Manca ancora qualche aggiornamento, ma i dati del tesseramento del 2009 che allego a questo post possono essere considerati definitivi.
Come vedete gli iscritti sono 46449, pari al 65% dell’anno precedente.
Si tratta di un arretramento pesante che avevamo ampiamente previsto nella assemblea nazionale di Caserta il 7 e 8 novembre dello scorso anno.
E’ importante fare una riflessione su questo dato e io cercherò di farla, seppur brevemente. Prima però vorrei mettere in rilievo un fatto: siamo rimasti l’unico Partito che espone pubblicamente, su un quotidiano, il numero dei propri iscritti. Non sarebbe male che ciò venisse fatto da tutti, in particolare da quei partiti che, agitando il tema della lotta alla partitocrazia, da quando sono nati non hanno mai fatto un congresso e non hanno mai reso trasparente la propria situazione organizzativa.
Quali sono le cause del nostro arretramento? Si tratta di cause molteplici, tre delle quali mi paiono quelle principali.
La prima consiste in una crisi generale della politica ed in particolare di quella politica che si esprime attraverso l’adesione ad un partito. E’ un fatto che riguarda tutte le forze politiche. Per fronteggiare questa situazione credo che per noi comunisti sia necessario cambiare radicalmente la nostra struttura organizzativa, il modo di fare politica, gli strumenti e i luoghi che utilizziamo. Senza una revisione profonda di tutto ciò il calo delle adesioni è destinato ad aumentare. A partire dai nostri Circoli e dalle nostre Federazioni il messaggio che dobbiamo dare è quello dell’apertura, dell’accoglienza. Vanno pertanto trasformati i luoghi della politica, nei quali non soltanto si fanno riunioni, ma si organizzano anche momenti di socialità: cene di autofinanziamento, corsi di lingua per i migranti, costituzione dei Gap e delle casse di resistenza. Senza dimenticare un lavoro che in questi anni abbiamo un po’ trascurato: la formazione e il dibattito sulle grandi questioni teoriche, storiche e internazionali. Perché se è vero che il giovane che si avvicina a Rifondazione comunista diffida giustamente di dogmatiche certezze, è altrettanto vero che vuole discutere “in profondità” i problemi che vive.
La seconda causa della flessione è stata sicuramente la scissione che si è prodotta dopo il congresso di Chianciano. I 25.000 iscritti che mancano rispetto al 2008 non si sono certamente tutti “trasferiti” in Sinistra, Ecologia e Libertà, ma con ogni probabilità la maggioranza di essi non si è iscritta a nessun partito. Questo distacco ha sicuramente a che fare con i disastri prodotti a sinistra negli ultimi vent’anni: scissioni e ancora scissioni. Il risultato concreto che esse hanno prodotto è che ogni volta una parte delle nostre compagne e dei nostri compagni “torna a casa” deluso da personalismi. Senza invertire questa tendenza alla divisione non vi è nessuna speranza di riacquistare un minimo di credibilità. Ecco perché è importante, come ha deciso l’ultimo Comitato politico nazionale, costruire rapidamente la Federazione della Sinistra, prima tappa di un processo di ricomposizione a sinistra dopo venti anni di divisioni. Parallelamente a ciò va lanciata subito una offensiva unitaria nei confronti di Sinistra Ecologia e Libertà. I progetti per il momento sono diversi, ma sono tante le lotte che possiamo fare assieme se accantoniamo le “beghe dei piccoli orticelli”: raccolta di firme per il referendum sull’acqua; sostegno al mondo del lavoro; lotta al razzismo e a tutte le forme di discriminazione; difesa della Costituzione e dei valori della Resistenza. E’ poco? Non mi pare!
La terza causa risiede nel crollo di credibilità che abbiamo subìto con la partecipazione al governo Prodi (2006-2008) e il conseguente esperimento della Sinistra Arcobaleno. Il discorso è semplice: quando governa la destra si sviluppa nel nostro elettorato una spinta fortissima all’unità e se ci presentiamo uniti alle forze del centrosinistra veniamo premiati (i migliori risultati li abbiamo avuti nel 1996 e nel 2006). Subito dopo, però, la coalizione va in crisi per le differenze profonde che convivono al suo interno. Sono gli effetti perversi del sistema maggioritario e bipolare che noi giustamente contrastiamo e che ha prodotto tanti danni a questo Paese, a partire da un incremento fortissimo dell’astensionismo.
Dobbiamo fare tesoro di queste esperienze negative, che ci hanno isolato dai nostri referenti sociali. Ma qui e ora, con un governo Bossi-Berlusconi, è urgente e ineludibile il problema di unire le forze democratiche e della sinistra per sconfiggere la destra (che è tutt’altra cosa che stringere un accordo di Governo).
Sulla base di queste valutazioni e di queste proposte di lavoro che il Partito si è dato, credo che sia possibile anche intraprendere un lavoro di ricostruzione del nostro partito e della sua capacità organizzativa.
L’obiettivo che possiamo darci è quello di completare il tesseramento del 2010 in concomitanza con la chiusura della Festa nazionale di Liberazione di settembre, per poi dedicare gli ultimi tre mesi dell’anno al recupero di vecchi iscritti e alla ricerca di nuove adesioni. I segnali che cominciano ad arrivare da alcuni territori dicono che ce la possiamo fare!
P.S. Allego anche il dato degli iscritti a Rifondazione dal 1991, la relazione dell’assemblea di Caserta e i 10 punti approvati. Possono essere elementi utili per una riflessione più approfondita

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IL PARADISO PERDUTO
Pubblicazione curata dal Centro Studi Biologia Sociale
Acireale, Aprile 2008.
Libro di Carmelo Rosario Viola
Recensione di Laura Tussi
Carmelo Rosario Viola, nato a Milazzo nel 1928 e abitante ad Acireale, è uno stimato e serio studioso di scienze sociali ed antropologiche, un intellettuale acuto e preparato, un opinionista e politologo attento e sempre presente nei dibattiti politici, economici, sociali e culturali, attuali e di ogni tempo. Viola è il padre di una nuova disciplina, la “Biologia del Sociale”, un’innovativa corrente di pensiero anarchico e anticapitalista, il cui spirito riecheggia in modo accurato e dettagliato in questa corposa autobiografia, dove la visione e l’analisi dell’intera condizione umana vengono elaborate in chiave storica, sociale e culturale e condotte con rigore metodologico e scientifico. “Il Paradiso Perduto” è un’opera dal taglio intimamente interioristico, in una capillare descrizione autobiografica, di dieci mesi della prima adolescenza dell’Autore, vissuti come parentesi esistenziale, visti oramai con gli occhi della terza età, in un’appassionata narrazione di stile sobrio e chiaro, che coinvolge il lettore in vari esiti di originalità e in indicazioni di concretezza pragmatica, che pongono in rilievo aspetti latenti della maturazione evolutiva dell’uomo, sia sul piano individuale, sia sociale e comunitario, soprattutto nei diversi punti di vista caratterizzati da intrecci di pensiero economico, sociale, antropologico, etico ed esistenziale.
L’Autore indaga, ricostruisce ed approfondisce paesaggi e scene di ambientazioni naturali e umane che ritraggono un’adolescenza a diretto contatto con la natura, dove il dato autobiografico si intreccia con la congiuntura storica, sociale e politica del Meridione e della Sicilia del periodo bellico, in cui è narrata l’esperienza di un giovane immerso in riflessioni contrastanti, tra conflittualità familiari e spinte ideali, nell’acquisizione progressiva di un’identità psicologica e di un’autonomia personale.
Nel racconto si susseguono intere generazioni tra speranze, sogni e disillusioni, gioie e dolori, nella ferrea volontà di riscatto sociale e culturale, in proiezioni propositive di sviluppo materiale ed esistenziale. Nell’autobiografia si incrociano e si intrecciano i sogni, le idealità, le speranze di un adolescente, nei vari colori contrastanti e conflittuali dell’esistenza, tra proiezioni psicologiche illusorie, intimi scavi interiori e vani sogni infranti, dove la realtà si impone, dimostrando la vera natura umana, che frantuma gli aneliti ideologici di speranze future, nelle solitudini solipsistiche della giovinezza.
L’Autore rivive la propria esperienza nell’amore appassionato per la natura, per l’innocenza delle figure dei nonni, i primi amori, in una narrazione sobria e schietta che si manifesta nel desiderio imperante di conoscenza e introspezione di un mondo interiore, proiettato verso uno slancio di rettitudine morale, di giustizia, di verità e pace sociale, etica ed esistenziale, nel rispetto dei valori fondamentali della vita.
L’autobiografia traccia un ampio complesso genealogico, nella descrizione di ambienti familiari, personaggi ed elementi naturali, ripercorrendo itinerari interiori, tracciati analiticamente in una sorta di autopsicoanalisi, sostenuta dall’Autore in uno schietto e profondo pensiero politico e filosofico, avvalorato da una prosa penetrante, per cui il giovane Viola vive un intimo dramma individuale, collegato alla propria situazione familiare, tramite le prime pulsioni dello sviluppo psicofisico e la propulsiva spinta istintiva contro tutte le forme di ingiustizia.
Il mondo culturale nazionale e internazionale rende grazie a Carmelo Rosario Viola, quale studioso profondo, attento e appassionato che testimonia un ricco mondo interiore proiettato nella realtà del presente e nell’attualità sociale, dove egli continua ad affrontare e contrastare ogni atto di ingiustizia, costruendo ed elaborando innovativi itinerari di studio e di analisi culturale, per un cambiamento sociale propositivo, un progresso costruttivo, un futuro a misura di persona e autenticamente sostenibile per le nuove generazioni. Laura Tussi
Le Elezioni in GB ci indicano qualcosa ?
Un partito minore , i lib-dem , è arrivato a diventare l’ago della bilancia in GB e su posizioni tutt’altro che facili , per es. sono stati gli unici ad essere contrari alla guerra in Iraq , e questo in un paese come l’inghilterra strettamente connesso con l’impero USA .
Ora si trovano , con il loro 25% di consensi , a poter trattare da posizioni di forza e indovinate un po’ cosa chiedono ?
UN SISTEMA ELETTORALE PROPORZIONALE !
Come ci sono riusciti ?
Ci sono riusciti facendo una politica che in questo sito ci si ostina a chiamare “minoritaria” , che poi altro non è che portare avanti la propria visione delle cose.
La mia morale è la solita : l’unico modo che abbiamo per sopravvivere è crescere , e l’unico modo per crescere è essere ben visibili e distinguibili dallo sfondo dello scenario politico.
Le politiche togliattiane se le possono permettere i partiti da 30% , non noi.
In Germania la destra perde!! La Linke supera lo sbarramento del 5% nel lander più popoloso della Germania. Speriamo che presto avvenga anche in It
BERLINO – E’ la Stalingrado di Angela Merkel. Alle elezioni di oggi nel Nordreno-Westfalia (il più popoloso e politicamente decisivo dei 16 Stati della Repubblica federale, e uno dei più prosperi) la Cdu-Csu della cancelliera ha incassato un crollo oltre ogni previsione: secondo gli exit poll precipita dal 44 al 34 per cento circa, cioè perde almeno dieci punti. I suoi alleati liberali (Fdp) sono al 6,5 per cento, cioè guadagnano 0,3 punti rispetto alle ultime elezioni locali, ma si vedono più che dimezzati rispetto al quasi 15 per cento raccolto a livello nazionale alle ultime elezioni politiche federali. Volano invece le opposizioni: la Spd (socialdemocrazia, il più antico e importante partito della sinistra democratica tedesca ed europea) è alla pari con la Cdu al 34 per cento circa, i Verdi balzano al 12,6 per cento, il loro massimo storico assoluto. La Linke, la sinistra radicale – frutto dell’alleanza tra i neocomunisti dell’Est e i dissidenti di sinistra usciti negli anni scorsi dalla Spd – sono al 6 per cento, quindi solidamente sopra il quorum del 5 per cento necessario a entrare nel Parlamento del land. La partecipazione al voto, al 59 per cento, è ai minimi storici, in una triste conferma della disaffezione alla politica.
Per il governo di Angela Merkel, sullo sfondo della crisi aperta dall’emergenza greca per l’euro e il futuro dell’Unione europea, non poteva andare peggio. Il voto in Nordreno-Westfalia significa che il centrodestra (appunto la Cdu della cancelliera, la Csu bavarese e i liberali del vicecancelliere e ministro degli esteri Guido Westerwelle) perdono la maggioranza al Bundesrat, la Camera delle Regioni. Dunque da ora alla fine della legislatura, cioè per i prossimi tre anni e mezzo, l’Europa intera avrà a che fare con una Germania azzoppata da un esecutivo debole e costretto a continui compromessi.
La rabbia e il dissenso degli elettori causati dalla reazione troppo lenta, prima dura e poi concessiva, della cancelliera all’emergenza Grecia sono il grande sfondo della disfatta del centrodestra. La maggioranza degli elettori non voleva che soldi tedeschi andassero a salvare Atene, e al tempo stesso la maggioranza della gente teme il peggio per il futuro dell’euro e del potere d’acquisto. Al tempo stesso, a livello locale, il governatore uscente, il democristiano (Cdu appunto) Juergen Ruettgers, uomo di continui compromessi e inciuci, non ha retto il confronto con la combattiva, pragmatica capolista socialdemocratica Hannelore Kraft. La quale ora potrebbe guidare lo Stato più popoloso di Germania, insieme ai Verdi e forse con l’appoggio esterno della Linke.
In Europa, da oggi, Angela Merkel durissima fino all’ultimo sul tema della solidarietà con la Grecia e con gli altri Paesi dell’eurozona in difficoltà, appare più indebolita e a rischio che mai. Intanto volano le cifre di disavanzo e debito tedeschi, e le entrate tributarie denunciano un ammanco di 39 miliardi rispetto al previsto.
Per chi ama le statistiche: rispetto alle politiche di pochi mesi fa (27 settembre 2009), stando al sondaggio più aggiornato, la SPD recuperebbe un mucchio di consensi (dal 28,5% al 34,5%)e la Linke passerebbe dall’8,4% al 5,5%. Il che significa che, purtroppo, molti “socialdemocratici di sinistra” sono tornati alla casa madre.
Un risultato quello della Linke, che non permette certo trionfalismi e inopportuni paragoni con le precedenti elezioni regionali. Un risultato su cui riflettere, senza inopportune strumentalizzazioni finalizzate a rilanciare nuove versioni della “Sinistra l’Arcobaleno”.
Caro Mauro, sei patetico!
La Linke prende quasi il sei per cento nella regione più’ operaia e importante d’Europa e tu vai a cercare improbaili paragoni???!!! Guarda il tuo Piemonte e poi ne parliamo!!
Se alle prossime amministrative di Torino prendessimo la meta’ di quello che ha preso la Linke, ci sarebbe da ubriacarsi!!!
Quasi io avessi mai magnificato gli “esaltanti” risultati della “sinistra alternativa” italiana! Ma quando mai!
Patetici mi sembrano piuttosto quelli che invocano i “successi” della Linke (tacendo accuratamente su quelli dei partiti comunisti del nostro continente, adducendo magari la scusa che non sono compatibili con la realtà italiana) per riproporre i pateracchi in salsa nostrana che ci hanno portato al disastro (compreso quello del Piemonte che certo non sono io a negare).
Quanto alla Linke, non vorrei aver toccato i “santi in paradiso”. limitandomi a notare che, se in sette mesi, si perde il tre per cento dei voti, qualche riflessione la dovranno pure fare anche loro. O no?
Ma che modo di ragionare???
Ho davanti i dati definitivi: CDU aveva il 44,8% e 89 eletti passa al 34,6% e 67 eletti. SPD aveva 37,1% e 74 eletti passa al 34,5% e 67 eletti. Verdi avevano il 6,2% e 12 eletti passano al 12,1% e 23 eletti. Liberali avevano 6,2% e 12 eletti passano al 6,7% e 13 eletti. La Linke aveva il 3,1% e 0 eletti passa al 5,6% e 11 eletti.
Il commento mi sembra semplice: la destra perde, la socialdemocrazia tiene, i verdi molto bene e buona affermazione della Linke che entr con ben 11 eletti nel lander più importante della Germania.
E’ talmente vero che nessun commentatore dice il contrario. Penso che dovremmo essere contenti anche noi se nel paese più importante d’Europa si afferma anche all’ovest (non solo all’est come è avvenuto negli anni passati)un forza di sisnistra di classe e alternativa!
Anzi, forse dovremmo chiederci se non ci sia qualcosa da imparare!
Premetto che rispetto le opinioni di tutti gli intervenuti. E non sono certo io a rammaricarmi del fatto che la Linke sia comunque entrata nel parlamento regionale.
Mi infastidisce però di essere accusato di mettere in discussione il mito della “Linke” tedesca! Di cui, peraltro, mi permetto (al contrario di altri) di non condividere assolutamente una serie di atti politici, come, fatto gravissimo, l’espulsione dal gruppo parlamentare regionale a Brema di una deputata comunista che si era permessa di esprimere pareri non stroncatori, e più che ragionevoli, dell’esperienza storica della DDR.
Ho voluto, suscitando gli strali di qualcuno, solo sottoporre alla riflessione come in pochi mesi la Linke perda, a favore dei socialdemocratici (e non penso valga in Germania la logica del “voto utile” così come si presenta da noi) circa il 3% dei consensi (e una quantità di voti indubbiamente molto elevata). E ho inteso sottolineare che alle precedenti regionali la Linke non si presentava ancora (i compagni mi correggano se sbaglio) e che l’exploit degli ultimissimi anni non si era ancora manifestato. Tutto ciò a conferma, forse (mi si consenta questa riflessione, senza sommergermi di insulti), delle caratteristiche più “di opinione” ed elettorali della Linke, rispetto ad altre forze anticapitaliste europee (in particolare i PC di alcuni paesi) più strutturate, organizzate, radicate tra i lavoratori e nei movimenti di lotta (vedi il KKE) e meno esposte a oscillazioni rilevanti tra un’elezione e l’altra.
Sono convinto che non sia imbrogliare le carte non tenere conto dei dati elettorali più ravvicinati (è quello che hanno fatto PD e PDL in occasione della ultima tornata elettorale italiana, glissando elegantemente sui milioni di voti perduti), in ogni paese, compresa la Germania. E’ un po’ come se, nel valutare i dati di PRC e PdCI alle ultime regionali, azzardassimo paragoni con quelle precedenti e non con le consultazioni più vicine nel tempo. Non penso che, nell’analisi dell’ultimo risultato, sia passato per la testa a nessuno.
Quanto ai media europei (e ad alcuni frequentatori di questo blog), sarebbe interessante sapere come avrebbero reagito se la stessa flessione rispetto alle ultime politiche (o anche inferiore) fosse capitata ai comunisti greci o portoghesi. Non si sarebbero levati subito e strumentalmente i cori sulla “residualità” di queste forze?
Buongiorno a tutti. Ho appena finito di ascoltare Oscar Giannino su Radio 24. Il tema del giorno è la reazione dei mercati europei al piano “europeo” di preparazione, oltre che delle annunciate misure di prestito BCE+FMI pro (?) Grecia,e di contrasto versus altri possibili scenari di crisi speculativa contro l’euro attraverso attacchi ai debiti di stati sovrani.
Emerge a mio modo di vedere la presa di coscienza (forse per la prima volta) dei capi di stato europei che comunitariamente occorre muoversi. Abbiamo si una moneta unica, non abbiamo ancora un’analogo modello finanziario ed economico.
La UE è purtroppo ancora un’anatra più che zoppa direi senza zampe. Ci si balocca a standardizzare dimensioni di ortaggi e zucchine, a riunirsi in commissioni iperboliche per tracciare corridoi dove far passare alte velocità ma dimenticandosi che le merci non sempre devono percorrere quelle tratte…
Serve pensare ad un Europa unitariamente pronta a raccogliere e rispondere a sfide che purtroppo molte volte sono più simili ad attacchi veri e propri.
Serve pensare che Usa, Russia, Cina, India ecc. sono nazioni singole che manovrano in modo rapido e univoco.
Lametafora che mi sembra più azzeccata è l’Europa come l’Invicibile Armada spedita a fare un sol boccone della flotta inglese. Macilenti galeoni poderosissimi ma lenti a manovrare sconfitti inesorabilmente da una flotta di navi più piccole ma agilissime a colpire come un nugolo di fastidiosissime zanzare.
Manca da parte dei singoli governi la consapevolezza che occorra forse perdere una pare dei propri personalismi per metterli dentro il pentolone comune.
Regolamentare serve quando hai tempo da dedicarti a questo per preparare il terreno ad un plafond di leggi condivise da e per tutti ma quando da 3 anni a questa parte ci sono problemi ben più gravi del calibro di un kiwi, forse occorreva pensarci prima a pararsi il fondoschiena e non dover arrivare all’ultimo momento per fronteggiare un attacco non molto diverso da quelli scaturiti negli ultimi vent’anni contro la lira , la sterlina ecc.
Gli hedge Fund sono serpenti velenosissimi: letali e abilissimi a strisciare nel sottobosco della finanza e dell’economia.
Il capitalismo iper liberista li ha creati per permettere alle lobbies finanziarie di colpire con la rapidità di un mamba, uccidere e lasciare la carogna a disposizione degli spazzini di carcasse…
Come dicevano nei western i bounty killers “niente di personale, amico, ma devo farti fuori per incassare la taglia!”
Se vogliamo vederla più in profondità ed in prospettiva, però un fondamento minimissimo di giustizia sociale forse c’è (paradossalmente): ciò che accade forse contribuisce a preparare il debole di turno a rafforzare le difese, ti mando la mareggiata in modo che ti prepari allo tsunami che sta avvicinandosi…
Il problema di fondo è un capitalismo ormai sfuggito di mano a qualsiasi controllo politico etico e morale.
E’ un meccanismo perfetto guidato da meno di 100 persone potentissime che decide convenientemente dove colpire per mettere in cassa ulteriore potere economico e finanziario, in grado di condizionare tutto. Semplicemnte sono i veri padroni della terra.
Non lo sono gli armamenti e le mani che li guidano, non lo sono le borse e le oscillazioni delle valute, nemmeno i governi ormai ridotti a fantocci e burattini completamente nelle loro mani.
Da più di trent’anni hanno sviluppato un potere incredibile, grazie a tutte le deregulation scavate dal fantastico duo Reagan / Tatcher.
I ricchi sempre più ricchi e sempre più potenti ed i popoli sotto ad elemosinare gocce di sussistenza.
La vedo grigia perchè se la finanza e tutto ciò che ruota intorno a livello mondiale è ormai in mano a questo “circolo Pinay” e suoi sottoderivati (come si chiamano e che definizione abbiano è riduttivo, il problema è che esistono)difficilmente si potranno o si sono potute escogitare difese.
Datemi pure del pazzo ma secondo me il nuovo ordine mondiale è prossimo a venire, hanno pensato che troppo democrazia è stata concessa ed è ora di serrare i ranghi.
Attendiamoci altri attacchi ai debiti sovrani, quando l’India (o il Brasile) non servirà più la scaricheranno e la faranno ritornare al livello medievale da colonia qual’era sino a pochi decenni fa.
La Cina no, essendo di fatto una dittatura è immune a qualsiasi influenza anche perchè si è resa conto che è pronta per dominare.
compagni secondo me stiamo aspettando troppo tempo…è indispensabile agire immediatamente per l’unità di tutti i comunisti, anticapitalisti e ambientalisti…convocare subito una assemblea aperta a tutte le organizzazioni che vogliono partecipare alla costruzione di una sinistra di alternativa alle politiche borghesi del centro destra e del centro sinistra..è ora di svegliarsi compagnio grassi…questo processo deve iniziare da subito un processo di unità che costituisca un polo alternativo con un proprio programma pratico e unitario..bisogna muoversi compagni…basta aspettare…vogliamo risposte e segnali chiari…
Un segnale della riflessione in corso nel Partito Comunista di Spagna dopo le fallimentari esperienze di “Izquierda Unida”.
http://www.lernesto.it/index.aspx?m=77&f=2&IDArticolo=19400
Importante incontro tra Partito Comunista Portoghese e Partito Comunista di Spagna
Ufficio Stampa del Partito Comunista di Spagna
fonte: http://www.pce.es
Traduzione a cura di l’Ernesto online
Si è svolto, nella sede del Partito Comunista Portoghese (PCP) e su suo invito, un incontro tra le direzioni del Partito Comunista Portoghese e del Partito Comunista di Spagna (PCE), in cui il Segretario Generale del PCP, Jerónimo de Sousa, ha ricevuto il Segretario Generale del PCE, José Luis Centella, eletto al XVIII Congresso celebratosi nel novembre scorso.
Nel corso della riunione, Jerónimo de Sousa era accompagnato da Manuela Bernardino, membro della Segreteria del CC e responsabile della Sezione Internazionale, e da Angelo Alves, membro della Commissione Politica del CC. La riunione si è svolta in un franco clima da compagni e ha permesso un ampio scambio di opinioni sulla situazione nei due paesi, su diversi aspetti della situazione internazionale e sulle principali linee di cooperazione tra i due partiti comunisti.
Al termine dell’incontro, il Partito Comunista Portoghese e il Partito Comunista di Spagna:
1 – Constatando le conseguenze della crisi strutturale del capitalismo e delle politiche neoliberali e antisociali nella situazione economica di Spagna e Portogallo, manifestano la loro profonda preoccupazione per la linea conservatrice che i governi di entrambi i paesi seguono in nome della lotta contro la crisi, esprimendo il loro profondo disaccordo verso l’offensiva antisociale in corso contro i lavoratori e i diritti lavorativi e sociali dei popoli di Spagna e di Portogallo, le cui conseguenze sono chiaramente visibili, sia nei livelli storici di disoccupazione, che nella perpetuazione della povertà e delle disuguaglianze in entrambi i paesi.
2 – Denunciano le pressioni, i ricatti e l’artificiale drammatizzazione della questione dei deficit da parte dell’Unione Europea nei confronti di vari paesi, in particolare Portogallo, Spagna e Grecia, allo scopo di aprire la strada a una sempre più intensa offensiva contro i diritti dei lavoratori e dei popoli che permetta di garantire i profitti del grande capitale, in particolare del capitale finanziario. Sottolineano che il modo in cui l’Unione Europea sta gestendo la crisi attuale è rivelatore del suo indirizzo neoliberale e del processo di centralizzazione del potere economico e politico, elementi che stanno all’origine della crisi e che si sono approfonditi con l’entrata in vigore del Trattato di Lisbona.
3- Affermano che l’uscita dalla crisi che attualmente colpisce entrambi i paesi passa attraverso la rottura delle politiche, sia del governo del PSOE in Spagna che di quello del Partito Socialista (PS) in Portogallo, di appoggio e compromesso con gli interessi del grande capitale. Affermano la loro determinazione a proseguire la lotta in difesa dei diritti dei lavoratori e dei diritti sociali conquistati in decenni di dure lotte – in particolare la lotta per il diritto al lavoro con diritti e per i salari -, rafforzando in tal modo, attraverso vaste mobilitazioni popolari, la costruzione di un’alternativa politica reale di sinistra che combatta alla loro origine le cause della presente crisi.
4- Salutando le importanti lotte di massa che si stanno sviluppando in Spagna e Portogallo, come pure in altri paesi d’Europa, affermano la coincidenza delle loro posizioni in merito alla necessità di una maggiore politicizzazione della lotta dei lavoratori e dei popoli e sottolineano l’importanza della lotta ideologica, allo scopo di rafforzare tra le masse la consapevolezza della necessità della rottura con il capitalismo.
5 – Sottolineano il valore dei processi progressisti in corso in America Latina e manifestano in particolare la loro solidarietà con Cuba socialista, con il Venezuela Bolivariano e la Bolivia. Salutano le recenti vittorie elettorali delle forze progressiste in Bolivia. Denunciano la controffensiva imperialista in vari paesi dell’America Latina, respingono e riaffermano la loro intenzione di lottare contro la campagna diffamatoria in corso contro Cuba, la sua rivoluzione, dignità e sovranità. In tal senso affermano il loro impegno a contribuire al successo della azioni di solidarietà con i popoli dell’America Latina che si svolgeranno in occasione del Vertice UE-America Latina a metà di maggio nella città di Madrid.
6 – In sintonia con il Manifesto “Per la Pace, contro la NATO”, approvato a Lisbona lo scorso marzo e già sottoscritto da più di 50 Partiti Comunisti e Operai, e di cui PCP e PCE sono tra i primi firmatari, riaffermano i pericoli per la pace e la sicurezza mondiali che derivano dall’azione della NATO e che vengono ora approfonditi dall’intenzione di sottoporre a revisione la sua concezione strategica al vertice che avrà luogo a Lisbona il prossimo novembre. In tal senso i due partiti hanno individuato una delle linee della loro cooperazione nel rafforzamento della lotta per la pace, garantendo in particolare il successo delle mobilitazioni previste per il prossimo novembre in Portogallo, organizzate dalla Campagna “Pace si, NATO no”.
7 – Affermano la loro volontà di proseguire nel rafforzamento della loro cooperazione bilaterale in diverse aree, tra le quali risalta la volontà di condurre azioni congiunte nella difesa del diritto al lavoro con diritti. Valorizzando l’importanza degli scambi culturali tra i popoli di Spagna e Portogallo, continueranno a partecipare alle feste di “Avante” e del PCE, che avranno luogo in settembre rispettivamente a Seixal e a Madrid.
8 – Continueranno a contribuire al rafforzamento della cooperazione multilaterale dei Partiti Comunisti e Operai ed anche al rafforzamento della cooperazione delle forze comuniste, progressiste e di sinistra nel continente europeo, in particolare in seno al GUE/NGL. Sul piano della cooperazione multilaterale valorizzano il processo degli Incontri Internazionali dei Partiti Comunisti e Operai e manifestano il loro impegno a contribuire al successo del prossimo incontro che avrà luogo a dicembre nella città di Johannesburg, organizzato dal Partito Comunista Sudafricano.
9 – Infine, sottolineano che questo Incontro tra il PCP e il PCE ha contribuito ad approfondire la conoscenza reciproca e a rafforzare le relazioni di cooperazione ed amicizia tra i due Partiti.
In questi giorni, un comunicato firmato da Piero Sansonetti, da alcuni giornalisti de gli Altri (ma anche da alcuni esponenti del PD) in merito al “diritto di manifestare liberamente e pacificamente” e alla richiesta di revocare il divieto del corteo del Blocco studentesco, ha creato un vivace dibattito anche all’interno del nostro sito.
A scanso di equivoci, ci sentiamo di rinnovare la nostra autonomia nell’assunzione di ogni posizione politica. Gli Altri, il suo direttore e i giornalisti, esprimono delle legittime opinioni, SEL ne esprime delle altre altrettanto legittime.
Riconosciamo a gli Altri l’onestà intellettuale e il coraggio delle proprie opinioni, le rispettiamo e con altrettanta onestà esprimiamo le nostre critiche, anche vivaci se necessario, quando non condividiamo, come in questo caso, alcune prese di posizione.
Sinistra Ecologia Libertà, infatti, non condivide quel comunicato. Niente da dire, ovviamente, sulla libertà di espressione e sul diritto di manifestare come principi da tutelare, ma non condividiamo il contesto in cui è stato inserito e tanto meno il testo nel suo complesso. Pensiamo che sia stato superficiale ridurre una questione così delicata e profonda, nonché pericolosa visto che si tratta di un’organizzazione, il Blocco Studentesco, i cui militanti si definiscono “fascisti del terzo millennio” e si sono spesso prodigati in azioni violente, a una mera difesa della libertà di espressione.
In questi giorni SEL ha scelto un percorso diverso, di netta contrarietà alla manifestazione e di rivendicazione dello spirito antifascista della nostra Carta Costituzionale. Questa mattina abbiamo partecipato al presidio antifascista che si è tenuto a Roma e nei giorni scorsi alcuni dei nostri esponenti hanno firmato appelli che invitavano Rettori e Presidi a non ammettere le liste universitarie legate al Blocco e Casa Pound alla competizione elettorale studentesca in quanto organizzazioni che si richiamano chiaramente al fascismo.
Il sito di SEL ha ospitato gli appelli degli Studenti Medi e Universitari e di alcuni intellettuali che invitavano alla mobilitazione antifascista. Le nostre posizioni in tema di antifascismo non sono in discussione e tanto meno permettono equidistanze.
In questi mesi gli Altri, pur essendo un piccolo giornale, ha avuto il merito di animare il dibattito politico, in particolare modo a sinistra, con posizioni coraggiose e spesso politicamente scorrette. Ha condotto e sta conducendo una battaglia per l’innovazione della politica e per il suo rinnovamento. Battaglia cui non sempre, come in questo caso, ci siamo trovati d’accordo. Ma proprio per questo abbiamo scelto di ospitare il loro banner dal nostro sito e continueremo a farlo. Perché riteniamo che il dibattito e il confronto, a sinistra e non solo, sia un’opportunità di crescita anche quando avviene su posizioni lontane e contrapposte.
Marco Furfaro
Questa mattina ho incontrato i compagni greci del KNE portando la solidarietà dei Giovani Comunisti italiani e il nostro pieno sostegno alla loro lotta. In particolare, ho avuto modo di parlare con i giovani studenti del MAS, con l’organizzazione delle giovani donne comuniste e con numerosi lavoratori del PAME iscritti al KNE.
Lasciatemi dire che il ruolo che stanno svolgendo i comunisti e le comuniste (compagne di una tempra eccezionale) nelle mobilitazioni di questi giorni è un ruolo di straordinaria intensità e intelligenza.
Sono parte integrante (la parte più cosciente) del movimento operaio che ha indetto lo sciopero generale; sono presenti e organizzati nelle Università e nelle scuole; levano alta la loro voce nel mondo della cultura; sono ben attenti a mettere in guardia dal rischio che in un contesto di conflitto molto forte prevalgano infiltrazioni e provocazioni di qualunque natura.
L’analisi che propongono della crisi che sta mettendo in ginocchio la Grecia è tanto semplice quanto essenziale: è una crisi del capitalismo alla quale bisogna rispondere con una piattaforma di lotta che metta a tema il superamento del sistema economico vigente.
La loro organizzazione giovanile è radicata, strutturata e molto preparata sul piano ideologico e dunque in grado di essere un punto di riferimento importante per le giovani generazioni che si trovano costrette a fronteggiare in maniera così violenta la crisi e che sentono il bisogno di risposte forti e coraggiose.
Sono primi spunti, certamente disorganici e anche un po’ estemporanei. Ma mi premeva informare i compagni in presa diretta del fatto che i Giovani Comunisti ci sono (e il KNE ovviamente ringrazia tutti noi fraternamente) e di queste mie impressioni, certamente da approfondire ma che indicano in qualche modo anche per noi una strada: radicamento, formazione interna dei quadri, prospettiva strategica chiara e radicale.
Quello che vi chiedo, nel frattempo e sin da subito, è proseguire le mobilitazioni a livello territoriale, distribuendo i volantini che abbiamo fatto e producendone di nuovi e intensificando le azioni di solidarietà sotto i consolati greci.
Contro i neofascisti fuori e dentro l’Università
Oggi 7 maggio i Giovani Comunisti sono stati tra i promotori della manifestazione antifascista che si è svolta in Piazza Santi Apostoli a Roma, con la partecipazione delle realtà sociali, antifasciste e studentesche cittadine. La buona partecipazione e il livello politico della manifestazione, a cui nostri compagni provenienti dal Lazio e da altre realtà italiane hanno portato una presenza organizzata, confermano la validità della nostra linea politica: praticare un antifascismo militante che si lega ad un assiduo intervento sociale e culturale. Il fallimento – numerico e politico – della manifestazione nazionale di Blocco Studentesco è dovuto alla mobilitazione messa in campo dalla Roma antifascista e democratica che si riconosce nei valori sanciti dalla Costituzione repubblicana e che ha risposto in massa e con determinazione all’ennesima provocazione dell’estrema destra.
Dopo la giornata di oggi continuiamo a chiedere l’esclusione delle liste neofasciste dalle elezioni universitarie, pericoloso tentativo di questi soggetti di accreditarsi ulteriormente nelle istituzioni e coprire così la propria natura violentemente eversiva, fatta di intimidazioni ed aggressioni, in ultimo quelle di Tor Vergata e Roma 3.
7 Maggio 2010
risalire la china è possibile…
Caro Claudio
intanto grazie di mettere a disposizione un luogo di discussione, aperta, non sono mai troppi luoghi dove discutere e interrogarci seriamente e finchè siamo in tempo sulle difficoltà che sta attraversando il Partito. Fuori dal Parlamento Nazionale ed Europeo crisi della militanza, scarso entusiasmo, carenza di quadri, un risultato drammatico alle ultime elezioni provinciali e comunali. Difficoltà alle regionali che poteva trasformarsi però in tragedia se si fosse dato retta a chi voleva andar da soli in Toscana, Lazio, Calabria. Follie nelle composizioni delle giunte in alcuni territori e ora il calo preoccupante dei già pochi iscritti.
Eppure Claudio ci terrei a focalizzare il Congresso della CGIL, un luogo non ostile, con delegati sindacalmente e politicamente impegnati, con aree che guardano con simpatia alla Federazione (Patta, Nicolosi , Cremaschi) ebbene che succede?? Fischi garbati alla Marcecaglia, fischi sonori a Sacconi, fischi ad Angeletti e Bonanni, applausi di circostanza a Bersani, Di Pietro, Marini e Bertinotti, totale indifferenza per il Segretario Ferrero, una vera e propria ovazione per Vendola!!
Ebbene se quel congresso applaude con garbo Bersani e Di Pietro e osanna Vendola vuol dire che c’è l’attenzione di quel congresso alla Sinistra del PD e che si preferisce Vendola a Di Pietro, una novità di fronte a poco tempo fa. Ebbene puo lasciarci ciò indifferente?? Secondo me no. Il Paese è in difficoltà, il Governo non c’è la fa a governare la crisi, la Grecia fa paura anche alla nostra borghesia, i poteri forti si agitano e non si fidano più di Berlusconi, una nuova questione morale rischia di travolgere il Governo, mentre l’opposizione non raccoglie il malcontento che invece ingrossa l’area di sfiducia e abbandono. Ebbene possiamo entrare in gioco su questo scenario con la nostra (non) forza organizzata? secondo me no, se risultiamo indifferenti al congresso della CGIL possiamo essere referenti nella società più larga? Be, compagni sarebbe ora di accelerare processi unitari a sinistra processi che vadano ben oltre le federazione. Vendola ( non Sel ) ha un consenso forte a Sinistra, consenso costruito non sulla Poesia ma sul Governo di una regione complessa e con posizioni di Sinistra; scontro con il forte PD locale, acqua pubblica, no al nucleare, prima regione d’Italia per energie alternative, scontro con l’Ilva sulla diossina etc. Vendola e la sinistra tutta (noi compresi) in Puglia stanno a dimostrare che anche a Sud e in condizioni difficili un buon leader di sinistra e politiche avanzate possono far vincere mentre la rincorsa a leader e politiche centriste, securitarie, liberiste (Loiero, De Luca, Bonino) hanno portato la coalizione di centro sinistra a sonore sconfitte. Una sinistra unita e plurale o almeno federata con in campo un leader carismatico e popolare come Vendola può scompaginare la politica italiana, può frenare la rincorsa centrista e confindustriale del PD, può recuperare tanto tra l’astensionismo di sinistra e dare anche garanzie sulla eventuale governabilità. Lasciamoci alle spalle Chianciano, non defenestriamo Ferrero ( non ha colpe) acceleriamo sulla federazione ma come punto di partenza e poi acceleriamo per una sinistra più ampia seppur più federata ( a me non basta ma…) che senza svendere o rinnegare nulla delle storie di ognuno di noi ( io sono fiero di essere comunista e non permetterei a nessuno di chiedermi abiure) sia capace di dare risposte credibili anche con la rinnovata presenza istituzionale nelle regioni a lotte e vertenze sempre più disperate e sole. Cosi forse è possibile arrivare a liste elettorali unitarie e credibili alle prossime amministrative , provare a rafforzarsi ed essere pronti anche a costruire una coalizione credibile che da sinistra possa sconfiggere Berlusconi e ridare speranza alla sinista e al nostro paese.
con stima e affetto
Caro Carlo , quello che dici l’abbiamo già fatto con Bertinotti :
un capo carismatico , ottima visibilità mediatica , un progetto antiberlusconiano …
E poi ?
Quando arriverà la crisi e il PD proporrà le stesse misure della Merkel per i greci , che facciamo ? Per l’ennesima volta ce ne andiamo tra i fischi ?
Non ci sono scorciatoie , l’italia è a destra e il processo di spostamento delle coscienze si deve fare sul campo , con le proprie forze e con pazienza.
Se poi l’obiettivo e scambiare semplicemente Berlusconi con Padoa-Schioppa , accomodiamoci pure….
A me pare che Carlo ci abbia indicato l’unica soluzione possibile per salvaguardare e rilanciare quel patrimonio ideale costruito in decenni di lotte accanto ai lavoratori ed ai ceti deboli della società. Le altre soluzioni mi sembrano tutte affette da una vocazione al minoritarismo che può giovare alla coscienza di chi le sostiene ma non alle condizioni materiali in cui vive la classe proletaria.
Ha ragione Andriano e se lui è minoritario, allora lo erano anche Marx, Lenin, Gramsci e Berlinguer!
Sarei curioso di vedere i magnifici 4 che hai indicato alle prese con una sinistra massacrata qual’è quella attuale. Ho delle serie perplessità ad immaginare Marx schierato con Adriano 1 nel contesto politico attuale.
la puglia non è mai stata di sinistra è stata sempre una regione con forte corruzione, una forte dc, una forte e radicata destra, eppure Vendola esponente di Rifondazione Comunista vinse le primarie contro un noto esponente dc della Margherita (Boccia) sostenuto dai DS e poi vinse contro il Presidente uscente della regione il potentissimo Fitto con tutta la sua corte di clientele etc..dopo 5 anni nella stessa regione di destra in un contesto generale drammatico per la sinistra Vendola rivince le elezioni, senza rincorrere posizioni moderate a differernza di chi voleva rincorrere udc, caltagirone e democristiani vari “indispensabili per vincere” .Il risultato della Federazione della Sinsitra è stato buono, (era facile essere travolti dal consenso della lista di SEL e dal carisma di Vendola) nonostante l’assenza in consiglio nessuna convention ad escludendum per i comunisti, 50% di di donne in giunta programma avanzato,,,ti sembra poco da mettere in campo??? perchè pensare a cosa fare se il pd si schiaccia sulposizioni di destra? è proprio inevitabile fare una politica di destra con i voti di sinistra?? sta Vendola, a Maria Camnpese e a tutti i protagonisti dell’ esperienza pugliese ridimostrare che si possono vincere e rivincere le elezioni con persone e politiche di sinistra… l’alternativa?? subire discriminanti anticomuniste come in lombardia, subire candidati impresentabili come De Luca e pagarne poi le conseguenze…etc…. il modello puglia è un modello interessante, leader carismatico, politiche di sinistra, connessione sentimentale e connessione sentimentale con il nostro popolo, non tenerne conto è una follia….
sensa una processo unitario vero a sinistra non vi è spazio per i comunisti ragionevoli..
Le Elezioni in GB ci indicano qualcosa ?
Un partito minore , i lib-dem , è arrivato a diventare l’ago della bilancia in GB e su posizioni tutt’altro che facili , per es. sono stati gli unici ad essere contrari alla guerra in Iraq , e questo in un paese come l’inghilterra strettamente connesso con l’impero USA .
Ora si trovano , con il loro 25% di consensi , a poter trattare da posizioni di forza e indovinate un po’ cosa chiedono ?
UN SISTEMA ELETTORALE PROPORZIONALE !
Come ci sono riusciti ?
Ci sono riusciti facendo una politica che in questo sito ci si ostina a chiamare “minoritaria” , che poi altro non è che portare avanti la propria visione delle cose.
La mia morale è la solita : l’unico modo che abbiamo per sopravvivere è crescere , e l’unico modo per crescere è essere ben visibili e distinguibili dallo sfondo dello scenario politico.
Le politiche togliattiane se le possono permettere i partiti da 30% , non noi.
http://www.lernesto.it/index.aspx?m=77&f=2&IDArticolo=19397
Riflessioni sul KKE
di Fosco Giannini
Sotto questo piccolo omaggio che il nostro Sito, molto opportunamente, rende al Partito Comunista di Grecia ( KKE) vorrei aggiungere solo queste brevi note: nei primi anni ’90 andai – quale membro del Dipartimento Esteri del PRC e quale responsabile nazionale per i rapporti con le forze comuniste e di sinistra europee – al Congresso del KKE, il Congresso successivo alla scissione da destra da parte del Synaspismos. Era un Congresso difficile : la scissione del Synaspismos, condotta da Maria Damanaki su posizioni filo “occhettiane” e volte al superamento dell’autonomia comunista e alla trasformazione del KKE in un “ Partito di Sinistra” ( l’eterno ritorno, si potrebbe dire, per rimanere nello spirito ellenico e pensando a ciò che avviene da decenni in Itala, dalla “Bolognina” di Occhetto sino all’odierno Vendola e ai suoi variegati simpatizzanti all’interno del PRC, passando per Bertinotti ) aveva creato non pochi problemi al KKE, che si era presto ripreso soprattutto in virtù di un davvero vasto e profondo radicamento, specie tra la classe operaia e i contadini.
Al Congresso mi colpì, tra l’altro, una frase del compagno Thanassis Papariga ( allora caporedattore del Rizospastis, quotidiano del KKE e marito – purtroppo deceduto – della segretaria generale del KKE, Aleka Papariga e uomo di grandissimo spirito) che mi disse: “ Sono così tanti anni che non vediamo un compagno italiano che pensavamo che ormai voi foste un’invenzione della CIA”.
In effetti già il PCI degli anni ‘80 ( tutto preso dall’eurocomunismo e poi dai rapporti privilegiati con le socialdemocrazie di Willy Brandt e Olof Palme) aveva molto diluito – come avrebbe poi fatto anche il PRC – i rapporti con il KKE, considerato, sia dall’ultimo PCI che dalla futura Rifondazione, troppo “ ortodosso”, poco incline alle “innovazioni” ( di Occhetto, della Damanaki, di Bertinotti…).
Oggi siamo di fronte ad un (apparente) paradosso: i partiti dell’eurocomunismo o provenienti culturalmente da esso ( italiani, francesi, spagnoli) che snobbavano e prevedevano una fine imminente per i partiti comunisti “ortodossi”, marxisti e leninisti ( portoghese e greco in testa) oggi sono al lumicino, vicini all’estinzione. Mentre i compagni greci, portoghesi, ciprioti e ceco-moravi ( nonostante la “Lustrace”) sono vivi e vegeti, in crescita elettorale e alla testa delle lotte anticapitaliste e antimperialiste ( poiché è di questa natura la lotta che conduce il KKE contro l’ Unione europea).
Rispetto a questo apparente paradosso ci sarebbe da riflettere, soprattutto su un punto centrale: l’abbandono e la liquidazione del patrimonio teorico, storico e politico del movimento comunista aiuta davvero a rilanciare una strategia anticapitalista e antimperialista efficaci e conseguenti o porta piuttosto al declino e alla sussunzione nella cultura e nella prassi della sinistra moderata? Rispetto a ciò che ci dice la storia la risposta appare scontata…
C’è anche da dire che l’odierna capacità di lotta del KKE ( che, come si vede, va oggi celermente conquistando simpatie tra i giovani, tra i lavoratori e i movimenti anti Maastricht, anticapitalisti e antimperialisti di tutta Europa) non viene certo dal nulla, non sorge improvvisamente. Questa capacità di lotta ( lotta di massa, ben diversa dal radicalismo settario ed estremista, che i compagni greci rifiutano) il KKE la trova nella sua stessa storia, una storia segnata dal grande, eroico tentativo rivoluzionario del secondo dopoguerra ( quando il KKE tentò – nonostante Yalta – la presa rivoluzionaria del potere, mettendo a dura prova l’esercito inglese di occupazione, giungendo, con i suoi partigiani armati e le sue bandiere rosse, ad un passo dal centro del potere di Atene, pagando peraltro un enorme prezzo di sangue: 300 mila comunisti morti nella lotta rivoluzionaria e di liberazione nazionale); una storia, quella del KKE, segnata dalla strenua lotta antifascista contro i colonnelli greci che, in combutta con il governo USA e con la CIA, il 21 aprile del ’67, giunsero al “golpe” e alla durissima repressione antioperaia, antipopolare e anticomunista; una storia, quella dei comunisti greci, contrassegnata dalla resistenza – politica e teorica – ai profondi moti anticomunisti successivi alle derive “gorbacioviane”, al fallimento della “perestrojka” e alla caduta dell’URSS; una storia contrassegnata – anche nell’ultimo quindicennio – dall’ essere stato la guida, la testa – il KKE – delle grandi lotte operaie e contadine che si sono succedute ( queste delle ultime settimane non sono certo le prime) in Grecia contro le politiche iperliberiste di Maastricht e contro le guerre imperialiste in Iraq e nella Jugoslavia.
Se oggi i compagni greci che dall’Acropoli occupata possono lanciare un messaggio di speranza e di lotta per i popoli europei e da questi possono essere ascoltati; se oggi possono proporre a tutti i popoli e ai lavoratori europei una lettura dell’Unione europea ben diversa da quella conciliante espressa anche dalla sinistra comunista italiana, e possono parlare –ascoltati – partendo dai fatti e dalle dure condizioni del popolo greco, di “neoimperialismo europeo”; se possono spazzare via le nubi di diffidenza da cui erano stati cosparsi dall’ultimo PCI in odore di “occhettismo”, dal PDS, dal PRC e da certa “ nuova sinistra” europea è perché il KKE ha saputo resistere, negli anni durissimi della controrivoluzione successivi all’89, alle sirene del trasformismo di sinistra, mantenendo, attraverso le lotte e l’autonomia politica e culturale, la propria credibilità verso il movimento operaio greco e il proprio radicamento sociale.
Fosco Giannini
Direzione Nazionale PRC; coordinatore nazionale area de l’ernesto
fosco giannini chi?…ah si ora ricordo quello che veste alla Speroni da cow boy, CON IL LAZO AL COLLO…già già quello che ha in mano il destino dei proletari…già già…POVERI NOI IN CHE MANI SIAMO..
Non c’è bisogno di commenti! Un livello altissimo delle argomentazioni. Non c’è che dire!
http://www.lernesto.it/index.aspx?m=77&f=2&IDArticolo=19398
La Grecia chiama..
di Francesco Maringiò
su L’ERNESTO del 06/05/2010
Spunti e riflessioni sulla lotta del popolo greco e sul ruolo centrale dei comunisti
Sulla prima pagina dei principali quotidiani italiani del 5 maggio campeggiava in evidenza la foto dello striscione posto dal KKE all’Acropoli di Atene. Persino il prestigioso quotidiano di via Solferino ha dato la notizia in prima pagina e, assieme ad esso, anche altre testate nazionali come La Stampa, Liberazione, il manifesto. Non Repubblica, il cui anticomunismo “gentile” continua anche dopo la fine del PCI (a cui ha culturalmente contribuito). Il 6 maggio invece, le prime pagine sono tutte per gli scontri, i tafferugli, la guerriglia urbana ad Atene in cui hanno perso la vita tre persone. Non deve stupire allora se il KKE, il Partito Comunista Greco, non ha usato giri di parole per condannare e prendere le distanze da certe azioni, volte ad indebolire il movimento di lotta. Come già accaduto un anno fa, quando il KKE denunciò la presenza di infiltrati e provocatori nei cortei, ricevendo le critiche (e lo sberleffo) di tanti gruppi italiani (simpatizzanti chi per il Koe, chi per il Synaspismos che invece quegli scontri appoggiavano) ed addirittura dalle colonne di Liberazione e del Manifesto.
A distanza di tempo, le ragioni di chi condannava la violenze e le provocazioni sono evidenti ai più. Come si legge nel documento diffuso dal KKE: “La manifestazione organizzata dal Pame, che è stata di massa e protetta dal servizio d’ordine, ha dato una risposta vibrante all’azione provocatoria organizzata da alcuni gruppi ed alcune dinamiche che hanno il solo fine di disorientare la gente per far perdere consenso alla mobilitazione di massa, calunniare il KKE, ridimensionare il ciclo di lotte ed intimidire i lavoratori. Nel suo discorso al parlamento, subito dopo l’annuncio della morte di tre persone, Aleka Papariga, segretaria nazionale del KKE, ha fatto la seguente dichiarazione: «Le persone che lavorano , che vivono oggi un attacco senza precedenti, il peggiore dal 1974, sono in grado di distinguere quella che è una sistematica lotta politica in difesa dei loro diritti e delle loro rivendicazioni, una lotta che può assumere molte forme a seconda delle condizioni in ogni momento. I lavoratori distinguono con chiarezza tutto questo da ogni piano volto a mettere in affanno le loro lotte, da ogni azione provocatoria che causa vittime innocenti ed aiuta tutti coloro che vogliono creare una situazione tale per cui tutte le lotte vangano screditate». Ed inoltre Aleka Papariga ha puntato l’indice contro il Laos (partito nazionalista di estrema destra) e le formazioni di estrema destra infiltrate nelle manifestazioni per creare disordini e scontri. «Non so se questo gruppo extraparlamentare – ha detto ancora la Papariga – ha legami di sangue, permanenti o occasionali con il signor Karatzaferis (il leader del LAOS –ndt-) ma è del tutto evidente che il signor Karatzaferis sta svolgendo un ruolo di attivo provocatore con l’obiettivo di scatenare una repressione nei confronti del popolo». Colpisce quindi il fatto che una parte della sinistra italiana (che magari propugna la non-violenza a popoli che vivono sotto occupazione militare straniera) giustifichi atti di guerriglia urbana e disordini, questa è almeno la sensazione che registriamo.
Lo sciopero del 5 maggio ha letteralmente bloccato il paese. “Fabbriche, cantieri e magazzini, porti ed aeroporti, università e scuole sono state paralizzate. Già dalle prime ore del mattino migliaia di lavoratori e di giovani hanno piantonato l’ingresso del proprio posto di lavoro per difendere il diritto allo sciopero, contro le intimidazioni dei datori di lavoro. Centinaia di migliaia di persone hanno partecipato alla manifestazione organizzata dal Pame (il grande sindacato greco egemonizzato dai comunisti) in 68 città in tutta la Grecia. (…) Ad Atene, la manifestazione organizzata dal Pame si è conclusa in piazza Omonia, nel centro; lì Giorgos Perros, membro del segretariato esecutivo del Pame, ha tenuto il comizio finale. «Anche se dovessero passare queste misure – ha dichiarato Perros – noi non le legittimeremo mai, non potremmo mai obbedire a queste restrizioni. Giorno dopo giorno, mese dopo mese raccoglieremo tutte le nostre forze per bloccare l’attuazione di queste misure ed andremo avanti fino al loro totale rovesciamento». Il rappresentante del Pame ha concluso il suo intervento sottolineando: «noi, gli operai, i lavoratori autonomi, gli artigiani, i piccoli commercianti, gli agricoltori di piccole e medie imprese, i giovani, noi siamo la maggioranza del paese. Dobbiamo diventare più forti (…) e una volta che avremo costruito un fronte con tutta la nostra gente non saremo più soltanto forti, ma saremo invincibili, perché avremo dato corpo al nostro potere di stato; avremo creato lo strumento per progettare e produrre secondo le nostre esigenze, avremo creato il meccanismo per bloccare la minoranza di parassiti che saccheggiano le nostre ricchezze, e vivere così del nostro lavoro che ci basta per costruire la nostra vita, la vita dei nostri figli e quella delle future generazioni». Questa frase del sindacalista greco è molto importante perché, seppur molto diversa dal linguaggio politico e sindacale italiano, mette però in evidenza l’approccio rivoluzionario del Pame lì dove insiste nel lavoro di accumulazione di forze per un cambiamento della società e dei rapporti di produzione e di proprietà. Un esempio questo di come il KKE in questi anni abbia lavorato nella società, al fianco del popolo greco, con l’obiettivo della costruzione di un sindacato di classe, che non solo si oppone alla politica di rigore voluta dal governo o dall’Ue, ma che organizza migliaia di lavoratori dentro una prospettiva rivoluzionaria, di accumulazione di forze e di costruzione di una coscienza combattiva che lavora per cambiare i rapporti di forza del paese. Un sindacato quindi che al lavoro rivendicativo e di difesa degli interessi della classe operaia, coniuga la costruzione di una coscienza “altra”, che lavora –direbbe Gramsci – per la costruzione di un blocco storico.
Ma lo striscione dell’Acropoli parla a noi. I comunisti del KKE lanciano un messaggio all’esterno della loro nazione, fanno appello a tutti i popoli europei a sollevarsi in piedi e ribellarsi. Questo è lo spirito del loro ultimo congresso che, celebrato un anno fa, si è svolto all’insegna dello slogan del “contrattacco”: di fronte alle ingiustizie del capitalismo, dicono, è arrivato il momento di reagire. Non possiamo rimanere silenti. La crisi greca è l’epifenomeno della crisi più profonda di questo sistema, che si adopera per far pagar il prezzo al mondo del lavoro e tutelare il capitale. O la risposta e la lotta è complessiva, o la crisi travolgerà tutti.
Per queste ragioni la redazione de l’Ernesto on-line ha deciso di preparare il video in omaggio al popolo greco ed alla lotta del KKE, che trovate in home page. Perché quello striscione all’Acropoli scuote le coscienze di quanti non si arrendono e ci invita a sollevarci e lottare. Un suggerimento quanto mai opportuno per quanti, come i comunisti e la sinistra in Italia, vivono invece una fase di difficoltà, arretramento, sconfitta. Ma quello striscione sulla cima dell’Acropoli permette anche di mantenere alta la battaglia per la difesa dell’esistenza di un partito comunista e rivoluzionario in questa parte del mondo ed in questa fase storica. Un partito che non sia solo l’erede di un grande partito operaio del passato, di cui ne conserva il nome ed il simbolo, ma che nella nuova fase storica (così difficile per le forze rivoluzionarie ed antisistemiche in questa parte del mondo) continui ad accumulare forze e a lottare per il cambiamento dei rapporti di forza nella società. Ecco perché riteniamo che la questione comunista, in Italia, non sia chiusa, che le sconfitte elettorali non significhino la fine di tutto e che non ci sia una inevitabilità nell’esaurimento di una forza comunista nel nostro paese. L’esempio dei compagni greci ci parla anche di questo e ci dice di come il tema del socialismo e della lotta per il cambiamento sia più che mai attuale e necessaria l’organizzazione della classe operaia. Sta ora a noi lavorare conseguentemente ed accumulare forze, energie e capacità. Con la consapevolezza che non sarà semplice e che la strada è tutta in salita, ma anche con l’ambizione di uscire dal pantano nel quale ci troviamo e prendere in mano le redini del nostro destino. L’esempio greco, in questo, ci dice che non è tutto finito e che si può ripartire e tornare a vincere.
compagni domani mattina a roma blocco studentesco e casa pound, due organizzazioni dichiaratamente fasciste appoggiate dal pdl, scenderanno in piazza a roma per sponsorizzare la loro lista per le elezioni universitarie…be compagni noi comunisti non possiamo stare a guardare questi fascisti scusate la parola pezzi di merda che camminano per le strade di roma sventolando bandiere con croci celtiche e saluti romani…la roma democratica antifascista e comunista domani mattina alle 10 in piazza Santi Apostoli dovrà scendere in piazza a manifestare con fermezza la propria contrarietà a queste adunanze fasciste in una città che patì più che mai le oscenità commesse dal partito fascista e dai nazisti durante il ventennio fascista…compagni domani bisogna essere in tantissimi….sarà presente l’ANPI, i giovani comunisti, patria socialista acrobax e vari collettivi studenteschi..guarda caso un certo SANSONETTI non aderirà alla manifestazione come anche buona parte di sinistra e libertà…grassi è con questa gente che ci volliamo alleare?io no..
SIT-IN ANTIFASCISTA A ROMA PIAZZA SANTI APOSTOLI ALLE ORE 10….COMPAGNI ROMANI E NON SOLO DOBBIAMO ACCORRERE IN TANTI ED ESSERE NUMEROSI…SIAMO O NO COMUNISTI?SIAMO O NO ANTIFASCISTI?SCENDIAMO IN PIAZZA FORZIAMO IL BLOCCO
Appello manifestazione 7 maggio in piazza Santi Apostoli
In concomitanza con la ricorrenza della fine della guerra e della sconfitta del nazifascismo in Europa il gruppo della Federazione della sinistra alla Regione Lazio (PRC, PdCI, Socialismo2000, Lavoro e Solidarietà), quello regionale e provinciale di Roma di Sinistra ecologia e Libertà e Roma in Action al Campidoglio, organizzano insieme ai movimenti e ai centri sociali, agli studenti medi e delle tre principali università romane, una manifestazione che si terrà domani 7 Maggio dalle ore 9 in Piazza SS.Apostoli. Alla mobilitazione è invitata tutta la Roma democratica, che crede nei valori dell’antifascismo contro la barbarie della guerra, della dittatura e della sopraffazione. Valori oggi sempre più necessari per contrastare la deriva reazionaria che sta attraversando il Paese. Una deriva che si palesa da un lato con l’utilizzo sempre più autoritario delle istituzioni e dall’altro con la diffusione di una cultura xenofoba, razzista e fasciste. Tale cultura, nelle scuole, nelle università e in alcuni quartieri trova un’eco terribile attraverso le organizzazioni neofasciste. In questo senso i promotori di questa iniziativa ritengono indegno che a Roma sia stata data l’autorizzazione di manifestare, con la copertura politica di Ministri e parlamentari del PDL, ai neofascisti di Casapound e blocco studentesco che secondo i valori sanciti dalla Costituzione dovrebbero essere immediatamente sciolti. Con il ricordo della sconfitta del nazifascismo e con una manifestazione pacifica , vogliamo ribadire che la cittadinanza democratica si oppone a questa deriva e grida con forza: Perché non accada mai più.
Gruppo della Federazione della sinistra alla Regine Lazio
Gruppo di Sinistra ecologia e Libertà alla Regione Lazio, alla Provincia di Roma e al Comune di Roma
Gruppo Roma in Action al Comune di Roma
Caro Andrea in politica , come non si stanca d’insegnarci giornalmente il nostro ospite , ci vuole realismo , o almeno bisogna provarci.
Oggi l’antifascismo è ridotto ad una parola feticcio e non basterà una manifestazione a rinverdirne i destini , troppa acqua è passata sotto i ponti , troppi i cedimenti .
Se vogliamo potremmo dire che il fascismo non c’è più ed è allo stesso tempo dappertutto , è diluito in tutte le parti politiche : non fu fascista Veltroni quando fece abbattere un villaggio di zingari perché uno di loro era accusato di aggressione ?
Non fu fascista D’Alema quando bombardò la Jugoslavia ?
Ora in questa miseria culturale è sicuramente giusto manifestarsi anti-fascisti , ma sarebbe molto più giusto e utile spiegare cosa significa.
E massimamente utile sarebbe farlo con i cosidetti “fascisti”.
In tempo di guerra qualcuno diceva che ciascuno avrebbe dovuto uccidere il suo tedesco , oggi direi che ciascuno deve cercare di riportare ai valori della democrazia e dell’umanità un ragazzo di destra.
Proviamoci , nessuno , come diceva Pasolini , nasce destinato ad essere fascista , oltretutto sono per la gran parte proletari e sotto-proletari.
ciao
La Germania sopra tutti, la Grecia nel caos.
Solamente un’analisi superficiale potrebbe individuare le cause della profonda ferita economico-sociale della Grecia in una responsabilità dei governi che hanno preceduto quello attuale. Non è una considerazione-alibi per chi ha comunque gravissime accuse più che giustificate a cui rispondere davanti a tutta la popolazione greca. E’, più semplicemente, un inserimento, una contestualizzazione dell’attuale stato di cose che si vive ad Atene, Salonicco e in molte altre città dove scoppia la rivolta, dove muoiono dei lavoratori di una banca attaccati con molotov da un gruppo di persone in coda al corteo della capitale e sganciate dagli altri manifestanti. Insomma, incubo economico e paura di quelli che, già in queste ore, vengono riportati sugli altari della cronaca e definiti “black block”. Quasi delle figure mitologiche, o forse dei personaggi che si sono infiltrati nel corteo per attribuirgli, con qualche gesto sconsiderato, un tenore tutt’altro che di protesta, ma di guerriglia urbana.
Impossibile separare la Grecia dal contesto europeo, impossibile affermare che l’economia continentale abbia una connotazione di esclusivo supporto monetario, con tassi di interesse che saranno fatti pagari mediante salassi sugli stipendi dei lavoratori e sui redditi dei meno abbienti in generale, e non sia invece corresponsabile di una degenerazione strutturale del sistema capitalistico europeo dove il ruolo della Germania risulta sempre più preponderante a scapito di quello di paesi da fanalino di coda degli scambi finanziari e della produzione per vendita all’estero: Spagna, Portogallo, Grecia e, con qualche minore difficoltà, anche l’Italia.
La rivolta scoppiata davanti al Parlamento di Atene è solamente la manifestazione evidente di una rabbia che urla ai popoli europei che non possono stare a guardare, visto che a guardare non stanno né le grandi istituzioni bancarie del Vecchio Continente, né tantomeno la rapacità del Fondo Monetario Internazionale che ipoteca la vita dei greci ai suoi valori di aumento dei capitali e di progressivo impoverimento delle persone che già da decenenni hanno sofferto le compressioni salariali e stili di vita declinabili secondo i movimenti finanziari e non secondo standard di equilibrio voluti da un qualsiasi stato sociale.
L’appello del Partito Comunista Greco (KKE), lanciato dalle mura dell’Acropoli, non è un mero scambio di simbologie, un tam tam mediatico per richiamare l’attenzione e la solidarietà di piccoli gruppi di persone qua e là spari per l’Europa, ma è un chiaro invito politico, un invito a fare presto, a mobilitarsi fattivamente, a mettere insieme le forze, a disporle contro ogni offensiva capitalistica verso i lavoratori e le lavoratrici.
Perché oggi tocca alla Grecia cadere nel vortice delle speculazioni e della preponderanza economica tedesca, domani toccherà al Portogallo, forse alla Spagna e… chissà… all’Italia. La presentazione della crisi greca come un fatto isolato, tutto interno alle questioni di governo elleniche, è una visione tanto distorta quanto analiticamente sbagliata per una giusta comprensione del momento che stiamo vivendo e che, nel particolare della questione, stanno vivendo gli abitanti di una terra che all’Europa ha insegnato i più alti precetti democratici.
Per questo non possiamo limitarci a protestare, ma dobbiamo mettere in piedi, a partire dal gruppo parlamentare europeo della Sinistra Unita – Verde Nordica, il nostro GUE-NGL, una serie di manifestazioni che simultaneamente diano vita a scioperi generali, che mostrino una sinergia senza incertezze nei confronti del popolo greco e che dicano a chiare lettere che i moderni proletari non sono disposti a pagare per gli errori degli scambi finanziari e produttivi del capitalismo. Che siano, in pratica, disposti a ribadire che sulla pelle della povera gente non ci si arricchisce più e non si calcolano gli indici di borsa.
Gli economisti più concreti vedono come via di uscita dalla crisi greca una svalutazione del debito ellenico mediante una uscita dalla moneta europea del paese di Socrate. Una prospettiva che non sarà consentita dai paesi potenti dell’Unione Europea che hanno bisogno delle debolezze altrui per forgiare nuovi spazi di manovra per i loro settori di espansione economica e industriale, trattando a poco a poco i territori della UE sempre più deboli come riserve di manodopera a basso costo e facendo dei propri paradisi industriali una fucina di nuove profittualità locali in nome sempre del contenimento dei salari laddove sale il prodotto interno lordo e di declassificazione del valore del salario laddove l’economia è invece più debole e traino di quelle più forti.
La crisi è dunque strutturale e non circoscrivibile ad una sola responsabilità – che pure esiste – delle scelte politiche dei governi greci. Ancora una volta l’analisi marxista dimostra come il capitale governi i processi della politica e non sia quest’ultima ad avere l’ultima parola su tutto e su tutti. Con ciò, senza lotta politica non esisterebbe una ricerca di una formazione classista della lotta sociale. Ma l’individuazione di una via da seguire per modificare gli assetti strutturali del sistema capitalistico può solamente nascere da una ritrovata sensibilità e coscienza di ciò che si viene subendo a causa del capitale e di ciò che questo sistema di produzione esige dai miserabili della terra, da ciò che impone loro e che non si stanca mai di riproporre come misure di compensazione, come miraggio di una illusoria speranza di felicità che non può dare.
Quel “popoli d’Europa sollevatevi” somigliava e somiglia tutt’ora all’antica eco del “Manifesto”…: “proletari di tutti i paesi, unitevi!”.
MARCO SFERINI
6 Maggio 2010
8 maggio tutti a Klagenfurt!
Il Forum Interregionale della Sinistra Europea Alpe-Adria, i partiti componenti della Sinistra Europea, il comitato carinziano “Collettivo di lavoro per l’8 maggio 2010” e le organizzazioni, i gruppi e le singole persone aderenti alla piattaforma “8 maggio 2010” propongono, in occasione del 65° anniversario della vittoria sul nazifascismo una grande manifestazione antifascista con partecipanti dall’Austria, dalla Slovenia, dall’Italia e con delegazioni ospiti dalla Germania e da altri paesi europei.
La manifestazione con corteo, che partirà sabato 8 maggio alle 15.00 davanti alla stazione ferroviaria centrale di Klagenfurt e sfilerà fino a Piazza Nuova per concludersi con uno spettacolo finale, sarà introdotta da un convegno storico sul tema della cultura della memoria “Politica della memoria – politica per l’oggi, che avrà luogo venerdì 7 maggio, dalle 13.00 in poi presso la Casa del Popolo/Volkhause di Klagenfurt (Sudbahngurtel 24).
Per informazioni più dettagliate, il testo dell’appello, il programma e l’adesione all’appello ed alla manifestazione connettersi con il sito web http://www.0805.eu .
in parte compagno grassi concordo con il compagno carlo del circolo di genova..io sto partecipando a molti blog per capire le posizioni della sinistra e per esprimere le mie opinioni su vari argomenti…il problema essenziale della federazione è che non vi sono direttive chiare nel programma su vari argomenti…quindi i militanti e i simpatizzanti come me non sanno in che senso muoversi su molti argomenti..compito della federazione, e deve essere una cosa veloce, è quello di unificare più partiti comunisti anticapitalisti e ambientalisti e scrivere cosa ancora più importante un programma chiaro e condiviso che entri nel merito dei problemi, non un programma vago e superficiale come lo è adesso…bisogna leggere e ascoltare la voce della base..se non si ascolta la base ed il proprio popolo non si va da nssuna parte te lo assicuro…io, come tantissimi altri giovani compagni, vogliamo l’unità di tutti i comunisti e gli anticapitalisti e ambientalisti, vogliamo la costruzione di un partito radicato all’interno della società, un partito che ritorni nuovamente nelle strade, un partito che stia vicino alle persone, presente in tutte le manifestazioni che propongano un futuro migliore, affianco ai movimenti ed ai lavoratori, che sia coerente con le sue idee, che dica quello che faccia, che vi sia un programma dettagliato e condiviso…queste sono alcune delle richieste…e ce ne sarebbero molte altre compagno grassi..solo che quello che il popolo comunista chiede deve essere fatto bisogna mettere da parte vecchi rancori e divergenze e unire i comunisti..
Ps: da valsusino mi aspetto la presenza sempre maggiore della federazione della sinistra, e devo ammettere che in valle c’è sempre stata, in quanto di quà a poco tempo in valle di susa rincominceranno i lavori..se non si sta in mezzo a movimenti come quello no tav si perde in partenza e si è visto quando la federazione si è alleata con la bresso…in valle è scesa da una media delle europee del 11% ad un misero 3,87%…be scelta più sbagliata non poteva esserci..quindi è indispensabile venire nuovamente come sempre in valle susa affianco al movimento no tav facendo una autocritica… saluti comunisti compagni
Caro Claudio, giu la maschera, disvelaci, il significato recondito del tuo blog, perché di questo si tratta, di capire se per te questo strumento rappresenta, un modo per sopperire alla scomparsa di discussione sul territorio, e sui circoli ormai inesistente, oppure lo consideri un artificio, per dare una parvenza di democrazia e di discussione la dove non c’è o uno sfogatoio una valvola di sicurezza per poter dire , ho sentito tutti,abbiamo ragionato tanto e sulla base di questo, ho tratto le seguenti conclusioni.
Dico questo perché, seguo molto questo blog e negli ultimi mesi, hai inserito dei quesiti come spunti per analizzare la nostra situazione oggi e da cosa e come partire per”Risalire la china” ma post dopo post, tu ripeti, le solite ricette come se nulla è accaduto, la sensazione è di un dialogo tra sordi, non è un dialogo progressivo dove una parola un concetto nasce da ciò che prima era stato detto,si ha la sensazione di vedere parlare due soggetti a distanza che ognuno dice la sua senza tenere in conto quello che dice l’altro, è da questo che nasce il sospetto che questo blog tu neanche lo leggi, magari avrai uno che lo ti cura e basta se no non si capisce, come poi dire, “dove siamo andati più male è dove siamo andati soli”, dopodiché tanti ti rispondono che non è vero, che i numeri in politica non vanno letti separatamente dalle azioni che li generano, come il fatto che a Napoli scontiamo 20 anni di collusione con Bassolino, e che a Milano, non siamo andati da soli ma ci anno mandati da soli dopo avere “Abbassato la testa” dopo avere pregato Penati che non ci ha voluto perché ci chiamiamo comunisti, ma tu al post successivo ripeti lo stesso dato come se nulla è accaduto, senza tentare una spiegazione alle contestazioni che sono tanti.
Un altro aspetto di questa commedia lo vediamo quando fai analisi fantastiche e pontifichi sul fatto che c’è molto frazionismo e che allora bisogna unirsi, io personalmente ed anche tanti altri riconosciamo che bisognerebbe unirsi, ma che non possiamo farlo ad ogni costo, anche a rinunciare alla nostra identità (che parola abusata) nel caso di SEL perchè sia chiaro per stare con Vendola, non ci dobbiamo definire comunisti, ma non dici neanche una parola sul fatto che la federazione sarebbe bellissima se ci fosse , ma non c’è, non c’è perché nessuno di noi ha mai visto un militante di Socialismo 2000, e neanche un militante del gruppo di Patta, quindi la federazione si ridurrebbe a PRC e PDCI ma a questi ultimi guai a dirgli che abbiamo un obbiettivo che non collima col PD, come fai a non rispondere su come possiamo stare nello stesso contenitore PRC e PDCI se prima non si risolvono questi problemi non risolvibile, con alchimie di vertice, ma ci vorrebbe,(forse) un congresso organizzativo programmatico tra tutti i soggetti interessati e solo a fronte, di un unico progetto da tutti accettato, e con lo stesso obiettivo fare la fusione , in mancanza di questo come possiamo stare insieme se vogliamo cose diverse? negli scorsi post, io da Genova ma anche da ogni altra parte d’Italia ti abbiamo segnalato con nomi e cognomi situazioni, dove nello stesso ente ci sono due o più persone della FSD che vogliono cose diverse c’è vuole la Gronda e chi no; c’è chi vuole i gassificatori e chi no; c’è chi vuole l’inceneritore e chi no, quindi la domanda è, possiamo continuare a dire una cosa e farne un’altra perché non siamo d’accordo?
Caro Carlo,
nessun artificio! Questo blog è uno spazio di discussione. Tutti, come sai, possono parteciparvi. L’unica cosa che ho sempre chiesto è quella di mettere il proprio nome e di evitare di contestare le tesi che non si condividono con insulti e forzature.
Per quanto mi riguarda, non solo non ho nessuno che “me lo cura”, ma non lo vorrei proprio! Mi leggo tutti i commenti che arrivano e li ritengo molto interessanti, anche se, spesso, non li condivido. Sono una delle tante fonti attraverso le quali mi faccio una idea, dello stato del Partito, della sinistra.
Detto questo non accetto la tua considerazione secondo la quale non avrei tenuto conto delle cose scritte, anzi avrei continuato a dire cose non vere sia in merito ai risultati elettorali, sia sull’unità a sinistra.
Molto più semplicemente non condividendo la tua tesi riconfermo la mia. Potrei dire la stessa cosa di te, e cioè che ripeti sempre la stessa posizione.
Per entrare nel merito: io non ho mai scritto che dove si fanno le alleanze va sempre bene e dove si va da soli va sempre male. Ho sempre scritto, e fino a prova contraria lo scriverò ancora, che MEDIAMENTE, dove si fanno le alleanze i risultati sono meno negativi. Questo lo puoi ricavare studiando i risultati delle amministrative che si sono tenute in concomitanza con le europee dello scorso anno e guardando sia i dati delle regionali che delle provinciali o comunali di quest’anno.
Piuttosto, chi ha fatto una battaglia nel partito perché si andasse soli ovunque, sostenendo che saremmo andati meglio dovrebbe avere l’onestà di riconoscere che non è avvenuto e che, quindi, la sua tesi era sbagliata.
Ricordo che proprio nella assemblea che venni a fare alla Bianchini, siccome la maggioranza degli interventi proponeva di andare da soli, nelle conclusioni dissi: in queste elezioni andiamo in modo diversificato avremo modo di vedere se, come voi dite, dove facciamo le alleanze andremo peggio. Caro Carlo, devi riconoscere che non avevate ragione e avevo ragione io.
Inoltre sull’unita con le altre forze della sinistra, in particolare con Sel.
Io non ho mai detto o scritto che dobbiamo rinunciare alla nostra identità. Se pensassi questo a Chianciano avrei sostenuto la mozione Vendola. Io dico un’altra cosa: chiarito che, in questa fase, perseguiamo progetti diversi perché non dobbiamo comunque cercare le possibile convergenze su delle battaglie comuni per essere più incisivi? Ma le sento solo io le persone che dicono: “ci avete rotto i coglioni perché siete solo capaci di dividervi”?
Prima di fare il funzionario di Rifondazione ho lavorato 19 anni in fabbrica. Spesso circolavano i volantini di Lotta Continua e di altri gruppi, li distribuivo anche io. Le cose che proponevano erano largamente condivisibili. Ma perché i lavoratori, tranne pochi, non li seguivano? Perché, nella loro concretezza, percepivano che non avevano la forza per realizzarli. Io sono convinto che noi, oggi, rischiamo di essere percepiti in quel modo. Questo il rischio principale che vedo. Sconfiggerlo politicamente lo considero essenziale, come ho scritto nel mio post sul settarismo!
Ciao Carlo! E se mi invitate alla Bianchini facciamo un’altra bella litigata.
caro claudio vorrei solo dire che in piemonte, con la scelta di allearsi con la bresso, avete clamorosamente perso..le tue posizioni in piemonte sono state sconfitte.. e non solo in piemonte…la federazione ha tenuto bene e in alcuni casi incrementato la propria forza solo dove era gia fortecome in toscana, umbria, marche, liguria e calabria…e basta…in piemonte non si è superato nemmeno lontanamente il 3% e questo perchè ci si schiera con la bresso e il PD..e non avete perso voti solo dalla valle di susa…ma in tutto il piemonte..quindi grassi bisogna fare una autocritica più forte sui risultati e partire con maggiore forza….
se SeL fosse daccordo a formare una coalizione con noi tanto meglio…ma parlando seriamente sei convinto di questo?loro vogliono allearsi con il PD e non con noi…se cambiano idea sono bene accetti, a patto che non rinunciamo alla nostra identità comunista e alla falce e martello perchè è dal nostro simbolo e dal suo significato che si deve ripartire….io cercherei maggiormente l’unità dei comunisti come sinistra critica e PCL…la base o gran parte di essa vuole questo…la maggioranza dei giovani comunisti e della FGCI vogliono questo….UNITA’ DEI COMUNISTI E RICOSTRUZIONE DI UN PARTITO SOCIALE E QUESTO QUELLO CHE SI VUOLE…NON L’UNITA’ COI SOCIALISTI..se i dirigenti e le persone in alto comer te non ascoltano questi messaggi mi dispiace ma la federazione sarà destinata a morire…bisogna creare un polo anticapitalista, comunista e ambientalista fortemente alternativo alle politiche del PD…è questa la via…è questa la soluzione…solo eventualmente accordi elettorali con il PD e nulla di più perchè è stato la partecipazione al governo prodi che ha distrutto i comunisti in italia e un altra cosa del genere segnerebbe la scomparsa definitiva…questo ve lo dovete mettere in testa…per questo motivo se SeL vuole fare una alleanza politica con il PD la federazione ha il dovere di costruire una alternativa alle politiche borghesi…se non si capiscono queste cose la vostra base non vi seguirà più…e nemmeno io
PER CLAUDIO
Alla Bianchini sei sempre il benvenuto,sei a casa tua e ti vogliamo bene.
per quanto riguarda il blog, non volevo insinuare che qualcuno ti cura il blog, per la tua insipienza, ma semplicimente perchè pensavo che fossi impegnato diversamente,del resto Vittore Luccio(per sua ammissione) cura quello di Ferrero, e non ci trovo niente di male, dico solo che se si ha tempo è meglio curarselo da solo perchè è un ottima finestra per vedere e tastare il polso del partito,non ho ragione di pensare che le cose non stanno come dici tu e diversamente da altri compreso Ferrero(Vittore Luccio) devo riconoscere, che il tuo blog è molto libero, il che prova che sei effettivamente interessato chiedo scusa se ho insinuato diversamente.
saluti e buon lavoro
Carissimo Claudio
Sono disponibili i dati del tesseramento circolo per circolo?
se non lo sono ora verranno pubblicati prossimamente?
Grazie dell’attenzione
Simonelli Gabriele-segretario gc fed.Tivoli
buongiorno compagni tutti.
Che Vendola fosse applaudito al Rimini e vi fossero fischiati (in rigorosa “griglia” d’intensità, a quanto risulta…) Bonanni Angeletti Sacconi e Marcegaglia non mi suona come una novità.
Non so se hanno partecipato i componenti della Fed o del Pd, ma ritengo che applausi e sinceri apprezzamenti dovrebbero essere loro risservati.
Se non altro per un filo “ROSSO” che ancora tiene legati tutti.
E’ questo filo rosso chedopo anni dovrebbe venir riannodato, lo richiede la storia che stiamo vivendo, ciò che succede in Grecia potrebbe succedere tra poco in Portogallo e forse in Irlanda e Spagna.
Colpe passate, compreso pare un certo prolasso nel concedere aumenti di stipendi e abbassamenti di età pensionabile (vorrei che gli altri compagni molto più informati di me confermassero o smentissero però questi fatti), eccessive micidiali leggerezze amministrative accompagnate ad una ristrettissima miopia di progetto economico di sviluppo (ma come si fa a basare il destino di una nazione su turismo e noli marittimi???).
Mi sembra che in Grecia si potesse andare in pensione ben sotto i 60 anni, “…falcidiata a poche unità la lista delle professioni usuranti che garantivano le baby pensioni, un surreale elenco di 600 attività tra cui i trombettisti (a rischio di reflusso gastrico) e i conduttori tv minacciati dai batteri nei microfoni..” scrive l’inviato ad Atene Livini su Repubblica del 3 maggio scorso.
Diciamo anche che pare che Karamanlis aveva creato un piccolo paradiso per garantirsi appoggio e consenso sociale e che queste concessioni hanno purtroppo avuto un terribile effetto boomerang, scatenato anche dall’ondata recessiva mondiale.
Piuttosto c’è da chiedersi se bisogna continuare a pensare al liberismo capitalistico come all’unicum possibile e necessario per lo sviluppo mondiale.
O se lo stesso “sviluppo” mondiale non sia una gigantesca bomba sulla quale siamo seduti, inconsapevoli nella figura di massa che ignora che stiamo continuamente depauperando il pianeta di risorse e che abbiamo forse irrimediabilmente imboccato la strada del non ritorno, punto oltre il quale lo stesso pianeta non sarà più in grado di provvedere autonomamente al riciclo della produzione di acqua aria riserve alimentari ed energetiche.
Se non sia il caso di sfruttare ciò che ci accaade intorno non per fare i santoni predicanti la fine del mondo ma iniziare ognuno nel proprio microcosmo a fare un piccolo esame di coscienza su cosa conta davvero per le generazioni future, se mirare in basso (per dirla come il compagno Ferrero) o alzare un attimo lo sguardo e “scollinare” il problema.
La tecnologia dell’informazione è ampia e tutto sommato accessibiel ai più. Digitando parole chiave in motori di ricerca ci si apre l’universo.
Certo occorre saper discernere (e infatti chiedo l’aiuto di tutti voi per trovere conferme a quanto sopra scritto) e leggere più opinioni per farsene una.
Il Comunismo in Italia è iniziato a scemare con il compromesso storico? con la morte di Berlinguer? con la sua progressiva borghesizzazione? con i compagni che sbagliavano?
Di certo l’agonia è dei nostri tempi, delle continue dicotomie sempre più “atomiche” e dalla facile e ovvia ironia che ci vengono (secondo me a ragione) rivolte.
Continuo a non comprendere come ostracismi reciproci sono pensati come utili e reciprocamente utilizzati che difendere una supposta purezza dell’idea.
Tanti (troppi) convintamente ribadisconi che gli ideali e le “chiese” politiche sono morte e sepolte.
Sbagliato, un popolo senza ideali non va da nessuna parte, chi lo dice è per mascherarsi da moderno cantore del cogliere fior da fiore nel mondo dello scetticismo e del disincanto.
Se lo dice Fini che gli ideali son morti che ci sta a fare nel pdl anch’esso pervaso da ideali di tutt’altra fatta ma sempre ideali quanto meno mascherati per far presa sul target degli elettori potenziali?
Un colore, un simbolo sono rappresentazioni visuali ed immediatamente riconducibili ad un’appartenenza e ad un’ idea condivisa ed aggregante.
Il calo dei consensi e dei tesserati si spiega con la sciagurata legge elettorale dello sbarramento, delle improvvide guerre ad escludendum di veltroni e d’alema alla loro sinistra, che nell’ottica migliorista e maggioritaria vedevano di buon occhio la scomparsa o quantomeno la riduzione a valvassini i groppuscoli di sinistra.
Ce ne abbiamo messo anche noi di patate nel minestrone, vediamo di cominciare un percorso di riaggregazione.
E’ l’unica strada che ci rimane per non sparire definitivamente. E’ necessario reimpostare il cammino che il compagno Claudio indica, un percorso fatto di ritorno alle origini e di riconsiderazione delle gelosie e delle divisioni che hanno portato di fatto alla consunzione per sfinimento divisorio un grande ideale.
E pazienza se Bersani è fantoccio di D’alema, occorre la sua alleanza e quella di altripartiti d’opposizione per ricostruire un’alleanza rifondativa del metodo di rappresentazione politica nel nostro paese: superare sbarramenti, candidati imposti, bipolarismo.
E soprattutto lotta di classe, inclusione nella legalità e nella difesa ad oltranza del processo costituzionale.
Ricordandoci che sulla terra siamo di passaggio, delle generazioni future bisogna avere coscienza di ciò che viene fatto adesso!
Avanti popolo e hasta siempre!
OVAZIONE X VENDOLA DALLA PLATEA CGIL….CARO CLAUDIO, SICURO SICURO CHE VALEVA LA PENA TENERSI PEGOLO, BELLOTTI, MASELLA E LO SPROVVEDUTO FERRERO (MITICO IL SUO CONIO: “IN BASSO A SINISTRA”…DIFATTI…..PIù IN BASSO DI COSì) E COMPAGNIA INUTILE E BUTTARE A MERE VENDOLA CHE, PIACCIA O NO, HA APERTO UN CONFLITTO INAMMAGINABILE CON IL PD (ALTRO CHE AFFILIATO) E CHE I TANTI CHE GIRONZOLANO SU QUESTI NOSTALGICI SITI (QUELLO DI MANTOVANI E DELL’ERNESTO IN PARTICOLARE) PENSANO CHE TALE CONFLITTO LO SI ESERCITI A COLPI DI SLOGAN, RIVENDICAZIONI DI PUREZZE, AUTOPROCLAMAZIONI, PRESAGI DI RIVOLUZIONI IMMINENTI…..CARO CLAUDIO VUOI E PUOI RISPONEDERMI? POSSIBILE CHE AD UN COMUNISTA NON INTERESSI AFFATTO LA CREPA APERTA DA VENDOLA…E SOLO DA LUI…PER UNA RIDEFINIZIONE DELLA SINISTRA E DI UN INTERESSAMENTO SOCIALE (CERTO NON ANCORA ESPRIMIBILE IN VOTI) CHE STA SUCITANDO? NON DOVREBBE ESSERE INTERESSANTE X UN COMUNISTA QUESTO ANDARE IN MARE APERTO X PROVARE A SPEZZARE LO STALLO E RIACQUISTARE CONSENSO? VALE O NO X UN COMUNISTA IL CORAGGIO E L’INNOVAZIONE RACCHIUSI NEL PENSIERO CHE GRAMSCI SEPPE DONARE ALLE GENERAZIONI FUTURE?….O DEVE VALERE SOLO E SEMPRE IL TATTICISMO E LO STERILE POLITICHESE?…..INSOMMA TI PARE GIUSTO ESSERE IN QUALCHE MODO SEMPRE FIGLI (FRATELLI) DEL D’ALEMISMO?
Polemiche, fischi, ma anche proposte programmatiche. Al via il XVI congresso della Cgil a Rimini. Davanti al Palacongressi, dove si tiene l’assemblea, un sit-in di protesta di alcuni lavoratori precari. Si sono incatenati simbolicamente proprio davanti all’entrata del palacongressi. «Chi non si muove non può rendersi conto delle proprie catene. Epifani: Ignorateci adesso», la scritta che appariva sul cartellone davanti all’ingresso.
Fischi a Sacconi, Bonanni, Angeletti e Polverini. Ovazione per Vendola
E bordate di fischi dei delegati al XVI congresso della Cgil per alcuni ospiti seduti in platea. Manifestazioni di disapprovazione sono state riservate al presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, al ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, ai segretari generali di Cisl, Raffaele Bonanni, e Uil, Luigi Angeletti, e al governatore del Lazio, Renata Polverini. Applausi invece per il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, e addirittura un’ovazione per il governatore della Puglia, Nichi Vendola. Quanto a Marcegaglia, è la prima volta che un presidente di Confindustria partecipa al congresso della Cgil.
In un video l’omaggio dei compagni de L’ERNESTO ai comunisti del KKE, in prima fila nelle grandi lotte del popolo greco.
Lotte che dovrebbero richiamare l’attenzione certo più delle performances mediatiche (ampiamente amplificate da giornali e TV pagati dai padroni, perchè non dirlo?) di Nichi Vendola, che, ahime, trovano terreno fertile nell’inguaribile provincialismo (di cui l’intervento di Anto, infarcito dei soliti luoghi comuni propagandistici ereditati dal “bertinottismo”, è significativa testimonianza) di tanta sinistra “alla sinistra del PD” (si fa per dire!).
Lotte che testimoniano del ruolo che può giocare la presenza di un partito comunista di matrice leninista e di un grande sindacato di classe (il PAME), oggi balzati al centro dell’attenzione di tutto il mondo.
Non è forse questo che manca in Italia? E che anche i gruppi dirigenti della “sinistra alternativa” hanno fatto di tutto per demolire?
Altro che nostalgie!
http://www.lernesto.it
http://www.youtube.com/watch?v=kREYFSyrLbo&feature=player_embedded
MI ARRENDO…DAVANTI ALL’INTERVENTO DI MAURO MI ARRENDO, RINUNCIO A PROVARE A FARE UN RAGIONAMENTO…SOLO UNA COSA: CARO MAURO LENINISTA SEI SICURO CHE QUELLI CHE PENSIAMO DI RAPPRESENTARE VOLGIANO UN “partito comunista di matrice leninista e un grande sindacato di classe”?. STOP
Sei disarmante!
Mauro
Aggiungo solo un’osservazione, dopo le ovazioni alle “narrazioni” di VENDOLA della platea congressuale CGIL. Che almeno noi (non so tu, caro Anto, ma certamente la maggioranza di coloro che frequentano questo blog), che ci diciamo di “sinistra anticapitalista”, dobbiamo lavorare per un sindacato che, oltre ad applaudire Nichi Vendola, non si accontenti della retorica europeista e non sostenga nei suoi deliberati la strategia di Lisbona (quella contro cui si batte allo stremo il PAME), dovrebbe essere scontato. Non sarà ancora il “sindacato di classe”. Ma sarebbe già qualcosa.
Mauro
Anto si arrende, Mauro è disarmato.
Adesso, cortesemente, vedete di mettervi attorno a un tavolo e cercate di ragionare in maniera più costruttiva sul futuro della sinistra e dei lavoratori italiani, altrimenti replicate una storia già vista e che ha condotto tanto i comunisti quanto l’intera sinistra ai margini, ma proprio ai margini della politica italiana.
Replico ad Assunta, al cui intervento non mi sembra consentita replica dal blog.
Le tue riflessioni sul disastro della “sinistra anticapitalista” italiana non ti pare che dovresti estenderle ai gruppi dirigenti della stessa? Gli stessi che, per anni, si sono permessi incursioni sarcastiche sul “nostalgismo” dei comunisti greci e di decine di altri importanti e radicati (tuttora) partiti comunisti orgogliosi di esserlo, che hanno “massacrato” l’idea stessa dell’esistenza di un partito comunista strutturato di matrice leninista come “superato dalla storia”, che hanno abbracciato le più bizzarre teorie smentite regolarmente dal procedere della storia, a cominciare da quelle negriane, per passare, come se niente fosse, ai più disinvolti opportunismi, come al tempo del governo Prodi. Che, come risultato, hanno raccolto la distruzione di quel poco che restava della vicenda gloriosa del comunismo italiano. E che, a quanto pare, a dispetto dell’evidenza (di cui quanto succede in Grecia è ulteriore conferma), continuano imperterriti sulla stessa strada!
Non ti pare che sia necessaria una svolta, una volta per tutte? E gli esempi non mancano. I comunisti spagnoli, dopo decenni di fallimenti di esperienze (Izquierda Unida) analoghe a quelle che ripetutamente vengono proposte dai gruppi dirigenti di Rifondazione, forse ci stanno provando. In Italia se ne sa poco, naturalmente, vista la propensione “provinciale” dei nostri ceti politici, sinistra inclusa.
Forse quanto sta succedendo nel PCE è la prova che a prenderle di santa ragione, prima o poi, si può anche almeno tentare di rinsavire.
Sicuramente le bizzarre ipotesi negriane sono state smentite,ma quantomeno volevano rappresentare un tentativo in un arco di tempo “praticabile”.Ma se vogliamo dirla tutta,e poco mi interessa se viene inteso come una provocazione,ma il fattore tempo alla teoria del comunismo nessuno gli dà importanza?Non è che il comunismo sta diventando l’altra faccia della medaglia della teologia?E’ anch’esso un mistero della fede?In quanto si realizzerà considerando che oggi abbiamo fame?
Per chi non l’avesse ancora capito, le responsabilità del disastro in cui versa la sinistra italiana sono sulle spalle di tutti, e che nessuno si senta escluso. Il problema oggi è un altro: come ricostruire una sinistra degna di questo nome, ossia utile ai lavoratori ed alle fasce più deboli della popolazione. Io penso che vi sia l’urgenza di smetterla di rappresentare le proprie convinzioni come dogmi dal valore assoluto. Serve una maggiore umiltà da parte di tutti, ovunque collocati, dentro e fuori il Prc.
Per ANTO
Cara/o Anto, grazie perchè, ci stai segnalando nuoivi(per noi) strumenti per scegliere i dirigenti, L’applausometro, non ti interessa sapere e giudicare perchè Vendola era disposto ad allearsi con La Polibortone pur di vincere la poltrona, non ti interessa sapere che il vicepresidente della sua regione e della sua giunta si serviva per soddisfare le proprie fantasie amatorie dallo stesso fornitore di Berlusconi, l’importante è il gradimento,vorrei sapere anche cosa ne pensi della appello (che i mentori e seguaci di Vendola)hanno fatto (Riatanna Armeni, Azzaro , Colombo, Sansonetti) per lasciare liberi i fascisti di manifestare, sputando sui moti di Genova del giugno 1960, su ANPI e sulla costituzione che proibisce l’apologia fascista, ma certo noi identitari non capiamo, la pacificazione ad ogni costo.
da oggi in poi lo strumento dovra essere l’applausometro, niente linea politica non ci serve, siamo stati tanto affascinati dal Berlusconismo, che per vincerlo,dobbiamo trovare un Berluscone di colore diverso,un nuovo predellino, dal predellino della CGIL nascera il partito che vince chi è più applaudito.
Magari l’applausometro proprio no, misura della metastasi televenditrice del consumismo più bieco risiedente nella nascita dell’oligopolio publitaliota e raifininvestizzato!
Ma almeno pretendere di cogliere il meglio petalo da ogni fiore dell’ormai ristretto (vaso da balcone?) giardino rosso di quel che fu il sogno comunista italiano? pensare che ognuno si pensi gregario e porti acqua al compagno in salita? Non abbiamo ora necessità di consegnare i gradi ad un capitano, occorre rifare la squadra! e qualsiasi squadra è vincente se tutti sono protesi ad un obiettivo comune, piccolo o ambizioso che sia.
Tornare sul territorio, ascoltare le doglianze ma anche i sogni delle persone, i loro timori, le loro paure… Ascoltare e saper tradurre in iniziative (gas, supporto, microcentri di appoggio ecc come per esempio proprio a Genova), questo è importante. Qualcosa si è fatto ma tanto bisogna ancor fare.
Perchè nella paura del contingente noi uomini tendiamo a chiuderci dietro l’uscio e ad aver paura del vicino.
Giudico interessante la plurilalità di mozioni al congresso CGIL sempre che ciò non si traduca in un frazionamento (sarebbe il colmo): se come prossimo segretario verrà eletta Susanna Camusso sarà interessante vedere come si fronteggieranno (o si parleranno?) con la Marcegaglia, forse anche per questo è stata invitata per la prima volta anche il presidente confidustriale.
Stiamo forse assistendo allo showdown del berlusconismo, e saremo fortunati se gli sconquassi effettuati si fermeranno qui ed alle sue mortificanti leggi ad personam.
C’è bisogno di ricostruire un paese dalle sue fondamenta, nella sua classe dirigente e politica.
Mal gliene incolse a coloro che accettarono supinamente il nuovo quadro elettorale: tranne la lega da sempre ruspante nele reperire le frecce per i suoi archi, tutte le altre forze politiche si sono addormentate sulla comodità delle scelte dei candidati in ambito centrale.
Si notano ahimé i soliti volti, non c’è ricambio.
Vendola ha almeno avuto l’orgoglio di ribellarsi ad un diktat imposto ma con questo ha ammesso con se stesso che l’abbraccio col PD a cui inizialmente voleva abbandonarsi era in realtà ricambiato da spire mortali.
D’alema ha ben compreso il fulcro che anima berlusconi ed il berlusconismo: dividi et impera.
Solo che a forza di dividere e far dividere non si possono formare 3 milioni di partiti di area comunista o post formati da un solo individuo!
Il senso del ridicolo a cui siamo continuamente esposti deve farci riflettere sul come si intenda fare squadra per il futuro: vogliamo continuare ad essere additati, giudicati e considerati come quelli del “3 virgola”? che litigano con altri del “3 virgola”?
Anche in nome dei milioni di lavoratori studenti disoccupati pensionati che ancora ci credono, prendetene atto: lasciate l’orgoglio per un momento sotto i tacchi, fate sistema tornando a dialogare.
Sfide pesanti ci attendono, sfide che senza il conforto di una forza finalmente concreta e rappresentativa saranno ardue per chiunque…
Abbiamo visto la speculazione imperialista dei grandi interessi bancari e finanziari a cosa può spingersi, se ne fottono di milioni di persone! E tra poco potrebbero replicare in Portogallo e in Spagna…
L’euro da fastidio, e sgretolarlo agendo sugli anelli deboli e sulla mancanza di coordinamento comune è un gioco da ragazzi…
Se pensiamo che abbiamo in comune solo una moneta ed un parlamento che vive sul riflesso della BCE….
E poi campagne di tesseramento a più non posso per sostenere il peso dei mezzi di comunicazione necessari vista la pressochè totale mancanza di ribalta mediatica.
Saluti comunisti a tutti!
PER ALESSANDRO GENOVA
Carissimo poeta e amico, peccato che appena postato(piantata) l’ultimo post (piantina), in quello che tu ritieni essere l’ultimo giardino dei sogni,ho visto il tuo contributo,e forse perché inebriato o dai profumi dei primi/gli ultimi fiori che promanano da questo splendido giardino fiorito, o attirato dalla dolce melodia dei tue canti, per un momento mi sono toccato per constatare da me medesimo se possiedo ancora l’essenza che il creatore ha posto in me solo alla scopo di mostrare quanto è grande e potente , quindi la mia esperienza è solamente funzionale a dimostrare la grandezza del creatore .
Toccandomi mi sono anche svegliato dal piacevole torpore creato ad arte dal poeta ,ed al risveglio, dopo un interminabile tunnel buio ho visto una luce, è il mio turno mi sono detto!! anch’io ho il mio verbo, la mia verità, si tratta solo di andare per tutte le contrade,in ogni strada e raccontare e dividere e condividere tutto con il resto dell’umanità questo tesoro.
Tu dolce amico sei il mio Daniele, tu mi hai insegnato a conoscere il nome del”MEGLIO PETALO DI OGNI FIORE DELL’ORMAI RISTRETTO ( VASO BALCONE?)GIARDINO ROSSO CHE FU IL SOGNO COMUNISTA ITALIANO” il nome di questo “meglio petalo” rarissimo e profumatissimo fiore si chiama VENDOLA, peccato perché in quell’estasi di profumi e sogni, non ho avuto modo di capire perché, questo fiore (Vendola )profuma cosi tanto, ma sono cose che all’ iniziato catecumeno non si rivelano subito, c’è bisogno di pratica, e solo dopo anni di devota adorazione si potrà scoprire.
squarci di memoria mi fanno ancora sentire”NON ABBIAMO ORA LA NECESSITA DI CONSEGNARE I GRADI AD UN CAPITANO,OCCORRE RIFARE LA SQUADRA!” mi sussurra la voce che certamente è del Daniele, non importa a Daniele sapere che il fiore(Vendola)non vuole semplicemente giocare per fare la squadra, ma vuole giocare solo se fa il capitano.
Ed ancora”VENDOLA HA ALMENO AVUTO L’ORGOGLIO DI RIBELLARSI AD UN DIKTAT IMPOSTO” in quell’estasi non mi ricordo di aver capito il nome dell’impostore, vaghi nomi si aggirano nella mia mente, Dalema, poltrona, narcisismo, arrivismo, cerchiobottismo,e chi lo sa tutto e nulla è possibile, non so se è stato un bene o un male svegliarmi prima che finisse e cominciasse l’anatema,l’imperativo categorico”VOGLIAMO CONTINUARE AD ESSERE ADDITATI, GIUDICATI E CONSIDERATI COME QUELLI DE 3 VILGOLA?
Ora che sono sveglio!! sogno o presenza extra terrena chiunque tu sia, non guardare da lontano avvicinati a quel fiore e vedrai da te medesimo, che i fati incantatori hanno anno trasformato quello che tu credi essere un fiore, e che in realta è, un essere antropologicamente puzzolente come la specie che l’o ha generato. Uno che per affermare la proprio desiderio di potere ha prima condotto un congresso con l’inganno dicendo a tutti che non voleva pugnalare sua madre, che voleva solo il bene di sua madre, ma che poi noi tutti abbiamo assistito squarciare il petto della mamma e mangiarne il cuore , tutti posso ora vedere il corpo sanguinante(rifondazione) di sua madre, ora dolcissimo amico Alessandro di Genova o Daniele o come vuoi chiamarti, ti faccio io una adesso domanda, che spero tu vorrai rispondere, è lecito (per noi che conosciamo la sorte di Edipo)pretendere che Edipo(Vendola) si ricongiunga con la madre(rifondazione) sapendo noi in anticipo che al suo ritorno Edipo è destinato a stuprare la madre? Con grandi dolori per lui stesso e per i posteri? o è meglio ribellarsi al destino e mandare(sperare) Edipo per la propria strada augurandosi che non incontri mai sua madre?
Se dipendesse da te cosa faresti?
Rossi e profumati saluti.
A parte il fatto che le vostre magliette sono fantastiche (le avevo viste lo scorso anno al Peralto alla festa di Liberazione) e vi faccio i complimenti!
Mi chiamo davvero Alessandro e non Daniele.
Grato dei tuoi apprezzamenti anche ironici (bisogna sempre stare allegri…) ma non sono propriamente vendoliano e non mi inebrio al primo fiore incontrato sul mio cammino.
Dei prati adoro l’armonia che emanano, come trovo che alla fine il miele e la pappa reale siano il prodotto sublime dell’andar fior da fiore.
La metafora è cogliere il meglio da ogni parte senza rigidi schematismi, e che l’unione fa la forza.
La primigenia colpa è forse del veltronismo maggioritario o della dalemiana insanabile voglia di farsi merchant bank e intrecciare canti d’amorosi sensi con i “poteri forti”? Comincio a pensare che forse l’errore meno grave lo abbia compiuto baffino d’acciaio volendo costruire un argine finanziario ed economico ad arginare il potere di Mediobanca e confindustriale…
Detto questo penso che Vendola continui il suo percorso (in gran parte condito di demagogiche prolusioni) di ricostolizzazione al PD ma la Federazione o quel che sarà ha l’obbligo perlomeno di affiancarsi strategicamenteal Pd, dopo aver fatto la conta ed esserci contati veramente tutti.
Penso anche che Edipo si ricongiungerà carnalmente con la propria madre e dall’incestuosa unione la madre “baffuta” (sempre piaciuta?) ne uscirà forse più vergine che prima perchè avrà accolto al suo grembo il figliuol prodigo…
Uolter era il vero Jago, lo sventolatore di fazzoletti ricamati, che perderà il senno dal ritorno da vincitore di Niki el vendicator e gli offrirà su un bel piatto d’argento la testa ancora sanguinante del battista franceschino o del profeta fassiiiiiino…
A domani e buona notte, spero di averti comunque strappato un sorriso!
Caro Compagno Claudio,
A freddo la tua analisi è anche giusta complessivamente, ma prima di parlare sui dati statistici dell’organizzazione bisogna parlare di strategie di come agire sui territori…
Perchè un conto è la militanza dei tesserati e un conto è il semplice tesseramento…
Secondo me non è possibile fare le analisi politicistiche esclusivamente dai numeri, non è funzionale per un partito che si definisce comunista sopratutto in questa fase.
A noi manca la strategia di come arrivare alla trasformazione sociale, soprattutto con tutti i soggetti che ci stiamo interfacciando arriveremo sempre a metà strada e la nostra volontà di trasformazione sociale rimarrà solo come una mera utopia…
[...] dati del tesseramento PRC del 2009 si accompagnano a una stanchezza non recuperata rispetto alla recente campagna elettorale, che in [...]
Dichiarazione del segretario di perugia del prc
Flamini: La FdS è per l’oggi e per il domani. Il diritto di indicare l’Assessore, per accordi nazionali, spetta a Rifondazione
La Federazione della Sinistra è un progetto nazionale che ha l’obiettivo di invertire la tendenza suicida della sinistra alle continue rotture, scissioni e separazioni. Un progetto nazionale che prescinde dalle singole difficoltà che un processo cosi ambizioso incontra nei singoli territori e nelle regioni.
La Federazione della Sinistra non è a disposizione delle singole volontà di quello o quell’altro gruppo dirigente locale, ma è un processo che terminerà in dicembre con un congresso nazionale vincolante per tutti.
Rifondazione comunista dell’Umbria non nasconde le difficoltà che incontriamo a livello regionale, e proprio per questo è nostra intenzione moltiplicare gli sforzi interni, innanzitutto con le compagne e i compagni del Pdci e di Socialismo 2000. Non solo. La Federazione della Sinistra proprio per sua natura è un progetto aperto a tutti coloro, singoli o organizzati, che intendono costruire dal basso, a partire dai territori, un polo di sinistra di classe, non settario o nostalgico, ma autonomo dalla sinistra moderata e alternativo al liberismo delle destre.
Per questo è assolutamente privo di senso logico e politico dichiarare che “sono tradite e completamente compromesse le premesse politiche per dar vita effettivamente ad una forte Federazione della Sinistra in Umbria”. Bisognerebbe invece spiegare all’opinione pubblica le motivazioni politiche che hanno condotto il PdCI a costituire un gruppo politico autonomo in Consiglio regionale, determinando, questo sì, “un danno pesante all’armonico dispiegarsi delle azioni istituzionali dell’intera coalizione di centrosinistra”. E noi aggiungiamo della Federazione della Sinistra.
Rifondazione comunista dell’Umbria ribadisce la volontà politica della necessità di costruire un polo della sinistra a livello regionale, tanto più che il responso elettorale incoraggia ed indica chiaramente questo percorso.
Concordiamo invece con il PdCI quando sostiene che “l’ormai prossima seduta d’insediamento del Consiglio Regionale rende indilazionabili la configurazione dell’assetto di Giunta con la completezza dei suoi componenti e definitiva assegnazione delle deleghe, così come gli orientamenti operativi della maggioranza consiliare per la guida del Consiglio Regionale dell’Umbria”.
Bene. E’ allora evidente la necessità di ricordare che l’accordo, frutto di un equilibrio nazionale fra presenze nei listini e nelle giunte tra le organizzazioni nazionali che compongono la Federazione della Sinistra (Prc, PdCI e Socialismo 2000), accordo sancito nella fase preelettorale dalla Federazione della Sinistra Umbra sotto la diretta responsabilità delle Segreterie nazionali (Claudio Grassi, Segreteria Nazionale Prc e Orazio Licandro, Segreteria Nazionale PdCI) prevedeva e prevede per il PdCI un rappresentante eletto nella quota maggioritaria (listino) e per il Prc l’indicazione dell’Assessore nella Giunta Regionale. Inoltre risulta singolare che un gruppo consiliare formato da un eletto sul listino, che di fatto ha tolto un consigliere alla Federazione della Sinistra, richieda addirittura una rappresentanza in Giunta regionale. Una richiesta, quella del PdCi, evidentemente impraticabile. E ne sono coscienti anche coloro che la avanzano facendo assumere alla richiesta un valore del tutto strumentale. Come era nostro diritto abbiamo indicato la nostra rappresentanza in Giunta con il consenso dei Consiglieri regionali. Rifondazione comunista i patti li rispetta.
Enrico Flamini
Segretario provinciale Prc Perugia
Membro della Segreteria regionale
ho letto attentamente tutti i messaggi…io detto sinceramente non mi sono mai iscritto a nessun partito..ho 20 anni e adesso come adesso non mi va di iscrevermi a rifondazione comunista…per un semplicissimo motivo…quando uno si iscrive a qualcosa deve avere bene chiaro quali sono gli obiettivi che si prefigge una formazione…nel caso di rifondazione e della federazione della sinistra questi obiettivi non sono chiari, cioè sono molto vaghi e non entrano nel merito..secondo me la militanza politica non si fa solo con gli iscritti ma con la base…e la base ha risposto chiaramente alla federazione…se continuate in questa direzione non vi votiamo più..quello che si è detto nei congressi non si è mai applicato…la dirigenza della federazione, per quanto riguarda ad esempio il piemonte, a parole e anche a fatti è sempre stata contro la tav..e poi cosa decide di fare?allearsi con la bresso si tav..be scelta più sbagliata non ci poteva essere..io ho votato la federazione ma non ho votato la bresso perchè siccome sono no tav mi era impossibile…e sia chiaro che odio cota intendiamoci…quello che voglio dire è che il movimento no tav, e questo è successo in molte altre parti del paese, ha deciso di non votare più la federazione…in valle di susa la federazione ha avuto un calo del circa 7%…ragazzi non è poco…
in sostanza alle parole devono corrispondere i fatti..e questo non è avvenuto…per favore non ripetiamo gli stessi errori…
ps: lasciando stare quello che si dice nei vari congressi, il popolo comunista ancora presente vuole l’UNITA’ DI TUTTI I COMUNISTI E ANTICAPITALISTI..questo è un fatto…evitiamo alleanze equivoche con il PD…con il PD non ci deve essere più nessun accordo politico a livello nazionale..nessuno…è un partito che serve gli interessi della borghesia…gli accordi devono essere fatti con quei partiti che vogliono l’unità e la costruzione di un partito comunista anticapitalista e ambientalista….
be se rifondazione si muoverà in questa direzione mi iscriverò subito…altrimenti mi dispiace…continuerò a votare fino alla morte comunista..ma iscriversi è un’altro discorso…bisogna aprire il partito…è il partito che deve tornare nelle strade e tra la gente…spero di non avere annoiato nessuno…il mio sogno è vedere l’unità di tutti i comunisti e anticapitalisti…spero si avveri…scusate per la lunghezza del messaggio
segnalo che nel file con i dati storici del tesseramento dal 1991 in avanti il 2008 e il 2009, nella riga del totale italia, ci sono finiti i dati del totale estero. potete correggerlo?
Forse Claudio Grassi a Chianciano non aveva tutti i torti!
Rileggerlo oggi è molto interessante….
Intervento di Claudio Grassi al VII Congresso nazionale del PRC
Care compagne, cari compagni,
stiamo svolgendo questo congresso difficile all’indomani di una sconfitta storica.
Per la prima volta dal dopoguerra le forze comuniste, socialiste e ambientaliste non sono rappresentate in Parlamento.
Certamente una sconfitta che ha ragioni di lungo periodo, che risale alla fine degli anni ’70, ma anche una sconfitta contingente, figlia dei nostri errori.
Non mi convince la valutazione secondo la quale alla base della sconfitta c’è la nostra incapacità nel comprendere i grandi cambiamenti avvenuti nella società.
Questo aspetto è sicuramente presente, ma non lo considero quello principale.
Poco più di due anni fa – aprile 2006 – Rifondazione Comunista da sola ha preso il 5,8% alla Camera e il 7,2% al Senato.
Dopo due anni – nell’aprile 2008 – Rifondazione Comunista, con altri tre partiti, ha preso il 3,1%, un tracollo mai visto nella storia dei partiti politici.
Possibile che in 24 mesi sia cambiato tutto? Che siano intervenuti cambiamenti così profondi da produrre un terremoto di questa portata? Non credo. E non vorrei che si usasse questo modo di ragionare come alibi per sfuggire dalle proprie responsabilità.
No, in 24 mesi non è cambiato tutto, molto più semplicemente i nostri comportamenti e il fallimento della nostra presenza nel Governo Prodi hanno dilapidato la nostra credibilità.
Voglio dire che quei 3 milioni di elettori che hanno scelto di non votarci rispetto a due anni fa non penso che siano persi alla sinistra e a Rifondazione Comunista. Ci hanno negato il voto perché li abbiamo delusi.
Così come non penso che quel milione di manifestanti che il 20 ottobre sono scesi in piazza a Roma, in un mare di bandiere rosse, contro il protocollo sul welfare, non siano più disponibili a scendere in piazza. Anzi, da questo Congresso credo sia giusto lanciare la proposta a tutta la sinistra politica e sociale per una grande manifestazione unitaria contro il Governo e le sue politiche per il prossimo autunno.
Io penso che questo popolo di sinistra che ci ha votato due anni fa, che ha riempito le piazze di questo paese in questi anni ci sia ancora. Sta a noi intercettarlo, ricostruire una connessione, ridare ad esso fiducia e credibilità.
Dobbiamo dirlo apertamente: abbiamo sbagliato!
Siamo entrati in un Governo convinti di strappare dei risultati sulla base di una analisi, elaborata allo scorso Congresso, che si è rivelata sbagliata.
Il Governo non solo non è stato permeabile ai movimenti, come era stato detto. E’ stato impermeabile ad essi. Durante i due anni di Governo Prodi si sono svolte ben 5 grandi manifestazioni: 2 contro la precarietà, 1 contro la base Usa a Vicenza, 1 delle donne in difesa della 194, 1 sui diritti. Ma palazzo Chigi si è dimostrato impermeabile alle richieste che salivano da quelle piazze. Viceversa quando alla porta del Governo ha bussato la Confindustria, per ottenere la riduzione di 5 punti del cuneo fiscale o il Governo nordamericano per la base di Vicenza o, ancora, il Vaticano per mettere il veto sui Dico, quella porta si è aperta e il Governo ha accolto quelle richieste e si è quindi dimostrato permeabile ai poteri forti.
Ecco perché abbiamo perso i voti. Ecco perché abbiamo deluso le aspettative.
Perché avevamo detto: “vuoi vedere che l’Italia cambia davvero?” e invece sulla redistribuzione della ricchezza, sulla pace, sui diritti, si è andati nella direzione opposta a quanto promesso in campagna elettorale.
E dopo due anni fatti così ci siamo presentati alle elezioni con una lista difensiva, priva di identità, incapace di suscitare passione ed emozione, non discussa nel Partito, dal quale salivano pesanti perplessità che sono rimaste inascoltate.
E a quel punto i nostri voti sono stati facile terreno di caccia: da un lato da Partito Democratico che imbrogliando su un presunto sorpasso ha giocato tutto sul voto utile, dall’altro sono rifluiti nell’astensione come forma di protesta per le nostre politiche non condivise.
Ma se è così, se riconosciamo i nostri errori, ne facciamo tesoro e modifichiamo il nostro comportamento, noi possiamo risalire la china.
D’altra parte, compagne e compagni, a cosa serve un Congresso? O a cosa dovrebbe servire un Congresso se riuscissimo a farlo in modo spassionato pensando più all’esterno che al nostro interno?
Dovrebbe servire a fare un bilancio delle proposte attuate dallo scorso congresso, vedere ciò che ha funzionato e ciò che non ha funzionato, e indicare una prospettiva.
Per quanto mi riguarda questo bilancio mi fa dire due cose:
1)con questo Partito Democratico – in questa fase – per l’impianto che si è dato in campagna elettorale e per come non sta conducendo l’opposizione al Governo Berlusconi, con questi rapporti forza nazionali e internazionali, non ci sono le condizioni per pensare ad ipotesi di alleanze di Governo nazionale comune. Non condivido, dunque, la proposta lanciata dal compagno Fava della costruzione di un centrosinistra di nuovo conio.
2)il secondo elemento di bilancio critico è che è stato un grave errore cercare di trasformare la necessaria unità della sinistra di alternativa in un percorso teso a costruire il partito unico della sinistra.
Ho sentito Fausto stamattina parlare di questo. Ci ha detto che un successo elettorale della sinistra arcobaleno sarebbe stato l’avvio per la costruzione di una nuova forza della sinistra.
Devo dire che con Fausto nonostante in questi ultimi anni ci siano stati molti momenti di dissenso politico non ho mai smesso di provare nei suoi confronti un sentimento di affetto sincero.
Tuttavia a Fausto vorrei dire: un’idea legittima, ma dove l’hai discussa? Costruire una nuova forza politica della sinistra dove i comunisti, come tu hai detto, diventano tendenza culturale, non era giusto discuterla nel Partito? Coinvolgere le iscritte e gli iscritti?
Care compagne e cari compagni,
siamo alla conclusione di questo nostro Congresso. Un Congresso che si è voluto fare di contrapposizione tra mozioni. E’ stato un errore. Non ci voleva un genio a capire che, per come si erano configurate le adesioni alle varie mozioni, il Congresso si sarebbe concluso con un risultato che non avrebbe consentito a nessuno – da solo – di avere una maggioranza.
La nuova maggioranza che si era costituita a Carrara poteva e doveva proporre un documento a tesi, unitario, che raccogliesse contributi dal basso. E a quel punto i nostri congressi anziché trasformarsi, come è avvenuto in troppi posti in una corsa all’iscritto e al voto, con scene che speriamo di non vedere mai più, quei congressi potevano servirci a discutere tra di noi e a costruire una proposta politica condivisa.
Ma il risultato del Congresso si è preso una rivincita. Nessun documento è arrivato al 50% e, se non siamo dei pazzi, abbiamo il dovere di fare quello che non si è voluto fare prima del Congresso: una proposta di sintesi comune.
La ripropongo, forse per l’ultima volta.
Un programma di lavoro, per un anno, articolato in tre punti.
1)Rilancio di Rifondazione Comunista a partire dai documenti di Carrara. Lasciamo perdere quindi le proposte contenute in tutte le mozioni, dalla costituente della sinistra a quella comunista, dalla federazione alla svolta operaia. Tutte hanno perso.
2)Usciamo fuori. Non siamo scomparsi solo dal Parlamento, siamo scomparsi da tutto e quando si parla di noi è per raccontare dei nostri contrasti. Buttiamo la nostra energia nella società e non nel contrasto interno, quindi costruiamo l’opposizione politica e sociale al Governo Berlusconi.
Contro i suoi provvedimenti dobbiamo riprendere in mano l’iniziativa perché io penso che anche questa discussione su Di Pietro sia mal posta. Il problema non è quel che pensa Di Pietro e fare la gara tra noi chi critica di più il suo becero giustizialismo. Nessuno dei compagni di Rifondazione che ha partecipato a quella manifestazione può essere criticato per questo. Il problema è un altro. Il problema è che quella piazza invece di riempirla Di Pietro, con le sue parole d’ordine sbagliate, la dovevamo riempire noi Rifondazione e la sinistra. Questo il problema, e questo non deve più accadere.
3)lavoriamo per presentarci alle prossime elezioni europee con il n ostro nome, il nostro simbolo, con un nostro programma e, come abbiamo sempre fatto, con la massima apertura delle nostre liste ad esponenti della sinistra e dei movimenti. Se noi riusciamo, da settembre in poi, a proiettarci nella società contro un Governo nei confronti del quale crescerà la protesta, con un PD totalmente spiazzato dopo la sconfitta elettorale e dilaniato sulla prospettiva, noi possiamo diventare un importante punto di riferimento. Alle europee non c’è il voto utile e se noi recuperiamo parte del nostro consenso si può produrre concretamente quel “Ricominciamo”, per noi e per la sinistra, che abbiamo posto come parola d’ordine di questo congresso.
Ma per fare tutto questo occorre salvaguardare l’unità del Partito.
Non se ne può più, compagne e compagni, del fatto che ogni volta che uno non è d’accordo esce e si fa un suo partito. Con il risultato “straordinario” che non contiamo quasi nulla, però abbiamo il numero più alto di partiti comunisti mai visto al mondo!
Così come non se ne può più delle gestioni a maggioranza. Il partito ha una linea, ma il partito è di tutti anche di chi, temporaneamente, è in minoranza. Solo così si superano le correnti.
Care compagne e cari compagni,
permettetemi di precisare una cosa, visto che in questi giorni è stata oggetto di molti articoli sui giornali.
Si è detto e scritto che io avrei fatto un inciucio, lasciando intendere che per qualche posto o non so cosa ero pronto a rinunciare alle mie idee. Nulla di più falso. Io non abbandono la mia mozione e i suoi contenuti. E alla fine sosterrò ciò che la mozione decide. Ho semplicemente chiesto ai compagni con i quali ho condiviso le idee in questo congresso di non mettersi in un angolo.
Perché la costituente della sinistra non ha vinto il congresso, ma neanche noi lo abbiamo vinto. Non ha vinto nessuno. E allora questa anomalia mettiamola a positivo e facciamo vincere per una volta tanto Rifondazione Comunista. Facciamo un regalo ai nostri compagni e compagne che sono anni che vivono drammaticamente le nostre scissioni e divisioni. Se si vuole le soluzioni si trovano. In questi giorni ci ho lavorato, per questo si è detto che stavo facendo l’inciucio. Ma ormai il tempo è poco e credo di aver consumato tutte le cartucce. Non mi resta che fare un appello a voi due, cari Paolo e Niki: parlatevi! Siete stati nella stessa mozione fino a due mesi fa! Fossi io che sono stato all’ opposizione potrei capire…
Non faccio il buonista, non mi sfuggono le differenze, ma oggi il lusso di dividerci non possiamo permettercelo perché Rifondazione Comunista se si divide in due rischia la sua esistenza.
caro crassi:
sia nel prc e anche nella federazione si continua a esse incoerenti fra quello che diciamo e come agiamo alle regionali avevamo detto accordi chiari col pd ma nessuno accordo con u d c invece in alcune regioni accordo cè stato, in piamonte accordo con la bresso favorevole alla tav
e il risultato si è visto compgni traditi votano grillo in toscana si è scavalcato alcuni organismi di partito per fare accordo per le regionali in alcune regioni abbiamo fatto accordi con il mensevico vendola perchè?
tu e ferrero avete siete pronti aprile a vendola all,utimo c p n del 10 aprile
cosa pretendi che non si perda la fiducia dopo questa mancanza di coerenza
la pria cosa da fare e’ avere delle regole nel partito e una progettualita a media scadenza cioe’ cosa e come fare nel medio periodo(2 3 anni) e essere maturi nel cercare e trovare sintesi e eliminare l mozioni quindi una maggioranza si costruisce sul merito e non preconcettualmente. siamo al 3 per cento non c’e’ tempo pe litigare.
Non ho niente da scrivere, non esiste nessuna chemiotrapia che possa curare il cancro chiamata “ex comunista”, io e miei compagni che siamo in tanti, non daremo il nostro voto per le pensioni d’orate degli avvoltoi, se esiste qualcuno che vuole fare un partito comunista, si faccia avanti, la federazione è morta come l’Arcobaleno.
Amir Gorguinpour
Il dato di Pistoia non mi combacia ricordo bene che il dato più volte verificato del 2008 per tenere il congresso era di oltre 900 iscritti al partito come mai adesso ne risultano a quella data poco più di 500? erano comunque oltre 900 caspita!! che fai Grassi abbassi le quote per far apparire un dato meno peggiore!!! anche se volessimo calcolare la quota della scissione non torna perchè solo due circoli andarono con Vendola mi pare che qualcosa non torni spero non sia voluto ripeto per non far apparire i dati ancora di più nella sua drammaticità.
Caro compagno Claudio
condivido pienamente l’analisi, ma devo afggiungere un elemento. Credo che il dato (totale iscritti 2009) sia un dato vero, stavolta, e a differenza di quelli degli ultimi anni. Come dire, il cibo migliore è quello cucinato con pochi ingredienti. Non intendo, bada, “meglio pochi ma buoni”, piuttosto che questa volta non ci sono state drogature congressuali o trasporti mediatici. Chi c’è, è perchè ci vuole essere! Credo che questo patrimonio, nuovo (anche perchè com’è accaduto nel mio circolo) ci sono nuovi e giovani iscritti, va tenuto di conto per cercare di rimettere in moto un partito ed una federazione che può fare la differenza. Chiudo con un ringraziamento a tutti i compagni che come te hanno permesso che il pugno non si aprisse, ma che rimanesse ben stretto.
Avanti popolo!
Ciao. Son un vecchio iscritto che vota da sempre a sinistra (non PDS. non PD ma SINISTRA)ma che, da tempo, non si iscrive piu. Condivido l’analisi di Claudio Grassi (che stimo molto)perchè secondo me abaim operso di vista la persona e il territorio. Vengo da una terra (il veneto) dove la lega la fa da padrona promettendo tanto e non mantenendo nulla.Quello che mi lascia sconcertato è che la lega pesca voti dai nostri bacini storici come gli operai e le fabbriche e questo perchè NOI abbiamo perso di vista la gente, il territorio, le esigenze reali delle persone. Non frega a nessuno il parlare contro berlusconi (anzi lo rafforza e basta) ma bisogna ricominciare ad agire dal basso a ruipartire dalle PERSONE facendo discoris semplici e attuando strategie importanti. Ora abito in porvincia di Firenze e anceh qui noto un immobilisimo totale. la sonistra si muove poco tanto si vince lo stesso…. Scusate questo sfogo a ruota libera ma ci teenvo a dire queste cose che spero abbiano una replica. Voterò sempre a sinistra (vengo come idea da DP) ma a volte faccio fatica anche a fare questo.
Hasta la victoria
Ugo
sono molto breve. Caro compagno, bisogna che tu e gli altri compagni che hanno smesso dii iscriversi rinnovate la tessera. I compagni veri si riconoscono nei momenti difficili.
ciao
franco
Caro compagno Grassi la tua analisi è , a mio avviso, parziale , omette il tema di una linea politico- programmatica chiara condivisa e dibattuta dalla base a livello nazionale , ma anche a livello regionale.
Io vivo in Emilia Romagna ove abbiamo un assessore in giunta ( come federazione) , ma che differenza c’è tra partecipare al governo nazionale con Prodi e partecipare al governo regionale con Errani?
Non vi è coerenza ne chiarezza. Quale sarà il programma politico programmatico della federazione in Emilia Romagna?
Che potere decisionale hanno gli iscritti in decisioni importanti ad esempio su chi rapressenterebbe meglio gli interessi che vorremmo rapressentare in giunte o al governo?
Nessuna io dico nessuna e allora perchè iscriversi?
Se il futuro che proponiamo è quello di una democrazia partecipata perchè non lo esercitiamo in primis al nostro interno?
E’ la formula della federazione della sinistra che è fallimentare. Io preferisco essere qualificato come comunista più che di sinistra . A furia di parlare solo di sinistra ci siamo dimenticati della parola comunista. Questo è grave. Il gruppo dirigente del partito si impegni per l’unità dei comunisti e per la costruzione di un unico partito comunista. Per dare un forte segnale di unità è necessario sciogliere le “aree” esistenti e le relative riviste, che servono solo ad alimentare la frammentazione. Come nel vecchio PCI, il confronto tra compagni deve avvenire all’interno delle riviste del partito. Insomma deve passare il principio che chi è contro l’unità dei comunisti non è comunista. Il gruppo dirigente di Rifondazione prenda subito l’iniziativa di indire una conferenza con tutte le formazioni comuniste esistenti in Italia, mettendo all’ordine del giorno l’unità dei comunisti e la costituzione di un unico partito comunista. Dopo la costituzione del partito si inizia a fare il discorso delle alleanze con le altre forze democratiche per liberare l’Italia dalla destra. Il percorso da seguire deve avvalersi dell’esprienza vincente del vecchio PCI.
Il gruppo dirigente deve fare come deciso a congresso dalla maggioranza degli iscritti dove si è deciso di portare avanti l’esperienza del Prc all’interno di un unità delle forze anticapitaliste e la mozione sull’unità dei comunisti è stata sconfitta nettamente prendendo solo il 6%.
Serve l’unità delle forze comuniste e di sinistra e la Federazione col simbolo unico della falce e martello è,per adesso,la miglior soluzione possibile.
Al prossimo congresso si vedrà
Sì Dani, infatti “l’unità delle forze anticapitaliste” la vogliamo fare… con il piddì, i dipietrini, gli svendolini. Alla faccia dell’anticapitalismo!
Non dimenticare poi che anche la mozione di Grassi fu sconfitta al congresso, prendendo meno del 40%. E che il congresso lo vinse l’unione di diverse mozioni, tutte decisive, tra le quali quella sull’unità comunista. Nessuna lo vinse da sola.
Ma Chianciano è un passato remotissimo… come Carrara…
Che perdita di tempo. Chiacchiera, lotta, incazzature, ma poi, tanto, dopo, i soliti fanno sempre quello che gli pare.
Non sono affatto convinto che l’esperienza del vecchio PCI sia stata un’esperienza vincente, anzi è stata in qualche misura un’esperienza devastante: infatti il più grande partito comunista dell’occidente è arrivato alla sua autodissoluzione. Non solo, quelli che si sono autoproclamati i suoi migliori eredi hanno anch’essi dissolto il patrimonio di consensi che milioni di elettori ci avevano affidato.
Il male di Rifondazione comunista è stato principalmente quello di non aver mai voluto affrontare un’analisi critica del PCI e dell’URSS; ma di aver seguito come allocchi le giravolte bertinottiane sullo stalinismo,che nascondeva l’abbandono di tutto il comunismo novecentesco, sulla non violenza e sull’angelizzazione della Resistenza, sulla contaminazione del potere. Tutti elementi che per avere una condivisione avrebbero dovuto essere metabolizzati attraverso il dibattito che, con tutta probabilità se affrontato, ci avrebbe ricondotto alla ragione. Dire che conosciamo un solo comunismo non è affatto vero , spero che si riconosca il fatto che vi sono ancora ancora stalinisti e trotkisti ed a mio avviso solo dalla ricomposizione di questa frattura sarà possibile arrivare al comunismo del terzo millennio.
Quindi non vale il discorso prima facciamo l’unità e poi il discorso delle alleanze, i comunisti si devono contraddistinguere per un programma anticapitalista, gli elettori, come abbiamo visto non sono poi così disponibili a farsi prendere per i fondelli, non sono poi così ingenui(siamo contro il precariato, ma abbiamo votato il pacchetto Treu, siamo contro la guerra, ma poi abbiamo votato i finanziamenti per le missioni all’estero, siamo per la salvaguardia delle pensioni , ma poi votiamo per lo scalone…). Il discorso delle alleanze nasconde in realtà l’assunto stalinista che si debba fare l’alleanza con la borghesia, ma ormai dopo 70 anni dovremmo aver capito, o siamo tonti? che non ha funzionato, ma ha portato alla nostra sparizione dal panorama politico italiano.
Il nuovo arcobaleno della Federazione della sinistra non funziona perchè è un guscio vuoto, solo un cartello elettorale, dove le basi non si sono mai incontrate fisicamente, ne confrontate sui temi del governismo e dei ceti politici e sindacali che per la loro avidità personale hanno dissipato il consenso popolare a forza di dire cose e farne altre, cioè quelle che piacciono al capitale. Meditate compagni/e meditate…
Alberto Giannini PRC Parma
Io credo che siamo giunti al momento che tutti i vari partitini della sinistra debbano capire che non ha più nessun senso esistere e bisogna unirsi in un unico partito comunista,che senso ha l’esistenza del PDCI e PRC,del PCL ecc.ecc.,insieme si può fare qualcosa e si possono unire le forze sia umane che economiche.Per me il comunismo è uno solo e non capisco perchè non si riesce ad andare daccordo.Saluti da un ex segretario del circolo di Cittadella (Padova)
Sono d’accordo al 99% con te. Voglio solo farti notare che l’errore che ha commesso Rifondazione nel 1991 è di aver costruito un partito unico con delle componenti da sempre extraparlamentari che hanno smembrato letteralemtne il Prc sulle virgole della teoria senza rimanere all’interno del partito a portare all’attenzione degli iscritti nei vari congressi le loro sonsibilità culturali ed anche politiche. Giustissimo il Partito unico comunista, ma facciamolo con chi ha una cultura di base più simile a quella del Prc (che è quella del Partito Comunista Italiano) e dunque col PdCI. Riunirci con Pcl, Sinistra critica, PdAC e tutto il resto significherebbe avere una scissione già alle prossime elezioni politiche. Impariamo dal passato per non ricommettere i medesimi errori.
Per Francesco Valerio
che miseria però questo modo di ragionare, tagliamo fuori tutti, e ricomponiamoci, noi simili, tutti ex PCI, ma quando rivendicate l’appartenenza, e la discendenza dal PCI, perchè vi sentite la parte migliore, e non rivendicate, anche Napolitatano Violante, Dalema e compani? anche loro sono vostri fratelli,e sono loro che vi vogliono distruggere, non gli ex sesantottini,era Veltroni(come te del PCI). che ha scelto la vocazione maggioritaria , è Ochetto(come te del PCI) che ha sciolto il PCI, non Ferrando o Turigliatto, ed io non sono trotskijsta, ma devo riconoscere, che il revisionismo fino a parlare dei ragazzi di Salò è di Violante, non di Malabarba. ha senzo prendere una mela riscontrare che che oltre il 70% (PDS) è marcia, cantare le lodi e la bonta(dove come e quando)sole perchè una piccola parte(PCR/PDCI) di questa mela è meno marcia? rifletti.
Non è che c’è anche da parte della un progressivo ed inesorabile abbandono dell’idea di socialismo come modello organizzativo della società ?
compagno grassi il problema principale per noi giovani è che non si capisce con chiarezza che programma concretamente abbia la federazione della sinistra…è molto semplicistico e non entra nel merito delle cose…poi sicuramente l’altro problema è che i circoli sono sempre più chiusi in se stessi..invece dovrebbero essere dei luoghi di incontro collettivi e sociali..non servono solo le chiacchere ma anche i fatti…comunque è importante unire la sinistra comunnista e anticapitalista in modo da dare alla gente e ai giovani un nuovo riferimento politico concreto..e proporre il tesseramento non solo nei circoli ma facendosi conoscere alla gente…compagnio grassi non c’è più tempo per le parole è ora di agire…subito unità dei comunisti e degli anticapitalisti e in seguito delineare un programma comune….è l’unica via…
Caro Claudio l’analisi che fai è oggettiva. Purtroppo nei nostri confronti non vale piu la discriminante della nostra diversità rispetto a gli altri. Siamo percepiti dentro la casta con l’incapacità, come dire, di “saperci stare”. Inutili agli altri e a noi stessi. Questo è il rischio, questo è lo stato di anni di politica che ha asservito la retorica della politica più radicale ad un più reale e concreto iperistituzionalismo come fine in se. Voglio dire però che si rimette mano alla cassetta degli attrezzi appena ci si rimostra, come dire, “autenticamente militanti” l attenzione si risveglia si rianima la partecipazione.Vi sono segnali in questo senso, almeno mi pare, non ancora evidentissimi, ma più percettibili di qualche tempo fà. Compagni che si riavvicinano di persone che ti ascoltano. Il duro lavoro politico quotiniano e la capacità di leggere il reale. Questo è il modo di recuperare credibilità, ne siamo tutti consapevoli, ma per farlo occorre assestare il partito su questa linea di condotta. Prendere coscienza tutti insieme che non si può più scherzare, e se ci sono attaeggiamenti di sufficienza rispetto a ciò devono essere rimossi. Aprire le sedi, intrecciare i bisogni attraverso il mutualismo, formare i giovani e non solo. C è molto da fare. L offensiva unitaria nei confronti di Sinistra e Libertà è giusta perchè ci consente di allargare il campo della nostra proposta di dare un segnale di unità nella pratica politica a molta della nostra gente. Dare corpo e gambe alla federazione della sinistra un processo che va accellerato.Occorre darci l obiettivo del lavoro politico condiviso il più possibile cole altre forze che compongono la Federazione per sedimentare una cultura politica comune che oggi non c’è.
Molto di ciò è evidente passa per il rafforzamento e la cura del nostro partito. Ti saluto.
Caro compagno Claudio, i dati sul tesseramento che hai riportato sono preoccupanti, ma lasciano spazio alla speranza di poter ricostruire.
Le proposte che fai vanno benissimo, ma io credo che oltre alla questione organizzativa, il partito (assieme alla Federazione della Sinistra) soffra anche di una grave mancanza di linea politica.
I militanti e i compagni nei territori hanno grosse difficoltà a capire qual’è la nostra proposta e il nostro ruolo all’interno della crisi dell’economia e della democrazia in Italia. Si parla di una marea di cose (referendum sull’acqua, partito sociale, sostegno ai lavoratori in lotta, nuovo CLN per battere Berlusconi, laicità dello stato…) ma se esse non vengono inserite in un quadro chiaro e organico di proposta e rivendicazione, quel che emerge è un assemblaggio incoerente, difficile da spiegare per i militanti e difficile da capire per i cittadini e i lavoratori. E se cittadini e lavoratori non sono motivati ad interessarsi e seguire il nostro lavoro al di fuori di questa o quella vertenza, inevitabilmente ne risente anche il tesseramento.
L’altro problema di questa vaghezza politica è che il partito muta radicalmente la sua proposta, il suo linguaggio, il suo rapporto con le altre forze politiche e il suo modus operandi da un territorio all’altro, tanto che un cittadino che si sposti da una città all’altra del Paese potrebbe avrebbe grossi problemi a ricondurre l’attività dei circoli e dei militanti ad un unico progetto politico. In questa situazione è inevitabile essere considerati alla stregua di un movimento vertenziale e localistico, finendo per perdere consensi in favore di chi, pur inserendosi nelle vertenze, presenta un progetto di più ampio respiro (almeno apparentemente): e mi riferisco in primis a Movimento 5 Stelle e Idv, ma in certi casi i “nostri” consensi vanno verso il PD o addirittura (quando sfiducia e incazzo raggiungono il culmine) alla Lega Nord…
Infine, questa indeterminatezza nella proposta politica ci rende un oggetto poco appettibile per i media. Ripetiamo continuamente di essere sottoposti ad una censura, ma credo che, in parte, non siamo considerati perché non abbiamo un messaggio chiaro e una comunicazione adeguata. D’altronde, mettetevi nei panni di chi visita il sito web del PRC o della Federazione della Sinistra: da cosa dovrebbe essere colpito? Quali messaggi dovrebbero restare scolpiti nella sua mente?
I dirigenti nazionali devono dare ai territori un programma nazionale che sia chiaro, che sia riassumibile in pochi slogan (che non suonino come frasi scarlatte) e che sia ribadito in tutti i territori, in tutti i circoli e le sezioni del PRC e della Federazione della Sinistra. Anche l’atteggiamento da tenere verso altre forze politiche (contrapposizione frontale? dialogo? sfida unitaria su certi temi?) deve essere indicato ai compagni, differenziando chiaramente il piano tattico e il progetto strategico. Le rivendicazioni locali vanno affiancate al programma nazionale, creando così una piattaforma politica di ampio respiro, coerente e radicata.
Leggendo i resoconti dall’ultima direzione nazionale, pare che la discussione sia andata in altra direzione, tanto che non si è parlato di Federazione della Sinistra. Cari compagni, il tempo scorre e se non si cambia registro finiremo per consumarci, in una marcia sul posto logorante che qualcuno potrebbe scambiare per “movimento”, ma che in realtà non ci porta da nessuna parte.
Condivido.
La vaghezza del messaggio c’è , ma è una cosa strana , infatti più che una vaghezza di contenuti sembra di percepire una mancata corrispondenza “tra ragione e sentimento”.
E’ come se chi parla fosse il primo a non essere convinto di quello che dice…
Viene da dire : “ma se sei convinto di quello che dici , perché non t’incazzi ?” .
Ma anche dal versante dei contenuti le cose non si capiscono :
sappiamo tutti che quando arriverà , tra qualche mese , l’onda alta della crisi , il PD sarà dalla parte dei poteri forti , dalla parte di chi per la crisi proporrà le soluzioni della Grecia , dell’attacco alle masse popolari.
Ma allora perché cincischiare ?
Perché continuare a corteggiare il PD ?
Perché non considerarlo per quello che è , la parte moderata del padronato ?
Dialogare con un partito e lanciare una sfida programmatica su certi temi (in primis lavoro e misure anticrisi) non significa “corteggiarlo”.
Il PD è sicuramente egemonizzato da una linea economica liberista, ma di fronte alla crisi economica e democratica le contraddizioni si acuiscono, e il suo elettorato e la sua base militante (che sono formati principalmente da lavoratori e classe media oggi proletarizzata) non digeriranno senza fiatare certe proposte di Violante o Ichino. Anche la posizione del PD sull’acqua pubblica è stata snobbata alla grande da molti suoi elettori, e spesso ai banchetti per il referendum si trovano anche tesserati PD.
Per lanciare strali contro il PD c’è già il PCL, e la sua credibilità e il suo consenso tra cittadini e lavoratori sono evidenti a tutti. Il nostro lavoro, come comunisti, è diverso.
D’accordo pienamente con Andrea.
i dati della federazione di Imola sono errati.
le tessere sono state 79, i cedolini sono stati regolarmente inviati al nazionale e al regionale.
Donatella Mungo
tesoriera federazione di Imola