di Valentino Parlato su il manifesto del 15 luglio 2010
La nostra manifestazione di ieri, in piazza Montecitorio (sede di un Parlamento addomesticato) non ha precedenti nella nostra storia passata. Ha espresso rabbia e determinazione ad alzare il tono dello scontro tra noi e questo governo affettatore della libertà di stampa, dilapidatore di denaro in aerei militari e case a quelli della «cricca». (Non si capisce se per prepotenza o impotenza Berlusconi continui ad avere l’interim di Scajola).
Nel passato di crisi ne abbiamo attraversate tante e sempre siamo riusciti a superarle per la nostra tenacia a rimanere «dalla parte del torto» e per il sostegno di un popolo di sinistra. Oggi la stagione è più cattiva, il morbo berlusconiano ha diffuso la sua infezione liberticida, ma non intendiamo mollare.
Questo nostro/vostro manifesto si avvia (forse) a compiere quarant’anni e si conferma una bestia difficile da ammazzare. Tornando al lontano passato vale ricordare che nel 1969 il Pci ci cacciò e l’Unità di allora scrisse che eravamo pagati addirittura dalla Confagricoltura. Ma vale pure ricordare che un po’ di anni dopo, il 7 aprile del 1983, quando vendemmo il giornale a diecimila lire di allora, ricevemmo anche un messaggio di solidarietà di Enrico Berlinguer e non perché il nostro comunismo fosse diventato eguale a quello del Pci.
Certo la sinistra parlamentare è abbastanza allo sfascio. Nonostante la rabbia che cresce nel paese (in piazza Montecitorio c’erano i lavoratori minacciati di licenziamento dalle basi americane, che ancora aleggiano in Italia) non è stata ancora in grado di definire una netta linea di opposizione. E noi del manifesto, in questa nostra crisi non ci rivolgiamo tanto ai politici (anche se ieri ci sono state nobili e importanti presenze) quanto ai tanti cittadini che ancora vogliono un’Italia di libertà, eguaglianza e fraternità. Da loro ci aspettiamo un sostegno, a loro ci rivolgiamo per definire un patto di resistenza. Insieme non molleremo.

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