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	<title>Blog di Claudio Grassi &#187; Crisi</title>
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	<description>Blog politici</description>
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		<title>Pd: crisi di progetto</title>
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		<pubDate>Wed, 05 Jan 2011 11:30:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<a href="http://www.claudiograssi.org/wordpress/2011/01/pd-crisi-di-progetto/"><img align="left" hspace="5" width="150" height="150" src="http://www.claudiograssi.org/wordpress/wp-content/uploads/2011/01/crisis1-150x150.jpg" class="alignleft wp-post-image tfe" alt="" title="crisis" /></a>Come nuovo post del blog ho scelto di pubblicare l&#8217;articolo scritto da Alberto Burgio e pubblicato su Il Fatto Quotidiano del 4 gennaio. Mi pare che tratteggi in modo chiaro la situazione politica nella quale ci troviamo e, in particolare, la crisi verticale che vive il Partito Democratico. Questo è certamente un problema poichè trattandosi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.claudiograssi.org/wordpress/wp-content/uploads/2011/01/crisis1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2414" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" title="crisis" src="http://www.claudiograssi.org/wordpress/wp-content/uploads/2011/01/crisis1-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" /></a>Come nuovo post del blog ho scelto di pubblicare l&#8217;articolo scritto da Alberto Burgio e pubblicato su <em>Il Fatto Quotidiano</em> del 4 gennaio. Mi pare che tratteggi in modo chiaro la situazione politica nella quale ci troviamo e, in particolare, la crisi verticale che vive il Partito Democratico. Questo è certamente un problema poichè trattandosi del  maggior partito di opposizione, ne risente tutta l&#8217;opposizione. Ma può diventare anche una opportunità per le forze che stanno a sinistra del Pd stesso. La drammatica  situazione politica che viviamo e la durezza dello scontro  sociale pone &#8211; a questa sinistra &#8211; lo spartiacque sul quale collocarsi. Mai come in questo momento, infatti, occorre  scegliere e su queste scelte definire il proprio profilo e i propri obiettivi: con gli operai di Mirafiori e Pomigliano, quindi con la Fiom e contro Marchionne, con gli studenti e i ricercatori, quindi contro la Gelmini, per l&#8217;acqua bene comune, per una politica di pace, quindi per il ritiro dei militari dall&#8217;Afghanistan e per una riduzione delle spese militari, per la difesa e il rilancio del pubblico e dello stato sociale con le risorse derivanti da una rigorosa lotta all&#8217;evasione dall&#8217;aumento della tassazione sulle rendite, quindi contro le privatizzazioni.<br />
Su questa piattaforma si può costruire l&#8217;unità d&#8217;azione delle forze della sinistra capace in questo modo di sfidare il progetto in crisi del Pd e di rivolgersi al suo elettorato sbandato. Tutto il resto, primarie comprese &#8211; visto che non sappiamo nemmeno se e quando si voterà &#8211; viene dopo, molto dopo.</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-2406"></span><strong>Convergenze parallele</strong><br />
di Alberto Burgio</p>
<p style="text-align: justify;">Il ducetto della Fiat non aveva ancora finito di enunciare tutte le clausole del ricatto (o gli operai accettano turni di 11 ore rinunciando alle pause intermedie e allo sciopero, o la Fiat sbaracca e lascia l’Italia) che Piero Fassino già diceva – non richiesto – la sua: «Se fossi un operaio di Mirafiori, voterei sì». Nessuna sorpresa. Meno scontata è apparsa a qualcuno la presa di posizione di Massimo D’Alema, dichiaratosi anch’egli favorevole al cosiddetto accordo su Pomigliano, e in frontale dissenso dalla lotta della Fiom. Ma è così? C’è davvero di che meravigliarsi? O si tratta invece di una logica conseguenza della linea del Partito democratico, a sua volta coerente con la paradossale funzione politica svolta in questi quindici anni dal gruppo dirigente post-comunista del Pd?</p>
<p style="text-align: justify;">Qualche anno fa Nanni Moretti se ne uscì con una battuta al vetriolo. Con questi dirigenti, disse, non vinceremo mai. E proprio a D’Alema rivolse l’esortazione a «dire qualcosa di sinistra». Oggi possiamo essere più cattivi senza essere meno obiettivi. Se D’Alema e i suoi colleghi non ci fossero, il padronato italiano e il suo massimo garante politico dovrebbero inventarli. Da quando “scese in campo” inaugurando la stagione politica più nera della Repubblica, Berlusconi non ha trovato in loro soltanto oppositori mancati, ma anche operosi mallevadori del proprio durevole successo. Non possiamo ricordare tutti gli episodi interessanti, limitiamoci ai più rappresentativi. Primo fra tutti il discorso del 28 febbraio 2002 alla Camera in cui Violante ricorda, a vanto del proprio partito, l’impegno a “non toccare le televisioni” di Berlusconi assunto nel 1994, la mancata promulgazione di una legge sul conflitto di interessi nel corso della precedente legislatura (quando il centrosinistra governava), il via libera alla eleggibilità di Berlusconi, titolare di importanti concessioni amministrative, e persino l’aumento (di ben 25 volte) del fatturato di Mediaset. Quel discorso è un monumento di lungimiranza e di sagacia politica. Dovrebbe figurare in tutti i libri di storia. Un altro passaggio indimenticabile, per restare sul terreno strettamente politico, è il Veltrusconi. Siamo alla fine del 2007, Prodi governa da due anni scarsi, la maggioranza è fragile per il risicato margine di voti al Senato e per la litigiosità dell’Unione. Ma la nave va e Berlusconi è in gravissima difficoltà nel centrodestra. Veltroni, appena eletto segretario del Pd, non trova di meglio che intavolare col padrone del neonato Pdl una (finta) trattativa sulla legge elettorale, accordandosi con lui per andare a elezioni anticipate (non lo insinuiamo noi, lo ha detto Prodi). Il risultato è il disastro in cui ci dibattiamo: una drammatica crisi generale (politica, sociale e morale) nella quale peraltro il Pd non gioca alcun ruolo attivo, se è vero che l’unico serio pericolo corso dal governo in questi due anni a mezzo lo si deve alla secessione di Fini dal Pdl. Intelligenza col nemico? Semplice insipienza? Per capire bisogna guardare ai risultati delle scelte politiche che hanno fatto dell’Italia il Paese più ineguale d’Europa e il più ostile nei confronti del lavoro dipendente. Si scopre allora che tra centrodestra e centrosinistra vi è una forte sintonia sulla politica economica (le privatizzazioni, la precarizzazione del lavoro, i bassi salari), sul terreno istituzionale (il maggioritario e il “federalismo”, il presidenzialismo negli Enti locali e la controriforma dell’Università), in politica estera (la partecipazione alle guerre “democratiche”). Non c’è bisogno di ipotizzare complotti: è che la cosiddetta “sinistra moderata&#8221; non ha un programma politico granché diverso da quello della contropar te. La si può pensare in tanti modi in proposito, ma certo la convergenza di intenti tra i due poli è fonte di grossi guai per il centrosinistra. La sua base elettorale è frastornata e disorientata. Ha le idee sempre meno chiare su dove la si vorrebbe condurre (per cui sempre più spesso cede alle sirene dell’astensionismo). Il Pci aveva tanti limiti, ma evocava la trasformazione del modello sociale. Non soltanto una politica non collusa con la mafia e il neofascismo, anche una società giusta, rispettosa della dignità e dei diritti del lavoro. Oggi quale immagine di società si collega al Pd, dove don Camillo convive con un Peppone diventato chierichetto?</p>
<p style="text-align: justify;">Mentre la destra attacca e sfonda sui fondamentali, l’opposizione balbetta sulle buone maniere. E nei fatti acconsente. Allora è venuto il tempo di diventare adulti, la ricreazione è finita. D’Alema non dirà qualcosa di sinistra semplicemente perché ha cambiato idea, come dimostra da ultimo la posizione assunta su Pomigliano (e lasciamo perdere, per carità di patria, le rivelazioni di WikiLeaks sulla magistratura che minaccia lo Stato democratico). Bisogna finalmente prendere atto che la sinistra è altrove e va ricostruita conquistando credito presso tanta gente che in questi anni ha subito le scelte del gruppo dirigente democratico nell’illusione di rimanere coerente con la propria storia. L’Italia non è di per sé un “Paese di destra”. Questo è un alibi, ed è la conseguenza di una opposizione “omeopatica” che non contende alla destra un palmo della sua egemonia. La battaglia va ripresa. Non soltanto per la sinistra, ma per il Paese. Per la democrazia italiana.</p>

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		<title>L&#8217;inverno della crisi</title>
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		<pubDate>Wed, 30 Dec 2009 13:11:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<a href="http://www.claudiograssi.org/wordpress/2009/12/linverno-della-crisi/"><img align="left" hspace="5" width="150" height="150" src="http://www.claudiograssi.org/wordpress/wp-content/uploads/2009/12/photo_2211_20081122-150x150.jpg" class="alignleft wp-post-image tfe" alt="" title="photo_2211_20081122" /></a>C’è bisogno di comunismo. Lo abbiamo detto e ripetuto centinaia di volte. Credendoci. C’è bisogno di comunismo e lo sappiamo bene: ci basta guardarci attorno per rendercene conto. Notizie che ci rimbalzano addosso dalle pagine dei giornali e dal web e ci raccontano il dramma di molti, troppi ormai. Alla Fiat di Pomigliano d’Arco 38 [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;"><a href="http://www.claudiograssi.org/wordpress/wp-content/uploads/2009/12/photo_2211_20081122.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-604" style="margin-left: 3px; margin-right: 3px;" title="photo_2211_20081122" src="http://www.claudiograssi.org/wordpress/wp-content/uploads/2009/12/photo_2211_20081122-300x192.jpg" alt="" width="300" height="192" /></a>C’è bisogno di comunismo. Lo abbiamo detto e ripetuto centinaia di volte. Credendoci. C’è bisogno di comunismo e lo sappiamo bene: ci basta guardarci attorno per rendercene conto. Notizie che ci rimbalzano addosso dalle pagine dei giornali e dal web e ci raccontano il dramma di molti, troppi ormai.</div>
<div style="text-align: justify;">Alla Fiat di Pomigliano d’Arco 38 precari hanno ricevuto come regalo di Natale una lettera: l’azienda non intende rinnovare i loro contratti in scadenza il 31 dicembre. Altri 55 precari hanno il contratto in scadenza il 2 marzo. Tutti loro stanno da giorni ormai occupando l’aula consiliare del Comune, mentre i dipendenti comunali hanno scioperato in segno di solidarietà e vicinanza. A questi lavoratori per il momento si nega anche la cassa integrazione straordinaria.</div>
<div style="text-align: justify;">Si punta al declassamento delle industrie italiane, quando invece si fanno investimenti con aziende all’estero come la Chrysler o si costruiscono stabilimenti in paesi dove il costo del lavoro incide meno, come in Serbia. Il segnale quindi non è quello dell’irreversibilità della crisi, ma della ricerca di soluzioni alla crisi a solo danno delle fasce più deboli. Si presenta un conto salato e lo si fa pagare ai lavoratori. Questa è la soluzione che il capitale sta cercando per uscire dalle secche della crisi. Una pioggia di denaro arriverà, ma non salverà posti di lavoro e occupazione.</div>
<div style="text-align: justify;"><span id="more-601"></span></div>
<div style="text-align: justify;">Questa crisi sta facendo  emergere anche i danni di una disperazione da molti affrontata nella solitudine. A Trento è stato trovato morto un clochard, assiderato da questo inverno e della miseria. Due anni fa era stato licenziato dalle Poste e da allora non era più riuscito a risalire la china.</div>
<div style="text-align: justify;">Perdere il lavoro quando non si è più giovanissimi per molti è una condanna senza appello: da lì alla perdita della casa, della sicurezza, degli affetti persino e la caduta nel baratro di una depressione che non ti mette in condizione di poter reagire. E che la crisi stia creando sempre più nuova povertà ce lo dice anche l’indagine annuale dell’Istat. Salgono sempre più le famiglie che non riescono ad arrivare a fine mese, ma aumentano anche le famiglie che non riescono più a pagare con regolarità bollette e mutuo. Da lì poi tutte le difficoltà per ogni altro tipo di spesa: dal vestiario, agli alimenti, al riscaldamento, alle spese sanitarie. A tutto questo si aggiunge una vasta quota di famiglie che entrerebbe in estrema difficoltà, anzi non saprebbe come affrontare una eventuale spesa extra anche solo di qualche centinaia di euro.</div>
<div style="text-align: justify;">Questa è l’Italia che ci descrive l’Istat, con dati incontrovertibili, ma riferiti all’anno 2008, quando la crisi ancora colpiva in modo relativamente marginale. Fra un anno avremo l’indagine sul 2009 e non c’è bisogno di qualità preveggenti per sapere che l’Istat ci descriverà una situazione di molto aggravata.</div>
<div style="text-align: justify;">Per tutti questi motivi possiamo dire che c’è bisogno di una forza comunista e di sinistra, che sappia ritrovare nelle nelle lotte sociali e per i diritti  i motivi del suo stesso essere.</div>

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