Vigevano: tre giorni di festa per gridare: resistenza!

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di circolo Lucio Libertini Vigevano su Liberazione – 14 luglio 2010
Anche quest’anno si è svolta con buon successo la festa di Rifondazione Comunista a Vigevano (Pv), organizzata dal circolo locale Lucio Libertini, presso la Coop. Portalupi. La festa, giunta a questa sua seconda edizione, ha interessato i giorni 25, 26 e 27 giugno, con una massiccia affluenza di compagni e non attirati sia dalla buona e variegata cucina (da sottolineare la costante presenza di menu vegetariani) offerta attraverso gli ormai collaudati pranzi e cene rosse, sia dalle ottime iniziative culturali, artistiche e politiche. In una società come questa in cui città, regioni, Stato non investono nulla in arte, cultura e soprattutto sui giovani, negando a loro spazi e luoghi di espressione ci sembra doveroso e fondamentale dare loro, all’interno della festa, momenti di espressione, sia che si parli di musica, teatro, pittura o di qualunque altro ambito. Quest’anno abbiamo, infatti, assistito a due concerti (Hot Road, Officina Finistère) e a uno spettacolo teatrale sul delicato, e attuale, tema delle morti in carcere, messo in scena dalla compagnia dell’Accademia dello spettacolo di Milano, con la regia di Alessandro Zatta, assistente Diego Borella.
Nelle giornate di sabato e domenica è invece stata allestita un’esposizione di dipinti e fotografie di artisti locali. Anche sul piano politico la festa non è stata da meno: sabato, in orario aperitivo, vi è stata la presentazione del libro Piazza Fontana: noi sapevamo, un tema troppo spesso dimenticato e che, nonostante l’ormai chiarezza dei fatti, continua a essere sepolto dallo Stato sotto una spessa coltre di nebbia. A seguire, in orario post-cena, vi è stata invece la proiezione di un contributo video di Moni Ovadia appositamente realizzato per la festa e apprezzato da tutti i partecipanti. Anche domenica abbiamo avuto importanti momenti politici e di riflessione con la partecipazione alle festa di Maurizio Colleoni, dell’associazione Progetto Habitat, sui tema del fotovoltaico e sulle modalità e agevolazioni per l’installazione di questo sistema pulito per produrre energia. Un tema molto attuale in una realtà come quella di Vigevano, in cui hanno tentato di piazzarci una centrale bio-diesel proprio di fianco casa! In chiusura di questa tre giorni rossa, abbiamo avuto il piacere e l’onore di ospitare la compagna Lidia Menepace, partigiana e direttora (come lei vuole definirsi) della rivista mensile, allegata a Liberazione, Su la testa, in un intervento in cui, oltre a dare una chiara interpretazione di questa crisi del sistema capitalista, ha sottolineato come sia importante partire dai fatti di attualità per aprire la strada a uno studio approfondito del marxismo come chiave di lettura e di cambiamento della società. Durante la festa, su ogni tavolo era in bella mostra una copia di Liberazione per farlo conoscere e sostenere economicamente. Con un bilancio positivo, politico ed economico, il circolo di Vigevano verserà un contributo per un abbonamento alla redazione. Tre giorni di festa, quindi, per ritrovarsi, stare insieme, guardarsi negli occhi e continuare a gridare insieme: resistenza!

circolo Lucio Libertini Vigevano

www.rifondazionevigevano.it

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Un commento to “Vigevano: tre giorni di festa per gridare: resistenza!”

  1. Laura Tussi scrive:

    MONI OVADIA

    in

    IL REGISTRO DEI PECCATI

    19-20-21 Ottobre 2010

    TEATRO LIBERO

    via Savona, 10 – Milano

    IL REGISTRO DEI PECCATI
    Rapsodia lieve per racconti, melopee, narrazioni e storielle
    Recital-reading sul mondo khassidico
    Ideato ed interpretato da Moni Ovadia

    Il mondo raccontato da Marc Chagall nei suoi celeberrimi dipinti e disegni è una creazione della sua straordinaria fantasia di genio artistico o è esistito realmente? Il mondo e l’umanità che Chagall ha trasfigurato nella sua arte suprema è autenticamente esistito. Fu un mondo vero pulsante, fatto di esseri umani troppo umani e per questo inadatti ad un pianeta posseduto dai demoni della violenza, del razzismo, del delirio nazionalista.
    La spritualità di quella gente della diaspora ebraica che vestiva in bianco e nero era davvero coloratissima, lo era con i colori del fervore estatico eppure quotidiano. Il linguaggio più autentico con cui si espressero quegli ebrei fu quello del khassidismo germinato sul crinale di un crocevia dove il pensiero spirituale più estremo e abissale si coniuga con la semplicità profonda di una pietas irrinunciabile per la più insignificante delle manifestazioni dell’esistente. Il khassidismo è la celebrazione della fragilità umana e della sua bellezza, in quella celebrazione si riconosce la maestà ineffabile del divino che non si vede, il cui nome è impronunciabile, e ciò nonostante con quel divino si intrattengono relazioni di familiarità e persino di prossimità irriverente, senza che questa contraddizione trascorra mai nella blasfemia. Il divino nella visione khassidica accoglie come figlio prediletto colui che osa polemizzare con il Santo Benedetto e perfino chi pretende di sottoporlo a processo per i mali del Mondo. Quel divino viene celebrato sì con la preghiera e con lo studio, ma anche con il canto, la danza, la narrazione e predilige l’umorismo il cui esprìt era sommamente stimato dai grandi maestri del khassidismo che ne apprezzavano il potere anti idolatrico.
    Moni Ovadia conduce per mano lo spettatore verso un mondo straordinario che è stato estirpato dal nostro paesaggio umano e spirituale dalla brutalità dell’odio, ma che ci parla e ci ammaestra anche dalla sua assenza attraverso un’energia che pulsa in chi la sa ascoltare ed accogliere perché sente di potere costruire in sé, per sé e per l’altro, un essere umano migliore, più degno e più consapevole del proprio statuto spirituale. Il grande teologo cattolico Teillard de Chardin ha scritto:”noi non siamo esseri materiali che vivono un’esperienza spirituale, noi siamo esseri spirituali che fanno un’esperienza materiale”. Gli ebrei del khassidismo come forse nessun altro nella terra d’Europa hanno letteralmente incarnato nel loro modo di vivere concreto e mistico la straordinaria intuizione del grande teologo francese. Incontrare quel mondo anche solo nel riverbero delle sue iridescenze percepire i profumi della sua anima e ascoltarne la voce è un esperienza indimenticabile che trascende la hybris dei religiosi, spiazza ogni ortodossia clericale e smaschera la miseria dei baciapile.

    Per informazioni e prenotazioni:

    tel. 02-8323126 e-mail: biglietteria@teatrolibero.it

    A presto,
    Laura Tussi
    http://www.youtube.com/lauratussi

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