di Toni Jop su l’Unità – 1 luglio 2010
Pensare che c’è stato un tempo non lontano in cui a chi si azzardava a denunciare aria di regime nella pratica di governo di questa destra berlusconiana, da dentro la sinistra c’era chi rispondeva: «ma quale regime, questa parola ci fa venire l’orticaria». Invece, ecco che oggi pomeriggio, in Piazza Navona, la Federazione Nazionale della Stampa chiama a raccolta chiunque in Italia, abbia a cuore la libertà. Perché la libertà è più che in pericolo, sta franando sulle nostre teste. Perché il ddl sulle intercettazioni che il premier vuole portare a casa a ogni costo è una ghigliottina della libertà e un favore immenso per cosche e criminali, cricche di affaristi e politici collusi o venduti. È una legge che blinda il potere a dispetto di ogni garanzia costituzionale, fatta per il potere e non per la gente, per chi conta niente, per chi non delinque. È passata molta acqua sotto i ponti rispetto a quell’«orticaria»: editori, direttori, giornalisti, lettori, politici democratici, a nessuno oggi sfugge la tragedia che il paese delle leggi ad personam sta subendo. per questo oggi ci si incontra sotto il palco della Fnsi a Roma. Forti della partecipazione attiva di centinaia di artisti e intellettuali non asserviti che in questi giorni di avvento hanno dato la loro disponibilità totale a farsi carico delle conseguenze che potranno venire dalla pubblicazione di verità proibite, in futuro, per legge. Ripensiamo a Dario Fo se vogliamo cogliere il senso di una testimonianza d’arte che è sempre stata un tutt’uno rispetto alle pratiche di liberazione. Lui ha detto: andrò in galera, se servirà. Sul palco, la collega Tiziana Ferrario del Tg1 e Ottavia Piccolo, altra grande artista mai scesa dalle barricate della giustizia e dell’uguaglianza. Il paese ha ancora un sistema nervoso in grado di reagire. Il tempo stringe: il fronte antidemocratico pretende di portare il ddl in aula il 29 luglio. Fin qui, a poco è servito che i riflessi internazionali piovuti sul provvedimento siano stati severi, allarmati, preoccupati. Temono che questa «cultura» faccia scuola e contagi altre realtà europee. Siamo sotto osservazione e i motivi ci sono tutti. Vi ricordiamo che su quel palco salirà anche Giovanna Marini sorretta da un coro, quello del Testaccio, forte di una quarantina di elementi. Giovanna è l’autrice dei «Treni per Reggio», un vecchio bellissimo brano in cui si racconta la discesa verso Reggio Calabria dei treni speciali di democratici che volevano protestare contro il clima da guerra civile lì orchestrato dai fascisti. Era il 1972. Oggi, Giovanna porterà sul palco una nuova ballata concepita proprio sull’onda dello sdegno prodotto dalla legge bavaglio. «Di nuovo come un tempo, sopra l’Italia intera urla il vento e fischia la bufera»: così cantava Fausto Amodei, altro maestro della canzone popolare italiana. Nessuna retorica, solo il senso di una storia dura, faticosa in cui sono in gioco etica e coscienza, democrazia e libertà. Non sarà un défilé, è un buon giorno per l’Italia.

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