La nave affonda e noi continuiamo a suonare

Titanic

di Guglielmo Brusco su Liberazione – 4 giugno 2010

Per spiegare il mio attuale stato d’animo di fondatore e militante da sempre di Rifondazione Comunista, sarei portato ad usare una frase politicamente non corretta: mi sono rotto i…! Questo stato d’animo mi deriva soprattutto dal vedere le pagine del nostro giornale e i nostri siti internet invasi da discussioni titaniche. Titaniche perché sembrano fatte dai musicisti di quella nave che affondava mentre gli orchestrali appunto continuavano a suonare. Bisogna finirla con discussioni inutili e ridicole, soprattutto perché sono fatte da frazioni di un partito ridotto ai minimi termini, che rischia di scomparire. Ma che cosa state a discutere sulle prospettive strategiche, se non conoscete in modo approfondito neanche lo stato disastroso della nostra organizzazione? Uno stato disastroso che peggiora quando i pochi compagni militanti di base rimasti, leggono interventi come quelli che spesso appaiono sulla stampa. Ma perché Pegolo, Barbarossa e altri compagni non mi informano invece su quante sezioni continuano a funzionare o come possiamo ovviare con il nostro lavoro, alla scomparsa televisiva del nostro partito? Dobbiamo smetterla di parlare e di spendere ad uso personale risorse che andrebbero meglio investite se usate per tutto il partito. Così ci facciamo solo seghe mentali. Ed è anche ridicolo che continuiamo a parlare di cosa vuol dire Federazione e di quali possono essere i nostri interlocutori. I nostri interlocutori sono quelli che ci stanno e, tanti compagni di base del Pdci e senza tessera di partito li riconosco come più vicini di alcuni dirigenti che stanno cercando di convincersi tra loro su chi è più bravo. La nostra strada è la Federazione e non si è bravi comunisti se non si risolvono i problemi della gente. Il bravo Turigliatto, ad esempio, dopo aver dato un suo personale contributo alla caduta del governo Prodi, è ritornato a coltivare e curare le sue rose, ma ha lasciato la gente più debole, nella merda in modo molto più pesante di quanto poteva fare il pur deludente governo di centrosinistra. A me, amministratore pubblico, la gente non chiede di spiegare quale sarà l’architettura organizzativa della sinistra attualmente atomizzata. La gente mi chiede di affrontare i suoi problemi. E io come assessore al mercato del lavoro, alla sanità e alle pari opportunità della Provincia di Rovigo, mi impegno per questi problemi. I complimenti sono tanti, ma i voti sono sempre pochi, anche se la provincia di Rovigo è l’unica del trittico Piemonte-Lombardia- Veneto a non arretrare rispetto alle europee 2009. E da qui nasce la mia convinzione: noi comunisti polesani siamo andati meno male degli altri, semplicemente perché abbiamo smesso di discutere tra noi, messo da parte le cose che ci dividevano e attivato (senza rinunce al nostro essere comunisti) un meccanismo di unitarietà con chi vuole unire la sinistra. A queste azioni essenziali per essere una forza politica e non un insieme di club di pensatori, abbiamo accompagnato alcune altre misure semplici. Tra queste l’incarico a un nuovo gruppo dingente di lavorare a un censimento delle nostre residue forze, a individuare i temi che interessano la vita quotidiana della gente, a preparare e far stampare decine di migliaia di volantini su temi reali e con linguaggio semplice, stringato e comprensibile a tutti (non soltanto a pochi eletti), a coordinare la distribuzione di tale materiale (ogni mese) a decine di migliaia di famiglie polesane. Tale attività sperimentata l’anno scorso in vista delle elezioni regionali, ha dimostrato che tra le zone toccate per tempo e costantemente dalla nostra informazione e quelle toccate solo nell’ultimo periodo di campagna elettorale, la differenza di risultato è stata superiore a 3 punti percentuali (6,15 contro 3%). Anche per questo, posso dire con tutta tranquillità, che mi sono rotto i … di sentire, almeno nella misura industriale che vedo e con l’acidità che emanano, discussioni inutili, anzi dannose. Oggi è il momento di lavorare, non di discutere. Oggi è il momento di avere pochi ingegneri e molti muratori e manovali per ricostruire una casa dalle fondamenta e non dal tetto. E’ il momento della pazienza, del contenimento di certi risentimenti (nei confronti di certi ex-compagni ad esempio), della fiducia nei confronti di chi ci dirige e della ripresa di rapporti positivi con la gente. Faccio solo un esempio che vale per la federazione di Rovigo, ma penso anche per tante altre situazioni: se invece di fare dieci riunioni in dieci comuni diversi, alle quali in ognuna di queste riunioni partecipano alcune decine di cittadini (facciamo duecento in totale, quasi tutti nostri simpatizzanti), in quegli stessi comuni i partecipanti a quelle riunioni informative avessero distribuito cento volantini a testa, alla fine noi non avremo parlato solo a duecento nostri compagni, ma a 20mila famiglie! Vi sembra poca la differenza? Se invece di riunire troppo spesso nelle nostre stanze i comitati politici per discutere dei futuro del Comunismo, li riunissimo qualche volta in più nelle piazze e nelle strade per distribuire materiale informativo alla gente, credo sarebbe meglio. Insomma, io non ce l’ho con il compagno Tizio o Caio (a meno che questo Tizio o Caio non agiscano premeditatamente per liquidare il Prc). Ce l’ho con chi non ha capito che possiamo riprendere un grande ruolo, solo se smettiamo di farci del male! Facciamo che il prossimo congresso sia una festa e non la solita tragedia comunista.

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