«Tecnici». Tutto questo discorso sulla tecnica al posto della politica ci sta trascinando verso esiti inquietanti. Non è che non se ne sia consapevoli, ma è come se fossimo tutti narcotizzati. La vista si annebbia, i pensieri faticano. E rischiamo di andare a sbattere malamente contro un muro.
Nel sempre più arrogante discorso di questo governo e dei suoi mentori, «tecnica» vuol dire due cose. Da un lato evoca il vero: una strada obbligata, dettata dalle cose stesse. Essere tecnici e non politici significa che non si sceglie nemmeno: ci si limita ad applicare le ricette giuste dettate dalla scienza per guarire il malato. I medici parlerebbero di protocolli terapeutici. E se i più intelligenti ammetterebbero che la medicina non è una scienza esatta, ma un sapere piuttosto simile a un’arte, non per questo accetterebbero interferenze di profani. Così i nostri governanti, a cominciare dal loro capitano. Alle obiezioni, la risposta è sempre la medesima: non ci sono alternative. Ma se per la medicina è chiaro che cosa sia la salute del corpo, per un governo non lo è affatto, perché la società non è un corpo, è un insieme di parti in conflitto tra loro. Il bene degli uni genera il male di altri. Così cade il primo argomento. Questo governo sceglie eccome. Non ci sono ricette obbligate, ma opzioni tra interessi in conflitto e tra modelli alternativi. I lavoratori dipendenti, a cominciare dagli «esodati», ne sanno qualcosa, come pure i rentiers.
Dirsi «tecnici» vuol dire anche un’altra cosa: che si è (ci si pretende) immuni dal dissenso, quindi liberi di assumere «decisioni impopolari». Anche questo è un argomento molto caro al senatore Monti, che gode nello sfottere i politici col disprezzo tipico del grand commis: non soltanto sacerdoti del vero, anche disinteressati (appunto perché interessati solo al vero e al bene). Se di scienza e verità si trattasse, il discorso non farebbe una piega – salvo che soltanto i dittatori prescindono dal consenso. Ma siccome in ballo ci sono interessi e poteri (la «scienza» di Monti la conosciamo bene: è quella che in trent’anni ha moltiplicato le disuguaglianze nel mondo, provocato la bancarotta di decine di Stati e cancellato ovunque i diritti del lavoro), questo dell’indipendenza del governo dal vincolo democratico è un discorso alquanto spaventoso: non è che per caso ci siamo liberati di Masaniello per ritrovarci Luigi Bonaparte?
Qui veniamo a noi. Dopo un primo momento di generale euforia (non vedere più Berlusconi e non dovere ogni giorno ascoltare le sue idiozie pareva un guadagno non indifferente), è pian piano subentrata la consapevolezza. Prima le pensioni, con relativo melodramma ministeriale; poi i regali alle banche, la Tav e la controriforma dello Statuto dei lavoratori. Finalmente anche chi voleva ribaciare il rospo ha capito. Oggi tutti quanti viviamo come sospesi in una bolla. Assistiamo a un gioco surreale, che non ha precedenti. Un governo catapultato sul parlamento impone decisioni gravi sulla vita di milioni di persone già stremate. I suicidi per disperazione si susseguono. Le statistiche parlano di sperequazioni inaudite; le previsioni, di un esercito di disoccupati e di poveri. Non può durare, pensiamo. Ed è vero che non durerà. Per malandata che sia, una democrazia ha bisogno di connessioni e mediazioni, di rappresentanza e riconoscimento. Ma la questione è come se ne uscirà, posto che la crisi economica è sempre più grave (del resto, come potrebbe non esserlo, in un paese senza classe dirigente, con gli imprenditori che non investono e frodano il fisco, e un tasso di illegalità e corruzione da fare invidia alla Colombia?)
Sbaglieremo, ma la tentazione ci pare quella di trasformare la patologia in normalità. Tra tutti i danni che il governo Monti sta facendo, il più grave riguarda la lesione strutturale della sovranità democratica. È vero che questa è una vicenda antica, nata vent’anni fa con Maastricht. Ma finora tra gli Stati e l’Europa delle tecnocrazie e dei «mercati» c’è stato un conflitto. Ora la crisi riduce drasticamente i margini di manovra e l’autonomia non è più tollerata, con buona pace delle Costituzioni. La vicenda dell’articolo 81 marca, dopo la lettera della Bce di quest’estate, un giro di boa. E genera una contraddizione flagrante e bruciante. Una Repubblica dichiara sovrano il proprio popolo ma affida formalmente lo scettro a un’autorità esterna, non eletta. È un salto mortale che rischia di portarci fuori dalla storia del costituzionalismo moderno.
Chi passerà alla storia per questo? I presidenti della Repubblica sono ricordati, nel bene o nel male, per l’evento che ne ha segnato il settennato. Cossiga per le «picconate», Scalfaro per il «ribaltone», Ciampi per l’euro. Napolitano sarà ricordato – temiamo – per aver dato legittimità a questo passaggio epocale. Un giorno, dialogando con Caterina II di Russia, Diderot scrisse che uno statista dev’essere capace di guardare al presente con l’occhio dello storico: ci pensi bene, il presidente, all’eredità che verrà associata alla sua figura.
Ma Napolitano non è il solo responsabile. Quanto lui, forse di più, lo sono i maggiori partiti presenti in parlamento. I quali, con una sconvolgente miopia (figlia legittima di una pretesa astuzia), hanno accettato di firmare l’attestato della propria irrilevanza. Accampano alibi: la crisi, l’emergenza, la responsabilità. Come se non fosse compito della «classe politica» precisamente affrontare i problemi più gravi, quando si presentano. Ma il punto dolente è un altro. L’antipolitica non nasce, come si dice, dalla corruzione o dal malcostume dei potenti. Trae linfa dalla rinuncia della politica a contendere su obiettivi diversi, per modelli diversi di società e sviluppo. L’antipolitica è figlia del «pensiero unico». Nasce quando il confronto politico implode, sfugge ai nodi reali del governo (sui quali in Italia da vent’anni tutte le maggiori forze politiche in realtà concordano) per occuparsi di corollari e di banalità. È allora che un paese si sente privo di rappresentanza e di voce.
In fondo, quello che i maggiori partiti hanno fatto cedendo il passo ai «tecnici» non è dunque che l’approdo coerente di un lungo svolgimento. Sono vent’anni che le scelte di fondo le compiono altri (l’Europa e gli Stati Uniti, i «mercati» e le grandi imprese multinazionali), e che loro di buon grado eseguono. Basterebbe questo a dimostrare la vocazione parassitaria di un ceto politico che baratta il proprio onore (la libertà di scegliere assumendosi la responsabilità delle proprie decisioni) con un cumulo di privilegi indecenti. E qui l’astuzia si rivela per quel che è, poiché, di questo passo, presto non ci sarà più nessuno disposto a prendere sul serio quella che sempre più somiglia a un’accolita di mestieranti, o di apprendisti stregoni.
Ma tutto questo parla anche alle forze politiche della sinistra che quattro anni fa furono cacciate via dal parlamento. Si capiscono le tentazioni delle «fughe in avanti» (o indietro) dello spontaneismo reticolare senza e contro i partiti. Ma occorre evitare, soprattutto in questo momento, di accrescere la confusione, già grave e prossima al livello di guardia. Il punto non sta – come qualcuno ritiene – nella struttura dei contenitori, nelle forme e nelle logiche dell’organizzazione. Sta piuttosto nella capacità di istituire finalmente un rapporto diretto e unitario con un paese colpito nei suoi diritti fondamentali e nella sua stessa dignità. Non è dividendo ancora, sia pure con le migliori intenzioni, le esigue forze esistenti che si può uscire da una situazione difficile e pericolosa, ma unendo, includendo e accogliendo. Forte dell’altrui debolezza (e pochezza), la sinistra in Italia può rinascere e imporre finalmente, unita, un’inversione di tendenza. È complicato, ma non impossibile. È questa, oggi, la strada della semplicità: difficile, come diceva un nostro maestro, ma più che mai necessaria.
Alberto Burgio
Claudio Grassi
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I dati del tesseramento 2011 segnano un continuo crollo degli iscritti al Prc.
Nel 2011 quasi il 9% degli iscritti 2010 non ha rinnovato la tessera.Un continuo crollo.
Da piu’ di 40.000 siamo passati a 37.000.
dato in linea con quello di tutti gli altri partiti. e lo dico io che ho sotto mano i dati del mio partito (sel)
Potresti darci i numeri di SEL?
Da 45.000 iscritti a ?
a 39.700 con una forte diminuizione al sud, una tenuta al centro e una crescita al nord.
Grazie Anonimo, sappiamo anche quelli del PdCi ?
Grandi laghi africani: continua la guerra per i minerali contro la Cina
“Atlas Alternatif”
http://www.marx21.it/internazionale/africa/1488-grandi-laghi-africani-continua-la-guerra-per-i-minerali-contro-la-cina.html
CINA – Censura 2.0
Una grande muraglia ingabbia il micro blog
http://www.ilmanifesto.it/area-abbonati/argomenti/manip2n1/20120414/manip2pz/321184/?tx_maniabbonatimvc_pi2%5Bsezione%5D=INTERNAZIONALE&cHash=7682fe1755bdd4c53264304f9824b0cd
Massimo D’Alema ha fatto notare questa mattina che la Lega nacque 20 anni fa proprio con le stesse posizioni qualunquistiche di oggi contro i partiti. E la cosa – ha detto – dovrebbe fare riflettere. Certamente è una riflessione controcorrente. Tuttavia, sarebbe meglio che una riflessione più seria, invece di una battuta propagandistica, la facesse lo stesso Massimo D’Alema. Faccio notare almeno tre semplici cose su cui dovrebbe riflettere.
1) 20 anni fa la maggioranza del gruppo dirigente del Pci, di cui faceva parte anche D’Alema, invece di contrastare la campagna contro i partiti decise di sciogliere il partito per eccellenza, il Partito Comunista Italiano. E dopo due anni dal suo scioglimento decise di promuovere un referendum, assieme a Confindustria e al reazionario Mario Segni, che – sull’onda della campagna populistica e qualunquistica contro i partiti e la politica (ricordate lo slogan del referendum: “si, si cambia” ?) – cancellò il sistema proporzionale e fece nascere il sistema maggioritario uninominale e l’impostazione presidenzialistica e populistica.
2) Il gruppo dirigente del Pds, di cui ha fatto autorevolmente e convintamente parte D’Alema, ha sempre strizzato l’occhio alla Lega, persino sul cosiddetto federalismo fiscale, concetto egoistico dei territori più ricchi, contribuendo a inserirlo in Costituzione nel 2001 con il governo Amato di centro-sinistra.
3) Se Massimo D’Alema volesse contrastare realmente il dilagante qualunquismo anti politico montante dovrebbe coerentemente fare solo una cosa: togliere immediatamente il sostegno al governo dei tecnici (grandi banchieri, professori neoliberisti e generali della Nato), che è la causa principale della campagna antipolitica e dell’ennesima e forse finale devastazione politica e sociale del nostro paese in corso da 20 anni a questa parte.
Musolino (Pdci): Le lunghe mani di Israele su Fiumicino. Siamo di fronte ad un atto illegale!
http://www.marx21.it/internazionale/medio-oriente-e-nord-africa/1489-musolino-pdci-le-lunghe-mani-di-israele-su-fiumicino-siamo-di-fronte-ad-un-atto-illegale-.html
http://www.marx21.it/internazionale/pace-e-guerra/1480-la-siria-tra-le-iene-travestite-da-amici-e-i-brics-espunti-dalla-comunita-internazionale.html
La Siria tra le iene travestite da amici e i Brics espunti dalla comunità internazionale
di Diego Angelo Bertozzi
Voi di chi siete amici? Forse decidete in base alle posizioni del vostro
Fratello partito comunista siriano. .
http://web.rifondazione.it/home/index.php/esteri/5944-testimonianza-di-un-gruppo-di-italiani-che-vive-in-siria
Siete ormai privi di credibilita’.
Siamo in buona compagnia
http://www.avvenire.it/Mondo/Pagine/i-ribelli-ci-uccidono.aspx
http://www.lavocedellevoci.it/grandifirme1.php?id=210
LA SIRIA E I MASSACRI “DI SINISTRA”
di Giulietto Chiesa
Anonimo sulla siria abbiamo una visione comune. La mia critica non e’ per la vostra posizione sulla siria, ma la vostra idea di comunismo. Vi siete svuotati e non sapete allontanarvi da quelle poche idee che vi rimangono del passato. Saluti.
“Poche idee che rimangono del passato”? La tua è la solita caricatura. Pensala come vuoi, ma anche su questo punto siamo in buona compagnia nel mondo. Forse non te ne sei accorto, ma partiti comunisti con dimensioni di massa sono presenti in tutto il mondo e alcuni di loro sono persino al governo in una parte significativa del pianeta. Fattene una ragione. I comunisti non sono una specie in via di estinzione. E forse sarebbe il caso che riflettessi un po’ anche tu sui ripetuti fallimenti di molte delle esperienze “nuoviste” che si sono avvicendate in questi anni e che, di volta in volta, sono state presentate come la panacea dei “mali” provocati dal comunismo novecentesco.
Siete vecchi nelle idee. Il vostro comunismo ha solo sete di poltrone. Complimenti . Quello che dispiace chr ha seguire il PDCI anche il PRC sta andando su quella strada.
Pensavo che tu fossi capace di qualche analisi un po’ più sofisticata. Le tue sono solo caricature e luoghi comuni. E’ in questo modo che pensi di liquidare l’esperienza dell’intero movimento comunista internazionale?
Io non faccio analisi. Le lascio a voi. Ma non chiamatevi comunisti.
Ps: poi fate sapere alla comunita’ dove si trovano le vostre profonde
analisi politiche…
Governatore Vendola, due inchieste che la coinvolgono in due giorni, sente di aver sbagliato qualcosa?
Al contrario. Sono molto sereno perché per quel che mi riguarda ho operato nel migliore dei modi. Penso che chi ha costruito queste ipotesi accusatorie abbia preso un abbaglio.
Quindi sta dicendo che c’è un complotto dei magistrati?
(Sorride) un punto fermo della mia educazione politica é non gridare mai al complotto. Peró non posso che rilevare un paradosso: le due inchieste sollevano dubbi su due azioni che ho messo in atto per tutelare gli interessi della regione e migliorare la qualità della sanità pugliese”.
Presidente, Non dovrebbe essere preoccupante, che si riaprano continuamente dei filoni di indagine?
Mi angoscia che ci siano inchieste, ovviamente. Una persona che sa dii essere onesta e non ha mai atto favoritismi per nessuno, in questi casi soffre due volte. Ma mi rende molto sereno il fatto che questi addebiti – quando studio le carte – non abbiano, secondo me, alcun fondamento. Cosa posso dire per non minimizzare né avvalorare dei sospetti che ritengo ingiusti?
La sanità pugliese é un colabrodo?
Ci sono tante criticita’ ma anche straordinarie eccellenze. Quando le inchieste hanno rivelato un diffuso malcostume non ho esitato ad azzerare la giunta.
Questo è accaduto tre anni fa.
Attento! Dopo tre anni, la persona che io ho mandato via, l’ex dirigente Lea Cosentino, è diventata la mia principale, anzi esclusiva, accusatrice. L’abuso d’ufficio di cui parla consisterebbe nell’aver favorito il proffesor Sardelli, un primario che ha assunto lei, e di cui la stessa Cosentino dice: con quei titoli non poteva che vincere lui.
Ma lei ha chiesto di riaprire il bando si o no?
Non sono mai intervenuto su singoli casi. Il mio unico interesse era ed e’ migliorare il servizio sanitario pugliese estendendo le opportunita’ di ricerca e di eccellenze. Rivendico tutti gli sforzi fatti in questa direzione.
Quindi secondo lei la riapertura del bando era legittima.
Certo. Fra l’altro: nel primo caso erano esaminate due persone. Nel secondo ne sono state vagliate sei! E a detta di tutti Sardelli vantava un curriculum stellare. E poi c’è una controprova del valore di quella scelta.
Quale?
Lui era già primario, a Foggia. Ha lasciato un reparto che esisteva per andare a inventare uno che non c’era.
Magari più prestigioso?
Lei non ha capito. Ha preso in mano un rudere. Ha speso pochissimo per attrezzarlo e inaugurarlo, poco più di 500mila euro ha costruito un gioiello: camere che hanno standard alberghieri, sala videoconferenze, aria condizionata, tv, circuito chiuso per seguire i decorsi… Il Corriere della sera ha scritto, prima di queste inchieste: è uno dei tre migliori reparti d’Italia.
Però Sardelli potrebbe essere bravissimo ma anche essere stato favorito…
E io ringrazio per questa domanda che altri potrebbero trovare insinuante! Conoscevo Sardelli? no, l’unica cosa con cui ho avuto rapporti è il suo curriculum. L’ho forse favorito perché apparteneva al mio schieramento? Macché, era vicino al centrodestra. In un paese in cui troppo spesso nella sanità i primari hanno una targa di partito, la stessa della giunta dove lavorano, io ho chiesto di far concorrere un medico che tutti reputano un’eccellenza.
Peró lei e Sardelli vi siete sentiti anche dopo la nomina.
Oh certo! Perché durante la costruzione del reparto mancavano i bidet o le zanzariere. Mi ha chiamato per lamentarsene.
E le che ha fatto?
E io, visto che aveva ragione, mi sono attaccato al telefono perché queste cose arrivassero. Lo ritengo un mio dovere. E potrei anche autodenunciarmi: l’ho fatto altre centomila volte.
È il compito di un governatore?
Secondo me si: creare le condizioni per scegliere il meglio e fare in modo che le eccellenze abbiano gli strumenti per lavorare. E se qualcosa nell’ingranaggio si inceppa fare di tutto, entro i confini della legalità, per rimettere in moto la macchina. Ecco perché l’inchiesta mi angoscia, ma ho la coscienza a posto.
Parliamo delle altre accuse, quelle sull’ospedale Miulli…
Prego.
Qui i capi di imputazione fanno tremare i polsi: “Falso e peculato”. È sempre sereno governatore?
Si, e per due motivi.
L’accusa é aver favorito il Miulli nella sua richiesta di risarcimento per 45 milioni di euro alla regione.
Magari, perché se fosse così sarebbe chiaro, ma del tutto illogico. La verità è che abbiamo letto dieci volte quel testo e non si capisce. C’è addirittura un passaggio in cui la pm dice che dovrebbe esserci un supplemento di indagine dopo che il consiglio di Stato si sarà pronunciato sul contenzioso fra noi e il Miulli. È il primo caso di reato eventuale che mi capita.
E il falso?
Leggo nella scarna paginetta dell’informazione giudiziaria che il “falso” sarebbe un documento, o meglio una delibera, preparata dalla mia giunta per chiudere il contenzioso con l’ente religioso che gestisce l’ospedale.
E si sente di difenderla quella delibera?
Il paradosso di questa vicenda e’ che noi cercavamo di chiudere per il meglio un contenzioso economico nato prima della mia giunta. Avevamo ipotizzato una delibera per la transazione ma l’abbiamo revocata in autotutela. Insomma quella delibera non ha avuto nessun effetto concreto. In seguito alla revoca della delibera si è aperto un contenzioso oggi davanti al Consiglio di Stato. E questo perche’ la mia stella polare e’ sempre stata quella di far risparmiare soldi alla Regione.
Però resta l’accusa di “peculato”. Cioè quella di aver fatto tutto questo per favorire proprio quell’ente religioso.
E posso dire che questo è un controsenso. Ma come? Leggo sui giornali che sarei indagato “insieme” al vescovo di Acquaviva Mario Paciello. Titola, ad esempio, il Corriere: “Vendola ha favorito la clinica della Chiesa”.
Cosa sta cercando di dire?
Che il vescovo è la mia controparte! Siamo cioè accusati di aver favorito quelli con cui siamo andati in contenzioso.
Per la pm potrebbe essere un sofisticato meccanismo amministrativo.
Ovvero: la regione avrebbe scelto di andare in contenzioso nella speranza di perdere e di favorire in questo modo l’ospedale? Suvvia, la cosa non ha senso!
Allora lei vuole dire che la pm la sta perseguitando? È un’accusa molto seria.
Veramente io non ho nessuna certezza ma qualche dubbio – credo legittimo – che va chiarito.
E cioè?
ho letto sui quotidiani locali pugliesi resoconti stenografi su liti che si sono svolte tra magistrati nel 2010. I motivi del diverbio riguardavano il che cosa fare nei miei confronti, proprio sul caso dell’ospedale Miulli.
E se anche fosse?
Peccato che invece scopro di essere indagato da solo sei mesi!
Vuole dire che la stanno mettendo sotto inchiesta a rate?
Dico che ho chiesto al vicepresidente del Csm, Michele Vietti, l’accesso agli atti. Ma che sono sempre gli stessi accusatori, e gli stessi addebiti. Per l’inchiesta di tre anni fa sono stato prosciolto da ogni accusa, il che mi fa sperare di esserlo ancora. Evidentemente, peró, sono un buon boccone, una preda appetibile. Forse anche un buon bersaglio.
Quindi il complotto c’é?
Il contrario: c’é qualcuno che mi voleva processare, partendo dai presupposti fragili che abbiamo detto, ma che, evidentemente, non ha convinto i nemmeno i suoi colleghi.
Luca Telese
il fatto quotidiano
adesso pure lo schiavetto telese…noto personaggio coerente…povero nichi sempre più in basso…
“Questione nazionale e lotta per il socialismo”
20 partiti comunisti e antimperialisti partecipano al seminario internazionale organizzato dal Partito Comunista del Brasile (PCdoB)
http://www.marx21.it/comunisti-oggi/nel-mondo/1471-questione-nazionale-e-lotta-per-il-socialismo.html
… aggiungerei comunisti nostalgici di un comunismo burocratico di stampo sovietico…
C’è poco da festeggiare…
Grazie per la pubblicità. Continua pure, mi raccomando caro Anonimo.
viva invece il comunismo fricchettone europeo che tanti successi ha portato…
Per la prima volta marx21 dichiara in modo esplicito la sua idea
di comunismo . . Quella che identifica il comunismo con il partito e il
partito con lo stato. Idea o tentativo gia’ fallito in passato
Il “caso Goracci” si sgonfia e qualcuno dovrebbe fare una tardiva autocritica
Emanuele Calchetti
Dalle accuse di avversari politici al linciaggio mediatico dei giornali dei poteri forti, va in scena un processo politico contro la possibilità dell’alternativa comunista. E i vertici di Rifondazione – sconfessati da una grande mobilitazione dal basso – si schierano dalla parte sbagliata della barricata.
Dopo la decisione di ieri del Tribunale del Riesame di Perugia di revocare gli arresti domiciliari all’ex sindaco comunista di Gubbio Orfeo Goracci, sono tornati in libertà tutti coloro che, il 14 febbraio scorso, erano finiti in carcere o ai domiciliari nell’ambito dell’inchiesta “Trust”, condotta nei confronti di amministratori, ex amministratori e dipendenti del Comune umbro. Dopo quasi due mesi si attesta quindi che non esistono ragioni per applicare misure preventive durissime, senza precedenti nell’ambito di inchieste legate a questioni amministrative.
Nel frattempo, però, lo spettacolare blitz di San Valentino ha dato modo alla stampa di dipingere Goracci e gli altri indagati come veri e propri mostri, senza possibilità di appello. La notizia ha fatto il giro d’Italia senza ammettere repliche.
Invece, entrando nel merito delle accuse, leggendo le carte giudiziarie e non le ricostruzioni dei giornali umbri, nel teorema accusatorio è possibile scorgere discrete falle e farsi venire qualche dubbio che ci si muova su un piano non tanto giudiziario, quanto primariamente politico. Sul piatto la distruzione, senza remore ad usare tutti gli strumenti possibili, di un’esperienza, quella dell’alternativa comunista a Gubbio e in Umbria, che evidentemente ha dato e dà fastidio a molti. I nomi degli accusatori, di coloro sulla cui parola si fondano tutte le “verità” dei pm, parlano da soli, trattandosi inequivocabilmente di storici avversari politici di Goracci e di Rifondazione Comunista, a cominciare dall’attuale sindaco Diego Guerrini, del Partito Democratico.
In questa operazione, che lega insieme le accuse di avversari politici e il linciaggio mediatico ad opera della stampa dei poteri forti, stona incredibilmente la posizione assunta da Rifondazione Comunista a livello nazionale e a livello regionale. Doveva essere infatti Rifondazione Comunista per prima ad accorgersi che quello in atto (che da un punto di vista giuridico non è ancora un processo, non essendoci stato alcun rinvio a giudizio) era ed è un vero e proprio processo politico contro Rifondazione Comunista e contro la possibilità dell’esistenza di un’alternativa comunista vincente.
Al contrario, dai vertici nazionali e regionali, con poche eccezioni, si è fatto a gara a chi scaricava prima e con più veemenza Goracci e l’esperienza eugubina, fino all’assurdo del commissariamento di uno dei circoli più attivi e partecipati del Paese come quello di Gubbio. Senza accorgersi che invece su Gubbio si è aperto lo spazio per una battaglia che i comunisti devono combattere a testa alta e in prima linea, perché è una fondamentale battaglia per la giustizia e la verità.
Per fortuna Rifondazione Comunista non è fatta solo di ottusi burocrati, e sono stati tantissimi i compagni che si sono mobilitati dal basso, stringendosi intorno al circolo “Lenin”, intorno ai familiari degli arrestati e poi, man mano che tornavano in libertà, agli arrestati stessi, ritentrati ai loro posti con la forza e il coraggio di chi non ha nulla di cui vergognarsi.
Ebbene sì, chi voleva distruggere anche moralmente queste persone ha fallito: lo si comprende con chiarezza ogni volta che si parla con i compagni di Gubbio, con gli stessi “ex arrestati”, motivati più che mai a far trionfare la verità e a non permettere che un’esperienza straordinaria venga travolta dal fango.
Sarebbe naturale e importante che anche in questa battaglia per la giustizia e la verità, come in tante altre battaglie di cui Rifondazione coglie lucidamente l’importanza, il Prc stesse dalla parte giusta della barricata. Sarebbe un’autocritica tardiva, ma l’eventualità contraria segnerebbe un avanzamento deciso verso l’autodistruzione, in un momento storico in cui, invece, c’è tantissimo bisogno di un partito comunista coeso e organizzato.
La rivoluzione nel mercato mondiale passa (nuovamente) dalla Cina
di Pasquale Cicalese
http://www.marx21.it/internazionale/economia/1465-la-rivoluzione-nel-mercato-mondiale-passa-nuovamente-dalla-cina.html
ma vi sovvenziona il governo cinese?
magari leggessi il pezzo prima di commentarlo…….
nulla di più idiota dei commenti gratuiti su pezzi mai letti…..
marcolino, l’ho letto e ripeto ma prendete i soldi dalla Cina ?
Roma 12 Maggio: Manifestazione nazionale unitaria promossa dalla Fds
UNIAMO L’OPPOSIZIONE DI SINISTRA AL GOVERNO MONTI
COSTRUIAMO L’ALTERNATIVA ALLE SUE POLITICHE LIBERISTE
http://web.rifondazione.it/home/index.php/prima-pagina/5718-roma-12-maggio-manifestazione-nazionale-unitaria-promossa-dalla-fds
Purtroppo sono alcuni anni che anche a sinistra si gioca con il populismo antipolitico:nei partiti, nei gruppi politici,nei giornali, in alcune trasmissioni televisive ( anzi più ci si riteneva a sinistra più si esagerava ). L’illusione era quella di cavalcare, con slogan facili e messaggi semplificati ai limiti della mistificazione, la spinta di una opinione pubblica che, certo in buona fede, orientata da sapienti centri di interesse, ha via via sempre più maturato una insofferenza per la democrazia politica e le sue forme organizzate. Le classiche contraddizioni sociali sono state man mano, di fatto, sostituite da una sorta di conflitto tra società e politica ( complice anche una politica non sempre all’altezza del suo compito ). Una contraddizione, quella tra società e politica, peraltro del tutto artrificiosa. Infatti non è che, come si dice, vi sia chissà quale lontananza tra società e politica, semmai vi è fin troppo intreccio e, anche per questo, la politica si invischia con gli interessi e smarrisce il suo compito di esprimere ( pur se tra loro contrapposti ) autonomi disegni e modelli di società. In queste ore la situazione rischia di precipitare. La vicenda della Lega, il clamore che ha determinato sul tema delicato del finanziamento della politica , perfino alcune iniziative della magistratura ( certo del tutto indipendenti ) come l’avviso di garanzia a Vendola ( per una ipotesi di reato tanto generica come il concorso di abuso d’ufficio ). Giornalisti di tv e carta stampata sono scatenati e in pieno delirio antipolitico. Al malcapitato cittadino, già angosciato per la situazione economica e sociale del Paese e propria, arriva un impulso antipolitico formidabile e chi con questi istinti ha troppo giocato è oggi privo di strumenti e argomenti adatti a fronteggiarlo. Chi lo dice al cittadino che i grandi organi di stampa che da anni, e in queste ore, martellano sul tema sono in realtà di proprietà di quei gruppi economico – finanziari che hanno tutto l’interesse ad una politica delegittimata che non abbia la forza di imporre alcun vincolo agli interessi più forti e di mercato? Chi lo spiega al cittadino che, pur con dei meccanismi correttivi, un contributo finanziario per sostenere le spese di chi intende far politica è necessario perchè altrimenti potrebbero far politica solo i ricchi? E che anche la rete, magnificata come l’eden della democrazia e della libertà di tutti, in realtà è nelle mani di forti gruppi imprenditoriali anche se più moderni e innovativi? In questi mesi ho provato più volte, con le sole possibilità a disposizione, ( scrivere articoli pubblicati in questo blog e nel sito di Essere Comunisti ) a proporre sull’argomento dei ragionamenti. Spesso riscontrando, a sinistra, indifferenza e a volte anche fastidio. Qualche sensibilità sul tema mi è parsa di coglierla nel quotidiano l’Unità, dopo l’avvento della nuova direzione di Claudio Sardo,per il resto troppo silenzio. Ora la contesa si è fatta molto delicata e difficile e chiama in causa direttamente il futuro del nostro sistema democratico. Speriamo solo che almeno, finalmente, sia più chiaro a tutti che l’antipolitica, venga da destra o venga da sinistra, torna utile solo agli interessi più forti e a quei gruppi economici e finanziari che vivono come insopportabile ogni vincolo al profitto.
Accidenti, mi avete addirittura rimosso? E che avevo scritto di così grave? Non c’era mezzo insulto a nessuno, nemmeno ostilità politica, sarò stato poco politically correct? Se avessi saputo che era così importante quello che scrivevo da meritare una censura, me lo sarei trascritto da qualche parte a futura memoria… Troppo onore.
Boh, siete fritti di cervello però.
Secondo me ti confondi con un altro blog. Qui non è stato tolto nessun commento!
E’ l’unico blog che leggo. E la risposta era a questo post. Osservazioni sulla vostra necessità di fare alleanze con il Pd, quello della ‘riforma del lavoro’, cosa che vi rende inutili, con tutto il rispetto del caso.
Permettetemi una battuta sintetica su ciò che dovremmo e potremmo fare.
La povertà aumenta a vista d’occhio e la rabbia popolare pure. Continuo a pensare (da anni) che i comunisti dovrebbero organizzare e canalizzare nella giusta direzione il malessere sociale in aumento vertiginoso. Il problema è come intercettarlo e organizzarlo. Continuo a pensare (da anni) che se invece di sprecare tante energie in polemiche fra di noi e in dibattiti e convegnucoli ai quali partecipano a stento gli iscritti, trasformassimo le nostre sedi in centri sociali pubblici con servizi informativi e di sostegno a chi ha perso il lavoro, la casa, a chi è in cassa integrazione e in mobilità, eccetera, potremmo intercettare e organizzare il malessere sociale che rischia di andare in direzioni sbagliate.
“Esprimiamo solidarietà, sostegno e piena fiducia al presidente Vendola, certi della sua correttezza e moralità. E’ paradossale che personaggi cui la magistratura imputa pesanti reati penali diventino l’architrave di ipotesi infamanti quanto inverosimili contro chi è esempio di rettitudine nella gestione della pubblica amministrazione.
La storia della Regione guidata da Vendola in questi 7 anni è… ben diversa da quella che si cerca strumentalmente di rappresentare e siamo fiduciosi che i pugliesi la apprezzino per quella che realmente è, il generoso tentativo di fare della Puglia una grande regione d’Europa”
Nota congiunta firmata dai gruppi regionali pugliesi del:
Partito Democratico
Italia dei Valori
Partito Socialista Italiano
Puglia per Vendola
Sinistra Ecologia Libertà
Chiedo a Grassi,la Federazione della Sinistra non e’ presente in consiglio regionale ma e’ presente nella giunta di Vendola.
Qual’e’ la posizione della Fds?
Domani venerdi 13 aprile 2012, a Roma alle ore 11.30 si svolgera’ presso la Sala Stampa di Montecitorio una conferenza stampa di Arturo Parisi, Antonio Di Pietro e Nichi Vendola dedicata alla riforma della legge elettorale.
PER RACCOGLIERE LA DOMANDA DEL 1.200.000 CITTADINI CHE HANNO FIRMATO IL REFERENDUM.
RESTITUIRE AI CITTADINI IL DIRITTO DI SCEGLIERE I PARLAMENTARI SENZA PRIVARLI DEL DIRITTO DI SCEGLIERE IL GOVERNO.
Non e’ vero che qualsiasi legge diversa dal Porcellum e’ migliore del Porcellum. Non e’ bene che per superare il Porcellum si torni, o anche solo si rischi di tornare ai tempi della prima repubblica.
Non e’ vero che l’unica soluzione per superare il Porcellum sia la proposta sul tavolo dei segretari dei partiti di maggioranza.
Non e’ vero che chi non la condivide lavora per la conservazione del Porcellum.
Roma, 12 apr. (Adnkronos Salute) – “Ho chiesto al mio avvocato, un deputato del Pdl, di verificare se ci sono gli estremi per adire le vie legali. La mia immagine potrebbe infatti essere stata danneggiata”. Ad annunciarlo all’Adnkronos Salute e’ Paolo Sardelli, primario di chirurgia toracica dell’ospedale San Paolo di Bari, al centro dello scandalo che ha coinvolto il governatore della Puglia Nichi Vendola.
E’ infatti per avere Sardelli alla guida del reparto di Chirurgia toracica dell’ospedale barese che Vendola avrebbe fatto riaprire un concorso della Asl di Bari. E per questo ora il governatore e’ indagato.
Per Sardelli l’inchiesta della procura e’ stata una ‘legnata’.
“Sono deluso, ma soprattutto arrabbiato. Il concorso a cui ho partecipato l’ho vinto solo per merito. Vorrei inoltre ricordare che sono primario dal 2004, quando alla guida della Regione c’era Raffaele Fitto. All’epoca dirigevo il reparto di Chirurgia toracica al Policlinico di Foggia, dove mi trovavo benissimo e dove tutti mi rispettavano. Un reparto – sottolinea Sardelli – che nel tempo era diventato a cinque stelle”. Proprio i riconoscimenti avuti a Foggia l’hanno portato all’attenzione dei vertici della sanita’ regionale.
“Al Policlinico ho infatti riorganizzato un reparto che non esisteva; venne da noi un medico di livello mondiale e quando Vendola divento’ presidente della Regione mi fece i complimenti. Dopo qualche mese, dal momento che il primario del San Paolo era andato in pensione, fui contattato dall’allora direttore generale dell’Asl di Bari, Lea Cosentino, che mi chiese se ero interessato a partecipare al concorso.
Io dissi si’, ma alle mie condizioni”.
In sostanza Sardelli disse che avrebbe partecipato al concorso solo se gli avessero permesso poi di realizzare una struttura organizzata, attrezzata e accogliente. Tanto che, anche dopo aver vinto il concorso, il medico non entro’ subito in servizio. “Firmai il contratto a giugno, ma non mi trasferii a Bari fino a settembre perche’ volevo essere sicuro che finissero i lavori” necessari secondo il medico a rendere la struttura moderna e attrezzata.
E per ottenere quello che a suo avviso era indispensabile per soddisfare i bisogni dei pazienti Sardelli usava tutte le armi che aveva a disposizione. “Io sono sicuramente un rompiscatole. Per migliorare l’assistenza ai pazienti del mio reparto, se il direttore generale fa ‘muro’, sono disposto a rivolgermi all’assessore, al governatore”. Ed e’ quello che ha fatto con Vendola. “Ad esempio – spiega Sardelli – mentre stavano facendo i lavori al reparto ho mandato alcuni sms a Vendola perche’ l’impresa non voleva mettere i bidet ne’ le zanzariere. Sempre nell’interesse del paziente, mai per una richiesta personale. Dopo tanti sacrifici fatti per creare strutture all’avanguardia anche in Puglia, finire in questo calderone – conclude Sardelli – mi amareggia molto”.
Tu chiamale se vuoi narrazioni……..
”Leggo di un giornalista di ‘Repubblica’ che a Roma si è trovato in un ristorante e, lui non riconosciuto, ha riconosciuto accanto a sé la dottoressa Cosentino con un onorevole e ha sentito tutta la conversazione in cui lei cercava di piazzare un dossier pieno di infamie nei miei confronti perché aveva ragioni di vendetta o di ira”.
Così il presidente della Regione Puglia Nichi Vendola è tornato sull’avviso di conclusione indagine ricevuto in relazione alla nomina di un primario dell’ospedale San Paolo di Bari nell’ambito dell’inchiesta che lo vede indagato con l’accusa di concorso in abuso d’ufficio. ”Non ho molto da aggiungere”. ”Più passano le ore e più la vicenda si chiarisce e chiarisce i propri contorni”. Poi, rispondendo a una domanda dei giornalisti, ha sottolineato di ”non avere la facolta’ di prevedere gli atti della magistratura. Credo che la questione nei suoi termini reali e’ sotto gli occhi di tutti”.
Quindi, sottolinea Vendola, ”non ci sono fatti di corruzione oggetto di questa indagine, non ci sono dazioni di soldi, nulla di tutto questo”. ”C’è un concorso per primario che viene vinto dal più bravo – ha ribadito – da uno che oggi ha trasformato un pezzettino dell’ospedale ‘San Paolo’, di un quartiere difficile di Bari, in un reparto di assoluta eccellenza. Cioè nell’Italia in cui i concorsi li vincono normalmente i somari raccomandati – ha concluso Vendola – in questo caso lo scandalo è nel fatto che lo ha vinto il migliore. Non ho quasi nient’altro da aggiungere rispetto ai fatti che parlano da soli”.
Certo è un complotto ordito da Lady Spectre Cosentino….esistono complotti più uguali degli altri….
“Il governatore della Puglia ha fatto una cosa corretta, quella di dire subito, appena ricevuto l’avviso di garanzia: ‘io sono sereno e vado dai magistrati’. Io nel 1996 per un avviso di garanzia mi dimisi. Non chiedo tanto ma chiedo che si rispetti la magistratura e ci si metta a disposizione della magistratura”. Così il leader dell’Idv Antonio Di Pietro, intervistato da Tgcom24, ha commentato l’indagine che vede coinvolto il presidente della Regione Puglia Nichi Vendola.
“Ma sa perché io e lui possiamo farlo? Perché siamo innocenti e andiamo di corsa dai magistrati. La fregatura è lì. Chi è innocente va dal magistrato, chi non lo è si fa le leggi per non farsi processare – ha agggiunto Di Pietro -. In materia giudiziaria non esistono destra e sinistra esistono persone per bene e persone per male. Quando si parla di materia giudiziaria si deve fare una cernita per etica. Esistono furbacchioni e persone che rispettano la legge”.
giovedì 12 aprile 2012, 14.53.00
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Esistono indagati più uguali degli altri…..
Parla il medico al centro dello scandalo: “Io sono romano, non conoscevo il presidente”. In un anno e mezzo il reparto è un’eccellenza Siamo online su tutto il mondo
di FRANCESCA RUSSI
Sardelli con Vendola
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Concorso per primario, Nichi Vendola indagato
“Sono sereno, Cosentino spinta da rancore”
Dottor Sardelli, ma è vero che lei è stato agevolato?
“Io fui riconosciuto il migliore in assoluto dalla commissione. Ma vorrei partire dall’inizio di questa storia. Io sono romano e vengo da Foggia. Non avevo mai conosciuto il presidente Vendola”.
Prego allora. Cominciamo da quando è arrivato in Puglia.
“Sono arrivato al policlinico di Foggia il primo febbraio 2004, quando c’era il governo Fitto. La situazione al policlinico però era disastrosa: non esisteva un reparto, c’erano solo due posti a chirurgia plastica e quattro a chirurgia d’urgenza. Andai dal direttore generale della Asl per chiedere di fare qualcosa ma non si mosse niente. Così il giorno dell’inaugurazione della Fiera, visto che Fitto era in città, chiesi di incontrarlo. Gli raccontai la situazione e il giorno dopo iniziarono i lavori. In due anni ho creato un reparto d’eccellenza. Venivano a Foggia da Napoli, da Avellino, da Lecce. È qui che nel 2007 ho fatto il primo trapianto da cadavere di vaso sanguigno con la collaborazione del primario di Barcellona e della banca dei tessuti spagnola. Fu la prima volta che sentii il presidente Nichi Vendola. Mi chiamò per farmi i complimenti”.
Lo aveva mai conosciuto?
“No. Era la prima volta in assoluto. E poi, se devo dirle la verità ed è comunque cosa nota, io politicamente sono vicino alle posizioni della destra”.
Poi com’è arrivato a Bari?
“Mi chiamò Lea Cosentino. Era appena andato in pensione il primario di chirurgia toracica dell’ospedale San Paolo. Era il 2008. Mi propose, dopo i risultati raggiunti a Foggia, di partecipare al concorso a Bari. E io gli dissi “al San Paolo non ci penso nemmeno, prima fate un reparto e poi vengo”".
Che intendeva?
“Mi spiego: il reparto allora contava 25 posti e 4 bagni, non aveva aria condizionata e non aveva luci adatte. È come dire ad un cuoco bravissimo di andare in un ristorante sporco e con i topi, credete che, anche se bravo, venga apprezzato lo stesso? No. E allora io dissi che non partecipavo a quel bando. Proposi in virtù del reparto creato a Foggia, dei consigli. Decisero quindi di fare il nuovo reparto”.
Ha sentito più Nichi Vendola?
“Un’altra volta e spero che quella telefonata sia stata intercettata. Parlavamo di come doveva essere il reparto e io dissi “anche se non vinco il concorso, voglio che qualcun altro abbia un reparto d’oro”. Lui mi disse “se ci sono dei problemi, può mandare un messaggino a questo numero che visualizza”. A quel punto, durante la costruzione del reparto, notai che mancavano i bidet, le luci oscuranti, le tapparelle. Così mi decisi a mandare un sms al presidente”.
Che gli disse?
“Gli scrissi “non vogliono mettere le tapparelle e i bidet” e lui intervenne, pensi che questa cosa la raccontò anche all’inaugurazione del reparto”.
Poi a giugno 2009 vinse il concorso.
“Fui giudicato sulla base dei titoli il migliore in assoluto su cinque concorrenti. In un anno e mezzo il reparto del San Paolo è diventato un’eccellenza. Siamo online su tutto il mondo”.
Cosa pensa allora dell’inchiesta della procura?
“Sono beghe tra Cosentino e Vendola. Io sono distrutto moralmente, mortificato. Non è giusto. Si documenti su di me e se trova che ho fatto qualcosa per il mio interesse e non per il bene di tutti, la autorizzo a venire a sputarmi in faccia”.
Vendola…apri l’occhio…puh!!!
Posto questo articolo pubblicato oggi su http://www.avvenire.it, quotidiano della Conferenza Episcopale Italiana.
«I ribelli ci uccidono. L’esercito deve restare»
Viviamo in Siria da più di sette anni, amiamo questo Paese e il suo popolo. Ci sentiamo indignati e impotenti di fronte al tipo di informazioni che circolano in Europa e fanno opinione, sostenendo le sanzioni internazionali, una delle armi più inique che l’Occidente usa per tenersi le mani pulite e dirigere comunque la storia di altri popoli. Pulite fino a un certo punto: si moltiplicano le segnalazioni della presenza di personale militare inglese, francese (e di altri Paesi) a fianco degli insorti per organizzare le azioni di guerriglia, grave violazione internazionale che passa sotto silenzio.
Sono state raccolte firme e fondi per aiutare la “primavera” del popolo siriano.
Ma chi ha dato – in perfetta buona fede – offerte e sostegno della “liberazione” della Siria deve sapere che ha finanziato assassini inumani, procurando loro armi, contribuito alla manipolazione dell’informazione, fomentato una instabilità civile che richiederà anni per essere risolta. Sconvolgendo l’equilibrio in un Paese dove la convivenza era pane quotidiano. Perché intervenendo senza conoscere la realtà non siamo più liberi, ma funzionali ad altri interessi che ci manipolano.
Non è nostro compito fornire una lettura socio-politica globale della vicenda siriana, altri lo stanno facendo meglio di noi. E chi lo vuole davvero può trovare informazioni alternative. Noi ci limitiamo a raccontare solo ciò che i nostri occhi vedono, qui nel piccolo villaggio di campagna dove viviamo. E dove, quasi ogni notte, i soldati presenti nella piccola guarnigione che lo presidia sono attaccati. Sia dagli insorti presenti nella zona, sia da bande mercenarie che passano il confine siriano nel tentativo di sopraffare l’esercito e aprire un varco per il flusso di armi e combattenti. I militari rispondono? Certo, e la gente ne è contenta perché di armi e mercenari il Paese è già pieno.
Sta per scadere l’ultimatum per il ritiro dell’esercito, che qui nessuno – nel senso letterale del termine – vuole. La gente si sente sicura solo quando i militari sono presenti. Ormai le violenze compiute dai cosiddetti liberatori nelle città, nei villaggi, sulle strade, sono tante e così brutali che la gente desidera solo vederli sconfitti. Gli abusi sono continui: uccisioni, case e beni requisiti o incendiati, persone, bambini usati come scudi umani. Sono i ribelli bloccare le strade, a sparare sulle auto dei civili, a stuprare, a massacrare e rapire per estorcere denaro alle vittime? Invenzioni? La notte del Venerdì Santo, non lontano da dove abitiamo, hanno ucciso un ragazzo e ne hanno feriti altri due: tornavano alle loro case per celebrare la Pasqua. Il ragazzo morto aveva 30 anni ed era del nostro villaggio. Non sono i primi tra la nostra gente a pagare di persona. Ormai prima di spostarsi a fare la spesa o anche solo per andare a lavorare ci si assicura che l’esercito controlli la zona. Anche a noi è capitato di trovarci bloccati dalle sparatorie per tre ore in un tratto di autostrada e siamo riusciti a ripartire solo quando si è formato un corridoio di carri armati che proteggevano gli automobilisti in transito dai tiri dei rivoltosi.
Perché di tutto questo non si parla? Perché non si parla dei tanti militari assassinati in vari agguati, gli ultimi ieri ad Aleppo? Sono tanti i drammatici esempi che potremmo citare. Il fratello di un nostro operaio, tenuto prigioniero a Homs dai ribelli insieme ad altri civili, è ormai considerato morto, due padri di famiglia del nostro villaggio sono stati sempre a Homs dai rivoltosi perché compravano e distribuivano pane a chi era rimasto isolato. La questione che qui, però, ci preme sottolineare e per la quale invitiamo tutti a mobilitarsi è quella delle sanzioni internazionali. Chi sta pagando e pagherà ancora di più fra poco, è la gente povera.
Non c’è lavoro, non ci sono le materie prime e le esportazioni di prodotti locali, come bestiame e uova, sono ferme. Quel poco che c’è, poi, si vende a prezzi esorbitanti.
Tra le principali urgenze c’è quella del latte per i bambini. I prezzi dei cartoni sono raddoppiati, passando da 250 lire siriane a 500 (la paga giornaliera di un operaio è di 7-800 lire). Scarseggia il mangime per il bestiame: le poche confezioni disponibili sono passate da 650 a 1850 lire. Mancano i medicinali specialistici, scarseggia l’elettricità perché i ribelli hanno fatto saltare più volte le centrali e le linee di conduzione. Non c’è gasolio (e l’inverno è stato molto freddo quest’anno), perché la Siria non può più esportare il suo greggio in cambio di petrolio raffinato. I trattori quindi sono fermi e non si può lavorare la terra. Sono bloccati perfino i camion che prelevano la spazzatura. Ci sono problemi con l’acqua perché le pompe funzionano col gasolio. Il nostro villaggio e quello vicino – che condividono lo stesso pozzo – hanno acqua un unico giorno alla settimana e solo per 3-4 ore. Si rischia una vera carestia per l’avvenire: presto mancherà il grano e quindi anche il pane, il solo alimento che, per ora, il governo riesce a distribuire a un prezzo calmierato, anche ai più poveri. E poi si protesta perché la Croce Rossa non può portare aiuti. È possibile arrivare a sanzionare addirittura l’importazione di pannolini per i lattanti?
Tutto questo è profondamente ingiusto. Non si è riusciti a rovesciare il governo con le armi, lo si vuole fare esasperando la gente. Certo, è proprio questa la logica delle sanzioni. Quando, però, una grande maggioranza della popolazione – che piaccia o meno – non vuole un cambiamento violento della situazione, tale sistema diventa una vera sopraffazione. Chiediamo con forza a chi può fare qualcosa di sospendere le sanzioni e di intervenire. Che la nostra tanto osannata democrazia si dimostri capace di servire il vero bene del popolo.
Un gruppo di italiani che vive in Siria (Testo raccolto da Giorgio Paolucci)
E intanto TG3 e Rainews24 continuano a martellarci di informazione spazzatura sulla Siria con tanto di corrispondenti in trasferta per raccontare balle dalla frontiera turca. Me devono essere proprio i vescovi a garantire qualche spiraglio di verità dalla Siria?
http://www.marx21.it/internazionale/pace-e-guerra/1453-li-ribelli-ci-uccidono-lesercito-deve-restarer.html
Vendola e’ semplicemente indagato,non e’ stato rinviato a giudizio.Ovviamente qualsiasi richiesta di dimissioni sarebbe semplicemente una barbarie.
A tutti va’ ricordato che e’ per un reato molto anomalo,”concorso in abuso d’ufficio” e che il reato si riferisce ad almeno il 2008/2009 insomma non perche’ sia un “compagno” ma e’ oggettivamente un avviso di chiusura di indagine con una tempistica quanto meno discutibile.
A questo va aggiunto che e’ tirato in ballo dalla pluriindagata(e per questo sospesa dall’incarico di manager dell’Asl di Bari 2 anni fa’ proprio dallo stesso Vendola) “Lady Cosentino”.
Insomma non commettiamo,come Prc intendo,l’errore di cercare di strappare uno 0,5% a Sel snaturando la nostra natura.Nessuno ceda ad un feroce richiamo della foresta.
MINKIA NOTIZIA BOMBA di poco fa su Repubblica:
Concorso per un primario
Nichi Vendola indagato
Siria: la politica del terrore dell’aggressione imperialista
da “Avante”, settimanale del Partito Comunista Portoghese
http://www.marx21.it/internazionale/pace-e-guerra/1448-siria-la-politica-del-terrore-dellaggressione-imperialista.html
Qualche riflessione e (molte)critiche
Trovo prima di tutto che questo appello sia oramai “stanco” e vago.
Il solito appello per una generica sinistra plurale,unitaria e altre “virtu’” tutte che si concludono pero’ con il solito (contro)appello che e’ “ma noi non sciogliamo il Prc”.
Insomma di questi appelli dal 2009 ne abbiamo letti a decine e decine,questa volta pero’ trovo che ci sia(ed era difficile fare peggio)qualcosa di peggio.
Si citano l’IU spagnola,il Fdg francese,Idv e Sel e cosa persino peggiore non c’e’ nessuno riferimento al Pd.
Vado per ordine(un po’ sparso)
a)In questo appello manca del tutto un riferimento al rapporto che questa fantomatica “Nuova Sinistra Unita” dovrebbe avere con il Pd.
E gia’ il Pd,perche’ le citate esperienze di IU e FdG sono legate(nel loro trend positivo)al rapporto con il Psoe e il Ps,cioe’ il maggior partito di sinistra o centrosinistra,come dir si voglia.
Immagino che qualcuno dira’ “Ma il Pd non e’ un partito di sinistra!”
Beh allora qualcuno mi dovrebbe spiegare perche’ allora nelle regione e i comuni governiamo con il Pd?E soprattutto perche’ i socialisti francesi(gli alleati del FdG in tutte le regioni,comuni e se possibile anche il governo nazionale)fanno un manifesto con il PD?
Insomma sviare la questione del rapporto con il Pd lo trovo infantile
Soprattutto considerando che e’ questo il maggiore ostacolo che ci divide da Idv,Sel e Fds
b)Appunto Idv e Sel.
C’e’ il solito appello(per alcuni versi anche skizzofrenico,visto che ci si appella all’Idv,la stessa Idv a cui si chiede di non votare il pareggio in bilancio … mah!) che ovviamente restera’ senza risposta.
I “no” a questo appello/proposta di Sel e Idv li conosciamo da tempo.
C’e’ qualche novita’ in questo nuovo(?)appello che potrebbe far cambiare idea a Di Pietro e Vendola?Io penso proprio di no
Un ultima considerazione la vorrei fare pero’ partendo dal titolo.
Che e’ tutto un programma …..
Dice Paolo Ferrero
“Facciamo Fronte,alla francese ..”
Il riferimento ovviamente e’ al FdG francese,nuovo idolo della sinistra radicale italiana(anche Grassi monitora ogni 0,5% in piu’ del leader Melenchon,curioso come in Italia vengano bollati come inguardabili i sondaggi e indigiribili i leader e poi all’estero si fa’ l’esatto contrario).
Ma cos’e’ il FdG?Come ci si e’ arrivati,cosa fara’ il FdG?
E si perche’ questo c’e’ lo dibbiamo chiedere se li vogliamo prendere ad esempio.
Partiamo da un po’ lontano.
il FdG nasce per le elezioni europee del 09,nasce da una scissione a sinistra del Ps dell’ex-senatore Melenchon che fonda il Parti de Gauche,il vecchio,stanco e abbattuto,dai risultati elettorali,Pcf francese decide di dare vita ad una alleanza con il PdG per le elezioni europee,conscio delle diffocolta’ e del rischio di non superare il quorum e senza troppi fronzoli(o settarismi)decide di mettere in soffitta il simbolo(l’esatto contrario di quello che hanno fatto e faranno il Prc e Pdci).
Ma fermiamoci un attimo qui’,ricordate quali erano i commenti e i modelli di Ferrero e altri dirigenti riguardo a quello che accadeva in Francia?
Il modello di Ferrero era(andate a rileggervi le interviste ante-europee)era l’NPA francese,che all’epoca era forte di sondaggi che lo davano al 7/9%!Ricordate che il nome della lista per le europee scimmiottava un po’ anche l’Npa?(“La lista Comunista e Anticapitalista!”).
E si il modello di Ferrero era proprio quello!
Come veniva giudicato il Pcf e il suo Fdg?
Bene per meta’ Prc era giudicata come svolta moderata e liquidazionista del Pcf ,oggi invece come se niente fosse sono entusiasti!Misteri(per modo di dire)della sinistra italiana.
Ma cosa ha fatto dopo le europee il Fdg?
Bene alle regionali del 2010 ha cementificato(in parte gia’ al 1Turno)il rapporto con il Ps e i Verdi francesi con(anche li’ si!)una famosa foto delle 3 leader dei partiti che annunciavano il sostegno unitario al 2T al candidato del Ps e la prospettiva di una alleanza per le politiche(e ovviamente prima le presidenziali).
Cosa accade oggi?
Che il FdG forte di un accordo con il Ps(che scaturira’ sia al 2T delle presidenziali sia al 2T delle politiche del mese dopo)e’ credibile!
Eh gia’,accade che il FdG si e’ tolto da dosso la deriva “minoritaria e settaria” che aveva il vecchio Pcf e ridiventa credibile perche’ chi lo vota sa’ che e’ un partito che oltre a sostenere Hollande al 2T,e’ un partito che si candida al governo della Francia!
Ripeto si candida a GOVERNARE la Francia!
Tutto questo(il consolidare il rapporto con il Ps da almeno 2 anni,la prospettiva quindi di governo e l’abbandono del minoritarismo e dei simboli,ricordo che nel simbolo del FdG non c’e’ nessun riferimento al Pcf)sono l’esatto contrario di quello che ha fatto,sta’ facendo e fara’ la Fds-Prc!
Mi spiegate voi e il caro Ferrero cosa c’entra il FdG con il Prc?
Grazie e non censuratelo.
Parlo dell’appello di Ferrero al Manifesto
Questo mio commento non mi e’ stato pubblicato sul sito del Prc e sul blog di Ferrero.
Sul sito di Grassi si e mi complimento
Ferdinando, tu fai il colto ma conosci ben poco di questioni estere. In Francia c’è sempre stato, stante la legge elettorale a doppio turno, un accordo fra il Pcf e il Psf che chi arriva primo al primo turno viene sostenuto al secondo turno. Questo non significa che il Front de Gauche sia una forza governista. Del resto che ragionamento è questo ? E’ ovvio che chiunque si candida alle elezioni si candida al governo di un paese. Tuttavia mi pare assolutamente irrealistico che in Francia o in Italia, oggi, ci siano le condizioni perchè una forza comunista o una coalizione di sinistra alternativa possa governare. Voi volete sempre polemizzare e dividere la sinistra su questa storia del governo. Guardate piuttosto con quale programma il Front De Gauche si candida a governare. Forse faresti bene a informarti meglio, viste le posizioni coraggiosamente antimperialiste che sta prendendo il Front De Gauche, molto più avanzate non solo di Sel ma anche del Prc italiano, come si vede dalla seguente coraggiosa presa di posizione di Melenchon perfino a difesa della Bielorussia dalle sanzioni della Ue.
http://www.marx21.it/internazionale/area-ex-urss/1270-lunione-europea-estende-le-sanzioni-contro-il-governo-bielorusso.html
Caro Ferdinando ne sei proprio sicuro? Io l’ho visto sul blog di Ferrero il tuo commento. A volte l’ostilità ci impedisce di vedere la realtà.
il tuo commento è sul blog di Ferrero:
http://www.paoloferrero.it/2012/?p=5601#comments
http://www.ilmanifesto.it/area-abbonati/in-edicola/manip2n1/20120411/manip2pg/01/manip2pz/320969/
Tentativo di dare una risposta alle domande di unita’.
La forma del fronte non mi sembra pero’ che vada incontro alle domande degli estensori dell’appello .
La “riforma” dell’articolo 11.
di Manlio Dinucci
Una «riforma strutturale profonda»: così il ministro Di Paola definisce la revisione dello strumento militare, presentata dal governo Monti su sua proposta. Che sia profonda non c’è dubbio. Da oltre vent’anni talpe bipartisan stanno scavando sotto l’art. 11 della Costituzione, che «ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali».
I lavori in galleria iniziano nel 1991, dopo che la Repubblica italiana ha combattuto la sua prima guerra, quella lanciata dagli Usa in Iraq. Sotto dettatura del Pentagono, il governo Andreotti redige il «nuovo modello di difesa» che stabilisce, quale compito delle forze armate, non solo la difesa della patria (art. 52), ma la «tutela degli interessi nazionali ovunque sia necessario».
Nel 1993 – mentre l’Italia partecipa all’operazione militare lanciata dagli Usa in Somalia, e al governo Amato subentra quello Ciampi – si dichiara che «occorre essere pronti a proiettarsi a lungo raggio» al fine di «garantire il benessere nazionale mantenendo la disponibilità delle fonti e vie di rifornimento dei prodotti energetici e strategici».
Nel 1995, durante il governo Dini, si afferma che «la funzione delle forze armate trascende lo stretto ambito militare per assurgere a misura dello status del paese nel contesto internazionale».
Nel 1996, durante il governo Prodi, si sostiene che quello militare deve essere «uno strumento della politica estera».
Nel 1999 – dopo che il governo D’Alema ha fatto partecipare l’Italia, sotto comando Usa, alla guerra contro la Jugoslavia – si enuncia «la necessità di trasformare lo strumento militare dalla sua configurazione statica ad una più dinamica di proiezione esterna», compito per cui è adatto «il modello interamente volontario», ossia l’esercito di professionisti della guerra. Che si rivela prezioso per gli interventi militari in Afghanistan e Iraq, sotto il governo Berlusconi.
Qui si innesta il concetto strategico pentagoniano enunciato nel 2005 da Di Paola, in veste di capo di stato maggiore. Di fronte alla «minaccia globale del terrorismo», occorre «sviluppare capacità di intervento efficace e tempestivo anche a grande distanza dalla madrepatria». Le forze armate italiane devono operare nelle zone di «interesse strategico» che comprendono i Balcani, l’Europa orientale, il Caucaso, l’Africa settentrionale, il Corno d’Africa, il vicino e medio Oriente e il Golfo persico. La guerra contro la Libia, di cui Di Paola è nel 2011 uno degli artefici quale presidente del comitato militare Nato, conferma la necessità che l’Italia costruisca uno «strumento proiettabile», con spiccata capacità «expeditionary», attraverso una organica pianificazione. Quella che Di Paola vuole ora istituzionalizzare con il decreto legge, per creare forze armate più piccole ma più efficienti, con mezzi tecnologicamente più avanzati (tra cui l’F-35) e più risorse per l’operatività. Ciò è dovuto non alla «necessità di contenere i costi» a causa della crisi finanziaria, ma, come per l’art. 18, alla necessità delle oligarchie economiche e finanziarie, artefici della crisi, di rafforzare i loro strumenti di dominio. Con l’aggravante che si vuole smantellare, insieme a uno dei cardini dello Statuto dei lavoratori, uno dei principi fondamentali della Costituzione.
da Il Manifesto, Martedì 10 Aprile 2012
Sono un elettore di Rifondazione, ogni tanto vengo sul Sito-Blog per capire qualcosa, a parte alcuni interventi interessanti comunque costruttivi, trovo allucinante il battibecco triviale e …se tutto va bene da “Processo del Lunedì” …se tutto va bene… di non pochi interventi -Gentile C.Grassi ho intuito che lei è particolarmente impegnato sul versante della comunicazione e ovviamente il WEB è centrale in questo impegno o timore però che un po tutti abbiamo le idee un poco confuse sulla Democrazia del Web sul ruolo, funzione natura di questo “strumento”. Mi interesso da anni di questo argomento e mi convinco sempre di più che non abbiamo le idee molto chiare a livello di senso comune.Il risultato finale di questi interventi sul suo Blog e a tratti allucinante l’immagine che esce fuori del PRC e non solo (indipendentemente dai giudizi severi che si vogliono dare) è insopportabile a cominciare da chi interviene con nomignoli strani secondo non si capisce quale nuova etica di quale Web? Il compianto F. Carlini bravo giornalista del Manifesto iniziava negli anni novanta non ieri a spiegare questi temi, oggi giorno Carlo Formenti scrive cose lungimiranti(libri ,articoli) sul Web, che riformulano la stessa idea di Democrazia lontanissima dalla chiacchiera da Blog di Grillo e che noto anche in queste pagine- a livello internazionale c’è una letteratura critica e anche realtà organizzate (come quella di R.Stallman ) antitetiche per impostazione idee dall’esaltazione del web 2.0 o che dir si voglia dove per rivolgersi al segretario Ferrero che non mi piace, lo si chiama “Valdese” e mi fermo perchè penso che lei legge questi interventi come tutti.Se devo dire ai miei figli o a dei giovani andate sul Sito- Blog di Grassi per capire qualcosa della Sinistra o seri problemi a farlo a parte alcuni link interessanti e alcuni interventi come i suoi ma anche quelli di Astengo o Nocera o quelli che fanno conoscere notizie locali anche pepate di RC-Non voglio dirle come moderare un Blog perchè non è il mio ma se non vuole cadere nel Populismo Web alla Grillo oppure fare una replica della Radio Radicale fine anni 70(ricorda?)ma soprattutto se ne vuole fare uno strumento di comunicazione anche per chi è interessato alla Federaz.della Sinistra come cittadino, forse sarebbe utile stabilire norme chiare e condivise- la Democrazia se non è strutturata e organizzata è una chiacchiera infinita pienamente a norma con i tempi che corrono(le parole come le immagini sono merci che si vendono!) alla Sgarbi per intenderci. La saluto e speriamo di riportare la Sinistra in Parlamento che mi sembra un semplice ma importante obiettivo di tutti
Salvatore cicciotti -Torino
http://www.marx21.it/internazionale/pace-e-guerra/1441-la-solidarieta-di-domenico-losurdo-a-gunter-grass.html
La solidarietà di Domenico Losurdo a Gunter Grass
La manifestazione del 12 maggio: un impegno straordinario!
di Fabio Nobile
La direttrice catastrofica presa dall’Europa nella gestione della crisi, vede in Monti l’interprete più conseguente. Mentre lo spread sale e scende.
La partita vera, quindi, si gioca in Europa, ma per partecipare a quella partita, noi dobbiamo saper affrontare la situazione nel nostro Paese.
Come ci siamo più volte detti, la sospensione della democrazia è la cornice dentro cui il crimine contro i lavoratori viene perpetrato in Italia ed in Europa. E questo è un dato da non dimenticare nelle nostre riflessioni, perché tale sospensione è resa possibile in Italia dal sostegno delle maggiori forze politiche (PD;PDL;Terzo Polo) e del Presidente della Repubblica.
Dopo l’attacco alle pensioni, i tagli, le tasse e l’accelerazione delle procedure per le privatizzazioni ecco la controriforma del mercato del lavoro. Viene definita storica dal Presidente del Consiglio. Un tassello, dice Monti, fondamentale per rilanciare la crescita. Ebbene mentre la Confindustria e la destra chiedono lo scalpo dei lavoratori, considerando ancora non sufficiente quanto scritto sul disegno di legge, il Pd e la Cgil parlano di un risultato strappato sull’art.18. Seppure nella CGIL permane la critica sulla riforma complessiva, tale critica scompare nel PD. Ma risultato strappato per cosa e per chi? In realtà l’art. 18 è superato, la precarietà è per tutti, con l’aggiunta drammatica della riduzione degli ammortizzatori sociali. Un provvedimento devastante.
Ebbene mentre in Spagna, piuttosto che in Portogallo, in Grecia e in Francia la sinistra di classe, i comunisti e le organizzazioni sindacali più combattive stanno organizzando un livello di mobilitazione mai conosciuto in questi anni, da noi tutto è più difficile. Il ruolo del PD, la debolezza e le incertezze della sinistra e con essi le contraddizioni della CGIL mettono il freno a mano tirato ad una mobilitazione di massa quanto mai necessaria.
D’altra parte il Governo Monti-Napolitano e la stagione che ha aperto si pone l’obiettivo di modificare il quadro politico e di normalizzarlo. Lo stesso attacco della magistratura alla Lega e a Lusi, pur evidenziando il desolante quadro corruttivo di quei partiti e non credo che le “sorprese” siano finite, viene utilizzato per delegittimare ulteriormente la politica, per affondare i colpi delle cosiddette riforme. Legge elettorale, riforme istituzionali, tutte questioni aperte, ma che a quanto pare puntano a chiudere per costruire la futura legislatura ad immagine e somiglianza dell’ultima fase di questa.
Ma gli effetti delle politiche di Monti stanno cominciando, assieme all’aggravarsi della crisi, ad essere avvertite dai lavoratori e dai settori popolari, e la stessa debacle giudiziaria della Lega e le difficoltà del PD aprono spazi per la ripresa di una sinistra credibile e determinata. Uno spazio che risiede in primo luogo in quella larga fascia della classe lavoratrice che ha ingrossato le fila degli astensionisti, senza dimenticare che in questi anni si è spostata a destra. Uno spazio, quindi, mai scontato. Dobbiamo essere coscienti , infatti, che senza l’iniziativa decisa della sinistra, il qualunquismo o le diverse forme che può assumere la destra sono pronte ad assorbire il malessere sociale. Lo stesso PD può ricevere scossoni solo dalla presenza di una sinistra determinata e con un netto profilo politico.
Per tutte queste ragioni assume una rilevanza straordinaria la manifestazione nazionale indetta per il 12 maggio dalla Federazione della Sinistra. Si sente l’urgenza di un segnale chiaro volto ad assumersi la responsabilità di mettere in campo un percorso capace di rilanciare una sinistra di classe e di lotta in questo Paese. Una sinistra dentro cui noi del PdCI e i comunisti in generale abbiamo e potremo avere un ruolo decisivo.
Una manifestazione straordinaria che sappia aprirsi ed interloquire con tutta la sinistra politica e sociale che si oppone all’esecutivo dei professori. Con chi ha prodotto iniziativa in questi mesi e con chi ha mostrato incertezze. Aperta ed inclusiva contro il massacro sociale e il Governo Monti, perché si tracci l’identità di una via d’uscita alternativa alla crisi, fatta di patrimoniale, ruolo pubblico in economia, difesa dei beni comuni, estensione dei diritti dei lavoratori. In sostanza, a partire dall’elemento simbolico e concreto dell’art.18, costruire la critica complessiva all’intera politica del governo e dell’Europa, questo è l’obiettivo.
La mobilitazione deve essere preparata con una vera e propria campagna nei territori, nei luoghi di lavoro, attraverso assemblee unitarie ovunque sia possibile in vista della scadenza. Bisogna lavorare affinché tanti siano i pullman che arrivino a Roma, ma allo stesso tempo perché tutta Italia sappia del 12 maggio. E’ chiaro che è un primo passo anche per uscire dalle timidezze tattiche che spesso ci paralizzano, ma un passo importante.
Un appuntamento che insieme può raggiungere molteplici obiettivi: 1) rafforzare un profilo politico netto della FDS e con essa dei Partiti che la compongono, 2) aprire una stagione di confronto nell’ azione che possa condizionare l’intera opposizione politica di sinistra al governo, 3) unire i comunisti tra loro in un lavoro comune che li renda vero motore di una meno eterea Federazione della Sinistra, 4) sollecitare un dibattito vero nel Paese 5) dialogare con quanto accade fuori dai confini nazionali.
Questo è il momento del coraggio e del protagonismo. Poi saremo in grado anche di fare i conti con le elezioni e con la gestione della fase successiva. Il Fronte De Gauche in Francia sta affrontando la campagna elettorale a colpi di corteo in tutte le città con lo slogan” Prendete il Potere”. Certamente la legge elettorale in Francia non è migliore che da noi e la loro condizione di partenza fino a pochissimi anni fa non era più esaltante della nostra. E anche se tutto non è riproducibile nel nostro Paese, con certezza è possibile mettere in campo la stessa determinazione. Mettiamocela tutta.
fabionobile.wordpress.com
Non ho mai pensato per un momento che Monti potesse essere la soluzione a tutti i problemi nostri non mi piace la mistificazione delle parole che vuol dire tecnici quando quelli si comportano da politici? Poi Berlusconi come esere”umano” non mi ha mai preoccupato ma il Berlusconismo il fascismo degli italiani TUTTI: si penso che sia ora che anche noi di rifondazione si cambi che parliamo con la nostra base(quella che resta) ahimé perchè anche noi abbiamo avuto il nostro Bossi si chiama Bertinotti che se no ha rubato materialmente ci ha inganati in modo infame è solo un piccolo borghese e non un comunista come dice! Un pover’uomo! Ciao
I paesi del BRICS sfidano l’ordine mondiale
di Melkulangara Bhadrakumar
http://www.marx21.it/internazionale/mondo-multipolare/1434-i-paesi-del-brics-sfidano-lordine-mondiale.html
Mi pare di potere sintetizzare il ragionamento di Nocera in un “(neo)Socialismo europeo o antipolitica!”
Grosso modo sono concorde ma mi vorrei soffermare su altri punti,giusto per rispondere ai vari Gerbasio,Bepy e Gianni.
Le mie perplessita
a)Grassi e Burgio sorvolano totalmente sulla struttura forma partito come possibile motivazione della crisi della sinistra(radicale o non),questo a me pare un grosso limite.Mi spiace ma la penso cosi’.
b)”Le fughe in avanti” … il riferimento e’ evidente che e’ all’appello di Revelli,Ginsborg e altri.
Bene anche pare un appello molto “mediocre”,il problema pero’ e’ che bisogna gridarlo forte.Bisogna avere il coraggio di smontarlo quell’appello/manifesto su cosa dovrebbe essere una nuova sinistra!Anche a costo di mettere in discussione “tribuni” che appena qualche mese fa’ si osannava al congresso nazionale.Parlo ovviamente di De Magistris,perche’ e’ a lui che e’ destinato quell’appello.E sara’ lui che certamente riprendera’ quell’appello non tanto per le elezioni del 2013 ma subito dopo il 2013.Si avra’ il coraggio di farlo?E se si fara’,si sara’ accusati di “lesa maesta”?
c)”Non e’ dividendo ancora ….”,qui’ piu’ che una riflessione la mia e’ una domanda.
A cosa si riferiscono Grassi e Burgio?
A nuove (micro)scissioni?
Alla oramai vecchia scissione di Vendola?
Un tal TN dice che Sel e’ solo il partitino degli assessrori alla cultura e niente piu’.
Beata ignoranza!
Facciamo un po’ un riassunto di quello che e’ accaduto.
Sel nelle scorse elezioni amministrative comunali nei ben 29 comuni capoluogo al voto su 110 circa,quindi un ottimo banco di prova soprattutto considerando che andavano al voto le piu’ grandi citta’,ha ottenuto una media del 4,9%,l’Idv il 3,9% e la Fed il 2,5%(dati sia dell’ufficio elettorale della Fed sia dei vari studi di D’Alimonte,Diamanti.Una media che ad essere pignoli e’ solo di qualche decimale inferiore rispetto a quello che otteneva un partito di media grandezza come il Prc.
Ma al di la’ dei risultati in percentuale vanno messi in evidenza i sindaci eletti,Zedda(organico a Sel) e Pisapia che possiamo definire un’indipendente di Sel.
Qualcuno sprettamente dice poi “… degli assessori alla cultura” … peccato che invece le deleghe in gran parte dei comuni siano invece molto piu’ pesanti!
Deleghe al lavoro,welfare,ambiente,bilancio nelle varie giunte di Milano,Ravenna,Bologna,Novara e tante altre.
Poi ci sono anche le nuove elezioni del 6/7 maggio,per scaramanzia non dico nulla,ci vediamo l’8 maggio.
Quindi caro mio,so’ che e’ dura ammetterlo,ma da nord a sud Sel e’ un partito che ha piu’ o meno,gia’ lo stesso peso elettorale che aveva il Prc anzi in qualche realta’ ben piu’ di quello che aveva il Prc.
Benissimo, Sel è il Partitone (4%) degli assessori al bilancio. Non cambia comunque la sostanza politica: per Sel è strategico l’orizzonte dell’alleanza col Pd, e dunque è un ostacolo per la ricostruzione di un soggetto politico autonomo delle classi subalterne. Il che, dal punto di vista di Sel, può anche andar bene, ma mi sembra sbagliato che la sinistra ci faccia ancora affidamento per portare a termine il suo progetto di rilancio.
Ogni tanto vengo su questo blog per leggere quel che pensano i miei ex compagni di Rifondazione. Vedo che è scomparso un argomento dal vostro dibattito! Vendola e Sel sono sostenuti dai poteri forti che ho letto spesso nei vostri commenti. A dimostrazione di questa tesi portavate il fatto che mentre Vendola e Sel erano sempre in tv, voi eravate oscurati! E questo era il motivo per cui Sel acquisiva un consenso più alto della Fds. Come mai non ne parlate più? Forse perché da mesi ormai siete ogni giorno in Tv? Ma come? Ma non eravate esclusi perché i poteri forti vogliono Vendola ed escludono i comunisti? La cosa divertente è che siete ogni giorno in tv, ma la situazione è sempre la stessa: siete inesistenti e ininfluenti! Ma poi c’è un’altra cosa divertente! Voi siete contro i leader! Siete contro i partiti dove comanda uno solo. Anche questo lo avete spesso denunciato parlando di noi. Peccato che l’unica persona che va in televisione di Rifondazione sia Ferrero! Qualsisi tipo di trasmissione! Qualsiasi orario, qualsiasi argomento!!! Ma non avete nessun altro???? Vi faccio notare che un partito leaderistico come il nostro nelle trasmissioni è rappresentato da una pluralità di voci. Avevo capito giusto, siete patetici! In tutto siete il contrario di quel che dite di essere.
Nel momento in cui si fa più pressante l’esigenza di unità tra tutte le forze che si oppongono alle misure reazionarie del governo Monti, non si capisce proprio il senso di questa uscita di Beatrice (ma è sempre la stessa dei sondaggi?). Va a capire.
caro Anonimo… dividere è ciò che il PRC ha sempre fatto con SEL e PD e pure il PdCI alla faccia della FdS.
Ferrero gestisce il Prc come un ducetto frustrato. Il disprezzo che ha verso qualsiasi forma di dissenso è fisicamente percepibile a ogni direzione. Tanto ci pensa il suo Griso a far pulizia, il caro Marco Gelmini che con il piglio del bravaccio mazoniano gira l’Italia a commissariare circoli e federazioni.
La spietatezza politica con cui ha liquidato la vicenda Goracci, seppellendo ogni residuo di garantismo e preoccupandosi solamente di “non far associare i guai di Goracci all’immagine del partito” è davvero rivoltante e la dice lunga sullo spessore umano del segretario. La logica vendicativa da padroncino della fabbrichetta con cui ha liquidato i lavoratori di Liberazione è poi il punto più basso che Rifondazione ha toccato in vent’anni di storia.
Spartaco sei solo un mentecatto leccaculo….il tuo svendolino con scagnozzi annessi lecca il culo al PD per entare in parlamento e mangiare a sbafo….sei peggio della fogna sansonettiana..povero idiota.
Faresti meglio a tacere carogna, c’è un compagno che sta marcendo in galera, arrestato senza processo e voi vi preoccupate dell’immagine del partito.
Ps: Vendola non l’ho mai votato perché viene dalla vostra stessa fetida baracca. Tanto prima o poi ci si incontra mollusco.
Spartaco non so chi sei e non mi interessa saperlo. Usi un linguaggio che è semplicemente rivoltante. Se pensi di convincere qualcuno con quegli argomenti ti consiglio di smettere.
Sei curioso Grassi. Il tuo pretoriano mi ha dato del “metecatto, leccaculo, fogna, idiota”. Ma tu noti solo le mie parole. Che persona obiettiva.
Non ho pretoriani, e quello che vale per te vale anche per lui. Sono modi discutere semplicemente rivoltanti che squalificano, prima di tutto, chi ne fa uso.
Concordo con Claudio….veramente stucchevole questo spartaco,di una volgarità inaudita…ma che modo di discutere è questo? Sono sconcertato spartaco….dove credi di stare in un pollaio?
UNA PROPOSTA: ACCELERARE I TEMPI PER UN NUOVO INCONTRO A SINISTRA
Le note che seguiranno, assolutamente schematiche e insufficienti, contengono la proposta di accelerare i tempi per un nuovo incontro a sinistra e sono rivolte agli esponenti del Circolo Rosselli di Milano, del Network per il Socialismo Europeo, della Lega dei Socialisti, del Nuovo Partito d’Azione, di Democrazia e Legalità e a singoli, politici e intellettuali, facenti riferimento a PD, SeL, FdS oppure non legati ad alcuna soggettività politica presente.
Da diverso tempo si discute della necessità di porre in discussione la formazione di un nuovo soggetto politico unitario della sinistra italiana, giudicando del tutto insufficienti le attuali formazioni presenti nell’arena dello scontro: non elenco qui le ragioni per le quali è stato formulato questo giudizio che appare, però, alla luce degli ultimi avvenimenti sempre più fondato.
Nel corso di questo dibattito si era assunto un obiettivo: quello di utilizzare la ricorrenza dei 120 anni dalla fondazione del Partito dei Lavoratori, avvenuta a Genova nel 1892 (poi trasformato l’anno successivo, 1893, a Reggio Emilia in Partito Socialista) per lanciare l’idea del “ricominciamo da capo”.
E’ indispensabile oggi, almeno a mio giudizio, rilanciare quell’ipotesi e formulare un’ipotesi di tempi adeguata al precipitare degli eventi.
La situazione politica non consente (se mai lo avesse permesso in passato) indugi e attese, anche di adesioni particolarmente illustri e significative.
Occorre partire adesso.
L’obiettivo da ribadire, nello sviluppo di questa iniziativa, è quello di arrivare a proporre – appunto – una nuova soggettività politica per la sinistra italiana, capace di affondare le radici nelle sue più importanti tradizioni storiche, superando divisioni ormai obsolete, recuperando il perduto respiro internazionale, intrecciando – nei contenuti e nelle forme – le diverse realtà venute avanti con l’evidenziarsi, accanto alla contraddizione principale capitale/lavoro (cui è necessario continuare a riferirsi: tanto più che questa ha assunto, nelle ultime vicende, un’evidente rinnovata centralità) di contraddizioni post-materialiste e nuove forma di comunicazione e di richiesta di partecipazione delle quali è assolutamente indispensabile tener pieno conto.
Su questi argomenti sono state prodotte, comunque, negli ultimi tempi fior di riflessioni analitiche, da diverse parti, alle quali – per assolute esigenze di economia del discorso – mi permetto di fare riferimento, limitandovi, a questo punto, a ritornare all’elenco degli interlocutori , molti dei quali sono stati, appunto, capaci di elaborazioni importanti e pregevoli che possono rappresentare la base teorica e di contenuto programmatico di questa proposta che sto cercando di avanzare.
Le ragioni per le quali appare assolutamente urgente accelerare risultano le seguenti:
1) Sul piano europeo, appare diventare sempre più forte e pesante quello che abbiamo definito “deficit democratico”. Un “deficit democratico” che consente, alle istituzioni monetario-finanziarie dell’Unione, di scaricare completamente i costi della crisi da esse provocata e accompagnata, sui lavoratori. Ciò che sta accadendo in Grecia, in Spagna, in Portogallo, in Italia è la dimostrazione concreta di questo dato di fatto. In Italia è necessario essere pronti ad accogliere la possibilità di un collegamento tra tutte le forze che intendono battersi per l’obiettivo dell’Europa Politica: un obiettivo che, certamente, non è dietro l’angolo ma che, in questa fase, può rappresentare il collante per un’opposizione e un’idea alternativa al monetarismo liberista e anti-democratico che sta dominando la scena del nostro Continente (è evidente, in questo, l’attenzione e l’impegno da porre nelle elezioni francesi e tedesche, con l’auspicio di un esito favorevole che potrebbe imprimere una svolta in positivo):
2) L’idea del monetarismo liberista anti-democratico si è, in questa fase, saldamente installato al potere in Italia, succedendo a un governo di destra populista e irresponsabile. L’attuale governo sta attuando una feroce politica anti-popolare, di chiara ispirazione classista, al riguardo della quale non esiste opposizione adeguata per via della crisi generale del sistema politico. Una crisi verticale che sta assumendo le dimensioni di una vera e propria “caduta libera” che si situa all’origine della grande situazione di difficoltà del nostro Paese. Alla caduta del governo Berlusconi non si è proceduto, per diversi motivi compreso quello dell’esistenza di una legge elettorale del tutto esecrata dalla gran parte dei cittadini, alla conseguente, logica, apertura immediata delle urne. Questo fatto ha causato un vero e proprio corto circuito istituzionale: la “maggioranza” che regge il governo Monti è una “maggioranza” del tutto deleteria ai fini del procedimento democratico, ed è del tutto irresponsabile da parte del PD continuare a sostenerla, facendo finta di non accorgersi dei guasti che si provocano quotidianamente sul tessuto democratico;
3) Nel frattempo si è evidenziata, con grandissimo rilievo, una nuova fase dell’eterna “questione morale”. Questa volta, però, gli effetti di questa vicenda potranno essere ben più dirompenti di quella, analoga, verificatasi al tempo di “Tangentopoli”. Questo perché siamo di fronte ad un caso che riguarda direttamente il delicatissimo tema del finanziamento pubblico dei partiti. Dal fronte dell’intero “partito di cartello” (da sinistra a destra, lo scrivo senza alcun timore di essere tacciato di qualunquismo) si è compiuta una gravissima violazione delle regole: si è tentato, riuscendoci, di scambiare i rimborsi elettorali con il finanziamento pubblico dei partiti, abolito tramite referendum nel 1993 (non faccio qui la storia dell’altro referendum in materia, quello del 1978, che meriterebbe comunque un ritorno d’analisi). Su questo punto è necessario ammettere che gli elettori sono stati turlupinati .
4) Personalmente mi ha fatto impressione l’assoluta inadeguatezza delle argomentazioni contenute nell’intervista rilasciata dal segretario del PD; Bersani, apparsa ieri 8 Aprile sul “Corriere della Sera”, laddove vi si recitava la logora solfa del “altrimenti arriva il pifferaio con i miliardi”: il problema è che da Lusi a Belsito i pifferai con i miliardi hanno ritenuto opportuno alimentare le casse proprie e dei propri sodali .Altro che l’idea dell’austerità della politica che presiedeva alla proposta originaria di Ugo La Malfa che, nel 1974, pensava attraverso il finanziamento pubblico di fronteggiare la crisi morale derivante dallo scandalo dei petroli. Mi limito, in questo caso, a considerare le cifre a dimensione nazionale, senza conteggiare quelle incassate a livello locale. Sotto quest’aspetto l’attuale sistema dei partiti farà fatica, se ci riuscirà mai, a recuperare un minimo di credibilità. Renato Mannheimer è arrivato a calcolare, per la prima volta, un potenziale del 50% di astensioni. Eppure la riflessione appare del tutto vacua e un po’ irridente e si sbandierano sondaggi con percentuali, come se appunto l’evidente fenomeno della disaffezione non esistesse. Su questo punto, della “questione morale” che riguarda direttamente i partiti e non soltanto – come nel caso classico – l’intreccio “affari/politica” (la novità, se tale potrà essere considerata, è quella che sono i partiti adesso a promuovere affari), è indispensabile porre anche l’accento sulle cifre. Cifre al di fuori da ogni immaginazione, milioni di euro ammonticchiati senza alcun obbligo di resoconto e senza alcun riscontro pratico nella realtà. Anche in questo caso non temo il rischio dell’accusa di qualunquismo, ma un blocco immediato nell’erogazione dei fondi e la previsione di un “taglio “ del tutto drastico dovrebbero rappresentare proposte da portare immediatamente al tavolo del Presidente della Repubblica, tentando di farlo riflettere sulla clamorosa discrasia tra le cifre dei tagli imposti alle condizioni di vita delle cittadine e dei cittadini attraverso le varie manovre da lui caldeggiate e le cifre – assurde, ripeto, del tutto fuori mercato – incassate dai partiti;
5) Ciò nonostante i partiti sono indispensabili al funzionamento della democrazia. Ed è proprio in base a quest’assunto che mi sono permesso di rivolgere quest’appello ad accelerare i tempi nella ricerca, a sinistra, di una nuova capacità di proposta politica. Sono apparsi, in questi giorni, nuovi tentativi: da quello che riassumo sbrigativamente del “benecomunismo” (incautamente adottato, a mio giudizio, dalla redazione del “Manifesto” ma sulle stesse colonne analizzato criticamente nella dimensione dovuta da un intervento della compagna Rossanda) e altre ipotesi del tipo di quella di un rinnovato “partito dei sindaci”, del resto già abbondantemente fallito in passato. Si tratta di ipotesi che hanno in sé, al di là della negativa matrice meramente “movimentista” in conseguenza della quale finisce con lo sparire la realtà del conflitto sociale, una richiesta urgente di partecipazione dal basso che deve essere raccolta e portata avanti positivamente, ma ponendo nuovamente il tema di cosa deve essere oggi una formazione politica di massa.
6) In conseguenza sono tre i temi che mi permetto di sottoporre alla vostra attenzione: Europa politica, opposizione e alternativa al liberismo, nuova forma politica in grado di fronteggiare l’evidente e clamorosa crisi del sistema dei partiti in Italia. Temi da affrontare con un grande dibattito unitario, prefiggendosi l’obiettivo di costruire un soggetto politico adeguato al livello dello scontro, con una forte livello di partecipazione e di interscambio culturale tra soggetti diversi posti nella condizione di riconoscersi e di lavorare assieme.
Grazie per l’attenzione
Savona, li 9 aprile 2012 Franco Astengo
P.S. Se qualcuno dei destinatari, giudicando interessanti gli argomenti qui sostenuti, volesse allargare la cerchia degli interlocutori avrà il mio sentito ringraziamento.
La situazione italiana è una delle peggiori dei paesi principali dell’area dell’Euro. In Germania, che è il paese più forte della Ue, c’è una forza di sinistra, la Linke, che con tutti i difetti e i limiti, raccoglie su una posizione antiliberista la maggioranza della sinistra a sinistra della Spd. E c’è un sindacato, sia pure diviso fra la Linke e la Spd, che fa gli interessi dei lavoratori. In Francia c’è una coalizione di sinistra, di cui fa parte il Pcf, che si presenta alle imminenti elezioni unita e con una posizione antiliberista e c’è un sindacato, la Cgt, ancora di lotta perché evidentemente legato ai comunisti e alle forze di sinistra e non a quelle socialdemocratiche. In Spagna abbiamo proprio di recente visto sia grandi manifestazioni sindacali che il successo elettorale di Isquierda Unida, tornata a rinascere con una posizione di chiara autonomia dal Psoe e per merito di una ripresa organizzativa e autonoma del Pce. In Portogallo il forte Partito Comunista Portoghese e il Blocco de Isquierda, sia pure eccessivamente divisi e polemici fra di loro, mantengono assieme un consenso di massa rilevante su posizioni antiliberiste, che si manifesta in grandi lotte sindacali unitarie. In Grecia, nonostante le eccessive divisioni, tuttavia è un fatto che il Partito Comunista Greco (Kke) e Sinaspismos assieme rappresentino più di un quarto della popolazione e la capacità di grandi mobilitazioni operaie e popolari.
Queste forze di sinistra alternativa all’interno della Ue sono un bel segno di resistenza e di mobilitazione contro ciò che ci aspetta, e la cosa da fare sarebbe rafforzare l’unità su scala europea di queste lotte e il coordinamento politico delle sinistre di alternativa, superando decisamente diffidenze e settarismi reciproci. Anche se è bene non dimenticare che le forze del grande capitale imperialista sono molto potenti in questa parte del mondo, come si è visto ogni volta che hanno voluto distruggere persino Stati interi che si opponevano al loro dominio totale (la Serbia, l’Iraq, la Libia). Bisogna essere coscienti del grande dislivello dei rapporti di forza nei paesi della Nato, soprattutto per la posizione subalterna della socialdemocrazia alle forze del capitale. Questo non significa però arrendersi, senza neppure combattere, né significa non incalzare le forze socialiste e socialdemocratiche e persino le forze popolari che potrebbero determinare una politica diversa dell’Europa nello scenario mondiale, uno scenario mondiale di grandi cambiamenti, turbolenze, di scontro furibondo fra grandi blocchi economici e statuali, in cui si avverte la crisi dei vecchi assetti (si pensi alla crisi del dollaro) senza vedere all’orizzonte ancora un nuovo assetto con una certa stabilità. Ma per poter incalzare le contraddizioni altrui bisogna avere una minima massa critica, avere una minima forza sia politica che sindacale, come c’è in molti paesi della Ue e non c’è più invece in Italia.
La situazione italiana è obbiettivamente la peggiore, dove la sinistra è non solo tutta fuori dal parlamento (per errori catastrofici degli anni passati) ma è anche divisa, perché in parte subalterna al Pd e in parte malata di settarismo cronico. La diversità italiana dal resto dei paesi della Ue si chiama Pd, un partito che ha due caratteristiche negative: è il partito eredità del Pci e quindi ancora foriero di inganni e illusioni ed è un partito che complessivamente nella sua maggioranza ha una posizione più moderata degli stessi partiti socialisti e socialdemocratici a cui si oppongono le sinistre di alternativa nel resto della Ue. Non voglio dire di una presunta irreversibilità di una deriva moderata del Pd. Di irreversibile in una situazione di grande perturbazione com’è quella italiana e mondiale oggi, non c’è nulla. Tuttavia, la tendenza oggi principale, confermata dai fatti della realtà (al di là dei nostri desideri) è che il Pd, al di là dei suoi singoli dirigenti e della volontà della sua base popolare, è una forza subalterna, anzi permeata dal pensiero liberista e imperialista. Questa diversità del Pd rispetto al resto del quadro europeo si trascina dietro la drammaticità della questione sindacale. Non voglio dire che la Cgil sia una semplice appendice del Pd, tuttavia è un fatto che la maggioranza del gruppo dirigente della Cgil non può discostarsi troppo dalla linea che assume il Pd. Come si è visto anche di recente sulla vicenda dell’articolo 18.
Che fare dunque ? Non ci sono scelte facili. Comunque si sceglie si rischia. Tuttavia almeno su qualcosa potremmo concordare ? La prospettiva per cui lavorare può essere quella di costruire in Italia due cose. Un’ampia di sinistra autonoma dalla socialdemocrazia, al cui interno possano convivere partiti e movimenti diversi, e un sindacato di classe e di massa, legato a questa sinistra. Tuttavia, questa prospettiva va perseguita utilizzando ogni passaggio dello scontro politico e di classe, altrimenti diventa solo un pio desiderio o una pura petizione di principio.
La battaglia per la difesa dell’articolo 18 è stata sconfitta. Bisogna prenderne atto, come ha fatto la Fiom e la sinistra Cgil. Ma sarebbe una sconfitta ben peggiore se da questa battaglia non scaturisse una maggiore unità e strutturazione della sinistra a sinistra del Pd ed una maggiore unità fra i sindacati (Fiom, sinistra Cgil, Usb) che hanno fatto la battaglia per l’articolo 18, per la costruzione di un sindacato di classe e di massa.
concordo nell’analisi dell’attualità tecnocratica che,in accoglimento delle raccomandazioni della Bce,cancella tutele,diritti e alimenta la spirale recessiva.
Nel frattempo,la sinistra di alternativa alla ricerca di un’anima che non sia solo un’astratta solidarieta’ alla Fiom e7o al movimento No TAv deve avviare in modo non generico un reale confronto sui contenuti.Di mezzo le miniburocrazie e i piccoli interessi di bottega.Ognuno si assuma le sue responsabilita’;bene fanno Alberto e Claudio a fare politica avanzando una precisa proposta.
Siria. Notizie (e manipolazioni) sulle diverse stime dei morti. E reportage di religiosi
di Marinella Correggia
http://www.marx21.it/internazionale/pace-e-guerra/1429-siria-notizie-e-manipolazioni-sulle-diverse-stime-dei-morti-e-reportage-di-religiosi.html
Cari Claudio e Alberto,
ho riletto più volte questo vostro articolo. Lo trovo ben scritto e di un certo spessore ma troppo vago sul piano più direttamente politico. Ci spiegate ( e questo è corretto ) il senso intrinsecamente politico della presunzione della ” tecnica “, accennate alla condizione drammatica in cui versa il Paese ( le diseguaglianze, le fosche prospettive dell’economia, l’allentarsi pericoloso della coesione sociale, la crisi democratica ), vi soffermate ( finalmente ) sull’insidia che rappresenta l’antipolitica ( anche se ne attribuite la responsabilità principale all’assenza di conflitto tra diversi modelli sociali, continuando a sottovalutare quanto nel diffondersi dell’antipolitica abbia pesato e pesi l’azione sistematica di grandi poteri di economia e finanza principali beneficiari della fragilità di politica e democrazia ). Sul piano più direttamente politico, però, il vostro ragionamento si perde un pò nel vago. Parlate di ” fughe in avanti “, immagino riferendovi a quell’appello per una nuova formazione politica, poi il riferimento ad una sinistra, della quale in verità si comprendono sempre meno i contorni, alla necessità di una sua, non meglio definita, unità, la speranza di una sua rinascita. Scrivo queste righe non tanto per fare una critica a quanto scritto da voi ( che nell’essenziale condivido ). Piuttosto mi interessa segnalare ciò che voi accennate soltanto e che mi sembra, in realtà, il punto centrale del problema. E il punto essenziale, sapete bene che ne scrivo ormai da tempo, per me resta l’Europa. Voi scrivete giustamente che in questi anni vi è stato in qualche modo un conflitto tra gli Stati e l’Europa tecnocratica e mercantile. Un conflitto che ora, anche a causa dell’inasprirsi della crisi economica, non vede più i margini per vivere. Ma allora questo cosa vuol dire se non che ciò che occorre è una contesa che proprio nella dimensione europea sia in grado di dispiegarsi? La via degli Stati nazionali, come dite, sembra ostruita. E’ l’Europa stessa la dimensione minima per riprendere quel conflitto che prima agivano gli Stati. Per questo ho apprezzato il tentativo che Spd, socialisti francesi e Pd, hanno fatto a Parigi lanciando ( in occasione del sostegno a Hollande ) un comune progetto per una Europa alternativa a quella odierna espressa dalla Bce e dall’asse conservatore Mekel – Sarkozy . So bene i limiti e le contraddizioni di questa prospettiva. Eppure non vedo altra strada se vogliamo, immaginare almeno, una architettura europea maggiormente politica, l’unificazione delle decisive politiche fiscali, una regolamentazione delle attività finanziarie, forme di tassazione sui grandi patrimoni, una riduzione per quanto progressiva delle diseguaglianze. Anche un diverso approccio alle politiche sui debiti sovrani. Non so se questo approccio cancella i margini per la sopravvivenza di un’area di ” sinistra radicale “. Non lo credo, anzi penso che una sinistra radicale intelligente dovrebbe investire su questa prospettiva, piuttosto che guardarla come un pericolo. In ogni caso non mi pare di vedere altre strade. A meno che non si sia rassegnati a rimuovere il quadro europeo ( se non addirittura ad avversarlo ) e, stringi stringi pur con tutti i distinguo, a salire sul carro dell’antipolitica, che questa mi pare ( oltre a quella del socialismo europeo ) l’unica altra prospettiva in campo. So bene che quest’ultima è una prospettiva che voi due aborrite quanto me. Ma allora, cari Claudio e Alberto, perchè non cominciare a ragionare seriamente sul da farsi? Un affettuoso abbraccio.
Concordo, nel senso che mi sembra che ad una analisi lucida della situazione generale corrisponda una proposta politica debole. Non penso che la democrazia in Italia sia stata assassinata, penso si sia piuttosto suicidata, ed uno degli “autori” del suicidio è stato il Pd. Che fare dunque? Negli anni di esclusione dal parlamento si è rincorso sempre il fantasma della ricostruzione delle alleanze, e ora ci si ritrova con un pugno di mosche. Riprovarci col Pd? Non mi sembra sensato. Si tratta di ricostruire un soggetto autonomo delle classi subalterne. Ma mi sembra che i dirigenti non siano pronti ad ammettere che il più grosso ostacolo alla realizzazione di questo prgetto sia Sel, che vive se stessa come variabile dipendente dello schema di centro-sinistra (o, tradotto in senso meno nobile, come partitino degli assessori alla cultura), affidandosi alla taumaturgica vittoria di “Nichi” alle primarie. Se questo è il quadro, questo nodo va sciolto, senza scadere è vero nel settarismo, ma neppure ignorando volutamente i problemi e sperando in una soluzione “dall’esterno” che non arriverà.
“Non è dividendo ancora, sia pure con le migliori intenzioni, le esigue forze esistenti…”
a cosa ci si riferisce? Qualcosa che bolle in pentola e che noi comuni mortali non conosciamo?
L’analisi è buona, la proposta auspicabile-ma ho l’impressione che cada nel nulla, come ormai da tempo facciamo, nel nulla di una sinistra incapace di fare sintesi di un’analisi della realtà, ed in enorme difficoltà ad uscire da una difensiva che rincorre gli eventi determinati da altri.
Penso che oggi serva molta chiarezza, onestà, coerenza e un linguaggio nuovo, capibile dal popolo del nostro tempo: i giovani sono stati privati del futuro già a partire dagli anni 80-90, legge Treu, smobilitazione della scuola che hanno visto le peggiori controriforme;
I lavoratori segnano il passo ai cancelli della FIAT nell’80, poi scala mobile, la concertazione del 93, e via via fino ad arrivare al colpo letale di oggi- tutto questo con l’avvallo della sinistra e del PCI del tempo ( se c’è ancora qualche nostalgico);
I pensionati dalla controriforma DINI ad oggi hanno sempre peggiorato le loro condizione e qualche mese fa c’è stato il massacro.
Il pensiero unico si è adoperato alacremente per far passare nell’immaginario collettivo, che i giovani non hanno lavoro per colpa dei pensionati, che le aziende sono in crisi per colpa dei lavoratori, che gli insegnanti sono dei lavativi e la scuola va male, che negli enti pubblici sono tutti parassiti etc e a dar voce a a questa linea pedagogica c’erano i maggiori partiti di destra e di sinistra, gli stessi corrotti, corruttori, ladri e mafiosi che godono e legiferano per aumentare i loro indicibili privilegi- Questa classe politica è stata ed è necessaria al disegno della dittatura del libero mercato, pensate che ci hanno mandato in guerra per portare la democrazia e il benessere, questi qua compreso il Presidente della repubblica che porta nella sua coscienza i morti Albanesi nel canale di Otranto e a suo nome le prime galere per immigrati.
L’unica cosa immediata che possiamo fare, di fronte a queste potenze mediatiche ed economiche, è quello di far capire che lavoratori e lavoratrici, giovani , pensionati non sono più disposti ad accettare supinamente la mattanza, che facciano pure noi andremo a prendere quello che ci serve da chi c’è l, e nessuno dovrà sentirsi più al sicuro, stamperemo una nostra moneta per commerciare fra di noi per sottrarci alla dittaturadel libero mercato. Dalla resistenza della Val di Susa di NO TAV partirà la resistenza per cambiare l’Italia e l’Europa per un’altro mondo possibile e lì costruiremo l’unità dei comunisti e della sinistra.
Non mi convincono molte cose
“Il punto non sta – come qualcuno ritiene – nella struttura dei contenitori, nelle forme e nelle logiche dell’organizzazione.”
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Ho capito bene?
Il numero 2 del Prc,l’ex responsabile organizzazione e attuale responsabile comunicazione pensa che tra le cause della “default”(perche’ sarebbe anche il caso di iniziare a dirlo chiaramente … basta con dire che la sinistra e’ in crisi … sta’ fallendo!)della sinistra non ci sia anche la sua “forma”,il correntismo e potremo elencare altre decine di “cause” che soprattutto nei territori hanno un potere “escludente”.
… non ho parole ….
Continuano Grassi e Burgio …
“Non è dividendo ancora, sia pure con le migliori intenzioni, le esigue forze esistenti che si può uscire da una situazione difficile e pericolosa, ma unendo, includendo e accogliendo. Forte dell’altrui debolezza (e pochezza), la sinistra in Italia può rinascere e imporre finalmente, unita, un’inversione di tendenza.”
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Non posso non dire … ma quanta vaghezza in questo appello/ragionamento!
“Non e’ dividendo ancora …”,sperando che non si riferisca a forze inesistenti come Sinistra Critica o similari immagino che si rifersca a Sel e Vendola.
Ma sono passati 3 anni dalla scissione!
Ma lo vogliamo capire o no che Fds(dove tra l’altro,miseramente Prc e Pdci non si riescono ad unire)
e Sel sono(legittimamente)due proposte diverse e in antitesi tra loro?
Vogliamo unire Sel e Fds per dividersi un minuto dopo?
E su cosa?
Per Ferrero(e Grassi?)con il Pd non ci si poteva alleare(programmaticamente)prima del governo Monti immagino che sogni una “sinistra unita” che va’ contro,anche in modo virulento,il Pd.
Vendola al contrario dice “Un punto programmatico dell’alleanza con il Pd sara’ la controriforma di questa riforma” …
Ma di cosa stiamo parlando?
Mancano appena un paio di mesi al “via” di ufficiale della campagna elettorale con alleanze,strategie e tutto il resto vogliamo decidere che cosa fare seriamente?
Ferdinando ma cosa scrivi mai? Ma ti rileggi….non capisci un tubo di politica….Sei un minus habens.
Ferdinando ma tu sei nato cosi o ci sei diventato dopo un trauma? Scrivi cazzate atroci….non ci ho capito un C….,sei proprio un babbione….povero cuculo.
Ferdinando è un autentico caprone……
“Il punto non sta – come qualcuno ritiene – nella struttura dei contenitori, nelle forme e nelle logiche dell’organizzazione”: non sono d’accordo, sta ANCHE in questo.
Analisi quasi perfetta. proposta debole. Purtroppo siamo ancora fermi al solito appello. Se questo appello retierato non viene raccolto ci sara’ pure una ragione?