Ha proprio ragione il premier Mario Monti a dire: che monotonia. Solo che a darmi noia non è il fatto che pochi fortunati godano ancora della sicurezza del posto fisso (tra l’altro vien da chiedersi se nel bel mezzo di una crisi devastante esista ancora un lavoro “sicuro”). Bensì il fatto che da oltre dieci anni il dibattito pubblico sul lavoro sia incentrato sugli stessi dogmi. Libertà di licenziamento, flessibilità del lavoro, cancellazione dei contratti nazionali. Tutti ricordiamo la grande mobilitazione del 2002 contro l’abolizione dell’articolo 18, le battaglie della Fiom in difesa del contratto nazionale, le lotte contro la precarietà. In quegli anni un vasto fronte di sinistra capì che dietro il ritornello della flessibilità del lavoro si celava una precisa strategia di classe: bonificare l’economia da ogni influenza del sindacato, lasciando solo e senza difese ogni singolo lavoratore dinanzi al potere dell’impresa e del mercato. Il ritornello lo conosciamo bene, è quello del neoliberismo, del turbocapitaslimo, che tanti adepti ha avuto anche nella nostra sinistra moderata.
Dopo dieci anni di lotte, eccoci al punto di partenza. Il programma politico del governo Monti sul lavoro appare identico a quello dei governi Berlusconi. Difficile trovare differenze tra Maroni, Sacconi e Fornero. E Marchionne sta portando a compimento quello che Confindustria chiede da un decennio. Solo che in mezzo c’è una crisi economica, quella scoppiata in America nel 2008 e drammaticamente amplificata in Europa in questi mesi. La quale ha dimostrato che quei dogmi erano fallaci, errati, controproducenti. Il governo – così come l’Europa, d’altronde – prova a curare la malattia iniettando in corpo lo stesso virus che l’ha procurata.
L’ultima offensiva contro i diritti del lavoro, quella di questi ultimi mesi, è la più pericolosa. Per vari motivi. In primis la crisi economica rende più complessa una reazione: è difficile scioperare quando si è in cassa integrazione. E forte, per molti lavoratori duramente colpiti dalla recessione, è la spinta a conformarsi, ad abbandonare la lotta. L’abbiamo visto a Melfi e a Taranto, dove gruppi di iscritti alla Fiom hanno deciso di lasciare l’organizzazione, per rifugiarsi nella Cisl. Poi c’è la debolezza della sinistra politica, finora incapace di alzare una voce chiara e forte contro l’attacco in corso ai diritti del lavoro. Eppure, proprio ora che la battaglia è più dura, non possiamo alzare bandiera bianca.
La manifestazione dell’11 febbraio, indetta dalla Fiom Cgil, è fondamentale proprio per questo. Serve a mettere in campo una controffensiva. Come sappiamo la Fiom è sotto attacco proprio nelle più importanti fabbriche del Paese, nella Fiat. Ad essa è negato anche il diritto di indire assemblee, di scioperare, di ricevere i contributi sindacali. I suoi iscritti sono vittime della stretta padronale, sono tenuti fuori dalle fabbriche, vengono vessati dai capi. I contratti capestro firmati da Cisl, Uil e Ugl vengono applicati senza che ai lavoratori sia stato permesso di esprimersi con un voto. Come sempre, la battaglia per i diritti del lavoro è anche una battaglia per la democrazia. E se manca la democrazia nelle fabbriche, manca nell’intero Paese. Anche per questo non possiamo far altro che stare a fianco della Fiom. Pronti a non cedere neppure di un passo.

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Pd, nasce l’area dei laburisti
di Daniela Preziosi (il manifesto)
«Termini infondati» e «lessico tipico della destra». Ieri Stefano Fassina ha spostato un altro metro avanti a critica del Pd al governo Monti. Che non arriva, frena Bersani, a sostenere «che il governo cambia natura» come ha fatto Claudio Sardo, il direttore dell’Unità, con un editoriale sul suo giornale. Ma la sostanza politica è questa, se persino un ‘centrista’ come Enrico Letta in queste ore chiede una riforma del mercato del lavoro «con l’accordo di tutti», e Dario Franceschini definisce il consenso dei sindacati come «indispensabile».
Figuriamoci dunque Fassina, ala sinistra del bersanismo. Ieri il responsabile economico ha fatto un frontale con la ministra Fornero e la sua insistenza «su parole come ‘apartheid’ e ‘iper-garantiti’», tipiche della destra (e di Pietro Ichino, senatore Pd). «Chi sarebbero i segregazionisti? E chi gli iper-garantiti?». Conclusione: «Ormai dovrebbe essere chiaro al governo che il Pd ha una visione alternativa alla destra. Sarebbe utile se il governo fornisse un elenco delle tipologie alle quali fa riferimento. Insistere con analisi infondate ci porta fuori strada».
Dopo mesi di attivismo del fronte dei centristi filomontiani, dentro il Pd ora la sinistra ha un suo – non proprio tempista – risveglio. Una ripresa di fiato per contrastare la deriva della riforma del mercato del lavoro, di cui l’articolo 18 è il simbolo. Una «controffensiva culturale contro le idee neoliberiste che ci hanno condotto al disastro dei nostri giorni», l’ha definita lo stesso Fassina in un’iniziativa romana di domenica scorsa, affollatissima nonostante la neve e la città paralizzata. C’è anche Nico Stumpo, anche lui della segreteria nazionale. E Enrico Rossi, presidente della Toscana, Walter Tocci, direttore del Centro riforma dello Stato presieduto da Mario Tronti, Carlo Ghezzi, presidente della Fondazione Di Vittorio. Per l’occasione torna Pietro Folena, dopo un passaggio nella sinistra radicale. Ma soprattutto ci sono l’ex leader Cgil Guglielmo Epifani e la segretaria dello Spi Cgil Carla Cantone. E in molti già vedono, se non un’opa del sindacato sul Pd, certo l’irrobustirsi di una corrente laburista che fin qui ha avuto in Sergio Cofferati, oggi europarlamentare, una figura carismatica ma non un leader organizzativo.
Ma l’accelerazione ‘a destra’ imposta dal governo Monti, con i contraccolpi che si abbattono sul Pd, fanno circolare la consapevolezza che a sinistra, anche dal punto di vista elettorale, si gioca una bella fetta del consenso, anche più di quel ‘centro’ a cui l’altra metà del partito sembra essere più interessato. Anche al di là delle alleanze. E anche in vista di una nuova legge elettorale.
La dimostrazione plastica la dà la campagna per le primarie per e il segretario del Lazio, che dovrebbero svolgersi il prossimo 12 febbraio e con ogni probabilità verranno rimandate per dare la possibilità i militanti di mobilitarsi a sostegno della cittadinanza colpita dalla neve e dal maltempo (lo hanno chiesto due candidati su tre, il segretario cittadino ha proposto di cancellarle e assumere il risultato dei congressi dei circoli, e c’è da scommettere che seguiranno polemiche). La ‘sinistra’ del partito, anche quella di provenienza bersaniana, si è mobilitata per la giovane Marta Leonori, che ha il sostegno dello stato maggiore della mozione Marino. E così giovedì prossimo a Roma, gelo permettendo, è prevista un’iniziativa a favore della candidata con tre nomi di peso: Ugo Sposetti, ex tesoriere Ds e custode dell’ortodossia piccista, lo stesso Tocci e Gianni Cuperlo. Una fetta importante di quelli che al congresso nazionale, oltreché anche quello regionale precedente, hanno sostenuto Bersani. Un segnale non rassicurante per il futuro segretario regionale Enrico Gasbarra, che raccoglie (con qualche affanno) l’appoggio trasversale di Veltroni, D’Alema e degli ex dc. E che non a caso ha voluto fra le sue quattro liste una che fa esplicito riferimento alla sinistra. Ma nelle due iniziative romane, quella di domenica e quella di giovedì, c’è anche il primo posizionamento di un’area – di sinistra democratica, appunto – in vista del congresso nazionale. Ormai una tappa difficilmente eludibile per Bersani prima delle prossime politiche.
La fine dell’ “Europa sociale”
“Socialist Voice”, organo del Partito Comunista di Irlanda
http://www.marx21.it/internazionale/europa/954-la-fine-dell-europa-sociale.html
Pubblico un articolo su una notizia della fine dell’anno scorso che era passata del tutto sotto silenzio, ma che è – secondo me – di una importanza straordinaria, perchè ci dice di come è cambiato e sta cambiando il mondo, cosa che forse spiega la guerra permanente degli Usa, unica arma che è rimasta loro per fermare la crisi e il declino inesorabile di Usa e Ue. Perchè di ciò non parliamo mai ?
30 dicembre 2011
Cina e Giappone abbandonano il dollaro
Giornali e Tg non ne parlano, ma per gli ambienti finanziari globali è la notizia-bomba di queste festività natalizie: la seconda e la terza economia mondiale, Cina e Giappone, hanno siglato un accordo che prevede l’abbandono del dollaro americano come valuta utilizzata negli scambi commerciali tra le due nazioni asiatiche, consentendo quindi un interscambio direttamente in yen e yuan. Finora, circa il 60 per cento degli scambi commerciali tra Cina e Giappone vengono regolati in dollari. L’intesa, siglata lunedì a Pechino al termine dell’incontro tra il premier cinese Wen Jiabao e il primo ministro giapponese Yoshihiko Noda, è un chiaro segnale di sfiducia delle due potenze economiche asiatiche nei confronti della travagliata area euro-dollaro.
Questa mossa, spiega Enrico Piovesana sull’edizione online di “E”, il periodico di Emergency, viene interpretata dagli economisti come il primo passo concreto del governo di Pechino per far diventare la moneta cinese, lo yuan (o renminbi), una valuta di riserva globale sostitutiva al dollaro. Cosa attualmente non ancora possibile, vista la non completa convertibilità della valuta cinese. Per il ministro delle finanze tedesco Wolfgang Schaeuble, il patto Cina-Giappone rappresenta una sfida che evidenzia l’importanza di una «Europa unita e di una moneta comune che ci dà buone chanches di perseguire i nostri interessi e l’opportunità di realizzarli a livello mondiale».
Come riportato da Bloomberg, «Giappone e Cina promuoveranno scambi diretti di yen e yuan senza usare il dollaro e incoraggeranno lo sviluppo di un mercato dei cambi, per tagliare i costi per le aziende». Secondo il governo di Tokyo, il Giappone effettuerà acquisti di obbligazioni cinesi già dal prossimo anno: vista l’enorme dimensione del volume degli scambi tra le due più grandi economie asiatiche, «questo accordo è molto più significativo di qualsiasi altro patto che la Cina ha firmato con altre nazioni», ha detto Ren Xianfang, un economista di Ihs Global Insight Ltd. E il ministro delle finanze Jun Azumi ha affermato il 20 dicembre che gli acquisti di obbligazioni cinesi avranno un effetto positivo sul Giappone perché aiuterà il paese a rivelare più informazioni sui mercati finanziari della Cina, che è «la detentrice della maggior quantità di riserve monetarie al mondo».
Quindi, conclude “Zero Hedge” in un intervento su “Megachip”, mentre gli Stati Uniti e l’Europa bisticciano su chi si dovrà muovere per primo a salvare l’altro, i giganti dell’economia reale – quella in piena tumultuosa crescita – hanno deciso di allontanarsi gradualmente da «quel buco del debito senza fondo» che ormai è diventato il mondo occidentale “sviluppato”. «Tutto quello che dovrà avvenire – aggiunge “Zero Hedge” – è che Russia e India si uniscano a questa intesa». La globalizzazione sembra dunque procedere per la sua strada, «ma senza Stati Uniti ed Europa».
Di Giorgio Cattaneo
Fornero e Balduzzi, non siete i benvenuti!
di Ivano Osella, Segreteria Nazionale FGCI
http://www.marx21.it/italia/movimenti/956-fornero-e-balduzzi-non-siete-i-benvenuti.html
Cari compagni se PD e pdl si mettono d’accordo sulla legge elettorale siamo fritti…..e pure Vendola é nei guai.
La sinistra rischia di sparire perché il sistema ispano- tedesco così chiamato la proposta vassallo-ceccanti,prevede una proporzionale senza recupero dei resti a livello nazionale ma solo di circoscrizione,quindi con circoscrizioni molto piccole 10-16deputati da eleggere ci sarà uno sbarramento di fatto che varia a secondo della grandezza dal 5 al 7 %.a questo bisogna aggiungere la concorrenza del terzo e di Pietro perché se per esempio Sel in un circoscrizione arrivano dopo queste due forze anche con 7 % rischia di non prender il seggio.compagno grassi cosa ne pensi? Come federazione non prenderemo un seggio con questa legge non pensi che dobbiamo da subito mobilitarci contro questo inciucio PD-Pdl?e lavorare con Vendola per trovare forme di allenza elettorale per evitare questa proposta cancelli la sinistra dal panorama politico italiano?
ahahahahah ….
Ma che dici!!!!
La proposta Ceccanti e’ un ispanico corretto alla tedesca.
Il quorum e’ nazionale al 3% per la parte proporzionale.
Tradotto,per bocca dello stesso Ceccanti,i partiti medi saranno sottorappresentati al massimo dell’1%.
Ma questa e’ la proposta di un senatore Pd,alla fine per andare incontro a 3Polo,Idv e Lega ci saranno delle modifiche.
Ad esempio un quorum piu’ alto al 4%(per avere il consenso del 3Polo) e meccanismi chiari ma non forzosi di coalizione per il Pdl.
Caro mio preoccupiamoci di superare il 4%
Caro mio mi sembra che non hai capito bene il meccanismo.facciamo un esempio la Calabria secondo la proposta viene divisa in 2 circoscrizioni Cosenza-Crotone e Catanzaro vibo e Reggio . Nella Prima vengono assegnati 10 seggi. Facciamo l’ipotesi che il Pd prenda il 28, pdl 25,terzo polo tutti insieme 10 Idv 7, sel 6 fds 4. I seggi si aggegnano dividendo la cifra elettorale del partito per 1,2,3 fino ad arrivare a10. Il seggio si assegna al partito che ha la cifra elettorale più alta. In questo caso il Pd prende 4 seggi il pdl 4 terzo polo 1, Idv 1. Come vedi sel resta fuori con il 6. L’ ultimo seggio viene preso dal pdl perché bisogna dividere 26 percentuale che ha preso per 4 viene6,5 quindi batte il 6 di sel. Come vedi lo sbarramento è molto più alto. Lo sbarramento nazionale serve solo ad evitare che una lista locale possa prendere seggi in una circoscrizione senza avere una rappresentanza nazionale. Spero che ora hai capito.quindi sono guai seri noi spariamo e sel puo prendere seggi solo nelle grandi città che eleggono più deputati. Per senato tutto più complicato perché ci saranno circoscrizioni più piccole
che Sel prendera’ solo seggi nelle grandi citta’ saranno problemi loro.
Noi deovremo pensare al fatto che attualmente verosimilmente saremo di nuovo fuori dal parlamento
Infatti…..
Ma infatti ame di Sel non mi importa ma lo dicevo per dimostrare che con questa proposta si rischia di restare fuori anche con il 6% quindi per noi è vitale impedire l’approvazione di questo progetto.quindi anche rompendo con il PD già dalle prossime amministrative
Sono d’accordo con Giuseppe siamo in pericolo dobbiamo mobilitarci…..compagno Grassi muoviamoci
Torino, 6 febbraio: Fornero non sei la benvenuta!. Un video
http://www.youtube.com/watch?v=xafV_II0iXE&feature=youtu.be
Roma, 5 febbraio 2012
Vogliono “ri-orientare” il Pd. Spostarlo a sinistra. Agganciarlo definitivamente al socialismo europeo. E insieme ai partiti fratelli provare a cambiare il volto dell’Europa delle Merkel, dei Sarkozy,
delle lettere della Bce, dei “sacerdoti di Francoforte che vogliono imporre la loro idea di modernità a senso unico”. Critici verso Monti, definito “moderato e liberale”, Eppure consapevoli che, per ora, il Pd
non può far altro che sostenere il governo tecnico. Ma nel frattempo, avvertono, deve costruire il dopo. Un dopo che deve giocoforza liberarsi della tecnocrazia e investire decisamente sul cambiamento.
Ma che va preparato subito. Perché, come ha avvertito l’ex leader Cgil Epifani, “il governo tecnico rischia di travolgere i partiti. E noi dobbiamo fare qualcosa per aiutare il Pd a uscire da questa
situazione” senza rompersi le ossa. Ne hanno discusso ieri a Roma, al centro congressi Cgil di via dei Frentani, alcuni esponenti del Pd.
All’appello dei promotori, Sergio Gentili, l’ex coordinatore Ds Pietro Folena e il presidente della Fondazione Di Vittorio Carlo Ghezzi, hanno risposto, tra gli altri, l’ex leader della Cgil Guglielmo
Epifani, il responsabile Economico Stefano Fassina, la segretaria generale dello Spi Carla Cantone e il governatore della Toscana Enrico Rossi (fermato dalla neve).
In sala si mormora della nascita della nascita di una nuova area Pd a forte trazione laburista, che farebbe capo proprio ad Epifani. Ma i promotori smentiscono: «Non siamo qui per fare la 19esima corrente»,
chiarisce subito Folena. «Vogliamo costruire un laboratorio, unire nel Pd chi ha l’ansia di trasformare la società, di tramutare l’indignazione in politica». Folena parla dei «gravi errori» prodotti
a sinistra dall’«illusione liberale» e chiede più coraggio: «Se Hollande dice che il vero avversario è la finanza può dirlo anche il Pd». «Altro che lettera della Bce», insiste l’ex coordinatore Ds. «Il nostro obiettivo è un patto politico tra i socialisti per cambiare l’Europa».
L’altro tema chiave è la natura del Pd, e il suo rapporto con il governo Monti. Epifani non lesina critiche: a partire dall’articolo 18 («È falso dire che frena gli investimenti stranieri e la crescita») e
dalle pensioni: «Il contributivo puro è un errore, sbagliato anche alzare le accise sulla benzina».
Carlo Ghezzi spiega che il nascituro gruppo «ha l’obiettivo di ri-orientare il Pd, di farlo diventare una forza che si oppone al neo-liberismo». «Dopo aver invitato Hollande, Bersani deve andare
avanti senza timidezze, e senza subire ricatti». Altri parlano della necessità di «scuotere il partito dal suo torpore», di «ricordargli la sua funzione sociale». L’ex leader Cgil la mette così: «Il governo
tecnico è un’anomalia che rischia di far male alla democrazia e di travolgere i partiti. Noi vogliamo fare qualcosa per far uscire il Pd da questa situazione, e preparare il “dopo Monti”». La ricetta di
Epifani parte dal lavoro: «Oggi il Pd sembra più uno spazio pubblico che un partito. Per diventare un partito deve discutere e poi scegliere una linea. All’ultimo Forum sul Lavoro qualcuno si è
lamentato per l’assenza degli imprenditori. Che senso ha? Il Pd deve partire sempre dai più deboli».
Anche Fassina benedice il nuovo “laboratorio”: «Dobbiamo lanciare una controffensiva culturale forte contro le idee liberiste che ci hanno portato al disastro e che anche oggi vengono portate in trionfo dagli
editoriali di Alesina e Giavazzi sul Corriere, gli stessi da 20 anni…». «Anche tra noi- dice- c’è chi pensa che la modernità dei “sacerdoti di Francoforte” e la tecnocrazia siano l’unica strada
possibile e che il compito della sinistra sia far accettare alla gente le scelte impopolari». «Io invece dico che il compito dei progressisti è orientare il cambiamento, ribaltare questa lettura, altrimenti
abbiamo già perso in partenza…».
Fassina non risparmia critiche a Monti. «C’è un rapporto di sufficienza con le parti sociali, il dialogo viene ritenuto sostanzialmente inutile, un atto di buona educazione per limitare i conflitti. Anche il Parlamento, in fondo, viene ritenuto inutile, e i partiti corporativi…». «Questo è un governo di emergenza che bilancia interessi contrapposti tra le forze che lo sostengono. Dobbiamo starci, ma con la schiena dritta. E se sul lavoro il governo sposa la linea della destra per noi diventa insostenibile».
La guerra del governo Monti all’articolo 18 è ormai dichiarata. Dopo l’assalto alle pensioni viene l’assalto allo Statuto dei lavoratori. Invece di fermare la crisi delle aziende e i conseguenti licenziamenti di massa, invece di assumere i precari, il governo Monti attacca il posto fisso e vuole dare la possibilità di licenziare i lavoratori anche senza giusta causa, anche se un lavoratore è antipatico al padrone, se una lavoratrice rifiuta una avance sessuale, se un lavoratore è un comunista o un attivista sindacale non concertativo.
La segretaria della Cgil Susanna Camusso non ha più un solo argomento per continuare a negoziare con un governo che si colloca frontalmente contro i lavoratori. Si liberi dell’abbraccio soffocante del PD e di Napolitano, tolga le “tutele” al governo, e prepari uno sciopero generale vero. Questo è il momento. Se continuerà a sedere al tavolo di Monti, al di là delle “critiche”, si renderà corresponsabile di una altra gravissima, drammatica sconfitta storica. Tutti i militanti comunisti e di sinistra dovunque collocati chiedano alla Cgil di interrompere la concertazione e di tornare alla lotta.
Un’assistente di Hillary Clinton va al comando di Amnesty International USA
Rete Voltaire | 27 novembre 2011
Suzanne Nossel, ex assistente di Richard Holbrooke, quando era ambasciatore alle Nazioni Unite, e attuale assistente di Hillary Clinton per le organizzazioni internazionali, è direttore esecutivo di Amnesty International USA. Si è dedicata, nella sua carica al Dipartimento di Stato, a strumentalizzare i diritti umani per servire le ambizioni imperiali.
La signora Nossel aveva precedentemente lavorato per Human Rights Watch, così come per Bertelsmann Media Worldwide e per l’amministrazione del Wall Street Journal.
Il Consiglio di Amministrazione di Amnesty International degli Stati Uniti, ritiene che l’impegno di Suzanne Nossel nelle amministrazioni Clinton e Obama sia una garanzia di competenza e non ha tenuto contro dei crimini commessi in Jugoslavia, Afghanistan, Iraq, Libano, ecc.
Nossel è all’origine delle varie campagne contro Iran, Libia e Siria. Negli ultimi mesi, si è illustrata nel disinformare il Consiglio dei Diritti Umani di Ginevra, in modo da fare adottare una delibera del Consiglio di Sicurezza che autorizzava la guerra contro la Libia. Le accuse della signora Nossel sono state smentite da allora.
http://www.prensa-latina.it/index.php/pl-reflexiones/714-il-venezuela-respinge-le-sanzioni-e-le-minacce-contro-la-siria?opcion=pl-ver-noticia
Il Venezuela respinge le sanzioni e le minacce contro la Siria
Grazie per le risposte a Carlo,Jordi e Gian Luca.
Provo a fare un bilancio
Le primarie a Genova non sembrano cosi’ sentite,Doria non e’ Pisapia ma non e’ neanche uno sconosciuto.
Se ci sara’ una bassa affluenza potrebbe fare molto bene.
Il Prc e’ in discreti rapporti con il Pdci ma mi pare di capire che la Fds si sia rotta(se Soc.2000 partecipa alle primarie mi sembra evidente).
Qualche problema con il Pdci pero’ potrebbe esserci nel momento di decidere la collocazione.
Sel non e’ cosi radicata ma alla fine Doria gli sta’ dando visibilita’(e credo che continuera’ a dargliela visto che sara’ immagino candidato al consiglio al di la’ del risultato)
Grillo mi sembra di potere dire che difficilmente andra’ male.
Pero’ una domanda la devo fare mi spiace.
Se il candidato sindaco del csx sara’ la Pinotti o Vincenzi mi sembra di capire che il Prc non sara’ nel csx.Anche perche’ sia la Pinotti che la Vincenzi ha gia’ parlato di dialogo con i moderati e ed si-gronda e si-tav.
Quindi avremo un Prc che andra’ da solo con le proprie parole d’ordine!
C’e’ un piccolo problema pero’ secondo me
…… a quel elettore medio che chiedera’:
“Ma scusate alla regione,appena 2 anni fa’,mi avete chiesto il voto per governare con Pd-Udc-Sel-Idv e ora mi chiedete un voto che e’ anche un voto contro Pd-Sel-Idv?!”
Io credo che il rischio “Torino” e’ dietro l’angolo.
ciao Paolo, ci sei quasi ma non del tutto, qualcosina ti sfugge, e comincio dell’ultimo, tu dici che il rischio torino è possibile, io non credo, perchè a torino, abbiamo fatto la fesseria di stare con la NO TAV, ma appoggiavamo politicamente e anche elettoralmente, la signora SI TAV, a Genova siamo parte integrante di molti movimenti, poi dici cosa diranno gli elettori, rispetto al fatto che due anni fa li abbiamo fatto votare in un certo modo, ma ti sarai certamente accorto, che in due anni, questo paese non è più lo stesso,innanzi tutto, va analizzato il fatto che il PD a Genova Candida 3 Candidati, perchè? perchè questo partito è allo sfascio,o cosi a me appare, perchè come bene saprai, la signora Fornero e Monti sanno benissimo che l’anno scorso la SPREAD era intorno a 100 punti e l’aRTICOLO 18 C’era gia da tempo, sanno anche che in america, l’articolo 18 non c’è e non c’è mai stato, ma non è servito per avere meno disoccupati, quindi alcuni analisti dicono, che la questione del arti 18, è solo un grimaldello politico, con un fine politico ben preciso, per scardinare il PD, vedi le articolazioni e le reazione sul articolo 18 e vedrai la distanza tra la banda Ichino Veltroni a l’ala diciamo pure più socialdemocratica,se dovesse come sembra passare questa legge, il Pd cosi come l’abbiamo conosciuto, non potrà reggere, e dopo Monti è possibile che ci sarà un grande centro dove conflueranno i cattolici, ed una sinistra riformista, come avrai notato anche i sondaggio dicono che se succedesse questo solo IDV; SEL e FDS potrebbero arrivvare al 20%, ed è per questo che SEL gioca su due tavoli, perchè sta con i piedi in due paia di scarpe, si prepare a stare con il centro sinistra, ma anche(direbbe Veltroni) ad un possibile piano b.
poi hai detto che se vincesse la pinotti o la Vincenzi, noi andremmo da soli, dando per scontato, che ci alleeremo solo con Marco Doria, io non credo, a me pare di aver capito che solo con la Pinotti, andremmo di certo da soli, con gli altri, siamo disposti a vedere coso hanno da offrire.
Vogliono fare la guerra contro la Siria e, come al solito, la prima fase della guerra stessa avviene sul campo dell’informazione. Vi ricordate le armi di distruzioni di massa di Saddam Hussein, mai trovate? Con la Siria si sta ripetendo lo stesso copione. Leggete questo interessante articolo.
La conta dei morti: chi dà le notizie e chi le verifica?
MARINELLA CORREGGIA
Si susseguono le denunce contro il regime di Assad per le stragi di civili diffuse senza batter ciglio dai media e sempre provenienti dall’opposizione siriana. Le ultime, quelle del londinese Osservatorio siriano per i diritti umani (Sohr), dei Comitati di coordinamento locale, del Cns (Consiglio nazionale siriano) e dei Fratelli musulmani, parlano di un «massacro di civili» a Homs venerdì sera, con oltre 200 morti, vittime dei bombardamenti dell’esercito. L’agenzia siriana Sana nega i bombardamenti e afferma che i video di corpi sono di gente uccisa dalle squadre armate, le stesse che compiono rapimenti di civili e attentati. Il fatto certo sono gli scontri fra armati dell’opposizione e l’esercito. Un contesto di guerriglia urbana dove la popolazione è esposta. Ma c’è un aspetto interessante di cui non si parla ed è la lotta intestina nel principale informatore dei media occidentali e arabi in materia di morti in Siria: il già citato Sohr di Londra. Un’inchiesta pubblicata sulla versione inglese del giornale Al Akhbar rivela l’inattendibilità di quella che è la fonte regina dei media. Il Sohr infatti ha due teste ora apertamente in lotta fra loro e due siti con notizie divergenti. I due siti sono http://www.syriahr.org e www. syriahr.net (o anche syriahr.com ). Il primo si definisce «sito ufficiale dell’Osservatorio». Il secondo … anche, precisando di essere «l’unico sito ufficiale». Su http://www.syriahr.org è in bella evidenza dal 17 gennaio una lettera collettiva firmata da siriani dell’opposizione che «sconfessa» Rami Abdul Rahman (alias Osama Ali Suleiman), «direttore» dell’Osservatorio stesso con accuse pesanti. Scusandosi con i lettori per la «confusione», i firmatari affermano di aver chiesto allo stesso «direttore» di lasciare perché egli scriveva anche di vittime fra le forze di sicurezza nazionali e altre notizie «non verificabili» oltre a non dare i nomi dei morti. Poi hanno aperto un loro sito, il syriahr.org . Dietro la rottura c’è il fatto che Suleiman è vicino all’opposizione del Ncb ( National Coordination Body for Democratic Change in Syria) di al-Manna che vuole una soluzione interna e negoziata della crisi e condanna la lotta armata, mentre gli altri sono del Cns di Gharioun, filo-occidente, finanziati dai paesi del Golfo e collaboratori del cosiddetto «Esercito libero siriano» che conta parecchi arruolati da altri paesi. Ovvio che media e governi occidentali e arabi diano più eco al Cns. Suleiman ha denunciato le pressioni da parte dei membri pro-Cns i quali gli hanno intimato di schierarsi per un intervento Nato e di non parlare dei morti fra i soldati siriani. Le notizie più efficaci propagate dalle due teste del Sohr sono quelle sui «martiri bambini» e sulle famiglie massacrate. Madre Agnès-Mariam de la Croix, superiora palestinese del monastero siriano di San Giacomo, che sta diffondendo dal canto suo liste di vittime delle bande armate, ha fatto ricerche su un caso recente che ha fatto il giro del mondo: la mattanza nel quartiere Nasihine di Homs di 12 membri della famiglia Bahadour fra cui vari bambini. Secondo la versione ripresa da Le Monde e Cnn , gli assassini sono «7 uomini in divisa, lealisti del regime». La suora si è messa allora in contatto con la famiglia che le ha dato una versione opposta: «Abdel Ghani Bahader, fratello di una delle vittime, ci ha detto testualmente: “Siamo una famiglia sunnita che lavora per lo stato. Vogliamo essere neutri. Ma gli insorti ci hanno attaccati più volte tanto che mio fratello voleva spostarsi altrove dopo aver rifiutato l’invito a unirsi all’Esercito siriano libero. Ma non ha fatto in tempo”».
In un suo commento di oggi, Leonardo Masella scrive:
«Capisco che non è facile ma bisogna dire la verità ai lavoratori, non fare propaganda. Bisogna dire: che senza lotte non si è mai conquistato niente, neppure la democrazia e la Costituzione, conquistata con una guerra di Liberazione; che se non si crea un grande movimento di lotta e di resistenza nel Paese non solo non ci sarà nessuna conquista ma ci sarà un altro pesante arretramento dei diritti sociali, a partire dall’eliminazione dell’articolo 18 e del contratto nazionale»
E fin qui tutto bene. Però bisogna tenere a mente che non si parte da zero: basta pensare alla manifestazione dell’11 febbraio promossa dalla FIOM (di cui parla l’articolo di Claudio Grassi), e alla continua richiesta del suo segretario generale Landini, che ribadisce continuamente la necessità di dare una rappresentanza politica al lavoro.
La resistenza, dunque, seppure tra grandi difficoltà, esiste già, è organizzata, rappresenta direttamente centinaia di migliaia di lavoratori, ed è riconosciuta come avanguardia dal popolo della sinistra. E questa resistenza chiede con forza un governo diverso per il paese.
Purtroppo Masella pare non essersene accorto, perché continua così:
«senza una sinistra ampia, di opposizione, che rappresenti una sponda politica alle lotte non ci potrà essere nessuna resistenza all’attacco in corso e in arrivo; che si può governare anche dall’opposizione, che lo Statuto dei lavoratori e tutte le altre grandi conquiste sociali si conquistarono per l’opposizione del Pci e della Cgil, non certo per il governo della Dc e del Psi. … Forse solo così si aiuterà a convincere i lavoratori a lottare»
Secondo Masella, evidentemente, i lavoratori “non lottano” (ma guarda un po’, evidentemente tutte ‘ste occupazioni e presidi e manifestazioni che vedo in giro devono essere una messa in scena). Inoltre, un governo basato su PD bersaniano, SEL e IDV sarebbe uguale a quello di DC e PSI, e la FDS dovrebbe schierarsi all’opposizione a prescindere, senza neppure sedersi a un tavolo e provare a trovare un accordo programmatico.
Ora, provate a spiegare una cosa del genere a qualunque persona di sinistra, inclusi gli elettori della FDS. Si potrebbe fare un sondaggio sulle reazioni tipiche, che in genere sono dei seguenti tipi: grasse risate, pernacchie, incredulità, compassione.
Ovviamente mi rendo conto che un governo PD-SEL-IDV è tutt’altro che scontato, perché potenti forze lavorano (specie nella minoranza del PD) per non farlo realizzare. Ma di questo si rendono conto anche le persone di sinistra. E se una forza politica, per giunta comunista, dice di avere a cuore le sorti del paese e dei lavoratori, non dovrebbe dire chiaramente di auspicare lo scenario più avanzato possibile?
Trascuro, per carità di patria, l’altra idea maselliana, ossia dire strumentalmente in giro che “sì, vogliamo provare a costruire un governo progressista”, ma in realtà puntare a far fallire le trattative, ottenendo al massimo un accordo elettorale. Direi che questa idea si commenta da sola, sia dal punto di vista della correttezza e rispetto verso la nostra gente, sia dal punto di vista delle possibilità di realizzazione.
Tornando all’articolo di Claudio Grassi: sì, è importantissimo stare con la FIOM ed essere a Roma l’11 febbraio. Ma come scrive Vito Nocera, «temo che sia la Fiom a non “stare con noi”». E’ giunta l’ora di chiedersi perché. Prima che sia troppo tardi.
Stimo molto Rabuffi. La lettera aperta che ha rivolto a me e a D’Amo su Libertà il 7 gennaio merita attenzione e rispetto, anche se sorprende la sua proposta di lista unica di sinistra, a pochi giorni dall’ufficializzazione delle primarie, a cui Rifondazione ha appena presentato (legittimamente) un candidato di bandiera, il sesto del centrosinistra e l’ultimo in ordine cronologico. Sorprende non solo perché Rabuffi sostiene il piano urbanistico (aspetto fondamentale per le elezioni comunali) di Cacciatore, che vede l’opposizione di tutti i movimenti ambientalisti e la mia personale, ma anche perché la genesi delle candidature alle primarie è sotto gli occhi di tutti, come dimostra la cronologia degli articoli di Libertà, che vado a sintetizzare. Rabuffi mi definisce “espressione di SEL” (cosa non corretta, dato che non ho tessere, sono un indipendente sostenuto anche da PSI, da esponenti del PD, e, a titolo personale, da cittadini di comitati ambientalisti) e fa il seguente ragionamento: “dato che i partiti di sinistra (SEL, Città Comune, Rifondazione) hanno un candidato alle primarie, facciano almeno liste unite alle comunali”. Ma veniamo alla cronologia dei fatti. Il 3 ottobre, a pag. 12 di “Libertà” i mariniani del PD dichiarano di proporre la mia candidatura nel PD, per le primarie (in prima fila Marchetta, poi “(ri)convertitosi” al progetto di Cacciatore); SEL esprime apprezzamenti ma rimanda tutto alla sua assemblea dell’11 ottobre. Sempre a pag. 12 di “Libertà” del 3 ottobre, dichiaro che accetterei di candidarmi “solo se la mia candidatura fosse rivolta a TUTTO IL CENTROSINISTRA, NESSUNO ESCLUSO”. Nei 3 giorni che seguono, escono sugli organi di informazione dichiarazioni di numerosi esponenti PD di varie correnti (tra cui l’allora segretario dei giovani PD, l’ex preside di Economia della Cattolica Ciciotti e vari altri) a favore di una mia candidatura. Da allora non ho mai cessato di fare appelli all’unità del centrosinistra. L’11 ottobre giunge il sostegno di SEL e il 21 dicembre del PSI. Ho accettato di candidarmi perché mancavano nel dibattito politico alcuni elementi fondamentali: 1) l’utilizzo tecnico e dettagliato degli strumenti economici di fiscalità locale per difendere le fasce sociali deboli; 2) lo stretto legame tra stop al cemento e all’espansione delle periferie, ripopolamento e rinascita del centro, da perseguire anche con politiche culturali attive. Fin da subito, i dettagli delle mie proposte sono usciti sugli organi di informazione e sul sito http://www.mazzolisindaco.it, successivamente “copiati” da candidati presentati nei mesi seguenti (la cosa mi fa piacere: è importante che si diffondano le idee). Da anni ho esposto le mie idee in materia di economia su questo giornale ed in iniziative dell’Università Cattolica come il Workshop sull’Economia Solidale. Sono stato uno dei promotori (non solo un firmatario) della lettera-appello degli economisti progressisti sul caso FIAT-FIOM “Produrre e lavorare meglio, con democrazia”, pubblicata su “Micromega”, il “Manifesto” e ripresa anche da “Repubblica”. E’ più che comprensibile che Rifondazione esprima un candidato di bandiera, come segnale di presenza e visibilità, ma, al di là delle dichiarazioni di facciata, se veramente Rifondazione avesse voluto unire la sinistra, lo avrebbe fatto sostenendo fin dalle primarie un candidato di aggregazione. Presentare, ultimi in ordine cronologico, il sesto candidato alle primarie e proporre liste “unitarie” dopo le primarie è contraddittorio… Infine, perché Rabuffi sostiene l’approvazione immediata del PSC (il piano urbanistico) del vicesindaco Cacciatore, che prevede la lottizzazione e cementificazione di vaste aree militari (Pertite inclusa), la cementificazione nella località “Croce Grossa” per creare un grande polo logistico (di scarsa prospettiva economica)? Io sono per lo stop al cemento “inutile” e credo che le aree militari debbano essere mantenute in mano pubblica e comunale, per destinarle ad aree verdi e (nelle parti ove sorgono capannoni) ad uso ricreativo, culturale e come base di supporto per lo sportello per l’imprenditoria femminile e giovanile, da me ideato e per promuovere (in modo coordinato con le politiche culturali e con un uso competente della fiscalità locale) quella rinascita del centro che tutti dicono di perseguire ma su cui pochi hanno fornito dettagli tecnici…
Marco Mazzoli
Primarie a Piacenza
Di Nando Mainardi
A Piacenza ieri si sono tenute le primarie del centrosinistra. Il vero dato eclatante è stata la partecipazione: pur tra freddo e gelo 7.500 cittadine e cittadini – qualcosa come il 10% dell’elettorato complessivo – si sono presentati alle urne. Le tensioni e le polemiche però non sono mancate, perchè nel corso della giornata a detta di tanti testimoni si è verificata una compravendita di voti tra alcuni “caporali” del seggio e un gruppo di stranieri che si è recato a votare. In serata la coalizione di centrosinistra ha diffuso un comunicato con cui ha annunciato di valutare azioni politiche e penali in seguito a tale vicenda.
Detto questo, il Pd è riuscito contemporaneamente a vincere e a perdere queste primarie. Ha vinto infatti, con il 40,3%, l’attuale assessore alla cultura Paolo Dosi (Pd): un cattolico che ha beneficiato del sostegno del Sindaco uscente Roberto Reggi e del mondo del volontariato e delle parrocchie. E ha perso il vicesindaco Francesco Cacciatore (Pd): grande favorito sulla carta, il suo consenso non ha retto all’ampia partecipazione. Omogeneo più o meno il voto tra i candidati collocabili a sinistra: Gianni D’amo (Cittàcomune) ha preso il 7,1%; Luigi Rabuffi (Fds) il 5,23%; Marco Mazzoli (Sel) il 3,04%. Nei mesi precedenti alle primarie la Fds è stata l’unica forza che posto il tema dell’individuazione di un candidato unitario e di una lista unitaria della sinistra, incassando l’indisponibilità delle altre forze. Rabuffi è stato peraltro l’unico candidato ad aver messo al centro con nettezza le politiche pubbliche, la difesa dei servizi sociali e i diritti dei lavoratori, e la stessa “campagna elettorale” ha fatto sì che “pezzi” di sinistra dispersi e frantumati in questi anni si schierassero dalla parte del nostro candidato. Un riavvicinamento che andrà oltre questa scadenza. Ma evidentemente il diverso dispiegamento di forze e risorse ha contribuito a fare la differenza. La Federazione della Sinistra ora proseguirà il proprio percorso rilanciando di nuovo la proposta di una lista unitaria: i risultati di queste primarie dovrebbero far meditare chi ha pensato a sinistra di parteciparvi facendo leva su una forza elettorale che, alla fine, non c’è stata.
Carlo sei di Genova ovviamente?
Ne approfitto per chiederti un paio di cose
1)Primarie CSX,come si stanno svolgendo?
C’e’ un minimo di partecipazione,sono un “evento” piu’ o meno paragonabile ad esempio le primarie che si sono svolte a Milano con Pisapia-Boeri?
2)Appunto com’e’ questo Doria?
Il sostegno di Don Gallo e’ un biglietto da visita importante,come si sta’ muovendo e che possibilita’ ha concretamente?Leggo su qualche sito di Genova che con una affluenza medio-basso sarebbe il favorito?E’ possibile?
3)Sel ne sta’ “approfittando” per crescere come dicono?
Cioe’ il sostegno a Doria poi (anche in caso di sconfitta)dara’ benefici alle elezioni comunque?
4)Com’e’ lo stato di salute del Prc a Genova?
E in caso di vittoria di Doria e’ probabile un accordo?Nel caso di vittoria di Pinotti o Vincenzi il Prc andra’ da solo immagino e che possibilta’ ha,si parla gia’ di chi potrebbe essere il candidato?
5)Il Pdci e’ in rottura con il Prc?Nel senso che il Pdci probabilemte si allea con il csx senza se e senza ma?
6)Onestamente com’e’ e’ messo il Movimento di Grillo?
E’ vero come si legge in qualche sondaggio che a Genova potrebbe avere sul 5/6%?
7)Possiamo dire che:
Prc sul 3/3,5%
Pdci sull’1/1,5%
Grillini sul 5/6%
Sel sull 3/3,5%
Grazie per le rispo
A meno di clamorosi flop,Doria stara’ sul 20%.
Prc e Pdci “potrebbero” non dividersi
Ipotesi di risultati?
Se Doria va benino Sel potra stare sul 4/5%
Prc-Pdci da soli potrebbero stare sul 2,5%/3,5% poi dipendera’ dall’eventuale candidato sindaco.
Un scelta sbagliata potrebbe portare ad un risultato alla “Torino”,cioe’ anche sul 2%
idv??
L’IDV per quello che ne so , la Fusco numero 2 a genova ha detto che aspetteranno ma se vincesse la Pinotti non è detto che l’appoggeranno senza vedere cosa ha in mente
non ho capito se il Carlo da te interrogato sono io, però io sono di genova, e faccio parte del CPF genovese le cose le so, o credo di saperle.
le primarie a genova non sono sentite, per una serie di ragioni, primo perchè la Vincenzi (sindaco uscente) ha fatto un solo mandato e non si aspettava che il partito(PD)la sconfessasse, ciò dimostra la spaccatura che esiste nel PD dove candida tre candidati(Pinotti, Vinvenzi, e la signora Burlando)poi c’è Marco Doria, e come auto candidato c’è anche a titolo personale uno della FDS Sassano, credo in quota socialismo 2000.
è chiaro che che il PD fa le primarie sottotono per non mostrare le crepe, noi come rifondazione e come FDS abbiamo detto pubblicamente che non patecipiamo alle primarie, aspettiamo che il centrisinistra mostra il candidato, e solo dopo presenteremo un nostro documento programmattico, anche se venerdi prossimo al palazzo Ducale presenteremo gia una bozza delle cose che vorremo che genova facesse.
Doria (se è questo che vuoi sapere) non ha lo stesso fascino per i genovesi che Pisapia ha a Milano, pisapia è figlio della borghesia benestante milanese ma ha anche un trascorso politico notevole, Marco Doria è solo una stimato professore, ma sopratutto, non ha un movimento alle spalle eccetto SEL che in questi giorni, ha cercato con la venuta di Vendola di mettere il cappello, va detto e basta leggere i dato del precedente congresso per vedere che ha genova, Sel è presso che assente eccetto quache circolo di recente apertura, quindi Sel(attraverso Doria) non ha nessuna possibilità nonostante protrebbe avvantaggiarsi della divisione nel PD.
Io credo, che noi prima o poi dobbiamo fare chiarezza sulle primarie, perchè le cose sono due ,o sono uno strumento, per selezionare la classe dirigente, ed allora lo facciamo anche noi, per eleggere anche il segretario, oppure, non partecipiamo a nessuna forma di primarie, dando visibilità ai candidati di altri partiti a noi concorrenti, sembra che noi abbiamo la peste, ed infatti, non si capisce perchè Sel e anche socialismo 2000 che a Genova non contano nulla , e sono quindi solo degli aspiranti generali senza truppe, debbano avere un candidato e no.
grillo!!! è un incognita , perchè è Genovese, e cavalca l’antipolitica che come ci dicono i sondaggi è molforte, vedremo.
non so se sono stato chiaro, quello che invece è chiaro è che ci sarà qualcuno che si scandalizzerà e griderà alla scondalo dicendo, che a genova Sel è fortissima etc. etc.
Ciao Paolo,
Caro ti ha già dato una visuale abbastanza chiara di cosa sta succedendo qui a Genova. Intanto il PRC, Sinistra Europea e i Comunisti Italiani non parteciperanno alle prossime primarie. Questa intanto è una notizia positiva o negativa che possa essere è un risultato che il PRC ha ottenuto riprendendo in mano, attraverso la nuova segreteria proviinciale, i rapporti con le altre forze politiche di sinistra.
Quidi a una domanda ti ho già risposto: per il momento i rapporti tra PdCI e PRC sono buoni.
Per quanto riguarda SEL, Doria sta regalando a questa forza politica visibilità che altrimenti non avrebbe avuto perché sul territorio genovese sono invisibili. Dobbiamo però stare attenti perché sono invisibili a livello di circoli, volantinaggie quant’altro, ma a livello di interesse ne raccolgono più di noi…e questo è una ltro dato reale.
Le stime che hai a livello percentuale secondo me potrebbero esserre veritiere se rimanessimo nel guado…a quel punto si potrebbe anche valutare una percentuale simile a quella di Torino.
Credo che ci sinao tutti i presupposti per fare la scelta migliore dopo le primarie, che si stanno giocando in modo assolutamente ridicolo e sottotono.
Grillo qui a Genova sta cavalcendo i movimenti No Gronda e No Tav…….ma anche noi come PRC abbiamo tanti Compagni che sono interni al movimento.
Il nodo da sciogliere è qesto: i Compagni e le Compagne che hanno a cuore il tema del lavoro e i lavoratori sapranno fare la scelta giusta quando si dovrà votare il vero Sindaco oppure guarderanno solo al proprio orticello interno a un Partito sempre più piccolo? A oggi le iniziative sul alvoro che abbiamo organizzato sono andate tutte quante bene e hanno rimesso al centro della discussione il lavoro…..dobbiamo continuare su questa strada anche perché se vogliamo intercettare i voti di chi lavora…almeno dobbiamo confrontarci con loro.
A presto
Partito Comunista del Cile: “Fermare l’aggressione imperialista a Siria e Iran è un impegno che riguarda tutti i popoli del mondo”
http://www.marx21.it/internazionale/pace-e-guerra/948-partito-comunista-del-cile-fermare-laggressione-imperialista-a-siria-e-iran-e-un-impegno-che-riguarda-tutti-i-popoli-del-mondo.html
Taranto: documento unitario PdCI-PRC. Per l’unità dei comunisti
http://www.marx21.it/comunisti-oggi/in-italia/942-taranto-documento-unitario-pdci-prc-per-lunita-dei-comunisti.html
Cina e Russia hanno messo il veto alla risoluzione dell’Onu che vorrebbe cominciare una nuova guerra, ora contro la Siria ! Finalmente ! E’ una ottima notizia !
Il nostro ministro degli Esteri, Giulio Terzi, ha invece subito commentato “è una pessima notizia”. L’ex-ambasciatore in Israele e negli Usa, espressione di un governo tecnico a tempo, dovrebbe astenersi dallo schierarsi così nettamente dalla parte americana. Anche questo è il segno di una arroganza indecente dell’attuale governo, mai eletto da nessuno, che sta facendo le porcherie peggiori della storia repubblicana, ben peggio di ciò che ha fatto il già pessimo governo Berlusconi. Dobbiamo chiedere le dimissioni immediate di questo governo, almeno per rispetto dei più elementari principi democratici.
caro Leonardo, condivido come sempre l tuo punto di vista e anche la soddisfazione per la presa di posizione della Cina e della Russia, una sola precisazione, più per puntiglio, non verso di te ma verso che pOtrebbe leggere, questa tua affermazione” un governo non eletto da nessuno” come una violazione della costituzione, tu lo sai meglio di me ma noi non abbiamo mai eletto nessun governo, che è prerogativa del presidente della repubblica, in quanto la nostra in teoria è (e dovrebbe esserlo anche in pratica) una repubblica parlamentare.
questo per affermare che questo non è un governo tecnico, ma è un governo politico, ogni azione di questo governo passa per le camere, e tutto viene votato da politici, la verità e che questo governo è servito ai politici, per fare il lavoro sporco.ma è leggittimato.
spero che tu scuserai la mia precisazione, e ti saluto con la SOLITA STIMA.
Carlo sei di Genova ovviamente?
Ne approfitto per chiederti un paio di cose
1)Primarie CSX,come si stanno svolgendo?
C’e’ un minimo di partecipazione,sono un “evento” piu’ o meno paragonabile ad esempio le primarie che si sono svolte a Milano con Pisapia-Boeri?
2)Appunto com’e’ questo Doria?
Il sostegno di Don Gallo e’ un biglietto da visita importante,come si sta’ muovendo e che possibilita’ ha concretamente?Leggo su qualche sito di Genova che con una affluenza medio-basso sarebbe il favorito?E’ possibile?
3)Sel ne sta’ “approfittando” per crescere come dicono?
Cioe’ il sostegno a Doria poi (anche in caso di sconfitta)dara’ benefici alle elezioni comunque?
4)Com’e’ lo stato di salute del Prc a Genova?
E in caso di vittoria di Doria e’ probabile un accordo?Nel caso di vittoria di Pinotti o Vincenzi il Prc andra’ da solo immagino e che possibilta’ ha,si parla gia’ di chi potrebbe essere il candidato?
5)Il Pdci e’ in rottura con il Prc?Nel senso che il Pdci probabilemte si allea con il csx senza se e senza ma?
6)Onestamente com’e’ e’ messo il Movimento di Grillo?
E’ vero come si legge in qualche sondaggio che a Genova potrebbe avere sul 5/6%?
7)Possiamo dire che:
Prc sul 3/3,5%
Pdci sull’1/1,5%
Grillini sul 5/6%
Sel sull 3/3,5%
Grazie per le risposte
Masella ti dovresti vergognare possibile non spendi una dico una parola per le esecuzioni di massa del regime di Assad? ti basta poco mi pare almeno una volta contro un regime dittatoriale esprimi una frase di condanna!
dimenticavo, mi pare condivisibile chi afferma come positivo che tu almeno non sei più nel gruppo dirigente del PRC almeno questa è una buona scelta
I comunisti cileni non la pensano come Lando Ferretti, per il quale le balle dei media hanno il valore del Vangelo.
http://www.marx21.it/internazionale/pace-e-guerra/948-partito-comunista-del-cile-fermare-laggressione-imperialista-a-siria-e-iran-e-un-impegno-che-riguarda-tutti-i-popoli-del-mondo.html
Lando Ferretti sei un caprone….
Lando Ferretti, vergognati tu perchè stai sostenendo un’altra guerra devastante dopo quelle che gli Usa e la Nato hanno fatto in questi anni. Vergognati tu, non solo perchè credi alle favolette della Tv ma perchè fai propaganda ad altri bombardamenti a uranio impoverito ! Lo sai che a Belgrado nascono ancora, dopo 13 anni, bambini deformi per gli effetti dei bombardamenti a uranio impoverito che partivano dall’Italia ? Prima di parlare fatti un giro nei paesi bombardati dagli Usa e dalla Nato, vai in Serbia, poi in Afghanistam, poi in Iraq e infine in Libia, e poi ne riparliamo (e fatti un giro anche in Vietnam e in America Latina). Tu dovresti vergognarti, l’Italia dovrebbe vergognarsi, di nuovo dopo il fascismo, per il ruolo imperialista e guerrafondaio che ha di nuovo assunto stracciando l’articolo 11 della Costituzione conquistata con la Resistenza. Per fortuna ci sono Cina e Russia e speriamo che mantengano questa posizione coraggiosa, non cedendo alle minaccie degli Usa e della Ue e ai tentativi di fomentare disordini nei loro territori. Noi dovremmo fare la nostra parte, costruendo un minimo di movimento contro la guerra e invece ci sono quelli come te che se la prendono con Cina e Russia perchè hanno messo il veto ad una nuova guerra ! Lando Ferretti, spegni la Tv e accendi il cervello !
Per fortuna ci sono Cina e Russia; eh già Masella, ci sentiamo tutti più confortati dalla presenza di questi due colossi della democrazia. Ma, al netto del rifiuto della guerra, sei in grado di esprimere un giudizio sul presidente Assad? Così, tanto per sapere.
Ma caro mio bell’anonimo cretino, io non mi identifico affatto con Assad per lottare contro una nuova guerra ! Così come non mi identificavo con Milosevic (fatto morire o avvelenato nel carcere della Nato dell’Aia), con Saddam (impiccato perchè aveva le armi di distruzioni di massa), con Gheddafi (trucidato perchè mangiava i bambini). Sei tu che non capisci, perchè sei proprio un cretino, che gli Usa avrebbero voluto cominciare i bombardamenti sulla Siria e che non lo hanno potuto fare, per il momento, per il veto di Cina e Russia nel Consiglio di Sicurezza dell’Onu ! Ascolta il mio consiglio, ogni tanto spegni la Tv e accendi il cervello !
Il Montino. Vademecum dei disastri di Supermario
di Domenico Moro, responsabile Progetto per la formazione di Marx XXI
http://www.marx21.it/italia/economia/939-il-montino-vademecum-dei-disastri-di-supermario.html
Per fortuna Masella non e’ piu’ un dirigente del Prc!
Anonimo, ti rigrazio per l’importanza che mi dai e per la pubblicità che mi fai. Quando passi da Bologna chiamami che ti offro un caffè.
Terremoto in Basilicata
SEL esce dalla maggioranza: “Da PD deriva moderata e centrista”
L’Assemblea regionale di SEL Basilicata, all’unanimità, conferma il giudizio politico negativo già espresso dal Coordinatore regionale e dal Consigliere regionale sulla conclusione della verifica alla Regione. SEL, pertanto, si ritiene libera nella propria azione politica e istituzionale da qualsiasi vincolo di maggioranza alla Regione”. E’ quanto si legge ne documento della Sel approvato all’unanimità ieri dall’assemblea del partito.Per Sel di Basilicata “lo sbocco offerto alla verifica vanifica il lavoro, che per mesi la coalizione ha fatto, per un rilancio del centrosinistra e della sua coesione, puntando ad un’ analisi vera della qualità della crisi e delle proposte da porre in campo. E’ stato anche prodotto uno sforzo programmatico che poteva costituire la base di un ampio confronto con la società di Basilicata. Questo lavoro viene vanificato dalla mancanza di coesione politica del centrosinistra, perchè al centro di questo tentativo rimane la stabilizzazione e l’equilibrio della maggioranza che non può più vedere l’esclusione della sinistra dal governo regionale. SEL – afferma il documento – non ha mai posto questa questione per occupare postazioni, ma ha sempre evidenziato come l’azione del governo regionale fosse orientata ad un vecchio modo di intendere le relazione tra politica, economia e società; il punto di vista della sinistra serve a rafforzare le scelte in direzione del lavoro, dei diritti, della difesa dei più deboli, di un più avanzato approccio alle tematiche ambientali ed energetiche. Il PD lucano ha scelto invece la via del rafforzamento dei suoi rapporti con il centro, con tutto il terzo polo, e la soluzione di equilibri interni. Una mancanza di responsabilità nei confronti dell’intero centrosinistra. La Basilicata diventa il terreno su cui tutto il PD lucano sperimenta la scelta di una formale relazione con il terzo polo, sotterrando il centrosinistra”.Sel afferma quindi che “non può accettare questa deriva moderata, convinti dell’urgenza di un’alternativa in Italia, soprattutto dopo la deludente esperienza del Governo Monti, che solo un rinnovato e largo centrosinistra può costruire. La conclusione della verifica con la sostituzione di due assessori PD è un segno della crisi e della debolezza politica di quel partito, e una intera coalizione non può subirne le conseguenze. La continua esclusione della sinistra dal Governo regionale non è un incidente di percorso, ma una scelta politica del PD e del Presidente De Filippo. In discussione non è il centrosinistra lucano, ma la scelta alla Regione di chiudersi dentro vecchi accordi che non hanno prodotto efficacia di governo e peggiorano il rapporto tra il massimo Ente di governo regionale e la realtà lucana, sempre più ferma sotto i colpi della crisi internazionale e della stasi politica e burocratica della Regione”.In conclusione, “SEL, rivolgendosi al popolo del centrosinistra, lavorerà perché un rinnovato e largo centrosinistra possa costituire un orizzonte chiaro e possibile da raggiungere, chiudendo nettamente con pratiche politiche e di governo ormai improduttive. SEL – annuncia infine il documento – non si sottrarrà al confronto sui programmi e sulle azioni concrete da porre in essere per rispondere alle tante esigenze del mondo del lavoro, dei giovani, dei settori più deboli della società. Confronto che rimarrà aperto con tutte le forze del centrosinistra, a partire da quelle che a livello nazionale, insieme con SEL, hanno espresso un giudizio negativo sul Governo Monti e sulla possibilità di un accordo organico con il Terzo Polo.”
Non e’ una grossa novita’,in effetti anche nel 05,Prc,Pdci e Verdi non avevano assessori e sostenevano solo la maggioranza
In Basilicta il Prc non esiste piu’,ne’ in regione,ne’ a Potenza e a Matera.
Sel sta’ imbarcando anche un po’ di sinistraDS che non aveva aderito a SD di Fava e Mussi pur votando la mozione.
SEL in Basilicata ha enormi margini di crescita.
Certo comunque lo sai che gli asini volano? Amico cambia pusher….
dal blog di matteo pucciarelli su micromega
C’eravamo tanto amati: il Pd e la sindrome Gassman.
Cos’è il Pd? Per spiegarlo basterebbe Gianni, l’avvocato socialista interpretato da Vittorio Gassmann nel film-capolavoro diretto da Ettore Scola “C’eravamo tanto amati”. Un ex partigiano che si fa sedurre dalla ricchezza e dal potere. Che dimentica i propri ideali. Che li baratta in cambio di una vita agiata. Che scende a patti con un palazzinaro neofascista, di cui diventa genero. Per poi ritrovarsi profondamente infelice, e solo.In Basilicata due anni fa vinse la coalizione di centro-centrosinistra. Un’ammucchiata selvaggia che neanche nei film di Riccardo Schicchi. Dall’Udc fino alla Federazione della Sinistra. Con Pd, Sel, Api, Psi, verdi. Vittoria schiacciante, bene, e poi? Neanche 24 mesi e quella coalizione non c’è più. Il governatore pd Vito De Filippo ha imbarcato l’Mpa (che si era presentata col centrodestra), sacrificando l’apporto di Sel e della Fds.La logica neocentrista del Pd non è mica una novità. A livello nazionale come a livello locale. Un po’ come Gassman (Gianni) che molla una disperata Luciana per Elide, la figlia del padrone. Allo stesso tempo l’esempio lucano infrange i sogni (o l’illusione) di Nichi Vendola. Una coalizione che va dalla sinistra ai terzopolisti è improponibile e ingovernabile. O ci stanno gli uni, o ci stanno gli altri. Il Pd ha dimostrato, ancora una volta, che se proprio messo alle strette non ci pensa due volte: meglio il genero del palazzinaro (Casini). Il centrosinistra, malgrado le aspettative e il gradimento generale, non rientra nei programmi di Bersani. Finora le strattonate di Di Pietro e Vendola sono servite a poco. Il Pd continua per la sua strada, il matrimonio con Elide è alle porte.A parziale consolazione di noi inermi sprovveduti idealisti c’è il finale del film. Gianni si accorgerà di essersi sbagliato. Di aver buttato la propria vita. Ma sarà troppo tardi, perché Luciana non lo vorrà più. Non avrà più bisogno di lui.
Chissà, forse prima o poi anche la sinistra si renderà conto che per essere vincente e felice basterà essere sé stessa.
10 – 12 febbraio iniziative di Tilt
E se vale la pena rischiare, io mi gioco anche l’ultimo frammento di cuore”
SIAMO TALMENTE MONOTONI CHE SI CHIEDERANNO SEMPRE DOVE SIAMO
Care e cari,
mentre qualcuno che ci avevano giurato essere diverso da quelli che lo avevano preceduto confonde flessibilità e ricattabilità, libertà e noia, diritti e routine, noi siamo già pronti a rilanciare. E lo facciamo guardando alla voglia di cambiare l’Italia, alzando lo sguardo sull’Europa, cercando tra le storie migliori che oggi rendono questo mondo un luogo migliore dove vivere. Anche oltre oceano.
Dal 10 al 12 febbraio, Tilt sarà a Roma: tre giorni di ascolto, riflessione, traduzioni, conflitti e futuro.
SAREMO AL TEATRO VALLE DI ROMA DAL 10 AL 12 FEBBRAIO.
Tilt insieme ad European alternatives, International university college turin, Centro studi per l’alternativa comune, arci, Comune di Napoli, il Manifesto, BIN, Altramente, Teatro Valle, Rete della conoscenza, Cilap-eapn, ed Mfe organizzano un convegno europeo su REDDITO, BENI COMUNI, DEMOCRAZIA, DALLE CAMPAGNE EUROPEE ALL’AFFERMAZIONE DI UN’EUROPA ALTERNATIVA.
Tre giorni di discussione e dibattiti per giungere con un respiro continentale al lancio delle campagne europee sui beni comuni e sul reddito.
L’appuntamento iniziale è alle ore 17 del 10 Febbraio al Teatro Valle.
SAREMO TUTTE E TUTTI AL TEATRO VALLE. PER L’EUROPA DELL’ALTERNATIVA, PER IL REDDITO. CON TILT
Qui trovate tutte le informazioni e qui l’evento facebook
SAREMO AL CAFFE’ LETTERARIO DI VIA OSTIENSE 83. SABATO 11 FEBBRAIO ALLE ORE 19.
Tilt alza lo sguardo verso un mondo in ribellione ed organizza anche un incontro pubblico con Camila Vallejo, leader studentesca cilena, la ragazza che insieme ad una generazione di studentesse e studenti ha messo in ginocchio un sistema politico. Con lei ci saranno Nichi Vendola, Maurizio Landini e la nostra portavoce, Mapi Pizzolante.
SAREMO TUTTE E TUTTI AL CAFFE’ LETTERARIO. PER IL DIRITTO ALLO STUDIO DI UNA GENERAZIONE TRANSCONTINENTALE.
Qui maggiori informazioni
SAREMO IN PIAZZA CON LA FIOM PER LA DEMOCRAZIA E PER IL LAVORO. SABATO 11 FEBBRAIO. ORE 14 PIAZZA DELLA REPUBBLICA. ROMA
L’11 Febbraio tilt sarà in piazza al fianco della FIOM.
Democrazia al lavoro: riconquistare il contratto a partire da Fiat, estendere occupazione e diritti, garantire il reddito e la cittadinanza. Perchè i nostri presenti ed i nostri futuri non saranno mai contrattati con i diritti dei nostri genitori e dei nostri nonni, perchè la precarietà riguarda l’intero mondo del lavoro, perchè capiamo che l’abolizione dell’articolo 18 precarizza tutti e non libera proprio nessuno nessuno, perchè il reddito, invece, libererà tutti.
SAREMO TUTTE E TUTTI IN PIAZZA DELLA REPUBBLICA. PER IL LAVORO E LA DEMOCRAZIA. PER IL REDDITO.
SAREMO OVUNQUE
Tilt lancia la sua campagna di tesseramento di autofinanziamento.
Per tutte noi e tutti noi che seguiamo tilt da quando era un piccolo embrione,o che lo abbiamo conosciuto a Roseto o a Pisa, per tutte noi e tutti noi che lo abbiamo incontrato sotto casa o nei nostri territori, o per coloro che lo conoscono solo di nome, questo è un momento di svolta. Un momento costituente, fondativo della sinistra, oggi.
Ogni iscrizione a Tilt! rappresenta la tessera di un mosaico. Il mosaico di una generazione che vuole contribuire alla ricostituzione della sinistra italiana. Un’immagine ancora da mettere a fuoco, ma destinata a travolgere paure e conservazione. Tesserarci a Tilt! è il passo in avanti per tutte noi e tutti noi che abbiamo scosso l’Italia nei mesi scorsi. Noi che abbiamo lottato e vinto sul tema dei beni comuni, noi che non ci faremo scippare quel risultato, noi che abbiamo raccontato ad un paese intero come la precarietà abbia intasato le nostre vite e non solo i nostri contratti di lavoro, noi che il 13 febbraio abbiamo umiliato il berlusconismo ben prima della BCE, oggi entriamo in Tilt! Noi che, mentre qualcuno farneticava di “modello Macerata” e di alleanze centriste, non abbiamo avuto paura di vincere a Milano, Napoli e Cagliari, oggi costituiamo Tilt! Noi che abbiamo vissuto la ribellione di una generazione nelle università e che siamo stati orgogliosi del coraggio di Pomigliano e Mirafiori, oggi facciamo la tessera di Tilt! Questa campagna di tesseramento è anche un invito a ritrovarci, incontrarci, contaminarci. E’ rivolta ai singoli ed alle associazioni, ai collettivi, ai centri sociali ed agli spazi pubblici autogestiti. A chi sta nei partiti ed a chi di questi ancora fa fatica a fidarsi. A tutte e tutti coloro che non si sono arresi all’egemonia della finanza, all’ineluttabilità del governo tecnico, all’ingiustizia sociale. A coloro che pensano che il reddito minimo garantito sia il grimaldello per liberarci dal ricatto. A tutte e tutti coloro che credono che la politica, fatta insieme, possa essere straordinaria. Una tessera a Tilt! è un pezzo del puzzle della sinistra del presente. Verso il futuro.
PER INIZIARE SAREMO TUTTE E TUTTI A ROMA, DALL’10 AL 12 FEBBRAIO 2012.
SIAMO TILT, SIAMO TALMENTE MONOTONI CHE SI CHIEDERANNO SEMPRE DOVE SIAMO.
DOVE SAREMO NOI CI SI GIOCHERA’ ANCHE L’ULTIMO FRAMMENTO DI CUORE. PERCHE’ VARRA’ LA PENA RISCHIARE.
QUESTA VOLTA A ROMA NON SI PUO’ PROPRIO MANCARE
Il coordinamento nazionale di Tilt
Vendola: “La politica di Monti ora è chiara. Ed è di destra”
Questa volta non siamo di fronte ad una battuta infelice come quella della monotonia del posto fisso. Il presidente Monti con grande onestà intellettuale ha svolto un discorso organico, la cui cifra è difficilmente riconducibile ad una mera nozione tecnica.
Monti ha delineato il proprio profilo schiettamente conservatore, con ragionamenti che sono tipici della destra liberista. Immaginare che i lavoratori contrattualizzati a tempo indeterminato nel settore pubblico come nel settore privato siano portatori di privilegi significa avere davvero una visione distorta della realtà.
Pensare di combattere la precarieta’ facendo saltare ciò che resta del sistema delle tutele e delle garanzie del mondo del lavoro appartiene ad un’impostazione politicamente assai connotata. Cioè di destra.
Pensare che le ragioni profonde della crisi italiana siano riconducibili a decenni di buonismo sociale significa operare una seria manipolazione della storia del nostro Paese. Consegnando le più importanti conquiste sul terreno dei diritti sociali alla rubrica degli sprechi e del parassitismo.
I pensieri del presidente Monti sono tutti pienamente legittimi a condizione che non cerchino il nascondiglio di una presunta asettica tecnicità. Sono i pensieri di una onesta destra liberista che producono ricette inefficaci dal punto di vista economico, e rischiose per la tenuta sociale del Paese.
Ed e’ la ragione per cui una moderna e popolare sinistra deve contrastrarli.
Nichi Vendola
SEL sarà presente per sostenere tutti i lavoratori della Fiom ed in particolare, dare sempre più fiducia al compagno di SEL Landini
Quando si parla di rapporti con il Pd,alleanze,Prc si o no nel CSX,si parte da una premessa secondo me totalmente sbagliata.
Cioe’ che noi andremo a votare nel 2013 con questa legge elettorale.
Eh si perche’ cari compagni chi e’ un sostenitore dell’alleanza con il Pd(fino ad un anno fa’ persino con l’Udc)e’ chi ragiona con lo sbarramento come unico obbiettivo.Lo sbarramento del 2% per i partiti in coalizione.Questo e’ l’unico collante per i “fans” dell’alleanza con il csx.
Mi spiace svegliarli dal sogno in cui vivono,dove basterebbe un partito che si coalizza senza ne’ arte ne’ parte con il Pd e il resto per tornare in parlamento … ma non sara’ cosi!
La discussione sulla legge elettorale e’ in fase molto piu’ avanzata di quello che si pensi.
Il Pd ha rinunciato al doppio turno e il Pdl al premio di maggioranza.
Al di la’ del minimo dettaglio si andra’ a votare con una legge elettorale con un forte sbarramento al 4% probabilemente,senza soglie piu’ basse per chi e’ in coalizione,perche’ semplicemente le coalizione come esistevano nel porcellum non ci saranno piu’.
Probabilmente avremo una legge che obbliga i partiti a dichiarare il candidato premier(e quindi in questo si salvaguardiera’ un minimo di coalizione e alleanze)ma niente sbarramenti piu’ bassi.
Insomma cari compagni uscite dalla fissazzione della coalizione perche’ “e cosi’ abbiamo lo sbarramento al 2%!!!”
Nel 2013 c’e’ la dovremo cavare da soli!!!
E se continuiamo cosi’ il nostro destino e’ gia’ segnato verso un altro clamoroso flop!!!!
SVEGLIA!!!!!
Va bene, adesso che ci siamo svegliati ci porti tu la prima colazione o dobbiamo pensarci da soli?
Caro compagno,hai un tono un po’ saccente ma nella sostanza hai ragione.
La questione dell’alleanza si,alleanza no con il PD semplicemente sara’ superata dalla nuova legge elettorale.
E’ un dettaglio non di poco conto anzi vitale.
Spero che i dirigenti se ne accorgano.
Ma dargli un seguito a questo ragionamento? ciao, Marco
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E’ l’ora dell’opposizione di sinistra al governo Monti
di Fabio Nobile
La crisi sta accelerando tutti i processi a livello internazionale e nazionale. Soffiano di nuovo dopo la Libia i venti di guerra assieme alle politiche economiche che, in particolar modo in Europa, hanno natura antipopolare e recessiva.
In tale quadro i provvedimenti e gli annunci della cosiddetta fase due tolgono ogni dubbio, per chi ne avesse avuti, sulla natura e gli obbiettivi del Governo Monti.
Dopo i tagli devastanti e la riforma delle pensioni, infatti, le liberalizzazioni insieme all’attacco agli ultimi livelli di difesa dei lavoratori, sono l’espressione della famelica volontà del Capitale italiano ed Europeo di continuare ad affrontare la crisi con le ricette neoliberiste che l’hanno aggravata. La cancellazione della democrazia, per come l’abbiamo conosciuta sino ad oggi, è la cornice politica dentro cui si dipinge la nuova Italia. Lo conferma la stessa ammissione di Monti quando afferma che può fare un buon lavoro in quanto “non deve rispondere a nessun consenso democratico”.
La stesso inserimento del pareggio di bilancio toglie alla politica la possibilità di svincolarsi dalle scelte imposte dal mercato. Accanto alla democrazia cancellata si producono fenomeni reazionari che, dalla pancia del tessuto sociale colpito dalla crisi, trovano linfa e nuovo vigore. Il blocco sociale berlusconiano, sulle cui contraddizioni è caduto il precedente governo e seppure ancora in forme frammentate e apparentemente isolate, rischia di esplodere in una collera diffusa che può divenire base di massa per un ulteriore spostamento a destra del Paese. In particolar modo le liberalizzazioni sono un detonatore mobilitante per una parte importante dei ceti medi(commercianti, tassisti, mondo delle professioni). I processi di proletarizzazione e impoverimento che innescano sono pericolosissimi e rischiano di rivolgersi contro la classe lavoratrice se non si pratica un’accorta politica di alleanze sociali.
E’ chiaro che il tentativo di Monti è quello di mettere a disposizione del mercato i più ampi settori economici ancora in mano pubblica, insieme all’ulteriore ridimensionamento dei diritti e del salario diretto, indiretto e differito dei lavoratori. Un tentativo che avviene nel quadro della spinta dei settori dominati tedeschi orientati a far pagare la crisi e l’eccedenza di capacità produttiva ad essa connessa ai Paesi del sud Europa.
L’altro obiettivo del Governo dei professori è ricostruire gli assetti politici e istituzionali del Paese, più funzionali alla gestione della situazione. Lo stesso quadro politico nel 2013 si presenterà probabilmente in maniera fortemente mutata. La spinta del Presidente Napolitano per cambiare la legge elettorale sta aprendo a scenari che, probabilmente, rischiano di rendere tante discussioni sulle alleanze o primarie roba da archeologia politica.
E’ chiaro, quindi, che siamo in un’altra fase e nulla sarà come prima dopo il Governo Monti.
Di fronte a tale probabile scenario, che ridisegna le stesse forze politiche, il primo compito dei comunisti e della sinistra è quello di indicare un orientamento nettamente distinto dalle politiche neo liberiste e con esso autodefinirsi sul piano locale e nazionale. Questo non significa indicare opzioni elettoralistiche, impossibili da definire senza la consapevolezza di quale sia la legge elettorale con la quale si affronteranno le prossime elezioni. Significa altresì definire un campo e aprire un dibattito su chi sta dove. Per rendere possibile questo è necessaria l’iniziativa. E questo riguarda direttamente noi del PdCI e della Federazione della sinistra. I ritardi nell’unificazione dei Partiti (PdCI e PRC) e la permanente competizione che li caratterizza rischia alla luce dei compiti immani di essere esiziale. Il patto di consultazione a sinistra proposto dalla fds è necessario ma non sufficiente, vista l’ostilità degli interlocutori. Recuperare il nostro protagonismo è centrale.
E’ necessario impostare una campagna di massa nazionale e locale della FDS, contro privatizzazioni, attacco al salario e ai diritti di tutti i lavoratori. Una campagna in grado di rendere intellegibile un’alternativa credibile che parli di democrazia, estensione dei diritti, di un nuovo e massiccio intervento pubblico economia e nei servizi. E’ importante essere nel corteo dell’11 febbraio della Fiom, altrettanto necessario è puntare all’indizione di una manifestazione politica contro Monti e l’Europa delle banche sollecitando tutta la sinistra a farlo. Se permane la difficoltà a realizzarla unitariamente promuoviamone una della FDS. Non offrire questo spazio e la netta distinzione della sinistra lascerebbe la CGIL, la FIOM e la stessa USB da soli, condannandoli alla capitolazione. Si rende necessario per la FDS interloquire con più forza con quanto è avvenuto a Napoli nel Forum dei comuni per i beni comuni dove, ricordiamocelo, l’esperimento si è reso possibile anche grazie alla FDS e al suo sostegno organico a De Magistris sin dalla prima ora. Alla nostra destra e alla nostra sinistra dobbiamo contribuire proporre un programma che attorno ai contenuti costruisca l’unità. Le stesse contraddizioni nel PD non possono essere lasciate inerti senza nessuna sollecitazione esterna, sul piano nazionale con il sindacato, su quello locale con i paletti programmatici a partire da quelli espressi nel Forum di Napoli. Questi sono mesi in cui il respiro strategico dell’iniziativa deve prevalere su quello tattico, lo è per la borghesia, lo deve essere anche per noi. Tracciare un sentiero chiaro è indispensabile, lo spazio per farlo è enorme, non coprirlo sarebbe un crimine.
(Fabio Nobile fa parte della segreteria nazionale del Partito dei Comunisti Italiani)
Fabio Nobile – pdci.it
In tale quadro i provvedimenti e gli annunci della cosiddetta fase due tolgono ogni dubbio, per chi ne avesse avuti, sulla natura e gli obbiettivi del Governo Monti.
Chi ne aveva avuti?
Nicola il tuo posto e’ in SEL anzi nel Pd a sostenere Bersani!
Ma non ti accorgi delle falle del tuo ragionamento?
Parli come se il Pd fosse il Ps francese!
Parli di margini per un accordo di governo?Ma dove li vedi?
Riforma delle pensioni
Per il PD il problema era nel metodo,troppo brusco il passaggio da un eta’ pensionabile all’altra.Ma sostanzialmente andava bene cosi’.
Noi mi risulta che eravamo contrari o no?
Pensi ci siano le condizioni per un accordo con una riedizione sull’abolizione dello scalone “Fornero”?!
Ma davvero pensi una cosa del genere?
Capitolo liberalizzazioni.
Il Prc mi risulta essere contrario.
Bersani e’ un fautore del “si puo’ fare di piu’ e meglio” … come la mettiamo?
Riforma del mercato del lavoro.
La riforma che faranno sara’ una mezza schifezza,il Pd la sosterra’ ovviamente.
Pensi che con il nostro 2/2,5% riusciremo a convincere il PD di cambiare la legge che avra’ votato?!!
Devo continuare?
Se poi vogliamo essere un soggetto,anzi un oggetto politico inutile,come lo fu’ il Pdci nel 98-01 nel governo dell’Ulivo fatelo pure!
Caro Paolo, il mio posto come comunista è nell’organizzazione politica più avanzata che rappresenti i lavoratori (e sia da essi riconosciuta), e sia anche in grado di incidere nello scenario politico italiano.
Riporto una citazione che spero suoni familiare (anche se la formazione è una delle tante cose che abbiamo trascurato, e si vede).
I comunisti non sono un partito particolare di fronte agli altri partiti operai.
I comunisti non hanno interessi distinti dagli interessi di tutto il proletariato.
I comunisti non pongono princìpi speciali sui quali vogliano modellare il movimento proletario.
I comunisti si distinguono dagli altri partiti proletari solo per il fatto che da una parte essi mettono in rilievo e fanno valere gli interessi comuni, indipendenti dalla nazionalità, dell’intero proletariato, nelle varie lotte nazionali dei proletari; e dall’altra per il fatto che sostengono costantemente l’interesse del movimento complessivo, attraverso i vari stadi di sviluppo percorsi dalla lotta fra proletariato e borghesia.
Quindi in pratica i comunisti sono la parte progressiva più risoluta dei partiti operai di tutti i paesi, e quanto alla teoria essi hanno il vantaggio sulla restante massa del proletariato, di comprendere le condizioni, l’andamento e i risultati generali del movimento proletario.
Faccio delle considerazioni molto immediate,e i compagni mi scuseranno,ho sempre pensato al “risultato” al “fieno in cascina”,come avrebbe detto Bertinotti(molto citato oggi)”pochi maledetti e subito”.E oltre all’immediatezza penso anche all’opportunità: immediatezza e opportunità.
Penso che a nessuno di noi passi per la testa che in un ciclo breve(5 anni) si possa assistere ad una autoestinzione di tutti i capitalismi diversamente declinati,all’edificazione di repubbliche popolari in ogni dove e allo sventolio della rossa bandiera sul colle di palazzo chigi.Non voglio banalizzare, ma le condizioni oggettive,qui,nel cuore della vecchia europa,non contemplano affatto queste opzioni;questo non significa che i comunisti,in assenza di questa prospettiva,debbano sentirsi inadeguati e inadatti.Tutt’altro!essi devono necessariamente creare fronti e masse critiche e ottenere risultati che incidano sul miglioramento delle condizioni materiali e immateriali di tutti quelli che intende rappresentare.Nella mia concezione il partito non è “roba privata” dei militanti,ma è anzi il luogo dove intelligenze tra loro solidali(i militanti)si mettono a disposizione, del popolo,nell’ottica di creare e coordinare le spinte i desideri le necessità che dal popolo vengono.La politica come servizio alla collettività.A volte,quando appunto mancano profili autorevoli,ci convinciamo che basta marcare una alterità e una diversità anche solo linguistica per poter dire siam comunisti.E no non è così:si prova ad essere comunisti condividendo ogni risvolto che investe il popolo che vogliamo rappresentare,a vivere quei disagi,da dentro e con essi, e magari provare a mettere insieme quei disagi e quelle durezze,interpretandoli politicamente,e assolvendo così al ruolo di avanguardie,e a ricostruire quel blocco,quella massa critica,che nel secolo scorso hanno saputo raggiungere cifre inedite,oggigiorno, a tutela dei diritti e a garanzia delle condizioni materiali del popolo.
Citazioni dogmatiche avulse dalla realtà. Come quelle di Ferrando.
continuate pure così..la gente fugge, io invece non fuggo ma sostengo SEL..l’unica forza che può unire la sinistra senza più bandierine ideologiche che riguardano il passato e nulla più.
Sei tenerissimo Paolo, attacchi a testa bassa Bersani e poi pur di stringere un accordo con il Pd per le prossime elezioni vi vendereste pure la mamma.
Capisco i “nodi politici” non sciolti di cui parla Vito,capisco le argomentazioni di Nicola,e capisco anche la passione di Masella, ma non la sua sul che fare.
Ho lasciato la militanza da iscritto qualche anno fa, voto alternativamente Prc e Sel(ho tanti amici e compagni di quà e di la)e mi attivo nel fare da argine,a costruire,a tenere in piedi quel che rimane.Aspettando che una generazione ,autorevole e seria, debutti nel paese nella sinistra e nella società.Non penso che oggi sia importante la difesa delle forme partito e delle loro liturgie oramai sconosciute alla società, penso invece che sia arrivato il momento di provare, con grande dolore e lucidità. a costruire una sinistra che sia capace di offrire un progetto di società con il quale i MILIONI di italiani che vivono con disperazione, in solitudine,umiliati,sfruttati e calpestati,possano sentirsi al sicuro,e quindi riprendere il suo cammino verso la civiltà.
Anch’io desidererei una società degli eguali,in cui il capitalismo smettesse di ammazzare , ma i suicidi di chi perde il lavoro, di chi vive di stenti,delle deprivazioni materiali sempre più evidenti,della negazione reiterata e continuativa di ogni minimo diritto,sono sotto gli occhi di tutti noi,e non possiamo far finta di niente.
E non chiedo nemmeno che nessuno debba abdicare alle sue idee o sciogliere le proprie organizzazioni,chiedo solo di rimettersi in moto, ma ora e qui, e non dopo congressi,dopo elezioni,prima di elezioni,o tra una guerra ed un altra.
Qual’è la priorità di questo paese liberarsi della destra universitaria di Monti e ridare la dignità ai milioni di italiani?Benissimo!Chi sono i “pezzi” politici da mettere insieme e dai quali ci si aspetta questa idea di società solidale e di democrazia reale?Individuati?Benissimo!Li si metta insieme,al netto dei sogni,delle aspirazioni da primadonna,dei sono pochi,o sono la destra di quel partito, e se non son capaci,ci sono altri,a cui sta veramente a cuore la sorte del popolo,a cui fare spazio.E se nemmeno il semplice buon senso e la paura riescono a smuovervi,allora avete pance piene e portafogli gonfi.
Ti ringrazio per la citazione, ma la mia non è “passione”, ma è una analisi del tutto argomentata razionalmente perchè fondata su una analisi razionale e realistica della situazione. Passionale è invece l’argomento di chi ancora (nonostante tutto quel che è successo) pensa che i comunisti possano governare l’Italia di oggi. Un caro saluto.
“E se nemmeno il semplice buon senso e la paura riescono a smuovervi, allora avete pance piene e portafogli gonfi.”
Mi piace questa frase. Spiega bene la distanza che separa la linea politica del PRC dal sentire comune dei lavoratori e del resto del popolo della sinistra.
Nel commento sopra, Masella sostiene che è “razionale” sostenere che i comunisti non possono governare l’Italia di oggi. Le persone a cui ci rivolgiamo però sono ancora più razionali, e si chiedono che utilità abbia una forza politica che lascia che siano gli altri a governare. Forse si spera che siano gli altri a creare le condizioni affinché i comunisti possano governare l’Italia in futuro? Oltre che al bertinottismo, siamo tornati al bordighismo?
La storia del Pci mi ha insegnato che si governa anche dall’opposizione, quando si conta qualcosa nella società. Con la tua linea non si conta niente nella società e non si governa neppure dal governo.
Il PCI contava nella società perchè si è sempre strutturato e proposto come forza di governo, e la continua ricerca di alleanze era una logica conseguenza di questo approccio. Milioni di persone gli davano consenso proprio perchè era davvero un partito “di lotta e di governo”, sulla scia dell’insegnamento di Gramsci e Togliatti.
Il PCI non ha mai scelto di NON governare e fare opposizione a prescindere: questa è stata anche una conseguenza delle forti pressioni internazionali, che miravano ad isolare il più grande partito comunista dell’occidente.
La cultura minoritaria e autoreferenziale dell’opposizione di principio sta ad anni luce di distanza da tutto questo – in termini storici, culturali, politici e di consenso. Ma evidentemente, per qualcuno, il bertinottismo della prima ora conserva ancora un fascino irresistibile.
Guarda, ti rispondo su un punto che so essere difficile per noi che abbiamo contrastato per anni Bertinotti, diversamente da te che chiacchieri soltanto nel blog di Grassi. Però quello che dici mi indigna veramente ! Quello che tu chiami sprezzantemente “bertinottismo della prima ora” ha portato il Prc a salvarsi dalla prima crisi Garavini (nel 1993) e dalla successiva scissione cossuttiana del ’98, ha portato il Prc a consensi inimmaginabili fra gli operai e i giovani che i tuoi inesistenti leader di oggi, Salvi e Patta, si sognano la notte. L’errore catastrofico fatto da Bertinotti che ha distrutto il Prc e tutto il consenso che avevamo assieme costruito, e che ha distrutto anche sul piano personale lo stesso Bertinotti, è stata la linea governista approvata al congresso di Venezia che ha portato il Prc alla partecipazione al governo Prodi, che in due anni ha fatto danni gravissimi, drammatici, non solo perchè ha distrutto il Prc e la sinistra alternativa, ma anche perchè ha fatto straripare la destra nella società, togliendo l’unica forza di opposizione di sinistra che esisteva dal 1991 e lasciando il malessere sociale e l’opposizione contro la borghesia progressista e imperialista (di Repubblica, Il Corriere e La Stampa) alla Lega, alla destra sociale (Alemanno e soci), al qualunquismo grillino. Proprio le tue posizioni, minoritarie (dopo il congresso del Prc) ma ancora presenti sia nel Prc che nella Fds, e presenti soprattutto in Sel, sono il principale freno allo sviluppo e alla costruzione di una vasta e determinata opposizione di sinistra al governo Monti. Spero che le ultime posizioni di Vendola, che prende atto finalmente che le politiche di Monti sono di destra, favoriscano la costruzione di questa sinistra di opposizione, di cui in Italia c’è assoluta e prioritaria necessità. Altro che sinistra di governo, sic !, di sinistra di governo ne abbiamo avuto e ne abbiamo fin troppa e ne abbiamo le palle piene. Abbiamo assoluto bisogno in Italia dell’opposizione di sinistra ! DELL’OPPOSIZIONE DI SINISTRA ! CHE E’ L’UNICA COSA CHE NON C’E'!
Caro Masella, ti faccio notare che i tempi sono cambiati. Il bertinottismo della prima ora ha avuto risultati (effimeri) solo grazie a due fattori: l’enorme esposizione mediatica del leader (dotato di indubbio carisma e presenza scenica), e l’effetto trainante dello scioglimento del PCI, su cui il PRC ha campato di rendita per molti anni. Entrambe le cose oggi non esistono più. Forse è giunta l’ora di fare politica nella realtà, e considerare le richieste che ci arrivano da quei cittadini e lavoratori che vorremmo rappresentare.
Non a caso, nella tua lunga risposta manca ogni accenno alla questione fondamentale posta nel mio intervento: il popolo della sinistra (anche quello che ci vota) chiede una alternativa credibile a Monti, e in mancanza di essa è preda di sfiducia e pessimismo. Qual’è la nostra risposta a questa domanda di alternativa? Ci opponiamo a Monti, va bene, ma per fare cosa?
Gradirei una risposta chiara a questa domanda. Insomma, qualcosa che possa spiegare razionalmente, quando faccio volantinaggi, o quando discuto con i miei colleghi di lavoro, o quando parlo di politica con i compagni del sindacato.
A me pare che la attuale posizione e le proposte di Rifondazione Comunista sia la risposta più corretta e seria alle domande dei lavoratori. Certo ci sono altre due risposte possibili: una è quella che dice che il socialismo è l’unica soluzione e l’altra è quella che dice che andando al governo noi risolveremo i problemi. Sono entrambe risposte sbagliate perchè irrealistiche e illusorie (come si è visto sia da alcune esperienze di socialismo reale che dalla nostra esperienza nel governo Prodi). Capisco che non è facile ma bisogna dire la verità ai lavoratori, non fare propaganda. Bisogna dire: che senza lotte non si è mai conquistato niente, neppure la democrazia e la Costituzione, conquistata con una guerra di Liberazione; che se non si crea un grande movimento di lotta e di resistenza nel Paese non solo non ci sarà nessuna conquista ma ci sarà un altro pesante arretramento dei diritti sociali, a partire dall’eliminazione dell’articolo 18 e del contratto nazionale; e che senza una sinistra ampia, di opposizione, che rappresenti una sponda politica alle lotte non ci potrà essere nessuna resistenza all’attacco in corso e in arrivo; che si può governare anche dall’opposizione, che lo Statuto dei lavoratori e tutte le altre grandi conquiste sociali si conquistarono per l’opposizione del Pci e della Cgil, non certo per il governo della Dc e del Psi. Forse solo così si aiuterà a convincere i lavoratori a lottare. Se invece si assecondano le loro illusioni e scociatoie dovute alle pesanti sconfitte passate (“solo dal governo si può ottenere qualcosa”) non si costruirà nessuna opposizione di massa ma solo altre sconfitte.
Vito Nocera elogia la posizione di Nicola.
Pero’ Nicola commette un grave errore secondo me,cioe’ banalizza la posizione di SEL.
Ora pensare che se noi diciamo:
“Siamo disponibili ad un governo progressista che parte dalla base del programma del Pd di Fassina e Orfini” e pensiamo che ci siamo tirati fuori dal ghetto in cui siamo e “scavalchiamo” SEL,secondo me commettiamo un errore infantile.
Credo che come sostengono molti rischiamo di apparire come la brutta copia di Sel(oltre a perdere a sinistra il rapporto con Cremaschi e il movimento “No debito” e i sindacati di base).
Perche’ poi dobbiamo essere anche onesti nel non “macchiettizare” la posizione di SEL.
Dire che loro sono “solo primarie e per un generico governo di csx mentre noi saremo per un governo vero progressissta con il PD” … beh davvero facciamo ridere!
Nessuno banalizza le posizioni di SEL, infatti ho scritto che Vendola sta aggiustando il tiro. Forse perché si è reso conto che se passa la linea Veltroni le primarie non si fanno sicuramente (perché il Pd andrà al traino di un Monti-bis), e che Bersani e la maggioranza del PD, per lo meno, lavorano per un futuro governo politico (non tecnico) con un profilo più classicamente di centro-sinistra.
Poi mi sembra ovvio che non ci si può alleare e poi fare campagna denigrando gli alleati, accusandoli di leaderismo e ossessione per le primarie. La campagna va fatta sulle proposte programmatiche.
Nicola se passa la linea di Veltroni e Ichino semplicemente il PD si spacca.
Ma continui a fare un erroere di sottovalutazione.
Ti chiedo per primo se sei un militante del Prc o del movimento di Salvi?
Ti chiedo questo perche’ parti dal pressuposto che il congresso del Prc di dicembre per te e’ come se non ci fosse stato.Cosi’ come erano evidentemente parole al vento quelle di Ferrero che per 3 anni ha ripetuto che non ci sono le condizioni per andare al governo con il PD.
Allora ti chiedo:
a)Sei conscio che nel Prc si dovrebbe fare un congresso per fare quello che dici tu?Cioe’ dire “Noi del Prc diciamo l’esatto contrario di cio’ che abbiamo detto negli ultimi 3 anni”
b)L’85% della base Prc ha votato una mozione che diceva esattamente il contrario di quello che sostiene Salvi
c)Salvi non e’ il portavoce della Fds
d)Il Pd per bocca dello stesso Bersani ha sempre detto che pensa ad un csx di governo(con Idv e Sel) e che con le altre forze(Fds)al massimo ci poteva essere un accordo secondario(ma siccome ci sara’ una nuova legge elettorale cessano anche le condizioni per un “Fronte Democratico”) … vorrei ricordarti che spesso Bersani alla domanda “Ma farete un accordo anche con Ferrero e Diliberto” ha risposto …. “No grazie abbiamo gia’ dato”
Poi per carita’ possiamo sempre decidere di passare da essere un partito ad essere un movimento folkloristico e dire l’esatto contrario di quello che abbiamo detto negli ultimi 4 anni
Sono iscritto e militante del PRC, in cui sinceramente mi riconosco sempre meno, nonostante l’ottimismo dell’ultimo congresso.
E mi riconosco sempre meno nel PRC perché la crisi mi sta danneggiando fortemente, così come danneggia milioni di altri lavoratori, e non capisco che ruolo vorrebbe realisticamente assumere il PRC in questa drammatica fase. Ho sempre avuto varie riserve e critiche sulla linea del mio partito, e da buon militante comunista ho sempre lavorato per superarle, almeno nella mia realtà (anche con un certo successo, devo dire). Ma quando il tuo lavoro e il tuo futuro diventano incerti, allora inizi anche a riflettere sul modo in cui spendi il tuo tempo, i tuoi soldi, le tue energie. E io non posso permettermi di investirli per tenere in piedi in un partito che gioca le sue chances di sopravvivenza nel “tanto peggio, tanto meglio” (vittoria della destra PD, Monti bis appoggiato anche da SEL e IDV, facile opposizione dura e pura), perché sarei la prima vittima di questo scenario, assieme a milioni di altri lavoratori come me.
Per quanto riguarda le altre cose che hai scritto: le condizioni cambiano, e le posizioni politiche non sono dei dogmi immutabili, ma vanno adattate e interpretate.
“Non ci sono le condizioni per andare al governo con il PD”: verissimo ai tempi di Veltroni e Franceschini (quando fu elaborata questa posizione). E con Bersani? Può darsi che sia ancora vero, ma lo si può stabilire solo sedendosi a un tavolo e confrontandosi sui contenuti. E questo non è mai stato fatto, perché con Bersani si è parlato solo di leggi e accorid elettorali.
“Bersani ha sempre detto che pensa ad un csx di governo (con Idv e Sel) e che con le altre forze (Fds) al massimo ci poteva essere un accordo secondario”: per forza, questo “accordo secondario” l’abbiamo chiesto noi, e Bersani ci ha accontentati perché questa posizione suicida ci avrebbe messi all’angolo (impossibilitati a criticare il centro-sx perché alleati, ma anche impossibilitati a porre paletti programmatici).
Ultimo congresso: per me l’”opposizione costituente” non significa “mai più col PD” (come vorrebbero Bellotti e Cremaschi), ma significa ciò che ha scritto Salvi: contrari a questo governo, ma favorevoli a costruire un’alternativa, incalzando innanzi tutto la sinistra, e anche la maggioranza progressista del PD (a partire dalla sua base) che oggi si è ingabbiata con Monti. Ma a me sembra ovvio che “alternativa” significa “alternativa di governo”, mentre per altri significa fare un po’ di casino per raccogliere un po’ di voti, sperando di superare lo sbarramento alle prossime elezioni. Speravo che quest’ultima componente non prevalesse, ma inizio ad avere forti timori.
Chiudo con una domanda cruciale: avete mai provato a fare campagna contro il governo Monti? Io l’ho fatto varie volte, distribuendo i materiali di PRC e FDS. E la reazione più frequente (tra chi condivide le nostre critiche e proposte) è la seguente domanda rassegnata: “Sì, Monti non mi piace, ma al posto suo chi ci mettiamo?”
Caro Claudio,
intanto complimenti per questo nuovo Blog, più curato e visibile nella veste grafica. Quanto al tuo appello a stare l’11 Febbraio ” con la Fiom ” ovviamente lo accolgo in pieno e spero riusciremo a scambiarci, tra la folla, anche un saluto. Purtroppo, come peraltro sai benissimo, temo che sia la Fiom a non ” stare con noi “, e non si tratta della sola Fiom. Lo stesso discorso si potrebbe fare per tanti altri soggetti. E questo allude al nodo politico vero che abbiamo davanti a noi ormai da tempo, e che il congresso, come vedi, non ha affatto risolto, neppure parzialmente. Ma non voglio, almeno in questa occasione, annoiarti con le mie argomentazioni che conosci ormai a memoria. Del resto mi sembrano saggi alcuni recenti post di un tal Nicola, ai quali rinvio tranquillamente. Un abbraccio.
Il problema non è il posto fisso, ma il reddito, continuo.
Non auguro a nessuno di lavorare 30 e passa anni nello stesso posto, nello stesso ruolo!
Attenzione ai suonatori di piffero. Attaccano una nota e tutti dietro. A volte sono ingenui. Altre volte lo fanno apposta per depistare.
Ragionare con la propria testa.
Portare avanti proposte per garantire un reddito continuo, non il posto fisso.
Buona giornata.
Maurizio
I diritti umani dei serbi nella provincia del Kosovo e Metohija
di Zivadin Jovanovic, Presidente del Forum Belgrado per un Mondo di Eguali, Serbia
http://www.marx21.it/internazionale/europa/928-i-diritti-umani-dei-serbi-nella-provincia-del-kosovo-e-metohija.html
“Il programma politico del governo Monti sul lavoro appare identico a quello dei governi Berlusconi. Difficile trovare differenze tra Maroni, Sacconi e Fornero”.
E quelli di sinistra spalleggiati e votati anche da Grassi? Do you remember Damiano, Treu …….
La “Fiommite” è un’ulteriore e brutta malattia che porta dritti dritti sui lidi del riformismo.
Ma non è di questo che voglio parlare. Vedo nei post su twitter e facebook che Grassi dà spazio alla notizia dei 26 parlamentari che hanno fatto ricorso contro le nuove regole sui vitalizi, gridando a gran voce contro quei 15 deputati leghisti … ma perché non dire con altrettanto risalto che uno dei 26 è un tal Martino Dorigo, deputato del Prc nell’XI e XIII legislatura?
Riflettete sul fatto che tutta la discussione del blog sulle alleanze o sull’andare da soli riflette il cretinismo parlamentare di cui Rifondazione è malata terminale.
Tal Martino Dorigo non é piú nel Prc dal 1995.
Finirla di raccontar favole, no, eh?
Dove hai letto nel mio post che dicevo che Dorigo è attualmente del Prc?
Ho scritto tutta un’altra cosa. Se non l’hai capita vuol dire che vivi davvero tu nel mondo delle favole che ti racconta Ferrero ogni giorno (quando non è impegnato a registrare le sue pietose videolettere a Vendola).
Ha fatto bene Claudio, come anche Marco Sferini e tantissimi giovani tramite twittwer, a rispondere immediatamente all’esternazione di Vasco Monti che vuole una vita spericolata per i nostri giovani contro la noia del posto fisso. Anche se la risposta migliore gli e la danno tutti i giorni quelle migliaia di ragazzi che affollano i concorsi pubblici per costruirsi un progetto di vita (quasi duemila domani a Roma). Per questo l’inamovibile, stapagato professore, oggi anche senatore a vita(più fisso di così)ha smesso gli abiti oxfordiani e a crudamente messo a nudo la filosofia che ispira la sua azione di governo. Piove o c’è il sole, con la crisi o la crescita economica, in qualsiasi circostanza, persino in pigiama, il nostro scavezzacollo sempre indossa come una seconda pelle l’immancabile ombrello altaniano per farci entrare in ogni modo quello che non riescono a farci entrare nella testa. Il posto fisso, cioè un lavoro stabile, sicuro, garantito, dignitoso e utile socialmente rimane infatti l’aspirazione prevalente della nostra gioventù.
La campagna per la flessibilità, ovvero la precarietà, ha una lunga vicenda, come ricordano giustamente Menapace e Masella(D’alema con quella battuta ci perse pure le regionali e il governo).Di fatto coincide con la lotta tra capitale e lavoro. Che i padroni fanno anche con le parole, in modo ideologico.
Per il nostro presidente della repubblica ad esempio il lavoro non deve diventare un privilegio. Ma pensa te io avevo sempre pensato che i privilegiati erano quelli che mangiavano senza fare un tubo.
La giornata politica di oggi con il ricatto della fornero, l’esplosione di una ennesima questione morale trai politicanti di turno, il voto contro la magistratura in parlamento segnalano una crisi democratica pericolosissima a cui la manifestazione dell’11 della fiom darà una sicura risposta sociale, anche semplicemente ricordando a tutti quello che sanno anche i bambini e cioè che lavorare stanca.
Dopo bisognerà che la sinistra politica prenda l’iniziativa per portare il suo popolo in piazza contro questo governo che prima viene cacciato meglio sarà per tutti. Tra due mesi saranno in molti ad averlo capito: noi che siamo stati i primi a denunciarlo diamoci una mossa.
tra due mesi forse è troppo presto. L’Ici tornerà qualche settimana più in là e sul finire dell’estate, con le tasche vuote per qualche week end al mare, altri 2 punti in più di IVA… prezzi alle stelle… i libri da acquistare per mandare i figli a scuola… Monti e il suo governo di fantocci… Questi esseri umanamente inqualificabili hanno la fortuna di vivere in un mondo blindato… Ha detto bene Ferrero… questi impiastri guardano il mondo dal buco della serratura di una banca. Dice altrettanto bene Grassi: “stare a fianco della Fiom. Pronti a non cedere neppure di un passo”.
L’11 febbraio tutti con la FIOM.
Sono totalmente in disaccordo con Salvi e Nicola.
Pensare che dobbiamo renderci disponibili al programma del Pd e’ una cosa senza senso.
Altro che rischiare di sembrare la brutta copia di Sel,saremo di peggio!
No cosi’ non va’!
Caro Claudio sulla monotonia ho un bell’episodio da raccontare. A una riunione dell’Flm cui assistetti per il manifesto, credo a Brescia (dunque doveva essere appena dopo il 1972) ascoltavo le richieste di “lavoro stabile e qualificato” da parte dei delegati e anche a me venne in mente di chiedere a un sindacalista che era seduto vicino a me (e che poteva anche essere uno della Fim): “ma non sarebbe meglio un lavoro mobile e creativo?” al che prontamente mi rispose: “Certo! ad esempio mettendo mobilità tra il padrone e me:anche per lui fare sempre il padrone sarà una noia!”
Concordo con il “Dubbioso”,credo che una controriflessione sulla vicenda Vendola-Prc,chiamiamola cosi’ potevano esserci.
Pero’ poi forse piu’ realisticamente caro “Dubbioso” la rispsota piu’ semplice e’ un altra e forse anche piu’ disarmante.
Il Prc non puo’ sapere cosa fara’ da grande come dici tu.
Possiamo aumentare anche di qualche decimale come e’ accaduto ma tutto questo di fronte a un paio di nodi da sciogliere vale come il “due di picche”.
Cioe’
Il Prc non e’ autonomo,possiamo scagliarci ora contro il PD per il suo sostegno a Monti ma poi a tre mesi dalle elezioni per forza di cose chiederemo un confronto programmatico,chiederemo un “Fronte”(per battere chi poi?)con il Pd e il resto del centrosinistra.Per un motivo semplice,non siamo autonomi e se rimaniano fuori dal parlamento anche nel 2013 facciamo la fine della Grecia,default!
E non solo facciamo default ma perdiamo anche la faccia in coerenza e rischiamo di essere superati,quantomeno per onesta politica,a sinistra da Cremaschi e il suo movimento.
Ma se decidiamo di sostenere Cremaschi sin dai prossimi mesi(diciamo dopo le amministrative in cui in alcuni casi andremo anche con l’Udc)forse guadagneremo in coerenza ma perdiamo almeno 2/3 della Fed,il Pdci e il movimento di Salvi che francamente non c’e’ li vedo in un “listone” con anche Sinistra Critica(che fa’ parte del movimento di Cremaschi)
Lo so’ qualcuno dira’ “Ah ma come sei pessimista!”,pero’ forse sarebbe anche il caso di finalmente iniziare a chiarire un po’ la situazione.
Far finta(e dico far finta perche’ non abbiamo la forza per farlo) di avere due piedi nella stessa scarpa potebbe rivelarsi drammatico.
Se a tre mesi dalle elezioni capiamo che non c’e’ posto nella coalizione di csx non sara’ cosi automatico fare il “polo alternativo di sinistra”.
Ricordate cosa accadde in Campania nel 2010?
A tre mesi dalle elezioni regionali volevamo fare gli alternativi …. risultato?
Dal buon 3,8% delle europee del 09 al 1,6% di una fallimentare candidatura di Ferrero.
Dobbiamo decidere e chiaramente
1)O ci proponiamo come un Prc che decide di stare nel “recinto”(forse anche piu’ comodo)del CSX
2)Oppure decidiamo di fare quello che fanno tutti i partiti di sinistra alternativa e comunisti d’europa,cioe’ andiamo alle elezioni con un nostro profilo di autonomia.
Dimentichi un particolare trascurabile: i partiti comunisti nel resto d’Europa viaggiano su percentuali del 10% con leggi elettorali proporzionali più o meno pure. Noi non riusciamo neppure a costruire un solo partito comunista, in presenza di una legge che, nel caso si vada da soli, pretende il superamento dello sbarramento del 4%. E di un elettorato che, a torto o a ragione, ha sempre dimostrato di non apprezzare la nostra autosufficienza. E ancora meno quella dei gruppetti che intendono fare concorrenza alla Fds, per sottrarle voti e preparare così un’altra catastrofe per l’insieme della sinistra anticapitalista. Vorrei proprio capire cosa c’è di “rivoluzionario” in tutto questo, se non roboanti proclami di impotenza.
L’unica via d’uscita è dire CHIARAMENTE che siamo disponibili a costruire un governo progressista e di alternativa, per salvare l’Italia da una spirale recessiva in stile Grecia, e ridare senso alla democrazia e alla Costituzione. Si tratta della posizione già espressa da Cesare Salvi, che risponde anche a Vendola:
«Il suo argomento [di Vendola] è che noi vorremmo costruire la coalizione dell’opposizione, lui quella del governo. Ma nessuno è così stupido da proporre agli elettori una coalizione per fare opposizione. La nostra idea è quella di un patto tra le forze che oggi si oppongono al governo Monti, formulando proposte alternative. E su queste basi costruire il programma per un governo che si ponga l’obiettivo di uscire a sinistra dalla crisi.»
http://www.federazionedellasinistra.com/federazione/?p=5777
La base di confronto programmatico potrebbe essere la proposta politica ed economica del PD (ossia, quella approvata in svariate sedi dalla sua maggioranza). Sì, proprio la linea di Fassina e Orfini, quella linea che Bersani propugna (quasi impotente) sotto forma di “critiche e osservazioni” al governo Monti. Quella linea che Repubblica, Veltroni, Renzi e Ichino osteggiano con ogni mezzo. Dobbiamo dire che quella linea noi la vorremmo appliccare DAVVERO, proponendo miglioramenti e dimostrando la serietà e responsabilità che ha storicamente caratterizzato il comunismo italiano.
Se il PD non sarà disponibile a questo progetto, e preferirà sostenere un governo Monti bis (o qualcosa di simile), allora avremo tutti i motivi e le ragioni per costruire una alternativa di governo “con chi ci sta”. E non saremo soli, perché nessuno potrà accusarci di voler fare solo opposizione a prescindere.
Se pensi che basti “dire CHIARAMENTE che siamo disponibili a costruire un governo progressista e di alternativa”, come fanno Salvi e Patta, fai un grave errore. Se dobbiamo diventare una brutta copia di Sel non capisco perchè debbano votare per noi, voteranno per Sel che almeno ha Vendola che è più attrattivo mediaticamente. Del resto, si vede quanto contano Salvi e Patta. Con tutto il rispetto per Salvi e Patta, la loro associazione è totalmente inesistente, non li conosce nessuno, si chiamano partito dei lavoratori ma proprio fra i lavoratori sono totalmente sconosciuti, peggio del partito comunista dei lavoratori di Ferrando. Il problema non è quel che dici, ma è quel che fai. Noi comunisti, dopo aver deluso profondamente e radicalmente l’elettorato popolare e giovanile che avevamo costruito a fatica prima dell’esperienza catastrofica del governo Prodi, saremo costretti a fare una lunga e dura opposizione, senza scorciatoie, per ricostruire quel rapporto di fiducia che ci aveva portati al 6-7% dopo lo sciogliemnto del Pci. Certo dovremo dire non solo che siamo disponibili ma persino che noi proponiamo un governo di alternativa, ma questa – noi dobbiamo saperlo – è propaganda, sempre più irrealistica nella fase attuale di attacco furibondo del potere capitalistico e di guerra imperialistica a cui partecipa attivamente la Ue e l’Italia. Se è per questo io sono per dire che l’alternativa è il socialismo o il comunismo, certo, ma siamo sempre nel campo della propaganda irrealistica oggi in Italia. L’unica cosa realistica che possiamo fare nei prossimi anni negli attuali rapporti di forza (a meno di precipitazioni mondiali oggi non prevedibili), su cui concentrerei tutte le nostre forze, senza continuare a perderci in diatribe e lotte intestine dispersive e dannose, è costruire una forza unitaria di sinistra, con una propensione anticapitalistica e antimperialista, di coerente opposizione di lunga lena a tutte le politiche antipopolari e di guerra (fra di loro collegate) in una situazione che sta vedendo crescere vertiginosamente povertà, disoccupazione, precarietà, malessere sociale fra grandi masse popolari. Qui è la nostra forza potenziale. Evitiamo di vivere solo di elezioni. Concentriamoci qui, ma non solo con la propaganda, con i volantini e i manifesti, ma con fatti concreti, con il sostegno concreto a tutti i settori sociali attaccati dal grande capitale finanziario. Costruiamo sul territorio case dei diritti sociali, movimenti, comitati di lotta, come abbiamo fatto con i referendum, non necessariamente con le bandiere di partito messe davanti a tutto, con molta pazienza e spirito unitario. Questo alla lunga ci ripagherà anche elettoralmente.
Leonardo, il tuo discorso fila. Non lo condivido, ma è chiaro, comprensibile e coerente. Mi chiedo, e chiedo a te: tra pochi mesi dovremo cominciare a parlare di elezioni politiche, appena dopo le amministrative. Cosa faremo? Ci presenteremo come forza di opposizione, andremo cioè da soli, in coerenza con l’opposizione sociale che dobbiamo costruire in questi mesi? Oppure dopo qualche mese di opposizoone (ammesso che la faremo seriamente, cioé con le idee che tu proponi) scenderemo a patti col PD per rientrare in parlamento “a mani libere”? Pensi possa essere una proposta accettabile per le altre forze della probabiòle coalizione e soprattutto per un elettorato, anche nostro, più moderato di quel che pensiamo? Non conosco le altre realtà, ma leggo su questo blog dei nostri risultati lusinghieri quando ci presentiamo addirittura con l’UDC o corriamo (anche vincendo) alle primarie mentre in solitaria non riscuotiamo successo. Grazie per l’attenzione.
Caro Spartak, faccio io una domanda a te: pensi che noi possiamo, dopo un anno di opposizione frontale ad un governo sostenuto dal Pd che ha controriformato indegnamente le pensioni mettendo nel dramma tanti lavoratori; che toglierà l’articolo 18 facendo ciò che Berlusconi non è riuscito a fare; che eliminerà il contratto nazionale di lavoro come vuole fare Marchionne; che non farà riprendere l’economia italiana perchè non è questo il suo vero scopo, ma che porterà solo ad un ulteriore ridimensionamento della forza dei lavoratori a favore del grande potere capitalistico-finanziario mondiale (perchè questo è il suo vero scopo); che farà (stavolta in prima fila) la guerra alla Siria e forse anche all’Iran; pensi che noi possiamo presentarci in alleanza col Pd ? Ma neanche il Pd farà mai una cosa del genere ! Andrà sempre più a destra, coerentemente, facendo una alleanza organica di centro-sinistra (con sempre più centro e sempre meno sinistra) con l’Udc. Noi dobbiamo fare una cosa con grande determinazione (e la stiamo facendo ancora poco proprio perchè c’è chi la pensa come te che frena e ostacola): lavorare a costruire la più ampia opposizione di sinistra al governo Monti e a costruire una coalizione elettorale che alle elezioni del 2013 rappresenti il più possibile questa opposizione. E bisogna lavorare da subito, senza tentennamenti, senza dubbi, con grande determinazione, per questa soluzione. Spero di aver risposto abbastanza esaurientemente e chiaramente alla tua domanda.
Masella, ti ricordo che Cesare Salvi è il presidente della FDS. Secondo te le sue posizioni possono essere liquidate in base alla (presunta) irrilevanza del movimento per il Partito del Lavoro? Andiamo bene. Aggiungo poi il fatto che Lavoro e Società nella CGIL (cioè nel più grande sindacato di classe) conta molto più del PRC, quindi fossi in te farei un bel bagno di umiltà.
Mi fa poi sorridere (anzi, incazzare) la spocchia con cui tu, ex “dirigente” del Prc, dici che dovremmo proporre “un governo di alternativa” come “pura propaganda”. Come comunista mi sento offeso e umiliato. Prendere in giro il nostro popolo è la totale negazione della storia del comunismo, in particolare di quello italiano. Forse non è un caso che questo popolo ci abbia abbandonati: per le persone “normali”, e specialmente in periodi di crisi, prima degli slogan roboanti viene la serietà. Inoltre non vedo come e perché altre forze politiche dovrebbero avere rapporti con un partito che fa proposte e provocazioni politiche per pura strumentalità, per “pura propaganda”: dal tuo intervento si capisce che fanno benissimo a non considerarci!
In questo quadro demenziale, è ancora più ridicolo il tuo appello a costruire “case dei diritti sociali, movimenti, comitati di lotta”. E per farci cosa? Per fingere di voler costruire una alternativa, ma in realtà puntare all’opposizione a prescindere, e al “movimento” in quanto tale? Masella, sveglia! Le mobilitazioni generate dalla crisi virano sempre più spesso verso il corporativismo, la reazione e l’antipolitica, mentre tutte le parti progressive della società (a partire dalla FIOM, per tornare all’articolo che stiamo commentando) chiedono alla politica (e soprattutto alla sinistra) di costruire un’alternativa vera, politica, di governo. Da che parte vogliamo stare?
Concludo con il solito video di Guzzanti che imita Bertinotti, che a distanza di tanti anni conserva tutta la sua attualità. Bertinotti non è più nel PRC, ma il bertinottismo sopravvive e continua a fare danni irreparabili.
http://www.youtube.com/watch?v=E8acB_n7llY
Dimenticavo una cosa a proposito di questo passaggio maselliano:
«Se dobbiamo diventare una brutta copia di Sel non capisco perchè debbano votare per noi, voteranno per Sel che almeno ha Vendola che è più attrattivo mediaticamente.»
Quanta superficialità. Mi sembra chiaro che fino ad ora SEL (in particolare Vendola) non ha puntato, come ho scritto, a “costruire un governo progressista e di alternativa, per salvare l’Italia da una spirale recessiva in stile Grecia, e ridare senso alla democrazia e alla Costituzione”. SEL in realtà ha puntato tutto sulle primarie, e nel far questo si è pure trovata al fianco di Veltroni, Parisi, Renzi e altri personaggi della destra del Pd, con l’unico obiettivo di delegittimare Bersani nonostante lui (assieme alla maggioranza del Pd) rappresenti la parte politicamente più avanzata e progressista di quel partito.
Ultimamente Vendola sta correggendo il tiro e sta esplicitamente sostenendo Bersani, forse perché si è reso conto (o SEL gli ha fatto notare) che la tattica delle “primarie ad ogni costo” era strumentalizzata da vari poteri forti, e stava generando enormi rischi per l’assetto politico e democratico del paese. Ma la tentazione leaderistica di Vendola rimane. E mentre Nichi perde smalto, noi potremmo farci avanti con una proposta politica basata sulle proposte, sulla serietà e sulla responsabilità dei comunisti. Sempre che se ne sia capaci, ovviamente.
Del tutto d’accordo con Leonardo, il suo ragionamento non fa (purtroppo per alcuni, non per me) una benchè minima grinza!
Segretario Provinciale PRC Arezzo
Ovviamente tutta la vicinanza alla Fiom.
Pero’ credo che un blog abbia senso se segue anche un filo logico.
Mi spiego,nello scorso post Grassi si rivolgeva a Vendola chiedendogli di fare piu’ chiarezza sull’esclusione della Fds da ogni suo progetto.
Bene dalla pubblicazione dell’articolo c’e’ stata l’assemblea di Sel del 23,la conferenza stampa Vendola-Di Pietro e altro.
E credo che Vendola abbia piu’ che chiarito.
Non il fattore K e la convenzio ad escludendum che invocava Grassi ma semplicemente,tracuco e semplifico
“Sel e Prc hanno due visioni diverse,Sel prima di tutto punta a realizzare a dare ancora piu’ linfa all’accordo Pd-Sel-Idv voi del Prc avete un altro progetto,quindi auguri per il vostro progetto ma nulla piu’”
Forse era il caso anche di dire due parole su questo argomento.
Perche’ e’ ovvio che la domanda,qualsiasi sia l’argomento e’ sempre quella
Ma che fara’ il Prc da grande?
stare dalla parte dei lavoratori.
La risposta è semplice. Manifesta il sindacato di base, il Prc aderisce. Manifesta la FIOM, il Prc aderisce.
Costruire l’opposizione al governo Monti. Questo è ciò che vuole fare il Prc.
http://www.enricolobina.org/wp/2012/01/27/si-alla-fiom-in-fiat-adesione-alla-campagna/
che tutti i consiglieri e gli eletti democratici facciano sentire il proprio sostegno alla FIOM
La campagna contro il posto fisso dura da 20 anni e forse anche più, ha avuto una spinta determinante qualche anno dopo lo scioglimento del Pci, ad opera dei più autorevoli esponenti del Pds. Potrei citare numerose dichiarazioni di allora di Massimo D’Alema. E ricordo l’accordo concertativo governo-Cgil-Cisl-Uil-Confindustria del 1993 che introdusse per la prima volta il lavoro interinale o lavoro in affitto, che poi portò allo smantellamento del collocamento pubblico e alle agenzie private interinali di intermediazione del lavoro.
Masella come sempre fai un sacco di confusione, si vede ti ha fatto male l’esclusione dai gruppi dirigenti nazionali del PRC
La tua arroganza e ignoranza (cose che vanno di pari passo) e la tua acredine nei miei confronti dice chiaramente come siete messi. Poveri voi, inesistenti, miseri omuncoli e peraltro vigliacchi anonimi. Figurati se mi faccio preoccupare da gente come te. Ma andiamo al merito. Dov’è la confusione ? Io conosco molto bene, passo per passo, tutti gli avvenimenti, anche nei dettagli, perchè vissuti direttamente, degli ultimi 30 anni, dal Pci, al Pds, fino all’oggi. Sei tu che non sai cosa dici. Nel 1993 non ci fu l’accordo concertativo che introdusse il lavoro interinale ? Non c’entra nulla ciò con la precarietà e l’attacco al posto fisso ? Dal dizionario della lingua italiana: “lavoro interinale: temporaneo, in base alle esigenze produttive di un’azienda. SIN. temporaneo, provvisorio”. Solo che il tuo problema è difendere il Pd e la sua politica trentennale. Perchè ci devi fare l’alleanza per rientrare in parlamento fra un anno ? Ma non ti vergogni quando ti guardi allo specchio ?