Serve una scossa a sinistra

A conclusione delle consultazioni elettorali che hanno coinvolto Francia, Grecia e Italia, possiamo cercare di fare alcune valutazioni.
Sul primo turno delle elezioni francesi ci eravamo già dilungati nel post precedente. In particolare sul successo del Front de Gauche di Melenchon che, con un risultato superiore all’11%, ha portato la sinistra comunista e di alternativa ad un consenso che non si vedeva dagli anni ’80.

Il secondo turno in Francia

Il secondo turno, con la vittoria di Hollande, colloca la Francia su una posizione molto diversa rispetto a quella sostenuta da Sarkozy, in particolare nel rapporto con la Germania della Merkel e con le scelte della Bce.  Rossana Rossanda in un editoriale de Il Manifesto ha espresso apprezzamento per il programma avanzato dal nuovo Presidente francese. Il programma con cui ha raccolto i consensi va sicuramente in una direzione diversa da quella del suo predecessore. Tuttavia penso che la cautela sia d’obbligo. Dopo la disfatta di Zapatero (anche lui si era presentato con un programma di discontinuità, e per diverso tempo venne considerato un riferimento anche da settori importanti della sinistra italiana), è opportuno vedere la politica che concretamente viene praticata e dare giudizi su quella, per evitare di passare da eccessivi entusiasmi a repentine delusioni. Vedremo anche come andranno le elezioni legislative che si svolgeranno tra un mese. Il loro risultato ovviamente influirà sia sulle scelte di Hollande sia del governo francese.

Le elezioni in Grecia

Il paese che ha dovuto subire in questi anni la folle politica della Bce e dell’asse Merkel-Sarkozy ha negato il consenso ai partiti che le ha messe in pratica. Il Pasok e Nuova Democrazia hanno più che dimezzato i loro consensi. L’astensionismo ha superato il 40 % e hanno incrementato i voti tutte le forze che hanno contestato le politiche imposte alla Grecia dalla Unione Europea.
Anche qui, seppure con percentuali meno rilevanti rispetto la Francia, ottiene un importante 8 per cento ed entra in Parlamento una formazione di estrema destra neonazista. Le parole d’ordine con cui hanno raccolto i loro consensi sono raccapriccianti, caratterizzate da un razzismo e un fascismo dichiarati.

Ottimo risultato delle sinistra di alternativa e comunista

Ma il vero vincitore delle elezioni greche è stata la sinistra che coerentemente si è opposta alle politiche del Governo e della Bce, in particolare Syriza, aggregazione di varie forze di sinistra, aderente alla Sinistra Europea, che passa dal 5 al 16 per cento. Un incremento eccezionale prodotto dalla capacità di tenere assieme una opposizione netta al Governo con un atteggiamento di apertura verso i movimenti e di unità verso le altre forze della sinistra. Se a questo importante risultato aggiungiamo il 6 per cento di Sinistra Democratica e il 9 per cento dei Comunisti Greci (KKE), vediamo che il dato supera il 30 per cento. Un dato che fa dire al leggendario partigiano Glezo che mai, nel suo Paese, si era raggiunto un consenso così alto e che ciò deve indurre queste forze ad una convergenza unitaria. Ce lo auguriamo anche noi, pur sapendo che ci sono differenze significative. Essendovi una alta probabilità di un nuovo voto a breve, sarebbe un segnale importante che questi tre partiti si presentassero con un programma comune alle elezioni.

Il terremoto italiano

Non mi sembra esagerato usare questo termine per sintetizzare quanto avvenuto in questa tornata amministrativa in Italia.

Il crollo di Pdl e Lega

Siamo di fronte ad uno sfaldamento di quello che è stato negli ultimi 20 anni il blocco di centro destra. Pdl e Lega dimezzano i loro consensi. La contemporanea uscita di scena dei due leader carismatici – Berlusconi e Bossi – rende tutt’altro che improbabile una riorganizzazione totale dello schieramento. Nella analisi come sempre acuta di Stefano Folli su Il Sole 24 Ore si ipotizza e si auspica un impegno diretto di una figura come Monti alla guida di questo schieramento, preso atto – e questo è un altro dato che emerge da queste elezioni – della incapacità del Terzo Polo di coprire questo spazio.

Il successo di Grillo

Il movimento 5 Stelle – su questo si vedano i dati dell’Istituto Cattaneo – è l’unico vero vincitore di queste elezioni. In tutto il Nord e nelle ex regioni rosse le liste del comico genovese hanno un risultato a doppia cifra. Di fronte a questa realtà non ha molto senso la discussione che si è aperta a sinistra se ciò sia un fatto positivo o negativo. Di sicuro è una sonora sberla ad una sinistra che – pur in un contesto di forte mobilità dell’elettorato e di crescente malessere sociale prodotto dalla crisi e dai provvedimenti del Governo – non riesce ad intercettare praticamente nulla, lasciando a Grillo lo spazio per fare il pieno dei voti.

Un risultato di “tenuta”

Se ragioniamo come se fossimo in una situazione normale potremmo valutare il risultato delle forze che stanno a sinistra del Pd come un risultato di “tenuta”. È il ragionamento che fa Gianluigi Pegolo in una analisi del voto che in larga parte condivido. Paragonando i dati dei Comuni confrontabili con le regionali 2010 (le uniche con le quali si possa fare un paragone minimamente attendibile) si può notare – infatti – che sia la Fds, sia Sel, sia Idv non hanno significativi scostamenti. Ma la situazione che stiamo vivendo non è una situazione normale! Come è possibile che le tre forze che stanno facendo opposizione al Governo Monti non intercettino minimamente il malessere sociale che quelle politiche stanno provocando? Perché, mentre in Europa (Spagna, Francia, Grecia) siamo di fronte a risultati della sinistra di alternativa in netta ripresa, qui siamo sostanzialmente al palo?
Ovviamente non è nelle mie intenzioni fare del disfattismo o non apprezzare il risultato ottenuto dalla Federazione della Sinistra e da Rifondazione Comunista. Tanto più se lo rapportiamo alle condizioni difficilissime  – di carattere economico e di sostanziale oscuramento mediatico – nel quale è avvenuto. È un risultato che va apprezzato: che va studiato sia per valorizzare le realtà dove andiamo avanti (Palermo dove per un soffio non entriamo in consiglio comunale, ma anche molte realtà del Nord, in particolare Lombardia e Piemonte), sia per capire i motivi per cui in diverse realtà abbiamo risultati negativi.

A sinistra serve una scossa

Di fronte a questo risultato dovremmo avere tutti l’umiltà di riconoscere che i vari progetti messi in campo a sinistra hanno il fiatone e che sarebbe opportuno fare qualcosa per provare a smuovere questa situazione. Ci stanno provando quelli del Manifesto per il nuovo soggetto politico. È un progetto importante, a cui è giusto partecipare. Non mi pare tuttavia che le forze finora coinvolte e la proposta politica avanzata siano adeguate alla necessità che abbiamo di fronte. E d’altra parte – ne ho già parlato in un precedente post -  non dobbiamo essere reticenti nel  riconoscere che la Federazione della Sinistra non è riuscita a diventare un nuovo soggetto politico attrattivo e inclusivo, capace di coinvolgere altre forze rispetto a quelle che l’hanno costituita. Anche Sel – lo ha notato anche Massimo Giannini in un editoriale di Repubblica – sconta un risultato che è ben al di sotto delle aspettative e delle percentuali che vengono accreditate dai sondaggi. Ma soprattutto il Movimento guidato da Vendola appare incerto nella proposta politica che – non a caso – “morde” sempre meno. Accantonate le primarie si insiste sulla proposta della “foto di Vasto” e sulla convocazione degli stati generali del centro sinistra. Ma in una situazione dove il Pd sostiene Monti e non ha nessuna intenzione di togliergli il sostegno prima del 2013, è una proposta che il Pd stesso non prende in considerazione, totalmente politicista e che – soprattutto – rinuncia a fare la cosa più importante che invece, oggi, la sinistra dovrebbe fare: unire le forze di sinistra che sono all’opposizione del Governo Monti.
È questa, a mio parere, la “scossa” di cui abbiamo bisogno. Se si facesse questa operazione – la costruzione di un polo di sinistra tra le forze e i movimenti che si oppongono al Governo Monti – allora vedremmo che i risultati conseguiti in Francia, Spagna e Grecia diventerebbero possibili anche in Italia. E sono sicuro che riprenderebbe quell’entusiasmo nell’impegno politico della “nostra gente” oggi delusa e amareggiata per le scelte sbagliate che abbiamo compiuto negli anni passati e le continue divisioni che abbiamo prodotto tra di noi.
Sarebbe bello che come primo passo in questa direzione ci si trovasse tutti alla manifestazione di sabato 12 maggio a Roma promossa dalla Fds, non per aderire a iniziative promosse da altri, ma per segnare una presenza e – magari – per iniziare a discutere di costruirne una, organizzata unitariamente, da tenersi dopo l’estate. Ce ne sarà sicuramente bisogno.

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177 commenti to “Serve una scossa a sinistra”

  1. Anonimo scrive:

    Commento di Nicola Atalmi tratto dal suo blog,insieme alle riflessioni di Sandro Valentini mi sembra che siano molto interessanti
    Dice Atalmi
    “…. Sul futuro della Fds mi pare che la divergenza di linea e di proposta politica tra il Prc ed il resto della Fds, ovvero pdci e partito del lavoro, e’ ormai evidentissima. Ed il grande successo della manifestazione di sabato non puo’ che accentuare il disagio.

    Ad esempio io temo che la percezione di quella manifestazione sara’ che noi siamo contro Monti certo ma anche contro il Pd per cui si confermera’ il fatto che noi abbiamo deciso di escluderci dalla costruzione politica e programmatica di un possibile centrosinistra.

    Parliamoci chiaro: pensiamo davvero che Sel e Idv vogliano unirsi a noi per fare un polo alternativo al Pd o un coalizione di governo con il Pd?

    Come pretendiamo che le altre forze politiche possano darci una risposta se la nostra domanda non e’ chiara?

    Su questo poi io ho un’altra questione di fondo: siamo sicuri che la sinistra si unisca con l’Idv contro il Pd. Ma dove sta scritto che l’idv e’ di sinistra? Ci sono piu’ elettori e militanti di sinistra nel Pd o nell’idv?

    Finche’ non risolveremo questi nodi continueremo ad essere percepiti come marginali ed ininfluenti.
    E i dati (quelli veri) delle amministrative stiano li a dimostrarlo purtroppo.”

    La riflessione di Valentini e’ stata postata da altri compagni ed e’ in altri post piu’ in basso

    • Fausto Tenti scrive:

      Io ed altri compagni e compagne speriamo VIVAMENTE che prevalga, all’interno della FdS, la linea del Segretario Ferrero, la quale, VORREI RICORDARE, è quella sancita democraticamente da un CONGRESSO al quale hanno partecipato – VORREI RICORDARE anche questo – le proprietarie ed i proprietari del partito della Rifondazione Comunista, ovvero di quelli che si fanno un culo-della-madonnina dalla mattina alla sera e viceversa, a gratis, anzi rimettendoci di tasca! Se Diliberto e gli altri 2 Generali (ai quali non manca solo l’esercito, ma anche gli ufficiali ed i sottoufficiali) hanno idee diverse in mente, buona fortuna…che cosa devo dire loro? Per quanto riguarda il nostro partito, se ci sono da fare modifiche di linea, si convoca un altro congresso e si decide…

      • anonimo scrive:

        Non vedo perchè chiami in causa Diliberto, quando a firmare questi commenti sono altre persone che evidentemente rispondono per sè stesse e non per il segretario del loro partito.

      • Anonimo scrive:

        caro Fauto Medioman Tenti ma perché i problemi interni al PRC non te li risolvi in casa invece di insultare gli altri? Mi sembri tanto il cornutone che sparla delle mogli altrui.
        Anche perché alla prova dei fatti se proprio vogliamo parlare di assenza di eserciti e dirigenti mi sa che il PRC è da un pezzo che vive in un 8 settembre prolungato.

        • nicola atalmi scrive:

          Anonimo (che mi sa che tanto anonimo non è) per una volta ha ragione
          la colpa è mia e solo mia di quello che dicopensoscrivo
          poi io so come la pensa in merito il pdci e diliberto
          e facciamo finta che la pensa come ferrerò, così siamo tutti contenti
          a Fausto tenti dico che è bene avvisare per tempo il Ministero degli interni che prima di convocare le elezioni si attenda l’esito del congresso del prc
          analogamente si comporterà ovviamente tutto il centrosinistra
          attendiamo

        • Fausto Tenti scrive:

          E’ proprio così…caro Anonimo con la A maiuscola, li voglio proprio risolvere a casa mia…e tu non ho la minima idea di cosa c’azzecchi…Per quanto riguarda gli eserciti ed il resto, almeno noi ancora abbiamo dei soldati (me compreso) gli altri manco quelli…

          • Anonimo scrive:

            ah si vedono proprio i soldati di rifondazione… se i pochi rimasti sono come te poi… ma vergognati

            • Fausto Tenti scrive:

              Te – invece – sei un soldato MOLTO coraggioso, senza macchia MA CON TANTA PAURA…visto che non hai gli attributi manco per qualificarti…Fai pena!

        • Giuseppe scrive:

          Assenza di esercito? Sabato altri hanno dimostrato di essere senza esercito. Si è vista chiaramente la differenza e il boato di quando ha parlato Ferrero rispetto che gli altri, i quali si sono senza esercito. Il Prc è compatto sulla linea del segretario Ferrero

          • Anonimo scrive:

            commenti che grondano una depressione, una frustrazioni fulminanti.

            • Anonimo scrive:

              No, caro mio, è proprio così. Quando si cita Valentini per dire che in Rifondazione c’è una divergenza si vuole solo far ridere. Il problema non è dentro Rifondazione, che è unito nel perseguire la costruzione di un polo di sinistra alternativa. Il problema sono Salvi e Patta (che per fortuna non esistono) e il Pdci che con Diliberto non solo non parla mai di sinistra di alternativa venendo meno ai deliberati congressuali della Fds ma addirittura torna a chiedere al Pd di fare una alleanza per le prossime elezioni. Comunque la votazione della distruzione dell’articolo 18 da parte del Pd mette una pietra tombale ad una alleanza col Pd. Per non parlare del sostegno da primo della classe del Pd alla guerra in Siria. Chi continua a proporre una alleanza col Pd è fuori dal mondo come quei piccoli gruppi alla nostra sinistra.

  2. Anonimo scrive:

    Commento tratto da FB.
    Perfetto!

    “Scusa Paolo, (sono arrivato anch’io adesso a casa dopo 5 ore di pullman) ti vorrei far notare una cosa che è avvenuta durante il tuo discorso alla manifestazione.
    Non ricordo proprio le parole esatte, ma grossomodo è andata cosi, stavi dicendo: “non torneremo più col cappello in mano dal PD”, la piazza è esplosa, interrompendoti e facendo l’ovazione forse più sonora del pomeriggio, non puoi non averlo notato.
    Passati alcuni secondi tu hai ripreso concludendo (purtroppo) la frase: “dal PD che insegue casini”.
    Scusa ma che vuol dire, che se il PD smette di inseguire casini siamo di nuovo pronti ad un’alleanza?
    Ma il PD non lo vediamo che cosa sta votando? Si può non dar ragione a Cremaschi quando ha parlato della spallata che si sta dando all’articolo 18 con il consenso del PD? L’umore della piazza nell’episodio qui sopra non ti pareva un segnale importantissimo?
    Un mio compagno di manifestazione, con un francesismo, ha detto: “Ferrero ha fatto un bellissimo fiore e poi ci ha cagato sopra.”
    Paolo, ti sostengo su tutto, ma ti prego, pensa un po’ a quel fiore…”

    Insomma riproporanno il Fronte Democratico

  3. Ferdinando scrive:

    Per Carlo di Genova

    Beh … io credo che scomodare Trosky o altri non sia il caso.
    Saro’ “rozzo” ma la sintetizzo cosi’.

    Allora partiamo da un punto fondamentale.
    A sinistra del Pds/Ds/Pd non si e’ mai sciolto/risolto/superato quello che e’ il peccato originale!Il rapporto con il governo!
    Nel 1995 la prima pesante scissione(anche se solo dal punto di vista parlamentare)ci fu’ per il rapporto che il Prc doveva avere con l’Ulivo dopo la rottura del cartello dei progressisti.
    Nel 1998 la scissione di Cossuta e Diliberto ci fu’ per la stessa motivazione e in fondo le scissioni di Sinistra Critica e Ferrando ci furono sempre per lo stesso motivo(anche se su posizioni di “sinistra” diciamo cosi’),infine la scissione dell’area Vendola ci fu’ per l’atteggiamento futuro da avere nei confronti del “governo”.
    E in fondo diciamolo chiaramente …. perche’ Prc e Pdci non si uniscono in un solo partito?
    La risposta e’ nota.

    E vengo al sodo.Io trovo semplicemente demenziale che in Italia si pretenda UNA SOLA GRANDE SINISTRA a sinistra del Pd!Secondo me e’ una pretesa davvero irrazzionale,senza nessun ancoraggio alla realta’!
    Rifacciamo una sola sinistra per avere una scissione un anno dopo?!E a che servirebbe?
    E allora,so’ che puo’ suonate come una provocazione,ma quello che ci vorrebbe,e che non riesco a capire perche’ non si faccia,e che si creassero “2 sinistre a sinistra del Pd”(e non entro nel merito di quale sinistra sarebbe la migliore).
    1 sinistra che incarni e metta insieme tutte le ragioni delle scissioni del 95,98 e 08.
    Un altra sinistra che metta insieme le altre ragioni.

    Insomma per farla breve,ma parliamoci chiaro ma cosa divide Vendola,Salvi,pezzi di Pdci,l’area ex-bertinottiana rimasta nel Prc,la sinistra “istituzionale”della Cgil?
    Nulla!Tranne che questioni personali e storiche che dividono i vari leader(ma non i militanti).
    Lo stesso si puo’ dire per il Prc,pezzettini di Pdci,Sinistra Critica,sindacalismo di base e vari leader vari come Cremaschi,Chiesa e altri,cosa li dividono?

    Insomma io inquadro il problema in questa semplice cosa,al tanto vituperato Pd non si puo’ negare che abbiano superato alla grande questo equivoco.
    Noi dovremo pensare di risolvere questo problema.
    —–
    Poi vorrei fare 2 riflessioni sul voto in Germania.
    Grassi commenta il dato disastroso di Linke con un analisi che si puo’ sintetizzare cosi’.
    “In Germania ci sono i Piraten che drenano voti cosi’ come in Italia il movimento di Grillo,gli esempi del Fdg e della Grecia insegnano che in Italia dobbiamo fare un polo della sinistra unitario”

    Mi dispiace ma non sono concorde.
    In germania la Linke crolla perche’ non da’ nessun sbocco a chi dice di volere rappresentare.
    Non e’ ne’ carne ne’ pesce.
    Vorrebbe essere una sinistra di governo ma non lo e’(anche per le divisioni interne tra i dirigenti dell’ovest e dell’est),e’ una sinistra di opposizione e in fondo vorrebbe non esserla.

  4. Anonimo scrive:

    La Linke e’ sparita.

    Se riesco recupero cio’ che scrissi qualche settimana fa’ sullo stato delle sinistre in europa.
    Soprattutto quando parlai di come era letteralmente infantile sommare i voti si Syriza con quelli del Kke.
    Il Kke … peggior partito di sinistra d’europa!
    Dal Prc,Pdci nemmeno una parola sul loro atteggiamento di feroce stalinismo!

  5. Ferdinando scrive:

    Tra mezz’ora la Linke subira’ l’ennesima sconfitta in Nord Renania,ma ovviamente di questo non si parlera’.
    Come non si e’ parlato della posizione,mi permetto di dire,”infame” del Kke nei confronti del mandato esplorativo al leader di Syriza.

    • Luigi Borsoni scrive:

      Anonimo e ferdinando sono due laidi anticomunisti….personaggi infimi che non fanno un c. dalla mattina alla sera….siete solo mer..cce.

  6. Ferdinando scrive:

    Dopo Nocera anche Valentini c’entra il pieno.
    Cosa ne pensano gli altri compagni del blog?
    Mi chiedo come possono stare nello stesso partito dirigenti che la pensano come Tenti e dirigenti che la pensano come Valentini.
    Tra l’altro vorrei chiedere a Tenti,sei riuscito a capire qual’e’ la posizione ufficiosa/ufficiale di Ferrero?
    Dire “basta andare con il cappello in mano dal Pd” e dire “il Pd abbandoni l’Udc e … ” non sono proprio la stessa cosa,sicurosicuro che Ferrero abbia davvero l’intenzione di chiudere ogni possibilita’ di dialogo con il Pd?

    Comuque Valentini scrive

    “Trovo pertanto stucchevole, da irresponsabili, tutte quelle dichiarazioni che tentano di presentare il risultato elettorale della Fds come , rispetto alle precedenti tornate elettorali o finanche di in relazione al voto deludente di Sel e alle difficoltà enormi che presenta la situazione politica. Il voto è al contrario fortemente negativo proprio perché la Fds, una modestissima formazione politica, non va oltre il 2/2,5% in quanto non è in grado di intercettare il voto di protesta. Solo per questo grave aspetto ci sarebbe da preoccuparsi aprendo da subito una discussione politica vera e mettendo in discussione gruppi dirigenti la cui credibilità è tra i ceti popolari pressoché zero.
    Trovo d’altronde miracoloso che una Fds senza una linea politica e con gruppi dirigenti così irrisori riesca a raccogliere ancora un piccolo consenso elettorale grazie al lavoro instancabile e generoso dei suoi militanti nei territori. La stessa manifestazione di Roma del 12 maggio scorso mi pare essere un miracolo organizzativo che meriterebbe ben altre risposte politiche.
    Questo voto d’altronde, a un anno dalle elezioni politiche se la situazione non precipiterà prima, rilancia oggettivamente il centro-sinistra che il Pd aveva dichiarato frettolosamente superato nel inseguire Monti e le chimere del centro di Casini e ripropone all’ordine del giorno a tutta la sinistra la questione della sua unità in chiave di un’alleanza di governo con il Pd. Questione che i recenti congressi del Prc e del Pdci non hanno voluto affrontare giocando invece sul fattore della caduta di Berlusconi e la nascita del governo Monti, che in quel momento aveva determinato una modifica del quadro politico, ma non un cambio di linea rispetto alle politiche neoliberiste dominanti, che anzi in questi mesi via via sono andate inasprendosi.
    Il primo significativo risultato dello scricchiolio della inedita maggioranza di governo che sostiene Monti è il cestino della bozza di proposta di riforma del sistema elettorale (un sistema tra quello tedesco e spagnolo) con il quale si intendeva superare l’attuale. Con molta probabilità si andrà alle politiche con l’attuale legge elettorale che inevitabilmente riproporrà un bipolarismo forzoso tra centro-destra e centro-sinistra.
    Del resto, tutta l’Europa si muove tra queste due soluzioni e se si vuole evitare l’eventualità di governi “tecnici” alla Monti o le “grandi coalizioni di unità nazionale” che sono dei modi per far rientrare al governo dalla finestra il blocco moderato oggi in crisi, l’alternativa, come in Francia e in Grecia e domani in Germania, è tra centro-destra e centro-sinistra, in quanto all’ordine del giorno non vi è il superamento del capitalismo – non siamo in una situazione prerivoluzionaria – ma la fuoriuscita dalle politiche neoliberiste.
    In questa fase dunque il compito della sinistra comunista, anticapitalista, rivoluzionaria è di condurre una politica che incalzi il Partito socialista europeo e favorisca la sua uscita dalla subalternità al neoliberismo e dalla palude dell’opportunismo. Questo è ciò che sta facendo il segretario del Pcf in Francia Laurent, che è stato decisivo per l’affermazione del Fronte della sinistra, e Tsipras in Grecia, segretario di Syriza. Questo è ciò che dovrebbe fare la Fds, ma non lo fa e in particolare non lo fa il suo principale soggetto politico: il Prc. Non rinchiudendosi nel proprio orticello denunciando le responsabilità del Pd, non coltivando posizioni minoritarie dettate da un ideologismo sterile e senza prospettiva che si rilancia un progetto di alternativa di sinistra gettando le basi di una coerente politica riformatrice a favore del mondo del lavoro, dei ceti sociali più colpiti dalla crisi e sostenibile dal punto di vista ambientale.
    Non mi sfugge il dato che le difficoltà gravi della sinistra italiana sono anche la conseguenza della politica attuata, soprattutto in questi ultimi due anni, da Sel. Una politica di completa subalternità al Pd, di rottura dell’unità a sinistra e che si basava sul solo protagonismo del suo leader Vendola senza alcun radicamento territoriale e progetto politico. Ma questi indubbi limiti di Sel non possono essere per la Fds una giustificazione, un’attenuante per negare e non perseguire una linea unitaria. Ora a un anno dalle elezioni politiche i nodi vengono al pettine e devono essere con rapidità sciolti pena il rischio della sopravvivenza della Fds e dello stesso Prc. È un’ennesima prova di miopia politica credere che il dato elettorale sia un segnale di tenuta. Sul piano numerico i consensi raccolti non sono così inferiori dalle precedenti elezioni. Sul piano politico invece è un disastro. La protesta sociale, le lotte degli studenti e dei precari, del movimento dei beni comuni, il prezioso lavoro politico e organizzativo svolto in questa fase dalla Cgil neppure ci sfiorano. Nei movimenti e nonostante lo sforzo generoso di essere presenti e visibili con le nostre bandiere siamo del tutto marginali, ininfluenti.
    A questo punto occorre non una correzione di linea, ma un radicale cambio di linea a 180 gradi e dei nuovi gruppi dirigenti. Non si può passare da sconfitta in sconfitta mantenendo ai vertici sempre le stesse facce, non vi possono essere dirigenti per tutte le stagioni. Il nodo politico in cui si dibatte la Fds e in particolare il Prc va immediatamente affrontato e risolto. La situazione del Paese ci impone la necessità di contribuire alla realizzazione di una politica di riforme rilanciando un nuovo centro-sinistra che nel suo ambito abbia una sinistra forte e unita capace di condizionare con la sua forza il Pd. Altre strade non esistono, sono pericolose e avventuroso scorciatoie che portano alla rovina e al dissolvimento della Fds. Qualcuno potrebbe obiettare che il Prc è condizionato pesantemente dal minoritarismo pertanto non sarebbe in grado di sostenere questa politica, insomma non avrebbe una capacità di tenuta. Sicuramente questa considerazione è giusta, ma è ancor più vero il contrario. Se non sarà fatta una chiara scelta unitaria con le altre forze di sinistra e progressiste, se sarà imboccata come è probabile una scelta minoritaria, il Prc non avrebbe lo stesso una tenuta politica e organizzativa. Ecco perché occorre scegliere e scegliere al più presto rilanciando la Fds come prima tappa di un processo che investa tutta la sinistra per costituire un nuovo soggetto politico che sia l’altra gamba forte e autorevole del centro-sinistra.”

    • Carlo circolo bianchini Genova scrive:

      Per FERDINANDO.
      Ciao Ferdinado, premesso che ti leggo con piacere, sempre, è per questo che mi piace interloquire con te, in questo ultimo intervento, vorrei interloquire solo sulla premessa, dove ti domandi, come fanno a stare insieme,Nocera e Valentini? sottointendendo che non dovrebero stare assieme.

      TUO——-
      Dopo Nocera anche Valentini c’entra il pieno.
      Cosa ne pensano gli altri compagni del blog?
      Mi chiedo come possono stare nello stesso partito dirigenti che la pensano come Tenti e dirigenti che la pensano come Valentini

      MIO——
      Tu ti chiedi, come fanno a stare nello stesso partito, e se è giusto che ci stanno,posizioni così diversi, io credo di si e vorrei argomentare per convincerti, che è giusto che ci stiano costituendo quella ricchezza, che dovrebbe avere un partito,e come quello che tu affermi sia invece il sintomo, della degenerazione e della malattia che investe la politica. All’epoca, della rivoluzione d’ottobre, la domanda se Trotskij e Bucarin potessero stare nello stesso partito,non sarebbe potuta neanche essere formulata e neanche pensata, perchè, come era strutturato il partito che non conosceva la figura del segretario, e a governare il partito, c’èra un parlamentino(comitato centrale) con lo strumento del centralismo democratico, dove c’èra la massima liberta di discutere, ma anche il massimo di unità, (questo era il preanbolo del centralismo democratico, massima e libera discussione, dopo il partito prendeva (con il voto) una posizione e tutti erano tenuti a rispettare,una libera discussione la puoi avere solo se in un partito, ci sono I NOCERA e i VALENTINI, per fare un esempio, un partito che vuole stare nelle strade e nel territorio, deve essere rappresentativo, di una realtà dove interagiscono interessi e punti di vista diversi, dove esiste il pensiero unico non è mai uscito nulla di buono per la società, e di solito sonose non nascono regimi lo diventano , quindi il problema non è rappresentato dalle visioni diverse di più soggetti ma dallo strumento che si danno per stare assieme,oggi vigge la teoria e la pratica del LEADER,(GUIDA; DUCE; CAPO ETC:) è questa la malattia, perchè se non siamo tutti uguali, e qualcuno è più uguale degli altri ,ognuno gioca pers se, ecco le correnti, che oggi sono il cancro del partito, tutte le correnti, ecco il perché deelle scissioni, ecco perchè Vendola è andato via, ecco perchè oggi non si riesce a riunire lA SINISTRA, perchè qualcuni dovrebbe rinunciale a fare lo sceriffo, e chi rinucia? quando dico correnti, mi riferisco alle correnti costruite sulle persone in modo permanente somigliando spesso a cordate e comitati elettorali, mentre sarebbe una ricchezza un area di pensiero costruita sui contenuti, ad esempio, io non ero d’accordo con la FDS ed ho votato(solo su quell’argomento) la mozione di Bellotti, facendomi in incredibile violenza da solo, avendo sul comodino e sulla testata del letto il quadro di STALIN . rifletti e dimmi quello che non ti sembra giusto.

    • Fausto Tenti scrive:

      Io ho capito benissimo la posizione UFFICIALE di Ferrero…il problema che trova nel dispiegarla pienamente è nei lacci e lacciuoli, nonchè nei vari cacicchi che si trova lungo la strada e che lo fanno (e ci fanno) sbandare…Mi sembra molto chiaro!

    • Fausto Tenti scrive:

      Io ho capito benissimo la posizione UFFICIALE di Ferrero…il problema che trova nel dispiegarla pienamente è nei lacci e lacciuoli, nonchè nei vari cacicchi che si trova lungo la strada e che lo fanno (e ci fanno) sbandare…Mi sembra molto chiaro!!!

  7. Anonimo scrive:

    Anche in Italia il montanare della protesta sociale contro le politiche di austerità neoliberiste dell’Unione europea targata Germania di Merkel per fronteggiare la crisi economica e finanziaria ha prodotto un terremoto elettorale: il Pdl è in caduta libera, la Lega ha subito una sonora sconfitta, il progetto di Casini di costruzione di un polo moderato di centro non decolla, anzi abortisce, il Pd perde consensi, Idv e Sel escono dalle urne fortemente ridimensionate rispetto alle loro ambizioni politiche e la Fds si attesta al 2/2,5%. L’unica movimento (ma quando si parla dei consensi raccolti dalle liste è veramente difficile distinguere un movimento da un partito) che guadagna una enormità di voti fino a diventare la terza forza italiana è Cinque stelle di Grillo.
    —-
    Questo è in sintesi il risultato elettorale. Il governo Monti esce fortemente indebolito dal voto. Non gode più del sostegno – se mai lo ha avuto – della maggioranza degli elettori. Questo è il dato politico e nonostante il fatto che fossero elezioni amministrative e quindi le scelte locali, il profilo dei candidati, i problemi dei territori hanno avuto il sopravvento e che le liste civiche, mai così numerose come stavolta, hanno eroso voti ai due principali partiti, Pdl e Pd, il risultato elettorale è in sintonia con la tendenza europea, con le elezioni presidenziali in Francia, con le elezioni politiche in Grecia, con quelle amministrative in Germania e persino con il voto in Serbia. Dappertutto il blocco moderato della destra neoliberista entra in crisi, dappertutto cresce la contestazione contro la linea del rigore dell’Unione europea a senso unico che fa pagare la crisi solo alle fasce sociali più deboli.
    Ma vi è un dato inquietante che rende diverso il voto italiano dal resto dell’Europa. Da noi la sinistra non raccoglie un voto – dico un voto – delle protesta sociale. In Francia e in Grecia anche l’estrema destra raccolgono una parte di consensi ma la sinistra avanza in modo significativo; è decisiva per la vittoria di Hollande e in Grecia sfiora, senza il Pasok, il 35% dei consensi. In Italia invece, se si sommano i voti della Fds, di Sel e di Idv, si arriva a un modesto 10% dei voti!
    Trovo pertanto stucchevole, da irresponsabili, tutte quelle dichiarazioni che tentano di presentare il risultato elettorale della Fds come <>, <> rispetto alle precedenti tornate elettorali o finanche di <> in relazione al voto deludente di Sel e alle difficoltà enormi che presenta la situazione politica. Il voto è al contrario fortemente negativo proprio perché la Fds, una modestissima formazione politica, non va oltre il 2/2,5% in quanto non è in grado di intercettare il voto di protesta. Solo per questo grave aspetto ci sarebbe da preoccuparsi aprendo da subito una discussione politica vera e mettendo in discussione gruppi dirigenti la cui credibilità è tra i ceti popolari pressoché zero.
    Trovo d’altronde miracoloso che una Fds senza una linea politica e con gruppi dirigenti così irrisori riesca a raccogliere ancora un piccolo consenso elettorale grazie al lavoro instancabile e generoso dei suoi militanti nei territori. La stessa manifestazione di Roma del 12 maggio scorso mi pare essere un miracolo organizzativo che meriterebbe ben altre risposte politiche.
    Questo voto d’altronde, a un anno dalle elezioni politiche se la situazione non precipiterà prima, rilancia oggettivamente il centro-sinistra che il Pd aveva dichiarato frettolosamente superato nel inseguire Monti e le chimere del centro di Casini e ripropone all’ordine del giorno a tutta la sinistra la questione della sua unità in chiave di un’alleanza di governo con il Pd. Questione che i recenti congressi del Prc e del Pdci non hanno voluto affrontare giocando invece sul fattore della caduta di Berlusconi e la nascita del governo Monti, che in quel momento aveva determinato una modifica del quadro politico, ma non un cambio di linea rispetto alle politiche neoliberiste dominanti, che anzi in questi mesi via via sono andate inasprendosi.
    Il primo significativo risultato dello scricchiolio della inedita maggioranza di governo che sostiene Monti è il cestino della bozza di proposta di riforma del sistema elettorale (un sistema tra quello tedesco e spagnolo) con il quale si intendeva superare l’attuale. Con molta probabilità si andrà alle politiche con l’attuale legge elettorale che inevitabilmente riproporrà un bipolarismo forzoso tra centro-destra e centro-sinistra.
    Del resto, tutta l’Europa si muove tra queste due soluzioni e se si vuole evitare l’eventualità di governi “tecnici” alla Monti o le “grandi coalizioni di unità nazionale” che sono dei modi per far rientrare al governo dalla finestra il blocco moderato oggi in crisi, l’alternativa, come in Francia e in Grecia e domani in Germania, è tra centro-destra e centro-sinistra, in quanto all’ordine del giorno non vi è il superamento del capitalismo – non siamo in una situazione prerivoluzionaria – ma la fuoriuscita dalle politiche neoliberiste.
    In questa fase dunque il compito della sinistra comunista, anticapitalista, rivoluzionaria è di condurre una politica che incalzi il Partito socialista europeo e favorisca la sua uscita dalla subalternità al neoliberismo e dalla palude dell’opportunismo. Questo è ciò che sta facendo il segretario del Pcf in Francia Laurent, che è stato decisivo per l’affermazione del Fronte della sinistra, e Tsipras in Grecia, segretario di Syriza. Questo è ciò che dovrebbe fare la Fds, ma non lo fa e in particolare non lo fa il suo principale soggetto politico: il Prc. Non rinchiudendosi nel proprio orticello denunciando le responsabilità del Pd, non coltivando posizioni minoritarie dettate da un ideologismo sterile e senza prospettiva che si rilancia un progetto di alternativa di sinistra gettando le basi di una coerente politica riformatrice a favore del mondo del lavoro, dei ceti sociali più colpiti dalla crisi e sostenibile dal punto di vista ambientale.
    Non mi sfugge il dato che le difficoltà gravi della sinistra italiana sono anche la conseguenza della politica attuata, soprattutto in questi ultimi due anni, da Sel. Una politica di completa subalternità al Pd, di rottura dell’unità a sinistra e che si basava sul solo protagonismo del suo leader Vendola senza alcun radicamento territoriale e progetto politico. Ma questi indubbi limiti di Sel non possono essere per la Fds una giustificazione, un’attenuante per negare e non perseguire una linea unitaria. Ora a un anno dalle elezioni politiche i nodi vengono al pettine e devono essere con rapidità sciolti pena il rischio della sopravvivenza della Fds e dello stesso Prc. È un’ennesima prova di miopia politica credere che il dato elettorale sia un segnale di tenuta. Sul piano numerico i consensi raccolti non sono così inferiori dalle precedenti elezioni. Sul piano politico invece è un disastro. La protesta sociale, le lotte degli studenti e dei precari, del movimento dei beni comuni, il prezioso lavoro politico e organizzativo svolto in questa fase dalla Cgil neppure ci sfiorano. Nei movimenti e nonostante lo sforzo generoso di essere presenti e visibili con le nostre bandiere siamo del tutto marginali, ininfluenti.
    A questo punto occorre non una correzione di linea, ma un radicale cambio di linea a 180 gradi e dei nuovi gruppi dirigenti. Non si può passare da sconfitta in sconfitta mantenendo ai vertici sempre le stesse facce, non vi possono essere dirigenti per tutte le stagioni. Il nodo politico in cui si dibatte la Fds e in particolare il Prc va immediatamente affrontato e risolto. La situazione del Paese ci impone la necessità di contribuire alla realizzazione di una politica di riforme rilanciando un nuovo centro-sinistra che nel suo ambito abbia una sinistra forte e unita capace di condizionare con la sua forza il Pd. Altre strade non esistono, sono pericolose e avventuroso scorciatoie che portano alla rovina e al dissolvimento della Fds. Qualcuno potrebbe obiettare che il Prc è condizionato pesantemente dal minoritarismo pertanto non sarebbe in grado di sostenere questa politica, insomma non avrebbe una capacità di tenuta. Sicuramente questa considerazione è giusta, ma è ancor più vero il contrario. Se non sarà fatta una chiara scelta unitaria con le altre forze di sinistra e progressiste, se sarà imboccata come è probabile una scelta minoritaria, il Prc non avrebbe lo stesso una tenuta politica e organizzativa. Ecco perché occorre scegliere e scegliere al più presto rilanciando la Fds come prima tappa di un processo che investa tutta la sinistra per costituire un nuovo soggetto politico che sia l’altra gamba forte e autorevole del centro-sinistra.

  8. Anonimo scrive:

    Anche in Italia il montanare della protesta sociale contro le politiche di austerità neoliberiste dell’Unione europea targata Germania di Merkel per fronteggiare la crisi economica e finanziaria ha prodotto un terremoto elettorale: il Pdl è in caduta libera, la Lega ha subito una sonora sconfitta, il progetto di Casini di costruzione di un polo moderato di centro non decolla, anzi abortisce, il Pd perde consensi, Idv e Sel escono dalle urne fortemente ridimensionate rispetto alle loro ambizioni politiche e la Fds si attesta al 2/2,5%. L’unica movimento (ma quando si parla dei consensi raccolti dalle liste è veramente difficile distinguere un movimento da un partito) che guadagna una enormità di voti fino a diventare la terza forza italiana è Cinque stelle di Grillo.
    Questo è in sintesi il risultato elettorale. Il governo Monti esce fortemente indebolito dal voto. Non gode più del sostegno – se mai lo ha avuto – della maggioranza degli elettori. Questo è il dato politico e nonostante il fatto che fossero elezioni amministrative e quindi le scelte locali, il profilo dei candidati, i problemi dei territori hanno avuto il sopravvento e che le liste civiche, mai così numerose come stavolta, hanno eroso voti ai due principali partiti, Pdl e Pd, il risultato elettorale è in sintonia con la tendenza europea, con le elezioni presidenziali in Francia, con le elezioni politiche in Grecia, con quelle amministrative in Germania e persino con il voto in Serbia. Dappertutto il blocco moderato della destra neoliberista entra in crisi, dappertutto cresce la contestazione contro la linea del rigore dell’Unione europea a senso unico che fa pagare la crisi solo alle fasce sociali più deboli.
    Ma vi è un dato inquietante che rende diverso il voto italiano dal resto dell’Europa. Da noi la sinistra non raccoglie un voto – dico un voto – delle protesta sociale. In Francia e in Grecia anche l’estrema destra raccolgono una parte di consensi ma la sinistra avanza in modo significativo; è decisiva per la vittoria di Hollande e in Grecia sfiora, senza il Pasok, il 35% dei consensi. In Italia invece, se si sommano i voti della Fds, di Sel e di Idv, si arriva a un modesto 10% dei voti!
    Trovo pertanto stucchevole, da irresponsabili, tutte quelle dichiarazioni che tentano di presentare il risultato elettorale della Fds come <>, <> rispetto alle precedenti tornate elettorali o finanche di <> in relazione al voto deludente di Sel e alle difficoltà enormi che presenta la situazione politica. Il voto è al contrario fortemente negativo proprio perché la Fds, una modestissima formazione politica, non va oltre il 2/2,5% in quanto non è in grado di intercettare il voto di protesta. Solo per questo grave aspetto ci sarebbe da preoccuparsi aprendo da subito una discussione politica vera e mettendo in discussione gruppi dirigenti la cui credibilità è tra i ceti popolari pressoché zero.
    Trovo d’altronde miracoloso che una Fds senza una linea politica e con gruppi dirigenti così irrisori riesca a raccogliere ancora un piccolo consenso elettorale grazie al lavoro instancabile e generoso dei suoi militanti nei territori. La stessa manifestazione di Roma del 12 maggio scorso mi pare essere un miracolo organizzativo che meriterebbe ben altre risposte politiche.
    Questo voto d’altronde, a un anno dalle elezioni politiche se la situazione non precipiterà prima, rilancia oggettivamente il centro-sinistra che il Pd aveva dichiarato frettolosamente superato nel inseguire Monti e le chimere del centro di Casini e ripropone all’ordine del giorno a tutta la sinistra la questione della sua unità in chiave di un’alleanza di governo con il Pd. Questione che i recenti congressi del Prc e del Pdci non hanno voluto affrontare giocando invece sul fattore della caduta di Berlusconi e la nascita del governo Monti, che in quel momento aveva determinato una modifica del quadro politico, ma non un cambio di linea rispetto alle politiche neoliberiste dominanti, che anzi in questi mesi via via sono andate inasprendosi.
    Il primo significativo risultato dello scricchiolio della inedita maggioranza di governo che sostiene Monti è il cestino della bozza di proposta di riforma del sistema elettorale (un sistema tra quello tedesco e spagnolo) con il quale si intendeva superare l’attuale. Con molta probabilità si andrà alle politiche con l’attuale legge elettorale che inevitabilmente riproporrà un bipolarismo forzoso tra centro-destra e centro-sinistra.
    Del resto, tutta l’Europa si muove tra queste due soluzioni e se si vuole evitare l’eventualità di governi “tecnici” alla Monti o le “grandi coalizioni di unità nazionale” che sono dei modi per far rientrare al governo dalla finestra il blocco moderato oggi in crisi, l’alternativa, come in Francia e in Grecia e domani in Germania, è tra centro-destra e centro-sinistra, in quanto all’ordine del giorno non vi è il superamento del capitalismo – non siamo in una situazione prerivoluzionaria – ma la fuoriuscita dalle politiche neoliberiste.
    In questa fase dunque il compito della sinistra comunista, anticapitalista, rivoluzionaria è di condurre una politica che incalzi il Partito socialista europeo e favorisca la sua uscita dalla subalternità al neoliberismo e dalla palude dell’opportunismo. Questo è ciò che sta facendo il segretario del Pcf in Francia Laurent, che è stato decisivo per l’affermazione del Fronte della sinistra, e Tsipras in Grecia, segretario di Syriza. Questo è ciò che dovrebbe fare la Fds, ma non lo fa e in particolare non lo fa il suo principale soggetto politico: il Prc. Non rinchiudendosi nel proprio orticello denunciando le responsabilità del Pd, non coltivando posizioni minoritarie dettate da un ideologismo sterile e senza prospettiva che si rilancia un progetto di alternativa di sinistra gettando le basi di una coerente politica riformatrice a favore del mondo del lavoro, dei ceti sociali più colpiti dalla crisi e sostenibile dal punto di vista ambientale.
    Non mi sfugge il dato che le difficoltà gravi della sinistra italiana sono anche la conseguenza della politica attuata, soprattutto in questi ultimi due anni, da Sel. Una politica di completa subalternità al Pd, di rottura dell’unità a sinistra e che si basava sul solo protagonismo del suo leader Vendola senza alcun radicamento territoriale e progetto politico. Ma questi indubbi limiti di Sel non possono essere per la Fds una giustificazione, un’attenuante per negare e non perseguire una linea unitaria. Ora a un anno dalle elezioni politiche i nodi vengono al pettine e devono essere con rapidità sciolti pena il rischio della sopravvivenza della Fds e dello stesso Prc. È un’ennesima prova di miopia politica credere che il dato elettorale sia un segnale di tenuta. Sul piano numerico i consensi raccolti non sono così inferiori dalle precedenti elezioni. Sul piano politico invece è un disastro. La protesta sociale, le lotte degli studenti e dei precari, del movimento dei beni comuni, il prezioso lavoro politico e organizzativo svolto in questa fase dalla Cgil neppure ci sfiorano. Nei movimenti e nonostante lo sforzo generoso di essere presenti e visibili con le nostre bandiere siamo del tutto marginali, ininfluenti.
    A questo punto occorre non una correzione di linea, ma un radicale cambio di linea a 180 gradi e dei nuovi gruppi dirigenti. Non si può passare da sconfitta in sconfitta mantenendo ai vertici sempre le stesse facce, non vi possono essere dirigenti per tutte le stagioni. Il nodo politico in cui si dibatte la Fds e in particolare il Prc va immediatamente affrontato e risolto. La situazione del Paese ci impone la necessità di contribuire alla realizzazione di una politica di riforme rilanciando un nuovo centro-sinistra che nel suo ambito abbia una sinistra forte e unita capace di condizionare con la sua forza il Pd. Altre strade non esistono, sono pericolose e avventuroso scorciatoie che portano alla rovina e al dissolvimento della Fds. Qualcuno potrebbe obiettare che il Prc è condizionato pesantemente dal minoritarismo pertanto non sarebbe in grado di sostenere questa politica, insomma non avrebbe una capacità di tenuta. Sicuramente questa considerazione è giusta, ma è ancor più vero il contrario. Se non sarà fatta una chiara scelta unitaria con le altre forze di sinistra e progressiste, se sarà imboccata come è probabile una scelta minoritaria, il Prc non avrebbe lo stesso una tenuta politica e organizzativa. Ecco perché occorre scegliere e scegliere al più presto rilanciando la Fds come prima tappa di un processo che investa tutta la sinistra per costituire un nuovo soggetto politico che sia l’altra gamba forte e autorevole del centro-sinistra.

  9. un comunista scrive:

    La cosa più sorprendente non è quello che scrive Cassini. Ma piuttosto il fatto che, dopo una giornata all’insegna dell’unità dei comunisti e della sinistra, ci sia qualcuno che posti il commento malevolo del giornalista ANSA, probabilmente con l’intento di seminare zizzania tra le forze che ieri, insieme, hanno concorso alla riuscita di una splendida manifestazione. Il cui simbolo è forse rappresentato dalla bella fotografia che sta girando in rete dell’abbraccio tra Ferrero e Diliberto.

    • Anonimo scrive:

      caro compagno hai ragione da vendere anche perché poi, faccio l’esempio della mia regione, alcun delle federazioni del prc non han fatto nulla per portare i compagni a roma.

  10. anonimo scrive:

    Dai partiti comunisti dell’Unione Europea la più ferma opposizione al Patto di Bilancio .

    Quindici partiti comunisti e operai dell’Unione Europea hanno diffuso, il 1 Maggio, una dichiarazione comune in cui si impegnano a manifestare la “massima opposizione al nuovo trattato di stabilità”

    http://www.marx21.it/internazionale/europa/1688-dai-partiti-comunisti-dellunione-europea-la-piu-ferma-opposizione-al-patto-di-bilancio.html

  11. Anonimo scrive:

    Paolo Ferrero non ha usato mezzi termini per lanciare il suo ultimatum al Pd: stop al governo dei tecnici, sì ad un cartello delle sinistre “da non inquinare con improbabili alleanze centriste”
    ““Siamo pronti – ha detto ai giornalisti – all’alleanza con tutte le forze di sinistra, compreso il Pd, a condizione che abbandoni il corteggiamento di un Terzo Polo”

    Insomma mi avete fatto salire fino a Roma per sentire ripropormi il “Fronte Costituzionale” con Bersani?
    Eh no!

  12. Giuseppe scrive:

    STREPITOSA MANIFESTAZIONE DELLA FDS. MIGLIAIA E MIGLIAIA DI PERSONE IN PIAZZA TANTISSIME FALCI E MARTELLI. CI SIAMO. TUTTA VIA CAVOUR INVASA DAI COMUNISTI. CHE BELLO

  13. Anonimo scrive:

    di Sergio Cassini

    “In questa piazza nascono oggi l’opposizione sociale al governo Monti e l’unità delle sinistre. Basta inseguire Bersani con il cappello in mano. La ricerca di un’alleanza con i centristi di Casini non ha alcuna prospettiva”. Paolo Ferrero non ha usato mezzi termini per lanciare il suo ultimatum al Pd: stop al governo dei tecnici, sì ad un cartello delle sinistre “da non inquinare con improbabili alleanze centriste”. Quasi 50.000 per gli organizzatori, non più di 10.000 per le forze dell’ordine, la manifestazione organizzata da Prc e Pdci ha confermato le difficoltà nelle quali il governo Monti ha trascinato anche gli oppositori più risoluti. Paolo Ferrero e Oliviero Diliberto hanno mostrato grande sintonia di intenti e di analisi contro il “professore della Bocconi”. Tuttavia il processo federativo già avviato tra i due partiti della sinistra comunista mostra qualche difficoltà, come testimonia la soverchiante presenza al Colosseo dei militanti di Prc. La prima, importante manifestazione contro il governo Monti è stata anche un appello rivolto a chi davvero vuole chiudere con “l’esperienza nefasta dei tecnici” per distinguerli da quanti si accontentano di lamentazioni-placebo. Su questo crinale è apparso oggi evidente che il governo del “Professore” lacera anche il popolo del centro sinistra. Inevitabilmente assente il Pd sia ufficialmente, sia nelle adesioni personali, il vero confronto si è tenuto con Sel di Nichi Vendola che non ha aderito alla manifestazione e non ha inviato nessuna rappresentanza. Qualche ex parlamentare è sfilato solo a titolo personale. Più evidente e partecipata la presenza dell’Idv di Antonio di Pietro che ha inviato una delegazione guidata dal senatore Stefano Pedica: “Siamo pronti – ha detto ai giornalisti – all’alleanza con tutte le forze di sinistra, compreso il Pd, a condizione che abbandoni il corteggiamento di un Terzo Polo sempre pronto ad infliggere coltellate nella schiena dei lavoratori”. Al di là delle pittoresche bandiere rosse e degli scontati slogan di solidarietà sociale, le sinistre si interrogano su come tornare alla politica e possibilmente anche a palazzo Chigi. “Partito di lotta e di governo” è stato uno degli slogan scanditi dal corteo.
    —-

    • Anonimo scrive:

      mi sa che il buon Cassini confonde le bandiere della FdS con quelle del prc per definire sovrchiante la presenza del prc alla manifestazione

  14. Anonimo scrive:

    di Sergio Cassini

    “In questa piazza nascono oggi l’opposizione sociale al governo Monti e l’unità delle sinistre. Basta inseguire Bersani con il cappello in mano. La ricerca di un’alleanza con i centristi di Casini non ha alcuna prospettiva”. Paolo Ferrero non ha usato mezzi termini per lanciare il suo ultimatum al Pd: stop al governo dei tecnici, sì ad un cartello delle sinistre “da non inquinare con improbabili alleanze centriste”. Quasi 50.000 per gli organizzatori, non più di 10.000 per le forze dell’ordine, la manifestazione organizzata da Prc e Pdci ha confermato le difficoltà nelle quali il governo Monti ha trascinato anche gli oppositori più risoluti. Paolo Ferrero e Oliviero Diliberto hanno mostrato grande sintonia di intenti e di analisi contro il “professore della Bocconi”. Tuttavia il processo federativo già avviato tra i due partiti della sinistra comunista mostra qualche difficoltà, come testimonia la soverchiante presenza al Colosseo dei militanti di Prc. La prima, importante manifestazione contro il governo Monti è stata anche un appello rivolto a chi davvero vuole chiudere con “l’esperienza nefasta dei tecnici” per distinguerli da quanti si accontentano di lamentazioni-placebo. Su questo crinale è apparso oggi evidente che il governo del “Professore” lacera anche il popolo del centro sinistra. Inevitabilmente assente il Pd sia ufficialmente, sia nelle adesioni personali, il vero confronto si è tenuto con Sel di Nichi Vendola che non ha aderito alla manifestazione e non ha inviato nessuna rappresentanza. Qualche ex parlamentare è sfilato solo a titolo personale. Più evidente e partecipata la presenza dell’Idv di Antonio di Pietro che ha inviato una delegazione guidata dal senatore Stefano Pedica: “Siamo pronti – ha detto ai giornalisti – all’alleanza con tutte le forze di sinistra, compreso il Pd, a condizione che abbandoni il corteggiamento di un Terzo Polo sempre pronto ad infliggere coltellate nella schiena dei lavoratori”. Al di là delle pittoresche bandiere rosse e degli scontati slogan di solidarietà sociale, le sinistre si interrogano su come tornare alla politica e possibilmente anche a palazzo Chigi. “Partito di lotta e di governo” è stato uno degli slogan scanditi dal corteo.

    • Anonimo scrive:

      mi sa che il buon Cassini confonde le bandiere della FdS con quelle del prc per definire soverchiante la presenza del prc alla manifestazione

  15. Carlo circolo bianchini Genova scrive:

    Ma che bel corteo e quanta bella gente, tutta colorata, ma perchè non ci mettiamo tutti assieme? ma non formando un nuovo soggetto politico, visto che Rifondazione è comune a tutti, oggi ho visto di tutto, io non capisco perchè restare separati, ma perchè non possiamo fare un partito della rifondazione dei comunisti italiani? cosi si trova la mediazione sul logo? è una questione di posti? di chi comanda? ci sono troppi aspiranti capi? perchè non si dice, ritorniamo insieme sotto un unico nome, poi facciamo un congresso Vero e reale, e chi ha più lana tesserà di più perchè non si accetta la competizione? io farei prima abolirei la figura del segretario, o lo ridurrei a semplice cordinatore, di un partito dove a prendere le decisioni, sarebbe solo un parlamentino, molto rappresentativo? il partito bolscevico di cui tutti ci laviamo la bocca funzionava cosi.non lo vuole la casta?, non lo vogliono il partito degli assessori?, e allora diciamolo chiaro, non faremo mai niente di buono, perchè finche c’è una squadra, che premia, solo che fa il gol, a prescindere dal lavoro che fanno gli altri per farlo segnare, dubito che andremo avanti.

    • Anonimo scrive:

      Ottima idea! Partito della Rifondazione dei Comunisti Italiani!
      Per ovviare il problema della direzione facciamo due segretari: Paolo Diliberto e Oliviero Ferrero.
      Carlé ma non ci dormi la notte per pensare ste fesserie?

  16. Ferdinando scrive:

    Spero che Grassi cancelli questa schifezza

  17. anonimo scrive:

    “A IDV e SEL proporrò di lavorare ad un soggetto federato della Sinistra e con questa forza, che oggi avrebbe il 15%, trattare col PD in vista delle elezioni”. Così oggi Oliviero Diliberto presenta, in una intervista all’Unità, il senso della manifestazione della FDS a Roma.

    Qualcuno smentisce…. ?

    • L scrive:

      e’ un intervista al Fatto.
      Comunque il senso e’ lo stesso.
      Chi vuoi che smentisca?E’ cosi’,si sa’ come la pensa Diliberto

      • Anonimo scrive:

        Almeno diliberto parla chiaro è ferrero che non si sa che vuole

        • concordo scrive:

          Ferrero e Diliberto vogliono la stessa cosa rientrare in parlamento, siversi sono i modi e i giri di parole per esprimerlo…. Diliberto hameno problemi a dirlo chiaro e tondo visto che la sua base in gran parte condivide…. meno Ferrero molto più in difficoltà…. fino a pochi mesi fa era impensabile immaginarsi che i segretari pseudocomunisti perorassero l’alleanza con IdV…. ora passa come normalità….
          SPQR

        • Fausto Tenti scrive:

          Un altro del Genio Guastatori a busta paga…

  18. anonimo scrive:

    La scomparsa del compagno Antonio Costa
    Un primo e breve ricordo dei compagni di Milano

    http://www.marx21.it/comunisti-oggi/in-italia/1684-un-primo-e-breve-ricordo-della-vita-di-antonio-costa.html

  19. militant scrive:

    PERCHE’ FDS HA SCELTO DI NEGARE LA PAROLA AL PCL ?
    Il nostro partito è stato costretto a revocare la propria adesione e partecipazione a questa manifestazione, a causa dell’improvvisa negazione del nostro diritto di parola sul palco, in contrasto con l’accordo unitario precedentemente raggiunto.

    Avevamo aderito un mese fa alla proposta pubblica di “una manifestazione unitaria di tutte le sinistre di opposizione al governo Monti”: che presuppone, da parte del soggetto promotore ( FDS), il riconoscimento pubblico della loro diversità. In questo senso era stato garantito, in conclusione della manifestazione, il “microfono aperto” anche al nostro partito. Invece tre giorni fa ci è stato comunicato il “contrordine”: il PCL non potrà parlare. Perchè la manifestazione sarà solo “una manifestazione di cartello della FDS , dei suoi alleati internazionali, dei suoi interlocutori sociali e di movimento”. Scelta legittima, naturalmente: ma allora perchè scomodare la bandiera dell’”unità delle sinistre”? Che senso ha un appello formalmente unitario anche alle sinistre politiche, se poi si nega il diritto d’intervento a chi lo accoglie? O la bandiera dell’unità è solo la coperta retorica che si usa sotto elezioni per chiedere la subordinazione “unitaria” alle alleanze col PD ( e talvolta con la UDC)?

    Dal palco conclusivo della manifestazione, avremmo voluto comunicare a migliaia di compagni e compagne una proposta politica pubblica attorno a tre assi elementari:

    -La rivendicazione del più ampio fronte unitario di lotta a sinistra in contrapposizione al governo Monti ma anche al PD che lo sostiene( Perchè non si può denunciare Monti e contemporaneamente allearsi in tutta Italia col suo principale supporto)

    -La necessità di una svolta unitaria e radicale della mobilitazione di massa contro il governo, in aperta contrapposizione alla linea scandalosa della CGIL: che, per conto del PD, consente a Monti ciò che i lavoratori avevano negato a Berlusconi.

    -La necessità di un programma generale apertamente anticapitalista e non solo “antiliberista”, in Italia e in Europa, capace di ricondurre ogni lotta immediata all’unica possibile reale alternativa: quella della rivoluzione sociale e del governo dei lavoratori. Contro tutte quelle illusioni riformiste che sono state distribuite a mani basse attorno ai Prodi, Yospin, Zapatero, e oggi Hollande: e che sono servite unicamente a giustificare il voto delle sinistre “radicali” alla precarizzazione del lavoro, alla detassazione dei profitti, alle guerre. E non solo in Italia.

    E’ vero. Questa è un’impostazione diversa dell’”unità a sinistra”. Non la trasforma in un richiamo d’immagine o in un fattore di pressione su Vendola e Di Pietro per negoziare “insieme” l’alleanza col PD (come ha spiegato Paolo Ferrero su il Manifesto del il 10 Maggio). Ma l’assume come parola d’ordine di rottura con tutti i partiti borghesi nella prospettiva di un’alternativa di sistema: com’è naturale per i comunisti.

    Forse questa proposta pubblica è stata giudicata troppo imbarazzante dai gruppi dirigenti della FDS, nel momento in cui, dopo il 6 Maggio, si riapre “la partita delle alleanze”, a legge elettorale forse immutata. Capiamo. Ma come si può costruire un fronte unitario di lotta a sinistra senza un confronto aperto e pubblico tra posizioni diverse?

    In ogni caso resta un fatto: la FDS ha scelto di negare la parola in una manifestazione annunciata come “unitaria”, all’unico partito della sinistra italiana già censurato totalmente, senza eccezioni, da tutti i canali della comunicazione pubblica. E’ una scelta legittima. Ma francamente pesante. E di cui sarebbe onesto rivelare apertamente le reali ragioni politiche.

    • Anonimo scrive:

      Confesso che vedere due o tre militanti PCL diffondere il loro rancoroso volantino mi ha fatto provare un po’ di pena. Leggo ora questo testo, e vi dico che siete patetici.
      E siete anche in mala fede perché quando iniziò l’avventura della FdS vi è stato propostiodi parlarne e avete rifiutato senza nemmeno accettare di discutere.
      Poi però sperate di fare i parassiti alle nostre manifestazioni per intercettare qualche scontento.
      Che pena, povero Lev…

      • militant scrive:

        Guarda che il PCL non recrimina la legittima strategia della FdS, ma il fatto che ai proclami unitari corrisponda di regola un’impostazione auto-centrata.
        Il PCL dice chiaramente: la nostra prospettiva è un’altra rispetto a quella della FdS, ma lavoriamo per ricomporre sul piano delle lotte/mobilitazioni un fronte unitario, nel rispetto reciproco delle diverse posizioni.
        La FdS risponde: o con noi o contro di noi.
        A questo punto dove sono i settari?

  20. tn scrive:

    Fatemi capire, domani facciamo una manifestazione contro un governo di cui il Pd è il principale sostenitore mentre l’alleanza col Pd è l’orizzonte strategico della Fds con la scusa che quando siamo in coalizione prendiamo il 2,2% mentre quando andiamo da soli prendiamo l’1%. E’ disfattismo stare a casa?

  21. Anonimo scrive:

    Caro Ferdinando, che scrivi tanto su questo blog. Il PRC va male perchè ci sono compagni come te che passa tutto il tempo a disquisire e a fare seghe mentali davanti a una tastiera. Esci, vai a vedere come vivono i lavoratori in presidio davanti alle loro fabbriche in smobilitazione o in fallimento. Sono loro che dobbiamo conquistare attraverso un programma chiaro e di pochi punti. In questo programma ci deve essere la nazionalizzazione delle grandi banche, la patrimoniale e un piano industriale vero e proprio. Insomma, dobbiamo dire chiaro e tondo, che il liberismo ha fallito e che bisogna ritornare al pubblico. Solo attraverso grandi poli di industria pubblica è pensabile trainare tutto il resto del paese. Il lavoro è un bene comune e non va lasciato in mano ai privati che ne fanno carne da macello. I lavoratori non vogliono chiacchiere. Vogliono fatti e un lavoro sicuro. E noi su questo, dobbiamo puntare tutte le nostre energie.
    Detto questo, voglio dirti, che non è più il momento di giocare alla politica. Bisogna fare politica con la P maiuscola. Bisogna alzare la voce. Farsi sentire. Farsi capire. Ma per fare questo, non bisogna perdersi dietro a Vendola, Di Piertro e Bersani. Dobbiamo parlare al paese e ai lavoratori, dando delle indicazioni precise e radicali di svolta dalle politiche neoliberiste e di austerità, che stanno portando il paese al disastro e alla depressione. Non è sempre vero, il fatto, che solo andando al governo si possono realizzare certe cose. Infatti col l’ultimo governo Prodi, la nostra credibilità è ridotta a zero. Riconquistare la fiducia dei lavoratori, è cosa assai ardua e difficile allo stesso tempo. In conclusione: non è stando seduti davanti ad una tastiere, che riconquistiamo la fiducia ormai persa.

  22. Franco Astengo scrive:

    Qualche dato appena, appena indicativo tentando di trasportare i dati delle amministrative sul piano politico più generale: sto lavorando, infatti, sul complesso dei comuni superiori ai 15.000 abitanti nei quali si è votato il 6-7 Maggio scorso.
    Il lavoro non è ancora completato ma alcune indicazioni di massima si possono già evidenziare.
    Innanzi tutto il totale dei voti validi per le liste del 57%: di conseguenza, dal punto di vista del non voto, al 43% di astenuti occorre aggiungere un 10% di schede bianche e nulle.
    Esaminando le liste nella loro presentazione con i simboli di partito, si ricava che il PD è al 16,8% (con le liste civiche d’appoggio all’8,6%), SeL al 3,3%, IDV al 4,5%, FdS 2,6, le liste oltre la FdS (PCL, Rizzo) allo 0,17%, i Verdi allo 0,25%, Il Partito Socialista allo 0,85%.
    Sul versante del centro destra il PDL è al 12,30% (con le liste civiche d’appoggio al 7,30%), la Lega al 3,5%, con le liste d’appoggio al 4,5% (effetto Tosi).
    Non sono ancora state esaminate le liste centriste e il Movimento 5 stelle: lo farò nella prossima settimana.
    Dovranno poi essere conteggiate le liste civiche di diversa attribuzione.
    Si tenga conto che i dati sui partiti finora pubblicati dai giornali anche attraverso l’elaborazione dell’Istituto Cattaneo, hanno riguardato soltanto i 26 comuni capoluogo.
    Qui stiamo scrivendo di circa 150 comuni, comprensivi di ben oltre 5 milioni di elettrici ed elettori.
    Una annotazione finale, pur nel quadro di questa provvisorietà: le liste di partito (escluse le civiche di qualsivoglia appartenenza, e compreso il movimento 5 stelle) dovrebbe rappresentare circa il 60% dei voti validi (nelle amministrative 2011, questo dato fu del 73%).
    Voti validi rappresentativi di meno del 60% degli aventi diritto.
    Di conseguenza è rimasto fuori dal voto riguardante liste di partito circa il 70% delle elettorato attivo, compreso nelle liste dei comuni in cui si è votato.
    Spero nei prossimi giorni di poter essere più preciso, ma in realtà il sistema politico italiano appare proprio appeso ad un vuoto: e, come è noto, la politica non ammette vuoti.
    Savona, li 11 Maggio 2012 Franco Astengo

  23. Ferdinando scrive:

    Dice Fausto Tenti

    Per modificare la linea del partito,decisa al congresso,ci vuole un congresso straordinario

    Ti chiedo allora un paio di cose

    a)Quando furono presentate le tesi,in quella di maggioranza c’era scritto che il Prc non si sarebbe alleato con il PD?
    Io ricordo che invece c’era l’esatto opposto,si parlava di “Fronte Democratico”

    b)Dici “per modificare la linea”,quindi per te la linea ufficiale del Prc e’ “no a qualsiasi accordo con il Pd”.
    Bene allora ti chiedo cosa aspetta Ferrero e i “ferreriani” a rompere la Fed dove ci sono 2 alleti come Diliberto e Salvi che la pensano in modo opposto?

    c)Ti viene il dubbio che Ferrero ha la consapevolezza che(forse)nel Prc la sua(presunza eh)posizione di “no al Pd” e’ minoritaria?
    Se chiedesse oggi un voto in direzione o CPN
    “Volete dare mandato al segr. di aprire un discorso di alleanza con il csx?”(bada bene … Centrosinistra)pensi che la richiesta sarebbe bocciata?

    d)Questa piu’ che una domanda e’ una curiosita’ che chiedo ad un dirigente di Prc che credo abbia qualche indizio piu’ di me.
    Quale e’ la posizione degli ex-bertinottiani?
    E nell’area esserecomunisti qual’e’ la sensazione?

  24. Ferdinando scrive:

    Carlo la tua pero’ non e’ un analisi razionale sui futuri possibili scenari ma un auspicio del tutto privo di “fatti”,in piu’ ci sono anche un paio di inesattezze,permettimelo di dire

    Dici
    “Speriamo che lo scenario, che descrivi non si verichi, sarebbe una iattura, la strada che indicano le elezioni, sia in italia che fuori e di costruire, una alleanza con tutti i soggetti alla sinistra del PD”

    Sicuro?
    Io credo che invece la strada che indicano le elezioni amministrative sia totalmente opposta.
    Il Prc-Pdci quando va’ da solo(tranne Palermo,ma Orlando e’ un caso a parte)prende risultati davvero deludenti(in un quadro generale non soddisfacente).
    Il caso di Parma e’ emblematico,il Pdci alleato del Pd prende il 5,8%!Il Prc da solo l’1,8%.
    E potrei continuare con gli esempi.Insomma sicuro che la strada dica … “Il Prc va’ meglio quando lascia il Pd”?
    ————
    “come in Francia e in Grecia, in questi paesi nessuno si sarebbe presentato alle elezioni insieme al PASOK o al partito socialista in Francia”

    a)In Grecia la sinistra si e’ divisa alla grande!
    Dimar,Kke e Syriza da soli,con(e qui’ bisogna gridarlo ad alta voce)l’atteggiamento da demenziale,da utili idioti dei comunisti greci che ha risposto no a Syriza che gli proponeva un governo di sinistra!
    Comunisti greci vergogna!!!!!!
    In Francia,beh alle prossime legislative Ps e Fdg si uniranno,anzi farebbero bene ad allearsi gia’ al 1 turno.
    ———
    C’è una sensazone, che è ormai patrimonio collettivo, ed è che il pdci, è più realista del re, e che all’orizzonte,non vede altro che alleanze col PD, è una spece di TIC nervoso, come se il PD, non abbia oramai fatto il salto tale da non poterlo più devinire, come un partito di sinistra, questo non vuol dire che dentro il PD non ci sono forze di sinistra, ma contano come il due a briscola l’egemonia e quella liberista, rihuardo a Salvi, questo non ha mai avuto truppe, è un vecchiogenerale senza esercito, una spece di Don Chisciotte.
    ———-
    Allora noi dobbiamo prendere atto che Sel e Idv non ci saranno in un fantomatico polo di sinistra.
    Quindi tra chi ci uniamo a sinistra?
    Io penso che forse sarebbe il caso di iniziare a dire,per vedere come risponde tutto il nostro corpo militante e simpatizzanti,se un Ferrero dicesse chiaramente “Se Vendola e Di Pietro non ci stanno,io faccio una alleanza con Cremaschi e Sinistra Critica”
    Poi dobbiamo anche smetterla con le “sensazioni” … il Pdci lo dice chiaramente,basta leggere il comunicato di martedi’.
    “Noi ci sentiamo un partito che sta’ nel centrosinistra”

    Continuare ad andare avanti cosi’ non serve a nulla.
    Apriamo un dibattito serio tra noi,e tra noi non solo Pdci-Prc ma anche tra i tanti del Prc che la pensano come Diliberto

    • Fausto Tenti scrive:

      Ma anche tra i TANTI che NON la pensano, nel PRC, come Diliberto…
      Caro Ferdinando, vedo che non capisci fino in fondo: per modificare la linea del partito (che è quella che porta avanti il NOSTRO Segretario Nazionale…ma guarda un pò…Paolo si ostina a voler perseguire la strada che il Congresso democraticamente ha tracciato!) si deve fare un Congresso Straordinario, si discute e si decide. Io veramente rimango basito: sembra che per pigliare più voti bisogna per forza snaturarsi. Allora basta che il partito faccia – per es. ad Arezzo – una politica contro, che so, gli immigrati rumeni… per qualsivoglia motivo…così intercetta i voti in uscita dalla Lega ed arriviamo al 15%! MA CHE SODDISFAZIONE arrivare al 15 % grazie all’essere andati dietro ai voti in uscita dalla Lega…ma che 15% è? Incredibile continuare a ragionare così.

      • Anonimo scrive:

        caro fausto, rileggiti per cortesia quanto scrisse il compagno r. mordenti a proposito dell’ultimo congresso, poi magari valuterai se è stato democratico o meno.
        aggiungo infine che i presunti “tanti” compagni iscritti e congressuali del prc sono un’infinità di meno dei bacino elettorale del partito.

    • Carlo circolo bianchini Genova scrive:

      Per Ferdinando.
      CIao Ferdinado, dovrei fare causa e Fausto, perchè mi ha rubato la risposta, ma io cerco di farlo adottando il tuo stile.

      TUO—–
      Io credo che invece la strada che indicano le elezioni amministrative sia totalmente opposta.
      Il Prc-Pdci quando va’ da solo(tranne Palermo,ma Orlando e’ un caso a parte)prende risultati davvero deludenti(in un quadro generale non soddisfacente).
      Il caso di Parma e’ emblematico,il Pdci alleato del Pd prende il 5,8%!Il Prc da solo l’1,8%.
      E potrei continuare con gli esempi.Insomma sicuro che la strada dica … “Il Prc va’ meglio quando lascia il Pd?
      MIO———
      Caro Ferdinando, devi ammettere, che parli, da contabile, non entri nel merito, parli come un raccoglitore di funghi, che si accerta che quando va in quel posto ne trova, in altri posti meno o per niente. ma la politica, non è questa,perchè se chi raccoglie più voti ha ragione, Berlosconi per 20 anni ha avuto ragione, e giustamente, se c’è la prendessimo con gli Zingari e gli extra comunitari faremmo il pieno,ma a prescindere, dal merito, anche da un punto di vista contabile quello che dici è sbagliato, perchè la gente non ti vota se vai da solo o in compagnia, ma se ritiene che i voti che ti ha dato sono utili o no ti faccio notare, che siamo andati da soli, e avevamo(da soli) quasi un centinaio di parlamentari, ministri e sottosegretari, la teza carica dello stato, e via dicendo, e siamo andati come RIfondazione comunista, poi c’è stato, Il “nome indicibile” “tentenza culturale” l’Arcobaleno e siamo spariti, le volte che siamo andati da soli, ci siamo andati non per nostra autonoma decisine ma perchè non ci hanno voluti,perchè ci chiamavamo comunisti, infatti io avverso la FDS perchè ho la certezza, che trattasi di confezione accettabile, per accedere nei salotti buoni, ricordati dell’”onesto Penati”, in Val Susa, eravamo e siamo parte integrante del movimento NO TAV, ma ci siamo alleati con la signora SI TAV, potrei andare avanti per per mesi, ma nelle tue parole da ragioniere, non vedo mai, ragionamenti del tipo “veniamo da lontano” di respiro lungo, Grillo, i primi hanni non se lo filava nessuno poi hanno capito che può essere una alternativa e l’anno votato, Caro Fernando.
      TUO——-
      In Francia,beh alle prossime legislative Ps e Fdg si uniranno,anzi farebbero bene ad allearsi gia’ al 1 turno.
      MIO———
      Io mi auguro di no, perche, Hollande ed il PSF non sono un partito di classe, ma solo in questo disgraziato momento, potrebbe essere utile, per fare ragionare la Merkel, ma FDG secondo me anche se tatticamente, si allea( e non può fare diversamente, dato il sistema a doppio turno, non dimenticare che al primo ci va da sola)col PSF, ma all’orizonte mi auguro abbia la trasformazione del sistema, perchè se no seremmo nel più genuino nominalismo, per la quale, secondo Dalema per essere di sinistra, basta declinarsi taii.

      TUO—-
      Allora noi dobbiamo prendere atto che Sel e Idv non ci saranno in un fantomatico polo di sinistra.
      Quindi tra chi ci uniamo a sinistra?
      Io penso che forse sarebbe il caso di iniziare a dire,per vedere come risponde tutto il nostro corpo militante e simpatizzanti,se un Ferrero dicesse chiaramente “Se Vendola e Di Pietro non ci stanno,io faccio una alleanza con Cremaschi e Sinistra Critica”
      Poi dobbiamo anche smetterla con le “sensazioni” … il Pdci lo dice chiaramente,basta leggere il comunicato di martedi’.
      “Noi ci sentiamo un partito che sta’ nel centrosinistra
      MIO——–
      E questa è anche se non l’ultima una Chicca, noi dobbiamo farlo,perchè il PDCI l’ha dichiarato Diliberto si sente di centrosinistra, e anche Sel e IDV sono uguali. be io non ha mai sostenuto di fare alleanze a tutti i costi, se non ci sono le condizioni si va da soli, se la condizione per fare alleanze è snaturarsi, viva la solitudine, e peccato che qualche nostro cmpagno non può avere la poltrona, poi dubito che si possa fare qualcosa finchè Diliberto guida il PDCI, perchè è molto inviso alla Base, non sua ma del PRC sicuramente, perchè gli ha perdonato la scissione, ma non il bombardamento della Serbia, nel mio circolo che è il grande di Genova, non lo possiamo vedere, poi tutti sappiamo che il regalo del congresso, della FDS a quote è un regalo suo, che non ha voluto un congresso fatto di persone che votavano, una testa un voto, perchè credi che la FDS non sia decollata? perchè gente come Diliberto non è spendibile, Salvi e Patta sono figure retoriche general senza truppe, e l’abbiamo sempre saputo, e la nostra non gente, non va avotare o fa scheda bianca, il PDCI deve fare i conti con il suo segretario come noi per certi versi, li abbiamo fatti con il principe Bertinotti.
      ciao Ferdinabdo a rilegerti.

  25. Militante PRC scrive:

    Se c’è una cosa ovvia ed evidente che da queste elezioni esce fuori è la netta avversione della stragrande maggioranza della popolazione verso il Governo e le forze politiche che lo sostengono. Una contrapposizione che si è espressa principalmente attraverso l’astensione mentre, tra chi si è recato alle urne, tale tensione si è riversata andando a infoltire i consensi per il Movimento 5 stelle, aspetto che non va ignorato, o votando candidati, come a Palermo, che, vero o falso che sia nel contesto ha poca importanza, si sono presentati in aperta rottura con le segreterie dei partiti governativi.

    Se, come ricorda Lenin, perché un processo rivoluzionario si ponga realisticamente all’ordine del giorno occorre che due fattori si sommino: il rifiuto da parte delle masse di continuare a essere governate da una determinata classe dirigente, ovvero la sua obiettiva delegittimazione e l’impossibilità da parte delle classi dominanti di continuare a governare. Oggi sembra realistico affermare che, almeno la prima delle due condizioni, è in via di realizzo.

    Alla prova dei fatti, e dei numeri, l’attuale Governo e le forze politiche che lo sostengono possono contare su adesioni oscillanti tra il 20 e il 30% (REALE) della popolazione. Per altro verso, sarebbe stolto non riconoscerlo, l’impossibilità per le classi dominanti di continuare a governare non è certo dietro l’angolo. La delegittimazione alle quali sono sottoposte, al momento, non va oltre il rifiuto spontaneo e disorganizzato e, notoriamente, una simile condizione consente alle classi dominanti, pur navigando a vista, di rimanere in sella senza subire eccessivi scossoni. Avere tra il 20 e il 30% dei consensi, in assenza di un’opposizione politicamente organizzata, è un dato sicuramente non rassicurante ma pur sempre sufficiente per continuare a gestire senza troppe ambasce il potere politico. Perché una classe dominante venga messa in mora non è neppure sufficiente una sua palese entrata in crisi ma occorre che, dentro a tale crisi, una soggettività politica sia in grado di presentarsi sulla scena storica come alternativa CONCRETA E REALE allo stato di cose presenti. Occorre che, una soggettività politica, cogliendo l’occasione sia in grado di esercitare sino in fondo la decisione. In altre parole ciò che diventa urgente è porre al centro della riflessione e della pratica delle avanguardie comuniste la questione della soggettività politica.

    Così come senza teoria rivoluzionaria, non esiste un movimento rivoluzionario, senza Partito non esiste sbocco rivoluzionario alla crisi. Sotto tale profilo la situazione è tutt’altro che tranquillizzante. Anche perchè sia il PRC che il PdCI (per opportunismo politico legato all’alleazna col CSX per rientrare in parlamento) sia le varie micro formazioni che alimentano la diaspora comunista e anticapitalista (che fanno a gara tra di loro a chi è piu forte e la spara piu grossa) sembra non capiscano che la situazione meriterebbe ben altre scelte.

    Infatti se Sparta (FdS e quindi Noi) piange, Atene (SEL sempre piu schiacciata e asservita al PD) non ride, ma non ridono neanche la miriade di micro formazioni alla nostra sinistra, che fanno i grilli parlanti e analizzano i dati sia della FdS che di Sel con autocompiacimento (vedi PCL e Sinistra Critica o Sinistra Popolare) come dire… avete visto? ve lo avevamo detto!

    Cosi mentre Ferrando si autocompiace del fatto che di tutte le micro formazioni la sua è quella piu forte e in salute, Sinistra Critica si gratifica col risultato di Coriano dove prendono il 5.73% (a proposito dove sta Coriano?) mentre Sinistra Popolare di Rizzo si consola con la Grecia e la Francia, però se analizziamo il voto (delle micro formazioni) solo nelle due principali città (senza mettere ulteriormente il dito nella piaga) ovvero Genova e Palermo (quindi nord e sud), la presenza dei vari micro partiti comunisti nella contesa elettorale ha dato vita all’ennesimo risultato da prefisso telefonico. A Genova Sinistra Popolare (Rizzo) prende 1536 voti pari allo 0,58% e il Partito comunista dei lavoratori lo segue con 951 pari allo 0,36%.

    Ancora peggio vanno le cose a Palermo dove il Partito comunista dei lavoratori, che a sinistra non ha rivali, raccoglie 352 voti pari allo 0,17%. Sinistra critica invece non perviene proprio! In quanto loro non parteciano alle elezioni (a parte Coriano) ma si limitano a commentare i risultati degli altri!!

    Si tratta cmq in tutta Italia di prestazioni che non hanno bisogno di commento. Da un lato abbiamo un rifiuto di massa del Governo e dei partiti che lo sorreggono dall’altro la sostanziale incapacità da parte delle avanguardie comuniste di trasformare questo rifiuto in progetto politico, il tutto senza poter avanzare un qualche alibi di sorta.

    Se oggi il rifiuto palese delle masse a essere governate da questa classe dirigente non trova una corrispondente forma di rappresentanza politica in grado di rendere razionale e concreto ciò che spontaneamente è già patrimonio storico della classe è un problema e una responsabilità che ricade per intero prima di tutto sulle nostre spalle (in quanto volenti o nolenti siamo fino a prova contraria comunisti e siamo la formazione comunista piu forte) poi delle altre avanguardie comuniste e anticapitaliste, per questo, mettere al centro del dibattito e dell’iniziativa politica la questione del Partito è questione che non può essere più rimandata. Il treno della Storia, dentro la stazione, non aspetta in eterno.

    1) la galassia dei partiti comunisti dei collettivi, centri sociali, partitini e “intellettuali d’oggi..” che compongono l’avanguardia comunista non basta, è assolutamente insufficiente, a prescindere da qualsiasi mutamento delle condizioni oggettive. Saremo sempre più poveri e arrabbiati, le manifestazioni di questo scontento sempre più caotiche e violente, senza alcun progresso sociale e politico anzi…. 2) La soluzione oggi non piu rinviabile è nella costituzione di un partito comunista includente e di una sinistra anticapitalista.

    • L'originale scrive:

      Questo intervento “sembra” scopiazzato dall’articolo di Quadrelli e allora rendiamogli giustizia:

      (…)In fondo sia la forza del qualunquismo, Beppe Grillo e via dicendo, sia quella delle forze opportuniste e socialdemocratiche, Ferrero, Diliberto e Vendola, non sembrano essere in grado di incanalare più di tanto lo scontento delle masse o di esercitare nei loro confronti un’egemonia degna di questo nome. Il Movimento 5 Stelle non è Alba dorata, la Lega e neppure il fascismo degli esordi così come SEL e la Federazione della Sinistra non sono la Socialdemocrazia tedesca del 1918 o del 1933 e neppure il PCI degli anni Settanta e, per di più, queste ultime possono vantare una qualche legittimazione di massa solo quando, come è avvenuto in tutte le tornate elettorali, portano avanti una linea di condotta, almeno in apparenza, dichiaratamente avversa al PD mentre, come è accaduto a Palermo, quando a prevalere è l’allineamento alle necessità delle Segreterie vanno incontro a sonore batoste.
      Vendola non è Kautsky il quale, in ogni caso, poteva contare su un certo numero di divisioni sicure, Vendola, al massimo, può vantare la fedeltà di uno sparuto gruppo di yes man il quale dipende, in tutto e per tutto, dalle prebende elargite dal capo mentre Diliberto e Ferrero neanche questo. Un po’ poco per poter esercitare qualcosa che si chiama egemonia. Allora non cerchiamo facili ma inesistenti alibi.(…)
      http://www.militant-blog.org/?p=6844

  26. Anonimo scrive:

    Dopo le elezioni amministrative e la vittoria di Hollande in Francia, anche la sinistra dà segni di vita e preme per capire “chi siamo”. Vendola incalza Bersani. Di Pietro: subito tavoli sui contenuti. Ma il leader democrat temporeggia, rilancia ancora il «rassemblement» democratico, si assicura la premiership: “Tocca a noi”. Domani la Fed chiama in paizza contro la manomissione dell’articolo 18
    «Il dato che si ricava da queste elezioni è che la candidatura alla premiership tocca a noi. Saremo noi a proporre un nome. Non per metterci al comando ma per guidare questa fase. Il guidatore lo dobbiamo scegliere». Così, dalle colonne di Repubblica, ieri Pier Luigi Bersani ha di fatto annunciato che le primarie per la premiership non si faranno. In altri tempi la cosa avrebbe provocato un vespaio fra i suoi e i suoi alleati potenziali. Invece ieri di fatto Vendola e Di Pietro non hanno fatto un plisset. A farli preoccupare è invece la riproposizione di «un rassemblement» che «sfondi il muro di gomma fra guelfi e ghibellini» a cui chiamare «società civile, intellettuali, autorità morali e rappresentanti della vita economica».
    Si tratta dell’ennesima declinazione dell’alleanza democratica che Bersani propone dai tempi della corsa alla segreteria. La differenza è che oggi attenua l’invito ai moderati, visto che le amministrative si sono incaricate di comunicare alla politica che sono molti meno di quelli che fin qui venivano millantati. E così Nichi Vendola, l’alleato affidabile che sorveglia bene i toni, stavolta spicca un mezzo ultimatum. «Il Pd si dia una mossa: c’è il centrosinistra? Allora diciamolo, e diciamo cosa è. Il nostro programma è come quello di Hollande? Se è così sono pronto a sottoscriverlo. Se invece il nostro programma agli italiani è un ibrido incomprensibile, ambiguo ed opaco, diciamolo. Perché se sarà così io non ci starò», dice a Rainews.
    Il fatto è che il voto dello scorso week end, che Bersani considera una vittoria per il Pd, ha fotografato un paese stremato dalla crisi, scontento del governo, pronto ad abbandonare il partito democratico e ad abbandonarsi alla «protesta» del Movimento 5 stelle. Per di più, come era successo la scorsa primavera per esempio a Napoli e Milano, in alcune regioni il partitone di Bersani si segnala per la capacità di infilarsi nei guai e inguaiare tutta la coalizione: vedi l’amaro caso di Palermo che si fa ogni giorno più complicato. Sel lo sa bene, che per disciplina di coalizione ha seguito il Pd nella suicida scelta di Ferrandelli.
    E così Vendola se non pretende che il Pd stacchi la spina immediatamente al governo Monti, chiede almeno a Bersani di darsi «una mossa» perché «il paese sta precipitando, le ricette del governo si rivelano sempre più velleitarie ed inefficaci. Anche il tentativo generoso del Pd di condizionare il più possibile il governo mi pare sia fallito sostanzialmente». Quindi ora «con Bersani, con Di Pietro e con tanti altri che sentono insopportabile la situazione in cui si trova l’Italia e l’Europa intera, bisogna discutere innanzitutto di cosa significa costruire e governare il cambiamento». Risolto in un’intervista il tema della leadership, «ora è molto importante capire se il centrosinistra ha la fisionomia di una coalizione che fa della lotta contro la precarietà la propria ragione fondamentale di esistenza».
    Di Pietro segue lo stesso filo di ragionamento. Sulla premiership «mi metto nei panni di Bersani e lo capisco». Quello che importa sono i contenuti, quindi «organizziamoci a partire da quel che è stato convalidato da queste amministrative. A Bersani dico: partiamo da qui, mettiamo su subito un tavolo programmatico per chiudere la stagione berlusconiana e superare il governo Monti». Si tratta di far ripartire i tavoli del programma bruscamente interrotti lo scorso autunno all’avvento dei tecnici.
    Bersani temporeggia, i “promessi alleati” vogliono velocizzare i tempi e chiedono un vertice subito dopo i ballottaggi. Puntando su uno dei messaggi chiari deposti dagli italiani nelle urne: la bocciatura di Monti. Non a caso da Sel, di solito attenta a distinguersi dagli ‘ex’ di Prc e Pdci, stavolta arrivano parole di elogio per il corteo «anti-Monti» di domani a Roma convocato dalla Federazione della sinistra. Alla quale avevano già aderito i «pontieri» del movimento di Vendola, (Musacchio e Sentinelli, vicini a Bertinotti, che ha benedetto l’iniziativa, Silvana Pisa e Alfonso Gianni). Ieri Gennaro Migliore, molto vicino al presidente della Puglia, ha invitato il il Pd a non legarsi «a doppio filo all’esecutivo» con il rischio di «distruggere il centrosinistra», e annunciato la partecipazione al corteo. Non un’adesione formale, ma parteciperà a «un importante momento di aggregazione. La sinistra, come emerge dal voto, vince dove si presenta con una coalizione ampia, che comprende anche le liste civiche».
    In tema di ex compagni di partito, si ritirano dalla piazza invece i trotzkisti del Pcl di Ferrando, ai quali è stato comunicato che non avrebbero parlato dal palco, dove saliranno quelli della federazione, «gli alleati internazionali, interlocutori sociali e di movimento».

  27. Anonimo scrive:

    E’ possibile uno scenario in cui la Fds si divida in due tronconi con

    Ferrero e lo zoccolo duro del Prc che decide di proseguire nella scelta di corsa solitaria con Cremaschi candidato,con il sostegno di Usb,Cobas,Sinistra Critica,No Debito e ecc.

    Il Pdci,il movimento di Salvi e l’area(credo non tutta)di Essere Comunisti che decide di entrare nel csx?

    • Carlo circolo bianchini Genova scrive:

      Speriamo che lo scenario, che descrivi non si verichi, sarebbe una iattura, la strada che indicano le elezioni, sia in italia che fuori e di costruire, una alleanza con tutti i sogetti alla sinistra del PD, come in Francia e in Grecia, in questi paesi nessuno si sarebbe presentato alle elezioni insieme al PASOK o al partito socialista in Francia, però delle linee di confini che tracci, c’è una sensazone, che è ormai patrimonio collettivo, ed è che il pdci, è più realista del re, e che all’allorizonte, non vede altro che alleanze col PD, è una spece di TIC nervoso, come se il PD, non abbia oramai fatto il salto tale da non poterlo più devinire, come un partito di sinistra, questo non vuol dire che dentro il PD non ci sono forze di sinistra, ma contano come il due a briscola l’egemonia e quella liberista, rihuardo a Salvi, questo non ha mai avuto truppe, è un vecchiogenerale senza esercito, una spece di Don Chisciotte.

    • Fausto Tenti scrive:

      Speriamo che questo – naturalmente – non succeda! Ma – dovesse accadere – non sarà certo per colpa o responsabilità del PRC…ma degli altri 3 soci della FdS: i quali – però – avrebbero cambiato opinione rispetto alle origini ed alla natura di base della Federazione…diciamo avrebbero fatto un’altra giravolta carpiata con doppio salto mortale ed avvitamento…Questo è del tutto legittimo, per carità, basta essere onesti e chiari con i nostri ed i loro militanti, iscritti, simpatizzanti, votanti…

  28. Pierpaolo scrive:

    Palagonia, la scommessa di Marletta il rosso

    «Contro la mafia mi apparento con la gente»

    Federica Motta

    Ha trentadue anni ed è il candidato sindaco con il maggior consenso nel paese della provincia etnea commissariato per mafia. Attivista dei centri sociali a Catania e membro di Rifondazione Comunista tra quindici giorni andrà al ballottaggio contro Francesco Di Stefano. «Non faremo accordicchi, puntiamo sul sostegno della gente» dice a CTzen il giovane politico. Tra i punti del suo programma: raccolta differenziata, wi-fi gratis, riappropriazione di spazi pubblici

    Da quattro anni membro del consiglio provinciale di Rifondazione Comunista e da sempre vicino ai gruppi di riscatto sociale e riappropriazione degli spazi pubblici di Catania – come il CPO Experia, l’Auro o il Movimento studentesco catanese – oggi Valerio Marletta, 32 anni, rappresenta la nuova scommessa politica di Palagonia.

    «Sono passati dodici anni da quando mi sono trasferito a Catania per l’Università. Ma non ho mai perso di vista il mio paese. Così come tanti altri ragazzi, anche più giovani di me, che studiano fuori, ma per fortuna – racconta – quando tornano a casa si sentono di Palagonia». E da questo, ci spiega il giovane candidato, nasce il Collettivo Impastato, attivo in paese già da qualche anno con l’obiettivo di fare antimafia sociale nel comune noto  per essere stato commissariato due volte per mafia e al centro dell’inchiesta giudiziaria Iblis con l’arresto dell’ex sindaco Fausto Fagone.

    Giovane e fiducioso del fatto che «un cambiamento è possibile anche a Palagonia, dove per vent’anni ha governato la famiglia e la sinistra non è mai esistita, dove il potere mafioso nelle istituzioni è sempre stato più forte di tutto», Velerio Marletta, dopo il risultato che lo vede in vantaggio al primo turno con la lista civica “Palagonia bene comune” (composta da Rifondazione Comunista e Italia dei Valori), andrà al ballottaggio con Francesco Di Stefano, candidato di liste civiche anche lui.

    Il motivo del successo, secondo il candidato, sta nel rapporto instaurato con la gente e nella trasparenza delle intenzioni. «La nostra è stata una campagna elettorale semplice. Ci siamo apparentati con la piazza e lo abbiamo fatto prima, con un comizio ogni tre mesi». Un modo per dialogare con il paese e ascoltarne i problemi che è servito a ricostruire una fiducia politica che a Palagonia era ormai morta. Di fatto, «una delle problematiche maggiormente sentite è sempre stata l’inaccessibilità alle istituzioni – spiega il candidato – E la gente adesso voleva uno di loro, che fosse vicino».

    Nel comune da sempre roccaforte della destra, una maggioranza della sinistra «rappresenta un risultato storico», secondo Marletta. Ma si è trattato di una reazione contro le precedenti amministrazioni o di un effettivo cambio di rotta? «Certo, c’è stata sicuramente una buona percentuale di voti di protesta, ma la cosa importante è aver raggiunto tutti. Dal piccolo produttore al bracciante, dalla signora con il marito in galera che aspetta i servizi sociali al giovane universitario. La piazza era ogni volta più piena di gente sempre diversa».

    Un pensiero alle prossime votazioni e uno al futuro, Marletta però resta coerente e con i piedi per terra. «A Palagonia ci sono venti milioni di euro di buco che vanno sanati. C’è poco, ma anche quel poco deciderà la gente come gestirlo». Da programma uno dei primissimi passi che andrebbero fatti, secondo il candidato, sarebbe partire dalla riappropiazione di alcuni spazi pubblici per realizzare servizi sociali e strutture autogestite, soprattutto nei quartieri più degradati. «Fare antimafia classica da un lato, proporre un cambiamento culturale dall’altro, nell’ottica no global del pensare globale e agire locale». Sono queste le prerogative necessarie, secondo il candidato, per fare di Palagonia un vero bene comune. «La stessa proposta del wi-fi libero in paese, apprezzata da tutti, va in questa direzione. Quella di dare maggiore accessibilità ai saperi».

    E quando gli chiediamo, in previsione di una vittoria, quale sarebbe il primo intervento da sindaco non ha dubbi: una delibera di adesione alla rete Rifiuti Zero. «Siamo gli unici che non facciamo la raccolta differenziata perché a Palagonia è sempre apparsa come una cosa impossibile da realizzare per via delle infiltrazioni mafiose anche nella gestione delle discariche. Dimostrare che si può fare sarebbe un altra risposta di cambiamento», dice. In vista del prossimo voto «non faremo accordicchi ma continueremo seguendo la nostra linea. Domenica saremo di nuovo in piazza mettendo avanti i punti dai quali siamo partiti. La denuncia del malaffare e la nostra proposta politica», continua il candidato. «E al di là del risultato finale, comunque andrà, sappiamo di aver dato uno scossone. Il vento è cambiato».

  29. Lucia scrive:

    Dopo la vittoria dello scorso fine settimana di Francois Hollande alle Presidenziali, la sinistra francese travolgerà l’Ump del presidente uscente Nicolas Sarkozy anche alle elezioni parlamentari del mese prossimo.

    E’ quanto emerge oggi da due sondaggi.

    I socialisti di Hollande e altri partiti di sinistra potrebbero ottenere assieme il 45-46% dei voti al primo turno delle elezioni che si terranno il 10 giugno.

    Secondo un sondaggio Csa, al primo turno delle Parlamentari i socialisti otterrebbero il 32%, i Verdi il 4% e il Fronte di sinistra il 10%.

    Un sondaggio Bva dà i socialisti al 30%, i Verdi al 4,5%e il Fronte di sinistra al 10,5%. Secondo Csa l’Ump otterrebbe il 33% e per Bva il 32,5%.

  30. Marcello scrive:

    Il vuoto del blocco sociale e l’alternativa che non c’è

    di Antonio Musella
    Le elezioni amministrative ci hanno regalato un quadro politico tutto sommato pronosticabile. Certo la dimensione del boom dei consensi dei grillini ed un Pdl ridotto al di sotto delle due cifre, probabilmente stupiscono su una tendenza che restava prevedibile. Un quadro che da un lato ci conferma un dato, confortato anche dalla dimensione territoriale delle amministrative, quello della volontà dei cittadini di recarsi alle urne e di esercitare il diritto di voto. Come spesso si è sottolineato questo resta un dato ineluttabile. Lo tsunami astensionista non c’è stato, ed il dato del non voto resta sui livelli standard. Il sentimento di rigetto per i partiti decotti e commissariati dalle banche e dalla troika provoca il dilagare dei consensi del M5S. Fiumi di inchiostro in questi giorni si spendono sull’analisi del voto e tutte, da una prospettiva o dall’altra, restano ancorate al dibattito intorno al voto verso il movimento del comico Beppe Grillo. Fiumi di inchiostro utili, in una fase, come quella che viviamo nel paese, dove le analisi non sono mai sufficienti e l’estendersi degli interrogativi giova più delle ricette pronte. Senza dubbio, non si possono che sottolineare due aspetti che riguardano il senso politico del risultato del M5S. Da un lato, come il sentimento di indignazione non trovi sbocco in una idea complessiva di società alternativa, ma nella pericolosa approssimazione politica di Grillo, che sembra puntare ad una pancia del paese a cui viene fornita una propaganda che sembra legata più al marketing che ad una idea alternativa del sistema paese. Una critica feroce alla dimensione dello Stato-Mafia che non si accompagna per nulla ad una idea di modello sociale. Dall’altro, questo fenomeno porta, come sottolinea Giuliano Santoro su Micromega, ad una riaffermazione di quel sistema partitico screditato e rappresentativo solo di se stesso oltre che di alcuni interessi particolari. Gli umori di Napolitano e D’Alema su questo, sembrano essere una cartina di tornasole. L’irritazione suscitata dall’affermazione del M5S non è solo nei volti dell’ancién regime, ma rischia di tramutarsi anche in un sentimento più generalizzato. Ma se da un lato il partito di Berlusconi è ormai alla deriva e dall’altro si afferma il populismo demagogico di un comico, viene da chiedersi qual è l’elemento del tutto assente dalla scena. Resta, inesorabilmente, quello dell’assenza di un blocco sociale capace di esprimere un modello alternativo di società. Un blocco sociale che tramuti in discorso politico complessivo la miriade di focolai di conflitto che pure esistono nel paese. Uno spazio pubblico, sociale e politico, in grado di guardare ad una uscita dalla crisi fuori dal populismo, dal nazionalismo xenofobo (come in Grecia e Francia) e dall’ineluttabilità della dittatura finanziaria. I partiti della sinistra sono evidentemente insufficienti o poco credibili. Oppure privi di connessione con un blocco sociale che a sua volta stenta a definirsi. I risultati per nulla esaltanti di Sinistra Ecologia e Libertà e quelli mortificanti della Federazione della Sinistra ne sono la testimonianza. La stessa Italia dei Valori, fatto salvo il particolarissimo dato di Leoluca Orlando a Palermo, sembra essere ritornata al suo peso elettorale originario fermando il trend di ascesa. Non saranno certo questi partiti, visto lo stato dell’arte, a poter interpretare il malessere diffuso di un paese dove ci si spara alla testa per una cartella esattoriale di Equitalia, a testimonianza di come la solitudine sia prevalente rispetto al comune, di come l’assenza di una parte sociale con cui identificarsi resta una realtà che assume toni drammatici. Non è il tempo della demagogia, così come non è quello della mitezza. Davanti alla drammaticità quotidiana della crisi non si può pensare che la sola idea di buon governo possa di per sé essere salvifica. Non basta. Non serve. E’ roba vecchia. E’ difficile pesare chi, a sinistra, in questa competizione amministrativa non c’era ed invece ambisce a misurarsi con le politiche del 2013, ma resta sul campo l’assenza complessiva di un legame tra un blocco sociale fatto delle lotte del mondo del lavoro e di quelli che il lavoro non ce l’hanno. Un legame vero e non costruito sulle dichiarazioni ad affetto e qualche passerella nelle manifestazioni. In molti si sono soffermati come detto sul M5S, oppure sull’analisi dei flussi elettorali a Genova, Verona, Palermo, Parma, diventate per un giorno il centro del paese. Le amministrative restano comunque un test elettorale che deve tener conto dei territori. Ed allora vale la pena di parlare di un altro comune dove si è votato ed a cui pochi hanno prestato attenzione. E’ una città che circa 3 anni fa è stata distrutta. Non dal malgoverno e dalla corruzione. Quelli sono arrivati dopo. L’Aquila è stata distrutta da un terremoto devastante che ha causato la morte di oltre 300 persone e la distruzione dell’intera città. In questi tre anni la crisi economica, l’assenza di case, il ritorno della pressione fiscale hanno fatto sprofondare nell’abisso una città già devastata dal terremoto. Gli scandali della cricca sul progetto c.a.s.e., gli affari di Bertolaso e degli imprenditori che alle 3 e 32 del 6 aprile del 2009 se la ridevano pensando ai soldi della ricostruzione, hanno ridotto ai minimi termini la credibilità del centro destra. Massimo Cialente, sindaco uscente del centro sinistra, è stato costretto al ballottaggio. La coalizione “Appello per l’Aquila”, con in lista gli attivisti dei comitati aquilani del post terremoto, che in questi anni hanno prodotto esperienze importanti dal Comitato 3 e 32 all’occupazione delle Case Matte, hanno raccolto il 5% dei consensi con una coalizione fuori dal centro sinistra fatta di due liste civiche. Ettore De Cesare, attivista dei comitati e candidato sindaco, entrerà in consiglio comunale. Ecco la dimostrazione di come, in una esperienza legata comunque ai territori come quella delle elezioni amministrative, la costruzione di un blocco sociale sia assolutamente indispensabile, non solo per catalizzare il voto di chi oggi esprime rigetto per il sistema dei partiti, ma anche per chi invece vuole misurarsi con una idea di alternativa che proprio sui territori è un dato di grande concretezza e poca astrazione. “Appello per l’Aquila” si è affermato senza avere nessun famosissimo comico a suo sostegno, senza nessun imprenditore illuminato della comunicazione alle spalle, senza nessuna invettiva demagogica da raccontare ai cittadini aquilani, senza nessuna rigurgito giustizialista, semplicemente raccogliendo quello che in questi anni si è seminato in un blocco sociale che oggi vuole una città diversa. L’esempio de L’Aquila ci dice come proprio la formazione di un blocco sociale, culturale e politico sia la centralità su cui oggi devono muoversi i movimenti, i sindacati conflittuali, le espressioni di conflitto sociale nel paese. Davanti alla violenza della crisi non ci si può aspettare né mitezza per il bene comune né una delega in bianco ai partiti della sinistra persi tra personalismi asfittici e nostalgie del passato. La centralità ancora una volta è il conflitto.

  31. Anonimo scrive:

    Grassi e Diliberto: spero prendano loro in mano le redini della situazione sennò finiamo come gli indiani d’America.

    • Carlo circolo bianchini Genova scrive:

      Grassi sicuramente sarebbe auspicabile, Diliberto, trascinerebbe,in una china che rovinerebbe l’immaggine di Claudio. bisogna, mettersi in testa, che Diliberto le sue carte le ha giocate e se l’è giocate male, nessun comunista, accetta di essere guidato da chi per una poltrona Ha bombardato la Serbia, tacendo per misericordia, di tutte le volta che dichiara, che per dieci posti in parlamento, firma qualunque cambiale a Bersani, deve rassegnarsi, a diventare uno qualunque, non ha la stoffa morale per guidare niente, a Genova del PDCI non è rimasto nulla, tutti contro tutti,dentro il PDCI non c’è spazio, chi vuole dire qualcosa di diverso del “caro leader” deve andarsene come ha fatto Rizzo.

      • Anonimo scrive:

        Caro Carlo nella cui regione governo coll’udc, e il tuo consigliere regionale (o assessore) si congratula per la costruzione di navi militari per paesi del 3 mondo, col tuo segretario che era ministro dell’ultimo governo prodi a votare i rifinanziamenti per l’afghanistan… ma perché non ti vergogni? Diliberto è stato eletto e rieletto in congressi democratici, cosa che non credo possa dirsi dell’ultimo congresso di rifonda.

        Facci un favore. rileggiti tutit i numeri dele ultimi elezioni, vedi quando prc e pdci sono andati separati chi ha preso più voti.
        Poi facci un altro favore… il piano B…

        A proposito della democrazia del PRC cito quanto scritto da Mordenti:
        Le conseguenze del “manuale Cencelli” si sono viste: intere regioni tagliate fuori e non presenti nel Cpn neppure coi loro segretari regionali; la presenza dei Giovani Comunisti ridotta al di sotto della decenza; straordinarie situazioni di lotta (applauditissime dal Congresso) fatte fuori; settori di lavoro considerati (a parole) decisivi del tutto esclusi dall’organo dirigente nazionale; per non dire
        di alcune esclusioni nominative che gridano davvero vendetta. Per i cosiddetti “intellettuali” (intesi come.. professori) si prospetta poi una soluzione del tutto contraria a ciò che Gramsci ci ha insegnato: una riserva indiana tutta per loro, come se, gramscianamente, non fossero intellettuali tutti/e i/le dirigenti comunisti/e senza eccezione, quale che sia il mestiere che fanno (beninteso:
        solo se si è organici a una corrente si può essere invece, al tempo stesso, sia “intellettuali” che membri del Cpn).
        Tratto da: http://www.enricolobina.org/wp/wp-content/uploads/2011/12/Raul-Mordenti_i-due-congressi-di-Napoli.pdf

        • Carlo circolo bianchini Genova scrive:

          E con me sfondi una porta aperta, lo so che la democrazia, è una materia che no non possediamo, e per questo se leggi qualche altro mi intervento ti accorgi, che c’è l’ho con tutti i dirigenti miei e tuoi e sarei, per una fase costituente, che elabori un sistena di relazioni più orizontali, ma ne convieni che nessun dirigente comunista del mondo, avrebbe permesso agli aerei della NATO( della NATO non del ONU) di bombardare la Serbia? se non lo capisci io non posso farci niente, io amo la Base del PDCI ma non il suo segretario, ma non capisci che se Diliberto fosse serio . dovrebbe fare da solo un passo indietro, per ragione di opportunità. e per dare più lustro al suo partito? o vuole fare il papa a vita?

  32. Luca scrive:

    Qualche riflessione e qualche domanda

    Parto da un anno fa’,dopo le amministrative del 2011,tanti nel Prc-Pdci si affrettavano a far passare il dato delle provinciali che era di un “confortante” 4%.
    Peccato pero’ che era un dato totalmente fasullo,alle provinciali non c’era il M5S,si era votato in solo 11 province su circa 110(tra l’altro poco popolose)e senza nessun vero test politico.
    Molto piu’ “probante” era il dato delle comunali,sia dei 29 comuni capoluogo al voto(con le citta’ piu’ popolose)e veri test politici,sia i tanti comuni sopra i 15mila abitanti al voto.
    Il risultato medio di quelle elezioni fu’(elaborazioni dell’ufficio elettorale della FDS)del 2,5% per i capoluoghi(qualche decimale in meno rispetto alle regionali dell’anno prima,dove si era votato ovviamente)e del 2,7% per i comuni “superiori”(ugualmente un -0,2% rispetto alle regionali).
    Perche’ parto da qui’?
    Perche’ se avessimo affrontato il post-elezioni con quei dati,e non come fecero tutti con il 4% delle provinciali che “regalava sogni di autosufficienza”,forse avremo ragionato e agito in modo diverso.

    E allora queste elezioni?
    Beh avevo avuto un po’ di ottimismo nel leggere dalle parti del Prc(Grassi e Pegolo)che il risultato era deludente e che la media nazionale era sul 2,5%.
    “Evviva” ho pensato!Finalmente un bagno di umilta’ che ci costringera’ a guardare la realta’ con occhi dibersi dall’allucinazione/suggestione del 4% delle provinciali del 2011!
    Invece?
    Invece leggendo altri commenti e l’intervista di oggi di Ferrero sono ripiombato nel pessimismo.

    Leggo di analisi che dicono
    “Il dato e’ un po’ inferiore a quello di Idv e Sel,e quindi in fondo siamo sulla stessa barca!”

    Ma come si fa’ a dire una cosa del genere?
    Ma come si fa’ ad essere cosi’ miopi nel non vedere che Sel e Idv sono in una prospettiva futura del tutto diversa!?
    Noi abbiamo un dato,quello del 2,5%(decimale piu’,decimale meno)che oramai e’ quello dal 2010,siamo un partito chiuso,che non attrae,che non “campo” su cui giocare la propria partita!
    Ma(con tutte le critiche sia chiaro)ma si puo’ dire lo stesso per Vendola e Di Pietro?
    C’e’ qualcuno che puo’ azzardarsi a dire che “non hanno campo”?
    Ma davvero e’ imbarazzante un analisi del genere!

    E poi l’intervista di Ferrero
    All’ultima domanda della giornalista
    “Lei faceva lo stesso appello prima del voto. Non le sembra che oggi il Pd sia più interessato a un’alleanza a sinistra?”
    Cosi’ risponde Ferrero
    “È un’ipotesi. Un’altra è che il crollo del centro accentui la tendenza a ‘tirarli’ dalla loro parte. Dico ai compagni di Sel, all’Idv, ai movimenti: smettiamo di aspettare il Pd, iniziamo noi la partita. Uniamoci per far cadere Monti.
    Sel e Idv invocano l’alleanza con il Pd. In questo caso la Fds che farà?
    In politica le subordinate servono solo a finirci dentro. Quindi mi batto per un processo unitario, in una forma federata o confederata o di alleanza. Nessun piano B.”

    Nessun piano B!!??
    Ma che cavolo significa!
    Ma santa miseria!Usciamo da elezioni in cui la Fds(tranne Palermo con Orlando che e’ un caso a parte)in cui quando la Fds o il Prc,va’ da solo prende i voti dei parenti o poco piu’,da un voto in cui tra Calabria,Puglia e napoletano si scompare,a Genova di dimezza e potrei continuare … e Ferrero dice che se Sel e Idv gli rispodono “No grazie non ci interessa la tua proposta” lui risponde … “nessun piano B!”

    Immagino che intendesse che se Vendola e Di Pietro gli rispondono no,lui continuerebbe nel suo percorso,a questo punto rivolgendosi a Cremaschi,i No Debito,il nuovo(?)Partito dell’ALBA e qualche altro .. e la cosa e’ persino peggiore di un “se mi dicono no,non so’ proprio che fare”!

    E allora ecco qualche domanda

    1)Le dichiarazioni di Diliberto di qualche giorno fa’ sono chiare,dice sostanzialmente che lui vuole essere nel csx con il Pd.
    Ferrero continua con l’esatto opposto.
    Ma a questo punto la manifestazione di sabato non assume i contorni di una quasi “farsa”?

    2)Ma a questo punto,siccome non c’e’ piu’ la necessita’ di mantenerla in vita poiche’ non ci sono piu’ elezioni intermedie,non sarebbe meglio “sospenderla” la Fds?Non sarebbe meglio che viste le oggettive divergenze(dai e’ oggettivo!)Prc e Pdci lavorassero per i loro obbiettivi in modo separato?
    Ferrero vuole fare una certa cosa?Lavori al progetto come Prc.
    Diliberto vuole farne un altra?Lavori al progetto come Pdci.
    Non sarebbe meglio un elemento di chiarezza?

    3)Come finira’ alla fine?
    Io non so’ se alla fine la modificheranno la legge elettorale,ma la mia impressione che al Pd(e al Pdl per motivi diversi)non convenga una legge alla “liberi tutti”,ma anzi una legge che comunque conferma il “bipolarismo”.E in uno scenario del genere mi pare molto,molto probabile che l’alleanza sara’ Pd-Sel-Idv(con Idv e Sel che avranno tutto da guadagnare)e con la Fds che rischia di essere fuori con risultati da prefisso telefonico o quasi.Un dramma!

  33. Anonimo scrive:

    (ASCA) – Roma, 10 mag – ”Penso che si lavora in collettivo, che le leadership sono pro-tempore, che devono essere scelte, non si scelgono da sole: questa e’ la mia idea, senza tirarmi indietro: sono disponibile solo in questa logica”.

    LO ha detto il segretario del Pd Piwer Luigi Bersani intervistato da La7 nella trasmissione Piazzapulita.

    Le alleanze? Con l’Unione nel 2006 ”c’erano 8-9 forze, ora sarebbero 2 o 3” e poi allora ”non c’era il Pd”. Teme un nuovo pastrocchio? In ogni caso ”se pensassi di presentare un pastrocchio mi riposerei”.

    Per Diliberto e tutti i Pdcinni e’ un dramma eh!
    Pensavate di averlo un posto assicurato e invece ve lo dovete guadagnare il posto in parlamento facendo i comunisti!

    • sbagli scrive:

      sbagli sono gli unici ad averlo assicurato….
      una cosa sono le dichiarazioni peraltro generiche altra cosa sono gli accordi nel loro caso at personam … d’altronde se ci rifletti e la storia qualcosa insegnerà pure, sono più affidabili Diliberto e soci (Palermi – Soffritti) che molti eventuali eletti nello stesso PD …

      Una volta eletti tutti zitti coperti e muti …
      però per come si stanno evolvendo le cose è facile che alla fine dopo l’ultima tornata il PD investa e apra a sinistra…. anche perchè lo spazio al centro come si è visto in questa fase non c’è e si riduce…. l’ha capito pure casini che si sposta velocemente a destra……

      Detto questo a me l’idea di entrare in alleanza con il PD, perchè se ci prendono così sarà…. i nostri poltronai non sono meno peggio di quelli del PdCI sono solo più camuffati…. mi fa cagare … potrei anche arrivare a un voto di protesta verso il PCL (piuttosto di votare grillo faccio scheda bianca) o Sin. Critica…..

      Tornare in parlamento vendendo per l’ennesima volta la dignità no…

  34. Anonimo scrive:

    Pier Luigi Bersani è pronto a correre come candidato premier, ma solo se il suo nome è quello scelto “dal collettivo”. Il leader Pd lo ha detto durante una intervista a ‘Piazza Pulita’ che andrà in onda questa sera su La7: “Penso che si lavora in collettivo, che le leadership sono pro-tempore, che devono essere scelte, non si scelgono da sole: questa è la mia idea, senza tirarmi indietro: sono disponibile solo in questa logica”. Per quanto riguarda le alleanze, Bersani ricorda che con l’Unione nel 2006 “c’erano 8-9 forze, ora sarebbero 2 o 3″, e poi allora “non c’era il Pd”. Di sicuro non ci sarà un “pastrocchio”, perché “se pensassi di presentare un pastrocchio mi riposerei”.

  35. Anonimo scrive:

    «Il Pd si dia una mossa: c’è il centrosinistra? Allora diciamolo. Il nostro programma è come quello di Hollande? Se è così sono pronto a sottoscriverlo Se invece il nostro programma è un ibrido incomprensibile, ambiguo ed opaco, diciamolo. Perché se sarà così io non ci starò». Il leader di Sel Nichi Vendola intervistato da Rainews avvisa Bersani e Di Pietro. «Io credo che con Bersani, con Di Pietro e sopratutto con tanti altri che sentono insopportabile la situazione in cui si trova l’Italia e l’Europa intera, bisogna discutere innanzitutto di cosa significa costruire e governare il cambiamento. Per esempio, piuttosto che concentrarci ora sulla figura del leader ora è molto importante capire se il centrosinistra c’è e se il centrosinistra ha la fisionomia di una coalizione che fa della lotta contro la precarietà la propria ragione fondamentale di esistenza».
    «Io al Pd – prosegue – vorrei dire diamoci una mossa. Il Paese sta precipitando, le ricette del governo Monti giorno dopo giorno si rivelano sempre più velleitarie ed inefficaci. Anche il tentativo generoso del Pd di condizionare il più possibile da centrosinistra le azioni del governo, mi pare sia fallito sostanzialmente: un governo di tecnocrati liberisti che si avvita sulle proprie superstizioni ideologiche». «Abbiamo bisogno – conclude Vendola – di costruire la coalizione che dà speranza ad un Paese smarrito. Questa è la sollecitazione a Bersani».

  36. Claudio Grassi scrive:

    Intervista. Gennaro Migliore: “Il governo Monti deve andarsene, sabato in piazza con la Fds”

    Lorenzo Mauro

    Onorevole Migliore, cosa dicono le elezioni francesi alla sinistra italiana?

    Dicono che vince chi si è opposto alle politiche di austerità e perde chi ha segnato col rigore la sua azione e non ha fatto nulla per le misure per rendere più condivisa e equa l’uscita dalla crisi.

    C’è dunque incoerenza nel Pd che sostiene Monti nel cantare vittoria per Hollande?

    Più che fare il tifo mi piacerebbe che il Pd si avvicini al programma di Hollande, noi riteniamo che si debba costruire una proposta alternativa in risposta alle domande che arrivano dall’elettorato. E’ tempo di smetterla con il tifo a bordo campo, bisognerebbe entrare in campo.

    Elezioni in Italia, il centrosinistra vince ma non convince. E’ d’accordo?

    È una vittoria elettorale ma non del progetto politico, si sommano i voti e si vede che chi sta davanti è il centrosinistra:ma la tenuta è più efficace dove ci si presenta con la coalizione più ampia possibile come a Genova o a Taranto, Pd-Idv-Sel con le liste civiche. Dove invece l’alleanza è composta solo da partiti perde consensi. Bisogna trasferire la capacità di sommare i voti in una attrazione politica, è interessante che nessun voto del Pdl che crolla al dieci per cento vada né al centrosinistra né al centro, ma si rifugi verso Grillo o l’astensionismo.

    È un voto contro la politica e non contro Monti?

    Sicuramente c’è stato un voto di grande monito ai partiti e spero che le dichiarazioni che ho sentito che auspicano il cambiamento non durino lo spazio di un commento in un talk show. Nel contempo, la stangata deve ancora arrivare, in giro per l’Italia sto trovando una rabbia crescente, a cui il governo risponde occupandosi della statistica sui suicidi e non dei problemi.

    Quindi il Pd dovrebbe staccare la spina?

    Io penso che il governo tecnico abbia avuto il tempo sufficiente per completare il suo compito e quindi penso che sarebbe meglio che non proseguisse questa esperienza. Poi il Pd deciderà, pero legarsi a doppio filo a questo governo potrebbe distruggere il centrosinistra, bisogna indicare da subito una proposta di governo. Bisogna far partire il cantiere del centrosinistra.

    In questo senso, voi sarete in piazza con la Fds contro il governo nella manifestazione di sabato?

    Ci parteciperemo, non abbiamo dato adesione ufficiale ma ci andremo perché è un importante momento di aggregazione.

    Il risultato che viene dalle urne non ha dato in grande salute la sinistra di opposizione..

    A dire il vero, il nostro dato non è in diminuzione, è un dato che seppur di poco cresce, è un buon risultato. Credo inoltre che nelle più importanti città, come Genova e Taranto, o Rieti, i candidati di Sel siano stati importanti per l’affermazione del centrosinistra. E l’ Idv stessa con Orlando a Palermo ha dimostrato di godere di una certa salute.

    A Palermo vi siete pentiti di aver sostenuto Ferrandelli?

    Siamo stati leali a un meccanismo come quello delle primarie, come ha detto Vendola abbiamo pagato a caro prezzo la lealtà a questo strumento. Detto questo bisogna prendere atto che l’elettorato ha scelto il cambiamento, distruggendo la destra e ponendo fine anche al modello Lombardo.

  37. Lorenzo Schiavi scrive:

    Signor Grassi,
    cosa ne pensa se oltre ad unire le forze a sinistra del pd cominciassimo finalmente a fare un serio ragionamento sulla ricostruzione di un partito comunista in Italia?
    mi piacerebbe sapere il perchè all’interno del prc non si riesca mai a dibattere in maniera seria ed approfondita su questa prospettiva.
    Un partito unitario, che si rivolga anche a tutti i comunisti che non hanno alcuna tessera e che riesca attraverso una base programmatica a dare risposte a 360 gradi alla classe lavoratrice, che parta dai luoghi di lavoro e le sue lotte e riesca ad arrivare ad un serio e coerente internazionalismo.

    Lorenzo Schiavi pdci La Spezia

    • Ernesto scrive:

      se si vuole costruire davvero, e non soltanto sulle tastiere, “Un partito unitario, che si rivolga anche a tutti i comunisti che non hanno alcuna tessera”, si dovrebbe iniziare ad evitare di scrivere “signor Grassi”. Suggerirei compagno, o anche un semplice Claudio.

  38. Ivan scrive:

    A SINISTRA BISOGNA DARSI UNA MOSSA – QUELLO CHE CI DICONO I RISULTATI ELETTORALI

    Luciano Mulbauer

    L’esito delle recenti tornate elettorali in Italia e in Europa permette e, anzi, impone una seria ed urgente riflessione sullo stato di salute delle forze della sinistra, cioè sulla loro capacità di interpretare la crescente ostilità sociale verso le politiche di austerità e di delineare delle alternative convincenti al diktat della finanza e al vuoto di rappresentanza politica degli interessi popolari. E, da questo punto di vista, va premesso subito che la sinistra italiana, intesa come l’insieme di forze che si muovono alla sinistra del Pd, appare allo stato ben lontana da quella greca o da quella francese, registrando invece una situazione di sostanziale stallo. Ma andiamo con ordine.
    Primo. Sebbene qui da noi si trattasse di elezioni amministrative parziali, è tuttavia possibile trarne delle valutazioni politiche generali, sia per il numero significativo di elettori interessati (oltre 9 milioni), spalmati sull’intero territorio nazionale, che soprattutto per il particolare momento politico e sociale. In questo senso, vi è un dato di primaria importanza politica: il governo Monti e le sue politiche non dispongono più di una maggioranza politica. Già, perché Monti è certamente una sorta di commissario che risponde anzitutto alla Bce, alla Merkel, ai vertici dell’Ue e ai mercati finanziari, ma i provvedimenti del suo governo hanno pur sempre bisogno di una maggioranza parlamentare che li approvi. E stando alle indicazioni che sono uscite dalle urne, quella maggioranza parlamentare, cioè il famoso “ABC”, non corrisponde alla maggioranza del paese.
    Secondo. Se quanto sopra evidenziato pone l’Italia in sintonia con il messaggio proveniente dalle urne francesi, greche ed inglesi, tutto il resto è però diverso. Infatti, seppure nelle forti diversità tra Francia e Grecia, visto che il primo è tra quelli che contano in Europa, mentre il secondo è ridotto a prendere ordini, in ambedue i paesi il crescente dissenso sociale verso le politiche depressive, oltre ad aprire nuovi e preoccupanti spazi alla destra fascista e persino nazista, ha premiato soprattutto le forze di sinistra. In Francia, al primo turno il Front de Gauche di Mélenchon ha ottenuto un significativo 11,1% e al secondo turno è stato eletto Presidente il socialista Hollande. In Grecia, la coalizione di sinistra Syriza, aderente alla Sinistra Europea, con il suo 16.78% è diventato il secondo partito del paese (il primo nell’area di Atene) e l’insieme delle forze alla sinistra del Pasok (Syriza, Kke, Dimar) oltrepassa il 31%.
    In Italia, invece, la sinistra non è stata per nulla premiata, se consideriamo il voto di lista e mettiamo per un attimo da parte il discorso sui candidati sindaci in alcune grandi realtà metropolitane (Doria e Orlando, per capirci). Federazione della Sinistra e Sel rimangono sostanzialmente ferme sulle loro posizioni, registrando soltanto una piccola perdita di voti, in termini di voti assoluti, rispetto alle regionali del 2010 (-16% come media nazionale). Si tratta indubbiamente di un risultato di tenuta, ma, appunto, in una situazione di crisi e di tempesta rimanere fermi su dimensioni tutto sommato modeste (2-3% la FdS e 3-4% Sel, sempre come medie nazionali) equivale al rischio concreto di finire nella marginalità e/o subalternità. A questi dati va, inoltre, aggiunto quello certamente non positivo dell’IdV (-58% di voti persi rispetto al 2010), che pur non potendo essere considerato un partito di sinistra tout court, svolge però in questa fase un chiaro ruolo di opposizione di sinistra.
    L’unica forza che ha guadagnato voti in termini assoluti, nell’ordine di 200mila, nonostante fosse presente soltanto in 101 dei 941 Comuni che sono andati al voto, e che ha realizzato degli autentici exploit in alcuni Comuni, raccogliendo anche molti voti in uscita dal centrodestra, principalmente dalla Lega, è il Movimento 5 Stelle di Grillo. Tutti gli altri perdono, soprattutto a destra. Sempre in termini di calo di voti assoluti, la situazione rispetto al 2010 è questa: Lega Nord -67%, Pdl -44,8%, Pd -29%, Udc -6,5%.
    Insomma, in estrema sintesi il quadro d’insieme pare questo: 1. si intensifica la crisi di credibilità e di legittimità del sistema politico nel suo complesso, come indicano l’aumento dell’astensionismo (affluenza al 66,9%, rispetto al 73,7% del 2007), particolarmente accentuato al Nord (-8,9% in Lombardia, -10,9% in Emilia-Romagna), la frammentazione del quadro politico ben oltre la soglia fisiologica delle elezioni amministrative e la rilevante affermazione del M5S, cioè di quella forza politica percepita come più nuova e più estranea al sistema partitico esistente; 2. l’era della cosiddetta Seconda Repubblica si chiude definitivamente, azzerando di fatto il centrodestra così come l’abbiamo conosciuto nell’ultimo ventennio ed aprendo quindi una fase di ridefinizione e riorganizzazione a destra, cioè su quel lato che continua ad essere culturalmente egemone nel paese; 3. l’Udc non perde, ma nemmeno guadagna alcunché dalla diaspora dell’elettorato berlusconiano e questo significa che l’ipotesi politica sulla quale era nato il Terzo Polo ne esce disintegrata; 4. anche il Pd perde molti consensi, ma non subisce alcun tracollo e uscirà istituzionalmente rafforzato dal secondo turno delle amministrative, sia rispetto a un centrodestra a pezzi, che rispetto a una sinistra ferma.
     
    Ma per tornare al punto che ci interessa: come mai in Italia la sinistra non è stata percepita come un’alternativa? A me pare che possiamo individuare almeno due ordini di problemi. Uno che possiamo definire di natura “oggettiva” e uno che ha un carattere indubbiamente soggettivo.
    Il primo problema mi pare essere che in Italia, diversamente da quello che accade in altri paesi europei, il dissenso, le tensioni sociali e la rabbia, originati dalla recessione e dalla brutalità e iniquità sociale delle politiche anticrisi, tendono ad indirizzarsi quasi esclusivamente contro “i privilegi dei politici”, “la casta”, “i partiti” eccetera.
    Beninteso, nulla di strano, vista la diffusa corruzione, il rintanarsi della politica nei giochi di palazzo e negli affarismi e, last but non least, il discredito senza precedenti in cui il berlusconismo ha gettato le istituzioni democratiche, inondandole infine di farabutti, maitresse, cialtroni e leccapiedi. Insomma, per trovare delle analogie nella nostra storia bisognerebbe tornare ai tempi di Caligola e al suo cavallo senatore.
    Tutto ciò non basta però come spiegazione, perché altrimenti i greci cosa dovrebbero dire? No, c’è anche un secondo elemento, tutto italiano. Cioè, il livello basso di conflittualità sociale o, meglio, l’ingabbiamento e l’anestetizzazione della conflittualità sociale da parte di un movimento sindacale maggioritario, i cui gruppi dirigenti centrali sono strettamente legati ai partiti che sostengono il governo. E non mi riferisco tanto e soltanto alla Cisl, già molto vicina al governo Berlusconi e disposta persino a collaborare attivamente alla proibizione della libera associazione sindacale nel gruppo Fiat, ma soprattutto alla Cgil, che sembra calibrare le proprie azioni più sulle esigenze di un Pd impegnato a sostenere il governo Monti, che sulla difesa degli interessi dei lavoratori e delle lavoratrici.
    Dite che esagero? Allora guardate al resto dell’Europa e, ad esempio, alle mobilitazioni contro l’innalzamento dell’età pensionabile, promosse da sindacati a volte anche molto meno radicali della Cgil. La riforma delle pensioni in senso peggiorativo l’hanno fatta o tentano di farla un po’ dappertutto, ma quasi ovunque i governi devono confrontarsi con una forte opposizione sindacale e sociale. In Inghilterra lo sciopero del pubblico impiego ha visto adesioni da record, in Francia Sarkozy non è riuscito ad andare oltre l’innalzamento a 62 anni e il neopresidente Hollande, che non è un iscritto Fiom, bensì un socialista europeo, aveva messo nel suo programma elettorale l’impegno a riportare l’età pensionabile a 60 anni.
    In Italia, invece, nulla di tutto ciò! Di fronte a una riforma delle pensioni da record (negativo) europeo, che ha portato l’età pensionabile a 67 anni, ridotto ulteriormente il valore delle pensioni da erogare e provocato una vera e propria truffa di Stato ai danni degli esodati, non c’è stata alcuna azione di contrasto degna di nota. A meno che, ovviamente, non si voglia considerare tale le tre ore di sciopero simbolico, delle quali la maggioranza dei lavoratori non era stata nemmeno avvisata. E che dire dell’art. 18? Prima il direttivo Cgil vota pacchetti di ore di sciopero contro la manomissione dell’art. 18, poi il Governo manomette l’art. 18 e, infine, il tutto finisce con un corteo in un giorno festivo, il 2 giugno, insieme a Cisl e Uil, dove si parlerà d’altro.
    Comunque sia, tutte queste peculiarità italiane non sono un alibi sufficiente per il risultato elettorale non esaltante delle sinistre, che appunto non crescono, non sfondano e non emergono come alternativa. No, ci sono anche i limiti soggettivi, cioè quelli tutti nostri, tra cui c’è anche quello, ahinoi presente in molta parte delle sinistre, di non aver voluto capire la profondità della crisi di legittimità dell’insieme del sistema dei partiti esistente e, pertanto, di non aver capito nemmeno il M5S, che è sì una forza anti-partiti –e qui sta la sua fortuna elettorale-, ma che non è per nulla espressione della cosiddetta antipolitica. Anzi, nel voto ai “grillini” troviamo una forte richiesta di politica e di cambiamento.
    Ma le sinistre non si possono certo limitare ad assumere fino in fondo il tema della democratizzazione e moralizzazione del sistema politico, anche se dovranno/dovremo senz’altro farlo, liberandosi anche di alcune residue pratiche e abitudini che tuttora persistono nel suo perimetro. No, le sinistre hanno il compito prioritario di dare rappresentanza ai soggetti sociali colpiti dalla crisi e dalle politiche anticrisi, di assumere il conflitto sociale come motore del cambiamento, di mettere al centro gli interessi dei lavoratori e delle lavoratrici e il punto di vista del lavoro, in tutte le sue accezioni e declinazioni, e di delineare un programma alternativo per l’uscita dalla crisi economica e democratica. Questo è il compito della sinistra e questo giustifica politicamente e storicamente l’esistenza di una sinistra.
    Non ci sono ricette facili su questa strada, ma c’è una cosa da fare prima di tutte le altre e più importante delle altre: costruire un polo di mobilitazione e di opposizione al governo Monti e alle politiche di austerità e promuovere una convergenza tra tutte le forze di sinistra su alcuni punti programmatici di alternativa. Solo così, peraltro, la sinistra politica potrà ambire seriamente ad interloquire con i movimenti sociali e diventare alternativa credibile e convincente.
    Ovviamente, in questo quadro, torna anche e inevitabilmente il tema dell’unità. Non è mia intenzione dire e ridire cose già dette, ma i fatti hanno la testa dura e dalle urne di domenica e lunedì è uscito un messaggio netto: l’idea di poter risolvere le divisioni a sinistra mediante la vittoria sul campo di una parte sull’altra si è rivelata un’illusione. Per dirla brutalmente: Sel non ha sfondato e dilagato e la FdS non è sparita. Anzi, in alcuni territori, come ad esempio in provincia di Milano (visto che scrivo da Milano), in queste elezioni vi è stato persino un riequilibrio, con una crescita in termini di voti assoluti dei consensi alla FdS rispetto al 2010, che fa sì che ora Sel e FdS sostanzialmente si equivalgono.
    Ho parlato soltanto di Sel e di FdS, per evidenti motivi, ma ovviamente il discorso si può allargare. C’è l’idea di lista civica nazionale del Sindaco di Napoli, De Magistris, c’è Alba (il nuovo soggetto politico, per intenderci), ci sono altre forze solitamente più caute su ipotesi come quelle di cui parliamo qui, come Sinistra Critica, c’è l’IdV, ci sono i movimenti e le associazioni eccetera. Insomma, che nessuno pensi di potere risolvere la questione della sinistra mediante la guerra di uno contro l’altro. Non funziona. E non si può nemmeno aggirare l’ostacolo, magari con qualche accordino in condizioni subalterne con il Pd, che potrà forse portare qualche poltrona, ma non certo dare rilevanza politica alla nostra agenda e ai nostri obiettivi.
    Insomma, facciamo di necessità virtù e chissà che non venga fuori qualcosa di buono. Come sempre sta a noi, ma il tempo stringe e la pazienza della nostra gente mi sa che non è più molta.
     
    Luciano Muhlbauer
     
    P.S. i dati sui flussi elettorali citati nell’articolo sono dell’Istituto Carlo Cattaneo e sono disponibili sul loro sito.
     
     

  39. gabriele scrive:

    Allora un pò di chiarezza sui dati
    La media dei comuni capoluogo(ho lasciato fuori trapani dove stavamo con l’idv e piacenza e lecce dove stavamo con SeL e belluno dove non so in che lista civica eravamo noi e sel)

    Votanti(voti di lista non candidati sindaco):1464104

    fds: 40824 voti pari al 2,79%
    sel: 48601 voti pari al 3,32%
    idv: 65031 voti pari al 4,44%

    Questo è quanto,servirebbe qualcuno che lo faccia seriamente anche per i comuni sopra i 15000 abitanti dove eravamop presenti(perchè una media non la puoi fare sul totale dei comuni anche dove non c’è il simbolo).

  40. Flavio scrive:

    Roma. Sabato 12 Fds in piazza contro Monti
    Questa mattina conferenza stampa di Fds per presentare la manifestazione di sabato. Il corteo partirà alle 14 da Piazza della Repubblica per concludersi al Colosseo.

    Michele Trotta

    “Una manifestazione contro il governo Monti perché questo esecutivo fa delle politiche inique e recessive che in questi mesi hanno aggravato le differenze sociali e che non ci fanno uscire dalla crisi ma anzi la aggravano. Politiche che non servono nemmeno a battere la speculazione finanziaria, come invece si dice, perché anzi questa  continua a fare il suo mestiere, che è quello di speculare, facendo pagare la bolletta ai lavoratori e ai pensionati. Ecco noi dobbiamo scendere in piazza per contrapporci a tutto ciò”. Così Paolo Ferrero, segretario di Rifondazione Comunista, nel corso della conferenza stampa tenutasi questa mattina presso la Camera dei Deputati a proposito del lancio della manifestazione nazionale della Fds di Sabato 12 Maggio.
    Gli fa eco Oliviero Diliberto, segretario dei Comunisti Italiani, da sempre molto severo nelle sue analisi circa l’operato dell’esecutivo. “Innanzitutto quello di Monti non è un governo tecnico ma il più politico della storia della repubblica. E ciò è testimoniato dal fatto che in pochi mesi questo governo è riuscito a fare quello che la destra berlusconiana non ha fatto. Non è una novità nella storia repubblicana. In tutti i momenti di crisi della repubblica governi sedicenti tecnici hanno imposto rispettivamente l’abolizione della scala mobile, la riforma delle pensioni ed oggi questo esecutivo vuole portare a termine la riforma dell’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori. I governi tecnici sono governi politici che riescono nelle controriforme perché non sono democratici, non hanno il problema del consenso, e mostrano spesso il loro lato più reazionario”; quindi l’appello per la manifestazione: “sabato scenderà in piazza la sinistra tutta, quella che si oppone alle politiche di questo governo, quindi non solo i comunisti, ma le forze politiche e sociali che credono in un’alternativa”.
    Scende in piazza quindi la Federazione della Sinistra, fuori dal Parlamento dopo le elezioni del 2008: Comunisti Italiani e Rifondazione tornano quindi a farsi sentire e lo fanno con una manifestazione nazionale, la prima iniziativa di protesta della sinistra contro il governo Monti. Il corteo partirà alle 14 da Piazza della Repubblica per arrivare sino al Colosseo. Si pensa che ad arrivare nella Capitale saranno più di 100 pullman provenienti da tutta Italia, ma è facile immaginare che la mobilitazione coinvolgerà anche un elettorato di sinistra scontento delle politiche dell’esecutivo. E questo è l’auspicio dei due segretari che ricordano a più riprese come tra le adesioni ci siano anche pezzi importanti di Sel, formazione politica che si colloca comunque a sinistra del Pd.
    Tante le tematiche che saranno portate in piazza sabato. “Noi diciamo no alla modifica dell’articolo 18. Lo abbiamo detto dieci anni fa quando Berlusconi voleva stravolgerlo, lo diciamo oggi opponendoci al governo Monti. Con la riforma del mercato del lavoro nel senso in cui si sta muovendo l’esecutivo tutti i lavoratori, infatti, diverrebbero precari perché potrebbero essere licenziati in qualsiasi momento e questo è inaccettabile” attacca Ferrero “E poi lo scandalo degli esodati. Decine di migliaia di lavoratori che hanno firmato il licenziamento certi di poter andare in pensione, certezza non concretizzatasi per evidenti responsabilità del governo che rispetta i patti con gli evasori e non mantiene gli accordi con i lavoratori”. Poi alcune proposte del segretario Prc: “In primo luogo basta con le imposte indirette che gravano sui lavoratori e che hanno effetti regressivi. Bisogna tassare i ricchi con imposte progressive. Occorre poi ridurre le spese negli armamenti e dirottare le risorse verso investimenti nei saperi e su politiche di sviluppo compatibili con un equo utilizzo delle risorse ambientali. Bisogna fermare la speculazione con la creazione di una Banca Pubblica che compri titoli di stato a tassi d’interesse accettabili e sostenga gli investimenti pubblici per il rilancio dell’economia. Infine dobbiamo dire no alla ratifica, fortemente caldeggiata dal governo, da parte del parlamento italiano del Fiscal Compact, che vorrebbe dire tagli di 45 miliardi l’anno e la fine dello stato sociale oltre che di ogni prospettiva di crescita. Per questi ed altri motivi faccio un appello a tutte le forze della sinistra perché scendano in piazza nel segno dell’unità a sinistra”.
    Alla manifestazione parteciperanno anche numerosi esponenti delle formazioni politiche europee di sinistra, grandi protagoniste, in molti casi, delle ultime tornate elettorali appena conclusasi. Così interverranno nel corso del comizio finale delegazioni del Front de Gauche, della Linke tedesca, del Partito Comunista Portoghese e di Syriza, perché secondo i due segretari di Pdci e Prc “ad una crisi globale bisogna trovare soluzioni globali”. E proprio a proposito delle elezioni appena conclusesi in Francia, su diretta domanda di Articolotre, Oliviero Diliberto ha dichiarato: “Il risultato ottenuto in Francia è strepitoso. E’ una buona notizia la vittoria di Hollande perché con le sue politiche andrà un po’ a bilanciare le misure ultraliberiste adottate da Sarkozy. Dall’altra parte il Front de Gauche ha ottenuto un numero impressionante di voti andando anche in doppia cifra e dimostrandosi poi determinante nella elezione del nuovo presidente socialista”. “La vittoria di Hollande in Francia – ha poi continuato Ferrero – può incidere favorevolmente sul panorama politico italiano a cominciare dalla questione del Fiscal Compact che il premier francese si è già proposto di modificare”.
    La conferenza si è poi conclusa, in seguito alle domande dei giornalisti presenti, con tutti i migliori auspici dei due segretari per un appuntamento, quello di sabato 12, che rappresenta anche e soprattutto una tappa importante per la costruzione di una prospettiva di sinistra in vista della scadenza della legislatura prevista per il 2013. 

  41. marco dal toso. scrive:

    L’adesione alla manifestazione del 12/5 di alcuni dirigenti di Sel(Gianni,Musacchio,Sentinelli)e’ il segnale,credo,che la riflessione sulle prospettive della sinistra di alternativa sta maturando anche in altri soggetti politici.
    Il risultato elettorale della Fds di parziale tenuta,segnala una difficolta’ ad intercettare la spinta anti-sistema che in parte emerge da questo voto.La Fds cresce al Nord e al centro rispetto al dato delle elezioni regionali,secondo i dati dell’Istituto Cattaneo,diminuisce pesantemente nel mezzogiorno (-47%).Il voto e’ sicuramente drenato dalle innumerevoli liste civiche.
    Occorre rilanciare la Federazione della Sinistra e avviare al suo interno un reale processo di riunificazione con il Pdci e successivamente riunire tutta la sinistra di classe e antiliberista a sinistra del Pd in un nuovo soggetto politico capace di dare rappresentanza politica alle istanze dei lavoratori,degli oppressi e dei giovani disoccupati nel nostro paese.All’interno di tale soggetto i comunisti potranno agire anche come tendenza organizzata.
    In Francia il Front de Gauche e’ organizzato in modo federato,La Linke in Germania e’ un partito,Syriza e’ un soggetto federato che cerca di dialogare con il KKe,Iu coincide quasi con il Pce.Ogni paese ,suggerisce le sue scelte sulla base delle specificita’ nazionali.
    Superiamo i piccoli burocratismi,uniamo i comunisti e la sinistra.

  42. Ferdinando scrive:

    Lei faceva lo stesso appello prima del voto. Non le sembra che oggi il Pd sia più interessato a un’alleanza a sinistra?
    È un’ipotesi. Un’altra è che il crollo del centro accentui la tendenza a ‘tirarli’ dalla loro parte. Dico ai compagni di Sel, all’Idv, ai movimenti: smettiamo di aspettare il Pd, iniziamo noi la partita. Uniamoci per far cadere Monti.
    Sel e Idv invocano l’alleanza con il Pd. In questo caso la Fds che farà?
    In politica le subordinate servono solo a finirci dentro. Quindi mi batto per un processo unitario, in una forma federata o confederata o di alleanza. Nessun piano B.

    Cosa intende Ferrero per “nessun piano B”?

    • Anonimo scrive:

      dice Ferrero: Di Pietro e Vendola unitevi a noi.
      Per fare cosa? candidarsi alternativamente al PD per far vincere quindi la destra?
      Lucidissimo e condivisibile l’articolo di Sorini postato sotto.

    • Romeo Cerri scrive:

      Penso voglia dire che se si prospetta un piano B allora è proprio quella la proposta reale.
      La nostra proposta politica è invece unicamente l’unità della sinistra perché non ci sono altre strade praticabili.

      • Anonimo scrive:

        l’unità della sinistra per fare che cosa? a chi va a votare glie lo vuoi dire? per fare opposizione alla destra visto che il centrosinistra diviso farà vincere il centrodestra?

        ma non vi sono bastati 20 anni di berlusconi e monti porcodungiuda????

        • Romeo Cerri scrive:

          Non vorrei essere pignolo ma uno dei fattori della rivittoria di Berlusconi, a parte l’operato negativo del governo Prodi, fu la decisione del PD di correre in solitaria (dopo aver addossato al PRC colpe non sue) e di sfruttare lo spauracchio del voto utile.
          Voto che si è poi rivelato utile ad appoggiare l’attuale governo Monti. Per farlo cadere basterebbe che il PD staccasse la spina.
          Per il resto gli accordi elettorali (di governo o tecnici) si fanno sulla base di contenuti precisi ed in ogni caso la legge elettorale non l’abbiamo scritta noi.
          Comunque una Sinistra unita ha tutte le possibilità ed il diritto di presentarsi da sola qualora lo ritenesse opportuno.

          • Anonimo scrive:

            il divorzio caro Romeo fu consensuale, se ben ricordi la formuletta Bertinotto-Vendoliana.
            Che poi a tuo avviso le cose in 5 anni non possano cambiare la dice lunga sul nostro modo di ragionare.
            Leggi quello che ha scritto Sorini, ha davvero ragione da vendere: ti allei con IdV e SEL proponendogli di andare insieme e rafforzati a parlare col PD.
            Non puoi proporgli, è sterile per loro, per il paese e anche per noi, dire: mettiamoci insieme e presentiamoci contro centrodestra e centrosinistra. Pensi che Di Pietro e Vendola ti daranno ascolto?
            Pensi che ti darà ascolto l’elettorato che ovunque ci punisce quando ci presentiamo soli – sia come FdS che come PRC?

            • Romeo Cerri scrive:

              Non è un buon modo di replicare quello di rispondere a cose che non ho detto.
              In sintesi io sostengo che le forze politiche hanno tutto il diritto ed il dovere di avere una politica autonoma basata principalmente sugli interessi delle “parti” che rappresentano o intendono rappresentare. Le possibili alleanze e le rotture sono successive.
              Per quanto riguarda i “contro” potrei rivoltarne la direzione e sostenere che, se altri sono contro gli interessi di cui sopra, allora sia giusto non fare accordi?

  43. Claudio Grassi scrive:

     
    LO SFORZO DA FARE PER CAPIRE IL PAESE
     
     
    di  Vito Nocera
     
    Vorrei sfuggire ad una analisi ( pur necessaria, è chiaro ) fatta dalla contabilità di voti e flussi e perfino da un commento tutto “ politico “ nel senso di formale, ufficiale, quindi troppo ordinario. Mi interessa piuttosto qui provare a riflettere sul Paese e su noi stessi, su quanto sappiamo davvero sia dell’uno che  degli altri. Mi è capitato nei giorni scorsi di girare a Napoli ( lo faccio sempre meno ). Interi quartieri  abitati da immigrati provenienti da diverse parti del mondo. Spesso un paesaggio di degrado. Anche forme di economia, una sorta di distretti produttivi autarchici, filiere corte. Migliaia di persone prive di condizioni di vita accettabili ( almeno per la nostra soglia di percezione di ciò che è “ accettabile “ ), spesso prive dei propri affetti, in difficoltà quotidiane nei loro lavoretti e tuguri abitativi, non di rado, alcune ,costrette alla prostituzione o al gesto criminale. Mi sono chiesto lì quale moderna inchiesta le contempla, come stanno tutti quegli animi umani nelle tabelle del mercato del lavoro o nelle prerogative di assistenza. Nell’ultima parte delle scorsa legislatura regionale eravamo riusciti, su questo, ad approvare una legge davvero innovativa, carica di possibilità e di diritti, già di difficilissima attuazione. Ma poi misconosciuta nella stessa campagna elettorale della sinistra perché varata da una esperienza che andava messa sul rogo ( come avvenne anche con quella che garantiva il reddito di cittadinanza o la preferenza distribuita per legge sui due generi ). Per i nuovi governanti non è stato difficile, sulla scia di quelle rimozioni, cancellare tutto anche sul piano formale. Abrogare. Magari ci sono, ma io non conosco studi, inchieste, analisi che descrivano queste modificazione profonde di tessuto sociale e anche produttivo. E neppure vedo all’opera, come quando eravamo più giovani noi, gruppi spontanei desiderosi di capire e di documentare. Ricordo che giravamo con una cartelletta a fare interviste. Dai lavoratori a domicilio a quelli che stavano nei sottoscala a morire con la colla velenosa. Dalle famiglie dei marittimi a quelle che, nel proprio angusto domicilio, svolgevano l’intera catena di produzione del corallo lavorato. E poi i lavoratori licenziati dell’edilizia e delle fabbrichette di ceramica o di legno. Fino ai primi disoccupati organizzati e perfino ai gruppi familiari che, ormai al confine col malaffare, si industriavano nel contrabbando delle sigarette, che più tardi si sciolse nel traffico di droga. Dai sindacati ai partiti, dalle associazioni ai gruppi più spontanei animati da molti di noi, fino a qualche ente istituzionale che ( udite udite ) allora era esattamente preposto sui diversi territori a studiare la società e i suoi comportamenti ( in questo ebbero un ruolo straordinario i  Centri Servizi Culturali ). Ripeto, forse dipende dal fatto che sono io ad essermi un po’ chiuso, attanagliato da incertezze e qualche malinconia, eppure non mi sembra di vedere che questo paesaggio contemporaneo e inedito in cui siamo ( parlo del napoletano ma penso alle situazioni diverse che stanno in tutto il Paese ) sia qualcosa che conosciamo seriamente. E’ chiaro che non si possono fare le cose che facevamo quarant’anni fa e neppure farle con gli stessi strumenti di allora. Quel Paese non esiste più nelle sue strutture civili e sociali, nelle sue impalcature produttive, nemmeno nelle sue culture. Ma il Paese che c’è oggi, qui è il punto, forse noi non lo conosciamo abbastanza. Per farlo ci manca quella generazione politica che si immerse generosa dentro quei mondi, ci mancano le grandi organizzazioni, politiche e sociali, di massa che anche quando ne eri distante stavano lì come una rete larga dentro la quale  si poteva sperimentare. E ci manca una certa innocenza dell’Italia, quel Paese cui Pasolini seppe parlare, e far parlare, con quelle sue inchieste itineranti e dalle quali emergeva una Italia fragile, diseguale, bigotta ma, appunto, più ingenua e quindi, anche per questo, più desiderosa di investire su qualcosa. Il Paese che vedo oggi è, giustamente, più avvertito, smaliziato, a tratti “ cattivo “. Meno attratto da miti sociali e a suo modo più “ omogeneo “, pur nelle diseguaglianze forse perfino cresciute. Differenze più stridenti e più legate al reddito e alle opportunità a fronte di un divario che appariva, certo anche di reddito, ma più per macro aree, non solo Nord e Sud ma, allora, ancora anche tra città e campagna. E poi c’è il peso crescente del resto del mondo. In quegli anni il mondo era prevalentemente ciò che arrivava attraverso il bianco e nero dei televisori. La grande politica, le guerre lontane, gli appuntamenti sportivi, e poi l’eco nostrano dello scontro planetario ( e ideologico ) tra le due grandi potenze di allora. Noi oggi non possiamo parlare se non in chiave almeno europea  e sappiamo quanto sia cresciuta l’interdipendenza  che, pur non essendo mai assente nella storia dell’umanità, è oggi un fenomeno pervasivo profondo inimmaginabile un tempo.  Di fronte a questa Italia che sta in piedi in faccia al Mondo noi chi siamo, cosa facciamo e possiamo fare? Tante analisi mi sembrano brillanti ma un po’ sterili.  E il racconto del Paese che hanno narrato in questi anni stampa e tv davvero dà conto di ciò che è oggi l’Italia ? Berlusconi ha avuto certo il peso e il ruolo che sappiamo ( nelle culture, nella legislazione, nella concezione del potere e la sua “ irresponsabilità “ ), ma gli altri cosa hanno narrato e descritto, anche quando hanno provato a dare voce a questa o a quella vertenza ? E noi stessi non abbiamo imboccato con troppa leggerezza la strada degli obiettivi a spicchi ? Una volta l’acqua, un’altra i rifiuti o la ferrovia, e cosi di seguito fino a smarrirne i nessi, i punti di sintesi e di collegamento. So poco della società francese, e anche di quella greca ( credo di non essere il solo, dato che chi ne parla lo fa quasi solo parlando delle dinamiche politiche o delle forze organizzate ) eppure, anche se solo a pelle, ho come l’impressione che Francia e Grecia, pur nelle enormi differenze tra i due Paesi,  siano società in cui vi è una maggiore coesione, una maggiore possibilità di esprimersi in forme anche per certi aspetti ancora nazionali. In entrambi i casi il peso dell’Europa appare decisivo. In Francia come speranza di aprire a partire da lì un ciclo continentale nuovo. In Grecia l’effetto devastante di politiche europee scellerate e colpevoli. Eppure in entrambi i casi le risposte sembrano avere, per nella consapevolezza della dimensione sovranazionale in cui stanno, una nobiltà nazionale evidente. Può essere anche un limite ( dello sciovinismo francese si è scritto e detto tanto ) ma intanto oggi, forse, consente a quelle comunità di esprimersi in maniera più lineare. Alla crisi delle politiche neoliberiste si reagisce ( come un tempo? ) facendo oscillare il pendolo in direzione di impostazioni più classicamente alternative, siano esse di stampo keinesiano o più marcatamente marxista. Dobbiamo chiederci perché da noi non è così.  E ho l’impressione che questo non sia solo spiegabile con la diversa configurazione delle forze soggettive. Come dice Grassi il fatto che manca una sinistra unita o anche, come argomenta Burgio in un pregevole articolo sul Manifesto, per via delle politiche affermatesi anche a sinistra nell’ultimo ventennio. Entrambe queste notazioni sono giuste e hanno un valore.  Ma l’impressione è che restino al di sotto della soglia di scavo necessaria. E’ il Paese, l’Italia, la sua articolazione sociale e della produzione, le culture profonde che ne hanno segnato i  caratteri,  la sua storia peculiare anche antica, che rendono diversa la situazione nostra rispetto alla Francia e anche alla Grecia. La mia sensazione è di vedermi intorno una Italia che non capisco e che anche per questo non riesco a rappresentare. Una notazione sulle forze soggettive però è giusta. Questa difficoltà a capire le ha spinte, quasi tutte, a privilegiare il singolo tema, assemblato poi via via agli altri. E’ vero che per qualcuno ha pagato. Compreso questa ultima esperienza del Movimento cinque stelle e di Grillo. E però questo modo di far politica ha progressivamente  reso flebile una necessità di connessione, di immaginare la coesione, di progetti in qualche modo unificanti. Paga per chi questo problema non se lo pone. Per le sinistre è diverso. Le sinistre hanno un senso, e una possibilità, solo se questa esigenza umana, prima ancora che politica, di un legame sociale fa parte dell’agenda di chi agisce. Io penso che è per questo che a resistere meglio al terremoto ( non solo di queste elezioni ma di tutti questi ultimi anni ) sia il Partito Democratico. Pur nelle sue contraddizioni e anche per la sua dimensione e le sue radici è riuscito più di altri a conservare un qualche rapporto con la politica intesa come legame sociale, e dunque ad avere la presunzione di  un qualche progetto ordinatore per l’Italia. Questa “forza”, pur nelle difficoltà, il Paese l’avverte e, nello smarrimento drammatico in cui è, la vive giustamente come una possibilità, un argine allo sgranamento di se stesso. So bene che in questi anni si è provato con l’idea del partito sociale, al di là delle facili ironie, forse la percezione che su questo piano qualcosa andava fatto. Ma è chiaro che, forse per l’approccio forse per la dimensione, questo tentativo non è riuscito. Da qui lo slittamento sempre più scivoloso a ridosso di proposte   a tema,  modello tipico di altre culture politiche, che hanno resa flebile una stessa identità per altri versi tanto dichiarata. Ne è uscito un ibrido che non ce la poteva fare a stare in campo dentro un quadro tanto difficile e complesso. Ma ora che fare ? Non sono certo io a poterlo dire, e nemmeno saprei che proporre. Mi sembra però che siamo a un bivio. Ancora sono tormentato se salire a Roma sabato prossimo, lo dico con sincerità, vedo i punti specifici giusti ma mi manca il globale, la sintesi politica. E non credo per nulla a questo continuo ondivagare tra la sinistra europea e un candidato come Orlando.
    Comunque non so dare lezioni a nessuno e porto rispetto a tutti. A questo bivio ,se ancora un gruppo dirigente saprà tentare qualche cosa , non farei mancare il mio sostegno. Ma temo, per come mi sento, se non dovessi essere convinto da ciò che si decide, che davvero questa sarebbe l’ultima volta. La riflessione di Grassi, come sempre, mi da qualche speranza. E anche l’articolo di Burgio. In particolare Alberto, per la prima volta se ho ben compreso quello che ha scritto, parla della sinistra senza delimitazioni alle forze ( scarse ) alla sinistra del Pd. Se ciò che ho compreso del suo testo corrisponde al vero si apre più che uno spiraglio. Burgio infatti scrive: “ In questi ultimi vent’anni la battaglia ideologica a sinistra si è combattuta in buona misura lungo il discrimine tra le forze che vedevano nel mercato una garanzia di allocazione razionale di risorse e funzioni e le forze che continuavano a ritenere indispensabile la direzione pubblica dello sviluppo in un quadro di politica economica vincolato alla tutela delle classi subalterne. Oggi a più di trent’anni dalla rivoluzione reaganiano – thatcheriana, non sarebbe il caso di fare un bilancio di questa disputa, misurando torti e ragioni al di là dei rapporti tra le forze in campo? “ Ecco questo mi sembra l’approccio serio verso cui fare un tentativo. E magari dentro questo confronto trovare, insieme, quella massa critica comune per  provare a capire e a orientare il Paese.
     
    Napoli 10/5/2012

    • Claudio Grassi scrive:

      Questo che segue è l’articolo di Alberto Burgio di cui parla Vito nel suo commento, pubblicato oggi da Il Manifesto

      La crisi e la sinistra

      di Alberto Burgio

      Si ha più che mai, di questi tempi, l’impressione che avesse ragione Antonio Gramsci nell’indicare nella «concezione fatalistica e meccanica della storia» un preciso sintomo di scarsa autonomia intellettuale. Oggi, di fronte alla drammaticità della crisi e alle preoccupazioni che essa genera, la «pigrizia fatalistica» (sempre Gramsci) domina. Prevale la tendenza a credere che quanto accade sia effetto di forze superiori e incoercibili, il verdetto di un destino avverso.

      E che, per contro, solo un destino benigno (o «un dio») possa salvarci. Contro questo atteggiamento rinunciatario, figlio di una propensione al pensiero magico dura a morire, il pensiero critico può (deve) giocare una partita cruciale. Non è difficile mostrare come le sorti della sinistra, non solo in Italia, dipendano in larga misura dalla capacità di compiere e diffondere una corretta lettura delle cause della crisi in tutte le sue dimensioni (economica e sociale, politica, «intellettuale e morale»). Se sarà in grado di sradicare il diffuso fatalismo e la rassegnazione che ne consegue, la sinistra svolgerà un ruolo nella prossima fase del conflitto, che si annuncia, già dal prossimo autunno, di estrema asprezza. Altrimenti, contribuirà validamente alla propria sostanziale estinzione.
      Questa crisi ha una specificità, che tende a passare inosservata. Come tutte le crisi sistemiche del capitalismo (effetto dell’interazione tra crisi da sproporzione, da tesaurizzazione e di realizzazione), essa si verifica, e semina disoccupazione e miseria, senza che sia avvenuta alcuna catastrofe. Al contrario: il mondo – a cominciare dalle metropoli capitalistiche – è in crisi nel momento in cui è sommerso dalle merci che produce «in eccesso». La povertà dilaga mentre la ricchezza sovrabbonda, grazie a un impetuoso sviluppo tecnologico e alla conseguente forte crescita della produttività del capitale (se mai la si potesse misurare). Senonché – come Giovanni Mazzetti non si stanca da anni di segnalare – nessuno o quasi sembra accorgersi e chieder conto di questa lampante contraddizione: la crisi appare, appunto, come una maledizione, una punizione divina, o come lo scherzo di un destino «cinico e baro».
      Marx aveva ragione
      Come stiano le cose in realtà, chi ha letto Marx e non lo abbia gettato alle ortiche lo sa, e questa contraddizione è in grado di spiegarla senza troppe difficoltà rovesciando la premessa, con un apparente paradosso. La crisi c’è non già nonostante la ricchezza, bensì per causa sua, data la forma sociale in cui essa oggi è prodotta. Adottando questa prospettiva emerge con chiarezza la radice strutturale (economica) della crisi e la sua dinamica politica. Gli Stati e i governi presidiano il modo di produzione capitalistico (e il sistema di rapporti sociali che su di esso si basa) proteggendone la funzione essenziale: la produzione di profitti e rendite. Questa difesa (attuata oggi principalmente per mezzo dello strumento finanziario) ha luogo, come sempre, tramite la regolazione dell’impiego delle forze produttive sociali (capitale, saperi e lavoro vivo), che non deve eccedere la capacità del capitale di valorizzarsi. Qui emerge il carattere irriducibilmente anti-sociale della funzione oggi svolta dal capitale privato.
      Il fatto che esso si valorizzi in funzione inversa alla propria composizione organica (cioè tanto più, quanto meno il capitale costante contribuisce ad ogni unità di prodotto) fa sì che l’aumento della produttività (che per la società è un valore, poiché riduce il lavoro necessario) sia invece per il capitale un costo improduttivo e una minaccia (in quanto determina la riduzione del saggio di profitto). Da qui (a conferma della fondatezza della teoria marxiana del valore) la risposta distruttiva al forte aumento della produttività verificatosi nell’ultimo trentennio, messa in atto attraverso la delocalizzazione produttiva e la finanziarizzazione dell’economia (l’evasione del capitale dal circuito della produzione), nelle quali, com’è ormai a tutti evidente, risiede la radice immediata della crisi esplosa nel 2007-08, e la base macroeconomica della disoccupazione strutturale di massa.
      Se le cose stanno così, non c’è proprio alcuna possibilità che le «cure risanatrici» dispensate dai governi a suon di deflazione salariale e ulteriore riduzione della base occupata sortiscano l’effetto sperato, per il semplice fatto che, in questa situazione (a meno di grandi sconvolgimenti), il capitalismo non è in grado di conciliare profitto e sviluppo, né può – evidentemente – sacrificare il primo al secondo. A meno che non avvenga «qualcosa di nuovo», la crisi è destinata ad approfondirsi nel prossimo futuro, sortendo esiti ancor più devastanti. Ma che cosa potrebbe accadere perché questa previsione non si avveri e la crisi si arresti?
      Se a decidere saranno le classi dirigenti, non c’è di che stare molto allegri. Di novità, in casi simili, il capitale ne contempla una soltanto: la guerra. Se ripensiamo ai centocinquant’anni alle nostre spalle (più o meno l’intera storia del capitalismo industriale avanzato), le grandi crisi verificatesi tra gli anni Settanta e Ottanta dell’Ottocento e a seguito del crollo di Wall Street nel 1929 furono di fatto superate con il nazifascismo e i conflitti mondiali, con l’enorme spesa per gli armamenti e la ricostruzione che le guerre richiesero.
      Ma – a meno di non cedere al fatalismo – non sta scritto da nessuna parte che a decidere delle sorti del mondo debbano essere ancora una volta i funzionari del capitale privato. Le cose possono andare diversamente; un’altra uscita dalla crisi è possibile. Purché – questo è il punto – finalmente torni in campo la sinistra, la cui assenza (in tutto il mondo capitalistico) è uno dei fattori costitutivi della crisi (nella misura in cui ha consentito e tuttora favorisce il pieno dispiegarsi della distruttività del capitalismo).
      Una corretta analisi
      Che cosa deve intendersi con «sinistra» in questo discorso? E che cosa si richiede perché essa torni finalmente a giocare un ruolo nel conflitto sociale e politico? Rispondere a queste domande non è difficile: la risposta, anzi, è in qualche modo contenuta in quanto sin qui considerato. Possiamo definire la sinistra come il campo delle soggettività che nell’essenziale condividono questa analisi della crisi, o si generano a partire da essa: come l’insieme delle forze sociali, politiche e intellettuali che convergono nella consapevolezza di un dato epocale (l’operare del capitale privato, oggi, come potenza organicamente anti-sociale) e ne traggono le conseguenze sul piano della propria iniziativa (prefiggendosi l’obiettivo di liberare la società dalla sua azione distruttiva e oppressiva). Ma questo che cos’altro significa, se non che il terreno qui e ora decisivo per la ricomposizione delle forze e la costruzione di un soggetto unitario in grado di stare efficacemente nel conflitto è di ordine culturale o, come direbbe Gramsci, ideologico? Qualche giorno fa Michele Santoro ha rivolto ai gruppi dirigenti della sinistra, Pd in testa, una proposta interessante: aprano un confronto con l’intellettualità critica (con i «rompiscatole»), promuovano una discussione sui fondamentali che hanno orientato le loro scelte in questi vent’anni. In effetti, la sinistra può rinascere oggi soltanto sulla base di una corretta analisi delle cause della crisi, che a sua volta implica una seria rilettura critica dell’ultima fase storica, l’età del neoliberismo trionfante. Seria e – questa sì – difficile, in quanto tale da fare inevitabilmente emergere e mettere in discussione aspetti cruciali delle diverse culture politiche che attraversano il campo, quanto mai articolato, della sinistra sociale e politica.
      Basti un esempio soltanto: quale valutazione dare della funzione sociale e politica del «libero mercato»? In questi ultimi vent’anni nel nostro paese la battaglia ideologica a sinistra si è combattuta in buona misura lungo il discrimine tra le forze (prevalenti) che vedevano nel mercato una garanzia di allocazione razionale (efficiente e giusta) di risorse e funzioni (e spingevano quindi affinché l’Italia divenisse un paese «normale» nel contesto occidentale), e le forze (soccombenti) che continuavano a ritenere indispensabile la direzione pubblica dello sviluppo, in un quadro di politica economica vincolato alla tutela delle classi subalterne. Oggi, a più di trent’anni dalla «rivoluzione» reaganiano-thatcheriana, non sarebbe il caso di fare un bilancio di questa disputa, misurando torti e ragioni al di là dei rapporti tra le forze in campo?
      Gli ultimi vent’anni
      Ma non si tratta solo di questioni economiche. Una seria analisi delle cause della crisi impone anche una riflessione su quanto è avvenuto, in sede nazionale e comunitaria, sul terreno politico-istituzionale, se è vero, come sembra, che a partire dai primi anni Novanta si sono susseguite (con l’apporto decisivo delle forze prevalenti a sinistra) iniziative o omissioni funzionali agli interessi dell’impresa e della finanza: riforme elettorali volte a ridurre lo spettro degli interessi sociali rappresentati; riforme istituzionali tese a ridurre l’incidenza delle assemblee elettive; privatizzazioni; vincoli imposti alla spesa pubblica sociale sino all’ultimo clamoroso strappo della costituzionalizzazione del pareggio di bilancio; mancati vincoli alla libertà di movimento dei capitali, ecc. Anche qui: non è forse giunto il momento per un bilancio di questa stagione di riforme, se non altro per stabilire in che misura l’attuale crisi sia o meno riconducibile ai loro effetti?
      Un’ultima considerazione, per concludere. È necessario chiarire che l’eventuale consenso su un quadro analitico generale, come quello qui delineato riguardo alle cause della crisi, non implica di per sé alcuna conseguenza sul piano politico immediato: comporta, certo, un’opzione critica nei confronti del modo di produzione dominante (in particolare riguardo al regime neoliberista); ma non contiene indicazioni in merito al «che fare» sul terreno della battaglia politica contingente. Tenerlo presente (considerare cioè la relativa autonomia del piano «tattico» da quello «strategico») dovrebbe favorire una discussione franca e al tempo stesso pacata tra tutte le componenti della sinistra, all’insegna del rispetto reciproco e di una reale disponibilità all’ascolto.
      Non sono in gioco infatti intenti recriminatori né si tratta – tanto meno – di auspicare «rese di conti», benché una riflessione sull’ultimo ventennio, se condotta in spirito di verità, comporterebbe indubbiamente il riconoscimento di una grave sconfitta della sinistra. Il tema oggi è, come si diceva, l’efficacia dell’iniziativa in difesa del lavoro e delle classi subalterne, un obiettivo che chiede soprattutto unità e autonomia della sinistra sociale e politica, l’esatto contrario dell’attuale frammentazione. Di questo si tratta. E della capacità – vitale per una classe dirigente – di «voltare pagina» quando il tempo lo richieda, superando divisioni divenute anacronistiche.

  44. Sandro scrive:

    Attenzione!!!! È in arrivo un altro unto del signore!!!! Intanto Ferrero e Diliberto sono contenti del 2,3%!!!

    NAPOLI — A caldo non ha voluto commentare il voto. Come nel suo costume, ha preferito avere un quadro chiaro prima di esprime giudizi politici. Ma il dato che viene fuori dalle urne va «esattamente nella direzione auspicata», racconta il sindaco di Napoli, Luigi de Magistris, che dribbla le interviste e affida a Youtube un video autoprodotto nel quale parla delle elezioni in Francia, del voto in Grecia ma, soprattutto, delle amministrative in Italia appena terminate.

    IL RISULTATO POLITICO – L’ex pubblico ministero di Catanzaro esalta il risultato di Orlano a Palermo e del Movimento a Cinque stelle di Beppe Grillo, e si dice convinto che in vista del 2013 sia «necessario un nuovo soggetto politico di centrosinistra, magari con una lista civica nazionale». «Il voto Europeo e le amministrative in Italia hanno tracciato dati significativi — sono le parole dell’ex pm — . Il risultato francese è molto importante sopratutto perché così si sbriciola l’asse Sarkozy-Merkel. Dalla Grecia, poi, arriva un altro segnale importante a riprova che le politiche dei governi centrali sono state bocciate dai cittadini».
    Per de Magistris, infatti, «la vittoria della sinistra in Grecia segnale chiaro anche per l’Italia: nei momenti di crisi, infatti, non può pagare il popolo mentre c’è chi, come i poteri forti, mantengono rendite di posizione e finanziarie». Il voto in Grecia «è per questo anche un segnale all’Italia e al commissariamento che è in atto del Paese con politiche di rigore senza sviluppo e senza crescita».

    PREMIATE LE PERSONE – Ma è dal risultato delle amministrative che il sindaco di Napoli trae gli spunti maggiori: «Vengono premiate le persone e non più i partiti. Straordinario, in tal senso, il risultato di Leoluca Orlando a Palermo, un’affermazione che fa capire bene il crollo delle primarie così come concepite finora». «Le primarie — è il ragionamento del primo cittadino napoletano — possono certamente essere serie, ma finora lo sono state poche volte». Il pensiero di de Magistris va poi al risultato di Genova «dove ha vinto un centrosinistra partitico diverso e dove si è afferma soprattutto la società civile». Poi l’elogio a Beppe Grillo con un’apertura che si presta a varie chiavi di lettura: «Straordinario il risultato del movimento Cinque stelle in alcune regioni, con candidati che hanno avuto le idee chiare». Ecco perché l’ex magistrato, da quasi un anno sindaco napoletano, ravvisa nel voto «un’indicazione molto chiara per le Politiche del 2013. Occorre però trovare subito una formula nuova, che sia una grande lista civica nazionale che appoggi un centrosinistra partitico al Parlamento oppure un soggetto politico nuovo, come si è già visto nelle recenti elezioni a Cagliari, Milano e Napoli, e ora a Palermo e Genova».

    LA SPERIMENTAZIONE – Insomma, tira l’acqua al suo mulino, de Magistris, ritenendo tutto ciò che è nuovo qualcosa da lui già sperimentato. «Il Pdl scompare e finisce la litania della Lega su Roma ladrona. Oggi c’è un’Italia unita nella voglia di una politica diversa, delle mani pulite. Basta col discorso su moderati ed estremisti. C’è voglia di normalità, di guardare lontano. La sfida che abbiamo di fronte a Napoli è quella di dimostrare di essere rivoluzionari governando. E il voto dimostra che andiamo in questa direzione, ed è un segnale forte per il governo Monti e per chi lo sostiene».

    L’INTRVENTO DI LUCARELLI – Sul voto amministrativo interviene anche Alberto Lucarelli, assessore con una delega molto politica, quella ai Beni comuni: «Dalle urne — è il commento di Lucarelli, tra i promotori di Alba: Alleanza, Lavoro, Beni comuni e Ambiente — emergono precisi segnali all’attuale classe politica. Il primo, evidente, è la forte protesta contro il sistema dei partiti, oggi incapaci di rappresentare a pieno i diritti e gli interessi dell’elettorato. Lo dimostra l’affermazione del movimento 5 Stelle, che in alcuni centri arriva al ballottaggio, e l’affermazione dei movimenti civici vicini ad Alba, come nel caso di Parma e dell’Aquila, con i buoni risultati di Ettore Di Cesare e Roberta Roberti che sfiorano il 5 per cento».

    Paolo Cuozzo

  45. Claudio Grassi scrive:

    ELEZIONI. Ecco chi ha vinto e chi ha perso

    L’analisi dell’Istituto Cattaneo sui risultati e su M5S

    L’Istituto Cattaneo di Bologna ha effettuato alcune elaborazioni dei risultati del voto amministrativo appena conclusosi (in 24 comuni capoluogo) per capire quanto i contendenti abbiano riscosso maggiori o minori consensi rispetto alle precedenti elezioni regionali.

    Nella nostra analisi non facciamo riferimento alle percentuali su voti validi – come di consueto viene fatto – ma ai voti in assoluto presi dai partiti e dai candidati. Nella nostra analisi le variazioni temporali sono presentate sia in valore assoluto che in valore percentuale con riferimento ai valori di partenza: se un partito passa da 150.000 voti a 135.000, diremo che ha perso 15.000 voti pari al 10% dei suoi voti iniziali.

    Dall’analisi dei dati emerge che sia il centro-sinistra sia il centro destra perdono molti consensi. Tuttavia il centro-destra ha subito una contrazione maggiore.

    Centro-sinistra

    Nelle 24 città analizzate il centro sinistra ha perso circa 40.000 voti rispetto alle regionali del 2010, pari al 7 per cento dei propri voti del 2010. Tuttavia esistono forti differenze territoriali. Mentre al Nord perde circa un quinto dei suoi consensi, nella Zona rossa contiene le perdite in linea con la media nazionale, mentre al Centro-Sud avanza significativamente (+20mila voti).

    Per quanto riguarda i partiti, il Partito Democratico ha subito una contrazione pari al 29 per cento dell’elettorato che lo aveva scelto nel 2010 (pari a un decremento di 91.000 voti): anche nel caso dei Democratici, abbiamo rilevato importanti differenze tra aree del Paese. Una perdita che si attesta attorno al 30 per cento nelle città del Nord (- 60.000 voti) e in quelle della Zona rossa (-19.000 voti), a fronte di una riduzione dei consensi del 20 per cento circa nei capoluoghi del Centro-Sud (- 12.000 consensi).

    L’Italia dei Valori ha una perdita di 55.000 voti, omogeneamente distribuita in tutti i capoluoghi senza distinzione di area geografica, pari a oltre la metà del proprio elettorato (-58 per cento a livello nazionale). Si tratta di una delle formazioni politiche che hanno perduto più voti rispetto alle regionali del 2010.

    I partiti della sinistra (Sinistra Ecologia e Libertà e Federazione della Sinistra) perdono un sesto dei consensi ricevuti nel 2010 (-16 per cento, pari -12.000 voti), ma la loro prestazione è m differenziata per ambito territoriale dei comuni al voto. Un crollo pari a quasi alla metà dei voti al Centro-Sud (-48 per cento) a fronte di una avanzata di circa il 7 per cento nel Nord e nella Zona rossa.

    Centro-destra

    Rispetto alle regionali del 2010, il centro-destra registra un forte calo su tutto il territorio. Le perdite riguardano soprattutto la Zona rossa (46.000 voti in meno) ed il Nord (123.000 voti in meno). Rispettivamente, -58 e -41 per cento.

    Quanto ai singoli partiti, il Popolo della Libertà perde 175.000 voti rispetto alle precedenti regionali. Se il calo riguarda soprattutto il Nord (-61 per cento, pari a – 101.000) e la Zona rossa (- 60 per cento, ossia -33.000 voti), nel Centro-Sud l’arretramento è comunque consistente (40 per cento in meno).

    La Lega Nord è il partito che, in percentuale, arretra più di tutti (-67 per cento). Le sue perdite sono molto forti nelle città del Nord, ma sono ancora più consistenti nella Zona rossa, con una perdita di quasi l’80 per cento dei voti conquistati nel 2010.

    L’Unione di Centro tutto sommato tiene, contenendo le perdite al 6,5 per cento a livello nazionale rispetto alle regionali del 2010. Questo dato nasconde però dinamiche differenziate a livello territoriale. Il partito di Casini accusa forti perdite nelle città del Nord (-44 per cento circa), mentre guadagna consensi nella Zona rossa (+13 per cento) e soprattutto nel Centro-Sud (più 32 per cento).

    In generale, i dati mettono in evidenza che sia il centro-destra, sia il centro-sinistra, sia i partiti maggiori, perdono consensi soprattutto al Nord e nella Zona rossa. Nel Centro-Sud, Pd e Pdl (così come il centro-destra nel suo complesso) hanno perdite minori che nel resto del paese. Nella stessa area, il centro-sinistra nel complesso avanza.

    Qui l’analisi delle performance del Movimento 5 stelle

  46. ottimo Sorini! scrive:

    “Dopo il risultato delle elezioni amministrative, serve una scossa a sinistra, una accelerazione dell’unità d’azione delle forze di sinistra che sono all’opposizione del governo Monti”. Lo afferma Fausto Sorini, respponsabile esteri e componente segreteria nazionale del Pdci.
    “Solo così, evitando ogni isolazionismo o attesismo, si può pensare di intercettare credibilmente il malcontento sociale diffuso verso la politica del governo, che oggi in buona misura si riversa su Grillo o si disperde in una crescente astensione.
    Solo così si può pensare di ottenere in Italia un movimento e risultati affini a quelli conseguiti dai comunisti e dalle forze di sinistra in Francia, Grecia, Portogallo e anche in Spagna.
    Questo è anche l’unico modo per poter influire in modo non marginale o subalterno sulla dialettica interna al PD e alla CGIL e sul grande popolo di sinistra che in questi soggetti ancora in buona parte si riconosce.
    Quando poi sarà chiaro con quale legge elettorale andremo alle politiche, se voteremo col proporzionale questa coalizione unitaria a sinistra, che non annulla l’autonomia dei soggetti che la compongono, potrà competere agevolmente, senza temere sbarramenti (ed è la lezione che viene ieri dall’elezione di De Magistris a Napoli, oggi dall’affermazione di Orlando a Palermo).
    Se invece il meccanismo elettorale sarà di tipo bipolare, una forte unità a sinistra creerà condizioni più favorevoli nel confronto col PD per un accordo tattico unitario, rispettoso della dignità e del profilo di ogni contraente, volto ad impedire una nuova vittoria delle destre, così come è avvenuto in Francia, ad influire sul confronto programmatico, a garantire una rappresentanza adeguata e autonoma dei comunisti e delle forze di sinistra nel futuro Parlamento.
    Anche per questo va preservata e rilanciata l’unità d’azione della Federazione della Sinistra e la sua capacità di iniziativa e di proposta politica nei confronti delle altre forze di sinistra e del popolo di sinistra nel suo insieme. Per tutto ciò è importante la riuscita della manifestazione del 12 maggio, a cui parteciperà anche una rappresentanza dello schieramento unitario dei comunisti e delle forze di sinistra europee.”

  47. anonimo prc(reggio calabria) scrive:

    Compagno Grassi come è andata in calabria?
    Il compagno Tassone come analizza il voto?
    Non rispondere se non vuoi ma i quesiti sono li.
    Avanti.

    • Giuseppe scrive:

      Ottimo risultato a Palmi, seconda città della provincia di Reggio Calabria, dove la lista unitaria FdS e SeL prende il 4,5% superando Idv

      • anonimo scrive:

        ma di che parli ti rendi conto delle stupidaggini che dici…a palmi la lista si chiama sinistra per palmi il simbolo somiglia a quello di sel e i due candidati del prc prendono 39 e 12 voti su 465.siamo nella sostanza zero virgola….nel resto della calabria non esistiamo a cz 0,7 fds a cassano ,castrovillari e paola non riusciamo nemmeno a fare la lista….tassone dovrebbe dimettersi

      • anonimo(prc reggio cal) scrive:

        Ma sei proprio ridicolo,candidati tu la prossima volta Giuseppe.A palmi il 4.5 ma smettila,quanti voti hanno preso i candidati di RC?.
        Anche tu sei uno stratega

  48. Ferdinando scrive:

    http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/getPDFarticolo.asp?currentArticle=1EPZVD

    qualcuno gentilmente mi spiega l’intervista di Ferrero?

    • Anonimo scrive:

      il finale di questa intervista al manifesto fa gelare il sangue… allora, a sistema elettorale vigente, dice Ferrero: proponiamo a sel e idv di allearci. a proposito del pd dice: non abbiamo un piano b.
      se io fosse di sel o idv gli risponderei: signor ferrero, nei tre ci mettiamo d’accordo (fds, sel e idv) per essere alternativi al pd, ciò significa che secondo voi ci presentiamo contro centro destra e pd e quindi facciamo vincere la destra. il guadagno dovè?
      Ferrero: dove vuoi andare? che vuoi fre da grande?

      • Anonimo scrive:

        Lei faceva lo stesso appello prima del voto. Non le sembra che oggi il Pd sia più interessato a un’alleanza a sinistra?

        È un’ipotesi. Un’altra è che il crollo del centro accentui la tendenza a ‘tirarli’ dalla loro parte. Dico ai compagni di Sel, all’Idv, ai movimenti: smettiamo di aspettare il Pd, iniziamo noi la partita. Uniamoci per far cadere Monti.

        Sel e Idv invocano l’alleanza con il Pd. In questo caso la Fds che farà?

        In politica le subordinate servono solo a finirci dentro. Quindi mi batto per un processo unitario, in una forma federata o confederata o di alleanza. Nessun piano B.

        http://www.ilmanifesto.it/attualita/notizie/mricN/7344/

        Ovvero: alleiamoci allegramente con SEL e IdV, poi… domani è un altro giorno, domani si vedrà. Che lungimiranza.

  49. Claudio Grassi scrive:

    Riflessioni sul voto amministrativo

    Fabio Nobile, segreteria nazionale PdCI

    I risultati elettorali delle amministrative, seppure con un’analisi che ancora non contiene l’importante riferimento ai flussi elettorali, evidenziano lo stato di grande fluidità della situazione politica italiana. La prima conseguenza di questa considerazione è che non ci può essere una lettura uniforme dei risultati, tranne le tendenze di fondo.

    Il primo dato è certamente l’astensionismo, che registra un incremento dell’8,2% rispetto all’affluenza delle ultime comunali nei ventisei comuni capoluogo. Un dato che è diffuso su tutto il territorio nazionale, ma che vede nel centro- nord le punte più alte. Quello del centro-nord è un risultato dove pesa la debacle del PDL e quella storica della Lega che, alidlà della vittoria di Tosi, viene ridimensionata drasticamente. In questa parte del Paese la crisi di rappresentanza è esplosa, almeno per il momento, molto più che a sud.

    In tale quadro, i dati dell’astensionismo ha senso sommarli a quelli dei grillini che raggiungono un risultato straordinario, ma che si ferma nelle regioni centrali a conferma di una specificità dell’ area centrosettentrionale del Paese. Un fenomeno, quello di Grillo, nelle cui dimensioni rappresenta un effetto collaterale, più o meno voluto, della delegittimazione dei partiti utilizzata per sostenere il Governo Monti.

    Astensionismo e grillini insieme esprimono, comunque, un’insofferenza strutturale verso il sistema politico rappresentato dai partiti della seconda repubblica. La maggior parte di questi partiti si sono palesati incapaci, ormai, di esprimere la rappresentanza ad un tessuto economico e sociale le cui viscere sono scosse dalla crisi economica. Come durante la fine del ’92 il dissolvimentodi DC e PSI aprì un vuoto che fu riempito Berlusconi e la Lega, oggi siamo nella fase in cui il vuoto è tutto da riempire. Ma la crisi di rappresentanza a differenza del ‘92, ovviamente, va molto oltre il solo crollo del centrodestra.

    Da questo punto di vista tutti i partiti arretrano o tengono con difficoltà. Il crollo del Pdl del post Berlusconi, che perde in molti casi più della metà dei voti percentuali, riflette plasticamente una fase che si chiude. Ma lo stesso PD, nonostante gli entusiastici proclami del suo gruppo dirigente, perde sul piano percentuale ed assoluto una quantità di voti impressionanti, seppure la dimensione è amplificata da una molteplicità di liste civiche. Su tutti il dato di Genova, dove è a -7% rispetto alle regionali, e a Palermo dove riduce il suo consenso del 13%. Stessa sorte per la stessa idv che paga la vittoria grillina e il terzo polo che rimane fermo al palo. La stessa proliferazione, con alterne fortune, di liste civiche rende ancora più chiara la mobilità del quadro.

    La tenuta unitaria di una buona parte delle coalizioni di centro-sinistra, a differenza della totale divisione del centro-destra che si somma e amplifica la sua disfatta, ha permesso le sue vittorie in tanti comuni. Ma c’è da rilevare che, in moltissimi casi, si arriva comunque al ballottaggio e che nelle grandi città, come era successo lo scorso anno, vincono sindaci o sostenuti da Idv ed FdS o figure che chiaramente vengono percepite come alternative. Basti pensare a Genova e Palermo.

    Questa lettura dei dati ci dice che questo voto ha al fondo una contrarietà al governo Monti e le politiche economiche imposte dalla BCE. In tale quadro, in relazione a quanto abbiamo visto in Francia ed in Grecia, ciò che va rafforzata e costruita è una forza comunista ed una sinistra antiliberista in grado di essere percepita a livello di massa come un’alternativa credibile. Noi non siamo la Francia e la Grecia, abbiamo le nostre specificità, a partire dal sindacato troppo vincolato dal PD, con i relativi livelli inadeguati di mobilitazione dei lavoratori. Sicuramente su questo il prezzo che paghiamo è altissimo. Gli stessi risultati poco lusinghieri o comunque, tranne in pochi casi, inadeguati di candidature alternative di sinistra al centro-sinistra sta li a dimostrarlo.

    Ma per questo è necessaria ancora di più l’iniziativa. I risultati della FdS, da ponderare anche con molti risultati positivi avuti con liste unitarie di sinistra, dimostrano ancora la tenuta diffusa nel territorio nazionale e un insediamento in grado di essere decisivo sui risultati elettorali. In sostanza i voti arrivano alla Federazione soprattutto nei luoghi dove c’’è un radicamento.Invece, quando PdCI e PRC vanno divisi, tranne alcuni casi come a Parma per il PdCI, i dati sono negativi e questo, si spera, faccia definitivamente riflettere tutti. D’altra parte la FdS ha una percentuale assolutamente vicina a quella di SeL, che dovrebbe adagiarsi meno sui sondaggi e guardare alla sua sinistra per costruire una prospettiva. Questo risultato, seppure contraddittorio, deve dare il coraggio di andare avanti.

    Il fatto che ad un arretramento del PD e alla fluidità della situazione non corrisponde una crescita della sinistra, probabilmente, dipende anche dalla forza e dall’efficacia dell’iniziativa politica. Ciò che va rimarcato, per rendere credibile e competitivo il progetto, è la maggiore definizione del profilo politico della FdS, declinato nell’azione e nel programma. A partire da questo è possibile rilanciare la questione dell’unificazione tra PdCI e PRC in un unico Partito Comunista nell’Italia del XXI Secolo e lavorare all’allargamento della Federazione, nelle forme e nei modi da discutere con chi vuole aprirsi ad un percorso unitario. Questa sembra la strada più efficace per provare a fare passi avanti. Lo spazio c’è e lo dicono anche queste elezioni. Serve un po’ di coraggio. Ci vediamo il 12.

  50. come sono andate queste elezioni per la Fds e per la sinistra?
    Mer, Mag 9, 2012Sinistra

    Su 27 comuni capoluogo la Fds si è presentata in 16 ottenendo una media del 2,2%.
    Negli stessi comuni nella precedente tornata unendo i voti del Prc e del Pdci il risultato medio era doppio 4,6%.
    Sugli eletti è difficile a dirsi. Nei 27 comuni ne avevamo 35, probabilmente ne confermeremo meno della metà dipende dai ballottaggi e da quanti della Fds vengono eletti nelle tante liste civiche dove, pur trattandosi di capoluoghi di provincie, siamo confluiti oppure nelle varie liste della sinistra unita o biciclette
    Perché questo è uno dei primi dati che emerge con forza. Anche solo considerando i capoluoghi dove maggiore è l’influenza della politica nazionale rispetto ai comuni minori, in questa tornata in ben 11 comuni si è sperimentato un po’ di tutto.
    Ciò dipende, oltre che dal nostro indebolimento, anche dalla tardiva consapevolezza che con il taglio del numero dei consiglieri diviene sempre più alta la soglia di sbarramento di fatto.
    In alcuni casi si tratta proprio di liste civiche del sindaco neutre come a Belluno, Frosinone e Taranto.
    In altri di operazioni che richiamano l’ultima fascinazione rifondarola per i “Beni Comuni” come le liste di Cuneo, Lecce che rispettivamente con il 6,4 e il 4,6 non sono andate nemmeno male. A Lecce c’era anche Sel nella lista.
    Nei Comuni siciliani in particolare si sono sperimentate unioni varie tra Fds, Verdi, Sel e Idv perché nell’isola anche nei comuni c’è uno sbarramento al 5% che ci esclude da tutti i consigli comunali. Probabilmente perfino a Palermo dove possiamo vincere con Orlando e rimanere fuori dal Consiglio.
    In 18 comuni la Fds era con il centrosinistra tradizionale o allargato all’Udc mentre in 9 comuni era di colazione diverse o in solitaria.
    Per quel che riguarda Sel, i vendolaini si presentano anche’essi con il proprio simbolo in 16 comuni ottenendo una media del 3,1% mentre in 4 città si presenta assieme a raggruppamenti civici.
    Nessuno pensi poi di trarre insegnamenti dal risultato di Parma dove la straordinaria performance del Pdci con il 5,8%, al netto dall’impegno e la passione dei nostri locali militanti, deve molto al sempre magico allineamento sulla scheda elettorale con il candidato sindaco, oltre al fatto che il Prc era fuori dalla coalizione.
    Ci saranno poi tantissime altre situazioni in Comuni non capoluogo più o meno fortunati anche se per il taglio dei consiglieri è probabile che gli eletti siano veramente pochi.
    Ad esempio in veneto usciamo dai consigli di Verona, Mirano, Conegliano (dove siamo riusciti a presentare due candidati che si sono annullati).
    Mi consola Feltre dove è stato eletto sindaco Paolo Perenzin un compagno giovane, intelligente e bravissimo.
    Eccezioni montane a parte, il quadro quindi non è buono per la Fds e nemmeno per Sel.
    Si segnala positivamente che almeno per le elezioni amministrative si comincia a capire che senza unità, duttilità e pragmatismo si sprecano solo voti ed energie.
    Poi bisognerebbe riflettere sullo tsunami dei grillini che prendono voti sia a destra che a sinistra ma parlano anche molto di temi a noi cari; sull’effetto pesante per il risultato leghista della campagna giudiziario-mediatica di questi mesi e sullo spappolamento sia del Pdl che del terzo polo.
    Ma anche della sostanziale tenuta del Partito Democratico malgrado le pesanti conseguenze sociali dell’operato del Governo Monti.
    Tutti i commentatori segnalano infatti che il centrosinistra della famosa foto Vasto, foto nella quale come è noto la Fds non c’è, sarebbe potenzialmente vincente allo stato delle cose attuali, ma la strada da qui alle elezioni può essere ancora lunga e la Fds ha dimostrato purtroppo di non avere quel radicamento e quella riconoscibilità che sarebbero necessarie in questa difficilissima fase.
    Servirebbe il coraggio di osare di più e di unire le forze per creare uno spazio comune di tutta la sinistra come si tenta di fare in tutta europa, cominciando dalle drammatiche condizioni sociali del nostro Paese e da un rinnovamento forte nelle nostre modalità di fare politica.

  51. Carlo circolo bianchini genova scrive:

    Bel quesito, tralascio, la questione, greca francese e spagnola , anche perche la situazione e i soggetti politici non sono paragonabili, con quelli italiani, interessante , è invece, analizzare il voto italiano , proprio, per le cose che dici, cioè perché i partiti, che si oppongono a Monti non raccolgono il malcontento,
    Incominciamo per ordine, “IL CROLLO DELLA LEGA” sul perché a raccogliere i voti in uscita dal PD /PDL/LEGA non siano i partiti a sinistra del PD, rispondo in un secondo tempo, è interessante l’analisi di FOLLI, ma non vedo nessuno che ha colto l’implicazione, se fosse vero, il PD (se fosse ancora vivo) dovrebbe arrabbiarsi perché ci troveremmo , di fatto, (anche se in potenza) in presenza di un governo non di coalizione ma di un governo di destra, se cosi fosse e credo che Folli ha rgione, non ci trovemme più in presenza di una grossa coalizione,questa considerazione ci serve per porsi la domanda , ma il PD è ancora un partito di sinistra? La risposta a questa domanda, ci serve anche per stabilire se la sinistra sa darsi una scossa, io penso che se per sinistra, si intende, SEL /IDV/FDS la cosa è auspicabile e forse possibile, se invece , se nel termine sinistra si include il PD, io credo , che orami è troppo tardi, a meno che in italia, come in Grecia e Francia, il PD non si separa, dando vita, a due partiti, uno socialdemocratico, uno liberaldemocratico, in questo caso è possibile, viceversa , con un partito , cosi interclassista, lacerato e diviso al suo interno, sarà molto difficile trattare.

    Se ho capito bene hai parlato del MANIFESTO DEL NUOVO SOGGETTO POLITICO” ora non so se parliamo della stessa cosa, ossia quello che viene chiamato ALBA, ossia ALLENZA PER IL LAVORO E BENI AMBIENTALI,sponsorizzato da molti intellettuali italiani tra le quali Marco Revelli, Rodotà etc. se è di questo che parli io questa iniziativa, la trovo interessante, perché coincide con la mia sensazione molte volte espressa in questo blog, che i partiti ( e questo risponde anche sul perché i voti in fuga da altri partiti vanno al M5S) tradizionale sono inamovibili, impermeabili e chiusi, dove non esiste nessuna possibilità per un giovane, di mettersi a fare politica senza fare lunghe trafile, poi i partiti, tradizionali (tutti) sono diventati di fatto partiti proprietari, sono di proprietà di caste e baroni inamovibili, non è possibile nessuna partecipazione sono partiti dove uno che ha carisma diventa segretario, e poi fa quello che vuole con o senza ‘l’approvazione del partito, cosi è stato per la SE/sinistra arcobaleno/FDS, imposte dall’alto, senza nessuna possibilità di interagire, questo modo di fare politica, allontana i giovani, che sono abituati, a schemi più orizzontali con Grillo, non hai bisogno di trafile, fai subito politica e tutti hanno le stesse opportunità , è sciocco trascurare, questo fatto e queste esigenze, mi piacerebbe anche leggere l’intervento che ha fatto Ferrero ma non l’ho trovato.
    Io ho letto, la prefazione di Marco Revelli, del Forum di Firenze e mi pare che non si tratta di voler fare un nuovo “partitino” mi pare che dicono che i tempi sono maturi perché i partiti sperimentano nuove forme di aggregazione e di relazioni più orizzontali e tra uguali, noi oggi andiamo al CPN (choi ci va io no)dopo che ogni corrente si è riunita per i fatti suoi, prendendo decisioni,poi ognuno rimane con la sua proposta , ingessando di fatto il partito, su piccole cose perchè sulle cose importanti come ho detto prima solo pochi notabili decidono, alleanze strategie, candidature, quindi stiamo sperimentando , l’immobilismo perché ognuno ha la sensazione di non stare a lavorare per tutti ma solo per costituire il concime dove far vivere e crescere, solo alcune piante, siamo insomma, i piedistalli per far emergere qualcuno,sempre i soliti che si vinca o che si perda, anche perché stiamo scomparendo ma non perdiamo mai, tuttalpiù “teniamo” i partiti oggi sono fatti cosi, si va alla riunione dando l’appuntamento alla ore 15, si comincia alle 16, poi il segretario relazione,impiegando tutto il tempo che vuole, poi fa parlare, il responsabile dello specifico, poi interviene un amico della stessa corrente a supportarlo, poi parla di nuovo l segretario, ma come iscritto, , poi diventa tardi e si decide che non c’è tempo, cari compagni contingentiamo i tempi 5 minuti l’uno,, io vorrei stare in un partito tra eguali, sul modello delle assemblee di condominio , che quando si riuniscono, di volta in volta eleggono il presidente, l’amministratore (segretario) conta come il due a briscola e non può fare nulla che non sia deliberato dall’assemblea, poi non basta perché l’amministratore, viene affiancato da un revisore dei conti e da più consiglieri scelti dall’assemblea non cooptata, tra gli affini del segretario di turno. Se ho capito bene questo movimento si prefigge questo, e noi ne avremmo tanto bisogno

    • Anonimo scrive:

      Poveri noi!

    • alba o tramonto? scrive:

      A dire il vero le contraddizioni che tu registri dentro il PRC sono le contraddizioni proprie della mancanza del centralismo democratico, della suddivisione frazionista in correnti e di quella forse più grande di tutte che è quella di essere un presunto partito comunista di massa ma senza le masse…. l’organigramma del partito di massa che PRC ha mantenuto così come il metodo o anzi per meglio dire l’impianto è stato scimmiottato dal PCI… con la differenza che il PCI aveva il doppio degli attuali iscritti al PRC a livello nazionale solo nella mia provincia…… (83.000 iscritti a metà anni 80′, parlo della provincia di Modena).

      Il partito di massa comporta grandi contraddizioni e si rende soggetto alla conpenetrazione borghese del suo tessuto sociale e politico, Togliatti lo sapeva bene però ha ritenuto così come altri dirigenti che la specificità italiana richiedesse questo azzardo, cercando di compensare la mancanza strutturazione “del partito di quadri” con la formazione nel partito di migliaia di quadri… non c’erano solo le frattocchie… ma varie scuole regionali, centri studi…… c’era diffatto un partito d’avanguardia che viveva dentro il partito di massa……

      Oggi francamente non c’è proprio un bel cazzo di niente…. formazione? l’unica formazione che viene data è il cattivo esempio del carrirismo… siamo divenuti una caricatura pure poco divertente e molto patetica…

      Se si volesse veramente cambiare nell’ottica comunista del termine ci si dovrebbe ad esempio chiedere come mai tutti i partiti comunisti (80% se nonn di più), e comunque tutti quelli che contano a livello mondiale mantengono a distanza di decenni la loro natura avanguardista e nel nostro paese questa impostazione è solo propria di piccole organizzazioni settarie, che confondono l’avanguardismo con la testimonianza di geova…. parlo non solo del kke ma del sacp (sudafrica, al governo), PC cubano, pc cinese, pc portoghese, pcfr, pc vietnamita….

      praticamente siamo e abbiamo una impostazione e una concezione del partito di natura borghese…. quando avremo il corraggio di dircelo?

      per quanto riguarda l’ALBA ti consiglio di leggere le critiche mosse da Asor Rosa, personalmente le condivido tutte (prima volta che mi accade di essere d’accordo con lui quasi su tutto), trovi sul Manifesto del giorno 27 aprile (almeno credo)…. sono abbastanza crude ma mettono in luce tutti i limiti di un soggetto politico calato dall’alto ed estraneo alla classe lavoratrice del nostro paese….. (non basta Airaudo per far primavera…) …

      La presenza di ottimi economisti non è garanzia poi della coniugazione politica della critica del pensiero economico nelle lotte e nel conflitto sociale … oggi servirebbero esempi di conflitto sociale più che di economia… lo studio della critica economica è importantissimo ma nella misura in cui c’è un soggetto rivoluzionario che la coniuga nel reale facendola propria e costruendo risposte nella lotta…. personalmente ritengo l’Alba un buon forum di discussione e confronto, propedeutico ma non in grado di dare alcun tipo di risoluzione alla crisi della sinistra italiana…….

      Tocca rimboccarsi le maniche e ripartire da noi, dai lavoratori, da Marx … e col tempo riprenderà prima o poi un processo di ricostruzione di un soggetto comunista nel nostro paese……

      approposito una lezione ce l’ha data anche Grillo…. si può far politica anche fuori dalle istituzioni e senza l’attenzione dei media…. certo il consenso devi guadagnartelo….

      • Carlo circolo bianchini genova scrive:

        A dire la verità, quello che hai postato, è poco articolato,(senza nessuna polemica ma con la volontà di capire davvero) si tratta per lo più di slogan, del tipo ” ci vorrebbe il centralismo democratico” ma il centralismo democratico poteva e può funzionare solo come strumento di guida di un partito di eguali dove non esiste la figura del segretario, se non non si tratta di C.D ma della centralità del segretario, il centralismo democratico, è comparso per la prima volta nel 1903, il partito bolscevico fino al inizio anno del 1922, non ha conosciuto la figura del segretario, che nasce, con funzione amministrativa,con esigenze statuali, nasce non per governare un partito, ma una stato immenso, come dice la parola, completamente, asservito al comitato centrale, solo dopo il trenta/trentadue quando la figura del segretario del partito coincideva ed era sovrapponibile con il capo dello stato, onnipotente, allora le cose, degenerarono. Come si può desiderare il centralismo democratico e contemporaneamente il segratario? è singolare, io con un segretario come Bertinotti, non avrei voluto il centralismo democratico, non lo vorrei neanche con Dilibeto, che lancia la linea politica dai giornali. e del partito degli assessori, che ne dici? del fatto che si fa la corsa a diventare segretari, perchè cosi, ci si catapulta nelle istituzioni, che ne dici? delle dichiarazione che parlano di accordi in cambio di posti in parlamento che ne dici?
        Il fatto che ALBA sia sponsorizzata da intellettuali borghesi, non mi meraviglia, e Marx, e Lenin, chi erano? , Operai? tu poi parli del PCI e del partito di massa, ma di PCI c’è ne tanti, c’èra quello degli anni 50/60, che poteva avere il centralismo democratico, perché non era governato da un “duce”, non aveva ancora scoperto il “governismo” la governabilità, aveva una pluralità di personaggi e posizioni che andavano, da Napolitano(destra migliorista) a Ingrao, in mezzo, una sfilza di nomi con pari dignità, il segretario, fino a Berlinguer, era un segretario di sintesi, non era una parte come lo fu Bertinotti e compagni, non capire che c’è stata una degenerazione,nella concezione della linea di comando, è miope, non mi hai spiegato, come sono stati possibili,LA SINISTRA ARCOBALENO E LA FEDERAZIONE DELLA SINISTRA” e se questo lusso berlinguer, da solo o con pochi compagni di merenda se lo poteva permettere, la tua come ho detto è una spiegazione poco articolata, e semplicistica.
        riprovaci.

  52. 12 maggio... scrive:

    Un mese fa la Federazione della sinistra aveva promosso un pubblico appello ad una manifestazione nazionale contro il governo Monti rivolto all’insieme delle sinistre di opposizione.
    Com’è nostro metodo avevamo aderito alla manifestazione “unitaria”, dentro la politica più generale del fronte unico: ripromettendoci naturalmente di portare nella manifestazione, con un breve intervento dal palco, il nostro punto di vista anticapitalista e rivoluzionario. Diritto che ci era stato peraltro assicurato dal segretario nazionale del PRC.

    Ma a pochi giorni dalla manifestazione il diritto all’intervento del PCL viene revocato, dentro il quadro di una manifestazione di cartello della sola Federazione, aperto esclusivamente ai suoi alleati internazionali e a rappresentanze sociali di movimento. Prendiamo atto di questa scelta- in sé legittima- e revochiamo la nostra adesione e partecipazione alla manifestazione. Eravamo disponibili per una iniziativa realmente unitaria, rispettosa delle posizioni diverse e del loro diritto di pubblica espressione. Non siamo disponibili a fare i puri ascoltatori silenti dei comizi dei dirigenti riformisti.

    Ci limitiamo alla constatazione di un fatto politico: una Federazione della Sinistra reduce da coalizioni in tutta Italia col Partito Democratico, e a volte persino con la UDC, sceglie di non dare la parola in piazza al Partito Comunista dei Lavoratori: e dunque alla battaglia per un fronte unico di classe di tutte le sinistre, pienamente autonomo e alternativo al PD. Non sappiamo se la scelta è legata al possibile rilancio del centrosinistra dopo il 6 Maggio. Ma sappiamo che le scelte politiche, anche quelle legittime, hanno sempre un significato. Grande o piccolo.

    • poveri noi.... scrive:

      brutta notizia…. anche perchè da quello che sapevo dovevano esserci anche i no debito che come è risaputo oramai sono un pezzo importante del movimento comunista (rete comunisti, sindacalismo di base, no tav, sin. critica, USB, PCL, ecc…) se questo prelude a una manifestazione settaria della sola fds per cantarcela e suonarcela….. beh che dire …. abbiamo colto lo spirito di richiesta di unità che proviene dalle ultime elezioni…. mah….. poveri noi…. Dio ci salvi dalla FdS….

  53. Franco Astengo scrive:

    SE NON E’ IDEOLOGIA QUESTA…
    Riporto testualmente una parte dell’editoriale di Piero Ostellino, pubblicato oggi 9 maggio 2012, dal “Corriere della Sera”:
    “Se i nostri intellettuali non fossero tanto incolti quanto politicamente vecchi avrebbero avvertito, nel dibattito sulla riforma del lavoro fra il ministro del Lavoro Fornero e il segretario della CGIL, Camusso, il riflesso della contraddizione fra una Costituzione, che definisce (ancora) il lavoro “un diritto”, e la domanda di modernizzazione che lo assimila a una merce esposta alla domanda e all’offerta e all’esigenza di produttività; contraddizione che è anche l’ostacolo che incontrerà il governo tecnico sulla strada della crescita”.
    Ritengo non sia necessarie molte parole di commento: siamo di fronte ad un vero e proprio “diktat” di tipo ideologico, che rappresenta la base teorica sulla quale si muove l’attuale governo.
    Addirittura, nel fondo di Ostellino, si attacca direttamente l’articolo 1 della Costituzione Repubblicana: e sarà proprio la Costituzione l’obiettivo di fondo di questa campagna propagandistica (Costituzione già ampiamente manomessa con la modifica dell’articolo 81 che ha introdotto il pareggio di bilancio in Costituzione).
    Abbiamo il dovere di contrastare fino in fondo quest’attacco che non riguarda soltanto le condizioni materiali di vita delle cittadine e dei cittadini, ma l’essenza stessa della nostra democrazia.
    Non entro nel merito delle idee che questo governo sta coltivando sul tema della cosiddetta “crescita”e sul ruolo che intende far giocare all’Italia nel decisivo contesto europeo.
    Non lo faccio perché mi pare siamo di fronte ad una situazione talmente chiara da non meritare un utilizzo di ulteriore spazio.
    MI limito a due considerazioni finali: come intendono procedere, sotto quest’aspetto le forze politiche della sinistra? Servirebbe, in questo senso, una risposta chiara.
    In secondo luogo: è necessario che, quanto prima, il governo Monti si presenti al giudizio degli elettori: come ha scritto recentemente il professor Sartori faccia una sua lista con ci sta, vinca (eventualmente) le elezioni e poi governi.
    Il nostro compito dovrebbe essere quello di costruire un’alternativa, di sinistra, unitaria, chiaramente orientata alla difesa della Costituzione nei suoi principi fondamentali.
    Se ciò non accadrà e nel 2013, l’offerta politica da presentare agli italiani sarà più o meno quella di oggi allora, davvero, si potrà paventare un disastro: ma non tanto di tipo greco, quanto di effettiva limitazione dell’esercizio democratico, con il rischio di passare da una democrazia rappresentativa a una “democrazia di competenza” (come la definisce il professor Pizzorno sull’ultimo numero del Mulino) con una conseguente ulteriore, drastica, riduzione nel ruolo del Parlamento e di totale esclusione delle forze sociali dalla possibilità di realizzare il proprio essenziale compito di contrattazione.
    Savona, li 9 Maggio 2012 Franco Astengo

  54. fausto sorini scrive:

    Condivido molte cose, e in particolare: “A sinistra serve una scossa” e “unire le forze che sono all’opposizione del governo Monti e’ la ‘scossa’ di cui abbiamo bisogno. Allora vedremmo che i risultati conseguiti in Francia, Spagna e Grecia diventerebbero possibili anche in Italia”.

    Questo è anche l’unico modo per poter influire in modo non marginale sulla dialettica interna al PD e alla CGIL.

    Quando poi sarà chiaro con quale legge elettorale voteremo, se voteremo col proporzionale questa coalizione unitaria di sinistra, che non annulla l’autonomia dei soggetti che la compongono, potrà competere agevolmente, senza temere sbarramenti. Se invece il meccanismo elettorale sarà di tipo bipolare, ci saranno condizioni più favorevoli per trattare col PD un accordo tattico dignitoso, volto ad impedire una nuova vittoria delle destre, così come è avvenuto in Francia, e a garantire una rappresentanza adeguata e autonoma dei comunisti e delle forze di sinistra nel futuro Parlamento.

    Condizione di tutto ciò è oggi l’unità d’azione della Federazione della Sinistra e la sua capacità di iniziativa e di proposta politica nei confronti delle altre forze di sinistra e del popolo di sinistra nel suo insieme.

    • Bacciardi scrive:

      Caro Fausto a me sembra che il tuo ragionamento sia diverso da quello di pignatello (vedi sito PDCI). Mi sbaglio o fate parte della stessa segreteria? Fare il gioco delle parti non porta mai a niente. Quale e’ la posizione del PDCI?

      • Anonimo scrive:

        incollo sotto la dichiarazione di Pignatiello, con il cortese invito a a Bacciardi a spiegare in quale modo essa è in contraddizione alla dichiarazione di Sorini.

        “Basta indugi. Occorre lavorare da subito per l’alternativa, abbandonando l’inerzia politica ed i tatticismi. Ed è importantissimo che Idv, Sel e Federazione della sinistra – insieme anche perché piu’ forti – inizino a discutere e costruire con il Pd il futuro del Paese.
        E’ necessario guardare avanti, continua Pignatiello, pensare al domani ed è doveroso iniziare a farlo subito”.
        “Attrezziamoci, incontriamoci e decidiamo un programma che sappia far fronte alla crisi, senza che a pagare siano come sempre i soliti noti.
        Noi ci siamo”

        Baccio baccio…

        • Anonimo scrive:

          Ti sembra che Sorini dica “Inizino a discutere e costruire col Pd il futuro del paese”? Anonimo…anonimo…impara a leggere.

  55. Antonio scrive:

    Caro Nicki Vendola, che errore!

    di Giulio Ambrosetti

    Lo sappiamo: adesso, dopo aver letto queste considerazioni, gli amici di Sel di Palermo andranno su tutte le furie. Già saranno incazzati a causa del gramo risultato elettorale raggiunto dalla loro lista. Ci manca pure che qualcuno gli va a gettare un pugno di sale nelle ferite elettorali ancora aperte. Ma noi vogliamo correre questo rischio. Perché le cose che abbiamo scritto circa un mese fa si sono verificate tutte con puntualità. A noi, credeteci, ci sarebbe piaciuto avere torto. Avremmo tanto voluto essere smentiti dai numeri. Invece i numeri – purtroppo – ci danno ragione. Oggi, davanti all’inconfutabile verità dei numeri elettorali di Palermo, non possiamo tacere.

    Dunque. Un mese fa o giù di lì, quando, inspiegabilmente, i vertici di Sel di Palermo hanno deciso di appoggiare Fabrizio Ferrandelli, facendo finta che alle primarie del 4 marzo non fosse successo nulla di ‘strano’, siamo rimasti di stucco. Questo perché, appena qualche giorno prima, gli stessi dirigenti di questo partito avevano espresso più di una perplessità sull’esito delle primarie del centrosinistra del 4 marzo vinte, in modo a nostro avviso tutt’altro che cristallino, non da Fabrizio Ferrandellli, ma da Antonello Cracolici e da Giuseppe Lumia.

    Poi, improvvisamente, così almeno si dice, il leader nazionale di questo partito, Nicki Vendola, è piombato in Sicilia, come i carri armati sovietici a Praga, per imporre l’ordine di mandare a ‘mare’ Rita Borsellino e di votare per Fabrizio Ferrandelli. E dire che, appena qualche giorno prima, lo stesso Vendola era stato a Palermo, al teatro ‘Dante’, e aveva definito “Gattopardi” i vari esponenti del Pd che appoggiavano Ferrandelli alle primarie. Poi ha cambiato opinione. Un mistero.

    In quei giorni – e cioè quando Vendola ha ‘spostato’ il suo partito su Cracolici e Lumia – questo giornale ha dato contezza di una tumultuosa assemblea di iscritti e militanti di Sel. Dove sono stati in tanti a contestare una scelta di vertice che, politicammente parlando, non aveva né capo, né coda.

    Noi – che alla fine ci dilettiamo a fare anche analisi politica, visto che ancora la finanza globale e le banche che governano il nostro Paese ci concedono, bontà loro, la libertà di parola – abbiamo scritto che l’alleanza tra Sel di Vendola e il Pd di Cracolici e Lumia era il suidicio politico di Sel.

    Abbiamo anche aggiunto che tale opzione folle avrebbe spaccato la vera sinistra di Palermo, regalando un incedibile vantaggio al Pd, un partito che noi vedevamo in forte calo: cosa, questa, che si è puntualmente verificata, visto che il Pd di Palermo è sceso al 7 per cento e qualche linea.

    Non solo. Abbiamo anche scritto che queste formazioni politiche – quella che poi sarebbe stata la lista ‘La Sinistra e gli ecologisti per Palermo’ e Sel di Vendola (formazione in quei giorni in forte ascesa, soprattutto tra le giovani generazioni della città) – avrebbero superato il Pd di Palermo. Questo perché, a nostro avviso, Rifondazione comunista, Sel, i Verdi e gli altri ‘cartelli’ della sinistra, oggi, fra la gente di Palermo, hanno molto più seguito del Pd, un partito con un’immagine ormai troppo appannata.

    Da qui, a nostro avviso, la mossa sbagliata di Vendola – mossa che un giorno lo stesso Vendola farebbe bene a spiegare, magari illustrando tutti i retroscena che lui conosce e che altri (noi compresi) non conoscono – che, di fatto, ha spaccato la sinistra di Palermo, impedendo alle due formazioni politiche di avere propri rappresentati nel nuovo Consiglio comunale di Palermo.

    Spiace scrivere queste cose, ma è la verità. La lista ‘La Sinista e gli ecologisti per Palermo’ si è fermata al 4,76 per cento. In pratica, a questa lista, per superare lo sbarramento del 5 per cento e avere diritto a due rappresentanti in consiglio comunale sono mancati, sì e no, 500 voti.

    La lista che Sel di Vendola ha pressentato con alcuni candidati forniti da Fabrizio Ferrandelli si è fermata al 2,22 per cento.

    Sarebbe errato sommare le due percentuali e arrivare al 7 per cento. Perché la scelta di Vendola, sottoscritta dai dirigenti un po’ ‘sovietici’ di Sel di Palermo, ha prodotto danni politici ed elettorali di gran lunga maggiori.

    Nei giorni precedenti la scelta scellerata di allearsi con il Pd di Cracolici e Lumia tanti, tantissimi militanti e simpatizzanti di Sel erano supermotivati: pronti a schierarsi con Leoluca Orlando, contro il Pd alleato alla Regione con Raffaele Lombardo.

    La scelta di Vendola e dei dirigenti di Palermo di Sel non li ha colti impreparati: li ha storditi e demotivati. Certo, alcuni di loro avranno votato Orlando, qualcuno di loro (pochi, secondo noi) si sarà ‘genuflesso’ ai ‘carri armati sovietici’ spostati da ‘Praga a Palermo’, e avrà magari votato per Ferrandelli. Ma la maggior parte dei protagonisti di questo possibile e ampio elettorato si è allontanata.

    Noi torniamo a ribadirlo: se questi due schieramenti si fossero presentati uniti in sostegno di Leoluca Orlando avrebbero superato il Pd e sarebbero,oggi, il primo partito della sinistra di Palermo. Sia chiaro: lo sono ancora. E la speranza è che tornino insieme dopo un errore così marchiano da parte di Vendola e dei suoi dirigenti ‘sovietici’ di Palermo.

    Dovremmo chiudere il nostro ragionamento invitando Vendola e i suoi amici a pentirsi per l’errore che hanno commesso e per la grande occasione che hanno fatto perdere alla sinistra della città. Ma non lo facciamo. Il passato, anche se recente, ormai è passato. C’è ancora un ballottaggio da celebrare. E c’è, soprattutto, una città – Palermo – da amministrare in un momento storico difficilissimo. C’è un Pd cittadino che ormai fa ridere e che, di certo, non rappresenta la sinistra ma, al limite qualche corso di formazione professionale dell’Avviso 20 e altre clientele varie.

    C’è, insomma, una sinistra della città da rappresentare. Ci sono migliaia e migliaia di palermitani che votano a sinistra e che non vogliono essere delusi. La strada da percorrere è tanta. Ed è auspicabile che questi partiti la percorrano insieme.

    • Beatrice scrive:

      Dichiarazione di Nichi Vendola

      Ho pagato a caro prezzo il rispetto delle regole, soprattutto a Palermo. Abbiamo scelto di rispettare il risultato delle primarie, ma gli elettori palermitani hanno mandato un segnale chiarissimo al Pd, contro il trasformismo e il gattopardismo. Non hanno bocciato tanto Ferrandelli, quanto i suoi sponsor e i loro rapporti col governatore Lombardo.

      Questa vicenda ci insegna che alzando una bandiera chiara si può vincere persino in terre considerate inespugnabili come la Sicilia. A Palermo la domanda degli elettori era chiara e conteneva un giudizio durissimo sul centrodestra. L’offerta è apparsa appannata, per non dire opaca. E abbiamo perso. A partire dal Pd che è schiantato al 6%.
      Hanno sempre ragione gli elettori che chiedono il cambiamento. Così è stato a Napoli e così a Palermo.

      • Carlo circolo bianchini genova scrive:

        Sono stupito, che finite le elezioni, nessuno più parla dei gloriosi sondaggi che davano Sel alle stelle. ma cara Beatrice, Vendola, perchè al secondo turno a palermo non fa votare ORLANDO:

  56. Laura scrive:

    Vorrei sapere quanti di quelli che commentano hanno meno di 50 anni?????

    Il movimento 5 stelle prende voti perchè da la speranza di cambiare il sistema, cosa che noi non diamo più.

    Abbiamo cambiato 3 linee politiche nell’ultimo anno ed a ogni elezione,cambio di governo e nuova riforma si riassesta il tiro, che credibilità possiamo avere????

    Abbiamo solo quella del lavoro fatto dai militanti sul territorio, dove si lavora si ha un riconoscimento seppur ancora scettico altrimenti siamo quasi al nulla.

    Questo è quanto e le responsabilità ci sono e sarebbe ora che qualcuno si facesse da parte.

    Saluti comunisti

    • Carlo circolo bianchini genova scrive:

      Perdonami Laura ma non capisco il nesso. tra il cambio di linea politica e l’età, vuoi precisare meglio? argomenta di più.

      • splendido quarant'enne scrive:

        io ho quarant’anni di bella presenza pulito, tatuaggio su braccio DX di Bertinotti e sul petto all’altezza del cuore di Sansonetti……

        libero e disponibile…. a qualsiasi alleanza,,,,,

  57. Claudio Grassi scrive:

    Ottima notizia!

    LAVORO: SABATO SINISTRA IN PIAZZA CONTRO MONTI, BERTINOTTI “BENE” =

    (AGI) – Roma, 9 mag. – La Federazione della sinistra (Rifondazione comunista, Pdci e altri movimenti) si mobilita per il lavoro con un corteo nazionale sabato 12 maggio a Roma da piazza della Repubblica al Colosseo. Appoggio alla manifestazione viene dall’ex presidente della Camera, Fausto Bertinotti, che all’AGI dice: “Mentre l’aggravarsi della crisi sociale e’ sempre piu’ allarmante, le politiche del governo proseguono nel concerto europeo ad attaccare diritti e poteri dei lavoratori. Le popolazioni, in tutte le forme, comprese il voto, rigettano e denunciano questa politica”. Per Bertinotti: “Continua pero’ a mancare un’alternativa e le mobilitazioni e le lotte, nel nostro paese, sono ancora inadeguate. Ben vengano, dunque, e siano sostenute tutte le iniziative di manifestazione, di protesta e di lotta, come quella del 12 maggio”.
        Uno degli slogan dell’iniziativa, che trova il sostegno tra gli altri di Margherita Hack, Franca Rame, del vignettista Vauro e dello scrittore Massimo Carlotto, e’: “Contro il governo Monti, le politiche della BCE, della UE e il fiscal compact” e la proposta e’ quella di “un’alternativa che contrasti effettivamente la speculazione; un alternativa volta a redistribuire la ricchezza, a riqualificare ed estendere il sistema di welfare; un’alternativa che si fondi sulla centralita’ dei diritti del lavoro, riconverta le produzioni nel segno della sostenibilita’ ecologica, riqualifichi il pubblico a partire da un nuovo modello di democrazia e partecipazione”.
        Claudio Grassi, responsabile comunicazione di Rifondazione osserva: “A sinistra serve una scossa” e “unire le forze che sono all’opposizione del governo Monti e’ la ‘scossa’ di cui abbiamo bisogno. Allora vedremmo che i risultati conseguiti in Francia, Spagna e Grecia diventerebbero possibili anche in Italia; riprenderebbe quell’entusiasmo nell’impegno politico della nostra gente, oggi delusa e amareggiata per le scelte sbagliate che abbiamo compiuto negli anni passati e le continue divisioni che abbiamo prodotto”. (AGI)
       Cav

  58. Chiamate il 118 tre volte. scrive:

    E poi è veramente penoso il fatto che Diliberto esalti il risultato di Parma. Sa benissimo che quel risultato è determinato dalla collocazione della lista a fianco del candidato a sindaco. Era già successo a Padova e Reggio Emilia dove il Pdci aveva preso percentuali anomale che infatti non ha mai più preso nelle successive elezioni. Quando si ricorre a questi mezzi vuol dire che si è proprio alla frutta e fanno bene gli elettori a non votarci più.

    • Anonimo scrive:

      ma lo vuoi capire o no che quando andiamo da soli gli elettori ci mandano a quel paese mentre invece quando andiamo in coalizione otteniamo risultati migliori?
      il 118 lo chiamiamo per te, se continui a non capirlo!
      li hai visti i risultati delle elezioni?

  59. pierrot scrive:

    buona riflessione quella dell’articolo di paolo grassi… aspettiamo anche un’analisi di claudio ferrero, che del prc è segretario nazionale. nel frattempo però non posso tenermi dal ridere quando leggo le dichiarazioni di diliberto circa un sostanziale equilibrio tra fds e sel… ma stiamo scherzando? io non amo e non ho mai amato sel, ma scrivere che vi è un sostanziale equilibrio tra il loro risultato (sel) e il nostro (eh sì, io voto la fds) mi sembra veramente di ascoltare farneticazioni. d’altronde, però, se si decide che la fds c’è ad intermittenza e che quando capita, i due maggiori soggetti politici che della fds sono componenti, possono decidere di assumere scelte così diverse come accaduto a ferrara, non ci si uò meravigliare del disequilibrio che si vorrebbe nascondere.
    veniamo alla scossa: concordo con grassi, la scossa è urgente e necessaria. ma chi la dà? quando il prc fece il congresso che costò la scissione da ventola assunse majakosky come paradigma: ‘partito esci dalle tue stanze’… solo che poi i dirigenti non solo non sono usciti dalle stanze, ma hanno discusso forse più di organigrammi che di altro.

    questa è l’impressione di un militante che ha ancora la fortuna/sfortuna di vivere tra la gente

    • pierrot scrive:

      errata corrige: Parma, non Ferrara

    • dove stanno le farneticazioni? scrive:

      Farneticazioni quelle di Diliberto? A me sembrano piuttosto farneticazioni quelle dei sondaggi che danno Sel al 7,7%. Il giorno dopo le elezioni che hanno visto un sostanziale equilibrio tra Fds e Sel. E in molte località (anche a Parma dove il PdCI da solo ha preso quasi il 6% e Sel non va oltre il 2%) la Fds sopravanza Sel. Ha ragione da vendere Diliberto. Con parole, come sempre, piene di buon senso, e, forse per questa ragione, così dileggiate da tanti in questa e altre sedi. Altro che farneticazioni. Quelle vanno lasciate ai tifosi da stadio di ogni squadra politica che hanno l’abitudine di mettere le fette di salame sugli occhi.
      I compagni di Sel (anche quelli che si spacciano per elettori della Fds come Pierrot)hanno il dovere di riflettere sul risultato elettorale, tanto quanto quelli della Fds. Senza trionfalismi, ma senza giocare al vicendevole massacro

  60. Anonimo scrive:

    Salvi: Per un Fronte della sinistra anche in Italia
    8.05.2012 di Redazione

    Finalmente si delinea una prospettiva di cambiamento in Europa.

    E’ soprattutto il risultato francese a far sperare: Hollande ha vinto additando l’avversario nel capitalismo finanziario e con un programma di rilancio dello stato sociale e del superamento del rigore a senso unico imposto dall’Europa.

    Il risultato delle amministrative in Italia dimostra che simili prospettive sono possibili anche da noi, ma a due condizioni. La prima è che il Pd sciolga la sua ambiguità: si può essere con Hollande in Francia e con Monti in Italia? La seconda è che le forze a sinistra del Pd – FdS, Idv, Sel – superino le attuali divisioni, come ha fatto il Fronte di sinistra in Francia. Insieme queste forze possono proporre una vera alternativa alle politiche neoliberiste e antisociali fin qui prevalenti.

    Ma c’è ancora un’altra questione, fondamentale: il rinnovamento della politica anche a sinistra. L’astensionismo da una parte, il successo di una forza pulita e generosa come 5 Stelle dall’altra, dimostrano che questa esigenza (che è sbagliato definire antipolitica) è profondamente avvertita da milioni di italiani.

    Roma, 8 maggio 2012

  61. Luciano Barracco scrive:

    Sostanzialmente condivido l’analisi di Claudio; serve una scossa, serve proseguire l’offensiva unitaria, serve puntualizzare il nostro profilo alternativo anche rispetto al PD….secondo me però, caro Claudio dimentichi un aspetto: è necessario imboccare decisamente la strada di un rilancio complessivo del PRC, perchè negli ultimi anni tutti i tentativi “unitari” si sono collocati in competizione tra loro e con l’obiettivo non dichiarato di spazzare via Rifondazione. Discutere di un nostro rilancio, significa riaprire i circuiti della democrazia interna mortificati dall’accordo verticistico FERRERO/GRASSI, valorizzare i Circoli, aprirsi decisamente verso l’esterno, azzerare le correnti in modo da rendere la militanza “alla portata di tutti” perchè ritroveremmo quel “senso di appartenenza” che oggi le giovani generazioni invece individuano purtroppo nei movimenti antipolitici di natura grillina; e allora si che come in Francia e in Grecia potremo diventare “appetibili” ed intercettare il disagio derivante da questa terribile crisi…è questa la scossa di cui abbiamo bisogno…possiamo ancora farcela.

  62. Anonimo scrive:

    “Basta indugi. Occorre lavorare da subito per l’alternativa, abbandonando l’inerzia politica ed i tatticismi. Ed è importantissimo che Idv, Sel e Federazione della sinistra – insieme anche perché piu’ forti – inizino a discutere e costruire con il Pd il futuro del Paese.
    E’ necessario guardare avanti, continua Pignatiello, pensare al domani ed è doveroso iniziare a farlo subito”.
    “Attrezziamoci, incontriamoci e decidiamo un programma che sappia far fronte alla crisi, senza che a pagare siano come sempre i soliti noti.
    Noi ci siamo”. E’ quanto afferma Alessandro Pignatiello, della segreteria nazionale del PdCI – Federazione della sinistra.

    • Lorenzo scrive:

      Con queste dichiarazioni e quelle di Diliberto la manifestazione di sabato 12 assume i contorni di una farsa.
      Anzi peggio di una beffa.
      Immaginando che le posizioni di Salvi e Patta siano le stesse del Pdci,praticamente Ferrero,il segretario del maggior partito della Fed,e’ in minoranza.

      Se non fosse tragico direi che siamo dei geni del male!

      • Anonimo scrive:

        ah secondo te il prc può essere considerato il maggior partito della fed? ma i risultati elettorali significano qualcosa?

        • Chiamate il 118 due volte scrive:

          Ma vi rendete conto????? Questo dice che il Pdci è più grande del Prc! Quindi 2,3 totale: 1 il Pdci, 0,9 Prc , 04 salvi-patta!!!! Ragazzi!!!!!! Sparatevi!!!!!

          • Anonimo scrive:

            giovine guarda quanti voti prende il prc quando va astutamente da solo, poi parli.

            • Chiamate il 118 due volte scrive:

              Ma infatti ti do ragione!!!!!! Pdci 1 per cento Prc 0, 9!!!! Capisco perché non ci vota più nessuno!!!!

            • Laura scrive:

              Vorrei sapere quanti di quelli che commentano hanno meno di 50 anni?????

              Il movimento 5 stelle prende voti perchè da la speranza di cambiare il sistema, cosa che noi non diamo più.

              Abbiamo cambiato 3 linee politiche nell’ultimo anno ed a ogni elezione,cambio di governo e nuova riforma si riassesta il tiro, che credibilità possiamo avere????

              Abbiamo solo quella del lavoro fatto dai militanti sul territorio, dove si lavora si ha un riconoscimento seppur ancora scettico altrimenti siamo quasi al nulla.

              Questo è quanto e le responsabilità ci sono e sarebbe ora che qualcuno si facesse da parte.

              Saluti comunisti

    • tn scrive:

      Il Pd il futuro del paese lo sta già costruendo – anzi distruggendo – in alleanza con Monti la Fornero Alfano e Casini. Comunque immagino che questa simpatica ammucchiata non disdegnerà l’apporto della Fds

  63. Andrea Bracciali scrive:

    Caro Claudio, sottoscrivo tutto pienamente.

    Nonostante la peggiore crisi di sistema del capitalismo non raccogliamo consensi ( o non li incrementiamo ) perchè siamo percepiti come non adeguati. Gli elettori ci puniscono per l’inutile frazionamento con cui ci presentiamo.

    Il tuo appello all’unità dei comunisti e della sinistra, a mio modesto parere, resto il più concreto messo sul campo.

    Ne abbiamo visti di appelli e di scissioni tutti in nome dell’unità.

    Il progetto SEL il più importante ma non dimentichiamoci gli ultimi “arrivi” ossia il Partito del Lavoro di Patta (penso che molti manco lo conoscevano come progetto), l’ALBA del Manifesto, e la fondazione “Cercare ancora” di Bertinotti.

    Per questo che ho detto che dovrebbero essere convocati gli Stati Generali della Sinistra con tutta la miriade di componenti politiche che si pongono alla sinistra del pd ed avere TUTTI l’umiltà di capire che senza Unione NESSUNO va da nessuna parte.

    Il nodo politico è indubbiamente il rapporto col PD.

    Li sta alla Vs forza ed intelligenza interagire con questa forza politica cercando di ottenere quanto più possibile.

    Ma prima di questo passo occorre superare tutti gli odiati personalismi e scazzi personali che impediscono alla sinistra di essere unita.

    Provo solo a scrivere alcuni nomi senza accusare nessuno:

    FERRERO – VENDOLA
    PEGOLO – DILIBERTO
    GRASSI – GIANNINI
    RIZZO – DILIBERTO
    COSSUTTA – DILIBERTO
    FERRANDO – BELLOTTI
    BERTINOTTI – COSSUTTA
    Sinistra Critica – ??????
    SALVI e PATTA – ?????

    …ecco proprio questo…occorre che con molta ma molta umiltà vi sediate intorno ad un tavolo, vi guardiate dritti negli occhi e vi poneste una domanda: cosa aspettiamo?

    Non so come mi comporterei se fra un anno alle politiche ci ritrovassimo ancora nella stessa identica situazione attuale.

    Come sempre, con stima
    Andrea Bracciali

    • Ferdinando scrive:

      Io senza parole.
      O sei di una ingenuita’ che fa’ quasi tenerezza o vivi in un mondo tutto tuo.

      Vendola ri-alleato con Ferrero,Rizzo e Diliberto,Bellotti e Pegolo … roba da pazzi!
      Ma mi viene da chiedere se il tuo e’ uno scherzo o no?

    • Anonimo scrive:

      e che dire della continua rivalità
      SCUDERI / SAVIO
      e
      ROSSI (Pdac) / CANNAVO’ (S.Critica)?

      • camionista scrive:

        CON TUTTO IL RISPETTO per gli altri che hai citato, Cannavò e Sinistra Critica non c’entrano nulla con le sette comuniste nostalgiche… anzi propongono una sinistra anticapitalista nuova…

  64. Luigi scrive:

    NON CONVINCE IL DATO IDV, RISPETTO AD ALTRE ANALISI

    Amministrative. Chi ha votato Grillo: qualche sorpresa

     Ieri è stata una gara a capire come Beppe
    Grillo e i suoi grillini avessero poruto ottenere circa un  milione di voti
    nelle amministrative.

    Tutti recuperati da elettori senza più fiducia nella politica? Parrebbe
    proprio di no e con qualche sorpresa.

    Fermo restando il crollo dei partiti tradizionali e la più completa sfiducia
    in questa classe politica, situazione di cui il Movimento 5 stelle ha
    sicuramente beneficiato, conquistando al primo turno la poltrona di primo
    cittadino a Sarego, in provincia di Vicenza eandando addirittura al
    ballottaggio in una città come Parma.

    Ma da dove provengono questi voti andati ai grillini?

    Ha dato una risposta Renato Menheimer, che analizzando il flusso di questi
    voti è arrivato alla conclusione che arrivano in maggior parte dal
    centrosinistra, 34%, seguiti dai recuperati astensionisti, con il 30%.

    Infatti su 100 elettori del Movimento 5 Stelle il 24,3% in passato era un
    sostenitore del Partito Democratico, mentre il 16,4% è un elettore deluso
    dalla Lega Nord.

    Ben il 13,6% è un ex pidiellino, mentre il 6,1% proviene dalla Sinistra
    Arcobaleno. Dall’Italia dei Valori arriva il 3,6% dei voti per Grillo mentre
    dall’Udc solo l’1,7% e il 3,8% da altri partiti.

  65. Ferdinando scrive:

    “Ad un’analisi più attenta del voto si conferma una sconfitta epocale del centrodestra, un buon risultato del centrosinistra, che si è presentato unito nella stragrande maggioranza dei casi, e un eccellente risultato della Federazione della sinistra, che oltre allo straordinario dato di Palermo ottiene risultati in crescita praticamente ovunque, con una netta affermazione del Pdci a Parma.
    Risulta evidente che otteniamo buoni risultati quando stiamo in coalizioni credibili, e che qualunque tentazione di isolamento viene sconfitta senza appello nelle urne.” Lo afferma Oliviero Diliberto, segretario del Pdci, che prosegue: “A sinistra c’è un sostanziale equilibrio tra Federazione della sinistra, Sel e Italia dei valori. Mi auguro che questa consapevolezza possa aiutarci a trovare l’unità di intenti per contrastare le politiche del governo Monti e discutere immediatamente, insieme e quindi più forti, con il Pd il profilo programmatico del dopo Monti. Noi siamo pronti.”
    Diliberto

    Fausto Tenti sara’ nel dramma piu’ totale dopo aver letto questa dichiarazione

    • Anonimo scrive:

      Diliberto ha ragione alla grande, e parla chiaro a differenza delle cassandre dell’autosufficienza! guardate i voti presi quando si sta in coalizione quando si sta da soli.

      • Carlo circolo bianchini genova scrive:

        sembra che ti interessano i numeri nosei mica ragioniere?, non è vero quello che dici, ma se fosse vero, non sarebbe più importante sapere come adoperi questi voti presi? se li adoperi per bombardare la Serbia come ha fatto Diliberto è meglio non essere votati

    • Chiamate il 118 scrive:

      Diliberto definisce il dato della Fds eccellente!!!!!! Il 2,3%!!!!!!
      Da uno che si riempie la bocca ogni giorno del Pci c’è veramente da ridere!!!! Anzi da piangere!!!!
      Sapete cosa vi dico???? Che con dirigenti del genere è giusto scomparire!!!

      • camionista scrive:

        Diliberto è palesemente pronto a un accordo a qualunque costo col PD… i più malpensanti (gente di rifo) dice perfino che egli sarebbe pronto a esprimere suoi candidati del PdCI dentro le liste del PD pur essere certo di eleggerli… niente di vero? in quel caso che fa Rifonda?

    • Fausto Tenti scrive:

      Ho passato cose ben peggiori di questa per disperarmi…Intanto – caro Ferdinando alias anonimo di turno – per cambiare linea politica come vorresti tu (cioè verso un altro accrocchio nazionale col Piddi, dopo quello che è successo…) PRIMA si fa un Congresso Straordinario, ci si conta fra i proprietari del partito (cioè noi, non so se compreso te) e poi – DEMOCRATICAMENTE – si decide se abdicare per sempre ad un qualcosa di alternativo ed anticapitalista…al che prenderò le mie del tutto personali decisioni! Hai capito oppure te lo devo spiegare un’altra volta?

  66. Ferdinando scrive:

    Proviamo a fare un ragionamento da “esterni”,cioe’:

    Se io fossi in un dirigente dell’Idv prenderei atto che l’Idv(tranne a Palermo con Orlando che e’ un caso a parte)fuori da una coalizione Pd-Sel va male.Non e’ credibile e ottiene pessimi risultati.
    Al contrario quando e’ nella cosidetta “alleanza di Vasto” va’ meglio(il 6% a Genova ad esempio).
    Quale deduzione ne dovrei trarre?
    Che deve rompere io(come Idv)ogni alleanza con il Pd e fare una specie di Fronte con Sel e Fds o che con Sel e Vendola devo “sfiancare” il Pd per una prospettiva di alleanza “progressista” e fare di tutto perche’ sia lo stesso Casini a rinunciare ad ogni alleanza con il Pd?
    Fossi in un dirigente farei la seconda cosa,mi sembra ovvio.Soprattutto nella prospettiva che(mi sembrano ricostruzioni abbastanza verosimili,peraltro confermate dal professore D’Alimonte che ieri rivelava che parlando con esponenti Pd-Pdl la bozza Violante-Quagliarello era stata cestinata)la legge elettorale sara’ o questo porcellum un po’ modificato o comunque una legge che “ritorna”(ma perche’ l’abbiamo mai abbandonato?)ad un bipolarismo chiaro.
    E allora fossi in un dirigente Idv saprei benissimo che il risultato elettorale che potrebbe ottenere l’Idv in un contesto bipolare e in alleanza con Pd e Sel sarebbe ovviamente diverso da quello che si e’ ottenuto a queste amministrative.

    C’e’ qualcuno che pensa che l’Idv alle prossime politiche con una legge bipolare in allenza SOLO con Sel e Pd prenderebbe il 3%?

    Piu’ o meno stesso ragionamento che fanno in Sel soprattutto alla luce di risultati pesanti(che tutti ci auguriamo)come l’elezioni di sindaci come Pietrangeli a Rieti,Doria e Stefano.
    Sul risultato di Sel,se fossi un dirigente di questo partito,porterei alla luce un paio di dati.
    A Genova,Sel e’ l’unico partito che rispetto alle elezioni regionali del 2010 guadagna.
    Pd e Idv perdono 1/3 dei voti,Prc quasi dimezza(dal 3,9% al 2,3%),Sel passa dal 2,6% al 5%.
    In piu’ alle elezioni municipali,senza la civica di Doria,Sel ottiene una media del 10%.
    Stesso ragionamento farei per Rieti e Taranto,dove non solo c’e’ il buon risultato di lista di Sel,ma c’e’ un successo delle liste dei candidati “vendoliani”,a Taranto il 12%,a Rieti il 7%.
    Fossi in un dirigente di Sel,non mi passerebbe nemmeno per la testa di dire”Ok,caro Pd non mi alleo piu’ con te e faccio una alleanza con Ferrero e Diliberto”.
    Ma anzi,con Di Pietro incalzerei sempre di piu’ il Pd(sapendo di ottenere molte sponde)e “porteri il lavoro” avanti con incontri,assemblee,iniziative sia con Idv sia con i “protagonisti” di questa alleanza di Vasto,quindi i vari Pisapia,Zedda,in fondo lo stesso De Magistris(che credo non abbia voglia di suicidarsi in avventure come l’ALBA e che piu’ volte ha citato il Pd come ineludibile alleato)e i futuri sindaci.

    Insomma il mio ragionamento sara’ influenzato da una percezione,cioe’ che alla fine noi avremo una legge elettorale “bipolare”,che alla fine Pd-Sel e Idv saranno alleati!
    E caro Grassi come non dedicare una riflessione sull’oggettivo unico “fatto” che c’e’ oltre il boom di Grillo e cioe’ che e’ questa,per noi,vituperata “Alleanza di Vasto” che vince!E come non prendere atto che anche in settori del Pd,vedi D’Alema nel siparietto con Vendola a la7,c’e’ la consapevolezza che in fondo e’ quella la strada,e come non prendere atto che e’ lo stesso Casini a dire “non inseguo ne’ Vasto ne’ la Lega”?E cosa faremo noi?

    Appunto,noi … l’unico dato positivo di queste elezioni e’ l’implicito bagno d’umilta’ che si fa’ nel dire che il risultato e’ deludente e che siamo al punto di partenza … anzi un pelino peggio.

    Se il responsabile nazionale Pegolo ci dice che sia sul 2,3/2,5% vuol dire che siamo anche dietro al 2,7% delle regionali 2010.
    Ma non e’ certamente il decimale in piu’ o in meno che cambia.
    Il punto e’ che la proposta politica post scissione di Vendola e il deludente risultato delle elezioni europee e’ fallita.
    Ad ogni tornata elettorale(regionali,amm. 2010 e 2011)seppur di poco,arretriamo(ma nessuno mai si dimette .. strano per un partito che chiede sempre le dimissioni dei vari Berlusconi,Monti,Fornero,Formigoni,Alemanno e ecc.)

    Vogliamo smetterla di guardare i risultati di Sel e Idv e pensare a noi?
    Vogliamo aprire un dibattito tra di noi mettendo sul tavolo questi fatti?

    a)Abbiamo il 2,5%
    b)Siamo in una situazione di (auto)isolamento politico
    c)Da dillettanti(o in malafede)paragonare la nostra situazione a quella di Idv e Sel per una serie di ragioni elementari,se qualche alto dirigente del Prc lo fa’,scenda di casa vada in un bar e chiacchieri con il primo che capita

    Concludo con un ultima riflessione.
    Grassi dice,ma credo sia il ragionamento di tanti ..
    “Ma come faranno Idv e Sel ad allearsi con il Pd che sostiene Monti e ecc.”
    Bene gli risponde chi detiene il 40% delle quote della Fds,cioe’ Diliberto che ribadisce nel comunicato stampa di lunedi’ che diceva sostanzialmente
    “Vince il centrosinistra … e grande risultato del Pdci a Parma con il 5,8%(in coalizione con PD)” … un ragionamento chiaro e semplice(che onestamente lui porta avanti da tempo e in dissenso con Ferrero)
    “Io non faccio opposizione al Pd ma a Monti”
    Credo che sia abbastanza chiaro il quadro.

  67. Andrea scrive:

    Qualche tempo fa ero ad una riunione in federazione. Nonostante un bel divieto di fumare il segretario provinciale ed altri due compagni, fumavano liberamente in una sala. Lì ho capito che con questi comportamenti non si va da nessuna parte, che non c’è alcuna credibilità da far valere se non c’è rispetto delle regole condivise. Il fumo è solo un pretesto per dire che se non c’è coerenza con quel che si dice gli iscritti se ne vanno e così i voti. Io infatti non sono più iscritto.

  68. Franco Astengo scrive:

    ANNOTAZIONI SULL’ESITO ELETTORALE AMMINISTRATIVO DEL 6-7 MAGGIO 2012
    E’ evidente come tentare, a poche ore dalla chiusura delle urne e a dati non ancora analizzati nel dettaglio, l’avvio di una riflessione sull’esito delle elezioni amministrative svoltesi in Italia il 6-7 Maggio, rappresenti in un qualche modo una sorta di forzatura: pur tuttavia è necessario provare anche allo scopo di stimolare, per quanto possibile un dibattito che ci sarà ma che dovrà essere incanalato su binari reali, al fine di renderlo massimamente produttivo al fine di favorire un ragionamento di carattere generale.
    Erano in gioco un numero significativo di elezioni comunali, sparpagliate sul territorio quindi con la possibilità di fornire risultati attendibili anche sul piano della proiezione politica generale, con l’evidenziarsi, proprio sul piano dell’analisi di due limiti: il primo relativo all’estrema frammentarietà nella presentazione delle liste con un gran numero di candidati riferiti esclusivamente al terreno locale; in secondo luogo al peso della personalizzazione della politica, quanto mai evidente nel caso dell’elezione diretta, che ha portato, in positivo e in negativo (si vedano i casi di Palermo e Genova) a un ulteriore dato di sconnessione del quadro.
    In ogni modo i dati che mi pare possano essere sottolineati con una certa qual approssimazione vicina alla realtà di un’analisi più approfondita possono essere così riassunti:
    1) Si è verificata un’ulteriore deframmentazione tra la società e la politica, tradottasi in un livello di astensioni dal voto mai fatto registrare in precedenza in alcun tipo di competizione elettorale in Italia, esclusi ovviamente i referendum: da notare, comunque, a questo proposito che la percentuale dei voti in questa tornata amministrativa è stata, alla fine, quasi simile a quella dei partecipanti al voto nei referendum della primavera scorsa. Un dato, a mio giudizio, da rilevare con attenzione). Il “mancato voto” appare abbastanza omogeneo sul territorio nazionale e corre, anche in parallelo con il dato del progressivo invecchiamento della popolazione (vale la pena di ricordare come nelle liste elettorali manchino gli immigrati che, in questo momento, rappresentano una percentuale rilevante dei cittadini attivi presenti sul territorio).
    2) Altrettanto evidente il dato di una forte frammentazione del quadro politico, ben al di là della presenza di moltissime liste civiche, soltanto una parte delle quali da collegarsi alla volontà dei candidati-Sindaci di disporre di una propria lista personale (com’è opportuno, del resto, in occasioni di questo genere). Un segnale, questo delle liste civiche, che non deve essere assunto dai partiti tradizionali come un fenomeno fisiologico localistico, ma come un segnale della loro persistente ed evidente debolezza nella capacità di espressione d’egemonia. Un dato, comunque, questo delle liste civiche che fa diminuire la possibilità di un esame particolarmente compiuto nell’esito dei dati;
    3) Il peso del localismo, trattandosi di elezioni amministrative, ha “schermato” quello che rappresenta il vero dato politico del momento e sul quale si sono giocate, ad esempio, le elezioni greche e francesi: il ruolo dell’Europa. Sarà questo, però, oltre al riflesso delle politiche sociali sul territorio l’elemento vero del contendere nella prossima competizione elettorale legislativa generale (2013? A questo punto probabile, comunque). L’Europa quale principale “frattura” politica, al riguardo della quale sarà necessario attrezzarci per poter esprimere un adeguato giudizio di merito, cercando di sprovincializzare al massimo la nostra capacità di giudizio;
    4) Appare evidente, comunque, come al centrodestra dello schieramento politico italiano si profili un vero e proprio “vuoto” dovuto all’assenza di leadership. Una leadership che ha sempre rappresentato il punto vero di coagulo per quell’area politica, dal momento in cui fu compiuta la scelta di un sistema elettorale prevalentemente maggioritario. La politica, come è ben noto, non ammette vuoti, e in questo caso il tema dominante rimane quello che, pure, si è posto con grandissima forza dal Dicembre scorso e che riassumo in questo modo: è necessario che il governo in carica si misuri, in una qualche forma, il più rapidamente possibile con il terreno elettorale. Se ciò non dovesse avvenire e l’offerta rivolta alle elettrici e agli elettori italiani in occasione delle elezioni politiche del 2013 fosse rappresentata dai partiti che hanno contraddistinto la lunga fase di transizione sviluppatasi tra il 1994 e il 2011 allora un esito peggiore di quello greco potrebbe essere ipotizzabile;
    5) Il centrosinistra tradizionale, imperniato sul PD e su di una sinistra pallida e frammentata non decolla. Sarà favorito nell’assegnazione dei Sindaci dal doppio turno (doppio turno: un sistema elettorale al quale sarebbe necessario rivolgersi con maggiore attenzione). Si pone il tema, reso ancor più urgente se possibile dalla “questione europea”, dell’identità di una sinistra adeguata alla qualità di questo scontro. Una sinistra che, per adesso, nelle sua varie forme appare proprio al di là da venire e, in quest’occasione, non sostituita dal personalismo delle candidature a Sindaco;
    6) La cosiddetta “antipolitica italiana” appare molto diversa da quella europea. Definire, poi, come “antipolitica” la presenza alle elezioni di formazioni, sicuramente anomale, ma ben saldate dentro al recinto democratico appare, sinceramente, come una bizzarria davvero localistica. Il “movimento 5 stelle” (al di là delle “sparate” del suo leader, maestro di istrionia propagandistica) è cosa ben diversa dal Front National francese e dai neo-nazisti greci appena approdati in Parlamento, ed ancora profondamente diversi dai “Pirati” tedeschi e svedesi (cui è accomunato forse dalla momentanea indisponibilità a produrre coalizioni di governo) e non rappresenta, neppure, il tanto conclamato superamento della barriera destra/sinistra che rimane, invece, tutta intera nella sua realtà proprio in ragione del già richiamato tema europeo. Nella sostanza un fenomeno che, presumibilmente, trova ragioni esclusivamente nell’altrettanto già citato vuoto prodottosi nel sistema politico italiano, a causa dell’assoluta difficoltà dei partiti che lo compongono, senza le ragioni fortemente ideologiche che animano le estreme anti-sistema francesi e greche, tanto per citare questi due esempi d’attualità.
    Savona, li 8 maggio 2012 Franco Astengo

  69. Franco Astengo scrive:

    NOTERELLE SULL’ESITO ELETTORALE FRANCESE E GRECO
    Sarebbe bene sviluppare un tentativo di sprovincializzazione del dibattito al riguardo dei possibili spunti di analisi offerti dall’esito del voto in Francia e in Grecia.
    A questo proposito appare opportuno precisare che:
    1) Ogni situazione va valutata come a sé stante e non è giusto compiere operazioni di “mescolamento” indebito. In questo senso il maggior poeta della politica italiana non può, nemmeno per sviluppare propaganda fine a se stessa, definire un esito analogo al riguardo delle due principali tornate elettorali svoltesi in Europa nella domenica 6 maggio 2012. L’esito delle elezioni presidenziali francesi risulta, comunque, essere interno all’ambito del dibattito europeo (per quello che beninteso è il dibattito europeo : a questo proposito, almeno da parte mia, non esiste alcuna valutazione di merito). L’esito delle elezioni legislative greche, invece, è stato giocato sull’asse Europa sì o no, con un risultato assai incerto e per determinati versi inquietante (vedi affermazione dei neonazisti), all’interno di un Paese prostrato da condizioni economiche ormai insopportabili per la maggior parte della popolazione. Affermare, com’è stato fatto, che entrambi i risultati hanno il segno del progressismo “antitecnocrati” è del tutto sbagliato e fuorviante, anche perché dalla situazione greca non è emersa una prospettiva di alternativa di governo (nemmeno sul versante di un raccordo tra Pasok, Sryza e Sinistra Democratica);
    2) Così com’è sbagliato è fuorviante parlare, al riguardo della Francia, di “centrosinistra” da Malenchon a Bayerou in appoggio ad Hollande. Malenchon e Bayerou sono stati sconfitti nettamente al primo turno proprio da Hollande e si sono limitati a una dichiarazione di voto. Non c’è nessun accordo di governo in vista, nessuna “foto di Vasto” e nessun “allargamento al centro” e stupisce che il segretario del principale partito italiano del centrosinistra affermi queste cose. Il governo francese sarà un governo socialista, con tutti i limiti che il PSF presenta nella sua capacità programmatoria e nel suo dibattito interno, ma un governo socialista, il cui profilo con ogni probabilità sarà meglio definito dall’esito delle elezioni legislative di Giugno. Il doppio turno, infatti, consente quest’opportunità ed è questa, del sistema elettorale, la questione sulla quale riflettere sul serio nella comparazione tra Italia e Francia. Certo che il doppio turno (ricordo che nelle elezioni legislative passano al secondo turno, in ogni collegio, i candidati che superano il 12,5% e non semplicemente i due meglio piazzati) deve essere sostenuto da un livello di organizzazione partitica di cui nel paese dei partiti elettorali-personali, si è ormai persa la traccia;
    3) La terza e ultima indicazione riguarda il fatto che i governi uscenti debbono presentarsi al giudizio degli elettori, così è avvenuto in Francia e non è avvenuto in Grecia, e non avverrà in Italia se non ci sarà una oggettiva ristrutturazione del sistema attorno alla centralità del governo dei cosiddetti “tecnici”, in modo da consentire il libero giudizio delle elettrici e degli elettori. Se i partiti italiani, invece, ripresenteranno la loro “offerta politica” così come sono, allora il rischio di una astensione di massa risulterà particolarmente forte (evitata del resto, nell’occasione di queste amministrative dalla particolarità di elezioni strettamente definiti, proprio dal punto di vista delle candidature, dall’ambito locale, come giustamente ha fatto notare Mannheimer sul “Corriere della Sera “ di oggi).

    Savona, li 7 maggio 2012 Franco Astengo

  70. Anonimo scrive:

    “Ad un’analisi più attenta del voto si conferma una sconfitta epocale del centrodestra, un buon risultato del centrosinistra, che si è presentato unito nella stragrande maggioranza dei casi, e un eccellente risultato della Federazione della sinistra, che oltre allo straordinario dato di Palermo ottiene risultati in crescita praticamente ovunque, con una netta affermazione del Pdci a Parma.
    Risulta evidente che otteniamo buoni risultati quando stiamo in coalizioni credibili, e che qualunque tentazione di isolamento viene sconfitta senza appello nelle urne.” Lo afferma Oliviero Diliberto, segretario del Pdci, che prosegue: “A sinistra c’è un sostanziale equilibrio tra Federazione della sinistra, Sel e Italia dei valori. Mi auguro che questa consapevolezza possa aiutarci a trovare l’unità di intenti per contrastare le politiche del governo Monti e discutere immediatamente, insieme e quindi più forti, con il Pd il profilo programmatico del dopo Monti. Noi siamo pronti.”
    O.Diliberto

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