Note agostane

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In agosto sono stato 10 giorni a Londra. Una metropoli molto interessante che consiglio a tutti di visitare. Tra le tante cose che ho visto, e che mi hanno fatto pensare, ve ne è una che ritengo particolarmente importante e che si inserisce nel dibattito politico più generale. Riguarda la rete dei trasporti. Una cosa straordinaria. Non esiste località  della capitale inglese, sia in centro che in estrema periferia, che non sia raggiungibile, in poco tempo, con la metro o con la rete ferroviaria. Il risultato concreto ed evidente di questa situazione è che nelle strade londinesi il traffico è infinitamente inferiore alle nostre città (assolutamente imparagonabile il caos delle strade romane con quelle londinesi). Le strade di Londra sono frequentate sostanzialmente da autobus, taxi, furgoni per trasporto merci e poco altro. Le persone che si spostano per lavoro usano, nella stragrande maggioranza, i mezzi pubblici. La riflessione che vorrei fare è la seguente: è ipotizzabile che una straordinaria opera di questo tipo (migliaia di km scavati sotto la città e altrettanti che compongono un reticolo ferroviario di superficie), potesse essere pensata e realizzata in una condizione come quella attuale dove si teorizza l’assegnazione dei servizi locali, quindi anche dei trasporti, ai privati? Quale privato avrebbe mai potuto mettere in cantiere una impresa simile il cui obiettivo non era quello di “fare soldi”, ma di pianificare un sistema di mobilità utile alla città e ai suoi cittadini, soprattutto quelli più poveri?  Sulla base di questa esperienza e di altre simili, penso che noi dobbiamo rilanciare un discorso di pianificazione e di intervento pubblico. Le nostre città sono sommerse dal traffico sarebbe il caso di ragionare su un potenziamento del trasporto pubblico e non come fa anche Enrico Letta in una intervista di ieri su Repubblica, insistere sulle privatizzazioni!

Un partito per riaprire la partita

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Sono 19225 gli iscritti e le iscritte, ad oggi, per il 2011, al Partito della Rifondazione Comunista. Il 47% degli iscritti del 2010 che, appunto, furono 40770. Alla fine del post trovate il link con tutti i dati. Si tratta di un dato simile a quello dello scorso anno nel rilevamento di fine giugno. Lo consideriamo un primo risultato positivo, tenendo anche conto che la nostra organizzazione e’ stata fortemente impegnata, nei mesi scorsi, nella campagna elettorale amministrativa e nella campagna referendaria. Ora si tratta di utilizzare la stagione delle Feste di Liberazione ed i mesi successivi che ci portano al Congresso per concludere positivamente il tesseramento raggiungendo e possibilmente superando (ce la possiamo fare) gli iscritti dello scorso anno. Faccio un appello a tutte le nostre strutture, affinché si dedichi particolare attenzione a questo aspetto. Affinché ci si ponga l’obiettivo non solo di rifare gli iscritti dello scorso anno, ma di cercarne di nuovi o di recuperarne qualcuno che abbiamo perso nel corso del cammino accidentato di questi anni.
Lo abbiamo visto nei recenti risultati elettorali amministrativi: la presenza del partito sui territori e’ fondamentale. Nonostante l’oscuramento mediatico il nostro risultato e’ stato ben superiore a quello che ci veniva accreditato dai sondaggi grazie al radicamento territoriale, alla presenza dei nostri circoli. Al contrario di quanto e’ stato detto e scritto in questi anni, anche a sinistra, il partito resta uno  strumento fondamentale per costruire un progetto di alternativa al sistema capitalistico. Nel dire questo non voglio certo nascondere la crisi di credibilità in cui si trovano tutti i partiti politici, compreso il nostro. Diventa quindi necessario – parallelamente allo sforzo di tenuta organizzativa del partito – apportarne i necessari cambiamenti.

Cuore di tenebra

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Gli organi di informazione in queste ore stanno dipingendo Anders Behring Breivik come un classico fondamentalista. Un paranoico completamente assorbito da un odio cieco per i progressisti, per il multiculturalismo, per l’Islam. Tutto questo rischia di ridurre la tragedia di Oslo e dell’isoletta di Utoya alla esaltazione di un giovane psicopatico. Se la morte di quasi cento giovani norvegesi fosse riducibile alla semplice follia di un uomo, l’analisi che ne scaturirebbe sarebbe tristemente nota: impossibile poter prevenire tutte le cosiddette “follie”; impossibile creare dei deterrenti capaci di individuare i soggetti a rischio violenza. Si tratterebbe di un caso isolato, di un episodio di una gravità inaudita, ma senza alcun collegamento con la società, la politica e la cultura.
Invece sono proprio gli stimoli esterni che hanno indotto un uomo già segnato da una ideologia xenofoba e da una esasperante dedizione al fanatismo religioso a diventare un killer capace di travestirsi da poliziotto, sbarcare sull’isoletta di Utoya e fare strage di quei giovani che, secondo lui, non avevano diritto di vivere.
Le destre in questi decenni hanno ricostruito il loro consenso attorno alla paura. Paura del “diverso”, associato quasi sempre al migrante, a sua volta associato a criminale e portatore di valori antitetici ai nostri. Le destre in Europa dilagano non da pochi mesi, ma da anni. Basta risalire alle parole di Haider che in Austria proclamava la necessità della cacciata di tutti gli stranieri (soprattutto zingari e islamici); oppure spostarsi nella vicina Ungheria per osservare le parate militari di un partito, lo Jobbik, che sogna per Budapest i confini della Grande Ungheria dei tempi asburgici, cancellando praticamente la sottostante Croazia, parte della Serbia e della Romania e allargandosi fino alla Slovacchia.

Congresso unitario

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Il Comitato Politico Nazionale di Rifondazione Comunista, svoltosi il 9 e 10 luglio, ha avviato positivamente il percorso congressuale. Sono state elette la commissione politica (presidente Paolo Ferrero) e la commissione regolamento (presidente Claudio Grassi). E’ stato votato un importante ordine del giorno critico nei confronti dell’accordo sindacale, è stato presentato e discusso un contributo sul superamento delle correnti e sono stati votati altri ordini del giorno.
La sfida, tutt’altro che semplice, è quella di fare un congresso come quello che Rifondazione Comunista realizzò nel 1999. All’indomani della scissione di Cossutta e Diliberto il gruppo dirigente del partito – al cui interno convivevano provenienze  e culture politiche molto diverse – seppe unirsi per rilanciare il partito e la sua proposta politica. Oggi – in una condizione di ancor maggiore debolezza,  all’ indomani di un’altra pesante scissione – sarebbe un grave errore fare un congresso di contrapposizione. Un gruppo dirigente minimamente responsabile deve far prevalere le ragioni dell’unità: è questo quello che vogliono la stragrande maggioranza delle compagne e dei compagni che, in una condizione difficilissima, nei territori, lavorano per il nostro partito. Ed è questo quello che il Comitato politico nazionale ha deciso, dando mandato alla Commissione Politica e alla Commissione Regolamento di lavorare affiché si determini questo esito.

Forza Napoli!

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Quello che sta succedendo a Napoli in queste settimane non parla soltanto al capoluogo campano ma parla a tutto il Paese. Ed è una partita che la sinistra di alternativa e il nostro partito non stanno giocando con un ruolo secondario: siamo protagonisti e ciò non fa che accrescere l’attenzione e le aspettative di moltissime persone.
Che cosa sta accadendo a Napoli? De Magistris e la sua giunta stanno affrontando l’emergenza dei rifiuti combinando interventi già sperimentati nel passato (e che possono dare nell’immediato effetti concreti) con una programmazione strategica in grado di risolvere sul lungo periodo il problema.
Ma è nell’immediato che i problemi sono maggiori, perché diventa determinante il decreto (ad oggi fermo) del governo che potrebbe sbloccare la possibilità di trasportare i rifiuti verso altre regioni. Oppure il decreto della regione che sblocchi la possibilità di trasportare rifiuti verso le altre province della Campania.
Se non ci sono flussi, la possibilità che l’emergenza non solo permanga ma si ingigantisca è molto concreta. E qui interviene la politica, e qui intervengono i grandi interessi economici e politici che hanno condannato Napoli in tutti questi anni ad una situazione drammatica. Che interesse ha, oggi, il governo (e al suo interno la Lega Nord) a venire incontro alle richieste della nuova giunta De Magistris? E che interesse ha il presidente della Regione a inimicarsi le province periferiche? E, di contro, quali grandi interessi potrebbero avere i poteri criminosi a mantenere lo status quo ancora per qualche settimana?

C’è poi la partita degli interventi strutturali. Da questo punto di vista la prima delibera varata prevede l’avvio effettivo di un lavoro in realtà già deciso da quattro anni ma che per quattro anni è stato sabotato, e cioè la costruzione di impianti di compostaggio e la riduzione dei costi di produzione dell’umido. Questi interventi vanno fatti sul serio, solo così la situazione potrà cambiare davvero.

…e chi la ferma più questa rivoluzione!

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La verità è che il Paese sta cambiando. La forza e l’intensità di questo vento sono così grandi che probabilmente sarà necessario del tempo per capire fino in fondo cosa sta succedendo.
Nel frattempo, questo è il momento per essere felici e per cercare di trarre dal voto alcune indicazioni utili per il futuro.
La prima cosa che vorrei dire è che questa vittoria, come e ancora più di quella dei ballottaggi, è la vittoria di un popolo che decide e partecipa autodeterminandosi rispetto alla politica per come oggi e’ rappresentata. C’è uno scarto profondo  tra la politica e questo nuovo attivismo. È stata la vittoria dei comitati, dei milioni di cittadini che hanno firmato, che si sono impegnati, dei tantissimi giovani che hanno conosciuto nel nostro Paese, proprio con questa campagna referendaria, per la prima volta l’impegno.
Dobbiamo capire in fretta quello che sta succedendo nel rapporto tra la società e la politica. È stata la vittoria della partecipazione diretta e ciò è avvenuto (lo dico qui per inciso, ma meriterebbe ben altro approfondimento e ben altra attenzione da parte di tutti) anche grazie alla rete, ai blog, ai social network, ai nuovi strumenti della politica e del coinvolgimento diretto che hanno sconfitto l’oscuramento sistematico dei media tradizionali.

Il bivio di Vendola

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Dopo le elezioni amministrative vi sono stati diversi pronunciamenti da parte di esponenti e partiti del centro sinistra e della sinistra. In attesa dei 4 referendum, che speriamo raggiungano il quorum (e il cui esito indurrà ulteriore elementi di riflessione), ci sembra utile fare alcune considerazioni. A partire dall’intervista di Vendola al Corriere della Sera dell’8 giugno (linkata alla fine del post) che evidenzia una difficoltà di Sel.
Prima di farlo però vorrei parlare rapidamente del Pd e dell’ Idv per inquadrare meglio il ragionamento.
Il Partito Democratico, in particolare il suo leader Bersani, esce rafforzato da questa tornata amministrativa. Più di tanti commenti vale l’esito della direzione del Pd tenutasi nei giorni scorsi che ha approvato all’unanimità la relazione del segretario. E’ vero che analizzando attentamente il voto il risultato del Pd è buono soprattutto al Nord e negativo al Sud, così come è vero che a Milano, Napoli e Cagliari hanno vinto candidati diversi da quelli che il Pd aveva proposto. Tuttavia il Pd – nel campo del centro sinistra – si conferma come la forza di gran lunga maggioritaria e centrale. Il risultato inferiore alle aspettative sia del Terzo Polo sia dei due principali alleati del Pd (Idv e Sel) consegna una forza contrattuale ancora maggiore al Pd di Bersani.

Lettera aperta a Ilvo Diamanti

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Caro Diamanti,

leggo sempre i Suoi articoli su Repubblica poiché li trovo molto interessanti. Mai banali, fanno riflettere. Anche quello di oggi, “La svolta mite del paese stanco di urla”, contiene degli spunti molto importanti. Solo su un argomento ho un’opinione diversa.
Mi sembra contestabile che per vincere sia necessario scegliere programmi e candidati moderati. Lo si è ripetuto in questi venti anni, è diventato quasi un dogma, ma a me pare che l’ultima tornata elettorale (in particolare i casi di Milano, Napoli e Cagliari) smentisca questa tesi.
Di tutto ciò si può discutere naturalmente. E’ tuttavia un altro l’argomento di cui desidero parlarLe in questa mia lettera aperta.
Il Suo articolo analizza puntualmente i dati elettorali delle varie formazioni di centro-sinistra e di sinistra, svolgendo su di essi delle considerazioni. Non fa alcun cenno, invece, al risultato della Federazione della Sinistra. Come Lei certamente sa, la Fds ha ottenuto, nelle province in cui si è andati al voto, un risultato attorno al quattro per cento, analogo a quello di Sinistra Ecologia e Libertà. Nei Comuni sopra i 15000 abitanti la Fds ha raccolto un consenso attorno al 2,8%, inferiore, ma non di molto, a quello di Sel e Idv.

Batticuore!

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Il Paese sta voltando davvero pagina. I risultati dei ballottaggi assumono un significato politico di straordinaria importanza. Perde Berlusconi in casa propria, nella capitale del blocco di potere della destra italiana. Perde il centrodestra a Napoli, e con Lettieri perdono i poteri forti, le cricche, il malaffare. Perde il Pdl a Cagliari, Trieste, Novara. Perde la Lega in tutto il Nord, capovolgendo un trend che fino a pochi mesi fa sembrava inarrestabile. Cadono roccaforti, crollano le certezze del sistema berlusconiano.
E vincono, in questa nuova primavera italiana, i candidati della sinistra, volti puliti che incarnano nei loro programmi radicali, così come nei loro modi gentili, il cambiamento, la speranza, la rottura con il paradigma stesso della vecchia politica, consociativa, clientelare, arraffona.
La sveglia suonata due settimane fa ha suonato questa volta ancora più forte, configurando una misura della sconfitta berlusconiana oggettivamente inaspettabile, straordinaria.
Se tutto ciò aprirà formalmente la crisi del governo è da verificare, è possibile ma per nulla certo, perché le risorse (in primo luogo economiche) di Berlusconi sono eccezionali. Tuttavia il dato irreversibilmente acquisito è che la destra italiana è entrata in una crisi verticale di consenso, di appeal, di omogeneità, di organicità.

Un bel weekend

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Nel fine settimana si sono tenuti due importanti appuntamenti politici, entrambi riusciti.
Venerdì al teatro Alpheus di Roma si è svolta l’iniziativa “lavori in corso a sinistra”, mentre sabato e domenica il comitato politico nazionale di Rifondazione Comunista sull’analisi del voto.
Alla fine del post, per chi fosse interessato, potete trovare i link con gli articoli pubblicati da vari giornali sul convegno e i documenti del Cpn del Prc.
Il dibattito di venerdì è stato interessante per molti motivi – di cui in seguito parlerò -, ma è stato prima di tutto significativo poiché si sono confrontati nel merito di questioni importanti la Federazione della Sinistra con la presenza di tutti i suoi componenti (Prc, Pdci, Socialismo 2000, Lavoro e Solidarietà e indipendenti), Sel, Cgil, Usb, Ars e Sinistra Critica. Di Rifondazione Comunista e Sinistra Ecologia e Libertà erano rappresentate le principali posizioni politiche.
Cosa possiamo ricavare da questo confronto? Che, ovviamente, ci sono posizioni politiche e progetti politici molto diversi tra loro, ma che c’è una disponibilità di tutti a proseguire la discussione e che su diversi obiettivi vi è una buona convergenza. Strategicamente i progetti emersi sono tre: quello di Sel (su questo hanno convenuto tutti e tre gli esponenti che hanno partecipato, Giordano, Gianni, Bandoli) di internità al centro sinistra. Quello della Fds (anche su questo vi è stata una convergenza di tutti gli interventi) di unità con il centro sinistra a partire dai contenuti, ma anche di autonomia qualora fosse necessario. Da qui la proposta a Sel e alle altre forze della sinistra di costruire un polo della sinistra di alternativa. E infine quello di Sinistra Critica che propone una opzione di totale autonomia dal centro sinistra in qualsiasi contesto. E’ emerso anche come, su questioni rilevanti, vi siano opinioni diverse sia dentro Sel che dentro la Fds. Dentro Sel vi è chi conferma la tesi del “big bang” per costruire una nuova e ampia forza di sinistra, ma  anche chi dice – sulla base di un dato elettorale positivo, ma non eclatante, soprattutto buono per il Pd – che occorre lavorare per consolidare Sel come forza politica di sinistra. Tra i vari interventi degli esponenti di forze aderenti alla Fds, invece, sono emerse posizioni diverse su come ci si deve rapportare ad un futuro governo di centrosinistra: chi è disponibile ad andare a vedere, chi – a partire anche dall’ultima esperienza con Prodi – ritiene non ve ne siano le condizioni.