Una crisi di sistema

In una recente riunione che ho concluso a Milano ho avuto una interlocuzione con il compagno Aldo Giannuli. Al termine della riunione stessa, Aldo, avanzandomi delle obiezioni, mi ha chiesto se ero disponibile a confrontarmi con lui in merito ad alcune sue riflessioni. Ho accettato di buon grado. Siccome il confronto verte sulla crisi economica e sulle prospettive dei comunisti e della sinistra di alternativa, credo possa interessare anche altri compagne e compagni, per cui lo posto anche sul mio blog.
Qui di seguito le riflessioni di Giannuli e le mie.

Lettera aperta a Claudio Grassi: ma quale è la nostra proposta di fronte alla crisi?
da www.aldogiannuli.it

Caro Claudio,
colgo l’occasione del tuo discorso conclusivo della riunione di “Essere Comunisti” sabato scorso a Milano per ragionare meglio su un punto che hai toccato di sfuggita ma che mi sembra essenziale per la definizione della linea politica di Rifondazione.
Mi riferisco alla tua affermazione per cui siano in presenza di una crisi da sovra produzione che, dunque, richiede interventi ti tipo classicamente keinesiano (rialzo dei salari, rilancio dell’occupazione ecc), per sostenere la domanda sul mercato e rimettere in equilibrio l’economia.
In effetti, sono presenti elementi di sovra produzione: la depressione del monte salari obbliga i ceti subalterni ad indebitarsi, questo genera masse di capitale fittizio che si svela per tale quando l’insolvenza dei debitori diventa conclamata; questo provoca una caduta della domanda che rende le merci prodotte invendibili, con la conseguente mancata realizzazione del profitto.
E’ quello che è successo con la crisi dei mutui e che assomiglia da vicino ai meccanismi della grande crisi del 1929. Personalmente non credo che questa sia la definizione più adatta per la crisi attuale, perchè non è questo l’aspetto peculiare, ma potremmo anche scegliere questa definizione, tutto sta a capirsi sul significato delle parole.
I vari aspetti di questa crisi erano stati analizzati da Alberto Burgio nel suo pregevole “Senza Democrazia”, la cui lettura consiglio sempre a studenti ed amici, anche se, per la verità, Alberto non sempre ha tratto tutte le conseguenze delle tendenze che individuava ed, in alcuni tratti, mi è parso troppo suggestionato dal parallelo analogico con il 1929.
Tuttavia, ho l’impressione che si stia facendo strada una vulgata un po’ troppo semplificativa, che forza ancora di più l’analogia con la “Grande crisi”, sino ad una trasposizione meccanica delle ricette keinesiane.
A differenza di settanta anni fa, dobbiamo fare i conti con una serie di elementi del tutto nuovi. In primo luogo, è vero che anche la crisi del 1929 fu innescata dall’insolvenza della Germania di fronte al suo debito per le riparazioni di Guerra, ma è anche vero che essa ebbe uno svolgimento prevalentemente interno ai mercati nazionali. E pertanto, le soluzioni del New Deal, con i loro imponenti programmi di opere pubbliche, pur se non bastevoli a superare del tutto la depressione, ottennero comunque l’effetto di invertire la tendenza, avviando la ripresa e conducendola a buon punto. Si può discutere se il decollo degli Usa quale prima potenza economica mondiale sarebbe ugualmente avvenuto -ed in quei tempi- senza l’immenso consumo a fondo perduto della Guerra e la ricostruzione dei paesi europei, ma è ragionevole supporre che, pur se in tempi più lenti, il New Deal avrebbe conseguito i suoi obiettivi.
Però gli Usa di Roosevelt erano un paese altamente industrializzato che produceva la gran parte di quello che si acquistava sul mercato interno. Qui, invece ci troviamo di fronte a questa situazione:
a- un ventennio di delocalizzazione ha ridotto fortemente il potenziale industriale degli Usa (ed, in misura inferiore, dell’Europa)
b- per cui gli Usa nel loro complesso consumano circa il 20-25% in più di quello che producono e da ormai da un quindicennio
c- i consumatori americani hanno retto la domanda sul mercato interno soprattutto grazie al massiccio indebitamento privato (mutui, carte di credito, rate auto ecc.) che è alla base della bolla finanziaria
d- le banche americano hanno trovato modo di “esportare” i loro crediti (più o meno inesigibili) sotto forma di prodotti finanziari atipici sbolognati alle banche europee, giapponesi ecc.
c- l’Amministrazione americana, dal canto suo, ha rimediato al suo surplus di spese emettendo masse crescenti di titoli di debito pubblico (appioppati soprattutto alla Cina ed ai paesi mediorientali)
d- la quadratura finale del cerchio è stata assicurata dai diritti di signoraggio sulla moneta unica di riferimento e di scambio mondiale, appunto, il dollaro
e- in misura diversa, questi processi hanno riguardato anche l’Eurozona, dove si affiancano paesi creditori (come la Germania o l’Olanda) e paesi debitori (soprattutto quelli meridionali ma anche l’Irlanda)
Già questo scenario rende manifestamente insufficienti le classiche ricette keinesiane: limitarsi ad aumentare il monte salari negli Usa o in Europa otterrebbe solo il risultato di peggiorare ulteriormente la bilancia commerciale con i paesi asiatici (Cina in primo luogo, ma anche India , Indonesia, Corea, Taiwan, Giappone), con le conseguenze che è facile immaginare.
Per un riequilibrio complessivo, sarebbe auspicabile una crescita salariale nei paesi maggiori esportatori (in particolare in Cina) o un riallineamento complessivo delle monete, in modo da attenuarne la competitività e permettere una ripresa produttiva dei paesi importatori. Ma nè l’una nè l’altra cosa sembrano soluzioni praticabili, per lo meno a breve. D’altra parte, un cambio meno vantaggioso delle monete occidentali rispetto a quelle asiatiche (reminbi in particolare) se, da un lato ridurrebbe le importazioni da quei paesi, dall’altro peggiorerebbe il potere d’acquisto dei salari.
Ma il guaio peggiore , è ancora un’altro: questa crisi non presenta solo e tanto aspetti di sovra produzione, ma anche di scarsità. E non si tratta affatto di un dato di poco conto. Noi siamo in presenza di:
a- un boom demografico che non accenna a calare (stiamo toccando quota 7 miliardi)
b- una esplosione dei consumi dovuta al fatto che, per la prima volta, masse ingentissime, come quelle dei paesi asiatici, accedono a beni sin qui preclusi (dal miglioramento dei generi alimentari al possesso di oggetti elettronici ecc.)
Ne consegue una scarsità generalizzata di quasi tutte le commodities –dal rame allo zinco, dal litio al platino, dai platinoidi al cacao, dal ferro alla soya, dal mais, per non dire di oro e petrolio-.
Per di più questo innesca nuove bolle speculative attraverso il meccanismo dei future.
Il che significa, in buona sostanza, che, contrariamente a quanto accade normalmente nelle grandi crisi seguite da fasi depressive, non dobbiamo aspettarci la prosecuzione della tendenza alla deflazione (peraltro modestissima) di questi anni, ma, al contrario, il rischio di una forte fiammata inflazionistica. Ed è già chiaro che il rischio si presenterà imponente nel 2012, quando verranno a scadenza una considerevole massa di titoli di debito pubblico, in buona parte americani: se l’asta dovesse andare male (come tutto fa presagire), questo spingerebbe gli stati (Usa in testa) ad emettere moneta in quantità, dando il via alla spirale inflazionistica.
In queste condizioni, le soluzioni keinesiane sperimentate non appaiono pertinenti o efficaci. Questo porta inevitabilmente ad uno scontro sugli assetti di potere (fra stati, classi, imprese) che va ben al di là di qualche intervento sui salari.
D’altra parte, definire una linea credibile, che permetta ai ceti subalterni di entrare in gioco e farsi valere, non è cosa che possa esaurirsi in ambito nazionale (o ridursi a qualche modesta trovata come la “michetta ad un euro”) ed allora, perchè Rifondazione non prova a promuovere un incontro con le altre forze della sinistra europea (tedeschi, francesi, greci, portoghesi, spagnoli, islandesi ecc.)? Potrebbe essere l’occasione per avviare almeno alcune campagne internazionali come, ad esempio, la nazionalizzazione delle banche, il superamento del dollaro come moneta di riferimento internazionale, l’istituzione della Tobin Tax, la tassazione dei redditi manageriali, la revisione del regime delle stock options ecc.
Come sai io sono molto scettico, a questo punto, sulla sorte di Rifondazione comunista e della Federazione della Sinistra (e ti ho chiaramente espresso i miei dubbi proprio sabato) ma sarei felicissimo di ammettere di aver sbagliato, constatando che Rifondazione e la Federazione sono vitali e in grado di dare un contributo effettivo alla formazione di una convincente linea di sinistra al livello dei problemi che abbiamo davanti.

Con l’amicizia di sempre

Aldo Giannuli

Caro Aldo,
la tua lettera, come già il tuo intervento in assemblea, è di grande stimolo. Mette i piedi nel piatto di una questione – la politica economica dei comunisti per fronteggiare la crisi – molto importante.
Non dico “essenziale”, lasciandomi trascinare dalla retorica, perché un’analisi oggettiva, foss’anche sommaria, dello stato della sinistra in Occidente, e in primo luogo in Italia, non ci suggerisce di assegnare alla carenza soggettiva di proposte in materia economica il ruolo di causa principe della crisi storica del nostro consenso. Molto di più rileva il contesto oggettivo di profonda lacerazione del sistema produttivo, che ha portato con sé, dai primi anni Ottanta in poi, una frammentazione del ciclo e dunque della classe operaia che ha determinato a livello strutturale l’affievolirsi di quei legami di classe che hanno determinato tanta parte del consenso (e, aggiungo, del senso) della proposta politica dei comunisti nel secolo scorso. Da qui gli stravolgimenti epocali di carattere sociale e culturale in senso lato, l’arretramento della coscienza di classe, l’affermazione veicolata di controvalori reazionari e individualistici. E dentro questo quadro, da ultimo, l’inadeguatezza di gruppi dirigenti che hanno compiuto scelte politiche profondamente sbagliate (con le dovute proporzioni: dalla svolta della Bolognina al secondo governo Prodi e all’Arcobaleno).
Questa prima considerazione fa il paio con una seconda: tu esprimi dubbi sulla linea di Rifondazione comunista e della Federazione della sinistra a partire dalla contestazione di un punto di analisi (la crisi è di sovrapproduzione). In questo secondo me compi un errore metodologico prima che analitico.
Ammettiamo che non sia esattamente (o, come tu affermi, non soltanto) una crisi di sovrapproduzione: in che cosa viene intaccata la linea politica del Prc e della Federazione e, dunque, il profilo complessivo della nostra impresa politica?
Risponderai che una analisi precisa e scientifica è all’origine di ogni scelta politica. Ma sai bene che nessuna comunità scientifica, nemmeno quella marxista, è in condizione di definire in termini di verità assoluta l’insieme di cause e concause che determina una congiuntura economica. Si formulano ipotesi, provando a corroborarle con dati e analisi empiriche.
Ribadisco che il punto centrale dell’analisi – centrale, e dunque dirimente anche nell’elaborazione conseguente della proposta politica – è il seguente: la crisi non è finanziaria, ma è di sistema.
Ciò che ha scatenato la crisi finanziaria ormai due anni fa – e cioè l’esplosione della bolla speculativa dei mutui subprime negli Stati Uniti – è una pratica di indebitamento di massa che ha alla radice la povertà endemicamente diffusa della società nord-americana e una politica di compressione salariale che ha caratterizzato gli ultimi trent’anni del l’intero capitalismo occidentale tesa all’estorsione, in concomitanza con l’aumento generale della produzione, di maggiore plusvalore. Il punto centrale è quindi che la crisi si colloca nel meccanismo di accumulazione reale e non nelle regole della finanza.
Questo cosa significa? Che qualunque intervento pubblico debole sul piano strategico e non orientante non serve a nulla, perché non interviene a modificare alla radice la falla che ha prodotto la crisi. In questo concordo pienamente con te.
La logica conseguenza di questo assunto è allora che il tema strategico da porre con forza la modifica del modo di produzione, con ciò che questo comporta sul piano della proprietà dei mezzi di produzione e dunque della gestione politica («l’autonomia dei produttori») dell’economia.
Ma da qui al socialismo ci sono misure che ricostruiscono un equilibrio economico virtuoso nel quale il soggetto operaio accresce, contemporaneamente al suo potere d’acquisto, il proprio potere di contrattazione costruendo rapporti di forza tra le classi più adeguati all’obiettivo strategico? Nel ciclo di lotte Sessanta-Settanta che ha prodotto conquiste e tutele (e l’avanzamento politico-elettorale dell’egemonia della sinistra) si è trovato un compromesso virtuoso di stampo socialdemocratico con un intervento economico sostanzialmente keinesiano.
Oggi, un intervento statale che rialzi i salari e rilanci l’occupazione, investendo – come è ovvio – in particolare sui settori ad alta innovazione tecnologica e sulla ricerca, a tutti i livelli, è una risposta alla crisi che consente contestualmente il miglioramento dei rapporti di forza tra le classi? Io penso di sì, e non penso che vi siano risposte statali diverse migliori di questa, a maggior ragione perché l’alternativa più praticata è l’indebitamento degli Stati nei confronti di organismi sovranazionali per loro natura iper-liberisti (come il Fmi) i quali impongono agli Stati (e cioè attraverso esborsi di denaro pubblico, e cioè dei alvoratori) politiche economiche anti-sociali.
Il quadro che tu correttamente descrivi e che, in buona sostanza, è caratterizzato dal venir meno della forza produttiva interna di ogni singolo Stato (per tramite di delocalizzazioni, maggiore dipendenza dalle importazioni dei maggiori Paesi capitalistici, una finanziarizzazione molto spinta), non modifica l’assunto di fondo. Semplicemente chiama in causa nuovi soggetti, dall’Europa (cosa ben diversa dall’Unione Europea liberista di Maastricht) alla Russia, alla Cina, all’India, al bacino economico latino-americano, dall’interazione possibile dei quali (e, fai bene tu stesso a ricordarlo, dalla crescita salariale dei nuovi Paesi esportatori) possono nascere alcune delle risposte che attendiamo.
Quanto all’invito che tu rivolgi in conclusione al partito (farsi promotore di un raccordo a livello europeo con le altre forze della sinistra nel Continente), lo condivido e penso debba essere uno degli obiettivi principali di un partito che vuole costruire, oltre al Gue, un luogo dove si incontrino tutte le forze comuniste e anticapitaliste interessate a costruire risposte comuni alla crisi del capitalismo.

Con altrettanta stima,

Claudio Grassi

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37 Commenti a “Una crisi di sistema”

  1. Mario scrive:

    Ah io sono Mario Marventi e non l’altro Mario

  2. Adriano1 scrive:

    chiedo a tutti i compagni di partecipare a questo gioco ad alto contenuto politico , si tratta di rispondere ad una semplice domanda , chi vince verrà proposto come nuovo segretario della FdS , acclamato e onorato nei secoli nei secoli :

    SE IL PRC , PER UNA SPECIE DI ANOMALIA DEL CONTINUUM SPAZIO-TEMPORALE , VINCESSE LE ELEZIONI COL 51% , CHE PROVVEDIMENTI PRENDEREBBE NEI PRIMI 100 GIORNI DI GOVERNO ?

    Attenzione , avverto subito i compagni che il PDL e la Lega hanno dimostrato di saperlo ( a suo modo lo saprebbe anche il PD : fare quello che farebbe la destra , però con la lacrima sul viso ).

    A parte gli scherzi , secondo me è qui il problema , se non siamo in grado di andare da un lavoratore e dire “noi faremmo così e così” , è chiaro che siamo ritenuti marginali…
    Mi raccomando , partecipate numerosi !

    • Dimenticati da tutti scrive:

      1)In questa situazione di crisi io congelerei le rendite, altro che congelamento di salari e pensioni modeste,
      tasserei forte i grandi patrimoni, per recuperare i fondi che servono ad aumentare l’occupazione, e sostenere lo stato sociale, senza fare debiti, e senza deficit, insomma comincerei ad attuare una seria redistribuzione, cominciando però con una seria politica di diritti e soprattutto di doveri.

      2)Vitto gratis e 300 euri al mese per tutti gli studenti universitari che dimostrano di voler imparare, rivalutati anno per anno, in base all’inflazione, e gradatamente a partire da 100 euro per il primo anno, idem per la scuola secondaria di secondo grado, da 30 a 100 euri, senza vitto.

      3)abolizione della facoltà di compravendita di terreni edificabili da parte dei privati,(per evitare corruzioni, speculazioni, collusioni, arricchimenti indebiti, ecc..) individuando le migliori aree edificabili senza tema di interessi privati,
      espropriate (al prezzo di terreno agricolo), asservite dei vari servizi e tecnologie, e rivendute con un piccolo margine di guadagno del comune, “quindi della collettività”.
      I proprietari espropriati, se interessati ad edificare, pagheranno solo il costo dei servizi.

      4) salari e pensioni minime garantite per quanto basta a sostenere una vita dignitosa, rivalutati in base all’inflazione.
      5) incentivazione, miglioramenti, e diminuzione del costo del trasporto pubblico ( oggi a una famiglia costa meno viaggiare in macchina che non in treno, che razza di incentivo è questo?)

      6) liberalizzazione delle droghe, “non a scopo di lucro ovviamente”, insieme ad una massiccia campagna di informazione sui danni che provocano.

      7)?

    • Carlo circolo Bianchini genova scrive:

      Per Adriano 1
      A me piace giocare, prima di giocare bisogna sciogliere il preanbolo, ossia il 51% è di più del 50+1% e non so se è possibile governare, perchè secondo la dottrina del compromesso storico di Berlinguer non è sufficiente avere il 50+1% per governare perchè i poteri forti uniti alla Cia(vedi Cile) non te lo lasciano fare,a meno che tu pur avendo il 50+1% di voti non hai elaborato un compromesso appunto storico,con un partito che si fa garante per te coi poteri forti e a condizione che a guidare il governo non sei tu ma un esponente, del partito garante(leggi Prodi), quindi alla luce di questa premessa possiamo solo giocare facendo finta di giocare,ossia facendo finta che la Cia e i poteri forti non ci siano.
      allora se per miracolo prendessi il 51% la prima cosa che farei, è di costruire subito una milizia popolare,nazionalizzerei la banche tutte le grandi industrie strategiche, licenzierei tutti i dirigenti Rai e metterei a guidare la Rai gente come Santoro, Guzzanti , la Dandini, Luttazzi , e manderei a fanculo Minzolini, La Ventura, e tutta quella ciurma di leccapiedi e puttane che affolano le nostre serate, e organizzano il consenzo mediatico.
      farei dell’Italia un centro studi internazionale invintando tutti gli studiosi a farsi promotori di una formula che bandisce la guerra dalla storia. tutte le guerre anche quelle umanitarie!!!!!! farei del mio paese un paese libero di entrare e di uscire,non essendo contro il progresso commisionerei ai migliori scienziati il compito di convertire tutte le armi atomiche in energia, per far fiorire i deserti, creare cibo e acqua per l’intera umanità. e per la grandezza(perchè fatti non foste a viver come bruti)dell’uomo che vuole superare il creatore diventanto esso stesso creatore, con la rimanente energia ottenuta dalle bombe, inizierei(inteso come umanità) una esplorazione dello spazio, affinchè avendo gia risolto tutti gli affanni per arrivare a fine mese o a sapere se mi confermano il posto di lavoro da precario, non abbia ad annoiarmi,
      credo che se non mi sono guadagnato il primo posto almeno in una candidatura alle prossime politiche potrei sperare.

      • Adriano1 scrive:

        Ok , ti sei guadagnato il ministero delle Comunicazioni , complimenti !
        Dovrai fare meglio di Gentiloni però !

        ;-)

  3. tato scrive:

    Devo dire una cosa antipatica e sgradevole ma la dico.Sono pessimi i commenti al blog di Claudio Grassi questa volta.E continuo e mi spiego brutti perché offensivi solo per questo.Ora esagero…Io come voi da comunista sono grato a Claudio per quello che è successo al congresso di Chianciano-altrimenti non ci sarebbe più esistita rifondazione comunista, con le dovute e tragiche conseguenze per i lavoratori per la pace e la giustizia sociale.Il partito in questi anni ha le persone più serie che la sua storia ricordi e mi sento inadeguato.Serissima è la situazione.Io sono incapace a fare vita di sezione e spero nei blog e soprattutto nelle manifestazioni.Non lecco il culo a nessuno ma grazie alla serietà dei nostri dirigenti altro che tatticismo-Le masse devono essere creative e gli intellettuali devono essere pedanti,Lenin-A noi tocca lo studio avvicinarci a problemi teorici immensi che però comprendiamo perché siamo i primi soggetti di questi problemi, lo sfruttamento è un processo che avviene sulla nostra pelle, lo comprenderemo anche negli aspetti empirici più sottili lo viviamo.Marx ha scritto il capitale per la classe operaia, e non per le università disse Lenin.Leggiamo i classici e comprendiamo che piano piano si sale con la pratica e la teoria, assieme le due cose come tanti compagni dimostrano di fare sul blog.Riprendo quello che sembra tatticismo in Grassi secondo me Grassi ha una personalità molto razionale che sacrifica aspetti creativi Grassi è in poche parole diverso da molti lo distingue un imbarazzante serietà, essergliene grati e poco se in questi decenni di personalismo ed istrionismo ci hanno preso in giro.Scusate se mi sono dilungato ed ho fatto strafalcioni e sparato qualche cosa di troppo.Vendola che piace molto in fondo è un artista non un politico, un attore un istrione, simpatico.Grassi forse non è simpatico ma lavora come deve lavorare un dirigente politico vero-cosa che è e non è poco.-Ciao bacioni

  4. enzo bardo scrive:

    Quando raccogliamo l’invito dei lavoratori greci a ribellarci in Europa?
    Non se ne può più di questi cani da guardia del capitale e della finanza che taglieggiano le vite delle persone.
    Urgente raccordarsi con tutte le sinistre europee anticapitalistiche e almeno tentare di bloccare questi macellai.

  5. Lorenzo scrive:

    Da economista,trovo sbagliata tanto la lettura delle crisi della lettera,quanto quella della risposta.

    Questa crisi assomiglia molto di più alla crisi di fine ottocento,più che a quella del 1929. Leggendo arrighi, lo si nota immediatamente.

    I salari andrebbero aumentati nei paesi esportatori,ma soprattutto in quelli che hanno avuto fortissimi aumenti di produttività, tra questi quindi nominerei soprattutto al Germania,più che la cina. Su quest’ultima il New York Times di oggi aveva un articolo molto preoccupato sul risvolto inflazionistico in occidente dell’aumento dei salari minimi in Cina (aumenti anche del 40-50% improvvisi).

    La sovrappopolazione,problema che va molto di moda nella sinistra piccolo borghese (che tifa sempre,dai tempi di malthus,per una diminuzione dei poveri laboriosi) in realtà non esiste. se lo si guarda in prospettiva storica,il livello si è stabilizzato ed è fortemente diminuito il tasso di crescita rispetto ai decenni e ai secoli precedenti.

    Ma soprattutto non è possibile riproporre ricette Keynesiane.
    Queste,al di la di quello che dice la vulgata, non consistevano in spesa pubblica (cosa che anche i liberali proponevano), quanto nel finanziamento di questa attraverso il debito, con la creazione quindi di deficit di bilancio.

    Oggi il problema è proprio il finanziamento contemporaneo della massa di debito pubblico e privato in scadenza da qui al 2013.

    La cosa di cui invece si dovrebbero rallegrare di più i marxisti è che non esistono ricette degli economisti borghesi per questa crisi, neanche di quelli come i keynesiani che sono sempre stati ritenuti più socially responsible.

    • Adriano1 scrive:

      Da un economista vorrei delle indicazioni strategiche di politica economica….
      Se no a che mi serve un economista ?

  6. Carlo circolo Bianchini genova scrive:

    Caro Claudio è inutile negare che sono affascinato, dalla discussione e da come viene svolta,buona la trovata della lettera aperta, l’interlocuzione da la possibilità all’ osservatore di farsi una idea , cose che in un dibattito immediato non puoi fare.
    Questo mi dice che la volontà di cercare di capire quello che sta accadendo c’è, ed è una buona cosa,mi compiaccio che il livello della discussione è anche molto elevato, tale forse da scoraggiare chi come me è meno preparato, tuttavia, anche se il dialogo è di una buona levatura,la capacità di dire cose complesse in modo semplice, a te ed al tuo interlocutore non manca, questo mi incoraggia a provare a dire la mia.
    credo che abbiate ragione tutte due, la tua è più incentrata sul politico, quella di Giannuli, mi sembra più tecnica, tutte due possiedono parti di verità e tutte due ne escludono, ad esempio nessuno dei due, mette in discussione il fatto che la società cosi come la conoscevamo non c’è più ed i soliti strumenti non servono più a descriverla, nessuno dei due dice che la società(meglio sarebbe dire civiltà) cosi come la conoscevamo non è sempre esistita, e non è detto che continuerà ad esistere, io parlo della civiltà, quella del lavoro che non è sempre esistita e sembra essere finita , la fine della civiltà del lavoro, dove le relazione tra persone si esprimono in rapporto al tipo di lavoro che ognuno svolge, sono armai troppi studiosi, Accornero, Geremi Rifkin, Viviane Forrester, e tanti altri a dire ch’è finita, io so che di questi problemi nel partito non si parla perché si legge la realtà con vecchi occhiali, ed allora al fatto che l’informatizzazione della produzione sostituisce manodopera , si preferisce dire che è colpa della esternalizzazione ed internazionalizzazione, che sicuramente è una componente, ma non può sfuggire a nessuno che rispetto all’ epoca FORDISTA la macchina c’è, io posso usare anche un operaio se mi costa meno della macchina, ma quando la contraddizione tra capitale e lavoro aumenta, posso sempre sostituire l’uomo con la macchina, a nessuno sfugge che i fax e la posta elettronica ha messo la professione del postino in difficoltà, poi io abito a Genova ed ho assistito allo smantellamento della compagnia unica del porto, ma non per delocalizzare perché il porto di Genova con la gloriosa classe operaia dei portuali gloria e vanto del PCI Genovese non è stata delocalizzata ma informatizzata, ho visto anche tutti i caselli auto stradali e le stazioni ferroviarie togliere maestranze ed introdurre macchine, ma una cosa SALTA agli occhi, e a riguardo ho visto tanti compagni ammutoliti,come si può sostenere, la contraddizione tra capitale e lavoro in una città(Genova) capitale della industria parastatale(Ansaldo, Italsider etc,) che ha visto chiudere e prepensionare migliaia di lavoratori tanto da parlare di pensioni BEBY, e come si può definire il carattere di classe degli operai di Termine Imerese, se il suo padrone si è dichiarato disponibile a retribuire senza lavorare per tutta la vita quei lavoratori senza sfruttarli? Lo so che molti saccenti si arrampicheranno agli specchi, per spiegare quello che non è spiegabile, tuttavia dobbiamo dotarci di nuovi occhiali e nuovi ottici dovranno costruire strumenti per guardare meglio questa nuova realtà.
    La delocalizzazione e la finanziarizzazione dell’economia, spiegano solo in parte la crisi, che non è la solita crisi di ciclo, sembra più una crisi di civiltà, questa crisi e questa battaglia avrebbe(la sinistra)dovuto capire e governare negli anni settanta, quando si poteva intuire e si aveva la forza per governare la trasformazione, “Lavorare meno lavorare tutti”era uno slogan che il collettivo autonomo del porto di Genova gridava cinquanta anni fa perché era scontato che nella misura in cui nella produzione introduci macchine espelli lavoratori, ma come al solito allora come oggi c’erano persone ciechi e sordi.
    Un’altra chiave per leggere l’attuale crisi, che nell’analisi non compare e la peculiarità nord americana, e della sua crisi di leadership mondiale, a nessuno sfugge che dopo il crollo dell’URSS l’America è rimasta l’unica superpotenza, e credeva di poter stabilizzare questa situazione a proprio vantaggio, ma le cose sono andate diversamente, e non gli è bastato agitare il bastone militare per intimorire gli altri, l’ordine mondiale da loro auspicato non si è realizzato, ed un nuovo ordine mondiale è in costruzione, non ad esclusivo vantaggio per il potere del Dollaro, questa crisi è anche una crisi per destabilizzare l’EURO che tanto infastidisce il dollaro.
    Felice di continuare ad ascoltare ancora argomenti cosi interessanti che ci possono fare solamente bene, colgo l’occasione, per complimentarmi con te e con Aldo GIannuli, che sfortunatamente non ho il piacere di conoscere, perché la sua analisi è lucida e puntuale.
    Fraterni saluti.

    • Adriano1 scrive:

      Bravo Carlo , la scomparsa del tema dell’orario di lavoro dal dibattito nel PRC è un grande mistero.
      Nessuno che si degna di dirci perché sia stato abbandonato , forse è un tema che le masse dei militanti è bene che non tocchino , forse era una stronzata…
      Si è passati dal clamore delle 35 ore al più becero “sviluppismo” e senza argomentazioni.
      GRASSI SPIEGACELO , COSI’ CI METTIAMO L’ANIMA IN PACE !
      Ma forse i nostri dirigenti sono troppo occupati ad analizare i grafici dei voti al comune di gorgonzola….

      • Michele scrive:

        Ma la vuoi piantare di offendere continuamente?

        • Adriano1 scrive:

          Non è un’offesa , Grassi lo sa che lo stimo e gli voglio bene e poi ha le spalle larghe….
          Cerco solo di avere delle risposte , e il fatto che ci si dedichi più alle analisi elettorali che a quelle politiche/economiche è una triste verità.

  7. tato scrive:

    L’economista Samir Amin repplicando alle manovre dei governi europei ci risponde in modo chiaro in queste ore, ulteriormente-abbiamo una moneta unica ma non abbiamo uno stato europeo-continuando…la crisi avrà effetti diversi in ciascun paese.La nostra domanda e posta dal nostro compagno e da Grassi nostro dirigente-cosa deve fare la federazione della sinistra-lo disse Ferrero sul suo Blog subito-la Cgil deve indire uno sciopero generale-fù detto da Ferrero settimane fà non oggi per la manovra di Tremonti ma già allora in sostegno dei lavoratori Greci.La Grecia di fatto non dovrebbe pagare dovrebbe essere insolvente come lo fù l’Argentina.In questo passaggio epocale e non ce ne accorgiamo abbastanza non dobbiamo tirare la carretta in aiuto dei governi.Abbiamo capito un passaggio il plusvalore relativo incide sul tempo di lavoro necessario che viene diminuito si abbassano i salari-la compressione-è aumento del plusvalore di cui si appropriano.Se sono alti i salari sono bassi i profitti.La crisi e l’indebitamento rientra nel passaggio al rapporto di plusvalore relativo vuol dire salari più bassi persone che sviluppano bisogni multilaterali e consumano di più, si indebitano.

  8. marco scrive:

    Continuo a vedere nel dibattito in corso nel partito toni e accenti lontani dalla correttezza: c’è una sorta di “fuoco sul quartier generale” utilizzando tutti gli argomenti come pretesto; dilaga l’accusa di carrierismo ed opportunismo istituzionale, spesso senza riscontri concreti; non riusciamo a superare la logica correntizia e settaria, dai compagni di base fino ai massimi dirigenti (vedo, per es., nei siti “consigliati” qui a fianco links per “controlacrisi”, ARS, o aprileonline, ma certamente non per lernesto, contropiano o Resistenze: vale a dire i miei ” vicini” sono più nemici di chi è politicamente lontano). Ecco, forse il settarismo credo che sia una delle cose di cui dobbiamo liberarci in fretta; a partire dai dirigenti.

  9. Franco scrive:

    Apprezzo gli sforzi ma vedo che non si da’ un chiaro sbocco analitico e politico. In realtà ci sarebbe un modo per affrontare la crisi in chiave marxista, e strategica. C’è il prof. Brancaccio (www.emilianobrancaccio.it) che ha dato diversi spunti per capire qual è il vero oggetto della contesa intercapitalistica in Europa che si è venuta aprendosi con la crisi globale. E ha pure chiarito come i partiti comunisti dovrebbero inserirsi in quella lotta. Nel suo ultimo libro Brancaccio dice pure espressamente che socialisti e comunisti sono stati pervasi da una ‘fuffa globalista’ di cui sarebbe bene liberarsi, e che una minaccia di uscita dall’euro, di blocco dei capitali e di un rilancio neo-protezionista da parte dei paesi periferici UME sarebbe la strada per aprire una vera contesa col capitale tedesco. In questo modo, secondo Brancaccio, si aiutano anche le forze che in Germania puntano a un cambio dell’assetto dell’Unione. A me sembra una strada finalmente forte e realistica, che chiarisce pure che l’internazionalismo operaio è una cosa opposta alla libertà di movimento dei capitali. Saluti.

  10. Federica Pitoni scrive:

    «subalternità della Federazione della Sinistra al Pd»
    «confusione mentale del gruppo dirigente del Prc-Federazione della Sinistra»
    «assoluta mancanza di prospettiva politica!»
    «gruppo dirigente senza dignità di cercarsi un lavoro»

    Questa è una blanda sintesi dei primi commenti e, devo confessarlo, a questo punto io sono spaventata. Se anche solo in minima parte questi commenti sul blog rappresentano gli umori della cosiddetta base, allora dovrei pensare che non abbiamo nessuna speranza di ricostruire un partito, ovvero una comunità di persone che perseguono degli obiettivi politici comuni e magari, perché no, un ideale. Voglio dirlo con molta pacatezza, se l’insulto e il sospetto divengono l’unico mezzo di comunicazione tra noi, allora non ci sono speranze.
    Qui non si sta aprendo un contraddittorio, anche aspro, su divergenti punti di vista; qui non si sta dibattendo delle cose; qui non si viene a dire: questa analisi è sbagliata e vi spiego perché. Qui si insulta, si insinua, ci si guarda con sospetto. E nel contempo non si portano idee né proposte.
    Compagne, compagni, per favore, torniamo in noi. Leggete i vostri commenti e provate un attimo a inorridire, come sono inorridita io. Discutiamo, scontriamoci, ma per favore sulle idee, sulle proposte.
    Altrimenti, mi viene da dire un’altra cosa: che tutti i gruppi dirigenti di questo partito, dalla segreteria nazionale alle segreterie di circolo, prima di ogni altra cosa, comincino a preoccuparsi dello stato in cui versano gli iscritti di questo partito. Si discuta con loro (e so bene che in parte lo si fa, ma forse non basta), si apra un dibattito proprio sul tema dello stato di salute della nostra comunità politica.
    Io credo che esista ancora questa comunità, voglio crederci, e credo nella battaglia delle idee e nel lavoro comune che tutte e tutti quanti portiamo avanti. Ma prima di tutto questo credo nel rispetto di tutte e tutti. Senza il rispetto non si esiste più.

    • Brava Federica. Condivido al 100%

    • fausto sorini scrive:

      Cara Federica,

      quando per 20 anni e più si toglie una bussola ai compagni e si demolisce ogni sollecitazione al dibattito teorico e strategico rigoroso in nome di un pragmatismo tatticista senza principi, questi sono alla fine i risultati di fronte alle difficoltà, alla crisi, alla quasi autodissoluzione del comunismo italiano: un pressochè generale smarrimento.

      Sarà lungo e difficile risalire la china e ricostruire.

      Baci

      Fausto

      • Federica Pitoni scrive:

        Grazie della preziosa lezione. Adesso la nostra vita e soprattutto la ricostruzione dell’ideale socialista è messo in banca.
        Addio Fausto Sorini e stammi bene

        • Adriano1 scrive:

          Dai Federica …..non lo sai che il pessimismo della ragione è il sale del comunismo ?

        • fausto sorini scrive:

          Non ho capito.
          Spiegati meglio.

          Fausto

        • marco scrive:

          Mah, non riesco a capire.
          Prima la compagna Pitoni si lamenta del fatto che anzichè dibattere, anche aspramente, sul merito delle questioni, si assiste invece a scontri personali e a sospetti, e poi di fronte a considerazioni politiche correttamente espresse dal compagno Sorini… “risponde” nei modi che prima contestava.
          Diamoci tutti una calmata.

          • Federica Pitoni scrive:

            Hai perfettamente ragione! E me ne scuso con tutte e tutti. Ma, torno a dire, non è argomento da blog, infatti. Riguarda altro.

            • Adriano scrive:

              Provo a dire la mia, anche spinto dalle sollecitazioni di Federica.La prima osservazione è di taglio strettamente politico, in buona sostanza quando il capitalismo prova ad uscire dai parametri imposti dalla democrazia rapresentativa il comunismo non ha ragione di azione,mi spiego.Nonostante l’antieuropa di mastricht e della moneta unica, il capitale ha trovato,ancora,questi ambiti(le democrazie appunto istituzionali e quel che rimane ancora degli stati nazionali)troppo stretti per esso e la sua realizzazione.dice bene chi afferma che la globalizzazione poi in definitiva sia stato lo specchietto delle allodole per spegnere definitivamente gli ultimi bagliori di emancipazione e battaglie sociali.Anche l’Inghilterra di due secoli fa, solcando gli oceani alla ricerca di luoghi da colonizzare e di mercati,provò a globalizzare il mondo.cambiano gli strumenti,nave/modem,ma il nocciolo della questione rimane lo stesso.Eliminazione progressiva dei conflitti sociali,immateriallizazione della madre di tutti i conflitti(il lavoro)cancellazione sistemica di esso,creazione della paura sociale, creazione artata di scenari di guerra,risulta chiaro che il capitale si appresta a varare la sua relais per il terzo millennio.Quando queste condizioni non ci sono sul comunismo cala un debito di elaborazione, che si trasforma in frustrazione di idee, di militanza ,di rapporti umani,di mancanza di analisi prospettiva e disegno.E’ appunto la crisi che questa comunità vive,che raggiunge anche vette sgradevoli,ma tutto nasce dalla coscienza del sentirsi inadeguati.Che fare dunque?Un terreno di sviluppo potrebbe essere spingere affinchè gli stati nazionali,le sue genti,chiedano l’uscita dall’area euro,mettendo così in difficoltà le destre istituzionali,e buona parte del capitale.E’ una battaglia dall’esito incerto ma doverosa,come doverosa è la battaglia per il ripristino della legalità delle rappresentanze.Basta insistere con quest democrazia parlamentare drogata,il bipolarismo ha fallito.Sulla comunità PRC:sono rimasto(al congresso di chianciano)nonostante ritenessi sbagliato fare quel congresso.Anche quel congresso fu vittima di una carenza di analisi, di approssimazioni,dove prevalsero atteggiamenti irrazionali e incivili.Di fronte a quella sconfitta l’unica cosa che si seppe fare fu esautorare un gruppo dirigente(che si presentò dimissionario)e costruire tesi non sulla politica ma sulla salvaguardia dell’identità,che è cosa buona e giusta,ma non tanto da essere il centro vitale di un congresso che avrebbe dovuto occuparsi della scomparsa dei comunisti dall’italia.Anche quello era il sgno evidente della frustrazione e l’implicto riconscimento di un gruppo che non aveva assolutamente in mente nessuna strada nessuna tesi nessuna prospettiva.Ora a distanza di due anni questa tesi è confermata:quel gruppo dirigente,che è quello attuale, non ha uno straccio di prospettiva, se non il cntrollo del contingente.C’è qualcosa di male nell’affermare scintificamente, che se questo gruppo dirigente non ha prodotto sinora nessun mutamento tangibile è nelle coscienze è nella pratica politica nonchè nei risultati sia un gruppo che debba presentare le sue dimissioni e permettere una discussione vera profonda e non ingabbiata nello schema correntizio che tiene insieme i brandelli di questo partito?Nel frattempo tantissimi,troppi,se ne sono andati,qualcuno non condivisibile ma sicuramente bravo,altri non trovando più diritto di cittadinanza nel prc.E’ questo Federica,la sufficienza della autorappresentatività,il limite dentro il quale quella che tu chiami quasi pazzia si alimenta e si sviluppa.Servono scelte contingenti dolorose e sconosciute, riproporre sempre e cmq il partito che fatica senza produrre esiti positivi porte inevitabilmente alla sua scomparsa.

  11. pasquale scrive:

    posso affermare, senza retorica, che il signor giannulli e’ uno dei piu chiari esperti di capitalismo che abbia incontrato.
    non si evince da questo scritto se abbia anche qualche concetto di comunismo, infatti non ne parla
    non ho letto la risposta di grassi e non credo ce ne sia bisogno conoscendo la posizione della FDS di subalternita al capitalismo del PD
    mi sarebbe piaciuto che qualcuno un giorno mi parli di applicare il comunismo dopo la crisi in atto del capitalismo.. speranza vana

    • roberto scrive:

      Il vecchio Marx insegnava che il comunismo non si giustappone, non si realizza come una semplice alternativa svincolata e totalmente altra rispetto al tempo presente, tremendamente densamente capitalista. Pena il cadere nell’utopia. Cosa pu essere il comunismo nessuno pu dirlo cosi’. Il capitale ci insegna invece qual e’ la lotta.

  12. Adriano1 scrive:

    Penso che il pragmatismo di Grassi in questo caso sia l’atteggiamento più giusto , mi spiego.
    ( Non è detto che il pragmatismo sia sempre la panacea , a volte ne viene fatto un uso pericolosissimo che tende all’ appiattimento sulla realtà data senza considerare le potenzialità incluse nel reale, ma questo è un altro discorso ).

    Non credo neanche io che la condizione necessaria per un rilancio del partito sia una precisissima proposta economica , nessuno è in grado di concepirla.
    Noi non possiamo conoscere alla perfezione le dinamiche economiche , equivarrebbe a conoscere perfettamente il mondo , ma possiamo scegliere verso quale futuro “premere” e creare una strategia plausibile che sia spendibile e convincente per i lavoratori.
    La politica è anche una scommessa , la nostra è che sia possibile , dopo anni di dominio dell’ideologia del mercato , invertire la tendenza tracciando una nuova rotta.
    Secondo noi il timone della realtà deve essere tenuto dalla comunità degli esseri umani e non da un’astratta entità chiamata “libero mercato” che avrebbe la capacità di autoregolarsi e alla quale tutti si dovrebbero sottomettere e genuflettersi coma ad una divinità.
    Quello che possiamo fare è indicare alle persone i disastri verso cui ci stà portando il capitalismo e mostrare la falsità di questa ideologia che è funzionale ai soli “rentiers” , come diceva Keynes.
    Ma quello che dobbiamo recuperare di Keynes è il suo vero messaggio, quello detto in modo meno esplicito , e cioè che :
    LA FIGURA DEL CAPITALISTA NON E’ NECESSARIA .
    Lo stato , noi , la comunità possiamo darci da noi stessi i nostri obiettivi .
    Quello che voglio dire però è che dobbiamo anche scrollarci di dosso una visione passiva e di pura “spesa” pubblica del keynesismo, dobbiamo puntare a fare il passo successivo : prendere le redini dell’economia e della società.
    Il capitalismo è decotto , potrà svilupparsi ancora un po’sfruttando grazie alla globalizzazione i popoli del terzo mondo , ma se è vera la legge della “caduta tendenziale del saggio di profitto” , ha raggiunto i suoi limiti, ormai ai capitalisti investire non conviene più.
    L’obiettivo ultimo di Keynes era l’ “eutanasia del rentier” e come comunista mi starebbe benissimo , mi suona tanto simile alla fine del capitalismo…..
    Solo così finirà la “preistoria”.

  13. Mario D'Acunto scrive:

    ritengo la risposta di Grassi la dimostrazione piu’ lampante
    della confusione mentale che avvolge i dirigenti del PRC/Federazione o di quello che volete. Quello che colpisce e’ l’assoluta mancanza di una prospettiva politica, non solo strategica ma anche tattica, in questo modo si lasciano aperte tutte le possibilita’ di accordi con il PD, per la conquista di qualche posto negli enti locali.
    Diciamo chiaramente che questo gruppo dirigente ben rappresentato da Grassi non ha la dignita’ di cercarsi un lavoro vero e cianciando di lavoro e lavoratori continua a fare danni ed ha distrutto un patrimonio di idee e di capacita’ di lavorare nel tessuto sociale e produttivo che con difficolta’ riusciremo a ricreare se non dopo il diluvio che il Capitalismo ci sta per rovesciare addosso.

    • Giovanni Favilli scrive:

      A me pare che il tuo commento, caro Mario, testimoni invece la confusione e la strumentalità che hanno in testa molti compagni. Ma cosa c’entra l’analisi DI FASE sulla crisi con gli accordi con il PD? Ma sei capace di andare oltre l’ombelico della polemica spicciola sugli accordi di governo (è sempre la stessa!!!!) e ragionare, con un po’ di intelligenza e onestà intellettuale, su quello che sta alle spalle delle nostre piccole beghe?
      Pure di fronte ad articoli di ampio respiro l’unico commento che riesci a partorire è: “il gruppo dirigente fa schifo, il partito è allo sbando e il pd è il nemico principale”?
      Come siamo caduti in basso!!

      • Carlo circolo Bianchini genova scrive:

        PER GIOVANNI FAVILLI
        sei stato anche molto cauto ed educato,nel rispondere a Mario ,forse Mario meritava qualcosa di più forte, forse un vavva in quel posto, mi associo a quello che hai detto e faccio mia la tiratina di orecchi

      • Mario D'Acunto scrive:

        caro favilli
        mi sembra che l’aria fritta che scodella Grassi si commenti da sola.
        Ma il problema non è solo Grassi, è la mediocrità del gruppo dirigente del PRC/PDCI Federazione a far paura.
        L’analisi di Giannuli in parte è condivisibile, non capisco francamente la risposta di Grassi, l’utilizzo del parlarsi addosso dicendo tutto e il contario di tutto di bertinottiana memeria.
        Qualcuno recentemente si è posto il problema di capire come mai c’è uno scarto fortissimo tra la situazione che stiamo vivendo a livello politico e sociale e la scarsa presa del PRC. La risposta è tutta nelle pochezza politica di Grassi e compagnia bella.
        E con questo per me è tutto

      • Mario D'Acunto scrive:

        caro Favilli
        sei anche un disonesto dal punto intellettale, in quanto non ho mai affermato:
        “il gruppo dirigente fa schifo, il partito è allo sbando e il pd è il nemico principale”
        che tu riporti virgolettando, tanto che un lettore disattento potrebbe attribuirmi, ed invece non ho mai affermato.
        Evidentemente, è un sentire comune se lo attribuisci a chi critica anche in modo forte, non lo nego, i vostri beniamini.

        • Mario scrive:

          SDe sono mediocri i dirigenti sono mediocri anche i militanti e gli iscritti che li votano nei congressi.
          Ma pensate che nei territori i militanti siano perfetti??
          Io penso proprio di no

          • Mario scrive:

            Ah io sono Mario Marventi e non l’altro Mario

          • Mario D'Acunto scrive:

            ed invece ti risponde l’altro Mario
            ti faccio solo notare che dentro il PRC sono transitati 500mila
            iscritti,
            il famos turn over.
            ti sei mai chiesto il perchè tante compagne e tanti compagni
            si siano avvicinati al PRC e non abbiano trovato alcuna risposta
            o prospettiva politica e se ne siano andati.
            C’e’ stata una selezione, ma al contrario, sono stati selezionati i peggiori, soprattutto nel gruppo dirigente e degli utili idioti che li seguono.


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