di Sandro Valentini su Liberazione – 30 maggio 2010
La disfatta elettorale del 2008, l’esito disastroso del Congresso di Chianciano e le successive sconfitte elettorali hanno reso più profonda la crisi della sinistra, le sue divisioni, diaspore e abbandoni. Ora la nascita della Federazione della Sinistra e la decisione di svolgere il Congresso entro dicembre pongono al Prc problemi la cui soluzione non può essere affidata alle indicazioni strategiche di Chianciano. Del resto, grave è la situazione sociale del Paese, attraversato da una pesante crisi economica e finanziaria che investe l’Europa (Grecia), ma che ha carattere globale, attraverso la quale si potrebbero ridisegnare le gerarchie geopolitiche e nuove forme di dominio capitalistico su scala planetaria. Occorre guardare con allarme anche alla situazione politica, densa di pericoli. Il tentativo di dismissione della Carta costituzionale (presidenzialismo, asservimento della magistratura al potere politico, controllo oligarchico sui mezzi d’informazione, federalismo fiscale, attacco ai diritti dei lavoratori) ha la portata della torsione autoritaria (e corporativa) funzionale a «scaricare la crisi sulle condizioni di vita di grandi masse. La manovra correttiva avanzata dal governo rafforza questo mio convincimento. Per contrastare questo difficile e pesante frangente occorrerebbe una sinistra che torni a svolgere un ruolo efficace e incisivo. Ma per fare in modo che svolga questo ruolo è necessario che tutte le forze della sinistra facciano la loro parte: che si affermi in ognuna una volontà unitaria, precondizione per condurre lotte sociali e battaglie politiche comuni. E in questo ambito consolidare e dare impulso alla proposta dell’unità delle opposizioni per far crescere nel Paese un movimento di massa che sia un sussulto democratico contro un governo dai tratti sempre più illiberali. Anche il Prc – o meglio ciò che resta del partito – deve porre tutte le sue risorse politiche e organizzitive a disposizione di questo progetto tramite un lavoro di supporto a tutte quelle iniziative che vanno nella direzione del rilancio della sinistra. Le aree prograrnmatiche in cui è articolato il Partito hanno assolto un ruolo; sia pur tra tanti limiti e contraddizioni, nel corso degli anni in cui vivo era il processo della rifondazione comunista. Oggi, che tale processo si è esaurito – e vorrei che mi si dirdostrasse il contrario – sono divenute delle correnti sempre più asfittiche e chiuse, che ingessano un partito le cui difficoltà di esistenza dovrebbero spingerlo a navigare in mare aperto. Sarebbe esiziale se queste pratiche, prive ormai di respiro teorico, culturale e politico, si dovessero riprodurre – e i sintomi ci son tutti – nella Federazione della Sinistra. Per questo è necessario superarle per liberare un potenziale di risorse ancora importante e utile al processo di costruzione di un nuovo soggetto politico. Ma soprattutto il Congresso – che tra l’altro difficilmente andrà oltre al limite di essere la sommatoria delle forze che compongono la Federazione – deve essere considerato non un traguardo, o peggio una necessità dettata dall’estrema frantumazione della sinistra e dalla legge elettorale, bensì dovrà essere una tappa di passaggio, cioè di transizione in attesa che si determinino le condizioni politiche – sulle quali bisogna da subito lavorare – di un’Assemblca costituente (so che la parola è abusata ma non – conosco altro termine per esprimere il concetto) per la rifondazione dclla sinistra. Pertanto, la Federazione, sia pur con le sue tante insufficienze, deve indicare un percorso democratico e dal basso per – ricostruire una sinistra, i cui tratti distintivi non possono che essere unitari, democratici, popolari e rappresentativi delle istanze del mondo del lavoro. La pratica del carattere aperto della Federazione non si misura nelle sua capacità di intercettare passioni e speranze della sinistra dispersa , ma nel progetto e nella preposta politica. Una Federazione dunque il cui obiettivo strategico non sia quello di consolidare un’esperienza minoritaria e per alcuni aspetti residuale, ma di favorire la messa in discussione di tutte le organizzazioni politiche esistenti, per costruire, attraverso un percorso partecipato, una nuova organizzazione della sinistra. Per dirla con Gramsci, la costruzione di un intellettuale collettivo per un nuovo modo di fare politica. E dentro la costruzione del nuovo soggetto politico, di una sinistra plurale in grado di sviluppare una critica di massa al dominio capitalistico, porsi il problema del momento della rappresentanza e della leadership a sinistra (questione assai diversa dalla deriva leaderistica) e nello specifico, per come si sta configurando lo scontro politico e sociale in Italia, la leadership della alleanza democratica . Non possiamo essere indiffereti al problema. Progetto e necessità della rappresentanza non sono in antitesi ma articolazioni (come d’altronde lo stesso momento delle lotte sindacali) dello svulippo della lotta politica nella società europea del XXI secolo. Dare risposte sia al problema dell’individuazione di un leader rappresentativo della sinistra sia a come dare gambe ali processo di formazione di un nuovo soggetto politico (di cui la Federazione, Sel, le liste Verdi, sinistra del Pd, le associazioni di base e di movimento sono oggi un approdo trinsitorio), vuol dire affrontare la vera questione: da dove iniziare il lavoro di ricostruzione della sinistra in Italia, cioè come dare – concretezza e credibilità al progetto della sua rifondazione.

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