Sinistra, un incontro per ragionare

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di Simone Oggionni* su il manifesto del 5 agosto 2010

La politica ha i suoi rituali e le feste estive sono, da sempre, tra gli appuntamenti più attesi. Spesso però i dibattiti che vi si svolgono si limitano a replicare all’infinito discussioni già concluse.
Una significativa eccezione a questa regola è stata, nei giorni scorsi, la festa nazionale di Essere Comunisti. A Castell’Arquato (Piacenza) qualcosa di importante ha preso forma: la sinistra italiana si è guardata allo specchio, ha affrontato i nodi più spinosi della sua identità e delle sue prospettive (dal lavoro alla crisi economica, dall’opposizione a Berlusconi alle alleanze) e ha messo a fuoco le priorità da cui ripartire.
Essere comunisti, area programmatica di Rifondazione Comunista, ha fatto da semplice levatrice, senza alcuna presunzione (di questi tempi folle ed esiziale) di autosufficienza. Agnoletto, Cremaschi, Diliberto, Di Siena, Ferrero, Grassi, Patta, Rinaldini, Salvi, Vendola ma anche Margherita Hack e Citto Maselli sono stati solo alcuni degli interpreti di un ragionamento collettivo e a voce alta durato dieci giorni. Quali le priorità, quindi? Quali i punti di riferimento cui affidare la necessaria rinascita della sinistra nel nostro Paese?
Innanzitutto il lavoro. Inteso sia come concretezza della condizione materiale di milioni di persone, sia come necessità di dare ad esso forma e rappresentanza politica. Dopo anni di sbornie post-lavoriste, durante i quali si è sperimentata la drammatica discrasia tra l’aumento dello sfruttamento e l’aumento dell’indifferenza della sinistra nei suoi confronti, oggi la centralità politica del conflitto tra capitale e lavoro è patrimonio di tutti. La vicenda di Pomigliano e le lotte che si sono sviluppate negli stabilimenti Fiat in queste settimane, l’arroganza anti-costituzionale del padronato e i licenziamenti politici susseguitisi negli ultimi giorni, la delocalizzazione ormai sistemica e la conseguente crescita a livelli incivili della disoccupazione e della precarietà, la compressione dei salari, l’aumento della povertà: tutto sta a dimostrare quanto la rappresentanza del lavoro salariato sia, nel XXI secolo, costitutiva di qualunque progetto di trasformazione. Sullo sfondo – non dimentichiamolo – agisce una crisi economica inedita per proporzioni e conseguenze che, a proposito di quanto sia necessaria un’alternativa fondata su di un nuovo sistema produttivo e su di un nuovo modello di sviluppo, affonda le sue radici precisamente nel modo di produzione capitalistico. Il lavoro, dunque, come emblema di una identità da ricostruire e come vettore di mobilitazione unitaria, a partire dal prossimo 16 ottobre.
In secondo luogo il pericolo del consolidarsi della deriva autoritaria rappresentata dal governo Berlusconi e la conseguente necessità di costruire elementi di unità tra tutte le forze democratiche. Non un governo comune che rimetta insieme ciò che la politica negli ultimi anni ha diviso (l’esperienza fallimentare del governo Prodi insegna, e suggerisce cautela), ma un’alleanza democratica che sconfigga Berlusconi sulla base di una piattaforma di difesa della Costituzione e di garanzia dei diritti sociali e del lavoro.
Infine, dato che le coalizioni non sono tutte eguali tra loro, occorre interrogarsi su ciò che sta accadendo nel nostro campo. La festa di Castell’Arquato ha espresso un punto di vista molto netto: da un lato avanzano richieste scomposte e poco credibili di un governo di transizione, dall’altro lato – seppure con opacità e incongruenze che non vanno sottovalutate – si fa strada l’ipotesi di un cambiamento e di una svolta a sinistra.
Dentro questo quadro si colloca il processo della Federazione della Sinistra e la ricostruzione dell’unità della sinistra. Un’unità indispensabile, come dimostra da ultimo l’intervento di Piero Di Siena sul manifesto (1/8). Un’unità che sappia trovare le forme più giuste (tanto più giuste quanto più lontane dal pasticcio dell’Arcobaleno) e i contenuti più incisivi. E che, soprattutto, sia funzionale allo scopo che anche a Castell’Arquato è stato individuato: offrire ai lavoratori e alle loro lotte uno strumento di difesa e una prospettiva di cambiamento.
*portavoce nazionale Giovani Comuniste/i

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