Statuto e codice etico per la nuova Fds

simbolo_elettorale

di Stefano Galieni su Liberazione – 23 novembre 2010

Tra gli elementi che hanno sancito la nascita della Federazione della Sinistra, l’approvazione di uno Statuto ha una estrema rilevanza. Si tratta di stabilire principi e regole che definiscono le modalità di agire di un soggetto federato, in cui i quattro promotori (Prc, Pdci, Socialismo 2000, Lavoro e Solidarietà) e i soggetti esterni che si sono avvicinati, devono potersi riconoscere. Regole democratiche quindi costretti dai tempi della politica a forzature che hanno di fatto limitato una reale democrazia. Ci si è giunti con un testo, approvato a stragrande maggioranza dei delegati presenti, a causa delle procedure che hanno portato al congresso), che va rivisto in alcune sue parti, che è stato in parte integrato in un dibattito notturno sabato sera.
Il testo approvato si divide in due parti: lo Statuto vero e proprio e un “codice etico” a cui si debbono attenere gli iscritti alla FdS. In un preambolo sono segnalati i principi ispiratori: volontà di lottare per la trasformazione della società, per il superamento del dominio capitalistico e di classe, per il diritto al lavoro, per l’autodeterminazione delle donne e contro ogni forma di violenza maschile e il patriarcato, per i diritti civili, per la libertà di orientamento sessuale, contro ogni forma di razzismo, discriminazione e violenza. La FdS si batte per la pace e contro la guerra è per la difesa dei beni comuni, per la salvaguardia dei beni della natura.
Poi alcuni nodi essenziali: la FdS combatte per il diritto al sapere e alla ricerca, per la libera informazione, si dichiara inequivocabilmente antifascista, intende valori ineludibili il diritto al lavoro al reddito al futuro, è contro ogni forma di oscurantismo religioso e considera fra i propri principi quello della costruzione di una società laica. Sempre nel preambolo si assume come propria la necessità di adoperarsi per l’abrogazione di tutte le norme legislative xenofobe e razziste e per l’estensione ai cittadini e alle cittadine migranti dei diritti sociali, civili e politici di cittadinanza. E sempre nei principi fondativi, la FdS “nasce per promuovere l’unione e la connessione delle lotte di coloro che vogliano concorrere ad un movimento reale che trasformi lo stato di cose presente, richiamandosi ai punti più alti della storia del movimento operaio, italiano e internazionale, comunista e socialista e ai grandi movimenti di massa dell’antifascismo, del sindacalismo di classe, femministi e dei diritti civili, ambientalisti, antirazzisti, pacifisti, internazionalisiti e impegnati per la costruzione di un mondo migliore”.
Nella prima parte si definiscono le ragioni che hanno portato alla creazione della Federazione come processo aperto e unificante che non cancella l’autonomia dei singoli soggetti. La FdS si impegna a partecipare alle competizioni elettorali presentando il proprio simbolo e le proprie liste e quindi non con quelli dei singoli soggetti promotori. Oltre che coloro che sono già iscritti, possono entrare nella FdS tutti coloro che non sono iscritti ad altri partiti, ad associazioni segrete o i cui principi contraddicano i valori della Federazione. E’ possibile anche una iscrizione collettiva che può essere negata solo dai tre quarti dei votanti per manifesta contraddittorietà con i principi ispiratori. L’organizzazione della federazione si definisce in strutture provinciali, regionali e in quella nazionale e si articola nella costruzione delle “Case della Sinistra” e nei circoli dei lavoratori e delle lavoratrici.
Nella regolamentazione della vita della Federazione è stabilito il principio della democrazia di genere. Si stabilisce che nessuno dei due sessi possa essere rappresentato in misura superiore al 60%. In fase di elezione del Consiglio politico nazionale (110 membri) questo criterio non è stato rispettato. La presenza femminile si è attestata attorno al 37% tanto che alcune elette, Forenza e Sonego, hanno manifestato la propria indisponibilità a far parte di tale organismo. Tra i soggetti promotori solo il Prc ha rispettato la norma. Nel prossimo Cpn si porrà rimedio all’anomalia. Come per i singoli partiti, sarà il congresso nelle sue articolazioni, territoriali ad essere considerato il massimo organo deliberativo. Le diverse istanze della Federazione si articoleranno in maniera simile al livello nazionale: 1 o 2 portavoce, un consiglio, con un/a presidente, un coordinamento. Sono poi stati definiti alcuni forum permanenti come spazi aperti di discussione atti a costruire connessioni territoriali e nazionali tematiche aperte alle realtà esterne alla Federazione. Saranno forum sul lavoro, per la democrazia, per e dei migranti, di coordinamento tematico – politico, dei sostenitrici e sostenitori della FdS.
Ovviamente lo Statuto fa anche riferimento alle scadenze elettorali, affermando i criteri della partecipazione nella scelta dei candidati e imponendo a chi sarà eletto di rispettare un codice etico ivi compreso l’impegno a devolvere parte degli introiti derivanti dalla carica ricoperta alla Federazione. Non si potrà ricoprire la stessa carica elettiva per più di due mandati. La Federazione si dota di propri organismi di garanzia, un Collegio composto da 10 compagne/i, una propria amministrazione e cercherà la sinergia fra i diversi strumenti di comunicazione già esistenti. Cambiano anche i simboli. Uno che resterà valido fino al dicembre 2011 e con cui presentarsi alle scadenze elettorali, l’altro che sarà il simbolo vero e proprio della Federazione. Il Codice etico, ancora da rivedere in alcuni suoi elementi ma parte integrante dello statuto prevede norme di responsabilità, trasparenza e moralità per ogni iscritto/a, ponendo come centrale la questione morale.
Lo statuto come si è detto è stato votato a stragrande maggioranza ma non ha mancato di suscitare dibattito. Tanto questo quanto il documento politico approvato poco dopo, hanno risentito di una carenza di partecipazione in fase elaborativa e di discussione aperta, è stato espresso dissenso da parte dei presentatari di documenti politici o tesi alternative e di emendamenti allo statuto. Tutti gli emendamenti che non hanno trovato il parere unanime della apposita commissione, sono stati infatti respinti perchè necessitavano di almeno i 2/3 dei voti per essere approvati. Così ad esempio, nonostante l’ampia convergenza, non ha trovato fra le definizioni fondanti il termine “libertario” in cui molte e molti dei presenti e soprattutto molte persone ancora lontane dai linguaggi e dalle culture della Federazione si riconoscono, soprattutto fra le nuove generazioni.

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