Un importante sostegno all’appello

Vi propongo la lettura dell’interessante editoriale del Manifesto di domenica 11 luglio, scritto da Valentino Parlato.
Come potete leggere, nella parte conclusiva dell’articolo, Valentino invita ad aderire all’appello per l’unità a sinistra, pubblicato nei giorni scorsi in questo blog, e propone al Manifesto di farlo proprio. Un fatto molto positivo. Un passo avanti importante verso l’assemblea di settembre.

Il silenzio del PD

di Valentino Parlato su il manifesto – 11 lugli 2010
Il titolo di prima pagina del manifesto di ieri era pesante: «Crisi di governo». Diagnosi esatta, lo conferma il titolo di prima pagina de Il Giornale (di proprietà di Berlusconi): «Patto per imbarcare Casini. Il nuovo governo nasce a casa Vespa» (di proprietà di Propaganda Fide). Se nasce il nuovo governo, significa che l’attuale è morto. Ma anche il nuovo è morto in sala parto. Lo sciopero dei giornali è stato un pesante voto di sfiducia, tale da influire anche sulla seconda morte. Il «Patto per imbarcare Casini» è saltato perché Casini vuole entrare al governo con tutti gli onori: esige una vera crisi di governo e nel frattempo a Palermo il suo partito entra nel governo di Raffaele Lombardo, che è in totale rottura con Berlusconi. Ma c’è di più. La cena a casa Vespa ha fatto infuriare la Lega che, per bocca di Maroni, ha detto che queste trattative sono inammissibili e che mai potrà esserci un governo con Casini altrimenti il Carroccio aprirà la crisi. E non solo. La Lega – come molti nel Pdl – comincia a pensare al dopo Berlusconi e rinsalda ed esibisce l’alleanza con Tremonti, che è diventato il più pesante avversario di Berlusconi. Anche lui pensa al dopo, in una situazione in cui – cito l’editoriale del Giornale – «è chiaro a tutti che così non si può più andare avanti».
A questo punto Berlusconi potrebbe subire la sfida e aprire subito la crisi. Ma non può lasciare per aria la manovra economica (e Tremonti) e la autoassolutoria legge sulle intercettazioni. La crisi di governo c’è ed è sotto gli occhi di tutti.
Ma la sinistra che fa? C’è? L’Unità di ieri mette solo a pagina 11 una dichiarazione di Bersani. Il titolo è: «Bersani: quadro allucinante, il governo riferisca in aula». Francamente il segretario del Pd sembra un po’ allucinato. Di fronte a questa situazione sa solo dire che il governo deve riferire in aula. Aggiungo altre «tempestive» dichiarazioni di Bersani alla scuola di formazione del Pd a Venezia: «I problemi del paese non si risolvono a tavola», «purtroppo può esserci un rilancio pericoloso». Mi dispiace dirlo ma sono frasi irresponsabili, di uno che sembra appena sbarcato dalla luna. Ma questo è il Pd di oggi. Incapace di governare nel secondo governo Prodi e, oggi, ancora più incapace di fare opposizione. Detto più rozzamente, di fare politica. Insomma, l’avversario è in piena crisi e non c’è un’iniziativa, nessun appello alla mobilitazione di un popolo che ha cominciato a stancarsi del berlusconismo, dei tagli, delle promesse mancate, dell’abbassamento del tenore di vita di larga parte della popolazione. Viene il sospetto che in questa situazione il Pd abbia paura di assumersi una responsabilità di governo. Ma se siamo a questo c’è solo da augurarsi una dissoluzione dell’attuale gruppo dirigente del Pd e che, fuori dai giochi della politica, nella società nascano e si incontrino movimenti per ricostruire una forza di ispirazione socialista per cambiare lo stato delle cose e la condizione umana di tantissimi che subiscono i danni della crisi e di questo governo.
Ps: oggi il manifesto pubblica un appello per l’unità della sinistra con tante firme di compagni e di cittadini, e l’unità si fa su obiettivi chiari. Facciamolo nostro. Chiediamo altre firme e iniziative chiare.

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137 commenti to “Un importante sostegno all’appello”

  1. Luciano Marasca scrive:

    Sono anni che siamo ancora alla zavorra del PD (ex DS ex PDS ecc.), che abbiamo sempre trattato illusoriamente, pur se criticamente, come un punto di riferimento per la sinistra. Da parte del Manifesto, di cui sono socio oltre che lettore fedele, sembra trattarsi di un rapporto di amore-odio verso il padre che ti ha cacciato di casa. Da questo punto di vista il quotidiano non ha mai raggiunto compiutamente l’età adulta.

  2. mauro scrive:

    http://www.lernesto.it/index.aspx?m=53&did=793

    In continuo aggiornamento il programma della Festa nazionale dell’ERNESTO

    Bologna, 26-29 agosto 2010

  3. davide gherri scrive:

    Cari compagni, ho letto della candidatura dell’on.Pisapia alle primarie per il centro-sinistra a sindaco di Milano.
    Premetto che non ho nulla di personale contro l’on. Pisapia e che spetta ai compagni di Milano scegliere come andare alla prossima consultazione comunale. Non posso esimermi dall’esprimere alcune considerazioni: il candidato del centro-sinistra o del P.R.C. non dovrebbe essere una persona di Milano, che vive nella città, che conosce i problemi della città e che ha una storia legata ai movimenti per le problematiche di Milano? Che ci azecca l’on. Pisapia con Milano?
    Per quanto mi riguarda l’on Pisapia all’epoca del governo Prodi è andato a prendere Ocialan in Turchia con la promessa dell’asilo politico in Italia, poi negato, quindi ripromesso in un altro paese e poi arrestato ed imprigionato in Turchia.Pisapia avrà pure agito in buona fede ma non si può certo dire che sia stato accorto. Il P.R.C., la sinistra, i lavoratori, il Paese, hanno bisogno di politici che rappresentino le loro istanze, che sappiano muoversi con destrezza nelle istituzioni, per fare emergere le contraddizioni del sistema, per quanto mi rguarda la storia di Pisapia non mi sembra tanto confacente ai requsiti precedentemente esposti.
    Perchè non puntare sul compagno Muhlbauer? Conosce le tematiche relative ai problemi di Milano, è già stato candidato alle regionali ed ha riscosso un notevole successo personale come numero di preferenze, segno di un legame forte con la sinistra, l lavoratori e la città.
    Dovremmo valorizzare quei compagni che sono espressione dei movimenti, che mantengono da tempo legami con la città . Non è più tempo di manovre politiciste, i risultati di Bunetta a sindaco di Venezia e del ministro leghista a sindaco di Lecco dovrebbero insegnare qualcosa anche a noi. Andare avanti così si farà quello che vuole Bertinotti, si azzera tutto,non credo che sarà poi facile ricostruire.
    Fraternamente davide gherri

    • Gianni B. scrive:

      Ocalan non è stato portato in Italia da Pisapia e non arrivava dalla Turchia, ma dalla Russia, dove non poteva più restare. Al contrario, Pisapia l’ha diffeso in veste d’avvocato.
      Questo non per caldeggiarne la candidatura, ma per non diffondere notizie errate.
      Del resto, la questione curda e l’appoggio che il Prc ha cercato di dare al Pkk ed al suo leader, volto al raggiungimento di un processo di pace, sono ben più complessi di come vengono trattati dai giornali.

  4. enzo bardo scrive:

    Ri-posto, pari pari, un intervento su Liberazione di 3 anni e mezzo fa, dal quale si possono capire alcune delle ragioni della nostra crisi attuale, al netto delle trasformazioni profonde anche nelle coscienze degli antagonisti del sistema, determinate dalla vittoria del pensiero liberista e dalla sua egemonia culturale. Lo riprongo, perchè non vorrei che dietro gli appelli all’unità ci sia l’intenzione di alcuni partner- o di tutti- di ri-propinare le stesse ricette del secondo governo Prodi. Sarebbe la fine senza appello per noi.
    N.B Ovvio che bisogna contestualizzare l’intervento perchè esso abbia un senso.
    La felicità e il palo. (uno sfogo )
    giovedì 1 febbraio 2007
    Elezioni politiche 2006. Incontro Prodi-Berlusconi. Prodi: “Noi vogliamo dare la felicità agli italiani” ( forse ha detto “un pò di felicità”, non ricordo bene). Sapendo che Prodi è una persona seria, tanto che egli si è fatto creare lo slogan “la serietà al governo” ed avendo egli detto, sempre con tono serio,che bisognava ridurre i costi della politica e pensare di dare serenità ai giovani, avendo egli detto tutto ciò io gli ho creduto e l’ho votato, per interposti partiti e persone. Ieri, finalmente, ho potuto toccare quella felicità con un dito: sono andato da un dentista per estirpare uno dei tanti denti malandati e questi mi ha detto che sulla prescrizione del medico di base si doveva calcolare un ticket di appena 10 euro, cioè 8 euro, cioè il 400%, in più rispetto al periodo ante finanziaria, quando il ticket era di 2 euro; a questi si doveva aggiungere il balzello di 36 euro previsto dalle leggi regionali. Potete immaginare il salto di gioia e i battiti del mio cuore da cavallo purosangue dopo una gara di galoppo. La felicità ha preso a sprizzare giuliva da tutti i pori soprattutto quando mi sono ricordato della serietà di Prodi e del rifiuto di questa maggioranza di applicare un’aliquota IRPEF maggiorata per i redditi dei veri ricchi, diciamo oltre 200.000 €?, e un prelievo modesto di solidarietà dalle pensioni d’oro, e quando mi sono ricordato della penalizzazione degli automobilisti che non possono comprarsi l’auto euro 4. Allora, da vero coglione, mi sono reso conto tardivamente di essere stato preso per il c…. e sono piombato nell’angoscia. Appena mi sono ripreso ho cominciato a ragionare. Ragiona, ragiona ho scoperto che quello che doveva essere il mio partito, mio perchè l’ho finanziato, votato e sostenuto per 15 anni, il PRC, ha fatto lo gnorri mentre lor signori razziavano le già esauste finanze dei lavoratori , anzi, no, si è messo a fare il PALO mentre i mariuoli rastrellavano montagne di denaro dai salari e dalle pensioni per riversarlo nelle casse del capitale (il cuneo fiscale docet, la revisione dei coefficienti delle pensioni è in agguato). Ho letto sul sito del partito che Paolo Ferrero è favorevole alla riduzione dello stipendio dei parlamentari. E’ una cosa vera o una serietà alla Prodi? Se è vera, perchè RC non presenta un disegno di legge sostenuto da una petizione popolare perchè le indennità degli istituzionali a tutti i livelli vengano ridotte del 40%? Si avrebbe un immediato risanamento finanziario, un guadagno di credibilità della classe politica, una moralizzazione della vita politica, un drastico ridimensionamento del carrierismo parlamentare che ammorba il costume politico, anche di RC, un titolo etico che abilità la classe dirigente a chiedere sacrifici anche a chi ha i denti fradici o la macchina vecchia.
    Vi state comportando, nel complesso, in modo così stupido da poter fare dire al trafficante di Arcore che lui è il vero “uomo di sinistra”. Tradotto: sta riconquistando anche quei voti popolari che gli sono scappati per un pelo alle ultime elezioni. Continuate così: fateci del male!
    saluti amari
    raffadali 01/02/07
    vincenzo lombardo

  5. marco scrive:

    Crisi del Governo Berlusconi e compiti dei comunisti e della sinistra d’alternativa
    (di Fosco Giannini su http://www.lernesto.it/index.aspx?m=77&f=2&IDArticolo=19584)
    I carabinieri di Roma, coordinati dal Procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo, hanno chiamato “Operazione Insider” quell’enorme inchiesta che – facendo tremare tanti palazzi del potere – rivela l’esistenza di una “Loggia P3” volta alla costruzione di un contropotere oscuro e mafioso; alla gestione criminale di grandi operazioni economiche e ad una penetrazione nella Magistratura diretta a costruire dentro di essa una potente casamatta filo berlusconiana avente come primo compito quello di ratificare il Lodo Alfano e cioè la salvezza per Berlusconi & soci. Una “P3” dominata dall’ex P2 Flavio Carboni e da altri due noti faccendieri come Pasquale Lombardi e Arcangelo Martino, un trio in sintonia e in sinergia politica con Denis Verdini ( coordinatore nazionale del Popolo della Libertà), Marcello Dell’Utri ( senatore PdL, braccio destro di Berlusconi in tutta l’avventura Publitalia e Forza Italia, già condannato in appello per concorso mafioso), Nicola Cosentino ( costretto a dimettersi in questi giorni, per la pesantezza insopportabile delle accuse, da sottosegretario all’Economia ) e Giacomo Caliendo ( sottosegretario alla Giustizia, l’uomo che doveva/dovrebbe guidare il progetto di conquista e condizionamento di aree della Magistratura, a cominciare dai quindici giudici costituzionali chiamati a decidere sulla legittimità del Lodo Alfano).

    Ma il quadro oscuro emergente dall’ “Operazione Insider”, nonostante la sua inquietante vastità e ramificazione, altro non è che l’ultimo anello dell’ormai lunga teoria di bassezze, degenerazioni politiche e morali, corruzioni e contraddizioni che stanno attraversando e squassando sia il PdL che il governo Berlusconi.

    Dai processi a Berlusconi alle condanne agli uomini della sua sterminata corte; dalle escort di regime alle rete nazionale di corruzione di Bertolaso e del suo vasto sistema di speculazione; dall’immoralità paramafiosa della giunta campana e ai suoi assessori PdL al caso Brancher, ministro con delega “all’autoassoluzione”; dalle ultime rivelazioni sullo stalliere mafioso di casa Berlusconi alla condanna di Dell’Utri, passando per la casa regalata a Scajola e alla sue dimissioni da ministro, il fiume melmoso del PdL corre in parallelo alla crisi politica profonda del governo, alla sua involuzione repressiva e autoritaria e alle sue politiche duramente antisociali; la rottura tra Fini e Berlusconi; i primi, significativi, segnali di malessere della Lega; il malcelato scontro tra Berlusconi e Tremonti in relazione alla Finanziaria; la ricerca, da parte di Berlusconi, dell’UDC quale nuovo partner di governo, col conseguente no di Bossi; le manganellate ai cittadini dell’Aquila, manganellate che sono l’altra faccia del sì del governo al disegno Fiat per Pomigliano d’Arco, della manovra finanziaria lacrime e sangue per l’Unione europea, dell’attacco forsennato alle politiche sociali delle Regioni con la conseguente ribellione dei governatori, del bavaglio alla stampa e dell’attacco alla Magistratura e alla Costituzione. Un quadro generale che parla della consunzione del governo Berlusconi e del fatto che le elezioni anticipate non possono più essere considerate inverosimili. Questioni, queste due, che rimandano a problemi di ordine più generale e strategico che dobbiamo iniziare a mettere a fuoco.

    Se la corruzione e la consunzione della tenuta politica del governo Berlusconi sono, sì, questioni importanti, ma – nell’essenza – sono dei segni, delle epifanie, quali sono i problemi d’ordine strutturale, sui quali poggiano la crisi del PdL e del berlusconismo?

    Primo problema: nonostante lo strapotere mediatico; nonostante le grandi vittorie elettorali e la costruzione di un senso comune di massa a sé favorevole, il PdL, il centro destra, il berlusconismo degli ultimi vent’anni non è riuscito a costruire un “ordine” politico capace di colmare il vuoto lasciato dal crollo del lungo “ordine” democristiano; le vittorie di Berlusconi sono state anche nette, profonde, ma non hanno mai avuto un carattere strategico, non hanno mai rappresentato – appunto – la vittoria di un nuovo ordine politico ed economico. Anche se temporalmente lunghe hanno sempre avuto uno strano carattere transeunte. Perché questo? Perché, semplicemente, il berlusconismo non ha mai avuto la forza ideologica e politica di proporre e costruire ( in due decenni, il tempo di un regime) un’idea-Paese; non ha mai avuto la densità culturale per indicare e sostenere politicamente un nuovo modello generale di sviluppo alternativo a quello che si è determinato in Italia in seguito al superamento del modello di sviluppo che si era costituito prima e durante il boom economico degli anni ’60, che ha retto sino alla fine degli anni ’80 per poi pian piano sgretolarsi e divenire quello che oggi possiamo chiamare – per la vastità della sua diramazione e per la nefasta egemonia – il “nanocapitalismo”, un sistema di superamento della concentrazione industriale e produttiva che rende particolarmente farraginosa e debole l’industria italiana, non più in grado di investire strategicamente sui punti tecnologicamente alti e avanzati della produzione sino al punto di divenire facile preda – vero e proprio agnello sacrificale – della concorrenza capitalistica internazionale, con drammatici riflessi sullo sviluppo generale del Paese e sulla condizione dell’intero mondo del lavoro e del non lavoro.

    Ciò che è andato determinandosi in Italia, in virtù di una spinta ideologica proveniente da oltreoceano e volta al radicamento di un lassez-fair assoluto, privo di controproposta politica, e che ha offerto le basi materiali per il superamento e lo sgretolamento del modello che si era imposto nella “ Prima Repubblica” ( un modello segnato dal dominio capitalistico ma anche da un importante ruolo dello Stato nell’economia e nella costruzione del welfare) è stato quello di un sistema mano a mano sempre più cruento, antioperaio e selvaggio al servizio di un disegno generale di distruzione della concentrazione produttiva che ha indebolito la struttura industriale italiana, consegnato al “piccolo è bello” le fortune ( per meglio dire: le sfortune) della competizione italiana sui mercati internazionali, creando, attraverso la “nanoproduzione”, uno spaventoso sistema di sfruttamento dei lavoratori indigeni e immigrati e riducendo infine l’Italia ( il suo sistema produttivo) a parente poverissimo e subordinatissimo – per rimanere nel campo europeo – ai sistemi industriali tedesco ( soprattutto) ma anche francese ed inglese.

    Il berlusconismo, alla fine dei conti, non solo ha subito, per debolezza culturale e progettuale, “ lo spirito dei tempi”, ma ha anche agito, nel lungo periodo, in relazione a quella che è la sua essenza, la sua natura : uno spezzone del neocapitalismo affarista, speculativo ed improduttivo che ha accumulato profitto e potere politico fuori della produzione avanzata ed industriale, mettendo a valore – economico e politico – una nuova ( trent’anni fa) accumulazione originaria: quella data dalle vecchie forme della speculazione edilizia e finanziaria assommate alla nuovissima speculazione mass-mediatica.

    Il punto è che lo spezzone capitalistico improduttivo e speculativo berlusconiano ha potuto agire per circa vent’anni da soggetto e rappresentante politico dell’intero capitale italiano, dell’intera borghesia, in virtù di un servizio reso alla Confindustria e ai padroni del vapore: “ non toccherò le vostre fortune, distruggerò lo stato sociale, sposterò il carico fiscale interamente sul mondo del lavoro, avvierò una profonda politica di privatizzazioni, accetterò quella politica di sottosalarizzazione di massa che mi chiedete in nome della concorrenza internazionale e non metterò bocca – non interverrò, anche perché non ne sono culturalmente e politicamente all’altezza – sul modello produttivo che va imponendosi sul campo: riduzione, sino all’estinzione, delle aree di concentrazione industriale produttiva di fronte ad un mare di nanocapitalismo in sviluppo su tanta parte del territorio nazionale ”.

    L’altra questione di carattere più generale che mina dal suo interno il berlusconismo è il declino della sua spinta populista, l’impossibilità di proseguire con la favola dell’ innovazione, delle politiche “ antiburocratiche fatte per il popolo”, della proposta della libertà contro i residui del comunismo. Anche nell’ultima vicenda della Finanziaria Tremonti si è visto come il Berlusconi populista ha dovuto infine cedere alle dure politiche antipopolari firmate dal suo Ministro dell’Economia e dettate dal Patto di Stabilità dell’Ue e dal governo tedesco. E si è visto come il nuovo deteriorasi del rapporto con la Lega ( basta osservare la questione delle quote europee del latte ) trovi la sua base materiale in una Finanziaria iperliberista che non solo fa insorgere le Regioni contro il governo, ma che impedisce materialmente il concretizzarsi del federalismo fiscale. Ed è del tutto evidente che il declino della spinta populista del PdL e la fine di essa quale elemento primario di organizzazione del consenso, deriva dal fallimento progettuale e dal vuoto strategico del berlusconismo.

    Sul piano più generale il punto è che il lungo processo di indebolimento, di sfinimento, dell’apparato industriale italiano spinge il nostro Paese nell’ angolo internazionale e verso il pericolo di un declino storico, per il quale i primi a pagarne dazio, a pagare sulla propria pelle ( in termini di nuova sottosalarizzazione e disoccupazione) saranno i lavoratori, le nuove generazioni.

    L’attacco forsennatamente antioperaio della Fiat a Pomigliano d’Arco annuncia il modo in cui quel poco di capitalismo italiano strutturato rimasto vorrebbe uscire dalla propria crisi : attraverso un abbattimento ulteriore dei salari, dei diritti e dello stato sociale, attraverso un’ulteriore restrizione dei mercati interni e un progetto di conquista dei nuovi e vasti mercati mondiali ( Cina, India, Brasile…). Un progetto che prende linfa ideologica e movenze dallo stesso sistema nanocapitalista e che dunque – per le stesse sorti dell’industria italiana avanzata, non solo per i lavoratori – è fortemente contraddittorio e nefasto.

    A fronte di questa linea dura il grande capitale italiano deve decidere se Berlusconi potrà ancora rappresentarlo politicamente, anche se il populismo berlusconiano, per questo progetto dei padroni, già mostra la corda: può andar bene, a questo pezzo – egemone – del capitale di natura “vallettiana”, “romitiana”, alla Marchionne, una soggettività politica che non proviene dal capitale industriale e non ne capisce sino in fondo i nuovi propositi e la nuova sete egemonica e che, tra l’altro, così corrotto al suo interno non possiede la “pulizia morale” di chi deve far sibilare la spada d’acciaio dell’ultimo e definitivo attacco antioperaio?

    Forse, per questo compito, è meglio Montezemolo? La partita, nel campo dei padroni, è aperta e può prevedere anche la fine di Berlusconi, come potrebbe prevedere ,anche, la non utilizzazione del Partito Democratico che, ridotto com’è, potrebbe non essere più buono né per il capitale né per i lavoratori, fino al punto che un nuovo leader e una nuova destra – più affidabile e meno populista ? – possa essere messa in campo. Di nuovo: attraverso la scomposizione degli attuali partiti e delle attuali coalizioni, con a capo Montezemolo e la progettualità politica del capitale, di Marchionne ?

    Il quadro è incerto e gli scenari possibili sono diversi. Ma il punto è : che fa la sinistra ? Cosa fanno i comunisti ? Qual è il loro compito, il loro progetto?

    Ancor prima di porci queste domande non possiamo non ricordare che la cosiddetta sinistra italiana, negli ultimi vent’anni, non ha certo brillato nel delineare e proporre un modello di sviluppo, per il nostro Paese, diverso da quello dettato dai tempi e dai rapporti di forza sociali e assunto da Berlusconi e che, anzi, proprio la sinistra italiana è stata, spesso, la parte più euforica nell’ incensare il nanocapitalismo, “ il piccolo è bello” ( quanti convegni, quanto intellettuali ed economisti di sinistra, in questi anni, a farne l’apologia! ), con tutto il suo oggettivo portato di deindustrializzazione e sottosalarizzazione. Come non possiamo non ricordare che, tra una vittoria di Berlusconi e l’altra, il centro sinistra italiano, governando, non ha dato risposte molto diverse alla crisi ( alle crisi) di quelle che dava e ha dato Berlusconi: grandi sacrifici dei lavoratori per Maastricht; sì alle guerre e alle spese militari; contenimenti salariali; privatizzazioni e precarizzazione del lavoro e neppure uno straccio di progetto industriale e produttivo alternativo al nanocapitalismo dilagante, attraverso il quale, peraltro, si è accelerata ancor più la disfatta e la macerazione del Meridione d’Italia.

    Se la consunzione, il declino, del progetto politico berlusconiano poggiano essenzialmente nell’incapacità/ impossibilità di delineare e proporre e un nuovo modello di sviluppo, una via strutturale e strategica di fuoriuscita dalla crisi per il nostro Paese, è chiaro che la vittoria strategica della sinistra italiana e dei comunisti dovrebbe, al contrario, poggiare e costituirsi proprio sulla capacità di avanzare un tale modello, un tale progetto.

    Un progetto strutturato da parole d’ordine forti : concentrazione dell’industria contro l’irrazionalità del nanocapitalismo, nel doppio intento di fornire nuova competitività all’industria italiana e ricostituire un quadro sociale di salari, diritti e occupazione ; una nuova politica fiscale volta a liberare i salari ed aprire il mercato interno, imponendo al capitale aliquote fiscali fisse degne di una più alta e morale visione sociale d’insieme e della stessa Costituzione repubblicana; una politica di pace e di disarmo che, da sola, libererebbe risorse immense, in grado di contribuire significativamente alla ricostruzione del welfare e delle garanzie sociali; una tassa speciale sui patrimoni che, da sola, eviterebbe il ricorso a manovre economiche da macelleria sociale come quella che vediamo oggi venire dal ministero Tremonti e che abbiamo visto applicare anche da governi di centro sinistra; una politica volta alla nazionalizzazione delle banche, del credito, come un pezzo di risposta razionale e possibile alla crisi ( anche a quella delle imprese); una risposta adatta ai tempi e dunque non massimalista, non parolaia e non scarlatta. E assieme a ciò occorrerebbero parole d’ordine coraggiose e in controtendenza, capaci di entrare nella carne viva della nostra gente, del nostro potenziale blocco sociale: parole d’ordine quali, ad esempio, quella di una nazionalizzazione delle famigerate agenzie finanziarie private, che strangolano centinaia di migliaia di famiglie italiane proletarie; una nazionalizzazione volta all’estinzione del debito di queste disgraziate famiglie e alla chiusura di queste maledette agenzie.

    Ma il punto è che la sinistra italiana appare molto più impegnata a ridelineare politicamente e culturalmente se stessa ( in termini sempre più moderati) e a ricollocarsi policisticamente, che a pensare – come occorrerebbe – in grande.

    A partire da tutto ciò, a partire dall’esigenza prioritaria di “pensare in grande” e di disseminare un pensiero forte, parole d’ordine forti, non è – proprio questo – il tempo dei comunisti?

    Non spetta loro, innanzitutto, elaborare, progettare, proporre, essere avanguardia intellettuale e di lotta ( i progetti prendono corpo nel conflitto) di un proposta complessiva che si pianti come una bandiera sulla testa della sinistra di classe e di alternativa, sulla testa del movimento operaio complessivo, sui lavoratori e sull’intero disincanto sociale e politico di sinistra, nell’intento di recuperarlo alla politica, all’impegno, alla speranza del cambiamento?

    Si, è questo il compito dei comunisti, che hanno bisogno, per svolgerlo, innanzitutto di esserci, di essere riunificati, di essere organizzati come partito unico, come intellettuale collettivo. Non è solo il tempo, cioè, dei vaghi appelli per l’unità della sinistra ( obiettivo, questo dell’unità della sinistra, che rimane centrale ma che va perseguito non solo per via cartacea), appelli che si moltiplicano rimuovendo l’esigenza dell’autonomia e dell’unità dei comunisti.

    E’soprattutto il tempo delle idee forti, di un pensiero forte, di un progetto di cambiamento radicale che non può che partire dai comunisti. Oggi è la CGIL – pur nella sua inclinazione generale moderata – a proporre con nettezza, già nel suo documento congressuale, un ritorno forte del ruolo dello Stato nel progetto economico e sociale complessivo da delineare. Occorrerebbe che questo intento avesse sin da ora una forte sponda politica.

    E’ necessario, dunque, rovesciare la linea: è dal rafforzamento e dal ritorno in campo di una soggettività teoricamente e progettualmente forte ( un partito comunista con una linea di massa, e lo diciamo non per coazione a ripetere, ma perché è solo in un simile soggetto politico – per ragioni culturali e ideologiche di fondo – che si addensano i progetti anticapitalistici più conseguenti ), che potrà prendere corpo una proposta programmatica complessiva di cambiamento radicale ( che per la sua “popolarità” sia in grado di radicarsi socialmente ed essere motore del conflitto) e si potrà anche avviare un processo sociale e politico di costruzione della sinistra d’alternativa.

    Se non si persegue questa strada il rischio è quello di affossare la residua autonomia comunista italiana ed unire, della sinistra, solo il vecchio e nuovo ceto politico, molto incline al riformismo debole e al governismo.

  6. Matteo Andreani scrive:

    La FdS per riuscire dovrebbe avere il max contributo a parte di tutte le sue componenti …. si puo’ dire che ora e’ cosi? no! Una parte del Prc(gruppo dirigente non elettori) vorrebbe la riunione col Pdci,mezzo Pdci pure lo vorebbe …. e Salvi e Patta non ci pensano propio …. nel frattempo quasi mezzo Prc vorebbe una nuova “cosa” a fare daccapo anche con Sel e una buona parte di Pdci pure ….. la FdS chissa’ se nascera’,Sel e’ una cosa provissoria … credo che le due strade un solo Partito Comunista e una Nuova Sinistra siano le sole praticabili

  7. Militonto PRC scrive:

    Come iscritto a Rifondazione Comunista non mi tessererò alla nascente (a tavolino) Federazione della Sinistra. Se la Politica fosse così semplice da essere risolta con queste amenità, tutti saremmo capaci di praticarla ai più alti livelli: avere un nome in tasca, un po’ di quattrini per depositarlo dal notaio insieme con l’inventario dei beni da tutelare (una volta si diceva: “compagni sempre, fessi mai”) ed il pranzo sarebbe servito. Il fatto che a livello centrale l’unica soluzione periodicamente prospettata al militonto sia l’adesione ad un nuovo Vangelo messianico-marxista (le tante scissioni e controscissioni: PCL, PdAC, SC, SP, ecc) o all’ennesima scatola cinese (prima l’Unione, poi l’Arcobaleno, poi la Lista Unitaria, ora la Federazione, poi la Sinistra Unita ecc) rende bene la misura della pochezza strategica di coloro ai quali è demandato il compito della direzione nazionale di questo o quel Partito. Che poi nodi cruciali vengano sciolti – ormai per prassi consolidata – da un piccolo pugno suicida di “dirigenti di se stessi” e se ne chieda, solo successivamente e sfacciatamente, la ratifica agli organi parlamentari interni, dovrebbe far riflettere le/i tante/i compagne/i che approvano quel metodo e quelle scelte ma che, quotidianamente, si divertono a sparare fucilate sulla presunta “illegalità” del ricorso ai decreti-legge del Presidente-Sultanoperaio.
    Tante perplessità, dunque.
    Come quella del compagno Gianluigi Pegolo (e non solo) il quale, in occasione della Direzione Nazionale che annunciava la Federazione della Sinistra, si interrogava sul perché si sia passati dalla dicitura “Federazione della sinistra d’alternativa” a “Federazione della sinistra”: “far passare questa scelta come una casualità o presentarla come dettata da esigenza di sinteticità mi pare davvero poco credibile. [dice Pegolo] La scelta ha un senso preciso, annacqua l’identità per consentire altri ingressi” e aggiungiamo noi oggi mira ad andare in “altre” direzioni precisamente in direzione Vendola. Questione sollevata legittimamente, giustiamente e, certamente, non marginale, in quanto sotto le parole (scritte o non scritte) si cela un semantica che le sussume e che si chiama, molto semplicemente, “orizzone politico”: in altri termini, “dove vogliamo andare e come ci vogliamo arrivare?”
    Rifondazione, tanto per fare un esempio, è sempre stata “Comunista” ma tutte/i quelle/i che ora non la votano più se la ricordano come fedele alleata di governi borghesi.

    Nel Luglio dello scorso anno, pur tra mille timori e tra mille obiezioni di molti compagni del PRC, era auspicabile “pensare” (anche) in termini di Federazione: “NESSUN Partito sedicente comunista e NESSUN collettivo anticapitalista dispone della massa critica sufficiente ad opporsi all’egemonia economico-polico-culturale della borghesia. Come se ne esce? E’ scontato che, almeno in questa fase, è compito dei comunisti partecipare, alla pari di tutti gli altri movimenti anticapitalisti, alla costruzione di un fronte unico che si basi sul coordinamento delle lotte e del conflitto. Ciò può accadere soltanto se non ci si isola nell’autoreferenzialità idiota e se comunisti, ambientalisti, femministi, e compagnia bella, collaborano fra loro”.
    Si palesava quindi una Federazione come fronte che sta dentro un coordinamento delle lotte e del conflitto, non certo di tessere, di Statuti e Regolamenti come poi è puntualmente avvenuto.
    Allo stesso modo si palesava un pericolo: “alcuni osservatori credono davvero che la Federazione della Sinistra d’Alternativa sia da considerarsi semplicemente alla stregua dell’ennesimo pastrocchio di vertice, ad uso e consumo di quei ceti comunisti che oggi intendono allentare la morsa in attesa che la “nottata” passi e si riabbraccino i liberal-democratici”, che sarebbe evitabile qualora “tutte le forze comuniste organizzate più sane – nel senso di non colluse con il collaborazionismo interclassista – oltre che a ricompattarsi fra loro per mezzo del primo dei due piani [l'Unità dei Comunisti dentro un processo.. ecc ecc] – si buttino nella mischia della Federazione della Sinistra d’Alternativa. E questo al fine di provare a causare quella positiva torsione a sinistra che vieterebbe (dopo aver “attraccato” nel piu sicuro porticino di S&L ed essersi messi sotto la “protezione” di Vendola) di guardare a Bersani o Franceschini come “naturale approdo” ed imporrebbe a tutte/i (comuniste/i ed anticapitaliste/i) di orientarsi verso un conflitto politico permanente: l’unica opzione che riconosciamo come valida”.

    Purtroppo per tutta una serie di motivi, due in particolare: il primo è che la Federazione della Sinistra nasce “chiusa” con un accordo di “vertice” che le ha dato un carattere prettamente “burocratico-politicista” secondo, l’ottusità ed i rancori di singoli e di micro-componenti (sia dentro al vecchio PRC che fuori), impedisce la partecipazione degli elementi più sinceri e rivoluzionari al dibattito dentro una Federazione che era ancora di là da venire, tutto questo non v’è stato e la sua tanto auspicata “torsione a sinistra” nemmeno, anzi la virata che stanno cercando di “imporre” i vari Grassi, Valentini, Caiazza ecc, mira e guarda in tutt’altra direzione.
    In questo modo la Federazione è diventata nel tempo completa proprietà di quei destri come Grassi che ne possono oggi disporre a piacimento.
    Ottimo lavoro e tanti cari auguri a tutti.
    Rimango in Rifondazione e lotterò per la sua salvaguardia dalla parte del conflitto. Continuerò a spendermi per la costruzione dell’Unità dei Comunisti e della sinistra Anticapitalista dentro un processo storico e, mi si consenta, molto ma molto piu logico!
    Saluti comunisti.

  8. andrea valsusa scrive:

    caro compagno claudio grassi…guarda io ho sempre partecipato con estremo interesse al tuo blog…unico vero posto dove esprimere il mio pensiero…alcune volte ho avuto delle posizioni contrarie alle tue alcune volte no…io faccio attività politica solamente per passione…non sono un militante..sono un semplice ragazzo di 20 anni comunista….e come ragazzo magari a volte scrivo subito senza pensare…scrivo quello che sento senza misure…magari a volte ho esagerato i toni….ma senza mai mancare di rispetto per nessuno….il compagno maurizio sacchetti invece ha mancato di rispetto nei miei confronti dicendomi che prova ripugnanza nei miei confronti…insomma sono spazzatura dal punto di vista umano…be questo proprio non mi ha fatto piacere…e vorrei delle scuse da parte sua…altrimenti se uno non può esprimere quello che pensa…be…detto sinceramente non me la sento più di partecipare a questo blog fino a quando non ricevo le scuse del compagno…perchè un conto è essere in disaccordo politicodiscutere anche duramente ma senza mai mancare di rispetto…distinti saluti andrea

    • M.Sacchetti scrive:

      Carissimo Andrea,ti confesso,ma non dovrei,un intima e effimera soddisfazione:ti senti offeso!Ne più ne meno di come mi sono sentito io.Sono riuscito a farti condividere il mio medesimo stato d’animo.Mi permetterai il tono vagamente pedagogico,ma solo perchè constato che continui a non capire.Se mi fossi lasciato andare a considerazioni ,diciamo poco curiali,sul Compagno Ferrero o sul compagno Grassi,non avrei recato offesa a loro medesimi,ma a tutti quei compagni che Ferrero e Grassi rappresentano,avrei offeso il PRC dunque.Il tuo post,rivolto a Vendola,offendeva nella sostanza tutti quei militanti,quegli elettori,quei tanti,che credono e sperano in SeL.Puoi anche considerarci tutti traditori,bifolchi,stupidi,servi della borghesia,quello che vuoi.ma devi farlo solo e unicamente parlando nel merito,e con metodo,di scelte politche.Lo stesso rispetto che io mostro nei confronti dei compagni del PRC pretendo non per me,ma per quei tanti che come te provano ,con grandi sacrifici, a non rassegnarsi.Sei liberissimo di esprimere idee,figurati,siamo cresciuti nella cultura del dissenso,ma se vuoi ascolto se vuoi che la tua idea generi discussione,allora devi avere un atteggiamento più consono e più serio,che dovrebbe essere l’atteggiamento che un comunista dovrebbe sempre avere.Mi chiedi le scuse ,che nella loro genesi sono un concetto classicamente borghese,mentre io mi aspetto da te un semplice saluto.Cordialmente

      • carlo circolo Bianchini Genova scrive:

        PER M. SACCHETTI.
        Caro maurizio hai fatto bene a scrivere una seconda lettera chiarificatrice, spero che faccia altrettanto Andrea, senza pretendere ne chiedere scusa a nessuno, perchè quello che tu hai detto di lui , lui l’ha detto di Vendola. io sono convinto che sia tu che Andrea siete due bravi compagni, si vede che beati voi siete più giovani, e non controllate bene i vostri sentimenti, o come direbbe Pirandello, la corda della ragione, infatti quando si scorda la corda della ragione prende il sopravvento la corda pazza e ci si lascia andare senza limiti dicendo cose che hanno valore e sostanza momentanea,quindi non ti scrivo per ficcare il naso tra i due litiganti, ti scrivo invece perche vorrei argomentare con te della sostanza delle tue argomentazioni e sopratutto del linquaggio che odoperi per esmpio “pietas” “misericordia” “liturgia” “curiale” adoperi un vocabolario sacerdotale (per metterti a tuo aggio ti dico subito che avendo una madre molto credente un padre ateo in chiesa ci sono andato molto e conosco bene il lessico) che non è distante dal lessico usato da NICHY,” ieri sera l’ho visto su rai tre alle undici, ho letto anche l’intervista per una rivista “IL CORPO DELLE DONNE” mi pare e si assiste ad un linguaggio atipico nel panoramo politico, utilizza parole corpo, carne, sangue, verminaio, narrazione, strazio, la FDS e un “cimitero” sepolcri, bisogna morire per rinascere, etc, etc. perche dico questo, perchè nel tuo linguaccio vedo una affascinazione ed un riflesso di quello di NICHY, ora non credo che per aderire a SEL bisogna studiare dai gesuiti o passare prima del ricreatorio, e quello che tu rimproveri ad Andrea lo pratica anche NICHI, quando dice che la FDS è un cimitero dice che i suoi dirigenti sono becchini, ma questa è la politica e non mi scandalizza, anche Rizzo grida peste e corna di tutti, meno che di lui stesso che quando era al governo faceva se non peggio le stesse cose , è naturale che quando due o più eserciti mirano allo stesso obbiettivo finiscono per spararsi addosso, e l’obiettivo siamo noi, io e te , semplici militanti di base ed elettori, tu in particolare hai una tensione ideale come quella di Andrea che mi ricorda la mia di qualche secolo fa, ma credo che sei affascinato da NICHY, per quello che dice e come lo dice non per quello che fa, perchè se lo giudicassi per quello che fa, non credo che saresti d’accordo con lui, ad esempio io credo che tu credi che un uomo vale anche per come mantiene quello che dice, e gli impegni presi e se ce coerenza tra quello che fa e dice, Ha detto e ripetuto fino alla nausea, che non intende fare scissioni, ma però l’ha fatta,dice che è contro le destre ma in PUGLIA si voleva alleare con la PILIBORTONE(fascista), dice male della stalinismo ed (argomento preso da Bertinotti)e del culto della personalità ma scende in campo col suo nome, come le fabriche di NICHY, oppure è tanto narcisista da non accontentarsi di manifestare e condividere con altri i suoi propositi, ma voule essere lui a realizzarli, vuole un unico partito ma che sia guidato da lui, vuole giocare a mazzetto ma vuole tenere il banco sempre lui, non che questa malattia non ci sia anche nel PDCI o PRC ma in lui è molto sviluppata e malata di ipertrofia, in puglia in questi giorni ha autorizzato un inceneritore della Marcegaglia senza chiedere niente ai cittadini, parla di introdurre un tichet sulle ricette, e di tagliare 2000 duemila posti letto in ospedale, in particolare per tornare al lessico quando parla sembra il messia sembre che dispenza il verbo, e l’unica verita è la sua un ragazzo intelligente ed acuto come te dovrebbe vederlo subito ed andare il più lontano possibile da questi pazzi furiosi e meglio (e spero che tu condividi) avere a che fare con uomini che con santi perche gli uomini stanno alla nostra altezza ma come fAI A PARLARE COI SANTI, senza diventare pazzo? Grassi, Ferrero, Mantovani, Pegolo, sono più alla nostra portata, sono fragile come noi, non sono onnipotenti, come l’ho era invece Bertinotti, sono d’accordo con te nella sostanza su molto, non sono d’accordo quando dici:(.Le condizioni sociali ed economiche,la sistematica e quotidiana violazione dei più elementari diritti,la scomparsa progressiva di ogni luogo di democrazia praticata,il fascismo latente,dovrebbero provocare adesioni milionarie a qualsiasi organizzazione comunista.Ma ciò non avviene,e non avviene oggi,ma non avviene dalla fine delle seconda grerra mondiale)
        quanto messo in parentesi sono parole tue, e dici che date le condizione di miseria e di fasfistizzazione della società, dovreste(i comunisti)avere milioni di voti, qui hai ragione me sbagli quando dici dal dopo grerra ad oggi, perchè allora no sai nulla delle adunate oceaniche per l’attetato di Togliatti, contro la legge truffa, il trenta giugno del 60, e tutta l’esperienza dei consigli di fabrica dello statuto dei lavoratori, del 68 che in italia è dutao molto più allungo che altrove se c’è stata colpa quella è avvenuta dalle maciere del muro di Berlino e dopo la bolognina, prima in italia c’èra il più forte partito comunista dell’occidente, e come al solito prima eccedevamo per ed in alto oggi in basso.
        scusa se mi sono dilungato molto, peccato che non abiti a Genova perchè mi piacerebbe parlare personalmente, perchè da come parli non credo che sei o resterai a lungo un seguace di Vendola tu come Parli sei un comunista. ciao. Carlo

        • Maurizio Sacchetti scrive:

          Compagno Carlo,apprezzo molto quello che pensi,che dici,e il modo di porti nei confronti del tuo interlocutore,è davvero dialettica.Mi preme sottolinearti che chi ti risponde prova e riprova ad essere comunista,che io ed i compagni di rifondazione e sinistra critica,abbiamo raccolto per due mesi le firme per il referendum sull’acqua(quelli del comitato hanno un po la puxxa sotto il naso verso i partiti)che sul nostro territorio le vertenze le facciamo assieme,e come eravamo in disaccordo 4 anni fa lo siamo tutt’ora,ma che questo non ci vieta assolutamente di stare sempre e comunque dalla stessa parte.Poi se lo faccio bene o lo faccio male non so,non lo faccio per professione.No non sono un teologo,e la mia tensione è solo ideale, ma nella cultura cristiana sono state operate tante rotture culturali molto più a sinistra di noi.Sant’Agostino in Primis, ma lo stesso Frei Betto,e Don Vitaliano della Sala.Sollevi un dubbio che in tanti condividiamo su Vendola,che è tutto dentro la spettacolarizzazione della politica mentre a Melfi licenziano operai,o a Roma picchiano gay,o a Napoli sospendono i redditi di cittadinanza,mi è tutto chiaro.Ma voler confondere Vendola solo perchè assume gli stessi strumenti di propaganda dell’avversario con i teppisti che sono nostri nemici mi sembra,e me lo permetterai,un sillogismo ardito.Egli partecipa,con una notevole dose di dubbio e di approssimazione,al tentativo di ricostruzione di un blocco sociale,lo farà in un modo che probabilmente è mal tollerato,ma la sua tensione è profonda e sincera,non c’è doppiezza,non ci sono filtri ne barriere tra lui e gli altri.Amministrare a queste latitudini è un bel lavoraccio,possono tranquillamente sostenerlo i compagni di prc impegnati nella gestione(gli assessori)e quelli che amministrano in cda di società pubbliche:credo che sulle vicende che tu esponi(l’inceneritore)la presenza nella giunta regionale pugliese dell’assessora di prc sia una granzia per te come lo è per me.Rileggendomi credo di essermi espresso male:so benissimo che fu proprio Togliatti ad impedire la sollevazione del popolo ,quando fu ferito in seguito all’attentato, per evitare spargimenti di sangue,e so quanto il PCI seppe incidere nella svolta a sinistra dell’Italia negli anni 70,il PCI del 33,3%.Volevo semplicemente dire che realizzare un altro mondo attraverso il processo rivoluzionario classico è similare alla promessa di vita eterna post mortem di cattolica memoria.La fame della gente,il suo diritto al benessere,alla giustizia sociale,alle pari opportunità,è limitato biologicamente,e per cui ora e qui vanno date risposte che siano principalmente fatti.Io penso,e forse credo,che in questo preciso momento storico le condizioni materiali di milioni di esseri umani siano assimilabili ad un popolo resistente.Gli invasori,i fascisti,combattono questa guerra con armi non usuali:la precarizzazione,lo smantellamento del welfare e dei diritti elementari,la cancellazione progressiva dei contratti di lavoro,l’omofobia e la xenofobia,la paura,e che di fronte ad un attacco che nasce in seno ad una classica crisi capitalista l’unico atteggiamento che possiamo tenere sia quello della resistenza,poi una volta ricreato senso comune possiamo e dobbiamo discutere di comunismo e rappresentanza.Sono consapevole della frustrazione che tutti noi proviamo e della rissosità conseguente che è emblematica della nostra paura,ma uno sforzo ulteriore tocca a tutti noi farlo.Figurati se non ho stima di Grassi,di Pegolo,di Ferrero,ma ho stima anche del “simpatico affabulatore”.Ti saluto affettuosamente e se me lo concedi a pugno chiuso.

          • carlo circolo Bianchini Genova scrive:

            PER MAURIZIO SACCHETTI.
            NON AVEVO DUBBI

          • carlo circolo Bianchini Genova scrive:

            PER MAURIZIO SACCHETTI,

          • carlo circolo Bianchini Genova scrive:

            PER MAURIZIO SACCHETTI.
            Scusa le salve sopra ma abito in campagna vicino a Genova e ho problemi di connessione,
            Non avevo dubbi, sei proprio un grande compagno, ci leccheremmo le dita per avere compagni come te. fai bene ad aver simpatia per Nichy, perchè penzo che se avessi la tua età ed il tuo entusismo farei lo stesso, ma io ho una ventina di anni in più e sono più smaliziato, sono disincantato, io un post precedente mi sono dichiarato, di essere un seguace della canzone di Fabar che Claudio mi disse essere in effetti di un altri, e che si chiama

          • carlo circolo Bianchini Genova scrive:

            PER MAURIZIO SACCHETTI.
            Scusa le salve sopra ma abito in campagna vicino a Genova e ho problemi di connessione,
            Non avevo dubbi, sei proprio un grande compagno, ci leccheremmo le dita per avere compagni come te. fai bene ad aver simpatia per Nichy, perchè penzo che se avessi la tua età ed il tuo entusiasmo farei lo stesso, ma io ho una ventina di anni in più e sono più smaliziato, sono disincantato, io in un post precedente mi sono dichiarato, di essere un seguace della canzone di Faber che Claudio mi disse essere in effetti di un altri, e che si chiama MORIRE PER DELLE IDEE” e poi continua dicendo ma “DI MORTE LENTA” quindi io l’ho fatta mia come filosofia.
            il fatto che tu hai una propensione ed una cultura una volta si diceva “cattocomunista” non è una contraddizionem in quanto i veri cristiani,quelli autentici, (quelli motivati non quelli che lo sono solo perchè nati in paesi cristiani o perchè i loro genitori lo erano) ed i comunisti hanno la stessa tensione ideale , lo stesso bisogno di rispote totali, perchè figli di due dottrine sociali forti, tutte due promettono il paradiso, hanno santi è martiri tutte due, ed hanno commesso errori ed orrori,tu hai citato alcuni personaggi, io potrei parlare di Ernesto Balducci, Zanotelli , il francescano sospeso a divinis, come Leonardo Boff , e poi a Genova abbiamo don Gallo che è veramente speciale, io tra le due chiese, sono partigiano della chiesa comunista e sono anche diventato ateo , ma riconosco i grandi uomini, che stanno nell’altra chiesa, riconosco anche i meriti che la chiesa ha avuto se immaginiamo l’immane lavoro che i benedettini anno fatto dalla fine dell’impero romano per tutto il medioevo, per conservare i manoscritti( i famosi copisti)dell’antichità, e permettere che arrivassero a noi libri importanti di Plataone, Aristotele, Talete Euclide, i grandi filosofi.Cartesio, Leibniz, Pascal, Volterre Spinoza hanno tutti studiato in chiesa, ma vedo e riconosco anche che nell’evo moderno e nei nostri giorni, hanno rappresentato ed oggettivamente rappresentano un ostacolo allo sviluppo ed alla conoscenza del genere umano.
            proprio perchè conosco molto bene la dottrina cristiana, e conoscendo tutte le traversie , passando per eresie, scismi, crimini grerre, per potersi affermare, cosi come noi la vediamo, mi stupisce molto che i seguaci del comunismo, disarmano dopo il primo tentativo, di realizzare un sogno, che avrebbe portato il paradiso in terra,io so che i primi cristiani si maledivano tra loro, so che gli ariani,(i seguaci del monaco penso allessandrino non gli Ari indoeuropei) , si sono scumunicati con i seguaci di Eusebbio, e che solo al congresso di NIcea, oltre trecento anni dopo la morte di cristo si cominciavano ad affermare i cristiani, quindi per questo io credo che NICHY sbaglia ad abbandonare la dottrina comunista, arrendendendosi e rinunciando,a quella dottrina che come la crisi attuale ci suggerisce, per il futuro (forse non tanto prossimo) sarà ancora protagonista ed ha ancora delle cose da dire, e per questo che non sono d’accurdo con Vendola.non per altro. scusa ma sono un grafomane smetto, ti saluti ciao compagn Maurizio.

      • andrea valsusa scrive:

        compagno a differenza tua io vorrei iniziarti a chiederti scusa a differenza tua…le scuse non sono borghesi…le scuse sono da persone sensate che riconoscono di avere sbagliato…io ho sbagliato nei toni con cui mi sono rivolto nel commento…ma la mia idea rimane questa…quì da me in piemonte ci sono delle distanze non da poco sulle nostre due formazioni politiche…quì sopratutto in valle di susa sinistra ecologia e libertà è favorevole o comunque è per un ni TAV…be io questa posizione non la accetto da un partito nel cui interno del nome possiede la parola ecologia…con la tav si devasta il territorio e l’economia della valle di susa e non solo…quindi quì ci troviamo in forte disaccordo…seconda questione che non mi è mai andata giù…il fatto di casa pound…quando casa pound è scesa in piazza si è fatto un sit in e manifestazioni di protesta…dov’era sinistra ecologia e libertà??sansonetti e gli altri hanno parlato quindi andiamocene a casa…be io sono per l’antifascismo ma per quello militante…quando c’è da scendere in piazza per protestare contro i fasci io scendo…cosa che SEL non fa…poi una cosa personale…è chiaro oramai che non sono per niente un ammiratore del sig.vendola…non mi piace per niente il suo modo di fare politica di tipo lideristico…non mi piacciono le fabbriche di nichi…e sinceramente da comunista non mi piace quello che lui ha affermato sul comunismo…poi niki ha tutta questa capacità mediatica…è sempre in tele e sui giornali…mentre quelli della FDS sono tagliati via da tutto…quì ho rivolto si critiche ma mi sembra di avere anche argomentato…o no?io non potrei mai votare un partito che si dica ecologiasta e poi vuole la tav..e un partito che pratica l’antifascismo a parole solo perchè se casa pound viuole manifestare è giusto che esprime le proprie idee…be io ai fascisti che hanno quasi ucciso mio bisnonno non perdono niente e non voglio vedere sventolare svastiche e croci celtiche…e poi in ultimo non potrei mai votare un partito nei quali i maggiori dirigenti criticano e demonizzano il comunismo…io sono comunista e ne vado fiero..e voterò solamente un partito con ideologia comunista e anticapitalista….
        saluti compagno attendo una tua risposta….

        • andrea valsusa scrive:

          spero compagno maurizio di non essere stato offensivo io scrivo abitualmente così qnd non ti offendere…adesso non c’è nessuna intenzione cattiva….cmq sui temi sopra detti e sui modi di fare politica di vendola be le mie idee non cambiano…non è il modo giusto di fare politica….
          saluti compagno a presto e se non rispondo oggi è perchè mi si è rotto un piede quindi sono un po impossibilitato…ciao…saluti comunisti e ambientalisti dalla valle di susa

          • Maurizio Sacchetti scrive:

            Ed io ti faccio le mie scuse,a volte ci lasciamo prendere la mano,e non ti muovo nessun appunto per la veemenza con la quale manifesti le tue idee,anzi.Capisco il tuo disappunto per la vicenda no tav,io non ho esitazioni a dirti che sono aperta,mente a favore delle popolazioni impegnate in questa battaglia.Io vivo a Napoli,e dai giornali di questo inverno avrai sicuramente letto che casa pound occupò uno stabile vuoto,e da quel giorno nella mia città abbiamo fatto quello che anche io chiamo antifascismo militante,per 3 mesi.Ci sono stati molti scontri fisici con feriti da ambo le parti,ma alla fine casa pound è stata cacciata.Ed in quella occasione io non mi sono posto il problema di chi fossero i miei compagni di strada:c’era PRC,altre sigle dell’ultrasinistra,l’onda,noi.Sansonetti non rappresenta nessuno se non se stesso(forse).Sfondi una porta aperta,anch’io mi dichiaro ,e con orgoglio,liberamente comunista,e nessuno in SeL mi pare abbia mai fatto abiura del comunismo,lo stesso compagno Vendola.Piuttosto noi diciamo un altra cosa:che così organizzato il comunismo da solo non basta,come non bastò da solo durante la resistenza per cacciare i fascisti.E diciamo anche che i partiti,tutti,così organizzati non servono a nulla,e diciamo anche che con la storia del comunismo alcuni aspetti vanno chiariti,definitivamente,ed una volta per tutte.Tu devi votare il partito che ti rappresenta,che ti dia l’opportunità di crescere e formare la tua coscienza,che ti permetta di capire sempre e ovunque quale sia la tua posizione.Ma prima delle aspirazioni personali,che pur sono legittime,prima di tutto,vengono i destini delle masse,che noi ci sforziamo di rappresentare.Ognuno è libero di arrivare a questo risultato con la tattica con la strategia col programma che ritiene più funzionale,dire abbattere il capitalismo senza proporre un modello di società che sia rispondente alle esigenze di questi tempi e di queste genti diventa un esercizio faticoso lungo e difficile.Io dico più semplicemente che provo ad uscire dal capitalismo,possibilmente da sinistra,in un arco di tempo ragionevole,e riadattando una pratica dei vecchi comunisti:quella di studiare a fondo i fenomeni sociali ed i fenomeni economici,perchè se ignoro non potrò mai essere una avanguardia.Ti abbraccio fraternamente e alla prossima.

          • zelig scrive:

            Peccato per il piede, si era notato che lo usavi per scrivere….

    • claudio grassi scrive:

      Caro Andrea,
      continua pure a scrivere su questo blog. Leggo sempre i tuoi commenti, così come quelli di tutti gli altri che qui dibattono.
      Penso anche io che il termine usato da Maurizio Sacchetti nei tuoi confronti sia stato sbagliato.
      Devo dire, purtroppo, che non è il solo. Anche tu Andrea, a volte, dai giudizi pesanti su partiti o dirigenti politici che possono risultare offensivi per chi si riconosce in quei partiti e dirigenti politici.
      L’ho scritto tante volte, questo tuo commento mi dà l’occasione per ripeterlo.
      La critica più efficace è quella argomentata, non quella che deride e insulta la posizione che si vuole contrastare. Anzi, è proprio l’argomentazione ragionata che può convincere qualcuno a camnbiare la propria posizione. Non è per questo che discutiamo anche in questo blog? Se non è così a cosa serve discutere?
      Per queste ragioni chiedo a tutti di continuare a intervenire, cercando di mantenere il dibattito sugli argomenti senza scadere negli insulti e nella derisione delle posizioni altrui.

      • andrea valsusa scrive:

        compagno grassi partecipaerò ancora a questo blog…infatti io in un post immediatamente successivo ho ammesso che a volte esagero anche io nei miei commenti…ma quell’insulto mi ha dato proprio fastidio…e io gli insulti non gli accetto…cmq io le scuse le faccio a differenza di qualcuno che invece non le ha ancora fatte….
        salve compagno claudio confido in te nella costruzione della federazione della sinistra..e siccome sono comunista nell’affermare il valore di questa parola all’interno del nuovo progetto politico della federazione della sinistra…salve saluti comunisti e ambientalisti dalla valle di susa

  9. Anonimo Veneziano scrive:

    A volte ritornano … e ci riprovano

    La sinistra italiana sta conoscendo il momento più buio della sua storia, reso evidente dal fatto che, per la prima volta dal XIX secolo, nel Parlamento italiano non siede un solo rappresentante delle forze politiche ispirate al movimento operaio.
    Prima del 2008, soltanto il fascismo era riuscito ad annientare la
    rappresentanza della sinistra (e di tutte le forze democratiche), al prezzo di violenze e repressione e dell’instaurazione di una dittatura ventennale. Alla fine del primo decennio del XXI secolo, invece, la sinistra è stata condotta all’azzeramento dai suoi stessi gruppi dirigenti, senza alcun bisogno di squadracce ed olio di ricino.

    Non c’è alcun mistero nell’assassinio della sinistra italiana, i colpevoli sono noti a tutti, e così i loro moventi: gli assassini non sono stati i soliti maggiordomi, ma i padroni di casa, intesi come gruppi dirigenti dei partiti “comunisti”, e il movente è stata la loro smodata sete di potere, unita ad una presunzione ed un’arroganza senza limiti.

    Pur di partecipare al festino del governo, di qualunque governo, nazionale e locale, il ceto politico dei partiti di sinistra non ha esitato a sostenere le scelte più antipopolari e liberiste dei governi cui ha preso parte, da quelli della Capitale di Rutelli e Veltroni, a quelli regionali di Bassolino e Del Turco, per arrivare al vertice del potere con il secondo governo Prodi.

    Nelle loro vesti di cogestori del potere, i malandrini non hanno esitato ad usare il consenso ottenuto promettendo politiche progressiste per accompagnare le politiche più oscurantiste e reazionarie: gli enti locali con i “comunisti”
    e gli “ambientalisti” al governo si sono distinti per la privatizzazione dei servizi pubblici, l’avallo alle cementificazioni e la mala gestione di sanità e rifiuti, mentre il governo nazionale sostenuto da ben due partiti “comunisti” ha portato le spese militari al livello più alto dalla fine della II Guerra
    Mondiale, ha scippato il T.F.R. ai lavoratori, ha regalato il taglio del cuneo fiscale a Confindustria, nello stesso momento in cui attaccava il welfare e imponeva la più alta pressione fiscale sui lavoratori.

    Naturalmente, alla prima occasione, il popolo di sinistra ha voltato le spalle ai lestofanti, perché, come diceva qualcuno, si può ingannare un uomo tutte le volte e si possono anche ingannare tutti gli uomini qualche volta, ma non si possono ingannare tutti gli uomini per tutte le volte.

    Ora, dalla calura estiva emerge un nuovo B-movie, uno di quei filmetti che promettono emozioni forti ma che rivelano sempre trame scadenti ed attori bolliti. Il filmetto ha un titolo insolitamente lungo: “La sinistra torni a giocare un ruolo importante nella politica italiana”. A parte il titolo, però, gli ingredienti sono quelli di sempre: trama scontata (i buoni di sinistra che devono unirsi contro i cattivi di destra) e attori sul viale del tramonto, disposti a tutto pur di rimediare una particina.

    Fuor di metafora, i promotori di quell’appello sono in larga parte i complici della disfatta della sinistra, una Caporetto elettorale preceduta e prodotta da scelte politiche semplicemente scellerate. Di critica verso quelle scelte scellerate, nell’appello estivo non c’è traccia, il che è piuttosto ovvio, visto che, per gli autori, sarebbe stato necessario criticare sé stessi e magari trarne qualche conseguenza, tipo l’impegno a farsi da parte, se non proprio a farsi dimenticare. Invece, come spesso avviene in Italia, sono
    proprio gli autori delle catastrofi a riproporsi come salvatori della patria, così scopriamo che chi a Roma non ha mosso un dito contro la privatizzazione dell’ACEA ora si proclama strenuo difensore dell’acqua pubblica e che chi, sempre a Roma, ha votato a favore di quella montagna di cemento e asfalto chiamata Piano Regolatore Generale, ora si dispera per gli attacchi all’ambiente portati dal governo di centrodestra. Naturalmente, fra i firmatari non mancano sostenitori del nucleare e gentaglia che ha dato del nazista agli amici
    del popolo palestinese, ma l’importante è mettere insieme un po’ di nomi, dare l’idea di interpretare un sentimento diffuso e poi ripresentarsi alla greppia dell’azionista principale – il PD – per rimediare qualche poltrona.
    Roba già vista, indigesta anche per questo torrido luglio.

    by Germano Monti (ex-PRC)

    • Adriano1 scrive:

      Certamente hai delle ragioni ma secondo me esageri col complottismo , non è che la sinistra sia in crisi solo in italia , la sconfitta del comunismo è di vasta portata e , secondo me , non è stata dovuta al “tradimento” di qualcuno , ma , oltre che alla controrivoluzione del capitale , anche alle insufficenze di un pensiero che non ha mai saputo/voluto aggiornarsi .
      Penso.
      ciao

  10. aldo scrive:

    Il problema, al di là dei toni e delle accuse reciproche di moderatismo o di estremismo, di carrierismo o di utopismo, ecc., è capire se si ritiene che un partito comunista abbia necessario o no.
    Ci sono dirigenti (con gran parte dei militanti, degli iscritti, degli elettori e di tanti comunisti “senza partito” alla finestra) che sono convinti che un partito comunista (un’avanguardia della classe che si ponga l’obiettivo strategico del superamento del sistema capitalistico, pur con un aggiornamento degli strumenti della sua lettura) sia indispensabile anche in questa parte d’Europa in questo inizio di millennio. Altri (penso a Sandro Valentini) da diversi anni ripetono con chiarezza e senza giri di parole che il partito comunista è una possibilità ma non una necessità (dubitando che lo fosse anche in passato) e che comunque oggi è preferibile un partito di sinistra che si ponga l’obiettivo di governare il cambiamento possibile qui e ora (lasciando eventualmente gli obiettivi strategici ad un futuro indefinito).
    Io non condivido l’approdo di Valentini ma almeno ha il pregio della chiarezza. Altri dirigenti invece, forse hanno maturato le stesse considerazioni (non lo so, perchè su questo sono enigmatici) ma certamente non sono chiari. E questa mancanza di chiarezza è uno dei motivi alla base delle difficoltà (e dell’immobilismo) attuali.
    Mancanza di chiarezza che di fatto impedisce quello che a mio avviso dovrebbe essere l’approdo necessario: un partito comunista moderno, con l’obiettivo strategico del socialismo, di quadri e di massa e non leaderistico, radicato nei posti di lavoro del paese ma in collegamento con i comunisti degli altri paesi, coeso e fermo sui principi ma capace di trovare tutte le alleanze possibili su singoli temi anche con organizzazioni politiche non vicinissime. Ed eventualmente per quanto riguarda le elezioni (visto che è un tema non eludibile) con posizioni non aprioristicamente definite.
    Credo che siano questi i problemi, al di là della FdS sì o FdS no, al di là degli accordi o meno con Vendola.

    • aldo scrive:

      brutta abitudine quella di scrivere di getto e di non rileggere: non “abbia necessario…” quindi ma “sia necessario…”

    • Adriano1 scrive:

      Caro Aldo , parlavo ieri con un compagno ligure e purtroppo la situazione è la stessa che da noi : sbandamento.
      Ora possiamo pure continuare a dire comunismo , comunismo e comunismo quante volte ci pare , ma se davanti ai cancelli delle fabbriche non sappiamo far altro che portare la nostra solidarietà vuol dire che forse , oggi , un progetto comunista non c’è.
      Ora il fatto che non ci sia non vuol dire , come ha fatto SEL , che si debba abbandonare l’idea di un approdo aldilà del capitalismo , ma è un fatto che così come sta andando siamo destinati a scomparire.
      Purtroppo neanche da gente come Burgio e Ferrero si riesce ad avere un’indicazione progettuale che non sia di redistribuzione o di lotta all’evasione fiscale, non c’è un orientamento strategico , non si sa cosa proporre ai lavoratori.
      Il tema forte della riduzione dell’orario di lavoro è scomparso , come è scomparso qualsiasi accenno al ruolo keynesiano dello stato , alla spesa in deficit che deve essere fatta necessariamente per far ripartire l’economia.
      E’ come se tutte le armi fossero spuntate ma non lo si volesse far sapere ai militanti, la sensazione è che i più disillusi siano proprio i dirigenti.

      Peccato , perché per me è palese che il capitalismo è ormai un ostacolo allo sviluppo , è un freno a tutte le potenzialità del genere umano.
      Ce ne sarebbero di cose da dire e fare….

      ciao

  11. Adriano1 scrive:

    ATTENZIONE , A TUTTI I MILITANTI DI SEL :
    VENDOLA NON CONOSCE LA FILOSOFIA !
    IL FILOSOFO CADUTO NEL POZZO NON ERA PLATONE
    MA TALETE !
    ATTENZIONE , RISCHIATE DI SEGUIRLO ( NEL POZZO ) !

  12. Franco scrive:

    E’ necessaria una risposta a Matteo Andreani.
    Vendola è stato sempre chiaro, sin dal congresso di Chianciano. Lui ed i suoi accoliti non si sentivano più comunisti, anzi, il comunismo doveva diventare all’interno del suo partito una “tendenza culturale”. Il problema, caro Matteo, non è l’idea di Vendola ma i tanti dirigenti che popolano i due partiti comunisti (Prc e Pdci) i quali tentano ancora di sfruttare falce e martello per operazioni…vendoliane. Il punto è, anzi dovrebbe essere, che se questi dirigenti non vogliono più, oppure non sono in grado di, fare un partito comunista sarebbe più onesto prendere un’altra strada. Invece l’operazione che alcuni massimi dirigenti stanno mettendo in piedi è quella di vivacchiare raschiando il barile delle risorse ereditate dai comunisti (poche a dire il vero, perciò accelerano)per poi alla fine confluire nel progetto di Vendola. Qui non si tratta di essere d’accordo o meno con Vendola qui si tratta di costruire un partito comunista di massa del XXI secolo. E’ da questa base che si deve partire per poi “unire la sinistra”. La differenza tra un partito comunista e questa sinistra generica che vuole costruire Vendola (assieme a tanti dirigenti “comunisti”) stà nella differente visione della società. Questi vogliono costruire una generica sinistra che sostanzialmente poggia sul mito del “capitalismo dal volto umano” e dall’interno cercare di alleviare le sofferenze delle classi meno abbienti. E’ cosa diversa dall’idea comunista di una società che rinnega completamente il capitalismo e si propone di costruire una società alternativa. Non siamo ancora al rispolvero della categoria dei socialfascisti ma…

    • Matteo Andreani scrive:

      Non capisco … prima un grande partito comunista e poi unire la sinistra? boh!non e’ piu’ semplice che quella parte di Prc e Pdci che vorebbe una “Cosa Rossa” con Sel e altri lo fanno e poi chi vuole fare un Pci con mezzo Prc,mezzo Pdci e Sc e Pcl lo fa! senza problemi!davvero non capisco chi sogna da anni questo nuovo Pci come fosse una “messianata” e non lo fa’ …. parla parla e non lo fa’! e datevi una mossa a fa’ sto’ Pci

      • andrea valsusa scrive:

        sono i dirigenti che non lo vogliono fare….cumunque termini come socialfascisti be mi sembrano molto significativi e azzeccati per descrivere il tutto…cmq matteo guarda spero ti renderai conto che per molti cittadini che vi votano non è importante quello che dici te…che non sono sulle tue posizioni..non tutti (anzi) vogliono l’unità con vendola….

        • andrea valsusa scrive:

          comunque caro matteo andreani sei tu che proponi scissioni per formare la “cosa rossa” e poi sarei io il settarista????ma va va..quella aprola a me non la dice nessuno

    • carlo circolo Bianchini Genova scrive:

      PER FRANCO
      Bella e condivisibile è la istantanea fatta a Vendola, questo affascinante affabulatore, che ha il pregio di aver detto chiaramente, che non è comunista,sono i nostri che non sono altrettanto onesti a dire quello che pensano e sono, perchè come dici tu cercano di vivacchiare sulla residua rendita del logo comunista ma comunisti non lo sono più.
      è anche interessante l’intenzione che gli attribuisci ossia quella che avendo accettato di fatto il capitalismo, vorrebbe smussargli gli angoli predicando un “capitalismo dal volto umano”, questa querelle non è nuova nel movimento operaio in generale e nei partiti socialisti in particolari,MENSCEVICHI E BOLSCEVICHI, COMUNISTI E RIFORMISTI ma la querelle più significativa c’è stata tra PROUDHON e MARX in quanto PROUDHON scrive un libro”LA FILOSOFIA DELLA MISERIA” per dire che la sofferenza che il capitale produce non è buona ma è necessaria per lo sviluppo ed il benessere cosi come la sofferenza del parto è necessaria perchè porta ad una nuova vita MARX gli risponde con un libro che chiama”MISERIA DELLA FILOSOFIA” argomentantolo tanto bene che il signor PROUDHON è stato messo da parte e dimenticato per più di cento anni, adesso in periodi di revisionismo si riabilita anche PROUDHON e la sua filosofia, perchè i ragionameti di Vendola e compagni sono più PROUDHONIANI che MARXISTI.

  13. Zukov scrive:

    A metà mese gli stati generali per le Fabbriche di Nichi. E Sinistra Ecologia Libertà (Sel)?

    Vendola: A ottobre diventa un partito.

    Tradizionale?

    Vendola: Non so. Voglio tenere solo un piede lì dentro. Sel ha senso se è un partito di transizione e aiuta tutti i partiti del centrosinistra a morire. Per rinascere bisogna rimescolare le carte, il Pd… Quando si parla del Pd è come quando ci sono le cronache da Marte no? C’è vita su Marte. C’è vita nel Pd. Il fenomeno Di Pietro ha chiuso la parabola espansiva, la federazione della sinistra è un cimitero. Ma io sono fiducioso perché sono messi così male… Noi siamo un accrocchio di cosettine. C’è bisogno che queste forze convergano per rigenerare. Ci vuole un terremoto.

    http://www.nichivendola.it/cms-upload/d-repubblica-vendola-zanardo1.pdf

    Se non è abbastanza chiaro… SEL deve aiutarci a morire. L’unica cosa che deve sopravvivere sono le Fabbriche di Nichi, intestate al Caro Leader. Ma lo si sapeva da tempo, non c’era bisogno di questa intervista.

    • andrea valsusa scrive:

      be questa intervista è molto chiarificatrice…be vendola mi è caduto proprio in basso….quasi a livello delle fo…e…compagno grassi e cari compagni tutti…volete fare ancora alleanze con vendola???tanto per lui siamo morti…o quantomeno vuole ucciderci…be io non ho più nessun dubbio…nessun cartello elettorale alle politiche con chi dice ste cagate…basta rincorrere questo individuo…minkia in sta intervista è peggio di grillo…voi ke ne dite compagni????io dico solamente una cosa avanti con la FDS…facciamo vedere a costui che non siamo e non saremo mai morti…be per chi ha ancora spinte verso questo individuo se ne vada nelle sue fabbriche (non quelle operai chiaramente)…be questo non è il mio progetto politico…avanti tutta con la FDS…attiriamo compagni nella formazione di questo progetto politico…so anche che molti in SEL si stanno rompendo…perchè questi compagni non potrebbero confluire nella FDS??io poi non smetto di guardare a sinistra critica…e per chi dice che non contano niente…be preferisco loro a vendola di sicuro…compagni è ora della svolta…basta vendola e le sue fabbriche del ca..o….formiamo noi un vero progetto politico che unisca più comunisti e anticapitalisti possibili..più associazioni e partiti possibili…e lasciamo andare vendola per la sua cavolo di strada…la FDS, grassi e gli altri non lo devono seguire….

    • MarioGC scrive:

      Questa intervista è un puro delirio autistico/allucinogeno. Provate a leggerla fino in fondo. Se un Berlusconi avesse detto la metà delle stratosferiche cazzate che dice questo qui, ci sarebbe stata una levata di scudi generale. Eppure c’è gente che sta così male ed è così accecata dal leaderismo che continua ad inneggiare a un tipo che se ne esce con:
      “io sono l’autore di un’epifania… la tradizione a cui io mi ispiro l’ho inventata”
      “la federazione della sinistra è un cimitero… ma io sono fiducioso perché sono messi così male”
      o che parla continuamente di morte, di dolore, di santi che volano, di crepare a vent’anni…

      Qui non stiamo più parlando di politica, ma di gravi problemi personal-sanitari. Se qualcuno è medico potrà probabilmente fare una diagnosi del tipo sindrome maniacodepressiva con sdoppiamento bipolare o qualcosa del genere; ma quello che è sicuro è che questo ha bisogno di aiuto specializzato, altroché….

      • Franco scrive:

        chi lo conosce bene dice che c’è un Vendola prima di Chianciano ed un Vendola successivo. In quel periodo è passato sotto la cura Bertinotti che già aveva distrutto Franco Giordano che iniziava a parlare come parla ora Vendola. Ma Franco Giordano non seppe raggiungere gli apici edonistico-onorici di Vendola. Che lo sosituì. Ma questa non è politica. Stiamo ai fatti.

        • andrea valsusa scrive:

          boccio nel modo più assoluto la lettera di vendola…fa proprio schifo…le sue idee mi fanno schifo e tutta la sua anlisi politica…io un soggetto politico con questo non lo farei mai…tanto è una utopia caro matteo…perchè se si fa è la fine della FDS e secondo te veramente la dirigenza anche filo vendoliana all’interno di prc vuole questo???spero proprio di no…quindi…basta avanti con la FDS e lasciamo stare vendola a fare le sue fabbriche…tanto a noi non ci vuole matteo come te lo metti in testa…VENDOLA A NOI NON CI VUOLE…fatevene una ragione…avanti per la nostra strada

          • Maurizio Sacchetti scrive:

            Carissimo Compagno Andrea,mi sento autorizzato a esprimerti ,in modo strettamente personale,la ripugnanza che tu personalmente mi fai,una ripugnanza che oscilla tra la pietas e la misericordia.Detto questo,che è una risposta strettamente personale a te rivolta e che non riguarda le magnifiche e progressive sorti, proviamo a ragionare.Vendola, per esempio,che sembra essere diventato il vostro sistema metrico di riferimento,provoca angosce profonde in tutte le vostre analisi.Sindrome da abbandono,da tradimento,da insipienza,cosa?A parte queste battute di spirito,credo valga per tutti,di fronte a ipotetiche risposte.chiedere ai diretti interessati.SeL nasce in un contesto chiarissimo:una critica radicale e feroce alle forme di rappresentanza politica(i partiti per capirci)che si sono viste nello scorcio finale del secolo scorso ed in questo.Liturgie,deprivazione dei tempi,parolaismo patologico,assenza pressochè totale di scelte collettiva,sono solo alcune delle cose che già 30 anni fa la sinistra del PCI metteva in luce.Quando le fughe nell’identità nascondono la paura di affrontare radicalmente il “necessario cambiamento” allora qualcuno deve assumersi la capacità di provarci.Nessuno si è mai sognato l’abiura del comunismo(sarebbe anche il caso di smetterla con questi toni da minculpop non vi pare)ma con la stessa chiarezza va detto che,almeno ora almeno qui,non serve e non èproduce risultati.Le condizioni sociali ed economiche,la sistematica e quotidiana violazione dei più elementari diritti,la scomparsa progressiva di ogni luogo di democrazia praticata,il fascismo latente,dovrebbero provocare adesioni milionarie a qualsiasi organizzazione comunista.Ma ciò non avviene,e non avviene oggi,ma non avviene dalla fine della seconda guerra mondiale.Trasformare il comunismo in dottrina teologica mi sembra troppo:adda venì baffone,si ma quando?e dove?Con quale tensione ci permettiamo di ingannare milioni e milioni di coscienza promettendo la costruzione,tout court,del socialismo?Opportunità politica dunque,e di come si ricostruisce un campo e del come si prova,SI PROVA,ad uscire dal capitalismo.Chi ragiona ancora di “capitalismo dal volto umano” si trova probabilmente e idealmente ancora a Praga,nessuno di noi si è mai sognato di ciarlare di socialdemocrazia.Va dunque raso al suolo tutto l’impalcato e il concetto odierno di partitismo,e SeL se può contribuire a questo bene,altrimenti si prova,SI PROVA, a fare altro.Le fabbriche di nichi?si possono chiamare anche cantieri futuri o società di mutuo soccorso,il succo è sempre lo stesso.I grandi mutamenti generano sempre terrore.Rivolgo invece un appello ai compagni:spesso alcuni commenti hanno un taglio grottescamente caricaturale.Per gli addetti ai lavori non significano niente,ma per chi non si trova nello stesso nostro campo,rimandano l’idea di gruppetari inferociti l’un con l’altro.Io seguo con attenzione e rispetto il travaglio del prc,la costruzione della federazione, e provo a capire prima di emettere giudizi.E a capire principalmente l’utilità politica e sociale che tali sforzi provocano.Rispetto quindi,innanzitutto rispetto.Nessuno di noi ha la ricetta in tasca e questo deovrebbe far essere naturlmente solidali,non ho detto identici ma solidali.So che nessuno di noi fa politica per mestiere,ma lo fa per passione,per spirito di servizio,per provare a realizzare un mondo migliore e migliorabile.I nemici, i marchionne,i sacconi,i cosentino,stanno dall’altra parte,esattamente all’opposto di dove siamo noi.Cordiali saluti

            • aldo scrive:

              Mah, ci si lamenta per i toni scorretti nel confronto tra posizioni diverse e allo stesso tempo si utilizza un linguaggio di una violenza ben superiore.
              Pacatamente io invece non ho alcuna difficoltà a dire che mi sento lontanissimo da M. Sacchetti, a partire dal linguaggio.
              E’ vero, è lo stesso linguaggio che veniva utilizzato 30 anni fa (forse anche 40) dalla sinistra del PCI e, aggiungo io, da una certa nuova-sinistra che anche allora voleva innovarsi andando “oltre il marxismo”. Con risultati non certo migliori dei cosiddetti conservatori.
              No!, il cosiddetto nuovismo non mi ha mai convinto, nè nella versione degli extraparlamentari di 35 anni fa, nè nella versione Occhetto, nè in quella Bertinotti-Vendola.

              • Maurizio Sacchetti scrive:

                Solo il fatto che io ne ho 36,ma giusto per la cronaca.E quello che affermo lo ho letto o mi è stato tramandato.Quantomeno su un punto siamo d’accordo:non si fa revisionismo.

                • andrea valsusa scrive:

                  be caro maurizio ma chi sei te?per dire queste cose su di me????chi cazzo sei???e poi sarei io maleducato e inrispettoso vero..??????fai proprio te pena…nessuno mi ha mai detto che prova ripugnanza per me…sei ridicolo…e non voglio aggiungere altri commenti tranne col dire che sono profondamente offeso…ma se te come tutti voi non mi conoscete affatto mi spieghi come cazzo fai a dare giudizi su di me??????????ma vai va….a poi la tua analisi politica è veramente illuminante…non la condivido per niente…cmq sei caduto proprio in basso…io cmq ssia gradirei delle scuse personali e non su quello che politicamente affermo…ma scuse da te…

    • Questa intervista va inviata a tutti i compagni, anche e soprattutto quelli di sinistra e libertà, che sono ancora capaci di pensare con la loro testa.

      Vi faccio una domanda compagni: perchè dovremmo andare a farci insultare ai banchetti e davanti alle fabbriche per far votare questa persona? Perché? Datemi un solo motivo.
      Io ho già dato: se devo beccarmi degli insulti dalla gente, lo faccio per conquistare almeno un voto comunista, non certo per la gloria di un patacca come questo.

      • andrea valsusa scrive:

        concordo pienamente con te andrea albertazzi…io infatti sul sito di SEL ho riportato questo articolo….condivido in pieno quello che tu hai detto…basta seguire vendola

  14. andrea valsusa scrive:

    cara dirigenza e cari compagni….sappiate che se si verifica una nuova scissione interna be sarebbe la fine di questo progetto politico…spero che non vogliate arrivare a quel punto…sarebbe deleterio…quindi se c’è anche solo il rischio che un accordo poitico con vendola per le prossime elezioni politiche possa provocare una qualsisasi scissione…be nessun accordo politico…e non sto parlando per le comunali…quindi per le politiche io una lista con SEL non la voglio e come me molti altri compagni…almeno che non ci sia un accordo totale su tutti e dico tutti i temi e non solo quelli principali…e poi basta con la fantapolitica…vendola al 4 % ci arriva tranquillamente non ha problemi ad entrare in parlamento…quindi perchè mai dovrebbe formare una lista con noi che comporterebbe solamente un ritorno di molti suoi elettori nel PD??perchè molti elettori che adesso votano vendola prima votavano il PD…quindi la nostra eventuale entrate nella lista con SEL (a livello nazionale non per le comunali) farebbe perdere un casino di voti a SEL e questo vendola lo sa bene…rinunciamo all’idea compagni…i firmatari di SEL che hanno firmato l’appello all’unità non contano niente perchè l’unica linea politica che conta è quella di vendola, migliore e fava e nessuno di questi tre personaggi hanno firmato…quindi piantamola per favore di rincorrere sogni vani….diamoci piuttosto da fare per la costruzione della FDS..diamoci da fare nella attività politia…servono molti più volantinaggi…molta più attività nelle strade, nelle piazze, nelle varie manifestazioni…insomma tra la gente…se la FDS avrà la capacità di tornare tra la gente in modo attivo be abbiamo gia vinto…quindi diamoci da fare per la FDS

  15. andrea valsusa scrive:

    cari compagni…per le prossime comunali probabilmente in alcuni comuni si faranno accordi elettorali con SEL, si formerà un unico polo una unica lista…ma secondo me alle politiche del 2013 non si potrà fare la stessa cosa…secondo me sarebbe molto troppo difficile fare accordi politici condivisi con vendola….e secondo me vendola non ha nessuna nemmeno minima intenzione fare questa lista elettorale alle politiche ed è meglio così…forse…secondo me una lista comune con SEL segnerebbe solamente l’inizio di ulteriori scissioni all’interno di rifondazione comunista e anche dei comunisti italiani…sarebbe l’ennesima….e se ci fossero ancora scissioni be sarebbe la fine totale di rifondazione comunista e della federazione della sinistra…quindi compagni come matteo andreani e altri dovrebbero pensare bene alle conseguenze che avrebbe questo gesto…un conto è per le comunali…se nei singoli territori può essere raggiunto un accordo politico con SEL tanto meglio…ma a livello nazionale vedo molto difficile questo accordo…e non solo difficile ma anche dannoso..una ulteriore scissione sarebbe devastante per la FDS…la FDS è una formazione che ha come intento quello di unificare e non di dividere…quindi secondo la mia opinione e di molti altri compagni la eventuale lista unitaria tra la FDS e SEL provocherebbe solamente una altra quasi inevitabile scissione…be se fare una lista con SEL serve ancora a perdere compagni per strade con l’ennesima scissione….be io non ci sto..diamoci da fare per la formazione della FDS e invece che incominciare a perdere compagni per strada incominciamo ad attirarne, a coinvolgere più persone nella formazione della FDS…

    • Matteo Andreani scrive:

      Come sempre vorrei ricordare che sono un elettore della FdS(anche se e’ dal luglio 09 che lo dico ma ci voranno altri 5 mesi) ……. come siete banali nell’analisi di quella intervista! Primo non era una classica intervista con un giornalista “professionista” ma un confronto tra un(oggettivo)leader di un partito e una scrittice giovanissima e gia’ riconosciuta,quini partiamo da queste basi per fare delle riflessioni! Vi colpisce che dica che la FdS e’ un cimitero?Beh sara’ una espessione forte ma se era una intervista “ufficiale forse avrebbe detto “e’ un contenitore che ancora deve nascere e che ha molte contraddizioni al suo interno,innazitutto per la collacozione,si o no nel csx e comunque il Prc ha perso la forza attrattiva” sarebbe stato nel falso? e poi definisce con molta onesta’ definisce Sel un acrocchio di cosettine! ….. e per questa onesta riflessione non dite niente? Definisce il Pd in maniera perfetta,l’Idv anche io credo sia in fase calante ….. come siete diventati settaristi non appena vedete Vendola giu’ a “menare”! che tristezza! …. poi un ultima riflessione … dite che se nel Prc ci fosse una ulteriore scissione sarebbe la fine … ma scusate dovreste pure fare una riflessione non da militanti …. se gli “altri di Sinistra” vincono forse ci sara’ un motivo …. io guardo con molto interesse a questa intervista,Sel e’ una transizione e siccome la FdS scimmiotta una autonomia dal Pd che non puo’ avere per le percentuali che ha …. una Partito(Vendoliani,Grassiani,Ferreriani?,De Magistris,popolo viola e sinistra Cgil,Landini che e’ un ottimo segretario e’ molto vicino a Sel)di Sinistra(senza aggettivi come il piu’ grande partito di Sinistra a sinistra del Pse,la Die Linke)sarebbe automaticamente autonomo dal Pd …. magari!! voi rimanete pure con Pegolo,Giannini,Diliberto,Ferrando,Rizzo ….. che novita’ e sai che gioia le loro riunioni

      • andrea valsusa scrive:

        matteo continui a non capire niente sembri sempre più te uno di SEL più che della FDS…..detto sinceramente sei proprio ridicolo ad appoggiare ancora vendola per questa intervista…ma ti rendi conto di quello che dici??guarda che quì ti sbagli di grosso…ancora con pegolo giannini diliberto…ma tu pensi veramente che loro voglino staccarsi dalla costruzione della FDS????non dire stronza..guarda quì mi sembri molto più settarista te di molti altri…vattene piuttosto in SEL…ma non lo farai…e poi chi ha mai parlato di fare un progetto politico a parte con rizzo ferrando (hai dimenticto cannavò) esterno alla FDS???quì dai proprio i numeri…io preferirei sinistra critica a vendola mille volte…ma ti rendi conto che le tue posizioni e la tua ultima affermazione su questa intervista sono deliranti???guarda con te non si può proprio parlare…minkia appena uno dice qualcosa contro il leader maximo vendola mi tu non capisci più niente…riprenditi…pegolo giannini magari sono in disaccordo su alcune questioni ma fidati che non faranno scissioni loro…quì è gente come te che crea le condizioni…vendola su vendola giù…basta non se ne può più….
        scordati che io me ne vado dalla FDS…ma sappi che se scegliete la strada dell’unità in un cartello elettorale per le politiche con SEL be è la vostra base che non vi seguirà più….
        a poi la cosa che mi fa più incazzare…io non sono un militante ripeto per la 100 volta che non sono iscritto a nessuna formazione politica..non ancora per lo meno…quindi sono proprio e semplicemente una di quelle voci del popolo comunista senza ancora partito…una delle voci che è stufa di questi discorsi…non sono di nessuna corrente (per me le correnti hanno sempre fatto male al partito)…quindi per favore….siete voi che forse non capite ancora cosa chiede la base della FDS quelli che vi votano ma che non sono iscritti…molti non vogliono quello che dici te…

      • MarioGC scrive:

        Matteo Andreani, in tutta franchezza: ma ci sei o ci fai?

        “Intervista ufficiale”: da quando in qua le interviste si dividono in “ufficiali” o “non ufficiali”? Quindi in quelle “non ufficiali” si possono dire tutte le cazzate che a uno gli vengono in testa, no? “Oneste riflessioni”, secondo te? Anche quelle di Berlusconi allora lo sono, no? Poverino…

        “Come siete banali nell’analisi di quella intervista”: ah perché secondo te le cazzate là sono molto raffinate, vero? Morte, cimiteri, dolore, santi che volano, epifanie, tradizioni autoinventate, ti sembra normale no? Ma ti rendi conto che chiunque di noi se ne esca a dire cose del genere finisce in un manicomio?

        “Scrittrice giovanissima”? Lorella Zanardo? Una cinquantenne? Con un figlio di quattordici anni?

        “Gli altri di sinistra vincono”: quali “altri di sinistra”? Il Pd è di sinistra, e vince? L’Idv è di sinistra, e vince? “Popolo viola” è di sinistra, ammesso che esista ancora, e vince cosa? Sel, ammesso e non concesso che sia di sinistra (coi fatti, non con le chiacchiere), “vince”? Dove? Quando? A livello nazionale prende meno della Fds (il che è tutto dire) e in Puglia il santone ha vinto solo perché la destra è andata divisa, e ha preso meno del 50% dei voti validi, quindi ancora meno in termini reali… Ma che stai dicendo?

        “Sinistra senza aggettivi”? E tu saresti un “elettore della Fds”? Ma per favore… se mai sei ancora all’arcobaleno, che è quando si sentivano ancora queste fesserie.

        • andrea valsusa scrive:

          non siamo affatto bnali nell’analisi di quella intervista…vendola è stato veramente orribile in quella intervista non ci sono altre analisi da fare…e sinceramente le tue osservazioni sono proprio ingenue…e fuori dal mondo…be adesso ti posso dire che hai torto te nell’analizzare l’intervista del lider maximo vendola…se ti piace tanto vai con lui e chiudila quì…

  16. mauro scrive:

    Editoriale di l’Ernesto rivista comunista

    Tra Atene e Pomigliano

    di Andrea Catone

    Uno spettro si aggira per l’Europa: la crisi del debito sovrano. Negli ultimi mesi la grande crisi capitalistica ha prodotto un nuovo terremoto in Europa. Tutta l’eurozona, compresi i paesi che non hanno ancora formalmente adottato l’euro, ma da esso dipendono, come l’Ungheria, è stata in fibrillazione. È esploso il caso greco, con la minaccia di default dello stato. Gli altri PIGS (i “porci” nello sprezzante acronimo: Portogallo, Spagna, Irlanda) sono anch’essi sotto la spada di Damocle. L’Italia stessa col suo debito pubblico è a rischio.

    La crisi greca

    La crisi del debito sovrano greco è esplosa non casualmente. Come avevamo osservato sul numero precedente de l’ernestoi e come i comunisti greciii e altre riviste, marxiste e non solo, hanno messo in luceiii dettagliatamente, essa è il risultato di uno scontro interimperialistico tra capitali appartenenti ad aree valutarie contrapposte (euro e dollaro). L’attacco speculativo contro l’euro è pianificato oltre Atlantico ai primi di febbraio dagli uomini di Soros Group, Sac Capital, Greenlight Capital, Brigade C., Paulson & Co. Gli hedge funds scommettono pesantemente sul deprezzamento dell’euro per portarlo dai massimi raggiunti a fine 2009 (il 25 novembre 2009 un euro si scambiava a 1,514 dollari) alla parità col dollaro. La Grecia appariva l’anello debole della catena. Il governo conservatore di Costas Karamanlis aveva dichiarato un deficit pubblico nettamente inferiore al 12,7%, ammesso in seguito dal governo socialdemocratico di Papandreu. La potenziale insolvenza dello stato greco è stata il pretesto per il declassamento dei titoli di stato a spazzatura (junk bond). La Grecia era in gran parte indebitata con banche tedesche legate al governo tedesco e garantite dall’asse Merkel-Karamanlis. Il primo pacchetto di “aiuti” europei alla Grecia doveva consentire alle banche tedesche di recuperare, almeno in parte, il proprio denaro. L’operazione si risolve in un ulteriore drenaggio di risorse greche e guadagni per chi presta denaro al suo debitore ad un alto tasso di interesse. La condizione dell’“aiuto” tedesco-europeo è che il governo greco vari un pacchetto di austerità e tagli alle spese sociali, la ben nota ricetta “lacrime e sangue”, cara ai “risanamenti” del FMI negli anni ’90 in altre aree del mondo, che scarica sui lavoratori e le masse popolari tutti i costi della crisi. Contro di esso insorgono – nella prospettiva di una lotta prolungata e non come occasionale ed episodica jacquerie di protesta – le masse, guidate dal KKE, dai sindacati e le organizzazioni di massa ad esso legati, quali il PAME e altri. Un esempio “pericoloso” per gli altri paesi europei.

    La crisi europea

    Se la Grecia era l’anello più debole, non stanno in buone acque gli altri pigs, né i nuovi arrivati nella UE dall’est Europa, dai paesi Baltici all’Ungheria, dalla Romania alla Bulgaria. Pur non essendo ancora con la moneta unica, le loro economie gravitano intorno all’euro, un loro fallimento avrebbe inevitabili ripercussioni su tutto il sistema euro.
    La moneta senza stato (come sottolinea Samir Amin in un suo articolo ospitato in questo stesso numero) sotto i fuochi dell’attacco d’oltre Atlantico si è deprezzata in pochi mesi (da novembre a maggio) del 20% (da 1,50 a 1,20 circa) e ha perso credibilità e forza contrattuale. La possibilità di farne una moneta di riferimento delle transazioni internazionali in alternativa al dollaro si allontana.
    Ma è l’intero progetto europeo che la crisi dell’euro mette in discussione. Il nucleo duro franco-tedesco si è diviso, la Germania ha esitato a lungo prima di intervenire con un fondo di garanzia per la Grecia e gli altri stati in bilico.
    Per la prima volta nella storia della UE e dell’euro si è presentata la possibilità concreta di fuoriuscita di un paese dall’area. È un segnale forte di crisi per un processo che era stato sino ad ora una marcia trionfale di “allargamento”, sancita con l’ingresso, tra il 2004 e il 2007, della stragrande maggioranza dei paesi ex socialisti europei. Un processo che era stato inclusivo potrebbe ora vedere un’inversione di tendenza, l’esclusione, la fuoriuscita, la separazione. Il segnale, sul piano politico e simbolico, è molto forte. La costruzione europea rivela, nella crisi, una grande fragilità.

    La crisi accelera i mutamenti nei rapporti tra potenze

    Sul piano dei rapporti mondiali il peso politico ed economico della UE si riduce, mentre gli USA, che tra il 2008 e il 2009, con l’esplosione della crisi dei mutui subprime, vedevano altamente sfiduciata la propria moneta, col dollaro in caduta libera, segnano una loro ripresa di protagonismo e di centralità nelle relazioni mondiali. Siamo di fronte ad uno spostamento e riallineamento dei rapporti internazionali. L’Occidente capitalistico è in forte crisi, ma dentro questa crisi i rapporti tra USA e UE si modificano nuovamente a vantaggio degli USA.
    La crisi accelera la ridefinizione dei rapporti economici e politici mondiali. Il vecchio capitalismo occidentale della cosiddetta triade (USA, UE, Giappone) arretra o ristagna: i reiterati, e sovente ritirati, annunci di “ripresa” sono riferiti al PIL del 2009, che aveva perso, a seconda dei paesi, diversi punti in percentuale; il che significa che si raggiungeranno i livelli precrisi solo tra diversi anni, ammesso e non concesso che non vi saranno altre rovinose cadute. Ma i paesi emergenti del BRIC (Brasile, Russia, India, Cina) e di altre aree (ad esempio la Turchia) avanzano rapidamente con ritmi di sviluppo che, per i due giganti asiatici, sfiorano le due cifre. La Cina soprattutto, grazie a leve economiche statali di intervento pubblico in economia e di pianificazione, ha fatto fronte alla crisi di contrazione del mercato mondiale (è diventata la “fabbrica del mondo”) sviluppando il mercato interno. Il centro dell’economia mondiale si sposta in Asia.
    Tutto il quadro internazionale è in fibrillazione, interessato da questa ridislocazione dei rapporti di forza tra i grandi paesi. Nella grande crisi capitalistica si ridefinisce il quadro mondiale. La crisi accelera questa ridefinizione. Il problema degli USA è come gestire la progressiva perdita di centralità nel mondo. Non sarà certo un’operazione indolore. E gli USA difenderanno con le unghie e con i denti la loro centralità e il ruolo mondiale del dollaro. La presidenza Obama si attrezza a questa sfida, per vincere la quale non è affatto esclusa l’opzione militare.

    Il contrasto Germania-USA

    Il G20 riunitosi a Ottawa tra il 25 e il 27 giugno in concomitanza con il fantasma del G8 (che, escludendo le nuove potenze emergenti di Cina, India, Brasile, non ha più senso) ha visto delinearsi diverse opzioni, senza che si potesse raggiungere un effettivo accordo.
    All’interno del G20 si gioca una partita su diversi tavoli e più contendenti. Uno è il rapporto tra UE e USA, o meglio, tra Germania e USA, quali paesi egemoni del blocco del dollaro e di quello dell’euro. La Germania sembra ossessionata dal problema della stabilità finanziaria e del debito sovrano. Un emendamento costituzionale approvato nel 2009 stabilisce che dovrà portare il deficit strutturale stabilmente allo 0,35% del Pil a partire dal 2016. È divenuta la paladina del rigore monetario e chiede un pressoché impossibile dimezzamento del deficit di tutti i paesi occidentali entro tre anni, imponendo una politica di rigore, di tagli alla spesa pubblica, di compressione dei salari, sulla scia di quanto imposto ai governi greco, portoghese, spagnolo, italiano.
    Vi sono ragioni strutturali, e non solo l’infausta memoria dell’iperinflazione weimariana, che spingono in questa direzione la politica tedesca.
    Per molti paesi la politica richiesta dalla Germania non può che portare ad una depressione, col circolo vizioso del calo dei consumi interni (a causa della riduzione dei salari reali) e, quindi, di una minore domanda sul mercato, con chiusura di imprese. Già la domanda interna di molti paesi europei è calata in misura consistente. Economie come quella greca e portoghese usciranno stremate da questa cura di impoverimento generale dei paesi, che colpirà, come in Argentina, non solo il proletariato, ma anche le “classi medie”. Si paventa lo spettro della deflazione e della recessione.
    Ma la Germania, in cui, a differenza degli USA, il capitale industriale ha ancora un peso rilevante –è tra i maggiori esportatori mondiali di merci – punta alla conquista di mercati dei paesi emergenti. Può rischiare di comprimere la domanda interna del suo paese e dell’area euro, ma conta di esportare verso altre aree.
    Il rischio di default degli stati europei è invece esiziale per la Germania, perché la sottopone al ricatto degli USA, che hanno dimostrato, con l’attacco all’euro, di poter mettere in crisi tutta la costruzione europea, di cui la Germania è il perno economico e da cui ha tratto e continua a trarre i maggiori vantaggi. La UE attuale, con la sua espansione ad Est, è Lebensraum, spazio vitale, non tanto e non solo in quanto mercato di sbocco di merci e capitali, quanto perché le conferisce quella dimensione e quella massa critica che sole possono consentirle una proiezione mondiale.
    Così il governo tedesco impone la propria tabella di marcia agli altri partner/subalterni europei, i propri parametri (come impose Maastricht) anche a costo di ridurre in miseria vasti strati delle popolazioni europee. Preferisce la stagnazione o anche la recessione rispetto al rischio di maremoti finanziari e di rovina dell’euro.

    USA: il peso del capitale fittizio

    Diverso è il ruolo degli USA. Sono l’economia più indebitata del pianeta e hanno perso molte posizioni nella produzione di beni, il capitale industriale pesa meno del capitale bancario che produce una massa enorme di capitale fittizio.
    Vi è oggi in circolazione un’immensa quantità di titoli derivati finanziari. La Banca dei Regolamenti Internazionali (BRI) valuta l’intero ammontare fittizio di questi titoli pari a 32mila miliardi di dollari, il 75% dei quali (oltre 24.000 miliardi) è nelle mani di 5 grandi banche USA. “Di fronte a queste cifre il cordone della BCE (750 miliardi di euro) per contenere la speculazione sull’euro sembra più che altro un muro di cartapesta”iv.
    Negli ultimi 30 anni – ben diversamente dall’immediato secondo dopoguerra, in cui gli USA erano i maggiori produttori mondiali – la cosiddetta finanziarizzazione dell’economia ha proceduto a passi da gigante, gli USA sono diventati importatori netti, ieri dal Giappone, oggi dalla Cina. La crescita USA può essere solo una crescita drogata dal vantaggio di avere il dollaro come valuta di transazione nel commercio mondiale. Per questo gli USA si sono opposti alle proposte tedesche di stretta sulle spese e controllo e tassazione delle transazioni finanziarie. Sotto questo aspetto vi è una notevole differenza tra la crisi attuale e quella del 29. Gli USA allora ne uscirono con la guerra mondiale e con una grande produzione di massa di beni di ogni tipo. Erano la fabbrica del mondo. Avevano bisogno di mercati di sbocco per le loro merci. Ma oggi essi sono importatori netti, hanno una capacità produttiva ridotta.

    Lo scontro tra USA e Germania si è risolto a Toronto in un compromesso che non vincola seriamente nessuno. Entrambe le frazioni dell’imperialismo occidentale non sanno che fare veramente di fronte alla crisi. La scelta del rigore tedesco accentua la stagnazione/recessione, quella degli USA aumenta i rischi di crac globale. Entrambi danzano sull’orlo del precipizio.

    Nella crisi si ridisegnano i rapporti di forza tra le classi

    I governi europei utilizzano la crisi per ridisegnare a favore delle classi dominanti i rapporti di forza: la crisi è insieme occasione e pretesto per ridurre la forza dei lavoratori, i loro diritti, quanto rimane dello stato assistenziale e sociale. Le ricette lacrime e sangue suggerite da FMI e BCE e adottate dai governi greco, portoghese, spagnolo, italiano, irlandese, ma anche inglese, francese tedesco (per non parlare di tutti gli stati ex socialisti) sono basate sul taglio di salari e stipendi e il taglio delle spese sociali (che significa una decurtazione del salario indiretto) l’allungamento dell’età pensionabile, o, come hanno tentato in Romania, la decurtazione secca del 20% delle pensioni (salario differito).
    In sostanza, nel tentativo di mantenere inalterato il profitto, si agisce sul salario (diretto, indiretto, differito). La riduzione della massa salariale non può che comprimere la domanda di beni di consumo di massa, aggravando la crisi di sovrapproduzione. Per alleviare la quale il capitale negli anni scorsi ha fatto ricorso all’ampliamento incontrollato del credito.
    Tra settembre e ottobre 2008, col fallimento spettacolare di Lehman Brothers (e di qualche centinaio di altre banche, in particolare negli USA e in Inghilterra) la crisi, di cui già nel 2007 si erano manifestate inquietanti avvisaglie, esplode in forme catastrofiche. Per porvi un freno i governi dei principali paesi capitalistici occidentali intervengono stanziando miliardi a garanzia del sistema bancario. È l’unico serio “intervento pubblico” in economia, ma si è trattato, in forma plateale, di socializzazione delle perdite (trasferite, attraverso lo Stato, sulle spalle dei cittadini) e privatizzazione dei profitti. Tuttavia, con l’esplosione della grande bolla finanziaria, è stato necessario porre un freno al ricorso al credito facile, e con ciò si è ridotta la domanda di beni di consumo, innescando il circolo vizioso delle crisi di sovrapproduzione. Le ricette lacrime e sangue adottate in Europa avranno in tutta evidenza – ma questo non lo nascondono più neppure i più spregiudicati responsabili dei governi occidentali – ulteriori effetti recessivi.

    Tendenza reazionaria del capitalismo europeo

    Le misure economico-sociali adottate dai socialdemocratici Papandreu e Zapatero non differiscono per sostanza e durezza da quelle di altri paesi a governo liberal-conservatore o di “centro-destra” come è in voga definirli. In alcuni casi sono anche più dure e inique. Indipendentemente dall’etichetta di destra o di sinistra che si sono cuciti addosso, i governi della UE sotto direzione tedesca indicano una chiara direzione: la risposta alla grande crisi di sovrapproduzione non passa, al momento, per una riforma interna al sistema capitalistico, per una sua qualche evoluzione, come è accaduto in altre fasi di crisi nella storia del capitalismo.
    Pur mantenendo i suoi tratti essenziali in quanto modo di produzione – per cui le categorie del Capitale di Marx ci consentono di analizzare tuttora, a un secolo e mezzo di distanza, i movimenti e le contraddizioni capitalistiche – il capitalismo si è sviluppato in diverse forme, cui hanno corrisposto diverse forme di stato e di governo. Lo stato capitalistico si è modellato come risultato delle lotte di classe, in alcuni casi è dovuto “venire a patti” con il proletariato, quando la lotta di classe condotta da quest’ultimo è stata particolarmente intensa ed efficace. Ciò che si chiama comunemente welfare state è stato ottenuto/concesso grazie ad un diverso rapporto di forze sul piano internazionale (esistenza dell’URSS e di un blocco di paesi socialisti o in transizione verso il socialismo) e interno (fronti popolari, resistenza antifascista, grande pressione di sindacati operai…). Gli agenti diretti del capitale e i loro rappresentanti politici – ma bisogna ricordare che non si dà rapporto di capitale senza che vi sia uno Stato e un sistema di Stati, che tutela e regolamenta i rapporti sociali della proprietà capitalistica – non hanno imboccato, rispetto all’evoluzione storica del sistema capitalistico e soprattutto rispetto alle crisi di sovrapproduzione, un’unica e sola strada. Hanno modulato le loro scelte sulla base del rapporto di forza tra le classi, nonché sulla base dei rapporti su scala mondiale. Nel XX secolo, sulla base dell’esito dello scontro di classe, si sono prodotte – quando il capitalismo non è stato rovesciato con la rivoluzione socialista – soluzioni diverse all’interno del capitalismo stesso, entro una gamma che va dalla socialdemocrazia ai fascismi. E non è certo indifferente per il proletariato che passi l’una o l’altra soluzione.
    Ora, rispetto alla crisi e al suo acuirsi in primavera con l’attacco dell’area del dollaro a quella dell’euro, le “classi dirigenti” europee non intendono attuare nessuna sostanziale modifica del modello economico-sociale “neoliberista” imboccato con la costituzione della UE; accentuano, anzi, i suoi caratteri più antisociali e regressivi. E non intendono operare neppure nel senso delle misure adottate negli anni ’30 dai capitalismi europeo e USA: un capitalismo monopolistico di stato per il salvataggio delle imprese industriali (come fu ad esempio l’istituzione dell’IRI). Quel capitalismo monopolistico si fondava sul monopolio dello Stato nazionale, che la mondializzazione imperialistica ha vigorosamente attaccato. L’unico intervento pubblico che lo stato capitalistico oggi si concede è – come si è detto – il salvataggio delle banche private.
    La risposta delle classi dirigenti europee alla più grave crisi della storia del capitalismo è l’arroccamento protervo nel mantenimento del modello neoliberista europeo in forma peggiorativa, spazzando via i paracadute sociali ereditati dalla situazione pregressa. Da parte di esse non vi è, allo stato attuale, una proposta di ampio respiro, di sviluppo strategico. Non c’è in nessuna parte d’Europa una “borghesia illuminata” o “progressiva”, che pensi a un nuovo modello di relazioni sociali, a un nuovo compromesso sociale. Non vi è nessuna borghesia riformatrice e neppure riformista. Non vi è – al di là delle denominazioni delle formazioni politiche – neppure più una reale proposta socialdemocratica, salvo in qualche formazione residuale o nell’elaborazione di qualche sindacato.

    Un tornante della storia

    Le conseguenze sul piano politico, nonché culturale e ideologico, di questa situazione, non possono che essere allora di carattere reazionario.
    Alcune pesanti avvisaglie sono nell’aria già da tempo: l’attacco – nell’indifferenza della “Sinistra europea” – ai comunisti in diversi paesi ex socialisti, quali Ungheria, Polonia, Repubblica Ceca, Romania, Lituaniav; la sfrenata aggressione alla Costituzione in Italia, di cui ora si chiede senza più alcun pudore lo smantellamento della prima parte, dai principi agli articoli fondamentali: Brunetta chiede la modifica dell’art. 1, rifiutando che la Repubblica possa fondarsi sul lavoro, Tremonti bombarda l’articolo 41, che ha il torto di sancire che l’iniziativa economica privata non debba “svolgersi in contrasto con l’utilità; sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana”vi.
    Per questo la lotta, la resistenza che prende corpo in alcuni paesi europei oggi contro le misure imposte dalle classi dirigenti europee acquista un significato e un valore che va ben al di là della contingenza o della mera opposizione a pesanti misure economico-sociali contro le masse popolari. Non è solo una battaglia sul piano economico-sindacale. Non lo è in Grecia, in Portogallo, in Spagna o in Romania, non lo è alla fabbrica FIAT di Pomigliano d’Arco.
    È al contempo, e indissolubilmente legata a quella economica, una battaglia politica e culturale. Ed è una battaglia fondamentale. Siamo ad una svolta, ad un tornante della storia.
    Lo hanno colto con grande chiarezza e forza i compagni greci del KKE, che il 4 maggio hanno issato sul Partenone un gigantesco striscione – e quell’immagine ha fatto il giro del mondo e ha dato fiato alle disperse resistenze europee – con l’invito ai popoli d’Europa a sollevarsi contro le politiche dei governi e dei monopoli. È un deciso appello internazionalista, nella consapevolezza che la posta in gioco delle resistenze e delle lotte oggi – ancora troppo deboli, frammentarie, disunite in molti paesi europei – è il futuro, economico e politico al contempo, dei popoli europei per molti anni.
    Alla FIAT di Pomigliano Sergio Marchionne, amministratore delegato del Gruppo Fiat e di Chrysler, ha tentato l’affondo politico, con un diktat che colpiva pesantemente non solo le condizioni di lavoro (turni, pause, per uno sfruttamento massimo della forza lavoro), ma il diritto di sciopero. L’importanza della posta in gioco (come del resto spiegavano i più lucidi intellettuali borghesivii) è stata colta con chiarezza dai dirigenti della FIOM, che, in piena controtendenza rispetto al coro borghese e “democratico” pronto a sacrificare i diritti dei lavoratori sull’altare di un improbabile impegno a mantenere i posti di lavoro, ha condotto una battaglia sindacale e politica a un tempo, rifiutandosi di firmare l’accordo su cui i sindacati gialli avevano già dato il loro assenso, e opponendosi alla legittimazione di una consultazione condotta tra mille pressioni padronali e sotto ricatto, con una pistola puntata alla tempia. Il 21 giugno oltre il 36% degli operai di Pomigliano, deludendo tutte le aspettative padronali, hanno saputo incidere sulla scheda e nella storia del nostro paese il loro NO. Hanno evitato che Pomigliano fosse la Caporetto del movimento operaio italiano. Dovremmo operare perché sia la sua Stalingrado.

    La crisi accelera i processi di ridislocazione dei rapporti di forza internazionali; ma anche all’interno dei singoli paesi. La crisi determina e determinerà sempre più una situazione non statica, in cui si ridisegnano i rapporti tra le classi. Perciò è necessario il partito comunista quale centro e motore del fronte di resistenza. Per generalizzare le resistenze e dare loro uno sbocco che modifichi a favore della classe operaia i rapporti di forza. In caso contrario vi è la decimazione, la polverizzazione, la distruzione di quanto è rimasto dello Stato nato dalla Resistenza e un gigantesco arretramento che difficilmente, nella situazione già molto arretrata in cui siamo precipitati, possiamo immaginare.

    NOTE
    1. Cfr. D. Moro, La crisi del debito sovrano UE, in l’ernesto 1/2010.
    2. Cfr. il documento Le proposte del KKE per trovare una soluzione alla crisi, in questo numero de l’ernesto.
    3. Cfr. in particolare F. Schettino, Crisi greca, conflitto valutario e capitale speculativo, in La Contraddizione n. 131/2010.
    4. Cfr. La Contraddizione n. 131/2010, p. 49.
    5. Cfr. Ivan Melnikov, L’anticomunismo avvelena l’Europa, su http://www.kprf.ru del 29/06/2010, tradotto e pubblicato da M. Gemma su http://www.lernesto.it.
    6. Sul nesso tra crisi economica e attacco alla Costituzione si è svolto a Roma (12 giugno) il convegno promosso dall’Associazione Marx XXI, i cui atti saranno prossimamente pubblicati dalla rivista Marxismo Oggi. Cfr. su questo numero l’articolo di Vladimiro Giacché.
    7. Eugenio Scalfari ha visto nella vicenda di Pomigliano uno spartiacque per la nostra storia repubblicana analogo a quello tra era precristiana e cristiana: A Pomigliano comincia l’epoca dopo Cristo, in La Repubblica, 20 giugno 2010.

  17. massimo scrive:

    certo che ci vuole una bella faccia da schiaffi, prima si fa di tutto per uccidere rifondazione, costruiscono un partito fasollo come SeL che naturalmente va a destra con il PD, dopo due anni ci troviamo in braghe di tela e gli stessi che hanno costruito questo disastro ci chiedono di fare l’unita per la sinistra, poi magari si va alle elezioni tutti insieme appunto il centro sinistra contro il maligno Berlusconi, poi come al tempo di PRODI si faranno politiche di destra visto che Marchionne e De Benedetti sono del centrosinistra, la prima cosa che diranno è che se non asseconderemo quelle politiche vuol dire che per colpa nostra tornerà Berlusconi.
    Adesso basta per il sedere ci avete preso due volte la terza volta mi spiace ma non capiterà, capisco tutte le ragioni del mondo ma con chi mi ha tradito detto che eravamo vetero comunisti (appunto il sig. Vendola)non posso dare il mio appoggio. nche perchè con la prima difficolta che ci sarà nel governo del centrosinistra con questi signori probabilmente si verifichera l’ennesima scissione
    Massimo PRC Milano

  18. antonio mazzeo scrive:

    COMUNICATO STAMPA

    “Dalle bombe al Ponte”: riflessioni e musica per l’anniversario di Via D’Amelio

    Si terrà lunedì 19 luglio, dalle 20,00, presso il ristorante “Mediterranima” di via dei Gigli, a Milazzo, una serata dal titolo “Dalle bombe al Ponte”, che intende, nel compimento del diciottesimo anniversario della strage di Via D’Amelio, fare il punto sulle trame stragiste di Cosa Nostra dei primi anni Novanta e sul loro collegamento con l’evoluzione politica nel nostro Paese, per finire al tema delle Grandi Opere, prima fra tutte il Ponte sullo Stretto, sulle quali da sempre si è paventata l’occulta presenza inquinante degli interessi mafiosi.

    Coerentemente con l’apertura della serata, alle 22,30 seguirà il concerto dei “Terrae”, che avranno modo di presentare i brani del loro ultimo album “Unknown People”, a coronamento di una serata nel nome dell’impegno civile e antimafia modulata su più linguaggi.

    Per ciò che riguarda l’incontro-intervista di apertura, si tratta di articolare in modo inedito un tema che in maniera sempre più nitida pare delinearsi man mano che i tempi della verità, giudiziaria ma innanzitutto storica, maturano, ma che raramente ha trovato una trattazione comune che ne tirasse le fila. Proveranno a tracciarne delle linee di omogeneità due esperti di tematiche antimafia e interessi criminali sul territorio: Santo Laganà, giornalista e animatore milazzese dell’Associazione Antimafie “Rita Atria”, ed Antonio Mazzeo, autore de “I padrini del Ponte – Affari di Mafia sullo Stretto”.

    L’incontro sarà condotto, attraverso una sorta d’intervista ai due ospiti, dal giornalista Fabrizio Scibilia, fra l’altro uno dei soci fondatori della cooperativa sociale Settima Stella, che gestisce il ristorante dal 2001 ispirandosi ai principi del reinserimento lavorativo di fasce sociali svantaggiate e al recupero della tradizione gastronomica locale come pezzo irrinunciabile dell’identità culturale del territorio. All’interno del ristorante, appunto, i partecipanti all’incontro -per il quale l’ingresso è ovviamente del tutto libero- potranno trovare un adeguato punto ristoro, prima di immergersi nelle sonorità avvolgenti della “world music” dei Terrae.

    Il contributo della Compagnia di Musiche Popolari siciliana segue in maniera coerente l’incontro di apertura. Anche il lavoro del gruppo è infatti ispirato ad una precisa finalità di impegno civile e politico: l’idea di raccontare in musica alcuni momenti significativi della storia siciliana, nei quali il popolo dell’isola ha saputo ribellarsi a dominazioni vessatorie. Rivolte e moti, che, però, sono stati regolarmente soffocati nel sangue o comunque tacitati da ingannevoli promesse di cambiamento: dai Vespri alla rivolta antispagnola di Messina, dalla venuta dei Mille, coi tragici fatti di Bronte, fino ai Fasci Siciliani, da Portella della Ginestra alla rivolta delle tonnare, la storia della Sicilia è un florilegio di aneliti frustrati all’autodeterminazione ed al riscatto, a dispetto dell’immagine spesso stereotipata ed inesatta di un atavico e rassegnato fatalismo. “Unknown People” è un album “concept”, dove ogni brano si tiene con il seguente e l’ultimo riprende il primo, ed in cui la parte del leone la fa il dialetto siciliano, cioè la lingua attraverso cui braccianti, bambini, rivoltosi, carcerati, pescatori -la “gente sconosciuta” del titolo dell’opera- finalmente diventano protagonisti di 700 anni di storia riscritta secondo la visione degli umili e degli ultimi. Ma non mancano le contaminazioni linguistiche, nel rispetto delle tante dominazioni che hanno lasciato scie feconde nel tessuto culturale siciliano, anche a livello popolare.

    Le sonorità consolidate dal quartetto formato da Antonio Livoti (chitarra, plettri, voce), Francesco Di Stasio (contrabbasso), Cesare Frisina (violino, voce), Giorgio Rizzo (percussioni), Nay (voce), pur omaggiando alcune architravi della musica etnica, come i conterranei della Taberna Mylaensis, non trascurano in questo caso anche elementi elettronici, chitarre elettriche e voci femminili, che mirano, da un punto di vista strettamente musicale, a ridefinire la “world music” come “musica popolare contemporanea”.

  19. alessandro serra scrive:

    Riunione di redazione in piazza Montecitorio, contro i tagli all’editoria e
    per la libertà di informazione. Vauro: «Facciamo in piazza l’amore con la
    libertà».

    Il sole picchia sul catino di Montecitorio. E picchiano i fischietti,
    rumorosi come vuvuzelas. La voce di Norma Rangeri deve salire di un¹ottava
    per annunciare l¹apertura dell¹anomala riunione di redazione del manifesto,
    sotto il gazebo messo a disposizione dai lavoratori dell¹Eutelia, che da
    settimane protestano davanti al parlamento.
    Attorno ci sono i lavoratori civili delle basi Nato di Sigonella e Camp
    Derby, in Toscana. Protestano contro la decisione di sostituire i lavoratori
    civili italiani con «contractors» statunitensi. «In una protesta come questa
    ci sentiamo come i pesci nell¹acqua ­ dice Norma al megafono ­ Ed è anche un
    segnale del bisogno di stampa indipendente, libera, in questo paese, ormai
    ridotto a un campo di lotta tra cricche».
    Vauro ha in testa un casco blu con scritto Onu: «Visto che l¹Onu ha chiesto
    al governo di rivedere o ritirare il ddl Alfano, ho deciso di arruolarmi»,
    dice Vauro. «Avete visto tutti la copertina che ho disegnato oggi ­ aggiunge
    ­ Facciamolo in piazza. Che cosa? L¹amore, l¹amore con la libertà».
    È questo il filo conduttore degli interventi dal gazebo. Il megafono passa
    di mano in mano. Tra gli altri, ci sono Roberto Natale, presidente della
    Federazione nazionale della stampa; Fulvio Fammoni, della segreteria
    nazionale della Cgil; Claudio Fava e Alfonso Gianni, di Sinisitra ecologia e
    libertà; Paolo Ferrero, segretario di Rifondazione, Fausto Bertinotti,
    Ignazio Marino e Vincenzo Vita [Pd]; Giuseppe Giulietti [Aticolo21]; Luigi
    De Magistris [Idv] e poi i vertici di Mediacoop, Mario Salani e Lelio
    Grassucci. E ancora, Corradino Mineo, impegnato nella sua battaglia per
    salvare l¹autonomia di Rainews24, i rappresentanti dell¹Usigrai e dei
    giornalisti di Liberazione, Confronti, Il Salvagente e Carta. Da molti mesi,
    tutti assieme, si lavora per cercare di fermare i tagli che il governo ha
    deciso di imporre alle testate cooperative, di partito, no profit e delle
    minoranze linguistiche. Tommaso Di Francesco, sigaro spento tra le labbra,
    cerca di tenere un ordine negli interventi, accanto ad Angelo Mastrandrea,
    il vicedirettore, che distribuisce volantini e copie del giornale.
    Giulietti e Vita rievocano i passaggi della battaglia parlamentare per
    salvare centinaia di testate dalla scure di Tremonti. «Sarebbe una perdita
    irrimediabile, non solo per i posti di lavoro, ma soprattutto per la qualità
    del tessuto democratico del paese», dice Giulietti. «In parlamento c¹è
    grande consenso sulla difesa del diritto soggettivo ai contributi ­ aggiunge
    Vita ­ anche tra i parlamentari del Pdl e della Lega. Nonostante questo e
    nonostante il parlamento lo scorso anno abbia trovato anche i soldi per
    finanziare il fondo per l¹editoria, il governo va avanti con un disegno
    esiziale».
    «C¹è una drammatica coerenza nelle politiche del governo ­ dice Roberto
    Natale ­ Politiche di tagli e bavagli. Per noi la battaglia contro i tagli
    ai fondi per l¹editoria è parte essenziale della battaglia per la libertà di
    stampa che pochi giorni fa ci ha spinto allo sciopero contro il ddl Alfano».
    «La politica del rigore invocata dal governo per giustificare i tagli ­ ha
    aggiunto Natale ­ è un pretesto, una mistificazione: non è una questione di
    soldi, è una questione politica. C¹è la precisa volontà di colpire le voci
    indipendenti, libere, critiche, per rafforzare un controllo sui mezzi di
    comunicazione che non ha paragoni in Europa o altrove nel mondo occidentale.
    Il bavaglio della legge Alfano è tessuto con la stessa stoffa dei tagli
    all¹editoria».
    A che cosa possa servire questo controllo, lo raccontano, con sfumature e
    accenti diversi ma con una coerente interpretazione dei fatti gli interventi
    di Bertinotti, De Magistris, Ferrero.
    «Non si può non vedere quanto siano organici i provvedimenti e le azioni del
    governo ­ dice Ferrero ­ Alla restrizione degli spazi per l¹informazione
    libera corrisponde la restrizione degli spazi di democrazia sul posto di
    lavoro, come dimostra la vicenda di Pomigliano. E corrispondono anche gli
    attacchi alla magistratura, al diritto di sciopero, al diritto di criticare
    e manifestare», aggiunge Ferrero ricordando le manganellate di una settimana
    fa contro i cittadini aquilani. Ferrero ha lanciato l¹idea di una grande
    manifestazione nazionale, in autunno, contro le politiche liberticide del
    governo, in ogni loro sfaccettatura, da Pomigliano a L¹Aquila, dai tagli
    alla ricerca a quelli sull¹editoria.
    «Il governo vuole spingere alcuni settori sociali come i poliziotti, i
    magistrati, i giornalisti a stare sempre con il cappello in mano per
    chiedere soldi. Soldi che servono a garantire funzioni essenziali in un
    paese democratico e anche l¹indipendenza di quelli che queste funzioni
    svolgono ­ ha detto l¹ex magistrato ­ E¹ l¹insieme della Costituzione che
    viene attaccato, a partire dall¹articolo 1 che fonda sul lavoro il senso
    civico e la libertà».
    E se Bertinotti rilancia l¹idea di una grande raccolta di firme per gli
    operai di Pomigliano, Mineo aggiunge una sfumatura: «Sapete tutti quello che
    sta succedendo nella Rai ­ dice ­ RaiNews24 in questi anni ha lavorato per
    dare voce a tutti, compresi quelli che nel Pdl soffrono il bavaglio imposto
    da portavoce e uffici stampa. È anche per loro, anzi forse oggi soprattutto
    per loro, che continuiamo a difendere la libertà di espressione».
    «Ho molti motivi per essere accanto al manifesto», dice in uno degli ultimi
    interventi Giovanni Lolli, deputato aquilano, «reduce» dalla manifestazione
    del 7 luglio. «Oggi ne ho uno in più, perche il manifesto e pochi altri
    giornali hanno raccontato veramente quello che sta succedendo a L¹Aquila.
    Anche in questi giorni, quando il governo cerca di imporre come verità la
    sua versione dei fatti sulla manifestazione del 7 luglio».
    Come una settimana fa, un robusto cordone di poliziotti e finanzieri in
    tenuta antisommossa presidia via del Corso. Palazzo Chigi è isolato dal
    resto di Roma e del paese, dalla piazza e dalla coscienza dei cittadini.
    Vauro attacca: «Il cosiddetto direttore generale della Rai Masi diceva
    qualche mese fa in una telefonata intercettata con il cosiddetto presidente
    del consiglio che Œcerte cose non si possono fare nemmeno in Zimbabwe¹.
    Ebbene le hanno fatte, o almeno ci stanno provando ancora. Non vorrei che il
    manifesto, come tanti altri giornali, come gli operai di Pomigliano e i
    lavoratori dell¹Eutelia fosse costretto a tacere. A noi piace fare l¹amore
    con la libertà. Non vogliamo essere costretti all¹astinenza».

  20. davide gherri scrive:

    Non mi risulta che il Manifesto abbia mai amato il P.R.C..
    Quanto all’on. Pisapia lo ritengo responsabile dell’arresto di Ocalan.
    Mentre il compagno Grassi porta avanti “l’unità della sinistra” Liberazione rischia di chiudere.
    Troverei più di attualità una adesione alla campagna abbonamenti a Liberazione che pensare di appoggiare Pisapia a sindaco di Milano senza aver presentato un programma.
    Si pensa alle seggiole ma non a salvare Liberazione, forse un giornale comunista risulta scomodo?
    Fraternamente davide gherri.

    • Alex scrive:

      Come fai a ire che il manifesto non ha mai amto il prc,tutti i direttori hanno sempre firmato appelli per votare il Prc nel 2001 e nel 2006(barenghi si era “innamorato” di cofferati”

    • Matteo Anderani scrive:

      Come si fa a dire che IL manifesto non ha mai amato il Prc? Tutti i suoi direttori e l firme piu’ importanti hanno sempre firmato appelli per il voto al Prc!

      • davide gherri scrive:

        Si vede che leggete poco il manifesto e mai liberazione .
        L?appello a votare il P.R.C. era stato fatto quando i dirigenti erano per sciogliere il partito e fare una corrente esterna al P.D..

  21. andrea valsusa scrive:

    compagni una cosa voglio che sia chiaro…la cosa che voglio di più e la sopravivenza della FDS…questo è importantissimo altrimenti morirebbe l’unico spazio resistente in italia…ma per non farla scomparire io rimango dell’idea che non basta fare cartelli elettorali(può essere utile) ma non basta…perchè se non ci concentriamo tutti quanti sulla costruzione della FDS siamo in ogni caso finiti…quindi perchè non incanaliamo con maggiore decisione le nostre forze per la costruzione della FDS….?????è questo che vogliamo fare o no???dobbiamo molto darci da fare per fare la FDS e cosa molto più importante bisogna tornare in mezzo alla gente e alle piazze…poi accordi elettorali con SEL alle comunali e provinciali si possono tranquillamente fare…ma non sono tanto sicuro che a livello nazionale funzioni…almeno non senza accordo politico…ci sono si molti punti in cui si va daccordo ma c’è ne sono altri e non di secondaria importanza in cui non si è daccordo come l’antifascismo militante, la tav, in parte il nucleare,eccc….perchè ricordate che senza un programma politico unitario e condiviso non si va da nessuna parte…
    comunque io vorrei un maggiore impegno per la costruzione della FDS e poi pensare ai tatticismi elettorali…che sono si importanti…però prima bisogna costruire la FDS forza comunista anticapitalista e ambientalista….impegnamoci maggiormente tutti quanti nei territori e tra la gente soprattutto…in mezzo alle strade e in mezzo alle piazze…ci vuole maggiore azione compagni….senò anche con accordi elettorali moriamo lo stesso…quindi avanti tutta con la FDS..

  22. Matteo Andreani scrive:

    a chi sottovaluta questo appello ….. Pisapia sara’ il candiato unco di FdS e Sel e altri di sx alle comunali di Milano vi sembra poco?vi sembra poco nella capitale del Nord sara’ (le vincera’ le primarie)il candidato del csx alle comunali e chissa’ che potra’ accadere …. la Lega candidera’ Salvini,Albertini non stara’ fuori e chisaa’ chissa’?! e tutto questo si cercasse i fare anche a Torino,Milano.Bologna e Napoli? ovviamente non si potranno avere altri 4 candidati unitari di sinistra pero’ qualcosa del genere si puo’ …. alla faccia dei disfattisti,se si fa’ un buon risultato a Milano tutto e’ possibile e a chi dici … “a ma sarebbe l’ennesimo cartello elettorale” e belli miei non e’ colpa mia se nel 2011 si vota nelle maggiori citta’ italiane(tranne Roma) e chissa’ se non si vota in tutta italia! speriamo!

  23. Davide Pappalardo scrive:

    Vabbè, lascio perdere perchè la metti sul piano degli insulti e non perdo tempo a misurarmi sugli insulti. Ciao.

  24. alberto scrive:

    un nuovo massacro da parte di Israele?

    Ore 16 50 locali: la nave libica carica di aiuti umanitari destinati alla popolazione civile di Gaza è stata intercettata e circondata da navi guerra israeliane a circa 100 miglia dalla sua meta. I militari israeliani minacciano un attacco se la nave non cambierà direzione e volgerà verso l’Egitto. I libici continuano a puntare dritto su Gaza.
    Li aspettiamo.
    Un altro massacro in alto mare ad opera dei pirati israeliani?

  25. gianni serri scrive:

    come potete leggere qui di seguito anche SeL ha mille contraddizioni, quindi Grassi ha mille ragioni nell’insistere per lavorare a costruire una unità sui contenuti, capace di andare oltre i recinti.

    Saverio Aversa

    SEL è il mio “partito”?

    Sono comunista, un comunista del terzo millennio. Da tempo mi chiedo se Sinistra Ecologia e Libertà sia il luogo più adatto dove poter continuare coerentemente il mio impegno sociale e politico con particolare attenzione ai diritti di cittadinanza, a quei diritti ancora negati alle cittadine e ai cittadini non eterosessuali. Dopo aver lasciato Rifondazione Comunista, partito nel quale ho condiviso tante battaglie con Nichi Vendola, con Titti De Simone, con Elettra Deiana, con Patrizia Sentinelli, con Roberto Musacchio, con Chicca Perugia, con Serena Marcianò, e con tante e tanti compagne e compagni, ho accolto con speranza la possibilità di intraprendere un percorso verso la creazione di una Nuova Sinistra.
    Per mesi e mesi ho lavorato con il Gruppo di Continuità di Sinistra per Roma ma alla fine tutto quello che avevamo prodotto si è dissolto come fumo nella nebbia. Insieme ad alcune compagne e ad alcuni compagni stavamo per dar vita ad un gruppo lgbtiq quando la candidatura di Imma Battaglia alle europee, decisa da Nichi Vendola, ha bloccato questo progetto. La Battaglia alla presentazione delle candidature dichiarò di non essere di sinistra e di aver accettato solo per dare una mano al suo amico Vendola. Protestai con Vito Marinelli, collaboratore di Nichi che mi disse: “Stai ancora a guardare destra e sinistra! L’abbiamo candidata per racimolare voti” . Imma Battaglia ha avuto 3586 voti ed ha fatto campagna elettorale intervenendo unicamente alle iniziative di Nichi che ha preso più di 100 mila voti. Nonostante tutto questo ad ottobre 2009 in 4 persone abbiamo fondato il gruppo Queer.sel che nelle intenzioni doveva essere il primo passo verso un progetto più ampio ed esteso territorialmente che coinvolgesse chiunque in SEL avesse intenzione di occuparsi di diritti civili.
    Questo non è mai avvenuto e Queer.sel è andato in “ibernazione” in concomitanza con le elezioni regionali alle quali ho accettato una “candidatura di servizio” nella lista SEL. Nonostante una campagna elettorale difficilissima e che ha visto i candidati non eccellenti (i candidati eccellenti erano solo due) in grosse difficoltà e senza il sostegno promesso da un comitato elettorale che non ha fatto nulla, ho avuto 195 voti che per me rappresentano un soddisfacente risultato. Chissà perché questo risultato, modesto in un quadro generale, ha disturbato così tanto Imma Battaglia da farla inveire contro di me e contro il mio “fallimento elettorale” poco prima di urlare che il Pride quest’anno lo faceva lei, era ora di cambiare, era tempo di togliere l’organizzazione al circolo Mario Mieli. Ma torno a SEL, anzi prima torno a Nichi Vendola.
    Perché Vendola, che in genere aderiva soltanto al Pride nazionale, quest’anno ha aderito al Pride di Roma, il Pride della discordia? Perché Vendola non ha aderito al Pride nazionale di Napoli? Perché il Pride di Roma che doveva essere trasversale e senza la presenza dei politici è diventato il Pride appoggiato soltanto da SEL e da due esponenti del Pd? Perché SEL ascolta le ragioni di 4 associazioni (due dichiaratamente di destra) componenti il Comitato Pride Roma 2010 e tiene in poca o nessuna considerazione le ragioni di oltre 50 associazioni, romane e non solo, che hanno sottoscritto il documento “Noi non ci saremo”? Perché Luigi Nieri, consigliere regionale SEL, candidato unico sostenuto dal Mieli non si esprime su questa vicenda?
    Concludo chiedendomi ancora: SEL è un soggetto politico dove mi sento a mio agio? Di sicuro ho provato disagio e rabbia quando alcuni giornalisti della testata di riferimento di SEL hanno firmato a favore di Blocco Studentesco. Ho protestato quando ho notato che sul sito di SEL, accanto all’appello degli studenti di sinistra contro Blocco Studentesco, lampeggiava il banner de “Gli Altri”. Ho protestato senza nessun risultato, il banner è sempre lì. Può un giornale essere allo stesso tempo della “Sinistra quotidiana” e divulgatore della “cultura” di Casa Pound?
    Saverio Aversa

    • luigi vecchi scrive:

      caro gianni,
      molto interessante questa presa di posizione di Saverio Aversa. Io posto un commento del compagno Bruno Casati sulla candidatura di Pisapia a Milano. Un’altro segnale positivo che, come dici tu, rompe gli steccati!! Avanti! Abbiamo bisogno di unità.

      Con GIULIANO PISAPIA candidato Sindaco A MILANO E’ POSSIBILE

      Fra poco meno di un anno, a Milano, come del resto in altre grandi città, si vota per il rinnovo dell’amministrazione.

      Ma a differenza delle altre grandi città dove il CentroSinistra, appoggiato o meno dalla Sinistra, ha saputo anche affermarsi nella guida del Comune, a Milano le Destre vincono ininterrottamente dal 1993, da quando ossia sono arrivati al pettine gli orrendi traffici di tangentopoli e una intera classe politica – la DC, il PSI e , in parte, il PCI, invano trasformatosi in PDS – è stata screditata. Da allora, prima con la LEGA che, nel 1993 appunto, scende dalle valli e conquista il Sindaco con il 40% dei consensi, funzionando anche da levatrice per la nascita di FORZA ITALIA che si prende poi il Comune nel 1997, da allora la metropoli è diventata proprietà privata di chi la gestisce, da Albertini alla signora Moratti, il peggior Sindaco che abbia mai avuto Milano dal dopoguerra ad oggi, sballottata costei dalla voracità ora di ASSOLOMBARDA, ora dalla potentissima COMPAGNIA DELLE OPERE, ora dal clan degli immobiliaristi come Salvatore Ligresti.

      Gli orrendi traffici ci sono ancora, come nello scandalo “derivati” e sulle aree dell’EXPO, solo che non c’è più il famoso pettine.

      In questa città il CentroSinistra oggi PD, ad ogni elezione cava dal cilindro improponibili candidati sindaci (l’ultima è stata la volta di un Prefetto), poi passa gli anni ad emendare e limare le proposte delle Destre. Se a Palazzo Marino il potere non è rintracciabile perché è altrove, non è rintracciabile nemmeno l’opposizione, né a Palazzo Marino né altrove.

      Questo riguarda in parte anche la Sinistra che, tuttora, potrebbe raccogliere un interessante 7 – 8% dei consensi, ma è divisa e, in quanto tale, offerta alle scorrerie dell’IDV, dei Grillini e dei Democratici, tanto prudenti con le Destre quanto vivaci nel saccheggio a Sinistra.

      Se questo è il quadro fosco, le elezioni sono perse in partenza? Sarebbe cosi’ se non fosse apparsa una coppia di novità che scuotono il quadro.

      Mentre invece non ritengo essere grande novità l’appello, pur positivo, del CORRIERE della SERA, tramite il quale una cinquantina di anime belle si propongono non di risollevare Milano dal degrado, anche morale, in cui la città è stata fatta precipitare, ma di lucidarlo (il degrado) con progetti di solo marketing sui quali la Moratti ha subito messo il cappello.

      La prima vera novità esce dalla Camera del Lavoro di Milano che, convocando tutte le forze di opposizione, dichiara che per una Milano europea del lavoro e dello sviluppo, è assolutamente necessaria “la più ampia convergenza tra tutte le forze di CentroSinistra e di Sinistra” (cosi’ dice Onorio Rosati segretario generale della CGIL di Milano).

      La seconda novità, che rende praticabile la prima, è la disponibilità di Giuliano Pisapia a candidarsi nella corsa a Sindaco di Milano. Questo si che è un evento. Giuliano è il compagno di Sinistra che può ridestare entusiasmi sopiti, recuperare al voto chi si è messo in disparte, raccogliere consensi in tanti settori nauseati dal berlusconismo dilagante, è la Gramsciana competenza professionale offerta alla “politica alta”, il rovescio del berlusconismo. Sosteniamolo Giuliano, accompagniamolo nell’avventura senza mettere bandiere, mettiamogli a a disposizione le nostre idee di programma, quelle che il prossimo 22 luglio presenteremo alla Sala degli Affreschi della Provincia.

      So del travaglio del PD davanti a questa candidatura prestigiosa, so anche che molti loro dirigenti la vedono invece con simpatia.

      So ancora che per la Federazione della Sinistra milanese, che ha i suoi travagli, questa (di Pisapia) è un’occasione più unica che rara per tornare in scena e traghettare oltre la sindrome della sconfitta che, permanendo, può indurre a chiusure minoritarie.

      Concludo: le primarie non mi affascinano, ma facciamole se diventano funzionali per fare affermare un candidato-programma che, a Milano, dopo questo secondo ventennio nero da chiudere, riporta in assoluta evidenza quel che è venuto a mancare: il senso civico, la città a misura di chi la abita, la città che non è da incipriare ma da cambiare, con un grande progetto che parta dalle piccole cose. Riaccendiamo le luci, non solo a San Siro, ma su questa città che può ritornare nostra.

      BRUNO CASATI
      Responsabile Nazionale Ufficio di Programma
      della Segreteria Provinciale del P.R.C.

    • MarioGC scrive:

      Ah, e mo’ se ne rende conto questo signore che stava in un partitino personale dove solo “l’Amato Leader” fa e disfà?
      Comunista, questo? “Del terzo millennio”? E con gente così dovremmo fare qualcosa di serio?

      MA MI FACCIA IL PIACEEEEEEEERE!!!!!!!!!!!

    • Adriano1 scrive:

      bravo saverio !
      torna con noi a smadonnare per il comunismo !

  26. Alessandro Monti scrive:

    Caro Claudio,

    volevo segnalarti, ma sicuramente ne sei già a conoscenza, il sondaggio IPR per Repubblica: http://www.repubblica.it/statickpm3/rep-locali/repubblica/speciale/2010/sondaggi_ipr/terzopolo.html
    dal quale emerge con l’individuazione di spazio politico del “terzo polo” centralissimo e destinato a suggere in un prossimo futuro la diaspora del centro destra una volta caduta la stella berlusconiana.
    Varrebbe ben il 22%… RC + PDCI l’1% …
    Sinceramente e matematicamente quel 22 non mi torna come anche l’ un per cento nostro.
    Di certo c’è che possiamo constatare come siamo destinati a scomparire se non facciamo qualcosa.
    La situazione economica e sociale inviterebbe le persone a prendere più coscienza che l’unica difesa contro un mondo nuovamente e cinicamente padronale sia a sinistra.
    Le votazioni a Pomigliano fanno capire che almeno li un quasi 40 % non si rassegna a piegare la testa ma pretende una dialettica, anche aspra e dura ma comunque non un NO a priori.
    Ci sarebbe molto da dire su come le forze sindacali in passato abbiano coperto comportamenti non propriamente esemplari, perchè basta una minuscola mancanza per mettere in cattiva luce tutti i comportamenti virtuosi.
    Non so se questi sondaggi siano preparati “ad acta” e serviti sul piatto a Pd e “terzo polo” per invitarli ad una pseudo conventio ad escludendum verso il governo.
    La pressione contro questo governo, sempre più di lotta in difesa della conservazione dei voti di maggioranza, è evidente e non esce a caso questo sondaggio.
    Italiani moderati attenzione: guardate che b. è alla frutta ed è bella che pronta la nuova stagione di un accordo moderato e vagamente progressista destinata a sostituirlo per cercare di portare il paese fuori dalle secche.
    Vedete italiani, non ci sono neppure più i “comunisti” cattivi, quelli “radicali” quelli che sono sordi e ciechi, che non capiscono!!
    I comunisti “buoni” che forse non lo sono neppure più, sono con noi: nichi è il nostro nuovo pupazzetto da esibire in virtù della bontà delle nostre azioni!
    Il messaggio subliminale (ma neppure troppo)è evidentissimo, che ne dici?
    Purtroppo continua questa guerra assurda e bastarda verso uno degli ultimi ideali ancora rimasti in piedi.
    Cambio un momento discorso e vado fuori tema: il nuovo presidente polacco confermerà i comunisti come “vietati per legge”?
    Rientrando in tema non vorrei che a qualche bella testa di questo governo scappasse un’ emendamento che mettesse fuorilegge anche in Italia i partiti che si richiamano e si dicono comunisti, magari avallati e silenziosamente appoggiatida tutto l’arco parlamentare…
    Che disgrazia essere usciti dal parlamento, mai iattura fu più funesta!
    Felice di leggerti e sempre più Comunista di ieri, buona giornata!

    • Matteo Anderani scrive:

      Per fortuna Ipr non ne azzecca una! poi e’ sondaggio su uno scenario impossibile,se ci fosse il terzo polo e un csx senza Rutelli la FdS sarebbe unita con Pd-Idv e Sel molto piu’ attendibili le intenzioni di voto rilevate da Crespi,Ipsos e Gpg che danno la FdS tra il 2/2,5%(dato che pero’ risente della totale mancanza mediatica e dell’iperattivismo de Vendola postelezioni e del totale inattivismo della FdS)non bisogna essere docenti di statistica per ipotizzare che se ci fossero davvero elezioni(come capito’ per le europee)la FdS avrebbe un po piu’ di spazio mediatico e attivismo che partendo dal 2,7% delle regionali potrebbero portare a un 3,5%(il dato delle europpe)che in uno scenario in coalizione riporterebbe la FdS in parlamento con la possibilita’ di formare un gruppo parlamentare autonomo che sarebbe un davvero un piu che sufficiente risultato per ripartire ……. non si deve fare politica con i sondaggi ma bisogna capirli

      • andrea valsusa scrive:

        per una volta posso dirmi essere daccordo con te…se crediamo a sti sondaggi be sarebbe veramente la fine…io li ho vissuti bene in piemonte dove il movimento di grillo era dato all’ 1% e poi è arrivato al 4 %….se fosse la stessa cosa per noi andrebbe stra bene….cmq su una cosa invece non sono tot daccordo…si vendola si è dato molto da fare…ma è apparso anche molto in TV….tu per caso hai vistro salvi o ferrero in TV??io pochissime volte e anche questo è un problema…la visibilità…e questa visibilità si può avere anche tornando maggiormente in mezzo alla gente per le strade e nelle piazze, intensificando il nostro volantinaggio e attaccando manifesti, migliorando il sito della FDS…c’è ne sarebbero di cose da fare…xò bisogna farle…altrimenti siamo invisibili….migliorare la visibilità su facebook…non sottovalutiamo internet…è una cosa molto buona…

  27. Marcello scrive:

    Ovviamente mi riferisco al fatto che Sel ha superto la FdS a livello nazionale non a genova

  28. Marcello scrive:

    Volete sapere perche’ Sel ha gia’ superato la FdS alle regionali e continuera’ a farlo nelle prossime elezioni? vi racconto quello che accade a Genova,in provincia dovrebbe entrare l’Udc,il Prc non vuole e quini minaccia di uscire dalla giunta.Ora con l’Udc il Prc-FdS e’ alleato con l’Udc anche in regione per quale motivo non va bene in provincia?MIstero!Sel ha appena costituito un gruppo in provincia e dovrebbe avere un assessore ora mi domando si vota tra 2 anni e per 3 il Prc e’ stato al governo con il vicepresidente.Mettiamo che tra 2 mesi c’e’ una crisi in una azienda,va un consigliere del Prc-FdS e cosa puo’ dire e proporre?niente!solo belle parole d’opposizione,va l’assessore di Sel e qualcosa potra’ fare(il centrosinistra a genova e’ ancora forte e sicuramente rivincera’ sia le comunali che le provinciali,basta vedere i dati delle regionali)risultato Sel superera’ il Prc-FdS,eppure il Prc a genova aveva piu’ o meno mantenuto,come distruggere quel poco che e ‘ rimasto! tutto per un inconbresibile veto!

    • Gian Luca Lombardi scrive:

      Caro Marcelo,
      Troppo semplicisticamente tagli la questione in questo modo perché conviene così.
      Se fare politica, per te e gli altri di SEL, significa razziare attraverso uscite dalle porte di sicurezza di altrettanti Compagni eletti chissà come mai nelle fila di Rifonda o PDCI allora avanti tutta!!!!
      Per me la politica la si governa con la coerenza. Se per dire qualche cosa devo arrivare dal nulla e parlare allora è meglio che il “vostro” assessore tra sei mesi lo cambiate…..sarà già troppo compromesso per dire qualche cosa contro la Sua Giunta.
      Oggi abbiamo bisogno di coerenza e di unità. Mettere il veto all’entratad dell’UDC non è fine a se stessa. Hai sentito le dichiarazioni di Monteleone che è il portavoce dell’UDC a Genova e in Liguria? Ha già liquidato sia la Vincenzi che Repetto.
      Bene, i veti incrociati non hanno senso ma nemmeno ha senso fare il rivoluzionario e poi chinare la testa facendo certe affermazioni.
      Hai ragione per quanto riguarda la nostra presenza in Provincia, ma ricordo che senza di noi molto di quello che è stato fatto non si sarebbe nemmeno visto.
      Ti ricordo anche che in Provincia di Genova esiste un Intergruppo molto forte composto da Rifonda, PDCI, Verdi e se non erro anche da SEL vero? Allora fino a quando la politica la giocheremo a tavola con le forchette in mano, credo che riusciremo solo a vedere grandi saxcrifici alla tavola dei regnanti.
      C’é di buono che quando si chiede unità, tanto per cambiare arriva qualcuno che pensa di avere la fiammella della ragion vera sulla testa senza accorgersi di farci sentire aria fritta.
      Sempre disponibile a confronti sulla politica.

      • Marcello scrive:

        Non sono un elettore di Sel ma della FdS,forse sono stato semplicistico e un po’ rozzo nel spiegarmi,volevo semplicemente dire,ma come si fa’ a spiegare che si rompe a priori senza una motivazione programmatica?In un contesto che oggettivamente e’ favorevole al centrosinistra(dati delle regioanli)si puo’ fare una scelta cosi’?Chi si avvantaggierebbe di questa autoesclusione se non Sel in vista delle elezioni provinciali e comunali del 2012?

        • Gian Luca Lombardi scrive:

          Ok, ora si può discutere su questo.
          Se poni il problema in questi termini ti posso dare ragione. La nostra debolezza sta nel non proporre un programma alternativo. Vedi, il problema poi è ancora più sottile. Come si fa a dire che bisogna stare fuori quando abbiamo Compagne e Comapgni che sono dentro la Provincia e ricoprono ruoli importanti? Questo bisogna spiegare prima ai Comapgni e dopo agli elettori.
          Se all’interno dello stesso Partito ridotto a percentuali irrisorie troviamo quattro forme di pensiero non andremo da nessuna parte.
          Oggi dobbiamo costruire attraverso il confronto.
          Questo appello credo debba essere l’inizio per trovare finalmente quell’unità così tanto cercata e mai raggiunta.

          • Marcello scrive:

            Beh il problema e’ che questo accade dove la FdS non ha proprio percentuali irrisorie …. insomma il 3,9% in prov di genova non e’ pessimo,ti ha garantito(alle regionali una appena sufficiente rappresentanza)se questo poco lo si vuol buttare via,fatti loro!si dovrebbe fare il contrario,dialogore con Sel per fare a qui a fine legislatura 2/3 cose in piu’ di sinistra non autoescludersi dalla contesa

            • Gian Luca Lombardi scrive:

              No io personalemte non butto via il risultato, anzi…….abbiamo verificato che dove siamo andati assieme si è riuscito in qualche modo ad avere rappresentanti.
              Il dialogo lo vorrei, ma se non si ha un programma chiaro da una e dall’altra parte si fa poca strada.
              La proposta che viene fuori da questo appello che ho firmato mi sembra voglia puntare proprio sul dialogo e il confronto, altrimenti che insagnamento ci avrebbero lasciato i nostri padri?
              Se sei di Genova e della Federazione della Sinistra vediamo di costruirlqa finalmente questa Federazione……anche perché altrimenti vrremmo meno alla richiesta di unità che continuamente ci arriva dalla gente “normale”.

            • carlo circolo Bianchini Genova scrive:

              PER MARCELLO E GIAN LUCA.
              Vi sfugge il fatto più importante della questione, che non è l’ingresso dell’UDC o meno, questo semmai si vedrà più avanti, dimenticate che lo”scazzo” tra il PCR e il presidente della provincia sta nel fatto che a seguito delle regionali alcuni candidati passano dalla provincia alla regione lasciando vacanti posti da accupare, ora è chiaro che se un eletto per esempio la BRIANO, che è stata letta da indipendente con i voti di rifondazione tu la devi sostituire con una di Rifondazione se voui rispettare gli elettori, ma sembra che Repetto(presidente)per sottostare ai giochi del PD intente (e mi pare l’ha gia fatto)rimpiazzare una eletta da rifondazione con uno di SEL che alle votazioni non c’èrano neanche, quindi la scorrettezza non è di Rifondazione, ma del presidente che si è piegato ai voleri e desideri del PD che vuole favorire i loro alleati, se le cose stanno cosi vol dire che per il futuro a forza di scorrettezze verremo fatti fuori, a meno che (ed io credo cosi)non alziamo la testa subito facendo chiarezza tra gli elettori.

              • Gian Luca Lombardi scrive:

                Esatto Carlo, proprio così.
                Il problema sta nei programmi. Noi usciamo perché Repetto non ci consegna un assessorato oppure un Cosigliere? Ma non eravamo noi quelli che dicevano che le poltrone non servono? E poi, chi è passato in Regione secondo te si è dimesso dalla Provincia? E parlo dei Nostri naturalmente. Chiarezza per chiarezza mi piacerebbe vedere e sapere quale è il nostro programma e su quali punti fondamentali vorremmo uscire dalla Provincia, ammesso e non concesso che la nostra forza sia così importante da mettere in difficoltà Vice Presidente (di Rifonda del Tigullio), Capogruppo (del Tigullio), Consigliere di Genova ma che ormai è spostato a levante?
                Se si esce per il programma ok. Ma se si esce perché gli altri dicono che va bene…….scusate ma mi vien da ridere!!!!!

  29. mario scrive:

    Ma perchè Simone Oggionni non va a lavorare? ma via questo piccolo intellettualoide da strapazzo adesso capisce anche di libri?? trincia come revisionismo il bel romanzo di Pennacchi ma perchè non ci limitiamo a leggere un romanzo per quello che è, in questo caso una sorta di storia vissuta e nessun intento di legittimare il fascismo magari uscissero sempre bei romanzi così!! e poi sempre Mondadori, ma devo dire che questa volta il premio è meritato per una volta andiamo nel merito e non per ideologia…ma lo ha letto lui il libro? io si e trovo un bel racconto. la chiudo qui ecco i limiti di questo gruppo dirigente…

    • Simone Oggionni scrive:

      caro Mario, devo dire – soprattutto – che hai centrato in pieno il luogo dove portare le tue argute osservazioni (o i tuoi insulti, che è lo stesso).
      Nel merito, il libro l’ho letto e il fatto che tu l’abbia trovato un bel romanzo non cambia di una virgola il suo significato politico di fondo.
      Ma mi farebbe piacere capire che cosa ne pensi tu, qual è – dal tuo punto di vista – il senso del romanzo. Se ne potrebbe discutere.
      Simone Oggionni

      • mario scrive:

        Intanto si racconta una storia di immigrazione dal sud al nord nel libro e lo fa in maniera classica direi letteraria cosa che molti scrittori contemporanei hanno dimenticato. Racconta sorie si persone in carne e ossa con tutte le difficoltà e sofferenze vissute in quel contesto. Questo nel merito del libro che non vuol certo riscrivere la storia e riabilitare il fascismo. Forse poteva specificar meglio la sua visione storica se proprio si deve trovar un appunto ma questo non era nell’intento dell’autore. Poi, scusami, ma non vedo proprio il Direttore del premio Strega che ricordo in questa edizione è Tullio DeMauro riabilitare il revisionismo storico e l’epopea fascista.
        saluti

      • mario scrive:

        Intanto si racconta una storia di immigrazione dal sud al nord nel libro e lo fa in maniera classica direi letteraria cosa che molti scrittori contemporanei hanno dimenticato. Racconta storie di persone in carne e ossa con tutte le difficoltà e sofferenze vissute in quel contesto. Questo nel merito del libro, che non vuol certo riscrivere la storia e riabilitare il fascismo. Forse poteva l’autore specificar meglio la sua visione storica se proprio si deve trovar un appunto, ma questo non era nell’intento dell’autore. Poi, scusami, ma non vedo proprio il Direttore del premio Strega che ricordo in questa edizione è Tullio DeMauro riabilitare il revisionismo storico e l’epopea fascista.
        saluti

  30. enzo bardo scrive:

    Intervengo per non dire niente. Mi sono stra-stufato di questi “alti dirigenti” nazionali che giocano alla tela di Penelope. Si vuole fare la sinistra alternativa (luglio,2009)? Allora ti annuncio la sinistra, senza aggettivi(dicembre 2009). Si vuole fare la FDS? Allora ti annuncio un’assemblea settembrina che condiziona il congresso FDS e magari la svuota dal di dentro. Si parla di rafforzare il Partito- scusate il maiuscolo!- e Liberazione? Ti lancio ben due appelli per l’unità della sinistra, per la quale PRC e Liberazione sono due fardelli. Meglio il Manifesto.
    E così il responsabile nazionale della disorganizzazione PRC passa il tempo a seminare germi di nuove scissioni da un canto e di nuovi arcobaleno dal’altro. Può darsi che non capisca niente, ma la percezione che trasmettono è di questo genere. Mi hanno rotto. E dovrei continuare a stare in questo casino? Dopo quasi vent’anni forse è l’ora di mandare tutti dove dice Grillo.

    • Adriano1 scrive:

      a enzo …
      già fa caldo , e nun te ce mette pure te…..

    • andrea valsusa scrive:

      caro enzo io posso anche in parte condividere la tua analisi che hai fatto…ma tu pensi veramente che uno come grillo sia la soluzione?????grillo???non no è la soluzione…e dopo che ha mandato a cagare tutti cosa fa??ci sarebbe la più totale anarchia…non ha un programma politico completo e concreto…e soprattutto non ha nessuna ideologia…non grillo no…piuttosto vado nel partito dell’astensione o continuerò a votare FDS o quello che sarà

      • enzo bardo scrive:

        Caro Andrea, forse non mi sono spiegato bene. Dire “mandare tutti dove dice Grillo” è un eufemismo per dire mandare a quel paese.
        Ciò chiarito, ho imparato nel tempo a non assumere atteggiamenti fideistici nei confronti di nessuno. Ho capito, a mie spese, che iscriversi a recinti equivale a rinunziare a una parte della tua libertà di pensiero. Per questo non accetto le aree, o correnti, che dir si voglia. E se, a mio parere, il segretario del mio partito sbaglia rivendico la libertà di dirlo ovunque e comunque. Il che non significa sfiduciarlo. A mò di esempio, molti dei criteri usati per la preparazione delle liste per le europee erano chiaramente inadeguati. Questi rilievi erano stati fatti prima di formare le liste, Non so se avremmo raggiunto il 4%, ma è evidente che, per esempio, candidare 3 persone nella stessa città e lasciare scoperte due intere province non è il massimo dell’oculatezza nel predisporre il piano di battaglia.
        Andiamo a noi. Ciò che da fastidio in questo partito non è il fatto che si ricerchino intese ed alleanze: è nelle cose. Il fastidio nasce dall’avere un tipo di partito in cui oggi si dice pubblicamente una cosa, si lancia cioè un messaggio non solo agli iscritti ma all’intera opinione pubblica, e dopo un pò si cambia, ad insaputa di tutti, tranne che per la ristretta cerchia degli addetti ai lavori.
        Un episodio. Nel novembre scorso presento ad un pubblico eterogeneo il progetto della federazione della sinistra alternativa( così era stata battezzata a Roma nell’assemblea di luglio). Nel bel mezzo della presentazione un emissario romano del Pdci interviene per puntualizzare che il nuovo logo era federazione della sinistra. Insisto che l’annuncio pubblico mi dava ragione; e lui, rivolto al nostro segretario regionale “a Roma ci siamo accordati per modificare il logo”. L’episodio in sè può sembrare marginale, se non insignificante. Ma sai cosa abbiamo trasmesso a quel pubblico? L’idea di un’armata brancaleone. Non il massimo per instillare fiducia nella gente. Chiuso.
        Torniamo a noi e ai programmi. Dici: Grillo, no! Non ha un programma. Mi dici qual’è il nostro? Non nascondo che, seguendo un approccio laico, leggo spesso il blog di Grillo. Ciò che non condivido affatto è il suo attacco al sistema dei partiti, al finanziamento pubblico dei partiti e della stampa di partito. Per il resto le sue posizioni nette contro nucleare, per l’acqua pubblica (senza ambiguità, almeno per ora, a differenza di noi che predichiamo bene e razzoliamo male), contro la TAV (anche qui senza ambiguità, e i risultati elettorali gli hanno dato ragione)credo che siano le nostre. O no? A parte ogni altra considerazione penso che noi si abbia un deficit di credibilità. E più si oscilla con queste stravaganterie di composizioni, scomposizioni e ricomposizioni elettoral-politiche più ci si disamora del piacere di stare insieme in un non partito. E in fondo, probabilemnte, lo scandalo dei soli 4 (quattro) componenti del CPN abbonati a Liberazione tradisce la deresponsabilizzazione dei dirigenti e il loro non sentirsi parte organica di un tutto, ma molecole individuali fluttuanti nel mare indistinto della sinistra. La rabbia nasce dal fatto che tanti compagni in periferia vorrebbero salvare Partito e giornale, e questi signori compagni aspettano che la corrente trscini il cadavere oltre di loro. Non voglio fare di tutta l’erba un fascio, ma mi sa che seduti sulla riva destra e sinistra del fiume non sono pochi i sadici che si godono lo spettacolo.

        • mauro scrive:

          I quattro del comitato politico nazionale abbonati a Liberazione sono: Marco Amagliani, Claudio Grassi, Donatella Mungo e Andrea Pitoni

          • enzo bardo scrive:

            Bene. Se tutti gli altri “dirigenti” nazionali nel CPN di fine settimana non mostreranno di tenere al “loro” partito ed al suo giornale
            ritirerò la richiesta di abbonamento a Liberazione e a Su La Testa e manderò tutti dove dice Grillo. Non abbiamo bisogno di generali che ostentano patacche ma di uomini formica che come gli altri e con gli altri tirano la carretta. Onore e merito ai 4 “eroi” del CPN che hanno avuto l’ardire di abbonarsi.
            Se qualcuno comincia a scendere dal piedistallo e si sporca le mani forse ce la facciamo arisalire tutti assieme

  31. Franco scrive:

    Vi faccio solo notare che il Manifesto era entusiasta anche dell’Arcobaleno. Poi ognuno tragga le proprie considerazioni su ciò.

    • Adriano1 scrive:

      Ma che c’aveva poi di tanto malefico l’arcobaleno ?
      Visto che i comunisti in italia sono una piccola minoranza mi sembra ovvio che o stanno da soli o fanno qualcosa tipo arcobaleno , o no ?

      • andrea valsusa scrive:

        caro adriano si è vista la fine che ha fatto l’arcobaleno…bello schifo…progetto fallimentare e totalmente sbagliato…se si rifà è finità…se unità significa fare una cosa come la sinistra arcobaleno be siamo proprio alla frutta…è finita…non è quello il modello da seguire

  32. Stefano Pieralli scrive:

    Sarebbe interessante poter ragionare sulla crisi in corso nella maggioranza di centro destra.Vi sarebbero molti spunti interessanti per riflettere anche su di noi.
    E’ iniziata la lotta politica per il dopo Berlusconi, nel PDL , oltre a Fini, sono molti coloro che si organizzano in Fondazioni ( correnti) anche la Carfagna, Prestigiacomo e Gelmini ne hanno creata una.
    gli ex colonelli di Fini privi, evidentemente, di forti sponsor nel capitalismo Italiano hanno appena fatto passare una legge sulle associazioni giovanili pensata e prodotta per far giungere alcuni milioni di auro alle organizzazioni di base della destra sociale.
    I massimi oppositori di questa porcheria, per ragioni interne, sono stati i Finiani e i pochi liberal Es on Martino.
    Qualcuno di Rc o Pdci a seguito questa vicenda?
    Tremonti ha stretto un asse molto forte con la lega e parte del capitalismo del nord ( da questo accordo è fuori Montezzemolo e la minoranza interna a confindustria)
    Casini Rutelli e altri stanno lavorando a una nuova forza politica
    ” il partito della Repubblica” o ” partito della nazione”
    Idv si caratterizza sempre più quale partito di protesta da 6 -8 %
    Il PD è pericolosamente a un passo dall’implosione tanta è la loro inconsistenza politica che sono arrivati ad avviare confronti programmatici con i radicali in cerca di nuove idee questo è un dato grave perchè una unlteriore crisi del PD potrebbe bloccare per anni un ritorno della rappresentanza istituzionale della sinistra nel nostro paese.
    E noi? noi facciamo appelli nel tentativo di superare le laceranti divisioni a sinistra. Dopo la via Italiana al socialismo innauguriamo la via degli appelli per la sinistra.
    Lacerazioni e divisioni sostanzialmente di ceto politico per il potere
    perchè a ben osservare al di la dei toni altisonanti abbiamo da anni fatto propaganda più che politica qundi è difficile immaginare divisioni politiche.
    Da anni ora mai ci avvinghiamo in discussioni sull’unità dei comunisti o su una rappresentanza di una sinistra ampia per poi ritrovarci sull’orlo dell’estinzione della sinistra e dei comunisti.
    In questi anni solo scissioni e divisioni ,teoricamente ideologiche sostanzialmente di potere nessun lavoro organizzativo di radicamento ne politico propgrammatico di studio di analisi.
    Senza il recupero unrgente veloce di questo lavoro non fatto non vi sono appelli che consentato nulla, ne l’unità ne l’esistenza.
    Vi è un dato però positivo , che potrebbe essere positivo.
    Nella nullità politica e programmatica dei partiti comunisti e di sinistra, in questi anni è stato il terzo settore, le associazioni laiche no profit ec ec a mantenere un filo con una ideea di società futura possibile e diversa da quella capitalista oggi solo queste forze hanno a sinistra una elaborazione programmatica capace di produrre proposte alternative alla destra.
    Perche la FDS non ampre e concede spazi dirigenziali a costoro?
    Credo che in Rc e nel PDCI rimangano alcuni dirigenti con indispensabili competenze geopolitiche e geoeconomiche nulla più
    Tutto il resto va coptato altrove o si avrà il coraggio di chiedere alla maggior parte dei dirigenti e ex dirigenti non più all’altezza delle sfide di lasciare il campo a chi in questi anni ha lavorato studiato prodotto pensiero analisi e pratica politica sui problemi o non si andrà da nessuna parte e molti di quelli che dovrebberò fare un passo indietro sono proprio quelli che firmano e propongono appelli in nome dell’unità a sinistra o come preferisco dire io nel tentativo ora mai ossessivo di esserci malgrado la storia.

    • franco iachini scrive:

      Caro Stefano,
      non vedo contraddizione tra quello che scrivi e un appello di buon senso (capisco che è l’ennesimo, speriamo sia la volta buona!) che possa sortire un abbattimento della conflittualità e uno spiraglio di ricerca unitaria. Faccio un esempio: nell’ultimo mese ci sono state diverse mobilitazioni contro la manovra: tutte rigorosamente in date diverse, e con promotori diversi. Io dico ma non sarebbero state più mobilitanti ed efficaci se se ne fossero fatte di meno ma unitarie ? Tra l’altro queste manifestazioni e chi vi ha partecipato dicevano tutti le stesse cose.
      Il senso di questo appello sta nel dire se ci sono delle proposte unitarie su determinate battaglie, possiamo provare a muoverci insieme in maniera da riconquistare credibilità. Perchè credo che il punto sia qui: i comunisti e la sinistra devono riconquistare credibilità dopo anni di delusioni e divisioni.
      ciao Franco iachini

  33. Adriano1 scrive:

    Guardate che la vecchia idea di un accordo tecnico-elettorale col PD era legata all’accettazione da parte loro di alcuni punti , primo tra tutti una legge elettorale più proporzionale.
    Ma questo accordo non si può imporre al PD , a meno ché non vi siano costretti dalle circostanze, E IN QUALE CASO SAREBBERO COSTRETTI ?
    Elementare Watson , sarebbero costretti ad accordarsi con noi se il nostro apporto fosse da loro ritenuto indispensabile per riandare al governo , ovverosia se il nostro peso elettorale fosse da loro stimato rilevante ( diciamo un 5% ).
    Se invece il peso di FdS rimarrà quello attuale non potranno che guardarci con sufficenza.
    Morale della favola ?
    CRESCERE.
    ” e grazie al c..zzo “, qualcuno dirà , ma non è così scontato , secondo me.
    Infatti è importante che il nostro ritorno in parlamento sia visto come risultato di un impegno politico di massa e non come un’alchimia di accordi elettorali.

    ciao

  34. claudio gerin scrive:

    aderisco all’appello

  35. Matteo Andreani scrive:

    un accordo solo tecnico il Pd non te lo concedera mai e’OVVIO! Perche’ dovrebbero “regalarci” una ventina di deputati sapendo che sarebbero pronti a fargli opposizione? ma dai! ma che pensate che Bersani ha l’anello al naso? alle regionali e’ stato possibile perche’ con il premio di maggioranza al 60% anche quei 2/3 consiglieri eventualmente eletti non sarebbero stati decisivi,alla camera cambia perche’ il premio di maggioranza e’ al 55%,E Bersani sa che se la FdS si autoesclude non sarebbe un problema perche’ a prendere i voti(utili)di sinistra ci sarebbe Sel e Idv …..quindi creare un alternativa al Pd?tu credi sia questo che realmente gli elettori chiedano? …. io credo che vogliano un alternativa a Berlusconi e Bossi!che e’ una cosa differente che deve portare anche a strategie differenti! quindi togliete dall’ordine delle cose possibili un accordo tecnico con il csx … casomai il csx vince e 3mesi dopo la FdS fa cader il governo ….. coi forconi vi vengono a prendere! discutiamo di cose reali!

    • andrea valsusa scrive:

      matteoi scusami l’espressione ma tu non stai capendo proprio un cazzo di quello che io voglio dire…mi fa il saputello ma va va….a si perchè secondo te il PD da veramente una alternativa a berlusconi e bossi???no non la da questa alternativa per quello che sono sempre la al governo…a poi spiegami perchè un accordo politico dovrebbe dare garanzie al PD…sull’afghanistan anche se eravamo al governo abbiamo fatto cadere lo stesso il centro sinistra quindi non c’entra niente..piantale te…fate allora un bel accordo politico senza un programma chiaro e condivisibile e vedrete dove andate…quando sarà necessario votare per una qualche missione di guerra che si fà?fai ridere…è richiesta si ovviamente una alternativa al PDL e alla lega…ma ti assicuro tra i giovani (sei cieco e sordo per caso?) che è richiesta anche una alternativa al centro sinistra…all’interno di molti movimenti quì a torino è così….cmq io non vedo le basi politiche per un accordo…bisogna creare una vera alternativa politica…e basta…cmq cm vedete io mi inkazzo subito…quindi meglio che lascio stare per un po…perchè a me ha sempre dato fastidio parlare con persone che sanno di avere la sfere per prevedere il futuro….se continuiamo così non vedo perchè gli elettori dovrebbero scegliere noi…non avrebbe senso da quello che dici te…dov’è la nostra alternativa????????non c’è….ne al centro sinistra ne tanto meno al centro destra…mi sembri te un po’ fuori dal mondo

      • andrea valsusa scrive:

        sei tanto bravo te matteo a parlare di ste cose…ma perchè non incominci te a parlare di cose serie???tipo qualcosa di politico e non solo elettorale???non ho più voglia di roderemi il fegato….bom…continuate così e vedrete quanti ne perderete…e non mi riferisco tanto a me ma quanto a tutti i giovani…non vi voteranno più….

    • carlo circolo Bianchini Genova scrive:

      PER MATTEO ANDREANI
      ma sei proprio sicuro che gli Italiani vogliono solo levarsi di torno Berlusconi e Bossi? e perchè se fossi come tu dici. nel 2008 non hanno votato Veltroni?.
      2) se fosse come tu dici, perchè il PD non vuole andare alle elezioni? non ti è bastata la lettera di Valentino Parlato?
      lo sai perchè il PD di Bersani non vuole andare alle elezioni? primo perchè sa di perderle o ha paura di perderle, secondo non vuole andare al governo perchè data la crisi dovrebbe fare delle riforme lacrime e sangue, e quindi spera che le riforme li faccia Berlusconi, non vedi che per lo stesso mitivo si sta spaccando anche il PDL?
      Rifletti, invece di fare il ragioniere sempre con i conti e le percentuali a portata di mano.

      quindi leviamoci dalla testa che in questo momento possiamo andare alle elezioni col PD perchè sarebbe comunque in iattura sia che si vinca sia se si perde.

      • Matteo Andreani scrive:

        Veltroni nel 2008? Ha preso il 33,2% quanto il Pci di Berlinguer! Come ha fatto? Gli italiani(nel 08 avete analizzato i flussi elettorali?)che votavano Prc e Pdci(il 40% dell elettorato,quindi il 3%)votarono Pd …. questi sono dati che ti dicono come pensano gli italiani! Ti do’ altri dati che dovrebbero farti riflettere in friuli,sicilia e provincia di roma prese il 2,7%-2,6%-3,1% a soli …. alle regionali in friuli in coalizione l’arcobaleno il 5,7%,in sicilia il 4,8% e in prov. di roma il 6% quindi il doppio …. perche’? si era in coalizione! ora io non sono un appossionato del parlamentarismo pero’ se nel 08 la SinArc fosse stata in coalizione e non da sola avrebbe confermato(sono dati statistici che possomo fare da campione statistico)il dato delle amministrative(si voto lo stesso giorno)quindi il 6% quindi un 40/45 deputati …. cosa sarebbe cambiato? che oggi probabilmente avremmo avuto lo stesso FdS e Sel ma forza parlamentari! All’Eutelia sarebbe andato Ferrero da deputato come e’ andato Di Pietro!A pomigliano idem! E’ capitato a me e sara’ capitato anche a voi di incontrare un operaio che dopo che gli avete parlato …. poi vi chiede … ma voi che potete fare concretamente? …. niente perche’ non siamo in parlamento! siate onesti,con tutto quello che e’ accaduto nel cdx e nel Pd se fossimo stati una forza parlamentare quanto avremo preso alle europee e regionali? almeno l’1% in piu’ cioe’potevamo essere appena autonomi! sbaglio qualcuno puo’ smentirmi

        • carlo circolo Bianchini Genova scrive:

          PER MATTEO ANDREANI.
          non per polemizzare ma per precisare solo su tre questioni, perchè a forza di dare affidamento sulle scenze statistiche, prendi per buone anche le percentuali con le quali il buon Trilussa tanto ci ha fatto ridere, dicendo che se una popolazione di tre persone consumano tre polli al giorno risulta che questa popolazione consuma un pollo a testa, mentre nella realtà i tre polli li mangia solo il più ricco e gli altri due fanno la fame.
          i tre punti sono:
          1) veltroni non ha preso quanto Berlinguer a meno di non mischiare cose non omogenee, Berlinguer, prendeva. quasi il 34% per cento da solo e di soli comunisti, veltroni li ha presi tra ex comunisti più ex democristiani.
          2) nel 08 se la sinistra arcobaleno fosse andata in coalizione avrebbe preso il 6% questo non so dove l’ho hai preso, perchè col 6% avrebbe preso parlamentari anche da sola, perchè lo sbarramento è al 4% ed il dato della sconfitta è da leggere non in termini ragionieristici , ma in termini credibilità politica, in quanto abbiamo dato il sangue a Prodi senza avere nulla in cambio.gli elettori avendo vista la nostra inutilità se ne sono stati a casa, l’astensione ti dice qualcosa o no?

          3) tu ti lamenti che alla Eutelia non è potuto andare Ferrero perchè non presente in parlamento, e quindi quando ti chiedono cosa puoi fare rispondi “niente perchè non siamo in parlamento” mi sarebbe facile rispondere, che prima del 2008 noi eravamo in parlamento e non abbiamo fatto niente lo stesso e perquesto che siamo stati penalizzati, quindi delle due uno o non prendiamo voti perchè siamo in perlamento, o non prendiamo voti perchè in parlamento non ci siamo,il problema invece è più complesso e non è una questione di alleanze per raggiungere lo sbarramento,(e poi un partito comunista che non ha all’orizzonte di superare il 4% e meglio che non nasca)il problema è culturale, non costruiamo senso,siamo negli ultimi 20 anni sempre stati in qualche modo coi poteri forti, finisco col paradosso che ci contorciamo dalla contentezza per aver raccolte un po di firme per l’acqua ma in tutte le amministrazioni(una per tutte la toscana)noi eravamo nelle giunte che hanno privatizzato l’acqua, o comunque anno trasformato le municipalizzate in SPA e le SPA hanno gli azionisti che per definizione devono guadagnare, bastava solo veder REPOTER e la Gabanelli per rendersene conto.

          • andrea valsusa scrive:

            concordo pienamente la tua analisi nei tre punti..e condivisibile…è matteo che continua a sbagliare..il 6 % dell’arcobaleno l’avrei proprio voluto vedere…lo sbaglio più grande che la sinistra comunista abbia fatto è quella di andare nel governo prodi…belle cagate che ha fatto quel governo…mai più una cosa come il governo prodi…quella si che è stata la porcata che ha rovinato la sinistra e voi la volete rifare??scordatevelo…

  36. Matteo Andreani scrive:

    Insisto,bisogna essere capaci di riuscire a fare una discussione su 2 livelli,uno nei contenuti,come si fa al meglio la FdS e ecc. e un altro su come si deve preparare alle politiche …. accordo tecnico,come in Piemonte e Lazio? ho molti dubbi!

    • andrea valsusa scrive:

      un accordo politico come dice la parola stessa si deve fare su basi politiche…queste basi politiche, rispondi sinceramente, ci sono adesso con formazioni come il PD e l’IDV?secondo me no…non ci sono…se ci saranno si può anche fare…ma io ripeto che secondo me l’unica opportunità per la FDS di trovare di nuovo un po di consenso è quella di essere realmente alternativi alle politiche del PD…d’altronde la FDS è nata per questo o sbaglio?..se non si è alternativi al PD mi spieghi perchè un elettore comunista dovrebbe scegliere noi rispetto a sinistra e libertà?che differenza ci sarebbe?noi dobbiamo essere alternativi dal punto di vista politico altrimenti siamo morti

      • andrea valsusa scrive:

        un accordo elettorlae e non politico andrebbe bene sia per noi sia per il PD…compito della federazione è quello di creare una nuova e reale alternativa per il paese….una alternativa comunista, anticapitalista e ambientalista…una alternativa credibile fondata sul lavoro, antifascismo militante e giustaizia sociale…se vogliamo creare questa alternativa non si possono ora come ora fareaccordi politici con chi come nel pd appoggia industriali,marchionni ecc…mi dispiace ma non ci sto non saremmo coerenti…

  37. andrea valsusa scrive:

    se si vuole tornare a contare ancora qualcosa bisogna essere più indipendenti, più alternativi, rafforzare dal punto di vista politico il comunismo e l’anticapèitalismo…bisogna darsi da fare…trasformare le sezioni in qualcosa di nuovo, attive sul territorio…maggiore volantinaggio, maggiore mobilitazione, parlare a tutta la cittadinanza anche a quelli di destra…capire i loro problemi…insomma bisogna avere una maggiore impronta sociale…fare ripartire la FDS dal basso…fare intervenire i vari movimenti e renderli partecipi…non deve essere solo una riunione di partiti ma di singoli cittadini e movimenti…e lasciare un po’ perdere tutte queste sfacettature politiche elettorali che alla base non frega….la tendenza se si vuole si può invertire eccome…maggiore sforzo su internet…allargare e migliorare i vari blog…migliorare il sito della FDS…cose da fare c’è ne sono invece che parlare di politiche elettorali…solo che ci si deve muovere…

  38. Matteo Andreni scrive:

    Poi giusto qualche considerazione …. se si andasse al voto anticipato siete davvero convinti che Berlusconi rivinca? …. se va’ vuol dire che o i Finiani o la Lega hanno rotto e nell’ipotesi dei Finiani ci sarebbe il terzo polo con Casini che sarebbe decisivo per non far vincere il Pdl al 100% al senato … e gia’ solo questo scenario vi pare poco?! E un csx(Pd-Idv-Sel-FdS e altri) alla camera potrebbe anche risultare il primo polo …. il Pdl senza Finiani(che sondaggi di Berlusconi vale almeneo il 4$,altri lo danno anche al 7/8%)andrebbe sotto il 30%(alle scorse regionali ha preso il 32% ricordatevelo)a questo aggiungete il begno di voti che perderebbe nella roccaforte sicilia per “colpa” di MIcciche’ e altri(visto le comunali in sicilia a maggio?)certo Berlusconi e’ un animale da campagna elettorale,recupererebbe sicuramente qualcosa ma rischierebbe di stare davvero un bel po’ sotto il 30% e a quel punto la Lega basterebbe?oggi la Lega e’ ampiamente in doppia cifra sapete perche’? perche’ per i sondaggi ci sarebbe una tenuta di affluenza al Nord e un aumento dell’astenzionismo al sud,e quindi i voti della Lega in termini assoluti quelli sono …. se ci fosse un aumento della affluenza al sud,la prcentuale della lega diminuirebbe automaticamente ….. e voi credete che la FdS non debba anche prepararsi da un punto di vista “tattico” alle prossime elezioni? ….. per dovere di cronaca vorrei ricordarvi che ahime’ la FdS e’ data tra il 2/2,5% e Sel tra il 3,5/4% vogliamo invertire il trend?

    • andrea valsusa scrive:

      caro matteo guarda che la tua analisi è sbagliata…secondo me alle prossime politiche la lega nord arriverà tranquillamente al 15 % e il PDL resterà il primo partito…adesso come stanno le cose la destra vincerebbe…e questo è anche colpa del centro sinistra e della sinistra in generale…un accordo tecnico elettorale sarà inevitabile con il centro sinistra ma accordi politici per ora non ne vedo la possibilità….c’è troppa distanza tra noi e il PD…lo sapppiamo tutti non prendiamoci in giro…
      la FDS può invertire le tendenze rispetto a SEL…molti quì in piemonte di SEL stanno aderendo o meglio vorrebbero aderire alla FDS…guarda sul sito di SEL il post : SEL è il mio partito?….ci sono tante persone dubbiose, tanti comunisti incerti e che guardano alla FDS….quindi se la FDS invertisse la sua tendenza e il suo modo di fare politica potrebbe nuovamente contare qualcosa nella politica italiana…siccome la stampa e la tv appoggiano solamente SEL (cosa stra schifosa) la FDS ha il compito di tornare tra la gente, parlare con loro, farsi conoscere con il volantinaggio, attaccando manifesti, uscendo dalle varie sezioni o quantomeno renderle vive e aperte, insomma fare conoscere la FDS e capire cosa vuole la gente….appoggiare i movimenti in lotta in tutta italia, le lotte operaie…insomma se la FDS si da da fare, se ogniuno di noi ci mette del suo…si può contare ancora qualcosa…ripeto che gli eventuali accordi elettorali e palle varie vengono dopo…prima ci deve essere un forte impegno sociale nella popolazione, nella cittadinanza..senza questo impegno (alleanze e non) la FDS rifondazione e tutta la sinistra moriranno….

  39. Matteo Andreani scrive:

    ….. mah! …. un po’ di precisazioni …… volente o nolente siamo in sistema bipolare(lo impone la legge elettorale)voi credete che quando si votera’ per le politiche un qualsiasi partito(dell’opposizione di csx e sx)possa permettersi il lusso(capirebbero gli elettori?)i andare da soli? No! questo vale per l’Idv(che ha l’8%)e per Sel e FdS ….. quindi io credo che la FdS sia una cosa utile per l’oggi e per il domaani.Ma l’oggi chiede unita’ delle opposizioni e’ stato cosi nel 96 e nel 06 ….. solo quando ci sara’ una legge elettorale diversa si potranno fare ragionamenti diversi. …… poi sull’unita’ …. partendo dal presupposto che FdS e Sel nessuno le vuole sciogliere e fondere …. ma a voi una unita’ piu’ o meno stile “marche”(e’ quella la proposta)proprio non vi va’?

    • Sandro Santececca scrive:

      Ma abbiamo così tanta paura ad andare da soli? dobbiamo essere sempre accompagnati da qualcuno? se le idee valgono.. non dobbiamo temere di non prendere voti.. se i candidati sono adeguati, non possiamo temere di presentarci ANCHE da soli. Come avremmo dovuto fare nel Lazio, invece che affiancare la Liberale Bonino per ottenere poi il NULLA..

      • andrea valsusa scrive:

        caro matteo…guarda in una regione come le marche ci stava andare insieme a SEL…ma mi spieghi che senso avrebbe in Piemonte, calabria, liguria e altre regioni come umbria e toscana?in queste regioni (escluso il Piemonte) la FDS ha avuto buoni risultati…guardiamo alle provinciali in sardegna in una provincia che non mi ricordo siamo andati insieme a SEle i socialisti un bel cartello elettorale come dici te…be i comunisti italiani si sono presentati da soli e hanno avuto un ottimo 3,5 % contro il 5% della coealizione della sinistra…in certi territori come il Piemonte e il lazio si doveva andare staccati dal centro sinistrae si avrebbero avuti ottimi risultati quindi non è trutta l’erba un fascio…a livello nazionale secondo me l’unica soluzione è quella di fare SOLO un accordo tecnico con il centro sinistra ma non sottoscrivere il programma e presentarne uno nostro….accordo tecnico per cercare di battere la destra e un nostro programma in quanto per adesso dal punto di vista politico non abbiamo nulla di cui spartire con il PD…

      • franco iachini scrive:

        Cao Sandro,
        guarda che nel Lazio se andavamo da soli non avremmo avuto due consiglieri (che sarebbero stati tre se la Bonino vinceva) che ci sono utili come il pane, non solo in termini di finanziamento, ma anche di visibilità politica e di possibilità di sostenere le lotte con una nostra presenza istituzionale. Inoltre se non eleggevamo nessuno sarebbe stata la terza volta che il voto a falce e martello risultava inutile: non credo ci avrebbero più votato una quarta volta.
        franco iachini

        • Sandro Santececca scrive:

          Perchè noi le Lotte le facciamo solo nei consigli regionali non contando nulla e non più per strada.. è questo il problema..

          • Davide Pappalardo scrive:

            Ha ragione Franco e poi caro Sandro tu che ti agiti tanto su facebook e nei blog con i tuoi proclami “torniamo nelle piazze, fra la gente” – giusto – perchè però non ti fa vedere mai – dico mai – alle tante attività che il circolo Prc di Acilia svolge nelle piazze, nei quartieri, di notte, di giorno, nei fine settimana????

            • Sandro Santececca scrive:

              Davide, mi stai scadendo nello squallore.. ti facevo più intelligente

            • Sandro Santececca scrive:

              E ti dirò di più! dovresti ricordarti perchè nel 2008 me ne sono andato.. o adesso che sei dentro Liberazione te ne sei dimenticato? e poi mi chiedi perchè non faccio attività politica? Io sono e resterò sempre un Comunista e non mi svendo alle aree o correnti. Io sono andato contro tutto il TUO circolo perchè i soliti giochi di potere tra correnti nel 2008 stava distruggendo il Partito. Infatti dove siamo finiti? all’1% secondo statistiche.. ma volendo ti concedo il 2%.

              • Davide Pappalardo scrive:

                Liberazione? Il TUO circolo? Giochi di correnti? Ma di che parli???????????????? Non ero iscritto al circolo di Acilia nel 2008, nel periodo cui fai riferimento (mi sono iscritto qualche mese dopo) ma già allora era un circolo fatto di bravi compagni che quotidianamente fanno lavoro politico nel territorio e non solo, con impegno, passione e dedizione. Tu vedi correnti dappertutto, sei ossessionato da questo fantasma anche quando non c’entrano nulla.
                E ti dirò di più, io mi sono iscritto al circolo di Acilia a ridosso del congresso (prima ero iscritto al mio circolo siciliano) e i compagni di Acilia, pur conoscendomi poco, mi hanno subito proposto per ruoli dirigenti. Questo a dimostrazione dell’apertura mentale di questo circolo che è riconosciuto tra i migliori della capitale per lavoro politico, elaborazione, militanza.

                • Sandro Santececca scrive:

                  Ammazza, ti sei addentrato così bene nella vita politica che come lecacculo riesci benissimo. Chi ha mai parlato male dei miei compagni con la quale sono cresciuto nelle innumerevoli lotte che abbia portato avanti? Claudio mi ha cresciuto! Sarò sempre affezionato a Lui come Segretario! I giovani li ho fatti lavorare io, li massacravo e li tormentavo e adesso lavorano che è una meraviglia nel municipio. Li ho sempre tenuti lontani dalle lotte di area e mozioni. Sanno tutti che solo con una persona non mi prendevo.. ma nonostante questo portavo avanti il Partito. Ti sei iscritto nel 2008, ti hanno subito fatto entrare nella direzione, hanno fatto bene, vali come persona, sei bravo nel tuo lavoro. Ho sempre avuto rispetto per te e lo sai. Hai un solo unico difetto.. ma te lo dico di persona.. ho ancora rispetto per te..

            • Sandro Santececca scrive:

              E in 8 anni che sono iscritto a Rifondazione (ma nonostante questo non mi conosce nel Partito nessuno perchè io non sono tipo da apparire, se non quando facevo le lotte ma in quel caso TUTTI del Municipio sapevano chi fossi) questa è l’Unica cosa che riesci a trovare per darmi contro! Sei patetico e te lo dirò pure in faccia la prossima riunione, se trovo il tempo per vivere oltre che lavorare 10 ore al giorno per 4 soldi! Magari riesci a farmi trovare un posto da te a Liberazione..

  40. MarioGC scrive:

    Ah, bene….. se ‘st’appello qua lo sostengono Parlato e il Manifesto, allora siamo a posto…
    …. quelli che hanno puntato fin dall’inizio sullo svendolismo e ci boicottano sistematicamente per farsi le seghe mentali sulle magnifiche sorti e progressive della sinistra “moderna”, quella preconizzata da geni come Bertinotti “dopo di me il diluvio”, Vendola “il poeta” ed altri bei elementi del genere….
    Allora adesso siamo proprio a posto, sì.

  41. andrea valsusa scrive:

    non ha nessun senso appoggiarsi così su vendola…vendola ha ben altri obiettivi di noi..lui presume di fare rinascere il centro sinistra…be vi do una brutta notizia…non potrà mai essere eletto come candidato premier non c’è la farà mai…nessun cattolitico all’interno del PD (e sono tanti) voterebbero lui…rinunciateci…basta unità così tanto per unirsi…si parla solo di questo su sto blog…basta..incominciamo a parlare di altro anche all’interno della gente e forse cambierà qualcosa…continuiamo così e scompariremo…

  42. andrea valsusa scrive:

    compagni se adesso ci fossero le elezioni elettorali usciremmo tutti quanti sconfitti…questa è una realtà delle cose…i numeri si sono visti con le regionali…la federazione della sinistra e tutti i suoi partiti costituenti devono cambiare fortemente rotta…bisogna iniziare a discutere di contenuti reali, parlare del sociale…bisogna fare una grande attività politica all’interno della società…bisogna tornare a lottare affianco ai movimenti agli operai…bisogna tornare a volantinare nelle piazze, nei mercati, per le strade, attaccare in giro manifesti…bisogna darsi da fare e non cazzeggiare sul lanciare appelli all’unità…lo volete capire o no?se continuate così è finita…ci deve essere una netta svolta nel modo di fare politica…e questa svolta ci deve essere ora…anche da parte di questo blog…basta parlare di cartelli elettorali…ai proletari non frega niente…parliamo di cose più serie….

  43. andrea valsusa scrive:

    caro matteo andreani non ci siamo proprio…sarebbe la soluzione politica peggiore…non condivisibile…io non ci starei…l’unità è fatta su cosa?su quale programma politico…io sono solamente per una unità di azione….ma assolutamente non una unità delle due formazioni così come sono….metteo tu stai solamente proponendo un cazzo di cartello elettorale..ancora peggio della sinistra arcobaleno..io e molti altri non ci staremo mai…non tanto per la questione del cartello elettorale (che magari in futuro si dovrà fare perchè scordatevi che il governo cadrà in anticipo)….la questione è che quì non si parla più di politica dei contenuti ma si parla solamente di alleanze elettorali….fate ridere….come se ad un operaio edile, ad un bracciante agricolo, ad un metalmeccanico importerebbe qualcosa di ste cose…a queste figure non frega niente di ste cose…cristo è per questo che la sinistra comunista va sempre più in rovina…quando si inizia a parlare di forti tematiche sociali?quando si inizia a scrivere un programma politico reale che senti i problemi della gente comune?quando il partito la finirà di fare un partito da elitè chiuso nelle proprie sezioni?quando si incomincerà ad andare in mezzo alle persone a parlare con loro?
    invece di fare tutto questo si fa politica elettorale…fate ridere..ma vi rendete conto che se si andasse ad elezioni anticipate vincerebbe nuovamente la destra?la lega nordo crescerebbe ancora di più e il PDL terrebbe tranquillamente…i giovani sono sempre più di destra (quella estrema, quella fascista), gli operai votano a destra…in che mondo vivete…perchè queste categorie votano a destra?semplicemente perchè la vera sinistra (cioè noi) siamo scomparsi dallee strade, dalle piazze e siamo sempre più chiusi nelle nostre sezioni..
    se veramente si vuole salvare la nascitura FDS e in generale tutta la sinistra bisogna tornare in mezzo alla gente comune, agli operai, ai braccianti agricoli..bisogna essere realmente presenti sul territorio…
    compagno grassi se si continua così…lanciare appelli su appelli per l’unità….non si va da nessuna parte….senza tornare nel sociale ed in mezzo la gente questo partito è morto..ve ne rendete conto?????
    gradirei risposte serie

  44. Sandro Santececca scrive:

    Caro Claudio,
    allo stato attuale delle cose, una crisi di Governo comporterebbe sicuramente una sconfitta nuova dell’Opposizione, sia quella attuale al Governo in Parlamento, quindi PD e IDV, sia di quella extra-parlamentare, FdS e SeL.
    Con l’attuale legge elettorale il primo partito o coalizione a comandare sarebbe nuovamente il PDL, sia con l’appoggio della Lega sia con l’appoggio di Casini.
    Questo quadro deve farci pensare molto attentamente sulla strada che Rifondazione per prima e FdS di seguito vuole intraprendere.
    Non c’è più un Partito solido, quello di Rifondazione, su cui concentrare la lotta di classe o politica per far fronte ad elezioni anticipate.
    Onestamente, e lo dissi anche in varie discussioni con esponenti della Direzione Romana di RIF.COM., il Nostro partito Comunista attualmente si sta attaccando con denti e unghie al successo elettorale dei Partiti che l’affianco da Sinistra verso il Centro, a cominciare da SeL dell’ex comunista Vendola che oggi si candida, come sottolineato da “Il Manifesto” a guidare la Sinistra italiana prendendo le redini del PD del dopo Bersani. Ma facendo così sta perdendo il significato di partito, dal PD spesso veniamo apostrofati come quelli che “ormai” cercano una seggiola nei consigli..
    La Federazione della Sinistra deve ripartire, da zero, con le proprie forze e cercando di superare e squarciare quell’alone di silenzio che come nebbia padana ci sta avvolgendo. La nostra crisi politica va superata, dobbiamo ricominciare a far parlare di noi la gente.
    Come si fa? si fa con il ritorno in maniera attiva nelle piazze, volantinaggi, manifesti, presidii nelle piazze. Da questo punto di vista l’Ufficio Comunicazione deve decisamente migliorare, il prossimo congresso di settembre deve dare nuovo vigore alla Lotta e incoraggiare i pochi iscritti rimasti a sacrificare il proprio tempo libero per il Partito.
    Riusciamo a far capire alla gente che non conta cambiare nome o simbolo di un Partito per farlo nuovo e attraente? che non è togliere una falce e un martello su sfondo rosso, se il quadro dirigente è sempre lo stesso di quando quel Partito era vecchio e logoro? Dobbiamo recuperare i compagni persi per strada che si sono legati al PD all’IDV e anche quelli legati alla Lega.. dobbiamo dare nuova fiducia nei ragazzi, nuova speranza alle famiglie, dobbiamo tornare ad essere un ideologia che insegnava uno stile di Vita!

  45. carlo circolo Bianchini Genova scrive:

    caro Claudio, ho letto l’articolo di Valentino Parlato ma non vedo niente di nuovo o di buono per noi,
    nella sostanza, Valentino Parlato, vede nei comportamenti della maggioranza il pericolo di elezioni anticipate, e sapendo che il PD (a cui è rivolto l’articolo) non è pronto cerca di imbarcare anche noi nel carro contro Berlusconi,(una specie di nuova crociata contro l’infedele) io non avrei niente incontrario, se mi dicessero dopo cosa si fa ,UN nuovo governo tipo PRODI con l’aggiunta di Casini e magari FINI ?. questa è la follia di questi tempi, non è una novità che il Manifesto sta con Vendola come la Rossanda e credo anche IL grande Ingrao, perchè stanno con Vendola? perchè(come l’articolo dimostra)sanno che il PD non è ne carne ne pesce, perchè l’ amalgama o marmellata tra cattolici ed ex comunisti non è riuscita, quindi sperano in Vendola, ma a noi cosa interessa se Vendola vuole diventare il leader del centrosinistra? c’è ne viene qualcosa? Noi dobbiamo ricordare il viaggio di Ulisse che per non cedere al canto delle sirene si è fatto legare,anche noi dobbiamo farci legare e non ascoltare le sirene, di chi vuole il sacrificio della storia e della speranza comunista in cambio di un piatto di fagioli. E forse in tempo di crisi come siamo neanche quelli.
    Il fatto che il Manifesto sta come sempre con vendola diventando di fatto il suo giornale, se si ragione bene non è lusinghiero, per i Vendoliani, ma anzi è la dimostrazione (se c’è ne fosse bisogno) che non solo noi lo vediamo spostato a destra ma anche loro lo vedono cosi se pensano che possa essere accettato dal PD come leader di un centrosinistra, una specie di Berlusconi alla rovescia, ma non credo e le scommesse sono aperte,che sarà possibile, perché prima bisogna fare i conti con Casini, ed anche il PD nonostante la dipartita dei Rutelliani non è ancora pronto.
    Quindi l’articolo non è per noi nulla di nuovo, ma solo ultimo e scomposto grido dei grandi vecchi rinunciatari del novecento quelli che non credono più in una ipotesi comunista, fino a non riconoscere, che le ultime dichiarazione di Bersani sono genuine e verosimili, ma il Manifesto come al solito non si accorge, nella sostanza Bersani ha detto e paventato Che siamo verso la fine del Berlusconismo, e c’è un pericolo di colpo di coda, questa è una considerazione sensata,anche se non giustifica immobilismo del PD.
    Affettuosi saluti e buon lavoro, è sempre piacevole partecipare al tuo blog, che è la cosa più viva nel panorama politico della sinistra di classe

  46. Cito dall’articolo “… c’è solo da augurarsi una dissoluzione dell’attuale gruppo dirigente del Pd e che, fuori dai giochi della politica, nella società nascano e si incontrino movimenti per ricostruire una forza di ispirazione socialista …” spero onestamente che non sia questo lo scopo dell’appello.

  47. Matteo Andreani scrive:

    Solo l’unita’(intesa come collaborazione)tra Sel e FdS puo’ portare a qualcosa di buono …… a settembre si crei un contenitore unitario …. Sinistra Unita(con i due simboli di Sel e FdS) poi a ottobre(Sel) e dicembre(FdS) ognuno tenga i suoi congressi e si crei una strategia comune per le politiche …. il “rischio” voto anticipato c’e'! e anche il “rischio” che una Sinistra Unita possa prendre tranquillamente il 6%

    • Arnaldo scrive:

      L’ultima volta la tua Sinistra Unita ha preso il 3% e c’erano pure i Verdi!

      Marciare divisi per colpire uniti!!!

      • marco federici scrive:

        Nell’appello non si parla affatto di lista unica, ma di contenuti. Di iniziative da fare assieme. Io penso che la soluzione migliore sia quella marchigiana dove con un unico candidato e due liste che lo appoggiavano (la Fed e Sel) abbiamo superato il 7%!!

        • Massimo scrive:

          Con due liste diventate coalizione e la soglia di sbarramento delle politiche diventa il 12% e non il 4%.

          • andrea valsusa scrive:

            boccio la proposta di matteo andreani…nessuna creazione di un cartello elettorale che sarebbe pure peggio della sinistra arcobaleno….scordatevi di raggiungere % del 7….è impensabile…senza l’azione politica e sociale all’interno della popolazione non si va da nessuna parte…sembrate non lo so cosa…degli esseri fuori dalla realtà….ba pensate veramente che a un qualche operaio interessano ste cose?fate ridere…basta…ci vuole un cambio di rotta senò quì scompariamo tutti

            • Sandro Santececca scrive:

              Più che altro, sembriamo, per fare una citazione calcistica, come l’Italia di Lippi all’ultimo mondiale (azzeccata per il periodo) che si sentiva tanto forte e invincibile da poter giocarsela con chiunque.. così noi, che solo perchè siamo la Sinistra Comunista pensiamo di riuscire a raggiungere quel 7, 8% di voti sommando tutti i partitii di Sinistra.. mentre poi andando a vedere i dati finali, viaggiamo sull’1 o 2% massimo.. rendiamoci conto che siamo sprofondati e cancellati dalla Politica italiana.. facciamo “outing” per favore.. azzeriamo e ricominciamo!

              • andrea valsusa scrive:

                concordo basta politica elettorale…lo capite o no che la vostra base si sta stufando?dobbiamo rincominciare…da zero come dici giustamente te compagno…basta
                a notizia…andate a vedere sul sito di sinistra e libertà….vendola alla riunione dei socilaisti di boselli (quelli si che con quelli vorrei fare l’accorso…ma andate va) ha detto che si ritiene della famiglia socialista…bella la famiglia socialista di boselli…vendola fa sempre più ridere…

    • Lorenzo scrive:

      Le cose che mi stupiscono maggiormente sono due. La prima:non sono un abile politico,ma così a sensazione, vedo un deja vu della sinistra arcobaleno. Gli appelli all’unità di intellettuali e politici;i giornali di area che rilanciano,ma niente a livello sociale. La seconda: i commenti di questo blog (come quelli di altri blog e siti del prc) sono tutti concentrati sulle elezioni. A livello sociale siamo o inesistenti o ininfluenti. l’unica cosa che sembra interessarci sono le elezioni. Per anni il Prc ha ottenuto ottimi voti, senza però essere presente nella società.

      Le elezioni vengono dopo un lungo lavoro nella società, per portare quella lotta di classe che si dovrebbe fare dentro le istituzioni. Che sono solo uno dei tanti strumenti per cambiare la società,indispensabile ma non sufficiente.

      Io mi considero un quadro comunista,e nella mia realtà vengo rifiutato nelle case popolari,nelle piazze del mercato,davanti alla coop. Siamo tutti uguali per loro. Siamo dei privilegiati con il posto fisso o con lo stipendio da parlamentare.

      Quando avremo cambiato tutto ciò, dopo anni di lotta di classe, chiederò di nuovo un voto a queste persone. A cui, vi garantisco, non interesserà niente se la sinistra si chiama sel,fds,pincopallo,ma voteranno per chi è stato al loro fianco e,vincendo o perdendo, ha cercato di portare avanti i loro interessi.

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