Sulle elezioni sarde

I risultati delle elezioni amministrative sarde, ed in modo particolare quelli delle elezioni provinciali, mettono in evidenza alcuni dati interessanti su cui ritengo utile articolare delle riflessioni.
L’elemento più rilevante riguarda il centrodestra: in poco più di un anno la coalizione di destra perde una fetta rilevante dell’elettorato che aveva consentito al Presidente Cappellacci di vincere nettamente le elezioni regionali. Il Pdl, in particolare, subisce un crollo verticale dei consensi, passando dal 36,6% delle europee al 16,2% delle recenti elezioni provinciali.
Anche il Pd subisce  un brusco arretramento: dal 35,6% al 20,1%. Rispetto alle elezioni europee non va bene neanche l’Idv, anche se in termini di voti assoluti riesce quasi ad eguagliare il risultato ottenuto alle europee.

Il primo turno assegna complessivamente al centro-sinistra tre province: Sassari, Carbonia Iglesias e Medio Campidano. Il centro-destra vince invece ad Oristano e Olbia Tempio. Saranno infine i ballottaggi nelle province di Cagliari, Nuoro e Ogliastra a definire i nuovi assetti istituzionali.
Già oggi possiamo dire però che, nel complesso, sommando i voti ottenuti dalle coalizioni nelle diverse province, nonostante un recupero delle forze del centro sinistra rispetto alle regionali dell’anno scorso, il centro destra mantiene ancora un vantaggio di circa 34.000 voti.
Passiamo a noi: la Federazione della sinistra si presenta in alleanza con il centrosinistra ovunque e con una  propria lista in 7 province su 8. A Sassari, unica eccezione, è stata presentata una lista unica di sinistra con Prc, Verdi, Partito socialista e Sel, che ha totalizzato il 5,1% ed ha eletto 2 consiglieri. Il Pdci ha presentato a Sassari una propria lista, nella medesima coalizione, ottenendo un buon 3% ed eleggendo 1 consigliere.
Tra le altre province spicca il dato del Medio Campidano in cui la Federazione della Sinistra sfiora l’8% con 2 consiglieri eletti. Il secondo miglior risultato è quello di Nuoro, dove otteniamo il 3,5%. In due casi la Federazione scende sotto il 3%: ad Oristano e ad Olbia Tempio. In tutte le province, tranne queste ultime, la Federazione conquista una presenza istituzionale.
Rispetto alle europee del 2009, in termini di voti assoluti, la Federazione della Sinistra cresce in tre province: Medio Campidano, Olbia Tempio e Ogliastra, mentre a Carbonia Iglesias conferma sostanzialmente i voti di un anno fa. Nelle altre retrocede.
In termini percentuali, invece, l’unico segnale positivo lo si registra nella provincia del Medio Campidano. La comparazione con i voti assoluti ottenuti alle elezioni europee ci dice che la Federazione della Sinistra ne ha persi 6.855.
Allargando lo sguardo all’intero campo di sinistra emergono segnali interessanti, da tenere in considerazione. In diverse province si è presentata la lista Rosso Mori, in altre quella dei Verdi, in quasi tutte viene presentata la lista della FDS e di SEL.
Pur muovendo dalla consapevolezza della obiettive differenze strategiche tra queste forze politiche, non si può tuttavia che rilevare che, sommandone i risultati, la sinistra complessivamente intesa arriva nella provincia del Medio Campidano a un ragguardevole 17,4%. A Nuoro va oltre il 14%; a Cagliari raggiunge l’11,4%; nella provincia di Carbonia Iglesias ottiene il 9,3%; a Sassari l’8,1%, nell’Ogliastra il 6,5%. Soltanto nelle restanti due province scende sotto il 5%.
E’ a questo bacino elettorale che la Federazione della Sinistra deve saper guardare con attenzione e soprattutto è a queste elettrici e a questi elettori che deve avanzare una piattaforma politica convincente, attraverso la quale costruire lotte e conflitti che mobilitino i lavoratori e le lavoratrici ed i ceti deboli della popolazione per difendere quei diritti e quelle tutele che da troppo tempo ormai vanno progressivamente riducendosi.
In questa delicata fase politica, la priorità per il partito della Rifondazione comunista deve essere quella di fornire il proprio decisivo contributo affinché in Italia i ceti deboli tornino a imporre i bisogni sociali all’agenda politica del Paese.
Le elezioni in Sardegna ci confermano che esiste un potenziale rilevante a sinistra del Partito democratico. E’ necessario trovare le forme migliori per farlo fruttare a vantaggio dei lavoratori. La Federazione della Sinistra nel suo insieme, che in una condizione di straordinaria difficoltà di mezzi e di visibilità ha comunque ottenuto, pur in una flessione rispetto alle europee, un risultato importante (3.6% su base regionale), ha il compito di essere il lievito di questo progetto ambizioso.

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62 Commenti a “Sulle elezioni sarde”

  1. Zukov scrive:

    io continuo a guardare ai numeri. Per me la somma dei voti della FED nelle varie provincie (esclusa SS, dove si era in lista con SEL, ed escludendo i voti del PDCI nella stessa provincia) è di 19.652 voti.
    SEL, includendo anche i voti dei ROSSOMORI e dei VERDI nelle due provincie dove erano insieme, prende 19.087 voti.
    Vero che siamo in calo, vero che abbiamo problemi, ma chi sostiene che SEL ci abbia superato deve fare i conti con i numeri. Ci sono ancora più voti comunisti che sellini in Sardegna. Tutto poi è migliorabile, certo, e deve essere fatto. Ma poche balle.

  2. Adriano1 scrive:

    Quoto e riquoto l’intervento di Leonardo Masella .
    Qualche frase :

    ” Care compagne e cari compagni, noi parliamo continuamente e solo di elezioni ! Finita una tornata elettorale noi cominciamo a parlare della prossima tornata elettorale. Continuamente ! Ma come credete che si possa così recuperare la credibilità persa con la gente che viene licenziata, che ha paura di perdere il lavoro, che non trova più nessun lavoro, che non arriva più a metà mese, che non sa come pagare l’affitto o il mutuo, che non sa come mantenere la famiglia ? ”

    “Per riprendere credibilità popolare servono entrambe le cose. Serve certamente l’unità, una propensione a unire, ad aggregare le forze, a presentare unite almeno sul piano elettorale tutte le forze possibili e disponibili che vi sono a sinistra del Pd, come abbiamo cominciato a fare con la Federazione, perché altrimenti non dimostri nessuna forza e non hai nessuna efficacia (se il metro per recuperare credibilità fosse quello della sola polemica contro il Pd allora Ferrando prenderebbe il 45% dei voti !), ma contemporaneamente è assolutamente indispensabile rappresentare qualcosa di utile e quindi di chiaramente diverso dal Pd e dalle altre forze del centro-sinistra. Altrimenti perché l’elettorato popolare (che non legge i dettagli di un programma e a volte confonde noi con Sel o addirittura a volte noi col Pd) dovrebbe votare per noi e non per Sel o per il Pd ? “

  3. andrea valsusa scrive:

    caro roberto se ti riferisci a lotta comunista be fate proprio ridere…io quando leggo di queste scissioni mi inkazzo sempre più….compagni se continuiamo a sciolerci però poi non ci lamentiamo…ci deve essere maggiore unità non divisione senò non si va da nessuna parte….continuiamo a lottare, continuiamo con forza il processo per la federazione della sinistra….unifichiamoci con chi vuole entrare in questo progetto per costruire una sinistra alternativa…

  4. rossored scrive:

    DI scissioni si muore uniti a sinistra si vive e si lotta, se si vuole essere solo l’appendice del PD allora la sorte è segnata.

  5. roberto scrive:

    Siete animati da cretinismo parlamentare. Ma almeno lo stalinista Togliatti aveva struttura e voti (oltre che i soldi da Mosca). Imparate un po’ dal nostro partito leninista che senza aver avuto mai parlamentari e soldi dallo Stato si sopravvanza organizzativamente in tutte le grandi città e può contare su una casa editrice che voi vi sognate.

    • Carlo circolo Bianchini genova scrive:

      Per Roberto.

      caro Roberto, se dobiamo prendere esempio da voi, dicci chi siete, Falce e Martello(Bellottiani) SC, PCL, Lotta Comunista, Cotrocorrente,Resistenze, dicci chi tra le migliaia di sigle che si richiamano al Padre dello Stalinismo, ossia trotskij, siete, si caro perchè è comodo far ricadere tutto su un uomo, il capro espiatorio Stalin, ma Stalin è solo colui(essendo il migliore) che ha vinto quella guerra per bande che è iniziata dopo la morte di Lenin per prendere il suo posto, e trotskij(ha iniziato quella guerra) essendo il princice più illustre dopo Lenin pensava di non avere rivali,e di avere quel posto per diritto divino,ma sappiamo come è andata la storia, ora è facile dare la colpa di tutto a Stalin, e dire che con Strotskij sarebbe andata meglio, ma di Stalin sappiamo che ha guidato un paese che era alla fame facendolo diventare un grande paese,con i Trotskijsti non sappiamo come sarebbe andata a finire, magari finiva prima,e gli operai dell’occidente non avrebbero avuto quello esempio vincente che ha fatto prosperare ed avere tanti diritti ai lavoratori delle democrazie occidentali, che guarda caso stanno perdendo proprio a partire dal crollo di quel paese glorioso che nonostante tutti i difetti, ha trasformato un paese di Kulachi (leggi Gogol le anime morte)in un grande paese temuto e rispettato da tutti, e che abbondonando quella strada si è ritrovato di nuovo con le pezze al culo.
      non sono Stalinista se per Stalinista si indende, quella guerra per bande che tutt’ora fa si che dove ci sono due Trotskijsti ci sono tre partiti, come tradizione trotskijsta vuole,ma perchè non vi mettete insieme voi di Bellotti, Sc, PCL, tutti della stessa famiglia, in guerra tra di voi? se invece per Stalinista(e non lo credo) si intende seguaci e ammiratori di Stalin allora sono stalinista,
      sono anche contro tutte le correnti organizzate , che sono un vero cancro per qualunque partito, e tornerei al centralismo democratico, intendendo che deve esserci una grande discussione e partecipazione di tutti ma poi quando la maggioranza(come in tutte le democrazie) decide, tutti devono osservare quella linea, altro che partiti nei partiti, come siete voi, che avete la puzza sotto il naso, e prima di andare al CPN fate incontri separati e vi presentate al CPN con delle posizioni precostituite,se questo è il Leninismo di cui vai parlando, ti annuncio che hai sbagliato tutto, perchè Lenin è stato il padre del centralismo democratico, non frazionista come sono i Trotskijsti.
      ti saluto con affetto e perdona le punzecchiature e gli scazzi, che possono anche fare bene.

      • roberto scrive:

        se si vuole rovesciare il capitalismo ci vuole un impegno serio. I vs. militanti qunato versano al partito? Cosa fanno quotidiamente? Diffondono il giornale? Fanno conoscere i principi del comunismo? Nulla di tutto ciò. Si attivano modestamente solo per le campagne elettorali: ma spiegateci il vostro voto reiterato in parlamento per il rifinanzimento alla guerra imperialista in Afghanistan… errori di percorso… ma dai…
        siete nati come “cuore dell’opposizione”, siete finiti in una comica…

        • Carlo circolo Bianchini genova scrive:

          PER ROBERTO

        • Carlo circolo Bianchini genova scrive:

          PER ROBERTO
          CONTINUI A NEGARTI, dimmi a che gruppo appartieni, se no come faccio a valutarti, a sapere se quello che dici è vero?
          poi sei contradditorio, nel primo post, parli di cretinismo elettorale, intendendo che bisogna essere antiparlamentare per vocazione, cosa che Lenin non era, ed allora non so come fai a dire che sei Leninista,e poi chiedi quanto versano i nostri compagni al partito, ma se devono essere fuori dal parlamento cosa ti importa quanto versano? o invece volevi diri come i Testimoni di Geova che dobbiamo privarci di tutto quello che abbiamo e dare tutto al partito?
          spiegati meglio e dichiarati, comunque ti saluto affetuosamente lo stesso

          • anonimo scrive:

            Critica i contenuti di quello che dice e non per il gruppo di appartenenza

            • Carlo circolo Bianchini genova scrive:

              PER L’ANONIMO
              caro anonimo, di norma faccio come dici tu , non mi interessa che sei , ma quello dici, ma nel fatto specifico , devi acconsentire che è pertinente, perchè io ho risposto ad un post, in cui Roberto ci invitava a fare come loro, e se devo vare come loro devo sapere chi sono e quello che fanno,

  6. Amir Gorguinpour scrive:

    Non so cosa scrivere, il vento di Bertinotti
    , ovvero tallone d’Acille fischia ancora, anche im Sardegna gli ex comunisti stanno perdendo e sicuramente non è merito di Berlusconi, la linea di Bertinotti, Cossutta non ha più credibilità, io non voglio essere a sinistra del pd, io voglio avere un partito comunista che non abbia legami con questi tradittori, ho scritto un commento avete chiesto voi , viva il comunismo, Amir Gorguinpour

  7. Matteo scrive:

    Broccolo e company sono solo dei poltronisti-affaristi…

  8. Francesco scrive:

    L’asino e l’alta finanza

    trattasi di: crisi economica

    Qualche tempo fa Billy comprò da un contadino un asino per 100 dollari.
    Il contadino gli assicurò che gli avrebbe consegnato l’asino il giorno seguente.

    Il giorno dopo il contadino si recò da Billy e gli disse: “Mi dispiace ma ho cattive notizie: l’asino è morto.”
    Billy rispose: “Allora dammi indietro i miei 100 dollari”
    E il contadino: “Non posso, li ho già spesi”.
    A quel punto Billy si fece pensieroso, poi disse al contadino: “Va bene, allora dammi l’asino morto.”
    - “E che te ne fai di un asino morto, Billy?”
    - “Organizzo una lotteria e lo metto come premio”
    Il contadino gli disse ironico: “Non puoi vendere biglietti con un asino morto in palio”.
    Allorché Billy rispose: “Certo che posso, semplicemente non dirò a nessuno che è morto”.

    Un mese dopo il contadino incontrò di nuovo Billy, così gli chiese: “Come è andata a finire con l’asino morto?”
    - “L’ho messo come premio ad una lotteria, ho venduto 500 biglietti a due dollari l’uno e così ho guadagnato 998 dollari”
    - “E non si è lamentato nessuno?”
    - “Solo il tipo che ha vinto la lotteria, e per farlo smettere di lagnarsi gli ho restituito i suoi due dollari”

    Billy attualmente lavora per la Goldman Sach.

    • pietro tobia scrive:

      premetto che questa rubrica a me pare uno sfogatoio, che credo nessuno prenda nella benchè minima considerazione. Dico questo perchè leggendo i diversi interventi e vedendo quello che sta avvenendo del nostro partito, una sorta di lenta agonia,mi sembra si voglia eludere quella che è la questione delle questioni, “la questione comunista”.
      è l’elusione di questo problema che fa si che noi non si riesca a trovare la nostra identità ; che si sia smarrita la capacità di analisi politica;è per questo motivo che prevale il disvalore dei compagni verso il carrierismo, anche e soprattutto tra i giovani; non riusciamo ad anteporre le questioni politiche relative ai problemi della società agli assetti burocratico-amministrativi: i comitati politici si riuniscono per approvare le canditature alle amministrative(ed allora si registra il pienone);non si è discusso ancora,per esempio, della vicenda greca, che poi è anche la nostra vicenda; nè del tragico episodio perpetrato da Israele, ma non si discute di precarietà, dei giovani senza lavoro ecc.ecc.nè tantomeno dei problemi delle consulenze nelle pubbliche amministrazioni, o del ruolo delle cooperative che operano all’interno delle pubbliche amministrazioni che non pagano con regolarità gli stipendi dei dipendenti lavorano in uno stato di assoluta precarità (altro che superamento della legge Biagi!) nè delle politiche clientelari che ivi si svolgono ecc. ecc. Tutto ciò perchè è prevalsa e sta prevalendo la politica delle alleanze con il PD in funzione di interessi personali(di poltrone) e non proprio di quelli delle classi che dovremmo rappresentare.
      Per questo risulta scomodo ed improprio mettere al centro dell’agenda politica la “questione comunista”. E’ per queste appena accennate ragioni che risultiamo inutili e ad ogni tornata elettorale assottigliamo sempre più il nostro residuale consenso.
      E mi preoccupa l’analisi del voto del compagno Grassi laddove disinvoltamente somma i niostri voti a quelli del PDCI, SEL, Verdi,Partito Socialista. Ma dove volete andare?!

      saluti comunisti
      Pietro Tobia*
      *membro C.P.F. Terni

      • Mario scrive:

        Bisogna discutere di meno e lavorare di più nei territori,in molte parti si fa e in altre,soprattutto al Nord,di meno in quanto schiacciati dalla lega

      • claudio grassi scrive:

        Caro Pietro,
        penso che in Rifondazione Comunista siamo tutti impegnati per cercare di rilanciare la “questione comunista”. Semmai ci sono idee diverse su come si può portarla avanti.
        Per quanto mi riguarda, come ho ripetutamente scritto, credo lo si possa fare occupandoci di più dei problemi che tu stesso poni, in particolare le questioni del lavoro e della precarietà. Occorre dedicare maggiore tempo del nostro impegno nella costruzione dei conflitti e delle vertenze. Senza trascurare il lavoro istituzionale, che però deve essere funzionale alla nostra presenza nelle lotte e non fine a se stesso. Penso anche che occorra lavorare per la ricomposizione delle divisioni tra i comunisti che si sono prodotte in questi anni. Per fare questo credo possa essere utile il processo di costruzione della Federazione della Sinistra.
        Infine, caro Pietro, io non penso affatto che il nostro progetto politico debba essere subalterno al Pd. Credo che ci siano due tipi di subalternità. Quelli che fanno le alleanze a prescindere, diventando in questo modo una ruota di scorta del centro sinistra. Ma è subalterno anche chi si sottrae alla lotta per la costruzione di alleanze possibili, a partire dai contenuti, che possono servire, se realizzati, a migliorare la condizione delle classi subalterne.
        Nel mio post non ho scritto affatto che i voti di Pdci, Sel, Verdi e Rossomori (di socialisti non ho parlato) sono tutti uguali. Penso però che queste forze, su singole battaglie potrebbero mettersi assieme (come sta avvenendo con il referendum sull’acqua) per riuscire ad incidere ed ottenere dei risultati. Penso che la Federazione, oltre a costituirsi celermente, e pur perseguendo un proprio progetto che è alternativo al centrosinistra, debba essere propositiva e unitaria verso queste forze.

  9. enzo bardo scrive:

    Ai compagni di Cosenza. Riprendo parte del vostro post, virgolettandolo,per non arrogarmi l’arbitrio di interpretare il vostro pensiero. Ma sulle vostre parole vorrei fare qualche riflessione. Dite

    “Oggi, i ritardi enormi nella ipotesi di costruzione di una Federazione della Sinistra, che per definizione dovrebbe avere come obiettivo necessario da perseguire l’aggregazione di quanto esiste nei vari segmenti partitici e con ancor più tenacia quanto esiste fuori dai partiti, sembrano allontanare ogni possibilità di aprire una seria interlocuzione con la multiforme galassia di soggettività politiche, sociali, associative, di movimento che esprime, insieme ad un disagio diffuso, l’esigenza di ritrovare luoghi aperti di partecipazione ed elaborazione”

    “È innegabile infatti che Rifondazione Comunista, pur nella versione allargata della Federazione della Sinistra, non è più in grado di dare una risposta a questa esigenza di partecipazione ed elaborazione, orientata com’è a farsi portatrice di istante testimoniali ed identitarie”

    “Di fronte alla crisi di sistema che investe in maniera totalizzante il pianeta, che accentua le sperequazioni, che affama esseri umani, devasta territori, provocando esodo e repressione, guerre e precarietà, sfruttamento e persino forme inedite di schiavitù’, in questa fase di dichiarato fallimento di ogni capacità di governo dei processi innescati in nome dell’invisibile “mano del mercato”, la Sinistra latita nell’immaginario collettivo, è letargica ed autoreferenziale, vecchia e monotona.”
    Sul primo punto. Penso anch’io che il processo di lancio della federazione della sinistra, originariamente definita “alternativa”, sia stato lento, farraginoso e abbastanza burocratico. L’avere eliminato il tratto distintivo di alternatività ha voluto sancire, secondo me, l’obiettivo strategico di collateralismo al PD ed ha spento sul nascere molto dell’entusiasmo con cui è stato accolto l’annuncio della nascita del nuovo soggetto politico. Fosse dipeso da me non avrei mai affidato il ruolo di portavoce della FSA ai segretari dei partiti e delle associazioni che hanno dato vita alla federezione; costoro avrebbero dovuto occuparsi dei loro partiti, mentre un coordinamento di tre-quattro persone, provenienti dai movimenti e dall’ambientalismo avrebbe dovuto lavorare a tempo pieno per delineare il profilo della federazione; avrei messo Vittorio Agnoletto a coordinare il gruppo, già nell’assemblea del luglio scorso. Ciò avrebbe trasmesso all’esterno il messaggio che si stava cambiando in profondità e avrebe contribuito a coltivare l’entusiasmo e la speranza e, soprattutto, che la federazione si apriva davvero all’esterno. L’avere ingessato la federazione sui nomi e i volti dei segretari ha dato al contrario l’idea di una chiusura che nei fatti non si voleva. Che si volesse e si voglia, come dite voi, “aprire una seria interlocuzione con la multiforme galassia di soggettività politiche, sociali, associative…” secondo me è fuori discussione. Credo che i metodi seguiti siano stati inadeguati, ma l’idea del “frente amplio” va esattamente nella direzione da voi indicata. Penso che questo gap possa essere recuperato.
    Non mi convincete sul secondo punto. La vostra affermazione per cui è “innegabile che Rifondazione non è più in grado di dare una risposta a questa esigenza di partecipazione ed elaborazione, orientata com’è a farsi portatrice di istanze testimoniali ed identitarie” puzza di dogmatismo e. nelle parole “istanze testimoniali e identitarie”, di molto sentito dire, superficiale e interessato, utilizzato per giustificare scelte diversamente non giustificabili.
    Ma quello che lascia perplessi è il terzo punto.
    Giustamente parlate di crisi sistemica ed elencate tutti i guasti che la crisi di questo sistema provoca sugli esseri umani e sull’ambiente. La vostra strana conclusione è che la “SINISTRA latita nell’immaginario collettivo, è letargica ed autoreferenziale, vecchia e monotona.” Fatemi capire. Se la crisi è del sistema- capitalistico- che c’entra la sinistra che voi criticate con esso? Di quale sinistra state parlando? E quale altra sinistra in Italia è antisistema? Certo non il PD e neanche SEL. Alludete ai gruppi che stanno alla sinistra di RC e della federazione? Vi capirei. Ma se dopo tutta questa dotta disquisizione il vostro approdo dovesse essere una sinistra sistemica, allora forse potrebbero avere ragione quei compagni che alludono al digiuno di poltrona quale causa scatenante della fuga di aspiranti istituzionalisti a tutti i costi.

    • Mario scrive:

      Broccolo dieci giorni fa stava per fare l’assessore provinciale del Prc,poi per varie ragioni non l’ha potuto fare e ha lasciato il partito.
      I soliti poltronisti di cui il partito sia adesso che è al 3% e sia prima che era all’8% non ne ha bisogno
      E’ tutta una scusa e una palla per andare via e trovare nuove POLTRONE in SeL

      • gigi scrive:

        chiacchiere, i fatti sn altri
        Broccolo: 0 CONSULENZE 0 INCARICHI
        e da segretario provinciale ha lasciato al partito negli ultimi 7 anni più del 50% del dovutogli…….

  10. comunista sardo scrive:

    Nessuno dice nulla sull’ASTENSIONE, che in Sardegna ha raggiunto e spesso superato (come a Cagliari) il 50%?
    Questo è un dato da tenere in conto o no, o ci limitiamo a farci le seghette sui numeri?
    La realtà è che al di là delle chiacchiere, la cosiddetta “Federazione della Sinistra” è SEMPRE, e sottolineo SEMPRE, subalterna e funzionale al “centrosinistra” di Pd e soci. Non serviamo a nulla, né serve a nulla eleggere qualche consigliere solo per scaldare la sedia o poco più.
    Sono andate molto meglio delle proposte politiche più o meno condivisibili ma almeno coerenti, che dopo tanto stanno trovando un loro spazio: come gli “indipendentisti” dell’IRS. Ma loro sono andati da soli, senza prostituirsi con questo o quell’altro per la poltroncina.
    I comunisti invece, no. Ma i comunisti, se sono veri, sono alternativi e rivoluzionari. Ma di comunisti veri ce ne sono ben pochi, quei pochi compagni veri che ancora si sbattono ma che vengono continuamente sconfessati e abbandonati da cosiddetti “dirigenti” che preferiscono farsi le seghette sui numeri.
    Così non si va da nessuna parte, aumenterà sempre più l’astensionismo, il disincanto, e la rabbia. Che travolgerà tutto e tutti.
    Per la cronaca, ho votato per la prima volta (dopo tanto PCI e poi Rifondazione), il PCL. Adesso come adesso, meglio quelli di Ferrando (che almeno hanno candidato OPERAI) che i soliti parolai e poltronisti di cui non se ne può più. E al ballottaggio, se ci vado, annullerò la scheda.
    Saludi e trigu

    • laura stochino scrive:

      Caro comunista sardo,

      il dato dell’astensione ha ovviamente bisogno di essere analizzato e non può certo essere ignorato. Permettimi però di chiderti i nomi e cognomi dei candidati nelle nostre liste che tu definisci “parolai”, a Cagliari per esempio non abbiamo ricandidato i nostri consiglieri uscenti, abbiamo fatto una lista con il 30% di giovani sotto i 30 anni, diversi erano i compagni lavoratori precari (soprattutto della scuola) e diversi i compagni provenienti dall’associazionismo, c’erano anche pensionati, un’operaia delle pulizie, un commerciante, studenti. Mi pare duqnue che la tua critica cada un pò nel qualunquismo. Se poi vogliamo dire qualcosa sulla subalternità al PD, posso dirti che la federazione ha dovuto affrontare due scelte difficili a Nuoro e a Cagliari (non a caso le province dove perdiamo più voti), ma erano entrambe delle scelte quasi obbligate e che sono arrivate, parlo soprattutto di Cagliari, dopo diversi tentativi per la costruzione di candidature e schiramenti alternativi. Qualunque decisione sarebbe stata per noi sofferta e dall’esito imprevidibile. Come saprai per quanto il centrosinistra abbia diversi limiti resta diverso dalla destra e non si può pensare che in una fase di emergenza democratica ed economica i comunisti restino fuori anche dai consigli provinciali. Non si tratta di riscaldare poltrone, se pensi questo delle istituzioni non capisco la ragione per cui dovresti votare un partito (qualunque esso sia). In conclusione posso capire il malumore, ma non condivido la tua reazione, lo stesso IRS che tu citi è un movimento che politicamente si schiera a destra, che ha al primo punto la nazione e le imprese. Come comunisti viviamo certamente una fase non semplice, ma settarismo e revanche nazionalista non credo ci salveranno.

      Saluti comunisti,
      Laura Stochino

      segretaria del Circolo A. Gramsci Cagliari

  11. enzo bardo scrive:

    NUMERI E MIRACOLI

    Gira e rigira alla fine va a finire che in Sardegna abbiamo conseguito una vittoria schiacciante. A leggere i grandi numeri pare che in Sardegna ci sia stato uno spaventoso terremoto con annesso tsunami. Il PDL perde il 20%, il PD il 15. Con crolli simili ci si attenderebbe una rivoluzione a favore di sinistre e autonomisti; invece si scopre che il centro sinistra,che aveva 8 province su 7, ora ne ha 3,il centro destra ne ha 2, mentre in altre si va al ballottaggio, ma sempre fra PD e Pdl. Il che dice che l’asse complessivo della politica si sposta a destra.
    Difatti per le sinistre non va affatto bene. Premettiamo che bisogna tenere sempre conto delle cifre percentuali perchè i numeri assoluti non riescono a fornire una rappresentazione veritiera della realtà. E qua si scopre che rispetto alle europee la FDS perde circa l’1% (includendo il dato poco decifrabile di Sassari) e SEL guadagna all’incirca la stessa percentuale. C’è uno spostamento di voti dalla così detta sinistra anticapitalistica verso quella più moderata, ancorata al PD. E’ vero, dentro questi dati bisogna investigare l’influenza di contingenze locali che possono alterare la realtà. Ad esempio pare che Soru abbia dato una grossa mano a SEL in più di un posto. Si può spiegare così da un canto il crollo del PD e dall’altro l’exploit di SEL in alcune zone. Ma è chiaro che si tratta di voto drogato e, in quanto tale, suscettibile di variazioni notevoli.
    C’è poi la presenza di Rosso Mori che, mai sentita prima, per quanto ho potuto arguire da un salto nel loro sito, sarei prudente a definire di sinistra. Non facciamo l’errore grossolano di D’Alema che aveva considerato la Lega Nord una costola della sinistra. In ogni caso questa lista ha sotratto voti un pò a tutti, alla Grillo.
    Problema: Perchè noi non sfondiamo ed, anzi, ci lasciamo strappare voti? Credo che sussistano fattori endogeni ed esogeni.
    Anzitutto la “precarietà” del nostro essere soggetto politico non aiuta ad essere percepiti come entità attraente. Questo continuo disquisire su chi siamo e cosa vogliamo essere ha un effeto paralizzante sull’azione che potremmo e dovremmo dispiegare in seno alla società e, forse, la mancanza di un chiaro e definito profilo programmatico è conseguenza di questa assenza di identità, per cui siamo “irriconoscibili”. E’ passato un anno dalla prima riunione al Brancaccio in cui è stata lanciata l’idea della federazione della sinistra alternativa che tante attese aveva suscitato. Nella preistoria un anno equivaleva ad un secolo, oggi equivale ad un secondo; voglio dire che nella civiltà della comunicazione in tempo reale, degli spostamenti ultraveloci tutto acquista ritmi e tempi che sfuggono ai canoni di misurazione tradizionale. Si continua a pestare l’acqua nel mortaio con le infinite discussioni se bisogna prima unire i comunisti, dare vita ad un unico partito comunista, se c’è spazio reale per i comunisti dentro la FDS. Non ce ne usciamo più; e mentre noi disquisiamo su queste tremende domande i comunisti si vanno collocando un pò ovunque: ci sono persone che “sentono” di essere comunisti, pur votando PD, altre che, da comunisti, si sentono a loro agio dentro SEL, per non parlare di quelli che militano nelle formazioni a sinistra di RC e della FDS. Doamanda: cosa resta di “comunista” da intercettare? Ma poi mi chiedo: che significa essere comunisti? La vicenda dell’acqua è paradigmatica. Ci sono regioni ed enti locali con dentro amministartori “comunisti” che hanno privatizzato l’acqua, ci sono migliaia di persone non comuniste dentro i forum per l’acqua pubblica che si stanno battendo per la ripubblicizzazione dell’acqua. Paradossalmente si potrebbe dire che si stanno battendo contro i comunisti privatizzatori! L’incoerenza- altro fattore endogeno- può essere un disvalore che non possiamo permetterci?
    Altra questione. Non abbiamo una leadership carismatica. Nell’era della civilà dell’immagine il carisma diventa un prerequisito imprescindibile, il che non significa santificare il culto della personalità, posto che le dicisioni vanno prese collegialemnte, ma la loro presentazione all’esterno deve essere affidata a persone carismatiche. Queste sono, a mio avviso, alcune delle questioni che frenano il dispiegamento del potenziale che una forza di alternativa può mettere in campo in una condizione di crisi come l’attuale.
    Poi ci sono fattori esogeni. Anche qui, solo qualche accenno a quello che a mio avviso pesa negativamente sulla possibilità che una forza di ispirazione comunista ha di incidere sulla realtà italiana.
    Prima di tutto l’azione devastatrice che le classi dominanti, con in testa il loro massimo esponente, Berlusconi, hanno messo in campo per espungere dal sentire comune i simboli e il significato del comunismo. Sono vent’anni che questa campagna va avanti, con la complicità di tutti i media che la borghesia, illuminata o no, possiede; se a questi accostiamo le scelte ideologiche di ciò che in questo momento si chiama PD e, da ultimo, il duo Bertinotti-Vendola, beh, si capisce che essere comunisti nella società italiana odierna non è facile e, soprattutto,essi non trovano terreno favorevole. Che fare?
    Io penso che l’unica modalità concessa per sfuggire a questo accerchiamento è data dal ritorno ad una militanza attiva e pressochè permanente, oltre cha avvalersi in modo pieno delle nuove tecnologie di comunicazione. Resta, però, l’imperativo categorico di superare tutte le nostre contraddizioni interne, rimuovere i fattori endogeni, perchè finchè essi permangono non saremo in grado di offrirci alla società come alternativa credibile, appetibile, votabile e non sarà mai stimolata la partecipazione e la militanza, specie dei più giovani, che hanno bisogno sì di pane ma anche di fantasia, di sogno.

    • aldo scrive:

      In Sardegna non si è ottenuta purtroppo nessuna vittoria schiacciante; nelle condizioni date, però non era realistico neppure aspettarsi qualcosa di più.
      Sì, è vero, la Giunta Regionale si è contraddistinta, nell’ultimo anno per la sua immobilità e la sua inefficienza; la situazione occupazionale e sociale in genere è peggiorata; ed il suo Presidente è stato anche lambito da scandali e contiguità con l’affarismo predone e semimalavitoso. Ma questo, come sappiamo, fa parte delle condizioni oggettive che non sempre si traducono in risultati politici: anzi, semmai, è la dimostrazione che senza il fattore soggettivo le situazioni oggettive non creano “naturalmente” il cambiamento.
      E la nostra situazione soggettiva è quella che è: dignitosissima nei risultati, data la situazione, ma ancora di forte debolezza. Non poteva, d’altronde, che essere così visto che in Sardegna la scissione con i vendoliani è avvenuta quasi un anno dopo rispetto al resto d’Italia (hanno aspettato le elezioni regionali per poter piazzare i loro consiglieri ed uscire dopo, creando il massimo danno possibile), portando via il personale istituzionale e tutte le risorse finanziarie; ed il lavoro pur importante della nuova dirigenza e dei tanti giovani non poteva che ottenere risultati solo in parte.
      In questa situazione di innegabile debolezza quindi, è inevitabile che i comunisti non riescano ad intercettare i voti della sinistra diffusa non comunista che è attratta invece dal PD o, a seconda dei casi, da SEL (come è avvenuto in queste elezioni anche a causa degli scontri interni tra le varie anime del PD) o dai Rossomori (sardisti “di sinistra”, scissisi dal PSdAz dopo la scellerata scelta di allearsi col centrodestra).
      Risultato di debolezza quindi, il nostro, ma dignitoso e importante per ripartire da qui (una sorta di zoccolo duro ?) nella ricostruzione di una organizzazione (insieme con i compagni del pdci con i quali, pur con qualche inevitabile difficoltà locale, si sta lavorando) di cui si ha bisogno e di cui si intravedono le prospettive.

  12. andrea valsusa scrive:

    perchè si continuano a fare queste ridicole scissioni????cristo santo…..compagni di cosenza…perchè non restare e cercare di migliorare insieme a tutti noi il partito della rifondazione comunista e della federazione della sinistra????le vostre considerazioni saranno pure giuste ma non capite che queste continue scissioni non fanno bene a nessuno????cosa volete fare???entrare in sinistra ecologia e libertà????vendola ha promesso un qualche incarico a broccolo???be siete liberi di fare quello che credete ma sappiate che SeL è solamente l’ala sinistra del PD..niente di più…

  13. Mario scrive:

    Bel personaggio questo Broccolo(di nome e di fatto),fino a pochi giorni fa stava per fare l’assessore provinciale a Cosenza poi non l’hanno voluto ed ha lasciato il partito.
    Viva le poltrone,forse vendola gli ha promesso un altra poltroncine

    • gigi scrive:

      il compagno broccolo non ha mai preso un euro dalla politica!!!!questi sn fatti, nessuna consulenza, nessun incarico!!!!!
      e da segretario provinciale del prc negli ultimi 7 anni ha lasciato allo stesso ben oltre il 50% del dovutogli…..
      questi sn i fatti, tutto il resto sn sl becerie

  14. roby scrive:

    Spero che i compagni di Cosenza si uniscano a Nichi Vendola, penso che la realtà politica alla quale associarsi l’abbia tracciata lui assieme a molti altri rimasti temporaneamente in rifondazione.

    • Simone scrive:

      In Italia c’è fortunatamente libertà di scelta. Chi vuole andare con SEL ci vada, poi fra due-tre anni si renderà conto che è soltanto l’ala sinistra del Pd

  15. Luigi scrive:

    Noi militanti e dirigenti della Federazione provinciale di Cosenza consideriamo conclusa la nostra militanza nel Partito della Rifondazione Comunista-Sinistra Europea, un partito cui vanno riconosciuti meriti storici indiscutibili, perché ha consentito in fasi difficili e complesse della recente fase storico-politica una contrapposizione intellettuale collettiva alla deriva neoliberista, sancita simbolicamente dal crollo dell’Europa dell’est.
    Nato dalla spontanea e sentita necessità di opporre un netto rifiuto alla deflagrazione del PCI e dalla successiva adesione di altre forze politiche e soggettività del variegato mondo dell’antagonismo, il Partito della Rifondazione Comunista, sotto la direzione del compagno Fausto Bertinotti, ha saputo cogliere in anticipo, rispetto a tante letture stantie ed omologate, la multiforme galassia delle soggettività antagoniste capaci di opporsi alla devastante fase di dominio del neoliberismo, che nelle giornate di Genova hanno segnato il punto più alto (e tragico) di una elaborazione inedita di organizzazione del conflitto.
    I successivi passaggi, in maniera particolare la fase di analisi precedente alla formazione del governo Prodi, hanno segnato tuttavia una insufficiente valutazione delle dinamiche sociali in atto, con la conseguenza di un’impotenza istituzionale che ha prodotto una verticale perdita di credibilità politica e di consenso.
    Dapprima la disastrosa esperienza della Sinistra Arcobaleno che, recepita in maniera diffusa come operazione verticistica ed autoreferenziale, di tutela di ceto politico, è stata sonoramente bocciata dall’elettorato che ne ha di fatto determinato la scomparsa dalle aule parlamentari.
    Oggi, i ritardi enormi nella ipotesi di costruzione di una Federazione della Sinistra, che per definizione dovrebbe avere come obiettivo necessario da perseguire l’aggregazione di quanto esiste nei vari segmenti partitici e con ancor più tenacia quanto esiste fuori dai partiti, sembrano allontanare ogni possibilità di aprire una seria interlocuzione con la multiforme galassia di soggettività politiche, sociali, associative, di movimento che esprime, insieme ad un disagio diffuso, l’esigenza di ritrovare luoghi aperti di partecipazione ed elaborazione.
    È innegabile infatti che Rifondazione Comunista, pur nella versione allargata della Federazione della Sinistra, non è più in grado di dare una risposta a questa esigenza di partecipazione ed elaborazione, orientata com’è a farsi portatrice di istante testimoniali ed identitarie che, per quanto suggestive, non possono a nostro avviso esaltare “hic et nunc” l’entusiasmo necessario per un tentativo di ricomposizione largo, diffuso e partecipato di quanti avvertono la necessità di avviare una fase costituente di una soggettività al tempo stesso radicale, libertaria, egalitaria.
    Crediamo che si debba aprire una fase nuova nella storia politica della Sinistra italiana.
    Di fronte alla crisi di sistema che investe in maniera totalizzante il pianeta, che accentua le sperequazioni, che affama esseri umani, devasta territori, provocando esodo e repressione, guerre e precarietà, sfruttamento e persino forme inedite di schiavitù’, in questa fase di dichiarato fallimento di ogni capacità di governo dei processi innescati in nome dell’invisibile “mano del mercato”, la Sinistra latita nell’immaginario collettivo, è letargica ed autoreferenziale, vecchia e monotona.
    In Europa ed in Italia si scontano le politiche imposte da Maastricht, con una crisi economica e sociale strutturale che ormai investe in maniera incontrollata le economie nazionali, che per tutta risposta infliggono gli ultimi colpi di maglio alle misere risorse destinate allo stato sociale, ed anzi individuano essenzialmente nei diritti dei ceti meno abbienti, oltre che nella svendita dei patrimoni pubblici, la chiave di volta delle politiche economiche e finanziarie.
    I rischi significati connessi alla fase sono di una recrudescenza delle ipotesi di estensione della guerra come elemento di stabilizzazione e di controllo del sistema,ed al contempo di una ulteriore fase di restrizione delle libertà singole e collettiva
    Il caso italiano risulta essere il più inquietante e gravido di imprevedibili involuzioni autoritarie.
    La lenta e costante fase di destrutturazione della democrazia rappresentativa, operata con la duplice forbice dei tagli di bilancio agli Enti locali caricati dell’impegno di nuovi balzelli cui sottoporre i cittadini, ed al contempo l’introduzione di forme verticistiche di governo, che di fatto esautorano il dibattito dai consigli locali e delegano alle figure apicali poteri pressoché assoluti, ha prodotto un effetto devastante e paradossale che richiede una riflessione più attenta e articolata.
    La crisi della democrazia è ancora più evidente nel Mezzogiorno, inquinato da sempre più pervasive forme di criminalità organizzata: l’ingresso dei privati nella gestione dei servizi essenziali ha un inevitabile riflesso in termini di gestione delle risorse, di consenso politico e ricatto, se non la diretta “discesa in campo” della mafia imprenditrice, favorita dagli effetti che produrrà il federalismo.
    La questione del Mezzogiorno appare ormai derubricata a semplice reminiscenza storica, almeno fino alla prossima revisione dei testi scolastici, dai quali è facile supporre sarà espunta, in stretta compagnia delle altre pagine di storia più o meno sconvenienti per il comune senso di dominio delle nuove classi padronali.
    E’ un’Italia capovolta, che recupera le pulsioni istintive dell’ italietta rancorosa e retriva, divisa, litigiosa, campanilistica, in altri termini pronta ad adeguarsi a nuovo ordine e nuova disciplina.
    In questo contesto la Sinistra italiana è chiamata ad assumersi le responsabilità di questa fase storica.
    Si deve aprire una seria discussione a Sinistra che punti a innovare la sua missione politica e superare frammentazioni e limiti che le hanno impedito in questi ultimi anni di essere soggetto politico credibile, autorevole e realmente alternativo al centrodestra. I rischi, come dicevamo, sono notevoli e chiunque si ostini a perseguire una politica di bottega e di autoconservazione rischia di porsi al di fuori dalla Storia.
    Riteniamo che sia giunto il momento, non più rimandabile, di lavorare a un percorso che miri alla nascita di un nuovo soggetto politico della sinistra italiana, un soggetto forte, unito e plurale, che riesca a diventare punto di riferimento credibile per tutte quelle soggettività che, pur essendo portatrici di istanze sociali e valori chiaramente riconducibili alla storia del pensiero e del movimento operaio, non trovano negli attuali partiti della sinistra alcuna forma di rappresentanza.
    Un nuovo soggetto in grado di riconoscere da una lato la validità dei percorsi soggettivi precedenti e dall’altro ricollocarsi necessariamente in un ambito omogeneo di linguaggio ed azione culturale, organizzativa e politica. I segmenti culturali di provenienza saranno la base costituente che dovrà produrre una sintesi di appartenenza comune altra che coincida con i valori della solidarietà, libertà e uguaglianza.
    La necessità di lavorare a questo nuovo soggetto è dettata inoltre dalla crisi irreversibile del Partito Democratico, e/o comunque della evidente incapacità progettuale di questa formazione politica a rappresentare una alternativa valida e possibile al berlusconismo.
    Se non ci muoviamo per tempo, rischiamo di consegnare il nostro prossimo futuro a soluzioni inquietanti, le cui basi odierne sono riscontrabili nell’assalto frontale alla Costituzione repubblicana e di conseguenza allo statuto dei lavoratori, ai diritti delle donne, dell’ambiente, del patrimonio pubblico artistico ed ambientale, al diritto alla salute, alla previdenza, alla casa,all’istruzione, alle istanze di pace e convivenza tra i popoli cui il nostro Paese è storicamente e geograficamente vocato.
    È una sfida difficilissima, ne siamo consapevoli, ma non per questo dobbiamo e vogliamo sottrarci.

    Angelo Broccolo (Segretario provinciale)
    Vincenzo Mastrota (Portavoce provinciale Giovani Comunisti)
    Bruno Pascuzzo (Comitato politico provinciale)
    Alberto Laise (Comitato politico provinciale)
    Pierluigi Zicaro (Comitato politico provinciale)
    Danilo Barbiero (Segretario Circolo Pedivigliano)
    Francesco Imbrogno (Comitato politico provinciale)
    Fernando Sicilia (Comitato politico provinciale)
    Benedetto Guaglianone (Comitato politico provinciale)
    Giuseppe Carrozza (Dirigente Circolo Cassano Allo Jonio)
    Emma Orrico (Comitato politico provinciale)
    Alessandro Nigro (Coordinamento GC provinciale)
    Ernesto Serra (Comitato politico provinciale)

    • Adriano1 scrive:

      capisco , ma non concordo con la decisione.
      Dobbiamo finirla di procedere per scissioni ogni volta che non ci si è d’accordo con l’orientamento nazionale del partito.
      Dovete lottare perché si affermino all’interno del partito, dovete farvi sentire , dovete spiegare le vostre ragioni.
      Per quale motivo pensate che la vostra posizione non possa essere ascoltata ?
      Ricordatevi che , tanto , le differenze politiche vengono sempre al pettine , formando un nuovo partito avrete sempre il problema di convincere quelli che sono rimasti nel vecchio , dovrete anche in futuro argomentare le vostre ragioni.
      Ma allora perché non farlo adesso , da dentro ?
      Le vostre ragioni sono valide , possono aumentare la ricchezza politica del partito , non sprecatele con l’ennesima “scissione dell’atomo”.

      • Fra scrive:

        Il bello lo sapete qual’è?????
        Che Broccolo dieci giorni fa stava per fare l’assessore provinciale del Prc,poi per varie ragioni non l’ha potuto fare e ha lasciato il partito.
        I soliti poltronisti di cui il partito sia adesso che è al 3% e sia prima che era all’8% non ne ha bisogno

    • aldo scrive:

      E questa decisione, per quanto limitata o locale possa essere, mi convince ancora di più della necessità di una scelta politica forte, in grado di arginare questi fenomeni di sfilacciamento favoriti dall’attuale posizione poco definita, che sia capace di ridare entusiasmo ai compagni del partito e di diventare elemento di attenzione e di attrazione per i tantissimi compagni dispersi e della diaspora. Una scelta politica coraggiosa di unità dei comunisti, a partire (ma non limitata ad essi) dal prc e dal pdci.

    • Alessandro scrive:

      Andate andate compagnucci, andate da niki che vi prometterà mari, monti e poltrone….. Sappiate che quando vi sarete ricreduti o vi avranno cacciato a calci nel culo ci saremo sempre noi ad accogliervi a braccia aperte, stavolta però si ricomincia daccapo, niente incarichi, assessorati e poltroncine varie, si ricomincia dall’ultima sedia in fondo alla sala, dal secchio e la colla!!!!! E che cazzo!!!!

  16. roby scrive:

    Caro Fra informati meglio..e comunque parlo del totale complessivo dei voti, tuttavia, penso che personalmente…come diceva Berlinguer e forse ancora prima Gramsci, un partito con meno del 10% non conta molto sulla scena politica…e la penso così anch’io…non ho orticelli da coltivare.

    • Simone scrive:

      E’ vero ma Gramsci era anche un accanito oppositore della socialdemocrazia, che considerava un grande inganno ai danni dei lavoratori !
      Preferisco avere un partito piccolo che però sia coerente piuttosto che un grande partito che abbia svenduto i suoi valori … d’altronde chi non la pensa così può andare a iscriversi al Pd tranquillamente.

    • mauro scrive:

      “e forse ancora prima Gramsci”. Non ci resta che piangere!
      Ma ormai è lecito scrivere qualsiasi stupidaggine. A questo ci hanno portato anni di devastazione culturale, di vera e propria promozione dell’ignoranza, promossi e incentivati dai gruppi dirigenti che si sono succeduti alla guida del “comunismo” italiano.
      Vuoi un consiglio, caro compagno Roby.
      Prima di scrivere, rifletti e, soprattutto, studia!

  17. roby scrive:

    L’unico risultato certo è l’ottimo risultato di SEL con quasi il 4%,
    vedete compagni, il continuo formarsi di decine di partitini, ognuno diverso tra loro e pure offensivi l’uno verso l’altro, ha creato la condizione di questo continuo disinteressamento verso tutta l’area di sinistra, questo è uno dei motivi principali per il quale non ci votano più, se vogliamo veramente essere visti come un partito disinteressato al potere ma al servizio della gente, bisogna unirsi subito in una unica lista di sinistra che guardi più al presente e meno al passato per dare la possibilità di credibilità e impegnadosi realmente per la ricerca di risoluzioni effettive contro tutte le ingiustizie sociali…a meno che ognuni di noi cerchi di coltivare il proprio orticello,…ed è quello che appunto la gente pensa…e forse non a torto.

    • Fra scrive:

      “L’unico risultato certo è l’ottimo risultato di SEL con quasi il 4%”
      Ma fammi il piacere,laddove vi ha aiutato Soru e i Rossomori qualcosa avete preso ma laddove non avevate aiuti a stento avete superato il 2%.
      Noi siamo andati un po meglio con la ciliegina el Medio Campidano con un bel 8% provinciale perdendo però,in generale,qualcosina rispetto alle europee

  18. Pino scrive:

    Caro Claudio, ho rifatto i miei calcoli, e il dato dei 6855 voti di scarto che hai citato (rispetto alle Europee 2009) proprio non mi torna. Credo che il numero provenga da questa tabella:

    http://www.federazionesinistra.it/elettorale/files/sardegna_riepilogo%20province(2).pdf

    La tabella, però, ha un dato sbagliato nella colonna delle Europee 2009: la somma dei valori nelle 7 province è di 21404 voti (e non 26417 come riportato).

    In queste 7 province, dunque, la differenza tra i voti delle Europee 2009 e quelli delle Provinciali 2010 è di 1842 voti (e non 6.855).

    Se si estende il calcolo alla provincia di Sassari (contando i voti del solo PdCI alle Provinciali 2010) si arriva a questo dato regionale:

    Europee 2009: 26.429 voti
    Provinciali 2010: 24.356 voti
    Differenza: -2.073 voti

    • laura stochino scrive:

      Confermo, anch’io ho fatto lo stesso calcolo. Abbiamo perso 2 mila voti. Se poi leggiamo i dati con attenzione possiamo anche dire che Nuoro e Cagliari sono le situazioni più critiche, ma sono anche le province dove il PD ha imposto le candidature meno condivise. Inoltre a Cagliari città c’è un astensione e un accordo tra SeL e la minoranza del PD che inquina il voto. Non vogliamo però nasconderci dietro queste analisi, abbiamo bisogno di lavorare di più e meglio. Come sempre cercheremo di resistere un minuto in più del padrone!

      Laura

      • Satta P. Daniele scrive:

        se poi a Cagliari non avessimo fatto incaute invettive a mezzo stampa contro il candidato presidente fino a due settimane prime di stringere l’alleanza, forse qualche voto in più non lo avremo ceduto all’astensionismo.
        A Cagliari sono stati commessi grossolani errori con i tavoli di confronto, è stato deleterio correre sul binario sbagliato per troppo settimane

        • Alceste Scalas scrive:

          Potrei essermi perso qualcosa, ma da ciò che ho letto mi sembra che le nostre dichiarazioni a mezzo stampa siano state sempre equilibrate (non sono mai scadute nel giustizialismo dipietrista, ma hanno sottolineato i limiti della precedente giunta e sollevato questioni di “opportunità” rispetto alle scelte del PD). Le risposte a queste nostre osservazioni da parte del PD sono state, queste sì, talvolta sprezzanti e fuori dalle righe, con effetti negativi sul rapporto di coalizione.

          L’accordo elettorale è stato infine chiuso quando il PD e Milia hanno ceduto ad una nostra richiesta fondamentale (il tavolo permanente del centro-sinistra, che dovrà arginare le derive presidenzialiste verificatesi nella scorsa amministrazione). Questo ha convinto numerosi compagni e compagne a “metterci la faccia” e impegnarsi nella ricerca dei voti (nonostante le riserve sul candidato presidente), perché hanno visto un Partito attivo e non subalterno. Se avessimo “chiuso” prima, senza ottenere questo risultato e accodandoci senza discussioni, avremmo rischiato di non motivare i nostri militanti, e di non avere argomenti contro l’astensionismo dilagante, danneggiando pesantemente il nostro risultato.

          Secondo me i problemi più grossi, specialmente a Cagliari città, sono stati due:

          1 – Alcuni compagni, anche dirigenti, hanno fatto proprie le posizioni politiche (o meglio, gli slogan) dell’IDV, piuttosto che quelle del PRC. Questo ha ridotto le forze e le strutture in campo, ed ha seminato confusione tra gli elettori e tra gli stessi iscritti.

          2 – Alcuni collegi hanno avuto risultati molto deludenti, che hanno notevolmente abbassato il risultato complessivo della Federazione della Sinistra. Questi dati andranno analizzati con cura, in termini di radicamento e di peso delle candidature.

          C’è stato poi un altro limite che ci ha messi in difficoltà in tutta la provincia: non essere riusciti a seguire ed organizzare meglio i compagni che, in questi mesi, hanno provato a costruire cellule e circoli nei territori. Questo problema andrà affrontato e risolto al più presto, perché solo così riusciremo a consolidare il dato di radicamento che abbiamo dimostrato, pur tra mille difficoltà, con queste elezioni. E perché avremo bisogno di tutte le nostre forze per poter affrontare il durissimo scenario economico, politico e sociale che si va delineando.

          Alceste Scalas – Circolo PRC “A. Gramsci” (Cagliari)

  19. Robespierre scrive:

    Ottima analisi Claudio! Al lavoro e alla lotta

  20. paolo scrive:

    alla faccia di chianciano e del demagogico e fallimentare in “basso a sinistra” la federazione della sinistra ( fortunatamente) in sardegna si presenta ovunque con il centro- sinistra e ha risultati dignitosi come le altre forze della sinistra, quindi confermo con claudio che c’è un pontenziale di sinistra su cui lavorare alla sinistra del pd anche se questo potenziale rischia di disperdersi tra sigle e siglette sempre più fastidiose per l’elettorato. Gia le regionali hanno visto un buon risultato della federazione della sinistra dove vi era una buona alleanza e buone proposte di governo, dove abbiamo azzardato a presentarci da soli (campania, lombardia) abbiamo pagato ancora una volta un tributo pesantissimo al voto utile… dove invece anche in autonomia dal pd abbiamo costruito coalizioni di sinistra con candidature credibili ( marche) si è avuto comunque un buon risultato.

    in sardegna invece resta inconcepibile la provincia di Nuoro dove un candidato splendido come Efisio Arbau viene sostenuto da diverse liste di sinistra ottiene un confortante 23% in alternativa e in contrapposizione al forte pd locale…e… la federazione della sinistra…sostiene il candidato del centro – sinistra moderato con (evidente risultato deludente) e non la bella esperienza della coalizione di sinistra… capeggiata da Arbau??

    qulacuno me lo spieghi???

    penso che a partire dallo straordinaio successo della raccolta firma per i referendum contro la privatizzazione dell’ acqua delle belle manifestazioni contro la violenza di israele si possa iniziare senza rancore e livori a lavorare da SUBITO per liste unitarie della sinistra per le prossime elezioni amministrative. A prescindere poi se queste liste unitarie possano o meno fare accordi con il centro sinistra.

    buon lavoro
    Paolo

    con stima

    • Simone scrive:

      Meno male che la Federazione si presenta insieme al Pd ovunque ?
      Demagogico Chianciano ?
      Mi fà davvero piacere come la deplorevole esperienza del governo Prodi non abbia davvero insegnato niente !
      Da iscritto al Prc non capisco come si faccia, oggi, a parlare esattamente come facevamo prima del governo Prodi (“allearsi col centro-sinistra per influenzarlo dall’interno” … si sono visti i risultati) o, peggio ancora, come si faccia a parlare esattamente come SEL !

    • Efisio scrive:

      Io ci andrei cauto su Arbau. Ma davvero credi che sia il “Vendola della Sardegna”, come hanno scritto vari giornali locali? Una persona che è disposta a sfasciare il suo partito (il PD) pur di farsi candidare, e che anziché assumersi coerentemente le responsabilità cerca in ogni modo di restarci dentro e non essere espulso, non mi ispira grande fiducia.

  21. Pino scrive:

    Solo una nota: la flessione di 6855 voti della FdS rispetto alle Europee 2009 è valida se si contano i voti delle 7 province (su 8) in cui è stata presentata la lista.

    Se però si contano anche i 4794 voti raccolti dal PDCI a Sassari (che era favorevole alla costituzione della Federazione della Sinistra, mentre la federazione provinciale del PRC ha preferito fare lista unica con Socialisti, Verdi e SEL), allora il calo si riduce a 2061 voti (ovvero una flessione del 7% rispetto alle Europee).

    • Pino scrive:

      Scusate, al posto della faccina doveva comparire: “7 province (su 8 )”.

    • nicola culeddu scrive:

      Caro compagno Pino, mi dispiace che le notizie da te riportate siano inesatte, in provincia di Sassari Rifondazione ha proposto sin dall’assemblea di Dicembre la costituzione della federazione facendo tre assemblee, al contrario del PDCI che ha partecipato per dire esclusivamente che si faceva “il nuovo partito dei comunisti” non proprio in linea con il percorso della Federazione. Il PDCI ha partecipato, e firmato i documenti, alla discussione se e come si dovesse fare un esperimento di Sinistra Unita, progetto politico e non alleanza elettorale. Al momento di applicare le indicazioni sugli enti locali evidentemente il candidato del PDCI non poteva essere ripresentato (è stato eletto per la QUINTA volta) e su questo c’è stato un muro di gomma, nonostante i miei enormi sforzi di trovare una soluzione condivisa.
      Per trascurare le candidature “tattiche” che abbiamo subito, comprese le trasmigrazioni dell’ultimo momento e i candidati “non ufficiali” in liste civihce e altre simpatiche cosette…
      Per’altro ad analizzare i risultati numerici si scopre che, come al solito, se ci fossimo presentati esclusivamente come federazione sarebbe stato eletto il candidato del PCDI (quello di cui sopra) e Rifondazione non avrebbe ottenuto nessun risultato.
      Questo risultato è stato lo stesso in provincia di Cagliari (1 PDCI) e a Nuoro (1 PDCI).

      Allora, la domanda che ti pongo (e per estensione a Claudio) è la seguente: ma è possibile che ogni volta che facciamo partire la Federazione della Sinistra l’unico risultato è che eleggiamo candidati del PDCI?
      Saluti Nicola

      • Pino scrive:

        Caro Nicola, alle elezioni regionali di marzo, in tutta la penisola, sono stati eletti quasi esclusivamente consiglieri in quota PRC. Quindi non è vero che “ogni volta che facciamo partire la Federazione della Sinistra l’unico risultato è che eleggiamo candidati del PDCI”. Dipende molto dalla suddivisione dei seggi e dalle scelte degli organismi territoriali.

        Dici poi che “ad analizzare i risultati numerici [della provincia di Sassari] si scopre che, come al solito, se ci fossimo presentati esclusivamente come Federazione sarebbe stato eletto il candidato del PCDI (quello di cui sopra) e Rifondazione non avrebbe ottenuto nessun risultato.”

        Io avrei pensato che la confluenza dei voti del PDCI e del PRC nella Federazione della Sinistra avrebbe consentito di eleggere almeno due consiglieri (specie contando il premio di maggioranza della coalizione vincente). Se però mi dici che non avremmo eletto nessun altro, allora devo concludere che il PRC non avrebbe portato molti altri voti nella FDS, rispetto a quelli già raccolti dal PDCI da solo. E questo vuol dire che la lista con Verdi-Socialisti-SEL si è rivelata un fallimento, perchè evidentemente una parte consistente dell’elettorato del PRC ha preferito votare per il PDCI.

        • Pino scrive:

          Dimenticavo, ovviamente l’ipotesi che ho fatto è ottimistica (perché presuppone che una parte dei voti del PRC sia andato al PDCI in questa tornata elettorale). Ma c’è anche l’ipotesi più pessimistica: ovvero che l’elettorato del PRC non si sia spostato granché, e che quindi (confrontando il dato delle Europee 2009) il PRC nella provincia di Sassari raccolga più o meno l’1,3% dei voti (contro il 3,04% del PDCI).

          • nicola culeddu scrive:

            Caro Pino

            Mettiamo in chiaro le cose, il candidato del PDCI era iscritto a PRC: è andato via quando ha affermato che l’assessore provinciale di PRC era inadeguato a dare “risposte” al suo territorio; in cambio sarebbe entrato il primo dei non eletti, non di Rifondazione, e ovviamente questo “compagno” sarebbe stato lui a dare le “risposte”. Allora mi chiedo se e quando un Partito degno di questo nome fa accordi “fuori busta” per soddisfare le voglie dei soliti noti. Noi no, anche se , in quanto persone, errori ne facciamo tutti i giorni io per primo.

      • Edoardo Pascarella scrive:

        “I Verdi, Sinistra Ecologia e Libertà, il Partito Socialista Italiano e il Partito della Rifondazione Comunista correranno insieme verso Palazzo Sciuti ma soprattutto si definiscono «un soggetto politico unitario che ha deciso di condividere un progetto a lungo termine e non solo un simbolo momentaneo, senza sottostare a diktat dall’alto ma basandosi sulle scelte e l’autonomia delle dirigenze locali»”

        http://notizie.alguer.it/n?id=32679

        Il comportamento del PRC a Sassari, in una fase in cui si cerca di costruire con molta difficoltà la Federazione della Sinistra è, per quanto mi riguarda, scandaloso.

        Il compagno Grassi nel suo intervento su questa vicenda dice:
        “A Sassari, unica eccezione, è stata presentata una lista unica di sinistra con Prc, Verdi, Partito socialista e Sel, che ha totalizzato il 5,1% ed ha eletto 2 consiglieri. Il Pdci ha presentato a Sassari una propria lista, nella medesima coalizione, ottenendo un buon 3% ed eleggendo 1 consigliere.”

        A me sembra un po’ poco.

        Questa operazione, vorrei chiedere, aiuta od ostacola la costruzione della FdS?

        O il compagno Grassi è spesso disattento o sta già guardando oltre.
        In quest’ultimo caso, per me, troppo oltre!

        • nicola culeddu scrive:

          Edoardo, come ho cercato di spiegare a Pino forse prima di pontificare sulle scelte, sofferte ma democraticamente prese, bisognerebbe aver a disposizione tutte le info necessarie. La federazione è scelta comune e condivisa, ma il problema sta nell’ambiguità deglio obbiettivi. O facciamo ciò che immodestamente abbiamo inteso essere un processo che ci porti a pesare nel Paese oppure ci mettiamo a riesumare la pletora di “ex” che hanno bisogno di non tornare/andare a lavorare. L’anomalia sta in questo ultimo concetto, se e quando qualcuno ha bisogno di reiterare la propria presenza per garantirsi rimborsi e quant’altro, allora su questo si deve rifondare l’idea che la politica è servizio.
          Il Segretario Ferrero è stato in questo esemplare ed esempio da seguire.
          Saluti Comunisti

        • Satta P. Daniele scrive:

          Quello che è successo a SS è scandaloso, vorrei precisare che il PRC non ha messo nulla in quanto i consiglieri eletti uno è indipendente e uno di SeL quindi il PRC è a ZERO!!
          vedo che si continua a fare i giocolieri con le cifre e a prendere in giro le persone

          peccato perchè SS è la provincia sarda dove il PdCI è più forte (hanno messo un consigliere da soli) e proprio lì noi abbiamo rotto la federazione della SX!

          una grazie al nazionale che ha permesso tutto ciò, a che gioco giochiamo?
          a eleggere i consiglieri per gli altri?
          questa è la solita ambiguità di atteggiamenti con SeL e guardacaso Ferrero è rimasto 2 gg a SS, ed essere comunisti in tutto ciò è impalpabile come il borotalco, attendiamo con ansia il prossimo congresso per cacciarvi a calci nel…

          ai compagni di SS, che accampano tante scuse, lo sappiamo che cercavate di ripetere lo stesso giocheto fatto a Cagliari con le regionali: prendi il consigliere e scappa….
          detto questo io sarei dell’opinione che chi commette errori così gravi si deve assumere le proprie responsabilità e fare un passo indietro

          • bicola culeddu scrive:

            Caro compagno Satta
            Prima di tutto il tono del tuo intervento è inadeguato a chi pensa di essere un comunista. Sarò lieto di scoprire se la tua minaccia avrà seguito. E’ per “merito” dei compagni come te che Rifondazione non ha più credito. Se avessi letto con attenzione i deliberati del CPN ed anche i post di questo blog ti saresti reso conto che la necessità di rilancio politico del nostro Partito passa necessariamente attravero la sperimentazione del percorso di Unità a Sinistra,ove possibile, e noi questo abbiamo fatto. Se e come avremo successo si saprà tra alcune settimane.

            La visita del Compagno Ferrero è stata dedicata quasi interamente ad una bella e intensa visita all’Asinara, tale visita è stata finanziata dalla Federazione di Sassari, insieme con il Nazionale e il Regionale, con una parte dei pochi spiccioli che abbiamo ricevuto per la campagna elettorale. Questa secondo noi è una buona pratica dove si sceglie di investire nel recupero dei rapporti con quella classe operaia tanto invocata ma altrettanto snobbata.

            Abbiamo tutti bisogno di chiarire quali sono le strade da seguire per il rilancio di Rifondazione e della Sinistra tutta, questo va fatto nelle sedi deputate e con scelte democratiche. Purtroppo sinquanto ci sarà l’odio a guidare i comportamenti dei compagni il risultato non potrà che essere che misero.
            In quanto alla solita pappardella che ripetete sui compagni di Sassari che andrebbero a SeL, ti faccio notare che NESSUNO del compagni ha aderito a SeL, magari sarebbe più costruttivo chiedersi perchè succedono le cose come in Calabria, la mia opinione è che si sta scardinando un meccanismo che lega il poltronismo alla politica, ma purtroppo non attraverso il dibattito politico ma attraverso le insinuazioni e le malignità di cui alcune aree del Parito fanno pratica giornaliera.
            La scelta delle Federazione di Sassari è stata presa nel rispetto per i Compagni del territorio che hanno fatto una scelta democratica attraverso un voto del CPF con la partecipazione di un compagno del Nazionale e le cui ragioni sono state discusse anche nella Segrateria Nazionale.
            Non mi stancherò di ripetere che parlare di PDCI forte è inappropriato, il travaso di voti è stato cuasato da una operazione di trasformismo e basta.
            Cerchiamo di parlare di politica senza scadere nel volgare e nell’insinuazione, grazie.

            Saluti Comunisti Nicola

            • aldo scrive:

              “…la necessità di rilancio politico del nostro Partito passa necessariamente attravero la sperimentazione del percorso di Unità a Sinistra,ove possibile, e noi questo abbiamo fatto.”
              Beh, visti i risultati, almeno un’ammissione dell’errore sarebbe auspicabile!

            • Satta P. Daniele scrive:

              caro Culeddu, comunista PATENTATO, se l’unità dovete farla con SOCIALISTI (bella cricca, la banda bassotti), SeL (i responsabili del disastro del PRC e nostri NEMICI, sottolineo NEMICI) e i Verdi (leggi le dichiarazioni della Francescato sui comunisti) io preferisco affiancarmi con i COMPAGNI del PdCI (poi mi spiegherai quale mirabolante trasformismo gli ha permesso sto risultato, il PdCI è sempre stato forte)

              • Edoardo Pascarella scrive:

                Il compagno Culeddu, molto sinceramente ed onestamente, ci fa sapere che:
                “La scelta delle Federazione di Sassari è stata presa nel rispetto per i Compagni del territorio che hanno fatto una scelta democratica attraverso un voto del CPF con la partecipazione di un compagno del Nazionale e le cui ragioni sono state discusse anche nella Segrateria Nazionale.”

                A Sassari non si è deciso, come normalmente avviene in qualsiasi altro luogo d’Italia, se partecipare o meno ad una coalizione con la sinistra moderata e col PD (infatti anche il PDCI si è presentato in coalizione); a Sassari si è deciso di distruggere la Federazione della Sinistra a favore di un progetto unitario con SEL, Verdi e Socialisti con il benestare, sembra, della segreteria nazionale.

                Il compagno Grassi però non è evidentemente interessato a spiegarci come valuta questa vicenda.

                • nicola culeddu scrive:

                  Caro Compagno Edoardo, leggi un pochetto le risposte ai post, io difendo i compagni che hanno scelto democraticamente, sia nel rispetto dei deliberati del CPN sia che di tutto ciò che è successo in passato nella Federazione di SS di impegnarsi a uscire dalla situazione che si era creata, spero che ciò sarà possibile anche con le difficoltà che si trovano tutti i giorni. Non so se la scelta che abbiamo fatto potesse essere la migliore, nei prossimi giorni vedremo, ma certamente l’abbiamo perseguita con rigore ed impegno. Personalmente ho messo a disposizione di una scelta democratica le mie ferie ed i, pochi, denari che il mio magro bilancio familiare mi permette, e l’ho fatto con gioia impegnandomi per le cose che so fare: parlare di ambiente, nucleare ed organizzare. Spero almeno che qualcuno in giro abbia la voglia di fare e non di commentare l’operato degli altri senza aver fatto niente. Lo so che da tempo ormai immemorabile il questo partito si tende a astenersi da qualunque cosa che possa donare giovamento al Partito,ed al limite se non si è d’accordo con le scelte di andarsene. Ho ricordo di “compagni” che ti rispondono sempre “e tu chi c.. sei?”, ma vado avanti convinto che la via intrapresa sia sinceramente interessata alla ricerca di un nuovo mondo, e permettimi, di un nuovo modo di fare politica.
                  Saluti Comunisti

                • Satta P. Daniele scrive:

                  il compagno Grassi ha altro da fare, tipo rincorrere Ferrero, e spero che al congresso i compagni tengano bene a mente la sua presenza ectoplasmica
                  i compagni di SS hanno commesso un danno al partito e alla federazione della Sinistra, io sono per la meritocrazia e per l’assumersi le proprie responsabilità: sarebbe auspicabile un commissario e un bel pò di dimmissioni, arrivisti simili sono immondezza di cui si può fare benissimo a meno e che prima o poi creano solo danni al partito e ai compagni che ogni giorno si fanno il culo, e non per una poltrona…
                  Satta P. Daniele
                  Togliatti Cagliari


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