I realisti e i nostalgici del centrosinistra

castellina

di Luciana Castellina

Scrivo per dire ai lettori de il manifestointeressati alle sorti del costruendo nuovo soggetto di sinistra, provvisoriamente chiamato SI – e che tengono in qualche conto l’ opinione di una ottuagenaria – che, secondo me, l’assemblea di sabato nella Sala di via dei Frentani è stata positiva. Anche più di quanto prevedevo. Non solo per il numero dei partecipanti, ma anche per la loro qualità: quasi tutti più giovani (e più equilibrati per genere) degli abituali frequentatori degli innumerevoli appuntamenti della sinistra; e perciò meno oppressi dai rancori prodotti dalla sua frantumata storia.

E tuttavia, incoraggiata dalla introduzione di Alfredo D’Attorre che non ha risparmiato l’autocritica sul nostro comune vissuto di questi ultimi mesi, vorrei dire anche io cosa mi sembra ancora non vada. Estraggo solo un paio di cose fra i molti temi di cui vorrei si discutesse seriamente già nella fase di preparazione del congresso. (Se si mette al mondo un partito si può anche accettare che non tutti siano d’accordo su tutto, ma occorre almeno che le diversità siano rese esplicite per poterle superare).

Comincio dall’alternativa. Nicola Fratoianni ha risposto con efficacia nel suo intervento alla denuncia dei compagni sardi (francamente un po’ rozza: chiedere di andarsene al gruppo dirigente di Sel perché non avrebbe vinto, presentando invece vincente la carta del centro sinistra, è davvero un po’ troppo).

Né ha qualche fondamento l’ipotesi di un centro sinistra che rinascerebbe dalle ceneri solo che Renzi fosse sconfitto, perché oramai il Pd riflette un altro blocco sociale, un’altra cultura, altri valori;e perché Renzi non è un marziano, ma il rappresentante locale di una potente corrente mondiale, e specificamente europea, che considera la democrazia quale la abbiamo conosciuta un impiccio ormai non sopportabile per il sistema; che dunque va sostituita con la governance, e cioè sottraendo il potere deliberante alla sovranità popolare per affidarlo a esecutivi simili ai Consigli d’amministrazione delle imprese. (Altra cosa è quanto resta del vecchio corpaccio comunista, portatore di una memoria importante, e però incapace di accettare il dovere di un nuovo inizio. In quel pezzo di popolo ci sono naturalmente tutt’ora interlocutori per noi decisivi).

La parvenza di realismo della posizione dei nostalgici del centrosinistra sta nel dire: un altro schieramento governativo oggi non c’è. Il che è assolutamente vero. Le nostre liste alle elezioni amministrative non hanno avuto successo – molti l’hanno detto – proprio per questo. A differenza dei 5 Stelle, che un’alternativa l’hanno rappresentata in alcune importanti metropoli. Almeno nominalmente, poi vedremo.

Prendere d’atto che per ora non esiste una formula sostitutiva del defunto centrosinistra a livello nazionale – altra cosa sono le istituzioni locali, perché il territorio sta già dando prova di essere ricco di energie e formule inedite di rappresentanza – non rende tuttavia affatto meno credibile il nostro discorso. A condizione si renda chiaro che la premessa di ogni seria alternativa è la ricostruzione di un tessuto democratico pesantemente slabbrato, capace di ricreare le condizioni affinché la politica torni ad avere un ruolo. Senza la paziente e difficile ricostruzione di forme di partecipazione e di assunzione di responsabilità collettiva, vince l’idea della efficienza manageriale (Renzi) o la comunicazione mediatica che crea il mito di individui onesti in virtù dello spirito santo. O, peggio, il disincanto. Quando chiediamo voti è intanto per dar forza a questo progetto immediato ed urgente.

Non vuol dire ignorare la necessità di conquistare un ruolo istituzionale e rifugiarsi nella cuccia dell’extraparlamento. Anche questa battaglia può portare frutti corposi: basta con questa ossessione “governista” che delega i risultati solo e sempre a quanto potrebbe fare un governo. (Se combattiamo contro lo stravolgimento costituzionale minacciato da Renzi non è del resto proprio perché il suo nocciolo consiste nel voler consegnare il potere di deliberare tutto e solo nelle mani dell’esecutivo, nel ridurre la democrazia alla tutela del monopolio della maggioranza, alla c.d.”governabilità”?)

Il vecchio Pci al governo non c’è stato mai, ma sappiamo che quasi tutto quanto di buono abbiamo conquistato è stato merito della sua azione. Anche allora non c’era una prospettiva immediata di governo, ma quel partito è stato efficace perché ha saputo conservare un’ottica di governo ( che è altra cosa), senza chiudersi in sterili minoritarismi.

Attrezziamoci a creare le condizioni per ottenere altrettanto, nelle forme adeguate ai tempi presenti. Il che vuol dire dar vita non solo al Partito che vogliamo far nascere, ma contemporaneamente essere l’anima, lo stimolo, per la crescita non solo di movimenti di protesta, ma di una rete di più consolidati organismi che si assumono sul territorio, e laddove c’è lavoro sfruttato, la responsabilità di gestire la collettività e di dar luce e prospettiva alla sua conflittualità. Da questo punto di vista le coalizioni che si sono costituite in molte città per le elezioni amministrative possono essere una risorsa preziosa ed è nostro interesse tenerle in vita. (Del resto il solo modo per impedire che un partito diventi autoreferenziale è mantenere vivo un rapporto dialettico con quanto si muove al di fuori, nella società. (Non averlo fatto, dal ’68 in poi, è stato il mortale errore del Pci).

È difficile un simile discorso, poco “popolare”? Sì, lo è.

Ma difficilissimo – dobbiamo saperlo – è fare un partito, tanto più in un tempo in cui la bussola non è più offerta, linearmente, da un soggetto socialmente omogeneo come era la classe operaia novecentesca. All’assemblea di via dei Frentani si è sentita molto spesso l’eco, soprattutto negli interventi dei più giovani, del dibattito che è riemerso sul populismo di sinistra, reintrodotto da Laclau tramite Pablo Iglesias. Anche questo mi pare un tema da affrontare. Capisco la preoccupazione di chi teme un distacco dalle masse popolari, l’intellettualismo di certo sinistrese, il timore che suscita vedere la sinistra vincere solo fra i ceti medi colti e non più nelle periferie. Ma non semplifichiamo troppo questo discorso.

Ernesto Laclau, al di là di qualche stravolgimento interpretativo che c’è stato, intendeva in realtà riproporre (e lo ha fatto un po’ confusamente) la tesi gramsciana sulla necessità di costruire anche in Italia un popolo-nazione. Ma Gramsci voleva sottolineare l’importanza a questo fine del momento soggettivo, contro ogni spontaneità elementare. Credeva al ruolo degli intellettuali, non come detentori di uno specialismo e come esponenti di una professionalizzazione della politica, bensì, tutt’al contrario, al loro diventare “organici”, per superare la loro separazione e colmare la distanza fra governanti e governati, sola base reale della democrazia. Nella società e nei partiti. Solo i populisti veri sono quelli che hanno interesse a lasciare il popolo preda di una cultura primitiva, che riflette solo quella del potere, laddove l’obiettivo – certo ambizioso – è rendere possibile un progresso intellettuale di massa e non di ridotte elites. Il famoso “intellettuale collettivo”.

Non vorrei che il sacrosanto accento sulla necessità di recuperare un rapporto con il popolo fosse immeschinito. Proprio oggi quando anche solo immaginare un mondo che produca, consumi, viva in modo diverso richiede una eccezionale capacità innovativa. Se poi invece questo richiamo è lanciato nell’intento di recuperare anche quel rapporto fisico che un tempo c’è stato nella sinistra – qualcuno ha detto “mischiarsi”- allora ben venga. Perché tornare a vivere e a far politica in luoghi comuni è essenziale: voglio ricordare la più proficua esperienza, ancora una volta del vecchio Pci, quando segretari delle sezioni più periferiche sono stati i più importanti intellettuali comunisti.

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11 commenti to “I realisti e i nostalgici del centrosinistra”

  1. mauro gemma scrive:

    Solidarietà antimperialista
    di Pedro Guerreiro, Segreteria del Partito Comunista Portoghese

    http://www.marx21.it/index.php/internazionale/pace-e-guerra/27144-solidarieta-antimperialista

  2. Leonardo Masella scrive:

    E’ ormai evidente che Massimo D’Alema ha deciso di aprire lo scontro frontale con Renzi. Forse perché percepisce che Renzi perderà il referendum e si mette subito dalla parte dei vincitori (come ha fatto sempre). Questo fatto è positivo ma:
    1) non condivido per niente chi, propagandando la ricostruzione del PCI (sic !), si mette a valorizzare D’Alema che è stato uno dei principali protagonisti dello scioglimento del Pci e della nascita del Pds, del Pd e dell’attuale situazione da cui è sorto Renzi e il suo governo. Per non dire altro, dalle privatizzazioni alle guerre;
    2) è ovviamente giusto e positivo far vincere il NO e anche buttar giù Renzi, tuttavia è bene non illudersi: gli Usa stanno già preparando la soluzione alternativa per sostituire Renzi nella loro colonia italiana, dopo averlo fatto diventare in pochi mesi, con l’aiuto determinante dei mass-media, prima segretario del Pd e poi presidente del Consiglio.

  3. mauro gemma scrive:

    Il golpe in Brasile è un’aggressione a tutti i popoli e le nazioni dell’America Latina

    Mozione dei Partiti Comunisti e Rivoluzionari dell’America Latina e dei Caraibi

    http://www.marx21.it/index.php/comunisti-oggi/nel-mondo/27136-il-golpe-in-brasile-e-unaggressione-a-tutti-i-popoli-e-le-nazioni-dellamerica-latina

  4. mauro gemma scrive:

    India. Fermiamo il terrore anticomunista nel Bengala Occidentale!

    Nota di Marx21.it e Dossier curato dal Partito Comunista dell’India (Marxista)

    http://www.marx21.it/index.php/comunisti-oggi/nel-mondo/27134-india-fermiamo-il-terrore-anticomunista-nel-bengala-occidentale-

  5. Leonardo Masella scrive:

    Interessante. Anche fra i falchi c’è chi ci ripensa. Ma non perchè sia diventato buono, ma solo perchè negli ultimi anni Russia e Cina hanno dimostrato la loro forza e che non intendono cedere, pur mantenendo il loro spirito pacifico e collaborativo. Secondo me la svolta si è determinata dalla situazione in Siria, dove Russia e Cina hanno deciso di dire: ora basta !

    LA SCACCHIERA SPEZZATA – BRZEZINSKI RINUNCIA ALL’IMPERO AMERICANO

    http://vocidallestero.it/2016/08/27/counterpunch-la-scacchiera-spezzata-brzezinski-rinuncia-allimpero-americano/

  6. Leonardo Masella scrive:

    La “Grande Eurasia” da Mosca e Ankara fino a Pechino e Mumbai
    Da La Cina Rossa del 10 agosto 2010

    Il patto di Shangai, imperniato su Cina e Russia, si era già allargato in India e Pakistan verso la metà del 2016: ma i nuovi accordi, in funzione anti-USA, che si sono creati il 9 Agosto nei colloqui di Mosca tra Putin e Erdogan stanno producendo un nuovo salto di qualità a favore del progetto russo-cinese della “Grande Eurasia”.
    Oltre che alla creazione del gasdotto Mosca-Baku-Teheran e di nuovi snodi logistici tra i due paesi, siamo infatti in presenza dell’inizio di un processo di creazione di un’asse geopolitico che può condizionare l’intera politica mondiale nei prossimi anni, mettendo ancora più in crisi l’imperialismo statunitense, le sue “rivoluzioni colorate” e i tentativi di golpe contro i governi sgraditi a Washington, come quello a stelle e strisce scatenato in Turchia il 15 Luglio 2016: un colpo di stato che era seguito, guarda caso all’annuncio pubblico effettuato dalla Turchia nel Giugno 2016 con il quale Ankara dichiarava di voler entrare nel patto di Shanghai.

  7. Leonardo Masella scrive:

    Faccio notare che gli ipocriti occidentali si oppongono all’ingresso della Turchia nella Ue, ma non dicono e non hanno mai detto niente sulla presenza della Turchia nella Nato (alleanza politico-militare ben piu’ importante della Ue), si preoccupano dell’ntroduzione della pena di morte in Turchia, ma non hanno mai dello niente quando l’esercito turco della Nato dava la pena di morte a migliaia di curdi o di siriani.
    E faccio notare che il golpe Nato-Usa in Turchia è stato organizzato non quando Erdogan aiutava l’Isis, non quando massacrava i curdi, non quando chiudeva giornali e associazioni di opposizione, ma quando ha deciso l ‘avvicinamento alla Russia.
    Quando sarà chiaro che lo scontro principale nel mondo, da cui dipende tutto e quasi tutto quel che avviene nei singoli paesi (compreso il nostro), è lo scontro che gli USA hanno aperto (la “guerra permanente”) contro Russia e Cina ?

  8. Leonardo Masella scrive:

    Quel che è successo in Turchia (tentativo USA di golpe militare, fallimento del golpe e avvicinamento della Turchia alla Russia) è il colpo più duro subito dagli USA dopo e in conseguenza della loro sconfitta in Siria. Prima di ciò hanno dovuto subire la perdita del controllo assoluto sull’Egitto e le resistenze di Francia e Germania sulle sanzioni alla Russia. D’altra parte stanno riconquistando (con golpe giudiziari) due paesi del Brics come Brasile e Sudafrica. Ma la cosa più importante è che regge e si consolida la collaborazione fra Russia (grande potenza militare) e Cina (grande potenza economica). Con Putin che ha rovesciato la linea di subalternità di Eltsin e con la nuova politica economica cinese che ha evitato gli errori della vecchia URSS, il mondo sta cambiando, l’egemonia USA sul mondo sta finendo. La reazione USA dopo l’elezione del nuovo presidente potrebbe essere molto pericolosa.

  9. Franco Astengo scrive:

    PER IL NUOVO SOGGETTO DELLA SINISTRA ITALIANA di Franco Astengo
    Subiamo i colpi di una crisi globale che investe non solo l’economia e la finanza, bensì la totalità dell’ambiente sociale e naturale, distruggendo un immenso patrimonio di forze produttive e di cultura. Mentre nel mondo crescono venti di guerra, si affermano in Europa preoccupanti processi di svuotamento della democrazia. Nel nostro Paese si pratica la retrocessione del lavoro da diritto a pura merce, smantellando così l’intera architettura della Costituzione. L’obiettivo è di abbattere una conquista di portata storica che, ponendo il lavoro a fondamento della Repubblica, ridisegna in termini moderni la questione della libertà e dell’eguaglianza. Al rovesciamento dell’impianto costituzionale, e al conseguente azzeramento della sua visione moderna e innovativa è funzionale la cancellazione della memoria collettiva dei partiti e delle culture che hanno scritto la Costituzione, l’hanno difesa e hanno lottato per applicarla.
    Sulla base di quest’analisi schematicamente esposta e prendendo spunto dall’intervento di Luciana Castellina, pubblicato il 19 Luglio dal “Manifesto” (ribadendo la necessità che il quotidiano storico della sinistra comunista contribuisca all’elaborazione di un progetto politico), ritengo indispensabile affrontare alcuni punti fondamentali:
    1) La dannazione della memoria del comunismo italiano abbatte uno dei pilastri storico – politici su cui è stata eretta la Repubblica democratica fondata sul lavoro
    2) Al contrario, il recupero dei principi della nostra Costituzione, in Italia e in Europa, è lo strumento per guardare avanti, per uscire dalla crisi verso una civiltà più avanzata, in cui la persona che lavora sia il fine e non un mezzo da cui trarre profitto. In questo senso la fondamentale posizione del “NO” nel referendum confermativo, intesa come riferimento di riaggregazione politica.
    Mi fermo a questo punto, care compagne e cari compagni, per dirvi che questo non è un testo valido semplicemente per un’associazione di difesa della memoria, ma è un pieno programma politico che deve essere portato, attraverso la formazione di opportuni meccanismi di strutturazione organizzativa, al centro del dibattito e dello scontro politico nell’attualità di questo disastrato “caso italiano”.
    Ciò che manca, in tutti i soggetti oggi esistenti, è il necessario grado di autonomia teorica proprio sul piano del riferimento alla storia della sinistra comunista italiana (da Gramsci a Ingrao, al ”Manifesto” di Magri e Rossanda, al sindacato dei consigli) che fu bruscamente interrotta nel seminario di Arco del 1990, dal quale scaturirono ipotesi politiche del tutto inadeguate, come abbiamo visto alle prospettive future.
    Sono stati commessi errori fondamentali: il filone PDS-DS-PD ha accettato il meccanismo maggioritario – presidenzialista fino al punto di concludere drammaticamente un processo di vero e proprio snaturamento addirittura “rifondativo” (in senso tragico, dal nostro punto di vista), quello “Rifondazione Comunista” (inclusa SeL) ha confuso l’autonomia del politico con il movimentismo soprattutto in occasione del G8 di Genova che ha rappresentato il vero punto di chiusura della spinta propulsiva del partito della Rifondazione Comunista e (con l’inopinata scelta di governo) aperto la strada alle successive scissioni.
    Tutto questo non c’entra nulla con il centrosinistra, prospettiva politica ormai scomparsa dal panorama politico italiano.
    Fino a questo “triste solitario y final”.
    Una riflessione “vera” su questi punti dovrebbe consentirci di avviare finalmente una costituente della sinistra italiana che, ovviamente, non dovrà vedere impegnati semplicemente i militanti dei vecchi partiti, ma allargandosi provocando un’effettiva riflessione di fondo. Senza preoccuparsi del movimento 5 stelle che non può, per ragioni di composizione del proprio quadro politico e di natura del soggetto, esercitare – nella direzione che ho cercato di indicare – alcuna egemonia essendo destinato a trasformarsi in un soggetto “centrista”.
    Il tutto presto verrà a galla con chiarezza, anche con effetti positivi sul quadro politico, ma che non riguarderanno l’eventuale costituente della sinistra che avrà un altro spazio e neppure troppo minoritario, anche se all’inizio ovviamente ci sarà da penare.
    Sono perfettamente conscio di correre il rischio di non ricevere alcuna risposta a queste poche righe.
    Sinceramente non so se l’assemblea di domenica scorsa abbia rappresentato un passo avanti: resto convinto valga la pena tentare.

    • Filippo Orlando scrive:

      Il ragionamento di Astengo coglie perfettamente la deriva delle sinistre dopo la scomparsa del PCI. Per il futuro dà l’ indicazione giusta ma pare che nessuno sia in grado di raccoglierla; per il momento non questa costituente della sinistra italiana, dove ognuno va per suo conto, ne la sinistra del PD o altro. Ci troveremo in una condizione migliore dopo la battaglia referendaria? Non so, per il momento la battaglia su quel terreno divide la sinistra più che riunirla, semmai si compattano le destre. Malatempura…

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