L’appello per una unità d’azione tra le varie forze che stanno a sinistra del PD continua a raccogliere adesioni significative.
E’ un fatto molto importante. Ciò significa che vi sono le condizioni per invertire la tendenza alle divisioni che si è manifestata in questi anni.
Come compagne e compagni di Rifondazione Comunista siamo impegnati nella costruzione della Federazione della Sinistra e in autunno si terrà, finalmente, il congresso costitutivo: Prc, Pdci, Socialismo 2000, Lavoro-Solidarietà, rappresentanti di movimenti altermondialisti, del femminismo, dell’ambientalismo si mettono assieme in un progetto comune.
Tutto questo è importante, ma non sufficiente. A sinistra del PD, oltre alle forze impegnate nella costruzione della Federazione, ci sono altri soggetti. Con loro dobbiamo trovare le forze possibili dell’unità e della collaborazione.
Il successo della raccolta delle firme per il referendum sull’acqua dimostra che questa unità produce risultati e apre la possibilità di vincere qualche battaglia.
Proprio per discutere le forme di questa unità e le proposte su cui lavorare assieme, già in settembre i firmatari terranno una prima Assemblea nazionale.
Tutto questo è importante e positivo. Aderiamo e facciamo aderire.
La sinistra torni a giocare un ruolo importante nella politica italiana
Siamo donne e uomini di sinistra che hanno preso parte alle tormentate vicissitudini culminate nella disfatta del 2008. Oggi, nella diaspora della sinistra italiana, facciamo riferimento a organizzazioni e movimenti diversi. Alcuni di noi svolgono ruoli dirigenti in partiti o associazioni, altri – dismessa la militanza attiva – contribuiscono in altre forme alla battaglia politica o vi partecipano da semplici cittadini, con immutata passione.
Siamo dunque diversi. Ma siamo anche uguali, accomunati dall’appartenenza a una stessa storia e cultura politica. Questa comunanza significa per noi convenire su talune fondamentali priorità: i diritti del lavoro, l’occupazione e il reddito delle classi lavoratrici; l’inalienabile titolarità collettiva dei beni primari, a cominciare dall’acqua, dalla conoscenza e dall’ambiente; la democrazia partecipativa, garantita dalla Costituzione repubblicana nata dalla Resistenza antifascista.
Sulla base di queste opzioni condivise, l’attuale situazione sociale e politica del Paese ci appare grave e densa di pericoli. Guardiamo con allarme alle pesanti conseguenze della crisi economica sulle condizioni di vita di grandi masse di cittadini italiani e migranti. Riteniamo (e la «manovra correttiva» ora minacciata dal governo ci rafforza in tale convincimento) che la drammatica crisi che investe gli anelli più deboli del contesto europeo sancendo il fallimento dell’Europa liberista di Maastricht e di Lisbona renda ancor più preoccupante anche nel nostro Paese la prospettiva delle classi subalterne. Consideriamo intollerabili il dilagare della povertà e della precarietà; l’attacco governativo alle tutele giuridiche del lavoro dipendente e al diritto dei lavoratori a una contrattazione collettiva solidale, autonoma e democratica; la distruzione dello Stato sociale e il controllo oligarchico sui mezzi di informazione; il diffondersi della corruzione e dell’evasione fiscale e l’imposizione di un sistema politico bipolare che nega rappresentanza e voce a milioni di elettori. Riteniamo concreto il rischio di svolte autoritarie in un contesto segnato dalla rottura della coesione sociale e dalla recrudescenza di pulsioni razziste alimentate da chi accarezza disegni populisti e progetta la distruzione istituzionale dell’unità nazionale.
In questo difficile frangente pensiamo che quanto ci unisce debba prevalere su quanto ci ha sin qui diviso e tuttora ci separa. Siamo determinati a batterci per una società più civile e meno ingiusta, ma siamo al tempo stesso consapevoli del concreto rischio di estinzione che oggi incombe sulla sinistra italiana. Tutto ciò ci convince della inderogabile necessità di puntare sulle convergenze e affinità e di privilegiare le importanti battaglie comuni che insieme possiamo combattere e vincere: innanzitutto quella, cruciale, per il rilancio del sistema elettorale proporzionale per tutte le assemblee elettive, a cominciare dal Parlamento nazionale.
Con questo spirito ci rivolgiamo a tutte le forze organizzate della sinistra, affinché in ciascuna si affermi una volontà unitaria, indispensabile a far sì che la sinistra torni a giocare un ruolo importante sulla scena politica italiana.
primi firmatari:
Vittorio Agnoletto, Gianni Alasia, Nicola Atalmi, Saverio Aversa, Katia Bellillo, Marzia Biagiotti, Alberto Burgio, Maria Campese, Loris Campetti, Luciana Castellina, Giusto Catania, Andrea Cavallini, Cesare Chiazza, Stefano Ciccone, Marcello Cini, Paolo Ciofi, Maria Pia Covre, Elettra Deiana, Nino De Gaetano, Piero Di Siena, Stefano Falcinelli, Paolo Favilli, Luigi Ferrajoli, Gianni Ferrara, Francesco Garibaldo, Alfonso Gianni, Haidi Giuliani, Claudio Grassi, Damiano Guagliardi, Margherita Hack, Rita Lavaggi, Raniero La Valle, Orazio Licandro, Giorgio Lunghini, Maria Rosaria Marella, Alberto Marri, Giorgio Mele, Maria Grazia Meriggi, Goffredo Moroni, Roberto Musacchio, Ivan Nardone, Giorgio Nebbia, Simone Oggionni, Franco Ottaviano, Moni Ovadia, Gianni Pagliarini, Manuela Palermi, Valentino Parlato, Roberto Passini, Paola Pellegrini, Ciro Pesacane, Silvana Pisa, Luciano Ponticelli, Marcello Ricci, Luciano Riecco, Tiziano Rinaldini, Giorgio Riolo, Anna Maria Rivera, Raffaele Salinari, Linda Santilli, Elisa Savi, Patrizia Sentinelli, Adriana Spera, Bruno Steri, Aldo Tortorella, Alessandro Valentini, Mario Vegetti, Gianni Vigilante, Massimo Villone, Luigi Vinci, Stefano Vinti, Stefano Zuccherini
aderiscono:
Gero Accardo, Veronica Albertini, Gianluca Alfieri, Massimo Allulli, Daniela Ambrosino, Antonio Antonelli, Luca Antoniazzi, Giancarlo Bandinelli, Michele Barosselli, Luciano Barracco, Enrico Bayma, Gino Bernabini, Edoardo Biancardi, Gabriele Bini, Jacopo Borsi, Pino Brandi, Maurizio Brotini, Tonino Cafeo, Filippo Cannizzo, Mimmo Caporusso, Alberto Celli, Jonathan Chiesa, Rosario Consiglio, Giacomo Conti, Mario Corinaldesi, Giovanna Covolo, Stefano Cristiano, Marco Dal Toso, Virginia De Cesare, Massimo De Santi, Valerio della Croce, Silvia Di Giacomo, Francesco Alberto Domenichini, Marco Donà, Giuliano Ezzelini Storti, Bernardo Fallani, Giuseppe Fazio, Elena Fornasari, Michele Frascarelli, Giuseppe Genchi, Alessandro Genova, Claudio Giambelli, Ivano Gioffreda, Oscar Grasso, Valentina Greco, Antonio Griesi, Chiara Guida, Giancarlo Iacchini, Roberto Iacovacci, Nicola Iannarelli, Filippo Incorvaia, Silvia Iracà, Chiara La Rocca, Diego La Sala, Paolo Laricchiuta, Mauro Lenzi, Alessandro Leoni, Gianluca Lombardi, Alyosha Matella, Evelino Matella, Cristina Mattiello, Andrea Merola, Alessandro Monti, Alaa Nasser, Massimiliano Ortu, Mario Ottavi, Giovanna Pagani, Dimitri Palagi, Andrea Parti, Enrico Pellegrini, Mauro Pinzauti, Federica Pitoni, Salvatore Politini, Maurizio Pucci, Daniele Quatrano, Rita Rossi, Luca Rovai, Stefano Ruggieri, Stefano Russo, Pino Santarelli, Giuliano Sdanghi, Alberto Sorbello, Valentina Steri, Ferdinando Stumpo, Luigi Tamborrino, Alessandro Tedde, Mirco Tincani, Costanzo Toti, Maria Pia Trevisani, Alberto Viscardo Galante, Ivan Xamo.
per aderire: unitasinistra@gmail.com

luglio 9th, 2010
Claudio
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Ho votato a Chianciano la 1 mozione PRC. Che delusione. Un partito balcanizzato, senza più gruppo dirigente nazionale.
L’ultimo episodio che mi ha lasciato di stucco è stato quello riferito all’adesione alla manifestazione promossa dalla FIOM del 16 ottobre p.v. Per carità, occorre sostenere la FIOM nelle sue battaglie politiche – sindacali, ma il problema è un altro: la nostra esistenza come progetto politico, intendendo la Federazione della Sinistra come spazio politico minimo.
Dovremmo chiederci che fine ha fatto la manifestazione unitaria, da tenersi in autunno, lanciata 15 giorni dal CPN del partito, per battere Berlusconi e la Confindustria, si diceva. In due settimane il nostro appuntamento è scomparso.
Il problema dell’unità della sinistra non è più rinviabile, ma credo che il PRC, con il gruppo dirigente attuale, non sia in grado di trovare la narrazione giusta per declinarla.
La questione del lavoro che è centrale, può rappresentare una valida trama narrativa, viene affrontata in modo banale dal gruppo dirigente. Il tema del lavoro politico tra i lavoratori, la costruzione della vertenza, la continuità nell’intervento, la capacità di analizzare la fase industriale, per capirci, non sono di casa nel PRC.
Auspico che appello per l’unità della sinistra metta insieme dal basso, energie, compagne/i che hanno a cuore la necessità che la sinistra ritorni ad avere un peso politico nel nostro Paese.
http://www.lernesto.it/index.aspx?m=53&did=793
In continuo aggiornamento il programma della Festa nazionale dell’ERNESTO
Bologna, 26-29 agosto 2010
Scusate ma questa è troppo bellina
))
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Editoriale rivoltante: “APPELLI A CAZZO E LA SINISTRA TREMA: MARGHERITA HACK HA FIRMATO!”
Stiamo messi male, porco mondo, ma possiamo ancora peggiorare. A sinistra, dopo aver buttato tutta l’acqua sporca e tutto il bambino, si lanciano appelli a cazzo e si spera che succeda qualcosa! Cosa, non si sa. L’ultimo appello è “Verso l’assemblea di settembre”, che sancirà la costituzione della Federazione della Sinistra, che è sempre il PdCI ed il PRC più la famiglia Salvi, ma senza la colf salentina che invece vota Poli Bortone. Le/i firmatarie/i di quest’ultima genialata blogghera vanno dal marito della Sentinelli fino ad Adriana Spera (che, felina, dall’Italia dei Valori si sta comunque guardando attorno per vedere se c’è trippa per gatte). A sostenere la speranza c’è anche l’astrofisica pronucleare Margerita Hack, la Figara di Diliberto, il jolly della Lista elettorale rossa: firmataria di tutto il firmamento appellaro, dall’Unità dei Comunisti all’Unità della Sinistra, qualcuno s’è accorto che più firma e più stiamo nella merda. Portasse sfiga?
All’appello, è proprio il caso di dirlo, mancano quasi tutti i fiduciari di Pablo e quasi tutti i fabbricatori di Niki. Un silenzio che fa paura! È forse in cantiere un nuovo appello a cazzo da presentare sotto il sole di Ferragosto? La Hack firmerà anche quello? La sinistra trema.
(Gigi La Sfanga, da SatyriCOM nº 3 http://www.comunistiuniti.it/?p=2331)
Complimenti per la qualità degli argomenti! Sembra di leggere un saggio di Antonio Gramsci!!! Lo stesso rigore di Enrico Berlinguer!!!
Se questi sono i Comunisti uniti, si capisce anche perché non li vota più nessuno!!!
Invito Grassi a sostituire l’incipit del post con l’editoriale di Gigi La Sfanga, direi che è molto efficace per capire cosa si sta muovendo a sinistra.
Per quanto mi riguarda sono per l’unità dei comunisti, per l’unità della sinistra, per chiedere scusa a Vendola e ad Occhetto. Sono disposto a firmare appelli, assegni, cambiali ecc. pur di fare sta unità… chissà se dopo non si comincia anche a fare politica (per il conflitto e la lotta aspetterò la prossima generazione).
P.S. Ho il sospetto che tanti nostri dirigenti fuori dalle istituzioni siano come pesci fuor d’acqua e gli appelli sono un po’ come quei sacchetti pieni d’acqua coi pesciolini rossi dentro che aspettano con impazienza di essere trasferiti in un comodo acquario.
Ci saranno anche dei pesci fuor d’acqua, ma il tuo livore non credo sia molto utile per fare delle cose positive. Pensare che le squallide argomemntazioni di Gigi La Sfanga (?) siano più interessanti delle cose che scrive un grande compagno e giornalista come Valentino Parlato, credo non abbia molto senso.
Io invece penso che se il Manifesto, nel suo editoriale di oggi, scritto, appunto, da una firma storica come Valentino Parlato, propone di sostenere l’appello ci siano buone possibilità perché la cosa vada avanti.
Uh-la-la compagni, poco senso dell’umorismo no?
Eppure questo pezzo dei “Comunisti Uniti”, se vogliamo, fa anche dell’autoironia, in fin dei conti loro stessi ne hanno lanciato due, tra i mille “appelli” che ci affliggono da un paio d’anni…
Ma qui qualcuno ha la coda di paglia e s’incazza subito…. ahi ahi ahi…….
Sono proprio convinto dell’unità d’azione della sinistra alla sinistra del PD.
Unità d’azione.
E non fate finta di non capire. Noi andiamo avanti.
sull’unità di azione cioè parlare con SEL e dialogare con quella formazione per organizzare anche qualche iniziativa assieme sono daccordo anche io…ma se invece (come qualcuno in questo blog dice) la vostra intenzione futura è quella di formare un bel cartello elettorale insieme a SEL in modo da racimulare voti senza progetto politico be fate ridere…andate avanti si per l’unità di azione se proprio volete…ma creare un cavolo di cartello elettorale con SEL be scordatevelo…fatelo e vedremo quanti vi seguiranno….ma lo capite o no che la maggioranza di SEL non vuole niente a che fare con noi?gente come boselli fava giordano….mi spiegate???
Azione vuol dire fare manifestazioni, lotte , volantinaggio non sul sesso degli angeli ma su cose concrete.
Volete fare un minimo tentativo di risolvere qualche cosa?
E poi vedremo cosa succederà.
I chiacchieroni non sono andati mai da nessuna parte.
O volete il socialismo già confezionato?
Questo non esiste.
perchè votare una coalizione di sinistra dove accanto alla FDS c’è gente come boselli e fava sinceramente non è la migliore delle mie aspettative…vendola ormai ha abbandonato tot il comunsmo, si definisce socialista alla boselli (benissimo guarda), si stanno avvicinando sempre più al PD di bersani…ma voi sul loro sito vedete volontà di unirsi o fare qualcosa con la FDS?io non la vedo questa loro volontà….
in parte concordo con il compagno gio..secondo me questi singoli appelli non solo sono inutili ma possono essere anche dannosi…a me sinceramente adesso non me ne frega un gran che di SEL….a me frega che venga fatta il meglio possibile la federazione della sinistra…io preferirei vedere tutte queste persone, questi firmatari far rinascere una vera sinistra comunista e anticapitalista piuttosto che lanciare appelli per una unità..rifondazione non è per niente messa bene e la FDS di fatto deve ancora nascere…la vogliamo o no fare nascere come si deve?bisogna incominciare la stesura delle varie opzioni programmatiche…scrivere il programma a me sembra molto più importante che lanciare sti appelli…compagni prima bisogna costruire i contenuti e poi i contenitori…quando si avrà approvato un programma sarà anche più facile agire dal punto di vista politico…quindi bisogna tutti quanti impegnarsi maggiormente nella costruzione della federazione della sinistra e poi si cercano eventuali alleanze…
a poi io sinceramente sui vari siti di SEL non vedo mai nessun riscontro…tutta questa loro voglia anche in una semplice unità di azione non c’è…quindi sembrano tutti appelli lanciati nel vuoto…sul sito di SEL (andatelo a vedere) si parla praticamente solo di vendola bersani, il PD, il futuro centro sinistra insomma….post sulla FDS non ne ho contato nemmeno uno….
Caro Fabio Di Matteo,
e che dici dell’ entrata di un esponente del PRC in una s.p.a. (!!!!!!) che gestisce l’ acqua? Non ti pare che l’ entrata in questa società (attualmente a capitale pubblico, ma pur sempre s.p.a.) sia scandalosamente incoerente con la battaglia per la ripubblicizzazione dell’ acqua? Naturalmente il comitato campano non ha mancato di farcelo notare.
Per quanto riguarda l’ appello, beh, a parte che mi pare bizzarro che dei dirigenti, per altro piuttosto stagionati, dei vari partiti di sinistra formulino un appello alla sinistra, ma non vi accorgete che così, facendo delle assemblee pubbliche fra correnti dei vari partiti che, a quanto pare, prenderanno decisioni concrete e proveranno a metterle in atto, sfasciate e disunite anche quel poco che c’ è? Già le correnti stagne dentro i partiti hanno effenti talvolta devastanti, figuriamoci una cordata interpartitica che si mettea a “tirare” per obbiettivi convergenti all’ interno dei rispettivi partiti.
Sul merito dell’ appello, naturalmente, cosa vuoi ci sia da dire? Tuttavia, come detto, è quantomeno bizzarro, da parte di dirigenti della sinistra, formulare un appello alla sinistra; e il fatto che poi si dia vita, attraverso un’ assemblea, ad una cordata fra esponenti dei vari partiti fa capire che forse lo scopo dell’ appello non è quello esplicati dai contenuti (per portare avanti il quale non ci sarebbe bisogno nè di appello firmati solo da alcuni che di momenti assembleari successivi), ma appunto creare un’ alleanza interna e marciare in vista di sostanziali obiettivi comuni
Sulla vicenda dell’acqua di Naspoli la risposta di Paolo Ferrero:Cari compagni e compagne diffondete la posizione VERA di Rifondazione, cos… Mostra tuttoì tutti sapranno chi è e ne riconosceranno la coerenza.
Posizione di Rifondazione Comunista di Napoli su acqua pubblica
Durante gli ultimi mesi siamo stati in prima linea nella costruzione della campagna referendaria per la ripubblicizzazione dell’acqua. L’iniziativa politica diffusa, la presenza e l’impegno quotidiano dei nostri militanti nel comitato napoletano e in tutti i comitati territoriali, la raccolta delle firme con i banchetti organizzati dai circoli, il lavoro dei compagni presenti nelle istituzioni, hanno consentito il raggiungimento dell’obiettivo fissato per Napoli dal comitato nazionale per i referendum.
Abbiamo accompagnato la mobilitazione del Partito e dei comitati sul territorio con una incalzante iniziativa istituzionale, cogliendo risultati molto significativi sia al comune di Napoli che in Provincia. Infatti, la mozione e l’odg presentati dai nostri consiglieri ed approvati rispettivamente dal Consiglio Comunale e dal Consiglio Provinciale, impegnano le due maggiori istituzioni locali ad attivare l’iter per la ripubblicizzazione del ciclo idrico integrato.
Si tratta adesso di consolidare i risultati ottenuti per passare dalle parole ai fatti. Bisogna trasformare l’impegno assunto dal Sindaco di Napoli e da Altri Sindaci di molti comuni della Provincia con la firma dei referendum, in atti concreti per la ripubblicizzazione dell’acqua senza se e senza ma!.
La trasformazione dell’ Arin in azienda di diritto pubblico quale unica possibilità per garantire la effettiva pubblicità del servizio idrico, costituisce decisamente la priorità su cui lavorare nell’immediato futuro. E’ evidente infatti, che l’attuale forma societaria, una spa a totale capitale pubblico, non garantisce dal rischio già corso in passato della cessione di quote sul mercato azionario.
In questo contesto le pressioni delle lobbies economiche interessate alla privatizzazione, saranno ancora più forti anche per paura dell’esito referendario; è necessario quindi, continuare a coniugare iniziativa sociale ed iniziativa istituzionale per scongiurare questo rischio. La scelta di indicare un nostro compagno nel prossimo cda di ARIN, infatti, matura in funzione di questi obiettivi con la consapevolezza del ruolo decisivo che questo organo insieme all’assemblea dell’ATO avrà nei prossimi mesi.
Gli affidiamo un mandato condizionato nel tempo al raggiungimento degli obiettivi prefissati. All’Atto della nomina, infatti, indicheremo pubblicamente in 6/8 mesi il periodo trascorso il quale, in assenza dei risultati da noi auspicati si dimetterà.
Un compito difficile e delicato! Un lavoro di lunga lena che dobbiamo sostenere attraverso la nostra iniziativa diffusa, la più ampia ed efficace possibile, con lo stesso spirito unitario e la stessa generosità che ci ha caratterizzato fino ad ora.
Continuo a non capire perché delle iniziative di partito vengano ancora proposte come raccolte di firme individuali , non è la palese dimostrazione che non sono manifestazioni del PRC nella sua interezza ?
Come ci si permette , tra compagni di partito, di firmare appelli individualmente ?
CHE FINE HA FATTO IL CENTRALISMO DEMOCRATICO ?
UNO CHE FIRMA , CHI CAZZO SI CREDE DI ESSERE ?
UNA “PERSONALITA’” ?
La cosa che mi offende , che trovo veramente violenta , è la mancanza di trasparenza , i contrasti vengono nascosti sotto il tappeto , i discorsi e le strategie non vengono mai dichiarati apertamente.
In puro linguaggio moroteo , sembra quasi di vedere “convergenze parallele” , si escludono i militanti dalla percezione dei veri movimenti di truppe sottostanti.
Mi spiace ma questa oscurità è di destra , è un linguaggio in doppiopetto che non può che allontanarci dalle masse popolari.
Riguardo alla presenza nel cda di Arin Spa di esponenti di Rifondazione e Sel, il problema a mio parere è diverso rispetto a quello della presenza in Asia Spa. La battaglia referendaria è stata implicitamente incentrata sull’abolizione delle SpA, siano anch’esse a maggioranza pubblica, come modello gestionale. Ed a fine campagna in totale contraddizione con quanto affermato di fronte ai cittadini, si entra nel CdA di una Spa che gestisce l’acqua! Quantomeno per opportunità politica si poteva evitare, anche perche il CdA decadrà tra un anno con le elezioni comunali di Napoli.
sia chiaro a tutti quanti, prima che si inneschino discussioni inutili, che io non sono un settarista anzi…sono uno di quelli che vuole l’unità ma quella programmatica…io e molti altri miei compagni vogliamo il dialogo con SEL e le altre forze comuniste ma respingiamo (soprattutto per il futuro) la fusione di questi due partiti…perchè la FDS non deve essere una formazione “vecchia” ma una cosa “nuova” un nuovo modo di fare politica modo partecipativo e non vincolato (come forse adesso) alle dirigenze e ai singoli politici…deve essere una forma politica nuova, sempre di tipo partitico sia chiaro…ma siccome averrà finalmente e spero il tesseremanto per la sola federazione della sinistra molti giovani (ve lo assicuro perchè ci sono in mezzo) aderiranno alla federazione cosa che non avviene tuttora..e li si dovrà per forza ascoltare la voce della base (cosa che adesso avviene poco)…bisogna formare una vera alternativa nel paese una alternativa di sinistra comunista e anticapitalista che metta in discussione le politiche di questo mondo di m…
Un paio dati non smentibili,la stragrande maggioranza del gruppo dirigente Prc(e ei suoi iscritti)non vuole,per fortuna rifare il MiniPci ma la FdS che e’ una cosa differente!e (quasi) in antitesi.E vuole e cerca il dialogo con Sel ….. ora,e questo davvero non riesco a capirlo,ma perche’ invece chi vuole il miniPci e considera Sel una sinistra peggio del Psi Craxiano non passa dalle roboanti paroli del tipo ….. solo con il (bonsai)Pci si puo’ fare questo e quello e ecc. ai fatti? e fa’ come hanno fatto Ferrando e Cannavo’?E anche come Vendola(che fondo ha fatto la stessa cosa ma in direzioni opposte) …. le vostre certeze su un succesoo spettacoloso del (bonsai)Pci evaporano? ….. aspettate qualche seggio come diritto di tribuna nella odiata FdS? …… abbiate coraggio fatela sta’ scissione e fate quello che volete fare! Tanto siamo onesti e lo sapete benissimo anche voi …. quello che chiedete, NON SI FARA’ MAI!!!!!!! SCORDATEVOLO E U DAI PROVATE A FARE IL PCI …. perche’ non ci provate …. mi rispondete sulla questione pero’ senza insulti ma stando nei fatti ….. li riassumo …. il gruppo dirigente che governa attualmente il Prc(e continuera’ a farlo …. Grassiani,Ferreriani e ex-Vendoliani sono per la FdS e il dialogo con Sel … e anche disponibile a un accordo con il Pd … non per il mini Pci)e’ in antitesi a quello che pensate voi,volete andare avanti ancora per anni cosi’? ma realisticamente vi conviene? In fondo esistono il Pcl e una parte del Pdci che sarebbe disponibile a dare quello che sognate … non vi conviene provarci?
marcello tu sembri uno che abbia tutte le verità in tasca…uno di quelli che farà arrivare la sinistra al 10 %…ma per favore va…nessuno(almeno non io) si vuole staccare…io voglio la FDS se hai letto i miei post lo sapresti…ma la FDS avrà (si spera senò e veramente la fine) ancora la falce e martello nel suo simbolo…quindi a me va benissimo così…io non voglio una formazione politica dove ci siano solo comunisti…ma una formazione politica con una forte impronta comunista…cosa che cmq ancora c’è…cmq per fare un po di storia recente sono vendola bertinotti e migliore ad avere rovinato rifondazione comunista…appena si sono trovati in minoranza se ne sono andati…e hanno fatto un partito abbandonando definitivamente il comunismo, allendosi con i socialisti di boselli e i verdi..be bel percorso…io sinceramente rimarrò molto probabilmente (almeno che non tolgao la falce e martello e i contenuti comunisti) all’interno della FDS..scissioni….io sono sempre stato contro le scissioni..quindi non sparare cazzate…
se te non sei comunista e pensi che è meglio togliere la falce e martello be fatelo…poi vedrete che risultati avrete alle elezione un bel 1,5 % esagerando…perchè le poche persone comuni (non militanti e simpatizanti) che votano la FDS lo fanno perchè siamo comunisti e abbiamo la falce e martello…anzi molti non ci hanno votato perchè considerati centristi….quindi….non pensare di avere il sapere nelle tue mani…nessuno di noi c’è l’ha…tanto meno tu
a poi un’altra cosa fondamentale…la FDS cerca il dialogo con SEL…bene…SEL risponde a questa ricerca e a questi appelli???voi credete veramente che vendola voglia questo??io non ci credo…vendola sogna(perchè non succederà mai scordatevelo) di diventare premier..quindi non può dialogare con la plebaglia comunista farebbe storgere il naso al PD….ba…sto commento di marcello non mi è minimamente piaciuto…
PER MARCELLO.
Inizi con la”la stragrande maggioranza dei dirigenti politici, è per fare alleanza con SEL” quindi dici tu, perchè, voi che non siete d’accordo non vene andate? la risposta è semplice, perchè non te ne vai tu con i Craxiani? o ci sei gia e fai solo il provocatore? secondo parli come un oracolo, dici i dirigenti dicono cosi quindi è inutile che voi che non siete d’accordo vi agitate, intanto, i dati in mano non c’è l’ha nessuno, però una cosa la sappiamo per esperienza che i dirigenti in termini elettorale contano come il due di briscola come si è visto alle elezioni, i dirigenti ci anno imposto l’arcobalino, noi non siamo andati a votare, i risultati elettorali dicono questo, e poi prova a rovesciare l’accusa che rivolgi al fatto del PCI bonsai mi pare che lo sfascio è avvenuto non quando abbiamo preteso di chiamarci comunisti, ma l’opposto ci chiamavamo comunisti(fino a circa 2 anni fà non un secolo fà) ed avevamo solo di rifondazione, più di 80 parlamentari. ministri e sottosegratari, la terza carica della stato e centinaia di consiglieri, abbiamo cambiato nome e ci siamo travati con le pezze al culo, genio risolvi questo dillemma anche questi sono dati inoppugnabili.
CRISI E COMPROMESSO
La crisi economico-finanziaria internazionale è ben lontana dall’essere risolta e la sua gestione da parte di governi di destra, legati al “neoliberismo” anni’80, alla finanziarizzazione dell’economia, al monetarismo puro rischia di renderla assolutamente drammatica, ben più di quanto non appaia agli occhi degli osservatori più avvertiti e di preparare una fase, definita di tipo “giapponese” da parte di alcuni commentatori, contraddistinta da un ventennio di stagnazione (con tutti i rischi per la democrazia che un periodo così lungo di crisi potrebbe comportare).
Sul versante bancario, all’interno dell’Eurozona il sistema rimane in panne, dipendente dai finanziamenti erogati dalla BCE (800 miliardi), senza che sia richiesto alla banche di ripulire i bilanci da sofferenze, svalutazioni ed avviamenti, con ritardo di due anni rispetto agli Stati Uniti nell’eseguire gli stress-test.
In questa situazione,però, pare non esserci alternativa alle banche: i corporate bond sono per pochissimi; le cartolarizzazioni in coma profondo.
Assistiamo anche ad un ulteriore crisi del debito pubblico: il tanto richiamato “intervento pubblico in economia” (ricordate il rilancio del “keynesismo”?) ha mostrato, sempre riferendoci all’Eurozona che rappresenta il punto di riferimento del nostro discorso, la corda dell’impossibilità di trovare risparmiatori che, in queste condizioni, investano in titoli di stato: ci vorranno anni per uscire dalla sbornia accumulata in questa fase ed il macigno si appesantirà quando i tassi torneranno prima o poi a salire.
Sulla strada dell’intervento pubblico in economia sarà necessario cambiare strada e, in questo senso, cercheremo di riferirci schematicamente più avanti.
Esiste poi un ulteriore punto specifico di crisi, riferito alle partite correnti: la domanda interna asiatica si sta sostituendo al consumatore americano come locomotiva del mondo, mentre emerge, sempre all’interno dell’Eurozona un disequilibrio che non appare percepito con chiarezza, riguardante il ruolo della Germania che ha sfruttato l’aumento di competitività a discapito di tutti gli altri partner, Italia compresa.
Emerge così un divario a favore della Germania che potrebbe diventare, a gioco lungo, insostenibile, nell’impossibilitò, a breve, che i tedeschi cambino modello di sviluppo.
Il “caso italiano” (ormai alla retroguardia in Europa, e totalmente collocato “alla periferia dell’Impero”) è, ancora, aggravato dal colossale pasticcio degli Enti Locali, Regioni in testa, che hanno accumulato un disavanzo enorme,a causa di sprechi indotti dal sistema (un “federalismo pasticcione” reso possibile da una legislazione disgraziatissima) e dagli sprechi “soggettivi” di un sistema che ha visto la trasformazione delle Regioni, grazie a fattori politici decisivi quali quelli dell’elezione diretta dei Presidenti e la creazione di veri e propri “centri di potere” loro legati in luogo dei partiti di emanazione sempre più lontani dall’esprimere una capacità di intervento sul piano della cultura politica e dell’espressione di coerenti politiche pubbliche, in soggetti di “spesa” e di “nomina”, in luogo delle prerogative di legislazione dettate dalla Carta Costituzionale ( a questo dato si aggiunga l’elemento del debito, comune a Regione, Province e Comuni, gonfiato da “cartolarizzazioni fasulle” e dalla presenza, estesa, di titoli tossici che rendono i bilanci del tutto fasulli).
Rispetto alle Regioni, proprio per significare meglio la realtà del disastro di questo fasullo federalismo (ricordiamo la fretta insensata sulla modifica del Titolo V della Costituzione, nel 2001), pensiamo al disastro della regionalizzazione del trasporti che ha rappresentato il vero e proprio punto di crollo del sistema ferroviario, con grandissimo danno dei “normali” utenti del treno.
Ma si tratta soltanto di un esempio.
In queste condizioni la destra liberista, al governo in Italia, Germania, Francia e Regno Unito pare non avere altra strada che quella di una ulteriore moderazione salariale, accompagnata dalla crescita delle diseguaglianze, dell’ulteriore riduzione dei margini di un welfare state ormai residuale e dalla, conseguente come accennavamo all’inizio, riduzione degli spazi di democrazia (è su quest’ultimo punto che il “caso Italiano” si colloca in coda: perché si tratta di un liberismo portato avanti da un governo d stampo populista, cui non riesce a contrapporsi minimamente una opposizione di moderato stampo socialdemocratico, ma tutta interna alla stessa logica liberista, cui si accennava, con inutili pretese di impossibile “temperamento”).
Eppure la questione del compromesso è quella decisiva: un compromesso che deve essere ricercato poggiando su tre pilastri: la capacità di un rinnovato intervento pubblico in economia(da finanziare attraverso l’uso della leva fiscale, utilizzata propriamente nel senso dei patrimoni, delle transazioni finanziare internazionali, delle imposte sull’inquinamento, ecc,ecc)di puntare ad investimenti di tipo “collettivo” e non a rilanciare, attraverso il finanziamento senza contropartita delle banche, l’idea di una ripresa fondata sulle diseguaglianze e sul consumo individualistico (pensiamo, per restare al tema dei trasporti, al rilancio delle infrastrutture ferroviarie, oppure in tema di ambiente, il riassetto idro-geologico del territorio, forse prioritario alla ricerca di energie alternative rinnovabili); la ripresa di una “politica dei redditi” che punti ad attutire il meccanismo delle diseguaglianze; una linea sindacale orientata non soltanto al puro conflitto o all’assoluta condiscendenza ma, rifiutando il neo-corporativismo, finalizzata all’integrazione sociale dei soggetti più deboli: precari ed extra-comunitari costretti al lavoro nero (questo è un punto, fra l’altro, direttamente collegato al tema dell’evasione fiscale).
Il livello cui questo compromesso deve essere ricercato non può non essere quello europeo, almeno a partire dalla zona più forte dell’Europa, ammettendo anche la realtà ineludibile di una “Europa a due velocità” e partendo da una “dimensione nazionale” per pervenire – appunto -a quella europea (anche in questo caso il deperimento dello “Stato-Nazione” appare essersi rivelato un pericolo boomerang).
Tutto questo discorso, che forse potrà apparire strampalato, ci riporta però alla politica: alla necessità di un partito di sinistra adeguato a questo compito e ai rapporti in sede Europea.
Un ruolo che il PD non può assolutamente assolvere, per ragioni “strtturali” riguardanti la concezione prevalente della “politica” che alberga in quel partito, minato da una assenza di identità dovuto alla deprivazione della memoria e da un compromesso interno assolutamente frenante per il futuro.
In questo senso la polemica relativa alla nomina di D’Alema alla presidenza della FEPS appare quanto meno di ridotto profilo: la critica e la proposta alternativa rispetto alle incerte realtà del centro-sinistra europeo malamente contaminate da “terze vie” orientate sul versante sbagliato e dall’incapacità di uscire da una idea, di Serie B, di tipo liberista -maggioritario come nel caso del PD, dovrebbe risultare ben più incisive e approfondite.
Savona, li 10 Luglio 2010 Franco Astengo
…. ma come si fa a dire che Sel fa’ schifo? bah’ in che micromondo vive qualcuno? ma pensate che per essere dalla parte giusta bisogna essere per forza solo comunisti? …. quindi solo un grande(del 2,7%)Pci si salva la politica italiana? Per fortuna chi decide cosa e’ piu’ oppurtuno per loro(cioe’ gli elettori)hanno deciso …. piccolo grende Pci? NO! FdS … forse,si puo’ fare! …. Sel? un degno,degnissimo partito di sinistra? ….. Una Sinistra Unita? …. ESSENZIALE! …. Ma davvero c’e’ qualcuno che crede che masse di operai,studenti e ecc. aspettino il nuovo piccolo Pci? …. ma tutto quello che e’ accaduto,accade e probabilmente accadra’ non vi fa’ riflettere?
PER MARCELLO.
abbiamo il diritto di non morire Democristiani, tantomeno Craxiani, perchè se il comunismo come fai indendere tu è fallito. quella che tu chiami sinistra è fallita ovunque, anche stimando Obama uomo nuovo mentre come vediamo non solo continua le guerre intraprese da Bush ma a sentire molti studiosi italiani e stranieri sta preparando quella all’IRAN come tutti sanno, mentre ci sollazzavamo con i campionati di calcio mondiale le navi da guerra americani si stavano portando nel golfo persico.
anche Vendola sembra che abbia ceduta alla Marcegalia autorizzando un inceneritore in Puglia contro il parere dei cittadini.
se vuoi fare un partito di sinistra, con Frattini, Sacconi, Trementi, Brunetta e mezzo partito di berlusconi che avendo un passato nel partito socialista, come i socialisti di Boselli che stanno con Vendola, accomodati pure, il buon gusto è soggettivo, ma non venirci a parlare di sinistra miracolosa che gli operai stanno aspettando.
caro marcello non bisogna confondere una cosa…fare la FDS non significa allearsi con SEL…parlare con SEL è certo una cosa indispensabile ed essenziale…ma niente sinistra unita con SEL…nessuna alleanza programmatica per formare una nuova linke italiana….fatela e vedrete che pessimi risultati otterrete…dialogare è indispensabile…magari anche qualche alleanza…ma niente unione ssolutamente no…sarebbe bocciata dai militanti e simpatizzanti…la federazione della sinistra dovrà essere obligatoriamente una vera alternativa comunista anticapitalista e ambientalista….se diventa un’altro partitino insignificante su modello vendola be è finita….
caro stefano,
su molte cose sono d’accordo con te, tuttavia ritengo tutte queste iniziative – che cercano di ricostruire dei fili tra le forze sparse della sinistra – positivamente.
E’ vero che servirebbe ben altro. Tuttavia il fatto che personalità rappresentative della attuale sinistra di alternativa si impegnino per costruire iniziative comuni contre le ingiustizie sempre crescenti va nella giusta direzione. Tra l’altro tra i firmatari dell’appello vedo anche figure rispetto alle quali tutto si può dire tranne che lo facciano per una poltrona.
Al contrario sarebbe importante che a questa iniziativa di settembre partecipassero anche compagn* di base, strutture territoriali, comitati impegnati nelle vertenze.
Spero che i promotori diano all’iniziativa questa apertura.
giuliano valente
cane sciolto di mantova
PER GIULIANO VALENTE.
Scusa Giuliano l’intromissione, ma le parole come ci insegnava Moretti hanno un senso, e non vanno usate a sproposito, tu parli di “personalità rappresentative della sinistra alternativa” ma quando mai, ma dicci chi sono, se togli”essere comunisti” qui si sta parlando di una assemblea da tenere con la Patrizia Sentinelli, Alfonzo Gianni, e compagnia bella che hanno messo da parte la possibilità di costruire una sinistra di alternative(almeno che non giochiamo con le parole)questi sono personalità per una sinistra di alternaza come vorrebero e dichiarano la maggioranza dei firmatari.
il PCI era alternativo alla DC perchè voleva un mondo alternativo a quello voluto dai democristiani, ma in che cosa il PD e alternativo al PDL, non certo sul sistema, che non vogliono cambiare, ma solo renderlo un po più bello dove gli appalti non li fanno solo gli amici di Berlusconi ma anche la COOP SETTE.
E se facessimo prima una bella assemblea dei comunisti che discutesse della autonomia e della indipendenza di un futuro partito comunista organizzato su basi di massa e che abbia una piattaforma chiara sul mondo del lavoro, sulla politica internazionale, sulla scuola, sulla sanità, ecc.? E se prima di fare questa bella unione della sinistra facessimo una bella unione dei partiti comunisti, delle varie formazioni comuniste, richiamando alla discussione tutti quei comunisti che se ne stanno a casa senza avere riferimenti organizzati? E se poi dopo aver fatto questo andassimo a discutere sul da farsi con le altre forze della sinistra? Certo per fare un partito organizzato di massa, e comunista, occorrerebbero anche dirigenti all’altezza della cosa, perchè un conto è fare i dirgenti di partiti che sostanzialmente hanno accettato la ricetta borghese, altro è farlo di un partito comunista.
P.S. Caro Claudio, attendo ancora la tua risposta. Mi risponde il compagno Fabio, compagno per bene e capace che ha tutta la mia stima, ma il nocciolo del problema non è se lui si batte o meno nel CDA ASIA ma se la forza di cui disponiamo possa essere determinante o meno alla battaglia che si deve affrontare nei CDA. Quindi se è opportuno o meno partecipare. Per inciso, Napoli è tuttora piena di immondizia per strada e la raccolta differenziata sembra esistere più sulla carta che nella realtà. Riguardo la riduzione a monte dei rifiuti occorrerebbe parlare di alternative produttive e di consumo. Ma per fare ciò non occorre un’altra società? e per fare ciò si deve rilanciare l’alternativa comunista oppure basta l’alternativa di sinistra alla Vendola? In fondo è sono domande semplici alle quali un dirigente di un partito comunista non dovrebbe avere difficoltà a rispondere.
concordo compagno grassi deve delle risposte lecite…perchè quì sinceramente non capisco cosa abbiano in mente….bisogna parlare chiaro senza sfacettature politiche
cari compagni…io vado abbastanza spesso sul sito di SEL….ma..vedete che c’è sempre da tutte le parti il nome di vendola?non vedete che è tutto basato sulla sua figura?a me pesonalmente fa abbastanza schifo come partito perchè è come tutti un partito lideristico basato sulla figura del singolo come l’IDV il PDL e la lega nord….bene io sinceramente di formare una formazione politica con:
- chi nega il comunismo
- chi è antifascista solo a parole (guarda manifestazioni contro casa pound)
- un partito dove conta solo la posizione di un singolo o per meglio dire dove tutti si omologano
be io mi dispiace compagni ma non ci starò mai….
bisogna andare avanti con coraggio con la federazione della sinistra..non bisogna allargare il contenitore ma bisogna creare dei veri contenuti:
-LAVORO. Nel nuovo secolo secondo me sarebbe opportuna l’introduzione del salario minimo, maggiore sicurezza nel lavoro, diritto di sciopero e di contestazione, maggiore coinvolgimento nella gestione dei beni e delle ricchezze.
- ANTIFASCISMO. Be l’antifascismo militante deve essere un punto centrale e fondamentale nella FDS..antifascismo militante..l’antifa continua…quanti miei amici e io stesso siamo (ma ne abbiamo anche date:)) stati menati dai neofascisti di forza nuova, azione giovani o naziskin??questo non deve accadere…la resistenza deve continuare con sempre maggiore forza e i comunisti devono essere in prima linea come sempre nella storia (e sia chiaro che non desidero un ritorno negli anni 70)
-ECONOMIA. redistribuzione del reddito. le crisi economiche non devono essere pagati sempre dalle solite persone. tassazione alle persone ricche, espropriare i beni della mafia con maggiore vigore, riduzione dei costi dei beni primari.aumento dei salari, investire maggiormente sul lavoro dei giovani motore dell’economia. Forte impronta anticapitalista e antiglobalizzazione
-LIBERTA’. libertà di pensiero e di parola, libertà di manifestare e di esprimere il proprio dissenso, libertà di informazione, libertà sessuale.
- AMBIENTE, AGRICOLTURA. maggiore antenzione alle problematiche ambientali, incentivare l’utilizzo e la ricerca di energie alternative, migliore tutela delle foreste e dei torrenti per evitare dissesti idrogeologici, utilizzo di una agricoltura sostenibile, incentivazione dell’agricoltura biologica
be è ovvio che questo non è un programma politico ma questo è quello che penso e con me molti miei compagni..la federazione deve fare propri questi temi..
quello che voglio dire che prima di fare accordi unità e palle varie bisogna pensare ai contenuti….sarebbe bello se grassi si degniasse di dire i propri anche in breve…discutere sui contenuti e non su l’unità fatta con il niente…perchè una unità senza contenuti è una cosa già morta…prima bisogna creare la federazione della sinistra…dirigenza pensate prima a questo per favore invece che fare capriole mortali che poi non portano a niente
ciao Andrea.
io direi un programma basato sulla Giustizia sociale.
vedi per quel che riguarda SEL e Vendola,pochi sanno che in Puglia infondo di cambiamenti fin’ora sono stati solo annunciati,tranne qualche piccola parentesi,comunque rimaniamo fiduciosi.
Di solito non faccio mai le seghe mentali,ma questa volta il partito deve riflettere,prima di trovarsi schiacciati dal leaderismo Vendoliano.
Dobbiamo essere preparati per affrontare le prossime politiche.
Il quadro della situazione è chiaro:non appena si incomincerà a parlare di candidature sappiate tutti che Vendola sarà in primis a lasciare il timone della regione Puglia,per salire sul trono delle primarie,e proprio quì ci dobbiamo trovare preparati e prevenuti,perchè la politica non può aspettare che la luna arrivi ad illuminare il pozzo,quindi noi dobbiamo trovare subito un nome all’altezza che possa mettere in crisi lo stesso Vendola che sicuramente si andrà a scontrare con un altro candidato del PD,come del resto è sempre avvenuto almeno in Puglia.
Io un nome c’è l’avrei,che può unire tutti i comunisti e mettere in crisi i riformisti del PD,e ricompattare tutta la base della sinistra e l’area democristiana del PD
Quindi dopo l’assemblea e il dopo congresso mi auguro una riflessione sul nome.
nel mio territorio ho già fatto un piccolo sondaggio aprendo una discussione anche con i “compagni” di SEL e PD,non ti nascondo che la mia riflessione ha avuto un buon riscontro.
sai compagno sarei curioso di sapere questa tua riflessione…comunque concordo pienamente con il tuo messaggio
e quale e’ sto’ nome? ….. Landini? Comunque giusta la riflessione sul prepararsi gia’ da ora per le politiche! La nascita’ del “terzo polo” in fondo sara’ un bene per il csx “classico”,senza piu’ i teodem e Rutelli(e altri centristi che sicuramente lascieranno)il Pd puo’ avere un impronta un po’ riformista/socialdemocratica e a quel punto un accordo tra FdS e csx ci puo’ stare(in fondo il governo Prodi senza teodem,Rutelli,Mastella,Dini forse sarebbe stato sufficiente)
è Rosi Bindi
ahahahahahah
La Bindy …. candidata di csx composto da Pd-Idv-Sel-FdS e altri ….. beh una donna candidata non sarebbe male
chi è Rosy Bindi ?
colei che fece la più sociale delle riforme sanitari nel 1999
mettendo tutti i medici davanti ad un bivio:o pubblico o privato,questa legge nel nella mia cultura si chiama giustizia sociale.
E poi Rosy Bindi è più a sinistra di tanti ex compagni ora pentiti.
ogni inziativa volta al confronto deve esser vista con favore a mio avviso, per questo aderisco, certo le analisi di unità andavano forse fatte al congresso del 2008, invece di cimentarsi in un tutti contro uno.
Adesso visti soprattutto i risultati delle regionali è facile, ma meglio tardi che mai.
Non capisco chi continui a sostenere l’utilità del PRC, certo è stata una bellissima esperienza, ma adesso forse bisogna avere il coraggio di andare oltre. Rivendicare ad ogni costo la propria identità non capisco a cosa serva, non ne vedo l’utilità. Serve un soggetto di sinistra che riesca a guadagnare credibilità tra il mondo del lavoro, un soggetto che si ponga l’obbiettivo di ricercare nel centro sinistra equilibri più avanzati.
Ad oggi il confronto con il PD è difficile, ma tutti sappiamo che il confronto è necessario, certamente su basi diverse dalle attuali. Per noi di sinistra, creare un’alternativa non è un’optional, ma un dovere.
Per questo i rapporti di forza saranno importanti, per questo aprire una diaspora a sinistra, una competizione, rafforza solo il fronte moderato.
Questo ci chiedono le persone che a mala pena arrivano alla fine del mese, questo ci chiedono i lavoratori, gli operai di pomigliano, i precari, gli ultimi,gli emarginati. C’è bisogno di un soggetto che li rappresenti, che non li costringa a votare il meno peggio, oppure, peggio ancora, che li porti verso l’apatia e l’astensionismo. Non lasciamoli soli per le nostre beghe interne, perche a loro non gliene frega un tubo se ci chiamiamo comunisti, socialisti o cos’altro. Questa storia interessa solo a noi. Incominciamo a rendercene conto
lorenzo
Se non capisci l’utilità del Prc, credo che sia un problema tuo. Quanto alle persone che ti chiedono di rifare il centro sinistra, le hai contate? Sono venute tutte a dirlo a te? I lavoratori ti hanno dato una qualche sorta di mandato? Perchè se ci tengono tanto, nessuno impedisce loro di votare Bersani, nè a voi di Sel di entrare nel Pd.
noi di sel chi? io parlo per me e non sono di sel. Costruire un’alternativa è purtroppo necessario, per questo bisogna discutere tra noi, e conseguenzialmente discutere con le forze a noi vicine. Una forza politica non serve a niente se è pura rappresentanza, deve porsi l’obbiettivo di incidere nella società, per noi di sinistra questo presuppone cambiarla.
Adesso poi mi spieghi quale è l’utilità di 10 movimenti e partitini che sommati non raggiungono neanche un misero 8%…?
Ti dirò come andrà a finire della sinistra, visto che nessuno prende le proprie responsabilità.
Vendola si candiderà alle primarie per il centrosinistra, chiederà a tutta la sinistra di sostenerlo con un programma fortemente caratterizzato su temi a noi centrali. Tutta la sinistra a quel punto, come è successo già in puglia, sarà costretta, volente o nolente, a sostenerlo.
Veiene da se che poi lui se la fagogiterà tutta (di nuovo come in puglia)
Non dico che la cosa mi piaccia, ma davanti al nulla ciò è inevitabile!!
forse è fantasia però
lorenzo
Se parli per te come fai a dire
?
A me pare che invece non ci chiedano proprio niente. Si arrabattano da soli, appoggiandosi talvolta ai sindacati, senza riconoscere alcuna forza politica o, al massimo, rivolgendosi alle destre. Perchè siamo divisi? No o solo in minima parte. Vent’anni di cultura destroide, tutti i tentativi di stravolgere la storia del paese, la svolta dell’ex Pci dopo il crollo del muro, che invece di assumersi le proprie responsabilità per l’omertà a favore dei crimini di Stalin, ha trovato più comodo cambiare gioco, nome e linea politica fino a trasformarsi nel Pd attuale, liberale, democristiano e ambiguo, lasciando spazio alla destra più reazionaria di costruire una propria sottocultura ed una forma di anticomunismo maccartista, strumentali al bipolarismo, hanno quasi distrutto ogni possibilità di lavorare ad un cambiamento di questo sistema criminale per chissà quanto tempo ancora.
E noi cosa dovremmo fare? Invece di ricostruire passo a passo, con tutta la fatica ormai necessaria, ci mettiamo a rincorrerli per paura di qualche sconfitta elettorale?
Tutto questo dibattito nasce dalle ultime regionali. Vendola ha vinto? Evviva Vendola! Corriamo dietro anche a lui, scordando che la negazione del comunismo significa la progressiva cancellazione di qualsiasi speranza di vero cambiamento sociale. Continuiamo su questa strada ed invece di anni serviranno secoli di medioevo per ridar forza alla possibilità di rovesciare il capitalismo.
Certo la divisione in decine di piccole sigle non aiuta, ma se non si comincia col piede giusto si preparano soltanto nuove scissioni o una deriva ancora peggiore.
Hai ragione, Vendola di candiderà alle primarie, ma per quale motivo dovremmo sostenerlo? In cosa ci riguardano le manovre leaderiste interne al centrosinistra? Una cosa erano le regionali, tutt’altra le beghe di potere di una coalizione che non si può nemmeno più definire di sinistra.
Al posto del punto interrogativo c’era:
Questo ci chiedono le persone che a mala pena arrivano alla fine del mese, questo ci chiedono i lavoratori, gli operai di pomigliano, i precari, gli ultimi,gli emarginati.
caro compagno Lorenzo
credo che una riflessione si debba fare in merito,lo so non abbiamo troppo tempo per riflettere,il tempo a nostra disposizione è precario,io non mi sentirei di abbandonare in fretta e in furia l’identità,secondo me c’è qualcos’altro che a noi sfugge,noi non siamo credibili per un semplice motivo: noi all’esterno diamo una cattiva immagine e lo hanno capito anche i muri nel vedere 5 o 6 simboli di falce e martello che francamente non riesco a misurarli perché qualcuno mi sfugge sempre,è questo è un dato di fatto,diamo un immagine all’esterno di bambini viziati che litigano per una poltroncina che non c’è.
E quì ci vuole un buon centralismo democratico.
Sempre per rimanere in tema vorrei ricordare a tutti i compagni che:quando in Puglia 5 anni fa per la prima volta Bertinotti fece il nome di Vendola,e successivamente vinse le primarie e poi le elezioni,Vendola era un massimo esponente non di SEL ma di RIFONDAZIONE COMUNISTA,e pure vincemmo le elezioni nonostante la falce e martello.
quindi c’è qualcuno che ancora crede che il simbolo sia un ostacolo?
compagno ivano il simbolo non è assolutamente un ostacolo anzi può essere una opportunità…perchè io sento parlare quelli che conosco e credono nella falce e martello…la falce e martello ha ancora un suo fascino e secondo me è indispensabile farlo nostro cioè della federazione della sinistra….compagno guarda io sono molto giovane ho appena compito 20 anni ma la mia attività politica è iniziata molto presto per “colpa” della mia famiglia…e continuerò questa attività per la federazione della sinistra…anche se non sono ancora iscritto (quando si aprirà il tesseramento per la sola FDS mi iscriverò subito)…continuerò all’università, e nelle varie manifestazioni in cui partecipo (movimento no tav e movimento studentesco)…ogniuno deve fare il suo…
la FDS comunque non deve assolutamente abbandonare il comunismo e l’anticapitalismo (non meno importante anche l’ambientalismo)…non deve cedere alle derive centriste del PD e in parte anche di SEL…se abbiamo racimulota quei pochi voti è anche per questo…
saluti compagno
Ieri sono stato in federazione a Roma perché invitato a far parte del gruppo di lavoro con Giacomo Marchioni sull’agricoltura,ne facevo già parte con Maria Campese.
Detto questo vorrei riassumere quello che ho proposto.
caro compagno dobbiamo fare una seria riflessione sull’agricoltura,non possiamo non preoccuparci del settore,un settore per lunghi anni dimenticato e usato come merce di scambio per prodotti industriali.Agricoltura significa:ambiente,territorio,turismo e occupazione,ogni dopo crisi,la storia insegna che l’agricoltura ha avuto un ruolo molto importante per l’economia e per lo sviluppo socio economico di questo paese,e quando parlo di agricoltura parlo di piccole e piccolissime imprese che rappresentano le sentinelle e la salvaguardia dell’ambiente, i temi a cuocere sono molteplici,possiamo parlare all’infinito del WTO,il ruolo delle Banche,gli OGM,fino ad arrivare al ruolo delle Multinazionali,alla riforma del PAC,del vino al truciolo passando all’aranciata senza succo d’arancia,al vino rosato ottenuto con la miscela di due mosti,ecc..normative europei
Il TAC (tessile abbigliamento calzaturiero) in puglia e non solo è ormai morto,perché ha delocalizzato,quindi non rimane quasi niente se non la Madre Terra.Ricordo appena un anno fa quando per la prima volta accettai la candidatura per le provinciali,mi ritrovai da solo a condurre una campagna elettorale dopo che l’unico assessore che avevamo era passato con SEL,il partito non c’era più,ma la solitudini mi ha fatto crescere,ed è incominciato un duro lavoro per prepararmi,eventi comizi,eccc.avevo solo una persona affianco a me che mi ha dato una mano,mia figlia 15enne che ho sopranominato Nikita,lei mi faceva lo speakeraggio mentre io guidavo,proprio come ai vecchi tempi,quando arrivavamo nei vari paesi del colleggio N 22 della provincia di lecce,io mi allestivo il palco mentre Nikita distribuiva volantini,e invitava a votare papà,eravamo in due io e Nikita,ma riuscimmo ad entrare nel cuore delle persone con le tematiche dell’agricoltura che conosco molto bene,si levò una voce a(Neviano LE paese di destra storica)FINALMENTE QUALCUNO PARLA DI AGRICOLTURA e li scoppiò l’applauso,era un applauso vero e non di inseguitori a pagamento,e li capì che qualcosa era successa,scoppiai in lacrime non era mai successo,e pure era la prima volta che salì su di un palco,un vecchietto si avvicinò e mi abbracciò.Totalizzammo ben 23 comizi in tutto il colleggio elettorale,senza l’aiuto di nessun esponente politico dell’apparato,ma la cosa si ripetette in un altro comune Seclì,e l’eco degli applausi arrivò di bocca in bocca fino nel mio comune dove un altro candidato della stessa lista era il sindaco del mio comune Giuseppe Nocera del PD,e qualcuno del PD s’incominciò a preoccupare degli applausi.Non fui eletto ma la soddisfazione era enorme avevamo riacquistato il 30% di voti in più di quanto il partito ne disponesse.
Grazie Nikita grazie
ivano gioffreda
operaio agricolo
titolo di studio media inferiore,non intellettuale,ma con tanta energia da vendere
salutisinistri
le tua attività è da ammirare caro compagno ivano…magari ci fossero più persone come te in italia…e soprattutto al Sud (e ti parlo da calabrese di origini)…ci vuole maggiore partecipazione anche autonoma come la tua…continua così compagno non interrompere mai la tua attività politica anzi intensificala…continua anche per la federazione della sinistra…le tue mani contadine sono e saranno molto utili
caro compagno Andrea
ti ringrazio per l’incoraggiamento,ma non mi sono mai fermato,a volte per alcune manifestazioni da me realizzate ho dovuto ammainare le bandiere con grande sacrificio,ma l’ho dovuto fare per il bene comune,anche se l’etichetta la conoscono tutti.
Mi sono speso per un partito e per il partito che a volte non c’è,questo ovviamente non è un atto d’accusa,ma un modo ad esortare compagni a fargli capire che il partito siamo anche NOI!Le iniziative che ho promosso non si possono nemmeno contare perché ho perso il conto,so che la gente apprezza l’unica presenza nelle piazze,ma c’è un dolore immenso dalla nostra parte,dico nostra per non dire mia,l’amarezza di ritrovarmi solo nella battaglia infinita,perché i compagni ci sono ma non ci sono,sono a fare i rivoluzionari su facebook.
saluti.
le iniziative puoi trovarle sul mio blog
il Salento terra di accoglienza vi aspetta,per i compagni c’è sempre un posto in prima fila.
Compagno sei grande…..
Buona notizia che a settembre si riuniscono(ahime’ solo in una assmblea,per ora)sostanzialmente le componenti che piu’ credono ad una unita’ tra le sinistre …… pero’ da un fervente “unitaristi” vi domando …. ma facciamo una assemblea come quella del luglio 09,che doveva lanciare la FdS e dopo un anno siamo ancora ai piedi di pilato? …… io credo che lo sforzo maggiore si dovrebbe fare concretizzando e individuando 2/3 cose dove si metta a punto questa unita’ di intendi tra FdS e Sel …. quali potrebbero essere …. la Fiom sta’ a cuore a tutti?(Landini dovrebbe essere vicino piu’ a Sel che alla FdS)bene,una manifestazione sul lavoro da tenere al Sud si potrebbe fare!Sulla legge elettorale,una proposta conivisa da parte delle Sinistre anche qui si puo’ fare ….. le elezioni comunali del 2011? A milano(con Pisapia)ci puo’ essere unita’ …. a Torino,Bologna e Napoli si puo’ fare lo stesso? …. SI! Insomma FdS e Sel saranno nei prossimi anni soggetti autonomi,ma solo lavorando su tante tante questionni possono sperare di essere credibili …..
A VOLTE TORNANO.
E’ prioprio il caso di dire”a volte tornano” infatti questo appello lo abbiamo discusso, su questo blog poco tempo fa e non mi pare abbia raccolto tanto consenso, ne su questo blog ne nel paese, e voglio dire consensi significativi e qualificanti, non personaggi in cerca di autore, truppe sparse in cerca di privilegi perduti e protagonismo se ne trovano a bizzeffe.
Ma soprattutto, mancano i maggiori protagonisti che nel congresso di Chianciano, hanno difeso l’identità comunista dagli assalti famelici degli innovatori, è inutile fare i nomi uno per tutti il segretario Ferrero che secondo me avrebbe anche voce in capitolo per trattare una simile operazione, non si capisce la posizione di” Essere Comunisti” e del suo leader che a Chianciano stavano sull’altro fronte rispetto agli innovatori, ma forse lo capiremo più avanti, oggi non si capisce perché i maggiori protagonisti della sfascio di rifondazione lanciano un appello generico, senza dire come rapportarsi rispetto al Pd (anche alla luce dei fatti di Pomigliano avvenuti dopo l’appello) con l’unico spauracchio della destra pericolosa, dimenticando che la sinistra da loro agognata e sorretta sul piano della democrazia è appena meno pericolosa di Berlusconi, che sarà pure il diavolo in persona ma non è stato lui a toccare per primo la costituzione, ma la sisnistra, anche la vocazione maggioritaria, non è di Berlusconi, e tutti ci ricordiamo Ochetto, Segni e di Pietro paladini di una legge maggioritaria che nel 1960 ha scatenato (legge truffa)un clima da guerra civile, anche la Serbia non l’ha bombardata Berluscuni , come il pacchetto Treu, ora questi personaggi in primo piano a demolire quel che era rimasto del muro di Berlino sentono il bisogno impellente di ricostruire una sinistra generica dopo aver distrutto quella autentica,nell’appello mai viene citato il nome comunista, ma sempre e solo una sinistra senza contorni, per esempio rispetto all’isolamento della CGIL, su Pomigliano, sulla guella , sulle servitù militari e via cantanto.
È possibile non imparare dagli errori gia commessi? Come non capire che abiurare e negare il proprio passato non paga? Veltroni tra le altre cause per cui ha perso con Berlusconi c’era anche quello che lui con la “vocazione maggioritaria” ha fatto cadere Prodi, poi in campagna elettorale si è chiamato fuori rinnegando e disconoscendo quella esperienza, mentre Berlusconi vince anche perché rivendica e difende anche i propri errori, perché la gente non ha fiducia di un venditore, rappresentante, bottegaio che prima ti ha truffato vendentoti un articolo ammuffito o guasto è poi disconoscendo quella responsabilità ti vuole convincere a comprare dell’altro, la gente non compra da chi è stato imbrogliato da chi non è credibile, appunto quanti fra quei firmatari se si esclude qualcuno e sicuramente Grassi è credibile? Il fatto stesso che hanno sottoscritto un appello senza contorni precisi su alcune questioni dirimenti, non li rende ancora meno credibili? Non si può pensare che non hanno voluto avere le mani legate , per poter in seguito cambiare ancora, io non ho letto un appello autocritico del genere abbiamo sbagliato , l’ho abbiamo fatto in buona fede e per i nostri limiti umani e culturali ma adesso siamo pentiti, invece niente quello che ci propongono è ritorno al passato in compagnia di Giordano, Migliore, Alfonso Gianni, e Vendola che in questi giorni autorizza in Puglia la costruzione di un inceneritore della Marcegaglia, senza consultare i cittadini e in maniera illegale come appare su un articolo su Facebook, ed ecco perché la Merciegaglia loda Vendola .
C’è anche una insensibilità da parte di chi nelle nostre file ha sottoscritto quell’appello, in attrito con quanti non lo vogliono firmare, creando le condizione oggettive per una futura scissione, perché è inutile negarlo il nome ed il logo comunista è ancora appetibile e con gente perbene sarebbe anche spendibile ed evocativo, specie con la crisi attuale dove anche l’America ha dovuto scoprire il socialismo finanziando le banche e le aziende decotte, quindi l’operazione, “ritorno al passato” difficilmente riuscirà ma se riuscisse non lo farà a scapito di ancora crede che il comunismo è ancora una ipotesi credibile ed attuale.
Noto con piacere, che ci si sta rendendo conto delle tesi volute e sostenute da Nichi Vendola, bene, non è mai troppo tardi, facciamola finita con i soliti finti rivoluzionari…le vogliamo contare le sigle dei movimenti rivoluzionari interni ed esterni alla fds?
Lascio a voi l’ingrato e penoso incarico.
Abbiamo bisogno di una sinistra unita e credibile, avanti e subito con la LINKE Italiana.
Per essere unita e credibile deve prendere delle belle distanze dal centrosinistra e da chi lo rincorre, come certi presunti leader alla Vendola.
Facciamola finita con i soliti finti progressisti complici del sistema.
la linke italiana….ma fate ridere….è da più di un mese che gira questo appello….sono solo parole nel vuoto…poi mi spiegate cosa significa unità di azione?perchè qualcuno mi sembra che voglia proprio la fusione tra la federazione e sel….be io sulla fusione non sono per niente daccordo…mentre sul parlare e dialogare con TUTTE le altre forze alla sinistra del PD si…ma fusione scordatevelo…non si può fare ora come ora la linke in italia..perchè la linke in germania è fortemente alternativa al resto del centro sinistra…mentre in italia vendola non è per niente alternativo al PD…lo capite o no???a poi ci vuole si una sinistra unita…ma io sono comunista e voglio continuare a militare e a lavorare per una formazione comunista prima e di sinistra poi…per me è molto più importante essere comunisti che di sinistra…basta con sti appelli…o concludono realmente qualcosa oppure sono inutili…come per adesso questo appello…unità di azione si(cioè dialogare e organizzare qualcosa in comune) ma se provate ad abbandonare la falce e il martello e il comunismo per rincorrere vendola vedrete che la federazione arriverà all’1%..io non vi voterei…
la ffederazione deve essere una forza comunista e anticapitalista…a me interessa solamente rafforzare questo percorso e non altro…le alleanze arrivano in futuro….se si continua a guardare solamente a SEL la federazione è già conclusa….quindi grassi inpegniati in primis per la costruzione di una federazione della sinistra degna, alternativa, anticapitalista e comunista soprattutto e poi ragioniamo sulle eventuali alleanze…a dimenticavo la federazione della sinistra deve essere alternativa veramente al centro sinistra per poter contare ancora qualcosa
Caro roby mi sa che tu parli di Vendola e delle sue opinioni allo stesso modo di come Fede parla di Berlusconi….
Vedo come parzialissima consolazione davanti a tanto schifo che non sono, non siamo soli. Non siamo pochi, i compagni che si rendono conto di come stanno veramente le cose e che non sono disposti a farsi più abbindolare dall’ennesimo “appello unitario” di tante chiacchiere e pochi fatti, e quei pochi che vanno sempre nella stessa direzione: liquidazione dell’idea e della pratica comunista in Italia, vista come “incompatibile” e “impresentabile” per stare nei “salotti buoni” della politica. Appelli poi dove ci sono firme di persone con le quali non si dovrebbe prendere neanche un caffé, e non tanto e non solo perché hanno cambiato idea una e mille volte nella loro vita politica (o vita tout-court, perché non hanno fatto mai altro che politica), ma soprattutto per la loro disonestà come minimo intellettuale, gente che dice una cosa e ne fa un’altra, che fa le scissioni ma tenendosi ben stretta la poltroncina che ha ottenuto grazie al Partito contro il quale fa di tutto e di più.
Ma basta perdio, basta!!!!
I compagni che condividono questo sentimento di schifo e rabbia, diamoci da fare adesso o mai più e vediamo di liberarci una volta per tutte di questi personaggi, dentro e fuori del Partito. Approfittiamone adesso di questo congresso, non continuiamo a seguire pedissequamente i soliti “dirigenti”, non diamogli più retta, son lì da vent’anni e hanno fallito, non hanno mantenuto le promesse, liberiamoci di loro e dei loro pulcini, facciamo qualcos’altro e facciamolo noi. O ci riusciamo, o finiremo fuori noi, e ciò che resta del patrimonio del Partito (in tutti i sensi) costruito da tutti i compagni in tanti anni di lavoro e di passione lo finiranno di distruggere loro, a forza di chiacchiere e di tatticismi, solo per pagare gli stipendi a se stessi e a tutta quella serie di impiegatucci senza passione di cui sono pieni Rifondazione e Liberazione e dintorni.
Oggi stiamo vedendo e vivendo le stesse identiche cose del 2007-2008: quando l’allora segretario Giordano andava blaterando che “Rifondazione c’è tutta” nel processo di oltrismo arcobalenico. Siamo riusciti a dimostrare che non era vero, non solo che “non c’era tutta” ma che era solo una minoranza arrogante che voleva fare quelle porcherie: e adesso c’è chi vuole riaprire le porte a quella minoranza, e pretende di rappresentare tutta Rifondazione, e invece no! Dimostriamoglielo, allora, riprendiamo il lavoro dove l’abbiamo interrotto con le illusioni di Chianciano, e portiamolo a termine come si deve.
Per riuscire a costruire un vero e grande PARTITO COMUNISTA degno di questo nome in tutti i sensi, nella storia, nei programmi, negli obiettivi, nelle pratiche e nelle persone. Un qualcosa che esista davvero, che abbia forza e dignità per agire politicamente come forza anticapitalista e alternativa, che lavori per costruire il socialismo.
Probabilmente sarebbe stato utile numerare gli appelli all’unità della sinista, almeno oggi sapremmo di preciso a quale numero corrisponde questo ennesimo. Interessante anche scorrere alcune delle firme, alcuni personaggi che dopo aver ampiamente contribuito alla frammentazione della sinistra , alle lotte interne di potere oggi richiamano all’unità
sarebbe interessante potergli chiedere conto del loro agito politico.
Mi domando, a parte alcune rare eccezioni, tra cui Grassi, chi realmente rappresentano , a parte loro stessi, i firmatari l’appello?
quanta autoreferenzialità è intrinseca in quelle firme?
Siamo tutte persone che “masticano” di politica sappiamo come si concepisce un appello : si cercano alcune firme illustri caso mai di “senatori” della cultura e della sinistra ora mai fuori da tutti i giochi, firmano ex dirigenti in cerca di un presente e di un futuro, alcuni rari militanti attivisti motivati e spesso , ma non sempre tra i firmatari si può scorgere il nome di chi tira le fila di chi ha chiara la finalità e il ruolo che l’appello dovrebbe ricoprire in una determinata situazione politica, questo ennesimo appelo non fa eccezione
la liturgia è la medesima.
Troppo poca ora mai non basta più, la profonda crisi della sinistra , la ricostruzione della sinistra richiedono molto di più.
Stiamo andando verso la contruzione di una FDS ove i due partiti principali RC e PDCI sono ridotti organizzativamente e politicamente al ” lumicino” le altre sigle rapressentano nulla più che i dirigenti che esprimono, gli appelli pensati e prodotti per incidere e influenzare questo percorso sono firmati da un piccolissimo autoreferenziale ceto politico.
Di cosa stiamo parlando? di cosa stiamo discutendo? DI Nulla.
Un appello all’unità della sinistra avrà un senso e una utilità,quando sarà promosso dai cittadini, dai lavoratori, dalle associazioni realmente radicate nella società e nei territori.
Avrà un senso quando sarà promosso gudato da reali avanguardie sociali culturali, politiche che mirano ,aspirano a promuovere una rinascita della sinistra.
Non è più tempo. non c’è più spazio per l’autoreferenzialità
molti compagni con i quali mi confronto sentono l’esigenza di riunificare l’arcipelago formatoda tanti (troppi) piccoli atolli della sinistra. molti esprimono la perdita d’entusiamo per la fase poltica attuale in cui ” ci sono troppi partitini, perchè ogni gallo ha voluto il suo pollaio” (cfr. lettera di una partigiana 88enne a Liberazione del 1/7/2010).
Per il programma basta la volontà di costruire le basi dal basso, a tesi, in cui vengabo fuori le discriminanti essenziali tipo:
- abolizione dell’espressione ma anche
- stiamo con gli operai di Pomigliano e la Fiom e con la Fiat?
- siamo contro il dunping sociale poretato avanti dal capitale e dai tecnocrati della commisione europea oppure dobbiamo tenere conto delle compatibilità
- vogliamo una vera lotta all’evasione che crei una vera e epropria rivoluzione (esempio permetere la detrazione a tutti dell’iva pagata in modo che ogni cittadino conservi pretenda e conservi tutti gli scontrini fiscali) opppure lasciamo lo status quo?
- siamo contro le spese militari e le missioni di guerra per cui nessun appoggio e voto a favore in parlamento oppure ci sono le compatibilità di coalizione?
potrei continuare ancora ma credo che poche discriminanti di questo titpo possano costituire il minimo comun denominatore di un partito di sinistra in cui io, personalmente entro con il mio essere e con il mio bagaglio ideologico comunista
Sono assolutamente d’accordo con coloro che interpretano l’appello come fatto da un ceto politico autorefenziale in attesa di opportuna collocazione istituzionale.
La mancanza di un programma anticapitalistico, cui purtroppo ci aveva disabituato anche il PCI nella sua fase di lungo declino ideologico, è stata dirimente come causa dello smantellamento ideologico della funzione propria del partito comunista: l’avere seguito un programma meramente socialdemocratico è stato la causa prima del nostro coinvolgimento nelle giunte ai vari livelli e dei cedimenti ai poteri forti, che hanno sempre caratterizzato la nostra partcipazione ai governi nazionali e locali.
Gli stessi soggetti che con i loro comportamenti hanno determinato nel passato le nostre rotture non possono essere coloro che sono decisivi nella ricomposizione. Tutto questo ceto politico deve ritirarsi, ne vale la ragione che a collocarli vi è stato il meccanismo congressuale, ricordo bene lo squallore di truppe cammellate che hanno votato senza sapere neanche di cosa si parlava…
Mi sembra che i danni fatti siano irreparabili, la Federazione non è servita neanche per avviare un dibattito per il nostro futuro e non servirà certamente il Congresso della Federazione che si metterà in moto quando sarebbe necessaria tutta la nostra forza per partecipare alle vertenze del prossimo autunno. Così ancora una volta il contenitore prevarra sui contenuti…un guscio vuoto e burocratico!
Alberto Giannini PRC Parma
concordo pienamente con te compagno alberto giannini….i dirigenti hanno così tanta voglia di fare il contenitore che non hanno capito che prima di farlo bisogna pensare ai contenuti e in questo particolare caso alla realizzazione della federazione della sinistra al meglio delle nostre possibilità…bisogna impagnarsi nella costruzione della federazione della sinistra, forza comunista e anticapitalista, e poi ragionare tutti insieme sulle alleanze e non singloe persone con appelli buttati li…perche non deve essere il gruppo dirigente che fa alleanze ma tutta una formazione politica
non corrisponde al vero scrivere che a settembre ci sarà una componente del Prc che terrà un’assemblea insieme a Pdci e SeL. L’appello, come è facilmente riscontrabile, è firmato da compagne e compagni di varie sensibilità interne a Rifondazione, compresa quella che fa capo al Segretario nazionale.
Stiamo al merito: l’appello afferma una posizione che non è condivisa dalla Segreteria nazionale o in contrapposizione con i documenti votati da tutti gli organismi dirigenti del partito da un anno a questa parte?
Sinceramente non mi pare. Mi pare anzi che concretizzi, finalmente, quello che da tempo ci diciamo e cioè che per Rifondazione Comunista è strategico l’orizzonte della costruzione della sinistra d’alternativa. Non nelle forme di un nuovo partito (un soggetto politico che cancelli i comunisti, come molti compagni che ora con noi difendono la prospettiva di un soggetto comunista autonomo per molti anni, insieme a Bertinotti, hanno auspicato e lavorato affinché fosse), ma nelle forme di una coordinata e permanente unità d’azione.
E tu in tutto questo già pensi alle decisioni che verranno assunte a settembre e a come questo produrrà (da quello che scrivi: inevitabilmente) attriti e contraddizioni dentro il nostro partito?
Io sono serenamente convinto che qualora da quell’assemblea emerga l’impegno di lavorare insieme per proporre un referendum abrogativo della legge 30, per esempio, tutto il partito sia d’accordo e non servano richiami disciplinari per chi lo dovesse fare. A meno che gli scenari a cui si intende lavorare siano altri.
caro pomigliano forever…la tua voglia di unità non fa vedere molte cose…tu per curiosità sei andato sul sito di sinistra ecologia e libertà?quelli non ci vogliono…non vogliono il comunismo e non vogliono la falce e martello….e voi volete l’unità con questi???un conto e lottare e dialogare insieme su alcune tematiche comuni…ma l’unità in una specie di linke italiana scordatevela…la vostra base non la vuole…non si vuole rinunciare alla falce e martello e al comunismo…ci fossero le condizioni si potrebbe anche fare…ma io ad unirmi con gente che dice che il comunismo è il male assoluto scordatevelo…
Andrea, leggo sempre i tuoi commenti e li condivido. Questa volta mi pare che tu commetta un errore. L’appello non propone di fare nè la Linke, ne un nuovo partito genericamente di sinistra. Propone una forma di coordinamento tra vari soggetti che, mantenendo la loro autonomia, si uniscono su degli obiettivi condivisi.
Io, come te, sono comunista e cerco di dare il mio contributo in questo senso lavorando per Rifondazione e la Federazione, però sarei contento se, come per la raccolta delle firme per l’acqua, anche per altre cose si riuscisse a lavorare anche con altri. Ciao
guarda compagno franco sono contento anzi spero di avere commesso un errore credimi…ma se è come dici te (cioè dialogare e agire sui punti in comune con SEL) be penso che nessuno sia contrario tanto meno io anzi…io vorrei veramente l’unità della sinistra(in primis comunista) ma l’unità deve essere fatta su posizioni condivisi programmatiche che ora non ci sono…io spero che sia come dici te…ma ho commesso quell’ “errore” perchè ogni volta che si legge di appelli vanno a cadere nel vuoto..sarà anche perchè quì da me a torino SEL praticamente non esiste..però non sono fiducioso…
io sinceramente voglio vedere realizzata questa federazione della sinistra…voglio vedere formarsi un vero partito di sinistra comunista e anticapitalista alternativo al centro sinistra(dal punto di vista politico)…e poi parlare di dialogo e alleanze…
cmq ho sbagliato nel senso che appena vedo qualcosa che mi fa incaz…scrivo senza pensare…scusate…ciao compagno con la speranza che tu abbia ragione perchè rimango del parere che si hanno altri progetti
saluti fraterni comunisti
Ebbene, nasca una Linke italiana. Ancora c’è qualcuno che scrive “Vendola non è più comunista” o altro ancora. Ancora siamo a questo punto!
Ma non vedete che le forze della sinistra divise e litigiose non contano nulla.
Ma non vedete che il partito dipietrista vuole e sta occupando spazi che sono nostri (della sinistra)? Ma non capite che le divisioni a sinistra alla fine portano acqua alla tesi del voto utile (Idv e Pd)?
Come si fa a non capire queste cose?
Già, come si poteva non capire che una scissione sarebbe servita a questo? Ci vuole un bel coraggio a cercare di minare ulteriormente il prc blaterando di unità, con l’illusione di carpirne altri voti.
Non so cosa farà una parte della dirigenza di questo partito, ma chi milita convintamente non finirà mai tra le fila di Sel, per quanti appelli e chiacchiere vuote provengano da quella parte.
Continuo a non capire: da un lato si continua a fare di tutto per contrastare la prospettiva dell’avvio di una ricomposizione dei comunisti (“Rifondazione per l’oggi e per il domani”, ecc.) cercando e trovando motivi di differenziazione col PdCI spaccando il capello in quattro; dall’altro si “scopre” che così facendo si finisce in una logica gruppettara e quindi si prospettano grandi alleanze di sinistra senza principi e al di là delle convergenze politiche.
Ho sempre pensato, e continuo a farlo, a due livelli: un partito comunista abbia una linea politica per l’immediato ma anche una prospettiva, nazionale ed internazionale, per il futuro; ed allo stesso tempo una vasta alleanza di sinistra per la difesa della democrazia e per una convergenza su obiettivi sociali immediati. Ciò che non mi convince è invece questa tendenza, dei “tre livelli”, che si sta delineando (il PRC per l’oggi e il domani; la FdS; l’alleanza o unità della sinistra); soprattutto si capisce sempre meno il ruolo della FdS (se si riduce a PRC+PdCI, tanto vale fare l’unità dei comunisti; se diventa una sinistra più ampia, che bisogno c’è di cercarne una più ampia ancora?).
Ma va là.
Sono 15 anni che vi dividete, che quando governate in coalizione fate pena e adesso invocate l’unità per contenere i danni. Troppo tardi, i buoi sono già scappati dalla stalla.
” Aderiamo e facciamo aderire”. Aderiamo, chi? A chi è rivolta l’esortazione? Agli iscritti a Rifondazione da parte del responsabile nazionale organizzazione? E che titolo politico ha per fare questa esortazione o dettare questo imperativo? La rappresentanza politica non ce l’ha il segretario? Perchè non è il segretario a fare questo invito?
Cos’è? Una congiura di palazzo orchestrata con il contributo di “sponsor” esterni al partito?
Mi convinco sempre più che le aree, pardon correnti, sono la morte per i partiti, specie per un partito di opposizione. Così come mi convinco sempre più di aver fatto bene a lasciare Essere Comunisti qualche tempo fa. Fiutavo e fiuto aria di ambiguità, mascherata dall’interesse per il bene comune.
Ed a proposito di bene comune. Ritengo misitificante attribuirsi ed attribuire meriti nella raccolta firme. Oltre a quello riferito dal compagno d Napoli voglio aggiungere che, almeno dalle mie parti in Sicilia, la “sinistra”, se non fosse stato per rifondazione, avrebbe fatto acqua. Il partner ideale, SEL, nella persona del suo consigliere provinciale, non ha raccolto una sola firma. Tanto ci pensa l’istituzione!
Penso anch’io che sia necessaria una forte aggregazione a sinistra per contrastare e possibilmente vincere non tanto il berlusconismo quanto il liberismo, di cui esso è la mschera più feroce. Ma il liberismo ha altri padri illustri, come gli ex comunisti divenuti, in fine, PD.
Come si concilia la creazione di un “soggetto politico autonomo dal PD” (Agnoletto, Roma 5 dicembre 2009) con l’unità con personaggi e soggetti politici che fano dell’alleanza “naturale” col PD l’essenza della loro politica?
Su cosa si basa questa pretesa unità? Quale sarebbe la direttrice di marcia? Per Grassi&Co,ad esempio, la richiesta al PD di una legge elettorale in senso proporzionale è una proposta politica pregiudiziale o si tratta di una mera petizione di principio?
Se solo mi si dicesse: non faremo alcun accordo di alcun genere con altre forze politiche se non cambia nella cultura italiana la concezione della democrazia e della sua relazione con la rappresentanza istituzionale credo che potrei fare un pensierino alla firma di adesione. Non si tratta di richieste rivoluzionarie e/o antisistema: il proporzionale puro è esisitio nell’Italia borghese e capitalista per quasi 50 anni e nella patria del così detto bipartitismo, la GB, l’anno prossimo celebreranno un referendum per introdure il proporzioanale.
Da più parti si è ormai capito che maggioritario e bipolarismo sono l’anticamera della morte della democrazia.
condivido tutto, e più leggo i nomi, dei firmatari, più mi convinco della loro stromentalità tesa solo e recoperare, posti (di privileggio)perduti, non voglio fare nomi, ma sono più interessanti quelli assenti, anche io sono rimasto colpito,dalla mancata adesione, del segretario ( Ferrero)a cui toccherebbe per per correttezza il compito di avviare l’operazione,ma anche nomi noti come Russo spena, Mantovani, Pegolo, Acerbi e altri, si ha proprio l’idea di una fronda, che stranamente Grassi(persona intelligente e sensibile)sembra non avertire.
non c’è nulla di illecito, salvo che se nel partito questa cosa non è passata (perchè si sarà parlato)sarebbe più corretto dirlo apertamente, io so che Grassi è persona corretta, ed allora perchè non cerca di spiegare le assenze importanti semplicemente dicendo, non tutti nel partito sono d’accordo, tuttavia io ci credo ed ho il diritto di lavorare a questa cosa.
anch’io credo che le correnti,(e qui non capisco Grassi che sembra predicare bene e razzolare male) sono esiziali per il partito, anche perchè , le assenze di personaggi qualificanti, possa (se passasse la linea dell’unità con i personaggi su dette) esserci una nuova scissione, e cosi avremo l’ennesimo partitino. io credo che non si possono rifare letti gia disfatti, c’è troppo protagonismo, e dove ci sono troppi galli non viene mai giorno, io credo invece che l’unione devve avvenire dalla base e sui contenuti e non può essere un aggregato di ceti politici, non ci possono essere uomini per tutte le stagioni.e credo che solo un esilio volontario di vecchie signore della politica, può diventare un momento di rinascita politica.
noto che mancano all’appello anche autorevoli dirigenti di Essere Comunisti come Crippa, Masella o Casati
Senza l’opposizione di Essere Comunisti Bertinotti al Congresso di Venezia avrebbe stravinto. Non dimentichiamoci che allora Ferrero era un fiero sostenitore di Bertinotti e che, come giustamente diceva Carlo di Genova, a Grassi venne indicata la porta.
Così come non va dimenticato che Ferrero è stato ben contento a Chianciano di avere l’appoggio di Essere Comunisti. Senza quei voti non solo non sarebbe mai diventato Segretario, ma il congresso l’avrebbe vinto Vendola e il Prc non ci sarebbe più.
Infine ritengo quest’appello utile perché si propone una unità di azione tra le forze della sinistra. Non un pasticcio come l’Arcobaleno, ma una forma di coordinamento.
Leggete quello che scrive Grassi sia nella premessa di questo post, sia nel suo intervento all’assemblea di Essere Comunisti prima di fare considerazioni del tutto fuori luogo
Ma ancora si discute su come intendere la sinistra?
La strada la tracciata Nichi Vendola, quindi uniamoci per cambiare in meglio questa nostra società malata di iper-liberismo.
…e per favore, la federazione della sinistra è solo un cattivo esempio di come si cerchi di riparare a quello che fu quel disgraziato congresso di Chianciano…e tuttavia, questo tentativo della FDS non è altro quel che rimane di prc e pdci…più Salvi, le continue diatribe interne che non appassionano più e fanno solo danni e sono anche la causa della perdita di consensi, perciò direi di non perdere altro tempo e uniamoci con SEL per costruire la LINKE Italiana.
PER ROBY
solo con Vendola, e gli altri dove li mettiamo??? che bello, poter tornare ancora insieme a Giordano ,Migliore, Alfonzo gianni, Santinelli, la Mascia, e Bertinotti lo lasciamo fuori? troveremo anche un posto d’onore per il principe, quello che a Venezia ha detto chi ci sta bene , se no la è la porta, quello dell’Arcobaleno, quello della “comunismo tentenza culturale” comuninismo come Fantasia, comunismo “parola indicibile” siamo febricitanti di ritrovarci finalmente insieme.
X Roby (il berlusconiano di sinistra, quello che si fa ammaliare dalle chiacchiere del leader divinizzato)
La fai vedere questa strada tracciata da Vendola? Al di là di retorica e della ripetizione ossessiva di “buona politica” non mi pare che il poeta indichi un progetto organico alternativo. Mi pare francamente generico e inconsistente dire “migliorare questa società iperliberista”. Tutti- o quasi- lo vogliono fare.
Ad esempio sarebbe interessante sapere cosa ha in testa Vendola sulla politica estera. Non vorrei che ci ritrovassimo con un secondo Obama che predica pace e fa guerre, continuando imperterrito la politica aggrssiva e imperialistica di Bush. O se bisogna accettare il ruolo della NATO, quale braccio armato del neocolinialismo occidentale. Così, tanto per citare una piccola questione.
E per favore non ce ne usciamo con le solite banalità secondo le quali si trattta di visioni novecentesche. Le guerre sono sempre le stesse, cambiano le tecnologie ma il fine è identico.
Ancora appelli all’unità …Ma fatela finita!!!
Uniti ma per fare cosa? Fare la sinistra del PD e affondare definitivamente il comunismo?
Adesso Grassi, dopo averci provato prima Vendola, si fa alfiere dello scioglimento del PRC insieme ai rinnegati dirigenti del PDCI.
I due “destri” del disciolto PCI (Grassi-Vendola) adesso vogliono ancora riprovarci e si rifanno le moine(ricordate a Chianciano Grassi che voleva accordarsi con i vendoliani?).
Siete patetici e colpevoli al tempo stesso. La Federazione è un aggregato elettoralistico, inesistente e con divisioni insanabili al proprio interno. Non farà strada e rischia di distruggere quello che di buono ancora permane e può dare il PRC.
…e secondo te cosa può dare il PRC da solo? Stiamo alla canna del gas, vendiamo le sedi, rischiamo di chiudere Liberazione… e i militanti sono sempre di meno, perché si chiedono a che serve spendere tempo, soldi e fatica in un partito irrilevante nella scena politica.
Senza una unità a sinistra, che moltiplichi le forze in campo e valorizzi lo sforzo di tutti i compagni, qui si chiude bottega. E il PD e Vendola ringrazieranno (per non parlare di PDL e Lega…).
Mi sembra più un tentativo doroteo di silurare il segretario Ferrero che non una proposta politica, è priva di contenuti, si dilunga in analisi trite e ritrite sulla crisi e non propone niente. Se ne potrebbe dedurre che l’unico collante che tiene unite queste persone sia il tentativo di accreditarsi di portare un poco di voti e avere una seggiola.
Vedo che molte persone confondono sinistra e libertà con la Linke tedesca, omettendo di dire che mentre la linke aderisce al gruppo parlamentare della sinistra europea assieme ai partiti comunisti , sinistra e libertà fa riferimento al gruppo socialista europeo a cui fanno riferimento i partiti socialisti e socialdemocratici europei che si caratterizzano per l’anticomunismo e per l’adesione alle ricette monetariste che hanno generato la crisi.
Resto fermamente convinto che i guasti prodotti dalla precedente gestione del partito debbano ancora essere rimossi, il fatto che solo quattro membri del comitato politico nazionale del P.R.C. siano abbonati a “Liberazione” ne sono la prova più eclatante.
Un franco, fraterno saluto: davide gherri
Questa dei soli 4 (quattro) componenti del CPN che sono abbonati a Liberazione è una bomba. E io, stronzo, monoreddito e pensionato, che ho fatto la richiesta di abbonarmi sia a Liberazione, seppure on line, che a Su La Testa. Se questa notizia è vera vuol dire che i “dirigenti” hanno deciso proditoriamente di uccidere il partito all’insaputa dei militanti, ancorchè pochi, che danno il culo per la causa.
Esigo una smentita o una conferma dai massimi responasbili nazionali, segretario nazionale, responsabili di organizzazione e comunicazione perchè, a questo punto, devo decidere se disdire la richiesta di abbonamento e scindere le responsabilità politiche da cotanti dirigenti, non rinnovando la tessera a Rifondazione e chiudendo ogni rapporto con essa. Il loro silenzio sulla questione sarà da interpretare come conferma della denuncia di Davide Gherri
Vincenzo lombardo
CPR regionale Sicilia, senza area nè corrente.
Caro Enzo, la notizia è stata riportata da Dino Greco in prima pagina su “Liberazione” in occasione dell’appello ai militanti ed al partito per salvare il giornale dalla chiusura.
Lo stesso è riportato sul blog di Paolo Ferrero.
Da parte mia spero che il corpo dei militanti reagisca in modo adeguato al protrarsi di una situazione dolorosa. Fiduciosi, fraterni saluti. davide gherri.
per Davide Gherri:
che Vinci e Agnoletto firmino un appello per “silurare ferrero” mi sembra una cosa altamente improbabile:::
Non confondiamo unità con unitarismo.
Un conto è un processo unitario che parta dai contenuti comuni e condivisi e costruiti dal basso(…e non mi pare che ve ne siano!), un altro è la mera aggregazione di ceti politici che pare vogliano solo salvaguardare la loro esistenza e magare provare a rientrare nel palazzo.
Troppi nodi da sciogliere in questa accozzaglia chiamata FdS di “ectoplasmatici” partiti che hanno posizioni addirittura opposte tra loro. Una per tutte il rapporto che bisogna avere col PD: noi diciamo autonomo o alternativo, il PDCI ci fa accordi e Patta e Salvi ci vogliono addirittura finire dentro. Noi parliamo di mantenimento autonomo dei soggetti componenti la federazione e Patta parla di scioglimento. Ma fatela finita!
L’unico che abbia un minimo di consistenza politica e organizzativa è il PRC ed infatti tentano in tutti i modi di disciogliere per compatibilizzarlo ai nuovi processi istituzionali.
Noi siamo un partito comunista e dobbiamo parlare di contenuti che traguardano verso l’alternativa ai sistemi liberistici e non di cazzate. In questa fase storica il pensiero di Marx e Lenin è più attuale che mai e invece sembra che gli unici a capirlo (e a temerlo) sono solo i padroni.
Mi pare che i numerosi interventi critici abbiano piena consapevolezza di ciò. Questo lascia ben sperare.
Un militante comunista che considerà perder tempo militare nel proprio partito comunista, poiché lo ritiene irrilevante nella scena politica e bramerebbe una sinistra larga, permettimi, è una sonora cazzata!!!
Oggi quel poco che resiste e si organizza in Italia lo dobbiamo ai pochi militanti comunisti che ancora permangono nel partito e continuano ad operare nella società. Senza contare il copioso arcielago di partitini e gruppettini sinceramente comunisti che esistono in Italia.
Semmai sono per ben altri motivi la disillusione e la demotivazione dei nostri militanti e vanno ricercati nei casini politici (unione, arcobaleni, federazioni, ecc.) che combinano i nostri bei dirigenti “poltronisti” che ci ritroviamo e che probabilmente comunisti non lo sono mai stati e guarda caso l’unica cosa che non vogliono fare è sciogliere definitivamente il PRC e fonderlo col ceto politico del PDCI (e di SeL) che sono oggi la peggior feccia politica che esista a sinistra.
Grassi è stato l’unico a fare opposizione a bertinotti e l’unico che ha fatto di tutto nel congresso di venezia per evitare la svolta governista di bertinotti e compagnia.
E’ il miglior dirigente del Prc ormai da anni
Evaristo, forse ti sfugge che il Prc, assieme al Pdci e altri ha preso il 2.7%.
Sostieni che il Pdci e gli altri della Fedrazione sono dei rinnegati, Grassi (quindi circa la metà del Prc) un traditore…. per non parlare di Vendola e di Sel che li descrivi come il peggior nemico! Dall’alto del tuo pontificare dovresti però spiegarci quali sono “i Veri Comunisti” che ci guideranno verso il sol dell’avvenire!
claudio questa è la strada giusta.
l’unità della sinistra, non decomunistizzata, a partire dalle lotte per il lavoro e contro la precarietà.
bisogna costruire una sinistra capace di liberare il Paese dalle destre e dai veleni che il berlusconismo ha iniettato nella società italiana in questi vent’anni di dominio politico culturale.
il ruolo dei comunisti non può essere che quello di costruire ed animare una sinistra unita degna di questo nome in Italia.
poi è chiaro che l’unità si fa con i diversi da te e quindi anche con chi comunista non è.
io non ho paura di perdere la mia identità, la mia storia ed il mio impegno nel confronto con gli altri.
Cari compagni,conosco le posizioni che ha assunto Grassi al congresso di Chianciano, e le ho quasi tutte condivise, soprattutto quella di continuare con il P.R.C.. Ora il punto è un altro,come continuare a mantenere in vita il P.R.C. per portare avanti le battaglie per i lavoratori.
Io penso che occorra ripartire in basso e a sinistra.
Occorre ascoltare gli iscritti, e definire un programma di iniziative per il breve e medio termine ed andare al confronto con le altre componenti della fed e dei movimenti e partire con iniziative politiche.
L ‘appello generico all’ unità potrà essere condiviso nello spirito unitario, ma rischia di partire col piede sbagliato, nel senso che passa sul corpo dei militanti , non ” in basso a sinistra” , ma” in alto a destra”, o nella migliore delle ipotesi una corrente esterna almeno in parte al partito,con obiettivi vaghi; (in politica non cè niente di più pericoloso del vago) col rischio fondato che ogniuno dei firmatari persegua propri obiettivi col risultato di una minore caratterizzazione dell’azione politica ed un nuovo flop elettorale.
Non ho nulla di personale nei confronti dei compagni Grassi e Vinci ma sono preoccupato per il partito, per i non pochi militanti ed iscritti, e per le sorti del giornale: “lberazione” che rischia di chiudere.
Voglio ricordare che già in passato siamo stati uniti con tutti, senza obiettivi e senza caratterizzazione politica con la lista: ” la sinistra l’arcobaleno “, con quali risultati? Il 3,1% dei voti! Dobbiamo imparare dai nostri errori per non commetterli più, non ce lo possiamo permettere.
Quanto ai nostri compagni impegnati nelle istituzioni:
1) non penso che tutti lo facciano o lo abbiano fatto per interesse personale, anche se rimane il fatto che tanti, non appena eletti se ne siano andati verso lidi ed approdi più comodi, senza versare un euro al partito che li ha fatti eleggere.
2)Quanto a coloro che svolgono la loro attività nelle istituzioni con coscienza,versano l’obolo al partito e cercano di modificare dall’interno le istituzioni per andare incontro alle esigenze dei lavoratori credo valga anche per loro il primato della politica; ossia quello che in più occasioni ha affermato il segretario Ferrero, che in nessun caso possano andare contro ai movimenti alternativi, in quanto, come membri del partito abbiamo il dovere di appoggiarli e stimolarli per cambiare lo stato di cose esistente.
3)Occorre riflettere sul movimento di Beppe Grillo, sul perchè ha riscosso un notevole successo, pochi punti, chiari e coerenza, non ha esitato ad espellere dal movimento chi non seguiva la linea politica.
Penso che nei fatti abbia dimostrato di essere più alternativo di noi, che dopo tante affermazioni ed analisi ,ci troviamo invischiati in quasi tutte le amministrazioni P.D. col risultato che veniamo additati da destra e da sinistra come massimalisti e inaffidabili, due affermazioni che ci allontanano dal comune sentire dell’elettorato e rendono molto difficoltoso ai militanti spiegare le nostre posizioni politiche.
(come vorrei che qualcuno mi dicesse come spegare il termine “desistenza” agli elettori che quando vanno a votare vedono il nostro simbolo a fianco o inglobato insieme a quello del P.D.).
Queste sono le mie speranze ed i miei timori, resto convinto e speranzoso che il corpo dei militanti e le difficoltà economiche indotte dalla crisi del capitalismo facciano smuovere i lavoratori cosi come sta avvcenendo in altri paesi europei per adottare forme di lotta e di protesta adeguate per contrastare le nuove forme di schiavitù emergenti. Un fraterno saluto : davide gherri
FASE POLITICA E NUOVO PARTITO DELLA SINISTRA ITALIANA
La destrutturazione del sistema
Il tentativo contenuto nella stesura di questo documento è semplicemente quello di raccogliere e riassumere alcune osservazioni svolte nell’arco degli ultimi mesi attorno ai nodi principali che si presentano davanti alla sinistra italiana, in una fase di grande difficoltà politica accentuata dallo svilupparsi di una forte crisi economica, sviluppando anche una proposta di nuova e diversa soggettività politica che, avendo ben presente le necessità dell’oggi e – soprattutto – del delineare un orizzonte per il futuro, sappia raccogliere anche gli elementi di memoria, di storia, di radicamento sociale che non possono essere trascurati nel momento in cui si cerca di riflettere in questa direzione.
I partiti, nei primi anni del nuovo secolo, hanno completato un processo di trasformazione spostandosi dalla società allo Stato, cambiando natura e funzioni rispetto all’originario modello del partito di massa.
Ci troviamo di fronte ad organizzazioni centralizzate, provviste di leadership più orientate verso gli elettori che non verso gli iscritti, ad una membership non in grado di influenzare le scelte interne e poco coesa, ad un modello strachicarchico (a stratificazione gerarchica) di distribuzione del potere interno.
Un processo che si è sviluppato attraverso cinque passaggi fondamentali che possiamo così riassumere:
1 una drastica riduzione del bagaglio ideologico
2 un ulteriore rafforzamento dei gruppi dirigenti di vertice
3 una diminuzione del ruolo del singolo membro del partito
4 una minore accentuazione nei riferimenti “di classe”
5 maggiori possibilità di accesso al partito, per i gruppi di interesse.
Inoltre, questo modo d’essere dei partiti è correlato ad una particolare idea della democrazia, in cui si sottolineano gli aspetti procedurali per la selezione della classe politica.
La democrazia è così concepita come un servizio fornito dallo Stato alla società civile, non come limitazione e controllo imposto dalla società civile allo Stato.
Di rilievo è la capacità, da parte degli elettori, sulla base di un calcolo di convenienze, di scegliere tra un insieme fisso di partiti sulla base dei risultati governativi, più che sulla loro possibilità di intervenire nel processo decisionale.
L’interpretazione delle trasformazioni dei partiti, si trova al centro di un ampio dibattito.
Se tutti concordano sui cambiamenti intervenuti nei rapporti tra politica e partiti, non vi è consenso su come caratterizzare questo processo di cambiamento (nelle funzioni, nell’organizzazione, nelle tecniche).
Alcuni parlano di “individualizzazione” della vita, altri ancora di riferimento strumentale alla politica.
Complessivamente, comunque, questi approcci condividono l’interpretazione di un crisi delle forme convenzionali dell’azione politica, soprattutto di quella attraverso i partiti politici organizzati.
La presenza dei partiti nella società pare essere sempre più limitata, mentre i leader dei partiti sembrano crescentemente potenti.
La professionalizzazione delle formazioni partitiche, la specializzazione del marketing politico e delle campagne elettorali, la dipendenza crescente dai sondaggi d’opinione per l’elaborazione delle strategie elettorali e per la formazione delle politiche pubbliche, sono i tratti essenziali che hanno modificato natura e funzioni dei partiti nell’Europa contemporanea.
Partiti non più in grado di essere socializzatori e comunicatori politici, ma strumenti di lotta per le cariche pubbliche.
I fenomeni che abbiamo fin qui esaminato sul piano teorico, possono ben essere scrutati efficacemente, analizzando le vicende più recenti che hanno portato ad una rilevante trasformazione del sistema politico italiano.
Esaminiamo allora i punti essenziali di questa trasformazione: la “lunga transizione” che il nostro Paese sta attraversando sembra caratterizzarsi, infatti, per alcuni tratti peculiari: a) il permanere di una indeterminatezza del punto d’approdo (il passaggio da una democrazia consensuale ad una maggioritaria, tentato negli anni’90, sembra tradursi in una configurazione più composita: una legge elettorale con accentuati tratti proporzionali, cui si accompagna il presidenzialismo “de facto” di Silvio Berlusconi); b) il riemergere di elementi di lungo periodo (la frattura centro-periferia, che alimenta il dibattito sul federalismo e i successi politici della Lega Nord; la crisi dei partiti storici e dei loro sistemi di mediazione fra istituzioni e società a livello locale).
Entrambi questi elementi sembrano evidenziare come, all’assetto consensuale e all’ancoraggio partitico che avevano garantito il consolidamento democratico in Italia (negli anni ‘40-’50) e che sono stati messi in discussione negli anni’70 non si subentrato un assetto politico consolidato.
Tale condizione dovrebbe indurre una maggiore riflessione sulle strategie dei principali attori politici italiani – e sulle evoluzioni/involuzioni delle culture politiche in Italia, nel corso degli ultimi decenni.
In particolare alcune linee di ricerca paiono meritevoli di approfondimento:
1 Le influenze internazionali. L’Italia è l’unico paese del mondo occidentale che vede il sistema politico destrutturarsi totalmente con la crisi del ‘92-’94. Solo nei paesi latino americani ( e ovviamente in termini diversi, nell’Europa dell’Est) è avvenuto un processo analogo. Questo fatto colloca le radici della crisi in una storia di lungo periodo del sistema politico e individua negli anni ‘70-’80 la conclusione di un ciclo iniziato nel dopoguerra. Allo stesso tempo avvicina (ovviamente solo sotto alcuni aspetti) il sistema politico italiano ad alcuni modelli partitici più fragili e fortemente condizionati dalle linee della Guerra Fredda. Pertanto l’intreccio nazionale/internazionale è un punto di partenza decisivo, anche se solo nel definire la premessa, dello scenario che ha avviato e determinato la crisi italiana.
2 Le influenze dei media. Le caratteristiche della crisi del’93 sono state assolutamente originali. Nel nostro Paese il peso di forze mediatiche ed economiche è sproporzionato rispetto agli altri Paesi e assegna ruoli decisivi a forze esterne al sistema politico (su questo punto è apparsa notevole l’intuizione presente nel documento della cosiddetta “Rinascita Nazionale” elaborato dalla loggia massonica P2 nel 1975). Questo fatto ha implicato una discontinuità con la storia dell’Italia repubblicana ed anche, per alcuni aspetti, della stessa storia dell’Italia liberale. Sono state capovolte gerarchie tradizionali nel rapporto tra sistema politico e forze sociali. Alcuni di questi soggetti sono diventati protagonisti assumendo la leadership o comunque condizionando partiti e coalizioni.
3 Il cambiamento politico-istituzionale. Un cambiamento che ha riguardato tutta l’impalcatura della Repubblica. Il sistema elettorale ha facilitato e accelerato questo cambiamento. Il sistema uninominale (in vigore dal 1994 al 2001) ha consentito l’affermazione di questi nuovi protagonisti e, allo stesso tempo, ha fotografato i rapporti di forza. Inoltre ha consentito a tutte le forze residuali nate dalla frammentazione del 92-94 di giocare una funzione nell’equilibrio delle coalizioni sproporzionata al peso effettivo. La risposta a questo problema, avutasi con l’ulteriore modifica della legge elettorale del 1995, ha ulteriormente aggravato lo stato di cose, riducendo la rappresentatività reale delle forze politiche, ormai ridotte (molto volentieri,dal loro punto di vista) al solo “potere di nomina” e provocando problemi molto seri di vera e propria credibilità per le più importanti istituzioni rappresentative. Al tempo stesso il meccanismo si è trasferito sul piano locale, dove appare sempre meno verticalizzato il rapporto tra centro e periferia: è mutato, soprattutto, il ruolo dei vertici istituzionali, Sindaci e Presidenti di Regionale, essenzialmente sul piano politico.
4 I partiti e le coalizioni. Alcuni profilo, sotto questo aspetto, si erano già delineati nella fase decisiva 93-94. Il centro-destra era riuscito a raccogliere gran parte del voto e dei dirigenti del vecchio centro-sinistra, trasformandone profilo politico ed ideologico e costruendo una inedita alleanza con Lega ed AN. La leadership di Berlusconi divenne, così, il principale elemento di rottura rispetto ai processi consolidati dei vecchi partiti (anche se resta aperto il tema politico e culturale dell’eredità di Craxi e del craxismo). Le caratteristiche del centro-destra sono legate a questa particolare combinazione tra l’ancoraggio territoriale della Lega, la forza carismatica di Berlusconi e la reazione del vecchio centro-sinistra al ‘93.
Il centro-sinistra somma elementi pregressi della sinistra cattolica, post-comunista e radicale, proponendo una forza composita nelle varie evoluzioni (Progressisti, Ulivo, Partito Democratico) mantenendo evidente il profilo assunto nel 93-94 (rifiuto della socialdemocrazia, ed è questo un punto da annotare con grande attenzione ai fini del nostro attuale discorso, alleanze con le forze “rivoluzionarie” del ‘93, non a caso rappresentate oggi dall’IDV nella quale stanno sia Di Pietro, emblema della magistratura, sia Leoluca Orlando “leader” della cosiddetta “Primavera di Palermo” ed i teorici del superamento del partito di massa, annidati nella redazione di “Micromega”, poi promotori dei “girotondi”).
5 Le culture politiche. Le radici culturali di questo processo sono profonde. Possiamo rintracciare per il centro-destra la questione socialista e quella del vecchio mondo democristiano centrista e doroteo, ostili al compromesso storico “modernizzanti negli anni’80 e grandi sconfitti nel ‘93″, ma anche le linee del “berlinguerismo” degli anni’80 formano uno dei nuclei del nuovo centro-sinistra (“questione morale”, neopacifismo). E altri fenomeni che intersecano l’evoluzione delle diverse culture politiche locali quali la personalizzazione (da Craxi a Berlusconi) e la crescita di funzione dei governi locali.
LE ELEZIONI DEL 2008 COME ELEZIONI “CRITICHE” E LA LUNGA “TRANSIZIONE ITALIANA”
Riprendendo il filo più diretto del nostro discorso, partiamo da una valutazione specifica riguardante l’esito delle elezioni politiche del 2008, da cui è partita quella che, davvero, può essere definita come una “nuova fase” della vicenda politica italiana.
Le elezioni italiane del 2008 possono, tranquillamente, essere considerate come “elezioni critiche”.
Nel 1955 Valdimer Orlando Key sul Journal of Politics scrisse un saggio su “A teory of critical elections”, in cui si sosteneva che alcune elezioni, per il carattere innovativo dei risultati e dei blocchi sociali evidenziati, modificano il passato e condizionano il futuro del sistema di riferimento.
Le elezioni italiane del 2008 possono ben essere considerate a questa stregua: non soltanto il loro esito ha sfoltito la rappresentanza in maniera incisiva, eliminando i piccoli partiti dalle aule parlamentari, ma hanno individuato trasferimenti di scelte in importanti settori dell’elettorato.
L’operazione di sfoltimento è stata sostanzialmente concordata dai due maggiori partner del sistema che, sulla base della legge elettorale 270/2005, non hanno acconsentito a coalizioni se non in casi particolari, ma è stato l’elettorato (pur forzato dal cosiddetto “voto utile” derivante dalle citate regole elettorali) che ha funzionato da vera e propria ghigliottina.
C’è ancora da aggiungere come il fronte moderato, che nel 2006 aveva contenuto la sconfitta in una sorta di pareggio instabile al Senato, nel 2008 è riuscito ad articolare un blocco sociale che unisce singolarmente il Nord produttivo ed il Sud assistito, allargando i consensi anche nei settori tradizionalmente di sinistra, mentre il PD ha soltanto soffocato i concorrenti d’area.
La linea di Veltroni, sostanzialmente alternativa al Governo condotto da Prodi, è parsa aver cercato con incisività soltanto la pulizia del proprio settore ed in questo modo è riuscita a limitare i danni formali nelle elezioni politiche, sfruttando l’eliminazione dei cosiddetti “cespugli.
Si è però preoccupato più di operare una cesura con il passato (sulla base di un confuso modello ideale) che di operare una strategia di trasformazione attenta alle alleanze.
In sostanza il PD ha agito, nel 2008, per liquidare il passato: un passato che, però, andando avanti a cercare di rispondere alla domanda sul punto attuale della “transizione italiana” è tornato, inevitabilmente, a farsi sentire.
Andiamo, dunque, alla domanda più importante: sulla base dell’esito delle elezioni 2008 (sostanzialmente confermato, poi, nelle Europee 2009 e nelle Regionali 2010) può considerarsi in via di conclusione la “transizione infinita” del sistema politico italiano?
E’ possibile che ci si trovi davanti ad un nuovo capitolo della stessa transizione, avviatasi fin dal 1968: in nessun altro ordinamento democratico stabile l’incertezza sugli assetti politici duraturi è durata tanto ed ha inciso in maniera così profonda, con processi di ristrutturazione che durante gli anni’90 hanno fatto pensare alle convulsioni subite dai paesi già a “socialismo reale”.
La crisi del centro-sinistra organico ha aperto un lungo periodo quarantennale, caratterizzato prima dal tema della mancata integrazione del PCI e, successivamente, dopo la crisi che ha portato alla scomparsa formale di tutti i soggetti politicamente rilevanti del primo periodo della vita repubblicana, dall’esigenza di un riallineamento stabile tra forze che si legittimavano reciprocamente.
L’adozione di meccanismi tendenzialmente maggioritari, nel 1993, si era basata sulla premessa di una omogenizzazione dell’elettorato e del ceto politico.
Negli ultimi 15 anni queste premesse sono state parzialmente smentite da un conflittualità e da una sfiducia reciproca, che ha portato alla persistenza di regole istituzionali contraddittorie, e da un sostanziale rafforzamento di comportamenti oligarchici all’interno di partiti d cartello o personali.
Questo tipo di situazione ha fatto sì che si ponesse il tema (sul quale ritorneremo più avanti) del “resettaggio” della Costituzione repubblicana, non solo nella parte dell’organizzazione, ma soprattutto in quella dei valori.
Il grande problema dello Stato sociale nato nel dopoguerra può essere affrontato, secondo determinati punti di vista, in maniera unilaterale, sulla base della parola d’ordine del federalismo fiscale.
Recenti analisi evidenziano come la trasformazione dei partiti italiani in partiti di cartello ed in partiti personali, abbia ridotto ai minimi termini il partito degli iscritti, con la prevalenza della struttura burocratico-centralizzata a livello nazionale (ormai estremamente leggera) e, in particolare, lo spostamento dell’asse fondamentale nelle mani dei rappresentanti nei collegi parlamentari.
Al di là della classica legge ferrea dell’oligarchia, il definitivo superamento del partito di massa e dello stesso partito pigliatutto e la dipendenza delle formazioni di partito dal finanziamento pubblico e dai rimborsi elettorali fanno sì che gli iscritti vengano considerati dalle leadership di partito come dei noiosi impedimenti.
Una simile situazione può essere sopportata da partiti con alto tasso di carismaticità (il caso della Lega è peculiare per la sua solida vetustà) ma diviene esplosivo per formazioni come quelle di sinistra che debbono necessariamente vivere sulla discussione e sul controllo.
Per il Partito Democratico qualcuno potrebbe affermare che lo stesso si è costituito esclusivamente sulla base di elezioni primarie, che primarie non sono mai state (né per Veltroni, né per Bersani).
Il processo di fusione dei DS e della Margherita è parso, piuttosto, un episodio di mobilitazione pilotato, in cui la logica della designazione e della spartizione fra componenti ha influito molto.
Lo stesso sforzo di costruzione ed adozione di regole condivise ha portato all’approvazione di documenti che poi non sono stati seguiti in alcun modo.
Ricapitolando, si può affermare, a questo punto che le elezioni del 2008 sono state, senza alcun dubbio, consultazioni critiche, perché hanno operato un riallineamento intenso e semplificatorio del panorama politico – nazionale, ma la natura contraddittoria e centrifuga del blocco moderato e di quello riformatore rendono ancora lontano l’esito della fase di transizione, tanto più che nell’ordinamento persistono forti ed evidenti deficit di democraticità, sia dal punto di vista formale, sia sostanziale: le forme di espressione delle rappresentanze non sono adeguate e richiedono interventi urgenti.
Emerge qui, tutta intera, la debolezza intrinseca del “bipolarismo all’italiana”, che vedremo meglio nel passaggio d’analisi sulla “geografia” politica del Paese.
LA DISLOCAZIONE GEOGRAFICA DEL CONSENSO
La dislocazione geografica del consenso ha sempre avuto grande importanza nell’analisi del sistema politico italiano e non possiamo certo trascurarla adesso, in questo tentativo di analisi complessiva, confortati anche dagli importanti studi condotti in materia da Ilvo Diamanti, qui citati in alcuni passaggi essenziali.
L’articolazione territoriale degli orientamenti territoriali nel periodo del sistema proporzionale, tra il 1958 ed il 1992, rifletteva fedelmente la simmetria tra società e politica.
Riproduceva, in particolare, le tradizionali fratture prodotte dallo sviluppo territoriale, dalle tradizioni religiose ed ideologiche tra Nord e Sud, fra centro e periferia, fra religione e secolarizzazione, fra sinistra e destra, fra classe operaia e borghesia.
I partiti di massa esprimevano quelle fratture e le alimentavano.
Oggi le fratture sembrano ridimensionate o hanno cambiato segno.
La zona bianca non c’è più. E’ scomparsa prima della DC, che aveva contribuito a fornirle identità e rappresentanza politica.
La sua specificità territoriale però è rimasta, visto che l’area dove per oltre trent’anni si è votato in modo continuo e prevalente per la DC (il Nord-Est e le aree periferiche del Nord) non ha smesso di esprimere un orientamento distinto ed omogeneo. Solo che ha cambiato colore, è diventata verde. Sottolineando attraverso la Lega l’affermarsi di nuove fratture: il localismo opposto al centro del potere economico e del potere politico. Successivamente questa zona ha allargato la propria domanda di rappresentanza anche a Forza Italia. Si è aperta così una fase di relazioni contrastate tra la Lega e Forza Italia (e negli ultimi anni, il Popolo delle Libertà). Alleate e al tempo stesso concorrenti nel medesimo bacino elettorale.
I successi della Lega comunque si rinnovano in momenti particolari, collegati all’insoddisfazione di queste aree nei confronti dello Stato.
La zona bianca, tradizionale base di sostegno alla maggioranza di governo, nella prima fase della nostra storia repubblicana, si è trasformata in area critica e rivendicativa, anche quando governano i suoi principali riferimenti politici, la Lega ed il centrodestra. Come è avvenuto nel 2001 e sta avvenendo adesso.
La zona rossa invece appare più coerente rispetto al passato.
Non ha cambiato geografia, né rappresentanza. D’altronde la sua struttura economica, fondata sulla piccola impresa, ha continuato a funzionare mentre gli standard del benessere sociale restavano più elevati che altrove.
Inoltre la fiducia nel sistema pubblico e nel governo locale si mantiene alta.
Da ciò la stabilità politica ed elettorale della zona: in altri termini, i partiti di sinistra non garantiscono più lo stesso grado di identità e integrazione del passato,ma le amministrazioni e gli amministratori locali ne hanno compensato, almeno in parte, il ruolo di rappresentanza a livello politico e territoriale.
Emergono, però segnali di cambiamento confermati da alcuni dati delle elezioni regionali del 2010: si evidenzia un logoramento dei riferimenti politici tradizionali; i partiti di sinistra hanno perduto peso elettorale; si sta affermando la Lega; cresce complessivamente la competitività dei soggetti politici di centrodestra soprattutto nei luoghi in cui la tradizione di sinistra appariva più debole già nel passato (nelle Marche, ma anche in settori delle tradizionali “zone rosse”).
Infine, la crisi dei partiti di massa (soprattutto del PCI) ha reso più difficile il rapporto tra gruppi dirigenti, amministratori e società locale, alimentando così l’insoddisfazione dei cittadini verso la politica anche in quest’area.
Il Mezzogiorno appare diviso ed instabile.
Le regioni insulari,soprattutto la Sicilia, ed il Sud tirrenico si sempre orientate a centrodestra e, in particolare, verso Forza Italia. Le altre zone del Centro – Sud (con l’eccezione della Basilicata, coerente con la tradizione moderata di centrosinistra) sono divenute terreno più aperto e competitivo (come la Puglia, dove un intreccio complesso tra società ed economia, ha lasciato spazio ad una forte presa della “personalizzazione della politica” ad orientamento di tipo populistico).
D’altronde quest’area negli anni ‘80 – ‘90 ha conosciuto una trasformazione socioeconomica profonda quanto differenziata.
Tuttavia negli ultimi anni le tensioni si sono acuite nuovamente insieme al degrado economico e sociale, caratterizzato dalla presenza massiccia dell’illegalità organizzata, in alcune regioni governate dal centrosinistra come Campania e Calabria, adesso passate al centrodestra: a conferma della maggiore fluidità politica del Mezzogiorno.
Nella sostanza si può dire che la geografia politica ed elettorale del Paese è stata profondamente innovata dall’emergere della cosiddetta “Italia azzurra”, che si presenta a “macchia di leopardo” rispetto all’intero territorio nazionale.
Una suddivisione geopolitica molto diversa dal passato per almeno due ragioni.
La differenza tra la zona azzurra e le altre zone geopolitiche riflette due diversi tipi di integrazione:a) attraverso la partecipazione e la mediazione svolta dalle organizzazioni sociali e degli interessi, come avviene nella zona rossa, ma anche in quella verde b) attraverso la comunicazione e ed il rapporto immediato (nel senso di diretto, “non mediato”) con il leader della zona azzurra. Dove il legame e il “cemento” con il contesto locale sono offerti soprattutto dal ceto politico. Un tessuto di piccoli leader politici, che garantiscono la comunicazione con le reti associative, i gruppi di interesse, le persone. Una rete organizzata che fornisce continuità/consenso, senza però consolidarlo (il che causa, invece, conflitti e tensioni ricorrenti).
Le tradizioni zone politiche dell’Italia repubblicana sono quindi scomparse (quella bianca) o stanno indebolendosi (quella rossa) rispetto al passato, dal punto di vista elettorale, per motivi legati al cambiamento economico -sociale e alle trasformazioni dell’offerta politica. Per questo è probabile che i colori politici dell’Italia si attenuino e magari cambino ulteriormente, che la scena politica nazionale assuma maggiore importanza di quella territoriale .
D’altronde il rapporto tra politica e territorio è cambiato perché sono cambiati gli attori politici, che hanno caratterizzato la democrazia italiana nell’età repubblicana ( i partiti di massa, DC e PCI esprimevano un legame stretto fra centro e periferia. Erano “nella società”, “nel territorio”, e nello Stato o,comunque, nelle istituzioni).
IL PROCESSO DI DECOSTITUZIONALIZZAZIONE DEL SISTEMA POLITICO ITALIANO ED UNA POSSIBILE RISPOSTA DA SINISTRA
Prendiamo a prestito il titolo della relazione presentata da Luigi Ferrajoli alla riunione nazionale dei Comitati per la Costituzione, svoltasi a Bologna il 4 Giugno scorso, perché ci pare che riassuma al meglio il tentativo, da destra come specificheremo in seguito, di chiudere quel processo di transizione sul quale ci stiamo interrogando, al fine di presentare alla sinistra italiana, una proposta di nuova soggettività organizzata.
La crisi del sistema politico che abbiamo cercato, in precedenza, di analizzare in quelli che riteniamo essere i suoi principali aspetti sta provocando quello che, appunto, è stato definito processo di decostituzionalizzzazione del sistema stesso.
Questo processo si manifesta in una progressiva deformazione dell’assetto costituzionale diretta ad introdurre una forma di democrazia plebiscitaria basata sull’onnipotenza della maggioranza e sulla neutralizzazione di quel sistema di limiti, vincoli e controlli che forma la sostanza della democrazia costituzionale.
L’idea elementare che è alla base di questo processo è che il consenso popolare rappresenti la sola fonte di legittimazione del potere politico e varrebbe, perciò, a legittimare ogni abuso e a delegittimare critiche, limiti, controlli.
Di solito questo indebolimento della dimensione costituzionale della nostra democrazia viene interpretato, sia a destra che a sinistra, come un prezzo pagato a un rafforzamento, e al conseguente primato della sua dimensione politica, del potere conferito agli elettori di scegliere di volta, in volta la coalizione di governo: in altre parole, come una riduzione e una svalutazione delle legittimazione legale, a favore di una valorizzazione della legittimazione popolare della rappresentanza politica, ottenuta dalla possibilità dell’alternanza resa possibile dal sistema bipolare e dall’aperta rivendicazione dell’onnipotenza della maggioranza.
Le cose, in verità, non stanno così.
Dietro la pretesa valorizzazione della rappresentanza politica si nasconde una deformazione profonda delle istituzioni rappresentative: una deformazione responsabile non solo della crisi di una dimensione legale e costituzionale della democrazia, ma anche della tendenziale dissoluzione della sua dimensione politica e rappresentativa.
Stiamo assistendo, in Italia, alla costruzione di un regime personale e illiberale di tipo nuovo, senza precedenti né confronti nella storia, che è il frutto di molteplici fattori di svuotamento della rappresentanza politica.
Il fattore principale che ha generato lo stato di cose in atto è rappresentato dalla verticalizzazione e personalizzazione della rappresentanza.
Il fenomeno è presente in molte altre democrazie, nelle quali la rappresentanza si è venuta sempre più identificando nella persona del Capo dello Stato o del governo e si sono indeboliti o esautorati i Parlamenti.
Ma in Italia il fenomeno ha assunto forme e dimensioni che compromettono alla radice la rappresentanza politica.
In questo senso il nostro sistema politico ha assunto una connotazione apertamente populista, riassumibile nel concetto di onnipotenza del capo quale incarnazione della volontà popolare: si tratta di un concetto che, al tempo stesso, è antirappresentativo e anticostituzionale.
Antirappresentativo perché nessuna maggioranza e tanto meno il capo della maggioranza può rappresentare la volontà del popolo intero.
Come ha scritto Kelsen “una siffatta volontà collettiva” non esiste, non essendo il popolo “un collettivo unitario omogeneo” e la sua assunzione ideologica serve solo “a mascherare il contrasto di interessi, effettivo e radicale, che si esprime nella realtà dei partiti politici e nella realtà, ancor più importante, del conflitto di classe che vi sta dietro”.
La democrazia, ha aggiunto Kelsen, è un regime senza capi, giacché sempre i capi tendono ad autocelebrarsi come esseri eccezionali e come diretti interpreti della volontà e degli interessi popolari.
L’idea presidenzialistico – maggioritaria che presiede al processo di decostituzionalizzazione del sistema politico italiano a cui stiamo facendo riferimento è anche radicalmente anticostituzionale, dato che ignora i limiti e i vincoli imposti dalla Costituzione ai poteri della maggioranza riproducendo in termini parademocratici, una tentazione antica e pericolosa, che è all’origine di tutte le demagogie populiste ed autoritarie: l’opzione per il governo degli uomini, o peggio di un uomo, il capo della maggioranza, contrapposto al governo delle leggi e la conseguente insofferenza per la legalità avvertita come legittimo intralcio all’azione del governo.
Fu proprio questa concezione che fu rinnegata dalla Costituzione del ‘48 all’indomani della sconfitta del fascismo, che dopo aver conquistato il potere con mezzi legali, distrusse la democrazia edificando un regime totalitario proprio sull’idea del capo come espressione diretta della volontà popolare.
Di fronte a questo stato di cose, qui riassunto schematicamente nei tratti essenziali, la sinistra ha il dovere di contrapporre una chiara e netta linea istituzionale, partendo dalla riaffermazione di fondo della intangibilità della forma parlamentare: non c’ nessuna investitura diretta di alcuna figura istituzionale a livello centrale. Il Governo continua (e deve continuare)a ricevere la fiducia da Camera e Senato, il Presidente del Consiglio è incaricato dal Presidente della Repubblica.
E’ necessario difendere rigorosamente la suddivisione dei poteri ed in particolare, riaffermata la natura parlamentare della nostra Repubblica, l’indipendenza della magistratura, da qualsivoglia ingerenza del potere politico.
Il nodo più controverso riguarda, però, la struttura stessa del sistema politico. E’ nostra opinione che la struttura portante del sistema politico debba rimanere, nonostante tutto, formata dai partiti che debbono riprendere un ruolo rispetto alla società, ricoprendo un ruolo di “integrazione di massa”, di soggetto “intermedio” di collegamento e non di semplice sede separata meramente garante del mito della governabilità, anzi facendosi promotore di un forte rilancio del ruolo dei consessi elettivi a tutti i livelli (sotto questo aspetto debbono essere sottoposti a forte critica sia le “primarie”, sia le elezioni dirette di Sindaci, Presidenti di Provincia e, soprattutto, di Regioni: Regioni che rappresentano il vero buco nero del sistema italiano, non più soggetti legislativi, ma soggetti esclusivamente operanti sul terreno della nomina e della spesa).
Infine, l’equilibrio tra la Prima e la Seconda parte della Costituzione va preservato con grande attenzione, in ragione della piena affermazione dei diritti individuali e collettivi (pensiamo a cosa sta avvenendo, proprio in questi giorni, per quel che riguarda il mondo del lavoro e dell’economia attorno agli articoli 18,41,118).
Ed ancora va sollevata con grande forza la questione della legge elettorale.
L’esperienza di questi anni dovrebbe averci insegnato che, a tutela dell’eguaglianza nel diritto di voto e contro le derive populiste, la sola garanzia è il metodo elettorale proporzionale e il sistema parlamentare.
Sarebbe necessario, a questo punto, un bilancio serio degli effetti reali del bipolarismo.
Il sistema bipolare è un sistema che, artificialmente, nega il pluralismo politico, mortifica i dissensi, offusca le differenze degli interessi rappresentati, semplifica la complessità sociale costringendo gli elettori a schierarsi con una delle parti in conflitto e trasformando le elezioni in una partita nella quale si vince anche solo per un punto.
Questo sistema ha debilitato i partiti, ha allargato il fossato tra ceto politico e società, ha ridotto le competizioni elettorali a guerre di spot tra coalizioni che si contendono un fantomatico “centro” e quindi devono essere tanto più rissose quanto più devono tendere ad omologarsi.
Oggi la scelta bipolare continua ad essere difesa, in Italia, dalla maggioranza delle forze politiche incluse, incredibilmente, le forze della sinistra che ne hanno subito i danni maggiori.
Nella sostanza: la garanzia e la rifondazione della democrazia politico rappresentativa non solo contrastano ma richiedono la rifondazione e il rafforzamento della democrazia costituzionale con un sistema complesso di garanzie, anzitutto a tutela della rappresentatività del sistema politico.
Quanto più si indebolisce il rapporto di rappresentanza e i rappresentanti si distaccano dalla società, tanto più essenziale diventa il paradigma della democrazia costituzionale, cioè il sistema di limiti e vincoli, di separazione tra poteri e incompatibilità, idonei ad impedirne la degenerazione burocratica ed autoritaria.
CRISI ECONOMICO – FINANZIARIA E COMPROMESSO SOCIALDEMOCRATICO
Il tentativo di analisi che stiamo sviluppando attorno alla realtà della crisi del sistema politico italiano ed alla possibilità di avanzare una proposta per un nuovo soggetto della sinistra d’alternativa, risulterebbe del tutto monco senza alcuni accenni (molto brevi e, di conseguenza, anch’essi del tutto schematici) alla grave crisi economico-finanziaria in atto a livello globale.
La crisi finanziaria e la recessione economica, partita dagli Stati Uniti e propagata dalla globalizzazione al mondo intero, rappresentano un clamoroso fallimento del neoliberismo e delle sue politiche di “deregulation”, ispirate dal culto di un mito chiamato “assoluta libertà” del mercato che è in verità la libertà di una ristretta oligarchia che decide su scala mondiale, la più grande e sconvolgente redistribuzione di capitali, lavoro, risorse.
L’occasione offre una posta alta: l’egemonia culturale e morale nel mondo sviluppato.
Infatti, oggi, di fronte alla rovinosa caduta, forze di destra sono costrette ad adottare programmi ed indirizzi culturali caratteristici della più classica tradizione socialista o socialdemocratica, a partire dall’intervento pubblico in economia.
La sinistra dovrebbe essere capace di leggere la necessità del cambiamento e trovare la forza di proporre un modello di società all’altezza dei tempi, soprattutto per le giovani generazioni.
L’aspetto culturale dell’offensiva capitalistica risiede nell’attacco alla base ideologica del compromesso socialdemocratico che, seguendo Keynes, era favorevole all’intervento pubblico sulla domanda e sulla distribuzione delle risorse.
Il neoliberismo ha respinto nettamente l’interferenza dello Stato sul Mercato in nome della fede indiscussa nella sua capacità di autoregolazione.
Così si è pervenuti alla conquista di una posizione di forza rispetto allo Stato nazionale, mentre si è verificato un intreccio collusivo tra classe politica ed élite capitalistica.
Abbiamo già avuto modo di osservare come le conseguenze economiche e sociali dell’offensiva capitalistica non sono certo quelle promesse dai profeti del neoliberismo, da Friedman a Von Hayek, fino al decretatore della “fine della storia” Francis Fukuyama.
Una crisi di grande portata storica ha, infatti, investito l’economia ed essa rappresenta il segno tangibile di un clamoroso fallimento dell’ideologia (spacciata per “fine delle ideologie”) che ha egemonizzato un ciclo, ormai trentennale.
Negli ultimi trent’anni, infatti, la distanza dei redditi dei più ricchi e quella dei più poveri è diventata enorme: la diseguaglianza è il connotato più caratteristico della fase del capitalismo globalizzato.
Si tratta di una tendenza perversa rispetto al bisogno di coesione sociale.
Queste tendenze si risolvono dunque in una polverizzazione della società. Bauman la chiama liquefazione (la “società liquida”), Marx scriveva “dissolvimento”.
L’indebolimento dei diritti dei cittadini è insieme un indebolimento della democrazia.
Il libero mercato e la concorrenza spietata fra le imprese hanno spostato l’attenzione sui consumatori e gli investitori invece che sui cittadini portatori di diritti.
Per attrarre i consumatori con prezzi stimolanti, si tagliano i costi: il metodo più semplice è quello di tagliare salari e diritti dei lavoratori.
Un problema nuovo degli ultimi decenni è la coesistenza in ogni persona di due modi diversi di porsi di fronte alla società: quello del consumatore e quello del portatore di diritti in una democrazia.
La democrazia e il capitalismo hanno rovesciato il loro rapporto: il capitalismo sopraffà la democrazia.
Non è certo possibile, in questa sede, sviluppare una proposta organica di affrontamento di questi grandi temi.
Ci limitiamo, allora, ad elencare i nodi critici che hanno caratterizzato lo sviluppo capitalistico degli ultimi decenni e rendono conto, con chiarezza, le sue contraddizioni e i suoi limiti:
1 In questo quadro la società mondiale è economicamente molto più instabile. La liberazione dei movimenti di capitale da ogni regola, oltre a sradicare l’economia dalle radici nazionali, ha prodotto una interminabile serie di terremoti monetari e di recessioni. A livello internazionale è ancora in pieno corso una “tempesta perfetta” che mette a repentaglio un intero modello di sviluppo.
2 Le diseguaglianze sociali invece di diminuire sono più pronunciate che nel periodo del “welfare state” e del capitalismo democratico. Si è verificata una divaricazione drammatica della distribuzione dei redditi nei paesi in via di sviluppo e un inasprimento delle diseguaglianze nei paesi ricchi, con effetti disgreganti sulla coesione sociale e nel comportamento morale prodotti dalla competitività accesa per soddisfare le gratificazioni individuali.
3 L’inversione delle priorità sociali, che ha portato al declino dei beni collettivi rispetto a quelli privati. I beni sociali fondamentali (salute, sicurezza, ambiente, educazione) che erano al centro dello Stato Sociale, sono ridotti a costi da minimizzare.
4 Il problema della sovranità politica con lo spostamento delle decisioni strategiche dall’area democratica a quella capitalistica. Lo Stato è in gran parte privato della possibilità di definire la sua politica economica in un sistema in cui non ha più senso la distinzione tra il mercato, fondato sulla legge dello scambio, e lo Stato fondato sull’equilibrio della legittimità democratica del potere.
5 La sostenibilità ambientale determinata dalla circostanza incontrovertibile che le risorse naturali non sono di quantità infinita e che le emissioni prodotte dal processo industriale hanno un limite di tollerabilità
6 La fragilità di un sistema basato sull’accumulazione finanziaria di risorse al momento inesistenti, anticipate dall’indebitamento a carico del futuro.
Su quale terreno, allora, collocarci per affrontare questi nodi così intrecciati?
Marx ha dedicato pagine memorabili a descrivere la potenza rivoluzionaria e modernizzatrice del capitalismo e come questo ha travolto le società precedenti, rivelandosi il più grandioso sistema di mobilitazione della ricchezza del mondo sviluppato.
I costruttori di quello che fu definito “il socialismo reale”, dimenticando la lezione di Marx secondo la quale la società non può saltare né eliminare per decreto le fasi naturali del suo svolgimento (ogni 14 Luglio ha il suo 18 Brumaio),avevano dato luogo a regimi oppressivi con sistemi dispotici di sviluppo delle forze produttive, snaturando forzatamente le leggi del Capitale analizzate da Marx, in un sistema che intendeva mantenere il modo di accumulazione capitalistico conservando il lavoro salariato, ma abolendo la proprietà privata.
Oggi, nell’affrontare i problemi del nostro tempo, una nuova sinistra italiana (immersa completamente nel quadro internazionale ed in particolare in quello europeo: laddove occorre pensare ancora all’Europa politica) dovrebbe riflettere proprio sul “compromesso socialdemocratico”, accettando in pieno quel terreno che, al momento dello scioglimento del PCI e per precipua responsabilità della presenza di un PSI che aveva smarrito il proprio codice genetico assumendo le vesti di progenitore inconscio dell’attuale centrodestra populistico, non fu affrontato:da quel rifiuto nacque quel soggetto compromissiorio e “ribellistico” che abbiamo già analizzato a proposito del PD (partito capofila sul piano dell’allontanamento dalle istanze sociali).
Il compromesso socialdemocratico era basato su tre fondamentali politiche: quella macroeconomica di stampo “keynesiano” di sostegno alla domanda per realizzare un condizione prossima alla piena occupazione; una politica dei redditi che introduceva, nel rapporto conflittuale (e non concertativo, tanto per introdurre soltanto un accenno al ruolo del sindacato) tra i lavoratori e gli imprenditori le basi per una intesa sulla ripartizione tra salari e profitti; politiche di redistribuzione del benessere, basate sull’indirizzo di risorse pubbliche, prelevate attraverso una fiscalità fortemente progressiva, verso obiettivi sociali quali la previdenza sociale, la salute, l’ambiente.
Il quadro generale dovrebbe essere affidato a meccanismi di programmazione pubblica dell’economia (ritorna, qui il tema della democratizzazione del processo di Unione Europea: senza però concedere nulla all’eurocentrismo, anzi operando per legittimare altri punti di vista del mondo), in grado di stabilire criteri di regolazione dello sviluppo economico e di riportare il processo di globalizzazione economica all’interno di un discorso di globalizzazione politica.
L’obiettivo deve essere quello di aprire una fase di transizione sul terreno di uno sviluppo sociale non antagonistico, ingiusto, disastroso per l’ambiente naturale, come invece viene dettato adesso dalla globalizzazione selvaggia e dal capitalismo della crisi.
UN NUOVO SOGGETTO POLITICO DELLA SINISTRA ITALIANA
A questo punto riproponiamo, allora, scusandoci con quanti avranno già letto parte di queste note: ma il rischi di ripeterci è allentato dall’uso del vecchio motto latino “repetita juvant”.
L’attuale conformazione delle forze di sinistra di alternativa presenti nel nostro panorama politico, non risulta all’altezza delle contraddizioni che abbiamo cercato, sia pure sbrigativamente, fin qui di enucleare: le ragioni sono diverse, ma sia Sinistra e Libertà, sia la Federazione della Sinistra (anche in vista della necessità di rientrare in Parlamento per la prossima legislatura, sia soprattutto per giocare un ruolo davvero importante nel vuoto lasciato dal PD e che si traduce in un esponenziale aumento delle astensioni, che come abbiamo visto nelle ultime occasioni elettorali colpisce duramente anche a sinistra) appaiono insufficienti alla bisogna.
Insufficienti per numeri, radicamento territoriale, qualità di quadri, espressione di gruppi dirigenti.
Serve mettere in moto un meccanismo nuovo che punti a costruire nel giro di un anno un nuovo partito unitario: rilanciamo l’idea di partire da assemblee locali, indette appunto unitariamente (a livello regionale o interprovinciale) dove si eleggano delegati (un centinaio alla fine) che a livello nazionale si propongano di lavorare attorno all’idea del nuovo soggetto attraverso l’elaborazione di documenti (programma, statuto, ecc..) sulla base dei quali svolgere il congresso fondativo: Sinistra e Libertà, in verità, aveva fornito segnali positivi in questa direzione riuscendo, in precedenza all’Assemblea del 12 Dicembre 2009, ad affermare il principio dell’adesione individuale: poi, però, in quel soggetto sono parsi prevalere stimoli rivolti piuttosto all’affermazione del concetto di “partito personale” e di dialogo diretto del leader con il “popolo” avendo l’obiettivo delle primarie del PD e, di conseguenza, aderendo a tutte le pieghe di quel processo di destrutturazione del sistema politico che abbiamo avuto occasione di analizzare in principio di questo lavoro.
La sinistra, di tradizione comunista, socialista, radical-azionista, ambientalista ed espressione delle altre contraddizioni post-materialiste affermatesi negli ultimi decenni, deve poter disporre di un soggetto, di un partito, forte sul piano dell’identità (senza assumere velleitari profili di “identità assoluta”) affermando una presenza che, pur nella contingente ristrettezza dei numeri (sia sul piano della militanza, sia sul terreno elettorale) affermi una propria egemonia di contenuti, recuperi un ruolo sul terreno culturale, sia in grado di proporre una idea complessiva, generale, di società alternativa.
Serve un salto nella storia: ma non si può fare nessun salto senza prima fare spazio al pensiero di un futuro diverso.
Savona, li 25 Giugno 2010
Franco Astengo
RILANCIARE IL CLN
Se può essere consentito un giudizio sintetico sulla situazione politica italiana, possiamo ben affermare che il clima va facendosi “plumbeo”: i commentatori oggi oscillano tra il considerare la situazione come alla vigilia di un vero e proprio “cupio dissolvi”, oppure in uno stato di attesa di un tentativo di vera e propria svolta autoritaria ( è stato fatto il paragone con il fascismo che tra il 1922 ed il 1925 sviluppò una strategia di legittimazione “legalitaria” del proprio potere in senso autoritario. Ed oggi, di fronte a possibili elezioni anticipate, la legge elettorale, come allora, potrebbe consentire ad un solo partito, con liste composte da fedelissimi, di arrivare alla maggioranza assoluta. Maggioranza assoluta che gli elettori potrebbe concedere per un vero e proprio “sfinimento” e “consunzione democratica”).
Possiamo affermare, allora, senza alcuna tema di smentita che la situazione dell’oggi reclama una attenta analisi e la costruzione dell’alternativa.
E’ in atto un attacco, preciso, mirato, molto duro, per minare alle basi la convivenza civile costruita con la nuova Italia Repubblicana nata dalla Resistenza.
Nella storia più recente d’Italia abbiamo avuto diversi tentativi in questa direzione: l’attacco al movimento operaio negli anni’50,il tentativo di reinserire il neofascismo nell’area di governo che sventammo proprio cinquant’anni fa a Genova, il terrorismo, gli inquietanti collegamenti con la criminalità organizzata che oggi tengono banco nella cronaca in relazione a fatti accaduti nel momento delicato di trasformazione del sistema, all’inizio degli anni’90, quando la destrutturazione dei partiti “storici” della democrazia italiana, che pure aveva parte grandi responsabilità nella degenerazione del sistema, furono cancellati aprendo la strada ai rischi di instaurazione di un regime populistico, di sostanziale restringimento delle garanzie democratiche quale quello che oggi sta cercando di imporsi nella situazione italiana.
Esiste un attacco diretto alle istituzioni democratiche: primo fra tutte il Parlamento svilito delle proprie funzioni, dalla capacità di rappresentare “lo specchio del Paese” (in questo esiste una responsabilità precisa risalente alle modifiche del sistema elettorale) per costituire semplicemente uno strumento di supporto dell’esercizio del governo in funzione della trasformazione della Repubblica da parlamentare in presidenziale.
Egualmente si attacca la Costituzione, nei suoi passaggi fondamentali, in particolare in quell’equilibrio delicato tra I e II parte; tra principi fondamentali e assetto delle istituzioni democratiche che rappresentò il vero e proprio capolavoro eseguito dai nostri Padri Costituenti.. Cercheremo, con tutte le nostre forze di impedire, questo disegno di attacco alla Costituzione, di trasformazione dell’Italia in una Repubblica presidenziale:in una forma di governo, cioè, di stampo sostanzialmente populistico- personalistico.
Un disegno che viene da lontano: almeno dal progetto riguardante la cosiddetta “Rinascita Nazionale” elaborato dalla P2 di Licio Gelli nel 1975, un piano che – nei suoi tratti fondamentali – è stato pienamente attuato.
La sua attuazione passa attraverso leggi che stiamo cercando di contrastare e che rappresentano il piedistallo sul quale si basa quell’idea di cambiamento negativo cui abbiamo già fatto cenno: la legge-bavaglio sull’informazione, il lodo-Alfano quale scudo per un ceto che si sente al di sopra della giustizia, l’attacco continuo alla magistratura, il dominio completo dei mezzi di comunicazione di massa, in particolare della televisione.
Attacco al Parlamento, Impunità, controllo dell’informazione: questi i capo saldi dell’offensiva di destra che si sta sviluppando nel nostro Paese.
La nostra memoria dice altro: la nostra memoria ci richiama ad idee di eguaglianza davanti alla legge; di socialità diffusa; di partecipazione popolare alla politica.
E’ bene ricordare, prima di tutto a noi stessi, come l’attacco alle basi democratiche della Repubblica Italiana si sta sviluppando all’interno di una crisi economico- finanziaria di vastissime dimensioni, sul piano internazionale, che coinvolge le relazioni tra gli Stati, rende difficile il processo di Unità Europea e, soprattutto, colpisce le condizioni materiali di vita di milioni di lavoratori, costringe alla disoccupazione i giovani e le donne, danneggia irreparabilmente il tessuto produttivo del Paese.
Una crisi economico-finanziaria che viene da lontano e che non possiamo qui analizzare nel dettaglio: ricorderemo soltanto come essa è affrontata, dai potenti di tutto il mondo, attraverso una politica che rifinanzia coloro i quali l’hanno provocata (pensiamo ai colossi finanziari statunitensi che hanno riempito il mondo dei cosiddetti “titoli tossici”), tagliando ferocemente il lavoro, la cultura,la scuola, la ricerca scientifica, adottando quella linea di liberismo selvaggio, di darwinismo sociale che si collega direttamente con quella idea personalistico-presidenziale-antidemocratica della politica e delle istituzioni che abbiamo già cercato di descrivere.
Sono ancora alti i livelli di guardia, la resistenza (sì è possibile parlare di vera e propria resistenza) che viene dal mondo del lavoro e da quello della cultura: l’esito del referendum svoltosi, qualche giorno fa, alla Fiat di Pomigliano d’Arco di fronte ad un vero e proprio ricatto che i padroni intendevano opporre a quei lavoratori è stato un segnale importante, di dignità e di coscienza politica e sociale che dobbiamo saper raccogliere per interno nel suo profondo significato.
La memoria, la “nostra” memoria, quella che cerchiamo di difendere ogni giorno, portandola a conoscenza di tutti, soprattutto dei giovani nelle scuole e nelle Università, ci dice che è necessaria una alternativa a questo stato di cose: che è urgente un riequilibrio nel senso dell’uguaglianza, della solidarietà, del senso dello Stato.
Proprio un anno fa (il 4 Luglio 2009) chi redige queste note(spero mi sia consentita la citazione, utilizzata soltanto al fine di ricostruire l’itineraio preciso della proposta che intendiamo oggi rilanciare) si permise di lanciare nel dibattito della sinistra uno spunto riguardante la costituzione di un nuovo CLN.
Adesso non occorre ulteriormente indugiare : è necessario costituire subito un “Comitato delle Opposizioni”, dentro e fuori il Parlamento: ovviamente senza alcuna velleità “aventiniana”, ma con un programma politico immediato molto preciso.
L’obiettivo deve essere quello delle elezioni anticipate, della fine prematura della legislatura, senza nessuna concessione a soluzioni pasticciate, “governi tecnici o di decantazione”.
La “decantazione” deve avvenire in tutt’altro modo, come proveremo a proporre adesso, molto in sintesi.
Le elezioni politiche, quando ci saranno, dovranno essere affrontate, da parte delle forze di opposizione, con una sola lista, comprendente esponenti di tutte le opzioni politiche presenti e senza concessioni ai “trasformismi” dell’ultima ora.
Questo “listone” (riprendiamo con un certo coraggio una termine che, comunque, continua a darci qualche brivido) deve porsi l’obiettivo di vincere le elezioni, attraverso due soli punti di programma: la formazione di un governo d’emergenza che affronti i termini più duri della crisi economica e del recupero di un ruolo internazionale nel Paese, in particolare nel concerto europeo; il varo,entro un anno, di una nuova legge elettorale di tipo proporzionale sulla base della quale si vada allo scioglimento delle Camere e a nuove elezioni, dalle quali scaturirà il governo della Repubblica al quale far trovare maggioranza e sostegno in Parlamento, e non certo attraverso aberranti contrattazioni preventive ( questo è stato un altro punto di errore, sul quale riflettere).
Naturalmente il sistema elettorale proporzionale potrà contenere elementi di garanzia per la governabilità (la preferenza potrebbe essere per un doppio turno: al primo si vota per i seggi della rappresentanza politica che ricostituisca una effettiva pluralità di scelta per l’elettorato e ristabilisca la centralità del Parlamento che, ancor oggi, la Costituzione prevede); al secondo , magari,per i seggi da attribuire per garantire la formazione del governo): si tratta, però di una discussione da farsi una volta messo da parte il pericolo, concreto, di una involuzione autoritaria che in effetti stiamo correndo.
Una scelta di questo genere costringerà i partiti a rimodellarsi sul territorio, a riprendere contatto con le proprie radici e le proprie possibili identità, a strutturarsi democraticamente, tornando agli iscritti ed eliminando ridicolaggini come le “primarie” all’Italiana, con il vincitore sicuro che poi sarà il perdente sicuro alle elezioni.
Una opzione, questa del “listone”, della scelta elettorale subito, della modifica della formula elettorale in seguito, che, sotto, sotto, non dispiacerà anche a qualcuno nel centro – destra che vi troverà elementi possibili di affrancamento da una situazione sempre più pesante (ripetiamo, però: nessuna accettazione di alcun trasformismo e nessuna alleanza spuria).
Questo tipo di proposta è stata poi ripresa e portata avanti, sia pure in altri termini dal punto di vista del dettaglio tecnico, anche dal segretario del PRC: ma non ci pare sia stata oggetto di approfondito dibattito e di una adeguata campagna di mobilitazione a livello popolare.
Proponiamo allora che, immediatamente, si apra un confronto su questo tema fra le diverse forza di sinistra (compresa la sinistra PD) non soltanto partitiche, per far sì che proprio la sinistra assuma un ruolo di traino, di avanguardia vera e propria, nei confronti delle altre forze democratiche di centrosinistra e di centro ( siamo ben consci delle difficoltà che la sinistra incontra sul piano organizzativo e politico e dei limiti della sua strutturazione sul territorio, limitata anch’essa dagli esiti di diverse “debacle” succedutesi nel corso degli anni, e minata da elementi di concezione della politica mutuati dall’avversario che risultano particolarmente corrosivi della sua identità politica. Ma da qualche parte bisogna pur partire per tentare di rivitalizzare, per quando possibile, un quadro pur così deficitario)
Pensiamo di aver lanciato una provocazione: ma la gravità dell’ora ritenevamo richiedesse,una iniziativa di questo genere, in attesa dell’apertura di un dibattito che speriamo risulterà intenso e serrato.
Savona, li 3 Luglio 2010 Franco Astengo
Bene. A questo punto sarebbe però opportuno chiarire un aspetto poichè l’ambiguità del contesto in cui si muove questo appello, personalmente, mi preoccupa.
A settembre assemblea dei firmatari che rappresentano una componente del PRC (area Essere Comunisti), il PdCI, SEeL, e una serie di altre compagne e compagni delle differenti aggregazioni della sinistra di alternativa e non, ok.
Perchè non c’è la firma del segretario nazionale di Rifondazione? Perchè non sottoscrive nessun altra/o compagna/o della segreteria nazionale appartenente ad altre aree congressuali?
Le decisioni che verranno assunte a settembre saranno impegnative solo per i sottoscrittori dell’appello che si comporteranno conseguentemente in autonomia da un partito di appartenenza escluso dalle dinamiche democratiche di discussione e decisione?
Mi sembrano storie da separati in casa e di proposte unitarie che sortiscono unicamente divisioni …deja vu.
Il far finta di niente è la negazione dell’affermazione della verità, che è sempre rivoluzionaria.
Roberto Montanari segretario prov.le PRC di Piacenza
Caro Bob,
il tuo intervento, conoscendoti, un po’ mi sorprende, perché si fonda su un grossolano equivoco: non corrisponde al vero scrivere che a settembre ci sarà una componente del Prc che terrà un’assemblea insieme a Pdci e SeL. L’appello, come è facilmente riscontrabile, è firmato da compagne e compagni di varie sensibilità interne a Rifondazione, compresa quella che fa capo al Segretario nazionale.
Stiamo al merito: l’appello afferma una posizione che non è condivisa dalla Segreteria nazionale o in contrapposizione con i documenti votati da tutti gli organismi dirigenti del partito da un anno a questa parte?
Sinceramente non mi pare. Mi pare anzi che concretizzi, finalmente, quello che da tempo ci diciamo e cioè che per Rifondazione Comunista è strategico l’orizzonte della costruzione della sinistra d’alternativa. Non nelle forme di un nuovo partito (un soggetto politico che cancelli i comunisti, come molti compagni che ora con noi difendono la prospettiva di un soggetto comunista autonomo per molti anni, insieme a Bertinotti, hanno auspicato e lavorato affinché fosse), ma nelle forme di una coordinata e permanente unità d’azione.
E tu in tutto questo già pensi alle decisioni che verranno assunte a settembre e a come questo produrrà (da quello che scrivi: inevitabilmente) attriti e contraddizioni dentro il nostro partito?
Io sono serenamente convinto che qualora da quell’assemblea emerga l’impegno di lavorare insieme per proporre un referendum abrogativo della legge 30, per esempio, tutto il partito sia d’accordo e non servano richiami disciplinari per chi lo dovesse fare. A meno che gli scenari a cui si intende lavorare siano altri.
Un abbraccio,
Simone
Probabilmente sarebbe stato utile numerare gli appelli all’unità della sinista, almeno oggi sapremmo di preciso a quale numero corrisponde questo ennesimo. Interessante anche scorrere alcune delle firme, alcuni personaggi che dopo aver ampiamente contribuito alla frammentazione della sinistra , alle lotte interne di potere oggi richiamano all’unità
sarebbe interessante potergli chiedere conto del loro agito politico.
Mi domando, a parte alcune rare eccezioni, tra cui Grassi, chi realmente rappresentano , a parte loro stessi, i firmatari l’appello?
quanta autoreferenzialità è intrinseca in quelle firme?
Siamo tutte persone che “masticano” di politica sappiamo come si concepisce un appello : si cercano alcune firme illustri caso mai di “senatori” della cultura e della sinistra ora mai fuori da tutti i giochi, firmano ex dirigenti in cerca di un presente e di un futuro, alcuni rari militanti attivisti motivati e spesso , ma non sempre tra i firmatari si può scorgere il nome di chi tira le fila di chi ha chiara la finalità e il ruolo che l’appello dovrebbe ricoprire in una determinata situazione politica, questo ennesimo appelo non fa eccezione
la liturgia è la medesima.
Troppo poca ora mai non basta più, la profonda crisi della sinistra , la ricostruzione della sinistra richiedono molto di più.
Stiamo andando verso la contruzione di una FDS ove i due partiti principali RC e PDCI sono ridotti organizzativamente e politicamente al ” lumicino” le altre sigle rapressentano nulla più che i dirigenti che esprimono, gli appelli pensati e prodotti per incidere e influenzare questo percorso sono firmati da un piccolissimo autoreferenziale ceto politico.
Di cosa stiamo parlando? di cosa stiamo discutendo? DI Nulla.
Un appello all’unità della sinistra avrà un senso e una utilità,quando sarà promosso dai cittadini, dai lavoratori, dalle associazioni realmente radicate nella società e nei territori.
Avrà un senso quando sarà promosso gudato da reali avanguardie sociali culturali, politiche che mirano ,aspirano a promuovere una rinascita della sinistra.
Non è più tempo. non c’è più spazio per l’autoreferenzialità
caro stefano,
su molte cose sono d’accordo con te, tuttavia ritengo tutte queste iniziative – che cercano di ricostruire dei fili tra le forze sparse della sinistra – positivamente.
E’ vero che servirebbe ben altro. Tuttavia il fatto che personalità rappresentative della attuale sinistra di alternativa si impegnino per costruire iniziative comuni contre le ingiustizie sempre crescenti va nella giusta direzione. Tra l’altro tra i firmatari dell’appello vedo anche figure rispetto alle quali tutto si può dire tranne che lo facciano per una poltrona.
Al contrario sarebbe importante che a questa iniziativa di settembre partecipassero anche compagn* di base, strutture territoriali, comitati impegnati nelle vertenze.
Spero che i promotori diano all’iniziativa questa apertura.
giuliano valente
cane sciolto di mantova
Caro Simone,
ho visto anch’io che alcune delle firme all’appello non sono riconducibili all’area E.C. e che tra queste almeno un paio (ma non essendo un questurino abituato a sminuire il numero dei partecipanti te ne concedo anche 10/15 o comunque quelle che riterrai)appartengono all’area Ferrero, ma il problema rimane: su una questione come quella che riguarda le alleanze e – considerati alcuni degli attori in campo – anche quella del rapporto col centrosinistra e quindi pure del governo, non ritieni sia opportuna una presa di posizione di TUTTO il partito anzichè di alcune personalità a titolo individuale?
Questo dialogare di alcune compagne e compagni di Rifondazione col resto del mondo della sinistra per me equivale alla stipula di trattati internazionali (magari in materia di difesa ed economia) tra alcune regioni della padania ad esempio e alcuni stati del nord Europa; è roba da secessione!!!
Che il percorso dell’unità della sinistra di alternativa sia nelle corde del PRC è osservazione che condivido con te; che tentiamo di praticare mediante la costruzione del progetto della Federazione della Sinistra e con l’ipotesi dell’accordo UNICAMENTE elettorale per mandare a casa Berlusconi e per chiudere con la stagione del bipolarismo.
Ma torno sulla questione: perchè lo strumento di ciò è un appello prodotto al di fuori dei canali decisionali democratici della comunità politica di Rifondazione? Perchè non sono state coinvolte le federazioni? i circoli?? Perchè la figura simbolo di un partito – il segretario nazionale non c’è???
Caro Simone, non è vero che va tutto bene madama la marchesa.
Queste forme di autonomizzazione fanno male all’unità e fanno male a Rifondazione, di questo mi dispiaccio.
Si comprende che c’è uno sforzo di accelerazione fatto da parte vostra a fin di bene, ma il conflitto gestito così non ci porta da nessuna parte è criptico per la maggioranza delle compagne e compagni e cristallizza le divisioni nei gruppi dirigenti.
Non so cosa produrrà l’assemblea di settembre, se la proposta di un referendum o altro, ma non sarebbe più logico che le iscritte e gli iscritti di Rifondazione TUTTA decidessero in autonomia le cose da fare anzichè farsele suggerire o imporre da altri?
In conclusione anche se preoccupato non penso minimamente a misure di censura o sanzionatorie nei confronti dei firmatari dell’appello e nemmeno alla riedizione di forme di centralismo democratico, penso invece alla normalità comunista della battaglia delle idee dentro al partito che appartiene e a cui appartengono tutti, penso al camminare domandando e non al (un pò democrisitano) parlare alla nuora per far capire alla suocera che alla fine fa incazzare generi, figlie, nipoti, cugini e via di parentele elencando.
Siamo comunque fratelli e sorelle nel comunismo Roberto Montanari
Caro Roberto,
penso proprio che l’appello esprima la posizione di tutto il partito, perché così ho inteso, come ti scrivevo, tutti i documenti votati nel comitato politico nazionale e in direzione negli ultimi due anni (quindi all’interno di quelli che chiami “canali decisionali democratici della comunità politica di Rifondazione”).
Costruzione della sinistra d’alternativa, unità d’azione con le forze di sinistra, battaglia sui contenuti, centralità della questione democratica: se ho inteso male io le indicazioni provenienti dagli organismi dirigenti del partito in questi anni, mi piacerebbe che tu mi indicassi precisamente come, dove e quando.
Quindi l’appello rispecchia esattamente la linea politica di tutto il partito, proprio quella che tu invochi; anzi: dà ad essa forza e concretezza. Ciò ben oltre l’autorevolezza dei firmatari: non mi pare che l’assenza (peraltro difficilmente comprensibile) delle firme di alcuni dirigenti modifichi il dato di fatto che ti riportavo, e cioè che questa è, nella buona sostanza, la linea politica di tutti. Nello specifico tu noti l’assenza del Segretario del Prc: come avrai visto Ferrero non è l’unico segretario che manca. Nessun segretario ha firmato: non ha firmato Diliberto, né Salvi, né Patta, né Vendola. E tuttavia non mi pare che le loro assenze pregiudichino il coinvolgimento dei partiti della sinistra nel progetto individuato dall’appello (che proprio ieri ha incassato l’autorevole appoggio del quotidiano il manifesto).
Permettimi poi di rilevare che l’utilizzo del termine “secessione” e del parallelo che fai con la politica internazionale è un po’ infelice, perché in politica quel termine ha tutt’altro significato e, come potrai facilmente riconoscere anche tu, con l’appello c’entra proprio per nulla.
Un caro saluto,
Simone
caro Simone,
stando a quanto scrivi mi pare di poter sintetizzare in questo modo un possibile metodo di lavoro nel partito: “tra un congresso e l’altro l’applicazione della linea politica del PRC viene decisa e gestita dalle componenti interne al partito mediante appelli personali. Circoli, federazioni ed organismi dirigenti, se credono, possono aderire”. Con un pò di sconcerto Bob Montanari
Come un carro armato si procede verso lo scioglimento di Rifondazione Comunista. A leggere anche i nomi dei tanti firmatari viene da chiedersi: perchè non abbiamo scelto Vendola a Chianciano? Almeno loro sono stati chiari: non si sentivano più comunisti. Caro Grassi, nel tuo articolo parli dei movimenti per l’acqua. Credo che tu sappia che a Napoli il comitato promotore per i referendum ci ha “scomunicati” dopo la decisione di entrare nell’Arin Spa del comune di Napoli (tra parentesi questa società riguarderà solo il comune di Napoli e non si estenderà oltre). Vorrei sapere: cosa ne pensi di ciò? Spero che non attacchi anche tu con la solita solfa che “dall’interno possiamo vincere la battaglia per l’acqua pubblica”. In tal caso ti ricorderei: 1)c’è un grassiano da anni nell’ASIA (società che gestisce i rifiuti, anche per il comune di Napoli) e proporio la settimana scorsa l’assessore regionale ha dichiarato che è tutto pronto per l’inceneritore di Napoli; 2) hai detto la stessa cosa nel 2006 quando “dall’interno della maggioranza bertinottiana” dovevi far sterzare la politica della segreteria a sinistra, poi sappiamo com’è andata a finire. Leggevo Oggionni, il quale affermava che spenderà tutta la sua vita per costruire un partito comunista di massa. Vorrei ricordarti che ad un partito comunista si chiede di avere una piattaforma comunista e nè rifondazione nè tantomeno la Fed. ce l’hanno. Ma voi veramente credete alle cose che dite? In questo caso saremmo proprio messi male se due dirigenti pensano che con, e dentro, la Federazione e nel modo con cui si sta costruendo, si possa costruire un partito comunista di massa. Posso solo augurarmi che sia una mossa strategica per portare allo scoperto questo organismo, che definirlo socialdemocratico gli si da un merito, per scalzare Ferrero che si è accordato con gli ex-vendoliani che costituiscono tuttora la testa di ponte tra noi e Sel e che non hanno mai abbandonato l’idea della scomparsa di falce e martello. Comunque, resta la mia domanda iniziale. Aspetto tua risposta.
Compagni stiamo ai fatti e basta con le dietrologie. Rafforzare il PRC non vuol dire che non dobbiamo porci il problema delle alleanze: se lo poneva il PCI anche quando era al 30% e non ce lo poniamo noi con il 3%? Non porselo non significa essere comunisti puri, ma semplicemente miopi. Nei posti di lavoro, di studio e nei quartieri ci rimproverano continuamente la nostra litigiosità e ci chiedono segnali di unità.Specie in un momento in cui persino le istituzioni democratiche sono in pericolo e in cui abbiamo uno dei peggiori governi della storia repubblicana. Non credo che non abbiamo proposte da fare ai nostri referenti sociali, ma se ci si muove in modo sparso non siamo credibili; infatti dobbiamo ricreare una credibilità come comunisti e come sinistra più in generale. Ad esempio nella battaglia sull’acqua abbiamo visto come colpire uniti paga. Ma perchè non dovremmo farlo su altre questioni sociali su cui c’è un’ampia convergenza di forze?
saluti comunisti
franco iachini
PER FRANCO IACHINI
E con chi si è alleato il PCI quando aveva il 30% ? non diciamo stupidate, non siamo tutti morti, e non mi ricordo nessuna alleanza fatta ne ricercata, anche se fare un alleanza quando hai il 30% è una cosa ma quando non ci sei, non esisti, il primo imperativo è esistere è crescere,con una identità precisa solo dopo si possono fare alleanze, non subito continuiamo a ragianare di governabolità e di alleanze come se avessimo consistenza, e potere contrattuale, mentre non esistiamo, si possono fare alleanze, quando si hanno eserciti,non quando dobbiamo chiedere di essere accettati e non ci vogliono, come a Milano Penati insegna, e come tutti ci ricordano che per essere accettati dobbiamo abiarare di essere stati comunisti ma anche di avere simpatizzati (nella rivoluzione francese) coi Giacobini.
ma di cosa stiamo parlando, qui non siamo in un periodo storico, come quando il PCI contro il fascismo si alleò anche coi monarchici, o Lenin con i contadini, qua siamo in una fase storica che si discute (anche nel nostro partito)se l’ipotesi comunista sia o no ancora attuale, ed è questa la battaglia che dobbiamo condure, non ipotetici CLN dove noi non avremmo la forza(che ebbero invece i comunisti di ieri)di imporre nulla neanche la nostra partecipazione, si perchè per poter partecipare non potremmo farlo da comunisti, ma mimetizzati sotto altre spoglie, e se no come si spiegano i mille tentativi di costruire nuovi contenitori?se non come il tentativo di lasciarsi alle spalle “l’indicibile nome?”.
la vedo brutta, e vedo gia gli avvoltoi che volano sopra la carcassa del comunismo.
Caro Franco,
sono il compagno di “Essere comunisti” che da 3 anni e mezzo fa parte del cda Asia Napoli s.p.a. . Avendo letto la tua nota vorrei provare a dare un contributo alla discussione sul futuro della sinistra.
Chiaramente la tua riflessione sul ruolo dei comunisti nei cda delle aziende pubbliche mi spinge a concentrare il ragionamento su quest’aspetto tralasciando, per il momento, altri aspetti che considero molto più importanti.
Punto 1) Credo che la presenza e l’esperienza nei cda delle società pubbliche possa essere molto importante per i comunisti e per gli interessi che questi vogliono rappresentare determinando novità, risultati ai più poco conosciuti, per responsabilità non nostre. Ti posso testimoniare che a Napoli per la prima volta nella sua storia si è potuto sperimentare, dal 2008 in poi, per circa 150.000 cittadini il sistema di raccolta differenziata porta a porta (terza o quarta grande città d’Italia per numero di abitanti che fa il porta a porta) con notevoli risultati sia percentuali che di materiale mandato a riciclo (più di 100.000 tonn/annue rispetto alle 560.000 tonn di prodotte nel comune di Napoli). Tuttavia ritengo questo dato notevolmente insufficiente e credo che si debba e si possa fare di più per arrivare ad almeno 250.000 abitanti coinvolti entro la primavera dell’anno prossimo. Questo è l’impegno che come partito, come gruppo comunale ci siamo dati per determinare le condizioni di un svolta irreversibile verso una gestione dei rifiuti improntata sul recupero della materia piuttosto che sull’incenerimento.
Punto 2) sull’inceneritore di Napoli est ti posso informare che non tutto è scontato come è stato detto dall’assessore regionale Romano. Il sottoscritto, a nome del partito che rappresenta, si è opposto ed ha contrastato ogni atto, ogni decisione che Asia Napoli ha adottato riguardo all’inceneritore di Napoli in ossequio alle posizioni che il comitato regionale e nazionale hanno espresso più volte sull’argomento. La macchina da guerra che aveva messo in campo l’amministratore delegato di Asia Fortini, con la complicità e compiacenza di Bertolaso, si è dovuta fermare davanti alla dura opposizione di molti consiglieri comunali della sinistra: questa interruzione non è stata determinata, quindi, solo perché l’area territoriale dove dovrebbe sorgere l’ecomostro di proprietà regionale non è stata concessa dalla Giunta Bassolino. Si sono determinate, con la nuova giunta di centrodestra, così le condizioni che assegnano l’inceneritore non più alla proprietà del comune di Napoli o di Asia ma alla Regione Campania che in cambio ha concesso l’area territoriale. Ciò rende molto più agevole la nostra opposizione politica all’inceneritore napoletano e determinerà le condizioni per cui Asia Napoli possa orientare la sua azione più sulla raccolta differenziata che sull’incenerimento dei rifiuti. Credo che senza la nostra presenza nel cda Asia non si sarebbe potuto avviare la raccolta porta a porta a Napoli e non si sarebbero potute determinare le condizioni per praticare realmente l’unica alternativa alla logica degli inceneritori. Si deve fare di più naturalmente, per esempio il partito e il sottoscritto per conto del partito si sta battendo per introdurre la sperimentazione delle politiche di riduzione a monte della produzione dei rifiuti nel comune di Napoli (compostaggio domestico, introduzione del sistema di distribuzione di saponi, latte, vino etc. distribuiti automaticamente con contenitori riutilizzabili, vuoto a rendere per le bottiglie di vetro, campagna di disincentivazione dell’uso delle acque minerali nelle bottiglie di plastica etc. etc. per l’uso e dell’acqua del rubinetto).
Punto 3) Credo che almeno il 50% degli emolumenti percepiti come indennità per la funzione di consigliere di amministrazione debbano essere destinati al partito ed è quello che il sottoscritto sta praticando, e ti posso garantire che resta giusto il necessario per pagarsi un assicurazione per colpa grave e quant’altro. Insomma si può stare nei cda di società pubbliche se:
A)fino a quando queste sono pubbliche è meglio che esse siano gestite da personale politico competente, piuttosto che da tecnici competenti che si vendono al migliore offerente e/o a potenti lobby economico-finanziarie; B) l’impegno dei comunisti nelle società pubbliche può determinare, in sinergia con la politica e i movimenti, svolte inaspettate che possono introdurre sassi che frenano gli ingranaggi del neoliberismo e possono produrre alternative concrete che preservano i posti di lavoro e sono compatibili con la tutela dell’ambiente; C)i comunisti utilizzano quest’esperienza per formarsi e/o rafforzare le proprie competenze tecniche, per trasmetterle agli altri compagni/e quando è necessario, non certamente per arricchirsi a scapito della collettività.
Questi sono solo alcuni degli indirizzi che tento di seguire per rendere fruttuosa ed interessante, non solo per me, l’esperienza di consigliere di amministrazione della Asia Napoli s.p.a. Possono essere questi alcuni elementi di analisi, su questo specifico argomento, che possono arricchire il programma di una nuova sinistra dove i comunisti possono essere protagonisti? Non lo so spero di sì. Ti saluto fraternamente, Fabio Matteo.