Pomigliano

In queste ore si decide un fatto di straordinaria importanza. Mi riferisco alla vicenda della Fiat di Pomigliano d’Arco. Si tratta di una proposta di accordo di una gravità inaudita. Non propone solo  un peggioramento drammatico delle condizioni di lavoro degli addetti di quella fabbrica. Si tratta dell’ipotesi di violare leggi e contratti sottoscritti. Se passa questo accordo, passa il concetto che, in nome di esigenze superiori, qualsiasi cosa è lecita. Da questo punto di vista considero ben più grave questa vicenda dell’accordo della Fiat degli anni ‘80. Allora i padroni riuscirono a piegare la lotta operaia. Con quella sconfitta si chiuse un ciclo, iniziato con le grandi lotte e le grandi conquiste dell’autunno caldo. Oggi, non solo si vuole piegare uno dei punti più alti di resistenza operaia, ma si vuole dare all’impresa la possibilità, in nome delle sue esigenze, di violare leggi e accordi sottoscritti. Purtroppo il ricatto è pesante. E il discorso sempre quello: o pieghi la testa o perdi anche quel poco che ti può restare: un lavoro sempre più disumano e schiavizzante.

In questo contesto, più veloci della luce, si sono già pronunciati i grilli parlanti del padrone: il ministro Sacconi, il ministro Tremonti. La Mercegaglia è entusiasta. Bonanni e Angeletti, che essendo due segretari generali di due sindacati dovrebbero opporsi, si schierano con la Fiat.

La tesi è nota: se gli operai di Pomigliano non accettano le proposte della Fiat, la produzione verrà spostata all’estero dove la mano d’opera costa meno e ci sono leggi e contratti più favorevoli per il padrone. A nessuno, però, viene in mente che se le cose stanno così c’è qualcosa che non funziona nel SISTEMA?

Non ha nessuna logica, infatti, in un contesto di progresso tecnologico, scientifico, produttivo,  peggiorare, anziché migliorare, le condizioni di vita e di lavoro. Può sembrare un discorso astratto o ideologico, ma il punto è proprio questo: o si supera questo sistema capitalistico, oppure, come vediamo anche rispetto alle manovre che vengono proposte dai vari governi per “superare” la crisi, si marcia speditamente verso la regressione. “Socialismo o barbarie”, si diceva in altri tempi, ma la realtà è ancora quella! La differenza è che la sinistra, nelle sue componenti maggioritarie, ha rinunciato a mettere in discussione il sistema, mentre, come si vede, il capitalismo non ha affatto rinunciato ad usare tutti i mezzi per mantenere il potere. Alcuni esponenti del Pd non solo si sono schierati  a favore dell’accordo, ma sollecitano la Cgil a rompere gli indugi e fare altrettanto. L’Italia dei Valori è silente, a dimostrazione che la lotta contro Berlusconi se non si associa anche alla lotta contro la Confindustria serve a poco ai ceti sociali più deboli. Per non parlare di tutti quelli che in questi giorni si sono mobilitati, giustamente, per la libertà contro la legge sulle intercettazioni. Non hanno nulla da dire su questo scempio di libertà? Che a lavoratori e lavoratrici che guadagnano 1100 euro al mese vengano tolte pause, resi obbligatori straordinari, non pagata la malattia, aumentati in modo inumano ritmi di lavoro… tutto questo non interessa a nessuno? Non sono violazioni delle libertà?

Dobbiamo reagire, abbiamo scritto nel post precedente. Sì, con grande determinazione. Assieme alla Fiom, assieme a quei lavoratori e a quelle lavoratrici. Mobilitiamoci subito come Rifondazione Comunista e come Federazione della Sinistra, assieme a tutte le altre forze disponibili, affinché non passi questo accordo che produrrebbe una regressione di mezzo secolo della condizione di lavoro nel nostro Paese.

Linko un ottimo articolo di Luciano Gallino sullo stesso argomento.

La globalizzazione in casa – di Luciano Gallino

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74 Commenti a “Pomigliano”

  1. renzomazzetti scrive:

    DODICESIMA “STAZIONE”
    (Un minuto e 46 secondi)
    L’aratro fitto nell’amata terra
    seguiva silenzioso
    le orme lasciate dalle vacche
    ansanti nella fatica.
    Il contadino seguiva
    curvo e attento incitatore
    manipolando, scansando, allineando.
    E alla sera trovava vicino al fuoco
    il centenario suo padre
    dal quale ascoltava
    l’insegnamento della natura.
    Questo accadeva un tempo
    ma oggi il contadino è diventato operaio
    e l’aratro è catena di montaggio.
    Prima v’era la natura, oggi tutto è tecnologia.
    Nulla in contrario
    per quel che riguarda la tecnologia
    ma tutto contro, e per questo io lotto,
    il potere tecnocratico
    che istruisce i cervelli
    trasformandoli in computers
    i quali a loro volta trasformano
    altri uomini in altrettante macchine
    che costruiscono altre macchine metalliche.
    Ho visto un giovane che era già vecchio
    e un vecchio quasi morto
    estraniato, sommessamente vegetante.
    Ma non era vecchio:
    Aveva appena cinquanta anni!
    Ed è già passata una vita:
    Alzati ragazzo alle cinque del mattino
    poi un’ora di viaggio.
    Alle sei suona la sirena
    parte la catena di montaggio
    e alla dodicesima “stazione”
    lavori alla velocità
    di un minuto e 46 secondi.
    Primo:
    montare la ruota anteriore
    usando l’apposita “zeppa”
    dopo essersi assicurati
    che sia del tipo richiesto
    e non presenti ossidazioni.
    Secondo:
    centrare il parafango anteriore
    rispetto alla ruota.
    Terzo:
    montare: (prendere il bulloncino,
    infilarvi la rondella e lo spessimetro.
    Prendere il filo e infilarvi la bussolina
    curvandolo nell’apposito supporto
    e infilarlo nel foro del mozzo,
    infilare la rondella e il dadino.
    Prendere la pinza e la chiave
    e bloccare il tutto tirando il filo).
    E registrare il freno anteriore
    senza che la ruota risulti frenata
    assicurandosi che il freno sia teso il più possibile.
    Torna a casa
    e dopo cena
    accendi il televisore
    e guardati “Carosello”
    ma già dormi prima che sia finito.
    Alzati ragazzo
    sono le cinque del mattino
    e tra un’ora
    ti aspetta la catena di montaggio.
    Alzati marito
    sono le cinque del mattino
    e tra un’ora
    ti aspetta la catena di montaggio.
    Alzati padre
    sono le cinque del mattino
    e tra un’ora
    ti aspetta la catena di montaggio.
    Alzati nonno
    sono le cinque del mattino
    e tra un’ora
    ti aspetta la catena di montaggio.
    Dopo l’ultimo viaggio
    nella monotona assillante alba
    finalmente riposa in pace.
    Si dice che è morto bene
    che non si è accorto proprio di niente
    e non ha sofferto neppure un poco.
    -Renzo Mazzetti-

  2. marcello scrive:

    Da Melfi a Pomigliano: mai schiavi!Condividi
    Ieri alle 20.04
    Con 1377 voti la Fiom si afferma come primo sindacato alla Fiat-Sata di Melfi. Un risultato che assume una importanza particolare per il contesto in cui si inserisce. Innanzitutto la tempistica di questo voto per il rinnovo delle Rsu nello stabilimento lucano: la scadenza naturale del mandato era fissata per l’autunno, ma la decisione dei delegati di Uilm e Fim e Fismic di dimettersi ha anticipato le elezioni. Una decisione studiata a tavolino che, manco a farlo apposta, è avvenuta in contemporanea con la presentazione del Piano Fiat su Pomigliano d’Arco: quello stesso piano che, attraverso il ricatto allo stato più puro, si prefigge la costituzione di una nuova era nella organizzazione del lavoro e nelle relazioni sindacali. In esso assistiamo alla violazione non solo dello Statuto del Lavoro – cosa di per sé già gravissima – ma alla violazione delle più comuni leggi in materia di diritti e si arriva a fare della stessa Costituzione Repubblicana una carta straccia (in questo il padronato è in perfetta sintonia con il governo in carica, soprattutto alla luce delle recenti dichiarazioni Berlusconi-Tremonti in merito alla modifica dell’art.41).

    Ecco che allora l’affermazione della Fiom come primo sindacato in quello stabilimento ci narra in realtà di molto di più, non sfuggendo la relazione stretta che intercorre tra il risultato ottenuto a Melfi e l’orizzonte che i metalmeccanici della Cgil rilanciano: quello di un sindacato che faccia ciò per cui è nato, ossia difendere gli interessi materiali e i diritti delle lavoratrici e dei lavoratori. Un assunto semplice, ‘normale’ ma che diventa straordinario in un paese in cui, quello stesso sindacato, viene messo alla gogna mediatica per il proprio rifiuto ad avallare operazioni da vera giungla sociale quali vengono proposti-imposti dal padrone Marchionne a Pomigliano, senza che contro quella impostazione si levino voci significative. Perché in questa partita la Fiom è tragicamente lasciata sola dalla vergogna dell’accordo separato da parte di Cisl e Uil, distintesi in questi mesi per aver di fatto funto da sottosegretariato del governo delle destre; dalle scontate dichiarazione della voce del padrone per antonomasia, la presidenta della Confindustria Marcegaglia; dalle irresponsabili e inopportune dichiarazioni della seconda carica dello Stato; da un Pd che oramai non sa più che dire pur di non inimicarsi i poteri forti costitutivi del nuovo ordine.

    Noi invece continuiamo a rimanere al fianco della Fiom, che ha deciso di continuare a rappresentare quelle lavoratrici e quei lavoratori a cui in questi anni si è tolto molto, in nome delle politiche neoliberiste; a cui si continua a chiedere sacrifici e a cui oggi si vorrebbe imporre un ritorno alla schiavitù. Continueremo a sostenere la decisione della Fiom a pretendere e a praticare l’autonomia del sindacato nei confronti di quegli stessi poteri che quotidianamente, con sempre maggiore disprezzo per i lavoratori, disegnano la nuova geografia socio-politico-economica. Ed è per questo che diciamo che la lotta di Pomigliano è in realtà la lotta delle lavoratrici e dei lavoratori di tutto il paese, ben sapendo che in realtà le mire sullo stabilimento partenopeao sono solo l’incipit di un piano da generalizzare. Noi, da Melfi a Pomigliano, rimarremo al fianco di chi continua a lavorare per la costruzione di un altro mondo possibile e necessario!

    Francesco Cirigliano
    Dip. Lavoro – Segreteria Regionale di Basilicata

  3. Adriano1 scrive:

    non c’entra niente però voglio segnalare una cosa :

    LEGGERE MARX E’ PRATICAMENTE IMPOSSIBILE !!!

    I libri di Marx in massima parte non vengono più stampati , provate a trovare per esempio “‘ideologia Tedesca” !

    ARGHHHHHHHH !
    Anche così ci viene fatta la guerra , ho una proposta :

    Cara LIBERAZIONE perché non ti fai carico di ristampare qualche nostro classico ?

    ciao

    • Gianni B. scrive:

      Qui ne trovi parecchi di libri di Marx (e di molti altri) e li puoi scaricare gratuitamente:

      http://www.marxistsfr.org/italiano/index.htm

    • Gianni B. scrive:

      Quelli che non sono in pdf, si possono copiare facilmente.

      http://www.marxistsfr.org/italiano/marx-engels/1846/ideologia/index.htm

      • Adriano1 scrive:

        Grazie Gianni , ma secondo te questa è un’edizione completa ?
        oppure sono degli estratti ?

        ciao

        • Gianni B. scrive:

          Sono quasi tutte opere complete, eccetto alcune di cui non é ancora terminata la traduzione, ma di cui si puó trovare l’originale e, volendo e conoscendo le lingue, anche collaborare a completarle.
          Con un contributo lieve, si possono pure richiedere i cd, in una quarantina di lingue, mi pare, con centinaia di volumi, piú che altro per conservarli nel caso a qualcuno venisse in mente di far saltare il sito, perché l’intento é di mantenerne la lettura libera, grazie ai volontari che se ne occupano in tutto il mondo da diversi anni. Navigando nel sito si trova quasi di tutto per quanto riguarda il marxismo, compresa una lista di partiti, movimenti, associazioni che ci si ispirano.

          • Alessandro Monti scrive:

            Grazie Gianni e grazie ai compagni di tutte le nazioni che lavorano per mantenere viva, libera e fruibile tutta l’opera.

    • Gianni B. scrive:

      Non sarebbe male segnalare il link in tutti i nostri siti e blog.

  4. mauro scrive:

    Ho segnalato anche i link ad alcuni documenti (pubblicati in l’Ernesto online) a proposito della caccia alle streghe anticomunista scatenata in Europa.
    Mi si risponde che sono in attesa di moderazione, e quindi non leggibili dai frequentatori del blog.
    Chi volesse allora saperne di più della vicenda e della campagna di solidarietà che si è sviluppata inEurpa e nel mondo (con un ruolo propulsore dei compagni del KKE, sempre in prima fila nell’internazionalismo), può trovare diversi documenti in l’Ernesto online.

    Mauro Gemma

  5. mauro scrive:

    Ho letto con interesse il messaggio dei lavoratori polacchi.
    Vorrei far presente che, sempre in Polonia, dall’8 giugno i comunisti sono di fatto “fuorilegge”. Anche questo fa parte dell’offensiva reazionaria dei padroni su scala continentale (con la benedizione di gran parte dello stesso parlamento europeo). Negli stessi giorni anche in Ungheria il parlamento ha passato una legge simile a quella della Polonia. In Moldavia si vuole mettere fuorilegge il partito comunista (prima forza politica del paese con quasi il 50% dei voti e favoritissima da tutti gli ultimi sondaggi). Da notare che il partito comunista moldavo aderisce alla “Sinistra Europea”, che, in verità, non pare nemmeno accorgersi di quanto sta succedendo. Ce ne sarebbe abbastanza per andare a nascondersi in un buco dalla vergogna, visto che Rifondazione (con Bertinotti) è stato il partito propulsore di questa iniziativa.
    Piuttosto che dare spazio ai lamenti di Bertinotti nei nostri siti, non sarebbe bene parlare anche di questo e mobilitarci contro questa allarmante ondata anticomunista continentale che ha precedenti solo nel periodo tra le due guerre , che mira a colpire i settori più consapevoli del movimento operaio e a liquidare definitivamente “per legge” la questione comunista in Europa?
    Per i comunisti polacchi ci si è mobilitatoi persino a Sidney e a Città del Messico. Da noi, pochi se ne accorgono e chi se ne accorge viene sistematicamente ignorato.
    Su tutto questo cosa ha da dire il gruppo dirigente di Rifondazione? Qualcuno ha forse il coraggio di dire che non ci riguarda?

    Mauro Gemma
    direttore di l’Ernesto online

  6. mauro scrive:

    http://www.lernesto.it/index.aspx?m=77&f=2&IDArticolo=19510

    http://www.lernesto.it/index.aspx?m=77&f=2&IDArticolo=19511

    http://www.lernesto.it/index.aspx?m=77&f=2&IDArticolo=19480

    http://www.lernesto.it/index.aspx?m=77&f=2&IDArticolo=19522

    http://www.resistenze.org/sito/os/ep/osepaf15-007148.htm

    Ho letto con interesse il messaggio dei lavoratori polacchi.
    Vorrei far presente che, sempre in Polonia, dall’8 giugno i comunisti sono di fatto “fuorilegge”. Anche questo fa parte dell’offensiva reazionaria dei padroni su scala continentale (con la benedizione di gran parte dello stesso parlamento europeo). Negli stessi giorni anche in Ungheria il parlamento ha passato una legge simile a quella della Polonia. In Moldavia (che con il nuovo governo di destra potrebbe essere accettata nell’UE) si vuole mettere fuorilegge il partito comunista (prima forza politica del paese con quasi il 50% dei voti e favoritissima da tutti gli ultimi sondaggi). Da notare che il partito comunista moldavo aderisce alla “Sinistra Europea”, che, in verità, non pare nemmeno accorgersi di quanto sta succedendo. Ce ne sarebbe abbastanza per andare a nascondersi in un buco dalla vergogna, visto che Rifondazione (con Bertinotti) è stato il partito propulsore di questa iniziativa.
    Piuttosto che dare spazio ai lamenti di Bertinotti nei nostri siti, non sarebbe bene parlare anche di questo e mobilitarci contro questa allarmante ondata anticomunista continentale che ha precedenti solo nel periodo tra le due guerre mondiali, che mira a colpire i settori più consapevoli del movimento operaio e a liquidare definitivamente “per legge” la questione comunista in Europa?
    Per i comunisti polacchi ci si è mobilitatoi persino a Sidney e a Città del Messico. Da noi, pochi se ne accorgono e chi se ne accorge viene sistematicamente ignorato.
    Su tutto questo cosa ha da dire il gruppo dirigente di Rifondazione? Qualcuno ha forse il coraggio di dire che la cosa non ci riguarda?

    Mauro Gemma
    direttore di l’Ernesto online

  7. Enrico Morellini scrive:

    Io lavoro alla Corghi di Correggio azienda con oltre 400 dipendenti (leeder mondiale per atrezzature da gommisti), abbiamo appena finito di fare un pacchetto di 20 ore di sciopero perchè nel nuovo stabilimento di Correggio l’azienda ha deciso di far fare 3 turni di 8 ore, con 30 minuti di pausa a turno gestita dall’azienda. In poche parole il datore di lavoro giorno per giorno stabiliva ad ogni lavoratore quando fare la pausa. inoltre la maggiorazione notturna era solo del 15%e per impaurire la gente hanno tirato fuori la scusa della crisi mondiale ed in qualche caso hanno minacciato di portare il lavoro in Cina.
    Pultroppo lo sciopero unitario non lo fanno tutti, gli impiegati se ne fregano, gli interinali hanno paura di non essere confermati e quindi affinche non tirano fuori le palle e cominciano a ragionare rimarranno interinali a vita. Altri operai se ne fregano, perchè pensano che con i nostri scioperi si ottiene qualcosa ed alla fine rischiamo di perdere per colpa DI IGNORANTI i diritti che ci siamo guadagnati.

  8. Laura Tussi scrive:

    IL PARADISO PERDUTO
    Pubblicazione curata dal Centro Studi Biologia Sociale
    Acireale, Aprile 2008.

    Libro di Carmelo Rosario Viola
    Recensione di Laura Tussi

    Carmelo Rosario Viola, nato a Milazzo nel 1928 e abitante ad Acireale, è uno stimato e serio studioso di scienze sociali ed antropologiche, un intellettuale acuto e preparato, un opinionista e politologo attento e sempre presente nei dibattiti politici, economici, sociali e culturali, attuali e di ogni tempo. Viola è il padre di una nuova disciplina, la “Biologia del Sociale”, un’innovativa corrente di pensiero anarchico e anticapitalista, il cui spirito riecheggia in modo accurato e dettagliato in questa corposa autobiografia, dove la visione e l’analisi dell’intera condizione umana vengono elaborate in chiave storica, sociale e culturale e condotte con rigore metodologico e scientifico. “Il Paradiso Perduto” è un’opera dal taglio intimamente interioristico, in una capillare descrizione autobiografica, di dieci mesi della prima adolescenza dell’Autore, vissuti come parentesi esistenziale, visti oramai con gli occhi della terza età, in un’appassionata narrazione di stile sobrio e chiaro, che coinvolge il lettore in vari esiti di originalità e in indicazioni di concretezza pragmatica, che pongono in rilievo aspetti latenti della maturazione evolutiva dell’uomo, sia sul piano individuale, sia sociale e comunitario, soprattutto nei diversi punti di vista caratterizzati da intrecci di pensiero economico, sociale, antropologico, etico ed esistenziale.
    L’Autore indaga, ricostruisce ed approfondisce paesaggi e scene di ambientazioni naturali e umane che ritraggono un’adolescenza a diretto contatto con la natura, dove il dato autobiografico si intreccia con la congiuntura storica, sociale e politica del Meridione e della Sicilia del periodo bellico, in cui è narrata l’esperienza di un giovane immerso in riflessioni contrastanti, tra conflittualità familiari e spinte ideali, nell’acquisizione progressiva di un’identità psicologica e di un’autonomia personale.
    Nel racconto si susseguono intere generazioni tra speranze, sogni e disillusioni, gioie e dolori, nella ferrea volontà di riscatto sociale e culturale, in proiezioni propositive di sviluppo materiale ed esistenziale. Nell’autobiografia si incrociano e si intrecciano i sogni, le idealità, le speranze di un adolescente, nei vari colori contrastanti e conflittuali dell’esistenza, tra proiezioni psicologiche illusorie, intimi scavi interiori e vani sogni infranti, dove la realtà si impone, dimostrando la vera natura umana, che frantuma gli aneliti ideologici di speranze future, nelle solitudini solipsistiche della giovinezza.
    L’Autore rivive la propria esperienza nell’amore appassionato per la natura, per l’innocenza delle figure dei nonni, i primi amori, in una narrazione sobria e schietta che si manifesta nel desiderio imperante di conoscenza e introspezione di un mondo interiore, proiettato verso uno slancio di rettitudine morale, di giustizia, di verità e pace sociale, etica ed esistenziale, nel rispetto dei valori fondamentali della vita.
    L’autobiografia traccia un ampio complesso genealogico, nella descrizione di ambienti familiari, personaggi ed elementi naturali, ripercorrendo itinerari interiori, tracciati analiticamente in una sorta di autopsicoanalisi, sostenuta dall’Autore in uno schietto e profondo pensiero politico e filosofico, avvalorato da una prosa penetrante, per cui il giovane Viola vive un intimo dramma individuale, collegato alla propria situazione familiare, tramite le prime pulsioni dello sviluppo psicofisico e la propulsiva spinta istintiva contro tutte le forme di ingiustizia.
    Il mondo culturale nazionale e internazionale rende grazie a Carmelo Rosario Viola, quale studioso profondo, attento e appassionato che testimonia un ricco mondo interiore proiettato nella realtà del presente e nell’attualità sociale, dove egli continua ad affrontare e contrastare ogni atto di ingiustizia, costruendo ed elaborando innovativi itinerari di studio e di analisi culturale, per un cambiamento sociale propositivo, un progresso costruttivo, un futuro a misura di persona e autenticamente sostenibile per le nuove generazioni. Laura Tussi

  9. Giovanni scrive:

    La lettera di un gruppo di lavoratori della fabbrica di Tychy, in Polonia, ai colleghi di Pomigliano che stanno per votare se accettare o meno le condizioni della FIAT per riportare la produzione della Panda in Italia

    (Questa lettera è stata scritta il 13 giugno, alla vigilia del referendum a Pomigliano d’Arco in cui i lavoratori sono chiamati a esprimersi sulle loro condizioni di lavoro. La FIAT ha accettato di investire su questa fabbrica per la produzione della Panda che al momento viene prodotta a Tychy in Polonia. I padroni chiedono ai lavoratori di lavorare di sabato, di fare tre turni al giorno invece di due e di tagliare le ferie. Tre sindacati su quattro hanno accettato queste condizioni, la FIOM resiste)

    La FIAT gioca molto sporco coi lavoratori. Quando trasferirono la produzione qui in Polonia ci dissero che se avessimo lavorato durissimo e superato tutti i limiti di produzione avremmo mantenuto il nostro posto di lavoro e ne avrebbero creati degli alti. E a Tychy lo abbiamo fatto. La fabbrica oggi è la più grande e produttiva d’Europa e non sono ammesse rimostranze all’amministrazione (fatta eccezione per quando i sindacati chiedono qualche bonus per i lavoratori più produttivi, o contrattano i turni del weekend)

    A un certo punto verso la fine dell’anno scorso è iniziata a girare la voce che la FIAT aveva intenzione di spostare la produzione di nuovo in Italia. Da quel momento su Tychy è calato il terrore. Fiat Polonia pensa di poter fare di noi quello che vuole. L’anno scorso per esempio ha pagato solo il 40% dei bonus, benché noi avessimo superato ogni record di produzione.

    Loro pensano che la gente non lotterà per la paura di perdere il lavoro. Ma noi siamo davvero arrabbiati. Il terzo “Giorno di Protesta” dei lavoratori di Tychy in programma per il 17 giugno non sarà educato come l’anno scorso. Che cosa abbiamo ormai da perdere?

    Adesso stanno chiedendo ai lavoratori italiani di accettare condizioni peggiori, come fanno ogni volta. A chi lavora per loro fanno capire che se non accettano di lavorare come schiavi qualcun altro è disposto a farlo al posto loro. Danno per scontate le schiene spezzate dei nostri colleghi italiani, proprio come facevano con le nostre.

    In qusesti giorni noi abbiamo sperato che i sindacati in Italia lottassero. Non per mantenere noi il nostro lavoro a Tychy, ma per mostrare alla FIAT che ci sono lavoratori disposti a resistere alle loro condizioni. I nostri sindacati, i nostri lavoratori, sono stati deboli. Avevamo la sensazione di non essere in condizione di lottare, di essere troppo poveri. Abbiamo implorato per ogni posto di lavoro. Abbiamo lasciato soli i lavoratori italiani prendendoci i loro posti di lavoro, e adesso ci troviamo nella loro stessa situazione.

    E’ chiaro però che tutto questo non può durare a lungo. Non possiamo continuare a contenderci tra di noi i posti di lavoro. Dobbiamo unirci e lottare per i nostri interessi internazionalmente.

    Per noi non c’è altro da fare a Tychy che smettere di inginocchiarci e iniziare a combattere. Noi chiediamo ai nostri colleghi di resistere e sabotare l’azienda che ci ha dissanguati per anni e ora ci sputa addosso.

    Lavoratori, è ora di cambiare.

    (Originale http://libcom.org/news/letter-fiat-14062010)

    The following is a letter sent from an underground group of workers in Fiat Poland in Tychy.

    It was written on June 13, on the eve of a referendum in Pomigliano d’Arco near Naples. The workers there are being asked to decide about their work conditions. Fiat agreed to invest money in this plant for production of the Panda, which is currently produced in Tychy, Poland. But the bosses would like people to agree to work on Saturday, to increase the number of daily shifts from 2 to 3 and cut down on breaks. Three of the four trade unions in Fiat’s Pomigliano d’Arco plant have agreed to these conditions. Those three unions have agreed to let their members vote in a referendum which will ask whether the veto of the fourth trade union should be rejected or not.

    LETTER FROM FIAT WORKERS

    Fiat is playing games with the workers. First, it moves production to Poland and tells its employees that they must work hard, be flexible and exceed all production norms to keep their jobs. All is done very well in Tychy – there can be no complaint of the management (… except when unions ask for raises or bonuses for their very productive workers or question work on the weekend.) Tychy plant is Fiat’s biggest and most efficient in Europe.

    At the end of last year, we began to hear rumors that now Fiat wants to move jobs to Italy again and since that time there is some fear in Tychy plant. Fiat Polska thinks now it can do as it likes with us. They gave bonuses only 40% of last year, despite the fact that we broke all records in production.

    They think people won’t fight because they are afraid they will be the ones to lose jobs. But we are angry. Third “Day of Protest’ of workers in Tychy scheduled for June 17 will not be as polite as the last. What do we have to lose now?

    Workers in Italy are being asked to accept worse conditions. All the time, Fiat shows workers that if they don’t agree, they will lose jobs. If they don’t work like slaves, somebody else will. We know that the hard work of our Italian colleagues is taken for granted by Fiat, just like our work was.

    We hoped that Fiat unions in Italy would fight. Not so we may keep our jobs in Tychy, but to show resistance to such work conditions. Our unions, our workers, have been weak. We felt we were not in a position to fight, that we were poor, begging Fiat for any job. We let down Italian workers, whose jobs we got. Now the same is happening to us.

    It is clear that this is a no-win situation for any worker. We cannot go on like this any longer, competing against each other for jobs. We need to unite and fight for our interests internationally.

    For us, there is nothing left to do in Tychy but go down fighting instead of on our knees. We will encourage our colleagues to acts of resistance and sabotage against the company which sucked us dry for years and now spits us out.

    Workers, it is time for change!

    Tychy, June 13, 2010

    • Alessandro Monti scrive:

      Già, questa lettera bisognerebbe recapitarla allo svizzerotto maglionato e per conoscenza ai vertici dei sindacati confederali…
      Leggo nella home page di esserecomunisti la nota di Bertinotti e ne rimango stupefatto! Se Ferrero è andato davanti ai cancelli di Pomigliano in post mortem (mettendoci anche se in ritardo la faccia), l’antico compagno (?) Fausto ha con queste poche righe scritto il suo stesso “coccodrillo” almeno per quanto mi riguarda.
      La lettera dei lavoratori polacchi un giorno sarà scritta da operai italiani a colleghi serbi e poi armeni e poi brasiliani e poi indiani e poi fino in fondo all’ultimo girone di nuovi schiavi del terzo millennio.
      Ribadisco, la salvezza è la ricostruzione internazionalistica di un fronte comunista al passo coi tempi e cioè come era trenta/quarantanni fa! Purtroppo “contessa” è sempre la stessa ma con un altro vestito e come dicono i Modena City Ramblers la sua arma più forte è comprarti.
      Basta stare a filosofeggiare e a spaccare il capello in 100 o 1000 fili, bisogna fare in fretta e serrare i ranghi!
      Se tutti continuano a sollevare eccezioni e livori e dubbi e però e ma e forse siamo destinati a sparire per sempre e a consegnare l’ultimo baluardo di resistenza al nemico di sempre. Svegliatevi compagni e affrontate di petto e rapidamente la questione, ma non ve ne siete resi conto che stiamo perdendo tutto? Anche l’ultimo velo che copre la miseria umana sta per essere stracciato, neppure più la dignità servirà a vestire la nudità di uomini e donne che verranno ridotti a schiavi!
      Quale scenario ci aspetta domani? senza salari e stipendi adeguati ed in un clima di eterno precariato le banche avvilupperanno ssempre di più i poveri cristi strozzando il loro futuro con prestiti e mutui sempre più necessari. Schiavi al lavoro per pagarsi la schiavitù di comprarsi una vita a rate!
      Consumi quindi salvi perchè comunque “contessa” deve sfornare prodotti da comprare.
      Sorrisi e felicità scomparsi per sempre! Vita ridotta a produci-consuma-crepa…
      Fate presto, altrimenti non basteranno le piazze a contenere la rabbia della povera gente!!!!

  10. Adriano1 scrive:

    allego il comunicato di SC su Pomigliano , c’è una richiesta di azione comune che sarebbe stupido non cogliere.

    ——————————————-
    No al modello Pomigliano Una proposta unitaria alla sinistra

    Appello di Franco Turigliatto e Flavia D’Angeli, portavoce nazionali di Sinistra Critica

    Un incontro della sinistra per contrastare l’accordo separato e costruire un’iniziativa la più unitaria possibile

    La Fiat ha posto ai lavoratori e alle organizzazioni sindacali a Pomigliano un diktat brutale e un ricatto vergognoso: “o accettate le mie condizioni e vado in un altro paese”. Ennesima dimostrazione di un’arroganza padronale ma anche la volontà di andare all’incasso dei rapporti di forza sociali oggi del tutto sfavorevoli ai lavoratori e alle lavoratrici. Pesa il fallimento recente della sinistra – scomparsa dal Parlamento anche per essersi alleata alla “borghesia buona” di Marchionne – pesa l’inadeguatezza della Cgil a fronteggiare un attacco di tale portata e pesano anni e anni di batoste subite dai lavoratori che ne hanno fiaccato capacità di resistenza e consapevolezza dei propri interessi.

    L’attacco parte da Pomigliano, dove i lavoratori sono più in difficoltà per il lunghissimo periodo di cassa integrazione, ma il futuro prospettato agli operai campani è quello che vogliono imporre a tutti i lavoratori Fiat, anzi a tutti i lavoratori italiani.

    Nello stesso tempo la manovra finanziaria di Berlusconi, Tremonti, Draghi e Marcegaglia, è un decreto di lacrime e sangue, costruito e propagandato con lo scopo di dividere i lavoratori del settore privato da quelli pubblici, cioè di impedire una risposta unitaria e massiccia del mondo del lavoro.

    Sinistra critica sostiene la battaglia condotta in solitudine dalla Fiom – ma anche dal sindacalismo di base, da sempre in prima fila nel fronteggiare l’attacco Fiat – e ne appoggia sia l’indizione di sciopero generale di 8 ore per il 25 giugno sia la proposta di un’assemblea dei delegati Fiat da tenersi a Pomigliano.

    Ma come sinistra politica occorre fare di più, dare un segnale di utilità sociale e di consapevolezza della partita in gioco. Per questo proponiamo a tutte le forze che si riconoscono in questa battaglia di dare un contributo a un movimento forte unitario e dal basso contro l’accordo, a difesa dei diritti e della dignità del lavoro, per cercare di organizzare una riposta adeguata a quel “modello Pomigliano” oggi voluto dalla Fiat e che rappresenta un modello molto pericoloso per i lavoratori e le lavoratrici di questo paese. A partire dall’organizzazione delle manifestazioni per il 25 giugno, da tenere anche a Pomigliano.

    Roma, 16 giugno 2010

  11. andrea valsusa scrive:

    caro compagno matteo la mia non è tanto una difesa ma è anche il mio pensiero non solo il tuo…concordo con te anche quando dici che questa discussione non importa assolutamente nella agli operai di pomigliano….è il solito sbaglio di questo blog che per ogni cosa si discute di cose prettamente di politica interna…be….non è questa la soluzione…il problema della FDS è che deve stare maggiormente vicino alle lotte degli operai e rendere proprie le loro richieste….se non si fa questo be siamo tutti finiti…la federazione della sinistra è un processo che può ancora scaturire interesse in molte persone è nostro compito farci notare della gente….la lotta deve continuare….compagno matteo chiedo solamente di resistere…anche se forse siamo una minoranza(anche se non credo) continuiamo con il processo della federazione…

    • Mario Guastafeste scrive:

      ci sta la FIOM vicino agli operai… e le loro (che sono anche le mie), di richieste le ha fatte proprie sempre la FIOM che è anche il sindacato che rappresento, non servono a questo i comunisti!

      Continua a mancare “l’utilita” per i lavoratori di un partito comunista, se non volete proprio capire, continuate cosi che volete che vi dico, i risultati sono sotto gli occhi di tutti! lo sapevate quanti compagni c’erano del PRC nella FIOM negli anni passati e vuoi sapere quanti ne sono rimasti oggi?

    • Adriano1 scrive:

      Cari Matteo e Andrea , nessuno quì sta dicendo che non si debba mandare a casa Berlusconi , ma farlo a tutti i costi sarebbe un errore già fatto.
      Il PRC è in crisi non perché sia fuori dalle istituzioni , ma perché non ha un progetto credibile , e dato che non ha un progetto credibile non viene votato , e dato che non viene votato è fuori dalle istituzioni.
      La logica del maggioritario va rifiutata , chi vuole i nostri voti ce li deve chiedere , e chiederli con gentilezza.
      Dopodiché si decide in base alle concessioni al nostro programma.
      Non dimenticate che il nostro dovere non è solo di mandare a casa la destra ma anche di dare nuova forza alle idee anticapitaliste e questo non possiamo farlo da dentro una coalizione di liberisti “moderati”.
      Bisogna parlare di cose concrete , io voglio capire :

      1) qual’è la posizione del partito sulla riduzione dell’orario di lavoro.
      2) sulla politica economica ( masstricht , deficit , inflazione etc.. ).
      3) sul capitalismo ( lo vogliamo “moderare” , superare , affiancare … ).
      4) sul mercato interno ( va protetto , va aperto ..)
      5) sullo sviluppo ( religione del PIL o un nuovo modello di sviluppo , e se si , quale ? )

      e poi sopratutto :

      perché il PRC non si fa sentire ?

      ciao

      • andrea valsusa scrive:

        caro adriano sia chiaro come prima cosa che non voglio insultare nessuno…tanto meno te…certo il nostro obiettivo non deve essere solo quello di mandare a casa le varie destre ma sopratutto di creare una vera sinistra alternativa alle politiche centriste…questo è chiaro ed è indispensabile…belle domande quelle che tu hai esposto speriamo arrivi una risposta…cmq ho letto anche io l’appello di sinistra critica…e lo condivido…secondo me la federazione dovrebbe fare tutto il possibile per far entrare sinistra critica nel processo della federazione…
        ciao a tutti

  12. Matteo Andreani scrive:

    Grazie ad Andrea per la “difesa” ….. purtroppo tira per la FdS una brutta aria! Inizio ad essere seriamente preoccupato perche’ vedo,sento,percepisco uno scientifico boicottaggio da parte di intere aree politiche,che giorno dopo giorno si fa sempre piu’ pressante e inizia a dare qualche frutto.Pero’ ci sono anche buone notizie,con i risultati dei ballottaggi in sardegna la FdS(piu’ il Pdci a Sassari)ottiene 8 consiglieri consolidadosi come 3 partito del csx sardo.L’Idv arretra rispetto alle regionali 09 e Sel onestamente non e’ andata benissimo(e non sono certo felice)addirittura in 5 provincie non ottiene rappresentanza mentre la FdS solo in 2 provincie e’ fuori(ma in 1 anche nel 2005)Purtroppo quel buon 3,4% delle europee sembra per ora comunque un po’ lontano(Comunque ovviamente tutto questo agli operai di pomigliano non interessa)

  13. andrea valsusa scrive:

    a sia chiaro compagni per me è indispensabile essere comunisti ed essere un partito comunista…però da comunisti è indispensabile agire per battere le destre presenti nel nostro paese…rincominciamo con maggiore forze la nostra attività sempre con più forza e presenza

  14. Dimenticati da tutti scrive:

    Ma questa notizia è vera? aggiornata? presa da qui,
    http://www.esserecomunisti.it/index.aspx?m=77&f=2&IDArticolo=32332

    “Il rischio di censura totale per le critiche al governo

    di —-

    su altre testate del 13/06/2010

    “Attenzione, APPROVATO: articolo 50-bis/Repressione di attività di apologia o istigazione. .. COMPIUTA A MEZZO INTERNET”

    NESSUN TELEGIORNALE HA AVUTO IL PERMESSO DI DIFFONDERE QUESTA NOTIZIA

    Ieri il Senato ha approvato il cosiddetto pacchetto sicurezza (D.d..L. 733) tra gli altri con un emendamento del senatore Gianpiero D’Alia (UDC) identificato dall’articolo 50-bis: “Repressione di attività di apologia o istigazione a delinquere compiuta a mezzo internet”; la prossima settimana il testo approderà alla Camera come articolo nr. 60.”
    Ditemelo per favore, grazie.

  15. andrea valsusa scrive:

    cmq caro mario guastafeste il tuo nome ti si addice molto…io concordo con il compagno matteo…alcuni commenti in questo blog sono ridicoli perchè sembra si faccia a gara di chi è più comunista….ridicolo…io ad esempio sono un convinto comunista e penso lo sia anche il compagno matteo….se fate così allontanate solamente molti militanti del PRC…che si disperdono…quindi basta….a sia chiaro….se mai la federazione dovesse presentarsi da sola io non voterò più e come me molti altri compagni quindi scomparireste…attenzione….autonomia, unità dei comunisti e tutte ste cose va bene….ma fare vincere la destra assolutamente noooooo!!!!!!!e se mai SeL dovesse smettere di fare la costola sinistra del PD perchè mai non dovremmo formare un polo con loro??mha

  16. Matteo Andreani scrive:

    Vorrei fare un appello a tutti quelli che criticano il Prc e tutto il resto che ruota attorno alla FdS …. in italia esistono altri emeriti partiti come il mitico Pcl di Ferrando o Sc di Cannavo’ …. ma perche’ non andate li’? Per quello che dite e pensate dovrebbe essere il partito dei vostri sogni!Perche’ non andate? …. mmh,forse perche’(come Ferrando,Cannavo’ e Turigliatto)sapetuna scomada verita’ …. ma chi ve lo fa fare di lasciare il Prc e la FdS,che potrebbe portare in parlamento!Mentre quando prendera’ il Pcl-Sc(che ancora piu’ miticamente del Prc)non vanno neanche daccordo! …. ma che deve fare il Prc-FdS secondo voi? …. io spero(ovviamente dal punto di vista politico)che questa vicenda possa essere il “miglior” battesimo per la neonata FdS e per una unita’ di lavoro con Sel

    • Mario Guastafeste scrive:

      Perchè non te ne vai te con il PD o con Sinistra e Liberta! invece di militare dentro un partito che ancora si dice e si rifa al comunismo?

      • andrea valsusa scrive:

        caro matteo e caro mario….in parte il compagno matteo ha pienamente ragione…compagno mario rifarsi al comunismo certo è indispensabile…la teoria comunista e la sua dottrina possono ancora essere molto utili al nostro paese….e per questo spero che anche formazioni minori comuniste come sinistra critica possano entrare a far parte al processo della federazione della sinistra..meglio sempre un solo partito con la falce e il martello…ma compagni è vero da condividere come obiettivi politici con forze come il PD abbiamo molto poco….ma quando si tratterà di andare alle prossime elezioni politiche cosa si fa?^???si lascia vincere berlusconi in modo che si instauri una vera “dittatura popolare”????be compagni non è questa la strada berlusconi alle prossime elezioni deve perdere e quindi la federazione giustamente deciderà di fare un accordo elettorale con il PD SeL IDV e chissà chi altri….se non fosse così si segnerebbe la definitiva scomparsa delle forze comuniste e anticapitaliste in italia….quindi se qualcuno quì non vuole fare nemmeno accordi elettorali per battere berlusconi be se ne vada con il PMLI quello si che è un partito comunista “ortodosso” ha pure il faccione di stalin e mao sulla bandiera pensate un po’ che bello….l’unità dei comunisti si è importantissima però compagni per quanto mi riguarda è insensato correre da soli alle prossime elezioni politiche…quindi una alleanza elettorale sarà doverosa se vogliamo difendere quel poco di democrazia pulita che rimane nel paese….

  17. Mario Guastafeste scrive:

    Ci risiamo, in assenza di idee, di una linea politica, il buon Ferrero, si presenta a Pomigliano!
    E ci può anche stare caro Pasquale e cari compagni che il segretario del PRC vada a Pomigliano, ma io, mi chiedo e vi chiedo, oltre a questo caro Claudio che proponete?
    A parte “accodarvi” alla FIOM (che tra l’altro è il mio sindacato) dopo che al congresso avete appoggiato vergognosamente Lavoro e Società (diciamo le cose chiaramente! o pensi che lo abbiamo dimenticato?) e quindi Epifani per la normalizzazione della FIOM e contro la Rete 28 Aprile… (altro che superpartes caro compagno!) e non dire che non è vero, abbiate un minimo di decenza, dal momento che diversi compagni (tutti della FIOM e alcuni anche di rilievo) hanno anche riconsegnato la tessera a quella mezza hippy che non sapeva che dire, farfugliava cazzate! quella che sta in segreteria e si dovrebbe occupare del Lavoro o almeno provarci.
    E poi diciamocela tutta e diciamo pure che con questi personaggi di Lavoro e Solidarietà ci state costruendo la Federazione della Sinistra! doppiamente vergogna!…

    In sintesi e venendo al dunque, qual è la linea tua e del partito?

    A parte la solidarietà e le belle parole? insieme a Ferrero e alla segreteria vi continuate a dare come traguardo quello che dovrebbe essere il punto da cui un partito comunista dovrebbe cominciare?
    Continuate a confondere (forse perché in malafede spero!!) la tattica con la strategia?
    continuate a ritenere erroneamente che tutto quello che i comunisti debbono fare in una realtà conflittuale di fabbrica è portare la loro solidarietà, e sostenere la lotta spontanea dei lavoratori.? E basta!?
    E no! non basta!!
    Caro dirigente stipendiato dal Partito (anche mio!) sudateveli un po’ anche voi i soldini che guadagnate o no?
    Non so se lo sapete, ma oggi purtroppo siamo di fronte ad una contraddizione di proporzioni enormi che non solo coinvolge un numero elevatissimo di realtà produttive e di lavoratori ma è il risultato di una crisi generalizzata del capitale e, dunque, non si tratta di affrontare e vincere tantissime singole battaglie parcellizzate e diverse, ma di una lotta della classe contro la classe sua antagonista. Quest’ultimo punto è fondamentale… chiaro?
    Se per noi, lavoratori di ogni fabbrica è giusto e sufficiente non far chiudere l’impianto e conservare il posto di lavoro – sia pure in alcuni casi cambiando chi estorcerà il nostro plusvalore prodotto –, per il partito dei comunisti quest’obbiettivo minimo – economico – non è assolutamente sufficiente!!
    Capito Grassi? Lo sapete? Fallo sapere anche a Ferrero!

    Diventa necessario per il partito dei comunisti – mentre dovrebbe sostenere con tutte le energie ogni singola lotta e tutte queste lotte insieme – svolgere un ruolo molto diverso da quello di ciascun singolo lavoratore e, anche, del sindacato stesso, deve sviluppare una strategia, una linea politica, proposte praticabili – seppure difficili –, suggerire percorsi e metodi di lotta che leghino tutte le situazioni e trasformino le tantissime “vertenze” in un’unica lotta, politica, di classe, con una precisa prospettiva che non soddisfi solo la giusta e primaria necessità della salvaguardia del posto di lavoro e degli impianti, ma vada oltre! E faccia della vittoria (come era stato alla INSE e quando è possibile) un caposaldo di ripartenza di altre e più avanzate lotte consapevoli della classe nel suo complesso.

    E’ chiaro questo concetto abbastanza semplice o è troppo complicato?

    Te lo spiego in parole semplici.

    Insomma un partito – se vuole essere comunista – non può comportarsi da sindacato. Ne limitarsi alla solidarietà come fanno quelli dell’IdV.
    Bisognerebbe e sarebbe ora cogliere l’occasione, mantenendo il proprio ruolo di partito e la propria propositività, intanto chiamare a svolgere il loro ruolo i comunisti presenti nelle organizzazioni sindacali per metterne alle strette – finalmente in modo concreto e sulle lotte operaie – le direzioni opportuniste, portando essi quelle proposte e iniziative di impostazione sindacale.
    Voi invece all’ultimo congresso avete fatto il contrario!! Avete tentato e continuate a farlo -stando insieme a Lavoro e Società- a sostenere la linea di Epifani e della maggioranza della CGIL che vuole “normalizzare” a tutti i costi la FIOM e mettere all’angolo Cremaschi e la Rete 28 Aprile!!
    e perché fate questo?
    Perché penso che nel migliore dei casi siamo in presenza di una indeterminatezza progettuale e propositiva o meglio si ripropone l’impostazione tradizionale dei gruppi dirigenti del vecchio-PRC che è molto simile a quella del PDCI, e di Socialismo 2000 per non parlare di quei venduti di Lavoro e Solidarietà!! la critica del capitalismo senza l’alternativa al capitalismo, se non come tradizionale evocazione letteraria e simbolica che sotto la guida di Bertinotti eravamo riusciti a fargli assumere anche toni “poetici”….
    L’unica cosa che si può fare secondo voi (quando non siete impegnati a costruire nuovi contenitori) è rendere il capitalismo globale quanto più umano possibile, combattere per un “capitalismo globale dal volto umano”. Se chi torna a casa stanco dal lavoro ha come unica prospettiva quella di impegnarsi in partiti e sindacati che promettono di lottare per minimi e pur irrealizzabili obiettivi difensivi, è logico che si ingeneri una visione nichilistica che porti a cercare altrettanto difficili ma ben più stimolanti “carriere”, a vivere avendo come parola d’ordine il “si salvi chi può”, a vivere senza etica, a vivere in base alla logica nietzscheana dell’ultimo uomo. Non ci si può poi meravigliare degli esiti elettorali… e della situazione attuale.
    Insomma in parole povere, sarebbe, il tempo che chi SI DICE COMUNISTA E vuole dirigere il processo di liberazione del lavoro salariato dallo sfruttamento del capitale, (la volete fare ancora questa cosa? O no?) la smettesse con reticenze e mezze proposte, e si spingesse oltre l’orizzonte dell’esistente, desse effettiva fiducia alla classe e operasse come i comunisti debbono cercare sempre di operare!
    Per non ripetere gli errori del passato QUINDI bisognerebbe approfittare della difficoltosa e contraddittoria ripresa di un minimo di opposizione e di lotta sociale contro le politiche reazionarie di Berlusconi e di Confindustria per provare a costruire una piattaforma anticapitalista che sappia rappresentare in maniera sufficientemente stabile, in questa fase presumibilmente non breve, gli interessi delle classi lavoratrici, riconnettendo il ruolo di “utilità” dei comunisti alla difesa di quegli stessi interessi!
    Riaggregare quindi i comunisti la sinistra anticapitalista ecc attorno alla difesa degli interessi di classe, più che a nuovi poli elettorali di sinistra, promuovendo un vasto movimento anticapitalista, aprendo anche e soprattutto alla propria sinistra, diaspora comunista, movimenti, sindacalismo conflittuale e di classe, trovando l’unità d’azione nelle battaglie politiche e sociali!
    Cari dirigenti, senza alcuna svolta di prospettiva, senza alcun bilancio delle proprie responsabilità, senza una svolta radicale di posizioni, programmi, gruppi dirigenti; senza una radicale rottura con il “governismo”, (pensando che la politica si fa SOLO NELLE ISTITUZIONI) nazionale e locale; senza il recupero di un programma “veramente e realmente alternativo” che assuma come unico vincolo l’interesse generale dei lavoratori, e non quello della propria autoconservazione di ceto non vi sarà via di uscita dalla crisi storica della sinistra.
    Risollevare dal fango la bandiera del comunismo, oggi ridotta a cosa? DITEMELO
    A icona ideologica? a valore critico? a tradizione simbolica?

    A tutto ciò che si vuole, tranne che un programma concreto di alternativa di società.
    Senza tutto ciò (e mi sembra che la strada sia proprio quella!) siamo di fronte all’ennesima riproposizione di una cultura neoriformista che ha attraversato negli ultimi decenni filoni molto diversi della sinistra italiana ( primo occhettismo, mezza DP, lo stesso bertinottismo) e che oggi sembrerebbe tenere a battesimo, nell’eterno nome del “nuovo”, il matrimonio spregiudicato tra Ferrero, Diliberto, Salvi e i gendarmi (di Epifani) di Lavoro e Solidarietà.
    Tutti uniti non certo dal comunismo, ma dalla volontà di sfuggire al proprio naufragio e al proprio fallimento.
    Siamo di fronte insomma a un gruppo dirigente che pensa di ovviare all’assenza di una linea politica galleggiando a vista e rimandando i problemi; accodandosi qua e la alle vertenze in atto nella società di oggi pensando a tirare a campare inventandosi alchimie burocratiche come la federazione, il governo istituzionale, ecc; oppure attraverso una serie di innamoramenti adolescenziali verso i partiti politici di altri paesi. Ieri dicevamo che bisogna fare come in Francia, oggi ci entusiasmiamo per la LINKE, e se domani la sinistra del Madagascar prendesse il 25% diremmo che bisogna fare come in Madagascar, fuori ovviamente da ogni analisi seria e approfondita delle situazioni concrete.
    Concludo questo intervento alquanto lungo dicendo che purtroppo mi sembra chiaro che i gruppi dirigenti della sinistra italiana, compreso questo, non sono in grado di rispondere ai bisogni e ai quesiti posti sopra e non sono in grado semplicemente perché non sono interessati a farlo! Ancora non hanno capito che le difficoltà che abbiamo oggi come lavoratori e come comunisti, derivano dal fatto che difficilmente
    (senza aver deciso prima chi siamo e che cosa vogliamo, per cosa lottiamo, che passioni suscitiamo) possano essere superate e non potranno realizzarsi solo in virtù di sollecitazioni personalistiche o contenitori vuoti che servono solo a salvare personale politico ormai stracotto!
    Solo cosi si può riattivare un minimo di speranza ed evitare di buttare a mare un patrimonio storico di idee e di valori che è costato MOLTO in termini di sacrifici e di lotte da ci ha preceduto negli anni e nei decenni passati.

    Buon lavoro.

    • Adriano1 scrive:

      Concordo pienamente .
      Si continua ad aggirare il tema dell’anticapitalismo , ma come fa un partito a dirsi comunista e allo stesso tempo non avere un progetto di trasformazione ?

      Non voglio arrivare per forza alle tue conclusioni riguardo al ceto politico , si richia di personalizzare le questioni , però è certo che nel partito l’unico tema veramente sentito è quello elettorale , con la motivazione addotta che un partito che non stia nelle istituzioni sia destinato a scomparire.
      Si rimanda continuamente il momento di stilare un progetto , un elenco di 3-4 proposte forti , rendendo palese una difficoltà anche teorica preoccupante.

      Visto che non si riesce ad averle dai vertici , tu , dal tuo punto di vista interno alla classe operaia , potresti elencare qualche parola d’ordine che secondo te potrebbe cominciare a smuovere le cose ?

      ciao e grazie

      • Mario Guastafeste scrive:

        Caro Adriano1,
        ti ringrazio per la fiducia, qui nessuno vuole personalizzare le questioni, e colpevolizzare il ceto politico, però gira e ti rigira, qui ritorniamo sempre al solito problema! Nulla di personale, ma purtroppo hanno i cervelli che non gli lavorano o perlomeno gli lavorano a pieno ritmo solo per pensare alle elezioni!!
        Se a questo aggiungiamo che il nostro ceto politico non riesce proprio a capire il mondo del lavoro… abbiamo finito.
        Purtroppo molti di loro non sanno (ammesso che abbiano mai saputo) cosa è il lavoro a parte quello nel partito (attenzione NEL e non DI partito che già sarebbe oro!!) detto questo però bisogna aggiungere che per comprendere il mondo del lavoro non devi essere per forza operaio metalmeccanico a 1100 euro al mese come il sottoscritto!
        dovresti invece iniziare a studiare un fenomeno sempre con la forza del dubbio e mai della certezza… cosa che chi è preposto e pagato per fare, non ci pensa nemmeno a impostare questo lavoro politico!
        Il paradosso è che la nostra empasse e la nostra crisi più grave, avvenga in piena crisi economica capitalista, con ampi settori del mondo del lavoro in forte mobilitazione e con lotte radicali per poter mantenere una prospettiva minima di lavoro e dignità.
        Ma davvero pensate e pensano che potremmo sentire una proposta chiara per fronteggiare la crisi da parte di Bersani, Di Pietro e soci?

        Punto secondo e di non poco conto e veniamo a noi, “lor signori” guidano un partito che (ancora non so per quanto) si dice e si rifà al comunismo, ma probabilmente non hanno mai letto neanche il buon Carlo Marx, che con la sua Critica del programma di Gotha (del partito socialdemocratico tedesco unificato), contestava e si opponeva all’idea che sia possibile il passaggio automatico e meccanico dal capitalismo al comunismo come qualcuno (erroneamente pensava e continua a pensare) e che tale passaggio invece sempre secondo Marx è ELABORATO ed è il portato PROGRAMMATICO DEL PARTITO, invece lor signori si rifanno come penso io ai “riformisti” Socialdemocratici quelli che facevano parte della Prima Internazionale, hanno cioè abbandonato il Marxismo (infatti Bertinotti e Vendola insegnano) e hanno cominciato a difendere le riforme per provare a migliorare o “governare” il capitalismo e infatti, dopo che il marxismo ha trovato nel bolscevismo la sua più alta espressione storica dato che sotto la bandiera del bolscevismo il proletariato ha raggiunto la sua prima vittoria ed è stato fondato il primo stato proletario, una volta terminata quell’esperienza è finito tutto, oggi come oggi al cittadino occidentale è concesso di lavorare 12 ore al giorno per tutta la vita e di comprare quello che produce nel resto del tempo libero…(quando, e ammesso che ci riesca).
        Un mondo alternativo non solo non è più rappresentato da alcun partito, ma da molti (come nel nostro caso) non è neanche più soltanto immaginato…e continuare ad aggirare il tema dell’anticapitalismo significa continuare a vivere come scriveva Victor Serge “in mondo senza evasione possibile”.
        Non è tanto secondo me questione di 2-3 punti che non sono difficili da individuare, se prendi il programma della Linke tedesca ad esempio qui in Italia ci prenderebbero per “visionari” anche dentro al PRC, sarebbe robba da PCL da estremisti infantili alla stregua di Ferrando! Quelli (della Linke) parlano di espropriazione, di nazionalizzazione, di mettere le banche sotto il controllo pubblico…, che sei pazzo! Apposta i socialdemocratici tedeschi se ne guardano bene dall’allearcisi insieme per governare il paese. Qui da noi i dirigenti del PRC erano tutti contenti che gli operai della INSE avevano trovato un altro “buon“ padrone che avrebbe estorto il loro plusvalore, quindi figurati!
        Ci si preoccupa della censura a Travaglio! (lecito per carità) ed a quelli come lui… mentre un modo di vivere alternativo a questo non viene più preso in considerazione e immaginato neanche sui nostri giornali, della “nostra” sinistra… se a questo aggiungiamo che si è esaurita in larga misura quella rendita di posizione, di cui ha goduto Rifondazione Comunista per lunghi anni, derivante dall’aver garantito la continuità dell’esperienza comunista in Italia, e che oggi come oggi, la sinistra non rappresenta più la sinistra ne quello che la sinistra esprimeva nell’immaginario comune, nel senso che ora non c’e’ più “baffone” da invocare, bisogna rimboccarsi le maniche, (“pensare” ,“elaborare” “applicare” e “fare”) ma a questo punto iniziano i problemi! ciò che va combattuta in prima battuta è la politica del governo, ma anche per combattere la politica del governo deve essere elaborata un’alternativa di ampie vedute sui temi del lavoro, dell’ambiente, della giustizia sociale e ricostruire quindi una sinistra comunista anticapitalista e alternativa, sono in grado di farlo?
        Non mi sembra. Infatti i risultati sono sotto i nostri occhi.

        • andrea valsusa scrive:

          io invece non concordo per niente…ferrero ha fatto benissimo ad andare a pomigliano…sempre a criticare la dirigenza….quando si deve criticare è giusto crititicarla ma sempre….voi ogni cosa faccia la dirigenza la criticate…non vi sembra un po’ esagerato?????

          • Mario Guastafeste scrive:

            e mica ho criticato Ferrero!! ha fatto bene ad andare! ma non basta! andare a portare la solidarietà… limitarsi ad esprimere solidarieta lo può fare l’IdV il PD, i comunisti portano solidarietà e fanno altre cose… leggi bene!

    • carlo circolo Bianchini Genova scrive:

      PER MARIO GUASTAFESTE.
      dando per scontato, la simpatia, personale per quello che rappresenti, il mitico lavoratare metalmeccanico,gloria e vanto di tante lotte e conquiste, tuttavia, non posso, (avendo letto il tuo intervento)che confessare che leggendo quello che scrivi, si fa fatica a credere di stare ad ascoltare una persona vera e contemporanea,ma sembra di ascoltare un personaggio della trasmissione di Serena Dandini “IL COMPAGNO ANTONIO” che negli anni settanta è andato in coma per via di un incidente,svegliatosi dal coma ventanni dopo,faceva fatica a riconoscere il mondo attuale, perchè il tuo discorso sembra non risentire del fatto che c’è stato il crollo del muro di Berlino che ha lasciato solo macerie, c’è stato anche il bombardamento del parlamento Russo(1991) e prima ancora abbiamo assistito all’esodo biblico,di migliaia di Albanesi che aggrappati come le formiche su delle carrette del mare fuggivano da un paese comunista, abbiamo assistito alla caduta e alla trasformazione di tutti i paese dell’est europa, ora non considerare che c’è stata una sconfitta politica e culturale, e di conseguenza la scomparsa del Paradigma(IL SOL DELL’AVVENIRE) ed immaginare invece che esiste solo una classe dirigente di venduti(che pure ci sono)mi sembra davvero che non siamo in grado di cogliere la realtà.
      ma la guerra tra poveri tra operai Polacchi e Italiani non ti suggerisce niente? il fatto che i padroni non vogliono più sfruttarti facendoti lavorare, ma vogliono lasciarti a casa non ti dice niente? il fatto che non solo in italia(secondo te venduta) ma in tutta europa i partiti comunisti siano spariti non ti dice nulla?
      tu parli della FDS e di PCR come di un soggetto che si nasconde al dolore dei lavoratori, e come dici tu orchestra con Epifani per normalizzare la FIOM, ma non ti è mai venuto in mente che forse è allo sbando veramente e non sa che pesci prendere, e anche se volesse intervenire non avrebbe nessuna forza?
      non credi che avendo il comunismo (benchè necessiario ed auspicabile)fallito la dove ha tentato , deve in primo luogo se non esclusivamente cercare di rigenerarsi lavorando ad un nuovo progetto di comunismo, magari con un nuovo manifesto che spieghi come e che cosa vuole dire essere comunisti nel 21°secolo?
      è di questo che ti devi preoccupare , perchè non è scontato che per il futuro immediato ci sia ancora un partito comunista, o forse non c’eri e non hai capito che l’ultimo congresso si lottava proprio tra chi il partito comunista non lo vuole più e tra chi lo vuole ancora, ed è un miracolo che il PRC c’è ancora, quindi la critica è il sale della democrazia ma gettare fango su tutto e tutti è autolesivo e non porta da nessuna parte.
      saluti fraterni.

      • Mario Guastafeste scrive:

        Caro Carlo,
        ti ringrazio per la risposta, mi dispiace per quello che scrivi perchè leggo attentamente e apprezzo molto i tuoi interventi, forse non ci siamo capiti, lo spero, però permettimi di dirti alcune cose, intanto io non rappresento nessuno (mica sono Cipputi! lo sò che tra i radical-chic va di moda prendere per il culo o guardare con “simpatia” e “affetto” come dite voi gli operai i lavoratori e quello che rappresentano, ieri c’era Berty, oggi c’è il “moderno” Vendola e sommati al PD, abbiamo il risultato che molti oggi come oggi si vergognano di essere lavoratori, incredibile perchè sono quelli che tirano avanti il paese, ma è cosi) e non mi sono risvegliato ieri l’altro, (sò benissimo cosa accade in polonia, repubblica ceca ecc ed eccetto i greci accade nel silenzio europeo più assoluto) e, purtroppo la manfrina che hai snocciolato nel tuo intervento la conosco bene, sono le stesse identiche cose che mi dicevano i compagni del PDS prima e del PD oggi dentro la CGIL, o nei quartieri quando uno volantina, ripetono sempre: “Sveglia! Il comunismo è finito!, crollato!, ma dove vivete?”
        quello che mi stupisce e mi amareggia profondamente, ma nel contempo mi aiuta a capire perché ci troviamo in una situazione come quella che stiamo vivendo, è che se anche te che militi nel PRC con il tuo commento sprezzante sui comunisti prende per il culo chi crede ancora nell’idea di una società e un mondo diverso da questo, senza sfruttamento e con piu uguglianza, giustizia ecc ecc… stiamo messi male…
        Rileggiti attentamente i miei interventi!
        Una domanda però te la vorrei porre, ma perché nel 91’ te e quelli che la pensano come te non sono passati con il PDS? Hai avuto più di un’occasione, non ultima quella di cui parli nel tuo intervento, ovvero l’ultimo congresso che abbiamo fatto (io ho votato il 3° DOCUMENTO “quello sull’unita dei comunisti e della sinistra anticapitalista” tanto per capirci), quello che dici te, lo dice e lo diceva anche Vendola, io non ho scritto di “piani quinquennali” e “dittatura del proletariato”, ma se leggi attentamente ho detto che “siamo di fronte ad una contraddizione di proporzioni enormi che non solo coinvolge un numero elevatissimo di realtà produttive e di lavoratori ma è il risultato di una crisi generalizzata del capitale e, dunque, non si tratta di affrontare e vincere tantissime singole battaglie parcellizzate e diverse, ma di una lotta della classe contro la classe sua antagonista”. Per questi motivi credo ci diciamo comunisti o no? E ancora: “è necessario per il partito dei comunisti – mentre dovrebbe sostenere con tutte le energie ogni singola lotta e tutte queste lotte insieme – svolgere un ruolo molto diverso da quello di ciascun singolo lavoratore e, anche, del sindacato stesso, deve sviluppare una strategia, una linea politica, proposte praticabili – seppure difficili –, suggerire percorsi e metodi di lotta che leghino tutte le situazioni e trasformino le tantissime “vertenze” in un’unica lotta, politica, di classe, con una precisa prospettiva che non soddisfi solo la giusta e primaria necessità della salvaguardia del posto di lavoro e degli impianti, ma vada oltre!” o no? non ci diciamo comunisti per questo? Non credi sia ora di riaggregare i comunisti la sinistra anticapitalista ecc attorno alla difesa degli interessi di classe? all’internazionalismo? più che a nuovi poli elettorali di sinistra? Magari ci riusciamo meglio promuovendo un vasto movimento anticapitalista, aprendo anche e soprattutto alla nostra sinistra, diaspora comunista, movimenti, sindacalismo conflittuale e di classe, trovando l’unità d’azione nelle battaglie politiche e sociali! Invece di pensare a nuovi contenitori (vuoti di contenuti) che servono e lo ripeto solo a vivacchiare e a tirare a campare, senza alcun progetto politico concreto, e quindi a mio modo di vedere servono a piazzare solo personale politico ormai cotto e bollito! Non credi?
        E allora cosa c’è di antistorico in questo? Di nostalgico?
        Ma niente niente caro Carlo… fossi bertinottiano? Che come uno parlava di comunismo, comunisti, leninismo, anticapitalismo si incupiva sempre?
        Sai, io ancora non l’ho letto, però mi intriga molto il libro di Salvatore Cannavò :”La rifondazione mancata” il titolo è molto eloquente, e un po’ rappresenta quello che ho scritto io nel mio intervento, (forse pure lui si è risvgliato dopo 20 anni) perchè anche io penso che la Rifondazione comunista sia mancata, non è mai partita, (questo è il punto vero) e a questo punto, non so se partirà mai, forse hanno ragione i compagni che via via hanno lasciato il partito, magari è meglio azzerare tutto e ricominciare, sai sarò antistorico, ma oggi come oggi le ragioni di una sinistra di classe, comunista, anticapitalista, indipendente dalla politica e dal pensiero borghese, mi sembrano sempre più attuali e necessarie.
        La rifondazione mancata non può esimerci, dal tentare una nuova strada, una lenta e impaziente ricostruzione dal basso di quelle ragioni.
        Ti saluto con affetto “Cipputi”.

        • carlo circolo Bianchini Genova scrive:

          PER MARIO GUASTAFESTE.
          Caro Mario , se hai capito quello che hai scritto, chiedo scusa, non ho saputo dire nella maniera giusta , quello che volevo dire,riproverò, premesso, che ho una certa Antipatia per Bertinotti e Vendola, essere paragonato a loro lo considero una offesa, non un merito,io sono sempre stato e sarò sempre comunista, e pensa che esibisco(mentre gli altri ne prendono le distanza)sempre il ritratto di Stalin che ho sul telefonino come sfondo,lo esibisco perchè so che si attacca Stalin per arrivare poi a Lenin,e di seguito, di abiura in abiura e di passo dopo passo fino a dire che della rivoluzione francese solo i Girondini erano dalla parte giusta perchè i Giacobini col loro Terrore, erano insopportabili.
          credo che l’ipotesi comunista sia ancora attuale ed anche per il futuro credo che rimane la forma più adatta per la convivenza pacifica dell’umanita.
          per quanto riguarda la rifondazione mancata, non posso non pensare che il titolo rievoca , la rivoluzione mancata,scritta dal maestro di Cannavò, ma SC, prima di uscire è sempre stata in maggioranza con Bertinotti, e non si sono mai preoccupati di rifondare il partito,a partire dalla forma organizzativa, tutti sanno che il partito Bolscevico fino al 1922 non ha conosciuto la figura del segretario, che nasce come figura amministrativa e per ragioni statuali, perchè dovevano amministrare uno stato noi uno stato da governare non c’è lo abbiamo potremmo fare a meno(ma ci piace il capo), ma non riusciamo ad immaginare un partito di pari, che si organizza senza eleggersi un papa,e ci sarebbe da parlare per ore, tuttavia, io credo che il comunismo sia una cosa bella e necessiare ho qualche dubbio sui comunisti,(di oggi) perchè l’elemento antrolologico, e la voglia narcisistica di prevalere sugli altri fa parte della natura umana, ed io mi sono avvicinato al comunismo,proprio seguendo il filone filosofico, che considerava la natura madre e matrigna e che necessitava di essere umanizzata,questo aspetto è sempre stato trascurato, dai classici del marxismo,il comunismo come necessità di umanizzare la natura, ed oggi ci troviamo a vivere in partiti(che elegendo un capo assecondano la natura anzi che contrastarla) che non hanno neanche la fantasia di trovare un modello organizzativo, che non necessita di un DUCE, o copo carismatico, eppure l’esempio l’ho abbiamo, ripeto il partito Bolscevico era governato da un parlamentino, non da un capo, che si circonda (per cooptazione) tanti leccapiedi perdendo di vista la realtà e trasormandosi in un tiranno(leggi Bertinotti), questo volevo dire, non volevo dire che il comunismo è inattuale, ma (per colpa di come è stato realizzato)deve ridarsi una nuova credibilità(non cambiando nome)facendo tesoro degli errori fatti, non possiamo fare finta però che nulla è successo, non possiamo non vedere che dove è stato realizzato è fallito,e non possiamo credere che bastano slogan più o meno duri, per partire da capo,dobbiamo analizzare bene e riaffinare gli strumenti, non siamo più in epoca Fordista, i comunisti si sono fatti scappare l’occasione, per trasformare la società quando i lavoratori erano forti, perchè la civiltà del lavoro era in pieno svolgimento, oggi bisogna interrogarsi del perchè mentre trent’anni fa i padroni si rubavano tra loro gli operai migliori, oggi sono gli operai a rubarsi il lavoro tra loro non pesso no pensare alla guerra tra operai Polacchi e operai Italiani per produrre la panda, qualcosa è successo e va indagato. questo volevo dire, non fare lo spocchioso nei confronti degli identitari di cui io mi sento fare parte,
          ripeto il mio era un inno d’amore per il comunismo, non un richiamo alle innovazioni che tanto male hanno fatto, se non sono riuscito vuol dire che è un limite mio, anche perchè l’argomento richiede è difficile e richiede più tempo,i fraterni saluti erano sinceri(non di maniera) e te li faccio dinuovo.ciao.

        • carlo circolo Bianchini Genova scrive:

          PER MARIO GUASTAFESTA,
          a proposito di Cipputi, non posso farmi gioco di Cipputi, perchè io ero in fabbrica quando <Cipputi era forte, sono un ex operaio metalmeccanico iscritto alla FLM da quando c'èrano i consigli di fabrica, ed i delegati contavano davvero, quindi non sono l'intellettuale che tu hai creduto di vedere, ma uno dei tanti.che crede che non bisogna mai arrendersi di sognare un mondo migliore.

          • Giuseppe scrive:

            Mario e Carlo: due dei pochi operai del nostro partito. Operai con capacità di analisi e spessore politico, anche se su questioni particolari possono esprimere sensibilità diverse.
            Ad averne tanti di compagni così…!

  18. Marco scrive:

    Leggete questa semplice, ma perfetta, analisi delle contraddizioni del capitalismo di Loretta Napoleoni. In troppi commentando Pomigliano trattano aspetti assolutamente secondari! Non di ricatti mafiosi si tratta, ma come è scritto nel post e ci dice la Napoleoni, di contraddizioni proprie del sistema capitalistico! O la sinistra alza lo sguardo o continuerà ad affogare nelle sue miserie!

    http://www.claudiograssi.org/wordpress/2010/06/sorpresa-e-tornato-carlo-marx/

  19. giuseppe agostino bianco scrive:

    Dove vi sono lavoratori in lotta condivido che ferrero sia presente. Purtroppo può fare poco perchè PRC e FdS sono marginali perchè non si riesce a produrre una riflessione seria sul perchè la gente non ci vota e perciò ci viene a mancare la forza necessaria per creare attenzione su quello che proponiamo. é necessario fare uno uno sforzo culturale, anche di natura giuridica, che non ci faccia, purtroppo, vedere come uguali agli altri, al fine di rinnovare quella “speranza” che c’era e che oggi manca. é necessario far tornare la speranza, perchè, se il Pd non esiste quasi come partito di opposizione e la sinistra è ai minimi termini, diventa facile alla CISL e UIL fare da cassa di risonanza della fiat e del padronato in genere, confermando, in tal modo, la loro inutilità per i lavoratori, ma funzionali all’abbattimento delle conquiste dei lavoratori. Accettano la volontà del padronato senza produrre una riflessione sulla condizione dei lavoratori in altri paesi, condizione che ci rende esposti alle minacce di delocalizzazione della produzione, minacce che assecondano con la loro sudditanza.

  20. alberto larghi scrive:

    Sulla vicenda di Pomigliano,vengono al pettine tutti i nodi del congresso della Cgil,congresso nel quale,in nome dell’autonomia (sic!) del sindacato, il nostro partito non ha scelto per non dispiacere i vari Patta e soci.
    Senza una linea chiara sul sindacato non si va da nessuna parte,la Cgil ha avuto una posizione ambigua,a Levico durante la festa della Cisl,epifani ha sostenuto una linea pilatesca,intanto il segretario della Campania ci spronava a firmare il documento della Fiat,credo che siano in tanti ad auspicare una sconfitta di prospettiva della Fiom e tra questi anche alcuni dei cosidetti soci fondatori della FDS.
    La Cgil aveva due possibilità,una era di far diventare questa una questione generale scontrandosi con la Fiat,l’altra era di fare il “pesce in barile”,ha scelto la seconda lasciando un’altra volta i meccanici da soli.
    Caro Claudio,non bastano gli editoriali “post mortem” del compagno Ferrero,ma bisogna, come diceva in una famosa canzone Guccini,”saper scegliere in tempo”….con affetto,Alberto.
    p.s. L’abbonamento alla rivista l’ho rinnovato,ma sul partito sono alquanto pessimista.

  21. enzo bardo scrive:

    Non interessa a nessuno sapere cosa dicono i lavoratori prc della fiat?
    Serve a molto lambiccarsi il cervello col dilemma tragico: Ferrero doveva stare a casa o andare a Pomigliano?
    Io credo che le proposte dei lavoratori siano sensate e innovative. Non sarebbe meglio farle diventare patrimonio di tutta la sinistra e batterci assieme contro il disegno dissennato e anacronistico di Marchionne? Ancora con questo ferrovecchio di auto? Con la mobilità individuale?
    Quanto poi alle conseguenze per il Meridione dello smantellamento industriale Fiat nel Mezzogiorno( prima Termini Imerese, ora Pomigliano) al Sud stiamo pagando la politica di rapina della Lega. Va da sè che non si può continaure a farci massacrare. Cominciare a pensare di boicottare oltre la Fiat tutte le porcherie padane potrebbe essere un buon segnale. Il gioco si facendo veramente duro. Per quanto mi riguarda le auto fiat sono scomparse dal mio orizzonte di consumatore. E se invece di uno fossimo dieci..cento..cento mila?
    Ad ogni modo per intanto ecco le proposte dei lavoratori.

    “Si comincia da Pomigliano utilizzando come argomento la chiusura dello stabilimento ma, in realtà, si guarda al futuro delle relazioni tra padroni e lavoratori. Questo piano non rappresenta, in realtà, alcun futuro certo per la produzione a Pomigliano. Lo stabilimento, realizzato con soldi dello Stato e regalato alla FIAT con la privatizzazione dell’Alfa Romeo ha prodotto sempre vetture dei segmenti B e C e adesso verrebbe, di fatto declassato a produttore di un segmento A.

    Invece c’è bisogno immediatamente di :
    - Un piano per la mobilità collettiva che veda la produzione di mezzi pubblici come autobus e treni e che
    ridefinisca il rapporto tra trasporto pubblico e trasporto privato;
    - Una strategia per i prossimi 10 anni che punti alla riconversione dal petrolio e alla progettazione e produzione in Italia di motori che usino elettricità ottenuta da energie rinnovabili.

    La Fiat e Marchionne perseguono la strada del ricatto e dello sfruttamento dei lavoratori.

    Invitiamo i Cittadini di Pomigliano e gli operai del Gruppo Fiat a respingere il ricatto sostenuto dal governo e dai sindacati subalterni agli interessi padronali sostenendo il rifiuto della FIOM a firmare quest’accordo.

    Coordinamento Lavoratori Fiat Prc-Se
    http://www.rifondazione.ithttp://www.controlacrisi.org

  22. Matteo Andreani scrive:

    Vabe’ facciamo finta che non sia successo niente e che nessuno abbia scritto che Ferrero doveva stare a casa ….. La vicenda Pomigliano-Fiom-Fiat la vedo molto complicata anche vedendo un po’ servizi e le reazioni degli operai davanti la fabbrica.Per la Fiom e di conseguenza per tutto il resto dalla FdS a Sel e ecc. hanno una sola possibilita’ per realmente “vincere”,che questo accordo abbia davvero profili di incostituzionalita’ altrimenti sara’ una sconfitta ancora piu’ dura e storica di quella del 1980.

  23. Matteo Andreani scrive:

    ….. “Ferrero dovrebbe riorganizzare i comunisti e non andare avanti alla fabbrica di Pomigliano” …. caro Pasquale ma e’ davvero una genialata!!!!!! La settimana prossima dovremo organizzare un convegno sull’attualita’ della metafora della carozzina nel film “La corazzata Potionken” Mah!! … della Fiom(e leggendo la rassegna stampa anche un buon spazio anche dellla FdS)parlano tutti i giornali da il sole24 a l’avvenire e qualcuno si lamenta perche’ Ferrero e’ il primo segretario i partito a presentarsi a pomigliano!!!!

  24. Mario scrive:

    Oggi Ferrero è a Pomigliano chi puo venga

    • pasquale scrive:

      ma cosa ci va a fare? riorganizzare i comunisti e’ oggi il problema principale bisogna lavorare per questo

      • Alessandro Monti scrive:

        Come dice Alberto Laghi i commenti “post mortem” di Ferrero sono forse peggiori del non farli: almeno eviti di venire sentito come informato a posteriori!!!
        Se non erro la proposta Marchionne è sul tavolo da oltre un mese: se ne parla ora che Fiom ha scelto il no?
        Proprio adesso su Omnibus de La7 c’è Cremaschi che battaglia a sciabolate contro l’orda dei cosiddetti veri riformisti tremontiani…
        Peccato che di queste cose se ne avesse conoscenza da oltre due mesi e non si può adesso andare davanti ai cancelli di Pomigliano e con mestizia dire compagni lavoratori la vostra causa è giusta ci dispiace un casino che vi si ponga l’ombrello in quel posto ma sappiate che altri prima di voi e sicuramente tanti dopo di voi lo trovano e lo troveranno gradevole…basta non agitarsi per non fare il gioco del padrone!!!
        Perlomeno Ferrero anche se “post” ed in requiem ci mette la faccia!
        La Fiat ha posto la mordacchia all’informazione per non far si che se parlasse troppo tempo prima, non a caso ha inondato sui principali media paginate e spot a tema “Fabbrica Italia”…e di questi tempi di magra per il gettito pubblicitario fai presto a cedere al ricattino…
        Il contentino, tragicomico, è il comitato per il raffreddamento ???? che cavolo vuol dire ??? qualcuno può spiegarlo?
        Claudio rinnovarsi in fretta e cambiare passo rapidissimamente NECESSE EST!
        Federazione o meno non si può più discutere sul sesso degli angeli!
        I personaggi che stanno al vertice del partito devono ripensare ad una nuova azione veloce e immediata.
        L’alternativa è la scomparsa in Italia delle forze comuniste riformiste o conservatrici che siano: l’alternativa è l’oblio della Bandiera Rossa della Falce e Martello, delle lotte di elevazione della condizione operaia e lavorativa, di decenni di battaglie insanguinate.
        La morte DEFINITIVA DELL’IDEALE….

  25. paolo scrive:

    Alitalia, Pomigliano, le ricette di Tremonti, Confindustria, etc sulla deregolation totale del mercato del lavoro, la macelleria sociale attuata in Grecia, Portogallo, Germania, Inghilterra, parlano lo stesso linguaggio; la fine del compromesso sociale e democratico che ha permesso all’europa dal secondo dopoguerra di avere costituzinoi avanzate garanti di pace e giustizia sociale e l’entrata a pieno titolo nell’ era del supermercato globale del commercio internazionale.

    il mercato nuovo globalizzato non ha bisogno di regole, ma di semplificazione, non ha bisogno di luoghi decisionali partecipati e lenti come i parlamenti ma di sistemi di potere autoritari e presidenzialisti, il commercio internazionale non può aspetattare aree in difficoltà, il commercio internazionale alimenta tentazioni secessioniste delle aree ricche che pensano che togliendosi il fardello ed i costi delle aree povere possono partecipare alle feste della globalizzazione con il vestito nuovo. Il commercio internazionale ha bisogno di forza lavoro spesso qualicata ma a basso costo, di materie prime a basso costo da reperire con furti, rapine, razzie e non ultimo con la guerra, il commercio internazionale non ha bisogno di regole ambientali…

    c’è bisogno di una forte sinistra europea, che abbia un’altra idea di europa, un continente solidale, magari sganciato dall’ organizzazione mondiale del commercio, con regole proprie nelle relazioni commerciali, sociali, ambientali, culturali, C’è bisogno di una sinistra italiana critica, ma non demagogica, c’è bisogno dei comunisti e la capacità che questi hanno sempre dimostrato nei momenti di difficotà ovvero porsi l’obiettivo della riunificazione delle forze politiche , sociali, culturali, ambientali, critiche con il mercato e la finaziarizzazione dell’economia. Pomigliano è più debole perchè sono più deboli la sinistra e i comunisti.

    buon lavoro

  26. Tribisha scrive:

    Zipponi… farebbe miglior figura a stare zitto… voltagabbana! Detesto i topi che scappano dalle navi quando affondano… pronti a risalirci se magari per qualche miracolo tornano a galla. E’ una posizione del tutto strumentale. Di Pietro è un uomo di destra che si orienta politicamente facendo il contrario di quello che fa berlusconi. Nessuna garanzia che i concetti espressi nella nota dell’idv siano davvero condivisi da chi li propaganda!

  27. Nicola Copes scrive:

    Perchè non convochiamo una manifestazione nazionale a Napoli o a Roma?

    Parole d’ordine: no al massacro del lavoro; difendere lo Statuto
    redistribuzione di profitti e rendite
    piano del lavoro europeo

  28. Adriano1 scrive:

    Ho letto l’articolo di Gallino e francamente lo trovo troppo rinunciatario , se le cose stanno così la sinistra non ha niente da dire , può solo adeguarsi e chinare il capo.
    faccio un’ipotesi : ma se la classe operaia provasse a ribaltare il tavolo ?
    si potrebbe cominciare a dire :

    1) uscire dai vincoli di Maastricht o uscire dall’europa.
    l’inflazione al 3% e il deficit al 60% sono vincoli che servono solo ai padroni , ai lavoratori serve che lo stato diventi più importante , che faccia spesa pubblica ( strade, ospedali , scuole , servizi gratuiti etc… ).
    Cominciamo a fare propaganda contro questa europa , oggi è questa la più grave minaccia che possiamo attuare coontro i capitalisti .

    2) proteggere il mercato interno da quello esterno con dei dazi doganali sulla merce estera.
    Il protezionismo non è una bestemmia , se il problema sono le merci a basso costo dei paesi “emergenti” , perché non proteggersi ?
    3) diminuire l’orario di lavoro

    Quando le compatibilità con il sistema del mercato sono insostenibili forse bisogna combatterle.

  29. francesco scrive:

    Contro queste nuove aggressioni bisogna metetre in campo nuove forme di lotta; in un aeconomia chiusa togliere il lavoro al padrone era sufficiente; oggi in un aeconomia aperta e globalizzata non serve pipù lo sciopero.. bisogna sottrarre al padronato il mercato di cui i padroni hanno bisogno; quindi nel sud si cominceranno a boicottare le auto fiat grazie anche ai social network.. unica lotta che paga.

  30. Jorfida Enzo scrive:

    Ogni tempo ha il suo fascismo: se ne notano i segni premonitori dovunque la concentrazione di potere nega al cittadino la possibilità e la capacità di esprimere ed attuare la sua volontà. A questo si arriva in molti modi, non necessariamente col timore dell’intimidazione poliziesca, ma anche negando o distorcendo l’informazione, inquinando la giustizia, paralizzando la scuola, diffondendo in molti modi sottili la nostalgia per un mondo in cui regnava sovrano l’ordine, ed in cui la sicurezza dei pochi privilegiati riposava sul lavoro forzato e sul silenzio forzato dei molti. Primo Levi.

    Dopo questa citazione di Primo Levi,tratta dal sito http://www.sitocomunista.it/homepage.htm,voglio aggiungere che sempre di più si configura come si stà tornando alle corporazioni fasciste di mussoliniana memoria (tutti insieme appassionatamente per difendere l’interesse nazionale) che produssero l’annullamento dei Contratti di lavoro,il peggioramento delle condizioni di vita e di lavoro,mano libera per i padroni dentro le fabbriche,l’annullamento del diritto di sciopero (e poi anche quello di voto).
    Stò rileggendo un libro di Giorgio Amendola (si,Giorgione) che nei suoi scritti (Storia del PCI 1921-1943) criticava l’isolazionismo politico in cui si era infilato l’allora PdCI sotto la direzione di Bordiga e della catastrofica teoria del social-fascismo poi corretta con la giusta teoria dei fronti popolari per la lotta contro il fascismo,la democrazia,il pane e la pace.
    Oggi G.A. sarebbe considerato un “pericoloso sovversivo” (anche se ne fatti lo fù,durante la Resistenza) se messo a confronto con certi uomini della sinistra e del centro-sinistra.
    Dobbiamo sempre rileggerci la storia,perchè lo studi anche degli errori fatti serve per evitare di ri-commettere gli stessi errori fatti nel passato.
    Oggi i comunisti debbono dare tutto il loro appoggio alle lotte dei sindacati che non accettano i diktat dei padroni,del governo e dei sinadacati “gialli” quali sono CISL.UIL.UGL e FISMIC
    Ma anche ricercare tutte le intese unitarie possibili sul piano politico
    per “liquidare politicamente e culturalmente ” questa formazione politica (PdL e Lega)che opprime il nostro Paese.E ricercare in Europa e nel mondo accordi(Nuova Delhi,novembre 2009 è solo un inizio) di collegamento e lavoro comune con tutte le forze che vogliono superare il capitalismo.
    Togliatti per battere il nazi-fascismo si alleò anche con i monarchici e non pose subito il problema della Repubblica.
    Gramsci per batter le tesi isolazioniste di Bordiga fece una dura battaglia interna al PdCI e la vinse con il congresso di Lione.
    La nostra storia,dei comunisti,è fatta anche di battaglie politico-culturali al nostro interno.
    Così è stato e così sarà.”Il comunismo,ricorda la nostra tessera,per noi non è uno stato di cose che debba essere instaurato,un ideale al quale la realtà dovrà conformarsi.Chiamiamo comunismo il movimento reale che abolisce lo stato di cose presente”
    Ecco,appunto,il movimento reale.e non quello che vorremmo ci fosse ma oggi ancora non c’è.

  31. nicola atalmi scrive:

    delocalizzarne uno per educarne cento!

  32. arcangelo longo scrive:

    Caro Claudio,
    Pomigliano, come Termini Imerese e come migliaia di altri casi ci confermano una durissima doppia verità: 1) il capitalismo come sistema e come ideologia si conferma produttore di impoverimento di massa e infelicità sociale; almeno nei paesi occidentali dove è nato e si è sviluppato, perchè è innegabile che i paesi beneficiari delle delocalizzazioni delle produzioni sono nella fase in cui possono trarne qualche effimero (ma per loro non trascurabile) beneficio. 2) Gli anticapitalismi (uso il plurale non casualmente), compreso quello comunista, a causa della propria debolezza, ideologica e di forza sociale, non sono in condizione neppure di poterne denunciare le lampanti contraddizioni, nè a maggior ragione di rappresentare un’alternativa praticabile, o almeno credibile. E’ un paradosso, non difficile da ricostruire (in altra sede) ripercorrendo la storia dell’ultimo trentennio, comunque mi sembra la realtà.
    Questa nostra difficoltà è riflessa in pieno in questa tua nota: un’analisi serrata, una denuncia spietata, un appello accorato… alla mobilitazione! Ma come praticarla al di là del sostegno incondizionato alla Fiom, che prospettive ha la Fiom (e noi) in questo contesto mondiale? Quali alternative possiamo realisticamente indicare nel caso specifico e nei moltissimi analoghi? Gallino lo dice abbastanza chiaramente e a me sembra vero: nell’ambito della competizione capitalistica neppure i capitalisti possono permettersi un capitalismo non spietato.
    Ovviamente rispetto al moltiplicarsi dei Pomigliano non ho alternative che nell’immediato siano migliori o più praticabili della tua. Dobbiamo però essere coscienti che le nostre attuali armi sono spuntate, arrugginite, poche. E ancara meno mi sembrano quelli disposti ad impugnarle.
    E siamo sempre al “che fare?”.
    Certamente noi dobbiamo continuare a fare, e se possiamo ancor di più, quello che stiamo facendo almeno per cercare di mantenerci in vita. Ma personalmente avverto oggi due esigenze che non mi sembrano più rinviabili. Le spiattello qui senza alcuna ricerca di eleganza.
    1) Mettiamoci al lavoro intellettuale necessario per individuare o almeno abbozzare un’idea complessiva di società alternativa al capitalismo. Vale a dire diamoci un’ideologia possibilmente organica, o almeno coerente, e soprattutto aggiornata. E’ un’impresa titanica? E come no, ma se non ci si mette mano mai credo che rischiamo di perpetuare, peggiorandola, il nostro sbandare. Si chiamino gli intellettuali, economisti, storici, sociologi, politologi, filosofi e tutto quanto serve, comunisti o solo, anticapitalisti, democratici, ambientalisti e li si faccia lavorare su questo. Non sveleranno l’arcano nè troveranno la spada imbattibile conficcata nella roccia, ma qualcosa di più e di meglio del nostro armamentario attuale sono convinto che dovrà venire fuori.
    2) Te lo hanno già scritto e detto altri, mi tocca solo ripeterlo. Questo sforzo cerchiamo di condividerlo in una dimensione internazionale la più larga possibile. Con i nostri mezzi e le nostre forze attuali è un compito difficilissimo, ma non vedo alternative.

    • Gigi Cop scrive:

      …e il processo per la ricerca di una società alternativa al capitalismo non è una cosa che possa attendere oltre. Precarizzazione, smantellamento dello stato sociale ed attacco ai diritti fondamentali dei lavoratori sono venuti avanti senza incontrare una resistenza reale e consistente, tanto che ormai troppo spesso i lavoratori acquisiscono i valori e gli obiettivi dell’impresa come propri. “L’interesse dell’impresa è anche il tuo. Pertanto se c’è da pagare un costo è *giusto* che sia tu il primo a pagarlo. Devi essere un lavoratore responsabile.” E’ questo che si sentono ripetere ed è questo che ormai hanno assimilato. Tutto ciò, unito ad una sostanziale sfiducia nel sindacato e nella partecipazione, limita la nascita di movimenti in grado di provocare mutazioni profonde. Non si può dare la colpa solo al qualunquismo dilagante fomentato da chi ha interesse perché si diffonda, ma anche ad una nostra proposta debole e troppo spesso espressa in modo inefficace. C’è invece un assoluto bisogno di far “sognare” la nostra gente. Voglio dire che bisogna porsi, costruendoli, obiettivi importanti come, appunto, quello di costruire una società che proponga valori diversi da quelli capitalistici, ma fondata su un ragionamento teorico ampio e solido al quale temo non si stia ancora lavorando… Insomma, non si può dire sempre e solo “NO!”; bisogna sapere e poter proporre anche approdi alternativi credibili.

    • Adriano1 scrive:

      hai ragione , ma guarda che la teoria a supporto dei lavoratori è già bella che pronta il problema è che il PRC non si è ancora ripreso dalla sbandata del governo prodi.
      Ancora pensiamo che il più grande problema sia il berlusconismo , mentre secondo me dobbiamo concentrarci contro il liberismo e la sua ideologia.
      La questione è semplice : la produttività industriale aumenta incessantemente grazie alla tecnologia , per fare lo stesso oggetto ci vuole sempre meno tempo .
      Ai tempi del boom economico ,1945-1975, il tempo di lavoro risparmiato grazie ai miglioramenti dei processi produttivi veniva reimpiegato in nuove lavorazioni , per un lavoro che si perdeva se ne apriva un altro in un settore ancora “vergine” , per esempio l’informatica.
      Oggi non è più così , i mercati sono saturi , si producono troppi oggetti , non c’è abbstanza denaro per acquistarli , ammesso che servano a qualcosa , il progresso genera disoccupazione.

      L’unica soluzione per mantenere i livelli occupazionali è lavorare di meno tutti A PARITA’ DI SALARIO !!
      E’ questo l’unico modo con il quale la classe operaia può appropiarsi dei miglioramenti tecnologici senza subirli.

      I fondamenti teorici non mancano : andre Gorz , Giovanni Mazzetti …
      La protesta fine a se stessa è perdente , è inutile dire “basta con i ricatti della fiat” , agli operai bisogna offrire un’alternativa credibile , un’idea a cui aggrapparsi , altrimenti non potranno che inchinarsi al capitale.

      ciao

      • Alessandro Monti scrive:

        Adriano1 scrive:
        15 giugno 2010 alle 07:51
        1) uscire dai vincoli di Maastricht magari forse e tanti stati lo vorrebbero, uscire dall’europa mi sembra francamente possibile quanto le Far Oer che vincono i Mondiali di calcio…
        l’inflazione al 3% ci si arriverà anzi si tenderà a superarla mentre il deficit al 60% potrà essere mantenuto forse dalle sole Germania e Francia (quindoi irrealizzabile da tutti i 27 opaesi)
        Certo che dovrebbe esserci più spesa pubblica, lo dico da ssempre che lo Stato deve mantenere il controllo su 5 capisaldi (sanità, istruzione, trasporti, previdenza, comunicazioni) ma la tendenza neo liberista è annullare queste priorità ed appropriarsi di tutto il “cucuzzaro”……..

        2) più che i dazi io globalizzarei il Sindacato….la protezione non esiste, ti conduce solo alla creazione di nuovi poveri e schiavi!

        3) diminuire l’orario di lavoro è una vecchia bandiera, se accompagnato però almeno ai diritti fondamentali che questo accordo Marchionne vuole bellamente calpestare

        4) io rilancerei con la controproposta che se non viene centrato uno solo degli obiettivi che la Fiat (nella sua multinazionalità) i manager se ne vanno….

  33. pietro ancona scrive:

    Pomigliano come Alitalia

    Dopo il comunicato della segreteria del PD di disponibilità alle brutali ingiunzioni della Fiat ai lavoratori di Pomigliano speravo che la CGIL non vi si adeguasse ed intervenisse a difesa della posizione Fiom. Non è stato così e si sta ripetendo la situazione che portò al traumatico accordo per l’Alitalia. Allora la CGIL finì con l’apporre la sua firma accanto a quella di Cisl, Uil ed UGL che per giorni aveva criticato. Oggi i lavoratori dell’Alitalia sono regolati da un contratto che è forse il peggiore d’Europa. Hanno meno salario e possono accedere limitatamente a diritti pur garantiti dalla Costituzione. Temo che accadrà lo stesso per i lavoratori di Pomigliano che sono già stati “posati” da Cisl ed UIL. La Fiom, l’unico sindacato che resiste, sta
    subendo un durissimo assedio. La Marcegaglia l’ha accusata di guardare all’indietro e di difendere i “grandi assenteisti” contro i lavoratori “sani”. Insomma è passata alla criminalizzazione. Nessun rispetto per la più rappresentativa organizzazione dei meccanici. La Fiom non è l’avversario da convincere o da sconfiggere in una trattativa, ma il nemico da distruggere. Le cose che ha detto al Corriere della Sera Epifani fanno pensare che purtroppo non sosterrà il no della Fiom. La CGIL non rompe l’assedio della Fiom. Quando Epifani afferma che non possiamo perdere Pomigliano, senza aggiungere che ci sono condizioni sotto le quali non è possibile andare, ha difatto capitolato. Si limiterà ad una operazione di “riduzione del danno” chiedendo la cancellazione delle norme più sfacciatamente anticostituzionali. Proprio come fu per l’Alitalia.
    Intanto Ichino (PD) entra nel teatro della contesa per fare sapere che anche lui sta dalla parte di Merchionne. Insomma, i più importanti protagonisti della vicenda fanno sapere ai metalmeccanici che dovranno subire quanto dispone la Fiat e che non saranno difesi. La Fiom forse resisterà fino alla fine, ma la sua situazione è difficile senza il supporto della CGIL. Se si farà il referendum è possibile che venga vinto dalla Fiat. L’alternativa è bere o affogare. Chi ha famiglia è disposto a subire qualsiasi ricatto. La ragione della sopravvivenza prevale su tutto. Non ci sono alternative. Questo il padronato lo sa bene e lo sanno bene anche Bonanni, Angeletti ed Epifani. Si farà quindi un accordo di deregulation dal contratto e dalle leggi, si faticherà di più e si subiranno condizioni da caserma. Torneremo indietro di mezzo secolo, a molto prima del 68.
    Epifani non romperà con Cisl ed Uil e con il PD. Dopo la firma di Pomigliano ci sarà una grande ondata che travolgerà i lavoratori italiani e li ridurrà alle condizioni se non dei cinesi, dei polacchi o dei serbi.
    Questa involuzione della situazione sociale italiana avviene in condizioni sempre più drammatiche con un padronato che, forte dell’appoggio del governo, si permette anche un linguaggio offensivo, brutale, irridente. Cisl, Uil ed UGl sono dalla sua parte e la CGIL è prigioniera del PD, di Letta, Ichino, Bersani che la spingono ad accettare tutto e di più. Il sindacalismo di base anche se forte e radicato nei posti di lavoro è cancellato dalla discriminazione. Non si permette che conti e non viene chiamato a firmare i contratti di lavoro. E’ stato chiuso in cantina come i partiti di sinistra e quando riempie le piazze con migliaia e migliaia di persone viene ignorato dalla tv e dai giornali.
    Quando sarà firmato l’accordo di Pomigliano sarà come se in Italia non avessimo più né contratti né leggi a difesa dei lavoratori. Tutto dipenderà dalla volontà delle aziende che non potranno più essere limitate nel loro potere, un potere che sarà enormemente accresciuto dalle modifiche della Costituzione che la destra ha già preannunziato alle assemblee degli imprenditori.
    Qualcuno stamane scriveva che questa perdita di ruolo e di peso del Sindacato attira investimenti stranieri e che già si nota un incremento. Ma gli investimenti stranieri non danno alcuna certezza. Le multinazionali che hanno dismesso i loro impianti in Italia sono tantissime e quando restano pongono condizioni pesanti anche al governo come farsi pagare l’energia che consumano o altro.
    Con lavoratori che saranno stravolti da turni di lavoro da schiavi e remunerati poco più della metà di quelli tedeschi o francesi l’ Italia diventa ancora più povera, disperata ed infelice. Ma avrà tanti ricconi in più e l’oligarchia politica più costosa e privilegiata del mondo.

  34. Matteo Andreani scrive:

    Su questa vicenda vorrei farvi soffermare su un aspetto che mi sembra di aver colto. Una sorta di geografia del revisionismo dei diritti che parte dalle parti piu’ deboli e quindi ricattabili del paese.Da termini imerese,profondo sud,dove si chiude senza se e senza ma,salendo per pomigliano dove funziona la regola del ” o questa minestra o fuori dalla finestra”.Come se per portare questa attacco ai diritti,Fiat sa che non puo’ partire da Mirafiori(anche per banali motivi sociali,nel senso che quella e’ una zona piu’ svillupata)e quindi parte dal sud per tentare di “infettare” poi tutto il resto del paese.Comunque questa sara’ una vicenda storica e storica dovra’ essere anche la risposta,non solo quella della sindacale(la Fiom sapra’ bene cosa fare)ma anche politica …. una fortissima unita’ tra le sinistre.solo cosi’ si potra’ reagire.FdS e Sel si consultino senza egoismi,tatticismo e “narcisismo elettoralistico”

    • Alessandro Monti scrive:

      Già, la vexata quaestio è sempre li’ evocata e ancora irrisolta!
      Pensate che questa minestra presentata dallo svizzero in maglione sarebbe mai stata presentata al tavolo con non dico un Pci ma soltanto con una forte sinistra ancora PARLAMENTARE? ancora qui ci sono i ringraziamenti da fare al compagno Fausto e a tutta la sua improvvida scelta arcobaleniana….
      Purtroppo ecco i risultati di non avere più rappresentanza parlamentare!
      Se gli operai di Termini prima e di Pomigliano ora devono basarsi sul Pd e (ahi ahi ahi) su Di Pietro…. senza contare tutti gli altri operai e lavoratori e lavoratrici italiani da domani in poi…
      Giorni fa podtai su un dibattito dicendo che sarebbe opportuno pensare in chiave internazionale giacchè se la globalizzazione picchia da e su tutto il mondo occorre una difesa trasversale e parimenti globale, una nuova Internazionale.
      Non sono d’accordo con arcangelo longo che sostiene che gli anticapitalismi sono deboli ed intrinsecamente inadatti a fronteggiare gli effetti del capitale: e chi ti dovrebbe difendere, Goku supersayan? Batman?
      Semmai non possono difendere nessuno perchè ridotti alla fame politicamente, perchè si pensava in modo miope che nell’età dell’oro anni novanta duemila di comunisti non ce ne dovesse essere più bisogno!
      Madornale errore! se cominciamo a dubitare anche del fatto di essere inutli e inadatti siamo a cavallo! Tanto vale metterci tutti a novanta e aspettare che passino con l’ombrello… e dopo ringraziamo anche!!!!!

  35. marco d.t. scrive:

    L’ottimo intervento di Gallino su “Repubblica” spiega come gli effetti della competizione globale(rectius globalizzazione) si scarichino sui lavoratori a livello internazionale;lavoratori polacchi contro lavoratori italiani sulla competizione a ridurre il costo del lavoro e alla rinuncia dei diritti.Il ricatto e’ evidente;o accetti l’accordo o sarai additato come responsabile della chiusura del sito produttivo.
    Il Corriere della Sera,con gli’articoli di Galli della Loggia, di De Vico ecc,rilancia sul modello della flessibilita,della rinuncia ai diritti in nome della competizione del prodotto fiat, e della necissità di procedere con i tagli allo Stato sociale; nel 1980, la sconfitta del movimento operaio si concretizzo’ con la vicenda dell’accordo sugli stabilimenti di Mirafiori;la lotta degli operai di Pomigliano e’ anche la nostra……..Con il referendum tra i lavoratori la proposta di accordo potrebbe passare….Staremo a vedere.Piu’ diritti per tutti,piu’ salari per tutti(anche per i lavoratori polacchi).Non vedo alternative.

  36. Adriano1 scrive:

    L’ottica ormai è quella dei sacrifici , la coperta è corta , rimboccarsi le maniche , etc etc…
    L’esito è scontato , gli operai che potranno fare ?
    Devono per forza capitolare , e ringraziare Marchionne per questa grande opportunità ….
    D’altronde , non abbiamo anche noi rinunciato al tema della riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario ?
    Non abbiamo rinunciato al tema dell’anticapitalismo ?
    E se noi non abbiamo proposte concrete , come potranno averne gli operai ?

  37. GG scrive:

    Da http://www.repubblica.it/economia/2010/06/14/news/fiat_pomigliano_la_fiom_verso_il_no_all_accordo-4828986/

    Sulla vicenda l’Italia dei Valori ha diffuso una dura nota. ”I lavoratori della Fiat di Pomigliano sono sottoposti a un vero e proprio ricatto: o accettano di ridurre tutti i loro diritti, peggiorando le loro condizioni di libertà fino a non poter esercitare un diritto costituzionale quale lo sciopero oppure vengono licenziati. E’ evidente che i lavoratori stanno vivendo un momento di solitudine estrema e subiscono una prepotenza inaccettabile da parte della Fiat. Il tutto si svolge con la totale e criminogena assenza del Governo”. Lo dichiarano il presidente dell’Idv, Antonio Di Pietro, e il responsabile welfare e lavoro del partito, Maurizio Zipponi. ”In questo governo, il ministro della disoccupazione, Maurizio Sacconi, crea danni enormi agganciandosi al treno della Fiat come ultimo vagone di supporto all’azienda, insultando i lavoratori e un’organizzazione sindacale seria e rigorosa come la Fiom. E’ del tutto stonata la richiesta di un referendum tra i lavoratori. Pochi mesi fa, infatti, gli stessi che oggi invocano il voto hanno impedito a un milione e mezzo di metalmeccanici di votare il rinnovo del contratto nazionale di lavoro. Insomma si utilizza la democrazia come un elastico da tirare a piacimento. L’Italia dei Valori si augura che Marchionne, che ha dimostrato di essere tra i migliori manager italiani, si renda conto che i lavoratori possono anche subire ricatti e vessazioni, ma gli operai come i contadini hanno memoria lunga e nel tempo sicuramente saprebbero agire di conseguenza. Non è accettabile che gli operai vengano trasformati in schiavi”.

  38. eugenio scrive:

    Siamo ad una svolta.Una svolta che significherà, se tutto verrà concesso, non solo la soppressione dei diritti e delle tutele,non solo la deroga a leggi dello stato e l’annientamento del contratto nazionale,ma la fine della Costituzione.Perchè Napolitano non interviene per difendere la vera ossatura della Costituzione?perchè non interviene ricordando quello che gli Agnelli hanno “avuto” dallo Stato?affermando che di fatto la Fiat è patrimonio nazionale?Perchè non c’è una sollevazione popolare su questo?.C’è omertà, o nella migliore delle ipotesi solo sterili denuncie e passive solidarietà.Siamo ad una svolta.La Fiom è ormai isolata anche dalla Cgil.Se la Segreteria della Cgil decide di accettare, la Fiom e tutti i suoi iscritti dovranno adeguarsi.
    Intanto, tranne dichiarazioni di facciata, non c’è una risposta veramente Comunista.Se passa il Piano Fiat nulla sarà più come prima per nessuno!

  39. Alessandro Monti-Genova scrive:

    caro Claudio, stamattina ti avevo mandato un commento e debbo dire che il tuo post attuale risponde in pieno a quanto ti avevo mandato! ESP? Percezioni extrasensoriali? Premonizione? o semplicemente identità di vedute? Il momento è gravissimo, non parlo tanto della pseudo crisi e di tutti i segnali subliminali che vi vengono celati dietro e sotto.
    Parlo delle conseguenze atroci che un placet genuflesso a mo’ di ombrello di cipputiana memoria produrrà nelle future relazioni tra “datori” e “prestatori” di lavoro.
    A qualsiasi livello, a qualsiasi tipologia chi lavorerà sarà sempre più debole e indifeso!
    Se i sindacati “moderati” si sono subito accodati ai diktat Marchionni un motivo c’è: si sono bellamente stancati di rappresentare e si sono riciclati come meri “mezzani”.
    Quanti lavoratori attivi ormai si sentono raprpesentati dai sindacati? Quanti lavoratori pensano ancora che il sindacato in senso lato faccia ancora non dico i suoi interessi ma eriga ancora un fronte difensivo?
    La proposta se accettata in toto senza “combattere” rappresenterà il crollo di ogni dignità.
    Nessuno potrà più nemmeno alzare le sopracciglia, figuriamoci la testa!
    La globalizzazione è questa! non prodotti che costano di meno! Sono le persone che valgono di meno, uomini e donne da soma.
    Testa china, lavora et lavora, e non ti sognare nemmeno di mangiare! Vuoi scioperare? Sappi che se solo pensi di farlo il licenziamento è già pronto!
    Lo dico da 15 anni, chi ha “sdoganato” la precarizzazione nel mondo del lavoro italiano? Treu e D’alema o sbaglio?
    Non per fare facili profezie al contrario ma oggi il capitalismo più bieco ha servito il piatto pronto.
    Quanto pensavo da anni e dicevo agli amici si sta purtroppo avverando.
    Il lavoro sarà sempre meno rappresentativo di crescita culturale e emersione della dignità umana ma solamente un moderno schiavismo defraudato e spogliato da ogni minima tutela.
    Il concentrato Gelmini, Alfano, Maroni, Sacconi stanno stappando bottiglie di spumante…
    La Marcegaglia le aveva stappate già da tempo….


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