Monti: tu vuo’ fa’ l’americano!

Già in altri post abbiamo espresso il nostro giudizio negativo sul Governo Monti. In particolare abbiamo denunciato la sua totale subalternità alle politiche liberiste che sono state assunte nelle sue manovre. Infatti, al di là dei nomi un po’ pacchiani: “salva Italia” e “cresci Italia”, i provvedimenti presi sono in netta continuità con quelli che dagli anni ‘80 in poi sono stati assunti dai governi conservatori. Tagli allo stato sociale, riduzione delle tutele per i lavoratori, privatizzazioni. Cioè le scelte che hanno portato alla situazione attuale, provocando un immenso spostamento di ricchezza dal lavoro verso la rendita e il profitto. Non occorrono molti dati per dimostrarlo. Basta leggere i dati di Bankitalia: la ricchezza detenuta dal 10 per cento della popolazione è enormemente aumentata, parallelamente si è allargata la forbice tra questo dieci per cento e il resto della popolazione. È facile dimostrare che l’operato concreto di questo governo – al di là di quanto solennemente annunciato – non è stato caratterizzato né dalla equità né dalla crescita. Se tagli le pensioni, aumenti l’iva, metti l’Ici sulla prima casa, aumenti la benzina e non fai la patrimoniale o non tagli le spese militari, non fai una politica equa. Infatti il grosso della manovra è pagato dai ceti sociali più deboli. E, contemporaneamente, se colpisci i ceti sociali più deboli, non sarà possibile nessuna crescita perché la maggior parte delle persone ha meno soldi da spendere.

A queste scelte, che se fossero state fatte da altri governi avrebbero suscitato opposizioni e mobilitazioni assai più significative, si è aggiunto un odioso attacco al mondo del lavoro, sia attraverso proposte di “riforma” sia attraverso le dichiarazioni di vari ministri.
Parliamo di cose note. Dal sottosegretario Martone che definisce “sfigati” i giovani che a 28 anni non sono laureati, allo stesso Monti che definisce ” monotono” avere un lavoro a posto fisso supportato dalla ministra Fornero, per arrivare alla Cancellieri che critica di nuovo i giovani poiché vorrebbero un lavoro vicino ai genitori.
Sono tutti fatti che danno “la cifra” di questo Governo e che sono stati ampiamente criticati e commentati.

In questo post vorrei parlare di un altro aspetto di questo Governo – altrettanto importante – che però è ampiamente trascurato e non commentato. Vorrei parlare della politica estera.
È passata sotto silenzio, per esempio, la decisione del Governo per la quale i cacciabombardieri italiani Amx Acol schierati in Afghanistan potranno non solo sparare, ma anche bombardare. Ancora: pochi giorni fa il ministro degli Esteri Giulio Terzi ha definito “pessimo” il veto posto in sede di consiglio di sicurezza dell’Onu da Cina e Russia a proposito di un intervento militare contro la Siria. Cosa ci sia di “pessimo” in questo veto dopo le vergognose guerre fatte in questi anni contro Libia, Afghanistan, Iraq, Jugoslavia, il ministro non lo spiega. Tuttavia rende chiaro quale sia il suo orientamento e quello del Governo su come affrontare i punti di crisi presenti oggi nel mondo.
Ma ciò  che rende tutto più chiaro è l’ ampia intervista – una pagina intera – pubblicata sul Corriere della Sera il 7 febbraio dell’ambasciatore Usa David Thorne (consiglio di leggerla, è linkata alla fine di questo post). In essa non solo abbondano i complimenti nei confronti di Monti e del Governo ( “l’Italia è diventata l’alleato più affidabile degli Stati Uniti in Europa” ), ma si associano gli orientamenti delle scelte della politica estera degli Usa passati (Libia), presenti (sanzioni all’Iran) e futuri ( nuovi armamenti e presenza Usa in Italia) con quelli del nostro Paese.
Dobbiamo preoccuparci di tutto questo. Da tempo circolano voci su un intervento di Usa-Israele contro l’Iran nella prossima primavera, così come sempre più pressanti sono le iniziative per un intervento armato contro la Siria. Se questo è l’orientamento in politica estera del Governo il rischio concreto è che l’Italia assuma un ruolo di primo piano in queste  guerre. La proposta che faccio, quindi, è quella di caratterizzare la nostra iniziativa di opposizione al Governo Monti non solo sulle scelte inique che vuole assumere in politica interna, ma anche per i suoi orientamenti di politica estera.

INTERVISTA A D. THORNE (Corriere della Sera)

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173 commenti to “Monti: tu vuo’ fa’ l’americano!”

  1. anonimo scrive:

    Russia: rapporti di forza. 4 febbraio: una grande giornata di manifestazioni in Russia
    di Aleksandr Latsa

    http://www.marx21.it/internazionale/area-ex-urss/1033-russia-rapporti-di-forza-4-febbraio-una-grande-giornata-di-manifestazioni-in-russia.html

  2. Leonardo Masella scrive:

    SE VOLETE SAPERE LA VERITA’ SULLA SIRIA, SENTITELA DALLA BOCCA DI HENRY KISSINGER

    “Sono davvero sorpreso da come fa Assad a restare ancora al potere. In passato suo padre era l’unico leader arabo che mi ha battuto. Nel 1973, se non era per Anvar Sadat, il padre del giovane Assad avrebbe potuto battere l’Occidente sul campo, perché la Siria da allora, come lo è anche adesso, era il nucleo più potente della resistenza araba all’Occidente. Sono sicuro che senza l’aiuto di Sadat ci sarebbe stata una guerra contro Israele e gli arabi avrebbe potuto vincere contro Israele. Noi abbiamo fatto tutto ciò che era possibile contro l’Iran e contro la Siria. Personalmente ero al corrente di tutte le offerte che abbiamo fatto a Assad per allontanarsi dall’Iran, ma lui non ha ceduto e confesso che in lui ho visto l’immagine del padre che mi aveva battuto in modo simile nel 1973. Ora è dal maggio 2011 che stiamo cercando di destabilizzare il suo regime, ma non riusciamo a stanarlo e questo mi ricorda quella formidabile forza che era l’impero mongolo che aveva preso tutta l’Asia Centrale e il Medioriente in un lampo, ma si fermò dietro le mura di Damasco. La cosa che mi sorprende è che la Siria, pur restando un paese senza grandi risorse e quasi povero, dispone di infrastrutture cosi forti e cosi stabili; ha i generi alimentari immagazzinati per oltre 5 anni ed è auto sufficiente per servizio sanitario ed energetico. Inoltre, dall’esercito siriano composto da più di 500 mila unità, siamo riusciti ad ottenere solamente 1500 defezioni in tutti questi mesi e non riusciamo a dividerla internamente pur essendo un paese composto da circa 40 etnie diverse. Senza dubbio la grande maggioranza dei siriani sta con Assad e il paese ha l’appoggio dell’Iran, Russia e Cina. Non ci resta che insistere con la strategia di farla scoppiare dall’interno. Dobbiamo continuare a mantenere alte le fiamme che abbiamo acceso e farla bruciare internamente. Noi non possiamo rinunciare ai nostri interessi e dobbiamo continuare e destabilizzare la Siria per ottenere ciò che vogliamo.”
    Fonte: New Yorker

    • buran scrive:

      Giusto il riferimento storico: i mongoli dell’Ilkhanato, alleati ai regni e principati cristiani di Terrasanta, furono inaspettatamente fermati e battuti dai Mamelucchi proprio in Siria. Fu la prima sconfitta dei mongoli nella storia dall’avvento di Gengis Khan.

  3. anonimo scrive:

    Solidarietà con Atene e Lisbona, avanguardia delle lotte dei popoli europei per un’altra Europa
    di Fausto Sorini

    http://www.marx21.it/internazionale/europa/1021-solidarieta-con-atene-e-lisbona-avanguardia-delle-lotte-dei-popoli-europei-per-unaltra-europa.html

  4. P.Ferrero sulle primarie genovesi scrive:

    Paolo Ferrero
    Voglio fare i miei vivissimi auguri a Marco Doria che ha vinto le primarie a Genova. Sono molto contento che i cittadini genovesi abbiano scelto Doria, il cui profilo morale e politico è quanto di meglio potesse esprimere il centro sinistra. Adesso si tratta di superare ogni polemica e di cominciare a lavorare per vincere le elezioni e dar corso a quella richiesta di cambiamento che ieri la città di Genova ha espresso in modo così forte.
    3 ore fa

    • Anonimo scrive:

      Ferrero ha una faccia di bronzo!!!
      Il Prc di Genova ha sbeffegiato Doria e Sel sin dal primo momento,i dirigenti locali di sto’ partito morto gia’ erano pronti ad esultare per il flop di Vendola e invece …
      mo’ come se niente fosse salta sil carro del vincitore!!!
      Inetto!Senza una linea,incoerente tu e i dirigenti Prc!
      Da Lombardi a quel Carlo del Circolo Bianchini

      • Fausto Tenti scrive:

        Ma quanti siete a libro paga contro il partito…certo, se hanno i soldi per pagarvi tutti quasi quasi ci faccio un pensierino anch’io…così a lume di naso ci vuol poco sforzo…

        • Ecumenico scrive:

          Le parole di Paolo Ferrero, che sono convinto rappresentano il pensiero dei compagni della FDS, vanno accolte positivamente, e trasformate in un pezzo di quel cammino,difficile e impegnativo,che ci vede tutti impegnati,nella costruzione di quella sinistra che rappresenta i nostri desideri e le nostre possibilità.Ed in questo sforzo diventa fondamentale il contributo che ognuno di noi,legittimamente e con le sua soggettività,riuscirà ad offrire.Ci si può dividere su aspetti anche importanti,sulla tattica e sulla strategia,sugli orizzonti culturali e gli approdi europei,ma la collocazione di campo di entrambe le formazione,fds e sel,resta chiara,univoca e palese.
          Inoltre mi associo al rammarico e al dolore di quanti piangono Cappelloni,comunista esemplare e coscienza libera.

          • Enrico Scola scrive:

            Se la FdS non ha partecipato alle primarie dovrebbe significare che non ha trovato l’accordo programmatico che dovrebbe precedere le primarie,se è così,per coerenza si deve schierare all’opposizione di Doria e non pretendere ora l’accordo che prima non vi è stato.Questo se la politica ha ancora un senso e tutto non è un’”americanata”,aggiungo che se si partecipava alle primarie logica avrebbe voluto che si schierasse un candidato della FdS se Doria non era considerato idoneo a rappresentare anche la FdS ,o forse sbaglio a credere che la politica ha ancora il senso dei valori e dell’onestà intellettuale di chi la fà?

  5. Nicola scrive:

    In Europa il Pd con i progressisti, dov’è il problema?
    L’europa e gli attuali gruppi dirigenti europei. Due aspetti distinti del problema crisi
    di Matteo Orfini (resp. nazionale Cultura e Informazione del PD)
    pubblicato il 13 febbraio 2012
    http://www.partitodemocratico.it/doc/230661/in-europa-il-pd-con-i-progressisti-dov-il-problema.htm

    A dar retta ad alcuni illustri commentatori e a importanti esponenti del mio partito, c`è il rischio di farsi girare la testa. Da un lato si richiama giustamente il vincolo europeo, spiegando quanto la soluzione dei nostri problemi passi dal rafforzamento dell`Europa politica, unico strumento possibile di riequilibrio del rapporto tra sovranità democratica e potere economico.

    Dall`altro lato, appena da questa premessa si traggono le inevitabili conseguenze, scattano enormi resistenze da parte di chi, avendo paura di misurarsi davvero col futuro, preferisce crogiolarsi in un passato che non c`è più piuttosto che abbandonare la rassicurante ambiguità del presente. Di fronte alla crisi drammatica che sta colpendo la zona euro, è evidente a tutti l`inadeguatezza della risposta dei gruppi dirigenti europei.

    Gruppi dirigenti che sono espressione, ricordiamolo, della destra. Per questo noi tutti speriamo che a vincere siano Hollande in Francia, Miliband in Inghilterra, Gabriel in Germania: o la politica europea cambia radicalmente o sarà la catastrofe, come dimostra la gestione suicida della crisi greca, che sta avendo l`unico effetto di mettere in ginocchio quel paese.

    Siamo tutti d`accordo, fin qui? O c`è tra noi qualcuno che approva il no agli Eurobond e il no a un diverso ruolo della Bce? O c`è davvero tra noi – nel Pd come in qualsiasi partito, giornale, corrente, spiffero progressista di questo paese qualcuno che se la senta di approvare quello che da due anni le autorità europee stanno facendo alla Grecia? Perché le cose sono due: o non siamo d`accordo nemmeno su questo, e allora abbiamo un problema molto più serio del nostro rapporto con l`Europa, oppure, almeno su questo, la pensiamo tutti allo stesso modo. E allora dovremo pur domandarci chi, tra le attuali forze politiche europee, la pensi come noi. Ma in tal caso la risposta è semplice, e senza possibilità di equivoci: il Pse.

    In questo senso, dunque, la prospettiva del Pd non può che essere quella di un rafforzamento del rapporto col Pse. Certo, quel partito deve cambiare, aprendosi ad altre forze e culture, come in parte sta già facendo. Ma in Europa altro non c`è, e quell`evoluzione, comunque, dipende anche da noi, che del campo di forze progressiste non siamo certo piccola parte. Per quale motivo non se ne dovrebbe nemmeno discutere? Si obietta che questo ragionamento snaturerebbe il Pd, escludendo il mondo cattolico.

    E perché mai? Per quale ragione battersi per ridurre le diseguaglianze e trovare la via di uno sviluppo più equilibrato e più giusto escluderebbe i cattolici? Perché di questo si discute in Europa e per questo i socialisti propongono misure come la tassazione sulle transazioni finanziare, l`istituzione degli eurobond, l`inserimento di nuove regole che imbriglino gli eccessi della finanza. Gli altri stanno con Merkel e Sarkozy. E con Berlusconi. Mentre sono proprio le massime autorità della Chiesa a esprimersi con parole ben più dure sull`ormai inaccettabile squilibrio tra capitale e lavoro.
    A volte sembra che le polemiche nascano più dalla preoccupazione di un ceto politico che reclama il monopolio nell`interlocuzione col mondo cattolico che da questioni di merito. Ma, almeno per quel che mi riguarda, anche in questo caso credo che la liberalizzazione sia più efficace del monopolio.

    Quanto all`obiezione secondo cui si tratterebbe di uno spostamento a sinistra del Pd, non stupisce che a muoverla sia chi predica come soluzione innovativa alla malattia europea proprio quelle ricette che la malattia hanno prodotto. Dimenticando, tra l`altro, che gli anni 90 sono finiti. Non possiamo spacciare per nuovo quello che era nuovo, a essere generosi, oltre venti anni fa. Di terza via non parla più nessuno nemmeno in Gran Bretgana, dove è anzi il Financial Times a interrogarsi, semmai, sul “capitalismo in crisi”.
    Certo, molti sono ancora affezionati a quell`impianto teorico, e infatti è di questo che discutiamo, anche nel Pd. Ma la divisione, allora, non è tra laico-socialisti e cattolico-liberali.

    Per due anni alcuni di noi hanno detto crescita quando altri dicevano tagli di bilancio, lavoro invece che riduzione dei diritti, politiche industriali piuttosto che arretramento dello stato. Tanto nelle questioni economico-sociali quanto in quelle istituzionali, per riprendere le parole di Massimo Luciani sull`Unità, questa è per noi la lezione della Costituzione.

    Ed è qui, nella carta del `48, che sta la più profonda, indistruttibile radice politico-culturale del patto su cui si fonda il Partito democratico.

  6. Leonardo Masella scrive:

    La lotta popolare in Grecia è una cosa straordinaria, importantissima, è la dimostrazione che c’è la possibilità di una grande resistenza alle misure reazionarie della Ue se c’è in campo un forte partito comunista e un grande sindacato di classe (cose che in Italia non ci sono), tuttavia non scambiamo la realtà con i nostri desideri. In Grecia, come in tutti gli altri paesi della Ue, non ci sono oggi le condizioni per l’abbattimento del capitalismo e per una rivoluzione proletaria e socialista come l’abbiamo sempre intesa. La Nato interverrebbe militarmente come è intervenuta per molto meno in Serbia, in Iraq, in Libia. Quindi chi indirizza la lotta greca verso uno sbocco classicamente rivoluzionario commette un errore tragico, aiuta anche in buona fede le forze reazionarie della Ue e la Nato. Ciò che bisogna auspicare è che la lotta dei lavoratori e del popolo greco aiuti la costruzione di grandi lotte sociali in tutti gli altri paesi della Ue, conduca alla cacciata dell’attuale governo greco, marionetta della Bce e del Fmi, e alla sua sostituzione con un governo popolare e di salvezza nazionale della Grecia, che la porti o a contrattare con la Ue condizioni diverse da quelle capestro che vuole imporre il capitale internazionale oppure che la porti fuori dalla Ue verso una rinascita greca nella apertura di una cooperazione economica e politica con le nuove potenze economiche emergenti del Brics. Non è all’ordine del giorno in Europa l’abbattimento del capitalismo, ma l’alternativa alla crisi ed anche alla Ue oggi c’è, anche se passa da grandi e dure lotte di massa. Questo è il messaggio e la linea politica che dovrebbero sostenere i comunisti europei.

  7. Enrico Scola scrive:

    Noto con rammarico che l’elettoralismo è ormai dominante se non esclusivo nel PRC:quasi tutti i commenti ruotano intorna alle future elezioni ovvero alle alleanze ovvero a come superare lo sbarramento che non si sà se sarà al 4,5,10%,ma l’azione politica di opposizione a Monti ed alla sua maggioranza,quindi anche al PD,dov’è?Dove la si fà?Come e quando la si fà?O si aspetta di sapere se si troverà un qualche accordicchio per entrare in parlamento dalla porta di servizio e nel frattempo è meglio stare buoni?

  8. Anonimo scrive:

    le primarie a genova non sono sentite, per una serie di ragioni, primo perchè la Vincenzi (sindaco uscente) ha fatto un solo mandato e non si aspettava che il partito(PD)la sconfessasse, ciò dimostra la spaccatura che esiste nel PD dove candida tre candidati(Pinotti, Vinvenzi, e la signora Burlando)poi c’è Marco Doria, e come auto candidato c’è anche a titolo personale uno della FDS Sassano, credo in quota socialismo 2000.
    è chiaro che che il PD fa le primarie sottotono per non mostrare le crepe, noi come rifondazione e come FDS abbiamo detto pubblicamente che non patecipiamo alle primarie, aspettiamo che il centrisinistra mostra il candidato, e solo dopo presenteremo un nostro documento programmattico, anche se venerdi prossimo al palazzo Ducale presenteremo gia una bozza delle cose che vorremo che genova facesse.
    Doria (se è questo che vuoi sapere) non ha lo stesso fascino per i genovesi che Pisapia ha a Milano, pisapia è figlio della borghesia benestante milanese ma ha anche un trascorso politico notevole, Marco Doria è solo una stimato professore, ma sopratutto, non ha un movimento alle spalle eccetto SEL che in questi giorni, ha cercato con la venuta di Vendola di mettere il cappello, va detto e basta leggere i dato del precedente congresso per vedere che ha genova, Sel è presso che assente eccetto quache circolo di recente apertura, quindi Sel(attraverso Doria) non ha nessuna possibilità nonostante protrebbe avvantaggiarsi della divisione nel PD.
    Io credo, che noi prima o poi dobbiamo fare chiarezza sulle primarie, perchè le cose sono due ,o sono uno strumento, per selezionare la classe dirigente, ed allora lo facciamo anche noi, per eleggere anche il segretario, oppure, non partecipiamo a nessuna forma di primarie, dando visibilità ai candidati di altri partiti a noi concorrenti, sembra che noi abbiamo la peste, ed infatti, non si capisce perchè Sel e anche socialismo 2000 che a Genova non contano nulla , e sono quindi solo degli aspiranti generali senza truppe, debbano avere un candidato e no.
    grillo!!! è un incognita , perchè è Genovese, e cavalca l’antipolitica che come ci dicono i sondaggi è molforte, vedremo.
    non so se sono stato chiaro, quello che invece è chiaro è che ci sarà qualcuno che si scandalizzerà e griderà alla scondalo dicendo, che a genova Sel è fortissima etc. etc

    Queste sono le fallimentari considerazioni di Carlo del circolo Bianchini di Genova sulle primarie nella sua citta’

    • Anonimo scrive:

      il PRC, Sinistra Europea e i Comunisti Italiani non parteciperanno alle prossime primarie. Questa intanto è una notizia positiva o negativa che possa essere è un risultato che il PRC ha ottenuto riprendendo in mano, attraverso la nuova segreteria proviinciale, i rapporti con le altre forze politiche di sinistra.
      Quidi a una domanda ti ho già risposto: per il momento i rapporti tra PdCI e PRC sono buoni.
      Per quanto riguarda SEL, Doria sta regalando a questa forza politica visibilità che altrimenti non avrebbe avuto perché sul territorio genovese sono invisibili. Dobbiamo però stare attenti perché sono invisibili a livello di circoli, volantinaggie quant’altro, ma a livello di interesse ne raccolgono più di noi…e questo è una ltro dato reale.
      Le stime che hai a livello percentuale secondo me potrebbero esserre veritiere se rimanessimo nel guado…a quel punto si potrebbe anche valutare una percentuale simile a quella di Torino.
      Credo che ci sinao tutti i presupposti per fare la scelta migliore dopo le primarie, che si stanno giocando in modo assolutamente ridicolo e sottotono.
      Grillo qui a Genova sta cavalcendo i movimenti No Gronda e No Tav…….ma anche noi come PRC abbiamo tanti Compagni che sono interni al movimento.
      Il nodo da sciogliere è qesto: i Compagni e le Compagne che hanno a cuore il tema del lavoro e i lavoratori sapranno fare la scelta giusta quando si dovrà votare il vero Sindaco oppure guarderanno solo al proprio orticello interno a un Partito sempre più piccolo? A oggi le iniziative sul alvoro che abbiamo organizzato sono andate tutte quante bene e hanno rimesso al centro della discussione il lavoro…..dobbiamo continuare su questa strada anche perché se vogliamo intercettare i voti di chi lavora…almeno dobbiamo confrontarci con loro.

      E questo e’ quel grande rivoluzionario di Lombardi(resp. organizzazione)

      Caro Prc ora con la coda tra le gambe e il capochino a elemosinare un posto in coalizione!
      Che tristezza!Un Prc totalmente in mano ad inetti!

  9. Primarie a Genova vince Marco Doria sostenuto da SeL scrive:

    Il professore sostenuto da Sel davanti a Marta Vincenzi (27.5%) e Roberta Pinotti (23.6%) in tutti i seggi cittadini.

    Primarie a Genova: vittoria di Doria (46%) “La risposta a una candidatura seria” Marco Doria con don Gallo
    Il professor Marco Doria, candidato indipendente appoggiato da Sel, ha vinto nettamente le primarie del centrosinistra a Genova, a cui hanno partecipato 25.090 persone. Queste le percentuali definitive a schede tutte scrutinate: Doria 46.0%, Vincenzi 27.5%, Pinotti 23.6%, Burlando 1.9%, Sassano 1,0%.

    “Mi aspettavo che ci fosse una rispondenza a una candidatura seria – le prime parole di Doria – La differenza a mio vantaggio è stato un modo diverso di porgersi. Ora mi aspetto l’appoggio delle sconfitte, rispettando il patto stabilito tra di noi. Per Genova non è un cambiamento di volto, ma dobbiamo ai cittadini quello che ci hanno chiesto: serietà e concretezza della politica”.

  10. Il ricordo del compagno Guido Cappelloni scrive:

    http://www.marx21.it/comunisti-oggi/in-italia/1015-il-ricordo-del-compagno-guido-cappelloni.html

    Il ricordo del compagno Guido Cappelloni
    di Fosco Giannini

    In queste ultime ore, d’improvviso, ma non inaspettatamente, il compagno Guido Cappelloni ci ha lasciati. L’ultima immagine che ho di lui rompe la diga dell’oblio e rapidamente riaffiora: si era fianco a fianco in una riunione della direzione nazionale del PRC. Guido – marchigiano – mi chiedeva dei compagni di Ancona, di Fermo, voleva notizie di loro. Il suo corpo era smagrito, il viso affilato, la malattia – quella che ancora non perdona – lo aveva assalito da tempo. Come stai ? – gli chiesi. Non ho molto- rispose. La debolezza del suo corpo si vedeva; la sofferenza che lo attraversava si sentiva. Ma debolezza e sofferenza erano controllate, dominate. Esse non alteravano lo stile sobrio, composto, il modo d’essere di Guido, che non tradiva, in nessun gesto, in nessuna parola né paura né ansia. Era, ancora, il “suo” stile, che sempre lo ha contraddistinto, attraverso tutti i marosi – sia politici che esistenziali – che pure nella vita ha attraversato. Guido ha combattuto contro il male sino alla fine, con pazienza e determinazione, altre qualità della sua intera esistenza, della sua stessa esperienza politica. Negli ultimi anni si era ritirato a combattere e gestire il suo male a Grottammare, in provincia di Ascoli Piceno, in una sorta di ritorno a casa, dopo tanto peregrinare – come dirigente comunista – in tutta Italia.

    Era nato a Macerata il 9 agosto del 1925 e nel 1944 era già iscritto al PCI. Dopo la guerra si laurea in giurisprudenza e, sin da subito, mette a valore la propria cultura e le proprie capacità nel processo di costruzione del PCI come partito di massa. Dal 1948 al ’68 si distingue, esercitando un ruolo di direzione politica, nelle proteste popolari successive all’attentato a Palmiro Togliatti; nelle lotte dei mezzadri marchigiani; nei moti studenteschi “sessantottini” e nelle lotte operaie dell’ “autunno caldo”. Di quegli anni rimane vivido, tra i comunisti marchigiani, il ruolo centrale, prioritario, di Guido in una battaglia particolare, quella per mandare i figli dei contadini, dei mezzadri, a scuola; una battaglia condotta – girando per le campagne – contro il parere pesante dei padroni delle terre, che puntavano a convincere i mezzadri che mandare a scuola i loro figli era sbagliato, che li impoveriva, togliendo braccia alla terra.

    Guido è consigliere comunale ad Ascoli Piceno, segretario della Federazione del PCI nel 1956 e poi segretario regionale delle Marche nel 1964. Nel 1968 si trasferisce a Roma e nel 1976 è eletto per la prima volta deputato alla Camera. A Roma emerge nel Partito e gli viene dato l’incarico, prima, di responsabile nazionale dei ceti medi e delle cooperazioni e poi di tesoriere nazionale. Non accetta passivamente l’involuzione socialdemocratica del PCI e nel Congresso del 1983 presenta, con Armando Cossutta, emendamenti al documento politico nazionale. Da qui si lega a tanti altri compagni e compagne, si lega ai giovani del PCI che alzano la testa; si batte – prima e dopo la “Bolognina” , al XIX e al XX Congresso del PCI – contro lo scioglimento del più grande partito comunista al mondo non al potere e il 15 dicembre del 1991 è tra i fondatori del Partito della Rifondazione Comunista, per il quale svolge il ruolo di tesoriere nazionale dal 1992 al 1996 e del quale rimane dirigente nazionale sino alla fine. Da un certo momento in poi dirigente fortemente critico verso le posizioni “bertinottiane”, volte alla liquidazione della cultura e dell’autonomia del Partito comunista. In questo lungo arco temporale che va dalla battaglia contro la socialdemocratizzazione e poi la cancellazione del PCI sino alla battaglia contro le posizioni altrettanto liquidazioniste di Bertinotti vi è tutto il Guido Cappelloni che abbiamo conosciuto e a cui abbiamo voluto bene: un comunista.

    Oggi , a nome di tutti i compagni e le compagne che hanno condiviso la tua lunga battaglia, dal PCI al PRC, ti abbraccio forte e ti saluto, Guido, e a te, che avevi orrore culturale dell’enfasi, dico solo: trasmetteremo ai più giovani il tuo ricordo, dicendo loro che sei stato un uomo coerente, un comunista che non si è fatto togliere la giacca dai venti delle mode, dalle folate degli opportunismi

  11. marco scrive:

    Comunicato delle ‘DIMISSIONI DAL PARTITO’.

    Nella riunione odierna il comitato direttivo di Rifondazione Comunista del circolo di Marzabotto ha deciso di rassegnare le dimissioni dall’organismo dirigente del circolo e di abbandonare il Partito.

    Le motivazioni, alla base di questa decisione, sono molteplici ma più di tutto crediamo che non si sia fatto nulla per invertire la tendenza che dal 2008 ci vede attestarsi su percentuali esigue.

    Scelte politiche discutibili e le innumerevoli guerre fratricide hanno poi completato l’opera, ammorbando il dibattito interno al Partito e facendo scemare la voglia di far politica attiva anche ai più volenterosi.

    In questa sede non è nostro interesse individuare colpe e responsabili, crediamo che ognuno, noi compresi, abbia le proprie responsabilità dello stato in cui versa il Partito.

    Noi abbiamo provato a dare il nostro apporto perché rimaniamo convinti che la costruzione di un sistema alternativo a quello dominante sia non solo utile ma necessario.

    Per questo crediamo che nonostante la nostra fuoriuscita da questo partito, ognuno di noi continuerà a fare politica nelle forme e con gli strumenti che riterrà più opportuni.

    In ottemperanza al consenso popolare che hanno ottenuto, il consigliere di maggioranza del comune di Sasso Marconi Daniele Iannuziello e il consigliere di maggioranza di Marzabotto Daniele Ferri, in organico all’esecutivo del nostro circolo, continueranno il loro percorso istituzionale fino al termine naturale, senza però aderire ad altre forze politiche.

    In assenza di un progetto politico comune che parta da “in basso a sinistra”, il sito “Comunisti di Marzabòt” chiude la sua attività con questo ultimo comunicato stampa.

    Auspichiamo che coloro che hanno diretto le sorti della Rifondazione Comunista in questi ultimi anni vadano a LAVORARE, noi lo faremo, come abbiamo sempre fatto. Questo perché crediamo che il lavoro politico sia nullo se non lo si fa con la consapevolezza di cosa significhi essere sfruttati.

    Cogliamo l’occasione per ringraziare compagni dentro e fuori al PRC, amici, lettori di questo blog (n. r. : il blog è quello del Circolo di Rifondazione) e tutti coloro che continuano a credere come noi, che “un alternativa sia possibile, oltre che necessaria”.

    A tutti voi, noi dedichiamo questo splendido pensiero di Pablo Neruda: “la speranza ha due bellissimi figli: lo sdegno ed il coraggio; lo sdegno per la realtà delle cose e il coraggio per cambiarle”.

    Marzabotto, lì 10/02/2012

    • Enrico Scola scrive:

      Mi ricorda la riunione congiunta dei Circoli di Minori ed Amalfi nel febbraio 2008 che decise lo scioglimento dei 2 circoli e l’abbandono del PRC alla luce della vergogna del governo Prodi e del preannunciato Arcobaleno che escludeva dal simbolo la falce ed il martello,con la chiara intenzione di superare il “comunismo” che era parola”indicibile” e al massimo si poteva concedere la riduzione a “tendenza culturale”.In tutto eravamo circa 50 iscritti,molti fondatori come lo scrivente del PRC,nessuno dalla Federazione di Salerno se ne curò,anzi penso che la maggioranza bertinottiana che allora la guidava fece dei salti di gioia,poi quando non entrarono in parlamento fummo noi a gioire.Poi sono 4 anni che aspettiamo la ricostruzione di un partito comunista degno di questo nome,ma hanno fatto un congresso del PRC e nessuno si è fregato di sapere se i vecchi compagni avessero interesse,in fondo a lista bloccata è meglio essere in pochi,così se va bene chi è in testa di lista con un colpo di fortuna si ritrova parlamentare e figurati quanto possano interessare gli sparuti compagni della Costiera Amalfitana

  12. sandro bis scrive:

    Crisi mondiale, crisi italiana crisi della sinistra mondiale e italiana.

    Provo a semplificare e mi scuso con i fini analisti che possono accusarmi della mia rozza e banale analisi – cerco solo di dire in pochi concetti quello che nessuno osa dire:

    1) Tomi sacri di economia e filosofia ci hanno detto che solo il verificarsi di una crisi mondiale dei paesi ricchi, di una rottura dei diritti dei lavoratori, di uan forte disoccupazione e crescita delle disuguaglianze, di una crisi climatica e ambientale, … solo in queste condizioni il sistema capitalistico sarebbe andato in pezzi e la sinistra mondiale avrebbe riscritto i modelli economici e sociali a meno di una deriva verso forme di autodeterminazione o annessione, le guerre. Il contesto è favorevole…la sinistra mondiale perde un’occasione, incapace di avere un comune denominatore mondiale. La sinistra che perde la bussola dell’internazionalismo come fattore accomunante e base per costruire un modello sovranazionale si “campanilizza” e si perde */- in ogni nazione nella scelta dell’originalità nazionale che la relega nei contesti nazionali senza preoccuparsi di fare sintesi e rete mondiale…..si, manca una base comune mondiale.
    2)Il caso italiano poi è il paradosso dei paradossi. Crisi di sistema + crisi autoctona. Nel paese che nell’immaginario collettivo è il paese della spesa pubblica nessuno a sinistra riesce a dire che è il paese della peggiore spesa pubblica. invece si difende il concetto senza pretendere che la spesa pubblica va ridisegnata (magari ci si accorgerà che potrà anche diminuire, ma ridisegnata). Nevica, piove..sei disoccupato..sei precario..sei giovane o insegnanate..e ti accorgi che per l’ambiente, il territorio, la prevenzione, la sanità, lo stato sociale, la cultura ..la spesa pubblica è irrisoria. Ci facciamo risucchiare dalla difesa della spesa pubblica che fatta 100 non ci si rende conto che 80 va in burocrazia, amministrazione, enti locali. C’è da piangere vedere la sinistra aver paura di una ridefinizione delle autonomie locali per spostare nei settori carenti buona parte di quell’80%. Sull’eliminazione delle provincie si ha paura (paura di qualche giunta rossa in meno?), sul mantenimento della qualifica di comune per le realtà sotto i 5.000 abitanti si fa ricorso niente meno alla ricchezza culturale dei municipi alle peculiarità e stronzate del genere….Alla sacrosanta opposizione alla TAV piemontese la sinistra non organizza un presidio permamente dal nome “SUD” che impegni l’opinione pubblica e il governo sull’inadeguatezza del trasporto ferroviario al sud(binari unici, località non collegate ecc).

    3) Che dire sulla prospettiva della sinistra italiana. Ad ottobre i sondaggi ci dicevano che anche mettendo una cernia a premier la sinistra avrebbe vinto.
    a) Bersani convinto dalla perenne azione di sdoganamento dalla militanza nel PCI di Napolitano, rifiuta le elezioni e, nella pura idiozia di una sinistra che rinuncia a vedere nel medio periodo, farcendo di luoghi comuni quali responsabilità e necessità (enfatizzati ad arte da Repubblica, Corsera, Cisl, Vaticano e Confindustria) ci consegna non più a berlusconi (vero) ma alla pegiore destra economica finanziaria che misura le fuori uscite dalla crisi con gli indici di borsa e non con gli indici sociali.
    b) La sinistra comunista pensa di guadagnare almeno l’uscita dalla marginalizzazione. Nel solco settario e minoritario del tanto peggio tanto meglio difende (in un contesto di rabbia) l’esistenza….addirittura, non vedendo quanto accade, si danna l’anima per criticare la possibilità con le primarie di avere vendola premier e si immerge negli abissi del dibattito interno in cui si dilaniano tra coltivatori di ambizioni di rappresentanza, di tribuna con desistenze elettorali e chi prevede i cataclismi della crisi sociale per la rinascita del comunismo ma non si accroge che il cataclisma pur abbattutosi non premia un consenso elettorale fermo intorno al 2%..anche se sui blog se uno legge Masella, Mantovanie ecc. (che hanno verità assolute) sembra quasi che gli unici a non sbaglaire mai siamo noi del 2%
    c) Vendola non ottenute le primarie va in difficoltà. Probabilmnete per gli stessi motivi degli altri due. L’incapacità della sinistra di avere un solida proposta politica e progettuale. E’ senza dubbio il più favorito in questa possibilità ma sembra anche lui avvitato e risuchiato nel DALEMISMO che, chiudo, è il male di cui sono intrisi ognuno a modo loro a) b) e c): il tatticismo e lo stalinismo. Ciao

  13. anonimo scrive:

    Lisbona 11 febbraio: in 300.000 con il sindacato di classe CGTP-IN dicono no al patto di aggressione della troika (video)

    http://www.marx21.it/internazionale/europa/1006-lisbona-11-febbraio-in-300000-con-il-sindacato-di-classe-cgtp-in-dicono-no-al-patto-di-aggressione-della-troika.html

  14. Ferdinando scrive:

    Ci voleva una ragazza di 23 anni, che viene dal Cile, per dirci che la sinistra si deve unire!

    L’ottusità di questi dirigenti settari è la causa delle nostre difficoltà, dobbiamo ribellarci, prima che sia troppo tardi?

    Arriva Camila “la pasionaria”
    sinistra divisa all’appuntamento

    La Vallejo, leader studentesca cilena ormai conosciuta in tutto il mondo, in visita in Italia. Ma le sue conferenze diventano l’ennesimo motivo di litigio nella diaspora post-comunista

    ROMA  -  Metti due fratelli in pessimi rapporti. E metti l’arrivo di una bella ragazza in città corteggiata da entrambi. Molto facile che diventi un altro ottimo motivo per “litigare”. E infatti la visita a Roma della 23enne leader studentesca cilena Camila Vallejo, per come è stato organizzato l’evento, mette ancora una volta in luce le divisioni della sinistra cosiddetta “radicale”.

    Tre appuntamenti in un pomeriggio. La Vallejo è ormai un personaggio planetario, un’icona  -  forse l’unica  -  per tutti i giovani anti-liberisti non solo cileni, non solo dell’America Latina, ma anche europei. Merito della grinta di questa militante comunista e studentessa di geografia, merito delle grandi mobilitazioni che è riuscita a organizzare con i suoi compagni contro il governo del “destro” Sebastian Pinera, e merito anche del suo fascino: viso angelico, occhi verdi, capelli lunghi scuri, piercing al naso, eloquio magnetico e una discreta dose di carisma. Le caratteristiche giuste per entrare velocemente nel circuito dei mass-media.

    E così eccola nel suo giro in Europa, organizzato dalla fondazione Rosa Luxemburg. È toccato ovviamente anche a Roma, ma invece di organizzare una bell’incontro collettivo della sinistra i partiti si sono divisi. Alle 15 conferenza con i ragazzi di Tilt (vicini a Sinistra Ecologia e Libertà) a Ostiense, alle 16 con quelli della Federazione della Sinistra (Rifondazione e Pdci) in via Cavour  -  presenti anche i segretari Paolo Ferrero e Oliviero Diliberto – e dopo incontro finale col presidente di Sel Nichi Vendola .

    Mettici poi la Roma innevata e le oggettive difficoltà di spostamento, chissà cosa ha pensato in cuor suo la Vallejo dello sballottamento. Di certo c’è che, a bassa voce, sia Sel che la Fds (una volta stavano tutti insieme nel Prc) si accusano a vicenda di essersi “rubati” l’iniziativa.

    Gli incontri. Insieme alla Vallejo c’era Karol Cariola, spilletta con stella rossa al petto, giovane e combattiva segretaria della gioventù comunista cilena, e Jorge Murua, del sindacato Cut. I tre prendono sempre la parola a turno. “Vogliamo rappresentare l’unità della lotta cilena: studenti, lavoratori e partito”, dicono.

    Per mesi gli studenti cileni hanno occupato circa settecento istituti, portando in piazza mezzo milione di persone (ragazzi, famiglie, professori) per chiedere l’istruzione alla portata di tutti, visto che le rette sono tra le più alte dei paesi dell’Ocse e le famiglie si indebitano per far studiare i figli. “Il nostro modello di società che ci ritroviamo oggi altro non è che la diretta emanazione della dittatura di Pinochet. Il nostro paese è stato uno dei primi in cui si è fatto sviluppare il moderno neoliberismo”, dice la Cariola. “Il movimento degli studenti ha risvegliato la coscienza del paese  -  ha spiegato la Vallejo  -  e se finora non abbiamo avuto una vittoria politica, certamente c’è stata quella culturale. Perché la nostra critica è diventata trasversale e oggi il liberismo non è più il pensiero dominante”.

    I tre ragazzi raccontano delle continue minacce di morte che ricevono, del governo che li accusa di essere dei violenti, e delle originali forme di lotta che provano a mettere in pratica. Qualche esempio? I tremila ragazzi che si sono esibiti nel famoso balletto Thriller di Michael Jackson davanti al Palazzo della Moneda; le decine di studenti che hanno corso per duemila ore intorno al Palazzo del Governo, sotto la bandiera “Educación gratuita ahora”; o il bacio in sincronia di migliaia di coppie per simboleggiare la passione con cui combattono la causa. L’aggettivo “comunista” che con un certo orgoglio la Vallejo e compagni si portano dietro, in casa Tilt non viene menzionato neanche per sbaglio.

    Ben altra musica dalle parti della Federazione: sala addobbata di falci e martello, bandiere rosse. E prima di cominciare la canzone “El pueblo unido jamas serà vencido”. Diliberto parla “della storica amicizia dei comunisti italiani con il Cile” rievocando “i drammatici momenti vissuti quando il colpo di stato ordito dalla Cia destituì Salvador Allende”.

    Vendola più tardi spiega che “la parola futuro non evoca speranze ma paura, una minaccia per i giovani e per il mondo del lavoro. Aprire una nuova stagione di alternativa e di speranza: è questo forse l’orizzonte della sinistra contro la precarietà e per il diritto a una riforma del welfare che parli alle giovani generazioni, per un altro modello di Europa e di società”. E poi, “questo confronto stasera per noi è un promemoria: perché non c’è buona politica senza scoperta del mondo, senza finestre aperte sul mondo”.

    La Vallejo, invece, lo ripete sia ai vendoliani che ai comunisti: “Il segreto del nostro successo è stato quello di saper unificare le realtà sociali: il mondo della scuola ha fatto da traino a tutto il resto, comprese le variegate anime della sinistra. Solo uniti si vince”. Voleva essere un appunto ai compagni italiani?

    • Ipocriti scrive:

      Certo che bisogna avere proprio una faccia come il c…o,…tra poco la vallejo è una supporter di nichi…

      • Romeo Cerri scrive:

        In realtà la Vallejo intende l’unità delle forze della sinistra tra di loro e non l’unità di alcune delle forze della sinistra con i liberaldemocratici. Non vedo perciò come possa supportare Sel.

  15. Nicola scrive:

    Nell’intervista sul Fatto Quotidiano ( http://rassegna.governo.it/rs_pdf/pdf/1AN8/1AN845.pdf ), a proposto di alleanze con la FDS e “lista dei beni comuni coi sindaci”, Vendola dice:

    “Nella prospettiva di Ferrero esiste solo e soltanto una coalizione d’opposizione. Io a Ferrero non ho mai detto di sì. Nella mia, ma credo anche in quella di Di Pietro e dei sindaci che hanno fatto la scommessa di mettere al centro del dibattito i beni comuni, l’idea è quella di fare una coalizione che possa governare il Paese.”

    Per quanto possa non fare piacere, Vendola pone un discrimine chiaro, politico, all’alleanza con noi. Qualche tempo fa, Cesare Salvi rispose a queste uscite vendoliane facendo notare che “nessuno è così stupido da proporre agli elettori una coalizione per fare opposizione” ( http://www.federazionedellasinistra.com/federazione/?p=5777 ). Sarebbe stata una risposta perfetta al tentativo di esclusione… ma ovviamente nel PRC c’è chi (come Masella) si affanna a dare ragione a Vendola.

    A costo di apparire noioso, torno a dire che bisogna spiegare agli italiani qual’è la nostra funzione e utilità nello scenario politico nazionale, e cosa vogliamo costruire per rimpiazzare il governo Monti. Se Vendola ha ragione (cioè, se siamo qui per fare opposizione a prescindere, come i gruppettari anni ’70 o il bertinottismo pre-2005) allora mi sa che non andremo lontano.

    • Franco scrive:

      Caro Nicola credo la questione sia un po’ piu’ complessa di come la descrivi tu.

      Mi spiego meglio.
      Da 2/3 giorni si fantastica su una boutade di Di Pietro
      “Se fanno uno sbarramento al 10% faremo una lista civica con Sel,Prc,i sindaci,i movimenti ..”
      peccato che poi abbia precisato nel resto dell’intervista
      “ma non credo che lo faranno,anzi non lo faranno” e poi “Io Bersani non lo mollo,ci sentiamo quasi tutti i giorni”.

      Ora mi spiegate a cosa serve parlare di questa ipotetica “lista civica di salvezza nazionale”? A nulla!!!!!

      Ma insomma,ma Bersani dice 3 giorni fa’ che si faranno le primarie per scegliere il candidato del CSX.
      Sel e Pd fanno comunicati congiunti sulla legge elettorale.

      Lo vogliano capire che una “cosa” Vendola-Di Pietro-Ferrero-Pisapia-Emiliano e’ semplicemente un gioco!
      Una masturbazione mentale!

      Ma insomma ma vi e’ arrivata la notizia che Pisapia ha fatto assessore Tabacci e non uno della Fds?
      Emiliano avete letto che dice che non ha problemi a dialogare con l’Udc!?

      Ma avete letto che Vendola e Bersani all’unisono ripetono “NOI NON MOLLIAMO BERSANI!”

      Caro Nicola ti illudi se pensi che il problema del Prc sia semplicemete quello che dici tu.
      Cioe’ che basterebbe dire “Ops,ci siamo sbagliati,siamo disponibili a fare un accordo di governo con il PD”

      • Franco scrive:

        .. Vendola e Di Pietro intendevo dire …

      • Nicola scrive:

        Io non ho mai pensato che sia sufficiente dire che lavoriamo per un governo di alternativa, per risolvere i nostri problemi. Ma questo sarebbe un passo indispensabile per far cadere i veti verso di noi, e per confrontarci alla pari con le altre forze politiche del centro-sinistra. Sarebbe il primo passo per poter presentare a cittadini e lavoratori una proposta per il futuro del paese.

        Insomma, si tratterebbe di una condizione necessaria, ma non sufficiente. Ma ribadisco: necessaria.

        • Franco scrive:

          Ma non forse non e’ chiaro ….

          Vendola,Di Pietro,Pisapia,Emiliano,Landini non hanno come opzione prioritaria una sorta di “coalizione alternativa al Pd”.E’ chiaro?
          Per loro la coalizione e’ Pd-Idv-Sel!
          Ve lo volete mettere in testa o no?

          • Nicola scrive:

            Forse sbagli interlocutore, perché questa cosa che scrivi, almeno a me, è sempre parsa molto chiara… tanto che l’ho ribadita più volte in vari commenti, criticando chi parla di “opposizione a prescindere” anche contro una coalizione PD-IDV-SEL (e magari in questa “opposizione a prescindere” vorrebbe arruolare pure la FIOM, che ha un orientamento ben diverso). La “lista dei beni comuni e dei sindaci” rientra in questo quadro.

          • Leonardo Masella scrive:

            Infatti, il problema è questo, con quale coalizione vai alle elezioni del 2013, non certo – come dice questo illuso Nicola – se affermi oppure no di voler costruire una coalizione per un governo alternativo. Io non credo, però, come dici tu, Franco, che siamo destinati a vedere una coalizione Pd-Sel-Idv, così come non è stato vero che si è andati alle elezioni anticipate (come molti sostenevano) con una coalizione di governo Pd-Sel-Idv in alleanza solo elettorale con la Fds. La realtà è andata diversamente da tanti desideri e da tante paure. E tutto sommato, con una analisi seria della situazione internazionale, delle volontà dell’imperialismo americano e delle sue interferenze sull’Italia, avremmo potuto prevedere da tempo la sostituzione del governo Berlusconi con una soluzione tecnica da grande coalizione come quella Monti in corso, col sostegno convinto del Pd.
            Ora per evitare di ripetere errori di previsione dovremmo fare una analisi della situazione internazionale rispondendo a semplici domande come: andrà avanti o no la crisi economica e l’attacco furibondo del grande capitale finanziario ai lavoratori italiani ? andrà avanti con il sostegno (sia pure sofferto) del Pd oppure no questo attacco ? andrà avanti la guerra permanente americana ed oggi con quali obbiettivi militari ? la Siria e poi ? l’Iran ? e con quali conseguenze, visto che stavolta – diversamente dagli anni passati – pare che Russia e Cina si mettano di traverso ? e l’Italia stavolta che ruolo avrà col governo Monti ? un ruolo secondario (come per la guerra in Libia) o di primo piano vista la totale sudditanza di Monti agli Usa e visto che i due ministri, quello degli Esteri, Terzi, e quello della Difesa, il generale della Nato Di Paola, sono stati indicati a Napolitano direttamente dal Pentagono ? E il Pd sosterrà la nuova guerra americana, sia pure più devastante e pericolosa delle precedenti ?
            Io credo che l’evolvere negativo della situazione internazionale, economica e militare, e il ruolo di punta che è destinato a svolgere l’Italia, metteranno in grave difficoltà l’Idv e soprattutto Sel, la quale già oggi vede assolutamente in difficoltà il suo progetto, illusorio, fondato principalmente sulla unificazione del centro-sinistra sotto la leadership carismatica di Vendola. Oltre al fatto che il Pd, soprattutto a maggior ragione oggi, non potrà più sottrarsi alla propensione centrista, sarà sempre più invischiato ineluttabilmente nel sostegno a tutte le politiche americane e montiane, dentro questo scivolamento a destra che dura da 20 anni, inevitabile dopo lo scioglimento del Pci. E sarà molto più propenso di ieri ad un accordo elettorale di centro-sinistra con l’area di centro di Casini, Fini, Rutelli alle elezioni del 2013. Anche perchè i poteri forti (a partire dagli Usa) non staranno con le mani in mano e tenteranno di presentare Monti o qualcuno in sua continuità alle elezioni del 2013.
            Certo, alcune cose dipendono anche da noi. Noi dovremmo con decisione scegliere oggi la linea giusta anche per il 2013, puntando sulle evoluzioni più probabili, come fa in politica un gruppo dirigente esperto. Aprire una fase di forte opposizione politica e sociale assieme alla Fiom, alla sinistra Cgil e ai sindacati di base, per stringere Sel e l’Idv (o per aprire al loro interno forti contraddizioni) in una area di sinistra organizzata oggi nell’opposizione, domani in un polo elettorale di sinistra autonomo dal Pd. Un polo che si presenti certamente (così è contento Nicola che a sentir parlare di opposizione gli viene l’orticaria) come un polo di sinistra alternativa, che, come dice Salvi (che essendo un politico di grande esperienza sa bene che è del tutto fuori dalla realtà), possa governare l’Italia, non fra 10 anni ma nel 2013, con una alternativa alla guerra e al neoliberismo, cioè fuori dalla Nato e con un’Europa alternativa a questa Ue (sic !). Io se fosse per me, dentro un programma elettorale gli metterei anche il governo dei lavoratori e il socialismo, così evitiamo di apparire solo quelli del No e dell’opposizione sociale (doppio sic !).

  16. Anonimo scrive:

    Da “IL FATTO QUOTIDIANO” di domenica 12 febbraio 2012

    LISTA CIVICA? MAI SENZA I DEMOCRATICI Vendola a Di Pietro: “Voglio fare una coalizione per governare” • – • •• • di Wanda Marra alta e una aeiie ipotesi ai Ma il progetto di una lista lavoro. civica la convince o no? 66 i dice di più della Siamo al primissimo incon- Stiamo parlando di cose di- realtà di questo Pae- tro. E Bersani ci ha assicurato verse. Nella prospettiva di se il meteo, che il di che non esiste alcun progetto Ferrero esiste solo e soltanto battito politico. Il di cambiare la soglia di sbar- una coalizione di opposiziomaltempo sta mettendo in ramento. ne. Io a Ferrero non ho mai evidenza tutte le falle pre-esi- Quindi lei non crede all`in- detto di sì. Nella mia, ma crestenti”.

    Nichi Vendola, leader ciucio Pd-Pdl, con la parte- do anche in quella di Di Piedi Sel e Governatore della Pu- cipazione del Terzo Polo tro e dei sindaci che hanno glia, batte e ribatte sullo stes- denunciato da Di Pietro? so tasto: bisogna spostare la Di Pietro allude a un rischio.

    prospettiva e per farlo ci vuo- Lui lavora per innalzare la le più sinistra. Anche se in temperatura del clima politiquesto momento se ne vede co. Io credo alla parola di Berun po` poca. Anzi le trattative sani, ovvero che non stiamo a in corso per fare una nuova assistendo a un gioco fatto legge elettorale sembrano na- con la strumentalità e malvascondere il progetto di far gità politica dichiarata da Berfuori “le ali”, i partiti alle lusconi: un abbraccio mortaestremità.

    Tanto che Antonio le con il Pd per fare una legge Di Pietro in un`intervista al che lasci fuori tutti gli altri e Fatto ha lanciato l`idea di una tenga in vita solo i due partiti lista civica con Sel, Rifonda- maggiori.

    zione e i sindaci, nel caso di Ma sono parole.

    sbarramento al 10 per cento. Nella politica contano le paPresidente, come intende role.

    porsi rispetto all`idea di Anche i fatti, però.

    una nuova legge elettorale In politica, le parole sono fatmagari con una soglia di ti. E comunque se fossero pasbarramento alto? role truffaldine si rivolterebNon c`è ancora un`ipotesi di bero contro chi le ha dette.

    lavoro chiara. Noi abbiamo in Credo alla lealtà di Bersani.

    corso colloqui col Pd e con Di Pietro ha proposto di l`Idv: deve essere eliminato il fare una lista civica nel caPorcellum.

    All`incontro del- so nella nuova legge eletl`Hotel Minerva a Roma con torale ci sia uno sbarraPdl e Terzo Polo, abbiamo sot- mento del I 0%. E ieri Fertolineato che ci vuole una leg- rero l`ha rilanciata, anche ge che salvaguardi la demo- senza sbarramento. Quincrazia, rispetti il pluralismo e di lei non ci sta? consenta all`elettore la possi- Il punto è sempre la qualità bilità di indicare la coalizio- del progetto. Per esempio ne. non bisogna assolutamente Già su quest`ultimo punto, togliere la questione del lavoil Terzo Polo si oppone. E ro dall`agenda politica, launa soglia di sbarramento sciandola ai sindacati.

    fatto la scommessa di mettere al centro del dibattito i beni comuni, l`idea è quella di fare una coalizione che possa governare il Paese.

    Quindi, semplificando, è favorevole o no alla proposta di Di Pietro? Io penso che una lista civica debba necessariamente avere un rapporto col Pd, che è tradizionalmente il più forte nel popolo di centrosinistra. Non rinuncio all`idea di avere dalla nostra parte di quella forza.

    Però, potrebbe essere il Pd a rinunciare a voi, visto che fa parte di una maggioranza sempre più compatta con Alfano e Casini Il Pd guarda talvolta con occhio critico ai provvedimenti del governo Monti.

    Però li vota Noi non dobbiamo rinunciare a lottare per cambiare i rapporti di forza. Il Pd ha un popolo di elettori, iscritti e simpatizzanti che io non mollo a nessuno. Voglio vincere questa partita: il nostro Paese ha pagato un prezzo fin troppo liuti liberismo.

    L`appello per un progetto comune “Mi fido di Bersani e non mollo il popolo del Pd.

  17. Vito Nocera scrive:

    Caro Claudio, a te e a tutti coloro che lo stimarono e più gli furono vicini, un abbraccio affettuoso e un pò triste nel ricordo di Guido.Leggevo la sintesi sull’Unità dei suoi interventi al comitato centrale del Pci, dove unitamente a Cossutta, Pestalozza ed altri, con tenacia svolgeva la sua battaglia politica. Conoscerlo, successivamente, fu bello anche per quella corrente di vibrata simpatia che, per quelle a volte strane cose della vita,si era creata fra noi. Un uomo, e un comunista,intelligente, serio,severo ma anche carico di una gioviale umanità. Non lo dimenticheremo.

  18. Anonimo scrive:

    NAPOLI – La Federazione della sinistra (Rifondazione e comunisti italiani) cancella le Foibe, i massacri delle truppe di Tito in Istria, 67 anni fa. Il segretario provinciale del Prc Antonio D’Alessandro e il segretario dei Giovani comunisti Antonio Perillo si scagliano contro il sindaco Luigi de Magistris che con il Comune ha organizzato nell’ambito del «Giorno del ricordo» sulle Foibe, un convegno a Palazzo San Giacomo con gli studenti, venerdì 10 febbraio. Un «radicale dissenso» del partito, che pure è nella maggioranza che sostiene il sindaco.

    «NON ERA UN OBBLIGO» – Secondo i due dirigenti del Prc «l’iniziativa, per quanto permessa dalla legge, non solo non costituisce un obbligo per le amministrazioni, ma si presta ad un’abile operazione revisionista che, strumentalizzando in maniera becera la questione delle Foibe, prova a far passare per vittime i carnefici fascisti che si macchiarono di atroci genocidi nei confronti delle popolazioni jugoslave, e a riabilitare un’ideologia dietro la quale si celano razzismo, antisemitismo, aggressioni violente ai danni di attivisti politici, migranti ed omosessuali».

    LE SCRITTE «PIU’ FOIBE» – Lo stesso tema, che da sempre divide destra e sinistra italiana, si è manifestato con scritte spray in via Vittorio Emanuele e via Verdi: le scritte «Più foibe» erano (sono) firmate dalla sigla Napoli Antifà. Gli esponenti comunisti concludono: «Ribadiamo la nostra indisponibilità a qualsiasi forma di riconciliazione con chi ancora difende i massacri e gli eccidi compiuti in Jugoslavia, Grecia ed Africa».

    LA RISPOSTA DEL SINDACO – Non si fa attendere la replica del primo cittadino: «Da convinto antifascista, credo sia stato giusto e opportuno ricordare il massacro delle Foibe. Non per alimentare alcuna forma di revisionismo storico, che rappresenta quanto di più estraneo alla mia cultura politica e civile, ma per non disperdere il tragico insegnamento della storia tumultuosa del Novecento, la quale ci ha affidato l’importante ed essenziale compito di conservare la memoria di quanto accaduto con il fine di evitare che si ripetano, nel nostro presente e nel nostro futuro, orrori simili a quelli accaduti nel “secolo breve”, al fine di evitare dunque nuove forme di nazionalismi ciechi, pogrom di massa, pulizie etniche, massacri ideologici, trucidazioni di uomini e di donne che sono estranei a chi crede, come nel mio caso, nella diversità come valore e nella forza della ragione e del dialogo democratico».

  19. Claudio Grassi scrive:

    Carissim*
    ci ha lasciato questa mattina il compagno Guido Cappelloni. Per me è stato molto di più di un compagno. È stato un amico, un padre, una spalla su cui appoggiarsi nei momenti difficili.
    Qui di seguito un bel ricordo scritto da Maria Rosa Calderoni su di lui in occasione del recente congresso nazionale a Napoli. Appena riesco scriverò qualcosa anche io. Mi piacerebbe che arrivassero ricordi da parte di chi lo ha conosciuto

    «Da quel comunista come fui e sono»

    «Il mio ottavo Congresso»: Guido Cappelloni, fondatore di Rifondazione Comunista

    Sarà pure comunista, ma è dolce, un sorriso mite, il solito modo affabile col quale ti saluta ogni volta che lo incontri, anche a distanza di anni. Comunista e gentiluomo. Guido Cappelloni, un testimonial della nostra storia, qui al suo Ottavo Congresso. Lui li ha fatti tutti. Testimonial sarà lei, più che altro un protagonista.
    Guido se lo ricorda bene, come andò. Guido, lui, è uno dei fondatori di Rifondazione Comunista, uno degli storici “7″ («c’eravamo Cossutta, Garavini, Libertini, Bianca Bracci Torsi, Ersilia Salvato, Rino Serri ed io»).
    Marchigiano, laureato in giurisprudenza, Guido oggi vive a Grottammare, provincia di Ascoli Piceno. Ha i suoi begli anta, e se gli chiedi, dimenticando a bella posta i suoi anni e la malattia che l’ha colpito, «ma tu adesso che fai?», lui ti guarda col sorriso che da mite diventa ironico (no, non sono in pantofole, se vuoi sapere): «Faccio cose. Partecipo». Frequenta il suo Circolo di Grottammare; è presidente del Comitato politico della Federazione di Ascoli Piceno.
    Alla faccia dell’anagrafe, “Partecipo” è la parola che gli riesce meglio; infatti Guido è uno di quei tipi che “partecipano”; lui lo fa da sempre, da quando era piccolo.
    “Partecipa”. Fa cose. «Mi hanno chiesto di raccontare la storia del Prc, una relazione, un compendio per i giovani e ho accettato». Fa cose.
    Mentre nella sala gremita qui all’Oltremare va avanti il dibattito, Guido Cappelloni in questo nostro piccolo break sui divanetti dello stand di Liberazione, ha un momento di “nostalghia”. «Lo sai? Mi viene in mente che in quel periodo lì, tra il 45 e il 53, io sono stato felice. Forse è stato uno dei periodi in cui mi sono sentito più felice. Perché ci credevo, credevo che stavo combattendo per cambiare il mondo».
    Un tipico caso di comunista «felice di esserlo»? Cioè la sua vita, “tutta” la sua vita. Appena laureato, nemmeno vent’anni, si trova a far pratica professionale nel rinomato studio di Tito Alessandrini, avvocato e socialista famoso di Ascoli . «Era noto, popolare, faceva comizi seguitissimi. Ne ricordo uno, sarà stato il ’48, che aveva come tema “Noi, l’Europa, il mondo”; già, andrebbe benissimo anche oggi». Tito Alessandrini, lui «che per me fu un buon maestro».
    Per Guido però ci fu un solo partito, uno solo e sempre quello: Pci. Si chiamava Pci. Vent’anni e già “ghermito” dalla passione per la politica a tempo pieno; il prestigioso studio viene lasciato, la laurea appesa al chiodo, («però quel “dr.Cappelloni” ci faceva fare un sacco di bella figura nei nostri manifesti»), meglio calarsi giù tra la gente, a darsi da fare per la “Futura Umanità” («come oggi, appunto»). Lavoro politico a tutto campo, tra i giovani, tra il popolo, ovunque (li chiamavano i “Costruttori del Partito”), una specie nuova di combattenti-sognatori in campo nel nome della giustizia sociale e del progresso umano. «Ascoli non era una provincia operaia. C’erano i contadini, i mezzadri; e noi qui fin dai primi momenti ci siamo sempre impegnati certo per il miglioramento delle condizioni di vita, ma anche per l’istruzione, contro l’analfabetismo, l’ignoranza, la bassa scolarità diffusa. Sì, proprio quello, falce martello e libro. Dovete studiare, inncitavamo, dovete far studiare i vostri figli; se siete analfabeti, non potete leggere nemmeno il contratto e il padrone vi fregherà sempre».
    Fu bello. E «io ero felice». Nel giro di dieci anni, «ci furono forti miglioramenti nelle nostre campagne, con sempre meno servi della gleba e sempre più cittadini». Cittadini ben orientati, a quanto pare. «I risultati si videro alle elezioni, il Pci dal 30 al 50 per cento». E fu bello, bellissimo, «vedere parecchi di quei nostri paesi diretti – e bene – da sindaci contadini».
    A tempo pieno, è anche il cursus di Guido. Nel ’56 segretario della Federazione di Ascoli; poi segretario regionale delle Marche («avevamo 50 mila iscritti e un Pci che prendeva il 40 per cento»); l’elezione al Comitato Centrale; quindi, giusto nel ’68, Botteghe Oscure, Direzione nazionale, collaboratore di Giorgio Napolitano (col quale, dice, «non riuscii a legare molto», nonostante i buoni uffici di Amendola). Seguono i lunghi anni di lavoro con Cossutta, sempre alle Botteghe; e poi, nel 76 e nel 79, due volte da deputato.
    L’”amendoliano” Cappelloni. «Ma poi Cossutta ed io nell’81 ci schierammo dalla parte di Jaruzelski e del POUP al tempo della crisi polacca»; cominciava quella battaglia che venne chiamata “contro lo strappo” (dall’Urss). «Durante il XVI congresso, a Milano, io e Cossutta fummo duramente criticati per questa posizione e ricevemmo, con voto segreto, un centinaio di cancellature».
    E venne lo scontro finale. La Bolognina. Rimini. Gli ultimi nostri vent’anni, tutti targati Prc. Membro della Segreteria nazionale, Tesoriere (fino al ’95, quando viene sostituito da Claudio Grassi), ora fa parte del Comitato politico nazionale. «Sono qui». Guido che non è più il “cossuttiano” che dicevano. Non lo è più da un bel pezzo. «Gli scontri con Cossutta si fecero sempre più aspri; e si capisce, ero a capo della corrente che non voleva Bertinotti segretario».
    Tanti anni, tanti ricordi, tanti congressi. Il tempo è passato; la Futura Umanità è in stand by; la lunga storia con Sandra è diventata solo una bella amicizia e i suoi compagni di sempre gli sono vicini («ho avuto tanto affetto anche in questi mesi di malattia). E continua a «fare cose». Ride quando glielo domando: no, «non sono diventato ricco. Ai miei tempi si versava il 50% dello stipendio di deputato al partito».
    Congresso numero 8. «Io sono qui». Comunista. Felice di esserlo stato. Felice di esserlo.

    Maria R. Calderoni – Liberazione

    • Stefano scrive:

      Ho avuto la fortuna e l’onore di conoscere bene Guido, di apprezzarne l’intelligenza, l’ironia, la freschezza intellettuale mai offuscata dagli anni o dalla malattia. Vorrei rifuggire dalle frasi di circostanza che in questi casi ingolfano i necrologi, vorrei rifuggire dalla banalità del “sono sempre i migliori che se ne vanno”, vorrei rifuggire dagli insopportabili e freddi coccodrilli precotti e buoni per tutte le occasioni. E allora lascerò che a parlare siano i fatti e la vita di un politico di rango, di un comunista coerente, ma sempre curioso e mai dogmatico, di un uomo straordinario. Un politico raffinato ma vicino al popolo, capace di schierarsi sempre e di essere apprezzato innanzi tutto dai suoi avversari. Un comunista che ha fatto il tesoriere nazionale del PCI in anni difficili e importanti, quelli della grande forza politica ed economica di quel partito e dei rubli di Mosca, senza che mai non dico una lira ma neanche l’ombra di un sospetto siano mai rimasti attaccati alle sue mani. Un uomo straordinario che pur essendo stato protagonista di una fase gloriosa della storia dei Comunisti Italiani, pur avendo ricoperto incarichi di altissimo valore e importanza non si è mai fatto travolgere dalla ambizione e, a differenza di tanti, ha saputo farsi da parte in silenzio, senza rivendicare nulla, senza polemiche o recriminazioni, offrendo con generosità e altruismo la propria esperienza senza nulla chiedere in cambio. Che uomo, che persona, che scuola di etica, dignità e coerenza… CARO GUIDO CI LASCI CON IL RIMPIANTO STRUGGENTE DI CIO’ CHE FU LA STORIA GLORIOSA DI TANTI COMUNISTI IN ITALIA, MA ANCHE CON LA SPERANZA CHE ISPIRANDOCI ALLA TUA VITA SI POSSA RICOSTRUIRE UNA PROSPETTIVA POLITICA PER LA QUALE VALGA LA PENA DI VIVERE E LOTTARE. UN SALUTO A PUGNO CHIUSO!!! Stefano Cristiano

      • Danilo scrive:

        Giovani Comunisti Toscana

        Non crediamo nella storia fatta da singoli eroi e singoli dirigenti. E’ una classe dirigente che ha contribuito a costruire la storia a cui ci richiamiamo guardando al futuro. Nel corso dei decenni il PCI è cambiato e si è sciolto ma è rimasto un filo rosso tra le varie generazioni che ha tenuto aperto lo spazio per chi ancora crede nei valori della Costituzione e lotta per la giustizia sociale nel nostro Paese. I Giovani Comunisti della Toscana hanno avviato un percorso di formazione attento alla storia del movimento operaio e comunista italiano, cercando di indagare il senso del nostro definirci comunisti oggi. Senza i compagni come Cappelloni non sarebbe possibile, se non a livello accademico, tenere in vita un Partito in grado di proseguire quel percorso avviato con la Resistenza e purtroppo oggi quasi isolato nella società. Che la terra ti sia lieve compagno, un grazie e la promessa di non arrenderci.

        • Antonio scrive:

          Paolo Ferrero
          E’ con profondo dolore che ho appreso che stanotte è morto Guido Cappelloni, uno dei fondatori di Rifondazione Comunista, un compagno, un amico. Guido era nato nel 1925 ed è stato comunista tutta la vita. Nel PCI prima, nelle battaglie dentro il PCI poi, in Rifondazione negli ultimi vent’anni. Guido era con noi al Congresso nazionale e Napoli con l’entusiasmo di sempre e molto contento per l’unità del partito. Guido ha attraversato più di 60 anni di militanza comunista senza mai perdere la passione della battaglia politica e mantenendo un tratto di ironia sul mondo, su di noi e su di se. Mi piace ricordarlo così, con la sua profonda umanità e con la passione totale per il progetto collettivo. Ciao Guido, che tu possa riposare in pace. Noi, la tua battaglia, la continuiamo.

          • Michela scrive:

            Michela Iacoponi
            Una grande commozione per la scomparsa del compagno della nostra federazione picena Guido Cappelloni. Nei miei ricordi uomo lieve, di conoscenza e memoria storica, dal dolce sorrriso e da un’intelligenza che mostrava sempre con grande pacatezza. Un compagno che lascerà un grande vuoto. Ciao Guido, continueremo a lottare anche per te.

            • Vittorio scrive:

              E’ morto Guido Cappelloni, è morto un comunista.

              C’è una grande tristezza in noi. Se ne va un altro pezzo della nostra storia. Abbiamo camminato, in modi diversi e con scarpe diverse, sulla stessa strada. In Rifondazione comunista abbiamo lavorato insieme, solidali nella differenza, per un’impresa comune. Guido ha combattuto la giusta battaglia ed io gli sono rimasto sempre affezionato.
              Ciao Guido, ti sia lieve la terra.

              Fausto Bertinotti

    • buran scrive:

      Un grande compagno, onore a lui.

  20. sandro scrive:

    Crisi mondiale, crisi italiana crisi della sinistra mondiale e italiana.

    Provo a semplificare e mi scuso con i fini analisti che possono accusarmi della mia rozza e banale analisi – cerco solo di dire in pochi concetti quello che nessuno osa dire:

    1) Tomi sacri di economia e filosofia ci hanno detto che solo il verificarsi di una crisi mondiale dei paesi ricchi, di una rottura dei diritti dei lavoratori, di uan forte disoccupazione e crescita delle disuguaglianze, di una crisi climatica e ambientale, … solo in queste condizioni il sistema capitalistico sarebbe andato in pezzi e la sinistra mondiale avrebbe riscritto i modelli economici e sociali a meno di una deriva verso forme di autodeterminazione o annessione, le guerre. Il contesto è favorevole…la sinistra mondiale perde un’occasione, incapace di avere un comune denominatore mondiale. La sinistra che perde la bussola dell’internazionalismo come fattore accomunante e base per costruire un modello sovranazionale si “campanilizza” e perde */- in ogni nazione nella scelta dell’originalità nazionale che la relega nei contesti nazionali senza preoccuparsi di fare sisntesi e rete mondiale…..si, manca una base comune mondiale.
    2)Il caso italiano poi è il paradosso dei paradossi. Crisi di sistema + crisi autoctona. Nel paese che nell’immaginario collettivo è il paese della spesa pubblica nessuno a sinistra riesce a dire che è il paese della peggiore spesa pubblica. invece si difende il concetto senza pretendere che la spesa pubblica va ridisegnata (magari ci si accorgerà che potrà anche diminuire, ma ridisegnata). Nevica, piove..sei disoccupato..sei precario..sei giovane o insegnanate..e ti accorgi che per l’ambiente, il territorio, la prevenzione, la sanità, lo stato sociale, la cultura ..la spesa pubblica è irrisoria. Ci facciamo risucchiare dalla difesa della spesa pubblica che fatta 100 non ci si rende conto che 80 va in burocrazia, amministrazione, enti locali. C’è da piangere vedere lòa sinistra aver3 paura di una ridefinizione delle autonomie locali per spostare nei settori carenti buona parte di quell’80%. Sull’eliminazione delle provincie si ha paura (paura di qualche giunta rossa in meno?), sul mantenimento della qualifica di comune per le realtà sotto i 5.000 abitanti si fa ricorso niente meno alla ricchezza culturale dei municipi alle peculiarità e stronzate del genere….Alla sacrosanta opposizione alla TAV piemontese la sinistra non organizza un presidio permamente dal nome “SUD” che impegni l’opinione pubblica e il governo sull’inadeguatezza del trasporto ferroviario al sud(binari unici, località non collegate ecc).

    3) Che dire sulla prospettiva della sinistra italiana. Ad ottobre i sndaggi ci dicevano che anche mettendo una cernia a premier la sinistra svrebbe vinto.
    a) Bersani convinto dalla perenne azione di sdoganamento dalla militanza nel PCI di Napolitano, rifiuta le elezioni e, nella pura idiozia di una sinistra che rinuncia a vedere nel medio periodo, farcendo di luoghi comuni quali responsabilità e necessità (enfatizzati ad arte da Repubblica, Corsera, Cisl, Vaticano e Confindustria) ci consegna non più a berlusconi (vero) ma alla pegiore destra economica finanziaria che misura le fuori uscite dalla crisi con gli indici di borsa e non con gli indici sociali.
    b) La sinistra comunista pensa di guadagnare almeno l’uscita dalla marginalizzazione. nel solco settario e minoritario del tanto peggio tanto meglio difende (in un contesto di rabbia) l’esistenza….addirittura, non vedendo quanto accade, si danna l’anima per criticare la possibilità con le primarie di avere vendola premier e si immerge negli abissi del dibattito interno in cui si dilaniano chi coltiva ambizioni di rappresentanza, di tribuna con desistenze elettorali e chi prevede i cataclismi della crisi sociale per la rinascita del comunismo ma non si accroge che il cataclisma si è abbattutto e il consenso elettorale oscilla sempre intorno al 2%..anche se sui blog se uno legge Masella, Mantovanie c. (che hanno verità assolute) sembra quasi che gli unici a non sbaglaire mai siamo noi del 2%
    c) Vendola non ottenute le primarie va in difficoltà. probabilmnete per gli stessi motivi degli altri due. L’incapacità della sinistra di avere un solida proposta politica e progettuale. E’ senza dubbio il più favorito in questa possibilità ma sembra anche lui avvitato e risuchiato nel DALEMISMO che, chiudo, è il male di cui sono intrisi ognuno a modo loro a) b) e c): il tatticismo e lo stalinismo. Ciao

    • Anonimo scrive:

      Lo “stalinismo” è come l’amen nelle preghiere. Anche quando uno stenta a capire che cosa c’entri con il contesto. Mah!

  21. Vito Nocera scrive:

    Vedo che si va sviluppando, sui nodi davanti a tutti noi e anche riproposti dalla lettera che ho inviato qualche giorno fa a Claudio, una discussione più stringente. Lo trovo naturale, si avverte infatti che non solo noi come area politica ma il Paese e la stessa Europa siamo ad un tornante difficile ma aperto. E’ vero che ancora il confronto qui procede anche per ” botta e risposta ” a volte un pò troppo inasprite ed eccessivamente personalizzate. Ma questo è anche un pò il prezzo che paghiamo ad uno strumento come la rete che se apre spazi di confronto, altrimenti inimmaginabili, si presta però ad una semplificazione e a volte ad una vera e propria brutalizzazione delle relazioni. In ogni caso sta a tutti noi conservare quella sobrietà e correttezza che consentono al dibattito di avere davvero un valore, come poi credo sia nelle aspirazioni di Claudio che gestisce questo spazio con intelligenza e vero spirito di inclusione.In particolare io credo che cominci ormai a diventare necessario immaginare qualche occasione di discussione più diretta. Vedo bene che, anche su questo spazio, le opinioni sono le più diverse. Ma non vedrei niente di male se si provasse a confrontarle non più solo in rete. Proprio in questi giorni a Napoli si sta ragionando intorno ad un percorso di riflessione sulla crisi economica e finanziaria in Italia e in Europa e sono in preparazione dei momenti di confronto con esperienze intellettuali, sociali e politiche che arriveranno un pò da tutto il continente. Si tratterà di un ciclo organico di confronti che dovrebbe partire ad Aprile e concludersi entro l’anno.In questi stessi mesi si sta pensando alla impostazione di una specie di ” inchiesta operaia ” a partire da alcune importanti realtà industriali meridionali. Contemporaneamente è in preparazione ( in tempi più ravvicinati ) un momento di confronto aperto cui potrebbe partecipare Mario Tronti centrato maggiormente sull’attualità politica, la situazione del Paese e la costruzione di una alternativa. Si tratta solo di un impegno di ricerca politica e culturale ( peraltro non inedito, come lo stesso Claudio sa, nell’esperienza mia e di altri compagni ). Un impegno di ricerca non velleitario ma che, certo, in un passaggio politico e sociale tanto decisivo punta, almeno, a determinare una prima convergenza.Il mio auspicio resta quello che, per quanto riguarda il Prc, sia Claudio ( in ogni caso i compagni di Essere Comunisti ) ad assumere iniziative più di respiro nazionale. Anche per questo resto in attesa, sapendo bene le difficoltà, intendiamoci, che questo comporta,di un segno di attenzione e di interlocuzione.

  22. Leonardo Masella scrive:

    Si prepara, attraverso la solita campagna mediatica di bugie e con l’Italia del governo Monti stavolta in prima fila, una nuova guerra della Nato in Siria dopo quella in Libia. La differenza importante con la guerra contro la Libia è che questa volta c’è stato il veto di Russia e Cina nel Consiglio di Sicurezza nell’Onu che sta frenando una nuova guerra di aggressione. La cosa sconcertante è che ciò invece di essere apprezzato è stato criticato non solo, com’era ovvio, dal governo americano, ma anche dal Pd italiano per bocca autorevole di Massimo D’Alema. Persino la Cgil, invece di fare il suo mestiere di difendere i lavoratori italiani dall’assalto furibondo che sta arrivando dal governo Monti, ha chiesto al governo di andare oltre il ritiro dell’ambasciatore italiano da Damasco. A seguito di ciò la Tavola della pace ha promosso persino una manifestazione contro Assad invece che contro la preparazione della aggressione militare della Nato e della guerra già cominciata dalla Turchia (paese della Nato) ai confini con la Siria.
    Noi dobbiamo andare, come abbiamo sempre fatto nei tempi migliori, controcorrente. Dobbiamo cominciare a mobilitare contro la nuova guerra tutte le forze disponibili a prescindere dal giudizio che danno della situazione siriana e del regime di Assad. A chi ci dice che se siamo contro la Nato siamo con Assad, dobbiamo rispondere come abbiamo sempre risposto quando abbiamo mobilitato grandi masse popolari contro la guerra. Non significa essere dalla parte di Assad condannare e contrastare e mobilitarsi contro questa nuova guerra. Come non eravamo i difensori del governo di Milosevic quando ci siamo schierati nel 1999 contro i bombardamenti a uranio impoverito scaricati vigliaccamente da 10 mila metri su Belgrado (che partivano vergognosamente dal territorio italiano). Come non abbiamo mai difeso i Talebani per schierarci contro la guerra americana con la vergognosa partecipazione italiana in Afghanistan che dura dal 2001. Come non abbiamo dovuto difendere il regime di Saddam Hussein per poterci schierare e mobilitare contro l’invasione (anche delle truppe italiane) e la distruzione dell’Iraq col pretesto che Saddam aveva le armi di distruzione di massa (anche a quella bufala aveva creduto chi oggi crede alle balle mediatiche contro la Siria ?). Come non abbiamo mai pensato che a fine ’800 gli Zulù fossero progressisti e democratici per schierarci dalla loro parte contro il colonialismo infame inglese armato di cannoni che li sterminarono per poter fondare gli anni successivi la vergogna dello Stato bianco dell’aparthaid del Sudafrica ! I comunisti, i socialisti, le sinistre marxiste sono sempre state dalla parte dei popoli colonizzati, oppressi, sfruttati dal colonialismo “democraticissimo” e “civilissimo” europeo, a prescindere dal grado di civiltà dei popoli colonizzati, considerati incivili, barbari, senza anima, dai colonizzatori europei bianchi, ricchi, cristiani, come fanno oggi alcuni con Gheddafi, con Assad e domani col presidente iraniano, con Chavez e magari con Putin e i russi, e con i cinesi. Il mondo non è più la Ue e gli Usa. Facciamocene una ragione invece di sostenere la guerra permanente americana per mantenere il dominio coloniale e imperialistico sul mondo.

  23. Fausto Tenti scrive:

    Franchino…”con il PRC A cui” non “con il PRC HA cui”…ocio alla penna…

  24. Anonimo scrive:

    Il Prc dalla sua nascita,nel 1991,ha sempre chiesto il modello tedesco?

    Ecco accontentato Ferrero

    Una legge elettorale tedesca. Con lo sbarramento nazionale al 4% o al 5%. Niente preferenze, come hanno concordato Cicchitto e Franceschini in un convegno pubblico sul tema. Ancora. Rafforzamento dei poteri del premier. Sfiducia costruttiva della Camere in seduta comune da coordinare con il superamento del bicameralismo perfetto.

    Con un’aggiunta sostanziale: una quota di 142 seggi da assegnare in misura proporzionale a tutte le liste che abbiano superato la soglia del 10%, oppure alle prime due o tre coalizioni (o partiti) risultanti dalle urne. Di questo stanno discutendo già da tempo i principali partiti. In più, il taglio del numero dei parlamentari fino a 500 deputati e 250 senatori che però entrerà in vigore nella XVIII legislatura, cioè presumibilmente nel 2018, perché in questa fase non c’è tempo sufficiente per ridefinire i collegi elettorali in modo calzante alla nuova architettura istituzionale.

    Al termine della prima serie di riunioni gli sherpa dei partiti coinvolti – Pd, Pdl, Udc, Fli e Api – hanno messo nero su bianco i macro-obiettivi da raggiungere. È un punto di partenza condiviso, da sottoporre ai leader, come canovaccio per la discussione parlamentare sulle riforme. Prove tecniche di accordo. Un documento scarno e provvisorio ma fondamentale per la road map dei prossimi mesi. Da valutare, certo, alla luce delle alleanze che si chiariranno solo a maggio, chiusa la finestra per le eventuali urne anticipate e metabolizzati da tutte le forze gli (attesi) sconquassi delle amministrative primaverili.

    Legge elettorale
    La ratio del sistema tedesco, tendenzialmente proporzionale «con correttivi che favoriscano senza imporlo il bipolarismo», è quella di stabilizzare il sistema, ridurre la frammentazione, evitare «ammucchiate» all’insegna di coalizioni obbligate, coatte. Sulla soglia di sbarramento nazionale c’è un dibattito in atto tra chi la vuole al 4% e chi propone invece il 5%. Poi doppio sbarramento per il premio di coalizione. 464 seggi – 232 nei collegi uninominali e 232 nelle liste proporzionali di circoscrizione – verrebbero assegnati a chi supera la soglia del 2%, il primo sbarramento. 142 il premio di coalizione, che non è ancora stato deciuso come ripartire (le prime due liste, le prime tre, tutte quelle che superano l’8-10%). 12 i seggi da assegnare per gli italiani all’estero (eliminando anche lì le preferenze). Tra 10 e 14 la fetta che corrisponderebbe a un «diritto di tribuna» per i più piccoli che non superano il 2% dei consensi. Un’altra regola su cui i partiti sono d’accordo è l’eliminazione delle pluricandidature: ogni candidato corre in un posto solo.

  25. Franco scrive:

    Oggi c’e’ un intervista di Ferrero al “Il Fatto”.

    Leggendola sono rimasto molto perplesso,vi spiego perche’.

    Il punto chiave dell’intervista e’ la famosa frase di Di Pietro”Se fanno una legge elettorale con sbarramento al 10% facciamo una lista Sel-Idv-Prc-sindaci e ecc.”.

    Peccato che questa ipotesi(del 10%)e’ persino smentita dallo stesso Di Pietro che aggiunge “se la faranno,ma so’ che non sara’ cosi ….”.
    Poi smentita dai comunicati congiunti Pd-Sel che dichiaravano del tutto infondate le notizie di questo tipo di sbarramento unico.

    Insomma una tempesta in un bicchiere d’acqua.

    Solo che invece cosa fa’ Ferrero?

    Rilancia la proposta di un alleanza Idv-Sel-Fds(cosa che gia’ fece in modo fallimentare dopo le elezioni di maggio)e di fronte al giornalista che gli fa’ notare che Idv e Sel hanno alte priorita’ e strategie,cioe’ l’alleanza con il Pd cosa dice?
    “Ma io propongo di farla questa alleanza gia’ ora al di la’ della legge elettorale!”.

    Io sono davvero senza parole!
    Ma come si fa’ a non capire che sono frasi,proposte,scenari totalmente fuori dalla realta’?

    Ma sa’ Ferrero che l’Idv governa con Pd e Udc in regioni dove Sel e Fds sono all’opposizione?
    (Marche e Basilicata)
    Vendola secondo lui all’ultimo miglio abbandona il Pd per allearsi con il partito da cui se ne andato?

    Cioe’ praticamente il Prc non ha una strategia,se non quella degli slogan contro Monti.
    Navighiamo a vista in attesa di un amo a cui abboccare,un mese era la proposta di Vendola,dove siccome non ci ha nominato ci siamo sentiti un po’ offesi e abbiamo chiesto a vendola”Perche’ non ci nomini?!”
    Ora questa cosa bufala di Di Pietro che davvero supera tutto.

    POSSO CHIEDERE NOI PRC MA A CHE CAZ…. SERVIAMO NELLA VITA POLITICA ITALIANA?TUTTA LA NOSTRA POLITICA SI BASA SU COSA FARANNO GLI ALTRI!

    • Giovanni scrive:

      Franco anche tu sei un essere inutile e noioso….però mica ti chiediamo a che servi…oltre a dire cazzate ovviamente…

      • Franco scrive:

        Caro Giovanni se ci riesci,se hai un briciolo di inteliggenza,prova a rispondere a tutte le questioni che ho posto.
        Senza avere timore,prova a rispondere a tutte le questioni che ho posto.

        La riproposizione fallimentare di un alleanza Idv-Sel-Fds,gia’ fatta a maggio e nessuno ti aveva dato retta.

        Una lista anche con i sindaci?
        Ma chi?Pisapia che ha Tabacci come assessore non si allea con il Pd ma con il Prc ha cui non ha dato neanche un assessorato?

        Emiliano che dice che la lista civica nazionale deve guardare anche al 3Polo?

        Zedda che e’ di Sel? .. lascia Sel per venire nel Prc?

        Di Pietro che nella stessa intervista dice “Io Bersani non lo mollo!” …

        Caro Giovanni e cari tutti … io davvero ho il sospetto che voi leggiate solo i titoli delle interviste e che poi sognate sognate sognate!
        Sognate di leader politici che dicono “Basta aveva ragione Ferrero!Nessuna alleanza con il Pd scelgo il Prc!” …. ma davvero ma in che mondo vivete?

    • Fausto Tenti scrive:

      Franco…ma ti paga qualcuno per venire qui solo per fare un pò di casino? No, perchè se fosse così…mi ci metto anch’io – nei blog del PD e di SEL – e devolvo il compenso al nostro partito (con bonifico regolare, sia chiaro).

  26. Nicola scrive:

    Segnalo l’ultimo numero (5) della rivista online “tamtàm democratico”, spazio di approfondimento del PD, intitolato “Economia malata, alle radici della crisi”.

    http://www.tamtamdemocratico.it/monografia/numero5/documenti/indice.htm?id_ctem=1078

    Per scaricarla: http://www.tamtamdemocratico.it/monografia/numero5/documenti/tamtam_numero5.pdf

    Ci sono molti contributi interessanti (anche di autori a noi molto vicini), specie sull’analisi della crisi e sulla deriva liberista dell’economica dopo gli anni ’70.

    Ora arriverà Masella a dire che quel dibattito è tutta una finta, che il PD è un partito neoliberista e che io sono un suo fan.

  27. Leonardo Masella scrive:

    Siria: guerra mediatica. Come si usano i neonati di Homs.

    La tempesta mediatica imperversa sulla Siria. I cosiddetti Comitati di coordinamento locale (Lcc), appartenenti all’opposizione, hanno detto alla tivù del Qatar Al Jazeera che almeno 18 neonati sarebbero morti nelle incubatrici dell’ospedale pediatrico al Walid perché i colpi di artiglieria pesante dell’esercito siriano contro il centro di Homs avrebbero causato un black-out elettrico, togliendo l’alimentazione agli apparecchi. Il governo nega e sostiene che gli ospedali funzionano correttamente; anzi insieme a molte altre denunce circa atti di violenza e sabotaggio compiuti da gruppi armati, riferisce che l’ospedale al Naimi in provincia è stato preso di mira da gruppi armati che l’hanno saccheggiato.

    La notizia sui 384 bambini uccisi in Siria era già stata diffusa dall’agenzia Reuters il 27 gennaio (http://blogs.reuters.com/stephanienebehay) ma – curiosamente – è esplosa sui massa media solo il 7 febbraio, cioè dodici giorni dopo, ovvero quando l’escalation politico-mediatica sulla Siria aveva trovato una doppia difficoltà con l’occultamento del rapporto degli Osservatori della Lega Araba che era venuto alla luce e con Russia e Cina che avevano posto il veto al Consiglio di Sicurezza sulla risoluzione contro la Siria. Inoltre nel report ufficiale delle Nazioni Unite, la responsabile dell’Unicef Marixie Mercado riporta testualmente qual è la fonte delle sue informazioni e cioè che “secondo le organizzazioni siriane dei diritti umani oltre 400 bambini sono stati uccisi e altri 400 sono in custodia”. Vedi:(http://www.unog.ch/unog/website/news_media.nsf/%28httpNewsByYear_en%29/36191A0CEBA1AED2C125799D0037EF1F?OpenDocument)

    Ma la notizia dei neonati di Homs ha avuto grande risonanza soprattutto in Italia. E’ lecito sollevare più di un dubbio. E non solo perché nemmeno i regimi più brutali avrebbero interesse a colpire neonati e ospedali (per la verità ad eccezione di Israele che gli ospedali palestinesi o libanesi li ha sempre colpiti e sempre ne è uscita impunita).

    La fonte (gli Lcc) è di parte e non dà alcuna prova. Oltretutto, tutti gli ospedali hanno generatori; se c’è un black-out elettrico funzionano quelli. Succedeva perfino nell’Iraq e nella Libia sotto le bombe, dove l’elettricità andava a singhiozzo.

    Poi l’accusa di tagliare la spina alle incubatrici ha più di un precedente e non solo in Siria. Sempre smentito. La scorsa estate i social network (twitter a partire dal 30 luglio) diffondono l’atroce notizia: tutti i bambini prematuri sono morti nelle incubatrici ad Hama perché gli shabiba (milizie di stato) hanno tagliato l’elettricità durante l’assalto alla città. Si parla di qaranta in un solo ospedale; senza precisare quanti sarebbero negli altri. Il 7 agosto la Cnn riferisce: l’Osservatorio siriano per i diritti umani di Londra (sempre quello) denuncia l’assassinio di otto bambini prematuri, “martiri” nell’ospedale al Hurani, sempre a causa dei black-out. Ovviamente nessuna notizia circa il lavoro dei generatori….Una foto corredava la denuncia: un gruppo di neonati, arrossati, tutti insieme in un unico lettuccio. Dopo qualche tempo viene fuori che la foto era stata pubblicata mesi prima sul giornale egiziano al Badil al Jadid e si riferiva a un problema meno grave, ed egiziano: un ospedale sovraffollato di Alessandria. I bambini erano rossi e vivi, anche se in spazi ristretti.

    Del resto, chi non ricorda l’altro falso, datato 1990? Gli invasori iracheni avevano rubato le incubatrici negli ospedali pediatrici, causando la morte di diversi bambini prematuri. Venne poi fuori che il tutto era stato orchestrato dall’ambasciata kuwaitiana negli Usa, che agiva sotto le mentite spoglie del Comitato “Citizens for a Free Kuwait” e con l’assistenza da parte dell’agenzia di public relations Hill & Knowlton – per la modica cifra di 1 milione di dollari.

    Del resto anche l’ultima denuncia dell’Unicef riguardo alla Siria (400 fra i minori – in inglese children) è molto vaga quanto alle fonti; si riferisce a “media presenti a Homs” e a “rapporti” (all’Unicef internazionale abbiamo chiesto più dettagli, finora invano). Il non avere avuto riscontro ci fa supporre, e ovviamente sperare, che la notizia sia falsa. Ma la sua diffusione sarà utilizzata per convince tanti pacifisti della giustezza di un’azione di guerra che di vittime bambini ne vedrà ben più di 400.

  28. enrica scrive:

    PERCHE’ PER MONTI E’ DECISIVO IL SUPERAMENTO DELL’ARTICOLO 18

    E’ ormai evidente a tutti che un’intesa di fondo fra le parti sociali e il governo Monti per manomettere l’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori, nelle grandi linee c’è già da un pezzo. I due camerieri della Marcegaglia, Angeletti e Bonanni, parlano di “robusta manutenzione, anche se di certo non va abolito” e di “riscrittura”. Anche le quote rosa Fornero e Marcegaglia, dicono che non si tratta di abolirlo tout court, ma di modificarlo e cioè, tradotto dal politichese e dal sindacalese in italiano corrente, di sterilizzarlo. Con la scusa della lentezza della giustizia italiana che penalizzerebbe le aziende e scoraggerebbe gli investimenti, si tratta in sostanza di togliere di mezzo, per quanto possibile, il giudizio della magistratura notoriamente rossa, nei conflitti di lavoro, per lasciare mano libera in materia di licenziamenti ad accordi fra sindacati collaborazionisti e padronato.
    Come mai allora non si è ancora ufficialmente raggiunto un accordo sulla ridefinizione in materia di mobilità in uscita, cioè sui licenziamenti? La principale ragione della sceneggiata in corso di svolgimento, sta nel fatto che non è facile “trovare la quadra” per giungere alla formulazione più adatta a salvare la faccia di coloro che a quel tavolo, in parlamento e nelle piazze televisive, dicono di rappresentare gli interessi dei lavoratori, e cioè CGIL-CISL-UIL-PD-SEL-IDV. Ognuno recita la sua parte nella commedia sui diritti dei lavoratori, ma indubbiamente il ruolo più difficile è senz’altro quello del PD e dell’altra quota rosa, Susanna Camusso. La quale chiede aiuto al suo segretario Bersani, che ributta la pallina al mittente e con la solita lingua biforcuta rimanda tutto alla trattativa fra le parti sociali: “C’è un tavolo che deve trovare un accordo perché il Paese ha bisogna di riforme, ma anche di coesione, di solidarietà e di impegno comune” (Corriere della Sera, 6 febbraio 2012, pag.10).
    Stessa sceneggiata anche all’interno del PD. Si prenda ad esempio l’ex ministro del Lavoro Cesare Damiano che lo scrivente conosce bene sin dagli anni Settanta. Per chi se lo fosse già dimenticato, ricordo che Damiano è quello che solo qualche anno fa incitava i lavoratori a mettere il loro TFR nei fallimentari fondi pensione dove hanno una cointeressenza gli stessi sindacati collaborazionisti. All’interno del suo partito Damiano ha il compito di coprire elettoralmente l’ala “sinistra” interna (esternamente ci pensa Niketto), e perciò avverte: “La riforma senza accordo di CGIL-CISL-UIL potrebbe avere conseguenze politiche” (Corriere della Sera, 5 febbraio 2012, pag. 8). Damiano, come del resto tutto il suo partito, non dice mai che l’articolo 18 non va toccato, ma restando coperto dietro i sindacati collaborazionisti “minaccia” il governo. Perché a lui è stata affidata la parte della tigre di carta, mentre nel frattempo il suo segretario Bersani assicura l’appoggio del partito a tutte le manovre antipopolari del governo Monti: “Avanti così” con “lealtà” fino alla scadenza naturale della legislatura nella primavera del 2013.
    Perché per il governo Monti è decisivo il superamento dell’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori? Dopo aver frenato momentaneamente la crisi sul versante del debito facendone pagare i costi ai soliti noti con provvedimenti che devono ancora dispiegare del tutto la loro carica antipopolare e recessiva, Monti deve assolutamente rilanciare la crescita economica, e per ottenere ciò deve creare le condizioni che rendano attraente il paese agli investitori stranieri ed indigeni. Per un fanatico liberista come Monti, l’unico modo per raggiungere l’obiettivo di un forte aumento della competitività del sistema paese è offrire una manodopera senza diritti, disponibile a farsi sfruttare a piacimento dal padrone e a vendersi al più basso costo pur di portare comunque a casa un salario o qualcosa che gli assomigli. Ripristinare il licenziamento ad nutum con l’aggiramento/abolizione dell’articolo 18 è il modo più spiccio per abbassare il costo del lavoro e aumentare la produttività, cioè lo sfruttamento. Perché, con una buonuscita di qualche mensilità in più, si potranno mandare a casa i lavoratori “privilegiati”, quelli con pieni diritti, liberi di protestare e scioperare, con salari ormai troppo onerosi che rendono i prodotti italiani poco competitivi, sostituendoli con lavoratori più giovani, precari, senza diritti, schiavi dei padroni, e con salari ridicoli.
    Sempre per favorire la crescita, dopo quello dei diritti, un ennesimo furto è in agguato per i lavoratori , quello che va sotto il titolo di “detassazione del lavoro”. “Occorre mettere più soldi nella buste paga” è uno dei ritornelli che da anni canta il coro sindacal-confindustriale. Ovviamente, non volendo prelevare i soldi dai profitti per alzare i salari altrimenti gli investitori scappano verso Est, il finale di questa vicenda appare già scritto: la detassazione per le imprese sarà assai consistente, mentre per i lavoratori ci sarà qualche briciola, giusto quei pochi euro per andare una o due volte al mese in pizzeria. Date le conseguenti minori entrate per lo Stato, è chiaro che ciò significherà un ulteriore taglio del welfare che ormai l’Italia non si può più permettere. Come ha detto Monti i governi italiani sono sempre stati troppo “buonisti” sul welfare, verso i lavoratori ovviamente.
    Riusciranno questi provvedimenti a promuovere un qualcosa che assomigli ad una crescita economica? Secondo il comunicato della presidenza del Consiglio sul decreto “Cresci Italia” del 21 gennaio scorso, “le liberalizzazioni potrebbero produrre una crescita significativa della produttività, quantificabile in oltre dieci punti percentuali. Altri studi sulla materia indicano che una riduzione delle rendite nel settore dei servizi al livello medio degli altri paesi dell’euro, si assocerebbe, nel medio periodo, a un aumento del prodotto dell’11%; il consumo privato e l’occupazione crescerebbe fino all’8%, gli investimenti del 18%; i salari reali di quasi il 12% senza effetti negativi sull’occupazione”. Roba da far impallidire il “boom economico” degli anni Sessanta, e tutto ciò solo con le liberalizzazioni; quando tra qualche mese sarà deregolamentato completamente pure il lavoro dipendente, il Vietnam, la Thailandia, il Burundi eccetera, dovranno cominciare a temere la nostra concorrenza.
    Non è escluso che questo tentativo di fare dell’Italia una grande maquilladora nel cuore dell’Occidente industrializzato, una fabbrica di esclusivo assemblaggio stile Marchionne alla Carrozzeria della FIAT Mirafiori, e di operosi sottoscala in stile cinese, possa portare nel breve e nel medio termine a far muovere l’economia. Ma, secondo me, il percorso dell’economia italiana ha iniziato a ricalcare quello della Grecia, mentre dal punto di vista democratico, l’Italia tende ad assomigliare sempre più alla Tunisia o all’Egitto prima delle rivolte dell’anno scorso.
    Torino, 9 febbraio 2012 Cesare Allara

  29. Luca scrive:

    LAVORO E AMBIENTE, per una Sinistra Unita.

    Orfeo Goracci

    Anche qui in Umbria siamo impegnati quasi quotidianamente a cercare di dare risposte ai riflessi che la crisi finanziaria globale produce sulle realtà produttive regionali.
    Le soluzioni che i governi mondiali stanno dando puntano a far ricadere i costi della speculazione finanziaria e dell’economia globalizzate sui popoli di ogni paese.
    Le scelte vengono inflessibilmente imposte, magari con garbo e stile come succede in Italia con Monti.
    La democrazia non è mai stata tanto in sofferenza come ora: i governi procedono con i loro tecnicismi e a pagare sono le persone più deboli.
    In questo quadro fa riflettere il dato che viene dalla Grecia: in un paese in cui milioni di persone sono abbandonate al proprio destino, la sinistra torna ad essere un riferimento per una parte crescente di cittadini, di lavoratori, di giovani, di pensionati. I sondaggi danno la sinistra greca al 40% dei consensi popolari.
    In Italia la situazione è diversa per tanti aspetti.
    Ma ugualmente la politica è silente di fronte al governo dei professori che, da parte loro, stanno eseguendo i compiti che il governo globale della finanza e dei mercati gli assegna.
    Anche da noi i sondaggi dicono che una sinistra unita viaggerebbe già ora oltre il 20%, incrementando, grazie al traino del valore unitario, di 6/7 punti la somma delle percentuali dei singoli partiti.
    Nel nostro paese la crisi è forte e si fa sentire sugli strati popolari.
    Le strategie dei partiti più grandi sembrano orientate, in maniera bipartisan, a costruire una legge elettorale che escluda, di nuovo e più gravemente, dal parlamento le rappresentanze politiche più caratterizzate a sinistra.
    E’ un disegno chiaro, evidente. A questo la sinistra ancora non trova il modo di rispondere superando posizionamenti singoli ed individuali, anche leadiristici, per andare a costituire un blocco, innanzitutto elettorale ma non solo, che possa essere riferimento solido alla richiesta di milioni di italiani che vorrebbero modificare questo stato di cose.
    Lavoro ed ambiente: i capisaldi su cui aggregare sensibilità diverse accomunate però dall’essere alternative e non integrate con la cultura liberista e speculativa dominante.
    Dall’Umbria, una regione governata da sempre da forze progressiste, può partire un contributo forte in questa direzione.
    La nostra sinistra, sicuramente eterogenea ma saldamente connotata, può trovare qui le modalità per dare un segnale di concretezza nel percorso di unificazione della sinistra, quanto mai necessario di fronte ai processi di smantellamento dei diritti e delle conquiste sociali, all’accanimento, non solo simbolico, sull’art.18 , sui licenziamenti, con FIOM e CGIL a rappresentare l’unico elemento di tenuta, alla perdita del lavoro, ai costi che persone ed ambiente sono chiamati a sostenere per assicurare a  ricchi e padroni il mantenimento di un tenore di vita basato su forti, insostenibili diseguaglianze.
    L’auspicio e l’impegno che dall’ Umbria, facendo tesoro dei laboratori e cantieri già avviati, possano partire segnali utili per l’unità della sinistra, per ri-creare un  riferimento per quella parte di popolo che oggi sente di non avere rappresentanza e di essere escluso dalle scelte che lo riguardano, tecnici o politici che siano.
    Perugia, 10 febbraio 2012
    Il Vice Presidente del Consiglio
    Orfeo Goracci

  30. Anonimo scrive:

    A Parma il Prc e il Pdci si divideranno?

  31. anonimo scrive:

    http://www.marx21.it/internazionale/pace-e-guerra/986-la-guerra-contro-la-siria-e-gia-cominciata.html

    La guerra contro la Siria è già cominciata?
    dichiarazione di Fausto Sorini, della segreteria nazionale del PdCI, responsabile esteri

  32. Daniela scrive:

    La situazione interna al Pd è assai più dialettica di quanto qualche rivoluzionario in pantofole rappresenta

    Nuova vocazione maggioritaria, modello Pse e addio a vecchie derive neocentriste. Gruppo di super-bersaniani lavora a un tostissimo documento per riscrivere il Dna del Pd. Qualche anticipazione

    Niente Vasto, niente Casini, niente Terzo polo, niente (o quasi) Di Pietro, niente derive neocentriste, niente Lingotto, niente veltronismo, niente renzismo ma in compenso molta socialdemocrazia, molto Miliband (of course, nel senso di Ed), molto François Hollande, molto Martin Schulz, molto socialismo europeo e, ovviamente, molto, moltissimo “modello Pse”. Non è la solita faccenda del solito imbarazzo del Partito democratico rispetto alla solita storia della collocazione europea del più importante partito progressista italiano. Il Foglio ha ottenuto una gustosa indiscrezione legata a un documento a cui un gruppo di pimpanti bersaniani sta lavorando da qualche settimana per abbozzare – testuale – “un progetto per un nuovo Pd”.

    Un progetto che nelle intenzioni dei tre promotori del documento (Stefano Fassina, responsabile Economia del Pd, braccio destro di Bersani, membro della segreteria del partito; Matteo Orfini, responsabile Cultura del Pd, membro della segreteria del partito, e già braccio destro di D’Alema; e Andrea Orlando, responsabile Giustizia del Pd; ai quali nei prossimi mesi dovrebbero aggiungersi i segretari regionali del Pd, diversi governatori di regione e altri esponenti della segreteria dem) ha l’obiettivo esplicito di “riscrivere il Dna” del Pd, inserendone il percorso all’interno di un “nuovo scenario del progressismo europeo” e collocando l’orizzonte politico del partito sulla rotta di una “nuova vocazione maggioritaria”, libera dalle catene del dipietrismo e affrancata dalle derive del “neoliberismo”. 

    Ecco: questo per quanto riguarda il politichese stretto. Ma in concreto, di che cosa stiamo parlando? Punto primo, il core business del Pd. La storia è nota: in questa fase molto scivolosa della vita del Pd, tra tentazioni grancoalizioniste, strattonamenti sindacali e incontrollabili pulsioni ipermontiane, Pier Luigi Bersani, dovendo tenere insieme con una mano il sovra eccitato fronte super centrista e con l’altra il sovra irrequieto fronte ultra sinistro del Pd, spesso si ritrova costretto a esibirsi in spericolatissime acrobazie. Acrobazie utili, sì, a tenere insieme le due anime del partito ma destinate anche a far emergere sempre di più una sorta di crisi di identità dello stesso Pd. “Qui – ha segnalato qualche giorno fa con malizia uno dei pezzi pregiati dell’artiglieria bersaniana, Enrico Rossi, governatore della Toscana – il problema è chiaro: o la sinistra ritrova la sua identità o sarà fagocitata dalla svolta tecnocratica”.

    “Il punto – racconta al Foglio Matteo Orfini, che insieme con gli altri promotori presenterà il progetto per un nuovo Pd nel corso di un seminario a porte chiuse organizzato a Roma il primo marzo – è che non è pensabile che il Pd debba diventare una specie di Udc un pochino più di sinistra. Non è così. Non è più così. E per questo il nostro partito dovrà prepararsi alle elezioni contrapponendosi in modo chiaro al Ppe italiano, all’Udc più il Pdl, dimenticandosi ciò che è stato il ‘Lingotto’ e configurandosi sempre di più come fosse un grande Pse italiano: anche per portare a compimento il percorso che dovrà trasformare lo stesso Partito socialista europeo nella casa di tutti i democratici europei”.

    Per gli appassionati della materia, la traduzione del ragionamento è presto detta: un Pd che vede l’alleanza con Vendola prioritaria rispetto a quella con Casini e Di Pietro e che dovendo scegliere dove andare a pescare voti decide in modo deliberato di buttarsi non al centro (come suggeriscono gli ipermontiani alla Veltroni e alla Letta) ma un pochino più a sinistra. Un concetto, questo, che, in forme meno esplicite, è stato sfiorato nelle ultime ore prima da Bersani (che domenica scorsa ha detto: “La socialdemocrazia è stata una grandissima esperienza che come tutte le grandi esperienze deve essere rinnovata”) e quindi anche da D’Alema (che sull’ultimo numero di ItalianiEuropei ha scritto: “Se il centrosinistra si piazzerà dentro una nuova coalizione progressista ed europeista può candidarsi a guidare questa nuova fase”). “La verità – dice al Foglio Andrea Orlando – è che dobbiamo impegnarci con tutte le nostre forze per collegare l’esperienza del Pd a quella delle nuove forze progressiste alla Miliband e alla Hollande. Il nostro sogno è quello di aiutare il Pd a esprimere in modo compiuto la sua vocazione maggioritaria e per farlo oggi c’è solo una strada: far diventare il prima possibile il nostro partito il perno di una moderna e cazzuta sinistra europea”. 

    • Un rivoluzionario in pantofole scrive:

      Cara Daniela, con gli attuali mezzi di comunicazione ai tempi di internet, anche i rivoluzionari devono usare facebook, i blog, i siti, eccetera, anche in pantofole. Ma ho la sensazione che la tua frase iniziale (così come l’intero commento) sia solo un tentativo maldestro di screditare i comunisti e la sinistra e di sostenere il Pd.

  33. Uwe scrive:

    scusa per il mio intervento (e anche per il mio terribile italiano) , sono tedesco e un simpatizzante della partido ” La Sinistra” a Germania.

    Di tanto in tanto sono visitatore dello blog di compagno Grassi : Mi dispiace , in questo modo fare il discussione ( spesso senza rispetto e anche autoaggresivo ,come il piu grande nemico non e il neoliberalismo , ma gli altri compagni).
    Il mio modo di vedere , il piu importante citerio per fare una alleanza di sinistra , e il chiaro rifiuto della ideologica e politica neoliberalismo(forse sono un po ingenuo).
    Per vedere un altra strada della lotta , una strada convincente e chiara (con la solidarieta fra i diversi partiti sinistri):il “Front de Gauche” e compagno Melenchon a Francia (il suo blog e grandioso e ha visitatori a migliaia.
    La bandiera rossa ritorna !Fiducia e stare uniti!

    Uwe

    • Claudio Grassi scrive:

      Ti spieghi benissimo, caro compagno. Condivido tutto quanto scrivi. Purtroppo un difetto della sinistra e anche dei comunisti è che più si è piccoli e più si pensa di aver ragione. E più si pensa di aver ragione più si diventa settari. Un circolo vizioso micidiale che se non viene sconfitto porta all’estinzione. Ciao. Scrivi ancora.

      • fausto sorini scrive:

        Diciamo che si può anche essere piccoli e convinti di aver ragione, senza per questo essere settari, come insegna la migliore tradizione marxista-leninista.

        In generale è la sinistra non leninista ad essere settaria (e tra i comunisti si distinguono i trotzkisti, la nuova sinistra, e gli ingraiani…).

        Nella sinistra non comunista (o ex comunista) spicca il settarismo verso i comunisti.

        • Ernesto scrive:

          Con tutto il rispetto compagno Sorini ti dico che, probabilmente senza volerlo, hai appena ulteriormente dato ragione sia a Claudio sia a Uwe.

          • Anonimo scrive:

            Con tutto il rispetto, Ernesto, faresti bene a farti un esame di coscienza, prima di sparare sentenze che forse si attagliano a te.

            • che pena scrive:

              …visto clauidio dove ci hai portato con Chianciano. A battibbecare con un tale Sorini per capire (sempre tra piccoli) chi è settario chi è di nsinistra e non comunista chi è comunista non leninista e chi….bla bla.. Solo considerare questo mediocre di un Sorini mi fa stare male. Tanta “popolarità” non è meritata a chi anche di una certa età piace solo giorcare con le figurine panini delle tante aree della sinistra…che più sono piccole e residuali più è difficile trovare, più pensa il sorini preziose…il Sorini che qualche folle volle addirittura anni fa candidare, per quale motivo boh? – forse rappresentava qualche sotto area-, alle europee (di cui si ricorda una paio di comizi con 4 gatti ed un paginone su liberazione neanche fosse stato Lenin. Mah…che dire…ha ragione Nocera….come evidare l’evidenza e la nostra inutilità?

          • fausto sorini scrive:

            Esatto: ho volutamente dato loro ragione sulle cose dette, con una mia aggiunta che non contraddice il resto.

            • fausto sorini scrive:

              Mi riferisco alle cose dette nel post da Uwe e da Grassi.

            • Anonimo2 scrive:

              Sorini non ti votano nemmeno nel condominio per il tuo settarismo….parli tanto contro l’imperialismo e sei entrato nel partito che ha atto fare grazie ai suoi voti in parlamento i bombardamenti in Yugoslavia

              • marco pi. scrive:

                Qualcuno rimpiange il fatto che una parte del PRC, dopo Chianciano, sia uscita dal Partito.
                Se chi è uscito è rappresentato metaforicamente da questo Anonimo2, col suo livore (settarismo sarebbe solo un eufemismo) insopportabile, io non ho nessun rimpianto.
                Sono d’accordo con Grassi: il settarismo (che nulla ha a che vedere con la riaffermazione dei principi, ma si fonda solo sulle contingenze politiche) è un grosso ostacolo ad una ricostruzione di una sinistra ampia ed adeguata ai tempi.

      • Uwe scrive:

        Caro Compagno Grassi ,

        grazie per la tua risposta . Per me (56 anni) e incomprensibile e triste , che la cultura ( e la forza) della sinistra Italiana (io ho visto 1975 con ammirazione) e scomparso.
        rifondazione in questo tempo e necessario per il gente italiana ( e per noi che voler bene a Italia)

        tanti auguri
        coraggio e dignita

  34. anonimo scrive:

    Revisione storiografica e uso politico della questione delle foibe
    di Marco Delle Rose, Consiglio Nazionale delle Ricerche

    http://www.marx21.it/storia-teoria-e-scienza/storia/984-revisione-storiografica-e-uso-politico-della-questione-delle-foibe.html

  35. Leonardo Masella scrive:

    Spesso si dice che la crisi a cui assistiamo è una crisi del “sistema” capitalistico. Parrà strano per chi mi conosce ma è una tesi che non mi convince, soprattutto perchè tende a ridurre il mondo agli Usa e alla Ue, cioè al mondo cosiddetto occidentale. Come si fa a dire che la crisi è una crisi del “sistema” capitalistico se sono in crisi Usa e Ue e non sono in crisi invece (ma anzi sono in crescita travolgente) i paesi del Brics (Brasile, Russia, India, Cina, Sudafrica) ? Non sono capitalisti questi paesi e tanti altri che in Asia, Africa e America Latina non sono in crisi ma in crescita (altro esempio l’Argentina) ? Io penso che i paesi del Brics siano paesi capitalistici o a economia di mercato (come la Cina) ma con un capitalismo molto diverso da quello di Usa e Ue e molto diverso anche da come lo abbiamo conosciuto e dalle stesse previsioni di Marx (bisogna adeguare la teoria alla realtà non viceversa). Quello che è in crescita nei paesi del Brics è un capitalismo non liberista ma a forte gestione e direzione statale, è un capitalismo non finanziario ma produttivo, è un capitalismo non imperialistico ma cooperativo. I paesi del Brics sono fra l’altro (in pochi lo notano) tutti paesi dove ci sono fortissimi partiti comunisti di massa che sono o al governo o, come in Russia, molto collaborativi col governo nella politica estera e comunque molto ascoltati.
    Io penso che attorno a questa questione ruota il futuro del mondo. Perchè oggi, assieme e intrecciata alla crisi del capitalismo finanziario, liberista, imperialista di Usa e Ue, c’è una competizione ed uno scontro fortissimo (di cui poco si parla in Italia) fra Usa e Ue da un lato (con contraddizioni anche fra di loro) e dall’altro lato i paesi del Brics, con alla testa la Cina, e i loro tanti, sempre più numerosi alleati in Asia, Africa e America Latina (cioè i continenti che hanno subito per secoli l’oppressione e lo sfruttamento del colonialismo e dell’imperialismo). Questo accerchiamento politico ed economico di Usa e Ue e questo loro declino irreversibile è la causa principale della guerra permanente della Nato (braccio armato di Usa e Ue), in quella sorta di partita a scacchi economica, politica e militare che c’è da anni. Vogliamo parlare qualche volta anche di questo, che spiega anche il nesso che c’è fra crisi economica e di egemonia dell’occidente capitalistico e guerra permanente ?

  36. Franco scrive:

    Per Bruno Steri

    Siamo concreti.

    Tutti ma tutti gli elementi a nostra disposizione lasciano presagire che ci sara’ l’alleanza PD-SEL-IDV.
    Non prendiamoci in giro!
    Ma vi rendete conto di quello che e’ accaduto a Palermo?
    Bersani che interviene da Roma e obbliga il Pd a scegliere la Borsellino?
    E poi sulle primarie,ma scusate ma se Bersani non osa ora,con un Pd che e’ oggettivamente primo partito e il csx coalizione vincente,ma quando lo deve fare?
    Le primarie,che le fara’ e le vincera’,sono il suo palcoscenico per lanciarsi ancora di piu’.

    Io sono sconceratato!
    Siamo un Partito che “gufa” per un Pd dove stravincono(le minoranze)liberali,gufiamo perche’ la foto di Vasto si rompa cosi’ SEL pensiamo sia nei guai.
    Gufiamo perche’ non si facciano le primarie perche’ sarebbero drammatiche per noi … insomma mi pare di essere in Rifondazione Gufista!

    Io lo trovo allucinante!
    Io sono in un disagio totale,la penso in totale antitesi!
    Faccio il tifo per Fassina,Orfini.
    Faccio il tifo per un csx Pd-Sel-Idv(e vorrei che ci fosse anche la Fds)
    Faccio il tifo per le primarie,io ho votato Pisapia alle primarie sbattendomene che era di Sel,tra Bersani e Vendola votero’ Vendola sbattendomene del fatto del percicolo(e questo non lo ammetteranno mai i dirigenti) … “e ma se poi Vendola con il voto alle primarie diventa il candidato vicepremier e ruba tutti i voti a sinistra?” o peggio “speriamo che non si fa’ l’alleanza Pd-Sel-Idv e noi siamo fuori se no noi spariamo” come dice Grassi.

    Io la penso come Nocera,Tronti,Nicola e centinaia di altri compagni meno o piu’ famosi …. il Prc ha esaurito la sua fase.Non dico che e’ fallito ma non funziona piu’.
    Il Prc va’ superato,ci vuole un soggetto unico a sinistra

    • Bruno Steri scrive:

      Una seconda precisazione, stavolta riferita alle osservazioni di Franco.
      E’ del tutto scontato che chi propone “una coalizione delle forze che si oppongono al governo Monti” non includa in tale impresa il Pd (che ha scelto malauguratamente di sostenere questo governo). Ciò non significa essere disinteressati alle vicende e alle scelte di quel partito. Al contrario, ritengo che il costituirsi di un polo interno in opposizione alla deriva centrista e neo-liberale sia un fatto comunque positivo (per quel partito e in generale). Peraltro, in tempi non sospetti seguivo già con interesse le iniziative di Stefano Fassina: in particolare, l’autocritica rispetto alla stagione della precarietà e la correzione della barra programmatica (impressa quanto meno dal suo dipartimento) in direzione anti-Ichino e anti-Veltroni. Così come ho apprezzato i risultati del suo gruppo di lavoro costituito per elaborare le proposte Pd a ridosso dell’apertura del semestre europeo: un documento solido e in molte parti condivisibile (con impegni che andavano dalla promozione di modalità per una comunitarizzazione del debito all’assunzione della proposta di uno “standard salariale europeo”, e così via).
      E’ appunto quel che intendo con “approccio riformista o socialdemocratico”: insomma, un approccio con cui interloquire con serietà. Nelle riunioni del mio partito mi sono spesso riferito positivamente a tali iniziative (per conferma, chiedere a Claudio Grassi). Purtroppo, tutto questo è oggi spazzato via dall’appoggio ad uno dei peggiori governi mai avuti da questa Repubblica (detto di passaggio: qualche tempo fa, a crisi capitalistica conclamata e con 14 mila miliardi di dollari già versati complessivamente al sistema finanziario mondiale, i soliti comunistacci malfidati si son detti: “Vuoi vedere che questo cratere dovremo coprirlo noi?!” Detto fatto: per l’Italia, è arrivato il prof. Monti…). Ripeto, continuo a seguire con attenzione quel che si muove all’interno del Pd (ci mancherebbe!). Ma in politica si deve stare all’oggi e a quel che oggi passa il convento (“del doman non v’è certezza…”). Né sta a me intervenire come un rullo compressore in casa altrui: io devo fare il mio. Ed oggi il mio è l’opposizione più larga e più forte possibile a questo governo. So che su questo, Vendola la pensa diversamente. E tuttavia, caro Franco, dammi retta: una coalizione delle forze della sinistra, un Alleanza per il lavoro e l’ambiente è quello che ci vorrebbe. Che si realizzi davvero, è un altro paio di maniche.

      • Leonardo Masella scrive:

        Condivido, Bruno. Come dice un motto: i fatti hanno la testa dura.

      • Fausto Tenti scrive:

        Compagno Bruno, sono del tutto d’accordo con te: insistiamo per fare una coalizione FDS-SEL-VERDI-IDV-SINDACI ALTERNATIVI-MOVIMENTI-COMITATI e simili, ma – se non otteniamo risposte concrete, da declinare con iniziative congiunte di fortissima opposizione a Monti e di riconversione ecologica dell’economia – bisognerà attrezzarsi con chi ci sta (come avrete ben compreso, per me il Piddi è completamente perso…). Quindi, a mio parere, o:
        1) Polo di Sinistra anticapitalista, alternativa sia al destracentro che al centro-centrosinistra, con noi, SEL, IDV, VERDI, ecc ecc, che porti avanti le istanze della gente che intendiamo rappresentare e che – con l’attuale tragica situazione – la quale non può che peggiorare di qui al 2013, ha ottime possibilità di un discreto successo…oppure…:
        2) Polo di Sinistra imperniato sulla FdS e con chi ci sta, nella malaugurata ipotesi che non vada in porto l’ipotesi 1, e che gli interlocutori proseguano nell’intenzione di stare sotto al tavolo del piddi, sperando che gli cada qualche briciola…Anche in questa (non da me auspicata, sia chiaro!) 2^ ipotesi, non si pensi di non avere moderate possibilità di riuscita, perchè noi avremo la possibilità di rivendicare un’assoluta coerenza di battaglie campali contro il massacro sociale di Monti…mentre nessuno degli altri può dire neanche in minima parte la stessa cosa…

        Quello che chiedo – però e con tutto me stesso – al mio partito, al PdCI, insomma a tutta la FdS…è quello di non farsi-menare-come-il-can-per-l’aia DA NESSUNO DEGLI INTERLOCUTORI di cui sopra, il tempo stringe…ed 1 anno è il minimo sindacale per organizzare una qualsivoglia forma di resistenza! Scegliamo la nostra strada, secondo me una delle 2 di cui sopra, però prima possibile!!!
        Un abbraccio comunista dal Segretario PRO-TEMPORE della Federazione Prov.le del PRC di Arezzo

        • Anonimo scrive:

          Ma dove vivi!?

          Fds-Sel-Idv-verdi-Sindaci-Movimenti … ma metti pure Topolino,Paperino e Topo Gigio.

          Ma vi rendete conto che avremo difficolta’ persino a tenere insieme Pdci e Salvi in un’ipotesi di “Polo di sinista” che va’ contro PD-SEL-IDV?!

          Ma leggi quello che dice Diliberto?
          L’alleanza Prc-Pdci di fronte ad una scelta “con il Pd o con Cremaschi-Sc” si spacca con il Pdci che andra’ verso il Pd e tu deliri di alleanza persino con i “sindaci” … ma chi sarebbero sti’ sindaci?
          Pisapia che ha assessore Tabacci?
          Emiliano? ma leggi cosa dice?Una lista civica nel csx che dialoga anche con il 3Polo?
          Ma come ti hanno eletto segretario?

          • Fausto Tenti scrive:

            ANONIMO, premetto che ho difficoltà a ragionare con un “coniglio” che non ha manco il coraggio di qualificarsi…magari per paura di farsi riconoscere e perdere qualche posizione (!)…trattasi di vigliaccheria allo stato brado…
            comunque quella espressa è la mia personale opinione: se la FdS seguirà la strada, secondo me da suicidio finale, di agganciarsi al treno liberista del Piddi (anche se ci sono gli altri interlocutori…) giusto per la sopravvivenza-tanto-per-sopravvivere…io non sarò della partita (semplicemente perchè non ho più voglia di scendere a compromessi ulteriori con me stesso…). Tutto qui!

    • marco scrive:

      anch’io credo che il prc sia superato ma non perchè oggi manchi la necessità di un partito comunista…. il prc è superato perchè è avvitato su sè stesso è privo di strategia politica si muove solo proiettato verso la sua sopravvivenza e non assume posizioni nette e comprensibili …tutti tatticismi fallimentari…
      quando tutte le discussioni sono incentrate su cosa faranno gli altri e non su cosa si vuole fare come partito… significa che il de profundis è già in atto..

  37. Anonimo scrive:

    Vorrei chiedere a Tenti quale sarebbe il crimine storico.

    Una coalizione Pd-Idv-Sel-Verdi-Psi?

    • Anonimo scrive:

      E soprattutto vorrei chiedere a Tenti se si impegna a dimettersi quando(perche’ accadra’)Ferrero proporra’ un altro Fronte Democratico con il Pd?

      E poi perche’ se e’ addirittura un crimine questa coalizione il Prc si allea a livello locale?
      Insomma se e’ un crimine storico a livello nazionale quantomeno a livello locale dovrebbe essere una cosa da non fare,come mai?

    • Fausto Tenti scrive:

      Caro Anonimo, non mi sono spiegato bene…sono d’accordo col compagno Bruno quando dice che è un crimine storico non addivenire ad una coalizione “IdV, SEL, Verdi, FdS”…ed io credo che – se non ci si arriverà – la responsabilità principale sarà di Vendola! Sono proprio convinto che ci sarebbero tutte le condizioni per NON arrivare al compimento del crimine storico di non tentare la costruzione di una coalizione veramente alternativa sia al destracentro che al centro-centrosinistra…
      Riguardo alle mie dimissioni, non credo che fare il segretario provinciale del prc sia un bel boccone da ghiotti (in questo periodo) e – da quando ho l’onore di farlo – ho sempre fatto trattative col PD esclusivamente sui programmi:
      1) nel 2009, alle provinciali di Arezzo, non c’erano le condizioni minime – secondo il partito – per proseguire la collaborazione…e siamo andati, coerentemente con le nostre storiche battaglie locali, da soli coi comitati ed abbiamo eletto il compagno Nicotra, che sta dimostrando tutto il suo valore politico con una proficua attività da consigliere…
      2) nel 2010 – in regione toscana – il partito aretino non era d’accordo nel proseguire la coalizione col Pd regionale ma – avendo deciso il livello regionale, democraticamente – di continuare la collaborazione, abbiamo fatto il nostro dovere di compagni e compagne, contribuendo a superare lo sbarramento ed a far eleggere una “fuoriclasse” (come la considero io, anche se ogni tanto litighiamo…) del PRC come la compagna Sgherri…
      3) nel 2011 – invece – grazie anche ai buoni uffici ed all’intermediazione costante ed incisiva, col Pd comunale ed in particolare col sindaco Fanfani, del nostro Assessore San Franco Dringoli (per discutere con me bisogna essere, infatti, Santi…) siamo riusciti ad strappare punti programmatici interessanti…per cui siamo rimasti in coalizione…
      Ho fatto la cronistoria aretina degli ultimi anni a cuore aperto…ed altrettanto a cuore aperto ti dico, caro Anonimo, che – visto l’attuale Piddi Nazionale, dal quale siamo distanti quasi su tutto, dove la vecchia “parte” di Salvi, Mele e Bandoli, la fanno Fassina e Orfini – qualora il ns. partito decidesse di rimanere ancorato al Pd, allora non ce la farei proprio a venire ulteriormente a patti con me stesso…quindi lascerei…
      Però – in conclusione – spero di farla, la coalizione alternativa di cui parla Bruno…o – altrimenti – ce la giochiamo con altre forze, partitiche e non, per opporre una qualche forma di resistenza al pensiero unico imperante!
      Fausto Tenti (Segretario PRO-TEMPORE federazione prc Arezzo)

      • Franco scrive:

        Ma come si fa’ a dire che se non si fa’ la coalizione Idv-Sel-Fds e’ colpa di Vendola.

        Ma ti rendi conto che una coalizione del genere non e’ semplicemente nei progetti primari di Vendola e Di Pietro?

        Ma non si puo’ ragionare cosi’!
        Ma oltre che un modo scorretto di presentare le cose e’ persino infantile!
        “Ah se non si fa’ la coalizione e’ colpa di Vendola!”
        Cioe’ la coalizione che vorremmo noi del Prc non si fa’ per colpa di un soggetto politico che non vuole questa coalizione?!
        Ma pensate di fare campagna elettorale nel 2013 cosi’?

        Un ultimo domanda,dici che se il Prc in un modo o l’altro sara’ alleato del Pd lasceresti.
        Allora ti chiedo,lasceresti lo stesso il Prc in questi caso

        1)Si fanno le primarie del CSX,e il Prc dice di volere sostenere Vendola(poi non e’ detto che accetti il sostegno del Prc)
        —-

        E allora che dovrebbe fare il Prc?
        Fare una coalizione con Sinistra Critica e candidare Cremaschi?

        • Fausto Tenti scrive:

          Voglio essere chiaro: a livello nazionale, con questo piddi – noi – non abbiamo nulla da spartire…ma lo capisci quello che dico…è italiano?
          Io voterei alle primarie Vendola, sicuramente, ma solo in una coalizione alternativa a questo piddi…hai capito?
          Se non riusciamo – come appare – a costruire questo progetto (FDS-SEL-IDV-VERDI) ce la dobbiamo cavare da soli, con Cremaschi e con tutti quelli che ci stanno…
          Io non ci sto a fare un minestrone nazionale di csx…anche se alle primarie si candida Vendola…hai capito-una-volta-per-tutte?

  38. Anonimo scrive:

    LEGGE ELETTORALE
    INCONTRO PARTITO DEMOCRATICO – SEL
    COMUNICATO STAMPA CONGIUNTO
    ====

    Nel pomeriggio di oggi si sono incontrate le delegazioni del Partito Democratico e di Sinistra Ecologia Liberta’, costituite da Gianclaudio Bressa, Luciano Violante, Luigi Zanda e da Loredana De Petris, Gennaro Migliore sui temi della riforma elettorale e della riforma costituzionale

    E’ stato avviato un positivo confronto su legge elettorale e riforme costituzionali, che vedra’ ulteriori approfondimenti.

    Si e’ registrato un accordo totale sulla necessita’ di cambiare l’attuale legge elettorale , in modo da garantire agli elettori la scelta degli eletti e favorire la formazione nelle urne di maggioranze di governo omogenee. Le riforme costituzionali, stanti i tempi ristretti , devono essere limitate agli interventi piu’ urgenti per la funzionalità del sistema.

    E’ stata constatata l’assoluta infondatezza delle notizie relative a posizioni che proporrebbero clausole di sbarramento inaccettabili perche’ ad esclusivo vantaggio di alcune forze politiche.

    Le due delegazioni continueranno i loro incontri nei prossimi giorni.

  39. Anonimo scrive:

    Ma non si possono prendere sondaggi e fare un analisi senza ne’ capo ne’ coda!!!

    a)Sul sondaggio di Emg che vedrebbe una coalizione di sinistra “Idv-Sel-Fds-verdi” al 20%.

    E’ pura fantapolitica!E’ un gioco del direttore Mentana per creare un po’ piu’ di attenzione sul suo tg e creare l’aspettativa per il lunedi’.

    Ma vi rendete conto che la domanda del sondaggio e’

    Votereste una coalizione PDL-PD-3Polo che candida Monti?
    Ma vi pare una domanda “realistica”?!
    No e allora e’ irreale anche la fantomatica coalizione di sinistra!
    Ma se lo stesso Bersani ieri dice una cosa pesantissima cioe’ “Nessun governissimo nel 2013,nuovo premier e nuova coalizione.” e in piu’ aggiunge una cosa importantissima.
    “Faremo le primarie del csx per scegliere il candidato premier” … e noi stiamo a perdere tempo su sta’stupidata?o su quell’altra stupidata della lista Idv-Sel-Prc-sindaci … ma vogliamo proprio sparire?!

    E infine sulla Grecia

    Il tracolo del Pasok? … tutto sommato mi verraebbe da dire bene cosi’.
    Ma non posso leggere stupidate del tipo.
    “la sinisra radicale in grecia al 40%|”
    Ma cosa dite!
    Allora Sinistra Democratica(nata da una scissione del Pasok)e’ un parito che nulla ha a che fare con il Kke!
    Sono in antitesi tra loro!Ma li leggete i documenti del Kke!?
    Kke e SD graca sono esattamemte paragonabili a
    il Pcl di Ferrando e la sinistra di Fava e Mussi.
    Syrza e il Kke?Ma non hanno fatto una manifestazione unitaria
    (per via del no del Kke)dall’inizio della crisi!

    Guardate e’ molto probabile che possa nascere una coalizione(ma in Grecia non ci sono le coalizioni)
    SD,Syrza e Verdi ma il Kke sara’ sempre all’opposizione.

    • Bruno Steri scrive:

      Caro Anonimo,
      una precisazione. La tua analisi ha più di un fondamento; ma, come ho già scritto in parentesi, il mio è stato “uno sfogo”, non “un’analisi”: certo, ho la presunzione di pensare che il mio sfogo sia più aderente ad una necessità reale di quanto non lo sia la tua analisi (pur se, lo ripeto, per alcuni aspetti fondata). Sono perfettamente consapevole che quei sondaggi evocano una scena del tutto ipotetica e, per quanto concerne il nostro Paese, ad oggi inesistente (come peraltro ho scritto): questo, purtroppo, è lo stato della sinistra e dei suoi gruppi dirigenti. E anche io ieri ho letto di Bersani (ma sei proprio sicuro che nell’intruglio di legge elettorale che si sta cucinando ci sia posto per le primarie? Può darsi che sì come che no), così come conosco non da oggi linea e cultura politica del Kke.
      Ma il punto non è questo. Se per un attimo lasciamo le opportunità consentite dalla superficie degli avvenimenti e scendiamo al livello delle dinamiche (e delle opportunità) strutturali, l’esigenza (naive?) di una coalizione di sinistra acquista immediatamente senso e concretezza: nel senso che, a mio parere, c’è “oggettivamente” la possibilità di far incontrare delle opzioni programmatiche comuni con un consenso prevedibilmente assai consistente. Per comodità, da comunista, definisco le suddette opzioni come appartenenti a un ambito socialdemocratico e riformista. Non a caso: il mondo che lorsignori intendono far scomparire è precisamente quello che fino a un paio di decenni fa ha consentito (reso compatibili con l’organizzazione sociale vigente) riforme progressive. Schematicamente direi: nel quadro di un’alleanza di Marx con Keynes. Se guardo alle proposte provenienti da quanti oggi si oppongono al governo Monti (e alle attuali politiche europee), le vedo tutte incluse nel suddetto ambito: appunto, quello di un’ “Alleanza per il lavoro e per l’ambiente”. Dovrebbe esser superfluo sottolineare che sto parlando di un’alleanza, con relativi punti d’incontro programmatici, e non ovviamente di un’unificazione partitica. Capisco che, come detto, le suddette osservazioni richiedono un certo livello di astrazione rispetto a quel che passa l’effettualità politica; e tuttavia penso che vi sono momenti eccezionali (e l’attuale crisi ha il carattere dell’eccezionalità) in cui i gruppi dirigenti dovrebbero mostrarsi capaci di lungimiranti salti di qualità (pena il rischio di sconfitte storiche).
      Un saluto
      Bruno Steri

  40. Bruno Steri scrive:

    Care compagne e cari compagni, scusate se insisto. Io come voi sono abituato a prendere i sondaggi con le pinze, ma penso che sia perniciosamente sbagliato ignorarli del tutto. Questo che arriva dalla Grecia (sinistra al 40% e tracollo dei socialisti) è in linea con la condizione disperata della maggioranza di quel popolo. Ma anche da noi, alcuni sondaggi ci dicono che una sinistra unita viaggerebbe già oltre il 20 % e, in particolare, 6 o 7 punti oltre la somma delle percentuali dei singoli partiti (IdV, SEL, Verdi, FdS), grazie appunto alla forza trainante dell’unità. So bene che, allo stato delle cose, si tratta di una coalizione inesistente. Ma, scusate, alla luce di questi trend, una tale inesistenza va oltre gli impacci della nostra politica quotidiana e comincia a configurarsi come un vero e proprio crimine storico!
    E’ proprio un caso se le forze del governo bipartisan (e, su tutti, il capo dello stato) si sono messe di buona lena a tirar fuori una nuova legge elettorale? Ed è un caso se tale legge elettorale sarà pensata per bloccare le estreme? Certo, i sondaggi li leggono anche loro e si attrezzano di conseguenza. Personalmente sono convinto che non ci sarebbe barba di marchingegno elettorale capace di fermare anche nel nostro Paese l’ascesa di una sinistra unita (elettoralmente unita). E le forze (comuniste e socialdemocratiche) di questa sinistra, invece, cosa fanno? Si perdono in chiacchiere, disputandosi uno stupido primato interno, anziché costruire un’ “Alleanza per il lavoro e l’ambiente”. Diamo una sveglia!
    (perdonate lo sfogo, ma ancor prima che l’opportunismo e la rassegnazione, non sopporto la stupidità)

    Bruno Steri

    Crisi: Grecia, aumento popolarita’ centrodestra, sondaggio
    Mentre continua la caduta libera del partito socialista
    08 febbraio, 11:57

    (ANSAmed) – ATENE, 8 FEB – Un nuovo sondaggio d’opinione condotto dalla Public Issue per conto del quotidiano Kathimerini conferma il primato di Nea Dimocratia, il partito di centro destra guidato da Antonis Samaras, con il 31% delle preferenze di voto dei greci e la caduta libera del Pasok, il partito socialista guidato dall’ex premier Giorgos Papandreou con l’8% delle preferenze degli intervistati. Al secondo posto, con il 18%, viene Sinistra Democratica, il nuovo partito formato da Fotis Kouvelis, cui segue il Partito Comunista con il 12,5%, Syriza (altro partito di sinistra) con il 12%, Laos (di estrema destra) con il 5% e i Verdi-Ecologi con il 3,5%. Per la seconda volta in un sondaggio d’opinione, il gruppo di estrema destra “Chrysi Avgi”, (Alba d’Oro) raggiunge il 3% delle preferenze degli intervistati, quota che gli consentirebbe di entrare in Parlamento. Il numero di coloro che, in caso di elezioni, si asterrebbero dal voto ha raggiunto il 30%.

    La stragrande maggioranza degli intervistati, il 91%, si dice insoddisfatta dall’operato del governo di Lucas Papademos, mentre i soddisfatti sono scesi al 46% contro il 60% del dicembre scorso. Per quanto riguarda la popolarita’ degli uomini politici, primo nelle preferenze viene il leader di Sinistra Democratica, Fotis Kouvelis, con il 56%, e ultimo con il 9% Giorgos Papandreou. Il 71% degli intervistati ha detto di non fidarsi di Papademos per l’amministrazione dell’economia del Paese contro il 27% che invece si e’ detto a suo favore. Per quanto riguarda le elezioni, il 58% degli intervistati si e detto convinto che si dovrebbe andare alle elezioni anticipate, contro il 38% che si e’ dichiarato contrario.(ANSAmed).

    • Fausto Tenti scrive:

      Caro Bruno, MAGARI nascesse codesta alleanza, sotto forma di una coalizione alternativa sia (è ovvio…) al destracentro, ma anche al centro-centrosinistra: solo che tale ipotesi non sembra “piacere” al partito di Vendola, il quale sarebbe lui il 1° Responsabile del crimine storico! Se non va in porto – come appare – codesta ipotesi, occorre che la FdS si attrezzi per suo conto, con le forze partitiche (e non) più vicine, più o meno piccole che siano…

      • Leonardo Masella scrive:

        Concordo totalmente con Bruno Steri e con Fausto Tenti. Resistiamo, insistiamo, incalziamo, compagni, perchè questa è la strada giusta per tirar fuori dalle gravi difficoltà i comunisti, la sinistra, il movimento operaio. Un caro saluto.

    • fausto sorini scrive:

      Caro Bruno, condivido.

  41. Anonimo scrive:

    No per favore no!
    Non rincorriamo tutte le stupidate che vengono dette sui giornali.
    Lo sbarramento al 10%,la lista Idv-Sel-Prc-Sindaci-Movimenti .. e’ una stupidata sia la prima (non)notizia sia la seconda.
    Semplicemente non esiste nessuna proposta di sbarramento al 10%.
    Lo dico da mesi,faranno una legge elettorale(che sia un po’ spagnolo,che sia tedesco non importa)con uno sbarramento al 4%.
    Domanda siamo capaci di superarlo?

  42. Fausto Tenti scrive:

    Caro Leonardo…stai sicuro sul “al lavoro ed alla lotta”…qui ad Arezzo, noi del PRC all’unisono col PDCI, insieme senza problemi…ci facciamo sentire, su tutte le nostre questioni…senza-se-e-senza-ma!

  43. Una domanda a grassi scrive:

    Claudio la legge elettorale?si stanno mettendo d’accordo sulle nostre teste ieri anche sel ha partecipato al tavolo e noi he facciamo.vorrei sapere quale proposta abbiamo?ho letto sul fatto l’intervista di Di Pietro che lancia una lista civica nazionale che i comprenda su questo cosa diciamo?per ultimo cosa pensa di fare il partito per contrastare questo ignobile inciucio che mira ad espellere dal parlamento le forze della sinistra d’alternativa?

  44. Una domanda a Grassi che spero risponda! scrive:

    Ma dove sono e come sono gestiti questi rimborsi elettorali?

    SINISTRA ARCOBALENO
    La Sinistra- l’Arcobaleno teneva insieme Rifondazione comunista, il partito dei Comunisti italiani, la Federazione dei verdi e Sinistra democratica in vista delle elezioni 2008. A quella consultazione, guidata da Fausto Bertinotti, la coalizione si presentò senza alcuna alleanza. Il Pd di Veltroni evitò l’apparentamento. Così prese solo il 3 per cento e per la prima volta dalla famosa scissione dopo il cambio di nome del Pci, la sinistra radicale venne esclusa dalla Camera e dal Senato non eleggendo neanche un parlamentare. Subito dopo, i partiti che formavano la lista andarono ognuno per la sua strada. Incassando però 1 milione 914.428 euro nel 2008, 1 milione 668.569 euro nel 2009, 1 milione 794.742 euro nel 2010 e ancora 1.730.152 euro nel 2011. E infatti, l’associazione, con sede a Roma in via Napoleone Terzo 28, chiude il bilancio 2010 con un avanzo di 696.594 euro.

    • Claudio Grassi scrive:

      Rispondo molto volentieri. La Sinistra Arcobaleno nel momento in cui ha deciso di presentarsi alle elezioni ha stabilito un accordo al suo interno per la ripartizione del finanziamento pubblico.
      Prc 48%, Pdci 18%, Verdi 18%, Sd 16%. Sulla base di questa ripartizione il Prc ha incassato dal 2008 al 2011 circa 900.000 euro l’anno. Il loro utilizzo, così come la quota precisa incassata la puoi ricavare guardando i bilanci del Prc che sono pubblici.

    • Leonardo Masella scrive:

      Condividendo la risposta di Grassi, faccio una precisazione politica non secondaria sulla affermazione dell’anonimo. L’anonimo dice: “A quella consultazione, guidata da Fausto Bertinotti, la coalizione si presentò senza alcuna alleanza. Il Pd di Veltroni evitò l’apparentamento. Così prese solo il 3 per cento e per la prima volta dalla famosa scissione dopo il cambio di nome del Pci, la sinistra radicale venne esclusa dalla Camera e dal Senato non eleggendo neanche un parlamentare”. Non concordo affatto con questa interpretazione di quella sconfitta elettorale, interpretazione assolutamente faziosa e non corrispondente alle analisi che fece il Prc col congresso di Chianciano. La causa principale non fu nel fatto che non facemmo nessuna alleanza col Pd, ma nel fatto che in soli 2 anni di partecipazione al governo Prodi, che aveva tradito tutte le aspettative del popolo di sinistra e in particolare del nostro elettorato (ti ricordi le misure liberiste e antipopolari di Padoa Schioppa e i fischi degli operai di Mirafiori a Giordano e Ferrero ?), le forze della sinistra alternativa logorarono del tutto il rapporto di fiducia col proprio elettorato, perdendo l’80% del proprio consenso, passando dal 12,5% del 2006 al 3,2% del 2008. Proprio da quella sconfitta derivò la linea attuale di oggi del Prc e di tutta la Fds: non ci sono le condizioni in Italia per partecipare a governi.

      • Anonimo scrive:

        ma come mai se gli operai erano così incazzati e traditi i voti andarono a tutti meno che alla sinistra compresa quella comunista fuori dall’arcobaleno? e qui che difetta la tua analisi Infatti il PD con il voto utile prese il 33% Ferrando fece ridere e IDV entrò in parlamento come vedi è assai più articolata l’analisi che solo dare la colpa al nostro appoggio al governo Prodi

  45. Ernesto scrive:

    Tanto è vera la brutta piega che sta prendendo la politica estera che la nato ha recentemente trovato l’accordo per fare diventare sigonella la “capitale mondiale dei droni”.Senza dimenticare la recente nomina di Lynn,ex viceministro della difesa Usa,a presidente di DRS Technologies, società controllata da finmeccanica produttrice di sistemi elettronici avanzati…

  46. Paolo scrive:

    Maaasella …. ma ogni tanto li leggi i giornali o leggi solo “la gazzetta di stalin”?

    Ma hai letto l’intervista a Bersani di ieri?

    “… vorrei dire che il percorso e’ sempre quello,patto di coalizione e poi faremo le primarie per scegliere il candidato premirer, del csx,nel 2013 niente governissimo,nuovo premier e nuova coalizionie”

    Poi vorrei rispondere ai compagni che dicono “Ma la Fds e’ al 4,2%!!” … si certo la media in 11 povince in elezioni in cui non c’rera il M5S!e che senso ha?

    Nelle elezioni dei 29 comuni capoluogo e dei 100 e passa comuni sopra i 15.00 abitanti la media della Fds e’ stata del 2,5%,un -0,2% rispetto alle regionali 2010(il dato medio nel 2010 era 2,7%)e un pesantissimo -1,2% rispetto alle europee(quando il dato nazionale era 3,4%)Cari compagni la situazione e’ tutt’altro che rosea!
    Sia chiaro i dati da me riporatti sono tutti disponibili sul sito http://www.federazionedellasinistra.com

    • Nicola scrive:

      La verità è che Masella (come altri “dirigenti” del PRC) ha BISOGNO che il PD si sposti sempre più verso il centro. Questo porterebbe il paese al disastro economico, democratico e sociale… ma potrebbe riportare verso il PRC qualche voto di delusi del PD, e questo ci potrebbe consentire addirittura di eleggere qualcuno in parlamento!

      Peccato che le cose stiano andando in un’altra direzione, come dimostrano i sondaggi (secondo cui l’elettorato punirebbe una “grande coalizione” e favorirebbe la sinistra), le continue dichiarazioni di Bersani, le prese di posizione di Fassina e Orfini che ho già riportato nei commenti precedenti.

      E’ molto probabile che Monti regga fino al 2013, ma nel frattempo il PD starà ben attento a non scoprirsi a sinistra, e darà tutte le indicazioni e i programmi per un futuro governo centro-sinistra. E non si tratta solo di tattica: tutti i documenti di politica economica, già dall’inizio dell’era Bersani, vanno in una direzione socialdemocratica e laburista (non certo blairista) ben definita. Come comunisti non è forse nostro dovere misurarci con queste proposte?

      E’ giusto e necessario opporsi al governo Monti e criticare chi sostiene i suoi provvedimenti col voto parlamentare. Ma per superare la sfiducia degli italiani e contrastare la pericolosa deriva reazionaria e antipolitica del paese, occorre dire al tempo stesso chi vorremmo mettere al posto del governo tecnico, e per fare cosa.

      • Leonardo Masella scrive:

        Ah, ah, ah, ma tu ci sei o ci fai ? Ancora parli del Pd laburista ? Ancora oggi che il Pd sostiene un governo come questo, ultraliberista e il più guerrafondaio e filo-americano d’Europa ? Ancora oggi che il Pd ha sostenuto un innalzamento indegno dell’età pensionabile che sta portando alla disperazione tanti ultra sessantenni in cassa integrazione ? Ancora oggi che il Pd ha già dato disponbilità a superare l’articolo 18 ? Ancora oggi che Massimo D’Alema (non Letta o gli ex-Dc) ha definito grave – come la Clinton e il ministro Terzi – il veto di Cina e Russia all’Onu che sta fermando una nuova guerra ? Caro mio, io diversamente da te, da tempo non faccio più politica con i miei desideri, ma con l’analisi seria, realistica dei fatti della realtà. Io se fosse per me desidererei che il Pd si spostasse a sinistra, che ridiventasse il grande Pci e ci conducesse al socialismo e al comunismo ! Sei proprio tu che scambi continuamente, da anni, i tuoi sogni con la realtà e prendi continuamente delle tranvate in faccia. Sveglia !

        • Nicola scrive:

          Caro Masella, io le tranvate più grosse le ho prese militando nel PRC, sacrificando tempo energie e denaro… e vedendo l’impotenza e la subalternità in cui ci siamo ridotti, e misurando la distanza ci separa dalle classi e dalle istanze sociali che vorremmo rappresentare e di cui ci riempiamo la bocca.

          Vedo comunque che continui a criticare il PD ignorando sistematicamente le prese di posizione della sua maggioranza, e soprattutto non rispondi alla domanda cruciale: cosa vogliamo mettere al posto del governo tecnico? Che ruolo vogliamo avere nella politica italiana?

          Quando riusciremo a rispondere a queste domande, quando riusciremo a dare una prospettiva, allora potremo tornare a parlare al mondo del lavoro e vasto popolo della sinistra che ancora resiste al richiamo dell’antipolitica.

          • Leonardo Masella scrive:

            Scusa, Fausto, ma mi fa ridere questo Nicola che polemizza con me perchè critico ancora il Pd ! Ma non ti sei accorto che ormai il Pd lo critica tutta Rifondazione e tutta la Fds, e fra un po’ anche Sel ? Ma cosa conta, qualche dichiarazione e convegno di Fassina o gli atti politici parlamentari, tutti a sostegno concreto delle politiche del governo Monti ? Cosa quardano gli operai a cui a sproposito ti riferisci, alle chiacchiere al vento di Fassina e a volte anche di Bersani (sempre più nero in volto perchè, poveraccio, non sa che pesci prendere), oppure ai provvedimenti antipopolari votati e approvati in parlamento ? Ma è inutile, lo abbiamo capito: Nicola è un tifoso del Pd, a prescindere.

            • Nicola scrive:

              Caro Masella, vedo che non capisci o fingi di non capire. Una cosa è criticare il PD nel merito delle sue contraddizioni, avanzando proposte alternative; un’altra cosa è criticarlo distorcendone le posizioni politiche e accusandolo di tradimento.

              Questo approccio mi ricorda l’ultrasinistra degli anni ’70 contro il PCI… con la differenza che il PCI non esiste più, il contesto economico, politico e sociale del paese è profondamente degradato, e certi atteggiamenti minoritari e subalterni diventano ancora più autolesionisti e privi di sbocchi.

              • Leonardo Masella scrive:

                Sei tu che fai politica con la testa girata all’indietro. Sei ancora alla contrapposizione degli anni ’70 fra il Pci e la sinistra “rivoluzionaria”. Come se il Pd fosse il Pci e la sinistra di alternativa fosse la sinistra “rivoluzionaria” degli anni ’70. Paragoni assolutamente improponibili ! Anche perchè è cambiato tutto il mondo da allora. Sveglia ! Guarda avanti.

                • Nicola scrive:

                  Masella, guarda che ho scritto che il PCI non esiste più. Presta più attenzione.

                  Il punto è che l’ultrasinistra degli anni ’70 aveva un atteggiamento subalterno e minoritario nei confronti del PCI, così come noi abbiamo oggi un atteggiamento subalterno e minoritario nei confronti del PD. Ovvero, non riusciamo a tenere un rapporto serio oltre a qualche slogan, non riusciamo a dialogare con la sua base sociale (dove si trovano quei lavoratori che vorremmo rappresentare), e finiamo soli in un angolo a sbraitare impotenti. Salvo poi elemosinare un accordo elettorale.

        • Fausto Tenti scrive:

          Caro Leonardo, spero sinceramente e con tutto me stesso che prevalga codesta linea: non scioglimento nel minestrone SeL (che, per accreditarsi nelle stanze-bene, sta franando verso il centro)…creazione dell’unico polo della sinistra antagonista ed anticapitalista utile alla povera gente, veramente alternativo sia – ovviamente ed evidentemente – al centrodestra, ma anche al centrosinistra come si sta (purtroppo, dico anch’io, come te…) delineando! Anzi, voglio rilanciare un’altra volta: perchè non entra SeL all’interno della struttura federativa FdS, dove ogni entità mantiene le proprie specificità, all’interno di un progetto di una vera sinistra? (in Grecia si sta procedendo in una direzione simile, con i socialisti ellenici fatti a pezzi dalla crisi…e con la sinistra radicale in grado di proporsi e sparigliare le carte!) Non chiederei mica (non mi permetterei mai) lo scioglimento di SeL…ma solo il suo ingresso nella confederazione della sinistra: nessuna abiura, da parte di chicchessia…però l’ambizione di creare qualcosa di veramente utile alla gente che pretendiamo di rappresentare: col Piddi, avete capito o no – tutte e tutti – che non abbiamo la benchè minima possibilità di spostare niente per il nostro popolo, quindi anche per noi stessi?

  47. marco dal toso. scrive:

    La prospettiva,ecco quello che e’ assente.Vito Nocera pone la questione del superamento del Prc ,forse, sbagliando tempi e modi.Ma la questione di un soggetto politico unico a sinistra della socialdemocrazia,nel nostro paese, resta immutata.Nel Pd il confronto fra i giovani dirigenti laburisti (orfini e Fassina)e l’are liberal-liberista e’ solo rimandato.In quell’area e’ facile che,a seconda dell’accelerazione di quel dibattito (austerita’ in periodo di crisi e rilancio delle politiche Keynesiane alla Krugman fuori comunque dalle ricette liberiste del “lasseiz faire della crisi”), alcuni compagni in assenza di una credibile rappresentanza e prospettiva politica possono situarsi.

  48. Lorenzo scrive:

    Nocera ha il merito di fare aprire gli occhi su una operazione che forse in modo ingenuo qualcuno pensava potesse essere per via indiretta linfa vitale per il Prc-Fds,e parlo del “movimento” di De Magistris e soci.

    E si per molti,troppi probabilmente pensavano che si era ad un passo dalla “Federazione dei benicomunisti” con leader De Magistris e architrave fondamentale il Prc.

    Quindi tolta l’ancora di salvezza di Luigi cosa rimane?
    Vendola?!Beh,mi permetto di dire che non trovo nulla di scandalosa che di fronte alla richiesta del Prc di fare la sinistra d’opposizione dica “no,grazie”.
    In fondo nei sondaggi non stara’ piu’ al 9% dei tempi di “Vasto” ma e’ comunque sul 7% e in piu’ incassa ieri l’assist di Bersani che dice

    “Nel 2013 nessun governissimo ma nuova coalizione e premier”,aggiungendo che le primarie del csx si faranno.
    Tutto questo e’ fieno in cascina per il progetto di Vendola.

    Quindi ricapitolando,il Prc rischia

    1)L’illusione della salvezza di De Magistris
    2)Zero trattative con Sel e Vendola
    3)Una coalizione Pd-Sel-Idv che esclude il Prc(perche’ autoescluso?)
    4)Volente o nolente,il movimento di Grillo “ruba” voti

    So’ che per molti e’ una eresia,ma siamo cosi’ convinti che “la rifondazione” non sia fallita?
    Che oltre il progetto anche semplicemente il Partito sia in vicolo cieco?
    Ma davvero Nocera e’ il solo a pensare che Rifondazione sia un progetto che vada superato?

    Io credo di no che non sia il solo.
    Credo che almeno una meta’ del Prc pensi questo,solo che lo fa’ a denti stretto,mugugnando quasi in silenzio e forse perche’ quando si parla di sciogliere il Prc si pensa inevitabilmente a una cosa sola.

    … che il Prc si sciolga in SEL … che per molti sarebbe una umiliazione,una cosa degradante un alzare bandiera bianca.
    E forse e’ proprio qui’ il problema.
    Una resa incondizionata sarebbe effettivamente umiliante e senza senso,cosa ci vorrebbe?
    Beh ci vorrebebro dei dirigenti(tra quelli che credono che il Prc sia da superare) lungimiranti che danno una prospettiva a questo malessere,che tracciano una linea,un progetto.
    Partendo dal pressuposto che fare un altro partitino di sinistra non avrebbe senso.
    E allora spero che qualche dirigente lungimirante spunti.
    Nocera e’ uno di questi?

    • Piero scrive:

      Ancora dietro ai sondaggi? I dati reali delle elezioni amministrative della scorsa primevera vedono il Prc e la FdS al 4,2% mentre il sempre presente su tv e giornali vendola al 4,4%. Con un po più di visibilità prenderemmo molti più consensi di SeL

      • Piero scrive:

        Dati del ministero degli interni che di certo non è un ente comunista

        • Gianni scrive:

          Non solo Sel sta facendo nelle primarie figuracce in molti posti….SEL sul 7% SEL sul 9%…..va bè su quale ruota? I fatti parlano di calo anche nelle primarie strumento principe di Vendola…

    • Fausto Tenti scrive:

      Ecco, se dovesse accadere che il PRC si scioglie in SEL, io non sarei mai della partita…Se volevo morire un pò socialdemocratico (un pò, neanche per intero) me ne stavo con Occhetto sin dal 1990. Non avrebbero avuto nessun senso le nostre battaglie per la prosecuzione dell’esperienza PRC…per la successiva FdS come struttura a rete dove ogni forza avrebbe potuto riconoscersi (però col principio una-testa-un-voto). A quel punto, almeno per me, non resterebbe che il più vicino a quello che penso, cioè Cremaschi ed il gruppo no-debito: non potrei mai arrendermi a Vendola e soci, ma non per orgoglio personale e di partito…ma solo perchè – sinceramente – si stanno allontanando sempre più da un’idea di sinistra alternativa!
      Segretario Federazione Provinciale PRC Arezzo

      • Leonardo Masella scrive:

        Ma no, caro Fausto, ma che scioglerci in Sel ! Proprio ora che la nostra analisi e la nostra proposta, diversamente da ciò che dice il compagno Nocera (con tutto il rispetto), si sta dimostrando la più giusta ? Proprio ora che Sel è in totale difficoltà, dopo che ha puntato tutto sulla ricostruzione del centro-sinistra, sull’alleanza organica col Pd e sulle primarie ? Il governo Monti ha dimostrato tutta l’erroneità di certe analisi totalmente illusorie e sbagliate (non solo in Sel ma anche nella Fds ed anche nel Prc), fondate sui propri desideri piuttosto che su una rigorosa analisi di internazionale e nazionale. Il Pd ha mostrato (ce ne ne fosse ancora stato bisogno) la sua linea progressivamente centrista e subalterna al neoliberismo e all’imperialismo americano, che ci ha imposto Monti attraverso l’opera accorta del regista Napolitano. Ora il quadro è totalmente cambiato. Noi di Rifondazione dobbiamo fare, secondo me, due cose. Una dai tempi più brevi: incalzare tutte le forze a sinistra del Pd per costruire attorno alla Fiom e ai sindacati di base (lavorando anche per un loro maggiore unità), senza nessuna discriminazione e senza settarismi, una sinistra unita, la più ampia possibile, che faccia l’opposizione al governo Monti e che si presenti unita e pienamente autonoma e alternativa al Pd anche alle prossime elezioni del 2013. Una sinistra unita che non sia un nuovo partito ma che lasci la piena autonomia ai singoli soggetti (partiti, sindacati, movimenti, associazioni, singole personalità) che ne vogliono far parte. La seconda cosa da fare ha tempi più lunghi: aprire un confronto fra le forze comuniste e i singoli militanti comunisti – nel fuoco della lotta dei prossimi anni (che sarà dura e che selezionerà inevitabilmente i comunisti che lo sono e quelli che lo sono a parole o solo nei ricordi) e all’interno di questa sinistra e con l’intelligenza di non intaccare la sua unità – per costruire un partito comunista all’altezza dei tempi, quindi una vera avanguardia di classe e di lotta, non un nome, un simbolo o un bel ricordo storico. Assieme a ciò bisognerà ricostruire anche un sindacato dei lavoratori, che sia conflittuale e contemporaneamente di massa. Credo che l’evolvere della situazione porti lì, volenti o nolenti. Sarebbe bene prepararsi. Un caro saluto.

        • Gino scrive:

          Ha ragione Mario Tronti e non mi pare un pentito comunista! serve un unico soggetto della sinistra qui bisogna avere gli occhi , ma volete capirlo che oramai anche il PRC è una piccola forza e subisce perdite a destra e sinistra è l’efficacia dell’azione che manca! poi io rimango dell’idea che i partiti comunisti nascono per fare le rivoluzioni non per gestire una lunga fase liberal-borghese come è la realtà oggi, quindi nessuno impedirà in futuro che ci sia un nuovo partito comunista tra i 25 che già ci sono…

          • Anonimo tra gli anonimi scrive:

            Insomma ,come spesso nei momenti difficili,il modello FLM è sempre attuale.No Masella no,le risposte devono essere “ora e qui” se non l’altro ieri.

  49. Andrea scrive:

    Da “L’ UNITA’” di mercoledì 8 febbraio 2012
    Intervista a Gennaro Migliore

    Tre «principi», o meglio tre paletti, che Sinistra e libertà intendere difendere con le unghie e coi denti nel corso delle trattative sulla legge elettorale. Oggi il primo round, con la delegazione guidata da Gennaro Migliore e Fabio Mussi che incontrerà quella del Pdl.

    «Per noi l`abolizione del Porcellum è un punto dirimente- spiega Migliore – così come l`indicazione preventiva delle coalizioni e dei candidati premier. Terzo punto, respingiamo come farneticazioni le parole di Berlusconi sull`innalzamento delle soglie di sbarramento per eliminare le formazioni più piccole. Il pluralismo va difeso e fortunatamente il Pd ha già respinto queste ipotesi».

    Dunque voi difendete senza indugi il bipolarismo?
    «Non ci piace l`idea delle mani libere, di interpretare dopo le elezioni la volontà degli elettori».

    Qual è il sistema che più si avvicina alle vostre esigenze?
    «Non facciamo giri turistici in Europa, non ci aggrappiamo ai sistemi di questo o di quel paese. Cerchiamo di guardare alla concretezza. Certo, non abbiamo nascosto una preferenza per il Mattarellum, che consentiva di indicare le coalizione e di scegliere i candidati nei collegi. Ma se ci fossero altri sistemi che rispettassero i principi da noi indicati saremmo pronti a discuterne. La cosa fondamentale è che la legge elettorale sia un processo condiviso, che non sia utilizzata per garantire gli interessi di bottega di qualcuno come accadde con il Porcellum».

    Ha fiducia nella volontà di riforma del Pdl?
    «Non molta. Nel Pdl c`è chi, come Berlusconi, sembra avere la tentazione di usare di nuovo la legge elettorale per i suoi comodi e limitare il pluralismo. O chi, come Schifani, oggi pare ossessionato dall`abolizione del Porcellum, come se quella legge non l`avessero votata loro…».

    Dagli incontri di ieri tra Pdl e Lega sembra emergere la volontà di alzare le soglie di sbarramento.
    «Andare oltre l`attuale soglia del 4% è fuori discussione, sarebbe una grave forma di esclusione. Solo in Turchia ho visto sbarramenti al 10%, e l`obiettivo era impedire la rappresentanza dei curdi. Al contrario, mi pongo il problema del diritto di tribuna per le forze minori, i voti dei cittadini non vanno mai buttati».

    Nel centrosinistra lei vede la possibilità di una posizione comune?
    «Per ora l`unica azione realmente comune è stata raccogliere le firme per i referendum contro il Porcellum.
    Ma siamo fiduciosi sul dialogo con il Pd».

    Tradizionalmente voi avete sempre difeso il proporzionale. Oggi invece siete più maggioritari?
    «Un conto è la tradizione, uno la concretezza.
    Tra noi molti ritengono teoricamente il proporzionale il modello migliore, ma non è il momento per discorsi astratti. Abbiamo raccolto le firme per tornare al Mattarellum perché siamo convinti che le alleanze vadano fatte prima del voto.
    Non siamo in Germania, il sistema italiano richiede una maggiore chiarezza di fronte ai cittadini. E anche un ulteriore fronte di riforme:noi siamo per introdurre come in Francia un tetto massimo per le spese in campagna elettorale, sia per i partiti che per i singoli candidati».

    In questi giorni si parla molto di modello proporzionale «È nella nostra tradizione, ma per noi meglio il Mattarellum»

    Belli misti tra tedesco e spagnolo. Voi cosa ne pensate? «Il modello spagnolo è inadatto al nostro Paese, troppo bipartitico».

    E il ritorno alle preferenze?
    «Se qualcuno pensa di limitarsi a introdurre le preferenze nel Porcellum andrà poco lontano. Noi ci opporremmo fermamente a questa mistificazione.
    E comunque preferiamo i candidati scelti nei collegi»

    • Fausto Tenti scrive:

      Migliore…ma quanto è cambiato, ma quanto si è modificato, ma quanto ha gettato via del passsato…anche sul sistema elettorale è irriconoscibile dall’antico Gennaro…possibile che il desiderio irrefrenabile della propria sopravvivenza politica possa portare a cotante abiure? Non c’è un limite alla svendita personale? Ma si guarda allo specchio, qualche volta? Io non sarò, come non sono, un politico di fioretto o di spessore…per carità…però virare in quel modo mi sa solo di puro e semplice opportunismo! Un pò di dignità personale, suvvia, Gennaro…

      • un napoletano scrive:

        Caro Tenti…ti assicuro che il “vecchio” Gennaro non era meglio…solo ovviamente prima non gli conveniva dire certe cose….è sempre stato opportunista ed interessato(nonchè viscido)….certo adesso è osceno…ma solo perchè mostra apertamente ciò che realmente è….dignita? Non ne ha mai avuto un briciolo…è come chiedere sangue ad una rapa….

        • Enrico Scola scrive:

          Non è mai stato migliore,in fondo è un’invenzione mal riuscita di Bertinotti di cui ha preso tutti i difetti e nessun pregio,poi è uno che è rimasto senza il vitalizio ed a 40 anni deve pure pensare al proprio futuro

  50. amir gorguinpour scrive:

    Caro compagno Claudio, sono contento per sentire da te che il presidente del consiglio vuole fare l’americano, sei anni fa io dicevo la stessa cosa di Bersani, non sono cassandra, ma Bersano non vede l’ora di trasformare l’italia in un altra America, ora siamo più vicini, Bersani e il suo idolo Monti non vogliono credere che gli americani nascono come pecore e sono costretti vivere come pecore e morire come pecore, il popolo italiano grazie ai sacrefici dei suoi oartigiani è un popolo diverso, bene andiamo avanti cosi. Il PD NON è di sinistra.

  51. Vito Nocera scrive:

    Carissimo Claudio,
    capisco le preoccupazioni che argomenti in questo articolo ma mi sembra illusorio che quella ” mobilitazione ” che non c’è sui temi dell’economia si possa suscitare sui nodi più complessi della politica estera. Piuttosto mi sosrprende che un compagno saggio ed esperto come te sembra non comprendere quello che a me ( ma, vedo, anche ad altri frequentatori del tuo blog )appare del tutto chiaro. Le esternazioni dei ministri di Monti sono irritanti e spesso offensive. La politica del governo appare più che discutibile ( tanto che giovani esponenti della segreteria del Pd, vediamo, ormai la criticano apertamente ). E tuttavia non c’è nel Paese, o almeno non c’è ancora, una percezione negativa del governo. Una forza politica seria, pur nell’opposizione ( si era parlato di ” opposizione intelligente “, concetto poi smarrito ) non può però confondersi alle invettive antipolitiche e folcloristiche che popolano la rete. Il nostro discorso di opposizione, peraltro del tutto virtuale perchè privi di una iniziativa vera, dovrebbe dotarsi di un disegno politico, immaginare una prospettiva, spiegare come si pensa di uscire da questo ” passaggio ” che, per quanto insidioso, è pur sempre una ” transizione “. A me il governo Monti infatti dà l’impressione di un terreno di contesa. Anche per questo fanno benissimo i giovani dirigenti del Pd più di sinistra a dare battaglia. E’ chiaro che sono in vantaggio i grandi poteri economicamente egemoni. Quelli che hanno alimentato l’antipolitica per liberarsi dai controlli, quelli che operano ogni giorno per colpire al cuore la dimensione pubblica, quelli che intendono fare dell’attuale governo la sanzione che la politica, segnatamente la politica di sinistra, è finita. Ma vantaggio non significa esclusiva. Si può sostenere ( pur soffrendo, come fa una parte del Pd ) o dirsi all’opposizione ( soffrendo lo stesso ) come altri, ma ciò non toglie che su quel terreno una contesa vera la devi egualmente tentare. Hanno difficoltà a farlo, vedo, anche Vendola e Idv. Noi, in verità, neppure ci proviamo. Ma il vero motivo di ciò, credo, non sia in una scelta. Sceglie chi ha un profilo, un ruolo, un significato. E noi, ormai da un pò, ne siamo privi. Come una zattera abbandonata al flusso della marea. Ricorderai che prima del congresso proposi di tenere una assemblea nazionale fuori da schemi organizzativi. Un confronto libero, non necessariamente alternativo al congresso ma per aiutarne l’esito, aperto a tutti: iscritti, simpatizzanti, dirigenti, frequentatori di blog e così via. Discutere fuori dai denti insieme su come tentare di dare alla nostra esperienza collettiva una qualche prospettiva. Speravo tu, non altri che sapevo del tutto sordi, potessi raccogliere l’idea. Non ottenni risposta. Del resto ci avevi già provato, unitamente ai compagni di Essere Comunisti, anche se con troppa timidezza, nelle due assemblee nazionali di Roma e Napoli. Fatto sta che passato il congresso siamo, come purtroppo era stato facile pronosticare, al punto di prima se non peggio. Ricorderai anche che gia alcuni anni fa al cpn avevo posto con lealtà il tema di un superamento di Rifondazione. Ne ho trattato ancora ripetutamente nei tanti articoli pubblicati in questo blog e da Essere Comunisti in questi mesi. A te dò atto di non aver mai fatto, pur non condividendo la mia tesi, una polemica politica banale. Ma chi, invece, a quella mia tesi ha reagito spesso con aggressività politica eccessiva che progetto offre oggi? Lo scioglimento di fatto nel listone antipolitico di Emiliano e De Magistris. Almeno ciò a cui pensavo era un gesto ” autonomo “, con l’ambizione di produrre un dibattito a sinistra e di conservare organizzate, con orgoglio, tutte le nostre forze. A qualcuno, ricordo, piacque quel riferimento ad un ” vascello corsaro di battaglia “. La prospettiva che ci resta davanti adesso ( nella “migliore” delle ipotesi, perchè se quel progetto non decolla potrebbe essere addirittura peggio ) è l’abdicazione alla spicciolata all’ambizione di due sindaci magistrati. E’ una prospettiva che rispetto ma che non condivido. Preferisco, come si sa, la ricerca, in quanto comunista, nel solco del socialismo europeo di stampo marxiano e keinesiano. Ma se questa ricerca ha un senso ancora come impegno collettivo è adesso che ci dobbiamo muovere. Spero ancora che quel raduno nazionale che proposi, e che ritengo oltremodo necessario,sia tu, voi di essere comunisti, a promuoverlo. In ogni caso, però, ormai bisogna agire.
    Con l’affetto di sempre, Vito.

    • mauro gemma scrive:

      Perchè non ci proviamo a suscitarla la mobilitazione contro la politica di guerra del governo Monti, compagno Nocera? Perchè dare tutto per scontato? Non ne capisco le ragioni. O si pensa che, tutto sommato, questo è un argomento sul quale stendere una coltre di silenzio? Che in fondo ci riguarda poco?
      Francamente non riesco a comprendere tutte queste reticenze, in un paese che ai tempi della guerra contro l’Iraq fu capace della più grande mobilitazione di tutto l’Occidente. E allora, perchè non interrogarsi sui limiti “soggettivi” del movimento pacifista nel nostro paese, piuttosto che dare per scontato quello che scontato non è affatto?
      In questo articolo il compagno Grassi pone le questioni con lucidità, analizzando la valenza pericolosissima delle misure di politica estera e di difesa del nostro paese e inquadrandole nel contesto della più generale offensiva dell’imperialismo che aspira a recuperare l’egemonia che sta perdendo in un mondo in trasformazione.
      Ho avuto modo di polemizzare più di una volta con Claudio, ma in questo caso concordo completamente.

      • Vito Nocera scrive:

        Caro Gemma,
        come ho scritto in realtà con l’analisi di Claudio ( e tua ) concordo anch’io. E’ la prospettiva politica che propongo che è diversa. Un caro saluto.

        • fausto sorini scrive:

          Trovo importante che un compagno come Vito, che conosco bene da oltre 20 anni e con cui ho lavorato proficuamente in altri tempi, converga con l’analisi di Claudio. E’ il segno che su discriminanti politiche e programmatiche fondamentali (politica economica, politica estera) sono possibili convergenze a sinistra tra forze che pure mantengono (del tutto legittimamente) profili politico-ideologici distinti.

          Vorrei invitare Vito, e non lui solo, a riflettere su un punto: l’unità a sinistra può essere più facilmente costruita se si configura come unità d’azione strutturata, politica ed anche elettorale, tra forze che mantengono una loro autonomia teorica, politica e organizzativa. Se si fonde tutto in un’unica forza politica, in un unico “partito di sinistra”, come mi sembra auspicare Vito, le cose si complicano invece che semplificarsi.

          Un partito rivoluzionario che voglia essere veramente tale, non una semplice federazione di componenti come è stata Rifondazione nel corso di tutta la sua storia, ha bisogno di una omogeneità politica, ideologica, organizzativa, che oggi non esiste tra le diverse forze della sinistra italiana, comunista e/o anticapitalistica e/o antimperialista. Se si pretende di forzare questa disomogeneità in un unico partito, si finisce col dividere invece che unire.
          E come dice un vecchio adagio, chi troppo vuole nulla stringe…

          • Enrico Scola scrive:

            Quando nel 1991 passai dal PCI a Rifondazione speravo che la federazione che dici rifondasse il comunismo ed in tal senso la diversità poteva essere ricchezza,purtroppo il discorso della rifondazione non è mai partito,alla fine è prevalso il carrierismo ,l’opportunismo politico al quale si voleva sacrificare nome e simbolo,fu allora che lasciai,anche alla luce dell’ultimo sopruso :il rinvio del congresso previsto per il 2008.Troppo sfacciata la manovra di portare tutto alle europee del 2009 per scioglere tutto nella Sinistra Europea e fare il congresso dopo dicendo che ormai il PRC non esisteva più

      • Enrico Scola scrive:

        Sii una volta coerente con quanto dici:se non ti senti più comunista e mi pare evidente che è così, esci dal PRC,forse il PD è più adatto alle tue posizioni,almeno si risolve un ambiguità che dura da troppo tempo.Io ho lasciato il PRC proprio perchè non era più comunista come io ritenevo necessario,non potendo rimanere in un partito che non mi sentivo di poter votare;aspetto da 4 anni che si rimetta in campo una forza comunista degna di questo nome ,ma vedo che troppe ambiguità restano

    • Fausto Tenti scrive:

      Caro Vito, ti rispetto ed ho “capito” le tue ragioni…ma non le condivido assolutamente (come ho detto in altra nota del blog). Se la prospettiva dovesse essere quella che ti provi a dipingere, io (per quello che conta, ovviamente, cioè niente, perchè non sono nessuno) non potrei essere della partita: mi allontanerei troppo da una prospettiva di sinistra alternativa ed antagonista…non avrebbe avuto senso – per me – non seguire Occhetto a suo tempo! 20 anni buttati via? Non ci sto, di compromessi è lastricata la via dell’inferno…ed io non ce la farei più a seguirvi!

      • Leonardo Masella scrive:

        Caro Fausto Tenti, concordo totalmente con te, ma sbagli tempi. Proprio i tempi e gli avvenimenti di oggi ci danno ragione al 100%, e danno torto al compagno Nocera (le cui idee e posizioni rispetto), come ti ho risposto da un’altra parte del blog. Ciao e al lavoro e alla lotta !

      • Vito Nocera scrive:

        Carissimo Tenti,
        anch’io rispetto moltissimo te e le tue tenaci convinzioni che, credimi, non sono poi tanto diverse dalle mie. Ora però siamo a un punto cruciale e cioè se a queste comuni convinzioni proviamo a dare una qualche continuità, sia pure in forme differenti dal passato, o ci accontentiamo di testimoniare una nostra coerenza personale ( cosa peraltro, intendiamoci, egualmente nobile anche se meno efficace. ). Quando ti angoscia la sensazione che fare certe scelte ti farebbe avvertire di aver sprecato vent’anni ti comprendo molto e, spesso, ci penso anch’io. Ma permettimi di ricordarti che il massimo filosofo politico italiano ( unitamente a Gramsci ), Giacomo Leopardi, da tempo ci ha insegnato che nello sviluppo delle cose umane non esistono ” magnifiche sorti e progressive “, e che la realtà è fatta di avanzamenti, arretramenti, strappi, ritorni indietro e nuove impennate. Quello che incolpevoli insegnanti ci spiegavano a scuola semplicisticamente come “pessimismo” era in realtà una concezione dialettica ( e non deterministica ) dell’esistenza . Una concezione non troppo diversa da quel marxismo critico e non dogmatico cui entrambi ci siamo ispirati e intendiamo continuare ad ispirarci. Ti ringrazio per l’attenzione e ti invio un saluto affettuoso.

  52. anonimo scrive:

    Le pressioni occidentali sull’Iran si ripercuotono nel Caucaso
    “Atlas Alternatif”

    http://www.marx21.it/internazionale/area-ex-urss/959-le-pressioni-occidentali-sulliran-si-ripercuotono-nel-caucaso.html

  53. Enrico Scola scrive:

    Dopo l’analisi che mi sembra scontata,sarebbe stato assurdo e ridicolo che anche il PRC si facesse contagiare dall’euforia per Monti,vorrei capire che si vuole fare.Noto un silenzio ,un’inerzia,una quasi paralisi anche nell’azione del PRC:si aspetta forse di sapere quale sarà la nuova legge elettorale e nel frattempo si vola basso per disturbare il manovratore,che in questo caso è anche il PD?
    Non si alza la voce per paura che si venga fatti fuori dalla futura coalizione o peggio si spera che SEL si ricordi anche del PRC quando và a trattare della nuova legge elettorale?
    Se passa un proporzionale con sbarramento alto non vi sarà alcuna coalizione e superare il 5% dopo questo silenzio sarà impossibile o forse paradassalmente questo si vuole:lo sbarramento alto sarebbe la leva per accettare posti di “tribuna”come già disse Bersani,alla faccia dell’autonomia dei comunisti?SEL è già dentro questo percorso,forse la si vuole imitare?
    Per esserer appetibili si potrebbe inventare un nuovo”Arcobaleno”compatibile con il sistema che poi tenti di superare il 5%affogando comunque i comunisti e la falce ed il martello?
    Nota che se è ho parlato solo di elezioni e non di contenuti dell’azione politica non è un caso o una dimenticanza,mi sono adeguato al nocciolo degli interventi che da 3 anni si susseguono:i contenuti alla fine,anzi non parliamone,il chiodo fisso è come ritornare in Parlamento,dimentichi del perchè dal Parlamento si è stati cacciati:aver dimenticato i contenuti o peggio di essere stati votati perchè vi si riteneva dei comunisti e non più votati quando era evidente che si voleva ritornare il parlamento per liquidare il comunismo, “parola indicibile” e bontà sua lo si poteva forse ridurre a “componente culturale”!
    Chi accettò di candidarsi nell’Arcobaleno accettò questo,ora uno fa il segretario del PRC,non sò fino a che punto si possa ancora avere fiducia…

  54. Francesco scrive:

    Dopo il «porcellum» ecco l’«italiesco»
    di Matteo Bartocci (il manifesto)

    Un sistema tedesco ma all’italiana. Un modello «italiesco», appunto. Pd e Pdl tornano a dialogare per cambiare la legge elettorale ed escludono riforme concordate soltanto dai due partiti maggiori.
    Ieri primo round di incontri «informali» tra i partiti. E già oggi il Pd proverà a vedere se si fa sul serio incardinando il confronto in parlamento. La notizia, insomma, è che si parte. Che il «porcellum» dovrebbe passare definitivamente in soffitta (solo la Lega, adesso, lo difende). La strada però è tutta in salita. «Perché finché non c’è chiarezza sulle alleanze è difficile dire dove andranno a parare i vari partiti», confida uno dei tecnici che segue le trattative politiche. Sul tavolo non c’è, almeno per ora, il modello «spagnolesco», il sistema sostanzialmente bipartitico spagnolo-tedesco caro ai veltroniani (in senato è proposto dal costituzionalista pd Stefano Ceccanti).
    Violante e Quagliariello, i due sherpa dei «partitoni», starebbero lavorando a un sistema tedesco modificato che non penalizzi troppo le forze intermedie al centro e a sinistra. I dettagli e le «tecnicalità» non sono ancora pienamente definiti ma il modello sostanzialmente prevede un turno unico in cui circa 450 seggi sono assegnati in collegi uninominali secondo il proporzionale tedesco (sbarramento al 4 o al 5% e riparto nazionale), una piccola quota di seggi è riservata come diritto di «tribuna» ai partiti che rimangono sotto lo sbarramento e, novità delle ultime settimane, una quota di oltre 150 deputati scelta proporzionalmente solo tra le forze (coalizioni) che superano il 10%. Quest’ultimo aspetto sostituirebbe il premio di maggioranza previsto dal «porcellum» e consentirebbe a tutti i partiti principali di negoziare le proprie alleanze. Il «terzo polo», per esempio, potrebbe scommettere di superare il 10% e partecipare da solo a questo riparto oppure potrebbe allearsi preventivamente con il Pd o con il Pdl in modo da puntare da subito alla governabilità. Stessa scelta che dovrebbe fare la sinistra e l’Idv.
    Com’è noto, il diavolo in materia elettorale si annida nei dettagli. Ma questa ipotesi, in sostanza, impone un governo di coalizione e penalizza la Lega, che se pensa di non superare il 10% dovrebbe per forza «mescolarsi» al Pdl. Non a caso il Carroccio in questa fase è l’unico partito a insistere su semplici «modifiche» al «porcellum» e non su una nuova legge elettorale, come invece da ieri specifica una nota congiunta inedita Pd-Pdl. I due «partitoni», infatti, concordano su una riforma «tendenzialmente bipolarista», sul no alle preferenze e sull’abolizione del premio di maggioranza che impone le alleanze coatte. Lo spiraglio è esile ma c’è.
    Non a caso per la prima volta da lustri i contorni della legge a cui si sta lavorando non vedono sbarramenti preventivi né da parte dell’Udc né da parte di Vendola. E neanche l’Idv in partenza appare contrario. Purché, avverte Di Pietro, la riforma si faccia alla luce del sole e non nei «sottoscala» di Palazzo. Luciano Violante, plenipotenziario del Pd sulle riforme, respinge i sospetti «inciucisti» di tutti i potenziali alleati e promette incontri a 360 gradi: «Nessuno – giura – si dovrà sentire escluso».
    Il Pd, soprattutto, vuole stanare Pdl e Lega e oggi chiederà alla capigruppo in senato di calendarizzare l’iter delle riforme come avevano richiesto ufficialmente a Fini e Schifani i capigruppo Finocchiaro e Franceschini una decina di giorni fa.
    Nonostante i proclami, che la riforma vada in porto è tutto da vedere. Lo dimostrano i tanti preamboli lanciati sul tavolo prima ancora di entrare nel merito. Il leghista Calderoli, per esempio, chiede prima di tagliare i parlamentari e poi di discutere la riforma elettorale. Gli ex forzisti del Pdl invece premono per fare prima le riforme istituzionali (per esempio fine del bicameralismo e premierato). E così via. Tutte leggi costituzionali che necessitano di tempi molto lunghi per l’approvazione e dunque – visti i 14 mesi scarsi di legislatura che restano – allontanano nel tempo il doloroso addio (per i partiti) al «porcellum». Il Pdl, soprattutto, gioca tutte le parti in commedia: ai leghisti assicura che il «porcellum» sarà solo modificato. Al Pd promette invece che sarà abolito. Grande è la confusione sotto il cielo. E la situazione non è affatto eccellente.

  55. mauro gemma scrive:

    Trovo molto corretta, nel contributo del compagno Grassi, l’analisi della politica estera e di difesa del nostro governo, che si sta rivelando particolarmente aggressiva e subalterna ai piani di allargamento dell’egemonia imperialista.

  56. Bruno Jossa scrive:

    Come ha scritto di recente Asor Rosa sul Manifesto,  il successo del governo Monti è frutto di un’evoluzione che dura ormai da molti anni. L’ampio consenso alla politica di Monti, infatti, nasce dall’idea (che si è via via affermata in Italia e altrove) che nel mondo in cui viviamo non vi siano interessi di classe discordi:  nel pensiero unico oggi dominante – sembra ai più – l’uscita dalla crisi è possibile solo se si prescinde dalla contrapposizione tra gli interessi delle diverse classi, quindi solo se ci si affida a tecnici super partes. E vien fatto, allora, di domandarsi se sia possibile riproporre una soluzione politica alla crisi, degna di una sinistra autentica. Io credo che questa soluzione esista, anche se oggi non se ne parla: è affidare la gestione delle imprese a chi in esse lavora. E’ la soluzione proposta una volta dai socialisti: le fabbriche ai lavoratori! In tal caso, ogni azione per uscire dalla crisi andrebbe fatta nell’interesse delle imprese, ma, al tempo stesso, dei lavoratori, contro le classi parassitarie. La gestione democratica delle imprese, in un’economia di mercato controllata dalla mano pubblica, consentirebbe, infatti, per definizione, di fare azioni politiche che, se tendono a sanare l’economia, la fanno esclusivamente a favore di una classe, quella dei lavoratori.

  57. renzomazzetti scrive:

    Grazie al PD nella prossima legislatura avremo il professor Monti Presidente del Consiglio con una maggioranza formata da: PDL, Lega, Casini. Il Cavaliere Berlusconi sarà il nuovo Presidente della Repubblica.

  58. Leonardo Masella scrive:

    Sono molto d’accordo con questo tuo articolo, Claudio. Secondo me bisognerebbe sempre di più indagare i nessi fra la crisi dell’occidente capitalistico (perchè la crisi riguarda solo l’occidente capitalistico, non i paesi del Brics, per esempio) e la guerra permanente, fra il declino di Usa e Ue e la guerra permanente della Nato (che è il braccio armato di Usa e Ue). Io ho una idea, che non è solo la tesi classica che il sistema capitalistico tende a uscire dalla sua crisi con la guerra, ma si basa sul fatto che gli Usa si sono convinti che per evitare la fine della loro egemonia mondiale debbano usare la guerra (su cui si sentono ancora più forti) per arginare in ogni modo l’avanzata travolgente della Cina e dei Brics in ogni parte del mondo.
    Noi dovremmo essere i sostenitori di un mondo multipolare, dove una nuova Europa, svincolata dall’alleanza imperialista della Nato, possa uscire dalla sua crisi economica stabilendo rapporti prioritari di cooperazione economica e politica con questo mondo emergente, cioè col futuro dell’umanità. Perchè non apriamo una discussione su queste tematiche, sul tuo blog, su altri blog, sul sito del partito, sul Manifesto ?

    • buran scrive:

      Finalmente: sarebbe l’ora di cominciare a parlare di queste cose invece degli stucchevoli dibattiti sulle possibili alleanze alle elezioni con tizio o con caio per pigliare x o y consiglieri e degli appelli a sempronio. Direi che queste sono le basi, i presupposti su cui elaborare un programma comunista: quale probabile quadro futuro ci attende e che ruolo immaginiamo e vogliamo per il nostro paese, è da qui che prima di tutto bisogna partire per definirci. Sembra invece che la crisi mondiale ed europea, la guerra permanente (in cui siamo pienamente coinvolti) siano elementi di contorno e che il centro del problema siano le ultime dichiarazioni del burattino di turno.

  59. Nicola scrive:

    Fassina: non contrapporre vecchia e nuova generazione, ma lavorare per la coesione sociale
    Intervento di Fassina al convegno Convegno “Lavoro. Oltre la precarietà. Più diritti. Più tutele. Più occupazione”
    di Stefano Fassina, pubblicato il 2 febbraio 2012
    http://www.partitodemocratico.it/doc/230208/fassina-conoscere-per-deliberare.htm

    La riforma del mercato del lavoro avviata dal governo Monti e che la ministra Fornero sta conducendo è una riforma sulla quale diremo la nostra e chiederemo alcune modifiche. Non consideriamo ad esempio, il capitolo pensioni, un capitolo chiuso, perchè lascia in condizioni disperate migliaia di lavoratori.

    Una riforma è necessaria, ma non sarà possibile nè tanto meno utile se realizzata al di fuori di misure per lo sviluppo economico, insomma non in un paese dove si realizzano riforme da 5 punti di Pil all’anno.
    Il mondo del mercato del lavoro è un mondo complesso, fatto di realtà e situazioni diversificate e che spesso rendono disagevoli, per non dire disperate, le condizioni dei lavoratori. Per questo motivo è necessario un lavoro conoscitivo, di analisi dei dati, ed è necessario lavorare affinchè si arrivi ad un punto di analisi condiviso. E’ il conoscere che permette il deliberare.

    Anche per Monti, che è un grande conoscitore del mercato dei beni e dei servizi, è necessario un approfondimento sui dati e situazioni lavorative, perchè quella del mercato del lavoro è una realtà composta da persone. E non è utile a nessuno compiere strumentalizzazioni sulle drammaticità dei giovani nei confronti del lavoro.
    Monti che ospite a Matrix parla di Apartheid rischia proprio questo. Il termine usato è violento e offensivo; nel mercato del lavoro italiano chi sarebbero i segregazionisti bianchi che tengono i neri al di fuori della cittadella dei diritti? Chi sono questi privilegiati, iper garantiti? I dipendenti di Eutelia? di Irisbus? della Fiat di Termini Imerese? della Merloni? tanto per fare dei nomi? Sono loro che tengono i giovani segregati e gli vietano l’accesso al lavoro?

    Stiamo molto attenti a non contrapporre i due mondi della vecchia e nuova generazione, è un patto fra queste la soluzione, non un atto dell’una a discapito sull’altra.
    E anche sull’articolo 18, smettiamo di attaccarlo indicandolo come causa di immobilità e deterrente per lo sviluppo di nuovi posti di lavoro. E’ un falso problema, che nasconde la volontà di indebolire ancora di più il potere negoziale dei lavoratori e di conseguenza svalutare il costo del lavoro potendo agire per questa via sulla competitività.

    Lasciamo invece largo spazio e tuteliamo la ritrovata forza unitaria dei sindacati, bene comune per il paese, senza il quale il percorso parlamentare della riforma del lavoro rischia di essere complicato e tortuoso. Non è possibile realizzarlo in poche settimane, facendo a meno dell’accordo delle forze sociali.

    Stefano Fassina responsabile Economia e Lavoro Pd – @StefanoFassina
    Il convegno è stato organizzato dall’Associazione Lavoro&Welfare, insieme all’Associazione Ares, Europa Lavoro Impresa e l’Associazione XX Maggio

  60. Nicola scrive:

    Matteo Orfini: “Governo liberista, avrà le piazze contro”
    Intervista a Matteo Orfini (resp. nazionale cultura e informazione del PD) di Fabrizio D’Esposito – il Fatto Quotidiano, pubblicato il 5
    http://www.partitodemocratico.it/doc/230299/matteo-orfini-pd-governo-liberista-avr-le-piazze-contro.htm

    Matteo Orfini è responsabile cultura e informazione del Pd e fa parte della segreteria di Pier Luigi Bersani. Ha meno di quarant’anni. Il Pd dona sangue ai tecnici, il Pdl si tiene le mani libere e detta legge. Strana creatura il Berlusmonti.

    «Il problema è più complesso. Diciamo che questo governo si reggeva su due pilastri. Il primo era il grande senso di responsabilità di Monti, con l’ obiettivo di unire più che di dividere. Il secondo era l’enorme senso di responsabilità di tutte le forze politiche per evitare di strumentalizzare i sacrifici davanti ai propri elettorati».

    Lei parla al passato.

    «La cronaca di questi giorni preoccupa. Il buon senso del governo si è appannato. Troppo di destra, appunto. Diciamo che il trio Monti-Passera-Fornero si sta distinguendo per dichiarazioni molto liberiste, facendo appello a quelle ricette che ci hanno portato alla crisi. È un dato che riscontro però più nelle parole che negli atti, per il momento».

    L’articolo 18 sarà letale per il governo?

    «Nel Pdl c’è chi sogna la caduta di Monti dando la colpa al Pd sulla riforma del lavoro. Alle provocazioni di Berlusconi, che ha commissariato Alfano nel Pdl, rispondiamo quotidianamente. Adesso stanno sfasciando la Rai. Piuttosto ci preoccupa quello che farà Monti. Spero che ritorni quello di una volta, quando ha detto che l’ articolo 18 non si tocca».

    Per il Pd non si tocca?

    «No, la nostra posizione è chiara. La proposta Ichino è stata archiviata per sempre. La linea, venuta fuori dal forum di lavoro di Fassina, è quella di contratti di apprendistato rafforzato a diritti crescenti. Ma al di là degli aspetti tecnici, c’è soprattutto un punto politico».

    Quale?

    «Non è pensabile che una riforma del lavoro si faccia senza il consenso delle parti sociali. Altrimenti il governo rischia di trovarsi contro le piazze piene. Vede, il narcisismo delle continue dichiarazioni dei tecnici dimostra che questo esecutivo non ha un rapporto consapevole con il mondo del lavoro, mentre invece ce l’ha con altri poteri. Sarà un febbraio decisivo. Vediamo gli atti, più che le parole».

    Sulla giustizia è risorta la vecchia maggioranza per punire i magistrati con l’emendamento Pini sulla responsabilità civile. Ci sono stati franchi tiratori anche nel Pd.

    «La logica punitiva è inaccettabile. La questione è seria ma dubito che questo Parlamento possa fare qualcosa per riformare la giustizia».

    Eppure Luciano Violante parla da giorni di dialogo in merito.

    «Violante è un esponente importante del Pd, ma il responsabile giustizia è Andrea Orlando. Con il Pdl è impossibile mettersi d’accordo su questa materia. Per loro la giustizia sono solo le leggi ad personam per Berlusconi».

    Chiusura netta.

    «Ripeto, con questo Pdl non c’è dialogo sulla giustizia. Senza dimenticare che anche per questa riforma vale il principio della concertazione. Bisogna farla con l’accordo dei magistrati».

    Da Penati a Lusi, c’è una questione morale nel Pd?

    «No e poi sono due cose diverse. La vicenda di Lusi precede il Pd e lui è stato reo confesso. Un fatto gravissimo da approfondire per verificare se ci sono altre responsabilità. Penati invece si è dichiarato innocente».

    Però il flusso di denaro verso i partiti non si ferma mai, anche in tempi di crisi.

    «Noi abbiamo già chiesto la Maastricht dei costi della politica, con l’allineamento alla media europea. E sottoscrivo pure la proposta di legge di Travaglio sui finanziamenti pubblici. Lui faccia lo stesso con quella di iniziativa popolare dei giovani democratici, fatta un anno fa con criteri uguali».

    La foto di Vasto in che stato è?

    «Le alleanze politiche si forgiano nel fuoco di esperienze come queste, in cui si è chiamati a salvare l’Italia. Se una parte di questa alleanza, come l’Italia dei valori, decide di stare fuori e di attaccarci è spiacevole. Sarà molto difficile tornare insieme».

  61. La Realtà scrive:

    Continuano le figure di m…a di Nichetto & Soci nelle primarie di Piacenza il candidato di SEL prende il 3.04% circa 230 voti praticamente i parenti….

    • il piacentino scrive:

      meno male che invece il nostro aveva qualche cugino in più, infatti ha preso il 5% ….. una montagna di voti ……

  62. Renzo Scorzoni scrive:

    ,Il Professore, se ha studiato, dovrebbe sapere che una S.p.A. ha nello statuto unico impegno quello di creare dividendi per i suoi azionisti.
    Ora questa sigla post ponetela dopo un servizio pubblico e vedrete che la S.p.A. non si interessa della qualità del prodotto – servizio ma soltanto di “creare dividendi per i suoi azionisti”. Pensate ad una S.p.A. che gestisce l’acqua, ce ne sono molte, e andate a chiedere alle vittime cosa succede; non s fanno controlli sulla qualità dell’acqua, perché i controlli costano; non si fanno investimenti sulla rete di distribuzione, perché non creano immediato profitto; se servono soldi per qualsiasi attività dell’azienda basta aumentare il prezzo del prodotto servizio ed il gioco è fatto.
    Abbiamo sotto gli occhi la fine che hanno fatto le nostre F.S. che privatizzate stanno facendo tornare l’italia indietro di 150 abolendo le linee a lunga percorrenza tagliando di fatto l’Italia in due. Non fa manutenzione sul parco carrozze e treni , perché costosa con il risultato di treni che si smontano viaggiando.

  63. Anonimo scrive:

    Ma cosa pensavano i dirigenti e militanti del Prc?

    Che il Pd,Pdl e 3Polo facevano una legge elettorale con sbarramento al 2%?

  64. Renato Sellitto scrive:

    più che giuste,condivisibili le preoccupazioni espresse da Claudio,tranne il che Fare?,rispetto ad una situazione che finirà col pioverci addosso.Questo è un governo “sobrio” ma ferocemente classista che non a eguali dal dopoguerra ad oggi,ma è anche il governo che senza indugi ci coinvolgerà in una probanile guerra. In politica economica,quanto in politica estera la nuova Eiar a reti unificate conduce la sua vergognosa campagna disinformastrice.Occorre senza indugi che la FdS assuma una iniziativa attraverso un assise per la costruzione di un ampio fronte democratico di massa,
    che lavori alla riunificazione di tutte le lotte dei lavoratori massacrati dalla crisi,dei giovani,dei precari e disoccupati e dei pensionati;trovare le giuste parole d’ordine per avviare non la difesa,ma una controffenssiva su lavoro,diritti e salario avanzando una vera piattaforma politica e sociale per mandare a casa questo governo e le sue politiche micidiali;senza più farsi ingannare dall’apparente sobrietà che ha già perso i veli mostrandone il volto brutale.Questi sono i momenti determinanti della Storia ove una forza comunista è chiamata limpidamente a misurarsi;mettendo nel conto anche una possibile temporanea sconfitta,ma segnando anche l’avvio di un processo necessario per il futuro del proprio paese,dell’Europa e del mondo. Tutto è scritto nella storia del movimento comunista internazionale

  65. giuseppe carroccia scrive:

    A confermare il ragionamento di Claudio e il giudizio negativo sulla politica estera del governo Monti poche ore fa l’Italia, subito dopo gli Usa, ha ritirato l’ambasciatore a Damasco.
    Gli avvenimenti di questi giorni col paese bloccato per la neve ci ricorda a tutti la necessità di spendere i soldi non per le guerre e gli aerei da combattimento, ma per la protezione civile. Che funzionava meglio quando c’era l’esercito di leva. Non è un caso solo italiano. Bush jiunior con la figuraccia per l’alluvione a New Oerleans perse le elezioni. L’esercito professionale costa di più e i privati sono meno efficienti. La guerra in irak e afganistan gli usa la stanno perdendo anche per questo.

  66. Franco Astengo scrive:

    Franco Astengo

    QUESTO GOVERNO HA UN QUADRO IRREALISTICO DELLE VERE CONDIZIONI ECONOMICHE E SOCIALI DELL’ITALIA. UN QUADRO VECCHIO, FATTO DI LUOGHI COMUNI. QUESTO E’ UN PAESE CON IL 30% DELLA DISOCCUPAZIONE GIOVANILE, CON CENTINAIA DI MIGLIAIA DI LAVORATORI ATTORNO AI 50 ANNI TRAVOLTI DA CRISI AZIENDALI, CASSA INTEGRAZIONE, MOBILITA’ CHE NON HANNO IDEA DI QUALE POSSA ESSERE IL LORO FUTURO. UN BASSISSIMO TASSO, RISPETTO ALLA MEDIA EUROPEA DI OCCUPAZIONE FEMMINILE. INTERI PEZZI DELL’ECONOMIA DEL PAESE IN MANO ALLA CRIMINALITA’ ORGANIZZATA. E’ FALLITA L’IDEA DELLA REGIONALIZZAZIONE DI TRASPORTI E SANITA’. LE FERROVIE GIA’ DELLO STATO NON SVOLGONO LA LORO FUNZIONE DI MOBILITA’ COMPLESSIVA PER L’INTERA NAZIONANE. L’ASSETTO IDROGEOLOGICO FA PAURA. SIAMO QUASI TOTALMENTE PRIVI DI STRUTTURA INDUSTRIALE IN SETTORI CHIAVE. NON PARLIAMO DI SCUOLA, UNIVERSITA’, RICERCA. L’AMMINISTRAZIONE PUBBLICA E’ BLOCCATA ORMAI DA ANNI E LA MEDIA DI STIPENDI E PENSIONI ANCH’ESSA BEN AL DI SOTTO DELLA MEDIA EUROPEA, CON UN INSOPPORTABILE LIVELLO DI DISEGUAGLIANZA ANCHE ALL’INTERNO DELLE STESSE CATEGORIE DEL LAVORO DIPENDENTE. ANCORA: SIAMO PRESSOCHE’ AL 50% DELLA PRESSIONE FISCALE, IN PRESENZA DI UN ENORME DEBITO PUBBLICO. IN QUESTE CONDIZIONI CI POSSIAMO PERMETTERE DI DERIDERE GIOVANI E ANZIANI, CON LA LITANIA DEL POSTO FISSO E DELL’ETA’ PENSIONABILE? URGE UNA ANALISI CORRETTA ED UNA PROPOSTA POLITICA ADEGUATA. COSI’ E’ A RISCHIO LA COESIONE SOCIALE, ED IL PAESE, COME ABBIAMO VISTO NEI GIORNI SCORSI PRIMA DI ESSERE SEPOLTO DA UNA VALANGA DI NEVE, RISCHIA DI AVVIARSI VERSO UNA SORTA DI “DISFACIMENTO RIBELLISTICO” DI NATURA POST-CORPORATIVA.

  67. adriana spera scrive:

    I figli dei “professori”? Né sfigati né monotoni
    di Adriana Spera
    Quella appena trascorsa è stata un’altra brutta settimana per i lavoratori italiani.

    Dopo i dati Istat sull’occupazione e quelli di Bankitalia sulle retribuzioni delle donne, il sottosegretario (dagli illustri natali) Michel Martone e il premier Mario Monti hanno catechizzato o meglio offeso, il primo, gli studenti fuori corso e, l’altro, i precari.

    Affermazioni dimentiche che la carta fondamentale della nostra Repubblica, nata con il sacrificio di tante vite, ancora recita all’art.1 che “L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro” e, agli artt. 4, 35, 36, 37 e 38, riconosce a tutti/e il diritto ad un lavoro tutelato, ben retribuito e con pari diritti e una previdenza e assistenza per anziani, disoccupati e disabili.

    Un sistema di diritti che – senza essere stato mai pienamente attuato, neppure dallo Statuto dei lavoratori, che si limitò a tutelare pienamente solo gli occupati nelle aziende con più di 15 dipendenti – ha subito, dalla emanazione della legge Treu in poi, una erosione continua.

    Oggi, con l’ennesimo assalto all’articolo. 18, favorito da crisi e disoccupazione, si vuole cancellare l’ultimo emblema della dignità del lavoro rispetto al capitale.

    Dire “I giovani si abituino all’idea di non avere più il posto fisso, che, oltre tutto, è monotono”, significa togliere a loro ogni prospettiva di un futuro dignitoso.

    Dirlo, poi, con tutto ciò che si apprende ogni giorno su qualche ministro o sottosegretario, fa emergere il volto bifronte di governanti, che per se stessi e per i loro familiari, né sfigati né annoiati, hanno lavori stabili e lautamente retribuiti, mentre ai comuni mortali vorrebbero riservare precarietà, sottoccupazione e lavoro nero.

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