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	<title>Blog di Claudio Grassi</title>
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	<description>Blog politici</description>
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		<title>Con la FIOM</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Feb 2012 13:10:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<a href="http://www.claudiograssi.org/wordpress/2012/02/con-la-fiom/"><img align="left" hspace="5" width="150" height="150" src="http://www.claudiograssi.org/wordpress/wp-content/uploads/2012/02/Fiom-150x150.jpg" class="alignleft wp-post-image tfe" alt="" title="Fiom" /></a>Ha proprio ragione il premier Mario Monti a dire: che monotonia. Solo che a darmi noia non è il fatto che pochi fortunati godano ancora della sicurezza del posto fisso (tra l&#8217;altro vien da chiedersi se nel bel mezzo di una crisi devastante esista ancora un lavoro “sicuro”). Bensì il fatto che da oltre dieci [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.claudiograssi.org/wordpress/wp-content/uploads/2012/02/Fiom.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-3185" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" title="Fiom" src="http://www.claudiograssi.org/wordpress/wp-content/uploads/2012/02/Fiom-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" /></a>Ha proprio ragione il premier Mario Monti a dire: che monotonia. Solo che a darmi noia non è il fatto che pochi fortunati godano ancora della sicurezza del posto fisso (tra l&#8217;altro vien da chiedersi se nel bel mezzo di una crisi devastante esista ancora un lavoro “sicuro”). Bensì il fatto che da oltre dieci anni il dibattito pubblico sul lavoro sia incentrato sugli stessi dogmi. Libertà di licenziamento, flessibilità del lavoro, cancellazione dei contratti nazionali. Tutti ricordiamo la grande mobilitazione del 2002 contro l&#8217;abolizione dell&#8217;articolo 18, le battaglie della Fiom in difesa del contratto nazionale, le lotte contro la precarietà. In quegli anni un vasto fronte di sinistra capì che dietro il ritornello della flessibilità del lavoro si celava una precisa strategia di classe: bonificare l&#8217;economia da ogni influenza del sindacato, lasciando solo e senza difese ogni singolo lavoratore dinanzi al potere dell&#8217;impresa e del mercato. Il ritornello lo conosciamo bene, è quello del neoliberismo, del turbocapitaslimo, che tanti adepti ha avuto anche nella nostra sinistra moderata.</p>
<p style="text-align: justify;">Dopo dieci anni di lotte, eccoci al punto di partenza. Il programma politico del governo Monti sul lavoro appare identico a quello dei governi Berlusconi. Difficile trovare differenze tra Maroni, Sacconi e Fornero. E Marchionne sta portando a compimento quello che Confindustria chiede da un decennio. Solo che in mezzo c&#8217;è una crisi economica, quella scoppiata in America nel 2008 e drammaticamente amplificata in Europa in questi mesi. La quale ha dimostrato che quei dogmi erano fallaci, errati, controproducenti. Il governo – così come l&#8217;Europa, d&#8217;altronde &#8211; prova a curare la malattia iniettando in corpo lo stesso virus che l&#8217;ha procurata.</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-3184"></span>L&#8217;ultima offensiva contro i diritti del lavoro, quella di questi ultimi mesi, è la più pericolosa. Per vari motivi. In primis la crisi economica rende più complessa una reazione: è difficile scioperare quando si è in cassa integrazione. E forte, per molti lavoratori duramente colpiti dalla recessione, è la spinta a conformarsi, ad abbandonare la lotta. L&#8217;abbiamo visto a Melfi e a Taranto, dove gruppi di iscritti alla Fiom hanno deciso di lasciare l&#8217;organizzazione, per rifugiarsi nella Cisl. Poi c&#8217;è la debolezza della sinistra politica, finora incapace di alzare una voce chiara e forte contro l&#8217;attacco in corso ai diritti del lavoro. Eppure, proprio ora che la battaglia è più dura, non possiamo alzare bandiera bianca.</p>
<p style="text-align: justify;">La manifestazione dell&#8217;11 febbraio, indetta dalla Fiom Cgil, è fondamentale proprio per questo. Serve a mettere in campo una controffensiva. Come sappiamo la Fiom è sotto attacco proprio nelle più importanti fabbriche del Paese, nella Fiat. Ad essa è negato anche il diritto di indire assemblee, di scioperare, di ricevere i contributi sindacali. I suoi iscritti sono vittime della stretta padronale, sono tenuti fuori dalle fabbriche, vengono vessati dai capi. I contratti capestro firmati da Cisl, Uil e Ugl vengono applicati senza che ai lavoratori sia stato permesso di esprimersi con un voto. Come sempre, la battaglia per i diritti del lavoro è anche una battaglia per la democrazia. E se manca la democrazia nelle fabbriche, manca nell&#8217;intero Paese. Anche per questo non possiamo far altro che stare a fianco della Fiom. Pronti a non cedere neppure di un passo.</p>
<div id="tweetbutton3184" class="tw_button" style="float:right;margin-left:10px;"><a href="http://twitter.com/share?url=http%3A%2F%2Fwww.claudiograssi.org%2Fwordpress%2F2012%2F02%2Fcon-la-fiom%2F&amp;text=Con%20la%20FIOM&amp;related=&amp;lang=en&amp;count=none&amp;counturl=http%3A%2F%2Fwww.claudiograssi.org%2Fwordpress%2F2012%2F02%2Fcon-la-fiom%2F" class="twitter-share-button"  style="width:55px;height:22px;background:transparent url('http://www.claudiograssi.org/wordpress/wp-content/plugins/wp-tweet-button/tweetn.png') no-repeat  0 0;text-align:left;text-indent:-9999px;display:block;">Tweet</a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Caro Vendola, fai più chiarezza</title>
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		<pubDate>Sat, 21 Jan 2012 18:16:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<a href="http://www.claudiograssi.org/wordpress/2012/01/caro-vendola-fai-piu-chiarezza/"><img align="left" hspace="5" width="150" height="150" src="http://www.claudiograssi.org/wordpress/wp-content/uploads/2012/01/Shadow_of_the_Light_by_gilad-150x150.jpg" class="alignleft wp-post-image tfe" alt="" title="Shadow_of_the_Light_by_gilad" /></a>Se è vero che il pericolo di una svolta autoritaria è concreto, è sempre più urgente e necessario moltiplicare gli sforzi per costruire la più vasta unità della sinistra politica e sociale, affinché il disagio dilagante nella società trovi un riferimento, interlocutori credibili, interpreti efficaci. Rivolgiamo questo appello unitario a tutti: alle forze politiche e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="sommario" style="padding-bottom: 5px; text-align: justify;"><a href="http://www.claudiograssi.org/wordpress/wp-content/uploads/2012/01/Shadow_of_the_Light_by_gilad.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-3157" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" title="Shadow_of_the_Light_by_gilad" src="http://www.claudiograssi.org/wordpress/wp-content/uploads/2012/01/Shadow_of_the_Light_by_gilad-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" /></a>Se è vero che il pericolo di una svolta autoritaria è concreto, è sempre più urgente e necessario moltiplicare gli sforzi per costruire la più vasta unità della sinistra politica e sociale, affinché il disagio dilagante nella società trovi un riferimento, interlocutori credibili, interpreti efficaci. Rivolgiamo questo appello unitario a tutti: alle forze politiche e di movimento, al centro e sui territori<br />
Si ha l&#8217;impressione che, forse per l&#8217;inconsapevole timore di guardare in faccia una realtà inquietante, stentiamo spesso a mettere insieme i diversi pezzi di analisi di cui, pure, siamo in possesso. Dell&#8217;estrema gravità della situazione sociale causata dalla crisi siamo tutti ben consapevoli. Meno, forse, dei pericoli che essa comporta.<br />
Limitiamoci a ricordare due sintomi della macelleria sociale in atto: la catena di suicidi di lavoratori rimasti senza lavoro e senza prospettive, e di piccoli imprenditori, strozzati dalla stretta del credito e dalla perdita di commesse; e la cacciata della Fiom dalle fabbriche &#8211; segnale di un&#8217;autentica regressione protofascista &#8211; mentre la ministra del Lavoro insiste (in continuità con il predecessore) sulla necessità di cancellare le garanzie contro i licenziamenti arbitrari.<br />
Ma questa è solo una faccia della medaglia. L&#8217;altra &#8211; che consideriamo come se si trattasse di un altro pianeta e che è invece strettamente connessa alla prima &#8211; è il concreto rischio di una svolta autoritaria. Ci ricordiamo dei rigurgiti populisti e del ribollire di un sottosuolo imbevuto di ignoranza e di odio quando registriamo le sconcezze razziste della Lega di Bossi e Borghezio (e di quel consigliere comunale di Albenga che invoca il ripristino dei forni crematori) e quando le nostre città sono teatro di pogrom o di fatti di sangue, com&#8217;è accaduto da ultimo a Torino e a Firenze. Ma questa componente della scenario sociale è un dato strutturale, che minaccia di saldarsi, con effetti disastrosi, alle conseguenze sociali della crisi economica. L&#8217;Italia ha una storia inequivocabile, che dovrebbe allarmare, come debbono inquietare i fatti di Ungheria e i sondaggi francesi che documentano un&#8217;incalzante espansione del bacino elettorale del Front National.<br />
<span id="more-3156"></span>Quali rischiano di essere le conseguenze politiche dei contraccolpi sociali della crisi? Davvero ci sarebbe da stupirsi se &#8211; dato il generale disorientamento politico di massa &#8211; emergesse anche da noi la diffusa invocazione di una guida forte, di un salvatore della patria? Quando si è perso tutto, come sta accadendo a tanta gente che resta senza reddito e senza speranze per sé e per la propria famiglia, la partecipazione e la democrazia sembrano inutili lussi. E davvero dovremmo meravigliarci se l&#8217;indicazione di colpevoli o nemici interni servisse a convogliare risentimenti diffusi nel sostegno a una svolta autoritaria?<br />
Non solo grave, dunque, ma anche gravida di pericoli è la situazione che si è venuta producendo a seguito della crisi e delle sciagurate politiche praticate dai governi Berlusconi e Monti. Anche in relazione al governo in carica diciamo politica, poiché tale &#8211; e pessima &#8211; è la scelta di far pagare i costi del malgoverno (neoliberismo, declino industriale, iniquità ed evasione fiscale) e della speculazione finanziaria sempre e soltanto al lavoro, tagliando il welfare e i trasferimenti agli enti locali, e aumentando tariffe, accise e imposte indirette. A dirlo non siamo soltanto noi comunisti, da sempre persuasi che la politica economica sia cosa troppo seria e importante perché la sia abbandoni all&#8217;irrazionalità dei «mercati» e la si definisca in base agli interessi &#8211; necessariamente di breve &#8211; del capitale privato. Fermi atti di accusa contro le politiche rigoriste (leggi: recessive) sono pronunciate ogni giorno da autorevoli voci della cultura borghese democratica e da fior di economisti come Paul Krugman e Joseph Stiglitz.<br />
Proprio Stiglitz qualche giorno fa ha scritto parole inequivocabili in proposito. Se i governi abbandonassero l&#8217;ossessione distruttiva per l&#8217;«austerità» e affrontassero problemi a lungo termine (politiche ambientali ed equità fiscale) si porrebbero valide premesse per una dinamica espansiva capace di ridurre massicciamente la disoccupazione e di far crescere in misura rilevante la domanda aggregata. Al contrario, le politiche di «risanamento» e pareggio acuiscono la recessione perché ostacolano la crescita, senza la quale la crisi del debito è destinata a inasprirsi. Sono osservazioni di puro buon senso, che auspicheremmo suscitassero anche l&#8217;attenzione del nostro presidente della Repubblica, il cui messaggio augurale di fine d&#8217;anno ha colpito soprattutto per la sicurezza con cui Napolitano sposa &#8211; sino a presentarla come l&#8217;unica sensata, anzi come la sola possibile &#8211; una opinabile e discussa interpretazione delle cause della crisi e, soprattutto, dei rimedi per superarla.<br />
Ma, a fronte delle responsabilità dei governi (e delle forze politiche che via via li sostengono), risaltano anche quelle della sinistra. Le persistenti divisioni tra le forze organizzate sono un problema che diviene, ogni giorno di più, una colpa grave. Se è vero che il pericolo di una svolta autoritaria è concreto, è sempre più urgente e necessario moltiplicare gli sforzi per costruire la più vasta unità della sinistra politica e sociale, affinché il disagio dilagante nella società trovi un riferimento, interlocutori credibili, interpreti efficaci: insomma, una rappresentanza che non sia quella delle forze che mirano a precipitare il Paese in nuove tragiche avventure!<br />
Rivolgiamo questo appello unitario a tutti i soggetti della sinistra politica e sociale, senza eccezione: alle forze politiche e di movimento, al centro e sui territori. Lo rivolgiamo anche a Sel e a Nichi Vendola, nella cui intervista apparsa su l&#8217;Unità di domenica 15 gennaio abbiamo colto un cambiamento di linea nel segno della consapevolezza che il necessario confronto col Pd debba svilupparsi su basi programmatiche avanzate. Ma proprio per questo confessiamo di non comprendere l&#8217;unilateralità del suo sguardo e dell&#8217;argomentazione. A questo punto l&#8217;ostentata omissione della Fds dal quadro degli interlocutori presi in considerazione rischia di apparire una conventio ad excludendum: una riproposizione dell&#8217;antico «fattore K», tanto più sconcertante alla luce della biografia politica del presidente della Puglia.<br />
Siamo convinti che non sia questa l&#8217;intenzione di Vendola, e che egli sia ben consapevole che oggi ogni sforzo debba mirare all&#8217;obiettivo di ricostruire il più ampio schieramento di forze di alternativa. Per questo ci auguriamo che trovi presto l&#8217;occasione di tornare sui temi della sua intervista (la necessità che la sinistra non si lasci attrarre nell&#8217;orbita di politiche destrorse e, al contrario, operi per un&#8217;agenda politica fondata su inderogabili priorità, a cominciare dalla giustizia sociale e dai diritti del lavoro) e di riformulare in termini più inclusivi la propria proposta politica. Le drammatiche conseguenze della crisi aprono profonde crepe nel rapporto di fiducia tra l&#8217;elettorato e i partiti che sostengono il governo (la somma degli indecisi e delle astensioni supera ormai la metà del corpo elettorale) e offrono alla sinistra una straordinaria opportunità. Ma è in gioco anche una grande responsabilità, alla quale ciascuno ha l&#8217;onere di far fronte.<br />
<br />
Alberto Burgio<br />
Claudio Grassi</p>
<div id="tweetbutton3156" class="tw_button" style="float:right;margin-left:10px;"><a href="http://twitter.com/share?url=http%3A%2F%2Fwww.claudiograssi.org%2Fwordpress%2F2012%2F01%2Fcaro-vendola-fai-piu-chiarezza%2F&amp;text=Caro%20Vendola%2C%20fai%20pi%C3%B9%20chiarezza&amp;related=&amp;lang=en&amp;count=none&amp;counturl=http%3A%2F%2Fwww.claudiograssi.org%2Fwordpress%2F2012%2F01%2Fcaro-vendola-fai-piu-chiarezza%2F" class="twitter-share-button"  style="width:55px;height:22px;background:transparent url('http://www.claudiograssi.org/wordpress/wp-content/plugins/wp-tweet-button/tweetn.png') no-repeat  0 0;text-align:left;text-indent:-9999px;display:block;">Tweet</a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Forconi</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Jan 2012 14:29:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<a href="http://www.claudiograssi.org/wordpress/2012/01/forconi/"><img align="left" hspace="5" width="150" height="150" src="http://www.claudiograssi.org/wordpress/wp-content/uploads/2012/01/forcone_zavattini-150x150.jpg" class="alignleft wp-post-image tfe" alt="" title="forcone_zavattini" /></a>Quanto sta avvenendo in Sicilia merita una discussione ed un approfondimento. Come contributo per aprire la discussione su un fatto così importante posto un commento di Vincenzo &#8211; compagno siciliano che interviene spesso nel blog &#8211; e di Davide Guastella, altro compagno Siciliano. Linko inoltre il dibattito che, sullo stesso argomento, si è sviluppato sul [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.claudiograssi.org/wordpress/wp-content/uploads/2012/01/forcone_zavattini.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-3148" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" title="forcone_zavattini" src="http://www.claudiograssi.org/wordpress/wp-content/uploads/2012/01/forcone_zavattini-142x300.jpg" alt="" width="159" height="339" /></a>Quanto sta avvenendo in Sicilia merita una discussione ed un approfondimento.<br />
Come contributo per aprire la discussione su un fatto così importante posto un commento di Vincenzo &#8211; compagno siciliano che interviene spesso nel blog &#8211; e di Davide Guastella, altro compagno Siciliano. Linko inoltre il dibattito che, sullo stesso argomento, si è sviluppato sul mio profilo di facebook. Dite la vostra.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Forconi e forchettoni</strong> di <em>Vincenzo</em><br />
Ho partecipato per un certo periodo al movimento dei cobas dell’agricoltura di qualche anno fa. Non sono agricoltore di professione, ma lo faccio per diletto. Oggi l’agricoltura la si può fare solo per diletto, quindi pagando per esso. Soprattutto per le piccole e medie aziende agricole il reddito è scomparso, si lavora in perdita. Sappiamo perchè: crollo dei prezzi dei prodotti agricoli a causa della globalizzazione selvaggia che inonda i nostri mercati di merce che odora dello schiavismo praticato nei paesi di origine, aumento insopportabile di carburanti, sementi e fertilizzanti; quasi nessuno aiuto da parte delle istituzioni in nome dell’ideologia del liberismo per cui lo stato non deve intervenire nell’economia. Questo disastro ha nomi e cognomi: la classe dirigente regionale, nazionale ed europea che di questa ideologia, imposta a livello mondiale dalle grandi corporazioni multinazionali è stata interprete e serva. Classe dirigente non è solo quella politica, ma anche le sue costole economico-finanziarie che sulla crisi da esse determinate si sono ulteriormente arricchite a danno di miliardi di persone, i più deboli del pianeta. Se questo è il quadro e le cose stanno così il movimento deve cacciare a calci in culo i mestatori e gli approfittatori che hanno convissuto parassitariamente con il sistema e deve pretendere che deve essere invertita la rotta della politica, rottamando quanti hanno responsabilità nel determinare la crisi.</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-3147"></span>Allora, ascari che si sono asserviti al potente di turno, tipo Scilipoti con Berlusconi, che hanno la responsabilità primaria della crisi per quanto riguarda la Sicilia,non possono avere spazio in questo movimento che in sé esprime la giusta e sacrosanta aspirazione ad avere condizioni di vita vivibile. Voglio ricordare che il signore arruolatosi alla corte di Arcore faceva discorsi di fuoco contro la legge berlusconiana che la privatizzava, per la difesa dell’acqua pubblica, ai tempi in cui si raccoglievano le firme per la legge nazionale di iniziativa popolare(rimasta poi nei cassetti del parlamento a maggioranza scilipotiana). Lo stesso non ha mosso un dito quando il suo governo spostava i fondi FAS dalle aree sottosviluppate, quindi Sud, ai bovari di Bossi in Padania. Se il movimento non fa le dovute distinzioni e si lascia pascere dai mistificatori di professione, dai forchettoni, nella vana illusione di godere dell’appoggio dei politici “potenti” ha già fallito in partenza, come dimostra la fine dei tanti movimenti che non si sono posti l’obiettivo di un’alternativa generale dentro cui porre la specificità delle sue esigenze. In conclusione, massima comprensione e solidarietà per le ragioni della protesta che investono la possibilità della stessa esistenza quotidiana dei piccoli lavoratori autonomi; sapendo che essa può trasformarsi in avversione non appena i dirigenti e i caporioni del movimento cercheranno di, visto che siamo in Sicilia, “arruffianarisi” col potere, illudendo le migliaia di persone che in buona fede stanno facendo sacrifici immensi in questo periodo per un legittimo riscatto della loro dignità.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La protesta dei forconi</strong> di <em>Davide Guastella</em><br />
La protesta dei forconi presenta una piattaforma di problematiche condivisibile. Esiste però una strana anomalia che noi abbiamo notato sin da subito. Il profondo disagio economico che migliaia di microimprese agricole, commerciali, artigianali dell’isola vivono da oltre un decennio è stato catalizzato e organizzato dai grossi gruppi che gestiscono i trasporti (non dagli autotrasportatori) e la commercializzazione (non i commercianti) dei prodotti agricoli siciliani. In quei settori dove troppo spesso si annida quella che il procuratore Grasso è arrivato anche a definire borghesia mafiosa.<br />
Questo movimento che di spontaneo ha ben poco ha organizzato in punti strategici fermi e blocchi con la violenza (vedi i due casi di accoltellamento) e ha imposto la chiusura dei mercati agricoli più importanti. Guarda caso la risposta, per la prima volta, è stata immediata. Cosa strana e singolare in una terra dove l’immobilismo è la regola.<br />
Poche ore prima che iniziasse il blocco una delegazione di “forconi” si era incontrata col presidente della regione, a fronte di quell’incontro in cui il presidente Lombardo diceva che le responsabilità erano dell’Europa e da lì il blocco dell’economia siciliana. Dopo due giorni di protesta la stessa delegazione si incontrerà a breve nuovamente con il presidente Lombardo per ottenere cosa? Se tutto dipendeva da Bruxelles (risposta che Lombardo ha dato ai forconi venerdì scorso) dopo solo due giorni cosa è cambiato? Perché non si poteva trovare prima l’accordo? Perché i cittadini devono subire enormi disagi? Perché gli agricoltori dovranno subire l’ennesima mazzata, buttando decine di tonnellate di prodotto? Perché questa prova di forza ha visto schierati all’unisono tutti i network siciliani? Perché attaccare la politica in modo generico per poi rivolgersi e rivalutare sempre i soliti noti cioè i responsabili di questo sfascio economico e sociale? Cosa ci fa il presidente Zamparini (presidente del Palermo calcio) che guida un movimento che incita alla rivolta fiscale? Cosa ci fanno i dirigenti di forza nuova? Cosa fanno alcuni dirigenti regionali del PDL e dell’MPA, Grande sud mascherati da forconi? Infine ci chiediamo da dove vengono i fondi per tappezzare l’intera regione con manifesti che promuovono “forza d’urto”? Questa manifestazione intercetta il disagio, soffia sul fuoco della disperazione e alimenta il malcontento popolare che cova da tempo per le vessatorie misure economico fiscali introdotte dai governi (regionali e nazionali) di centro destra ma è di stampo reazionario e propone soluzioni corporativistiche inaccettabili.<br />
Il fatto che sia capeggiata dal centro destra è il chiaro segnale gattopardiano che punta a mantenere le garanzie dei soliti noti.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.facebook.com/grassi.cla/posts/1772647491849"><strong>DIBATTITO FACEBOOK</strong></a></p>
<div id="tweetbutton3147" class="tw_button" style="float:right;margin-left:10px;"><a href="http://twitter.com/share?url=http%3A%2F%2Fwww.claudiograssi.org%2Fwordpress%2F2012%2F01%2Fforconi%2F&amp;text=Forconi&amp;related=&amp;lang=en&amp;count=none&amp;counturl=http%3A%2F%2Fwww.claudiograssi.org%2Fwordpress%2F2012%2F01%2Fforconi%2F" class="twitter-share-button"  style="width:55px;height:22px;background:transparent url('http://www.claudiograssi.org/wordpress/wp-content/plugins/wp-tweet-button/tweetn.png') no-repeat  0 0;text-align:left;text-indent:-9999px;display:block;">Tweet</a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Più uniti, più forti</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Jan 2012 15:44:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<a href="http://www.claudiograssi.org/wordpress/2012/01/piu-uniti-piu-forti/"><img align="left" hspace="5" width="150" height="150" src="http://www.claudiograssi.org/wordpress/wp-content/uploads/2012/01/Colors-150x150.jpg" class="alignleft wp-post-image tfe" alt="" title="Colors" /></a>Il Comitato Politico Nazionale che si è svolto il 14 e 15 gennaio &#8211; il primo dopo il Congresso di Napoli &#8211; è stato positivo. Alla fine del post troverete i link con tutti i materiali: i componenti della nuova direzione nazionale, il documento politico proposto e approvato dalla segreteria nazionale, il documento respinto presentato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://web.rifondazione.it/archivio/cpn/120115/120115direzione.html"><img class="alignleft size-medium wp-image-3138" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" title="Colors" src="http://www.claudiograssi.org/wordpress/wp-content/uploads/2012/01/Colors-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a>Il Comitato Politico Nazionale che si è svolto il 14 e 15 gennaio &#8211; il primo dopo il Congresso di Napoli &#8211; è stato positivo.<br />
Alla fine del post troverete i link con tutti i materiali: i componenti della nuova direzione nazionale, il documento politico proposto e approvato dalla segreteria nazionale, il documento respinto presentato congiuntamente dalla seconda e terza mozione congressuale, gli ordini del giorno approvati.<br />
Quali sono gli elementi positivi che ho colto?<br />
In primo luogo un clima più disteso tra le compagne e i compagni.<br />
Questo non è un dettaglio. È il frutto del congresso di Napoli che, pur con tutti i limiti, ha segnato un passo avanti verso un superamento delle nostre divisioni interne. Divisioni spesso prodotte più da irrigidimenti reciproci che non da reali divergenze politiche.<br />
Non è che tutto sia risolto. Problemi al centro e in alcuni territori restano. Ma il modo con cui si stanno affrontando &#8211; quello della condivisone e del confronto &#8211; aiuta questo processo. Dobbiamo dargli continuità.<br />
Non si tratta di un dettaglio ed è per questo che pongo questo aspetto positivo come quello principale.<br />
Lo faccio perché sono convinto che da esso ne discendano altri.</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-3137"></span>A partire dal fatto che in questo Cpn abbiamo avuto &#8211; ed era tanto tempo che non si verificava &#8211; una buona parte dei compagni e delle compagne che sono intervenute che ha parlato delle loro esperienze locali, dei problemi che vivono nei territori. Anche molti degli interventi dei dirigenti nazionali si sono caratterizzati sui problemi e sulle iniziative che attengono al loro settore di lavoro piuttosto che a ragionamenti di carattere generale.<br />
Tutto questo ha dato il senso di un partito che lavora, che fa tutto il possibile per ricostruire una propria presenza politica e una propria credibilità logoratasi negli anni passati.<br />
Dobbiamo implementare questa tendenza. Solo rafforzando questa modalità rendiamo di nuovo &#8220;belle&#8221; e interessanti le riunioni dei nostri organismi dirigenti. Un comitato politico nazionale che anziché essere principalmente una passerella dove i vari dirigenti si confrontano, torni ad essere un luogo di dibattito a tutto campo,  di socializzazione di esperienze, di possibilità per il compagno/a del territorio o del compagno/a giovane di poter intervenire senza sentirsi a disagio.<br />
E questo è un altro elemento positivo di questo Cpn. Diversi volti nuovi, spesso giovani e donne, hanno preso la parola e i loro interventi sono stati seguiti con attenzione.</p>
<p style="text-align: justify;">Un altro aspetto importante sta nel fatto che la linea uscita dal congresso di Napoli è stata ulteriormente precisata e, soprattutto, si sta cercando di metterla in pratica.<br />
Da questo punto di vista occorre dedicare il massimo impegno nell&#8217;organizzare sui territori, in modo unitario e aperto ai movimenti, la campagna contro il Governo Monti &#8220;paghi chi non ha mai pagato&#8221; e nel preparare bene la partecipazione alle prossime scadenze nazionali come lo sciopero dei sindacati di base del 27 gennaio e, soprattutto, la manifestazione nazionale della FIOM dell&#8217; 11 febbraio.<br />
Sulla valutazione del confronto politico a sinistra &#8211; nel dibattito &#8211; ci sono stati anche accenti diversi. In particolare sul fatto se sia giusto individuare nell&#8217;Idv il soggetto politico con il quale stabilire una &#8220;corsia preferenziale&#8221;. Nelle conclusioni Ferrero ha chiarito che non si tratta di stabilire delle priorità nell&#8217;interlocuzione a sinistra, ma che per noi è importante utilizzare tutte le possibilità che ci sono per riuscire a trovare delle convergenze che ci consentano di uscire dall&#8217;isolamento. Da questo punto di vista l&#8217;esperienza di Napoli &#8211; pur con tutte le sue contraddizioni &#8211; e la coalizione tra noi e Idv che si profila a Palermo sono fatti importanti che vanno valorizzati. In ogni caso il quadro politico che sembra consolidarsi attorno al Governo Monti fino alla fine della legislatura sta determinando anche in Sel una modifica della propria proposta politica. Proprio durante il Cpn infatti Vendola ha rilasciato una intervista su l&#8217;Unità (anche di questa troverete il link alla fine dell&#8217;articolo) dove si ipotizza una coalizione Sel Idv alternativa al Pd, qualora il partito di Bersani decidesse di fare una coalizione con il Terzo Polo. Sono elementi nuovi, di movimento del quadro politico, che devono indurci a perseguire con maggiore coraggio e determinazione la linea unitaria decisa al congresso di Napoli.</p>
<p style="text-align: justify;">Un&#8217;ultima considerazione che si ricollega al post precedente su Liberazione. Era il primo Cpn dopo la sospensione delle pubblicazioni. Ebbene nonostante il segretario ne abbia parlato nella relazione e sulla vicenda si siano soffermati il direttore Dino Greco e l&#8217;amministratore Marco Gelmini, sia stato letto un comunicato delle lavoratrici e dei lavoratori (anche di questo trovate il link alla fine del post) e sia stato distribuito e votato un Odg della segreteria nazionale, sono stati pochissimi gli interventi (non più di 5 su oltre 60 intervenuti) che hanno parlato di Liberazione. Non voglio ricavare nessuna conclusione da questo fatto, ma penso debba fare riflettere sia il partito sia il giornale.<strong></strong><a href="http://web.rifondazione.it/archivio/cpn/120115/120115direzione.html"><strong><br />
</strong></a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://web.rifondazione.it/archivio/cpn/120115/120115direzione.html"><strong></strong><strong>COMPONENTI DIREZIONE NAZIONALE</strong></a><br />
<a href="http://web.rifondazione.it/archivio/cpn/120115/120115documento_segreteria.html"><strong>DOCUMENTO POLITICO APPROVATO</strong></a> (proposto dalla Segreteria nazionale)<br />
<strong><a href="http://web.rifondazione.it/archivio/cpn/120115/120115doc_respinto.html">DOCUMENTO POLITICO RESPINTO</a> </strong>(presentato da seconda e terza mozione congressuale)<br />
<strong>ORDINI DEL GIORNO APPROVATI</strong>: <strong><a href="http://web.rifondazione.it/archivio/cpn/120115/120115odg_liberazione.html">Liberazione</a> &#8211; <a href="http://web.rifondazione.it/archivio/cpn/120115/120115odg_pareggiobilancio.html">Pareggio di Bilancio in Costituzione</a> &#8211; <a href="http://web.rifondazione.it/archivio/cpn/120115/120115odg_acqua.html">Giù le mani dall&#8217;acqua<br />
</a><a href="http://www.claudiograssi.org/wordpress/wp-content/uploads/2012/01/Intervista-Vendola.doc">INTERVISTA NICHI VENDOLA</a><a href="http://web.rifondazione.it/archivio/cpn/120115/120115odg_acqua.html"><br />
</a><a href="http://www.claudiograssi.org/wordpress/wp-content/uploads/2012/01/Salviamo-insieme-Liberazione.doc">COMUNICATO LAVORATORI LIBERAZIONE</a><a href="http://web.rifondazione.it/archivio/cpn/120115/120115odg_acqua.html"><br />
</a></strong></p>
<p style="text-align: justify;">
<div id="tweetbutton3137" class="tw_button" style="float:right;margin-left:10px;"><a href="http://twitter.com/share?url=http%3A%2F%2Fwww.claudiograssi.org%2Fwordpress%2F2012%2F01%2Fpiu-uniti-piu-forti%2F&amp;text=Pi%C3%B9%20uniti%2C%20pi%C3%B9%20forti&amp;related=&amp;lang=en&amp;count=none&amp;counturl=http%3A%2F%2Fwww.claudiograssi.org%2Fwordpress%2F2012%2F01%2Fpiu-uniti-piu-forti%2F" class="twitter-share-button"  style="width:55px;height:22px;background:transparent url('http://www.claudiograssi.org/wordpress/wp-content/plugins/wp-tweet-button/tweetn.png') no-repeat  0 0;text-align:left;text-indent:-9999px;display:block;">Tweet</a></div>]]></content:encoded>
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		<title>A proposito di Liberazione</title>
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		<pubDate>Thu, 12 Jan 2012 10:03:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Partito]]></category>
		<category><![CDATA[Liberazione]]></category>

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		<description><![CDATA[<a href="http://www.claudiograssi.org/wordpress/2012/01/limpegno-senza-riserve-per-sostenere-liberazione/"><img align="left" hspace="5" width="150" src="http://www.claudiograssi.org/wordpress/wp-content/uploads/2012/01/libe-accesa-300x194.jpg" class="alignleft wp-post-image tfe" alt="" title="libe-accesa" /></a>L&#8217;edizione di Liberazione di ieri pubblica una intervista a Roberto Morea, segretario del circolo Prc di Trastevere. Ad un certo punto Morea dice: « L&#8217;idea che attraverso lo strumento economico si possano avviare epurazioni politiche, come già accaduto in passato, (corsivo mio) &#8211; spiega Morea &#8211; mi ferisce profondamente». Mai come in questo caso vale [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.claudiograssi.org/wordpress/wp-content/uploads/2012/01/libe-accesa.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-3132" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" title="libe-accesa" src="http://www.claudiograssi.org/wordpress/wp-content/uploads/2012/01/libe-accesa-300x194.jpg" alt="" width="300" height="194" /></a>L&#8217;edizione di Liberazione di ieri pubblica una intervista a Roberto Morea, segretario del circolo Prc di Trastevere.<br />
Ad un certo punto Morea dice: « L&#8217;idea che attraverso lo strumento economico si possano avviare epurazioni politiche, come già accaduto in passato, (corsivo mio) &#8211; spiega Morea &#8211; mi ferisce profondamente».<br />
Mai come in questo caso vale il detto, «ci sono casi in cui le parole sono pietre!».<br />
Se la lingua italiana ha ancora un senso in quella frase si dice che Rifondazione oggi starebbe usando le difficoltà economiche del giornale per effettuare epurazioni e che questo sistema sarebbe stato utilizzato anche in passato.<br />
Sono indignato e vorrei che il compagno argomentasse quanto ha scritto con fatti precisi. Perché non solo quanto detto non è vero, ma lo è esattamente il contrario!<br />
I compagni e le compagne che leggono Liberazione conoscono bene come stanno le cose, ma dopo affermazioni così gravi val la pena di chiarire.<br />
Nessuno è mai stato mandato via dal giornale per le sue idee politiche. Anzi, sfido a trovare altri casi di giornali di partito che hanno avuto ed hanno una vera autonomia quale è stata quella di cui ha goduto Liberazione in tutti questi anni.</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-3129"></span>Rifondazione non solo non ha mai usato le difficoltà economiche «per fare epurazioni» a Liberazione, ma è sempre intervenuta con le proprie risorse coprendo disavanzi di gestione anche assai rilevanti. Solo negli ultimi quattro anni l&#8217;esborso del partito per coprire il disavanzo del giornale è stato pari a circa 7 milioni di euro.<br />
In particolare, dopo il congresso di Chianciano del 2008, l&#8217;attuale gruppo dirigente ha gestito una situazione a dir poco drammatica. Liberazione, con la gestione Sansonetti, aveva accumulato un deficit annuale di oltre tre milioni di euro e, contemporaneamente, in conseguenza del negativo risultato elettorale dell&#8217;Arcobaleno del 2008, come Prc ci siamo trovati senza parlamentari e senza finanziamento pubblico.<br />
Da allora ad oggi &#8211; grazie all&#8217;impegno rigoroso del precedente e dell&#8217;attuale amministratore e della direzione del giornale &#8211; è stata realizzato un processo di risanamento dei conti straordinario, al punto di essere riusciti a riportare il bilancio molto vicino al pareggio.<br />
Purtroppo &#8211; e qui stanno le ragioni della dolorosa decisione di sospendere la pubblicazione del quotidiano in versione cartacea &#8211; il governo ha drasticamente ridotto il fondo per l&#8217;editoria che finanzia i giornali di partito, di idee e cooperativi. Non avendo più la possibilità come partito di coprire in alcun modo l&#8217;enorme debito che si sarebbe prodotto continuando le pubblicazioni, abbiamo dovuto fare questa scelta per evitare il fallimento della società che edita il giornale! Oggi siamo costretti, speriamo solo momentaneamente, a sospendere l&#8217;edizione cartacea del giornale. Siamo in attesa di conoscere, per prendere decisioni a ragion veduta, a quanto ammonterà lo stanziamento per il nostro giornale per l&#8217;anno 2012 e stiamo facendo tutto il possibile, pur incontrando nel governo un muro di gomma, perché il fondo sia ripristinato in modo congruo. Non dipende da noi, come sanno tutti coloro che valutano questa vicenda in buona fede. Dipende dal governo e dalle sue scelte, tutt&#8217;altro che innocenti e neutrali. E allora sarebbe più utile che anziché parlare di epurazioni inesistenti e di prendersela con un partito che ha dato tutto per il suo giornale, si lavorasse tutti assieme per alimentare la sottoscrizione che abbiamo avviato e per cambiare le scelte del governo Monti.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><a href="http://www.claudiograssi.org/wordpress/wp-content/uploads/2012/01/15633_9019_11012012-006.pdf">ARTICOLO R. MOREA (Liberazione 11 gennaio 2012)</a></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.claudiograssi.org/wordpress/wp-content/uploads/2012/01/15667_9044_12012012-005.pdf"><strong>ARTICOLO P. FERRERO (Liberazione 12 gennaio 2012)</strong></a></p>
<div id="tweetbutton3129" class="tw_button" style="float:right;margin-left:10px;"><a href="http://twitter.com/share?url=http%3A%2F%2Fwww.claudiograssi.org%2Fwordpress%2F2012%2F01%2Flimpegno-senza-riserve-per-sostenere-liberazione%2F&amp;text=A%20proposito%20di%20Liberazione&amp;related=&amp;lang=en&amp;count=none&amp;counturl=http%3A%2F%2Fwww.claudiograssi.org%2Fwordpress%2F2012%2F01%2Flimpegno-senza-riserve-per-sostenere-liberazione%2F" class="twitter-share-button"  style="width:55px;height:22px;background:transparent url('http://www.claudiograssi.org/wordpress/wp-content/plugins/wp-tweet-button/tweetn.png') no-repeat  0 0;text-align:left;text-indent:-9999px;display:block;">Tweet</a></div>]]></content:encoded>
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		<title>La parte del Paese che non si arrende</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Jan 2012 15:06:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudio</dc:creator>
				<category><![CDATA[interna]]></category>

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		<description><![CDATA[<a href="http://www.claudiograssi.org/wordpress/2012/01/la-parte-del-paese-che-non-si-arrende/"><img align="left" hspace="5" width="150" height="150" src="http://www.claudiograssi.org/wordpress/wp-content/uploads/2012/01/manifestazione_-150x150.jpg" class="alignleft wp-post-image tfe" alt="" title="manifestazione_" /></a>Che il governo Monti sarebbe stato una iattura per i lavoratori, i pensionati e i ceti deboli del nostro Paese era ampiamente prevedibile ed era stato da noi ampiamente previsto. Giova però, a due mesi dal suo insediamento, ribadire una serie di concetti al fine di motivare e dettagliare al meglio la nostra proposta politica. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.claudiograssi.org/wordpress/wp-content/uploads/2012/01/manifestazione_.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-3122" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" title="manifestazione_" src="http://www.claudiograssi.org/wordpress/wp-content/uploads/2012/01/manifestazione_-300x199.jpg" alt="" width="347" height="230" /></a>Che il governo Monti sarebbe stato una iattura per i lavoratori, i pensionati e i ceti deboli del nostro Paese era ampiamente prevedibile ed era stato da noi ampiamente previsto.<br />
Giova però, a due mesi dal suo insediamento, ribadire una serie di concetti al fine di motivare e dettagliare al meglio la nostra proposta politica.<br />
Il primo elemento che non va dimenticato è che ci troviamo di fronte ad un governo che, per come si è insediato e per la sua composizione non ha come problema principale quello di preoccuparsi del consenso rispetto alle azioni che compie. Da un punto di vista democratico è una situazione che fa riflettere. Monti e i suoi ministri non rispondono agli elettori, ma hanno il compito di fare quello che altri organismi &#8211; anche essi non legittimati da nessuna verifica democratica (Bce, borse, mercati, istituzioni sovranazionali) hanno stabilito che il nostro paese debba fare.<br />
Il secondo elemento è che – lungi dall’essere per questo motivo un governo di tecnici super partes  – l’esecutivo Monti è massimamente “politico”, perché ha prodotto intorno a sé la convergenza  del Pdl, del Pd e del Terzo Polo (come è già avvenuto in questi anni in altri Paesi europei, a partire dalla Germania).<br />
Coerentemente con ciò – e questo è il terzo dato di fatto – il segno delle politiche proposte è esattamente lo stesso che ha informato di sé, con poche differenze, le scelte dei governi degli ultimi vent’anni: un segno regressivo, padronale, privatizzatore e persino recessivo sul terreno dell’economia e della produzione.</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-3118"></span>Questo è vero sia per ciò che riguarda la manovra (che ha tagliato le pensioni, reintrodotto l’Ici sulla prima casa e aumentato la tassazione indifferenziata sui consumi, Iva e benzina) sia per la cosiddetta “fase 2”, nella quale si preparano nuove aumenti che peseranno per l’ennesima volta sulle condizioni economiche dei ceti deboli (a partire dai rincari delle utenze) e riforme strutturali – in tema di liberalizzazioni e mercato del lavoro – se possibile peggiorative del già compromesso quadro legislativo attuale. Si pensi alla paventata riforma del lavoro, che introdurrà, nei fatti, il diritto di licenziare entro i tre anni dall’assunzione senza alcun vincolo e alcuna clausola da parte delle imprese: un atto di macelleria sociale che, combinato alla legge 30, bene indica il grado di “equità” delle politiche sociali del governo.</p>
<p style="text-align: justify;">La verità – ed è questa la prima conclusione a cui giungiamo – è che tutto questo, lungi dall’essere il prodotto inevitabile della necessità di “sistemare i conti”, equivale alla somma di scelte politiche precise ognuna delle quali poteva essere evitata e contraddetta con provvedimenti di segno opposto.<br />
La controprova di questo ragionamento è in quello che si sarebbe potuto fare (si potrebbe ancora fare) e che invece non si è fatto (e si seguita a non fare): fare pagare l’Ici alla Chiesa, tassare i grandi patrimoni, le rendite, le speculazioni finanziarie, tassare i capitali già scudati, ridurre le pensioni faraoniche dei dirigenti d’impresa, fare lotta severa e seria all’evasione fiscale, tagliare le spese militari, a partire dagli aerei da guerra inutilmente comprati a prezzi semplicemente immorali.<br />
E allora, di fronte ad un simile governo, l’unica linea politica possibile è quella che investe nell’opposizione politica e sociale al governo e questo deve farlo la sinistra d’alternativa e non certo la Lega Nord, che per quanto si sforzi di ricostruire un profilo più di lotta che di palazzo, non può cancellare gli oltre dieci anni nei quali ha governato con Berlusconi, condividendo ogni legge e ogni manovra economica.</p>
<p style="text-align: justify;">Costruire l’opposizione, quindi. Un’opposizione che sia politica, sociale, di movimento. Rifondazione comunista e la Federazione della Sinistra propongono a quelle forze (Sel e Idv per prime) che hanno espresso contrarietà alle politiche di Monti di costruire subito un patto permanente di consultazione con l&#8217;obiettivo di costruire una alternativa di sinistra alle politiche del governo.<br />
Una alternativa che presti particolare attenzione al mondo del lavoro. Perchè il governo Monti non è separato da un clima ultraliberista e antioperaio che respira tutto il Paese, a partire dall&#8217;attacco della Fiat che, come avevamo denunciato, cercheranno di estendere a tutte le aziende. Da questo punto di vista è preoccupante che l’espulsione della Fiom-Cgil dalle fabbriche Fiat – un atto senza precedenti, di una gravità inaudita– non abbia scosso le forze politiche democratiche e non abbia prodotto una adeguata reazione.<br />
È anche questo, si sa, il segno di tempi duri e difficili che stiamo vivendo. Ma non siamo certo noi a rassegnarci e a chinare la testa, anzi!</p>
<p style="text-align: justify;">Il 20 gennaio accoglieremo a Roma Merkel e Sarkozy con una grande manifestazione di protesta; il 22 gennaio a Milano faremo una manifestazione contro la manovra in alternativa a quella della Lega Nord, il 27 gennaio parteciperemo allo sciopero generale del sindacalismo di base e l’11 febbraio saremo in piazza insieme alla Fiom nella giornata di mobilitazione straordinaria dei metalmeccanici. C’è una parte del Paese che non si arrende e che continua a lottare. Facciamola crescere.</p>
<p style="text-align: justify;">
<div id="tweetbutton3118" class="tw_button" style="float:right;margin-left:10px;"><a href="http://twitter.com/share?url=http%3A%2F%2Fwww.claudiograssi.org%2Fwordpress%2F2012%2F01%2Fla-parte-del-paese-che-non-si-arrende%2F&amp;text=La%20parte%20del%20Paese%20che%20non%20si%20arrende&amp;related=&amp;lang=en&amp;count=none&amp;counturl=http%3A%2F%2Fwww.claudiograssi.org%2Fwordpress%2F2012%2F01%2Fla-parte-del-paese-che-non-si-arrende%2F" class="twitter-share-button"  style="width:55px;height:22px;background:transparent url('http://www.claudiograssi.org/wordpress/wp-content/plugins/wp-tweet-button/tweetn.png') no-repeat  0 0;text-align:left;text-indent:-9999px;display:block;">Tweet</a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Scambiamoci gli auguri e le idee!</title>
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		<pubDate>Thu, 29 Dec 2011 09:28:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<a href="http://www.claudiograssi.org/wordpress/2011/12/scambiamoci-gli-auguri-e-le-idee/"><img align="left" hspace="5" width="150" height="150" src="http://www.claudiograssi.org/wordpress/wp-content/uploads/2011/12/idee_auguri-150x150.jpg" class="alignleft wp-post-image tfe" alt="" title="idee_auguri" /></a>Con questo post salutiamo il 2011. Quindi, prima di tutto, vorrei fare a tutti voi tantissimi auguri di buon anno. Sono molto contento che questo blog &#8211; questo spazio aperto di discussione e di confronto con voi &#8211; sia cresciuto nel tempo. Lo abbiamo visto nei contatti e nei commenti. Sono aumentati molto negli ultimi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">
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<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.claudiograssi.org/wordpress/wp-content/uploads/2011/12/idee_auguri.jpeg"><img class="alignleft size-medium wp-image-3107" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" title="idee_auguri" src="http://www.claudiograssi.org/wordpress/wp-content/uploads/2011/12/idee_auguri-300x199.jpg" alt="" width="340" height="226" /></a>Con questo post salutiamo il 2011. Quindi, prima di tutto, vorrei fare a tutti voi tantissimi auguri di buon anno. Sono molto contento che questo blog &#8211; questo spazio aperto di discussione e di confronto con voi &#8211; sia cresciuto nel tempo. Lo abbiamo visto nei contatti e nei commenti. Sono aumentati molto negli ultimi mesi. Nel corso del 2012 cercheremo di migliorare ulteriormente. A breve la veste grafica sarà modificata e il blog sarà arricchito di ulteriori contenuti.  Per quanto mi riguarda mi prendo l&#8217;impegno di inserire post con maggiore frequenza.<br />
Con queste poche righe di saluto di fine anno vorrei fare un breve bilancio del 2011 e qualche valutazione sul 2012.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Le difficoltà</strong></p>
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<p style="text-align: justify;">Difficile fare bilanci positivi in una situazione dove ormai da parecchi anni assistiamo ad un peggioramento della situazione economica (che incide soprattutto sui soggetti più deboli: giovani, lavoratori dipendenti, pensionati), ad un restringimento degli spazi democratici (leggi elettorali sempre più maggioritarie, attacco alla Costituzione, attacco alla libertà di informazione), ad un diffondersi della cultura della intolleranza (fenomeni di razzismo e omofobia). Nel 2011 si consuma l&#8217;attacco più pesante degli ultimi trenta anni al mondo del lavoro e alle sue conquiste (Marchionne, messa in discussione del Contratto nazionale, FIOM fuori dalle fabbriche). Sono continuate le guerre, mascherate da interventi umanitari (Libia, in sfregio alla nostra Costituzione). Quello che andiamo ripetendo da tempo e cioè che il problema non è solo Berlusconi, ma il berlusconismo e che non è sufficiente sconfiggere le destre, se non si sconfiggono le politiche di destra, si conferma come il vero nodo della questione. Lo vediamo proprio in questi giorni dove un Governo che ha sostituito Berlusconi e che è appoggiato anche da una parte del centrosinistra, attua politiche che non si discostano sostanzialmente da quelle precedenti.</p>
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<p style="text-align: justify;"><span id="more-3106"></span><strong>Le opportunità</strong></p>
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<p style="text-align: justify;">Tuttavia il 2011 ci consegna anche cose positive che non vanno sottovalutate. Ne sottolineo quattro.<br />
La prima è il risultato dei referendum del giugno scorso sull&#8217;acqua e il nucleare. Il fatto che la maggioranza della popolazione italiana si sia espressa contro la privatizzazione dell&#8217;acqua e il ritorno delle centrali &#8211; nonostante che tutte le forze politiche maggiori sostenessero il contrario &#8211; è un fatto rilevante che testimonia come certe battaglie, pur sostenute da minoranze, possano diventare maggioritarie.<br />
La conferma di ciò l&#8217;abbiamo avuta nel secondo elemento positivo che vorrei sottolineare e cioè il risultato delle elezioni amministrative. Il dato significativo di quelle elezioni è stato, infatti, che &#8211; al contrario di quanto teorizzato dalle teste d&#8217;uovo del centrosinistra in questi venti anni, e cioè che per vincere bisogna scegliere un candidato di centro e avanzare un programma moderato &#8211; in grandi città (Milano, Napoli, Cagliari) hanno vinto candidati di sinistra, nonostante i propositi iniziali della maggioranza del centrosinistra fossero altri.<br />
La terza cosa positiva o &#8211; se vogliamo &#8211; chiarificatrice, poiché produrrà, a mio parere, contraddizioni nell&#8217;ambito delle varie forze del centrosinistra, è il nuovo quadro politico che si è determinato con le dimissioni di Berlusconi e il seguente insediamento del governo Monti sostenuto da Pdl, Pd e Terzo polo. Da questo punto di vista il soggetto più esposto è il Pd, partito dove convivono due opzioni che divergono quasi su tutto. Da una parte l&#8217;opzione che vive questo governo come uno &#8220;stato di necessità&#8221;, ma che ritiene necessario riposizionare il partito in una coalizione che, semplificando, riassumiamo nella foto di Vasto. Dall&#8217;altra chi invece ritiene questa esperienza di Governo una opportunità per archiviare definitivamente quella foto, quindi quella coalizione, per costruirne una nuova che faccia perno prioritariamente col Terzo Polo e con pezzi in uscita dal Pdl. Sono gli stessi schieramenti dentro il Pd che si scontrano sul giudizio da dare sulla CGIL e sulle proposte di &#8220;riforma del mercato del lavoro&#8221;, art. 18 in primis.<br />
Ma anche Sel e Nichi Vendola si trovano spiazzati dal nuovo quadro politico. Non solo perché la foto di Vasto, appunto, è solo un ricordo, ma anche perché tutto il percorso tracciato prima della nascita del Governo Monti (alleanza di governo tra Pd, Idv e Sel e primarie), non ha più alcuna corrispondenza con la nuova realtà! Vendola cerca &#8211; in modo sempre meno efficace per la verità, come abbiamo visto nelle ultime apparizioni televisive &#8211; di confermare quella proposta, ma di fronte ad un Pd che vota la manovra, ad una Idv che vota contro e a Sel che non condivide, ma non vuole rompere col Pd, tutto diventa farraginoso e poco credibile.</p>
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<p style="text-align: justify;">Viceversa noi, come Prc, usciamo dal congresso con una proposta chiara, sostenuta da una ampia maggioranza, che &#8211; nel quadro politico dato &#8211; è giusta e trova una corrispondenza nella realtà. Si tratta della quarta e ultima cosa positiva che volevo sottolineare. Cosa dice questa proposta? Contro un governo che assume come progetto politico &#8211; come mission &#8211; le decisioni della Bce, occorre costruire una opposizione di sinistra. Una opposizione che critichi da sinistra le politiche liberiste sciaguratamente riproposte da questo Governo, che indichi le possibili alternative  e che sia la più ampia e unitaria possibile. Da questo punto di vista abbiamo apprezzato la scelta dell&#8217;Idv di non votare la manovra e speriamo si confermi in futuro. Auspichiamo che anche Sel si pronunci nettamente contro il Governo per poter fare assieme &#8211; ecco la proposta &#8211; Fds, Sel, Idv e tutti gli altri soggetti politici, movimenti, forze sindacali disponibili, un patto di consultazione che produca subito una unità d&#8217;azione contro le politiche di Monti e contro l&#8217;attacco di Marchionne e Confindustria al mondo del lavoro, alla FIOM e alla CGIL. Insomma quella sponda politica che già il 16 ottobre 2010 Landini, dal palco di Piazza San Giovanni, ci sollecitava a costruire.<br />
Come Prc e come Fds, già nel mese di gennaio ci impegneremo su questo, costruendo iniziative unitarie in tutte le principali città. Inoltre parteciperemo attivamente, sempre in gennaio, allo sciopero dei sindacati di base e alla iniziativa promossa da No Debito a Milano e costruiremo una mobilitazione straordinaria in vista della manifestazione nazionale della FIOM dell&#8217;11 febbraio.</p>
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<p style="text-align: justify;"><strong>Una cosa che mi riguarda</strong></p>
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<p style="text-align: justify;">Ancora qualche parola sul congresso del Prc, in particolare sulla mia attività. Come avete visto ho cambiato dipartimento. Dall&#8217;organizzazione alla comunicazione. È stata una mia scelta. Ormai da tempo mi sono convinto della centralità di questo settore, nell&#8217;era della rete. Credo siano tante le potenzialità che in esso  vi possiamo sviluppare come partito. E&#8217; per questo che ho fatto questa scelta ed è su questo che vorrei dare il mio contributo. Nel farlo, su come farlo e su quali settori investire vorrei aprire un dibattito con voi, proprio in questo blog, che è &#8211; appunto &#8211; uno degli strumenti possibili della &#8220;nuova comunicazione&#8221;. Conosco il partito e ciò che gli gravita attorno e in questi anni ho conosciuto tantissimi compagni e compagne che hanno acquisito molte competenze in materia. Mi farebbe piacere avere un vostro parere, una vostra riflessione, un vostro contributo.<br />
Ci conto, vi aspetto! Intanto&#8230;<br />
Buon anno a tutti noi!</p>
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		<title>La nostra Liberazione</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Dec 2011 13:01:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudio</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Liberazione]]></category>
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		<description><![CDATA[<a href="http://www.claudiograssi.org/wordpress/2011/12/la-nostra-liberazione/"><img align="left" hspace="5" width="150" height="150" src="http://www.claudiograssi.org/wordpress/wp-content/uploads/2011/12/liberazione-150x150.jpg" class="alignleft wp-post-image tfe" alt="" title="liberazione" /></a>Nel mio ufficio, accuratamente rilegati, ci sono tutti i numeri di Liberazione da quando è nata: 12 ottobre 1991. Apro il  volume. Davanti a me ho il primo numero:  anno 1 numero zero, settimanale, 1200 lire, otto pagine formato gigante. Due editoriali. Sergio Garavini, allora coordinatore del Movimento per la Rifondazione Comunista (il congresso che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.claudiograssi.org/wordpress/wp-content/uploads/2011/12/liberazione.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-3096" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" title="liberazione" src="http://www.claudiograssi.org/wordpress/wp-content/uploads/2011/12/liberazione-222x300.jpg" alt="" width="222" height="300" /></a>Nel mio ufficio, accuratamente rilegati, ci sono tutti i numeri di Liberazione da quando è nata: 12 ottobre 1991. Apro il  volume. Davanti a me ho il primo numero:  anno 1 numero zero, settimanale, 1200 lire, otto pagine formato gigante. Due editoriali. Sergio Garavini, allora coordinatore del Movimento per la Rifondazione Comunista (il congresso che trasformerà il movimento in partito ci sarà nel dicembre 1991) e Lucio Libertini, capogruppo al Senato e uno dei fondatori di Rifondazione. &#8220;L&#8217;opposizione riprende la parola, questo nostro giornale vuole essere la sua voce&#8221;, dice Garavini. &#8220;Rompere questo muro della informazione dominante è la grande battaglia dei comunisti. In questo contesto nasce Liberazione, una ancora esile fiammella di verità: verità amara o gioiosa, ma verità. Cerchiamo tutti di farla crescere&#8221;, dice Libertini. Sono passati esattamente 20 anni da allora, il settimanale nel 1995 è diventato quotidiano e ha visto il susseguirsi di numerosi  direttori: Doddoli, Castellina, Diliberto, Manisco, Palermi, Bergonzi, Curzi, Sansonetti, Greco, e si è affermato nel panorama giornalistico italiano non tanto come giornale di partito, ma come voce libera della sinistra di alternativa.<br />
Pochi giorni fa l&#8217;editore M.R.C., di cui il Prc è azionista unico, ha comunicato ai giornalisti e ai poligrafici che dal primo gennaio 2012 è costretto a sospendere le pubblicazioni. Contemporaneamente le lavoratrici e i lavoratori del giornale hanno proclamato lo stato di assemblea permanente.</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-3095"></span>Perché tutto questo? Che ci fossero delle difficoltà lo si sapeva da tempo, ma mai si era arrivati ad una decisione così drastica. Cosa è successo?<br />
Sostanzialmente due cose. La prima riguarda il finanziamento pubblico ai giornali di partito. In questi ultimi anni abbiamo assistito non solo ad un suo continuo ridimensionamento, ma anche ad una incertezza continua sulla sua permanenza e sulla sua entità. L&#8217;eliminazione del diritto soggettivo (cioè la garanzia di un introito che pur arrivando con ritardo consentiva di ottenere anticipazioni dalle banche), il taglio del 2010, ma, soprattutto, la riduzione di circa il 70 per cento per il contribuito del 2011, ci mettono in una condizione economica drammatica. Parallelamente a questo, ed ecco il secondo motivo, il partito (che nel corso degli anni si è sempre fatto carico di far fronte ai disavanzi del suo quotidiano), dal 2008 ha visto ridursi drasticamente, fino a scomparire, qualsiasi forma di finanziamento pubblico.<br />
Una decisione quindi &#8211; quelle di sospendere le pubblicazioni dal primo gennaio 2012 &#8211; resa obbligatoria da questo contesto. Sarebbe però sbagliato leggere questa scelta come una scelta del partito di chiudere il giornale e di rinunciare a fare tutto il possibile per mantenerlo in vita. È vero esattamente il contrario. Continuare le pubblicazioni in una condizione economica di questo tipo significava esporre la testata al rischio concreto del fallimento, con tutto quello che un fatto del genere avrebbe comportato. Viceversa la sospensione delle pubblicazioni ci consente di continuare a far vivere la testata attraverso l&#8217;edizione online e, nel frattempo, mettere in campo tutte le iniziative possibili.<br />
Lo possiamo fare perché in questi due anni, grazie ad una buona direzione del giornale, ad una sua amministrazione oculata e grazie all&#8217;impegno dei giornalisti e dei poligrafici, il giornale ha ricostruito un rapporto positivo con il partito e ha messo i suoi conti in ordine, dopo anni di disavanzi paurosi.<br />
Infatti se non fossero intervenuti i tagli sul finanziamento del 2010 il giornale avrebbe chiuso con una perdita sostenibile di 300 mila euro (mentre nei due anni precedenti la perdita era stata di 1,6 milioni di Euro nel 2009 e di 3,2 milioni di Euro nel 2008) e per il 2011 ci si sarebbe avvicinati all&#8217;obiettivo del pareggio. Il giornale, infatti, nonostante la riduzione drastica della foliazione, la non pubblicazione del martedì e la sospensione della distribuzione in alcune regioni, è riuscito a fermare il calo delle copie vendute e la campagna abbonamenti ha dato un buon risultato.</p>
<p style="text-align: justify;">Il quadro quindi è molto grave, ma la partita non è chiusa. In ogni caso dobbiamo fare tutto il possibile perché non si chiuda. Che fare dunque?<br />
Intanto non dare per chiusa la partita del finanziamento. Assieme agli altri giornali colpiti, come già abbiamo fatto in questi mesi, a partire dalla lettera del Presidente Napolitano, cercheremo di mettere assieme tutte le iniziative possibili. Importante e positivo il fatto che il compagno Vincenzo Vita, senatore del Pd, alla assemblea della Federazione di sabato scorso a Roma contro la manovra, abbia confermato il suo impegno e la sua disponibilità a sostenere questa battaglia. Assieme a questo &#8211; e in attesa di vedere come si concluderà questa partita &#8211; sarà importante costruire al meglio una edizione online del giornale in modo tale che, attraverso la rete, luogo sempre più frequentato e nel quale comunque vadano le cose è importante costruire una nostra presenza, si mantenga vivo un collegamento del giornale con i suoi lettori e con il partito. Abbiamo superato tante difficoltà, supereremo anche questa!</p>
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		<title>Un bel congresso</title>
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		<pubDate>Mon, 05 Dec 2011 14:42:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<a href="http://www.claudiograssi.org/wordpress/2011/12/un-bel-congresso/"><img align="left" hspace="5" width="150" height="150" src="http://www.claudiograssi.org/wordpress/wp-content/uploads/2011/12/congresso-150x150.jpg" class="alignleft wp-post-image tfe" alt="" title="congresso" /></a>Di seguito la trascrizione del mio intervento al Congresso di Rifondazione svoltosi a Napoli. Alla fine dell&#8217;intervento i link con i risultati delle elezioni del segretario nazionale e del tesoriere nazionale. I componenti della segreteria nazionale e del comitato politico nazionale e del Collegio di Garanzia. Care compagne e cari compagni, il congresso è il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.claudiograssi.org/wordpress/wp-content/uploads/2011/12/congresso.jpg"><img class="alignleft  wp-image-3066" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" title="congresso" src="http://www.claudiograssi.org/wordpress/wp-content/uploads/2011/12/congresso-1024x526.jpg" alt="" width="460" height="234" /></a>Di seguito la trascrizione del mio intervento al Congresso di Rifondazione svoltosi a Napoli. Alla fine dell&#8217;intervento i link con i risultati delle elezioni del segretario nazionale e del tesoriere nazionale. I componenti della segreteria nazionale e del comitato politico nazionale e del Collegio di Garanzia.</p>
<p style="text-align: justify;">Care compagne e cari compagni,<br />
il congresso è il punto più alto della vita politica di un partito e viene prestata molta attenzione alle scelte politiche che vi vengono assunte. Ma un congresso nazionale è anche quello che c’è dietro alle quinte, che non si vede, ma che lo rende possibile. Parlo delle decine e decine di compagne e compagni che hanno lavorato e lavorano anche in questo momento affinché tutto funzioni per il meglio. Pur senza nominarli – sarebbero troppi – vorrei ringraziarli tutti a nome di tutti voi.<br />
Un congresso è fatto anche dai messaggi che simbolicamente si vogliono trasmettere all’esterno, perché alludono alla propria carta di identità, al proprio profilo. Da questo punto di vista sono orgoglioso di far parte di un partito che subito dopo la relazione del  Segretario ha deciso di dare la parola a coloro che nei punti alti del conflitto lottano per i diritti e la giustizia, dagli Stati Uniti alla Grecia, dal Cile alla Germania, dalla Palestina al Kurdistan. Ed è stata una grande soddisfazione, dopo le polemiche degli anni passati, sentire il calore con cui è stato accolto l’intervento dell’Ambasciatrice di Cuba in Italia.<br />
Un congresso ha anche un titolo, che è un messaggio. Mai messaggio è stato più azzeccato di questo: connettiamoci. Connettiamoci tra di noi. Connettiamoci con le forze disperse della sinistra. Connettiamoci con il nostro popolo che ci ha visto e ci vede distanti in conseguenza degli errori degli anni passati e delle continue divisioni. Connettiamoci nel senso di usare di più, con più intelligenza, con più coordinamento, quello straordinario strumento che è la rete, dove non solo abitano milioni di persone e il 90% sono giovani, ma che è stata uno strumento essenziale per la costruzione di imponenti manifestazioni in questi anni.</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-3065"></span><strong>Il senso di questo Congresso</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Compagne e compagni, qual è il senso di questo congresso? Il senso di un congresso è la linea politica che sceglie e su cui fare lavorare il partito. Ma il senso del nostro congresso è dato anche dal bilancio di questi tre anni e dal messaggio che, su questa base, il gruppo dirigente uscente vuole dare al corpo del partito. D’altra parte ogni congresso ha il suo tratto distintivo. Quello di Chianciano fu la scelta tra la permanenza di Rifondazione comunista e la costruzione di una nuova forza politica di sinistra genericamente di sinistra. Il tratto distintivo di questo VIII congresso, a mio parere, si sostanzia nella unità con cui il gruppo dirigente si è presentato agli iscritti per rilanciare la nostra impresa politica.<br />
A differenza degli ultimi due congressi, quello di Venezia e quello di Chianciano, il gruppo dirigente ha lavorato per fare una sintesi, ha ricercato gli elementi di unità e non di divisione. Questo lo considero il fatto più importante di questo congresso.<br />
Abbiamo resistito, e questo è motivo per noi di legittimo orgoglio. Ma dobbiamo sapere anche che la risalita sarà ancora dura e che per realizzarla l’unità del partito è la precondizione fondamentale.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Un bilancio di questi tre anni</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Dicevo del bilancio. Su questo posso dire che in questi tre anni di resistenza, nei quali abbiamo dovuto reggere la scissione più pesante mai subita dal Prc, abbiamo fatto principalmente tre cose.<br />
Innanzitutto abbiamo gestito una situazione economica drammatica, sia per il partito (abbattendo il bilancio da 15 a 4 milioni di euro all’anno e su questo terreno stiamo ancora lavorando), sia per il giornale, in precedenza gravato da un debito annuo di 3 milioni di euro.<br />
In secondo luogo abbiamo cercato di evitare due opzioni politicamente sbagliate, due derive che avrebbero ucciso il nostro progetto: quella omologante dell&#8217;internità all’Ulivo, e quella isolazionista, insensibile &#8211; anzi, pregiudizialmente ostile &#8211; alla politica unitaria e delle alleanze. Se volete, abbiamo scelto in proposito la posizione più difficile e la più criticata, da destra e da sinistra, ma quella più giusta, che ci consente oggi, nel nuovo contesto politico, di essere, potenzialmente, punto di riferimento sia per i critici di destra sia per quelli di sinistra.<br />
La terza cosa su cui tutti abbiamo lavorato, pur con tanti limiti che vanno superati, è stata il riposizionamento del partito nella società, nelle lotte e nelle vertenze. L&#8217;internità ai conflitti è nel DNA di Rifondazione, ma in questi anni abbiamo operato affinché questa vocazione si traducesse ogni giorno, concretamente, nella pratica del nostro impegno, stando davvero a fianco di chi lottava, animando vertenze e promuovendo manifestazioni e occupazioni.<br />
Queste sono le cose principali su cui abbiamo lavorato e su cui occorre continuare a lavorare per rendere ancora più efficace l’iniziativa del partito.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Una proposta di fase</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Detto questo, si tratta di fare uscire da questo congresso una proposta di fase che si collochi nella nuova situazione politica. Una nuova situazione politica nella quale un governo che abbiamo duramente combattuto (quello di Berlusconi) se ne va, e di ciò non possiamo che essere soddisfatti; ma – e qui sta l’elemento che non ci consente di trasformare questa soddisfazione in una soddisfazione politica – il governo non viene fatto cadere da una opposizione, ma perché ciò viene deciso dalla Bce e dalle istituzioni internazionali che stanno gestendo questa crisi per nome e per conto del capitale. Il governo che nasce, il governo Monti, non può avere il nostro appoggio, proprio per la missione che assume sin dal suo atto di nascita. Cioè gestire la crisi con le ricette che l’hanno provocata, con la lettera e i punti della Bce.<br />
Da questo punto di vista la definizione di governo tecnico è completamente sbagliata. Il governo Monti-Napolitano non è un governo tecnico, è un governo straordinariamente politico. È il governo della grande coalizione. È il governo – se reggerà – che non ha solo il compito di fare passare le misure economiche volute dalla Bce, ma anche quello di scomporre e ricomporre il sistema politico italiano secondo i desiderata  dei poteri forti di questo Paese. Un bipolarismo – quale si è configurato in questi venti anni – che a destra è condizionato dalla Lega e a sinistra dalle forze a sinistra del Pd non è più considerato utile non solo dal Corriere della sera, ma anche dalla Repubblica, non solo dal Vaticano, ma anche dalla Confindustria. Una destrutturazione di questo quadro politico è l’altro lato della medaglia di questo governo, e non a caso il suo sostenitore principale, quello che più si trova a suo agio in questo contesto, è Casini, che da vent’anni lavora per questo obiettivo. In ogni caso &#8211; lo ripeto &#8211; è un governo il cui programma, ormai delineato, ci dice che merita una netta, forte, inequivoca opposizione.<br />
La sciagura più grave sarebbe quella di lasciare il ruolo dell&#8217;opposizione alla Lega Nord.<br />
La nostra ambizione deve essere quella di costruire una opposizione di massa, non minoritaria, lavorando nelle contraddizioni delle forze politiche del centrosinistra che sostengono Monti, come il Pd, i cui contrasti interni sono evidenti e che possono portare anche alla rottura di questo partito, e in particolare Sel, che oggi vive una contraddizione tra il proprio progetto e la realtà che si è determinata.<br />
Non dobbiamo mai dimenticare che i progetti di queste forze politiche sono diversi dal nostro, ma il blocco sociale di riferimento, l’elettorato, spesso coincide con il nostro e la nostra ambizione deve essere quella di vincere la sfida dell’egemonia.<br />
Da questo punto di vista non serve chiudersi nel recinto del centrosinistra, ma nemmeno nel recinto del settarismo e del minoritarismo. Lo abbiamo imparato da Antonio Gramsci, che subito dopo la scissone di Livorno, che diede vita al Pcd&#8217;I, ingaggiò una dura battaglia politica contro il settarismo di Bordiga che lo portò ad elaborare quello straordinario documento politico che furono le Tesi di Lione. Quindi da subito proponiamo un patto di consultazione con le forze dell’opposizione al governo Monti e poche proposte alternative: poche ma chiare, comprensibili e praticabili.<br />
La prima cosa che dobbiamo dire è che non è vero che non ci sono alternative, non è vero che c’è stato un impoverimento generale. In questi vent’anni vi è stato un enorme trasferimento di ricchezza dal lavoro alle rendite e ai profitti. È lì che bisogna reperire le risorse: una patrimoniale stabile oltre i 500mila euro varrebbe 21 miliardi di euro, la tassazione aggiuntiva sui capitali illegalmente portati all’estero e rientrati con lo scudo fiscale varrebbe 15 miliardi di euro e riducendo le spese militari del 20%, ritirandoci dall’Afghanistan e rinunciando all’acquisto degli F35 si risparmierebbero altri 10 miliardi di euro. Il totale è di 46 miliardi: come si vede è possibile fare diversamente da quanto propone il governo. Si tratta di sceglierlo, si tratta di avere volontà politica!</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Rilanciare la Fds, costruire la Sinistra alternativa, rafforzare il Prc</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Assieme a questo dobbiamo proseguire, nonostante tutti i suoi attuali limiti, nella costruzione della Federazione della Sinistra. Non come nostro progetto strategico, ma come primo passo verso la costruzione di un polo della sinistra di alternativa che inverta la pratica delle divisioni di questi anni e che diventi massa critica per il popolo della sinistra. Sappiamo dei limiti della Fds, ma tornare indietro sarebbe ancora peggio e quindi, responsabilmente, dobbiamo impegnarci per correggere questi limiti e andare avanti.<br />
In questo processo, decisivo diventa il rafforzamento politico e organizzativo di Rifondazione comunista, che passa attraverso il consolidamento dell’unità del gruppo dirigente. Il Prc è il perno senza il quale difficilmente si potrebbe ricostruire in questo Paese una sinistra di alternativa che, come chiedeva il Segretario della Fiom dal palco del 16 ottobre dello scorso anno, diventi sponda politica dei movimenti, in primo luogo del movimento dei lavoratori.<br />
Le possibilità ci sono, in Italia e in Europa. Ne abbiamo avuto una conferma recente con le elezioni spagnole. Izquierda Unida, una forza politica data per spacciata da alcuni anni, è risalita dal 3,8% al 7%. Il suo è un progetto politico che dobbiamo guardare con attenzione, all’interno del quale i comunisti e le comuniste sono forza decisiva e hanno mantenuto la loro autonomia. Ma Izquierda Unida è anche un soggetto politico vero e proprio e non un mero cartello elettorale. Se costruire forze unitarie della sinistra di alternativa è stato possibile in Spagna, in Germania, in Grecia, in Portogallo e in Francia, sarà possibile anche in Italia. Dobbiamo lavorarci con tenacia e passione.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>RISULTATI VOTAZIONE:</strong></p>
<ul>
<li>Segretario nazionale PAOLO FERRERO -  118 votanti. 100 a favore, 12 contrari 6 astenuti.</li>
<li>Tesoriere nazionale MIMMO CAPORUSSO &#8211; 118 votanti. 106 favorevoli, 4 contrari, 8 astenuti</li>
<li>Segreteria nazionale: 101 votanti. 82 favorevoli, 15 contrari, 2 bianche e 2 astenuti. PAOLO FERRERO E MIMMO CAPORUSSO di diritto. IRENE BREGOLA, ROBERTA FANTOZZI, MARCO GELMINI, CLAUDIO GRASSI, GIANLUIGI PEGOLO, ROSA RINALDI, AUGUSTO ROCCHI.</li>
</ul>
<p><a href="http://www.claudiograssi.org/wordpress/wp-content/uploads/2011/12/CPN_alfabetico3.xls"><strong>COMITATO POLITICO NAZIONALE</strong></a></p>
<p><a href="http://www.claudiograssi.org/wordpress/wp-content/uploads/2011/12/CNG_alfabetico3.xls"><strong>COLLEGIO NAZIONALE DI GARANZIA</strong></a></p>
<p><strong>DOCUMENTI CONCLUSIVI:</strong></p>
<ol>
<li><strong><a href="http://www.claudiograssi.org/wordpress/wp-content/uploads/2011/12/congresso-documento-finale_APPROVATO.doc">Documento approvato</a></strong></li>
<li><strong><a href="http://www.claudiograssi.org/wordpress/wp-content/uploads/2011/12/doc2_napoli.doc">Documento respinto</a></strong></li>
<li><strong><a href="http://www.claudiograssi.org/wordpress/wp-content/uploads/2011/12/TARGETTI_DOC-CONCLUSIVO.doc">Documento respinto</a></strong></li>
</ol>
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		<title>Connettiamoci</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Dec 2011 06:24:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<a href="http://www.claudiograssi.org/wordpress/2011/12/connettiamoci/"><img align="left" hspace="5" width="150" height="150" src="http://www.claudiograssi.org/wordpress/wp-content/uploads/2011/12/111018congresso300-150x150.gif" class="alignleft wp-post-image tfe" alt="" title="111018congresso300" /></a>Domani, a Napoli, inizia l&#8217;ottavo congresso del Partito della Rifondazione Comunista. E&#8217; il  congresso del ventennale. Esso avviene in un momento di difficoltà (la scissione consumatasi dopo Chianciano è stata la più pesante dal 1991 ad oggi), ma anche di potenzialità (il nuovo quadro politico necessita di una opposizione di sinistra e noi siamo naturalmente [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.claudiograssi.org/wordpress/wp-content/uploads/2011/12/111018congresso300.gif"><img class="alignleft size-full wp-image-3056" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" title="111018congresso300" src="http://www.claudiograssi.org/wordpress/wp-content/uploads/2011/12/111018congresso300.gif" alt="" width="229" height="322" /></a>Domani, a Napoli, inizia l&#8217;ottavo congresso del Partito della Rifondazione Comunista. E&#8217; il  congresso del ventennale. Esso avviene in un momento di difficoltà (la scissione consumatasi dopo Chianciano è stata la più pesante dal 1991 ad oggi), ma anche di potenzialità (il nuovo quadro politico necessita di una opposizione di sinistra e noi siamo naturalmente collocati in questo spazio).<br />
Prima di fare qualche breve riflessione politica vorrei riportare un po&#8217; di dati sul nostro congresso. Alla fine di questo post ci sono i link con tutti i dati federazione per federazione con i voti in numeri assoluti e in percentuale, documento per documento. Così come potrete leggere le percentuali di partecipazione al voto delle nostre iscritte e dei nostri iscritti.<br />
Nella crisi che tocca tutti i partiti politici forse sarebbe stato più &#8220;saggio&#8221; non divulgare dati, limitarsi in una qualche intervista a dare qualche numero &#8220;gonfiandolo&#8221; un po&#8217;, come fanno un po&#8217; tutti. Noi abbiamo fatto un&#8217;altra scelta, quella della massima trasparenza. Come responsabile d&#8217;organizzazione sono orgoglioso di questo, anche se ciò mette in luce, oltre alle nostre potenzialità, anche le nostre debolezze.</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-3055"></span><strong>I numeri</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Abbiamo svolto 1259 congressi. Prima di questi congressi abbiamo tenuto 120 comitati politici federali nei quali sono stati presentati e sottoscritti i documenti e nei quali sono state elette le commissioni congressuali provinciali.<br />
In questi congressi hanno votato 16.790 compagne e compagni. Gli iscritti del 2010 su cui sono stati calcolati i delegati erano 40.770. La percentuale dei votanti rispetto agli iscritti del 2010 è stata quindi del 41.8 per cento. Una percentuale inferiore a quella del precedente congresso di Chianciano. Tuttavia ritengo che il confronto vada fatto con congressi analoghi, dove si è presentata una mozione di larga maggioranza e una di minoranza (1996 o nel 1999) e non in congressi con esiti incerti (Venezia o a Chianciano) dove la partecipazione al voto, per questo motivo, è lievitata. Se si confronta appunto il dato con quello di questi congressi, si rileva che la partecipazione a questo congresso rientra perfettamente nella media.<br />
Dopo i congressi di circolo si sono svolti i 120 congressi di Federazione dove sono stati eletti i 500 delegati che parteciperanno al congresso di Napoli. Una nota positiva di questi congressi è che ad essi sono intervenuti ovunque numerosi invitati di forze politiche democratiche e di sinistra, esponenti delle amministrazioni, dei movimenti, del mondo sindacale e dell&#8217;associazionismo.<br />
Sono stati presentati tre documenti. Il primo documento ha raccolto 13.648 voti, pari all&#8217;81.29%, il secondo documento 2.248 voti, pari al 13.39%, il terzo documento 894 voti, pari al 5.32%.<br />
La Regione dove la mozione 1 ha il maggior consenso è la Sardegna con il 94.5%.<br />
La Regione dove la mozione 2 ha il consenso più alto è la Liguria con il 33.8%.<br />
La Regione dove la mozione 3 ha il consenso più alto è il Molise con il 42.1%.<br />
Il capoluogo di Regione dove la mozione 1 ha il maggior consenso è Cagliari con il 98.7%.<br />
Il capoluogo di Regione dove la mozione 2 ha il maggior consenso è Genova con il 47.5%.<br />
Il capoluogo di Regione dove la mozione 3 ha il maggior consenso è Campobasso con il 62.9%.<br />
La Regione con la più alta partecipazione al voto è il Molise con il 50.9%.<br />
Il capoluogo di Regione con la più alta partecipazione al voto è Genova con il 63.9%.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Breve riflessione sui risultati dei documenti</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Il documento di maggioranza raccoglie quasi l&#8217;82% dei consensi. Si tratta di uno dei dati più alti conseguiti dal documento risultato maggioritario dal 1991 ad oggi.<br />
La somma dei due documenti di minoranza &#8211; circa il 18% &#8211; è, più o meno, il dato raccolto dal documento di minoranza in congressi analoghi a questo e cioè quelli del 1996 e del 1999, quando la maggioranza, pur articolata al proprio interno, è stata capace di unirsi.<br />
Gli emendamenti, come già dicevo nel precedente post, in questo congresso non sono riusciti ad affermarsi. I due emendamenti Valentini-Bonadonna sono stati approvati in due federazioni. Dei quattro emendamenti Forenza-Barbarossa-De Cesaris, due sono stati approvati in 8 federazioni e 2 in 5 federazioni.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Qualche riflessione</strong></p>
<p style="text-align: justify;">In ogni congresso si discutono documenti politici (nella tradizione del nostro partito sempre più di uno), in genere anche molto lunghi, nei quali si fanno analisi e si tenta di delineare una proposta politica su cui impegnare il partito. Ciò è avvenuto anche in questo congresso. Nella nuova fase, con il governo Monti, il progetto e&#8217; quello di costruire una opposizione di sinistra. Non si tratta, come dicono i mezzi di informazione, di un governo &#8220;tecnico&#8221;, come se quello che decide di fare fosse ineluttabile e, quindi, senza alternative. Si tratta di un governo che ha un mandato preciso: approvare le ricette della BCE e cioè, come vediamo in queste ore, taglio alle pensioni, privatizzazioni, ulteriore riduzione dei diritti per il lavoro. Le stesse ricette di questi 20 anni che sono la causa vera della crisi che stiamo vivendo. Non è un governo tecnico, quindi, ma un governo politico sostenuto da una grossa coalizione. Sarebbe una sciagura se ad esso si contrapponesse solo una opposizione di estrema destra come quella della Lega.<br />
La nostra opposizione deve avere l&#8217;ambizione di essere maggioritaria. L&#8217;esito dei referendum, i risultati delle amministrative, le massicce mobilitazioni di questo ultimo anno  (dal 16 ottobre 2010 al 15 ottobre 2011), ci dicono che è possibile.<br />
Quindi: opposizione di sinistra, costruzione della sinistra di alternativa di cui la Fds è il primo passo (si tratta di aprire una franca discussione per superarne i limiti), elaborazione di un programma alternativo a quello liberista, chiaro, fatto di pochi punti credibili e praticabili (la finanziaria alternativa di Sbilaciamoci potrebbe essere assunta).<br />
Il congresso, come dicevo, è questo. Cerca di tracciare una linea. Ma non è solo questo. Anzi, a mio giudizio non è principalmente questo. Un congresso viene spesso ricordato per le scelte che in esso fanno i gruppi dirigenti, per come si collocano. Il dato importante di questo congresso è che il gruppo dirigente, a differenza di quanto avvenne nei due precedenti congressi di Venezia e di Chianciano, ha scelto la strada della sintesi e dell&#8217;unità. Dobbiamo valorizzare questa scelta, dobbiamo renderla stabile. Essa è vitale. E&#8217; la precondizione per provare a ripartire. E&#8217; l&#8217;elemento essenziale per ricostruire la connessione &#8211; come ci dice l&#8217;azzeccato titolo di questo congresso &#8211; con il nostro popolo.<br />
Provare e riprovare, lo dobbiamo fare.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.claudiograssi.org/wordpress/wp-content/uploads/2011/12/risultati_viii_congresso.pdf"><strong>RISULTATI DEFINITIVI VIII CONGRESSO</strong></a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.claudiograssi.org/wordpress/wp-content/uploads/2011/12/partecipazione.xls"><strong>PARTECIPAZIONE</strong></a></p>
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