Elezioni amministrative: alcuni elementi di riflessione utili alla nascita della Sinistra

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di Claudio Grassi

Tutte le tornate elettorali offrono importanti elementi di riflessione e anche queste ultime ne offrono molti.
Il problema è, come spesso accade, che tra qualche giorno nessuno li terrà più in considerazione.
Per esempio: qualcuno ha più parlato del fatto che nella regione che ha sempre avuto il tasso più alto di partecipazione al voto, l’Emilia Romagna, alle ultime regionali ha avuto, in un colpo solo, il primato (strappato alla Calabria che votava lo stesso giorno) della regione con il più alto tasso di astensionismo? Mi era sembrata una cosa enorme, ma nessuno ne ha più parlato. Temo che anche le cose rilevantissime evidenziate dal voto di ieri avranno la stessa sorte.
Non mi dilungherò sulle valutazioni generali che tutti, tranne il gruppo dirigente del Pd, riconoscono  e cioè: l’ulteriore aumento dell’astensione, la perdita secca del Partito Democratico, il consolidamento e in alcuni territori la crescita del M5S, una destra che quando si unisce è tutt’altro che irrilevante (vedi Milano).
Mi limiterò  a una rapida valutazione del nostro risultato: quello della Sinistra.

Sono tutti un po’ insoddisfatti, ed anche io – francamente – mi aspettavo qualcosa di più.
Qualcosa di più, non di certo un dato completamente diverso. Chi ha vagheggiato – non si capisce sulla base di quale riscontro concreto – a risultati clamorosi che ci davano all’8 a addirittura al 10% soprattutto nelle grandi città, non ha ben capito in che situazione ci troviamo.
Una situazione in cui, dopo anni di ripetute sconfitte, scissioni, errori, sono venuti meno la nostra credibilità e il nostro spazio, occupato in modo sempre più evidente dal M5S.
Il problema di oggi – dunque – non è quello di immaginare successi impossibili, visto il contesto concreto, ma quello di gettare le basi per riconquistare credibilità e spazio politico.
Il nostro compito è quello di mettere un cuneo tra il Pd e il M5S, su cui come sappiamo confluisce parte del nostro elettorato oltre che la maggioranza del consenso giovanile che chiede alla politica un cambiamento.
Io leggerei i dati elettorali con questo primo approccio, sebbene assai semplificato, invitando ad assumerlo consapevolmente nel processo costituente del nuovo partito della sinistra che siamo impegnati a far nascere.

 Che cosa ci dicono i risultati nelle principali città 

Certo, il risultato di Torino è deludente, quello di Roma è insufficiente, ma invece di accusarci l’un l’altro proviamo a capire come mai – nonostante lo schieramento fosse più ampio di quello di Sinistra Italiana e con due candidature a Sindaco in posizione nettamente alternativa al Pd – si sia intercettato solo marginalmente il malcontento così diffuso in quelle città e l’elettorato in libera uscita dal Pd. Il problema va indagato a fondo e credo che se su questo si impegnassero le compagne e i compagni dei territori in questione, offrirebbero un bel contributo per il nostro congresso.
Il dato di Torino e Roma richiede una riflessione aggiuntiva: su quelle due liste hanno investito particolarmente Rifondazione e L’Altra Europa, ritenendo che un loro successo avrebbe potuto dimostrare che il vero processo costituente per un soggetto politico della sinistra nasceva da lì e non da quello avviato con Cosmopolitica da Sinistra Italiana.
Il risultato dimostra che questa tesi non ha riscontro nella realtà. Il problema è più profondo. Il consenso oggi a Sinistra è solo marginalmente determinato dal fatto che le liste siano sostenute da un numero maggiore o minore di sigle. A dimostrazione di ciò vi è il dato di Bologna, dove la lista di sinistra guidata da Martelloni, che non ha avuto il sostegno né del Prc né di una parte di Sel, ottiene un risultato doppio rispetto a Torino la cui lista, al contrario, aveva l’appoggio di tutta la galassia delle forze che si muovono a sinistra del Pd.
Un discorso particolare va fatto su Milano, città nella quale il numero di errori compiuti in questi mesi ha dell’incredibile. Il primo – incomprensibile – sta nella scelta di Pisapia di non ricandidarsi. Con tutta probabilità il risultato sarebbe stato simile a quello di Cagliari ed oggi potremmo rivendicare un nostro successo nella seconda città italiana. Il secondo errore è stato quello di aver partecipato alle primarie con Sala portando due candidature, Balzani e Majorino, riconducibili alla sinistra, assicurandoci così la certezza della sconfitta. Il terzo errore è stato quello di non aver voluto costruire una lista unica con una candidatura condivisa che si ponesse in alternativa a Sala. Il quarto errore è stato quello di aver fatto comunque una lista interna alla coalizione guidata da Sala e cioè contribuendo a portar voti non solo a un candidato che di sinistra non ha nulla, ma allo stesso Matteo Renzi, la cui vittoria a Milano sarà decisiva per poter dire che la sua linea è vincente.
Altra riflessione particolare – opposta a questo – va fatta su Napoli. 

 

Napoli e la necessità di una interlocuzione fruttuosa

Il risultato ottenuto da De Magistris è di grandissimo rilievo. Il Sindaco di Napoli non ottiene solo un consenso molto elevato. Il Sindaco di Napoli, ed è questo un ulteriore elemento su cui riflettere,  ottiene questo consenso in una condizione di durissimo contrasto con Matteo Renzi, che lo ha sfidato andando più volte nella sua città, esercitando pesantissime pressioni e compiendo gravi scorrettezze istituzionali. Nonostante questo, o forse proprio per questo, De Magistris consolida il proprio consenso e si avvia ad una probabile riconferma. Penso che Sinistra Italiana debba aprire una immediata interlocuzione con il Sindaco partenopeo e con questa realtà per costruire una forte sinergia. D’altra parte – a differenza delle recenti elezioni regionali in Campania – la nostra lista ha avuto un discreto risultato e – anche questo – qualcosa vorrà pur dire.
Il terzo risultato che richiede una valutazione a parte è quello di Cagliari. Parliamo della città dove l’unico sindaco di capoluogo di regione che vince al primo turno è espressione della sinistra ed è sostenuto da tutte le forze della sinistra, oltre che dal Pd. Viene premiato l’ottimo lavoro di Zedda svolto in questi 5 anni. Era quello che si poteva produrre anche a Milano se Pisapia non avesse fatto la scelta di cui prima parlavamo.
Infine assieme alle realtà specifiche o dove il risultato è stato deludente, ve ne sono anche diverse dove il dato è positivo e ci dice di una potenzialità che abbiamo se riusciamo a intrecciare candidature rappresentative e progetti credibili: è il caso di Sesto Fiorentino piuttosto che di Brindisi, oppure di Caserta.
L’ultimo ragionamento riguarda i ballottaggi. Penso che le nostre liste non debbano dare nessuna indicazione di voto. Sarebbe paradossale che in un contesto dove a Napoli il Pd ha dichiarato che darà indicazione di non partecipazione al voto, noi andassimo in soccorso ai candidati del Pd. Certamente chi ha votato le liste di sinistra non voterà mai un candidato delle destre, e non serve dirlo. Toccherà a chi va al ballottaggio essere capace – attraverso proposte politiche credibili – di ottenere un consenso elettorale più ampio di quello ottenuto al primo turno.
In questo contesto diventa necessario accelerare il processo di costruzione di Sinistra Italiana. Dobbiamo dotarci rapidamente di una proposta politica che sia la base del nostro documento congressuale e questo deve essere fatto prima dell’estate. Altrimenti a dicembre non si farà nessun congresso. E’ fondamentale far partire immediatamente nei territori un reale processo di costruzione di una presenza organizzata, indicando dove sono le nostre sedi, rendendo palese chi sono le compagne e i compagni, seppur in modo ancora provvisorio, di riferimento, raccogliendo materialmente iscrizioni e adesioni. E – fattore decisivo – dobbiamo saper far convivere al nostro interno la dialettica politica, che non è solo necessaria, ma utile, senza che questa produca irrigidimenti e divisioni ma ricchezza.

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33 commenti to “Elezioni amministrative: alcuni elementi di riflessione utili alla nascita della Sinistra”

  1. mauro gemma scrive:

    Dopo le elezioni in Spagna inizia il confronto tra i comunisti
    Un commento di Alberto J. Miranda, Direttore di laRepublica.es

    Dopo il deludente risultato elettorale di Unidos Podemos prende avvio il confronto tra i militanti del PCE e IU.

    http://www.marx21.it/index.php/comunisti-oggi/in-europa/27014-dopo-le-elezioni-in-spagna-inizia-il-confronto-tra-i-comunisti-

  2. mauro gemma scrive:

    I comunisti portoghesi commentano la vittoria dei sostenitori della Brexit

    Dichiarazione di João Ferreira, parlamentare europeo del Partito Comunista Portoghese

    http://www.marx21.it/index.php/comunisti-oggi/in-europa/27000-i-comunisti-portoghesi-commentano-la-vittoria-dei-sostenitori-della-brexit

  3. mauro gemma scrive:

    Una vittoria della sovranità popolare, una sconfitta per l’asse UE/FMI/NATO

    Comunicato del Partito Comunista Britannico

    http://www.marx21.it/index.php/comunisti-oggi/in-europa/26997-una-vittoria-della-sovranita-popolare-una-sconfitta-per-lasse-uefminato

  4. mauro gemma scrive:

    I comunisti e la sinistra britannica per l’uscita dall’UE

    Sebbene la martellante campagna mediatica in corso in questi giorni in tutta Europa cerchi di accreditare la tesi che a volere l’uscita dall’Unione Europea, in Gran Bretagna, siano solo forze “populiste”, xenofobe e conservatrici, sono numerose le prese posizione e le iniziative di mobilitazione di organizzazioni della sinistra britannica, a cominciare dal Partito Comunista della Gran Bretagna che si è fatto promotore di una specifica campagna (Lexit) che ha riunito molte forze politiche e sindacali, come testimoniano il comunicato (risalente ad aprile) che ha dato notizia della formazione di questa coalizione e l’intervento del sindacalista Alex Gordon a un incontro di solidarietà tenutosi a Parigi. Completa questa rassegna l’intervento di Roger Bannister, sindacalista del settore pubblico.

    http://www.marx21.it/index.php/internazionale/europa/26970-i-comunisti-e-la-sinistra-britannica-per-luscita-dallue

    • oiununj scrive:

      Sarebbe interessante sapere i motivi, non credi? Così non si capisce molto.

      • mauro gemma scrive:

        Ma perché non fai uno sforzo ulteriore e clicchi sul link, non limitandoti a leggere le poche righe di introduzione.
        Ci sono tre contributi sull’argomento. Alex Gordon, esponente della Lexit, ad esempio spiega con estrema chiarezza le ragioni per cui si chiede l’uscita dall’UE.

        • mmmmrrrttttt scrive:

          In primo luogo, il voto per lasciare l’UE è un atto di internazionalismo e solidarietà con i popoli oppressi e i lavoratori non solo in Europa, ma in tutto il mondo

          In secondo luogo, un voto perché la Gran Bretagna lasci l’UE è il metodo più rapido per distruggere il governo pro-austerità di David Cameron.

          ===

          Scusa, ma è ridicolo. È un’analisi senza capo ne coda. Quando faccio le domande, le faccio motivate. In questo caso ti chiedo se condividi una simile analisi o ti limiti a dei banali copia e incolla.

  5. clown scrive:

    Sel e prc hanno indicato di votare mov5s. Questo per rispondere a Gianni ed a altri che si atteggiano come se a sinistra non fosse successo nulla! Rimangono i nei dei suddetti, verdi compresi, che ad esempio a Milano hanno il coraggio di votare Sala! Ma sapete chi è Sala?

  6. mauro gemma scrive:

    La CGT risponde alle inaccettabili minacce del “socialista” Manuel Valls

    Il comunicato della principale organizzazione sindacale francese in risposta alle dichiarazioni del Primo Ministro che annuncia l’intenzione di proibire tutte le manifestazioni sul territorio nazionale.

    http://www.marx21.it/index.php/internazionale/europa/26965-la-cgt-risponde-alle-inaccettabili-minacce-del-socialista-manuel-valls

  7. Roberto scrive:

    Cari compagni, io sono stato sempre iscritto al PRC di Venezia e, prima, a Democrazia Proletaria. Dopo le squallide litigate a sinistra, in occasione delle ultime elezioni regionali e comunali in Veneto, ho deciso di ritirarmi dalla politica attiva e (probabilmente) di non votare neanche più. Sono troppo deluso dal fatto che l’unica cosa che siamo veramente capaci di far bene è litigare fra noi, di essere buoni soltanto, anziché ad unire, dividerci, ( la famosa “scissione dell’atomo a sinistra”), di farci concorrenza fra gruppuscoli, di insultarci e minacciarci, come ho fatto anche io, fra compagni, di essere quasi esclusivamente autoreferenziali e riuscire a discutere solo dentro la nostra ristretta cerchia. Mi sono arreso al fatto che la Sinistra, ormai, in questo Paese, non esiste più, in quanto è stata incapace di analizzare la realtà con metodo marxista e, di conseguenza, di sviluppare strategie politiche valide per il popolo che vogliamo rappresentare, limitandosi a mere tattiche elettorali, che hanno dimostrato tutte le volte quanto valgono: risultati percentuali da prefisso telefonico. Quando ho accennato ad un “metodo marxista di analisi”, lo faccio perché troppo spesso, come Sinistra, abbiamo adottato approcci con la realtà buonisti o volontaristici, non considerando i rapporti economici globali e il reciproco condizionamento tra ideologia ed economia, credendo troppo spesso che l’ambiente in cui ci muoviamo sia limitato alla nostra realtà nazionale od europea, o che le “piccole culture”, come le chiamava Marx, siano fonte di arricchimento, mentre, invece, vanno superate, in quanto fonte di discriminazione di chi ad esse appartiene, e, soprattutto, non abbiamo mai affrontato seriamente il problema dell’ Egemonia, per cui si può sviluppare una cultura egemone nella società, entrando nelle “contraddizioni in seno al popolo”, non avendo paura di “sporcarci” con quello che sta nella pancia della gente e ne condiziona il modo di pensare.
    Penso che la classe operaia torinese, all’inizio, era razzista verso i “terroni”, accusati di portare via il lavoro, ma c’era un sindacato di classe, la CGIL, ed un Partito Comunista, che hanno saputo indirizzare rabbia e frustrazioni contro il padronato sfruttatore, non verso gli altri lavoratori. Siamo noi ora capaci di intervenire sul tema immigrazione andando a contrastare la propaganda leghista e fascista con argomenti concreti o siamo solo capaci di bollare come “razzista” chi pensa così?
    E ancora, i Rom sono una minoranza nazionale emarginata, ed è vero che in moltissimi rubano e mendicano. Siamo capaci di fare proposte accettabili per loro e per tutti quelli che li odiano, o lasciamo che, se va avanti così Salvini, finiscano nel metterli nei campi di concentramento?
    E ancora, siamo capaci di fare un’analisi della trasformazione del lavoro, che è stato spostato dalla grande fabbrica tayloristica, dove il lavoratore prendeva coscienza della sua condizione e diventava classe, a luoghi più virtuali che fisici, dove la parcellizzazione e la concorrenza fra lavoratori è la norma? E se si, quali proposte siamo in grado di fare?
    E ancora, perché siamo buonisti verso chi delinque? Il buonismo fa solo il gioco dei ricchi e dei potenti delinquenti. In Italia si invoca la pena di morte per il ladro che ti entra in casa e passa come notizia per tre giorni sul giornale, e poi sparisce, il fatto che il politico e l’industriale corrotto rubano miliardi e rovinano la vita di tutto un popolo. Siamo in grado di proporre una giustizia di classe, che sia severa anche col ladro di galline (che crea l’allarme sociale), ma lo sia cento volte di più col potente ladro, a cui le leggi permettono sempre di cavarsela grazie a prescrizioni, ricorsi, indulti, e contro cui la gente si indigna solo per i famosi tre giorni?
    E ancora, perché lasciare a Salvini e Grillo il monopolio della richiesta di uscire dall’Europa? L’Europa non è riformabile, bisogna andarsene perché questa Europa non impone alla Grecia di tassare gli armatori, che minacciano di portare le flotte all’estero, ma di tagliare lo Stato Sociale e far pagare le medicine, anche quelle salvavita, per cui un malato di tumore o un trapiantato, se non ha 5/600 euro da spendere al mese per i farmaci è condannato a morte. E la stessa cosa sta avvenendo in tutta l’eurozona.
    Siamo in grado di proporre un’unità dei “piccoli” (dipendenti, artigiani, piccoli commercianti e piccole imprese contro la globalizzazione e la liberalizzazione del commercio? Globalizzazione e Liberalizzazione non hanno portato all’aumento dei diritti dei lavoratori di aree diverse dall’ Europa Occidentale, hanno solo abbassato i salari ed i diritti dei lavoratori europei e fatto fallire tre quarti delle piccole imprese. In India si continua a morire in duemila nel crollo di una fabbrica tessile dove si lavora 12 ore al giorno per due euro ed in Puglia si muore sotto le macerie di una fabbrichetta tessile dove si lavorava per tre euro e mezzo all’ora.
    La Sinistra, oltre che proporre la creazione di partitini e federazioni, che fa?

  8. constato scrive:

    Le vie della sinistra forse non sono finite ma è bene sapere che non sono infinite. Ce ne sono ancora, ma bisognerebbe imboccare quella giusta per sperare di riprendere un cammino. Un cammino che intanto non si fermi troppo a contemplare i risultati elettorali di domenica scorsa, compiacendosi in alcuni casi e avvilendosi in altri.

    E che, al contrario, provi a ripartire, anzi ad accelerare. Semmai, chiedendosi per andare dove e come arrivarci. È qui il fulcro della riflessione-discussione che sta attraversando i vari soggetti che si sono candidati alle recenti elezioni comunali, presentando nuove liste, frutto di nuove aggregazioni, nuove modalità, nuove esperienze.

    Tentativi che, sebbene restituiscano riscontri contraddittori, indistintamente tutti avvertono l’urgenza di deciderne il prosieguo. Potendo già contare sulla maggiore consistenza di chi vi ha partecipato (con alcune renitenze) e sulla convinzione con cui sono stati agiti (con alcune ambiguità).

    Ed è indispensabile che quel cammino continui. Se non altro per arginare l’impeto furente del movimento cinquestelle, che soprattutto a Roma e a Torino ha vistosamente cannibalizzato i tradizionali insediamenti sociali della sinistra. Cosa del resto prevedibile, anche se forse non nelle proporzioni immaginate, considerando che da tempo i presidi popolari erano rimasti sguarniti o avevano progressivamente cambiato orientamenti e connotati. Ed è per questa ragione che le sterminate periferie urbane, trascurate se non del tutto abbandonate, sono state i luoghi dove più agevolmente è cresciuto il sostegno politico al movimento di Beppe Grillo e più imbarazzante è risultata la distanza dei consensi elettorali.

    Se poi allo sfondamento dei cinquestelle si affianca la persistente solidità del Partito democratico, seppur indebolita e sempre più contaminata, il bisogno di avviare un percorso autonomo e alternativo appare ancor più necessario. Sempre che non si voglia trovare conforto nelle collaudate ma sempre più consunte e scolorite alleanze con il Pd, o in improvvisati e goffi avvicinamenti, entrismi di varia caratura in direzione opposta, verso le sponde grilline. Oppure rientrando da dove si era deciso di uscire, riprendendosi il proprio armamentario e rifugiandosi nei propri nobili ma stentati ridotti, nei partiti di appartenenza, nelle rassicuranti pratiche di movimento, nelle consolatorie attività associative: magari solo per illudersi di resistere.

    Per quanto sgradito, è di fronte a questo panorama politico che ci si trova ad agire. È difficile trovare spazi? Ancora più arduo distinguersi e affermarsi? Sì, è così, è proprio così. E allora non resta che assumerne piena consapevolezza, riaffermare le proprie ragioni e attrezzarsi al meglio.

    In giro per l’Italia ci sono segnali confortanti, il più prezioso viene da Napoli, ma non è il solo, in tante città si rafforzano e si sviluppano realtà politiche intelligenti e combattive. C’è un diffuso desiderio, una caparbia intenzione di partire, di ripartire, di cambiare approcci e linguaggi, oltreché sembianze.

    Le elezioni hanno comunque depositato un risultato, che per la prima volta tutti hanno contribuito a raggiungere e dunque appartiene a tutti e non solo ad alcuni. È un inizio. Per prima cosa va consolidato aggregando non solo chi ne è stato già partecipe ma soprattutto chi di sicuro sentirà di aderirvi, unirsi, affiancarsi. È l’impegno su cui è stata improntata la campagna elettorale: non finirà, ci sarà un dopo. E quanto meno come tappa provvisoria, il modello con cui comporre questo progetto politico è quello dell’associazione. Un’associazione che non si contrapponga con chi è già strutturato e accolga chi invece non lo è; che non chieda a nessuno di abbandonare appartenenze, identità, storie o sentimenti d’indipendenza; che si proponga di includere e favorisca l’incontro e lo scambio; che agisca democraticamente e democraticamente scelga e decida; che sia strumento di lotta politica e anche di ricerca culturale, di produzione di immaginari; che aiuti a ritrovare passioni, emozioni, suggestioni, orgogli; che sia capace di lasciarsi alle spalle ostilità, diffidenze e riluttanze.
    Non ancora un nuovo soggetto politico, ma di sicuro una forma politica nuova.

    Sandro Medici
    il manifesto 12 giugno 2016

  9. mauro gemma scrive:

    Un appello all’OSCE contro gli arresti illegali e le torture in Ucraina

    Il testo integrale dell’appello dei deputati comunisti russi J. Lantratova e M. Shevchenko all’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (OSCE) per la creazione di un gruppo di inchiesta sulle detenzioni illegali, le torture e altre violazioni dei diritti umani in Ucraina.

    http://www.marx21.it/index.php/internazionale/area-ex-urss/26952-un-appello-allosce-contro-gli-arresti-illegali-e-le-torture-in-ucraina-

  10. Leonardo Masella scrive:

    Alcune cose sulle elezioni che non dice nessuno

    Su queste elezioni amministrative dirò cose che non dice nessuno, del tutto controcorrente.
    L’esito di queste elezioni sono il risultato, come è inevitabile, di quello che è avvenuto negli ultimi 4-5 mesi. Negli ultimi 4-5 mesi il Pd e il governo sono stati colpiti (persino con un ministro dimessosi, abbiamo dimenticato ?) da numerosi scandali (l’hanno chiamata una “piccola Tangentopoli”) e da una campagna mediatica conseguente ben orchestrata e orientata, che ha teso per la prima volta a colpire il governo e ad aiutare il Movimento 5 Stelle. Quando personaggi come l’ex-direttaore di La Repubblica, Eugenio Scalfari, e l’ex-direttore del Corriere della Sera e del Sole 24 Ore, Ferruccio De Bortoli, si schierano contro la riforma del Senato vuol dire che c’è qualcosa di grosso che si muove nei poteri forti rispetto a Renzi dopo averlo fatto diventare in fretta e furia, in due mesi e mezzo, segretario del Pd e poi presidente del consiglio senza elezioni e buttando giù Letta. Se non capiamo che in Italia ormai, senza più nessuna forza critica e antagonista al sistema, sono i mass-media a orientare la cosiddetta opinione pubblica e anche il voto di massa (sia delle primarie che delle elezioni), non capiamo niente di quel che succede e che può succedere.
    Datemi pure del complottista, ma secondo me i poteri forti (quelli veramente forti che dirigono da oltreoceano i nostri mass-media e pezzi dello Stato) pur non avendo ancora deciso di buttare giù la loro marionetta, hanno però voluto dare un segnale forte al nostro palloncino gonfiato, un segnale che (dietro le quinte del teatrino della politica che fanno vedere a noi) gli dice: guarda che se continui a disobbedirci ti possiamo buttare giù con uno schiocco di dita. Se non capiamo che siamo in una fase di guerra mondiale strisciante o “a pezzi” (come dice il Papa) e che quando c’è una guerra mondiale in corso (sia pure strisciante) tutto avviene, anche nei singoli Stati (di paesi della Nato !), in funzione di questa, siamo dei veri ingenui o completamente sprovveduti. La partita che si sta giocando nel mondo, in cui un paese come l’Italia è una pedina fondamentale, è lo scontro durissimo fra Usa e Russia, di cui le sanzioni alla Russia, il golpe in Ucraina, l’aggressione alla Siria e la costruzione dell’Isis, e molte altre cose che avvengono nel mondo (compresi i golpe giudiziari in Argentina e Brasile), sono parte integrante. Se un paese come l’Italia si schiera con Francia e Germania per eliminare le sanzioni alla Russia, il governo italiano va punito e intimidito, come furono colpiti, per ragioni internazionali non dichiarate (di cui noi mai siamo venuti a conoscenza), tanti altri governi del passato, persino il governo Berlusconi che fece l’accordo con Putin sul gasdotto.
    Dire questa verità significa difendere il Pd ? Assolutamente no. Così come dire che Berlusconi fu colpito per ragioni internazionali non significa difendere il governo Berlusconi ! Il Pd è il principale partito della grande borghesia italiana, come la Merkel è la principale rappresentante della grande borghesia tedesca, e Hollande è il principale rappresentante, oggi, della grande borghesia francese. E quindi sono nostri avversari di classe. Ma le grandi borghesie europee oggi, sulla questione del rapporto con la Russia, sono prevalentemente in contrasto con la linea dell’Amministrazione americana (e che vedrà una pericolosissima escalation se verrà eletta la Clinton) che punta ad accrescere non solo le sanzioni ma anche la corsa agli armamenti e il confronto militare con la Russia, anche e soprattutto sul territorio europeo e a spese dell’Europa. Sono in contrasto non perché siano diventate buone o pacifiste, ma perché hanno interessi economici diversi da quelli degli Usa, vorrebbero commerciare con la Russia e la Cina e non fare la guerra permanente.
    Detto questo sul Pd (dove la partita è aperta, perché è aperta e tutta in gioco la partita internazionale), faccio alcune riflessioni su di noi comunisti e sinistra, anche queste controcorrente soprattutto nelle conclusioni pratiche.
    Tranne eccezioni (come Napoli), c’è una sconfitta pesante della sinistra (Airaudo, Basilio Rizzo, Fassina, ecc..) e si conferma contemporaneamente la scarsissima attrattiva elettorale dei simboli con la falce e martello, compresi i casi, come ad esempio Grosseto, dove è stato presentato il simbolo del PCI.
    A proposito di Napoli però, il merito quasi totale del successo è dovuto al Sindaco De Magistris, ma non mi convince l’idea che si fa strada fra di noi che ci vorrebbe un capo carismatico-populista per far risorgere la sinistra. E’ una illusione-scorciatoia rispetto al vero, lungo e paziente lavoro di ri-radicamento sociale dei comunisti e della sinistra che ci sarebbe da fare e che non si fa proprio perchè si punta a queste continue illusioni. Il capo populista viene e crolla facilmente. E vorrei far notare che Rifondazione ha avuto già un grande capo populista ben più colto e attrezzato di De Magistris e abbiamo visto come è andata.
    Per i comunisti e la sinistra la semina mai come oggi in Italia è una semina sociale. Solo dal sociale si può risalire alla politica e alla ripoliticizzazione di fasce (sia pure minoritarie) di lavoratori e popolari. Non per principio, ma per la situazione concreta italiana di oggi (nella sfiducia totale per la politica e in particolare per le esperienze politiche fallimentari fatte dai comunisti e dalla sinistra). Grillo può partire dalla politica perchè la sua politica è l’antipolitica e perché ancora non ha mai provato a governare; noi non possiamo, noi dobbiamo ripartire dalla semina sociale per ricostruire la nostra credibilità e fiducia popolare.
    Come mai la sinistra non intercetta il dissenso dal Pd e invece lo intercetta Grillo ? Ve lo siete chiesti ? Perché la sinistra non è credibile come forza di cambiamento, perché la sinistra – diversamente dal M5S – ha già governato (vedi il governo Prodi) senza cambiare niente ma anzi fallendo e deludendo i propri elettori e quindi viene percepita come qualcosa di vecchio, di passato, di già visto e di poco credibile, mentre il M5Stelle è percepito come la novità coerente contro il sistema, quantomeno da mettere alla prova.
    La sinistra e i comunisti devono ricostruire innanzitutto la loro credibilità. Queste elezioni confermano ulteriormente una cosa che vado dicendo da anni e che a me sembra la cosa più ovvia del mondo: senza una buona semina non ci potrà mai essere un buon raccolto. E la buona semina per ricostruire la credibilità è una semina sociale, un lavoro paziente di ri-radicamento sociale dei comunisti e della sinistra, per ricostruire la credibilità attraverso l’aiuto sociale concreto ai soggetti colpiti dalla crisi. Questa è l’unica strada per ricostruire la credibilità e consensi un po’ di massa e non solo degli attivisti. Ma questa è l’unica cosa che a sinistra nessuno, gruppo, gruppetto, partito, partitino, fa. Ecco perchè siamo tutti ridotti al lumicino.
    In conclusione, quello che io propongo concretamente è di unire, con un coordinamento o un patto federativo, in cui ognuno mantenga la propria identità e autonomia, le forze di sinistra disponibili a dare vita ad una organizzazione comune di solidarietà sociale ai soggetti colpiti dalla crisi, in crescita vertiginosa, diramata sul territorio nazionale, di aiuto concreto, morale, informativo, legale, sindacale, ai lavoratori a rischio di licenziamento, a quelli licenziati (dopo la cancellazione dell’articolo 18), ai disoccupati, ai precari, agli immigrati, ai pensionati, ai lavoratori autonomi e ai piccoli imprenditori in crisi, agli sfrattati, a chi viene pignorata la casa, a chi non riesce a pagare l’affitto o il mutuo o le bollette per l’energia, eccetera. Una organizzazione strutturata e diramata sul territorio nazionale, innanzitutto nelle principali città dove più grandi e stridenti sono le contraddizioni sociali, con sedi e modalità accoglienti, moderne, informatizzate e comunicative che utilizzino tutte le potenzialità di internet e della rete. Assieme a questo lavoro comune, ogni forza potrà coltivare in piena autonomia il proprio progetto strategico, chi si dedicherà alla ricostruzione di un partito comunista, chi alla rinascita di un partito di sinistra, chi ad una soggettività di sinistra alternativa (progetti inevitabilmente di lungo periodo), ma tutti nell’ambito di un rapporto e di un contatto permanente con i nostri soggetti sociali di riferimento e soprattutto con la realtà.

  11. mauro gemma scrive:

    Il discredito di Hollande e del Partito Socialista Francese
    di Rafael Poch, corrispondente di “La Vanguardia” a Parigi

    http://www.marx21.it/index.php/internazionale/europa/26948-il-discredito-di-hollande-e-del-partito-socialista-francese

  12. Pasquale Fortunio scrive:

    Interessante l’analisi del voto amministrativo e degli errori commessi. Però la mancata candidatura di Pisapia non è stato un errore ma una sua decisione autonoma. Tuttavia penso che l’errore di fondo che fa la sinistra sia quello di tutte le divisioni interne: i partiti sono uno strumento della democrazia e non delle associazioni culturali ed hanno un senso se riescono ad incidere sul governo della società. Per far questo devono essere di una certa consistenza: la dialettica ed i contrasti si devono esprimere all’interno di grandi partiti. Il caso di Cagliari ci dice che se le forze di sinistra sono coese e se ci sono persone valide si può arrivare alla guida della città con vantaggi di tutti i cittadini e non solo di una parte.
    Cordialmente, Pasquale-Bresso MI

  13. Fidel scrive:

    Hai ragione Constato ma credo che sia necessaria e non rimandabile una costituente della sx ispirandosi ai modelli già esistenti e vincenti in Europa. Costituire un nuovo partito come Sinistra Italiana non farà altro che far irrigidire i partiti della sinistra nelle loro posizioni e rallentare ancor più un serio processo costitutivo di un soggetto che riconquisti la credibilità dei nostri elettori che ora direi “giustamente” virano verso i 5 stelle.

  14. abcd scrive:

    clown: mamma mia che bassa politica

    Claudio: il risultato di Bologna è deludente, si poteva prendere almeno il doppio. Una parte del PRC ha anche appoggiato Coalizione Civica che però è stata insufficiente.

    Diciamo che si va meglio dove si è riconosciuti come protagonisti delle lotte, e lì il M5S diventa marginale. Cioè dove si fa il nostro lavoro.

    Non basta quindi l’ammucchiata, va data qualità e ci vuole il ricambio TOTALE della classe dirigente, basta vedere la marginalità del ruolo di Oggionni per capire che non basta dirsi “giovane”.

    Insomma, ce n’è carne al fuoco per una discussione seria.

  15. Franco Astengo scrive:

    LA SINISTRA E IL 5 GIUGNO: NESSUNA TENTAZIONE TARDO ( FINTAMENTE NEO) ULIVISTA di Franco Astengo
    Le elezioni amministrative del 5 Giugno hanno rappresentato, sul piano politico generale, un semplice “test” in vista di prove ben più impegnative, a partire dal referendum di ottobre.
    Ciò nonostante i dati del primo turno, riferiti alle singole forze politiche, hanno fornito alcune indicazioni di fondo che sono già state esposte e che, in questa occasione, vale la pena comunque di riprendere:
    1) Il ridimensionamento del PD reduce dall’effetto “rana gonfiata” delle europee;
    2) Il mantenimento di vitalità del centro destra privo però di un’efficace proiezione politica;
    3) La tenuta del M5S, che tiene le posizioni in attesa di definire una strategia. M5S in attesa, con tutta probabilità, di cimentarsi con la “prova del budino” di marca romana.
    4) Il vecchio “centro moderato” di matrice antico democristiana è ormai del tutto fuori gioco essendo lo spazio ben saldamente occupato in gran parte dal PD;
    5) La ricostruzione della sinistra deve cercare altre vie da quello del fuoriuscitismo tardo ulivista, come nel caso di Roma e Torino (risultati molto deludenti) cercando un ricambio soprattutto posto sul piano della rielaborazione di strategia politica. Lo si vedrà molto bene al referendum di Ottobre.
    L’ultimo punto, quello che riguarda la sinistra, ha bisogno di un immediato approfondimento.
    Collocato a parte il “caso Napoli” sul quale andrà aperta una specifica fase di riflessione posta essenzialmente sul piano del collegamento possibile tra la situazione locale e quella generale in un quadro di nuova proposta di aggregazione politica, il risultato del 5 Giugno pare proprio mettere il piombo nelle ali al disegno di allargamento di SeL nel quadro di SI, utilizzando una parte della minoranza PD uscita, a pezzi e bocconi, dal partito.
    Un progetto che non può che risultare fallimentare: si pensi a Milano, dove la giunta Pisapia non ha fatto altro che applicare il programma del centrodestra (Expo) per poi cedere parte di quello che riteneva presuntuosamente il proprio patrimonio a quelli che considerava ormai i nuovi padroni; dal rifiuto di questo meccanismo non poteva che venir fuori una deriva di stampo demoproletario, da un lato, e un fallimento totale dall’altro.
    In realtà i soggetti presentatisi in questa tornata elettorale sotto l’insegna della “Sinistra” generica o in varie altre forme hanno scontato decenni di improgettualità subalterna all’interno delle diverse amministrazioni (in questo risiede la “diversità napoletana”) e la visione ancora vetero – ulivista del proprio autoreferenziale gruppo dirigente.
    E’ inutile scrivere e gridare che il centrosinistra non esiste più e non avanzare una proposta alternativa, posta sul terreno delle coordinate di fondo delle necessità politiche dell’oggi.
    Naturalmente va considerato come del tutto ridicolo il goffo tentativo di giravolta di Renzi: il punto di partenza non può che essere quello di un’autonomia ideale, politica, organizzativa senza sconti di sorta.
    Non ci può essere nessuna tentazione fintamente neo-ulivista, proprio perché irrealizzabile proprio sul terreno più propriamente politico.
    Torniamo all’analisi della sinistra, per quanto questa parte dello schieramento politico possa essere presente sulla scena dell’attualità.
    Prima di tutto è mancata la capacità di aprire un ciclo di lotte avverso il governo in quanto tale e quindi specificatamente contro i suoi provvedimenti specifici: non è il caso di avanzare l’esempio della Francia, lontana da noi anni luce, ma sulle questioni del lavoro e della pace non si può pensare di costruire una soggettività politica adeguata al livello dello scontro in atto senza – appunto – portare avanti la proposta e la capacità organizzativa di un vero e proprio fase di scontro sociale aperto.
    In secondo luogo andrebbe aperto un dibattito sul quale misurare davvero la possibilità di costruzione di un nuovo insieme di quadri politici attorno ai nodi che la fase storica propone: in realtà si è proceduto senza analizzare il concreto mutarsi e modificarsi, nella società complessa, delle “fratture sociali” sulle quali si erano basate le grandi spinte ideali, sociali e politiche del ‘900. Sarebbe urgente, ma non è ancora stata tentata, una vera e propria riclassificazione sul piano teorico della teoria “delle fratture” a suo tempo elaborata da Stein Rokkan.
    E’ evidente che ci troviamo in una fase d’intreccio diverso tra ciò che era stato definito come “struttura” e quanto era stato valutato come “sovrastruttura”. E’ altrettanto evidente però che il “nocciolo duro”, l’essenza delle contraddizioni è rimasto pienamente in campo e deve essere affrontato con un’idea di progetto complessivo a livello sistemico che preveda come la storia proceda in avanti.
    Sotto quest’aspetto il cammino da compiere è lunghissimo, ma non si può rispondere a un “credo” ideologico dismettendo completamente la tavola dei valori che tradizionalmente ci è appartenuta.
    Anche perché quella tavola dei valori è ancora completamente valida anche nel XXI secolo e lo è ancor di più rispetto ai tre grandi temi che, intrecciati a quello della mercificazione e dello sfruttamento del lavoro umano, debbono essere affrontati: la guerra come fattore permanente di una crudele instabilità dalla quale derivano i drammi del terrorismo, delle migrazioni, del conflitto endemico tra centro e periferie; l’ambiente . Il tema dell’ambiente deve essere valutato sia sotto l’aspetto del clima, dell’utilizzo indiscriminato delle risorse, di una riproposizione del tema città –campagna a dimensione globale.
    Tema che ormai sostituisce quello Nord – Sud, in una fase dove assistiamo a un arretramento del tipo di processo di globalizzazione che ha caratterizzato gli ultimi decenni e a una crisi – l’ennesima – dei modelli statuali sui quali pareva essersi fondata la risposta possibile. E ancora : la differenza di genere nel suo comportare livelli specifici di sopraffazione all’interno di un quadro generale di esercizio del dominio;
    L’individualizzazione proprietaria che ha caratterizzato gli ultimi decenni nell’usufruire di un consumismo privo di regole(con l’assunzione di un dato di vera e propria egemonia del valore di scambio rispetto a quello d’uso) collegata con la totale mercificazione dell’apparato tecnologico usato in materia di comunicazione hanno portato a una forte spinta personalistica nell’insieme della proposta politica.
    Si è così radicalmente modificato il presentarsi, nello sviluppo della vita delle persone, delle occasioni d’impegno politico.
    Hanno preso campo elementi pressoché sconosciuti alla sinistra oppure storicamente estranei anche sul piano culturale: dall’utilizzo del corpo (biopolitica) alla personalizzazione dei messaggi; al restringimento al campo dell’utilità immediata della capacità d’impegno dei singoli che, soltanto sulla base di quel tipo di utilità, trovano ragione per mettere in discussione se stessi nell’arena politica.
    Sovrasta l’insieme di questi possibili ragionamenti l’interrogativo riguardante la democrazia, almeno nella sua forma liberale assunta via via a partire dal costituzionalismo monarchico poi repubblicano, nelle sue diverse versioni.
    L’Europa ha già vissuto la fase drammatica dei totalitarismi e, adesso, pare mutata anche la stessa prospettiva dei termini classici di assunzione del potere in termini personalistici.
    Crisi dello stato- nazionale, sovranazionalità e trans nazionalità, queste le frontiere ancora inesplorate del prossimo possibile assetto delle forme di convivenza civile.
    Nel frattempo appare sempre più evidente la disaffezione che grandi masse alle forme codificate della partecipazione politica, in particolare di quelle elettorali.
    Disaffezione non colmabile attraverso l’utilizzo delle nuove tecnologie di comunicazione e che rappresenta (nonostante circoli molta sottovalutazione) un possibile fattore di crisi sistemica che qualcuno potrebbe cercare di colmare attraverso forme inedite di potere identificabile come di tipo dittatoriale e comunque esercitato da oligarchie tecnocratiche.
    Emerge così, in Italia e fuori d’Italia, l’esigenza di lavorare sia sul terreno teorico sia su quello immediatamente politico, per la ricostruzione di una soggettività di sinistra collegata a precise istanze che derivano dalla nostra storia, all’identificazione nell’attualità di precisi filoni culturali di riferimento, alla progettazione di adeguate iniziative politiche sia al riguardo della struttura del soggetto sia sul piano progettuale – programmatico.
    La qualità stessa della gestione capitalistica della crisi (che abbiamo tante volte analizzata come orientata nel senso complessivo della “ricollocazione di classe” ed espressione di una “nuova repressione”) reclama la necessità impellente di agire su questo piano.
    I punti di partenza sul piano teorico di una possibile ricostruzione a sinistra, considerato anche come si sta evolvendo il quadro politico italiano ed europeo debbono essere due: autonomia e identità.
    E la vocazione? Quella di produrre egemonia prima di tutto sul piano culturale verso i settori sociali di riferimento.
    Una triade inaleniabile: autonomia, identità egemonia nel pieno rispetto della nostra storia.

  16. clown scrive:

    Io da queste analisi rimango sempre più basito. Verdi, prc, Sel, ecc. Cosa vi aspettate? Cosa volete? Che la gente continui ad avere fiducia in 4 gruppuscosi litigiosi? Ho sempre votato a sx del pci. Ma oggi è nato un nuovo modo di far politica.!!! Il mov5s dimostra di saper fare politica. Nei fatti. La rivoluzione principale del mov5s sta nell’aver superato le vecchie ideologie. E non ha ceduto ad alcuna lusinga di altri partiti. Lo stesso Sel ha permessi a Renzi di governare, come lo fu con Bertinotti prima. Cosa abbiamo ottenuto? Uno sfaldamento a sx e un rafforzamento delle forze di destra. Bertinotti diventato ciellino con la pancia piena. Vendola che si permette di acquistare bambini s suon di dollari! E l’eroe Fassina che prende il 4%. Civati scomparso. E gli ultimi rivoluzionari rimasti nella giungla a far la rivoluzione contro i totem del capitalismo che intanto avanza e gode di buona salute. Datemi retta. Mollate il colpo e alle prossime elezioni votate mov5s…a partire dai ballottaggi della prossima settimana. Auguri. ..

    • Gianni scrive:

      Il tuo problema, povero clown, e’ che vorresti far ridere come il tuo padrone, solo che lui è un bravo comico, mentre tu neanche lontanamente.

      • clown scrive:

        Carissimo Gianni. Innanzitutto credo che il problema della sinistra extra parlamentare,di cui ho fatto parte per più di 40 anni, sia proprio avere all’interno personaggi come te! Vedi, caro il mio rivoluzionario, risultare beceri fascisti offendendomi, non fa bene alla sinistra. Non fa bene! Io non ho padroni, tranne quelli d’obbligo, i quali da più di 42 anni mi danno da vivere. La pochezza della tua offesa è purtroppo lo specchio del fallimento della sinistra. Devi solo vergognarti. Gli scioperi, manifestazioni, picchetti, attacchinaghi, controinformazione, occupazioni e quant’altro sono la mia storia. Dal mio primo voto nel ’75, ho sempre votato a sinistra del pci. E mi devo sentir dire le tue stronzate. Purtroppo, da antifascista quale sono, ho conosciuto più fascisti nelle file della sinistra. Potrei raccontare ne un po’. I lunghi interventi che fate qui, sono per la maggior parte incomprensibili. Ma non lo dico per polemica o sa un punto di vista intellettuale quale non sono. Lo dico dal punto di vista di chi deve capire. La politica sul territorio con linguaggi comprensibili la fa il mov5s. Dimostrandosi anche capace di jntercettarw il profondo malessere della gente. Poniti la domanda del perché, anziché arroganti la presunzione della verità assoluta in mano alla sinistra. Quella sinistra che ha fallito. Non negli ideali, ma nella pratica politica. Sempre e più spesso a fare da stampella al PD. Renzi governa per colpa del 4% di Sel che fece avere la maggioranza al pd di Bersani. E fu anche per colpa mia poiché voti Sel! Ma fu l’ultima volta! 4 gruppuscoli litigiosi cosa vuoi che costruiscano. Se non è capace di andar d’accordo in 4 gatti, come pretendi che ti votino il 30/40% degli elettori. Questo mio post vale anche per rispondere a chi mi scrive sopra di “bassa politica” per fortuna che è alta la sua/vs

        • Gianni scrive:

          Continui a non far ridere, come tutti i ‘convertiti’, d’altronde. Dopo “quarant’anni e più” è una fortuna che tu abbia deciso di seguire Grillo. Dovevi farlo prima.

          • Roberto scrive:

            Caro Gianni,
            scusa, ma io ho deciso di non fare più politica proprio perchè è pieno di gente come te.
            Dobbiamo capirci, non litigare

    • constato scrive:

      Comprensibile lo zelo di Grassi per il suo nuovo partitino, ma rimane curioso il suo modo di argomentare.
      A Roma e Milano, dice lui, le due liste della sinistra, con a capo, si badi bene, due esponenti di primissimo piano di Si, hanno avuto risultati deludenti, ma chi ci aveva investito di più sono state Rifondazione e Altra Europa (dunque Sel no?) e quindi, si deduce, sono loro le sconfitte. Quando invece parla di Milano, pur criticando giustamente la decisione di Sel di appoggiare Sala, Grassi si dimentica di evidenziare il dato di ‘Milano in Comune’ che con Rifondazione, Altra Europa e Possibile prende in pratica la stessa percentuale di Airaudo a Torino. Se ne dovrebbe ricavare allora l’irrilevanza di Sel?
      Meno partigianeria, caro Grassi, anche perché il processo costituente di SI, che tu così accoratamente solleciti, c’entra abbastanza poco, comunque vada, con il lungo e faticoso percorso di ricostruzione della sinistra in Italia.

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