Una foglia di fico per celare l’assenza di indirizzo politico

Fico

di Tania Grippi  su l’Unità – 7 giungo 2010

Il Ministro dell’Economia, con poche sibilline parole, fa intendere che l’art. 41 della Costituzione rappresenti un ostacolo alla libertà di impresa e che per lanciare una «rivoluzione liberale» sia necessaria una sua modifica.
Poiché quest’affermazione non ha alcun aggancio con la realtà e il Ministro non è uno sprovveduto, cosa c’è sotto? L’art. 41 è il frutto di un accordo, in Assemblea costituente, tra i liberali, capeggiati da Luigi Einaudi, favorevoli al pieno dispiegarsi dell’economia di mercato, e i cattolici e i social comunisti, volti invece a funzionalizzare l’attività privata alle esigenze della collettività.
Si compone di tre commi. Innanzitutto si stabilisce che «l’iniziativa economica privata è libera», con un’affermazione innovativa per la tradizione italiana, visto il silenzio sul punto dello Statuto albertino e l’opposta concezione, finalizzata all’interesse della nazione, propria della Carta del lavoro fascista. Si aggiungono poi due tipi di limiti. Tale iniziativa «non può svolgersi in contrasto con la utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana» (comma2). Spetta alla legge determinare «i programmi e i controlli opportuni perché l’attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali» (comma 3). Dal diritto vivente (fatto di giurisprudenza e legislazione, soprattutto di derivazione comunitaria), risulta poi che nella garanzia della libertà di iniziativa economica è compresa anche quella del mercato e della concorrenza; che i limiti che essa incontra derivano dalla necessità di contemperamento con altri principi costituzionali, come la dignità, la libertà, la sicurezza, i diritti dei lavoratori, a prescindere dal fatto che siano menzionati nel comma 2; che programmi e controlli possono essere previsti dal legislatore, se lo ritiene, ma non esiste alcun obbligo costituzionale in tal senso.
In definitiva, tornando alle dichiarazioni del Ministro. O si vuole veramente svincolare la libertà di impresa da qualsiasi limite, facendone un supervalore prevalente sui principi supremi del nostro ordinamento, primo tra tutti la dignità umana. O si tratta dell’ennesimo annuncio, sprovvisto di esito pratico ma volto, pian piano, a delegittimare la Costituzione circondandola di un’aura di arretratezza e dannosità. O l’art. 41 è una foglia di fico dietro la quale il governo si nasconde per giustificare l’incapacità di portare avanti l’indirizzo politico, invocando a pretesto presunti (ma inesistenti) ostacoli costituzionali. Rottura della Costituzione, uso distorto, strumentalizzazione politica: tutti atteggiamenti che non possono trovare consenso, ma anzi invitare alla vigilanza, chi crede ancora nella attualità dei principi costituzionali.

Puoi SCRIVERE UN COMMENTO, o trackback dal tuo sito.

Scrivi un commento