Al via il congresso della Federazione

Mercoledì 28 luglio si è riunito il coordinamento nazionale della Federazione della Sinistra.
Si è discusso il documento politico che verrà presentato al congresso costitutivo. E’ stato un bel dibattito, per nulla formale e scontato. Alla fine il testo è stato approvato con un voto contrario (Claudio Bellotti) e due astenuti (Anita Sonego e Gianluigi Pegolo).
Il regolamento per il congresso verrà definito in settembre e, entro quel mese, discusso e approvato sempre dal coordinamento nazionale.
Alcune regole, tuttavia, sono già state definite. Potranno essere presentati tesi o documenti alternativi qualora vengano sottoscritti da almeno il 5% dei componenti del coordinamento nazionale (77 componenti). Dovranno essere presentati entro una settimana dalla pubblicazione del documento e del regolamento. In ogni caso tesi o documenti alternativi che dovessero essere approvati da almeno un congresso provinciale potranno essere posti in votazione al congresso nazionale.

Qui di seguito una sintesi del mio intervento.

“Sono molto soddisfatto del documento che ci ha illustrato Cesare Salvi. Si tratta di un testo che, pur tenendo conto delle varie posizioni presenti nel nostro dibattito, sulle questioni di fondo non si presta ad equivoci. La Federazione della Sinistra è un soggetto politico che propone una alternativa di società e per fare questo ritiene si debba superare il sistema capitalistico. Si pone l’obiettivo di costruire una Sinistra di alternativa, autonoma dal Partito Democratico e dal centro-sinistra. Per questo è contro il bipolarismo e il maggioritario che, viceversa, tendono ad escludere, con il meccanismo dell’alternanza, qualsiasi ipotesi di alternativa. Dentro questa cornice la FdS lavora per costruire la più ampia unità per battere Berlusconi e, pur ritenendo che ad oggi non vi siano le condizioni per costruire, con le altre forze del centrosinistra, una alleanza di governo, si impegna a costruire una coalizione democratica per battere le destre. Con le altre forze a sinistra del Pd si propone di costruire un coordinamento stabile con l’obiettivo di realizzare una unità d’azione a partire dalla costituzione dei comitati per il SÌ al referendum per l’acqua bene comune e per la costruzione sui territori della partecipazione alla manifestazione indetta dalla Fiom per il 16 ottobre.
Detto questo ho l’impressione che alcune distinzioni che sono emerse in questo dibattito siano totalmente sconnesse dalla realtà.
Alcuni compagni e compagne hanno detto che nella nostra iniziativa politica c’è un deficit di radicalità, di “presa di distanza” dal Pd e da centro-sinistra. Credo sia una obiezione priva di fondamento.
Rifondazione Comunista in questi ultimi due anni (dal congresso di Chianciano ad oggi) si è collocata indiscutibilmente, rispetto agli anni precedenti, su una posizione più “radicale”. La stessa cosa la si può dire anche del Pdci. Lo si vede anche dalle elezioni amministrative e regionali dove gli accordi con il centro-sinistra da parte della FdS, rispetto alle tornate precedenti, sono sensibilmente diminuiti. Tuttavia a questa “svolta a sinistra” non ha corrisposto un incremento di consensi, anzi i consensi sono ulteriormente diminuiti. Lo voglio sottolineare perché spesso nei nostri dibattiti alcuni compagni e compagne sostengono che andiamo male in quanto facciamo gli accordi col centro-sinistra. Non è così. Lo dicono i dati ormai consolidati di questi ultimi anni. Onestà intellettuale vorrebbe, quindi, che si usassero altri argomenti.
Io penso, infatti, che le nostre difficoltà risiedano altrove e i limiti che abbiamo siano altri.
Il primo di questi si chiama credibilità. Ma perché mai dovrebbero aver fiducia in noi quando negli ultimi anni non abbiamo fatto altro che dividerci?? Che credito può avere l’impresa politica della Rifondazione Comunista quando praticamente tutta la classe dirigente che l’ha fatta nascere oggi non ci crede più e si è ritirata o è impegnata in progetti molto diversi? E che credibilità può avere una sinistra che, oltre a dividersi, considera quello che è stato il suo compagno o la sua compagna di lotta per tanto tempo un suo avversario, al punto da etichettarlo con le peggiori definizioni?
Sono fermamente convinto che se non invertiamo questa tendenza possiamo scrivere tutti i programmi che vogliamo, essere alternativi al mondo intero, ma nessuno ci darà credito.
La ricostruzione di una unità tra le forze della sinistra comunista e di alternativa è una precondizione per tutto il resto. Per questo credo nella Federazione della Sinistra come primo passo in questa direzione. Dobbiamo valorizzarlo di più: il progetto politico della Federazione della Sinistra, per la prima volta dopo venti anni, unisce delle forze anziché dividerle!
Un secondo problema che vedo riguarda l’individuazione dei nostri referenti sociali.
I quotidiani della sinistra di alternativa (il manifesto e liberazione), in questi ultimi mesi, hanno dato ampio sostegno e risalto giornalistico al mondo del lavoro. L’accordo di Pomigliano e le ultime proposte di Marchionne vengono giustamente individuate come un attacco gravissimo non solo al mondo del lavoro, ma alla democrazia e alla libertà. Una sinistra che non coniuga questione democratica e questione sociale, si dice giustamente, non è una sinistra. Così come non è credibile difendere la Costituzione quando viene attaccata da Berlusconi, ma tacere quando l’attacca Marchionne. Giustissimo. Tuttavia non possiamo dimenticare che negli ultimi dieci anni anche la sinistra di alternativa e i suoi giornali di riferimento hanno dato ampio credito e spazio alle teorie sulla fine del lavoro, denigrando chi parlava di conflitto di classe e di persistenza della contraddizione capitale – lavoro come un residuo del secolo scorso da cui “girare alla larga”. Ci deve essere stato un qualche errore in queste teorizzazioni se oggi tutta la sinistra di alternativa ritiene la manifestazione del 16 ottobre della Fiom, contro l’attacco al lavoro e ai contratti, l’appuntamento più importante dell’autunno!
Infine due brevi considerazioni sul Governo e su Vendola e Sinistra Ecologia e Libertà.
La formulazione contenuta nel documento è giusta: proponiamo una coalizione democratica per battere Berlusconi e le destre senza assumere impegni di governo. Detto questo eviterei di impostare la nostra campagna elettorale dicendo che noi non siamo interessati al Governo, ma che ci uniamo per cambiare la legge elettorale e combattere il bipolarismo. La percezione che deriverebbe da questa impostazione è che facciamo tutto questo per un interesse nostro, di sopravvivenza.
Penso invece che dobbiamo fare una campagna elettorale in positivo avanzando proposte a partire dal più importante degli obiettivi da conseguire oggi: impedire che le peggiori destre governino ancora il Paese. Assieme a questo: difesa della Costituzione, indipendenza della magistratura, difesa del contratto nazionale di lavoro, legge sul conflitto di interesse. Inoltre, essendo alleati del centro-sinistra, ma non interni, dobbiamo portare avanti le nostre proposte che, a partire da fatti concreti e valutazioni obiettive, possano raccogliere consensi anche tra coloro i quali hanno smesso di votarci in questi anni. La politica delle privatizzazioni che doveva ridurre i prezzi e migliorare i servizi ha dato un risultato opposto. Alcuni beni e servizi devono ritornare o rimanere pubblici. Come ha dimostrato il successo della raccolta di firme sull’acqua c’è una grande sensibilità intorno a questo tema: lavoriamoci. L’accettazione della flessibilità prima e della precarietà poi ha portato al fatto che oggi una intera generazione è senza futuro e le nuove condizioni di lavoro sono drammaticamente peggiorate. Occorre ridurre questa giungla contrattuale e prevedere incentivi per quelle aziende che attuano assunzioni a tempo indeterminato. La crisi economica la stanno pagando lavoratori e lavoratrici, occorre invece reperire le risorse tassando le rendite finanziare e colpendo l’evasione fiscale. Un Paese che non investe nella scuola e nella ricerca non ha futuro. Utilizziamo una parte delle spese militari, a partire dalla costosa e inutile presenza dei soldati in Afghanistan a questo scopo. Pochi obiettivi, ma semplici e comprensibili, e su questi caratterizzarci.
Su Vendola e Sinistra ecologia e libertà.
Vendola sta giocando una sua partita dentro il vuoto politico e di leadership del centro-sinistra. Perché dovremmo essere dispiaciuti di questo? Sapendo che è un progetto diverso dal nostro lo guarderei tuttavia con attenzione. Su molte cose ha proposte diverse dalle nostre, ma su altre la pensa come noi. Per esempio su Pomigliano e sul referendum per l’acqua, a differenza di Bersani e anche di Di Pietro, la pensa come noi. Come noi ha dato la adesione alla manifestazione del 16 ottobre della Fiom. Per il resto si vedrà. Una cosa è certa, il suo progetto di ricostruzione della sinistra è diverso dal nostro ed è su questo che dobbiamo dimostrare di avere un progetto più forte e credibile. Vendola pensa, attraverso le Fabbriche e la sua corsa alle primarie, di scompaginare il centro-sinistra, di produrre un vero e proprio big bang e, solo dopo averlo realizzato, costruire una nuova soggettività a sinistra. Una sorta di azzeramento e di ricostruzione. Io penso che tutto questo sia velleitario. Il Pd, ancorché indebolito, non si farà massacrare da una personalità oggi indubbiamente molto popolare, ma senza una forza organizzata dietro come è Nichi Vendola. Inoltre, al contrario di quello che si dice anche nelle nostre riunioni, non penso proprio che vi siano pezzi influenti della borghesia più o meno illuminata che abbiano alcun interesse a tirare la volata al Presidente della Puglia. Anzi.
Noi non dobbiamo apparire come quelli che attaccano Vendola qualsiasi cosa dica o faccia. E’ un atteggiamento stupido e infantile. Verrebbe interpretato, dalle molte persone di sinistra che oggi guardano a lui con speranza, come una ennesima dimostrazione della stupidità di questa sinistra.
Noi dobbiamo dire che la ricostruzione di una sinistra degna di questo nome non passa attraverso la pur importante capacità di un leader. Già negli anni passati abbiamo toccato con mano quanto l’affidamento alle capacità mediatiche di una persona sola sia importante, ma non sufficiente. Così come evocare grandi innovazioni e grandi narrazioni, senza sapere bene dove si vuole andare, può determinare, come è già avvenuto, la distruzione di quel poco che c’è, senza però costruire nulla di nuovo. Noi facciamo un operazione inversa a quella di Vendola, forse oggi meno attrattiva, ma che ha il pregio, a mio parere, di essere più concreta. Intanto diciamo chi siamo e dove stiamo. In secondo luogo proponiamo un percorso di unità basato su cose che esistono (le forze che si riconoscono nella Federazione della Sinistra), in terzo luogo proviamo, anche qui concretamente e rendendoci conto della parzialità, ad unire, invertendo la tendenza alla divisione di tutti questi anni.
Così come noi, pur non condividendo l’impresa di Vendola la guardiamo con interesse, vorremmo che si facesse altrettanto nei nostri confronti. Termini come “cimitero”, “oltretomba”, pronunciati tra l’altro da chi in quei cimiteri e in quelle tombe c’è stato per tanto tempo, non squalificano noi, ma chi li usa.

DOCUMENTO PER IL CONGRESSO definitivo

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84 commenti to “Al via il congresso della Federazione”

  1. Armando Gattai scrive:

    Velo immaginate che casiono ne uscirà da questo congresso, visto che ad altri congressi con le regole ben scritte non sonostate rispettate?
    I dirigenti a tutti i livelli sono dei parolai.

  2. Giuseppe scrive:

    Purtroppo da alcuni anni si sta sostituendo la parola “comunista” con la parola “sinistra”. Non si tratta solo di mantenere il simbolo, si tratta di non rinnegare i principi gramsciani del comunismo. Ho fatto il mio tempo, con una lunga militanza. Guardiamo i vertici dei partitini di sinistra o peseudo tale: tutti dirigenti che hanno l’hobby di non mollare il potere. E così non si fanno più proposte politiche, ma solo considerazioni tipo “dobbiamo sconfiggere Berlusconi e Bossi”.
    Dobbiamo rispolverare la nostra convinzione che il nostro ruolo a fianco dei lavoratori e delle persone in difficoltà. Solo la nostra linea politica riuscirà a convincere i lavoratori su CONTENUTI, METODO DI INTERVENTO, PROPOSTE. Pomigliano non ci ha ancora insegnato nulla? A livello locale il potere é in mano sempre agli stessi personaggi, dalle IPAB, ai vari C.d.A., alle Commissioni a vari livelli, alle Fondazioni, alle Giunte regionali, provinciali e comunali.
    I giovani non hanno spazio finché gli anziani continuano ad occupare i posti con i loro metodi: Ben venga la Federazioni ( sono stato uno dei primi a sottoscrivere la proposta,credo dicembre/gennaio scorsi). Lasciamo spazio ai giovani.Impariamo dagli “altri”: vogliamo dirigenti dell’era Bersani?

    • andrea valsusa scrive:

      perfettamente daccordo con te compagno…bisognerebbe ringiovanire decisamente la dirigenza di rifondazione e sopratutto della FDS…basta le solite facce (senza nessuna offesa per le vecchie)…i giovani devono essere presenti maggiormente nella dirigenza della FDS…servono maggiori giovani…più trentenni che sessantenni e cinquantenni….

      • Armando Gattai scrive:

        Daccordo visto e considerato che gli attuali dirigenti sono quelli che hanno contribuito attivamente e passivamente alla distruzione del PRC alle elezione del 2008

  3. Alessandro Monti scrive:

    Solo una nota politica a margine di quanto succede da qualche giorno.
    Domenica su Repubblica Scalfari propugnava un governo di salute pubblica o di salvezza nazionale, che potesse portare avanti il “risanamento” dei conti pubblici (con altri sacrifici presumo da parte dei soliti milioni di soliti noti) e con magari alla guida un Tremonti…
    Passano ore e Bersani da la dichiarazione che se richiesti potrebbero dare l’appoggio ad un governo tecnico magari guidato da Tremonti. Letta e la Bindi il giorno dopo lo appoggiano.
    Pare che Baffino stia ancora dando mazzate con la crapona dentro ogni muro gli si para davanti, il suo avatar alla guida del pd in vece sua e di Scalfari/Mauro non riesce più a tenersele dentro le trame segrete…
    Forse sarebbe meglio che vendola li tiri giù dalla torre, non potrebbe che fare un piacere a tanti italiani moderati di sinistra.
    E fargli anche un favore detronizzando persone che tanto diverse da quelli dall’altra parte non sono.
    Mah, cosa dovremo ancora vedere!

  4. Marco Sferini scrive:

    Intervengo, compagne e compagni, su due piani che volutamente non voglio distinguere: l’unità delle forze della sinistra e Liberazione. Perché dico che non voglio distinguerle, perché credo che esista oggi una necessità di considerare ogni capacità, elemento e forza creativa e di azione a sinistra importante e non eludibile o trattabile separatamente dal tutto.
    Insomma, per dirla chiaramente: l’unità della sinistra è un processo necessario su cui non siamo tra tutti certamente d’accordo per quanto concerne magari i tempi, le modalità e le forme.
    Fatte salve queste premesse, io credo che noi possiamo con grande serenità affrontare la questione della Federazione della Sinistra non come un problema, ma come un plusvalore che ci si presenta innanzi e che può rivelarsi tale solo con l’impegno di noi tutte/i. E questo impegno deve essere quello di trovare una necessaria sintesi su determinati punti programmatici da cui partire e su cui allargare poi gli orizzonti della FdS.
    Non so chi abbia la sfortuna di leggere alcuni miei articoli su Liberazione, su internet (www.esserecomunisti.it e http://www.lanternerosse.it), ma chi l’avesse avuta e chi l’avrà, avrà saputo e saprà che io sono e resto convinto della necessità di rafforzare Rifondazione Comunista e di farlo proprio per dare forza al progetto federativo.
    Da soli possiamo anche resistere, ma ci rimane sempre più difficile, per questo, esistere.
    Insieme possiamo creare nuove energie, nuove pulsioni, invertendo la rotta delle scissioni, favorendo non una aritmetica sommatoria di percentuali, ma ponendo le basi nei nostri territori per avvicinare chiunque si riconosca in una prospettiva unitaria a sinistra: anticapitalista e antipatriarcale, così come ben definita dal documento congressuale della FdS che ho letto molto volentieri e che condivido.
    Ecco, in questo contesto, Liberazione diventa ancora più essenziale per Rifondazione Comunista e anche per la Federazione della Sinistra.
    Io compero Liberazione tutti i giorni dall’ormai lontano gennaio del 1993: l’ho vissuta settimanalmente fino all’epoca della direzione di Lucio Manisco quando si trasformò in quotidiano. Fu una grande emozione avere un quotidiano comunista, oltre a “il manifesto”, caro amico di tante annoiate lezioni universitarie a Genova. Fu una grande emozione vedere nascere e crescere le feste di Liberazione e sperare che un giorno potesse prendere il posto, col suo marchio e col suo nome, di ciò che fu un tempo quella grande testata fondata da Gramsci nel 1924.
    Liberazione, negli anni dei governi di destra e di centrosinistra, è comunque sempre stata una voce critica, utile, importante e per questo non trascurabile.
    Il dissesto finanziario, sulle cui cause non intervengo, visto che tutti ne conosciamo – più o meno – la responsabilità e la derivazione, è stato ampiamente sanato. C’è un grande sforzo nei territori per fare tanti abbonamenti.
    Anche noi a Savona stiamo pensando o a più abbonamenti o ad una quota importante di versamento da fare al giornale per dargli una mano immediatamente, senza nemmeno la contropartita delle copie.
    Politicamente è migliore la scelta di molti abbonamenti, magari da regalare alle Società di Mutuo Soccorso del savonese; con un ragionamento più subitaneo, forse i liquidi totali, senza altre spese per il quotidiano, sono meglio della scelta politica. Valuteremo e decideremo a breve.
    Lo sciopero di questi giorni è stato uno sciopero sbagliato. Lo dico con grande pacatezza, con rispetto per il lavoro di tutte le giornaliste e i giornalisti di Liberazione.
    Ho letto le loro ragioni e ho letto quelle della MRC e anche le parole di Dino Greco. Condivido quanto detto da Dino.
    In un momento di così grave difficoltà, uno sciopero di 48 ore, forse anche prolungato, non aiuta a risolvere i problemi di Liberazione ma li accentua. Non fa vendere il giornale, fa saltare numeri sugli abbonamenti e crea polemiche che, come si può vedere, portano le compagne e i compagni ad una defatigante e dilaniante diatriba sul futuro.
    Un futuro incerto, anzi molto incerto. Ma io credo che lo sforzo nostro, di noi precari, di noi (ancora) giovani militanti e dirigenti del PRC, delle compagne e dei compagni tutti, dei simpatizzanti sia quello di fare un sacrificio: acquistare Liberazione, diffonderla ovunque sia possibile, affiggerla ogni giorno nelle bacheche per dimostrare che esiste e che la bacheca non è un giornale murale morto e rattrappito.
    Se possiamo fare noi uno sforzo da un euro al giorno, noi che mettiamo a stento la benzina nello scooter e che magari la usiamo quasi tutta per saltare come grilli da una riunione all’altra del Partito, ebbene allora questo sforzo penso lo possano fare tutti. Lo possa fare nel suo piccolo chiunque, con le forze che ha, senza privarsi di nulla, ma provando ad essere una goccia d’olio che faccia girare sempre meglio la ruota ora un po’ incantata della rotativa che stampa quella bella testata, quel bel nome che da vent’anni è “Liberazione”.
    Un abbraccio!

    Marco

    • caro Compagno Grassi,
      care Compagne e Cari Compagni,

      mi sento di intervenire riguardo la vicenda del nostro giornale, che versa come tutti sappiamo in cattive condizioni.
      La colpa è solo di tutti noi.
      Sono stato per due fine settimana alla nostra Festa Nazionale di Essere Comunisti a Castell’Arquato, bella festa, credo molto ben riuscita, salvo qualche discrepanza…..
      Mi sono un pò vergognato e molto dispiaciuto alla fine:
      Mi ritengo appartenente al PRC prima e all’area suddetta (anche se vorrei che di aree non ce ne fossero proprio, storia vecchia!), non ho visto nessuno leggere o diffondere il nostro giornale. Io me l’ero portato da Sesto.
      Davvero, vorrei che qualcuno mi smentisse, forse ero distratto.
      Non ho neanche visto, se non un misero banchetto con libri e magliette dell’area appunto, un banchetto degno di questo nome che pubblicizzasse e diffondesse Liberazione, a chi come me lo avrebbe comprato molto volentieri.
      Ho dovuto recarmi a Castell’Arquato per acquistarlo in edicola.
      Ciò è molto sintomatico di come vanno le cose nel nostro Partito, mi spiace molto ma è così.
      Leggo su Liberazione di oggi, finalmente è uscito il giornale di nuovo in edicola (sono abbonato coupon), i dati relativi al tesseramento 2009 e primo semestre 2010. Abbiamo perso il 47% degli iscritti questi primi sei mesi 2010 rispetto al 2009 già molto magro (47.061 !!!).
      Compagno Grassi, scusami, ma qualche autocritica credo bisogna farla, sopratutto da parte della direzione Nazionale.
      Il Compagno Greco stà facendo grandi sforzi per salvare il nostro giornale, e noi………… non li diffondiamo neanche alle nostre feste Nazionali?
      C’è qualcosa che non funziona.
      Qualcuno potrebbe obbiettare che era una festa si Essere Comunisti, ma perchè noi Liberazione non lo compriamo e leggiamo?
      Non va bene così.
      Fraterni saluti Comunisti.

      Alberto Viscardo Galante
      Direttivo Circolo del PRC di Sesto San Giovanni (MI)

      • Veronica scrive:

        Caro Alberto,
        ho partecipato alla festa di Essere comunisti per tutti i 9 giorni della sua durata.
        Nei 4 giorni di festa dove ci sono stati i dibattiti più importanti abbiamo prenotato 50 copie del giornale, tutte sono state vendute. Inoltre l’ultimo giorno della festa è stato interamente dedicato al giornale, Dino Greco ha tenuto il comizio conclusivo e in quell’occasione la festa ha sottoscritto 2 abbonamenti a Liberazione consegnando allo stesso direttore 520 euro.
        Mi dispiace che tu abbia avuto una percezione diversa…
        Io ho percepito l’esatto contrario: penso che anche quest’anno la festa abbia portato il proprio contributo al partito e al giornale, dimostrando ancora una volta quanto l’area Essere comunisti sia a tutti gli effetti parte integrante del partito.

        • Grazie Veronica,
          io l’ultimo giorno purtroppo non c’ero.
          Però ai dibattiti principali ho partecipato e ti confermo che di copie di Liberazione in giro non ne ho viste, non sò dove fossero.
          Però forse non ho guardato bene.
          ho visto solo il centro dibattit, i due bar , il risptorante , la pista da ballo , la lotteria e basta.
          Credo comunque che bisogna darsi molto più da fare.
          L’unica cosa che dice di giusto il Berlusca, secondo me è che è il tempo di fare, basta con le parole…..
          Noi purtroppo continuiamo coi dibattiti e parole parole porole, i fatti poi ci fanno chiudere il giornale per deficit economico, e abbiamo perso nei primi 6 mesi del 2010 il 47% degli iscritti , più di 20.000,00 compagne e compagni che non hanno rinnovato la tessera, non mi pare un gran chè.
          Comunque grazie della precisazione.

          Alberto Viscardo Galante

    • Gian Luca Lombardi scrive:

      Gli interventi di Marco mi fanno pensare che troppo spesso Liberazione abbia utilizzato giornalisti professionisti, guardando troppo poco al territorio nazionale. Realtà e Compagni come Marco sono stati utilizzati troppo poco dal Partito, a volte anche per scelte personali e non per scelte indotte.
      Condivido l’intervento di Marco e lo condivido perché entra nel merito della questione Comunista italiana. Non mi dilungo in cose già dette, una ulteriore però la voglio esplicitare perché necessaria per la rinascita di un movimento omunista italiano.
      Un Compagno di Genova di esperienza lanno scorso commentando un Federale mi diceva: “il processo di costruzione di Rifondazione Comunista non è ancora finito”. Aveva ragione e ha ragione. La Rifondazione Comunista ha sempre avuto lo slancio per trasformarsi in qualche cosa che fosse la casa dei movimenti, delle istanze e delle discussioni del territorio. Bene. tutti progetti che sono stati messi inopera attraverso pochi Compagni e poca convinzione e sempre con l’idea finale della dissoluzione e scioglimento del patto fondativo su cui si basa il Partito stesso e cioé il Rifondare il Comunismo in base alle necessità odierne.
      Bene, allora cari Compagni c’é bisogno di altro. C’é bisogno di una spinta che arrivi da tutti quei Compagni che credono nel processo della Federazione, che avrà inizio solo se il Partito della Rifondazione Comunista riuscirà a essere forte e coeso.
      Un abbraccio a tutti e buone ferie…..per chi ci va!!!! io resto a Zena.

  5. Federica Pitoni scrive:

    Car* compagn*, non sono scomparsa. Non voglio sottrarmi alla discussione, anche se ha ragione Gian Luca quando invita Claudio a intervenire propriamente sul tema e noi, invece, a non focalizzarci solo su Liberazione, ma a stare al tema proposto. Scusa, però, Gian Luca, ma sento la necessità di intervenire ancora.
    Stavo riflettendo, dopo tanto parlare, che siamo veramente una comunità ferita. Alla fin fine, compagni, non la pensiamo in modo così diverso e riusciamo a dividerci in lotte fratricide. Siamo una comunità ferita che si autoinfligge infinite flagellazioni. Abbiamo introiettato – molti di noi intendo, per fortuna non tutti – la sconfitta e la pensiamo ineluttabile. Cerchiamo la strada e ci perdiamo in vicoli bui. Eppure la strada la conosciamo.
    Tutto questo che c’entra con Liberazione? C’entra e c’entra con lo stato del partito. Le due cose sono molto connesse.
    Ma torniamo un attimo a Liberazione. Non voglio ripetere cose già dette: Liberazione è un pezzo importante del Partito, è la nostra voce, chiuderla, oltre alla perdita di una voce importante, sarebbe economicamente insostenibile e comporterebbe la bancarotta del Partito. E mi dispiace che compagni come Carlo e come Mario non capiscano quale danno sarebbe la chiusura del giornale. A chi, come loro, trova che il giornale oggi sia ancora, sempre, lontano dal partito, posso solo dire: leggetelo. Leggetelo con attenzione e certo troverete anche tante cose che sono nel nostro dna. Il resto può essere migliorato. Ma un giornale che chiude è un’occasione persa e non può più essere migliorato. E attenzione: dire che tanto non cambierà mai vuol dire arrendersi. E arrendersi, non lottare, secondo me, non è da comunisti. E noi siamo comunisti. E il comunismo, caro Carlo, non è una utopia. E’ lottare per mutare lo stato di cose presenti. Per esempio. E allora: lottiamo.
    E sono molto d’accordo, invece, con Adriano, che ci invita a osare di più. Hai ragione! E Liberazione deve servire anche a spronare il Partito (che però io non vedo come un pugile suonato…). E ancora, Mario: tu dici che Il Pdci ha chiuso e liquidato Rinascita e PdciTv e quindi… io non credo che sia stata una decisione indolore per i compagni del Pdci arrivare a chiudere Rinascita e PdciTv e non credo l’abbiano fatto allegramente. Penso che se potessero li riaprirebbero subito. Ma proprio per questo ti invito a riflettere: è rimasta solo Liberazione a questa comunità politica. Buttiamo a mare anche questo giornale? Davvero? Facciamo invece di Liberazione un punto di incontro e dibattito per tutta la Federazione della Sinistra e, di più, per tutta la sinistra. Allora sarà ancora più utile, secondo me.
    Per esempio, ieri sera con il mio circolo, abbiamo avuto una riunione con il Pdci e con le forze della FdS locali per decidere di fare ai primi di settembre la festa. Una festa quindi che non è solo di Rifondazione Comunista. Ebbene, tutti siamo stati d’accordo che sarà la “festa di Liberazione”. Anche questo oggi è importante. Ha un valore simbolico. Ed è stato condiviso da tutti. Non solo noi di Rifondazione.
    Enzo a te chiedo: ma dove l’hai mandata la lettera? Qui in redazione non è mai arrivata.
    E, infine, Roberto. Roberto, mi sconcerti dalla prima riga («non ho apprezzato l’uscita di Liberazione dalla nascita»). Liberazione è il nostro giornale. E non è vero che non c’è spazio per le lotte operaie: abbiamo fatto anche un inserto chiamato Lotte! Aiutiamolo, invece, a migliorare, questo giornale. Forza, compagni: interventi, proposte, piccoli articoli. Idee. Grazie comunque ai compagni di Terracina per le cento copie diffuse. Siete preziosi!
    Insomma, compagn*, io non so più che altro dirvi. Questa non è la difesa d’ufficio di una che a Liberazione ci lavora, ma l’intervento preoccupato, davvero preoccupato, di una militante di un partito che in questa società ha ancora molto da dire. Però dobbiamo essere anche convinti di questo. Non credete?

    • carlo circolo Bianchini genova scrive:

      Per Federica Pitone.
      Ben trovata Federica,io non credo che il blog, deve scrupolosamente, seguire un filone prestabilito, è intervenuta una emergenza è giusto che si mette da parte l’ordinario, per occuparsi dell’emergenza, appunto Liberazione . che è anche un nome evocativo per tutti noi.
      Io (lo dico per ammorbidire la discussione) amo la ruggine, amo attaccare briga, se mi chiedono, vuoi mangiare ravioli, o attaccare briga, scelgo la seconda. E tu mi dai una occasione che non mi lascio sfuggire, io , nel precedente post, ho si detto peste e corna di liberazione, ma ho parlato di argomenti veramente accaduti, ed ho consigliato soluzioni tu hai, continuato, a rispondere da musicista suonando accordi melodici e sentimentali, ovvero retorica pura , ricotto morale, oserei dire ricatto e minaccia, in quanto dici:
      “Ma torniamo un attimo a Liberazione. Non voglio ripetere cose già dette: Liberazione è un pezzo importante del Partito, è la nostra voce, chiuderla, oltre alla perdita di una voce importante, sarebbe economicamente insostenibile e comporterebbe la bancarotta del Partito.”
      Retorica pura, perché dici il “giornale è di tutti” è non è vero, il giornale è dei potenti, e si dimostra col fatto che Falce e Martello , ed altre correnti, hanno strumenti propri per far conoscere i loro punto di vista,perché evidentemente, non hanno spazi su liberazione. e questo spiegherebbe neanche perchè nessuno lo compra , non è che tutti hanno stabilito un complotto contro liberazione.
      Un ricatto, perché dici”Chiuderlo sarebbe economicamente insostenibile e comporterebbe la bancarotta del partito” io credo che se le cose stessero cosi, ebbene che chiuda anche il partito, perché un partito, che dipende da quattro fighetti, che non rendendosi conto che fanno un lavoro che molti farebbero “gratis” per passione, si arrogano il diritto, di fare i “Democratici” a parole, perché nei fatti io del libro di Domenico LOSURDO l’ho appreso su Repubblica, non su Liberazione, questo fatto dell’ammutinamento dei cronisti di liberazione su una recensione del libro di STALIN è di una gravità inaudita, ma voi non fate nessuna autocritica e anche tu nonostante nel precedente post , io te ne abbia parlato, non hai sentito la necessità di scusarti per te e per i tuoi colleghi, un partito cosi, se ci fosse meriterebbe di sparire, non ho problemi a sostenere, che un partito comunista, che possiede un giornale, che paga stipendi, e che non possa parlare di Stalin nel bene e nel male è bene che chiuda.
      Ti ho detto anche ,che la speranza, sarebbe un auto convocazione, ed un appello, ma non ne hai parlato, e questo la dice lunga su modo di intendere l’informazione, se invece del blog si trattasse del giornale, di quello che è avvenuto un lettore non ne saprebbe(dalle tue risposte) nulla, eppure ho argomentato, ma invece rispondere sui punti, hai preferito. La retorica siamo tutti nella stessa barca,(e non è vero) siamo tutti fratelli.
      Io che amo , e lo ripeto la ruggine, insisto, che se avete fantasia, forse ve la potete cavare come fanno migliaia di operai, licenziati, e precari, potete, costituirvi in coperativa, come il Manifesto e cercarvi i lettori, non è possibile che Travaglio, fonda un giornale dal nulla e vende molto più di voi che avete un partito , un finanziamento pubblico, e venti anni di vantaggio alle spalle.
      Potete, anche andare per il paese a promuovere il giornale. Facendo feste dedicate al giornale ma che voi giornalisti vi tirate su le maniche, non i soliti che lavorano per gli intellettuali,e forse dalla esperienza capireste molto del mondo del lavoro che snobbate quotidianamente.
      Non c’è nessun livore, nei confronti del giornale,ma solo la volontà di calare il giornale nella realtà che vuole rappresentare. Cari Saluti

      • Alessandro Monti scrive:

        Caro Carlo oltre che la ruggine ti piace anche la ruvidezza, ma ti veste benissimo!
        Perlomeno vai subito al nocciolo della questione senza tanti giri di parole.
        Ho promesso a Federica e ame stesso di tornare a comprare Liberazione per dare il mio modesto contributo, ma troppe volte più che un giornale di un intero partito mi è sembrato la velina della corrente dominante di turno. Anche se di partito la linea editoriale deve essere mantenuta dritta, dando ogni tanto quei colpi di timone che non mandino “il barco” fuori rotta.
        Il Fatto è la novità editoriale più fresca e di rotturadi un periodo atrocemente in rimessa per la stampa quotidiana italiana: nato dal nulla con un progetto editoriale chiaro, sostenuto dal solo mercato e soprattutto dalla sua stessa linea editoriale. Se l’abbandona perde copie e abbonati, se la mantiene magari ne guadagna qualcuno in più.
        Concordo con te e con quanto dice anche Sferini poco prima (e come dicevo prima a Federica), bisogna osare e innovare.
        Non vorrei che il prossimo futuro ci si trovi con un partito chiamato Resistenza Comunista e invece di Liberazione un giornale chiamato La Riserva…
        Federica, ne converrai che molte scelte editoriali siano state dettate più dall’escludendum, che nonostante le poche pagine una notizia anche se scomoda può trovare spazio anche il giorno dopo.
        Scrivere dell’uscita di un libro su Stalin (che non ho letto ma che adesso mi fa sfiziare di andare a trovare, dopo informazioni trovate in giro) e non già basato sul revisionismo ma sull’approccio storico al fenomeno ed alla sua contemporaneità, mi sembra fosse stato corretto.
        Non l’ha scritto uno qualunque ma un autore sufficientemente stimato.
        Un giornale dovrebbe anche dare informazioni, anche se politico.
        Se poi si devono decomunistizzare le pagine e le idee di un partito comunista allora….
        Se poi sansonetti dal ciuffo semprebbello se ne deve andare a dirigere un giornale in calabria in odor di rapporti perlomeno strani con imprenditori anomali del panorama editoriale italiano, vuol dire che abbiamo ragione noi che non ci fidiamo poi troppo di chi si professa il migliore a prescindere (e un direttore di giornale anche se questo vende tre copie in croce, si porta a casa parecchi eurini…)
        Greco l’ha riportato sopra la soglia di guardia ma ancora manca qualcosa, manca lo scatto in avanti.
        Manca forse idealismo? se si sfoglia l’unità ce ne vedo tanto e tanta passione.
        Magari con un po’ di boria in meno e un po’ di passione in più le copie aumentano ed i lettori ritornano.
        In piccolo è quanto succede nel partito.
        Troppi distinguo e mancanza di un forte direttivo centrale che detti finalmente linee guida (la barra del timone ben salda) chiare e di prospettiva.
        A presto e buona giornata a tutt*

      • Giannini Alberto scrive:

        Sono d’accordo che non vale la difesa retorica del giornale. Sono stato per anni abbonato con il coupon, ma poi ho abbandonato dopo un po’ perchè si doveva (si deve)pagare l’integrazione domenicale: anche li una decisione sbagliata, non esiste che la domenica costi di più un quotidiano che avrebbe dovuto affidarsi almeno in parte alla diffusione domenicale!!!
        Devo dire che la gestione sansonettiana mi ha fatto abbandonare la lettura quotidiana e Greco non mi ha fatto ricredere. Bisogna guardarsi nelle palle degli occhi il giornale è sempre stato letto da pochi compagni e questo è avvenuto perchè è effettivamente poco interessante, con pagine culturali pallose inserti altrettanto, dibattito distorto dalla redazione anche con l’uso strumentale (vedi lettere non pubblicate) delle lettere dei lettori. Posizione preconcetta su Cuba, tutto per mortificare le posizioni dei comunisti.
        Adesso si ricorre agli appelli sostenendo che è rimasta l’unica voce, vediamo, il Partito lo si è lasciato morire vittima delle nostre lacerazioni, la verità è che non si è mai voluto aprire un dibattito come invece hanno fatto il compagni del KKE greco sul programma di fase che devono avere i comunisti in un paese capitalistico. Un programma che deve contenere diverse incompatibilità con il sistema, altrimenti cambiamo nome come hanno già fatto PD da tempo e Vendola recentemente e adiagiamoci tranquilli. La storia non si ripete se non in farsa, ma quale CLN volete fare con Fini, Casini, Bersani e Di Pietro, ma non siamo ridicoli, pensando ci diano il proporzionale in cambio di un altro po’ di macelleria sociale. Di fronte all’encefalogramma piatto del movimento operaio, che si si disintegra in lotte di resistenza frammentate (come la Fiom a Pomigliano)il capitale non ha bisogno di farci alcuna concessione. Il fatto che la Federazione nasca con un’azione verticistica privata del mandato della costruzione del Partito Comunista priva il movimento del suo partito è ne fa una forza neoarcobalenista, pensare che il PRC possa fare la funzione di partito è non valutare con la necessaria obiettività il fatto che l’organizzazione attuale non ce la fa assolutamente a reggere un doppio livello. Chi lo asserisce mente sapendo di mentire.

        Piu trasparenza nel dibattito richiederebbe che gli interlocutori seri si esponessero in modo da essere identificati!!

        Alberto Giannini Parma

    • MarioGC scrive:

      Cara compagna Federica,
      hai ragione su tutto, come si può non darti ragione!, ma permettimi di insistere su un particolare, che probabilmente non è rimasto chiaro come si deve in mezzo alle varie considerazioni e sfoghi:
      qualunque cosa può essere e si possa fare con “Liberazione”, passa necessariamente dal liberarsi finalmente e una volta per tutte di quelle zavorre che sono quei “giornalisti” anticomunisti che fanno tanto danno al giornale e al partito stesso, per le cose che scrivono, come le scrivono e l’arroganza con cui si vantano di essere di tutto meno che comunisti, e remano contro al servizio di altri progetti e interessi o addirittura semplicemente solo di se stessi.
      È una conditio sine qua non. Non sufficiente, naturalmente, ma necessaria.
      O escono questi, o il giornale non potrà che continuare un’agonia che trascinerà con sé il partito stesso, in credibilità e anche in risorse. O si fa un sacrificio adesso, forte ma necessario però con l’idea – fuori il dente fuori il dolore – e da lì ricominciamo, o si arriverà al punto in cui non ci sarà più nulla da sacrificare.
      Speriamo di potercela fare e che i nostri dirigenti e responsabili sappiano finalmente assumere le loro responsabilità, appunto, e prima possibile, in tempo prima che sia troppo tardi. È inutile essersi liberati di Sansonetti se il sansonettismo continua a dominare in lungo e in largo.
      Per un giornale comunista di un partito comunista di compagni comunisti onesti, appassionati e responsabili. Niente di più e niente di meno.
      Saluti comunisti
      Mario

    • enzo bardo scrive:

      Tutto OK. La lettera l’avevo mandata direttamente a Greco. Comunque tutto risolto: ieri notte ho fatto l’abbonamento on line ed ho mandato copia del bonifico a diffusione@liberazione .it ( in Sicilia, costi a parte, il giornale cartaceo arriverebbe dopo una settimana). Non ho ancora capito il prezzo ridotto del 50% per il Sud estremo. Un piagnisteo dei meridionali? Ad ogni modo, intendo abbonarmi anche a Su La Testa. Ho mandato un messaggio su facebook per avere il codice IBAN.
      Molto d’accordo co Marco Sferini: se il giornale lo compra il precario, non vedo perchè non dovrebero farlo tanti altri, che magari hanno anche vissuto col partito. O fa chick solo mostrare Repubblica?
      P.S. Un parere senza diplomatismi? I/le giornalisti/e di Liberazione non sono semplici prestatori d’opera a pagamento.Se così fosse non saremmo comunisti. Di fronte allo sforzo che si sta facendo, noi, 4 gatti, per risollevare il giornale, lo sciopero mi è sembrato una provocazione neanche tanto elegante. Giusto per parlare chiaro. E che dovrebbero fare quelle migliaia di militanti che hanno dato per tanti lustri tempo, energie, soldi? Chiedere il rimborso? Lo sfogo è finito:andiamo avanti, compagn*: ce la possiamo, ce la dobbiamo fare.
      Ne va anche del nostro orgoglio di essere comunisti: arrendersi è un oltraggio per quelle migliaia di vite spezzate e sacrificate sull’altare della libertà e della democrazia.

  6. Alessandro Monti-Genova scrive:

    Comagn* tutt*, non pensavo di scatenare un così sentito dibattito su Liberazione: da un lato mi fa enormemente piacere perchè se c’è un problema e tanti ne parlano il problema un poco scompare per trasformarsi in proponimenti e idee.
    So che c’è l’online, caspita lo vedo sempre, e so che i contributi arrivano anche al cartaceo. Spero solo che non venga scritta la parola fine su un giornale che come tutti i giornali di partito deve necessariamente farsi giunco ogni volta che cambia la testa.
    Prometto a Gian Luca ed a tutti gli altri di “restare in tema” (come diceva la mia prof al liceo…) e prometto a Federica di tornare a comprarlo (anche qualche copia in più, un po’ di carta in casa serve sempre! :) )
    Per il momento attendiamo sviluppi dalla Camera e sinceramente non so per cosa “tifare”: la pancia vorrebbe che il nano maledetto (scusate il francesismo) vada sotto ma subito la testa mi dice di aspettare.
    Prima bisogna capire cosa vogliano fare quelli che i numeri ce l’hanno già e dove vogliano arrivare.
    Napolitano dovrebbe prendere atto che non c’è più una maggioranza di governo e dovrebbe di fatto aprire la crisi (checchè ne dica il nano, non gli spetta fare anche questo!) e cercare tra le forze parlamentari se si possa formare una nuova maggioranza, come successe 16 anni fa (e anche li B. fece fuoco e fiamme contro Scalfaro ma non contro Bossi che “de facto” lo silurò ben bene).
    Ma poi come si fa a portare avanti un governo nuovo che dovrebbe negli intendimenti fare una riforma elettorale senza il pdl? non sono riusciti loro a farne alcune con una stragrande maggioranza?
    Questo dice la testa perchè a dar retta alla pancia non si fa sempre bene.
    E noi siamo pronti? La FDS a settembre potrebbe dirsi soggetto politico a tutto tondo? Pronto per entrare nei dibattiti e negli incontri con quelli che hanno i numeri?
    O saremo ancora li a spaccare il capello in quattro, a distinguo e però, a punti programmatici, a discussioni infinite?
    Il nucleo dirigente saprà essere leggero e decisionista al contempo?
    BIsogna accelerare compagn*, tanto se bisogna cambiare la legge elettorale sarà opportuno metterci in testa che una qualche forma di accordo/alleanza/desistenza/collaborazione con i parenti ricchi (di numeri) occorre metterlo in conto.
    Lo splendido isolazionismo sperando di prendere un 5/6% da soli e tornare in parlamento è pia illusione, ora come ora.
    Pensiamoci, e ragioniamoci.

    • Gian Luca Lombardi scrive:

      Ciao Alessandro,
      Non voglio assolutamente tagliare una discussione che oltretutto è positiva per noi tutti e per il Partito.
      Mi piacerebbe che Claudio aprisse una discussione sul tema Liberazione, ma oggi di temi da discutere ce ne sono tanti e forse anche troppi.
      Hasta siempre!!!

  7. Gian Luca Lombardi scrive:

    Compagni io mi limiterei a mantenere gli interventi sul tema proposto anche perché se andiamo a discutere di Liberazione….beh andiamo molto e forse troppo lontani.
    Avete letto ultimemente l’Unità? Beh Compagni, provocazione per provocazione direi che è ancora uno dei migliori giornali del panorama editoriale italiano. La provocazione naturalmente non è la frase sul giudizio sull’Unità, ma i ragionamenti che si facevano prima sul Nostro giornale.
    A qualcuno può non piacere, ad altri può stare stretto…fatto è che è organo di Partito e come tale deve essere utilizzato.
    Cambiano i post e vedete che cambia anche il giudizio su alcune risposte, ad esempio quella data da Carlo all’articolo di Bruno. Possiamo riassumere sempre come meglio ci piace e come meglio crediamo ma sta di fatto che in quello che dice Steri c’é in scala, il ragionamento della Federazione.
    Poi possiamo anche estrapolare un giudizio negativo, ma almeno restiamo alle cose che si dicono e non al leggere trale righe.
    NOn mi addentro nella questione, però semplicemente notiamo tutti che non si parla mai di appoggiare questo o quello ma sempre si dice che la Federazione deve restare autonoma? Polo anticapitalista? Bene Compagni, appoggio in pieno che suggerisce a Liberazione di iniziare a parlare seriamente di Federazione della Sinistra.
    E poi basta con termini burocratici e travaglieschi del tipo CASTA e via discorrendo. Utilizziamo termini che afferiscono alla borghesia della carta stampata e poi facciamo i rivoluzionari.
    Per quanto riguarda Vendola direi che se continuiamo a nominarlo a breve diventerà come il genio della lampada e più lo sfreghiamo e più appare. Vendola è semplicemente un politico che sta cavalcando in modo chiaro una fase depoliticizzata della nazione. Sembra quasi che i commenti abbiano più che vedere con sentimenti extrapolitici che aqltro.
    Riportiaqmo la discussione sulla politica e smascheriamo i tratti di diversità tra noi e SEL.
    Buon lavoro

    • Alessandro Monti-Genova scrive:

      Gian Luca, dici cose in gran parte sentite come anche mie per cui non posso far altro che esser d’accordo.
      Su Vendola (qui mi chiappo la primogenitura) che vada a fare il Super Partes in altri luoghi.
      Se poi quei luoghi lo accetteranno premiandolo come il nuovo che avanza, ben gliene incolga!
      Un poco dentro ancora compagno si sente, quindi avrà il suo beldaffare per dissimulare la sua radice e pianta.
      A noi converrebbe assai che “conquisti” la sua vetta, ma si sbrighi però perchè tra poco ci tocca andare a votare con un sistema squassato e medioevale.
      Occorrerebbe cambiarlo in tutta fretta!
      Analiticamente e pragmaticamente è più vicino lui a noi di quanto nn lo siano i vari Bersani e compagnia cantando, splendidi esemplari di un passato che rinnegano in nome della “nuova Logica”.
      Preferirei aver a che fare con un V. ormai vendicato e sereno nella sua posizione dominante: sarà demagogico ma almeno pare (sottolineo, pare) più trasparente di tanti gerontocratici ex quercini/uliveti…

  8. sandro boretti scrive:

    Sono di Pisa e ho partecipato a tutti i dibattiti della festa di Essere Comunisti. Ne ho approfittato perché non ero mai stato a Castell’Arquato ed ho visitato anche Parma e Piacenza. Insomma ho unito l’utile al dilettevole.
    Io ho vissuto una festa molto diversa da quella descritta da Toto. I dibattiti sono stati tutti molto interessanti e partecipati. Il grande e ottimo ristorante della festa era sempre pieno. Al dibattito con Vendola Grassi e Rinaldini non vi erano meno di 500 persone. Coi tempi che corrono non mi sembra male.
    Alcuni giorni fa nella mia citta a Pisa c’è stata la festa di Sel e al dibattito più importante con dirigenti nazionali hanno partecipato 60 persone.
    La festa di Essere Comunisti si dimostra ancora una volta un impoortante appuntamento per tutta la sinistra di alternativa.

  9. bruno steri scrive:

    Con l’editoriale di domenica scorsa a firma di Eugenio Scalfari, il partito de La Repubblica – in accordo con una consistente fetta del Pd (da D’Alema e Bersani agli ex popolari) – conferma con nettezza, nell’ipotesi di caduta dell’attuale governo, l’opzione per le cosiddette “larghe intese” e, soprattutto, l’intento di evitare come la peste le elezioni: il ricorso alle urne sarebbe non già un atto dovuto nei confronti della partecipazione popolare ma un’avventura che potrebbe rimettere in sella Berlusconi. Per questo Scalfari bolla come irresponsabili quanti (Vendola e Di Pietro) si sono espressi contro la suddetta prospettiva di governo. Secondo questa interpretazione autentica del comportamento responsabile, qualora il governo dovesse inciampare, ci si dovrebbe affidare al capo dello Stato (primo autorevolissimo alfiere della concordia nazionale) al fine di verificare la possibilità di un mandato (Draghi e Tremonti in prima fila) per un governo di salute pubblica o, appunto, di salvezza nazionale: senza quindi che si interrompa la legislatura. Ovviamente, perchè ciò si realizzi, occorrono i numeri: occorre cioè che il centro moderato (Casini e Rutelli) e la “destra buona” di Fini, oltre ad assicurare il loro contributo, attraggano altri pezzi della destra convincendoli a mollare il caudillo di Arcore al suo definitivo declino. In un tale contesto, Scalfari strizza l’occhio persino alla Lega, prefigurando per il federalismo alleati migliori (a sinistra) di quelli attuali.
    In realtà, quand’anche una tale prospettiva si concretizzasse, non vi sarebbe di che rallegrarsi. Certo, Berlusconi si ritroverebbe detronizzato; ma un nuovo patto, trasversale e ispirato dai “poteri forti”, calerebbe ad annichilire le speranze di riscatto di una larga parte della popolazione italiana, già prostrata dalla crisi. Evocando scenari apocalittici, da “tragedia greca”, il fondatore de La Repubblica si spinge a sostenere che non si dovrebbe andare a votare fino a quando non si sia rimesso in sesto il debito pubblico! E’ facile dunque immaginare a che razza di governo “lacrime e sangue” saremmo consegnati: con l’appoggio di tutto l’arco delle “forze responsabili” e al servizio di Marchionne e soci.
    Come detto, questa è solo una delle ipotesi in campo: di mezzo c’è ancora il Cavaliere, che evidentemente non è intenzionato a farsi da parte. Si tratta di vedere se il disegno di scompaginare ulteriormente le sue truppe e guadagnare pezzi anche a destra riesce ad andare in porto: la Lega, ad esempio, sembra a tutt’oggi legata a doppio filo al carro di Berlusconi. Così, Napolitano potrebbe non riuscire nel suo intento ed esser costretto (sempre nell’ipotesi di un cedimento dell’attuale governo) a indire le elezioni politiche anticipate. A quel punto, tornerebbero in campo le primarie, con Bersani e Vendola in campo.
    In tutti e tre i casi sopra esposti (il governo tiene, larghe intese, elezioni anticipate) il nostro compito – dei comunisti, della Federazione della Sinistra – resta quello di costruire un’efficace sponda politica al conflitto di classe: consolidando la nascente Federazione, lavorando per la più larga unità d’azione a sinistra su obiettivi precisi e condivisi. In particolare, dobbiamo proseguire l’offensiva unitaria nei confronti di SeL e di Vendola: confidando in quelle che un tempo chiamavamo le contraddizioni oggettive. Penso infatti che quest’ultimo dovrà comunque porsi il problema di non essere risucchiato nelle aporie che hanno sin qui ridotto il Pd all’afasia: decidere se contribuire – come è auspicabile – a raccogliere e organizzare a sinistra lo scontento sociale che continuerà a porre a dura prova la compattezza del centro-sinistra e del suo principale partito (segnatamente, nel caso delle larghe intese: come è avvenuto all’Spd in Germania, quando quest’ultima è andata a impelagarsi nella “Grande coalizione). Noi, Federazione della Sinistra, dobbiamo essere parte attiva di questa partita, co-promuovere la formazione di un riferimento politico a sinistra: ciascuno con la sua autonomia progettuale e strategica, ma sul filo di un’incisiva e determinata unità d’azione.
    In generale, dobbiamo rivolgerci a tutti quelli che condividono alcuni punti programmatici essenziali. Pochi punti essenziali! Questa volta non dovremmo faticare a convincerci che ci vogliono i famosi “paletti”. Quali? E’ presto detto: difesa della Costituzione e legge sul conflitto d’interessi, rimodulazione del prelievo fiscale (contestualmente all’allineamento alla percentuale europea della tassazione sulle rendite finanziarie e ad una patrimoniale per i redditi al di sopra dei cinque milioni di euro annui), superamento della precarietà del lavoro (anche agendo sulla leva fiscale per rendere conveniente il lavoro a tempo indeterminato), acqua pubblica, legge elettorale proporzionale. Per affinare, dare corpo all’insieme di questi obiettivi, occorre valorizzare tutti i luoghi di interlocuzione disponibili, come recentemente auspicato da Piero Di Siena. E va subito sperimentata l’unità d’azione attorno a tre fondamentali scadenze di mobilitazione: comitati per il no referendario alla privatizzazione dell’acqua, manifestazione del 29 settembre contro le politiche liberiste indetta dal sindacato europeo e rilanciata dal Forum sociale europeo, manifestazione Fiom del 16 di ottobre. Pomigliano ce lo chiede. Anzi, lo esige.

    • carlo circolo Bianchini genova scrive:

      PER BRUNO STERI.
      Dalla serie. Come allacciarsi le scarpe , mentre ci aggiustiamo il cappello.
      Bruno Steri, con questo contributo, ci ha ricordato , citando un editoriale di Eugenio Scalfari su Repubblica,che i poteri forti in generale e il partito di Repubblica in particolare,sperano che non si torni immediatamente a votare, ma Napolitano permettendo, si possa fare un governo delle”larghe intese” o governo di salute pubblica che traghetti il paese verso la fine della crisi, indicando Draghi o Tremonti come possibili candidati, lui sostiene, che questo governo dovrà porsi il compito di varare riforme, e manovre “lacrime e sangue” e qui(STERI) intuisce che per noi non è per niente vantaggioso, dice poi che il partito di repubblica critica Vendola e DI Pietro che invece vorrebbero andare alle elezioni subito, il partito della repubblica criticherebbe anche noi, che nel documento del FDS abbiamo preso la stessa posizione, ma si vede che noi non contiamo , ma detto questo non si capisce, perché noi dobbiamo necessariamente seguire i calendari di altri e non possiamo avanzare noi una proposta, come per esempio riconoscere, che la legge elettorale è una porcata,per stessa ammissione del suo autore, fare due tre cose necessarie per rendere l’Italia, non come URSS ma come La Francia, la Germania, come gli Inglesi, dove uno come Berlusconi non sarebbe candidabile, e una legge sull’editoria,e poi andare alle elezione con una nuova legge . perché non è corretto fare il contrario, non si può andare alle elezioni con la legge elettorale vecchia, e poi cambiare subito la legge elettorale, perché il parlamento, sarebbe moralmente non legittimato se nominato con una legge che è stata abrogata, ma a noi non piace essere protagonisti è più facile seguire gli altri.
      Quindi Steri, qui cerca di allacciarsi le scarpe, mentre in contemporanea, cerca di aggiustarsi il cappello, creando quell’effetto di comicità, che sembra essere peculiarità del nostro ceto politico. Cosa voglio dire.
      STERI nella prima parte del contributo, fa un analisi corretta e dice che noi non siamo interessati a partecipare ad un governo che si propone di fare della macelleria sociale, ma poi con una contorsione che ha dello straordinario, dice, che le ipotesi sono tre, il governo tiene; le larghe intese; ed le elezioni anticipate, in caso di elezioni anticipate noi dobbiamo fare la nostra parte e tira fuori, l’articolo di PIERO DI SIENA, anche sollecitato da Grassi, che si augura, che Vendola sappia fare la sua parte,noi dobbiamo fare la nostra, facendo capire che noi dovremmo puntare sul cavallo Vendola, non ci dice, STERI, che essendo i poteri forti ed il partito della repubblica gli stessi del governo di emergenza “delle larghe intese” a volere in subordine Vendola, per quale motivo, da vendola non vogliano le stesse cose che vorrebbero da un governo si salute pubblica , magari con un contentino,la legge elettorale per esempio, che non sarebbe un regalo fatto solo a noi in cambio noi dovremmo aiutare Vendola o un altro cavallo di razza, che una volta fatta la legge elettorale, e magari il conflitto di interessi non va a casa, ma farà quelle riforme lacrime esangue tante paventate da Steri, ed allora come facciamo noi a non portare la responsabilità di un governo che distribuisce miseria e che noi abbiamo contribuito a fare eleggere? non c’è lo dice Steri, ma tira fuori l’uovo di colombo, stavolta dice, ci vogliono i “PALETTI” stavolta non ci accontenteremo, e tira fuori, tre o quattro richieste da fare e proteggere con i “PALETTI” e a conferma che la terra è veramente rotonda, ed anche le idee lo sono visto che i “PALETTI” dopo aver fatto due volte il giro della terra ritornano al punto di partenza, ci propone quello che due anni fa (solo due anni fa) è stato fatto fallendo miseramente, non si ricorda Steri delle 270 e più pagine di programmo di PRODI, dove c’èra di tutto ed il contrario di tutto, dai PACS/DICO; le LEGGE30; Il TESTAMENTO BIOLOGICO; lo SCALONE. Le SERVITU’ MILITARE, e meno male che c’èra il santo Mastella, perche se no noi pur di non farlo cadere(Prodi) avremmo accettato di tutto. Ora il mio stupore, (stando così le cose,) consiste che avendo una classe dirigente cosi diligente e attenta con un fiuto politico straordinario, non capisco perché non prendiamo alle elezioni, almeno il 15% perché le ideologie sono in crisi se non di più , molto di più, ed invece nonostante questi luminari della politica ci danno intorno al 1—2% dopo che abbiamo sperperato un grande patrimonio, meditiamo gente meditiamo

      • Alessandro Monti-Genova scrive:

        Carlo ma mi stupisco di ciò che dici! :)
        Certo che noi non contiamo una cippa!
        Mica dettiamo noi l’agenda politica a Bersani e compagnia cantante…
        Mica ci chiamiamo tutti Mauro o Giannini o Caporale!
        Ho capito dopo tempo che bene ha fatto Concita De Gregorio a prendere al balzo la direzione de l’Unità, concordo con Gian Luca sulla buona impostazione che ne ha dato (stabilmente sopra le 45.000 copie di venduto non sono poche, dati ufficiali di organo terzo), anche se il suo editore fa comunque parte di quei poteri forti che tanto mi stanno e ci stanno sui cosiddetti…
        E anche il Fatto travagliesco non è male, come puntuale punteruolo (alliterazione voluta) nelle costole di chiunque…
        Però penso che il governo non cadrà sin quando non lo vorrà Bossi e i suoi, essendo ormai chiaro che una palla gliela stringe dell’utri (e i suoi amici) l’altra il padano offeso dalla malattia.
        Sarà uno stillicidio, ma la tartufesca trovata del nuovo asse moderato (l’astensione) abbassa di fatto il numero magico della maggioranza intorno ai 270 voti o giù di li e di fatto consegna la sopravvivenza al governo.
        Sin quando non avranno ottenuto quello che volevano.
        Ora vi lascio che vado a sentire quanto sta succedendo alla camera: interessante davvero in prospettiva.
        Saluti a tutt*

  10. alessandro monti scrive:

    Leggo dello stato di agitazione e sciopero di 48 della redazione di Liberazione.
    So che non potrai mai confermarlo neppure “sotto totrtura” ma temo che questa sia solo la prima di una serie di cose che porterà presto o tardi alla chiusura del giornale.
    Mi sento in parte responsabile per non aver sostenuto col mio modestissimo eventuale contributo il giornale, ma sin quando son riuscito l’ho comprato in edicola (non riuscendo quasi più a leggerlo peraltro).
    Nel mio piccolo suggerirei di tagliare la testa al toro definitivamente e di affidarsi alla diffusiono on-line.
    Ci sarebbe anche da capire (e qui ti chiedo scusa per la domanda un po’ impertinente) se le gestioni passate non siano state troppo “allegre”…
    Ritengo che Liberazione è solo uno dei tanti problemi che pesano sulla mancanza di parlamentari ed eletti nelle varie amministrazioni.
    Ma i rimborsi elettorali del 2006: li qualche parlamentare c’era ancora o sbaglio?
    Al di la delle future mosse e ri-fondazioni della FDS a settembre/ottobre, occorrerebbe sapere anche come ci si porrebbe in caso di improvvise accelerazioni della prossima crisi di governo (che ci sarà senz’altro).
    Grazie ancora Claudio per ospitarci sul tuo blog, darci l’opportunità di parlare tra noi e scambiarci le nostre opinioni, è un bel luogo di libertà e di crescita.
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    • Federica Pitoni scrive:

      Caro Alessandro, e car* tutt*, provo io a dire due cose su Liberazione. Io lavoro a Liberazione. Sono una assistente di redazione con contratto poligrafico. E sono una iscritta al Partito. Anzi, nell’ordine, prima un’inscritta, poi ho il privilegio di aver lavorato per anni al Partito, e oggi da più di sette anni di lavorare al giornale del Partito.
      La situazione di crisi ci vede oggi sull’orlo del baratro. Inutile nasconderselo. Liberazione si è trovato con un pesante bucon in bilancio. Sono state fatte molte cose. Siamo in regime di solidarietà da quasi un anno, abbiamo tagliato la foliazione. Tutto questo ci ha portato in una situazione di deficit molto minore. Ma non basta. Oggi come oggi, andiamo incontro alla possibilità di slittamento degli stipendi a partire dal mese di agosto. Questo è quanto è stato comunicato alle rappresentaze sindacali.
      I giornalisti ritengono di non aver ricevuto assicurazione e scelgono la via dello sciopero. Personalmente penso che questo non risolva, ma aggravi la situazione.
      Cosa ci può aiutare? L’impegno di ogni militante del Partito per il suo giornale. So che non è facile. So che tutt* dobbiamo mettere il nostro impegno per il Partito e per il giornale. Le due cose viaggiano insieme. Liberazione è la voce di Rifondazione. Poi può non piacere sempre. Poi si può dire che può essere migliorata (ma se chiude, come la migliori?). Poi a volte ci delude. Ma a volte ci dice cose molto giuste (sempre che la si compri per potersene accorgere…). Ma se Liberazione chiude, è simbolicamente come se chiudesse il Partito. E’ un pezzo del Partito che viene chiuso.
      Su questo vorrei che tutt* riflettessero. Vogliamo perdere anche questo? E allora si deve tornare alla diffusione militante per portare il giornale anche fuori dai nostri ambiti. Si deve acquistare Liberazione. Si devono oggi più che mai fare abbonamenti. Solo così, forse, si può salvare il giornale. E con esso il Partito. Sottoscriviamo per esempio oltre alla quota tessera anche la quota Liberazione che è da sempre presente e mai sottoscritta. Cinque euro per ogni iscritto: ce la possiamo fare!
      E questo è lo sfogo-messaggio di una lavoratrice molto preoccupata per il suo posto di lavoro e per il suo futuro (preoccupazione condivisa da tutti i lavoratori) e di una militante che non riesce a capire perché il giornale oggi sia ancora così poco sentito da molta parte del corpo del Partito.

      • Alessandro Monti-Genova scrive:

        Federica, hai scritto cose pesanti ma con levità.
        Tempo fa dicevo: se ognuno di noi dovesse per l’ideale e per il Partito far fronte oggi con 100, domani con 10, ogni giorno con due, ogni settimana con 20 ecc.ecc. io poi a chi devo chiederli? A Brunetta e Bondi che tagliano e villaneggiano con i contributi per i giornali di paartito e per il fondo cultura? A Tremonti e alla Gelmini che tagliano posti di lavoro nella scuola e nella sanità pubblica? All’ Humanitas e al San Rafaele ed al vaticano che stanno raggiungendo lo scopo di privatizzare appunto sanità e scuola?
        Cercherò con il mio piccolo fioretto di ricomprare Liberazione, ma non vi siete posti l’alternativa dell’online? Meno carta, meno inchiostro, meno inquinamento (meno soldi a chi stampa e distribuisce, anche però).
        Ma il futuro è nel web, specie per l’informazione politica: blog, forum, contributi in tempo reale in audio-video-scritto.
        E una redazione che volendo può non essere compressa nel fareilgiornale dal mattino al pomeriggio e chiuderlo a ore tarde…
        E pagare un abbonamento annuale di 100 euro (dico io) e poterlo leggere ovunque e su qualunque pc… vedi Il Fatto che è andato ben sopra il breakeven point tra abbonamenti carta/online.
        Massima attenzione e giusta la motivazione, se chiude Liberazione chiude un bel pezzo di RC.
        Ma occorre guardare oltre al contingente, bisogna vedere come rendersi “appetibili” per il mercato della stampa.
        E le nuove tecnologie rendono (penso) tutto questo facile.

        • Federica Pitoni scrive:

          Caro Alessandro, ti rispondo sul punto dell’online, che nel precedente post, presa dal ragionamento, ho trascurato. L’online c’è già (www.liberazione.it) e oggi lì troverai i comunicati e le risposte sullo sciopero, per esempio. L’online, hai ragione, va coltivato e migliorato ed è il futuro. Anche. Non trascurare il cartaceo, però. Ti dico poi un’altra cosa: Liberazione, come tutti i giornali, ha ancora un finanziamento pubblico. Perché è un giornale che esce nelle edicole. Se fosse solo online non avrebbe più alcun finanziamento. E nessuna redazione. E pensa poi ai tanti che non hanno ancora il computer: non sono pochi! Perché loro non dovrebbero leggere la voce di Rifondazione? Non si chiude un giornale con il finanziamento. Si deve cercare di venirne fuori. Serve la volontà di tutti. Nostra, dentro Liberazione, accettando anche sacrifici, vostra, con il vostro lavoro impagabile e grande! (che poi però, per quel che mi riguarda, è anche il mio: nel partito, nel mio circolo, ecc.). Come ti dicevo: ce la possiamo fare. Dipende anche da noi.

      • MarioGC scrive:

        Cara compagna Federica,
        purtroppo è facile capire perché “Liberazione” sia così poco sentito dai compagni: è lo stesso sentimento ricambiato che il giornale mostra riguardo ai compagni. È un giornale che sicuramente è migliorato dai tempi infaustosansonettiani (del resto non poteva andare peggio), ma dove ancora la grandissima parte dei giornalisti non sono comunisti, anzi spesso proprio anticomunisti, e se ne fanno un vanto, e soprattutto SI VEDE e SI LEGGE. Tu e i pochi compagni che ci sono lì siete delle vere e proprie mosche bianche, o rosse meglio :-) , il resto è un fiorire di “liberi”, “indipendenti”, “ribelli”, “disobba”, “homeless”, “critici” e roba del genere, che pretendono di scrivere ció che a loro garba (un mix fallimentare di sinistrismo e fricchettonismo) ma a spese degli altri, dei compagni e del Partito. Disprezzando gli uni e gli altri, accogliendo i comunicati e le informazioni dal Partito con fastidio e sufficienza, tagliando e censurando, usando il giornale come la propria bacheca privata degli amici degli amici, e inalberandosi immediatamente con chi contesta ciò, gridando alla “censura staliniana” e simili. Si trovano cose buone sul lavoro e le lotte, finalmente, ma si continua a leggere stravaccate indegne su Cuba (“detenuti politici” o “dissidenti” per dei mercenari e delinquenti), sugli Usa e Obama coccobello, o si dà lo stesso spazio ai vaneggiamenti svendolini che allo stesso Segretario, o si fa man bassa delle notizie di agenzia senza alcuna interpretazione analitica o critica delle notizie da un punto di vista comunista o quanto meno alternativo rispetto ai poteri dominanti…
        E allora, in sostanza, è un giornale che più che altro fa incazzare, ti toglie la voglia di leggerlo e ancora meno di comprarlo e ancora meno di farne diffusione militante. Ti toglie la voglia di star lì a farti il mazzo per pagare gli stipendi di un gruppetto di gente che crede che il giornale sia roba loro, senza avere la minima idea di quanto è costato e quanto lavoro c’è voluto da parte di tantissimi compagni in tutti questi anni per mettere su il Partito e il giornale. E questi vorrebbero che si liquidasse il Partito per avere i loro stipendi mal guadagnati…
        No. Mi dispiace ma quello che ci vuole, e da tempo, è liquidare o ristrutturare il giornale per mandare a casa i suddetti “giornalisti” e ricominciare da capo, cercando di mettere in piedi qualcosa di viabile con dei compagni e compagne veri, che sappiano, come te, che un lavoro in un partito e in un giornale di partito non è un lavoro come gli altri. Specialmente in un Partito Comunista. Il lavoro va retribuito sempre, ma un lavoro politico DEVE avere anche passione politica, impegno e condivisione del progetto. Non fare i fighetti a spese degli altri. Se non si è d’accordo con il comunismo brutto vetero e cattivo, padronissimi, ma smettano almeno di mungere la vacca dei compagni comunisti. Si facciano loro il giornale che gli piace, ma con i soldi e risorse loro. Come quelli de “L’altro”, che infatti è un fallimento e il loro gran capo Sansonetti si è dovuto cercare alloggio in Calabria, ma almeno quelli si son tolti dalle scatole. Questi invece ce li ritroviamo ancora in mezzo, e con che prepotenza e alterigia poi, minacciando che faranno chissacchè.
        Scusa lo sfogo compagna, tu sei di quelle poche persone che a “Liberazione” valgono la pena, e ti trovi a dover pagare colpe non tue. Speriamo che il Partito prenda veramente e definitivamente l’unica decisione possibile: liberarsi delle zavorre che pesano inutilmente e remano contro, e rimettere in piedi qualcosa veramente che ne valga la pena con compagni come te.
        Saluti comunisti
        Mario

        • Federica Pitoni scrive:

          Caro Mario, grazie delle belle parole, prima di tutto. Ma poi ti dico che non sono d’accordo su tante cose che dici. Per tanti motivi. Prima di tutto: chiudere Liberazione vuol dire mettere in mezzo alla strada una sessantina di lavoratori (e seguendo il tuo ragionamento, tutti: chi ha delle responsabilità passate e chi non ne ha – la gran parte. Ti pare giusto?). Chiudere Liberazione comporterebbe delle spese che il Partito non potrebbe coprire. Vorrebbe dire la bancarotta definitiva – definitiva! – del Partito. Si chiuderebbe, non metaforicamente, il Partito. Chiudere Liberazione ora vorrebbe dire non poterlo riaprire: perderemmo il finanziamento pubblico e non potremmo più riaccedervi.
          Dopo di che, ho il sospetto che tu da un po’ non leggi più Liberazione. Le tue parole mi dicono che parli di un giornale che non c’è più. Comprala. Certo non è perfetta. A volte non piace neppure a me. Ma un giornale che si chiude è un giornale che non potrà mai migliorare. Un giornale che vive può cambiare, migliorare. Magari anche con i suggerimenti delle compagne e dei compagni, con le loro idee e contributi. Non credi?
          Come ho già detto: ce la possiamo fare. Dipende da noi. Ma se pensiamo che sia meglio chiudere, prima riflettiamo sulle conseguenze. Anche economiche sul Partito.
          Ad altri lascio la contraddizione di lavorare in un giornale di cui non condividono nulla, anzi. E’ un loro problema di coscienza. Non ho nessuna intenzione di farmene carico.
          Ciao Mario!

          • MarioGC scrive:

            Cara Federica,
            Prima la leggevo tutti i giorni, “Liberazione”, edizione elettronica perché all’estero non arriva evidentemente, e quando tornavo nella mia città (Cagliari) era la prima cosa che facevo, andarla a comprare in edicola, anche solo per “disciplina di partito”. Adesso non posso neanche più fare questo perché “per tagliare i costi” non arriva più al sud; al nord, come si è visto, i dati di vendita sono ancora peggiori ma si è preferito tagliare al sud, e vabbè. Adesso non la leggo appena più neanche elettronicamente gratis: non mi va più di prendermi inutili incazzature quotidiane, comincio ad averne abbastanza anche delle polemiche, comincio a fregarmene proprio, mi sto pericolosamente avvicinando all’ultimo stadio del militante incazzato prima di mollare tutto definitivamente. Ma continuo a sentire delle cose che succedono là, e le cose che ti ho accennato sono recenti, di un giornale che c’è ancora, eccome: i compagni cubani incazzati perché sul nostro giornale si scrivono cose come “l’embargo favorisce il mantenimento della Rivoluzione”, o i mercenari delinquenti chiamati “dissidenti e detenuti politici”; la polemica sui GC con la censura (che altro non è) del comunicato dei compagni di Torino; lo spazio nella stessa pagina praticamente uguale tra l’intervento del Segretario e i deliri svendolini con le “birre fresche”… Certo che un giornale non può essere perfetto, ma qui si tratta di cose sistematiche e costanti che vanno avanti da anni e sulle quali non si fa nulla. E non accetto neanche che un gruppo di stronzi boriosi (che di questo si tratta) tenga sotto scacco e in ostaggio tutto un giornale e tutto un partito: “spese che il partito non potrebbe coprire”??? Eh no, mi dispiace, non esiste proprio. Non è possibile che in Italia continuamente si buttino fuori da qualunque impresa fior di lavoratori, e noi, dico NOI, non siamo capaci di liberarci di quattro elementi che fanno solo danni. Il PdCI ha chiuso e liquidato sia “Rinascita” che “PdCITV”, non so che in che modo, ma l’ha fatto; solo noi dobbiamo andare avanti a mantenere degli impresentabili non solo anticomunisti ma pure arroganti e che dei “problemi di coscienza” se ne strafregano, dato che ciò che gli interessa evidentemente è lo stipendio, e ben poco professionali per avere possibilità di imbucarsi da qualche altra parte, dato che spesso son buoni solo a copiare le agenzie. Sono loro i responsabili del crollo della credibilità e dell’attaccamento dei compagni al loro giornale, perché non sono né carne né pesce, vogliono scimmiottare la radicalchiccheria tra “Repubblica” e “Manifesto” ma ne esce fuori una cosa che non piace né agli uni (che hanno già i loro giornali, appunto, e fatti meglio per il loro punto di vista) né agli altri (noi comunisti che alla fine ci rompiamo di essere sbeffeggiati e scazzati dal “nostro” giornale e finiamo a doverceli fare noi, i nostri giornali, completamente volontari e aggratis nei nostri ritagli di tempo, come noi stessi in Europa con AURORA http://www.aurorainrete.org).
            Essantamadonna, abbiamo tardato sei mesi (dopo il congresso) per liberarci di un Sansonetti che era una roba da pazzi che ci ridevano dietro, e davanti, tutti, e quanti danni interni ed esterni sono stati fatti in quei mesi!!!, e anche lì si minacciavano fuoco e fiamme, e allora? Ma abbi pazienza compagna, ma che credibilità abbiamo come partito (non dico neanche come partito comunista, dico solo come partito come organizzazione) se diciamo e proponiamo questo e quest’altro per il Paese, per la politica economica, il governo etc. e poi non siamo capaci neanche di mettere un minimo d’ordine a casa nostra??? Con un “giornale comunista” di un “partito comunista” in mano a gente cui dà fastidio sia l’idea stessa di partito, e non ne parliamo del “comunismo” che per loro è vetero brutto cattivo??? Non è possibile e non vi è alcun modo di togliersi dalle balle chi dev’essere tolto dalle balle? Dobbiamo rimanere nelle loro mani finché gli pare a loro? Ma guarda, un’organizzazione così incapace e incompetente se lo merita proprio di chiudere, e se chiude il partito, eh guarda mi dispiace ma vorrà dire la presa d’atto di un fallimento non solo politico (che ci siamo già quasi comunque) ma anche proprio organizzativo, proprio completo. Un partito non è un feticcio da mantenere a qualunque costo, ma uno strumento, e se non funziona, si butta via e se ne cerca o se ne fa un altro, su altre basi e con altre persone, cercando di non ripetere per l’ennesima volta gli stessi errori. E vorrà dire appunto che faremo altro, come già tanti compagni che in questi anni il partito l’hanno mollato e addirittura non lo votano neanche più, non ne vogliono proprio più sapere, troppo scazzati per troppe cazzate che hanno visto, sentito e a volte addirittura vissuto. Compreso il giornale.
            Mi dispiace cara compagna, ma qui siamo ancora e sempe allo stesso punto di due anni fa, come minimo. O si fa qualcosa di serio, finalmente, per avere un giornale comunista di un partito comunista fatto da compagni comunisti degni di questo nome, perché valga veramente la pena sempre di leggere, comprare e diffondere il NOSTRO giornale ma NOSTRO veramente e non di un gruppetto di fricchettoni radicalchic, o per me, non vale la pena di metterci più neanche un centesimo, per prolungare un’agonia assurda e controproducente in tutti i sensi. Mi dispiace, ma tutta questa situazione non è certo responsabilità mia né degli altri militanti “semplici”, almeno finché continuano ad esserlo.
            Saluti comunisti con affetto
            Mario

        • carlo circolo Bianchini genova scrive:

          PER MARIO GC.
          Caro Mario, mi dispiace per il giornale, ma io la penso esattamete come te, posso confermare quello che hai detto a proposito della puzza sotto il naso, che i redattori di Liberazione hanno, ho personalmente smesso di comprare il giornare in occosione dell’ammutinamento e della censura del libro,di Domenico LUSURDO, su Stalin che ,un giornale che si definisce comunista non possa, non dico(anche se dovrebbe esserci uno spazio anche per i nostalgici)fare un apologia su Stalin, ma questi si sono scandalizzati, della sola recensione, quindi un giornale cosi(e misuro le parole)è giusto che chiude io non lo sento come il mio giornale.
          tuttavia prioprio per quelle poche compagne/i(tipo FEDERICA) che meriterebbero comprensione, mi permetto di sugerire di prendere in considerazione, l’unico consiglio”operativo e concreto” che secondo me dovrebbe funzionare,la considerazione è la seguente in una famiglia, e il giornale è la casa della famiglia, tutti devono avere pari dignità, tutti devono avere una stanza singola o (a secondo le possibilità e necessità)condivisa, perchè se in una casa (della famiglia) c’è chi dorme in casa e chi in giardino, e sul terrazino, o fuori dall’uscio, non puoi chiedere a tutti di contribuire a tenere la casa pulita ma se la puliscono quelli che ne usufruiscono, ora tutti sappiamo che il giornale è sempre stato la vetrina dei potenti di turno, un solo esempio.Sansonetti / Bertinotti, ora io propongo che i giornalisti del giornale invece di invocare solidarietà, e chiedere la carità , dovrebbere autoconvocarsi in assemblea, fare un appello a tutto il partito, non gia dicendo genericamente questo è il giornale del partito se chiude il giornale chiude il partito, perchè nessuno ci crede, ma dovrebbero dire, questa è la casa di tutto il partito , e tutti devono avere una stanza, singola o condivisa, ci impegnamo a dare spazio proporzionato a tutte le correnti, voi da oggi in poi non avete bisogno di avere vostri sacrosanti spazi per confrontarvi, che vi siete (giustamente creati dato il vecchio sistema)perchè da ora in poi lo troverete qui, quindi, Bellotti. Grassi, etc.etc, non avete bisogno di organi e strumenti che ora (e rimarco giustamente)avete, ma possiamo fare sinergia, avere un unico spazio luogo dove confrentarci, questo luogo da domani in poi deve essere LIBERAZIONE, non mi scandalizzo a parlare di lottizzazione, se per esempio ci sono 5 correnti, si fa un gionale di 20 pagine, e si dividono, 4 pagine per corrente, io credo che potre essere una soluzione, e potrebbe essere una novita assoluta e straordinaria, non so se Greco, ferrero e Grassi sono d’accordo, ma se non lo sono il giornale se lo comprano loro.
          Cara Federica ti saluto consimpatia, vorrei sapere cosa ne pensi a riguardo, e se ti sembra una utopia, in tal caso ti ricordo, che il comunismo, è qualcosa che somiglia molto all’utopia,
          saluti solidali.

      • Adriano1 scrive:

        Cara compagna non credo ,come MarioGC , che la crisi di Liberazione sia dovuta ad una “distanza” dall’ideologia comunista , sinceramente mi sembra un’idea balzana, credo invece che sia la crisi speculare a quella del partito.
        Il partito è bloccato , senza idee , sembra “suonato” come quei pugili che hanno preso troppi cazzotti, quindi il mio suggerimento è lo stesso : osate di più , scovate idee nuove , andate nelle periferie , intervistate i proletari ,cercate di capire per noi perché l’idealità è caduta tanto in basso nelle loro teste….
        E poi , spronate il partito , criticatelo , spingetelo fuori da questo asissiante burocratismo.
        In bocca al lupo !

        adriano

      • enzo bardo scrive:

        Cara compagna Pitoni, copio la mail inviata giusto ieri a Dino Grco.
        ( ancora senza risposta, nè personale nè con iniziative atte a invogliare all’abonamento) Su Liberazione, però, bisogna essere onesti: è sempre stato- finanziariamente parlando- la palla di piombo al piede di Rifondazione. Già nel 1998, l’allora tesoriere nazionale Claudio Grassi in una riunione tenuta a Roma ci diceva che il partito avrebbe ripianato- credo si trattasse di 3 miliardi- i debiti del giornale. E si veniva dal successo elettorale del 1996! Oggi la situazione è drammatica.
        P.S. Potresti dirmi, anche su questo blog, come stanno realmente le cose per quanto riguarda l’abbonamento on line? Qual’è l’importo e il codice IBAN per fare l’abbonamento con bonifico on line?. Possibile che ancora si suggerisce di fare versamenti con c.c postali (tempo e soldi), poi inviare via fax la ricevuta del versamento (altro tempo, altri soldi). Confido di potere iniziare questo benedetto abbonamento e confermo il rifiuto di abbonamenti differenziati per l’estremo Sud.
        Cordiali saluti
        Ecco il messaggio al direttore.

        Caro direttore, ho appreso su facebook che sono stati sospesi gli stipendi ai giornalisti e che questi sono in sciopero.

        Come mai non c’è una sola parola sull’argomento nel sito del partito? Non si stava tentando il rilancio con abbonamenti e sottoscrizioni? Possibile che non si è ancora capito che la migliore strategia è parlare chiaro? Tanto prima o poi, più prima che poi, si sa tutto, ormai, perfino segreti militari (v. Wikileaks).

        Perchè non mettete in risalto sul sito del partito le modalità di abbonamento al giornale? A me interessa quello on line.

        Strano che per l’Abbruzzo fossero ben evidenziati c.c, recapiti e quant’altro e per il ssoccorso a Liberazione si debba penare in questo modo. Stampigliate in grande evidenza codice IBAN e importi(minimi). Ho sentito dire che per Sicilia, Sardegna e Calabria l’abbonamento on line sarebbe 50 €, altrove invece 80. Mi sembra un’assurdità. Perchè la differenziazione, considerando che non ci sono costi aggiuntivi come per la difusione del cartaceo? Sono in Sicilia, ma non voglio essere trattato da miserabile.

        saluti rossi

      • Roberto Iacovacci scrive:

        Carissima Federica,
        ad essere chiari non ho apprezzato l’uscita di Liberazione dalla nascita e tutto ciò premesso mi chiedo come poter difendere un quotidiano che si definisce Comunista, organo del Partito, poi perde due pagine per intervistare il miserabile ex presidente della camera o lo spazio dedicato ai vendolini, mentre non trova spazio la battaglia Nexan’s, Eutelia, il dibattito sulla Federazione della Sinistra o sulle prospettiva del PRC.
        Quindi difendi il tuo giornale è una difesa dai soggetti che producono il quotidiano?
        Certo che i Compagni difenderanno il LORO giornale quando lo riterranno LORO e non perchè lo porta scritto sulla testata.
        Nell’ultimo incontro sul quotidiano ho chiesto che divenisse un foglio informativo dei territori, delle esperienze politiche di rilievo e delle lotte operaie, della formazione dei quadri e degli amministratori, ma non vedo alcun segno di ciò e mi viene da ripensare al detto “come puoi pensare ad avere risultati diversi se il tuo comportatmento non muta”
        Ritengo che il giornale Comunista possa avere lunga vita se esso rappresenta la storia e la vita quotidiana dei propri militanti, se esso esprime le idee e i sogni dei soggetti che is riconoscono in quell’ideale e non un insieme di fogli che non si capisce bene cosa vogliano dire e dove vogliono andare, (al di la della battaglia salariale).
        Ciao
        Roberto Iacovacci

        PS
        comunque dutrante la festa di Liberazione a Terracina
        abbiamo distribuito oltre 100 copie

  11. Gian Luca Lombardi scrive:

    Provo a dire un paio di cose anche io nel mio piccolo e riparto da considerazioni fatte da Carlo.
    Leggendolo posso solo essere d’accordo con quanto dice e scrive…..naturalmente non sempre.
    Sto leggendo le lezioni che Togliatti fece in Russia sui Nemici, i Fascisti. Bene, riusciamo a comprendere cosa può significare operare affinché oggi e sottolineo oggi sia necessario per combattere e sconfiggere l’attuale fase storica?
    Leggendo le lezioni si capisce come si debba andare al cuore del problema per poterlo sconfiggere e andare al cuore del problema significa studiare, ma soprattutto fornire idee da praticare.
    L’oggi è totalmente frastagliato e l’operaio come lo si intendeva anche solo venti anni fa non esiste più. Non lo dico con soddisfazione e nemmeno con finto sentimento da passato remoto, ma la classe come la intendiamo o come la vorremmo strutturata per incidere come si faceva una volta non c’é più. Oggi abbiamo bisogno di altro materiale altro studio e altre strategie. Soprattutto abbiamo bisogno di ritrovare e riappropriarci di nuovi strumenti e soprattutto c’é la necessità di una dirigenza che sappia dare nuova linfa e nuovi stimoli per la ricerca del nuovo corso di un Partito Comunista che sappia leggere finalmente il nostro tempo. In pratica non abbiamo più bisogno di riassunti e compendi del tempo passato, abbiamo bisogno di nuovi obbiettivi.
    Da qui ne discende la ricerca di unità e il nuovo progetto della Federazione della Sinistra.
    Genova, come altre città ha la sfortuna di avere molte cattedrali nel deserto e troppe chiese del consumismo. Insegnamo e vogliamo essere moderni ma alla luce dei fatti abbiamo bisogno di passato e arcaicità costruttiva. Abbiamo una realtà che non conosce il tempo, ma che futuribilmente non ci concede spazio né futuro.
    Abbiamo bisogno di parlare e discutere per fare in modo di legittimare finalmente una modalità condivisa nella gestione politica del presente.
    Hasta luego.

    • Alessandro Monti scrive:

      Gian Luca ciao e piacere di leggerti.
      La nuova classe operaia (che in paradiso non c’è andata ed è rimasta nell’inferno più torrido degli ultimi vent’anni) è il mondo del precariato dei call center, delle catene verticali delle vendite multi utility, del precariato della scuola, delle cooperative (finte) di multiservizi a cui sono appaltati i lavori “sporchi” in ospedali e grosse aziende.
      La nuova classe operaia sono gli studenti di oggi che dopodomani accederanno a quanto sopra. Ed i pensionati che difese ne hanno ancora meno!
      Molti di meno saranno i percorsi universitari completati e meno ancora i posti di lavoro “strutturati” richiesti e offerti.
      Ma chi ce la farà potrà andare avanti.
      Altri verranno “preparati” per essere “carne da macello” del consumismo.
      Anch’io da genovese sono stufo di vedersi innalzare le nuove cattedrali del consumismo più retrivo, troppi iper super mega mall che per sopravvivere devono vendere. Vendere e basta.
      E costruire? Qualcosa, poco! Ma che dia al paese qualcosa di solido di tangibile su cui poter contare.
      E’ qui che il “nuovo” comunismo deve sperimentarsi e confrontarsi.
      Troppo spesso si usano slogan ormai consunti e fuori dal tempo.
      Anche il comunismo se vuole essere soggetto politico attuale e appetibile per l’elettorato deve “uptodate”.
      Aggiornarsi o perire.
      Nuove frontiere da esplorare: la lotta per l’acqua un successo clamoroso.
      Lavorare sui diritti fondamentali.
      Questi sono i fatti politici attuali su cui essere ri-fondativi.
      Confronto con chi ci è diverso, inclusione e diritti, partecipazione e doveri.
      Il passato è non solo utile, deve continuare ad essere “fondamenta”. Ma la casa nuova costruita sopra (come scrivevo) deve avere pareti e tetto solido, so no ci bagniamo tutti!
      Forse abbandonare certi retaggi del passato (un certo qual snobismo, la convinzione di sentirsi predestinati e perciò “superiori”) e proporsi con rinnovataa umiltà non solo è doveroso ma sarà benefico nel porsi verso chi si vorrà rappresentare.
      Il comunismo è stare in “compagnia”, condividere il pane, solidarizzare con chi è accanto.
      Semplicità, meno occhi sul proprio ombelico.
      A presto! e hasta siempre (questo anche se è molto “passato” funziona sempre però, come falce e martello!)

  12. giampiero fasoli scrive:

    Non è mia intenzione entrare nel merito: Vendola si, Vendola no … Vedo comunque con piacere che tra di noi, un tempo più asserragliati nei propri “fort alamo” di ordinanza militante, inizia ad emergere la consapevolezza che si è perso contatto con la realtà e bisogna recuperare il terreno perduto.
    Nella sinistra italiana, soprattutto nell’ultimo ventennio, si è perso più tempo nel cercare quello che divide rispetto a quello che unisce, nonostante le emergenze socio-economiche e le insidie incombenti sulla nostra Costituzione.
    Condivido sul rischio di una personalizzazione della politica ed aggiungo, anche di un certo “narcisismo” che si è caratterizzato anche nei “nostri dintorni”, quando si occupavano equivoci salotti televisivi … ma vedo un rischio ben peggiore, come quello non solo di estraniarsi dal proprio territorio, ma di credere ed insistere nell’ autoreferenzialità.
    Da questa autoreferenzialità occorre allontanarsi il più presto possibile e in questo confronto COSTRUTTIVO che si è aperto, ben venga Vendola con la sua “narrazione”, senza però tralasciare altre figure che potrebbero dare un altro importante contributo (tra le tante quella di De Magistris).
    Senza cadere in un ” ipocrita riformismo ” giullare dei poteri forti nazionali e transnazionali, dovremmo esprimerci anche e soprattutto per le PROPOSTE e non solo per i dinieghi. Esistono già tecnologie sulle energie rinnovabili alternative al petrolio, oltre a progetti concreti per razionalizzare i servizi pubblici o ciò che dovrebbe essere salvaguardato come tale, come la:
    scuola, ferrovie, sanità, comunicazione, sicurezza, utenze, ricerca … insieme a risorse produttive compatibili con l’ambiente, al turismo, la cultura, le arti … oggi trascurate e banalizzate. Tutte prospettive che potrebbero essere, se opportunamente combinate, un tassello fondamentale per le prospettive del nostro paese.
    Contribuiamo a trasmettere queste alternative come reali e concrete, per essere oltre che credibili, ANTICIPATORI di una vera, etica e convincente svolta.

  13. mauro scrive:

    http://www.lernesto.it/index.aspx?m=77&f=2&IDArticolo=19611

    La fase, il fumo di Vendola e l’esigenza di un partito comunista

    di Fosco Giannini

    Cari lettori e care lettrici, cari compagni/e : una versione più breve dell’articolo che segue è stata inviata da un po’ di tempo al quotidiano il Manifesto. Nell’attesa della pubblicazione il compagno Giannini ha chiesto al nostro sito di pubblicarne la versione integrale. Richiesta che abbiamo ritenuto di accogliere.

    l’Ernesto online

    LA FASE, IL FUMO DI VENDOLA E L’ESIGENZA DI UN PARTITO COMUNISTA COME PERNO DI UNA SINISTRA ANTICAPITALISTA

    C’è una domanda che, sulle pagine del “Quotidiano comunista Il Manifesto ”, ci sentiamo particolarmente autorizzati a formulare: come si può porre, oggi, la questione dell’esigenza sociale e storica del partito comunista? Sinteticamente, crediamo si possa porre a partire da tre questioni essenziali: primo, attraverso la definizione della fase; secondo, attraverso una semplice domanda: esiste, in Italia, un partito comunista all’altezza dell’odierno scontro di classe? Terzo: è ancora attuale la forma partito? E più specificatamente: è ancora utile alle masse, al proletariato, organizzarsi nel partito comunista?

    La fase: essa, sul piano internazionale, è ancora e pesantemente segnata da una crisi capitalistica di sovrapproduzione e da un’acutizzazione delle contraddizioni interimperialistiche che spingono l’attuale capitalismo ad accentuare la propria offensiva iperliberista, antioperaia e contraria allo stato sociale, un ciclo capitalista che spinge i padroni – attualmente – a rifiutare ogni via neo keynesiana, ogni compromesso tra capitale e lavoro. Questa tendenza generale capitalistica si fonde, nell’area dell’Unione europea, con la feroce pulsione del capitalismo sovrannazionale europeo a costituirsi come nuovo polo unitario ( appunto: l’Ue del grande capitale europeo e della Banca centrale europea) volto a battere la concorrenza degli altri poli capitalisti mondiali nella conquista dei mercati internazionali. La somma di queste due spinte forma una forza d’urto antisociale che si abbatte come un uragano sui popoli europei : il disegno di un ulteriore abbattimento dei diritti e dei salari e di una cancellazione delle residue forme del welfare si applica senza pietà sul popolo greco, portoghese, spagnolo, ungherese, incarnandosi, in Italia, nell’attacco della Fiat a Pomigliano d’Arco e nella Finanziaria Tremonti.

    Ma in Italia, alla duplice spinta liberista del capitale ( quella generale e quella conseguente alla “necessità” dei vari capitalismi europei di farsi unico polo) si aggiunge una negativa peculiarità : quella di un capitalismo particolarmente debole, ridotto ad un “nanocapitalismo” anche dalle politiche di smantellamento della grande industria attuate in gran parte dai governi di centro sinistra degli anni ’90, impossibilitato a reggere la concorrenza internazionale e volto a risolvere i propri problemi non attraverso gli investimenti e l’innovazione tecnologica ma attraverso nuovi cicli di supersfruttamento operaio e precarizzazione del lavoro che escludono per un tempo sicuramente non breve nuovi compromessi di natura socialdemocratica tra capitale e lavoro.

    Ed è a partire da questo, ultimo, assunto che la borghesia italiana si pone il problema della propria rappresentanza politica: negli ultimi vent’anni è stato eletto Berlusconi quale rappresentante degli interessi borghesi e quale mediatore tra gli interessi degli ultimi, grandi, gruppi capitalistici e la marea nanocapitalista. Il problema è : oggi che Berlusconi pare essere al capolinea, chi sceglierà la borghesia quale suo alfiere ? Vediamo come, in questa fase, aree della borghesia ( ad esempio il gruppo De Benedetti, con l’Espresso e La Repubblica ) stiano palesemente cercando di cambiare cavallo, lavorando per un’alternativa al PDL imperniata su di un centro sinistra guidato da un “ uomo nuovo”: Nichi Vendola.

    E’ in questo contesto – segnato da un duro dominio capitalista volto a cambiare spalla al proprio fucile e da una “sinistra” italiana disponibile a farsi nuovo fucile della borghesia – che un partito comunista ( di quadri, di massa e di lotta ) diviene una necessità sociale e politica e non una mera speculazione ideologica.

    Ed è questo assunto che ci spinge a porci il secondo quesito: esiste oggi, in Italia, un tale partito? Con ogni evidenza la risposta è no. Allo sciagurato scioglimento del PCI tentammo di rispondere con il progetto di una “rifondazione comunista”. Tale progetto è fallito: la massa critica originaria di Rifondazione si è divisa in cento rivoli inessenziali; le “innovazioni politiche e teoriche” di Bertinotti hanno svuotato di senso il PRC; i due partiti comunisti residui ( PRC e PdCI) non hanno né il necessario radicamento sociale né la possibilità di trasformare – perché assenti – il parlamento borghese in cassa di risonanza della lotta di classe. Siamo di fronte ad una contraddizione : la fase, la lotta di classe condotta dai padroni a spade sguainate richiede oggettivamente il Partito comunista ed esso non c’è, non è in campo. Primo compito dei comunisti, dunque, è di ricostruire il loro partito, unendo la diaspora comunista ( a partire dall’unità tra PRC e PdCI) e delineando un profilo politico, teorico, rivoluzionario all’altezza dei tempi e dello scontro di classe. Chi scrive crede che ve ne siano le possibilità oggettive e che il disimpegno soggettivo di chi si definisce comunista da questo compito equivalga ad una resa, se non peggio.

    Terza questione: è ancora attuale la forma partito? E’ ancora necessario, per il movimento operaio complessivo, organizzarsi in partito politico?

    Evochiamo tale questione non perché abbia dignità politica e teorica ( nel senso che l’esigenza di organizzarsi di fronte al dominio del capitale non è solo una verità storica, ma è – oggi più che mai – un’esigenza incisa nella carne viva e sofferente del proletariato), ma solo perché essa è ormai uno dei motivi di fondo della politica reazionaria italiana, che tenta su ogni fronte di organizzare consenso a partire dal populismo e dal leaderismo. Non si rifiuta di essere un partito – a partire dal nome – anche il Popolo della Libertà di Berlusconi? E non è proprio Vendola ( che non sta lavorando per il rafforzamento di una sinistra di classe, ma punta a vincere le primarie di un centro sinistra – avente come perno un PD liberista – che nulla ha di alternativo e col quale i comunisti, allo stato delle cose, non potrebbero certo governare) a sparare a palle incatenate contro la forma partito, ad organizzare consenso attorno alla propria persona (e non attorno ad un programma di cambiamento) innanzitutto a partire dalla demonizzazione qualunquista dei partiti organizzati, proponendosi come nuovo caudillo populista di uno schieramento di “sinistra” liberista e bipolarista ?

    Il punto è che vi è un tentativo del capitale di far retrocedere la storia di un paio di secoli, riportandola nella fase in cui il movimento operaio era pressoché schiavizzato e la formazione dei partiti politici era fortemente osteggiata sia dalla residua cultura aristocratica che da quella borghese nascente, che propagandavano che solo i ceti alti avessero diritto di essere rappresenti politicamente e che era molto meglio, per difendere i privilegi e il profitto, che la classe operaia non si organizzasse, che quella “parte” non avesse “partito”. E occorre, dunque, cogliere il nesso reazionario che oggi , in modo palese e significativo, si va pericolosamente ricostituendo tra l’attacco generale che il capitale porta al lavoro e l’attacco che la cultura dominante porta alla forma partito.

    Consideriamo il populismo e il leaderismo ( di destra e di “sinistra”) il segno dei tempi, dell’egemonia borghese. Consideriamo l’attacco ai partiti parte dell’attacco generale alla democrazia, alla Costituzione repubblicana e agli interessi dei lavoratori. E, all’opposto, pensiamo che sia ora di riconsegnare alla “classe” un partito comunista degno di questo nome, un partito di lotta, di classe e rivoluzionario, perno di una vasta e combattiva unità di sinistra anticapitalista.

    • MarioGC scrive:

      Grazie compagno per riportare questo articolo, dal quale sottolineo la frase:

      Primo compito dei comunisti, dunque, è di ricostruire il loro partito, unendo la diaspora comunista (a partire dall’unità tra PRC e PdCI) e delineando un profilo politico, teorico, rivoluzionario all’altezza dei tempi e dello scontro di classe. Chi scrive crede che ve ne siano le possibilità oggettive e che il disimpegno soggettivo di chi si definisce comunista da questo compito equivalga ad una resa, se non peggio.

      Forma più elegante di dire quello che andiamo dicendo da tempo: CHI NON VUOLE UN SOLO PARTITO COMUNISTA, IN REALTÀ NON NE VUOLE NESSUNO.

    • carlo circolo Bianchini genova scrive:

      PER MAURO MA RIVOLTO A GIANNINI
      PER FOSCO GIANNINI,
      premesso che sicuramente non sono all’altezza di contraddire Giannini e non lo voglio neanche, tuttavia qualche, richiesta di chiarimento , (da semplice militante di base che cerca di capire) la posso fare, e per farlo mi avvalgo, della stessa articolazione da lui usata.
      Lui divide la questione, in tre momenti, e le chiama ,1) di fase, 2) di verifica se un partito comunista c’è,3) la forma partito.
      Sulla seconda siamo d’accordo, il partito non c’è, le ragioni sono molteplici ed hanno carattere e causa non solo italiana, ma internazionali e storiche, siamo d’accordo anche che questo partito, oggi sarebbe necessario come il pane.
      Dove invece Giannini non è chiaro e le sue parole riecheggiano temi e categorie che stavano poste più in epoche Fordiste che attuali, sono nel tentativo di analizzare la” fase”, lui utilizza espressioni, “crisi di sovraproduzione”, “contraddizioni interimperialistiche” ,”offensiva iperliberista, antioperaia e contraria allo stato sociale,” tutte queste categorie non sono sufficienti a leggere la realtà odierna, sembra che Giannnini aveva la vista e l’a persa negli anni settanta, lo dico con modestia perché è la sensazione che io ho, come, se ci fosse ancora una civiltà, e dico civiltà( non classe) operaia,sembra che Giannini non si sia accorto, che a Genova dove c’èrano cattedrali del lavoro Ansaldo, italsider per dirne qualcuno il Porto, oggi ci sono quelli che vengono chiamate i “non luoghi” palazzi del divertimento, come la Fiumara, il porto è stato ripulito dai portuali, e questi sostituiti da macchine,parlo di Genova che è la realtà che conosco meglio, ma non credo che in altre regioni sia diverso, parlo della sfruttamento operaio ma non ci spiega perché la FIAT a Termine Imerese non vuole sfruttare gli operai, ma piuttosto(che sfruttarli) si è detto(Marchionne)disponibile a pagarli a casa per tutta la vita, tutti i giornali ne hanno parlato, non sarà sfuggito a Giannini, ma non è l’unica realtà dove non vediamo la classica contraddizione tra capitale e lavoro,e quindi c’è qualcosa che non torna, e non sapendo o non avendo strumenti adeguati per leggere cio che è contemporaneo e attuale, non è giusto leggerlo con gli strumenti di quando la contraddizione tra lavoro e capitale era più chiara, bisognerebbe avere l’umiltà di dire non ne capisco un acca, come tutti noi, sforziamoci ed attrezziamoci per capire meglio,forse, i noti studiosi, RIFKIN, ACCORNERO, DOMINICHE MEDA’, VIVIANE FORRESTER, qualche ragione c’è l’hanno, se, hanno parlato di società senza lavoro, di fine della civiltà del lavoro di fine del lavoro, ora noi lo sappiamo che ci sono le delocalizzazione e le esternalizzazioni, ma questi possono spiegare il lavoro manifatturiero, però non spiegano, l’informatizzazione , del terziario, non spiegano il Bancomat, la posta elettronica, le autostrade senza per personale, le stazione ferroviarie senza personale, i supermercati totalmente informatizzati senza commesse e cassiere, dove tu entri fai la spesa da solo e uscendo passi la merce su un lettore infili una carta prepagata ed il gioco è fatto, ma poi il lavoro manifatturiero viene de localizzato perché l’uomo costa meno della macchina, ma la macchina c’è e quando la contradizione capitale lavoro fa si che per il capitalista non è più vantaggioso, questo mette le macchine, io credo che non esiste la fine del lavoro credo però che sia finita la civiltà del lavoro, e non credo neanche che ci sia, un disegno per affamare gli operai,c’è semplicemente il fatto che il capitalismo come diceva Lenin è capace di produrre la corda che serve per impiccarsi, in fatti se in un paese, uno da solo, va a produrre fuori , contando di portare la merce da vendere nel paese da dove prima produceva , è un conto ma se tutti vanno a produrre altrove lasciando nei paesi di origine, migliaia di disoccupati a chi la vendono poi la merce che producono fuori? Non è semplice chiamare l’impossibilità di comprare la merce perché non ci sono salari o sono molto bassi (crisi di sovraproduzione) forse è crisi di sistema, non di sovraproduzione.
      La forma partito, anche qui, mi aspettavo invece della solita polemica( per altro condivisa)Vendola si Vendola no , una analisi sulla forma organizzativa del partito, che so io, dal momento che dalla nascita fino al 1922, i Bolscevichi non hanno conosciuto la figura del segretario, ed anche dopo per molto tempo era una figura amministrativa, si potesse parlare di una guida collegiale ad esempio(proprio per combattere il personalismo) un ufficio politico composto dai segretari regionali,poi stabilire senza deroghe,(per combattere la corruzione e la fossilizzazione) di un unico mandato nelle istituzione un unico mandato e poi a lavorare per il partito, solo così combatti il partito degli assessori e la casta, che pure da noi è bella e nutrita di tutto questo un assordante silenzio, compagno Giannini io non sono nessuno, non o mai ricoperto nessuna carica, oltre il direttivo di circolo,quindi non ho nessuna setta o corrente (che io scioglierei tutte) da difendere, quindi fammi capire meglio chiedo solo questo,
      saluti calorosi.

      • Adriano1 scrive:

        Forse caro Carlo dobbiamo avere il coraggio di saltare il fosso e capire che oggi un partito comunista ha senso se riesce a farsi carico del progresso dell’intera società.
        Non si tratta di negare la centralità della contraddizione capitale-lavoro , questa esiste ed esisterà sempre finché esisterà il capitalismo , ma si tratta di dare risposte innovative alla maggior parte della società e non solo alla classe operaia ( che fra l’altro non ci vota ).
        Un certo modo di intendere la difesa della classe operaia è asfittico e oltretutto ormai la maggior parte dei proletari non ne fa più parte in maniera organica, oggi sono prevalenti forme di lavoro meno nette , senza contratto , temporanei , interinali , co.co.co etc.etc..
        Qualche giorno fa ho assistito alla presentazione del libro di Ferrero presente l’autore , un ecologista ed una sindacalista della FIOM.
        La sindacalista si era posta a difesa della propria classe con una totale chiusura ad ogni istanza di cambiamento sociale , era evidente che per come la poneva lei , il sindacato spinge per la prosecuzione e la continua rivitalizzazione del modello di società capitalistico.
        La richiesta era quella di sovvenzioni statali per l’acquisto di auto nuove.
        Il sindacato oggi , e stiamo parlando comunque dell’unico sindacato che difenda i lavoratori , è terrorizzato dalla crisi del capitale e ne è paradossalmente il miglio alleato, tant’è vero che è stato completamente indifferente alla (timida) proposta di Ferrero di ridurre l’orario di lavoro.
        L’unico comunista sembrava l’ecologista , era l’unico che criticasse convintamente la società capitalista e alla fine si è incazzato con Ferrero e la sindacalista dicendo : ” mi sembra proprio che a voi questo tipo di società piaccia !” , e la sindacalista prendendolo per il culo , ma non poi tanto , faceva cenno di sì con la testa…

        Ora per me il punto è questo , siamo i difensori di un modello di società che diciamo di criticare, noi non vogliamo la fine del capitalismo ma la semplice tutela dei lavoratori , nel quadro però di una società che non è più quella di vent’anni fa.
        In una cosa aveva ragione “duro e puro” in qualche post precedente , la falce e il martello servono principalmente a tenere in piedi un’organzzazione senza futuro e senza idee.
        Ho contrastato per quello che potevo il progetto di Vendola e continuerò a contrastarlo , ma mi sembra che l’attuale PRC non è la giusta antitesi a quella idea di sinistra.
        Come hai detto tu bisognerebbe veramente cambiare la forma-partito , eliminare la figura del segretario , rendere più orizzontale la struttura , cercare cioè di essere il più possibile aperti al mondo.
        Oggi un movimento comunista che voglia rinascere ha bisogno di nuove idee e di nuove istanze e per averle deve porsi con umiltà verso l’esterno , senza cazzate gerarchiche.
        E’ evidente , nel partito un ceto politico c’è , ed è totalmente indifferente a questioni ideali e di prospettiva , ha un ‘idea di partito che ha come unico scopo la propria continuità.
        Ma oggi la continuità è la nostra prima nemica.

        ciao ciao

  14. duro e ... crudo scrive:

    PROVIAMO AD ESSERE ESSENZIALI E A DIRCI LA VERITA’
    Sulla base della mia esperienza posso dire che:
    1) Il congresso di Chianciano ha permesso SOLO di non far vincere la linea Vendola. Le altre “anime” (di questo si tratta di anime) pena la loro scomparsa hanno preferito sacrificare la “rinascita” di un soggetto della sinistra ampio e plurale x continuare ad esistere (lo si ptebva solo in un soggetto minoritario e residuale) hanno preferito mopmentaneamente unirsi x scongiurare il rischio.
    2) Io stesso avvicnato a Chianciano da un grassiano, un tale caporusso mi sembra, fui invitato a convergere su Ferrero l’idiota (così mi fu descritto) solo x evitare che vincesse Nichi anche se il “grooso” della maggioranza di ferrero aveva metabolizzato il “mai più al governo” con questo centro sinistra (cosa che strideva e infastidiva i grassiani puri che tradizionalmente, pur in situazioni minoritarie, non disdegnano accordi di legislatura – insomma anticapitalismo e rappresentanza, un classico cossuttiano, grassiano ed anche dilibertiano….guarda un pò a leggere le cronache di oggi)
    3) La falce e martello e l’identità come requisiti x il riconoscimento. Ai grassiani e a Diliberto il comunismo non è una meta prosiima , un lifdo imminente ma solo un idela che serve (così la pensa l’inutile Prlato) a farsi riconocere (anche isittuzionalmente – vero salvi? in epoche in cui l’1% è determinate)
    4) Grassi si è accorto della pochezza e della ostinatezza di ferrero, che si è convinto che l’1% ha solo rilevanza x coerenze e purezz,e e si dimena a ricucire un poò con tutti – in primis con Diliberto e Salvi sempre estranei a coerenze e togliattamente anticapitalisti e governativi – prospettando una resa dei conti nel PRC e ammiccando a Vendola non in quanto prospwettiva ma come interlocutore istituzionale 8non a caso i pochi assessori in giuro x l’italia, puglia compresa, sono tutti grassiani)
    5) Gli inutili idioti che affollano questo e altri siti firmandosi con frasi titpo “saluti comunisti”, “hasta siempre” etc. sono l’acqua che consente agli sprovveduti ferreriano e ai grassiani di sopravvivere. I primi pensando che la rivoluzione non ammette accordicchi di governo, i secondi pensando che una Campese al governo porti i comunisti al protagosnismo istitutzionale. Tuto sbagliato, tutto pro correnti che da un 15 anni non prendono atto della inutilità e della ipocrisia di questi attori consumati.
    Per questo sostengo Vendola e pur riconoscendo, nonostante i tatticismi, una base di esattezza nelle analisi dei vari Burgio e Grassi non capisco la miopia di Claudio e Alberto che si ostinano a perseguire situazioni piccole piccole (perchè generate nello stagno del 3/4% complessivo rappresentato dalla sinistra radicale) e non si spingono con coraggio, insiem a Vendola nella sfida di essere anche determinanti e non più rappresentati nei governi e nelle scelte economiche e sociali. Il recupero di quel po di coraggio che ci fece rifiutare la bolognina basterbbe oggi a spezzare i riti e le liturgie note che instancabilmente anche nella fine del berlusconismo (personaggio non cultura) si stanno riproponendo.
    FERMATE TUTTO. CLAUDIO FAI SLATARE TUTTO. SEI UN COMUNISTA…NON ARRETRARE, NON CALCOLARE…FUORI DAL MINORITARISMO…X STOPPARE FERRERO NON TI INTRUPPARE CON DILIBERTO E SALVI….PER FAVORE SIAMO PIù AMBIZIOSI E SOPRATTUTTO CI CONOSCIAMO TUTTI, DILIBERTO E SALVI, BELLOTTI E PEGOLO, GIANNINI E MANTOVANI, FERRERO E NICOTRA…..CLAUDIO PENSACI, CON QUESTI PENSI DI RIDARCI SPERANZE NEL BREVE PERIODO?

    • TOTO scrive:

      DURO E CRUDO HA RAGIONE. Bastano le foto della festa di essere comunisti x capire della ns residualità.
      La sera con Maselli 15/20 persone (e se anche fossero state 40?)
      La sera con Cremaschi 35/400 persone (e sena che fossero state 80?)
      La sera con Diliberto 60/80 persone (e s eanche fossro state 120?)
      la sera con Agnoletto (la mitragliatrice di parole che non attacca più) 25/30 (qui siamo più precisi in quanto ci abbiamo partecipato) ( e se anche fossero stati 60?)

      • Alessandro Monti scrive:

        Non mi sembra che fossero a Milano o Roma! D’altra parte non era una Festa Nazionale di un partito bensì una festa di una “corrente” interna ad uno dei partiti che dovrà convergere in una nuova organizzazione.
        E penso che la FDS sia il primo passo per rappresentare un nuovo soggetto unico del mondo comunista residuale (come tu lo definisci e forse non totalmente a torto) ma ancora sufficientemente vitale per sapersi ri-fondare per ri-proporsi dopo solenni bastonature subite, anche da persone e partiti provenienti dalla vecchia casa comune.
        Ma qui vado fuori tema e mi fermo!
        Saluti residuali e sopravviventi!

    • carlo circolo Bianchini genova scrive:

      PER DURO E CRUDO,
      PIù che Duro e Crudo tu sei Duro di testa, e sei anche un volgare maleduca, sguaiato senza il coraggio di chiamarti per nome e cognome , e sotto lo schermo dell’anonimato , ti diletti ad insultare quelli che dovrebbero essere i tuoi compagni di viaggio, ma tu come tu stesso dichiari(chiamando “INUTILI IDIOTI” tutti quelli che non la pensano come te)ti qualifichi da solo per quello che sei, e non sei utile neanche A VENDOLA, perchè se i Vendoliani fossero gente come te, non sarebbero neanche da sentire, ma per furtuna i Vendoliani sono solo quelli che utilizzano gli “UTILI IDIOTI” come te, solo come manifesti sbagliati.
      io sono uno di quelli che tu chiami “inutili idioti” e quindi mi prendo il permesso, e rivendico il diritto di replicare anche sapendo benissimo che l’unica cosa che tu meriteresti sarebbe l’indifferenza, ma viene istintivo schiacciare gli insetti come te.
      cerca di argomentare(se sei capace) invece di insultare.

      • Giovanni scrive:

        Carlo guarda che tale toto e tale duro e crudo vagano da mesi su tutti i blog dicendo le stesse cose…..cosi come qualche altro….poveretti,ma come campate nella vita ora che la vecchia zuppa è terminata?

    • enzo bardo scrive:

      nudo e crudo, oltre che cafone, è anche un pò vile, se non ha il coraggio di metterci la faccia, pardon, il nome. Con lo stile da tifoso da bar si erge a Dio saccente e onniscente e dispensa giudizi a destra e a manca, senza porsi neanche per un istante l’interrogativo di dove lo porta Vendola. Mi ricorda quei fondamentalisti che fanno pellegrinaggi oceanici senza sapere perchè. Se un figuro come questo, superficiale, arrogante,di mentalità fascistoide dovesse essere l’alter ego di Vendola, non voglio avere a che fare nè con l’uno nè con l’altro.

    • MarioGC scrive:

      Chissà chi è questo stronzo che dice che stava al congresso di Chianciano. Forse era uno di quelli del “gruppo di destra” (visto dalla presidenza), quelli che facevano la corte al “delegato semplice Bertinotti” e che venivano intruppati e indottrinati da un certo “deputato europeo” che faceva come il maestrino con gli scolaretti. Quelli che entravano e uscivano continuamente dal capannone rendendo quasi impossibile la conta dei voti nelle varie occasioni, e giocando anche con i numeri per non far passare certe cose, come alcune delle richieste di noi della delegazione delle Federazioni estere, che avevamo il gravissimo torto, agli occhi di questi, di essere tutti e sei delle mozioni 1 e 3, azzerando completamente i vendoliani all’estero.
      Chissà se avrà il coraggio di firmarsi, ‘sto tipo… perfetto ed emblematico rappresentante della gentaglia che si è radunata intorno a Vendola, suo degno “Amato Leader”, del resto.
      Saluti orgogliosamente comunisti!, in culo a chi gli dispiace ;-)
      Mario Gabrielli Cossellu
      (già delegato per la Federazione del Benelux al congresso di Chianciano e portavoce al congresso stesso delle Federazioni estere del Partito)

    • Alessandro Monti scrive:

      Duro e …crudo (mah, sarà): cosa ti piacerebbe? Essere ancora più minoritario di ciò che ci consigli di essere e di fare?
      Qual’è il tuo mondo? A che titolo eri a Chianciano? Io non c’ero, sono un banale appassionato e voto comunista perchè ci credo.
      Ma tu che dici di esserci stato spiegaci cosa hai provato allora!
      Hai mollato tutto e hai preferito (liberissimo di averlo fatto) percorrere il sentiero vendoliano? Ognuno ha le proprie idee e io le rispetto.
      Ma la piccola differenza che dalle tue righe si evince è l tua assoluta mancanza di stile e di educazione.
      La tua boria da dio sceso in terra, il tuo considerarti depositario della verità.
      Sei un vecchio compagno deluso che ha buttato dietro le spalle i simboli che altri dici usino per portare acqua ai gruppi dirigenti attuali? Contento tu… io me li tengo stretti!
      insulti chi è contro accordi governativi e ti scagli contro chi li potrebbe cercare…facci capire meglio, ma cosa proponi? La Lega di sinistra di lotta e di governo?
      Ma anche la Lega (giusta o sbalgiata che sia) ha sue liturgie come ce l’ha qualsiasi partito o movimento identitario.
      A meno che tu non voglia riproporre una gestione settaria, il discorso qui cambia e di molto.
      Se è un approccio stalinista che tu proponi e riversi…
      Magari servirebbe in ottica rivoluzionaria, per portare un nuovo ordine, per azzerare…
      Peccato che siamo in democrazia (certo, non un sistema perfettissimo ma perfettibile se lo si vuole) e tale “regime” presuppone edeguati comportamenti.
      Percepisco livore dalle tue parole, sotto le offese gratuite superficiali c’è malessere e disagio.
      Contro chi? Contro Grassi che tu dici sosteneva Vendola e poi lo ha “tradito”?
      Beh, la politica è liquida e certo che se la finissimo di pugnalarci la schiena ognuno con l’altro magari sarebbe preferibile.
      Ferrero come chiunque su questa terra è criticabile, forse lui stesso mi sembra il primo a farlo continuamente su se stesso.
      Forse perchè pensa di essere UTILE e non necessario, al contrario di tanti che si credono necessari e unici….
      Sinceramente spero che tu continui a frequentare il blog, a scrivere e a confrontarti con tutti.
      Abbiamo di fronte periodi che possono rischiare di tornare bui se non stiamo uniti e controlliamo con cento paia d’occhi.
      Se poi sarà richiesto a FDS (o quel che ne verrà fuori) quali saranno i programmi futuri in caso ci vengano poste scelte da compiere, lo si vedrà.
      Scopo principale è il superamento del berlusconismo e dei suoi tristi derivati, quindi il ritorno in parlamento di forze che si dicano ancora comuniste (e che credono in tanti vecchi sim’boli che tu sembra denigri tanto).
      Si può e si deve avere un progetto, ma se avessi avuto la bontà di leggere questo e tanti alti post prima di questo ti sarai reso conto di quanto il dibattito è sofferto e lacerante.
      E di quanto il nucleo dirigente sia molto “osservato”.
      Anch’io posso dire che non mi riconosco tanto in Diliberto e in Salvi, non tanto per il loro sistema di anticapitalismo governativo quanto per lo scarno contributo che potranno dare nel futuro dove basarsi su nuove forme di rappresentanza e contatto comunicativo.
      Ma non per questo li denigro e li offendo in pubblico!
      Al piacere di leggerti nuovamente e “saluti comunisti” :)

  15. Matteo Andreani scrive:

    Concordo con Piero,anzi aggiungo ….. dopo le europpe(che in fondo visti i risultati delle regionali e gli attuali sondaggi andarono benino)si e’perso tanto troppo tempo inutilmente ….. ricoradate che a settembre del 09 il cartello tra Vendola-Psi-Verdi era praticamente fallito?bene molti scontenti “Vendoliani” si potevano corteggiare …. ma come? ancora come Prc? un anno e mezzo per fare(forse)la FdS!!!! ma che diavolo! ….. e cosa sara’ la FdS? …. per essere davvero qualcosa di nuovo dovrebbe funzionare cosi’,faccio un esempio …. il portavoce regionale della FdS dovra’ essere uno che conta di piu’ di quello del Prc e ecc.!sara’ cosi’? no! anche perche’ se il portavoce naz,reg,prov sara’ a rotazione significa che non cambiera’ nulla!se la FdS non prevedera’ che la durata del mandato di portavoce duri almeno 2anni e’ meglio starsene tutti a casa. altra questione fondamentale la FdS dovra’ unire …. ma chi? non c’e un soggetto politico che ha apprezzato questo progetto! e non e’ un dato che dovrebbe fare riflettere? …. poi l’atteggiamento nei confronti di Vendola(adesso vedrai quante ne diranno)concordo pienamente …. non si puo’ non appoggiarlo e creare dopo una “Sinistra Unita” …. solo che in puglia la FdS era in bicicletta con i Verdi …. fare “La Sinistra” con Sel no eh?!insomma concludendo ….. la FdS si faccia,si modifichi sostanzialmente il simbolo,(altrimenti e’ un mascherare l’unione Prc-Pdci) e soprattutto ci sia un impegno ….. dato che la FdS OGGETTIVAMENTE non nel giro dei prossimi anni non si allarghera’ a nessuno ….. non ci sia nessuna preclusione a nuovi “fatti”!che potrebbero esserci quando dalle prossime elezioni le sinistre (Sel sicuramente,la FdS probabilmente)torneranno in parlamento

  16. claudio grassi scrive:

    Per chi non lo avesse letto allego a questo mio commento un articolo pubblicato il primo agosto dal Manifesto. Si tratta di un pezzo scritto da Piero Di Siena presidente dell’ARS (Associazione per il rinnovamento della sinistra fondata da Aldo Tortorella). Siccome interloquisce con un mio articolo e con l’appello di cui tanto si è parlato in questo blog, mi sembrava utile farlo conoscere.

    UN’ALTERNATIVA PER L’EMERGENZA
    Piero Di Siena

    Alcuni giorni fa Claudio Grassi, in un articolo apparso sul manifesto, ha chiesto al giornale e all’Associazione per il Rinnovamento della Sinistra di farsi interpreti della proposta di una sorta di patto di unità d’azione a sinistra avanzata da un appello prima pubblicato da Liberazione e poi dal manifesto, e di cui noi stessi siamo stati tra i firmatari, e di farsi parte dirigente di un eventuale sviluppo di tale iniziativa a settembre.
    Nel ringraziare Grassi per il riconoscimento del lungo lavoro che l’Ars in più di un decennio ormai ha svolto per la ricostruzione di una sinistra insieme unita e plurale, nonché rinnovata nei principi e nelle pratiche politiche, vogliamo rassicurarlo che per quanto riguarda l’Associazione il suo appello non cadrà nel vuoto. Certamente nell’Ars, per il rilievo politico del compito che Grassi ci assegna, nessuno è in condizioni di assumere impegni senza un’ampia e approfondita discussione collettiva e senza una verifica di quali siano gli intenti del manifesto che insieme a noi è un destinatario di tale proposta. Ma in autunno questa discussione ci sarà e verranno esaminate con serietà le condizioni di praticabilità dell’obiettivo che Grassi dice di voler perseguire.
    Il nostro proponimento resta la costruzione di un nuovo soggetto politico della sinistra italiana, in netta soluzione di continuità non solo con le esperienze del Novecento, ma anche con quelle che si sono consumate nel corso del ventennio che è seguito alla fine del regime fondato sui partiti di massa. E tuttavia una convergenza di tutte le forze politiche di sinistra, sia pur limitatamente a un patto di un’unità d’azione, è naturalmente sempre meglio dell’attuale frantumazione e del senso d’impotenza che essa genera.
    La situazione del paese, dal punto di vista economico ma ancor più da quello politico, sembra essere alle soglie di una crisi traumatica dagli esiti incerti e oscuri. Pesa sull’Italia il fatto che alla crisi ormai conclamata di Berlusconi e della maggioranza che regge il suo governo stenta a emergere un’alternativa che, come ha scritto Asor Rosa di recente sul manifesto, sia all’altezza dell’”emergenza democratica” che attraversa il paese. La stanca riproposizione di governi di “larghe intese” come se fossimo a metà degli anni Novanta, ma anche dall’altra parte la frettolosa liquidazione di ogni ipotesi di governi di transizione al di fuori degli schieramenti finora esistenti, ci dicono che mancano risposte adeguate alla drammaticità della crisi politica e morale che investe le classi dirigenti oggi alla guida dell’Italia.
    Non mancano segnali di reazione, tutti forse non a caso collocati fuori dal campo d’azione dell’attuale opposizione parlamentare. Penso al grande risultato nella raccolta delle firme sul referendum sull’acqua pubblica, alle speranze e alle energie che la candidatura di Vendola a eventuali primarie di un centrosinistra rinnovato suscita, alla mobilitazione di amministrazioni locali e soggetti d’impresa della cosiddetta “altra economia” in vista di un appuntamento a Teano, a ottobre, nell’ambito delle celebrazioni per l’Unità d’Italia. Penso soprattutto alla grande resistenza che, soprattutto per merito della Fiom, gli operai della Fiat stanno opponendo al tentativo di Marchionne di utilizzare la riorganizzazione su scala globale della produzione di auto per schiantare nel nostro paese un sistema di relazioni industriali democraticamente fondato.
    Ora, in primo luogo, è necessario che una ritrovata unità d’azione a sinistra appaia innanzitutto come un contributo teso a irrobustire questi processi di partecipazione democratica, nuova linfa in un quadro reso asfittico dalla crisi della politica. Non è un risultato scontato, in un momento in cui la politica, anche quella della sinistra, in ampi strati di opinione pubblica è circondata da un discredito che non ha precedenti. In secondo luogo è necessario che questa ritrovata unità non sia la sola sommatoria di ciò che rimane delle forze politiche della sinistra e rappresenti il superamento delle loro divisioni, antiche e recenti, ma faccia perno su quelle iniziative unitarie che hanno dimostrato di saper porre in campo, oltre ogni logica di fazione, temi e questioni capaci di rimettere in sintonia l’azione della sinistra con il paese. Penso ancora alla mobilitazione per il referendum sull’acqua, a quella della Fiom per una legge di iniziativa popolare sulla democrazia sindacale, a quella per le energie rinnovabili e contro il ritorno al nucleare promossa da Alfiero Grandi, alle iniziative unitarie del tavolo per il lavoro presieduto da Alfonso Gianni, alla resistenza diffusa di scuola e università contro lo smantellamento di istruzione e ricerca.
    E’, secondo me, dalla messa in rete innanzitutto di queste iniziative e dei soggetti che le hanno promosse che può nascere il circolo virtuoso di relazioni e proposte capaci di dar vita a quella unità d’azione invocata da Grassi, a cui le forze politiche attuali e la stessa rete di associazioni politiche che hanno stabilito tra loro un coordinamento nazionale ormai da quasi un anno possono contribuire in modo proficuo. Le occasioni – dalla adesione alla manifestazione indetta dalla Fiom per ottobre all’avvio della discussione sulle prossime elezioni amministrative – per un nuovo capitolo a sinistra non mancano. Bisogna solo augurarsi che non le si lasci trascorrere invano.

    • Alessandro Monti scrive:

      Ulteriore rimarcamento dei propositi.
      Costruzione di un soggetto NUOVO che superi il moedello partito come lo fu sino all’esplosione (rivoluzione laica e quasi “bloodless”?) di tangentopoli.
      Ma qui il discorso verte sulla nostra capacità di superare anche le logiche del vecchio modo di fare partito.
      Quanti saranno disposti a giurare che non si giunga (fatte le debite proporzioni) a diatribe sanguinose su logiche spartitorie al centro ed in periferie?
      FDS ok a livello centrale, ma localmente come si farà?
      Un tot e RD e un tot a Pdci?
      O azzeramento delle cariche e andiamo a votazioni locali in parlamentini per designare chi saranno i “maggiorenti” locali?
      La questione non è tanto peregrina, giacchè rappresenterà anch’essa un banco di prova molto forte.
      Viene ricordata la triste sorte toccata a Sel ed ai Verdi giusto un anno fa.
      nelle parole e nell’ideale unirsi è meraviglioso, Ma unirsi significa perdere qualcosa di se’ a favore degli altri.
      Riusciremo ad essere più virtuosi dell’ideale che diciamo di rappresentare e propugnare?
      Per tornare ad un tema attuale, qui si rifa’ il comunismo o si muore!

  17. Piero scrive:

    caro claudio, tralasciando il documento di Salvi che solo in parte condivido, vorrei ringraziarti per le iniziative che sta mettendo in piedi una componente di un piccolo partito come essere comunisti dinanzi al vuoto più totale dell’iniziativa politica del PRC.

    la fase politica attuale necessita di molte riflessioni e le nostre stesse strategie politiche non debbano essere fossilizzate senza tener conto di quello che sta avvenendo.

    sulla federazione come sta partendo ho molti dubbi, molto ristretta e rischia di essere un soggetto sconfusionato, non un partito, non un’alleanza elettorale, non un coooridnamento di forze politiche alla sinsitra del PD etc e penso specialmente in perifieria sia faticoso mantenere dirigenti del PRC, del PDCI, qualcosa di salvi, patta etc e poi gli organismi della federazione..magari disconosciuti un giorno si e l’altro pure da qualche minoranza del prc del pdci etc…
    Io avrei preferito la riunificazione del due partiti comunisti, più patta e salvi in un soggetto (non federato) solido con gruppi dirigenti riconsciuti nazionalmente e localmente e poi questo partito unico con i suoi dirigenti soprattuto periferici pronto a dar luogo con ruoli chiari a coordinamenti, feferazioni di tutto ciò che fosse alla sinistra del pd sia nelle lotte sia nelle occasioni elettorali.

    a livello nazionale con l’attuale legge elettorale e con l’aucanbdidatura di vendola sarebbe assurdo attaccare vendola come moderato, come venduto, taditore o….e magari candidare ferrero….dopo gli ottimi i risultati avuti in campania..o dopo aver fatto votare loiero…bonino etc…

    il modello puglia sarebbe il migliore votare vendola alle primarie tipo la sinistra per vendola… per l’ipotetico accordo di goeverno se ne riparlerebbe a tempo debito ma intanto inisieremo a raccolgiere un po di consenso intorno ad una leaderscip vera…

  18. Peppe Cannella scrive:

    Scrivo dalla provincia di Ragusa.Non ho ancora letto il documento politico preparato per il Congresso costitutivo di FED ma diversi passaggi di Grassi mi sembrano “a pelle” condivisibili. PRIMA RIFLESSIONE. Costruire “processi” unitari e aggregativi è fondamentale e la FED è oggi uno strumento necessario e non rinviabile. Tante nostre “solitudini” nei territori chiedono unità e “innovazione”, i compagni chiedono di “andare” oltre, osare. Ragazzi e ragazze in provincia di Ragusa si sono avvicinati in questi ultimi mesi e “sperano” nella FEDERAZIONE DELLA SINISTRA: spesso non si considerano nè di Rifondazione, nè del PDCI ma DELLA FEDERAZIONE..Anche diversi compagni e amici non proprio giovanissimi sono “ritornati” e intendono iscriversi direttamente alla FED (le tessere sono arrivate in zona solo 15 gg fa circa..). SECONDA RIFLESSIONE. Vendola e SEL, le Fabbriche non vanno demonizzati:ci si confronta, sono compagni di viaggio con cui provare a dialogare. Non sono nemici e spesso sento “parlare” male (e con termini irrispettosi..) tra noi di questi compagni che fino a qualche mese fa erano iscritti o militanti del PRC: la cosa mi piace poco e liquidare ciò che Vendola prova a fare-dire con termine semplicistico “Vendolismo” non ci aiuta. Mi sembra una “corazza difensiva”! TERZA RIFLESSIONE: mi sembra altrettanto importare preparare il documento per il regolamento del Congresso della FED. Auspico che veda la luce presto anche perchè bisogna capire “come” e a “cosa” servirà fare parte della FED e quali “poteri-competenze” avrà effettivamente…
    Peppe Cannella (RAGUSA)

  19. Jaime scrive:

    Caro Claudio:
    tutto sembra – ancora una volta- imperniato sul terreno elettorale. Occorre però accumulare forze sociali; processo complesso, un lavoro da formiche, che va ben oltre la solita dichiarazione delle parole d’ordine per la lotta elettorale (“difesa della Costituzione, indipendenza della magistratura, difesa del contratto nazionale di lavoro, legge sul conflitto di interesse”)rendendo queste del tutto insufficienti. Urge intraprendere un sistematico lavoro di informazione, e di educazione e formazione politico-economica nel seno della base sociale, affinché questa comprenda la vera natura del sistema in cui viviamo; in altre parole, che si comprenda la sua struttura,la sua dinamica e la sua organizzazione, aspetti tutti profondamente cambiati con l’avvento della sua fase neoliberista di sviluppo. Solo un lavoro di questo tipo consentirà lo sviluppo di una massiva consapevolezza sulla realtà, condizione indispensabile perché sorgano – strada facendo-, le proposte più idonee di lotte di fronte all’enorme complessità dell’attuale e future situazioni. L’”intellettuale collettivo” va costruito mediante riunioni nei quartieri, nelle strade, nei bar, nelle piazze, nelle scuole, negli stabilimenti e creando mezzi di diffusione più ampia come le radioemittenti. Manca un lavoro di questo tipo e questa mancanza si è fatta sentire, per esempio, durante il convegno “FdS. Opinioni a confronto in vista del Congresso” avutosi questo venerdì presso la festa di Essere comunisti a Castell’Arquato, con il richiamo fatto da uno dei presenti: “venite alla base; venite a discutere con noi!”. La debacle capitata alla sinistra dopo la caduta del governo dell’Unione, è dovuta a questa mancanza; se coloro che creano la ricchezza noleggiando la loro forza lavoro votano la destra, è perché esiste questa mancanza; se i lavoratori si trovano divisi a subire l’offensivaa dei gestori ed agenti del capitale, è per questo stesso motivo; se le bandiere di lotta dei lavoratori puntano al ripristino delle condizioni di lavoro perse con il neoliberismo, è per codesta mancanza. Se, come è lecito temere, si va alle elezioni e la destra vince di nuovo, lo sarà per questa maledetta mancanza. In somma, Claudio, il vero problema per la sinistra in Italia (e non solo), non è solo la sua frammentazione, bensì la prepotente egemonia dei proprietari-gestori ed agenti del capitale.

    • fausto scrive:

      Caro Jaime
      ho letto la tua risposta all’intervento di Claudio Grassi e se non ho capito male tu reputi la informazione e la controinformazione come la sola “cosa” che possa riportare i vita la Sinistra Alternativa al capitalismo. Inoltre ,
      spero di non aver capito male , la colpa è dei ” proprietari e gestori dell’informazione “. Da che mondo è mondo l’informazione , parliamo dell’Italia , è sempre stata appannaggio dei padroni ( De Benedetti – la Repubblica compresi) e lil mondo del lavoro ha avuto voce in capitolo con la RAI ai tempi del PCI di Berlinguer . Oggi per ritornare a contare , visto che ci presentiamo alle competizioni elettorali , è necessario prendere i voti , non per prenderli , ma alla luce di un programma politico che deve andare nella direzione dei bisogni dei lavoratori ( tutti compresi ) delle famiglie , dei pensionati ( quelli e sono la massa con le pensioni da fame) della ricerca scientifica e del diritto ala pace nel rispetto dell’ambiente . Un programma del genere non è poca cosa soprattutto , come Tu sostieni , se supportato da una informazione/partecipazione alternative che la voglia di riscatto dei compagni , spero anche dei giovani , devi supportare e sostenere.
      Compagni in alto i cuori, al lavoro e alla lotta.

      • Jaime scrive:

        Ciao Fausto:

        Leggendo il tuo contributo mi sorge il dubbio che tu non abbia letto con attenzione il mio.
        Comunque, vediamo se posso essere più chiaro.
        Domanda: Qual’è l’odierna situazione della sinistra (comunista o non) sul piano politico nazionale e, inoltre, istituzionale?
        Risposta: è inesistente nel parlamento; pressoché lo stesso nelle vetrine della società, e cioè, nelle Tv, e molto debole nelle sporadiche iniziative pubbliche da essa organizzate.
        Domanda: Quali sono le cause di un processo regressivo così evidente?
        Risposta: l’abbandono, da anni a questa parte, dell’ideologia politica di sinistra anticapitalistica e della conseguente prassi. Abbandono di cui hanno sperimentato il maggiore danno le masse che creano la richezza sociale con la propria forza di lavoro, sia essa fisica che intellettuale.
        Aggiungo: l’elemento consolidante il potere della classe padronale, che chiamo gestori-proprietari ed agenti del capitale, è il suo dominio ideologico che viene esercitato attraverso una sistematica, quotidiana e martellante campagna di mistificazione del suo modello di esistenza, d’una parte, e dell’inevitabile processo di alienazione che esso comporta sui cervelli della gente, dall’altra; fenomeno che raggiunge l’apice della reificazione nella giungla del mercato. Ecco perché ritengo che la lotta politica ridotta ai traguardi che spetta ai sindacati di raggiungerli, siano del tutto insufficenti (e così si sono dimostrati).

        Questi fenomeni stanno alla base dell’allontanamento delle masse dai partiti di sinistra (comunisti e non). La comune frase: “sono tutti uguali”, lo riflette. A tutto questo ho chiamato “mancanza” nel mio messaggio a Grassi.
        Domanda: è necessaria l’unificazione dei due partiti comunisti, partendo della nascente Federazione della Sinistra?
        Risposta: dal punto di vista “soggettivo”, ciò dipende dai rispettivi iscritti; sono loro a deciderlo. Dal punto di vista “oggettivo”, una risposta l’ha appena data Fosco Giannini riportato da questo blog.
        Aggiungo: non solo Giannini avrà una visione sul tema specifico basata su solide considerazioni. Per me, il problema è un altro e abbastanza più complesso e ampio della ricongiunzione di due partiti comunisti in prospettiva, come mi pare di esserlo, elettorale.
        Anche se tale riunificazione si raggiungesse, occorre accumulare forze sociali; occorre attuare nel seno dei settori popolari una sistematica, quotidiana e martellante campagna (come vedi, l’antitesi di ciò che fa la classe egemonica) di de-mistificazione del sistema, vale a dire, consentire che tali settori arrivino a comprendere con nitidezza la struttura, la dinamica e l’organizzazione del sistema mercantile capitalista in cui viviamo (che ha mutato notevolmente col neoliberismo), partendo dai problemi locali per collegarli a quelli comunali, provinciali, regionali, nazionali e internazionali. Nessuno impedisce rivaltare quest’ordine. La cosa importante è ottenere una corretta visione di insieme. Non si tratta di una campagna di tipo “accademico” come potrebbe apparire, bensì scolastico, unendo la teoria alla pratica imposta quotidianamente dalla dinamica del capitale.
        Sono convinto che una campagna del genere darà frutti in grande numero e di preziata qualità. Forse non nel breve periodo, ma i risultati ci sarebbero. Tali frutti porranno domande ed esempi delle realtà vissute (per esempio, leggi ora il contributo di Carlo circolo Bianchini del 2-08 rivolto a Fosco Giannini) che stimoleranno la ricerca di riposte, e tali “frutti” proporranno soluzioni innovative di ogni genere, sicuramente più idonee alle nuove sfide che questa fase neoliberista del sistema imporrà. A Grassi ho scritto che bisogna creare l’”intellettuale collettivo”. Per me esso non è altro che la gente comune istruita, non più alienata, e disposta a partecipare – aportando idee ed azioni – alla costruzione del suo futuro. L’organizzazione per fare tutto ciò ci vuole, che si chiami “comunista”, “socialista”, “movimento (26-7; Tupac-Amaru; Zapatismo; Bolivarismo; Montoneros, ecc.)”, non è la questione centrale. Centrale è l’insieme dei contenuti che consentano le tattiche idonee per raggiungere i traguardi di breve, medio e lungo termine con lo scopo strategico di sostituire questo sistema.

  20. roberto scrive:

    riguardo a vendola non credo affatto che si muova per scompaginare il centro-sinistra è soltanto mosso dall’ambizione personale la stessa ambizione che l’ha portato a fare una scissione perchè non poteva fare il segretario di rifondazione comunista
    d’altra parte chi si muove praticamente in alleanza con veltroni come già accaduto in puglia non ha alcun interesse a scompaginare il quadro politico esistente
    vendola segue un suo percorso legittimo la federazione della sinistra segua il proprio sono d’accordo che non bisogna attaccare vendola qualunque cosa dica (anche se è lui a definirci reperti archeologici e altro ancora) ma sono altrettanto convinto che non possiamo fargli alcuno sconto sul piano politico perchè piaccia o no ci muoviamo nello stesso campo e l’eccessivo buonismo può diventare uno straordinario autogoal per la federazione della sinistra
    opure vuol dire che le primarie pugliesi dove la federazione della sinistra ha commesso l’errore di partecipare non hanno insegnato nulla
    a meno che a qualcuno non faccia piacere fare la ruota di scorta di vendola
    la federazione della sinistra nasce per ben altri obiettivi camminando con vendola se si può ma anche senza di lui se non ci sono le condizioni politiche di un cammino insieme
    francamente ad oggi le condizioni per un percorso politico comune non le vedo.

  21. Una sola parola compagno Claudio: BENE!

  22. Fumagalli Alfredo scrive:

    Perche porsi tanti questioni su Vendola.E il solo che ha responsabilità e come tale deve risolvere i problemi politici, in campo reale, che a lui si pongono.Non è certamente perfetto pero si da la pena sul piano locale di trovare soluzioni che lui pensa buone, soluzioni che, onestamente tutti devono ammettere, ricevono consensi dai cittadini in luogo ed altrove. La prassi politica non è una scienza esatta; la dialettica ci insegna che si puo anche sbagliare, ma cio che la differenzia del resto, sta nel fatto che un comunista deve sempre rimettersi in causa per correggersi per fare meglio in seguito. Allora compagni, diamo una mano a Nichi e smettiamola di comportarci con lui come se fosse un” nemico del popolo”. La mia impressione è che ogni componente della “vera sinistra” dimentichi che l’elaborazione di una linea politica non si ottiene in proclamazioni di purezza ideologica, ma nella pratica quotidiana della lotta di classe, che non esclude anche lotte che non sono sempre e solo “per il proletariato”. Penso che Vendola condividi con noi i principi fondamentali del marxismo, pero, per diffondere le nostre idee non bastano dichiarazioni professorali, dobbiamo rimboccarci le maniche ed allargare i nostri interventi nell’analisi della società, cosi come fa Vendola. Penso sinceramente che è un modo prammatico perche noi ritrovassimo la fiducia degli italiani.

  23. enzo bardo scrive:

    Incollo l’interessante articolo del segretario nazionale del partito, Ferrero, sulla fase politica e sociale attuale. Può interessare a qualcuno, al di là delle diatribe sul sesso degli angeli? La nascente FDS- non parlo delle fabbriche pugliesi, a costo di apparire “stupido e infantile”, come gentilmente Grassi definisce chiunque metta in discussione Vendola- è in grado o vuole aggredire frontalmente i massacratori sociali alla Marchionne, giustamente benedetto dal simbolo del capitalismo mondiale, Obama?

    Contro il golpe di Marchionne
    (da il manifesto del 31 luglio 2010)

    Quello che Marchionne sta tentando è un colpo di stato. Nell’’80 Romiti riprese il pieno controllo dello sfruttamento della forza lavoro all’interno delle regole date. Oggi Marchionne vuole cambiare le regole, tutte le regole. Il suo è un disegno costituente a tutto tondo.

    A livello dei rapporti sociali, dove l’impresa deve diventare una comunità combattente in cui vige il codice di guerra. Come in guerra ogni obiezione è una insubordinazione e come tale da punire con la fucilazione, cioè con il licenziamento. Non è prevista la democrazia in una pattuglia al fronte.

    A livello statale, perché la Costituzione italiana è fondata sul bilanciamento dei poteri e sul riconoscimento del valore positivo del diritto del lavoro, tutte cose incompatibili con lo “stato di eccezione” dato dalla “guerra” in corso. Lo stato non può essere sopra le parti ma deve schierarsi con l’impresa, che incarna lo spirito del tempo e non può certo essere imbrigliata da norme di responsabilità sociale.

    Il disegno di Marchionne – di cui non sfuggirà la sintonia con quello di Berlusconi – consiste dunque nella fuoriuscita dal modello sociale e istituzionale costruito dopo la seconda guerra mondiale. E non si dica che Marchionne è obbligato dalla situazione. L’azione di Marchionne lungi da essere una risposta all’accresciuta aggressività di altri produttori è una vera e propria azione di dumping sociale che non ha corrispettivi negli altri produttori europei. Sul mercato dell’auto la Fiat non è l’aggredita ma l’aggressore. Marchionne usa la crisi come “crisi costituente” per attuare il ridisegno dei rapporti sociali, delle regole contrattuali e del quadro costituzionale italiano. Un vero e proprio colpo di stato quindi che ha il suo punto di forza in tre elementi:

    In primo luogo nell’ignavia dei sindacati “complici”, che non so se sono venduti o regalati ma che un tempo venivano chiamati sindacati gialli. In secondo luogo nel fatto che larga parte del centrosinistra condivide l’idea che la globalizzazione sia un fenomeno oggettivo e che questo comporti un livellamento al ribasso dei diritti dei lavoratori. Basti pensare a cosa hanno detto Veltroni e Scalfari su Pomigliano. Una parte consistente di coloro che combattono Berlusconi, sono sostenitori di Marchionne, sono la sinistra confindustriale che tanti danni ha prodotto ai lavoratori. In terzo luogo Marchionne non fa che applicare in modo brutale ciò che è già previsto dai trattati europei, da Maastricht a Lisbona. Tutta la costruzione europea, prodotta in modo bipartisan da popolari, liberali e socialdemocratici, è basata sull’assolutizzazione della libera concorrenza, sulla centralità dell’impresa socialmente irresponsabile e sulla riduzione del lavoro a merce.

    Marchionne attua quindi un colpo di stato tirando le conseguenze logiche dell’ideologia neoliberista propagandata a piene mani dal centro destra e dal centro sinistra ed oggi largamente egemone nell’immaginario sociale.

    Questo attacco politico complessivo non può essere fermato solo sul terreno sindacale. Per questo occorre allargare il fronte, costruendo la manifestazione convocata dalla Fiom per il 16 ottobre come grande manifestazione di popolo contro le politiche del governo, della Fiat e dell’Unione Europea. Costruiamola da subito nei territori e nei luoghi di lavoro nella forma più unitaria e più larga possibile. Il secondo obiettivo non può che essere l’aggregazione, in questa battaglia fondamentale, di una sinistra unita autonoma ed indipendente dalla sinistra confindustriale, quella dei Veltroni, degli Scalfari.

  24. toto scrive:

    andreani, peralli…e poi nella migliore tradizione “saluti comunisti”….qualcuno – mi aspetto un fausto sorini o un Giannini – che chiude con hasta la vicrtoria e l’annuncio di un imminente campus su Lenin -.
    Compagno Burgio, compagno Grassi……forza. State pericolosamente fermi. Questi vs supporters sono il piombo nelle ali non di Vendola ma dei comunisti.
    Per loro il comunismo è iconografia, revival, religione.
    ATTENZIONE – il dovere di un comunista è prima di tutto dare risposte – MUOVERSI – . Questi idioti, di cui conosco personalmente la loro capacità relazionale prossima allo ZERO nel luogo in cui vivono – non rappresentano che loro stessi e le loro lugubrazioni. Attenzione caro Alberto e caro Claudio, fuori di noi vi aspettano con una risposta dirompente. Siccome NOI siamo più bravi e vogliamo riscattare gli ultimi dobbiamo governare x questo. Chi ha disegni di “nicchia”, minoritari, inutili è contro il COMUNISMO. Claudio è o no il momento di “spaccare tuto” cioè il momento di osare di rivoluzionare la tempistica e le modalità finora adottate da una sinistra tutto celebrazione e niente rappresentatività?
    Burgio ti ho avuto “professore” all’università – è o non è il momento del coraggio – vogliamo uscire dal togliattismo e annusare un po’ di gramscismo? Basta con le infinite discussioni sulle modalità burocratiche (se anche fosse giuista la FDS è indubbio che trattasi di impianto costruito in quanto si discute da tre anni – le cose hanno invece una oggettività che impone se giusta risposte immediate – non potete non ascoltare il popolo, e soprattutto non potete pretendere di rappresentare un popolo che non vi vota).
    Per favore claudio e alberto sparigliate, sparigliate liberatevi da un dibattito che vi vede ammoniti da ferrero, respinti da pegolo, avversati da giannini, ignorati da mantovani, derisi da barbarossa…..non vi apre che x un comunista ci sia qualcosa di più importatnte che non essere sviliti dagli andrisani di questo blog e dalle mummie di prc + pdci?

    • carlo circolo Bianchini genova scrive:

      PER TOTO.
      “ATTENZIONE – il dovere di un comunista è prima di tutto dare risposte – MUOVERSI”
      Mi scuso per la volgarità, ma a volte chiamare le cose col proprio nome aiuta a capire meglio.
      quanto ai scritto sopra nel virgolettato “ATTENZIONE etc.etc, finendo con l’invito a “MUOVERSI” a tutti i costi, vorrei ricordarti un adagio che pressappoco dice così”Quando c’è l’hai nel Cuolo, non moverti, perchè fai il gioco dell’avversario, di questo adagio, vuoi per insipienza vuoi per ingenuità negli ultimi anni non ne abbiamo tenuto conto e puoi aver visto quanto l’abbiamo preso nel C….lo.
      mi riscuso per il linguaggio triviale, ma spero che ti indurrà in futuro a riflettere, prima di pontificare teorie, e dispensare consigli.
      ciao e senza rancori.

  25. Franco scrive:

    Caro Grassi, siete deboli nelle proposte. Per esempio la questione delle delocalizazioni industriali è affrontata al solito modo. Non avete il coraggio di prendere posizioni chiare sulla politica economica. Per esempio non ve la sentite di dichiarare che chi sposta capitali all’estero per fare dumping deve essere bloccato. La crisi è così grave e diffusa che ci sarebbero le condizioni per sfidare il Partito democratico su proposte come il controllo dei movimenti di capitale. Ne parlano diversi intellettuali che in passato vi sono stati vicini, l’altro giorno ho sentito Brancaccio su SKY che ne parlava, è una cosa di cui si discute già, ma voi sembrate intenzionati a costruire le solite, vecchie, deboli piattaforme politiche. E’ questo il vero motivo per cui siete fragili. E di questo credo che siano responsabili tutte le attuali ‘fazioni’ comuniste e della sinistra alternativa. Saluti

  26. Enrico Scola scrive:

    giusto dire che il problema è la credibilità,i risultati non vengono non perchè si è andati a sinistra,ma perchè non si è credibili dopo il disatro del governo Prodi o in Campania di Bassolino,io ,per esempio, ho votato P.Ferrero alle regionali perchè ero certo che non sarebbe stato eletto nessuno!Se vi fosse stata la minima possibilità di eleggere R,Falivena ,vendoliano ed ex segretario della Federazione di Salerno non avrei votato visto il personaggio ed il rischio che sarebbe andato via come il suo sodale M.Cariello ex assessore provinciale delP.R.C.,vendoliano,subito passato al centrodestra!Credibilità ,ma anche prevalenza dei contenuti sugli schieramenti:pensi veramente sia possibile il giochetto suicida di una nuova coalizione con compromessi inaccettabili che ti porta in maggioranza(non al governo,in maggioranza),e poi ti tritura costringendoti a nuove abiure fino alla tua definitiva scomparsa,anche questo non sarebbe credibile e non prenderà voti,certo non il mio!Poi i traditori,Vendola,si trattano per tali o si è complici

  27. Laura S. scrive:

    Caro Claudio,

    perfettamente d’accordo con te, soprattutto sulla questione della credibilità. Lo vediamo tutti i giorni nella nostra isola, in quest’ultimo anno siamo usciti dall’isolamento e oltre ad avere un maggiore spazio sulla stampa riusciamo ad ottenere qualche risultato elettorale. Ovviamente il percorso è lungo e non mancano le difficoltà, ma credo che il lavoro costante e la nostra continua presenza nelle lotte del territorio stia pagando. Infine i rapporti con il PD stanno nel giusto equilibrio fra forze diverse che in alcuni casi possono lavorare insieme, resta invece difficile relazionarsi con alcune parti di SeL ma credo che questo non ci impedirà di riconoscere anche lì i compagni sinceri.

    Saluti comunisti,
    Laura

  28. Stefano Pieralli scrive:

    Cari/e compagni/e sostenitori della candidatura di Vendola alle primarie del centro sinistra, immagino non vi sarà sfuggita la partecipazione di Vendola alla 5 giorni di ” scuola partito” promossa da Veltroni nel forlivese, le sviolinate reciproche Veltroni Vendola sono state imbarazzanti, cosi imbarazzanti che on Fioroni ( ex margherita e veltroniano) si è sentito in dovere di prendere le distanze da una ipotesi di Vendola quale loro candidato alle primerie, ma si sa i giochi sono solo all’inizio. Giochi tutti interni al disastrato Pd in logica bipartititica ancor più che bipolare.
    L’operazione Veltroniana è chiara , portare il Pd a essere, in stile americano, un contenitore di varie anime o meglio lobby che volta per volta si affrontano attraverso le primarie e ne definiscono la leaderschip a garanzie delle lobby vincitrici. Vendola, sicuramente abbizioso e con una certa astuzia cerca di ritagliarsi uno spazio in questo processo, ma tutto ciò cosa centra con la sinistra, con i comunisti?
    Certi nostri dirigenti incapaci di produrre un moderno e concreto rilancio della sinistra ,figuriamoci di un progetto ” comunista” arrancano affannati e spesso si arrampicano sugli specchi
    rimane un’area di SEL, anchessa spiazzata da Vendola che potrebbe avvicinarsi alla FDS ( forse a queso miravano i firmatari l’appello per l’unità a sinistra), ma la nostra grave mancanza, che purtroppo, temo, non ci permetterà per molti anni ancora di avere un ruolo politico in quanto sinistra/comunista e quella di aver perso il filo politico/culturale del nostro progetto sociale7economico/culturle di trasformazione della società Non solo al nostro interno non vi sono più le energie necessarie ora mai mancano le competenze.
    Quando leggo di compagni/e che immaginano che la Candidatura di Vendola sia o possa essere un successo della sinistra , mi rendo conto del nostro totale fallimento. di non aver saputo offrire ai compagni/e gli strumenti indispensabili dell’analisi politica.
    Se la candidatura Vendola, come io ritengo, sarà una operazione funzionale ai progetti Veltroniamo invito le compagne e i compagni a riflettere non è sufficente venire da Rifondazione per rappresentare la sinistra la politica è ” mobile” e gli adattamenti di alcuni alle fasi politiche possono riservare amare sorprese

    Replica
    Matteo Andreani scrive:

    • Mattacchione scrive:

      Con il gradimento dell’A.D della proprietà dell’Herald Tribune,è stato nominato al vertice della redazione politica Stephan Pieralls.Giornalista di lungo corso,vanta un esperienza formidabile nel complesso scacchiere politico mediterraneo.Accreditato come il miglior analista(non ha mai sbaglato una previsione….del tempo)politico,gode di grande stima presso tutto i leader della diaspora PCI.In una nota,il suo primo direttore,oggi in forza all’Eco de la pajata,lo ricorda per il suo rigoroso metodo scientifico………scherzo ovviamente,ma almeno prima di scrivere non assumete sostanze psicotrope.

  29. Stefano Pieralli scrive:

    Carissimo compagno Grassi l’affermazione sulle alleanze a sinistra, mi pare logica, ma mi pare sia trattata in modo troppo sbrigativo e se mi consenti ” superficiale”.
    Possiamo considerare la candidatura di Vendola alle primarie, in evidende assonanza politica con l’idea di patito espressa da Veltroni,una azione a sinistra del PD? Io non credo prorio.
    In un quadro di forti mutamenti e ” adattamenti” politici- strategici
    ( vedi le operazioni di Fini nel pdl) forse sarebbe interessante soffermarsi ad analizzare più approfonditamente, non solo gli spazi politici a sinistra del pd, ma anche le mutazioni della cultura politica
    presenti nel nostro paese, allo scopo di rilanciare compiutamente una azione di lungo respiro.
    Vendola, mi pare abbia scelto di essere partecipe a una partita politica
    più interna al PD che alla ricostruzione di una sinistra unitaria a meno che, senza dichiararlo abbiate scelto di entrare ” quatti quatti” a fare una corrente di sinistra nel PD o perlomeno attraverso le primarie nell’area elettorale del PD.
    Certe analisi sbrigative certe posizioni farei fatica a spiegarmele in altro modo.Per carità in politica tutto è legittimo, ma non tutto è utile ,non tutto ha lo spessore politico all’altezza della situazione che viviamo.
    Trovo particolarmente triste leggere e ascoltare discorsi statici immobili incapaci di stare sugli avvenimenti mirati a cercare di esistere attraverso alleanze elettorali discorsi spesso non chiari con troppi sottointesi da dedurre.
    Da quando è iniziata “l’operazione” e il dibattito sulla FDS sono cambiate tantissime cose nel quadro politico e socioeconomico del paese
    Di tutto quello che è accaduto e sta accadendo nel nostro dibattito sono entrati solo Slogan poca analisi poche proposte.Vi sarà traccia di questo nel congresso FDS? o saranno solo contenitori e strategie elettorali?

  30. antonio piro scrive:

    Caro compagno Grassi, i comunisti e le cosiddette forze radicali non sono più credibili perchè si sono comportate come gli altri e non perchè sono divise.
    Qualè il posto che troverete, per collocare il simbolo dei comunisti,in quello del nuovo soggetto politico? Prenderete spunto dall’esperienze passate?

    Antonio Piro

  31. Roberto Iacovacci scrive:

    come al solito la querelle bertinocchiana il vertice decide la base territoriale esclusa poi ci si domanda dello stato confusionale dei 77 partiti Comunisti.
    Non era meglio lanciare l’IDEA, presentera il PROGETTO ai Circoli delle due formazioni Comuniste, alle associazioni che hanno aderito, con assemblee comuni, dei singoli Partiti, innescare il meccanismo della discussione, realizzare la FORMAZIONE che deve scendere in campo.
    Oggi avremmo oltre al censimento del Partito, la volontà dei Compagni, l’inversione delle decisioni calate dall’alto e forse avremmo potuto ricreare nelle assemblee quel sano metodo Democratico, Presentazione della proposta politica, Discussione, senza retropensieri, vincoli di subordinazione, Azione, dove TUTTI si devono sentire impegnati non più alla ricerca del sesso degli angeli, ma alla difesa e alla conoscenza del progetto approvato, minoranze e maggioranze non possono costituirsi permanente mente e bloccare il progetto altrimenti siamo onesti con noi stessi e andiamocene a casa, lasciamo crescere chi ha voglia di riportare il Comunismo in alto perchè noi se non siamo capaci di mettere da parte gli egocentrismi personali non siamo ne utili ne tantomeno indispensabili.
    Roberto Iacovacci

  32. mario scrive:

    Ma che FdS costruiamo? se ascoltando Diliberto alla direzione nazionale del PdCI afferma “Non voglio più ripetere una cosa come quella di Ferrero candidato in Campania mai più” e ascoltando le sue parole rimarcava questa cosa con severità!! ma come dovevamo allearsi con DeLuca? ecco cosa pensa Diliberto ad un nuovo centrosinistra… dove vogliamo andare…

  33. carlo circolo Bianchini genova scrive:

    Caro Claudio, ho letto l documento di Salvi, ed è un bel documento, anche le tue precisazione sciolgono ogni dubbio, anche a chi è come Tommaso per natura.
    Innanzi tutto nell’seconda ed ultima parte di questo post, non si può essere più chiari di come sei stato, hai chiarito definitivamente il fatto che il progetto di Vendola è altro rispetto alla FDS. E chiaro come dici tu che è inutile giocare a chi è più nemico di Vendola anche perché , si finisce per fare il suo giuoco, dopotutto è sempre pubblicità gratuita, altra cosa è distinguere passo dopo passo le cose che ci separano e di cui dobbiamo prendere le distanze, da quelle che invece si può fare sinergia e lotta comune, questo la dice chiara e chiude la partita, anche sulle illazioni dei pugnalatori, e delle fronde e tradimenti alle spalle dei fratelli.
    Il documento, sulla organizzazione del congresso della FDS mi vede d’accordo perché anche se non è quello che io volevo, è comunque un documento dignitoso ed un compromesso che può essere accettato da tutti, è chiaro che un contenitore che ha al suo interno diverse anime e culture, per definizione un può essere omogeneo, ma in questo momento, è accettabile, perché pur non essendo esclusivo di nessuna corrente include tutti, starà alla libera dialettica, ed alla capacità di costruire senso ed egemonia, per ognuna cultura, stabilire la direzione del FDS , quindi credo, che invece di piangere, sulla negata ed abbandonata(in parte) identità, sarà meglio dimostrare con la prassi e le analisi chi avrà più ragione , chi avrà più filo da tessere, secondo me in un contenitori dove il comunista, non è visto che un residuo del passato, ma ha pari dignità di altri, si potrebbe stabilire di fatto una sana concorrenza a chi produce di più idee. Perché nessuno può permettersi di vivere di rendita.
    È dura per me che ho (per tigna)l’immagine di Stalin sul telefonino come sfondo, accettare di vedere sparire il nome comunista, ma la Falce e Martello (speriamo) rimane , e non essendo tempi in cui ci possiamo permettere di arricciare il naso conviene accettare la sfida, vuol dire che sarà necessario, che i comunisti, in questa nuova formazione non si sciolgano ma anzi con lealtà e alla luce del sole, si organizzano in lobby/corrente/area e facciano sentire il proprio peso, e diano lealmente il proprio contributo, per tenere viva nel nuovo contenitore la tradizione ed il progetto comunista.
    Saluti rossi e buon lavoro

    • piero scrive:

      C’è la possibilità di fare egemonia???? Caro Carlo ti consiglio di leggere oltre al documento politico, che resta un documento come quello di Chianciano, lo statuto della FdS!

      • carlo circolo Bianchini genova scrive:

        PER PIERO E FRANCO.
        Nessuno puo essere più amareggiato di me, e per questo che o parlato Di “la sfida” da accettare perchè non possiamo congelarci, finchè ci saranno tempi migliori, non possiamo fare come “Lotta Comunista” o come certe sette che aspettano la “fine dei tempi” noi viviamo ora e dobbiamo misurarci qui è subito,non è, per conto mio una soluzione neanche Rizzo o Diliberto che data la loro storia personale di comunista conservano solo il nome, tanto meno seguire Ferrando,ed allora, c’è la possibilità di “fare Egemonia”? saremo una “tendenza culturale”? dipenderà da noi, da come sapremo influire, non possiamo sostenere come vedo in tutte le discussioni che la FDS è essenzialmente PRC+PDCI e poi avere paure di essere in minoranza, se le cose stanno davvero cosi non ci faremo mettere in minoranza, ma vigileremo, e poi l’ammissione “si può fare egemonia” è una implicita dichiarazione di debolezza e come riconoscere che essendo oggi deboli, dobbiamo congelarci per tempi migliori, o chiedere una speciale protezione come i PANDA, dal momento che io non credo che ci troviamo in una simile condizione, potremmo in un prossimo futoro(abbastanza breve) ritrovare quell’orgoglio che ci ha caratterizzato per tanto tempo.
        I tempi se non sono dei migliori per noi, non lo sono neanche per i padroni che dovranno, licenziare chiedere sempre nuovi sacrifici, mentre noi dovremmo solo ritrovare l’orgoglio di proporre un mondo migliore dell’attuale e vero che c’i manca il partito, ma se siamo convinti perchè non accettiamo la sfida e con il materiale e gli uomini che abbiamo non trasformiamo questa ondivaga organizzazione in partito vero? non possiamo chiederlo al cielo lo dobbiamo fare noi e se riteniano che l’attuale classe dirigente, non ha i titoli, ci sono gli strumenti(e se non ci sono bisogna costruirli) per diventare maggioranza,(dentro questo partito) perchè non possiamo pensare (se è vero che la FDS è costituita in maggioranza da comunisti)di trovare la forza e le idee per dire la nostra, noi diventerremmo”tendenza culturale (Caro Franco) solo se ci sciogliesimo in un contenitore più grande ad esempio il PD ma se la FDS e quella che abbiamo sempre detto c’è la possiamo fare, diventeremmo di fatto lo stesso “tentenza cultutare” se ci logorassimo da soli gli uni contro gli altri,rimproverandoci la purezza autoestinguendoci. chi ha soluzioni migliori e praticabili lo dica,saremo felici di seguirlo, io dico solo, di andare a vedere e magari scopriamo che il diavolo è meno brutto di come lo si dipinge.
        frateni saluti.

    • Franco scrive:

      cioè: diventiamo tendenza culturale.

      • Adriano1 scrive:

        caro Franco è inutile che continui a rimarcare sto’ fatto della tendenza culturale , se il comunismo non riesce a farsi efficace forza politica non è colpa né di carlo , né mia e né tua , o forse lo è di tutti noi.
        Non basta dire “viva il comunismo” se poi non sappiamo dire altro che “il movimento che abolisce lo stato di cose presente” , e non sappiamo far balenare ad un giovane un’affascinate visione alternativa del mondo ( che poi è quello che intendo per egemonia ).
        Il fatto è che il PRC è paradossalmente un partito comunista , MA NON ANTICAPITALISTA !
        Il nostro “comunismo” è tutto svolto nell’ambito della democrazia rappresentativa , che marx definiva una gran buffonata.
        Se siamo poco comunisti è perché la cultura comunista è in forte crisi e quindi , per me ti dico : comunismo come tendenza culturale ?
        MAGARI !!!!

        ciao ciao

  34. Toni scrive:

    La solita minestra per avvicinarsi a Vendola e scoraggiare l’unione delle forze comuniste in Italia. Ormai è chiaro che la FdS è una sorta di nuovo arcobaleno che ha poco a che fare con lo superamento del sistema in cui viviamo. Un nuovo tentativo, dopo quello vendoliano, di cancellare l’ideologia marxista dalla politica per rimpiazzarla con un involucro vuoto e poco definito. Tanto si sà come andrà a finire, la storia è piena di esempi del vizioso circolo della moderazione. Triste però che questa azione oggi viene fatta da persone che si richiamano ancora al comunismo.

  35. ugo aldrovandi scrive:

    CARO GRASSI , STO OSSERVANDO CON INTERESSE QUESTA –COSA– , SE PUOI RISPONDERE A UNA DOMANDA NON PRESUPPONENTE , MA CHE VUOL DIRE -SUPERAMENTO DEL CAPITALISMO– CHE SISTEMA LO SOSTITUIREBBE ???
    HO LA TUA ETA’ E VERAMENTE SONO CURIOSO DI SAPERE IN TEMPO STO MISTERO.
    SALUTI UGO ALDROVANDI

    • carlo circolo Bianchini genova scrive:

      PER UGO ALDROVANDI.
      La domanda con cosa sustituiresti attuale sistema capitalistico????, per come è formulata non ammette risposta, perchè l’ammicamento che non è possibile e vantagioso, cambiare questo sistema è evidente nella domanda stessa, hai dato per scontato che non può essere sostituita dal socialismo, allora dovresti precisare meglio la domanda, e dire a quale capitalismo ti riferisci, perchè il capitalismo, non è una statua, un monolito, una filosofia a cui poter fare riferimento certo. il capitalismo come lo vedo io e credo anche tu, è un mostro a molte teste, è versatile,e capace di cambiare abito in funzione del luogo e delle forze che incontra , il capitalismo è un cane arrabbiato che la sua ferocia è direttamente proporzionale alla debolezza del suo nemico,e inversamente proporzionale alla forza che ha davanti, insomma è forte con i deboli ma è debole con i forti, ad esempio, è sempre capitalismo, ma nei paesi in via di sviluppo si presenta con la faccia feroce, come capitalismo selvaggio, non ha problemi morali quando sfrutta i banbini nelle miniere o a fabricare scarpe,tipo la NIKE ,salvo (dopo avere sfruttato i bambini nel terzo mondo) presentarsi nel proprio paese con pubblicità avanzate sui diritti civili ammiccando anche a’omosessualità. ma c’è anche un capitalismo dal volto umano, quello dell’europa del Welfare, e dei diritti, quel tipo di capitalismo non è per sempre e non è esportabile, perchè è il prodotto della contesa con il comunismo, la prova ne è che quella europa, del WELFARE e DEI DIRITTI, nella misura in cui il comunismo non le fa più da contr’altare e paura, si sta trasformando in capitalismo selvaggio, in Darwinismo sociale, nella legge del più forte, vedi, la risposta a te sembrava impossibile, ma se l’avessi fatta a me ti avrei risposto che al posto del capitalismo presente dei MARCHIONNI e di Pomigliano per interderci preferirei, il capitalismo del favoloso trentennio anno 50 anni 80, ma questo capitalismo era il prodotto, della presenza di un forte partito comunista, CHE GLI MORDEVA i talloni, il capitalismo non ha virtu proprie, e se non è incalzato e minacciato alla estinzione non sa essere generoso come le cronache di questi giorni ci dicono, quindi prima ritroviamo l’orgoglio pertuto prima staremo meglio. non volevo essere polemico, ma non sopporto chi sputa nel piatto che ha mangiato, ciao,Carlo.

  36. Alessandro Monti scrive:

    Prima leggo il documento (domani è sabato e di mattina col fresco me lo gusterò con un buon caffè).
    Dalle premesse mi sembra di incontrare i temi salienti che hanno caratterizzatto gli ultimi scambi sul tuo blog.
    Specialmente i distinguo alla fine dell’introduzione qui sopra, a proposito di Vendola.
    Il nocciolo è evidenziato.
    A dopo e buona notte a tutti!

  37. massimo scrive:

    Caro compagbo Grassi il tuo intervento mi è molto piaciuto, ma purtroppo i distingue e le offese e sopp la supponenza di certi dirigenti della sinistra mi danno un fastidio e credo che sarà difficilissimo nel breve tempo di poter unire chi non si vuole unire.

    Massimo PRC Milano

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