La gatta frettolosa…

Caro Claudio,
cerco di fare alcune considerazioni. Perche’ sono della Fds, del Prc e di Essere Comunisti? E perche’ uno dovrebbe votarci?. Perche’ siamo ostili a questo sviluppo economico, perche’ siamo anticapitalisti e quindi comunisti. Solo per questo fatto “strutturalmente” dovremmo tutti essere in un unico partito comunista. Cosi purtroppo non e’. Quindi che fare? Ci hai risposto ieri : il nostro futuro e’ in Rifondazione. Capisci pero’ che essere ancora in minoranza sara’ difficilmente accettato dal molti compagni. Ma mettiamo anche che 3 anni fa il segretario nazionale fossi stato tu. Ritieni forse che avremmo più del 1.5%? Non penso. Questo perche’ sul fattore esterno, della visibilita’, del territorio non sarebbe cambiato una virgola. Avresti certamente gestito molto meglio il partito in fatto di alleanze politiche e come gestione decisionale unitaria del Prc. Ma qui vengono i miei dubbi. Mi pare molto, e in peggio, che questa Fds sia una copia dell’Arcobaleno o del Prc ante scissione con Vendola. E’ molto difficile lavorare con lo spontaneismo militante minoritario. Il rischio che vedo quindi e’ che questa Fds non decolli. La proposta diventa inconcludente e non saprei rispondere a chi mi dice perche’ votare voi e non Sel. I compagni dell’Ernesto ritengono che confluire nel Pdci significhi dare peso al metodo,teoria e prassi comunista (diciamo anche leninista), sapendo anche che non avrebbe alcun senso uscire dalla Fds (x l’esiguita’ dei consensi). Non ritieni questo un passaggio che potrebbe essere percorso anche dalla nostra area? Ti saluto e grazie x la pazienza. Andrea.

Caro Andrea,
scusa il ritardo con cui ti rispondo, ma ho avuto molte iniziative e solo ora trovo il tempo per farlo.
Nella tua breve mail poni molte questioni, alcune di prospettiva, altre più immediate. Sono questioni centrali che richiederebbero un ragionamento ampio. Non potendo dilungarmi troppo cerco di stare all’essenziale. Premetto che le cose che ho detto nelle conclusioni della riunione di area a Milano, che tu stesso ricordi, sono le cose che penso e che ritengo Essere Comunisti debba fare nel prossimo futuro.
Poni il problema di un unico partito comunista. Come si fa a non essere d’accordo? Ma, come tu stesso ben sai, la cosa è tutt’altro che semplice. Anzi, ritengo che in questa fase sia irrealizzabile. In Italia ci sono una decina di partiti, più o meno grandi, che si richiamano al comunismo. Tra di loro vi sono profonde differenze non solo ideologiche (vi è chi si rifà a una concezione continuista con il Pci e chi si richiama al trotzkismo), ma anche politiche (vi è chi è nato per salvare un governo di centro sinistra e chi, mai e in nessun caso, farebbe accordi con il centro sinistra). E’ pensabile mettere assieme queste forze in un unico partito? E ammesso che ci si riuscisse, esso avrebbe una prospettiva? Io penso di no. E’ per questo che sono stato e sono contrario alla parola d’ordine dell’unità dei comunisti.
Allora non bisogna fare nulla in questa direzione? Tutt’altro. Riprenderò questo argomento alla fine della mia risposta.
Sostieni che non sarebbe accettato da molti compagni e compagne di Essere Comunisti continuare a restare  minoranza in Rifondazione Comunista. Vorrei ricordarti che dal congresso di Chianciano facciamo parte della maggioranza. Ma non voglio sfuggire alla domanda. Capisco quello che vuoi dire (come te lo dicono molti compagni nei territori): quelli di Essere Comunisti sono un pò dei “sorvegliati speciali”. Questo è vero, lo abbiamo visto in Lombardia dove pur di non eleggere un segretario regionale di Essere Comunisti hanno mandato prima un compagno della Toscana, poi uno dell’Emilia Romagna. Lo abbiamo visto a Roma dove un compagno di Essere comunisti è stato costretto a dimettersi non perché ve ne era uno migliore.
Infatti, dopo le sue dimissioni, è stato nominato un commissario. Lo vediamo in questi giorni in Sicilia dove, a pochi mesi da un congresso, si sta cercando di cambiare un ottimo segretario regionale come Luca Cangemi. Sono episodi – potrei aggiungerne molti altri – negativi, che nuociono all’unità del Partito. Li abbiamo contrastati e, se dovessero tornare a verificarsi, li contrasteremo ancora. Alla radice di questi fatti penso vi siano due motivazioni. La prima riguarda una condizione che ci viene trasmessa dagli anni passati: la scelta introdotta con il congresso di Venezia che chi vinceva “prendeva tutto” e che la gestione era appannaggio esclusivo della maggioranza, ha militarizzato lo scontro interno, trasformando le aree in componenti non solo rigidamente organizzate, ma anche incomunicanti. Il passaggio è stato devastante poiché ha fatto via via prevalere il concetto, nel clima di perenne scontro interno, che è meglio piazzare uno dei “tuoi” anche se, per il ruolo a cui viene proposto, è meno capace di quello di un’altra area. La seconda motivazione è stata che – dopo Chianciano – non si è voluto tenere unita la mozione uno. Questa proposta venne avanzata ripetutamente dall’area Essere Comunisti, ma non è mai stata accolta. Molto probabilmente quei compagni e quelle compagne della mozione uno che già prima del congresso di Chianciano non volevano fare un documento unico con Essere Comunisti (e che se avessero prevalso avrebbero determinato la sconfitta al congresso), sono riusciti ad impedirlo.
Questo (la divisione della mozione uno) ha contribuito a mantenere alta la tensione. Detto questo io non penso che da una difficile situazione interna si debbano trarre delle conclusioni di collocazione politica, sarebbe un errore madornale!
Parli del congresso di Chianciano. Ti assicuro che c’è una cosa che non ho mai pensato in quel congresso: fare il segretario. Alla fine di questo post metto il link del mio intervento. Nel caso non lo avessi sentito, ti prego di leggerlo. Il lavoro che abbiamo svolto, fino all’ultimo, come area Essere Comunisti, è stato quello di cercare di impedire una rottura verticale delle due mozioni principali. Purtroppo non ci siamo riusciti. Il mio appello “Paolo e Nichi, parlatevi” è caduto nel vuoto. Forse potevamo insistere di più, evitare in ogni caso che il congresso si chiudesse con una rottura lacerante e lavorare perché si rimanesse uniti almeno fino alle elezioni europee.
Sono convinto che se avessimo fatto questo e se Rifondazione Comunista con il suo simbolo avesse superato lo sbarramento del 4 per cento alle europee (cosa assolutamente possibile), quindi più della Sinistra Arcobaleno, nessuno avrebbe potuto proporre un suo scioglimento e le cose avrebbero potuto prendere una piega completamente diversa.
Comunque è acqua passata e occorre guardare avanti. Io non penso affatto, come tu dici, che il problema della Fds sia quella di assomigliare alla Sinistra Arcobaleno. Il problema principale della Fds, a ormai due anni dalla sua nascita, è quello di non essere riuscita a costituirsi come soggetto politico. E siccome anche i partiti e i movimenti che la compongono non godono di ottima salute, abbiamo un grosso problema di rappresentazione e, quindi, anche di credibilità, di capacità attrattiva! Dalle tue parole mi pare che traspaia la considerazione che la Federazione della Sinistra sarebbe “troppo poco comunista”. E’ una critica che sento farmi anche in riunioni di partito. Non lo penso affatto. Il nostro simbolo è inequivocabilmente quello dei comunisti e, tutte le volte che parlano di noi, dicono Prc-Pdci, altro che Sinistra Arcobaleno, semmai quello che appare è proprio l’unità tra Prc e Pdci!

Ed ecco che arrivo all’ultimo punto che tu mi poni e che mi consente di completare la mia riflessione sull’unità dei comunisti. Tu dici: in questa situazione perché non prendere in considerazione la scelta che hanno fatto i compagni dell’Ernesto (alcuni, non tutti per la verità, come abbiamo sentito anche nella riunione di Milano) ed entrare anche noi nel Pdci?

Caro Andrea, credo che sarebbe l’errore più grave che potremmo commettere! Ma veramente pensiamo che facendo altre scissioni potremmo anche solo minimamente risultare credibili e quindi attrattivi, soprattutto per i lavoratori? Ma veramente pensiamo che la “cosa” che ci manca per ricostruire una forza comunista degna di questo nome sia quella di rompere Rifondazione e, in nome di una presunta “ortodossia”, confluire nel più piccolo dei due partiti comunisti della Fds? E chi sarebbe il depositario di questa ortodossia? Il gruppo dirigente del Pdci che, seppure con un’altra impostazione politico culturale, ha fatto – per rimanere soltanto agli ultimi anni – i medesimi errori del gruppo dirigente del Prc (sostegno acritico del Governo Prodi e sostegno della Sinistra Arcobaleno)? In più, e credo di poterlo dire a ragion veduta, il Prc sarà pure un partito incasinato e, negli ultimi anni anche pesantemente indebolito, ma esiste. E’ presente ovunque, è dotato di sedi, circoli, oltre quarantamila iscritti. Siamo presenti in tantissime lotte e vertenze.
Si tratta di un patrimonio prezioso, senza il quale in Italia non si ricostruisce nessuna forza comunista. Autosufficienti dunque? Nemmeno per sogno! Mantenere tutto com’è? Assolutamente no! Continuo a ritenere che la strada giusta sia quella articolata su tre livelli.

Il primo obiettivo è quello di ricostruire in Italia una sinistra di alternativa minimamente credibile e quindi capace di intercettare un consenso elettorale tale da essere considerata una forza non minoritaria del panorama politico italiano. Da questo punto di vista rientrare in Parlamento è un fatto molto importante. Considero la Federazione della Sinistra il primo embrione di questa sinistra di alternativa. Bisogna andare avanti su questa strada, con tenacia.
Certo, aver votato un portavoce non condiviso non aiuta certamente ad andare nella giusta direzione, ma occore guardare avanti e riprendere la costruzione della Fds sui territori. Assieme a questo – ed ecco il secondo obiettivo – come abbiamo fatto in questi ultimi mesi (dovevamo semmai partire prima!), sfidare sempre Sel sul terreno dell’unità.
Vedremo come andranno queste elezioni amministrative. Se lo scarto fra risultato di Sel e della Fds non fosse quello che ci dicono quotidianamente i sondaggi, ma, come io penso, inferiore, potrebbero aprirsi degli scenari nuovi e interessanti. Anche perché Nichi Vendola dovrà fare i conti con uno scenario molto diverso da quello previsto: elezioni politiche non imminenti e primarie sempre più incerte.
Infine, terzo obiettivo, nell’ambito della costruzione di una Federazione della Sinistra che si struttura e che lavora per allargarsi ad altri soggetti, attraverso un percorso condiviso e concordato, unità tra Prc e Pdci.

Quest’ultimo obiettivo, che è cosa ben diversa dall’unità dei comunisti, come ben sai, non è facile da conseguire. Vi sono resistenze in Rifondazione, alcune giustificate, altre no. Vanno battute, non perché io ritenga che l’unificazione tra Prc e Pdci sia la panacea di tutti i mali, ma perché due soggetti politici così piccoli che operano entrambi nella stessa Federazione e si presentano sempre assieme alle elezioni, la logica, prima della politica, dice che vanno uniti. Questo obiettivo negli ultimi due anni aveva fatto notevoli passi avanti. Purtroppo la scissione dell’Ernesto, sostenuta nei fatti dal gruppo dirigente del Pdci, ha complicato un po’ le cose (dalle mie parti si dice: “ la gatta frettolosa fa i gattini ciechi”), ma anche su questo dobbiamo continuare a lavorarci.

Caro Andrea, mi rendo conto solo adesso che – nonostante la premessa iniziale – mi sono un po’ dilungato. Spero di averti risposto e anche di aver posto elementi di discussione per le compagne e i compagni che frequentano il blog.

Un carissimo saluto.

Intervento di Claudio Grassi al VII Congresso nazionale del PRC

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