Le ferie sono finite, ma l’incertezza del quadro politico che si era determinata prima di agosto non si è affatto chiarita. La frattura determinatasi nello schieramento di centro-destra non si è ricomposta e, a mio parere, non si ricomporrà. Si scontrano due progetti diversi rispetto a come organizzare e concepire la destra in questo Paese. Da un lato Berlusconi e Bossi che convergono su un impianto populista, xenofobo, apertamente reazionario, dall’altro Fini e Casini che pensano ad una destra nazionale, europea, attenta al rispetto dei ruoli e delle istituzioni. Ma, nonostante ciò, non è scontato che la situazione precipiti in una crisi di governo e ad elezioni in autunno o in primavera. Fini e Berlusconi capiscono di non poter più stare assieme, ma entrambi non hanno interesse a far precipitare la situazione. L’ex leader di An non ha una propria forza politica pronta. In ogni caso, ammesso che riesca a costituirla rapidamente, rischierebbe, se si dovesse andare a votare con questa legge elettorale (cosa che io giudico sicura), di doversi coalizzare con Berlusconi, con tutte le conseguenze del caso. Potrebbe anche costituirsi un terzo polo (Fini, Casini, Rutelli, magari con la benedizione di Montezemolo) ma, anche questa, è una ipotesi che presenta non pochi problemi: di leadership (Fini o Casini?) e di profilo politico (basta pensare al tema della laicità dello Stato).
La situazione non è meno ingarbugliata nello schieramento di centro-sinistra. Su questo versante la gran parte dei problemi è dentro il Pd. Le lettere pubblicate in agosto da Veltroni prima e da Bersani poi alludono a due ipotesi di costruzione del Pd e della coalizione di centro-sinistra completamente diverse. Da una parte abbiamo la riproposizione di un modello bipolare con tendenze forti al bipartitismo. Infatti Veltroni non solo non critica l’impostazione da lui data alla campagna elettorale del 2008 (che ha riportato le destre al governo e ha escluso le sinistre, anche per loro responsabilità, dal Parlamento), ma considera quell’evento il punto più avanzato del Pd e del centro-sinistra. Viceversa Bersani, partendo dal fatto che il Paese vive in una situazione di emergenza democratica, propone la costruzione di una alleanza a due livelli. Un livello di governo – il “nuovo Ulivo” – che, presumibilmente, potrebbe comprendere Pd, Idv, SeL e Verdi e un secondo livello che non parteciperebbe direttamente al governo – la coalizione democratica – e che potrebbe allargarsi a sinistra alla Federazione e al centro all’Udc e all’Api. Non è un caso che i sostenitori di queste due ipotesi sostengano anche due proposte di legge elettorale diverse se non opposte: maggioritario la prima, tendenzialmente proporzionale la seconda.
Per Rifondazione Comunista, che avanza da diversi mesi (basta rileggere tutti i documenti approvati dal comitato politico nazionale) la proposta di costruire una vasta coalizione per battere Berlusconi, si tratta di un fatto positivo e importante. Sarebbe un errore politico madornale non coglierlo.
Bene hanno fatto, quindi, Ferrero a nome del Prc e Salvi a nome della FdS, ad apprezzare e appoggiare la proposta di Bersani.
In questa cornice politica, nella quale abbiamo definito la nostra collocazione qualora la crisi di governo dovesse precipitare, per le considerazioni che facevo all’inizio, penso sia inutile continuare a concentrare tutto il nostro dibattito sulle elezioni, sulla legge elettorale e sulle primarie; cose importanti, ma che interessano poco a chi oggi vive sulla propria pelle la durezza della crisi economica.
Penso sia utile, invece, partendo dall’ottimo documento approvato dall’ultimo comitato politico nazionale del Prc e dall’altrettanto ottimo documento congressuale della Federazione della Sinistra, sviluppare il massimo di iniziativa politica nei territori. Lo farei in due direzioni.
La strategia di Marchionne non è un fatto isolato a Pomigliano. Indica una traiettoria sulla quale si posizionerà Confindustria, con il benestare dei sindacati compiacenti (Cisl e Uil), di quasi tutte le forze politiche e con il supporto dei grandi mezzi di informazione. Organizzare la risposta a questo attacco è la prima questione su cui mobilitarsi, da subito. La resistenza messa in campo dalla Fiom è il fatto socialmente e politicamente più rilevante di questa fase. La manifestazione del 16 ottobre non va quindi vissuta come una cosa tra le altre, ma il fatto più significativo dell’autunno. Organizziamo quindi da subito, in tutte le province, con tutte le forze politiche e sociali che ne condividono i contenuti, iniziative comuni che favoriscano il massimo della partecipazione. Costituiamo i comitati unitari per il 16 ottobre chiedendo coerenza anche a quelle forze che si sono giustamente mobilitate in difesa della Costituzione attaccata dal governo. Coerenza vuole che la Carta Costituzionale si difenda sempre, quando la attacca Berlusconi, ma anche quando la attacca Marchionne.
La seconda direzione nella quale muoversi è quella dell’unità. L’unità politica con le forze che con noi stanno costituendo la Federazione della Sinistra. Utilizziamo il congresso per valorizzare questo aspetto: dopo tante anni di divisioni i comunisti e le forze di sinistra socialista e anticapitalista ritrovano le ragioni dell’unità e della ricomposizione. E l’unità d’azione – oltre ai comitati per il 16 ottobre potremmo fare i comitati per il si al referendum sull’acqua – con le altre forze politiche e movimenti che si collocano a sinistra del Pd. In questo modo, collegando questo lavoro con l’obiettivo che ci accomuna a tutte le forze democratiche di unirci per battere Berlusconi potremmo essere percepiti non solo come un partito che dice delle cose giuste ma che non riesce a metterle in pratica, ma anche, finalmente, come una forza politica in grado di incidere, sia politicamente sia socialmente.

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«Nuovo Ulivo? Cominciamo con un cantiere»
Lo spiega ai giornalisti incontrati a Bari, alla Fiera del Levante, e lo scrive anche in un post sul suo sito, intitolato «A Bersani dico che…». Il leader di Sinistra e libertà Nichi Vendola risponde dunque al segretario del Pd, che nel suo comizio di domenica alla festa di Torino ha aperto a lui e al leader dell’Idv Antonio Di Pietro la porta del Nuovo Ulivo. Il presidente della Puglia evita le pesanti stroncature dei giorni scorsi e non dice no grazie. Anche se non si precipita a accettare la proposta, invitando ancora una volta a partire dai contenuti, dal programma, per poi comunque aprire un nuovo «cantiere».
Dice e scrive Vendola: «Costruiamo un vocabolario che possa mettere insieme le parole chiave del futuro: quella è una coalizione, un’alleanza, quello è l’inizio del cambiamento». Insomma, prosegue, «parliamo di Mezzogiorno d’Italia, di precari della scuola, della crisi della società italiana…». E «queste parole portiamole in un cantiere». Perché «deve essere chiaro a tutti che il cambiamento e la costruzione di un orizzonte nuovo sono operazioni che non possono e non devono concludersi al chiuso dei palazzi e delle segreterie»: «la nuova coalizione deve intercettare le vite e le storie delle persone».
E nel «cantiere» potrebbero anche mettersi al lavoro Pier Ferdinando Casini e la sua Udc, che Bersani imbarcherebbe nell’alleanza democratica? Ai giornalisti Vendola risponde che «i veti non bisogna né subirli né esercitarli» ma comunque «non bisogna mai mettere il carro davanti ai buoi». Del resto Casini resta sulle sue posizioni. Ma Vendola lo incalza: «Se i volenterosi fossero disponibili a voltar pagina e a contribuire a una nuova storia dell’Italia, dovrebbero essere i benvenuti nella coalizione del cambiamento». E insiste: «Bisogna liberarsi dal teatrino della politica in cui vigono quei giochi di società fatti dall’esercizio del diritto di veto, dalla esibizione dei pregiudizi».
Soprattutto, il leader di Sel non intende rinunciare alle primarie e a candidarsi, eventualmente contro lo stesso Bersani. «Dal mio punto di vista – ribadisce – le primarie sono lo strumento che può dare forza e speranza a un centrosinistra talvolta animato dalla paura più che dal coraggio e dal senso di sopravvivenza piuttosto che dalla volontà di vivere a lungo».
Da il manifesto di oggi:
Veltroni se ne va. Poi smentisce
di Daniela Preziosi
«Suoneremo le nostre campane» era stato uno dei passaggi più applauditi del discorso di Pier Luigi Bersani, domenica in Piazza Castello per la conclusione della festa democratica. Citazione popolare: Pier Capponi capo della repubblica di Firenze chiama a raccolta i cittadini contro l’invasore Carlo VIII, fine ’400, che minaccia di suonare le proprie trombe, segnale del saccheggio. Ai militanti è piaciuta, in piazza circolavano pacchi di magliette con su la scritta in rosso. Ma per il momento gli squilli di tromba arrivano dal gruppetto dei veltroniani. E siamo solo al primo giorno del dopo-Torino. Dalle colonne della stampa ieri arriva la ‘notizia’ di possibili «gruppi autonomi in parlamento». Una scissione speculare a quella di Fini nel Pdl. C’è persino unnome, «innovazione e riformismo»: non proprio seducentissimo, se l’operazione è fantasiosa chi se l’è inventato aveva perso l’ispirazione. La ‘notizia’ tiene poche ore, il tempo di far scrosciare una doccia fredda su Bersani, dopo l’emozione, l’entusiamo, l’abbraccio di migliaia di militanti nella piazza torinese, e anche quello di Dario Franceschini, capo della minoranza interna ma presentissimo in forze in tutta la festa a «lavorare per la ditta». E poi lì sul palco, accanto al segretario. A differenza di veltroni, e dei veltroniani, che brillavano per assenza.
La smentita di Walter Verini, braccio destro dell’ex segretario, arriva subito. Poi Veltroni in persona: «Gruppi autonomi? Assolutamente no. Io questo partito ho contribuito a fondarlo in maniera determinante». Ma è argomento spuntato, usato da Francesco Rutelli proprio mentre lasciava la sua creatura sdirazzata. Veltroni nega, ma non minimizza il dissenso che si coagula nel Pd, con ex ppi e ex rutelliani sempre più insofferenti. «Sono preoccupato di quello che viene fuori dai sondaggi. Sono convinto che il Pd deve rimanere il perno centrale nella costruzione di un polo riformista. Ma continuerò nel Pd a dire le mie opinioni. In questo anno e mezzo ho detto e fatto cose soltanto nell’interesse del Pd».
All’ex segretario non piace l’alleanza proposta da Bersani, il Nuovo Ulivo sostenuto anche da alleati come il Prc e il Pci. D’accordo con lui anche i cattolici e gli ex margherita, per i quali il terzo polo centrista è una sirena fortissima; tanto più in un partito in cui la parola «compagni» non è mai passata di moda (domenica quando Bersani l’ha pronunciata quasi scivolandoci dopo un «amici», dalla piazza si è alzato un boato di gioia). Un partito considerato ‘contendibile’ persino dalla sinistra di Nichi Vendola. Ma soprattutto un partito che prepara una campagna elettorale per forza di cose ricalibrata a sinistra, anche per il nuovo affollamento dell’area laica (Fini e le sue battaglie sui diritti civili).
Niente scissioni, dunque. Ma Bersani è avvisato. E infatti è preoccupato: perché la sua leadership è più solida grazie alla nuova collaborazione di Franceschini, comunque è difficile che il partito uscirà indenne dalla scelta delle alleanze. Sulla quale infatti il leader tiene il passo lentissimo. Qualsiasi scelta potrebbe scatenare una rottura con una delle aree in dissenso. E una esplicita candidatura di Bersani alle primarie provocherebbe automaticamente la fine delle ipotesi di alleanza con l’Udc. Con conseguente rivolta di quelli che temono un Pd sbilanciato a sinistra. Così, per esempio, è bastata la circolazione di un documento di un gruppo di giovani dalemian-bersaniani (fra gli altri Fassina, Stumpo, Orfini, Gualtieri) che conteneva un’analisi rigorosa dei fallimenti del Pd del Lingotto, a scatenare un putiferio («Mina alle basi il partito», hanno detto due componenti della segreteria dell’area della minoranza), fino alla richiesta – da parte del segretario – di ritirare tutto il papiello e lasciar cadere un incontro già convocato per il 25 settembre a Orvieto.
Ma c’è poco da far, tantomeno appelli all’unità: il dissenso di Veltroni ormai appare irriducibile, così come la sua convinzione che Bersani – che lo statuto veltroniano obbliga ad essere candidato premier – non sia attrezzato per la sfida del governo. Oggi, a Roma, al coordinamento dei big ci sarà il primo macht, e Veltroni ci andrà. Poi alla direzione del 23 settembre il gruppo dirigente si ‘peserà’. In vista dell’assemblea nazionale dell’8 e 9 ottobre. L’ex segretario fin qui ha simpatizzato, non esplicitamente, con gli sfidanti di Bersani alle primarie. Nichi Vendola, ma soprattutto Sergio Chiamparino. E però dalla festa di Torino il leader ha fatto capire che è lui in campo. E ora Veltroni deve decidere se impegnarsi in prima persona, o caricare tutto il peso della sua autorevolezza sul sindaco di Torino.
Cuba ha definito inaccettabile l’impunità e la doppia morale nella lotta al terrorismo e ha ribadito il proprio impegno nella lotta contro questa pratica e a difesa del multitaleralismo. Questa posizione è stata sottolineata dal rappresentante permanente cubano presso le Nazioni Unite, Pedro Núñez Mosquera, intervenendo questo mercoledì all’Assemblea Generale in un dibattito sulla strategia mondiale contro il terrorismo. Ha ricordato che negli Stati Uniti, fondamentalmente a Miami, si raccolgono e si riscuotono fondi, operano conti bancari che finanziano il terrorismo e si offre rifugio sicuro e si permette l’uso del territorio a quelli che finanziano, pianificano e commettono azioni di terrorismo contro Cuba. Al riguardo, ha denunciato il caso del terrorista Luis Posada Carriles, che è libero negli Stati Uniti nonostante sia il responsabile del sabotaggio contro un aereo civile cubano che è costato la vita a 73 persone e di attentati a varie installazioni turistiche a Cuba. In contrapposizione ha parlato della situazione degli antiterroristi Fernando González, René González, Gerardo Hernández, Antonio Guerrero e Ramón Labañino, detenuti nelle carceri nordamericane per aver lottato contro il terrorismo per salvare vite di cittadini cubani e statunitensi.
Nuova offesa a Cuba… e al diritto all’informazione
L’ennesima offesa al diritto umano all’informazione imperversa in questi giorni nei media di tutto il mondo… almeno in quelli del NOSTRO mondo.
Non smette di stupirci il potere di PLASMARE la realtà secondo i desiderata –di chi lancia la “notizia” e/o della proprietà-, operazione che non solo non è condannata ma che riesce invece a formare graniticamente l’opinione pubblica. Si sa… la stampa è libera…
La non-notizia potentemente e in modo martellante viene ripresa, rilanciata, rafforzata con opportune aggettivazioni. E’ la versione per adulti del giochino infantile del “telefono senza fili”: si parte con una nuvola e si arriva all’uragano.
Così un qualsiasi giornalista statunitense –sprovveduto e ignorante- estrapola, decontestualizza una frase che AVREBBE pronunciato Fidel Castro (sul sistema economico cubano che non sarebbe esportabile perché già non va bene in patria) e la non-notizia viene entusiasticamente ripresa, manipolata e lanciata a coriandoli in tutti i media nostrani.
Anzi, il giorno dopo diventa che Fidel ha detto che il comunismo è morto.
Non s’illudano. Si sono illusi che Fidel fosse morto e imbalsamato.
Ora s’illudono che sia risorto solo per dare il rompete le righe e riconoscere la superiorità del libero mercato. Non s’illudano.
Chi è interessato a capire sappia che la crisi economica iniziata a Cuba con la caduta del circuito economico alternativo costruito intorno all’URSS non è soddisfacentemente superata: e comunque non un ospedale, né una scuola, di città o di montagna, è stata chiusa, né un lavoratore è stato buttato sul lastrico… che i cantori del libero mercato ci facciano un esempio che tenga il confronto.
E già che ci siamo, ci facciano un esempio di quali migliori risultati hanno raggiunto i Paesi del Terzo Mondo, tutti schiavi del libero mercato: speranza di vita? Scolarità? Mortalità infantile? Denutrizione? Cultura? Avanti, raccontateci questi successi… vogliamo sapere.
La crisi economica cubana -che comunque non ha annullato i successi nel diritto umano alla vita e alla qualità della vita, in molti casi superando i parametri dei Paesi ricchi- non soddisfa né il Governo né i cittadini: ne stanno discutendo da anni, tutti, e, così come è normale in una vera democrazia, stanno cercando TUTTI INSIEME correzioni e misure che facciano da volano all’uscita dalla stretta.
Quindi, se veramente Fidel avesse detto quella frase, non avrebbe detto niente di particolare, ma solo quel che tutti sanno: i cittadini di Cuba e chi fuori di Cuba s’informa, s’informa VERAMENTE.
Ci sono notizie che invece – evidentemente non d’interesse per la proprietà della stampa libera- non sono pubblicate, riprese, rilanciate… Sono invece soffocate in un muro di ovatta e non ce la fanno a sfondarlo.
V’interesserebbe difendere il diritto umano a non morire di terrorismo a Cuba?
Dopo 3500 morti che Cuba ha dovuto patire in 50 anni di Rivoluzione–incluso l’italiano Fabio Di Celmo-, dopo innumerevoli denunce in tutte le sedi internazionali, dopo innumerevoli messaggi inviati ai vari Governi USA, cinque generosi cittadini cubani hanno abbandonato la tranquillità della propria vita per andare ad infiltrarsi in quella rete di criminali terroristi che spadroneggia in Florida e finanzia e organizza le bombe contro Cuba, riuscendo a preavvisare il proprio Paese e a salvare altre vite.
La FBI li ha arrestati, accusati di spionaggio, un giudice di Miami li ha condannati a molteplici ergastoli. L’ONU, Amnesty, 10 Premi Nobel, una miriade di parlamentari, ecc. si sono alzati contro questa barbarie del sistema giudiziario statunitense.
Questa notizia, vera e strabiliante, non interessa la nostra stampa libera.
Ora si compiono 12 anni di reclusione di
GERARDO, ANTONIO, RAMÓN, FERNANDO, RENÉ
12 anni di torture, fisiche e mentali (a due di loro si proibisce persino di vedere le proprie mogli).
Intanto il pluriomicida confesso Posada Carriles, terrorista di origine cubana sotto l’ala protettiva della CIA, passeggia vezzeggiato –in compagnia di suoi pari- per le strade di Miami, nello Stato che sventola il vessillo della lotta al terrorismo mondiale.
E’ una notizia?
Perugia, 10 settembre 2010
Dichiarazione di Luca Cangemi, segretario regionale di Rifondazione Comunista.
L’annuncio dell’identificazione di 25 lavoratori che hanno partecipato alla giornata di protesta dei precari a Messina (e di altre identificazioni di manifestanti in corso) è una sciocca provocazione. Una provocazione destinata al fallimento, di fronte alla maturità di un movimento di massa, impegnato a difendere la scuola della Repubblica e della Costituzione.
La giornata di oggi è stata un grande fatto di partecipazione, che ha imposto all’attenzione del paese, il dramma sociale dei precari ma anche la situazione di una scuola che in Sicilia e nel mezzogiorno non è nelle condizioni di iniziare le lezioni in modo decente. La lotta per i diritti dei lavoratori e per la scuola pubblica da oggi è più forte. Essa dovrà nei prossimi giorni svilupparsi in ogni scuola e ogni territorio. Rifondazione comunista e la federazione della sinistra, che sono state sin dal primo momento, partecipi di ogni iniziativa per l’istruzione pubblica, rinnovano il proprio totale impegno.
Catania,12 settembre 2010
PARTECIPIAMO
Milano 21•09•2010
…E IO NON HO PAURA
in MOVIMENTO contro l’omofobia e la transfobia
“Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti…”
art.1, Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo – 1948
“Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”
art. 3, Costituzione della Repubblica italiana
Molte persone gay, lesbiche, bisessuali e trans sono vittime di una forma di avversione immotivata e spesso violenta: l’omofobia e la transfobia rappresentano per molti cittadini e cittadine italiani un ostacolo al raggiungimento della loro felicità.
Questa avversione assume non di rado connotati violenti. L’estate che volge al termine è stata caratterizzata dal susseguirsi preoccupante di notizie di ragazzi e ragazze vittime di violenza fisica e di altre forme di intolleranza.
Intimare a due uomini gay di abbandonare una spiaggia perché si stanno scambiando un bacio è un gesto colmo d’odio che non può lasciare indifferente nessun cittadino italiano, etero o omosessuale. Altrettanto irragionevoli sono i licenziamenti all’ordine del giorno di cui sono vittime le persone trans, motivati esclusivamente dal pregiudizio e dall’ignoranza.
Le aggressioni fisiche e verbali riportate dai giornali durante tutta l’estate, al pari di ogni gesto di discriminazione nella quotidianità subito da chi è percepito come diverso dalla “normalità”, devono muovere a un sentimento di indignazione netto e vigoroso. Meritano una risposta immediata delle Istituzioni e della Società Civile.
Ad oggi, in Italia, nessuna norma specifica è prevista nell’ordinamento a tutela delle persone gay, lesbiche, bisessuali e trans.
Il silenzio è alleato della violenza. L’indifferenza della politica, pure.
Il 21 settembre alle ore 20.30,
a Milano, da Porta Venezia a piazza San Babila,
FIACCOLATA
spontanea e a-partitica
per ribadire che il rispetto e la difesa della dignità di ognuno
sono un dovere di tutti.
Sii presente, con una candela e una bandiera che ti rappresenta. Ricorda che il tuo esserci sarà di sostegno a chi non è dichiarato e non può quindi scegliere se essere o non essere presente.
(Data e orario potrebbero subire modifiche per ragioni organizzative. Ti preghiamo di tenerti informato mediante questa pagina)
——
LEGGE SULLA TRANS-OMOFOBIA, A CHE PUNTO SIAMO?
La Legge Mancino (D.L. 26/04/03 n. 122, poi convertito in legge) è il dispositivo normativo più importante attualmente in vigore a difesa delle persone potenzialmente vittime di discriminazioni razziali. Esso condanna ogni atto avente come scopo l’incitazione alla violenza e alla discriminazione razziale, etnica e religiosa.
Nella sua prima formulazione prevedeva esplicitamente una condanna alle discriminazioni di stampo omofobo. Questa componente è stata però eliminata dal testo nella stesura definitiva.
Il 2 ottobre 2009 la commissione Giustizia ha adottato un testo base, presentato dalla deputata del PD Anna Paola Concia e costituito da un unico articolo, che tra le circostanze aggravanti comuni previste dall’articolo 61 del codice penale ne inserisce una inerente all’orientamento sessuale. Non più, quindi, un reato specifico bensì un’aggravante generica a comportamenti già qualificati dalla legge come reati.
Il testo è stato comunque bocciato dalla maggioranza parlamentare, su una pregiudiziale di costituzionalità sollevata dall’UDC e che ha raccolto voti trasversali, seppur in maggioranza dai partiti di centro-destra. In questa pregiudiziale di costituzionalità l’argomento dell’uguaglianza è stato stravolto a favore di un’equiparazione incresciosa dell’omosessualità a diverse forme di parafilia, quali la zoofilia e la pedofilia.
La bocciatura ha sollevato dure critiche verso l’Italia da parte di rappresentanti dell’Unione Europea e dell’ONU. L’Alto Commissario per i diritti umani, Navi Pillay, ha dichiarato: “L’Italia ha fatto un passo indietro”. Per gli omosessuali è “necessaria la piena protezione”.
La legge è in discussione ma non sembra abbia grandi opportunità di seguire un iter ad essa favorevole.
In questi giorni sarà presentata nuovamente per essere votata, così è stato annunciato dall’onorevole Concia. Difficile dire se questa volta si raccoglierà attorno ad essa la maggioranza di cui c’è bisogno. Di certo la lotta alle discriminazioni non appare un motivo di significativo interesse da parte degli attuali rappresentanti parlamentari, malgrado lo stato di pericolo nel quale molti cittadini vivono se solo osano esprimere la propria affettività.
Dimentichiamo Berlusconi.
Il problema non è berlusconi ma il liberismo, il nostro avversario è il capitale, quindi, se su questo siamo tutti daccordo, su questo dobbiamo concentrarci.
Non si rifonda la democrazia italiana col 51%, quindi una coalizione che col nostro voto raggiungesse tale percentuale non potrebbe fare niente di che, ammesso che ne avesse le intenzioni.
L’abbiamo già visto e ce l’ha confermato qualche giorno fa Padoa Schioppa in una’intervista : non ci sono differenze sostanziali tra le politiche economiche di Prodi e quelle di Berlusconi.
Quindi se siamo comunisti nostro dovere non è fare da stampella alle politiche liberiste del PD, ma di aggregare una forza chiaramente anticapitalista al di fuori del centrosinistra.
Una forza che unisse PRC, Pdci, Sc , Pcl, Rete dei Comunisti e movimenti vari , secondo me non avrebbe difficoltà a raggiungere il 5-6% e potrebbe in futuro anche crescere.
Ma chiedetevi : perché Grillo è già dato al 4-5% , e senza avere sezioni di partito ?
Sono tutti coglioni ? e noi invece,siamo tutti scienziati ?
L’idea che da noi dipenda il futuro democratico dell’Italia è una cazzata messa in giro da dirigenti che sperano in una poltrona, la realtà è che solo combattendo anche contro questo centro-sinistra si potrà rilanciare la democrazia.
E ricordatevi che il sale della democrazia è l’uguaglianza, vi pare che il PD abbia un “anelito” verso l’uguaglianza ?
In realtà il PD non è altro che un partito liberale, senza neanche le caratteristiche nobili di un partito liberale che dovrebbero guidarlo, per esempio , verso una soluzione del conflitto d’interessi.
Ma , cari dirigenti, avete sentito qualcuno parlare ultimamente di conflitto d’interessi , di democrazia nell’informazione ?
No ? Non lo avete sentito ? E allora che cazzate andate dicendo che un ipotetico governo di centro sinistra sarebbe un baluardo per la democrazia ?
Una Linke italiana oggi può che essere visibilmente “altro” dal sistema, altrimenti non farebbe che essere uno dei tanti cespuglietti di un parlamento ormai ridotto a mercato delle vacche.
Bravissimo compagno. Quasi completamente d’accordo su tutto, salvo l’accenno alla “Linke italiana” che andrebbe meglio precisato. Altro che chiacchierare di “coalizione democratica”, di “CLN” (i Partigiani si rivoltano nelle tombe) o addirittura di vendolismi, quando questo personaggio con la sua corte è ormai completamente integrato e funzionale ai progetti del Pd (come del resto avevamo previsto fin da Chianciano: e non ci voleva molto).
Ma perché cose che evidentemente capiscono non pochi “militanti di base” non riescono a capirle dei “dirigenti”? Sarà anche colpa nostra, che certi “dirigenti” non riusciamo proprio a cambiarli?
Complimenti ad Adriano 1 per il suo intervento , del quale condivido pienamente i contenuti. Al di la del cartello elettorale del quale condivido la proposizione auspico non la forma Linke, ma un Partito Comunista con programma anticapitalista, antagonista ai poteri forti Confindustria, Vaticano ed Usa.
Copagni, non prendiamoci in giro. I sondaggi di questi giorni potrebbero sottostimarci, ma indicano un andamento molto calante, che peraltro abbiamo già toccato con mano alle ultime elezioni regionali.
L’impegno delle compagne e dei compagni nei territori è lodevole, ma si scontra col fatto che il Prc e la Fds non hanno una proposta politica complessiva. E così lavoriamo in modo vertenziale, non riusciamo a tenere assieme le cose. Per esempio: abbiamo fatto iniziative e parlato per mesi di Pomigliano (dicendo tra l’altro le stesse cose di Sel). Ora il dibattito politico è dominato dalle possibili elezioni anticipate. Uno si aspetterebbe di sentire da noi una sintesi che tenga assieme tutte le nostre battaglie: del tipo, che cerchiamo un accordo politico del centro-sinistra per realizzare almeno parte delle nostre rivendicazioni sul lavoro… ma l’unico a dire queste cose è Vendola, mentre noi preferiamo dire che “ci alleiamo anche col diavolo pur di cambiare la legge elettorale”.
Possibile che non riusciamo a tenere legati l’ambito politico con il conflitto sociale? Stiamo diventando il partito dei banchetti del pane e delle arance, bravo a fare testimonianza ma incapace di fare politica e raggiungere il minimo risultato? Ci stiamo riducendo alla prassi (e alle percetuali di consenso…) di Dp o Lotta Comunista?
concordo pienamente …… potremo prendere anche il 3% alle prossime elezion ma a cosa servirebbe? bisogna ridiscutere tutto,la FdS era nata …. nata per modo di dire …. ci hanno messo meno tempo a fare il Pd i Ds e la margherita!come il tentativo di unire dopo anni i scissioni e dal luglio del 09 sono continuate fuoriuscite non c’e’ un movimento o partito che ha espresso interesse per questa benedetta Federazione!e allora bisognerebbe avere il coraggio di proporre(con un grande atto di onesta e lungimiranza)che la FdS e’ fallita,questo non significa che bisogna scomparire o genuflettersi a Vendola ma anzi rilanciare e “sparigliare! proporre come Prc e Socialismo 2000(e se ritenesse oppotuno anche il Pdci)una vera “cosa” a Sel e Vendola …. qualcuno dira’ ma loro non accetterano mai! siete cosi sicuri? cosi come siete sicuri che in caso di primarie non si appoggierebbe comunque Vendola? e allora perche’ ridursi in una posizione difensiva e rendita nei confronti di Sel nel momento topico?perche’invece non “scioccare” anche Sel proponendo un cartello gia’ da ora per le primarie? …. qualcuno dira’ …. si ma comunque visto che lo stesso lo voteremo Vendola andiamo avanti cosi’! …. e gia’ proprio andando avanti cosi’ si e’ gia passati dal 3,4% del 09 al 2,7% delle regionali immagino che spettacolo sara’ il congresso con qualche dirigente che proporra’ il nuovo Pci-bonsai o che la FdS deve guardare non a Sel ma nientedimeno che al Pcl e Sc .. e il Pcml no?! …. quando ho letto che Ferrero proponeva una alleanza da Vendola e Ferrando mi e’ venuto quasi da piangere ….. abbiate coraggio cari dirigenti … un cartello Prc-Sel su una base di alleanza programmatica con Pd e Idv che ha come “stella polare” le primarie e’ possibile! …. prendete come esempio quello che accade in puglia …. il Prc(io dico Prc e non FdS perche il Pdci non esiste … dati loro 6000 iscritti)e’ stato l’unico che ha appogiato Vendola alle primarie ma in modo “difensivo” … ed e’ servito? no visto che la FdS (in uno scimmiotesco cartello doppione di SEL … con i Verdi nella “La Sinistra-L’Ambiente”)non ha superato il 4% …. e se invece avesse avuto coraggio di accetare un cartello “Sinistra per Vendola” oggi sarebbe presente con 2/3 consiglieri! …… ci vuole un lungimirante onesto coraggio!
Compagno Matteo, quando ho scritto che “l’unico che dice queste cose è Vendola” (riferendomi al legame tra politico/istituzionale e sociale) non intendevo mica dire che intenda farlo fino in fondo, o che la sua linea abbia speranza di portare qualche risultato. Però è normale che i cittadini di sinistra si aspettino che il loro voto porti le loro istanze nelle istituzioni, e dunque diano il loro consenso a chi dice di volerlo fare.
Perché sono scettico su Vendola? Beh, basta vedere come Vendola stia facendo asse con Veltroni e Chiamparino (che su Pomigliano e Fiat la pensano come Marchionne) pur di far saltare Bersani. E perché? Perché il progetto di quest’ultimo, pur potendo a ricostruire il centro-sinistra e un fronte ampio contro la destra, potrebbe non conciliarsi con i progetti di gloria di Nichi.
Il nostro errore è che ci stiamo facendo mettere all’angolo, e stiamo lasciando tutte le nostre bandiere politiche (lavoro, giustizia sociale) nelle mani di Nichi. Dovremmo dire più chiaro e più forte che il nostro lavoro per ricostruire il centro-sinistra serve PROPRIO a dare uno sbocco alle nostre battaglie sociali, e dovremmo spiegare perché la nostra linea è la migliore, cioè quella in grado di ottenere maggiori risultati per i cittadini democratici e i lavoratori a cui ci rivolgiamo.
Una parte di SEL si rende conto della contraddizione tra la linea personalistica di Vendola (appoggiata dalla destra del PD, che vuol fare fuori noi comunisti e la sinistra) e la necessità di spostare a sinistra il centro-sinistra. Mi riferisco, ad esempio, agli articoli di Alfonso Gianni che compaiono sul sito di SEL.
Pare che le elezioni anticipate possano essere rinviate. Questo vuol dire che potremmo avere più tempo per avanzare nell’”offensiva unitaria” verso SEL, proponendo di unirci sui temi comuni (lavoro, sviluppo, stato sociale) per incidere di più, insieme, nel centro-sinistra, nel modo migliore che troveremo. Questa è l’unica vera “cosa” che possiamo proporre a SEL, e Vendola dovrà spiegare se per lui è più importante l’unità a sinistra o la propria figura carismatica (e se la seconda può essere messa al servizio della prima, anziché preferire assi privilegiati con chi la sinistra vuole distruggerla: Walter Veltroni).
Questa “offensiva unitaria”, però, pur essendo richiesta da molti mesi in tutti i documenti del PRC e della FDS, ma non è stata coltivata. Cosa aspettiamo? O forse qualcuno pensa che la cosa possa essere tralasciata, tanto nessuno se ne accorgerà? I sondaggi ci dicono che la gente non è stupida, e si accorge benissimo che stiamo lasciando tutto il discorso politico in mano ad altri, andando al traino soltanto sulla legge elettorale (come se fossimo un qualsiasi partitino che pensa solo ad autoconservarsi).
Questa è una dimostrazione di impotenza e subalternità davvero sconsolante (alla faccia di chi dice che diventiamo “subalterni” se parliamo di politica col PD). Così non si può andare avanti. Bisogna cambiare passo di marcia.
GENOVA 10 ANNI DOPO
Appello luglio 2011
La crisi o la speranza
Dieci anni fa centinaia di migliaia di persone, giovani e adulti, donne ed uomini, di tutto il mondo si diedero appuntamento a Genova per denunciare i pericoli della globalizzazione neoliberista e per contestare i potenti del G8, intenti a convincere il mondo che trasformare tutto in merce avrebbe prodotto benessere per tutti.
Le persone che manifestavano a Genova erano parte di un grande movimento “per un mondo diverso possibile” diffuso in tutto il pianeta. Era nato a Seattle nel 1999 con una grande alleanza fra sindacati e movimenti sociali, e ancor prima nelle selve del Chiapas messicano. Nel gennaio 2001 si era incontrato nel grande Forum Sociale Mondiale a Porto Alegre in Brasile che aveva riunito la società civile, i movimenti, le organizzazioni democratiche di tutto il mondo.
Quel movimento diceva – e ancora oggi dice – che la religione del mercato senza regole avrebbe portato al mondo più ingiustizie, più sfruttamento, più guerre, più violenza. Che avrebbe distrutto la natura, messo a rischio la possibilità di convivenza e persino la vita nel pianeta. Che non ci sarebbe stata più ricchezza per tutti ma, piuttosto, nuovi muri, fisici e culturali, tra i nord ed i sud del mondo. Non la pacificazione, conseguenza della “fine della storia”, ma lo “scontro di civiltà”.
Avevamo ragione, e i fatti lo hanno ampiamente confermato. Ora lo sanno tutti. Ma dieci anni fa, per aver detto solo la verità, venimmo repressi in maniera brutale e spietata.
La città di Genova fu violentata fisicamente e moralmente. Le regole di una democrazia, che sempre prevede la possibilità del dissenso e della protesta, vennero sospese e calpestate. Un ragazzo fu ucciso. Migliaia vennero percossi, feriti, arrestati, torturati. Eravamo le vittime, ma per anni hanno tentato di farci passare per i colpevoli.
Oggi, le ragioni di allora sono ancora più evidenti.
Una minoranza di avidi privilegiati pare aver dichiarato una guerra totale al resto dell’umanità e all’intera madre Terra. Dopo aver creato una crisi mondiale mai vista cercano ancora di approfittarne, rapinando a più non posso le ultime risorse naturali disponibili e distruggendo i diritti e le garanzie sociali messe a protezione del resto dell’umanità in due secoli di lotte.
E’ un progetto distruttivo: ha prodotto la guerra globale permanente, l’attacco totale ai diritti (al lavoro e del lavoro, alla salute, all’istruzione, alla libertà di movimento, alle differenze culturali e di genere nonché alle scelte sessuali), la rapina dei beni comuni, la distruzione dell’ambiente, il cambiamento climatico e il saccheggio dei territori.
Ormai è chiaro a tanti e tante, a molti più di quanti erano a Genova dieci anni fa, che solo cambiando radicalmente direzione si può dare all’umanità una speranza di futuro, impedendo la catastrofe che i poteri dominanti, sia pure in crisi, stanno continuando a preparare.
Proponiamo a tutte/i coloro che da quei giorni non hanno mai smesso di portare avanti le ragioni di allora e a tutte/i coloro che, pur non avendo avuto la possibilità di partecipare a quelle elaborazioni, ogni giorno costruiscono elementi di un mondo diverso con le loro lotte, le loro rivendicazioni, le loro pratiche, di costruire insieme da oggi le condizioni per incontrarsi a Genova nel luglio del 2011, per tessere reti più forti di resistenza, di solidarietà, di costruzione di alternativa alla barbarie e di speranza.
Viviamo in un mondo che continua a non piacerci, un mondo che continua ad avere tutte le caratteristiche che abbiamo fortemente denunciato 10 anni fa, se possibile ancora più accentuate, attraversato da profonde crisi etiche, morali, democratiche che aggravano e rendono più pericolosa la crisi economica e finanziaria. Ma, allo stesso tempo, viviamo anche in un mondo che, a partire dal nuovo protagonismo dei popoli dell’America Latina, esprime un forte sentimento di cambiamento.
Ripensare, recuperare, allargare ed aggiornare lo “spirito di Genova” che ha segnato una generazione può aiutare. Non a guardare indietro, a quella che ormai è storia, ma a guardare avanti, al futuro che abbiamo tutti e tutte la responsabilità di costruire.
LORO LA CRISI. NOI LA SPERANZA.
Invitiamo pertanto tutte/i coloro che sono interessate/i a condividere questo percorso ad un primo incontro che si terrà il 9 ottobre prossimo a Genova alle ore 15 presso il Circolo Autorità Portuale e Società del Porto di Genova in via Albertazzi 3r (zona Terminal Traghetti/Caserma Vigili del Fuoco).
le adesioni sono raccolte attraverso il sito GENOVA 2001 – GENOVA2011 alla pagina come aderire
Primi firmatari
Vittorio Agnoletto, Andrea Bagni, Monica Baracchini, Enrica Bartesaghi, Ugo Beiso, Norma Bertullacelli, Graziella Bevilacqua, Angela Brancati, Antonio Bruno, Laura Brusasco, Anna Bucca, Giacomo Casarino, Giovanna Caviglione, Angelo Chiaramonte, Paola Cirio, Giuseppe Coscione, Riccardo Cosmelli, Matteo Cresti, Massimo Dalla Giovanna, Maria De Barbieri, Lucia Deleo, Andrea De Lotto, Giuseppe De Marzo, Manlio Di Lorenzo, Miriam Formisano, Graziella Gaggero, Haidi Gaggio Giuliani, Maurizio Galeazzo, don Andrea Gallo, Angelo Gandolfi, Davide Ghiglione, Roberto Giannini, Giuliano Giuliani, Giuseppe Gonella, Santo Grammatico, Angelo Guarnieri, Carlo Gubitosa, Simohamed Kaabour, Fernanda La Camera, Mirella La Magna, Rita Lavaggi, Marcella Lelli, Philippe Lemoussu, Elena Lozzi, Aurelio Macciò, Edoardo Magnone, Roberto Mapelli, Annalisa Marinelli, Emanuela Massa, Walter Massa, Aleksandra Matikj, Roberta Mongiardini, Gianni Morando, Mariangela Mozzone, Giorgio Pagano, Bice Parodi, Paolo Palazzo, Martina Pignataro, Gianluca Reali, Cristiana Ricci, Stefania Ricci, Giorgio Riolo, Caterina Roseo, Dario Rossi, Gianni Russotto, Raffaele K. Salinari, Sonia Sander, Stefano Scagni, Rosanna Sirtori, Gabriele Taddeo, Sergio Tedeschi, Gianluca Trovati, Roberta Trucco, Nicola Vallinoto, Loris Viari, Matteo Viviano, Alberto Zoratti, Franco Zunino
Ricostruire a Sinistra, ricostruire la Sinistra.
L’attuale crisi economica che ha investito il nostro Paese racchiude in sé anche altre crisi: ambientale, energetica, culturale e morale, che si intrecciano con la crisi della politica e delle istituzioni rappresentative di cui il Berlusconismo è solo la rappresentazione più estrema. Intanto ogni giorno ci giungono testimonianze del continuo peggioramento delle condizioni dei lavoratori: licenziamenti, cassa integrazione, precarietà, sono diventati l’invivibile condizione per migliaia di donne e uomini, tantissimi dei quali giovani. Sempre più si affacciano spinte alla frammentazione dei legami sociali, nonché echi della triade “insicurezza-individualismo-razzismo” di cui la Lega fa il suo tratto distintivo.
Cresce dunque la necessità di un’efficace alternativa sociale, politica e culturale, per rendere credibile una uscita da sinistra dalla crisi, a partire da una nuova centralità del lavoro. Fornire risposte concrete a problemi concreti: ecco da dove ripartire. Lavoro, casa, scuola pubblica, acqua, ambiente e lotta al nucleare, lotta alle discriminazioni, democrazia e partecipazione, anche nei luoghi di lavoro, devono essere i primi temi su cui indirizzare il nostro impegno.Per rispondere alla crisi, serve una sinistra capace di dare segnali di discontinuità con il passato, invertendo la tendenza alla divisione che l’ha sinora caratterizzata. La Federazione della Sinistra, che si appresta a svolgere il suo primo congresso, nasce dunque come processo costitutivo di aggregazione della sinistra, aperto a soggetti politici, associazioni, movimenti, singoli che vogliano battersi per il superamento del capitalismo e del patriarcato.Per invertire la rotta rispetto alle cause della sua scomparsa dal Parlamento, è indispensabile che a Sinistra, oltre a ridare centralità alla pratica sociale, si introducano profonde innovazioni nel modo di fare politica, nei rapporti tra incarichi politici e incarichi istituzionali, nelle regole di democrazia interna e della partecipazione degli aderenti alle decisioni. Accelerare questo processo unitario è possibile, basandosi sulla chiarezza programmatica, la piena indipendenza politica e culturale dal centro sinistra e da una relazione matura con i movimenti. Serve ricostruire subito una proposta politica credibile e di forte utilità sociale, dicendo basta alle chimere elettorali, evitando idee di ricomposizione forzata di “tutto quanto residui dal PD”.
La Sinistra deve invece ripartire da un nuovo radicamento sociale, attraverso una reale partecipazione attiva alle lotte che investono il territorio. La presenza nelle istituzioni, per essere utile ed efficace, deve essere al servizio di questo lavoro: ogni alleanza elettorale deve presentarsi come frutto di un lavoro comune nei luoghi colpiti dalla crisi, dove si ricostruiscono le ragioni d’esistenza di una sinistra che difenda il diritto al lavoro e alla conoscenza come fondamento della democrazia e della dignità personale. E’ oggi necessario portare a termine l’istituzione del Coordinamento della Federazione che comprenda anche tutti quei soggetti politici alternativi all’attuale modello di sviluppo, i movimenti dei precari e dei lavoratori, tutti coloro che avvertano l’urgenza di una risposta da sinistra alla crisi. Serve discutere nel modo più diffuso e aperto una proposta unitaria per definire un programma di lavoro condiviso, facendo del momento elettorale un mezzo per la verifica e l’ottenimento dei nostri propositi, non il solo fine per la riproduzione di un ceto politico incapace di ridare slancio alle aspettative di libertà, democrazia e giustizia sociale del popolo di sinistra.
Costruiamo l’alternativa sociale, politica e culturale.
Il processo di costruzione dai livelli locali della Federazione della Sinistra, rischia ulteriori rallentamenti dovuti all’inerzia dei gruppi dirigenti. Contemporaneamente, tra i militanti della sinistra matura la volontà di unirsi subito per porre in essere le condizioni necessarie a costruire sui territori un’esperienza nuova nella prassi, che sia propedeutica alla creazione della Federazione e dell’unità a sinistra. Sentiamo il dovere di costruire un luogo in cui, attraverso una rinnovata proposta politica ed una forte pratica sociale e di innovazione culturale, si possa procedere subito a definire nuovi metodi e nuovi orizzonti di lavoro che vorremmo entrassero a far parte anche del DNA della costituenda Federazione della Sinistra. Pensiamo ad un movimento politico-sociale con una struttura a rete, confederato alla Federazione e capace di far incontrare le forze coinvolte nella ricostruzione di legami sociali nei luoghi coinvolti nel conflitto: il quartiere, il luogo di lavoro, la scuola. Non si tratta di una mera scelta tattica atta ad agevolare la nascita della Federazione, ma anche del tentativo di portare in essa una forte innovazione: ecco perché non ci neghiamo una prospettiva strategica forte come quella di costruire, iniziando dal livello locale, un ricompattamento di classe dei soggetti subalterni in una prospettiva antisistemica. Ci sembra evidente che questo obiettivo passi attraverso la sperimentazione di pratiche di mutualismo e solidarietà per ricostruire l’unità dei lavoratori, nonché di un sistema d’intervento per giovani, disoccupati, precari. Pensiamo anche alla costruzione di luoghi che siano anche emblema di questa volontà: ci rifriamo al progetto delle “Case del lavoro” come luogo di socialità e produzione politico-culturale, di sperimentazione di forme neomunicipali, neomutualistiche, di economia solidale e autorganizzazione popolare.Riteniamo altresì che il rapporto maturo che auspichiamo debba avere la Federazione nei confronti delle associazioni e dei movimenti sociali, possa essere sperimentato da noi attraverso una parziale cessione di sovranità, mediante la costruzione di forum permanenti tematici, atti a delineare punti di vista condivisi sulle singole tematiche, da assumere come linee guida del movimento.In ambito culturale e di analisi teorica, riteniamo fondamentale la produzione di una forte elaborazione sull’attuale stato dell’economia e della politica, e di una nuova progettualità per la sinistra politica italiana, a partire dalla verifica delle attese del nostro popolo. Non dimentichiamo la forte richiesta di partecipazione che arriva dal popolo della sinistra e decidiamo di fondare buona parte della nostra azione sulla pratica della democrazia partecipativa, a partire dalla valorizzazione del ruolo del cittadino nel suo quartiere attraverso comitati, assemblee partecipative e di ascolto, giunte popolari del buongoverno. Altresì è necessario ricostruire, attraverso la formazione, nuovi quadri politici per la sinistra, capaci di utilizzare strumenti adatti al nuovo contesto lavorativo e sociale. Anche l’informazione e la comunicazione, su cui si stanno abbattendo i rivoli autoritari di questo Governo, deve essere un campo della nostra azione, dove sperimentare strumenti di condivisione di informazioni e pensiero critico virtuali e non, a partire da un giornale di strada dei lavoratori coinvolti nelle lotte.Vogliamo praticare la diversità nei comportamenti, partire da una forte spinta alla democrazia ed al pluralismo interni come componenti per il funzionamento ottimale della rete e della Federazione.Crediamo che l’incentivo alla discussione e condivisione possa portare ad un impegno reale su temi all’ordine del giorno, come: la lotta alla distruzione dell’ambiente, contro la scelta nucleare, per una riconversione ambientale e sociale dell’economia e l’affermazione dei beni comuni (acqua e istruzione pubblica in primis);l’uguaglianza nei rapporti sociali e di produzione, nelle relazioni fra i sessi, contro ogni razzismo o discriminazione religiosa, di genere e orientamento sessuale;la rappresentanza paritaria di uomini e donne, la partecipazione democratica, il necessario ricambio, non solo generazionale, nelle istituzioni, il rispetto del pluralismo, il valore della prassi intesa come centralità dell’azione sociale;una nuova centralità alla conoscenza ed una democratizzazione della stessa, per una costruzione non nazionalista dell’identità attraverso i suoi fattori storici e territoriali.Vogliamo riportare la questione morale e la riforma della politica al centro dell’operato politico, come risposta al distacco tra istituzioni e società. Nella Federazione una risposta deve essere data attraverso regole di comportamento interne, improntate ad una rigorosa etica pubblica e alla trasparenza nella gestione pubblica, alla continua restituzione sociale del lavoro politico svolto. A questi canoni vogliamo ispirare la nostra azione politica, a partire da una verifica quotidiana della nostra utilità nei luoghi del conflitto sociale, territoriale, ambientale e culturale, dello sfruttamento e delle discriminazioni. Non dimentichiamo che decidiamo di nascere per unire e non per dividere. Ecco perché riteniamo importante che questo movimento, federato alla Federazione, svolga anche un ruolo di pungolo nei confronti della altre forze costituenti, per rendere ancora più marcato la necessità dell’impegno unitario “qui e ora” nella Federazione, vista come luogo per la costruzione di un piano politico generale unitario. Riteniamo altresì importante la costruzione di processi di incontro e confronto propedeutici all’aggregazione della sinistra politica e sociale, verso un modello originale di “Forum di consultazione delle sinistre”.Siamo profondamente convinti, e lavoreremo per questo, che la Federazione della Sinistra possa essere un polo capace di aggregare forze politiche e singoli provenienti dalla sinistra politica e sociale, anche al di fuori dei partiti e soggetti fondatori, attraverso una interlocuzione paritaria. Siamo altresì convinti che costruire un luogo di incontro di tutta la sinistra che si riconosce pienamente nel solco della storia del movimento operaio, del movimento socialista e comunista, del movimento femminista, GLBTQ e dei diritti civili, delle lotte ambientaliste, del movimento altermondista possa consentire di fare delle nostre bandiere rosse e della falce e martello non un feticcio, ma il simbolo chiaro e riconoscibile delle nostre lotte passate, presenti e future.
Alla crisi del capitale non può rispondere una sinistra in crisi.
NICOLA CORBINO ELETTO SEGRETARIO PRC DI COSENZA
Il segretario Elena Roma, il comitato direttivo, il collegio di garanzia e i militanti tutti del Partito della Rifondazione Comunista di Amendolara esprimono piena soddisfazione ed entusiasmo per l’elezione a segretario provinciale del compagno Nicola Corbino, avvenuta sabato scorso presso la federazione provinciale.
Noi del PRC di Amendolara siamo certi che il compagno Corbino sia capace di rifondare Rifondazione nella provincia di Cosenza e di riaprire la questione comunista sul piano politico rilanciando la proposta della Federazione della Sinistra, chiusa dai compagni del PDCI della Calabria con motivazioni non appartenenti alle ideologie comuniste, come già annunciato nel suo intervento di ringraziamento.
Siamo consapevoli che il lavoro che spetta al compagno neosegretario sarà difficile. Sicuramente le polemiche saranno tante dovute soprattutto agli atteggiamenti antidemocratici di qualche correntista ferrariana che ha già cominciato a sputare veleno e menzogne attraverso la stampa. Dunque nulla di quanto è stato dettato alla stampa dal compagno Lucio Cortese. Nessuna rissa, nessun litigio. La elezione del compagno segretario è avvenuta nella piena serenità e nella piena legalità con la garanzia del compagno Salvatore Bonadonna presidente del collegio di garanzia nazionale e questo può bastare per smentire le infamie dette da compagni accecati dal rancore.
Ricominciamo da Corbino a parlare chiaro alla gente, a rendere percepibile e netto il senso di un cammino che vuole dire che la politica della sinistra apre una porta di speranza a coloro che la speranza non ce l’hanno più. Ora più che mai è il momento di riprendere quel cammino che negli ultimi mesi ha visto regnare un po’ di confusione nel nostro partito.
Siamo sicuri che si lavorerà affinché, i valori della sinistra siano sempre colonna portante della nostra società, a fianco dei lavoratori, dei disoccupati, degli studenti, degli operai, e di chi, come noi, sogna un mondo migliore. Noi del PRC di Amendolara auguriamo al neosegretario buon lavoro e buona fortuna.
Car* tutt*, vorrei fare una piccola considerazione che scaturisce dalla lettura soprattutto degli ultimi post.
Abbiamo nel giro di pochi giorni collezionato diversi sondaggi (credibili o no che siano, su questo si può dibattere, ma penso che come sempre questi sondaggi servano a “orientare” più che a dare il senso dello stato di cose presente) che ci vedono ai minimi termini. Dopo di che rimbalziamo (finalmente?) sulle pagine dei grandi quotidiani, dopo mesi e mesi di oscuramento pressoché totale, con una notizia tutta tesa all’annullamento, occultamento, ridicolizzazione della vera posizione della Federazione della Sinistra e singolarmente (hanno parlato di colloqui con i due segretari, Ferrero e Diliberto) dei due partiti comunisti, ovvero Rifondazione Comunista e Pdci; una notizia tesa soprattutto a dare l’immagine di una sparuta pattuglia di burocrati, di politici politicanti cui non frega nulla dei partiti, ma che pensano a salvarsi una eventuale poltroncina.
Nel contempo, però, compagn*, noi tutti sappiamo che in mezzo a difficoltà terribili, in mezzo a problemi veri, questi partiti ci sono esistono, lottano, hanno dei militanti che stanno dimostrando una tempra incredibile e si stanno dando anima e corpo. Il dato, incontrovertibile, che vede in questa stagione estiva un numero di feste (di Liberazione, Rosse, della Federazione, ecc.) maggiore di quello degli altri anni, e il dato spesso confermato dai compagni che dove ci sei hai delle risposte (insomma, dove si è riusciti a fare le feste, salvo eccezioni, la presenza della gente è stata superiore a ogni più rosea prospettiva), ci dice che questi partiti comunisti, pur passando la più dura crisi dal dopoguerra a oggi, ci sono, hanno una base militante e stanno lavorando molto.
Bene, io credo che proprio questi sondaggi e certi attacchi e falsità a mezzo stampa ci dicano che questi partiti comunisti non sono finiti. La cosa strana è che leggendo i vostri commenti sembra che a capire questa cosa siano solo gli avversari, il capitale: se il Corriere della Sera usa la menzogna per colpirci è solo un caso? Pensate che un giornale come quello perderebbe tempo e inchiostro se davvero ritenesse chiusa la questione comunista in questo Paese? Tutto questo serve a colpirci: all’esterno per delegittimarci, contro noi stessi per tentare di togliere volontà al corpo militante di questi partiti. E leggendovi, mi sembra che ci siano riusciti.
Ma, insomma, compagn*, su la testa! Ci facciamo abbindolare dalla stampa capitalista? Ma vi pare?
Secondo me abbiamo talmente tanti problemi da risolvere e tanto lavoro da fare che credo non ci sia da perder tempo con questo. Aspettiamoci sondaggi che ci daranno anche sotto l’1 per cento. Aspettiamoci articoli che daranno di noi un’immagine falsa. Aspettiamoci tutto. Ma per favore, non caschiamoci. Almeno noi!
Ciao a tutt*
Brava compagna Federica, completamente d’accordo.
Come detto prima al compagno Alessandro: questi sondaggi son patacche (anche senza voler pensare a vere e proprie manipolazioni interessate, che ormai sa fare anche un neonato) perché non tengono conto del fatto che ormai quasi la metà della popolazione, a votare non ci va neanche più. Sono gli sfruttati, gli emarginati, gli esclusi, le prime e più gravi vittime del fasciocapitalismo. Sono… IL NOSTRO POPOLO. Sono quelli a cui come Comunisti dobbiamo parlare e soprattutto lavorare insieme per l’ALTERNATIVA e la COSTRUZIONE DEL SOCIALISMO.
Ecco perché, chissenefrega dei sondaggetti e del gossip politico dei media dei padroni. Diamoci da fare e lavoriamo con chi e per chi non ci sarà mai in quei media.
Ritornare grandi e forti dipende da noi, solo da noi.
Caro Mario, non scrivere secondo modelli stereotipati non si può? Dove sta scritto che il modo di scrivere denota una cosa piuttosto che un’altra? Anche tu ti fermi all’apparire e non gratti la superficie per veder quello che c’è sotto!
Continuate a pensare che sia tutta una macchinazione, continuate pure ma nel terzo millennio i modi di interpretare la realtà sono tanti e sono tutti abbastanza semplici da possedere.
Viviamo di comunicazione e come tale dovrebbe servirci par allargare la “base imponibile” delle idee.
D’accordo che gli invisibili, i precari, gli esclusi da tutto sono i primio da difendere nel nome della giustizia sociale, su quest onon si discute.
Ma come li difendi se non potrai difenderli? se non potrai “entrare” dove i giochi si fanno e si discute?
Come farai a sostenere manovre in difesa del sociale, contro per esempio l’allontanamento dei cittadini comunitari se non sono come li vogliono loro?
Come farai a dare appoggio alle centinaia di migliaia di gente che tra giorni, settimane, mesi potranno perdere persino il minimo sostentamento di una cassa integrazione?
Soprattutto come faria a “premere” per una politica di sviluppo economico sostenibile e perlomeno più umano?
Stando in 30/40 alle feste estive ad ascoltare tanti bei dibattiti con applauso convinto e scontato?
Siamo quattrogatti e tali resteremo se non cambiamo il nostro modo di pensare e di agire, siamo nel terzo millennio e parliamo ancora come si parlava negli anni ’70, eccheccazzo!
Sono nostalgico anch’io, mi piacerebbe tornare a quei tempi, non solo per la chiarezza dei rapporti che allora imperava ma mi rendo conto che quei tempi sono passati e bisogna adeguarsi nei modi e nel linguaggio!
Se volete continuare a vantar patenti di durezza e purezza fate pure, ma avete travisato profondamente quello che intendevo dire: e non uso neppure l’arteficio retorico del sostenere che ” forse non mi sono spiegato bene”…
Mi sono espresso in modo chiaro e limpido, siete voi che continuate a tapparvi le orecchie e coprirvi gli occhi: ci vuole modernità e i tempi che arriveranno ne imporranno grosse quantità.
Spero che la FDS diventi un soggetto importante quanto prima ma se per mettere d’accordo due entità ridotte al lumicino ci vogliono anni stiamo freschi!
E lo dico con la morte nel cuore! davvero! fa un gran male registrare in anticipo la nostra ‘estinzione’ per nostra incuria personale.
Come i lemmings che si scaraventano tra le onde…
PER FEDERRICA,
Ecco la militante che mi piace ascoltare, finalmente d’accordo.
Ciao Carlo! Come stai?
Vorrei aggiungere solo una cosa ad Alessandro: può anche darsi che sia come dici, ma tu a quali feste sei stato? Perché 30 o 40? E se ad una piccola festa in una cittadina in provincia di Roma, dove è molto forte la destra (perfino Forza Nuova!) e dove noi siamo molto deboli, dove il nostro partito stenta ad arrivare a 30 iscritti, ti ritrovi con una quarantina di persone al dibattito il primo giorno, poi sempre di più e l’ultima sera ti ritrovi con una piazza gremita di gente e le sedie (tante) che c’erano sono tutte occupate e la gente resta in piedi ad ascoltare un dibattito con il direttore di Liberazione e il Prc e il Pdci che parla di unità a sinistra e del bisogno di opposizione? A noi è successo questo. Sarà un caso? Ma io ne ho sentiti tanti di casi così in giro per l’Italia. E la festa a Roma della Federazione della Sinistra sta andando molto bene. Molto. Sarà un caso?
Detto questo, non vuol dire che per questo abbiamo risolto tutti i problemi. Anzi. E non vuol dire che ora prenderemo una barca di voti. Anzi. Volevo solo dire che abbiamo una base su cui lavorare. E quindi, buttare via tutto mi sembrerebbe da stupidi. Si deve lottare. Lottare. Lottare. Chi l’ha mai detto che essere comunisti era una cosa comoda e tranquilla? Tutto qui.
Cara Federica,
la festa della FdS a Roma (della FdS bada bene non di Liberazione! quella non si fa piu… finish caput!!) piu che una festa nazionale assomiglia alla festa di un circolo per consistenza e grandezza.
Tant’è che il mio di circolo (Laurentino “Che guevara” di Roma con 120-140 iscritti) è riuscito nel mese di giugno per 10 giorni a costruire una festa piu grande, con piu stand, ristorante con maggior capienza ecc ecc… se quella è una festa nazionale lasciamo stare siamo veramente ridotti male!
Non ne esce una bella immagine!
Se poi per te la festa va bene perchè in un quartiere come san Lorenzo (secondo centro della movida romana) il ristorante fa il tutto esurito (100 posti) nei week-end e lavori bene nel resto della settimana, beh vuol dire che qui ormai ci stiamo riducendo alla prassi (oltre che alle percetuali di consenso…) di Dp o di Lotta Comunista…
Anche nel caso fosse stata (come inizialmente doveva essere) la festa romana del PRC sarebbe stata una cosa molto al di sotto (ripeto molto al di sotto) delle aspettative dei militanti e della gente che ci ruota ancora attorno e guarda a noi con interesse.
Questo per dire che dove le cose sono costruite, gestite e messe in piedi dai circoli e dai militanti di base le cose sono migliori, OSIAMO E OTTENIAMO MOLTO DI PIU!! Quando la gestione passa ad un piano piu alto (e piu si sale piu è peggio!!) ci si comincia ad allontanare dalla realta a non avere minimamente il polso della situazione, sopratutto a livello nazionale, dove (con rispetto parlando non me ne vogliate) si cagano veramente sotto!!
Un’altro dato da tener presente è che alla festa sostanzialmente ci lavorano i compagni del PRC, (siamo noi tanto per capirci che possiamo fare le feste!!) però i dibattiti sono divisi equamente con Lavoro società, Socialismo 2000 e il PdCI, nella sostanza noi famo i salcicciari e “loro” “dibattono”! Noi portiamo in dote un partito che seppur malridotto è ancora un partito che funziona! e loro cosa portano in dote? il voto contro Landini (espresso da Lavoro società formata nella sua stragrande maggioranza da iscritti del PdCI) all’ultimo comitato centrale della FIOM?
la completa cartolarizzazione degli appartamenti popolari fatta da Salvi? e potrei continuare.
Per il resto concordo con che dice che l’impegno delle compagne e dei compagni nei territori è lodevole, veramente lodevole, ma si scontra col fatto che il Prc e la Fds non hanno una proposta politica complessiva, (ti è chiaro questo punto Federica? perchè nel caso, tu e carlo del circolo bianchini sappiate qual’è la proposta politica del PRC e della FdS, fatecelo sapere) si lavora in modo vertenziale, senza riuscire a tenere assieme le cose.
Stiamo diventando il partito dei banchetti del pane e delle arance, bravo a fare testimonianza, ma incapace di fare politica e raggiungere il minimo risultato e non certo per colpa dei militanti e dei circoli di base…
Mi fa morire il passaggio “noi famo i salsicciari e loro fanno i dibattiti”! Finalmente anche un po’ di ironia!
A parte questo mi confermi la sensazione desolante che ho tratto dalle poche foto pubblicate, quasi nascoste all’occhio di tanti.
Come dici tu e non posso che crederci essendo tu “sul posto”, avete fatto più pienone voi che siete un circolo che non l’organizzazione di una Festa nazionale.
A parte che immagino che anche il circolo Bianchini abbia fatto pienone (mi dolgo di non essere riuscito ad andare ma ero fuori Genova per motivi familiari) e non dubito che se ne organizzassero un altro in pochi giorni avrebbero successo.
C’entra il radicamento sul territorio e quello c’è!
Quello che volevo dire nei post precedenti è che sento che sta mancando la visione del futuro, mancano i punti di arrivo, manca “la pancia” politica.
Ogni giorno leggiamo note di Paolo Ferrero sul suo blog, note di Salvi, note di Giannini, note di Grassi….
Leggiamo note, non temi programmatici.
Non leggo sogni di nuove frontiere, sembrano tanti compitini fatti in modo pedissequo, quasi fini a se stessi.
Un modo per spuntare le caselle della spesa, fatto – fatto – fatto…
Ma poi? che ti rimane? A me la sgradevole sensazione di un’incompiuta, di un coitus interruptus.
Come la FDS, possibile che ci voglia di meno a Fini a rompere un patto fondativo, costituire un gruppo parlamentare, darne un’ossatura di futuro partito, tessere contemporaneamente alleanze?
E noi (o meglio “loro”, quelli dei dibattiti di cui sopra) siamo ancora li, come Prodi imitato da Corrado Guzzanti: fermo, non mi muovo, i treni passano ma io sono qui…
Eh no, qui la militanza va bene ma ci si deve dare una mossa! Le salsicce e la spaghettata con vino e birra può andar bene per far festa, ma se continua così prepariamoci ai banchetti dei funerali!
Vorrei leggere, per intenderci, anche di proposte assurde e paradossali: che sveglino che diano scosse e perchè no ribalta nazionale versus la platea elettorale!
Che so: se il “primo cerchio” bersaniano proponesse come programma di governo “questaproposta” che noi non solo condividiamo ma sposiamo in pieno, siamo disponibili ad appoggiarlo “governativamente”.
Per favore spacchiamoci pure la testa su questioni importanti, ma non sulla militanza e sul nostro DNA, che chi scrive qui sopra (da più o meno tempo, come nel mio caso) ci scrive e legge perchè ci crede!
In ultimo torno sui tanto dissacranti sondaggi.
La patacca è una cosa falsa che ti viene rifilata se sei uno sprovveduto, la fontana di Trevi venduta al compare Deciocavallo.
Ma i sondaggi, sappiatelo, sono esattamente il contrario: se sono fatti da istituti seri e da anni sulla piazza, sono basilari per capire tra i numeri le tendenze e gli scostamenti dell’opinione.
Non sto dicendo che siano un mantra o una scienza esatta al 100%.
Dico che prenderli sotto gamba e bollarli come patacche rifilate ecostruite da chi ti vuol male è indice di miopia e di ignoranza spocchiosa e snobistica (ignoranza nel merito specifico e nella sostanza politica).
Quante volte abbiamo assistito a dichiarazioni tonitruanti sull’esito che “…andrà sicuramente meglio perchè non dobbiamo dare retta a sondaggi che ci danno sotto quello che noi siamo sicuri di rappresentare…” e poi scoprire alla conta che sei andato anche peggio?
Trovo più maleducata la mossa veltroniana di insinuare supposti accordi di candidature certe nel listino pd per Ferrero e altri, questo si questa è bassezza.
Su questo spero che alm,eno in privato abbiano mandato sonoramente mandato a spigolare il grande fallito ed il suo burattino!
Altro che appoggiarlo alle primarie!
Perciò, non facciamo l’errore di prendere sottogamba segnali e dati su cui invece ci sarebbe parecchio da riflettere e da lavorare!
Essere comunisti è dopo quello di genitore il mestiere più difficile del mondo, ma come il genitore devi avere uno sguardo ed una mente aperta a 360° e non ad angolo acuto.
Come diceva Federica nessuno ha mai detto che fosse facile, ma almeno non allacciamoci le stringhe delle scarpe una con l’altra per ruzzolare al primo passo e prendere sonore facciate sul lastrico!
Saluti a tutti e buona giornata a tutti!
Caro compagno Alessandro, riscusami ma non è vero che “leggiamo note, non temi programmatici… compitini fatti in modo pedissequo, quasi fini a se stessi.” Certo non li si legge su “Repubblica” o televisioni e roba simile cui piace tanto discettare di “cerchi di Bersani” e le ultime trovate di Fini. Li si legge sulle riviste comuniste in rete e su carta, come “L’Ernesto”, come “Gramsci Oggi”, come tante altre tra le quali modestamente la nostra “Aurora” (www.aurorainrete.org), dove si trovano anche questioni di programma, di obiettivi e di strategia, non solo commenti sull’esistente o voli pindarici. Il fatto è che, come comunisti che siamo ALTRO rispetto al sistema, queste cose non ci vengono offerte spontaneamente dal sistema, ma ce le dobbiamo andare a cercare. Fare uno sforzo intellettuale e anche fisico. Purtroppo è così, ci è toccato essere comunisti (non la corrente, per carità
)), se fossimo come i tanti zombi che bevono i giornaloni e le televisionone forse saremmo più felici e starebbe un po’ meglio il nostro fegato…
Sui sondaggi, è almeno dagli anni cinquanta negli Usa che anche i bambini hanno imparato come e perché e per chi si manipolano. Anche solo nel contenuto e nel modo di presentare una domanda, figuriamoci poi per telefono. Facile chiedere “stai per Berlusconi o per Bossi o per Fini o per Bersani o per Casini o per Vendola?”, come se fosse una squadra di calcio o una rockstar, piuttosto che per “PRC-PdCI” o combinazioni del genere. Al contrario, in queste condizioni è un miracolo che ci siano ancora dei valorosi compagni che rispondono bene. I sondaggi hanno l’importanza che hanno, o meglio quella che gli vogliamo dare: quella delle patacche. C’è chi crede alle patacche di ogni tipo, e c’è chi no. Purtroppo è più facile trovare credenti di padrepio che comunisti; ma tant’è. Così è ed è inevitabile che sia così, in un sistema fasciocapitalista che criminalizza e soffoca i comunisti, perché sa che siamo i suoi veri nemici. A volte questo lo sa meglio il sistema piuttosto che noi stessi; ma questo purtroppo è un problema nostro.
Saluti comunisti, e,
viva sempre i compagni salsicciari e abbasso i chiacchieroni dibattenti!
A volte le salsicce ricompattano, specie se di grana grossa e ben speziate, nonchè accompagnate da una buona wiessbier!

Tieni presente però che la metodologia statistica e sondaggistica si è parecchio affinata rispetto a 50 anni fa.
I campioni telefonici valgono tanto oro quanto pesano e per le case di sondaggi sono preziosissimi, specie quelli affidabili.
Il compianto Gian Paolo Fabbris aveva inventato negli anni 70 una metodologia di rilevazione talmente affidabile che aziende automobilistiche come Fiat posizionarono in modo perfetto i nuovi modelli (esempio la Uno).
Chiaro che i sondaggi vanno presi un tanto al chilo, ma non sottogamba: li si annida l’errore! All’interno delle domande ci sono filtri per saggiare la “preparazione” dell’intervistato e prevedere l’uscita dal sondaggio se per caso si va “fuori tema”: immagino faccia piacere vedere come per esempio se la caverebbe Pisapia a Milano, sia come candidato alle primarie che come eventuale sfidante della Moratti.
Questo è il sito dove sono raccolti tutti i sondaggi politici italiani e quello a cui mi riferisco http://www.sondaggipoliticoelettorali.it/
ed è un sito raccolta, non di parte e assolutamente trasversale.
Non induce a orientamenti ma pubblica solamente: i freddi numeri, punto.
A volte sorprendenti.
Come a volte è opportuno leggere/ascoltare/vedere il più possibile per avere il quadro d’insieme, avere il 360° e non l’angolo acuto soltanto.
Poi ovvio che vai a cercarti le notizie che ti interessano dove ci sono, fondamentale in questo caso la tecnologia e l’evoluzione rapidissima e costante del web: ma non tutti possono farlo e hanno tempo di farlo o possono permetterselo.
Ecco che in soccorso vengono circoli, feste locali e nazionali.
Ma non basta, dato che il 70% di coloro che non hanno inclinazione al voto si fa un idea di chi o cosa votare direttamnte guardando la scatoletta magica e pochi giorni prima delle elezioni.
Dai un’occhiata al sito che ti segnalo, è molto interessante e pieno di utilissime informazioni: scoprirai per esempio come sono posti i quesiti e potrai confrontare il sondaggio di Crespi (per esempio) con altri dello stesso tema, non solo per le domande e risultati ma anche e soprattutto per la metodologia riportata…
Bisogna saper leggere tra le righe e bisogna leggere tutto per capire qualcosa: questo me lo diceva mio padre quando avevo i calzoni corti ed è ciò che ora dico a mio figlio.
Concludo con una nota sui “cerchi” bersaniani.
E’ lapalissiano che il Pd rappresenta il catalizzatore del voto non di cdx, mettiamola così.
Altrettanto ovvio e politicamente logico che si cerchino non dico alleanze ma simpatie nel loro intorno, tra moderati di centro e formazioni a sinistra.
Bersani sa bene che la presenza di Di Pietro sta diventando ingombrante (De Magistris sta iniziando a smarcarsi) e sa altrettanto bene che la vocazione maggioritaria è destinata a nuovo fallimento, non ci sono i numeri.
Tesse reti di incontro, organizza trame a sostegno, di certo non prevede colpi bassi come l’ultimo di Veltroni/Vendola (CHE LI SI RITORCERA’ PESANTEMENTE CONTRO).
Bisogna valutare attentamente questi smottamenti ed esserci “dentro”: a stare sulla torre d’avorio in splendido ed incorrotto eremitaggio che benefici potrai avere? personali magari, ma non potrai far nulla che dispensare parole confortanti a qualcuno che ti viene a cercare ogni tanto.
Provare a osare, non dico in un accordo ” governativo” ma almeno spingersi un po’ oltre il “dichiarazionismo” che entusiasma subito per le belle parole ed il significato profondo di solidariertà ma poi svolazzano per aria implpabili e già dimenticate.
Preparate 4/5 punti cardine e programmatici seri e fattibili, per dare senso ad una proposta da presentare alle platee politiche ed elettorali.
Ottieni il duplice scopo di renderti immediatamente visibile, condivisibile, affidabile e votabile.
Se poi non ce ne frega nulla dei voti ma vogliamo ridurci a fare flanella tra noi, allora questa è un’altra storia che però non mi vedrà protagonista, in quanto mio desiderio è partecipare alla ricrescita morale e civile della nazione dopo la liberazione dal berlusconismo ed ai suoi mali addotti al sistema cosa che dubito molto si possa realizzare se non si combina qualcosa di buono tra noi.
Il fatto di continuare a dire e sostenere di essere ALTRO rispetto al sistema vuol dire (mio modestissimo ed umilissimo parere) tornare a vestire i panni degli indiani metropolitani degli anni 70, folkloristici e coloratissimi ma perfettamente inutili e come il peggior arredo urbano di una grigissima metropoli…e ottimi per qualche macchiettistica apparizione in qualche film off di quegli anni.
Non so voi ma ritengo che se si vuole contribuire a cambiare anche lentamente un sistema che si ritiene marcio, corrotto, profondamente ingiusto e anti democratico due sono le strade: o cerchi di entrarci e dall’interno provi ad apportare piccoli costanti miglioramenti e col tempo qualcosa cambia oppure passi direttamente alle vie di fatto… con tutte le conseguenze del caso…
A ri saluti rossissimi a todos los companeros!
A me non piace parlare con chi si cela dietro uno pseudonimo, caro militante romano. Che bisogno c’è? Ma so benissimo chi sei. E non mi stupisce il tuo commento. Livore e poca costruzione, la verità in tasca, e via così… abbiamo bisogno di umiltà, pazienza, volontà, lavoro. Buttare fango sui dirigenti non è uno sport utile. Le critiche costruttive sì. Ma quelle si fanno mettendoci la faccia. Che poi non hai nulla da perderci, perché è vero che il tuo circolo è un esempio di virtuoso lavoro ed è vero che tu fai molto. Peccato però quando intervieni così. Rovini tutto. Firmati! Ciao L***
Scusa Federica ma non hai capito niente!!
ne chi sono! ne cosa stò dicendo!!
e poi non ho offeso nessuno contrariamente a te!
Rileggi bene.
Saluti.
E chi avrei offeso?
Poi può anche darsi che non abbia capito. Resta la domanda: perché lo non firmarsi? E la chiudo qui.
Perchè a te che ti cambia se mi chiamo Luca, Aldo, Walter, Christian, Ciro, Andrea, Francesco o Carlo?
Te lo dico io che ti cambia, ti rimane piu facile etichettare e dare giudizi a seconda di chi scrive… invece uno deve essere laico e leggere i contenuti e quanto è scritto, piu che leggere chi scrive…
non trovi?
Care compagne,
cari compagni,
trovo senz’altro giusto che i compagni Salvi, Ferrero, Diliberto e i dirigenti del Pd abbiano subito smentito la “bufala” del “Corriere della Sera” circa le nostre candidature nella lista del Pd. Non farlo avrebbe potuto far intendere che “chi tace, acconsente” e, quindi, credere che ciò potesse essere vero.
Trovo incredibile, però, che chi scrive su questo blog – che ritengo un po’ più addentro nella politica della maggior parte della popolazione – abbia potuto pensare che ciò potesse avere un fondamento.
Mi sembra, finalmente, che la linea della FdS sia chiara (e spero che venga approfondita nel Congresso, che richiederebbe una accelerazione).
1) – Di fronte all’emergenza democratica, di fronte alla crisi del centro-destra, di fronte alla devastante crisi economica, con questa legge elettorale “porcellum” (perché non è da ritenere possibile la costruzione di una nuova maggioranza in Parlamento, quantunque Napolitano la cercherà secondo quanto prescrive la Costituzione e Bersani a Torino rivendichi un governo che la modifichi) occorre unire tutti, compreso il diavolo, per prendere un voto in più di Berlusconi e cacciarlo via dal governo.
2) – Cacciato che fosse Berlusconi dal Governo (non è detto che ci si riesca nonostante questa auspicabile, da parte di tutte le forze democratiche, ampia alleanza elettorale), non potremo certo condividere responsabilità di governo col Pd come massimo protagonista. Sappiamo, infatti, che esso proseguirebbe sulla linea liberista in continuità, fra l’altro, con la linea seguita dal centro-destra. Ciò accadrebbe, se pur con un poco più di attenzione ai problemi sociali, anche se a Premier venisse scelto Nichi Vendola, il quale potrebbe, tutt’al più, cercare di mitigare gli effetti negativi di quella funesta linea (meglio di niente?).
Se i nostri voti in Parlamento fossero determinanti, sono convinto che questa volta chi starà al governo dovrà tener conto del fatto che essi potrebbero cadere e far tornare Berlusconi. Quindi, questa volta cercheranno una mediazione seria con noi.
Cioè, riassumendo: alleanza elettorale anche col diavolo per battere Berlusconi allo scopo di ripristinare la democrazia e salvaguardare la Costituzione e niente responsabilità di governo. Utilizzare, invece, il Parlamento come tribuna per portare avanti la nostra linea.
3) – Ricordo a chi parla sempre di sinistra a prescindere dai comunisti che la sinistra in Italia era forte quando erano forti i comunisti e che praticamente la sinistra coincideva con i comunisti. Ergo…
C’è, però, da sconfiggere l’anticomunismo, che attualmente è imperante fra la popolazione a causa del fatto (oltre ai nostri errori e alla nostra litigiosità, tanto che mi vengono sempre in mente i polli di Renzo) che anche noi abbiamo avvalorato la cultura di destra, che ha potuto diventare egemone, parlando male di noi stessi (comunismo “novecentesco”, suicidio del Pci, crollo dell’Urss, ecc.).
Dovremo, con molta pazienza, ricostruire noi l’egemonia ripristinando la nostra storia da Marx in poi in modo da non apparire apologetici, ma obiettivi e, soprattutto, senza abiure: onesti!
Grazie dell’attenzione.
Cordiali e fraterni saluti a tutti da un comunista.
Gilberto Volta
Villanova di Castenaso, lì 13/09/2010
Dopo le tabelle sulle stime elettorali pubblicate ieri da Mannhaimer e Diamanti si evince che il dado è tratto.
Resto comunista dentro, me lo sento come una seconda pelle ma veder scomparso un simbolo e asteriscato inserito in “altri” sinceramente è deprimente.
Associatelo alla notizia/sputtanamento/gossipaggio contro Bersani e contro Ferrero e Diliberto apparsa sul Corriere del 10 settembre ed ecco che con due battute stronze gli ultimi residuali focherellini sono stati spenti.
Per carità, corriere=fiat e capiamo dove si vuole andare a parare.
Il dato di fondo però realisticamente è che PrcPdci/FDS sono destinate alla scomparsa se non si inventa qualcosa.
Ho il sentore di un prossimo ammainabandiera, sono molto depresso e sfiduciato.
Ma mi sembra che all’esterno non esca assolutamente nulla, non abbiamo più nulla da mostrare e da far ascoltare.
Continuiamo a parlarci addosso tra noi, a trovare mille arzigoggoli ed elzeviri mentre il mondo scappa via alla velocità del suono…
Ho paura che tra non molto il “comunismo” verrà consumato a livello hobbistico e ci troveremo ai giardinetti come carbonari, a parlare dei bei vecchi tempi quando bandiere rosse sfilavano nei cortei o sulle schede elettorali erano ancora stampati falce&martello…
Non so più come dirlo, ma urgono correttivi e cambi di rotta, l’iceberg sta arrivando (o non ce ne siamo proprio accorti ed è già arrivato e siamo noi i suonatori sul ponte….)
Caro Alessandro, scusami ma se pensi che l’ennesimo sondaggio-patacca o le propagande dei giornali dei padroni abbiano una qualche importanza o addirittura “spengono residuali focherellini”, sei proprio e completamente fuori strada.
Il Partito, e specialmente il PARTITO COMUNISTA, siamo noi. Ciascuno di noi e noi come collettivo. Siamo noi che ci siamo o non ci siamo, non le cazzate che continuiamo a leggere in giro. Anzi, una prima cosa utile e igienica sarebbe leggere un po’ meno le suddette cazzate, e lavorare di più e meglio. Noi, la nostra bandiera rossa la portiamo sempre nei cortei e nelle concentrazioni piccole e grandi, la porteremo anche nella grande euromanifestazione del 29 settembre a Bruxelles e la esponiamo nella nostra sede. Facciamo informazione con la nostra rivista AURORA. E siamo presenti e ci facciamo sentire, siamo conosciuti e riconosciuti sia localmente che internazionalmente.
E questo pur essendo “quattro gatti” di italiani all’estero in mezzo a un mare di altre mille nazionalità, lingue e culture diverse e in un territorio molto frammentato con quadri di riferimento molto variegati.
Figuriamoci allora quello che possiamo e dobbiamo fare in Italia. Ciascuno di noi. Tutti noi. Come avevo scritto commentando i dati provvisori del tesseramento, anche avendo solo ventimila iscritti, anche considerando solo 1 su 10 di questi come militanti veri e attivi, avremmo almeno 2000 compagni ciascuno dei quali può e deve fare la rivoluzione.
Lasciamo perdere quindi le cazzate propagandistiche e le depressioni, e mettiamoci a lavorare. Se ci crediamo veramente in quello che siamo e che facciamo, senza star dietro a chi ci vuole male e vorrebbe farci scomparire.
Saluti comunisti da Bruxelles
Caro Mario, non discuto del crederci o meno, discuto del fatto che purtroppo i “sondaggi patacca” come li chiami tu avvalorano da svariati anni (salvo scostamenti microdecimali, te lo concedo) la fotografia dell’esistente.
Purtroppo è un dato di fatto ed è inutile per snobismo politico alzare il mento e far le “fighe” dicendo di non crederci.
La mia seconda pelle è sempre rossa e sempre lo sarà, ma ciò non mi impedisce di cogliere i segnali esterni.
Rischiamo di far la fine dei polli di Renzo come scrive Gilberto Volta poco fa oppure dell’asino di Buridano o restare come l’ultimo giapponese nella jungla.
Comunque la giri non proprio una fine edificante…
Ti concedo (e l’ho scritto) che il Corriere ci è andato giù pesante – http://www.corriere.it/politica/10_settembre_10/meli_ferrero_diliberto_pd_389c3520-bca1-11df-bb9d-00144f02aabe.shtml – ma che io sappia non sono arrivate sullo stesso giornale le smentite di Ferrero di Diliberto: l’ho letto in lungo in largo ma la “succosa” notizia non trova albergo nella casa degli opinion leader lombardi.
C’è da dire che il mandante Veltroni non ha neppure avuto pudore di coprirsi troppo, la guerricciola interna per le prossime primarie è iniziata con uno sgambetto poco elegante da parte dell’ unto dalla vocazione maggioritaria.
Ciò non toglie che patacche o meno la realtà fotografata è circostanziata, potranno esserci diversità microdecimali ma la realtà ripeto è questa.
Continuare a comportarsi come se non esistesse è indice di scarsa intelligenza, politica e umana, di snobismo sterile e inutile, di scarsissima lungimiranza politica, di negazione dei problemi connessi ad una “fusione” in FDS che stenta a procedere.
Ti servano anche di magra consolazione le foto degli astanti alla Festa nazionale di Roma: sconsolante è dire poco…
Mi dirai : ma noi siamo i duri e puri, quelli che comunque vada ci siamo! Dobbiamo riannodare i fili con tutti coloro che sono andati via!
Ecco, bravo: riannodare i fili…ma caro mio, quelli (gli scappati a gambe levate) non li riacchiappi più! stanno benissimo con i DeMagistris i Vendola i grillini, la diaspora è partita da llo sciagurato bertinottismo è li’ il nostro “ground zero” e NESSUNO ha capito che li’ bisognava scavare e tirar fuori la nostra sepolta anima.
Il mondo lavorativo ha abbandonato il sindacato abbracciando Forza Italia e la Lega per disperazione, perchè gli han fatto credere che “lo straniero” era il nemico non il padrone che sfrutta lo sfruttato di turno.
Non lo han capito i sindacati se non Cisl e Uil che da anni si sono “alleati” a Contessa, traendone indubbi vantaggi.
Abbiamo fatto sbagli enormi e continuiamo a farli pensando di fare la cosa giusta: pervicacemente ed inconsapevolmente.
La dirigenza si bea dei siti e dei blog frequentati da noi soliti “quattrogatti”, guarda la pagliuzza e la trave in quel posto continuano a prenderla denunciando lo sporco gioco imperialista e capitalista del sistema confindustriale ecc. ecc.
Vedo poco dinamismo intellettuale, noto poco acume tattico e strategico: si pensa forse che la costituzione (ma si fa?…) della FDS risolverà come per incanto i nostri problemi.
Miei cari, togliamoci dalla testa che il “secondo cerchio” pensato da Bersani ci riporterà in cifra degna per avere qualche parlamentare in più e quindi dignità di rappresentanza.
Tempo fa scrivevo che la marcia è lunga e la meta ancora più lontana, non ritengo che sia cambiato nulla.
E il mio, badate, non è pessimismo, è cruda logica della realtà!
I compagni Andrea e altri che col loro impeto giovanile aprono discussioni e portano ventate d’aria fresca, se poi entrano anche fastidiosi spifferi che vogliono essere destabilizzanti chi se ne frega: lo spazio è libero sino a prova contraria e ben vengano aspri conciliaboli.
Non ci sarà riavvicinamento tra noi e loro, almeno non nell’immediato.
Lasciate sbollire le acque in politica si riassorbe tutto, prsino che Fini e Casini rifacciano la pace , persino che b. e Bossi si rimettano lingua in bocca dopo che questo aveva dato del mafioso all’altro (non proprio paroline affettuose..).
Invece di scassarci le palle a vicenda sul chi è più comunista di me, e sfoggiarne patenti di appartenenza giudico più interessante e costruttivo esortare il cdn del Prc e del Pdci a sbrigarsi nella costituzione della FDS, di renderci edotti su congressi -delegati regionali e provinciali, di tenerci informati sui siti e sul gioranle della nostra area di futuri accordi “politici” finalizzati alle eventuali prossime elezioni anticipate ecc.
A tal proposito occorrerà capire la manovra dei finiani alle prossime votazioni, avendo il nanetto confermato che il processo breve non farà parte del pacchetto fiducia: nessuno che abbia sollevato un piccolo ma significativo dubbio e cioè che tanto non lo avrebbero votato lo stesso e allora che novità è? brucia il culetto, eh?
Avrei visto di buon occhio un dinamismo rivolto ai prossimi casini che sfocieranno in protesta sociale quando parecchie migliaia di concittadini perderanno il posto di lavoro.
Proposte serie per fronteggiare malessere e dramma sociale di prossimissima vicinanza non se ne sentono nel “primo cerchio” del cielo mediatico.
Fa quasi più notizia lo sciopero dei calciatori, che eppur dicono di volerlo anche per difendere chi visibilità non ne ha: in fondo lottano anche loro contro la confindustria del pallone! e se l’Aic arriva a minacciarlo siamo messi proprio bene…
Caro compagno Alessandro,
continui a fare sempre lo stesso errore di fondo: confondi la realtà con la rappresentazione dei “Repubblica” e media vari padronali e a senso unico. Rileggi questo tuo ultimo messaggio: è quasi tutto gossip da pastone telegiornalistico, persino nel linguaggio, nelle espressioni, dove “fa notizia” quello che i soliti decidono che “faccia notizia”. “Realtà fotografata” dici? Ma quale realtà? Stai scherzando? Dov’è la realtà degli sfruttati dal lavoro, degli emarginati, degli invisibili che crescono sempre di più? Se vuoi metterla in senso elettorale, dov’è quella massa di popolo, ormai quasi la metà, che neanche vota più? I sondaggetti patacca e le loro “realtà”, tutto questo lo “fotografano”?
Noi Comunisti dobbiamo, dovremmo, avere ben chiaro che con tutta questa merda non abbiamo niente a che fare, che siamo ALTERNATIVI, che costruiamo una società, una cultura e delle pratiche DIVERSE e ANTAGONISTE. Fuori dagli schemi preconfezionati di chi vuol prolungare e consolidare lo schifo dell’esistente. Noi non cerchiamo un posticino in questo sistema: le conseguenze di tale errore l’abbiamo visto sia nei contenuti e concetto stesso del Partito (in caduta libera almeno dalla metà degli anni settanta, con la tragedia del “compromesso storico”), sia negli stessi risultati elettorali e nella nostra credibilità. Noi Comunisti, se lo siamo, siamo e saremo sempre ALTRO rispetto a questo. Non saremo mai “popolari” nei media borghesi, sempre ci attaccheranno, ci insulteranno, ci denigreranno o, direttamente, ci silenzieranno. Oggi nel fasciocapitalismo “morbido” come ieri nel fasciocapitalismo armato. Dal primo siamo usciti, dal secondo usciremo con ancora più forza. E dipende da noi, perché ripeto, il Partito siamo NOI, ciascuno di noi, e sarà quello che ciascuno di noi è.
Ma lasciamo perdere per favore lo star dietro alle grancasse propagandistiche. Lavoriamo noi casa per casa e persona per persona. Questo è quello che bisogna fare, altroché.
“Noi Comunisti, se lo siamo, siamo e saremo sempre ALTRO rispetto a questo. Non saremo mai “popolari” nei media borghesi, sempre ci attaccheranno, ci insulteranno, ci denigreranno o, direttamente, ci silenzieranno.”
Concordo dalla prima all’ultima riga.
Buon lavoro, compagni del Belgio!
Mi piacerebbe che rispondesse qualcuno a queste riflessioni(tipo Andrea,Mauo,Franco) …. partiamo dalle europee del 09,la FdS si pose come forza piu’ a sx di SeL che aveva con se l’impresentabile Psi di Nencini ….. e ando’ bene(nel senso che la FdS prese piu’ voti)nel novembre del 09 Vendola sembrava spacciato …….. risultato a oggi? La FdS si dichiara disponibile a un accordo anche con l’Udc per la costituione e invece Sel ci supera a sx dicendo mai con l’Udc e no a un nuovo Ulivo ….. paradossale no? ….. di Sel dicevamo che era una formazione di sx moderata e che poi Vendola sarebbe entrato nel Pd e su questi punti la FdS ha puntellato la sua strategia ….. alla luce dei fatti tutto sbagliato …. Vendola e’ il “peggior” avversario dell’immobilismo del Pd e di tutto il csx,a questo punto urge o no una correzione di strategia o no? dichiarsi disponibili a una collaborazione con Sel(non un scioglimento)sarebbe cosi nefasto? ….. ma rifletti su una cosa,a chi darebbe fastidio? … ai nostri elettori? ma se son gli stessi di qualche anno fa’!!bah! …… e poi sono curioso …. tu invece cosa faresti? Non pensi che 2 sinistre divise(2 sinistre SIMILI,PERCHE’ GLI ELETTORI SONO GLI STESSI!)siano un errore storico improponibile? ….. sarei curioso di una risposta e poi una curiosita’ onestamente secondo te oggi quanto vale in % la FdS e quanto Sel?
RICOSTRUIRE A SINISTRA: NO AL MOVIMENTISIMO PERSONALISTICO, NO ALLA GESTIONE OPPORTUNISTICA DEI CESPUGLI
Ricostruire a Sinistra: obbligatorio ed urgente.
Tanto più che, se vogliamo davvero (come non dovremmo fare) misurare lo spazio – tempo disponibile in relazione alle scadenze elettorali, probabilmente un poco di respiro lo abbiamo a disposizione: per adesso non ci sono né crisi di governo, né elezioni ( e di conseguenza, per i “fans”, neppure le primarie).
Quindi si può tentare di ragionare.
Partendo, una volta tanto, non dal quadro generale ( ritorneremo: un quadro generale disastroso e pericoloso) ma dalla sinistra in quanto tale, per quello che rappresenta, esiste e c’è nel complesso panorama del sistema politico italiano.
Abbiamo già annunciato due “no”, molto precisi: “no” al movimentismo personalistico attorno al quale si sta muovendo SeL; “no” alla gestione opportunistica della Federazione della Sinistra (d’accordo le voce di “accordicchi” sono state smentite, ma il rischio rimane tutto dentro il quadro imposto dalla necessità di stipulare alleanze in grado di fronteggiare, nella prospettiva, la grave crisi democratica in corso).
Due “no” e un “sì”: un sì che non dipende, appunto, dall’obbligatorietà imposta dalla crisi in atto, ma da una esigenza profonda, diremmo “storica”; quella di poter disporre, autonomamente, aprendo una riflessione di fondo, di una adeguata soggettività politica che rappresenti la grande tradizione dell’intera sinistra italiana e contemporaneamente si affacci al futuro senza concedere nulla alla logica dell’avversario.
Una logica che, attraverso il superamento della Costituzione Repubblicana sul piano dell’imposizione di un potere personale punta a restringere, sostanzialmente, i margini di libertà.
Se noi, sinistra (socialista e comunista, neo-azionista o ambientalista, di diverse tendenze, che sta nel PD, in SeL, nella FDS, nelle altre formazioni neo o post-comuniste e soprattutto fuori dall’impegno politico, tra i precari, i lavoratori sottoposti all’assedio quotidiano di una sempre meno accettabile materialità di vita, tra gli intellettuali marginalizzati) accettiamo, come sta nel gioco -ad esempio- delle primarie, il modello presidenzialistico allora accetteremmo quella strada di riduzione del rapporto tra società e politica, sul quale si base, tanto per non sfuggire ad un accenno alle questioni di carattere economico, l’assalto neo-liberista che risale all’inizio degli anni’80, i cui esiti sono sotto gli occhi di tutti e che, in Italia (assente l’Europa politica) si pensa di portare avanti in salsa populistica, da un lato, e attraverso lo smantellamento definitivo del quadro dato di relazioni sindacali dall’altro (quadro dato di relazioni sindacali già paurosamente arretrato e ridotto all’osso, con il ruolo di resistenza assunto dalle ultime categorie rimaste in piedi in CGIL, Fiom, Scuola, Funzione Pubblica ruolo che deve essere sostenuto e valorizzato fino in fondo, fino a farne l’asse portante di un pieno recupero di ruolo contrattuale della confederazione: anche qui senza concessioni ad altri modelli).
Il quadro complessivo che ci sta intorno può essere così definito, con una frase sola presa a prestito dal titolo di una relazione ascoltata nel corso di un importante convegno qualche mese fa, di “Decostituzionalizzazione della società italiana”.
Non proponiamo, beninteso, una “terza via” tra i due poli, entrambi negativi, che in questo momento stanno fronteggiandosi a sinistra: quello movimentista e quello della “residualità” dei cespugli.
Tanto più, lo ribadiamo ancora una volta, lo stato di cose in atto impone un serio ragionamento sulle alleanze politico – elettorali, attorno al nodo dell’analisi di una crisi che pensiamo di aver già descritto per sommi capi e che presenta aspetti di forte pericolosità per le istituzioni democratiche, per l’economia, per la convivenza civile, per il sistema di relazioni internazionali del nostro Paese ( L’Italia pare intrattenere ormai rapporto privilegiati con paesi che oscillano, secondo le definizioni di Eugenio Somaini – “Geografia della Democrazia”- tra le semidemocrazie soltanto elettorali ed i regimi autoritari “duri”).
No a “terze vie” e a mediazioni di “palazzo”,ma sì a un nuovo soggetto, al riguardo del quale credo che tutti dovrebbero mettersi a disposizione in umiltà, aprendo un confronto da svilupparsi prima di tutto nell’analisi delle forze e dei soggetti in campo.
Non siamo animati, beninteso ,da furia iconoclasta e pensiamo che occorra tempo e misura, frenando gli eccessi di ambizione (che, proprio perché confortati dai sondaggi, possono facilmente sbattere il muso contro la realtà) e di tatticismo.
Sarebbe utile avviare una serie di confronti di merito tra tutti gli interessati, a pieno titolo e con pari dignità, avendo consapevolezza che tutto il quadro fin qui costruito è provvisorio e che appare incerta, davvero, la chiusura della lunga “transizione italiana”, e che potrebbe anche trattarsi di una tragica chiusura.
Una “transizione italiana” che ha bisogno, invece, di terminare ripristinando i termini della democrazia parlamentare (non apriamo qui il nodo, indifferibile, di una nuova legge elettorale che dovrebbe essere proposta, a nostro avviso, muovendoci su di un impianto di tipo proporzionale).
Qualcuno, ben più autorevole di chi scrive queste note “affastellate” e un po’ “esigenzialiste” potrebbe prendersi l’incarico di svolgere il compito di punto di riferimento e di pensare allo sviluppo di qualche appuntamento di incontro e di riflessione (che fine ha fatto, ad esempio, il già annunciato “Forum della Sinistre”. Del resto qualche esempio, nell’estate, si è avuto: ultimo in ordine di tempo l’incontro dei socialisti di Volpedo).
Obiettivo, chiaro e tondo (e che non sta dietro l’angolo): un partito, un partito forte sul piano dell’identità (senza assumere, però, profili di “identità assoluta”) affermando una presenza che, pur nella contingente ristrettezza dei numeri affermi una propria prospettiva di egemonia sui contenuti, recuperi un ruolo sul terreno culturale, sia in grado di proporre una idea complessiva, generale di società alternativa, partendo dalla proposta di un forte “compromesso socialdemocratico” basato sul modello renano e sull’idea -appunto- di una Europa “politica” in grado di muoversi all’interno della competizione globale (senza eccessiva suggestioni retoriche, in questo senso).
Grazie per l’attenzione
Savona, li 12 Settembre 2010 Franco Astengo
Perchè Grassi non dice niente sugli attacchi di Veltroni, Fioroni e Vendola ai comunisti?
perchè Grassi è piu vendoliano di vendola, piu realista del re… i cosidetti “vendoliani” rimasti dentro al PRC sono quelli di Essere Comunisti, ancora non l’hai capito?
Ma sei parente dei terroristi.
Peccato avevo posto una serie di domande a Mauro ma ancora non ha risposto …. ci terrei,grazie
L’alleanza democratica, primo passo
di Alberto Burgio
su il manifesto del 11/09/2010
Paradossalmente, proprio in un momento tra i più desolanti della storia repubblicana appare più che mai evidente la funzione vitale della politica. La buona politica che cos’è, se non produzione di consapevolezza diffusa, a partire dalla quale assumere scelte razionali? Oggi gran parte della popolazione è incapace di comprendere la situazione in cui si trova. La macelleria sociale del governo e l’attacco dei padroni parlano chiaro, eppure il messaggio arriva sfocato. La «gente» è confusa, quando non succuba della propaganda della destra. Questa contraddizione è il segno dell’importanza della politica. E l’assenza di egemonia progressiva produce una situazione di stallo densa di gravi pericoli.
Di tale stato di cose sono responsabili tutte le forze democratiche, nessuna esclusa. Lo è anche la sinistra, in tutte le sue articolazioni. Per ciò che riguarda la sinistra di alternativa, avere dilapidato in pochi anni un grande consenso (abbondantemente superiore al dieci per cento ancora nel 2003, ai tempi dello scontro sull’art. 18 dello Statuto dei lavoratori) costituisce una responsabilità storica. Non ci si può limitare ad additare colpe altrui, che pure ci sono. Hanno pesato come macigni anche nostri errori marchiani. Abbiamo sopravvalutato la possibilità di evoluzioni progressive del quadro politico e sociale nella fase preparatoria dell’alleanza con Prodi (2005-6) e ripetuto (ancora nel 2008) lo sbaglio di considerare acquisiti consensi del tutto aleatori. Su tanti errori abbiamo il dovere di riflettere, a fondo e senza intenti polemici.
Ma la gravità della situazione (la destra è divisa e ferita, ma non ancora sconfitta) non consente di fermarsi a pur doverosi consuntivi. È necessario agire per liberare al più presto l’Italia da una «cupola» corrotta e corruttrice. E basta un minimo di buon senso per capire che il che fare? passa per la più vasta unità delle forze democratiche. Per questo la proposta rivolta dal segretario del Pd a «tutti quelli che» avversano la destra è un fatto di grande rilievo. Essa riapre il gioco, rovesciando lo schema veltroniano (bipolarismo e autosufficienza del Pd) che garantirebbe la permanenza sine die della destra al governo.
Le condizioni per una vasta «alleanza democratica» che presidi la linea del Piave della prima parte della Costituzione ci sono tutte e vanno sfruttate evitando di esasperare le divergenze che la ostacolano. Resta la domanda: la materia che essa affronterebbe (centralità del parlamento, conflitto di interessi, una legge elettorale rispettosa della composizione politica del paese) è sufficiente a chiudere i conti col berlusconismo? Alla sinistra di alternativa non interessa la condizione materiale di milioni di persone, fatta di poco salario e povertà, disoccupazione e precarietà, mancanza di case, agonia dello Stato sociale e della scuola pubblica, razzismo?
Non solo tutto ciò è vitale, ma non è possibile ignorare i pericoli di un’alleanza dimezzata, che accresce il rischio dell’inefficacia ed espone le forze della sinistra di alternativa all’accusa di badare soltanto alle proprie sorti elettorali. D’altra parte, siamo alle prese con un dilemma reale. Sino ai primi anni Ottanta la sinistra italiana (ed europea) era unanime nel ritenere che i beni e i servizi corrispondenti ai diritti sociali non debbano stare sul mercato. Poi la scena è cambiata. Ai più, che tutto si trasformi in merce è apparso garanzia di «modernità», il mercato (più o meno regolato) sembrando capace di «ottimizzare» in termini di sviluppo e di equità. Ignorare questo dato (alla base dell’attuale emarginazione sociale e politica del lavoro) sarebbe illusorio e ci riprecipiterebbe nel dramma vissuto ai tempi dell’Unione. Qualcosa però si può fare, oltre che fotografare le difficoltà esistenti.
La Seconda Repubblica è agli sgoccioli, si tratta di capire in quale direzione ne usciremo e di operare affinché il male non generi il peggio. Le forze democratiche hanno il compito di fare un bilancio di questi vent’anni e di trovare il modo di rimediare ai guasti maggiori, a partire da un’ingiustizia sociale incompatibile con la stessa coesione del paese. A questa riflessione potrebbero prendere parte, finalmente insieme, le forze di tutta la sinistra, riformista o anticapitalista che sia. Il segretario del Pd ha mostrato di avere bene in chiaro che il problema italiano non si risolve con la fine politica di Silvio Berlusconi. Il tema riguarda la composizione sociale del paese, i rapporti di forza sociali e politici e, in una parola, il modello di sviluppo. Discutere su tutto questo non implicherebbe convenire nei giudizi né, tanto meno, nelle strategie. Non basterebbe a trasformare l’alleanza democratica in un programma comune di governo per il quale non esistono i presupposti. Ma servirebbe a riconoscersi, superando le asprezze polemiche fini a se stesse. E potrebbe ridare respiro, oggi per domani, al tema dell’unità a sinistra, che resta oggettivamente un obiettivo vitale per le sorti di questo paese.
Presidiare la linea del Piave della prima parte della Costituzione?
Ah si’? E quando D’Alema e compagnia mandavano i bombardieri in Serbia eravamo nella Seconda parte della Costituzione?
Va bene, cercate l’accordo con il PD ma non sarà facile trovare l’argomento buono. Questo intanto è sbagliato.
Dal manifesto di oggi 11 settembre a proposito dell’articolo del Corriere di ieri
Daniela Preziosi
Nel Pd è caccia alle streghe Veltroniani e centristi contro il «pericolo rosso». E il Nuovo ulivo.Comunisti, basta la parola: e nel Pd esplode il putiferio. Nel campionario degli scontri mancava ancora la caccia al comunista. Da ieri c’è: un’intera paginata del Corriere della sera riferiva che il segretario Bersani, di soppiatto, ha dato mandato al suo sherpa Maurizio Migliavacca di stringere accordi con il Prc di Paolo Ferrero, il Pdci di Oliviero Diliberto e qualche altro cespuglio verde considerato troppo radicale per i palati democratici. E non si tratterebbe dell’ovvio mandato per discutere l’alleanza democratica che da qualche settimana agita i sonni di popolari, veltroniani e persino vendoliani (comunque non quelli di Silvio Berlusconi, al momento).L’idea, riferisce il Corriere, è che a rossi-rossi e verdi-verdi venga offerto qualche strapuntino nel listone democratico. In modo che nessuno, amici o nemici, possa dire che il Pd imbarca un partito comunista. Inutilmente perché, scrive ancora il quotidiano, su questa possibilità si è già scatenata l’ira di Veltroni e degli ex dc. Bersani e Ferrero smentiscono di buon mattino. Migliavacca esclude «categoricamente» che vi siano stati «accordi politici su candidature e voti con Ferrero e Diliberto». Idem Filippo Penati, braccio destro del segretario. Anche dai comunisti smentite secche. Tutta l’intenzione di aderire alla alleanza democratica, assicurano Ferrero, Diliberto e Cesare Salvi, ma nessuna candidatura nelle liste Pd. «Non ce lo ha mai proposto il Pd e non lo abbiamo mai proposto noi. L’idea è così assurda che non è mai venuta in testa a nessuno». Fra l’altro la candidatura dei comunisti sotto il tricolore Pd difficilmente conserverebbe un qualche appeal nella nicchia di elettorato falcemartelluta. Tant’è, la notizia, che non sta un gran ché in piedi, scatena l’ira di dio nel Pd, oltre a quella di Veltroni già annunciata dal Corriere. L’ex segretario mira a far saltare il banco di tutta l’alleanza pensata da Bersani, troppo simile alla vecchia e sconfitta Unione.Le smentite non bastano a fermare i siluri. Gli ex ppi calcano la mano: è «molto grave anche solo la voce di un accordo con Diliberto», dice il democristianissimo Lucio D’Ubaldo. «Evidentemente si confonde, da parte di qualcuno, il nuovo Ulivo con il nuovo Pci. Dovremmo addirittura legittimare la presenza nei nostri paraggi di ex terroristi». E sì, perché la «notizia» contiene anche una coda velenosa: Ferrero, racconta il Corriere, starebbe per assumere come portavoce un giornalista del manifesto, ex brigatista. Il Prc smentisce. E comunque che c’entra con le alleanze? Niente, ma fa brodo: dopo i fischi a Schifani alla festa di Torino, il fumogeno a Bonanni, per sostenere la nuova unità nazionale – stavolta senza i comunisti – mancava solo un ex br sul conto delle aperture a sinistra.I veltroniani incassano la smentita e preparano la rivolta contro il Nuovo Ulivo e l’alleanza a due cerchi. I centristi Pd intervengono tutti: risorgono i teodem, dicono la stessa cosa di sempre: che così «il Pd è morto». Durissimo l’editoriale di Europa, ieri già in pagina: «Ferrero e Diliberto, l’elettorato li ha lasciato fuori dal Parlamento, i responsabili di due anni di Vietnam del governo Prodi». Il messaggio «ai moderati» orientati verso il centrosinistra è, secondo Europa: «Non votateci, noi stiamo bene con Diliberto». E infine: «Il Pd lo fa a dispetto di Vendola e forse per indebolirne le chances nelle primarie». E anche qui, la cronaca necessita di un supplemento di memoria: intanto il governo Prodi, almeno l’ultimo, è stato tirato giù dai voti di Mastella. Quello precedente, nel ’98, si è abbattuto contro il Prc di Fausto Bertinotti, padre nobile di Sel. Fatto sta che se il più fortunato leader del centrosinistra Romano Prodi poteva godere del «fattore C» (culo, sempre per la cronaca), Bersani deve fronteggiare il «fattore K», la pregiudiziale anticomunista, che rischia di uccidere sul nascere il suo Nuovo Ulivo. Ieri il segretario dell’Udc Lorenzo Cesa l’ha detto in apertura della festa a Chianciano: «Non siamo interessati ad alleanze con il Pd se prima non risolve il nodo dei suoi rapporti con la sinistra estrema». Poco importa che l’Udc governa il Piemonte già in alleanza con i comunisti, tutti, quelli di Vendola e quelli di Ferrero. Rutelli gli ha fatto eco, dichiarandosi pronto a un’alleanza centrista, beninteso che escluda i pericolosi estremisti, stavolta includendo nel gruppo anche l’Idv di Di Pietro.Insomma, dopo la polpetta avvelenata del Corriere, Bersani, domenica pomeriggio, dovrà trovare le parole, ma soprattutto la proposta politica capace di riportare pace in un’alleanza che ancora non è nata e sembra già finita. Missione impossibile, almeno sulla carta. Anche perché, oltre ai ‘paletti’ dei centristi, anche le componenti di sinistra al momento litigano.
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Da Liberazione di oggi 11 settembre la replica all’articolo del Corriere della Sera di ieri
di Vittorio Bonanni
Siamo ormai all’assurdo se un giornale, e non uno qualsiasi ma il primo quotidiano nazionale, pubblica una notizia palesemente falsa. Stiamo parlando della pagina 13 del Corriere della Sera di ieri intitolata “Ferrero e Diliberto nelle liste pd, l’ira di Veltroni”. Secondo il quotidiano di via Solferino Maurizio Migliavacca, coordinatore della segreteria, sarebbe stato incaricato da Pier Luigi Bersani non di stringere un’alleanza elettorale, ma addirittura di presentare dentro le proprie liste candidati del Prc e del Pdci con il fine di eleggere una ventina di deputati tra Camera e Senato. Un’operazione grave quella del quotidiano milanese prima ancora che dal punto di vista politico da quello deontologico, visto che a quanto pare i diretti interessati non sono stati neanche ascoltati. Naturalmente la reazione degli esponenti della Federazione della sinistra non si è fatta attendere.
«La notizia secondo cui il sottoscritto e Diliberto si candiderebbero all’interno delle liste del Pd – dice furente il segretario del Prc – è falsa e destituita di ogni fondamento. Non ce lo ha mai proposto il Pd e non lo abbiamo mai proposto noi. E’ così assurda che nonostante la fantasia non difetti non è mai venuta in testa a nessuno. Resta il fatto che noi comunisti o veniamo ignorati o denigrati». Per l’ex ministro della Solidarietà sociale «è incredibile che tutto venga ridotto a poltiglia e a gossip perdendo di vista una cosa fondamentale: la necessità di cacciare Berlusconi perché finché sta in piedi demolisce non solo la Costituzione ma ogni elemento della vita democratica». Ferrero torna sull’alleanza democratica, unico accordo realizzato con Bersani, unica intesa «che può battere Berlusconi mentre è del tutto evidente che ci sono giornali e parti di partito che puntano esattamente alla stessa cosa che dice Veltroni, cioè che il Pd corra da solo. Con l’unico risultato di far vincere Berlusconi ancora una volta».
Per Cesare Salvi, portavoce della Federazione della sinistra, «gli anni di esperienza politica ormai non sono pochi – dice l’ex ministro del Lavoro – ma mi è difficile ricordare una notizia pubblicata con tanto rilievo e priva però di qualsiasi fondamento. Che Ferrero e Diliberto si candidino nelle liste del Pd non solo è una cosa del tutto falsa ma nasconde un’operazione che è quella di spostare a destra il partito di Bersani e l’asse delle ipotizzate alleanze e stroncare la forza di sinistra più coerente che in questo momento è la Federazione».
Nel tentativo di screditare ulteriormente Rifondazione, la Federazione e, infine, lo stesso Bersani che con queste forze vorrebbe fare alleanze così strette da cooptare i loro dirigenti nelle liste delle prossime elezioni, il Corriere tira in ballo anche il terrorismo, ovvero Francesco Piccioni, ex brigatista, da molti anni collaboratore de il manifesto, che secondo il giornale diretto da Ferruccio de Bortoli, starebbe diventando il portavoce di Ferrero. Il quale smentisce nel modo più assoluto: «Per quanto riguarda Piccioni – precisa il segretario del Prc – dopo aver pagato il suo pesante debito con la giustizia, è oggi giornalista de il manifesto che conosco da anni. Non è dipendente di Rifondazione Comunista ne è in procinto di diventarlo. Non è il mio portavoce ne è in procinto di diventarlo, così come non ha alcun incarico a Rifondazione Comunista. Mi dispiace – conclude Ferrero- che dopo i casi Boffo e Fini continui l’uso delle relazioni tra le persone a fini di distruzione politica».
Naturalmente l’operazione giornalistica del Corriere, ma meglio sarebbe chiamarla opera di killeraggio politico, ha scosso anche il principale partito di opposizione, dove gli avversari di Bersani hanno chiesto addirittura la convocazione degli organismi dirigenti, malgrado Migliavacca, coordinatore della segreteria, abbia smentito «categoricamente che vi siano stati accordi politici, confronti su candidature e voti con Ferrero e Diliberto. Sono informazioni – ha aggiunto il dirigente democratico – destituite da ogni fondamento». Reazione altrettanto dura da parte di Filippo Penati, capo della segreteria politica che stigmatizza quelle che definisce «veline infondate costruite ad arte e fatte circolare con sapienza per suscitare zizzania e manipolare il dibattito interno del Pd. Trovo paradossale che si chieda la convocazione degli organismi dirigenti del partito sulla base di informazioni di questo tipo». Insomma un quadro disarmante quello che emerge dopo la trovata del Corriere, che trasforma anche dentro il centro-sinistra il confronto politico in una lotta all’arma bianca dove vince quello che conosce meglio i colpi bassi.
Ho visto che lunedì davantio alle scuole ci saranno presidi del PRC e di SEL che distribuiranno dei volantini. Ho letto i volantini, simili ed efficaci. Li prenderò (e li diffonderò) tutti e due. Una considerazione: iniziativa simile, concetti uguali, … io scelgo di stare con SEL. Tra chi pretende la modifica o la cancellazione di norme protestando e chi ne pretende la modifica o la cancellazione proponendosi alla guida del governo, scelgo la seconda. Perchè sperare che le cosi cambino con la (sacrosanta) protesta (o al massimo con l’appartenenza ad un assurdo secondo cerchio governativo) e non invece con l’assunzione del coraggio x proporsi a capo del governo? Sapete x tanti anni abbiamo protestato (giustamente) e neanche al governo per i numeri esigui abbiamo mai ottenuto molto. occorre pretendere il timone della nave, essere più ambiziosi e lottare x pretendere di governare e cambiare questo paese rispetto al cdx e al centro sinistra fin qui conosciuto. Ha ragione Valentini sul suo blog a che serve (e a me precario) a che serve garantirsi una rappresentatività in parlamento? A poco e poi non è un gran bella trovata (ma a Ferrero sic questo piace essere e x questo l’elettorato lo punirà pesantemente) ciao, scusate la crudezza…spero che il compagno Grassi rifletta molto su quanto sta accadendo.
Della serie “esserci o farci, questo è il dilemma” e siccome stamattina il giochetto scolaretto maestrina mi intriga, le rispostine da seconda elementare provo a dartele io, con la speranza che ti aiutino a ritrovare la strada di casa, che mamma Sel ti aspetta.
“Una considerazione: iniziativa simile, concetti uguali, … io scelgo di stare con SEL.”
Non ne dubitava nessuno.
“Tra chi pretende la modifica o la cancellazione di norme protestando e chi ne pretende la modifica o la cancellazione proponendosi alla guida del governo, scelgo la seconda.”
Alla guida del governo mi propongo anch’io ed anche alla guida dell’Onu. Non c’è motivo per cui tu non possa scegliere me.
“Perchè sperare che le cosi cambino con la (sacrosanta) protesta (o al massimo con l’appartenenza ad un assurdo secondo cerchio governativo) e non invece con l’assunzione del coraggio x proporsi a capo del governo?”
Come sopra ed anzi, io sono ancor più nuova ed intraprendente. Ho deciso, mi assumo il coraggio di propormi a capo della galassia.
“Sapete x tanti anni abbiamo protestato (giustamente) e neanche al governo per i numeri esigui abbiamo mai ottenuto molto. occorre pretendere il timone della nave, essere più ambiziosi e lottare x pretendere di governare e cambiare questo paese rispetto al cdx e al centro sinistra fin qui conosciuto.”
Sono assolutamente d’accordo. Forza corsari, mettiamoci le bende, infiliamoci gli uncini ed andiamo all’arrembaggio.
Quindici uomini sulla cassa del morto,
oh-yo!
E una bottiglia di rum per conforto.
“Ha ragione Valentini sul suo blog a che serve (e a me precario) a che serve garantirsi una rappresentatività in parlamento? A poco e poi non è un gran bella trovata (ma a Ferrero sic questo piace essere e x questo l’elettorato lo punirà pesantemente) ciao, scusate la crudezza…spero che il compagno Grassi rifletta molto su quanto sta accadendo.”
Al valentino andai
a te pensai
questa poesia ti portai.
Ed appurato che Ferrero sic, è brutto e cattivo, in attesa che l’elettorato lo sculacci e lo metta dietro la cattedra, non dimenticare di portarti appresso i toto, gli anto e tutta la compagnia.
Ah, dimenticavo… carissimi saluti all’ex compagno Nichi.
@ Aldo, precario della scuola. Spero che tu non sia un’insegnante: Sarei davvero deluso di sapere che gli insegnanti di “sinistra” abbiano raggiunto questo livello. Sono ex insegnante e quando la “sinistra” ha preso a governare la scuola mi sono reso conto che sarebbe stata una catastrofe.Perciò non sono stato affatto entusiasta e non ho scelto di assecondarla. Vediamo i fatti di governo?
Bassanini ha aperto la strada ai presidi manager e alla “loro” autonomia. Risulta o no che dopo quei provvediemnti i “dirigenti scolastici” sono diventati dei piccoli podestà a tutto danno della democrazia e della partecipazione, con lo svuotamento sostanziale degli organi collegiali?
Berlinguer(Luigi) ha preso a finanziare le scuole private, violando persino la costituzione,e, col pretesto del merito individuale, ha introdotto fra gli operatori scolastici un livello di competizione così feroce che si è smarrito persino il senso di appartenenza alla categoria. Non mi rischio a parlare di classe. E tutto il merito e la competizione si fondano su quei progetti assurdi,il più delle volte avulsi dal contesto dei contenuti didattici e pedagogici, che hanno ulteriormente aggravato il degrado della scuola.
Su Vendola, la quintessenza della sinistra governante, vai a vedere cosa sta combinando nel campo della sanità in Puglia. Visita il sito Italia TerraNostra per avere un’idea di come la compromisisone coi poteri forti- e il cattolicesimo imprenditoriale e manageristco è uno di questi- possa comportare lo smantellamento della sanità pubblica a favore di quella privata. Esattamente la stessa cosa che fa l’attuale centro destra.
E’ facile farsi ammaliare dalle chiacchiere e dalle belle parole- Berlusconi docet. Ma, a meno che il senso critico sia stato defitivamente espunto dalle coscienze, chi ancora crede nell’aiuto della ragione dovrebbe riflettere prima di scegliere.
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Segnalo un’iniziativa di “Marx XXI” ad Ancona (domenica, 12 settembre)
ecco si è svegliato mauro con il solito bollettino sulle iniziative (belle x carità) sui tempi che furono. A proposito Mauro, mi dici a quando un seminario su Andropov? Io ne sto preparando uno dal titolo la scrivania di Togliatti, Relaziona Diliberto sulle sue caratteristiche e la sua perfetta conservazione.
Quale sottile “ironia”!
Sempre per il tema “i nostri interlocutori”.
questo è un sondaggio ispo….
SEL 4,5%
FDS 2,1%
IDV 6,3%
PD 26,7
FLI 6,7%
lega 11,5%
PDL 29,7
questo mi sembra molto più veritiero di altri…anche se sappiamo che i sondaggi non ci azzeccano mai…siamo più o meno intorno al risultato delle regionali…ma la dirigenza della FDS e di PRC si deve impegnare maggiormente per fare conoscere le nostre pèosizioni e i nostri programmi….dobbiamo arrivare al 3% come obiettivo minimo…bisogna dardi da fare e velocemente…bisogna creare un programma alternativo e autonomo dal PD dicendo che faremo parte della alleanza per battere berlusca…ma bisogna essere chiari che non ci sono partecipazioni al governo…la FDS si deve muovere e fregarsene un po’ di vendola e del PD deve pensare un po’ a se stessa…deve migliorare…deve darsi maggiormente da fare…e subito…maggiore visibilità…in qualunque modo ma maggiore visibilità….
Per la prima volta accade che una componente che si e’ scissa dal Prc ottiene piu’ voti,non accadde con i Comunisti Unitari nel 95,una scissione da 13 deputati,con il Pdci,Pcl e Sc.Pra accade con Sel.Credo sia un reale campanello d’allarme su cui riflettere.
Al compagno Grassi Vorrei porle qualche domanda,so che in questi giorni si e’ riunito il consiglio naz. della FdS,e’ stata decisa la data del congresso?E alti particolari come scegliere il nuovo simbolo,la sede del congresso e come sara’ eletto e quanto durera’ l’incarico di portavoce(No assoluto all’attuale sistema a rotazione)quale sara’ la platea,nel senso ma alla fine quanti iscritti hanno il Pdci e Salvi e Patta? ….. e i fondamentali(per farla davvero esistere sta’ FdS nei territori) incarichi di portavoce a livello reg. e prov. quanto dureranno? insomma un po’ di notizie e’ possibile averle?o non sono proprio all’ordine del giorno?bah! …. e una curiosita’ che sta’ accadendo tra il Prc e il Pdci in calabria? c’e’ da preoccuparsi? e infine ma questa assemblea di settembre promossa dal “Il Manifesto” che fine ha fatto? Sperando in una risposta grazie anticipatamente
Avete visto il video del nuovo profeta della sinistra? CHE PENA STA MUMMIA. Mamma mia, quanta pochezza. A proposito, so che è portavoce…..cioè spiegatemi, sono un senza tessera ma di sinistra. Questo è il mio portavoce? Grossa parola portavoce. Più prudenza compagni con le parole. Sono impegnative ed oggi a noi ci serve non un portavoce del nulla….ci serve una voce che con coraggio spezzi questi partiti e questo clima.
P.s.: a proposito, il Salvi è stato nomianto portavoce x i suoi trascorsi al governo (inconcludente) x il suo passato nel PDS (era tra i più accaniti anti comunisti) x il suo passato dalemiano (servo) x il suo flirt con Folena (altro bel personaggio) x le sue proposte in materia di giustizia al senato (?) x il suo passato da capogruppo al senato con i DS (pensate un pò uomo di piunta dei DS) o per la sua odierna inutilità (non lo vuole nessuno e si permette di dirsi portavoce di socialismo 2000/3000 – non penso che se ne sia accorto qiualcuno di questa sigla….già già…sigla)?
Ma ti pagano per sputare fiele?
lascia stare Mauro non ti preoccupare delle offese che riceviamo. Pensa invece che stasera a Paesana – cuneo c’erano almeno 45/50 persone ad ascoltare Ferrero……ha fatto un comizio in tre lingue….non ci ha capito un cazzo nessuno….ma è stato un bel ridere. Bisogna stringere i denti ed andare avanti NON ARRENDERSI MAI. Hasta la victoria, hasta siempre, saluti comunisti, saluti a pugno chiuso, W lenin e Mao.. e se poi ci uniamo tutti e decidiamo di sfidare Vnedola alle primarie con uno dei nostri, non so…un Augusto Roccji, un Fosco Giannini, un Belotti, una Eleonora Forenza, un Pegolo, una Barbarossa chiunque di noi…..faremo vedere i sorci verdi a Nichi e a tutti i rinnegati e traditori di SEL. E po guardati il video di Grassi a Savona. Guarda il personaggio seduto accanto….ti rarà chiaro di che pasta siamo fatti.
anto fai ridere…stai zitto…non sai fare altro che insultare…per me salvi è molto meglio di vendola…
Beh visto che qualcuno quasi e’ felice dei sondaggi che danno la FdS a meno del 2% forse sarebbe meglio fare una precisazione ….. alle scorse regionali la FdS ha preso una media del 2,8% e 620000 voti che da soli a livello nazionale(ipotizzando una affluenza da elezione politica)farebbero quasi il 2% …. quindi secondo i sondaggi nelle altre 6 regioni la FdS dovrebbe prendere 0 voti! un po’ improbabile! …. anzi considerando che in sardegna alle scorse prov. la FdS ha preso il 3,6% e 25000 e considerando che in sardegna per le politiche votano non piu’ di 1.000.000 elettori sarebbe comunque un 2,5% certo.In piu’ va considerato che sul risultato delle regionali pesa tantissimo il dato della Lombardia e soprattutto della Campania ….. se in Campania e Lombardia si prendessero i voti che la FdS ha preso alle Europee si puo’ puntare per le eventuali politiche a un appena sufficiente 3%,quindi il doppio dei sondaggi,bene no? ….. ma a cosa servirebbe? ……. a niente! serve qualcosa di piu’ di una FdS al 3%,serve una sola “SINISTRA”
Premesso che si tratta di sondaggi (neutrali?), chi è felice? C’è qualcuno che ha espresso la propria felicità per i miseri risultati attribuiti dai sondaggi (ripeto, neutrali?) alla Fds in questo blog?
Ho la netta impressione, invece, che gli unici a rallegrarsi del sondaggio (coltivando la speranza del flop della Fds) siano proprio i fan di Vendola, come te.
x Mauro…RISPONDI E SE ANCHE FOSSI AL 5%? Qui il problema è capire che vuoi fare? Siamo al punto che in quest’Italia della precarietà, del politichese, del populismo, dell’arrivismo, dello stallo, dell’immoralità nessuno può tirare a campare, nessuno può giocare. Noi, tu x primo….Nichi non aggiusterà i guasti dell’Italia, ha però posto il problema della guida del governo. se avete una proposta migliorativa avanzatela…sennò fondate un club x reduci o finissimi teorici. Una cosa però: chi non è interessato alla sfida x la guida del governo è un’ipocrita se è (o è stato, vero Ferrero, vero Salvi?) interessato a qualche posto di sottogoverno compresa la rappresentatività con la storia dei due cerchi tirata fuori dagli strateghi di Fds e PD. Vi piace prendere in giro? eh Mauro ti piace militare in questa sinistra eh?. IMBECILLE
Perchè dovrei rispondere ad un arrogante provocatore(la cui dimensione morale è data dal fatto che manco ci mette la firma), la cui insipienza si traduce in insulti gratuiti?
Tieniti il tuo Vendola e non rompermi i…
Mauro Gemma
Comagno Grassi, sono questi i tuoi interlocutori?
Calmi,calmi …. non ci insultiamo in fondo siamo sempre tutti di sinistra ….. comunque Mauro vorrei porti qualche domanda per capire quale e’ la strategia,le prospettive e cosa accadra’ per te in futuro alla FdS,a Sel e ecc. …. partiamo dalle europee del 09,la FdS si pose come forza piu’ a sx di SeL che aveva con se l’impresentabile Psi di Nencini ….. e ando’ bene(nel senso che la FdS prese piu’ voti)nel novembre del 09 Vendola sembrava spacciato …….. risultato a oggi? La FdS si dichiara disponibile a un accordo anche con l’Udc per la costituione e invece Sel ci supera a sx dicendo mai con l’Udc e no a un nuovo Ulivo ….. paradossale no? ….. di Sel dicevamo che era una formazione di sx moderata e che poi Vendola sarebbe entrato nel Pd e su questi punti la FdS ha puntellato la sua strategia ….. alla luce dei fatti tutto sbagliato …. Vendola e’ il “peggior” avversario dell’immobilismo del Pd e di tutto il csx,a questo punto urge o no una correzione di strategia o no? dichiarsi disponibili a una collaborazione con Sel(non un scioglimento)sarebbe cosi nefasto? ….. ma rifletti su una cosa,a chi darebbe fastidio? … ai nostri elettori? ma se son gli stessi di qualche anno fa’!!bah! …… e poi sono curioso …. tu invece cosa faresti? Non pensi che 2 sinistre divise(2 sinistre SIMILI,PERCHE’ GLI ELETTORI SONO GLI STESSI!)siano un errore storico improponibile? ….. sarei curioso di una risposta e poi una curiosita’ onestamente secondo te oggi quanto vale in % la FdS e quanto Sel?
Io spero che l’ex “comunista” Vendola, sia rimasto almeno di sinistra, con qualcosa dell’idea comunista,
e su questa speranza, vorrei che vinca le primarie nel Pd (se si fanno, e se si fanno io lo voterò senz’altro, (alle primarie, si intende!)), chissà che non riesca a spostare la politica destrorsa del Pd un po’ più a sinistra, il carisma non gli manca, chissà, potrebbe anche farcela, e sarebbe già qualcosa.
Allo stesso tempo mi piacerebbe che i comunisti, tutti, si coalizzassero in un unico elemento politico, e quest’unico elemento si coalizzasse se possibile con tutti coloro che sono a sinistra del Pd, cominciando dal Idv, per avere una maggiore forza d’opposizione, sia nei confronti del Pd, che del Pdl, ed anche per avere una prospettiva di Governo, ma non con Sel, proprio per la speranza sopra citata, e solo per quello.
Anche questo sarebbe un modo di muoversi in due direzioni.
mauro guarda che questi (anto & C.) sono 3 o 4 mentecatti che girano su vari blog a dire sempre le stesse cose…..mi chiedo che facciano nella vita ora che “la zuppa di una volta” è finita…..
anto sei proprio un cretino….
COMPAGNO GRASSI E’ CON QUESTA GENTE CHE BISOGNA PARLARE E UNIRCI????NO GRAZIE….
rafforziamo la FDS invece che fare continue fusa a SEL che poi o ci insulta o non ci caga…
http://www.aporrea.org/actualidad/n165190.html
A proposito di sondaggi, quello delle imminenti elezioni in Venezuela, che dovrebbero stare a cuore di tutti i comunisti e i progressisti del mondo.
L’alleanza tra Partito Socialista Unito e Partito Comunista è data al 52,6%
Sondaggio Il Fatto Quotidiano
Pdl+lega – 44
(pdl – 29,9)
(lega 14,1)
Futuro e liberta – 4,3
Udc – 6,3
Api – 1,9
Pd+Idv – 33,9
(pd – 27)
(idv 6,9)
Fed sin – 1,6
Sel – 4,5
Radicali – 0,2
Grillo – 2,1
La destra – 0,4
Pensionati – 0,2
Altro 0,6
E il Berlusconi, il re dei sondaggi che dice?
Sondaggio Sky Tg 24
Pdl – 30,6
Futuro e Libertà – 5,3
Lega Nord – 11,7
Movimento per l’autonomia – 0,7
La destra – 1,7
Udc – 6,0
Pd – 26,9
Idv – 7,1
Prc+pdci – 1,8
Sel – 3,2
Movimento 5 stelle – 1,3
Alleanza per l’italia – 1,7
Radicali – 0,7
Altri – 1,3
Mi concedo una cattiveria gratuita: oh, ma che fine ha fatto la grande e magnifica e progressiva “assemblea della sinistra unita” per settembre…?
Non sarà che certo nervosismo del tipo Grassi insofferente per i “tormentoni”, Burgio che accusa di “settarismo” chiunque pensi con la testa e non con le “narrazioni”, e cose del genere, deriva dal fatto che il tanto famoso “appello per l’unità della sinistra” l’hanno firmato in quattro gatti…?
Cattiveria gratuita, scusate
Anche te te le vai proprio a cercare, eh ?!?
Lo ricordate lo slogan del 68? Quello che suonava STAMPA, NON BERE!
Vale in questo caso, con la “bufala” riguardante la presunta candidatura nel PD di Ferrero e Diliberto. Come vale anche quando i media addomesticati, che strumentalizzano alla grande le inclinazioni provincialistiche di gran parte dei loro lettori, costruiscono l’opinione sulle più diverse situazioni del mondo. Faccio l’esempio di Csstro, i cui rilievi autocritici sull’attuale situazione cubana, a ben vedere e a opinione dei più preparati analisti, vanno in realtà letti come consenso alla linea di aggiustamento della politica economica portata avanti attualmente dal Partito Comunista Cubano (diretto dal fratello Raul), che guarda con attenzione alla lezione dell’esperienza socialista cinese. Ebbene, tutto ciò viene fatto passare addirittura per “liquidazione” del socialismo e come “abiura” di un’intera vita di rivoluzionario. E potrei citare decine di questi esempi (uno fra tanti, il modo superficiale come si affronta la questione dei “diritti umani” e i cedimenti, più o meno espliciti, alla sciagurata tesi dell’ “imperialismo umanitario”), che trovano orecchie attente, purtroppo, anche tra militanti (e dirigenti) della sinistra italiana, spesso pronti a proporsi come “cassa di risonanza” (anche nei siti e nei giornali più insospettabili).
E’ amaro constatare come appartenenti alla sinistra possano immediatamente assumere come “oro colato” le (più o meno raffinate) mistificazioni dell’apparato manipolativo del sistema. Lo stesso che oggi fa il tifo anche per Nichi Vendola.
Non sarebbe forse più serio approfondire le questioni, studiando, leggendo e riflettendo, piuttosto che correre dietro a qualsiasi “stronzata” viene diffusa da chi è interessato a vedere scomparire definitivamente dal nostro paese chiunque abbia ancora l’ardire di proporsi l’obiettivo della fuoruscita dal capitalismo, tenendo alta la bandiera dei comunisti?
Mauro Gemma
Forse la “bufala su Bersani-Ferrero-Diliberto crea scompiglio perchè, pur essendo magari non vera, risulta però (a differenza della “notizia” su Fidel) credibile e/o possibile per molti compagni…
Resta il fatto che di “bufala” si tratta.
In quale buco nero si sta infilando la Federazione della Sinistra?
Contropiano
“Ferrero e Diliberto in lista, l’ira di Veltroni scuote il Pd” titola oggi un lungo e velenoso articolo del Corriere della Sera firmato da Maria Teresa Meli. L’articolo è evidentemente commissionato da chi vede con aperta ostilità l’ingresso di candidati della FdS dentro la coalizione dell’Ulivo nel caso di elezioni politiche anticipate. Il problema è che da questi fatti – rivelati e confermati anche da un articolo comparso su La Stampa di martedi 7 settembre – la prospettiva, l’identità e la credibilità della Federazione della Sinistra esce tutt’altro che rafforzata, al contrario rafforza l’idea che l’obiettivo della FdS è solo quella della sopravvivenza parlamentare piuttosto che quello di riavviare e rifondare un senso comune, un progetto politico, una priorità del conflitto sociale nel dna della sinistra alternativa in Italia. E’ una idea di profonda subalternità della FdS al PD quella che emerge da queste notizie. Noi abbiamo in mente un progetto radicalmente diverso da quello che leggiamo in questi articoli . Nei giorni scorsi abbiamo reso pubblico un documento che ne spiega motivazioni e indicazioni per i prossimi mesi (vedi in fondo).
Vediano cosa scrive oggi il Corriere della Sera in alcuni passaggi significativi.
“Il fatto è questo: Pier Luigi Bersani ha incaricato Maurizio Migliavacca di tessere i rapporti con i cespugli (Verdi, Socialisti, Prc e Comunisti Italiani) in vista delle prossime elezioni politiche, con lo scopo non di stringere un’alleanza elettorale, bensì di presentare direttamente nelle liste del Pd un gruppo di esponenti di queste forze politiche. Ad allarmare una fetta del partito è l’indiscrezione secondo cui questo patto è stato già siglato con Oliviero Diliberto e Paolo Ferrero. E un patto di questo tipo, secondo i veltroniani, snaturerebbe il Pd. Si parla di un accordo che prevede una decina di parlamentari del Prc e del Pdci eletti nelle liste del Partito democratico. Soprattutto deputati, perché i vertici di via del Nazareno ritengono che il Senato, dopo il voto, potrebbe diventare determinante: lì non è affatto scontato che Silvio Berlusconi ottenga la maggioranza. E allora mandare a Palazzo Madama esponenti di due partiti che hanno già annunciato la loro decisione di non entrare in nessun governo sarebbe controproducente: complicherebbe la partita del Pd al tavolo di un eventuale esecutivo «altro» con Pier Ferdinando Casini. Già, perché l’intesa prevede anche questo: che la sinistra possa non entrare in un futuribile governo. E la cosa rende ancora più inquieti i veltroniani che vedono svanire definitivamente il progetto originario del Pd. In cambio, Paolo Ferrero e Oliviero Diliberto voteranno alle primarie per il candidato del Partito democratico, cioè, per il segretario Pier Luigi Bersani. Il che, sia detto per inciso, non costa molto né al leader del Prc né a quello del Pdci, visto che l’altro candidato sarà quel Nichi Vendola con cui sono entrambi in pessimi rapporti. Veltroni, per opporsi a questa operazione, ha mandato avanti Minniti, Verini e Tonini a chiedere «che si riuniscano al più presto gli organismi collegiali di partito, a partire dalla Direzione Nazionale», perché «bisogna definire tutti insieme quale linea politica, ed eventualmente elettorale, tenere». Quel che più allarma l’ex leader del Pd è che non vi sia stata neanche la solita smentita di rito: segno che si è veramente molto avanti nel progetto del Nuovo Ulivo, che altro non sarebbe se non un Partito democratico allargato ai cespugli. Con Vendola invece una simile operazione è più difficile. Basta sentire quel che dice il governatore della Puglia: «Ferrero, Diliberto e Nencini hanno bisogno dell’ombrello protettivo del Pd, noi no».
Tre giorni fa un articolo su La Stampa firmato da Fabio Martini riportava testualmente:
“Una stretta di mano tra compagni vale più di un accordo sottoscritto davanti al notaio. Venerdì 27 agosto poche ore dopo aver lanciato la proposta del “Nuovo Ulivo”, il leader del Pd Pier Luigi Bersani ha avuto due colloqui. Con Paolo Ferrero, leader della Rifondazione comunista e con Oliviero Diliberto, segretario del Pdci e ad entrambi ha spiegato come ha in mente di rimetterli in gioco: nel caso molto probabile in cui la legge elettorale non dovesse cambiare, il Pd è pronto a stringere una alleanza elettorale con i due partiti comunisti, che a loro volta però dichiareranno di non voler partecipare ad un (eventuale) governo di centrosinistra.
Una proposta che Ferrero e Diliberto hanno sottoscritto immediatamente: per il loro elettorato tornare al governo è vissuto come uno spauracchio, ma rientrare il prima possibile in Parlamento è invece una sorta di panacea per due partiti che finanziariamente sono sull’orlo del collasso. Quasi tutti i funzionari sono stati messi in cassa integrazione, il quotidiano «Liberazione» è a rischio di chiusura a breve, Paolo Ferrero si è autosospeso il contributo-stipendio e si è rimesso a lavorare alla Regione Piemonte. E che i due partiti comunisti gradiscano assai il patto proposto loro dal Pd lo dimostra il fatto che, senza fare accenno al patto con Bersani, Paolo Ferrero abbia subito diffuso una dichiarazione favorevole: «Condividiamo la proposta di dar vita ad un’Alleanza democratica per sconfiggere Berlusconi».
Un’intesa che non è stata formalizzata e non lo sarà fino a quando non si entrerà nella stagione elettorale. Soltanto allora si entrerà nei dettagli e si studieranno gli escamotages, a cominciare dal più serio: i comunisti, ammesso e non concesso che la sinistra vinca le prossime elezioni, pur stando fuori, appoggeranno l’eventuale governo? Per ora una ideale stretta di mano è sufficiente, ma l’effetto di questo patto informale equivale ad una piccola rivoluzione copernicana: rimette in gioco due partiti con i quali il Pd aveva deciso di non allearsi più in nome della opzione riformista e dell’abbandono di ogni tentazione massimalista.
Una scelta assunta prima delle Politiche del 2008 e dopo la quale i partiti comunisti hanno subito tre batoste elettorali consecutive. Ma Bersani, letti e riletti i dati elettorali, si è deciso a fare la prima mossa. In base ad un calcolo pragmatico. Certo, Prc e Pdci (ora riuniti nella Federazione della Sinistra) negli ultimi 4 anni hanno drasticamente ridotto il proprio peso elettorale. Nel 2006, anno della vittoria dell’Unione di Prodi, il Prc era stato votato da 2 milioni e 300mila elettori (pari al 5,8%), mentre al Pdci erano andati 884mila suffragi, il 2,3%. Totale l’8,1%.
Ma nel 2008, dopo una partecipazione al governo vissuta con senso di colpa e senza mai rivendicare i risultati ottenuti (ritiro delle truppe dall’Iraq, abolizione dello «scalone»), si era determinato un tracollo elettorale e il cartello della Sinistra Arcobaleno (Verdi compresi) aveva ottenuto 1 milione e 124 voti, tutti assieme precipitando al 3,1%. Subito dopo, Nichi Vendola aveva lasciato Rifondazione, fondando la Sel, mentre i comunisti più radicali avevano proseguito la discesa elettorale, ottenendo il 3,4% alle Europee 2009 e il 2,7% alle Regionali 2010. Ma al Pd hanno fatto i conti: la somma dei voti dei comunisti «buoni» e di quelli «cattivi» supera il 6% e persino nel terribile 2008, soltanto con metà di quella percentuale, il centrosinistra avrebbe conquistato diverse regioni andate al centrodestra, compreso il Lazio, col suo ricco «premio».
Una domanda viene spontanea: ma in quale buco nero si sta infilando nuovamente la Federazione della Sinistra?
vabe se credete anche a quello che dice oggi il corsera?! ……
Scusatemi, ma se invece di continuare a blaterare sul blog, uno stà con Grassi, l’altro stà con Ferrero, uno c’è l’altro non c’è…..ci sono due partiti e due associazioni che assieme a chi ci stà vogliono fare la FdS!
Bene! E se incominciassimo a fare i congressi di base della FdS non sarebbe meglio?? e se qualcuno mi spiegasse come li faremo questi Congressi di base? e dove li facciamo ? e chi li certifica? io mi faccio il mio a casa ed eleggo due delegati alla Provincia di Milano? o si vuole fare come con l’acobaleno?? i congressi li fanno solo i dirigenti a tavolino, ma quali dirigenti? quelli vicini a Ferrero, quelli vicini a Grassi?? qelli vicini a Patta o quelli vicini a Salvi??
Compagni……sob!
Alberto Viscardo Galante
Prc Sesto San Giovanni ( ex Stalingrado d’Italia e si capisce anche il perchè….ex…..)
http://www.corriere.it/politica/10_settembre_10/meli_ferrero_diliberto_pd_389c3520-bca1-11df-bb9d-00144f02aabe.shtml
Ferrero e Diliberto in lista,
l’ira di Veltroni scuote il Pd
ROMA – I veltroniani Marco Minniti, Giorgio Tonini e Walter Verini chiedono la convocazione di una Direzione nazionale. Gli ex popolari di Beppe Fioroni mordono il freno. Nel Pd si è aperto un vero e proprio «caso». Che, come diceva l’altroieri Walter Veltroni ai suoi, riuniti in fretta e furia in mattinata, rischia di minare «la ragione fondativa del partito».
Il fatto è questo: Pier Luigi Bersani ha incaricato Maurizio Migliavacca di tessere i rapporti con i cespugli (Verdi, Socialisti, Prc e Comunisti Italiani) in vista delle prossime elezioni politiche, con lo scopo non di stringere un’alleanza elettorale, bensì di presentare direttamente nelle liste del Pd un gruppo di esponenti di queste forze politiche. Ad allarmare una fetta del partito è l’indiscrezione secondo cui questo patto è stato già siglato con Oliviero Diliberto e Paolo Ferrero. E un patto di questo tipo, secondo i veltroniani, snaturerebbe il Pd.
Si parla di un accordo che prevede una decina di parlamentari del Prc e del Pdci eletti nelle liste del Partito democratico. Soprattutto deputati, perché i vertici di via del Nazareno ritengono che il Senato, dopo il voto, potrebbe diventare determinante: lì non è affatto scontato che Silvio Berlusconi ottenga la maggioranza. E allora mandare a Palazzo Madama esponenti di due partiti che hanno già annunciato la loro decisione di non entrare in nessun governo sarebbe controproducente: complicherebbe la partita del Pd al tavolo di un eventuale esecutivo «altro» con Pier Ferdinando Casini. Già, perché l’intesa prevede anche questo: che la sinistra possa non entrare in un futuribile governo. E la cosa rende ancora più inquieti i veltroniani che vedono svanire definitivamente il progetto originario del Pd.
In cambio, Paolo Ferrero e Oliviero Diliberto voteranno alle primarie per il candidato del Partito democratico, cioè, per il segretario Pier Luigi Bersani. Il che, sia detto per inciso, non costa molto né al leader del Prc né a quello del Pdci, visto che l’altro candidato sarà quel Nichi Vendola con cui sono entrambi in pessimi rapporti. Veltroni, per opporsi a questa operazione, ha mandato avanti Minniti, Verini e Tonini a chiedere «che si riuniscano al più presto gli organismi collegiali di partito, a partire dalla Direzione Nazionale», perché «bisogna definire tutti insieme quale linea politica, ed eventualmente elettorale, tenere». Quel che più allarma l’ex leader del Pd è che non vi sia stata neanche la solita smentita di rito: segno che si è veramente molto avanti nel progetto del Nuovo Ulivo, che altro non sarebbe se non un Partito democratico allargato ai cespugli. Con Vendola invece una simile operazione è più difficile. Basta sentire quel che dice il governatore della Puglia: «Ferrero, Diliberto e Nencini hanno bisogno dell’ombrello protettivo del Pd, noi no».
In questo contesto si è aggiunto un altro elemento di preoccupazione per la minoranza del partito: la decisione di Ferrero di prendere a lavorare con sé l’ex brigatista Francesco Piccioni, che ora lavora al Manifesto. Piccioni, nome di battaglia Michele, partecipò all’assalto alla sede del comitato regionale della Democrazia cristiana in piazza Nicosia, a Roma, che si concluse con l’uccisione di due rappresentanti delle forze dell’ordine. Ex brigatista non pentito (dal carcere rivendicò politicamente, in quanto militante delle Br, gli attentati a Gino Giugni ed Ezio Tarantelli), ha scontato la sua pena, e adesso dovrebbe aiutare Ferrero, il quale inizialmente avrebbe voluto dargli il ruolo di portavoce. Il segretario di Rifondazione ha poi dovuto soprassedere per motivi di opportunità e ora vuole affidargli un ruolo importante, ma più in ombra. Anche questa notizia ha già fatto il giro dei palazzi della politica ed è giunta alle orecchie di più di un esponente del Pd. Facile immaginare le reazioni. Altrettanto facile prevedere che quello delle alleanze sarà uno dei primi ostacoli che Bersani dovrà affrontare.
Maria Teresa Meli
PD: PDCI “NESSUNA TRATTATIVA TRA BERSANI E DILIBERTO”
ROMA (ITALPRESS) – “In merito all’articolo del ‘Corriere della Sera’ per
l’elezione, nelle liste del Pd, di una decina di parlamentari di Prc e Pdci,
si precisa che lo scenario riportato da Maria Teresa Meli e’ del tutto
inventato. Non c’e’ mai stato nessun incontro e nessuna trattativa tra il
segretario del Pd, Pierluigi Bersani, e il segretario del Pdci, Oliviero
Diliberto”.
E’ quanto si legge in una nota diffusa dall’ufficio stampa del Pdci. “La
notizia appare il frutto di un duro scontro interno al Pd – continua la nota
- mentre e’ destituita di ogni fondamento.
Cio’ che preoccupa maggiormente e’ che notizie simili servano a dividere il
campo delle forze democratiche, progressiste e di sinistra mentre in questi
giorni occorre il massimo dell’unita’ possibile contro la destra piu’
pericolosa d’Europa”.
PD: SMENTITA INTESA CON FERRERO E DILIBERTO, MA ACQUE AGITATE =
(AGI) – Roma, 10 set. – La bomba e’ scoppiata con un po’ di ritardo ma la
deflagrazione sta scuotendo il Pd. Qualche giorno fa era cominciata a
circolare la voce, diffusa da un quotidiano, di un’intesa gia’ fatta tra il
segretario Pier Luigi Bersani e i leader di rifondazione Paolo ferrero e dei
comunisti italiani Oliviero Diliberto, in vista di possibili elezioni
anticipate. Immediatamente erano insorti i veltroniani chiedendo al leader
del Pd di convocare subito una direzione nazionale per discutere di
alleanze. Ma oggi, dopo che la notizia e’ stata ripresa in bella evidenza
sul Corriere della sera, da largo del Nazareno sono arrivate le smentite.
“Smentisco categoricamente le notizie su un presunto accordo tra Bersani,
Ferrero e Diliberto”, ha dichiarato in una nota Filippo Penati, capo della
segreteria politica di Bersani, che non ha risparmiato ai veltroniani.
“Trovo paradossale che si chieda la convocazione degli organismi dirigenti
del partito sulla base di informazioni di questo tipo”, ha detto.
Sulla stessa linea Maurizio Migliavacca, coordinatore della segreteria.
“Smentisco categoricamente che vi siano stati accordi politici, confronti su
candidature e voti con Ferrero e Diliberto. Sono informazioni destituite di
ogni fondamento”, ha detto.
A negare l’intesa e’ stato anche Cesare Salvi, portavoce della Federazione
della sinistra. “La posizione politica della Federazione della Sinistra
(della quale PRC e PdCI fanno parte insieme ad altri) e’ quella di
concorrere, con proprie liste, all’alleanza democratica costituzionale
proposta dal Pd”, ha ricordato. “Del tutto infondato e’ altresi’ che la
Federazione abbia deciso di sostenere la candidatura di Bersani alle
primarie”, ha aggiunto, “se e quando le primarie si faranno, la Federazione
della Sinistra decidera’ quale comportamento tenere”.
Smentisce anche il Pdci. “Non c’e’ mai stato nessun incontro e nessuna
trattativa tra il segretario del Pd, Pierluigi Bersani, e il segretario del
PdCI, Oliviero Diliberto”, si legge in una nota diffusa dall’ufficio stampa.
“La notizia appare il frutto di un duro scontro interno al Pd, mentre e’
destituita di ogni fondamento”, si sottolinea, “cio’ che preoccupa
maggiormente e’ che notizie simili servano a dividere il campo delle forze
democratiche, progressiste e di sinistra mentre in questi giorni occorre il
massimo dell’unita’ possibile contro la destra piu’ pericolosa d’Europa”.
(AGI) Sab (Segue) 101217 SET 10
PD:FIORONI, INTESA CON PRC-PDCI RISCHIEREBBE FAR SALTARE PROGETTO =
(AGI) – Roma, 10 set. – La notizia di un’alleanza del Pd con rifondazione
comunista e i comunisti italiani e’ stata smentita, ma la sola ipotesi trova
la netta contrarieta’ di Giuseppe Fioroni. “Non commento una notizia
smentita”, ha tenuto subito a sottolineare l’ex ministro interpellato
telefonicamente, “ma a nessuno all’interno del Pd puo’ pensare di candidare
esponenti di rifondazione comunista o dei comunisti italiani nelle liste del
Pd perche’ questo potrebbe fare saltare il progetto stesso del partito
democratico”.
La storia poi e’ maestra. “Alleanze con questi soggetti politici,
ricordando anche le esperienze precedenti, mettono a repentaglio il profilo
riformatore del Pd e minano ogni ipotesi di alleanze con i moderati di
Casini e Rutelli”, ha spiegato Fioroni.
Niente, ha insistito, nemmeno un’intesa “contro o per battere qualcuno puo’
giustificare alleanze non credibili davanti agli elettori”, ha insistito.
(AGI) Sab 101301 SET 10
PD: VERINI-TONINI-MINNITI, BENE SMENTITE,CHIEDIAMO DIREZIONE
(V. PD: PENATI, INFONDATE NOTIZIE ACCORDI CON…DELLE 10.10) (ANSA) – ROMA,
10 SET – ‘Siamo davvero felici della smentita da parte di Penati delle
notizie su un accordo tra Bersani, Ferrero e Diliberto. E ancor piu’ del suo
carattere categorico’. Lo dicono i deputati veltroniani Marco Minniti,
Giorgio Tonini e Walter Verini a proposito delle smentite arrivate dalla
segretaria del Pd sulle indiscrezioni di stampa che parlavano di un accordo
tra Bersani e Diliberto e Ferrero che prevederebbe un pacchetto di deputati
di Prc e Pdci nelle liste del Pd con in cambio un sostegno delle due forze
al segretario Pd alle primarie.
‘Ci permettiamo solo di osservare – aggiungono – che se questa smentita
fosse stata tempestiva, quando all’inizio della settimana la notizia e’
uscita con grande evidenza su un autorevole quotidiano nazionale, ci saremmo
risparmiati alcuni giorni di discussione inutile e dannosa nel e sul
centrosinistra e si sarebbe impedito a chiunque, per usare le parole di
Penati, di manipolare il dibattito interno al Pd’. ‘Siamo invece sorpresi
- concludono – che Penati consideri paradossale la richiesta, da parte
nostra, di un confronto dentro gli organismi dirigenti, che ci sembra
dovrebbe far parte della fisiologia di un partito democratico: un confronto
che e’ divenuto tanto piu’ necessario e urgente dopo il moltiplicarsi di
ipotesi e di proposte, spesso anche assai diverse tra loro, sulla strategia
che deve seguire il Pd, da parte dei massimi vertici del partito’.(ANSA).
PD. PENATI: ACCORDO CON PRC E PDCI? NOTIZIA INFONDATA
(DIRE) Roma, 10 set. – “Smentisco categoricamente le notizie su un presunto
accordo tra Bersani, Ferrero e Diliberto”. Cosi’ Filippo Penati, capo
segreteria politica di Pier Luigi Bersani, per il quale “stupisce che
possano trovare credito veline infondate costruite ad arte e fatte circolare
con sapienza per suscitare zizzania e manipolare il dibattito interno del
Pd.
Trovo paradossale- chiude Penati- che si chieda la convocazione degli
organismi dirigenti del partito sulla base di informazioni di questo tipo”.
Pd, Grassi: Non ceda alle tentazioni del serpente
Roma, 10 SET (Il Velino) – “La tentazione e’ forte.
Poter contare alle primarie sul voto di gruppi politici come Verdi,
Socialisti, Prc e Comunisti italiani, affascina il segretario del Pd
Bersani, che ha il non facile compito di far crescere il Partito e portalo a
diventare maggioranza nel Paese. Bisogna, tuttavia, fare attenzione al
serpente tentatore, perche’ se si mangia il frutto proibito inevitabilmente
ci saranno conseguenze dolorose da sopportare”. Lo afferma Gero Grassi,
vicepresidente della commissione Affari Sociali della Camera dei deputati.
“Si ipotizza un ingresso nelle liste del Pd di politici come Diliberto o
Ferrero, schierati da sempre nella sinistra radicale. Meglio sarebbe
stringere con loro accordi, permettendone l’ingresso in coalizione,
lasciando ad ognuno l’autonomia decisionale che muove certamente da
ideologie differenti, che possono in taluni casi coincidere, in altri
stridere. Inserire nelle liste del Pd esponenti politici fortemente
sbilanciati a sinistra, significherebbe snaturare la natura del Partito
democratico, nato dalla fusione di forze politiche moderate e democratiche.
Ad ogni azione corrisponde una reazione e non si puo’ non tener conto anche
del fatto che Ferrero ha deciso di lavorare in sinergia con l’ex brigatista
Francesco Piccioni. Nulla da eccepire dal punto di vista umano, sul
reinserimento lavorativo di chi ha scontato la sua pena ed ha tutto il
diritto di tornare ad avere una vita serena, ma e’ altrettanto comprensibile
che pezzi importanti del Pd si sono sempre schierati dalla parte delle
vittime, avendo visto sacrificare uomini straordinari come Aldo Moro,
Vittorio Bachelet, Piersanti Mattarellaà e difficilmente oggi accetterebbero
di condividere percorsi di crescita politica, con chi e’ stato dall’altra
parte della barricata e non si e’ mai pentito. Il Pd e’ un partito aperto,
certo, ma ha le sue radici da salvaguardare ed una rotta da mantenere salda.
Levare le vele e aprire il porto a tutti, potrebbe sortire l’effetto
contrario a quello desiderato. Ben vengano le alleanze, ma non si commetta
l’errore commesso da Adamo ed Eva. Non si ceda alle tentazioni, senza
pensare alle conseguenze future”. (com/udg)
PD: BOSONE “NO ALL’INTESA CON LA SINISTRA RADICALE”
ROMA (ITALPRESS) – “L’ipotesi di accordo, in vista di prossime elezioni
politiche, che aprirebbe le porte e le liste del PD alla sinistra radicale
(Prc e Pdci) porrebbe fine al progetto del Partito democratico”. Lo afferma
il senatore Pd, Daniele Bosone.
“È indispensabile un ripensamento in sede di Direzione nazionale: non si
puo’ portare a termine un patto in sordina che snatura il partito, ne mina
le fondamenta e che comunque non verrebbe capito dagli elettori. Il PD deve
recuperare il proprio progetto politico originario e la propria capacita’ di
rivolgersi alla parte moderata del Paese, contendendo l’elettorato al
centrodestra sulla base di un nuovo patto sociale. È invece opportuno -
continua Bosone – che alla sinistra del PD si organizzi, come puo’ ben fare
Vendola, un’area politica che aggreghi le espressioni della cultura
post-marxista, dando vita a un partito moderno e di Governo con il quale il
Partito democratico possa eventualmente allearsi. L’intesa con la sinistra
radicale, di contro, creerebbe un vulnus e costituirebbe un grave errore da
un punto di vista politico. La trascorsa esperienza del Governo Prodi -
conclude Bosone – dovrebbe far riflettere sui possibili scenari che
potrebbero venirsi a creare e sulla imprescindibilita’ di una unita’ di
intenti che possa essere proficua per il bene comune del Paese”.
(ITALPRESS).
Se la notizia dell’accordo per una presenza di esponenti della FdS direttamente nelle liste del PD fosse confermata saremmo alla dimostrazione, l’ennesima, di una sinistra che, dopo la prevedibile disfatta dell’Arcobaleno, appare ancora totalmente priva di progetto, stretta tra il movimentismo populista della maggioranza di SEL (a proposito perchè , al congresso,non si possono presentare mozioni diverse?) che ha bisogno di un “unto del signore” e l’autoconservazione di alcuni, davvero lo si può dire, esponenti del ceto politico. Ricordando, ancora, come tutti costoro siano stati i protagonisti della già citata disfatta dell’Arcobaleno, da una parte e dall’altra. C’è da chiedersi perchè non ci sia la capacità politica di distinguere tra l’emergenza democratica che richiede un discorso serio sulle alleanze politiche (prima ancora che elettorali: tra l’altro rispetto alle elezioni è evidente che si sta discutendo del nulla)e dell’autonomia progettuale ed organizzativa di una sinistra concreta, radicata socialmente, nella prospettiva di essere presente anche nelle istituzioni recuperando consenso sulla base di precise opzioni programmatiche. Grazie per l’attenzione Franco Astengo
Adesso si entra addirittura nelle liste del PD per tornare in Parlamento? se vero vi lascio immediatamente, meno male non facciamo l’alleanza organica!!! vergogna
DEVO RIPETERMI X VIA DEGLI INUTILI ZUCCONI CHE PARLANO DI TUTTO TRANNE DEL 1,5% A CUI CI DANNO I SONDAGGI (ANDRBBE MALE ANCHE SE CI DESSERO AL DOPPIO AL 3%) E POI PERCHè SI FLIRTA CON IL PD X QUALCHE POSTICINO (CHE TRISTEZZA). SVELGO NICHI, NON SONO INTERESSATO AL DIRITTO ALL’ESISTENZA.
BURGIO, GRASSI SVEGLIATEVI….CONTO SU DI VOI, NON POTETE CONTINUARE A STARE IN QUESTO GIOCO DELL’IMBRANATO E SUBDOLO FERRERO. VI PREGO!!!! FATEVI SENTIRE
Fa un pò specie vedere questo sito vissuto dai soliti 15/20 affezionati dibattersi su formule, orgogli, postarsi documenti di semi sconosciuti o articoli della pravda liberazione…e così via. Si può avere anche ragione, sicuramente avrete molte ragioni. Ma la cosa impressionante (x un comunista è proprio impensabile) è (per orgoglio di partito o congressuale sic) non vedere quello che sta accadendo nel nostro popolo. A torto o a ragione comunque ha scelto Nichi Vendola. Non ha scelto sel o il pd, magari non vota da anni….ma ha scelto Nichi. E la cosa allucinante è la risposta di Ferrero che contyesta a Nichi il tentativo di non riconoscere ( e far sedere Salvi e qualche mummia al tavolo dell’eventuale governo o coalizione – nell’idea del secondo cerchio). Quello lì (anche sbiciolando orgogli e prassi) sta tentando una cosa assolutamente nuova x la sinistra – cioè lanciare la sfida x il governo alla destra e togliendola al PD e qui ci si lamenta di stare fuori da 7/8 posti di deputato? Ragazzi siamo impazziti? La folla di Torino era straripante (io c’ero). Non tutti erano d’accordo con Nichi…ma il punto non è più questo. Il punto è trovare la giusta connessione con un popolo che è stanco della destra e percepisce il csx vecchio e inadeguato. Come fate a rimanere indiffereenti davanti alla prospettiva che si apre e che è indipendente dai vostri deliberati e documenti vari? INSPIEGABILE.
P.S. Grassi ha ragione quando dice che certi comportamenti e certe scelte hanno contributo allo sfarinamento della sinistra. Hanno colpe tutti anche NICHI….ma soprattutto a Chianciano Grassi che non seppe leggere il futuro prossimo pensando innanzitutto di salvare l’icona del nome e dei simboli senza pensare con chi e in quale contesto avrebbe dovuto governare quel partito già celebralmente morto. Vedo ora che Burgio fa delle interessanti rielaborazioni della fase. Spero che Grassi voglia umilmnete e utilmente tuffarsi nel campo aperto da Nichi x tentare qualcosa di più della difesa di una identità e peggio di una sopravvivenza. Forse x riscattare il popolo, x introdurre il cambiamento dobbiamo rinunciare a noi stessi
Qualcuno, cioè Grassi, sa dirmi come stanno le cose in Puglia dove c’è come assessore nientepocodimenoche Maria Campese, grassiana d.o.c e responsabile nazionale ambiente prc? Giuro non è per amore di polemica, ma voglio capire perchè in Sicilia siamo contro gli inceneritori e in Puglia- dove co-governiamo- li costruiamo. La coerenza tra dire e fare vale anche per noi o la dobbiamo pretendere solo dagli altri?
Cosa c’è realmente sotto la corsa a Vendola? I compgn*, ed anche gli elettori, hanno il diritto di sapere. Altrimenti, ha ragione Grillo.
Isabella AntonacciSeptember 9, 2010 at 11:57pm
Oggetto: Inceneritori di rifiuti: follia vendoliana
Inceneritori di rifiuti: follia vendoliana
http://www.facebook.com/l/aa2c56Oly0w764V8DXkrOywVQSg;www.italiaterranostra.it/?p=6790
Faccio un appello a tutti i cittadini di Capitanata, la situazione è realmente critica, il nostro territorio è in pericolo e con esso le nostre vite.
Se questi impianti saranno realizzati sarà la fine per tutti!
Non aspettatevi un aiuto dalla politica locale, vi posso assicurare che sanno ma non prenderanno mai posizioni perchè gli interessi sono molto alti.
Spetta a noi difenderci, non possiamo delegare nessun altro, è tempo di unire le forze, non pensate di riuscire a cambiare le cose restando seduti comodamente davanti al PC, qui è tutto virtuale, se vogliamo un futuro migliore per i nostri figli dobbiamo lottare nel mondo reale.
Vi invito a divulgare il + possibile queste notizie, LA GENTE DEVE ESSERE INFORMATA, volantini, conferenze, bisogna fare il possibile!!
A breve organizzeremo una conferenza a Borgo Incoronata, vi invito a partecipare e ad aderire ai vari comitati di lotta.
Isabella Antonacci
Davvero siamo contro gli inceneritori di rifiuti? Io invece sono contro i forni a microonde e le macchine fotografiche (che, com’è noto, ti rubano l’anima quando sei fotografato).
Parlando seriamente: una parte dei rifiuti non può essere riciclata, e va bruciata o accumulata nelle discariche. Siamo favorevoli alle discariche?
Ma dove mai siamo contro agli inceneritori!! a parole e nei convegni poi guarda dove governiamo con il PD : Toscana, Emilia etc allora si che inceneriamo!!!
@ Metallo, Enrico e Grassi&Co.
Siccome non sono un bigotto, non mi scandalizzerei se sciegliessimo di essere per gli inceneritori, magari come estrema ratio. Basta dirlo.
Il punto è un altro: che diciamo una cosa e ne facciamo un’altra( v. anche No Tav) Ma in questo modo chi volete che ci prenda sul serio? E poi ci meravigliamo che Grillo prenda tanti voti, in Piemonte come in Emilia? Ma questi strateghi nazionali lo capiscono o no che la gente con una certa coscienza civile e politica non può essere più presa per il culo? Poi abbiamo anche il dramma di non avere un leader carismatico. Siamo a posto. Quanto potranno resitere ancora i/le compgn* in questa palude?
Qualcuno di voi ha sentito la Bindi ieri sera su La7?
ma di che stiamo parlando? già ci hanno escluso, sia dall’ipotesi alleanza Ulivo 2, sia da alleanze per battere Berlusconi.
Si buttano su Casini che vogliono anche al Governo, regalandogli qualche ministero.
E noi stiamo ancora qui a parlare di come battere Berlusconi? e li invitiamo a Parlare alla festa della FdS a Roma?
Facciamogli una sola domanda a Bersani quando salirà sul palchettino della Festa: “Bersani, perchè invece che annientare la Destra state annientnando la Sinistra?”
Dopo di chè chiediamo ai dirigenti di FdS: “Perchè state annientando la Sinistra insieme a Bersani?”
I sondaggi ci danno all’1,6 % annamo bene..
Parlate Parlate!!!
http://www.lernesto.it/index.aspx?m=77&f=2&IDArticolo=19659
Festa do Avante: una festa di popolo
di Francesco Maringiò
l’Ernesto Online del 09/09/2010
È difficile quantificare i partecipanti alla festa de l’Avante, l’organo del Partito Comunista Portoghese, che si è tenuta dal 3 al 5 settembre ad Amora, un cittadina alla periferia di Lisbona lambita dal fiume Tejo. Per tre giorni le strade dell’ampia area dove si svolge la Festa straboccavano di gente, in larga parte giovani, molti dei quali affollavano i campeggi contigui alla festa, organizzati dalla Gioventù Comunista Portoghese.
Chi si è inoltrato nei pressi della festa i giorni immediatamente precedenti all’apertura, sarà rimasto sicuramente colpito dal vedere lunghe file di migliaia di ragazzi che, zaino in spalla, facevano ore di coda per poter entrare al campeggio e montare la propria tenda. Ma questa, in fondo, è la forza del Pcp e della Festa de l’Avante: quella di essere capaci di organizzare una grandissima festa popolare e della gioventù che richiama centinaia di migliaia di persone da tutto il paese, diventando un vero e proprio evento che, nei numeri, nella proposta artistica e culturale e, soprattutto, in quella politica, costituiscono uno degli eventi principali della vita politica e sociale portoghese.
La Festa de l’Avante è concepita in maniera molto diversa da quelle a cui siamo abituati nel nostro paese. Per partecipare, infatti, c’è un ticket di ingresso (circa 20 euro prima dell’inizio della festa, circa 30 a festa iniziata) che dà il diritto di accedere all’area della festa (immenso: con stand, strutture sportive, un lago, un teatro, diversi palchi per concerti e spettacoli,….), all’interno della quale per tutto il giorno si alternano eventi politici, culturali, artistici e gastronomici. Ma la Festa è anche un esempio di costruzione del partito e della militanza. Infatti un evento del genere è possibile grazie al contributo volontario di centinaia di militanti che prestano il loro lavoro alla realizzazione della festa non solo nei tre giorni aperti al pubblico, ma già nei mesi precedenti. Vengono organizzate infatti giornate di lavoro volontario che hanno uno straordinario valore educativo per tutti i militanti ed i simpatizzanti che vi partecipano e sono un ammirevole esempio di costruzione di un partito comunista che lavora per stringere sempre più legami con le masse, che coltiva lo spirito combattivo nelle lotte ed il rigore nell’affermazione della sua identità comunista e proletaria.
Anche se la struttura di base della festa è la stessa, negli anni gli stand, la loro disposizione ed il design è completamente diverso, visto che essi vengono riprogettati e ricostruiti ogni anno. E così la folla festante che partecipava all’evento ha trovato, come ogni anno, una festa colorata ed accogliete con tantissimi stand gastronomici e culturali provenienti da tutte le regioni del Portogallo, lo Spazio Internazionale dove erano presenti stand politici e gastronomici di oltre 30 Paesi (per l’Italia c’era uno stand unitario del Partito della Rifondazione Comunista e del Partito dei Comunisti Italiani) ed un palco centrale (il più grande d’Europa permanentemente montato), con spettacoli di musica classica e popolare e sede del comizio di chiusura, tenuto dal segretario generale del Pcp Jerónimo de Sousa, dal direttore de l’Avante e da un rappresentate della Gioventù Comunista Portoghese.
Nel 2010 ricorre la 34esima edizione della Festa e la 20ma edizione nella stessa area. Voluta fortemente da Alvaro Cunhal, storico segretario del Pcp, tutta l’immensa area della Festa è stata acquistata dal partito come risposta ai tentativi del governo di impedire la realizzazione della festa dei comunisti. Grazie ad uno sforzo economico dei militanti e dei simpatizzanti, una capillare campagna di sottoscrizione ha permesso l’acquisto del terreno dove sorgono anche altre strutture (esterne all’area della Festa) e dove hanno sede uffici, magazzini, dormitori e la scuola di partito. Ma i tentativi per impedire un evento così poderoso da parte del governo continuano. Recentemente infatti in Portogallo sono state varate nuove leggi sul finanziamento ai partiti che mirano a colpire il Pcp. Paradossalmente infatti queste leggi impongono un tetto massimo di denaro che i partiti possono raggiungere con l’autofinanziamento, cercando di colpire quindi proprio il Pcp che, unico nel panorama portoghese, ha la forza e la capacità di un autofinanziamento poderoso, indispensabile per l’autonomia politica e finanziaria del partito.
Nel comizio di chiusura, il segretario Jerónimo de Sousa ha toccato diversi aspetti del quadro internazionale, europeo e nazionale. Centralità viene data al partito, al suo profilo politico ed ideologico ed alla sua capacità di profondo legame con il popolo ed alle campagne politiche e sociali dei prossimi mesi. La prima è la costruzione della mobilitazione contro il vertice Nato che si terrà a fine Novembre a Lisbona, nel quale verrà lanciato il nuovo concetto strategico che marca in modo ancora più militarista ed aggressivo la politica dell’Alleanza Atlantica. A questo si aggiunge una mobilitazione sociale organizzata dal sindacato CGTP per contrastare la politica di tagli e sacrifici imposta dal governo (a guida socialista). Ma un banco di prova politico molto importante sarà quello delle elezioni presidenziali di gennaio prossimo. Al presidente uscente (di destra), sicuramente ricandidato, si contrappongono due candidati: quello sostenuto dal Partito Socialista e dal Blocco di Sinistra (formazione di sinistra alternativa, membro della Sinistra Europea) e Francisco Lopes, candidato del Pcp. Il Pcp infatti ha scelto di presentare un proprio candidato al fine di sottolineare la distanza dalle politiche antisociali ed antipopolari portata avanti tanto dalla destra, quanto dal Partito Socialista. Questa scelta mette in evidenza come i comunisti portoghesi abbiano scelto di mettere in campo una candidatura legata “ai valori di Aprile (la liberazione dalla dittatura di Salazar – ndr), patriottica e di sinistra, in grado di incarnare le aspirazioni dei lavoratori, dei giovani e del popolo, per una vita migliore, aperta alla partecipazione di tutti i sinceri democratici. Ciò rientra negli obiettivi di rottura con la politica di destra e la volontà di affermare una altro modo per conseguire la costruzione di un Portogallo progressista, sviluppato e sovrano”.
http://www.festadoavante.pcp.pt/2010/videos/festa-do-avante-2010-domingo-5-set
Il video della giornata conclusiva della Festa di Avante, realizzato dai compagni del Partito Comunista Portoghese.
http://www.lernesto.it/index.aspx?m=77&f=2&IDArticolo=19656
La risposta ad un intervento del compagno Bruno Casati
Federazione della Sinistra: condominio di soggetti diversi o partito unico modello Linke?
di Sergio Ricaldone
Comunisti, postcomunisti ed ex comunisti. Il processo di disgregazione e di litigiosità tra i vari reparti separati della sinistra ha raggiunto livelli tali da richiedere un’attenta riflessione sul come arrestare e possibilmente invertire questo processo di frantumazione che sta contagiando e logorando anche i rapporti interni ai singoli gruppi e in quello che resta del PRC e del PdCI.
Ciascuno è convinto di avere in tasca gli elementi di un progetto ideale per ricostruire una presenza politica e sindacale organizzata in grado di rivitalizzare un movimento politico e sindacale, che appare abbandonato al proprio spontaneismo e costretto a cercarsi visibilità sui tetti delle aziende in liquidazione per non finire a lavare i vetri a qualche semaforo.
Paradossalmente, i progetti dei soggetti in competizione si somigliano molto. Ma ognuno pensa che il proprio sia quello in grado di ricostruire un partito politico capace di dare risposte convincenti ai bisogni del mondo del lavoro, a partire dalla possibile riconquista a breve di consensi elettorali e presenze istituzionali dignitose.
Esigenza, quest’ultima, ben presente nei pensieri espressi con molta lucidità e padronanza della materia nel saggio di Bruno Casati apparso sull’ultimo numero di Gramsci Oggi. La sua analisi sullo stato di crisi politica e sociale profonda in cui versa il mondo del lavoro e la sinistra di classe a Milano e dintorni è senz’altro condivisibile, almeno fino al punto in cui Bruno affronta il tema del soggetto politico cui delegare la leadership dell’impresa: “La Federazione della Sinistra, con certi limiti, è il solo luogo in cui manifestare le nostre idee, è il solo luogo in cui i comunisti possono oltretutto essere maggioranza. Non ne vedo altri”.
Non posso fare a meno di pensare ad altre due esperienze simili (oltre a quella dell’Arcobaleno) che hanno portato Izquierda Unida e la Gauche Unie sulla soglia dell’estinzione. L’idea di ritentare con qualche correttivo la stessa avventura mi sembra azzardata. Intendiamoci, con i tempi che corrono l’invito di Casati può apparire alettante, ma il suo perentorio, “non ne vedo altri”, mi ricorda il suono del pifferaio di Andersen: rischia di farci annettere e dissolvere in un soggetto che vuole farsi partito e che concede si, ai singoli, la libertà di professare le idee e la cultura comunista, ma solo individualmente, e senza sapere fino a quando, visto che il programma in discussione nel PRC – e lo diciamo senza puzza al naso – è simile a quello post comunista della Linke tedesca. In quanto comunisti saremmo perciò esposti al rischio di subire la sorte della compagna Christel Wegner che dopo essere stata eletta deputata (anche con i voti del DKP) nella lista della Linke al parlamento della Sassonia è stata espulsa dal gruppo parlamentare per avere osato esprimere pubblicamente le proprie convinzioni di comunista.
Quanto alla possibilità che i comunisti possano essere maggioranza nella FdS mi sono sicuramente perso qualche passaggio perché continuo a pensare che le idee che dividono Ferrero e Grassi da quelle di Giannini (come quelle che separano A. Patta da Casati e da Merlin) non sono né poche né secondarie e credo riguardino il Comunismo inteso come sostantivo. Pensare di rimettere insieme, a convivenza forzata in un solo partito, queste diversità significa bruciare ancora energie in un distruttivo conflitto interno. Mi pare più sensato liberare queste energie, rendendole autonome, pur continuando ad operare e lottare insieme per le tante cause che tutti condividono. Ormai siamo arrivati al capolinea di un storia ventennale, quella di Rifondazione, segnata da rotture, scissioni e continui spostamenti a destra dei leaders che si sono alternati alla sua guida, fino al colpo di grazia inflittogli da Fausto Bertinotti. Quello che rimane di quella storia è una piccola e rissosa armata Brancaleone. Difficile ipotizzare che i comunisti possano ora diventare maggioranza in quella che appare come l’ennesima operazione di riciclaggio istituzionale, più che il ricupero di un legame col mondo del lavoro.
Per stabilire se e dove i comunisti potrebbero essere maggioranza, la conta, più che sull’aggettivo che ciascuno è libero di attribuire a sé stesso, andrebbe fatta su un programma che abbia come obbiettivo primario la (ri)costruzione di un partito comunista vero di cui molti hanno perso la memoria.
Naturalmente attendiamo di vedere quale sarà il programma e lo statuto che sarà discusso e approvato al congresso della Federazione della sinistra. Ma da quello che viene scritto e detto dai promotori più autorevoli, il modello in gestazione appare assai chiaro: liquida la prospettiva dell’unità dei comunisti e archivia nel museo degli orrori la nozione di “reparto organizzato” (con quel che segue) coniata da Lenin (quello vero non quello di Lorenteggio) e tuttora praticata da oltre ottanta partiti comunisti. Nozione che, in coppia con i sempre validi principi “unità nella diversità” e “politica delle alleanze”, ci ha permesso di restare comunisti e unitari anche nei momenti più difficili del “secolo breve”.
Se per definirci comunisti dovessimo limitarci a riproporre sul piano culturale la costante validità del pensiero del gigante di Treviri credo che il compito non sarebbe oggi tanto difficile. Bertinotti e molti ex comunisti continuano a proclamarsi marxisti. E ora che siamo nel pieno della crisi economica più devastante della storia del capitalismo, la rilettura del marxismo incuriosisce e desta interesse persino tra chi lo ha sempre condannato (persino tra gli alti prelati della chiesa cattolica bavarese, conterranei di Carlo Marx).
Interesse che non è casuale in quanto avviene nel momento in cui le disastrate economie dell’Occidente, ispirate da Adamo Smith, si stanno confrontando con la travolgente crescita cinese e vietnamita, che, oltre ad essere ispirata dal marxismo e dal leninismo, è guidata da partiti comunisti, ottiene risultati che appaiono persino troppo grandi per esser veri . Dunque il comunismo, lungi dall’essere defunto come forma organizzata di classe e di potere statuale, sta dimostrando, in quella che possiamo definire la sua seconda vita, una straordinaria capacità creativa e sta offrendo, con i suoi rivoluzionari modelli di sviluppo eco compatibili, una speranza ai popoli di uscire all’orrore economico e sociale imposto da secoli di dominio imperialista.
Senza farci abbagliare da modelli altrui, tutto ciò ci incoraggia a farci carico di un impegno che sappiamo essere molto gravoso e ambizioso: quello di unire i comunisti in un processo costituente che porti, nei tempi e nei modi necessari, alla formazione di un vero partito comunista. Autorevoli presenze in tal senso non è che manchino nell’Europa di oggi anche se una certa sinistra considera la Linke come l’unico modello politico ed elettorale vincente. Basterebbe alzare lo sguardo per osservare come i comunisti greci e portoghesi – titolari di un consenso elettorale simile a quello della Linke – ci raccontino invece un’altra storia su cui vale la pena di meditare. Senza scomodare analoghe scelte politiche e ideali dei comunisti russi e ceco moravi (tanto per restare in ambito europeo), ricordiamo per contro gli esiti disastrosi dell’Arcobaleno bertinottiano e il profondo travaglio critico dei comunisti spagnoli del PCE e di quelli francesi del PCF, per riemergere dal disastro in cui sono stati trascinati, dopo essere stati affascinati e sedotti dalle sirene post comuniste della Sinistra Europea.
La parola comunismo ha un significato molto chiaro se collocata nel suo contesto storico. Ma diventa tremendamente difficile da reinterpretare dopo le massicce pressioni liquidatorie e gli interventi distruttivi compiuti in questi decenni per manipolarne il significato nella sua duplice valenza: sia come idea forza che ha conquistato milioni di persone e cambiato il mondo, sia come aggettivo dei partiti che l’hanno usata e poi totalmente snaturata.
Siamo perciò coscienti che stiamo partendo da un cumulo di macerie e nessuno si illude sulla complessità dei vari passaggi e sulla lunghezza dei tempi necessari alla ricostruzione di un soggetto politico marxista leninista, coerentemente aggiornato con le profonde trasformazioni socio-economiche e geopolitiche del 21° secolo. E quando parlo di macerie e dico qui e ora, intendo ricordare che altrove, nella sua dimensione planetaria, il comunismo, nonostante errori e sconfitte, è una entità ben viva e rinnovata che sta ispirando e guidando i grandi processi di trasformazione antimperialisti in atto in continenti come l’Asia, l’Africa e l’America latina. Con conseguenze che in pochi avevano previsto sui rapporti di forza tra capitalismo in crisi e forze progressiste. Osservato in questa sua dimensione internazionale lo spazio politico delle idee comuniste e dei processi di cambiamento che ispirano appare perciò in fase espansiva e non viceversa come vuole far credere una certa sinistra. Specularmente, assistiamo invece ad un declino dell’egemonia imperialista che, non più tardi di 20 anni fa, si era autoproclamata vincente, unipolare e globale per l’eternità.
La nostra priorità rimane dunque l’unità dei comunisti e la ricostruzione di un partito che risponda ai quattro requisiti classici richiesti dalla sua natura rivoluzionaria : a) un programma politico di transizione, b) il socialismo come prospettiva storica, c) un forte radicamento di massa nel mondo del lavoro, d) una collocazione organica nella dimensione internazionale del movimento comunista.
Alla scrittura di questo programma sta lavorando, e non da sola, l’associazione Marx 21. E’ ovvio che la parola unità, nella sue varie declinazioni sindacali, politiche, sociali e culturali rimane l’ago della bussola che ci guida (che ha sempre guidato ogni partito comunista) nelle varie congiunture politiche, soprattutto nelle più difficili, quando maggiore è il pericolo del settarismo, e dell’isolamento, ma anche quello dell’opportunismo.
Si chiama politica delle alleanze e fa parte del nostro patrimonio genetico.
La sola avvertenza è che si tengano ben distinti i due livelli : quello che attiene all’identità e all’autonomia del partito che, nel nostro caso, è tutta quanta da definire e da costruire, e quello che invece attiene la ricerca di alleanze che, pur sempre necessarie, possono essere stabili, congiunturali o temporanee. Tutti ricordiamo i difficili compromessi che pure fanno parte della nostra storia : la pace di Brest, il patto Molotov-Ribbentrop, la pace di Yalta, la svolta di Salerno, condannati come atti di resa al nemico da molte anime belle e che invece hanno spianato la strada a vittorie di ben altra portata.
Ecco perché ripensando alla nostra storia non mi scandalizza minimamente l’idea di dover stare, da comunista organizzato beninteso, nella Federazione della sinistra, se verrà intesa come condominio di forze autonome, così come siamo sempre stati in un grande sindacato come la FIOM e nella stessa CGIL. Il dovere di dialogare, e nel caso concordare obbiettivi comuni (elettorali e non), con personaggi e soggetti politici lontani anni luce dalle mie idee di comunista è una lezione che mi è stata insegnata fin da piccolo. Rispettando ovviamente le diversità altrui, ma chiedendo in cambio analogo rispetto e trattamento.
“Passa l’ultimo tram” di Bruno Casati in “Gramsci oggi” (pag.8)
http://www.gramscioggi.org/index_file/Gramsci%20oggi-003-2010.pdf
Salve,chi puo’ darmi una mano in un schemino che sto’ facendo,vorrei sapere quali sono i segretari regionali grassiani(che io sappia sono il segr. reg. dell’Umbria,Toscana,Campania,Emilia,Sardegna)e quali sono i segr. reg. invece piu’ vicini a Ferrero(Lazio?,Lombardia) e quali segr. reg. sono esponenti della ex.mozione Vendola …. grazie anticipatamente dell’aiuto.
In Piemonte il segretario regionale è il compagno Armando Petrini, di ESSERE COMUNISTI.
Grazie e per le altre regioni?
Roba da “reduci e nostalgici” anche questa?
http://www.lernesto.it/index.aspx?m=77&f=2&IDArticolo=19636
Appello contro la NATO, in vista del suo vertice in Portogallo
di
su http://www.wpc-in.org del 01/09/2010
Dichiarazione del Consiglio Mondiale della Pace e del Consiglio Portoghese per la pace e la cooperazione
Traduzione a cura de l’Ernesto online
Il Consiglio Mondiale della Pace (WPC) e il Consiglio Portoghese per la Pace e la Cooperazione (CPPC) salutano i popoli del mondo amanti della pace e i movimenti della pace che si mobilitano continuando a denunciare le guerre imperialiste, le occupazioni illegali e l’ingiustizia sociale, e li invitano a continuare a rafforzare gli sforzi e le lotte comuni contro l’imperialismo e i suoi apparati, in particolare contro la NATO, la più grande macchina da guerra del mondo.
Il WPC denuncia di fronte ai popoli del mondo i crimini che la NATO ha commesso e continua a commettere contro l’umanità con il pretesto sia della protezione dei “diritti umani” che della lotta contro il “terrorismo”, secondo la propria interpretazione.
La NATO è stata sin dalla sua fondazione nel 1949 un organismo aggressivo. Dopo il 1991, con la sua nuova dottrina militare si è trasformata nello “sceriffo” mondiale degli interessi imperialisti. E’ stata spesso in relazione con i regimi sanguinari e le dittature, con le forze reazionarie e le Giunte. Ha partecipato attivamente allo smembramento della Jugoslavia, ai barbarici bombardamenti della Serbia durati 78 giorni, al rovesciamento di regimi mediante “rivoluzioni colorate”, all’occupazione dell’Afghanistan. La NATO persevera nei suoi piani per un “Grande Medio Oriente”, allargando il suo raggio d’azione con la “Partnership per la Pace” e la “cooperazione speciale” in Asia e America Latina, in Medio Oriente, nel Nord Africa, ed anche con l’ “Esercito Europeo”.
Tutti i governi degli stati membri condividono responsabilità nella NATO, sebbene il ruolo di direzione spetti all’amministrazione statunitense. La presenza di approcci diversi su alcune questioni è il riflesso di particolari punti di vista e rivalità, ma essi comunque sempre conducono ad un confronto aggressivo comune con i popoli.
Noi condanniamo la politica dell’Unione Europea, che coincide con quella della NATO e il Trattato di Lisbona che va a braccetto con la NATO in materia politica e militare. Le spese militari degli USA in missioni estere sono cresciute tra il 2002 e il 2009 da 30 miliardi di euro a 300 miliardi di euro.
I popoli e le forze amanti della pace del mondo non accettano la NATO nel suo ruolo di “sceriffo” globale. Respingono tutti gli sforzi tesi ad incorporare la NATO nel sistema delle Nazioni Unite. Chiedono lo scioglimento di questa offensiva macchina da guerra militare. Persino l’ingannevole pretesto dell’esistenza del Patto di Varsavia oggi è venuto meno.
Il Consiglio Mondiale della Pace e i suoi membri e amici organizzeranno in decine di paesi diverse iniziative nazionali e internazionali contro la NATO e la sua concezione strategica, che si annuncia verranno adottate al prossimo vertice in Portogallo. Organizzeremo, insieme al Consiglio Portoghese per la Pace e la Cooperazione, manifestazioni e conferenze e un’iniziativa centrale di massa prima e durante i giorni del vertice NATO (novembre 2010) a Lisbona.
Sotto lo slogan “NATO, nemica dei Popoli e della Pace: Smantelliamola!”, il WPC chiama tutte le organizzazioni degli stati membri della NATO e il mondo intero a sottoscrivere un appello che mette in rilievo le seguenti questioni:
- La NATO è stata una forza aggressiva e reazionaria fin dalla sua fondazione nel 1949. Il Trattato di Varsavia è stato creato in seguito ed è stato smantellato prima.
- La NATO per 60 anni si è sporcata le mani del sangue di tante persone e non costituisce una forza “che mantiene la pace” nell’ambito dell’ONU.
- Anche se sotto direzione USA, le aggressioni vengono perpetrate insieme ad altre forze imperialiste, non cambia il carattere della NATO.
- La NATO è direttamente collegata all’Unione Europea e viceversa, dal momento che un notevole numero di paesi dell’UE sono anche membri della NATO, attraverso le clausole e gli impegni assunti nel “Trattato di Lisbona”.
- Tutti i governi dei paesi membri della NATO portano la responsabilità delle sue azioni; essi sostengono i suoi piani imperialisti.
- La guerra della NATO contro la Jugoslavia ha rappresentato una pietra miliare del nuovo dogma, ai tempi del vertice di Washington del 1999. In seguito fu svelato il fatto che l’UE non rappresenta certo un “contrappeso democratico” agli USA.
- La NATO agisce come un poliziotto globale con collaboratori in tutti i continenti, che eseguono il suo Piano per un “Più Grande Medio Oriente” ed intervengono attivamente in Europa Orientale, nel Caucaso e altrove.
Noi approviamo e sosteniamo la campagna portoghese “Si alla pace, No alla NATO” che unisce decine di movimenti e organizzazioni sociali. Noi facciamo appello a tutte le Organizzazioni amanti della pace perché uniscano le loro voci e le loro forze attorno a questo appello e si ritrovino con noi nel novembre 2010 a Lisbona.
Il Consiglio Mondiale della Pace (WPC)
Il Consiglio Portoghese per la Pace e la Cooperazione (CPPC)
Per favore, lasciamo stare modelli di socialismo/comunismo cubano.
Concentriamoci sul modello italiano nell’anno 2010. Cosa vuol dire essere comunisti oggi ? sicuramente non riproporre schemi vecchi e datati, ma domandarci come applicare l’idea comunista oggi. Mi auguro che l’idea non sia pero’ una forma di socialdemocrazia che da sempre e’ stata la culla in cui il capitalismo malato e’ sempre riuscito a trovare nuove energie per poi riproporsi in modo piu’ aggressivo e pericoloso con i governi liberisti!
http://www.parmadaily.it/Notizie/Dettaglio.aspx?pda=NSS&pdi=36401
Intervista a Mirko Reggiani, assessore di Colorno che ha aderito a SEL di Vendola.
In provincia non siete tantissimi voi amministratori di Rifondazione comunista? Ti senti un panda? Perchè questa moria?
A mio parere, la Sinistra in Italia, negli ultimi trent’anni, ha commesso l’errore di non rendersi conto di quanto stava avvenendo nel substrato più profondo del tessuto sociale. Mentre al livello superiore tutti noi continuavamo a proclamare l’indissolubilità dei nostri valori, sottoterra si modificava gradualmente la percezione reale di tali principi, alcuni dei quali oggi sono considerati superati, altri negati, altri ancora ignorati.
In pratica, sono mancate le fondamenta della casa perché abbiamo continuato a preoccuparci solo del tetto. E’ il risultato di tre decenni di egemonia culturale del liberismo berlusconiano che ha trovato facile sponda nella destra di pancia leghista e nell’opportunismo degli altri alleati.
Sì, spesso (troppo spesso) mi sento un panda. Intorno a me vedo la progressiva scomparsa dei principi fondamentali di convivenza civile e dignità: eguaglianza, giustizia sociale, solidarietà, pace, diritto al lavoro, diritto allo studio, diritto alla vecchiaia, equità fiscale, e così via… Ma forse i panda sono messi peggio, perché loro possono solo affidarsi alla tutela e al buonsenso di qualcuno. Io, invece, nutro la speranza di riportare questi valori alla base della società: mi impegno ogni giorno per condividerli con chi ho intorno e chi incontro. Il mio personale progetto politico guarda in quella direzione, che mi appassiona, anche se è un lavoro duro, lungo, immane…
Secondo te la Federazione della Sinistra (ovvero la federazione tra Rifondazione, PDCI e altri partitini) è la risposta giusta per il rilancio della sinistra italiana?
Per recuperare nel DNA delle persone quei valori e quei principi che riteniamo fondamentali, non possiamo ricondurci al metodo e alle categorie concettuali di trent’anni fa: non funzionano perchè il degrado di questi valori è ormai un fatto antropologico, non solo culturale.
Berlusconi è ammirato proprio perché ha fatto sempre quello che voleva, in modo spudorato e fregandosene delle regole scritte e non scritte. Non è forse questo il più recondito istinto tribale che alberga dentro ogni persona? Pensiamo davvero di ribaltare l’attuale scala dei valori enfatizzando i nostri simboli e la nostra tradizione?
I simboli hanno indubbiamente la funzione fondamentale di riconoscere un’appartenenza, di costituire un legame tra persone. Questa dovrebbe essere la loro funzione principale, ma se non riescono più a svolgerla, diventa allora un problema promuovere e salvaguardare i contenuti che essi dovrebbero veicolare.
Riconosco a Nichi Vendola la capacità di parlare alla gente con un linguaggio semplice, ma allo stesso tempo profondo; un linguaggio chiaro, ma articolato. Nichi parla a tutti, ma soprattutto ai giovani, che sono coloro sui quali dobbiamo investire per garantire il futuro dei nostri principi. Oggi la figura di Nichi svolge la funzione di punto di riferimento. Può non piacere, ma il leaderismo che si è costituito intorno a lui è un veicolo fondamentale per rilanciare la Sinistra. Nichi, infatti, raggruppa le persone intorno ai principi fondamentali della Sinistra e crea senso di appartenenza. A lui ormai da mesi guardo perché mi riconosco nelle cose che dice e gli riconosco la capacità di trasmetterle alla gente.
Per queste ragioni, dopo diversi mesi di riflessione, nelle scorse settimane ho deciso di aderire a SEL. Ovviamente io guardo ben oltre SEL, perché auspico di mettere a sintesi tutte le anime della Sinistra per ricostruire le fondamenta perdute. Non possiamo puntare al risultato elettorale, se prima non abbiamo recuperato la consapevolezza e la coscienza degli Italiani.
Come si sta al Governo con il PD a Colorno? Che difficoltà e che sintesi hai trovato?
Il nostro gruppo consigliare “Rifondazione per la Sinistra” esprime tre consiglieri su 12 eletti. Abbiamo raggiunto questo risultato proprio quando anche a Colorno i partiti di Sinistra hanno registrato il minimo storico. E’ chiaro che il paese ha riconosciuto l’impegno e la credibilità dei nostri candidati e del movimento di persone che si è costituito intorno a loro, anche a seguito della positiva esperienza maturata con l’Amministrazione Gelati. I nostri rapporti all’interno della maggioranza sono basati sul buonsenso, sulla coerenza e sul rispetto del programma.
Ad esempio?
All’inizio di quest’anno su proposta del PD, abbiamo approvato una modifica dello Statuto che dichiara il servizio idrico “privo di rilevanza economica”. Per coerenza con questo principio, quando Enìa ha inviato la documentazione per la fusione con Iride, come gruppo consiliare abbiamo proposto di non approvare la fusione. La maggioranza ha riconosciuto che non è possibile da un lato dichiarare la pubblicità dei beni comuni e dall’altro non considerare che Iren è partecipata anche da società offshore. Purtroppo però credo che alla fine siamo stati l’unico Comune su tre province ad esprimere questa coerenza.
La sintesi politica in genere non è mai semplice; ma devo riconoscere alla Sindaco Canova che in maggioranza, quando ci confrontiamo, ragioniamo con buonsenso e ragionevolezza. Ciò che più ho apprezzato in questi mesi, sta nel fatto che non si è mai ragionato in termini di scambi o reciproche concessioni. Affrontiamo i problemi che si pongono e cerchiamo di portarli a sintesi con equilibrio e coerenza.
Penso che per i prossimi mesi, tra le questioni più delicate da affrontare vi sia quella di trovare il modo di procedere con percorsi partecipativi efficaci nonostante le esigue risorse di bilancio. Partecipare, significa anche far partecipi i cittadini delle difficoltà in cui ci troviamo oggi nel garantire l’ordinario funzionamento dell’ente. Si tratta di uno sforzo di trasparenza e relazione da rivolgere sia all’esterno che all’interno del Comune, certamente molto impegnativo, sia in termini di tempo che sul piano del metodo.
Sulla tua pagina di facebook hai pubblicato il manifesto “Mai con Fini. Sono di sinistra”. Secondo te l’obiettivo di mandare a casa Berlusconi non è compatibile con un’alleanza con un ex fascista?
Non scherziamo. Confidare nell’azione politica di Fini sarebbe come affidarsi ai “lanci di souvenir” di Tartaglia!
Noi dobbiamo puntare a risvegliare la coscienza degli italiani sui valori sociali di riferimento: non possiamo costruire l’alternativa politica sperando nella provvidenza. Certamente le prese di posizione di Fini hanno aperto una crepa nella maggioranza ma non rappresentano una svolta nel pensiero politico che domina il Paese. Prevedo che dall’iniziativa di Fini, alla fine si rafforzerà il binomio Tremonti-Lega che oggi è quanto di più reazionario esista in Italia.
Ammetto che sarebbe utile se oggi esistesse una maggioranza parlamentare in grado di sostituire l’attuale legge elettorale; ma confido poco in una soluzione tecnica basata solo sul buonsenso. Spero che il PD non venga allettato da facili soluzioni politiche che però non affrontano il nodo cruciale della questione: il Paese oggi esprime ancora una maggioranza di destra. L’obiettivo deve quindi essere quello di portare il Paese a Sinistra, non quello di spostarsi a destra per governarlo.
Come vedi il partito di rifondazione comunista di Parma? Se la segreteria Paola Varesi ti chiedesse qualche consiglio, quale le daresti?
Vedo la difficoltà del partito nel trovare spazi e percorsi per parlare con la gente ed apprezzo la tenacia e la dedizione dei compagni e l’impegno di Paola di rilanciare il PRC.
Condivido gli obiettivi politici e sociali di Rifondazione, ma non mi riconosco nella strategia individuata in occasione del congresso del 2008 per arrivare a questi obiettivi. Da allora sono rimasto per quasi due anni nel partito; ma nel frattempo la situazione all’esterno è precipitata. Adesso occorre pensare ad un nuovo inizio.
Nelle riunioni sento spesso dire che per recuperare consensi, dobbiamo tornare nelle fabbriche e far vedere che ci siamo. Magari fosse così semplice. Oggi anche nelle fabbriche troviamo troppa gente che cerca di sopravvivere ed ha perso il senso della solidarietà, della lotta comune. Non basta far vedere che ci siamo; occorre prima far rinascere il valore della solidarietà, della legalità, dei diritti, della giustizia sociale. Come dicevo, il problema ormai è antropologico.
La mia generazione ha delle grosse responsabilità per la situazione che si è determinata. Abbiamo goduto dei diritti ottenuti con le lotte di chi si è battuto affinché noi potessimo avere il tempo indeterminato, il sabato non-lavorativo, il diritto alla maternità, le aspettative, più giorni di riposo. Presi dal godimento di questi diritti, non ci siamo nemmeno chiesti se sarebbero durati per sempre e non ci siamo battuti a sufficienza perché rimanessero tali per quelli che sarebbero venuti dopo di noi. Ma soprattutto, non abbiamo insegnato a quelli dopo di noi che questi diritti esistono e vanno difesi.
Il consiglio dunque è quello di veicolare prima i contenuti che il contenitore. In questo modo, senza la barriera di un’adesione, di una scelta di militanza, può essere più facile avvicinare soprattutto i giovani. A Colorno ci proveremo attivando una “Fabbrica di Nichi”, ovvero un luogo nel quale confrontarsi e discutere apertamente, con l’obiettivo principale di far circolare le idee e di aprirsi al confronto.
Ma vi pare che bisogna dare ragione a quello stronzetto di Cannavò e di Sinistra Critica?
Ma è possbile che bisogna fare una FdS con quei banditi di Lavoro e Società?
Ma io non lo sò roba da pazzi!!!
Leggete il resoconto del Comitato Centrale di ieri della FIOM e cercate di capire bene chi rema contro!!
E apriteli sti cazzo di ochhi foderati di prosciutto!! invece di riempirvi sempre la bocca e solo quella con la FIOM e i metalmeccanici….
http://www.ilmegafonoquotidiano.it/news/i-nemici-della-fiom
La Fiom non si arrende e anche se deve registrare l’opposizione interna che fa capo a Epifani – incredibilmente sostenuta anche da un pezzo della Federazione della Sinistra -, il Comitato centrale che si è svolto ieri a Roma risponde con una mobilitazione straordinaria alla decisione di Federmeccanica di recedere dal contratto metalmeccanico siglato nel 2008. «Un fatto davvero nuovo, che cambia la fase e chiude con l’ipotesi della contrattazione come forma di mediazione degli interessi» sottolinea Landini nelle conclusioni e che induce la Fiom a lanciare un piano di iniziative basate su 4 ore di scioperi articolati, una manifestazione nazionale a Roma il 16 ottobre – aperta a tutte le forze sociali e assunta dalla Cgil che potrebbe chiudere l’iniziativa con l’intervento di Epifani anche se non è ancora confermato – ma soprattutto con il coinvolgimento dei lavoratori attorno alla proposta di una nuova piattaforma contrattuale che la Fiom vuole discutere in tutte le fabbriche per poi approvarla in una grande assemblea dei delegati da tenersi entro gennaio del 2011. L’obiettivo è quello di erodere, con una ampia campagna, il consenso a Cisl e Uil ma anche di insidiare le medie e piccole imprese che oggi accettano in silenzio la strategia che la Fiat ha «imposto a tutto il comparto» ma che potrebbero non tollerare una nuova fase di conflittualità. Ieri ci sono stati scioperi spontanei a Torino e Bologna e altri ce ne saranno nei prossimi mesi e settimane. Ecco quindi che si darà vita a una mobilitazione «articolata», in una sorta di guerra di movimento. Al cui centro, nella prossima fase, c’è la manifestazione del 16 ottobre che la Fiom pensa allargata all’esterno, ai comitati dell’acqua, ai centri sociali, alle resistenze sociali in corso anche se l’indizione è chiaramente Fiom e anche la possibile presenza di Epifani contribuerebbe a renderla una manifestazione più ristretta. Dipenderà da come si muoveranno quei soggetti che sono intenzionati a partecipare in forma organizzata.
In ogni caso la Fiom deve tornare a fronteggiare il dissenso della minoranza interna, capeggiata da Fausto Durante legato a Epifani e all’area “riformista” della Cgil. Ieri Durante, condividendo i giudizi duri su Fiat, Federmeccanica e su quanto avvenuto a Melfi ha però proposto un documento alternativo, carico di aperture a Cisl e Uil per «un nuovo contratto nazionale» in grado di tenere conto «delle necessità della competizione e della produttività». Una proposta immediatamente percepita dal Comitato centrale come una capitolazione della Fiom e che quindi è stata bocciata – 92 a 26 – dal voto finale.
Con una “sorpresa”. A intervenire a sostegno di Durante è stato il rappresentante dell’area di Lavoro&Società nella Fiom, Augustin Breda, area che di fatto fa ancora riferimento a GianPaolo Patta, storico dirigente della sinistra Cgil, poi schierato con Epifani e oggi uno dei leader della Federazione della Sinistra. Che si trova a vivere un bel paradosso: a parole sta con la Fiom ma in alcune delle sue articolazioni politiche e sindacali – in questo caso tramite Lavoro&Solidarietà, il “braccio politico” di Lavoro&Società che fa parte della Fds – contribuisce a mettere all’angolo e isolare la Fiom.
Ora il prossimo appuntamento è per il Direttivo nazionale Cgil del 14 e 15 settembre: difficile che la maggioranza di Epifani non riprenda le posizioni di Durante. Vedremo se si spingerà fino a mettere seriamente in difficoltà la Fiom. Sarebbe un passaggio di svolta nella vita sindacale che non potrebbe non avere effetti dirompenti.
Per favore non offendiamo nessuno, neppure chi la pensa in modo differente.
Grazie
Ma adesso che anche Fidel Castro ammette il fallimento del modello economico cubano che si fa? fine del mito cubano… mi sa che siamo nei guai seri…
http://www.contropiano.org/Documenti/2010/Settembre10/09-09-10GrossolaneDichiarazioni.htm
Grossolane manipolazioni della stampa italiana sulle dichiarazioni di Fidel Castro
“Anche Castro riconosce che il comunismo ha fallito”, si legge su Repubblica.it Cuba/Fidel Castro: Modello economico comunista non funziona più, così titola l’agenzia APCOM.
La cosiddetta“notizia” è ripresa, leggiamo su Repubblica.it, dall’intervista rilasciata da Fidel a Jeffrey Goldberg, giornalista del mensile statunitense The Atlantic.
Non avendo una fiducia cieca nella nostra informazione, siamo andati a leggere l’originale.
In un articolo di tre pagine ben due sono dedicate alla visita al delfinario de L’Avana, mezza pagina a ciò che Fidel a mangiato a pranzo e alle persone presenti all’incontro. Poi si legge: durante la conversazione gli ho chiesto se credeva che il modello cubano fosse ancora esportabile. “Il modello cubano non funziona più neanche per noi” ha detto.
Il giornalista chiede aiuto a Julia Sweig che lo aiutava come interprete: “Non sta respingendo in alcun modo le idee della Rivoluzione. E’ piuttosto una riflessione che nel modello cubano lo stato ha un ruolo troppo forte nella vita economica del paese.”
Scrive ancora il giornalista statunitense: L’assurdo è che agli americani non è permesso investire a cuba, non a causa della politica cubana, ma a causa della politica americana. In altre parole, agli americani non è permesso partecipare a questo esperimento di libero mercato a causa dell’ipocrita e stupida politica di blocco del nostro governo.
Non sappiamo dove i nostri mezzi di informazione abbiano letto il rifiuto del socialismo da parte di Fidel Castro ma si sa gli italiani sono un popolo di inventori….santi….navigatori.
Il problema in Italia è che ormai la Politica è votare alle primarie uno o l’altro candidato! Nichi o Bersani? abbiamo già deciso di entrare nel Governo o appoggiare il Governo moderato-industrializzato-cattolico che va da SeL all’UDC?
Dove sta l’Ideologia? cosa significa oggi essere comunisti? e non “Essere Comunisti” come movimento interno ad un Partito..
Si vuole fare la FdS, rimanendo e facendo vivere Rifondazione? BENE! facciamola.. ma non si deve più pensare alle poltrone o ai volti da mandare in televisione a fare le belle statuine a litigare con tizio rispetto a caio.. Si deve scrivere un Documento unitario, si deve riprogrammare una Politica che vada in direzione del Popolo, cercando soluzioni alternative al Capitalismo! la FdS deve essere punto di riferimento di ogni singolo cittadino che si vuole impegnare a migliorare la propria vita e quella degli altri!
Come? la FdS deve essere punto di riferimento, centro nevralgico per organizzare Cooperative sociali che possono andare avanti coi finanziamenti regionali o provinciali; centro nevralgico locale per chi ha bisogno di mutui sociali, lavori, assicurazioni – trovando in questi casi BANCHE, ASSICURAZIONI straniere che in accordo con la FdS possono arrivare in Italia abbassando i costi esorbitanti che i vari cartelli impongono ai cittadini.. ed altro ancora..
Un Partito come il nostro deve tornare ad aiutare il Popolo!
Lavoro, Mutui, Case, Scuole, non esigiamoli, Creiamoli!
lo so.. utopia.. ma molti mi dicono che il Comunismo è Utopia..
Care compagne e cari compagni,
la drammaticità dell’attacco alla scuola pubblica da parte di questo governo ci impone il massimo di mobilitazione e presenza nei conflitti. In primo luogo, nel movimento delle precarie e dei precari, che, oggetto del più grande licenziamento di massa della storia della Repubblica, difendono non solo il lavoro, ma anche la qualità della scuola pubblica.
Per il primo giorno di scuola, lunedì 13 settembre, riteniamo utile un volantinaggio in tutte le scuole, per rendere visibili le nostre proposte e il nostro sostegno alle mobilitazioni di studenti, precarie e precari, docenti.
Chiediamo a tutte e a tutti il massimo di impegno per essere presenti nel maggior numero di scuole possibile.
In allegato, copia del volantino.
Fraterni saluti,
Eleonora Forenza, Segreteria nazionale PRC- SE- Resp. Conoscenza, laicità, nuovi diritti
Claudio Grassi, Segreteria nazionale PRC- SE- Resp. Organizzazione
Vito Meloni, Resp. scuola PRC-SE
“Il Fatto Quotidiano” di oggi (pg.6) propone un sondaggio per la scelta del leader che può fermare Berlusconi. I sei candidati sono: Pierluigi Bersani, Antonio Di Pietro, Gianfranco Fini, Beppe Grillo, Marco Pannella, Nichi Vendola. Di ogni “candidato” definisce, a parere della giornalista Wanda Marra, i “perchè si” e i “perchè no”, dai quali, chi compra il giornale, può trarre aiuto nella valutazione. La preferenza deve essere espressa sul sito “www.ilfattoquotidiano.it”. Io mi esprimo in favore di Nichi Vendola (l’ho ascoltato, ancora, a Torino il 7 sett. scorso), perchè vuole rinnovare la cultura, l’etica, la politica, se occorre andando anche al superamentoi dei partiti “vecchi”. Invito a fare altrettanto. Il pronunciamento di molte persone in favore di “Nichi” può essere di notevole aiuto alla sua ( e di molti, anche nel P.D.) rivendicazione delle primarie (che si tergiversa per non farle) del Centrosinistra per la scelta del candidato Premier alle prossime (forse molto prossime) elezioni politiche. Ciao. giovanni.
FEDERAZIONE DELLA SINISTRA EMILIA-ROMAGNA: PD E MOVIMENTO 5 STELLE, LA DIFESA DEL CONTRATTO NAZIONALE E DELLO STATUTO DEI LAVORATORI NON VI INTERESSANO?
Due giorni fa abbiamo proposto alle forze democratiche e progressiste della nostra regione una manifestazione unitaria contro le politiche economiche e sociali del governo Berlusconi e contro i ricatti di Confindustria. Tale iniziativa è ancora più urgente dopo la scelta di Federmeccanica di disdettare il contratto nazionale, estendendo così a tutti i lavoratori metalmeccanici il modello Pomigliano, oggi, e a tutti i lavoratori, domani. Hanno risposto positivamente alla nostra proposta unitaria Sinistra Ecologia e Libertà, Verdi e Italia dei Valori. Non hanno risposto invece ad oggi il Partito Democratico e il Movimento 5 Stelle. Perciò ci rivolgiamo di nuovo a loro: se non rilanciamo un’opposizione forte oggi, a fronte di un attacco senza precedenti in questi anni alle lavoratrici e ai lavoratici, quando ci dovremmo muovere insieme? Rilanciamo perciò la nostra proposta: costruiamo insieme e in tempi brevi un’iniziativa regionale sulla difesa del contratto nazionale, sulla difesa dello Statuto dei lavoratori, sull’estensione degli ammortizzatori sociali.
Nando Mainardi – segretario Prc Emilia-Romagna
Rita Lodi – coordinatrice Socialismo 2000 Emilia-Romagna
Mauro Alboresi – segretario Pdci Emilia-Romagna
Caro toto e cari compagni di SeL,
hai e avete ragioni da vendere, e come tu/voi sapete, come area di Essere Comunisti e insieme a Ferrero, stiamo tentando di portare in dote al grande Nichi e al PD di Bersani non solo tutto quel che resta del PRC, ma anche ciò che resta del PdCI oltre a quelle mummie di Salvi e di Lavoro e società. La nostra è un’operazione di “fino”, che parte da lontano e cerca di “addomesticare” un partito che ancora possiede uno zoccolo duro di comunisti e anticapitalisti, incredibile ma vero, dentro al PRC esiste ancora gente che si rifà al comunismo… roba da non credere, ma non è incredibile caro totò?
lo sò purtroppo a chianciano abbiamo sbagliato, ma stiamo cercando di recuperare adesso.
Il prossimo congresso della Federazione della Sinistra, dovrà sancire il primo passo verso un futuro scioglimento di rifondazione comunista ma senza farlo passare e apparire come uno scioglimento vero e proprio (come avete e volevate fare voi a chianciano), l’intelligenza e la furbizia dell’operazione caro totò (e cari compagni di Sinistra e Libertà) rispetto al congresso scorso di chianciano, verte proprio su questo, si tratta come ripeto di un’operazione di “fino”, furba, e passa attraverso la completa cessione di sovranità di questo partito alla FdS, è cosi che fottiamo questo gruppo di reduci e nostalgici che ci impedisce di costruire la grande “SINISTRA” insieme a Nichi… e questo passaggio segna la prima tappa di un ricongiungimento con SeL per formare finalmente questa benedetta Linke italiana.
Non si capisce perchè dovremmo fare un mini partito comunista con quelli del PdCI per non parlare di Salvi e Patta che poi alla fine stanno (piu a destra di Nichi) e sempre li a sbavare dal PD per avere qualche postarello in cambio della completa genuflessione a D’Alema&Co, meglio Nichi che irrompe da protagonista assoluto in casa PD tentando di scompaginare e conquistare…non credi?
Comunque, speriamo di incontrarci all’assemblea di settembre.
Un caro saluto per una nuova sinistra.
PER NINO.
Caro Nino, è vero quello che dici, ai più quello che dici sembra fantapolitica, ma è tuuto vero, c’è un disegno sottile, e gattopardiano, per far vedere che tutto rimane com’è, affinchè tutto cambi.
finalmente, possiamo aspettare il camion con le salsicce, e dopo che vince Vendola nulla sara come prima, perchè Vendola è buono, perchè Vendola è bello, perchè Vendola è dolce, perchè Vendola è il sale e non sa che può far male, al maniconio dove vivi tu cantate sempre questa bella canzone, che invidia, peccato che non dura per sempre, perchè presto ci saranno le elezioni, e come la neve al sole , si sciolgono le tue fantasie e quelle di Vendola.
BUON SOGNO, NON SVEGLIARTI, perchè quando ti svegli capirai che i tuoi sogni possono essere diventati incubi.
Ma dai, che Nino scherza!
…e tu sei uno inutile, con tanto tempo da perdere ed una rabbia congenita contro il mondo….CHE DISGRAZIA, I MILITARI DELLA SINISTRA COME CARLO (CI MANCA SOLO IL N. DI TESSERA NEL NOME E POI VINCI IL PREMIO SOVIET 2010)
Compagno Carlo sei un grande!
E come s’è incazzato il piccolo fans di nichi… eheheheheheh
I recenti contrasti nella maggioranza di governo non sono il prodotto di contrasti politici interni all’ esecutivo ma il sintomo evidente di una profonda crisi di prospettive della nostra borghesia nazionale. Le contraddizioni interne al “famoso” sistema Italia, la presenza sempre più ingombrante del governo della Unione Europea e la crisi economica internazionale, per niente superata, stanno facendo venire a galla le contraddizioni strutturali di questo paese non risolte, nonostante i troppo sbandierati benefici del sistema maggioritario, ne dai governi di centrosinistra ne, tantomeno, da quello attuale caratterizzato dalla difesa degli interessi specifici di Berlusconi e non solo.
1. La rottura del PDL ha reso palese l’asse Fini-Montezemolo-Casini che intende dare rappresentanza politica agli interessi dei settori del grande capitale e delle Banche per agganciare l’Italia ai punti forti dell’Unione Europea ed approfittare – contro i lavoratori – di tutti i vantaggi che derivano dalla competizione globale. La loro influenza sulla società è, però, debole a causa della frammentazione e dell’arretratezza del sistema produttivo italiano.
Gli imprenditori nazionali che vivono e si arricchiscono sugli appalti e sul monopolio delle tariffe sui servizi, il mondo delle piccole imprese, la sempre più forte economia criminale, settori che crescono sulla totale mancanza di diritti per i lavoratori, vedono con chiarezza i pericoli per la loro sopravvivenza che derivano dall’azione del “governo europeo” e riconoscono ancora nel governo Berlusconi la rappresentanza dei loro interessi materiali.
2. Da qui nasce lo scontro strategico che ha separato le prospettive della destra populista (Berlusconi, Lega) dalla destra liberale (Fini). Ciò segna indubbiamente uno spostamento al centro e a destra dell’asse politico in Italia, tale deriva non è certo contrastata dal Partito Democratico che già da tempo fa ormai coincidere il suo progetto di società con quello liberale del centro-destra.
Con questa condizione le svariate tattiche che vengono proposte dalla sinistra erede dello scioglimento del PCI rischiano di farla risucchiare e scomparire definitivamente come opzione politica agli occhi dei lavoratori e delle classi subalterne.
3. La crisi globale continua a pesare concretamente ed in modo sempre più forte sulle condizioni di vita dei settori popolari in Italia come nel resto d’Europa. I governi europei di centro-destra o di centro-sinistra hanno comunemente scelto la strada del rigore finanziario a scapito degli interessi materiali di lavoratori, disoccupati, precari.
La distruzione di migliaia di posti di lavoro, la chiusura e la delocalizzazione di centinaia di aziende produttive, il bassissimo livello dei salari in Italia, la ripresa dell’aumento dei prezzi su tariffe e beni primari, la destrutturazione dei sistemi previdenziali, sanitari e scolastici, l’impoverimento di fasce sociali che fino a poco tempo consideravano se stessi classi medie, hanno imposto una precipitazione all’indietro della vita e delle prospettive di milioni di persone anche nel nostro paese.
4. Le condizioni dei lavoratori sono dunque visibilmente peggiorate sotto gli occhi di tutti, eppure è palese il tentativo di renderli ancora più subalterni agli interessi del capitale, anzi di cooptarli nella condivisione delle sue sorti. Nascono da qui gli appelli di Fini o della Confindustria alla condivisione degli interessi tra i lavoratori e i loro padroni o gli appelli di Marchionne o dei sindacati collaborazionisti a “mettere fine al conflitto tra capitale e lavoro”. E’ intorno a questa idea di patto sociale neocorporativo che il progetto di Fini coincide con quelli di Marchionne, Marcegaglia, Montezemolo. In questo senso continuare a demonizzare Berlusconi o insistere sull’antiberlusconismo come cemento unificante dell’opposizione significa continuare a concentrare il tiro sull’obiettivo sbagliato e spianare la strada al settore più aggressivo e ambizioso del capitalismo italiano.
5. Portare le ragioni, le aspettative e i consensi dei lavoratori e dei precari, dei disoccupati e dei giovani, dei ricercatori e dei lavoratori della conoscenza dentro l’alleanza antiberlusconiana insieme a Fini, Montezemolo, PD e UdC, è un errore e un suicidio politico.
Una sinistra anticapitalista consapevole della propria storia e della propria funzione in questa società e in questa fase politica, al contrario non può che riaffermare nettamente l’indipendenza politica e di classe dei lavoratori e dei settori sociali oggi subalterni. Indipendenza dei propri interessi materiali e della propria identità sociale dai “prenditori” e dalla loro rappresentanza istituzionale bipartizan.
6. E’ solo sulla base della indipendenza politica ed organizzata che è possibile concepire una nuova rappresentanza dei lavoratori e delle classi subalterne e costruire un fronte unitario delle lotte politiche e sociali che già esistono e che si svilupperanno in questo paese. Una rappresentanza ampia e democratica del blocco sociale dove possano trovare spazio tutte le realtà e dove, noi pensiamo, che i comunisti possano ritrovare una funzione avanzata ed unitaria.
7. La Rete dei Comunisti lancia un appello ai movimenti sociali, a tutte le forze della sinistra anticapitalista e alle organizzazioni comuniste affinché questa indipendenza politica e di classe diventi il centro della propria azione e funzione dentro la società italiana.
La rappresentanza politica dei settori popolari e avanzati del paese non può darsi dentro un’alleanza funzionale alle esigenze di una parte del capitalismo italiano agita contro un’altra. L’alibi del sistema elettorale maggioritario si è già rivelato in passato e rischia di diventare nuovamente una devastante “camicia di forza”. In questo senso diciamo molto chiaramente ai compagni della Federazione della Sinistra che la strada da loro scelta di tentare una nuova mediazione con il PD/Ulivo, in un contesto politico-istituzionale molto peggiore di quello determinatosi nelle scadenze elettorali del 2008 e 2009, rischia di portare ad una nuova e definitiva sconfitta.
Lanciamo un appello affinché questa rappresentanza politica degli interessi dei lavoratori veda una sinistra anticapitalista e i comunisti agire in modo coerente e indipendente a tutti i livelli, inclusa la dimensione elettorale, a cominciare dalle aree metropolitane dove la prossima primavera sono previste le elezioni amministrative e – qualora si concretizzi tale scenario – anche in caso di elezioni politiche generali.
Su questa opzione nelle prossime settimane apriremo un confronto diretto, bilaterale o multilaterale con tutte le realtà nei movimenti sociali, nella sinistra anticapitalista e le organizzazioni comuniste per verificare valutazioni, convergenze, proposte concrete per i prossimi mesi.
Roma, 6 settembre 2010
Il Coordinamento nazionale della Rete dei Comunisti
Fa un pò specie vedere questo sito vissuto dai soliti 15/20 affezionati dibattersi su formule, orgogli, postarsi documenti di semi sconosciuti o articoli della pravda liberazione…e così via. Si può avere anche ragione, sicuramente avrete molte ragioni. Ma la cosa impressionante (x un comunista è proprio impensabile) è (per orgoglio di partito o congressuale sic) non vedere quello che sta accadendo nel nostro popolo. A torto o a ragione comunque ha scelto Nichi Vendola. Non ha scelto sel o il pd, magari non vota da anni….ma ha scelto Nichi. E la cosa allucinante è la risposta di Ferrero che contyesta a Nichi il tentativo di non riconoscere ( e far sedere Salvi e qualche mummia al tavolo dell’eventuale governo o coalizione – nell’idea del secondo cerchio). Quello lì (anche sbiciolando orgogli e prassi) sta tentando una cosa assolutamente nuova x la sinistra – cioè lanciare la sfida x il governo alla destra e togliendola al PD e qui ci si lamenta di stare fuori da 7/8 posti di deputato? Ragazzi siamo impazziti? La folla di Torino era straripante (io c’ero). Non tutti erano d’accordo con Nichi…ma il punto non è più questo. Il punto è trovare la giusta connessione con un popolo che è stanco della destra e percepisce il csx vecchio e inadeguato. Come fate a rimanere indiffereenti davanti alla prospettiva che si apre e che è indipendente dai vostri deliberati e documenti vari? INSPIEGABILE.
P.S. Grassi ha ragione quando dice che certi comportamenti e certe scelte hanno contributo allo sfarinamento della sinistra. Hanno colpe tutti anche NICHI….ma soprattutto a Chianciano Grassi che non seppe leggere il futuro prossimo pensando innanzitutto di salvare l’icona del nome e dei simboli senza pensare con chi e in quale contesto avrebbe dovuto governare quel partito già celebralmente morto. Vedo ora che Burgio fa delle interessanti rielaborazioni della fase. Spero che Grassi voglia umilmnete e utilmente tuffarsi nel campo aperto da Nichi x tentare qualcosa di più della difesa di una identità e peggio di una sopravvivenza. Forse x riscattare il popolo, x introdurre il cambiamento dobbiamo rinunciare a noi stessi
…. concordo in pieno caro toto …. il duo Ferrero/Salvi e’ cosi’ felice del nuovo ulivo!?bah’! …. una roba vecchia e obsoleta ….. Hai ragione non e’ una questione di Sel o FdS o di simboli …. Falce&Martello(anche se un po’ bisogna essere onesti limita)o solo la parola Sinistra,no’ e’ una questione di connessione sentimentale con l persone in carne,ossa e soprattutto fatte di sogni,l’unico che riesce a far risorgere un po’ bel po’ di orgoglio e’ Nichi …Ferrero parla di una cosa che non si avvera’ mai cioe’ un csx dal Udc alla FdS(anche senza accordo di governo) e alla faccia di tutti quelli che insultavano Nichi(… e’ diventato moderato ed e’ oramai un uomo del Pd)solo lui mena fendenti di sinistra alle destre del csx … scusate il gioco di parole … e Ferrero che fa’? … ha paura che lo sbattano fuori dalla coalizione …. felice di essere cooptato senza aprire bocca e dire niente … bah’! per fortuna Grassi sembra avere una visione diversa …. intuisce che si votera’ con 3 poli e sa’ che la FdS se non partecipa alle primarie appoggiando in pieno Vendola a stento supera il 2% e quindi gia’ ha detto(su questo blog rispondendo a un mio post)che in caso di primarie appoggera’ Vendola …. pero’ ho un rimpianto …. che errore commise Grassi a Chiangiano nel non appoggiare Vendola! … con lui responsabile organizzazione chissa’ come sarebbe Sel?! …. pero’ in fondo c’e’ tempo visto che secondo me dopo le elezioni spazio per 2 sinistre proprio non c’e’ …. e visto che sia Vendola parla di Sel come non di una cosa definitiva e Grassi ha spesso ribadito che anche questa forma di FdS non puo’ essere definitiva visto che non attrae nessun altro partito …. chissa’ un solo semplice soggetto “La Sinistra” non sarebbe molto meglio? …. aspetto fiducioso
Siamo proprio alla frutta!
@ toto e matteo: se togliamo al “fenomeno” Nichi la poesia, e lo guardiamo politicamente, scopriamo che semplicemente sta riproponendo un Prodi II. Cioè un’alleanza programmatica con il PD all’interno di una coalizione. Sfido chiunque a smentire questo. Le primarie sono il cavallo di troia per entrare in una coalizione. Peccato che sia in caso di vittoria di Nichi alle primarie, che in caso di sconfitta, si tratterà sempre di una coalizione che, causa PD, non potrà attuare politiche di sinistra. Ci ritroveremo esattamente nella stessa situazione di qualche anno fa. Con un PD che si spacca davanti a un DICO, con l’approvazione di ogni missione militare, con politiche filo-industriali, etc. etc.
Mi pare assurdo che la sinistra non abbia ancora gli anticorpi (e si che la nostra storia qualcosa dovrebbe averci insegnato) per scindere la poesia del leader-oratore dalla politica. Nichi è un buon oratore ma, per dirla con parole sue, il “nuovo” che propone nasce già “vecchio”. Basta tornare al Prodi II.
Caro toto,
hai ragioni da vendere, e come tu sai come area di Essere Comunisti e insieme a Ferrero, stiamo tentando di portare in dote al grande Nichi e al PD di Bersani non solo tutto quel che resta del PRC, ma anche ciò che resta del PdCI oltre a quelle mummie di Salvi e di Lavoro e società. La nostra è un’operazione di “fino”, che parte da lontano e cerca di “addomesticare” un partito che ancora possiede uno zoccolo duro di comunisti e anticapitalisti, incredibile ma vero, dentro al PRC esiste ancora gente che si rifà al comunismo… ma non è incredibile caro totò?
lo sò purtroppo a chianciano abbiamo sbagliato, ma stiamo cercando di recuperare adesso.
Il prossimo congresso della Federazione della Sinistra, dovrà sancire il primo passo verso un futuro scioglimento di rifondazione comunista ma senza farlo passare e apparire come uno scioglimento vero e proprio, l’intelligenza e la furbizia dell’operazione caro totò rispetto al congresso scorso di chianciano, verte proprio su questo, si tratta come ripeto di un’operazione di “fino” furba, e passa attraverso la completa cessione di sovranità di questo partito alla FdS, è cosi che fottiamo questo gruppo di reduci e nostalgici che ci impedisce di costruire la grande “SINISTRA” insieme a Nichi… e questo passaggio segna la prima tappa di un ricongiungimento con SeL per formare finalmente questa benedetta Linke italiana.
Speriamo di incontrarci all’assemblea di settembre.
Un caro saluto per una nuova sinistra.
Sono d accordo,anche se credo che i tempi possano e debbano essere piu’ veloci …. ad esempio se in una ipotesi di coalizione(certa) si puo’ immaginare che FdS e Sel vadano alla camera con propri simboli(per ovvia convenienza)si puo’ ipotizzare che invece al senato si possa creare un cartello FdS-Sel(Sinitra Unita con i 2 simboli) che potrebbe evitare di disperdere voti in molte regioni dove invece si potrebbero ottenere seggi se uniti …. poi di li’ sarebbe piu’ semplice un nuovo soggetto ….
Ormai siamo alla barzelletta!
Per caso vi siete la quintq colonna del partito democratico americano?
Perché sul sito di SEL sono più di 15/20 a scrivere? No, e mi pare anzi che qui vi siano più seconde linee, rispetto ai tanti “ex” che di là inneggiano, instancabilmente, al leader. Sembra che ogni post debba partire e concludersi con il baciamano. Ve ne siete accorti?
E’ divertente vedere un simpatico “buontempone”, in vena di scherzi, che rivela gli stratagemmi “di fino” di ESSERE COMUNISTI nella sua
presunta marcia di avvicinamento a SEL,con all’orizzonte il definitivo smantellamento della presenza di un partito comunista nel nostro paese.
Come trovata non c’è male.
Mauro Gemma
p.s.: ma se poi ciò che Nino afferma non fosse una bonaria “presa per il culo” dei fan di Nichi (che lo prendono sul serio), ma, al contrario, fosse tutto credibile, i compagni di ESSERE COMUNISTI sarebbero tutti d’accordo con questa strategia “di fino” per fare fuori “i reduci e i nostalgici”, come simpaticamente il nostro amico definisce i comunisti. Non si sentirebbero scavalcati anche loro da questa strategia “di fino”?
Mah!
caro Mauro e chi lo sa, se il caro Nino scherza o parla sul serio?
in questo partito (a livello di dirigenza) si va avanti tra il serio e il faceto, e mica lo sò a questo punto cosa è peggio….
se prenderci sul serio o prenderci per il culo…
PER TOTO, NINO, E MATTEO.
Che bel trittico, singolarmete, siete gia una fonte di ispirazione, per quiunque volesse fare scritture canevalesche, insieme invece fate sinergia, e siete una forza della natura, per descrivervi, bisogna ricorrere,alla letteratura farsesca,a me in particolare mi suggerite un trittico di figure retoriche della tradizione popolare calabrese voi insieme siete, I TRI DA CHIAZZA, TRIGULU, MALANOVA, E SCUNTENTIZZA,traduco per il volgo, voi siete i tre della piazza(chiazza)colui che piange sempre (trigulu) il portatore di disgrazie, (malanova) e coloro che sono sempre tristi e scontenti(scuntentizza), sappiamo solo che fate arte itinerante, non sappiamo se per passione o per mestiere, qualunque sia il vostro cachet ve lo meritate per intero, in questo mondo di precariato, voi avete la fortuna (e non è poco)di avere un futuro assicurato nello spettacolo, perchè come fate ridere voi , vi assicuro che è difficile trovare di meglio sul mercato in questi momenti bui, rallegramenti
…e tu sei uno inutile, con tanto tempo da perdere ed una rabbia congenita contro il mondo….CHE DISGRAZIA, I MILITARI DELLA SINISTRA COME CARLO (CI MANCA SOLO IL N. DI TESSERA NEL NOME E POI VINCI IL PREMIO SOVIET 2010)
PER TOTO,
Dai Toto, non ti arrabbiare, è solo uno scherzo, dopo tutto voi siete PER ” LA FANTASIA AL POTERE” e ti arrabbi per uno scherzetto? il poblema è che il movimento situazionista,non immaginava , finite le ideoligie di trovare tanti apologeti,e voi, Vendoliani, siate una escrescenza, di questo corpo che sembrava morto e sepolto, finchè, il re degli zombi(leggi Vendola) non gli ha dato nuova linfa.
ei cavalieri di tigri a ore, e i trombettieri senza ritegno, inamidarono un nuovo pudore ,misero a luce un nuovo sdegno. come sapra, questi sono versi di una canzone”NOSTRA SIGNORA DELL’IPOCRISIA” di Guccini, scritta, molto tempo fa ma ancora attuale, e alcuni versi calzano completamente i piedi dei Vendoliani.
accetto volentieri (e ti ringrazio per la nominetione)il premio, soviet 2010, non ti preoccupare del numero di tessera, l’incisione sarà a carico mio.ciao
Care/i compagne/i,
come sapete è partita la raccolta delle firme sulla proposta di legge di iniziativa popolare, sulle energie rinnovabili, presentata dal Comitato Nazionale “sì alle energie rinnovabili no al nucleare”.
La Federazione della Sinistra, che è tra i presentatori della proposta di legge, è impegnata a costruire un largo consenso attorno alla proposta, anche in risposta alla campagna per il ritorno al nucleare che il Governo e importanti settori economici stanno portando avanti nel nostro Paese.
A tal fine è necessario che i Coordinamenti provinciali e regionali individuino uno o più referenti locali per poter ottimizzare il lavoro e sviluppando il più possibile Comitati unitari con Associazioni, Partiti della sinistra, organizzazioni sociali, intellettuali…..
Sul sito del Comitato http://www.oltreilnucleare.it trovate tutto il materiale necessario:
ü il vademecum per la raccolta delle firme
ü il testo della legge
ü la relazione introduttiva.
Iniziative pubbliche, banchetti per la raccolta firma e il numero delle firme raccolte vanno comunicate al seguente indirizzo Mail tommasosodano@yahoo.it e a davide.pappalardo@rifondazione.it. Per ogni informazione è possibile contattare Tommaso Sodano 3666871737
Cordiali saluti e buon lavoro.
Cesare Salvi
Portavoce della Federazione della Sinistra
Tommaso Sodano
Referente della Campagna per la Federazione della Sinistra
compagni….SABATO 11 SETTEMBRE MANIFESTAZIONE NO TAV IN VALLE DI SUSA…LOCALITA’ CHIOMONTE..PARTENZA ORE 14:30…CHIOMONTE è FACILMENTE RAGGIUNGIBILE DA TORINO PORTA NUOVA PER VIA TRENO….è importante che la FDS sia presente in modo massiccio…la TAV è uno schifo devasta l’ambiente e lo fanno solo per interesse di alcuni…noi come popolo no tav continueremo sempre a lottare…ma sarebbe bello ci foste anche voi al nostro fianco
http://notav.eu/notav/volantini/2010/09/2010_09_10-12_chiomonte.jpg
è IMPORTANTE ESSERCI PERCHè QUì LA SITUAZIONE è TESA….
Caro Claudio, io non faccio fatica a condovidere questa e tante altre analisi che fai. Evvero,spesso trovo mie differenze, anche sulle interpretazioni dei fatti. Oggi però oltre a riconoscerti ancora una volta una presenza sui problemi del paese,mi ritrovo perfettamente nel tuo dire. Mi chiedo però, e questo da tempo per la verità.Oggi lo chiedo anche a te :
Ma nella situazione attuale (che tu sintetizzi magnificamente), è sufficiente una bella analisi sulla situazione generale e sui problemi gravi che gli altri vivono o sarebbe necessario prepararsi adeguatamente,per diventare non solo strumento critico ma anche strumento incisivo,capace di prospettare situazioni ma di offrire soluzioni attraverso uno “strumento politico” (IL PARTITO) dando alla gente la sensazione che esiste un soggetto ben strutturato e ben organizzato punto di riferimento e di speranza credibile di proposte e soluzioni.Scusami Claudio,penso non sia necessario porre di nuovo il mio apprezzamento per quello che tu dici, ma non ti sembra che tutta la gente che vive i problemi drammatici,non solo di ordine economico e lavorativo,ma anche sul piano della democrazia e delle regole democratiche e costituzionali debba poter guardare ad un partito ben organizzato, ben diretto e guidato che non langue sulle sue divisioni che diventano come le fratture del terremoto – mai sanabili – Continuiamo ad arrovelarci su problemi nostri interni e non riusciamo a percepire i bisogni della gente in carne de ossa. Siamo un partito incapace, in qualunque modo dico io, a risolvere celermente i nostri problemi. E rispetto agli appuntamenti reali che la Storia o molto più semplicemente la realtà ci pone risultiamo non pronti e con l’andare del tempo rischiamo di diventare , nel senso comune, un sggetto non utile perchè non in grado di dare alla gente risposte organizzate, organiche, incisive. In una parola non riusciamo ad essere riferimento di nessuno perchè prigionieri di noi stessi e disinteressati se non alla gestione del “potere interno” . Mi rendo conto di essere duro, ma le situazioni interne che stiamo lasciando incancrenire , senza avere la capacità di mettere fine alle dispute tra di noi allontano la possibilità di poterci proporre come soggetti che costituiscono, nel metodo e nel merito, una alternativa.Non la faccio troppo lunga. Per meglio spiegarmi prendo ad esempio la situazione della federazione di Cosenza ma anche del regionale calabrese. Sono mesi che non si riesce a ricomporr4e uno strumento di elabirazione,di discussione edi costruzione di linea politica e di lotta. Rimaniamo al palo . Con organismi immobilizzati, perchè pochi compagni hanno trovato cavilli e occasione per consumare stupide rivincite. La cosa è deprecabile e diventa da rifiutare quando una direzione politica ad alto livello prende parte in modo anche strano a questo scontro autodistruttivo. Non volermene . Ma leggerti è un sollievo . Sarebbe per me magnifico vederti all’opera per risolvere questi problemi riportando tutti sulle vere urgenze. Compreso i massimi dirigenti che dovrebbero porsi più su cosa e non su chi. Franco Vemneziano Cosenza
Leggete che pena! Il Pdci protesta perchè non ha poltrone… e intanto i metalmeccanici non hanno più un contratto nazionale. Non lamentiamoci se i non ci caga nessuno e Vendola raccoglie consensi!!!
La grave e pesante sconfitta del centrosinistra alle elezioni regionali del 28/29 marzo richiederebbe una forte riflessione critica ed autocritica e una ripresa dell’iniziativa politica e della presenza nel territorio.
Ciò a partire dalle forze più consapevoli e responsabili. In particolare, un rinnovato impegno unitario nella battaglia politica sarebbe necessario da parte della sinistra calabrese , a cominciare dalla Federazione della Sinistra che, nonostante un quadro di gravissima sconfitta generale, è riuscita ad eleggere due propri rappresentanti al Consiglio Regionale.
Sarebbe davvero auspicabile un ruolo attivo e protagonista della FdS in Calabria, anche in conseguenza dei primi mesi del governo regionale Scopelliti che già nelle sue scelte e decisioni, conferma la sua pericolosità per il territorio e per la società calabrese.
Purtroppo, però gli auspici e le necessità non trovano riscontri nei comportamenti dei singoli dirigenti e delle forze politiche interessate.
Infatti, In Calabria si verificano condizioni che vanno nella direzione opposta alla necessità di rafforzare il processo unitario a sinistra. In concreto nella nostra regione, registriamo con rammarico un comportamento di grave chiusura del ristretto vertice regionale del Partito della Rifondazione Comunista.
Prima delle elezioni regionali era stato raggiunto un accordo e un’intesa con i vertici regionali del PRC per una gestione unitaria e collegiale della fase successiva a prescindere da chi sarebbero stati gli eletti al Consiglio Regionale.
Dopo le elezioni che hanno visto l’elezione di due consiglieri regionali, entrambi di Rifondazione Comunista, con la lista della Federazione della Sinistra, abbiamo semplicemente richiesto il rispetto degli accordi per garantire, come previsto, una gestione collegiale del gruppo consiliare e delle risorse.
Sono passati oltre cinque mesi dalle elezioni e dall’incontro con i vertici regionali del PRC e le nostre richieste sono state totalmente inevase (addirittura non si sono degnati neppure di dare un cenno di risposta).
La stessa costituzione del gruppo regionale della FdS, pertanto, rappresenta un’operazione di mera facciata, senza alcun contenuto e pratica unitaria, poiché i due consiglieri regionali con il loro operato negano l’essenza stessa della FdS e si comportano come se la FdS non esistesse.
È evidente che tutto ciò rende assolutamente impraticabile in questo momento il prosieguo della costruzione della Federazione della Sinistra in Calabria.
A tal proposito, riteniamo opportuno ricordare che il PdCI calabrese rappresenta un’organizzazione politica presente e radicata nel territorio e tra le più forti del PdCI in Italia. Ed è davvero incredibile che si possa pensare di colpire il PdCI proprio in una delle situazioni di maggiore forza.
Abbiamo atteso pazientemente per tutto questo tempo sperando in un segnale positivo che non è mai arrivato. A questo punto prendiamo atto dell’ostacolo insormontabile che il ristretto vertice regionale del PRC ha frapposto con un ridicolo atteggiamento che, di fatto, punta a indebolire il PdCI, nonostante il nostro contributo sia stato determinante per il raggiungimento del quorum del 4% e per l’elezione dei due consiglieri regionali.
Tutto ciò è ben conosciuto anche a livello nazionale, dove c’è una piena consapevolezza di questa situazione, poiché la questione calabrese è stata sollevata e discussa anche nelle sedi unitarie della FdS, tant’è che il Segretario Nazionale del PRC, Paolo Ferrero, che ringraziamo pubblicamente, prendendo atto della situazione, nelle sedi ufficiali, ha criticato apertamente con parole pesanti il comportamento dei vertici regionali calabresi del PRC.
A questo punto per salvaguardare l’immagine, la credibilità, la dignità, l’onestà, la trasparenza, la coerenza tra le parole e i fatti, l’intransigenza sul piano politico e morale dei Comunisti Italiani della Calabria contro l’inutile tentativo di oscuramento, occorre assumere una decisione divenuta ormai inevitabile che ha un carattere momentaneo, nella speranza che vi sia un segnale di svolta da parte dei vertici regionali di Rifondazione Comunista.
Pertanto, noi Comunisti Italiani, pur ritenendo di fondamentale importanza politica e strategica la scelta di costruire la Federazione della Sinistra, riteniamo che in Calabria fino a quando non ci sarà una modifica radicale dell’atteggiamento dei vertici regionali e dei consiglieri regionali del PRC, non ci sono momentaneamente le condizioni per andare avanti nel processo della Federazione della Sinistra.
In tal senso, in Calabria, a tutti i livelli, è formalmente sospesa momentaneamente la costruzione della Federazione della Sinistra e non saranno avviate, fino a quando non si verificheranno i cambiamenti richiesti e necessari, le procedure riguardanti l’attivazione della fase congressuale della FdS.
E’ del tutto evidente che tale decisione comporta immediate conseguenze, a partire dallo stesso uso della sigla della Federazione della Sinistra.
Il nostro auspicio è che tutto questo possa finire al più presto per riprendere il cammino comune. Per tale ragione facciamo appello alle compagne e ai compagni del PRC della Calabria affinché si impegnino per ricollocare la linea politica regionale nella direzione di rilanciare il processo unitario a sinistra, ovviamente ripristinando le necessarie condizioni di lealtà, collegialità e pari dignità con il PdCI.
Tutto ciò richiama al massimo la responsabilità dei Comunisti italiani che da subito devono sentirsi impegnati, più che mai, in un lavoro continuo, senza respiro, per la ripresa della crescita e del peso del PdCI calabrese senza la cui forza è destinata ad allontanarsi la prospettiva , voluta dai lavoratori, dell’unità dei comunisti.
Lamezia Terme, 7 settembre 2010
Car* compagn*,
vi invio questa mail per chiedervi di partecipare all’incontro/assemblea
autoconvocata dalle compagne/i del PRC, quelli che ancora credono nella
necessaria presenza del Partito nel panorama nazionale e locale, della
federazione di Salerno, che si terrà giovedi 09, ore 17,30 presso “Spazio
donna” a Salerno vicino la stazione ferroviaria, in via Ferrovia n° 2.
Un’autoconvocazione che deriva dalla deriva che assunto la nostra federazione
e dopo lunghi periodi di tempo persi ad esortare l’attuale segretario, Peppe
Vernieri a convocare gli organismi federali.Un’autoconvocazione delle compagne
e dei compagni di salerno che non accettano piu’ l’immobilismo del partito in
questo territorio e che esprimono la volonta’ di riportate il PRC/FdS al
centro della proposta e del confronto politico sullo sviluppo del territorio.
Intendiamo iniziare ad analizzare le dinamiche che si sviluppano intorno a noi
e a proporre il nostro punto di vista attrezzandoci con una piattaforma
politica e programmatica. E’ di ieri la notizia della uccisione di A.Vassallo,
Sindaco di Pollica, morte che ci porta a riflettere su quanto sta accadendo nel
Cilento e sulla mano lunga della camorra. Personalmente non penso che da
questa autoconvocazione bisogna uscire con l’idea di innescare conflitti
interni a noi, finalizzati a scontri di infantilismo
politico, al contrario penso che il Cannibalismo sia la malattia senile del
comunismo, e, a mio avviso, i conflitti dovremmo crearli
costantemente nella societa’, e oggi più che mai dobbiamo avere il coraggio di
osare, uscendo dalla distruttiva idea minoritaria,di ciò che non siamo più;
dobbiamo smetterla di porci come mediatori tra le istituzioni e i conflitti
sociali, come un’aggregazione che rincorre questo o quel partito del centro sx
per le primarie (per esempio amministrative a Napoli),o ancor peggio fuori da
ogni discussione politica, nonostante le continue spinte e il sempre più
crescente dissenso politico nei riguardi del sindaco di salerno V. De Luca
(per esempio amministrative a Salerno) dobbiamo dire basta e abbandonare
definitivamente questo status mentis e osare, perchè solo osando possiamo
diventare quel partito che attrae la società, una società, oggi impregnata da
quel “berlusconismo sociale” di cui l’articolo di Paolo Ferrero su Liberazione
del 05/09/10. Per costruire una sinistra d’ alternativa e battere in uno sia
Berlusconi che il presidenzialismo populista e a-democratico, occorre
ricostruire un protagonismo sociale in cui gli sfruttati non attendano
passivamente il santo di turno a cui chiedere il miracolo, ma piuttosto
ridiventino protagonisti della costruzione del loro futuro. Questo vale in
maggior misura nella nostra terra, ricca di contraddizioni e ignavia, di
ricerca del consenso a tutti i costi e di malaffare, di politicanti e piccoli
nani ballerini. Abbiamo le potenzialità per costruire una federazione e un
partito, il Nostro Partito all’altezza della sfida che ci pone la società e
soprattutto di un gruppo di compagn* che possono andare fieri della lotta
politica che portano nella società, che siano riconosciuti e riconoscibili per
il profumo delle loro idee e non perché distribuiscono un poco di prebende
clientelari o peggio si comportano come tutti gli altri. Questo è il momento di
scegliere per tutti e tutte quale strada percorrere. Vi aspetto giovedì alla
riunione, comunicandovi che abbiamo chiesto al segretario Regionale Nappo
Franco di essere presente alla nostra assemblea, Franco ci ha risposto
positivamente.
Un abbraccio.
Loredana Marino
Caro Francesco,
sono d’accordo con l’esigenza che tu poni. Occorrerebbe una sinistra forte, unita, in grado di fare sentire la voce delle classi subalterne. Così come condivido il fatto che su certe battaglie di principio – la lotta contro qualsiasi forma di razzismo è una di queste – vanno fatte sempre e comunque. Il dissenso mi pare che sia su quella che una volta si chiamava “la tattica”, cioè la strada da perseguire per avvicinarci il più possibile ai nostri obiettivi.
Su questo alcune brevi osservazioni. Ti assicuro che non mi sfugge quanto sia inadeguato questo centrosinistra e che, su molte cose, abbia spianato la strada alla destra. Basterebbe citare il sistema maggioritario sponsorizzato da Occhetto e la politica delle privatizzazioni sostenuta a piene mani dai governi di centro sinistra. Infatti, come avrai letto, nella nostra proposta politica per battere Berlusconi (che fa politiche ancora peggiori del centro sinistra), non si prevede un accordo organico di Governo, ma un accordo elettorale basato su alcuni punti di difesa della democrazia e del lavoro. Mi sembra sia la strada migliore. Da un lato fa tesoro dell’esperienza del passato e dall’altro non si sottrae dalla necessità sommare i nostro voti per battere Bossi Berlusconi, cosa, quest’ultima, che ci chiede tutto il nostro elettorato.
Da un punto di vista politico questa mi pare oggi la strada migliore per ricostruire una presenza e una credibilità per una sinistra comunista che si proponga di andare oltre la testimonianza.
Per quanto riguarda poi l’unità delle forze che stanno a sinistra del Pd, di cui fai un lungo elenco, sono d’accordissimo e, come avrai letto, lo propongo spesso.
Sarebbe anche utile sollecitare tutti quelli che hanno fatto scissioni dal Prc a fare un bilancio dei loro risultati. Non mi pare abbiano avuto un gran successo. L’unica cosa vera che hanno prodotto è stata quella di indebolire Rifondazione Comunista e cioè il soggetto politico che, dopo lo scioglimento del Pci, poteva diventare (per alcuni anni è riuscita ad esserlo) un punto di riferimento per i lavoratori e le lavoratrici di questo paese.
Come sai mi è capitato in diverse occasioni di dissentire anche radicalmente dalla linea del Prc. Ma non ho mai pensato che la soluzione fosse uscire e dare vita all’ennesimo micropartito.Se si fossero comportati tutti in questo modo, forse, non saremmo in questa situazione.
caro claudio condivido la tua analisi e le tue preoccupazioni
penso che dovremmo affrontare seriamente la situazione politica
vincendo il nostro delirio di impotenza
http://www.atalmi.it/2010/09/delirio-di-impotenza/
Dal sito del corriere :”Oltre 200 agenti per allontanare 150 rom, di cui 45 bambini che avevano già iniziato il prescuola”…
E la sinistra che si definisce comunista che fa? aspetta la balena bianca per trovare un posticino in parlamento… Continuiamo cosi’ ..
UN GARANTE PER LA LEGALITA’ REPUBBLICANA
La situazione politica italiana sembra scivolare verso l’esito di un confronto elettorale che si verificherebbe in un clima di vera e propria difficoltà per la democrazia, con il rischio di un esito tale da portare ad una fase di ulteriore passaggio verso un sistema autoritario, fondato sulla modifica di fondo della Costituzione Repubblicana, sulle basi un presidenzialismo populista e di un attacco alle basi stesse dell’unità nazionale.
Restiamo convinti che, rispetto ad un rapido approccio verso le urne, molti passaggi debbono essere compiuti ( e non facili, per l’attuale maggioranza: è probabile che ci sarà una contrattazione con i fuoriusciti dell’ex-MSI) e quindi che non tutto l’iter è già stato segnato.
Purtuttavia, dal punto di vista dell’opposizione, è bene procedere speditamente per individuare quale può essere la strada migliore per arrivare ad una presentazione unitaria, chiaramente alternativa, in grado – considerato che non sarà possibile modificare il sistema elettorale – di conseguire il risultato di un cambiamento di maggioranza.
In questo senso la proposta avanzata dal segretario del PD Bersani, di una vasta alleanza di centro-sinistra ( in tempi non sospetti, Aprile 2009, l’avevamo definita di “CLN”) con i due “cerchi”, quello di governo e quello di “difesa della legalità democratica” può rappresentare una positiva base di partenza, ma ha bisogno di essere declinata meglio e rese praticabile da parte di tutti gli interessati.
Proviamo allora ad avanzare una proposta concreta, partendo da un punto di principio: non è possibile trasformare le eventuali e futuribili elezioni anticipate nel solito referendum “pro” o “contro” l’attuale Presidente del Consiglio.
L’attuale legge elettorale, con l’obbligatorietà dell’indicazione del cosiddetto “capo della coalizione” costringe di fatto ad un approccio di questo tipo, che deve, invece, essere ribaltato.
L’alleanza delle opposizioni potrebbe, quindi, indicare un “capo della coalizione” di tipo diverso da quello di un leader politico di parte, ma proporre una personalità al di sopra delle parti che funga da “garante della legalità repubblicana”, proponendo (come sarebbe giusto) un governo di transizione che, assunti alcuni provvedimenti urgenti come -appunto – la modifica della legge elettorale in senso proporzionale (sarebbe bene che l’alleanza andasse al voto con una proposta compiuta, in questa direzione) si preoccupasse di ripristinare i termini di un confronto effettivamente democratico (anche dal punto di vista dell’uso dei mezzi di comunicazione di massa), recuperasse la centralità del parlamento, riportasse l’interpretazione costituzionale nei suoi termini effettivi e non in quelli di quella “costituzione materiale” invocata dalla destra per violare proprio quella legalità repubblicana alla quale intendiamo richiamarci.
Ci permettiamo anche di fare un nome per questo ruolo di “garante della legalità repubblicana” ed è quello del prof.Gustavo Zagrebelsky, già presidente della Corte Costituzionale.
Il prof.Zagrebelsky ( o chi per esso, ovviamente) non si misurerebbe in nome del leaderismo e della personalizzazione della politica, ma in nome – esclusivamente di una idea comune di fondo riguardante la “virtù repubblicana”.
In questo modo si eviterebbero divisioni inopportune, levarsi di scudi di ambizioni smodate da parte di soggetti singoli, si aprirebbe la strada ad un indispensabile recupero di ruolo dei soggetti politici, si allontanerebbero dal sistema politico le ombre di pratiche inadatte alla nostra situazione come quelle delle primarie e del “maggioritario uninominale”.
Ovviamente si tratterebbe di far fronte ad una fase di transizione, ma con l’idea, finalmente di chiudere in avanti un periodo davvero drammatico, dove stiamo rischiando di tornare all’indietro: a tempi bui che avevamo pensato, con le lotte dei lavoratori, di aver definitivamente scacciato dall’orizzonte della Repubblica.
Savona, li 7 Settembre 2010
Franco Astengo
Vi propongo questa riflessione … da parte della FdS noto una certa “tranquillita’” su l’ipotesi(ormai certa) di elezioni anticipate,questo credo perche’ hanno la certezza che si andra’ a votare con questa legge elettorale e alla fine con il 3% in coalizione con Pd.Idv-Sel e altri,saranno di nuovo tutti(intendo Prc-Pdci)con piu’ di venti deputati,certo prima ci saranno(e ci saranno)le primarie e qui la FdS alla fine sosterra’ convintamente(e come se lo sostererra’)Vendola (e spero che in quella occasione molti faranno mea culpa!)e questo opzione alla fine portera’ consenso,visibilta’ e soprattutto riportera’ “simpatia elettorale” con molti di quegli elettori non ideologizzati che votavono Prc negli scorsi anni.Bene tutto bene e’ quello che si deve fare e per fortuna si fara’ …. ma se alla fine cambiano legge elettorale? … un proporzionale o un “provinciellum” non puo’ non prevedere un cartello tra Sel-FdS e quel che rimane di Verdi e movimenti.piu’ qualche personalita’ pesante ex-cgil tipo Rinaldini/Cremaschi,un cartello(da almeno il 6%)inevitabile! …. e a quel punto non si potrebbe tornare indietro e quindi quello che logica vorebbe …. una “semplice” …. “LA SINISTRA” sarebbe a un passo …. forse quasquasi e’ meglio che la cambino sta’ legge …. in fondo con il porcellum tutti vivrebbero di rendita’ anche con un misero 2,5%(FdS)o un 1%(Verdi,c’e’ il recuperp per i primi sotto il 2%) …. mentre invece il “tedesco” obbligherebbe a unirsi senza se e senza ma,mettendo da parte inutili e antistoriche divisioni.
Sinistra: Salvi, costruire subito alleanza democratica
(ANSA) – ROMA, 7 SET – ‘L’irresponsabilita’ di Berlusconi e Bossi puo’ trascinare l’Italia in una nuova crisi istituzionale.
Questa volta il bersaglio e’ il Presidente della Camera.
Legittimo chiederne le dimissioni; non e’ legittimo coinvolgere il Presidente della Repubblica, e minacciare l’Aventino e la guerriglia alla Camera per ottenerle’. Cosi’ Cesare Salvi, Portavoce della Federazione della Sinistra ‘Di fronte alla crisi politica della maggioranza – spiega – il Presidente del Consiglio deve dimettersi, lasciando al Capo dello Stato, come la Costituzione vuole, la ricerca delle possibili soluzioni. Oggettivamente si avvicina la possibilita’ di elezioni anticipate. Il PD ha formulato una proposta: un’alleanza democratica fondata sulla difesa e sul rilancio della Costituzione’.
‘La Federazione della Sinistra si e’ detta pronta a fare la sua parte – ricorda – a collaborare alla costruzione di questa alleanza democratica. E’ venuto il momento di passare dalle parole ai fatti, di ‘far vedere’ agli italiani che questa alleanza democratica esiste, che e’ una cosa seria, non un’ammucchiata contro ma un’alleanza per far vivere la Carta fondamentale con le sue regole democratiche, i diritti sociali e di liberta’, il principio di unita’ nazionale; per chiudere la troppa lunga parentesi di Berlusconi e di Bossi. Proponiamo a Bersani, a Di Pietro, a Vendola, a tutti coloro che hanno responsabilita’ politiche nell’attuale opposizione dentro e fuori il parlamento, di abbandonare contrasti intestini, ambizioni personali, legittime differenze, perche’ oggi la priorita’ e’ un’altra: e’ l’avvenire dell’Italia. Si riuniscano subito le forze politiche interessate, individuino i punti condivisi, predispongano una grande e unitaria manifestazione nazionale – conclude Salvi – alla quale chiamare a raccolta le italiane e gli italiani che vogliono il cambiamento’.
Il Vangelo di Marchionne
di Viadimiro Giacché (Il Fatto Quotidiano, 7 settembre)
C’è un lato dell’intervento di Sergio Marchionne al meeting di Rimini di Cl che non è stato considerato con la dovuta attenzione: il fatto di rappresentare un manifesto politico, che dà voce ad aspetti importanti dell’ideologia contemporanea. Lo è perla forma prima ancora che per i contenuti. La forma è quella dell’opposizione. Proprio quell’opposizione che Hegel – così spesso citato da Marchionne – detestava: l’opposizione dell’intelletto , in cui gli opposti se ne stanno irrigiditi uno di fronte all’altro, il bene contro il male. Tutto l’intervento è contrassegnato da questi contasti da talk-show televisivo, triste parodia contemporanea della contrapposizione schmittiana di amico e nemico. I termini dell’opposizione di Marchionne sono vecchio e nuovo. Il suo discorso è un’ossessiva serie di variazioni su questo tema. proteggere il passato’ anziché guardare avanti. Rifiutare il cambiamento (e quindi il futuro) contro disponibilità ad adeguarsi al mondo che cambia. Vecchi schemi contro nuovi orizzonti. Questa prima opposizione è la premessa della seconda: buoni contro cattivi. Da una parte chi si ostina a rifiutare il cambiamento, dall’altro i suoi paladini. A cominciare dallo stesso Marchionne. Che racconta: Quando sono arrivato in Fiat ho trovato una struttura immobile, chiusa su se stessa. Poi il cambiamento, l’iniezione di una forte carica di valori: una nuova etica di business è stata la chiave della rinascita, che ha strappato il gruppo dal fallimento al quale sembrava destinato nel 2004. Parole molto belle. Ma i valori che nel 2005 hanno strappato la Fiat dal baratro sono di tipo più materiale. Si tratta di due eventi che Marchionne conosce bene perché firmò il bilancio in cui sono descritti. In primo luogo il pagamento di 1,56 miliardi di euro da parte di GM pur di rescindere un contratto che l’avrebbe obbligata a comprarsi la Fiat. E poi il fatto che le principali banche italiane (Capitalia, Intesa, Unicredito) che nel 2002, quando la Fiat stava fallendo, avevano trasformato 3 miliardi di crediti a breve in crediti a medio-lungo termine nel 2005 convertirono questi crediti in azioni Fiat. Al prezzo di sottoscrizione di 10,28 euro ciascuna, quando il valore delle azioni sul mercato cm di 7,3 euro: e quindi la Fiat ricevette dal sistema bancario italiano un grazioso omaggio di 858 milioni di euro, che fu messo a bilancio come Proventi finanziari atipici. In questi e in molti altri casi vedi alla voce incentivi il sistema Italia ha saputo farsi carico della sua principale azienda manifatturiera in difficoltà. Anche per questo l’insistenza di Marchionne sul fatto che l’unica area del mondo in cui il Gruppo Fiat è in perdita è proprio l’Italia, e che (ri)portare in Italia la produzione della Pancia non è stata una scelta basata su principi economici a fronte di vantaggi sicuri che altri Paesi potrebbero offrire, rappresenta un’affermazione un po’ forte. E anche pericolosa, visto che, come Marchionne sa bene, nel mercato non c’è solo la razionalità di chi vende, ma anche quella di chi acquista. E forse qualcuno dei consumatori italiani, che comprano il 40% delle auto Fiat vendute, potrebbe anche ripensarci. Ma la parte che più lascia perplessi del discorso di Rimini consiste nella contrapposizione tra chi continua a pensare che ci sia una lotta tra capitale e lavoro, tra padroni e operai, dall’altra chi chiede un grande sforzo collettivo, una specie di patto sociale per condividere gli impegni, le responsabilità e i sacrifici. Ora, a parte il fatto che se gli interessi di padroni e operai fossero identici non avrebbe senso neppure parlare di patto sociale, c’è qualcosa che non torna. Il fatto che lo sforzo collettivo che si richiede è tutto da una parte sola. In termini di moderazione salariale (e gli stipendi Fiat sono già inferiori del 30% a quelli della Volkswagen), di ritmi di lavoro e di limitazione del diritto di sciopero. Dall’altra parte, invece, la volontà di evitare una guerra in ti miglia si sostanzia nell’aggiramento e la risoluzione anticipata del contratto nazionale di lavoro, e da ultimo il rifiuto di ottemperare a una sentenza della magistratura. Ora, il cambiamento è una gran bella cosa. Ma sarebbe bello che, una volta tanto, avvenisse anche da questa parte della barricata. Magari aumentando gli investimenti in ricerca e costruendo modelli in grado di vendere. Oppure cominciando a vendere auto in Cina (dove la Fiat è l’unico grande marchio assente). O, ancora, evitando di distribuire dividendi per 237 milioni di euro se la società ha chiuso il bilancio in perdita per 800 milioni. Marchionne ha ragione: Essere liberi vuol dire trovare il coraggio di abbandonare i modelli del passato. Vale anche per lui.
Care compagne,
cari compagni,
premetto che sono d’accordo con quanto scritto dal compagno Grassi. Ho, tuttavia, alcune cose da dire. Vado per punti.
1 – Governabilità.
Ho visto, nel post precedente, anche la preoccupazione della “governabilità”. Secondo me, questa storia è tutto fumo negli occhi, è un falso problema. Intanto, si disse allora che occorreva abbandonare il proporzionale e passare al maggioritario per garantire un governo stabile, che riuscisse a governare per tutta la legislatura con una maggioranza certa. Si è visto che i due governi Prodi hanno durato due anni (non tutta la legislatura) e che quelli di Berlusconi, il primo ha fatto la fine di quelli di Prodi e l’ultimo, quello attuale, addirittura “eletto” con il “porcellum”, pare proprio in procinto di cadere. Cioè, non basta il furto di seggi (che loro chiamano premio di maggioranza) a scapito dei partiti più piccoli per garantire la cosiddetta governabilità.
Si parlava di questa esigenza perché davano la colpa al proporzionale delle tante crisi di governo. Ma il fatto è che la Dc, crisi o non crisi, è sempre stata al governo, senza interruzioni per mezzo secolo: con i governi centristi, del primo centro-sinistra, del pentapartito, della solidarietà nazionale, monocolore senza mai che altri potesse nemmeno alternarsi ad essa. Più stabilità e governabilità di così! C’era persino la conventio ad excludendum!
Il proporzionale garantiva, però, come garantirebbe anche oggi, la rappresentanza per tutti i cittadini, che potevano “associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale” (art, 49 della Costituzione) e votare per essi.
2 – “Sì per cambiare!”
Il 18 aprile 1993 ci fu, fra altri quesiti, il referendum per abolire il proporzionale al Senato. La parola d’ordine (oltre a quella della governabilità) fu, da parte dei referendari (fra i quali in forze il Pds di Achille Occhetto): “Sì per cambiare!”. E chi non voleva cambiare mentre infuriava “tangentopoli”? Questa volontà di cambiare l’Italia, però, per spazzare via tangentopoli si è trasferita sulla legge elettorale, che nulla aveva a che vedere con la corruzione che dilagava nel Paese. Tanto è vero che anche oggi – senza il proporzionale ed in presenza, anzi, del “porcellum” – si scopre tanta corruzione che tangentopoli pare una cosa minima al confronto.
Sono convinto che se, invece di fare il referendum, si fossero fatte le elezioni politiche anticipate, ben pochi avrebbero votato per la Dc in quel momento e l’Italia avrebbe potuto cambiare veramente! Occhetto – che ha la responsabilità, oltre che essere il killer del Pci, di essersi battuto per il maggioritario anziché battersi per le elezioni politiche anticipate – proclamò che finalmente si tornava a vincere! Vincere cosa? Una legge elettorale (antidemocratica, per giunta)?
3 – Emergenza democratica
Oltre al “porcellum” (che trasforma, in modo antidemocratico, una maggioranza relativa, anche sotto il 30%, in una maggioranza parlamentare assoluta pari al 55%, rubando i seggi che sarebbero toccati ad altri, specie gli esclusi dal Parlamento) esiste la volontà di Marchionne, Marcegaglia, Bossi e Berlusconi di modificare la Costituzione – che sancisce l’indipendenza e l’equilibrio dei poteri (legislativo, esecutivo e giudiziario) – a favore dell’esecutivo, cioè del Presidente del Consiglio o Premier. Addirittura, oltre a prendersela con i “clandestini” e con i Rom per cui si fanno gli antiumanitari “respingimenti” e le espulsioni, vogliono il cosiddetto “federalismo fiscale”, cioè vogliono rompere l’unità d’Italia per favorire le Regioni più forti a scapito di quelle più deboli, abbandonate a se stesse, che dovrebbero imparare ad arrangiarsi.
Di fronte a questa emergenza democratica, credo che il primo obiettivo che, come comunisti, ci dobbiamo porre sia quello di ripristinare la democrazia e salvaguardare la Costituzione (anche perché è molto meglio per i comunisti operare in democrazia che non sotto una dittatura…).
Come si può fare per raggiungere questo obiettivo?
Isolandoci? Dedicandoci alla unificazione del Prc e del Pdci, attirando anche il Pcl, Sinstra Critica, eccetera?
Oppure cercando di formare una grande alleanza con tutti quelli che ci stanno a voler raggiungere questo obiettivo?
So benissimo le differenze che ci sono fra noi (Prc) e il Pd, Sel, IdV e tutte le altre formazioni, ma se sono tutti d’accordo di ripristinare la democrazia e salvaguardare la Costituzione, ugualmente non dobbiamo unirci a loro in nome di quelle differenze?
Mi sembrerebbe una posizione estremamente minoritaria e profondamente sbagliata.
4 – L’insegnamento di Togliatti
Sappiamo tutti della “svolta” di Salerno del 1944, che significò sostanzialmente cercare l’unità fra tutti coloro che erano disponibili a battersi per liberare l’Italia dall’invasione tedesca e dal fascismo senza nessuna discriminazione, rinviando alla fine della guerra la risoluzione del problema istituzionale fra monarchia e repubblica.
Forse non tutti sanno che nella seduta della Camera dei Deputati dell’11 marzo 1949 egli disse: “Desidero dichiarare a nome del mio Gruppo che, con le modificazioni proposte dall’onorevole La Malfa, voteremo per l’ordine del giorno presentato dall’onorevole Almirante….”. Almirante? Il fondatore e segretario del MSI? Sì, proprio lui!
Togliatti, trattandosi dell’adesione a scatola chiusa (“i termini di formulazione del Patto non sono di pubblica ragione”) dell’Italia al Patto Atlantico e avendo Almirante richiesto con un OdG, con modifiche di La Malfa per un più preciso inquadramento tecnico, di “fornire preliminarmente le più ampie delucidazioni sulla situazione internazionale e sull’atteggiamento in merito del Governo” – sicuro delle proprie ragioni – non ebbe nessuna titubanza o repulsione a fare questa dichiarazione nel 1949, ad appena quattro anni dalla fine della guerra e dalla vittoria sul fascismo.
E noi, per ripristinare la democrazia e salvaguardare la Costituzione, dovremmo batterci da soli o escludere questi o quelli da una alleanza per raggiungere questo sacrosanto obiettivo?
5 – No ora al Governo
Se aderiamo a questa alleanza con chi ci sta per cacciare Berlusconi, secondo la proposta Bersani (che pare aver rinunciato alla “vocazione maggioritaria” di quel mai stato comunista di Veltroni), saremo poi vincolati, in caso di successo, a sostenere il Governo (il nuovo Ulivo)? No di certo, soprattutto se saremo sempre chiari su questo punto, specie in campagna elettorale. Se si determinasse una situazione in Parlamento, in cui venendo meno un nostro appoggio al Governo, esso cadrebbe, credo che anche le forze di governo farebbero di tutto per evitare l’evenienza e cercherebbero una mediazione con noi, temendo anch’essi un ritorno di Berlusconi con nuove elezioni. Soprattutto loro, cioè, saranno interessati a mantenere in piedi il loro governo.
Da ultimo, vorrei sottoscrivere con grande convinzione quanto ha scritto il 24 maggio 2010 la compagna Francesca: “A dire il vero la posizione è che in questo momento non ci sono le condizioni per andare al governo con il centrosinistra, e ripetere l’esperienza dell’Unione [o dell’Ulivo].
Dire ‘MAI PIU’ AL GOVERNO’ non ha ovviamente alcun senso per chi fa politica, a meno che non si punti a restare per sempre inutili e marginali. Io sono comunista perché voglio andare al governo e instaurare il socialismo o almeno iniziare la transizione verso di esso!” [Il grassetto è mio].
Grazie.
Gilberto Volta
Villanova di Castenaso, lì 7/9/2010
Condivido appieno. Ancor prima di Togliatti, Lenin nel “Che Fare?” scriveva: “Io mi alleo anche col prete(nientepocodimeno!,mia la parentesi) per raggiungere il mio obiettivo”.
Forse la persistenza di remore, distinguo, attacchi all’idea di costruire un’alleanza democratica (ripresa da Bersani, ma proposta da noi da tanto tempo)risiede nel fatto che non c’è una consapevolezza piena dei guasti provocati nella coscienza dei cittadini da quasi un ventennio di Berlusconismo. Forse molti al nostro interno pensano che parlare di fascismo trisciante sia solo un’espressione letteraria.
Possibile che non si capisce che se la cricca di centro destra attacca violentemente ed apertamente i “formalismi” e i “vincoli” della Costituzione è perchè pensano ad un regime che ne faccia a meno? Non vorrei essere troppo generoso, ma credo che la scelta finale di Fini, al di là delle schermaglie di facciata, buone per il gossip politico, possa riflettere una preoccupazione circa la sopravvivenza e la stabilità di istituzioni che, in fondo, fanno parte della imopostazione liberale più seria e tradizionale.
Moldavia, Europa.
Non sarebbe forse bene, ogni tanto, allargare gli orizzonti del nostro confronto, riservando alla lotta antimperialista il rilievo e l’importanza che meritano? E non meritano forse maggiore attenzione quelle realtà (parliamo di Europa, non della luna), dove i comunisti hanno un ruolo propulsivo, fronteggiando appunto (nella nostra sostanziale indifferenza) le pressioni più inaudite dell’imperialismo targato NATO e UE?
Mauro Gemma
p.s.: sarebbe interessante sapere cosa ne pensa il compagno Vendola
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Il popolo moldavo accoglie l’invito dei comunisti a boicottare il referendum voluto dalla destra e dall’imperialismo
di Mauro Gemma
direttore di l’Ernesto online
Oltre i due terzi degli elettori puniscono il tentativo di emarginare i comunisti e di legare il paese al carro dell’imperialismo
“Stando ai sondaggi circa il 65% della popolazione dovrebbe recarsi alle urne”, hanno affermato importanti media occidentali (Euronews, ad esempio) alla vigilia del referendum che si è svolto domenica 5 settembre nella Repubblica di Moldova, certo nella speranza che potesse concretizzarsi il tentativo di modificare le regole costituzionali (attraverso l’elezione diretta del presidente della repubblica), portato avanti dalla coalizione nazionalista filo-romena e liberista, autoproclamatasi “per l’integrazione europea”, andata per un soffio al governo nelle controverse elezioni dell’estate 2009, per liberarsi (emarginandolo con un marchingegno elettorale contestuale all’avvio di una campagna di persecuzione che già l’Ernesto ha avuto modo di denunciare) dell’ingombra presenza del locale Partito Comunista della Repubblica di Moldova (PCRM), che riceve il consenso di quasi metà dell’elettorato e che condiziona fortemente l’attività del parlamento e che ha tra le sue prerogative anche l’elezione del capo dello Stato.
Il vero obiettivo del referendum, in realtà, era il completamento di quelle “riforme” all’insegna del massacro sociale, gradite ai poteri forti mondiali, che erano state avviate all’indomani della proclamazione dell’indipendenza, ma che avevano subito un’interruzione negli otto anni di governo comunista subentrato nel 2001 “a furor di popolo”, attento ai bisogni degli strati più deboli della società e fautore di un efficace “stato sociale”, rispettoso di quello status di neutralità che è continuamente messo a rischio dalle ingerenze della NATO e dalle violenze (sotto la bandiera delle “rivoluzioni colorate”) dei gruppi della destra più estremista, e sostenitore di una politica di convivenza delle diverse comunità nazionali (moldavi, russi, ucraini, gagauzi) che popolano la piccola repubblica ex sovietica.
In vista c’era anche il definitivo assorbimento, in una condizione di autentico servaggio coloniale e di avamposto militare in prossimità della Russia, alle strutture dell’imperialismo occidentale, a cominciare dalla NATO e dall’Unione Europea. E, forse, persino l’annessione alla vicina Romania, a coronamento del “sogno” coltivato dai nostalgici della “Grande Romania”, esistente tra le due guerre mondiali.
Gli sponsor occidentali dell’operazione non sapevano forse di dover fare i conti non solo con la debolezza e l’insipienza della rissosa coalizione filo-imperialista (in questo momento impegnata in un penoso “scaricabarile”), ma soprattutto con la volontà e la dignità del popolo moldavo che ha raccolto l’invito dei comunisti a boicottare in massa il referendum, per la cui validità sarebbe bastata la partecipazione di solo un terzo dell’elettorato. Oltre due terzi degli aventi diritto (al 71% di non partecipanti va aggiunta quella quota di elettori che ha comunque votato “no”) hanno contribuito a trasformare la consultazione in un autentico flop. Che oggi costringe i suoi promotori a prendere atto della cocente sconfitta, riconoscendo l’opportunità di andare ad elezioni anticipate, come richiesto da mesi proprio dal Partito Comunista, che tutti i sondaggi danno come sicuro vincitore.
Ha dichiarato Vladimir Voronin, ex capo dello Stato ed oggi presidente del PCRM: “i cittadini hanno difeso il loro diritto alla sovranità, hanno dimostrato di essere loro, il popolo moldavo multinazionale, gli autentici padroni del loro destino… Questa posizione solidale apre una nuova prospettiva politica per il paese. E’ ormai evidente a tutti che l’attuale potere e la sua maggioranza parlamentare non godono di alcuna autorità, morale, politica, giuridica. Lo scioglimento del parlamento e le elezioni politiche anticipate, l’ulteriore rafforzamento della repubblica parlamentare e la modernizzazione economico-sociale del paese, sono i principali obiettivi che abbiamo di fronte”.
Spetta anche a noi comunisti italiani sostenere senza esitazione, con spirito solidale e contro le ingerenze dell’imperialismo, la battaglia dei nostri compagni moldavi per la democrazia, la sovranità nazionale e un’Europa dei popoli.
Grande mauro!!!
un bel dibattito sui comunisti moldavi. magari quando è finito passiamo passare a discutere della situazione in madagascar!!!
Questa risposta è un chiaro indice dello scadimento del dibattito ed il prodotto di decenni di devastazione culturale, di cui sono responsabili anche i gruppi dirigenti del PRC. Cosa che spiega (almeno in parte)le ragioni del perchè il PRC è così malridotto.
E’ amaro constatare come concetti come internazionalsmo e lotta antimperialista, necessità di unità e confronto con tutto lo schieramento comunista e antimperialista mondiale, attenzione alle lotte dei comunisti di tutto il pianeta, siano considerati irrilevanti e, al massimo, oggetto di studi accademici. E che le battaglie dei diversi partiti contro la NATO, le istituzioni imperialiste, le politiche di guerra che ne ispirano l’attività, anch’esse siano considerate “frivolezze”.
Invece di rallegrarci dei successi che partiti e movimenti ottengono contro i processi di penetrazione imperialista e coloniale (nel nostro continente, oltretutto), ci si abbandona a ironie di cattivo gusto, che si pongono unicamente lo scopo di denigrare le opinioni che divergono dal “coro”.
Veramente una bella deriva che dovrebbe preoccupare non solo il sottoscritto, ma anche il compagno Claudio Grassi.
Grazie per l’attenzione
Mauro Gemma
p.s: anche il Madagascar (nome dei tempi coloniali, a cui evidentemente il compagno Lucenti fa risalire le sue ultime letture scolastiche a riguardo) è degno di attenzione. Tanto è vero che gli imperialisti USA vi posizionano una loro base a pochi chilometri (Diego Garcia).
Comunque cao Mauro ogni volta che leggo uno scritto come il tuo o di altri tuoi “correntisti…” mi pare davvero di essere fermo agli anni 50 poi forse sarà colpa mia? oppure autocritica tua no mai? che avete avuto incarichi di direzione nel partito!!
come si scriveva un tempo, sono le persone che non comprendono…
E dire che l’Ernesto (da solo!) ha dato spazio e rilievo alla vittoria di un partito che fa parte della “Sinistra Europea” (cosa sconosciuta ai più del PRC, forse anche ai suoi dirigenti)!
Se poi, il dibattito sul posizionamento o meno dei comunisti e della sinistra anticapitalista nella lotta contro l’imperialismo, contro le politiche di guerra, ecc. è roba da anni 50, che non c’entra nulla con la costruzione delle nostre interlocuzioni e alleanze, mi chiedo veramente in che cosa consista “il nuovo che avanza”, visti i miseri risultati politici e organizzativi, di cui fa sfoggio la “sinistra alternativa” e “super-nuovista” italiana, che si proclama “ombelico del mondo” e che si bea del più becero dei provincialismi, seminando gli stessi luoghi comuni che caratterizzano la prosa degli opinionisti della stampa “borghese” (si può ancora dire?) italiana, quando cerca di ridicolizzare i comunisti.
Mauro Gemma
E poi, Mario “nuovista”, perchè non ci metti la faccia anche tu? Firmandoti
A parte l’importanza del fatto in sè, che è notevole visto che la Moldavia è un paese importante per gli equilibri politico-militari data la sua collocazione geografica e inoltre è stato oggetto di uno dei tanti tentativi (questa volta fallito) di “rivoluzione colorata”, sarebbe importante riflettere su come riescono partiti comunisti come quello moldavo (o come quello greco o portoghese o ceco) ad avere un ruolo incisivo e ad essere comunque punto di riferimento per i lavoratori senza bisogno di mascheramenti o cambi di nome o nuovismi vari.
Carissimo Compagno Mauro Gemma,
molto interessante il tuo intervento.
Mi permetto di chiederti una cosa personale,ma tu sei il fratello Dario? ero al Liceo Galileo Galilei in classe con lui i primi tre anni, poi sono andato via da Alessandria e non ci siamo più visti/sentiti.
Ora sono a Sesto San Giovanni, faccio parte del direttivo del PRC della mia città, che bello ritrovarVi (se siete Voi), fammi sapere e dammi vostre notizie.
Fraterni saluti Comunisti
Alberto Viscardo Galante L’Irregolare
Si, Dario è mio fratello.
Un abbraccio
Mauro Gemma
Grandissimi,
ti lascio i miei numeri di telefono e l’indirizzo:
Alberto Viscardo Galante
via Leopardi 32
20099 Sesto San Giovanni (MI)
tel 02-2421921
cell. 340-8414338
Spero di sentirVi presto e un abbraccio e un saluto particolare a Dario, era stato anche mio compagno di banco per un anno… pensa te!….
Fraterni saluti Comunisti
Alberto L’Irregolare
P.S. Avanti con la FdS !!
Dal manifesto di oggi:
UN PROGRAMMA CONDIVISO, POI LE PRIMARIE
di Alfonso Gianni
Qualche giorno fa (il manifesto, 29 agosto) Piero di Siena si è e ci ha chiesto se Sinistra Ecologia Libertà si collocherà nel processo di costruzione del “nuovo Ulivo”, concorrendo a determinarne la leadership con le primarie, o se si porrà al di fuori di esso lavorando alla costruzione di un soggetto politico autonomo della sinistra. È una questione che non può essere elusa anche perché diventerà cruciale nel congresso di Sel di fine ottobre, come si evince dallo stesso manifesto fondativo, che su questo punto è chiaro, pronunciandosi per la costruzione di un nuovo soggetto politico di sinistra. Per evitare formalismi e rendite di posizione (questa pare la scelta della Federazione della sinistra, che plaude alla “alleanza democratica” e si chiama fuori dal “nuovo Ulivo” per avere le mani libere nei confronti di un eventuale governo di centrosinistra) bisogna sottoporre a critica la nuova versione dell’idea ulivista. Questa era nata come germinazione di un soggetto politico da una maggioranza governativa (ricordate il partito di Prodi, del premier?). Era stata contrastata dal progetto veltroniano in nome di una centralità e di una autosufficienza del Partito democratico che provocò la caduta del governo. Rinasce sull’idea speculare alla prima di una germinazione di un’alleanza di governo da uno schieramento pluripartitico a netta dominanza Pd.
Come si vede ci sono più costanti che diversità in questo processo. Riassumendo, esse consistono nell’accanita perseveranza di un’idea bipolare del sistema politico, che può assumere la dimensione direttamente bipartitica o meno; nel tentativo dell’occupazione del mitico centro (rivelatrici le reciproche ambiguità sulla collocazione di Casini nel progetto); nella marginalizzazione della sinistra (che può essere inglobata o collocata in un’opposizione depotenziata dall’impegno di sostegno esterno al governo). Il tutto condito da un’assenza di alternativa sul piano programmatico che fa a pugni con la dura realtà dello scontro sociale, emblematizzato da Pomigliano e Melfi o dalla condizione giovanile (della quale almeno si accorge Nicola Zingaretti) e tenuto insieme da un antiberlusconismo scaduto a retorica poiché si flirta con le nuove trame politiche dei poteri forti che fin qui l’hanno sorretto. Collocare Sel nel “nuovo Ulivo” significherebbe cancellare il suo progetto di autonomia e di rappresentanza del mondo del lavoro, oltre che prepararsi a una nuova sconfitta elettorale. Quest’ultima non è un esito fatale se si sceglie invece la strada della costruzione – anche se le elezioni anticipate non sono più alle porte il percorso va iniziato subito – di una coalizione di forze diverse fondata su un programma essenziale condiviso (e sul comune impegno ad assumersi le responsabilità derivanti dall’eventuale vittoria elettorale) e su regole – le primarie – di designazione della sua leadership. Una coalizione di centrosinistra, non di destra-centro-sinistra. La costruzione di un terzo polo di destra-centro non dipende da noi, ma sarebbe suicida concorrere a impedirlo L’idea di inglobare Casini è profondamente sbagliata non per ragioni ideologiche, ma squisitamente politiche. Spaventerebbe l’elettorato moderato, facendolo rifluire su Berlusconi e spingerebbe parte della sinistra all’astensione. Un altro bel disastro.
Gazzetta del mezzogiorno 7 settembre
Vendola: «Basta
alchimie, primarie»
di BEPI MARTELLOTTA
Basta cincischiamenti sul «Nuovo Ulivo» e alchimie politiche con Fini o Casini: si facciano le primarie a ottobre perché il centrodestra è morto. Il presidente della Puglia Nichi Vendola morde il freno in vista di un voto anticipato e rilancia la sua sfida per la premiership con il centrosinistra, bocciando l’ipotesi – pure circolata nei giorni scorsi – di un suo ticket con il sindaco di Torino, Chiamparino.
Presidente, come giudica la svolta di Mirabello?
È stata certificata la morte del centrodestra per come l’abbiamo conosciuto alle ultime elezioni. Il processo di scomposizione, che va avanti da tempo e ha sfiorato la rissa, è giunto ad un punto terminale. La “casa di tutte le destre”, il Pdl, si è schiantata e il berlusconismo l’ha rivelata per quel che è, dietro le retoriche pubblicitarie: non un’azienda, ma una caserma. Fini ha messo in campo un’idea di destra lontana dal berlusconismo e assai più vicina alla destra europea liberal-democratica, laica e nemica del populismo. Quanto questo si tradurrà in precipitazione elettorale è difficile dirlo: ho l’impressione che nessuno voglia restare col cerino in mano ed essere indicato come l’artefice della crisi, il responsabile della fine anticipata. Ma di certo la legislatura non arriverà a compimento naturale.
E l’idea, caldeggiata anche dal Pd, di un governo di transizione per fare la legge elettorale?
Ormai è stata accantonata anche da coloro che l’avevano lanciata: per fare una riforma elettorale bisogna avere una maggioranza in Parlamento e nemmeno il Pd mi sembra abbia una proposta unitaria a riguardo. Sarebbe sensato fare una riforma elettorale e una legge sul conflitto d’interessi, ma ricordo che anche quando il centrosinistra era maggioranza non riuscì a farle, figuriamoci ora. Il problema è un altro.
Prego.
La crisi del berlusconismo ci mette di fronte alla necessità di costruire una credibile alternativa per il cambiamento nel Paese.
Il «Nuovo Ulivo» di Bersani?
C’è il rischio che assomigli troppo a quello vecchio, l’«unione sacra» contro Berlusconi non porta da nessuna parte. L’idea che un fenomeno di egemonia culturale possa essere archiviato da una mossa tatticamente abile sullo scacchiere della politica-politicante e che l’alleanzismo possa farci guadagnare la vittoria, è un’idea suicida. L’idea di reiterare le ricette del passato, come quella del governo Prodi, non funzionerà.
Ripropone il «cantiere»?
Certo. L’alleanza che bisogna costruire è con l’Italia che chiede un cambiamento, con le giovani generazioni che chiedono venga capovolto il paradigma dominante della precarietà, con gli operai di Melfi e i docenti estromessi dalla scuola. Dal discorso sul futuro dell’Italia possono nascere, non in modo trasformistico e non dentro i minuetti di Palazzo e le alchimie partitiche, le coalizioni più larghe e in grado di vincere.
Come metterla con il «terzo polo» di Casini e Rutelli, con i quali il Pd vuole chiudere un accordo?
Dico solo ai sacerdoti del veto che non bisogna né subirli né esercitarli. Mi sembra il gioco dei 4 cantoni, la politica fatta dalle belle statuine. Ognuno dice “io mai con quell’altro” e nessuno si preoccupa di parlare al Paese. Io il programma lo voglio scrivere col popolo delle partite Iva lungamente ingannato dalla destra, con il popolo del «family day» sbeffeggiato dalle politiche di questo governo, con i precari della scuola. Se il programma lo devono scrivere un insieme di cocci, di pezzi e cespugli che, usciti da veti incrociati, trovano un minimo comune denominatore e sperano di vincere semplicemente facendo la somma, siamo fritti.
Eppure c’è chi a sinistra guarda bene ad un’intesa con Fini. Lo stesso Pd ha adombrato l’idea di un governo Tremonti.
Mi pare che Fini sia stato onesto, perfino prevedibile nel richiamo all’«album di famiglia»: lui vuole ricostruire le coordinate della destra, non si può rimanere abbagliati al punto da volerlo cooptare a sinistra. Quanto al tremontismo, è solo una versione più disinvolta del liberismo: continuare a flirtare con lui sarebbe la prova di una subalternità culturale della sinistra.
Allora, primarie. Quando?
Temo il gioco dei paradossi: sinora mi hanno detto che io avevo posto la mia candidatura con troppo anticipo, ora – col precipitare degli eventi – non mi vengano a dire che non c’è tempo per farle. Le primarie non sono un capriccio di qualcuno, ma il valore aggiunto decisivo per il centrosinistra. Con le primarie si mettono in gioco idee, persone, programmi e si restituisce la libertà di scelta ai cittadini. Basta chiacchiere, convochiamo subito il tavolo delle regole.
Lo fa o no il ticket con Chiamparino?
È un eccellente sindaco e sono contento se si candida alle primarie, ma dal mio punto di vista è sbagliato indicare un ticket. È come precostituire il risultato. Confrontiamoci tutti, misuriamoci con una grande e bella gara sulle idee. E indichiamo un cambiamento vero: a questo giro il centrosinistra si assuma l’impegno a candidare donne ai vari livelli di governo del Paese. Se vogliamo davvero dare un segnale di discontinuità rispetto al berlusconismo, umiliante per le donne, cominciamo da qui: non è un tema da affrontare col diritto di tribuna o con le «quote rosa».
E una rottamazione dei vertici del centrosinistra, come sostiene il suo «supporter» – nonché sindaco di Firenze – Matteo Renzi?
Non uso questo linguaggio, dico solo che non bisogna lavorare per conservare rendite di posizione. Non serve rottamare le persone, piuttosto dobbiamo rottamare i conservatorismi, le tendenze oligarchiche, l’idea di una politica come proprietà delle èlite. Ecco perché le primarie: sono una riappropriazione della politica dal basso, danno corpo ad una speranza e voce alla gente comune. Così come il programma non deve e non può essere competenza di una ristretta tecnocrazia: si facciano da parte gli specialisti della politica, puntiamo a un progetto che sia frutto di una costruzione collettiva. Il Paese ci ha già chiesto un cambiamento, ma sinora gli abbiamo risposto con l’autoreferenzialità.
Sembra un film già visto: lei in corsa «contro» i partiti e le alleanze «a tavolino». Italia come Puglia?
Forse, ma – visto il finale – è stato un film bellissimo.
Analizzandoil “fenomeno” puglia si evince che la vittoria di Vendola e’ stata soprattutto la sconfitta del centrodestra.
Mi chiedo come mai sia diventato cosi’ importante Vendola .
Ha un programma chiaro condivisibile da tutte le realta’ politiche che dovrebbero sostenerlo? Non penso.
Se Vendola pensa veramente di avere un programma fondato su contenuti chiari, condivisibili dalla maggioranza degli elettori del centrosinistra, perche’ non si candida con SEL invece di porsi attraverso le primarie come Leader indiscusso di una nuova forma di alleanza di centrosinistra ?
Stimo Nichi , ma non condivido questo suo modo di porsi. Non condivido questa politica fondata sul “leaderismo” e sul populismo di sinistra.
E ‘ rischioso ,soprattutto per la sinistra, l’atteggiamento di Vendola che dovra’ arrivare a compromessi scomodi pur di guidare la nuova UNIONE!
Dalla rubrica Il Congiurato su L’unità online di oggi
http://www.unita.it/news/italia/103214/fini_studia_il_sistema_tedesco
Fini studia il sistema tedesco
di Il congiurato
Pur di non soccombere nel duello finale con Berlusconi, Gianfranco Fini è pronto ad abbandonare la sua predilezione per il maggioritario. Quella predilezione che, nel 1999, lo portò a promuovere con Segni un referendum abrogativo del 25% di proporzionale. Non è un caso che a Mirabello si sia ben guardato dall’andare oltre una generica critica al porcellum. Tradendo le attese di chi, i Radicali per esempio, si aspettava che anche lui (così come tanti esponenti di Futuro e libertà) aderisse all’appello per l’uninominale promosso dal senatore Pd Ichino. Non l’ha fatto, e non certo per ragioni di ruolo, ma di sopravvivenza. Tutto si gioca attorno alle chances del terzo polo al quale Fini sta lavorando con Casini, Rutelli e Lombardo (su Montezemolo pesano ancora le resistenze dei potenziali alleati a riconoscergli la leadership). L’ex leader di An sa bene che se Bossi e Berlusconi riuscissero a portare il Paese al voto anticipato tra sei mesi, il terzo polo potrebbe al massimo svolgere un ruolo di interdizione rendendo problematica al Pdl, anche in caso di vittoria, la conquista della maggioranza al Senato. Non più di questo. La prospettiva cambierebbe se invece ci fosse, per esempio, il sistema tedesco.
Esiste una proposta di legge che va in questa direzione. È stata presentata da tempo dai rutelliani e prevede l’eliminazione del premio di maggioranza, e le elezioni di metà dei deputati col proporzionale (con reintroduzione delle preferenze) e l’altra metà in collegi uninominali. Venerdì scorso, mentre erano in corso le rispettive feste di partito, esponenti rutelliani e finiani si sono sentiti telefonicamente per ragionare su come conciliare questo sistema con la netta contrarietà di Fini alla possibilità di intese governative post-elettorali. La soluzione consisterebbe in “patti pre-elettorali” che consentano di individuare prima, attraverso un programma comune, la coalizione di governo che i diversi partiti, presentatisi separatamente, andrebbero a formare dopo il voto se la somma dei loro parlamentari eletti risultasse essere la maggioranza delle due Camere. Gli emissari di Fini e Rutelli (giudicando molto positivamente le parole pronunciate in proposito dal segretario Pd Bersani) si sono detti d’accordo sulla necessità di coinvolgere nel dibattito l’intero arco delle forze d’opposizione.
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Mentre noi discuisiamo sul sesso degli angeli si lavora tra le segreterie dei vecchi e “futuri” partiti sulle prerogative che potrà avere la prossima legge elettorale.
La reintroduzione delle preferenze e del “peso” proporzionale alla tedesca con un patto pre-elettorale che sancisca le alleanze di governo ad urne chiuse, sono in discussione.
E’ ovvio che tutto ruota sull’accellerazione che Bossi vuole imprimere al voto anticipato, infatti oggi dovrebbe esserci la richiesta di sfiducia a Napolitano circa la carica di Fini presidente della Camera.
Se la sua incompatibilità viene provata e ne può essere richiesta la rimozione allora Napolitano perderà un importante atout nel tenere in mano la conclamata crisi di governo, in quanto si sgretolerebbe pian piano l’organigramma istituzionale prossimo a lui: senz’altro Schifani obbedirebbe a qualsiasi ordine di chi lo tiene al guinzaglio… analogamente a tutti i nominati da b. che occupano posizioni istituzionali delicate.
Senza il ruolo istituzionale in mano e da scudo Fini si sgonfierebbe e non potrebbe andare da primattore nel cosiddetto terzo polo (manco fosse la7 in televisione…).
A quel punto B & B dovrebbero riuscire a fare terra bruciata in parlamento impedendo a chiunque di avere numeri stabili per un qualsivoglia governo di garanzia e dimostrando a Napolitano che l’unica soluzione è lo scioglimanto delle camere e indire nuove elezioni.
Bisogna anche vedere come b. si cautelerà con Bossi per non farsi mangiare in testa nelle circoscrizioni del nord, visto che li la Lega farà il pieno cannibalizzando il pdl (o quello che si chiamerà, magari verrà cambiato il nome impostandolo sulla personificazione massima su berlusconi).
A meno che , a meno che non si compia un blitz rapidissimo in parlamento per destabilizzare la legge elettorale così com’è; ipotesi non so quanto possibile e fattibile, chiedo soccorso a Franco Astengo e a chi di queste cose capisce più di me (basta poco,
Saluti!
….. prima di tutto vorrei chiedere(visto che non riesco a trovare immagini,foto,video e ecc.)come sta andando(onestamente)la festa della FdS a Roma?un giudizio da parte di chi e’ stato li’ sarebbe utile per capire come reagisce un “popolo” molto abbattuto ….. poi ritornando all’esistente,oramai sembra molto probabile che si votera’ a marzo/maggio e cosa ancora molto probabile(e seppelisce l’attuale dibattito su un alleanza “costituzionale”)si andra’ a votare con uno schieramento a 3 ….. con questa legge elettorale ovviamente.E allora cosa cambia? Beh ci sara’ un csx che sara’ solo Pd-Idv-Sel-Psi-Radicali-Verdi e che andra’ a primarie di coalizione,come si muovera la FdS? …. Grassi ha assicurato che in caso di primarie ovviamente la FdS sosterra’ il candidato piu’ vicino(cioe’ Vendola),Ferrero a questa domanda ha risposto con un “se ci saranno prenderemo una posizione”(che significa …. lo abbiamo appoggiato in puglia figuriamoci ora!)quindi la FdS partecipera’ alle primarie e ovviamente poi stipulera’ un accordo programmatico con il csx …. quindi tutte queste discussioni,accordo con l’Udc e niete overno non hanno senso perche’ non sara’ questo lo scenario ….. e io o sotengo da mesi e per fortuna la FdS si conportera’ cosi’ …… poi se cambiera’ la legge elettorale tutto cambia! Ma per ora e’ cosi!
Sostengo la mozione, avevo già chiesto se si riusciva a far partecipi coloro che non potevano raggiungere Roma mediante la pubblicazione sul sito o di Rifondazione o della Federazione almeno delle cronache degli interventi o cosa bellissima mediante repertorio video da parte di “volenterosi”.
Abbiamo i siti, usiamoli! Su quello di FDS c’è il banner in testa delle Feste che rimanda al calendario delle feste … da luglio ad oggi … (addio core!)
Cari compagni tutti, mi sono assentato per qualche giorno perché il 3/4/e 5 settembre abbiamo “come circolo” col contributo di tutte le correnti, fatto una festa, per incominciare a tornare sul territorio e nei quartieri in particolare, oltre alla festa, tutti i venerdì, serviamo dai 70 a 100 pasti a prezzo politico, 6 € per primo secondo dolci e grappa a volontà, lo facciamo per avere autosufficienza economica, e per passare tante serate con gente come noi, è anche utile quando bisogna raccogliere firme, sia per presentare le liste elettorali, sia, in altre circostanze,
nonostante io sia polemico e “provocatore” per natura, questo post, lo trovo interamente condivisibile, e scrivo solo, per salutare i compagni, e Alessandro Da Genova che speravo di incontrare alla festa, ma non ci siamo visti, spero e credo, che Alessandro non ha avuto modo di venire , o forse non ci siamo visti essendo io quasi sempre in cucina.
Caro Claudio, pur condividendo tutto quanto hai scritto, ritenendo quanto hai detto, parole di buon senso, un stupore, mi ha colto, al ragionamento da te fatto e da me condiviso interamente, ( che sotto incollo).
“Fini e Berlusconi capiscono di non poter più stare assieme, ma entrambi non hanno interesse a far precipitare la situazione. L’ex leader di An non ha una propria forza politica pronta. In ogni caso, ammesso che riesca a costituirla rapidamente, rischierebbe, se si dovesse andare a votare con questa legge elettorale (cosa che io giudico sicura), di doversi coalizzare con Berlusconi, con tutte le conseguenze del caso. Potrebbe anche costituirsi un terzo polo (Fini, Casini, Rutelli, magari con la benedizione di Montezemolo) ma, anche questa, è una ipotesi che presenta non pochi problemi: di leadership (Fini o Casini?) e di profilo politico (basta pensare al tema della laicità dello stato.”,
se ho capito bene sopra esponi il modo chiaro, il concetto anche sportivo,(per quanto io non lo sono) che una squadra, quando si snatura, e gioca per esaltare le qualità di un solo giocatore, con tutto quello che ne consegue, in termine di privilegi, poi la squadra si sfascia, perché tutti(quasi anche il portiere) non vogliono giocare per gli altri, tu hai detto (ed io condivido) che il terzo polo, tra Rutelli, fini e Casini, avrà difficoltà a nascere, oltre che sulla linea politica, anche perché tutti vogliono fare il LEADER, giustissimo ma come non ti viene in mente, che la nostra situazione è identica? Ferrero e Vendola non hanno litigato per questo,? e Diliberto con Rizzo, da una parte ma anche con Ferrero, e con tutte le formazioni che abbiamo, alla nostra sinistra e alla nostra destra, non sono figlie, del fatto che ognuno vuole fare la prima donna? E noi poveri “PEONES” non siamo vittime inconsapevoli di quello che accade tra voi che state nell’olimpo?
Detto questo, a te che sei il responsabile dell’organizzazione, non ti è mai passato per la mente, di pensare ad un partito, che ha la fantasia di avere una forma partito, dal punto organizzativo, meno verticale e più dignitosa per tutti ? come non pensare che da questa malattia, possiamo guarire se e solo se, la nostra organizzazione è tale da non fabbricare solo prime donne che litigano fra loro? lotte tra ceto politico?
Non abbiamo l’esempio del partito Bolscevico, a cui ci richiamiamo, che ha fatto una rivoluzione senza conoscere la figura del segretario?, e questa figura per altro si è resa necessaria, per governare un paese,mentre noi non abbiamo neanche un partito perché l’ho abbiamo dilapidato?,non sarebbe meglio avere un partito organizzato, come i bolscevichi, che non avevano un segretario ma un comitato centrale onnipotente, anche la rivoluzione francese , ha conosciuto solo figure plurali, (comitato di salute pubblica) e non tiranni? Che gia nascono da soli, che bisogno abbiamo noi di favorire la nascita di tiranni?
come è che essendo responsabile dell’organizzazione(non so se ti compete)non prendi provvedimenti, o indichi consigli a chi compete, sul fatto che in Liguria c’è una lotta (tra dirigenti) per bande, tanto da fare in modo che una piccolissima federazione(Tigullio) con meno tessere delle sola Bianchini, ha portato a casa con lotte fratricide, fino a coprirsi i manifesta a vicenda, 2 consiglieri regionali di cui uno ricopre anche quella di consigliere provinciale,(che non vuole dimettersi) ed in più non danno i soldi al partito? Non ci sono norme statutarie, o figure statutarie, per far rispettare le regole? E se non ci sono perché non riuscite a farle?
Cosa dobbiamo fare noi piccoli militanti di base, ci dobbiamo ammutinare? L’ho scritto diverse volte, ed una volta a te personalmente, l’ho detto al circolo facendo nomi e cognomi, consigliaci cosa possiamo fare noi militanti di base, per avere una dei dirigenti integerrimi, ed onesti, che diano l’esempio di buon comportamento per tutto il partito?
Le cose sono legate a quanto dicevo prima, perché non si riforma il partito, e si dice, che fare politica è una missione civile? è un mettersi al servizio degli altri, è una passione? e perché le cose non degenerano, non si potrebbe fare in modo che chi è ai vertici del partito non possa andare nelle istituzioni?,in Liguria,il più importante consigliere regionale che è entrato in listino, e quindi eletto non per meriti, ma perchè in listino, era contemporaneamente segretario regionale e consigliere regionale, come poteva il partito controllare questo fatto se c’èra coincidenza ed era la stessa persona che controllava e che doveva essere controllata? è possibile che non si può dire al compagno anche bravissimo e capace che anche nel partito servono, persone capaci? Se in Liguria ad esempio il segretario regionale era autorevole e a capo del partito, e il consigliere regionale era un altro, sono sicurissimo che le cose sarebbero andate diversamente, e non avremmo, e non candideremmo personaggi che ci devono, si dice, perché con esattezza nessuno lo sa, perchè no c’è un bilancio pubblico nonostante lo chiediamo, circa 80.000 € pregressi, più quelli di questa legislatura, senti il bisogno, di dire “in pubblico” qualcosa su questo fatto,o i veti incrociati lo impediscono? forse che ognuno, in questa guerra per bande tutela i suoi? Ed allora se fosse cosi non sarebbe urgente l’abolizione reale di tutte le correnti?
Lo so che hai dei limiti, ma ci sentiamo impotenti, e se non parlate ed intervenite voi dirigenti, nessuno ha la forza per farlo con il risultato che il partito presto si scioglerà come la neve al sole,facendo un gran favore ai Grillini che in questi giorni, fanno quello che dovremmo fare noi, non dando tregua ai mafiosi di tutte le speci,
Carissimo Carlo di Genova,
hai perfettamente ragione, condivido quanto scrivi.
Anche noi in Lombardia, purtroppo, abbiamo vissuto e forse viviamo ancora cose non proprio di quel genere ma quasi, non sò nomi e cognomi perchè non partecipo da molto, ma ho sentito molte cose dette e ridette.
Io sono abbastanza giovane di militanza attiva (dal 2007 con tessare)ma sento spesso parlare della mitica Conferenza di Orgnizzazione di Carrara, dove se non ho capito male ci si era proposti molto bene di riorganizzare e riformare il partito, proprio per evitare i problemi che abbiamo ancora e che tu hai bene evidenziato. Cercherò i documenti di quella conferenza me li voglio proprio leggere e approfondire, ma credo che sia rimasta lettera morta. Perchè? mi piacerebbe avere una risposta chiara e aperta proprio dal Compagno Grassi, attuale Responsabile proprio dell’organizzazione del Partito. grazie!
Poi già che ci sono ne parlerò con le compagne e i compagni di Sesto San Giovanni proprio questa sera infatti abbiamo la riunione post-estate del nostro Direttivo.
Alberto Viscardo Galante Prc Sesto S.Giovanni
Per Carlo.
Ciao Carlo,
ti riporto un articolo del nostro Statuto e poi un comma dello stesso e poi entro nel raginamento:
Art.73
I contributi delle/dei consiglieri regionali dei deptati, senatori, parlamentari europei, vengono versati all’amministrazione del Partito sulla base di un regolamento approvato dalla direzione nazionale.
comma 3.
Il mancato rispetto di questa norma determina l’intervento del collegio di garanzia e l’automatica esclusione da successive candidature.
Come vedi e come sempre accade, i regolamenti e le leggi ci sono. E’ il rispetto di tali norme che spesso vanifica lo scritto. Io dico che qui sta l’etica del Politico e soprattutto la buona fede.
Il problema però non è solo statutario, ma soprattutto politico. Un Partito che non riesce a governare queste tensioni ha problemi che vanno ben oltre la normale amministrazione.
Un Partito che ha bisogno di leader per essere vincente è assolutamente perdente. Lo si vede nel piccolo anche in Liguria, dove Leader non ce ne sono e, come hai detto tu, le guerre fra bande distruggono ciò che di buono esiste sul territorio.
Lo vediamo anche oggi dove non mi sembra che ci sia una mobilitazione rispetto alla dichiarazione di guerra proveniente da Federmeccanica nei confronti di TUTTI i lavoratori. Il Partito è silente e la Federazione inesistente.
Dobbiamo fare qualche cosa. Io con i Compagni di Sestri e altri Compagni del territorio proponiamo una iniziativa sulla Federazione e per la nascita della Federazione dal basso. Prima sul territorio e poi al vertice del Partito. Perché c’é questa necessità? Perché altrimenti non se ne parlerebbe mai e arriveremmo il giorno del Congresso a raccontarci che si tratta di processo verticistico e nessuno ne ha ancora parlato.
Bene allora ne vogliamo parlare con i militanti e con il territorio. Ti invito a partecipare e far partecipare i Compagni e portare le tue idee all’interno di un processo aperto e democratico.
Un abbraccio e………ottima festa. Smazzare frisceu e panini mi ha fatto tornare indietro nel tempo. Grazie a tutti!!!!
PER GIAN LUCA.
Ciao Gian, la mia era una domanda retorica, nel senso che lo sapevo che le norne ci sono, ma la mia provocazione Voleva stanare, fare uscire allo scoperto, Claudio ,perchè non serve a niente che ci siano le norme se poi nessuno le fa rispettare, io ne ho gia parlato anche con te, che bisognerebbe fare pressione sulla federazione, affinchè, faccia i passi necessari, per sanare la situazione, e una occosione sarebbe come dici tu, che condivido ineteramente una “federazione dal basso”, io direi di più, tu sai che (chiamiamola cosi)nella precedente gestione, siamo stati “commissariati, proprio, per il motivo della guerra per bande,in quella occasione, per affrontare il commissiario. è stato realizzato un cordinamento tra i circoli, proprio per bipassare, la federazione, commissariata, io allora proposi e lo propongo anche ora di fare , un cordinamento permanente dei circoli più importanti, e vedersi prima, dei federali più importanti ed andare con una posizione unitaria,questo lo capisco che sarebbe gia un doppione del federale, che (se funzionasse)sarebbe il luogo deputato, per sciogliere le contraddizioni,ma finchè la Federazione è prigioniera di veti incrociati, sarebbe utile, e leggittimo, che i circoli interessati, e che rappresentano tutte le parti in causa, si vedessero, perchè come sai tra Peones ci capiamo meglio e non abbiamo conflitti di interessi che hanno invece i capoccioni.
spero di venire il 16 all’Arci di Setri, grazie, per avere non solo visitato la festa(anche se modesta) ma dato il tuo contributo attivo,improvvisandoti,venditore, di frisceo, panini e patatine, a presto
Segnalo anche il link dell’intervista a Ferrero di ieri su Liberazione.
Questo a ennesimo recall per quanti possano ancora intravedere dubbiosità sulla semplice e essenziale linea che Ferrero propone.
Leggetela, ricordando a tutti che si può sempre sbagliare ma perseverare è diabolico (e di Arcobaleni sulla nopstra strada ne abbiamo incontrato uno, senza che ci abbia portato alla pentola d’oro!)
Spero che una volta per tutte il parlar chiaro del Segretario di Rifondazione Comunista serva più ai sordi di casa nostra che alle orecchie da mercante dell’opposizione parlamentare…
Buona lettura,
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http://home.rifondazione.it/xisttest/content/view/8063/314/
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Intervista a Paolo Ferrero – Attenti al berlusconismo: moribondo quello “politico” resta sempre quello “sociale”
lunedì 06 settembre 2010
di Romina Velchi
Da una cosa, Paolo Ferrero, mette in guardia anche per non ripetere gli errori del passato (leggi Unione 2006): pensare che la crisi del berlusconismo politico coincida con la crisi del progetto sociale della destra. «L’offensiva in atto contro i diritti dei lavoratori, di cui Marchionne è il capofila, è pienamente operante» avverte. E siccome nel Pd rimane ben radicata l’ideologia liberista, non ci sono le condizioni per governare insieme, mentre vi è l’occasione di sconfiggere Berlusconi nelle elezioni e costruire una sinistra d’alternativa attraverso «lotte e mobilitazioni nel Paese».
Si dice che siamo in una condizione mai verificatasi prima: non c’è una maggioranza e non c’è un’opposizione. Sei d’accordo?
E’ la crisi molto acuta del berlusconismo politico che determina questo fenomeno e che coinvolge il terreno istituzionale determinando la crisi del bipolarismo. Si tratta di una crisi non dentro ma del sistema politico, che sta trascinando la seconda Repubblica in una palude e sta causando l’esplosione delle destre nel momento in cui, grazie all’attuale legge elettorale, godono di una grande maggioranza parlamentare.
Questo per quanto riguarda la maggioranza. E l’opposizione?
Se è sotto gli occhi di tutti la crisi del berlusconismo come dire “politico” il berlusconismo sociale (come quello ideologico), invece, non è per nulla in difficoltà. Anzi, marcia dritto sparato verso la demolizione dei diritti dei lavoratori, lo smontaggio del contratto nazionale, la distruzione del quadro costituzionale. Le classi dirigenti non hanno alcuna strategia per uscire dalla crisi economica, manca una qualsiasi politica industriale (non per caso il governo Berlusconi lascia per mesi il ministero dello sviluppo economico senza un titolare). L’unica idea è tagliare diritti e salari per farli diventare omogenei a quelli dei paesi emergenti, scaricando così tutta la concorrenza sui lavoratori. In questa situazione, l’ideologia liberista caratterizza buona parte del centrosinistra (basta vedere Veltroni su Pomigliano) ed è purtroppo diventata senso comune nel paese. Ci troviamo quindi di fronte ad una opposizione minoritaria incapace di prospettare una alternativa.
La vicenda Fiat in questo senso, appare emblematica.
Marchionne non fa l’imprenditore, fa il padrone. Senza idee, senza innovazione, è il volto sociale del berlusconismo. Mentre la Germania, dove gli stipendi sono il doppio dei nostri, produce cinque milioni di vetture, l’Italia appena seicentomila. Marchionne dice che ne vuole arrivare a produrre un milione e quattrocentomila: per venderle a chi se il suo unico progetto è quello di contrarre i salari? La sua non è altro che un’operazione di classe, che non porta ad un rilancio del sistema Italia: fanno pagare la crisi ai lavoratori per mantenere intatti i propri privilegi. E intanto tagliano sulla scuola e sulla cultura. Ma in questo modo sfondano il paese, con conseguenze che graveranno per gli anni a venire. Non interessa innovare, che so migliorare l’efficienza energetica puntando sul solare; no, quello che conta è fare affari con il nucleare o con il ponte sullo Stretto. Per non parlare dell’arraffa arraffa sulle privatizzazioni.
Stai dipingendo un quadro assai losco. Come si può invertire la rotta?
Intanto, si può capitalizzare la crisi del berlusconismo sul piano politico, sapendo, come ho detto, che non risolverà tutti i problemi. Bisogna lavorare per le dimissioni del governo Berlusconi, perché non è per nulla automatico che ci si arrivi. Per quanto ci riguarda, ciò significa organizzare l’opposizione nel paese con la parola d’ordine di cacciare Berlusconi, mettendo in risalto i suoi disastri sociali e il suo profilo sovversivo. Per questo proponiamo a tutte le forze di opposizione di sostenere e partecipare alla manifestazione Fiom del 16 ottobre: dovrebbe essere la mobilitazione di tutti, perché lì si tengono insieme questione democratica e questione sociale.
E in caso di dimissioni di Berlusconi?
Noi siamo per elezioni subito. Per almeno due motivi. Il primo è che Dio solo sa che politica sociale ed economica farebbe un governo di transizione. Penso al governo Dini, nato dopo che Berlusconi cadde sulle pensioni nel 1994: la riforma Dini delle pensioni non è che si discostasse granché da quella della destra. Il rischio è che un simile governo faccia dei disastri tali da permettere a Berlusconi di recuperare consenso in un anno.
Il secondo motivo?
E’ legato alla legge elettorale. Ci sono troppe proposte in campo, compreso il doppio turno alla francese che peggiorerebbe la situazione. Quale riforma elettorale farebbe questo governo? No, un governo di transizione non è per nulla auspicabile.
Ma anche andare a votare con il porcellum…
Votare subito con il porcellum e relativo premio di maggioranza dovrebbe avere, secondo noi, lo scopo di cacciare Berlusconi e di modificare la legge elettorale in senso proporzionale, oltre che, ovviamente, introdurre elementi di giustizia sociale. Nel momento in cui è matura la possibilità di sconfiggere il Cavaliere occorre cogliere questa occasione. Il nostro sì alla proposta del fronte democratico (che per altro la Federazione della Sinistra avanza da circa un anno) contiene la proposta di cambiare la legge elettorale in senso proporzionale, sulla scia del modello tedesco. Questo accordo per sconfiggere Berlusconi e cambiare la legge elettorale non è un programma di governo: come ho detto, non ce ne sono assolutamente le condizioni. Insomma, dei due cerchi di Bersani (fronte democratico e nuovo Ulivo), noi siamo interessati a quello più largo al fronte democratico, non certo ad un Ulivo che ha grandi superfici di contatto con i poteri forti del paese. Il fronte democratico può essere il punto di incontro tra due progetti politici radicalmente distinti: l’Ulivo e la sinistra di alternativa.
In mezzo c’è il Pd: quale linea prevarrà secondo te?
Veltroni ripropone la logica del bipolarismo secco, che espunge ogni elemento di classe e di sinistra (e che regala a Berlusconi l’Italia per i prossimi 150 anni). Bersani ha invece un’idea pluralista della politica efficace per battere Berlusconi. La sua proposta è utile per uscire dal bipolarismo: un nuovo assetto istituzionale, basato su un sistema elettorale proporzionale, ridarebbe autonomia alla sinistra, non più costretta ogni volta a scegliere alleanze coatte (il successo della Linke dipende anche da questo). Ed è utile anche perché tutte le posizioni di sinistra oggi ambigue sarebbero obbligate a decidere con chi stare: con l’Ulivo o con la Sinistra? Insomma, è una proposta di dialogo, è un passo avanti. Prima la discussione era tutta su come accentuare il bipolarismo, ora si discute di proporzionale. Si è aperta una partita, in un terreno di gioco a noi più favorevole: giochiamola.
Più facile a dirsi che a farsi per una Federazione delta Sinistra che non ha voti da far pesare…
Noi siamo utili e vogliamo fare la nostra parte per sconfiggere Berlusconi. Dopo di che, Bersani propone un nuovo Ulivo, noi la costruzione e l’unità della sinistra d’alternativa. In primo luogo attraverso lotte e mobilitazioni nel paese a partire dalla mobilitazione del 16 di ottobre. In secondo luogo avanzando un progetto alternativo di società che parta dalla messa in discussione della globalizzazione neoliberista: ripresa dell’intervento pubblico in economia; allargamento dei beni pubblici; tassazione delle rendite; riconversione ambientale del modello produttivo. Il terreno di costruzione di questa alternativa è l’Europa e su questo lavoriamo con la Sinistra Europea. Rilanciare la sinistra e la Rifondazione Comunista vuol anche dire operare per capovolgere il senso comune ormai imperante, retaggio della Milano da bere: quello secondo cui se sei povero è colpa tua e i ricchi hanno sempre ragione; e secondo cui per uscire dalla condizione di proletario o devi vincere al totocalcio oppure fare la velina. Dobbiamo riuscire a ridare alle persone un senso di sé, una soggettività, una dignità che si sono smarriti nell’epoca della videocrazy, nella quale conta chi vince e guai a chi perde. Per costruire una sinistra e battere, con Berlusconi, il presidenzialismo populista e a-democratico, occorre ricostruire un protagonismo sociale in cui gli sfruttati non attendano passivamente il santo di turno a cui chiedere il miracolo ma piuttosto ridiventino protagonisti della costruzione del loro futuro.
su Liberazione (05/09/2010)
Segnalo il link all’editoriale di Sallusti (condirettore) su ilgiornale.it
Giusto per annusare il clima di fraterna collaborazione che alberga tra il quotidiano di proprietà del fratellino paolo – e dove la signora Santanchè possiede la concessionaria della pubblicità (oltre ad essere la proprietaria di Libero) – e la neonata Fli .
Andrea Valsusa e altri ostentano paura e raccapriccio per eventuali accordi di collaborazione con Fini….
Ma non diciamo eresie! Fini al massimo si avvalorerà come futuro soggetto politico parlamentare, spingerà anche lui per un ritorno ad una legge elettorale che gli permetta di avere ingresso a palazzo chigi e palazzo madama, ma da li a osare pensare ad alleanze ce ne passa (penso e spero): solo la Bindi che di cacchiate ne spara ogni tanto a raffica poteva pensare ad una cosa del genere…
Molto più sensato D’alema che l’altro ieri sottolineava: non alleato ma interlocutore. D’altronde anche Almirante con l’Msi era volenti o nolenti un interlocutore, fascista fin che si vuole ma pur sempre eletto in parlamento e soggetto politico a 360 °
Se vuoi diventare serio devi dare prova di saper e poter parlare con tutti, poi ci litighi e t’inc@@@i ma intanto dai prova di essere credibile e affidabile.
Specie in funzione delle prove che (lo speriamo tutti) ci aspetteranno in un prossimo futuro bisogna strutturarci in maniera seria credibile e affidabile, per la platea politica e per la platea elettorale sia del nostro campo sia del campo avverso.
A testa alta, orgogliosamente e sseriamente comunisti!!!
Ecco il link…..dimenticato (ho fame, crisi da mancanza di zuccheri!)
http://www.ilgiornale.it/interni/berlusconi_mi_vuole_soltanto_distruggere_la_lega_furente_voto_piu_vicino/06-09-2010/articolo-id=471438-page=0-comments=1
E’ in due parti, in fondo cliccare su successivo per andare avanti: buona lettura! Sallusti è ineguagliabile, un vero cane del padrone!
compagno grassi una alleanza in difesa della costituzione e palle varie si può anche fare…ma fini non ci deve essere…ma cosa ancora più importante è che la futura FDS non deve sottoscrivere il programma di governo….la FDS deve presentare un proprio programma alternativo a quello del PD…fortemente alternativo…bisogna allearsi con altre forze comuniste e anticapitaliste…al congresso della FDS secondo me e molti altri bisognerebbe aggregare maggiori forze politiche…penso al partito comunista dei lavoratori…penso a sinistra critica…penso alla rete dei comunisti…che senso ha compagni presentare più falci e martello alle prossime elezioni????nessuna…
1) UNITA’ DI TUTTI I PARTITI COMUNISTI E ANTIAPITALISTI
2)CREAZIONE DI UN PROGRAMMA POLITICO ALTERNATIVO A QUELLO DEL PD E DEL CENTRO SINISTRA
3)PARTECIPAZIONE MASSICCIA ALLE VARIE MANIFESTAZIONI DEL NUOVO AUTUNNO CALDO
su questo vi dovete muovere lei e la dirigenza….e subito
ma secondo Grassi che propone il secondo cerchio cioè ALLEANZA DEMOCRATICA per mandar via Berlusconi ma è comprensiva di FINI?? non è una provocazione perchè già la Bindi la propone e non è una qualsiasi nel PD quindi caro Grassi Ferrero e company praparate una strategia alternativa perchè se viene imbarcato Fini è chiaro che noi della FdS non ci saremo…o sbaglio? io comunque non ci sarei!
Car* compagn* e caro Claudio,
avevo postato un mio commento e al momento di terminarlo c’è stato un black out e si è perso tutto!
Peccato! Comunque in sintesi il succo era questo.
Aspettavo da giorni un nuovo post di questo tenotre anche alla luce degli accadimenti politici che via via si sono succeduti in questo agosto per nulla feriale.
Ieri sera poi a Mirabello si è consacrata la nascita di rifondazione fascista (perdonate la voluta ironia!) e si è finalmente ufficialzzata l’apertura della crisi nel pdl.
Politicamente cambiano tante cose.
Cambiano i rapporti di forza all’interno dell’attuale maggioranza e cambiano nel prossimo futuro gli scenari politici, le mappe del consenso e le volontà più o meno forti di dichiarare prematuramente defunto il periodo berlusconista nella storia italica.
Finalmente Fini ha seguito il suo antico sodale Casini sulla strada dell’abbandono (facendo meritare all’ex pupillo di Forlani la medaglietta di precursore).
Il discorso di Fini che ho seguito su la 7 mi è parso abbastanza cirostanziato e sinceramente mi aspettavo una tattica più attendista.
Si è comunque guardato bene dal pronunciare parole come partito e elezioni, segno inequivocabile che Fli starà come un piccolo alien parassita nella panciona della carcassa pidiellina: suggerà e trarrà alimento da tutte le prossime contraddizioni di qualunque mossa farà b.
Segno inequivocabile che per Fini questo coming out rappresenta davvero una svolta, quasi un ritorno alle origini.
Il segnale è forte ma non definitivo.
Personalmente ritengo che adesso il cerino passi a Bossi: sarà lui a decidere se insistere con l’alimentazione forzata o staccare la spina.
Il problema adesso è semplice: abbiamo atteso (almeno più di 25 milioni di italiani) questo momento da tanti anni e adesso?
Ci si preparano mesi di campagna politica pre elettorale densissimi e violentissimi se non altro da parte di b. e dei suoi colonnelli.
Se non saremo pronti adesso non lo saremmo più.
Quindi che Mirabello serva anche a noi da sprone per imprimere l’accelerazione sulla FDS e sui punti di aggregazione con il grosso dell’opposizione parlamentare per farci trovare pronti, credibili e serii in vista del prossimo anno.
Se Fini e i suoi saranno capaci da luglio 2010 a tra non molto a mettere in piedi un partito, perchè noi non potremmo completare l’opera della FDS che da oltre 18 mesi è in corso d’opera?
Il mio intervento è quello di semplice ed umile militante che però vuole invitare la dirigenza a non traccheggiare oltre, a lasciar perdere per un momento i mali che purtroppo hanno per anni imbavagliato lo sviluppo politico della nostra area.
E cioè abbandonare l’uso masochistico dei distinguo e delle analisi inconcludenti a girare intorno al dubbio se bere prima l’acqua o mangiare la paglia con il risultato che come l’asino di Buridano si muoia per fame e per sete!
Il “compagno” Fini ha squarciato l’ultimo velo e dopo 16 anni finalmente tutti possono vedere che il re nanerottolo è nudo, e lo spettacolo non è edificante.
Registro che ieri Tremonti da Cernobbio è arrivato persino a dire che è il tempo che si nomini un ministro per lo sviluppo economico: che la Marcegaglia annota l’estrema debolezza decisionale del governo in termini economici, che persino un vecchio “fottutissimo” leone come Romiti tira le orecchie a Marchionne sul suo modo sbagliato di dividere il sindacato (e se lo dice lui…).
Ovvio che quello che disse Ferrero mesi fa, invitando ad un’alleanza democratica, anticipa di molto quanto scritto da Bersani quest’estate.
Estate costellata da lettere al direttore come non si faceva da molto, n’era della comunicazione globale i personaggi politici hanno preferito vergare missive invece che farsi ospitate televisive (e anche questi son segnali…)
Bersani è l’uomo da marcare stretto in questa fase, la sopravvivenza dell’ideale comunista si fonda e basa su due livelli appunto: stretta comunicazione con Bersani (e mi rincresce doverlo dire anche con D’Alema) e definitiva formazione compiuta della FDS.
Abbandoniamo ogni ipotesi di riallineamento con SEL e con Veltroni, artefice di quella vocazione maggioritaria assassina dell’area a sinistra del Pd.
Fini a questo punto mi sembra possa essere annoverato come un futuro interlocutore politico, non eversivo, non piduista, non tartufesco: i suoi sono stati ricondotti ad un ancestrale grembo pre AN, tornano ad essere nostalgici moderati di destra che sono stati sdoganati da b. e ora ritornano alle origini con il visto di chi ha ricoperto ruoli istituzionali e politici particolarmente rilevanti e delicati.
Hanno quindi la patente di promossi dalla storia e ambiscono a percorrere i cammino di forza conservatrice liberale.
Di fiamme magari ce ne saranno ancora sotto qualche t-shirt nera.
Per certi versi sono quasi contento che ritornino i “fasci”, quelli veri quelli che almeno sai cosa sono e come la pensano!
Il nemico se lo conosci sai come batterlo!
Concludo con l’ennesima esortazione di comunicare sui siti preposti come sta nadando la Festa di Roma, a beneficio di chi a Roma non può recarsi o esserci!
Grazie e ancora complimenti a Claudio per l’ottimo post!
credo che sia giusto prestare attenzione ad ogni proposta anche quando ci va di traverso perché comunque potrebbe contenere in sè delle positività che aggiunte ad altre potrebbero fornirci una visione più chiara di quella in cui si dibatte l’intera “sinistra”- Penso però che le “ritrovate” ragioni dell’unità e ricomposizione della sinistra,oltre che a partire dall’antiberlusconismo dovrebbero andare molto oltre,non solo in senso politico,anche per quanto riguarda la realtà culturale, sociale in generale.E’indubbio che la “sinistra”debba fare reali conti con la Globalizzazione,ma quali le proposte,gli obiettivi e le eventuali mediazioni?Sembra invece che magicamente il solo scrivere di “fare fronte comune”possa far riottenere la fiducia di quanti non ci credono più,di chi da tempo ha scelto di non farsi “massacrare” dai compagni,di chi ha già dato,di chi sa perfettamente delle trasversalità e dei privilegi della casta e anche della “sinistra”.Si critica fortemente Veltroni ma sta bene anche lui perché comunque avrà un seguito,si accetta il “nuovo” ulivo di Bersani con quale nuova politica?
“costruire una vasta coalizione..”che trovata originale!L’appello ai movimenti chiarisce come vengono “percepiti” dalla sinistra e non ci si rende ancora conto che sono trasversali e non univoci.”L’essere percepiti”dipende sia da istanze nazionali,regionali,ecc.,si è certi che a tutti i livelli vada tutto bene?E “l’ottimo documento approvaro” letto,assimilato e/o criticato da quante persone al di fuori del comitato stesso?A me sembra di essere tornati indietro a certezze che riportano alle discsussioni sui manicomi dove c’era che sosteneva che solo elettroshock e docce fredde erano la cura giusta per le malattie mentali.C’è voluto un Basaglia per cambiare radicalmente quei concetti e ad oggi non si trovano ne nuovi Basaglia ne nuovi concetti.Partiamo da un dato,abbiamo perso perché troppo spesso parlavamo di valori ma si agiva al contrario.In questo nuovo analfabetismo culturale e politico che avanza a grandi passi,altri,pro bono loro, hanno decretato la fine della lotta di classe e l’inizio di una “nuova politica” tra capitale e lavoro.Muoversi e lavorare profondamente in favore della scuola, della ricerca, della cultura, del sociale,dell’ambiente, forse può essere una delle chiavi per riattivare l’interesse per il mondo in senso generale.
IL DILEMMA: FALCE E MARTELLO O ????????????
Già in questi primi interventi viene riprodotto il dilemma in cui si dibattono/ci dibattiamo da tanto tempo ormai. Tentare di costituire un nuovo soggetto comunista indipendente da tutto e tutti; riunificare i due attuali partiti comunisti più significativi e comporre il soggetto FDS con gli altri “soci” fondatori, più altri che potranno aderire in seguito. A leggere le parole seguenti, riprese dal post di Grassi,
“……dopo tante anni di divisioni i comunisti e le forze di sinistra socialista e anticapitalista ritrovano le ragioni dell’unità e della ricomposizione” sembrerebbe che il nuovo soggetto possa essere la casa comune, tanto per esemplificare, di RC, Pdci,PCL,PMLI,Rete dei comunisti, Alternativa comunista, socialisti radicali e anticapitalisti indistinti.Non ci dovrebbe essere alcuno spazio per SEL. Se così fosse mi starebbe bene. Si tratterebbe di dare vita al soggetto politico indipendente anticapitalistico di cui si parla da tempo. Senonchè dai ripetuti interventi di Grassi mi sembra di capire che per comunisti si intendano RC e Pdci. Non gli ho mai sentito nominare, a differenza di quanto fa Ferrero, quegli altri a cui si è accennato sopra. Perchè? Non è che esistano, anche per i comunisti, le griffes!
Viceversa, ho notato una persistente attenzione verso il compagno Vendola, ammesso che lui accetti ancora questo appellativo. Anche qua: perchè? Non è che per unità della sinistra egli intenda una FDS( i 4 soci fondatori)+ spezzoni di SEL che non gradirebbero la deriva moderata e populista di Vendola.In questo caso non sarei più d’accordo.
Si tratterebbe della riesumazione di una brutta copia del fu Arcobaleno, che tanti guai ci ha procurato. Credo che il chiarimento definitivo circa la direzione di marcia di Rifondazione su questo aspetto sia fondamentale per scioglere il dilemma e andare speditamente avanti. Se la FDS raccoglie al suo interno “tutti” i comunisti, tutti gli anticapitalisti, senza preventive analisi del sangue, ritengo che si possa anche seguire l’altra direzione di marcia indicata dal compagno Grassi: l’alleanza con le forze moderate al fine di cacciare Berlusconi e, soprattutto, tentare un’azione di disontissicazione di massa dal berlusconismo, che ritengo l’ostacolo più difficile da superare. Quale il prezzo da pagare per un’operazione del genere? Partiamo, intanto,dalla considerazione che il ripristino di una dialettica democratica all’interno della società italiana è un pre-requisto fondamentale perchè ci siano spazi di agibilità politica anche per forze antisistema, come saremmo noi. E non è cosa da niente. Oggi abbiamo perfino difficoltà a dimostrare che esistiamo; se domani avremo la possibilità di agire, oltre che esistere, sarà già un gran passo avanti in questa fase della vita nostra e della società italiana. Quindi non si può parlare solo di prezzi da pagare, ma anche di frutti da raccogliere. E se in questo mutato clima politico riuscissimo a portare a casa una legge elettorale di segno proporzionale
vorrebe dire che abbiamo contribuito in modo decisivo ad espellere il berlusconismo dal DNA del popolo italiano. E se a questo aggiungessimo uno stop al massacro sociale operato dalle destre penso che potremmo dimostrare la nostra utilità sociale e politica, anchorchè piccoli come numero. Diventare grandi dipende in buona parte da noi. Escogitare nuove forme organizzative e comunicative accanto ad una programma politico semplice e chiaro. Diceva Grassi nel post precedente “Con la passione possiamo farcela”. Ha ragione, purchè la passione sia sollecitata da un un traguardo chiaro e credibile da raggiungere. In questi tempi non basta più il miraggio del sol dell’avvenire.
Caro Vincenzo, condivido: però sbrighiamoci a metterlo su qusto FDS che’ il tempo stringe!
Poi a discutere di quanto cielo andarci a prendere domani lo vedremo, per ora cominciamo a respirare senza il ventilatore artificiale!
One step beyond, e uno per volta … senza fare i gamberi però!
Anch’io condivido la tua condivisione. Sarà che sono ingenuo, per me la Federazione della Sinistra Alternativa (come giustamente ed opportunamente è stata battezzata a Roma nel lugio 2009) era già fatta un anno fa. Invece non so quanti mesi di stupide, sterili e segrete discussioni sono passati per approdare alla federazione della sinistra
( senza aggettivi, come hanno rotto Vendola e i vendolisti del prc).
Metti anche le remore dei tifosi duri e puri di Chianciano e il quadro è completo: paralisi, immobilismo,assenza di politica.
Meno male che Bersani ( e, perchè no? Fini) ci da una mano e così possiamo accelerare verso una posizione politica seria, responsabile, credibile
caro Vincenzo, la lega sta imprimendo brusche ed interessatissime accelerazioni verso la fine anticipata della legislatura. In questo momento Bossi è l’unico che ha tutto da guadagnare andando alle elezioni. Mi sorprenderebbe se b. Si lasciasse irretire da bossi ma mai dire mai.
Si però Vincenzo non è che l’attuale direttivo sia immune da colpe! La FDS è da oltre un anno che è “cantierata” e cosa si aspetta a renderla agibile? Tra nemmeno un mesetto “rifondazione fascista” sarà pronta per essere soggetto politico al 100% e noi ancora li a discuisire…
Ma non è malanimo nei confronti di chi sta sul ponte di comando, è la solita malattia della discussione e del “dibattismo”, arrovellarsi sino allo sfinimento su cose sicuramente importanti ma che necessitano di avere ancora una virgola e non si sa dove metterla perchè se no frana tutto…
Hai compreso il discorso, no?
E come dice Moretti, continuiamo a farci del male….
La FdS preoccupa perchè come dice Ferrero ha la Linke come modello o peggio la Sinistra Europea che sono cosa diversa dalla ricostruzione di un Partito Comunista il più forte possibile,se si rafforza l’ipotesi comunista la FdS si svuota di senso visto che i 2 partiti comunisti già ne rappresentano l’80%,insistere sulla FdS serve solo a cercare di non essere comunisti poichè così è più facile l’accordo con altri ed accettare i compromessi di governo,versione altra ,ma identica del bertinottismo!l’alleanza per battere Berlusconi rischia di essere pericolosa:se sei indispensabile a reggere il governo ti tiri indietro?gli altri sarebbero così stupidi di consentirti le mani libere dato che comunque in coalizione i seggi li togli a loro,non penso :alla fine ti chiederanno vincoli precisi di compatibilità,altrimenti ti diranno andate da soli che il 4% non lo supererete e così i seggi li prendiamo noi.Cerchiamo invece di lavorare per prendere il 4% anche da soli!
Complimenti “compagno” Grassi… Stai definitivamente seppellendo il congresso di Chianciano e la speranza di una rinascita comunista!
Evidentemente toccherà a qualcuno altro raccogliere il testimone per la ricostruzione e la rifondazione comunista, oggi necessaria più che mai.
E chi dovrebbe “raccogliere il testimone”?
Caro Evaristo e’ pienamente condivisibile quello che scrivi. Si propone di percorrere una strada che porta da tutt’altra parte rispetto alla nascita di una nuova forza comunista…che fare?
Leggo i precedenti interventi di altri compagni e noto se non scetticismo quantomeno critica distruttiva.
Per una volta tanto che qualcuno fa un discorso pragmatico e di prospettiva immediata!
Leggo di compagni che vorrebbero tutto e subito ma forse non hanno capito che Claudio ha ragione! Non siamo neppure percepiti come partito figuriamoci porci da subito come attuatori della lotta anticapitalista globale! Capperi, un po’ di serietà e di piedi per terra!
Almeno in questa fase facciamo i passettini un piede alla volta per favore.
Eravamo un malato terminale solo due anni fa, siamo stati in coma per un anno e mezzo, la medicina che stiamo somministrandoci sembra dare i primi benefici effetti, non riusciamo ancora a fare tre passi senza cadere per terra e sembra che già l’obiettivo minimo sia centrare la finale dei 100 piani alle Olimpiadi!
Un minuimo di senso della misura per favore.
Se Qualcuno non elenca tutte le cose che un partito comunista che si rispetti deve fare tutte insienme e fino in fondo sembra che tradisca qualsiasi ideale del passato / presente / futuro.
Io starei a volare più basso, cogliere piccoli successi man mano che arrivano in quanto solo a questo realisticamente possiamo ambire attualmente.
Il tempo per costruire ideali Alti e ben più corposi hanno tempi lunghi e necessitano di spalle più larghe e capienti.
Logico e meraviglioso che ciascuno di noi coltivi un sogno e un ideale, benzina per la strada lunga che ci aspetta, ma trovo quanto mai fuori luogo critiche sulle metodicità da apportare alla nostra azione.
In questo mmento occorre andare avanti per priorità che sono a mio parere:
1) in caso di prossime elezioni definizione della FDS o comunque soggetto politico unitario
2) alleanze con le forze di opposizione parlamentari
3) verifica di eventuali punti di contatto in caso di supporto governativo
4) campagna elettorale e riposizionamento in parlamento
5) inizio della campagna di “de-berlusconizzazione” del paese
Dopo è tutto da ri-costruire, politicamente-dialetticamente-filologicamente-culturalmente
Uno dei nostri mali, a mio modestissimo parere, è sempre stato lo spaccare il capello in quattrocentomila pezzi.
Criticare è giusto, arrovellarsi sui massimi sistemi anche ma essere sempre puntigliosi nel preventivamente disciplinare ogni azione in funzione di una lista infinita di cose da fare e programmare secondo me – allo stato attuale delle cose – è controproducente.
Ora le emergenze sono poche ed enormi ed impongono la massima concentrazione.
E’ in atto una guerra sotterranea che tra poco sfocierà in un mulinare di colpi bassi paurosi. Bisogna gestire rotta e barra ben dritta e salda. Non possimao permetterci di sbagliare nessuna mossa e soprattutto distrarci da quelli che sono gli obiettivi finali.
Se tanti scrivono che gira e rigira alla fine sempre di poltrone si tratta rispondo che di poltrone sarebbe opportuno che dal passato ce ne fosse rimasta qualcuna sarebbe stato meglio, e per garantire emolumenti al partito e suoi derivati primi (la comunicazione per esempio) e per l’approccio mediatico che da queste deriva!
La critica che taluni muovono dicendo che in fondo quello si ricerca a me fa incazzare, in quanto demagogica populistica e fondamentalmente stupida.
Segno che queste persone non comprendono che se oggi siamo ancora qui a scrivere su blog, leggere giornali on-line, partecipare ed essere informati lo dobbiamo esclusivamente all’abnegazione di tante persone che di una poltrona hanno saputo farne a meno!
La lotta di classe cari miei si fa anche con un culo seduto da qualche parte, servono risorse per tenere in vita la diffusione e la circolazione delle idee!
Se non si capiscono questi basilari fondamentali allora si rinunci a sostenere un progetto di lungo respiro.
Non possimao allo stato attuale delle cose fare troppi voli pindarici, non abbiamo neppure le piume per costruirci le ali!
Andiamo avanti con calma e per singoli obiettivi! Ricostruiamo anche in queste cose la fiducia in noi stessi.
Col tempo e con la serietà che contraddistingue una formazione politica salda e strutturata (oltrechè animata dalle migliori intenzioni, ovvio)si potranno iniziare i percorsi di riconsiderazione dei rapporti con il mondo imprenditoriale e sindacale, in Italia e in Europa.
Stando fuori dal parlamento è francamente arduo pensare anche solo di avere la possibilità di parlare con un commesso di palazzo Chigi, non vi pare?
Uso l’ironia ma sinceramente comincio a essere stufo di leggere in ogni post metà degli interventi che cavillano sul sesso degli angeli.
Ragazzi, compagn*, non abbiamo neanche i denti e vogliamo mangiare il torrone???
Un minimo di realismo che diamine (eufemistica espressione che sta per “eccheccazzo” di oxfordiana memoria)!
Prima rimettiamo in piedi il malato e facciamolo camminare e parlare. Diamogli da mangiare e facciamolo sentire vicino a tanta gente.
Solo i prossimi mesi ci potranno dire se il nostro sarà un futuro radioso o di stenti, e a me sinceramente piace la prima ipotesi!
Alessandro, perche’ non iniziamo a guardare a sinistra , invece di guardare sempre dalla parte opposta. Purtroppo non e’ critica “demagogica populistica e fondamentalmente stupida” come tu dichiari, ma semplicemente voglia di una rifondazione comunista che si e’ fermata e non si puo’ pensare di riattivarla ottenendo un posticino in parlamento.
Mi sembra che la voglia di guardare a sinistra sia rimasta inalterata, solo che quella che tu definisci come “…fermata e non si puo’ pensare di riattivarla ottenendo un posticino in parlamento.” mi pare molto riduttiva e soprattutto demotivata dopo anni di sconquassi operati dal mago in kashmier…
Leggiti l’intervista di Ferrero che ho postato sopra o vai al link che ho inserito: Ferrero parla chiaro ancora una volta e sinceramente mi sono rotto i maroni (come dite a Milano) a digitare i soliti refrain.
Possibile che cerchiate pervicacemente solo lo sconfittismo invece che essere perlomeno incuriositi dall’unico progetto di ricostruzione dalle macerie del bertinottismo imperante messo faticosamente su dal 2008?
Cosa si vuole, la rivoluzione bolscevica e l’assalto al palazzo d’inverno dopodomani? per poi magari dire, va bene ma avrei la lezione di pilates prenotata da due mesi…?
Scusami tanto ma vorrei capire di quale sinistra stiamo parlando, se tu dici che guardo dalla parte opposta?
Quale fine primo vogliamo? Quale approdo stiamo cercando?
A me sembra che si intenda formare con la FDS un blocco riunificativo di almeno 4 /6 soggetti sotto un unico simbolo per farlo diventare un interlocutore serio e affidabile, sia per la parte politico-istituzionale e nei rapporti di forza scontro opposizione con il sistema industriale- bancario- media sia per la platea elettorale estesa.
Abbiamo bisogno “VITALE” di tronare in parlamento, piaccia o no dalla rappresentanza parlamentare dipende la vita futura di un partito e del suo sistema articolato di rappresentanza e comunicazione.
Piaccia o no le rivoluzioni si possono fare lentamente con la costante presenza quotidiana accanto ai lavoratori.
Ma se non sei dentro al sistema, se non hai “poltrone” come cazzo la cambi la legge elettorale? come cazzo disciplini i rapporti elettore/rappresentato? come cazzo fai pressing a fianco di sindacati e dei lavoratori versus il mondo confindustriale e dell’impresa?
Come cazzo pensi di cambiare il mondo se il mondo non sa neppure che esisti?
Scusa la crudezza, ma non ho la pazienza di ripetere per l’ennesima volta come la penso: io la penso come Ferrero e come la pensa Grassi, se poi tra i due modi ci sono sottili distringuo dialettici io non li vedo, per me il fine è marcato e si deve procedere in tal senso.
Anche a costo di dar ragione a Bersani e D’Alema, pensa te
Ad esempio.. non serve essere in parlamento o su una poltroncina per organizzare una manifestazione contro le nuove forme di deportazioni che colpiscono i ROM in tutta Europa, e non e’ neppure sufficiente fare la comparsa ad una contestazione presso la Ambasciata Francese.
Capisco che il PRC e la FdS sono in cerca di poltroncine, ma le idee mancano e senza queste quelle poltroncine ti servono solo per essere invitato alle serate di Porta Porta.
Mi sembra di sentire un gruppo di ultras che tifa per la propria squadra che spera di vincere il campionato (andare al governo) oppure posizionarsi per un posto in Europa (posticina in parlamento).
Caro Alessandro, il PRC e’ in stato confusinale da diversi anni non ha una strategia. Si arrabatta per essere visibile, percepito come partito che fa cose giuste, ma commette sempre lo stesso errore di guardare alla sua destra.
Caro Francesco magari a Roma stanno facendo proprio questo alla Festa romana, ma purtroppo sto cercando come un pazzo di avere qualche resoconto e lo sto scrivendo anche qui sopra senza che nessuno ci dica dove e se sono presenti repertori dell’evento.
Cacchio c’è un sito della FDS c’è il sito di Rifondazione, c’è questo di Grassi, c’è il giornale ed il sito dedicato di Liberazione possibile non trovare neppure uno straccio ci comunicazione segli eventi romani????
E Grassi è anche responsabile dell’organizzazione: Claudio se ci sei BATTI UN COLPO!!!! Qui la Rivoluzione RUSSA eccome!
http://www.federazionedellasinistra.com/federazione/?p=2549
mi sembrava di averlo letto da qualche parte.
Tu continui a battere il martello sul tasto del guardare a destra, ma che cosa vuoi dire? pensi che a sinistra lo spazio è già vuoto e oltre c’è solo il muro?
Oppure vorresti una sinistra maggiormente movimentista, interventista senza tutte quelle paccottiglie e orpelli che adornano ciò che dovrebbe chiamarsi “partito”?
Se vuoi questo non criticare più Rifondazione e chi sta costruendo la FDS perchè a questo tu non aneli.
Sei già oltre il concetto di “partito”, vorresti essere leggero per intervenire dove c’è più necessità senza perdere tempo in inutili fraseggi e liturgie democratiche?
Oppure esprimi critica sterile a prescindere e preconcettuale a chi sta compiendo comunque uno sforzo enorme per ricompattare persone e idee a sinistra dopo la tabula rasa provocata dalla dissennata gestione bertinottiana.
Vorrei averti letto ai temopi del secondo governo Prodi, chissà che avresti scritto o detto! N’apocalisse, come diceva Montesano anni fa…
Ti provoco ancora una volta: se dalle giaculatorie e dai giri di valzer che da qui a qualche mese frulleranno nel panorama politico in funzione delle (dovute) future elezioni anticipate uscissero propositi simili ai nostri da parte di Bersani/D’Alema (Vendola/Veltroni usciranno magari con le ossa rotte dalle eventuali primarie PD) tu che faresti, non penseresti che a determinate condizioni non ci sia uno spazio per pensare anche un appoggio “governativo”?
Già ma è più bello pensare di fare le rivoluzioni “a parole” e riempirsi la bocca di slogan e intemerata piuttosto che provare a mettersi in gioco e affondare le mani nella bratta e cercare di essere operativi fattivamente.
Io la penso così, meglio un mattone alla volta e recuperare una mente alla volta piuttosto, meglio 100 giorni da mediano che uno da centravanti.
Se gli altri nopn sanno neppure che esisti come fai a dire chi sei e quello che vuoi fare?
A presto Francesco!
Caro Alessandro, poi rispondero’ con calma alle tue domande. MA tu ritieni o no che un partito come il PRC doveva porsi in queste settimane come promotore di una grande manifestazione a favere dei diritti del popolo ROM ?
Hai raggione Alessandro vorrei “una sinistra maggiormente movimentista, interventista senza tutte quelle paccottiglie e orpelli che adornano ciò che dovrebbe chiamarsi “partito” “. Non sono mai stato iscritto ad un parito e probabilmente non ne conoscobene le dinamiche. Comunque le mie non sono critiche sterili o gratuite. Sono espressione di malessere che vivo come simpatizzante della sinistra comunsita.
Comunque per commentare la tua risposta aggiungo:
credi veramente che se il PD esce con le ossa rotte dalle primarie tu hai piu’ spazio per entrare in un governo ?
Vendola se si candida (come sembra essere certo) alle primarie avra’ un numero di consensi altissimo forse vincera’ proprio lui .Ma secondo te tutti quelli del PD che votano Nichi con possibile candidato alla preseidenza del consiglio , credi veramente, che sposino le sue idee? Assolutamente NO altrimenti voterebbero SEL. Continueranno a sposare le idee del PD ma vogliono Vendola perche’ e’ stato in grado di “inventarsi” leader. E’ poi con che programma vuoi entrare in un governo con PDV IDV (per non dire altri alleati piu’ scomodi). Ritiro delle truppe da ogni fronte di guerra? tassazione delle rendite finanziarie? diritti delle coppie omosessuali? difesa dei contratti nazionali dei lavoratori ? etc. etc…. E tu pensi che con il 2% riesci ad imporre programmi di questo tipo. MA dai.. dopo tre mesi o cade il governo oppure la sinistra “comunista” accetta compromessi scomodi…….
Caro Claudio, scusa se mi permetto di rispondere alla tua email, ma non riesco a trattenermi.
Tu scrivi che ” Bene hanno fatto, quindi, Ferrero a nome del Prc e Salvi a nome della FdS, ad apprezzare e appoggiare la proposta di Bersani.” Non sono d’accordo. Certo il mio e’ solo il parere di un cittadino che da sempre a votato a sinistra per la “sinistra comunista”, ma che purtroppo non trova piu’ in essa una vera anima comunista. Il prc e la FdS stanno riproponendo un vecchio schema della “Desistenza” e si stanno adoperando per appoggiare delle soluzioni che “forse” riusciranno ad impedire, nel caso di elezioni , il ritorno di Berlusconi al potere, ma non riusciranno sicuramente ad eliminare totalmente il berlusconismo dal tessuto sociale -politico Italiano. Come si fa ad appoggiare formazioni politiche come PD, UDC, API e forse la nuova forza di destra guidata da Fini sperando che le cose migliorino.
Oggi piu’ che mai abbiamo bisogno di una sinistra forte, una sinistra che sappia incidere sulla societa’ , sappia portare avanti delle idee “radicali”,sappia fare opposizione. Tu pensi veramente che un governo di centro, come quello da te auspicato – che gia’ in partenza presenta delle nette divisioni interne – e una presenza in parlamento di una opposizione di governo rappresentata anche da una sinistra “Desistente” possa cambiare il paese. Le grandi conquiste in passato sono state fatte grazie ad una forte opposizione parlamentare ed extraparlamentare che pero’ sapeva organizzarsi e sapeva parlare alle persone.
Tu scirvi tra l’altro “.. potremmo essere percepiti non solo come un partito che dice delle cose giuste ma che non riesce a metterle in pratica, ma anche, finalmente, come una forza politica in grado di incidere, sia politicamente sia socialmente.” Penso che una forza politica non debba essere “percepita come ” , ma deve “essere come”. A mio modesto parere se il PRC , FDS . PCL , SC e tutte le altre sinistre comuniste si parlassero ed iniziassero a muoversi insieme su alcuni punti strategici , su lotte importanti allora si che si potrebbe creare un soggetto politico in grado di crescere e di incidere sulla societa’. Caro Claudio, ti faccio una domanda . Perche’ in queste settimane non e’ stata organizzata – ad eccezzione della protesta presso l’ambasciata francese – una grande manifestazione per i diritti del popolo ROM e contro queste nuove forme di deportazione che ormai si amplificano in tutta Europa ? Perche’ non c’e’ stata alcuna forza politica di sinistra – neppure comunista – che si e’ fatta carico di organizzare una tale pratica per costruire un altro senso comune e permettere di rompere l’associazione rom uguale criminale ? Purtroppo diffendere i diritti dei ROM non paga in termini elettorali e probabilmente l’azione dei partiti promotori non sarebbe – usando la tua espressione – percepita positivamente.
Caro Claudio, scusa se mi permetto di rispondere alla tua email, ma non riesco a trattenermi.
Tu scrivi che ” Bene hanno fatto, quindi, Ferrero a nome del Prc e Salvi a nome della FdS, ad apprezzare e appoggiare la proposta di Bersani.” Non sono d’accordo. Certo il mio e’ solo il parere di un cittadino che da sempre a votato a sinistra per la “sinistra comunista”, ma che purtroppo non trova piu’ in essa una vera anima comunista. Il prc e la FdS stanno riproponendo un vecchio schema della “Desistenza” e si stanno adoperando per appoggiare delle soluzioni che “forse” riusciranno ad impedire, nel caso di elezioni , il ritorno di Berlusconi al potere, ma non riusciranno sicuramente ad eliminare totalmente il berlusconismo dal tessuto sociale -politico Italiano. Come si fa ad appoggiare formazioni politiche come PD, UDC, API e forse la nuova forza di destra guidata da Fini sperando che le cose migliorino.
Oggi piu’ che mai abbiamo bisogno di una sinistra forte, una sinistra che sappia incidere sulla societa’ , sappia portare avanti delle idee “radicali”,sappia fare opposizione. Tu pensi veramente che un governo di centro, come quello da te auspicato – che gia’ in partenza presenta delle nette divisioni interne – e una presenza in parlamento di una opposizione di governo rappresentata anche da una sinistra “Desistente” possa cambiare il paese. Le grandi conquiste in passato sono state fatte grazie ad una forte opposizione parlamentare ed extraparlamentare che pero’ sapeva organizzarsi e sapeva parlare alle persone.
Tu scirvi tra l’altro “.. potremmo essere percepiti non solo come un partito che dice delle cose giuste ma che non riesce a metterle in pratica, ma anche, finalmente, come una forza politica in grado di incidere, sia politicamente sia socialmente.” Penso che una forza politica non debba essere “percepita come ” , ma deve “essere come”. A mio modesto parere se il PRC , FDS . PCL , SC e tutte le altre sinistre comuniste si parlassero ed iniziassero a muoversi insieme su alcuni punti strategici , su lotte importanti allora si che si potrebbe creare un soggetto politico in grado di crescere e di incidere sulla societa’. Caro Claudio, ti faccio una domanda . Perche’ in queste settimane non e’ stata organizzata – ad eccezzione della protesta presso l’ambasciata francese – una grande manifestazione per i diritti del popolo ROM e contro queste nuove forme di deportazione che ormai si amplificano in tutta Europa ? Perche’ non c’e’ stata alcuna forza politica di sinistra – neppure comunista – che si e’ fatta carico di organizzare una tale pratica per costruire un altro senso comune e permettere di rompere l’associazione rom uguale criminale ? Purtroppo diffendere i diritti dei ROM non paga in termini elettorali e probabilmente l’azione dei partiti promotori non sarebbe – usando la tua espressione – percepita positivamente.
Caro Francesco,
sono d’accordo con l’esigenza che tu poni. Occorrerebbe una sinistra forte, unita, in grado di fare sentire la voce delle classi subalterne. Così come condivido il fatto che su certe battaglie di principio – la lotta contro qualsiasi forma di razzismo è una di queste – vanno fatte sempre e comunque. Il dissenso mi pare che sia su quella che una volta si chiamava “la tattica”, cioè la strada da perseguire per avvicinarci il più possibile ai nostri obiettivi.
Su questo alcune brevi osservazioni. Ti assicuro che non mi sfugge quanto sia inadeguato questo centrosinistra e che, su molte cose, abbia spianato la strada alla destra. Basterebbe citare il sistema maggioritario sponsorizzato da Occhetto e la politica delle privatizzazioni sostenuta a piene mani dai governi di centro sinistra. Infatti, come avrai letto, nella nostra proposta politica per battere Berlusconi (che fa politiche ancora peggiori del centro sinistra), non si prevede un accordo organico di Governo, ma un accordo elettorale basato su alcuni punti di difesa della democrazia e del lavoro. Mi sembra sia la strada migliore. Da un lato fa tesoro dell’esperienza del passato e dall’altro non si sottrae dalla necessità sommare i nostro voti per battere Bossi Berlusconi, cosa, quest’ultima, che ci chiede tutto il nostro elettorato.
Da un punto di vista politico questa mi pare oggi la strada migliore per ricostruire una presenza e una credibilità per una sinistra comunista che si proponga di andare oltre la testimonianza.
Per quanto riguarda poi l’unità delle forze che stanno a sinistra del Pd, di cui fai un lungo elenco, sono d’accordissimo e, come avrai letto, lo propongo spesso.
Sarebbe anche utile sollecitare tutti quelli che hanno fatto scissioni dal Prc a fare un bilancio dei loro risultati. Non mi pare abbiano avuto un gran successo. L’unica cosa vera che hanno prodotto è stata quella di indebolire Rifondazione Comunista e cioè il soggetto politico che, dopo lo scioglimento del Pci, poteva diventare (per alcuni anni è riuscita ad esserlo) un punto di riferimento per i lavoratori e le lavoratrici di questo paese.
Come sai mi è capitato in diverse occasioni di dissentire anche radicalmente dalla linea del Prc. Ma non ho mai pensato che la soluzione fosse uscire e dare vita all’ennesimo micropartito.Se si fossero comportati tutti in questo modo, forse, non saremmo in questa situazione.
A me non sembra di avere già scritto quanto si afferma in risposta.
Se non va quanto ho scritto mi si dica in modo chiaro.Sta a Voi pubblicare o meno la comunicazione.Ottimo metodo.
in questo blog non esiste la censura, quindi non so di cosa stai parlando
Ferrero appoggia la proposta di Bersani, non di certo a nome del PRC, ma a titolo personale. Occorre rispondere alla domanda se vogliamo considerare chiusa la vita politica del PRC. Se sì andiamo tutti nel nuovo ulivo 2 , se no rimbocchiamoci le maniche,diamo spazio alle risorse nuove e interrompiamo la collaborazione o poniamo termine ai vari distacchi delle persone che hanno ridotto il PRC in questo stato.
Compagno Grassi, grazie per il suo contributo al suicidio di Rifondazione Comunista. Chianciano è morto e sepolto. Dopo due anni siamo punto e a capo: prima erano vendola e bertinotti a rincorrere le poltrone, ora Grassi, Ferrero e Giannini.
Hai ragione, siamo punto e a capo!
Compagno Claudio, ottimo articolo, pienamente condivisibile (certamente mai con Casini alias Mastella-2). Hasta siempre!
come mai liberazione non riesce ad essere comprato dagli iscritti?
[...] via http://www.claudiograssi.org/wordpress/2010/09/muoversi-in-due-direzioni/ Posted by admin on settembre 3rd, 2010 Tags: Elezioni Share | [...]
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Il cdx sta utilizzando un messaggio accattivante secondo il quale la ministra sta inserendo nella scuola qualità e meritocrazia e i 200 mila precari sono un fatto abnorme e fuori dalle esigenze. Tutto falso. I 200 mila sono gli iscritti complessivi, molti dei quali non hanno mai lavorato nella scuola. Quest’anno è successo che di questi, circa 15/18 mila che hanno sempre lavorato non lavoreranno più. Chi aspirava al ruolo ha perso anche il precariato. VOGLIAMO DIRLO CHIARAMENTE? Napolitano può dire una parola? E’ possibile che lo Stato come un imprenditore mette fuori senza giusta causa 15 mila precari (avevano contratti a tempo determinato ma hanno lavorato una vita)? Stona l’approccio al problema da parte del csx. Siamo di fronte ad una questione di civiltà, il csx avrebbe dovuto scatenare l’inferno. I professori di ogni livello, gli intellettuali e le famiglie avrebbero dovuto affiancare i precari, solidarizzare. I partiti e i sindacati sono timidi. Spero di sbagliarmi, non vorrei che questo fosse dovuto a 2 cose (sarebbe pazzesco):
1) il tema della scuola può mettere in crisi un governo e pertanto spingere potrebbe provocare elezioni anticipate non gradite ai D’Alema e ai Veltroni intenti a discutere di altro nel loro infinito risiko
2) la scuola ha bisogno di una svolta radicale: maggiori risorse, stipendi adeguati, ridefinizione del ruolo dei privati, programmi di edilizia nazionali e uniformi sganciati dallo stato di salute degli EE.LL.. Il PD forse teme (elettoralmente) di urtare la suscettibilità di restii alla spesa pubblica, privati, chiesa, e fans del federalismo nella gestione dell’edilizia scolastica.
Spero di sbagliarmi, ma visto quello che sta facendo la Gelmini (una poveretta mediocre che per abilitarsi contò più sulla ricerca di commissioni morbide che non sul suo sapere – è Tremonti che detta la linea) mi pare che il csx, l’informazione, gli intellettuali e i comici (grillini in testa) non stiano costruendo la giusta sollevazione civile e culturale.
Per invitare tutti ad oltrepassare i tatticismi e riprendere il gusto di una discussione di fondo.
ANCHE IN POLITICA: PROFONDITA’ VERSUS SUPERFICIALITA’?
L’articolo di Alessandro Baricco, pubblicato da Repubblica lo scorso 26 Agosto (“La vittoria dei barbari”) sta suscitando un vasto interesse ed ha meritato, proprio oggi 2 Settembre, una replica molto argomentata da parte di Eugenio Scalfari: rischiando quello che c’è da rischiare sul piano dell’evidente “gap” culturale, abbiamo provato a porci una domanda.
Il confronto tra profondità (espressione del “passato) e superficialità (espressione dell’ “oggi”) può essere trasferita dal piano puramente culturale a quellopiù propriamente politico?
Proviamo a riassumere:è lecito (pensiamo di sì) identificare con la “profondità” un agire politico basato sull’”essere” e definire la “superficialità” come l’ “apparire?
E, ancora: è possibile assumere come dato di realtà concreto il fatto che l’”apparire” risulti, in questa fase, egemone nell’immaginario collettivo e che la destra, come è già accaduto in altri frangenti della storia, ne risulti l’epigone più adatta, mentre la sinistra si limita a scimmiottare l’avversario avendo, nel frattempo per varie ragioni, smarrito memoria e identità e, soprattutto, volontà e capacità di produrre “egemonia” avendo irrimediabilmente scambiato l’idea del “governo dell’esistente” con quella del “potere di cambiamento”?
Sviluppiamo, in un ambito purtroppo ristretto per ragioni di economia del discorso, un minimo di ragionamento partendo, proprio, dall’assunto che la destra abbia realizzato l’egemonia dell’ “apparire” (che, tornando al discorso originario) identifichiamo con la “superficialità”.
Siamo di fronte, citando Durkheim, ad un nuovo “conformismo di massa” sviluppato da un ceto politico indistinto che tende ad imitare i modelli giudicati apparentemente vincenti senza sviluppare alcun legame sociale e chiamando in causa un popolo indistinto (nelle interviste televisive “la ggente”) che si dovrebbe chiamare in causa per suffragare plebiscitariamente un qualche leader, superando di slancio tutto quello che viene definito come intralcio e che fa parte del consolidato dell’apparato di intermediazione (non ci sono più “corpi intermedi”, ma il richiamo diretto – appunto – al “popolo” di cui, scrive qualcuno, non bisogna avere paura. Un richiamo eseguito nelle stesse condizioni e modalità in cui la destra ha affermato la propria egemonia, riportando in auge il concetto di “unto del signore”).
Davanti a questo stato di cose riteniamo, prima di tutto,che vada riportata in campo, anche in politica, l’idea della “profondità”, intesa come legame tra pensiero e azione quale elemento fondamentale dell costruzione di un “blocco storico” sul quale far poggiare l’idea e l’iniziativa della trasformazione sociale.
Gramsci avvertì acutamente i limiti del conformismo (oggi prevalentemente collocati nella sfera della sovrastruttura, in particolare in quella dell’autonomia del politico, sulla quale si è esercitato principalmente Max Weber, individuando i nodi della professionalizzazione degli apparati: un male che, attualmente, sta colpendo duramente i soggetti politici, più ancora del loro smarrirsi sul piano della riflessione ideologica e dei legami sociali).
E’ sulla base della professionalizzazione della politica, intesa come attività auto-referenziale ed esaustiva dell’agire politico stesso, che a sinistra emerge una sorta di meccanicismo teso a perpetuare l’idea di una “speranza” nell’uomo della provvidenza, rifiutando invece la strada dell’aggregazione sociale, dell’intervento collettivo, del collegamento di interessi: ed ecco che i problemi sociali sono affrontati con toni messianici, promesse rivolte all’infinito, indicazioni immaginifiche di orizzonti non individuati.
Nella sostanza i problemi sociali, i giganteschi problemi sociali dell’oggi che non elenchiamo per ragioni di spazio, finiscono con l’essere catalogati all’interno della logica propria della “superficialità”.
Sono state liquidate intempestivamente nozioni fondamentali quali quelle di “storia” ( a partire da Fukuyama, 1992) e di Stato (qualcuno, in questi giorni, ha parlato a nostro avviso incautamente di fine del Leviatano: proprio nel momento in cui la crisi ne rilancia il ruolo, in un quadro assolutamente drammatico) e soprattutto sono stati abbandonati tre punti fondamentali nella realtà storica della sinistra italiana: il nesso tra riforma intellettuale- morale e trasformazione economica; la necessità di interpretare laicamente la figura del “principe moderno”; il mutamento profondo che è avvenuto tra iniziativa individuale ed economia collettiva, riportando – appunto – l’economia collettiva al centro della scena ( Stato e Economia collettiva, in un quadro complessivo che attraverso l’idea dell’Europa Politica e delle sinistre dentro l’Europa Politica, affronta i nodi della velocità della globalizzazione e dei problemi che essa comporta sul terreno del lavoro, delle relazioni sindacali, dello stato sociale, ecc,).
Abbiamo bisogno urgente di ricostruire una soggettività politica della sinistra capace di aggiornare il concetto di “blocco storico”, tenendo conto delle diverse articolazioni sociali e dell’essenziale ruolo degli intellettuali oggi protagonisti di quella “assuefazione al potere” che è la causa principale del denunciato “conformismo”: abbiamo bisogno di una sinistra che, prima ancora delle collocazioni istituzionali, della partecipazione ad auspicabili iniziative unitarie, dello strutturarsi in soggetto collettivo senza cedere all’idea di un nuovo “cesarismo”, svolga il ruolo fondamentale di “categoria dialettica”, esprimendo una resistenza e una capacità di impedimento verso l’avversario, costruendo al contempo una vera e propria sostituzione di egemonia.
Savona, li 2 Settembre 2010 Franco Astengo
Carissimo Astengo,
sono in tutto d’accordo con te, ma come fare ?
Come dice Lippmann le persone non conoscono il mondo reale in modo diretto, ma attraverso l’uso degli stereotipi.
L’egemonia culturale si verifica quando i tuoi stereotipi sono più forti di quelli degli altri e i tuoi simboli godono buona salute.
Inutile dire che i nostri sono piuttosto malconci….
Ti cito solo alcuni termini, a te la riflessione su queste parole :
libertà, democrazia, solidarietà, comunismo.
Se per ognuna di queste parole ti chiedi quanto sia “di moda” , vedi subito quanto difficile possa essere per noi risalire la china.
Io credo però che ci sia molta responsabilità da parte nostra.
I simboli, come le piante da giardino, vanno curati, e continuando nella metafora, i parassiti e gl’infestanti , vanno combattuti.
Bisognava curare le nostre piantine, fare riunioni, dibattiti, approfondimenti, creare luoghi di pensiero “altro”, invece ci siamo concentrati quasi esclusivamente sulla sopravvivenza della struttura del partito.
Lodevole intento , non dico di no, ma senza la “ciccia” è inutile avere una bella ossatura….
Ora ci troviamo ad essere abbarbicati a delle idee obsolete e inadeguate, perché abbiamo pensato, con un’errata interpretazione del materialismo storico, che la storia lavorasse inesorabilmente per noi.
Invece no , niente è ineluttabile, tantomeno la vittoria del proletariato.
Quindi bisogna cambiare un po’ la prospettiva , abbandoniamo l’idea mitica dell’assalto al palazzo d’inverno,dato che oggi anche chi è sfruttato più duramente preferisce Berlusconi a noi.
E chiediamoci come mai le nostre idee non riescono ad affascinare neanche i giovani che pure per costituzione , hanno sempre cercato di cambiare il mondo.
Ma noi, il mondo , vogliamo veramente cambiarlo ? E come, di grazia ?
ciao ciao
Caro Adriano 1, grazie prima di tutto per la tua cortese interlocuzione, all’interno della quale emergono elementi sicuramente condivisibili. In ogni caso ritengo sia necessario avere la forza e la capacità di andare controcorrente rispetto ai modelli apparentemente vincenti nell’immediato aprendo un confronto serio su alcuni punti nodali: globalizzazione, crisi economica, qualità ed indirizzo dell’agire politico, senza eccessive preoccupazione, nell’immediato, di apparire “popolari” e puntando ad una trasformazione della società graduale, senza salti improvvisi (ci sono leggi che riguardano i processi di democratizzazione che non possono essere superate), cercando anche i giusti compromessi e lavorando sull’attualità politica proponendo obiettivi praticabili: ad esempio, nel piccolo della vicenda italiana, un nuovo soggetto politico della sinistra, un accordo utile a superare il quadro politico dato, il rientro in Parlamento, una nuova legge elettorale, una riflessione sul ruolo dell’Europa politica, una idea di programmazione pubblica dell’economia, un piano di ripresa industriale, una iniziativa forte sul terreno delle infrastrutture e dello stato sociale, l’uso della spesa pubblica soprattutto in funzione di ricerca, scuola, innovazione, l’affrontamento della palla di piombo costituita dall’eccesso di spesa degli Enti Locali, dovuto in gran parte all’elezione diretta delle cariche monocratiche e alla conseguente accentuazione del ruolo di spesa di Regioni e Comuni, (pensare prima alle Regioni che all’abolizione delle Province).ripristino della legalità al Sud, difesa intransigente del carattere parlamentare della Repubblica. Ovviamente mi sono dimenticato qualcosa. Un ruolo di “difesa costituzionale” di un nuovo soggetto unitario della sinistra italiana potrebbe essere utile per portare avanti proposte di questo tipo e sviluppare una nuova cultura politica. Con i giovani non serve recitare poesie e puntare su di un immaginario populista: servono i fatti, il coinvolgimento diretto, la proposta di essere protagonisti in prima persona sensa seguire alcun Messia, ma in virtù di idee, capacità di iniziativa, senso di responsabilità.
Quanto al “cammino della storia”: la mia impressione è che stiamo andando all’indietro. Ad esempio, limitandoci all’analisi dell’agire politico, sembra proprio di tornare (con la proposta delle “primarie” ad esempio) al vecchia politica dei “notabili” dei primi ’800.
Resto dell’idea, sempre per circoscrivere il discorso all’autonomia del politico, che i partiti di massa abbiano rappresentato un punto di sviluppo “storico”.
Ebbene, rifiutare i “salti all’indietro” significa camminare con la storia, e quindi ritengo ancora possibile questa strada, sapendo che le contraddizioni non mancheranno e che la scienza (anche quelle politica) non è neutra.
Se non fosse troppo scontato verrebbe da citare, ancora una volta,il Gramsci del “pessimismo dell’intelligenza” e dell’ “ottimismo della volontà”. Grazie per l’attenzione Franco Astengo
Sempre bello e piacevole leggerti condivendo o meno le tue analisi.
Come diceva un vecchio adagio “si nasce bombaroli, si invecchia pompieri”. Ebbene trovo condivisibili le tue linee che nel mio piccolo difendo: andare avanti per gradi, riconquistando posizioni perdute, ricostruire dalle macerie mattone su mattone.
Ciò che stanno-stiamo provando a fare con FDS è proprio questo. Non voglio il palazzo d’inverno ma neppure essere assimilato al bradìpo.
Ti pongo un quesito: la FDS come idea progettuale è in piedi da quanto, un annetto? Vuoi scommettere che per esempio un partito derivato da FLI Fini te lo mette su entro la metà di ottobre (ci stanno lavorando sicuramente da almeno 6 mesetti a parer mio)?
Quello che intendo è la volontà di fare. Chiaro che Fini e i suoi hanno un terreno vergine o meglio stanno costruendo “rifondazione fascista” senza antipatici problemi collaterali come rimettere insieme i cocci di ciò che fu.
Ma almeno stanno procedendo sparati.
Come loro anche per noi dovrebbe essere chiaro che quanto più velocemente raggiungi il completamento del nuovo partito, migliori saranno i frutti che raccoglierai.
Finchè stiamo qui ad arrabattarci sul sesso degli angeli la platea politica ha già definito alleanze e sistemato i blocchi.
Poi abbiamo tante belle cose da propugnare e tu le elenchi una ad una: ma se non sei rappresentato o perlomeno non hai la “divisa” di rappresentanza chi ti vota? Se la gente non sa neppure che esisti, chi ti da fiducia? Se non entri nella cabina di regia e di pilotaggio, a chi sottoponi quesiti – mozioni – dibattiti – interventi?
Tutto bello caro Franco, ma se tutti i “soci” fondatori non aggregano risorse ora e non chiudono con le fondamenta e mettono un tetto sopra alla nuova casa comune, come puoi pensare di avere un futuro politico ed esistenziale?
Piccolo particolare: da settimane veniva annunciata la Festa di Roma come di un punto fondativo importante.
Qualcuno che non sia di Roma o che non ci sia capitato sa come stia andando questa Festa? Abbiamo siti e blog dove postare gli interventi, video, audio insomma repertorio dell’evento ma purtroppo non c’è NULLA!!!
Ma lo sanno che nel terzo millennio è semplice avvicinare la gente anche non necessariamente dal punto di vista “fisico”?
Mi sorprende e mi preoccupa, se non sei puntuale su queste piccole / grandi cose come puoi pensare di ricostruire un partito in previsione che da qui ad almeno 4/5 mesi ci saranno le elezioni che ci sis augura sanciranno la caduta del tiranno? E soprattutto bisogna esserci per evitare che la Lega non diventi il nuovo “dominus” della politica italiana!
Spero che le mie parole servano! Buona giornata a tutti.
Compagno Grassi, questo è un argomento che avrei voluto non toccare, Riforma della “Legge Elettorale” Domanda: In questo periodo che cosa abbiamo fatto per riscriverla, proporla e portarla in parlamento per discuterla? Il Comitato del Referendum che doveva riscrive la nuova Legge Elettorale che fine ha fatto? Tutti i Partiti dell’Opposizione che cosa hanno fatto per portare avanti questa Importantissima Riforma Elettorale? Se ben ti ricordi pure nella scorsa Legislatura si era arrivati tardi per poter presentare una Riforma Elettorale adeguata. Ecco queste sono le mie domande che faccio da ormai diversi mesi, da quando ancora non si erano presentati questi momenti di Presunte Elezioni Anticipate. ti saluto, COMPAGNO Mario GRASSI.
Compagno Grassi,
ottima visione dello stato attuale delle cose e della politica italiana.
Prendo spunto dalla discussione sull’apertura di Ferrero al compattamento delle Opposizioni contro Berlusconi che vogliano partecipare, per porti una domanda:
Tu, compagno comunista sindacalista etc etc, accetteresti un’allenaza con PD, IDV e Casini? vada per i primi due soggetti, ma tu vedresti così bene i Comunisti alleati con Casini, qualora ovviamente questo accettasse la proposta Bersani?
Ovviamente stiamo discutendo di elezioni anticipate con sistema elettorale invariato.
Mi potresti gentilmente dare la tua risposta?
Io una risposta già ce l’ho. Ma preferisco sapere cosa pensa la Direzione sull’alleanza politica/ appoggio esterno/ ad un Governo dal PD all’UDC.
La tua risposta è stata scritta dal ns quotidiano, Liberazione, circa una settimana fà con l’articolo di Paolo Ferrero cito sue parole: “Un’alleanza con tutti per cambiare la Legge elettotale, e mai un governo con il PD” (il sunto). Ovviamente aggiungo io, se con il PD NO! automaticamente no con IDV UDC.
Condivido le idee di Paolo perchè corrispondo alla linea politica uscita dal VII congr. l’enorme differenza tra Noi e i Vendoliani-Bertinottiani (che non avrebbero fatto la scissione , a detta loro durante lo svolgimento del congresso)è stata quella di essere alternativi al PD e non dipendenti dal PD.
gentilmente, mi manderesti un link dove poter leggere l’articolo che la settimana scorsa ero in Spagna?
Grazie
Dopo il fallimento della coalizione di centrodestra, che fa però seguito (non dimentichiamolo) all’analogo fallimento del centrosinistra “riformista” e “prodiano”, noi di MRS consideriamo prioritario, nel periodo di tempo (non si sa quanto lungo) che ci separa dalle prossime elezioni politiche, lavorare tutti per l’unità delle forze di sinistra, allargando il discorso anche all’area dell’IDV che fa riferimento a De Magistris: un polo di questo tipo potrebbe competere col PD ed esercitare una buona capacità di attrazione, conservando al suo interno (unità nella diversità) tutta la pluralità di indirizzi ideali ma favorendo anche quella sintesi dei valori e delle radici storiche della sinistra radicale e socialista/comunista (in senso libertario: la “libertà eguale”)) che è l’obiettivo per il quale è nata 4 anni fa la nostra Associazione.
…… il punto della situazione si puo’ fare …. o si vota ad Aprile o dura cinque anni …. ipotesi voto anticipato? beh vorra’ dire che in parlamento ci sara’ una nuova maggioranza che cambiera’ la legge elettorale!con quale? O un meta’ proporzionale e meta’ uninominale(un mattarelum con una maggiore quota proporzionale)o un “provincellum proporzionale”,che sarebbe una sorta di proporzionale con doppio turno …. comunque tutte ipotesi gradite all’Udc-Fli-Pd …. al contrario di quello che pensa Grassi se si vota sicuramente non con questa legge …. La FdS? se ci saranno le primarie alla fine appoggiera’ Vendola …. se sara’ una legge proporzionale alla fine ci sara’ un cartello “Sinistra Unita” tra Sel e FdS …… buon lavoro
Naturalmente ricostruire la Rifondazione Comunista ed un progetto di
opposizione al capitalismo sia nella sua forma liberista della neodestra europea che in quella burocratica dei democratici italiani e socialisti europei non rientra nei piani del Gruppo dirigente del PRC. Questo è un bel modo di dare seguito al documento di Chianciano! Complimenti!
Rifondazione comunista è in piedi, con le sue strutture e con i propri militanti. C’è da augurarsi che scoppi di salute da qui all’eternità. Non comprendo, caro Antonio, perchè mai tu debba considerare negativamente la costruzione della federazione della sinistra. Ce l’hai un partito comunista in cui far politica? Lavora, fallo crescere più che puoi. Ma dal momento che nessuno sta rilevando file di compagni davanti alle nostre sedi mi pare piuttosto intelligente unire le forze del Prc a quelle di altri soggetti comunisti e di sinistra. Lo si fa per dare forza alle nostre idee di comunisti, in una fase in cui la nostra forza è diminuita.
Trovo assolutamente elementare ed indispensabile, oggi, la proposta di costruire la federazione della sinistra.
Carissimo Compagno Grassi,
come non essere totalmente d’accordo con quanto dici!
Dalla base di Sesto san Giovanni, la penso esattamente come te e come il Segretario Ferrero.
Mi domando però, se il congresso della FdS non vada ulteriormente accelerato, ci vuole un sacco di tempo per fare i Congressi di base (Circoli, Sezioni), quelli Provinciali, quelli Regionali, per arrivare poi (quando???) a quello Nazionale e quando finiremo??…
In oltre credo sia ottima la proposta della FIOM per la grande e partecipata manifestazione di Roma, purtroppo però, oggi mi sono risvegliato da un brutto sogno……… ma la manifestazione sarà il 16 ottobre…?!?!?!? è una data a distanza siderale da tutti gli accadimenti che ci stanno piovendo addosso (scuola, università,giustizia, Fiat, lavoro precario….), io pensa, avevo capito che la data fosse il 16 settembre……e qusi mi sembrava lontano! Non avevo capito!
Troppo tempo stiamo perdendo, il 6 settembre Marchionne e Federmeccanica….
non ci aspettano più, e il PD e la CGIL ancora non hanno deciso se stanno con la FIOM o con Marchionne?!?!?!
“Tempus fugit”…….. ci vuole un colpo d’ala e un grande sforzo e scatto in avanti, altrimenti peggio per noi……..non credi?
Fraterni saluti Comunisti
Alberto Viscardo Galante (PRC – Sesto San Giovanni)
Gli articoli di Ferrero, oltre che su Liberazione, si trovano anche sul suo blog http://www.paoloferrero.it/blog/