San Polo, testamento biologico: approvata la mozione della Sinistra

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Dopo Cavriago, Quattro Castella e Albinea anche San Polo ha visto riconosciute le proprie convinzioni riguardo ai trattamenti sanitari di fine vita accettabili. Nella seduta del Consiglio Comunale dello scorso 3 agosto è stata approvata la possibilità per i cittadini di dettare e registrare presso il Comune quali trattamenti sanitari ritengano rispettosi e dignitosi per sé e quali si configurino come accanimento terapeutico nell’eventualità di gravi menomazioni o traumi che rendano loro impossibile decidere autonomamente.

E’ prevista anche la possibilità di designare un fiduciario che avrà il mandato di verificare le decisioni sulla base delle convinzioni espresse dal soggetto. Il modulo verrà inviato alla ASL, al medico di base e al Servizio Sanitario Regionale perché siano informati, nell’eventualità che si presenti la situazione drammatica di prendere decisioni sulla vita del paziente, delle convinzioni profonde da questi espresse.

E’ un tema, quello del testamento biologico, di cui si è molto discusso dopo i casi Welby e Emanuela Englaro a cui però il parlamento non è mai riuscito a dare risposte.
Questa decisione del CC di San Polo si pone come spinta affinché gli organi preposti diano finalmente delle regole che salvaguardino le convinzioni del paziente, unico a poter decidere sulla propria vita, di ciò che ritiene eticamente e moralmente accettabile.

La proposta in Consiglio, presentata dal gruppo (di opposizione) della Sinistra Arcobaleno e accettata da tutti i consiglieri tranne i democratici di provenienza cattolica, che hanno votato contro, viene dopo un approfondimento pubblico della tematica che si è svolto nei mesi scorsi.

Nella stessa seduta, sempre su richiesta della Sinistra, si è decisa la modifica dello Statuto Comunale dichiarando che l’acqua è un diritto e la sua gestione deve essere priva di rilevanza economica. Questa delibera si pone sull’onda del movimento per l’acqua pubblica che ha lanciato la campagna referendaria contro il decreto del governo Berlusconi che impone la privatizzazione dell’acqua e che ha raccolto nei mesi scorsi un milione e quattrocentomila firme, un record nella storia dei referendum di questo paese.

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