Sinistra italiana, un passo in avanti

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di Claudio Grassi

La riunione del comitato promotore di Sinistra Italiana che si è svolta domenica scorsa, a conclusione della Festa nazionale a Pescara, va valutata positivamente.

A nessuno sfuggono le difficoltà che stiamo incontrando per tracciare la strada e raggiungere l’obiettivo di dare vita ad una forza politica di sinistra con determinate caratteristiche, difficoltà da non sottovalutare e in larga misura prevedibili. Se queste vanno prese di petto ed indagate, sarebbe un errore non cogliere anche i segnali positivi emersi nel corso di queste ultime settimane, a cominciare dalla stessa festa che si è svolta in Abruzzo, sia per l’ottimo riscontro in termini di partecipazione e  interlocuzione con soggetti esterni, sia per la qualità dei dibattiti e dei vari momenti di approfondimento che l’hanno attraversata.
Altro elemento positivo da evidenziare è il risultato che Sinistra Italiana ha avuto con la sottoscrizione del due per mille. Il fatto che 160.000 contribuenti (oltre il 50% in più dei dati raggiunti da Sel lo scorso anno), abbiano fatto questa scelta indica qualcosa che va oltre al semplice interesse. Indica una aspettativa, che noi non possiamo ne’ sottovalutare ne’ deludere.

Certo – come si diceva – le difficoltà non mancano: Sinistra Italiana, in questo suo percorso costituente, non è riuscita a trasmettere a sufficienza il lavoro che sta portando avanti per la nascita di un nuovo soggetto politico con una propria fisionomia. Non basta dire che la stampa ci oscura. Dobbiamo riconoscere anche i nostri limiti se la percezione che si è data all’esterno è quella di un assemblaggio di ceti politici e se di attrattivo e percepito come utile ci sia ancora così poco.
Guardare alle inadeguatezze e ai nostri ritardi è importantissimo per correggere il modo di procedere. A proposito di ritardi,  come non vedere che la discussione che rimanda al rapporto con il Pd – in alcune regioni anche importanti – non ha ancora reso possibile la realizzazione delle assemblee regionali al fine di dotare Sinistra italiana di un minimo di organizzazione, seppure in una fase transitoria? Come non vedere che la campagna di adesioni – che pure deve tenere conto di modalità nuove fornite dalla rete – stenta a partire?
Per quanto ci riguarda la presenza sui media è più legata alla nostra rappresentanza parlamentare (che comunque in questi mesi ha svolto un lavoro ampiamente positivo), che non all’espressione di un gruppo dirigente di una forza politica, seppure in costruzione. Anche questo è un limite.

Le indicazioni emerse dalla riunione del comitato promotore
Eppure, proprio su queste problematicità, la riunione del comitato promotore nazionale di domenica scorsa ha dato importanti indicazioni sia politiche che organizzative.
Sul piano politico è stata decisa una mobilitazione nazionale a Firenze il primo ottobre in occasione della apertura della campagna di Sinistra Italiana per il No al referendum.
Non c’è bisogno qui di spiegare i motivi per cui la battaglia per il No deve diventare il nostro impegno prioritario, lavorando nei comitati per il No e valorizzando l’importante presa di posizione dell’Anpi.
Sul piano sociale si è deciso di utilizzare la proposta di Social Compact per un intervento sui temi economici , sociali e del lavoro da realizzare in ogni realtà territoriale, da organizzare – aggiungo io – con soggetti sociali, sindacali e di movimento con cui siamo interessati a costruire una interlocuzione.

Infine la riunione del comitato promotore – nella quasi totalità dei suoi interventi – ha dato due indicazioni molto importanti.
La prima è che il congresso va fatto rapidamente poiché questa situazione di indefinitezza rende più complicata la nostra iniziativa soprattutto nei territori.
Certo, il fatto che vi sia il referendum non può essere sottovalutato, sia perché tutti saremo impegnati nella campagna del No, sia perché un risultato piuttosto che un altro può cambiare significativamente la situazione politica nel nostro Paese. Ma è altrettanto vero che le ragioni per cui noi diamo vita ad una forza politica della Sinistra Italiana, vanno ben al di là della partita referendaria. Dunque, come è stato detto e deciso, occorre partire subito, dando vita alle due commissioni (politica e statuto) in modo che si abbiano fin da ottobre dei primi testi a disposizione attorno ai quali raccogliere idee, suggerimenti sia da chi ha già aderito a Sinistra italiana, sia da chi non vi ha aderito, ma è interessato a quanto stiamo facendo (vedi Cosmopolitica).
La seconda indicazione che è venuta da tutti gli interventi è che questo congresso – che è un congresso fondativo – deve essere un congresso a tesi e non a mozioni contrapposte. Abbiamo bisogno di discutere nel merito dei problemi, ed un congresso a tesi facilita proprio questo elemento, concentrando l’attenzione più sui contenuti che sui gruppi dirigenti. Viceversa un congresso a documenti contrapposti, oltre a dare fin dall’inizio un’immagine di divisione, come sappiamo, favorisce la personalizzazione, che è l’ultima cosa di cui abbiamo bisogno.
Per tutte queste ragioni penso che la riunione di domenica sia stata una buona riunione  e che – ora – si debba mettere rapidamente in pratica quanto deciso

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34 commenti to “Sinistra italiana, un passo in avanti”

  1. Leonardo Masella scrive:

    Se avesse vinto la Clinton saremmo sull’orlo di una guerra mondiale contro la Russia, ma il fatto che sia diventato presidente un personaggio come Trump (che non c’è bisogno di descrivere) dovrebbe far capire a tutti cosa sono diventati gli Usa e a che punto è la loro crisi di egemonia mondiale. E non è escluso che i poteri che negli Usa contano veramente non mettano in pratica qualche provocazione per spingere Trump alla guerra contro la Russia o contro la Cina. A maggior ragione dopo questo esito delle presidenziali Usa bisogna spingere i paesi europei ad autonomizzarsi dagli Usa, uscendo dalla Nato e costruendo rapporti di collaborazione politica ed economica con il resto del mondo a partire da Russia e Cina. Anche sui rapporti con i paesi del Mediterraneo, in particolare nell’interesse di un paese come l’Italia, sarebbe bene trovare un accordo ed una stretta collaborazione anche operativa con la Russia.

  2. Leonardo Masella scrive:

    Per il terremoto il governo ha stanziato complessivamente, fra decreti e manovra di bilancio, circa 6 miliardi di euro. Per l’acquisto di 90 cacciabombardieri F35 il governo ha destinato 15 miliardi. Per non parlare delle spese per le missioni militari all’estero. E le spese militari non sono semplicemente degli “sprechi”, ma sono spese per la morte, per uccidere e distruggere come tanti terremoti all’ennesima potenza.

  3. Leonardo Masella scrive:

    LA RIVOLUZIONE D’OTTOBRE DOPO LA FINE DELL’URSS E NEL MONDO DI OGGI

    Si avvicina il 7 novembre, l’anniversario della Rivoluzione d’Ottobre, la prima rivoluzione a guida comunista e proletaria, la prima rivoluzione che ha spezzato la catena imperialista (nel suo “l’anello debole”, come lo chiamava Lenin), aprendo la strada alle rivoluzioni antimperialiste del XX secolo guidate dal movimento operaio e comunista internazionale e alla situazione mondiale di oggi in cui i paesi un tempo soggiogati dal colonialismo e dall’imperialismo capitalistico stanno riprendendo dopo secoli il loro posto nella storia dell’umanità.
    Tuttavia non servono a niente le commemorazioni che vi saranno che faranno finta di non vedere che l’Urss che da quella rivoluzione nacque non c’è più, che dopo soli 74 anni venne sciolta e fu cancellata persino dalla cartina geografica del mondo, o quelle che faranno ricondurre il crollo dell’89 alle solite categorie del tradimento, del rinnegamento, del revisionismo, che servono solo a consolarsi psicologicamente e a non riflettere sulle cause politiche vere. Noi dobbiamo invece tentare di capire gli errori di fondo che portarono a quel crollo per poterli correggere e riprendere la via rivoluzionaria aperta dall’Ottobre.
    Innanzitutto c’è da dire che la Rivoluzione d’Ottobre non fu seguita, come nelle previsioni di Lenin e del movimento rivoluzionario dell’epoca, dalla rivoluzione negli altri paesi europei a capitalismo sviluppato. Su ciò bisognerebbe aprire una riflessione più di fondo, in particolare sulla innovazione apportata da Lenin dell’analisi dell’imperialismo (in cui si è trasformato il capitalismo nella sua “fase suprema”) e della rivoluzione in Russia come rottura dell’anello debole della catena imperialista, innovazione che rovesciò del tutto l’impostazione ideologica marxista dell’epoca (e probabilmente anche degli stessi Marx ed Engels) che considerava possibile la rivoluzione socialista solo nei punti alti dello sviluppo capitalistico e non nella Russia arretrata e semi-feudale. Una riflessione su ciò ci potrebbe anche illuminare su cosa sono state le rivoluzioni del XX secolo, a partire dalla Rivoluzione d’Ottobre, tutte avvenute in paesi semi-feudali soggiogati dall’imperialismo, e quindi più che “rivoluzioni socialiste” – secondo me – “rivoluzioni antimperialiste” guidate (non sempre) dal movimento operaio, socialista e comunista internazionale. Questo cambiamento di impostazione ci potrebbe fornire anche elementi utili a capire la situazione attuale del mondo, a capire che i Brics per esempio non sono l’avanguardia del socialismo o del comunismo ma l’avanguardia della lotta della stragrande maggioranza dei popoli del mondo contro il colonialismo secolare prima europeo e poi nord-americano.
    Quando la Rivoluzione d’Ottobre non fu seguita dalla rivoluzione negli altri paesi europei a capitalismo sviluppato, come nelle previsioni di Lenin e del movimento comunista di allora, i comunisti dell’epoca dovettero decidere se capitolare e abbandonare il potere o suicidarsi esportando militarmente la rivoluzione russa in tutta Europa, oppure se mantenere in qualche modo e con gli aggiustamenti necessari anche nella teoria il potere in Urss. Il “socialismo in un paese solo” fu quindi un ripiegamento, fu la conseguenza negativa della sconfitta della rivoluzione in Occidente a cui fu costretto il potere comunista e sovietico. La non comprensione di ciò è l’errore più grave che hanno fatto e fanno le correnti trozkiste più dogmatiche. Tuttavia questa sconfitta e il conseguente isolamento e ripiegamento in cui fu costretta la rivoluzione condizionarono tutto il processo di costruzione del “socialismo in un solo paese”. E favorirono non solo i processi degenerativi che vi furono dopo Lenin, ma anche e soprattutto l’affermarsi di un “modello” economico (la statalizzazione integrale) e politico-istituzionale (partito unico e partito-Stato) che poi sostanzialmente si estese anche alle successive esperienze del cosiddetto “socialismo reale”, anche se è un errore generalizzare ciò che è successo alla fine degli anni ’80 con la formula superficiale e propagandistica di “fallimento del socialismo reale”, visto che anche Cuba, il Vietnam e la Cina sono paesi del “socialismo reale” ma – diversamente dall’Urss e dagli altri paesi del Patto di Varsavia (e dalla Yugoslavia e Albania che non ne facevano parte) – non sono crollati bensì hanno resistito ed oggi sono più vivi e vegeti che mai e bisognerebbe chiedersi perché.
    I lunghi decenni di guerra (calda e fredda) che l’URSS ha dovuto reggere nei confronti del mondo capitalistico-imperialistico (accerchiamento, seconda guerra mondiale, minaccia nucleare, corsa agli armamenti) hanno indotto una centralizzazione autoritaria della vita economica e politica e una sorta di “militarizzazione” del pensiero che, una volta cristallizzatisi in un sistema burocratico di potere, sono sopravvissuti ben al di là delle circostanze che ne avevano favorito l’affermazione e hanno impedito l’affermazione anche sperimentale di una democrazia proletaria e socialista diversa e alternativa alla democrazia borghese e liberale. Assieme a ciò si è costruito un modello economico dimostratosi inadeguato a reggere la competizione col capitalismo imperialistico. Un modello economico i cui assi portanti erano:
    – la statalizzazione pressoché integrale della vita economica e sociale e la svalorizzazione totale del ruolo del mercato e del settore privato, errore tanto più grave in paesi che erano ancora alle prese con problemi primordiali di sviluppo a causa della loro arretratezza economica e produttiva;
    – una pianificazione rigidamente centralizzata e gerarchica e un dirigismo aziendale che hanno sostanzialmente escluso i lavoratori dalla partecipazione alla gestione delle aziende e alla elaborazione democratica della pianificazione, favorendo fenomeni di corruzione e determinando una oggettiva separazione dei produttori dai mezzi di produzione (statalizzazione senza socializzazione);
    – l’inesistenza di un sistema di incentivi (per i singoli e per le imprese), capace di premiare quantità, qualità e spirito di iniziativa individuale e collettiva del lavoro umano, nella sottovalutazione del fatto che il volontarismo stakanovista può realisticamente esistere solo in momenti particolarissmi e limitati nel tempo.
    Queste problematiche sono in ultima istanza riconducibili alla grande questione del rapporto tra Stato e mercato, tra economia pubblica e privata, con una presenza del settore pubblico e dello Stato che sia sufficiente, per forza, qualità ed efficienza, a dirigere le scelte strategiche dell’economia pur in presenza di un vasto mercato e di una competizione economica fra imprese private, e non viceversa come avviene nei paesi del capitalismo imperialistico dove sono i monopoli privati a dirigere lo Stato. Si tratta cioè di riconoscere, in questo quadro, il ruolo di strumenti e meccanismi di mercato, sul piano interno e su quello internazionale, nel passaggio per una lunga fase di transizione a forme di socializzazione dei mezzi di produzione e di democrazia socialista (socializzazione e democrazia socialista mai ancora realizzate in nessun paese del mondo), oggi non prefigurabili.
    La Cina, anche sulla base di un bilancio dell’esperienza sovietica, ha cambiato radicalmente per tempo modello economico con risultati oggi sotto gli occhi di tutti. La linea che si affermò nel Partito Comunista Cinese nel 1978, dopo la morte di Mao e la sconfitta delle posizioni marxiste-leniniste dogmatiche della “banda dei quattro” e del “soggettivismo” e del “volontarismo” economico della Rivoluzione Culturale, sta proprio nella ripresa dei temi sollevati da Lenin nella NEP e anche nella loro trasformazione da una fase tattica e breve di convivenza fra Stato e mercato, in un cambiamento strategico di lunga durata necessario anche per una nuova concezione di socialismo molto diversa dalla statalizzazione dei mezzi di produzione. Peraltro, il socialismo anche nelle concezioni di Marx non è mai stato inteso come “statalizzazione” ma semmai come “socializzazione” dei mezzi di produzione, socializzazione mai esistita finora nè in Urss nè in altri altri paesi a potere comunista e rivoluzionario.
    L’altro limite fondamentale del “socialismo reale” che, mixato assieme alla stagnazione economica, ha portato al crollo di alcuni paesi del socialismo reale fra cui l’Urss, risiede – come dicevo – in un modello politico-istituzionale autoritario che ha frenato lo sviluppo di una democrazia socialista e proletaria, nella cornice di uno Stato di diritto, con solide radici nella società. Questo spiega, tra l’altro, la facilità con cui (venuto meno il protettorato politico-militare dell’URSS) i sistemi politici dell’Est europeo sono crollati. La mancanza di un’autentica democrazia popolare, a partire dalla abolizione dei Soviet dopo la morte di Lenin, il venir meno di una dialettica democratica nel partito e nello Stato, l’identificazione del partito con l’apparato statale, il distacco tra potere e masse lavoratrici e popolari, il monolitismo verticistico e burocratico del potere politico, hanno prodotto in molti casi la stagnazione e la sclerosi del pensiero teorico, trasformando il marxismo in ideologia di Stato, sempre meno attrattiva agli occhi delle masse, in un faro spirituale e quasi religioso invece che in una analisi scientifica della realtà e in una bussola per l’azione. E hanno privato la società e il partito stesso di quegli strumenti critici auto-correttivi capaci di far capire per tempo le modificazioni della realtà e le riforme che si rendevano necessarie per rafforzare e rilanciare le basi della rivoluzione e del socialismo. La democrazia socialista è dunque l’altro tema, assieme alla socializzazione dei mezzi di produzione (due tematiche intrecciate e dipendenti l’una dall’altra), su cui riflettere per raggiungere forme anche inedite di democrazia popolare e socialista, per sviluppare un sistema socialista in grado di allargare (e non restringere) le libertà individuali e collettive senza cadere nella democrazia borghese e liberale, falsa e in piena crisi.
    Leonardo Masella, 27 ottobre 2016

  4. Leonardo Masella scrive:

    “Basta con questa guerra di morti di fame contro morti di fame”.
    Con questa frase pronunciata da Gian Maria Volonté viene sintetizzata la prima guerra mondiale nel bel film (“Uomini contro”) dato ieri sera da una TV. Una carneficina terribile dove il sangue versato è stato quello dei figli degli operai e dei contadini, per lo scontro di interessi fra le borghesie dei diversi stati capitalistici europei. Da quella guerra nacque la prima rivoluzione guidata dal proletariato e dal movimento socialista, la Rivoluzione d’Ottobre, che seppe mettere in pratica la parola d’ordine di Lenin del “trasformare la guerra imperialista in guerra civile rivoluzionaria“ e che come primo atto ritirò immediatamente la Russia dalla guerra.
    Oggi come allora la natura della guerra è sempre la stessa, è sempre il capitalismo che ha in sé e genera la guerra come le nubi hanno in sè e generano la tempesta, però è cambiato il carattere delle guerre per l’avvento delle armi di distruzione di massa e per la nascita di grandi Stati non imperialistici (come Russia e Cina) che allora non c’erano, oltre che per i cambiamenti radicali che vi sono stati nei paesi capitalistici-imperialistici (per esempio il potere dominante e straripante dei mass-media). Quindi oggi la parola d’ordine giusta non è più “trasformare la guerra imperialista in guerra civile rivoluzionaria” secondo la parola d’ordine di Lenin giustissima allora ma che oggi non trasformerebbe niente perchè rimarrebbe poco da trasformare oggi dopo una guerra mondiale, ma la parola d’ordine deve essere di “impedire una nuova guerra mondiale”, aiutando nei nostri paesi il ruolo di contrappeso all’imperialismo che rappresenta la coalizione russo-cinese, l’unica realisticamente in grado – per indipendenza, forza, determinazione e saggezza – di scoraggiare lo scoppio di una terza guerra mondiale.

  5. giancarlo scrive:

    IL TENTATIVO DI GOLPE DEI CLINTON E IL RELATIVO CONTRO-GOLPE!
    La battaglia della corsa alla presidenza statunitense sta adesso volgendo in favore di Donald Trump. Ma questo è solo la conseguenza dello scontro silenzioso che è avvenuto e che sta continuando. Lo scontro silenzioso si può sintetizzare nel tentativo di GOLPE dei Clinton e il relativo CONTRO-GOLPE. Il contro-golpe è l’azione di tanti uomini coraggiosi a cominciare da Julian Assange. Questa persone che ruotano nel mondo dell’intelligence schifati della corruzione della Fondazione Clinton si sono mossi per tentare di salvare la democrazia statunitense. Purtroppo la trama dei Clinton pare coinvolga anche il Presidente Obama e il Procuratore Generale Lync. Per capire quanto è avvenuto e sta avvenendo basta leggersi questo articoli https://aurorasito.wordpress.com/2016/11/02/hillary-clinton-wall-street-perde-il-suo-cavallo-crisi-costituzionale-come-finira/; https://aurorasito.wordpress.com/2016/11/02/crisi-e-collasso-dellapparato-dei-clinton-hacker-trump-ed-fbi-convergono/; e vedersi questo video http://sakeritalia.it/video/stati-uniti-il-golpe-dei-clinton/

  6. giancarlo scrive:

    Quando leggi che l’ennesimo esperto di terremoti afferma che sarebbe bastato studiare la situazione che in determinati territori c’erano alte di possibili scosse sismiche viene solo una grande rabbia, per quello che non è stato fatto. E’ ora che la smettano di dire che i terremoti non sono prevedibili e raccontarci frottole. La colpa è della classe politica che negli ultimi vent’anni ha governato questo paese dimenticandosi di questo GRANDE problema. Ma è stata una dimenticanza voluta, una noncuranza cercata. I finanziamenti per un’opera inutile come il Mose di Venezia (10 miliardi?) autorizzata in quel caso dal Governo Prodi, oppure i dieci e forse più miliardi per gli F35, oppure i miliardi per la Tav, oppure i 3,5 miliardi per le olimpiadi invernali a Torino, non sono forse stati trovati. Ecco questo breve elenco è la dimostrazione che i miliardi vengono stanziati quando ci sono lobby, consorterie, gli interessi dei corruttori, l’azione dei farabutti, perché questo è il modo di “normale” di far politica. E l’attuale governo non si dissocia da quelli precedenti, non annuncia un grande piano per far fronte a prevedibile future scosse sismiche, i “soldi ci sono” grida l’ultimo fanfarone governativo.

  7. Leonardo Masella scrive:

    INTERVISTA – Scolari: “La Cina riafferma ancora oggi la sua natura marxista e rivoluzionaria”.
    http://www.alicenonlosa.it/264072/intervista-scolari-la-cina-riafferma-ancora-oggi-la-sua-natura-marxista-e-rivoluzionaria/

  8. giancarlo scrive:

    UNA RISPOSTA A SCALFARI.
    Senta Dr. Scalfari o è con la democrazia rappresentativa o è contro. Le ricordo che chi ha vinto l’elezioni politiche nel 2014 è stata la coalizione di Bersani Pd-Sel che ha ottenuto più voti del M5S. Ed è stato l’ex-presidente Napolitano a non dare l’incarico a Bersani dandolo a Letta poi è arrivato Renzi. Le ricordo che con Letta o Renzi ben difficilmente ci sarebbe stata quella coalizione che ha VINTO. Lei adesso continua a dire che un GOVERNO è più importante dell’espressione democratica dei cittadini. Vorrei ricordarle che sia Ferrrara che Zagrebelsky hanno sempre dubitato della legittimità costituzionale di dare priorità alla governance e peggio ancora a tendenze assolute come lei prefigura.Mi meraviglio, della mostruosità costituzionale, di un suggerimento come il suo, che si fa beffe della democrazia rappresentativa, di un governo gradito a poteri oligarchici europei.

  9. giancarlo scrive:

    NEL PIENO DELLA GUERRA MEDIATICA!
    A metà del 2015 il Ministro Difesa Russo S.k. Sojgu affermava che la guerra attuale si sarebbe basata per l’85% circa sull’informazione. E infatti ultimo di questo modo di fare informazione disinformando e la chiamata alle armi della Nato con l’accordo di inviare in Lettonia dal 2018 un gruppo di 140 militari per lo meno riguardo al nostro paese. La motivazione strombazzata con grande clamore su tutta la stampa, tv, agenzie riguardava la presunta minaccia all’Europa rappresentata dallo schieramento di missili russi iskander nella base russa di Kaliningrad. Ovviamente nessuno ha enfatizzato che se i russi hanno schierato i missili era in RISPOSTA a quanto gli statunitensi avevano installato in Polonia. Invece un altro esempio di guerra dell’informazione dell’occidente ci è venuto in questi giorni dalla mostra aperta a Roma in questi giorni: Nome in Codice: Caesar. detenuti siriani vittime, in cui sono presenti 55.000 foto di presunti detenuti morti nelle carceri siriane. Di questo evento sono apparsi nel quotidiano Il Fatto alcuni blog prima uno dell’Unimed di F.Rizzi e adesso di Zeppelin un blog di politica internazionale. Prima di questo evento era apparso due mesi fa un blog sempre sul Fatto di Amnesty International che presentava un documento su casi di tortura in Siria, ma il documento firmato da Amnesty era stato in realtà preparato da un ong di nome Hardag. Nel documento si spiegava che i dati pubblicati erano frutto di elaborazioni scientifiche cioè NON erano dati reali, ma fittizi, inventati, falsi. Un altro particolare non da poco e che tra i finanziatori dell’ong Hardag figura anche l’ong Open Society Foundation che è una creatura di G.Soros che come sappiamo è in prima linea nelle sovversioni antidemocratiche. Terzo fatto già nel 2014 Amnesty international si era resa complice degli attacchi alla Siria quando aveva presentato per la prima volta CAESAR 11.000 foto di supposte vittime del governo siriano morte(a quanto si diceva) a causa di orribili torture. Fu presto chiaro che di questi 11.000 presunti detenuti morti almeno la META’ era morta in BATTAGLIA mentre sugli altri c’erano parecchi dubbi. Infine si chiarì che il promotore della campagna Human Rights Watch riuscì a dimostrare SOLO 27 casi di torture che però rimase il dubbio se colpa del Governo o dei ribelli terroristi. Comunque in ogni modo Amnesty International rilanciò che esistevano 11.000 ragioni per dichiarare guerra alla Siria. Ora richiamandoci a questa ennesima riproposizione(di Caesar) di presunte vittime di torture addebitate al Governo e moltiplicate per 5, in confronto al 2014, rappresenta l’ennesima eclatante dimostrazione che in questa guerra dell’informazione appare un altro elemento che PIU’ GRANDE E’ LA BUFALA E PIU’ CREDULONI CI DOVREBBERO CASCARE. Infine organizzazioni come Amnesty o Human, al di là di come i media occidentali li presentano continuamente cioè come organizzazioni che pretendono di non essere schierate, non essere parziali, in realtà NON sono MAI stati IMPARZIALI ma strumenti docili al volere dei guerrafondai statunitensi.

  10. giancarlo scrive:

    UNA NOTIZIA PRIMA DELLA TEMPESTA?
    Ho appena ascoltato un idiota della Rivista Geopolitica Limes su una Tv annunciare tranquillamente, anche se alla fine AVVERTE che non si sa cosa succederà DOPO, che SECONDO indiscrezioni gli Stati Uniti con Regno Unito, Francia e forse altri, si apprestano ad ATTACCARE l’esercito siriano che combatte contro i terroristi.
    L’attacco, sempre secondo questo tranquillo idiota, si dovrebbe concentrare contro centri di comando, stazioni radar, centri di intelligence, cioè chi controlla, dirige le attività militari siriane. E dovrebbe essere eseguito da aerei e dal alcuni incrociatori statunitensi con il lancio di missili cruise. Si presume che l’attacco durerà da 3 giorni ad una settimana. Personalmente sono molto incazzato per un motivo semplice essendo stato in Siria anni fa e pensare a come finirà, cioè ridotto come l’Iraq o la Libia.
    Però uno si chiede possono alcuni paesi distruggerne un altro così perché lo hanno deciso, si che lo possono fare perché hanno la FORZA, VIOLENZA dalla loro parte e perché in Europa, negli Stati Uniti nessuno gliene frega niente di quanto avviene in Medio Oriente.

  11. giancarlo scrive:

    LA RUSSIA NON ABBIAMO PAURA!
    Omettere come fa la stampa occidentale che la Russia, si sta solo difendendo dalle basi militari che gli Stati Uniti stanno impiantando ai propri confini, e come dire ha cominciato Lui. Omettere che alla base dell’aumento inverosimile, sino a pochi mesi fa, delle tensioni fra Mosca e Washington vi è innanzitutto la pretesa statunitense del dominio su tutto non è solo un errore è anche complicità da parte dell’informazione. E la Russia sta solo dicendo vedete c’è qualcuno di grande e grosso che ci sta puntando un coltello alla gola, eppure la stampa i media tacciono su questo particolare. E allora la Russia sta solo facendo l’unica cosa che deve fare esercitazioni per milioni di persone in caso di un conflitto, un decreto che in caso di un attacco il potere passa ai militari. Ma fa anche qualcosa d’altro dimostra che non ha paura e sposta dei missili a Kaliningrad, in Siria rinforza le misure missilistiche, aumenta il numero di navi, sta trattando con l’Egitto per riaprire una vecchia base sovietica a 95 km dal confine libico, sta trattando con Cuba e Vietnam per rimettere in funzione altre basi sovietiche. Mentre già Putin agli inizi di ottobre aveva posto, per la ripresa dell’accordo sul plutonio, condizioni semplicemente umilianti per Obama impensabili da accettare. Cioè la Russia sta mostrando la propria forza e sta lanciando un messaggio molto semplice e fermo agli Stati Uniti vedete non abbiamo paura.

  12. giancarlo scrive:

    Di fronte all’ultimo teatrino porc..ta statunitense vien da dire la realtà supera la fantasia. Giorni addietro il segretario di stato Kerry tuonava i russi bombardano civili inermi è un crimine. Oggi sul sito sakeritalia articolo di moon of alabama false flag appaiono alcune immagini di aerei statunitensi con gli stessi colori dei russi, cioè camuffati da russi. Incredibile aerei preparati che SERVONO ad ammazzare un po’ di CIVILI siriani per poi incolpare i russi. Ovviamente a terra c’è chi filma l’attacco naturalmente è impossibili riconoscere che è un jet statunitense ma l’importante sta nei colori. Ovviamente a terra c’è l’organizzazione di caschi bianchi con in mano bambini già pronti da SALVARE, ovviamente con maschera rossa per emozionare il pubblico.

    • giancarlo scrive:

      In questi giorni lo scontro tra Stati Uniti e Russia ha raggiunto un livello impensabile fino a un mese fa. Il 27 ultimo scorso il segretario difesa Usa Carter indica la Russia(assieme alla corea del nord)come minaccia nucleare e alcuni giorni dopo il 29 u.s., rincarando la dose, il dipartimento di stato afferma riferendosi alla Siria che ci saranno sacchi di militari russi che ritornano in patria, attacchi terroristici alle città russe. Ma la Russia, pochi giorni dopo per niente intimidita, risponde agli Stati Uniti con tono inaspettato, quasi a livello di ultimatum. Putin il 3 ottobre prendendo a pretesto l’inosservanza statunitense riguardo all’accordo sul trattamento del plutonio comunica la sospensione dello stesso e afferma che l’accordo potrà essere ripristinato a condizione che: 1) gli Stati Uniti devono togliere tutte le sanzioni alla Russia; 2) Per compensare dovranno essere pagate non solo le perdite per le sanzioni statunitensi, ma anche per le contro sanzioni russe; 3) la legge Magnitskij va abrogata; 4) la presenza militare degli Stati Uniti in Europa Orientale va drasticamente ridotta; 5) gli Stati Uniti dovranno abbandonare la politica di scontro con Mosca.
      Ovviamente l’accettazione di queste condizioni sarebbe per Washington un’umiliazione troppo grande, impossibile da accettare. E comunque va sottolineato che mai nessuno si era rivolto con tale tono e fermezza agli Stati Uniti. Nei giorni successivi la tensione riguardo alla Siria aumenta in quanto gli Stati Uniti e gli alleati si rendono conto che è solo questione di settimane e Aleppo ritornerà sotto il controllo del governo siriano. Un ultima annotazione, di una cosa si è certi che in questi mesi vedremo un’accelerazione crescente in particolare da parte statunitense, ma anche da parte russa e cinese(anche se questi in alcuni campi sono in vantaggio) nello sviluppo di sistemi di armamenti ma non solo. E questo è confermato anche dall’atteggiamento dei militari statunitensi, al riguardo è sufficiente vedere il video visibile sul sito sakeritalia.it, nell’espressione, nel tono arrogante (di rabbia, frustrazione, minaccia) del Generale di Stato Maggiore dell’Esercito degli Stati Uniti Mark Milley. Comunque in questa probabile escalation diventa non di poca peso l’atteggiamento che terranno i paesi storici dell’Europa.

  13. giancarlo scrive:

    IL GOVERNO SIRIANO CONQUISTA ALEPPO MA LA GUERRA CONTINUA PERCHE’?
    E’ fallito il piano A degli Usa, cioè il progetto attuato con l’aiuto del’Isis e altri, che prevedeva di fare della Siria un bel spezzatino, un po alla Turchia, per Israele, uno Stato Curdo fantoccio e garantire al Qatar – Arabia Saudita il corridoio dove far transitare gasdotti e oleodotti. Infine costruire una grande base statunitense per controllare da vicino gli iraniani. Insomma una situazione simile a quella creatasi nei Balcani. Solo che poi come sappiamo l’intervento russo nel 2015 ha mandato a gambe all’aria le conquiste dei terroristi. Adesso gli statunitensi sono passati al piano B che significa con l’aiuto dei terroristi dell’Isis, provenienti dall’Iraq, e di al-Nusra creare uno stato sunnita al confine nord-ovest, dove creare un base per i propri militari, aerei e quant’altro, incluso il corridoio dove far passare i gasdotti, oleodotti, del Qatar,.. Ed è per questo motivo che gli Usa hanno bombardato i siriani a Deir ez-Zor. Ma intanto i russi, con la solita incredibile solerzia, hanno già piazzato un sistema missilistico S300 ha difesa della propria base navale a Tartus, e delle varie unità navali presenti al largo. Ma non solo avrebbero anche trasferito altri bombardieri tattici Su-24 e Su-34 a Humaymim, nella loro base aerea siriana. Tra l’altro il Ministero Russo Difesa e Esteri hanno ribadito più volte che sono in Siria, non solo per distruggere il terrorismo, ma anche a difesa dei siriani. Cosa potrà accadere in futuro con il nuovo presidente statunitense non è cosa facile da prevedere, e solamente dei pazzoidi possono pensare di giocare a far la guerra. Anche perché l’atteggiamento russo, è molto chiaro se attaccate i siriani o se pensate a una “no fly zone” ve lo impediremo.

  14. Leonardo Masella scrive:

    L’immigrazione di massa in Italia dall’Africa, dall’Asia, dall’America Latina, dall’Europa dell’Est ha principalmente due cause strutturali:
    1) gli effetti dell’imperialismo: cioè delle guerre dirette o indirette fatte e fomentate dall’imperialismo Usa e Ue; della povertà prodotta dalla rapina e dalla spoliazione delle ricchezze naturali dei grandi continenti del mondo operate dai paesi europei occidentali e dagli Usa in secoli di colonialismo e di imperialismo; delle crisi e del crollo in Urss e nell’Est Europeo della fine degli anni ’80 che hanno portato quei paesi alla povertà;
    2) la richiesta del capitalismo italiano nei decenni scorsi di manodopera a basso prezzo da sfruttare.
    E quindi in Italia sono arrivati dalla fine degli anni 80 alcuni milioni di africani, di asiatici, di latino-americani e di europei dell’Est, a fare tutti i lavori più duri, più sfruttati e più umili che gli italiani rifiutavano di fare o per cui chiedevano salari più alti e condizioni sindacali più dignitose. Ha contribuito e contribuisce alla immigrazione di massa anche internet che oggi diversamente da ieri fa vedere anche nel più povero e sperduto paese africano come si vive in Europa.
    Oggi la crisi economica sta cambiando radicalmente la situazione.
    Gli immigrati continuano a venire in Italia, soprattutto dall’Africa dove la situazione economica è ancora e forse più drammatica (invece l’immigrazione dai paesi dell’Est si è ridotta perché lì, a partire dalla situazione in Russia, si vedono segni di ripresa economica), ma in Italia e nel resto della Ue non c’è più la richiesta di manodopera perché la chiusura delle imprese e i licenziamenti, a partire dagli immigrati, sono i fenomeni più diffusi della fase attuale. E’ ovvio che ciò determina rischi di guerre fra poveri, di scatenamento di fenomeni di razzismo e xenofobia, anche alimentati ad arte sia dalle forze del capitale (che ora non vogliono più gli immigrati, anzi vorrebbero far tornare nei loro paesi di origine quelli che hanno lavorato qui per anni arricchendo lor signori), sia da vecchie e nuove forze fasciste e dalla Lega.
    Per questo motivo il compito principale dei comunisti sui problemi dell’immigrazione è di combattere ogni fenomeno di razzismo e di xenofobia. In tal senso io non condivido per niente, anzi considero incredibile che compaia, sia pure in dimensioni marginali, anche fra comunisti e persone di sinistra qualche accenno di razzismo. In particolare, penso si debba contrastare duramente questo rigurgito di razzismo proveniente da settori rosso-bruni, cioè dalla destra fascista mascherata da comunista pseudo ortodossa, che in tal caso getta finalmente la maschera.
    I comunisti devono evitare di oscillare fra una certa concezione meramente caritatevole funzionale alle politiche e agli interessi del grande capitale e un certo razzismo conservatore represso.
    Il problema vero che dovrebbero porsi i comunisti e la sinistra antagonista è come costruire da questi milioni di immigrati che sono venuti negli ultimi decenni in Italia una forza di cambiamento, e non reazionaria; come avvicinare questi milioni di immigrati (di cui la maggioranza sono giovani e giovanissimi) e come formare nuovi militanti e dirigenti comunisti e rivoluzionari che vengano a aiutare le nostre organizzazioni politiche e sindacali comuniste e di classe in difficoltà, in crisi di consensi e di militanza, per arricchire e rafforzare la nostra lotta anticapitalista e antimperialista per il socialismo mondiale.

    “Quando soffia il vento del cambiamento alcuni costruiscono muri, altri mulini a vento.” (Proverbio cinese)

    • marco schettini scrive:

      applausi, bravo Leo

    • Davide Sivero scrive:

      Ben detto, compagno! Non concordo però sulla marginalità di tali posizioni tra sedicenti comunisti, ché i padroni stanno realizzando un capolavoro di dominio biopolitico facendo fare la pace a sempre più sedicenti-di-sinistra con il loro lato legaiolo, indotto dai media borghesi, grazie a quella diffusissima propaganda neofascista “rosso”-bruna.

      “Solo i reazionari possono chiudere gli occhi sul significato progressivo di questa migrazione moderna dei popoli. La liberazione dall’oppressione del capitale non avviene e non può avvenire senza un ulteriore sviluppo del capitalismo, senza la lotta di classe sul terreno del capitalismo stesso. E proprio a questa lotta il capitalismo trascina le masse lavoratrici di tutto il mondo, spezzando il ristagno e l’arretratezza della vita locale, distruggendo le barriere e i pregiudizi nazionali, unendo gli operai di tutti i paesi nelle più grandi fabbriche e miniere dell’America, della Germania, ecc.”
      Vladimir Il’ich Ul’janov in “Il capitalismo e l’immigrazione operaia”

  15. giancarlo scrive:

    DEFLAZIONE, PROFITTI, STAGNAZIONE SALARIALE, SOTTOCONSUMO, DEBITO PUBBLICO.
    Certamente c’è chi pensa, che per affrontare la deflazione, di ricorrere alla solita interpretazione che per far scendere il livello dei prezzi è “d’obbligo” far scendere i salari e quindi diminuiscono i prezzi e dovrebbero(?) ripartire i consumi. Ma cosa succede d’altro calano i salari ma il livello dei profitti rimane stabile o si innalza. Quindi a mio avviso queste manovre tendono ad a uno scopo prioritario salvaguardare il livello dei profitti. D’altronde c’è anche chi pensa con altra ottica “marxista” che siamo di fronte ad un momento di sottoconsumo in quanto i salari-stipendi-pensioni sono troppo bassi per mantenere certi livelli di consumi. Il Caso del Giappone è un classico al riguardo alla rivalutazione monetaria (e aumento dei prezzi) si è risposto con la solita manovra di riduzione dei salari. Ed è da più di due decenni che il paese del sol levante è entrato in deflazione e secondo alcuni il fenomeno è legato più che altro alla “stagnazione salariale”, cioè al sottoconsumo. Relativamente al debito pubblico secondo alcuni la sua crescita è legata a manovre tese a favorire i settori industriali. Al riguardo ci sono richiami nel lavoro di Arrighi “Il lungo XX..” e comunque un caso classico è stata la presidenza Reagan la cui politica basata su un forte incremento di spese militari che ha favorito nettamente le industrie del settore e aumentato a dismisura il debito pubblico.

  16. Leonardo Masella scrive:

    “Il Medio Oriente è oggi il campo dove le potenze mondiali declinanti (USA e NATO) ed emergenti (Russia, Iran e Cina) convergono, per una sfida che trascende i confini regionali: la posta non è, infatti, la supremazia in questo o quel Paese mediorientale, bensì l’assetto mondiale…..”

    http://federicodezzani.altervista.org/cambi-fronte-propaganda-siria-aspettando-le-presidenziali-usa/#sdfootnote7anc

  17. giancarlo scrive:

    I dirigenti statunitensi sono a dir poco un branco di guerrafondai impazziti. Ieri aerei Usa hanno attaccato i soldati siriani uccidendone 80 e ferendone 100 e immediatamente i militanti dell’ISIS quasi come un azione coordinata hanno attaccato. Comunque aerei siriani e russi sono riusciti a fermare l’attacco degli islamici. La Russia ha chiesto una riunione del Consiglio di Sicurezza che si è tenuta a porte chiuse. Gli statunitensi a giustificazione hanno ridicolmente affermato che avevano attaccato scambiando i siriani per gli islamici. Una totale presa in giro. I russi visibilmente incazzati hanno dichiarato che questo non è un gioco ma piuttosto una provocazione che rischia di bloccare e far fallire l’accordo. Comunque una cosa è certa l’amministrazione Obama è divisa al suo interno fra dipartimento di stato e difesa. Ed è anche possibile che gli usa non vogliono divulgare i termini dell’accordo di pace per le concessioni fatte ai russi. Diventa evidente che la provocazione con la uccisione di siriani è presumibilmente un segnale che l’accordo potrebbe già essere morto. Ma questo implica che la Guerra continua e che i morti, le distruzioni, le devastazioni continueranno a fronte della totale indifferenza dei guerrafondai statunitensi. Naturalmente e al solito ieri sera i siti di alcuni quotidiani nostrani non avevano divulgato la notizia dell’attacco, forse pensavano che fosse uno scherzo sapendo che stando all’accordo di pace Stati Uniti e Russia erano i garanti dell’applicazione dello stesso. Comunque ho l’impressione che la stampa, tv difficilmente riporteranno la notizia che di fatto dimostra l’ambiguità statunitense verso l’Isis. Anche perché una cosa è certa che chi si mette contro l’impero si brucia non solo le dita. Come dimostra la notizia di un regista tedesco che ha fatto alcuni servizi sulle munizioni usa e nato all’uranio impoverito non trova più lavoro. Probabilmente è finito nel “libro nero” come nel maccartismo!

  18. Leonardo Masella scrive:

    La rottura al vertice UE di Bratislava fra Renzi e Francia e Germania mi puzza molto.
    Le motivazioni date in pasto al pubblico del teatrino mass-mediatico sono ridicole.
    Ho la sensazione che ci siano altri motivi sotto che sono il vero oggetto del contendere e che si tende sempre a nascondere. Il vero e principale oggetto del contendere e di cui nessuno mai parla è: quale ruolo dare all’Europa rispetto al mondo che sta cambiando ? Un ruolo di guerra commerciale, politica e militare contro la Russia e l’Asia in ascesa, sulla linea voluta dagli Usa; oppure un ruolo di cooperazione pacifica e commerciale e quindi di disubbidienza agli Usa ?
    Ho la sensazione che Renzi abbia scambiato l’appoggio Usa alla vittoria del referendum con una giravolta su questo argomento.

    • Leonardo Masella scrive:

      Del vertice Ue tenutosi a Bratislava qualche giorno fa, tutti i nostri mezzi di informazione parlano dello scontro che Renzi ha avuto con Francia e Germania su alcune questioni (immigrazione e patto di stabilità) ma nascondono uno scontro frontale che c’è stato su un’altra questione non proprio secondaria…..
      Il presidente della Commissione Europea Juncker, ha avanzato la proposta, sostenuta da Francia e Germania, di istituire un esercito unificato della UE con Stato Maggiore a Bruxelles. A questa proposta si sono opposti frontalmente i Paesi dell’Europa dell’Est filo-Usa, perché (testuale) “mina la difesa europea della NATO contro la Russia.” Secondo il ministro degli Esteri della Lettonia Edgars Rinkēvičs, il piano di Juncker pesterebbe i piedi alla NATO in un momento in cui si richiede ai Paesi dell’Alleanza Atlantica di rafforzare la presenza militare in Polonia e nei Paesi Baltici.
      Ovviamente io non sto sostenendo le ragioni della proposta Juncker, voglio solo far notare qual è il livello di scontro raggiunto fra Usa e Francia e Germania (che tenderà ad acuirsi con la Brexit perché gli Usa perdono il loro forte vassallo più affidabile nella Ue) e il fatto che di questo scontro sulla politica estera non si parla mai in Italia (non ne parlano i mezzi di informazione di regime ma neppure la sinistra cosiddetta radicale o alternativa).

  19. Leonardo Masella scrive:

    Siria. Nella notte gli Usa hanno accettato l’accordo, senza ottenere le dimissioni di Assad. Non so se manterranno fede agli impegni, ma decisivi sono stati i successi militari siriani e russi e il cambiamento della Turchia.

    http://www.quotidiano.net/esteri/siria-accordo-usa-russia-1.2498075

  20. Leonardo Masella scrive:

    L’OTTANTANOVE E’ FINITO ?
    Sul piano geopolitico l’89 è definitivamente finito. Il crollo e la fine dell’Urss non hanno prodotto, come speravano gli Usa che per questo obbiettivo hanno lavorato alacremente, un mondo unipolare. E’ durata una ventina di anni la speranza e il tentativo della colonizzazione della Russia avviato da Eltsin. Nonostante la prima guerra del Golfo, la guerra di aggressione alla Serbia e poi lo scatenamento della guerra permanente con l’invasione dell’Afghanistan (ai confini di Russia e Cina) col pretesto dello strano attentato alle torri gemelle, gli Usa non ce l’hanno fatta a diventare gli unici padroni del mondo. Anzi, il mondo unipolare, obbiettivo nord-americano con lo scardinamento del bipolarismo, si sta trasformando, non senza reazioni disastrose e pericolose, in un mondo multipolare. Ciò è stato prodotto sostanzialmente da due fattori: la straordinaria crescita della potenza economica della Cina dopo la correzione degli errori economici fatti dall’Urss e il passaggio da Eltsin a Putin che ha fermato e rovesciato il processo di distruzione della forza politica e militare della Russia e di colonizzazione imperialista. Dalla saldatura di questi due fattori e dalla convergenza fra una grande potenza militare come la Russia e una grande potenza economica come la Cina deriva la creazione di un contrappeso politico ed economico all’unipolarismo Usa (come si vede dallo stop alla ennesima guerra di aggressione in Siria o la creazione di una banca mondiale per scambi commerciali nel mondo senza il dollaro), la possibilità dell’Europa di liberarsi della gabbia economica e militare degli Usa (Nato e Ttip) e l’embrione di un mondo multipolare.
    Sul piano del movimento e della teoria comunista, invece, l’89 rimane una problematica aperta, su cui ancora poco si è riflettuto. A capire ciò bastano alcune domande, su cui ancora non si è data una risposta teorica soddisfacente: perché l’Urss è crollata (e parliamo della patria del socialismo della Rivoluzione d’Ottobre, non di un paese qualsiasi) ? Quali sono le ragioni politiche e soprattutto teoriche di fondo che hanno portato a quel crollo, al di là delle responsabilità soggettive di Gorbaciov e di tutti i suoi predecessori e successori di Lenin ? E perché, d’altra parte, la Cina delle radicali riforme economiche denghiste, che ridà valore alla logica e all’incentivo del profitto privato (pur nell’ambito della direzione pubblica e statale dell’economia), è decollata ? Quali sono le forme di una democrazia (intesa come partecipazione popolare alle decisioni) alternativa a quella liberal-capitalistica ? Eccetera. Mentre Russia e Cina e la loro alleanza marciano come un treno e fermano il dominio unipolare Usa nel mondo (e ciò è positivo e indispensabile anche per nuove rivoluzioni antimperialiste e per la riapertura di una transizione al socialismo), questo dibattito teorico fra marxisti langue su scala mondiale (e ciò è negativo perchè indipensabile per l’obbiettivo del socialismo).

  21. mauro gemma scrive:

    8 settembre 1943: morte e rinascita della Patria
    di Spartaco A. Puttini

    Il testo è un estratto della ricerca, ancora inedita, “Eugenio Curiel e il Fronte della Gioventù per l’Indipendenza nazionale e la libertà”, insignito del Premio Curiel nel 2015.

    http://www.marx21.it/index.php/storia-teoria-e-scienza/storia/27155-8-settembre-1943-morte-e-rinascita-della-patria

  22. Bianco Giuseppe Agostino scrive:

    Necessita una chiarificazione della politica. La sx faccia la sx e la smetta di continuare a macerarsi sul rapporto con il PD, che deve essere visto come un avversario politico, col quale é possibile parlare, ma non fare coalizione. Il passato insegna, le papocchie servono a non muovere neppure un granello di sabbia, lasciano tutto invariato. Così procedendo sarebbe anche più facile il rapporto con Rifondazione

  23. Leonardo Masella scrive:

    Si avvicina l’11 settembre, quindicesimo anniversario del più grande complotto (a proposito delle stupide o faziose tesi anticomplottiste) della Cia.
    Con l’invasione dell’Afghanistan, col pretesto di quell’autoatttentato, gli Usa si sono installati permanentemente con la più grande base militare in un paese strategico come l’Afghanistan, perchè confina contemporaneamente con Russia e Cina.
    Con quel complotto è cominciata la guerra permanente a Russia e Cina, non al terrorismo islamico come ci hanno fatto credere e continuano a farci credere con gli attentati nei paesi europei.

  24. fddddgdg scrive:

    SI parla tanto ma non ha una linea politica.

  25. Franco Astengo scrive:

    SINISTRA D’OPPOSIZIONE PER IL NO : UNA PROPOSTA DI INIZIATIVA di Franco Astengo

    Lo schieramento del “NO” nel referendum costituzionale è molto ampio e variegato, sia dal punto di vista politico sia nella rappresentatività culturale e sociale e diventa così naturale che ciascuno dei suoi componenti tenda a dimostrare le proprie ragioni evidenziando, quando possibile, un’identità.
    E’ stato il caso dei “Comitati del centrosinistra per il NO”, quelli dell’incontro avvenuto lunedì scorso a Roma e introdotto da Massimo D’Alema: nel corso della riunione, infatti, non si è semplicemente affrontato il nodo del “merito” referendario ma ci si è anche misurati con una proposta politica complessiva, quella appunto del centrosinistra di governo.
    Una posizione quella del “centrosinistra per il no” resa assai complicata dalle vicende interne al PD e dal tipo di concezione della politica che in quell’area ormai da molto tempo si esprime.
    Non è questo però il punto che intendevo affrontare con questo intervento.
    E’ evidente che soffriamo tutti dell’assenza di soggettività organizzate, di partiti, all’altezza di proporre una campagna elettorale conseguente alle esigenze di visione complessiva e di organizzazione sul territorio come sarebbe necessario.
    E’ peraltro assolutamente indispensabile che le forze e i soggetti che, a sinistra, non condividono questa ispirazione tardo – ulivista e che ritengono necessario proporsi in una dimensione di “opposizione per l’alternativa” tenendo conto delle condizioni complessive nelle quali si sta sviluppando il confronto referendario in relazione al quadro generale, riflettano sulla possibilità di costruire un momento comune d’incontro dal quale pensare di far scaturire una presenza definita sul piano politico anche all’interno dello scontro referendario.
    Sono molti i soggetti in campo all’interno di quest’area che definisco per brevità di “opposizione per l’alternativa”: sarebbe utile avviare subito un confronto di merito e fissare un appuntamento nazionale.
    Non entro nel merito dei contenuti rispettando un’economia del discorso che, in questa sede, non può che rimandare a un’esigenza di brevità ma mi permetto di insistere perché questa “possibilità necessaria” non sia trascurata e negletta in un frangente così complicato e difficile.

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