La situazione politica presenta alcuni elementi che meritano una riflessione. In attesa della conclusione della trattativa in corso tra Governo, Confindustria e Sindacati sul mercato del lavoro e di un nuovo test amministrativo molto importante stanno avvenendo fatti significativi.
Tutte le forze politiche e gli schieramenti sono in fibrillazione. Certo incombe un percorso che dovrebbe determinare una nuova impalcatura istituzionale e – soprattutto – una nuova legge elettorale (una prima nostra valutazione la trovate in questo articolo di Gianluigi Pegolo), ma non è solo questo. Da un lato l’esistenza stessa di questo governo che gode dell’appoggio di Pdl, Pd e Terzo Polo determina fibrillazioni in tutte le forze politiche. Dall’altro il sistema maggioritario – a venti anni dalla sua introduzione nel nostro Paese – che ha imposto la costruzione di coalizioni elettorali innaturali ha dimostrato il suo fallimento.
Centro destra
Nel centro destra si consolida la rottura tra Lega e Pdl. Ma è scontro forte anche nelle due forze politiche. Nella Lega lo scontro tra Bossi e Maroni non si è per nulla attenuato, come dimostra, da ultimo, il caso del sindaco di Verona, Tosi. Nel Pdl la componente ex An vive con sofferenza l’appoggio al Governo, diffida di un nuovo rapporto col Terzo Polo, al contrario degli ex Fi che – anche in una prospettiva di uscita di scena di Berlusconi – lo auspicano. La vera e propria baraonda che si sta verificando nei congressi provinciali del Pdl – a suon di tessere false e annullamenti – conferma queste tensioni.
Terzo Polo
Il Terzo Polo, al contrario, usa l’indubbio vantaggio che l’attuale Governo gli procura per cercare di “scassare” sia il Pdl sia il Pd. In questo senso vanno le recenti dichiarazioni di Casini per un nuovo soggetto politico che raccolga tutti i moderati e, contemporaneamente, le parole di apprezzamento sulle dichiarazioni di Veltroni.
Il centro sinistra e la sinistra
Ma ciò che a noi interessa approfondire è quanto avviene nel centro sinistra e nella sinistra, poiché ci riguarda direttamente. Siamo in presenza di forti fibrillazioni determinate – anche qui – dal nuovo quadro politico, dall’ incertezza sulle coalizioni che si presenteranno alle prossime elezioni politiche, ma, soprattutto, da come questo Governo affronta la crisi economica e, in particolare, il rapporto con il mondo del lavoro.
Ma mentre Idv e Sel (per non parlare della Fds che fin dalla nascita del Governo Monti si è collocata nettamente all’opposizione) hanno preso le distanze dalla compagine governativa e dalle sue scelte, il Pd, al contrario, si trova in una vera e propria morsa, diviso – praticamente – su tutto.
Veltroni vs. Fassina
In questo contesto si colloca la intervista di Veltroni del 19 febbraio a Repubblica nella quale emergono tre punti assai rilevanti. Il primo è un assist a Governo e Condindustria e uno schiaffo alla CGIL: ” l’articolo 18 non è un tabù”. Il secondo è un attacco a tutto tondo alla FIOM, alle forze a sinistra del Pd, ma anche alla CGIL: ” non dobbiamo più farci condizionare dai santuari del no”. Il terzo non è solo un appoggio al Governo Monti, ma la proposta di assumerlo come progetto futuro: “non lasciamo Monti in mano alla destra”.
In buona sostanza Veltroni enuncia un vero e proprio progetto politico: il Pd deve rompere con la CGIL e la sinistra, stringere una intesa con il Terzo Polo, assumere l’attuale leadership governativa (poco importa in questo disegno se è lo stesso Monti o Passera), come quella che andrà sostenuta alle prossime elezioni politiche.
Di fronte a questa offensiva (da notare che il giorno dopo puntualissimo è arrivato l’editoriale a sostegno del Corriere di Giavazzi e Alesina) nel Pd sono emerse posizioni contrarie a questa proposta.
Già nei giorni precedenti l’intervista, in una iniziativa pubblica a Napoli, Bersani aveva dichiarato che ” rispetto ai problemi in discussione l’art.18 è sicuramente l’ultimo”.
Ma è Fassina, responsabile economico del partito, che sferra l’attacco più pesante alle tesi sostenute dall’ex sindaco di Roma. A suo modo di vedere Veltroni è completamente fuori linea, non solo sull’articolo 18 e il governo Monti, ma viene criticato perché propone ricette contigue a quelle della destra e che hanno dimostrato di essere la causa della presente crisi. Anche Cofferati, con una sua presa di posizione, critica l’intervista di Veltroni.
Tutto questo dimostra che nell’aggravarsi della crisi e di fronte alle scelte del governo che mettono sotto schiaffo CGIL e lavoratori, nel Pd si apre una importante dialettica. Lo avevamo già valutato nel corso del dibattito del nostro congresso. Non a caso nel documento di maggioranza si parla esplicitamente di una contraddizione tra l’elettorato del Pd e le scelte di questo partito, su cui noi dobbiamo agire.
La palla passa a noi
E qui la palla passa a noi. In questo quadro dinamico dobbiamo giocare un ruolo positivo. Esso, a mio parere, deve muoversi su due direttive. Da un lato tenere ferma la nostra opposizione al Governo e ai suoi provvedimenti. Dimostrando che, al di là di una facciata indubbiamente più presentabile, quando andiamo alle scelte concrete esse sono durissime e pesantissime contro il lavoro: nessun Governo aveva fatto una controriforma così pesante sulle pensioni e nemmeno Berlusconi aveva avuto il coraggio di affondare, come ha fatto Monti, sull’articolo 18. Su questa linea dobbiamo unire tutte le forze disponibili per fare lotta e iniziativa. A partire dallo sciopero del 9 marzo della FIOM che – per il momento in cui cade e per i contenuti che propone – si presenta come l’appuntamento più importante delle prossime settimane. Dall’altro lato, in presenza di queste contraddizioni presenti nel Pd e nella CGIL, non dobbiamo rinchiuderci in un angolo, ma sollecitare tutte queste forze a costruire una mobilitazione comune in difesa del lavoro e dei diritti.
La situazione è difficile, i lavoratori non hanno bisogno di proclami, ma di soggetti politici e sindacali in grado di reggere il pesantissimo scontro di classe in corso in modo che siano tutelati i loro diritti e le loro condizioni. Va sconfitta la politica che rincorre la destra e che non riesce a ridare dignità alla sinistra. Ma va sconfitta anche la politica dell’arroccamento, della chiusura e della incapacità di mettersi a disposizione per questo progetto. D’altra parte quanto succede nelle due più importanti città dove si vota tra poche settimane, a Genova e Palermo, dove tutta la sinistra, senza il centro, si unisce nel sostenere due belle figure di sinistra come Doria e Borsellino, dovrebbe indurci a mettere ancora più passione in questo nostro impegno.

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Quando si parla di sinistra europea la mente va naturalmente subito al suo aggregato più grande e corposo, quello che si ritrova nel Partito Socialista Europeo. Difficile prescindere dal dato che i socialisti sono stati una parte fondamentale della costruzione dell’Unione Europea, avendo tra l’altro, ai tempi della Commissione Delors, socialista, e quindi del momento decisivo di sua concretizzazione, una presenza in 13 governi su 15 dell’allora consesso di Stati partecipanti. Come è difficile sfuggire all’altrettanto concreta constatazione che oggi la presenza socialista nei governi della UE a 27 è ridotta ai minimi termini. Per questo la riflessione aperta in quel campo è di grande interesse.
Da ultimo sta circolando un documento dal titolo “ Per una alternativa socialista europea “, firmato da molte figure del PSE con l’esclusione dei leader di primissimo piano operativo. Il testo ne segue altri che hanno visto la luce in questi mesi passati. Dall’appello “ Change Europe “, che provava a raccogliere adesioni più a tutto campo, e dunque anche in altri settori verdi e di sinistre radicali. Ad appelli franco – tedeschi, legati all’ambito socialista e verde, prefiguranti cioè una qualche ipotesi di governo di centro sinistra per quei due Paesi e una qualche possibile relazione tra le loro possibili politiche future. Partiamo però dall’ultimo, che è tutto in casa socialista. “ Per una alternativa socialista europea “ può essere letto in tre parti. Una critica molto forte e radicale alle politiche di austerità, la cui responsabilità viene consegnata sostanzialmente alle destre. Una autocritica, ma anche una critica, sugli errori socialisti e in particolare sulla cosiddetta terza via.
La proposizione di indicazioni alternative programmatiche, spesso per altro note, ma interessanti, dagli eurobond in giù, per una diversa idea d’Europa. Quello che però colpisce dell’appello è che manca il qui e oggi nella sua dimensione concreta e nella valutazione della sua portata. Mi spiego. La domanda: “ come mai stanno passando provvedimenti di enorme portata che rendono strutturale la politica di austerità e modificano radicalmente di segno la natura della democrazia europea “ – fatica ad essere formulata e a trovare risposte. Eppure è una domanda ineludibile per chi critica a fondo l’austerità, si autocritica per il passato, prospetta un futuro diverso e intanto non riesce a fermare ciò che accade. Anzi, di più, in buona parte vi contribuisce ancora. Se vediamo all’insieme delle misure prese dalla governance europea, da Europlus, al Six pack, al Fiscal Compact, alle modifiche dettate per inserire nelle Costituzioni nazionali l’obbligo al pareggio di bilancio, al nuovo Two pack sulle regole per l’uso del “ salva stati “, è difficile ritrovare in atto una vera opposizione socialista. Distingui verbali, anche forti, nel Parlamento europeo, ma poi via via più flebili nella articolazione concreta delle posizioni sui provvedimenti attuativi. Una internità a queste scelte operata da Zapatero in punto mortis del suo governo,con il pareggio di bilancio inserito in Costituzione. Via libera dai governi di grande intesa in Grecia e Italia. Si fa ora molto affidamento ai possibili cambi di governo in Francia e in Germania. Ma è davvero così? In Francia Hollande ha realmente preso una posizione critica sul Trattato ma essa è però circoscritta ad una sua rinegoziazione, la cui natura è assai poco chiara. Intanto i socialisti francesi si astengono, e c’era anche un imput a votare a favore, all’Assemblea Nazionale sul cosiddetto salva stati. La situazione francese poi è diversa da quella cui si era pensato con i documenti socialisti e verdi di qualche mese va. La lotta contro Sarkozy è molto dura; c’è una variante populista che incombe.
Non a caso riemerge la classica union de gauche, con i comunisti che ritrovano slancio nella candidatura a presidente della repubblica dell’ex socialista Melanchon, capace di toni di sinistra che incontrano umori nazionali e popolari. In Germania poi la situazione va vista per quello che è e non per ciò che si vorrebbe. Partiamo dai sondaggi elettorali che danno la CDU al 38 % abbastanza stabilmente, l’SPD al 26 %, i grunen alti, al 14%, ma assai meno del dopo Fukushima, la Linke al 9%, i liberali sotto lo sbarramento e i Pirati , vera novità della politica tedesca e non solo, invece stabilmente ben sopra. E il gradimento per la Merkel sta al 65%! Difficile pensare che vi siano le condizioni per una alternativa di centro sinistra che per giunta negli intenti di socialdemocratici e verdi dovrebbe escludere Linke e Pirati. A Berlino per il governo del Land è tornata la coalizione CDU-SPD. Il nuovo presidente della repubblica dovrebbe essere votato dagli stessi due partiti più liberali e verdi e, francamente, non è una figura particolarmente progressista. Soprattutto tutta la politica concreta, il rapporto con l’opinione pubblica non vede un grande contrasto rispetto alla vulgata dominante che la crisi è colpa dei “ fannulloni “ siano essi Greci o altri. Difficile trovare una vera volontà di cambiare quel patto corporativo tedesco che alimenta esportazioni invasive e di fatto distrugge l’idea stessa della armonizzazione della UE, risultando una delle vera cause della crisi. Per chi pensa che sarà il cambio di governo in Francia e in Germania a permettere un cambio più generale, queste considerazioni dovrebbero invitare a qualche riflessione in più.
Anche perché le misure di governance prese sono difficilmente riconducibili ad una parentesi. Si è stabilizzata una forma di gestione che non è solo intergovernativa ma è fatta di un intergovernativismo separato da ogni relazione parlamentare, interconnesso con le strutture di governance della finanza, e che rende tendenzialmente irrevocabili le scelte fatte. Ciò che accade per la Grecia, l’imposizione di scelte, la richiesta a tutti i soggetti greci di dichiararle permanenti, la creazione di canali di gestione dei fondi e delle scelte fuori del controllo delle istituzioni greche, non è solo per la Grecia ma vale per tutti. Nel Two pack, ora in approvazione, si prevede che le finanziarie vengano riviste dalla governance prima dell’approvazione parlamentare. Tutte funzioni per altro fuori dal metodo comunitario e dentro il nuovo metodo postdemocratico. Che in ballo ci sia la fine del modello sociale europeo del resto lo scrive chiaramente, e sul Wall Street Journal, Mario Draghi. Il punto è che le borghesie europee sembrano aver raggiunto un loro punto di compromesso, intorno alla leadership tedesca, e subordinato al capitale finanziario. Naturalmente sono aperti punti non da poco. Si pensi alla lettera dei 12 per la crescita, ispirata dal duo Cameron- Monti, tutta filo liberalizzazioni, con cui per altro Monti si autonomizza dal mandato più mercantilista iscritto nel testo della risoluzione unitaria con cui la maggioranza in Italia aveva sdoganato la politica europea. Probabilmente vi sarà una diversa impostazione franco- tedesca ma resta il fatto che il gioco è tutto nel campo borghese. Perché si è costruita una politica borghese nella crisi europea e nel rapporto con la globalizzazione e una capacità di unità dei soggetti che questa borghesia vuole rappresentare.
Niente di tutto ciò si vede a sinistra, dove la riunificazioni dei rappresentati, a partire dai soggetti del lavoro, non è neanche tematizzata. Ancora una volta si pensa di potersi affidare a soluzioni governiste senza porsi il tema del rovesciamento dei rapporti di forza reali. Lo stesso errore dei tempi in cui si pensò di governare la globalizzazione, senza comprenderne la natura. Ora il rischio è peggiore perché nella crisi la partita aperta è la scomparsa tout court del modello sociale e democratico europeo. Per altro le potenzialità di soluzioni governiste appaiono anche ridotte e probabilmente più circoscritte a compartecipazioni a grandi coalizioni. Questo naturalmente non significa per me l’espunsione del tema governo dall’orizzonte della sinistra, ma la sua ricollocazione nell’ambito in cui storicamente è stato appunto a sinistra e cioè in quello di una costruzione di un nuovo rapporto di forza sociale, della ricerca di una egemonia che in questo caso è necessariamente a livello europeo. Per altro è il tema posto dai movimenti, che sono tornati a manifestarsi ad esempio in Spagna, dove qualcuno li aveva accusati di “ non morire per Zapatero “, che sembrano essere più avanti della politica.
Poche righe, perché richiederebbe un altro articolo, sulle altre sinistre. Solo per dire che sarà interessante vedere cosa accade loro in questa crisi, a partire dal voto in Grecia, se lo lasceranno fare, dove sono accreditate addirittura del 40%. Ma sapranno unirsi ? Sapranno darsi una politica efficace, capace di parlare anche alla discussione aperta nel campo socialista? Tutte domande che cercano risposte all’altezza.
Alfonso Gianni – Paneacqua.info
Autore: ISPO
Committente/Acquirente: Corriere della Sera
Data: Realizzato tra il 22-23 Febbraio
CENTRODESTRA: 31,4% (-3,0%)
- POPOLO DELLA LIBERTÀ: 20,7% (-3,5%)
- LEGA NORD: 9,0% (+0,5%)
- LA DESTRA: 1,7% (0,0%)
TERZO POLO PER L’ITALIA: 13,7% (+1,9%)
- UNIONE DI CENTRO: 8,2% (+0,8%)
- FUTURO E LIBERTÀ PER L’ITALIA: 4,5% (+0,8%)
- MOVIMENTO PER L’AUTONOMIA + ALLEANZA PER L’ITALIA: 1,0% (+0,3%)
CENTROSINISTRA: 47,1% (-0,2%)
- PARTITO DEMOCRATICO: 26,5 (-1,8%)
- ITALIA DEI VALORI: 8,1% (+0,6%)
- SINISTRA ECOLOGIA E LIBERTÀ: 7,4% (+1,4%)
- FEDERAZIONE DELLA SINISTRA: 2,0 (-0,4%)
- PARTITO SOCIALISTA ITALIANO: 0,9% (-0,2%)
- LISTA PANNELLA-BONINO : 0,8% (-0,2%)
- VERDI: 1,4% (+0,4%)
MOVIMENTO CINQUE STELLE: 4,3% (+0,7%)
ALTRI: 3,5% (+0,6%)
FIDUCIA GOVERNO MONTI: 52% (-9%)
Per onesta’ devo riportare il risultato dell’ultimo sondaggio Ipso.
Partiamo dal penultimo che dava la Fed in crescita dal 1,8% al 2,4%.Una robusta crescita che fece commentare in modo positivo anche Ferrero su FB,anche perche’ contemporaneamente Sel scendeva dal 6,7% al 6%.
Bene anzi male,oggi l’Ispo diffonde le ultime intenzioni di voto.
La Fed arretra dal 2,4% al 2% e Sel cresce dal 6% al 7,4%.
Ora so’ che tutti diranno “sono sondaggi falsi e ecc.”
Pero’ qualcuno dovrebbe spiegarmi perche’ prima ci danno su risultati verosimili e diciamo “bene avanti cosi’” poi vanno male e diciamo “nono sono falsi”
Vorrei far notare anche i sondaggi di Swg,che a dicemmbre ci dava al 3,5%,e tutti a dire “e’ vero!secondo siamo a quel risultato!”,a gennaio scendiamo al 3% e l’ultimo ci da’ al 2%.
Io credo che una riflessione onesta sulla Fed la dovremo fare.
Io penso se siamo un partito “chiuso”,cioe’ non abbiamo la possibilita’(data la nostra NON offerta,nel senso che non siamo ne’ carne ne’ pesce)di attrarre voti in uscita dagli altri partiti.
Chi esce dall’Idv guarda al Pd,Sel o M5S,chi esce dal Pd guarda a Sel,chi esce da Sel guarda al Pd,chi esce da Idv guarda a Grillo.
Insomma noi siamo davvero chiusi in un recinto.
Scusa Grassi ma perché queste cose non le hai dette a Chianciano invece di far vincere il congresso al minoritario Ferrero e di far spaccare il partito?
Difficile fase e discussioni aspre.Nessuno mette ,almeno io,in discussione il bisogno e la necessità del comunismo,anche delle sue declinazioni più recenti,l’altermondismo,l’indignazione per esempio,come sempre per esempio tutto ciò che muove una critica radicale a questo sistema di sviluppo e al capitalismo finanziario.Se osservo le possenti spinte che da 20 anni attraversano l’italia,dal mondo del lavoro a quello del sapere,dei movimenti per la pace alle vertenze locali e ambientali,pare che nulla venga “capitalizzato” da questa forza e questa massa,che parlano a sinistra ben oltre noi.Allora la critica non è al comunismo,ma a quei partiti convinti di essere i depositari dei comunismi,accecati e chiusi dentro logiche incomprensibili a chi dovrebbe trovare rappresentanza e rappresentatività dentro quei partiti.Sarò forse estremo,ma la fds è diventata oramai una struttura ad uso dei suoi dirigenti e militanti.Capisco tutta la volontà dei singoli,e il loro impegno,ma per dirsi comunisti non basta solo enunciarlo ma esserlo nella pratica e nella sostanza ogni istante.Se il nostro modo di essere comunisti non intercetta più passioni e militanza,se ogni momento assembleare diventa una stanca e noiosa liturgia, e se ,anche se marginale,il nostro percento istituzionale diventa sempre più risicato,se sembra essere sempre in guerra tra virgole e emandamenti,forse,ma non ne sono sicuro,qualcosa non è proprio funzionale alla causa del comunismo.Cìentrano poco le identità e c’entra molto la sufficienza.Questo è,una teoria e una prassi non più funzionali al periodo e al momento.
Che domanda, chi è il PD! La risposta è: entrambi. Il problema è quello. Fino a quando da una parte un partito è un comitato eletorale e dal’altra un partito è un’impronta digitale, avremo sempre un PD con cose che piacciono e altre no e una sinistra radicale che, indipendentemente da quello che sostine, anche giusto, si guarda allo specchio. L’analisi di alcuni anni fa sulle due sinistre era un’analisi obiettiva. Soltanto che non bisognava sostenerla quale elemento positivo o propulsivo, quanto invece per quello che è, cioè fattore di ipocrisie e politicismo elettorale che rinuncia a parlare ai soggetti, alla società ma ad elettori (il PD) e a minoritari beati (il PRC). Da qui l’esigenza di salvare poco e buttare le carte per aria. Chi non se ne accorge avrà un gemma che vive del veltroni e viceversa, nelle rispettive proporzioni numeriche che consentano alla maggioranza del paese di non predisporsi al cambiamento, concreto e reale e non elettorale o enciclopedico (PD/PRC). Che ne pensi compagno Nocera?
Francamente l’unica cosa da pensare è che devi riordinare le idee.
Il Pd sono entrambi, siamo daccordo,però ci sono alcuni fattori che dovrebbero far riflettere, ad esempio il fatto che a fronte di un consenso maggiore all’interno del pd per fassina si riscontra un esposizione mediatica esterna più favorevole a veltroni. sto parlando di linea, di base elettorale, di iscritti e simpatizzanti e non di leader, e allora credo che debba interessare entrare in questa contraddizione. proprio perchè condivido l’analisi che fai sulle due sinistre, e cioè non un elemento su cui costruire un recinto ma un dato oggettivo,non condivido nè la sottovalutazione delle differenti posizioni nel pd nè il concetto finale di buttare le carte per aria.
Boh, non so, sempre più stucchevole questo dibattito (e questo blog).L’ultimo congresso del Partito, svoltosi appena alcune settimane fa, si è ritrovato unito, in tutte le sue componenti e mozioni (pur molto distanti tra loro su molti aspetti), sulla necessità della permanenza in Italia di un soggetto comunista rifondato (e rifondativo).Punto. I compagni che non condividono tale esito( e dico compagni, e non troll e cretinetti vari che si aggirano su questo blog)sono ovviamente liberi di percorrere tutte le strade che ritengono migliori, ma l’esito democratico dell’ottavo congresso di Rifondazione non cambia. Il compagno Nocera e gli altri come lui, potrebbero, forse più proficuamente, provare a verificare le proprie legittime e interessanti tesi all’interno di altri contenitori (Sel, partito del lavoro, etc.)o aree contigue. L’importante è costruire tutti insieme la più efficace opposizione di sinistra al governo Monti e alle sue politiche iper liberiste.
Giuseppe ha centrato il bersaglio…”preciso, come disse quel contadino quando vide entrare un treno dritto dritto in una galleria…”
Una ompagna mi pare sintetizzi tutto con la domanda: vogliamo avere ragione oltre e fuori dal nostro 2%?
Questa scelta divide, anche nella storia, i comunisti da altro….Grassi, rifletti!
Certamente, ha ragione Ale. Grassi deve riflettere sulle sconfitte del suo partito. Ma non sarebbe il caso che lo facesse, analizzando il percorso del suo partito, tutto intriso di “nuovismi” (dalle suggestioni negriane del primo 2000 all’influenza di teorie bislacche derivate da cattivi maestri come Fagioli, tanto per citare le escogitazioni dell’ultimo decennio) e richiami alla fuoruscita dall’esperienza che non ha impedito ad altri partiti comunisti, subissati di critiche e sarcasmi da molti in questo blog, di radicarsi tra i lavoratori e il popolo di altri paesi?
Certo occorre riflettere sullo stato attuale di Rifondazione. Ma, cari compagni del PRC, per favore guardate dentro voi stessi e le scelte che avete operato in questi anni. La colpa degli insuccessi del vostro partito è solo vostra, non di formule politiche e organizzative che avete sempre evitato come la peste e additato al pubblico ludibrio, come continua ad avvenire in questa sede. La sconfitta del PRC è solo colpa del PRC, non del KKE o di altri che hanno scelto la strada (vincente se la paragoniamo appunto all’esperienza del PRC) della rivendicazione della loro identità e diversità di comunisti e che non hanno pensato di fare quello che qui viene suggerito, in nome dell’uscita dall’isolamento: adattarsi allo stato di cose esistenti. Perchè di questo si tratta. Niente di più.
Sono favorevole alla proposta di Tronti.
Sciogliamo il Prc e facciamo una unica sinistra popolare contro il liberismo.
Una sinistra che non sia identitaria,so’ che una parte del Prc e del Pdci non dovrebbero ragionare sul fatto che non riescono a fare un unico partito comunista.
E allora facciamo con Sel e chi sta’ un unico Partito di Sinistra.
Ma é una fissa, eh.
Perché non vi sciogliete voi e andate a quel paese insieme a Sel?
alla “sinistra popolare” ci ha già pensato il neo-ellenistico Rizzo
La nozione di internazionalismo nella storia del PCI 25 Febbraio
Intervento di Fosco Giannini – segreteria nazionale PdCI al Seminario di Fermo sulla storia del PCI del 28 gennaio 2012
http://www.marx21.it/comunisti-oggi/in-italia/1107-la-nozione-di-internazionalismo-nella-storia-del-pci.html
Una considerazione rivolta a tutti.
In questo come su altri blog i compagni e i simpatizzanti si azzuffano mi pare in sostanza e quasi sempre sulla difesa di una identità. Accuse fondate, altre meno, altre personali…cmq tutte argomentazioni che in sostanza sposano o difendono una linea identitaria.
Penso che questo, seppur importante, sia figlio della nostra pochezza di argomentazioni e progetto di società.
Le argomentazioni sono quasi sempre o dentro le modalità tattiche elettorali o dentro il recupero di orgogli identitari, anche storici al limite della nostalgia o del rimpianto. Il progetto di società (non rendendo merito proprio al COMUNISMO) con faciloneria lo leghiamo ad un momento che non c’è di rivoluzione proletaria imminente che non c’è in quanto cosa talmente seria e importante che non la si fa nè la si svilisce da una tastiera del computer o da qualche seminario autoreferenziale.
Ha ragione Rossanda. Non sarà che il dirci facilmnte comunisti è la comoda soluzione alle nostre incapacità? Ha ragione Nocera quando dice che “resta però il dato che senza le grandi e articolate fasce di cittadini che sono in grado di coinvolgere i grandi partiti della sinistra europea ( e senza beninteso grandi movimenti di conflitto e di partecipazione democratica, senza i quali non ci sarebbe stata e non ci sarebbe l’emancipazione della sinistra europea dalla ventennale soggezione al liberismo ) difficilmente l’Europa potrà assolvere a quel ruolo”.
Cioè che è la capacità non tanto di essere quanto di parlare alle masse che differenzia un partito da un gruppo di opinione.
Ritengo quindi che molti dei comunisti a kili di slogan e di inchiostro fanno un torto proprio al comunismo e alla prospettiva. Non si tratta di invitare a procedere per gradi, si tratta di scegliere o meno di avanzare la lotta per l’egemonia culturale e non di provare a “convertire” qualcuno.
Dispiace ma davvero il comunismo si manifesta al suo ultimo stadio, quello finale? Ma davvero si pensa che il tanto bisogno di comunismo naturale che si sprigiona quotidianamente in domanda di beni comuni, posti di lavoro, pari opportunità , ambiente, cultura debba aderire al comunismo STATO per essere riconosciuto?
Come non vedere che il PRC avanzò anche per la capacità, a partire dai livelli locali, di introdurre buone pratiche amministrative e soprattutto di essere chiaro sulla proposta, realistica delle 35 ore, del salario sociale, del garantismo, ..ed anche del socialismo interpretato da bertinotti che nella prima fase era apprezzato per la capacità di rivolgersi a tutti, insinuare il dubbio ecc.. confrontarsi.
Ditemi voi di cosa parlate quando vi rinfacciate verità individuali, quando la permalosità identitaria diviene la bussola di ognuno. Eh, no…non ci siamo, inutile pretendere di aver ragione dentro il chiarissimo default del 2,5%. Ciao
centrato..compagno…centrato. Che dire di più,sic!
Non per deriva eletttoralistica ma per corrispondenza con la sfida da poter lanciare, Libertini non a caso dichiarò, in occasione della prima tornata elettorale a cui pertecipò il PRC dopo la nascita, che sotto al 4/5% la prima volta era il presupposto per spronarci a provare e che successivamente un aprtito che si definisce comunista non è tale (e sbaglia la linea politica)se sta sotto il 8/10%. Non è una rozza semplificazione è un invito a porci il problema, anche per verificare se questo elettorato c’è e siamo addirittura noi, con la nostra organizzazione, i nostri distinguo, le nostre supponenze i respingenti. Ciao, i prossimi 10/12 mesi saranno decisivi per chiarire e risolvere tante cose.
Viene da chiedersi come mai tutti questi liquidatori dell’idea stessa di comunismo, questi affossatori delle ragioni della presenza e dell’identità comunista continuino a tempestare questa sede di confronto. Convinti come sono delle loro inossidabili certezze sulla necessità della resa definitiva all’eternità del sistema in cui vivono (e forse si trovano a loro agio), perchè non dirottano da altre parti i loro dotti commenti, che peraltro ricalcano, correggendoli unicamente nella forma ma non nella sostanza, un senso comune conculcato dall’intero apparato mediatico e dalla macchina propandistica che opera per la vittoria definitiva della barbarie capitalista?
Se sono così convinti dell’assoluta inconsistenza di una proposta comunista nella nostra epoca, perchè continuano a sparare sulla croce rossa? Vadano a disquisire da altre parti. Non hanno che l’imbarazzo della scelta. Dalla loro parte c’è almento il 99% degli strumenti di comunicazione in circolazione. Lì potrebbero trovare buona compagnia.
Sante,anzi santissime parole, caro Anonimo!
caro anonimo legittima la tua diversa posizione. Soltanto che essendo comunista, dal mio punto di vista, ritengo che chi bistratta il comunismo con la scelta di pratiche minoritarie e a colpi di slogan faccia male al comunismo. Tutto qui. Non andiamo da nessuna parte, difendiamo il nostro essere comunisti che ricorda caro sprovveduto trova la sua ragione d’essere nel consenso. Poi ognuno è comunista, pare, a modo suo..di certo un comunista combatte ogni idea di minoritarismo e di “impedimento”. Io mi sento comunista, tu anonimo ti senti comunista…io per quanto affermi ti combatto. Poi vuoi le analisi del sangue? Nessuno ti certificherà che turarsi le orecchie dagli appelli (comunisti) al cambio di società ti rende puro e infallibile. E che diamine, ora gemma, ora masella, ora quelacun altro….e che stiamo ai profeti indiscutibili. Lecvatevi di torno, leviamoci di torno e organizziamo assemblee soprattutto per non tesserati..proviamo a fare lì egemonia e poi con la sinistra moderata…pèroviamo lì…NOCERA, questo il succo…vogliamo avere ragione oltre il nostro 2%?
Mi preme innazitutto ringraziare quei compagni che si soffermano con attenzione ( anche se con opinioni tra loro perfino opposte ) sull’argomentazione politica che da un pò vado esponendo. E ringrazio anche Claudio che consente col suo Blog ( gestito con stile e con grande apertura ) che questo confronto si possa sviluppare. D’altra parte non mi pare di essere il solo a sostenere certe tesi, non lo sottolineo per dire che siamo in tanti ma solo per evitare di personalizzare troppo e anche per evitare di caricare questa discussione di compiti operativi ai quali non può ( e neanche sarebbe corretto in questa sede ) assolvere. La vivacità della discussione testimonia però che i nodi sollevati sono reali ( almeno quelli ) e che questo livello di questioni suscita interesse tra i compagni, fosse anche solo per argomentare un disaccordo. Semmai vi sarebbe da chiedersi perchè non se ne sia discusso nella recente tornata congressuale, che è invece scivolata via in maniera abbastanza inefficace.Non è che gli interrogativi posti da alcuni compagni (come ad esempio Gemma ) mi trovino indifferente, su alcuni punti li trovo pertinenti ma siamo, mi sembra, ancora, pur rispettosamente ( e ,lo ammetto, non è poco ) sul terreno della propaganda. Avrei interesse, invece, ad un confronto più sentito. A Tenti, infine, vorrei dire che è proprio la condizione così difficile del Mondo, di cui lui parla, che rende necessario che l’Europa non solo non veda scomparire definitivamente il suo modello sociale storico ma che diventi, anzi, il luogo da cui si sprigioni un potente flusso regolatore delle oligarchie economiche e finanziarie oggi sovranamente dominanti.So bene delle contraddizioni e dei limiti delle forze del socialismo europeo ( cosi come quelli del Pd in Italia ), e non escludo affatto che aree e gruppi politici più alternativi possano svolgere un ruolo positivo. Resta però il dato che senza le grandi e articolate fasce di cittadini che sono in grado di coinvolgere i grandi partiti della sinistra europea ( e senza beninteso grandi movimenti di conflitto e di partecipazione democratica, senza i quali non ci sarebbe stata e non ci sarebbe l’emancipazione della sinistra europea dalla ventennale soggezione al liberismo ) difficilmente l’Europa potrà assolvere a quel ruolo. Non vedo in questa consapevolezza alcun moderatismo, Caro Tenti, piuttosto la necessità di fare una battaglia vera ( senza raccontarci favole ) e, insieme, la possibilità di dare un senso allo stesso nostro essere comunisti. Come si legge nell’articolo di Tronti che domani pubblicherà il Manifesto “il comunismo è per dopodomani oggi serve un soggetto politico unico, di popolo e di cultura contro il liberismo”.
Caro Vito, ti ringrazio per l’interlocuzione e ti dico che sei stato veramente chiaro…ed hai spiegato molto bene ciò che intendi: ho ben capito, ma non condivido assolutamente la tua strategia, la quale – purtroppo – non si può neanche più interpretare come tattica, perchè di vera e propria strategia si tratta. Purtroppo (o per fortuna, secondo i punti di vista) io non ce la farei proprio – personalmente, nei confronti di me stesso – a sopportare ulteriori torsioni socialdemocratiche, e – ripeto – non potendo avanzare altri compromessi con la mia persona, non potrei essere della partita…
Con affetto, anche se non ti conosco personalmente!
Fausto
Ringrazio il compagno Nocera per i toni garbati e interlocutori con cui ha inteso rispondere alle mie critiche. Che rimangono, tuttavia, immutate.
Questa è la prova che si può discutere (e polemizzare) tra compagni, partendo da posizioni anche difficilmente conciliabili, senza per questo scadere nell’insulto e nell’intolleranza di alcuni commenti che compaiono frequentemente in questa sede di confronto.
gemma…gemma…mio dio dove ci siamo ridotti…gemma….gemma chi lo avrebbe mai pronosticato che un giorno questo torinese dall’aria tardo sovietica….diventasse un opinionista di un blog e chat varie (lo trovi in due tre posti, qua e la).
Grassi ma proprio questa fine ci dovevi propinare…non si poteva morire con più dignità?
…attento che gemma ti riposnderà dicendoti che lui crede nel comunismo come previsto alla pag….. di quel tale scritto….del e che sei un traditore delle masse…che invece con lui ritrovano riscatto e soddisfazione. Davvero…gaurad un pò se per non liquidarci occorreva ritornare ai peggiuori armamentari extraparlamentari degli anni 70…Mah..contenti voi..contenti tutti quelli che amano su questo e altri blog..trovare il modo di passare qualche piacevole minuto tipo bar sport..ciao e buon divertimento
Perchè rispondervi anonimi Sandro e Val (mi verrebbe da dire Sandro Valentini. Ma non lo credo perchè ho troppo rispetto per la sua arguzia che è capace di ben altre prestazioni)? Vi commentate da soli. Perchè farvi la chiosa?
Caro compagno gemma avuto mai il dubbio che proprio le classi che intendiamo riscattare non condividono la nostra arguta e profonda visione del percorso del loro riscatto?
E allora che ci stiamo a fare?
Fosse per questo i sondaggi dicono che Monti godrebbe della maggioranza dei consensi. A questo punto, prendiamone atto e diamogli ragione.
Ho letto, come ci esortava a fare un anonimo compagno, l’intervista di De Magistris all’Unità. Devo dire che non vedo la sorpresa. Ma, forse, sottovaluto il fatto di essere tra quelli ( pochi in verità ) che già dall’inizio non si aspettavano che questo. Dovremmo convincerci, penso, che la crisi della tradizione culturale comunista classica ( anche nelle forme specifiche che aveva assunto in Italia ) ha ormai prodotto a sinistra un vuoto che è stato politicamente riempito da una deriva giustizialista e moralista. De Magistris non ha avuto altro progetto che fiutare questa deriva per intercettare un consenso. Più che un blocco sociale una base di opinione. Una operazione certo molto acuta ma del tutto priva di un respiro strategico, fondata su una cultura politica approssimativa e fragile che, perfino, lambisce tratti di un moderno pensiero filosoficamente ” reazionario ” di tipo decostruttivista e pauperista Può piacere o non piacere, e a me non piace, ma questo è. E questo era anche sette mesi fa.Il rischio è quello di una doppia deriva che veda da un lato queste tendenze dall’altro il veltronismo che cavalca Monti. Per questo continuo a ritenere che per sfuggire a questa morsa la strada resti quella di un socialismo europeo affrancato dalla ventennale soggezione al liberismo .In questa ricerca per fortuna si stanno cimentando (in Italia e in Europa ), grazie anche alla spinta di significativi movimenti, aree politiche importanti. Prima che sia troppo tardi, e anche per dare una dignità politica collettiva alla fine della nostra esperienza ( che si sta, invece, esaurendo giorno dopo giorno nella maniera più misera e frammentata ) è in questo crocevia politico e culturale ( insomma Marx e Keines per quanto aggiornati ) che dobbiamo collocare collettivamente ciò che restra della nostra impresa.
Vito Nocera
….Mi permetto solo di aggiungere che l’area del ” socialismo europeo ” cui mi riferisco ( e che tu bene identifichi in riferimento a Francia e Germania ) in Italia, e per fortuna, non non riguarda solo Vendola ma anche tanta parte del Pd. In ogni caso, è così, occorre muoversi. E’ vero, io spero che Claudio e i compagni di Essere Comunisti,che credo siano i più sensibili a questa tesi, ( oltre che l’area di quadri più consapevole ormai nel partito )si convincano che è questa la strada per dare una qualche prospettiva politica a tutto l’impegno che abbiamo profuso in questi anni e anche per conservare aperto un varco serio ( e dialettico ) alla nostra stessa idealità comunista.In ogni caso, come ho già scritto su questo blog qualche settimana fa, occorrerà che chi se la sente organizzi qualche cosa. A presto.
Vito Nocera
E’ perlomeno singolare che Nocera confonda i dibattiti della sinistra napoletana con quanto succede su un piano mondiale. E’ sorprendente l’assenza di qualsiasi riferimento a un confronto che vada oltre le chiacchiere, infarcite di politicismo, che hanno caratterizzato un ceto politico come quello della sinistra antagonista in Italia, responsabile in prima persona degli esiti non certo lusinghieri di detta sinistra(a proposito, a quando un’autocritica seria?) Ed è singolare che a vent’anni dalla Bolognina si continui a prestare cotanta fiducia in ricette riformiste che, alla luce degli sviluppi più recenti, hanno fatto piazza pulita delle illusioni che, all’epoca, potevano anche trarre qualche giustificazione dalla contingenza storica.
Con questo nessuno nega la necessità di un confronto a sinistra che individui le ragioni concrete dell’unità delle varie forze che si ispirano al movimento operaio. Ma perchè farlo in un minestrone indistinto, nel quale ai comunisti (come dimostrano anche le esperienze a cui si rifà Nocera) non resta che diluirsi?
Possibile che, ad esempio, Nocera non si renda conto che al successo di Izquierda Unida alle elezioni spagnole, ha concorso anche il recupero di un ruolo specifico del Partito Comunista di Spagna, che sembra rifuggire oggi dalle pulsioni “liquidazioniste” che ne avevano caratterizzato le posizioni passate? Possibile che Nocera continui a scambiare gli insuccessi del partito di cui è stato dirigente in tempi che richiederebbero autocritiche che vadano al fondo delle responsabilità, con le vicende dell’intero movimento comunista mondiale, descritto da lui come un cumulo di rimpianti nostalgici e fuori dal tempo? Si aggiorni per cortesia il compagno Nocera. Da un compagno colto e intelligente come lui ci sarebbe da aspettarsi una maggiore curiosità e sensibilità verso quanto, nel mov. rivoluzionario mondiale, smentisce clamorosamente le sue tesi.
“Crediamo nel comunismo, e nel ruolo vitale dei partiti comunisti quale strumento al servizio della classe operaia. Abbiamo vinto in questi anni importanti confronti interni con tentativi liquidazionisti”.
In questo modo i comunisti spagnoli concludono il loro intervento all’ultimo Incontro dei Partiti Comunisti di Atene. E’ evidente che parlano di qualcosa che ha molto a che fare con le proposte di Nocera.
http://www.marx21.it/comunisti-oggi/in-europa/885–i-comunisti-spagnoli-allincontro-di-atene.html
ah Gemma ma sta’ meravigliosa vitalita’ dei comunisti in europa ma dove la vedi?
In Spagna sono al 7%,lontani dal 10% che era il loro massimo storico,hanno beccato pochissimo dalla delusione degli elettori Psoe.
In Portogallo idem,nessun aumento nonostante il crollo sia del Ps che della sinistra radicale.
In Grecia il Kke certo e’ messo bene ma chi ha guadagnato di piu’ sono SD e Syrza.
MA che stai a di?!
Detto da uno che forse si leccherebbe le dita se in Italia le sue forze di riferimento ottenessero risultati come quelli che ha testè illustrato… C’è del paradossale.
In Spagna, il raffronto forse dovresti farlo con le elezioni precedenti e non con gli anni 70. E’ come se facessimo un raffronto tra i voti della Fds e quelli che prendeva il PCI in quegli anni.
Ma, si sa, la mancanza di rigore analitico è un altro segno dei tempi.
Quanto a Syriza, non capisco come tu possa dire che ha guadagnato di più. Alle ultime elezioni, ha ottenuto un terzo dei voti del KKE. E quanto ai sondaggi (che danno il KKE al 15%), staremo a vedere. Io i sondaggi sono abituato a farli a elezioni concluse.
Le forze “ibride” tipo Syriza (che è l’ex Sinapsysmos, o sbaglio?) mi sembra, anzi, che siano fallite nel loro progetto, che era quello di prendere il posto dei comunisti come riferimento per il popolo di sinistra.
E’ in corso una insurrezione popolare in Afghanistan contro gli occupanti neocolonialisti e imperialisti Usa e i loro alleati della Nato (compresa l’Italia). Anche se il motivo è la difesa del Corano insultato dai militari americani, è il segno di una enorme, ormai incontenibile insofferenza per l’arroganza imperialista che non rispetta neppure la religione dei popoli che aggredisce ! Il nostro paese partecipa a questa vergognosa occupazione. Vogliamo parlare ogni tanto di ciò ? Si può pensare di parlare di socialismo europeo, di comunismo, di alternativa, di elezioni, di Pd, di Sel, di Fds, di Prc, con polemiche (e anche con analisi) di bassissimo livello, tutte ultraprovinciali, eurocentriche se non addirittura ripiegate solo sull’Italia ? E non vedere che siamo pienamente immersi e complici della guerra permanente americana e occupanti da 11 anni di un paese straniero come l’Afghanistan, in violazione gravissima della nostra Costituzione ? Non vedendo come e con che velocità sta cambiando il mondo e che questo cambiamento ci sta travolgendo con la crisi e con la guerra ?
http://www.contropiano.org/it/esteri/item/7031-afghanistan-la-rivolta-repressa-nel-sangue
In alcune analisi, che invitano i compagni di “Esserere comunisti” a esserlo un po’ meno (permettetemi la battuta) sembra di essere rimasti fermi ai tempi in cui il PCI avviava il processo di liquidazione. Allora sembrava che per i partiti comunisti non ci fosse più futuro nel mondo. La reazione emotiva portava molti a queste conclusioni. Era il momento in cui, interi partiti comunisti dell’est e dell’ovest “cambiavano pelle”, trasformandosi come faceva il PCI in forze “socialdemocratiche”.
Oggi è in atto un processo di ricostruzione di un mov. comunista sul piano internazionale, partiti comunisti governano o partecipano a governi di parte consistente delle potenze emergenti, senza per questo rinunciare alla propria autonomia e identità, anzi rivendicandola con orgoglio e, anche in Europa, partiti comunisti, all’est come all’ovest, non solo si consolidano, ma crescono nei consensi e nell’influenza.
E’ possibile che non ci si accorga di tutto questo, riproponendo, senza quasi cambiare neppure le virgole, le stesse prospettive organizzative che caratterizzavano le relazioni di Achille Occhetto ai congressi che sancirono la liquidazione del PCI, comprese quelle che “garantivano” la possibilità dei comunisti di fare vivere le loro ragioni in una forza politica che guardava al “socialismo europeo”. Ve lo ricordate il simbolo del PCI alle radici della Quercia? Avete visto come è finita?
Siria: associazione per ‘diritti umani’ spaccia foto di bimbi uccisi da Israele per vittime siriane (video)
http://www.marx21.it/internazionale/pace-e-guerra/1103-siria-associazione-per-diritti-umani-spaccia-foto-di-bimbi-uccisi-da-israele-per-vittime-siriane.html
Qualcuno chiede a Grassi un commento su disastro e sulla situazione?
Uso una durezza – Grassi incarna il fallimento della sinistra. Lui è quella logica che nemmeno si preoccupa se dichiarare o meno il fallimento. La logica che si muove a suo agio dentro il fallimento. Il fallimento della nostra condizione è l’acqua in cui ama nuotare, è il presuppopsto della sua esistenza. Ora magari risponderà consigliando un vinile di qualche cantautore…è così, immodificabile. E’ un figlio del comunismo reale con tanti pregi e difetti. Se pensate che pur di avere in mano (?) il partito non ha avuto alcun timore di ridurlo all’osso. Lui è quello che viviamo, del tanto peggio tanto meglio, del racconto di una situazione immaginaria. E’ legato al suo armamentario, ad una disciplina ideale, a parole d’ordine, ad una costruita razionalità e lucidità. E’ così, il responsabile…quello che crede fortemente ad una uscita naturale dalla cris del partito, all’esplosione del consenso indipendentemente dagli errori di linea politica. E’ un cossuttiano, una brava e onesta persona…uno che ama talmente il partito da non ammetterne mai la sua agonia. Non risponderà, non lo vedrete mai fare la mossa del cavallo. E’ un lineare, viaggia su binari determinati, non si interroga….appunto non si interroga. E’ QUESTO CHE NON FA DI LUI UN GRAMSCIANO, E’ QUESTO IL SUO VERO LIMITE IN UN TEMPO DOVE C’E’ BISOGNO PIù CHE MAI DELL’APPROCCIO GRAMSCIANO PER L’ANALISI DEI NOSTRI GIORNI. FA NIENTE, BUON LAVORO A GRASSI E A TUTTI…SPERANDO NELLO SHOCK NECESSARIO E AD UN INASPETTATO E NECESSARIO INTERROGARSI, METTERE IN DISCUSSIONE, RIELABORARE.
lo shock forse lo avra’ dopo le elezioni amministrative, quando ci sara’ una nuova fuga di compagni dal Prc.
In estate useranno il Prc come zattera per approdare a nuovi lidi.
Da ultimi recenti notizie, risulta anche che Claudio Grassi sia risultato responsabile: dell’Olocausto, del massacro di Sabra e Chatila, del massacro di Srebrenica, si sta verificando la probabilità che sia stato coinvolto nel golpe fascista in Cile, accanto a Pinochet, era tra la polizia argentina responsabile dei desaparecidos. Collusioni con tutte le criminalità internazionali si ritengono probabili.
Perché allora preoccuparsi di altro?
Che pena certi commenti… che pochezza politica… che squallore…
Caro anonimo che ti nascondi dietro “Hannibal” ti rendi conto che il tuo e’ un modo mediocre di non rispondere a questioni serie?
caro andrea che ti firmi anche marco, fabio, ecc…
ti rendi conto che le critiche che fate a grassi sono un po spropositate?
Come mai il blog si anima quando di deve parlare male di Vendola e ora si tace di fronte ad un intervista di De Magistris che certifica l’ennesimo fallimento strategico e di prospettiva di Ferrero?
Insomma il buon mediocre Ferrero aveva puntato tutto su una delirante “costituente benecomunista” a guida De Magistris e con padre nobile il Prc.
Ora il sindaco cosa dice?
a)Lista civica a sostegno di una coalizione di centrosinistra che punta al governo con una presenza del Pd che e’ indispensabile
b)Una lista civica dove trovano pari dignita’ Indignados(che non esistono sia chiaro,e’ un modo per dire .. un po’ di generico “movimento”)e i Liberali.
c)Poi dopo se va bene la lista possiamo anche fare un partito,ma che sia “leggero”
Praticamente e’ il funerale della sinistra comunista,anticapitalista,alternativa e autonoma dal centrosinistra.
A questo aggiungete le dichiarazioni di Diliberto a la7 dove diceva chiaramente che il Pdci e’ disponibile ad un accordo di governo con Pd,Sel e Idv.
Perfetto 3 anni buttati!A fare solo blablabla .. che FALLIMENTO e’ il Prc di Ferrero!!!!
Prima di offendere così Ferrero, dovresti sciacquarti la bocca: non si insulta la coerenza dei compagni, vigliacco che non sei altro!
Caro Tenti,siccome sei un segr. prov. del Prc e non un semplice tesserato …
1)Coerenza? … e la tua?
Parli male del Pd sempre … e stai bello tranquillo nel Pd sia nei comuni sia in regione.
2)La coerenza di Ferrero? .. e dimmi cosa c’e’ di sbagliato nel dire che tutto quello che ha proposto Ferrero negli ultimi 3 anni si e’ rilevato totalmente sbagliato,zero capacita’ di analizzare le fasi!
a)HA vinto il congresso del 2008 a suon di slogan “Mai piu’ con il Pd” e blablabla …
Nelle regioni e nei comuni oltre che con il Pd ci alleiamo anche con l’Udc
b)E’ passato dal “Mi alleo con il diavolo(Udc) pur di batttere Berlusconi a “creiamo un polo di sinistra alternativo al Pd” … ma ti rendi conto?
c)Mai le primarie! .. poi le videolettere a Vendola per fare le primarie insieme .. ultima buffonata le primarie di Genova … una settimana prima delle primarie,Ferrero a Genova dice “Le primarie sono come una televendita di padelle” .. domenica quando ancora dovevano finire di scrutinare tutti i seggi ed era chiara la vittoria di Doria .. “Complimenti a Doria,vince la sinistra e …” che faccia di bronzo!
… devo continuare nella sequenza di fallimenti di Ferrero?
Ovviamente caro Tenti sforzati ogni tanto di rispondere nel MERITO delle cose che ho elencato.
Non buttarla in slogan … sei comunque un segr. prov. del Prc … e forse questo spiega tutto…
Allora, Dario ANONIMO (come al solito, la paura di qualificarsi impera) vediamo un pò se la capisci o meno:
1) COERENZA. A livello nazionale non è possibile ragionare col PD, il 99% delle questioni ci dividono. A livello locale – da noi – siccome ragioniamo con la nostra testa, a volte ci sono le condizioni programmatiche e di donne/uomini del PD con i quali riusciamo a parlare, altre volte no. Ne dico un pò: nel 2009 alle provinciali di Arezzo abbiamo interrotto la collaborazione per incomunicabilità su questioni che a noi storicamente stanno a cuore, e siamo andati da soli con comitati ambientalisti. Nel 2010 alle regionali toscane noi – ad Arezzo – non abbiamo condiviso la prosecuzione dell’alleanza col PD, per vari motivi, ma la maggioranza del CPR ha deciso per questa strada e noi – giustamente, perchè siamo una comunità politica e ci vogliamo anche bene e ci rispettiamo – abbiamo dato il nostro contributo al successo della FdS e quindi di Enrico Rossi, lealmente. Nel 2011 abbiamo – sempre democraticamente – deciso di proseguire la collaborazione con il PD di Arezzo – avendo trovato condivisione su temi a noi cari (mentre a Montevarchi e Sansepolcro, 2 grandi comuni della ns. provincia, abbiamo sostenuto coalizioni alternative sia al PD che -ovviamente – al PDL);
2) FERRERO. Ho condiviso quello che è stato fatto…e secondo me non ha sbagliato: non è che per recuperare – per esempio – il vecchio elettorato comunista che ha preferito ormai la Lega Nord, devo cominciare a rincorrerlo dicendo loro che siamo diventati razzisti…non so se hai capito il senso…o devo fare altri esempi?. Sulle alleanze locali, dovete – tutte e tutti – smetterla di andare a corrente alternata, riguardo all’autonomia delle federazioni e dei circoli: qualche volta date la colpa a Paolo se facciamo un’ammucchiata a Montemignaio (comune di 600 abitanti in provincia di Arezzo) qualche volta gli date la colpa se andiamo da soli ad Ortignano Raggiolo (comune di 500 abitanti sempre da noi…). Mettetevi d’accordo con voi stessi!
3) LE PRIMARIE. Non mi pare ci sia dubbi sul fatto che non ci piacciano particolarmente…o non ti risulta neanche questo? Non vedo – io – nulla di male a non essere d’accordo sulle primarie di Genova (anche per il suo rispetto verso i compagni del luogo) e poi fare i complimenti – comunque – a chi le ha vinte;
Ho risposto nel merito…secondo me, ovviamente!!!
E se tutto questo dovesse “spiegare” che sono segretario provinciale del prc, pazienza per te, perchè sono molto onorato ed orgoglioso di esserlo…).
Ciao ANONIMO Dario…
Dario è un gran pagliaccio e leccac..o.
Ho letto, come ci esortava a fare un anonimo compagno, l’intervista di De Magistris all’Unità. Devo dire che non vedo la sorpresa. Ma, forse, sottovaluto il fatto di essere tra quelli ( pochi in verità ) che già dall’inizio non si aspettavano che questo. Dovremmo convincerci, penso, che la crisi della tradizione culturale comunista classica ( anche nelle forme specifiche che aveva assunto in Italia ) ha ormai prodotto a sinistra un vuoto che è stato politicamente riempito da una deriva giustizialista e moralista. De Magistris non ha avuto altro progetto che fiutare questa deriva per intercettare un consenso. Più che un blocco sociale una base di opinione. Una operazione certo molto acuta ma del tutto priva di un respiro strategico, fondata su una cultura politica approssimativa e fragile che, perfino, lambisce tratti di un moderno pensiero filosoficamente ” reazionario ” di tipo decostruttivista e pauperista Può piacere o non piacere, e a me non piace, ma questo è. E questo era anche sette mesi fa.Il rischio è quello di una doppia deriva che veda da un lato queste tendenze dall’altro il veltronismo che cavalca Monti. Per questo continuo a ritenere che per sfuggire a questa morsa la strada resti quella di un socialismo europeo affrancato dalla ventennale soggezione al liberismo .In questa ricerca per fortuna si stanno cimentando (in Italia e in Europa ), grazie anche alla spinta di significativi movimenti, aree politiche importanti. Prima che sia troppo tardi, e anche per dare una dignità politica collettiva alla fine della nostra esperienza ( che si sta, invece, esaurendo giorno dopo giorno nella maniera più misera e frammentata ) è in questo crocevia politico e culturale ( insomma Marx e Keines per quanto aggiornati ) che dobbiamo collocare collettivamente ciò che restra della nostra impresa.
Caro Nocera che dire?
Complimenti!
E si’,davvero complimenti,sono totalmente concorde con quello che dici(ma soprattutto con quello che non dici ma fai capire)e allora siccome mi piace inteloquire provo a farti un paio di domande per capire e per stimolare un piccolo dibattito nel blog.
1)Che De Magistris non potesse essere il leader di una “Federazione dei Beni Comuni” era evidente,e’ stato piu’ grave(politicamente)avere creduto possibile una roba del genere o peggio(come io penso)e’ stato piu’ grave avere pensato che “giocare” un po’ con questa suggestione era un modo per prendere tempo e vedere un po’ come andavano a finire le cose(governo Monti,rapporto Pd-Sel,cercare di mettere in competizione le figure di Vendola e De Magistris e ecc.)perche’ non si avevano(hanno)idee concrete?
2)Dici ..
“La strada resti quella di un socialismo europeo … In questa ricerca per fortuna si stanno cimentando(in Italia e in Europa),grazie anche alla spinta di significativi movimenti, aree politiche importanti. Prima che sia troppo tardi, e anche per dare una dignità politica collettiva alla fine della nostra esperienza ( che si sta, invece, esaurendo giorno dopo giorno nella maniera più misera e frammentata ) è in questo crocevia politico e culturale ( insomma Marx e Keines per quanto aggiornati ) che dobbiamo collocare collettivamente ciò che restra della nostra impresa.”
Traduco in politicamente scorretto … con un po’ di mio pensiero … e’ giusto?
In Europa c’e’ traccia di un nuovo socialismo europero,che dopo vent’anni di sbornia liberista e Blairiana sta’ risalendo la china(da Milliband,a Hollande alla Spd)e’ l’ora di guardare li’,a quell’area.
In Italia lo sta’ facendo anche Vendola che ha capito che se riesce ad ancorare Sel a quell’area a di fronte a se’ .. praterie di consenso.
E noi?Il Prc(di Ferrero tengo a precisare)si sta’ esaurendo in modo misero e frammentato.
Ma siccome c’e’ ancora tanto Prc che non ha nulla a che spartire con “il Ferrerismo” non arrendiamoci a questa fine/deriva.
Uniamoci e costruiamo con chi gia’ lo sta’ tentando di fare … la “sezione italiana del PSE”.
… forse ho calcato un po’ la mano ma credo che sia questo il pensiero di Nocera.
3)Grassi non lo dira’ mai … ma secondo te cosa pensa lui della situazione attuale?
Il Prc di oggi e’ il Prc che sognava?Secondo me no!
… sia chiaro ora immagino che i vari Tenti,Masella e Enrico Scola ci riempiranno di gentili inviti …
“…. andatevene direttamente in Sel!!!”
Non fara’ nulla,confido in tanti compagni/e che saranno concordi!
Caro Ferdinando, ti ringrazio per l’attenzione e anche per la ” traduzione “. Mi sembra che tu abbia interpretato bene ciò che penso. Mi permetto solo di aggiungere che l’area del ” socialismo europeo ” cui mi riferisco ( e che tu bene identifichi in riferimento a Francia e Germania ) in Italia, e per fortuna, non non riguarda solo Vendola ma anche tanta parte del Pd. In ogni caso, è così, occorre muoversi. E’ vero, io spero che Claudio e i compagni di Essere Comunisti,che credo siano i più sensibili a questa tesi, ( oltre che l’area di quadri più consapevole ormai nel partito )si convincano che è questa la strada per dare una qualche prospettiva politica a tutto l’impegno che abbiamo profuso in questi anni e anche per conservare aperto un varco serio ( e dialettico ) alla nostra stessa idealità comunista.In ogni caso, come ho già scritto su questo blog qualche settimana fa, occorrerà che chi se la sente organizzi qualche cosa. A presto.
Caro Nocera … le tue parole mi riempiono di gioia!
Un ultima cosa … dobbiamo fare presto e lo dobbiamo fare uniti!
Dobbiamo evitare che i “quadri medi” scappino dal Prc e si rifugino in …(non voglio citare il partito per evitare polemiche)da soli … “uno a uno”,senza dare un peso specifico/politico a quella entrata.
Immagino che tu abbia contatti … e allora ci vuole una assemblea di “autoconvocati” per il socialismo europeo.
In effetti, sarebbe interessante conoscere il parere di Grassi su un eventuale “autoconvocata” dei “socialisti europei” in Italia. E viene francamente da chiedersi cosa abbia indotto qualcuno che oggi non riesce a guardare oltre gli orizzonti del “socialismo europeo” a non avere operato questa scelta già ai tempi della Bolognina. Perchè ha perso tanto tempo?
Una battuta: devo dire che, mentre capisco la reticenza di Nocera ad affrontare questioni scottanti come quelle dell’adesione del “socialismo europeo” alle guerre imperialiste, proprio non riesco a immaginarmi Grassi votare i crediti di guerra insieme ai socialisti europei, compreso il francese Melanchon, alla testa del Front de Gauche (che pure dovrebbe rappresentare la “sinistra” di questa famiglia del socialismo europeo”).
Io non faccio nessun invito, ci mancherebbe…dico solo che se la soluzione prospettata da tutti voi (Nocera, ecc. ecc. ecc.) per una (blanda) prosecuzione dell’esperienza del nostro partito è quella che (più o meno chiaramente) avete pensato (PSE quale modello ? ma…bo…) io non sarò della partita: non sono più nelle condizioni psico-fisiche (non esagero) per arrivare ad ulteriori compromessi…con me stesso! Tutto qui. Naturalmente cercherò di impedire – finché avrò fiato in corpo – questa che per me sarebbe un’ulteriore deriva moderata…ma se “perdo” proseguirò la mia passione politica in qualche altro modo/forma/maniera!
Io non faccio nessun invito, ci mancherebbe…dico solo che se la soluzione prospettata da tutti voi (Nocera, ecc. ecc. ecc.) per una (blanda) prosecuzione dell’esperienza del nostro partito è quella che (più o meno chiaramente) avete pensato (PSE quale modello ? ma…bo…) io non sarò della partita: non sono più nelle condizioni psico-fisiche (non esagero) per arrivare ad ulteriori compromessi…con me stesso! Tutto qui. Naturalmente cercherò di impedire – finché avrò fiato in corpo – questa che per me sarebbe un’ulteriore deriva moderata…ma se “perdo” proseguirò la mia passione politica in qualche altro modo/forma/maniera!
“…anche per dare una dignità politica collettiva alla fine della nostra esperienza…”.
Caro Vito, un de profundis al quale non assisterei…mai…avendo già mediato abbastanza con me stesso: è chiaro che vi augurerei buona fortuna…anche SE NON RIESCO – LO DICO SUL SERIO, VERAMENTE, NON SCHERZO – A CAPIRE COME MAI, CON LA SITUAZIONE PLANETARIA/ITALIANA CHE PEGGIORA SEMPRE PIU’ E CHE CI DICE, ANZI CI URLA, CHE ABBIAMO RAGIONE DI ESISTERE…NOI ARRETRIAMO NEL MODERATISMO ED AUSPICHIAMO DI SOPRAVVIVERE COME OSPITI IN UN CORPO ALTRUI! E’ un mio limite, lo ammetto, ma non riesco a capirlo.
Avete letto l’intervista all’Unita’ di De Magistris?
Bene anzi male,cosa dice?
a)Una lista civica nazionale con Emiliano si puo’ fare
b)Bisogna unire Indignados e Liberali
c)Una alleanza senza il Pd e’ impensabile
d)Se dovesse andare bene la “civica” si puo’ fare dopo un partito,ma che sia un partito “liquido”,leggero
E’ troppo chiedere a Grassi un commento su questa devastante per il Prc(per le prospettive e margini)intervista di De Magistris all’Unita’?
L’Italia scopre, con notevole ritardo, il mercato mondiale
di Pasquale Cicalese
http://www.marx21.it/italia/economia/1101-litalia-scopre-con-notevole-ritardo-il-mercato-mondiale.html
http://www.pmli.it/prcgubbioarresto.htm
Tutti finiti in carcere. Assunzioni e promozioni clientelari
Una banda di Rifondazione governava Gubbio
L’ex sindaco Goracci e i suoi compari sono accusati di associazione a delinquere. Lui anche di violenza sessuale aggravata verso una dipendente comunale
Ferrero e Vendola non si erano accorti di niente?
Il 14 febbraio l’ex sindaco PRC di Gubbio e attuale vicepresidente del consiglio regionale umbro, Orfeo Goracci, è stato arrestato su ordine della procura della repubblica di Perugia con l’accusa di associazione a delinquere finalizzata all’abuso di ufficio, concussione, abuso di potere nei confronti di dipendenti incaricati di pubblico servizio e violenza sessuale aggravata.
Durante la retata gli inquirenti hanno eseguito altre 8 ordinanze, 4 in carcere e 4 ai domiciliari.
In manette con Goracci sono finiti il vicesindaco Maria Cristina Ercoli, gli assessori Lucio Panfili e Graziano Cappannelli e il dirigente comunale Lucia Cecili. Agli arresti domiciliari, invece, sono finiti un altro ex assessore, Marino Cernicchi, l’ex presidente del Consiglio Comunale, Antonella Stocchi (“consigliere comunale legata anche sentimentalmente al Goracci”), l’ex segretario comunale, Paolo Cristiano e Nadia Ercoli, funzionario della polizia municipale e sorella dell’ex vicesindaco. Tutti gli arrestati, boss politici e dirigenti comunali, hanno in tasca le tessere del Prc tranne Cappannelli che è un esponente dell’Idv.
Ma nel mirino degli inquirenti ce ne sono altri 9 fra dirigenti e vigili urbani che il 18 febbraio sono stati raggiunti da altrettanti avvisi di garanzia tutti coinvolti a vario titolo nell’inchiesta nonché fedelissimi di quello che viene definito “gruppo Goracci”.
Associazione a delinquere targata PRC
Insomma una vera e propria banda di malfattori che secondo gli inquirenti aveva creato un sodalizio teso a instaurare e mantenere “un generale clima di intimidazione e di paura” in Comune.
Goracci, indicato come il capo della cricca, è anche accusato di una serie di “assunzioni facili” e “promozioni clientelari” effettuate soprattutto nel periodo in cui è stato per due mandati consecutivi, nel 2001 e nel 2006, sindaco di Gubbio con un monocolore di Rifondazione comunista.
Non si tratta quindi di un “piccolo mariuolo locale”, anche perché Gubbio è l’unico comune sopra i 15 mila abitanti ad essere governato dal PRC e quindi costituisce una sorta di fiore all’occhiello del modo di governare dei falsi comunisti. Tutt’altro, Goracci è un boss politico nazionale di lungo corso con una fulminante carriera politica alle spalle che comincia nel 1984 come segretario della sezione locale della FGCI; nel 1987 segretario del PCI di Gubbio, capogruppo in consiglio comunale nel 1988, assessore all’Ambiente e ai Lavori Pubblici nel 1989. Nel 1992 aderisce al PRC. Egli che fra l’altro è stato anche parlamentare del PRC dal 1992 al 1994 prima di sedere sulla poltrona di consigliere regionale dal 1995 al 2000 e poi su quella sindaco da cui si è dimesso nel maggio 2010 per fare ritorno in regione.
Nelle cinquanta pagine dell’ordinanza di arresto firmate dal Giudice per le indagini preliminari (Gip) la giunta comunale viene descritta come “un’associazione a delinquere finalizzata all’abuso di ufficio, concussione, abuso di potere nei confronti di dipendenti incaricati di pubblico servizio”.
Discriminazioni, abusi e corruzione
Tra le accuse ci sono abusi e pressioni per favorire Nadia Ercoli e farla diventare comandante della Polizia municipale, minacce di rimozione rivolte a un dirigente “accusato di non aver sottoscritto la lista di Rc e non aver penalizzato un dipendente diessino”. C’è poi il tentativo di procedimento disciplinare nei confronti di un sindacalista sospettato di inviare “bigliettini anonimi sulle malefatte dell’ex sindaco”. Tra gli abusi l’assegnazione di un bar “a persone legate a Rifondazione”. Fino alle pressioni su un consigliere comunale del Pd se non avesse procurato a Goracci l’appoggio del suo partito per le amministrative 2006.
Dai verbali di interrogatorio emerge uno spaccato di violenze, abusi e corruzione senza precedenti. Un dirigente, non allineato col gruppo Goracci, racconta ad esempio che: “La macchina goracciana era una fabbrica di consensi per i loro interessi personali. Ho cercato di ripristinare un minimo di legalità e sono stato subito messo in una posizione in cui non potevo nuocere: mi venne attribuito l’incarico di seguire gli organi istituzionali ma in realtà mi sistemarono in un piccolo stanzino a fare niente”.
Un altro suo collega davanti ai magistrati ha aggiunto: “posso dire che Goracci era un persecutore. Prima delle elezioni del secondo mandato mi disse che siccome avevo fatto delle cose che non gli piacevano mi avrebbe tolto parte del personale e se avessi insistito avrebbe fatto di peggio. Mi accorsi di contributi e vantaggi economici che venivano deliberati in giunta in maniera illegittima dal sindaco o dalla giunta”. A denunciare le malefatte alla magistratura quattro vigili urbani. Mentre un dirigente comunale, la dottoressa Nadia Minelli racconta: “Goracci mi disse espressamente di emarginare nella organizzazione del servizio della polizia municipale i tre vigili, Naticchi, Volpi e Ceccarelli, che avevano proposto ricorso al Tar e che si erano macchiati di non aver sottoscritto un accordo sindacale”. Naticchi sostiene che “nell’ufficio c’era un clima di timore, di intimidazione continua. Nel corso dei mandati del sindaco Goracci si era instaurato un clima che non esito a definire di paura. Per la paura di essere ghettizzati. Il classico mobbing sul lavoro”. Mentre la collega Loredana Volpi aggiunge: “Io, il tenente Naticchi e il collega Ceccarelli eravamo indicati dal sindaco Goracci come la cricca. Tutti nel comune eseguivano gli ordini di Goracci, si ponevano nei suoi confronti a ‘pelle di leone’, e forse per questo nostro non prostrarci alle sue volontà siamo stati emarginati. Ma non abbiamo abbassato la cresta. Quando nominarono la Ercoli noi fummo puniti nel senso che ci destinarono a quell’ufficio in posizione subordinata perché avremmo dovuto essere controllati”. Non meno pesanti le parole di Ceccarelli che dice: “Goracci intimidiva le persone, da più persone veniva definito ‘lo Zar’ perché cercava di imporre la sua volontà”.
Tra le vicende nel mirino degli inquirenti c’è anche quella inerente la sorella dell’ex vicesindaco Maria Cristina Ercoli. Quella Nadia Ercoli divenuta capo dei vigili urbani, secondo l’accusa con un “concorso farsa”. Per quella promozione sporse denuncia la dottoressa Nadia Minelli, che ai magistrati ha raccontato: “Goracci mi fece pressioni per farmi firmare una determina con la quale avrei dovuto cambiare il profilo professionale della Ercoli”. “A mio avviso – ha aggiunto – si trattava di atto illegittimo. Mi disse che me l’avrebbe fatta pagare, che mi avrebbe ostacolato in ogni modo e che mi avrebbe revocato l’incarico. Io dissi che non lo firmavo perchè non volevo finire davanti ai giudici e lui mi disse che ero anche pagata per finire davanti a un giudice”. Minelli non firmò quell’atto e per la Ercoli, secondo la ricostruzione dell’accusa, venne organizzato quello che viene definito “concorso farsa”.
Violenza sessuale aggravata
Infine il racconto più scomodo per Goracci, quello inerente la denuncia di Sabrina Morena l’agente di Polizia municipale di Gubbio che ha accusato l’ex sindaco di violenza sessuale aggravata e su cui il Gip scrive: “In due distinte occasioni Goracci ha costretto una dipendente, alla quale inviava numerosi sms e pressanti inviti per intrattenere rapporti sessuali, a subire atti sessuali, baciandola, cingendole le spalle e tirandola a sé, contro la volontà della donna, commettendo il fatto nella sua qualità di pubblico ufficiale e all’interno del proprio ufficio di sindaco”.
Nell’ordinanza i pubblici ministeri (Pm), Antonella Duchini e Mario Formisano, individuano almeno quattro persone “legate da vincoli sentimentali” contemporaneamente con Goracci.
“Quando ho iniziato a lavorare nel Comune nel 2005 – racconta Sabrina, separata, all’epoca agente con un contratto a tempo determinato – Goracci ha iniziato a rivolgermi degli apprezzamenti fisici attraverso diversi sms. Insisteva che dovevo recarmi nel suo ufficio ma io ho sempre tergiversato, prendendo tempo”. In tre anni, secondo quanto scritto nell’ordinanza, il sindaco manda all’utenza del vigile circa 800 messaggi. “Ricordo poi che nel 2008, fui costretta ad andare a parlare con il sindaco (…). Prima mi ero recata da lui ma mai da sola”. In quell’occasione ricorda Sabrina “mi prese la mano che io gli tendevo in segno di saluto e mi tirò a sé appoggiando le sue labbra sulle mie e provando a continuare ad baciarmi, mentre con l’altro braccio mi cingeva le spalle e mi tirava a sé”. Il vigile riuscì a divincolarsi e a uscire. Ma ci fu anche un secondo episodio. “Dovetti recarmi nel suo ufficio. Mi ricordo che ero abbastanza alterata… lui mi prese la mano e me la teneva. Poi mi sono alzata per andarmene lui mi ha baciato nuovamente, contro la mia volontà come nella precedente occasione. Allora mi sono alzata e gli ho detto di piantarla (….). Solo successivamente mi sono resa conto che molte delle donne che si diceva avessero avuto delle relazioni con il Goracci erano state sistemate nella amministrazione e ho cominciato a capire che forse sarei stata ingiustamente discriminata perché non avevo ceduto alle sue richieste sessuali”.
Sempre in quell’occasione “gli dissi anche esplicitamente che aveva una moglie e una figlia e non poteva pensare che io potessi avere una relazione con lui, ma lui si arrabbiò moltissimo”.
Da allora cominciarono i guai, come la minaccia di un mancato rinnovo del suo contratto, cosa che avvenne nel 2011. “Nel concorso del 2010 – si legge ancora nella testimonianza – ho subito una palese ingiustizia: avevo avuto scritti con una valutazione altissima di 26 che mi collocava in seconda posizione mentre all’orale ho ottenuto 24 a fronte di punteggi elevatissimi degli altri concorrenti. E una valutazione non congrua dei titoli (la mia laurea era stata pressoché nulla)”.
All’indomani dell’uscita della graduatoria Sabrina posta un commento sul suo profilo Facebook “scrivendo in modo esplicito sui brogli del concorso e poco dopo il tenente Brugnoni della Polizia municipale mi disse che doveva stare attenta perché l’amministrazione avrebbe potuto chiudere la graduatoria e in sostanza farmela pagare”. Ma non ci fu solo l’episodio del concorso. Ci furono anche reclami per futilità.
“Il sei gennaio 2010 Graziano Cappannelli (ex assessore al Commercio, ndr) mi ha filmato mentre stavo a prendere un té al bar ed ero in servizio e riportò la notizia in Giunta” Mentre “Maria Cristina Ercoli voleva farmi un provvedimento disciplinare perché ero andata a cantare alla messa con il colletto della camicia celeste delle divisa sotto l’abito da chiesa. Mi convocò e mi disse che avevo mancato di rispetto alla divisa e cose del genere”.
Insomma, secondo la testimonianza di Luigina Procacci, amica e collega dell’agente Sabrina Morena: “la logica era chiara: o eri donna e cedevi alle avances del sindaco, o eri uomo e avevi agganci politici o amicizia con Goracci e con persone riconducibili al suo gruppo oppure eri fuori dai giochi”.
Allora com’è possibile che né Paolo Ferrero, segretario nazionale di Rifondazione né il governatore della Puglia Nichi Vendola, grandi sponsor politici e sostenitori di Goracci si siano mai accorti di niente?
Eppure dei guai giudiziari che assediavano l’ex sindaco, nel frattempo divenuto vicepresidente del consiglio regionale umbro, si vociferava da anni; tutti sapevano delle malefatte della banda Goracci ma solo a novembre scorso, quando il bubbone era ormai prossimo all’esplosione, il PRC per salvarsi la faccia ha chiesto semplicemente la sospensione degli indagati e a Goracci di dimettersi dal Consiglio regionale. Richiesta tra l’altro non accolta da nessuno degli interessati.
22 febbraio 2012
A Lecce l’Udc stara’ nel csx,cosa fa’ la Fds?
Ma cosa vuoi che faccia! quello cha fatto alla Regione Liguria a Savona e negli altri Enti che governa assieme all UDC farà l’accordo!! comunisti contro il PD contro tutti ma guai nelle giunte lì no servono soldi e poltrone… sicuramente sarà un buon accordo di programma ovviamente a sancire il tutto.
Eccoli i neocolonialisti francesi di Sarkozy ! Eccola la verità sulla Siria !
Scandalo, guerra segreta: soldati francesi catturati in Siria
(Dal Sito “Informare per resistere”)
Nel prendere la roccaforte degli insorti nel quartiere di Bab Amr, a Homs, l’esercito siriano ha fatto più di 1.500 prigionieri, per lo più stranieri. Di questi, una dozzina di francesi hanno chiesto lo status di prigioniero di guerra fornendo la loro identità, il grado e il corpo di appartenenza. Uno di questi è un colonnello del servizio trasmissioni della Dgse (Direction générale de la sécurité extérieure). Nell’armare la rivolta wahhabita e nel fornirle informazioni satellitari, la Francia ha dunque condotto una guerra segreta contro l’esercito siriano, che ha portato, in dieci mesi di combattimenti, all’uccisione di circa 3.000 militari e oltre 1.500 civili.
Queste informazioni erano state già parzialmente rivelate il 13 febbraio 2012 da Thierry Meyssan, durante un intervento sul primo canale della televisione russa, e poi riprese in un articolo pubblicato il giorno successivo sulla “Komsomolskaya Pravda”; infine, in un video di “Voltaire Network Tv”. La Francia ha chiesto la collaborazione della Federazione russa per negoziare con la Siria il rilascio dei prigionieri di guerra. “Réseau Voltaire” non ha trovato prove per convalidare le accuse in base alle quali 120 francesi sarebbero stati fatti prigionieri a Zabadani, una voce che al momento sembra essere una versione esagerata delle informazioni che ci arrivano e apparentemente priva di fondamento.
Tuttavia, lasciano da pensare gli articoli degli inviati speciali a Homs che in questi giorni vengono pubblicati sulla stampa francese: una settimana dopo che l’area insorta è tornata saldamente in mani governative, e mentre si registrano soltanto dei combattimenti di modestissima entità, questi reporter continuano a descrivere scene di una rivoluzione in atto, nascondendo la verità ai loro lettori, e permettendo così ad Alain Juppé di negoziare sotto silenzio la restituzione dei prigionieri di guerra.
Il 17 febbraio, Nicolas Sarkozy e David Cameron hanno firmato una dichiarazione congiunta, dove si legge: «La Francia e il Regno Unito ammoniscono i responsabili delle violenze che si stanno verificando in tutta la Siria a non dubitare che il giorno verrà in cui essi dovranno rispondere delle loro azioni. Francia e Regno Unito riaffermano la loro determinazione a garantire che le prove dei crimini commessi siano adeguatamente raccolte in modo che coloro che hanno ordinato e commesso queste atrocità potranno essere chiamati a renderne conto.» In assenza di un obbligo previsto da specifici trattati, la guerra segreta guidata dal presidente Sarkozy e il suo governo è un atto senza precedenti, mai verificatosi prima sotto la Quinta Repubblica. Esso viola l’articolo 35 della Costituzione e costituisce un reato punibile dall’Alta Corte (articolo 68).
E meno male che qualche esercito cerca di aiutare il popolo oppresso
Noi come federazione della sinistra abbiamo seguito una strada molto precisa, bisogna costruire un’alleanza del centrosinistra e della sinistra senza il Terzo Polo perchè deve essere chiaro che si vuole cambiare
Paolo Ferrero, da FB e da Adnkronos.
Dopo mesi di querra al PD, si avvicinano le elezioni e si rimettono tutti i riga.
Grazie a Lombardi e Carlo
Una domanda pero’ la devo fare a questo punto …
Se il Prc dovesse trovare un accordo con Doria la (quasi)meta’ del Prc che non e’ favorevole che fara’?
E il movimento che sostieni una candidatura alternativa(mi pare che ci sia pure Sinistra Critica) che margini ha?
ammazza quanto sei impaziente, dai tempo al tempo.
Siria, le ragioni del veto cinese
di Diego Angelo Bertozzi
http://www.marx21.it/internazionale/pace-e-guerra/1092-siria-le-ragioni-del-veto-cinese.html
Il partito non c’è più. C’è poco altro da aggiungere. Siamo un club di opinionisti, sulla difensiva a crogiolarci della nostra coerenza. Sempre in difesa incapaci di elaborare una proposta, di accattivare, di anticipare, di guradare lontano. Esattamente in difformità al pensiero gramsciano. Dal partiuto al museo al club. Dovreste prendere atto epreoccuparvi dell’in voluzione…invece perennemente a guardare in casa degli altri che in tempi di crisi politica e mediocrità è la cosa che meglio riesce a chi non è capace e responsabile. Peccato…che tristezza, basta vedere come a nessuno importi nulla della disgregazione del partito, della chiusura dei circoli, della diminuzione di iscritti, della chiusura di liberazione, del calo dei consensi, della carenza di elaborazione politica. Peccato davvero, evidentemente si è sbagliato e si sbaglia, ma a chi importa? Bah….ciao e scusate la mia triste e dura amarezza e delusione.
Condivido in pieno ferrero a casa
A proposito di “Un esame di noi stessi” di Rossanda Rossana
Ho letto l’articolo di Rossanda Rossana sul manifesto del 18/02/2012: “Un esame di noi stessi” e devo confessare di averlo trovato molto attinente a quello che non solo il “Manifesto” ma anche la sinistra radicale e comunista di oggi è realmente: inconsistente, inutile e sparpagliata.
Quello che scrive Rossanda è nient’altro che la fotografia di quello che siamo e rappresentiamo realmente. Io personalmente non sono d’accordo nel non chiamarci più comunisti.
Tuttavia non si può negare, che dallo scioglimento del PCI in poi, siamo andati avanti come i gamberi. Quello che ci manca, è quel saper concretizzare le analisi reali delle situazioni reali con cui noi tutti siamo sempre chiamati a misurarci. Chi sono e come la pensano oggi quelli che noi pretendiamo di voler rappresentare? Quali sono i loro bisogni e le loro aspettative? Come interpretarli e incanalare questi bisogni dentro uno sbocco alternativo per uno stato socialista? E visto i mutamenti avvenuti in questi ultimi quarantanni nel mondo e nel nostro paese, come fare per connettersi e diventare loro punto di riferimento?
Care compagne e compagne, se noi non ci sforziamo di entrare in sintonia con quel popolo che diciamo di volere rappresentare, in modo concreto e reale, non saremo altro che una sinistra di testimonianza (minoritaria) per chi sa per quanto tempo ancora. Facciamo proposte concrete al nostro popolo, ed in alternativa a questo governo della borghesia, perché la contestazione va bene per attirare l’attenzione sui problemi, ma dopo, senza proposte concrete, diventa sterile e inconcludente.
La gente chiede un lavoro sicuro, un salario certo per mantenere se stessi e le proprie famiglie, una sicurezza per la vecchiaia, una scuola che funzioni e all’altezza dei tempi per i propri figli, una sanità migliore, una amministrazione che sia il più vicina possibile al cittadino, ecc. ecc. ecc.
Facciamoci alcune domande, come ad esempio: se noi fossimo al potere, come intenderemmo soddisfare queste primarie esigenze? ed in quale modo? con quali mezzi?.
Ecco dunque la necessità di un programma alternativo ben studiato e realmente possibile. Spieghiamo per bene il perchè di questa crisi. Il perchè di tutto quello che ci sta accadendo.
E soprattutto non stanchiamoci mai di ricordare che tutto quello che sta succedendo non accade per caso, ma per volontà precisa di chi vuole continuare ad arricchirsi a discapito di quel 90% della società. Infine, cerchiamo di spiegare per bene che un altro mondo e un altro modo di vivere sono possibili e che il nostro presente ed il futuro delle nuove generazioni è nelle mani di tutti noi.
Gerardo
L’articolo18 non si tocca all’inizio e neppure alla fine del dibattito sul lavoro!! Non perché è un tabù. Semplicemente perché non trovo nessun motivo plausibile per demolirlo e neppure per anche solo modificarlo. Qui non si tratta di strappare qualche euro in più sul salario. Trattasi di stabilire se il lavoratore debba continuare a prestare la sua opera con la schiena dritta, in forza di regole valide per tutti, oppure esposto all’unilaterale libero arbitrio del padrone. Affermano come la demolizione dell’art. 18 liberi il mercato del lavoro, favorendo gli investimenti interni e dall’estero. Non è vero. Se gli investimenti latitano, ciò è causato dalla carenza di infrastrutture, dalla lentezza della giustizia e da un complessivo sistema burocratico da svecchiare. La soppressione dell’articolo 18 mi appare solo come un fatto ideologico, visto anche lo scarsissimo numero di procedimenti giudiziari incardinati in Italia per violazione di questa norma di legge. Il concetto di Fassina : ” Prima di tutto il lavoro” mi trova totalmente d’accordo, ma, l’intero PD, che cosa intende fare? Vuole rincorrere la destra? Purtroppo, e mi rattrista molto, vedo il PD, ingessato da divergenze interne e incapace di scegliere se dire, con convinzione, cose di sinistra, oppure appiattirsi sul Governo Monti. A sua volta, SEL è bloccata dalla illusoria speranza di modificare, da sola, la politica del PD. Spero che SEL rifletta e, prioritariamente, inizi a lavorare per l’unità della sinistra, unità che potrebbe generare una svolta a sinistra della politica PD con anche lo stop del sostegno al Governo Monti, che ha, come unico fine, quello di dare esecuzione alla volontà della grande finanza e delle banche
Per Carlo del circolo Bianchini e Lombardi(il resp. organizzazione)
Potete farci un riassunto di come e’ la situazione a Genova?
Una settimana prima delle primarie il segr. Ferrero diceva che le primarie erano “come una televendita di padelle”,Lombardi aggiungeva che erano “anche antidemocratiche”.
Poii gia’ domenica sera il segr. prov. faceva gli auguri a Doria e festeggiava la vittoria e Ferrero (quasi)annunciava l’accordo.
Grassi parla di Doria come gia’ ci fosse un accordo … insomma che si dice a Genova?
Meta’ Prc-Genova mi risulta non essere favorevole all’accordo con il csx e Doria,com’e’ la situazione?
Rispondo perché credo fondamentale intervenire dato che sono stato citato in prima persona; preciso che discorrere con un anonimo così bene informato non è il massimo, ma siamo abituati a cose ben peggiori.
Sostengo ancora che le Primarie fatte e gestite con queste regole siano antidemocratiche perché danno mandato a pochi di scegliere un volto, anche se nuovo per l’attuale politica, senza un programma discusso; in più obbligando i perdenti a sostenere il vincitore.
Noi come PRC, PdCI, Sinistra Europea abbiamo deciso diversamente e abbiamo puntato sul programma.
C’é un dato oggettivo e cioé che Doria ha vinto le primarie del centro sinistra e Doria non possiamo considerarlo interno al PD. ALtro dato di fatto è che il più grande Partito genovese di centro sinistra è stato battuto. Possiamo rimanere neutrali rispetto a questa cosa? Io credo proprio di no.
Chi sostiene una vicinanza superiore a Doria rispetto alla Pinotti non solo dice il vero, ma afferma la nostra reale collocazione in queste primarie.
Esiste un piccolo gruppo di Compagni iscritti al PRC e non solo, compresi dirigenti nazionali che stanno costruendo in parallelo una alternativa alla politica della Federazione di Genova. Io chiederei a quei Compagni, che al 99% sono Compagni che hanno perso il congresso del PRC genovese a Novembre, spiegazioni rispetto la loro collocazione, dato che un percorso con il Partito sembra non lo vogliano affrontare.
Leggittimo è essere su posizioni differenti e discutere una linea politica da tenere altra cosa è uscire con un progetto che va acollidere con quella della Federazione di appartenenza e con tutto il PRC.
Si vuole frazionare ancora per determinare una conta che ha del banale? Io penso e rivendico che il Partito abbia bisogno di unità, ma se le risposte sono sempre e solo frazioni delle sottofrazioni.
Accordo con Doria? Non ci sono stati ancora incontri in merito, ma come abbiamo sempre sostenuto andremo a confrotnarci con il nostro programma, sostenendo il programma costruito con le realtà che hanno voluto confrontarsi politicamente, cercando di restare con i piedi per terra e mantenendo la promessa che i Comunisti hanno fatto un tempo e cioé di cercare di cambiare lo stato di cose in cui viviamo. Partiamo dal presupposto che chi predica la rivoluzione eterna oggi, domani sarà schiavo di chi la rivoluzione la sta già mettendo in pratica; prima di tutto rivoluzine culturale, anche al nostro interno e poi rivoluzione reale, ma questa volta all’esterno, perché abbiamo imprato bene a farci del male….meno bravi a incidere all’esterno.
Gian Luca Lombardi
Il post precedente è uscito anonimo, ma è stato un errore…comunque quello che ho scritto è firmato.
Grazie
Anche ME SEMPRE CHE L’ANONIMO COMPAGNO SIA BENE INFORMATO sulla questione genovese, comunque io non mi discosto tanto da quello che ha detto, Gian Luca, sul fatto che l’accordo non c’è ancora, ma vogliamo andare a vedere le carte,per quanto riguarda le congratualzioni che il segretario provinciale ha fatto, a Doria, a me sembra , un gesto di buona educazione data la circostanza,io a differenza di GianLuca non credo che il PD genoves abbia perso, (come a Milano per intenderci) a Genova la somma dei votanti i candidati PD è stato superiore a quello di Doria, queste primarie ci mostrano invece , la profonda lacerazione del PD.perdere le elezione come a Milano perchè su due candidati contrapposti, vince Pisapia, è diverso, da una corsa dove tre candidati dello stesso partito si facevano la guerra. ripeto Doria è stato ” colui che gode tra i litiganti”
il fatto che c’è circa la metà dei compagni del PRC genovese che non vuole fare accordi, è il frutto di un anomalia (tutta genovese), nella gestione del partito, che ha portato, la seconda mozione a vincere (quasi)il congresso, infatti ha preso pochi voti in meno.
Di seguito la trascrizione di parte dell’incontro di Nichi Vendola, presidente di Sinistra Ecologia Liberta’, con la stampa nel primo pomeriggio di oggi, a margine della direzione nazionale di Sel svoltasi a Roma:
“Credo che innanzitutto occorra guardare a quello che sta accadendo in Europa, e provare a costruire una reazione politica alla barbarie che si sta mettendo in campo contro il popolo greco. La Grecia oggi e’ la rappresentazione plastica di quanto le politiche rigoriste e liberiste con l’alibi di dover curare la malattia uccidono di fatto l’ammalato. Uccidono il diritto al futuro di intere generazioni, tagliano selvaggiamente il welfare e le tutele sociali, i diritti delle persone. Allora il primo punto della nostra azione e’ dire no a questa idea di Europa, perche’ non e’ Europa, e’ l’Europa della destra, di un’egemonia culturale e politica della destra. E’ l’Europa che ha arricchito porzioni limitate di societa’, ha impoverito gran parte dei ceti medio bassi. E’ un’Europa che chiede ai popoli sacrifici che vengono utilizzati poi per perpetuare quel modello sociale, quel modello liberista che ha portato alla crisi . Allora noi ci sentiamo alleati di tutti coloro che in Europa a partire dai socialisti francesi ai socialdemocratici tedeschi stanno alzando la voce per cambiare la voce e i lsegno politico del vecchio Continente.
Non a caso le parole del candidato socialista francese all’Eliseo Hollande sono parole inequivocabili, che sono di ben altro spartito rispetto a quello che noi sentiamo: non l’Europa delle banche e delle ricette selvagge del club dell’austeria’. Ma l’Europa sociale, quella dei diritti delle persone. L’Europa dei popoli. Credo che ci sia bisogno di recuperare lo spirito fondativo del progetto, del sogno degli Stati Uniti d’Europa.
Il Partito Democratico ha un popolo che e’ parte integrante e cruciale del popolo del centrosinistra, il popolo del centrosinistra chiede alle leadership politiche di mettere in campo un chiaro progetto di alternativa di governo ,per liberare l’Italia dall’egemonia berlusconiana, Credo che ogni volta che il popolo del centrosinistra e il popolo del Pd hanno l’opportunita’ di parlare, dicono delle cose precise, alle primarie come nei referendum. Mandano a dire cosa sono i beni comuni fondativi di un progetto di alternativa”.
Domanda: Serve modificare le regole delle primarie?
“Sono disponibile a discutere di questo, mi pare pero’ che si cerchi di risolvere per via ingegneristica un problema politico. Il problema politico allude alla natura del centrosinistra. Se ogni qualvolta qualcuno – come faccio io o come fa Sel – su questa scacchiera propone la mossa del cavallo, propone come dicono i vecchi lo “spariglio”, cioe’ propone uno spiazzamento delle logiche tradizionali della politica. E quello spiazzamento incontra subito l’entusiasmo, la simpatia. Lo abbiamo visto in tutte le elezioni primarie. E’ il popolo che manda a dire al centrosinistra come vorrebbe che fosse l’offerta politica: Meno prigioniera del Palazzo e piu’ capace di dare speranza a questa societa’ in crisi di prospettiva e di futuro.
Sinistra Ecologia Liberta’ sta con il mondo del lavoro, milita contro l’idea che il lavoro possa tornare ad essere una condizione di solitudine e di silenzio. E che nel mondo del lavoro possano valere soltanto le regole di un mercato selvaggio che mette al centro dell’organizzazione della vita la ricerca del profitto anche a costo di ledere diritti fodnamentali, di devastare equilibri naturali.
Per questo Sel sta con la difesa del mondo del lavoro e con la richeista di cambiare radicalmente il modello di sviluppo. Oggi il tema fondamentale e’ non soltanto come bisogna organizzare il mercato del lavoro ma come bisogna costruire il lavoro, che rischia di essere il grande buco della nostra societa’, sopratutto di fronte alle nuove generazioni.
Le riforme piu’ importanti, quelle su cui si scatenano pruriti di ogni genere, sono quelle sopratutto che riguardano il sistema elettorale. Qui se qualcuno immagina di poter costruire, di forzatura in forzatura, un sistema che penalizzi ulteriormente il pluralismo, la vita democratica. Quel fatto che gia’ ha portato a riempire il Parlamento di piccoli notabili di provincia e di svuotarlo di grandi culture politiche. Se qualcuno pensa di fare una riforma elettorale di tipo bipartitico, cioe’ una riforma che salvi il cuore della casta, si sappia che la reazione sara’ molto dura.
Il tema fondamentale di oggi e’ costruire il centrosinistra.
Perche’ l’intervista di Walter Veltroni apre uno scenario, pone dei problemi e vogliamo capire cosa accade nel Partito Democratico. Io sono assolutamente interessato al colloquio e all’alleanza con il Pd. Se il Partito Democratico scegliesse la strada indicata da Veltroni, quella cioe’ di una contesa tutta sul terreno del liberismo tra due coalizioni identiche sul piano economico e sociale, io lavorerei comunque per una coalizione di governo.
Io lavoro per una coalizione che possa vincere le elezioni per governare il Paese
Non siamo e non vogliamo essere una sinistra minoritaria.
Siamo nati per essere costruttori di una coalizione di governo, che governi il cambiamento, che metta al centro il lavoro e i suoi diritti. Che sappia coniugare diritti di liberta’ con diritti sociali.
Il PD, Italia dei Valori, Sinistra Ecologia Liberta’ sono le forze politiche indispensabili, non certo sufficienti, perche’ i partiti non riescono a raccogliere tutta la domanda di buona politica che c’e’ nella societa’. Questa si esprime nei movimenti, nelle competenze ad esempio dei giovani precari. Allora un’alleanza politica deve essere anche un grande patto che raccolta questa domanda di buona politica”.
Come vede Passera candidato del centrosinistra?
“Vedo la cosa abbastanza improbabile, se il PD permane nel progetto del centrosinistra. Credo che le biografie siano evocative delle propensioni, degli ideali, dei modelli di societa’. Ora, ho tantissimo rispetto per Corrado Passera, dubito fortemente che lui possa essere protagonista di una stagione del centrosinistra”.
Ma a tanto PD piace Passera…
“Questo e’ un problema per quel tanto Pd. Io so che a tanto popolo del Pd piacerebbe un’alternativa chiara, forte, capace di dare speranza a un’Italia stremata”.
Monti annuncia che dal 2014 ci saranno meno tasse. E che ora e’ tempo della ripresa.
“Assomiglia un po’ a quello che abbiamo visto nel passato. E’ un refrain un po’ berlusconiano, quello di annunciare il meglio sempre quando non ci saranno piu’ coloro che attualmente sono al governo. berlusconi annunciava, o spostava i sacrifici o spostava la visione del futuro sempre al di fuori dell’ambito delle sue immediate responnsabilita’.
Francamente vorremmo capire in che cosa consiste l’investimento del governo sulla crescita, vorremo capire da Monti se la crescita e’ una parola che ha bisogno o no di aggettivi . Per esempio se gli viene in mente o meno che forse si deve usare l’aggettivo sostenibile, visto che una crescita ecologicamente insostenibile fa male anche all’economia.
E vorremmo sapere come si uscira’ dalla recessione in cui siamo precipitati. Era tipico del passato depistare, cambiare argomento, oggi l’argomento all’ordine del giorno della politica e’ : l’Italia sta sprofondando nella recessione. Questo comportera’ una crescita dell’area delle poverta’, la geografia delle nuove e vecchie poverta’. E accanto ai vecchi poveri dovremo fare i conti con gli impoveriti, con un pezzo di classe media che si impoverisce.
Certo, possiamo parlare di quando nel futuro non ci saranno piu’ le tasse. Forse vale la pena, pero’, di concentrarsi per capire quali sono, qui e ora, le priorita’ concrete e le politiche di contrasto alla depressione economica e alla recessione”.
Ringrazio Claudio Grassi per aver aperto questa discussione. Gli eventi di questi giorni stanno dimostrando quanto siano fuori dal mondo le indicazioni politiche di vari (ex) dirigenti del PRC che sostengono che la dialettica nel PD è solo un gioco delle parti, che la CGIL è ormai venduta, che la FIOM dovrebbe assumere un ruolo indipendente e politico (con noi a traino) e altre stupidaggini, evidentemente frutto di una patologica marginalità che impedisce di leggere e capire i fatti.
C’è un paese che resiste, e noi non abbiamo il monopolio su questa resistenza, né ce l’hanno i gruppuscoli minoritari alla nostra sinistra. Prima lo capiremo, prima torneremo ad essere utili.
A PROPOSITO DI UN ARTICOLO DI ROSSANDA
SINISTRA: LA VERA POSTA IN PALIO
di Vito Nocera
Provo a interrogarmi, come credo un po’ facciano in tanti, sulle effettive prospettive del Paese e , in esso, di quelle sinistre che, nonostante tutto, non mi riesce di considerare definitivamente fuori gioco. Come potrei. Faccio parte di una generazione che è stata intrisa di politica e di impegno, magari a volte ingenua, fragile, ma sempre generosa. Ognuno di noi in tanti anni ha fatto un suo percorso, incrociando cambiamenti e anche ripensamenti. Ora però, immagino, sentiamo tutti il peso di una storia comune che fatica a tenere il campo e così interpreto anche articoli risentiti ,e anche un po’ apparentemente contraddittori, come quello scritto da Rossanda qualche giorno fa su Il Manifesto. Rossana non dà davvero una indicazione, e come potrebbe. Recrimina, certo con intelligenza, su quanto si poteva fare e non si è fatto e chiede una riflessione più di fondo su tutto ciò che è stato ma lo fa, in fondo, con un sentimento di sfiducia. Sa bene, infatti, che quella stessa comunità del Manifesto, cui prioritariamente si rivolge, non è più la stessa e non possiede le culture e le esperienze politiche per stare sul filo di quella riflessione. Perfino il suo “ non possiamo più dirci comunisti “ più che una abiura sembra un atto d’accusa ( e d’amore ) nei confronti di un universo politico di cui si è visceralmente parte e che si avverte , però, drammaticamente come auto dissolto. C’è qualcosa di disperato in quel suo strillo, come già prima di lei, e più tragicamente, nella scelta meditata ma estrema di Lucio Magri. Ma davvero le nostre storie e vite, i loro percorsi e drammi, la durezza e la disillusione umana che ogni generazione e persona a un certo punto incrocia possono essere considerate cosa altra da questa discussione larga che ci impegna? A questo nesso, peraltro elementare, mi ha fatto ripensare una discussione di poche sere fa con alcuni ragazzi e ragazze della mia città. Loro più fiduciosi sulle prospettive di crescita di un pensiero critico, meno preoccupati della scarsa influenza che sembrano avere le sinistre, perfino convinti della possibilità di ripresa di una idealità comunista. Dall’altra parte chi come me, ed altri, non più tanto giovane a interrogarsi se non sia concluso definitivamente un ciclo epocale, ad avvertire con più diffidenza i segni di antipolitica nei pur indubbi episodi di conflitto, del tutto convinti di una crisi abbastanza irreversibile a sinistra, perfino delle sue componenti oggi ancora significative. L’esercizio di questa
riflessione è difficile proprio perché incrocia soggettività differenti anche nel loro ciclo vitale. Non sempre è stato così in altri momenti. O meglio al ciclo umano che si chiude non si sfugge, ma in altri tornanti della storia l’aggancio tra vecchio e nuovo ha potuto giovarsi di anelli di continuità che oggi sembrano divelti. Solo come esempio si pensi alla lunga storia del Pci. Lì in quella esperienza si è tramandata e conservata quasi una tradizione. Riti e culture ne hanno permesso, almeno fino a un certo punto, uno sviluppo anche con protagonisti nuovi. E l’ultima generazione dirigente di quel partito, quella della segreteria di Berlinguer, con i giovani D’Alema o Bassolino, appariva in fondo in continuità con l’epoca lontana di Longo e Togliatti. Perfino lo strappo di Rifondazione, dei primi anni ’90, sembrò, almeno per una fase, di fatto in continuità con quella storia. D’altra parte l’esempio più classico è quello della Chiesa, una comunità umana che, non a caso, ancora sopravvive. Per noi in questo momento questo nesso è fragile, quasi invisibile. Le cause di ciò risiedono probabilmente in fattori tra loro anche diversi, e non facili da indagare, ma è certo che non ci sono in questo momento staffette e facili passaggi di testimone in corso. L’esercizio della riflessione allora si fa più complicato perché ogni singolo, e ogni generazione, deve, sfuggire al soggettivismo. In mancanza di una bussola precisa occorre, penso, utilizzare gli elementi che vediamo. Continua, qui da noi, l’apparente contraddizione tra un sentimento di sostegno a Monti e il persistere di un disappunto ( che in qualche caso si fa vera protesta ) nei confronti di alcune sue misure che hanno ricadute sociali dolorose. Nel contempo continua la sfiducia del Paese nei partiti e ,più in generale, nelle istituzioni dello Stato e perfino nelle forme associative più tradizionali. L’Italia sembra essere uscita dall’era Berlusconi con un desiderio di maggiore pacatezza da un lato ma radicalissima, dall’altro, nel giudicare, a torto o a ragione, quelli che sembrano gli errori di cui si sono macchiati alcuni. Come ho scritto, fino alla noia, in questi mesi una parte di questi orientamenti stanno nella pressione forte che hanno svolto alcuni media ( tradizionali e nuovi ) nella delegittimazione della politica finalizzata ad un indebolimento della sua possibilità potenziale di mettere regole e vincoli all’espansionismo dell’economia e della finanza. Ma non tutto si può spiegare così. Se dalla crisi della politica sembriamo travolti a sinistra ci deve essere qualcosa in noi che non ha funzionato. Intendiamoci, non mi appartiene il determinismo in virtù del quale ogni cosa di oggi deriva, magari, da qualche errore commesso qualche tempo prima. Francamente mi sembra questo un po’ lo schema di Rossanda, e spesso di tanti. Ma Rossanda sembra aggrapparvisi più per disperazione che per cultura politica convinta. Come se, avvertendo con sgomento quel baratro di “continuità “ di cui parlavo, Rossanda
tentasse nella sua riflessione di fissare dei nessi, dei legami tra gli eventi che a volte ci sono ma che altre volte è del tutto improbabile fissare. Senza andare troppo indietro ( l’ho detto, il male principale lo vedo nella “soluzione di continuità “che si è determinata nella storia nostra e che, a un certo punto, forse per la pigrizia e la difficoltà nell’interpretare il nuovo, si è limitata a rompere riti e simboli, direbbe un cristiano si è smesso di “celebrar messa “ )riparto più modestamente dal 2008. Lì vi è certo come uno spartiacque e il certificato di morte della cosiddetta seconda repubblica. Quel quadro del Paese che aveva costituito l’architrave di quel ciclo lì si infranse del tutto. Se Berlusconi e il nuovo centro destra avevano fin lì caratterizzato una fetta consistente dell’Italia, anche nei suoi gusti culturali e civili, il Paese era intriso anche di una cultura di centro sinistra. La vocazione europeista, l’esperimento di unire comunisti e cattolici, considerare la possibilità delle sinistre di accedere al governo non più come un tabù. Possibilità cui contribuì moltissimo la stessa originalità di Rifondazione Comunista che riuscì, almeno per un po’, a coniugare non senza sussulti e sofferenze, quella idea forza di “ unità e autonomia ” sparita la quale si è spenta la stessa funzione storica in quel ciclo di Rifondazione. Era una Italia a suo modo credibile, con due coalizioni variegate, ma con perni egemonici, che si alternavano, che mettevano in moto anche energie sociali, sia pure con strumenti nuovi ancora forme di partecipazione. Un equilibrio che nel 2008 si infranse del tutto. Non tanto per i presunti errori del governo Prodi ( che pure, e per ragioni che appartengono a tutti quelli che lo espressero, non fu una esperienza felice ) ma direi soprattutto per quanto ormai si stava insinuando nel Paese e in tutta Europa. Una stagione di rinascenti populismi, di esaurimento di culture solidali, di asprezze economiche con conseguenze sociali molto gravi. La “festa “ tardo ulivista del centro sinistra italiano più Rifondazione era finita, il berlusconismo non era, ancor più di sempre ,solo una anomalia italiana ma la forma che il populismo aveva assunto da noi. Il morso della crisi finanziaria, conclamatasi ben presto in crisi economica vera e propria, cominciava a mordere i calcagni del Paese mentre ancora ( e purtroppo fino a non molti mesi fa ) nel carnevale televisivo e mediatico dell’Italia, non parlo di quello di destra ma del nostro, ci si concentrava ossessivamente sulla anomalia del cavaliere, cancellando ogni cosa e devastando, anche a sinistra, ogni profilo che a quello schema non fosse uniformato. I grandi cambiamenti dell’economia e della comunicazione hanno, poi, fatto il resto. Spiazzando, credo, le stesse forze più consapevoli che non a caso ( penso alla aggregazione allucinante dell’ Arcobaleno ) giunsero all’appuntamento elettorale stremate, non tanto dalla esperienza di governo ( come si è voluto ricostruire nella retorica dell’ultimo Prc guidato da Ferrero ) ma proprio da quella difficoltà a cogliere il cambio di marcia che si stava determinando nel Paese più profondo in quei mesi terribili. Il vero ritardo sta proprio nel non aver preso in tempo nelle mani l’idea di una diversa prospettiva dell’Europa. Immaginare a quel livello una alternativa e su ciò mobilitare il Paese e le sue culture di progresso e di rinnovamento. Esattamente ciò che sta facendo oggi il governo Monti, ovviamente dislocato più a destra e in forme più contraddittorie e mediate. Ma da qui deriva la sua forza e da questo ritardo la difficoltà oggi di chi, come una parte del Pd e delle altre sinistre, costretti intanto a sostenerlo ( e a subirlo ) avanzano per il dopo Monti ricette europeiste di maggiore radicalità antiliberista. Nessuno pensi che la partita che si sta giocando sia uno scherzo. Sento e leggo di opinioni a sinistra che mi sembrano lontane da questa consapevolezza. Quasi come se le elaborazioni dei Fassina e degli Orfini ( che in realtà riprendono quelle, certo più mediate, dei Bersani e dei D’Alema ) fossero materia di convegni e di riviste. La sortita dell’intervista di Veltroni a La Repubblica chiarisce che le cose non stanno così. Lo scontro è molto aspro e il suo esito è del tutto incerto. Per fortuna, anche se in ritardo, questa contesa è aperta ma la sinistra, dovunque organizzativamente dislocata, non è nella posizione più vantaggiosa per vincerla. Chi propugna la versione europeista alla Monti oggi è in vantaggio, per questo Veltroni torna a farsi sentire. E per questo non mi meravigliano troppo i risultati delle diverse primarie. Quelle fette di elettori di Pd e centro sinistra mostrano di aver compreso la vera posta in palio che tante presunte leadership a sinistra sembrano non capire. Questo ci dice un elettorato che, pur con fatica mantiene una forza al Partito Democratico, e che, acutamente, però ne punta a rafforzare l’attenzione ai nodi sociali che qualificano una alternativa valorizzando candidature ad essi più vicine. Può darsi che in queste spinte vi siano anche, certo, fenomeni di antipolitica, di critica tout court ai partiti, perfino la nostalgia per una riedizione della stagione dei partiti personali o, peggio, dei leader populisti senza neanche più partiti. Ma, appunto, è questa tendenza che occorrerebbe che tutti a sinistra evitassimo di agevolare rafforzando, invece, l’altra. Non so se chiamarla socialista, socialdemocratica o in altri modi ma so che ogni sinistra conseguente, anche di ispirazione comunista, dovrebbe oggi trovare le politiche e le forme per dare un contributo. Non so se le attribuisco un concetto che non pensa, e se così me ne scuso anticipatamente con lei, ma non sarà forse a questo che pensa Rossanda quando scrive che, per una fase almeno, non possiamo più dirci comunisti?
Napoli 20/2/2012
Napoli 20/2/2012
Intervista esclusiva. Fassina: “mi sento a garanzia della linea Pd”
Il responsabile economico dei democratici ad Articolotre.com: “Sul lavoro meglio siglare l’accordo che dichiarare di farlo senza consenso”. E sullo sciopero Fiom annuncia: “anche io in piazza con i lavoratori”.
La polemica tutta interna al partito Democratico sulle dichiarazioni di Veltroni è ancora viva. E si intreccia con il dibattito legato alla riforma del lavoro. Articolotre.com ha incontrato Stefano Fassina, responsabile economico del Pd, per raccogliere le sue opinioni in merito alle questioni più importanti.
Monti ieri ha detto che la riforma del lavoro si fa anche senza il consenso dei sindacati. Bersani ripeteva di non voler entrare nella questione lasciando lavorare le parti sociali. Quali prospettive si aprono?
Mah, noi continuiamo a lavorare affinché ci sia l’accordo, in condizioni che sono oggettivamente difficili. Gli interlocutori, i sindacati avevano già mostrato responsabilità di fronte a un intervento pesantissimo. Sarebbe comunque auspicabile che si facesse l’accordo più che dichiarare di farlo senza consenso.
Sembra che le sue posizioni piacciano molto alla sinistra radicale. Ha ricevuto il sostegno da Sel, Fds, Idv. Lei si sente a garanzia della foto di Vasto?
Io mi sento a garanzia della linea del Pd votata a larghissima maggioranza, approvata non molto tempo fa. Mi piace stare al merito delle questioni: intorno a quel merito vedremo di comporre un programma riformatore ma non subalterno al pensiero unico. Credo che si possa raggiungere una composizione più larga possibile, che sia maggioritaria.
La Fiom ha proclamato lo sciopero generale dei metalmeccanici per il 9 marzo. Lei pensa di scendere in piazza?
Io tendo ad andare dove ci sono lavoratori e lavoratrici in difficoltà che manifestano per i propri diritti. Dunque penso che andrò in piazza anche il 9 marzo.
Non crede che lo scontro personalizzato tra lei e Veltroni, possa indebolire ancora di più il partito? O al contrario cercate di tenere sia a sinistra che al centro…
Non ci fa bene, dopodiché la mia è stata una reazione che non ci sarebbe stata se non fosse arrivato un pronunciamento incoerente.
Grecia, nella notte il via libera al piano. E’ la soluzione migliore?
No, temo che sia tampone, meglio che l’accordo ci sia stato, ma è una soluzione che non tiene da un punto di vista macroeconomico e sul piano sociale. Fa pagare alla popolazione costi indegni e insostenibili.
Macroeconomia. Crescita e deficit zero sono compatibili a suo giudizio?
Si, sono compatibili ma non in modo meccanico. Bisogna tenere conto della situazione, ma un conto è la stabilità della finanza pubblica, un altro è l’ossessione per il bilancio in pareggio: quello fa male all’economia e alla finanza pubblica, come stiamo vedendo.
E per rilanciare la domanda che farebbe?
Migliorare la distribuzione del reddito, dare più reddito alle classi più disagiate. In una parola, redistribuire.
Superare il liberismo, vuol dire andare contro l’Europa?
Vuol dire andare contro l’Europa delle destre, tutti i partiti progressisti europei hanno questo orientamento e la pensano così.
http://www.marx21.it/storia-teoria-e-scienza/marxismo/1086-il-comunismo-di-rossana-rossanda-e-la-crisi-del-manifesto.html
Il comunismo di Rossana Rossanda e la crisi del Manifesto
di Emiliano Alessandroni
Il Governo Monti ha disarticolato il quadro politico italiano in tutti gli schieramenti politici.
La discussione andrebbe fatta su come rilanciare,nel nostro paese, l’opposizione politica e sociale a queste politiche economiche neo-liberiste che contribuiscono ad impoverire ulteriormente i settori gia’ marginali della società italiana.
La natura del Pd(interclassista sotto il profilo della tutela degli interessi sociali) non elimina una discussione seria sulla collocazione neo-keynesiana ,in tema di politica economica , di molti dei suoi piu’ autorevoli dirigenti.
E’ questa discussione indifferente al nuovo quadro politico che potra’,nel futuro prossimo, delinearsi?
Non credo, e’ ora che la sinistra di alternativa e anticapitalista si unisca per realizzare una rilevante massa critica che dia rappresentanza politica al mondo del lavoro e dei diritti.
Per queste ragioni, condivido l’articolo di Marco Sferini.
Ciao Claudio.
Sono perfettamente daccordo con le tue considerazioni a riguardo della situazione dentro i partiti, in generale e a quella del PD in particolare. Sono convinto però che la nostra situazione in generale, non può esaurirsi con le prese di posizioni,rispetto agli accadimenti o posizionarsi degli altri, siano essi soggetti plurali o singoli personaggi . Noi abbiamo una necessità ed una urgenza che a mio avviso passa davanti a tante altre: quella cioé di ridiventare soggetto credibile, punto di riferimento degli italiani siano essi ceti deboli o appartenente al mondo del lavoro e dello sviluppo, attraverso una interlocuzione continua pesante ed incisiva che metta in luce, con grande chiarezza, un progetto o una proposta o megluio delle proposte alternative. Dobbiamo,io credo, uscire da questa fase di afonia endemica per la quale si perdono le tracce della nostra presenza e della stessa nostra esistrenza .Certo, mi rendo conto che non solo la cosa non è cosi semplice e nemmeno che la situazione attuale sia causa di solo nostre inadempienze. C’è molto di più. C’è tutta una manovra che da tempo agisce per toglierci dalla scena completamente. Questo non può però farci ignorare che il problema esiste ed è fortemente incisivo e causa una sorta di piano inclinato verso una negatività, sul quale siamo precipitati e continuaiamo a scendere inesorabilmente. Tocca a noi quindi riprendere faticosamente a risalire. inventarci modi e luogo per far riavvertire la nostra presenza e mettere le nostre argomentazioni dentro il confronto stantio, appiattito e da pensiero unico che oggi viaggia a tappe forzate in tutti i midia e gli strumenti di comunicazione vari,diventado elementi delle discussioni nella società comune. Certo non è semplice . Me ne rendo conto e pur tuttavia dobbiamo trovare il modo per uscire da questo buio che ci avvolge e da questo “forse finto silenzio” che ci viene haimè! attribuito. Dobbiamo al più presto comunicare con questa società sofferente. Far avvertire la stessa non di una sorta di vicinanza solidale ma di una forza attiva, presente che partendo da valori ed elaborazioni teorici diversi, propone critiche chiare, coraggiose fuiori dal coro ed enuncia proposte e soluzioni, realmente alternative facendoli rientrare in programmi di lotte attraverso anche la ricerca di alleati. In poche parole, penso che bisogna uscire dalla finestra pur se in ottima visuale, sedrese al tavolo di lavoro per elaborare e scendere nell’agone per portare con forza analisi e soluzione completamente diversi ed alternativi su crisi , soggetti, e rimedi.
Per Carlo del circolo Bianchini e Lombardi(il resp. organizzazione)
Potete farci un riassunto di come e’ la situazione a Genova?
Una settimana prima delle primarie il segr. Ferrero diceva che le primarie erano “come una televendita di padelle”,Lombardi aggiungeva che erano “anche antidemocratiche”.
Poii gia’ domenica sera il segr. prov. faceva gli auguri a Doria e festeggiava la vittoria e Ferrero (quasi)annunciava l’accordo.
Grassi parla di Doria come gia’ ci fosse un accordo … insomma che si dice a Genova?
Meta’ Prc-Genova mi risulta non essere favorevole all’accordo con il csx e Doria,com’e’ la situazione?
da intervista a Vendola su Affari Italiani
“Quello di Monti è un governo conservatore, allineato alle ricette del club dell’austerità, che viene duramente criticato dagli economisti keynesiani”. Nichi Vendola, leader di Sinistra Ecologia e Libertà, intervistato dal direttore di Affaritaliani.it Angelo Maria Perrino, boccia il governo tecnico e propone un nuovo modello di sviluppo: “Bisogna costruire insieme un sistema fondato sulla manutenzione del territorio nazionale. Il nuovo nome dell’economia è ecologia”. E sul futuro della Sinistra afferma: “Il problema del Centrosinistra è legato alla natura incerta del Partito Democratico. E al fatto che al suo interno troppi si contendono la leadership. C’è chi immagina che il Pd debba avere un carattere liberista di massa. Sarebbe il suicidio perfetto”. (…)Come inquadri questa crisi che sta attanagliando l’Europa e lo spread che non accenna a tornare sotto i livelli di guardia?
“E’ una grande truffa ideologiche quella che isola lo spread da tutti gli altri fattori di crisi. Tutti guardiamo lo spread senza nessuna consapevolezza degli altri differenziali, come quello sociale e ambientale. Questa è una Europa che si avvita con una classe dirigente mediocre, ubriaca di ricette liberiste, rigorista sulle spalle dei più deboli. Non ci si rende conto che il rischio è la deflagrazione dell’Europa”.
(…) Che cosa pensi della cura di Monti, la stessa che forse si sta applicando in Grecia?
“Monti convince perché ha un apparato mediatico impressionante che lo sostiene e lo guida. In questo apparato c’è un pezzo del potere che ha costruito l’opzione del governo tecnico. Cioè di un governo che tecnicamente si sottrae al disvelamento della sua natura politica. Il governo Monti è un governo conservatore, allineato alle ricette del club dell’austerità, che viene duramente criticato dagli economisti keynesiani. Nei luoghi in cui la crisi è precipitata in forma più brutale si sta producendo un paradosso: per salvare la Grecia si uccide il popolo greco. La medicina uccide l’ammalato. Il governo Monti appare rivoluzionario rispetto al quindicennio berlusconiano. Siamo stati talmente affogati nella palude delle subculture della destra leghista, della destra aziendalista, che lo stile di sobrietà e l’intelligenza di questa classe dirigente tecnocratica appare un toccasana, ma lo è rispetto solo a quello che c’era. Ma noi dobbiamo prevedere un rapido recupero della nostra autonomia intellettuale. Alla fine della giostra se l’Art.18 verrà sciolto nell’acido non farà una grande differenza che sia stato Berlusconi o Monti”.
Maggiore organizzazione e intervento dei comunisti nelle imprese e nei luoghi di lavoro
da “O Militante”, rivista del Partito Comunista Portoghese
http://www.marx21.it/comunisti-oggi/in-europa/1076-maggiore-organizzazione-e-intervento-dei-comunisti-nelle-imprese-e-nei-luoghi-di-lavoro-.html
Ciao Claudio,
credo che il siluro lanciato da Veltroni possa questa volta non centrare il bersaglio… Mi concentro soprattutto sulla situazione interna al PD, non tanto per l’interesse che ci può portare a condividere qualcosa in termini di alleanze future, quanto per quello che significherebbe l’implosione di questo partito all’interno del centro-sinistra. Fassina (che poi è Direttore scientifico di Nens, della premiata ditta Visco-Bersani) non è isolato nel PD, e mi auguro che il seguito lo supporti adeguatamente. Ormai è chiaro che Veltroni e soci vogliono “agguantare” il Terzo Polo e magari farlo da posizione di lieve vantaggio. Casini si troverà alla testa della compagine da battere alle prossime elezioni, e con sé ha un bel codazzo di seguaci. Altrettanto chiaro che, se Fassina o qualcuno politicamente più a sinistra di Veltroni e D’Alema, non riusciranno a contrastare questa deriva liberal-conservatrice, la partita si farà dura e le destre rischiano di governare per altri 50anni. Veniamo a noi. Vendola, COME SEMPRE, grida allo stupore per poi cercare di accaparrarsi le chiavi di “casa-PD”, ignorando spesso e volentieri la sinistra che Noi rappresentiamo. Prima questione: dovremo chiarire una volta per tutte (e con decisione) quali sono le vere intenzioni politiche a sinistra del PD, soprattutto con Sel. Per fare questo occorre presentarci con una credibilità e una forza d’urto che invogli l’interlocutore. Non possiamo prescindere perciò, dal dare una forte accelerazione alla Federazione della Sinistra, che attualmente è inconsistente se non nei nostri propositi. Farne una casa comune per chi condivide un progetto fatto di percorsi programmatici piu che ideali, è quanto meno indispensabile. Una casa comune, non un secondo Arcobaleno! Ma dobbiamo farlo! Così come dobbiamo far comprendere al nostro interno che c’è una fase politica di transizione da affrontare, e la dobbiamo gestire nel modo migliore; soprattutto per non restare isolati e privi di forze e incisività (nonché risorse!). Ciò non vuol dire allearci in un progetto di governo, ma dialogare fattivamente su percorsi comuni, al termine dei quali faremo i conti. Giusto cercare di intercettare la fuga di parte dell’elettorato che guarda piu a sinistra, (lo stesso Vendola ne fa il fulcro della sua politica!) ma occorre offrire una prospettiva, fatta di programmi, idee articolate e non solo da riferimenti ideali poi modellati sulle singole questioni. Perchè dunque non misurarsi su questo terreno? Sia chiaro, gli strumenti sarebbero gli stessi che sono stati usati dalle socialdemocrazie degli ultimi anni, e non rappresentano certamente quel modello alternativo di cui siamo portatori ed al quale guardiamo. Però sarebbe da miopi non prendere atto di una realtà che incombe senza cercare di recuperare consensi anche in questo modo. Rafforzandoci potremo poi approdare ad una seconda fase che è poi quella descritta precedentemente. So bene di non scoprire l’acqua calda, ma non vedo ancora quella discussione che possa dare la speranza di aprire un varco a sinistra del PD. Sel, se non beneficiasse della capacità comunicativa di Vendola (che poi potrebbe anche diventare un boomerang per questo partito) sicuramente non avrebbe la considerazione che gli riservano i media e conseguentemente l’opinione pubblica. I risultati delle ultime amministrative ne sono la conferma. Il PRC privo di una grossa macchina organizzativa e comunicativa, ha comunque raccolto un risultato assai vicino a quello dei vendoliani. Intensificare lo sforzo mi sembra il minimo, così come modernizzarlo e renderlo qualitativamente più competitivo. Così come è necessario aprire una discussione concreta a tutto campo tra le forze politiche a sinistra del PD che non escluda nessuno; compreso quell’IDV – magari di “sponda” De Magistris – che pur idealmente non appartenente alla sinistra è pur sempre (Napoli docet) una forza politica utile perr contrastare derive “Montiane”. Argomenti quali Lavoro, Welfare, Ambiente e Istruzione-Formazione, credo possano qualificarci e permetterci di portare in dote proposte ottime. Tutto questo non può, allo stesso tempo, non portarsi dietro la galassia della sinistra “frammentata” che non sto qui a citare ma che ben conosciamo. Però deve essere fatto un lavoro ben organizzato, che sappia unire queste Forze non rendendole percettibili quali meteore senza credito. L’Italia sta vivendo un momento drammatico (..in buona compagnia, direi..) e non possiamo permetterci il lusso di lasciare che il tempo scorra inesorabile. Prendiamo l’iniziativa, le idee ci sono e la volontà pure. Nella consapevolezza che il lavoro che ci aspetta sarà, senza ombra di dubbio, assai duro.
E’ giusto chiedersi “chi è il PD”, se Fassina o Veltroni.
Dovremmo però anche chiederci chi siamo noi.
Le domanda, diceva Lubrano, sorge spontanea, quando leggiamo sul sito di Essere Comunisti un articolo del caporedattore dello stesso, dal titolo “Vi propongo di costruire la Sinistra Italiana”, “comunista, ecologista, antipatriarcale” (si prende spunto da Sinistra Critica??), “Laddove nel comunismo e nella prospettiva anticapitalista vengono mantenuti fermi tutti i punti di difesa del lavoro e del suo grande ruolo sociale per il Paese intero; nell’ecologismo una espressione “rosso-verde” della coalizione alternativa a tutto il resto del liberismo politico italiano; nell’antipatriarcalismo tutto ciò che concerne il rovesciamento della visione maschilista e machista della società, per la difesa dei diritti civili nella loro più ampia pienezza e consapevolezza”.
L’articolo intero: http://www.esserecomunisti.it/?p=40521
PARTITI E LEGGE ELETTORALE
La settimana appena trascorsa, quella compresa tra il 12 e il 19 Febbraio, ha visto salire alla ribalta, all’interno delle complesse vicende politiche che caratterizzano il sistema italiano, il tema del ruolo dei partiti, al punto che “Repubblica”, nel numero uscito in edicola Giovedì 16, vi ha dedicato uno dei suoi “Diari” speciali con interventi di politologi di primo piano da Carlo Galli a Marc Lazar, estraendo nel “vocabolario” anche la definizione classica di “Partiti” redatta da Max Weber.
La settimana era cominciata, infatti, con la vicenda delle primarie genovesi: una vicenda del tutto emblematica della crisi che il “soggetto partito” incontra in questa fase, al punto da riflettersi quale elemento determinante di una più complessiva “crisi sistemica”; proseguita, in occasione del ventennale di “Mani Pulite” con l’esposizione di altri episodi legati alla “questione morale” che hanno visto protagonisti esponenti di Rifondazione Comunista e dello stesso PD; è stata resa nota la relazione della Corte dei Conti sulla corruzione in Italia e, infine, si è svolto l’incontro tra i tre segretari di PDL, PD, UDC (perfidamente indicati, dalla gran parte dei mezzi di comunicazione di massa, come i “tre leader della maggioranza”) sul tema delle riforme istituzionali.
Mi soffermo per un momento su quest’ultimo episodio, laddove si è dimostrata, a mio giudizio, una distanza del tutto “siderale” fra i contenuti della discussione e la realtà del Paese, non tenendo conto ancora una volta del ruolo “politico” che sta svolgendo il governo in carica e risultando, gli esponenti dei tre partiti citati, del tutto estranei alle aspettative che stanno serpeggiando nella società italiana, anche in forme abbastanza dirompenti, sul terreno della crisi economica.
L’idea di partire dalle riforme costituzionali, in “primis” dallo specchietto delle allodole della riduzione del numero dei parlamentari (tema secondario e, magari, da esaminare in conclusione di un processo) rende davvero l’idea di questo fenomeno di vera e propria “alienazione dalla realtà”.
Mi scuso preventivamente se, nel corso delle brevi note che seguiranno, mi sarà capitato di citare in negativo il PD: il fatto è che questo partito, nato surrettiziamente in condizioni che mi permetterò di analizzare in estrema sintesi, potrebbe rappresentare l’architrave di una possibile “messa in sicurezza” del sistema, producendo un’ipotesi di alternativa reale e invece (al di là delle percentuali assegnate dai sondaggi) appare rimasto al palo di laceranti contraddizioni interne.
Un sistema, quello italiano, emblematizzato proprio dalle vicende riguardanti la nascita del PD: frutto dell’incontro tra ciò che era rimasto di una delle ali estreme del “multipartitismo centripeto”, dalla definizione sistemica di Sartori relativa al periodo 1948-1987, e da una parte del residuo di quello che, nello stesso periodo, era stato il partito “pivotale” del sistema.
In queste condizioni le prospettive possibili erano soltanto due: o l’impossibilità di tenere assieme i diversi pezzi (di fatti qualche scollamento c’è già stato) sulla linea della “amalgama non riuscita” di dalemiana memoria oppure quella del suffragare, finalmente, quel meccanismo di consociativismo spartitorio che aveva contraddistinto la fase degli anni’80-’90 (mi riferisco, principalmente, al meccanismo legislativo adottato all’epoca in particolare in sede di commissioni parlamentari deliberanti, un’altra “anomalia” italiana e non semplicisticamente alla divisione delle cariche).
Due pezzi di partito che, nella fase di transizione che stiamo attraversando a partire dal 1992 e non ancora conclusa hanno subito un notevole numero di mutamenti nella denominazione, e un altrettanto rilevante numero di scissioni, da entrambi i lati, verso sinistra e verso il centro, al riguardo dei soggetti originari.
Il fatto è che il PD, che prendo a emblema di una situazione ben più generale sulla quale cercherò comunque di ritornare, non ha sciolto il nodo di fondo: soggetto che intende costruire l’alternativa oppure soggetto che intende “associarsi” alla guida del Paese (sempre che questo fatto possa essere ancora possibile, nel medio periodo, considerato che il ruolo sembra già essere stabilmente occupato dall’attuale governo, nell’idea di una “governabilità” superparlamentare, che dispone del Parlamento quale mero strumento di ratifica, in una democrazia già abbondantemente ridotta per estensione e qualità) nella logica del consociativismo.
I guai del PD nascono tutti dal non aver sciolto questo nodo e aver cercato di bypassarlo attraverso l’invenzione dello strumento delle “primarie all’italiana” che a Genova ha fornito una stupenda prova delle potenzialità insite nel proprio meccanismo: si è trattata, infatti, dell’ennesima riprova della facilità con la quale, soggetti esterni che non hanno nessuna intenzione di misurarsi con la realtà di un’organizzazione politica compiuta puntino a “colonizzare” il PD sfruttando la degenerazione nel rapporto tra voto e cittadino che si è realizzata attraverso l’affermazione del concetto, come affermano Marc Lazar e Paolo Bagnoli ad esempio, di partiti contenitori pensati non ai fini di una politica quale azione collettiva, ma come soggetti utili soltanto per la conquista leaderistica del potere.
E’ da questo punto che nasce, attraverso l’idea balzana delle “primarie di coalizione” che dimostra come questo strumento in Italia sia del tutto al di fuori dalla tradizione storica del sistema (negli USA è bene ricordarlo le primarie sono di partito, partecipano gli iscritti e le fanno soltanto gli sfidanti) generando quel meccanismo che un altro illustre politologo, Andrea Mignone, ha definito delle “primarie – paguro”, dal grazioso animaletto che sale in groppa agli animali più grandi e tranquillamente si fa portare a spasso, l’esposizione del PD non solo alle scorribande più strane, ma ne impedisce l’assunzione di un “ruolo – chiave” in un possibile schema di alternativa all’interno del sistema, tenendolo inchiodato al dilemma del consociativismo con l’altro pezzo residuo dell’ex-DC e, addirittura, con un altro frammento di un soggetto proveniente da una collocazione di estrema destra, all’interno di quello schema elaborato al suo tempo da Sartori e che abbiamo già ricordato.
Torniamo, allora, al surreale incontro tra i tre “leader” della maggioranza, che partendo dall’idea della riduzione del numero dei parlamentari hanno compiuto la classica azione di costruzione del palazzo dal tetto anziché dalle fondamenta (magari, se avessero voluto farsi propaganda e basta avrebbero potuto annunciare la riduzione drastica dei rimborsi elettorali elargiti munificamente ai partiti, ricordando anche che la loro popolarità, sempre secondo i “sacri sondaggi” è inchiodata a un misero 8%, in un quadro generale che registra un quasi 50% tra astenuti certi e astenuti potenziali). Al riguardo del fenomeno del denaro pubblico elargito ai partiti c’è da notare, ancora, come si tratti di cifre del tutto fuori mercato, rispetto alla “produttività sociale” prodotta, paragonabili soltanto sotto quest’aspetto agli ingaggi dei calciatori e ai “cachet” sanremesi).
Il punto dal quale partire per cercare di fronteggiare la crisi del sistema politico italiano e non farlo scivolare ulteriormente verso il populismo, se non addirittura verso un moderato cesarismo (cito ancora Paolo Bagnoli) di cui sicuramente non è soggetto immune da tentazioni (il riferimento è al cesarismo “moderato”) l’attuale presidente del Consiglio (non basta essere “eleganti” e “moderati” nei toni, per fronteggiare un’idea di “ferocia ideologica” nell’agire politico) è sicuramente quello dei corpi intermedi e del recupero dei partiti come soggetto fondativo di una nuova fase della nostra democrazia, superando questa fase confusa di intreccio tra personalismo, mantenimento di quote enormi di potere (sia dal punto di vista delle disponibilità economica, sia dal punto di vista dell’esercizio della capacità di nomina), totale impopolarità tra i cittadini.
Non riepilogo qui tutti i passaggi teorici di trasformazione dei partiti: dal partito di massa, a quello pigliatutti, a quello “elettorale – personale”, financo a quello di “cartello” (del resto ben riepilogati dallo stesso Marc Lazar nel già ricordato “Diario” di Repubblica) e non ricordo qui come Ilvo Diamanti, abbia più volte segnalato, l’assenza in Italia di “partiti –nazionali”: insisto però sul tema della decisività di una riflessione di fondo in questo senso.
Se i partiti non sapranno cambiare la loro attuale dimensione, del tutto spostata verso il personalismo, il professionismo carrieristico, la concezione esaustiva dell’agire politico all’interno della “governabilità”, qualsiasi riforma istituzionale risulterà al di sotto delle aspettative di riforma del Paese e di inserimento costruttivo nel quadro europeo.
Parimenti, in una logica analoga, andrebbe affrontata la questione della legge elettorale, al riguardo della quale paiono, invece, emergere tentazioni rivolte esclusivamente alla conservazione delle proprie realtà , anche attraverso intrecci metodologici del tutto innaturali.
Il tema principale, in Italia in questo momento, è quello di restituire davvero lo “scettro al principe” (dal titolo di un fortunato libro di Gianfranco Pasquino di qualche anno fa) facendo tornare i cittadini al centro della competizione elettorale. Anche in questo caso il conflitto è tra governabilità e rappresentatività: si tratta di fare una scelta netta rivolgendosi di conseguenza ai due soli sistemi conosciuti, quello maggioritario e quello proporzionale. Certo si possono realizzare intrecci tra i due sistemi, anche in forme produttive, limitandola frammentazione e favorendo la formazione del governo.
Gli intrecci si possono fare, a due condizioni: che il sistema elettorale debba avere, appunto, valenza “sistemica” e non episodica e non sia costruito per favorire gli uni o gli altri, o ancora peggio per conservare l’esistente e impedire l’accesso ad altri soggetti (com’è nel caso del “partito di cartello”).
Altrimenti l’idea del “partito-paguro”, gonfio di voti degli altri e irresponsabile sul piano politico, potrebbe attecchire, alimentata dall’incapacità di aggredire l’idea della personalizzazione della politica: oggi vero momento di degenerazione del sistema, riferimento negativo per un’ulteriore esasperazione della frammentazione sociale.
Savona, li 19 Febbraio 2012 Franco Astengo
Mi pare ancora un post tutto orientato ad una possibile futura alleanza insomma un modo per giustificare un alleanza con il PD se dovesse prevalere la linea Fassina, mamma mia che codismo Grassi
Non sono solito a rispondere alle polemiche gratuite, anche se rivolte ad un amico come il senatore Claudio Grassi di Reggio Emilia (e non di Roma). Caro anonimo – bel coraggio a non firmarsi, complimenti – purtroppo, che ti piaccia o no la Fds è costretta all’allenaza con il marchese arancione (se ti interessa il mio pesiero in proposito, vai sul mio blog): altrimenti fa la fine di Bologna e Torino: ZERO eletti. E siccome il cartello in questione è nato per fini esclusivamente elettorali, non ha scelta.
Una breve risposta, che vale anche come precisazione, all’intervento di Stefano Ghio.
Senza entrare nel merito della questione dell’appoggio a Doria alle comunali di Genova, se alla FdS bastasse allearsi a “marchesi arancioni” o a “baroni” del PD per ottenere qualche eletto nelle istituzioni, avremmo un esercito di consiglieri ed assessori.
Purtroppo (o per fortuna), non è così: per quanto riguarda il caso di Bologna, a cui fai riferimento, nonostante fossimo alleati col PD non abbiamo ottenuto alcun eletto, ed anzi siamo scesi ai minimi storici in termini di consenso.
La presenza nelle istituzioni è importante, ma se ciò diventa l’unico motivo di esistenza per un partito comunista, a prescindere anche dal suo radicamento sociale e dalla coerenza della sua linea politica, non si va da nessuna parte.
anzichè chiedersi cos’è il PD non sarebbe il caso di chiedersi cos’è il PRC?
no perchè mi pare si stia parlando del sesso degli angeli e correndo dietro la sottana di Bersani…
Ribadisco che non è con l’appassionarci a dispute che avvengono negli altri partiti che risolviamo i problemi dei lavoratori,giustissima la lotta a difesa dell’art 18 insieme a tutti quelli che condividono questa battaglia,ma basta con il continuare a prospettare fantomatiche unità della sinistra che non esistono e che non esisteranno ,si lavori a costruire un partito comunista che con i propri mezzi e da comunista rientri in parlamento per fare l’opposizione senza coltivare altre illusioni governiste che sono puro suicidio
Centro destra
Pdl (magari con altro nome) e Lega, al momento opportuno, vale a dire alle politiche, torneranno assieme (non facciamoci illusioni).
Terzo Polo
Condivido l’analisi, con l’aggiunta che Casini si alleerà con chi gli darà maggiore garanzia di vittoria (una volta che il pdl cambia nome…).
Il centro sinistra e la sinistra
Noi pagheremo ancora una volta le nostre divisioni e la nostra miopia politica (più che nostra quella di Bertinotti e compagnia). Come pensi di risalire il baratro caro Claudio, in cui ci ha portato il grande affabulatore, con la minima visibilità che ci rimane?
Veltroni vs. Fassina
“…si apre una importante dialettica.”. Vero, ma i comunisti hanno vinto quando sono riusciti a parlare ai cervelli ed ai cuori degli italiani (a quanti elettori riesci a parlare oggi?). Comunque Veltroni lo si sapeva chi era da lungo tempo……..e non solo Veltroni.
La palla passa a noi
“E qui la palla passa a noi. In questo quadro dinamico dobbiamo giocare un ruolo positivo.”: scusa l’insistenza caro Claudio e cari compagni, ma, a mio avviso, che la palla passi a noi lo sanno veramente in pochi, pertanto possiamo giocare un ruolo più che positivo, ma chi viene a vedere il nostro gioco senza nemmeno sapere in quale campo giochiamo?
L’unica speranza la vedo in una alleanza elettorale (magari turandoci il naso), se perdiamo anche questo treno…………
Fraterni
fabio fontanot
No scusate questa e’ davvero irritante …
Grassi che da’ per scontato che il Prc sostenga Doria a Genova,e chi lo ha deciso?
Lei da Roma?E noi non contiamo nulla nei territori?
Forse dall’alto delle poltrone di Roma non le risulta che Doria ha dichiarato di essere favorevole alla Tav di Genova?
il primo a dare per scontato l’appoggio a Doria è stato Ferrero caro anonimo.
Ancora ci affanniamo nel distinguo e nel voler capire chi comanda nel Pd. Capisco di voler essere gramsciani ma ormai dentro quel carrozzone che appoggia il goveno Monti
nell’affamare il Paese non c’è più differenza tra il bocconiano Fassina e l’amerikano Veltroni. Insisto, senza rinserrarci da minoritari perchè faranno una nuova legge elettorale per fregarci, ricostruiamo le basi di una vera >Rifondazione Comunista, legando esperienze in rete e lotte nei territori. Solo così potremo essere un riferimento certo per riunire ma all’opposizione la sinistra-sinistra. Hasta siempre!
Trovo che le continue rincorse a seguito di fughe altrui siano ormai l’aspetto più deleteerio della politica dei giorni nostri. Mi rifersico precisamente a Veltroni che insegue Monti, perchè non vuole sia preda della destra o di un centro-destra più presentabile. Monti è a tutto tondo un politico di destra, bocconiano, liberale, liberista in ogni sua azione convintamente e coerentemente, da parte sua, di destra.
Mi riferisco anche però al compagno Vendola, quando rifiuta la proposta di una lista unica delle forze di sinistra, in presenza di una nuova legge elettorale con sbarramento al 8-10%. Anche Vendola non intende lasciare il PD nelle mani del Terzo Polo o di quello che potrà diventare il nuovo primo polo dopo la scomposizione e ricomposizione del quadro politico che è in atto nel centrodestra attuale dopo l’uscita di scena di Berlusconi.
Ognuno non vuole lasciare qualcosa o qualcuno ad altri, ed intanto la fuga prosegue ed è sempre verso destra. Vorrei rasserenare i “compagni” Veltroni e Vendola che, nonostante i loro affannati inseguimenti, la fuga degli altri continuerà.Forse, ma questa è più una speranza che una certezza, continuerà anche la fuga del loro elettorato ed in questo caso verso riposizionamenti che vanno collocati a sinistra.