Il licenziamento dei tre operai, due dei quali delegati Fiom, alla Fiat-Sata di Melfi è qualcosa di più di un conflitto interno ad una fabbrica. Si tratta di una pretestuosa azione di ritorsione e dell’ennesimo tentativo della Fiat di imporre la propria legge dopo il risultato di Pomigliano. Riguarda i diritti e la civiltà del lavoro, propone un modello arrogante di potere che ci riguarda tutti perché parte dalla fabbrica, ma fa il paio con un modello di società che sempre più fa della ingiustizia e della negazioni dei diritti il proprio carattere distintivo.
Come affermano i delegati della Fiom Cgil lo sciopero e la mobilitazione di queste ore e di questi giorni non hanno solo l’obiettivo del ritiro delle sospensive e dei licenziamenti, ma costituiscono una ferma opposizione al tentativo dell’azienda di applicare, di fatto, un altro modello di relazioni sindacali nel quale i delegati delle organizzazioni sindacali non compiacenti sono passibili di licenziamento.
Ci troviamo di fronte ad una dirigenza aziendale autoritaria, che ripropone più di un interrogativo sulle vere intenzioni del management della Fiat ma più in generale sulle scelte in tema di relazioni industriali nel capitalismo italiano. Ci troviamo di fronte a una classe dirigente senza onore, come ha affermato Marco Revelli, in Fiat oggi si consuma non solo un aspro conflitto sociale ma anche una «questione morale».
Come nel 2004, è necessaria una presa di posizione forte di tutta l’opinione pubblica della Basilicata, e ancora di più delle istituzioni regionali, perché l’attuale governo regionale e i partiti che lo sostengono, facciano sentire con forza la loro voce contro i licenziamenti e contro la prepotenza della Fiat fino al punto di bloccare, se necessario, ogni finanziamento in corso e futuro a favore della Fiat.
Nessuno può restare neutrale, l’intera società regionale deve stringersi intorno agli operai di Melfi e chiedere il ritiro dei provvedimenti e il ripristino di corrette relazioni sindacali: non lasciamo gli operai della Sata soli, quello che sta avvenendo in fabbrica ci riguarda tutti.
Prime adesioni: Davide Bubbico (Università di Salerno), Antonio Califano (direttore «Decanter»), Elisabetta Della Corte (Università della Calabria), Emanuele Curti (Università di Basilicata/Ass. «A Sinistra» Matera), Mira De Lucia (Laboratorio Reset, Potenza), Catia Di Maio (Università di Basilicata), Piero Di Siena (Associazione Rinnovamento della Sinistra), Ascanio Donadio (Laboratorio Reset, Potenza), Daniela Imbardelli (Università di Salerno), Francesco Pirone (Università di Salerno), Paolo Fanti (Università della Basilicata), Augusta Franco (Rsu Università di Basilicata), Domenico Fruncillo (Università di Salerno), Luca “Zulù” Persico (musicista), Paolo Pesacane (Assessore Provincia di Potenza), Rosanna Piro (tecnico Università di Basilicata), Antonio Placido (Sindaco Rionero in Vulture), Devi Sacchetto (Università di Padova), Giacomo Schettini (Alternative per il Socialismo), Camilla Schiavo (dirigente scolastico), Massimiliano Tomba (Università di Padova), Banda Bassotti (musicisti), Daniele Sepe (musicista), Alessandro Siciliano (Università di Basilicata), Giovanna Vingelli (Università di Salerno).
Per adesioni: g.decanter@libero.it

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