Editoriale di Claudio Grassi e Alberto Burgio del nuovo numero della rivista Essere Comunisti
Gli avvenimenti incalzano. Non alludiamo soltanto al teatro politico, sotto i riflettori dei grandi mezzi d’informazione. La realtà cambia ogni giorno anche – prima di tutto – nel paesaggio sociale del Paese, travolto da una crisi devastante. Il crollo della produzione costringe migliaia di imprese (a cominciare dalla Fiat) a chiudere stabilimenti e a delocalizzare. Il governo guarda altrove, pratica il «rigore finanziario» tagliando la spesa sociale e le risorse di Regioni e Comuni, e attacca a testa bassa tutele e diritti del lavoro (dal contratto nazionale all’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori). Intanto l’esercito dei poveri e dei senzalavoro si ingrossa (la disoccupazione reale si avvicina al 12% e coinvolge il 28% della forza-lavoro giovanile), le famiglie si indebitano, i più disperati – non soltanto lavoratori disoccupati, anche piccoli imprenditori rovinati – arrivano alla scelta tragica di por fine a una vita divenuta insostenibile. Di questo la politica dovrebbe occuparsi in primo luogo. Che non lo faccia e rimuova il dramma di un Paese allo stremo, è il metro più preciso della sua grave crisi «intellettuale e morale».
Ma una crisi profonda scuote anche il Palazzo. Le ultime elezioni regionali – vinte dal partito dell’astensionismo, limpida testimonianza di una drammatica crisi di rappresentatività della politica – sono state un vero terremoto, e ciò dimostra la fallacia dei commenti dell’indomani, perlopiù improntati a una simulata soddisfazione.
Partiamo, com’è giusto, da noi. Il risultato della Federazione della sinistra è stato deludente. Abbiamo perso poco meno di 300mila voti rispetto alle europee del 2009, qualcosa come un terzo del nostro già esiguo elettorato. Ci attestiamo su una soglia percentuale (2,8%) che evoca concretamente il rischio dell’estinzione. Articolando meglio l’analisi, il responso delle urne, considerate anche le amministrative, dice con nettezza che andiamo peggio dove non siamo in coalizione né col centrosinistra né con Sinistra ecologia e libertà.
Torneremo più avanti su quest’ultimo aspetto, ma è possibile trarre subito una prima indicazione: il dato più evidente – per tutta la sinistra, anche per Sel e per i Verdi – è che una forza potenzialmente influente (a nostro giudizio ben al di là del 6% conquistato in questa tornata elettorale) si condanna all’irrilevanza (e mette a rischio la sua stessa esistenza) perché è frammentata in formazioni troppo piccole per raccogliere fiducia e consenso. Parlano in questo senso anche il successo ottenuto da liste di protesta con forti connotati qualunquistici (prima tra tutte il movimento di Grillo) e il massiccio astensionismo che ha colpito anche a sinistra.
Ma il terremoto ha sconvolto soprattutto le forze politiche maggiori, a cominciare dal Pd (che, duramente battuto, ha sostanzialmente rimosso la sconfitta) e dal Pdl (che, pur tenendo le posizioni e conquistando alcune Regioni, vede crescere minacciosa la forza concorrente della Lega Nord, sempre più determinata a dettare l’agenda politica del governo nazionale). Non è il caso di indugiare su dettagli a tutti noti, stiamo al dato politico.
Il Pd ha perso, oltre alla Calabria, tre regioni strategiche (Lazio, Piemonte e Campania) e diversi Comuni (tra cui la storica roccaforte di Mantova) per un fatto semplice quanto grave: perde, continua a perdere terreno (circa mezzo milione di voti nel giro di un anno), perché non rappresenta un’alternativa credibile al centrodestra. È una forza incolore, senz’anima né identità. Appare privo di progetto (ciò che peraltro la dirigenza democratica ammette in modo esplicito nel momento in cui rinvia al 2011 la definizione di una organica piattaforma programmatica), come paralizzato dai veti incrociati imposti da un’estenuante lotta interna. Oggi emerge con tutta chiarezza la sofferenza di un partito costruito in omaggio al modello bipolare (ritenuto massima espressione di democrazia) assemblando a freddo – prima ancora che settori diversi di notabilato politico – storie e culture politiche tra loro distanti e spesso confliggenti.
Il punto è che – per quanto paradossale ciò possa sembrare – nemmeno il Pdl ha vinto queste elezioni. Certo, per Berlusconi si è trattato di un risultato tutt’altro che disprezzabile. Ha del miracoloso (e la dice lunga su che cosa sia diventata l’Italia in questi vent’anni) che il centrodestra abbia sostanzialmente tenuto (perdendo sì quasi due milioni di voti rispetto al 2009, ma strappando al Pd quattro Regioni) nonostante le squallide vicende della Protezione civile e del G8 de L’Aquila, gli scontri col Quirinale e con la Corte costituzionale sulle leggi ad personam, gli scandali sessuali del presidente del Consiglio e la tensione continua tra governo e presidenza della Camera. Ma questo risultato positivo nasconde due seri problemi, probabilmente destinati a provocare sconvolgimenti nel prossimo futuro.
Il primo riguarda i rapporti di forza all’interno del centrodestra. L’avanzata della Lega, che sfonda anche nell’Italia «rossa», modifica la fisionomia della maggioranza dando fiato alle forze più retrive, determinate a cavalcare le pulsioni xenofobe e razziste, a dissolvere quanto resta della coesione sociale e a risolvere la crisi tutelando le regioni più ricche e distruggendo l’unità del Paese. Berlusconi non può più illudersi di tenere a bada Bossi con promesse da marinaio. È prigioniero di un’alleanza che lo costringe a concessioni – sul piano delle «riforme» istituzionali – che parte del suo partito (e settori dei poteri sociali forti, sul sostegno dei quali il governo ha potuto sin qui fare affidamento) vede come il fumo negli occhi.
Qui si pone il secondo problema, non per caso esploso con estrema violenza nemmeno un mese dopo le elezioni del 28 e 29 marzo. La rissa in diretta tra Berlusconi e Fini nel corso della Direzione nazionale del Pdl (22 aprile) merita a nostro parere un’attenta lettura. Tutti gli osservatori convengono sul fatto che si è trattato di uno scontro lacerante, difficilmente ricomponibile. Il Pdl ha rischiato di andare in frantumi. E a questo proposito appare davvero sconcertante la risposta (o meglio: la mancata risposta) del Pd, non solo restio a puntare alla caduta del governo, ma addirittura preoccupato per la tenuta della maggioranza e per il «rischio» di elezioni anticipate. Ma se sulla violenza dello scontro interno al Pdl e al centrodestra non possono sussistere dubbi, si discute invece sulle sue conseguenze. A nostro giudizio due sono in proposito gli aspetti più significativi.
Innanzi tutto non è affatto detto che il conflitto si sia concluso sancendo la sconfitta del presidente della Camera che, secondo qualcuno, si sarebbe addirittura «suicidato» politicamente. A smentire questa diagnosi bastano due dati: il colpo di freno alle riforme istituzionali precipitosamente impresso da Berlusconi (che all’indomani della rissa con Fini ha ribadito la necessità di larghe intese, con ciò di fatto cestinando la bozza Calderoli) e, soprattutto, la brutale reazione di Bossi, che ha subito evocato il «crollo verticale del governo e probabilmente dell’alleanza Pdl-Lega», e posto un ultimatum sul federalismo fiscale. È bene considerare al riguardo che proprio sul federalismo fiscale Fini ha incentrato la propria offensiva, intendendo evidentemente assumere la difesa degli interessi del Mezzogiorno, già oggi dissanguato dalla politica economica di Tremonti e in prospettiva (ove si realizzasse il disegno leghista) destinato a sprofondare in una condizione di totale abbandono, in un nuovo feudalesimo fondato sul patto organico tra mafie e potentati politici locali.
Insomma, al di là dell’aritmetica (e di pur significativi sondaggi, che accreditano a Fini addirittura un potenziale elettorale del 38%), con ogni probabilità la decisione di aprire la guerra interna nel Pdl consentirà al presidente della Camera di condizionare gli sviluppi della legislatura. E forse se ne è già avuto un primo sentore nell’accidentato percorso del ddl 1167-B (il cosiddetto «collegato» sul lavoro), nel corso del quale il governo è stato sonoramente battuto su un emendamento-chiave che potrebbe se non altro depotenziare l’attacco alle tutele giuridiche del lavoro dipendente sferrato dal ministro Sacconi.
La seconda conseguenza della rottura interna al centrodestra è di ordine sistemico e merita di essere analizzata con la massima attenzione, in quanto coinvolge la struttura stessa del quadro politico e riguarda anche le forze di opposizione (comprese quelle oggi non rappresentate in Parlamento).
Commentando la situazione politica creatasi per effetto dello scontro al vertice del Pdl, il segretario del Pd non ha trovato di meglio che invocare «una forma nuova e più efficiente di bipolarismo» (la Repubblica, 26 aprile). La cosa non stupisce. Benché sia una delle principali cause dello svuotamento della democrazia italiana verificatosi nella cosiddetta «seconda Repubblica», il bipolarismo è una stella polare della linea e della cultura politica del Pd. È anzi una sua ragion d’essere, visto che la fusione tra Ds e Margherita si è realizzata prendendo a modello i tanto osannati sistemi anglosassoni. Si dà il caso, tuttavia, che la rottura tra Berlusconi e Fini metta di fatto all’ordine del giorno la crisi del sistema bipolare, squaderni l’inconsistenza dei partiti maggiori (Pd e Pdl), frutto di una velleitaria opera di ingegneria istituzionale, e riproponga con forza il primato delle (diverse) culture politiche, forzosamente costrette a convivere, rinnegando se stesse, dentro contenitori artificiali, comandati con logiche personalistiche e autoritarie.
Sia chiaro: non pretendiamo con ciò di formulare previsioni. Può ben darsi che il Pdl superi la crisi e resti formalmente unito, che il governo resista sino alla fine naturale della legislatura e persino che l’attuale configurazione del sistema politico italiano regga ancora a lungo (tanto più che difficilmente questo Parlamento modificherà l’attuale legge elettorale, pensata e scritta per massimizzare il potere di comando dei vertici dei partiti e in primo luogo del capo della destra). Rimane il dato cruciale di una divaricazione strategica tra culture, interessi (l’iniziativa di Fini si collega verosimilmente a settori del capitale privato preoccupati per l’accentuarsi dell’influenza leghista) e progetti politici diversi: una divaricazione che spinge in direzione opposta al bipolarismo e sconfessa definitivamente l’ipotesi estrema di un approdo bipartitico, pure vagheggiata sia da una parte del centrodestra che da settori del centrosinistra. La rottura tra Berlusconi e Fini ha in sostanza reso esplicita la reale (plurale e conflittuale) costituzione materiale del Pdl, imponendo per l’oggi l’esplicita parlamentarizzazione del dibattito interno e forse ponendo, per domani (in vista delle prossime elezioni politiche), le premesse per la costituzione di un terzo polo centrista.
A ciò si aggiunge che lo scontro nel Pdl amplifica, innescando un processo analogo, le divisioni interne al Pd, che non per caso vede valutazioni opposte della fase politica sullo sfondo di interpretazioni diverse dell’iniziativa di Fini. Non può passare inosservata a questo proposito la presa di posizione di D’Alema che, criticando quanti nel Pd sottovalutano il gesto del presidente della Camera, ha insistito sulla portata sistemica della crisi, giungendo ad affermare che Fini mette in discussione il bipolarismo «fondato sulla contrapposizione esasperata» e per questo dev’essere un interlocutore del centrosinistra (Corriere della sera, 29 aprile). Cacciate dalla porta, pluralità e complessità della rappresentanza rientrano dalla finestra, confutando la pretesa razionalità della «semplificazione» bipolare. Se questo è vero, l’indicazione più rilevante emersa dalle elezioni di marzo è che, nonostante gli sforzi compiuti in un quindicennio di «riforme» elettorali e istituzionali nel segno del maggioritario e del bipolarismo, la scena politica italiana rimane complessa e spinge verso una maggiore articolazione.
In questo contesto le difficoltà della sinistra risaltano con tanta maggiore evidenza. Mentre altre forze appaiono in condizione di giovarsi dell’incipiente crisi del bipolarismo e della scomposizione del quadro politico, la sinistra rischia di non avvantaggiarsene per l’incapacità di invertire la tendenza al deperimento avviatasi due anni fa con la disfatta dell’Arcobaleno. Oggi noi misuriamo la portata degli errori commessi nel corso del tempo e sui quali più volte abbiamo insistito. Non si tratta esclusivamente della disastrosa campagna elettorale del 2008, né dei soli due anni del II governo Prodi, trascorsi all’insegna di una logorante inefficacia. Sono in questione e pesano anche gli anni Novanta, quando Rifondazione comunista era ancora forte, prima che sciagurate scissioni ed esasperati tatticismi avviassero l’erosione di un grande patrimonio di consenso e di credibilità che, se amministrato con lungimiranza e coerenza, avrebbe potuto crescere sino a ridurre – se non proprio a sanare – la ferita aperta con la Bolognina.
Fatto sta che siamo ridotti oggi a minimi termini. In questa situazione la divisione delle forze è al tempo stesso conseguenza e causa di ulteriori fallimenti. Essa appare alla nostra gente una colpa dei gruppi dirigenti, e come tale viene punita con la revoca del consenso. Un’indicazione – ai nostri occhi – emerge dunque chiara, non soltanto dal voto di marzo e dalle sue rilevanti conseguenze, ma anche da un esame spassionato della precedente vicenda politica, che ha relegato la sinistra ai margini della scena politica, decretandone la sostanziale inefficacia ai fini della difesa degli interessi sociali che essa intende rappresentare. È una indicazione netta di unità, che a noi pare urgente tradurre in atto nella concreta pratica del partito, nella consapevolezza che sempre i processi unitari influiscono sulla composizione politica delle singole soggettività, incoraggiandone la dialettica interna a vantaggio delle posizioni più aperte alla ricerca di convergenze: unità politica organica delle forze della sinistra anticapitalistica e di classe, oggi riunite nella Federazione della sinistra, il cui percorso costitutivo deve pertanto procedere in tempi rapidi, convocando al più presto il Congresso fondativo; unità d’azione di tutta la sinistra di alternativa, per un’alleanza che nella società si traduca in una forte iniziativa di lotte e di mobilitazioni, a partire dal sostegno alle lotte del lavoro e alla raccolta delle firme per il referendum contro la privatizzazione dell’acqua (un battaglia cruciale anche sul piano simbolico, che investe il tema delle cosiddette «liberalizzazioni» e della mercificazione della vita, e che sta mobilitando vasti settori sociali, rivelando un’interessante evoluzione di una parte consistente dell’elettorato democratico); unità, infine, con tutte le forze democratiche, a partire dal centrosinistra, nella battaglia per la difesa della Costituzione antifascista e della Repubblica democratica minacciate dall’attacco eversivo della destra razzista e populista oggi al governo.
Ricercare l’unità della sinistra e delle forze democratiche: questa dovrebbe essere un’indicazione scontata e spontaneamente condivisa, tanto per la situazione difficile, se non disperata, in cui versa la sinistra nel nostro Paese, quanto per la gravità della situazione sociale, alla quale ci siamo riferiti in apertura.
La crisi morde nella carne viva delle classi lavoratrici. Il capitale privato opera per uscirne scaricando sulla finanza pubblica e sul lavoro dipendente tutti i costi e le conseguenze della propria degenerazione speculativa. Basti anche a questo riguardo un solo dato: nel primo trimestre di quest’anno la banca d’affari Goldman Sachs – tra i principali responsabili (oltre che del disastro greco) del grande crack dei derivati, e oggi sotto accusa per avere seminato in tutto il mondo titoli-spazzatura senza informare i clienti dell’alto grado di rischio degli investimenti – ha registrato profitti per 3.300 miliardi di dollari, esattamente il doppio dei profitti realizzati un anno fa. E naturalmente questi guadagni record sono il risultato di speculazioni e rischi in tutto e per tutto uguali a quelli che hanno determinato lo scoppio della crisi dei mutui subprime. Tutto questo, mentre interi Paesi – strangolati dal Patto di stabilità, dall’Agenda di Lisbona e dalla speculazione finanziaria – sono scaraventati nella bancarotta e nella miseria.
Oggi è il caso della Grecia, costretta a negoziare con la Commissione europea, la Bce e il Fmi un prestito triennale di 120 miliardi di euro che decreterà il suo cronico sottosviluppo e il suo ruolo di colonia interna dell’eurozona. Domani sarà il turno del Portogallo, mentre già la Spagna è nel mirino delle agenzie di rating. E, visto che siamo in argomento, diciamo pure che in questa selezione al negativo di Stati dell’Europa meridionale da colpire e affondare – forse con l’intento di spaccare l’Europa o di determinare un drastico ribasso della moneta unica – gioca anche una componente francamente razzista, considerato lo stato di salute finanziaria altrettanto o più compromesso di Paesi come l’Irlanda e il Regno Unito (per non parlare degli Stati Uniti), sui quali le agenzie di rating posano uno sguardo curiosamente disattento).
È una tragedia che sta distruggendo la vita di decine di milioni di persone (di lavoratori) nel cuore di un’Europa che si racconta «unita» e che – per l’asservimento della politica alla finanza e per il miope egoismo dei Paesi più forti (quelli – sarà bene notarlo – che mantengono un saldo radicamento nella produzione manifatturiera) – dilapida (a vantaggio degli Stati Uniti) il proprio residuo capitale di influenza internazionale. Una tragedia che ricorda da vicino la bancarotta dell’Argentina nel 2001, che testimonia la scomposizione dell’Europa lungo precise linee di classe (non solo tra Paesi ricchi e poveri, ma anche all’interno dei singoli Paesi) e che rischia di travolgere anche il nostro Paese (la recente svendita dei titoli del Tesoro è un segnale allarmante), dando fiato alle sirene secessionistiche della Lega.
Questa situazione drammatica – per tornare sullo scenario della politica italiana – richiederebbe la massima determinazione e unità della sinistra e delle forze democratiche a difesa delle classi lavoratrici. Invece si formulano dubbi, si avanzano obiezioni. Che cosa si teme? Se bene intendiamo, si ritiene di leggere nell’offensiva unitaria a tutto campo che proponiamo un’intenzione moderata, se non la volontà di ripetere l’esperienza del famigerato Arcobaleno. Noi, francamente, stentiamo a capire simili remore. Non comprendiamo soprattutto come si possa non registrare l’abisso che separa da quell’indistinto assemblaggio – contro cui, non per caso, ci battemmo con forza – la proposta unitaria che oggi avanziamo. E che rovescia di sana pianta quel modello, nella misura in cui presuppone e salvaguarda l’autonomia organizzativa e strategica di Rifondazione comunista.
Alle compagne e ai compagni che oggi intenderebbero fermare il percorso fondativo della Federazione e che quindi propongono di differirne il Congresso vorremmo chiedere, in particolare, se non si avvedono che – ove i loro propositi si affermassero – i soggetti che hanno intrapreso questo cammino unitario si ritroverebbero ancor più deboli e isolati di quanto già non siano, ancora meno capaci di tornare sulla scena politica italiana e di giocarvi un ruolo, a dispetto delle nuove opportunità che probabilmente si produrranno. Quanto all’unità d’azione con le altre forze di alternativa – a cominciare da Sel – riteniamo si ponga un problema di coerenza, oltre che di ragionevolezza. Se si dice, come tutti diciamo, che la scissione di Chianciano è stato un devastante errore politico (la maggiore responsabilità del quale pesa sui gruppi dirigenti che hanno lasciato Rifondazione), come si può al tempo stesso non operare per il massimo di unità nella pratica politica, senza con ciò, ovviamente, mettere in discussione l’autonomia politica e programmatica delle diverse forze organizzate?
La situazione, abbiamo detto, è difficile. Il rischio che la sinistra scompaia per lungo tempo dalla scena politica italiana è concreto. D’altra parte non è escluso, per le considerazioni che abbiamo svolto in precedenza, che i giochi si riaprano di qui alla fine della legislatura, che potrebbe aver luogo anche prima del 2013. Perciò noi siamo determinati a restituire al più presto il massimo di efficacia all’azione del nostro partito e della Federazione. A questo riguardo chiudiamo con un’ultima considerazione, giacché è sempre stato nostro costume coniugare responsabilità e franchezza.
Al Congresso di Chianciano noi, compagne e compagni di Essere comunisti, abbiamo dato un contributo determinante affinché si evitasse lo scioglimento di Rifondazione comunista: un risultato fondamentale, purtroppo pagato con la fuoriuscita di quanti – non accettando questo esito – hanno abbandonato il partito. Finito il Congresso, abbiamo lavorato affinché si voltasse pagina rispetto alla gestione precedente del partito a colpi di maggioranza e di lacerazioni. Abbiamo compiuto gesti concreti non semplici, a cominciare dal riorientamento della nostra azione politica in termini di iniziativa culturale. Non sempre – lo diciamo con pacatezza ma nel modo più netto – a questa nostra disponibilità ha fatto riscontro una propensione analoga da parte delle altre componenti del partito. Al contrario. Si sono susseguiti gesti che hanno rischiato di riesumare antiche logiche di contrapposizione. Si sono manifestati impulsi particolaristici. Si è talvolta ceduto a spinte settarie. Ora è il momento di riflettere responsabilmente su tutto ciò, nella consapevolezza che l’unità del partito – a cominciare dai gruppi dirigenti – è una risorsa necessaria e che, non battute sul nascere, tali derive produrrebbero guasti assai gravi.
Alberto Burgio – Claudio Grassi

maggio 10th, 2010
Claudio 
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compagno grassi ho guardato con ammirazione quello che il KKE riesce a fare in grecia….portare decine e decine di migliaia di comunisti in piazza sotto un’unica bandiera…oltre a guardare giustamente con ammirazione al die linke bisogna cercare di fare come il KKE…magari in italia la federazione riuscisse a portare in piazza quel numero di persone sotto una unica bandiera…bisogna far conoscere sempre di più il bel processo che secondo me è la federazione della sinistra..farlo conoscere alla gente….ma sopratutto ai giovani che sono stanchi di vivere in questo modo….compagni grassi facciamo diventare la federazione della sinistra un partito radicato nella società…uniamo la sinistra di alternativa e comunista sotto una unica bandiera….w il comunismo….saluti comunisti dalla valle di susa
Comagno Claudio,
compagne, compagni,
ho letto su Liberazione di oggi, il bell’articolo di Simone Oggionni, nel quale auspica la centralità del lavoro e una raccolta firme per un referendum sul lavoro (legge 30), visto che per fortuna dopo solo 23 giorni sono già state raccolte 510.000 firme per i referndum per l’acqua pubblica.
Il lavoro e la scuola devono, anche secondo me, essere al centro di tutti i nostri impegni presenti e futuri. Auspico che tutti leggano tale articolo e ci ragionino su, intanto almeno compreranno anche il nostro giornale che ne ha tanto bisogno!!!
E magari ci si può confrontare anche qui sull’argomento.
saluti Comunisiti
Alberto PRC Sesto San Giovanni
A PROPOSITO DEL RECENTE DIBATTITO SUL NUCLEARE…
di Fabio de Nardis (esponsabile nazionale Università e Ricerca Prc) e Francesco Polcaro (responsabile nazionale Università e Ricerca Pdci)
su Liberazione di domenica 16 maggio 2010, pag. 10
Un tempo, quando su un importante problema si riscontravano posizioni assai diverse tra compagni, si usava il termine di «contraddizioni in seno al popolo» e si sosteneva che l’unico modo di risolvere la situazione fosse quello di discuterne in modo “franco ed aperto” fino a trovare un punto di sintesi.
Oggi evidentemente questo sistema non va più di moda. Così di fronte a un problema assai serio, come quello del nucleare, vediamo un appello firmato anche da alcune/i illustri e amatissime/i compagne/i, sulla cui adesione ai principi che guidano anche noi non ci possono essere dubbi, che sostiene, con l’unica richiesta di garanzie sul gravissimo problema delle scorie, la necessità di un ritorno immediato all’energia da fissione. Dall’altra parte, vediamo compagni anche questi amatissimi e che senza dubbio condividono i nostri ideali, sostenere, “senza se e senza ma” una posizione totalmente opposta e i due gruppi, chiaramente in perfetta buona fede, non sembrano intenzionati a confrontare tra loro le reciproche convinzioni.
Proprio per stimolare un dibattito franco ed aperto che possa portare a una sintesi, ci permettiamo, pur riconoscendo di non essere specialisti in questo campo, di esporre il nostro punto di vista :
Tutti i metodi di produzione di grandi quantità di energia presentano rischi intrinseci e anche molto elevati: il Vajont, Chernobil, l’incidente della piattaforma petrolifera nel Golfo del Messico, il treno di Viareggio, solo per ricordare i primi che ci vengono alla memoria, e lo stesso dibattito sull’impatto ambientale dei parchi eolici lo dimostrano. Non esiste quindi forma di produzione di grandi quantità di energia che possa essere considerata “intrinsecamente sicura” e quindi gestibile solo sotto il controllo del “libero mercato” o di pochi “specialisti”.
Anche se una riduzione del consumo energetico pro-capite e l’aumentare della quota di energia prodotta in modo diffuso è possibile e auspicabile, non è ragionevole pensare che si possa sopperire al bisogno energetico dell’umanità solo in questo modo.
E’ quindi inevitabile che si debba ancora, e per lungo tempo, ricorrere in parallelo al risparmio energetico e alla diffusione di piccoli impianti, anche alla produzione di energia tramite centrali di grandi dimensioni e quindi che si debba concentrare ogni sforzo sulla ricerca e sviluppo tecnologico che garantiscano la maggior sicurezza possibile di tali impianti e contemporaneamente riducano al minimo il relativo impatto ambientale e il consumo delle materie prime e delle risorse naturali non rinnovabili utilizzate per questa produzione.
Dato quanto abbiamo detto in precedenza, riteniamo però altrettanto importante che questi impianti debbano essere tenuti sotto uno stretto controllo politico da parte delle popolazioni delle aree interessate: non ci dà quindi alcuna garanzia uno sviluppo della produzione energetica (con qualsiasi tecnologia) che dovesse avvenire solo sotto il controllo di imprese private, inevitabilmente interessate solo al proprio profitto, e/o di governi che siano attenti solo agli interessi di queste imprese.
E’ ben noto che la produzione di energia da fissione nucleare, anche con la tecnologia più recente, utilizza solo in una minima parte l’energia potenzialmente ottenibile dal materiale fissile utilizzato: ciò porta alla produzione di scorie ancora altamente radioattive, potenzialmente utilizzabili a fini bellici e comunque difficilmente gestibili, e a un consumo dei minerali di partenza che, agli attuali ritmi, esaurirà le scorte disponibili forse anche prima di quanto possa avvenire per quelle di combustibili fossili.
Se quindi riteniamo che studi scientifici e sviluppi tecnologici tendenti alla progettazione di nuovi tipi di centrali energetiche, anche a fissione, più sicure e a consumi a impatto ambientale più basso debba essere continuato e incrementato, riteniamo invece che un “ritorno al nucleare” quale quello deciso dal governo delle destre, basato sulle tecnologie esistenti e sull’acquisto all’estero di centrali “chiavi in mano”, sia in questo momento improponibile in quanto antieconomico e dannoso, sia perché rischia di sperperare ingentissime quantità di risorse economiche e materiali per la costruzione di centrali che saranno pronte solo quando i materiali fissili saranno esauriti o talmente scarsi da avere costi inaccessibili, sia perché imposte con una militarizzazione del territorio che le sottrarrà a qualsiasi controllo delle popolazioni e degli stessi tecnici, esponendo a rischio vaste aree solo per miseri interessi politici ed economici. Lo stesso discorso sarebbe però valido anche se il “piano” avesse riguardato centrali termiche o idroelettriche.
Su questi temi crediamo quindi che la Federazione della Sinistra debba aprire un ampio dibattito, nella speranza di contribuire a portare a una posizione di sintesi condivisa da compagne e compagni.
Su Margherita Hack.
Per evitare contorsionismi e giustificazioni d’ufficio. Dall’appello «Sebbene la legge che reintroduce la possibilità di utilizzo del nucleare contenga forzature e punti sbagliati e ci siano limiti nell’azione di governo per la realizzazione dell’annunciato programma nucleare, riteniamo che non sia in alcun modo giustificata l’avversione al reingresso dell’Italia nelle tecnologie nucleari», E noi, fessi, che ci siamo bevuti la favola della rinuncia al referendum sul nucleare per privilegiare quello sull’acqua.
Mi pento di non aver firmato il quesito sul tema posto da IDV.
Comincio a pensare che debbo rivedere la mia collocazione politica.
Sono stufo di ambiguità e doppiezze.
http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Italia/2010/05/Margherita-Hack-nucleare-sicurezza.shtml?uuid=212eb88a-5d93-11df-b4b9-631631e51023&DocRulesView=Libero
http://rassegna.governo.it/testo.asp?d=46413588
Caro compagno Enzo Bardo, dici che ti penti “di non aver firmato il quesito sul tema (dell’acqua) posto da IDV”? Ma hai letto il testo del quesito sfornato da Di Pietro? L’hai confrontato con quelli della Federazione della Sinistra e dei movimenti per l’acqua pubblica? Io scommetto di no. E nonostante questo arrivi a dire di voler cambiare collocazione politica, in polemica per un argomento che non conosci?
Se applichi lo stesso modo di ragionare alla questione nucleare e alla presa di posizione di Margherita Hack, direi che si spiega benissimo la tua isteria verso chi mette in dubbio gli slogan antinuclearisti.
A meno che, ovviamente, tu non abbia già altra collocazione politica (tipo PCL o IDV), e venga qua solo per provocare.
Andrea, ma chi credi di essere per imbastire predicozzi superficiali e arroganti? Per tua conoscenza,faccio parte del cpr della Sicilia, sono iscritto e dirgente provinciale di RC dal 1992, sono portavoce del forum provinciale acqua-beni comuni(che ho voluto tenacemente, contro tutti gli scetticismi),che aderisce al Forum Nazionale dei Movimenti per l’Acqua; ho raccolto, pressocchè da solo, nel mio paese, firme equivalenti al 5% degli elettori che, su scala nazionale,equivalgono a circa 2 milioni di firme ( ad oggi ne sonos tate raccolte 516.000).Sarei curioso di sapere qual’è stato il tuo apporto in questa raccolta di firme So bene che Di Pietro premeva durante il governo Prodi per la privatizzazione dei servizi pubblici locali sponsorizzata dal PD e in ispecie dalla Lanzillotta e, quindi, le sue posizioni attuali sono strumentali e non credibili. Detto questo, confermo lo schifo per l’ipocrisia della FDS che ha accantonato il referendum sul nucleare per i ripensamenti al suo interno.
E’ stato detto spesso dai massimi dirigenti del partito che una delle principali cause della crisi della sinistra è l’assunzione, come proprio, del punto di vista dell’avversario. Il pentitismo sul nucleare risponde a questa tendenza suicida. La signora Hack, per la quale fra l’altro ho raccolto le prefrenze alle ultime europee, avrebbe dovuto esternare il suo pensiero prima di quelle elezioni e, in ogni caso, farebbe bene a spendere le sue capacità scientifiche per rendere più produttive e convenienti le tecnologie connesse alle fonti energetiche rinnovabili. Rinnovabili significa tra l’altro, caro Andrea, che non c’è bisogno di scatenare guerre per l’accaparramento delle fonti di energie, posto che la quasi totalità dei paesi abitati del mondo gode di sole e vento. Sono insufficienti queste energie? La ricerca e l’innovazione possono farle diventare convenienti. D’altronde fino a qualche anno fa non si vedeva in giro neanche un pannello solare. Oggi un inventore giapponese ha creato un pannello di 25cmq, in grado i accumulare la stessa energia del classico pannello-lenzuolo.
Detto tutto ciò, confermo, anche alla luce della presa di posizione revisionista dei responsabili ricerca e univeristà di pdci e rc,collocata che ti sei premurato di postare, che dovrò riflettere, senza isteria- e ti inviterei ad essere più prudente nei giudizi- sulla mia collocazione politica. Ho rifiutato di appartenere alle aree di partito per potere essere libero nel mio pensiero. O la libertà è un crimine agli occhi degli adepti fanatici?
P.S. Il pentimento si riferiva al fatto di non avere firmato il quesito IDV sul nucleare. Mi pareva anche parecchio chiaro dal contesto.
io aggiungo che la Hack non è un fisico ma una astrologa e quindi la materia non la conosce perfettamente in un dibattito con Mattioli sul nucleare mi ricordo appunto questo che spesso scrivono di nucleare personaggi che non conoscono a fondo la materia in questione (lui è fisico nucleare) contrarissimo alla reintroduzione di questa obsoleta tecnologia ( anche di quella “ultima” che di fatto è un regalo all’industria francese per disfarsene).
saluti
Ed io dico che Rifondazione ha bisogno di teste pensanti come Enzo Bardo e non di soldatini ossequiosi come Andrea. Ripeto un invito che ho già postato altrove a mantenerci in contatto, non so bene come, noi “dissenzienti”.
Non so cosa intendi per “dissenzienti” e come ci si potrebe organizzare.
Poichè sono contro aree e correnti non posso pemsare di organizzare alcunchè. l’unica cosa a cui si può pensare è un luogo, più virtuale che fisico, dove si possono collocare tutti quelli- e non sono pochi- che sono contro le correnti.
Quello che avviene in Rifondazione è assurdo. In matematica 1/3+1/3+1/3=1, in Rifondazione 1/3+1/3+1/3 (le tre anime che la compongono)= 3. Dov’è “il” partito, se ognuno pensa al suo 1/3?
Ad ogni modo ti/vi fornisco la mia mail, nel caso riterreste utile scambirci delle opinioni.
E’ sfuggita l’e-mail. Eccola: vinlom-2@libero.it
Il video della KNE (Gioventù Comunista di Grecia) della manifestazione di sabato ad Atene
http://www.youtube.com/watch?v=zSjwwf91rEg
Sabato non c’è stato solo il congresso della Linke, ma un altro avvenimento che avrebbe meritato più risalto nelle cronache e nei commenti della nostrana “sinistra anticapitalista”: l’imponente manifestazione del KKE ad Atene, che ha visto la partecipazione di centinaia di migliaia di comunisti. Un partito, il KKE, a cui occorrerebbe riservare almeno altrettanta attenzione di quella che Rifondazione rivolge al partito di sinistra non comunista greco, Synaspismos.
I video della manifestazione in
http://www.youtube.com/watch?v=98Uh80OI7pE&feature=related
http://www.youtube.com/watch?v=S-5W_ziZ-II&feature=related
Ciao a tutti Compagne e Compagni,
per chieventualmente non l’avesse letto, su “Il Manifesto di oggi”, il nostro Segretario Nazionale Paolo Ferrero, intervistato mentre partecipava al Congresso della Die Linke, ha detto: ” …la Federazione della Sinistra…., mercoledì cambierà il portavoce e partirà il tesseramento. Un segnale che questa volta facciamo sul serio. Noi e tutti i partiti della sinistra alternativa che vorranno fare questo percorso con noi.”
Qualcuno ha ancora qualche dubbio o qualcosa da obbiettare?
Credo sia ora di muoversi, e muoviamoci!
Siamo stati tutti avvisati per tempo e se non siamo d’accordo non abbiamo che da dirlo e farlo presente, credo.
Siamo o non siamo in democrazia??
Alberto Galante PRC Sesto San Giovanni
Caro Alberto,
grazie della segnalazione. L’intervista a Ferrero di cui tu parli la si può leggere anche in questo blog cliccando sul banner “notizie da Rifondazione” nella colonna di destra.
ciao
Caro Claudio,
Quello che trovo singolare è che tu non abbia trovato il modo di rispondere alle domande impegnative, se permetti su questioni di carattere strategico, poste all’inizio di questo confronto da Fausto Sorini.
In particolare ne riprendo una.
“alcuni dei maggiori dirigenti della componente di Essere Comunisti (come Grassi e Burgio, appunto) riescono a scrivere un editoriale della loro rivista (come questo) in cui la questione della ricostruzione del partito comunista viene semplicemente rimossa. NON SE NE PARLA NEPPURE, COME SE LA QUESTIONE NON ESISTESSE O FOSSE GIA’ RISOLTA DALLA PRESENZA DEL PRC…IL CHE SIGNIFICA CHIUDERE GLI OCCHI DI FRONTE ALLA REALTA’. Mentre ogni attenzione viene rivolta al problema, pur importante sul piano tattico, dei rapporti con Vendola.
Vogliamo discuterne apertamente, senza doppiezze e senza caricature delle reciproche posizioni?”
Con stima
Mauro Gemma
Solo oggi ho letto il commento di Adriano, capisco le sue amarezze per le sue esperienze non certo edificante. Però, rimango dell’opinione che ho già spresso. I lavoratori, i democratici se vogliono difendersi, se vogliono cambiare la società in senso socialista, una società di eguali devono essere tanti e organizzati.
Basta guardare la borghesia, i capitalisti, hanno tutto: la stampa, le televisioni, le fabbriche, hanno il potere e non lo mollano e noi pensiamo di cambiamo la situazione con le chiacchiere. In questo modo non andiamo da nessuna parte.
Abbiamo bisogno di avere obiettivi immediati in particolare oggi con la crisi economica che la sta facendo pagare a chi produce la ricchezza, ai lavoratori. Dobbiamo avere obiettivi intermedi per incominciare a indicare la prospettiva, e obiettivi di cambiamento generale. Dobbiamo avere un programma fondamentale di trasformazione, cosa molto difficile. Ma dobbiamo farlo.
Il novecento va studiato e analizzato a fondo per far tesorro di quella esperienza che comunque ha dimostrato che la società puà essere governata senza i capitalisti, senza i vari Berlusconi.
Certo l’analisi serve a non ripetere gli errori che in quei paesi furono commessi. Bisogna considerare che è stata la prima esperienza di un governo diretto dai comunisti.
Io sono convinto che arriverà il momento che i lavoratori decideranno loro i loro destini e senzaltro non commetteranno gli errori commessi dai loro predecessori proprio perchè c’è stata l’esperienza del novecento. Più fiduzia, possiamo farcela, anzi ci riusciremo. Ora mi fermo e ti saluto.
Certo che bisogna organizzarsi , ma chi l’ha detto che l’unico tipo di organizzazione possibile sia il partito di tipo leninista ?
Ti faccio un esempio banale : perché la sala delle riunioni deve avere in fondo la scrivania sopraelevata per i “dirigenti” ?
Perché non mettere le sedie tutte in circolo ?
Pensi che sia una stupidaggine ? Che abbiamo problemi più seri ?
Per me no , non abbiamo problemi più gravi di questo : ritrovare la capacità di guardarsi in faccia tra compagni e dirsi cose NON IN MODO RITUALE.
Ritrovare freschezza e franchezza nei pensieri, fare e dire cose semplici ma sentite.
Organizzarsi diversamente non significa non organizzarsi.
ciao compagno.
Vedo che la notizia della lettera sul nucleare firmata da Margherita Hack suscita clamore. Quella lettera però non chiedeva di costruire centrali nucleari. Chiedeva a Bersani e al PD di non porre veti ideologici, e di valutare un piano energetico per l’Italia in cui l’ipotesi nucleare sia confrontata con le altre (in particolare con i combustibili fossili) in termini di rischio, inquinamento, investimenti, costi, dipendenza dall’estero, esauribilità del combustibile, ecc.
Chi è sicuro che il nucleare sia una scelta pericolosa e antieconomica non ha niente da temere: se le cose stanno davvero così, il confronto chiesto dalla Hack e dagli altri scienziati non farà che confermare l’assurdità della scelta nucleare.
Aggiungo che il confronto non può essere tra nucleare ed energie rinnovabili, perché le seconde (eolico e solare) non possono garantire grandi quantità di energia 24 ore su 24, e quindi non possono essere usate per alimentare le industrie. Possono essere usate per contesti meno esigenti, come quello domestico.
(Scusate, ho premuto “Invia” per sbaglio…)
In ogni caso non credo che questo sia in contrasto con il referendum sul nucleare annunciato tempo fa dalla Federazione della Sinistra. Nel 1987 un referendum ha vietato il nucleare in Italia, e per contraddire quella consultazione popolare bisognerebbe convocare un altro referendum. Il Governo Berlusconi sembra però intenzionato a far costruire centrali nucleari senza consultare i cittadini, infischiandosene del referendum: a questo dobbiamo opporci.
Cara Federica, io con quattro slogan ho sintetizzato il mio pensiero ma se il messaggio non è stato chiaro entro nel merito:
A me sembra che nel partito a tutti i livelli ci sia una deriva istituzionalista, politicista e verticista.
La scelta scellerata fatta dai gruppi dirigenti nazionali di sciogliere nei fatti il partito ( con la creazione della FED. della SIN. e leggiti lo Statuto provvisorio) in un contenitore più ampio che è la Federazione della Sinistra ha ottenuto il solo risultato di distruggere quel poco che era rimasto del PRC ( dopo la sconfitta dell’Arcobaleno).
Basti vedere cosa sta accadendo in tutta Italia dove molti compagni del PRC hanno fatto prima della nascita, durante e fino ad oggi stanno facendo le valigie disgustati e dove questa osannata Federazione, “ Il Titanic Arcobaleno insegna”, è dilaniata da scontri feroci per accaparrarsi un posticino sicuro, vedi ciò che è successo alla Federazione di Napoli, Roma, Torino Bologna, solo per citarne alcune. A mio avviso l’ultima campagna elettorale delle regionali si è prefigurata sempre di più come una “guerra tra bande”, dove la posta in gioco è stato il tentativo maldestro e distruttivo, della conquista dei posti da consigliere regionale, assessorati, funzionari e non ultimo la gestione delle risorse finanziarie.
Un’esempio per tutti la Federazione di Bologna, che con le scelte fatte dalla Segreteria e dal CPF, monopolizzato da una minoranza che non rappresentava il corpo del Partito, ha sostenuto la candidatura di R. Sconciaforni una persona che ha brillato e brilla unicamente per le sue assenze e la sua capacità di ritrovarsi perennemente candidato a qualche cosa.
Quando la politica si riduce a questi mezzucci e a un mero esercizio di potere personale o lobbistico non ha più senso definirla tale, ma va chiamata con il suo nome, una schifezza.
Tutto questo non ha nessun respiro ideale, politico,ne programmatico non è capito dai compagni e dai nostri pochi elettori, a seguito di queste scelte il PRC a Bologna città ha perso la metà del consenso elettorale (SEL LA RADDOPPIATO passando davanti al PRC), il tesseramento è crollato, passando da circa 500 iscritti ad oggi ne conta si e nò 200.
Io mi sono iscritto dalla nascita del Movimento della Rifondazione comunista , come tanti compagni abbiamo sempre avuto come unico obbiettivo la rifondazione di un partito comunista in Italia, un partito comunista aperto alle tante esperienze sociali e politiche riconducibile all’anticapitalismo.
Ma la Federazione, nata da una decisione autoritaria di Diliberto, Salvi e Ferrero, non ha certo questo obbiettivo, ma quello di affossare questo progetto, ti ricordo che l’ultimo congresso congresso di Chianciano non ha certo deciso di creare questo obbrobrio, anzi (leggiti il documento conclusivo)!
Cara compagna le decisioni si prendono dal basso e con una discussione e un in un congresso.Non con le decisioni verticistiche e da un gruppo dirigente incapace e inadueguato, devono fare le valigie!!!!Non esistono politici per tutte le stagioni!!
Caro Franco, apprezzo e condivido il succo della tua analisi; sono le stesse sensazioni che ho anche io. Saremo dei settari? Mah? Certo che la battaglia del Congresso di Chianciano mi sembrava andare verso una direzione chiara, e quella che sta prendendo il nostro partito, Rifondazione Comunista, mi pare antitetica. Dobbiamo far sentire il più possibile la contrarietà di parte del corpo militante del PRC, o almeno di quello che ne è rimasto dopo le mille fughe, dobbiamo cercare di far rivivere lo spirito del congraesso di Chianciano cercando di instaurare i contatti tra noi dissenzienti.
Caro Franco,
penso che le critiche vadano sempre ascoltate, a maggior ragione in un momento difficile come questo. Ma le critiche, per servire a qualcosa, devono essere costruttive. Devono proporsi l’obiettivo di migliorare la situazione, non di seminare sfiducia e di fare di tutte le erbe un fascio.
Per esempio, non c’è alcun dubbio che il tesseramento del partito, anche a Bologna, segni un arretramento rispetto al passato. Ma perché devi dire che gli iscritti sono 500 quando sono 650? Perché dire che quest’anno sono 200, come se fosse inevitabile un ulteriore arretramento, mentre invece ci sono tutte le condizioni per un miglioramento?
Ancora. Ti lamenti della candidatura di Roberto Sconciaforni. Chi dovevamo candidare? Riproporre per la terza legislatura Masella, votando la deroga allo statuto come hanno fatto in altre regioni? Non credo saresti stato d’accordo! C’era qualche altro candidato/a che potesse ragionevolmente, in una situazione dove occorre prendere le preferenze, arrivare primo, garantendo a Rifondazione il consigliere regionale? Inoltre non capisco quale siano il merito delle critiche che rivolgi a Sconciaforni. Si tratta di un compagno che ha dato il suo contributo al partito, prima come lavoratore, poi come segretario di Federazione infine come consigliere comunale. Con impegno e onestà.
Infine sulla Federazione della Sinistra. Legittimo che tu non condivida la proposta. Devi però rispettare una scelta che è condivisa da una larghissima maggioranza del partito, ma soprattutto non puoi stravolgerne il senso.
Perché dire che la Federazione della Sinistra è un nuovo Arcobaleno?
Chi lanciò la Sinistra l’Arcobaleno dichiarò apertamente che i comunisti sarebbero stati al massimo una tendenza culturale, infatti nel simbolo non vollero la falce e martello. La Federazione della Sinistra, al contrario, ha al suo interno Prc e Pdci che non hanno nessuna intenzione di archiviare la loro identità e il simbolo mi sembra parli da solo! O mi sbaglio?
Caro Franco critichiamoci, anche aspramente, ma rispettiamoci
ciao
Basta con la Federazione della Sinistra!!
Basta con la Margherita Hack Nuclearista!!
Basta dirigenti poltronai a vita!!
Ricostruiamo la sinistra di alternativa senza questi soggetti opportunisti!!
Quattro frasi e quattro slogan non argomentati. Scusa Franco, ma penso che così non si vada da nessuna parte. Forse dovremmo abituarci a ragionare, togliendo gli slogan dalla nostra mente. Gli slogan vanno bene per i manifesti, per i volantini, laddove è necessario compiere una stringata sintesi in una frase ad effetto.
La Federazione della Sinistra ci fa paura? Ebbene, argomentiamo i perché. Perché è una fusione a freddo, perché somiglia all’Arcobaleno, perché si sostituisce al partito, perché decisa dall’alto. Tutto vero e tutto falso.
Non nasce con intenti di fusione a freddo, può come ogni progetto divenirlo: dipende da noi, dal nostro lavoro, dalle nostre capacità.
Sarà come l’Arcobaleno se non sapremo dar noi un’anima a questo progetto.
Non c’è il rischio che si sostituisca al Partito. Rifondazione c’è e fa parte della Federazione della Sinistra e lavora per costruire un progetto che parli a sinistra. A cosa serve un partito comunista che non sa parlare alla società, alla sua classe di riferimento, alla sinistra tutta quando occorre? Lo splendido isolamento non costruisce.
E’ decisa dall’alto? A me non sembra. Discutiamo e decidiamo che percorso vogliamo darci. Senza però dirci dei no a priori.
Margherita Hack e il nucleare. Io non penso che la Hack abbia bisogno di difese d’ufficio. E non penso sia impazzita nel firmare quella lettera. Forse è arrivato il momento, per noi e per tutta la sinistra, di aprire una discussione su che futuro stiamo costruendo. Il nucleare fa paura. A me fa paura questo mondo insensato che consuma risorse e distrugge. Forse che il petrolio non è pericoloso? Forse che il carbone non uccide nelle sue miniere e non inquina? Forse tutto distrugge, se non usato sensatamente. Forse si dovrebbe ripensare il nostro comodo modo di vivere, consumando dissennatamente. Forse. E forse non ci si dovrebbe fermare anche qui solo agli slogan.
I dirigenti poltronati e soggetti opportunisti. Io qui non so che dire. Non ne conosco. Davvero. Mi dispiace. Qui o manca la conoscenza del nostro partito o si è in malafede.
Ma perché è così difficile ragionare, discutere senza insultare? Forse per mancanza di argomenti. Forse per paura. Forse, a volte, anche per inciviltà. Così però non andiamo da nessuna parte. Intanto però non si costruisce davvero nulla. Quindi, anche qui, dipende da noi.
Brava Federica.Ciao
Compagna Federica,
sono molto d’accordo con te.
Hai fatto un’ottima analisi, per cambiare qualcosa dobbiamo prima di tutto cambiare noi stessi.
Ma sopratutto fare qualcosa, non lasciare sempre fare agli “altri”….
Fraterni saluti Comunisti
Alberto
Ho ha ancora forti perplessità d’ordine tecnico sul nucleare.
Ma se l’alternativa è il fondamentalismo antiscientifico, più vicino al socialismo utopistico che al marxismo, beh, allora… sono con Margherita Hack (e darle della venduta alle multinazionali non è un “reato di lesa maestà” ma banalmente una azione, a scelta, da farabutti o da ignoranti).
Hai ragione Lucia, la Hack è a favore del Nucleare, una vergogna!!
Noi ci siamo battuti e ci battiamo da anni contro e arriva lei (del Pdci)che dichiara di essere favorevole accusandoci di essere ideologicamente e senza nessun supporto scientifico!!
Ma chi la paga per dire queste cose le mutinazionali! O si è bevuta il cervello!! Certo è compagni che se la Federazione della Sinistra è questa…..vi abbandono!!
NO NUKE!! SEMPRE!!!!
concordo solo su una cosa marco anzi due….costruire una sinistra di alternativa ed essere contro al nucleare….non sono daccordo quando dici basta con la federazione della sinistra..la federazione della sinistra può diventare un polo di sinistra di alternativa ed è quello che deve diventare….
saluti comunisti saluti no tav ed ambientalisti
La FdS può diventare quello che dici tu, caro Andrea, solo se nascesse da una reale spinta dal basso! Invece, e direi purtroppo, sta cercando di nascere come una fusione a freddo di apparati dirigenti…tipo il PD… e questo non ci porterà a nulla di buono. Oltretutto sembra che il congresso fondativo della Federazione avverrà prima dell’eventuale congresso del PRC…non vi sembra un po’ strano? Non vi ricorda gli stati generali della sinistra, nati praticamente morti?
Massimo Di Antonio -segreteria PRC Asti-(almeno per adesso)
caro massimo di asti..secondo me la fusione di partiti e la costruzione di un programma politico aspetta alle dirigenze dei vari partiti ed ai vari politici..noi l’unica cosa che possiamo fare, secondo la mia opinione, è quella di fare sentire la nostra voce..le nostre opinioni..è l’unica cosa da fare…sicuramente da parte del partito dovrebbe esserci un maggiore coinvolgimento della base…senza questo è sicuro che non andiamo da nessuna parte..
e poi mi dispiace sarà che sono ancora un ragazzo…ma io ci credo io voglio continuare a crederci e sempre ci crederò..ho il DNA comunista nel sangue e non potrei fare altro che votare comunista…
poi scusa massimo ma io adesso come adesso mi ritengo della federazione della sinistra e non solo più di rifondazione..premesso che non sono iscritto ma sono molto più militante di molti iscritti nel senso che almeno tra la gente ci vado ci parlo e cerco di convincere..non che da me in valle di susa questo non avvenga ma avviene troppo poco…il problema di tutti i militanti è che stanno chiusi a parlare nei circoli…è questo il grande sbaglio…quindi l’invito che posso fare a tutti quanti è continuare a crederci e a cercare di costruire un polo alternativo alle politiche borghesi e non arrendersi…
saluti comunisti,,,,NON ARRENDIAMOCI RAFFORZIAMO DAL BASSO LA FEDERAZIONE DELLA SINISTRA
Caro Andrea beato te che sei giovane; io purtroppo lo sono un po’ meno, almeno nell’età, anche se lo spirito resiste. Abbiamo lo stesso dna, anche io ho sempre votato comunista, prima Democrazia Proletaria, poi PCI, quindi di nuovo DP e infine PRC. Ho una lunga militanza alle spalle, anche se con una lunga pausa di riflessione (tra fine anni 80 e gli anni 90, e mi “commuovono” le tue ingenue parole su chi costruisce la linea politica di un partito comunista. Dovrebbe nascere, la linea politica, come sintesi dall’azione politica giornaliera tra le masse ed ecco che così si eviterebbero derive burocratiche e istituzionaliste. Credimi non sono contrario a prescindere alla FdS e all’unità di tutta,e dico tutta, la cosiddetta sinistra radicale; non mi piaccione e non mi convincono le modalità con cui sta avvenendo, poco programma, lotte con il bilancino per la spartizione dei “posti di potere”, chissà quale potere, poi, in questo momento, lunghe discussioni tra apparati, presenza di personaggi che rappresentano solo se stessi e nulla più, e poco, pochissimo coinvolgimento della base. No!, no, non è così che si potranno rilanciare le sorti della bistrattata sinistra anticapitalista italiana (ma siamo poi sicuri che all’interno della FdS tutti siano favorevoli al termine anticapitalista?), così si distruggera definitivamente quel poco di corpo militante che è rimasta nel PRC. Non dobbiamo buttare a mare quel che resta di questo partito. Non si può fare il congresso della FdS prima che si faccia quello del PRC, sarebbe una prevaricazione indicibile!
Scusa compagno,
non ho letto bene tutte queste polemiche ma mi ha colpito la tua frase “Massimo Di Antonio -segreteria PRC Asti-(almeno per adesso)”. Ma come fa un dirigente a dire questo? Almeno per adesso…capisco che c’è il marasma però un pò di serietà per favore
C’è un sottile velo di ironia in questa affermazione perchè la Federazione di Asti è in odore di eresia ed allora, magari non per mia scelta, il ruolo che ricopro potrebbe essere provvisorio. Poi ti posso anche dire che questo percorso di Rifondazione poco mi convince ed allora potrebbe, e sottolineo potrebbe, essere lasciato ad altri il ruolo dirigente e di gestione di una linea politica da me non condivisa. Non sono sicuramente attaccato ai ruoli, un buon comunista può essere tale anche se dismette ruoli dirigenziali e magari resta un ottimo comunista anche fuori dalla struttura partito (e con questo non voglio dire che abbandonerò il PRC)
caro massimo non volevo assolutamente dire che te hai un pensiero vecchio…sono rimasto un po’ di stucco quando ho letto la tua affermazione finale del messaggio che hai mandato quando dicevi massimo di asti prc per ora…allora li sono rimasto un po deluso…tutto quì….sono daccordo con te quando dici che è necessario fare un grosso di rifondazione comunista prima di quello della federazione della sinistra…come anche lo dovrebbero fare i comunisti italiani socialismo 2000 e lavoro e solidarietà..però secondo la mia opinione è indispensabile che tutti i dirigenti della federazione della sinistra si incontrino e discutino sul futuro costruendo un programma politico concreto e alternativo…e concordo anche sul fatto (come io stesso ho affermato più volte) che il partito deve coinvolgere maggiormante la sua base altrimenti non si va da nessuna parte…infatti secondo me il congresso che verrà della federazione della sinistra dovrebbe essere aperto a tutti coloro che vogliono partecipare alla costruzione di una sinistra comunista e di alternativa..aperto anche ai simpatizzanti e non solo agli iscritti…simpatizzanti come me che credono a questo progetto anche di più di molti iscritti al partito (e tra questi non intendo includere anche te)…
io voglio lanciare a te massimo e a tutti i compagni un appello di unità in questo momento di crisi..non bisogna allontanarsi ma anzi aumentare il proprio impegno e la propria attività…
saluti comunisti saluti no tav e ambientalisti dalla valle di susa
Due domande:
la prima riguarda Margherita Hack ho letto che ha firmato una petizione a favore del nucleare credo sia necessario prendere le distanze (eletta per la FDS nel Lazio)senza impedirle ovviamente di avere posizioni filonucleariste ma insomma penso ? spero! che la FDS su questo punto almeno sia contro il nucleare (salvo Diliberto) visto i suoi trascorsi da vecchio PCI
La seconda mi pare assai negativa la pagina di Liberazione di ieri dove si attacca la CGIL per violazioni contrattuali verso propri dipendenti assomandosi al coro di chi vuol ditruggere la CGIL, certo non possiamo sottacere pratiche negative ma insomma dare così risalto mi pare che ci alieni parecchie alleanze vedi risposta durissima di Nicolosi rivolta a Liberazione, per l’area Lavoro e Società.
Cara Compagna Lucia,
ti rispoondo brevemente perchè colto “sul” vivo.
Tra l’altro, sono RSA Fisac-CGIL nell’azienda dove lavoro da oltre tre anni,
prima ero sempre stato solo iscritto CGIL e basta(per 30 anni lavorativi, pensa quanti soldi ho dato ai burocrati di corso Italia!!).
L’articolo di cui parli mi è invece piaciuto molto, perchè rispecchia
purtroppo la realtà, capisco che anche tu come me ti senti di voler difendere
la CGIL, ma ti posso assicuare che dall’esperienza che ho vissuto e vivo sia in
azienda che alla Camera del Lavoro di Milano, quando per qualche motivo ci vado
e partecipo ad attività, non ci dobbiamo preoccupare perchè la CGIL è da
difendere, ci dobbiamo preoccupare perchè la CGIL che vogliano sia tu che io
non c’è più è già morta da un pezzo! La CGIL di Di Vittorio purtroppo è solo un
ricordo!
Adesso dopo il congresso, vedrai che tornerà a Canossa con CISL e UIL….è
solo questione di tempo, Epifani lo ha già detto mi pare.
La lettera di Nicolosi a me fa solo sorridere….. sembra cha lui sia il
paladino di non si sà che cosa, e forse vive in un altra realtà…..la CGIL che
vogliamo, non c’è e non ci sarà più credo, ahinoi!
Quello che scrive il compagno Greco (peraltro con una grandissima esperienza di sindacato in CGIL se non sbaglio camera del lavoro di Brescia) è la realtà delle cose oggi.
Non lo dico perchè è un compagno e tantomeno perchè è il direttore del
giornale del mio Partito.
Le cose se le vivi ti rendi conto di come stanno. La sinistra in
Italia……..ha qualche problema, anche quella sindacale (che per altro
essendo in maggioranza appiattita sul PD, almeno per me non si può più neanche
considerare di sinistra, se ci vogliamo intendere sulle parole e se le stesse
hanno ancora un senso).
Io continuerò a fare quello che posso nel partito, nel sindacato……..almeno
il mio, è una battaglia persa, anzi una guerra persa.
Fraterni saluti Comunisti
Alberto Viscardo Galante PRC Sesto S.Giovanni
Il compagno Adriano forse non sa che i comunisti e comunque il problema del funzonariato è stato posto in diversi periodi storici ed è di fifficile soluzione perchè un minimo di organizzazione è necessaria per dare le gambe alle decisioni del partito. La proposta che Adriano fa è semplicistica, sembra di buon senso invece non è attuaabile. Il problema vero sono le verifiche del lavoro svolto, i mancati risultati, e le sostituzioni quando i risultati sono negativi.
Non siamo più nel ‘900 quando c’era da assaltare il palazzo d’inverno…
Oggi la battaglia è dentro i cervelli delle persone , oggi devi convincere qualcuno che il mondo esistente non è il solo possibile , oggi devi incoraggiarlo alla partecipazione totale e puoi farlo solamente con un approccio onesto.
Oggi l’apparato di partito organizzato in ottica gerarchico-militare è un ostacolo , non c’è un esercito di analfabeti da guidare , siamo tutti allo stesso livello .
Nessuno ha più nel taschino la “verità” da “diffondere” ,la crisi del comunismo realizzato sta lì a dimostrare che la verità può essere solo un processo continuo di analisi in cui “segretari” e “leader” sono ridicole figure del passato..
Se vuoi appassionare qualcuno alla vita di un partito devi dargli l’impressione che il suo contributo è ritenuto prezioso , il partito deve quindi essere molto più orizzontale che verticale , l’umiltà deve regnare sovrana.
Dove vivo io siamo arrivati all’assurdo di un circolo che in 2 anni non ha mai , e sottolineo mai , svolto un attivo di circolo , nonstante questo il segretario è stato promosso ad alti incarichi, è un’idea della politica di massa senza la massa che mi lascia sinceramente di stucco.
sottoscrivo tutto
Sono d’accordo. Evidentemente si tratta di affinità di giudizi e sentimenti se tu, in altra parte, eri d’accordo con me. C’è qualcosa che mi arrovella il cervello. “Dal basso a sinistra”. Ma che significa?
Gli interventi in queste discussioni sono espressioni del “basso”? E che incidenza hanno? Grassi e Burgio hanno depositato la loro verità in questa specie di assemblea virtuale e…..chi s’è visto s’è visto. E’ possibile che i suggerimenti, le proposte, i dubbi provenienti dal basso non debbano influire sulla formazione del senso comune che deve caratterizzare il partito? Non sarebbe normale che i “dirigenti” ascoltassero gli interlocutori della loro stessa comunità e fornissero delle risposte? A che serve un blog come questo? A fare sfogare i compagni/le compagne? L’unico intevento di Grassi è stato per l’autodifesa dall’accusa- ingiusta- di essere un poltronista aggrappato al potere. Davvero molto poco. Qua ci sono compagni che pongono una questione morale anche per noi. Merita una risposta una tale sollecitazione? Altri avanzano dubbi sulla validità della FDS. Ora si aggiunge un’altra tegola sul percorso di questo soggetto: la questione nucleare. Non è problema da poco, visto che la provocazione viene dal di dentro della FDS, anzi viene dalla voce forse più prestigiosa dell’altra gamba della FDS- Hack/Pdci.
Siamo sicuri che quella con un simile pdci sia l’alleanza naturale? Ma la FDS non si apprestava a lanciare un referendum contro il nucleare? Ci è stato detto che vi si rinunciava per assecondare la richiesta dei movimenti per l’acqua pubblica di concentrarsi su un solo quesito. Ho condiviso la scelta, anche perchè quella dell’acqua è una battaglia prioritaria e più gestibile. Ma alla luce della posizione della Hack è lecito dubitare che quella fosse la vera ragione. Si può andare avanti così? Ma che credibilità possiamo avere con questi ondeggiamenti? Taccio, per amor di patria, degli apporti- chiamiamoli così- provenienti dall’altra gamba della FDS, l’ala sindacale.
Il 5 dicembre 2009 a Roma ho accolto con favore il lancio del nuovo progetto. Ora comincio ad avere qualche dubbio. Non prendo in considerazione le sciocchezze sulle fusioni a freddo o del tentativo dei gruppi dirigenti di mirare all’autoconservazione e al posticino. Quale, poi? No. credo che bisogna reimpostare tutta la strategia politica per fronteggiare la crisi e fornire una prospettiva per il futuro. O si decide di orientarsi per la costruzione di un partito comunista europeo che aggredisca l’avversario, uscendo da posizioni attendiste e timide, e fornisca risposte unitarie ed univoche a livello conttinentale o ci si accontenta di salvare il salvabile, ricorrendo alla riduzione del danno, e,nella situazione data, stringere alleanze con chicchesia sia disposto a ridurre i danni. Altre mezze misure mi sembrano impraticabili e, soprattutto, improduttive. Ma bisogna fare presto, prestissimo. L’avversario sforna giorno per giorno nuove idee e nuovi struemti per l’assalto a quel poco che ancora resiste alla devastazione liberista. La Grecia è vicina, molto vicina. Altro che Cina!
Chiunque possa essere l’alleato, non penso che si possa rinunciare ad una nostra identità prospettica che contempli, come non negoziabili: lotta alla precarietà, gestione pubblica dei beni comuni, ricorso alle energie rinnovabili- e l’uranio non lo è-,pensamento ad un modello di civiltà che privilegi l’utilità sociale dei beni contro il loro utilizzo consumistico.
Un’ottica prospettica del genere forse può trovare molti più alleati fuori dal recinto dell’attuale FDS che dentro di essa, anche in quei movimenti che Grassi definisce, superficialmente, qualunquisti.
Caro Enzo,
forse sei nuovo in questo blog. Ho già risposto in un post precedente a Carlo Bianchini sulla sollecitazione che tu poni. Quello che qui viene scritto lo leggo e, per me, è uno stimolo importante di riflessione. Così come lo sono gli incontri, le assemblee che quasi ogni sera tengo in tutta Italia. Non posso rispondere a tutti i commenti, non ne ho il tempo materiale e non ritengo nemmeno che sia giusto. Ogni settimana cerco di inserire un mio contributo che vive anche delle sollecitazioni che qui mi vengono poste. Poi è giusto che il dibattito sia anche tra di voi, tra i frequentatori di questo spazio libero.
Per le altre cose che dici: sulla Federazione vedo anche io, come te, le difficoltà. Ma io penso che dobbiamo mettercela tutta per superarle. Fra meno di un anno si vota in tantissime grandi città, a partire da Torino, Milano, Bologna, Napoli, cosa facciamo ci presentiamo di nuovo con due falci e martello, la nostra e quella del Pdci? Con la certezza che tutti saremo esclusi dai consigli comunali? Sarebbe un disastro. Bisogna andare avanti, fare la Federazione e poi trovare le modalità per una unità anche con le altre forze della sinistra, come ha fatto la Linke in Germania.
Per quanto riguarda Margherita Hack, si tratta di una sua iniziativa personale, che la Federazione della Sinistra non condivide.
Detto questo si può avere una opinione diversa su un punto e non per questo non essere delle persone con idee molto valide. E io penso che la Hack sia una di queste!
Ciao Enzo e grazie per avere scritto
La soluzione è una sola :
La partecipazione all’attività politica deve essere data solo su base volontaria e gratuita.
Il partito non deve prevedere nessuna forma di stipendio per i propri funzionari politici, non deve esserci nessuno che pur di mantenere un incarico politico , possa aderire a delle posizioni politiche in modo ipocrita e strumentale.
Dobbiamo eliminare l’apparato , distribuendo i carichi di lavoro tra più volontari, devono esistere solo rimborsi spese per viaggi , libri etc..
La figura del politico di professione deve scomparire.
Oggi il partito si può salvare solo se c’è la sicurezza che il compagno che hai di fronte non dice quello che dice per fare bella figura con il “capocorrente” , o per diventare candidato a qualche carica alle prossime elezioni, smettendo così di lavorare , ma che lo dice solo perché ne è convinto.
Solo chi è disinteressato è libero di dire quello che pensa veramente.
Caro Alberto, tu che dai ragione su tutti i fronti a Grassi leggeti l’eloquente articolo in basso, non lo certo scritto io…!!
Invece di fare l’avvocato delle cause perse rifletti approfonditamente sulle cause del disastro politico-organizzativo dei dirigenti del Partito della Rifondazione comunista, non con slogan o le solite parole di rito!
I Dirigenti come Grassi e non solo, hanno liquidato e delapidato in questi ultimi anni un patrimonio politico, Rifondazione Comunista.
Sconfitta dopo sconfitta, altro che teorizzare il grande Partito Comunista, siamo seri dopo questo disastro cè bisogno di una nuova moderna organizzazione comunista alternativa. Non ciance!!
Ci vuole una nuova classe dirigente, non come Grassi eletto nei congressi teleguidati e telecomandati dai signori delle tessere e di corrente ( come avviene e avvenuto per le candidature, vedi le ultime elezioni regionali).
Nonostante la sconfitta totale, sono ancora lì inossidabili, intoccabili questi dirigenti, che hanno sfasciato e distrutto una prospettiva per milioni di persone( disoccupati, lavoratori precari e non ecc…) ma solo in Italia si vedono cose simili….!!
Oramai si sono ridotti a difendere le poche poltrone e potere a disposizione.
Sveglia!! Ormai è troppo tardi abbiamo perso la freccia rossa….!!
Altro che congressi fondativi di una Federazione nata Morta!!!
PS.Alberto io difetto nei congiuntivi, ma te prima di scrivere fai almeno il controllo ortografico automatico….!
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Risalire la china
maggio 3rd, 2010 claudiograssi
Manca ancora qualche aggiornamento, ma i dati del tesseramento del 2009 che allego a questo post possono essere considerati definitivi.
Come vedete gli iscritti sono 46449, pari al 65% dell’anno precedente.
Si tratta di un arretramento pesante che avevamo ampiamente previsto nella assemblea nazionale di Caserta il 7 e 8 novembre dello scorso anno.
E’ importante fare una riflessione su questo dato e io cercherò di farla, seppur brevemente. Prima però vorrei mettere in rilievo un fatto: siamo rimasti l’unico Partito che espone pubblicamente, su un quotidiano, il numero dei propri iscritti. Non sarebbe male che ciò venisse fatto da tutti, in particolare da quei partiti che, agitando il tema della lotta alla partitocrazia, da quando sono nati non hanno mai fatto un congresso e non hanno mai reso trasparente la propria situazione organizzativa.
Quali sono le cause del nostro arretramento? Si tratta di cause molteplici, tre delle quali mi paiono quelle principali.
La prima consiste in una crisi generale della politica ed in particolare di quella politica che si esprime attraverso l’adesione ad un partito. E’ un fatto che riguarda tutte le forze politiche. Per fronteggiare questa situazione credo che per noi comunisti sia necessario cambiare radicalmente la nostra struttura organizzativa, il modo di fare politica, gli strumenti e i luoghi che utilizziamo. Senza una revisione profonda di tutto ciò il calo delle adesioni è destinato ad aumentare. A partire dai nostri Circoli e dalle nostre Federazioni il messaggio che dobbiamo dare è quello dell’apertura, dell’accoglienza. Vanno pertanto trasformati i luoghi della politica, nei quali non soltanto si fanno riunioni, ma si organizzano anche momenti di socialità: cene di autofinanziamento, corsi di lingua per i migranti, costituzione dei Gap e delle casse di resistenza. Senza dimenticare un lavoro che in questi anni abbiamo un po’ trascurato: la formazione e il dibattito sulle grandi questioni teoriche, storiche e internazionali. Perché se è vero che il giovane che si avvicina a Rifondazione comunista diffida giustamente di dogmatiche certezze, è altrettanto vero che vuole discutere “in profondità” i problemi che vive.
La seconda causa della flessione è stata sicuramente la scissione che si è prodotta dopo il congresso di Chianciano. I 25.000 iscritti che mancano rispetto al 2008 non si sono certamente tutti “trasferiti” in Sinistra, Ecologia e Libertà, ma con ogni probabilità la maggioranza di essi non si è iscritta a nessun partito. Questo distacco ha sicuramente a che fare con i disastri prodotti a sinistra negli ultimi vent’anni: scissioni e ancora scissioni. Il risultato concreto che esse hanno prodotto è che ogni volta una parte delle nostre compagne e dei nostri compagni “torna a casa” deluso da personalismi. Senza invertire questa tendenza alla divisione non vi è nessuna speranza di riacquistare un minimo di credibilità. Ecco perché è importante, come ha deciso l’ultimo Comitato politico nazionale, costruire rapidamente la Federazione della Sinistra, prima tappa di un processo di ricomposizione a sinistra dopo venti anni di divisioni. Parallelamente a ciò va lanciata subito una offensiva unitaria nei confronti di Sinistra Ecologia e Libertà. I progetti per il momento sono diversi, ma sono tante le lotte che possiamo fare assieme se accantoniamo le “beghe dei piccoli orticelli”: raccolta di firme per il referendum sull’acqua; sostegno al mondo del lavoro; lotta al razzismo e a tutte le forme di discriminazione; difesa della Costituzione e dei valori della Resistenza. E’ poco? Non mi pare!
La terza causa risiede nel crollo di credibilità che abbiamo subìto con la partecipazione al governo Prodi (2006-2008) e il conseguente esperimento della Sinistra Arcobaleno. Il discorso è semplice: quando governa la destra si sviluppa nel nostro elettorato una spinta fortissima all’unità e se ci presentiamo uniti alle forze del centrosinistra veniamo premiati (i migliori risultati li abbiamo avuti nel 1996 e nel 2006). Subito dopo, però, la coalizione va in crisi per le differenze profonde che convivono al suo interno. Sono gli effetti perversi del sistema maggioritario e bipolare che noi giustamente contrastiamo e che ha prodotto tanti danni a questo Paese, a partire da un incremento fortissimo dell’astensionismo.
Dobbiamo fare tesoro di queste esperienze negative, che ci hanno isolato dai nostri referenti sociali. Ma qui e ora, con un governo Bossi-Berlusconi, è urgente e ineludibile il problema di unire le forze democratiche e della sinistra per sconfiggere la destra (che è tutt’altra cosa che stringere un accordo di Governo).
Sulla base di queste valutazioni e di queste proposte di lavoro che il Partito si è dato, credo che sia possibile anche intraprendere un lavoro di ricostruzione del nostro partito e della sua capacità organizzativa.
L’obiettivo che possiamo darci è quello di completare il tesseramento del 2010 in concomitanza con la chiusura della Festa nazionale di Liberazione di settembre, per poi dedicare gli ultimi tre mesi dell’anno al recupero di vecchi iscritti e alla ricerca di nuove adesioni. I segnali che cominciano ad arrivare da alcuni territori dicono che ce la possiamo fare!
P.S. Allego anche il dato degli iscritti a Rifondazione dal 1991, la relazione dell’assemblea di Caserta e i 10 punti approvati. Possono essere elementi utili per una riflessione più approfondita
Grazie Roberto,
non faccio l’avvocato di nessuno, punto primo e punto secondo cerco sempre di ragionare con la mia testa e sopratutto di fare qualcosa per il partito per quel poco che sono in grado di fare!
Mi piacerebbe sapere come mai siamo tutti bravi sui blog, ma poi nella pratica e nella vita di tutti i giorni ci siamo ridotti a 4 gatti, Grassi compreso.
Mi piacerebbe avere delle risposte e perchè no magari delle proposte concrete dai compagni come te.
Cosa vuoi fare la Rivoluzione? è qusta la tua Proposta?
O forse è meglio cercare di fare il Partito Sociale e ingrandirlo in tutti circoli/sezioni e magari dibattere apertamente della Federazione? fare un referendum, perchè no!
Io personalmente credo che questa, almeno per me, sia la strada giusta e mi stò dando da fare in questo senso, il resto sono le solite lamentele, non mi interessano proprio, sono stufo di chi blatera e non fa nessuna proposta.
Scusami la franchezza e buona giornata
Saluti Comunisti
Alberto
Caro Roberto,
ti ringrazio per aver postato il mio articolo pubblicato da Liberazione a commento dei dati del tesseramento del 2009.
Siccome mi accusi di essere uno dei massimi responsabili delle difficoltà in cui si trova il nostro partito vorrei risponderti.
In primo luogo sono responsabile d’organizzazione dal settembre 2008, cioè da un anno e mezzo. Come saprai dopo Chianciano – non credo per colpa del sottoscritto – c’è stata una scissione che ha portato via mezzo partito. Difficile pensare che in quel contesto gli iscritti potessero aumentare.
Per quanto riguarda poi ciò che è avvenuto ne partito prima di Chianciano, forse ti manca un qualche passaggio. Il sottoscritto, assieme a tante compagne e compagni, ha manifestato apertamente, almeno da 10 anni, il proprio dissenso sia su molte scelte di cultura politica (la cancellazione della categoria dell’imperialismo, la centralità del conflitto capitale – lavoro, una valutazione critica della nostra storia che non fosse una sua demolizione) che di linea politica (il modo con cui siamo entrati nell’Unione prima e nel Governo Prodi poi).
Dovresti anche sapere che chi ha sostenuto queste posizioni, a partire dal sottoscritto, al congresso di Venezia è stato messo fuori dalla gestione del partito.
ciao roberto, a presto
Caro Roberto,
come ho già avuto modo di scrivere non sono aggrappato proprio a niente. Il ruolo che ricopro, e i ruoli che ho ricoperto in passato nel Partito, non li ho mai chiesti, mi sono stati proposti. Svolgo un ruolo di direzione politica non perché l’ho deciso io, ma perché lo ha deciso un congresso al quale hanno partecipato migliaia di compagne e compagni. Se, come tu dici, io e altri compagni del gruppo dirigente dobbiamo essere sostituiti lo si può tranquillamente fare o attraverso un mozione di sfiducia negli organismi preposti o al prossimo congresso.
Per quanto riguarda “le idee confuse” può darsi benissimo che tu abbia ragione.
Magari se ci esponi le tue potresti aiutarci.
ciao
claudio
tradotto in romanesco : m’arimbalza…..
Ho letto con attenzione l’intervento di Grassi, non mi stupisce questa sua posizione visto che da diverso tempo ha le idee confuse….come tutto il gruppo dirigente del Prc. Gruppo dirigente, compreso Grassi in questi anni hanno operato scelte sbagliate, l’ultimo atto è la decisione autoritaria, visto che in nessun organismo di base si è discussa la scelta nei fatti di liquidare l’esperienza della Rifondazione comunista, inventandosi un’altra simil arcobaleno ” la Federazione della Sinistra”.
Non ha caso i risultati nefasti si vedono e sono sotto gli occhi di tutti per citarne alcuni:
crollo della militanza e della partecipazione
crollo del tesseramento
elettoralmente ininfluenti e residuali
Visto gli “ottimi” risultati politici.
Non sarebbe finalmente ora che tutti questi signori se ne vadino a casa?
Io penso di SI!
Questo sarebbe rivoluzionario altro che aggrapparsi alle poltrone……e sopravvivere….!!!!
Compagno Roberto,
a parte l’uso dei congiuntivi: vadano non vadino ( come diceva Fantozzi….)
credo che tu si abbia le idee un pò confuse,scusami tanto.
Tutti i dati che riferisci tesseramento, radicamento ecc.ecc.
non sono arrivati ieri o l’altro ieri!
Guarda io è solo da pochi anni che sono militante attivo e da pochissimo membro del Direttivo, della mia sezione a Sesto San Giovanni, ma ho sempre votato PRC da quando esiste, prima votavo PCI.
E’ lunghissima la strada del nostro declino……..
Gli errori poi credo siano da imputare a tutti non solo ai dirigenti.
Si fanno i Congressi e i dirigenti vengono eletti da tutte le compagne e i compagni, non piovono dal cielo!
Ha ragione il compagno Claudio, quando ti risponde che con la presentazione di una mozione o con un Congresso i dirigenti se si vuole si cambiano, siamo in democrazia, non in una caserma! anche se qualcuno, anche nella mia sezione preferirebbe forse una caserma guardando i toni che si usano…..
Se le persone non ci votanio più e le sezioni sono vuote o chiudono è
perchè le compagne e i comapgni non li fraquentano più, non perchè c’è questo o quel dirigente.
E sopratutto perchè pochissime/i hanno ancora voglia di mettersi in gioco e fare qualcosa di concreto, si preferisce continuare solo a mugugnare e lamentarsi quando non piangersi addosso e dare colpe a tutti.
Potrei raccontarti dell’ultimo direttivo che abbiamo fatto proprio ieri sera a Sesto, ma non è il caso, non sarebbe corretto ne tanto meno costruttivo.
Facciamo tutti qualcosa di concreto, costruiamo questa Federazione della Sinistra, sviluppiamo il Partito Sociale di questo c’è un gran bisogno! Smettiamola di lamentarci e criticare, è ora di crescere, i bimbi che fanno i capricci non costruiscono nulla!
Saluti Comunisti
Alberto Viscardo Galante membro Direttivo PRC Sesto San Giovanni
Compagno Roberto,
a parte l’uso dei congiuntivi: vadano non vadino ( come diceva Fantozzi….)
credo che tu si abbia le idee un pò confuse,scusami tanto.
Tutti i dati che riferisci tesseramento, radicamento ecc.ecc.
non sono arrivati ieri o l’altro ieri!
Guarda io è solo da pochi anni che sono militante attivo e da pochissimo membro del Direttivo, della mia sezione a Sesto San Giovanni, ma ho sempre votato PRC da quando esiste, prima votavo PCI.
E’ lunghissima la strada del nostro declino……..
Gli errori poi credo siano da imputare a tutti non solo ai dirigenti.
Si fanno i Congressi e i dirigenti vengono eletti da tutte le compagne e i compagni, non piovono dal cielo!
Ha ragione il compagno Claudio, quando ti risponde che con la presentazione di una mozione o con un Congresso i dirigenti se si vuole si cambiano, siamo in democrazia, non in una caserma! anche se qualcuno, anche nella mia sezione preferirebbe forse una caserma guardando i toni che si usano…..
Se le persone non ci votanio più e le sezioni sono vuote o chiudono è
perchè le compagne e i comapgni non li fraquentano più, non perchè c’è questo o quel dirigente.
E sopratutto perchè pochissime/i hanno ancora voglia di mettersi in gioco e fare qualcosa di concreto, si preferisce continuare solo a mugugnare e lamentarsi quando non piangersi addosso e dare colpe a tutti.
Potrei raccontarti dell’ultimo direttivo che abbiamo fatto proprio ieri sera a Sesto, ma non è il caso, non sarebbe corretto ne tanto meno costruttivo.
Facciamo tutti qualcosa di concreto, costruiamo questa Federazione della Sinistra, sviluppiamo il Partito Sociale di questo c’è un gran bisogno! Smettiamola di lamentarci e criticare, è ora di crescere, i bimbi che fanno i capricci non costruiscono nulla!
Saluti Comunisti
Alberto Viscardo Galante membro Direttivo PRC Sesto San Giovanni
Dopo che in Italia ci è stata tolta la scala mobile, aumentata l’età pensionabile, abbandonato il calcolo retributivo per quello contributivo e scippato il Tfr, inventati i tickets sulla sanità, introdotto il precariato con la legge 30, aggirato l’art. 18, deciso di tornare al nucleare, di fare il ponte e la Tav, aumentate le spese militari, ignorato l’art.11 della Costituzione, deciso il federalismo fiscale (un vero obbrobrio retrogrado: il federalismo ha senso in vista di una vera unità, non per frantumarla), fatte tante privatizzazioni compresa l’acqua, che dovrebbe essere pubblica e non foriera di profitti, ecc. ora vogliono tarpare le ali ai magistrati sulle intercettazioni! Quand’è che finirà tutto questo continuo peggioramento?
Nessuno ha fatto caso che tutto ciò ha avuto inizio quando si è affossato il Pci? Nessuno ha fatto caso che le sinistre in Italia erano forti quando i comunisti erano forti? Avanti con la Federazione della sinistra, nel cui ambito occorre rafforzare moltissimo i comunisti! Quando mi trovo in mezzo a una folla non posso fare a meno di pensare che meno di tre persone su cento ha votato comunista. Ma solo fra quelli che hanno votato. Quelli che non hanno votato, però, sono circa il 40%: ciò significa che sugli aventi diritto ci ha votato sì e no una persona su cento. Il più delle volte, rischio di trovarmi in mezzo a tanti, fra i quali nessuno ha votato per i comunisti! Una volta, almeno a Bologna, uno su due votava comunista!
Come mai nel momento di una così grave crisi del capitalismo, che somiglia tanto alla crisi generale attesa dalla terza Internazionale, che richiede finalmente un suo superamento con la costruzione di una nuova società per cui diventa indispensabile un forte partito comunista, i comunisti quasi spariscono?
Secondo me, certamente per tante ragioni (quelle delle troppe scissioni; del governo Prodi; dell’Arcobaleno; ecc.), fra le quali, anche, il fatto che noi stessi abbiamo rigettato troppe cose delle lotte e delle esperienze dei comunisti nel mondo: anche oggi, invece di cercare di comprendere cosa sta avvenendo in Cina, ad esempio, non facciamo altro che criticarla aspramente, se non condannarla. Occorre, sempre secondo me, riprendere in grande una campagna per ricostruire una coscienza di classe e per richiedere che al lavoro sociale della classe operaia corrisponda la proprietà sociale dei mezzi di produzione abolendone la proprietà privata con i relativi profitti privati. I profitti, se devono esserci, siano finalmente profitti sociali. Occorre, cioè, una grande campagna ideologica – sì, ideologica – che individui la funzione storica di classe dirigente della classe operaia con il compito di costruire una società comunista cominciando col socialismo, che superi finalmente questa odiosa società capitalistica.
Naturalmente, occorrerà tanta pazienza perché occorrerà tanto tempo per giungere a questo risultato. Ma la pazienza, si sa, è rivoluzionaria.
Gilberto Volta
Complimenti al compagno Gilberto Volta!!! finalmente dopo tanto leggere nei vari forum, nelle varie discussioni che sono su internet, ho trovato un compagno comunista che ha il coraggio di indicare quello che deve essere il primo punto nel programma di un partito che si definisce comunista;la socializzazione dei mezzi di produzione.
Riporto testualmente il brano dell’intervento:
“Occorre, sempre secondo me, riprendere in grande una campagna per ricostruire una coscienza di classe e per richiedere che al lavoro sociale della classe operaia corrisponda la proprietà sociale dei mezzi di produzione abolendone la proprietà privata con i relativi profitti privati.”
O questo punto fa parte dei nostri obiettivi, o non possiamo definirci comunisti.
Grazie compagno Volta
Alberto Giannini PRC di Parma
Per risparmiare tempo e parole dico che mi trovo nella stessa condizione di Massimiliano Ortu- forum per l’acqua- e condivido in toto la sua analisi e le sue suggestioni.
Sull’intervento dei compagni Grassi e Burgio. Ho esaminato attentamente il testo ed ho tratto i seguenti dati statistico-politici. Si tratta di circa 245 righe. Di queste, 1/4 è dedicato alla situazione interna del partito, con le sue colpe e i suoi errori, e all’esigenza dell’unità democratica. I restanti 3/4 sono dedicati alla rappresentazione riassuntiva della situazione politica attuale (esito elezioni regionali, Fini e fibrillazioni nel centro destra, dibattito nel PD). Tutte cose che o sono state dette mille volte- elezioni regionali- o chiunque può capire , se appena appena si mastica un pò di politica. Se non fossi un inveterato politica-dipendente non avrei alcuno stimolo a leggere interventi del genere. Perchè quando leggo mi aspetto di trovare delle proposte concrete che diano un senso alla mia appartenenza e una speranza per il domani che consegneremo alle nuove generazioni. Perchè, cari compagni, non siamo più al tempo in cui bastava cantare “evviva il comunismo che è la libertà” per agganciare attorno a quella idea le masse di sfruttati e diseredati.
Non è più quel tempo. Non è il tempo delle lotte contadine per affrancarsi dalla servitù feudale, non il tempo della vita negli slums per il proletariato. Nè ci sono di aiuto le esperienze storiche di società modellate all’insegna della falce e martello. Anzi. Lo dico non con compiacimento, ma con dolore. La morte prematura di quelle esperienze non solo ci ha privato di una speranza ma ha dato una forza immeritata, violenta, agli avversari dell’umanità e del suo ambiente, alla barbarie del capitalismo.
Mi aspetterei che dirigenti con la D maiuscola mi dicessero cosa metto nel mio futuro di lungo termine al posto di quell’utopia che si è rivelata una chimera.
Non basta dire che il “PD non ha un progetto”. Il che, poi, non è vero, perchè il progetto del PD è il mantenimento dello stato di cose presente, depurato, magari, di qualche aberrazione insopportabile.Il problema, semmai, è che siamo noi senza un progetto, nè politico nè di società. Ci manca il sogno da accarezzare, la speranza da coltivare. Nè, d’altro canto, basta evocare il rischio- se si afferma la Lega-di una regressione verso “un nuovo feudalesimo fondato sul patto organico tra mafie e potentati politici locali”. Cosa verissima. Ma noi che diciamo e che facciamo dinnanzi a questo rischio incombente di regressione di civiltà? Siamo ancora così impregnati di antinazionalismo e condizionati dalla paura di apparire sciovinisti da non porci il problema di salvare l’unità del paese e, con essa, il vincolo di solidarietà che, in nome dell’unità, può scattare fra le genti e le classi? Non sarebbe già lo sventolio del vessillo dell’unità un fatto rivoluzionario rispetto alla tendennza dominante e un elemento suscitatore di nuova passione? Perchè consegnare alle destre il bene comune dell’unità nazionale?
Certo, condivido l’esigenza di un’intesa democratica ampia per arginare il rischio di un ritorno ad un passato sempre più lontano e
buio. La politica del tanto peggio tanto meglio non può fare parte della cultura di comunisti che utilizzano le categorie del pensiero più che seguire gli istinti primordiali. Ma guai a dare l’impressione che quello dell’unià democratica è l’orizzonte ultimo della nostra azione politica. Deve restare fermo e visibile l’obiettivo di superare il capitalismo. L’anticapitalismo non si afferma perchè lo si scrive nei documenti ma perchè lo si agisce nella società. E’ singolare, al riguardo, il comportamento di tanti compagni che a parole spaccano il mondo ed invocano le rivoluzioni più truci e poi non riescono ad impegnarsi in un’ azione semplice semplice come la raccolta delle firme per il refrendum abrogativo delle leggi privatizzatrici dell’acqua. O non si capisce che questa è una battaglia anticapitalistica per eccellenza, perchè estromette il capitale dalla gestione di un bene essenziale, fonte di profitti immensi, o si è talmente fuori dalla realtà da non riuscire ad individuare i suoi contorni.
Coniugare sogno e realtà, razionalità e passione, elaborazione teorica ed implementazione,rifiutare la supponenza e l’autosuficienza, disponibilità ad ascoltare ed a capire più che predisporsi a tranciare giudizi: un partito più normale, più umano, che non bolla come qualunquista il movimento di Grillo solo perchè esso attacca violentemente i partiti, ma che cerca di captare il messaggio che proviene da un settore della società che noi non siamo riusciti ad intercettare. Forse un partito così diverso, ed una federazione ancora più dinamica e aperta ai nuovi fermenti, possono farci dire, con fondatezza, che la partita è ancora aperta.
Concordo,inoltre non so se sei d’accordo , ci sono in questo testo delle argomentazioni quasi-logiche che scimmiottano i sillogismi aristotelici :
“dato che tutti diciamo che la scissione è stata un errore dobbiamo cercare l’unità con SEL”.
NON E’ VERO !
Una volta che si è verificata una scissione si parla tra partiti distinti , non c’è con SEL più comunanza che con SC , quelli della scissione precedente.
Stranamente gli argomenti dell’unità vengono usati per avvicinarsi a SEl ma non a SC o al PcL , quindi c’è una ricerca di unità a corrente alternata , un’unità subordinata alle preferenze politiche di Burgio-Grassi.
Poi il testo si conclude con una specie di minaccia che traduco così :
“noi di ‘essere comunisti’ siamo stati buoni e cari ma se ci fate incazzare la scissione stavolta la facciamo noi e vi ritroverete nella merda perché siamo i più bravi e i più intelligenti mentre voi non siete che piccolo-borghesi che senza di noi finirebbero a fare i fricchettoni e i figli dei fiori”.
Altra cosa che manca nel discorso , è l’umiltà.
Si sente che gli autori hanno una autorità , non sbandierata ma forse per questo ancora più efficace.
Non si capisce perché se l’unione la cerca Bertinotti è il deprecato Arcobaleno se invece la cercano loro è un CLN.
Compagni,
mi spiace dover intervenire, e non interverrò più oltre, ma non sò cosa
intendiate per un dibattito sul blog, certo che non mi pare giusto usare quei
toni con dei nostri dirigenti.
Se sono dove sono ci sarà più di una ragione, e ci sarà anche più di una
ragione a fare qualcosa , piuttosto che continuare a blaterare come si fà
troppo spesso sui blog.
Detto questo mi taccio.
Alberto Viscardo Galante – Direttivo PRC Sesto San Giovanni
Affermare che le elaborazioni del KKE e quanto scritto da Grassi e Burgio non hanno niente in comune, non mi pare un insulto, ma semmai un’ovvietà (ripeto, andatevi a leggere i documenti del KKE).
E’ incredibile. Anche ad esprimere solo un’opinione, senza assolutamente insultare nessuno, si viene accusati di lesa maestà? E’ una ben singolare idea del confronto!
Mauro Gemma
Parliamone, parliamone pure, parliamone di più confrontiamoci! certo!
Ma poi non fatemi ridere: maquale lesa maestà? questo lo dite voi è nella vostra mentalità erronea, ma state scherzando vero?
Grassi e Burgio non li conosco nemmeno, però dare sempre tutte le colpe ai dirigenti (anche a Ferrero ultimanente) non credo serva a molto.
Provate a pensare cosa fate voi stessi per il Partito?? magari scoprirete che oltre alle ciance della amine belle, potreste fare molto di più.
Alla mia sezione c’è anche chi apertamente o non, critica Ferrero, i dirigenti della Lombardia ecc.ecc. e la linea del nostro Partito e addossa tutte le colpe a loro dei risultati elettorali.
Credo che sia come dare la colpa solo all’allenatore se l’Inter perde una partita…………forse in campo magari sono in 11 a giocare non vi pare??
Personalmente stò cercando di cambiare prospettive e di dedicare più del mio tempo al PRC a Sesto, se tutti fossimo capaci di fare così (anche i tanto mitizzati indipendenti e simpatizzanti) sarebbe troppo bello e forse avremmo il 30% dei suffragi come il PCI di buona memoria!
Fraterni Saluti Comunisti a tutte/i
Alberto Viscardo Galante
Il KKE ha esposto sul partenone due striscioni in inglese e in greco con scritto: Popoli d’Europa Sollevatevi; i Giovani Comunisti di Bologna, prima della manifestazione a sostegno del popolo greco, hanno esposto lo stesso striscione in piazza Nettuno. I comunisti italiani cosa fanno davanti a tutto ciò? Continuano a parlare di se stessi? I compagni Grassi e Burgio hanno ragione, adesso basta!!!
Dovresti però spiegare cosa c’entrano i comunisti del KKE e la loro concezione di partito, le loro caratteristiche ideologiche, marxiste-leniniste, con l’intervento di Grassi e Burgio. Sono disponibili molte traduzioni dei loro documenti politici e teorici. Prova ad andarteli a leggere e vedrai che qualcosa non quadra con il tuo “Grassi e Burgio hanno ragione, adesso basta!!!”. Non aggiungo altro. Lascio a te le conclusioni.
Dopo la lettura dei documenti KKE, naturalmente
Buona idea!!!
Potremmo mandare Burgio e Grassi un anno in Grecia a scuola di marxismo-leninismo!!
Un pò di sana rieducazione contro questi nemici del popolo sarebbe necessaria!
Grassi e Burgio non sono “nemici del popolo”. Non usciamo dalle righe, per favore!
Considero Grassi e Burgio miei compagni comunisti, autorevoli e capaci dirigenti del mio partito.
Tutto ciò non mi impedisce di dissentire da alcuni aspetti di fondo della loro analisi contenuta nell’ultimo editoriale di Essere Comunisti.
In un confronto tra compagni.
Mauro Gemma
Premessa. Non sono di Essere Comunisti. Anzi, non sono di nessuno e detesto la presenza e le cristallizzazioni correntizie, mascherate dal più nobile termine di “aree”. Ritengo una bestemmia da osteria definire Grassi e Burgio nientepocodimeno che “nemici del popolo”. In altro intervento ho espresso riserve sulla debole consistenza della prospettiva offerta nel loro intervento ed ho tentato di fornire qualche idea per un progetto comunista. La critica è salutare.
Qua non siamo alla dialettica, seppure aspra, ma al delirio. Lo stesso che induce tanti adepti delle sette, pardon delle “aree”, a non comunicare fra loro e a non preoccuparsi della sorte generale della comunità partito. Prima scompaiono queste correnti prima si potranno creare le premesse per riaprire la partita.
Care Compagne, cari Compagni,
credo che il tempo stia per scadere e se non ci affrettiamo non possiamo fare altro che aspettarci l’estinzione.
Nel congresso ho votato la mozione 1 Acerbo-Ferrero e sono contento che anche nella mia sezione (circolo?? non mi piace) abbia vinto grandemente.
Ora credo nella Federezione, a condizione che come detto a Chianciano :”Rifondazione rimane per l’oggi e per il domani”.
Non ci sono dubbi di questo, perchè avete paura? Allora avanti con la formazione della Federazione, avanti con il Congresso Fondativo.
Cosa stiamo aspettando? Anche nella mia sezione (Sesto San Giovanni) vedo e sento compagni che non sono convinti circa la linea politica del nostro Partito/Segretaio e circa la creazione della Federazione e frenano se non addirittura remano contro.Perchè?
Affrettiamoci, è ora di cambiare il nostro passo , vanno bene i referendum sull’acqua, ma non ci può essere solo quello. Ci deve essere il Partito Sociale, il Lavoro, la Scuola , la salute e l’ecologia, la non-violenza.
Tanti temi da afforntare e portare avanti con le forze che abbiamo, tutti i nostri simpatizzanti e amici, che sono tantissimi a sinistra, aspettano solo quello.
Alberto Viscardo Galante – Direttivo PRC Sesto San Giovanni
concordo con te alberto…bisogna continuare il processo fondativo della federazione della sinistra e coinvolgere più persone e più partiti possibili….è indispensabile costruire una sinistra di alternativa, comunista e anticapitalista in questo paese..bisogna formare una alternativa credibile..per quanto riguarda la mente delle persone..secondo me le persone che la pensano come noi di questo forum ci sono…i comunisti ci sono…il problema è che i partiti comunisti in questi ultimi anni non hanno fatto altro che combinare casini, scissioni ecc..queste cose fanno allontanare le persone dai partiti..bisogna ritornare credibili agli occhi della gente..e questo si può fare solamente aggregando più partiti possibili, elaborare un programma completo, che entri nei dettagli, che affronti i problemi reali della gente…senza tutto questo non si può andare da nessuna parte..e cosa ancora più importante bisogna tornare in mezzo alla gente..ascoltare i loro problemi…e non restare chiusi in circoli inesistenti…è ora di tornare in mezzo alle strade..
compagnio grassi non servono più parole ne sono state già dette tante….servono fatti concreti…bisogna ripartire al più presto con il processo fondativo dela federazione della sinistra..bisogna unirsi e non dividersi…questo è essenziale…bisogna rafforzare le cose che uniscono..la federazione deve assolutamente direw con chiarezza che è contro il nucleare contro la tav..contro questo capitalismo che ci sta distruggendo..a favore dell’acqua pubblica…contro il lavoro precario…tutto questo per uno sviluppo sociale e ambientale sostenibile…compagni bisogna svegliarci….
credo che per vedere il futuro serve a volte guardare il passato partendo perghe tanti compagni vi aderironoe il perchè le loro aspirazioni
tento di spiegarle,volevano un partito con falce e martello e che fosse idioligicamente comunista,quindi operaista internazionalista,contro l,nato
ma in modo speciale per il cambiamento della soceta senza piu sfuttati
qindi in modo comunista
dmanda:il prc ora trasmette ancora questi valoriì
la fds potrebbe se avessero il coraggio di andare a una costostuzione di un solo partito partendo da assemblee di base sia per il programma per eleggere i futuri dirigenti che dovranno dirigere il futuro partito
Ma perchè non ci si ricorda mai di quanto scrissero K.Marx e F.Engels?
Dal capitolo II del Manifesto del Partito Comunista.
“Qual è il rapporto tra comunisti e proletari?
I comunisti non sono un partito a sé fra gli altri partiti dei lavoratori.
Essi non hanno interessi separati da quelli dell’intero proletariato.
Essi non propongono particolari principi su come modellare il movimento proletario.
I comunisti si distinguono dai restanti partiti proletari solo perché, d’un lato, nelle diverse lotte nazionali dei proletari essi pongono in evidenza e affermano gli interessi comuni di tutto il proletariato, indipendentemente dalla nazionalità; dall’altro, perché essi esprimono sempre l’interesse complessivo del movimento nelle diverse fasi in cui si sviluppa la lotta fra proletariato e borghesia.
I comunisti sono pertanto nella pratica la parte più decisa e più avanzata dei partiti operai di ogni paese, e dal punto di vista teorico essi sono anticipatamente consapevoli delle condizioni, del corso e dei risultati complessivi del movimento proletario.
Il primo compito dei comunisti è identico a quello di tutti gli altri partiti proletari: costituzione del proletariato in classe, annientamento del dominio della borghesia, conquista del potere politico da parte del proletariato.
Le formulazioni teoriche dei comunisti non riposano affatto su idee, su principi scoperti da questo o quel riformatore del mondo.
Essi sono solo l’espressione generale di rapporti effettivi di una lotta di classe che esiste, di un movimento storico che si svolge sotto i nostri occhi. L’eliminazione di rapporti di proprietà finora vigenti
non è qualcosa di specificamente comunista.” ……
Dal capitolo IV del Manifesto del Partito Comunista (ultime righe)
“In una parola, i comunisti sostengono dovunque ogni movimento rivoluzionario diretto contro le condizioni sociali e politiche esistenti.
In tutti questi movimenti i comunisti mettono in rilievo la questione della proprietà – qualsiasi forma, più o meno sviluppata, essa abbia preso – come questione centrale del movimento.
Infine, i comunisti lavorano dovunque al collegamento e al rafforzamento dei partiti democratici di tutti i paesi.
I comunisti sprezzano l’idea di nascondere le proprie opinioni e intenzioni. Essi dichiarano apertamente di poter raggiungere i loro obiettivi solo con il rovesciamento violento di ogni ordinamento sociale finora esistente. Che le classi dominanti tremino al pensiero di una rivoluzione comunista. I proletari non hanno da perdervi altro che le proprie catene. Da guadagnare hanno un mondo.
Proletari di tutti i paesi, unitevi!”
Tratto da http://www.axia.org/manifesto dei comunisti
Caro Enzo,
non ho capito bene quale sia il punto della lunga citazione di Marx che vuoi mettere in evidenza. Forse quello in cui egli dice che “i comunisti sprezzano l’idea di nascondere le proprie opinioni e intenzioni” e “dichiarano apertamente di poter raggiungere i loro obiettivi solo con il rovesciamento violento di ogni ordinamento sociale finora esistente”.
Fammi capire.
Un caro saluto
Fausto
Non voglio assolutamente polemizzare con quanti scrivono sui blog cose che non condivido.Ritengo la sede più opportuna quella del dibattito nel Circolo in cui sono iscritto fra compagni dello stesso circolo.
Per chiarirti perchè ho ripreso pari pari alcuni passaggi del Manifesto ti rispondo in questo modo.La stella polare dei due grandi comunisti è stata l’unità del proletariato e la collaborazione dei comunisti con gli altri partiti democratici per abbattere le forme più dittatoriali di governo che all’epoca esistevano,passando anche per fasi che non si riconducevano immediatamente né direttamente né indirettamente al comunismo.Quindi unità! Ciò non di meno i due grandi comunisti non cessavano mai di polemizzare né con altre formazioni politiche né all’interno del consiglio generale dell’internazionale stessa(basta rileggersi Salario,Prezzo e Profitto) sulle posizioni che consideravano sbagliate.
Infine la costante indicazione della necessità di lottare, da parte del proletariato,per. spostare i rapporti di forza.I rapporti di forza sono una realtà e se ci si dimentica che esistono……
Saluti
Caro Enzo,
su questa tua precisazione sono d’accordo. Non vedo cosa ci sia da polemizzare.
Ma la tua lunga citazione di Marx conteneva anche altri passaggi che sono stati spesso utilizzati dalla socialdemocrazia, dopo la morte di Marx – e negli ultimi anni anche da Cossutta e da Bertinotti – per sostenere la tesi secondo cui anche per Marx i comunisti non dovevano essere organizzati autonomamente in un proprio partito, ma potevano porsi come tendenza in un partito di sinistra non comunista (come nell’ormai famoso esempio continuamente richiamato della Linke tedesca).
Dalla tua precisazione mi sembra di capire che non è questa la tua posizione, ed io sono d’accordo con te.
Del resto basta guardarsi in giro per il mondo per vedere che fine miserevole hanno fatto tutte le esperienze di corrente comunista in partiti di sinistra non comunista. Ivi compresa l’esperienza italiana dei comunisti rimasti nel PDS, nei DS e poi persino nel PD.
Fausto
Cari compagni, volevo informarvi che giorno 9 maggio si è tenuta a Cinisi la consueta manifestazione in ricordo di Peppino Impastato. Era presente il Segretario nazionale Paolo Ferrero. La manifestazione è stata caratterizzata da una presenza imponente (per non dire esclusiva) del nostro Partito, che nonostante tutte le lacerazioni e le batoste presenta ancora una vitalità che ci invidiano molte organizzazioni. Penso che sia importante comunicare ogni tanto anche le cose positive che il PRC riesce a fare…penso che molte volte, purtroppo, c’è molto più pessimismo tra noi che non tra le persone, i giovani, i lavoratori che riusciamo a coinvolgere!!!
Andrea Arcuri
segretario PRC “Alte Madonie”
Io mi sono fermato a Terrasini, dopo Partinico. Non ho l’età….per le marce. Mi ha colpito soprattutto la presenza di tanti giovani, non solo di Rifondazione, e l’assenza anche di una sola bandiera del PD e della tanto decantata SEL. La mia speranza, forse utopica,è che il “popolo di Cinisi” possa costituire il popoplo delle sinistre, che potrebbe trovare nella Federazione delle Sinistre- così al plurale, e non caso- il collante politico aggregativo.
Un problema: sull’antimafia ci si aggrega, ma poi quando si passa alle cose concrete della politica economica e sociale si troverà ancora l’unità?
Definirsi “comunisti” oggi,nelle piccole e grandi responsabilità,non significa niente perchè nella realtà delle regioni,delle provincie e dei comuni troppi “comunisti” si comportano come gli esponenti della ” destra”:dalle mie parti,(Sicilia),un conosciuto esponente della “sinistra”si comporta come un emiro medio-orientale,alla faccia del comunismo e del progresso.
Riproporre la formula dell’arcobaleno sia pure nelle forme mascherate della Federazione, mi pare sia demenziale oltretutto accelerando un processo che mira a non affrontare le questioni vere. Non ci siamo resi conto che in questi anni la presa del voto ideologico si è allentata ed i comunisti stessi con l’adesione acritica al progetto devastante dell’Arcobaleno hanno dato una bella spinta in questa direzione.
Adesso che in ogni appuntamento elettorale nel quale ci presentiamo perdiamo un terzo dei nostri elettori, ci rendiamo conto come sia difficile recuperare i consensi malamente sprecati negli enti locali dove per decenni abbiamo appoggiato acriticamente le privatizzazioni dei servizi, ed in governi che hanno fatto la più gran privatizzazione di aziende a partecipazione statale della storia.
Gli elettori, ma anche gli iscritti, che perdiamo a valanga, si sono resi conto della venalità del nostro ceto politico, che per anni ha fatto versi da gatto per mascherare la realtà dell’inutilità della loro presenza nelle giunte, che ha avuto nella quasi totalità dei casi l’unico scopo dell’arricchimento personale.
Se l’unica battaglia che riusciamo a proporre è quella della ripubblicizzazione dell’acqua, dopo che l’Italia è il paese europeo dove si consuma più acqua in bottiglia, dopo aver assistito senza reagire alla privatizzazione di tutto il privatizzabile, equivale a chiudere la stalla dopo che i buoi sono scappati, consci oltretutto che il referendum non è uno strumento congruo e può essere ampliamente eluso.
Il referendum al più può valere come lotta sul piano ideologico, ma tutti sappiamo che le lotte vanno portate anche sul piano politco ed economico.
In ogni caso la risposta politicista di Grassi e di Burgio non credo possa funzionare,l’unità fine a se stessa priva di contenuti e che non ha altri scopi che quello di assicurare qualche scranna al ceto politico, non funziona.
Occorre ridare al movimento operaio una Partito Comunista caratterizzato da un programma anticapitalista che aggredisca la questione della funzione sociale dei mezzi di produzione e del credito e riparta dall’appoggio alle vertenze territoriali di lavoro e di ambiente; senza i comunisti la sinistra non ha nerbo ne senso, ridurre la questione comunista al fatto che la Federazione PRC PdCI rappresenta solo un 2-3% e quindi va allargata significa non voler capire che finora la Federazione è stata solo un guscio vuoto, senza alcun dibattito interno, con realtà (esempio Parma) dove i due partiti sono in posizioni diverse rispetto alle giunte, dove non si sono voluti adottare i passaggi che ho detto sopra.
In questa situazione di abulia dei gruppi dirigenti, mi sembra che chiedere un Congresso anticipato del PRC, prima di accellerare l’ operazione Federazione senza prima chiarirne gli obiettivi, sia indispensabile.
Alberto Giannini PRC di Parma
Le analisi fatte da Rifondazione sono condivisibili. Anche Fausto Bertinotti
faceva analisi giuste e puntuali ma non passava poi alle proposte.
Non si può sempre solo fare la fotografia del mondo reale senza neanche discutere di un modello alternativo. Non si può andare davanti alle fabbriche a raccontare che si stanno calpestando i diritti dei lavoratori e che il padrone li vorrebbe tutti precari. Queste cose i lavoratori le conoscono bene.
Loro vorrebbero che qualcuno gli proponesse una possobile via d’uscita e possibili soluzioni ai loro problemi. So bene che è più facile fare analisi che proporre soluzioni ma questo dilemma, e non solo, è la causa della caporetto di Rifondazione Comunista. L’altro problema è stato il comportamento del gruppo dirigente del partito ( voglio sperare, ma non ne sono sicuro, che questo problema sia superato)che considerava il partito solo uno strumento per la propria carriera politica. Ricordo le divisioni all’indomani della costituzione del partito fra Garavini e Cossutta che portarono alla scissione e poi alla segreteria di Bertinotti che definirla personalistica è dire poco, proseguendo poi con le scissioni suicide. Tutto ciò non ha certamente contribuito alla credibilità del partito. Io personalmente mi sono battuto per la ricostruzione di un partito comunista all’indomani della Bolognina e prima ancora militando nell’associazione culturale – Mondo Nuovo- a Torino, sono poi stato il primo segretario di Rifondazione nel circolo Mirafiori/Santa Rita e ciò su cui insistevo maggiormente era sulla necessità di non ripetere i vizi e gli errori del PCI, ma facendo tesoro dell’esperienza passata fondare una forza nuova capace di aggregare tutte le forze anticapitaliste. (Oggi non riesco neanche a recarmi alle urne per votare). Mi sono poi accorto ben presto che ciò era solo una pia illusione. Ma queste cose Voi le sapete bene ma sembrano non condizionare il vostro agire politco. A margine di questo sfogo
vorrei sapere perchè si considera il movimento 5 stelle qualunquista. Il movimento si occupa seriamente contro la privatizzazione dell’acqua della realizzazione della TAV il malcustume politico ecc… Forse varrebbe la pena avere meno supponenza e più attenzione del loro agire politico, si potrebbe imparare qualcosa.
condivido l’analisi di Grassi e Burgio, ma non è chiaro cosa sarebbe la Federazione della Sinistra se rimanessero (rafforzandosi strategicamente) Rifondazione ed il Pdci.
un cartello elettorale?
un intergruppo?
pensiamo di avere il tempo e le energie per moltiplicare livelli dirigenziali (pdci+prc+fds) invece di moltiplicare con le sinergie la presenza nel territorio, nel conflitto, tra le gente?
Gli errori ed orrori di Rifondazione Comunista e dell’intera sinistra sono stati tanti, uno di questi è liquidare il movimento di Beppe Grillo come qualunquista (premetto che non ho votato in questo senso). Ciò che dovrebbe insegnarvi è che non se ne può più dello sterile dibattito “paranoide” all’interno delle vostre sezioni e della mancanza culturale che anima molti esponenti locali, delle continue contraddizioni e frammentazioni, del mancato superamento del tema unità del centro-sinistra/autonomia con slogan del tipo ‘usciamo da tutte le istituzioni, nessun accordo!” (un vero suicidio politico perché decontestualizzato).
Cosa offrono i grillini e la lega che tanto hanno successo? Senso di appartenenza (forse limitato ad aree tematiche) e azione declinata come attivismo con una prospettiva di speranza, di cambiamento.
Cosa potete fare (‘potete’ perché ho deciso di non far più parte di voi, trovando antieconomico un attivismo suicida)?
ESSERE CONTESTUALI. Il bello è che si tratta solo di usare il buon senso.
Purtroppo qui da noi in toscana precisamente a figline valdarno la lega ha preso più voti della federazione + sel….
perchè?
cementificazione del territorio un assessore di rifondazione in giunta che fa la bella statuina e voilà costruzione dell’ecomostro (scuole lambruschini)arriva sgarbi striscia la notizia e solo l’u.d.c dico l’u.d.c grida allo scempio del territorio.
prossime elezioni io comunista da sempre vado al mare……
Questo è un problema centrale. Noi ci arrovelliamo su forma, strategie sui massimi sistemi, organizzazione… e sul territorio ognuno come gli pare. Assessori e consiglieri comunali, cioè quasi le uniche rappresentanze elette di cui disponiamo ora, lasciati a se stessi. Situazioni dove ancora siamo divisi tra PRC e PDCI (l’uno all’opposizione l’altro in maggioranza). Certo che si è deciso di valutare caso per caso, comune per comune. Ma bisognerebbe anche controllare se la scelta effettuata è stata logica, se effettivamente la nostra partecipazione alle singole giunte locali ha senso, specie in quelle realtà dove non esistono circoli “sostanziali”, in grado di autogestirsi e valutare l’operato degli eletti e influenzarne le scelte. Una prima scelta DEVE ESSERE FATTA, ancor PRIMA dell’unità dei comunisti: PRC e PDCI devono assolutamente decidere che ci si presenta per forza UNITI alle competizioni elettorali anche locali. A costo di espellere chi non segue una linea unitaria dai rispettivi partiti. Come decidere la linea? Voto tra gli iscritti alla FdS. Così stimoliamo anche il tesseramento.
I contenuti prima degli schemi,riorganizzare una forza comunista prima di altre fantasie organizzativistiche che non casualmente cercano di scavalcare la necessità di ricostruire un soggetto comunista il più ampio possibile,ma comunista! Ricostruito il soggetto comunista dopo, sempre nel rispetto dei contenuti, ci si guarda intorno e si fanno le alleanze.Non vorrei che il premere per il congresso della Federazione sia un modo per non fare i congressi delle forze comuniste.Nel 2007 lasciai il PRC quando si tentò di rinviare il congresso previsto nel 2008 al 2009 ovvero a dopo le europee,chiara l’idea di sciogliere il PRC nella Sinistra Europea che non casualmente non aveva la falce ed il martello nel simbolo!Ora non vorrei che qualcuno tentasse di fare il congresso della Federazione per non parlar più dei congressi di una autentica forza comunista,sarebbe la vittoria postuma dei rinnegati Bertinotti e Vendola!
Appare evidente che, se ancora oggi, dopo tutte le sconfitte politiche, l’ attuale legge elettorale e la fase politica che stiamo attrversando, anteponessimo gli “sclerotici dibattiti ad uso interno” alla ricerca di unità a Sinistra, partendo dalle battaglie comuni, saremmo condannati all’ oblio e alla inutile testimonianza. Non vi è altra via di uscita, se non quella di restare al merito delle questioni, di costruire unità politica praticando le battaglie per i beni comuni, per il lavoro, per l’ ambiente, per la pace, la scuola e la sanità pubbliche. Lasciamo da parte (per una volta) i confronti laceranti sui massimi sistemi che ci hanno ridotto ai minimi termini. Frenare sulla Federazione della Sinistra così come chiudersi in improbabili settarismi, rappresentano oggi, prioritariamente per i compagni e le compagne di Rifondazione Comunista, le due ipotesi peggiori. Certe tentazioni vanno contrastate apertamente, senza tentennamenti. Qui c’ è in ballo il futuro di tutti e tutte noi, è non c’ è più tempo da perdere. Chiudo con un esempio: in questi giorni sto raccogliendo assieme a tanti altri, le firme per il referendum sull’ acqua pubblica. Siamo in tanti, di tanti partiti e associazioni e tanta gente, tanta davvero, si ferma ai banchetti per firmare. Chi firma, in larga parte orientato a sinistra, condivide il merito della battaglia; non interessa a nessuno di quale partito di Sinistra sia chi sta raccogliendo le firme. Nè penso che apprezzerebbero se in quei banchetti ci fossero nell’ ordine:
la bandiera di Rifondazione
la bandiera del PDCI
la bandiera di SEL
la bandiera di Sinistra Critica
la bandiera degli amici di Grillo
la bandiera del PCL
la bandiera dell’ sindacato di base X
la bandiera dell’ movimento Y
e qualche altra bandiera ancora.
E’ l’unità sui contenuti VERI E SERI che paga, che risponde alle domande di cambiamento, che riesce a mobilitare, nient’ altro. C’è chi può sostenere il contrario ed essere preso sul serio? Sono certo di no.
Condivido e sottoscrivo l’ intervento di Burgiuo e Grassi!
Mi pare che la “questione comunista” sia stata posta molte volte, anche da dirigenti come Enrico Berlinguer certamente “capaci di avere un vero rapporto con le masse”. Ma al di là della storia, la questione comunista è posta oggi proprio dalla situazione concreta in cui viviamo: di fronte alla crisi capitalistica più grave degli ultimi decenni, proprio i comunisti stentano a ritrovare la bussola, a riorganizzarsi, ad avanzare proposte alternative, a porsi come punto di riferimento per le masse colpite dalla crisi. La questione si pone in particolare in un paese come il nostro, che ha visto la maggiore esperienza comunista organizzata dell’Europa occidentale, la dissipazione irresponsabile e cieca di quell’enorme patrimonio, e poi il tentativo di una “rifondazione comunista” che di fatto non è stata mai tentata sul serio, perchè mai si sono poste le questioni principali: ricostruzione di un partito di massa radicato nei luoghi di lavoro e nei territori (mentre si almanaccava sulla “forma partito” e si dava gran peso alle apparizioni televisive del segretario); dibattito teorico e formazione dei quadri; ricostruzione di un programma minimo su cui tentare di ricostruire un processo di ricomposizione di classe. Oggi mi sembra che siano ancora queste le priorità, assieme a una discussione profonda sulla crisi della democrazia e sul come sia cambiata la forma-Stato nei paesi a capitalismo avanzato. Ma per rispondere a queste questioni, occorre che almeno il primo nucleo di una politica di alleanze vasta e a cerchi concentrici abbia un’identità chiara precisa e un minimo di compattezza organizzativa che nè la Federazione della Sinistra nè i nostri stessi partiti divisi in correnti hanno: un nucleo comunista organizzato, il più possibile di massa, he poi faccia tutti i passaggi unitari che la situazione richiede. E’ questa la scommessa che tutti insieme facemmo nel 1990-91; il processo non è andato come speravamo, e il bertinottismo (ancora molto presente nel PRC) ha avuto un certo peso in questo arresto (ne vogliamo parlare? vogliamo analizzare le “innovazioni” culturali del PRC e la confusione che hanno prodotto?). Ma oggi la scommessa è ancora in piedi, con la differenza che se non tentiamo di dare qualche risposta oggi, domani rischia di essere davvero troppo tardi.
Un caro saluto a voi tutti,
Alexander Höbel
Dalla Grecia all’Europa
Non permettiamo che la loro crisi diventi la nostra
Costruiamo anche in Italia una mobilitazione unitaria
Nota dell’Esecutivo nazionale di Sinistra Critica
La crisi greca si sta traducendo, dopo l’approvazione del piano di risanamento del governo socialista di Papandreu, in un attacco senza precedenti alle condizioni dei lavoratori e delle lavoratrici di quel paese. Riduzione dei salari, dei diritti, delle pensioni, tagli al pubblico impiego e ai servizi sociali, aumento indiscriminato delle tariffe, senza nessun intervento sui profitti e sulle rendite, costituiscono l’unica ipotesi messa in campo per arginare il buco dei conti pubblici alimentato da corruzione, parassitismo e corsa al profitto.
Contro questa ricetta sindacati e lavoratori hanno iniziato una risposta cui vogliamo dare il nostro pieno sostegno come abbiamo già fatto con l’appello firmato da circa quaranta organizzazioni della Sinistra anticapitalista europea tra cui Sinistra Critica.
Ma i piani di austerity stanno per abbattersi sull’intera Europa e non solo sulla Grecia. Gli accordi siglati la scorsa notte per costituire un Fondo europeo di garanzia da 600 miliardi di euro significano semplicemente che ciascun bilancio nazionale sarà d’ora in poi monitorato e scandagliato dai tecnocrati europei i quali detteranno le prossime manovre finanziarie ai governi in nome del rigore monetario. E’ quanto sta per avvenire con la Spagna e il Portogallo ed è quanto avverrà anche in Italia dove si parla già di una manovra correttiva di 25 miliardi di euro, di allungamento ulteriore dell’età pensionistica, di tagli alla spesa sociale e così via. E dove la crisi viene fatta pagare anche sotto forma di riduzione dei diritti come dimostra l’ipotesi di cancellare lo Statuto dei lavoratori o il Collegato lavoro discusso in Parlamento senza una vera opposizione.
Anche il ritorno in auge di prospettive di “unità nazionale” e di governi “di salute pubblica” sta a indicare la possibilità di un nuovo massacro sociale che colpirà i soliti noti.
Pensiamo che contro le ricadute sociali della crisi sia indispensabile mobilitarsi e non farsi trovare impreparati. Le conclusioni del congresso Cgil non aiutano in questa direzione. Le forze politiche, sociali, sindacali che non vogliono abbandonare una visione di classe e un’intransingente difesa dei diritti, delle condizioni e delle prospettive di lavoratori, lavoratrici, giovani, precari e precarie devono e possono trovare una convergenza unitaria per organizzare la più ampia mobilitazione.
Per questo facciamo appello a tali forze per realizzare in tempi rapidi un incontro nazionale per costituire, nel rispetto delle diverse autonomie e dei diversi ruoli, una iniziativa realmente unitaria, efficace, fuori dal coro dell’unanimità liberista – che caratterizza anche il Pd e il centrosinistra – e in grado di dire che le nostre vite valgono più dei loro profitti.
Sinistra Critica
Mi sembra del tutto condivisibile.
Perché quelli che tanto cianciano di unità delle sinistre non ci spiegano come mai FdS non aderisace ?
Posso anche sbagliarmi, ma credo proprio che alla base dei ragionamenti di Grassi e Burgio ci sia una totale sfiducia nella possibilità che in Italia possa esistere una forza comunista alternativa e indipendente dal P.D.
Antonio Piro
Appunto . Si scrive che dopo il lacerante congresso di Chianciano da più parti si è convenuto che il tema della “nuova” unità era conditio sine qua non per un progetto di rinascita. Si è data la colpa ai transumanti di SEL, a Bertinotti ed alla sua visione “monocratica” della gestione del partito.
Non ci si è accorti allora che le divisioni sarebbero state letali e lo stesso errore si fa ora a non considerare almeno la Federazione un progetto ri-fondativo ed aggregante. A patto che ogni parte in causa perda qualcosa a beneficio del comunesenso di appartenenza.
A patto che di nuovo le spinte del “però” non prevalgano. A patto che sia chiaro fin da subito che la Federazione nasca per diventare soggetto propositivo e non solo aggrgativo per essere solo contro Berlusconi e le destre.
La perdita di consensi sarà anche figlia di un sistema elettorale maggioritario che “premia” il voto utile (?) ma sostanzialmente è la derivata prima della mancanza di chiarezza e di linea politica unitaria.
Parallelamente si potrebbe prendere a paragone Veltroni e la sua politica del “ma anche”, un gran minestrone dove tante persone girano vorticosamente su se stesse frastornate dai troppi punti di riferimento.
Pochi punti essenziali, accordi programmatici di base di tutta la sinistra ormai (e speriamo per poco tempo ancora) extra parlamentare, orgoglio sotto i tacchi e orecchie dritte e tese al mondo del lavoro.
Leggiamo tutti di continue tendenze al distinguo ed al dissenso: nel PD nella CGIL, nello stesso Pdl e via così.
Ma abbiamo scordato la lezione politica delle ultime regionali? Chi ha imposto il suo ritmo ed il suo gioco è la Lega, una voce unitaria fortemente rispettata dal primo all’ultimo dei militanti.
Ed è stata premiata , punto e basta.
Si ribadisca che il nostro verde è il ROSSO e che la parola comunismo non sia più bandita dal nostro lessico: comunismo non vuol dire statalizzare tutto, non vuol dire povertà diffusa, comunismo non vuol dire abbattere la proprietà privata. Siamo nel 3° millennio e la parola comunismo deve ancora rappresentare difesa dei diritti di tutti coloro che hanno un lavoro o lo vogliono trovare, vuol dire parità ed uguaglianza nell’accesso al mondo scolastico, vuol dire difesa strenua della sanità pubblica. Difesa dei diritti ma anche dei doveri: diritto alla salute e dovere nel darla e garantirla paritariamente.
Vuoi la sanità o la scuola privata? Se puoi permetterti di pagarla d’accordo, ma non venga dato un centesimo nè a che la va a cercare ne’ a chi la pratica!
Al di là di come sia composto l’elettorato di Rifondazione e della futura Federazione, l’idea secondo me (ultimo di che ancora mette una croce sul simbolo) deve essere questa: tutte le altre sono fregnacce da sottobosco, sottotraccia, baggianate!
Se si vuole davvero tornare a contare qualcosa, se davvero si vuole evitare di scomparire bisogna ricosiderare che dagli errori si impara solo se tutte le parti del proprio organismo sono disposte a rimettersi in gioco e lavorare all’unisono.
Se no, tanto vale ammainare bandiera e proclami, turarsi il naso e sperare che Bersani (o chi per lui) sia meno peggio di Veltroni….
Che senso ha costruire una Federazione dentro la quale vivono come i separati in casa i due partiti comunisti (PRC e PDCI), quando fuori dalla Federazione c’è la necessità di ricostruire una unità dei comunisti che potrebbe andare oltre i due partiti.
Ho sempre condiviso la posizione di Essere Comunisti ,ma su questa questione facio fatica a capire quale siano le difficoltà che impediscano di lavorare per la costruzione di un partito Comunista!
Perdiamo su tutti i versanti: Iscritti, Circoli, elettori da quando abbiamo inventato l’Arcobaleno arrivando alla Federazione .
Sono convinto che la dove ci presentiamo con le nostre idee e la nostra identità la gente ci capirà e ci premierà.
Nelle ultime elezione amministrative in Comune di Ferrara e nella provincia di Ferrara (2009) ci eravamo presentati agli elettori con una lista unitaria PRC/PDCI che ha ottenuto il miglior risultato in tutta la regione dell’Emilia Romagna (come Rifondazione e PDCI) con una candidatura comunista a Sindaco del Comune di Ferrara.
Sono d’accordo che bisogna rafforzare la Sinistra plurale , ma prima bisogna rafforzare i comunisti.
saluti a tutti
Kiwan
Caro Kiwan,
sono d’accordo con le tue valutazioni politiche generali.
Ciao
Fausto
Rolando e Massimo mi rispondono così celermente che non prendono neppure in considerazione i miei argomenti. Vediamo se riusciamo a far meglio.
Cordialmente
Fausto Sorini
Scusami Fausto se non sono riuscito a sondare la profondità della questione che hai sollevato. Anche tu, però, dovresti riflettere sul motivo per cui i compagni non ti prestano un’adeguata attenzione. Le tue stesse parole mi inducono a far di conto: dici che i 2/3 del Prc è tuttora affetto dal bertinottismo. L’area essere comunisti, a parer tuo, eclissa la “questione comnista”. Se le cose stessero effettivamente così, tu saresti l’unico comunista rimasto in Italia.
Caro Massimo,
ti prego di non farmi dire cose che non ho detto. Cerca di essere più corretto nella discussione.
Non ho mai detto che “l’area di Essere Comunisti”, composta da migliaia di iscritti al PRC, “rimuove la questione comunista”. Credo che sia vero il contrario. Ho detto che la questione è rimossa nell’articolo di Grassi e Burgio. Non è la stessa cosa.
Se poi mi inviti a far di conto, proviamo così: gli iscritti dichiarati di PRC e PdCI sono oggi complessivamente circa 70.000. A voler essere prudenti, più della metà di essi aspira certamente a ricostruire un partito comunista unito e unitario nel Paese, nel quadro – mi pare evidente – di larghi rapporti unitari a sinistra (non già in un improbabile, velleitario e poco splendido isolamento).
E’ una base sufficiente per ricominciare un lungo processo costituente di ricostruzione, capace di coinvolgere o ricoinvolgere migliaia di comunisti senza tessera e oggi senza partito.
Fausto Sorini
La questione comunista? Da quel che ricordo i comunisti, quelli capaci di avere un vero rapporto con le masse, non si sono MAI posti la questione comunista, ma piuttosto la questione meridionale, la question e del lavoro, la questione morale, la questione democratica ecc. ecc. Ovvero il primo pensiero dei comunisti è sempre stato come servire il popolo, nella prospettiva del socialismo. Mi pare che Claudio e Alberto si pongano dal punto di vista di quella concretezza spesso drammaticamente assente a sinistra, e spiace dirlo, spesso assente proprio in coloro che invocano la questione comunista. Se i comunisti non sono capaci in italia di dimostrarsi utili al popolo che lavora, e per cacciare la destra dal governo del paese, be non si capisce che senso abbia la questione comunista. Si può certo creare il micropartito ML duro e puro e che diffida di tutti, come sempre sopratutto di chi è più vicino, ma questo autismo autosufficiente è quello che porta alla scomparsa dalla scena politica e alla completa insignificanza culturale e tra la gente.
Bravi Alberto e Claudio, sempre più chiari, e spero si riesca collettivamente a fare quel che il nostro ex elettorato ci chiede: BASTA UNA VOLTA PER TUTTE CON LE DIVISIONI A SINISTRA, SERVE UNA SINSITRA PLURALE UNITA NELL’AZIONE ED ELETTORALMENTE, CON TUTTE LE SUE VARIANTI …
Rolando è stato ancor più chiaro di Grassi e Burgio. Anch’io condivido le loro posizioni. Ma quale questione comunista? L’unità tra il Prc e il Pdci è stata realizzata nella maniera più intelligente all’interno della Federazione della Sinistra. Ed abbiamo potuto verificare che questo tipo di aggregazione non è sufficiente, se si ferma al 2,8%. Occorre riaggregare tutte le forze della sinistra di alternativa, come dice Rolando, per costruire una sinistra “plurale” dove i comunisti facciano sentire il proprio peso non come tendenza culturale ma come portatori di una proposta politica che punta a trasformare radicalmente l’attuale sistema economico.
“…BASTA UNA VOLTA PER TUTTE CON LE DIVISIONI A SINISTRA, SERVE UNA SINSITRA PLURALE UNITA NELL’AZIONE ED ELETTORALMENTE, CON TUTTE LE SUE VARIANTI …” sono gli stessi slogan che si sentivano agli Stati generali della sinistra (quelli stati generali nei quali si progettò il disastro elettorale…) e ai tempi della sinistra arcobaleno. Quando si perdono 2/3 dei voti, degli iscritti e dei militanti sarebbe saggio riflettere bene su come ricostruire su queste MACERIE, almeno prima di ripetere slogan stantii e vuoti, insieme agli stessi errori…
E poi per quale ragione ‘in mezzo alle strade’ i comunisti dovrebbero tornarci clandestnamente? Cosa impedisce ai militanti comunisti – che ci sono ancora in Italia, a migliaia – di farlo con i loro simbli, le loro IDEE e in modo unitario con tutte le altre componenti della sinistra, parte del Pd compreso? Tantopiù in una fase mondiale dove chi deve giustificarsi è il Capitale e non il movimento comunista, vedi vicende greche…
La si può rimuovere finchè si vuole ma, come si vede, la questione comunista ritorna sempre, anche nella nostra Italietta, sarà un fantasma che sopravvive…
Stefano
Concordo totalmente con l’intervento di Rolando.
Io ritengo che la divisione dei comunisti in Italia in due partiti dall’1-2% vada superata al più presto. Ma al tempo stesso non riesco a capire i compagni che parlano solo e soltanto di “questione comunista” e “unità dei comunisti”, omettendo completamente l’urgenza di una attività e proposta politica che sia rivolta all’esterno e parli a tutta la sinistra e alle masse, avanzando una risposta alla grave crisi economica e democratica del nostro paese.
Il compagno Fausto Sorini parla dell’unità a sinistra come di “tattica”, ma mi pare che così facendo sottovaluti l’enorme gravità della situazione e la nostra enorme arretratezza, che certo non ci consentirà di andare a capo della parte cosciente del proletariato in tempi brevi. L’unità delle forze di sinistra in un fronte comune, con la presenza organizzata e cosciente dei comunisti, è una necessità strategica per la nostra stessa sopravvivenza.
Sono d’accordo con Andrea. Non inventiamoci divergenze che non esistono.
Fausto Sorini
nessuno mette in discussione i rapporti unitari a sinistra, lo stesso Diliberto viene criticato da settori del Prc perchè lo fa nel ampo largo di centrosinistra…
sui rapporti a sinistra ‘ampi’ e anche ’strutturati’ si è sostanzialmente tutti d’accordo, la questione è un’altra:
OGGI, IN ITALIA, PAESE CHE NEL 2010 SENTIRA’ MOLTO QUESTA CRISI ECONOMICA, NE CONTINGENTE NE CICLICA MA STRUTTURALE,HA SENSO PROGETTARE E LAVORARE – OGGI – PER LA PERMANENZA DI UN PARTITO COMUNISTA UNITARIO E RINNOVATO (gruppi dirigenti compresi)?
Ho letto con interesse e attenzione.
Trovo molte considerazioni condivisibili, sulla tattica.
Trovo incredibile la pressochè totale rimozione della questione comunista, in una situazione come quella italiana dove i comunisti organizzati in partito rischiano letteralmente di scomparire.
E non si dica che il problema sarebbe garantito dall’ “autonomia organizzativa e strategica di Rifondazione comunista”!
Ogni militante informato del PRC sa molto bene che il gruppo dirigente fondamentale del partito è formato:
-per un terzo da ex vendoliani che dichiarano apertamente (e coerentemente) che il loro progetto strategico è una Linke all’italiana (cioè una forza socialdemocratica di sinistra);
-un altro terzo (ferreriani e dintorni, ivi compresa la componente trotzkista di Falce e Martello) sostiene – del tutto legittimamente – una variante programmaticamete più di sinistra di tale progetto Linke, ma si oppone con ferma determinazione ad ogni progetto di ricomposizione unitaria di un partito comunista nel nostro Paese (a partire dalla ricomposizione di PRC e PdCI);
-nel terzo restante troviamo che alcuni dei maggiori dirigenti della componente di Essere Comunisti (come Grassi e Burgio, appunto) riescono a scrivere un editoriale della loro rivista (come questo) in cui la questione della ricostruzione del partito comunista viene semplicemente rimossa. NON SE NE PARLA NEPPURE, COME SE LA QUESTIONE NON ESISTESSE O FOSSE GIA’ RISOLTA DALLA PRESENZA DEL PRC…IL CHE SIGNIFICA CHIUDERE GLI OCCHI DI FRONTE ALLA REALTA’. Mentre ogni attenzione viene rivolta al problema, pur importante sul piano tattico, dei rapporti con Vendola.
Vogliamo discuterne apertamente, senza doppiezze e senza caricature delle reciproche posizioni?
Cari saluti
Fausto Sorini
Condivido pienamente quanto sostenuto da Sorini