1960: la rivolta di una generazione

Lauro Farioli, operaio di 22 anni, orfano di padre, sposato e padre di un bambino; Ovidio Franchi, operaio di 19 anni, il più giovane dei caduti; Emilio Reverberi, operaio di 39 anni, partigiano nella 144a Brigata Garibaldi; Marino Serri, pastore di 41 anni, partigiano, primo di 6 fratelli; Afro Tondelli, 36 anni, operaio, partigiano della 76a Sap, quinto di otto fratelli. Sono nomi diventati familiari a milioni di compagne e compagni che in questi decenni, alle manifestazioni, hanno cantato la bellissima canzone di Fausto Amodei, “Per i morti di Reggio Emilia”. Morti a Reggio Emilia, appunto, nella piazza che oggi si chiama ”Martiri 7 luglio”. Assassinati nell’estate di 50 anni fa dal piombo delle “forze dell’ordine” del governo Tambroni. Erano in piazza a manifestare contro la repressione che si era scatenata in tutto il Paese, con morti e feriti, dopo che la mobilitazione a Genova era riuscita ad impedire che in quella città – medaglia d’oro della Resistenza – si tenesse il congresso del Msi. Una nuova generazione, quella delle magliette a strisce, aveva riempito le strade e le piazze di tutta Italia. In continuità con quella precedente che aveva fatto la Resistenza, si mobilitò contro un governo – il governo Tambroni – che era nato nel marzo del 1960 con l’appoggio decisivo del Msi.  Ad appena 15 anni dalla sconfitta del fascismo e dalla cacciata dei tedeschi, questa generazione riteneva giustamente inaccettabile che un partito guidato da Almirante, fucilatore di partigiani, venisse accreditato come un partito democratico.

Inoltre, la richiesta di svolgere il congresso a Genova, venne ritenuta, giustamente, una provocazione. La mobilitazione di quelle giornate, dei ragazzi con le magliette a strisce, sostenuta fortemente dal Pci e dalla Cgil, cercarono di fermarla con repressione brutale. Ci furono morti, feriti, numerosi arresti, ma il governo e i padroni persero. Dopo pochi giorni Tambroni cadde e si avviò la stagione del governo di centro sinistra. Si stavano aprendo scenari nuovi. Dopo la sconfitta operaia degli anni 50, sbocciavano i germogli di una ripresa della lotta. La grande vertenza degli elettromeccanici tra il 1960 e il 1961 e le proteste a Torino di Piazza Statuto del 1962 erano i primi episodi di fermento che sarebbero poi culminati nelle lotte del ’68 e ’69. Una nuova generazione, quella delle magliette a strisce, e una nuova classe operaia, l’operaio massa della nuova fabbrica fordista che sostituiva l’operaio specializzato, furono il cuore pulsante di quella stagione. Quel ciclo di lotte si è concluso con la sconfitta dei 35 giorni alla Fiat del 1980. Da allora l’offensiva politica, sociale, culturale è passata nelle mani delle classi dominanti.
Non dobbiamo essere pessimisti. Così come dopo gli anni bui dei reparti confino, di Scelba e Tambroni, una nuova generazione è scesa in campo e un nuovo ciclo di lotte ha “spinto in avanti la ruota della storia”, così avverrà oggi. Le contraddizioni di questo sistema, che la crisi economica in corso rende evidentissime, produrranno inevitabilmente lotte e nuove forme di mobilitazione e protesta. Il risultato sorprendente del “no“ a Pomigliano, ma anche le numerose manifestazioni di tutti i tipi che ci sono state nel nostro Paese in questi ultimi mesi, dimostrano che l’Italia non è un Paese pacificato. La generazione stupidamente definita dei “bamboccioni” in realtà sta provando, attraverso forme completamente nuove, in particolare con l’uso di quello strumento straordinario che è la rete, ad organizzarsi. Sta a noi, forze che a sinistra non hanno rinunciato a ritenere che le idee di trasformazione che hanno animato il movimento operaio in questi due secoli fossero fondate, ricostruire un soggetto politico che possa essere utile a questo scopo e attrattivo per questi soggetti che si affacciano oggi alla politica e che vorrebbero “abolire lo stato di cose presente”. Tocca a noi ridare credibilità alle parole che per tantissimo tempo hanno significato cambiamento, riscatto per le classi subalterne: Sinistra, Comunismo. In questi anni non lo abbiamo fatto e, anche per questo, queste parole, per molti giovani, non sono credibili e attrattive. Troppo spesso i nostri comportamenti sono andati nella direzione opposta a quella dichiarata. Non si tratta di ritornare al passato. Tuttavia, pensando a quei tempi e a quegli episodi (a partire dai fatti del luglio 1960, che in questi giorni ricordiamo con iniziative in tutta Italia), non possiamo non riflettere sul fatto che la politica della sinistra allora vivesse principalmente di valori e ideali e che chi si impegnava in quel progetto non lo faceva per diventare consigliere, assessore o parlamentare, ma perché ci credeva. Dobbiamo ritrovare quella passione, quella tensione ideale, quella solidarietà interna. Altrimenti la ruota della storia tornerà a girare, ma questa volta senza di noi.

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20 Commenti a “1960: la rivolta di una generazione”

  1. Matteo Andreani scrive:

    Ma non si doveva commentare il post sui fatti di Reggio? ….. mah! Allora vado fuori argomento e faccio un po’ coniderazioni che mi auguro commenterete(nel merito) A caserta quasi un anno fa’ ci fu una assemblea dove al centro c’erano 10 punti fondamentali per rilanciare il Prc …. a che punto stiamo? Conferenza di organizzazione tra maggio e aprile 2010 …che fine ha fatto? Costuzione di case sociali? (i gap non dovevano essere in tutte le grandi metropoli?) Gruppi di lavoro misto tra tesoreria,organizzazione e comunicazione per un utilizzo sistematico della rete? …… importantissimo … che fine ha fatto? iniziativa specifica sul tema dell immigrazione(sarebbe il caso di farla anche su altri temi,lavoro e ambiente da fare a padova o bergamo,niente da fare? Sperimentazione del tesseramento tramite RID? troppo difficile? …. insomma tutte ottime cose,che effetivamente fatte bene,rilanciarebbero davvero il Prc … perche’ non si fanno? … anzi di piu’ perche parallelamente non si elaboranno 10 punti per (ri)lanciare davvero la Federazione della Sinistra? … qualche idea,proposta?

  2. MarioGC scrive:

    Benissimo. Quindi non importa se siamo comunisti. Poi “manca l’analisi e poi, nun c’ho l’elmetto”. Il fatto che essere comunisti vuol dire essere e lavorare per un sistema diverso da quello attuale e per costruire il socialismo – attraverso l’autoorganizzazione dei lavoratori, l’economia sociale, la cooperazione, l’opposizione radicale alle logiche del capitale, della competizione, della crescita e dello sfruttamento, eccetera -, tutto questo, è solo “un feticcio”. Dobbiamo “cercare un cambiamento”. Non abbiamo idea di quale sia, tale cambiamento, evidentemente. Quindi non conta nulla da che parte stare, se con il capitale o i padroni, o contro il capitale e contro i padroni. Anzi, se si dice le cose come stanno, si fanno “semplificazioni rozze”. Invece, dire che agli operai “frega poco se siamo comunisti o no”, è un’analisi di mirabile e sopraffina complessità.

    Benissimo. Quindi, siccome “la gente” non capisce e non gliene frega nulla, che ci stiamo a fare? Mi domando, se siamo a questo punto, perché non andiamo tutti a confluire nel Pd, a fare entrismo di corrente “tendenza culturale”? O direttamente con il berlusca, che lui sì che la conosce e la capisce “la gente”? Perché continuiamo a prendere in giro i pochi o molti compagni che ancora e sempre pensano che questa merda di situazione non va “migliorata”, ma cambiata radicalmente e superata? Agitando bandierine ma poi non vedendo l’ora di fare le belle ammucchiate con chi poi manco ci calcola e ci considera, a fare la figura dei morti di fame che non credono neppure in se stessi e hanno bisogno del posticino che gli possano dare gli altri?

    Comunque, abbiamo voglia qui a chiacchierare. Peccato che alla fine contano i fatti. Se gli operai e tantissimi lavoratori ne abbiamo piene le sfere di tante chiacchiere e non vediamo un minimo di fatti da comunisti, ma non da falcettina e martellino per i gonzi, ma sul serio, allora non c’è niente da meravigliarsi di non volerne sapere più nulla e di pensare che i “comunisti” sono uguali a tutti gli altri. Anzi, se mai più fastidiosi, perché chiacchierano tanto e poi fanno come gli altri. Prima eravamo “diversi”, ma veramente. Ma da quando abbiamo, anzi hanno, cominciato a toccare potere e poltrone, buonanotte. Adesso però non abbiamo (hanno) neanche quelli, eppure continuiamo (continuano) a ragionare come se ci fossero ancora. Per cui dalla tragedia siamo passati in pieno alla farsa.

    Ma del resto, quelli che pensiamo così siamo “freno a mano tirato”. Come diceva qualcuno, a suo tempo, del “piombo nelle ali”. La colpa è sempre degli altri. Non della propria incapacità ad essere coerenti con quello che si dice, e a convincere con un minimo di argomenti decenti e comportamenti conseguenti persino i propri compagni (e figuriamoci gli altri).

    Ma va bene, va bene. Avanti tutta verso i grandi successi del 2013, con Sel, con l’Idv, col Pd, con l’Udc, con i finiani… Mica siamo settari, noi! Anzi, già l’anno prossimo ci sono di nuovo elezioni amministrative. Wow, che fremito.

    • GG scrive:

      In che rapporto sono i comunisti con i proletari in genere?
      I comunisti non sono un partito particolare di fronte agli altri partiti operai.
      I comunisti non hanno interessi distinti dagli interessi di tutto il proletariato.
      I comunisti non pongono princìpi speciali sui quali vogliano modellare il movimento proletario.
      I comunisti si distinguono dagli altri partiti proletari solo per il fatto che da una parte essi mettono in rilievo e fanno valere gli interessi comuni, indipendenti dalla nazionalità, dell’intero proletariato, nelle varie lotte nazionali dei proletari; e dall’altra per il fatto che sostengono costantemente l’interesse del movimento complessivo, attraverso i vari stadi di sviluppo percorsi dalla lotta fra proletariato e borghesia.

    • Adriano1 scrive:

      Caro Mario , ora che ti sei sfogato continuo il discorso…

      Tu come tanti nel partito confondete l’essere incazzati con l’essere comunisti , come se bastasse dirsi comunisti per far progredire la società verso il comunismo.
      Ora io non dubito che tu desideri una svolta comunista , ma oggi dire semplicemente che si vuole il comunismo è cosa buona e giusta ma non sposta di un millimetro i rapporti di forza.
      Quello per cui io sono incazzato invece è che un partito che si dice comunista NON RIESCE A FARE UNA CAZZO DI PROPOSTA DI CAMBIAMENTO !

      Ora tu , francamente , pensi che si possa andare dagli operai e dirgli “ci vuole il comunismo” ?
      Pensi che ti ascolterebbero ? Direbbero “oh, finalmente” ?
      Oppure alzerebbero gli occhi al cielo e direbbero “ecco un altro matto” ?
      Forse sarebbe molto più utile proporgli un’analisi della situazione e una proposta comprensibile e fattibile di cambiamento , qualcosa che non sia solo una parola , anche se bella come “comunismo” , ma qualcosa che abbia una logica e possa darli una speranza , e che magari tra gli effetti secondari abbia anche quello di accorciare la strada verso il comunismo.

      Quale può essere l’analisi ?
      Secondo me il primo punto è fargli capire che il capitalismo non è l’unico sistema economico possibile ma per dimostrarglielo io non andrei a parlargli di utopiche società del futuro , anche se sia io e te verso quelle guardiamo , io lo farei riflettere su cose più vicine per lui più comprensibili e convincenti.
      Per esempio lo inviterei a riflettere che nei “trenta gloriosi” , dal 1945 al 1975 , il famoso boom economico non si è verificato per caso ma a seguito di certe politiche cosidette “keynesiane” spinte dai lavoratori che hanno cercato di moderare il predominio del denaro sulla società.
      In quei tempi , con le politiche d’intervento statale , ci si è avvicinati ad una svolta radicale più di quanto sembrasse e , innanzitutto , si dimostrò che si poteva anche fare a meno dei capitalisti.
      Il welfare ce lo siamo fatto fregare , ma non era solo assistenza , era qualcosa di più , voglio dire con questo che non esiste solo l’URSS come nostro riferimento, il movimento dei lavoratori ha fatto cose importanti anche da noi che andrebbero valutate più profondamente.

      Ora cosa proporre ?
      Non mi dilungo ma sicuramente l’unica strada seria e percorribile , che può essere spiegata alle masse , è la riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario.
      C’è un el libro di Mazzetti “quel pande da spartire” che se non l’hai letto ti invito a farlo.
      Ma questa è un’altra storia….

      ciao ciao

    • Mario Guastafeste scrive:

      Parole “sante” caro MarioGC,

      non capisco proprio perché gente come Pomigliano Forever (ma anche Grassi a questo punto, insieme ai vendoliani rimasti) non se vanno con Sinistra e Libertà!! evitandoci a noi tutti dibattiti e parole parole e ancora parole su cose e temi veramente inutili…CONTENITORI E ALLEANZE non se ne può piu!! purtroppo dentro al PRC tra i nostri dirigenti a partire proprio da Grassi, mi sembra che la priorità ruoti tutta attorno alla soluzione organizzativa più corretta da assumere (prima federazione della sinistra poi a tutta birra verso Vendola e soci), rispetto invece alla prospettiva politica da abbracciare. Su questo punto il dibattito dentro al PRC è veramente meschino: da una parte si manifestano posizioni socialdemocratiche-sinistrorse che mirano diciamocelo chiaramente al superamento e alla liquidazione dell’esperienza del PRC (DOPO IL CONGRESSO DI CHIANCIANO HANNO CAPITO E NON SONO STUPIDI CHE IL TORO OVVERO I MILITANTI PER LE CORNA NON LO POSSONO PRENDERE, QUINDI HANNO CAMBIATO STRATEGIA LASCERANNO SPEGNERE LENTAMENTE IL PRC DENTRO LA FEDERAZIONE DELLA SINISTRA), dall’altra parte, dalle parti di quello che resta dell’Ernesto dei rimasugli del PdCI e compagnia cantante, della strategia di un partito comunista non se ne parla proprio, ovvero si lanciano alcune parole d’ordine relative a battaglie del presente (sacrosante, sia ben chiaro), ma si rimane sul generico circa la prospettiva di lungo periodo, circa il riempire di contenuti valoriali l’essere comunisti. Insomma in generale (non nel tuo caso caro MarioGC dove hai spiegato molto bene perché ci diciamo comunisti oggi) a volte si parla di comunismo astratto, ma non di partito comunista e di identità comunista oggi nel 2010! Tutto questo perché si ha paura di dividerci, come se l’unità a prescindere fosse comunque un valore da perseguire a tutti i costi (altrimenti ti affibbiano il marchio di “settario” solo che in base a questa logica si dovrebbe imbarcare chiunque, basta condividere alcune istanze di massima,tipo l’antiberlusconismo, un generico antifascismo e via… e infatti dal 2008 si sono visti i risultati). Insomma per parlare di partito e di una sua possibile organizzazione, oggi è necessario riprendere la discussione sui grandi temi del movimento comunista del ‘900 sulle sue prospettive, e sull’utilità oggi di un partito comunista e anticapitalista senza settarismi e senza depositari del “verbo della verità” tipo Ferrando tanto per dirne uno, ma anche senza paura di dividerci, perché quanto si perde in estensione lo si guadagna in intensione e sicuramente la qualità fa anche riacquisire secondo me dimensione e quantità!!

      Saluti.

  3. Pomigliano forever scrive:

    Tu ancora non hai capito,caro Mario, che la maggior parte della gente che non mastica politica non sa neppure la differenza tra noi e sel anzi il fatto che siamo divisi neppure lo capisce.
    Ma ti pare che tutti i nostri elettori siano comunisti??
    Io vivo tra la gente,perchè lavoro tra la gente tanti nostri ex elettori che fino al 2006 votavano Prc (nel 2006 abbiamo preso il 7,4% al senato) adesso votano di pietro o lega.
    A questi che cazzo gliene importa se siamo comunisti o no??
    La gente e i lavoratori vorrebbero un partito che li rappresenti a prescindere se è o se non è comunista altrimenti è inspiegabile il voto di molti nostri ex elettori a di pietro o lega.

    Comunque siete tutti invitati a Pomigliano per l’incontro dei lavoratori con Ferrero e Rinaldini dell’8 Luglio.

    Ps:Nei territori che si faccia una grande mea culpa per come è stato gestito il partito in quanto nei territori la faccia la mettiamo noi e non di certo i dirigenti nazionali che tra l’altro vengono scelti da noi iscritti

    • Adriano1 scrive:

      Concordo , oltretutto dirsi comunisti , così senza specificazioni , senza un’analisi , senza un progetto è quanto di meno comunista possa esistere.
      E’ vero che agli operai frega poco che siamo comunisti o no , ma secondo me dipende dal fatto che noi comunisti lo siamo solo di nome.
      Se fossimo veramente comunisti ci spremeremmo le memingi per trovare la strada verso un cambiamento invece usiamo la parola comunismo così come un feticcio.
      Dire poi che SEL è con i padroni mi sembra una semplificazione veramente rozza.
      E dire che io quando mi ci metto sono abbastanza rozzo….

  4. MarioGC scrive:

    Qui scrivi:

    Sta a noi, forze che a sinistra non hanno rinunciato a ritenere che le idee di trasformazione che hanno animato il movimento operaio in questi due secoli fossero fondate, ricostruire un soggetto politico che possa essere utile a questo scopo e attrattivo per questi soggetti che si affacciano oggi alla politica e che vorrebbero “abolire lo stato di cose presente”. Tocca a noi ridare credibilità alle parole che per tantissimo tempo hanno significato cambiamento, riscatto per le classi subalterne: Sinistra, Comunismo.

    Benissimo.
    Nel post precedente, invece, parli di “unità d’azione con Sel”, cioé con persone (in particolare lo sputtanatissimo ceto politico che li dirige) che hanno da tempo e platealmente rinnegato ogni idea di “abolire lo stato di cose presente” e a cui fa schifo tutto ciò che ha a che vedere con il Comunismo. E che si dedicano ad inseguire il berlusconismo sul suo terreno (con il leaderismo e il personalismo) e sognano di scalare la fintosinistra moderatissima (leggasi completamente venduta ai padroni) con le “primarie” e robe del genere.
    “Unità d’azione”, non magari convergenza tattica, alleanza contingente, no no. “Unità d’azione”. Nientepopodimenoche.
    Non ci vedi nessunisssima leggerissima contraddizione con le belle parole che scrivi qui, caro Grassi?
    O per te va tutto bene così, tra un funambolismo e l’altro, un colpo al cerchio e uno alla botte, un bel discorsetto qua e là per tener buoni i compagni ma nel frattempo barra dritta verso l’ennesima ammucchiata pseudosinistrorsa?
    Non ti sfiora il dubbio che, dagli e dagli, sempre più compagni si siano strarotti di tante belle parole e di prese per il culo, con i fatti che vanno in tutt’altra direzione? E per quello mollano il partito e neanche lo votano più?

    • GG scrive:

      Caro MarioGC, a me pare che molti compagni smettano di sostenere il partito perché lo vedono tagliato fuori dal dibattito politico nazionale, incapace di dialogare con le forze più vicine e rilevanti (a partire da SEL) e impelagato in discussioni autoreferenziali anziché in una proposta e offensiva politica che incida sul quadro generale della sinistra e del paese.

      La gente capisce che per noi SEL e il PD sono nemici tanto quanto PDL e Lega Nord, e ci prende a pernacchie.

      • MarioGC scrive:

        Eh sì, sarà per quello sicuro! Perché non si vedono in televisione le belle facce dei nostri meravigliosi dirigenti, eggià! È quello il problema.
        Certo che per noi SEL e il PD sono nemici tanto quanto PDL e Lega Nord. Per noi comunisti sono nemici perché sono tutti dalla stessa parte, dalla parte del capitale, del padrone e del loro sistema: sono contrari o hanno rinunciato a cambiarlo, il sistema, e tutt’al più lo vogliono “migliorare”. Con i miglioramenti che abbiamo visto in questi ultimi trent’anni, praticamente, dove ogni volta che si sente dire “riforme”, vuol dire peggioramento delle condizioni per i lavoratori e miglioramento… per chi? Per i PADRONI e i loro servi e lacché. E allora che differenza vera c’è fra tutti questi? Che uno magari va a puttane e l’altro no? Che uno parla un italiano più forbito e l’altro invece non lo si capisce neanche quando parla? Dov’è la differenza sostanziale?
        Se la “gente”, come tu dici, capisse veramente che noi comunisti siamo ANTICAPITALISTI e radicalmente ALTERNATIVI a questo sistema, non solo a parole ma con i FATTI sempre, nelle piccole come nelle grandi cose, lasciando perdere tutto il mucchio di cazzate politiciste e tatticiste, allora sì che avremmo qualche credibilità. E ci risparmieremmo pernacchie, anzi, qualcosa di peggio: il rigetto e l’indifferenza.
        Nel frattempo, invece, continuiamo a farci del male: esaltiamo i compagni che lottarono contro i fascisti nel 1960, e nel frattempo firmiamo gli appelli insieme a quelli che pensano che tutti devono avere il diritto di manifestare, compresi i fascisti.
        Bravi, complimenti!

        • GG scrive:

          Visto? Come volevasi dimostrare.

        • Adriano scrive:

          Mario gc ,ma giusto per curiosità,un esempio di comunismo realizzato,che non sia il deviazionismo staliniano,il non allineatismo jugoslavo,il socialismo caraibico,il neocapitalismo cinese..ecchecavolo è dalla stesura del capitale che non si mette una scopa,e in questi 30 anni le socialdemocrazie,a tutte le latitudini sono almeno riuscite a concludere la partita.Ovviamente sono un provocatore infiltrato di matrice trotzchista.

    • Pomigliano forever scrive:

      Tu ancora non hai capito che la maggior parte della gente che non mastica politica non sa neppure la differenza tra noi e sel anzi il fatto che siamo divisi neppure lo capisce.
      Ma ti pare che tutti i nostri elettori siano comunisti??
      Io vivo tra la gente,perchè lavoro tra la gente tanti nostri ex elettori che fino al 2006 votavano Prc (nel 2006 abbiamo preso il 7,4% al senato) adesso votano di pietro o lega.
      A questi che cazzo gliene importa se siamo comunisti o no??
      La gente e i lavoratori vorrebbero un partito che li rappresenti a prescindere se è o se non è comunista altrimenti è inspiegabile il voto di molti nostri ex elettori a di pietro o lega.

      Comunque siete tutti invitati a Pomigliano per l’incontro dei lavoratori con Ferrero e Rinaldini dell’8 Luglio.

      Ps:Nei territori che si faccia una grande mea culpa per come è stato gestito il partito in quanto nei territori la faccia la mettiamo noi e non di certo i dirigenti nazionali che tra l’altro vengono scelti da noi iscritti

  5. carlo circolo Bianchini Genova scrive:

    Che dire?, nulla, tranne che essere affascinati, ed “invidiosi” di quando c’era la forza, per essere protagonisti del proprio destino, oggi questo è negato, e come se una intera generazione, venisse privata della facoltà di intervenire su questioni che interessano la proprio vita.
    oggi altri decidono, altri stabiliscono cosa è giusto per gli altri, sperimentiamo una specie di impotenza mai vista prima, mai come adesso, i lavoratori non hanno avuto voce in capitolo, non possono non dico progettare, ma neanche guardare oltre il giorno dopo,costretti a vivere alla giornata.
    viene da dire, si stava meglio quando si stava peggio, ma non è cosi e i fatti di quel 30 giugno c’è lo dimostrano, giovani vite furono spezzate, e tolte all’affetto dei propri cari, come i morti di Reggio Emilia, che fu lo spunto per una splendida ed evocativa canzone, che è stata cantata a squarciagola da migliaia di persone , nelle sezioni, nelle case del popolo e anche nelle osterie, questa splendida canzone,perfetta nell’armonia e nella melodia, ci dice che allora eravamo capaci di da costruire senzo e consenso, oggi invece è di questo che siamo orfani, siamo incapaci di darsi persino un organizzazione nel partito, non sappiamo sognare collettivamente, e cerchiamo scorciatoie e soluzioni individualmente, dobbiamo ritornare a sognare in gruppo insieme ai nostri simili, perchè da soli siamo solo più fragili ed indifesi,”

  6. cosimo cerardi scrive:

    ricordare non fa mai male,anzi, permette di impedire all’avversario di classe di stranvincere, visto che da tempo cerca di riscrivere ad uso proprio interi pezzi di storia de nostro paese. Anche questo fa< parte dell'opera di omolazione e di egemonia culturale nei confronti del suo nemico storico, cioè del " proletariato", uso la dicitura classica marxiana.Infatti uno degli intenti della LOGGIA P2, era proprio quello di operare, attraverso i media, irridendo proprio su questa memoria; Berlusconi e il berlusconismo hanno interpretato come non mai questo intento.Ma un' altra opera volta al ricordo, per i comunisti è quello volto alla riappropriazione ed uso, anche a livello di massa, se si riesce delle nostre categorie interpretative delle classi sociali, dell'economia, dell'intera società, ed è ora più che mai indispensabile se si vuole dare corso ad una nuova fase della presenza dei comunisti in questa fase aasai difficile del nostro paese.

  7. franco guerra scrive:

    Grazie compagno Claudio per la sensibilità politica dimostrata richiamando questa data verso la quale,perlomeno fino ad oggi,scarsa sembra l’attenzione della cosiddetta “sinistra”. E’ una data fondamentale dalla quale parte il 1968….Arrivò alla politica una nuova generazione di militanti che pose con forza il problema del rinnovamento del ruolo dei comunisti. Tuttavia lo svolgimento di quei giorni rimane uno dei tanti misteri italiani La storiografia non ha chiarito alcuni nodi ancora oscuri: quale ruolo giocò nella crisi di governo l’ambiguo Gronchi? Tambroni,che alcuni mesi prima al congresso Dc, era sembrato tra i più schierati verso il centro-sinistra agì in proprio per ambizione personale, come si disse,oppure fu lo strumento irresponsabile dei tatticismi di Mattei? Certamente tutta la vicenda accelerò la definitiva scomparsa del centrismo e pose di nuovo la centralità della Resistenza e dell’antifascismo militante.

  8. Gian Luca Sestri Ponente scrive:

    Quello che è successo a Genova il 30 giugno del ‘60 rimane e rimarrà per sempre un atto di grandissima unità su tutti fronti.
    Se si analizza quello che successe vediamo che giovani, studenti, operai, bottegai, Partigiani, politici si ritrovarono tutti insieme sotto l’univocità di azione nei confronti del fascismo, mai sconfitto e ancora ingrado di rialzare la testa anche dopo pochi anni dalla fine della guerra.
    Oggi abbiamo bisogno di un filo che ricucia in modo fortissimo quello che anni di errori hanno mandato a rotoli.
    Fino a quando non riusciremo a parlare con la gente in modo chiaro e comprensibile credo che non potremo aspirare a nulla di più di quello che abbiamo ora.
    Le battaglie che si stanno portando avanti sono lontane anni luce dai bisogni reali della popolazione e non si vanno a incastrare nelle pieghe della mente della gente comune.
    Quando parliamo dei fatti del giugno e luglio del ‘60 abbiamo il dovere di spiegare come si arrivò a questa unità. Compagni non è vero che il sentimento fiorì dal cuore dei Compagni e dei cittadini e degli operai. Ci furono preparativi e discussioni che si protrassero per settimane. Si fecero convegni e assemblee e gli studenti parlarono con gli operai. Chiaramente si trovò una sintesi ed ecco materializzarsi l’ostacolo odierno: la sintesi.
    Perché oggi non si riesce a fare sintesi? Perché oggi le discussioni sono mascherate e non trattano di politica; ma quella politica che interessa le persone, quella politica che aiuta la gente. Oggi abbiamo i freni a mano, le scissioni, le divisioni interne, le realtà contrapposte che distruggono il Partito e che distruggono quell’esigua credibilità che ancora abbiamo.
    Così come le posizioni politiche devono essere differenti anche al nostro interno, così in quegli anni la classe sfruttata e i padroni avevano raggiunto l’apice dello scontro. Si arrivava da sonore sconfitte a da innumerevoli abagli, ma la discussione non si esauriva nella stanza del Comitato Politico; continuava in dtrada e nei luoghi di ritrovo.
    Abbiamo bisogno di discutere, ma abbiamo bisogno di farlo con chi ha intenzione di arrivare ad una quadra. Come nel ‘60 si riuscì a uscire con la posizione di lotta importante per affossare un governo fascista, così oggi dovremo cercare di fare unità d’azione con tutti quei Comapgni che hanno intenzione di lottare per affermare una volta per tutte la politica sull’antipolitica e il partito e i suoi progetti sull’anarchia diffusa ormai da troppo tempo al nostro interno.
    Come si può ascendere in virtù di una forza che è discndente? (CCCP-Fedeli Alla Linea)

  9. Adriano1 scrive:

    c’è una parola bella , anzi bellissima
    l’ha pronunciata da ultimo Monicelli.
    Noi abbiamo smesso di dirla, forse per timidezza
    forse per qualche idiota senso di colpa storico.
    Penso sia ora di ricominciare a pensarla e sopretutto a dirla.
    Questa parola è RIVOLUZIONE.
    Se l’ha detta un novantacinquenne che ne ha viste tante
    possiamo dirla anche noi.
    Io oggi l’ho detta , qui dove lavoro , l’ho detta quasi
    come uno sfogo ed è stato liberatorio.
    “bisogna fare la rivoluzione”.
    Cominciate a dirlo , all’inizio vi sentirete un po’ idioti , ma dopo potrebbe passarvi.
    Non fatevi subito frenare dalla ragione , per un attimo lasciate perdere il pessimismo , e cominciate a ragionare in modo semplice , da bambini.
    “ti immagini come sarebbe bello se….”
    Le parole per farle vivere bisogna dirle.

  10. daniela scrive:

    Condivido tutto, aggiungo solo, come dice la canzone:
    “…dovremo tutti quanti,
    aver d’ora in avanti,
    voi altri al nostro fianco,
    per non sentirci soli!”

  11. paolo scrive:

    grazie claudio, in 5o anni diverse generazioni hanno cantato a squarciagola durante le feste dell’unità, nelle bettole, nelle osterie, nelle case del popolo, nelle cene sociali, ai morti di reggio emilia di uscire dalle tombe e di venire insieme a noi a cantare bandiera rossa, oggi sembra tanto lontano quel tempo sono sempre più quelli che si son già scordati non solo di Nuccio Galimberti ma anche di Togliatti, Terracini,… de Gasperi… e rivalutano anche a sinistra i ragazzi di salò in buona “fede” e considerano la costituzione repubblicana un orpello che limita la crescita e lo sviluppo. Una costituzione che seppur fortemente disattesa ha permesso a questo paese distrutto dalla guerra e dal fascismo (nonchè da una classe governativa e imprenditoriale corrotta e arrogante post resistenza), di diventare sopratttuto grazie al sacrificio di lavoaratori e lavoratrici la quinta potenza economica mondiale…. in una società capitalistica…

    penso ancora che seppur con i tempi mutati non siamo lontano dal

    “Il solo vero amico che abbiamo al fianco adesso
    è sempre quello stesso che fu con noi in montagna,
    ed il nemico attuale è sempre e ancora eguale
    a quel che combattemmo sui nostri monti e in Spagna”

    la resistenza fu un movimento molto ampio che permise di cacciare i fascisti e ricosturire il paese, Togliatti non ebbe i problemi a riconoscere i monarchici…. e successivamente ad amnistiare i fascisti, riconscere i patti lateranensi etc

    la generazione delle magliette a strisce capi l’insidia del governo tambroni e un rigurgito autoritario….
    possibile recuperare oggi una sinistra unitaria che abbia come obbiettivi pace, giustizia sociale, diritti civili? per litigare ci sarà sempre tempo ma oggi è vitale ricostrurie un tessuto democratico e sociale.

    buon lavoro


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