Più uniti, più forti

Il Comitato Politico Nazionale che si è svolto il 14 e 15 gennaio – il primo dopo il Congresso di Napoli – è stato positivo.
Alla fine del post troverete i link con tutti i materiali: i componenti della nuova direzione nazionale, il documento politico proposto e approvato dalla segreteria nazionale, il documento respinto presentato congiuntamente dalla seconda e terza mozione congressuale, gli ordini del giorno approvati.
Quali sono gli elementi positivi che ho colto?
In primo luogo un clima più disteso tra le compagne e i compagni.
Questo non è un dettaglio. È il frutto del congresso di Napoli che, pur con tutti i limiti, ha segnato un passo avanti verso un superamento delle nostre divisioni interne. Divisioni spesso prodotte più da irrigidimenti reciproci che non da reali divergenze politiche.
Non è che tutto sia risolto. Problemi al centro e in alcuni territori restano. Ma il modo con cui si stanno affrontando – quello della condivisone e del confronto – aiuta questo processo. Dobbiamo dargli continuità.
Non si tratta di un dettaglio ed è per questo che pongo questo aspetto positivo come quello principale.
Lo faccio perché sono convinto che da esso ne discendano altri.

A partire dal fatto che in questo Cpn abbiamo avuto – ed era tanto tempo che non si verificava – una buona parte dei compagni e delle compagne che sono intervenute che ha parlato delle loro esperienze locali, dei problemi che vivono nei territori. Anche molti degli interventi dei dirigenti nazionali si sono caratterizzati sui problemi e sulle iniziative che attengono al loro settore di lavoro piuttosto che a ragionamenti di carattere generale.
Tutto questo ha dato il senso di un partito che lavora, che fa tutto il possibile per ricostruire una propria presenza politica e una propria credibilità logoratasi negli anni passati.
Dobbiamo implementare questa tendenza. Solo rafforzando questa modalità rendiamo di nuovo “belle” e interessanti le riunioni dei nostri organismi dirigenti. Un comitato politico nazionale che anziché essere principalmente una passerella dove i vari dirigenti si confrontano, torni ad essere un luogo di dibattito a tutto campo,  di socializzazione di esperienze, di possibilità per il compagno/a del territorio o del compagno/a giovane di poter intervenire senza sentirsi a disagio.
E questo è un altro elemento positivo di questo Cpn. Diversi volti nuovi, spesso giovani e donne, hanno preso la parola e i loro interventi sono stati seguiti con attenzione.

Un altro aspetto importante sta nel fatto che la linea uscita dal congresso di Napoli è stata ulteriormente precisata e, soprattutto, si sta cercando di metterla in pratica.
Da questo punto di vista occorre dedicare il massimo impegno nell’organizzare sui territori, in modo unitario e aperto ai movimenti, la campagna contro il Governo Monti “paghi chi non ha mai pagato” e nel preparare bene la partecipazione alle prossime scadenze nazionali come lo sciopero dei sindacati di base del 27 gennaio e, soprattutto, la manifestazione nazionale della FIOM dell’ 11 febbraio.
Sulla valutazione del confronto politico a sinistra – nel dibattito – ci sono stati anche accenti diversi. In particolare sul fatto se sia giusto individuare nell’Idv il soggetto politico con il quale stabilire una “corsia preferenziale”. Nelle conclusioni Ferrero ha chiarito che non si tratta di stabilire delle priorità nell’interlocuzione a sinistra, ma che per noi è importante utilizzare tutte le possibilità che ci sono per riuscire a trovare delle convergenze che ci consentano di uscire dall’isolamento. Da questo punto di vista l’esperienza di Napoli – pur con tutte le sue contraddizioni – e la coalizione tra noi e Idv che si profila a Palermo sono fatti importanti che vanno valorizzati. In ogni caso il quadro politico che sembra consolidarsi attorno al Governo Monti fino alla fine della legislatura sta determinando anche in Sel una modifica della propria proposta politica. Proprio durante il Cpn infatti Vendola ha rilasciato una intervista su l’Unità (anche di questa troverete il link alla fine dell’articolo) dove si ipotizza una coalizione Sel Idv alternativa al Pd, qualora il partito di Bersani decidesse di fare una coalizione con il Terzo Polo. Sono elementi nuovi, di movimento del quadro politico, che devono indurci a perseguire con maggiore coraggio e determinazione la linea unitaria decisa al congresso di Napoli.

Un’ultima considerazione che si ricollega al post precedente su Liberazione. Era il primo Cpn dopo la sospensione delle pubblicazioni. Ebbene nonostante il segretario ne abbia parlato nella relazione e sulla vicenda si siano soffermati il direttore Dino Greco e l’amministratore Marco Gelmini, sia stato letto un comunicato delle lavoratrici e dei lavoratori (anche di questo trovate il link alla fine del post) e sia stato distribuito e votato un Odg della segreteria nazionale, sono stati pochissimi gli interventi (non più di 5 su oltre 60 intervenuti) che hanno parlato di Liberazione. Non voglio ricavare nessuna conclusione da questo fatto, ma penso debba fare riflettere sia il partito sia il giornale.

COMPONENTI DIREZIONE NAZIONALE
DOCUMENTO POLITICO APPROVATO (proposto dalla Segreteria nazionale)
DOCUMENTO POLITICO RESPINTO (presentato da seconda e terza mozione congressuale)
ORDINI DEL GIORNO APPROVATI: LiberazionePareggio di Bilancio in CostituzioneGiù le mani dall’acqua
INTERVISTA NICHI VENDOLA
COMUNICATO LAVORATORI LIBERAZIONE

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107 commenti to “Più uniti, più forti”

  1. Andrea Arcuri scrive:

    per conoscere i dati del tesseramento 2011 che cosa dobbiamo aspettare??????????????

  2. anonimo scrive:

    di nuovo il laido essere spartachetto….costui è proprio un miserevole uomo(?)…

  3. il consigliere regionale Romanelli passa da FdS -Verdi a SEL scrive:

    Il consigliere regionale Mauro Romanelli eletto al consiglio regionale della Toscana nelle file della FdS-verdi annuncia di aderire a SeL e di condividere da oggi il medesimo percorso politico.

  4. Giuseppe Prc Roma scrive:

    Ma vi rendete conto che questi pseudo giornalisti, che da anni prendono fior di quattrini dal Prc, definiscono il partito “furetti delle editoria?” Bisogna cacciarli tutti a calci in c…

    • Giuseppe Prc Roma scrive:

      Editoria/ Liberazione contro Prc: No ad azzeramento quotidiano

      18/01/2012
      Cdr, Ars, Fnsi contestano piano taglio organico da 31 a 3 persone

      Roma, 18 gen. (TMNews) – Un sito internet, due pagine in versione Pdf e la ‘Prima pagina’ da trasmettere alle testate giornalistiche per le ‘anteprime’ e le rassegne stampa televisive. Il tutto confezionato da un “Direttore, Vicedirettore, un redattore, assistiti da un poligrafico”. E’ il progetto proposto dalla società editrice Mrc – azionista unico il Partito della Rifondazione Comunista – per il quotidiano Liberazione che non è più in edicola dall’inizio dell’anno. Un piano che il comitato di redazione, stampa Romana ed Fnsi definiscono di “azzeramento” del quotidiano, che oggi conta 17 giornalisti e 14 poligrafici protagonisti dal 28 dicembre scorso di una occupazione a oltranza della redazione. La comunicazione della società editrice è avvenuta ieri sera nel corso del tavolo nazionale riunito alla Fieg. Secondo questo piano, sottolinea una nota sindacale, “la Mrc ritiene di poter ottenere il finanziamento pubblico” per l’editoria, “sulla base dei commi 2 e 3 dell’articolo 153 della Legge n° 388/2000″. Alla luce di quanto emerso dalla riunione di ieri, “l’assemblea permanente di Liberazione ha deciso di bloccare la pubblicazione in Pdf dell’edizione già pronta, in segno di protesta contro la posizione irricevibile dell’editore”. Dall’inizio dell’occupazione della redazione, infatti, i dipendenti confezionavano comunque un prodotto stampabile dal sito internet per contestare la linea dell’editore. Oggi una parte della redazione ha distribuito volantini in piazza davanti a Palazzo Chigi “con l’Associazione stampa Romana, con Terra, il manifesto, l’Unità e altri giornali cooperativi a rischio chiusura per i tagli di Berlusconi e il mancato rifinanziamento di Monti”. La richiesta comune è “soldi pubblici subito per salvare i giornali e il massimo rigore contro i ‘furbetti dell’editoria’ tra i quali si trova da oggi, con incredulità e dolore, a dover annoverare anche il proprio editore”. Prossimo appuntamento domani in piazza del Pantheon per la “giornata per il diritto all’informazione promossa da Slc Cgil, Asr, Fnsi”. intanto, nei locali della redazione di viale del Policlinico continua l’occupazione.

      • Anonimo scrive:

        MRC SPA: «BASTA CON LE MENZOGNE: MRC E RIFONDAZIONE HANNO SEMPRE SOSTENUTO CON I PROPRI SACRIFICI ED I PROPRI FONDI LIBERAZIONE!»
        Marco Gelmini, amministratore unico di Mrc Spa, editrice di Liberazione, dichiara:
        «I pesanti tagli al fondo per l’editoria operati dal governo Berlusconi, confermati ed appesantiti dalle scelte di Monti che, ancora ieri, ha dichiarato inamissibili gli emendamenti al ”milleproroghe”, tesi a ripristinare il fondo per l’editoria, hanno obbligato l’Mrc, editrice di Liberazione, a sospendere cautelativamente l’edizione cartacea dal 1 gennaio. Contestualmente si è avviata una trattativa sindacale tesa a salvaguardare la continuità della pubblicazione di Liberazione nella versione on-line per garantire l’informazione libera che abbiamo sempre assicurato, oltre ai possibili livelli occupazionali. Al fine di rilanciare il nostro giornale abbiamo promosso anche una campagna di sottoscrizione. Al tavolo sindacale abbiamo avanzato una proposta concreta per tenere viva Liberazione, articolata in due fasi: versione on line del quotidiano in attesa della definizione del nuovo regolamento sul finanziamento all’editoria; definizione di un progetto editoriale una volta definite con certezza quantità, qualità e tempi del finanziamento. In questo ambito, Mrc ha avanzato le proposte possibili di salvaguardia dei posti di lavoro e dell’utilizzo degli ammortizzatori sociali, come in ogni situazione di crisi (e nell’ editoria ciò è purtroppo diffuso). Cdr e sindacati di settore hanno manifestato la totale indisponibilità a percorrere le proposte avanzate, obbligando Mrc a proseguire nell’azione di salvaguardia della propria testata e – nella misura consentita dalla situazione data – dell’occupazione. La storia di 20 anni di Liberazione e della Mrc, il nostro impegno diretto contro i ”finti giornali” e le clientele, i milioni di euro investiti dall’editore per garantire l’uscita del giornale testimoniano ben più delle infondate calunnie che ci vengono rivolte. Per evitare equivoci e polemiche strumentali, Mrc sospende a far data da oggi anche l’edizione on line del quotidiano Liberazione di cui è stata resa impossibile la gestione. E prosegue con ancora maggior impegno e determinazione la battaglia, comune a tutti i giornali di partito, di idee e cooperativi, per riaffermare il diritto al pluralismo dell’informazione e al reintegro del fondo sull’editoria. Quando le scelte relative al futuro dell’editoria saranno definite, Liberazione riprenderà le pubblicazioni nelle forme economicamente sostenibili. Invitiamo il Cdr di Liberazione ad analogo impegno».

        • Vlad Ferri scrive:

          Che la Mrc voglia ottenere il finanziamento pubblico pubblicando on-line un “giornale” con un direttore, un vicedirettore e un giornalista sta scritto nel piano editoriale presentato dalla stessa società. Una proposta che la Fnsi e l’associazione Stmapa romana ha definito una “truffa”. L’editore si dovrebbe vergognare.

        • Nicola scrive:

          Stavo per partecipare alla sottoscrizione per Liberazione, come avevo già fatto altre volte, nonostante la mia condizione economica sia tutt’altro che rosea. Poi sono venuto a conoscenza delle polemiche e dei sabotaggi imbastiti da “#occupyLiberazione”, ho letto il comunicato di MCR, ho visto l’intervento del CDR a “Piazzapulita”: http://www.la7.it/piazzapulita/pvideo-stream?id=i493910

          Basta. Andare avanti così non ha senso. Nel libro “Qualcuno era comunista” di Luca Telese si racconta la storia di un militante del PCI assunto a L’Unità, che per mesi cercò di rifiutare lo stipendio, perché riteneva quell’incarico un onore e si vergognava ad essere pagato dal Partito. Altri tempi, ovviamente non pretendo nulla di simile. Ma se non ci si riconosce nella comunità politica del PRC, ossia quella che fino ad oggi si è svenata per mantenere in piedi un giornale (che peraltro l’ha spesso attaccata e danneggiata)… beh, allora non ha alcun senso chiedere sostegno e solidarietà a iscritti e simpatizzanti, che già fanno enormi sacrifici per mantenere in piedi l’attività politica del PRC.

          Dopo un congresso promettente e un insperato aumento di visibilità, rischiamo di nuovo di imboccare la via verso la sparizione. Ma intanto la crisi colpisce duro, i compagni sono sempre più stanchi e in difficoltà, e invertire la tendenza sarà sempre più difficile. Serve un nuovo slancio, una nuova speranza… La farsa di #occupyLiberazione crea solo scoramento e disillusione.

          Complimenti, cari “compagni” giornalisti, avete raggiunto il vostro mai celato obiettivo: ricattare e danneggiare quel partito che vedete solo come “il padrone”. Prendetevi tutte le conseguenze delle vostre azioni.

          • spartaco scrive:

            Dire che non hai capito nulla di cosa sia un rapporto di lavoro è un eufemismo. I giornalisti e i poligrafici di Liberazione sono lavoratori dipendenti della Mrc Spa, questa è semplicemente la loro condizione materiale (ti ricordi cosa diceva il buon Marx?) è gente che come tutti noi deve matenere una famiglia, pagare un mutuo, insomma vivere. Il resto sono solo cazzate offensive. I comunicati della Fnsi e della Slc/Cgil nei confronti della Mrc Spa parlano chiaro. Come parla chiaro la figura di merda che sta facendo questo incredibile gruppo dirigente del Prc.

          • spartaco scrive:

            cioè sostanzialmente affermi che la gente dovrebbe lavorare gratis. Manco Marchionne dopo un Lsd arriverebbe a dire tanto.

          • Patrizia scrive:

            A me pare che la figura di merda la stia facendo solo tu, che vorresti veder scomparire il prc con qualsiasi mezzo. La questione di Liberazione é ormai chiara a tutti, i tuoi sforzi di usarla come un grimaldello non sortiscono alcun effetto.

            • spartaco scrive:

              Hai detto bene, la questione è chiara a tutti. Il Prc invece lo hanno distrutto burocrati ipocriti e paranoici come te

              • Patrizia scrive:

                Stai parlando di Vendola? Fai pure nome e cognome, tanto é noto.

                • Vlad Ferri scrive:

                  L’occupazione di Liberazione è una notizia che non è stata MAI citata nelle comunicazioni ufficiali del partito. Come mai? Fa forse paura far sapere che il partito della rifondazione comunista ha un’occupazione in casa? Mi chiedo poi come farete a cacciarli gli occupanti, chiamerete la polizia?

              • Patrizia scrive:

                Ah!
                Per quanto ti dispiaccia, il Prc esiste ancora ed é in buona salute. Malgrado voi.

  5. Massimo scrive:

     
    Asti 17 gennaio 2012
     
    Al Segretario provinciale
    Alla Segreteria provinciale
    Al Comitato politico provinciale
     
    E’ con grande rammarico che mi appresto a scrivere queste poche  righe che sanciranno, spero temporaneamente, la fine dei miei rapporti con l’appartenenza agli organismi dirigenti e al Partito della Rifondazione Comunista di Asti.
    Il rammarico sta nel tempo e nelle energie spese negli ultimi cinque anni perché questo progetto, a rischio estinzione durante e dopo il VII congresso nazionale di Chianciano, potesse tornare a decollare in una società che, vista la pressante crisi del capitalismo, ha bisogno di soluzioni alternative, di soluzioni realmente alternative come solo può essere il comunismo.
    Tutto questo, purtroppo, non è avvenuto. Il Partito invece di intraprendere una strada decisa verso la creazione di un’alternativa di società si è trovato impastoiato in giochetti di piccolo potere che hanno trovato sbocco nella soluzione della Federazione della Sinistra, che, come sapete, non mi ha mai entusiasmato, tanto meno nella nostra città dove abbiamo trovato come compagni di strada personaggi con un modo di vedere la politica molto distante dal verbo della rifondazione comunista.
    Con questo ho cercato di non demordere accollandomi anche, per il bene del Partito, l’onere del ruolo di Segretario provinciale, tentando di mediare le mie convinzioni personali con la necessità di rappresentare il partito, e la sua linea nazionale, in pubblico.
    A fronte di questi sforzi un congresso provinciale dove ha vinto, naturalmente a mio giudizio, la non politica, dove l’organizzativismo sfrenato ha trionfato sulla capacità e necessità di analisi, dove, con un colpo di mano, è stato azzerato e umiliato il precedente gruppo dirigente, quello che con grande fatica ha cercato di non far sparire l’esperienza della Rifondazione Comunista.
    Ma anche di fronte a questo avrei voluto cercare di continuare il cammino con questo partito, all’interno di questo partito, malgrado l’inevitabile sfilacciamento di rapporti personali con compagni con cui avevo condiviso un percorso e in cui avevo creduto.
    Ho atteso il Congresso nazionale nella speranza che arrivassero segnali di reale cambiamento, segnali che supportassero positivamente il mio tentennare, che eliminassero i miei dubbi. Ed invece no, un congresso piatto, un congresso tutto sulla difensiva, proprio nel momento in cui ci sarebbe stato bisogno di iniziative coraggiose, di iniziative capaci di creare nuovo entusiasmo nel corpo militante, iniziative capaci di rilanciare un progetto di cui si dovrebbe realmente sentire la necessità e l’attualità.  Un Congresso dove è mancata l’iniziativa politica e che è risultato racchiuso sui rapporti interni alla Federazione della Sinistra, senza volerne intravedere le difficoltà in essere, e i rapporti con Vendola, senza voler vedere la sua netta chiusura verso di noi, il suo voler essere tutto interno al Partito Democratico. Un Congresso dove le maggiori energie sono state spese nell’applicare il manuale Cencelli nella suddivisione dei posti negli organismi dirigenti (indicativo, per chi l’avesse letto, l’articolo di Raul Mordenti su Liberazione), dove ha vinto la mediazione tra le correnti e non la necessità di fare politica. Ho ancora rimandato una decisione che era inevitabile, nella speranza che un segnale arrivasse dal Comitato Politico Nazionale del 14/15 gennaio, speranza ancora una volta andata delusa. Una discussione dove c’è stata un’ulteriore cessione di sovranità alla Federazione della Sinistra e un ulteriore impoverimento del progetto della Rifondazione Comunista (vedi documento approvato a maggioranza in cui si parla di organizzare iniziative sul debito come FdS), e dove, ancora una volta, si sono spese energie nell’elezione di una mastodontica Direzione composta da 42 elementi più una pletora di invitati compresi, ma perché?, il portavoce e i componenti del coordinamento nazionale della FdS. Un CPN a cui ha fatto seguito un intervento del compagno Claudio Grassi in cui si gettano ancora ponti verso un sordo che non ci vuole sicuramente ascoltare, l’amico Nichi Vendola.
    Ecco, questo, in questo frangente, non è il partito di cui ha bisogno una società in crisi, non è il partito a cui dedicare energie e risorse. Asti, malgrado tutto, è una città in cui c’è fermento, dove l’opposizione cresce, in cui si sarebbe bisogno di iniziative coraggiose e incisive, iniziative che faccio fatica ad intravedere nel’attuale azione del gruppo dirigente di questo partito.
    Spero di essere in errore, spero di ricredermi, ma al momento preferisco ritagliarmi altri ruoli, preferisco partecipare ad altri momenti, nella speranza di poterci incontrare di nuovo e di poter riprendere un percorso comune.
     
    Saluti comunisti                                      
     
    Massimo Di Antonio
     
     

    • Luigi scrive:

      Splendido questo “rivoluzionario”. Il giorno dopo essere uscito da Rifondazione ha dato l’appoggio alla candidata del Pd per le primarie del candidato a sindaco di Asti!

  6. Andrea scrive:

    Il «Quarto polo» tenta la sinistra
    di Daniela Preziosi – il manifesto

    Bersani avverte Sel e Idv. Emiliano e De Magistris si smarcano. Vendola: non rifaccio il Pci
    «Nessuno ha mai proposto a Emiliano di fondare un nuovo partito comunista». Ci mancherebbe: la precisazione viene infatti dal leader di Sel e governatore della Puglia Nichi Vendola, insospettabile di tentazioni neopicciste, visto che per scrollarsi di dosso l’ultima polvere di comunismo due anni fa ha guidato la scissione da Rifondazione in un nuovo partito esente da falcemartello.
    L’equivoco nasce da una battutaccia del sindaco di Bari che domenica sarà protagonista di un’assemblea di Sinistra ecologia e libertà a Roma. Insieme al sindaco di Napoli Luigi De Magistris, a Rita Borsellino, candidata alle primarie di Palermo, al sindaco di Milano Giuliano Pisapia, quello di Cagliari Massimo Zedda, al leader Fiom Maurizio Landini, a Rosanna Dettori della Funzione pubblica-Cgil e Mimmo Pantaleo della Flc-Cgil. Una nutrita kermesse della sinistra più o meno radicale radunata sotto le insegne di Sel. Il cui leader però domenica sull’Unità ha accusato Bersani di moderatismo e lo ha avvertito che, nel caso di rottura del Nuovo Ulivo, con Di Pietro è pronto a fare «un altro polo alternativo».
    Di qui la puntualizzazione di Emiliano, che pure ha fortissimamente voluto Vendola alla Regione Puglia. Ma è fra i fondatori del Pd: «Non fonderò con lui un nuovo Pci», ha detto ieri alla pugliese Telenorba. Anzi, la sua idea della politica è molto diversa da quello di Vendola: «Sono un sostenitore del dialogo con le forze moderate e persino col Pdl. Dunque il progetto di Vendola è rispettabile, ma io non potrò mai far parte di una idea di un partito che guardi solo a sinistra. Non è nella mia natura, non è nel progetto politico che ho costruito a Bari e, soprattutto, credo, lo dico a Vendola con grande amicizia, non è nelle corde del popolo italiano».
    Stessa precisazione, anche se di diverso segno, arriva da De Magistris. Quello di domenica a Roma, spiega «è un appuntamento interessante per costruire l’alternativa politica, sarà l’occasione per fare un intervento e ascoltare altri amici. Ma non è la nascita né di un movimento, né di un partito, né di un Quarto Polo». Il sindaco di Napoli, formalmente iscritto all’Idv, sta costruendo un suo movimento civico, con il quale parteciperà al forum dei beni comuni di Napoli (il 28 febbraio). E se non siamo al varo del Quarto Polo (quarto perché dopo il terzo, ma anche come il Quarto Stato di Pellizza da Volpedo, un classico dell’iconografia socialista), poco ci manca. E infatti De Magistris conclude: «Questi momenti di riflessione sono importanti, dobbiamo prepararci per costruire a livello nazionale, con tutti quelli che credono nel cambiamento, l’alternativa politica nel paese».
    Vendola incassa anche le critiche di Bersani. Che in un’intervista a Panorama avverte gli alleati scalpitanti del Nuovo Ulivo, Sel e Idv: «La fase della ricostruzione politica prevede un passaggio di cui il Pd si è caricato generosamente. Ben vengano le critiche, ma se si grida all’inciucio o al tradimento, io non ci sto».
    Il leader di Sel capisce l’antifona e dà un colpo di freno: «Il mio atteggiamento nei confronti del Pd è chiaro: alleanza, alleanza, alleanza», dice. Il problema non è – e qui prende le distanze da Di Pietro – quello «degli inciuci o del tradimento». Ma un altro: «Quando vedo il Pd che vota con i berlusconiani una mozione sulla giustizia» o «che si parla di un accordo organico con i centristi» e «di una maggioranza politica Pd, Pdl, Udc» allora «temo che nel Pd qualcuno lavori per spingere verso destra».
    Niente Quarto Polo, dunque. Almeno per ora. Anche se nel gruppo dirigente di Sel cominciano a circolare richieste di un congresso straordinario. O almeno di un dibattito allargato per non rimanere «appesi alle interviste di Vendola». Sotto accusa l’adesione al referendum pro Mattarellum, le alleanze. E da ultimo l’eventuale collocazione internazionale di Sel. Che è fra i soci fondatori della Sinistra europea. Ma ha fra i propri dirigenti ambientalisti storici che nell’europarlamento fanno riferimento ai Verdi. Mentre Vendola ha un canale di interlocuzione privilegiata con i socialisti e democratici. Si è visto tre giorni fa, all’elezione di Martin Schulz a presidente dell’europarlamento. Che Vendola ha salutato con vero entusiasmo: «Una personalità carismatica, un uomo di grandi virtù e coraggio intellettuale. Un punto di riferimento delle forze progressiste in Europa».

  7. Francesco scrive:

    Duri senza mai perdere la tenerezza

    di Anna Belligero e Simone Oggionni

    Scriviamo questa lettera aperta alle nostre compagne e ai nostri compagni, sollecitati dalle reazioni che ha suscitato il lancio della campagna sul tesseramento 2012.
    Una marea di apprezzamenti, che condividiamo con coloro i quali hanno elaborato il progetto e lavorato graficamente alla sua realizzazione, e qualche critica, talmente densa di implicazioni politiche e ideologiche da indurci ad una riflessione. Perché – sia chiaro – delle critiche (anche quando sono poste in maniera così rozza e grottesca) rispondiamo politicamente, in prima persona, insieme agli altri compagni dell’esecutivo nazionale.
    La nostra riflessione ruota intorno ad una domanda: ma noi vogliamo bene alla nostra organizzazione, al nostro partito, oppure no? Il nostro agire politico, la nostra elaborazione, le nostre forme di organizzazione sono mirate al nostro rafforzamento, alla crescita nostra e della nostra efficacia, oppure no?
    A volte, spesso, prevale l’impressione che si utilizzino il partito e la giovanile (e direttamente gli spazi di confronto che si aprono, in primo luogo sulla rete) per esercitarsi in un tiro al piccione esasperante, una continua e autodistruttiva caccia all’untore buona soltanto per sfogare, in parte o in tutto, le nostre frustrazioni.
    Forse questo è il punto. Che il capitalismo fa talmente schifo che genera mostri e frustrazione ovunque, a qualsiasi livello. L’abbiamo scritto anche a commento dell’omicidio di Stefania Noce: non c’è più un dentro e un fuori dal sistema, e una linea di demarcazione (nitida e quindi rassicurante) che divide i buoni dai cattivi. Esiste un sistema talmente totalitario che produce anche in chi lo combatte volgarità e alienazione. E allora, tra noi, c’è chi crede di vivere in Corea del Nord o di essere nell’Unione Sovietica degli anni Trenta. E considera l’omaggio a Lucio Magri, comunista e uomo libero, «raccapricciante». E considera le lotte degli studenti cileni, guidati nei mesi scorsi dalla comunista Camila Vallejo e a cui abbiamo dedicato il “fronte” della tessera, come il gioco di una «massa di ragazzini viziati della ricca borghesia celebrati come se fossero dei rivoluzionari».
    Qui c’è qualcosa che non va, e se c’è qualcosa che dobbiamo imputarci autocriticamente non è l’aver pensato e prodotto una tessera dissimile da quella che questi “compagni” probabilmente avevano in testa. Piuttosto, è il non aver affrontato prima, e prepotentemente, questioni di cultura politica che ciclicamente riemergono, con altrettanta prepotenza.
    E non ci riferiamo a dettagli, o a sfumature, o a questioni su cui si può e si deve avviare una discussione! Parliamo dei fondamentali, riassunti plasticamente nelle due facce della tessera.
    Il bisogno di esprimere la rabbia e di organizzarla politicamente, senza fare sconti alla durezza della realtà e delle nostre risposte, con intransigenza e vigore, perché, come scriviamo, «indignarsi non basta». E non basta perché è necessario trasformare la giusta indignazione in proposta politica, che dia risposte alle istanze sociali che emergono nella società. E’ la necessità di non perdere di vista, dentro la crisi, la rabbia e i bisogni di chi perde il posto di lavoro, di chi sta occupando la fabbrica, di chi non ha casa, o reddito.
    Ma come possiamo credere che il più grande sogno di chi vive in condizioni precarie sia quello di dover sempre lottare per ottenere quel che gli spetta di diritto? Come possiamo non porci, da comuniste e comunisti, l’obiettivo di delineare un orizzonte, di felicità, benessere e passione? Qual è l’obiettivo delle nostre lotte: lottare ancora, e ancora e ancora, in una condizione perenne di subalternità e richiesta di diritti, oppure l’approdo ad una società di liberi e uguali?
    Ma, contemporaneamente a questo, è il bisogno di non perdere la tenerezza, di appassionarsi al nostro essere comunisti, di amare la nostra comunità. E quindi di imparare a volare, e cioè di guardare in alto, l’orizzonte, non dimenticando che la lotta senza il sogno perde di qualsiasi valore e, soprattutto, è persa in partenza. Una manifestazione di giovani spagnoli, una manifestazione di giovani cileni. E con noi loro, dentro le lotte e non fuori, giudicandole con in mano letture dogmatiche e di terza mano dei Testi Sacri. Chiusi nell’esaltazione metafisica dell’ideologia o nel godimento anacronistico di sistemi sconfitti.
    Questi sono le/i Giovani Comuniste/i. Questa è l’organizzazione giovanile di Rifondazione Comunista, con i suoi limiti, con i suoi tanti errori, ma anche con la sua incomprimibile volontà di coniugare radici e futuro, teoria e pratica del conflitto. Se un domani regredisse, e diventasse più simile ad un Museo delle Cere, perderebbe la capacità di attrarre a sé giovani compagne e compagni ricchi della grande ambizione di essere, in questa società di merda, giovani donne e giovani uomini normali ma diversi. Un Paese nel Paese, il Paese migliore nel Paese e nel mondo che non ci piace.
    E torniamo allora alla domanda iniziale, e al sentimento che dobbiamo nutrire nei confronti dell’organizzazione. Volerle bene vuol dire non polemizzare su ogni cosa, ma valorizzare le cose che si fanno, con atteggiamento propositivo. E quando le cose fatte non ci convincono, prima si valorizza il fatto che le si sia fatte e poi si introduce, nei luoghi e nei tempi opportuni, la propria critica costruttiva, finalizzata a migliorare il lavoro collettivo. Con un minimo di correttezza e di auto-pedagogia, in assenza della quale non si potrà mai costruire nessun partito comunista.
    Riflettiamoci, care compagne e cari compagni. E prima di battere sulla tastiera un commento, uno qualsiasi, contiamo fino a dieci, pensando per una volta anche a chi è fuori da noi e magari vorrebbe avvicinarsi. Alla gente “normale”, alle persone che dobbiamo ancora convincere.

    • Anonimo scrive:

      Posto che l’omaggio a Magri su una tessera dei GC sa di necrologio, ma questo è soggettivo, la frase scelta l’avete pescata proprio nel baule dell’intellettualismo: “soggettività organizzata, autonoma, capace di autotrasformazione dei protagonisti di un mutamento possibile”. Non è di certo una frase che parla alla gente comune, come si vorrebbe sostenere nell’articolo di Belligero e Oggionni, ma è una frase diretta da un gruppetto all’interno dei GC a un altro gruppetto.

      La predica by Oggionni & Belligero contro i compagni filonordcoreani o filostalinisti la dice lunga anch’essa. Sa di coda di paglia, di ripicca… Forse alcuni anzi molti compagni si guardano indietro, o stimano certi regimi o poteri socialisti, perché hanno messo e mettono in pratica quello noi non riusciamo neanche più a dire, preferendo autotrasformazioni di protagonisti di mutamenti possibili…

  8. Francesco Bertolini scrive:

    L’appello di Lossurdo e quello di Sinistra critica sono entrambi rispettabili e si rifanno ad una linea antiimperialista.
    Negare questo, rappresenta una stonatura nella discussione politica e riporta il dibattito a scenari tipici in sistemi totalitari.

    Scrivere che ” ..nostro governo raccolga gli accorati inviti dei promotori dell’appello di Agnoletto a sostenere con forza l’opposizione armata ad Assad?” è evidentemente una mancanza di rspetto oltre che una enorme bugia,, usata solo per screditare l’altro….
    Lo stalinismo e la deriva totalitaria di molti progetti comunisti hanno fatto scuola in questa direzione…..

    • Anonimo scrive:

      “per il sostegno alla popolazione siriana e alle richiesta di dimissioni di Assad e della fine della repressione…dal basso e ISTITUZIONALE”. Il modo per chiedere l’intervento delle istituzioni a tutti i livelli, ergo anche di governo.
      compagno Bertolini, anche l’ipocrisia mascherata da “basismo” è una forma di stalinismo mascherato.

      • Francesco Bertolini scrive:

        Caro Anonimo, come la penso è chiaro ha tutti in questo BLOG.
        Nessuno mi può contestare di essere imperialista. Per quanto riportato nell’applello lanciato da Sinistra critica non si può dedurre alcuna posizione imperialista.
        Se poi vogliamo fare dietrologia e leggere tra le righe e fare un processo all’intenzioni, non condivido l’approccio.
        In questo modo possiamo contrastare in maniera qualunquista qualsiasi tipo di posizione.

  9. vincenzo scrive:

    Forconi e forchettoni
    Ho partecipato per un certo periodo al movimento dei cobas dell’agricoltura di qualche anno fa. Non sono agricoltore di professione, ma lo faccio per diletto. Oggi l’agricoltura la si può fare solo per diletto, quindi pagando per esso. Soprattutto per le piccole e medie aziende agricole il reddito è scomparso, si lavora in perdita. Sappiamo perchè: crollo dei prezzi dei prodotti agricoli a causa della globalizzazione selvaggia che inonda i nostri mercati di merce che odora dello schiavismo praticato nei paesi di origine, aumento insopportabile di carburanti, sementi e fertilizzanti; quasi nessuno aiuto da parte delle istituzioni in nome dell’ideologia del liberismo per cui lo stato non deve intervenire nell’economia. Questo disastro ha nomi e cognomi: la classe dirigente regionale, nazionale ed europea che di questa ideologia, imposta a livello mondiale dalle grandi corporazioni multinazionali è stata interprete e serva. Classe dirigente non è solo quella politica, ma anche le sue costole economico-finanziarie che sulla crisi da esse determinate si sono ulteriormente arricchite a danno di miliardi di persone, i più deboli del pianeta. Se questo è il quadro e le cose stanno così il movimento deve cacciare a calci in culo i mestatori e gli approfittatori che hanno convissuto parassitariamente con il sistema e deve pretendere che deve essere invertita la rotta della politica, rottamando quanti hanno responsabilità nel determinare la crisi. Allora, ascari che si sono asserviti al potente di turno, tipo Scilipoti con Berlusconi, che hanno la responsabilità primaria della crisi per quanto riguarda la Sicilia,non possono avere spazio in questo movimento che in sé esprime la giusta e sacrosanta aspirazione ad avere condizioni di vita vivibile. Voglio ricordare che il signore arruolatosi alla corte di Arcore faceva discorsi di fuoco contro la legge berlusconiana che la privatizzava, per la difesa dell’acqua pubblica, ai tempi in cui si raccoglievano le firme per la legge nazionale di iniziativa popolare(rimasta poi nei cassetti del parlamento a maggioranza scilipotiana). Lo stesso non ha mosso un dito quando il suo governo spostava i fondi FAS dalle aree sottosviluppate, quindi Sud, ai bovari di Bossi in Padania. Se il movimento non fa le dovute distinzioni e si lascia pascere dai mistificatori di professione, dai forchettoni, nella vana illusione di godere dell’appoggio dei politici “potenti” ha già fallito in partenza, come dimostra la fine dei tanti movimenti che non si sono posti l’obiettivo di un’alternativa generale dentro cui porre la specificità delle sue esigenze. In conclusione, massima comprensione e solidarietà per le ragioni della protesta che investono la possibilità della stessa esistenza quotidiana dei piccoli lavoratori autonomi; sapendo che essa può trasformarsi in avversione non appena i dirigenti e i caporioni del movimento cercheranno di, visto che siamo in Sicilia, “arruffianarisi” col potere, illudendo le migliaia di persone che in buona fede stanno facendo sacrifici immensi in questo periodo per un legittimo riscatto della loro dignità.

  10. Bianco Giuseppe Agostino scrive:

    Il rilancio della FdS, l’opposizione al governo Monti, il sostegno delle rivendicazioni sindacali e la ricerca di alleanze che ci facciano uscire dall’isolamento, il tutto in un contesto di unità interna, con anche dialogo e valorizzazione dei giovani, costituiscono scelte valide,necessarie, ineludibili.
    Tuttavia, tutto ciò non basta. Necessitano proposte programmatiche che generino la fiducia della gente nella politica. Ormai è radicata la convinzione che i Parlamentari si facciano eleggere solo per fare gli interessi dei pochissimi padroni del vapore, nonchè quelli personali e ciò ha come diretta conseguenza il fatto che siano un numero grandissomo coloro che non vanno più a votare o rilasciano nell’urna una scheda bianca. Già in altre occasioni, in questo stesso spazio di dialogo, ho proposto, per rigenerare la fiducia, con argomentazioni che non reitero per non tediare, l’inserimento nel nostro programma politico la modifica armonica dell’art. 67 della Costituzione e della legge elettorale in senso proporzionale. Allo stato, in questo spazio di dialogo, nessuno ha preso in considerazione la mia proposta, almeno per contestarla. Gradirei sapere perché! Eppure, i compagni con i quali mi confronto la reputano opportuna, seria e sensata.Saluti comunisti Giuseppe

  11. per l'amico di D'Agresta scrive:

    Queste sono le prime firme dell’appello. Centinaia di militanti comunisti, anche del PRC e dei GC. Ci sono anche dirigenti comunisti di altri paesi. Ma di questi non vi siete accorti.

    http://domenicolosurdo.blogspot.com/2012/01/un-appello-contro-i-preparativi-della.html

  12. per l'amico di D'Agresta scrive:

    Queste sono le prime firme dell’appello. Centinaia di militanti comunisti, anche del PRC e dei GC. Ci sono anche dirigenti comunisti di altri paesi. Ma di questi non vi siete accorti.

    Domenico Losurdo
    Gianni Vattimo
    Margherita Hack
    Franco Cardini
    Giulietto Chiesa
    Oliviero Diliberto
    Manlio Dinucci
    Vladimiro Giacché
    Federico Martino
    Sergio Ricaldone
    Costanzo Preve (filosofo), Fulvio Grimaldi (giornalista), Massimiliano Marotta (Società di Studi Politici, Napoli), Giuseppe Amata (Università di Catania), Massimiliano Ay (Segretario del Partito Comunista della Svizzera italiana), Mao Calliano (Segretario Federazione PdCI Torino), Alessandro Leoni (Comitato Politico Nazionale di Rifondazione Comunista), Enrico Lobina (consigliere comunale FdS Cagliari), Iacopo Venier (Direttore Libera.TV), Manuela Palermi, Fosco Giannini (segreteria nazionale PdCI), Guido Oldrini (direttore Marxismo Oggi), Sergio Manes (Direttore editoriale
    Edizioni “La Città del Sole”), Marco Benevento, Sergio Cararo, Mauro Casadio, Massimiliano Piccolo, Marco Santopadre, Luciano Vasapollo, Antonino Salerno (Segretario generale SIAM Sindacato Musicisti CGIL), Andrea Fioretti (Comunisti Uniti Roma), Stefano G. Azzarà (Università di Urbino), Fabio Frosini (Università di Urbino), Renato Caputo (Comunisti Uniti Roma), Cristina Carpinelli, Maurizio Musolino (giornalista), Andrea Catone (direttore Marx XXI), Fausto Sorini (responsabile esteri PdCI), Luigi Alberto Sanchi (Cnrs, Parigi), Mauro Gemma (direttore Marx XXI on line), Paola Pellegrini (resp. cultura PdCI), Campo Antimperialista, Umberto Spallotta, Roberta Vespignani, Rosalba Calabretta (Ass. Solidarité Nord-Sud ONLUS), Franco Tomassoni, Mario Ferdinandi, Dmitrij Palagi (Coordinatore regionale Giovani Comunisti della Toscana), Daniele Barillari, Giacomo Cucignatto (Firenze), Luciano Albanese (Università di Roma-La Sapienza), Simone Do, Bassam Saleh, Alexander Hobel (storico), Giuseppe Sini (studente, Sassari), Bruno Settis, Emiliano Alessandroni (dottorando Università di Urbino), Gabriele Repaci (studente di Filosofia Università di Milano), Simone Santini (giornalista), Eleonora Angelini, Antonio Capitanio, Sergio Nessi (coordinatore regionale della Lombardia Associazione Nazionale di Amicizia Italia-Cuba), Riccardo Di Vito, Diego Angelo Bertozzi (collaboratore Marx XXI), Paolo Torretta (giornalista freelance, Helsinki, Finlandia), Sarah Latorre (Segreteria Provinciale PdCI Taranto – Coordinamento Nazionale FGCI), Andrea Sonaglioni, Giancarlo Paciello, Giorgio Raccichini (PdCI Federazione prov. di Fermo), Claudio Orlandi, Filomena Crispino, Mattia Nesti (coordinatore provinciale Giovani Comunisti Pistoia), Maurizio Bosco (Roma), Lino Sturiale (PdCI Torino), Alessandro Perrone (Comunisti Uniti Monfalcone GO), Virginio Pilò (dipendente Università di Bologna), Giuseppe Zambon (Zambon Verlag, Frankfurt), Odradek edizioni (Roma), Roberta Anconetti, Giuliano Cappellini, Bob Fabiani (Scrittore-Blogger, Roma), Sebastiano Taccola, Paolo Borgognone (storico), Francesco Maiellaro (avvocato Bari), Chiara Catia Carlucci, Giacomo Cappugi (Firenze), Gianmaria Pavan, Ettore Chiorra, Andrea Salutari (coordinatore Giovani Comunisti Torino), Federico Vladimiro Quondamatteo (FGCI-PDCI federazione di Fermo), Sezione “Abdon Mori” di Empoli del PdCI, Susanna Angeleri, Daniel Palladio, Paolo Trinajstic, Giovanni Baccini (Genova), Massimo Marcori (CPF PDCI Torino), Francesco Dragonetti (Esecutivo Regionale FGCI Emilia-Romagna), Antonino Contiliano, Erman Dovis (operaio), Yuri Dovis (operaio), Claudia Berton (Verona), Rodolfo Santamaria, Rosa Taschin (Ravenna), Yasmina Khamal (insegnante, Bruxelles), Higinio Polo (Profesor y escritor, Barcelona España), Marica Guazzora, Danilo Ruggieri (Libraio), Maria Letizia Angelini (Mirano), Nazanin Armanian, Pietro Sommariva, Matteo D’Apolito (insegnante. Milano), Maurizio Neri (Editore Rivista Comunismo e Comunità Roma), Redazione di Comunismo e Comunità, Dina Balsamo, Luigina Perosa – Pordenone, Alberto Pantaloni – Rsu Comdata – Torino, Paolo Motta – Milano, Bruno Giuseppe Guermandi, Nadia Schavecher e Luigi Tranquillino (Milano), Matteo Bifone, Vincenzo Brandi (Roma), Massimo De Santi, Presidente CIEP-Comitato Internazionale di Educazione per la Pace, Curzio Bettio, ezio grosso (Comitato Federale PdCI Torino), Oddo Cerri (Gradara), Marcos Aurélio da Silva (Prof. dos cursos de graduação e pós-graduação em Geografia da UFSC Brasil), Elisa Veronese (Alessandria), Ugo Pierri (TS), Giovanni Sarubbi (Direttore http://www.ildialogo.org), Loretta Mussi, Andrea Parti, Mauro Cosmai (Milano), Stefano Barbieri (Direzione Nazionale PdCI), Ivano Osella (segreteria nazionale FGCI), Daniele Burgio, Massimo Leoni, Roberto Sidoli, Redazione di “La Cina Rossa”, Andrea Albertazzi (Bruxelles), Massimiliano Murgo (Operaio, Milano), Marianna, Scapini (Verona), Mauro Cassano (studente, Bari), Francesco Di Cataldo (Segretario PdCI – FdS di Venezia), Giovanni Basso, Margherita Cazzola, Mara Zanardi, Claudio Piva (Resp. Organizzazione PdCI Emilia-Romagna), Gianna Calzavara (Venezia), Marco Papacci (Segretario del Circolo di Roma Ass.ne Naz.le di Amicizia Italia-Cuba), Marco Schincaglia (rappresentante CUB Credito e Assicurazioni), Daniela Fortunati, Rolando Giai-Levra (Gramsci Oggi-Milano), Margherita Grigolato (martellago venezia), Spartaco Alfredo Puttini, Flavio Pettinari (responsabile Korean Friendship Association – Italia), Fabio Massimo Parenti (ricercatore e docente freelance), Davide Di Lorenzo (Coordinamento Gc Roma), Stefano Carlesi (dottorando Scuola Superiore Sant’Anna Pisa), Filippo Samachini (Segretario Pdci Imola), Vladimir Kapuralin, Francesco Ricceri (Portavoce dei Giovani Comunisti dell’Area Metropolitana Toscana), Luigi Guasco, Gioia Minuti (giornalista reponsabile di Granma in italiano a Cuba), Gian Piero Cesario (Esecutivo Nazionale FGCI), Dario Gemma (Alessandria), Virginia Bonino (Alessandria), Andrea Genovali (Presidente Ass. Puntocritico onlus), Claudio Vito Buttazzo (esule a Praga),

    Roberto Calliano (Segreteria prov PdCI Torino), Gianetta Cristiano (Com Federale PdCI Torino),Luigi Dolce (PdCI Torino), MassimilianoLazzarini (PdCI Torino), Novello Ivana (PdCI Torino), Rizzo Alessandra (cordinamento nazionale FGCI),
    Daniele Cardetta (Cord regionale Fgci Piemonte), Salvatore Inghes (PdCI Pinerolo), Suppo Gianfranco (Pdci Pinerolo), Daniela Marendino, Roberto Villani (Comunisti Uniti, Roma), Sara Milazzo (Responsabile cultura e migranti, esecutivo nazionale FGCI), Alessandro Scappin (PdCI – CGIL Funzione pubblica, ANPI Venezia), Donatello Santarone (Università Roma Tre), Luigi Ficarra a nome del PRC Padova, Renato Darsiè (Mirano Venezia), Marco Beccari, Vladimiro Di Gregorio (consigliere comunale PdCI Verbania), Lauretta Afric, Corrado Guermandi, Noemi Colombo, Roberto Preve (Torino), Tamara Bellone (Torino), Piera Tacchino (Torino), Boris Bellone (Torino), Carlo Amabile (giornalista, Bologna), Sonia Colella, Luana D’Alessandro, Gianluigi Cesari, Kòkoreva Galìna Aleksàndrovna (Pinerolo), Carlo Razzino (Pinerolo)…

    Per sottoscrivere l’appello: noguerrasiriairan@libero.it

    • Maccio Capatonda scrive:

      Gemma, sei penoso! Davvero, dedicati ad altro, alla vita privata, alla musica, al teatro, al tennis, ma non menarci ogni santo giorno con le tue cose! Anzi: apriti un blog e fai prima, così lì ci schiaffi ogni giorno le tue pietre preziose!

  13. Anonimo scrive:

    http://www.noidonne.org/articolo.php?ID=03839

    Il Mercato della “Primavera Araba”
    Le rivoluzioni post-moderne sono diventate reazionarie.
    Emanuela Irace

    Le radici sono reazionarie. Bloccano. Frenano. Annientano la mobilità di un pensiero agganciato alle origini. Incasellano, come una madre quando riconosce somiglianze nella figlia e ne indirizza il futuro regalandole il contrario dell’autonomia o il seme della lotta con cui dovrà fare i conti per il resto della vita, per differenziarsene. Un regalo non è mai innocente. Il Washington Post e il New York Times raccontano dei finanziamenti ai giovani blogger della Primavera Araba, corsi di formazione e stage per gli attivisti non violenti. Gli stessi che hanno riempito le piazze del nord Africa e del Medio Oriente realizzando la prima rivoluzione per procura della storia, a forza di slogan pensati altrove e a oligarchie interessate più ai mercati della finanza e dell’economia che alle persone. Le rivoluzioni post-moderne sono diventate reazionarie. Come i Guelfi neri all’epoca di Dante. Come la rivoluzione del 1905 all’epoca di Lenin. Sono le “Rivoluzioni 2.0”. Quelle della rete, dei social network e di Google che presta piattaforme per gli internauti dei paesi che censurano. Sono le rivoluzioni amplificate da Al Jazeera, l’emittente del Qatar, che sa dosare libertà d’espressione e ideologia salafita. La tattica é di dare cinque notizie vere e una falsa per acquisire credibilità. La strategia è quella della propaganda anglo-americana: inventare orrori per suscitare l’indignazione popolare e provocare l’insurrezione, a scapito di giovani che ingenuamente credono di essere i protagonisti.

  14. Ernesto scrive:

    Dall’ordine del giorno approvato dal Cpn (giù le mani dall’acqua):
    il CPN di RIFONDAZIONE COMUNISTA
    impegna il Partito tutto a:
    * Firmare e far girare il più possibile l’appello “Giù le mani dall’acqua e dalla democrazia!” promosso dal Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua
    * promuovere mobilitazioni sui territori contro questa scelta che conferma ulteriormente l’impianto liberista di un governo che non è espressione di un voto popolare
    * invitare tutt* ad esporre nuovamente le bandiere dell’acqua, alle quali affiancare le nuove bandiere della campagna di Obbedienza Civile, nella quale è scritto chiaramente “il mio voto va rispettato”
    * nelle giornate del 18 e19 gennaio, a ridosso dell’approvazione in Consiglio dei Ministri del Decreto che contiene l’affossamento dei referendum, organizzare, insieme alle altre forze che si oppongono a questo disegno, iniziative di visibilità nei punti centrali delle città
    * Ad avanzare atti e mozioni tramite i rappresentanti negli enti locali in favore della difesa del risultato referendario
    * A caratterizzare dei contenuti in favore dell’acqua pubblica e contro le scelte del governo la giornata del 20 gennaio, quando a Roma si terrà un vertice tra Merkel, Sarkozy e Monti, i tre principali responsabili della speculazione finanziaria sui titoli di stato europei e della demolizione dei sistemi di protezione sociale, del welfare e dei diritti dei lavoratori in Europa.

    E’ un tema fondamentale, anche per costruire l’opposizione al governo monti. L’iniziativa a roma del forum acqua ha avuto molta visibilità e una delegazione è stata ricevuta al ministero. Ci sono notizie su altre iniziative/manifestazioni/presidio nei territori?

  15. Francesco scrive:

    «Palermo non merita altri Cammarata L’Udc dica no al Pdl»
    Intervista a Giuseppe Lupo – di Jolanda Bufalini

    Il sindaco di Palermo Diego Cammarata si è dimesso a due mesi dalle elezioni.

    Onorevole Lupo, secondo lei è una fuga o un contropiede?
    «Fugge per salvarsi, lascia un disastro che prelude a conflitti sociali gravi. Basti dire chenonci sono i soldi per pagare gli stipendi nelle società controllate dalcomune. Il Pdl vuole farci dimenticare Cammarata».

    Ora toccherà a un commissario, sarà un amico del presidente Lombardo? «IlComune è in dissesto e la nomina del commissario spetta al presidente della Regione: è in atto un tentativo del Pdl di passare la patata bollente di 10 anni di cattiva gestione alla Regione. Il Pd chiede una personalità di alto livello professionale e morale, una figura di garanzia».

    Dagli stipendi ai rifiuti, i mali di Palermo sono molti
    «L’emergenza rifiuti è fra le più gravi d’Italia, trasporti pubblici, acqua, gas, passante ferroviario, smog. È tutto abbandonato da 10 anni. Il centro storico di una delle più belle città d’Europa crolla. Da Termini Imerese la Fiat è scappata eCammarata non ha mosso un dito».

    E c’è la mafia
    «Le forze dell’ordine hanno avuto brillanti successi, come la cattura di Provenzano. Ma sono stati azzerati tutti i servizi sociali per le categorie svantaggiate. E quello è humus per la crescita della microcriminalità. A Brancaccio, dove èmortoDonPuglisi, non si è ancora risolta la questione dei magazzini di via Hudson, beni confiscati alla mafia».

    Si affaccia la candidatura Pdl-Udc del rettore Lagalla.
    «Per il Pdl si prospetta una sconfitta e fanno fatica a trovare un candidato. Se l’Udc si presterà a fare da stampella a un Pdl agonizzante rispunta Lagalla. Ma io penso che l’Udc non salirà su quel carro. Palermo è l’epicentro della crisi del berlusconismo e la colpa non è solo diCammarata, di qui sono Alfano, Schifani e Micciché. E Lagalla è stato assessore alla sanità con Cuffaro».

    Il Pd indica Rita Borsellino
    «Palermo ha bisogno di una nuova primavera. Di qui l’indicazione di Rita Borsellino. Per le primarie, c’è l’accordo di Sel, dei movimenti civici, dei socialisti di Nencini, dei radicali, forse dei Verdi. Solo Leoluca Orlando gioca da solista».

    L’Idv non accetta collegamenti con la maggioranza di Lombardo
    «È un falso problema, il Terzo polo ha scelto di non partecipare alle primarie (fissate ieri per il 26 febbraio, ndr). Io sono certo che Rita, se siamo uniti, vincerebbe al primo turno. Lei ha accettato con umiltà le primarie, come Fassino e Pisapia. Anche Orlando dovrebbe farlo, o si assumerà la responsabilità di avvantaggiare la destra».

    Orlando è già stato sindaco
    «Orlando ha a Palermo un patrimonio di consensi importante, anche se Rita Borsellinopuò rappresentare meglio il cambiamento».

    Perché l’Udc è uscita dalla maggioranza che sostiene Lombardo?
    «Si è aperto uno scontro di potere per la leadership in Sicilia, non escludo che D’Alia aspiri a candidarsi a presidente della Regione. Ma scaricare Lombardo è un errore molto grave che indebolisce il Terzo Polo a Palermo e rischia di far smottare l’Udc sul Pdl, con danno per la città. L’Udc si attesti su posizioni alternative al berlusconismo, almeno con una propria candidatura. Centro sinistra e Terzo Polo potranno competere alle primarie e avere una convergenza almeno al ballottaggio».

  16. Francesco scrive:

    Palermo vieni via con me. Senza l’Udc
    INTERVISTA a Rita Borsellino – di Daniela Preziosi

    «Diego Cammarata avrebbe dovuto dimettersi molto prima da sindaco di Palermo. Se non l’ha fatto è perché il Pdl gli ha imposto di tenere le posizioni. Ora o ha trovato una nuova collocazione, o ha prevalso la paura. È sotto inchiesta per cose gravi e insieme banali, come utilizzare un impiegato comunale per fare lo skipper della sua barca»

    Rita Borsellino è un’infinità di cose. Sorella di Paolo, politica, europarlamentare. È stranizza d’amuri, per citare un pezzo di Battiato, siciliano come lei, e un documentario che nel 2008 ne racconta l’impegno contro le mafie dopo il famoso ‘cappotto’ siciliano, 61 eletti a zero per Berlusconi. Oggi, se tutto va bene nel Pd, è la candidata del centrosinistra a sindaco della città di Palermo alle amministrative di primavera. Prima ancora, alle primarie del centrosinistra.

    Con lei Palermo può cambiare passo. Che stagione è stata quella, lunga, di Cammarata?

    Mi viene da dire quella della banalità del male. Intendiamoci però sul termine banalità. È stata un disastro. Ora la crisi fa da alibi, insieme alle misure prese dal governo nazionale. Ma Cammarata, l’uomo di Gianfranco Micciché, ha preso la città con Berlusconi all’apice. Con lui c’era Lombardo, oggi presidente della Regione. Micciché disse ‘quest’uomo vi stupirà’, ed in effetti. La sua prima uscita pubblica fu per il ‘Festino’ di Santa Rosalia. Salì sul carro della santa, fu fischiato, scese precipitosamente senza poter gridare ‘viva Palermo, viva Santa Rosalia’, e la gente – è una festa popolare – disse subito ‘porta sfortuna’. La sfortuna non c’entra. Ma in questi anni non ne ha fatta una buona per questa città.

    È il pupo goffo di un Pdl che in Sicilia ne ha combinate tante.

    Infatti è messo malissimo. Il centrodestra non ha fatto altro che gestire clientelarmente il bene comune, la regione, la città. In questi ultimi dieci anni è stato l’apice: il 61 a zero è diventato sistema. E la crisi ha azzerato anche le promesse. Per questo si sono dovuti inventare di tutto, pur di onorare qualcosa. Per poter fare l’ultimo ‘Festino’, Cammarata ha raschiato nel fondo di emergenza. Significa che se a Palermo succede qualcosa, non ci sarà più nulla.

    Ma il Pd non ha messo un confine fra sé e le clientele, in regione sostiene Lombardo.

    Oggi il Pd finalmente mette in discussione questa scelta, e penso di potermi arrogare qualche merito. Da quando è venuta fuori, la mia candidatura a Palermo è diventata l’oggetto del contendere nel Pd. Finalmente è passata la linea che la coalizione dev’essere di centrosinistra e basta.

    Ma il Pd può appoggiare una candidata sindaco che contesta la linea del Pd alla regione?

    Lo chieda al Pd. Io sono indipendente. La mia candidatura può riaprire un dialogo fra elettori e partito, due lingue diverse senza interprete.

    Se il Pd non la appoggiasse si presenterebbe lo stesso?

    Io sono la candidata dei cittadini e delle cittadine palermitane a cui mi sono rivolta dal primo momento. Farei fatica a non candidarmi più.

    Non farà accordi con l’Udc e Lombardo. Perché non lo mette per iscritto, come chiede l’Idv, che invece schiera Leoluca Orlando?

    Io parlo con gli elettori, non con le segreterie di partito. E faccio un discorso chiaro, da vent’anni, mica per le campagne elettorali. Non ho mai cambiato linea né opinione. La richiesta di metterlo per iscritto è firmarlo offensiva.

    Significa che non vi alleerete con l’Idv, o che non è disponibile a un ticket con Orlando?

    Con Leoluca siamo amici, c’è sempre stato un dialogo aperto. Ora si è impuntato, spero gli passi e l’apertura dell’Idv alle primarie è importante. Quanto al ticket, conosce Orlando?, è ridicolo pensare che io possa dirgli: fai il mio vice. Scoppieremmo a ridere entrambi.

    Nel Pd molti guardavano alla Sicilia come il laboratorio delle alleanze con il Terzo polo, che nell’isola ha il suo bacino più significativo. Lei scombina i piani di Bersani?

    La mia candidatura è nata da una lunga discussione con il segretario regionale siciliano Lupo. Per me è stata una scelta sofferta, si è accorto prima lui di me che stavo cominciavo ad aprire uno spiraglio. Allora ne ha parlato con Bersani, e l’ho incontrato a ottobre. Mi hanno stuzzicato nel mio amore per la città. Sono entrata in crisi, alla fine ho detto: va bene, ci metto la faccia. La mia posizione, su Lombardo e il Terzo Polo, era stranota.

    Perché non vuole fare gli accordi con l’Udc?

    Basta guardare i nomi di quelli dell’Udc. Io sono stata la principale avversaria di Cuffaro, che oggi è in carcere. Lombardo è l’altra faccia del cuffarismo, siamo alternativi.

    Se fosse parlamentare nazionale terrebbe il governo Monti?

    È un male necessario, come un medico specialista per un malato grave. Ora la politica si deve riprendere il suo posto, se è in grado di farlo.
    La sua elezione significherebbe il ritorno della primavera a Palermo?
    Dell’estate, ormai, speriamo. In molti, durante gli anni di Berlusconi, non ci hanno creduto fino in fondo.

    Lei sarà domenica a Roma, invitata da Vendola con i sindaci che hanno vinto neila scorsa primavera. Si iscrive a questo movimento?

    Vengo per imparare. Ho conosciuto un movimento simile nel ’92 e ’93. Dopo le stragi in Sicilia ci fu questa assunzione di responsabilità da parte di tanti cittadini, e tante donne. In effetti, sento quell’aria. Questo movimento di sindaci dice questo: il fallimento dei partiti delle stanze chiuse. E la vittoria dei referendum sui beni comuni, che ora va difesa.

    Cosa sarà la Sicilia del dopo-Berlusconi?

    Siamo già nel dopo Berlusconi? Lui è ancora lì, magari non tornerà premier, ma ha un grande potere ancora ora, nonostante tutto. Dobbiamo ancora guadagnare la fiducia delle persone, una a una.

  17. Primarie Pistoia scrive:

    Stamani è ufficiale anche a Pistoia si divide la FdS il PdCI annuncia che appoggierà la candidata donna che vede già l’appoggio di SeL e IDV, senza idee ma un altra politica anche qui no?, siamo completamente succubi del PD a parole grandi proclami poi le poltrone fanno gola…

  18. Primarie a Pistoia scrive:

    E’ incredibile anche a Pistoia il PRc appoggia un candidato del PD un baldo giovanotto che da tre anni si prepara a fare il Sindaco…SeL e IDV una donna indipendente appoggiata da pezzi di PD una non iscritta a partiti dietro il candidato ufficiale del PD c’è tanta nomklatura ricilata la CISL e pezzi di non si che ma possibile era l’unica scelta possibile? e noi di Falce e Martello siamo assai critici
    il segretario regionale senza dire nulla il mese scorso ha dichiarato pubblicamente di appoggiare il candidato ufficiale del PD ma che modo è questo prima degli organismi dirigenti si annuncia l’appoggio? ma siamo serio un partito solo assetato di poltrone quello pistoiese, si sbraita ai quattro venti che siamo contro gli inceneritori e poi il nostro assessore in Giunta Provinciale vota il raddoppio di quello locale bravi siamo coerenti !!! cambiare subitooo siamo succubi e alla ruota di scorta del PD..

    • Stefano Cristiano scrive:

      Che brutto vizio aprire bocca e sparare sentenze, magari coperti anche dalla comoda cappa dell’anonimato, senza conoscere i fatti. Appiccicare etichette sulle persone senza conoscerle senza capire che la vera subalternità è quella di chi ragiona per sigle e non sul merito.
      Il partito pistoiese assetato di poltrone da due anni è fuori dalla giunta perché ha rifiutato la proposta del sindaco che voleva spaccare la FdS riducendone i rappresentanti nell’esecutivo e proponendo al PRC di mantenere il proprio assessore.
      All’inizio dello scorso mandato io chiesi al mio partito di non essere rimesso in giunta e dopo un anno e mezzo mi sono dimesso da assessore per fare il segretario regionale del partito convinto del fatto che qualcosa, in quella giunta, fosse cambiato.
      In quella battaglia politica mi trovai a fianco proprio Samuele Bertinelli (il baldo giovane citato dall’anonimo di falce e martello). Egli si scontrò col suo partito al punto che, dall’essere capogruppo in comune nella scorsa legislatura, decise poi di stare fuori da tutte le strutture del partito per essere più libero nella sua battaglia politica.
      Proprio allora decidemmo di dare vita ad una associazione politico culturale (Palomar) convinti che fosse possibile rilanciare una prospettiva di sinistra nella nostra città a partire dallo studio e dall’approfondimento di temi, proposte e suggestioni che prescindessero dalla rigida appartenenza partitica. A quella associazione abbiamo aderito in tanti, di partiti diversi (dai verdi, a sel, all’idv al pd alla fds ecc.) in tre anni abbiamo fatto seminari ed incontri sull’urbanistica, sui beni comuni, sui migranti e sui rom, tutti di altissimo livello, miranti appunto a ricostruire le basi culturali di una politica amministrativa. In questi tre anni Samuele Bertinelli si è prima laureato e poi è andato a fare il libraio alla libreria Edison staccandosi da una “carriera politica” che se fosse stato più opportunista sarebbe certamente stata luminosa.
      Questo lavoro culturale e politico ha portato quella parte del PD a scontrarsi frontalmente con Vannino Chiti e un pezzo del partito più avviluppato nelle pastoie politiciste del potere locale. Questo lavoro culturale e politico ha portato Bertinelli o Daniela Belliti a sostenere da subito i referendum sull’acqua e non solo a ribadire con determinazione (nella stagione del governo Monti) il proprio no all’apertura al centro. Questo lavoro culturale e politico ha portato Samuele a ri-conquistare la maggioranza nel suo partito portando, come spesso succede in questi casi, alcuni a salire sul carro ritenuto del vincitore, senza per questo inficiare minimamente il valore ed il merito del percorso politico e culturale che ha portato Samuele a candidarsi.
      Vedi caro anonimo di falce e martello, per me la lealtà e la coerenza contano ancora qualcosa. Cecilia Turco (che non è certo persona fuori dalla politica ma uno degli avvocati più noti bravi e importanti della città e che per inciso si è candidata giorni dopo la mia personale dichiarazione di sostegno a Samuele) viene sostenuta da una parte di SeL locale (faccio presente che suo marito è uno dei massimi dirigenti di quel partito), dall’IdV (quella stessa IdV pistoiese che di fatto prima ci ha tolto l’unico consigliere comunale rimastoci, e poi dopo che un nostro consigliere provinciale è purtroppo deceduto, essendo subentrato lo stesso compagno passato con l’IdV in comune si è rifiutata di farlo dimettere pur avendo già una rappresentanza in provincia), da una parte del PD (quella dell’ex sindaco ed ora senatore Lido Scarpetti colui per intenderci che si è sempre opposto a qualsiasi apertura a sinistra della propria coalizione)e da una parte della maggioranza della CGIL (quella tanto vituperata CGIL più volte ferocemente attaccata dai compagni di Falce e Martello, anonimi e non). Da una parte quindi c’è un percorso politico, ci sono dei contenuti e c’è un candidato che conosco, apprezzo e condivido. Dall’altra c’è una bravissima persona (Cecilia Turco che per altro ho anche sostenuto quando appoggiata proprio da Bertinelli si candidò alle primarie come presidente della provincia), ed una operazione politica che non comprendo fino in fondo i cui contenuti politici non conosco.
      In questo senso, per quanto mi riguarda, la scelta è stata facilissima e la rivendico con determinazione, a prescindere da come andrà a finire.

      • Primarie Pistoia scrive:

        Ma ti dimentichi qualcuno mi pare che sta con Bertinelli? Caterina Bini consigliera regionale PD ex margherita e da subito dirigente (rapida carriera) Gianfranco Venturi altro consigliere regionale dinosauro del PD passato per tutte le stagioni e ora con Bertinelli, la Cisl pistoiese tutta al fianco di Bertinelli e poi proprio l’altro candidato del PD Bartoli denuncia un non tanto segreto appoggio al baldo giovanotto della Misericordia che gioca un ruolo anomalo mani e gestisce guarda caso proprio con le convenzioni della Regione Toscana bei pezzi di sanità e assistenza sociale mica poco..
        e non dimenticare che Vannino Chiti ha dichiarato che lui non può che non appoggiare un candidato del PD..quindi mi pare che quelal battaglia che rivendichi da parte di alcuni di loro è acqua passata.. come vedi la sete di potere logora questo partito…e ti alleare con pezzi di PD da cui guardarsi bene ti ripeto ma un nostro candidato No????

        • Stefano Cristiano scrive:

          Vedo che insisti con l’anonimato, ma cosa ancora più grave continui a non capire o a fingere di non capire.
          Il punto non è chi sale sul carro di un candidato (in queste occasioni ogni candidato si ritrova con compagni di viaggio più o meno desiderati), bensì i contenuti politici e la storia personale di quel candidato… e su questo continui a non rispondere per il semplice motivo che non ci sono argomenti dal momento in cui Samuele per passione politica, conoscenza e amore per la sua città, competenza e capacità è probabilmente il candidato migliore per Pistoia. Il resto è solo politica politicante.
          Sul candidato nostro poi visto il giudizio che esprimi sui compagni di Pistoia (tutti attenti alle poltrone e subalterni al PD se non mi sbaglio)dovresti essere più felice che non ci sia…!

          • Primarie Pistoia scrive:

            Ma quanto siamo alternativi al PD ma quanto.. e quanto lo dimostriamo ma quanto…

            • Stefano Cristiano scrive:

              Allego per conoscenza la dichiarazione appena diffusa da Samuele Bertinelli sull’acqua:

              “Votando sì ai referendum del 12 e 13 giugno, 26 milioni di italiani hanno affermato che l’acqua è un bene comune, e come tale deve essere sottratta, anche per la sua gestione, alle logiche di mercato. Per questo ho firmato l’appello del Forum dei Movimenti per l’Acqua Bene Comune, che chiede al Governo Monti di stralciare dal Decreto sulle liberalizzazioni il servizio idrico.
              Io ho votato convintamente sì al referendum, ma anche se così non fosse stato mi sentirei ugualmente vincolato a rispettare il voto popolare. Come dice l’appello: si dice ACQUA, si legge DEMOCRAZIA”.

              Con questo vi saluto e ringrazio Claudio per l’ospitalità di cui non intendo più abusare.

              • Beppe scrive:

                caro Stefano guarda che perdi tempo….i vari anonimo etc che girano su questo blog sono dei mentecatti frustrati….anzi ad essere severi autentica feccia…

                • Primarie a Pistoia scrive:

                  ma perchè non citi Agostino Fragai altro dinosauro del PD assessore regionale che “porta in giro” il baldo Samuele che si è dichiarato contro il referendum sull’acqua oppure Mario Tuci uomo della curia vescovile ex segretario della CISL, assessore al Comune anche lui contro il referendum sull’acqua, vuoi che continui nell’elenco?

                  Da una parte al CPN si rivendica un alleato strategico come
                  IDV e di combattere la deriva liberista del PD e in periferia si scelgono i candidati ufficiali del peggior PD questi i fatti il resto è propaganda…

  19. Anonimo scrive:

    Per Eugenio
    Noto che sei molto distartto!Davvero molto!
    La proposta del Fronte DEmocratico non e’ stata approvata all’ultimo congresso!E’ stata sospesa!cancellata!
    Ma dove vivi!E’ davvero un Prc senza ne’ capo ne’ coda!

  20. simo scrive:

    Sabato 21 Gennaio la FGCI di Roma organizza un Dibattito in occasione del novantunesimo anniversario della fondazione del Partito Comunista d’Italia.

    Ore 17.30 Sezione PdCI Cinecittà: Via Figliolini, 20/c.

    Partecipano:

    Fabrizio De Sanctis – Comunisti Italiani
    Giuseppe Carroccia – Rifondazione Comunista

  21. Maurizio scrive:

    IL RATING E LA DEMOCRAZIA
    di Giorgio Ruffolo (Repubblica)

    Marx era convinto che lo Stato fosse l’agente del capitalismo. Non si aspettava che il capitalismo diventasse il giudice dello Stato.
    Questa è la pretesa delle agenzie di rating che, travalicando la funzione tecnica di valutare i rischi dei singoli titoli, si sono auto attribuite il compito di giudicare l’affidabilità complessiva del debito pubblico dei governi. Una funzione decisamente politica. Svolta, peraltro, in modi tecnicamente assai contestabili: come risulta dai tanti attestati di ineccepibile solidità emessi dalle agenzie a “beneficio” dei risparmiatori su grandi banche d’investimento alla vigilia del loro clamoroso fallimento (per la storia: nel 2008 sette giganti “votati” con titoli lusinghieri dalle agenzie di rating, Aig, Bear Sterns, Citigroup, Countrywide Financial, Lehman Brothers, Merryl Lynch, Washington Mutual, collassavano con perdite di 107 miliardi di dollari, non gravanti sui loro dirigenti che nel frattempo – 2007-2008 – intascavano 450 milioni di dollari).
    Da dove viene questa pretesa? Da dove l’indubbio peso che essa assume nel condizionare la condotta dei governi?
    La risposta è semplice. L’autorità delle agenzie di rating deriva dalla loro natura di portavoce e portaordini di un mercato finanziario integrato, che si contrappone a un sistema politico diviso, determinando una condizione di rapporto di forza nettamente favorevole al primo. Questa condizione ha la sua data di nascita ben precisa. È nata nei primi anni Ottanta del secolo scorso, quando le storiche decisioni di Thatcher e di Reagan liberarono i movimenti internazionali del capitale, disfrenando la sua potenza mondiale e sovvertendo i rapporti di forza tra capitale e lavoro e tra capitalismo e democrazia.
    A Bretton Woods, quarant’anni prima, era stato instaurato un sistema mondiale che, mentre liberalizzava i movimenti delle merci, poneva limiti e ostacoli ai movimenti di capitale, riservando quindi un’ampia zona di autonomia alla politica dei governi nazionali e un ampio spazio ai movimenti operai. Questi limiti e questi ostacoli furono spazzati via.
    La base di potere delle agenzie di rating sta dunque nell’integrazione del mercato finanziario internazionale cui si contrappone la frammentazione del potere politico mondiale. (I cantori liberali di quella “liberazione” potrebbero ri-leggere il monito di Davide Ricardo sui pericoli rappresentati dalla trasmigrazione da un paese all’altro del capitale, che non costituisce una merce avulsa dalla società ma una componente radicata della sua struttura).
    Il divario di potenza tra economia e politica sul piano mondiale è tutto qui. E la risposta ovvia non sta certo nel ritorno alle economie nazionali protette, come nelle fantasie storiche della cosiddetta decrescita, ma, all’opposto, nella parallela integrazione in sistemi più ampi degli Stati: una risposta che ristabilirebbe un rapporto equilibrato tra capitalismo e democrazia.
    L’Europa sta dando una risposta contraria e inefficiente.
    Da un lato, quella britannica che vede nella City londinese un punto di riferimento centrale dell’organizzazione economica mondiale e ostacola con tutte le sue forze ogni passo verso l’unità europea. Dall’altro, la disperante assenza di visione della Germania e della sua riluttante Signora.

  22. Adriano2 scrive:

    SALUTI

    Cari compagni so che questa mia comunicazione non possa altro che dar luogo a comprensibili ‘ecchissenefrega’, sono un semplice iscritto, ma tant’è mi sembrerebbe brutto lasciarvi così senza un’ultima parola.
    Nella mia città ,Rieti ,il partito appoggia una candidata del PD che nei manifesti scrive “Ditelo ad Annamaria”, sì propio così , come la vicina del pianerottolo.
    Un altro pezzo di partito si è distaccato e appoggia uno di SEL , ex-segretario del PRC, che appare nei manifesti con un faccione da grande-fratello.
    Non una parola da parte della direzione nazionale su una situazione in cui oltre a quanto detto, da anni non vengono convocati attivi di circolo e non è presente la minima iniziativa politico-culturale.
    L’unica cosa che si è riusciti a fare è una sia pur lodevole iniziativa di pane a un euro, i giovani sono facile preda culturale dei locali circoli neonazisti.
    Il partito è governato da persone che non si vergognano di dire ‘io sono un politico di professione’.
    L’idea di creare una candidatura autonoma dal csx e legata alla società civile non sfiora neanche lontanamente il cervello del PRC locale che si appresta a confluire beatamente nell’abbraccio dei neoliberisti del PD.
    Sì, lo so, sono elezioni locali, ma con quale faccia ci si può alleare sia pur localmente ad un partito del genere ?
    Purtroppo Rieti non è altro che l’emblema di un orientamento burocratico nazionale che non porterà da nessuna parte.
    Comunque sia ognuno è libero di fare le proprie scelte , io la mia la faccio ora e non potrà essere che di opposizione , anche a questo pseudo-PRC, ormai ridotto solamente a riserva indiana di qualche burocrate.
    Penso che sia ormai necessario dar vita a qualcosa di nuovo.

    Saluti
    Adriano Ottaviani

  23. Stefano scrive:

    INVERTIRE LA ROTTA DELLA RECESSIONE

    Oliviero Diliberto

    L’Europa è sull’orlo dell’abisso. La Grecia sta per fallire e la crisi comincia a colpire anche i paesi considerati più al riparo dalla bufera, a partire dalla Francia. Possiamo discettare quanto vogliamo sulla bontà o meno dei giudizi delle agenzie di rating, ma è un fatto che tutti gli indici dell’economia reale e di quella finanziaria siano ormai da tempo fissi sul segno meno. È il mercato stesso che, con gli spread, sta bocciando da mesi le politiche della Bce e della Commissione Europea imposte dall’asse Merkel-Sarkozy. Perché gli investitori sanno benissimo che l’austerità spinta sino al parossismo produce solo recessione e, dunque, peggiora la sostenibilità dei debiti pubblici.
    L’Europa deve invertire la rotta, non correggerla.
    Primo. Per fermare la speculazione e scongiurare catastrofici default bisogna costringere la Banca Centrale Europea a fare da prestatore di ultima istanza e l’Unione Europea ad emettere Eurobond.
    Secondo. Per uscire dalla crisi bisogna spezzare il nesso austerità-recessione (come continuano a dire premi Nobel dell’economia come Stiglitz, Krugman e Spence) rilanciando politiche neokeynesiane in grado di coniugare il rigore con l’equità, la crescita e l’occupazione. Per questo vanno bocciate le proposte di revisione dei trattati che oltretutto punirebbero in modo assolutamente ingiustificato l’Italia. Terzo. Bisogna pensare a un nuovo ruolo del settore pubblico nell’economia. Lo Stato non può servire soltanto a distribuire agevolazioni alle imprese e a salvare le banche dal fallimento.
    L’ottusa follia neoliberista che imperversa in Europa può essere superata solo da un’azione politica convergente delle sinistre e delle socialdemocrazie in grado di «osare più democrazia», per dirla con Willy Brandt. Che non significa solo la riconsegna al popolo della sovranità sui luoghi delle decisioni (oggi in mano ai tecnocrati europei). Significa anche e soprattutto una politica in grado di redistribuire a vasti strati della società più – e non meno – diritti, stato sociale e reddito. Significa che la crisi non la devono pagare i giovani, i lavoratori e i pensionati. Significa una rottura definitiva con la subalternità all’egemonia culturale del neoliberismo che ha colpito per troppo tempo i progressisti. Una Bad Godesberg al contrario. Perché questa crisi dimostra che Marx aveva ragione.
    Basta leggere le posizioni, ad esempio, di Schultz per capire che nella socialdemocrazia europea si è aperto un importante processo di autocritica rispetto alla sua accettazione dell’ideologia neoliberista nei due decenni trascorsi. È l’Italia, anche su questo terreno, a segnare un ritardo preoccupante, perché il PD appare bloccato dalle contraddizioni interne di coloro che spingono in direzione di Fini e Casini.
    La sinistra, d’altro canto, non può più giocare di rimessa aspettando che il PD sciolga il nodo strategico delle alleanze con il terzo polo. Le vittorie di De Magistris, Zedda, Pisapia e dei referendum per i beni comuni sono state anche vittorie della sinistra contro le ipotesi di un centrosinistra neomoderato.
    Cosa aspettiamo a sinistra a bandire le divisioni e a formalizzare un patto di unità d’azione tra Idv, Sel e Federazione della Sinistra che renda più incisiva l’opposizione di merito alle politiche del governo Monti e che, insieme, sia in grado di incalzare il Pd sulle cose da fare? Ci unisce il giudizio negativo sulla manovra del Governo Monti, l’intransigenza nello stare dalla parte dei lavoratori e l’idea di dare un futuro al nostro paese nel segno della crescita e della giustizia sociale. Cose ben più importanti dei personalismi e della sterile difesa degli orticelli che continuano a dividerci.

    l’unità 17 gennaio

  24. Francesco scrive:

    Nuovo strappo Idv E D’Alema a Sel: serve spirito unitario
    di Daniela Preziosi – il manifesto

    «Oggi non nasce nessuna coalizione, noi ci siamo presi la responsabilità di salvare l’Italia e sostenere Monti. Poi, che ci sia uno spazio per la critica, a sinistra, ci sta». Purché non si valichi la soglia delle accuse di «inciuci» e «porcate». Pier Luigi Bersani giura che l’incontro con Monti, Alfano e Casini non è stato una «colazione di coalizione». Non nasce «assolutamente» – dice Bersani – la grande coalizione di centro-sinistra-destra, né dunque si costituisce una maggioranza politica. Di più: il vecchio ‘Nuovo Ulivo’, è ancora in piedi. A patto che non sia Di Pietro, con i suoi insulti, a tirarlo giù.
    Fatto sta che il pranzo di ieri non dice niente di buono agli ex alleati di Vasto. Nichi Vendola, domenica sull’Unità, ha avvertito che «il nostro alleato principale, il mio e di Di Pietro, non può pensare di non sciogliere mai i nodi della prospettiva», «se quello è il destino io e Di Pietro non abbiamo paura a metterci a capo di un altro polo di governo, alternativo al Pd». Da Bersani, in realtà, la settimana scorsa, nell’incontro a tu per tu con Vendola, sono arrivati segnali rassicuranti. Le critiche da sinistra, appunto, «ci possono stare». L’importante è che no siano accuse di accordi sottobanco. E che non si attenti (politicamente parlando) all’infallibilità di Napolitano. Tutto quello che però quotidianamente fa l’Idv. E, come Sel, continua a crescere nei sondaggi.
    Fatto sta che per mezzo gruppo dirigente Pd, Letta jr in testa, «Di Pietro si è posto fuori dall’alleanza con noi». Quanto a Vendola, stavolta è D’Alema, «deve avere un po’ di pazienza e spirito unitario, e rendersi conto che bisogna costruire insieme una stagione credibile di governo a partire dall’esperienza positiva di questo governo». Sembra una rassicurazione. È il suo esatto opposto. La sostanza del messaggio è che il dopo-Monti, qualsiasi sia, si fonderà sull’«esperienza positiva» del governo tecnico. Sel e Idv si adeguino. O traggano le conseguenze.
    Intanto l’Idv prepara il nuovo strappo. Sull’Europa presenterà una propria mozione. «Prendiamo atto, per bocca di uno dei protagonisti dell’incontro, che è nata una maggioranza politica, checché ne dica il finto ingenuo Bersani», dice Di Pietro. «Maggioranza di cui non facciamo parte, né vogliamo far parte perché la consideriamo del tutto innaturale rispetto al sistema bipolare maggioritario con cui questo parlamento si è costituito ed è stato eletto. In ogni caso, leggeremo la mozione della maggioranza e, se nel merito la condivideremo, potremo anche approvarla». Ma l’Idv non parteciperà a nessuna «coalizione politica eterogenea e estemporanea che confonde solo l’elettorato». Meglio anzi «che Monti concluda al più presto il suo mandato di emergenza, affinché i cittadini possano eleggere un nuovo Parlamento, auspicabilmente con una nuova legge elettorale».
    E qui casca di nuovo il ‘vecchio’ Nuovo Ulivo. Bersani ha promesso a Vendola che la legge elettorale sarà concertata anche con le forze fuori del parlamento. Ma ieri Casini ha annunciato un imminente incontro Pd-Idv-Terzo Polo sull e riforme e la legge elettorale. E la cosa puzza all’Idv: «Il timore è che l’intesa tra Alfano, Bersani e Casini sia finalizzata solo a lanciare fumo negli occhi, per poi varare una legge elettorale magari anche peggiore di quella attuale estromettendo gli altri partiti. L’accordo che si sta delineando somiglia in modo inquietante a un inciucio da Prima Repubblica e ha già tutti i tratti distintivi della porcata», dice il capogruppo Idv al Senato Felice Belisario. E ci risiamo: «inciucio», «porcata». Proprio le affettuosità il Pd non tollera di sentirsi attribuire. Non dagli alleati.

  25. Francesco scrive:

    La maggioranza cambia tunnel
    di Matteo Bartocci – il manifesto

    Da un tunnel all’altro. Non più quello celeberrimo, fisico e sotterraneo, del primo incontro separato tra Monti e i segretari di Pd, Pdl e Udc. Ma quello metaforico di una politica europea sbagliata che ha trasformato la crisi dell’eurozona in un labirinto da cui l’Italia, nonostante i sacrifici e il cambio di governo, rischia di non uscire più.
    La colazione di lavoro a quattro tra il premier, Alfano, Bersani e Casini è durata oltre tre ore. Ma nonostante alla fine tutti i protagonisti dicano che il primo incontro multilaterale ufficiale sia andato bene molti nodi restano irrisolti. Tra il Professore e i due principali partiti in parlamento (Pd e Pdl) resta una tregua armata. Nelle stesse ore in cui sfumava il vertice con Merkel e Sarkozy, Monti chiedeva ai tre partiti un impegno ampio, unitario, del parlamento prima del delicatissimo vertice europeo del 29-30 a Bruxelles. Del resto, «anche a Roma c’è un parlamento», hanno fatto notare i democratici al Professore più volte in questi giorni. E «sono le camere che approvano i trattati», come dimostra l’occhiuto controllo del Bundestag sulle operazioni diplomatiche di Angela Merkel in Europa.
    Adesso però il Professore (e il Quirinale) rendono pan per focaccia chiedendo ai partiti di mettere nero su bianco quella richiesta di un maggiore coinvolgimento dei partiti sui negoziati europei: una mozione unitaria (da discutere il 25 o 26) che rafforzi il governo alla vigilia del negoziato della vita.
    Più facile a dirsi che a farsi. Perché l’asse «Abc» (Alfano-Bersani-Casini) è molto meno forte di quanto dicano i numeri. Dei tre partiti, solo l’Udc rivendica il suo sostegno senza se e senza ma al governo Monti. Al contrario, sia Alfano che Bersani infittiscono i distinguo. La mozione europea del Pd, fanno sapere dal Nazareno, è già scritta, in mano al capogruppo in commissione Esteri Franco Tempestini: «Lì dentro non c’è niente che esprime apprezzamento al governo Berlusconi» (il che è un ostacolo non da poco per un accordo col Pdl). Il testo iniziale è molto vago: chiede all’Ue la Tobin tax e di «evitare automatismi e rigori eccessivi» sul rientro dal debito.
    Strada in salita, dunque. Non a caso la mozione del Pdl, avverte Alfano, sarà stilata di suo pugno da un altro Franco, l’ex ministro degli Esteri Frattini. A scommettere apertamente che le due mozioni diventeranno una sola è Pier Casini, che infierisce a modo suo sugli imbarazzi degli alleati ad accettare la nascita, da oggi, di una maggioranza «politica». «Non vogliamo chiamarla così? – ironizza il leader Udc su twitter – chiamiamola ‘andrea’». Come a dire, la sostanza non cambia. E invece cambia. Perché dalla foto di Vasto alla foto con Alfano e Casini Bersani ha molto da perdere. Di Pietro, infatti, ha già detto che l’Idv è fuori dalla maggioranza e dunque appoggerà una sua mozione autonoma (potrebbe però astenersi o condividere parti delle altre).
    Per questo Bersani è tanto categorico quanto obliquo. Maggioranza politica insieme al Pdl? «Assolutamente no. Ma dobbiamo darci un metodo. Sulle grandi questioni europee credo che le forze politiche debbano prendersi direttamente la responsabilità. Sull’agenda di governo invece serve un meccanismo normale, ben oliato, con i gruppi parlamentari». Le vie del parlamento sono infinite. La politica estera è stata terreno di funambolici compromessi sia per il governo Prodi (sull’Afghanistan) che per quello Berlusconi (sulla Libia). Difficile che Monti faccia eccezioni. Per i partiti è più facile, intanto, promettere sostegno all’Italia nel parlamento europeo, tra i popolari per Pdl e Udc, tra i socialisti per il Pd.
    Tra le stranezze (o le ipocrisie) dell’incontro anche il decreto sulle liberalizzazioni che sarà varato giovedì. Van Rompuy ieri lo ha apprezzato e ha detto che Monti lo ha illustrato nell’incontro a Palazzo Chigi. Bersani e Casini invece assicurano che con loro il premier non ne ha fatto cenno.
    Pd, Pdl e Udc concordano solo su un’agenda minima per le riforme: i regolamenti interni di camera e senato subito, riduzione dei parlamentari se ci si riesce. Poi, se c’è tempo, la riforma elettorale. Ma la babele di proposte che mescolano sistema tedesco, spagnolo e francese somiglia molto alla crisi dell’euro. Un tunnel di cui si parla molto ma non si vede l’uscita.

  26. massimo scrive:

    non capisco bene se quanto viene affermato rappresenta una sorta di trainig autogeno per autoconvincersi, oppure si sparge consapevolmente una patina di ipocrisia della serie “io so che tu sai che io so” ma va bene cosi, oppure ancora si è perso completamente il senso della realtà di ciò che il partito è in tantissime realtà fuori Roma o meglio, fuori CPN. Comunque ho l’impressione che l’ipocrisia normalizzatrice rappresenti di gran lunga la linea indicata dal “cerchio magico” del PRC e delle aree…. della serie cosi è se vi pare altrimenti ecco spuntare di nuovo la porta veneziana

    • Luca scrive:

      Caro Massimo puoi spiegarti meglio?
      La nuova(?) maggioranza procedera’ con un stile-congresso Venezia anche nei vari territori?

  27. Francesco Bertolini scrive:

    http://www.sinistracritica.org/content/basta-con-la-repressione-siria-libert%C3%A0%E2%80%99-i-popoli-arabi-contro-ogni-intervento-militare-stra-0

    Basta Con La Repressione In Siria, Libertà’ Per I Popoli Arabi Contro Ogni Intervento Militare Straniero Diretto E Indiretto.

    Il bisogno di libertà e la tenace lotta per la giustizia delle donne egli uomini del nord Africa e del medio oriente non si ferma. Ancora nelle piazze dell’Egitto e della Siria – come in altri paesi arabi – migliaia di persone manifestano per mettere fine a regimi autoritari e illegittimi; ancora le cosiddette “forze dell’ordine” uccidono, reprimono, cercano di fermare le rivolte per la giustizia, la libertà, la dignità.

    In particolare in Siria, il regime di Bashar El Assad da mesi sta reprimendo con violenza le manifestazioni dell’opposizione.

    Migliaia di morti documentati da testimoni indipendenti, filmati autoprodotti, giornalisti non legati a testate “embedded” al regime (o a qualche altro interesse straniero); migliaia di arresti di dissidenti, ammessi dallo stesso regime; repressione della libertà di stampa, compresi omicidi e pestaggi di giornalisti, vignettisti, esponenti di organismi di difesa dei diritti umani; applicazione costante dello stato di emergenza malgrado la promessa di una cancellazione mai di fatto avvenuta.

    La legittimità del regime baathista è da tempo finita e non è possibile sostenerla sulla base degli schieramenti internazionali e nella regione.

    La popolazione siriana è vittima più volte: è vittima della repressione e dell’autoritarismo del regime; è vittima del disinteresse della cosiddetta “comunità internazionale” preoccupata che possa saltare un equilibro regionale che garantisce oggi un stato di conflitto “freddo” utile agli interessi di Usa, Europa, Israele e delle altre potenze regionali e non; vittima delle manovre dei regimi arabi reazionari (Arabia saudita, Girdania e Qatar in prima fila) che vorrebbero scalzare Assad per insediare un regime più malleabile ai loro interessi.

    Noi non possiamo e non vogliamo arrenderci alle ragioni della “geopolitica” ma vogliamo schierarci con le ragione della libertà, della giustizia, della dignità.

    Siamo contro qualsiasi intervento militare in Siria sia perché il recente precedente libico ha mostrato le sofferenze, i morti causati dalla Nato per “proteggere” i civili, l’indegno gioco sulla pelle delle popolazioni, sia perché qualsiasi intervento straniero sottrarrebbe alla popolazione siriana e alle forze democratiche e rivoluzionarie il controllo sul futuro del loro paese e la sua sovranità, rendendolo prigioniero degli interessi delle grandi potenze e/o delle potenze regionali. In questo senso, segnerebbe l’affossamento di qualsiasi sbocco positivo della rivolta e un ulteriore colpo al processo rivoluzionario in tutto il mondo arabo e mediorientale.

    Per tutto questo facciamo appello a tutte/i le/i democratiche/ci perché si sviluppi anche in Italia una campagna forte e diffusa:

    • per il sostegno alla popolazione siriana e alle richiesta di dimissioni di Assad e della fine della repressione – e per il sostegno a tutte le popolazioni arabe in rivolta e in solidarietà alla forze popolari, democratiche e rivoluzionarie; contro la repressione dei regimi e per il loro isolamento politico internazionale – dal basso e istituzionale – che non comporti embarghi contro la popolazione;

    • contro ogni possibile intervento militare “senza se e senza ma”: no ad ogni missione “umanitaria”, alle NoFlyZone (primo passo della guerra), all’invio di truppe e all’utilizzo delle basi militari in Italia. Vogliamo che l’Onu organizzi una commissione di inchiesta indipendente che si rechi immediatamente in Siria e verifichi le violazioni dei diritti umani e costruisca le condizioni per elezioni libere e la fine della repressione.

    Luisa Morgantini – Assopace

    Loretta Mussi – Un Ponte per….

    Vittorio Agnoletto

    Fabio Marcelli

    Ciro Pesacane

    Simona Castaldi

    Laura Quagliolo

    Marco Bersani

    Salvatore Cannavò

    Franco Russo

    Dario Rossi

    Rita Lavaggi

    Olivia Pastorelli

    Karim Metref

    Sancia Gaetani

    Stefano Tassinari

    Riccardo Torreggiani

    Paola Canarutto

    Tonio Dall’Olio

    Alessia Montuosi – Senza confine

    Massimo Torelli

    Piero Maestri

    Per adesioni: pieromaestri@gmail.com

    • Anonimo scrive:

      confondere l’antimperialismo con la geopolitica è un errore ancor più grossolano che confondere, erroneamente, antimperialismo e socialismo.

    • buran scrive:

      Un bel contributo, da “sinistra”, alle campagne imperialiste, come quello contro Gheddafi, senza neanche uno straccio di autocritica di fronte all’evidenza. Mi raccomando, quando poi la Nato farà come ha fatto in Libia, tutti a frignare.

      • Francesco Bertolini scrive:

        Caro Buran la tua risposta vale quella di molti compagni che dicono a chi la pensa come te :”un contributo “comunista” alle politiche di regime e totalitarie di molti paesi…”.

        Nell’appello lanciato da sinistra critica non c’è nulla di imperialista e tu lo sai, poi se vuoi utilizzare la tecnica di staliniana memoria della “disinformazia” per contastare un pensiero diverso dal tuo fallo pure.

        A rileggerti

        • Anonimo scrive:

          http://domenicolosurdo.blogspot.com/2012/01/un-appello-contro-i-preparativi-della.html

          Le prime adesioni all’appello contro la guerra imperialista a Siria e Iran e le campagne mediatiche (comunque mascherate) che la stanno preparando.

          Aderite!

        • buran scrive:

          Chiamo questo appello per quello che oggettivamente è, un aiuto alle campagne di disinformacja (quelle vere)imperialiste e dopo l’esperienza recentissima della Libia ciò è ancora più irresponsabile. Amo la Siria e per me difenderla dai banditi, dall’imperialismo e dalla barbarie è un dovere morale, mi spiace ma i dibattiti in punta di fioretto su questo argomento non fanno per me.

          • Anonimo scrive:

            Ma a che appello ti riferisci buran? Quello di Agnoletto o quello di Losurdo?

          • Francesco Bertolini scrive:

            e quale sarebbe la disinformazia ?

            • Anonimo scrive:

              “Disinformazja” è presentare gli oppositori di Assad che usano le granate anticarro contro i funerali dei sostenitori di Assad, i 600 mercenari libici sotto ilm comando di un feroce integralista, i salafiti che si fanno aiutare dal Qatar, i dirigenti dell’opposizione che si riuniscono all’estero (in Francia, ad esempio) con i rappresentanti dello Stato di Israele, come pacifici manifestanti indifesi. Non ci credono neppure diversi commentatori occidentali. Ci voleva “Sinistra critica” per venderci queste bugie. Esattamente come quando organizzava i comitati per il “Kosova libero” (usando la terminologia albanese) insieme ai tagliagole dell’UCK che stavano collaborando alla distruzione della Jugoslavia.

              • Anonimo scrive:

                per la precisione ai tempi del “Kosovo libera” SC si chiamava Bandiera Rossa e stava in Rifondazione. Ma sono sempre gli stessi.

                • Francesco Bertolini scrive:

                  Caro Anonimo se tiri fuori la storia del Kososvo , allora ricordati del tuo segretario Diliberto.

            • buran scrive:

              Quella degli organi di stampa occidentali, quella delle Al Jazeera e Al Arabyia (che tanto hanno contato nella controrivoluzione libica)megafoni del Qatar e dell’ Arabia Saudita, quella dei “blogger” formati all’estero o con sede fuori dalla Siria di cui parla l’articolo della Irace postato in questo blog, quella di tutti coloro che nascondono le manifestazioni filo governative o minimizzano gli attentati ai treni e agli oleodotti o gli attentati esplosivi nelle strade delle città. Ma sono sicuro che questo lo sai già e la tua era una domanda retorica.

              http://www.youtube.com/watch?v=Hcvqoe_eJ9w&feature=g-all-f&context=G2e126ecFAAAAAAAACAA

              Bandiere siriane e palestinesi a Damasco

            • Anonimo scrive:

              Il Mercato della “Primavera Araba”
              Le rivoluzioni post-moderne sono diventate reazionarie.
              Emanuela Irace

              Le radici sono reazionarie. Bloccano. Frenano. Annientano la mobilità di un pensiero agganciato alle origini. Incasellano, come una madre quando riconosce somiglianze nella figlia e ne indirizza il futuro regalandole il contrario dell’autonomia o il seme della lotta con cui dovrà fare i conti per il resto della vita, per differenziarsene. Un regalo non è mai innocente. Il Washington Post e il New York Times raccontano dei finanziamenti ai giovani blogger della Primavera Araba, corsi di formazione e stage per gli attivisti non violenti. Gli stessi che hanno riempito le piazze del nord Africa e del Medio Oriente realizzando la prima rivoluzione per procura della storia, a forza di slogan pensati altrove e a oligarchie interessate più ai mercati della finanza e dell’economia che alle persone. Le rivoluzioni post-moderne sono diventate reazionarie. Come i Guelfi neri all’epoca di Dante. Come la rivoluzione del 1905 all’epoca di Lenin. Sono le “Rivoluzioni 2.0”. Quelle della rete, dei social network e di Google che presta piattaforme per gli internauti dei paesi che censurano. Sono le rivoluzioni amplificate da Al Jazeera, l’emittente del Qatar, che sa dosare libertà d’espressione e ideologia salafita. La tattica é di dare cinque notizie vere e una falsa per acquisire credibilità. La strategia è quella della propaganda anglo-americana: inventare orrori per suscitare l’indignazione popolare e provocare l’insurrezione, a scapito di giovani che ingenuamente credono di essere i protagonisti.

  28. maurizio scrive:

    sono un esterno al Prc e credo sempre più che il Prc (ma perfino la FdS) da solo alle elezioni non si presenterà da solo (forse è prematuro parlarne, vi sono 15 mesi di opposizione a Monto da fare…). Parlate di unità ma mi pare che le visioni nel gruppo dirigente siano due ben distinte:
    1) provare in tutti i modi un’alleanza con il centrosnistra per eleggere qualche deputato (senatori neanche a parlarne) e salvare anche le casse del partito… chiaramente le mediazioni politiche in tale situazione sarebbero poco accettabili (vedi l’alleanza in Toscana dove il Prc vota a favore di provvedimenti di marca PD poco progressisti)
    2) investire nel Comitato No Debito (o robe del genere) con altre forze seppur minoritarie, in questo caso sì con Cremaschi candidato (altrimenti non è certo intenzionato a mettersi da solo con il Prc):

  29. Un appello contro la guerra a Iran e Siria scrive:

    Fermare i preparativi di guerra! Mettere fine all’embargo!
    Solidarietà con il popolo iraniano e siriano!

    Decine di migliaia di morti, una popolazione traumatizzata, un’infrastruttura largamente distrutta e uno Stato disintegrato: questo il risultato della guerra condotta dagli Usa e dalla Nato per poter saccheggiare la ricchezza della Libia e ricolonizzare questo paese. Ora preparano apertamente la guerra contro l’Iran e la Siria, due paesi strategicamente importanti e ricchi di materie prime che perseguono una politica indipendente, senza sottomettersi al loro diktat. Un attacco della Nato contro la Siria o l’Iran potrebbe provocare un diretto confronto con la Russia e la Cina – con conseguenze inimmaginabili.
    Con continue minacce di guerra, con lo schieramento di forze militari ai confini dell’Iran e della Siria, nonché con azioni terroristiche e di sabotaggio da parte di “unità speciali” infiltrate, gli Usa e altri Stati della Nato impongono uno stato d’eccezione ai due paesi al fine di fiaccarli. Gli USA e l’UE cercano in modo cinico e disumano di paralizzare puntualmente con l’embargo il commercio estero e le transazioni finanziarie di questi paesi. In modo deliberato vogliono precipitare l’economia dell’Iran e della Siria in una grave crisi, aumentare il numero dei disoccupati e peggiorare drasticamente la situazione degli approvvigionamenti della loro popolazione. Al fine di procurarsi un pretesto per l’intervento militare da tempo pianificato cercano di acutizzare i conflitti etnici e sociali interni e di provocare una guerra civile. A questa politica dell’embargo e delle minacce di guerra contro l’Iran e la Siria collaborano in misura notevole l’Unione europea e il governo italiano

    Facciamo appello a tutti i cittadini, alle chiese, ai partiti, ai sindacati, al movimento pacifista perché si oppongano energicamente a questa politica di guerra.

    Chiediamo al governo italiano:

    - di revocare senza condizioni e immediatamente le misure di embargo contro l’Iran e la Siria
    - di chiarire che non parteciperà in nessun modo a una guerra contro questi Stati e che non consentirà l’uso di siti italiani per un’aggressione da parte degli Usa e della Nato
    - di impegnarsi a livello internazionale per porre fine alla politica dei ricatti e delle minacce di guerra contro l’Iran e la Siria.

    Il popolo iraniano e siriano hanno il diritto a decidere da soli e in modo sovrano l’organizzazione del loro ordinamento politico e sociale. Il mantenimento della pace richiede che venga rispettato rigorosamente il principio della non-ingerenza negli affari interni di altri Stati.

    Domenico Losurdo
    Gianni Vattimo
    Margherita Hack
    Giulietto Chiesa
    Oliviero Diliberto
    Manlio Dinucci
    Vladimiro Giacché
    Federico Martino
    Sergio Ricaldone
    Costanzo Preve, Guido Oldrini, Andrea Fioretti, Stefano G. Azzarà, Fabio Frosini, Renato Caputo, Cristina Carpinelli, Maurizio Musolino, Andrea Catone, Fausto Sorini, Luigi Alberto Sanchi, Mauro Gemma…

    Per sottoscrivere l’appello: noguerrasiriairan@libero.it

    • Francesco D'Agresta scrive:

      cari compagni,
      vorrei condividere con voi due riflessioni molto schematiche che mi inducono a non firmare l’appello e a ritenere sbagliata una sua sottoscrizione.
      La premessa è che condivido completamente il merito dell’appello, che mi pare individui bene un rischio reale (le minacce di guerra alla Siria e all’Iran sono sempre più concrete e produrrebbero scenari disastrosi qualora si concretizzassero in attacchi militari). Da questo punto di vista non ci sono né possono essere ambiguità e fraintendimenti, perché l’opposizione alle guerre imperialiste è parte essenziale della nostra battaglia di comunisti.
      Ciò che mi spinge a non aderire è il seguente ragionamento.
      In primo luogo esiste sull’argomento un altro appello, che pure affronta il tema della repressione e della deriva autoritaria – in sé innegabili – del governo siriano di Assad, con il quale sarebbe stato opportuno provare a trovare una convergenza. A maggior ragione perché in calce all’uno e all’altro ci sono le firme di autorevoli dirigenti della Federazione della Sinistra, che anche su questi temi (la politica estera, le questioni internazionali) dovrebbe lavorare per trovare una sintesi e una posizione comune e non per accentuare ciascuno la propria parzialità.
      In secondo luogo perché tra le firme dell’appello che sto commentando ci sono singoli e soggetti con i quali Rifondazione Comunista ha scelto, da tempo, di non avere rapporti. Mi riferisco alla galassia rosso-bruna e a coloro i quali non hanno dato né possono dare garanzie di intransigenza sul terreno dell’antifascismo.
      Per questi due motivi ritengo sbagliato firmare l’appello.

      • contro la guerra imperialista, senza se e senza ma scrive:

        Tutti “rosso-bruni” questi partiti comunisti, compagno Agresta? Che poi, per fare un appello “politicamente corretto” come piace a te si debba negare che la Siria è oggetto di una nuova aggressione imperialista e non riconoscere che le cose sono un po’ più complicate di quanto le facciano i teorizzatori della tesi “Assad il tiranno”, tu ci inviti a schierarci con i “sinistra critica” (quelli che sostenevano una volta l’UCK kosovaro) che considerano “resistente” anche l’Esercito libero siriano guidato dal capo dei mercenari di Bengasi e foraggiato e addestrato da turchi, francesi e americani, ha dell’incredibile.
        Questo dà l’idea della confusione in cui versa il dibattito interno in Rifondazione.
        Utilizzare poi l’argomento delle firme individuali per screditare i promotori dell’appello, è veramente vergognoso. E ridicolo. Perchè reclutare anche Margherita Hack e Oliviero Diliberto tra i “conniventi” dei “rosso bruni” non solo è un’operazione meschina, ma fa anche ridere i polli.

        La solidarietà di 66 partiti comunisti e operai al popolo siriano che sta affrontando una cospirazione imperialista

        Risoluzione del 13° Incontro Internazionale dei Partiti Comunisti e Operai | da http://www.solidnet.org

        I Partiti comunisti e operai che hanno partecipato al 13° Incontro Internazionale, tenutosi ad Atene il 9-11 dicembre 2011, dichiarano la loro solidarietà con la Siria e il suo popolo che sta affrontando una cospirazione imperialista che può contare sulle forze reazionarie della regione e sull’aggressività di Israele, che cerca di imporre la propria egemonia coloniale per colpire il movimento di liberazione nazionale arabo e le avanzate rivoluzionarie.

        Ci opponiamo fermamente ad ogni ingerenza o minaccia di aggressione da parte dell’imperialismo contro la Siria e condanniamo il sostegno accordato alle azioni terroristiche e criminali compiute da forze reazionarie estremiste all’interno della Siria, che hanno colpito infrastrutture e centinaia di persone innocenti comprese molte personalità accademiche e della scienza.

        Condanniamo le iniziative ingiuste assunte dai regimi reazionari arabi su ordine degli stati imperialisti per imporre sanzioni alla Siria, tra cui il blocco economico, nel tentativo di indebolirla e di costringerla ad abbandonare la linea nazionale antimperialista che sostiene i movimenti di liberazione nazionale nella regione.

        Chiediamo l’immediata cessazione di tutte le azioni aggressive contro la Siria da parte degli imperialisti, della reazione araba e del braccio armato della NATO nella regione, rappresentato dall’oligarchia dominante in Turchia.

        I partiti firmatari:

        Partito Comunista dell’Albania
        Partito Algerino per la Democrazia e il Socialismo
        Partito Comunista dell’Azerbaigian
        Partito Comunista di Australia
        Partito Comunista del Bangladesh
        Partito dei Lavoratori del Bangladesh
        Partito del Lavoro del Belgio
        Partito Comunista Brasiliano
        Partito Comunista del Brasile
        Partito Comunista della Gran Bretagna
        Nuovo Partito Comunista della Gran Bretagna
        Partito Comunista della Bulgaria
        Partito Comunista del Canada
        Partito Socialista dei Lavoratori della Croazia
        Partito Comunista di Cuba
        Partito Comunista di Boemia e Moravia
        Partito Comunista in Danimarca
        Partito Comunista della Danimarca
        Partito Comunista della Finlandia
        Partito Comunista della Macedonia, FYROM
        Partito Comunista Unificato della Georgia
        Partito Comunista Tedesco
        Partito Comunista di Grecia
        Partito Progressista del Popolo della Guyana
        Partito Comunista dei Lavoratori Ungherese
        Partito Comunista dell’India (Marxista)
        Partito Tudeh dell’Iran
        Partito Comunista di Irlanda
        Partito dei Lavoratori di Irlanda
        Partito dei Comunisti Italiani
        Partito Comunista Giordano
        Partito Socialista della Lettonia
        Partito Comunista Libanese
        Partito Socialista della Lituania
        Partito Comunista del Lussemburgo
        Partito Comunista di Malta
        Partito Comunista del Messico
        Nuovo Partito Comunista dei Paesi Bassi
        Partito Comunista della Norvegia
        Partito Comunista del Pakistan
        Partito del Popolo Palestinese
        Partito Comunista Palestinese
        Partito Comunista Paraguayano
        Partito Comunista del Perù (Patria Rossa)
        Partito Comunista Peruviano
        Partito Comunista Filippino (PKP-1930)
        Partito Comunista della Polonia
        Partito Comunista Portoghese
        Partito Comunista Romeno
        Partito Comunista della Federazione Russa
        Partito Comunista Operaio Russo – Partito Rivoluzionario dei Comunisti
        Nuovo Partito Comunista della Jugoslavia
        Partito dei Comunisti della Serbia
        Partito Comunista di Spagna
        Partito Comunista dei Popoli di Spagna
        Partito Comunista dello Sri Lanka
        Partito Comunista Siriano
        Partito Comunista Siriano (Unificato)
        Partito Comunista della Svezia
        Partito Comunista Sudafricano
        Partito Comunista della Turchia
        Partito Comunista dell’Unione Sovietica
        Partito Comunista di Ucraina
        Unione dei Comunisti di Ucraina
        Partito Comunista degli USA
        Partito Comunista del Venezuela

        • contro la guerra imperialista, senza se e senza ma scrive:

          Di questo passo arriverete a sostenere che anche Fidel Castro, Chavez, Ortega e Correa sono amici dei “rosso-bruni”, dal momento che ricevono con tutti gli onori il presidente iraniano e ne sostengono le ragioni nella lotta contro l’imperialismo.
          Mi sa che avete perso il senso della misura.

          • Anonimo scrive:

            Con ‘sta storia dei rossobruni hanno proprio stufato! Allora il KKE, Zjuganov, e tutti partiti firmatari sono tutti rossobruni! Che schifo…

          • Francesco Bertolini scrive:

            Basta con questi aggettivi.
            E’ ovvio che contro la minaccia dell’imperialismo , i leader dei paesi sotto continuo attacco imperialista abbiano dei contatti.
            Non c’è nulla di male.
            E’ però altrettanto sbagliato farne delle icone del nuovo socialismo , perché spesso non ne incarnano i principi, ma le politiche dei loro governi vanno in senso contrario.

            • per Mauro Gemma scrive:

              Gemma o qualunque altro ernestino lì nascosto: hai rotto le scatole!!!
              D’Agresta (non Agresta) ti ha fatto semplicemente notare che:
              a) sarebbe opportuno trovare almeno sulla politica estera posizioni condivise dentro la Federazione della Sinistra e non procedere ciascuno con i propri appelli che non comunicano niente e non producono nessun consenso;
              b) tra le firme ci sono amici di fascisti con i quali, in quanto tali, non bisogna avere nessun rapporto. A meno che per essere anti-imperialisti si debba finire nelle braccia dell’Iran integralista!
              Ci si può confrontare puntualmente su queste due questioni? Posto che nessuno ha messo in discussione il merito ASSOLUTAMENTE CONDIVISIBILE dell’appello?
              Su, compagni, uno sforzo!

              • per l'amico di Agresta scrive:

                Per l’amico di Agresta o per quelli che lo mandano avanti. La devi smettere con questa storia dei fascisti. Tra i firmatari ci sono compagni come Ricaldone, torturato e deportato dai nazi-fascisti, figure limpide come Margherita Hack. Tu non devi permetterti, miserabile amico degli aggressori, di insultare i promotori di questo appello che invita semplicemente a mobilitarsi contro la prossima guerra imperialista che vedrebbe coinvolto il nostro paese.
                Se proprio la vuoi mettere su questo piano, io ti rispondo per le rime, chiunque tu sia. Ma chi ti paga? Il Mossad?

                • per l'amico di D'Agresta scrive:

                  E’ ora di finirla con le insinuazioni vergognose. Nell’appello ci sono centinaia di firme. Di dirigenti politici e semplici militanti comunisti, anche del PRC e dei GC. Cosa hi usato la lente, perchè ti dà fastidio il fatto che l’appello riceva così tante adesioni?
                  Con questa storia stucchevole si riesce sempre ad impedire che decolli una mobilitazione su basi di chiarezza.

              • Francesco Bertolini scrive:

                Mi sembra assurdo coinvolgere un compagno che fino a questo momento non ha partecipato alla discussione.

              • per l'amico di D'Agresta scrive:

                Per l’amico di Agresta

                Non avrei voluto usare un tono aspro con un compagno. Ma quando (dal momento che con convinzione ho firmato l’appello)ci si sente soffiare addosso l’insinuazione di intendersela con i fascisti, l’indignazione cresce. Essere definito amico dei fascisti per me è un’offesa insopportabile. Estenderla come fa “l’amico di D’Agresta” a tutti i comunisti che hanno firmato l’appello diventa intollerabile.
                Quanto agli appelli della Fds, non ne è apparso neppure uno durante la guerra di Libia. Incredibile! E allora, è forse un delitto raccogliere l’appello di prestigiosi intellettuali come Losurdo, prima che il nostro governo raccolga gli accorati inviti dei promotori dell’appello di Agnoletto a sostenere con forza l’opposizione armata ad Assad?

                Per inciso, Sinistra critica che c’entra con la Fds?

                • Maccio Capatonda scrive:

                  Gemma, sei patetico! Continua con la tua grossolanità, con il tuo manicheismo, con le tue insinuazioni! Agnoletto è amico degli aggressori e servo del Mossad? Fai ridere. Il dramma è che sei dirigente di un partito membro della Federazione della Sinistra! Poveri noi!

                • Anonimo scrive:

                  Capatonda, un autentico campione del bon ton!

                • Francesco Bertolini scrive:

                  Quello che sostieni è una bufala e vera disinformatia.
                  Dire che “nostro governo raccolga gli accorati inviti dei promotori dell’appello di Agnoletto a sostenere con forza l’opposizione armata ad Assad?” è assurdo.

                  Poi se il “vostro” governo fare certe mosse , di che vuoi lamentarti.
                  Dal momento che definisci “nostro” , allora vuoi dire che ne avvalli le politiche…

                  Slauti

      • Andrea scrive:

        quindi potrebbe accadere che smettiamo di esser anticapitalisti perchè anche qualche fascista è contro il capitalismo?

  30. Ferdinando scrive:

    Un paio di cose.
    1)Liberazione
    Caro Grassi ma come vuoi pretendere un attenzione speciale anche da parte di semplici militanti oppure di semplici mebri del CPN se la situazione e’ non chiara.
    La redazione(cioe’ i compagni/e giornalisti)accusa senza giri di parole la proprieta’(cioe Ferrero,tu,la segreteria,il CPN il Prc insomma)di non volere far uscire apposta 250 numeri per non avere piu’ il finanziamento e quindi non potere uscire piu’ per forza.
    Ti sembra una cosa normale?
    Da quanto tempo molti spingono per fare in modo che Liberazione sia settimanale?Ma ci vuole tanto a capire che se 36000/37000 iscritti su 40000 non comprano Liberazione non e’ certo perche’ non hanno 1euro?
    2)Il Prc e la Fds e’ unito?
    Non voglio essere pessimista ma su cosa dovrebbe essere unito?
    Sul fare opposizione a Monti?Nell’andare alla manifestazione della Fiom?
    E poi?
    Le minoranze chiedono che il Prc non si allei con il Pd alle amministrative.Parte della maggioranza e’,si puo’ quasi dire,senza se e senza ma per un alleanza alle amministrative con il Pd(ma scommettete che in qualche citta’ andremo persino con l’Udc?)
    E se parliamo di elezioni nazionali?Peggio!
    Le minoranze si sa’ come la pensano.
    Parte della maggioranza dice “Mai piu’ con il PD”
    Parte dice “Ma se il Pd pero’ non si allea con il 3Polo possiamo proporre di nuovo il Fronte Democratico.
    Parte e’ alla Veltroni … ma e anche.
    3)E gli alleati della Fds?
    Il Pdci si sa’,loro non fanno opposizione al Pd,Diliberto dice senza giri di parole “Io faccio opposizione a Monti non al PD”
    Poi se c’e’ qualcuno che crede che Diliberto andra’ da solo con Cremaschi candidato,sognate pure!
    4)Qualcuno domanda,con chi si dovrebbe alleare il Prc?
    Io ribalto totalmete la domanda?
    Chi puo’ allearsi con il Prc?
    Possibile che con Sinisttra Critica non si possa creare qualcosa?
    Vale lo 0,2%?E perche’ quanto vale il movimento di Salvi?
    Perche’ non riuscire a stringere un rapporto con i Cobas e l’Usb cosi’ come c’e’ tra Sel e Fiom?
    C’e’ ancora un anno,un lungo anno per creare qualcosa di credibile e concreto.Proviamoci!
    In fondo pensateci,la nuova legge elettorale(che ci sara’ )sara’ una legge con uno sbarramento al 4%,senza soglie piu’ basse per chi e’ in coalizone ma con al massimo un diritto di tribuna.
    E allora?Se il nostro obbiettivo sara’ comunque il 4% ma secondo voi e’ piu’ semplice farlo con un progetto che costruiamo sin da ora che ci porta ad una corsa solitaria e credibile oppure se a tre mesi dalle elezioni riproponiamo una alleanza con il CSX dove non saremo ne’ carne ne’ pesce?

    Pensateci!

  31. andrea scrive:

    che il prc non sia unito non è certo cosa nuova, basta guardare la situazione di molti centri in italia dove deve intervenire GELMINI per risolvere (cercare di risolvere)i vari casini che si sono creati bisogna rendersi anche conto che FDS non è ben accettata da tutti perchè ricorda i nostri fallimentari trascorsi.
    Se si deve proprio morire non è meglio morire con il nostro vero nome
    PARTITO DELLA RIFONDAZIONE COMUNISTA !!!!!!!!!!!

  32. Giannino scrive:

    Alcuni commenti dimostrano che alcuni personaggi che compaiono in questo blog o sono stupidi o in malafede…o entrambe le cose.

  33. Anonimo scrive:

    Facciamo un piccolo test.
    Se si riconpone una coalizione Pd-Sel-Idv cosa dovrebbe fare il Prc-Fds?

    a)Andare comunque da solo e prepararsi gia’ da ora
    b)Riproporre il “Fronte Democratico”

    Io dico la prima opzione,voi?

  34. antonio de paoli scrive:

    E se eravamo ancora divisi la direzione a quanti membri saliva?
    Ma per riunirsi le spese chi le paga?
    Io come sempre ho fiducia, però neppure quando erevamo un partito con più consensi avevamo una direzione con quasi il 50% del CPN.
    Ma speriamo bene !!!

    Antonio De Paoli

  35. Anonimo scrive:

    22 GENNAIO A ROMA,ASSEMBLEA GENERALE DI SINISTRA ECOLOGIA E LIBERTA’

    “PER LA GIUSTIZIA SOCIALE.UNA NUOVA SINISTRA PER L’ITALIA!”

    INTERVENTI DI

    Rita Borsellino
    Luigi De Magistris
    Rossana Dettori – Segretario nazionale FP CGIL
    Michele Emiliano
    Maurizio Landini – Segretario generale FIOM
    Mimmo Pantaleo – Segretario nazionale FLC CGIL
    Giuliano Pisapia
    Massimo Zedda

    CONCLUDERA’ NICHI VENDOLA.
    (prevista diretta su Rainews)

  36. Anonimo scrive:

    La verita’?
    Il 90% degli iscritti non versera’ una lacrima per la chiusura di Liberazione.
    Tra gli elettori? il 100%!
    Vendola?
    Semplice,avverte il Pd che se sara’ moderato fara’ una coalizione con l’Idv(senza citare noi).
    Vita(sinistraPd)gli risponde “Bene Vendola,se il Pd sara’ moderato ci sara’ una scissione nel Pd”
    Ma vi domando,voi credete davvero che il Pd vada con il 3 polo e si snatura non alleandosi con Sel e Idv?Io credo proprio di no!
    Nel caso vi domando cosa dovrebbe fare il Prc?
    Andare da solo o riproporre il “Fronte Democratico”?

    Ultime news su Palermo,c’e’ stata una apertura di Orlando,potrebbe partecipare alle primarie.

    • Eugenio scrive:

      Secondo me, nel caso in cui il Pd dovesse rompere con il terzo polo, la FDS dovrebbe riproporre il fronte democratico.

      • Anonimo scrive:

        E a quel punto secondo te la Fds sarebbe accettata?
        Se passiamo un anno a spararla sul Pd(il governo delle banche,della finanza e ecc.)poi a 3 mesi dalle elezioni chiediamo “Per favore ci fate entrare”?Accettano?
        Io credo di no!

        Cosa ne pensano gli altri?
        E poi Eugenio sei consapevole che meta’ Prc e’ contrario e chiede gia’ daora una posizione chiara e netta!
        Il Prc da solo alle elezioni con Cremaschi candidato.

        Come vedi caro Grassi il Prc non e’ affatto unito!

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