Francia chiama Italia

Come era prevedibile il primo turno delle presidenziali francesi ha suscitato un ampio dibattito. La rielezione di Sarkozy o la vittoria di Hollande possono confermare o mettere in discussione le scelte economiche di fondo di tutta Europa. Va considerato inoltre che il loro esito può condizionare elezioni altrettanto importanti che si terranno tra meno di un anno in Germania e in Italia.
Occorre quindi aspettare l’esito del ballottaggio per fare una valutazione che prenda in esame questi scenari. Intanto però – sulla base del risultato dei vari candidati al primo turno – si possono fare alcune considerazioni

Hollande, una vittoria risicata

Quasi tutti i commentatori ritengono che, con grande probabilità, il vincitore al secondo turno sarà il candidato socialista. A sostegno di questa tesi essi portano due argomenti: non era mai successo che il presidente uscente nelle elezioni per il secondo mandato venisse superato dallo sfidante e, mentre le forze alla sinistra di Hollande lo voteranno   (hanno dato infatti immediatamente indicazione di voto a suo favore), altrettanto non succederà per Sarkozy, poiché sia  Marine Le Pen sia Bayrou non hanno dato alcuna indicazione di voto. Questa situazione – nonostante che la differenza del risultato tra i due candidati sia risicata – ha fatto sì che molti esponenti politici di sinistra nel nostro Paese abbiano dato una valutazione positiva del primo turno delle presidenziali francesi.

Per quanto mi riguarda ritengo più corretta la valutazione – assai più cauta – data da Marco d’Eramo nell’editoriale de Il Manifesto del 24 aprile. Infatti se è vero che Hollande ha superato Sarkozy e il Front de Gauche ha avuto un ottimo risultato, è altrettanto vero che il sorpasso è molto risicato – poco più di un punto in percentuale – e che vi è stato un risultato forte della estrema destra (il successo di Marine Le Pen è il dato più rilevante di questo primo turno).
Per quanto riguarda i contenuti proposti dal candidato socialista è significativo sottolineare come essi si discostino significativamente da quelli proposti in Italia da Pd. Infatti mentre nei giorni scorsi in Italia è stato votato l’inserimento del pareggio di bilancio in Costituzione (art. 81), la proposta più forte avanzata da Hollande è stata proprio la promessa di rivedere il Fiscal Compact. Altra differenza: mentre in Italia si è votata una controriforma pensionistica che ha portato  a 66 anni per uomini e donne l’accesso alla pensione – anche in questo caso con il voto del Pd – la proposta del candidato socialista è stata quella di riportare a 60 anni l’età con la quale si può accedere alla pensione (con una anzianità di lavoro di 42 anni).
Vedremo – qualora Hollande dovesse vincere le elezioni – se queste promesse saranno rispettate. Sappiamo che spesso ciò non avviene, come abbiamo dovuto constatare amaramente sia con l’esperienza del Governo Prodi sia con quella di Zapatero. Resta il fatto che queste proposte il Pd non si azzarda nemmeno ad avanzarle, e già questo è di per sé significativo.

Il Fronte Nazionale

Il risultato di Marine Le Pen è assai rilevante. Non può essere letto con l’argomentazione che la stessa percentuale la raggiunse il padre nel 2002. In questi 10 anni sono cambiate tantissime cose e, come giustamente sostiene Dominique Vidal, l’elettore-medio che ha votato oggi Marine Le Pen è in larga parte cambiato. Il voto a Le Pen è oggi profondamente collegato alla crisi economica, alla frantumazione del mondo del lavoro e alla crisi generale delle identità e delle ideologie. I messaggi di Le Pen che hanno fatto breccia hanno parlato direttamente alla pancia dei settori più deboli e più soli della periferia francese (non è un caso che a Parigi la percentuale del FN sia molto bassa, attorno al 6%). L’individuazione di diversi capri espiatori (l’Europa dei banchieri, gli immigrati, i partiti in egual misura corresponsabili di non aver fatto nulla) ha funzionato da obiettivo polemico per tutta quella parte di società francese che non vede prospettive e non crede che la politica possa dargliele. In questo senso si può dire che il Front National, molto probabilmente, ha intercettato un elettorato che avrebbe potuto riporre nella astensione le sue insoddisfazioni. Il fatto che la percentuale dei votanti sia stata – nonostante tutto – molto alta conferma questa ipotesi. Tuttavia l’errore più grave che la sinistra potrebbe fare nel valutare questo voto sarebbe quello di considerarlo un voto organicamente di destra, quindi irrecuperabile. Certo, è stato anche un voto xenofobo e neo-fascista, ma Le Pen ha fatto breccia anche e soprattutto perché le sinistre in questi decenni non sono state capaci  di dare una prospettiva ai settori più colpiti dalla crisi e non sono riuscite a costruire, dopo il crollo dei paesi dell’ Est, una nuova identità e una nuovo progetto di trasformazione che – pur riconoscendo il fallimento di quei tentativi – non rinunciasse a proporre una alternativa di società.

Il Front de Gauche

Il risultato di Melenchon è un bel risultato. È sciocco rapportarlo agli ultimi sondaggi che lo davano al 16% e, sulla base di questo, parlare di un risultato deludente. Anzi proprio questi dati hanno testimoniato una crescita – rispetto al dato di partenza – talmente impetuosa che nessuno aveva saputo prevederla. Il candidato del Front de Gauche, quando è iniziata la campagna elettorale, era accreditato tra il 3 e il 5%. Alle precedenti presidenziali la candidata del Pcf non raggiunse il 2%. Melenchon ha ottenuto più dell’11%, ha riempito le piazze, ha riportato al voto e all’impegno politico molti giovani. Per avere un risultato a due cifre bisogna tornare a trenta anni fa, quando il Pcf candidò Marchais: un’altra epoca storica!
È vero che alle presidenziali scorse ebbero un ottimo risultato le liste trotskiste e che questa volta sono praticamente scomparse. Tuttavia, anche sommando tutti i voti ottenuti dalle sinistre nelle presidenziali scorse, si arriva ad un consenso nettamente più basso di quello attuale.
Non penso di avere sufficienti elementi di conoscenza per spiegare il successo del Front de Gauche. Quello che posso dire è che le forze coinvolte e le modalità organizzative sono molto simili a quelle della Federazione della Sinistra e che quindi se tutto questo è stato possibile in Francia, può esserlo anche in Italia. Azzardo tre elementi che – a mio parere – hanno contribuito a conseguire questo risultato molto positivo. Il primo è stato l’aver proposto un programma elettorale radicalmente alternativo anche rispetto a quello proposto da Hollande, ma non di rottura con esso. La conferma di questo atteggiamento si è concretizzata la sera stessa del primo turno alla chiusura dei seggi quando Melenchon, senza nemmeno aspettare i risultati, ha dato indicazioni di voto per il candidato socialista. Il secondo elemento è stato quello di aver investito molto nella comunicazione, costruendo un messaggio innovativo, allegro, ironico. Distante anni luce dalla cupezza e dal grigiore con cui solitamente la sinistra si propone. Basta vedere questo cliccatissimo video per rendersene conto. In terzo luogo ha funzionato il personaggio. Anche su questo basta guardare il video del comizio di chiusura della campagna elettorale per rendersi conto del carisma e della capacità comunicativa del candidato del Front de Gauche.
In conclusione, a maggior ragione dopo questo risultato elettorale, ci sentiamo di affermare due concetti. In tutta Europa si possono determinare ciclicamente degli arretramenti o degli avanzamenti della sinistra comunista o di alternativa, ma è un dato di fatto che essa abbia uno spazio politico rilevante da rappresentare come si vede in Francia, Spagna, Germania, Portogallo, Grecia, per citare i Paesi più importanti, dove raggiunge – mediamente – consensi attorno al 10%.  Resta quindi valida la tesi delle due sinistre. Pensare che quella di alternativa possa entrare in quella moderata è un errore madornale non solo perché espunge qualsiasi progetto di superamento del sistema capitalistico, ma perché consegnerebbe all’astensionismo milioni di persone e farebbe scivolare ancor più a destra le forze di sinistra moderata.

Il secondo elemento è che se in un decennio in Germania, Francia e Spagna le sinistre comuniste e di alternativa sono riuscite ad uscire da una crisi che sembrava irrisolvibile, ciò significa che la stessa cosa può avvenire anche in Italia. Ma per farlo occorre avere l’umiltà di “mettersi a disposizione” per questo progetto. La Federazione della Sinistra deve farlo, riconoscendo che ben pochi dei suoi obiettivi iniziali si sono realizzati. Ma la stessa cosa dovrebbe farla anche Sel, visto che tutto il suo progetto (dentro al centrosinistra per competere attraverso le primarie alla guida del centrosinistra stesso) è completamente saltato. Se si mettesse in campo reciprocamente questa volontà si materializzerebbe immediatamente anche in Italia quanto avvenuto in Francia, Spagna e Germania. Al momento, purtroppo, qualcuno pensa di fare tutto da solo. Ma è una illusione, un ragionamento miope. Facciamo il possibile per evitarlo!

 

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140 commenti to “Francia chiama Italia”

  1. Ferdinando scrive:

    Leggo vari commenti sul 12 maggio.
    Ma davvero c’era qualcuno che credeva che la manifestazione poteva riuscire?
    Riuscire nel senso che si “andava oltre la Fds”?

  2. Anonimo scrive:

    Allora facciamo un rapido calcolo

    Nord
    A Genova dimezziamo i voti,a La Spezia arretriamo e Sel guadagna.
    In Piemonte 2/3% e siamo li’ fermi ai livelli del 2010(il 6% della lista a Cuneo non e’ tutto del Prc,anzi la civica “Esuli in patria” fa’ il grosso dei voti.
    A Como e Monza,meno del 2% e nel resto dei comuni di medie dimensioni siamo sempre li’ sui livelli delle regionali.
    Nel Veneto semplicemente non esistiamo piu’(quando prendi lo 0,97% e’ chiaro o no?)
    A Parma il dato del Pdci(5,8%) alleato del Pd e il risultato del Prc(1,8%)in corsa solitaria e’ chiaro.
    In Toscana,tranne Carrara,dove arretriamo comunque,siamo un partito dal 3/3,5%(Pistoia e Lucca).
    Al sud,in Puglia e Calabria evaporati.
    In Campania tranne Acerra(dove va’ bene solo il candidato sindaco ma lista e’ sul 2%)siamo anche li’ fuori da tutto.
    In Sicilia successo a Palermo,ma in condizioni oggettivamente particolari(che non credo si ripeterebbero alle politiche).
    Insomma lo dice anche Pegolo(segr. naz.)siamo sul 2,3/2,5%.E a questo dato va’ aggiunto che in una 30ina(se non di piu’)la lista della Fds non e’ stata nemmeno presentata,e che in alcune realta’ dove si sono fatte delle “biciclette”(Agrigento,Trapani e ecc.)la presenza della Fds erano del tutto marginale.

    Detto questo … in vista delle politiche del 2013 vogliamo ragionare partendo dal presupposto che
    Prc-Pdci insieme valgono(regionali 2010-2,7%/comunali 2011-2,5%/comunali 2012-2,3/2,5%)sul 2,5%?

  3. Anonimo scrive:

    Ai dirigenti del partito dico questo: non giocate con la pelle dei militanti. Quello che ci occorre è un progetto unitario e complessivo. Senza questo progetto, assistiamo in continuazione a cambiamenti in corso d’opera di opinioni e prese di posizioni da parte di alcuni dirigenti, che creano solo confusione nel corpo militante.
    Sembra di essere in un congresso permanente, dove ognuno cerca di posizionarsi alla meglio, per non perdere prestigio e potere nel partito. Di quale potere poi? Di quei 37 mila, ancora per poco, rimasti nel partito? Quello che ci occorre è una sinistra autonoma politicamente dal PD. Senza autonomia , coerenza e passione, non c’è crescita e spazio per una sinistra di classe nel nostro paese.

  4. Anonimo scrive:

    Nel 2011 i “burocrati”(come qualcuno li ha chiamati)del Prc riuscirono a far passare una suggestione … che il Prc-Fds fosse andato bene alle elezioni.
    Si gioco’ sul fatto che alle provinciali la Fds aveva preso il 4%(11 prov. su 110,la non presenza del M5S,nessuna grande provincia al voto) e sul fatto che Sel non prese il 9% come dicevano i sondaggi(ma il 5%,nel 2011).
    Qualcuno provo’ a far capire a chi abbocco’ che il dato su cui riflettere era il 2,5% dei 29 comuni capoluogo,e del 2,7% dei comuni(molte,molte decine)superiori ai 15.000 abitanti.
    Ma nulla … tutti a ripetere
    1)Aaah i sondaggi sono falsi!Hanno paura dei comunisti!
    2)Abbiamo preso il 4%!

    Ora,in ritardo,ad un anno dalle elezioni il responsabile nazionale degli enti locali del Prc ci dice
    “Il risultato globale è di tenuta, attestandosi sui livelli raggiunti negli stessi comuni in occasione delle scorse elezioni regionali e cioè intorno al 2.3 – 2,5%”
    Mi viene da sorridere solo per una considerazione ….
    Pegolo dice “siamo tra il 2,3/2,5%” … esattamente quanto dice l’odiato Pagnoncelli poco fa’ a Ballaro’ …Fds al 2,4%.

    Da un anno sfruttavamo i sondaggi per “caricare” i nostri … come una nemesi ad un anno dalle elezioni c’e’ la vendetta dei sondaggi …
    il piu’ autorevole sondaggista che dice esattamente la stessa cifra che dichiara il Prc

    • giusta osservazione scrive:

      giusta osservazione, ricordo come l’hanno scorso inutilmente contestavo i dati dopati dei dirigenti nazionali, senza trovare ascolto…..

      ora come nulla fosse a distanza di un anno sono divenuti attendibili, quindi in breve ci è stato mentito….
      una volta i comunisti dicevano ciò che pensavano e facevano ciò che dicevano…. ma ora il mondo va al contrario…..

      speriamo che almeno il fenomeno grillo possa essere utile per un ricambio, anche se non mi pare che l’attuale etica politica nel prc preveda dimissioni nonostante gli ultimi anni di sconfitte…. anzi ferrero canta vittoria….

      l’unico che mantiene un minimo di rapporto con la realtà pare sia proprio grassi….

      il 12 ho deciso di non scendere a Roma…. credo sia giunta l’ora di richiedere un gesto di responsabilità ai nostri dirigenti che hanno sbagliato da Chianciano in quà su tutti i fronti…. non ultimo un congresso divenuto farlocco perchè tutto incentrato su alleanze elettorali… a dimostrazione di quanto siamo lontani dalla realtà…..

      • La matematica non è un'opinione scrive:

        I primi commenti sulle elezioni amministrative di Grassi e altri dirigenti nazionali sembrano andare proprio nella direzione di una smobilitazione rispetto alla manifestazione del 12 maggio. Malgrado il dato della FdS sia molto positivo (al Nord e al Centro Italia la Federazione ottiene risultati generalmente migliori di SEL e dell’IDV) il voler a tutti costi portare avanti la tesi della inadeguatezza della FdS da parte di Grassi avanzando il suo scioglimento per la riproposizione di una sorta di neoarcobaleno evidenzia invece tutta l’inadeguatezza dell’attuale quadro dirigente del PRC ed il suo totale stato confusionale.

        • Fausto Tenti scrive:

          In questa situazione…c’è qualche pseudo-dirigente che pensa davvero di riuscire a mobilitare compagni per il 12??? Oppure l’intenzione è proprio quella di farlo fallire, il 12??? E poi chiedere la testa di Massimo e magari di Paolo su di un piatto (di latta) perchè a Roma non c’era nessuno??? Non giocate col NOSTRO partito…non ce lo meritiamo! Piuttosto, attrezziamoci per il 2013, subito…ora…adesso! E non ci trascinate ad ottobre, menando il can-per-l’aia e poi venendoci a dire che dobbiamo andare a rimorchio di un PD nazionale IMPRESENTABILE…perchè SEL e l’IDV non ci stanno e quindi bisogna – obtorto collo – adeguarsi…sapete, la legge elettorale! Incalziamo Vendola e Di Pietro ancora qualche giorno, magari settimana, pigiamo il tasto sull’acceleratore delle loro evidenti contraddizioni…ma il tempo stringe, diamoci da fare con chi ci sta…dopo è troppo tardi!

      • Fausto Tenti scrive:

        Bravo, complimenti, non venire nemmeno te a Roma: armiamoci e partite…così chi pensi che ne buschi??? La NOSTRA intera e nazionale credibilità. A chi pensi di farlo, il favore di non partecipare ad una NOSTRA manifestazione?

    • Fausto Tenti scrive:

      “Anonimo”…mi dici – per favore – quale sarebbe la tua ricetta per provare a crescere, per provare a prendere più voti, come partito ed anche come FdS nel complesso? Mi bastano 4-5 righe…

      • giusta osservazione scrive:

        devo dirti realmente quello che penso? Bene la federazione è morta e non da oggi e non perchè è un cartello elettorale. I cartelli elettorali se oltre che forma sono sostanza possono funzionare come ad esempio in Francia FdG…. il tema di fondo è che la fdS è un cartello elettorale che racchiude due piccole forze deboli e prive di linea politica, prive di strategia…. nessuno dei due partitini comunisti (tra cui al momento il mio) esprime dirigenti che abbiano la più pallida idea di cosa essere o cosa fare.
        Prima si determina una linea chiara del proprio partito poi si cerca convergenza strategica, ma se la strategia uno manco ce l’ha a casa proproa come cazzo può pretenderla di trovarla in una sintesi strategica con altro soggetto?
        La fds viene percepita esattamente per quello che è: una scialuppa di salvataggio non per la ricomposizione di un soggetto politico ma per il rientro in parlamento dei due partitini comunisti…. se (a questo punto aggiungo disgraziatamente) dovesse avvenire che la FdS tornasse ad eleggere il giorno dopo liberi tutti… Oliviero a farsi i cazzi suoi e noi pure…… non credo più in questi dirigenti che raccontano balle al proprio corpo militante pur di non mettersi in discussione…. di questo stiamo parlando…..

        personalmente ritengo che si debba andare a un’azzeramento dell’attuale gruppo dirigente e fare un congresso straordinario politico. POLITICO!!!

        Selezionare i compagni in base ai loro ideali e alle prospettive nelle quali credono non sulla base degli accordi elettorali di breve respiro……

        I partiti comunisti di inizio secolo erano nati per fare la rivoluzione subito…. da lì il fallimento del frontismo….. ora gli attuali partitini comunisti esistono per tornare in parlamento subito…. per questo si estingueranno (ci estingueremo)…. si provo rabbia…. forse anche troppa ed erroneamente diretta verso lo stesso paolo che in fin dei conti non è colpa sua se sta ricoprendo un ruolo per cui è inadeguato….

        Ah sul 12…. beh per me è uno sforzo che non merita di essere percorso…. è una manifestazione nata male e di nessun respiro…. è meramente autocelebrativa per serrare le fila… nessun coinvolgimento verso l’esterno, nessuna convergenza con i movimenti (non sono movimentista – ma oggi prendo atto che in questa fase è imprescindibile scendere in piazza con esso – salvo rimanere in poche centinaia di militanti)….

        con amarezza…. un abbraccio

  5. Anonimo scrive:

    In Piemonte a queste elezioni Sel e Fds si equivalgono.
    Basta per chiedere e ottenere da Sel un cambio nei rapporti con Fds?No razionalmente …. Asti,Alessandria e Cuneo valgono come 2 quartieri di Torino dove Sel nel 2011 prese il 5,8% e la Fds l’1,1%.
    E comunque sia a livello nazionale le differenza tra Sel e Fds rimangono.Va ricordato che nel sud la Fds e’ realmente sparita.
    Brindisi,Taranto,Catanzaro Fds e’ a meno dell’1%.
    Sel e’ sopra al 6% a Taranto,quasi al 6% a Brindisi e il 3% a Catanzaro.La Fds arretra in Liguria mentre Sel piu’ che raddoppia(a Genova dal 2,4% al 5%,a La Spezia dal 2,5% al 6,7%).
    In Toscana nei 5 comuni sopra i 15.000 abitanti la somma dei voti di Sel e’ superiore alla Fds.Nel napoletano Sel prende piu’ del doppio della Fds.E si potrebbe continuare(anche con casi favorevoli alla Fds)
    Pegolo(resp. EE.LL.)dice che la Fds e’ sul 2,3%/2,5% … siamo li’,non e’ 2,5% ma 2,7%?Cambia poco.

    Dovremo pero’ chiederci una cosa …
    Chiediamo a Sel di fare una alleanza per fare cosa?
    Allearsi con il Pd o no?
    Il punto e’ quello … i nodi si devono sciogliere.
    Oggi Diliberto parla apertamente di alleanza con il centrosinistra,Ferrero l’esatto contrario.
    Siamo al punto di partenza.Ne’ carne ne’ pesce.
    Volente o nolente,Sel e Idv sono “qualcosa” … alleati con il Pd in un centrosinistra.

    • La matematica non è un'opinione scrive:

      Il 2011 è un secolo fa!
      SEL è in caduta libera nei consensi ed è praticamente sparita se teniamo conto della grande esposizione mediatica del suo leader.
      La FdS nonostante subisca una feroce censura mediatica e sia dotata di dirigenti nazionali in gran parte inadeguati e confusi ottiene risultati incredibilmente positivi, spiegabili soltanto con l’appassionato lavoro e la buona credibilità dei suoi militanti di base sufficientemente organizzati su quasi l’intero territorio nazionale. Purtroppo non c’è ricambio ai vertici ed i giovani faticano ad emergere.

  6. Armando scrive:

    PETRINI (FDS): RISULTATI AMMINISTRATIVE, APRIRE UN RAGIONAMENTO A SINISTRA
    SENZA VETI E PRECLUSIONI – NON POSSIAMO CONTINUARE AD ESSERE DIVISI E
    FRAMMENTATI

    “Il risultato elettorale del Piemonte ci consegna una crisi profonda del
    centro destra, che segna ovunque un arretramento. Il PDL, in particolare,
    crolla nel consenso degli elettori. Segnali allarmanti arrivano anche
    dall’elevato tasso di astensionismo, mentre il voto al Movimento 5 stelle ha
    un volto contraddittorio: per un verso intercetta consensi e istanze
    potenzialmente di sinistra, per un altro raccoglie i consensi perduti dalla
    destra”, sottolinea Armando Petrini, coordinatore regionale della
    Federazione della Sinistra.

    “La Federazione della Sinistra dà buona prova di sé in particolare a Cuneo,
    dove il risultato del secondo turno è tutt’altro che scontato, e in alcuni
    comuni come Omegna (11% alla FDS) o Varallo (18%). Ma anche ad Alessandria
    la Federazione della Sinistra contribuisce al buon risultato di Rita Rossa
    ed elegge un consigliere comunale. Ad Asti il candidato sindaco Pensabene
    ottiene, pur in condizioni difficili, un lusinghiero 5,3% e la lista della
    FDS supera il 3%. E risultati incoraggianti vengono ottenuti anche nel
    torinese, a Chivasso (4, 6%) e a Rivalta (3,5%)”.

    “Ma il segnale chiaro che arriva anche dal Piemonte è che la sinistra non
    può continuare a procedere divisa e frammentata. Ancora una volta, dopo mesi
    di sondaggi, ci possiamo misurare con i voti reali. Ebbene, la somma dei
    voti ottenuti rispettivamente dalla Federazione della Sinistra e da Sinistra
    Ecologia e Libertà sostanzialmente si equivalgono. L’effetto traino di
    Vendola per SEL è, in verità, già da tempo finito. Anche per questo motivo è
    bene che si apra finalmente un ragionamento a sinistra, il più largo e
    partecipato possibile, lasciando da parte veti e preclusioni, per trovare
    rapidamente modi e forme per convergere su contenuti condivisi”.

  7. marco dal toso. scrive:

    il dato piu’ inquietante e’ quello dell’atensionismo che non riusciamo minimamente a intercettare.La sfiduci,sempre piu’ evidente,nei confronti del sistema dei partiti riguarda anche noi se non sapremo modificare il nostro agire.
    In provincia di Milano la Fds,in termini di valori assoluti,ottiene 1700 voti in piu’ rispetto alle elezioni regionali del 2010.
    Il voto nel mezzogiorno (con alcune lodevoli eccezioni come Palermo)segnala una debolezza organizzativa e di iniziativa politica della Fds e del partito impressionante.
    La minima differenza elettorale con Sel( a livello nazionale quantificabile con una percentuale dell’1%) dovrebbe consigliare l’accelerazione di un processo unitario che possa dare una piu’ adeguata sponda politica alle istanze rivendicative del movimento dei lavoratori e dei disoccupati nel nostro paese.

    • La matematica non è un'opinione scrive:

      Il processo unitario dovrebbe forse ripartire dalla riesumazione della defunta Sinistra Arcobaleno tanto cara a Claudio Grassi e a Marco Dal Toso?
      Dove ci presentiamo assieme a SEL i risultati non si possono proprio definire esaltanti…
      Se procedessimo con maggiore convinzione nel processo unitario all’interno della FdS prima di avventurarci in discutibili processi unitari con forze a noi quasi sempre alternative forse sembreremmo un pochino più seri e credibili

  8. Corrado scrive:

    DATI AGGREGATI DEI PARTITI IN PROVINCIA DI NAPOLI NEI COMUNI CON POPOLAZIONE SUPERIORE AI 15.000 ABITANTI (tranne Ischia non calcolabile)
    Nei 10 comuni in provincia di Napoli dove si è votato con doppio turno hanno votato in 248.168.
    Primo partito con 35.851 su 2418.168 voti ed il 14,44% è il Partito Democratico.
    Seguono PDL 14.14%, UDC 10,80%, API 7,15%, IDV 5.87%, Citta Nuove 5,06%, Nuovo PSI 4,65%, FLI 3.62%, SEL 3,58%, Movimento 5 Stelle 2,95%, Verdi 2,41%, PSI 2,11%, Udeur 1,79%, Federazione delle Sinistre 1.84%.
    Nello specifico 35.851 al PD (10 comuni su 10), 8.885 per SEL (non era presente solo a Sant’antimo); 14.572 voti per IDV (10 comuni su 10); 26805 per l’UDC (10 comuni su 10); 12252 per l’API (7 comuni su 10); 3497 Federazione delle sinistre (7 comuni su 10); 26181 voti il PDL (non presente a Torre Annunziata Frattaminore e San Giorgio); 7872 voti per FLI (presente in 8 comuni su 10); 3476 voti per il Movimento 5 Stelle (presente in soli 4 comuni); 4762 per Citta Nuove (presente in soli 3 comuni); 3.325 voti per l’Udeur (presente in 7 comuni su 10); 33432 voti per i Verdi (presente in 5 comuni su 10); 4.388 voti al Nuovo PSI (4,65% presente in 3 comuni su 10) 2064 voti al PSI (presente in 5 comuni su 10).

  9. Vito Nocera scrive:

    Caro Claudio, scrivo con qualche imbarazzo e anche un pò di amarezza. Ci pensavo stanotte senza riuscire a chiudere occhio. Dovrei essere contento per aver scritto cose sensate in questi mesi ( sulla situazione del Paese e dell’Europa, sull’antipolitica e il populismo, sulla fragilità della Fds, e in fondo anche di Sel ) eppure mi ribolle dentro un tasso di rabbia incontenibile per come abbiamo sperperato gli ultimi brandelli di possibilità, per come abbiamo consentito che il declino ( inevitabile ) della nostra esperienza avvenisse non con dignità ma col rischio di perdere anche la faccia. Le cose che scrivi sono ragionevoli ma immagino saranno, come sempre in questi ultimi anni,” corrette ” da chi si affretterà ad agitare Palermo, come l’anno scorso Napoli, per mascherare la situazione reale. Non mi sorprende il voto di Grillo nè un certo aumento di astensione ( sappiamo che vi sono un insieme di cause di cui, peraltro, abbiamo tanto scritto in questi mesi e su cui ritorneremo con calma ). Il crollo del Pdl somiglia a quello di Dc e Psi, negli anni ’90. Un vasto elettorato moderato che poi si ricollocò con Forza Italia e Berlusconi e che oggi è nuovamente in libertà. Le strade sono due: o una forza moderata neocentrista o la tentazione di cavalcare il populismo antipolitico perfino con le venature antieuropee che abbiamo visto già in Francia e in Grecia. Berlusconi è ancora incerto su quale delle due strade tentare. A sinistra, come dicevo, mi sembra che non solo la Fds sia ormai fuori gioco ma perfino anche Sel. A poco servono i paragoni con Grecia e Francia. Mi sembra che in quei due Paesi, pur nella crisi ( peraltro con un impatto sociale differente ) permangano sistemi politici più classici, più culture politiche solide, forze politiche meno permeate di eclettismi antipolitici. E anche delle opinioni pubbliche più attente all’economia che a meri fattori di immagine. Da noi è chiaro che quegli spazi che lì occupano, nel bene e nel male, forze di sinistra radicale o comuniste, restano in larga parte appannaggio del populismo antipolitico radicale ( Grillo ) e del populismo antipolitico più moderato ( Di Pietro ). Magari in futuro sarà diverso ma per il momento è così. Per questo da mesi parlo di socialismo europeo come estrema frontiera accanto a cui conservare un pò di impianto marxiano. Pur nelle grandi difficoltà che incontra la tenuta del Pd ( nel combinato disposto con la vittoria di Hollande )incoraggia questa tesi. Il Pd resta l’unica forza nazionale dotata minimamente di una cultura politica e di un gruppo dirigente. Avrà il problema di capire che fare con Monti, per non farsi travolgere dalla sofferenza che vive il Paese. Dovrà fronteggiare l’attacco del populismo, anche delle destre che puntano a coinvolgerlo nella crisi generale del sistema politico. E dovrà riuscire a costruire una coalizione credibile. Soffrirà molto il Pd non della nostra presenza e di quella di Vendola( come strumentalmente insinuano i media ) semmai della nostra debolezza ( e di quella di Vendola ) che li costringe a fare i conti con la sola Idv. Come articolare a sinistra la coalizione resta un problema vero ( che avrà il Pd ) e a cui noi non abbiamo saputo portare alcun contributo. Forse Sel ha ancora qualche possibilità di svolgere questo compito, ma ormai sempre meno.Comunque sarà opportuno tornare su questi nodi con riflessioni più accurate. Un saluto a te e tutti.

    • Leo Di Paolo scrive:

      Caro compagno Nocera, tu dici che il PD “resta l’unica forza nazionale dotata minimamente di una cultura politica e di un gruppo dirigente” e sei proccupato per la “solitudine” di quel partito che impedisce la costruzione di una “coalizione credibile”.
      Credo di non stravolgere il senso del tuo pensiero se dico che tu auspichi un coinvolgimento della FdS in una futura coalizione di governo col PD stesso.
      Posizione legittima, però faccio presente alcune questioni:
      Il PD non ha UNA cultura politica: ne ha almeno due, una vicina ai pricipi socialdemocratici, l’altra pienamente liberal-democratica. E, nonostante i buoni propositi di Bersani, è questa seconda posizione che in ultima istanza prevale quando il PD è messo di fronte a scelte fondamentali (come sul mercato del lavoro, sulla riforma dell’articolo 81 che “costituzionalizza” l’ideologia liberista, sulla guerra e su molto altro).
      Ti chiedo: è possibile per una forza come la FdS una collaborazione governativa con chi esprime una tale cultura politica? Ci siamo già dimenticati della disastrosa esperienza del secondo governo Prodi?
      Io credo che noi comunisti più che della “solitudine” del PD dovremmo essere preoccupati della solitudine di milioni di lavoratori, precari, disoccupati, che oggi non hanno nessun riferimento politico su cui contare, e quindi sono preoccupato per la mancanza di una forte ed organizzata opposizione alle politiche neo-liberiste delle quali il governo Monti è chiara espressione.
      Io sono convinto che il nostro dovere oggi è quello di contribuire alla costruzione di questa opposizione, anche se le difficoltà sono enormi.
      Il paese è allo stremo, il malessere trova sfogo in forme populiste e qualunquiste, ma proprio per tali motivi credo che se pensassimo di risolvere questi problemi imboccando la scorciatoia governista, commetteremmo un grave errore.

    • Nicola scrive:

      Concordo con Vito Nocera. E a proposito delle sorti di FdS e SEL, aggiungo una cosa. Non mi stupisce il declino di SEL, che era più che prevedibile per un partito mediatico privo di radicamento e organismi dirigenti intermedi (trovo anzi più stupefacente che abbia retto tanto a lungo).

      Il vero dramma è che nel frattempo anche il PRC è crollato, e questo significa che migliaia di militanti si sono ritirati e che centinaia di circoli hanno chiuso i battenti. Disperdere questo patrimonio non è stato facile: ci sono voluti mesi e anni di sterile polemichetta a sinistra con SEL, di un continuo inseguimento del populismo dipietrista, di imbarazzanti boutade mediatiche, di snervante tira e molla con la FdS, e di totale mancanza di progetto e linea politica nazionale (con conseguente sbandamento a livello locale). E’ stata dura, ma alla fine la distruzione di una presenza comunista organizzata in Italia sembra essersi compiuta.

      La drammatica fase che stiamo vivendo richiede spirito unitario, lunghe vedute, analisi e proposte ragionate e convincenti. Ma la realtà è che il vecchio detto togliattiano “piccoli partiti, piccole idee” si applica spietatamente anche a noi.

  10. Claudio Grassi scrive:

    Ho dato una prima lettura ai risultati delle liste dei principali comuni dove si è votato. Mi manca ancora il confronto con le regionali 2010 (elezioni più vicine, quindi quelle più attendibili per fare un confronto). Tuttavia una prima riflessione mi sento di farla. Il risultato per la sinistra è – complessivamente – deludente. La Federazione della Sinistra viaggia – mediamente – tra il 2 e il 3 per cento, Sel tra il 3 e il 4, le liste ultrasinistre sotto l’1 per cento. Ciò significa che la sinistra non intercetta per nulla il malessere sociale provocato dalla crisi. Nel crollo delle destre sfondano i Grillini e l’astensionismo. Tutto questo dopo aver visto gli splendidi risultati del Front de Gauche e della sinistra di alternativa e comunista greca, rende lampante l’inadeguatezza della sinistra di alternativa italiana complessivamente intesa che,se non trova la forza di rinnovarsi e di unirsi, non riesce ad essere attrattiva per i propri referenti sociali.

    • Anonimo scrive:

      “Ciò significa che la sinistra non intercetta per nulla il malessere sociale provocato dalla crisi”

      Standing ovation.

    • Nicola scrive:

      Concordo. Ora però arriverà qualcuno a dire che la sinistra non intercetta il malessere sociale perché non sbraita abbastanza forte, e si fa fregare i voti di protesta da Grillo.

      Nel frattempo faccio notare che il Pd è l’unico partito che, nonostante l’appoggio al governo Monti, resiste all’antipolitica e all’astensionismo.

    • di che stupirsi.. scrive:

      risultati prevedibili….
      i comunisti continuando a presentarsi divisi continuano a venire percepiti come un qualcosa di poco serio e non credibile.. l’elettorato (di sinistra) è meno sciocco di quello di destra e il cartello elettorale definito FdS lo legge per quello che è: una buffonata!!

      Senza strategia di lungo respiro, senza una forte messa in discussione anche dell’attuale leadership non vi può essere nessun percorso di riscatto…..

      già mi immagino ora tutti i “lungimiranti” ideologhi a cercare di inventarsi qualche formuletta nuova finalizzata alla salvezza delle chiappe per le prossime politiche…

      a quando la serietà tornerà ad abitare il movimento comunista nel nostro paese?

    • Roberto Di Martino scrive:

      Caro compagno Grassi, lo ripeterò fino alla noia: l’unico segnale che si può dare “alla nostra gente” è l’unificazione dei comunisti a partire da PRC-PdCI. O vogliamo andare avanti così? Da una parte FDS con il CSX anche allargato, dall’altra FDS da sola, in un’altra PRC e PdCI separati, in altra ancora in blocco alternativo al PD, eppoi in liste civiche, oppure, gravissimo, non ci siamo. Alle persone che dovrebbero votarci questo appare come un comportamento serio? Tanto più da comunisti?

  11. anonimo prc(reggio cal) scrive:

    Compagno Grassi in quanti comuni della calabria ci siamo presentati?come è andata?,nei comuni della provincia di Reggio Cal,quanti consiglieri eleggiamo.
    Almeno su questo puoi onorarmi di una risposta?.

  12. Anonimo scrive:

    A Parma il PdCI sfiora il 6%, il PRC non arriva al 2%.
    All’attenzione dei “puristi” che attaccavano il PdCI per l’alleanza -inesistente – con FLI.
    Quando la FdS va divisa il PdCI surclassa il PRC quasi ovunque.

    • che tristezza. scrive:

      Non capisco la tua esultanza … Il pdci non deve surclassare il prc, dovrebbe iniziare a fare politica comunista e non proporsi come residuo stalinista….

    • Carlo circolo bianchini Genova scrive:

      Io sono uno di quelli che ha criticato la spregiudicatezza, del pdci per la alleanza con il partito di Fini, anche se non c’è stata un alleanza tra sigle, ma sono uno che ha fortemente criticato e critica la FDS, oltre per il metodo per come è stata costruita, proprio perchè non vincola i spoggetti dell’accordo a presentarsi ovunque in modo omogeneo, è chiaro che se tu lasci spazi ad un soggetto di cercare lo spazio dove le è più congeniale andare da solo, questo ci va ei frutti sono quelli, poi io dico da sempre, che il logo comunista, se accompagnato da coerenti comportamente paga, noi dovremmo puntare e dare lustro al PRC, basta, con contenitori vuoti.

  13. Anonimo scrive:

    Il dato di Palermo e’ ottimo ma attenzione,una rondine non fa’ primavera.
    Nel resto della Sicilia la Fds non si e’ presentata,era alleata di Idv in maniera marginale e non e’ andata comunque bene.
    In Calabria spariamo definitivamente,a Catanzaro lo 0,7% e’ la fine del Prc.
    In Campania,dove si votava in comuni grossi(da 50mila abitanti a piu’ di 100mila)e’ un bagno di voti tranne che ad Acerra,e non eleggiamo nessuno.
    In Puglia il Prc va’ malissimo.
    Bitonto,50mila abitanti,1,6%,Trani 1,2%,Brindisi 0,9%,Taranto 0,8%.
    A Rieti andiamo bene con un 4% ma a Frosinone c’e’ un mortificante 0,4%,Civitavecchia(50mila abitanti)2% e niente piu’.
    In Toscana oramai subiamo il sorpasso di Sel,tranne Carrara,ma poi a Lucca(3,6%),Camaiore(anche qui’ sorpasso di Sel) e Pistoia(3,2%)siamo in discesa.A Quarrata siamo fuori.
    In Liguria va male,a Genova dimezziamo i voti e a Genova siamo ad un deludente 2,3%,a La Spezia subiamo il sorpasso di Sel che va’ al 6,8% e facciamo -1% dalle regionali.
    Insomma a volere fare una stima arretriamo rispetto alle regionali(nei comuni confrontabili)e di molto anche rispetto alle europee … e questa volta non c’e’ il dato delle provinciali da “sbandierare” … e chi vuole capire capisca.
    Siamo li’ inchiodati al 2/2,5% come media nazionale

    • La matematica non è un'opinione scrive:

      Ad Asti la FdS prende il 3,2 (SEL 1,6).
      Ad Alessandria il 2,3 (SEL 1,9).
      A Chivasso il 4,6 (come SEL).
      A Grugliasco il il 2,8 (SEL il 2,9)
      A Omegna la FdS prende l’11,1 (!)
      A La Spezia il 4,83 (SEL il 6,74)
      A Rapallo l’1,74 (SEL 1,62)
      A Buccinasco il 4,1 (SEL 1,65)
      Ad Abbiategrasso il 2,02 (SEL 1,16)
      A Cernusco sul Naviglio il 6 (SEL 1,12)
      A Narni il 7 (SEL 2,68)
      A Parma il PDCI il 6, il PRC l’1,85 (SEL 2,6)
      ecc.ecc.

      Ovunque prendiamo più del doppio dei consensi che ci assegnavano i sondaggi.
      A me sembra che a sparire sia stata SEL!

      • Anonimo scrive:

        Hai ragione. Questi sono i dati reali della FDS. Ben al di sopra di quanto ci ha sempre attribuito Pagnoncelli ogni martedì. Lo stesso Pagnoncelli che contemporaneamente attribuisce a Sel tra il 7 e l’8% ogni settimana. Non farebbero meglio tutti questi detrattori della Fds a rendersi conto che, dati alla mano, le sinistre avrebbero tutto l’interesse a unirsi e a smetterla con queste inutili dispute sullo zero virgola in più o in meno?

      • militant scrive:

        Anche il PCL ha ottenuto il 9,6% a Castiglion Fiorentino, ma una rondine non fa primavera…
        La Fds si aggira su media nazionale al 2% Sel al 3%

        • La matematica non è un'opinione scrive:

          Ma chi sei, il fratello di Piepoli o il cugino di Pagnoncelli?
          Impara a fare di conto ignorante!

  14. sigh scrive:

    certo che abbiamo preso l’ennesima batosta….. la fds è in rotta ovunque a parte qualsiasi eccezzione…. e in alcune città scendiamo sotto l’1% …. questa fine non me l’aspettavo….. praticamente siamo morti….. in compenso Grillo mostra e ci insegna che si può fare politica anche fuori dal parlamento…. si perchè quel populista del c…zo esce dalle stanze noi no…

    • buran scrive:

      Il vero dato rilevante, a mio parere più di Grillo, è l’astensione. E si che si trattava di amministrative, dove la crisi della rappresentanza politica è in un certo senso “mediata” dalla forte presenza di temi locali, dalla maggiore conoscenza dei candidati, dalla ampia pluralità di liste etc.. Se prendiamo ad esempio Pistoia (il capoluogo che conosco meglio), da sempre una roccaforte oltre che del voto a sinistra, del voto tout court, vediamo che si è ormai arrivati al 57% di votanti, con solo il 53% (!)complessivo di voti validi sull’intero corpo elettorale. Quasi la metà degli aventi diritto, quindi, ha deciso di non esprimere il proprio voto, neanche per Grillo nè tantomeno per Sel o la Fds. Nel 2007 PDCI e PRC complessivamente avevano 6.308 voti, ora FDS e SEL arrivano sommate a 2.730 voti, 3.578 in meno (il 57%) in 5 anni! Insomma, a mio modesto parere, la crescita galoppante dell’astensione è il vero dato significativo, il “fenomeno” Grillo va tenuto in debita considerazione, ma rischia di fuorviare la lettura della realtà.

  15. Simona scrive:

    Chi è Alexis Tsipras Leader di Syriza

    A 37 anni si è preso la soddisfazione di strappare al Pasok il blasone di primo partito della sinistra in Grecia. Alexis Tsipras si gode il suo momento di gloria, nel giorno delle elezioni politiche che hanno duramente punito i partiti tradizionali del Paese e premiato la sua Syriza, la formazione di sinistra radicale che contesta il piano di austerity attuato dal Governo tecnico di Lucas Papademos.

    Syriza è da oggi la seconda forza politica della Grecia, con oltre il 15% dei voti e circa 50 seggi, secondo le prime proiezioni, dietro Nea Dimokratia di Antonio Samaras (61 anni) e davanti ai socialisti di Evangelos Venizelos (55 anni), che dovranno fare i conti con Tsipras, un ingegnere civile con un curriculum di attivista radicale. Verso la fine degli anni 80, quando ancora era uno studente delle superiori, entra a far parte della Gioventù comunista, emanazione del Partito comunista. E’ in questi ambienti che conosce l’attuale compagna Peristera Baziana, con cui dal 1987 condivide studi (Peristera è ingegnere elettronico) e passione politica (oggi vivono insieme, hanno un figlio e ne aspettano un altro).

    E’ da qui che Tsipras comincia un percorso che lo nel 2008 porterà alla guida del movimento ecologista di sinistra Synaspismos , anche conosciuto come Syn, il partito più grande della coalizione di sinistra radicale nata nel 2004 sotto il nome di Syriza e che comprende altri tre movimenti post-comunisti ed ambientalisti e un pulviscolo di gruppi di attivisti, anche d’ispirazione maoista. Nel 2004 Syriza ottenne il 3,3% dei voti, per salire al 5% nel 2007, e scendere nelle elezioni anticipate del 2009 al 4,6%, quando Tsipras con altri 12 colleghi di partito entra nell’assemblea legislativa e diventa presidente del gruppo parlamentare di Syriza, che oggi conta tra le sue fila anche tanti fuoriusciti dal Pasok.

    Nato il 28 luglio del 1978, quattro giorni dopo il crollo della Giunta dei Colonnelli, quando Tsipras assume la presidenza di Synaspismos ha appena 33 anni e diventa il più giovane leader di un partito parlamentare nella storia della Grecia. Si era già fatto notare nel 2006, provando a conquistare la carica di sindaco di Atene, piazzandosi sorprendentemente al terzo posto.

    La recente campagna elettorale, condotta rigorosamente senza cravatta che rifiuta di indossare per principio, è stata tutta impostata sui temi del rifiuto delle misure di austerity imposte da Banca centrale europea, Commissione Ue e Fondo monetario internazionale. «Nella culla della democrazia – ha ripetuto a più riprese – non c’è più democrazia. È arrivato il momento di riportare la democrazia nel luogo dove è nata». Nei suoi comizi e in Parlamento ha accusato i leader di politici di aver messo in atto una tattica del terrore per spingere la popolazione ad accettare le pesanti manovre economiche degli ultimi mesi. E’ così che si è guadagnato consensi e spazi, intercettando il malcontento dei tanti greci che hanno visto precipitare il proprio tenore di vita, con pensioni e stipendi tagliati, quando sono riusciti a tenersi il lavoro.

    Per superare la crisi, Tsipras propone una ricetta fatta di spesa pubblica, in barba all’enorme debito dello Stato. Lo Stato dovrebbe cominciare con l’assumere 100mila dipendenti e poi la settimana di lavoro dovrebbe scendere a 35 ore, con una fortissima limitazione della facoltà di licenziare da parte delle imprese. Sull’euro, è stato molto meno chiaro, affermando in una recente intervista che le misure chieste alla Grecia per restare nell’Eurozona sono inaccettabili e che trasformerebbero il Paese in un protettorato, ma aggiungendo di non desiderare necessariamente il ritorno alla dracma.

  16. anonimo scrive:

    Elezioni in Francia e in Grecia: prima di tutto, evitare le semplificazioni
    di Fausto Sorini, segreteria nazionale PdCI, responsabile esteri

    http://www.marx21.it/internazionale/europa/1646-elezioni-in-francia-e-in-grecia-prima-di-tutto-evitare-le-semplificazioni.html

  17. Gianluca scrive:

    Roberto Musacchio – Mentre a Piazza della Bastiglia si festeggiava la liberazione da Sarkozy, e l’ascesa di Hollande, lo spoglio dei voti in Grecia continuava rendendo sempre più incerta l’esistenza di una maggioranza, anche minima, a favore delle misure draconiane imposte ad un popolo stremato dalla troika. Ora che il Merkozy non c’è più, sarà bene che tutti, a partire da Hollande, guardino bene al voto ellenico.

    I RISULTATI IN FRANCIA – I RISULTATI IN GRECIA

    Dalle urne di Atene esce un vero e proprio terremoto. I due partiti dell’attuale “ grande coalizione “ a sostegno del governo tecnico crollano dal 78% a meno del 33%! In particolare il conservatore Nuova Democrazia arriva sì primo ma con il 19,04%, perdendo oltre 15 punti, mentre i socialisti del Pasok fanno anche peggio precipitando al 13,3% con meno 30 e arrivando terzi.

    La sorpresa più grande è Syriza, la coalizione di sinistra intorno al Synapsismos, aderente al Partito della sinistra europea, lo stesso del Prc italiano, che arriva al secondo posto con il 16,67% e un incremento di quasi 10 punti. Bene anche le altre forze di sinistra, con il Partito comunista che arriva all’8,44%, guadagnando un punto, e la Sinistra Democratica, una sorta di SEL italiana, che esordisce con il 6,09%. Il che dà un voto di sinistra contrario ai diktat che supera il 30%.

    Questo a bilanciare l’affermazione di forze di estrema destra, una delle quali, Alba Dorata, entra in Parlamento con l’8,45%. Se poi si guarda al voto sul territorio, ad Atene Syriza è il primo partito arrivando intorno al 20%, mentre il Pasok non raggiunge il 10%. Ed anche in uno dei due collegi di Salonicco Syriza ottiene la leadership, così come anche al Pireo e in Attica.

    Delle tante forze che si sono opposte a quel piano di salvataggio che sta in realtà uccidendo la Grecia, viene dunque premiata Syriza che ha una storia che nasce agli inizi degli anni ’70 quando fu fondato il Synaspismos che assomigliava al Manifesto italiano. Poi un percorso lungo fino alla partecipazione alla fondazione del Partito della sinistra europea. Una forza, quella di Syriza, che è tutt’altro che antieuropeista e che invece fa parte di quell’europeismo critico di sinistra che è tornato a dar segni di vita anche con il successo di Melenchon in Francia. Ora la situazione greca è tutta aperta. Certo, colpisce e dispiace che non vi sia stata convergenza almeno tra Syriza e Sinistra Democratica, che nasce da una scissione della prima. Convergenza che avrebbe portato al primo posto e a quei 50 seggi di premio che la legge greca assegna.

    Certo è che nel guazzabuglio europeo si manifesta ora un’altra possibilità legata proprio a quella sinistra radicale che in tanti davano per morta. Per continuare a guardare in questo guazzabuglio è bene dire anche degli altri voti di ieri. Nel piccolo land tedesco della Schlewig-Holstein, ai confini della Danimarca, la signora Merkel ha confermato di non avere nessuna intenzione di fare la stessa fine di Sarkozy.

    Il suo partito, la CDU, resta primo, col 30,5%. Ma perde un punto e, soprattutto, la coalizione con il FDP, liberali, non ha più la maggioranza. Infatti questi ultimi cadono dal 14,9% all’8,55%. Un forte calo, che però non è una scomparsa, come per mesi si è detto. Anche a livello di sondaggi nazionali l’FDP è tornato a rivedere la luce del 5%. Nel piccolo land nordico intanto tornano a salire i socialisti che incrementano di 4 punti arrivando al 29,5%. Bene i verdi con il 14%. Male la Linke che con il 2,5% perde quell’accesso ai seggi che, sia pure di stretta misura, aveva guadagnato alle precedenti votazioni. Si conferma invece l’expoit dei Pirati che, dopo Berlino e la Saar, ottengono anche qui l’ingresso al Parlamento regionale con l’8% che rafforza quei sondaggi nazionali che li danno terzo partito con l’11%.

    Cosa farà qui, e guardando al futuro nazionale, la Merkel è da vedere. Berlino e la Saar hanno dato due grandi coalizioni. E di grande coalizione si parla apertamente per la Germania. Certo è che la Cancelliera sta già pensando ai nuovi equilibri che si rendono necessari dopo la sconfitta di Sarkozy. In questi giorni c’è stata una curiosa polemica tra lei, che accusava Hollande di non voler il Fiscal Compact, e Gabriel, leader della Spd, a rintuzzarla accusandola di dire bugie perché Hollande vorrebbe, a suo dire, solo aggiungere la crescita.

    Si, la crescita sembra diventata una parola magica. Quella che lega la Merkel a Monti nella decisione di una comune, nei tempi e nei modi, approvazione del Fiscal Compact in Germania e in Italia. E che dovrebbe, in Germania, tenere agganciata la Spd come in Italia è agganciato il Pd di Bersani. E che, soprattutto, dovrebbe agganciare Hollande. Il quale intanto si insedia all’Eliseo. Ma che, subito, entra in campagna elettorale per le legislative. Che si preannunciano assolutamente nuove con a destra la sfida a tutto campo della Marine Le Pen e a sinistra la nuova forza del Front de Gauche di Melenchon. Cosa farà Hollande? Convergerà nel grande governo allargato dell’Europa in nome di una sommatoria “ austerità più crescita “ che assomiglia un poco alle vecchie, e italiane, “ convergenze parallele “? O cercherà una via nuova, a partire da un confronto ravvicinato tra le sinistre?

    La situazione di questa Europa stravolta da anni di politiche liberiste sembra assai più grave da affrontare di quello che si possa fare con un poco di aggiustamenti. D’altronde l’ipergoverno che ha commissariato la democrazia europea l’ha ben detto che in gioco c’è niente di meno che quel modello sociale che non è più considerato compatibile con la globalizzazione. Il fatto è che di quel modello sociale, corpi e vite, sono quelli delle persone che, quando possono, cercano di mandare messaggi. Non univoci, se non nella sofferenza.

    Sofferenza che si esprime anche nel voto in Serbia. Dove cala la partecipazione ed è testa a testa tra l’“ europeista “ Tadic, Presidente uscente, del Partito Democratico, che è davanti, e il conservatore Nikolic, leader del Partito del Progresso Serbo. Situazione, tra i due partiti, che si rovescia alle politiche. Entrambi sono poco sopra il 20%, con un voto spezzettato che si vedrà come verrà ricomposto al secondo turno.

    D’altronde, nelle situazioni dove il processo di destrutturazione delle vecchie forme politiche messo in atto da quella sorta di fase costituente di una Europa post compromesso sociale che stiamo vivendo da tempo è andato più avanti, il quadro appare inedito e confuso. Questo vale naturalmente per le transizioni infinite dei Paesi che furono del “ campo socialista “. Ma vale anche per le realtà più “ moderne “ dove, non a caso, si parla sempre più di “ crisi della politica “. Forse se provassimo a dire che questa crisi non è altro che l’impossibilità che si vorrebbe rendere irreversibile di cambiare quelle scelte che si vorrebbe imporre come obbligate saremmo già a buon punto.

    Proprio per questo, mentre festeggiamo Hollande è bene che guardiamo ad Atene con occhi nuovi e diversi.

  18. Stefano scrive:

    Come contributo a una prima riflessione sul risultato delle elezioni legislative in Grecia, su cui ritorneremo con altri documenti, riteniamo utile pubblicare la dichiarazione rilasciata da Aleka Papariga, Segretaria generale del Partito Comunista di Grecia (KKE), mentre era in corso lo scrutinio che alla fine ha visto il KKE passare dal 7,54% del 2009 all’8,47%. Un risultato che conferma la rilevante forza e il radicamento di massa dei comunisti (che aumentano la propria rappresentanza parlamentare), sebbene al di sotto delle aspettative della vigilia.

    I risultati elettorali mostrano un rovesciamento della scena politica che ci era familiare, l’interruzione dell’avvicendamento di due partiti, PASOK e ND. Stiamo muovendo verso una fase di transizione in cui ci sarà il tentativo di creare una nuova scena politica con formazioni politiche nuove, nuove figure con un orientamento di centro-destra o basate su una nuova socialdemocrazia che avranno SYRIZA come nucleo, per prevenire il crescente radicalismo popolare che intende procedere verso un autentico cambiamento a favore del popolo. Ci sarà il tentativo di formare un governo, sia con queste elezioni che con quelle che seguiranno, composto da tutti i partiti, o un governo di unità nazionale, o un governo di coalizione che tenderà precisamente a prevenire la formazione di una maggioranza che lotti per il cambiamento.

    Ci rivolgiamo ai membri del partito, ai membri della KNE (la gioventù comunista), agli amici, ai sostenitori, agli elettori, al popolo che collabora con il partito, a ciascuno di coloro che si sono schierati con noi sulla prima linea del movimento e nella battaglia elettorale, chiamandoli a stare sulla prima linea delle lotte nei prossimi giorni perché siamo sotto pressione, gravi questioni ci stanno di fronte, come la contrattazione collettiva, la protezione dei disoccupati, la bancarotta dei fondi della sicurezza sociale, le nuove misure per un importo di 11,5-14,5 miliardi di euro che dovrebbero essere sottratti alle tasche del popolo. Non possiamo perdere tempo. Il popolo non deve perdere tempo.

    Chiediamo agli elettori del PASOK e di ND, in particolare a quelli che appartengono alla classe operaia e agli altri strati popolari, di stare in prima linea anche loro, insieme con noi e gli altri militanti, nelle lotte, nei luoghi di lavoro, nelle scuole e università, nei quartieri popolari. Sono i soli che possono assicurare un nuovo momento e un carattere di massa della lotta. Facciamo appello al popolo perché non si faccia distrarre dai tentativi di mascherare il sistema politico che verrà instaurato nei giorni e nei mesi a venire. I risultati elettorali, indipendentemente dal fatto che i voti si sono sparsi in entrambe le direzioni, destra e sinistra, oggettivamente mostrano una tendenza positiva: che i cambiamenti radicali stanno maturando e che matureranno nella coscienza del popolo, che il movimento del reale cambiamento che sta maturando non è lontano, e a maggior ragione non contrasta con la proposta politica del KKE in merito ai problemi più urgenti, e a un potere dei lavoratori e del popolo.

    Consideriamo significativo, positivo e allo stesso tempo una grande occasione per il futuro prossimo il fatto che abbiamo opposto la nostra proposta a quella delle forze filo-europee, filo-UE nel loro complesso, il fatto che abbiamo lottato allo scopo di promuovere una nostra proposta alternativa che risponda e venga incontro agli interessi del popolo. Sappiamo che le nostre responsabilità e il nostro ruolo in relazione al popolo e ai suoi problemi vanno rafforzati e crediamo che, ne siamo certi, continueremo a rappresentare una forza insostituibile nella difesa degli interessi popolari.

    In merito al risultato elettorale del KKE: certamente il Comitato Centrale emetterà una valutazione complessiva dopo avere studiato i risultati nel loro complesso e le tendenze dell’elettorato in ogni regione per arrivare a un giudizio più completo. Ma possiamo dire che il KKE ha letteralmente dovuto districarsi tra ostacoli su entrambi i fronti. Da una parte c’è stata la rabbia, la protesta, l’indignazione assolutamente giustificata ma prevalentemente senza l’individuazione dell’obiettivo e dall’altro lato ci sono state le illusioni. Come i risultati dimostrano fino a questo momento, il KKE ha avuto una piccola crescita. E certamente ne avremmo desiderata una più grande. Tuttavia, devo affermare che il Comitato Centrale e il Partito tutto non nutrono illusioni sul fatto che i voti del KKE possano crescere in modo esponenziale, perché le prestazioni elettorali del KKE sono prima di tutto collegate alla formazione non solo di un movimento popolare militante ma alla creazione di una poderosa tendenza di maggioranza in grado di emanciparsi dai ben noti dilemmi e dalle rinnovate illusioni.

    Il KKE ha reso pubblico a tempo opportuno, prima delle elezioni e senza alcuna esitazione, quale atteggiamento assumerebbe qualsiasi governo che emerga dalle elezioni, di centro-destra, di centro-sinistra o di “sinistra”, nella veste di governo di unità nazionale e in quella di governo di tutti i partiti.

    Chiariamo la nostra posizione: naturalmente siamo sicuri che né il PASOK né ND ci avanzeranno una proposta di collaborazione. Sono consapevoli delle profonde differenze tra noi. Ma vogliamo rispondere una volta ancora alla proposta che SYRIZA ha ripetuto dopo le elezioni riguardante un governo di sinistra. Risponderemo chiaramente, senza invocare ciò che tutti possono vedere, in particolare che i voti e i seggi non sono sufficienti. Forse SYRIZA pensa che siano abbastanza, dal momento che cerca di guadagnare il sostegno e i voti di parlamentari degli altri partiti. Chiariamo bene la nostra posizione: continueremo a dire no alla collaborazione perché in ultima analisi non siamo arrivati a questa conclusione in virtù delle nostre aspettative riguardo ai risultati elettorali.

    Abbiamo sentito che il il presidente di SYRIZA avrebbe chiesto un incontro e che vorrebbe avviare discussioni private in merito al programma di un governo di coalizione. Logicamente, chi ha fatto la proposta di un governo di coalizione avrebbe dovuto descrivere nel dettaglio prima delle elezioni che cosa fare in giugno, in luglio, in merito alle singole questioni ecc., invece di lanciare slogan generici e generiche denunce del memorandum. O almeno avrebbero dovuto essere pronti ora. Che cosa vogliono esattamente?

    In ogni caso, un governo, indipendentemente dalla sua composizione, deve affrontare l’intero spettro delle questioni. Non deve limitarsi alla denuncia del memorandum ma restituire al popolo le conquiste che sono state abolite prima del memorandum – perché la maggior parte delle conquiste è stata liquidata prima del memorandum – insieme alle altre che sono state abolite dopo il memorandum. Un governo deve occuparsi di tutto e non solo dei sussidi alla disoccupazione, come è stato dichiarato. Deve affrontare le questioni dell’economia, il comportamento dei gruppi affaristici nei confronti del popolo lavoratore, la lista delle privatizzazioni attuate negli anni precedenti. Deve occuparsi delle questioni della politica estera come pure degli impegni che derivano dall’appartenenza all’UE e alla NATO, dall’alleanza strategica con gli USA. Non esiste governo che faccia a pezzi gli accordi, attui politiche astratte e si limiti solo a promuovere un pacchetto di misure per il giorno seguente.

    Per accordarsi su un governo, il KKE ha bisogno di una inversione a U, di una svolta e non solo di un piccolo passo indietro, di un piccolo cambiamento. Ci deve essere un cambiamento radicale. E in primo luogo non deve fare inaccettabili compromessi che non hanno nulla a che vedere con gli interessi del popolo. Probabilmente il popolo non è interessato alla purezza ideologica dei diversi partiti, ma un partito che per tutti questi anni, fin dal primo momento della sua fondazione, è stato alla testa delle lotte, non intende abbandonare la sua posizione allo scopo di conquistare qualche ministero. Il popolo non ha bisogno di questo tipo di KKE.

    I risultatidelle elezioni in Grecia in
    http://ekloges.ypes.gr/

  19. Claudio Grassi scrive:

    Paolo Ferrero sulle elezioni in Europa

    I risultati delle tornate elettorali che si sono svolte ieri in Europa sono complessivamente molto positivi.
    1) In Grecia i partiti che hanno gestito il Memorandum e le politiche di tagli sono stati duramente puniti e non hanno la maggioranza dei consensi. Syriza – che fa parte del Partito della Sinistra Europea ed ha la nostra stessa linea – è andata molto avanti e sono andati bene il KKE che esce rafforzato dalle elezioni e ha preso voti anche Sinistra Democratica che si pone a metà strada tra Syriza e il Pasok. Giustamente Syriza aveva proposto prima delle elezioni una alleanza di sinistra a KKE e SD: se fosse stata fatta, grazie al premio di maggioranza, le forze della sinistra – che sono contro il memorandum – potrebbero oggi governare la Grecia, uscendo così da sinistra dalle politiche europee. Il settarismo del KKE e la moderazione di SD hanno impedito questa alleanza che avrebbe corrisposto agli interessi dei lavoratori e delle lavoratrici greche e avrebbe potuto determinare un vero terremoto in Europa. Vedremo nelle prossime ore se le forze di sinistra riusciranno comunque a capitalizzare l’ottimo risultato raggiunto.
    2) In Francia Hollande ha vinto contro Sarkozy e questo è un buon risultato. Vedremo dopo le elezioni legislative i reali rapporti di forza parlamentari e quindi il peso che potrà avere il Front de Gauche e il peso al contrario delle spinte centriste. In ogni caso la vittoria di Hollande apre una crepa nelle politiche europee a trazione tedesca e questo è buono.
    3) In Germania abbiamo la sconfitta della coalizione di governo della Merkel e questo è un risultato positivo. Abbiamo però parallelamente la sconfitta della Linke e il crescere in particolare di verdi – che in Germania sono molto moderati – e pirati, che esprimono una protesta contro il sistema politico che anche noi in Italia conosciamo. La settimana prossima vi saranno elezioni regionali più importanti (nel lander più popoloso) e vedremo li cosa succede ma in ogni caso che la Merkel non riesca a costruire consenso sulla sua linea è assolutamente positivo.
    4) In questo contesto vi è una generale avanzata di forze razziste e di estrema destra, in Grecia dichiaratamente naziste. Il fenomeno è molto pericoloso ma dobbiamo affrontarlo in modo razionale: la crescita delle destre è una risposta reazionaria al fallimento delle politiche europee. Battere le politiche europee attraverso un movimento di massa antiliberista e togliere l’acqua in cui nuotano le destre estreme sono le due facce della stessa medaglia. Da questo punto di vista sia in Grecia che in Francia la Sinistra ne esce molto rafforzata ed in grado di giocarsi la partita sia contro le destre tecnocratiche che contro le destre populiste. La partita si gioca come sempre a livello di massa e su questo terreno siamo messi meglio oggi che prima delle elezioni.

  20. Claudio Grassi scrive:

    Fabio Amato sulle elezioni in Grecia

    Ricordo come solo tre anni fa, alla vigilia delle elezioni politiche che portarono al governo il socialista europeo  Papandreu, i compagni del Synaspismos e di Syriza, la coalizione della sinistra radicale che fa parte come noi del Partito della Sinistra Europea, fossero impegnati in una battaglia all’ultimo voto per poter rientrare in Parlamento. I sondaggi, molto, ma molto tendenziosi, mettevano in dubbio persino la possibilità di accedere al Parlamento, di non arrivare allo sbarramento del 3 %. Presero il 4, 6, entrarono e tirarono un sospiro di sollievo. Era uno dei momenti più delicati della leadership di  Alexis Tsipras, il giovane presidente del Syanspismos, attaccato dai media che spalleggiavano chi dentro il suo partito voleva andare al governo con il Pasok,  coloro i quali poi diedero vita ad una scissione e formare sinistra democratica, in nome del governo e del rapporto con il Pasok. La determinazione con cui Syriza ha mantenuto una linea di autonomia dai governi social liberisti e dal Pasok ha oggi dato i suoi frutti. Syriza ha quadruplicato il suo consenso ed è diventato il secondo partito del paese con il 16,8. Chi aveva promesso come Papandreu più giustizia sociale e poi invece applicato senza remore i piani capestro di ristrutturazioni imposti dalla troika e dall’Ue è oggi uscito di scena e il suo partito, il Pasok, raccoglie un risultato disastroso e meritato.

    C’è da riflettere anche in Italia sul voto greco. La crisi rimette in discussione tutto. Il suo precipitare può scardinare equilibri politici che sembravano eterni. Nel 2009 i partiti del bipolarismo greco avevano più dell’80% dei consensi. Oggi superano insieme di poco il 30. Se si sommano i voti delle formazioni della sinistra radicale sono la maggioranza relativa in Grecia. Il popolo greco ha chiaramente sanzionato i governi di grande coalizione e i sostenitori dei piani di macelleria sociale voluti dall’Unione Europea e imposti dalla dittatura dei mercati.

    Pur aumentando in termini percentuali, il KKE raccoglie un risultato al di sotto delle aspettative.  Sicuramente tra i partiti in prima linea nelle lotte contro le politiche dell’austerità e della troika, paga il prezzo di un ostinato isolamento, e di un settarismo che crediamo dopo queste elezioni è bene sia superato.

    Syriza è una federazione di forze. Mette insieme oltre al synaspismos, altre forze della sinistra comunista e anticapitalista greca. Ha insistito fino all’ultimo per costruire una lista unitaria, ma ricevendo risposte negative. E’ stata premiata per essere stata in tutte le lotte, per la capacità di parlare e di stare con i movimenti, per la sua radicalità e autonomia. E’ stata premiata per il suo lavoro sociale, che nei quartieri popolari di Atene e della Grecia , dove la crisi crea disperazione povertà, contende ai neonazisti il territorio e la costruzione di reti sociali di solidarietà.

    Insieme alla uscita di scena di Sarkozy, questo voto rappresenta un colpo all’asse dell’austerità franco tedesco e ai suoi alleati. Il che non significa automaticamente cambi di direzione. Sappiamo quanto dura sarà la battaglia per cambiare gli orientamenti liberisti di questa Europa, costruita dalla grande coalizione socialista, popolare e liberale europea, che tenterà di continuare nella stessa direzione di marcia.

    Tenterà di farlo in Grecia riproponendo un governo di grandi intese cercando magari di trovare qualche deputato mancante . Tenterà di farlo anche in Francia, magari diluendo la rinegoziazione del Fiscal compact ad una integrazione come dice Bersani , o ad una rimodulazione estetica.  Per questo la lotta per cambiare questa Europa non è che all’inizio. Se i governanti europei continueranno loro malgrado a seguire le ricette liberiste, pensando di salvarsi temperandole, verranno travolti dalla rabbia sociale e , come accaduto in Grecia, potranno facilmente perdere quello che ora raccolgono. L’esperienza di Papandreu sia di monito a Hollande.

    Il miglior antidoto alla crescita dell’estrema destra è costruire una credibile proposta di sinistra, di classe e antisistemica per uscire dalla crisi. Non è nell’ammiccare ai partiti complici delle politiche che distruggono stato sociale e diritti nel nome del mercato e della stabilità finanziaria. Costruire una sinistra di alternativa è il compito che abbiamo anche in Italia.

  21. Claudio Grassi scrive:

    In attesa dei risultati delle amministrative possiamo fare queste considerazioni. In Francia e in Grecia ottimo risultato delle forze di sinistra alternativa e comuniste, in netta crescita rispetto le precedenti elezioni. Inoltre le forze riformiste che si smarcano (almeno a parole) dalle politiche della Bce vengono premiate (Francia), quelle che le fanno proprie (Grecia), vengono penalizzate. Un dato negativo per la sinistra di alternativa invece giunge dalla Germania. Si è votato nel piccolo land dello Schleswig-Holstein e la Linke è crollata al 2,5%. È avanzata del 5% la Spd e i Pirati con l’8% si confermano un movimento con un consenso crescente in tutta la Germania.

  22. Renato scrive:

    Maurizio Pagliassotti

    Ho partecipato ieri sera al comizio di beppe grillo ed è stata una serata bizzarra ma interessante.

    nella piazza della posta erano stipate almeno tremila persone che hanno atteso per oltre un’ora l’arrivo del loro capo.
    la composizione sociale era eterogena con una notevole presenza di giovani ed anche giovanissimi. Molte bandiere Notav. Ho fatto un rapido giro di voci sulla appartenenza politca pre grillina e mi par di capire che abbia saccheggiato, almeno in quel contesto, noi ed il Pd.
    Tutto è organizzato come uno show: gli intrattenitori musicali, l’attesa infinita atta a creare la giusta tensione per “lui che sta per arrivare”, i comizi formativi di alcuni consiglieri comunali che iniziano a creare il denominatore comune di quella piazza eterogena: il nemico.
    poi arriva grillo, in camper. La band sul palco alza il volume, viene inneggiato il nome e la folla sbanda, applaude, urla cori da stadio.
    Caratteristiche di grillo sul palco:
    ha un canovaccio per quanto concerne le battute di spirito (che fanno veramente ridere)
    Liscia il pelo alla lega e si proclama portatore degli ideali originari. nello stesso tempo irride Bossi, ed i leghisti perché hanno rubato “una volta che sono entrati dentro il sistema”. comunque è evidente che punta saccheggiare quel bacino politico: Ha fatto l’esempio di “un leghista enorme che mi ha fermato e mi ha detto: beppe andiano a roma a spaccare tutto! e iol’ho dovuto convnere con le buone, no da vinei con noi….”
    Usa un linguaggio volgare, cosa che purtroppo fa anche Ferrero.
    Gli argomenti scivolosi li copre su ogni lato: contro le banche e pro banche, contro gli imprenditori che portano il denaro all’estero e pro imprenditori, contro il pil e per la crescita,  contro l’evasione fiscale pro evasione fiscale, contro le tasse e per le tasse.
    e’ uno schema, mi pare, piuttosto preciso: dopo aver attaccato frontalmente qualcosa che può creare divisione tra l’uditorio lo recupera dopo tre frasi. o il contrario.
    ma soprattutto, oltre ogni altra cosa, dà in pasto alla folla un nemico: i partiti che rubano. “Il nemico” occupa tre quarti dell’intero comizio.
    la sincronia che entra nella piazza è percepibile. la folla, almeno quella folla, vuole questo anche perché è l’essere contro qualcosa che unisce senza troppe difficoltà.
    lui Insulta pesantemente? la folla appalude e rincara la dose.
    è un tripudio di applausi, di cori, di rabbia repressa.
    Ai tempi di Liberazione andai a Pontida ed incontrai più o meno lo stesso schema.

    Vuole i tribunali del popolo nelle piazze e la restituzione “di quanto hanno rubato”.
    Gli insulti prendono di mira siprattutto le caratteristiche fisiche dei soggetti: il ciccione, il nano, il pelato, il morto che cammina, la piagnona etc.
    Il lessico è sempre elementare e comprensibile da tutti.
    Urla come un ossesso e produce empatia con un prossemica molto aggressiva, a mio avviso studiata.
    E’ tutto in streming.
    Interagisce con il pubblico.
    Insulta i giornalisti presenti ed assenti.
    Si innervosice se qualcosa si muove alle sue spalle e lo distrae.
    Durata del comizio circa 45′
    Argomenti mutuati da rifondazione: pensioni d’oro decurtate a tremila euro max, taglio spese militari, ritiro esercito afghanistan, notav.

    Dopo di lui vengono presentati i candidati: un operaio della Bertone è il primo, poi seguono gli altri e praticamente tutte le appartenenze di classe sono coperte.

  23. Anonimo scrive:

    Nella piu’ grande crisi della Grecia,il Kke con la sua stupida strategia isolazionista guadagna un misero 0,8%(e perde 10.000 voti in termine assoluti).
    Ferdinando

    • Anonimo scrive:

      Pensa ai voti che ha perso il Pasok, visto che non hai fatto che teorizzare sempre che, in fin dei conti, i popoli europei scelgono comunque i partiti del “socialismo europeo”. E che non ti sei limitato a criticare il KKE (che comunque avanza, guadagna seggi, raccogliendo una quota certo non trascurabile del voto popolare), ma tutti coloro che si pongono alla sinistra dell’Internazionale Socialista. O la memoria ti fa difetto, Ferdinando?

  24. Anonimo scrive:

    In Germania come avevo previsto e’ crollata la Linke,dal 6% al 2,5%,e in Grecia il Kke dovrebbe stare sul 6/8%.
    Ferdinando

    Posso chiedere cosa mi dicono ora tutti quelli che mi hanno insultato?

    • Anonimo scrive:

      Il KKE sta ben al di sopra delle tue stime da menagramo e potrebbe anche aumentare rispetto al 2009, Ferdinando. E Syriza ha un risultato clamoroso e sembra che superi il Pasok a cui evidentemente porta via una quota consistente di voti, mentre tu ti saresti augurato il percorso inverso da KKE e Syriza al Pasok, “partito fratello” del PD. Comunque aspettiamo i dati reali. E’ certo in ogni caso che le tue prestazioni di mago sono alquanto scadenti.

  25. Nikolos Vendoulakis scrive:

    Paolo Ferrero da Facebook:

    Auguri ai compagni e alle compagne del Synaspismos per le elezioni greche e della Linke per le elezioni regionali. Fa piacere sapere che in tutta europa vi sono compagni e compagne che lottano sulla nostra stessa posizione politica: costruire un polo della sinistra anticapitalista. Occorre costruire lotte radicali – anche locali – e internazionalismo proletario: la strada chiede un salto in basso nella società e un salto in alto di solidarietà internazionale.

    Caro Ferrero dato che c’eri potevi fare gli auguri a SEL per le amministrative in Italia.

    W il KKE!

  26. anonimo scrive:

    Addio all’articolo 18 anche per i lavoratori dello Stato
    di Francesco Piccioni

    http://www.marx21.it/italia/sindacato-e-lavoro/1635-addio-allarticolo-18-anche-per-i-lavoratori-dello-stato.html

  27. Carlo circolo bianchini Genova scrive:

    Ciao compagni tutti, è un po che non scrivo, anche se vi leggo sempre, questo è proprio un bel blog, quello che ho da chiedervi, a qualcuno non farà piacere come non ha fatto piacere a me,ma se fosse vera la notizia per la quale chiedo lumi, a chi di voi sapesse dare informazoni vere, se fosse vero credo che tuuti noi dovremmo pretentere che i dirigenti di questo partito, dicessere una parola definitiva una volta per tutte, e vengo alla domanda: è vero che a Parma i comunisti Italiani, si sono alleati con il partito di Fini? se fosse vero, capirete che, che anche se l’elegio funebre alla FDS dovranno farlo i nostri dirigenti, è chiara che la morte è sopravvenuta per mano di Diliberto, tutti quei compagni, che hanno sempre difeso Diliberto che per me rimane l più grosso ostacolo all’auniene dei comunisti, qualcosa dovranno dire, e le solite scuse sulla fase non bastano più.
    mi Dispiace anche per Claudio che si è speso tanto, per creare uno spazio, dove i comunisti potessere stare assieme , ma se le cose stessero così non credo che Claudio sia poco sensibile al ridicolo, e qualcosa dovrà dire anche lui. ciao a tutti

      • Carlo circolo bianchini Genova scrive:

        caro compagno Licandro, ho letto le precisazioni, sul link da te dato, ma ho visto che dietro la foglia di fico, la realta è che è vero, l’artifizio, che nessuna lista pdci e fli hanno fatto alleanza, non dice nulla, nel ormai vecchio film Caterina va in città abbiamo visto e riconosciuto politici di destra e di sinistra, che giocavano, a darsele,ma in effetti facevano le stesse cose, la notizia diceva uno studioso non è un cane che morde l’uomo ma l’uomo che morde il cane, se uomini che nelle politiche nazionali militano in fronti diversi, poi non possono a livello locale allearsi, i guelfi ed i ghibellini, rimangono uvunque avversari, poi i fasci sono fasci, anche quando fanno o partecipano alle liste civiche,
        ma poi e possibile, fare una società con alcuni soggetti e contemporaneamente, costituirne altre? giocare a fare la politica dei due forni come diceva CRAXI? questo non vuol dire che non dobiamo fare uno sforzo, per unire, ma è molto difficile, con comportamenti cosi, ed è anche un affronto per tantissimi, militanti del PDCI, che vorrebero più coerenza,buttate a mare Diliberto, noi in un certo modo, il principe Bertinotti lo abbiamo disarcianato, quando con l’arcobaleno ha distrutto il PRC, Diliberto è l’unico che non ha pagato, e per Diliberto, non è la prima volta.

    • Anonimo scrive:

      Caro Carletto circolo bianchini Genova, hai proprio una bella faccia tosta ad attaccare Diliberto per la morte presunta della FdS.
      Ti domando:
      1. Chi ha sempre boicottato le iniziative unitarie, facendo pure girare delle circolari invitando a non lavorare per la lista unitaria alle ultime europee?
      2. chi ha preferito non candidarsi nella lista unitaria lasciando al solo diliberto di girare per l’Italia a cercare di racimolare più voti possibile – sempre alle ultime europee?
      3. chi spacca la fds perché non vuole l’alleanza col centrosinistra e poi in alcune regioni come la tua governa pure con l’udc?
      4. chi non ha votato l’attuale portavoce della fds, delegittimandolo di fatto?
      Rispondi a queste domande, poi parla…

      • Anonimo scrive:

        Caro,caro, caro, caro aninimo, intanto ti qualifichi come nessuno, almeno l’onesto Licandro, si presenta con la sua faccia, tu che non hai identità, hai contribuito insieme ai tuoi compagnucci di merenda a impoverire questo spendido spazio, che Claudio generosamente mette a disposizione, io in un certo senso ho smesso di scrivere su questo blog, che pure mi piace moltissimo, perchè ad un certo punto mi sembrava la casa degli specchi, un labirinto dove era impossibile raccapezzarsi un anonimo che rispondeva all’anonimo 1/2/3/ e poi l’anonimo dell’anonimo e via seguendo io credo che Claudio che devo riconoscere non ha mai censurato nessuno, tuttavia, per la qualità della discussione dovrebbe pretendere, che chi scrive ,abbia il coraggio di qualificarsi, se no io stesso potrei interpretare tanti ruoli magari contrapposti, ma io credo che la poltica sia una cosa molto seria per lasciarla alle persone che tirano la pietra e nascondono la mano, ai gossippari, ai produttori di lettere anonime, tuttavia non mi sottraggo, e rispondo parola per parola. Al caro Diliberto è proprio per amore per l’unità dei comunisti è stato spesso perdonato di tutto, anche di aver lacerato con una scissione, il PRC per una misera poltrona dalla quale seduto, ha assistito in prima fila al bombardamento della SErbia, gli è stato perdonato, quando in puglia alle primarie, ivece di appoggiare Vendola ha appoggiato Boccia, gli è stato perdonato anche alle europee dicandidarsi venendo meno all’impegno di non candidarsi, impegno che Ferrero(io non sono ferreriano) ha rispettato, gli è stato perdonato quando in occasione della manifestazione NO TAV, e sono volate delle molotov, di essere andato, alla SETTE TV e dire peste e corna, contro quelli che tiravano sassi contro quelli che lui ha definito poveri salariati che obbediscono agli ordini, dimenticandosi che anche i fascisti ei nazzisti obbedivano (quando massacravano la gente inerme) agl’ordini, potrei citare la frase infelice del caro LEADER, quando ha detto che per dieci parlamentari farebbe l’accordo subito col centro sinistra, potrei continuare per un mese, ma voglio solo ricordare con l’ultima chicca, che dimostra l’opportunismo, il gattopardismo, il trasformismo, ma anche la poca sensibilità e la pocvhezza dell’uomo, quantomeno temporale, quando il primo maggio a Genova, mi pare su primocanale, ha dichiarato, che Bersani è il leader giusto e che non vede l’ora che i tecnici vadano a casa per fare una sana alleanza con PD, tutto questo lo diceva, mentre in contemporaneia, il POvero Bersani a Portella della ginesta non veniva ferocemente contestato, vedi caro anonimo, io pur desiderando l’unione dei comunisti, non ho mai accettato la FDS, perchè non è mai stata una unione politica ma una società di comudo(cartello elettorale) una società dove i soci fondatori erano liberi di costituire altre società solo cosi si spiega, che avete fatto alleanze a macchia di leopartdo fino ad allearsi coi fascisti, o ex, a poco serve dire che non c’è stato un accordo diretto ma solo un accordo con il terpo polo, perchè la realtà non cambia, i fascisti rimangono tali anche se cambiano nome, Vedi La Russa sta nel POPOLO delle LIbert° (SIC) me è rimasto sempre fascista.
        ma mi vuoi dire perchè hai bisogno del DUCE(guida)? non puoi immagginare un partito senza CARI LEADER? qui nessuno mette in discussione che dentro i comunisti italiani, ci siano dei grandi e bravi compagni , si tratta solo di buttare vessilli e personaggi che hanno recitato abbondandamente la loro parte, non possiamo avere dei papi a vita, i comunisti devono avere un sapere ed una coscienza critica,e sparare (metaforicamente parlando) sempre sul quartier generale.ciao e sveglia.

        • Anonimo scrive:

          caro anonimo, intanto ti qualifichi come nessuno. Firmato Anonimo.

          • ma in che mondo vivete? scrive:

            E’ incredibile che, di fronte alle difficoltà che viviamo tutti insieme nella Fds, di fronte all’esigenza di allargare il fronte a tutti coloro che si oppongono al governo Monti, senza per questo scivolare nella china qualunquista del grillismo, ci sia ancora chi non trova di meglio da fare che riattizzare polemiche tra i partiti che compongono la Fds, con toni che non vengono riservati neppure ai peggiori avversari. E’ incredibile, Uno schiaffo al più elementare buonsenso, ma tant’è. Questo passa il convento.

        • Anonimo scrive:

          La FdS l’hanno affossata il PRC e le sue strampalate correnti interne, antitetiche l’un l’altra, che hanno proiettato la stagnazione rifondarola all’interno della Federazione stessa per cui non si muove niente per non turbare gli “equilibri interni”.

          Al simpaticone che ha citato le molotov in Val di Susa vorrei ricordare la vicenda di questo compagno, un vero comunista, espulso dal PRC perché si è opposto agli sbandati bombaroli che si vogliono impadronire del movimento:

          http://www.tempi.it/val-di-susa-giaglione-il-sindaco-di-rifondazione-non-vuole-i-no-tav-espulso-dal-partito

          Infine riprendo la domanda di uno di cui sotto: vuoi vedere che a voler organizzare la manifestazione della FdS nella peggiore data possibile (il 12 maggio) sono stati proprio i rifondaroli?

        • Carlo circolo bianchini genova scrive:

          l’anonimo che risponde all’anonimo, sono io ho postato per errore e me ne scuso, quello che risponde a Caro carletto, difendendo diliberto sono io, ho postato veloce per via del fatto che sono stato sollecitato a smettere, dato che avevo invitati me ne scuso

      • Ti dimentichi una domanda.. scrive:

        Chi ha partecipato in qualità di ministro ad una guerra ?

        Anonimo, capisco la tua adorazione del capo, così ti hanno insegnato, ma siete poco credibili……

        • Anonimo scrive:

          ti ricordo che quando ferrero era ministro si votò il rifinanziamento alla missione in afghanistan… ti riferivi a questa di guerra, o quello che non fa comodo viene rimosso?

          • Ti dimentichi una domanda.. scrive:

            Ma Ferrero stava con il tuo partito.. o mi sbaglio…
            Non siete più credibili. Mai stati comunisti . Solamente nostalgici sovietici e mascherati da antiimperialisti….

  28. Fuga dei cervelli scrive:

    chi è il genio dell’organizzazione che ha voluto fissare la manifestazione della fds il 12 maggio, tra primo e secondo turno delle amministrative?

  29. anonimo scrive:

    Dove sono i gesti di pace del governo colombiano? .
    Intervista a Carlos Lozano

    Carlos Lozano è direttore di “La Voz”, giornale del Partito Comunista Colombiano. Fa parte dell’organizzazione “Colombiane e Colombiani per la Pace”

    http://www.marx21.it/internazionale/america-latina-e-caraibi/1620-dove-sono-i-gesti-di-pace-del-governo-colombiano.html

  30. Costantino scrive:

    Di seguito un mio articolo di qualche giorno fa, sulla rivista on line Arengo del Viaggiatore. Mi ha colpito una certa sintonia di analisi.
    Non corre buon sangue con i cugini francesi nonostante la contiguità territoriale e la comune derivazione linguistica. E’ un sentimento diffuso e reciproco, sedimentato da tempi ben più remoti della testata di Zidane, anche se poco razionale tutto sommato. Non vi sono ragioni storiche recenti che possano aver contribuito ad alimentare l’antipatia, a parte un paio di incipit bellici su fronti opposti che, stante il trasformismo ed il non militarismo italico, non possono risultare rilevanti. Non vi sono nemmeno differenze di latitudine che abbiano portato a tratti caratteriali inconciliabili, anzi risultano maggiori le affinità comportamentali. Pure dal punto di vista sociale e politico, di cui qui ci occuperemo, e da quello per noi consueto della meteorologia, Francia e Italia vanno spesso a braccetto. Di fatto è un sentimento d’odio che si autoalimenta inconsapevolmente, per via quasi epidemica, e che fondamentalmente poggia su un presunto doppio complesso, di inferiorità nostra e di superiorità loro. Un mix di ammirazione ed invidia tutto particolare che scivola più sul crinale della passione che su quello della forza che caratterizza invece i rapporti franco-tedeschi.

    Certo la storia narra di vicende anche profondamente differenti: si pensi che mentre l’Italia cercava ancora una sua identità comune, la Francia era fieramente uno stato-nazione imperniato sulla centralizzazione amministrativa, nonché il luogo dove per prima si è sperimentata la rivoluzione e sono saltate le teste dell’aristocrazia. Ma venendo ad epoche più recenti, dal dopoguerra in poi, erano invece entrambi questi stati ad avere i più grandi partiti comunisti d’Occidente, erano le loro piazze a vedere le più corpose mobilitazioni di popolo, era nei loro luoghi di lavoro che si radicalizzavano le proteste e si organizzavano gli scioperi più imponenti. Quindi scrutare di là dal Frejus può ancora essere utile per capire quali dinamiche sociali e politiche si potranno produrre anche qui da noi, oltre che per fiutare, in campo progressista e delle sinistre europee, che aria tiri in generale.

    Il primo turno delle elezioni presidenziali francesi, appena conclusosi, seppure in attesa del ballottaggio, il quale, comunque andrà, non modifica le linee di fondo dell’analisi, ci dice che forse dalla crisi economica si esce da destra o quanto meno che i cittadini francesi così hanno risposto. Solo i lungimiranti esponenti della sinistra italiana possono esaltarsi per il misero 40% di elettorato d’oltralpe che ha scelto partiti con una visione non schiacciata sul liberismo sfrenato, sulla supremazia della finanza e sulla redistribuzione alla rovescia delle ricchezze. Ed ho volutamente scelto tre variabili sintoniche, perché se invece dovessi sviscerare la visione di mondo che hanno parte del partito socialista di Hollande da un lato e la gauche raggruppatasi attorno a Melenchon dall’altro, probabilmente si finirebbe per rivalutare la foto di Vasto fra gli esponenti delle nostre sinistre.

    Il rimanente 60% dell’elettorato ha scelto invece di appoggiare partiti centristi come quello di Bayrou o di centro-destra come quello di Sarkozy ma soprattutto di premiare l’estrema destra populista e nazionalista della figlia di Le Pen, sino a renderle un significativo 18% dei consensi. Cosa c’è dentro a quel voto? Difficile dirlo anche se senz’altro si può ritenere che sia diretta emanazione della crisi economica europea. Non credo che si possa pensare che un quinto dei transalpini improvvisamente abbracci convinto un’ideologia fascista e razzista, storicamente antitetica rispetto alla sua tradizione. E’ facile che su quelle schede si siano riversate rabbia e frustrazioni derivanti dal senso di impotenza verso le centrali del potere economico-finanziario e dal senso di insicurezza nel futuro proprio e delle generazioni a venire. Però quand’anche ci fossero ragioni complesse alla base di quel voto esso si è manifestato in quei termini, perdipiù a fronte di un’alta e sorprendente partecipazione, il che significa quantitativamente milioni di voti. La protesta e la delusione non si sono incanalate nella disaffezione e nell’astensionismo ma hanno determinato una scelta precisa nel panorama delle proposte politiche, operando una svolta a destra.

    La storia ci ha già insegnato che di fronte ai drammi della stagnazione o recessione economica, se nel panorama politico le sinistre non sanno proporre una forte e strutturata alternativa di sistema, l’elettorato si affida alla versione “popolare” delle formazioni di destra, quando non direttamente all’uomo forte, a colui che in forza di una legittimazione dal basso può porre limiti allo strapotere della finanza. Certo i tempi mutano ed è davvero complicato fare analisi con gli schemi del passato. Però non si può trascurare la malaugurata idea che possa servire una “scossa”, sia per ridare speranze a popolazioni depresse sia per rimettere in moto circuiti economici ingessati. Se la scossa sarà la fine dell’euro ed un’Europa a due velocità, o la nascita di pseudo regimi nazionalisti, o un investimento in arsenali bellici ed in economia della ricostruzione, si entrerà in un lungo tunnel di paura. Se la scossa non ci sarà il rischio concreto è una cottura a fuoco lento che impoverirà dolcemente fette sempre maggiori di popolazione, rimettendo le lancette dell’orologio indietro di qualche secolo.

    Sarebbe dunque urgente trovare diverse tensioni di corrente ma nella vicina Francia per ora non si sono intraviste nuove centrali elettriche. In questo clima di apatia generalizzata che inficia le sinistre europee dai tempi della scelta blairiana dell’accettazione del modello capitalista, non credo si possano riporre grandi speranze nemmeno nell’oculatezza dell’elettorato italiano, pure in passato battagliero almeno quanto quello degli odiati cugini. Che non siano allora proprio i tedeschi, che meno soffrono la crisi, a toglierci le castagne dal fuoco il prossimo anno e ad aprirci nuovi orizzonti socialdemocratici?

  31. Militante PRC scrive:

    Scusa compagno Grassi e scusate compagni ma la manifestazione del 12 Maggio è un corteo (e se si dove arriva) o un sit-in?
    Grazie

  32. Ferdinando scrive:

    Per anonimo

    Scrivi “dobbiamo unirci su 4/5 punti con Sel e Idv e intavolare una trattativa con il Pd”.
    Ti domando

    1)Se questa strategia e’ positiva perche’ Sel e Idv dovrebbe farla con Fds?Se hanno gia’ il peso per andare avanti nella trattativa da soli?
    2)Perche’ Sel dovrebbe allearsi con un Prc che considera Vendola una macchietta e subalterno al Pd?

    Potrei continuare nell’elencarti tutti i motivi per cui e’ oramai bruciata per Fds ogni possibilita’ di alleanza con Pd-Sel-Idv ma mi fermo qui’

    Una sola cosa,io ero stato l’unico che in questo blog aveva previsto che Melenchon non andava a prendersi un 13/15% e avevo messo in guardia sui risultati delle legislative,perche’ per chi non vince sono quelle che contano davvero,ed e’ facile ipotizzare anche che il risultato sara’ di molto inferiore a quel 11,1% per una serie di motivazioni che non ripeto.
    Avevo messo in guardia anche sui risultati delle varie sinistre radicali in europa che io prevedevo non fossero questo segnale di enorme e definitiva riscossa.

    Il 6 maggio si vota in Grecia,la Sryrza(un partito di sinistra che si rende disponibile a formare un governo … insomma non si candida per fare l’opposizione)otterra’ un buon risultato,il Kke … partito comunista che si candida a fare l’opposizione … credo che avra’ un risultato ben diverso da quello dei sondaggi di qualche mese fa’ … sara’ un segnale o no? … aspetteremo e vedremo comunque.

    Ma tra 2 settimane si vota anche in Nord Renania,il Lander piu’ popoloso e ricco della Germania e la Linke credo sia destinata ad una triste “espulsione” dal parlamento ….
    Su quale sia lo stato di salute della Linke,la mia opinione e’ cosa nota,ed e’ cosa nota anche quale sia la causa per me.

    Vi domando ma tutto questo non vi dice nulla in prospettiva per le elezioni del 2013?Non vi dice nulla su come possa andare?

    Vi do’ un indizio ma non e’ farina del mio sacco …

    “Se va’ in porto una alleanza Pd-Sel-Idv e noi(Fds)siamo fuori,prendiamo l’1% e spariamo …. ”

    Sono parole di Grassi pronunciate qualche giorno dopo i risultati delle elezioni amministrative del 2011.

    Mi permetto di chiedere se a distanza di un anno la pensa ancora cosi’ o se ha cambiato idea,se si sarebbe interessante capire il perche’.

  33. anonimo scrive:

    Perché la riforma Fornero va contro produttività e crescita
    di Domenico Moro

    http://www.marx21.it/italia/economia/1609-perche-la-riforma-fornero-va-contro-produttivita-e-crescita.html

  34. Vito Nocera scrive:

    Un primo Maggio alquanto mesto. C’è molto smarrimento tra le persone e tanti rischiano di prendere la via semplificata dell’invettiva contro tutti. In questo modo il Paese andrebbe a fondo, la sua fisionomia civile e la sua impalcatura democratica ne uscirebbero gravemente menomate. Occorre reagire alla sfiducia, che spesso si impadronisce di noi quando non siamo più capaci di capire che cosa avvi…ene intorno a noi, leggere i movimenti più profondi che dislocano su un altro piano cose che, erroneamente, pensavamo immutabili. E’ in questi passaggi d’epoca che servono invece, ancor più, equilibrio, sguardo lungo sulle cose e sui processi – anche i più singolari e inediti – una visione dialettica della società e della vita . E serve una idea del tempo meno fragile e contingente. E’ vero le nostre vite individuali vanno spedite, corrono, passano. E tutti vorremmo realizzare nel breve arco di esse qualcosa di piacevole e di buono. E se vediamo che, per tanti motivi, spesso per le caratteristiche stesse delle nostre società, non ce la facciamo può prenderci la disperazione e la sfiducia. E’ giusto. Ma è giusto anche avere il senso della storia, del suo sviluppo e divenire, avere una idea del tempo, e di noi stessi, meno inchiodata solo al presente. Ci ridurremmo così solo ad oggetti di consumo di noi stessi, della nostra fragile esistenza individuale. Tutti, anche i più umili e modesti, abbiamo bisogno di pensare alla società e all’esistenza con un progetto ordinatore, un disegno più lungo, capace , pur laicamente, di trascendere noi stessi ed il presente. Visto così questo primo Maggio è un pò meno triste e disperante e ci stimola a interrogare più a fondo una realtà che in fondo non capiamo. E’ vero c’è ingiustizia sociale, sofferenza dei più deboli, tanto squilibrio interno e planetario. Ma abbandonarsi alla denuncia disperata e confusa non ci salva. Non ci sono ” cattivi ” sui quali scagliare l’anatema né roghi purificatori da inscenare.Ci sono semmai grandi poteri trans nazionali di economia e finanza da contrastare e regolare. Serve lucidità e non l’urlo di un giorno, è la mission storica di almeno una stagione. E servono , per questo, la politica e la democrazia.Senza, l’economia e la ricerca di valorizzare il profitto non avrebbe più freni.

    • Leonardo Masella scrive:

      Caro Vito, proprio perché condivido che non bisogna abbandonarsi alla denuncia disperata e confusa, penso che i “cattivi” sui quali scagliare l’anatema ci siano e vadano chiaramente indicati con grande lucidità. E sono proprio quei poteri forti transazionali di economia, finanza ed anche militari (come la Nato), e i suoi rappresentanti in Italia, da contrastare, combattere e possibilmente da abbattere (non da regolare). Altrimenti prevale proprio quella denuncia disperata e confusa contro falsi obbiettivi (la politica, gli immigrati, i lavoratori pubblici, i piccoli imprenditori, eccetera) che vogliamo evitare.

      • Anonimo scrive:

        la sola cosa di buon senso che si potrebbe fare è cercare di unirsi su 4 o 5 punti con sel e idv e poi forti del nostro peso elettorale unitario intavolare una trattativa programmatica col pd per presentarsi alle prossime elezioni come centro sinistra unito (poi come fds potremmo dare un appoggio esterno visto che la parola governo genera riflessi pavloviani in molti) altrimenti solo propaganda e quaquaraqua.

        • Leonardo Masella scrive:

          Non concordo affatto. Pensare ancora di allearsi al Pd, dopo l’esperienza del governo Monti è una follia che spaccherebbe la sinistra, invece di unirla. Invece bisogna lavorare con determinazione alla presentazione di un ampio schieramento di sinistra unito alle prossime elezioni, chiaramente autonomo e diverso dal Pd. Come avviene in tutti i paesi europei, e come è avvenuto con risultati positivi proprio di recente sia alle elezioni spagnole che a quelle francesi. E’ la posizione di Rifondazione Comunista che spero sia fatta propria al più presto anche da tutta la Fds.

          • Anonimo scrive:

            un ampio schieramento di sinistra, fine a se stesso, non lo farai mai perché sia sel che idv concorrono ad allearsi per costituire il centro sinistra. questa tua opzione non passa a priori; cercare di convergere con sel e idv per poi affrontare il pd è, seppur difficile, possibile e più credibile.
            oppure quando parli di ampio schieramento di sinistra ti riferisci a fds più le forze che stanno alla nostra sinistra? beh, allora tale schiaremtno sarebbe ampio solo per il numero di microscopiche componenti, che poi a livello sia elettorale che di mobilitazione contano poco/nulla e tra l’altro sono pure piuttosto litigiose tra di loro.

            • Leonardo Masella scrive:

              Già quando dici “Un ampio schieramento di sinistra fine a se stesso” dimostri dove vuoi andare a parare ! Sono anni che cerchi di fare una alleanza di governo (o con un sostegno esterno) col Pd e non ci riesci ! Sono anni che speri di portare il Pd a sinistra e questo va sempre più a destra. Mettiamola così: la mia ipotesi (un ampio schieramento di sinistra con chi ci sta, tentando di coinvolgere sia Sel che l’Idv e anche le forze alla nostra sinistra, senza le tue settarie pregiudiziali) è certamente difficile, ma la tua (una alleanza col Pd) è assolutamente irrealistica perchè il Pd, dopo l’ulteriore slittamento moderato del sostegno al governo Monti, non farà mai una alleanza con Sel e l’Idv e men che meno con noi, oltre al fatto che noi ci spaccheremmo se andassimo a fare ora una alleanza col Pd. Io non capisco perchè non si debba trarre qualche lezione dai risultati positivi non dico che sono venuti dalla nostra storia (quando abbiamo fatto opposizione siamo cersciuti, quando abbiamo fatto patti di governo col Pd, dall’ingresso del Pdci nel governo D’Alema all’ingresso del Prc nel governo Prodi dopo il famigerato congresso di Venezia, siamo crollati e diventati marginali), ma almeno da risultati positivi che vengono da altri paesi europei a noi vicini, come la Germania (dove la Linke non fa alleanze con la Spd), la Spagna e la Francia(dove IU e il Front de Gauce si sono presentati in piena autonomia dalla socialdemocrazia ed hanno ottenuto ottimi risultati). E vedremo domenica in Grecia ! E poi, caro mio, tu dimentichi che forse ci sarà una nuova legge proporzionale, senza premio di maggioranza, cosa questa che spingerà il PD a non avere più nessun bisogno di fare un’alleanza elettorale con noi e nemmeno con l’Idv e con Sel. Ma poichè la legge elettorale vedrà un forte sbarramento elettorale, sarebbe bene, saggio e responsabile, cominciare a costruire un ampio schieramento elettorale di sinistra (come propongo io) in grado di superare gli sbarramenti, invece di attardarsi irresponsabilmente su irrealistiche e dannosissime alleanze col Pd. Questo dovremmo dire tutti insieme a Sel e all’Idv (che hanno un dibattito interno su questo tema), non farci dividere dalle loro sbagliate posizioni.

  35. Leonardo Masella scrive:

    Come portare l’Italia fuori dalla crisi.

    Molta gente che sostiene Monti pensa che non ci sia alternativa alle ricette che il governo propone e sta mettendo in opera, anche se sono ricette antipopolari. E’ necessario rispondere a questo senso comune. In due modi. In primo luogo facendo notare che le politiche del governo, nonostante il loro accanimento contro i lavoratori e la popolazione, non ci stanno facendo uscire dalla crisi, ma anzi la stanno accrescendo. Non c’è stato ancora un solo provvedimento proteso alla crescita dell’economia, ma solo provvedimenti recessivi, tasse, tagli, aumenti di tutti i prezzi e delle tariffe (in particolare energia elettrica e gas), riduzione di salari, aumento della cassa integrazione, licenziamenti, aumento della povertà e della insicurezza che scoraggia consumi e investimenti. A ciò si aggiungono criminalità organizzata, corruzione diffusa, burocrazia statale e degli enti locali, a volte finalizzata alle bustarelle, a volte fini a se stesse e protese ad affermare solo un piccolo potere burocratico di veto su tutto. Tutte cose che scoraggiano gli investimenti stranieri ben di più dell’articolo 18. Questa politica non porta a nessun tipo di uscita dalla crisi ma alla precipitazione in una crisi maggiore, in un vortice senza scampo.

    Il secondo modo per rispondere a questo senso comune è di dimostrare concretamente che si potrebbe fare una politica antirecessiva per portare l’Italia fuori dalla crisi.
    Elenco con sinteticità alcuni punti che un governo diverso potrebbe portare avanti per far uscire l’Italia dalla crisi.
    1) Innanzitutto non bisognerebbe accettare i diktat della Bce e della speculazione internazionale e quindi bisognerebbe rifiutarsi di pagare (o almeno contrattare) un debito assolutamente illegittimo. Perché prodotto dalla speculazione finanziaria.
    2) Una vera alta patrimoniale ma solo sulle grandi ricchezze (abolendo la vergogna dell’IMU) per recuperare risorse da destinare a redistribuire reddito fra i settori popolari e a dare un lavoro (e un reddito) minimo garantito a tutti, eliminando la povertà. Questo potrebbe rimettere in moto la dinamica salariale e dei consumi, necessaria per una ripresa dell’economia.
    3) Chiusura delle banche che non prestano i soldi alle imprese per investimenti produttivi e sostegno solo a quelle banche che non speculano e che prestano i soldi, che è il compito primario di una banca e che è la condizione indispensabile, assieme alla ripresa dei salari e dei consumi, per un minimo di ripresa dell’economia.
    4) Un piano di individuazione dei settori produttivi da rilanciare, con un sostegno alle imprese che investono, che assumono, che fanno ricerca e innovazione, per l’export, in particolare nei paesi dei Brics (come fa la Germania), dove si sono milioni di nuovi ricchi. Senza nessuna subalternità alle lobby economiche più forti (come è successo nei giorni scorsi con la subalternità alle lobby del petrolio contro lo sfruttamento intensivo dell’energia solare che è con ogni evidenza il futuro). Un piano in cui lo Stato, e non i grandi monopoli privati o le grandi banche o paesi stranieri, indirizzi l’economia generale del paese, anche attraverso la ripubblicizzazione e l’utilizzo di imprese strategiche privatizzate.
    5) Un piano di rilancio del Mezzogiorno (che significa dell’intero Paese) fondato sul turismo di massa dall’estero (non solo dalla Ue ma anche dai nuovi milioni di benestanti che si sono creati negli ultimi anni in Cina, India, Russia), come fece la riviera romagnola negli anni ’50 con il turismo tedesco, e quindi innanzitutto la indispensabile costruzione di un sistema trasportistico forte, moderno ed efficiente al Sud (che oggi è inesistente) e la contemporanea repressione della criminalità organizzata a partire dai suoi legami con la politica.
    6) La fine delle spedizioni militari neocoloniali all’estero e della partecipazione alla guerra permanente americana e quindi la riduzione drastica delle spese militari, per recuperare anche in questo modo risorse per il lavoro, per i bisogni sociali e per la crescita del Paese.

    Questo non è il socialismo o il comunismo. Sono tutte cose che si potrebbero fare anche in un paese capitalistico, ma è evidente che per portare avanti un programma del genere ci vogliono forze politiche non corrotte o pavide, ma degne e coraggiose, e sorrette da grande consenso e mobilitazione popolare. Forze politiche che allo stato attuale in Italia non ci sono.

    • Clamoroso! scrive:

      “Sono tutte cose che si potrebbero fare anche in un paese capitalistico, ma è evidente che per portare avanti un programma del genere ci vogliono forze politiche non corrotte o pavide, ma degne e coraggiose, e sorrette da grande consenso e mobilitazione popolare. Forze politiche che allo stato attuale in Italia non ci sono.”

      Clamorosa presa di distanza di Masella dalla FdS e soprattutto dal PRC!
      Dallo scritto citato si evince infatti che nemmeno il PRC è una forza degna e coraggiosa, ma corrotta e pavida.

      • ominona scrive:

        leonardo fara’ il salto anche lui nel pdci?

      • Leonardo Masella scrive:

        Ma leggi bene quel che ho scritto ! “ci vogliono forze politiche non corrotte o pavide, ma degne e coraggiose, e sorrette da grande consenso e mobilitazione popolare. Forze politiche che allo stato attuale in Italia non ci sono”. E’ evidente che non mi riferisco alla Fds e alle forze politiche che la compongono, che sono senz’altro forze degne e coraggiore ma, purtroppo, non sono sorrette, allo stato attuale, da grande consenso e mobilitazione popolare”. Ma perchè non riuscite mai a discutere nel merito e siete soltanto capaci di provocare ? Non so che ci siete (ignoranti) o ci fate ! E siete solo degli anonimi vigliacchi, voi sì pavidi e indegni, come la maggioranza delle forze politiche italiane !

        • Anonimo scrive:

          Caro Masella, allora se non ti riferivi al PRC e/o alla FdS avresti dovuto scrivere “ad eccezione del PRC e/o della FdS”, da come hai scritto invece sembri accomunare anche il nostro partito alla greppia dei pavidi, favorendo in questo modo i sentimenti di antipolitica e qualcunismo, anche a sinistra. Mi sembra una cristica costruttiva atta a chiarire il tuo pensiero.

          • Leonardo Masella scrive:

            Oh, anonimo, ma sai leggere ???? Ho scritto e ripeto per la terza volta: “ci vogliono forze politiche non corrotte o pavide, ma degne e coraggiose, e sorrette da grande consenso e mobilitazione popolare”. Ti pare che il Prc e il Pdci siano “sorrette da grande consenso e mobilitazione popolare” ?

            • Leonardo Masella scrive:

              Comunque accetto la critica atta a chiarire il mio pensiero. Però si legga bene la prossima volta quello che scrivo e la critica la si faccia su ciò che scrivo (o che dico), non si ciò su cui alcuni anonimi si inventano.

    • Nicola scrive:

      Qualcuno spieghi a Masella che il tempo della “politica” fatta di slogan è finito, e quello spazio è già occupato da Beppe Grillo. A differenza di molti altri paesi, debito italiano è per lo più interno, ossia è posseduto per la gran parte da banche e privati cittadini italiani. Non pagarlo (come propongono Cremaschi, Ferrando e altri gruppetti radical) significa mandare in bancarotta i cittadini italiani.
      Il popolo della sinistra chiede una prospettiva basata su proposte politiche serie e fattibili, e questa esigenza è talmente forte che, in mancanza di alternative credibili, sono disposti a sostenere persino Monti, nonostante le lacrime e il sangue già versati. Non si può eludere questa richiesta a suon di massimalismo.

      • Leonardo Masella scrive:

        Vedo con piacere che questo Nicola anonimo replica continuamente con i suoi vuoti slogan moderati, senza argomenti, alle cose che scrivo io. Mi fa piacere, vuol dire che porto argomenti seri e pericolosi per la linea del Pd e del governo Monti sostenuta da Nicola.

        • Leonardo Masella scrive:

          E nel merito, se anche fosse vero che il debito italiano è per lo più posseduto da banche e privati cittadini italiani, non vedo perchè andarlo a prendere ai lavoratori e a quei settori popolari che non hanno nessuna responsabilità, ma che anzi hanno fatto solo sacrifici negli anni passati. E’ proprio con la tua linea, che è poi quella del Pd e del governo Monti, che stanno mandando, concretamente in questi giorni, in bancarotta i cittadini italiani e l’Italia intera. Peraltro faccio notare ai lettori di questo blog che questo Nicola polemizza proprio col mio articolo che ha tentato di fare qualche proposta concreta per far uscire l’Italia dalla crisi. Ma per Nicola si vede che anche una vera patrimoniale sulle grandi ricchezze e la riduzione delle spese militari sono slogan demagogici e massimalisti. Ma vi pare che uno così possa essere di Rifondazione Comunista, come falsamente sostiene solo per seminare confusione e zizzania fra di noi ?

          • Anonimo scrive:

            beh guarda Masella che dentro al prc c’è di tutto e di più… ci sono gli antimperialisti e quelli che vanno a sbandierare coi monarchici libici, ci sono le femministe e quelli che vorrebbero le donne ai fornelli, ci sono i trockisti e i nostalgici dell’urss, ci sono quelli che si sentono di sinistra critica e quelli che si alleano col pd pure nella val di susa… d’altronde, il mondo è bello perché vario, lo stesso dicasi per il nostro partito!

            • anonimo scrive:

              Basta vedere il PDCI ha cosa è ridotto… non ha mai conosciuto il significato di libertà , poco di comunismo, molto di stalinismo e ora gioca la sola carta dell’antimperialismo….

          • Nicola scrive:

            Caro Masella, stai sragionando. Io ho solo scritto che lo slogan “non paghiamo il debito” di Cremaschi e Ferrando è sbagliato e pericoloso, e per fortuna non è stato adottato dal PRC (nonostante sia sostenuto anche da qualche ex “dirigente”). La patrimoniale è tutt’altra cosa, è più che giusta, e serve (appunto) a far pagare il debito a chi l’ha causato.

  36. anonimo scrive:

    Presidenziali di Francia. Quale lezione per l’Europa?
    di Lorenzo Battisti, da Parigi per Marx21.it

    http://www.marx21.it/internazionale/europa/1592-presidenziali-di-francia-quale-lezione-per-leuropa.html

  37. anonimo scrive:

    Un’analisi della Riforma Fornero sull’Articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori attraverso la lente della Law & Economics
    di Luca Vanzini

    http://www.marx21.it/italia/sindacato-e-lavoro/1586-unanalisi-della-riforma-fornero-sullarticolo-18-dello-statuto-dei-lavoratori-attraverso-la-lente-della-law-a-economics.html

  38. Adriana scrive:

    Imma Barbarossa

    REPORT  RIUNIONE  Forum  delle donne – 22 aprile 2012

    Carissime,

    si è tenuto l’incontro del Forum delle donne domenica 22 aprile. Erano presenti, oltre a chi vi scrive, Lina Bianconi, Vittoria di Prizito, Adriana Miniati, Cinzia Mancini, Eleonora Forenza, Angela Lombardi, Anna d’Ascenzio, Anna Belligero. Era invitata Carla Cotti che ha riferito della vicenda di Liberazione. Anita Sonego era assente per impegni istituzionali. Molte compagne ci hanno scritto e telefonato (dalla Sardegna alla Toscana a Bologna al Veneto alla Campania) per esprimere il loro interesse (in alcuni congressi sono stati  approvati  o.d.g. che chiedono di costituire il forum nei territori) ma anche la difficoltà ad essere presenti per ragioni soprattutto economiche: non ci sono più rimborsi nazionali, nemmeno parziali, e le Federazioni non sono in grado di rimborsare. Questo sicuramente è un grosso problema.

    Nell’introduzione ho messo in evidenza prima di tutto le ambiguità del congresso: la presenza numerica delle donne nel CPN (frutto, crediamo, di una lunga azione politica del Forum) non risponde a una vera sessuazione del partito, non ‘ricade’ nei territori, continua a rispondere a una logica spartitoria.

    C’è un rischio di dispersione delle politiche di genere, anche per una carenza di cultura politica nei gruppi dirigenti e per una sorta di indifferenza alla comprensione del nesso conflitto di classe/conflitto di genere, nuovo capitalismo/nuovo patriarcato.

    Chiarito che il Forum non è la Commissione femminile del partito e che si partecipa per desiderio e scelta, quando il partito decidesse di organizzare la Conferenza delle donne, il Forum parteciperà con un contributo fondato sull’autonomia e sulla libertà femminile; ricordiamo che questa scelta del Forum fin dall’inizio del PRC ha costituito una critica (e una innovazione) alla tradizionale forma partito (in specie dei partiti comunisti), oltre a contribuire alla riflessione su questioni teoriche (quale sinistra? Quale comunismo? Quale rifondazione? Quale movimento? Quale FdS?).

    La critica alla forma puramente ‘aggregativa’ e al maschilismo profondamente diffuso nella FdS ha portato parecchie compagne sia nostre che del PdCI (alcune) a costituire le AUTOCONVOCATE, che hanno promosso appuntamenti di discussione a Bologna, Arezzo, La Spezia, Bologna.

    Il congresso ha segnato l’allontanamento di Eleonora Forenza dalla segreteria nazionale, il che per molte di noi è stato un fatto doloroso ma anche politicamente squallido. Non l’abbiamo, tuttavia, subito come un fatto burocratico: il suo intervento nel congresso nazionale ha segnato un’ALTRA PRATICA POLTITICA, la mia dichiarazione di voto  ne ha segnalato l’importanza insieme all’impoverimento del partito.

    Tuttavia oggi da una lettera di Eleonora siamo ripartite per questo incontro, per riprendere davvero “in direzione ostinata e contraria” il nostro percorso e “rioccupare lo spazio di autonomia” (Forenza).

    Ci sono già alcune proposte di lavoro: un convegno su Christa Wolf (avete ricevuto la locandina) il 18 maggio alla Casa internazionale delle donne di Roma, una riflessione sull’ultimo libro di S.Bellassai, “L’invenzione della virilità” (19 maggio, avrete la locandina) con Paolo Ferrero, Alberto Leiss, Pasquale Voza e l’autore) e la presentazione di un video di Andrea Searle (Andrea è un nome di donna all’estero) il 19 sera, dal titolo “Alla ricerca del libero transito) con Annamaria Rivera e Stefano Gallieni,  oltre all’autrice che fa parte della Rete NO CIE. Il 19 saremo in un circolo romano del Prc.

    Abbiamo avviato la discussione sulla prossima scuola di politica a settembre. Vittoria riferisce sul percorso del gruppo “Corpo Libero” e sull’EuroPride, Eleonora propone come tema della scuola di politica la riflessione sul REDDITO PER TUTTE/TUTTI per ripensare la politica e i processi di soggettivazione. Propone anche una “campagna” sul reddito e si impegna ad articolare una proposta. Adriana riferisce sui commissariamenti di alcune federazioni come esempi di crisi del partito, propone di non lasciare il percorso delle autoconvocate e di curare sia il dentro (il partito) che il fuori. Angela riflette sulla politica come modo di stare al mondo che dovrebbe sopravvivere alla fine dei ‘contenitori’.

    Carla Cotti riferisce con passione e lucidità sulle vicende che hanno portato alla sospensione/chiusura di Liberazione, a cui avevo accennato nella introduzione e su cui sia io che Eleonora abbiamo preso in direzione nazionale una posizione molto critica nei confronti delle decisioni della segreteria. Anna Belligero propone iniziative che informino capillarmente tutte le compagne. Anna d’Ascenzio si chiede che cos’è il partito sociale.

    Infine:

    le presenti si costituiscono in coordinamento provvisorio (con l’aggiunta di Anita e Ilaria (BO) che hanno dichiarato la disponibilità); chiediamo a tutte le compagne interessate nei territori a unirsi a noi in una forma allargata di coordinamento,  a fare da referenti del Forum nei territori e a promuovere incontri nelle Federazioni.

    Avviare una “Campagna” sul reddito e sulla nuova cittadinanza

    Promuovere una rete femminista capillare

    Ricostruire le relazioni con le reti femministe (precarie, antiviolenza, conoscenza etc.)

    Preparare la scuola di politica sul reddito (io mi permetto di aggiungere anche sulla forma partito)

    Aggiornare il sito e ripristinare il collegamento all’home page del partito (Lina)

  39. marco dal toso scrive:

    Condivido,in particolare,la necessaria cautela sull’esito del secondo turno.Non vi ‘ dubbio che la vittoria di Hollande potrebbe invertire o modificare almeno parzialmente le tendenze neo-liberiste e monetariste prevalenti in tutta Europa.
    Dopo l’approvazione del pareggio di bilancio in Costituzione e’ evidente che il Pd,in caso di vittoria di Hollande,dovra’ misurarsi con una ricetta(quella della rinegoziazione del Fiscalcompact alivello europeo) che con Sarkozy non sarebbe certamente all’ordine del giorno.
    E’ evidente che il programma di Holland non e’ quello con il quale Mitterand vinse nel 1981.E occorrera’ verificare,inoltre, se alcune della misure promesse (abolizione della controriforma pensionistica con ritorno all’eta’ pensionabile di 60 anni con 42 di contributi e tassazione con patrimoniale delle grandi ricchezze)saranno attuate.
    L’ottimo risultato di Melanchon,consente al Fdg e al Pcf di condizionarne l’attuazione nella sola ipotesi di una sua presenza nell’eventuale compagine governativa.
    Quanto alla sinistra di alternativa del nostro paese,solo il settarismo e le miniburocrazie,possono impedirne l’unificazione.L’elettorato di Sel (simile a quello della Fds) non puo’ non vedere la miopia di una scelta politica che rifiuta pregiudizialmente l’unità sui contenuti a sinistra e sull’ipotesi,oggi in grossa difficolta’, di una conquista della candidatura alle primarie prima e alla conquista della presidenza del consiglio successivamente che oggi non mi sembra certamente all’ordine del giorno.
    Spagna,Francia ,Germania,Grecia,c’e’ un grande spazio politico per un nuovo soggetto antiliberista,anticapitalistae capace di dare rappresentanza politica al mondo del lavoro e agli sfruttati.

  40. Beatrice scrive:

    L’Espresso nel caso vi fosse sfuggito…

    Guido Quaranta Banana Republic 

    Mon Chéri Ferrero

    Il suo cognome evoca la dolcezza dei cioccolatini Mon Chéri. Faccia
    bonaria, toscanello in bocca, occhialini: sembra un cappellano militare
    d’altri tempi. E pizzica gradevolmente la erre, come le signore del bon
    ton. Ma, attenzione, queste sono semplici e fuorvianti casualità: Paolo
    Ferrero, 52 anni, da Pomaretto (Torino), segretario nazionale del
    minuscolo partito Rifondazione comunista, è, soprattutto, un valdese;
    severo come lo sono molti valdesi. E poi, appunto, è un comunista convinto; come lo sono molti in Piemonte. Ecco perché, nonostante i cioccolatini, il toscanello e l’erre moscia, Ferrero è un personaggio che ha il mondo (capitalista) in gran dispetto. Detesta l’egoismo nazionale della cancelliera tedesca Angela Merkel. Vitupera il super-manager della Fiat Sergio Marchionne. S’affligge per le misure economiche del premier Monti: sono solo stangate devastanti, dice. Brontola contro la politica del partito democratico. Geme al pensiero che la soppressione dell’articolo 18 riduca il mercato del lavoro a un Far West. Esecra la Tav, i banchieri, i poteri forti. Intendiamoci: Ferrero, avrà pure qualche ragione. Ma il guaio è che ripete questi giudizi liquidatori tutti i giorni, pedantemente, salmodiandoli spesso in tv e borbottando sempre, desolato, che «è tutto sbagliato», è tutto da rifare. Perciò, di questo passo, il severo valdese (e comunista convinto) rischia di ridursi come Gino Bartali: un simpatico musone, un po’ patetico. 

    • Romeo Cerri scrive:

      In genere simili attacchi ottengono il risultato opposto.
      Mettamola così: “Se ne parli male purché se ne parli”.
      Fa parte dell’ABC della pubblicità.
      Comunque vedo che Beatrice posta finalmente qualcosa di diverso dalle solite dichiarazioni di Vendola.

  41. anonimo scrive:

    Tutti a Roma! Verso la manifestazione del 12 maggio
    LA FEDERAZIONE DELLA SINISTRA LANCIA UNA SOTTOSCRIZIONE PER AIUTARE A PARTECIPARE CHI NON PUÒ

    http://www.marx21.it/italia/quadro-politico/1577-tutti-a-roma-verso-la-manifestazione-del-12-maggio.html

  42. massimiliano scrive:

    ..Il Pd non e’ ovviamente un partito fascista, neanche di destra. Ma un partito che oscilla tra posizioni liberali (Letta, Veltroni) e moderatamente socialdemocratiche.
    Un partito decisamente piu’ a destra del Ps francese, ma anche del PSOe spagnolo.
    In questa fase credo davvero sia difficile riuscire a fare un accordo di governo con questo partito, e non si possono neanche piu’ fare pagliacciate intermedie..sostegno esterno et similia..
    Sarebbe saggio organizzare un’ opposizione sociale reale al governo Monti e capire cosa si muove.

  43. anonimo scrive:

    Reportage dalla Siria – Una delegazione internazionale contro l’ingerenza e per la pace
    di Marinella Correggia

    http://www.marx21.it/internazionale/pace-e-guerra/1575-reportage-dalla-siria-1-una-delegazione-internazionale-contro-lingerenza-e-per-la-pace.html

  44. Adriano2 scrive:

    La politica non è semplice spontaneità ma non è neanche una partita a scacchi.
    Oggi la via maestra è una sola : dire con semplicità e nettezza ciò in cui si crede e rifiutare compagni di strada che negano le nostre ragioni.
    Finché la FdS negherà la semplice verità ,che il PD è un partito fascista, sarà sempre uno dei tanti partitini inutili.
    Perché le idee che servono al mondo sono quelle che svelano la natura del mondo, non quelle che la nascondono.
    La verità è l’unica rivoluzione, e la verità è per sua natura intransigente.

    • Anonimo scrive:

      il PMLI è da anni che dice che il PD è un partito che fa parte del regime neofascista ma non mi pare che si sia ingrandito di molto

      • Adriano2 scrive:

        Lo scopo è svelare le cose creando egemonia.
        Ma non basta , queste verità devono trasformarsi in conseguente azione politica.
        Ti parlo di verità perché secondo me oggi le posizioni vincenti tipo quella di grillo, che qualcuno chiama avventatamente populismo, sono identificate dalle persone come quelle coerenti e sincere.
        C’è fame di onestà, ma parente stretta dell’onestà è la coerenza; chi è libero di votare senza pressioni vota per persone in cui crede, nella cui coerenza ha fiducia.
        Il PRC per esempio non è visto come un modello di coerenza : fa frequentemente accordi con i fascisti del PD, un suo ex-segretario si è messo a fare il presidente della camera, quando è andato al governo ha appoggiato le missioni militari, il suo attuale segretario ha dato il suo piccolo contributo come ministro al restringimento del welfare…
        C’è grande incazzatura, ma la raccoglierà solo chi appare interamente credibile.

        • Claudio Grassi scrive:

          Che Rifondazione abbia commesso degli errori è fuori di dubbio, altrimenti non saremmo in questa condizione di debolezza. Ne abbiamo parlato a più riprese sia nel congresso di Chianciano del 2008, sia in quello più recente di Napoli. Legittimo non condividere la linea assunta, ma è quella che hanno scelto un’ampia maggioranza degli iscritti al Prc.
          Nel merito non penso affatto che Grillo sia coerente e che il suo movimento possa essere il nuovo punto di riferimento della sinistra. Un partito dove una persona è – letteralmente – proprietaria di tutto e dove i dissidenti vengono espulsi dal giudizio insindacabile del padrone, credo non sia una grande alternativa. Penso anche che definire il Pd un partito fascista possa galvanizzare qualche esaltato, ma che non sia un grande argomento per acquisire consenso e, soprattutto, sia una cosa non vera.

          • Adriano2 scrive:

            Il PD non sarà fascista, anche perché a rigore oggi non esiste nessun partito che si definisca fascista, ma è sicuramente un partito di destra.
            Chi se non la destra poteva avere come obiettivo la riduzione dei diritti dei lavoratori, la riduzione del loro potere d’acquisto, l’allungamento dell’età pensionabile ?
            Chi è colpevole per il suicidio di quella pensionata a cui è stata ridotta la pensione da 800 a 600 euro ?
            Che poi si facciano queste cose con la lacrima sul viso non cambia l’essenziale : si individua come unica politica praticabile quella di colpire i ceti popolari.
            Per me è altrettanto ovvio che questa Europa vada profondamente ribaltata nella sua impostazione, ma se non ci si dovesse riuscire, come credo, allora si dovrà combatterla, proponendo l’uscita dall’euro e pratiche di gestione del default.
            Chi non dice queste cose con nettezza sarà visto come parte integrante del papocchio partitico.
            In quanto a Grillo non credo che sia un punto di riferimento per la sinistra ma certamente lo è per la democrazia, se si fa lo sforzo di ascoltare i suoi messaggi.
            Che poi messaggi democratici vengano da un attore ricco fa parte delle tante contraddizioni di questa italia, ma non muta la giustezza di certe parole d’ordine.
            Ad oggi non pare che il movimento a 5 stelle abbia fatto accordi con i fascisti, pardon , destri , del PD.

            • Claudio Grassi scrive:

              Non pretendo di convincerti, ma il mio modo di ragionare e di vedere le cose è molto diverso. Non concordo col il tuo giudizio sul Pd. Certamente il suo sostegno al Governo Monti lo ha portato e lo porta a votare provvedimenti che sono in contrasto con quello che dovrebbe sostenere un forza di sinistra. Infatti noi denunciamo questa scelta, riteniamo che sia un errore e non la condividiamo. Ma, sulla base di questo, far discendere il fatto che è un partito di destra penso sia un errore politico. Chi vota il Pd e anche molti dei suoi dirigenti sono alla testa o iscritti della più importanti organizzazioni di massa che sono attive nel nostro paese. Dalla CGIL all’Anpi all’Arci. Per non fare che tre esempi. I libri su cui io mi sono formato e il partito nel quale sono cresciuto mi hanno insegnato che i comunisti devono saper cogliere anche le più piccole differenze. Coglierle e usarle a loro vantaggio è compito essenziale. Che Grillo sia una risorsa per la democrazia non lo condivido per nulla. Di persone sole al comando, illuminate dalla divina provvidenza ne abbiamo già avute e non ci hanno portato molta fortuna.

              • Adriano2 scrive:

                Mi spiace Grassi ma continuo a non essere d’accordo , a forza di vedere troppi dettagli si perde la sintesi, che nei libri che ho letto io è altrettanto necessaria quanto l’analisi.
                Ad un certo punto bisogna anche tirare una linea e stabilire che oltre quella linea il campo non è più quello della sinistra, altrimenti qual’è il criterio ?
                Basta dirsi democratici per esserlo ?
                La cosa più grave è che quello che non sei disposto a perdonare degli atteggiamenti di Grillo sei disposto a non vederlo in quello di Bersani.
                Il cinismo pragmatico fatto politica, Il continuo attacco a ciò che è idealità, a ciò che è gestione pubblica, a ciò che è bene comune, tutto questo per me non è sinistra.
                Ma, daccapo , se non è sinistra, che cos’è ?
                E se non è sinistra, il PRC che ha da spartirci ?
                Il vizio opposto del manicheismo è il gesuitismo, come quel prete che giustificava le bestemmie di Berlusconi.
                Si chiama casistica, ma non mi risulta che sia una pratica rivoluzionaria.

  45. Anonimo scrive:

    Caro claudio, temo che la tua lettura della francia sia totalmente sbagliata. Tra l’altro, il video che citi, quello cliccatissimo frutto dell’abile comunicazione del Fdg è invece un video fatto da un’agenzia di comunicazione per farsi pubblicità.

    e anche su hollande, come su Melenchon, dici alcune cose che sono false. Hollande non ha detto di ridiscutere il fiscal compact, ma di aggiungere un accordo sulla crescita (come Jospin nel ’99, ricordiamo? risultato? l’accordo si chiamò patto di stabilità e crescita). La pensione a 60 anni? si, ma con 42 anni di contribuzione. chi ci arriva?

    • Claudio Grassi scrive:

      Non so se chi ha fatto il video lo ha fatto per farsi pubblicità. Sta di fatto che è stato un video che ha sostenuto la campagna elettorale di Melenchon ed è stato visto in pochi giorni da oltre un milione di persone. Guardati i numeri dei video dei rappresentanti nostrani della sinistra di alternativa, poi ne parliamo. Per quanto riguarda il fiscal compact ho semplicemente scritto che mentre il Pd votava il suo inserimento nella Costituzione Hollande lo criticava, o mi sbaglio? Infine sulla pensione a 60 anni con 42 anni di anzianità : prova a chiedere alle decine di migliaia di lavoratori italiani che potevano andare in pensione con quei requisiti e – oggi – non possono più andarci, se è una bazzecola….

      • Anonimo scrive:

        Claudio, io vivo qui da 4 anni. Ti posso garantire che l’analisi di quello che è avvenuto qui è ben diversa da quella che fai te. e che il FdG non è la federazione della sinistra. Pensare che qui abbiano ottenuto quel risultato grazie a un programma alternativo e a una buona comunicazione, vuol dire davvero non avere il polso di quel che succede. E l’appoggio a Hollande per il secondo turno era classico, lo si fa sempre, lo fanno anche i piccoli partiti trotskysti. Il risultato del FdG è piuttosto legato alle grandi manifestazioni sindacali che hanno percorso il paese per 3 anni; al fatto che nel mio quartiere ogni domenica ci siano 20 posti di distribuzione dell’Humanité; al fatto che il Pcf è una grande comunità, dove dentro ci si sta bene, dove al contrario dell’Italia non ci sono malelingue, litigi, gruppetti, correnti e divisioni, etc. e posso continuare. questo lo si ottiene con decenni di lavoro, non con un programma e un po’ di video su youtube.

        • Claudio Grassi scrive:

          Ti ringrazio per il tuo contributo e le informazioni che ci dai. Non ho assolutamente la pretesa di avere la verità in tasca. Così come non sottovaluto certamente il contributo del Pcf che è la forza di gran lunga più importante e organizzata del Front de Gauche. Penso che abbia fatto la scelta giusta. Una scelta di generosità. E cioè quella di candidare una figura come Melenchon che – come abbiamo visto non solo dai risultati, ma anche dall’entusiasmo che ha suscitato nelle imponenti manifestazioni – ha indubbiamente contribuito ad ottenere quel risultato.

    • video scrive:

      è vero anonimo, meglio i video come questo, cliccatissimi e che spostano milioni di voti:

      http://www.youtube.com/watch?v=sVEhjHh_Ww8

      • camionista scrive:

        che triste vedere questa scena… sembra quasi un innamorato che implora l’amata di ricambiare le sue attenzioni… Invece di inseguire Vendola, il buon Ferrero dovrebbe incalzare le altre anime della sinistra alternativa (dai trotskisti di ferrando a quelli critici), dai No Debito al “nuovo soggetto politico”… e dire a tutti: “!come ca**o pensate di presentarvi alle prossime elezioni?” gente, nessuno ce la farà a prendere le firme… solo tutti insieme si può fare una lista degna di essere votata

  46. Jean-Luc DURIEZ scrive:

    Nous devons travailler tous ensemble à une convergence de nos luttes contre le capitalisme qui revêt différents masques, suivant les pays européens, mais qui a la même finalité : davantage de profits et le plus vite possible en détruisant tous les acquis sociaux de chacun de nos pays !

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