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	<title>Blog di Claudio Grassi &#187; ambiente</title>
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	<description>Blog politici</description>
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		<title>Un altro mondo&#8230; è necessario</title>
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		<pubDate>Thu, 10 Dec 2009 15:52:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudio</dc:creator>
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		<category><![CDATA[privatizzazione acqua]]></category>

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		<description><![CDATA[<a href="http://www.claudiograssi.org/wordpress/2009/12/un-altro-mondo-e-necessario/"><img align="left" hspace="5" width="150" src="http://claudiograssi.files.wordpress.com/2009/12/industrial_001.jpg?w=300" class="alignleft wp-post-image tfe" alt="" title="industrial_001" /></a>Leggendo i giornali in questi giorni, appare evidente il riaprirsi del  dibattito nell’opinione pubblica sul rapporto tra economia e ambiente, tra proprietà e utilizzo delle risorse naturali e disponibilità delle stesse per l’intera umanità, e più in generale sul futuro del pianeta, messo a rischio da cambiamenti climatici che ne sconvolgono gli interi equilibri. L’occasione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;"><a href="http://claudiograssi.files.wordpress.com/2009/12/industrial_001.jpg"><img class="size-medium wp-image-308 alignleft" style="margin-left:2px;margin-right:2px;" title="industrial_001" src="http://claudiograssi.files.wordpress.com/2009/12/industrial_001.jpg?w=300" alt="" width="300" height="200" /></a>Leggendo i giornali in questi giorni, appare evidente il riaprirsi del  dibattito nell’opinione pubblica sul rapporto tra economia e ambiente, tra proprietà e utilizzo delle risorse naturali e disponibilità delle stesse per l’intera umanità, e più in generale sul futuro del pianeta, messo a rischio da cambiamenti climatici che ne sconvolgono gli interi equilibri.<br />
L’occasione di discutere di questi temi ci è data in particolare dal riaccendersi dei riflettori mediatici sul vertice di Copenaghen sul clima, che dovrebbe mettere un freno all’aumento esponenziale delle emissioni di anidride carbonica e al conseguente surriscaldamento del pianeta.<br />
Gli effetti di questo fenomeno sull’intero ecosistema sono chiari: progressivo scioglimento dei ghiacciai, alterazione del ciclo delle acque (accentuarsi dei fenomeni di desertificazione e aridità del terreno/ innalzamento del livello del mare) con il rischio concreto che intere aree del pianeta vengano sommerse dalle acque. Per non parlare poi del cospicuo aumento delle patologie respiratorie e di quelle tumorali dovute alla presenza nell’atmosfera di sostanze tossiche e inquinanti.</p>
<p style="text-align:justify;">
<p><span id="more-309"></span></p>
<p>E’ altresì evidente che al vertice di Copenaghen a confrontarsi e a scontrarsi non sono solo le diverse proposte per limitare gli effetti di quella che sembrerebbe la “naturale” conseguenza dell’attività antropica, ma ad essere messo sul banco degli imputati è (o dovrebbe essere) il modo di produzione, crescita e consumo responsabile di questi danni. Tutto ciò in uno scenario geopolitico che potrebbe vedere il riaccendersi di una tendenza multipolare, con gli Usa oramai non più in grado di esercitare la loro presenza egemonica sull’intero pianeta.<br />
A tutto questo si somma la valutazione più generale sull’importanza strategica, ovviamente nota ai big del pianeta, data dal controllo delle fonti energetiche &#8211; petrolio e gas in primis &#8211; negli equilibri internazionali.</p>
<p style="text-align:justify;">E’ da tempo ormai evidente, infatti, che i conflitti del futuro (ma a dir la verità anche del presente: si pensi alle guerre in Afghanistan ed Iraq, Paesi strategici per la presenza di petrolio e di oleodotti che ne facilitano il commercio e la distribuzione) verteranno sulla spasmodica ricerca di fonti di energia e più in generale sull’appropriazione di risorse naturali, essenziali per la vita di miliardi di esseri viventi.<br />
I primi segnali che ci arrivano da Copenaghen ovviamente non sono rassicuranti: i Paesi capitalistici non vogliono nella sostanza intaccare i loro privilegi in termini di accaparramento, inquinamento e consumo delle risorse naturali ed anzi tendono a chiedere sacrifici a quei Paesi meno industrializzati che molto spesso hanno depredato e colonizzato.<br />
Questo dibattito ci aiuta anche a fare un parallelo con quello che succede nel nostro Paese, in particolare con le ultime proposte del governo Berlusconi sui temi dell’energia e dell’ambiente.<br />
Da questo punto di vista, due provvedimenti destano particolare preoccupazione e ci danno la conferma della necessità di un nostro maggiore intervento politico. Parliamo della progressiva privatizzazione dell’acqua (in alcune realtà italiane è già una certezza), da molti giustamente definita oro blu, e di un rinnovato investimento del nostro Paese nell’energia nucleare.<br />
A fronte di tutto ciò, bene ha fatto il nostro partito a sostenere le mobilitazioni contro questi provvedimenti sia attraverso la sensibilizzazione dell’opinione pubblica, sia proponendo delle campagne referendarie per impedirne l’approvazione e l’operatività. Continuiamo a ritenere inaccettabile la privatizzazione dell’acqua, bene comune inalienabile, pubblico, che come tale deve essere tutelato e garantito a tutti, liberato da ogni logica speculativa e di profitto.<br />
Ma tutto ciò non basta. E’ essenziale affrontare in maniera più organica il rapporto perverso tra sistema economico di produzione ed effetti che questo produce sulla vita dell’intero pianeta.<br />
Credo che dalla crisi del capitalismo si debba uscire mettendone radicalmente in discussione i meccanismi di funzionamento, investendo su un ritrovato ruolo dello Stato nella pianificazione dell’economia, sostenendo la riconversione ambientale della produzione e vincolando la stessa al soddisfacimento dei bisogni dell’intera umanità.<br />
A 10 anni dal movimento di Seattle e proprio nei giorni in cui si discute di clima al vertice di Copenaghen, va rilanciata con forza la mobilitazione per un altro mondo, non solo possibile ma sempre più necessario.</p>

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