di Daniele Nalbone su Liberazione del 12 luglio
Per una Milano diversa, ecco «le primarie che vorremmo». Tra meno di un anno si vota per le comunali ed Emanuele Patti di Arci Milano, Antonio lannetta di Unione italiana sport per tutti e Nicola lannacone di Arciragazzi hanno lanciato un appello in vista delle elezioni del 2011. «Saranno elezioni decisive per la città» scrivono i portavoce di un’importante fetta del mondo dell’associazionismo milanese: «crediamo che Milano possa cambiare a patto che, a partire dalle primarie, si costruisca un processo capace di coinvolgere tutti coloro che, per rimettersi in gioco, non si accontentano di aderire a questo o a quel candidato scelto dai partiti». Un’idea, quella di primarie vere, politiche con la «p» maiuscola, che ha incontrato il favore di un’ampia parte della sinistra: se, infatti, tra le prime firme ad essere apposte all’appello spicca quella di Miriam Pelagio, portavoce della Fabbrica di Nichi di Milano, Luciano Muhlbauer, coordinatore cittadino di Rifondazione Comunista, aderendo a le primarie che vorremmo sottolinea: «se la scelta del programma e del candidato da opporre alla Moratti e ai diciassette anni di governo del centrodestra viene delegata unicamente alle segreterie dei partiti, il rischio è che si ripeteranno gli schemi passati, le relative divisioni e, soprattutto, le conseguenti sconfitte». Le primarie, quindi, in un momento politico milanese che vede come unico elemento di novità e di freschezza la candidatura, presentata ieri pomeriggio al Teatro Litta, di Giuliano Pisapia (avvocato penalista, ex deputato Prc) «non saranno la soluzione di tutti i mali» spiega Muhlbauer «ma ad oggi sono l’unico strumento concreto che permetta la partecipazione e la costruzione di un’unità trasparente ed efficace delle opposizioni». «Le primarie» spiegano Patti, Iannetta e Iannacone «non dovrebbero servire solamente a proclamare un vincitore e uno sconfitto che sanciscano la scontata prevalenza di uno schieramento politico sull’altro: questo non basta e non può bastare». E allora, questo «esperimento di democrazia dal basso» che sono le primarie «dovrà non solo essere il più aperto possibile per restituire ai cittadini il gusto della partecipazione, ma essere aperto a più soggetti». Non due o tre, ma tanti candidati, quindi, per dar vita ad uno schieramento plurale «che garantisca un vero confronto sui contenuti». Così, dal mondo dell’associazionismo milanese ecco due punti su cui iniziare, almeno, una discussione. Primo: «è necessario che alcuni soggetti autonomi dai partiti si siedano attorno a un tavolo per elaborare quattro, cinque punti irrinunciabili e vincolati, una cornice di programma per cominciare ad immaginare una città diversa da quella che siamo costretti a vivere». Quindi, una volta creata la cornice, fatta di ecologia, mobilità, politiche migratorie, scuola, sport, diritti, dentro la quale fare politica «ognuno dei candidati alle primarie dovrebbe sottoscrivere una sorta di fedeltà degli impegni presi». Secondo punto: comunque vadano a finire le primarie, tutti i candidati dovranno impegnarsi a far parte dello schieramento che nel 2011 cercherà di liberare Palazzo Marino dal governo del centrodestra. «Così facendo i cittadini potranno davvero puntare sul loro candidato senza avere la sensazione di partecipare al solito gioco delle primarie truccate, e i partiti del centrosinistra potranno dimostrare con i fatti che hanno capito che la politica non può più essere un affare per pochi eletti». L’impegno del mondo dell’associazionismo e l’apertura ai reali problemi cittadini dei partiti della sinistra per cambiare le sorti di Milano non si fermano, quindi, all’appoggio nei confronti della candidatura alle primarie di Giuliano Pisapia. Perché, secondo i primi firmatari dell’appello, Carlo Dalla Chiesa dell’associazione 11 Metri, Francesca Francesca Terzoni del Comitato Primo Marzo, Luca Fazio e Giorgio Salvetti de Il Manifesto e, come detto, Miriam Pelagio della Fabbrica di Nichi e Luciano Muhlbauer del Prc, l’unico percorso da intraprendere per sottrarre Milano al dominio del centrodestra inizia con delle primarie aperte, vere, partecipate.

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Vi segnalo il sito http://www.ComunaliMilano2011.it predisposto da Fondazione RCM – Rete Civica di Milano per accompagnare la citta’ verso l’importante appuntamento delle Elezioni Comunali che si terranno nella primavera del 2011.
Il sito è stato inaugurato mettendo a disposizione i risultati di un’indagine svolta da SWG sugli Orientamenti dei cittadini milanesi in vista delle elezioni comunali del 2011 per avviare il dibattito su metodi, criteri e requisiti per individuare le figure da candidare alla carica di Sindaco di Milano.
Qui
http://www.comunalimilano2011.it/content/view/6
l’indagine SWG
Qui
http://www.comunalimilano2011.it/infodiscs/index/1
il forum
Con GIULIANO PISAPIA candidato Sindaco
A MILANO E’ POSSIBILE
Fra poco meno di un anno, a Milano, come del resto in altre grandi città, si vota per il rinnovo dell’amministrazione.
Ma a differenza delle altre grandi città dove il CentroSinistra, appoggiato o meno dalla Sinistra, ha saputo anche affermarsi nella guida del Comune, a Milano le Destre vincono ininterrottamente dal 1993, da quando ossia sono arrivati al pettine gli orrendi traffici di tangentopoli e una intera classe politica – la DC, il PSI e , in parte, il PCI, invano trasformatosi in PDS – è stata screditata. Da allora, prima con la LEGA che, nel 1993 appunto, scende dalle valli e conquista il Sindaco con il 40% dei consensi, funzionando anche da levatrice per la nascita di FORZA ITALIA che si prende poi il Comune nel 1997, da allora la metropoli è diventata proprietà privata di chi la gestisce, da Albertini alla signora Moratti, il peggior Sindaco che abbia mai avuto Milano dal dopoguerra ad oggi, sballottata costei dalla voracità ora di ASSOLOMBARDA, ora dalla potentissima COMPAGNIA DELLE OPERE, ora dal clan degli immobiliaristi come Salvatore Ligresti.
Gli orrendi traffici ci sono ancora, come nello scandalo “derivati” e sulle aree dell’EXPO, solo che non c’è più il famoso pettine.
In questa città il CentroSinistra oggi PD, ad ogni elezione cava dal cilindro improponibili candidati sindaci (l’ultima è stata la volta di un Prefetto), poi passa gli anni ad emendare e limare le proposte delle Destre. Se a Palazzo Marino il potere non è rintracciabile perché è altrove, non è rintracciabile nemmeno l’opposizione, né a Palazzo Marino né altrove.
Questo riguarda in parte anche la Sinistra che, tuttora, potrebbe raccogliere un interessante 7 – 8% dei consensi, ma è divisa e, in quanto tale, offerta alle scorrerie dell’IDV, dei Grillini e dei Democratici, tanto prudenti con le Destre quanto vivaci nel saccheggio a Sinistra.
Se questo è il quadro fosco, le elezioni sono perse in partenza? Sarebbe cosi’ se non fosse apparsa una coppia di novità che scuotono il quadro.
Mentre invece non ritengo essere grande novità l’appello, pur positivo, del CORRIERE della SERA, tramite il quale una cinquantina di anime belle si propongono non di risollevare Milano dal degrado, anche morale, in cui la città è stata fatta precipitare, ma di lucidarlo (il degrado) con progetti di solo marketing sui quali la Moratti ha subito messo il cappello.
La prima vera novità esce dalla Camera del Lavoro di Milano che, convocando tutte le forze di opposizione, dichiara che per una Milano europea del lavoro e dello sviluppo, è assolutamente necessaria “la più ampia convergenza tra tutte le forze di CentroSinistra e di Sinistra” (cosi’ dice Onorio Rosati segretario generale della CGIL di Milano).
La seconda novità, che rende praticabile la prima, è la disponibilità di Giuliano Pisapia a candidarsi nella corsa a Sindaco di Milano. Questo si che è un evento. Giuliano è il compagno di Sinistra che può ridestare entusiasmi sopiti, recuperare al voto chi si è messo in disparte, raccogliere consensi in tanti settori nauseati dal berlusconismo dilagante, è la Gramsciana competenza professionale offerta alla “politica alta”, il rovescio del berlusconismo. Sosteniamolo Giuliano, accompagniamolo nell’avventura senza mettere bandiere, mettiamogli a a disposizione le nostre idee di programma, quelle che il prossimo 22 luglio presenteremo alla Sala degli Affreschi della Provincia.
So del travaglio del PD davanti a questa candidatura prestigiosa, so anche che molti loro dirigenti la vedono invece con simpatia.
So ancora che per la Federazione della Sinistra milanese, che ha i suoi travagli, questa (di Pisapia) è un’occasione più unica che rara per tornare in scena e traghettare oltre la sindrome della sconfitta che, permanendo, può indurre a chiusure minoritarie.
Concludo: le primarie non mi affascinano, ma facciamole se diventano funzionali per fare affermare un candidato-programma che, a Milano, dopo questo secondo ventennio nero da chiudere, riporta in assoluta evidenza quel che è venuto a mancare: il senso civico, la città a misura di chi la abita, la città che non è da incipriare ma da cambiare, con un grande progetto che parta dalle piccole cose. Riaccendiamo le luci, non solo a San Siro, ma su questa città che può ritornare nostra.
BRUNO CASATI
Responsabile Nazionale Ufficio di Programma
della Segreteria Provinciale del P.R.C.
Non sopporto piuù cher anche noi ricorriamo al sistema elettorale americano: bipolarismo,primarie, ecc., ecc. In questo la P2 ed il Berlusconismo hanno fatto breccia anche a sinistra. Se non usciamo da questa rete che c’imbriglia, da questa tela di ragno saranno …azzi amari per tutti. Leninisticamente la Tattica (unità elettorale su alcuni temi concreti) deve andare di pari passo con la strategia (comunismo ed anticapitalismo). Per tenere assiene le due gambie e non far cadere in terra l’omino, il proprio corpo, dobbiamo rivedere le bucce, non commettere gli stessi errori. Errare è umano, perseverare è diabolico. Non ho nulla in contrario con il compagno Pisapia che una volta decaduto da parlamentare di RC, dopo la sconfitta dell’Arcobaleno, è tornato a fare l’avvocato difendendo gli interessi di De Benedetti (il “compagno”
imprenditore) contro Berlusconi. Va bene tutto però non è questa la nostra linea strategica. Se vuole candidarsi a Milano lo faccia partendo da zero. Troppo comodo rientrare in gioco dopo essersi fatto i ..azzi suoi negli ultimi due anni. Il pane se lo deve guadagnare. Non sono
d’accordo che il PRC a Milano si esponga così apertamente, rischiando
di fare il gioco di seL ed altri. Meditate compagni, meditate.