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	<title>Blog di Claudio Grassi &#187; Iran</title>
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	<description>Blog politici</description>
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		<title>La rivolta in Iran</title>
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		<pubDate>Wed, 30 Dec 2009 13:12:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[Iran]]></category>

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		<description><![CDATA[<a href="http://www.claudiograssi.org/wordpress/2009/12/la-rivolta-in-iran/"><img align="left" hspace="5" width="150" height="150" src="http://www.claudiograssi.org/wordpress/wp-content/uploads/2009/12/rivolta_studenti_500-150x150.jpg" class="alignleft wp-post-image tfe" alt="" title="rivolta_studenti_500" /></a>Probabilmente un marxista serio non si appresterebbe a scrivere quello che leggerete. Una certa rigidità teorica esige il distacco dalle passioni e dai sentimenti. Eppure Marx ha unito sempre la passione  per i proletari, con la sua analisi scientifica del capitalismo. Vorrei poter dire che ciò che accade in Iran in queste ore, nelle strade [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;"><a href="http://www.claudiograssi.org/wordpress/wp-content/uploads/2009/12/rivolta_studenti_500.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-609" style="margin-left: 3px; margin-right: 3px;" title="rivolta_studenti_500" src="http://www.claudiograssi.org/wordpress/wp-content/uploads/2009/12/rivolta_studenti_500-300x204.jpg" alt="" width="280" height="190" /></a>Probabilmente un marxista serio non si appresterebbe a scrivere quello che leggerete. Una certa rigidità teorica esige il distacco dalle passioni e dai sentimenti. Eppure Marx ha unito sempre la passione  per i proletari, con la sua analisi scientifica del capitalismo.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Vorrei poter dire che ciò che accade in Iran in queste ore, nelle strade della capitale Teheran, è uno dei processi di evoluzione delle contraddizioni del capitalismo. Un fenomeno che riguarda la coscienza in sé di un proletariato mediorientale che intende rovesciare un regime teocratico che manda a morte i ragazzi di 15 anni perchè si scoprono omosessuali, che tiene le donne in uno stato di patriarcalismo religioso che nulla ha da invidiare a quelli tanto vituperati dei talebani afghani.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Invece non è una rivolta sociale per chiedere la fine dell’economia di mercato anche in Iran, ma è, più semplicemente, una delle tante rivoluzioni “colorate” che scoppiano contro un potere assoluto che diventa sempre più insopportabile. Per questo, si rischia anche la morte per le vie della capitale iraniana: basta mettere fine a questo incubo.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">La rivoluzione khomeinista non fu, di per sé, nell’immediatezza un passaggio completamente negativo: abolì il medioevo dello Scià e passò ad una riforma della società.  Però, col tempo, ha assunto sempre più i connotati di una teocrazia invadente, intollerante, decisionista in ogni campo e di chiaro stampo reazionario. Ammesso, e non concesso, che possano esistere delle teocrazia illuminate o di anche semplice stampo liberale.</div>
<div style="text-align: justify;"><span id="more-608"></span></div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">I giovani che nuovamente oggi scendono nelle vie di Teheran non sanno probabilmente di dare una mano agli Stati Uniti nel cercare di far fuori il governo di Mahmud Ahjmadinejad, ma questo è un fatto che viene in evidenza se si considera lo scacchiere internazionale nel suo complesso.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Occorre certamente tenere conto del fatto che si è creato un asse di resistenza al dominio statunitense tra Iran e paesi come il Venezuela; così come occorre tenere conto che senza gli aiuti iraniani la lotta palestinese sarebbe probabilmente stata sopraffatta da tempo. Tutto questo, e altro ancora, fa dell’Iran un nemico degli Usa e, pertanto, per molti antimperialisti e anticapitalisti un alleato prezioso, visto che, oltretutto, sembra essere in grado di sviluppare tecnologie atomiche.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">E’ di pochi giorni fa, infatti, un ennesimo anatema americano contro Teheran e una minaccia di inasprimento delle sanzioni Onu qualora, entro la fine del presente anno, il governo iraniano non disponga i controlli nei siti di produzione della fissione nucleare. Tutto ciò ci pone davanti ad un quesito : è opportuno o no sostenere la lotta degli studenti e di tutta quella popolazione iraniana che affronta la polizia, che si fa massacrare al grido di: “A morte il dittatore!”?</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Sostenere questa lotta è un indiretto, o diretto, sostegno all’imperialismo statunitense? Non è una domanda a cui è semplice dare una risposta, soprattutto se esige un ferreo  pronunciamento. Un “sì” o un “no”.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Io  provo a rispondere così, perché è questo quello che ritengo occorra fare. Al tempo della rivoluzione “arancione” in Ucraina c’era dietro un evidente appoggio americano, per espandere la Nato, per aprire un varco anche lì, nell’ex Unione sovietica, all’imperialismo dell’ultima superpotenza mondiale.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">La rivoluzione “verde” iraniana, invece, potrà anche avere – e certamente ha – dei supporter statunitensi al suo interno. Lo stesso Mousavi è un personaggio ambiguo che fa parte  organicamente dell’oligarchia religiosa del regime.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Ma ciò che conta è il motivo della sollevazione: una presa di coscienza diretta, senza filtri. Una presa di coscienza in merito alla fine di un regime dittatoriale che si fonda su principi non solo legislativi ma etici, morali, religiosi inaccettabili. Questo regime applica la pena di morte sulla base di discriminazioni religiose, sessuali e per reati considerati “abominio” solo sulla base di una interpretazione estrema del Corano.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Ecco, io credo che i comunisti e i resistenti di ogni paese dovrebbero appoggiare non tanto Mousavi, quanto la spontaneità popolare che nei giorni scorsi ha messo in fuga le guardie in molte strade. I comunisti non possono non vedere che milioni di persone, in larga parte giovani, scendone nelle strade perché vogliono libertà e non ne possono più di un regime dittatoriale e teocratico. I comunisti devono essere dalla loro parte!</div>

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