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	<title>Blog di Claudio Grassi &#187; ACCADE A SINISTRA</title>
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	<description>Blog politici</description>
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		<title>E il futuro sarà peggiore</title>
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		<pubDate>Thu, 26 May 2011 08:59:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudio</dc:creator>
				<category><![CDATA[ACCADE A SINISTRA]]></category>

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		<description><![CDATA[<a href="http://www.claudiograssi.org/wordpress/2011/05/e-il-futuro-sara-peggiore/"><img align="left" hspace="5" width="150" height="150" src="http://www.claudiograssi.org/wordpress/wp-content/uploads/2011/05/poverta-150x150.jpg" class="alignleft tfe wp-post-image" alt="poverta" title="poverta" /></a>di Roberto Tesi su il manifesto &#8211; 26 maggio 2011 Il sistema previdenziale è in equilibrio e le pensioni delle giovani generazioni non sono a rischio: parola di Antonio Mastrapasqua. Ma nel Rapporto annuale presentato ieri dal presidente dell&#8217;Inps c&#8217;è la conferma che l&#8217;equilibrio non si coniuga con l&#8217;equità e che milioni di persone sono [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.claudiograssi.org/wordpress/wp-content/uploads/2011/05/poverta.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-2860" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" title="poverta" src="http://www.claudiograssi.org/wordpress/wp-content/uploads/2011/05/poverta-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>di Roberto Tesi su il manifesto &#8211; 26 maggio 2011</p>
<p style="text-align: justify;">Il sistema previdenziale è in equilibrio e le  pensioni delle giovani generazioni non sono a rischio: parola di Antonio  Mastrapasqua. Ma nel Rapporto annuale presentato ieri dal presidente  dell&#8217;Inps c&#8217;è la conferma che l&#8217;equilibrio non si coniuga con l&#8217;equità e  che milioni di persone sono a rischio di povertà: oltre la metà delle  pensioni (il 50,8%) erogate dall&#8217;Inps, infatti, non arriva a 500 euro al  mese. La quota sale al 79% se si considera la soglia dei 1.000 euro  lordi mensili. Al di sopra di questa cifra c&#8217;è un 11,1% che incassa tra i  1.000 e i 1.500 euro mensili e al top un 9,9% il cui assegno mensile  supera i 1.500 euro.<br />
Come al solito a stare peggio è la popolazione  femminile in generale con pochi anni di lavoro e retribuzioni mediamente  più basse di quelle maschili. I dati Inps, infatti, segnalano che per  quanto riguarda le pensioni da 500 a 1.000 euro mensili, continuano a  prevalere le pensioni femminili con il 30,5% rispetto al 24,9% delle  pensioni maschili. Ovviamente tutta altra musica per le pensioni di  importo più elevato: le pensioni dei titolari maschi presentano pesi  percentuali nettamente più significativi: il 18,9% tra i 1.000 e i 1.500  euro mensili (contro il 5,6% per le donne) e il 20,2% con importi  superiori ai 1.500 euro mensili a fronte di appena il 2,6% per le  pensioni erogate alle donne.<br />
Dai numeri del rapporto emerge una  crescita del 73% per quanto riguarda le pensioni di anzianità per le  quali lo scorso anno sono stati liquidati 174.729 trattamenti a fronte  dei 100.880 registrati nel 2009. La causa di questa esplosione delle  pensioni di anzianità è semplice: la crescita ha seguito un anno, il  2009, nel quale a causa del passaggio dei requisiti da 58 a 59 anni a  fronte di 35 di contributi il numero di pensioni di anzianità era stato  molto basso. In pratica nel 2010 si è recuperato il «blocco» del 2009.  Per quest&#8217;anno, invece, in presenza di un nuovo «scalino» con  l&#8217;elevazione da 59 a 60 anni dell&#8217;età minima, ma anche per l&#8217;entrata in  vigore della finestra mobile l&#8217;Inps prevede una nuova flessione. Secondo  il governo, l&#8217;età di pensionamento per anzianità deve seguitare a  salire anche se lo scorso anno l&#8217;età media dei nuovi pensionati è salita  a 58,3 anni per i lavoratori dipendenti e a 59,1 per gli autonomi.<br />
Accanto  ai numeri più significati del Rapporto, da segnalare la dichiarazione  di Mastropasqua secondo il quale «l&#8217;equilibrio e la stabilità raggiunte  dal sistema non sono stati conseguiti a scapito delle giovani  generazioni. La pensione ci sarà &#8211; ha sostenuto &#8211; anche per i giovani.  Ma la qualità della loro pensione di domani si costruisce oggi,  agganciata sempre più al destino del sistema paese». Ma anche il  presidente dell&#8217;Inps ha lanciato un grido di allarme: la crescita  economica è troppo bassa e in queste condizioni le pensioni future non  saranno un granché. Mastropasqua ha anche lanciato un secondo messaggio:  è necessario ribadire ai giovani e ai meno giovani che bisogna lavorare  più a lungo e andare in pensione più tardi. Come ha specificato, la  fuga dal lavoro è un approccio incompatibile con l&#8217;allungamento dell&#8217;età  anagrafica. Poi ha aggiunto: «non è mai troppo presto per pensare alla  pensione ma non è mai troppo tardi per lasciare il lavoro, anche quando è  discontinuo e flessibile». Insomma, accontentatevi di bassi salari  perché quando andrete in pensione starete ancora peggio. Non a caso il  ministro del lavoro Maurizio Sacconi, intervenendo alla Relazione  annuale della Covip, la Commissione di vigilanza sui Fondi pensione, che  pure si è svolta ieri, ha sottolineato che «è sempre più importante, se  non necessaria, per le giovani generazioni» la costruzione di una  pensione integrativa. Ma ha evitato di spiegare come milioni di giovani  possano costruirsela con gli stipendi di fame attualmente pagati.<br />
Infine,  dal Rapporto Inps emerge che nel 2010 sono cresciuti del 2,9% gli  assegni di invalidità civile e complessivamente la spesa «in termini di  pensioni, assegni e indennità» è stata «pari a 16,570 miliardi di euro»  lo 0,7% in più dell&#8217;anno precedente.</p>

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		<title>Aria pulita e voglia di vittoria: Milano sente vicina la riscossa</title>
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		<pubDate>Sun, 15 May 2011 08:47:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudio</dc:creator>
				<category><![CDATA[ACCADE A SINISTRA]]></category>

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		<description><![CDATA[<a href="http://www.claudiograssi.org/wordpress/2011/05/aria-pulita-e-voglia-di-vittoria-milano-sente-vicina-la-riscossa/"><img align="left" hspace="5" width="150" height="120" src="http://www.claudiograssi.org/wordpress/wp-content/uploads/2011/05/CHIUSURA_CAMPAGNA_ELETTORALE_PISAPIA_MILANO_Youdem-150x120.jpg" class="alignleft tfe wp-post-image" alt="CHIUSURA_CAMPAGNA_ELETTORALE_PISAPIA_MILANO_Youdem" title="CHIUSURA_CAMPAGNA_ELETTORALE_PISAPIA_MILANO_Youdem" /></a>di Alessia Candito su Liberazione &#8211; 15 maggio 2011 Alla fine è arrivata la pioggia a mettere un punto alla lunga campagna elettorale milanese, senza però riuscire a lavare via i veleni dell’ultima ora. Ma l’acqua, caduta a secchiate sul capoluogo lombardo, ha risparmiato la grande iniziativa di chiusura convocata da Giuliano Pisapia e dalla [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.claudiograssi.org/wordpress/wp-content/uploads/2011/05/CHIUSURA_CAMPAGNA_ELETTORALE_PISAPIA_MILANO_Youdem.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-2827" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" title="CHIUSURA_CAMPAGNA_ELETTORALE_PISAPIA_MILANO_Youdem" src="http://www.claudiograssi.org/wordpress/wp-content/uploads/2011/05/CHIUSURA_CAMPAGNA_ELETTORALE_PISAPIA_MILANO_Youdem-150x120.jpg" alt="" width="150" height="120" /></a>di Alessia Candito su Liberazione &#8211; 15 maggio 2011</p>
<p style="text-align: justify;">Alla fine è arrivata la pioggia a  mettere  un punto alla lunga campagna elettorale milanese, senza però  riuscire a  lavare via i veleni dell’ultima ora. Ma l’acqua, caduta a  secchiate sul  capoluogo lombardo, ha risparmiato la grande iniziativa  di chiusura  convocata da Giuliano Pisapia e dalla  coalizione che lo  sostiene, in  Piazza Duomo. Insieme al candidato sindaco del  centrosinistra, sul palco  c’era anche il cantautore Roberto Vecchioni,  che ha intonato la sua  celebre “Luci a S. Siro”. Un assist per Pisapia  che  parafrasandone il  finale si è rivolto all’affollatissima piazza  dicendo «le luci a San  Siro le accenderemo noi». Invito accolto con un  boato dalle oltre 40mila  persone che si sono radunate sotto la  Madonnina decise a “liberare  Milano” e che più di una volta hanno  intonato spontaneamente il canto  partigiano Bella Ciao, per  sottolineare i passaggi del discorso di  Pisapia. «Questa volta», dice  uno studente quest’anno chiamato per la  prima volta  alle urne «ce la  possiamo fare. Non  avrei mai pensato di  scendere in piazza per un  candidato, ma in ballo c’è qualcosa di più. Se  la vittoria di Pisapia  vuol dire chiudere con le ordinanze da sceriffo  del sindaco De Corato,  con gli sgomberi degli spazi sociali, con la  repressione, con gli  affari loschi e la criminalità organizzata, allora  essere qui è giusto.  Possiamo e dobbiamo dare il nostro contributo per  cambiare Milano». Un  entusiasmo e una fiducia che la piazza sembra  condividere e che si  percepiscono fin dal palco, dal quale Giuliano  Pisapia ha salutato la  folla dicendo «con una piazza così abbiamo già  vinto». «Domenica e  lunedì – ha continuato – noi abbiamo un  appuntamento. Dobbiamo  riprenderci due parole. Due parole che ci hanno  scippato. La prima  parola è libertà. L’altra è amore. Si dicono “popolo  della libertà”, si  dicono “partito dell’amore”. Non ne sono degni.  Questa sera noi quelle  parole ce le riprendiamo. E domenica e lunedì,  tutti insieme,  liberiamo Milano».<br />
Una prospettiva che con il passare  dei giorni appare sempre più  concreta, almeno stando ai dati che  circolano fra gli attivisti in  forma non ufficiale, nelle due settimane  di silenzio sui sondaggi  imposte dalla legge. Le calunnie velenose  lanciate da Letizia Moratti  negli ultimi quaranta secondi di confronto  televisivo con Giuliano  Pisapia, e ribadite anche ieri dal palco  allestito al Castello  sforzesco, non sembrano aver aiutato il sindaco  uscente, che  nell’ultimo giorno di campagna ha ammesso per la prima  volta la  possibilità di ballottaggio. «Sono serena, non ne ho paura, ma  non  faccio pronostici», ha affermato la Moratti, cui ha fatto eco il   Ministro della Difesa Ignazio La Russa, chiamato a dare man forte per la   chiusura del Pdl in via Dante. «Per noi – ha detto il Ministro – la   cosa più naturale è il ballottaggio, sono pronto a scommettere che al   secondo turno vinceremo». Eppure, proprio il Pdl ha tutto l’interesse a   chiudere al primo turno una partita alla quale il presidente del   Consiglio, Silvio Berlusconi, ha voluto dare respiro nazionale,   candidandosi come capolista del Pdl. Per il centrodestra, in ballo nelle   urne milanesi non c’è solo la poltrona di palazzo Marino, ma anche e   soprattutto i rapporti – sempre più burrascosi – con la Lega.   «Berlusconi ci ha messo la faccia e se perdiamo è lui che perde», ha   ribadito più volte Umberto Bossi nei giorni scorsi.<br />
Tanto  preoccupano il premier le sorti delle elezioni milanesi, che  Berlusconi  ha deciso di mettere sul piatto anche la sua squadra di  calcio, il  Milan. Oggi pomeriggio, giornata in teoria di silenzio  elettorale, a  partire dalle cinque l’intero centro cittadino si  trasformerà infatti in  una grande kermesse rossonera per celebrare il  «trionfo del presidente  che ha più vinto nella storia del calcio».  Difficile però che questo  commuova il Carroccio, che non ha perso  occasione per ribadire il ruolo  determinante dei voti della Lega, tanto  per la vittoria a Palazzo Marino  come per la tenuta del governo, e  dalla tornata milanese pretende per  lo meno una poltrona da  vice-sindaco. In pole position c’è Matteo  Salvini, capolista per il  Carroccio e acerrimo nemico dell’attuale  braccio destro della Moratti,  Riccardo De Corato, vicesindaco in carica e  “numero due”  dell’amministrazione milanese dal 1997. A Salvini è  toccato il compito  di presentare il conto: «Questa volta non sarò  l’unico consigliere,  saremo almeno dieci. E non avremo solo un  assessore, ma almeno cinque. E  tra sei mesi verificheremo quel che  Moratti ha detto qui».</p>

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		<title>Spazzatura, degrado, malaffare De Magistris per un’altra Napoli</title>
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		<pubDate>Sun, 15 May 2011 08:45:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudio</dc:creator>
				<category><![CDATA[ACCADE A SINISTRA]]></category>

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		<description><![CDATA[<a href="http://www.claudiograssi.org/wordpress/2011/05/spazzatura-degrado-malaffare-de-magistris-per-un%e2%80%99altra-napoli/"><img align="left" hspace="5" width="150" height="150" src="http://www.claudiograssi.org/wordpress/wp-content/uploads/2011/05/de-magistris-150x150.jpg" class="alignleft tfe wp-post-image" alt="de-magistris" title="de-magistris" /></a>di Frida Nacinovich su Liberazione &#8211; 15 maggio 2011 Amanti della fotografia, anche un po’ fissati, i turisti giapponesi non si lasciano scappare le suggestive immagini della spazzatura che deborda dai cassonetti lungo le vie di Napoli. Silvio Berlusconi ha fatto intervenire netturbini, genio civile, l’esercito. Però questa volta il miracolo non è riuscito. Non [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.claudiograssi.org/wordpress/wp-content/uploads/2011/05/de-magistris.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-2824" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" title="de-magistris" src="http://www.claudiograssi.org/wordpress/wp-content/uploads/2011/05/de-magistris-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>di Frida Nacinovich su Liberazione &#8211; 15 maggio 2011</p>
<p style="text-align: justify;">Amanti della fotografia,  anche un po’ fissati, i turisti giapponesi  non si lasciano scappare le  suggestive immagini della spazzatura che  deborda dai cassonetti lungo le  vie di Napoli. Silvio Berlusconi ha  fatto intervenire netturbini, genio  civile, l’esercito. Però questa  volta il miracolo non è riuscito. Non  si salvano nemmeno le vie del  centro, i miasmi rendono fastidioso lo  struscio fra i negozi, rischioso  portare a spasso i bambini. Uomini e  topi. Se il bilancio di  un’amministrazione dovesse essere giudicato  dall’immagine di Napoli,  l’industriale Gianni Lettieri candidato del  Cavaliere potrebbe dormire  fra due cuscini. Invece no, perché sui  rifiuti si sono scornati sia la  protezione civile di super Guido  Bertolaso che lo stesso governo  Berlusconi. La sparizione  dell’immondizia si è ben presto rivelata un  effetto speciale. A rapida  dissolvenza. Infatti rieccola. Il tira e  molla sporcizia-pulizia,  sporcizia-pulizia lo scorso anno funzionò  tanto che alla guida della  Regione oggi c’è il pidiellino Stefano  Caldoro. Ma i napoletani non sono  fessi. E il secondo film della serie  difficilmente ha lo stesso  successo del primo.<br />
Napoli è mille colori e mille quartieri.  «Buongiorno sono il sindaco».  Luigi de Magistris passeggia per San  Giovanni a Teduccio, fianco a  fianco di Paolo Ferrero. Italia dei valori  e Federazione della sinistra  offrono un candidato alternativo sia alla  destra berlusconiana  (Lettieri) che al centro-democrat (Mario Morcone).  Periferia orientale  di Napoli, zona operaia, da queste parti il Pci  faceva il pieno di  voti, qui sono cresciuti esponenti politici di  primissimo piano come  Amendola e Napolitano. Sul marciapiede due ragazzi  sorreggono un  cartello. C’è scritto: inceneritore (in blu) e sotto i  nomi dei tre  principali candidati (in rosso) Lettieri: lo farò. De  Magistris: no lo  farò. E Morcone? Invece della risposta ci sono tre puti  di domanda. Ah,  il Pd. Il candidato del centrosinistra stretto (Pd, Sel  e Verdi) non  ha risposto alla domanda. Non può rispondere, altrimenti  gli salta  anche la mini coalizione. Il progetto di costruire un  inceneritore a  meno di un chilometro di distanza accende gli animi già  surriscaldati  degli abitanti di San Giovanni. Una piccola signora con  una gran voce  esce da un malandato condominio. «Manca solo la centrale  nucleare». Lei  non voterà Letteri, forse non voterà proprio, non crede  più a nessuno.  De Magistris non si arrende, le stringe la mano. Saluta  anche il  parrucchiere che chiude la porta del negozio sorpreso e quasi   intimorito da un candidato che incontra di persona i cittadini nelle   loro case. Nonostante la loro mole, nemmeno i palazzi riescono a   nascondere l’enorme centrale Turbogas. Ci sarebbe anche il mare a due   passi. Ma da qui non si vede. Per giunta è inquinatissimo, per colpa   degli oleodotti che sversano le perdite nella darsena petroli. «E meno   male che Vezio De Lucia – ricorda lucidamente Paolo, un ragazzo del   quartiere – aveva chiesto di restituire il mare alla città». Ma la   speranza del celebre urbanista è stata sacrificata sull’altare delle   compatibilità economiche. Ferrero accompagna De Magistris, una piccola   sosta al bar per un caffè. «Come va segretario, ce la facciamo?». Dopo   il fallimento causa brogli delle primarie, Prc e Idv hanno deciso di   sostenere De Magistris. «Rappresenta l’unico voto possibile in   discontinuità con quanto successo negli ultimi dieci anni», spiega   Ferrero. Napoli è mille quartieri. Piazza Bellini ospita dei magnifici   caffè letterari. Il volto creativo della città cosmopolita è questo.   Moltissimi artisti hanno firmato un appello a sostegno di De Magistris.   «Dobbiamo ricostruire quelle che Gramsci chiamava le case matte»,   suggerisce Carlo Cercello. Antonio Grieco vorrebbe restituire la città e   la sua innata vocazione artistica ai napoletani. Speriamo se la cavi.   Comunque sia Paolo Ferrero chiede a tutti loro di non far morire quella   che – già a prima vista – appare un’esperienza felice e feconda. Una   laboratorio politico delle sinistre che a pochi chilometri da qua, nel   comune di Casoria, sono unite, Vittorio Mazzone è il candidato sindaco   di Sinistra critica, Federazione della sinistra e Sel. Un altro esempio:   a Merano, Mauro Bertini è il candidato di Sel, Idv e Fed.   Nell’hinterland fanno cose di sinistra.<br />
La campagna elettorale di De  Magistris finisce alla rotonda Diaz, da  qui si vede il mare. Parla  Antonio Di Pietro: «Stare con Ferrero vuol  dire stare con i comunisti?  Stare con i comunisti vuol dire difendere i  più deboli? Mi sento  perfettamente a mio agio». Per il leader dell’Idv  i cittadini napoletani  hanno tre possibilità di scelta: «Lettieri cioè  il clan dei Casalesi,  Morcone cioè Pilato oppure De Magistris per  voltare pagina». «De  Magistris è l’unico candidato che garantisce una  discontinuità con il  passato», aggiunge Ferrero. Il segretario di  Rifondazione comunista  attacca Berlusconi che chiede leggi cristiane  «ma poi non si vuol far  processare. Eppure la Bibbia dice che gli  uomini sono tutti uguali. Il  premier vuole cancellare i referendum.  Eppure un buon cristiano dovrebbe  aiutare a salvare l’ambiente e  l’intero pianeta». Ferreo non fa sconti  nemmeno al Pd che difende la  Fiat di Marchionne e bombarda la Libia. De  Magistris racconta come  vorrebbe la sua Napoli più pulita, più civile,  contro la camorra. Una  metropoli europea. Il vento di mare muove  centinaia di bandiere rosse  con la falce e martello di Rifondazione e  bianche con il gabbiano  dell’Idv. Dall’alto del suo cavallo di bronzo il  generale Diaz continua  a scrutare l’orizzonte cittadino. E vede tanta,  tanta spazzatura.</p>

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		<title>Macerata in controtendenza, FdS e Sel unite al voto</title>
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		<pubDate>Fri, 13 May 2011 08:24:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudio</dc:creator>
				<category><![CDATA[ACCADE A SINISTRA]]></category>

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		<description><![CDATA[<a href="http://www.claudiograssi.org/wordpress/2011/05/macerata-in-controtendenza-fds-e-sel-unite-al-voto/"><img align="left" hspace="5" width="150" height="150" src="http://www.claudiograssi.org/wordpress/wp-content/uploads/2011/05/macerata-150x150.jpg" class="alignleft tfe wp-post-image" alt="macerata" title="macerata" /></a>di Stefano Galieni su Liberazione &#8211; 13 maggio 2011 Ormai sta diventando un &#8220;modello marchigiano&#8221;, dopo le regionali dello scorso anno anche alla provincia di Macerata si presenta una coalizione che sarebbe naturale nelle cose, ma che rappresenta di fatto un eccezione. Federazione della Sinistra e Sinistra Ecologia e Libertà si presentano insieme, con il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.claudiograssi.org/wordpress/wp-content/uploads/2011/05/macerata.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-2811" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" title="macerata" src="http://www.claudiograssi.org/wordpress/wp-content/uploads/2011/05/macerata-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>di Stefano Galieni su Liberazione &#8211; 13 maggio 2011</p>
<p style="text-align: justify;">Ormai sta diventando un &#8220;modello marchigiano&#8221;, dopo  le regionali dello scorso anno anche alla provincia di Macerata si  presenta una coalizione che sarebbe naturale nelle cose, ma che  rappresenta di fatto un eccezione. Federazione della Sinistra e Sinistra  Ecologia e Libertà si presentano insieme, con il supporto di una lista  civica (Democrazia e legalità) sfidando un centrodestra e un  centrosinistra che tanto diversi fra loro non sono. Massimo Rossi,  portavoce nazionale della FdS, che dalle Marche proviene, si dichiara  molto soddisfatto di questo embrione di unità di intenti che nasce da  una condizione a dir poco grottesca. «La Provincia di Macerata,  governata dal centro destra &#8211; racconta Rossi &#8211; non va infatti ad  elezioni  per scadenza naturale; il Consiglio di Stato ha raccolto il  ricorso di una lista che si era presentata alle precedenti consultazioni  e ha sciolto il consiglio. E gli schieramenti che sembravano all&#8217;inizio  predefiniti, sono mutati da un giorno all&#8217;altro». Spiega Roberto Di  Fede, segretario provinciale del Prc: «Il centro destra candida Capponi,  il presidente uscente; in casi normali ci si sarebbe dovuta aspettare  una candidatura comune del centro sinistra, ma così non è stato». Il  vice presidente uscente infatti, Pettinari, dell&#8217; Udc, giura  pubblicamente che mai e poi mai avrebbe messo in discussione l&#8217;alleanza  con il Pdl, ma poi stringe un accordo con Pd, IdV e Verdi, diventando  competitore del polo. La spiegazione lascia di stucco: «Io non ho  cambiato il programma, sono gli altri che si sono aggregati attorno alla  mia candidatura».  Noi abbiamo chiesto a IdV e Verdi di attrezzare un  tavolo programmatico comune, ma non c&#8217;è stato verso». In pratica, a  Macerata hanno lavorato per una &#8220;somma aritmetica&#8221; per battere le  destre, senza tenere in alcun conto il programma. «Noi, Sel  e questa  lista civica nata per l&#8217;occasione, composta da persone impegnate sul  territorio e da transfughi dai partiti del centro sinistra indisponibili  a questi compromessi &#8211; dice Di Fede &#8211; ci siamo dichiarati indisponibili  a trattare in un contesto di spartizione del potere. Abbiamo costruito  una vera alleanza di centro sinistra allargato. I maggiori malumori sono  esplosi nell&#8217;IdV rispetto alla gestione personalistica del partito. A  portare verso queste scelte è stato soprattutto l&#8217;onorevole Savia, oggi  deputato con Di Pietro, ma fra i fondatori di Forza Italia nelle Marche e  transitato anche nell&#8217;Udeur. Uno che ha anticipato Berlusconi nella  compravendita di esponenti politici. Hanno anche cercato di convincere  Sel promettendo poltrone, ma qui hanno resistito alle pressioni di Roma.  Chi poi non ha voluto subire le scelte dei partiti di riferimento ha  deciso di formare una lista civica nostra alleata». Nell&#8217;alleanza Udc,  Pd, IdV, convivono approcci in totale contraddizione, tali da rendere  fragile l&#8217;alleanza basata esclusivamente su una scientifica spartizione  di poltrone. A sinistra questo problema non sussiste. Come candidato  alla presidenza è stato scelto Francesco Acquaroli, sindaco di  Morrovalle, comune della Provincia, eletto al secondo mandato con il 67%  dei consensi, cosa che ha creato non pochi problemi all&#8217;alleanza  centrista. Dal Pd hanno infatti agito in pieno stile berlusconiano,  riempiendo la loro lista di assessori regionali, sindaci e parlamentari  che si dimetteranno, se eletti, il giorno dopo le elezioni. «Noi abbiamo  preferito fare una lista vera, composta da insegnanti, precari,  studenti, agricoltori, c&#8217;è anche un delegato Fiom &#8211; racconta il  segretario del Prc &#8211; espressione dei collegi territoriali e dei temi  fondanti il nostro programma. Il tema fondamentale è il lavoro. La  Provincia ha competenza per quanto riguarda la formazione professionale,  ma noi lavoreremo anche sulle energie rinnovabili, privilegiando il  fotovoltaico, mettendo i pannelli non sulle colline ma sui tetti delle  abitazioni. Poi ci occuperemo del dissesto idrogeologico che interessa  il 90% del territorio e ad un riequilibrio territoriale fra l&#8217;area  costiera e quella montana, per evitare l&#8217;impoverimento dell&#8217;entroterra».  «Hanno vinto i contenuti e una concezione diversa della politica-  ribadisce Massimo Rossi- un buon esempio».</p>

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		<title>Qui, dove si combatte ogni giorno contro l&#8217;avanzata della Lega Nord</title>
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		<pubDate>Fri, 13 May 2011 08:21:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudio</dc:creator>
				<category><![CDATA[ACCADE A SINISTRA]]></category>

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		<description><![CDATA[<a href="http://www.claudiograssi.org/wordpress/2011/05/qui-dove-si-combatte-ogni-giorno-contro-lavanzata-della-lega-nord/"><img align="left" hspace="5" width="150" height="150" src="http://www.claudiograssi.org/wordpress/wp-content/uploads/2011/05/Rovigo-le-torri-del-castello-150x150.jpg" class="alignleft tfe wp-post-image" alt="Rovigo-le-torri-del-castello" title="Rovigo-le-torri-del-castello" /></a>di Lorenzo Feltrin* su Liberazione &#8211; 13 maggio 2011 Elezioni importanti quelle di Rovigo. Perché qui le elezioni acquisiscono un valore simbolico; qui, dove si combatte ogni giorno contro l&#8217;avanzata della Lega Nord che con i suoi disvalori, con la sua xenofobia, con il suo odio, lacera giorno dopo giorno il tessuto sociale. Capire cosa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.claudiograssi.org/wordpress/wp-content/uploads/2011/05/Rovigo-le-torri-del-castello.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-2808" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" title="Rovigo-le-torri-del-castello" src="http://www.claudiograssi.org/wordpress/wp-content/uploads/2011/05/Rovigo-le-torri-del-castello-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>di Lorenzo Feltrin* su Liberazione &#8211; 13 maggio 2011</p>
<p style="text-align: justify;">Elezioni importanti quelle di Rovigo. Perché qui le  elezioni acquisiscono un valore simbolico; qui, dove si combatte ogni  giorno contro l&#8217;avanzata della Lega Nord che con i suoi disvalori, con  la sua xenofobia, con il suo odio, lacera giorno dopo giorno il tessuto  sociale.<br />
Capire cosa succede nella nostra &#8220;rossa provincia&#8221; permette  di comprendere molte dinamiche che esulano dal panorama prettamente  locale.<br />
La Lega, insieme all&#8217;alleato Pdl (ormai partito di  &#8220;proprietà&#8221; dell&#8217;assessora polesana a Venezia &#8220;Isi&#8221; Coppola), sta  occupando e spartendo sempre più posizioni di potere con metodi da far  impallidire i peggiori &#8220;dorotei&#8221; dei tempi d&#8217;oro.<br />
Per questo al  valore &#8220;simbolico&#8221; del mantenimento di un presidio progressista tra i  capoluoghi veneti, si aggiunge il valore &#8220;pratico&#8221; di sottrarre la città  ad una destra affarista, populista e razzista.<br />
L&#8217;importanza di tale  compito, però, pare non esser stato compreso da chi è troppo impegnato  ad occuparsi di equilibri di potere per rendersi conto che la città si  sta avviando verso una deriva preoccupante. Se da un lato abbiamo una  destra compatta (dal Popolo delle Libertà agli estremisti, passando per  la Lega e qualche civica) che sostiene la candidatura di Bruno Piva,  dall&#8217;altro la sinistra non è stata in grado di rispondere con una  candidatura univoca. Fausto Merchiori, sindaco uscente (Pd), non si è  ricandidato. Al suo posto vi è il giovane &#8220;rottamatore&#8221; Frigato, già  assessore comunale e oggi presidente del Consiglio  provinciale,  candidato senza primarie. Una decisione che ha provocato una &#8220;lotta&#8221;  intestina allo stesso Partito democratico. Puntando sulla forza  mediatica di Vendola e Di Pietro, e convinti di riuscire ad avvicinare i  delusi del Pd, Sel ed Idv sostengono Giovanni Nalin, già segretario  provinciale della Cgil, che pochi mesi fa ha rinunciato alla tessera del  Pd per approdare a Sel. Una candidatura con cui Sel e IdV hanno mandato  in frantumi l&#8217;esperienza di un laboratorio cittadino chiamato il  Cantiere, cui avevano dato vita insieme alla Federazione della Sinistra,  ai Verdi ed una importante componente di società civile. Proprio Sel e  IdV hanno rifiutato la proposta della FdS di scegliere un candidato  mediante primarie del Cantiere. Così la Federazione della Sinistra e i  Verdi hanno dato vita a una lista comune che, insieme a due civiche,  appoggia la candidatura a Sindaco di Matteo Masin, attuale capogruppo in  consiglio comunale e provinciale della FdS.<br />
A questo quadro vanno  aggiunti cinque candidati centristi,  il folcloristico candidato di  &#8220;Veneto Stato&#8221; (che accusa la Lega di aver tradito la causa  indipendentista veneta) e i &#8220;duri e puri&#8221; grillini. Totale: 12 candidati  sindaci e 26 liste per una città di 52mila abitanti.<br />
In tutti questi giochi di potere chi pensa ai cittadini?<br />
«Scegli  chi da sempre ti difende», è il motto della lista formata da Fds e  Verdi. Perché mentre il resto della politica è trasversalmente impegnata  nella spartizione degli affari (e il vero bottino di queste elezioni  sono la gestione dell&#8217;acqua e dei rifiuti, finora pubbliche in  Polesine), la Federazione della Sinistra lotta con gli operai della  Grimeca (ormai in liquidazione); denuncia i regali alla sanità privata  da parte della Regione; difende Rovigo e il Polesine dai tanti  insediamenti &#8220;tossici&#8221; (la lista &#8220;Aria Pulita&#8221; che sostiene il nostro  candidato nasce proprio dai comitati in lotta contro questi eco-mostri);  chiede l&#8217;applicazione della legge che prevede l&#8217;integrazione delle  rette ai disabili e agli anziani non autosufficienti (con un movimento  di familiari nato dall&#8217;operato di Cristiano Pavarin, consigliere  comunale uscente, e Guglielmo Brusco, vicepresidente della Provincia,  entrambi di Rifondazione); combatte la violenza di genere (con uno dei  primi centri antiviolenza del Veneto realizzato dalla nostra assessora  uscente, Giovanna Pineda); a dimostrare che si può fare politica stando  davvero dalla parte dei cittadini.<br />
&#8220;A Rovigo c&#8217;è bisogno di sinistra &#8211;  La città è un bene comune&#8221;: è quanto compare nei cartelli e nei  volantini della lista rosso-verde (verde ambiente, non verde Lega).  Perché come in tutta Italia anche a Rovigo c&#8217;è necessità di tornare a  parlare di difesa dei diritti, di solidarietà, di giustizia sociale.  Perché l&#8217;acqua e l&#8217;energia sono beni comuni, ma lo è anche la politica.  Perché non esiste bene più importante di un voto consapevole, di un voto  responsabile. Noi speriamo che i rodigini decidano di votare per loro,  speriamo che sceglieranno di aprire gli occhi e di appoggiare chi ha  davvero a cuore le sorti della città.<br />
Un uomo si avvicina ad un&#8217;anziana signora, in prossimità di un banchetto elettorale di Rifondazione.<br />
L&#8217;uomo chiede «E lì cosa regalano?», «La speranza di un domani migliore» è la risposta, commossa, della donna.<br />
Con  quella signora, e con tutti i cittadini, noi vorremmo iniziare a  costruirlo quel domani diverso, quel futuro migliore. Insieme, a partire  da Rovigo.<br />
<em>*portavoce provinciale della Federazione della Sinistra di Rovigo</em></p>

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		<title>Bufera Bertone, Landini esce indenne</title>
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		<pubDate>Tue, 10 May 2011 08:33:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudio</dc:creator>
				<category><![CDATA[ACCADE A SINISTRA]]></category>

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		<description><![CDATA[<a href="http://www.claudiograssi.org/wordpress/2011/05/bufera-bertone-landini-esce-indenne/"><img align="left" hspace="5" width="150" height="150" src="http://www.claudiograssi.org/wordpress/wp-content/uploads/2011/05/landini03g-150x150.jpg" class="alignleft tfe wp-post-image" alt="landini03g" title="landini03g" /></a>di Antonio Sciotto su il manifesto &#8211; 10 maggio 2011 Comitato centrale molto teso, ieri alla Fiom, dopo la vittoria del sì al referendum ex Bertone. Ma al di là delle aspettative la linea della maggioranza guidata da Maurizio Landini esce confermata. Anche più chiara e compatta, in qualche modo. Lo dicono i numeri: ieri, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div style="text-align: justify;">
<div><a href="http://www.claudiograssi.org/wordpress/wp-content/uploads/2011/05/landini03g.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-2803" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" title="landini03g" src="http://www.claudiograssi.org/wordpress/wp-content/uploads/2011/05/landini03g-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>di Antonio Sciotto su il manifesto &#8211; 10 maggio 2011</div>
<div></div>
<div>Comitato  centrale molto teso, ieri alla Fiom, dopo la vittoria del sì al  referendum ex Bertone. Ma al di là delle aspettative la linea della  maggioranza guidata da Maurizio Landini esce confermata. Anche più  chiara e compatta, in qualche modo. Lo dicono i numeri: ieri, al momento  del voto, Landini ha ottenuto il 70,6% dei consensi (106 sì), contro  poco più del 72% ottenuto al Congresso del 2010. Ma ai tempi del  Congresso, dentro la maggioranza Fiom erano anche inclusi i  &#8220;cremaschiani&#8221; (più radicali), mentre aveva votato contro un 27%  riferibile ai &#8220;moderati&#8221; di Fausto Durante e ad altri casi isolati. Ieri  invece i cremaschiani si sono astenuti, ma non tutti: l&#8217;area radical ha  perso pezzi a favore della maggioranza e si è ridotta a 15 astenuti; ma  perde consensi anche Durante: dai 44 «no» del Congresso, ieri è sceso a  soli 29 (e al 19%). Insomma, 7 su 10 restano con Landini, nonostante le  varie defezioni incrociate.<br />
Il dibattito si è giocato tutto sul  rapporto tra le Rsu e i dirigenti nazionali del sindacato: se queste  ultime possano restare rappresentative della &#8220;linea&#8221; scelta per tutti i  metalmeccanici italiani anche quando, magari per le pressioni reali che  ricevono sul territorio, siano costrette a sconfessarla. Gli interventi  dei sostenitori di Landini hanno ribadito che non c&#8217;è mai stato  contrasto con le Rsu ex Bertone, e che anzi la scelta di dare  indicazione per il sì, le successive dimissioni e la conferma di dire no  alla Fiat sul piano nazionale sono frutto di una strategia studiata a  tavolino, per quanto pressati dai fatti, dalla segreteria Fiom insieme  ai delegati e ai lavoratori.<br />
Su una presunta «frattura» tra i  principi nazionali Fiom e l&#8217;azione dei delegati hanno invece giocato sia  i radicali che i moderati: per i &#8220;cremaschiani&#8221; non si doveva  permettere a un territorio di sconfessare i principi portati avanti dal  sindacato, mentre per i «durantiani» le Rsu hanno fatto benissimo a  votare sì ed è arrivato il momento che anche la Fiom nazionale si  &#8220;evolva&#8221; e si apra a un atteggiamento più conciliativo e meno  conflittuale.<br />
Il risultato, per entrambe le aree, è stato quello di  non dire sì alla verifica chiesta da Landini, ma con due declinazioni  differenti: i &#8220;cremaschiani&#8221;, astenendosi, fanno capire che vogliono  continuare ad avere Landini alla guida della Fiom, seppure dopo quello  che ritengono un «errore di strategia» in Bertone. Durante vota no  perché già votò no al Congresso: la guida di Landini e i principi  espressi dalla sua linea non sono quelli che piacciono al suo gruppo, e  ne vorrebbe diversi.<br />
«Il voto conferma e rafforza tutta la linea  della Fiom &#8211; ha commentato Landini &#8211; Ora andiamo avanti nella lotta in  Fiat, aspettiamo l&#8217;esito delle cause in tribunale e non escludiamo un  ricordo per la questione Bertone». Nel suo intervento, prima del voto,  era stato chiaro: «La decisione delle Rsu di firmare e poi dimettersi è  stata presa insieme. Me ne assumo ogni responsabilità perché non mette  in discussione nulla della linea decisa dal comitato centrale. Le Rsu,  però mai in nessun luogo possono sostituire la Fiom nazionale. Non  esistono firme a titolo personale. Se un componente Rsu firma, firma per  quella Rsu, ma non può rappresentare la struttura nazionale Fiom. Io  non cambio idea: queste sono le condizioni e chiedo il voto perché non  ho nessuna intenzione nè di firmare e dimettermi nè di dimettermi».<br />
Sì,  perché prima dell&#8217;esito della verifica, i giornalisti non avevano fatto  altro che chiedere, a chiunque uscisse dalla sala del comitato, se il  voto fosse una sorta di referendum per la permanenza o meno di Landini  alla guida della Fiom. Sergio Bellavita, esponente dell&#8217;area Cremaschi,  così aveva sottolineato: «Nessuno chiede le dimissioni di Landini: ha la  mia fiducia e continua ad averla, ma penso che sulla ex Bertone abbiamo  toppato. Le Rsu non hanno titolarità a firmare intese che cancellino il  contratto nazionale». «Avevamo chiesto che l&#8217;accordo su ex Bertone  venisse trattato come quelli di Pomigliano e Mirafiori, impegnandoci a  contrattarlo, a renderlo inapplicabile e a portare la Fiat in  tribunale».<br />
Prima del voto, Bellavita era stato esplicito: «Se le  conclusioni di Landini sono come l&#8217;apertura il comitato non si può  concludere unitariamente», ammoniva, ricordando come l&#8217;intervento del  leader Fiom fosse stato «a titolo personale, perché non c&#8217;è stato un  accordo in segreteria e le parole del segretario dunque rischiano di  chiudere più che di aprire una discussione».<br />
Per Fausto Durante, «la  maggioranza Fiom ora è più debole, perché il 30% non ha votato con  Landini» rispetto al 27% del Congresso. «Alla ex Bertone &#8211; continua &#8211; si  è deciso per una &#8220;firma tecnica&#8221; che si può usare anche a Melfi. Noi  speriamo in soluzioni analoghe a Pomigliano e Mirafiori: Fiat tolga però  dal tavolo la clausola di responsabilità e le norme sulla malattia».  Sulla stessa linea il segretario Cgil Vincenzo Scudiere, che plaude al  sì dei delegati ex Bertone e spiega alla Fiom che «si deve anche far  tesoro degli errori».<br />
Su Melfi replica Emanuele De Nicola (Fiom  Basilicata): «Il 12 faremo una riunione con Landini, un esponente Cgil e  i delegati: ma si sappia che il voto del comitato centrale è una  conferma che non esistono &#8220;firme tecniche&#8221; e che noi a Melfi non  firmiamo il taglio delle pause. La Fiom ha già ritirato la sua sigla,  dopo che la Fiat ha di fatto confermato che il taglio delle pause e  l&#8217;applicazione dell&#8217;ErgoUas saranno automatici a partire dal 2012. Noi  non firmeremo, perché come abbiamo fatto nei 21 giorni del 2004, abbiamo  chiesto un voto all&#8217;assemblea degli operai e loro hanno optato per un  no». I DIPENDENTI delle Presse di Mirafiori per i quali ieri è stata  confermata la cassa integrazione straordinaria per un anno (a partire  dal 16 maggio). Giovedì le parti sono state convocate in Regione per  sottoscrivere la richiesta al governo.</div>
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		<title>La Libia, il razzismo</title>
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		<pubDate>Sun, 08 May 2011 08:14:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudio</dc:creator>
				<category><![CDATA[ACCADE A SINISTRA]]></category>

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		<description><![CDATA[<a href="http://www.claudiograssi.org/wordpress/2011/05/la-libia-il-razzismo/"><img align="left" hspace="5" width="150" height="150" src="http://www.claudiograssi.org/wordpress/wp-content/uploads/2011/05/immigrati01g-150x150.jpg" class="alignleft tfe wp-post-image" alt="immigrati01g" title="immigrati01g" /></a>di Alberto Bugio su il manifesto &#8211; 8 maggio 2011 Diciamoci le cose come stanno: questo governo è indecente e la Lega ne fa parte a pieno titolo. Bossi ha fatto fuoco e fiamme contro la guerra con motivazioni vergognose (costa troppo e fa venire più migranti) e per pura tattica elettorale (dal che si [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div style="text-align: justify;">
<div><a href="http://www.claudiograssi.org/wordpress/wp-content/uploads/2011/05/immigrati01g.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-2796" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" title="immigrati01g" src="http://www.claudiograssi.org/wordpress/wp-content/uploads/2011/05/immigrati01g-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>di Alberto Bugio su il manifesto &#8211; 8 maggio 2011</div>
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<div>Diciamoci le cose come  stanno: questo governo è indecente e la Lega ne fa parte a pieno titolo.  Bossi ha fatto fuoco e fiamme contro la guerra con motivazioni  vergognose (costa troppo e fa venire più migranti) e per pura tattica  elettorale (dal che si capisce in che considerazione tenga &#8211; peraltro a  ragione &#8211; i propri elettori). Poi, arrivato al punto in cui la corda si  sarebbe spezzata, come sempre ha mollato. Con la pancia un po&#8217; più  piena. Ma è forse meno indecente la cosiddetta opposizione?<br />
Tolta  l&#8217;Italia dei Valori, tutti a chiedere raid, bombe e piogge di missili. E  domani &#8211; c&#8217;è da scommetterci &#8211; truppe di occupazione. Sono vent&#8217;anni  che dura questa storia delle guerre «umanitarie» e «democratiche».  Vent&#8217;anni di devastazioni e di crimini. Di stragi di innocenti. Di  instaurazione di regimi fantoccio e di Stati mafiosi. Questo è il  capolavoro dei principali strateghi del centrosinistra. La guerra è come  il neoliberismo di cui è gemella siamese: un campo bipartisan, al di là  della messinscena delle risse bi- (o tri-) polari a beneficio dei  telespettatori.<br />
Lo stesso dicasi per l&#8217;immigrazione. Giustamente si  punta il dito contro il razzismo della Lega. Le inaudite dichiarazioni  del viceministro Castelli (oggi non possiamo sparare, ma domani&#8230;) sono  soltanto l&#8217;ultima espressione di una strutturale inciviltà. Ma gli  attacchi mossi dalle opposizioni sui permessi di soggiorno temporanei e  sugli obblighi derivanti da Schengen non sono stati da meno. L&#8217;ostilità  nei confronti dei migranti (la militarizzazione dei confini, gli accordi  repressivi con i Paesi rivieraschi, le misure securitarie e la  propaganda xenofoba) è la cifra della politica praticata da un quarto di  secolo a questa parte, quale che sia il colore dei governi in carica.<br />
Il  presupposto condiviso è che si tratti di una minaccia per la  «sicurezza» dei cittadini comunitari (pazienza se il Dpef dice che per  mantenere in vita il Paese ci vorranno 226mila immigrati l&#8217;anno di qui  al 2060). La Bossi-Fini e il «pacchetto sicurezza» di Maroni, il  Trattato di amicizia italo-libico (votato anche dal Pd) e la pratica  (illegale) dei respingimenti in mare (12mila morti dall&#8217;88 ad oggi), le  espulsioni collettive e la sistematica violazione del diritto d&#8217;asilo  servono a riempire le carceri e a infoltire i ranghi dell&#8217;economia  sommersa. Ma i Cpt non erano altra cosa, le ordinanze contro lavavetri e  accattoni non sono un&#8217;esclusiva delle giunte leghiste e negli ultimi  quindici anni &#8211; come ha tenuto a ricordare in televisione il segretario  del Pd &#8211; i governi di centrosinistra hanno regolarizzato 700mila  immigrati meno del centrodestra.<br />
Chi ci guadagni da questo genere di  politiche è sin troppo chiaro. La propaganda securitaria alimenta i  pregiudizi razzisti e accresce il consenso per gli «imprenditori  politici» della xenofobia. Esattamente come l&#8217;attacco al lavoro  dipendente e la protezione del sommerso premiano il padronato e  rafforzano il blocco elettorale della destra. Ma evidentemente questo  ragionamento stenta a farsi strada nel fronte «progressista».<br />
Non è  un problema di sagacia e spesso nemmeno, in prima battuta, di cultura  politica (anche se le culture politiche ne risentono pesantemente,  perché la necessità di giustificare le scelte compiute spinge a rivedere  ex post convinzioni e criteri di giudizio). È soprattutto una questione  di orizzonte temporale, che chiama in causa la degenerazione della  politica nel corso di quest&#8217;ultimo quarto di secolo. La cosiddetta  «morte delle ideologie» si è risolta nell&#8217;implosione di qualsiasi  progettualità e in una ricerca del consenso a breve che sottrae alla  politica ogni funzione pedagogica. La lettura prevalente (e miserabile)  della logica democratica come mera registrazione dell&#8217;orientamento  maggioritario si traduce in una corsa a rappresentare le tendenze  prevalenti e a radicalizzarne gli aspetti più retrivi. Caduta l&#8217;idea  dell&#8217;alternativa, nessuna forza politica osa più lavorare in  controtendenza e sfidare lo spirito del tempo. Per questo prevalgono le  risposte congiunturali e le misure emergenziali di stampo reazionario.<br />
Il  caso dell&#8217;immigrazione è paradigmatico. Vent&#8217;anni fa il tema era  squadernato in tutte le sue implicazioni. Sarebbe stato possibile  investire sullo sviluppo condiviso della regione euro-mediterranea,  sforzarsi di cogliere la straordinaria opportunità che tale prospettiva  offriva in termini sociali, culturali ed economici, in particolare ai  Paesi dell&#8217;Europa meridionale. Difficile? Certamente, ma una classe  dirigente degna di questo nome aveva il dovere di tentarlo.</div>
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		<title>«Quello che serve a Reggio: un nuovo patto sociale»</title>
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		<pubDate>Sat, 07 May 2011 10:30:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudio</dc:creator>
				<category><![CDATA[ACCADE A SINISTRA]]></category>

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		<description><![CDATA[<a href="http://www.claudiograssi.org/wordpress/2011/05/%c2%abquello-che-serve-a-reggio-un-nuovo-patto-sociale%c2%bb/"><img align="left" hspace="5" width="140" height="140" src="http://www.claudiograssi.org/wordpress/wp-content/uploads/2011/05/canale.jpg" class="alignleft tfe wp-post-image" alt="canale" title="canale" /></a>di Stefano Galieni su Liberazione &#8211; 7 maggio 2011 Massimo Canale è candidato sindaco a Reggio Calabria in coalizione Pd, Prc, con l&#8217;aggiunta di due liste civiche, contro un candidato della destra diretta emanazione del presidente della Regione Scopelliti e un altro proveniente dall&#8217;Mpa, e ora IdV sostenuto da Pdci e Sel. Possibile che in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.claudiograssi.org/wordpress/wp-content/uploads/2011/05/canale.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2792" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" title="canale" src="http://www.claudiograssi.org/wordpress/wp-content/uploads/2011/05/canale.jpg" alt="" width="140" height="140" /></a>di Stefano Galieni su Liberazione &#8211; 7 maggio 2011</p>
<p style="text-align: justify;">Massimo Canale è candidato sindaco a Reggio Calabria  in coalizione Pd, Prc, con l&#8217;aggiunta di due liste civiche, contro un  candidato della destra diretta emanazione del presidente della Regione  Scopelliti e un altro proveniente dall&#8217;Mpa, e ora IdV sostenuto da Pdci e  Sel. Possibile che in un contesto così delicato come quello reggino la  sinistra non sia riuscita ad esprimere una sua unica candidatura? «E&#8217;  prevalso qualcosa che non mi appassiona. La mia candidatura è l&#8217;unica  che può vincere le elezioni, le altre non hanno prospettiva. Abbiamo un  aspirante sindaco, fuoriuscito dal Pd che si presenta con l&#8217;Udc e la  coalizione di Sel, Idv e Pdci che mirano solo a pesare al ballottaggio.  Nella lista civica che mi sostiene (Energia pulita per Massimo Canale)  ci sono due ex consiglieri circoscrizionali del Pdci, la segretaria  della loro sezione più forte a Reggio, persone vicine a Sel e un  candidato dell&#8217;IdV. Assurdo perché alla Provincia di Reggio, dove anche  si vota, pure il Pdci sostiene, come Rifondazione, Morabito, del Pd. E&#8217;  stato il Pdci a propormi; poi, quando hanno visto che facevo sul serio,  hanno cambiato strada mentre a sostenermi generosamente è rimasta  Rifondazione».</p>
<p>Quali sono secondo lei le priorità da affrontare a Reggio Calabria?<br />
Intanto  dovremmo comprendere l&#8217;esatta dimensione del buco di bilancio ereditato  da Scopelliti. Impossibile fare programmi senza sapere cosa c&#8217;è in  cassa. Bisogna procedere ad una riorganizzazione delle politiche sociali  e dei servizi alla persona, mettendo al primo posto coloro che versano  in situazioni di povertà, emarginazione, dipendenza, che hanno  disabilità. Un altro fronte sarà quello della trasparenza  amministrativa. E&#8217; indispensabile far affermare l&#8217;idea che esistono  regole a cui ci si deve ispirare. Penso ai criteri di assunzione del  personale nelle società miste, ai contratti di consulenza e così via.  Dovremo poi agire stabilendo un nuovo patto sociale in città, in cui  ognuno possa sentirsi protagonista, si impegni, e non sia portato ad  immaginare il Comune come una sorta di bancomat a cui hanno accesso solo  amici e simpatizzanti. Questo è il vero danno creato da Scopelliti in  dieci anni di governo, un danno culturale prima ancora che  amministrativo.</p>
<p>Descrive una città in cui il disagio sociale è forte.<br />
È  vero. Si è data preferenza alle attività ludiche per gli anziani  piuttosto che, per esempio, all&#8217;aiuto al mondo della disabilità e  dell&#8217;anzianità non autosufficiente. Qui ci sono persone murate  letteralmente dentro casa, perché non ci sono fondi disponibili per  servizi a cui avrebbero diritto. Per prospettare una qualità della vita  sufficiente. Col &#8220;forum dei servizi sociali&#8221;, scritto con esperti,  abbiamo elaborato programmi di intervento. Da noi il mondo del welfare  cittadino ha scioperato sulla base di uno slogan: «nei diritti di ognuno  il futuro di una intera collettività». A protestare erano operatori  sociali che lavorano senza stipendio. Si è data importanza ad altre cose  in passato, soprattutto alla promozione dell&#8217;immagine del sindaco verso  la presidenza della Regione. Si è cercato di far passare l&#8217;idea di una  città, patinata e gaudente, diversa da quella reale. Noi abbiamo  dedicato parte del programma alla cultura e alle arti perché siamo  convinti che questo permetta alla città di risollevarsi, di promuovere  le tante professionalità esistenti e guardare con maggior fiducia al  proprio futuro. Poi esiste un disagio legato alla mobilità. Reggio è una  città isolata, Trenitalia ha tagliato molte corse verso il sud.  L&#8217;autostrada Salerno-Reggio somiglia sempre più ad una playstation. Non  ci sono traghetti da Reggio per attraversare lo stretto dopo le 19 e  l&#8217;aeroporto perde continuamente il bacino di utenza. E c&#8217;è ancora chi  parla di &#8220;area metropolitana dello stretto&#8221;, uno slogan vuoto privo di  contenuti. Reggio ha bisogno solo di normalità, invece è sommersa dai  rifiuti, anche le strade sono un colabrodo.</p>
<p>E si parla ancora del Ponte.<br />
Un&#8217;opera  assolutamente inutile, avrebbe il solo effetto di isolare ancora di più  la città. Ci vorrebbe invece un piano che rispetti le esigenze di  reggini e messinesi come parte di un unico mondo. Poi si dovrebbe  investire per l&#8217;ammodernamento della 106 (la statale ionica),  l&#8217;aeroporto e la stazione ferroviaria per rimetterci in collegamento con  il resto del mondo. Qui si potrebbe giocare un ruolo positivo, anche  insieme all&#8217;università, verso il bacino del nord africa. Potremmo far  divenire Reggio e il suo ateneo un polo attrattivo di interscambio sul  modello dell&#8217;Erasmus ma pensato con i paesi che si affacciano da Sud. Mi  verrebbe da dire che anche il concetto di Europa senza questa sponda,  diventa desueto.</p>
<p>Ma per Reggio Calabria resta aperta la questione della criminalità organizzata.<br />
Un  tema su cui, pur non avendo competenze dirette, il comune può fare  molto, partendo dalla trasparenza amministrativa. La &#8216;ndrangheta si è  reinventata sotto forme apparentemente innocue (associazioni culturali e  società di servizio); dovremmo stabilire criteri certi e trasparenti,  anche semplicemente per elargire contributi. E poi arginare la logica  clientelare nelle assunzioni con cui la &#8216;nndrangheta si alimenta. E&#8217; il  perno principale del consenso che costruisce il voto mafioso.</p>

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		<title>Tre buone ragioni per non votarmi</title>
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		<pubDate>Fri, 06 May 2011 07:54:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudio</dc:creator>
				<category><![CDATA[ACCADE A SINISTRA]]></category>

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		<description><![CDATA[<a href="http://www.claudiograssi.org/wordpress/2011/05/tre-buone-ragioni-per-non-votarmi/"><img align="left" hspace="5" width="100" height="130" src="http://www.claudiograssi.org/wordpress/wp-content/uploads/2011/05/valerioevangelisti.jpg" class="alignleft tfe wp-post-image" alt="valerioevangelisti" title="valerioevangelisti" /></a>di Valerio Evangelisti su Liberazione &#8211; 6 maggio 2011 Ho accettato di candidarmi nella lista della Federazione della Sinistra, alle prossime elezioni comunali di Bologna, con l&#8217;intento di dare una mano. L&#8217;ultimo dei desideri della mia vita è però fare il consigliere comunale, o rivestire incarichi politici qualsiasi. Ho simpatia per chi nutre tali aspirazioni. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.claudiograssi.org/wordpress/wp-content/uploads/2011/05/valerioevangelisti.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2789" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" title="valerioevangelisti" src="http://www.claudiograssi.org/wordpress/wp-content/uploads/2011/05/valerioevangelisti.jpg" alt="" width="100" height="130" /></a>di Valerio Evangelisti su Liberazione &#8211; 6 maggio 2011</p>
<p style="text-align: justify;">Ho  accettato di candidarmi nella lista della  Federazione della Sinistra,  alle prossime elezioni comunali di Bologna,  con l&#8217;intento di dare una  mano. L&#8217;ultimo dei desideri della mia vita è  però fare il consigliere  comunale, o rivestire incarichi politici  qualsiasi. Ho simpatia per chi  nutre tali aspirazioni. Uguale simpatia  ho per i Puffi, per quanto non  desideri diventare un Puffo. Esordisco,  dunque, col raccomandare di  non votare per me. La lista bolognese della  Federazione include  personalità molto più affidabili del sottoscritto.<br />
Perché,  malgrado queste premesse, ho accettato di candidarmi con la  FdS? Una  ragione l&#8217;ho già detta. Convogliare un po&#8217; di voti in più.  Restano da  chiarire le altre.<br />
Tenendomi serio per un attimo, dirò che, in linea  di massima, giudico  utile che i movimenti nel sociale abbiano una  rappresentanza a livello  di istituzioni. Mica che sia quest&#8217;ultima che  sposta la storia. Sono i  movimenti in sé. Nel passato recente, è stata  importante la presenza,  nel consiglio comunale di Bologna, di  personalità capaci di protestare  vivacemente contro la vergogne dei Cpt  (oggi Cie), contro lo  smantellamento dei campi Rom, contro lo sfratto di  centri sociali,  contro la chiusura obbligata delle osterie e &#8211; in una  parola &#8211; contro  tutte le piccole prepotenze quotidiane in cui la giunta  Cofferati  (sulla scia di tutte le precedenti, a partire da quella  Vitali) si era  specializzata.<br />
I consiglieri di sinistra erano nelle  istituzioni, eppure cercavano di  arginare le peggiori porcherie, se non  altro alzando la voce. Chi stava  fuori del Palazzo raccoglieva i  benefici di tale presenza, su questo  non ci piove.<br />
Qui inizia e  termina il mio transitorio feeling con le istituzioni  cittadine.  Qualcuno mi dirà: ma la lista appoggia Merola, ex braccio  destro di  Cofferati, complice di tutte le sue scelte peggiori. Ecco che  si profila  un primo motivo per non votarmi. Col suddetto Merola non ho  niente in  comune, salvo un vago apprezzamento per il fatto di non  avere rifiutato  il simbolo della falce e martello tra le liste di  sostegno. Da me, chi è  per il &#8220;centrosinistra&#8221; si tenga alla larga. Non  ho proprio niente di  &#8220;centro&#8221;. Da quando ho l&#8217;età della ragione sono  di sinistra e basta.<br />
Allora,  dirà qualcun altro, sei per il voto disgiunto? Un voto per te e  uno per  Amelia Frascaroli? No, no e poi no. La suora baciapile mi è  estranea  quanto Merola, se non di più. Sarebbe come votare per madre  Teresa di  Calcutta: ma neanche se mi pagano. Così come mi è estranea  quella roba  informe che la sostiene, chiamata Sinistra Ecologia e  Libertà. I flussi  di parole di Nichi Vendola non mi hanno mai nemmeno  scalfito. Le  &#8220;narrazioni&#8221;, i &#8220;cantieri&#8221;. Invenzioni semantiche che,  secondo me,  coprono un vuoto spinto. Ecco un secondo buon motivo per  non votarmi.  Sono inadatto a ogni politica di alleanze. Invece che di  narrazioni  vaghe voglio sentire parlare di lotta di classe, di  conflitto, di  proletariato che reclama i propri diritti. Ho adorato, il  1° maggio,  l&#8217;esclusione di CislL e Uil dalla piazza di Bologna, e la  loro  sacrosanta cacciata dal corteo di Torino.<br />
Ma il terzo motivo, il più  pittoresco, per non votarmi è il programma  in positivo di cui mi farei  portatore. Lasciamo da parte i temi  scontati: nessuna centrale nucleare  nei dintorni della città, è ovvio;  neanche un soldo alle scuole  clericali, fabbriche di somari in serie;  acqua pubblica, e guai a chi ne  invochi la privatizzazione. Invece, in  positivo: nessuna agibilità ai  fascisti, non c&#8217;è falsa liberalità  democratica che tenga. Fine delle  persecuzioni cofferatiane contro i  centri sociali e le forme di  autoaggregazione. Nessuna privatizzazione.  L&#8217;istituto Aldini resti  comunale. Sostegno pubblico ai servizi sociali  e culturali, dalle  biblioteche di quartiere, ai centri sanitari,  all&#8217;assistenza a poveri e  disagiati (riaprire dormitori e Sert chiusi  arbitrariamente), mense  gratuite. Tasse pesanti, per finanziare tutto  ciò, sui privilegiati che  tengono in mano la città restando nell&#8217;ombra,  con i loro patrimoni  segreti. Incoraggiamento sostanzioso e pratico a  una vita notturna che a  Bologna c&#8217;è stata e non esiste quasi più.  Assistenza legale gratuita  agli studenti oppressi da padroni di casa  votati allo strozzo.  Requisizione degli alloggi sfitti da anni, e loro  gestione trasparente.  Ecc. ecc.<br />
In definitiva, chi mi voterebbe è un pazzo. Sono un  estremista ormai  anziano, per nulla adatto alla realtà presente. Nel  1969 aderii a Lotta  Continua, e fu l&#8217;inizio di un lungo tragitto  attraverso percorsi vari  di ribellione. Non mi pento di nulla e faccio  ancora cosacce. Tipo  candidarmi a Bologna nella lista più sfigata in  assoluto. Come scrissi  in un mio romanzo, le battaglie più belle sono  quelle perse in  partenza.</p>

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		<title>«La mia è una scelta politica militante e radicale»</title>
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		<pubDate>Fri, 06 May 2011 07:49:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudio</dc:creator>
				<category><![CDATA[ACCADE A SINISTRA]]></category>

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		<description><![CDATA[<a href="http://www.claudiograssi.org/wordpress/2011/05/%c2%abla-mia-e-una-scelta-politica-militante-e-radicale%c2%bb/"><img align="left" hspace="5" width="150" height="130" src="http://www.claudiograssi.org/wordpress/wp-content/uploads/2011/05/masullo_rosa-190x130-150x130.jpg" class="alignleft tfe wp-post-image" alt="ROSA EGIDIO MASULLO" title="ROSA EGIDIO MASULLO" /></a>di Stefano Galieni su liberazione &#8211; 6 maggio 2011 Rosa Masullo, candidata sindaco a Salerno in una coalizione FdS e IdV, sfida il potente sindaco sceriffo De Luca, Pd (sostenuto anche da Sel) che dichiara tranquillamente di rifarsi ai valori della destra europea. Un sindaco che ha acquisito consenso mutuando gli slogan e i comportamenti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.claudiograssi.org/wordpress/wp-content/uploads/2011/05/masullo_rosa-190x130.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-2786" style="margin-left: 5px; margin-right: 5px;" title="ROSA EGIDIO MASULLO" src="http://www.claudiograssi.org/wordpress/wp-content/uploads/2011/05/masullo_rosa-190x130-150x130.jpg" alt="" width="150" height="130" /></a>di Stefano Galieni su liberazione &#8211; 6 maggio 2011</p>
<p>Rosa  Masullo, candidata sindaco a Salerno in una  coalizione FdS e IdV, sfida  il potente sindaco sceriffo De Luca, Pd  (sostenuto anche da Sel) che  dichiara tranquillamente di rifarsi ai  valori della destra europea. Un  sindaco che ha acquisito consenso  mutuando gli slogan e i comportamenti  leghisti con la capacità di  costruire clientele nella città. De Luca  era il candidato del centro  sinistra (FdS esclusa) alle precedenti  regionali, oggi da quella  coalizione si è staccata l&#8217;IdV che ha fatto  una scelta di discontinuità<br />
«A  Napoli non conoscono De Luca. Poi è venuto meno all&#8217;impegno preso  con  l&#8217;IdV di rinunciare alla prescrizione per i procedimenti in cui è   imputato. Per questo il partito di Di Pietro e De Magistris ha maturato   insieme alla FdS la volontà di sperimentare l&#8217;apertura di un confronto,   cercando di uscire dalla melina di un centro sinistra che somiglia al   centro destra. Speravamo di recuperare anche una relazione con Sel e mi   meraviglio che si siano sottratti. Hanno fatto come a Napoli,   travalicando la propria gente. Lì come qui sento rammarico per l&#8217;assenza   di un ragionamento unitario».</p>
<p>Lei è già stata nelle istituzioni&#8230;<br />
Si,  due volte assessore e una consigliere comunale. Avevo lasciato sia  per  motivi personali sia perché credo molto nell&#8217;obbligo di non  superare il  doppio mandato. Non bisogna favorire il radicamento  personale nelle  istituzioni. Sono passata dai &#8220;Progressisti per  Salerno&#8221; al Pd e nel  frattempo mi occupavo di cooperazione  internazionale. Ad un certo punto  ho compreso che nel Pd non c&#8217;è un  partito ma il precipitato nelle  istituzioni, altro che laboratorio  politico per costruire una nuova  classe dirigente. Quindi sono &#8220;tornata  a casa&#8221;. In prossimità delle  elezioni mi hanno chiamata dalla FdS e  dall&#8217;IdV, dicendo che io ero una  persona &#8220;credibile&#8221;. Le due forze che  mi appoggiano hanno  caratteristiche per me fondamentali: il radicalismo  di sinistra è  militanza, passione, non avere paura di andare per  strada con i  cartelloni. Mi ricorda i miei 20 anni e la fondatezza dei  vostri valori.  L&#8217;IdV ha un linguaggio meno mediato dalla politica ma  nasce su un tema  che per me è portante come quello della legalità. Non  certo quella  sicuritaria di De Luca, che si applica contro gli  immigrati. Non potevo  stare con una coalizione il cui candidato ha dato  i manganelli ai  vigili.</p>
<p>Quali sono gli elementi più problematici della sua città?<br />
Sembra  che Salerno non possa fare a meno di certe persone, è una città  in cui  manca un luogo e un tempo. Senti parlare in giro dei meriti del  sindaco,  ma forse mi sono persa qualcosa, ha solo introdotto qualcuno  di noi  alla Regione. Ha combattuto la destra facendone suoi i valori  peggiori,  ha costruito un centro sinistra che non si sporca le mani. Se  dovessi  utilizzare una metafora Salerno è come un marito che ha una  bellissima  moglie (o viceversa) che lo tradisce continuamente e che  continuamente  perdona perché capace di farsi perdonare tutto. Eppure da  20 anni siamo  nelle stesse mani.</p>
<p>Quindi che fare?<br />
Mettere mano ad un lavoro  politico e amministrativo che contenga i  danni della riforma operata da  un &#8220;sindaco podestà&#8221;. Si è creato un  circuito pericoloso che porta alla  disaffezione dal ragionamento  politico. Bisognerebbe, partendo da una  riforma dello statuto, lavorare  per ridare potere e ruolo al consiglio  comunale. Le scelte importanti  vanno fatte in consiglio e non calate  dall&#8217;alto dalla giunta.  Altrimenti ci si riduce ad una partecipazione  peggiore di quella che  c&#8217;è negli Usa. Dovremmo trasformare la macchina  amministrativa in una  sana azienda e rimettere mano sulle società  pubbliche. Società che  possono essere accorpate magari, in cui si possa  aprire la  partecipazione alla cooperazione sociale e all&#8217;azionariato  popolare,  facendole diventare strumento di sviluppo e non di assistenza.  Parliamo  di settori che rispondono ad una domanda occupazionale ma non  possono  esistere solo per questa ragione, debbono diventare strumento di   sviluppo economico, garantire offerta occupazionale e qualità dei   servizi al giusto costo. Noi abbiamo tante risorse, il mare, il turismo,   potremmo avviare una relazione migliore con l&#8217;università. E poi va   svolto un ruolo di filiera istituzionale (Comune, Provincia, Regione,   governo), anche se non sono dalla stessa parte. Qui si interloquisce con   i sindaci della Lega e non con chi comunque deve pensare agli  interessi  delle comunità. Poi dobbiamo imparare a comunicare con  normalità, senza  porci al centro dell&#8217;attenzione diventando odiosi, con  la capacità di  intercettare i problemi prima che questi ci vengano  posti da chi non  trova soluzioni.  Da ultimo dovremmo ritornare a  privilegiare la  sobrietà di vita, la trasparenza, chi fa politica non  deve avere segreti  di cui vergognarsi. Non esiste un privato che non  sia pubblico e  dobbiamo recuperare uno stile di vita semplice.</p>
<p>Come la sua campagna elettorale?<br />
Si,  a basso costo e da soli, mettendoci al servizio delle persone. E  poi  parlando non solo della città ma della guerra (apprezzo l&#8217;impegno  della  Federazione che non lascia le battaglie per la pace in mano alla  Lega),  del divario fra ricchi e poveri, dell&#8217;immigrazione, della  tristezza  televisiva. Convincendo anche le persone a spengere la tv.</p>

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