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	<title>Blog di Claudio Grassi &#187; Notizie dal PRC</title>
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	<description>Blog politici</description>
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		<title>Direzione 15 giugno 2011 &#8211; Intervento di Claudio Grassi</title>
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		<pubDate>Thu, 16 Jun 2011 11:38:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie dal PRC]]></category>

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		<description><![CDATA[<a href="http://www.claudiograssi.org/wordpress/2011/06/direzione-15-giugno-2011-intervento-di-claudio-grassi/"><img align="left" hspace="5" width="125" height="125" src="http://www.claudiograssi.org/wordpress/wp-content/uploads/2011/06/prc.gif" class="alignleft tfe wp-post-image" alt="prc" title="prc" /></a>Intervento di Claudio Grassi &#8211; Direzione 15 giugno 2011 grassi direz 15giu Tweet]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Intervento di Claudio Grassi &#8211; Direzione 15 giugno 2011</p>
<p><a href="http://www.claudiograssi.org/wordpress/wp-content/uploads/2011/06/grassi-direz-15giu.mp3">grassi direz 15giu</a></p>

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		<title>«Più forza per ripartire» Il voto secondo il Prc</title>
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		<pubDate>Fri, 20 May 2011 10:50:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie dal PRC]]></category>

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		<description><![CDATA[<a href="http://www.claudiograssi.org/wordpress/2011/05/%c2%abpiu-forza-per-ripartire%c2%bb-il-voto-secondo-il-prc/"><img align="left" hspace="5" width="100" height="100" src="http://www.claudiograssi.org/wordpress/wp-content/uploads/2011/05/prc_100.gif" class="alignleft tfe wp-post-image" alt="prc_100" title="prc_100" /></a>di Stefano Galieni su Liberazione &#8211; 20 maggio 2011 Molti i volti sorridenti dopo una campagna elettorale dura, minata da un oscuramento totale, da sondaggi che avevano già predeterminato la scomparsa della Federazione. Questo il clima che si respirava ieri alla riunione della direzione nazionale del Prc. Il risultato elettorale è stato illustrato dall&#8217;introduzione di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.claudiograssi.org/wordpress/wp-content/uploads/2011/05/prc_100.gif"><img class="alignleft size-full wp-image-2847" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" title="prc_100" src="http://www.claudiograssi.org/wordpress/wp-content/uploads/2011/05/prc_100.gif" alt="" width="100" height="100" /></a>di Stefano Galieni su Liberazione &#8211; 20 maggio 2011</p>
<p style="text-align: justify;">Molti i volti sorridenti dopo una campagna  elettorale dura, minata da un oscuramento totale, da sondaggi che  avevano già predeterminato la scomparsa della Federazione. Questo il  clima che si respirava ieri alla riunione della direzione nazionale del  Prc. Il risultato elettorale è stato illustrato dall&#8217;introduzione di  Gian Luigi Pegolo. Quello che emerge è un calo del Pdl, più forte a  nord, una flessione della Lega, un consolidamento del Pd, una crescita  di Sel, un crollo dell&#8217;idV, lo stallo del terzo polo, l&#8217;exploit dei  grillini. Il risultato del Pd &#8211; secondo Pegolo &#8211; è condizionato dalle  affermazioni a Torino e Milano. In questo quadro la FdS che si è  presentata fra Comuni e Province in 24 città su 29, ottiene una  sostanziale tenuta, con punti di eccellenza per le grandi città a Napoli  e a Milano e serie difficoltà a Torino e Bologna.<br />
Pegolo ha  individuato 3 elementi determinanti a comprendere i risultati: le  alleanze, vincenti se credibili, la presenza o meno di liste  concorrenti; la qualità delle liste e il radicamento del partito. Su  questa base si considera appena iniziato il percorso che deve portare al  mantenimento delle aggregazioni raggiunte, la messa a valore della  capacità di realizzare convergenze, il rilancio programmatico e la  necessità di farsi carico delle realtà in difficoltà come Bologna e  Torino. Da questo la proposta di un seminario nazionale di riflessione e  analisi. Ferrero, riprendendo le conclusioni di Pegolo ha rinnovato i  ringraziamenti ai tanti e alle tante che hanno, col proprio impegno  militante, contribuito al risultato. «Siamo una comunità &#8211; ha  riaffermato &#8211; e la quasi totalità del nostro futuro dipende da quanto  sapremo averne cura. Per questo, anche nei posti in cui abbiamo avuto  risultati non positivi dobbiamo capire e discutere invece che andare  alla ricerca di capri espiatori».<br />
Nella sua analisi politica il  segretario ha definito la profondità della crisi del centro destra che  accomuna Lega e Pdl e che mette a rischio il progetto berlusconiano di  governare a nord con i voti della Lega e a sud con i voti della mafia.  Il centro si mostra come rappresentato quasi unicamente dall&#8217;UDC, il  risultato del Pd è un risultato che rafforza Bersani ma non risolve la  crisi del partito. Ha poi analizzato gli ultimi 6 mesi di governo in cui  Berlusconi è stato salvato e messo sotto tutela dal presidente  Napolitano, che ha gestito l&#8217;entrata in guerra e le relazioni  internazionali. La crisi potrebbe acuirsi se l&#8217;esito del ballottaggio  nelle grandi città vedrà sconfitta la destra e soprattutto se riuscirà  la campagna referendaria su cui è necessario puntare il tutto per tutto.<br />
Sempre secondo Ferrero è oggi possibile un vero rilancio della FdS,  allargandone la composizione con le relazioni costruite nei territori  (si è fatto l&#8217;esempio di Cosenza e Salerno). Ha poi chiesto di mettere  al contro dell&#8217;iniziativa la proposta politica dell&#8217;unità a sinistra,  sfidando in questo campo  ad uno sforzo unitario Sel, IdV, Verdi, le  forze a sinistra della FdS. Accanto ad una campagna più pressante per  avere la visibilità che spetta alla Federazione, il segretario ha  aggiunto un punto di analisi secondo cui gli elementi di  personalizzazione fideistica della attuale politica non sono processi  irreversibili e da subire o imitare ma anzi sono una negazione  antropologica del comunismo. Occorre puntare sulla costruzione di una  soggettività di massa, non su una delega di massa. In questo è  fortissima la distanza con Grillo che raccoglie una critica giusta alla  separatezza della politica e poi la riproduce in forme populistiche e  leaderistiche. Da ultimo si è ufficializzato che dopo i referendum  inizieranno i lavoro che porteranno il partito in autunno al congresso.<br />
Tanti  gli interventi. Verruggio ha considerato sbagliate le comparazioni  fatte per l&#8217;analisi dei risultati e ha definito moderate le alleanze con  Pisapia e De Magistris, per Giardiello si prospetta un governo a guida  Montezemolo con la presenza del Pd. Come Verruggio è intervenuto su  Torino per dare una motivazione al mancato risultato, e da ultimo ha  chiesto di prendere più chiaramente posizione contro il blocco di centro  sinistra. Per Grassi bisogna accentuare l&#8217;offensiva unitaria partendo  dal presupposto che laddove si è soli o ci si allea con chi è alla  nostra sinistra si perde, dove si è con alleanze più allargate si va  bene. Per Grassi il vero terzo polo è quello che si può realizzare fra  FdS, IdV e Sel.<br />
Crippa, riprendendo Ferrero è intervenuto sul  congresso chiedendo che nasca da un lavoro partecipato e ha sottolineato  come per il Prc esista ancora un forte bacino di utenza. Valentini,  riscontrando una generale domanda di unità a sinistra ha chiesto che la  Federazione si faccia carico anche di ritrovarsi i una alleanza  allargata, che escluda il centro, ma comprenda una ipotesi di governo.  Mantovani, al contrario di Valentini, considera sbagliato accettare a  livello nazionale il tema del governo perché se molti vogliono cacciare  Berlusconi, le scelte successive difficilmente hanno terreno comune. Per  Tecce, Napoli ha dimostrato come una nuova questione morale possa  rompere anche il clientelismo e che ci sono le condizioni per rilanciare  dal basso la FdS. Caporusso, ha valutato positivamente il rientro delle  sinistre nelle amministrazioni pugliesi in cui si è votato, Olivieri ha  raccontato di come dalla Liguria, la radicalità non si sia trasformata  in minoritarismo, Rocchi, parlando della Lombardia ha notato come la  Lega viva una crisi da destra (Maroni considerato troppo morbido) e  contemporaneamente abbia perso consensi fra lavoratori a cui non ha dato  risposte.<br />
Per Russo Spena il voto è andato bene e ci permette di  rapportarci alle altre forze della sinistra in un rapporto paritario,  anche perché il progetto politico di Vendola e Sel mostra evidenti  contraddizioni e problemi. Sodano ha invitato a non montarsi la testa e  ad analizzare anche meglio la ricchezza del &#8220;laboratorio napoletano&#8221;,  Steri ha incentrato il suo intervento sull&#8217;oscuramento mediatico  chiedendo di valutare la possibilità di adire anche per vie legali  contro il servizio pubblico, Savelli ha invitato a considerare  l&#8217;operazione nata dal basso a Macerata di alleanza con Sel,  D&#8217;Alessandro, con un paragone calcistico ha affermato che la FdS ora è  come il Napoli, in Champion&#8217;s League, per Patta il risultato di Milano è  stato aiutato dall&#8217;importanza nazionale di cui si sono fatti carico i  milanesi, Zuccherini ha proposto un iniziativa a Torino proprio sulla  questione del lavoro.<br />
Nelle conclusioni Ferrero ha apprezzato lo  spirito largamente unitario, della discussione cogliendo le criticità  emerse e di fatto considerando la discussione di ieri come un primo  momento di rilancio. «Non esistono formule semplicistiche per affrontare  i problemi che ci si presentano e dobbiamo tenere presente anche che in  queste elezioni molti accordi non si sono fatti perché nel centro  sinistra c&#8217;è chi rifiuta la semplice idea che ci sia un simbolo con  falce e martello». E ha concluso ribadendo gli assi fondamentali del  lavoro da svolgere &#8211; ballottaggi e referendum e poi ampliamento della  Federazione, offensiva unitaria a sinistra per un polo di alternativa,  fronte democratico per cacciare al più presto Berlusconi.</p>

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		<title>Ferrero: «De Magistris l’alternativa che serve»</title>
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		<pubDate>Fri, 20 May 2011 10:49:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie dal PRC]]></category>

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		<description><![CDATA[<a href="http://www.claudiograssi.org/wordpress/2011/05/ferrero-%c2%abde-magistris-l%e2%80%99alternativa-che-serve%c2%bb/"><img align="left" hspace="5" width="150" height="150" src="http://www.claudiograssi.org/wordpress/wp-content/uploads/2011/05/ferrero_g-150x150.jpg" class="alignleft tfe wp-post-image" alt="ferrero_g" title="ferrero_g" /></a>Intervista a Paolo Ferrero di Matteo Bartocci su il manifesto &#8211; 20 maggio 2011 Fronte democratico «per cacciare Berlusconi» e «una sinistra unita che qualifichi politicamente e socialmente il programma per l’alternativa». Paolo Ferrero è «orgoglioso e felice» per il risultato elettorale della Federazione della sinistra, ottenuto grazie a un partito che c’è, «è credibile [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em><a href="http://www.claudiograssi.org/wordpress/wp-content/uploads/2011/05/ferrero_g.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-2844" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" title="ferrero_g" src="http://www.claudiograssi.org/wordpress/wp-content/uploads/2011/05/ferrero_g-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Intervista a Paolo Ferrero</em></p>
<p style="text-align: justify;">di Matteo Bartocci su il manifesto &#8211; 20 maggio 2011</p>
<p style="text-align: justify;">Fronte democratico «per cacciare  Berlusconi» e «una  sinistra unita che qualifichi politicamente e  socialmente il programma  per l’alternativa». Paolo Ferrero è  «orgoglioso e felice» per il  risultato elettorale della Federazione  della sinistra, ottenuto grazie a  un partito che c’è, «è credibile e  resiste nonostante un oscuramento  mediatico pressoché integrale».<br />
<strong>Pensi che i succesi al primo turno siano incoraggianti per i ballottaggi?<br />
</strong>Il  centrodestra ha perso ma ora bisogna lavorare pancia a  terra per  sanzionare definitivamente un governo Berlusconi che ormai è  minoranza  nel paese. E poi dobbiamo puntare tutto sui referendum,  perché temo che  il messaggio arrivato a qualche milione di italiani è  che il referendum  non c’è più…<br />
<strong>… adesso però il Pd promette di impegnarsi per i 4 sì ai questi di giugno.<br />
</strong>E’  positivo. Perché se raggiungiamo il quorum, Berlusconi è   definitivamente sconfitto. Se non ce la facciamo, invece, temo che   riprenda fiato: «Vabbè abbiamo perso qualche città ma alla fine…». Se   vogliamo cacciare Berlusconi ci aspetta un impegno straordinario, non   cadrà né per i processi né per i trabocchetti in parlamento. Cade se è   sfiduciato dal paese. Adesso abbiamo tutti l’occasione di farlo, e non   va sprecata.<br />
<strong>La sconfitta del Pdl al Nord è acclarata. Al Sud però il centrosinistra non sfonda. Basta il caso Napoli a fare primavera?<br />
</strong>Al  Nord l’asse Pdl-Lega è saltato perché la Lega pensava di  poter lucrare  sulla crisi del Pdl. Quello schema è finito. Al Sud  invece manca  un’alternativa chiara e De Magistris è una possibile  risposta: penso che  se non ci fosse stata la sua candidatura Lettieri  rischiava di vincere  al primo turno. De Magistris è stato un valore  aggiunto perché è  chiaramente contro le destre ma è anche un segno di  discontinuità con un  centrosinistra che si è rivelato fallimentare.  Questo è il punto:  costruire un’opportunità simile in tutto il paese.<br />
<strong>E come si può costruire questa discontinuità?<br />
</strong>Secondo  noi con l’aggregazione di un polo della sinistra.  Questa è la proposta  che facciamo a Sel, Idv, Verdi, alle forze  anticapitaliste, a movimenti e  comitati. Per battere la destra è  evidente che va costruito un fronte  democratico insieme al Pd. Ma  bisogna costruire anche un’altra gamba,  uno schieramento aperto delle  forze della sinistra che sia in grado di  incidere seriamente, non solo  di protestare. Le primarie sono utili ma  da sole non sono sufficienti  per garantire il cambiamento che serve. La  costruzione di un polo di  sinistra permetterebbe non solo di tenere  insieme forze politiche  divise ma anche di attivare tutta quella società  civile che c’è, che è a  sinistra e che è fatta di centinaia di migliaia  di persone, come  abbiamo visto per le firme sull’acqua. Ovvio che penso  a  un’aggregazione aperta, in cui ognuno partecipa con la sua storia e  la  sua identità.<br />
<strong>Potrebbero essere dei gruppi unici nei consigli comunali la prima tappa di questo processo?<br />
</strong>Qui  ti rispondo a titolo personale: io sarei d’accordo a fare  dei gruppi  unitari della sinistra che si danno anche un regolamento di   consultazione e di verifica con la propria gente. Sarebbero un’ottima   cosa, il tentativo di mantenere un processo di partecipazione che duri   nel tempo e di cui l’aggregazione istituzionale delle forze della   sinistra può essere un primo passo.<br />
<strong>Ma non pensi che  accentuare la divisione tra “riformisti” e  “radicali” rischia di essere  una palla al piede per il futuro? Le  primarie in fondo superano quello  schema.<br />
</strong>Ma non è vero, perché i consigli comunali esistono e  quante  volte votano contro i propri sindaci o presidenti, pensa a Soru  in  Sardegna. Noi non possiamo fare politica come Berlusconi, che  chiediamo  una delega ogni tot anni e poi riuniamo ogni tanto delle masse   plaudenti. Dobbiamo costruire un processo di partecipazione che è un   processo di ricostruzione della soggettività di massa, di un popolo. Ciò   detto, noi le primarie le sosteniamo. In Puglia siamo stati gli unici   ad aver appoggiato Nichi e siamo per le splendide candidature di  Pisapia  e Zedda fin dall’inizio. Le primarie sono un passaggio utile ma  l’idea  che con quel meccanismo si cambia il paese per me non sta né in  cielo né  in terra.<br />
<strong>Tu chiedi un fronte democratico. Il Pd però guarda soprattutto all’Udc. E’ un problema?<br />
</strong>Adesso  siamo tutti impegnati nelle elezioni. Secondo me però  l’ipotesi del Pd  non sta in piedi soprattutto alla luce dei risultati  elettorali. Diciamo  la verità: il centro non esiste, c’è l’Udc, non  altro. E il caso di  Pisapia è emblematico: non è con il «centro» che  batti la Moratti, ma  con una proposta alternativa chiara, partecipata e  riconoscibile.<br />
<strong>Al  Nord non c’è solo Pisapia. C’è anche la grande vittoria di  Fassino a  Torino. Pensi che un domani questi due modelli diversi di  centrosinistra  possano entrare in competizione?<br />
</strong>Diciamo la verità: a  Torino di fronte alla Fiat la politica  non è esistita, ha accettato  supinamente i diktat di Marchionne. Quello  che ci divide da Fassino è il  giudizio sulla globalizzazione. Secondo  noi quello che decidono le  imprese va discusso. Soprattutto nei  territori. Ad esempio noi abbiamo  presentato una proposta di legge  regionale che dice che le aziende che  delocalizzano debbono restituire i  soldi che han preso di finanziamento  pubblico. Non è estremismo, il  vero estremismo sono le tossine  ideologiche del pensiero unico. Io  spero che proprio Giuliano (Pisapia,  ndr) possa essere l’esempio di un  pensiero diverso del rapporto tra  comunità e globalizzazione, che è uno  dei punti decisivi della partita  che è aperta e su cui ci scontriamo  davvero con il Pd.</p>

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		<title>Un Canale di sinistra per Reggio Calabria</title>
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		<pubDate>Tue, 10 May 2011 08:31:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie dal PRC]]></category>

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		<description><![CDATA[<a href="http://www.claudiograssi.org/wordpress/2011/05/un-canale-di-sinistra-per-reggio-calabria/"><img align="left" hspace="5" width="120" height="150" src="http://www.claudiograssi.org/wordpress/wp-content/uploads/2011/05/massimo_canale.jpg" class="alignleft tfe wp-post-image" alt="massimo_canale" title="massimo_canale" /></a>di Silvio Messinetti su il manifesto &#8211; 10 maggio 2011 C&#8217;è il candidato di Rifondazione osteggiato a sinistra ma appoggiato dal Pd, c&#8217;è il delfino del presidente che annaspa nelle acque agitate dello Stretto, c&#8217;è il candidato del cosiddetto Nuovo Polo Civico che è quanto di più vecchio ci sia in Calabria, c&#8217;è poi una [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div style="text-align: justify;"><a href="http://www.claudiograssi.org/wordpress/wp-content/uploads/2011/05/massimo_canale.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2800" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" title="massimo_canale" src="http://www.claudiograssi.org/wordpress/wp-content/uploads/2011/05/massimo_canale.jpg" alt="" width="120" height="150" /></a>di Silvio Messinetti su il manifesto &#8211; 10 maggio 2011</div>
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<div style="text-align: justify;">C&#8217;è il candidato di  Rifondazione osteggiato a sinistra ma appoggiato dal Pd, c&#8217;è il delfino  del presidente che annaspa nelle acque agitate dello Stretto, c&#8217;è il  candidato del cosiddetto Nuovo Polo Civico che è quanto di più vecchio  ci sia in Calabria, c&#8217;è poi una serie di candidature di bandiera che  hanno il solo effetto di frammentare e disorientare. Benvenuti a Reggio  Calabria a poche ore dal voto. Quello del post-Scopelliti. Ma anche un  referendum sullo &#8220;scopellitismo&#8221; in città: vive, o è morto e sepolto  dopo che il suo nume tutelare, sindaco per dieci anni, è trasmigrato  alla Regione? In questi primi giorni di maggio, Reggio appare rigogliosa  come un prato in fiore. Bella, come sempre, e dannata. Umiliata e  dissanguata da un decennio di cattiva amministrazione. Il &#8220;modello  Reggio&#8221; e la &#8220;Reggio da bere&#8221;, tanto sbandierate da Scopelliti,  nascondono, in realtà, una crisi sociale ed economica senza precedenti.  L&#8217;attuale presidente della Regione ha lasciato in eredità un gigantesco  debito comunale di 330 milioni di euro, disoccupazione al 25%, interi  quartieri senz&#8217;acqua, una gestione &#8220;allegra&#8221; delle risorse, un  preoccupante dissesto idrogeologico. Il suicidio di Orsola Fallara (alto  dirigente del settore Bilancio e Finanze del Comune, sotto inchiesta  per truffa) lo ha tragicamente messo in luce. Scopelliti &#8211; a detta della  Procura reggina che lo ha iscritto nel registro degli indagati &#8211; da  sindaco avrebbe favorito un giro di parcelle gonfiate. Un sistema oliato  per arraffare soldi, mentre i dipendenti comunali da mesi non ricevono  gli stipendi e i fornitori non vengono pagati. Con una situazione  ambientale a livelli di guardia: a Croce Valanidi ben 40 famiglie con  componenti affetti da cancro, da Pellaro a Catona c&#8217;è il divieto di  balneazione, a Sanbutello di Gallico per una frana si può anche morire.<br />
Nonostante  ciò Scopelliti punta a perpetuare il suo controllo della città. Il suo  pupillo è Demetrio Arena detto Demi, un manager prestato alla politica,  già ad dell&#8217;Atam, l&#8217;azienda di trasporto pubblico. E proprio sull&#8217;Atam, e  sul suo management, pende l&#8217;inchiesta Terrazzamento che ha smascherato  il ruolo dell&#8217;azienda pubblica dei trasporti nello sversamento illegale  di rifiuti speciali. La destra reggina è in difficoltà, e il rischio di  andare al ballottaggio c&#8217;è tutto. Arena è sostenuto da Pdl, la Destra,  Lista Scopelliti, Udc (che però ha subito la scissione dei  &#8220;terzopolisti&#8221; guidati dal consigliere regionale, Pasquale Tripodi) e un  lenzuolo di liste minori. Le prime smagliature nel campo avverso fanno  intravedere per la sinistra l&#8217;uscita dal tunnel.<br />
In città c&#8217;è  sentore che Reggio possa finalmente voltar pagina, lasciandosi alle  spalle l&#8217;impasto di &#8216;ndrangheta, massoneria deviata e clientelismo, vero  cemento della destra locale. Con la memoria rivolta al passato, a un  altro decennio, questa volta virtuoso, quello di Italo Falcomatà,  sindaco dal 1993 al 2001, prematuramente scomparso e tanto rimpianto. E  nel solco di Falcomatà si muove Massimo Canale, avvocato penalista,  candidato di Rifondazione e appoggiato anche dal Pd. Un unicum nella  storia delle consultazioni elettorali nei grossi centri. L&#8217;obiettivo del  secondo turno è a portata di mano. Perché forte è l&#8217;entusiasmo maturato  intorno alla sua candidatura (che ha l&#8217;appoggio anche dei socialisti e  di due civiche, Energia Pulita ed Ethos).<br />
Canale intercetta la voglia  di alternativa in città, da un anno gira in lungo e in largo Reggio a  bordo del suo &#8220;Pulmino del Cambiamento&#8221; e il consenso popolare,  sganciato da logiche partitiche, e ottenuto grazie ad un&#8217;attività  continua (e fisicamente logorante) sul territorio, fa ben sperare. «E&#8217;  stato un anno entusiasmante &#8211; dice al manifesto &#8211; un&#8217;esperienza  indimenticabile, un rapporto diretto con i reggini proficuo e  costruttivo. Un viaggio di 365 giorni in cui ho messo a fuoco i sogni,  le speranze e le criticità della popolazione. In cui ho raccontato il  progetto che ho in mente, una municipalità partecipata, e democratica  nel senso vero per uscire dagli anni bui dello &#8220;scopellitismo&#8221;. I  reggini chiedono di debellare la piaga della precarietà, di migliorare  la raccolta differenziata, politiche sociali di progresso. Altro che la  città delle veline e dei luna park di Scopelliti. Abbiamo chiesto al  presidente che ci spiegasse quali fossero i criteri di assunzione alle  società miste e ci ha risposto che non era una questione di rilevanza  sociale. Ecco, bisogna farla finita con il morbo del clientelismo,  perché è proprio sui bisogni che la &#8216;ndrangheta costruisce il suo  consenso». La novità è rappresentata da un candidato di sinistra,  sostenuto dal Pd, «ma i compagni del Pd stanno lavorando attivamente nei  quartieri e hanno salutato la mia candidatura come un atto liberatorio,  catartico, che ha annullato tutte le liti interne di un partito che è,  tuttora, commissariato. Sembra quasi che la scelta di uno esterno al  loro mondo, di uno di sinistra abbia dato loro convinzione e più  mordente».<br />
Nel campo progressista non sono però tutte rose e fiori.  Perché una decisione, francamente incomprensibile, ha portato la  sinistra a dividersi: Idv, Sel e Pdci (di cui Canale è stato segretario  provinciale fino al 2010) hanno deciso di puntare su Aldo De Caridi, un  tempo Mpa, oggi dipietrista. Il Pcl scende in campo con Pino Siclari.  Verso il resto della sinistra Canale non serba però rancore: «Confido di  averli accanto nell&#8217;auspicabile ballottaggio. Molti sono i temi che ci  uniscono in nome di un&#8217;opposizione alla destra che non deve conoscere  più divisioni. Perché il traguardo del ballottaggio è vicino, i sondaggi  sono univoci e Scopelliti sa che se superiamo il giro di boa del primo  turno tutto è possibile».<br />
Canale deve guardarsi soprattutto dal Nuovo  Polo centrista, che propone, però, una vecchia volpe della sinistra  reggina, Peppe Bova, già Pci, Pds e Pd, attuale consigliere regionale  che, dimessosi dal gruppo consiliare democratico, a 68 anni suonati, ha  ritrovato entusiasmo con una candidatura terzopolista che potrebbe  pescare più a destra che a sinistra. I finiani puntano su Carlo Maria  Sbano, mentre ha dato forfait la deputata Angela Napoli perché,  sostiene, «il voto a Reggio è inquinato». Scopelliti c&#8217;è rimasto male ed  ha risposto che la deputata di Fli (e sua ex sodale di partito) offende  tutta Reggio. In effetti, Napoli sugli &#8220;impresentabili&#8221; non ha tutti i  torti. Perché l&#8217;elenco è lungo: dal candidato sindaco Arena, indagato &#8211;  come detto &#8211; per smaltimento illegale di rifiuti, al ricandidato  consigliere uscente, Tonino Serranò (Pdl), &#8220;il consigliere pistolero&#8221;  colto in un&#8217;intercettazione ambientale mentre gioca con una pistola  insieme a un picciotto della cosca Serraino. A 72 ore dal voto questo è a  Reggio lo stato dell&#8217;arte. La destra è nervosa, le certezze non sono  più granitiche e arrivano i rinforzi da Roma. Se Giorgia Meloni, pur di  sostenere Scopelliti si è fiondata in Calabria a bordo di un aereo di  Stato, oggi tocca a Berlusconi, atteso in Calabria per un tour  elettorale. La partita è aperta. Ma forse Reggio ha già imboccato il  Canale del cambiamento.</div>

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		<title>&#8220;Leadership carismatica? Per la sinistra una scorciatoia&#8221;</title>
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		<pubDate>Mon, 11 Apr 2011 08:27:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie dal PRC]]></category>

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		<description><![CDATA[<a href="http://www.claudiograssi.org/wordpress/2011/04/leadership-carismatica-per-la-sinistra-una-scorciatoia/"><img align="left" hspace="5" width="150" height="150" src="http://www.claudiograssi.org/wordpress/wp-content/uploads/2011/04/deluna-150x150.jpg" class="alignleft tfe wp-post-image" alt="deluna" title="deluna" /></a>Intervista a Giovanni De Luna &#8211; docente di Storia Contemporanea all&#8217;Università di Torino di Vittorio Bonanni su Liberazione &#8211; 10 aprile 2011 Mito del partito leggero, una politica personalistica spesso legata ad un modello bipolare che in Italia in realtà ha faticato a farsi strada e che offusca i reali obiettivi di un partito mettendone [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em><a href="http://www.claudiograssi.org/wordpress/wp-content/uploads/2011/04/deluna.jpeg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-2737" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" title="deluna" src="http://www.claudiograssi.org/wordpress/wp-content/uploads/2011/04/deluna-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Intervista a Giovanni De Luna &#8211; docente di Storia Contemporanea all&#8217;Università di Torino<a href="http://lettura-giornale.liberazione.it/giornale_articolo.php?id_pagina=88775&amp;pagina=7&amp;versione=sfogliabile&amp;zoom=no&amp;id_articolo=587192"></a></em></p>
<p style="text-align: justify;">di Vittorio Bonanni su Liberazione &#8211; 10 aprile 2011</p>
<p style="text-align: justify;">Mito del partito leggero, una politica  personalistica spesso legata ad un modello bipolare che in Italia in  realtà ha faticato a farsi strada e che offusca i reali obiettivi di un  partito mettendone in secondo piano il suo programma politico. La  necessità di rivalutare dunque un modello di partito novecentesco sia  pure con le modifiche necessarie legate allo scorrere del tempo. Questi  temi Liberazione ha affrontato in queste ultime settimane con alcuni  interventi ed interviste. Un dibattito che continua e che questa volta  ha coinvolto anche Giovanni De Luna, docente di Storia contemporanea  all&#8217;Università di Torino, collaboratore de La Stampa e più volte  interlocutore del nostro giornale. L&#8217;ex militante di Lotta Continua,  sulla cui esperienza De Luna scrisse nel 2009 un interessante libro,  vede la questione in modo un po&#8217; diverso: «Io partirei innanzitutto da  due considerazioni &#8211; dice lo storico &#8211; la prima riguarda il suicidio dei  partiti politici, che io chiamerei però una forma di eutanasia perché  questi non rispondevano più alle condizioni storiche da cui erano stati  formati. Il mio in questo senso è un atteggiamento quasi constatativo.  Cioè la fine di quei partiti è il sintomo della fine di una fase  storica. La loro scomparsa è stata un po&#8217; una conseguenza di questa  fine. Non do quindi alcun giudizio di valore e tanto meno ho una qualche  forma di rimpianto. Semplicemente è così. Non può essere considerato  dunque un problema impersonificato da Veltroni piuttosto che da  Bertinotti. Questa sarebbe una raffigurazione caricaturale dei processi  storici. Semplicemente è venuta a mancare l&#8217;acqua in cui i pesci  nuotavano e i pesci erano le forme partito così come erano nate nel  Novecento. E l&#8217;acqua, cioè i presupposti che avevano favorito quegli  eventi, erano la fabbrica fordista, una certa organizzazione del lavoro,  uno Stato potente. L&#8217;appannarsi della forza dello Stato, il fatto che  questo abbia ceduto quote della sua sovranità verso il basso, verso un  territorio sempre più etnicamente caratterizzato; e verso l&#8217;alto nei  confronti della globalizzazione, ha svuotato conseguentemente di senso  quella forma partito».</p>
<p>Un processo ineluttabile?<br />
Direi di  sì, senza farla troppo lunga. La morte di quei partiti è stata causata  dalla Storia. Così mi pongo professionalmente nei riguardi di questi  eventi. Poi c&#8217;è l&#8217;approccio personale e capisco ci possa essere un  elemento di nostalgia, di rimpianto, un lutto da elaborare. Tutte cose  che capisco benissimo ma che però non mi appartengono. Io la messa in  discussione della forma-partito l&#8217;avevo vissuta nel 1976 con  l&#8217;esperienza di Lotta Continua. Molti anni prima dell&#8217;89 e molti anni  prima della diaspora comunista. E dunque con molto più tempo appunto per  elaborare questo lutto. Aggiungendo poi che la mia esperienza si è  svolta in un contesto in cui la forma-partito non è mai stata vissuta  con la stessa di intensità di altre esperienze e dove nel binomio  spontaneità-organizzazione è stato privilegiato il primo aspetto nei  riguardi dell&#8217;altro.</p>
<p>Resta il fatto evidente che a sinistra non  si riesce a farsi coinvolgere dai grandi eventi sociali e culturali che  pure non mancano. A Torino in particolare dove lei vive&#8230;<br />
Rispetto  al passato mi ritrovo ad avere un atteggiamento quasi asettico. Per  quanto riguarda il presente al contrario non ci si può non porre il  problema. E a proposito di Torino voglio ricordare quello che è successo  in questi primi tre mesi del 2011: prima la vicenda Mirafiori con il  referendum sull&#8217;accordo separato; poi la manifestazione, che si è tenuta  in tutta Italia, del 13 febbraio &#8220;Se non ora quando&#8221; e poi ancora le  recenti iniziative sull&#8217;Unità d&#8217;Italia. Nel primo caso mi ha colpito la  grande consapevolezza dei lavoratori. Sia quelli che hanno votato sì,  sia quelli che hanno votato no, conoscevano i termini dell&#8217;accordo alla  perfezione, meglio dei sindacalisti e dei giornalisti. Quello che è  venuto fuori è qualcosa di inedito rispetto allo scenario degli ultimi  dieci anni. E&#8217; riemersa la forza delle materialità della condizione  operaia come elemento di riferimento. E poi le piazze del &#8220;Se non ora  quando&#8221;, un movimento che non aveva nessun legame con i partiti, con una  identità molto molto forte. Con i politici che si aggiravano nel corteo  ignorati o scavalcati. E impressionante è stata anche la mobilitazione  per il 150° anniversario dell&#8217;Unità d&#8217;Italia, con una folla aperta,  inclusiva. Gente però senza visibilità politica. Quello che non si  capisce bene è come questi elementi che stanno emergendo possono essere  canalizzati verso un tipo di rappresentanza politica in grado veramente  di farli propri senza cambiarne gli umori profondi. Questo è il nodo e  questo è l&#8217;interrogativo. Come garantire continuità a questo tipo di  mobilitazione? Come dare una forma politica a questo magma? E chi riesce  a diventare un interlocutore credibile? Francamente in questo momento  non ne vedo molti in quella direzione. E in questo caso non credo sia un  problema di partito leggero o di partito pesante, è un problema proprio  di riformulare un progetto politico e sociale post- novecentesco che si  renda conto che tutte le categorie, come Lavoro con la &#8220;l&#8221; maiuscola,  Stato con la &#8220;s&#8221; maiuscola, Politica e Partito con la &#8220;p&#8221; maiuscola,  insomma tutti questi monoliti del 900 non ci sono più e quindi abbia il  coraggio di una nuova rotta, di una nuova mappa per navigare in un  oceano che noi non conosciamo.</p>
<p>Se non è, secondo lei, un problema di partito pesante o leggero come si deve procedere?<br />
Bisogna  decifrare questi segnali cercando di capire queste sequenze che cosa ci  indicano. Non credo si possa andare molto oltre questo. Non  dimentichiamo che solo poco tempo fa gli operai avevano fatto notizia  solo perché erano morti carbonizzati. Ora invece con quello che è  successo a Mirafiori le cose sono cambiate e gli operai non sono più  delle vittime. Insomma qualcosa di nuovo sta capitando. Come questo poi  condizionerà la politica e i partiti non lo so. Credo che una grande  occasione ci sia stata all&#8217;inizio degli anni &#8217;90, con la vittoria dei  sindaci di sinistra a Palermo, Catania, Venezia, Roma, Torino, Napoli.  Erano tutti diversissimi tra di loro, avevano storie diverse, eppure in  quel momento lì avevano costruito un rapporto virtuoso con il territorio  con la costruzione di un grande consenso. Poi quell&#8217;occasione lì si  perse e il territorio è diventato l&#8217;acqua dove nuota la Lega, con tutto  quello che è successo e sappiamo. Però credo che una riflessione sul &#8217;93  possa essere utile in questa fase.</p>
<p>Non crede che  quell&#8217;occasione persa sia stata tale perché era troppo incentrata su  delle figure carismatiche e troppo poco su dei programmi?<br />
Queste  esperienze che abbiamo citato sono state tutte delegittimate dal centro.  Nelle trattative per il governo Prodi i sindaci delle varie città  venivano scambiati come le figurine dei calciatori. Quando nel 2006 è  stato varato il governo Prodi, Mastella si presentò da Bassolino, che  certo non aveva bisogno di lui per governare la regione, il quale forte  di un accordo con Fassino dichiarò di aver bisogno della presidenza  dell&#8217;Assemblea regionale e di due assessorati. Questa ventata di novità  doveva essere aiutata con una rottura politica e non alimentando la  continuità. E questo fatto non c&#8217;è stato. Altro che partito leggero! I  partiti sono stati molto invasivi rispetto ai territori.</p>
<p>Insomma per lei il partito leggero non è stato un problema?<br />
Credo  che di fatto non sia mai esistito e si tratta in fondo di un artificio  retorico. Anche il rapporto con il territorio in realtà non è mai venuto  meno. Che cosa è mancato invece? E&#8217; mancata una costruzione culturale  del territorio. Quello del Pci era la fabbrica, per quelli dei no-tav è  la Val di Susa. E in questo senso il partito leggero io non l&#8217;ho mai  visto. Ho sempre visto un partito pesante che aveva una costituzione  culturale del territorio molto centralizzata.</p>
<p>Resta il fatto che  negli ultimi venti anni la personalizzazione della politica è diventata  un ostacolo per realizzare un programma di sinistra. O no?<br />
Certamente  non lo ritengo un ostacolo. Mi sento di dire serenamente che si tratta  invece di una scorciatoia. Cioè non risolve il problema. La leadership  carismatica può anche funzionare ma non è la soluzione. In momenti  estremi di difficoltà tu puoi chiedere ad una persona di supplire a  delle carenze, ma alla lunga tutto questo non può reggere e non può  essere la soluzione. Come dicevo si tratta di una scorciatoia rispetto a  questa fase che stiamo vivendo.</p>
<p>Che cosa pensa delle fabbriche di Nichi? Una risorsa o un problema?<br />
Premetto  che non so neanche in che cosa consistano esattamente. La mia paura è  che possano risultare degli elementi di cooptazione di un ceto politico  molto tradizionale, quasi clonato dall&#8217;alto. Se sono questa cosa no,  certamente, non mi piacciono. Se sono invece un modo per selezionare la  classe politica con percorsi di identificazione diversi da quelli  sperimentati finora allora sono molto favorevole.</p>
<p>Sono già intervenuti nel dibattito: Onofrio Romano, Michele Prospero, Mario Tronti, Guido Liguori e Gianpasquale Santomassimo</p>

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		<title>&#8220;Chi è antifascista ripudia ogni guerra&#8221;</title>
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		<pubDate>Tue, 29 Mar 2011 10:09:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie dal PRC]]></category>

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		<description><![CDATA[<a href="http://www.claudiograssi.org/wordpress/2011/03/chi-e-antifascista-ripudia-ogni-guerra/"><img align="left" hspace="5" width="150" height="150" src="http://www.claudiograssi.org/wordpress/wp-content/uploads/2011/03/DSCN3868_f-150x150.jpg" class="alignleft tfe wp-post-image" alt="DSCN3868_f" title="DSCN3868_f" /></a>Intervista a Bianca Bracci Torsi di Checchino Antonini su Liberazione &#8211; 29 marzo 2011 &#8220;Torino era imbandierata di tricolori&#8221;, ma stavolta non le hanno dato troppo fastidio. Fin da ragazzina preferiva la bandiera rossa. Ma in questi giorni ha interpretato quell&#8217;impavesamento come una risposta alla Lega. Dell&#8217;Unità d&#8217;Italia le piace pensare che la Resistenza l&#8217;abbia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div style="text-align: justify;"><em><a href="http://www.claudiograssi.org/wordpress/wp-content/uploads/2011/03/DSCN3868_f.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-2708" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" title="DSCN3868_f" src="http://www.claudiograssi.org/wordpress/wp-content/uploads/2011/03/DSCN3868_f-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Intervista a Bianca Bracci Torsi</em></div>
<div style="text-align: justify;"></div>
<div style="text-align: justify;">di Checchino Antonini su Liberazione &#8211; 29 marzo 2011</div>
<div style="text-align: justify;"></div>
<div style="text-align: justify;">&#8220;Torino era imbandierata di tricolori&#8221;, ma  stavolta non le hanno dato  troppo fastidio. Fin da ragazzina preferiva  la bandiera rossa. Ma in  questi giorni ha interpretato  quell&#8217;impavesamento come una risposta  alla Lega. Dell&#8217;Unità d&#8217;Italia le  piace pensare che la Resistenza  l&#8217;abbia riscattata dal fascismo e che  oggi debba essere salvaguardata  dal secessionismo strisciante.<br />
A  Torino, Bianca Bracci Torsi c&#8217;è andata come delegata della sezione   romana Villaggio globale, al congresso nazionale dell&#8217;Anpi,   l&#8217;associazione dei partigiani in cui la responsabile Antifascismo di   Rifondazione comunista (nel comitato direttivo, tra gli altri, è stata   eletta Lidia Menapace), è consigliere nazionale.<br />
Ecco un&#8217;altra  cartolina di Bianca da Torino: la standing ovation,  l&#8217;unica del  congresso per l&#8217;intervento di Massimo Rendina, presidente  dell&#8217;Anpi di  Roma ma all&#8217;epoca comandante della Brigata Garibaldi in  Piemonte. &#8220;E&#8217;  stato riconosciuto come il liberatore di Torino grazie  alla  disobbedienza all&#8217;ordine degli Alleati di aspettarli. Ma bisognava   salvare i gappisti che, con lo sciopero del 18 aprile del &#8217;45, erano   ormai scoperti. E c&#8217;era da salvare la Fiat dalle mine naziste. Se   qualcuno se lo fosse ricordato prima forse Marchionne non avrebbe fatto   quello scempio dei diritti dei lavoratori&#8221;.</p>
</div>
<p style="text-align: justify;">Come ha reagito il congresso all&#8217;ennesimo vento di guerra, quello che sta soffiando sulla Libia?<br />
Ha  reagito senza se e senza ma. E&#8217; stato votato all&#8217;unanimità l&#8217;ordine  del  giorno che ribadisce l&#8217;articolo 11 della Costituzione, che chiede  lo  stop ai bombardamenti e a qualunque tipo di intervento armato.  Inoltre,  il documento finale è esplicito quando chiede di favorire il  ritorno dei  &#8220;nostri&#8221; ragazzi dalle missioni di guerra e di tagliare le  spese  militari.</p>
<p>Do i numeri: 345 delegati per 120mila iscritti, 15mila in più nel 2011, 50mila fans su facebook. L&#8217;Anpi, sta cambiando.<br />
Sì è cresciuta, non è più un&#8217;associazione solo combattentistica. Dal  2006,  non solo per ragioni anagrafiche, ha aperto ai giovani e alle  donne,  intendendo per giovani tutti gli antifascisti che non hanno  potuto fare  la Resistenza. E&#8217; stato un congresso vero, il nostro, con  un dibattito  forte e civile da cui emerge un ruolo dell&#8217;Anpi come  promotore di una  nuova resistenza che raccoglie le sue forze  nell&#8217;antifascismo militante  che oggi si esprime nei partiti di sinistra  ma anche largamente in nuove  forze che magari quei partiti li  criticano pur riconoscendo che esista  più di un rischio per la  democrazia: il suo nome è fascismo, al di là  della riverniciatura e  delle rivisitazioni.</p>
<p>Chi c&#8217;è oggi assieme ai vecchi partigiani?<br />
Nell&#8217;Anpi  ci sono cittadini democratici, i comunisti e anche attivisti  di centri  sociali, studenti dei collettivi, esponenti di associazioni  coi quali  molti di noi non hanno in comune storie e modalità di azione.  Ma questo  nel &#8217;43 non ha impedito l&#8217;unione del Cln. Io stessa mi sento  più vicina a  un gruppo anarchico piuttosto che ai liberali o ai  monarchici che nel  &#8217;43 erano con noi.</p>
<p>E&#8217; vero, s&#8217;era notato un nuovo attivismo  attorno all&#8217;associazione dei  partigiani, in controtendenza con la crisi  dei partiti storici della  sinsitra. Non temi che possa esserci il  rischio che qualcuno veda  nell&#8217;Anpi la destinataria di una sorta di  supplenza della politica?<br />
C&#8217;è stato dibattito attorno a una tesi di  destra, ossia quella secondo  cui i partiti non servono più, che la  politica vera sia quella fatta  fuori da essi. Una critica che non viene  solo dai giovani più  inesperti. Credo che i partiti non sono alternativi  ma necessari alle  aggregazioni varie. Ricordiamoci che l&#8217;antipartitismo è tipico dei  fascismi.</p>
<p>Su cosa è avvenuto il confronto politico più intenso?<br />
Si  partiva da un documento che in molti abbiamo ritenuto blando e   generico, ossia facilmente interpretabile per tutti i gusti. A partire   dai congressi di sezione, e via via fino a Torino, c&#8217;è stato un lavoro   diffuso che ha portato a chiarirlo e arricchirlo, renderlo più netto.   Uno dei nodi era l&#8217;analisi<br />
della destra alla luce delle sue recenti  divisioni e il rischio che non  fosse evidente il fatto che le destre  italiane siano prive di ogni  cultura democratica e antifascista. Prova  ne sono i legami con  formazioni dichiaratamente neofasciste. Altro  terreno di confronto è  stato sulla necessità di attuare la Costituzione,  non solo di assumersi  la salvaguardia dei principi.</p>
<p>Ecco, quali sono i compiti che s&#8217;è data l&#8217;Anpi?<br />
Innanzitutto  quello di mantenere vive la conoscenza e la condivisione   dell&#8217;antifascismo e la consocenza di quello che è stato tutto il   fascismo. Diversi delegati, molti di radici slovene, hanno sollevato il   dramma dell&#8217;occupazione in Jugoslavia a partire dagli anni &#8217;20 contro  il  revisionismo implicito in quella celebrazione dell&#8217;orgoglio fascista   che è la Giornata della memoria delle foibe. Il dibattito ha  riscontrato  che il nemico non marcia solo tra le forze esplicitamente  neonaziste e  neofasciste, presenti in tutta Europa, ma in ogni proposta  e iniziativa  che riproponga elementi di fascismo come il  corporativismo di cui è  portatore Marchionne. Nostro compito sarà anche  quello di individuare  gli aspetti più nascosti di questo ritorno.  Quando si va nelle scuole  bisognerà parlare dell&#8217;intero periodo  fascista. Oltre all&#8217;impegno contro  la campagna reviosionista &#8211; con  l&#8217;attacco alla resistenza che passa per  i ripetuti tentativi di  equiparare repubblichini e partigiani, per la  riscrittura della  toponomastica e per il degrado di luoghi storici della  Resistenza &#8211;  servono azioni concrete contro la semischiavitù del  lavoro, contro i  centri di detenzione oggi inaccettabili e da chiudere.  Dobbiamo lottare  per abolire il reato di clandestinità, contro il  secessionismo  leghista e i tagli al welfare.</p>

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		<title>La svolta di Napoli per un futuro diverso</title>
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		<pubDate>Wed, 23 Mar 2011 09:33:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie dal PRC]]></category>

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		<description><![CDATA[<a href="http://www.claudiograssi.org/wordpress/2011/03/la-svolta-di-napoli-per-un-futuro-diverso/"><img align="left" hspace="5" width="150" height="129" src="http://www.claudiograssi.org/wordpress/wp-content/uploads/2011/03/comunenapoli-150x129.jpg" class="alignleft tfe wp-post-image" alt="comunenapoli" title="comunenapoli" /></a>di Antonio D&#8217;Alessandro* Il quadro delle alleanze politiche per l&#8217;elezione del nuovo Consiglio Comunale di Napoli va delineandosi ora dopo ora con sempre maggiore chiarezza. Nonostante ci siano molti candidati in campo le opzioni sono ben riconoscibili. All&#8217;orizzonte una tornata elettorale che chiamerà i cittadini napoletani a scegliere tra una destra reazionaria e collusa con [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.claudiograssi.org/wordpress/wp-content/uploads/2011/03/comunenapoli.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-2690" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" title="comunenapoli" src="http://www.claudiograssi.org/wordpress/wp-content/uploads/2011/03/comunenapoli-150x129.jpg" alt="" width="150" height="129" /></a>di Antonio D&#8217;Alessandro*</p>
<p style="text-align: justify;">Il quadro delle alleanze politiche per  l&#8217;elezione del nuovo Consiglio Comunale di Napoli va delineandosi ora  dopo ora con sempre maggiore chiarezza. Nonostante ci siano molti  candidati in campo le opzioni sono ben riconoscibili. All&#8217;orizzonte una  tornata elettorale che chiamerà i cittadini napoletani a scegliere tra  una destra reazionaria e collusa con il malaffare, il riciclante  nuovismo terzopolista, il Pd della riaggregazione intorno alla  nomenclatura tanto cara a Bassolino e De Mita, ma che li metterà anche  di fronte all&#8217;opportunità della svolta rappresentata da Luigi De  Magistris.<br />
Detta così appare un racconto di parte e probabilmente lo è. Ma sono i programmi che oggettivamente delineano il profilo  alternativo di De Magistris e della coalizione a suo sostegno costituita  dalla FdS, da IdV e da una lista civica dello stesso candidato a  sindaco, che fanno la differenza rispetto agli altri.<br />
Sui rifiuti è  marcato il rigetto per quelle politiche tese a moltiplicare discariche  ed inceneritori. Con De Magistris sindaco di Napoli non sarà costruito  l&#8217;inceneritore di Napoli Est, ma si avvierà un ciclo industriale dei  rifiuti che dice della progettazione di siti di compostaggio,  dell&#8217;aumento della raccolta differenziata porta a porta e teso a  spezzare il filo che unisce trasversalmente poteri forti e cattiva  politica.<br />
Anche sul versante dell&#8217;acqua la coalizione di sinistra ha  parole chiare ed ineludibili: in nessun caso l&#8217;acqua nè la sua  gestione, sarà soggetta a processi di privatizzazione; poi c&#8217;è la  questione dello sviluppo locale, il tema della sottrazione di Bagnoli e  dell&#8217;area orientale alla speculazione edilizia ed infine la questione  centrale della qualità della politica e dei suoi interpreti.<br />
Insomma,  un contesto di profonda discontinuità con la gestione del passato e di  grande alterità al progetto delle destre. Un&#8217;opportunità, questa, sia  per la città di Napoli sia per la sinistra napoletana che può così  rilanciare un processo di partecipazione popolare a partire da elementi  programmatici chiari, in grado di connettersi con il tema vero della  ricostruzione di una sinistra moderna ed all&#8217;altezza della sfida.<br />
In  questo quadro la scelta di appoggiare Morcone operata da SeL, il cui  profilo politico esce notevolmente ridimensionato dal referendum interno  di domenica scorsa e che racconta di un appiattimento sulle posizioni  del Pd,  suona come una grande opportunità andata persa. Una scelta  fatta a Roma, infatti, sottoposta ad un referendum &#8220;confermativo&#8221; e che  nulla dice del profondo dissenso che attraversa il tessuto militante  dello stesso partito di Vendola, rappresenta una mancata occasione per  sostanziare un processo di riaggregazione a sinistra a partire da   contenuti programmatici condivisi e  per costruire concretamente a  Napoli ed in Campania l&#8217;alternativa a quel sistema di potere che ha  incarnato Bassolino in questi ultimi anni.<br />
La Federazione della  Sinistra ha lavorato convintamene in questi mesi per costruire una  coalizione, la più ampia possibile, ed un programma in grado di  assicurare alla città  un governo capace di tirarla fuori dalle secche  nelle quali è ormai incagliata. Il Pd dovendo scegliere tra questa  possibilità e la soluzione dei problemi al proprio interno dopo l&#8217;esito  disastroso delle primarie, ha scelto la seconda avanzando alla  coalizione la proposta del prefetto Morcone buon amico di De Mita, il  quale a sua volta  costituisce l&#8217;altra faccia della medaglia dello  stesso sistema di potere. SeL dal canto suo, accettando la proposta del  Pd ha deciso di sacrificare sull&#8217;asse Vendola-Bersani e nella  prospettiva delle primarie nazionali, ogni possibilità di aggregazione  unitaria a sinistra. Entrambi i partiti con le rispettive scelte,  legittime quanto discutibili per le divisioni che hanno  procurato a  sinistra e nel centrosinistra, rischiano di spianare la strada alle  destre, qui più pericolose che altrove perchè colluse con il malaffare,  nella corsa verso palazzo San Giacomo.<br />
Contribuire a dare vita ad  una coalizione attorno a Luigi De Magistris, dunque, è stata per noi la  scelta più naturale. Essa, infatti, risponde alla necessità di evitare  che dopo Provincia e Regione anche Napoli cada in mano alle destre ed  aggiunge un altro importantissimo tassello in quel processo di  ricostruzione della sinistra, troppo presto svenduto da altri alle  ragioni della governance.<br />
<em></em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>*segretario federazione di Napoli</em></p>

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		<title>Affronteremo la vita a muso duro</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Mar 2011 14:02:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie dal PRC]]></category>

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		<description><![CDATA[<a href="http://www.claudiograssi.org/wordpress/2011/03/affronteremo-la-vita-a-muso-duro/"><img align="left" hspace="5" width="150" height="150" src="http://www.claudiograssi.org/wordpress/wp-content/uploads/2011/03/bandiera-fds-sventolante-150x150.jpg" class="alignleft tfe wp-post-image" alt="bandiera-fds-sventolante" title="bandiera-fds-sventolante" /></a>di Andrea Bianchi* su Liberazione &#8211; 3 marzo 2011 &#8220;Affronterò la vita a muso duro&#8221;, dice la stupenda canzone del compagno Pierangelo Bertoli &#8211; che già trent&#8217;anni fa aveva capito bene l&#8217;evoluzione della politica in Italia. Un Paese che, sia a destra che a sinistra (tra nostri pseudo interlocutori), vede il comunismo e i comunisti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.claudiograssi.org/wordpress/wp-content/uploads/2011/03/bandiera-fds-sventolante.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-2641" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" title="bandiera-fds-sventolante" src="http://www.claudiograssi.org/wordpress/wp-content/uploads/2011/03/bandiera-fds-sventolante-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>di Andrea Bianchi* su Liberazione &#8211; 3 marzo 2011</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Affronterò la vita a muso duro&#8221;, dice la stupenda  canzone del compagno Pierangelo Bertoli &#8211; che già trent&#8217;anni fa aveva  capito bene l&#8217;evoluzione della politica in Italia. Un Paese che, sia a  destra che a sinistra (tra nostri pseudo interlocutori),  vede il  comunismo e i comunisti come il male assoluto. Carnefici assassini di  milioni di morti nei gulag staliniani e spietati mangiatori di bambini.  Senza però ricordare che se non avessimo avuto l&#8217;aiuto dell&#8217;Unione  Sovietica, e degli altri alleati, forse oggi in Europa ci sarebbe ancora  il nazifascismo. Di recente, un&#8217;avanguardia intellettuale del Pdl della  mia città, Santa Marinella, ha affermato che &#8220;i comunisti hanno  regalato il paese ai russi&#8221;. Ah sì, quando sarebbe successo? Forse solo  io non lo sapevo.<br />
Ecco, questi sono i risultati di anni di vere e  proprie diffamazioni. Senza ricordare l&#8217;importanza del Partito Comunista  Italiano nella lotta di Liberazione, nella nascita della Repubblica  italiana e nella stesura della Costituzione. E ancora: nelle lotte degli  operai e in quelle per i diritti civili, per la libertà e per  l&#8217;uguaglianza, a difesa dei più deboli e degli emarginati. Tutto questo è  stato dimenticato e del comunismo rimangono solo le infamie e le  calunnie. Troppo spesso sento dire che il &#8220;sistema partito&#8221; ormai è  finito, che dobbiamo aprirci alla società civile (in Italia?) e che  dobbiamo puntare sulle personalità carismatiche (per poi cucir loro  addosso un bel programma, che tanto poi verrà disatteso).<br />
Ormai gli  ideali non esistono più, ci sono solo le persone. Invece, oggi più che  mai, con la crisi che incombe, si dovrebbe fare la quadra su un  programma da applicare concretamente e solo in seguito scegliere chi  possa rappresentarlo. Ciò, oltre a essere una prerogativa comunista,  sarebbe anche un fattore di onestà, trasparenza e democrazia.  Oggigiorno, con finto buonismo democratico, si decanta tanto la  &#8220;partecipazione&#8221; per poi, in realtà, far sì che tutte le decisioni  vengano prese da coloro i quali stanno in organismi di amministrazione.  Sempre più spesso della politica si apprendono solo i vizi peggiori.<br />
Un  tempo, nel Pci, un membro &#8220;amministrativo&#8221; (consigliere comunale,  assessore, ecc.) era la cosiddetta &#8220;testa d&#8217;ariete&#8221; dell&#8217;organo  direttivo del circolo.  Il circolo decideva la linea politica da  percorrere. Questa era effettiva democrazia. Non come adesso che le  priorità (chiamarle &#8220;politica&#8221; e &#8220;programmi&#8221; sarebbe troppo) le danno  gli eletti.<br />
Ma noi comunisti ormai &#8220;che parliamo a fare?&#8221;. Agli  occhi dei più siamo i mangia bambini, gli stalinisti, il Kgb, la Stasi.  In pratica, la rappresentazione del male assoluto. Per abbattere  Berlusconi dobbiamo &#8220;ingoiare qualche rospo&#8221; e fare l&#8217;alleanza  democratica, o così dicono in molti. Come se di rospi non ne avessimo  ingoiati già abbastanza. Per tanti compagni l&#8217;essere identificato come  &#8220;uno dei rossi&#8221; ha rappresentato anche un danno: chi ha perso il lavoro o  chi se l&#8217;è visto negato. Ciononostante possiamo dire di poter camminare  per strada fieri e a testa alta, perchè non ci siamo piegati dinanzi a  nessuno, ignorando le lusinghe ghiotte del politico di turno e, quindi,  non divenendo servi del potere. Se questo, secondo alcuni, vuol dire  essere &#8220;anacronisti e isolazionisti&#8221;, beh allora lo siamo.<br />
E&#8217; ora di  dire basta e di proseguire sulla nostra strada, rilanciando il nostro  partito con la militanza e la presenza nei territori e nelle vertenze,  cercando di salvare il nostro quotidiano Liberazione (nonchè la nostra  quotidiana liberazione), attuando il più possibile pratiche di mutua  assistenza (come i gruppi d&#8217;acquisto popolare), cercando di mantenere  vivi e funzionali i circoli e magari di aprirne di nuovi.<br />
Siamo  entrati in un nuovo lungo ciclo politico, siamo a pezzi e per questo  dovremmo compattarci e cercare un&#8217;unità vera con tutte le forze  comuniste. I tempi sono bui, e lo vediamo tutti, ma bisogna resistere  perchè, prima o poi, il nostro duro lavoro verrà riconosciuto; perchè se  nel nostro Paese venisse a mancare una forza importante come quella  comunista sarebbe una sconfitta epocale per tutti, non solo per noi.</p>
<p style="text-align: justify;">*Giovani Comuniste/i Civitavecchia (Rm)</p>

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		<title>&#8220;Futuro, lavoro, dignità&#8221; Rifondazione rilancia</title>
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		<pubDate>Sat, 26 Feb 2011 08:31:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie dal PRC]]></category>

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		<description><![CDATA[<a href="http://www.claudiograssi.org/wordpress/2011/02/futuro-lavoro-dignita-rifondazione-rilancia/"><img align="left" hspace="5" width="150" height="150" src="http://www.claudiograssi.org/wordpress/wp-content/uploads/2011/02/prc_logo-300x300-150x150.jpg" class="alignleft tfe wp-post-image" alt="prc_logo-300x300" title="prc_logo-300x300" /></a>di Stefano Galieni su Liberazione &#8211; 26 febbraio 2011 Le proposte che Rifondazione Comunista intende mettere in campo nei prossimi mesi per caratterizzare il proprio ruolo e indicare i primi passi per una fuoriuscita da sinistra dalla crisi, sono state ieri approvate col voto unanime dei presenti alla riunione della direzione nazionale. Un dibattito che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div style="text-align: justify;"><a href="http://www.claudiograssi.org/wordpress/wp-content/uploads/2011/02/prc_logo-300x300.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-2632" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" title="prc_logo-300x300" src="http://www.claudiograssi.org/wordpress/wp-content/uploads/2011/02/prc_logo-300x300-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>di Stefano Galieni su Liberazione &#8211; 26 febbraio 2011</p>
<p>Le proposte che Rifondazione Comunista intende  mettere in campo nei  prossimi mesi per caratterizzare il proprio ruolo e  indicare i primi  passi per una fuoriuscita da sinistra dalla crisi,  sono state ieri  approvate col voto unanime dei presenti alla riunione  della direzione  nazionale.  Un dibattito che è servito  a sciogliere  perplessità emerse  nella precedente direzione necessario, come ha  ricordato nelle  conclusioni Paolo Ferrero, per definire come un partito  che è fuori dal  parlamento può provare ad influenzare la condizione  delle lavoratrici e  dei lavoratori rompendo anche il senso di impotenza  in cui ci si  ritrova. Un titolo, ancora da affinare che individua alcune  proposte  immediate &#8220;Futuro, lavoro, dignità, per le ragazze e i  ragazzi, le  donne e gli uomini in ogni età della vita&#8221;. Hanno trovato  larga  condivisione 5 binomi chiave, che contengono i problemi da  affrontare e  le  risorse per risolverli. &#8220;In primis&#8221; il sostegno al  reddito  attraverso una politica fiscale, il reddito sociale per i  disoccupati e  gli inoccupati, garantendo le cure ai non autosufficienti.  Una misura  attuabile attraverso una lotta all&#8217;evasione fiscale ed una  tassa  patrimoniale  al di sopra degli 800 mila euro. Affrontare la   disoccupazione creando buoni posti di lavoro (riconversione ecologica,   messa in sicurezza, riassetto idrogeologico, potenziamento del trasporto   pubblico locale) con un taglio alle grandi opere inutili e dannose.</p>
</div>
<p style="text-align: justify;">Bloccando poi le delocalizzazioni,  facendo restituire alle imprese che  provano a farlo, tutte le  agevolazioni e i finanziamenti pubblici  ricevuti. Finanziando scuola,  università la cultura e la ricerca  pubblica, tagliando le spese  militari. Bloccare infine i licenziamenti e  stabilizzare i precari del  pubblico impiego, iniziando a tagliare gli  stipendi di parlamentari,  manager pubblici, consulenze dorate, enti e  società inutili. Idee  semplici che dimostrano come la soluzione per una  politica di  redistribuzione ci sia e sia a portata di mano e solo gli  interessi del  capitale, di un capitalismo che non è in grado di  rispondere alla  crisi, impediscono di attuare. Per ognuno dei binomi  elencati verranno  fornite ai circoli schede di approfondimento. Si  tratta di una  piattaforma non esaustiva, si sta infatti lavorando ad un  programma di  impianto complessivo che veda al centro le questioni del  lavoro e della  democrazia. Non sono mancate anche ieri opinioni e  interventi in parte  emendativi e in parte di problematizzazione. E&#8217;  stata accolta la  richiesta avanzata da Aurelio Crippa di far precedere  la piattaforma da  una breve introduzione che contestualizzi le scelte  operate, Matteo  Gaddi ha proposto di individuare alcune vertenze in  grado di riassumere  le proposte avanzate. Questi ed altri suggerimenti  (Emprin, Nicotra,  Russo Spena, solo per citarne alcuni), sono stati  accolti e andranno ad  arricchire la parte programmatica del lavoro da  svolgere. Divergenze  su cui si tornerà a discutere sono riemerse  rispetto alle indicazioni  relative ad un salario sociale o ad un reddito  minimo di cittadinanza.  Rocchi ha chiesto ed ottenuto che il voto di  approvazione assumesse  valore immediatamente operativo.Il secondo punto  dell&#8217;ordine del  giorno, ha riguardato il rilancio e il futuro di  Liberazione. Sono  state definite le linee di un progetto politico ed  editoriale per il  giornale che nascono dalla necessità di mettere in  sicurezza la testata  partendo dalle pesanti condizioni di crisi in cui  questa versa. Marco  Gelmini, amministratore unico della Mrc e Dino Greco  hanno illustrato,  il primo la situazione economica ed il piano per  farvi fronte, il  secondo le proposte su cui ripartire, ben consapevoli  della difficoltà  dell&#8217;operazione. Il bilancio economico, già migliorato,  soprattutto  grazie ad una gestione basata sui contratti di solidarietà  ed una  crescita mai realizzata finora degli abbonamenti e delle   sottoscrizioni, impongono scelte dolorose ma necessarie. La direzione ha   votato una proposta che definisce, almeno temporaneamente, una  radicale  ridefinizione del giornale. Ci sarà una riduzione pesante   nell&#8217;organico, utilizzando pensionamenti, prepensionamenti ed   ammortizzatori sociali per giornalisti e poligrafici, una riduzione   della foliazione  (da 12 a 8 pagine esclusa la domenica quando saranno   16, mantenendo l&#8217;inserto &#8220;lotte&#8221;), ci saranno 5 uscite settimanali (il   martedì &#8220;Liberazione&#8221;  non sarà in edicola), e ci sarà un taglio mirato a   spese di tipografia, carta, collaborazioni e distribuzione. Ovviamente   questo presuppone un radicale ripensamento del quotidiano che sarà  meno  generalista e in cui sarà superata la ripartizione per &#8220;servizi&#8221;.  Sarà  un giornale di battaglia politica, incentrato quotidianamente su  temi  che si cercherà di trattare in maniera approfondita fornendo  elementi  che altre testate non offrono. Una parte importante di quanto  oggi è nel  cartaceo, dal dibattito politico agli incontri, agli  appuntamenti,  verrà trasferita sul sito che sarà potenziato ed attivo 6  giorni su 7,  vantando già oggi una media di 4000 contatti individuali  al giorno. Più  interventi hanno considerato in maniera critica alcune  decisioni come  quella della riduzione del numero delle uscite, in altri  è emersa una  affezione forte ad un giornale che comincia ad essere  sempre più  considerato strumento fondamentale per il partito. Certo è  avvertita la  necessità di rendere un prodotto ridimensionato migliore e  ancora più  interessante, una sfida ambiziosa in un contesto affatto  favorevole. Per  questo da portare avanti.</p>

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		<title>Salviamo la Costituzione</title>
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		<pubDate>Tue, 22 Feb 2011 10:27:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie dal PRC]]></category>

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		<description><![CDATA[<a href="http://www.claudiograssi.org/wordpress/2011/02/salviamo-la-costituzione/"><img align="left" hspace="5" width="150" height="150" src="http://www.claudiograssi.org/wordpress/wp-content/uploads/2011/02/costituzione-150x150.jpg" class="alignleft tfe wp-post-image" alt="costituzione" title="costituzione" /></a>di Nando Mainardi* e Paola Varesi** su Liberazione &#8211; 22 febbraio 2011 Sabato scorso si è tenuta a Parma una manifestazione indetta in primo luogo dal comitato &#8220;Salviamo la Costituzione&#8221; in difesa della nostra carta costituzionale. Un&#8217;iniziativa cui sono arrivate le adesioni &#8211; anche nazionali e regionali &#8211; di associazioni, movimenti, centri sociali e delle [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.claudiograssi.org/wordpress/wp-content/uploads/2011/02/costituzione.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-2598" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" title="costituzione" src="http://www.claudiograssi.org/wordpress/wp-content/uploads/2011/02/costituzione-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>di Nando Mainardi* e Paola Varesi** su Liberazione &#8211; 22 febbraio 2011</p>
<p style="text-align: justify;">Sabato scorso si è tenuta a Parma una  manifestazione indetta in primo luogo dal comitato &#8220;Salviamo la  Costituzione&#8221; in difesa della nostra carta costituzionale.<br />
Un&#8217;iniziativa  cui sono arrivate le adesioni &#8211; anche nazionali e regionali &#8211; di  associazioni, movimenti, centri sociali e delle forze politiche del  centrosinistra.<br />
Più di 7mila persone hanno sfilato in un corteo  colorato lungo il centro della città fino ad arrivare all&#8217;interno del  Palazzo della Pilotta. La centralissima Piazza Garibaldi è stata negata  dall&#8217;amministrazione comunale di centrodestra che si è ben guardata  dall&#8217;aderire alla manifestazione. C&#8217;era chi esponeva cartelli con i  diversi articoli della Costituzione (l&#8217;articolo 1 e l&#8217;articolo 11, in  particolare), chi aveva con sè copie della carta costituzionale, chi &#8211;  come Rifondazione Comunista &#8211; raccoglieva le firme per chiedere la  cacciata di Berlusconi e lo sciopero generale. Per una volta, da queste  parti, si sono pure viste numerose bandiere del Partito democratico ad  una manifestazione. Come pure, oltre a Rifondazione comunista e alla  Fds, c&#8217;erano le bandiere di Sel, dell&#8217;Idv, della Cgil, della Fiom e del  Pcl. Dal piccolo palco si sono alternati esponenti dell&#8217;Anpi, di  Articolo 21, del Popolo Viola, di Salviamo la Costituzione e di Libera.  Negli interventi e negli slogan della manifestazione c&#8217;era tutta la  consapevolezza dell&#8217;emergenza democratica provocata dal governo  Berlusconi e la necessità di una svolta, che metta al centro la difesa e  la attuazione della Costituzione.<br />
La proposta un po&#8217; astratta di  alleanza per difendere la Costituzione ha preso corpo sabato scorso  nella &#8220;piccola&#8221; città di Parma, animata e incarnata da alcune migliaia  di persone. Un piccolo particolare: non c&#8217;erano nè l&#8217;Udc nè Fli.  Evidentemente i contenuti della Costituzione pongono un discrimine forte  che va ben al di là del &#8220;tutti contro Berlusconi&#8221;.<br />
Dietro il palco  uno striscione con la scritta &#8220;Capitano Mirka: presente&#8221;. Un omaggio  alla partigiana Laura Polizzi, morta alla fine di gennaio, e al contempo  un messaggio politico netto e forte, a ricordare il nesso indissolubile  tra la Costituzione, la Resistenza e l&#8217;antifascismo. Lavoriamo perchè,  dopo Parma, altre piazze e altre città si muovano per chiedere la  cacciata di Berlusconi in nome della Costituzione e dell&#8217;antifascismo.<br />
<em>*segretario Prc Emilia Romagna<br />
**segretaria federazione di Parma</em></p>

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