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	<title>Blog di Claudio Grassi</title>
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		<title>«Un atto senza precedenti. Da oggi cambia tutto»</title>
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		<pubDate>Wed, 28 Jul 2010 10:24:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudio</dc:creator>
				<category><![CDATA[ACCADE A SINISTRA]]></category>

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		<description><![CDATA[<a href="http://www.claudiograssi.org/wordpress/2010/07/%c2%abun-atto-senza-precedenti-da-oggi-cambia-tutto%c2%bb/"><img align="left" hspace="5" width="150" height="150" src="http://www.claudiograssi.org/wordpress/wp-content/uploads/2010/07/fiom01g-150x150.jpg" class="alignleft tfe wp-post-image" alt="" title="fiom01g" /></a>di Loris Campetti su il manifesto &#8211; 28 luglio 2010
«La radicalità dei processi in atto avrebbero dovuto  mettere tutti sull&#8217;avviso, non solo la Fiom. La situazione è gravissima  e l&#8217;ultima mossa di Marchionne fa cadere il velo sulle risposte che le  imprese intendono dare alla crisi. La politica, almeno quella che ha [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.claudiograssi.org/wordpress/wp-content/uploads/2010/07/fiom01g.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1784" title="fiom01g" src="http://www.claudiograssi.org/wordpress/wp-content/uploads/2010/07/fiom01g-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>di Loris Campetti su <em>il manifesto</em> &#8211; 28 luglio 2010</p>
<p>«La radicalità dei processi in atto avrebbero dovuto  mettere tutti sull&#8217;avviso, non solo la Fiom. La situazione è gravissima  e l&#8217;ultima mossa di Marchionne fa cadere il velo sulle risposte che le  imprese intendono dare alla crisi. La politica, almeno quella che ha  ancora a cuore il lavoro, e l&#8217;intero mondo sindacale non possono  chiamarsi fuori. In gioco c&#8217;è un pezzo fondativo della democrazia: i  diritti dei lavoratori, il sistema di regole costruito nel dopoguerra e  la Costituzione». Maurizio Landini è molto preoccupato, non se la cava  con un facile «noi l&#8217;avevamo detto» e da buon sindacalista cerca le  soluzioni dei problemi. A questo servono i conflitti: per riaprire il  confronto e trovare soluzioni condivise «nell&#8217;ambito delle regole date,  senza deroghe e senza cancellazione dei diritti individuali e  collettivi».<br />
Quel che si temeva è avvenuto e la Fiat, alla vigilia  del tavolo convocato dal ministro Sacconi e dell&#8217;incontro con Fim, Fiom e  Uilm, ha preso a schiaffi tutti annunciando che ha già costituito la  newco a Pomigliano e che intende disdire il contratto dei meccanici.  Come risponde il segretario della Fiom?<br />
E&#8217; un atto gravissimo e  inedito nella storia dell&#8217;Italia repubblicana, tantopiù se la  costituzione della newco dovesse comportare la disdetta del contratto  nazionale. Una decisione senza precedenti per noi, e spero non solo per  noi, inaccettabile.<br />
Cosa dirai all&#8217;incontro di domani (oggi per chi  legge) a Torino, il cui valore già discutibile è stato azzerato dal  proclama di Marchionne?<br />
Dirò che vogliamo garanzie certe sui progetti  industriali della Fiat. Che tutti gli stabilimenti devono essere  salvati, sì, anche quello di Termini Imerese riaprendo un confronto alla  ricerca di una soluzione produttiva da cui il Lingotto non può  chiamarsi fuori. Se come dice Lombardo c&#8217;è un&#8217;offerta concreta e  interessante siamo pronti a sederci al tavolo. Diremo che i  licenziamenti fatti dalla Fiat per rappresaglia vanno ritirati. La  pratica autoritaria non è tollerabile, se si parte dal principio della  parità tra i soggetti che si confrontano. Anche a Pomigliano è possibile  trovare soluzioni condivise per migliorare la qualità e la produzione  degli impianti, anche rimettendo mano alla turistica con un accordo.  Soluzioni pure migliori di quelle imposte con un accordo separato, un  referendum imposto sotto minaccia, addirittura una newco. La verità è  che Marchionne non cerca soluzioni condivise, vuole tutto il potere  nelle sue mani per umiliare chi lavora spogliandolo di diritti, regole e  contratti. Noi da questi punti non deroghiamo.<br />
Lo schiaffo di  Marchionne colpisce la Fiom ma colpisce anche chi, come Fim e Uilm, ha  firmato l&#8217;accordo separato di Pomigliano. Sarà uno schiaffo salutare?<br />
Vedremo  domani. Se la Fiat confermerà la sua pretesa di aver mano libera sulla  forza lavoro, fino alla cancellazione del contratto, tutti dovrebbero  fare una riflessione. Non c&#8217;entra essere moderati o radicali, la realtà è  che insieme ai diritti di tutti vogliono cancellare i sindacati, non  solo la Fiom. Se oggi si consentirà che ciò avvenga in Fiat, domani  avverrebbe in tutte le aziende. Mi fa ridere chi diceva che Pomigliano  avrebbe rappresentato un&#8217;eccezione.<br />
Il nuovo scenario potrà aiutare un confronto più sereno anche tra la Fiom e la Cgil?<br />
La  bomba atomica lanciata da Marchionne cambia tutto e rende non più  rinviabile un cambiamento delle strategie, sindacali e politiche.  Nell&#8217;ultima intervista rilasciata da Guglielmo Epifani, il segretario  Cgil chiedeva a Marchionne di non procedere sulla strada della newco a  Pomigliano, riaprendo un confronto ma senza pretendere di mettere mano  ai diritti e ai contratti. Marchionne ha scelto la strada opposta e  ripeto che questo è un segnale generale, alle imprese, ai sindacati,  alla politica. Mi aspetto che la Cgil decida subito un&#8217;iniziativa forte  in difesa dei diritti e dei contratti. Il lavoratore titolare dei  diritti deve tornare a essere il centro, anche della battaglia politica  per costruire una diversa risposta alla crisi e un diverso modello di  sviluppo.<br />
E la politica intanto resta latitante&#8230;<br />
C&#8217;è il problema  di un governo assente, privo persino di un ministro che oggi dovrebbe  essere centrale, subalterno alle imprese, senza una politica economica.  Non è così in Germania, o in Francia dove pure esistono più produttori  auto e la delocalizzazione è molto inferiore a quella della Fiat,  l&#8217;unica azienda auto che produce nel proprio paese solo il 25% delle  vetture totali. Per quanto riguarda le opposizioni, penso che non  possano più giocare con il piede in troppe scarpe: se hanno a cuore chi  lavora e un&#8217;idea diversa di società, battano un colpo. Ora.</p>
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		<title>Compagno Pesce, un onore averti conosciuto</title>
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		<pubDate>Tue, 27 Jul 2010 09:30:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudio</dc:creator>
				<category><![CDATA[ACCADE A SINISTRA]]></category>

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		<description><![CDATA[<a href="http://www.claudiograssi.org/wordpress/2010/07/compagno-pesce-un-onore-averti-conosciuto/"><img align="left" hspace="5" width="150" height="150" src="http://www.claudiograssi.org/wordpress/wp-content/uploads/2010/07/giovanni-pesce-150x150.jpg" class="alignleft tfe wp-post-image" alt="" title="giovanni pesce" /></a>di Bruno Casati   su Liberazione &#8211; 27 luglio 2010
Sono passati già tre anni da quando Giovanni ci ha lasciati. Resta, è  vero, la sua storia ed è una grande storia, restano i suoi libri, c&#8217;è  persino un bellissimo filmato. Ma ci manca la sua presenza, la viva voce  di quei [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.claudiograssi.org/wordpress/wp-content/uploads/2010/07/giovanni-pesce.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1781" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" title="giovanni pesce" src="http://www.claudiograssi.org/wordpress/wp-content/uploads/2010/07/giovanni-pesce-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>di Bruno Casati   su <em>Liberazione</em> &#8211; 27 luglio 2010</p>
<p style="text-align: justify;">Sono passati già tre anni da quando Giovanni ci ha lasciati. Resta, è  vero, la sua storia ed è una grande storia, restano i suoi libri, c&#8217;è  persino un bellissimo filmato. Ma ci manca la sua presenza, la viva voce  di quei racconti che la cadenza dolce della madre lingua francese  rendeva ancor più  affascinanti. Le storie vissute della fame e delle  immigrazione, la miniera, la Spagna, il confino di Ventotene, i Gap, il  dopoguerra così carico di aspettative e anche di delusioni. Giovanni Pesce non era soltanto il comunista di una generazione  irripetibile, ma era e resta la rappresentazione, in un uomo, della  storia, quella limpida e bella, del Novecento antifascista e dei  comunisti italiani. Una storia di cui andare orgogliosi. E lui si  compiaceva nel trasmetterla. Giovanni alle riunioni arrivava sempre tra i  primi, le manifestazioni se le voleva scarpinare tutte, anche quando  gli anni e gli acciacchi lo rendevano un lavoro faticoso. Ma il suo  ambiente naturale era in mezzo ai compagni quando, in allegria davanti  ad un bicchiere di vino, i racconti scorrevano via fluidi. E lui aveva  molto da raccontare. Ma nel cuore di Giovanni un posto speciale era  riservato alla Spagna. In Spagna Giovanni diventa uomo. La Spagna sempre nel cuore. Lui poi ci  tornò  spesso, organizzava viaggi, andava sugli scenari delle battaglie,   incontrava i vecchi antifascisti. La Spagna, in verità, gli era rimasta  anche infissa nella carne con le schegge di una granata franchista che  lo fecero soffrire sino agli ultimi giorni, ma anche, anni prima,  divertire come quando attraversava i controlli agli aeroporti e  trillavano tutti gli allarmi e solo dopo, con un po&#8217; di civetteria,  mostrava le carte comprovanti le ferite e tutti si mettevano  sull&#8217;attenti. La Spagna che segna la sua vita perché è la terra in cui  va in scena per la prima volta l&#8217;Internazionalismo Proletario e operai e  artisti accorrono da paesi vicini e lontani e, con le Brigate  Internazionali, fanno barriera al fascismo che annuncia la sua  esplosione nel continente. Lui ci arriva in Spagna da adolescente con  ancora  addosso la polvere della miniera. Le Brigate diventano la sua Patria. Il  concetto di Patria, ma quella degli operai e dei contadini che tengono  la testa alta davanti ai fascisti, lui la incontra a Ventotene dove  impara la lingua italiana con una maestra d&#8217;eccezione, Camilla Ravera. E  poi la clandestinità, Torino e Milano, dove il nemico non è in una  trincea davanti a te. E&#8217; la guerra dei Gap, la più  insidiosa, dove la  paura è sempre in agguato e uccidere chi non hai mai visto è il tormento  che squassa Giovanni. Qui appare l&#8217;uomo di  Senza tregua, l&#8217;uomo di  ferro, quello che Sandro Pertini avrebbe definito  &#8220;Hombre vertical&#8221; .  Ma  non c&#8217;è solo questo. Nella clandestinità Giovanni conosce la partigiana  Sandra, la nostra cara Nori e subito dopo la guerra la sposa. E la foto  dei due che, in bicicletta, vanno in viaggio di nozze al lago di Como è  dolcissima. Poi il 25 Aprile e per Pesce ci sono incarichi prestigiosi a  Roma ma anche incomprensioni, amarezze, persino ostilità. Roma non è il  suo mo do e Giovanni se ne va sbattendo la porta, che è quella delle  Botteghe Oscure, non so se mi spiego. Tornato a Milano lavora nell&#8217;Anpi  e, in tutta modestia, la Medaglia d&#8217;Oro al Valor Militare vende il caffè  nei bar. Io lo ricordo quando venne a fare la fornitura al bar della  Camera del Lavoro. Quando nasce Rifondazione, Giovanni rinasce alla  politica, si sente di nuovo apprezzato, partecipa sereno a tutti i Cpn  del Partito anche se borbotta. Io gli sedevo sempre affianco, quando il  dibattito era criptato e si preparavano quelle dolorose divisioni che  poi si sarebbero consumate. Si trovava bene, assai bene tra i giovani, e  oggi Giovanni Pesce sarebbe la bandiera della Federazione della  Sinistra, la bandiera più  prestigiosa. Siamo onorati di averlo  conosciuto e averlo ascoltato ma, ripetiamo, ci manca proprio oggi  quando la Costituzione Repubblicana è sotto attacco. Ci avrebbe dato una  mano, un incoraggiamento, fiducia e ci avrebbe detto: «No pasaran».</p>
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		<title>Così le rettifiche e le multe uccideranno i blog</title>
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		<pubDate>Tue, 27 Jul 2010 09:25:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<a href="http://www.claudiograssi.org/wordpress/2010/07/cosi-le-rettifiche-e-le-multe-uccideranno-i-blog/"><img align="left" hspace="5" width="150" height="150" src="http://www.claudiograssi.org/wordpress/wp-content/uploads/2010/07/bavaglio-150x150.jpg" class="alignleft tfe wp-post-image" alt="" title="bavaglio" /></a>di Leonardo Tondelli su l&#8217;Unità &#8211; 27 luglio 2010
Certo  che noialtri blog siamo sempre così allarmisti. Non è bello poter  scrivere quel che ci pare senza responsabilità? E invece no, siamo  sempre preoccupati che la pacchia stia per finire. C&#8217;è sempre in  discussione un decreto, un disegno, un codicillo che minaccia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.claudiograssi.org/wordpress/wp-content/uploads/2010/07/bavaglio.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1777" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" title="bavaglio" src="http://www.claudiograssi.org/wordpress/wp-content/uploads/2010/07/bavaglio-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>di Leonardo Tondelli su <em>l&#8217;Unità</em> &#8211; 27 luglio 2010</p>
<p style="text-align: justify;">Certo  che noialtri blog siamo sempre così allarmisti. Non è bello poter  scrivere quel che ci pare senza responsabilità? E invece no, siamo  sempre preoccupati che la pacchia stia per finire. C&#8217;è sempre in  discussione un decreto, un disegno, un codicillo che minaccia la nostra  stessa esistenza. Eppure in un qualche modo ce l&#8217;abbiamo sempre fatta,  da dieci anni in qua. Cerchiamo di capire cosa rischiamo stavolta con  quel comma 29 che l&#8217;onorevole Bongiorno non vuole assolutamente  modificare.<br />
Allora,  mettiamo che io sia una tranquillissima persona con un blog, che  aggiorno un paio di volte alla settimana. Un blog di foto di gatti, che  ne dite? Più innocuo di così. Io ovviamente sto molto attento a non  diffamare mai nessuno, gatti o padroni di gatti. Mettiamo che io venerdì  pubblichi la foto del mio gatto in una scatola, prima di partire per il  week end.<br />
Il mio  blog però è aperto ai commenti: che blog sarebbe, altrimenti. Ora accade  che nella mattina di sabato tra i miei commentatori scoppi una polemica  virulenta tra i sostenitori di due varietà diverse di cibo per gatti.  In particolare c&#8217;è un commentatore anonimo che lascia una critica  fortissima, anche se un po&#8217; campata per aria, nei confronti delle  scatolette XYX. Tutto questo avviene mentre io sono in spiaggia a  pigliare il sole, e il blog è l&#8217;ultimo dei miei pensieri. Le accuse  contenute nel commento sono veramente infamanti e arrivano quasi subito  sul tavolo dell&#8217;ufficio stampa dell&#8217;azienda XYX, che in realtà è il  signor XYX medesimo. Insomma, verso mezzogiorno nella mia casella mail  c&#8217;è già una richiesta di rettifica. Io nel frattempo sto affrontando un  piatto di spaghetti alle vongole: l&#8217;ultima cosa che mi può venire in  mente è controllare la mia mail per vedere se per caso qualche  commentatore non abbia diffamato un&#8217;azienda di cibo per gatti a mia  insaputa.<br />
La  domenica sera arrivo a casa stanco e mi corico senza aver aperto la  mail. Lunedì ho la sveglia alle sette, perché lavoro anch&#8217;io, cosa  credete? I blog di gatti non danno il pane. Alle due, prima di finire la  pausa pranzo, finalmente scorro la mail personale. Scopro di essere  responsabile di una grave diffamazione ai danni della ditta XYX.  Cancello immediatamente il commento anonimo, e in due minuti pubblico la  rettifica. Ma è troppo tardi, sono già scadute 48 ore, devo pagare una  multa. Quanto fa? 12mila euro. Magari voi pensate che me la sia cercata.  Chi me l&#8217;ha fatto fare di lasciare i commenti aperti al pubblico? È  ammissibile che al giorno d&#8217;oggi il responsabile di un blog di gatti non  controlli la mail per 48 ore di fila? Forse avete ragione, ma nel  frattempo io ho un buco di dodicimila euro. Come lo riempirò?<br />
D&#8217;un  tratto, un&#8217;idea: come un lampo nel buio. Mi metto a caccia di blog.  Devono essere poco importanti, amatoriali come il mio. Scritti da gente  che lascia i commenti aperti, ma poi magari non aggiorna per intere  settimane. Ce n&#8217;è a bizzeffe, ma alla fine scelgo quello del vostro  figlio quindicenne metallaro, che non ha mai scritto un post tra il  martedì e il giovedì. Proprio la finestra temporale che fa per me.  Aspetto fino a martedì sera, e poi colpisco. In fondo a un post di  quattro anni fa, scrivo uncommento anonimo ferocissimo&#8230; su me stesso.  Mi autodenuncio come sequestratore e seviziatore di felini. Sì, pare che  io abbia un garage pieno di gattini bonsai. E mercoledì mattina, di  buon ora, con la mia mail ufficiale, mando a vostro figlio metallaro una  richiesta di rettifica. Lui la mia mail non la legge, è da due anni che  non apre nemmeno la posta, perché tanto coi suoi amici si trova su  Facebook. Non importa, dopo una settimana arriva la multa. Dodicimila  euro.<br />
Lui ci  rimane così male che in un raptus distrugge tutti i vinile dei  Sepultura. Si chiude a chiave e non accende più la luce. Cosa starà  combinando? Dopo qualche ora sfondate la porta. È al computer. Sta  cercando un blog dove autodiffamarsi. Ne ha appena scelto uno tutto  cuoricini ed hello kitty. Diabolico!</p>
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		<title>Festa per l&#8217;unità</title>
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		<pubDate>Mon, 26 Jul 2010 10:10:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<a href="http://www.claudiograssi.org/wordpress/2010/07/festa-per-lunita/"><img align="left" hspace="5" width="150" src="http://www.claudiograssi.org/wordpress/wp-content/uploads/2010/07/DSCI0044-800x600-300x225.jpg" class="alignleft wp-post-image tfe" alt="" title="DSCI0044 [800x600]" /></a>Si sono conclusi i primi quattro giorni della nona Festa nazionale di Essere Comunisti. Come già lo scorso anno, anche quest&#8217;anno, la Festa si svolge a Castell&#8217;Arquato, bellissimo borgo medievale in provincia di Piacenza. Nell&#8217;ampia area attrezzata, grazie al lavoro volontario delle compagne e dei compagni del circolo locale di Rifondazione, è in funzione un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.claudiograssi.org/wordpress/wp-content/uploads/2010/07/DSCI0044-800x600.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1772" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" title="DSCI0044 [800x600]" src="http://www.claudiograssi.org/wordpress/wp-content/uploads/2010/07/DSCI0044-800x600-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a>Si sono conclusi i primi quattro giorni della nona Festa nazionale di Essere Comunisti. Come già lo scorso anno, anche quest&#8217;anno, la Festa si svolge a Castell&#8217;Arquato, bellissimo borgo medievale in provincia di Piacenza. Nell&#8217;ampia area attrezzata, grazie al lavoro volontario delle compagne e dei compagni del circolo locale di Rifondazione, è in funzione un enorme ristorante con ottime specialità locali. Ogni sera vi sono spettacoli e dibattiti con relatori di rilievo nazionale. La festa riprenderà mercoledì 28 luglio e si concluderà domenica 1 agosto.<br />
Il programma completo, i resoconti dei dibattiti fin qui svolti, e foto della Festa li potete trovare sul sito <a href="http://www.esserecomunisti.it/">www.esserecomunisti.it</a>.<br />
Qui di seguito il resoconto dell&#8217;affollatissimo dibattito svoltosi venerdì sera, sul tema dell&#8217;unità a sinistra. Alla fine del resoconto, per chi fosse interessato, ci sono i link dei video dei vari interventi.<br />
Infine due parole rispetto il rapporto con Sel e Vendola. In molti commenti al post precedente si chiede di chiarire questo aspetto. Credo ci sia poco da aggiungere a quello che ho già scritto e detto: noi siamo di Rifondazione Comunista e, oltre ad essere impegnati nella ricostruzione del nostro partito, da oltre un anno stiamo lavorando per costruire la FdS. Tutto questo è importante, ma non è sufficiente. Come è scritto chiaramente nei documenti approvati a larghissima maggioranza dagli ultimi due Cpn di Rifondazione, riteniamo necessario costruire una unità d&#8217;azione con le forze che stanno a sinistra del Pd. Non ci vedo nulla di strano. Anzi, troverei strano il contrario, e cioè che in nome di uno stupido settarismo non si unissero le forze per cercare di ottenere dei risultati. Questo serve prima di tutto alle lavoratrici e ai lavoratori che soffrono la mancanza di una sponda politica che si faccia carico di rappresentare i loro bisogni. Lavoriamo affinché la manifestazione del 16 ottobre indetta dalla Fiom sia un grande segnale in questa direzione.</p>
<p><span id="more-1769"></span><strong>Quella sinistra che vuole lottare e non si rassegna</strong></p>
<p>di <em>Francesco D&#8217;Agresta</em></p>
<p style="text-align: justify;">E’ stata, forse, la serata più  attesa. Senz’altro il pieno di presenze, cinquecento persone che hanno  affollato lo spazio dibattiti, ha fatto da cornice ad un incontro  politico non rituale e carico di significati per questa bollente estate  di politica italiana. A Castell’Arquato, in provincia di Piacenza, alla  nona festa nazionale di Essere Comunisti, venerdì sera si è consumato  qualcosa di importante. Un dialogo a tre tra Gianni Rinaldini, da poche  settimane ex segretario generale della Fiom («un grande segretario  generale», come lo ha definito Alberto Burgio, padrone di casa e  cerimoniere della serata, tra gli applausi convinti e riconoscenti del  pubblico), Claudio Grassi, responsabile nazionale dell’Organizzazione di  Rifondazione Comunista, e Nichi Vendola, presidente della Regione  Puglia e leader di Sinistra Ecologia e Libertà.<br />
Il titolo del  dibattito (“La sinistra alla prova di una nuova unità”) ha indotto i  relatori a muovere dall’analisi politica della fase. Come ha affermato  Gianni Rinaldini, siamo ad un «passaggio d’epoca». Ne è prova  l’atteggiamento industriale della Fiat che ha deciso, con Pomigliano e  ora con la nuova sciagurata decisione di spostare parte della produzione  in Serbia (in quella Zastava, come ha poi precisato nel corso della  serata Claudio Grassi, che il nostro Paese ha bombardato non più tardi  di dodici anni fa), di «superare tutti gli elementi di contrattazione  collettiva, mettendo in discussione i fondamenti del sindacato e del  movimento dei lavoratori» per come li avevamo conosciuti fino a pochi  anni fa. Lo sfondo, dunque, è la «precarizzazione di massa, la  disoccupazione galoppante e l’individualizzazione dei rapporti di  lavoro». Usando le parole di Nichi Vendola, siamo entrati – senza che ce  ne accorgessimo – in un dopoguerra in cui un conflitto trentennale ha  lasciato solo macerie. Una guerra drammatica combattuta e vinta dai  padroni contro i lavoratori. Claudio Grassi snocciola i dati, parla  della Finanziaria, racconta di come nella crisi le grandi imprese si  siano arricchite, moltiplicando i profitti sulla testa della povera  gente. Non solo nel nostro Paese. Vendola allarga i confini, parla della  Grecia «commissariata dall’Unione Europea», parla dell’Europa che «sta  finendo e sta uscendo dalla sua secolare storia di diritti, inclusione e  civiltà, innanzitutto del lavoro».<br />
Ma ci sono segnali di speranza.  Li elenca Rinaldini, li riprende Grassi, li valorizza Vendola. Il no di  Pomigliano, le lotte della Fiat di queste settimane, il milione e mezzo  di firme raccolte per il referendum contro la privatizzazione  dell’acqua.<br />
Sono tutti segnali di speranza che si traducono in domande precise per la sinistra politica e sociale.<br />
Il  sindacato sa svolgere il suo compito, come dimostra la convocazione da  parte della Fiom di una grande mobilitazione nazionale per il lavoro da  tenersi il prossimo 16 ottobre. La politica è ancora indietro,  ingabbiata in una sconfitta culturale drammatica, alla ricerca di quel  «punto di vista autonomo» progressivamente perduto in questi decenni.<br />
Ma  sulle prospettive di lotta comune Grassi e Vendola, sotto lo sguardo  compiaciuto di Rinaldini, concordano. La sinistra sia unita, nel  difendere ciò che va difeso (come la Costituzione, il lavoro, quel che  rimane dello Stato sociale e dei diritti) e nel riconquistare ciò che ha  perduto (il contratto collettivo nazionale, la tutela dei salari, la  civiltà giuridica nei luoghi di lavoro).<br />
Ma allora perché la sinistra  non si unisce davvero? È la domanda che si pongono i tantissimi  assiepati nello spazio dibattiti; ed è la domanda che Alberto Burgio  pone, con intelligente insistenza, agli ospiti. Rinaldini ovviamente  scarta ma rileva che sul piano sindacale si sente tutta l’urgenza di una  sponda politica forte e che, soprattutto, non ripeta gli errori  commessi (primo tra tutti «l’illusione» del governo Prodi). Vendola e  Grassi danno risposte diverse. Vendola ha in testa un progetto, al  contempo ambizioso e rischioso, alternativo a quello della Federazione  della Sinistra. Per lui non bisogna rimettere insieme «i nostri piccoli  recinti del passato» ma bisogna lanciare una sfida direttamente al  Paese. Per questo serve una sinistra larga, popolare, unitaria, che  prenda in carico direttamente il compito di «salvare» il Paese.<br />
I  compagni applaudono, perché sentono nella proposta forte l’anelito  unitario, la consapevolezza dell’urgenza di dare un’alternativa al  governo delle destre. Ma applaudono anche, con inequivocabile  convinzione, quando Claudio Grassi, in conclusione, fa gli auguri a  Nichi per la sua impresa ma rimarca, forte e chiaro: «non dobbiamo  saltare i passaggi, facendoci prendere dall’ansia di sparigliare le  carte. Il nostro progetto è quello della Federazione della Sinistra,  progetto diverso da quello di SEL. Il primo passo che dobbiamo compiere è  coordinare queste forze a sinistra del Partito democratico – con il  quale le differenze sono tante, come dimostra la vicenda dell’acqua  pubblica – nel vivo delle battaglie comuni, a partire dal prossimo 16  ottobre». Il dibattito di Castell’Arquato ci consegna la fotografia di  una sinistra che vuole lottare e non si rassegna. Ora si tratta di  capire come camminare insieme, coniugando identità e strategie ancora  diverse.</p>
<p style="text-align: center;">
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		<title>Dalle parole ai fatti</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Jul 2010 14:00:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Partito]]></category>

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		<description><![CDATA[<a href="http://www.claudiograssi.org/wordpress/2010/07/dalle-parole-ai-fatti/"><img align="left" hspace="5" width="150" height="150" src="http://www.claudiograssi.org/wordpress/wp-content/uploads/2010/07/costruire-150x150.jpg" class="alignleft wp-post-image tfe" alt="" title="costruire" /></a>Nello scorso fine settimana si sono tenute importanti riunioni o iniziative delle forze che si muovono a sinistra del Pd. Si è tenuto il Comitato Politico Nazionale del nostro partito, la Direzione Nazionale allargata del Pdci e la tre giorni a Bari della Fabbriche di Nichi.
Alla fine di questo post &#8211; per chi avesse voglia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.claudiograssi.org/wordpress/wp-content/uploads/2010/07/costruire.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1753" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" title="costruire" src="http://www.claudiograssi.org/wordpress/wp-content/uploads/2010/07/costruire-257x300.jpg" alt="" width="226" height="275" /></a>Nello scorso fine settimana si sono tenute importanti riunioni o iniziative delle forze che si muovono a sinistra del Pd. Si è tenuto il Comitato Politico Nazionale del nostro partito, la Direzione Nazionale allargata del Pdci e la tre giorni a Bari della Fabbriche di Nichi.<br />
Alla fine di questo post &#8211; per chi avesse voglia di documentarsi &#8211; troverete diversi link che riguardano questi tre momenti di discussione (documento approvato dal Cpn del Prc, relazione di Diliberto, conclusioni di Vendola).<br />
Vorrei fare alcune considerazioni sul Cpn del Prc, riservandomi di intervenire successivamente sulle altre iniziative.<br />
Nel Cpn di Rifondazione ritengo siano avvenute due cose importanti.<br />
E&#8217; stato dato un ampio consenso alla proposta di documento politico (bozza) proposto dal Coordinamento nazionale della Federazione della Sinistra. E&#8217; un buon documento. Si cominciano a gettare le basi politiche del nuovo soggetto che stiamo costruendo. Si esce da una asfittica discussione organizzativa ed elettorale con un documento congressuale che, a mio parere, non ha nulla da invidiare ai testi proposti nella fase migliore di Rifondazione Comunista. Vi invito a leggerlo (anche questo è linkato alla fine del post). Lo dico soprattutto a quelle compagne e a quei compagni che in questo blog, ma non solo, hanno manifestato preoccupazione di “moderatismo” o di riedizione del progetto dell&#8217;Arcobaleno da parte della Federazione. Non è così, ed è scritto chiaramente nel testo che verrà proposto al congresso fondativo.</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-1752"></span>La seconda cosa importante decisa dal Cpn  del nostro partito è stato il documento finale, approvato a larga maggioranza.  E&#8217; vero che le proposte politiche in esso contenute (alleanza elettorale per battere Berlusconi, offensiva unitaria a sinistra, costruzione della FdS e rilancio di Rifondazione) erano già contenute nel documento votato dallo scorso Cpn, ma in esso vi sono  due proposte nuove, molto importanti, che io condivido pienamente.<br />
Riporto testualmente : “oggi nessuna forma in cui si organizza l&#8217;attività politica è esaustiva della stessa: partiti, sindacati, comitati, associazioni, aggregazioni sulla rete, sono tutte forme parziali e non esiste una palingenesi a portata di mano. Occorre quindi tessere e federare, cucire legami politici nel pieno rispetto della dignità di ognuno e di ogni esperienza. PROPONIAMO QUINDI A TUTTA LA SINISTRA DI APRIRE UN PERCORSO DI CONFRONTO E DI UNITA&#8217; CHE SAPPIA RICOSTRUIRE LA SPERANZA E IL SENSO DELLA LOTTA E AVANZIAMO LA PROPOSTA A TUTTE LE FORZE POLITICHE PRESENTI A SINISTRA DEL PD DI DAR VITA A UN TAVOLO DI LAVORO E CONFRONTO PER ALLARGARE E COORDINARE L&#8217;INIZIATIVA POLITICA COMUNE”.<br />
Bene! Mettiamo in pratica questa proposta fin da subito. A livello nazionale, ma soprattutto nei territori. Questo è il senso su cui si sta muovendo anche l&#8217;appello per l&#8217;unità a sinistra che è stato pubblicato su questo blog. E&#8217; il momento di passare dalle parole ai fatti.<br />
La seconda proposta riguarda la necessità di invertire la tendenza all&#8217;esasperato correntismo interno al partito. Riporto sempre dal testo: “ i compagni e le compagne che condividono questo documento decidono quindi di lavorare insieme sul piano politico ed organizzativo, a tutti i livelli del partito, per gestire e sviluppare unitariamente l&#8217;applicazione della linea politica del Partito. In questo quadro i votanti questo documento si pongono l&#8217;obiettivo di lavorare per costruire un documento unitario per il prossimo congresso di Rifondazione Comunista, dando così un contributo al superamento dell&#8217;attuale correntismo”.<br />
Anche su questo si tratta di far seguire alle parole, i fatti. La questione è posta nel modo giusto. Non si tratta di superare le aree politiche e culturali presenti nel partito che, se operano correttamente, sono un elemento di arricchimento della dialettica interna. Si tratta di evitare che si costituiscano correnti o cordate, molto spesso senza nemmeno una comune proposta politica, che si militarizzano ed entrano in contrasto tra di loro, paralizzando l&#8217;attività del partito. Oppure si uniscono, pur non avendo nessuna base politica comune, per escludere qualcuno dalla gestione del partito, come è avvenuto in numerose realtà territoriali.<br />
Fatti negativi che, alla lunga, distruggono una organizzazione.<br />
Per superare questo è bene partire dalla politica, come appunto viene proposto. C&#8217;è una maggioranza nel partito che condivide una proposta politica? Bene!  Diventi una maggioranza coesa. Si impegni a sostenere lealmente la linea politica. Si facciano cadere i sospetti e le diffidenze.<br />
Non devono esserci compagne e compagni di serie A e di serie B, non può esserci chi “porta l&#8217;acqua e chi beve il vino”. Oltre ad un progetto politico condiviso, per fare un vero passo in avanti verso l&#8217;unità del partito, deve esserci lealtà, fiducia reciproca e diffusa. Ci deve essere una corrispondenza tra quello che si dice e quello che si fa. Deve esserci  rispetto dei ruoli.<br />
Chi scrive queste righe subito dopo il congresso di Chianciano ha chiesto che si tenesse unita la mozione 1. Non è stato fatto e questo certamente ha alimentato le divisioni e il contrasto interno.<br />
E&#8217; positivo che oggi si prenda atto che per superare le divisioni e le difficoltà del partito si debba lavorare assieme per costruire un&#8217; ampia e solidale maggioranza.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://home.rifondazione.it/xisttest/content/view/7958/314/">DOCUMENTO APPROVATO DAL CPN DEL PRC</a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://vimeo.com/13479925">RELAZIONE DI DILIBERTO DIREZIONE NAZIONALE PDCI (AUDIO)</a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.youtube.com/watch?v=NQV4Oom50d4&amp;feature=player_embedded">CONCLUSIONI NICHI VENDOLA &#8220;FABBRICHE DI NICHI&#8221;</a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.claudiograssi.org/wordpress/wp-content/uploads/2010/07/BOZZA_DOCUMENTO_I_congresso-FdS.doc">BOZZA DOCUMENTO POLITICO FEDERAZIONE DELLA SINISTRA</a></p>
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		<title>Meno male che c’è la Fiom</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Jul 2010 10:53:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudio</dc:creator>
				<category><![CDATA[ACCADE A SINISTRA]]></category>

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		<description><![CDATA[<a href="http://www.claudiograssi.org/wordpress/2010/07/meno-male%c2%a0che-c%e2%80%99e%c2%a0la-fiom/"><img align="left" hspace="5" width="150" height="150" src="http://www.claudiograssi.org/wordpress/wp-content/uploads/2010/07/fiom-cgil-150x150.jpg" class="alignleft tfe wp-post-image" alt="" title="fiom-cgil" /></a>di Dino Greco su Liberazione - 21 luglio 2010
Dal fronte sindacale, segnatamente dalla Cgil, vengono notizie preoccupanti. La minoranza Fiom, corrispondente alla maggioranza confederale, sino ad oggi rappresentata nella segreteria dei metalmeccanici da Fausto Durante, ha deciso di uscire dall’organismo esecutivo.
Non serve avventurarsi in astruse elucubrazioni dietrologiche per comprendere significato e gravità di un atto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.claudiograssi.org/wordpress/wp-content/uploads/2010/07/fiom-cgil.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1748" title="fiom-cgil" src="http://www.claudiograssi.org/wordpress/wp-content/uploads/2010/07/fiom-cgil-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>di Dino Greco su <em>Liberazione </em>- 21 luglio 2010<br />
Dal fronte sindacale, segnatamente dalla Cgil, vengono notizie preoccupanti. La minoranza Fiom, corrispondente alla maggioranza confederale, sino ad oggi rappresentata nella segreteria dei metalmeccanici da Fausto Durante, ha deciso di uscire dall’organismo esecutivo.<br />
Non serve avventurarsi in astruse elucubrazioni dietrologiche per comprendere significato e gravità di un atto che segna una solenne presa di distanza della confederazione di Epifani dalla sua più forte e combattiva federazione di categoria. Un gesto che avviene mentre la Fiom è sottoposta ad un attacco frontale, a tutti i livelli della propria struttura di rappresentanza, tanto da parte dell’impresa simbolo del capitalismo italiano, la Fiat, quanto da parte di Federmeccanica che già minaccia di sospendere, a partire da settembre, le trattenute sindacali relative alle deleghe sottoscritte dai lavoratori.<br />
La motivazione esibita, vale a dire l’adesione del segretario della Fiom, Maurizio Landini, all’area programmatica confederale “la Cgil che vogliamo”, prerogativa statutariamente riconosciuta ad ogni iscritto alla Cgil, appare un puerile pretesto che dietro un’esile foglia di fico nasconde uno scontro politico di fondo: una visione strategica divaricante maturata durante la segreteria di Epifani ed esplosa, in particolare sui temi della democrazia e dell’autonomia della contrattazione, nel recente congresso.<br />
Ma isolare la Fiom mentre essa è impegnata in una tenacissima resistenza per difendere irrinunciabili diritti individuali e collettivi, e mentre lo stesso potere di coalizione sindacale è messo a repentaglio dalla più pesante offensiva antioperaia che sia stata scatenata da trent’anni a questa parte, è un fatto che dovrebbe allarmare chiunque abbia minimamente a cuore le sorti del sindacalismo e della democrazia tout court. E rendere avvertiti di quali proporzioni rischia di assumere la deriva normalizzatrice che ha già totalmente inertizzato Cisl e Uil, trasformandole in pallide controfigure, prive di autonomia, perfettamente interfacciate al potere confindustriale.<br />
Ieri la Fiom ha reagito con coraggio e lucidità all’assedio cui è sottoposta, decidendo nel suo comitato centrale tre cose di somma importanza: il rinnovo di tutte le deleghe sindacali; l’impegno più risoluto a sostegno della propria proposta di legge di iniziativa popolare sulla democrazia sindacale già consegnata al Parlamento con un corredo di oltre centomila firme; la convocazione di una grande manifestazione per la democrazia, i diritti, la riconquista del contratto nazionale di lavoro per il prossimo 16 ottobre.<br />
Per quanto è in noi non lesineremo energie nel sostenere questa battaglia di cruciale importanza per l’intero mondo del lavoro e per le stesse prospettive della sinistra in Italia.</p>
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		<title>Beni comuni</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Jul 2010 10:52:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudio</dc:creator>
				<category><![CDATA[ACCADE A SINISTRA]]></category>

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		<description><![CDATA[<a href="http://www.claudiograssi.org/wordpress/2010/07/beni-comuni/"><img align="left" hspace="5" width="150" height="150" src="http://www.claudiograssi.org/wordpress/wp-content/uploads/2010/07/10930_a26018-150x150.jpg" class="alignleft tfe wp-post-image" alt="" title="10930_a26018" /></a>di Norma Rangeri su il manifesto &#8211; 21 luglio 2010
Un passo avanti sul disegno di legge delle  intercettazioni e lo straordinario successo della raccolta di firme per i  referendum sull&#8217;acqua. Apparentemente, due fatti sconnessi. A guardar  meglio, la libertà di indagine e di informazione, come l&#8217;acqua pubblica  sono battaglie, democratiche e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.claudiograssi.org/wordpress/wp-content/uploads/2010/07/10930_a26018.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1745" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" title="10930_a26018" src="http://www.claudiograssi.org/wordpress/wp-content/uploads/2010/07/10930_a26018-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>di Norma Rangeri su <em>il manifesto</em> &#8211; 21 luglio 2010</p>
<p>Un passo avanti sul disegno di legge delle  intercettazioni e lo straordinario successo della raccolta di firme per i  referendum sull&#8217;acqua. Apparentemente, due fatti sconnessi. A guardar  meglio, la libertà di indagine e di informazione, come l&#8217;acqua pubblica  sono battaglie, democratiche e radicali che o hanno scavalcato i partiti  o li hanno costretti a guardare fuori di sé.<br />
Accade quando si torna  a interpellare il popolo sovrano su contenuti semplici ma cruciali  (l&#8217;acqua bene comune), e quando l&#8217;informazione fa il suo mestiere contro  il potere, tutelando l&#8217;altro bene comune, la libertà di espressione. Se  la politica cambia strada, offre obiettivi, il paese risponde, si  muove, c&#8217;è.<br />
Nella vicenda della libertà di indagine e di  informazione, lo schieramento parlamentare di centrosinistra (sostenuto  dalla vigilanza del capo dello stato), è stato fortemente sospinto nel  percorso istituzionale da una martellante campagna di stampa, a sua  volta causa e effetto di una attenzione dell&#8217;opinione pubblica  spontaneamente scesa in piazza con manifestazioni nazionali come non si  ricordava da tempo (il 3 ottobre in piazza del Popolo, il 5 dicembre a  S.Giovanni, per citare le più clamorose). E, alla fine, pur nelle nebbie  del conflitto di interessi (eredità bipartisan) o tra le sirene dei  governissimi, le notizie sulla ragnatela corruttiva che divora  l&#8217;economia e le istituzioni italiane sono arrivate a (quasi) tutti. La  questione immorale ha rotto il muro omertoso del sistema berlusconiano e  il governo è stato costretto a ingoiare il bavaglio che avrebbe dovuto  piegare i magistrati e zittire il paese.<br />
Ancora non è chiaro  l&#8217;approdo definitivo della legge (il Pdl fa buon viso, i finiani  esultano, Berlusconi se ne lamenta), tuttavia l&#8217;impianto è stato  sconnesso da un emendamento (l&#8217;udienza-filtro) che consente di tutelare  la privacy e insieme di pubblicare le intercettazioni ritenute rilevanti  da accusa e difesa. Ma colpi di coda e reazioni da caimano sono sempre  nel conto.<br />
Nel caso dei referendum sull&#8217;acqua la frattura tra  centrosinistra e realtà sociale non poteva essere più profonda: Pd e Idv  non solo non hanno sostenuto l&#8217;iniziativa referendaria, ma hanno (il  caso di Di Pietro) indetto un loro referendum, oppure (il caso di  Bersani) costituito un comitato &#8220;contro&#8221; insieme a esponenti del Pdl.  Con una pulsione autolesionista notevole, testimoniata dalla plateale  sconfessione del loro stesso mondo, militanti e elettori impegnati nei  banchetti di raccolta delle firme per l&#8217;acqua pubblica.<br />
Due buone  notizie che aprono un varco. C&#8217;è un popolo e una sensibilità che si  misura su contenuti di etica pubblica come di partecipazione sociale,  scavalcando i vertici dei partiti, resuscitando associazioni e  movimenti, aggiornando l&#8217;agenda.<br />
<!--VERSIONE COMPLETA FINE--></p>
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		<title>Fiat di Melfi, non isoliamo i suoi delegati</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Jul 2010 10:49:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudio</dc:creator>
				<category><![CDATA[ACCADE A SINISTRA]]></category>

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		<description><![CDATA[<a href="http://www.claudiograssi.org/wordpress/2010/07/fiat-di-melfi-non-isoliamo-i-suoi-delegati/"><img align="left" hspace="5" width="130" height="130" src="http://www.claudiograssi.org/wordpress/wp-content/uploads/2010/07/metalmeccanici-29_105149.jpg" class="alignleft tfe wp-post-image" alt="" title="metalmeccanici-29_105149" /></a>Il licenziamento dei tre operai, due dei quali  delegati Fiom, alla Fiat-Sata di Melfi è qualcosa di più di un conflitto  interno ad una fabbrica. Si tratta di una pretestuosa azione di  ritorsione e dell&#8217;ennesimo tentativo della Fiat di imporre la propria  legge dopo il risultato di Pomigliano. Riguarda i diritti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.claudiograssi.org/wordpress/wp-content/uploads/2010/07/metalmeccanici-29_105149.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1741" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" title="metalmeccanici-29_105149" src="http://www.claudiograssi.org/wordpress/wp-content/uploads/2010/07/metalmeccanici-29_105149.jpg" alt="" width="130" height="130" /></a>Il licenziamento dei tre operai, due dei quali  delegati Fiom, alla Fiat-Sata di Melfi è qualcosa di più di un conflitto  interno ad una fabbrica. Si tratta di una pretestuosa azione di  ritorsione e dell&#8217;ennesimo tentativo della Fiat di imporre la propria  legge dopo il risultato di Pomigliano. Riguarda i diritti e la civiltà  del lavoro, propone un modello arrogante di potere che ci riguarda tutti  perché parte dalla fabbrica, ma fa il paio con un modello di società  che sempre più fa della ingiustizia e della negazioni dei diritti il  proprio carattere distintivo.<br />
Come affermano i delegati della Fiom  Cgil lo sciopero e la mobilitazione di queste ore e di questi giorni non  hanno solo l&#8217;obiettivo del ritiro delle sospensive e dei licenziamenti,  ma costituiscono una ferma opposizione al tentativo dell&#8217;azienda di  applicare, di fatto, un altro modello di relazioni sindacali nel quale i  delegati delle organizzazioni sindacali non compiacenti sono passibili  di licenziamento.<br />
Ci troviamo di fronte ad una dirigenza aziendale  autoritaria, che ripropone più di un interrogativo sulle vere intenzioni  del management della Fiat ma più in generale sulle scelte in tema di  relazioni industriali nel capitalismo italiano. Ci troviamo di fronte a  una classe dirigente senza onore, come ha affermato Marco Revelli, in  Fiat oggi si consuma non solo un aspro conflitto sociale ma anche una  «questione morale».<br />
Come nel 2004, è necessaria una presa di  posizione forte di tutta l&#8217;opinione pubblica della Basilicata, e ancora  di più delle istituzioni regionali, perché l&#8217;attuale governo regionale e  i partiti che lo sostengono, facciano sentire con forza la loro voce  contro i licenziamenti e contro la prepotenza della Fiat fino al punto  di bloccare, se necessario, ogni finanziamento in corso e futuro a  favore della Fiat.<br />
Nessuno può restare neutrale, l&#8217;intera società  regionale deve stringersi intorno agli operai di Melfi e chiedere il  ritiro dei provvedimenti e il ripristino di corrette relazioni  sindacali: non lasciamo gli operai della Sata soli, quello che sta  avvenendo in fabbrica ci riguarda tutti.</p>
<p style="text-align: justify;">Prime adesioni: <strong><em>Davide  Bubbico (Università di Salerno), Antonio Califano (direttore  «Decanter»), Elisabetta Della Corte (Università della Calabria),  Emanuele Curti (Università di Basilicata/Ass. «A Sinistra» Matera), Mira  De Lucia (Laboratorio Reset, Potenza), Catia Di Maio (Università di  Basilicata), Piero Di Siena (Associazione Rinnovamento della Sinistra),  Ascanio Donadio (Laboratorio Reset, Potenza), Daniela Imbardelli  (Università di Salerno), Francesco Pirone (Università di Salerno), Paolo  Fanti (Università della Basilicata), Augusta Franco (Rsu Università di  Basilicata), Domenico Fruncillo (Università di Salerno), Luca &#8220;Zulù&#8221;  Persico (musicista), Paolo Pesacane (Assessore Provincia di Potenza),  Rosanna Piro (tecnico Università di Basilicata), Antonio Placido  (Sindaco Rionero in Vulture), Devi Sacchetto (Università di Padova),  Giacomo Schettini (Alternative per il Socialismo), Camilla Schiavo  (dirigente scolastico), Massimiliano Tomba (Università di Padova), Banda  Bassotti (musicisti), Daniele Sepe (musicista), Alessandro Siciliano  (Università di Basilicata), Giovanna Vingelli (Università di Salerno).<br />
</em></strong>Per  adesioni: <a href="mailto:g.decanter@libero.it">g.decanter@libero.it</a></p>
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		<title>La Cina sorpassa gli Usa nella corsa dell&#8217;energia</title>
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		<pubDate>Tue, 20 Jul 2010 09:30:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudio</dc:creator>
				<category><![CDATA[ACCADE A SINISTRA]]></category>

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		<description><![CDATA[<a href="http://www.claudiograssi.org/wordpress/2010/07/la-cina-sorpassa-gli-usa-nella-corsa-dellenergia/"><img align="left" hspace="5" width="150" height="150" src="http://www.claudiograssi.org/wordpress/wp-content/uploads/2010/07/energia-elettrica-150x150.jpg" class="alignleft tfe wp-post-image" alt="" title="energia elettrica" /></a>su La Stampa &#8211; 20 luglio 2010
Il fabbisogno energetico cinese cresce in modo  esponenziale: tra il 1980 e  il 2002, si passa da 17,5 quadrilioni di Btu (Bntish Thermal Units) di  consumo energetico a 42,1 quadrilioni (98,1 gli Usa). Nell&#8217;ipotesi di  una crescita lineare, senza crisi esogene o endogene, si stima [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.claudiograssi.org/wordpress/wp-content/uploads/2010/07/energia-elettrica.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1734" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" title="energia elettrica" src="http://www.claudiograssi.org/wordpress/wp-content/uploads/2010/07/energia-elettrica-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>su La Stampa &#8211; 20 luglio 2010</p>
<p style="text-align: justify;">Il fabbisogno energetico cinese cresce in modo  esponenziale: tra il 1980 e  il 2002, si passa da 17,5 quadrilioni di Btu (Bntish Thermal Units) di  consumo energetico a 42,1 quadrilioni (98,1 gli Usa). Nell&#8217;ipotesi di  una crescita lineare, senza crisi esogene o endogene, si stima che il  consumo energetico lordo della Cina raggiungerà, nel 2030, 139,1  quadrilioni di Btu, superando quindi gli Stati Uniti (133,9). La Cina  diventerà il primo consumatore mondiale d&#8217;energia&#8230;». Così parlava Philip S. Golub, docente di Relazioni internazionali presso  i&#8217;Institut d&#8217;études européennes dell&#8217;Università Paris VIII e l&#8217;American  University of Paris, ai seminari di Le Monde Diplomatique  dell&#8217;Università di Bologna nel 2007. Oggi, Golub è costretto a rifare i  conti. La crisi paventata c&#8217;è stata e, unità di misura a parte (il Btu è  definita dalla quantità di calore richiesta per alzare la temperatura  di 454 grammi di acqua da 60 a 61 gradi F; l&#8217;equivalente nel Sistema  Internazionale è il joule), la Cina già ha superato gli Stati Uniti. E  già oggi il più  vorace consumatore di energia del pianeta. Lo dice l&#8217;Agenzia internazionale per l&#8217;Energia (Aie), secondo la quale  l&#8217;Impero di Mezzo ha divorato lo scorso anno 2,252 milioni di tonnellate  equivalenti di petrolio: il 4% in pi  rispetto agli States di Obama,  che ne ha bruciate 2.170 milioni, Laddove equivalenti di petrolio  s&#8217;intende tutte le forme di energia consumata, incluso greggio,  nucleare, carbone, gas naturale e fonti rinnovabili come l&#8217;energia  idroelettrica. La Cina, di fatto, ha «rubato» agli Usa un primato che  detenevano dai primi anni del 1900 (gli resta quello, per , del più   alto consumo pro capite). Gli esperti di settore sono stati spiazzati? Come tutti gli altri. Non hanno messo in conto la recessione globale, che ha colpito pi   duramente Washington rispetto a Pechino, «ferendo» le attività  industriali e la conseguente domanda energetica del Paese del dollaro.  Un «sorpasso» che, afferma sul Wall Sreet Journal Fatih Birol, capo  economista dell&#8217;Ale, «simboleggia l&#8217;inizio di una nuova era nella storia  dell&#8217;energia». In realtà, la corsa cinese al consumo di risorse energetiche è in atto  da un pezzo, con una crescita a doppia cifra, Lo stesso Golub,  riportando dati dell&#8217;U.S. Energy Information Administration,  sottolineava questa «fiammata»: da 17,5 a 41,1 Btu dal 1980 al 2002 la  Cina, dunque due volte e mezzo, contro un incremento Usa da 78,3 a 98,1  Btu. In termini assoluti, poi, solo dieci anni fa il consumo totale di  energia cinese era metà di quello degli States. Significa che la «locomotiva» col vessillo del Dragone ha accelerato,  correndo più  di quella a stelle e strisce. E non ha perso velocità, o  se  l&#8217;ha persa comunque in misura nettamente inferiore rispetto alla  «locomotiva» Usa sotto i colpi del credit crunch. Sempre Birol parla  della domanda Usa di petrolio (19 milione di barili al giorno contro i 9,2 milioni della Cina) arrivata al picco, o comunque destinata  a non crescere di molto nei prossimi anni. E ancora, di decrescente  «appeal» dell&#8217;energia negli States, che ha spinto gli investitori, come  ad esempio Generai Eletric, a scommettere su Pechino, il cui governo  prevede investimenti nei settore per 4.000 miliardi di dollari nei prossimi 20 anni, e stima di generare 1.000 gigawatt di  nuova energia, in pratica la capacità attuale degli Usa, nei prossimi 15. Attenzione per  a un altro aspetto: la Cina nel 2007 ha sorpassato gli  Usa nelle emissioni di gas serra. C&#8217;è una relazione tra questo e il  nuovo primato: Pechino riceve la maggior parte della sua elettricità dal  carbone, il più  sporco dei combustibili fossili. E non è una bella  relazione.</p>
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		<title>E domani gli operai reclusi nell&#8217;isola si faranno «fucilare»</title>
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		<pubDate>Tue, 20 Jul 2010 09:20:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<a href="http://www.claudiograssi.org/wordpress/2010/07/e-domani-gli-operai-reclusi-nellisola-si-faranno-%c2%abfucilare%c2%bb/"><img align="left" hspace="5" width="150" height="150" src="http://www.claudiograssi.org/wordpress/wp-content/uploads/2010/07/isola-150x150.jpg" class="alignleft tfe wp-post-image" alt="" title="isola" /></a>di Co. Co. su il manifesto &#8211; 20 luglio 2010
«Hai presente &#8220;Le fucilazioni del 3 maggio&#8221;, il  quadro di Goya custodito al Prado? Bene, domani, mercoledì, a Sassari,  nella piazza più grande della città, piazza Italia, portiamo in scena la  fucilazione degli operai. Si comincia alle 19. Non posso dire di più [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.claudiograssi.org/wordpress/wp-content/uploads/2010/07/isola.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1730" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" title="isola" src="http://www.claudiograssi.org/wordpress/wp-content/uploads/2010/07/isola-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>di Co. Co. su <em>il manifesto</em> &#8211; 20 luglio 2010</p>
<p style="text-align: justify;">«Hai presente &#8220;Le fucilazioni del 3 maggio&#8221;, il  quadro di Goya custodito al Prado? Bene, domani, mercoledì, a Sassari,  nella piazza più grande della città, piazza Italia, portiamo in scena la  fucilazione degli operai. Si comincia alle 19. Non posso dire di più  per non rovinare la sorpresa. Ma stai certo che sarà una cosa forte». A  sentire Pietro Marongiu, il portavoce dei cassintegrati Vinyls che  occupano l&#8217;Asinara, i quasi quaranta gradi all&#8217;ombra di questa torrida  estate non hanno minimamente fiaccato la voglia di resistere. Di mollare  non se ne parla nemmeno. «Rivogliamo il nostro lavoro &#8211; dice Marongiu &#8211;  e non soltanto per noi e per le nostre famiglie, ma anche perché se si  perde questa partita il futuro dell&#8217;intero comparto chimico in Italia è  segnato. Questa è la posta in gioco politica che non tutti riescono a  vedere nella nostra lotta. L&#8217;Eni la chimica la vuole chiudere. Il  governo, che non ha neppure uno straccio di politica industriale, glielo  lascia fare. Finché potremo noi cercheremo di impedirglielo».<br />
I  fucilati dipinti da Goya erano contadini spagnoli mandati a morte nella  valle del Manzanares da Gioacchino Murat per essersi opposti alle  «magnifiche sorti e progressive» della rivoluzione borghese; quelli che  moriranno simbolicamente in piazza Italia domani a Sassari sono operai  del cui lavoro nessuno sembra farsene più nulla. E però Pietro e  compagni non ci stanno. Le hanno provate tutte, hanno ottenuto una  platea mediatica vastissima, da Annozero ai principali quotidiani. Ora  qualche riflettore s&#8217;è spento. Ma altri si accendono. «Ad esempio il 30  luglio &#8211; dice Pietro &#8211; qui all&#8217;Asinara ci sarà un concerto dei Tête de  bois. Lo abbiamo organizzato insieme con Legambiente. È un appuntamento  importante. E poi Paolo Fresu ci ha promesso uno spazio per il prossimo  festival jazz di Berchidda, dal 15 al 18 agosto. Tutti i modi sono buoni  per far sentire le nostre buone ragioni. Ci invitano a convegni,  partecipiamo a tavole rotonde durante le quali sociologi ed esperti di  comunicazione parlano di noi e di ciò che stiamo facendo. Non ci  sentiamo poi così soli. C&#8217;è tanta gente che ogni giorno arriva qui  sull&#8217;isola per darci una mano. Lottiamo per il lavoro e per la nostra  dignità. E c&#8217;è chi ci ascolta».<br />
Chi sembra sordo è l&#8217;Eni. Ma anche  il governo. «Oggi c&#8217;è il sit in a Roma e il 23 un nuovo incontro al  ministero dello sviluppo economico &#8211; dice Marongiu &#8211; Staremo a vedere.  Ho paura che si stia preparando un nuovo imbroglio».<br />
E intanto per  chi vuole ripercorrere le tappe della storia di Pietro e dei suoi  compagni è appena uscito in libreria, pubblicato dalla casa editrice Il  Maestrale, Cento giorni nell&#8217;isola dei cassintegrati, curato da Silvia  Sanna, 28 anni, maestra elementare precaria che ha raccolto giorno dopo  giorno la cronaca di una lotta il cui significato va ben al di là dei  confini della Sardegna. «La storia siamo noi», s&#8217;intitola uno dei  capitoli. Che un gruppo di operai pronunci questa frase, oggi che cosa  vuol dire?<br />
<!--VERSIONE COMPLETA FINE--></p>
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