di Tatiana Salsi su l’Unità (Emilia Romagna) - 9 giugno 2010
Da clandestini truffati a truffatori il passo è breve se c’è di mezzo la sanatoria, quella a favore di colf e badanti . Per ottenere il permesso di soggiorno sono oltre 300 gli stranieri, in gran parte maghrebini impegnati nell’edilizia, che e hanno pagato dai 2 ai 15mila euro a 50 presunti datori di lavoro . Questi “intermediari” si sono fatti pagare grosse somme di denaro per inoltrare al Viminale le pratiche di regolarizzazione . Non una o due come prevede la legge, ma tante, anche trenta in un colpo solo . Il fatto non poteva passare inosservato . A farne le spese però non sono i falsi datori di lavoro, a loro basta negare il fatto dopo aver incassato, mentre la domanda di regolarizzazione dello straniero rimane bloccata. Si scopre anche che le richieste hanno un prezzo diverso a seconda della nazionalità : un pachistano deve sborsare in media 10mila euro, mentre un cinese 15mila. Ad aver pagato per poi rimanere fuorilegge sono quei trecento segnalati dal comitato reggiano «No pacchetto sicurezza» che ha raccolto la loro richiesta di aiuto. Ora questi stranieri, non più invisibili ma clandestini dichiarati (nei documenti sta il loro nome), sono doppiamente disperati e si trovano con un pugno di cenere in mano. Meglio cambiar casa. I loro truffatori, persone note alle forze dell’ordine, sarebbero piccoli delinquenti che hanno scelto di accanirsi con i più deboli . Un affare semplice se la vittima non ha diritti. Ma il sospetto di qualcosa di più grave e articolato rimane. Questi truffatori spesso sono reggiani d’adozione, originari del sud, e il fatto che la loro azione si a isolata o meno è da verificare. Truffa e usura sono un grande mercato per la criminalità organizzata e il fatto che a Reggio l’andrangheta sia particolarmente attiva può destare più di un sospetto. «La situazione non può che peggiorare — spiega Amabile Carretti, portavoce del comitato — Non vorremmo una nuova Rosarno. Per questo è necessario un intervento delle istituzioni».
L’appello è stato raccolto dal capogruppo di Rifondazione in Provincia Alberto Ferrigno che presenterà un ordine del giorno per costituire un tavolo istituzionale e cercare un a soluzione politica . «Questa situazione deve emergere — ha detto — e cercheremo di coinvolgere la Regione perché non si tratta di un fatto solo reggiano». Reggio è infatti tra le dieci città che hanno presentato il numero maggiore di richieste di sanatoria, ma nell’elenco ci sono altre du e province emiliane : Modena e Bologna. Intanto nell’ordine del giorno si chiede un impegno della giunta provinciale per «costituire un coordinamento tra tutti i soggetti istituzionali, politici e sociali che si occupano di immigrazione» . Lo scopo è di aiutare i clandestini truffati ad ottenere un permesso per «motivi sociali» . Non ultima la richiesta di convocare una commissione con prefettura e questura. Il comitato «No pacchetto sicurezza» si trova davanti alla difficoltà di denunciare i fatti alle autorità : è un’operazione difficile perché le vittime sono clandestini e perché i truffatori negano di aver ricevuto denaro. «Ci rendiamo conto che alla fine se si riesce a fare qualcosa per vie legali — ha spiegato ancora Amabil e Carretti — forse i truffatori rischiano una denuncia o poco di più».

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