6 – 7 maggio. Alla prova del voto

Si sta avvicinando una importante scadenza elettorale amministrativa. Il 6 e 7 maggio si voterà in 800 Comuni inferiori ai 15000 abitanti (10000 per la Sicilia) e in 176 Comuni superiori ai 15000 abitanti (10000 per la Sicilia). Di questi ultimi 28 sono capoluogo di Provincia e – tra questi – 3 sono capoluogo di Regione: Genova, Palermo e L’Aquila.
In questo post mi limito ad analizzare i Comuni sopra i 15000 abitanti poiché da essi possiamo ricavare elementi significativi di valutazione politica.

Alcuni dati

Il primo dato da tenere in considerazione è che la maggioranza di questi Comuni è collocata al Sud con il 54%. Solo il 14% al Centro, al Nord il 32%.
La presentazione delle liste della Federazione della Sinistra o di Rifondazione Comunista è stata fatta in 127 casi. Ciò significa che in 49 Comuni sopra i 15000 abitanti non abbiamo presentato la lista. È sicuramente una grave lacuna, anche se va tenuto presente che anche nella precedente tornata amministrativa (parliamo degli stessi Comuni e prima che vi fosse la scissione di Sel), non tutti furono coperti. È interessante suddividere questo dato geograficamente. Sui 57 Comuni del Nord in 48 ci presentiamo e in 9 no, sui 24 del Centro in 21 sì e in 3 no, sui 95 del Sud in 58 sì e in 37 no.

Quali alleanze?

Ora passiamo ad analizzare il tipo di alleanze con cui la Federazione della Sinistra si presenta alle elezioni. Le alleanze con il centro-sinistra sono 71, quelle con il centro-sinistra allargato all’Udc 3, quelle di sinistra alternativa 23 e quelle dove ci presentiamo soli 30.
Questi dati si prestano ad alcune valutazioni politiche: in una misura significativa – i 3/4 del totale – la Federazione ha costruito una alleanza. Tuttavia – questo il dato indicativo - rispetto al passato si è ridotta la partecipazione ad alleanze di centro-sinistra classiche ed è aumentata quella a coalizioni alternative (in genere Fds, Idv, Sel). Ciò è avvenuto per il tentativo – in parte riuscito – del Pd di allearsi con il Terzo Polo, fatto che ha reso impossibile costruire alleanze con noi. Infatti – come avete visto dai dati sopra riportati – ciò avviene solo in 3 casi su 127.

Federazione della Sinistra ovunque?

Altro dato importante. Quale lista presentiamo nei 127 Comuni? In 52 si presenta il simbolo della Fds, in altri 36 il simbolo Fds modificato (in genere avviene per includervi forze locali), in 11 si presenta Rifondazione e in 28 la Fds partecipa a liste civiche di sinistra. Anche questo dato è sicuramente migliorabile, ma complessivamente si può dire che vi sia  stata una discreta tenuta della Fds. Sono solo 11 – infatti – i Comuni in cui Rifondazione si presenta con il proprio simbolo.

Una valutazione sui Comuni capoluogo

Come dicevamo sono 28, di questi 3 capoluoghi di regione: Genova, Palermo e L’Aquila.
Su 28 Comuni la coalizione si è realizzata in 18, in 7 partecipiamo ad una coalizione alternativa, in 3 casi ci presentiamo da soli.
I 10 comuni capoluogo dove non partecipiamo alla coalizione di centro-sinistra sono: Asti, Como, Parma, Frosinone, Trani, Brindisi, Taranto, Agrigento, Trapani e Palermo.
In questi 28 comuni in 20 si presenta il simbolo Fds, in altri 5 la Fds concordemente partecipa con biciclette o liste civiche. A Parma, Frosinone e Taranto si presenta una lista del Prc e non quella della Fds. Il motivo principale della mancata intesa nella Fds è stata l’accettazione o meno dell’allargamento della coalizione al centro.
In un quadro complessivamente soddisfacente ci sono situazioni molto importanti che abbiamo contribuito a costruire e sulle quali confidiamo in modo particolare. Mi riferisco a Genova dove siamo in coalizione con un candidato – Marco Doria – espressione della sinistra che alle primarie ha sconfitto le due candidate del Pd Vincenzi e Pinotti. Così come a Palermo dove, dopo primarie inquinate, sosteniamo assieme all’Italia dei Valori, ai Verdi e a liste civiche la candidatura di Leoluca Orlando. Il nostro auspicio è che queste due città possano aggiungersi a quelle di Napoli, Milano, Cagliari dove alle scorse amministrative aveva vinto una candidatura nettamente di sinistra. Sarebbe una conferma del fatto che la sinistra per vincere non deve per forza omologarsi al centro.

In conclusione

Si tratta di un test importante, anche se meno significativo delle amministrative della scorsa primavera. Tuttavia il fatto che siano l’ultimo appuntamento elettorale prima delle politiche e che si svolgano in un contesto di grande fibrillazione politica – governo “tecnico”, inchieste giudiziarie che coinvolgono partiti (Lega) e importanti personaggi politici (Vendola, Formigoni) – fanno sì che si concentri su di esse una grande attenzione.
Per quanto ci riguarda dobbiamo dedicarvi grande impegno. La mia opinione è che pur essendo un test amministrativo dobbiamo svolgere la campagna elettorale prevalentemente sui temi nazionali. Ho l’impressione che la crisi economica e le misure che sta prendendo il Governo siano le cose che più preoccupano il nostro elettorato potenziale.
Se è così credo che siano due gli obiettivi più importanti su cui concentrarci.  Il primo: fare capillarmente la raccolta di firme per la campagna in difesa e per l’estensione dell’articolo 18. I banchetti – dove vengono fatti – danno risultati che vanno ben al di là dei nostri simpatizzanti. Il secondo: intrecciare la campagna elettorale con l’organizzazione della manifestazione nazionale del 12 maggio contro il governo Monti.  Organizzare la partecipazione significa farla crescere nei territori attraverso dibattiti, banchetti, volantinaggi. E i temi che stanno alla base della manifestazione sono – appunto – quelli su cui caratterizzarci in campagna elettorale. E’ importante – infine – dove ci presentiamo con coalizioni di sinistra organizzare le iniziative assieme. Come si vede da tutti i sondaggi vi è un diffuso desiderio, nel nostro popolo, di una sinistra che sia di alternativa, ma anche unita.

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130 commenti to “6 – 7 maggio. Alla prova del voto”

  1. Anonimo scrive:

    Sarei curioso di saperlo da Grassi stesso, il motivo vero di tanto spazio.
    Non tanto su questo blog, che è aperto a chiunque; ma sul sito di Essere Comunista. Comunque sia, qualcuno mi sa spiegare il perchè del fallimento della Sinistra Arcobaleno? Centra qualcosa la nostra subalternità nel governo Prodi con la marginalizzazione nel paese di noi stessi? Non è che qualcuno vuole portarci a rivivere scelte e azioni fallimentari già sperimentate e vissute, magari ammantate da uno scritto educato e pulito come solo il compagno Nocera sa fare?

    Senza Rancore

  2. Vito Nocera scrive:

    Carissimi Edoardo e Leonardo,

    come sempre prestate attenzione a quello che scrivo, e penso, e di questo vi ringrazio. Comprendo bene, Edoardo, le tue argomentazioni e, come te, guardo con preoccupazione ai segni di crisi economica e sociale che assillano L’Europa. Qui da noi, è vero, rischia di essere velleitario, come tu dici, il tentativo di cui Tronti ha scritto sull’Unità ( e che io ho commentato con interesse, anche perchè non vedo riflessioni e ragionamenti più seri e convincenti ). Tu hai ragione e, non a caso, lo stesso anziano filosofo comunista esorta la sinistra ad occuparsi con maggiore attenzione, in questi mesi, delle ricadute sociali drammatiche che può avere la politica economica che c’è in campo. E anzi la sua riflessione ( e con più modestia la mia ) muove esattamente da questa necessità di operare un cambio di passo pena finire schiacciati. Concordo con te, il malessere è destinato a crescere e proprio per questo mi pare interessante l’approccio di Tronti che non rinvia ogni cosa alla fine del governo ( che credo difficile in tempi brevi ) ma sollecita a riprendere una seria iniziativa politica che miri ad avere una efficacia e non si limiti né ad assecondare con qualche mugugno Monti né a testimoniare. Naturalmente si può discutere se, a questo scopo, sarebbe più efficace o meno che Monti vada via immediatamente. Se fossimo in una situazione meno complessa non avrei dubbi, e concorderei con te ( e con Masella ). C’è pero il non piccolo problema che la crisi odierna è stretta nel singolare intreccio tra economia e antipolitica. Quello dell’antipolitica è tema insidioso e difficile da maneggiare, mi fa piacere che anche tu cominci a citarlo ( mi permetterai di rivendicare, almeno su questo, di avere visto giusto almeno da un anno a questa parte ). E i sentimenti che attraversano trasversalmente il Paese con l’antipolitica non permettono di porsi di fronte alla crisi sociale con gli atteggiamenti classici di quando in gioco vi sono prevalentemente fattori economici. In ogni caso discuterne fa bene. Lo dico anche a Leonardo che legittimamente ritiene il mio ragionare ” esterno ” al campo della sinistra di alternativa. Non so, in questi mesi avrò scritto ormai più di venti articoli, pubblicati su questo blog e sullo spazio on line di Essere Comunisti. Dato che, vedo, li leggi con attenzione, Leonardo, dovresti esserti ormai capacitato che il mio approccio non sta in quello schema lì. Per carità magari sbaglio. Però se i compagni di Essere Comunisti, cui sempre affido gli articoli, li pubblicano regolarmente forse un motivo ci sarà. Un saluto a entrambi. Vito

    • Leonardo Masella scrive:

      Caro Vito, se leggi bene il mio commento io non ho detto che il tuo ragionare, il tuo approccio, i tuoi pecedenti commmenti siano esterni alla sinistra di alternativa. Ho detto che “questo articolo mi sembra proprio molto interno al PD”. Io sono abituato a fare politica con le vingole e con i punti. Ho dato il mio giudizio su “questo articolo”, non sul tuo modo di ragionare in generale. In particolare quando scrivi che bisogna “non essere individuati come responsabili di una sua caduta” (del governo Monti), assumi la stessa posizione del Pd. Questo è un dato di fatto, valido non in generale ma per questo articolo. Ma la tua affermazione sul governo Monti e la citazione finale di D’Alema, mi preoccupano ugualmente, perchè mi paiono il segno di una involuzione ulteriormente moderata (permettimi il termine) della tua posizione. Proprio quando dovremmo convincere Vendola e Sel a lasciare il Pd e a unirsi alla Fds nella determinatissima opposizione al governo Monti.

      • Nicola scrive:

        Insomma, per convincere Vendola e Sel a lasciare il PD, bisogna sperare che non vengano a conoscenza delle posizioni del PD citate da Nocera. Quindi Nocera fa il grave errore di fare citazioni che mettono in luce queste posizioni, anziché distorcerle e mistificarle come fanno Beppe Grillo e certi “dirigenti” del PRC, sperando di raggranellare qualche decimo di consenso.

        • Fausto Tenti scrive:

          Caro Nicola, certo che come ufficiale del Genio Guastatori sei proprio forte…senti, ma ti pagano o lo fai per spirito di servizio?

          • Nicola scrive:

            Lo faccio per spirito di servizio verso un partito, il PRC, a cui sono ancora iscritto, e che si sta avviando verso la sparizione. Spero che, leggendo le mie critiche e osservazioni, qualcuno si renda conto della situazione e guardi la realtà per ciò che è.

            Comunque il fatto stesso che le voci critiche siano considerate “guastatori”, e che questi termini vengano usati da un segretario federale che non si vergogna neppure (forse perché non si rende conto), la dice lunga.

            • Leonardo Masella scrive:

              Anonimo Nicola, ma almeno abbi il coraggio e la dignità di non presentarti come un iscritto al Prc ! Dovresti solo provare vergogna a dire che scrivi queste cose “per spirito di servizio nei confronti del Prc”, quando il tuo avversario sembra solo e sempre il segretario del Prc ! Il Prc è all’opposizione nettissima del governo Monti di cui ne chiede le dimissioni. Un governo che sta massacrando i lavoratori e i settori popolari (anzi direi l’Italia intera). Un governo che prepara nuove guerre al servizio degli Usa. Un governo arrogante, senza alcuna concezione democratica, ma autoritario come è autoritaria la grande borghesia quando è in crisi come in questa fase storica. Un governo che deve essere cacciato via prima possibile, diversamente da ciò che pensa il Pd. La tua posizione è più a destra di quella di Sel, quindi per favore almeno non dire la panzana di essere un iscritto (anonimo) del Prc !

            • pietro di bari scrive:

              Sono quattro anni (e dico quattro) che sedicenti iscritti al prc e al pdci pronosticano la morte della fds e la definitiva sparizione di questi partiti. Dopo quattro anni, senza la benché minima visibilità mediatica e con le casse pingui, siamo ancora qui. Un motivo ci sarà, non credi? Saluti fieramente comunisti…

            • Fausto Tenti scrive:

              Caro “Nicola anonimo Coniglio”, ti ha ben risposto un vero compagno – a tutto tondo – qual’è Leonardo: tu non fai critiche e proposte costruttive, tu sei qui dentro per seminare zizzania e basta! Fai pure, più scrivi e più diventa granitica la mia/nostra posizione…

      • Vito Nocera scrive:

        Caro Leonardo,
        scusami se ci ritorno su ( mi scuso anche con gli altri perchè non credo che questo aspetto interessi granchè a qualcuno ) ma, purtroppo, come te anch’io ho l’abitudine di essere preciso. Hai ragione, e io non ho citato i miei precedenti articoli nella convinzione che tu avessi impropriamente generalizzato. Ho letto con attenzione le tue righe e ti do pienamente atto di non averlo fatto. In realtà la responsabilità dell’equivoco è tutta mia perchè, per la necessità di stringere e semplificare, non mi sono spiegato bene. Alla tua affermazione che la mia riflessione ti sembra troppo interna al Pd e, dunque,non dentro l’ambito della sinistra di alternativa, avevo tentato ( senza riuscivi evidentemente ) di replicare che personalmente non ragiono dentro lo schema che separa rigidamente i due campi. A questo scopo mi sono riferito ad altri miei articoli dai quali questo tipo di approccio appare sempre chiaro. Comunque niente di grave. Un abbraccio.

  3. Claudio Grassi scrive:

    Bellissimo intervento del sindaco Giuliano Pisapia ieri in Piazza Duomo a Milano

    Sessantasette anni fa, in questa piazza, Milano ha ritrovato la libertà.
    Oggi, qui, noi vogliamo ritrovare la fiducia e la speranza per guardare insieme al futuro.
    La rivolta, a Milano, era partita già un giorno prima: a Niguarda la liberazione era già arrivata il 24 di aprile.
    Il comandante Sandro Pertini aveva proclamato lo sciopero generale e tutta la città, il 25 aprile, era pronta a rialzare la testa.
    Gli operai nelle fabbriche, gli studenti e i professori nelle università, le donne e gli uomini in tutta la città.
    Alle due di un pomeriggio piovoso, carico di angoscia e di attesa, le brigate partigiane sono entrate in piazza del Duomo.Milano e l’Italia, non aspettavano altro che liberare nostra città e il Paese intero.
     
    È con commozione che, come sindaco di Milano – con la fascia tricolore che avete voluto darmi l’onore di portare – sono qui con voi a ricordare quel giorno e a rinnovare un impegno.
    Ed è bello essere qui in tanti, di ogni generazione, a dire da che parte stiamo.
    A dire che stiamo dalla parte della libertà, della Costituzione, dei diritti democratici che i Partigiani hanno conquistato con la loro lotta, e anche con la loro vita.
    Siamo qui per dire che quella lotta non è terminata.
    E che non vogliamo che i nostri figli dimentichino.
    Non vogliamo che dicano – come è successo in un liceo di Roma, pochi giorni fa – che la nostra storia è «una favoletta».
     
    La guerra di Liberazione è l’inizio di quello che noi siamo.
    E’ l’origine della nostra Repubblica democratica fondata sul lavoro, sull’uguaglianza, sulla solidarietà, sul ripudio della guerra.
     
    Vedete, io non credo che più il tempo passa, più si allontani la necessità di commemorare, di ricordare, di festeggiare.
    Credo invece che più il tempo passa, più noi abbiamo bisogno di ricordare.
    Abbiamo il dovere di ricordare – ai giovani e ai meno giovani – gli anni bui della dittatura.
    Dobbiamo ricordare i sacrifici di tanti per la libertà di tutti.
    Dobbiamo rinforzare la memoria: per guardare avanti; non per ancorarci al passato.
     
    Oggi siamo qui per dire che non scorderemo il passato.
    Che onoreremo, come disse Piero Calamandrei, perché è il testamento che ci hanno lasciato 100 mila morti.
    Oggi siamo qui anche per dire, con forza, che la Repubblica nata dalla Resistenza non può accettare – che noi non possiamo accettare – che il Mediterraneo sia la tomba di migliaia di donne e uomini, di bambine e bambini costretti a fuggire dalla fame, dalla miseria, dalla violenza, dalla guerra.
    Che non possiamo accettare una società dove i ricchi siano sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri.
     
    Vogliamo un Paese che abbia, come priorità, la giustizia sociale.
    Vogliamo un Paese capaci di offrire solidarietà, coesione e di rispettare i diritti di tutti
    Vogliamo un paese che non tradisca mai i princìpi e i valori che i combattenti per la libertà ci hanno donato.
     
    Non siamo conservatori, se diciamo qui, forte, che il rispetto della Costituzione è la nostra strada maestra.
    Abbiamo nostalgia del senso della comunità, della tutela dei diritti, di un’eguaglianza spesso dimenticata.
    Abbiamo, oggi più che mai, nostalgia dell’onestà e della legalità.
    Abbiamo nostalgia della buona politica.
    Abbiamo fame di buona politica.
     
    C’è un pericolo dal quale dobbiamo guardarci.
    Si chiama qualunquismo.
    È un pericolo che sfocia nell’antipolitica o nel populismo.
    I partigiani ci hanno insegnato che bisogna lottare, non buttare le armi, chiudersi in casa e lasciar fare ad altri.
    Gandhi ci ha insegnato che in democrazia nessun fatto della vita si sottrae alla politica.
     
    L’anno scorso, in questa piazza, il 25 Aprile abbiamo sentito chiara la voglia di cambiamento.
    La domanda di una Milano nuova, di una Milano rinnovata, di un’Italia nuova.
    Oggi siamo qui, a dimostrare che il cambiamento è cominciato e sta a noi portarlo a termine.
    E a dire che cambiare si può; che un mondo migliore è possibile.
     
    Il 25 Aprile non può essere una corona di alloro e basta.
    Non può essere solo lo sventolio di bandiere gloriose.
    Ma deve essere il simbolo della nostra Liberazione quotidiana.
     
    Perché, ne sono certo, ne sono convinto, facciamo Liberazione quando investiamo sulla cultura libera e plurale.
    Facciamo liberazione quando ci battiamo per il diritto allo studio, quando difendiamo l’ambiente e il diritto alla casa.
    Facciamo Liberazione quando non cediamo alla falsa retorica della paura del diverso e dello straniero.
    Facciamo liberazione quando facciamo buona politica insieme alla gente.
    Facciamo Liberazione quando pratichiamo la parità di genere, dentro e fuori dalle istituzioni.
    Facciamo Liberazione quando ci impegniamo per il diritto al lavoro e all’eguaglianza.
    Facciamo Liberazione anche quando costruiamo una memoria comune: una memoria che non dimentica chi stava dalla parte giusta.
     
    Ecco perché diciamo con forza che le scelte nazionali di chi ci governa e chi sta in Parlamento non possono non tener conto di queste domande, di queste speranze.
    E che devono essere scelte di giustizia, di sviluppo ed equità
    che non scaricano il peso fiscale sui lavoratori
    che non penalizzano chi ha già molto poco
    che non fanno pagare quelli che hanno sempre pagato
    che non rendano più facili i licenziamenti.
     
    Cari Milanesi, cari Partigiani, cari Amici,
    rimaniamo uniti in questa battaglia di cambiamento.
    Facciamo in modo che il nostro impegno quotidiano per la libertà sia degno dei nostri Partigiani.
     
    La Resistenza è stata l’azione di forze diverse che si sono riconosciute in uno slancio di libertà, nella voglia di ripartire verso un futuro più felice e più giusto per tutti.
    Oggi è il tempo della nuova Liberazione, di una nuova rivoluzione morale.
     
    Siamo tanti, diversi ma uniti, a volere una pagina nuova e bella per l’Italia.
    Una pagina che si specchia nella Costituzione; nei suoi valori e che non dimentica il passato ma guarda al futuro.
     
    Quella pagina, ne sono certo, la scriveremo assieme.
    Ora e sempre Resistenza.
     
     Milano 25 aprile 2012
     

  4. Claudio Grassi scrive:

    Sul finanziamento dei partiti

    Claudio Bazzocchi
     
     
    Da lungo tempo ormai cerchiamo di mettere in guardia dall’azzardo della retorica antipartitica che è stata cavalcata imprudentemente anche a sinistra in Italia a partire da Occhetto, passando per Veltroni fino a Vendola. L’antipolitica travolge prima o poi chi crede di poterla cavalcare, poiché si rende immancabilmente ingovernabile lasciando tutti in balia di un incontrollabile risentimento popolare.
     
    Tale risentimento arriva in questi giorni a mettere in discussione la presenza stessa dei partiti nella democrazia italiana chiedendo la fine di qualsiasi finanziamento pubblico.
     
    Non vogliamo portare argomenti a favore del finanziamento pubblico. Altri commentatori lo hanno già fatto in modo autorevole (si veda Michele Prospero su l’Unità del 12 aprile,http://www.100news.it/site/2012/04/13/la-democrazia-aziendalista-michele-prospero).
     
    Ci interessa qui rilevare che idea di partito politico abbiano coloro che chiedono la fine di qualsiasi forma di finanziamento pubblico. Ebbene, il modello è sostanzialmente quello del partito di opinione, del comitato elettorale o del soggetto non strutturato che mobilita i ceti medi istruiti su singole issues, per esempio dalla rivolta antitasse alla sicurezza per la destra, dai diritti civili alla green economy per la sinistra. I partiti e qualsiasi altro corpo intermedio tra cittadinanza e governo sono visti come elementi che distorcono l’autentica volontà del singolo elettore. Siamo al compimento della democrazia come mercato politico e repubblica dei consumatori, atomi isolati senza identità collettiva e interessi di parte. Si vuole insomma lo smantellamento delle organizzazioni di massa per neutralizzare il conflitto sociale e l’espressione degli interessi deboli della società e giungere così al frazionamento particolaristico dell’interesse pubblico.
     
    Il partito smette di essere così un soggetto di massa a forte insediamento sociale in grado di rappresentare interessi, governare gli egoismi della società grazie a una solida cultura politica e fornire identità sociale a milioni di persone sempre più sole e abbandonate nella società liquida.
     
    In Italia si vuole cancellare definitivamente l’”anomalia” del partito soggetto politico di massa che pensa la democrazia come progressiva compenetrazione tra Stato e società civile – così come stabilito nella nostra Costituzione e nei suoi fondamenti politico-culturali – affinché si dispieghi un’idea di democrazia puramente liberale che veda Stato e società nettamente distinti. 
     
    Questa partita iniziò in Italia negli anni Settanta con l’attacco di ambienti laico-socialisti al sistema dei partiti (ricordiamo per esempio l’elaborazione di Mondoperaio nella seconda metà degli anni Settanta) e ha avuto il suo primo tempo col referendum del 1993 per l’introduzione del maggioritario. Siamo ora al secondo tempo dopo vent’anni, da chiudere in fretta con il golden goal: l’abolizione del finanziamento pubblico.
     
    Nella cosiddetta seconda repubblica abbiamo visto che partiti liquidi e personali hanno offerto performance di governo molto scadenti e che il direttismo plebiscitario non è stato in grado di rappresentare e portare a sintesi in modo adeguato gli interessi presenti nella società. Inoltre, abbiamo assistito alla trasformazione della politica in una sorta di scontro tra fazioni caratterizzate da un estremismo moralistico senza alcuna visione del Paese nel suo complesso. Insomma, nel momento in cui i partiti perdono il loro carattere popolare e di massa diventano paradossalmente piùpartisan, nelle mani di pochi militanti sempre più puri e sempre più permeati da un forte spirito di intransigenza morale. Le organizzazioni di massa lasciano il posto al moralismo da una parte e ad agorà virtuali dall’altra, mentre il potere si fa sempre più opaco e frantumato fra i vari interessi forti, quando non vi sono più organizzazioni popolari e radicate in grado di produrre cultura politica, visioni del mondo, mediazione trasparente degli interessi, in virtù di un sano realismo politico scevro da ogni moralismo estremista e da ogni illusione di trasparenza civica.
     
    Oggi, frantumate le identità tradizionali assieme ai grandi insediamenti produttivi, in un contesto sociale sempre più complesso e difficile da decifrare sia dal punto di vista dei valori e degli orientamenti culturali sia da quello del tessuto economico, c’è bisogno più che mai di soggetti collettivi e di personale politico che possa organizzare il radicamento e la coesione sociale e leggere territori sempre più difficili da interpretare. Si tratta di realtà più complesse di quelle tradizionali del mondo fordista in cui era sufficiente leggere la grande industria per interpretare una città e un ambito territoriale.  A quel tempo, migliaia di funzionari di partito e del sindacato svolsero la loro opera di antenne sociali e di organizzatori del conflitto e allo stesso tempo della coesione sociale. Ai nostri giorni, nel mondo più complesso della postmodernità, che oltretutto consegna milioni di persone alla solitudine, i partiti e i sindacati hanno sempre meno risorse umane da impiegare sul territorio. A fronte di questo paradosso, si chiede anche l’abolizione del finanziamento pubblico sull’onda dell’indignazione per gli scandali che hanno visto coinvolti i tesorieri di alcuni partiti, curiosamente indagati nello stesso lasso di tempo.
     
    Abbiamo allora bisogno di partiti più forti e dotati di più risorse. Certamente dovranno esprimere più cultura politica e dovranno essere in grado di mettere in forma gli egoismi e il privatismo della società civile. Insomma, a sinistra i partiti dovranno di nuovo radicarsi nel mondo del lavoro ed esprimere di nuovo grande pensiero, visione del mondo, ideologia. 
     
    Vogliamo concludere con l’ammonimento di Enrico Melchionda che già sette anni fa ci metteva in guardia dall’adottare il modello direttista americano, imperniato sulle primarie e sulla dissoluzione dei partiti: 
     
    «L’Europa si ritrova oggi ad affrontare le sfide che scaturiscono dal declino della democrazia dei partiti. Forse è già troppo tardi. Stiamo assistendo già da tempo a processi di smobilitazione dell’elettorato di massa, al rafforzamento e alla presidenzializzazione degli esecutivi, allo sviluppo della personalizzazione e delle elezioni candidate-centered, alla pressione politica degli interessi organizzati e alle influenze più o meno ovattate dei media. Non si sono fatte attendere le esplosioni populiste e i sentimenti antipartitici, che segnalano le inquietudini crescenti verso il funzionamento della democrazia tradizionale. Così dalle ondate di protesta e di disaffezione esce ogni volta rinvigorita, negli atteggiamenti e nelle aspettative politiche dei cittadini, l’ideologia direttista. Perciò si fa forte la tentazione di cavalcare quest’ideologia da parte di attori politici che non riescono più a credere in se stessi, nella propria funzione e nella propria identità. E, al solito, la tentazione tocca soprattutto le sinistre (E. Melchionda, Alle origini delle primarie. Democrazia e direttismo nell’America progressista, Ediesse, Roma 2005, pp. 82-83)».

  5. Claudio Grassi scrive:

    LA FRANCIA E NOI
     
     
    di Vito Nocera
    Anche se molti commentatori sembrano dare quasi per scontata la vittoria di François  Hollande in realtà non sappiamo ancora quale sarà l’esito del voto in Francia. Sappiamo invece ciò che hanno votato i francesi al primo turno, proviamo anche ad interpretare cosa hanno voluto dire. A occhio e croce ( sarà poi necessario tentare delle analisi più approfondite ) mi sembrano emerse in estrema sintesi tre cose.
    1) C’è una sconfitta del presidente uscente che sintetizza insieme una specie di rigetto per la sua immagine e per le sue politiche. Sarkozy paga insomma oltre che quel suo presentarsi un po’ effimero e artefatto le politiche economiche restrittive che, anche in un Paese in fondo abbastanza ricco come la Francia, pesano sull’insieme della nazione e sulle classi sociali più deboli e indifese.
     
    2) C’è un ritorno, anche se non ancora del tutto convinto e convincente, di valori e aspettative legati tradizionalmente al mondo della sinistra. E, almeno in nuce, una prima consapevolezza  di dover mettere, e in una prospettiva necessariamente europea, sotto controllo l’attività della finanza e dei mercati.
     
    3) C’è una sofferenza molto forte negli strati sociali più colpiti dalla crisi economica  che, in mancanza ancora di una sponda più forte capace di orientarne il segno, vanno a mescolarsi, con il voto alla Le Pen, a quella tradizionale presenza di classico voto di estrema destra. Un mix ( diffusi sentimenti di insicurezza, paure, ostilità nei confronti dell’Europa e nello straniero etc. ) che richiama, in qualche modo, la ventata di populismo antipolitico che c’è anche da noi, e che già negli anni ’90 aveva prodotto in Italia l’esperienza della Lega.
     
    E’, dunque, un voto che, pur nella sua specificità nazionale, parla anche a noi e a tutta l’Europa. E fornisce, per chi saprà ascoltarle, delle chiavi di lettura che possono aiutare a capire meglio come muoversi  qui ( ma credo che il discorso possa valere, almeno in parte, anche per la Germania ) nel tempo che ci resta fino alla non lontana scadenza del voto del 2013. Da questo punto di vista ha fatto benissimo oggi Mario Tronti a scrivere un breve ma denso articolo sull’Unità nel quale, pur senza alcun riferimento al voto francese, riflette  con pacata fermezza sui nodi che abbiamo di fronte provando a individuare qualche risposta.
    Tronti individua con lucidità il passaggio che vive il Paese, e in fondo l’Europa: l’antipolitica come professione che governa il capitalismo postmoderno globale, la politica comitato d’affari  delle compatibilità economiche destinata ad essere corrotta o a non avere influenza, il populismo antipartitico che l’insensatezza dei media riesce ad amplificare. In fondo, scrive Tronti, è una situazione non troppo differente da quella del ’92. Con una sola novità ( e non piccola ) rappresentata dallo spessore  e dalla durezza della crisi e dalla maniera con cui le classi dirigenti si orientano  per rimediarvi.
    Da qui, da un lato il ritorno al tema classico della questione sociale ( lavoro, reddito, casa e anche le preoccupazioni  più psicologiche rispetto al futuro ), dall’altro il tema, in fondo anch’esso storico ( solo oggi orientato dai media esattamente nel modo che fa comodo alle destre e al capitalismo finanziario ) del risentimento da parte di chi vive in ristrettezze nei confronti di chi ostenta privilegio.
    La ricetta di Tronti ( che opportunamente invia un messaggio anche a quel mondo a sinistra  fatto dai movimenti e dall’auto organizzazione “ attenzione ogni verbo scaraventato contro i partiti genericamente, senza distinzioni è un pezzetto di nuova carne gettata nella pentola dove bolle il brodo qualunquista “)  mi sembra convincente. Si deve afferrare il momento – scrive – ed esprimerlo, raccontarlo, rappresentarlo, organizzando conflitto e proponendo soluzioni. Utilizzando il tempo del governo dei tecnici per tornare a fare una politica forte, i professori vanno orientati e, prima cosa ancora, la più urgente è contenere i danni sociali che possono infliggere alla nostra gente. La politica che viene organizzata, così conclude l’articolo in questione, e la politica che si autorganizza non sono alternative. Solo insieme, complementari, fanno l’arma più efficace di contrasto dell’antipolitica. Inutile che io aggiunga che dentro questo modo di ragionare si vede tutta la intelligenza e la saggezza, che un tempo erano dei comunisti, capace di offrire una prospettiva di contro a schematismi e automatismi del tutto privi di efficacia. In sostanza mi pare che Tronti, tornando al voto francese, ci dica ( lo dice a tutti a sinistra ) che nella condizione attuale, e che già nel voto in Francia si è evidenziata a rischio, tra un anno non ce la possiamo fare a far fronte al quadro complesso delineato e che, pur senza impazienze automatiche rispetto al governo, la fisionomia delle politiche che  si intendono realizzare deve, via via, prendere forma già a partire da oggi. Il voto alla Le Pen, le sue caratteristiche sociali soprattutto, mostra lo spazio politico – elettorale che oggi possono avere i populismi in Europa. Sta qui, dunque, il nodo da affrontare seriamente ( non da sciogliere con semplificazioni minoritarie come magari chiedono le aree più radicali per fare concorrenza al Pd per qualche decimale elettorale ). Non sarà un percorso facile, il Paese appare sempre più gonfio di turbamento e insofferenza, disorientato e smarrito, suscettibile di abbandonarsi ad ogni improbabile avventura. L’ho già scritto e lo ripeto. E’ alto il rischio per la democrazia. Ma è qui, per una sinistra che intenda misurarsi col futuro, anche la suggestione della sfida. Qualche giorno fa avevo scritto che una speranza poteva arrivare dalla Francia. E’ più incerta di quanto sperato e ancora non definitiva. Eppure qualcosa è arrivato. E’ obbligatorio aggrapparvisi con passione e fantasia. Se Hollande sarà presidente lo sarà subito e non nel 2013. Ci potrà essere lo spazio per riaprire la partita sulle politiche economiche e sull’austerità con Angela Merkel e i conservatori. Sarebbero costretti a misurarsi col nuovo equilibrio dell’Europa. Non è cosa da poco che Hollande abbia detto che il fiscal compact, ad esempio, così come è stato varato non va e che si deve correggere e che  le politiche di rigore finanziario dovranno essere in qualche modo riviste in direzione della crescita. In Italia servirà un equilibrio grande per correggere in corsa Monti ( in modo da non arrivare stremati all’appuntamento elettorale ) ma anche non essere individuati come responsabili di una sua caduta, se è vero come è vero che l’antipolitica dall’alto ( che il governo  Monti incarna ) e quella dal basso sono tra loro un po’ complementari. E però molte cose in questi mesi nella politica di Monti dovranno cambiare direzione. Non è un caso, credo, che proprio D’Alema nelle dichiarazioni delle prime ore sui risultati in Francia gli abbia tirato la giacchetta: “ Monti ha cercato di porre in Europa il tema della crescita e se vincerà Hollande avrà un alleato prezioso “. Potrà sembrare un linguaggio troppo tattico ma al capo del governo saranno fischiate le orecchie. E per una volta meno tattica mi è apparsa la parte conclusiva della dichiarazione di D’Alema. “ Se i mercati finanziari hanno risposto alla vittoria di Hollande con non poche turbolenze non c’è di che preoccuparsi, un po’ perché sarebbe semplicistico legare il dato delle Borse al voto francese, un po’ perché non votano i mercati : finchè c’è la democrazia, votano i cittadini. “.

    • Leonardo Masella scrive:

      Mah, sarò schematico e non me ne voglia il compagno Nocera, di cui apprezzo il tono sempre civile e dialogante, ma questo articolo mi sembra proprio molto interno al PD. Chiarificatore quando afferma: “In Italia servirà un equilibrio grande per correggere in corsa Monti (in modo da non arrivare stremati all’appuntamento elettorale) ma anche non essere individuati come responsabili di una sua caduta”. Intendiamoci, è legittimo sostenere il Pd ed anche Monti (per “non essere individuati come responsabili di una sua caduta”), ma cosa c’entri ciò con una discussione nella sinistra di alternativa io non lo capisco. Pensavo che fra di noi almeno la discriminante del sostenere subito la caduta di questo pessimo governo, forse il peggiore e più pericoloso della storia della Repubblica, fosse scontata.

      • Anonimo scrive:

        Masella quante persone conti di portare a Roma il 12 maggio?

        • Leonardo Masella scrive:

          Grande argomento di chi non ha nessun argomento. Le solite battute populiste insultanti che non parlano più a nessuno. Vuol dire che ho colto nel segno. Grazie.

          • Anonimo scrive:

            mi sembra invece una domanda seria: gli ideologi, i dirigenti che incitano all’azione dovrebbero essere i primi a mobilitarsi e a mobilitare, o sbaglio?

    • Edoardo scrive:

      E’ preoccupante la scarsa consapevolezza della drammatica crisi sociale che sta investendo il nostro Paese e l’intera Europa.
      L’utilizzo strumentale dei consensi ottenuti dal Fronte Nazionale in Francia non si accompagna mai alla semplicissima constatazione che quel soggetto politico sta chiaramente all’OPPOSIZIONE e, per il momento, non civetta con le “formazioni liberali di destra e di sinistra”.
      Sostenere la necessità di moderare le politiche antisociali del governo Monti avendo cura di non farlo cadere, oltre a sembrarmi assai velleitario è sintomo, per quanto mi riguarda, di un’assoluta incapacità di lettura dell’attuale situazione economica e delle sue drammatiche ricadute sul corpo sociale. La crescita economica (su cui si fondano i ragionamenti di D’Alema e altri), ammesso che ci sia, si realizzerà tra alcuni anni (certamente oltre la scadenza elettorale del 2013) e il malessere sociale e il vento dell’antipolitica è destinato inevitabilmente a crescere a meno che tale malessere non venga intercettato (come in Francia) da soggetti e Partiti politici più o meno tradizionali chiaramente collocati all’opposizione.
      La sottovalutazione del clamoroso successo del Front de Gauche in Francia ovviamente fa da corollario alla debolezza di questi ragionamenti.
      Melenchon, vorrei ricordare, anche a fronte di un’alta percentuale d’affluenza, della presenza del FN e di una situazione economica un po’ meno drammatica della nostra, ha ottenuto i consensi che in Italia otterrebbero, forse, Di Pietro e Vendola messi insieme.

    • Fausto Tenti scrive:

      Abbiate (molta) pazienza…ma se ANCORA – nonostante tutto e tutti – si arriva a citare d’Alema, considerando un suo rantolo meno liberista (e meno liberale) come una speranza o equivalente per noi, secondo il mio modesto parere siamo completamente fuori strada! Caro Leonardo, hai ragione quando dici – sostanzialmente – che bisogna affrettarsi ed attrezzarsi per il 2013, menare ANCORA il can per l’aia ci porterà alla definitiva autodistruzione!

    • tn scrive:

      Il problema, non me ne vogliate se insisto, è proprio questo, che ci muoviamo da quando siamo fuori dal Parlamento, come una costola del Pd, invece di approfittarne per ricostruire il partito e il progetto di alternativa. Da qui i numerosi errori, la rincorsa all’alleanza subalterna (con la scusa che in coalizione prendiamo il 2,5 invece dell’1%) e l’ossessiva fiducia nei confronti dei “rantoli”, come efficacemente li chiama il compagno Tenti, di questo o di quell’altro, nella vana speranza di suscitare contraddizioni in un fronte, quello del centro-sinistra, che invece marcia compatto all’interno dell’orizzonte del “montismo”. Intendiamoci, non che un partito non debba avere una modulata politica delle alleanze o un’azione diretta a suscitare contraddizioni in forze potenzialmente affini. Ma questo dovrebbe secondo me avvenire in una seconda fase, dopo aver riguadagnato insediamento sociale, identità e credibilità. Qui si vuol fare il contrario, cioè ricostituirsi “all’ombra” delle alleanze, col rischio di ritrovarsi nel 2013 o con un pugno di mosche.

      • tn scrive:

        …anche perché, a proposito della frase di D’Alema, hic Rodhus hic salta! In Francia devono votare i cittadini e non i mercati, ma in Italia quando si è posta la scelta il Pd ha fatto votare i mercati, facendo nascere il governo Monti invece di andare alle elezioni. Perché? O perché rassicurare i mercati è più importante che rassicurare i cittadini (il vincolo esterno che ancora prevale su quello interno) o perché in realtà le ricette di Monti sono le ricette del Pd? O forse per tutte e due le cose? E poi ancora su D’Alema e l’antipolitica: l’antipolitica nasce dal suicidio dei Partiti, che facendo nascere il governo Monti e tenendolo in vita come indispensabile hanno fatto passare il messaggio che “i politici non servono”, che esistono scelte presuntamente oggettive da prendere in momenti di crisi. Questa è antipolitica.

  6. anonimo scrive:

    25 aprile 1945 : vittorie, illusioni, sconfitte e speranze
    Sergio Ricaldone racconta la Resistenza ai giovani dell’ANPI

    http://www.marx21.it/italia/antifascismo/1559-25-aprile-1945-vittorie-illusioni-sconfitte-e-speranze.html

  7. Nicola scrive:

    LA LEZIONE FRANCESE
    di Sandro Valentini, 23 aprile 2012
    http://www.sandrovalentini.it/

    Nicolas Sarkozy raccoglie al primo turno delle presidenziali in Francia poco più del 27% dei voti, una drastica riduzione di oltre tre punti in percentuale rispetto al 31,18% delle presidenziali del 2007; invece Francois Hollande, candidato della sinistra socialista, s’attesta al 28,5% rispetto al 25,87& delle passate elezioni. Se si dovesse esaminare il voto solo con la lente del bipolarismo e del sistema elettorale francese non ci sarebbero dubbi: i socialisti hanno vinto questo primo turno e messo una seria ipoteca sulla vittoria finale con il ballottaggio del secondo turno, D’altronde i centristi di Francois Bayrou sono crollati, dimezzandosi di circa 9 punti in percentuale e il Front de Gauche di Jean-Luc Mélenchon, pur attestandosi su un buon 11%, ha ottenuto un risultato molto inferiore a quel che annunciavo i sondaggi.

    Ma non è così. Non solo perché l’estrema destra di Marine Le Pen sfiora il 19% dei consensi ma soprattutto per il fatto che tale straordinario successo del Front Nazional coincide con la drammatica crisi del tradizionale blocco di destra. I centristi escono fortemente ridimensionati dal confronto elettorale e la versione bonapartista di Sarkozy è in difficoltà tale che potrebbe portare l’attuale inquilino dell’Eliseo a scomparire dalla scena politica, comunque costretto a recitare un ruolo marginale.

    Dunque la crisi del blocco tradizionalmente di destra di per sé non significa automaticamente uno spostamento a sinistra della Francia ( d’altronde socialisti e Front de Gauche insieme non giungono al 40% dei consensi), ma più realisticamente che il voto esprime una dinamica politica dagli esiti incerti che potrebbero anche tradursi in scelte inquietanti. Non a caso La Pen ha esultato sostenendo che la battaglia è appena iniziata. Del resto vi è più di un segnale che la destra tradizionalista – che non è più quella di De Gaulle o di Chirac – possa spezzare “il cordone sanitario” che fino a oggi è stato stretto sul Front Nazional stabilendo un’alleanza se non subito alle prossime elezioni politiche di giugno con l’estrema destra. Il disegno molto ambizioso di Marine Le Pen – a differenza del padre che puntava su uno sfondamento dell’area gollista in nome della Francia reazionaria dell’Indocina, della guerra d’Algeria e della Repubblica di Vichy complice del nazismo – è di essere la protagonista di una ricomposizione di un blocco di destra che non faccia più perno appunto sul gollismo. I socialisti possono anche vincere le presidenziali ma Hollande rischia di rappresentare solo un momento di transizione di un quinquennio rispetto a movimenti profondi in atto nella società francese. Sbaglia enormemente chi considera Marine Le Pen in continuità con il mondo politico-culturale reazionario e fascista del padre. Marine Le Pen sta facendo con il partito fondato e costruito dal padre quel che Fini ha fatto in Italia quando ha trasformato il Msi in Alleanza Nazionale. Non siamo più ai tempi delle polemiche quando il Front Nazional criticava Fini che in Israele parlava del <>. Nel febbraio dell’anno scorso Marine Le Pen ha definito i lager nazisti <>. Il tentativo è dunque di presentare il fronte come una “nuova destra”, non solo da sdoganare, ma addirittura attorno alla quale ricostruire un blocco moderato e conservatore oggi in crisi.

    Di fronte a queste prospettive l’indicazione del Front de Gauche di sostenere al secondo turno Hollande per battere Sarkozy è giusta ma non sufficiente. Intanto perché si è data l’ennesima prova che le elezioni in Francia sono uno spettacolo da circo che termina sempre con l’elezione di un Presidente della Repubblica liberale, spesso di destra e a volte di sinistra. Mi domando se non era allora preferibile lavorare per un accordo programmatico con i socialisti per una unità più ampia delle forze di sinistra e progressiste capace di imporre una svolta riformista vera al Paese. Una svolta in grado di condurre, tra l’altro, il paese fuori da bipolarismo. E così mentre la destra e la sinistra continuano a frantumarsi mantenendo una parvenza di unità solo nella competizione elettorale proprio perché il sistema impone delle alleanze (tutti sanno dell’articolazioni di posizioni tra i socialisti e le divisioni che minano il Front de Gauche accentuate con il risultato elettorale umiliante del Pcf), il Front Nazional di Marine Le Pen lavora per ricomporre il quadro politico con un diverso sistema elettorale, puntando proprio sull’esplosione contemporanea sia della destra che della sinistra storiche.

    Un occasione dunque in parte persa anche se i socialisti dovessero vincere le elezioni. La drammatica crisi che attraversa l’Europa e tutto l’occidente capitalistico non favorisce di certo una ripresa di iniziativa a sinistra per fuoriuscire dalle politiche neoliberiste. Per realizzare un obiettivo oggi così rivoluzionario sarebbe necessaria una rinnovata unità delle forze di progresso. Il Partito socialista europeo non ha nelle sue corde, almeno nel suo insieme, una politica riformista di superamento delle dottrine economiche liberiste come neppure – l’equivoco è ormai chiarito – l’amministrazione statunitense guidata da Obama. È dunque su questo terreno che oggi – nel pieno di una delle peggiori crisi strutturali del capitalismo – che si misura la capacità della sinistra rivoluzionaria, anticapitalista, d’essere all’altezza dei compiti, del suo ruolo storico: costruire l’unità delle forze democratiche e di progresso per uscire dal neoliberismo per una modifica sostanziale dei rapporti di forza tra capitale e lavoro. Ma finché la sinistra sarà prigioniera dei suoi ideologismi, come purtroppo sta avvenendo in Europa – i cinesi dovrebbero pur insegnare qualcosa – nessun progetto di cambiamento sarà mai realizzato. L’alternativa sarà sempre, in Francia come in Italia o in Spagna, tra un liberale di destra o un liberale di sinistra.

    Se si continua a ritenere che non vi siano oggi in Europa come in tutto l’occidente capitalistico duramente colpito dalla crisi margini di riformismo è evidente che uno schieramento unitario antiliberista non si costruirà mai: i socialisti e i democratici resteranno impantanati nel fango del loro opportunismo e moderatismo, le forze rivoluzionarie, sempre più assottigliate, rimarranno incatenate al mito di una rivoluzione che mai si farà. D’altronde se si afferma a cuor leggero che non vi sono margini per politiche riformiste si sostiene una tesi dalle quale trarre tutte le conseguenze teoriche, politiche e organizzative e cioè d’essere in una situazione prerivoluzionaria in Europa e in Italia . A me pare che non siamo alla vigilia di grandi eventi rivoluzionari. Allora se non si vuole essere forza marginale e residuale, se non si vuole fare solo propaganda da quattro soldi sulla superiorità del socialismo sul capitalismo occorre riprendere a fare politica.

    Purtroppo in Italia non vede né nella Fds, né in Sel né tanto meno nel Pd non dico la voglia di fare politica ma neppure di riprendere il filo di tale ragionamento.

    • Edoardo scrive:

      Il compagno Valentini prima afferma:
      “Mi domando se non era allora preferibile lavorare per un accordo programmatico con i socialisti per una unità più ampia delle forze di sinistra e progressiste capace di imporre una svolta riformista vera al Paese.”
      E poi:
      “Il Partito socialista europeo (di cui fa parte il PS francese) non ha nelle sue corde, almeno nel suo insieme, una politica riformista di superamento delle dottrine economiche liberiste come neppure – l’equivoco è ormai chiarito – l’amministrazione statunitense guidata da Obama.”
      E ancora: “Ma finché la sinistra sarà prigioniera dei suoi ideologismi, come purtroppo sta avvenendo in Europa – i cinesi dovrebbero pur insegnare qualcosa – nessun progetto di cambiamento sarà mai realizzato”

      A me sembra che il ragionamento sia notevolmente confuso e contraddittorio.

      Non si capisce bene quale sia la tesi di fondo.
      Si considerano i progetti della FdS, di SEL e del PD inadeguati e fallimentari e si auspica, sembrerebbe, un superamento degli stessi nella prospettiva di un nuovo indistinto soggetto unitario non ideologico.
      SEL sembrerebbe il soggetto che Valentini auspica ma probabilmente non condivide gli organigrammi e il gruppo dirigente.
      Il PD “non ha nelle sue corde, almeno nel suo insieme, una politica riformista di superamento delle dottrine economiche liberiste”.
      La FdS con il fantomatico superamento del ‘900, e con la sua Falce e Martello, è per Valentini soggetto antidiluviano e anacronistico.
      E allora cosa resta?
      Restano gli innocui e simpatici intellettuali impegnati nella costruzione dell’ennesimo nuovo inconcludente soggetto politico non ideologico, dopo il PD, dopo la Sinistra Arcobaleno, dopo SEL.
      Io sono convinto invece della necessità di una proposta pragmatica e realistica che vada nella direzione di un soggetto politico di Sinistra, plurale e federato, chiaramente alternativo “ai liberali di destra e di sinistra” (come dice Valentini).
      Per citare il poeta, “la semplicità che è difficile a farsi”.

  8. anonimo scrive:

    Unione Europea: una minaccia per la democrazia
    di Rui Paz
    “Avante”, settimanale del Partito Comunista Portoghese

    http://www.marx21.it/internazionale/europa/1549-unione-europea-una-minaccia-per-la-democrazia.html

  9. Leonardo Masella scrive:

    Elezioni francesi: due dati interpretati male.

    Delle elezioni francesi ci sono due dati che vengono interpretati male e sono collegati l’uno all’altro. E vengono interpretati male sia dagli organi di informazione di regime, e questo è comprensibile, sia da alcuni settori di sinistra, e questo è meno comprensibile.

    Il primo è il risultato di Melenchon e del Front de Gauche. Il successo del Fronte della sinistra è un dato che viene nascosto o sottovalutato dai mezzi di informazione di regime e la cosa si spiega con la necessità che ha il potere capitalistico di impedire una ripresa della sinistra comunista e anticapitalista in Europa, e soprattutto di oscurare un esempio di modalità di unità vincente a sinistra della socialdemocrazia liberista in un paese a capitalismo industrializzato com’è la Francia. Si sostiene la tesi, anche a sinistra, della delusione per un risultato di Melencon che sarebbe molto inferiore alle aspettative, pompando invece sulla “novità” del risultato di Le Pen. La realtà è diversa. Melenchon arriva all’11,5% nonostante la presenza alla sua sinistra di due liste trozkiste tradizionalmente forti in Francia che prendono l’una il 1% e l’altra l’1,3%. 4 milioni di francesi hanno votato il Front de Gauche. Nelle elezioni presidenziali del 2007 la sinistra radicale ottenne circa l’8.5% dei voti. Spiccò il solo Olivier Besancenot che ottenne 1.3 milioni di voti, pari al 4% dell’elettorato. Dietro di lui i vari Buffet, Laguiller, Schivardi e Bové si suddivisero il resto. In particolare la candidata ufficiale del Partito Comunista Marie-George Buffet non arrivò al 2%. Dopo quel disastro il Pcf propose e costruì nel tempo il Front de Gauche, che nel 2009 alle elezioni europee superò il 6%, eleggendo 5 parlamentari e superando il Nuovo Partito Anticapitalista di matrice troskista (4.8%, nessun eurodeputato). Al debutto la candidatura di Jean-Luc Mélenchon partiva dal 5% nei sondaggi. Nessuno prevedeva, anche solo un paio di mesi fa, che potesse raggiungere un risultato a due cifre. Alla sinistra di Mélenchon, Joly, Poutou, Arthaud, sono marginalizzati ma sommano un altro 4%. Ciò vuol dire che la sinistra radicale nell’insieme in cinque anni quasi raddoppia i propri voti passando dall’8.5 al 15%.

    Il secondo dato male interpretato, collegato con il primo, è il successo di Le Pen. Certamente il fatto che Marine Le Pen giunga al 17,8% è un dato che deve fare riflettere, tuttavia in Francia la destra nazionalista e razzista del Front National è da tempo forte e a maggior ragione oggi è più semplice per questa forza far leva sulla tradizione fortemente nazionalista francese soprattutto dopo la deriva filo-americana sia dei gollisti dopo l’uscita di scena di Chirac e la vittoria di Sarkozy che dei socialisti di oggi. Ci si sconcerta del risultato della Le Pen forse perché ci si dimentica che Le Pen padre alle elezioni del 2002 già raggiunse il 17% superando il socialista Jospin e arrivando persino al ballottaggio con Chirac ! Quella sì fu la vera clamorosa novità. Ma è evidente il tentativo della stampa borghese di accentuare l’elemento di novità del pericolo Le Pen per poter sostenere la necessità di appoggiare Sarkozy in Francia contro “il ritorno del fascismo”, come Monti in Italia contro il pericolo di Berlusconi.

    In conclusione io penso in primo luogo che il fascismo non tornerà in Europa nelle stesse forme, ma sta già tornando sotto forma di regimi reazionari al servizio del grande capitale finanziario. In secondo luogo l’esempio francese è un buon esempio anche per noi di costruzione di una sinistra radicale di massa. Un fronte comune di sinistra, che come in Francia si predispone con nettezza all’opposizione e alla lotta e non al governo, al cui interno partiti e movimenti non si sciolgono ma si uniscono nell’azione comune.

    Leonardo Masella, 23 aprile 2012.

    • Edoardo scrive:

      Condivido pienamente.
      Intervento lucidissimo e molto documentato.
      Ultimamente è raro imbattersi in contributi dotati di tale chiarezza espositiva.
      Ringrazio il compagno Masella.

    • marcolino scrive:

      condivido quasi tutto, rimarco però il fatto che il PCF in questi anni nonostante il calo di consensi elettorali dovuto a molteplici motivi che non voglio affrontare in questa sede, ha mantenuto un forte radicamento grazie al suo corpo militante che si è ridimensionato ma che ha complessivamente retto, così come le sue strutture, organismi di massa, collettivi…. e amministrazioni comunali che governa nelle banlieu… questo per dire che con pochi elettori puoi sopravvivere in tempi difficili e lavorare per la riscossa…ma senza militanti e iscritti puoi solo ammettere il fallimento storico….

    • spartaco scrive:

      Cinque anni fa il Fn aveva l’11%, è quindi cresciuto di otto punti: fare confronti con il 2002 è politicamente e metodologicamente puerile. Come puoi ignorare questi dati caro Masella?

      • Leonardo Masella scrive:

        Come “politicamente e metodologicamente puerile” ? Cosa vuoi dire ? Io ho scritto testualmente e ripeto: “Ci si sconcerta del risultato della Le Pen forse perché ci si dimentica che Le Pen padre alle elezioni del 2002 già raggiunse il 17% superando il socialista Jospin e arrivando persino al ballottaggio con Chirac ! Quella sì fu la vera clamorosa novità”. Quel che ho voluto dire è che non è oggi che ci si deve preoccupare di Le Pen, ma già dal 2002, quando già raggiunse il 17% andando al ballottaggio con Chirac. Quello fu il momento dell’esplosione del Front Nazional. Quindi il tuo commento al mio articolo (“politicamente e metodologicamente puerile”) è, minimo, fuori luogo. A meno che non ci sia la solita tesi faziosa e sbagliata che poichè c’è dietro l’angolo il fascismo delle camice nere o in Italia di Berlusconi, bisogna votare il fascismo delle grandi banche e dell’imperialismo (di Sarkozy o di Monti). Tesi sostenuta dal Corriere, da Repubblica e dai soliti esponenti del liberismo finanziario antipopolare e dell’imperialismo guerrafondaio.

      • gerdy scrive:

        ma questo spartachetto è abbonato alle minkiate….

  10. Ferdinando scrive:

    Non lo dico con gioia ma sul risultato di Melenchon avevo visto bene.E credo che la strada delle legislative sia ancora piu’ in salita.Per un analisi piu’ ampia a dopo.

    Sarebbe onesto che i tanti che mi dissero quando scrissi un commento sullo stato delle sinistre “radicali” in europa chiedessero almeno scusa.

  11. Claudio Grassi scrive:

    Domani commenteremo con più calma, intanto sulle elezioni francesi mi sento di dire questo:

    Grande è la soddisfazione per il buon risultato del Front de Gauche il cui candidato – Melenchon – ha già dato giustamente indicazione di voto su Hollande per il secondo turno. Ma a parte questo, leggo alcuni commenti entusiastici che mi paiono – francamente – fuori luogo. Sarkozy perde, ma non crolla. All’estrema destra vi è un risultato che dire preoccupante è dir poco: 20%. Il centrista Bayrou prende poco, ma è pur sempre un 9%. Insomma con una affluenza alle urne che è stata rilevante le forze di destra e di centro superano abbondantemente il cinquanta per cento. Quindi giusto gioire per il successo del FdG, ma la fotografia dell’elettorato francese non è per nulla positiva.

    • marcolino scrive:

      mah la sinistra in francia tocca il 44%, la destra sarkò 27% con Le pen 18% ariiva al 45%…
      detto questo nella realtà francese non è attribuibile il 9% centrista alla destra almeno automaticamente…. buyron fosse italiano sarebbe nel PD…. alla sua destra ovviamente ma sempre nel circo equestre della socialdemocrazia imprenditoriale….
      il front de gauche ottiene un ottimo risultato ma non dimentichiamoci che in Francia le forze di sinitra hanno mantenuto un forte collante con il territorio… nelle roccaforti del PCF (s. denise, orly….) i risultati sono tutti oltre il 20% con picchi del 25%…
      questo per ricordare di non farsi facili illusioni…. non basta dire facciamo come in francia (come fino a pochi mesi ci si proponeva il modello tedesco della Linke)….
      … occorre costruire riguadagnando la credibilità persa e ci vorrà ancora molto tempo… anni…. visto che tuttora si persevera nella ricerca di un modello salvifico oltreconfine e non si vogliono ancora affrontare le vere contraddizioni intrinseche alla sinistra italiana….

  12. Adriano2 scrive:

    La questione non è se a livello elettorale sia meglio andare colo PD o meglio andare da soli, la questione è :
    Qual’è la cosa più giusta da fare ?
    Le persone sonno molto più “idealiste” di quello che credono i dirigenti dei partiti, e l’esperienza del M5S lo dimostra.
    C’è un bacino enorme di persone che non vota più perché “tanto sono tutti uguali” , e hanno ragione, infatti tutti i partiti si muovono in base a calcoli pragmatici di convenienza .
    Ma non appena ai tanto vituperati italiani gli dai qualcosa in cui credere, qualcosa di “giusto”, si verifica una risposta.
    Certo, l’ignoranza è diffusa , spesso ci si illude, o si verificano sbandate “populiste”, ma che dovrebbe fare un italiano deluso dalla politica ?
    Votare per chi si dice comunista e poi si allea con i partiti liberisti per uno strapuntino ad un cosiglio comunale ?
    Allora un vero comunista prima di straparlare di “populismo infame” dovrebbe farsi un’analisi di coscienza e chiedersi se caso mai non è proprio il suo essere “pragmatico” , “realista”, ad aumentare il disgusto diffuso per la politica.
    Chi è il vero antipolitico ?

    • vincenzo scrive:

      Mi è capitato spesso di essere d’accordo con Adriano2, ed anche stavolta la penso come lui.
      L’antipolitica è una bufala; si tratta di antipartitismo, che è un concetto profondamente diverso. Per la prima volta dopo tanti lustri non andrò a votare: sono diventato antipolitico? Non scherziamo! Il fatto è che al mio paese il pd si allea con fli,udc,mpa (il penultimo è il partito del Cuffaro condannato per mafia, l’ultimo è del Lombardo rinviato a giudizio per concorso esterno in associazione mafiosa e voto di scambio). Fin qua niente di grave, o quasi. La Federazione della Sinistra siciliana ha stabilito che non si fanno accordi elettorali col terzo polo e con l’mpa, anche quando vi è coinvolto il pd. Una scelta lineare e coerente. Succede che il rappresentante del pdci, andando contro ogni indicazione politica e contraddicendo persino la decisione concordata di valutare collegialmente la situazione e fare scelte conseguenti, si allea con la coalizione destra centro e presenta una lista col simbolo del pdci. Il personaggio può permettersi questo ed altro, visto che si è fatto eleggere consigliere provinciale nelle liste del prc 4 anni fa, non é mai intervenuto a riunioni del partito per stabilire la linea politica da seguire in consiglio provinciale, non ha mai versato un centesimo di tutto quanto da lui percepito,ha inserito la moglie in un’operazione di trasferimento per mobilità all’interno della P.A, ha fatto strage dello statuto e del codice etico della FDS. Tutto ciò con l’avallo della dirigenza regionale e nazionale di quel partito. Per inciso va detto che nei mesi precedenti aveva espresso, in colloqui privati, giudizi sprezzanti sul pd locale ed aveva persino paventato la possibilità che si potesse persino candidare a sindaco in alternativa al pd. Date queste premesse nessuno poteva presagire un voltafaccia così repentino ed a 360 gradi, per cui non ci si è preoccupati come prc e fds di preparare una soluzione alternativa.
      Una persona normale si sarebbe aspettato che gli organi dirigenti del pdci e della FDS non solo sconfessassero la scelta politica fatta dal personaggio, ma attivassero le procedure per un intervento sanzionatorio per indegnità e violazione dello statuto. Invece la ricerca di una patacca istituzionale da esibire nel teatro del nulla ha coperto questa squallida operazione politica e conferito dignità ad un comportamento che fa a pugni con l’etica, oltre che con la politica.
      Non farsi coinvolgere in operazioni di così alto profilo è una scelta politica forte, altro che antipolitica. C’è di più. Se la sinistra non si libera di personaggi del genere non resta che rompere i legami coi partiti che pretendono di rappresentarla. E poi non venga qualcuno a blaterare di antipolitica. C’è ancora gente in grado di indignarsi che pretende un’etica applicata alla politica.

      • buran scrive:

        Sono d’accordo sul fatto che ritieni inappropriato il termine “antipolitica”. Mi domando: ma quella praticata oggi ai partiti del quadro politico-istituzionale, si può definire effettivamente “politica” o è invece più simile a una recita teatrale, con molte improvvisazioni e varianti, ma che rispetta un copione di fondo ben definito? E ancora: chi fa veramente “politica” oggi in Italia, i vari figuranti oppure i poteri economici e finanziari europei e mondiali direttamente attraverso i loro fiduciari? Credo che in molti cominci a prendere piede, in modo più o meno cosciente, la consapevolezza di tutto ciò.

  13. Nino scrive:

    Reggio Calabria

    La doppia vita politica del Consigliere Comunale Delfino

     In un contesto di profonda crisi di credibilità dei partiti politici, che mette seriamente in discussione la capacità stessa di poter essere efficaci portatori di istanze collettive, quanto sta perpetuandosi al consiglio comunale di Reggio Calabria, probabilmente prossimo allo scioglimento per noti problemi, ci impone di denunciare pubblicamente l’ennesimo atto di prevaricazione delle istituzioni e di vilipendio dei partiti politici.
    Sono trascorsi circa tre mesi da quando il consigliere comunale Delfino, folgorato sulla via dell’indipendenza, rendeva noto al partito ed agli organi di stampa che non intendeva rinnovare l’adesione al Partito della Rifondazione Comunista con la cui lista aveva concorso alle ultime elezioni comunali risultando l’unico eletto, e che, quindi, non lo intendeva rappresentare all’interno dell’assise comunale. Un atto di chiarezza che si imponeva e che il PRC richiedeva con insistenza a seguito di un atteggiamento gattopardesco che portava il consigliere a rinnovare la tessera 2011, partecipando sinanche ad una manifestazione organizzata per il rilancio del partito dopo la fuoruscita di alcuni dirigenti, ma a non partecipare ai lavori congressuali ed a successive manifestazioni pubbliche e/o a riunioni per non meglio precisate ragioni per le quali inutile è stato il chiedere conto. Sin qui nulla quaestio, saranno i cittadini a dare l’ultima parola. Il problema è che, con consumata disinvoltura e senza alcun rossore (almeno quello) in viso, il consigliere Delfino persevera nel non “mollare” il gruppo comunale denominato “Partito della Rifondazione Comunista” di cui continua ad essere capogruppo da “indipendente”. Certamente ci rendiamo conto che non saranno questi i problemi di cui la politica reggina attualmente dovrebbe occuparsi ma il rispetto delle istituzioni imporrebbe ben altro decoro a chi si propone di rappresentare le esigenze di un partito per il tramite del quale poi si ricoprono anche incarichi retribuiti e di una certa rappresentatività. Forse la scuola degli opportunismi e delle convenienze continua a fare proseliti a Reggio Calabria in tutte le direzioni politiche!
    A ciò si aggiunga che con lettera del 15/02 u.s. protocollata al Comune di Reggio Calabria ed indirizzata al Presidente del Consiglio Comunale, oltre che allo stesso consigliere, il PRC chiedeva, con ogni consentita urgenza, lo scioglimento del gruppo consiliare facente riferimento al “Partito della Rifondazione Comunista”, oltre ad ogni altro atto consequenziale che si rendeva dovuto in seguito alla detta comunicazione. A ciò tutto tacque: il consigliere continuò ad essere capogruppo di un partito dal quale si allontanava, il presidente del consiglio comunale non adottò alcun provvedimento ed in perenne attesa eccoci giunti all’attuale denuncia pubblica speranzosi che possa aiutare gli animi deboli ad essere consequenziali rispetto allo stato dei fatti.
    Il nuovo corso della Rifondazione Comunista a Reggio Calabria, che il nuovo gruppo dirigente sta cercando di impostare e sul quale sta ricostruendo un tessuto di militanza reale, ultimamente deluso se non offeso da quanto subito negli ultimi tempi, vuole connettersi con l’esigenza di quanti richiedono percorsi politici lineari e coerenti, per imporre una nuova etica pubblica cui i comunisti vogliono essere portatori reali e non solo annunciatori verbali.
     
    Reggio Calabria, 20 aprile 2012
    La segreteria provinciale PRC

  14. anonimo scrive:

    La Nato si prepara alle guerre del 2020
    di Manlio Dinucci e Tommaso Di Francesco

    http://www.marx21.it/internazionale/pace-e-guerra/1528-la-nato-si-prepara-alle-guerre-del-2020.html

  15. Ferdinando scrive:

    Fausto Tenti dice:

    “I militanti non c’e la fanno piu’ a sopportare alleanze con il Pd,anche a livello locale”
    Io non so’ se sia esattamente cosi’,so’ pero’ che alle scorse elezioni non la pensarono cosi’ gli elettori della Fds.Che quando non era alleata del Pd e del csx,prese l’1% o giu’ di li’.
    Cosa accadra’ a queste elezioni?
    Io penso che alle parole debbano seguire i fatti.
    Mi spiego,Tenti ripete spesso che si dimitterebbe nel caso di un Prc che in un modo o l’altro fa’ un alleanza con il csx e in piu’ sostiene appunto la tesi di “un corpo militante che non sopporta piu’ il csx”

    Se accadra’ che nei 2/3 dei comuni dove il Prc e’ alleato di Pd e csx andra’ bene e invece andra’ male negli altri casi,caro Tenti che conclusioni tirerai?

    Esempio,a Como dove la Fds va’ da sola,credo che si prendera’ meno del 2,5%,a La Spezia credo che la Fds in alleanza anche con l’Udc si prendera’ piu’ del 3%.
    Se accadra’ questo … che ci dirai?

    • Fausto Tenti scrive:

      Caro Ferdi (senza Pier…) io parlo del livello nazionale: nel locale sono i circoli e le federazioni che decidono, ed i risultati che verranno fuori dalle elezioni di maggio (qualunque essi siano…in qualunque maniera collocati…sia col piddi che senza il piddi…) non influenzeranno l’opinione del 90% delle “lavoratrici e dei lavoratori” a disposizione del nostro partito, i quali pensano che con lorsignori a livello nazionale non c’è trippa-per-gatti…è chiaro?
      Poi lo sai meglio di me che c’è una schizofrenia nei risultati locali, che risulta impossibile stabilire con esattezza come reagiranno i nostri votanti sia quando siamo con loro, sia quando non ci siamo! Però – ripeto – io parlo del livello nazionale, LA STRAGRANDE MAGGIORANZA DI QUELLE/I CHE MANDANO AVANTI LA BARACCA E CI METTONO LA FACCIA ED IL “SEDERE” NEI TERRITORI…NON NE VOGLIONO SAPERE DI ACCORDICCHI COL PIDDI…quindi – ribadisco – puoi acchiappare qualche voto in più (forse) ma la struttura portante (gratuita) crollerà (a mio MODESTISSIMO parere, per carità).

    • Anonimo scrive:

      s’è visto con l’arcobaleno e poi alle europee il premio che ci da l’elettorato quando andiamo da soli… per no parlare della debacle torinese dove per via di alcuni fattori (fiat, fiom, no tav) possiamo considerare una valenza nazionale di quel dato elettorale.

      • Leonardo Masella scrive:

        Perchè rovesci la storia ? Il risultato della Sinistra Arcobaleno è l’effetto diretto della delusione dei due anni di partecipazione al governo Prodi senza ottenere nulla di quello che avevamo promesso. E alle elezioni europee il risultato della Fds, mi pare il 3,4%, è stato tutto sommato positivo. Abbiamo ottenuto più di Vendola (il 3,1). E i nostri voti sommanti a quelli di Vendola, che aveva appena fatto la scissione dal Prc, raggiungevano un dignitoso 6,5%, senza nessun accordo col Pd. Ma per te anche alle Europee dove c’è il proporzionale avremmo dovuto fare l’accordo col Pd ! Tu non vivi senza il Pd. Io non capisco perchè non entri direttamente nel Pd.

    • tn scrive:

      quindi bisogna allearsi sempre e comunque col Pd a prescindere, anche se fa cose gravissime come la riforma delle pensioni il pareggio in bilancio in costituzione (la cosa più grave fatta in Italia, anche a confronto con le leggi vergogna di Berlusconi) e la guerra in mezzo mondo. Bene, allora sciogliamoci e andiamo tutti nel Pd almeno qualche posticino in qualche municipalizzata in più tocca anche a noi.

  16. Adriano2 scrive:

    Molto semplicemente : il PD è un partito di destra, e la cosa è dimostrata dal fatto che sostiene un governo che attua politiche di destra.
    Ma allora : come è possibile che , seppur localmente, un partito che si definisce comunista si allei con partiti di destra ?
    Qual’è il messaggio che ne esce fuori ?
    Il messaggio è che il PD è un partito che tutto sommato si può votare, ma questo vuol dire che in fondo noi non condanniamo le sue politiche a livello nazionale .
    Oppure le condanniamo ?
    Io non capisco.
    Nell’incertezza non vi voterò.

    saluti

    • tn scrive:

      Ripeto per la millesima volta (poi mi arrendo perché non voglio diventare noioso): ma una risposta alla questione posta da Adriano2 i dirigenti comunisti la vogliono dare o no?

  17. Leonardo Masella scrive:

    LEGGETE QUESTO ARTICOLO ! E’ COMPARSO SU GRANMA INTERNAZIONALE (GIORNALE CUBANO). QUESTI GLI EFFETTI DI CIO’ CHE HANNO FATTO GLI AMERICANI IN IRAQ. PEGGIO DEI NAZISTI ! PROVEREMO VERGOGNA PER SECOLI PER ESSERE STATI ALLEATI DEGLI USA IN TUTTE QUESTE GUERRE.

    In Iraq nascono bambini senza cervello, per colpa delle bombe chimiche degli USA
    Da: http://www.granma.cu/italiano/esteri/19abril-iraq.html

    Le famiglie seppelliscono i neonati appena muoiono e senza dirlo a nessuno. Questo li fa vergognare molto.
    Nadim Al Hadidi, medico dell’ospedale di Falluya, spiega perché è impossibile elaborare un censo dei neonati con malformazioni congenite in questa centrale città irachena.
    Sono troppi. ´´Solo a gennaio abbiamo registrato 672 casi, però sappiamo che sono molti di più´´, ha detto Hadidi, responsabile stampa del centro, basandosi su una eloquente mostra di fotografie che esponeva con un proiettore, riporta CubaDebate.
    Allo stesso modo ha espresso che Falluya è uno dei luoghi del mondo dove nascono più bambini senza cervello, senza occhi o con gli intestini fuori dalla copertura addominale. Quest’immaginario dell’orrore è già un segno di identità locale.
    Mentre risulta difficile mantenere la vista sulle fotografie, la gente del luogo assicura che segnalerebbe i responsabili ad occhi chiusi.
    ´´Nel 2004 gli statunitensi provarono ogni tipo di sostanza chimica ed esplosivi: bombe termobariche, fosforo bianco, uranio impoverito. Non siamo stati altro che topi di laboratorio!´´, ha lamentato Hadidi a IPS dopo aver spento il proiettore.
    Nei mesi successivi all’invasione statunitense dell’Iraq, nel marzo del 2003, le manifestazioni contro l’occupazione e le sfide al coprifuoco si scatenavano quotidianamente a Falluya, questa città di 350.000 abitanti situata 65 km ad ovest di Bagdad.
    Il 31 marzo del 2004, le immagini dei corpi mutilati di quattro mercenari dell’impresa militare privata Blackwater –ribattezzata adesso come Academi- appesi ad un ponte sur fiume Eufrate, hanno fatto il giro del mondo.
    La popolazione nel suo insieme non tardò nel pagare le conseguenze di quest’azione, rivendicata dalla rete estremista islamica di Al Qaeda. Così cominciò l’Operazione Furia fantasma, la maggiore battaglia urbana dai tempi di Hue (Vietnam, 1968), secondo il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti.
    La prima offensiva fu nell’aprile del 2004, mentre la peggiore nel novembre dello stesso anno. Le violente perquisizioni casa per casa lasciarono il passo ai bombardamenti notturni.
    Gli statunitensi assicurarono che avevano utilizzato il fosforo bianco ´´per illuminare gli obiettivi durante la notte´´, finché un gruppo di giornalisti italiani dimostrò che si trattò di un’altra arma proibita usata contro la popolazione civile.
    Ancora oggi si ignora il numero totale delle vittime. Molte delle quali non sono ancora nate. Abdulkadir Alrawi, medico dello stesso ospedale della città, ha appena finito di prestare attenzione medica ad un nuovo e strano caso.
    ´´Questa bambina è nata con la sindrome di Dandy Walker. Ha il cervello diviso in due e non credo che riuscirà a sopravvivere. Ne nasce uno ogni 25.000´´, ha spiegato Alrawi ad IPS, pochi secondi prima che mancasse l’elettricità in tutto l’ospedale.
    ´´Non possiamo contare neanche con le infrastrutture basilari, come pretendono che possiamo prestare attenzione medica ad un’emergenza del genere?´´, si è lamentato il medico nato a Bagdad.
    Secondo uno studio pubblicato nel dicembre del 2010 dalla rivista scientifica International Journal of Environmental Research and Public Health, con sede in Svizzera, gli aumenti della mortalità infantile, cancro, leucemia e le alterazioni nelle proporzioni delle nascite per sesso sulle nascite totali, sono significativamente maggiori di quelle riportate dai sopravvissuti alle bombe lanciate nel 1945 su Hiroshima e Nagasaki.
    Lo Studio assicura che la leucemia nelle persone fino a 35 anni, tra il 2005 ed il 2010 ha superato di 38 volte il tasso di paesi come Egitto e Giordania.
    Samira Alaani, una delle dottoresse a capo dell’ospedale, ha partecipato ad uno Studio realizzato a Londra insieme all’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), che ha riscontrato elevate quantità di uranio e mercurio nella radice dei capelli del campione della popolazione analizzato. Questa potrebbe essere la prova che vincola l’uso delle armi proibite dal diritto internazionale alla grande quantità di malattie congenite riscontrate a Falluya.
    Oltre al fosforo bianco, si segnala l’uranio impoverito, un componente radioattivo che, secondo esperti militari, aumenta significativamente la capacità di penetrazione dei proiettili. Si calcola che questo metallo pesante ha una vita di 4.500 milioni di anni.
    Vari organismi internazionali hanno preteso dall’Organizzazione del Trattato del Nord Atlantico (NATO) che faccia un’investigazione per verificare se questo componente è stato utilizzato nelle operazioni belliche condotte nel 2011 in Libia, durante la guerra civile nel paese.
    Questo mese, il Ministro della Sanità dell’Iraq, in collaborazione con la OMS, avvierà il primo studio sulle malformazioni congenite nelle province di Bagdad (centro), Anbar (ovest), Di Car e Bassora (sudest) e Suleimaniya e Diyala (nordest).
    Chiusi tra le frontiere con l’Iran ed il Kuwait, e con i piedi immersi in una delle maggiori riserve di petrolio del mondo, gli abitanti di Bassora non hanno conosciuto altro che la guerra negli ultimi tre decenni, dal conflitto con l’Iran (1980-1988), passando per la prima Guerra del Golfo (1991) fino all’occupazione statunitense (2003-2011).
    Uno Studio dell’Università di Bagdad indicava che i casi di malformazioni congenite a Bassora si sono moltiplicati per 10 nei due anni prima del 2003. La tendenza è al rialzo, però i responsabili sanitari continuano a non essere all’altezza.
    Nonostante l’aspetto imponente del nuovo ospedale di Bassora, finanziato con fondi statunitensi e fortemente voluto nel 2010 da Laura Bush, moglie dell’ex presidente George W. Bush (2001-2009), le condizioni non sono migliori di quelle di Falluya.
    ´´L’apparato di radioterapia è stato per oltre un anno e mezzo nei magazzini del porto di Bassora perché nessuno si metteva d’accordo su chi doveva pagare le tasse portuali´´, ha riferito Laith Shakr al-Sailhi, direttore dell’Organizzazione dei Bambini con Cancro dell’Iraq.
    ´´I nostri figli morivano aspettando una cura che non arrivava´´, ha dichiarato il medico padre di un bambino malato.
    ´´La lista d’attesa per ricevere le cure a Bagdad è interminabile e molti vanno all’estero´´, ha spiegato quest’uomo, nella baracca che funge da sede della sua associazione, al lato dell’ospedale. Secondo lui, la malattia dei bambini frequentemente porta con se la rovina delle famiglie.
    I numeri parlano da soli. ´´In Siria (il trattamento costa) circa 7.000 dollari, e 12.000 in Giordania. L’opzione più economica è l’Iran, 5.000 dollari´´, ha dichiarato Al-Sailhi. ´´Però molte famiglie si vedono obbligate a dormire nelle strade di Teheran, perché non possono permettersi una stanza d’albergo´´.

    (Traduzione Granma Int.).

  18. Anonimo scrive:

    E’ passato inorssevato che Paolo Cacciari e Tonino Perna hanno firmato per il nuovo partito del Lavoro e Beni Comuni.
    Di fatto hanno abbandonato il Prc-Fds.

    • Giuseppe scrive:

      Il nuovo partito del lavoro è interno alla FdS

      • Giacomo scrive:

        Il nuovo partito del lavoro è queslla che sta nascendo tra socialismo 2000 di Salvi e lavoro e solidarietà di Patta e sono interni alla Federazione della Sinistra

        • Anonimo scrive:

          Ma che state dicendo?
          Ma non mi riferisco certo al partito fantoccio di Salvi!

          Ma li leggete i giornali?

          Parlo del partito,vedasi assemblea del 28 aprile,che nasce dall’appello/manifesto di Ginsborg,Mattei,Perna,Lucarelli e altri,tra i cui firmatari c’e’ anche Cacciari.

          Mamma mia ma diavolo ma seguite l’attualita’?

          • Nello scrive:

            La solita minestra riscaldata. Questi personaggi negli ultimi anni hanno firmato migliaia di appelli e controappelli senza risolvere mai nulla. A me sembrano frustrati: prima pomapavano Vendola e la sua SeL,prima ancora erano gli 2ideatori2 insieme a Bertinotti dell’arcobleno, poi avevano firmato un appello di un generico partito di sinistraadesso beni comuni o come si chiama senza concludere mai nulla. Tra l’altro ho partecipato ad un iniziativa a Firenze nel 2007 organizzato da Ginsborg in cui le parole e controparole si sprecavano. Ripeto frustrati

            • anonimo scrive:

              Non la finiremmo più si mettessimo a contare gli esperimenti che sono stati fatti da quando è scomparso il PCI nel 1991, “alla sua sinistra”, per impedire l’affermarsi di una forza comunista nel nostro paese, contrapponendole una miriade di proposte organizzative genericamente “di sinistra” presentate di volta in volta come la panacea di tutti i mali e l’alternativa vincente alle “nostalgie” del “comunismo novecentesco”. E’ vero. I nomi che ricorrono sono da vent’anni spesso gli stessi. Hanno tutti vent’anni di più, ma non demordono, perchè loro si che sono “innpovatori” e hanno capito come gira il mondo di oggi. Il risultato degli esperimenti di questo vetusto ceto politico sono davanti agli occhi di tutti. I “vetero-comunisti” greci, portoghesi e di altri paesi sono sempre in piedi. Mobilitano i lavoratori e mandano pattuglie nutrite in Parlamento. Questi brancolano nel buio e ripropongono l’ennesima “novità”, sperando che sia la volta buona.

  19. senza rancore scrive:

    Una domanda per un loquace di nome Ferdinando: sei sicuro di essere un iscritto al PRC?
    Perchè, se così fosse, sei completamente fuori linea.
    Un altra domanda sempre per il loquace Ferdinando: non sarai mica un infiltrato in questo blog per creare zizzania?
    Sai, c’è ne sono tanti di infiltrati al mondo è, uno di questi, potresti esserlo tu! Da come scrivi mi sembri uno di SEL. Può darsi che mi sbaglio. Però ti consiglio di farti un giretto da quelle parti.
    Senza rancore.

    • Ferdinando scrive:

      …. bando alle scemenze … ti riassumo.

      1)Io penso che una Fds fuori da una alleanza Pd-Sel-Idv prende l’1% e sparisce.(e rubo la citazione a Grassi in un suo post … anche Grassi e’ un infiltrato?)

      2)Penso che una Fds in una coalizione Pd-Sel-Idv possa prendere anche un 3,5%.

      Se riesci rispondi nel merito,grazie.

      Poi avrei a questo punto una curiosita’,Grassi e’ ancora dell’idea che appunto fuori da una alleanza PD-Sel-Idv la Fds prende l’1%,o ha cambiato idea?

      E poi caro mio … prova a farti una domanda.

      Cosa pensa il Pdci sul tema delle alleanze?
      Eh si,esattamente come la penso io!
      Anche il Pdci sono infiltrati?

      Caro mio … conta fino a 10 prima di parlare.
      Rifondazione Sloganista la lascio a te!

  20. Ferdinando scrive:

    Masella ha una sua opinione su cosa dovrebbe essere il Prc e cosa dovrebbe fare.Per carita’ legittimo e giusto che lo proponga.
    Per fortuna e’ assolutamente minoritario tra chi diciamo di volere rappresentare.

    Cosa dovrebbe fare il Prc-Fds?
    Io guardo con molta attenzione all’intervista di oggi all’Unita’ di Franceschini dove dice:
    “Ci vuole una casa dei progressisti”,all’ala laburista di Fassina e altri e’ un bene che anche da un esponente ex-Ppi ci sia una dichiarazione del genere.
    Io al contrario di qualcuno,non vede assolutamente “morto” il csx e noi dovremo incalzare il Pd proprio su questi punto.Ma voi davvero pensate che Sel e Idv sbatteranno la porta in faccia al Prc per fare un alleanza con il Prc?Ma non scherziamo!
    E’ da 3 anni che Sel e Idv lavorano per una coalizione PD-Sel-Idv e la buttano al macero proprio ora?

    Mi si dira’,ma il Pd non e’ il Ps francese!
    Non e’ cosi’ avanzato!
    Certo,ma perche’ noi possiamo minimamente paragonarci “qualitativamente” al Front de Gauche e Melenchon?
    Non e’ delicato fare paragoni(tipo Cremaschi-Melenchon)ma non scherziamo anche qui’!

    • Ferdinando scrive:

      Pero’ una domanda a Masella la voglio fare.

      Sono concorde anche io nel “basta agli appelli a Sel” per il semplice motivo che Vendola non ha nessuna intenzione di allearsi.
      Quale e’ il piano B?

      Un fronte di sinistra con Ferrero,Diliberto,Sinistra Critica e Cremschi leader?
      In uno scenario con Pd-Sel-Idv alleati e un quorum al 4%?

      Felici di sparire nel fortino con la bandiera rossa in mano?

      • Leonardo Masella scrive:

        Ferdinando, tu non so chi sia, però ti ringrazio lo stesso per l’attenzione che mi concedi. Ti prego però di citare ciò che scrivo con precisione e correttezza, non interpretando liberamente e malamente il mio pensiero. Io ho detto che dovremmo evitare di sprecare troppe energie per “fare continui appelli a vuoto a Sel”. E poi ho aggiunto fra parentesi: “per evitare equivoci, io condivido la proposta di alleanza eventuale con Sel in un Fronte de Gauche all’italiana”. Ho proprio detto “per evitare equivoci” perchè sapevo che ci sarebbero stati compagni in buona o in mala fede che avrebbero interpretato male, come hai fatto tu. Quindi proprio il contrario di ciò che mi attribuisci tu.
        In più ho aggiunto una postilla al mio articolo, testuale: “Aggiungo che se Sel accettasse la proposta della Fds di fare un fronte comune di sinistra, come sta avvenendo in Francia col Fronte de Gauche, questa sarebbe una azione di immediato contrasto sia della politica degenerata Monti-ABC che dell’ondata antipolitica alla Grillo. Vendola ha una gravissima responsabilità nel rifiutare questa proposta.”. Mi dispiace, caro Ferdinando ma tu o non capisci o sei in mala fede.

        • Fausto Tenti scrive:

          Caro Leonardo…io sono completamente d’accordo con te: però occorre RAPIDAMENTE decidere cosa fare, non possiamo attendere oltre: qui ad Arezzo – se osiamo accennare ad un qualsivoglia tipo di “contatto” col Piddi a livello nazionale…il giorno dopo la natura riprende possesso delle 4 mura della federazione del prc…e chiudiamo baracca e burattini (me compreso). Riusciamo a malapena (ma anche qui non ce la facciamo praticamente più) a tenere botta in qualche alleanza locale, ma solo per qualche dirigente locale del Piddi che si ricorda un pò di provenire (almeno) da sinistra! Ma se qualcuno si azzarda a rammentare Fronti…Frontini…o simili con il Piddi per le prossime politiche…i militanti, gli iscritti, soprattutto quelli che si danno da fare e che ci tengono in vita (me compreso) se ne vanno tutti con Cremaschi o equivalenti, ed il prc e la fds ad Arezzo si polverizza!

          FACCIO UN ENNESIMO APPELLO ai nostri dirigenti nazionali: non menate il can per l’aia per altre settimane, non attendiamo ancora che Vendola faccia un ruttino per accusare ricevuta dei nostri appelli, non fate assolutamente conto sul fatto di arrivare all’autunno per poi venire a dirci: “…ma ormai, se volgiamo ottenere qualcosa, bisogna in qualche maniera stare agganciati al Piddi, sennò spariamo, sapete, la legge elettorale nazionale, l’opportunità vuole che…” ed altre menate simili!

          Noi dobbiamo costruire qualcosa di alternativo ANCHE al Piddi, con chi ci sta, meglio se Vendola e Di Pietro rinsaviscono e prendono atto di cosa sia diventato il vertice del Piddi…altrimenti CON CHI CI STA. Abbiamo già dato troppo alle alleanze nazionali con lorsignori, ma non ci sono bastate?

          ATTENZIONE A COSA PENSO (IO, PER CARITA’, CHE NON SONO PROPRIO NESSUNO: può essere che – se rimaniamo agganciati per la disperazione al Piddi – qualche voto in più, da qualunque parte provenga, possa anche arrivare alle politiche…ma le/i nostre/i compagne/i più attive/i, quelle/i che si fanno il culo a gratis (anzi perdendoci tempo e denaro di tasca, compreso me) insomma quelle/i che tengono in piedi il prc ed anche la fds…se ne andranno per l’ennesima delusione epocale…e quel voto in più racimolato non potrà servire al nostro futuro!
          RICORDATEVI di questo, che ha detto un bischero qualsiasi che ricopre, protempore ma con orgoglio ed onorato di esserlo, l’incarico di Segretario Provinciale del partito ad Arezzo.
          MEDITATE, tutte e tutti, anzi mediatiamo!

  21. anonimo scrive:

    Il vento nero dell’antipolitica e la Norimberga della democrazia. Il Golpe borghese della Terza Repubblica
    di Anna Migliaccio, Comitato Regionale PdCI Lombardia

    http://www.marx21.it/italia/quadro-politico/1514-il-vento-nero-dellantipolitica-e-la-norimberga-della-democrazia-il-golpe-borghese-della-terza-repubblica.html

  22. anonimo scrive:

    Ma di quale “baratro” stanno parlando?
    di Salvatore d’Albergo

    http://www.marx21.it/italia/democrazia-e-stato/1512-ma-di-quale-qbaratroq-stanno-parlando.html

  23. Giuseppe C. scrive:

    Caro “Una domanda a grassi” lo so che da fastidio il grande dinamismo del Prc e il fatto che il partito si sta ampiamente ampliando con il ritorno di molti e con l’adesione di altri. Fattene una ragione!

    • Giuseppe C. scrive:

      Ah sappi che allo sciopero generale di Gioia Tauro l’unico gruppo organizzato politico con le banduiere era il nostro con tanti militanti e dirigenti. Tu dove eri?

    • Anonimo scrive:

      Carissimo Giuseppe me lo auguro ma non penso che le cose non stanno come dici tu.A reggio citta che da sola fà un terzo della provincia il prc è scomparso non si contano piu 4 o 5 militanti.nella provincia tranne cinquefrondi dove esiste una bella realta il prc non esiste se per esistere si intende una sede fisica un attivita e percentuali dignitose all’elezioni,,,,almeno dico il 2%.per esempio a taurianova abbiamo un circolo ma prendiamo sempre 1 % quindi e come non esistere.se domani si votasse alle provinciali saremmo tra 1 e 1,5.questa è l’amara realta….poi gli sforzi sono apprezzabili ma dobbiamo guardare in faccia la realtà

      • Giuseppe scrive:

        Abbi fiducia che i compagni ci sono e la situazione che ho spiegato è veritiera. Abbiamo consenso e tanta gente si è ravvicinata a noi dopo l’uscita del losco personaggio

  24. Leonardo Masella scrive:

    Per contrastare l’antipolitica bisogna fare solo una cosa: una politica concreta completamente diversa da quella dominante.

    Se solo si guarda al fatto che Pd e Pdl, dopo essersi contrapposti per anni (anche se per finta e senza contenuti realmente alternativi), ora sostengono tutti assieme appassionatamente lo stesso governo, si capisce quanto disgusto faccia questa politica così come è vista dalla stragrande maggioranza della gente. E voi vi meravigliate dell’ondata antipolitica che sta montando in Italia, peraltro sapientemente aizzata dagli stessi grandi giornali che sostengono il governo Monti-ABC ? Ma cosa volete che dica o che pensi un operaio che si alza tutte le mattine alle 5 per guadagnare mille euro al mese, che fa sacrifici inenarrabili per arrivare a fine mese, per non andare in rosso, a cui la banca non presta più un euro, per mantenere i figli, che ha paura di perdere il posto di lavoro, che ha paura di perdere la casa, che non dorme la notte per l’ansia e l’angoscia di andare in povertà in mezzo ad una strada, lui e la sua famiglia ? Cosa volete che dica o che pensi se vede questo schifo di politica che in prevalenza sostiene, da anni, se stessa e i propri palazzi e palazzetti, discute da anni solo di leggi elettorali, sussidiarietà orizzontale e verticale, federalismo, commissioni, elezioni, alleanze, posti istituzionali, eccetera, senza mai occuparsi di società e del crescente malessere sociale ? E quando se ne occupa è solo per tagliare pensioni e posti di lavoro ! E vi meravigliate dell’antipolitica crescente ? Ora ? Sono anni che cresce il distacco, la sfiducia, il disgusto per la politica da parte dei ceti popolari ! Cosa volete che dica o che pensi l’operaio di cui sopra, illuso dal governo Prodi di centro-sinistra, che poi è il primo ad essere colpito duramente dai provvedimenti antipopolari e liberisti di Padoa Schioppa (“ed ora sacrifici per i lavoratori” annunciò con la prima finanziaria del 2006) ? Il crollo di fiducia per la politica non sta avvenendo oggi, è già avvenuto, ed anche per responsabilità della sinistra ed anche della sinistra comunista o sedicente tale. Oggi c’è la conclusione di questo crollo, conclusione nella deriva di un governo tecnico contemporaneamente a-politico e iper-politico (visto che è sostenuto da quasi tutta la politica). Le lettere di questa politica totalmente degenerata sono ABC, la nuova coalizione di maggioranza. ABC, lettere delle frazioni diverse del partito unico del grande capitale internazionale. Le lettere e le frazioni ABC ci sono da anni, non solo ora, ora c’è solo la formalizzazione e il chiarimento.

    Il fenomeno più eclatante dell’antipolitica effetto di questa politica ABC è il grillismo. Ma chi scalpita contro il grillismo si meraviglia ? Scalpita Massimo D’Alema ? Ma il qualunquismo di Grillo è la conseguenza dell’iperpoliticismo di Massimo D’Alema. Grillo e ABC sono due facce della stessa medaglia di un regime reazionario di massa che sta da tempo prendendo piede in Italia, caso peggiore in tutta Europa a causa della sua peggiore sinistra.

    Certo, è evidentissimo che c’è qualcuno molto potente che soffia sul fuoco dell’antipolitica (a partire dai grandi quotidiani sostenitori del governo tecnico delle grandi banche mondiali), ma ottiene grande consenso popolare (Grillo o non Grillo) anche perchè l’attuale politica predominante (ABC) fa schifo. E’ ovvio che Grillo è parte del sistema, non ne è l’alternativa, ma di fronte a questa situazione l’unica cosa da fare per combattere sia il politicismo che l’antipolitica è restituire dignità alla politica, almeno in piccolo e in piccole parti di popolazione. Noi comunisti dovremmo fare solo una cosa: cominciare a fare politica in modo totalmente diverso – non confondibile, anzi alternativo – da come oggi viene fatta da tutti, politicisti e populisti, Grillo o il Pd. Dovremmo invece che sprecare le nostre energie per fare qualche dibattito (al quale non partecipano nemmeno gli iscritti) o a incalzare il Pd, facendo qualche inutile convegno con Fassina (delusione prevedibile !) o fare continui appelli a vuoto a Sel (per evitare equivoci, io condivido la proposta di alleanza eventuale con Sel in un Fronte de Gauche all’italiana), dovremmo aprire le nostre sedi ai disoccupati, a chi perde il lavoro, a chi perde la casa, a chi ha paura di perdere il lavoro, ai giovani precari, trasformando le nostre sedi in luoghi almeno informativi, con la presenza di avvocati, laureandi in giurisprudenza, con i nostri sindacalisti, per dare consigli e aiuto alle masse di sfruttati e oppressi che ci sono e che ci saranno. Come si sta attrezzando la chiesa cattolica costituendo una Caritas in ogni parrocchia, ma noi diversamente dalla Caritas non dovremmo solo aiutare immediatamente chi ha bisogno ma contemporaneamente fargli prendere coscienza di classe e anticapitalistica di chi è il suo nemico e tentare di organizzarlo nella lotta di classe contro il sistema. Questo è il compito oggi dei comunisti nella crisi. Questo farebbe vedere alla popolazione (o almeno ad alcune sue parti) che i comunisti sono diversi dagli altri, non sono un pezzettino minoritario e solo declamatorio del ceto politico, del teatrino della politica. Altro che la politica corrotta che ha bisogno di soldi ! Noi siamo l’opposto. Noi mettiamo le nostre sedi, i nostri militanti, le nostre piccole ma coraggiose forze al servizio concreto, qui ed ora (non nei nostri ricordi dei bei tempi che furono oppure in un futuro indefinito quando ci sarà il socialismo, ma qui ed ora !), al servizio di chi è colpito dalla crisi, dal governo e dal sistema. Anche questa è la politica, anzi questa è la politica, solo questo può ricostruire dignità alla politica, ad un politica totalmente diversa da quella degenerata fatta solo di elezioni, campagne elettorali, posti, corruzione e televisione.

    Sono degli anni che io dico e scrivo questa cosa. Nelle mie note di facebook si possono trovare altri scritti di anni fa di interventi a convegni o Direzioni del Prc, in cui avanzavo questa proposta per cominciare a ricostruire il rapporto di fiducia fra comunisti e settori popolari, distrutto in particolare dai due anni di governo Prodi. Si può condividere la mia idea oppure no, ma almeno non si può dire che non l’ho mai espressa e pubblicamente.

    Leonardo Masella, 19 aprile 2012.

    • Leonardo Masella scrive:

      Aggiungo che se Sel accettasse la proposta della Fds di fare un fronte comune di sinistra, come sta avvenendo in Francia col Fronte de Gauche, questa sarebbe una azione di immediato contrasto sia della politica degenerata Monti-ABC che dell’ondata antipolitica alla Grillo. Vendola ha una gravissima responsabilità nel rifiutare questa proposta.

      • tn scrive:

        Giusto Vendola ha grandissime responsabilità nel rifiutare questa proposta. Ma il fatto è che la rifiuta. E allora noi cosa facciamo? Si potrebbe avere una volta per tutte una risposta chiara sulle politiche di alleanza invece di vagheggiare sempre di fantomatiche contraddizioni interne in casa d’altri?

        • Leonardo Masella scrive:

          Noi dobbiamo continuare a incalzare, anche sulla base del risultato positivo di Isquierda Unida in Spagna e del probabilissimo risultato positivo del Fronte de Gauche in Francia. Il fatto che oggi Vendola ancora rifiuti l’unità non significa che questo rifiuto si mantenga fra tre mesi, quando saranno chiari gli effetti della nuova legge elettorale ABC. Incalzare significa incalzare, non significa elemosinare con subalternità, o farci dividere da Vendola fra buoni e cattivi. Ma fare la nostra politica in piena autonomia e unità comunista.

          • tn scrive:

            Io capisco questo ragionamento, e lo condividerei in altre circostanze, cioè in una situazione nella quale la Fds fosse già strutturata, avesse credibilità (e consenso) e potesse pertanto permettersi il lusso di dire dei NO. Così non è, e questo perché – opinione personale – si è perso tempo e ancora se ne sta perdendo a rincorrere quello e quell’altro vagheggiando – insisto – di inesistenti contraddizioni ora nel Pd ora in Sel invece di strutturarsi come opposizione. Questo quando, facile previsione, il Pd prenderà tanti voti (in percentuale, non in assoluto perché peserà l’astensione) e per Sel è STRATEGICO l’orizzonte dell’alleanza di centro-sinistra (ma vogliamo tenere presente, al di là della retorica di Nichi e dei ggiovani, la rincorsa all’assessorato dei Sel nelle realtà locali?). Senza contare che la nuova legge elettorale ABC è peggio della precedente, ma non verrà comunque approvata.

      • Fausto Tenti scrive:

        Caro Leo, riprendendo quello che ho appena detto, per il 12 maggio a Roma, manifestazione che è indetta da noi ma che abbiamo ribadito in tutte le salse essere aperta a tutti gli oppositori di Monti, qui ad Arezzo mostrano interesse a prenotare il pulman SOLO quelli dell’IDV (a parte noi, ovvio); quelli di SEL – anche nell’evento creato qui ad Arezzo in FB – NON VERRANNO,RIFIUTANO IN MASSA L’ADESIONE, perchè dicono che è l’ora di finirla di protestare-e-basta…avete capito cosa dicono? Non il Piddi, SEL…vi è chiaro?

        • Fausto Tenti scrive:

          Naturalmente, lo dico anch’io, per evitare equivoci o fraintendimenti, sarei il compagno più contento del mondo SE SeL ed anche l’IDV – insieme ad altri – partecipassero ad un’intrapresa nazionale (che pare, dai sondaggi, anche se questi mi piacciono poco perché si sono dimostrati lontani dalla realtà, navigare intorno al 25%-30%) alternativa sia al Piddi che – evidentemente – al centro dx…). Ma non possiamo aspettare oltre – caro Leonardo – non ne convieni che il tempo per organizzarsi comincia a scarseggiare?

    • Luciano scrive:

      Avete capito? Sono anni che Masella ha capito tutto. Che ci propina la ricetta giusta. Ma siccome il mondo è fatto di mentecatti ( tranne Masella) nessuno lo segue. Poveri noi….

      • Leonardo Masella scrive:

        Tu sei il solito arrogante e autoritario, che vorrebbe persino impedirmi di esprimere il mio pensiero in facebook o su un blog ! Altro che stalinismo ! Ma il tuo problema è che non sei in grado di rispondermi nel merito, e allora ricorri rancorosamente a queste battute arroganti. Pazienza, vuol dire che ci ho preso.

    • Nicola scrive:

      Masella dice: «Noi mettiamo le nostre sedi, i nostri militanti, le nostre piccole ma coraggiose forze al servizio concreto [...] di chi è colpito dalla crisi, dal governo e dal sistema.»

      Masella forse non si rende conto che anche “i nostri militanti, le nostre piccole ma coraggiose forze” sono “colpiti dalla crisi, dal governo e dal sistema”. Mi pare che questa implicita separazione tradisca una certa visione settaria, come se i comunisti fossero un corpo separato della società, e potessero permettersi di separarsi dalle sue dinamiche con atti di puro volontarismo.

      Il problema è che, non essendo un corpo separato, anche i nostri militanti hanno difficoltà enormi in questa fase drammatica, ed hanno estremo bisogno di vedere una prospettiva per il loro impegno. Oggi l’antipolitica trionfa proprio perché, a modo suo, dà una prospettiva e una soluzione in termini di capro espiatorio (l’immigrato, il parlamentare privilegiato, il partito che ruba i soldi dei rimborsi elettorali…), così come avvenne nei periodi più bui della storia.

      La “delusione del governo Prodi” esiste, ma la sua traduzione in “sfiducia verso la politica” è un fenomeno tutto sommato marginale che ha interessato solo una parte dell’(ex-)elettorato del PRC. Ingigantire questo fenomeno denota una chiusura settaria e l’incapacità di dialogare col popolo della sinistra per come esso è nella realtà: ossia un popolo che (nonostante Prodi e “ABC”) è ancora disposto a sostenere una coalizione di centro-sinistra, purché ci sia una proposta di cambiamento, convincente e unitaria. Questo dato emerge puntualmente a tutte le elezioni (per questo veniamo tendenzialmente puniti quando corriamo in solitaria).

      Morale della favola: tra qualche mese inizierà la campagna elettorale per le elezioni 2013, e molto probabilmente l’alleanza “ABC” inizierà ad essere archiviata (tutte le dichiarazioni della maggioranza del PD, da MESI a questa parte, vanno in questa direzione). Qualunque persona di sinistra direbbe che ciò è un bene, perché riporterebbe al centro la politica. E invece la strategia di Masella consiste nello sperare che “ABC” si mantenga in qualche modo, in modo che il PRC possa raccattare un po’ di consenso uscente: insomma, il Paese può andare a ramengo nelle mani dei tecnici, l’importante è eleggere qualche parlamentare. Ma anche dimenticando la lezione del PCI (che ha sempre agito come un partito nazionale), siamo sicuri che puntare all’autoconservazione e contenderci i voti di protesta con Beppe Grillo ci permetterà di eleggere qualcuno?

      • Leonardo Masella scrive:

        Nicola, ripeti la solita litania che ci ha portati al disastro attuale, con in più le accuse nei miei confronti di settarismo, ripetute più volte. Io ho almeno tentato di dire qualcosa di nuovo, tu non dici niente e non mi rispondi nel merito. Aspetti solo che finisca ABC per poter rifare l’alleanza col Pd. Non sono io che desidero che ABC rimanga così, probabilmente non faranno una coalizione elettorale, alle elezioni torneranno a fingere di dividersi. Ma se tu pensi che ci siano le condizioni per ripresentarci alleati del PD dopo il disastro fatto con Monti fai un grave errore, perchè come al solito scambi i tuoi desideri con la realtà.

  25. Ferdinando scrive:

    http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/getPDFarticolo.asp?currentArticle=1DTC4V

    Dario Franceschini parla all’Unita’ della necessita’ di costruire anche in Italia una casa comune dei progressisti.

    Con questa intervista(di un esponente della minoranza del Pd ricordo)credo che quello che fara’ il Pd per le prossime elezioni sia chiaro.
    Non potra’ non esserci un alleanza di csx.

    • marcolino scrive:

      mah…. è vero proprio il contrario…. qualsiasi alleanza salta nella misura in cui mettono mano alla riforma elettorale…. e non salta solo quella della fds-pd (per fortuna) ma anche quella PD-SEL…. forse non è palese ma molti topolini in questi giorni stanno abbandonando sel cercando di guadagnare spazi per ricollocarsi…. ah qualche nome? Alfonso Gianni, Musacchio…
      con la legge elettorale che verrà fuori nascerà una sorta di tripolarismo, dove il centro si allea programmaticamente a risultati ottenuti con il vincitore…. praticamente una cazzata di dimensioni stratosferiche e all’antitesi con qualsiasi democrazia borghese europea… ma al momento questo è lo stato del’arte…..
      noi che faremo? mah….. Sel? verosimilmente si scioglierà liberando le solite teste d’uovo verso il pd,,, chi si sente fuori della partita sta abbandonando la scialuppa in tempo utile per ricollocarsi…..
      FdS? mah per me è morta e sepolta. oliviero ha un’alleanza nominale con PD…. diciamo alleanza a personam incentrata sulla sua figura e sui debiti di riconoscenza che gode verso molti dirigenti pd…..
      PRC? mah…. al momento mi pare che come sempre sia senza una tattica e strategia…. come sempre del resto…. corre a destra e a sinistra come un animale che in odore di pericolo si agita ma non sà dove andare…..
      certo la debacle che arriverà con le prossime amministrative peggiorerà la situazione….

      in tutto questo delirio gli unici soggetti che risulteranno vincenti sono quelli che non hanno bisogno di risultati elettorali a breve termine.

  26. Piero scrive:

    Ah Gioisa Jonica è un comune di 7.500 abitanti e Siderno di di 18.237 abitanti, non esistono, se non Martone, paesi di 800 anime dove abbiamo consiglieri. Il Prc c’è e si vede a differenza del passato caro mio “anonimo”

    • Una domanda a grassi scrive:

      Piero allora sei tonto? Sei sicuro che il consigliere di gioiosa resta con il prc?a galatro sono già un piede fuori.a palmi il prc non ha fatto la lista e ha messo un solo candidato in una lista egemonizzata da Sel……scomettiamo che il candidato del prc stilo non supera i 20 voti?A caulonia siete scomparsi.a rizziconi non esiste il circolo queste è la contestazione è stata candidata una compagna fa piacere indipendente ma questo è tutto.di derno sei proprio fuori strada una lista di sinistra?era lista del candidato a sindaco del PD panetta di che parli?rispondi sul faatto che il prc nei 2 comuni più grandi oltre a rc non riesce a presentare la lista…..certo un partito che scoppia di salute….?che perde 1000 tessere su 14000

      • Piero scrive:

        Perdiamo i 1000 tesserati del tuo ex amico De Gaetano il quale tesserava ancjhe i morti.

        A Palmi è stata fatta una lista Fds- Sel. A Rizziconi dove c’è il sistema maggioritario ci sono i nostri candidati a sostegno del candidato a sindaco Mazzù. Comuni di 800 abitanti? Ahahahahahaha: Gioiosa Jonica è di 800 abitanti? No sono 7500, Sganbelluri, il consigliere di Siderno è stato il primo degli eletti in una lista di sinistra. A Galatro non partecipano alle attività? Ma se sono sempre presenti. Lo sai che ho capito chi sei caro D. B. tanto bravo a criticare e poco bravo a fare attività politica, la solitudine probabilmente ti sta facendo male

        Ah Gioisa Jonica è un comune di 7.500 abitanti e Siderno di di 18.237 abitanti, non esistono, se non Martone, paesi di 800 anime dove abbiamo consiglieri. Il Prc c’è e si vede a differenza del passato caro mio “anonimo”. Lo so ti stiamo stupendo della dinamicità del nuovo gruppo dirigenti

  27. Claudio Grassi scrive:

    COMPAGNE E COMPAGNI PARLIAMOCI CHIARO
     
    di  Vito Nocera
    Al punto in cui siamo, nel Paese e in mezzo a noi, cautela e prudenza ormai rischiano di essere solo un ingombro. Sembra difficile, infatti, sfuggire al destino politico e civile che si intravede in arrivo per l’Italia. A ben vedere non vi è poi da sorprendersi tanto. E’ troppo che manca al Paese un disegno costruttivo e impegnato capace di unire, defibrillare, costruire proposte  e mediazioni capaci , pur nel conflitto,di saldare e valorizzare bisogni e interessi tra loro anche diversi.
     
    IL DILAGARE DELL’ANTIPOLITICA
    Ne avevamo parlato ( e intuito l’insidia ) per tempo. Avevamo mostrato di non essere ciechi e sordi e, pur con imbarazzo  (perché il rischio era quello di essere scambiati per difensori del malaffare ) , non ci eravamo piegati al senso comune che trovava via via sempre più consueto attribuire ogni problema incrociato alla politica e ai partiti. Avevamo provato ad evidenziare i guasti sociali riconducendoli alle loro cause più profonde. Così come abbiamo provato a non arrenderci, neppure negli anni  dell’apogeo di Berlusconi e della nemesi storica del garantismo, al giustizialismo più rozzo e incivile che, in realtà, faceva un favore alla ideologia del cavaliere anche mentre si illudeva di contrastarlo. Ma neanche questa lungimiranza ( che già sarebbe una ben magra consolazione) oggi possiamo rivendicare. Perché mentre ci illudevamo di “ tenere “ dal nostro stesso seno schizzavano via  lampi di illusione giacobina, confusi populismi antipolitici scambiati per la rivoluzione ,fino a veri e propri opportunismi  elettoralisti veicolati sulla buona fede di tanti che pensavano così di star tenendo ferma l’identità dei comunisti. Oggi ci sentiamo, ed effettivamente siamo, smarriti. Non solo siamo perdenti ma non ci resta neppure ( almeno collettivamente ) il ristoro di chi sa di aver perso con serietà e rigore.
     
     
     
              LA POLITICA E LA STORIA
               
             
    Classi politiche, come più in generale classi dirigenti ( perché la cosa vale anche per capitani d’impresa, manager pubblici, operatori dell’informazione etc) di alto livello non si formano, diciamo così, a tavolino. A forgiarle è fondamentale l’esperienza che fanno, la temperie da cui emergono e provengono. Sarà un caso che la classe politica protagonista del compromesso costituzionale e poi dell’avvio della ricostruzione del Paese aveva quasi tutta preso parte alla guerra di liberazione? Uomini e donne capaci di reggere ad una selezione molto elevata, ad asticella alta.
    Ma anche gli anni successivi, la crescita economica, lo sviluppo, la dimensione di  una società di massa, sarebbe stato innaturale non avessero prodotto politici, imprenditori, manager, animati da slanci coraggiosi e capaci di idee.
    Chi conosce anche solo un po’ la storia del Paese sa che non sono mai mancati errori, anche gravi, e miserie umane ( peraltro in una stagione di contrapposizioni ideologiche e politiche fortissime ). E sa che l’Italia è stato anche il Paese di tante vicende dolorose e torbide che hanno investito sfera pubblica e apparati dello Stato. Ma quando l’onda è in piena è capace di trascinare e di “ sterilizzare” tutto. Valorizzare il meglio e marginalizzare il peggio. Direbbe Aristotele evidenziare “ la cresta “. E così avvenne anche ai primi segnali della fragilità di quelle stagioni. La critica allo sviluppismo, le contestazioni giovanili, un cambiamento dei costumi così esteso, influenzato dalle grandi narrazioni critiche che arrivavano dagli Usa, piuttosto che frammentare e dividere furono in grado di unificare, saldare nuovi comportamenti solidali, connettere tra loro nazioni e generazioni. E furono , non certo a caso, sia in Italia e in Europa che negli Stati Uniti anni di grandi e importanti riforme sociali. Tutte le èlite che, a vario titolo, furono prodotte e rappresentarono i cicli storici cui ho accennato hanno, in bene e in male, avuto il segno di questa forza egemonica, una forza a volte anche tragica, ma anche le tragedie sembravano avere una loro compostezza,  dei lineamenti di grandezza. Fu così per i principali Paesi ( pensiamo ai Kennedy ) o per le vicende storiche e sociali più aspre ( le rivoluzioni riuscite e quelle fallite, da Castro al Che Guevara ). E così fu anche per l’Italia.
    Per tutte quelle classi dirigenti pesava, inoltre, come un ammonimento il lascito, e la memoria, della guerra e, in Europa, lo smarrimento delle democrazie e la tragedia dei fascismi.
     
     
     
    POLITICA E SOCIETA’ LIQUIDE
     
    Niente di tutto questo caratterizza le classi politiche odierne. La loro selezione ha avuto altri percorsi e si trova oggi a fare i conti con  un  cambiamento sconvolgente di modello economico  (che dal lavoro umano è passato, con la finanza facile, a trarre plusvalore  dai desideri dei consumatori ) e una rivoluzione della comunicazione che pesa e cambia la struttura stessa della democrazia politica.
    Da questo cortocircuito scaturisce un pensiero politico povero e, insieme, una articolazione sociale priva di densità effettiva.
    La scorciatoia dell’antipolitica nel migliore dei casi è una scorciatoia  impossibile e pericolosa, nei casi peggiori è la trama che imbastiscono poteri forti e incontrollati che hanno come obiettivo perpetuare il loro dominio sempre più libero da vincoli al profitto.
    Era così chiaro sin da subito che mai e poi mai a sinistra si sarebbe dovuto lisciare il pelo a questa insidia. E invece è stato fatto, senza distinzioni di collocazione.  Lo hanno fatto i più moderati ( Veltroni, Di Pietro, Franceschini , perfino Eugenio Scalfari) e lo hanno fatto i più radicali ( Ferrero, Cremaschi,  quasi tutti i vari movimenti di protesta territoriale che hanno attraversato l’Italia in questi anni ). Il discrimine non è stato di collocazione politica ma di “ cultura politica “.  Tutti coloro i quali a sinistra sembrano caratterizzati da approcci più liquidi e leggeri non hanno avuto gli anticorpi necessari a resistere al richiamo. A resistere sono rimasti quelli con una maggiore memoria storica e più consapevoli della complessità sociale. E proprio per questo  più convinti della necessità di una autonomia della politica, non come separatezza ma come ambizione di un disegno ordinatore.
    D’altra parte che questa sia la questione lo confermano le tante voci che ormai si aggiungono al coro che diventa sempre più forte e potente. Gli editorialisti di  grandi quotidiani martellano facile contro i partiti allo scopo evidente di danneggiare chi è avanti e soffiare nelle vele di chi oggi, Pdl e Lega, sta più indietro( non meraviglia dato che da un pezzo i sondaggi danno in vantaggio un Pd e un centro sinistra che, alla pari dei loro omologhi in Europa, sanno di non poter più permettersi di governare con il liberismo temperato ) . Un intellettuale come Panebianco , anche perché prova forse un po’ di vergogna ad accodarsi al coro, tenta di aggirare la questione giungendo a teorizzare un ruolo alla politica perfino più ancillare e umiliante. Non più “ Principe “ ma “ sherpa “
     
     
    E’  TEMPO DI SCHIERARSI
     
    . Insomma anche per chi è e si ritiene a sinistra è arrivato il momento di schierarsi davvero.  Uscire da un balbettio che mi è sembrato plasticamente sintetizzato dagli interventi di Barenghi nel salotto di Vespa qualche sera fa. Per tutta la prima parte della serata l’ex direttore de il Manifesto, oggi alla Stampa, ha picchiato ( forse perché eccitato di infierire sulla Lega ) come oggi fa tutta l’informazione incalzando sui finanziamenti pubblici e quant’altro. Poi vista la mala parata ( e capito che la questione della  Lega viene in realtà usata come clava contro gli altri, altro che le sparate sui ladroni del Nord con cui , tanto per cambiare,si illudevano i dirigenti di Rifondazione  ) è passato, nella seconda metà di trasmissione, a difendere la politica. E’ la sintesi dell’incertezza stessa che regna a sinistra, anche se almeno Barenghi un segno di ripensamento lo ha mostrato.
    Deve essere chiaro. Nessuno nega le debolezze e le fragilità della politica e anche della politica di sinistra. E su tanti aspetti, compreso quello delle forme e delle entità dei finanziamenti, occorre portare vere innovazioni. Così come deve essere chiaro che l’esperienza della politica odierna non ci piace, anche per le ragioni che richiamavo prima. Ma nessuna palingenesi produrrà  di per se cose migliori, semmai il contrario. Soprattutto travolgere ogni misura di mediazione e rappresentanza ( non solo politica ma anche nell’articolazione della società e dei suoi interessi ) oltre che favorire l’avvento di classi politiche ancora più avventuriste e casuali potrebbe, in combinato disposto con una crisi economica e sociale che si aggrava, determinare un vero e proprio collasso della impalcatura democratica. A questo sbocco temo che ormai siamo vicini. Si tratta di tendenze che investono strutturalmente l’intera Europa, ma qui da noi sembrano inarrestabili. Ho poca fiducia.  A ben vedere proprio l’Europa può essere la vera via d’uscita. Non è facile. Ma se nei prossimi giorni dal voto francese dovesse arrivare un consenso ad Hollande, alla sua sobria ma chiara identità socialista e al suo programma che punta a regolamentare economia e finanza ,questo può cambiare anche la difficile vicenda dell’Italia. E dare a tutta l’Europa progressista una speranza.

    • Ferdinando scrive:

      L’articolo di Nocera lo commento dopo,pero’ mi piacerebbe un commento anche di Grassi sulla notizia del nuovo(?)Partito … Lavoro e Beni Comuni.

  28. tn scrive:

    Veramente ridicoli questi riformisti che, votando il pareggio di bilancio in costituzione (compatti, compreso il nuovo idolo dei comunisti il fantomatico Fassina), si mettono nelle condizioni di non poter più essere riformisti. Ridicoli se non ne andasse del futuro: ma se in Italia non investe lo Stato chi lo deve fare, i padroni che delocalizzano? E la Fds giù dietro a mendicare alleanze e a fare discorsi sulle contraddizioni interne al Pd. Continuiamo.

  29. Ferdinando scrive:

    Proviamo a dare qualche contenuto concreto alla discussione sul soggetto politico nuovo che si svolgerà il 28 aprile prossimo a Firenze. Così possiamo cominciare a rispondere alle diverse posizioni critiche che sono state avanzate nel dibattito (molto vivo e interessante) che sta svolgendosi sul Manifesto.
    Innanzitutto, una decisione che va presa a Firenze, cominciando a sperimentare subito il piacere di decidere collettivamente, è il nome del nuovo soggetto. Il nome non è questione da poco, perché per suo tramite si offre un orizzonte di senso alla nostra operazione politica.
    Un nome è poi indispensabile per qualunque uso istituzionale si voglia fare del nuovo soggetto sia prima che alle elezioni del 2013. Ciò risulta di una qualche urgenza perché autorevoli compagni hanno letto nella attuale denominazione di “soggetto politico nuovo” un accento di nuovismo politico. Nulla di più lontano dalle nostre intenzioni. Il nuovismo, la rottamazione, il far pulizia, il giovanilismo sono tutte manifestazioni becere di antipolitica e vanno in una direzione opposta rispetto al nostro scopo di contribuire a un’altra politica che pensi e rifletta prima di lanciare facili slogan e scorciatoie. Noi proponiamo di chiamarci Lavoro e beni comuni (Lbc).
    Altri hanno parlato di Democrazia continua. A parte l’acronimo imbarazzante di quest’ultima denominazione, lavoro e beni comuni segnala senza ambiguità che il nostro soggetto politico nasce nel conflitto il quale si sta articolando, a livello globale, sulla ristrutturazione costituente del rapporto fra capitale e lavoro, declinato sulla questione proprietaria e sui beni comuni. Immaginando il soggetto politico nuovo come un “Cln anti-tecnocrazia”, noi collochiamo la nostra proposta come declinazione italiana di una grande resistenza globale. Diremmo quasi, se non fossimo pacifisti senza se e senza ma, che l’Italia deve schierarsi (dando l’ esempio fra le grandi economie occidentali) a fianco dei popoli oppressi del Sud globale, in una guerra mondiale di liberazione contro l’oppressione del neoliberismo che, come i peggiori regimi del ’900, sta devastando il mondo e lo stesso piacere e senso di vivere.
    Il rapporto fra capitale e lavoro, contro le plurime declinazioni della sovranità autoritaria, sarà dunque il terreno di sfida e i beni comuni l’orizzonte di senso e di alleanze globali con cui cercare di vincere, stabilendo un’egemonia nuova finalmente sostitutiva di quella neoliberale, divenuta anche da noi sempre più aggressiva, para-fascista e comunque in stridente contrasto coi nostri valori costituzionali. Nome e collocazione politica globale dovrebbero da un lato far chiarezza sulle alleanze possibili e sul grande discrimine politico, e dall’altra ci consentono di superare (non di buttare via ma di contestualizzare storicamente) contrapposizioni che potevano aver senso nel ’900, con la sovranità politica ancora salda negli Stati ma che non ne hanno più oggi che la sovranità è privatizzata a livello globale. È oggi che Lavoro e beni comuni (o come altro si chiamerà) dichiara che “non c’è più tempo”. È sul contesto dell’oggi che deve articolare la sua proposta per il domani. Collocarsi dalla parte del lavoro e affrontare la questione dei beni comuni significa resistere all’accumulo proprietario senza fine, con ogni strumento di lotta politica, sociale e giuridica, a livello globale e locale contemporaneamente.
    Cosa faremmo nei nostri primi 100 giorni di governo? Questa è la proposta che dobbiamo cominciare a elaborare a Firenze, per aver pronta fra un anno un’alternativa sistemica credibile. Nulla di meno! Dobbiamo smetterla di parlare di risultati a due cifre come se una rappresentanza parlamentare minoritaria in un Parlamento che non conta più nulla potesse soddisfarci. Forse interesserebbe a qualche politicante in cerca di ricollocazione, non certo a chi vuole liberare l’Italia dalla tirannia tecnocratica ed autoritaria del pensiero unico neoliberale. Avrà senso partecipare alle elezioni, come uno degli strumenti di lotta politica in campo, se si riesce a organizzare una grande alleanza capace di esprimere in modo credibile una proposta di governo del paese che davvero inverta la rotta, proponendo anche a livello globale un modello italiano, che innanzitutto passa dalla piena consapevolezza che il re è nudo.
    Proponiamo di seguito un decalogo per la discussione fiorentina. Alcune proposte potrebbero sembrare radicali ma ci paiono percorribili e indispensabili nella ricerca di un modello che faccia l’ interesse del 90% della popolazione. Si tratta di articolare le tre sovranità di cui parlava Tonino Perna, un’operazione che chiunque abbia buon senso non può che voler sottrarre dagli interessi privati multinazionali.

    Cosa ne pensano Grassi e Nocera?
    Leggo che Perna e’ in questa nuova avventura,quindi ha abbandonato la Fed?E chi altro l’abbandonera’?
    Grassi in un passato post parlava di non essere concorde con “le fughe in avanti … ” e alcuni lessero che era un annuncio di nuova scissione nel Prc.

  30. Leonardo Masella scrive:

    Ieri sera a Ballarò la gente applaudiva a scena aperta Massimo Giannini di Repubblica che diceva che il governo Monti dovrebbe avere il coraggio di tagliare di più la spesa pubblica ! E’ la stessa cosa che applaudire il pareggio di bilancio in Costituzione. L’obbiettivo è quello di tagliare ancora pensioni, sanità, assistenza sociale, ammortizzatori sociali, mandare in povertà masse di persone (a cui si sta già attrezzando non a caso la Chiesa cattolica con la Caritas). E il trucchetto per far passare fra la gente questa infame politica antipopolare è quello di chiedere demagogicamente i tagli alla politica, con i quali giustificano tutto il resto. “Come si chiedere sacrifici al popolo e poi mantenere i privilegi della politica ?”, dicono su tutti i giornali e Tv Massimo Giannini e gli altri sostenitori liberisti del governo Monti. E allora giù attacchi alla politica per tagliare meglio sul popolo. E’ evidente che questo è il trucchetto di Monti & soci. E la maggioranza degli italiani ci casca. Del resto se l’attuale politica prevalente è quella di ABC…

  31. anonimo scrive:

    La privatizzazione della politica
    di Francesco Francescaglia, Responsabile organizzazione PdCI

    http://www.marx21.it/italia/quadro-politico/1503-la-privatizzazione-della-politica.html

  32. la parabola del movimento no tav scrive:

    Il sindaco di Rifondazione: «Basta No Tav»

    «Brutta gente, non voglio il presidio a Giaglione». Espulso dal partito. Si era opposto al presidio nel paese

    TORINO – «Egregio compagno, apprendo con stupore della mia radiazione dal partito della Rifondazione comunista… Prendo atto con rammarico delle motivazioni che ti hanno indotto a una tale sconsiderata scelta. Sono stato e sarò sempre coerente con i miei principi comunisti, peraltro non negoziabili». La Storia, quella con la esse maiuscola, non ha nascondigli, la Storia non passa la mano neppure quando attraversa piccoli paesini di montagna. «Me lo ha detto anche il segretario provinciale, che qui in Val di Susa si sta scrivendo la Storia. A me lo viene a raccontare, che sono comunista e No Tav da quando lui portava i pantaloni corti…».

    Nel suo piccolo, il sindaco Ezio Paini, tessera Pci dal 1963, di Rifondazione dal fatale 1991, si è accontentato di scrivere una ordinanza chiedendo una verifica su un possibile abuso edilizio. Giaglione è terra di confine fin dal Medioevo, ultima propaggine della Savoia dove si parla ancora un dialetto franco provenzale. Poco meno di 700 abitanti, fiera tradizione di sinistra, giunta di pensionati che si dedicano anima e corpo al paese, nell’ultimo anno colpito da improvvisa notorietà. Perché l’unica strada per raggiungere il cantiere dell’Alta velocità di Chiomonte è uno sentiero di montagna, un pezzo della via Francigena, ma soprattutto passa anche dalle frazioni più popolose del paese.

    Accanto alle scuole, nel piazzale che fa da punto di partenza e ritrovo di ogni marcia No Tav, è sorta una casetta abusiva fatta con assi di legno e lamiera. Paini, sostenitore dell’attuale maggioranza in Comunità montana, nei fatti l’espressione politica del movimento No Tav, presenza fissa ai cortei del movimento, ha portato pazienza per qualche mese. Poi ha spedito una lettera al compaesano che ha il comodato d’uso del terreno chiedendogli lumi. Da una scintilla, l’immane incendio, come scrivevano i sussidiari di una volta.

    Il segretario provinciale del suo partito, Ezio Locatelli, era salito fin quassù per una dura reprimenda. «Ogni ordinanza, divieto o provvedimento che possa limitare l’attività del presidio No Tav è incompatibile con l’appartenenza al partito, da sempre schierato con il movimento». Il chiarimento tra i due protagonisti ha avuto esiti rivedibili. Locatelli si è mostrato inflessibile, le ragioni della popolazione locale incarnate dal sindaco devono piegarsi a un disegno più vasto al quale aderisce Rifondazione. A pensarci bene, un capovolgimento del pensiero No Tav. Paini è stato costretto a scegliere. «Mi spiace, ma io sono un comunista vero, quindi non derogo ai miei doveri istituzionali, e al rispetto della legalità». Fuori.

    La casetta accanto alle scuole è un pretesto per entrambi i contendenti. Il sindaco sta vivendo sulle pelle del proprio paese la trasformazione del movimento No Tav. «Intorno alla baracca gira brutta gente» aveva detto nei giorni scorsi. «Le mamme si sono lamentate, minacciano di far cambiare scuola ai bambini, e noi facciamo già i salti mortali per coprire le classi». Quelle frasi, pronunciate da un No Tav a 24 carati, non erano passate inosservate. In modo involontario, certificavano la mutazione in corso nel movimento No Tav. «Qui ci hanno lasciato soli con gente che fa davvero paura – dice Paini -, ma nessuno ha il coraggio di ammetterlo».

    In quella baracca ci dorme gente che viene da fuori, anarco-insurrezionalisti di chiara fama che si sono ormai trasferiti a tempo pieno in Val di Susa. Prendono la parole nelle assemblee popolari, si mischiano alla popolazione, e non tutti gradiscono. Anche così si spiega un calo di consensi interno dei No Tav, anche per questo il presidente della Comunità montana Sandro Plano ha chiamato più volte Paini per convincerlo a fare un passo indietro. È una faccenda piccola, ma imbarazzante. «Paolo, rammenti che ai tempi di Mani Pulite mi soprannominavi “Di Pietro”? Non ho cambiato di una virgola la mia intransigenza contro chi compie violazioni di qualsivoglia natura. Non ti è sorto il dubbio che forse determinati atteggiamenti non erano universalmente e favorevolmente accolti?».

    Ferrero, il segretario nazionale di Rifondazione al quale è indirizzata la lettera di congedo intrisa di amarezza, confessa di non saperne molto. In questi giorni dall’altra parte d’Italia, a Palermo per sostenere il candidato sindaco Leoluca Orlando. E non fa certo i salti di gioia per la perdita di uno dei pochi sindaci italiani iscritti a Rifondazione. «Neppure Alemanno chiede lo sgombero dei centri sociali. A me sembra che Locatelli abbia posto un semplice problema politico». Sarà, ma anche Paini pone un problema politico, basta aver voglia di vederlo. Ma adesso siamo ormai ai saluti tra ex compagni, che non si lasciano proprio bene. «In conclusione – scrive il sindaco – posso solo augurarti che un giorno tu abbia vergogna di questa sciagurata scelta. Ti giunga l’espressione del mio profondo disgusto».

    Marco Imarisio
    dal corriere della sera online

    • Mauro Lisetto scrive:

      E’ il metodo Ferrero-Gelmini: epurare. L’hanno fatto a gubbio, l’hanno fatto a Milano, l’hanno fatto con Liberazione, e ora anche il val di susa.. Allla fine rimarranno da soli ad ammirare i loro ritratti.

    • Militante PRC scrive:

      Premesso che non sono della Val susa e non ci sono mai stato, premesso che è da un pò di tempo che avvengono episodi diciamo “confusi e costruiti ad arte” per gettare discredito e divisione. Vedi caso Goracci che sembra si stia sgonfiando e dove mi sembra che il Partito sia stato “piu realista del re”….

      cmq venendo all’articolo vagliando la fonte e verificando bene i fatti, sarebbe comunque interessante capire la questione fino in fondo.
      Non vorrei che qualche movimentista accecato dalla possibilità di un decimo di percentuale alle elezioni, al limite in coalizione col PD, abbia dimenticato che chi fa il sindaco ha anche qualche responsabilità sugli abusi edilizi (almeno questo si capisce da questo articolo).

      Provocatoriamente ti e vi dico che se si espelle questo compagno perchè ha posto un dubbio su una azione dei cosiddetti NoTav (e non sul “movimento” stesso), allora devono essere espulsi, per coerenza, tutti i segretari federali, di circolo, regionali etc. etc. che fanno accordi col PD (dichiaratamente SI-Tav) nelle amministrazioni…

      D’altronde il compagno Ezio, da quando nel suo territorio, lungo il torrente Clarea, sono cominciate le operazione per realizzare il tunnel di servizio a quello principale della Torino-Lione, e i NoTav duri e puri si sono attendati ovunque ha avuto da eccepire. Macchine in ogni dove, rifiuti “frikkettoni e alternativi” che dormono nella baracca di legno abusiva: i valsusini locali hanno cominciato ad andare a bussare al suo ufficio, lamentando quiete perduta e il decoro, quello semplice della gente di paese, valligiani tutti casa e lavoro. E lui, da indaco del paese, non aveva potuto che dar loro la ragione. «Gira brutta gente», era sbottato nei giorni scorsi all’edizione torinese di Repubblica, «e la cosa mi dà enormemente fastidio». E aveva intimato ai proprietari del terreno di far rimuovere la baracca. Per farlo desistere s’era mossa persino la Comunità montana, guidata dall’ex-dc ora Pd, Sandro Plano, volto ufficiale dei NoTav. E Rifondazione aveva fatto lo stesso. Ma lui aveva tirato diritto e allora gli hanno scritto i dirigenti rifondaroli romani, «il compagno Ezio Paini è incompatibile con l’appartenenza al partito, da sempre schierato con il movimento». Espulso dal PRC…
      Quindi chiedo al compagno Grassi maggiori lumi su questa vicenda: c’è stata convocazione degli organismi di garanzia?
      Era necessario espellerlo? Se si perchè?
      Non si poteva sanzionare in qualche altro modo il suo comportamento?

      • spartaco scrive:

        Sono notizie scomode che il gruppo dirigente del Prc non ha alcuna intenzione di pubblicizzare. Pereferiscono espellerti nel silenzio e nicchiare se qualcuno chiede lumi.

  33. Anonimo scrive:

    dopo tutti questi dati adesso dacci i dati dei rimborsi che percepiscono i dirigenti prc. grazie.

  34. anonimo scrive:

    L’articolo 18 flessibile dopo la (contro) riforma del lavoro
    di Piergiorgio Desantis, Giuslavorista

    http://www.marx21.it/italia/sindacato-e-lavoro/1493-larticolo-18-flessibile-dopo-la-contro-riforma-del-lavoro.html

  35. maurizio scrive:

    i comunisti sono posti di fronte ad una ennesima ordalia, contrastare il capitalismo in crisi, che è più cattivo di quello in forma , dare credibilità alla politica, fornire una speranza a chi l’ha perduta . Frequento diverse persone e tra troppi serpeggia la nostalgia per azioni violente(brigate rosse in primis) che al di là della leggenda non hanno avuto altro risultato che l’arretramento dei diritti dei lavoratori:
    Queta è la mia opinione:riunire al più presto i coministi, i pochi rimasti, sotto uno stesso simbolo;fare campagna per ricordare che percentuali e seggi sono ripartiti in base ai voti validamente espressi(se votano in 50 e il partito”A” prende 20 voti ha il 40%, se votano tutti e 100 ha solo il 20%, quindi il solo e vero voto utile è quello non dato a pd.pdl.3°polo ; rivedere la politica delle alleanze, dispiace ma il pd ormai è perso e sinceramente votare all’interno di una coaliione che vede protagonosta il partito prono a Monti e ai suoi disastri provoga imbarazzo anche a uno come me che ha sempre persato che”il poco si conta”

  36. Marxista scrive:

    Segnalo che il PCL sarà presente con le sue liste indipendenti a Genova, Palermo, Catanzaro, Parma, Carrara, Pistoia e in numerosi centri minori.
    Mentre il Pdac avrà sue liste a Verona e Lecce.
    Che i soli a crescere siano i trotckisti?

  37. Roberto scrive:

    Caro compagno Grassi, questa competizione interna tra i due partiti comunisti ci sta uccidendo. In molti territori, tra cui Caserta, la FDS è poco meno di un’alleanza elettorale (quando va bene). E, anche se in misura minore che in passato, continuano le stilettate tra compagni, soprattutto verso il PdCI. Secondo il mio modesto parere servirebbe uno scatto d’orgoglio, una scintilla che faccia riaccendere la passione. E, secondo me, questa scintilla potrebbe essere la ri-unione dei nostri partiti in un unico partito comunista. Quando capiremo che il nemico non è quello che cammina a fianco a noi?
    uno dei fantasmi del PdCI

  38. Leonardo Masella scrive:

    Un interessante articolo: “La guerra che verrà”.

    http://cambiailmondo.org/2012/04/02/la-guerra-che-verra/

  39. Bruno Steri scrive:

    Provo a trascrivere il ragionamento fatto da Renato Brunetta questa mattina nel corso della trasmissione televisiva Omnibus:
    “Siamo concreti. Oggi saremo chiamati a ratificare il Fiscal compact, cioè le regole sulla disciplina di bilancio che renderanno ancor più ferrei i parametri di Maastricht. Ebbene, di Fiscal compact, di austerity si può anche morire: per questo ritengo che si debba ridiscutere tale patto, che sia giusto accettare una disciplina fiscale se e solo se contemporaneamente si varano misure per la crescita economica. Cosa che né lì (a Bruxelles) né qui (in Italia) sembra all’ordine del giorno. Non sto dicendo che dobbiamo fare le cicale; dico che ci sono delle follie, di cui in genere non si è a conoscenza e che non dovrebbero essere avallate. Si tratta di cose che spiego ordinariamente ai miei studenti. La Germania è in surplus per ciò che concerne il suo import/export, vanta un avanzo commerciale del 5,9%. Se ci fosse il marco, si rivaluterebbe in corrispondenza: visto che esporti tanto, la tua moneta si rivaluta di un eguale ammontare e il conto delle bilance commerciali tende a tornare in equilibrio. Poiché invece c’è l’euro, che è fisso, la Germania e le sue esportazioni possono godere di una moneta (l’euro) sottovalutata appunto di quel 5,9%.
    Ciò vuol dire che l’Eurozona finanzia a tasso zero il debito tedesco: la Germania emette titoli, rinnova il suo debito (che, pur essendo l’84% del Pil, in cifra assoluta è assai consistente: 2.000 miliardi di euro) praticamente a rendimento zero. Mentre la Spagna paga il 6% di interessi, l’Italia il 5 e rotti. Insomma, l’Eurozona finanzia il surplus commerciale e il debito pubblico tedeschi. Per questo, prima di ratificare il Fiscal compact, bisogna ridiscutere la redistribuzione della ricchezza in Europa nonché i vantaggi e gli svantaggi dell’euro. Aggiungo un’altra notizia. Per l’approvazione del Fiscal compact, la Corte Costituzionale tedesca ha imposto la maggioranza qualificata dei 2/3: e non è sicuro (a proposito di sinistre) che nel Parlamento tedesco si consegua tale maggioranza. Inoltre, sul piano continentale, per il varo del Fiscal compact servono 12 ratifiche sul complesso dei Paesi dell’Unione: al momento i 12 Paesi non ci sono. Lo dico perché è questo il momento di imporre alla Germania una profonda revisione della sua strategia miope e egoista. Ormai lo dicono tutti: dal Financial Times a premi Nobel come Krugman. Cosa vuol dire? Ad esempio, vuol dire Eurobond. Se la Bce dicesse di voler comprare titoli pubblici spagnoli (se solo lo dicesse, anche senza farlo) – come fa normalmente la Federal Reserve statunitense – il rendimento dei bonos scenderebbe subito della metà, dall’attuale 6%. E’ paradossale che sia il Parlamento tedesco a poter mettere in discussione la politica tedesca in Europa, quando dovremmo noi farci sentire!”.
    Sin qui Renato Brunetta: con un discorso che non fa una piega. Avrebbe tranquillamente potuto essere un qualsiasi esponente della Federazione della Sinistra! E invece stamane, a mettere un po’ di pepe nelle soporifere discussioni televisive ci ha dovuto pensare un furbone, ex ministro berlusconiano (astutamente impegnato a rilanciare, glissando sulle gigantesche responsabilità del centro-destra). Davanti a lui, un esangue Colaninno, impacciato e preoccupato di proteggere la reputazione del governo Monti, e un Sansonetti elucubrante di “sinistra” e “Novecento da superare”. Lungi da me, in un momento come questo, qualunque inutile inasprimento polemico. Dico solo che se la sinistra fatica a trovare una bussola, qualche ragione di sostanza ci deve pur essere…

  40. Ferdinando scrive:

    Oggi sono usciti i dati del tesseramento e non sono certo positivi.
    Il Prc perde quasi 4.000 iscritti,che sono pari a quasi il 9% del totale del 2010.Tanti davvero tanti.
    In piu’ c’e’ un “fatto” che sa di beffa,in tante province(Torino,Novara,Salerno e altre)il Prc regge come iscritti rispetto al 2010.Peccato che a questo dato positivo(della tenuta degli iscritti)sia corrisposta pero’ una debacle alle elezioni amministrative 2011.
    Salerno,Novara e Torino citta’ 1% secco.
    O peggio dati come quelli di Caserta,dove si c’e’ stata una diminuizione di iscritti(non un crollo)ma alle elezioni c’e’ stato un annientamento all’0,6%.
    Insomma tutto questo per dire che anche il dato degli iscritti,di questi tempi vale per quello che puo’ valere(scusate il gioco di parole ma il senso si e’ capito).
    In piu’ va’ forse aggiunto che nel 2011(nel caso delle elezioni amministative,da meta’ 2011)e’ diminuita anzi(quasi)crollata anche la rappresentanza istituzionale anche negli enti locali.
    Nella meta’ dei comuni capoluogo(al voto)non siamo piu’ in consiglio e lo stesso vale(in maniera anche un po’ piu’ elevata)per i comuni sopra.
    Insomma per fare un esempio banale,in qualche citta’ gli iscritti saranno anche rimasti stabili ma siamo spariti dal consiglio,e questo in prospettiva e’ molto piu’ grave di quello che si puo’ immaginare.

    Ma veniamo a come ci presentiamo a queste elezioni.

    Il dato(oggettivamente)piu’ emblematico e’ che il Prc-Fds in ben 52 elezioni su 127 non ci saremo,tanto davvero tanto.
    Ma come ci presentiamo nei 28 comuni capoluogo?
    Nei comuni con Idv,Sel o altro.

    Asti-Qui’ credo che da soli possiamo andare bene.

    Como-Credo che andremo male,non riesco a capire il motivo del non accordo con il csx.

    Parma-Rischiamo di essere schiacciati dal csx da una parte e dai Grillini dall’altra.In piu’ il Pdci va’ con il csx

    Frosinone-Andiamo con Sel che ha la candidata a sindaco

    Trani e Brindisi sono situazioni indecifrabili.

    Taranto-Qui’ secondo me abbiamo sbagliato a non andare con Stefano solo perche’ all’ultimo l’Udc e’ entrato in coalizione,il Pdci e’ con Stefano.

    Agrigento e Trapani siamo in lista con l’Idv ma mi pare di capire(basta vedere anche i simboli)che siamo abbastanza marginali

    Palermo-Qui’ e’ una scommessa,pero’ va’ ricordato che il quorum per la lista e’ il 5%,impossibile.
    ———–
    E in quelli dove siamo con il csx?

    Cuneo-Beh c’e’ una bella lista(ma senza simbolo)e un ottimo candidato(che non e’ del Prc va’ ricordato)

    Monza-Siamo con il csx ma non saprei come siamo messi

    Verona-Speriamo di superare il 2%

    Belluno-Qui’ non so’ se siamo in bicicletta o altro.

    Pistoia-Lucca-Andremo bene ma non benissimo

    Carrara-Meglio non parlarne

    Piacenza-Lista con Psi e Sel

    Rieti-Con il candidato sindaco di Sel,dovremo andare bene ma rischiamo di essere schiacciati

    Genova-Il 4% delle europee e regionali non lo confermeremo,speriamo di non scendere sotto il 3%

    La Spezia-Qui’ siamo anche con l’Udc

    Lecce-In una lista con Sel e La Puglia per Vendola,insomma una lista “vendoliana”,per quel che mi dicono,siamo marginali

    Catanzaro-Sara’ un disastro,tanto che il consigliere eletto nel 2011(si ritorna al voto)e’ candidato con una civica

    L’Aquila-Qui’ non so

    Gorizia-Alle primarie abbiamo sostenuto un candidato che ando’ bene,convinti che avremo fatto una lista insieme,poi non si e’ fatta.Non so’ come finira’

    • Mario scrive:

      Si puo dire di tutto fatto sta che alle amministrative di quasi un anno fa il Prc con la FdS ha avuto una media del 4,2% (dati del ministero degli interni che non è di certo un ente comunista) con picchi a Napoli con ben 6 eletti e vice- sindaco e Milano. Cito alcuni dati delle scorse amministrative:
      Savona 5,3%
      Arezzo 4%
      Fermo 4,2%
      Barletta 6,4%
      Reggio Calabria 5%
      Lucca 6,6%
      Trieste 5%
      Macerata 4,2%

      • Ferdinando scrive:

        Ma caro Mario ma dove l’hai presi sti’ dati?Dalla Pravda?

        Siamo seri,il dato delle provinciali non ha alcun senso,11 province su 110 al voto sono nulla,in piu’ non andava al voto nessuna grande citta’.
        Il dato importante e’ la media dei 29 comuni capoluogo al voto,cioe’ quasi 1/3 dei comuni capoluogo con i comuni piu’ popolosi.
        La media dei 29 comuni e’ stata del 2,5%(vai a vederti il dato dell’ufficio elettorale della Fds)identico dato del 2,5% anche per i comuni(furono tanti)per i comuni sopra i 15.000.
        Basta con questa scemenza del “Ma abbiamo preso il 4% alle provinciali” ma diavolo ma avete senso della realta’ e critico!?
        E’ passato un anno e ancora con sta’ illusione del 4% alle provinciali?

        http://www.federazionesinistra.it/elettorale/files/riepilogo%20Comuni_CAPOLUOGO.pdf

        Mancano i dati degli altri comuni capoluogo,prendi carta e penna fai i conti e verrai che il dato rimane il 2,5% di media.
        E questi sono i comuni sopra i 15.000 abitanti

        http://www.federazionesinistra.it/elettorale/files/riepilogo%20Comuni_SUPERIORI.pdf

        Basta con questo atteggiamento da “Pravda” …uh che bello abbiamo preso il 4% … ma per favore

        • Mario scrive:

          Ecco i dati:http://www.facebook.com/photo.php?fbid=225842764093433&set=a.211224558888587.58877.117617898249254&type=3&theater
          Capito, il ministero degli interni è un ente comunista, ne sono contento. Roba da pazzi………..

          • Ferdinando scrive:

            Ma sei di legno?
            Ma non “attendibili politicamente” quei dati!
            Ma lo vuoi capire o no?
            11 province su 110,nessuna grande provincia al voto e sopratutto alle provinciali non c’era il movimento di Grillo.
            Ma perche’ ti vuoi illudere?
            Ma ragiona caro compagno,ma dai!Non si puo’ fare un ragionamento del genere.

          • marco scrive:

            forse dimentichi che il dato delle provinciali è falsato non solo per i motivi sopraesposti ma anche perchè per scelta politica grillo non si presentò…. i militanti , i cosidetti grillini vengono da molte parti comprese anime dell’estrema destra ma l’elettorato ahimè è al 70% di sinistra…. e lo dico con profondo dispiacere…. figurarsi se non vorrei vedere la FdS o Prc a doppie cifre…. però la realtà è un’altra e molto più dura e brutale dei sogni e degli inganni dei dati che ci propinano i nostri dirigenti…. è con la realtà con cui dovremo fare i conti…. non con i dati clementi delle provinciali scorse… poi non dimentichiamo che l’estensionismo sta crescendo anche tra i lavoratori scontenti…

            approposito mi pare che anche SeL oramai abbia compreso che non avrà nessun accordo con il PD… quindi liberi tutti….

  41. lorenzo scrive:

    trovo scandaloso che il prc-fds in 3 casi si sia alleato con l’UDC, dando conferma della brutta deriva a destra del partito che ha tradito il congresso di Chianciano.
    E considero contraddittorio fare una campagna elettorale su temi nazionali come le politiche del governo Monti sostenute da quello stesso Pd a cui, sui territori, siamo alleati: è schizzofrenico!
    Concordo con Marco sull’ossessione che il partito ha delle elezioni: che la fds fosse un comitato elettorale lo si sapeva, ma ora lo è diventato anche il prc.

    Ps: Ma Grassi che era responsabile organizzazione nei tre anni precedenti è ancora in segreteria, nonostante il calo vertiginoso degli iscritti?? Tra l’altro non è stato mai pubblicato il numero dei tesserati totali alla vigilia dell’ultimo congresso, sarà mica perché siamo di poco superiori agli iscritti del pdci fantasma di diliberto?

  42. alessandro Genova scrive:

    Caro Claudio e cari tutti che continuo a leggere senza aver più tempo di scrivere!!!
    Elezioni a Genova: ieri sera al Teatro Stabile tutti i candidati a sindaco (tranne Vinai – pdl – pare trattenuto da impegni romani….) davanti a società civile e cittadinanza hanno ascoltato e parlato con Ferruccio Sansa Antonio Padellaro e Marco Travaglio (serata organizzata dal Fatto Quotidiano) a far da moderatori.
    La mia personale sensazione è che Doria (sconfiggitore del duo delle separate in casa PD alle primarie) sia un bluff colossale!
    E’assolutamente inetto,scontato, impreparato politicamente – socialmente – tecnicamente – praticamente – amministrativamente…
    Assente programma, intenzioni, volontà.
    Vacante la specializzazione nell’entrare nel cuore dei problemi e a Genova ce ne sono molti e pesanti.
    Se questo è il nuovo che avanza, molto meglio un Musso che ieri sera è parso molto sul pezzo, preparato – ovviamente sui temi che dovranno essere affrontati per il futuro della città (trasporto, porto, logistica, turismo culturale i 4 architravi portanti) – meglio Giuseppe Viscardi di Gente Comune tentativo organico di una lista civica/partito, meglio addirittura Rixi della Lega… Delogu spicca per la provocazione che se prende il 51% dei voti si dice prontoa governare ed orgogliosamente si definisce comunista.
    Caro Claudio ieri sera ho capito che se Doria, come pare dai ripetuti sondaggi, sarà il nostro nuovo sindaco sarà manovrato totalmente dal PD e NON è assolutamente in grado di attrarre la mia matita copiativa sul suo simbolo.
    Sarà splendido nel suo difendere gli ultimi, gli sconfitti (infatti sotto la sua ala è già finito il PD malmestoso e trasversale partito degli affari con le spartizioni del territorio con la lobby scajolana ponentina…),con la sua idea di partecipazione ma Genova ahimé ha bisogno URGENTE di cure efficaci per il suo futuro.
    Son d’accordo che il porto fa guadagnare tantissimo i (pochi) terminalisti ma genera ricadute occupazionali immediate, s benissimo che le infrastrutture fanno gola a chi movimenta terra ed è legato a affarismi vari e assortiti, ma qui si DEVE vigilare e un SIndaco è sufficientemente potente per obbligare organi di controllo e amministrativo per farlo.
    Soprattutto occorre che un nuovo Sindaco faccia lavorare meglio gente che lavora male perchè funestata da anni di ignavia controllatrice, restituisca responsabilità alle strutture pubbliche: non ci sono soldi dallo stato centrale? ci si arrangia facendo i salti mortali, lo stipendio a fine mese tanta gente se lo vede arrivare lavorando male poco e senza passione per quello che DEVE fare.
    Non è liberismo, non è brunettismo, è rispetto verso chi un lavoro non ce l’ha o lo sta perdendo fare bene il proprio per dare servizio anche a chi genera lavoro e occupazione.
    Sinceramente Doria è inetto a fare quello che purtroppo sarà chiamato a fare, ieri sera (e chi c’era può dirlo) NON HA DETTO NIENTE se non una stolida ripetizione pedissequa degli argomenti che via via venivano sollevati da chi è intervenuto (ad esempio Christian Abbondanza, con Ferruccio Sansa che con gesto eloquente della mano invitava a calmarsi e misurare le durissime parole).
    Se questo è il candidato che dici che la Fds ha deciso di sostenere avete perso un’altra occasione per dimostrare lungimiranza e coraggio politico.
    So che con le varie diaspore, che mi hanno stufato, non si sa più dove siano i comunisti ma avete anche perso la lucida analisi politica dando appoggio si ad una brava persona ma assolutamente incapace.

  43. marco scrive:

    mah … si continua pigliarsi per i fondelli…..
    PRC non sa che pesci pigliare perchè non ha innanzitutto una propria identità (non dico tanto comunista quella l’ha abbandonata da una decina d’anni…) e anzichè investire sul proprio futuro, scommettere sulla propria organizzazione dandosi una strategia lavorando nella costruzione di quadri e militanti continua ad avvitarsi su se stessa attendendo l’evento elettorale come fosse un qualcosa di salvifico….
    ….DP all’1% contava più del prc al 9% perchè aveva un partito e un radicamento….. ma la si vuole piantare con sta menata delle’elettoralismo fine a se stesso? dov’è la differenza tra il prc e sel? io proprio non la vedo più…. ah già nel simbolino….. già basta il simbolo oggi…. i contenuti magari domani ad accordi chiusi….

  44. Vito Nocera scrive:

    Vedo che il povero Fassina non ce la fa a non essere sommerso dal delirio antipolitico che sommerge lo studio di Vespa questa sera. E’ chiaro o no che su questo nodo ( col quale si è scherzato come col fuoco anche dalle parti nostre ) si gioca purtroppo il futuro prossimo del Paese ?

  45. Piero scrive:

    A Reggio Calabria finalmente abbiamo un partito vero con militanti VERI e SERI e senza tessere gonfiati con protagonista De Gaetano, che tesserava anche i morti. Questa pratica va conbattuta dappertutto sia al Nord che al Centro che al Sud

    Un militante reggino tornato nel Prc

    • Anonimo2 scrive:

      Piero speriamo che non scompaiano i voti…..a Reggio siamo rimasti 4 gatti seri ma sempre 4 gatti

      • Piero scrive:

        Ma quali 4 gatti? Abbiamo 18 consiglieri comunali in tutta la provincia e un consigliere provinciale. Abbiamo 13 Circoli e 18 nuclei. Non mi pare siano numeri da 4 gatti

        • Anonimo scrive:

          caro piero chi in quali comuni sono i 18 consiglieri sai elencarli?e quali circoli sono?ovviamente te lo dico per interloquirenon per polemizzare visto che siamo sulla stessa barca…

        • anonimo prc reggio cal scrive:

          E chi sarebbero i 18 consiglieri comunali?non ci vorrai mettere dentro pure delfino?é una vergona che nessuno dal partito reggino abbia detto o scritto nulla,che fa Loria?e i membri della segreteria?il segretario cittadino?Nessuna parola chiara per smascherare il consigliere delfino,lo sapete o no che passerà al pd?lo sapete o no che è rimasto nel prc solo per sistemare alcuni problemi burocratici?possibile che bisogna fare gli struzzi in queste situazioni?Smascherate delfino

          • Piero scrive:

            Circoli: Reggio Calabria, Scilla, Villa San Giovanni, Palmi, Cittanova, Molochio, Taurianova, Rizziconi, Cinquefrondi , Galatro, Polistena, Siderno, Gioiosa Jonica, Roccella Jonica più vari nuclei in tutta la provincia (vedi Africo o Melicucco).

            Consiglieri provinciale: Peppe Longo
            Consiglieri comunali: Flavio Loria, Michele Conia, Giorgia Sorace, Nicola Limoncino, Damocle Argirò, Antonio Sgambelluri, Toni Fera, Roberto Sorbara, Vincenzo Sorbara (vice- sindaco), Salvatore Fuda, Pasquale Iaria, 1 ad Africo, 2 a Caulonia

            Delfino è già fuori, con lettera scritta da mesi al presidente del consiglio comunale di Reggio. Noi lavoriamo non facciamo polemicucce da 4 soldi

            • Una domanda a grassi scrive:

              Caro Piero mi pare che i tuoi dati sono molto ottimistici. Palmi non c ‘è circolo si vota e non si presenta nemmeno la li lista.rizziconi non esiste circolo.altri solo nominalmente come Reggio, villa, roccella.altri morti con cifre da zero virgola Taurianova,Molochio,Siderno,tutti senza sede e attività esistono solo cinquefrondi e Cittanova.i consiglieri 2 sono di cinquefrondi due Cittanova e uno Polistena e Siderno eletto in una lista civica perché il prc non ha la forza di fare la lista.gli altri sono 3 sono di margine comune di800 anime a Caulonia si vota ora e i fantomatici 2 non si ripresentano idem ad africo quindi il prc scomparirà da questi due comuni. Per galatro il circolo ed il consigliere non partecipano alle attività e sono pronti ad uscire

              • Piero scrive:

                Una domanda a Grassi o come cavolo ti chiami: a Palmi è stata fatta una lista Fds- Sel. A Rizziconi dove c’è il sistema maggioritario ci sono i nostri candidati a sostegno del candidato a sindaco Mazzù. Comuni di 800 abitanti? Ahahahahahaha: Gioiosa Jonica è di 800 abitanti, Sganbelluri, il consigliere di Siderno è stato il primo degli eletti in una lista di sinistra. A Galatro non partecipano alle attività? Ma se sono sempre presenti. Lo sai che ho capito chi sei caro D. B. tanto bravo a criticare e poco bravo a fare attività politica, la solitudine probabilmente ti sta facendo male

                • Piero scrive:

                  Ah Gioisa Jonica è un comune di 7.500 abitanti e Siderno di di 18.237 abitanti, non esistono, se non Martone, paesi di 800 anime dove abbiamo consiglieri. Il Prc c’è e si vede a differenza del passato caro mio “anonimo”. Lo so ti stiamo stupendo della dinamicità del nuovo gruppo dirigenti

  46. Anonimo2 scrive:

    A Reggio calabria crollo di iscritti si passa da 1500 a 450 e anche a livello abbiamo un brusco calo…..credo che se continuiamo su questa strada non andremo lontano….mi auguro di sbagliarmi

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