Che errore fare i congressi Prc e Pdci dopo quello della Fed

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di Giampaolo Patta su Liberazione – 17 giugno 2010

Nel prossimo autunno Sel e la Federazione della Sinistra celebreranno i loro rispettivi primi congressi. Molti, tra i quali il sottoscritto, avrebbero preferito un unico processo costituente; comunque i due congressi sono segnali positivi rispetto a un passato costellato da scissioni. Auspico che Sel risponda positivamente alle richieste che si levano dalla sinistra diffusa, e anche dalla FdS, di dar vita ad un “luogo comune” che sia utile alla sinistra per ritrovare, urgentemente, una capacità di mobilitazione e per esprimere il massimo della forza nel confronto che si aprirà con i partiti di centrosinistra per definire gli schieramenti e i programmi necessari a cacciare Berlusconi all’opposizione. L’isolamento politico che circonda le mobilitazioni della Cgil contro una finanziaria antisociale e ferocemente classista segnala il vuoto di rappresentanza politica dei lavoratori che per la sinistra dovrebbe essere questione da affrontare prioritariamente.
Le forze che si riconoscono nel simbolo della falce e del martello, a differenza di quelle promotrici di Sel (e prendendo atto delle scelte congressuali del Prc), non hanno ritenuto maturi i tempi per costituire un unico partito e si apprestano a dar vita, anche attraverso un processo aperto, a una  Federazione, ritenendo questa la forma più idonea a far convivere soggetti politici che nel passato si sono divisi.
Io auspico che la forma federativa, per se stessa fortemente pluralista, venga costituita con modalità capaci di attrarre la sinistra diffusa, di darle un luogo di confronto e di organizzazione, di superare le forme leggere della rappresentanza politica che sono all’origine della crisi democratica del nostro paese. Una federazione capace quindi di mobilitazione e iniziativa autonoma. Una federazione insomma che sia costituita sul modello della gloriosa Flm (per i più giovani: federazione lavoratori metalmeccanici). Un soggetto, la Flm, certamente pluralista nella composizione e nelle regole di vita interna, che fu capace di sospendere le campagne di tesseramento alle forze costituenti, e che affrontò tutte le tematiche sulle quali agiva come un unico soggetto e sulle quali votava, senza mortificare o sopraffare nessuna delle componenti.
Mi sembra che Paolo Ferrero, nella relazione alla direzione del Prc di un paio di settimane fa, prospetti invece una Federazione dotata di un proprio profilo programmatico sulle questioni generali di fondo e detentrice della rappresentanza istituzionale mentre si riduce a un mero “patto di consultazione” sui temi della lotta politica quotidiana. Ferrero propone di celebrare i congressi del Prc e del Pdci dopo quello della FdS con il rischio che la Fed non sia il punto d’incontro tra soggetti definiti nella loro linea e nei loro gruppi dirigenti e di divaricazioni posteriori tra i vari soggetti e tra questi e la federazione stessa. La stessa federazione celebrerebbe il proprio primo congresso senza conoscere quali poteri le forze costituenti le delegano, in quanto i congressi di queste forze, legalmente titolati a “cedere sovranità”, si svolgerebbero successivamente a quello della federazione stessa.
È una Federazione quindi molto debole, un complesso comitato elettorale, che si presenta all’esterno con cinque tessere e un certo numero di sub-correnti, priva di strutture di base nel territorio e soprattutto nei luoghi di lavoro. In quei luoghi di lavoro dove c’è la necessità di una forza politica militante e di massa per contrastare le culture di destra che si vanno diffondendo tra i lavoratori e per organizzare la resistenza verso un governo e un padronato che intendono far pagare ai lavoratori la crisi del capitalismo. Una Federazione così fatta difficilmente riuscirebbe ad essere accogliente per coloro che volessero aderire, come previsto, alla sola FdS.
Credo che, da una sinistra sull’orlo della estinzione, sarebbe giusto aspettarsi maggiore slancio e maggiore coraggio, soprattutto in un paese che è il primo in Europa  dove si è estinta  una rappresentanza, anche quella moderata, dei lavoratori ma nel quale è messa in discussione la stessa Costituzione.
I compagni della Linke (sindacalisti, socialdemocratici, ex comunisti) hanno avuto maggiore coraggio e pur senza rinunciare alle loro differenze sono riusciti a costruire un partito plurale che già incide sulla realtà politica e sociale della Germania. Più coraggio compagni!

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2 commenti to “Che errore fare i congressi Prc e Pdci dopo quello della Fed”

  1. crotti enrico scrive:

    sono un militante della provincia di pavia
    condivido granparte del ragionamento di patta(simil flm), aggiungo che per quanto concerne il “processo federativo” in corso in provincia di pavia, si riduce ad una consolidata collaborazione frà rifo e il pdc, nell’organizzazione di feste di partito e di un (1) dibattito svoltosi parecchio tempo fà con una discreta partecipazione di pubblico.
    la percezione data nella realtà sociale dai due partiti, dell’esistenza di un percorso federativo e scarsa, molto vicino al nulla.
    la consapevolezza di essere prossimi ad uno snodo vitale nato dall’ultimo congresso, per dare ancora un senso ad un partito che non sia il solo masturbatorio identitarrismo, ma che voglia ritentare la costruzione di una forza antagonista, capace di afronrare gli impegni che lo scontro di classe in atto richiede, credo che non solo a pavia, ma purtroppo anche in gran parte del paese, sia frustrata dalla constatazione dell’inefficacia o forse peggio dall’inedeguatezza degli strumenti che abbiamo.
    la verifica di tale ragionamento l’ho avuta in questi giorni facendo la raccolta delle firme per l’acqua pubblica, dove si coglieva chiaramente la necessità di parecchia gente di sentire vivo non il partito, ma bensi l’opposizione al berlusconismo.
    io non ho gli strumenti per poter analizzare questa situazione e quindi, non voglio nemmeno proporre ricette salvifiche, ma credo che, ho si arriva al piu presto a dare a quella gente non solo la sensazione ma anche chi o cosa riesca a tradurre in azione quel sentimento di opposizione, oppure non solo la federazione ma forse(augurandomi di sbagliare) anche il senso stesso del partito verrà a perdersi
    saluti
    enrico crotti

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