di Co. Co. su il manifesto – 20 luglio 2010
«Hai presente “Le fucilazioni del 3 maggio”, il quadro di Goya custodito al Prado? Bene, domani, mercoledì, a Sassari, nella piazza più grande della città, piazza Italia, portiamo in scena la fucilazione degli operai. Si comincia alle 19. Non posso dire di più per non rovinare la sorpresa. Ma stai certo che sarà una cosa forte». A sentire Pietro Marongiu, il portavoce dei cassintegrati Vinyls che occupano l’Asinara, i quasi quaranta gradi all’ombra di questa torrida estate non hanno minimamente fiaccato la voglia di resistere. Di mollare non se ne parla nemmeno. «Rivogliamo il nostro lavoro – dice Marongiu – e non soltanto per noi e per le nostre famiglie, ma anche perché se si perde questa partita il futuro dell’intero comparto chimico in Italia è segnato. Questa è la posta in gioco politica che non tutti riescono a vedere nella nostra lotta. L’Eni la chimica la vuole chiudere. Il governo, che non ha neppure uno straccio di politica industriale, glielo lascia fare. Finché potremo noi cercheremo di impedirglielo».
I fucilati dipinti da Goya erano contadini spagnoli mandati a morte nella valle del Manzanares da Gioacchino Murat per essersi opposti alle «magnifiche sorti e progressive» della rivoluzione borghese; quelli che moriranno simbolicamente in piazza Italia domani a Sassari sono operai del cui lavoro nessuno sembra farsene più nulla. E però Pietro e compagni non ci stanno. Le hanno provate tutte, hanno ottenuto una platea mediatica vastissima, da Annozero ai principali quotidiani. Ora qualche riflettore s’è spento. Ma altri si accendono. «Ad esempio il 30 luglio – dice Pietro – qui all’Asinara ci sarà un concerto dei Tête de bois. Lo abbiamo organizzato insieme con Legambiente. È un appuntamento importante. E poi Paolo Fresu ci ha promesso uno spazio per il prossimo festival jazz di Berchidda, dal 15 al 18 agosto. Tutti i modi sono buoni per far sentire le nostre buone ragioni. Ci invitano a convegni, partecipiamo a tavole rotonde durante le quali sociologi ed esperti di comunicazione parlano di noi e di ciò che stiamo facendo. Non ci sentiamo poi così soli. C’è tanta gente che ogni giorno arriva qui sull’isola per darci una mano. Lottiamo per il lavoro e per la nostra dignità. E c’è chi ci ascolta».
Chi sembra sordo è l’Eni. Ma anche il governo. «Oggi c’è il sit in a Roma e il 23 un nuovo incontro al ministero dello sviluppo economico – dice Marongiu – Staremo a vedere. Ho paura che si stia preparando un nuovo imbroglio».
E intanto per chi vuole ripercorrere le tappe della storia di Pietro e dei suoi compagni è appena uscito in libreria, pubblicato dalla casa editrice Il Maestrale, Cento giorni nell’isola dei cassintegrati, curato da Silvia Sanna, 28 anni, maestra elementare precaria che ha raccolto giorno dopo giorno la cronaca di una lotta il cui significato va ben al di là dei confini della Sardegna. «La storia siamo noi», s’intitola uno dei capitoli. Che un gruppo di operai pronunci questa frase, oggi che cosa vuol dire?

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