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	<title>Blog di Claudio Grassi &#187; Esteri</title>
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		<title>La Linke e noi</title>
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		<pubDate>Tue, 18 May 2010 10:07:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<a href="http://www.claudiograssi.org/wordpress/2010/05/la-linke-e-noi/"><img align="left" hspace="5" width="150" height="150" src="http://www.claudiograssi.org/wordpress/wp-content/uploads/2010/05/die_linke_logo_wimp_740033g-150x150.jpg" class="alignleft wp-post-image tfe" alt="" title="die_linke_logo_wimp_740033g" /></a>A Rostock, in Germania, sabato e domenica scorsi, si è svolto il congresso della Linke. Qualche articolo è uscito anche sui giornali della sinistra italiana, in particolare l&#8217;Unità, il manifesto e Liberazione (che segnalo nella rubrica &#8220;Accade a Sinistra&#8221; di questo blog). Rifondazione Comunista, che vi ha partecipato con la presenza del segretario Ferrero, è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.claudiograssi.org/wordpress/wp-content/uploads/2010/05/die_linke_logo_wimp_740033g.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1059" style="margin-left: 3px; margin-right: 3px;" title="die_linke_logo_wimp_740033g" src="http://www.claudiograssi.org/wordpress/wp-content/uploads/2010/05/die_linke_logo_wimp_740033g-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" /></a>A Rostock, in Germania, sabato e domenica scorsi, si è svolto il congresso della Linke. Qualche articolo è uscito anche sui giornali della sinistra italiana, in particolare <em>l&#8217;Unità</em>, il <em>manifesto</em> e <em>Liberazione</em> (che segnalo nella rubrica &#8220;<a href="http://www.claudiograssi.org/wordpress/category/accade-a-sinistra/">Accade a Sinistra</a>&#8221; di questo blog). Rifondazione Comunista, che vi ha partecipato con la presenza del segretario Ferrero, è stata l&#8217;unico partito, assieme al Front de Gauche francese, ad essere invitato, a dimostrazione dei buoni rapporti che esistono tra le due formazioni politiche.<br />
Credo valga la pena, per noi comunisti, impegnati a risalire la china dopo una batosta incredibile, ragionare su questa esperienza che è riuscita, in tre anni, a raccogliere un consenso rilevante: l&#8217;11,9% alle ultime elezioni politiche del settembre 2009. Consenso raccolto nel Paese più popoloso e più importante dell&#8217;Unione Europea e conseguito con una piattaforma politica nettamente di sinistra.<br />
Non penso a modelli da “copiare”, ovviamente, ma ad una esperienza sulla quale riflettere.<br />
Il congresso si è concluso positivamente, con la sostituzione dei due presidenti “storici”: Oskar Lafontaine e Lothar Bisky. Al loro posto Gesine Lotzch, deputata (ex Pds) eletta con il 92,8% dei consensi e Klaus Ernst, sindacalista IG metal (ex Wasg raggruppamento dei fuoriusciti da sinistra dall&#8217;SPD), eletto con il 74,9% dei voti. Sono stati eletti anche 4 vicepresidenti (3 donne e 1 uomo), la Direzione; ed è stato votato un documento politico, mentre il documento programmatico, su cui si sta lavorando da tempo, dovrebbe essere concluso entro il 2011.<br />
Detto questo, le differenze politiche, anche profonde, che ci sono all&#8217;interno della Linke sono emerse anche in questa assise.</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-1058"></span>Come si sapeva da tempo il congresso ha riconfermato la presenza all&#8217;interno della Linke di diverse opzioni politiche che vengono a mio parere un po&#8217; grossolanamente collegate alle due distinte realtà territoriali. Da un lato la Linke dell&#8217;ovest guidata da Lafontaine che sarebbe più radicale e meno propensa a stringere alleanze con la SPD, dall&#8217;altro lato la Linke dell&#8217;Est che, viceversa, sarebbe più pragmatica e più propensa a stringere alleanze con la socialdemocrazia.<br />
Credo sia una suddivisione un po&#8217; schematica e colgo l&#8217;occasione per sollecitare chi avesse informazioni più precise o della documentazione a socializzarle in modo che possano arricchire il nostro dibattito.<br />
Tuttavia, come ogni semplificazione, essa contiene anche, molto probabilmente, un elemento di verità.<br />
E&#8217; evidente che le due parti principali che hanno dato vita alla Linke – la Pds e i fuoriusciti dall&#8217;SPD – non hanno ancora attuato, nei fatti, una vera unificazione, sia politica che organizzativa.<br />
Lo dimostra il fatto che, a differenza degli impegni presi, non è stato eletto un presidente ma due e che, a tutti i livelli, si è deciso di istituire le responsabilità doppie. Per esempio due responsabili organizzativi, due capigruppo in Parlamento etc.<br />
Così come è evidente che la collocazione alla opposizione di una grossa coalizione, come ha fatto la Linke fino al 2009, è stata condivisa da tutto il partito, mentre le varie posizioni interne quasi sicuramente si articoleranno se dopo le prossime elezioni politiche i parlamentari fossero determinanti per costruire un governo con Spd e Verdi, in alternativa alla CDU-CSU e liberali. Anche sulla partecipazione o meno ai governi regionali le posizioni si differenziano in modo molto netto.<br />
Un ruolo importante, nel corso del congresso, accettando anche di fare passi indietro rispetto agli obiettivi che il congresso stesso avrebbe dovuto conseguire, lo ha svolto Gysi, storico leader della PDS, il cui contributo è stato determinante per la conclusione unitaria.<br />
E&#8217; del tutto evidente che, stante questa situazione, l&#8217;unità raggiunta è molto precaria e può rompersi da un momento all&#8217;altro. Io spero vivamente che i compagni e le compagne della Linke non commettano questo errore storico. Pur con tutte le differenziazioni molto forti all&#8217;interno, oggi i lavoratori e le lavoratrici tedesche possono disporre di un soggetto politico che pesa nel Paese, in grado di opporsi alle politiche di destra e all&#8217;offensiva dei padroni, in grado di incidere nella politica e, come si è visto in questi primi anni, di essere attrattivo e, quindi, di crescere ulteriormente.<br />
E qui arriviamo agli elementi di riflessione che dalla Germania possiamo trasferire all&#8217;Italia e che mi sembrano da prendere in seria considerazione.<br />
Credo di non sbagliare nel dire che all&#8217;interno della Linke convive uno spettro di posizioni politiche che ci riportano a quelle presenti in Rifondazione Comunista della metà degli anni &#8216;90, prima della scissione cossuttiana. Tanto per intenderci, da Cossutta, Castellina, Magri, per arrivare a Cannavò e Ferrando, passando per Bertinotti. Tutte queste varie gradazioni della sinistra italiana, e anche di più, convivono nella Linke tedesca e prendono il 12%. In Italia, viceversa, queste forze si sono frantumate dando vita ad un arcipelago di formazioni incapaci, da sole, di rappresentare una alternativa credibile. Non mi sfuggono e non voglio affatto banalizzare le differenze profonde che sono emerse in questi anni, in particolare in rapporto al tema del governo, che è stata storicamente la causa prevalente delle nostri scissioni. Così come non mi sfugge il fatto che la stessa cosa possa capitare in futuro ai compagni e alle compagne tedesche. Io penso che noi dovremmo investire con forza sul tentativo di invertire questa tendenza, aprendo in Italia una riflessione vera tra di noi a partire dal fatto che così come siamo messi oggi serviamo a poco e che anche da noi bisogna scommettere su un grande sforzo unitario. La Federazione della Sinistra è il primo passo e deve essere fatta rapidamente, aprendola e facendola crescere anche dal basso per cercare di suscitare la passione e il coinvolgimento di milioni di persone che in questi anni si sono rifugiati nel disimpegno. Ma dobbiamo trovare le forme di coinvolgimento e di unità con tutte le altre forze, movimenti e associazioni che coprano quello spettro politico che nella Linke, convivendo assieme, pur in presenza di una forte dialettica interna, rappresentano un progetto alternativo e una speranza per le classi subalterne di quel Paese.</p>
<p style="text-align: justify;">
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		<title>Cuba, que linda es Cuba</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Apr 2010 12:52:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<a href="http://www.claudiograssi.org/wordpress/2010/04/cuba-que-linda-es-cuba/"><img align="left" hspace="5" width="150" height="150" src="http://www.claudiograssi.org/wordpress/wp-content/uploads/2010/04/cuba-150x150.jpg" class="alignleft wp-post-image tfe" alt="" title="cuba" /></a>Ogni occasione è buona, evidentemente, per gettare discredito su Cuba e sul suo processo rivoluzionario da parte dei soliti noti: Stati Uniti, Unione Europea, grandi circuiti della stampa internazionale, di destra come “progressista”. Non è la prima volta, ovviamente, che ci troviamo in questa situazione, ma in questo caso il pretesto utilizzato smaschera apertamente il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.claudiograssi.org/wordpress/wp-content/uploads/2010/04/cuba.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-886" style="margin-left: 3px; margin-right: 3px;" title="cuba" src="http://www.claudiograssi.org/wordpress/wp-content/uploads/2010/04/cuba-225x300.jpg" alt="" width="225" height="300" /></a>Ogni occasione è buona, evidentemente, per gettare discredito su Cuba e sul suo processo rivoluzionario da parte dei soliti noti: Stati Uniti, Unione Europea, grandi circuiti della stampa internazionale, di destra come “progressista”. Non è la prima volta, ovviamente, che ci troviamo in questa situazione, ma in questo caso il pretesto utilizzato smaschera apertamente il cinismo e l’ipocrisia dei diversi protagonisti di questa campagna tanto arrogante quanto inconsistente. Con il solito, anche in questo caso non nuovo, obiettivo: interrompere il processo di transizione al socialismo e ripristinare una transizione al capitalismo di stampo neocoloniale a Cuba, colpendo al cuore il nuovo corso progressista in America Latina e le prospettive in costruzione del socialismo nel XXI secolo. Sostengono la campagna contro Cuba gli stessi protagonisti che hanno di fatto legittimato il golpe in Honduras o che hanno esteso la propria presenza militare nella Colombia fascista di Uribe per minacciare Venezuela, Ecuador, Bolivia e lo stesso Brasile di Lula. Gli stessi che hanno tentato di colonizzare Haiti con il pretesto del terremoto o che continuano a decimare la popolazione civile in Afghanistan.</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-884"></span>L’occasione, questa volta, è stata la morte di un detenuto in carcere per reati comuni trasformato in dissidente politico grazie ad una campagna mediatica internazionale. La morte di una persona, a maggior ragione se si trova in condizione di detenzione, è un fatto che ci addolora ed è il sentimento che proviamo anche in questo caso. Quello che non si può fare è piegare tutta la vicenda per biechi interessi politici come invece, purtroppo, sta avvenendo. Orlando Zapata Tamayo si trovava in carcere per reati comuni, in sciopero della fame dal 18 dicembre 2009, curato dai medici cubani prima nelle strutture sanitarie del luogo di detenzione e, successivamente, a Camaguey e l’Avana, deceduto in seguito a sopraggiunta polmonite. Diagnosticata e curata, anche se purtroppo invano. Non è morto massacrato di botte come Cucchi o Aldrovandi; non è stato legato e seviziato come ad Abu Ghraib; non è stato incappucciato, drogato e torturato come a Guantanamo o Bagram, inferni che hanno a che fare non con Cuba ma con la nuova democrazia USA post 11 settembre 2001; non è scomparso su uno dei voli segreti della CIA o ucciso in un qualche Paese del mondo da agenti dei servizi segreti cubani con documenti o passaporti rubati e falsificati. Molti, in questi giorni difficili, hanno richiamato tutto questo, com’è giusto che sia: alla strumentalità occorre rispondere con argomenti e fatti, nonostante la disparità dei mezzi in campo.<br />
Raul Castro, Presidente del Consiglio di Stato e dei Ministri a L’Avana, ha  ricordato nella sua dichiarazione del 24 febbraio che la politica terroristica degli Stati Uniti dalla vittoria della Rivoluzione è costata a Cuba oltre 5.000 tra morti e feriti. Per poi aggiungere: “Qui, in mezzo secolo, non abbiamo ucciso nessuno; qui non è stato torturato nessuno; qui non si è avuta alcuna esecuzione extragiudiziale. Beh, qui a Cuba sì, è stata praticata la tortura, ma nella Base Navale di Guantanamo, non nel territorio governato dalla Rivoluzione”. Come è bene non dimenticare i 5 patrioti cubani illegalmente detenuti negli USA, in condizioni nella migliore delle ipotesi molto discutibili. Quasi certamente peggiori di quanto non fosse stato il caso di Zapata Tamayo.<br />
Questo non significa, in sede di bilancio storico come nell’elaborazione e nella ricerca di una prospettiva futura, che non esista un nodo da sciogliere, un nodo che attiene alle relazioni tra democrazia e socialismo. Oltre a prendere le distanze dal punto di vista storico rispetto alle forme autoritarie di socialismo, con le quali Cuba – per correttezza di analisi – ha sempre avuto poco a che vedere, la prospettiva della trasformazione rivoluzionaria della società può tornare ad avere una sua attrattività solamente se essa coniuga  l’estensione dei diritti sociali con l’estensione delle libertà politiche e dei diritti civili. Anche su questo terreno, e non solamente sullo sviluppo economico, il socialismo per affermarsi dovrà dimostrare la propria superiorità per evitare di ripetere gli errori del passato.</p>
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		<title>Comunisti fuorilegge?</title>
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		<pubDate>Wed, 30 Dec 2009 13:13:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<a href="http://www.claudiograssi.org/wordpress/2009/12/comunisti-fuorilegge/"><img align="left" hspace="5" width="150" height="150" src="http://www.claudiograssi.org/wordpress/wp-content/uploads/2009/12/486517127_dd27e17f00-150x150.jpg" class="alignleft wp-post-image tfe" alt="" title="486517127_dd27e17f00" /></a>Di fronte alla drammatica crisi economica che ha spazzato in questi mesi tutti i paesi dell’Europa Orientale, entrati a far parte prima della NATO e poi dell’UE dal maggio 2004, e di fronte alla sempre più evidente disillusione di tanta parte della popolazione rispetto alle iniziali speranze della transizione al capitalismo, sembra trarre nuovo vigore [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;"><a href="http://www.claudiograssi.org/wordpress/wp-content/uploads/2009/12/486517127_dd27e17f00.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-614" style="margin-left: 3px; margin-right: 3px;" title="486517127_dd27e17f00" src="http://www.claudiograssi.org/wordpress/wp-content/uploads/2009/12/486517127_dd27e17f00-300x170.jpg" alt="" width="300" height="170" /></a>Di fronte alla drammatica crisi economica che ha spazzato in questi mesi tutti i paesi dell’Europa Orientale, entrati a far parte prima della NATO e poi dell’UE dal maggio 2004, e di fronte alla sempre più evidente disillusione di tanta parte della popolazione rispetto alle iniziali speranze della transizione al capitalismo, sembra trarre nuovo vigore una campagna anticomunista violenta, viscerale e primitiva. Campagna che, per la verità, non si è mai interrotta dalla fine del cosiddetto “socialismo reale”, ma che tende ad acquistare volta per volta nuovo vigore nei momenti di maggiore difficoltà delle “nuove” classi dirigenti, di fatto molto più vicine agli USA che all’UE. E’ questo forse lo scoglio principale che si frappone all’elaborazione di una politica estera e di sicurezza comune, in parte diversa e potenzialmente autonoma da Washington. Anche se Obama non è Bush.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Più volte, negli anni scorsi, di fronte al silenzio delle istituzioni europee, che fingono di non accorgersi di una palese violazione delle garanzie democratiche e del diritto alla libera espressione, abbiamo protestato contro le pesanti persecuzioni contro il Munkaspart ungherese o contro la Gioventù Comunista della Repubblica Ceca, come contro i comunisti e le minoranze russofone nelle Repubbliche Baltiche. Quasi da soli abbiamo denunciato i rigurgiti fascisti, mentre in Estonia veniva abbattuto il monumento all’Armata Rossa che ha sconfitto il nazismo.</div>
<div style="text-align: justify;"><span id="more-613"></span></div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Negli ultimi mesi, Repubblica Ceca e Polonia sono di nuovo protagoniste. A Praga, 38 Senatori su 81 hanno preso in esame il rapporto finale della Commissione Temporale per la valutazione di costituzionalità del Partito Comunista di Boemia e Moravia (KSCM), approvando con soli 30 voti una mozione che rileverebbe numerosi indizi di violazione della Costituzione, chiedendo al governo di portare il caso di fronte al Tribunale Supremo Amministrativo. Tra le ragioni addotte, la visione marxista e la posizione del partito espressa in occasione del recente conflitto in Caucaso che ha visto opporsi la Russia e la Georgia. In data 8 dicembre 2009, poi, senza alcun intervento né da parte dell’ex governo di centro-destra guidato da Topolanek, né dell’attuale governo tecnico guidato da Fisher, la Commissione Temporale ha di nuovo sollecitato il governo ad intervenire. Ai comunisti cechi, terza forza politica del paese (12,8% alle politiche del 2006 e 14,2 alle europee dello scorso giugno), che più volte ed in diverse occasioni e documenti ufficiali hanno preso inequivocabilmente le distanze da tutte le forme autoritarie di socialismo, dovrebbe andare la solidarietà non solamente di tutte le forze comuniste e di sinistra, ma anche di tutte le organizzazioni democratiche.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Nella Polonia saldamente in mano alla destra – sia essa quella liberista di Tusk o quella populista del Presidente Kaczynski – alla fine di novembre è stato approvata dal Senato una modifica all’articolo 256 del Codice Penale che vieta la “produzione, distribuzione, vendita o possesso, in stampa o in registrazione, di tutto ciò che possa rappresentare simboli fascisti, comunisti o un qualsiasi altro tipo di simbolo totalitarista”, prevedendo fino a due anni di carcere per i trasgressori. 255 i voti favorevoli e solo 55, quelli socialdemocratici, contro. Più volte, poi, nei mesi precedenti, la destra populista ha minacciato una vera e propria epurazione dagli enti pubblici dei collaboratori del precedente governo comunista.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Il cosiddetto “socialismo reale” per tanti versi non ha dato buona prova di sé – ed i comunisti per primi sono chiamati ad una riflessione approfondita sul difficile terreno del rapporto tra democrazia e socialismo -, ma esso non può in alcun modo essere paragonato né al nazismo, né ai regimi totalitari del recente passato. “Qui sta la differenza: – ha scritto Havemann, dissidente marxista nella RDT – i comunisti sono capaci di rivedere le proprie posizioni, riconoscere gli errori e correggerli, e ritrovare la strada da cui si sono allontanati: la strada della giustizia, dell’umanità e della libertà”. I comunisti, insomma, hanno fin da subito fatto i conti con il culto della personalità e con alcune esperienze autoritarie di transizione al socialismo, mentre il capitalismo al bisogno si è sempre sostenuto sul fascismo, il nazismo ed il totalitarismo.</div>
<p style="text-align: justify;">
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		<title>La rivolta in Iran</title>
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		<pubDate>Wed, 30 Dec 2009 13:12:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudio</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Iran]]></category>

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		<description><![CDATA[<a href="http://www.claudiograssi.org/wordpress/2009/12/la-rivolta-in-iran/"><img align="left" hspace="5" width="150" height="150" src="http://www.claudiograssi.org/wordpress/wp-content/uploads/2009/12/rivolta_studenti_500-150x150.jpg" class="alignleft wp-post-image tfe" alt="" title="rivolta_studenti_500" /></a>Probabilmente un marxista serio non si appresterebbe a scrivere quello che leggerete. Una certa rigidità teorica esige il distacco dalle passioni e dai sentimenti. Eppure Marx ha unito sempre la passione  per i proletari, con la sua analisi scientifica del capitalismo.
Vorrei poter dire che ciò che accade in Iran in queste ore, nelle strade della [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;"><a href="http://www.claudiograssi.org/wordpress/wp-content/uploads/2009/12/rivolta_studenti_500.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-609" style="margin-left: 3px; margin-right: 3px;" title="rivolta_studenti_500" src="http://www.claudiograssi.org/wordpress/wp-content/uploads/2009/12/rivolta_studenti_500-300x204.jpg" alt="" width="280" height="190" /></a>Probabilmente un marxista serio non si appresterebbe a scrivere quello che leggerete. Una certa rigidità teorica esige il distacco dalle passioni e dai sentimenti. Eppure Marx ha unito sempre la passione  per i proletari, con la sua analisi scientifica del capitalismo.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Vorrei poter dire che ciò che accade in Iran in queste ore, nelle strade della capitale Teheran, è uno dei processi di evoluzione delle contraddizioni del capitalismo. Un fenomeno che riguarda la coscienza in sé di un proletariato mediorientale che intende rovesciare un regime teocratico che manda a morte i ragazzi di 15 anni perchè si scoprono omosessuali, che tiene le donne in uno stato di patriarcalismo religioso che nulla ha da invidiare a quelli tanto vituperati dei talebani afghani.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Invece non è una rivolta sociale per chiedere la fine dell’economia di mercato anche in Iran, ma è, più semplicemente, una delle tante rivoluzioni “colorate” che scoppiano contro un potere assoluto che diventa sempre più insopportabile. Per questo, si rischia anche la morte per le vie della capitale iraniana: basta mettere fine a questo incubo.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">La rivoluzione khomeinista non fu, di per sé, nell’immediatezza un passaggio completamente negativo: abolì il medioevo dello Scià e passò ad una riforma della società.  Però, col tempo, ha assunto sempre più i connotati di una teocrazia invadente, intollerante, decisionista in ogni campo e di chiaro stampo reazionario. Ammesso, e non concesso, che possano esistere delle teocrazia illuminate o di anche semplice stampo liberale.</div>
<div style="text-align: justify;"><span id="more-608"></span></div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">I giovani che nuovamente oggi scendono nelle vie di Teheran non sanno probabilmente di dare una mano agli Stati Uniti nel cercare di far fuori il governo di Mahmud Ahjmadinejad, ma questo è un fatto che viene in evidenza se si considera lo scacchiere internazionale nel suo complesso.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Occorre certamente tenere conto del fatto che si è creato un asse di resistenza al dominio statunitense tra Iran e paesi come il Venezuela; così come occorre tenere conto che senza gli aiuti iraniani la lotta palestinese sarebbe probabilmente stata sopraffatta da tempo. Tutto questo, e altro ancora, fa dell’Iran un nemico degli Usa e, pertanto, per molti antimperialisti e anticapitalisti un alleato prezioso, visto che, oltretutto, sembra essere in grado di sviluppare tecnologie atomiche.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">E’ di pochi giorni fa, infatti, un ennesimo anatema americano contro Teheran e una minaccia di inasprimento delle sanzioni Onu qualora, entro la fine del presente anno, il governo iraniano non disponga i controlli nei siti di produzione della fissione nucleare. Tutto ciò ci pone davanti ad un quesito : è opportuno o no sostenere la lotta degli studenti e di tutta quella popolazione iraniana che affronta la polizia, che si fa massacrare al grido di: “A morte il dittatore!”?</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Sostenere questa lotta è un indiretto, o diretto, sostegno all’imperialismo statunitense? Non è una domanda a cui è semplice dare una risposta, soprattutto se esige un ferreo  pronunciamento. Un “sì” o un “no”.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Io  provo a rispondere così, perché è questo quello che ritengo occorra fare. Al tempo della rivoluzione “arancione” in Ucraina c’era dietro un evidente appoggio americano, per espandere la Nato, per aprire un varco anche lì, nell’ex Unione sovietica, all’imperialismo dell’ultima superpotenza mondiale.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">La rivoluzione “verde” iraniana, invece, potrà anche avere – e certamente ha – dei supporter statunitensi al suo interno. Lo stesso Mousavi è un personaggio ambiguo che fa parte  organicamente dell’oligarchia religiosa del regime.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Ma ciò che conta è il motivo della sollevazione: una presa di coscienza diretta, senza filtri. Una presa di coscienza in merito alla fine di un regime dittatoriale che si fonda su principi non solo legislativi ma etici, morali, religiosi inaccettabili. Questo regime applica la pena di morte sulla base di discriminazioni religiose, sessuali e per reati considerati “abominio” solo sulla base di una interpretazione estrema del Corano.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Ecco, io credo che i comunisti e i resistenti di ogni paese dovrebbero appoggiare non tanto Mousavi, quanto la spontaneità popolare che nei giorni scorsi ha messo in fuga le guardie in molte strade. I comunisti non possono non vedere che milioni di persone, in larga parte giovani, scendone nelle strade perché vogliono libertà e non ne possono più di un regime dittatoriale e teocratico. I comunisti devono essere dalla loro parte!</div>
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