La Linke e noi

A Rostock, in Germania, sabato e domenica scorsi, si è svolto il congresso della Linke. Qualche articolo è uscito anche sui giornali della sinistra italiana, in particolare l’Unità, il manifesto e Liberazione (che segnalo nella rubrica “Accade a Sinistra” di questo blog). Rifondazione Comunista, che vi ha partecipato con la presenza del segretario Ferrero, è stata l’unico partito, assieme al Front de Gauche francese, ad essere invitato, a dimostrazione dei buoni rapporti che esistono tra le due formazioni politiche.
Credo valga la pena, per noi comunisti, impegnati a risalire la china dopo una batosta incredibile, ragionare su questa esperienza che è riuscita, in tre anni, a raccogliere un consenso rilevante: l’11,9% alle ultime elezioni politiche del settembre 2009. Consenso raccolto nel Paese più popoloso e più importante dell’Unione Europea e conseguito con una piattaforma politica nettamente di sinistra.
Non penso a modelli da “copiare”, ovviamente, ma ad una esperienza sulla quale riflettere.
Il congresso si è concluso positivamente, con la sostituzione dei due presidenti “storici”: Oskar Lafontaine e Lothar Bisky. Al loro posto Gesine Lotzch, deputata (ex Pds) eletta con il 92,8% dei consensi e Klaus Ernst, sindacalista IG metal (ex Wasg raggruppamento dei fuoriusciti da sinistra dall’SPD), eletto con il 74,9% dei voti. Sono stati eletti anche 4 vicepresidenti (3 donne e 1 uomo), la Direzione; ed è stato votato un documento politico, mentre il documento programmatico, su cui si sta lavorando da tempo, dovrebbe essere concluso entro il 2011.
Detto questo, le differenze politiche, anche profonde, che ci sono all’interno della Linke sono emerse anche in questa assise.

Come si sapeva da tempo il congresso ha riconfermato la presenza all’interno della Linke di diverse opzioni politiche che vengono a mio parere un po’ grossolanamente collegate alle due distinte realtà territoriali. Da un lato la Linke dell’ovest guidata da Lafontaine che sarebbe più radicale e meno propensa a stringere alleanze con la SPD, dall’altro lato la Linke dell’Est che, viceversa, sarebbe più pragmatica e più propensa a stringere alleanze con la socialdemocrazia.
Credo sia una suddivisione un po’ schematica e colgo l’occasione per sollecitare chi avesse informazioni più precise o della documentazione a socializzarle in modo che possano arricchire il nostro dibattito.
Tuttavia, come ogni semplificazione, essa contiene anche, molto probabilmente, un elemento di verità.
E’ evidente che le due parti principali che hanno dato vita alla Linke – la Pds e i fuoriusciti dall’SPD – non hanno ancora attuato, nei fatti, una vera unificazione, sia politica che organizzativa.
Lo dimostra il fatto che, a differenza degli impegni presi, non è stato eletto un presidente ma due e che, a tutti i livelli, si è deciso di istituire le responsabilità doppie. Per esempio due responsabili organizzativi, due capigruppo in Parlamento etc.
Così come è evidente che la collocazione alla opposizione di una grossa coalizione, come ha fatto la Linke fino al 2009, è stata condivisa da tutto il partito, mentre le varie posizioni interne quasi sicuramente si articoleranno se dopo le prossime elezioni politiche i parlamentari fossero determinanti per costruire un governo con Spd e Verdi, in alternativa alla CDU-CSU e liberali. Anche sulla partecipazione o meno ai governi regionali le posizioni si differenziano in modo molto netto.
Un ruolo importante, nel corso del congresso, accettando anche di fare passi indietro rispetto agli obiettivi che il congresso stesso avrebbe dovuto conseguire, lo ha svolto Gysi, storico leader della PDS, il cui contributo è stato determinante per la conclusione unitaria.
E’ del tutto evidente che, stante questa situazione, l’unità raggiunta è molto precaria e può rompersi da un momento all’altro. Io spero vivamente che i compagni e le compagne della Linke non commettano questo errore storico. Pur con tutte le differenziazioni molto forti all’interno, oggi i lavoratori e le lavoratrici tedesche possono disporre di un soggetto politico che pesa nel Paese, in grado di opporsi alle politiche di destra e all’offensiva dei padroni, in grado di incidere nella politica e, come si è visto in questi primi anni, di essere attrattivo e, quindi, di crescere ulteriormente.
E qui arriviamo agli elementi di riflessione che dalla Germania possiamo trasferire all’Italia e che mi sembrano da prendere in seria considerazione.
Credo di non sbagliare nel dire che all’interno della Linke convive uno spettro di posizioni politiche che ci riportano a quelle presenti in Rifondazione Comunista della metà degli anni ‘90, prima della scissione cossuttiana. Tanto per intenderci, da Cossutta, Castellina, Magri, per arrivare a Cannavò e Ferrando, passando per Bertinotti. Tutte queste varie gradazioni della sinistra italiana, e anche di più, convivono nella Linke tedesca e prendono il 12%. In Italia, viceversa, queste forze si sono frantumate dando vita ad un arcipelago di formazioni incapaci, da sole, di rappresentare una alternativa credibile. Non mi sfuggono e non voglio affatto banalizzare le differenze profonde che sono emerse in questi anni, in particolare in rapporto al tema del governo, che è stata storicamente la causa prevalente delle nostri scissioni. Così come non mi sfugge il fatto che la stessa cosa possa capitare in futuro ai compagni e alle compagne tedesche. Io penso che noi dovremmo investire con forza sul tentativo di invertire questa tendenza, aprendo in Italia una riflessione vera tra di noi a partire dal fatto che così come siamo messi oggi serviamo a poco e che anche da noi bisogna scommettere su un grande sforzo unitario. La Federazione della Sinistra è il primo passo e deve essere fatta rapidamente, aprendola e facendola crescere anche dal basso per cercare di suscitare la passione e il coinvolgimento di milioni di persone che in questi anni si sono rifugiati nel disimpegno. Ma dobbiamo trovare le forme di coinvolgimento e di unità con tutte le altre forze, movimenti e associazioni che coprano quello spettro politico che nella Linke, convivendo assieme, pur in presenza di una forte dialettica interna, rappresentano un progetto alternativo e una speranza per le classi subalterne di quel Paese.

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65 Commenti a “La Linke e noi”

  1. anto scrive:

    POSTATO A MANTOVANI SUL SUO SITO ANCHE SE VEDO POSSA VALERE X MOLTI CHE FREQUENTANO QUESTO SITO. MI SCUSO X LA DUREZZA E L’ASTIO, MA CON LA SINISTRA MORTA INUTILE ESSERE DIPLOMATICI…

    POI NON TI DISTURBO E OFFENDO PIU’ – Caro Ramon, nell’altro post sono stato molto duro con te forse x una antica stima che TU mi hai fatto perdere e che oggi con le risposte da DISPERATO che dai mi fanno dire: come ho fatto a sbagliarmi su Ramon? 1) Ironizzi sul comunismo poetico di vendola (è quindi, ed è ciò che è peggio, ironizzi sulla poesia) dimenticando che in occasione del congresso di rimini girasti mezza puglia e in ogni circolo (anche davanti a critiche furiose contro Nichi) difendendolo e apprezzandolo senza mai farti prevaricare dal caso del voto al governo Dini. Ti costringeva qualcuno a stare zitto? Penso che allora giustamente la “solidarietà” tra compagni e la stima reciproca superasse anche la convinzione di un errore (su quella vicenda la penso come te) commesso da un compagno. Ora all’improvviso non trovi alcun merito in Nichi; ti è rimasto solo quell’episodio (che, peraltro, in un meraviglioso editoriale su Liberazione di alcuni mesi dopo Nichi molto onestamente riconobbe il suo errore). Se allora è questo il terreno scelto x smontare gli “ormai avversari” e sostenere le proprie tesi uso il tuo stesso metro e ti ricordo alcune cose: a) al congresso di Rimini (io ero delegato) tu e russo spena vi siete spellati le mani dopo gli intervento di Nichi e Fausto che già contenevano la nuova fase (o non ti ricordi + che chiamasti babbeo il Fulvio Grimaldi filo grassiano che alle tre ripetizioni del termine Rifondazione affisse al tavolo della presidenza ci aggiunse tre volte comunista?) b) in puglia all’epoca della scissione cossuttiana chiamasti “Cessi” (un po come fai oggi con Vendola) quelli del PDCI con cui ti appresti a fare la FED c) in una tra le più riuscite manifestazioni a Roma di P. del popolo nei pressi del palco l’allora diessino Salvi lo apostrofasti coglione salvo averlo oggi tuo portavoce (possibile che condividi di più il Salvi ministro di Nichi? ma ricordi Salvi cosa ha fatto? c) sei stato da marcos ed in tanti altri posto con De Palma a cui hai raccontato bene di Nichi e Fausto. Sai potevi continuare a farlo anche quando non li hai condivisi più. E’ normale non essere più in accordo. è normale dividersi…non è normale essere ipocriti e (personalemnte) risentiti e carichi di livore (Russo Spena una volta mi disse, quasi orgoglioso, che in DP era così – oggi ti osannavano, oggi stesso eri oggetto della malelingue) 2) oggi che la sinistra (tutta) perde, la propria gente vince? Anch’io sono d’accordo che la sinistra quando vince deve far vincere anche la propria gente, ma che vuol dire allora che in attesa che al posto di Prodi, Bertinotti (e ci devi mettere pure quel patetico e sprovveduto di Ferrero) ci vada Pegolo, bellotti e magari fosco giannini, noi ce ne stiamo sui blog ognuno a cercare di dimostrare all’altro di aver avuto ragione (?) o di avere la verità in tasca e peccato che sono sempre gli altri (specie se elettori) a non averci capito? (e poi se proprio sicuro che tu non abbia mai votato qualcosa che ha “fatto perdere la nostra gente” sicuro sicuro? 3) Il comunismo non è una ragione di vita, della propia vita, della propria coscienza. Il comunismo è il cambiamento delle stato di cose esistenti. Il comunismo è x i popoli è x le masse non è un capriccio filosofico che fa stare bene te o qualche individuo. Quando il “tuo” comunismo è respinto dalle masse sei “tu” che ti devi porre il problema, sei “tu” che devi mettere in discussione il “tuo” comunismo, le tue certezze (ivi compresa quella che ti rende sicuro di aver capito te x primo cos’è il comunismo), mica gli altri che non vogliono un comunismo…ma risposte e soluzioni che cambino la società in direzione della libertà, della giustizia, dell’uguaglianza. 4) Dichiarandoti comunista non puoi ridicolizzare il consenso. Proprio perchè comunista non puoi prescindere da esso. Così come non può essere ridicolizzato oggi da 4 sprovveduti che x il semplice fatto di chiamarsi comunisti ed avere il simbolo della falce e martello pensano di essere “interpreti” e detentori del comunismo. Io mi sento comunista e sono solo nella mia interpretazione – che faccio? – faccio un partito? un blog? una corrente?…x favore un po più di ripetto di qualcosa di molto più glorioso come lo è stato il comunismo italiano. 5) Rileggiamo Gramsci. Mai che un comunista si approcci al comunismo come ad una religione…il comunismo è ricerca, non è dogma. Il comunismo è stare un passo più avanti nella storia non 10 indietro, Il comunismo è anche una risposta storica contingentata…dopo può chiamrsi anche cavolfiore se interpreta e indica i cambiamenti della fase che si vive. 6 e ultimo) aveva ragione Libertini: un partito che si definisce comunista non può stare sotto il 10%. Ed inoltre quando in un paese ci sono tante sigle e persone che si rifanno a tanti “comunismi” significa che stanno sbagliando tutti (il comunismo fonda sull’unità – non delle sigle alla fed – sull’unità ideale e sulla solidarietà tra compagni che tu hai smarrito o forse non hai mai avuto …FACENDOMI SBAGLIARE GIUDIZIO SU DI TE QUANDO TI CONOBBI NEL 1994)
    P.S.: POSSBILE MAI NESSUNA INDIGNAZIONE IX QUELLO CHE SUCCEDE NEL PRC? IL COMUNISMO DI PEGOLO CHE STAVA CON QUELLO DI GRASSI ANNI FA ORA SE NE VA CON QUELLO DELLA BARBAROSSA CHE RITROVA QUELLO DI DE CESARIS CHE ABBANDONA QUELLO DI F. RUSSO E SI AVVICINA A QUELLO DI PATTA. OPPURE QUELLO DEGLI ERNESTI CHE SI DIVIDONO MA ACQUISTANO QUELLO DI MASELLA CACCIATO VIA DA QUELLO DI GIANNINI CHE IN UN SOL COLPO SI AFFILIA A QUELLO DI DILIBERTO LASCIATOSI DA QUELLO DI RIZZO CHE INTANTO CORTEGGIA QUELLO DI CACCIARI E FA L’OCCHIOLINO A QUELLO DI FERRANDO A CUI NON PIACE QUELLO DI CANNAVO’ PERCHE INTERPRETA MALE IL TROSCHISMO E PREFERISCE DIALOGARE CON TURIGLIATTO ANZICHè CON MANISCO CHE INTANTO HA SALUTATO IL PCL E GUARDA CON INTERESSE A QUELLO DI BURGIO CHE HA PRESO LA CAMPESE (ASSESSORA DI VENDOLA) PER VALORIZZARE UN DOCUMENTO FIRMATO ANCHE DA VINCI CHE CERCA DI DIRE A QUELLO DI FERRERO CHE ESSENDOCI TANTI COMUNISMI E TANTI CEVELLI DA METTRE D’ACORDO è MEGLIO DIRE CHE SI DEVE STARE UNITI SENZA DOVER STARE AL GOVERNO OPPURE DIVIDERSI SU ALCUNE COSE E STARE INSIEME SU ALTRE——–RIPETOQUANTO MI SONO SBAGLIATO X NON FARE TORTO A QUEL SIMBOLO USCENDOMENE DA SUBITO DA RC.

  2. Federico scrive:

    Caro compagno Grassi,mi piacerebbe un tuo commento su queste mie riflessioni.mi sono iscritto al Prc nel 1993 a 22 anni,ma nel 98 seguii Cossutta,pentendomene qualche mese dopo le elezioni del 1999. Per molto tempo non frequentai piu’ i luoghi della politica e paradosso dei paradossi indovina quando ritornai? per la campagna dell’Arcobaleno.Ma veniamo ad ora,nel Prc purtroppo ci sono da parte di componenti che pero’ non riesco a quantificare quanto pesano … piu’ o meno lo stesso boicottaggio nei confronti della Fds che c’era allora verso l’arcobaleno,perche’ puntano solo alla riunificazione col Pdci e basta. E questo a mio modo di vedere e’ l’ aspetto piu’ sottovalutato!non credi che li minoranze puntando al boicotaggio sistematico della Fds,vogliono farla fallire? ……. tu dici sempre rafforzare il Prc e lanciare la Fds,bene ma io vedo come vera Federazione,una Die Linke all’Italiana,la collaborazione con Sel,gia’ Fds-Sel come Pds-Wags. come farla,la dico un po’ rozzamente,ci vorrebbe uno spostamento un po piu’ a sinistra di Sel e uno spostamento(ripeto e’ una semplificazione molto rozza)un po’ a destra del Prc-Fds.Se rimaniamo tutti fermi e’ ovvio che nulla “accade a sinistra”.cosa dovrebbe accadere? da parte di Sel(e in questo protreste incalzarli voi)l’adesione come partito alla famiglia politica della Sinistra Europea.cosa che nel 2009 non accade e fu’ il loro punto debole.che ne dici?non e’ un terreno sucui incalzare viste anche le vicende internazionali e l ‘attegiamento dei Socialisti europei? noi cosa potremo fare? beh’ in vista delle comunali del 2011 a Milano,Napoli,Bologna,Torino,dichiaraci disponibili a creare un laboratorio per realizzare le condizioni per una alleanza con Pd e Idv e ovviamente la Sinistra Unita per le prossime politiche,mettendo da parte ogni tentazione “solitaria” che porterebbe a un flop come e’ accaduto in campania.Cosa ne pensi?grazie in anticipo per la risposta

    • paolo scrive:

      prima che ti risponda claudio provo ad interloquire,
      non so se sel debba essere più di destra o la fed più di sinistra, il ragionamento di fondo è che pur ammettendo diversità di linea e strategia resta inevitabile lavorare almeno ad iniziative politiche/sociali unitarie nonchè prepararsi a liste elettorali unitarie tra il piccolo ma variegato mondo della sinistra nel nostro paese. Pena la scomparsa definitiva della possibilità di rivitalizzare la moribonda sinistra italiana…

      di buon l’auspocio l’appello uscito su liberazione qualche giorno fa e le firme che lo sottoscrivevano..perchè non metterlo sul blog di claudio

      paolo

    • lidia scrive:

      Vorrei rispondere a Federico. Non mi pare che che i compagni che vogliono l’unità dei comunisti siano stati i meno impegnati a costruire la Federazione. Per la mia esperienza è tutto il contrario. Nel mio territorio (Ancona) questi compagni sono stati primi, ben prima che nascesse la Federazione, a lavorare insieme. Abbiamo trovato resistenze in una parte di compagni del PRC, soprattutto in coloro che fanno riferimento a Essere Comunisti.
      Certamente non ci sfugge che la Federazione, essendo nella realtà composta esclusivamente da comunisti del PRC e del PdCI, comporta una dispersione di energie che non ci possiamo permettere. A mio parere, la riunificazione dei comunisti nello stesso partito sarebbe utile anche per costruire una più larga unità della sinistra.
      Questa storia che l’unità della sinistra non si fa perchè ancora ci sono comunisti che non rinunciano a organizzarsi in un partito, è una balla insopportabile, propagandata da “dirigenti” a cui non interessa nulla dell’unità, nè dei comunisti, nè della sinistra.

  3. Andrea scrive:

    Vladimiro credi che rifare il pci sia la soluzione?ma che linguaggio settarista usi! parli di SEL come anticomunisti?ma stiamo scherzando? chiedo a tutti i compagni di questo blog,ma voi la pensate tutti cosi’? ti faccio un po’ due conti,allora mettiamo un po’ assieme i nuovi piccoli Pciniani. almeno 1/3 del PRC(la parte Vendoliana e interi circoli e federazioni provinciali scapperebbe di corsa da voi)una parte non irrilevante di “essere comunisti” non vi seguirebbe e quindi dal Prc avreste razionalmente un mirabolante 1%(nella migliore delle ipotesi)tra il Pdci e Rizzo … lo 0,5 e tra Pcl e Sinistra Critica … ma non si presantano neanche alle regionali! Sveglia il tuo orologio politico e’ fermo a 20 anni fa’! …. un polo comunista alle elezioni non e’ realizzabile perche’ semplicemente non raccogliereste neanche le firme per presentarvi(per le politiche,nelle 27 circoscrizioni ci vogliono tra le 130000/150000 firme … e chi ve le da’)siamo seri facciamo la Fds,una cosa seria di sinistra che ovviamente cerchi l’unita’ con i compagni del rispettabilissimo compagno Vendola e poi vediamo se ci sono le circostanze anche per un accordo con Pd e Idv. il Pci dal 1% fatevelo voi. ma siccome la posizione del? attuale maggioranza del Prc non e’ questa ….. abbiate coraggio care 3,4 e 5 mozione. fatelo sto’ bonsai pseuo comunista …….. ma non lo farete mai,perche’ sapete che sarebbe un fallimento totale.e quindi continuerete a fare la minoranza e siccome la Fds speriamo con Sel eleggera’ una 20 deputati nel 2013 o speriamo prima,punterete come al solito ad eleggere i soliti 2/3 deputati. mi sbaglio? allora fatela sta scissione! mettetevelo in testa faremo la Federazione della Sinitra!

    • Adriano1 scrive:

      Caro Andrea , la tua risposta è ….”brutta” .
      E’ brutta perché trasuda troppa aggressività verso i compagni , ed è brutta ( è inutile che ad ogni frase io aggiunga “a mio avviso” , diamolo per scontato ) , perché ragiona solo su basi politiche , anzi politiciste.
      Tutti i tuoi ragionamenti vengono assorbiti dal problema elettorale.
      Ora io non voglio fare a tutti i costi l’”anima bella” , ma non c’è nessuna prova che a rincorrere il ceto medio come tu consigli si vada più avanti , toglitelo dalla testa , il ceto medio non voterà mai qualcosa con la falce e martello.
      Se poi vogliamo eliminare i nostri simboli …..tanti auguri.

      Un polo con Pdci , Sc e Pcl , perché no ?
      Non sono comunisti ?

  4. Vladimiro Di Gregorio scrive:

    Cari compagni, ditelo chiaramente se volete fare accordi con SEL, questo magma indefinito nato dal fatto che non accettano la democrazia e quindi chi perde il congresso non può stare all’opposizione ma deve farsi un proprio partito.
    Del resto il PRC deve uscire dal guado o si decide di fare un polo comunista oppure si fa la Linke. Se si deciderà di fare la Linke all’amatriciana sarà la fine della mia esperienza e di quella di migliaia di comunisti nel PRC o di semplici elettori. O si ricostrusce un nuovo e forte Partito Comunista o ci sarà la deriva moderata con al centro gli anticomunisti di SEL che hanno devastato Rifondazione in tutti gli anni di bertinottismo.
    Andate pure da chi difende il diritto di manifestare per Forza Nuova come Sansonetti, oppure continuate a fare i Convegni con gli scissionisti ed anticomunisti del Synanspismos invece di farli con chi è alla testa del proletariato greco ed organizza le lotte degli operai e degli studenti greci, i Comunisti del KKE. Ma da che parte stiamo? State imboccando una strada che porta al baratro.
    Per un nuovo PCI.
    Vladimiro DI Gregorio
    Consigliere Comunale Comunista
    VERBANIA

  5. Pietro scrive:

    ho letto che entro l’anno si svolgera il congresso della Fds,ma ad ottobre o dicembre? e chi sa puo’ dirmi quanto durera’ il mandato del portavoce nazionale,regionale,prov e comunale quanto dura 2 o 3 anni? Perche’ non proponiamo,visto che parliamo di unita’ a sinistra perche’ non ci facciamo promotori insieme a SEL,liberazione,carta,gli altri,il manifesto e chi ne ha piu’ ne metta,di una grande manifestazioe a genova a tenersi sabato 24 luglio per ristabilire la verita’ storica di quelle giornate?visto che sono state totalmente oscurate dai media in questi 2giorni! l ‘ultima volta che tutti questi soggetti si misero insieme diedero vita al 20 ottobre!ve la ricordate? e allora io voglio crederci!c’e’ tutto il tempo per organizzarla e immaginarne l’enorme successo,smettiamola di specare forze dire con chi o come fare una cosa di sinistra …… ORGANIZZIAMOLA! che ne dite?

  6. Valentina Celada scrive:

    Vivo a Cava de’ tirreni,una grosso comune di 55000 abitanti nel salernitano.sono una elettrice del prc da che avevo 18anni(nel 1999 alle europee) …. posso dirvi che non capisco nulla di quel che dite? mi spiego meglio,ma davvero voi credete che alle persone in carne e ossa interessino le vostre formule e alchimie varie? il consenso della gente viene da cose molto piu’ semplici!capire la societa’, voi credete che il federalismo fiscale sia in assoluto una cattiva cosa?da cittadina del sud vi stupisco e vi dico che per arginare questi pessimi amministratori(ahime’ la maggior parte del mio sud)puo’ essere una soluzione! voi che dite? niente! La questione sicurezza? da ragazza di 29anni vi dico si!!!esiste!non nei toni drammatici di bossi e berlusconi,ma esiste!siete ancora convinti dell indulto? e potrei continuare all’infinito su un altra serie innumerevole di argomenti …. parlate di questo non di altro.

    • Umberto scrive:

      Cara compagna,
      noi di Rifondazione diciamo no al federalismo fiscale per una ragione molto semplice. Il federalismo fiscale consentirà di destinare le tasse prelevate su un territorio a quello specifico territorio. Sappiamo che il reddito pro capite nel meridione è circa la metà di quello del nord Italia. Il che significa che il sud, rispetto al nord, avrà la metà delle risorse da destinare ai servizi pubblici. E come sempre saranno i più deboli a subire gli effetti peggiori di un generale impoverimento che investirà tutto il Mezzogiorno. Faresti bene ad allarmarti ed a contrastare il federalismo fiscale in ogni sede perchè la riforma si tradurrà in un peggioramento delle tue condizioni di vita. E se gli amministratori meridionali fanno i furbi vanno presi a calci.

  7. LORENZO scrive:

    Sandro,non ho capito se sei un iscritto oppure no,pero’ dalla tante citazioni mi sembra di capire che sei uno dei tanti ex iscritti. quindi credo che le tue considerazioni siano interessanti ed degne di nota,anche se non condivido il tono sprezzante nei confronti di Ferrando e Cannavo’.Ma allo stesso tempo devo darti ragione sul fatto che oggettivamente e’ un passo indietro anzi due passi avanti nel baratro un polo fatto da Prc,Pdci,Pcl,Sc. la bcchetta magica e la formula per fare la migliore Federazione di Sinistra(plurale)al momento non c’e'!anzi forse una possibilita’ c’e'! perche’ non torni a frequentare il tuo circolo?

  8. Sandro scrive:

    dopo avere letto un paio di commenti,ho la certezza assoluta che la Fds avra’ diffocolta a superare il 2,5% e Sel sfondera’! e lo dico da elettore della Fds sia alle europee.alle provinciali,alle regionali e alle comunali! un polo con il Pcl di Ferrando? ma e’ scomparsa alla societa’ civile!spazzato via come fosse un reperto archeologico!ma esiste ancora?ma se avra’ preso lo 0,qualchecosa ove si e’ presentato! ma ci sara’ un motivo o no? e Sinistra critica? alle elezioni del 08 …. grandi paroloni,noi siamo i migliori i piu’ belli e puri e … non si riescono neanche a presentare alle elezioni!non trovano persone neanche disposte a firmare per loro!!! nelle elezioni el 2009 e 2010 si saranno presentati giusto in qualche comune … con il mirabolante risultato del …. 0,anche loro qualchecosa!!!! e infatti Cannavo’ e finito a scrivere per il fatto!ma ci sara’ un motivo o no? semplicemente NON ESISTONO!saranno una setta di giusto qualche centinaio i persone,che rappresentano solo loro,e che lo possono fare perche’ hanno goduto di luce riflessa quando erano nel Prc. allora una cosa seria di Sinistra con sto’ centinaio di persone scordatevela e ve la fate voi! anche perche’ non hanno trovato 1500 persone che firmavano le liste oggi,figuriamoci tra uno o due anni!!! non li votano neanche i parenti ed pure giusto visto quello che dicono! quindi se la vogliamo fare questa Federazione,facciamola ma non con gente che gioca a fare politica come Ferrando&Cannavo’ ma con gente e settori come la sinistra(ex-ds) della Cgil,il nuovo sindacato dell? Usb,cerchiamo una “collaborazione” con quelli del Manifesto,vediamo se e’ possibile riallacciarci con la Belillo e poi una volta “federati” cerchiamo questa benedetta collaborazione con SEL! …… continuo ad essere sconcertato da un ipotesi di un polo con Pcl e Sinistra critica …. posso assicurare che conosco interi circoli(che votarono in blocco la mozione Vendola e che sono rimasti con noi)che alla sola ipotesi scapperebbero con SEL ….. Ferrendo e Cannavo’ gia’ non esistono piu’ … esistono solo per le citazioni di qualcuno

  9. andrea valsusa scrive:

    la coa fondamentale da fare è quella di formare un polo che sia fortemente alternativo alle politiche confindustriali del PD…bisogna creare una vera alternativa alle persone di sinistra in questo paese e fare conoscere le proprie posizioni alternative a tutti i citadini possibili…bisogna allargare la nuova base..rafforzarla dove è già presente…bisogna creare una alternativa concreta in Italia…una alternativa forte e credibile…compagni dobbiamo muoverci e essere più attivi

  10. fausto sorini scrive:

    Vedo che Nicola rimane “esterrefatto” di fronte ai miei argomenti, e mi risponde con qualche argomento di merito, ma anche con insinuazioni poco simpatiche, processi alle intenzioni e travisamenti del mio pensiero.
    Se “Nicola” deciderà di uscire dall’anonimato e mostrare la faccia, sarà lieto di interloquire con lui. Questo del resto era stato l’invito di Grassi in apertura al blog: nessuna offesa, nessun anonimato…
    Voglio dire anche che la reazione piccata di “Nicola” mi fa capire di avere toccato un nervo scoperto…e non mi riferisco solo al suo.
    Fausto Sorini

  11. andrea valsusa scrive:

    secondo me compagni la federazione della sinistra è un ottimo percorso…ottimo…ma deve essere allargato…a tutti i partiti a sinistra del PD…partendo da sinistra e libertà, sinistra critica, rete dei comunisti, i verdi, e il partito comunista dei lavoratori…bisogna costruire un unico polo di sinistra…solo facendo così la sinistra recupererà il consenso perduto…ma questo non basta…l’unità è un passo importantissimo…ma non sufficente..è necessario costruire un programma credibile e completo che entri nel merito delle cose..nei dettagli…e soprattutto che segua le esigenze della popolazione…compagni dobbiamo muoverci….

  12. mauro scrive:

    Rispondo al compagno Nicola che legge “esterrefatto la risposta di Sorini a Marco Costa”.

    Cosa proponi nella sostanza, caro compagno Nicola che non ti firmi? Se non ho capito male, proponi un soggetto politico unico, che rappresenti l’assemblaggio di forze con orizzonti strategici diversi, collocazioni distanti tra loro su questioni decisive?
    Tra le questioni decisive io penso che, prima fra tutte, ci sia quella relativa alla collocazione internazionale di tale soggetto, che, per molti invece (anche per te?), almeno in questo blog, continua ad essere considerata fattore assolutamente ininfluente nella definizione della linea politica di un partito. A questo proposito ricordo ancora una volta che, nell’autunno del 2008 (sembra passato un secolo per qualcuno), su tali questioni si consumò una frattura tra l’allora maggioranza nel PRC e i vendoliani, che marcò una differenza strategica, che non mi pare ci siano le ragioni per dire che sia stata ricomposta (se non con ripensamenti di chi votò il documento che passò a maggioranza). Certo da parte di coloro che scelsero la strada della scissione non mi pare siano arrivati segnali di ripensamenti. Anzi. E tralascio le altre questioni di politica interna (e non solo quelle riguardanti il rapporto con il PD e l’eventuale partecipazione ad un governo di centro-sinistra).
    Insomma, ho l’impressione che tu proponi, “con gli opportuni aggiornamenti”, come ha azzardato qualcuno in questo blog, quella stessa “minestra”, che, con l’operazione Arcobaleno, si proponeva di convincerci che, sommando (in uno stesso soggetto, di cui si avviò anche allora il tesseramento, ti ricordi?) una serie di forze, diverse fra loro, che rappresentavano il 12% dell’elettorato, la sinistra avrebbe ottenuto un successo strabiliante. Si è visto come è andata a finire!
    Ora, perché devi liquidare così sprezzantemente una proposta (come quella di Sorini) che, pur non mettendo assolutamente in discussione la possibilità di accordi elettorali, intende valorizzare comunque il ruolo di una presenza comunista, di un partito comunista, nel nostro paese?

    Francamente alcuni ragionamenti in questo blog sulla non proponibilità di un processo di unità che cerchi di recuperare la diaspora comunista in Italia, a cominciare dalla ricomposizione della scissione tra PRC e PdCI in un unico partito comunista, mi sembrano subire il riflesso del cronico “provincialismo” che caratterizza il nostro dibattito politico, marcato da decenni di sostanziale estraneità al confronto con il movimento comunista degli altri paesi – un movimento che non è certo scomparso, che raccoglie l’adesione di decine di milioni di esseri umani (si, proprio così), e che, forse qualcosa da insegnarci ce l’ha – ci fa perdere di vista il fatto che, in altri paesi in diverse zone del mondo (Portogallo, India, Sudafrica, solo per citarne alcuni), coalizioni elettorali promosse dai comunisti e aperte a forze non comuniste non impediscono che i comunisti operino per il rafforzamento del loro radicamento e della loro proposta di lotta per il superamento della società capitalista.
    A scanso di equivoci, ti dico che personalmente non ho nulla contro la costruzione di rapporti unitari (anche elettorali) con i compagni di Sel. Quello che non capisco è perché si debba essere costretti ad accettarne i loro orizzonti strategici (ma qualcuno si è letto i loro documenti programmatici?) in uno stesso soggetto politico (soggetto per cui, non nascondiamoci dietro a giri di parole, alcuni che intervengono in questo blog sembrano determinati a lavorare).
    E so anche bene che la costruzione di un nuovo soggetto politico con Sel, passa attraverso la cancellazione dell’identità comunista (parola di cui non mi vergogno) dalla “cosa” che si intende mettere in campo.
    Perché allora, caro compagno anonimo, devo essere costretto a ritrovarmi a svolgere il ruolo di misera “componente culturale” in un partito (di questo stanno parlando in realtà alcuni in questo blog) “socialdemocratico o radicale più o meno di sinistra”, che cancella dai propri orizzonti non solo la prospettiva del superamento del capitalismo, ma anche una dimensione antimperialista? Non è quello che proponeva Bertinotti ai tempi dell’Arcobaleno? E anche Occhetto ai tempi della Bolognina (e non è un caso che si sia ritrovato nel mucchio)?
    Qualcuno, per favore, mi dia una risposta convincente e non mi propini le solite litanie sul “siamo piccoli, ma cresceremo”, se ci mettiamo insieme a Vendola e soci.
    Perchè devo trovarmi costretto a condividere le opinioni dei compagni di Sel sulla politica internazionale? Perchè devo rassegnarmi al ruolo di estimatore dell’ “obamania” (con relativo accompagnamento di campagne propagandistiche anticomuniste e contro le esperienze rivoluzionarie nel mondo, a cui ci aveva abituati la “Liberazione” diretta da Sansonetti)? Perché devo rinunciare a collocarmi all’interno dei processi di ricomposizione di un movimento comunista sul piano internazionale, rinchiudendomi al contrario nello striminzito orizzonte di una “sinistra europea” a rimorchio della socialdemocrazia internazionale? Perché devo accettare un ruolo di evidente subalternità al PD e alla sinistra moderata, in previsione di scenari non dissimili da quello dell’ultima esperienza con Prodi? Non è tutto questo che chiedono i compagni di Sel? Al di là delle suggestive e poetiche “narrazioni” di Vendola?
    E no, caro compagno. Una cosa è l’unità della sinistra. E nessuno la mette in discussione. Una cosa è una coalizione elettorale. E nessuno la mette in discussione. Un’altra, se permetti, la battaglia tenace per non cancellare una volta per tutte la presenza comunista nel nostro paese.
    I passeri con i passeri, i fringuelli con i fringuelli, appunto!

    Un fraterno saluto, caro anonimo compagno

    Mauro Gemma

  13. bongiorni giuseppe scrive:

    iteressante la discusione e andrebbe approfondita da tutti.
    io credo pero che quello che ne ese da questo intervento proposte che noi abbiamo gia sperimentato vedi arcobaleno risultato 3% e fuori dal parlamento
    in italia un ruolo fondamentale potrebbe averlo la fds se i suoi dirigenti avrebbero il coraggio di autosioglere i partiti che ne fanno parte e di entrare nella fds in contemporanea invitare i vari gruppi usiti a suo tempo dal prc a fare la stessa cosa qindi una nuva rifondazione come era nel1991 senza bertinotti e altri che col comunismo non centravano.
    dopo andare a un congresso partendo dal basso per avere un programma e un nuovo gruppo dirigente che sara veramente rappresentativo a mio parere solo cosi si potra risalire la china

    per quanto riguarda alla die linke è vero che anno 2 sensibilita diverse lafontaine a ancora troppi sassolini nelle scarpe da fare pagare al spd ed è per questo che fa il duro nei loro confronti mentre la linke apreso troppo dalla sinista europea voluta da bertinotti osereiuna diagnosi che sono ammalati di bettinottismo,
    è per questo che sono più propensi a fare accordi con spd.
    staremo a vedere se il nuovo gruppo dirigente riusira a cambiare rotta

  14. Aldo scrive:

    Caro Francesco,hai detto tante cose(un po’ confusionate pero’)giuste. Ti posso tranquillizare su una cosa. si’ il simbolo dovrebbe cambiare … sempre la Falce&Martello!ma solo con la scritta Federazione della Sinistra.

    • ALBERTO VISCARDO GALANTE scrive:

      Compagni,
      ma secondo voi è importante il simbolo? le idee? le poltrone? gli amici? i nemici? il partito sociale? la Faderazione? il congresso?
      Ma quante storie ci stiamo facendo!! e poi ci stupiamo e dobbiamo anche ragionare e discutere del perchè ci stiamo estinguendo?? e non ci vota più nessuno!
      Allora ogni elettore di sinistra….si fa un partito da solo perchè non è d’accordo con gli altri, il simbolo? la grafica?
      La vedo proprio nera, nera!!
      Speriamo che ci sia qualcuno ancora di buona volontà, come si diceva una volta!
      Basta parole, agire, bisogna agire! i simboli e gli spazi ci sono già bisogna agirli e riempirli di iniziative!!non di parole……..

      Alberto Viscardo PRC Sesto San Giovanni

  15. Francesco scrive:

    Faccio una premessa,non sono un iscritto ne’ al Prc ne’ al Pdci ne’ a Sel … insomma sono uno di sinistra che ha sempre votato Prc,nonostante non mi sentissi comunista ma “semplicemente” di sinistra. Fare la Die Linke in italia? magari!Beh’ pero’ qualche problema credo ci sia. non riesco a capire le posizioni piu’ ortodosse … del tipo facciamo una grande(del 2%)nuovo partito comunista,perche’ solo cosi ci votano gli operai,i deboli e ecc.!ma davvero c’e’ qualcuno che credo questo? la gente,gli operai insomma la gente comune ti vota se dici e proponi cose di buon senso al dil la’ del contenitore in cui stai. quindi onestamente credo sia assolutamente da bocciare l idea di un nuovo PCI bonsai. La Fds? interessante,pero’ anche qui qualche problema c’e'! fino ad ora e’ stata praticamente la Fds del Prc,bisogna dare piu’ spazio alle altri componenti altrimenti che Sinitra plurale e’? e poi un consiglio … passate dal metodo al merito delle questioni!qualche esempio? La comunicazione via web,manifesti e quotiiano … ma quant’e’ vecchia! oggettivamente il sito di Sel e’ molto piu’ aggiornato al contrario di quello della Fds(quello di essere comunisti e’ assolutamente migliore rispetto a Fds)i manifesti?la grafica,quindi ela capacita’ comunicativa,per le regionali era superate e vecchia!una buona grafica e comunicazione puo’ valere anche lo 0,5% in piu’ …. i manifesti di ferrero in campania li avete visti?ma chi li ha fatti il nipote su fotoshop? e potrei continuare ma mi fermo qui’ … insomma fatela sta Feerazione(e cambiate il simbolo .. ma che e’ quel puzzle,Rifondazioe sopra,comunisti italiani sotto e attorno tutte quelle scritte che non si capisce niente … quando dicevo a qualche amico che votavo Federazione,mi risponevo e chi sono? gli facevo vedere il simbolo e dicevano .. ah rifondazione!e qualcun altro .. ah comunisti!)se si chiama Federazione … fate un simbolo con al centro falce e martello e sopra Sinistra e sotto federazione e basta,senza altri fronzoli. e ringiovanimento in tutto,comunicazione,comunicazione comunicazione ….

  16. Nicola scrive:

    Leggo esterrefatto la risposta di Sorini a Marco Costa. Scrive: “Bisogna chiarire e uscire dall’ambiguità e dalla doppiezza. I comunisti con i comunisti, per costruire un polo unitario comunista autonomo (per la ricostruzione di un partito comunista) di cui c’è lo spazio politico in Italia. I socialisti di sinistra o di sinistra radicale coi loro simili, per costruire un polo Linke, che possibilmente comprenda anche i vendoliani e Sinistra e Libertà…. Poi tra questi due poli è necessario e possibile che si stabiliscano accordi politici, elettorali, patti programmatici di unità d’azione ecc.. sugli obbiettivi comuni o convergenti “. Sono esterrefatto innanzitutto perché ripete pari pari lo stesso schema di 15 anni fa, come se non fosse successo nulla da allora.

    Cioè noi dovremmo – nella situazione drammatica ai limiti della sparizione – sollecitare una spaccatura in Rifondazione, spaccare e sfasciare la Federazione della sinistra, invece di fare il congresso come è stato positivamente deciso, per costruire un “polo comunista autonomo” dell’1% o poco più, lasciando che la metà o più del Prc, Ferrero, Salvi e forse alcuni del Pdci si mettano assieme a Vendola, che così farebbero la Linke che prenderebbe il 5-6% e forse anche più (e che così non avrebbe neanche bisogno di allearsi con noi a nessuna elezione). Insomma un karakiri ! E poi mi chiedo: poichè forse nemmeno l’area di Essere Comunisti viene considerata comunista pura, non si capisce chi di Rifondazione dovrebbe fare con noi questo polo comunista ? Mi pare ci rimanga solo l’Ernesto. Ma se è così perché l’Ernesto non lo fa questo polo comunista autonomo ? Forse perché non sa bene con chi farlo. Col Pdci assieme a Marco Rizzo che è appena uscito dal Pdci con quelle infamie sul segretario ? Con Ferrando e con la Rete dei comunisti che non vogliono fare nessun accordo col Pd diversamente dalla nostra linea sulle alleanze ? Con ComunistiUniti-1 che eludeva i problemi di linea politica o con ComunistiUniti-2 che non vogliono fare una alleanza col Pd nemmeno a Urbino ? A parole e negli schemini a tavolino siamo tutti bravi, poi nei fatti si darebbe vita (se pure nascesse) ad un polo ultralitigioso al suo interno, senza una cultura ed una linea comune, che si spaccherebbe un minuto dopo di fronte alle prime elezioni comunali, senza nessuna spinta oggettiva dal basso, come invece vi fu per la nascita del Prc prodotta fondamentalmente dal no allo scioglimento del Pci. Che deluderebbe e manderebbe a casa anche quei pochi compagni rimasti che verrebbero illusi.

    Si dice: “un polo comunista autonomo di cui c’è lo spazio politico in Italia”. Ma non li vede gli ultimi risultati elettorali ? Eppure c’erano insieme tutto il Prc e il Pdci, con un simbolo e con una impostazione politico-programmatica che nessuno poteva mettere in dubbio di essere comunista. Ma poiché credo che Sorini sia persona esperta e intelligente e non completamente fuori dalla realtà, penso che la sua non sia una proposta reale (irrealizzabile prima che non auspicabile), ma solo una bandierina propagandistica e tattica per erodere un po’ di consenso a Claudio Grassi nell’area di Rifondazione che fa riferimento a Essere Comunisti, per le vecchie diatribe interne a quell’area.

    • giacomo scrive:

      Tranquillo Nicola i compagni e le compagne del Prc non sono poi così fuori dal mondo!
      La capacità attrattiva dell’Ernesto, che al congresso si presentò come terza mozione, l’abbiamo già vista: 8%.
      Da allora ad oggi quella mozione si è sfaldata: Pegolo e un gruppetto si è collocato su una posizione anti Pdci in compagnia con Imma Barbarossa, Masella e altri emiliani sono rientrati in essere comunisti, Veruggio ha fondato controcorrente.
      Quindi 8% diviso 4 uguale a due!!

  17. Adriano1 scrive:

    Forse tutte queste diatribe sulla strategia si chiarirebbero se analizzassero con calma alla luce di certi principi :

    1) Siamo comunisti , questo comporta il fatto che un semplice aggiustamento “riformistico” non ci basta ma puntiamo , certo non per domanimattina , ad una società senza classi.

    2) Siamo comunisti , questo significa che riteniamo il lavoro salariato una schiavitù mascherata , pensiamo che il plusvalore esista e sia la colonna portante del capitalismo.

    3) Siamo comunisti , quindi come Marx abbiamo il “sogno di una cosa” , ma non siamo dei sognatori , ci rendiamo conto degli attuali rapporti di forza.

    Morale…..

    Dato che , ormai diamolo per assodato , siamo comunisti , possiamo solamente agire nei termini che possano favorire la fine della schiavitù salariata, favorendo così la liberazione di tutto il genere umano , e la fine delle sofferenze della natura stessa ridotta ormai come noi a pura merce.
    Noi in quanto comunisti , senza alcuna timidezza , possiamo appoggiare solo una linea politica che punti con chiarezza verso una società senza classi , ma , dati i rapporti di forza , possiamo anche arrivare ad appoggiare dall’esterno delle coalizioni con degli scopi ben precisi che aumentino in maniera limpida il grado di libertà delle classi popolari.
    Mai in nessun caso , se siamo comunisti , possiamo rinunciare o mettere in sordina il nostro , grandioso, progetto.

    saluti , inutile ripeterlo , comunisti

  18. mario scrive:

    Mi pare che lo scritto di Gianpaolo Patta di stamani sul Manifesto sia molto negativo nei confronti della FDS direi forse molto incerto come se nessuna forza politica in realtà ci credesse alla sua realizzazione se questa è la verità abbiamo poco da gioire…

  19. Alessandro Genova scrive:

    Buongiorno a tutti e scusate ancora le incorsioni di un “ignorante di base” !
    Vedo e leggo che il dibattito si sta sviluppando sul cosa andare a “copiare” (?), attratti come siamo dal verde brillante dell’erba del vicino…
    Perdonate l’ignoranza ma dov’era il KKK greco quando in quel paese venivano profusi aumenti salariali, indennità previdenziali e quant’altro, dando l’illusione di un paradiso terrestre? Faccio notare da racconti di tanti amici e conoscenti che in Grecia la gente andava a mangiare fuori ogni sera, senza preoccuparsi o pensare che stava vivendo molto al di sopra delle proprie possibilità.
    Compito dei sindacati è vigilare sia quando va male ma anche “nasare” con sospetto quando va troppo bene!
    Trovo quindi ingiusta e profondamente supina questa esterofilia che devia dalla strada maestra che è guardare al nostro interno e dai nostri errori ricostruire.
    Il PCI è stato per oltre 40 anni un simbolo europeo, produzione DOC e DOP di come un forte partito d’opposizione sia arrivato al compromesso storico e ad una concorrenza governativa.
    Forti culturalmente, forti intellettualmente, forti nella trasparenza, forti nell’onestà politica.
    Non serve molto in fondo, la soluzione è al nostro interno.

  20. andrea valsusa scrive:

    compagnio fulvio mi sembra che la federazione si stia muovendo nel verso giusto….le tappe di questo congresso sono inportantissimi….una cosa mi sentirei di chiedere alla dirigenza…che non sia un congresso chiuso ma aperto a tutti coloro che tengono alla nascita di una sinistra concreta nel paese..in questo congresso bisognerà unire e non dividere…compagni è ora che ogniuno di noi si impegni….unità

  21. Anonimo scrive:

    compagnio fulvio mi sembra che la federazione si stia muovendo nel verso giusto….le tappe di questo congresso sono inportantissimi….una cosa mi sentirei di chiedere alla dirigenza…che non sia un congresso chiuso ma aperto a tutti coloro che tengono alla nascita di una sinistra concreta nel paese..in questo congresso bisognerà unire e non dividere…compagni è ora che ogniuno di noi si impegni….unità

  22. fulvio gennari scrive:

    Oggi, mercoledì 19 maggio, il Consiglio nazionale della Federazione della Sinistra, ha dato il via al percorso congressuale definendone le tappe. E’ stata dunque una riunione importante perché è stato stabilito di procedere con la Federazione rispettando i tempi prestabiliti.
    Il fatto rilevante, la novità politica, si registra finalmente una operazione unitaria che mette in moto una inversione di tendenza rispetto alla frammentazione che si è determinata negli ultimi 20 anni. E’ certo allo stesso tempo questo un processo difficile e quindi è normale che ci siano punti di vista diversi , come quello di Gianpaolo Patta di Lavoro e Solidarietà, che pur confermando interesse e internità rispetto alla Federazione, ha sostenuto che sarebbe stato migliore un percorso congressuale più lungo nei tempi.
    Nel corso del dibattito è stato nuovamente sottolineato il fatto che occorre lavorare anche per una più ampia unità a sinistra, per trovare convergenze con Sinistra e libertà e con i partiti e i movimenti a sinistra del Pd ed è stata confermata la disponibilità a costruire un fronte comune per battere le destre, a partire da un accordo su alcune questioni democratiche: legge elettorale, difesa della Costituzione, legge sul conflitto di interessi.
    Per quanto riguarda le decisioni operative, così come previsto dagli accordi sulla rotazione della carica di portavoce, sarà Cesare Salvi, presidente di Socialismo 2000, a rappresentare la Federazione in questo incarico. E’ stato inoltre deciso di istituire due commissioni congressuali, la commissione politica e quella per il regolamento, così come di dare avvio al tesseramento, con la distribuzione delle tessere a tutti i territori e di concludere il percorso congressuale entro il 2010.
    La discussione è stata introdotta da Paolo Ferrero, segretario del Prc e portavoce fino ad oggi, e conclusa dal nuovo portavoce Cesare Salvi.

  23. carlo luciani scrive:

    Giuliano Giuliani sulla sentenza alla Diaz.

    Quando i giudici hanno terminato la lettura della sentenza d’appello per i fatti della Diaz il mio commento è stato: “Un giudice c’è anche a Genova, non solo a Berlino!”.
    E’ stato infatti completo il ribaltamento rispetto alla sentenza di primo grado, che aveva assolto “perché il fatto non sussiste” tutti gli alti vertici della polizia. Quelli, per intenderci, presenti all’esterno della scuola dove si consumava la “macelleria messicana”, per ricordare l’espressione usata dal vice questore Michelangelo Fournier quando venne a testimoniare, anch’egli ritenuto fra i responsabili. Quelli che filmati ormai famosi ritraggono mentre si palleggiano un sacchetto di plastica azzurro all’interno del quale ci sono le altrettanto famose bottiglie molotov, che vengono introdotte nella scuola per poter accusare i presenti di terrorismo (è sempre utile ricordare che, nell’ordinamento, la molotov è considerata arma da guerra e che il possesso attribuisce la gravissima accusa). Quelli che, nonostante i pesanti sospetti che emergevano dalla ricostruzione dei fatti e dalle udienza, sono stati collocati al vertice di tutti i fondamentali servizi che dovrebbero garantire la sicurezza del Paese e dei cittadini.
    Certo, molte condanne non avranno effetti perché i reati sono prescritti: gli accorciamenti dei tempi non aiutano soltanto il principale beneficiario delle leggi ad personam. Ma il valore della sentenza sta proprio nelle condanne per reati gravi accertati e che soltanto una valutazione invereconda dei giudici di primo grado poteva sottovalutare o addirittura ignorare. Ora, per usare la litania di rito, occorre attendere la sentenza di terzo grado, necessaria anche perché diventi operativa una parte della sentenza d’appello: quella che prescrive l’interdizione per cinque anni dai pubblici uffici degli imputati eccellenti. Capito? Vertici della polizia e dei servizi azzerati, un grave colpo anche per chi sta al di sopra di tutti, quel Gianni De Gennaro che, così si racconta, non sapeva, non commentava, non induceva a falsa testimonianza, insomma quasi ignorava che a Genova ci fosse un G8 con annesse manifestazioni no-global! Il sottosegretario Mantovano ha detto che non condivide la condanna degli alti dirigente, dei quali ha stima. Un motivo in più per non avere nessuna stima nei confronti di Mantovano.
    Un atto di coraggio, quello dei giudici della corte d’appello, di grande coraggio, così è stato detto. Ed è una considerazione sulla quale riflettere. Siamo davvero un Paese nel quale un atto di giustizia consapevole richiede, da parte di chi ha il dovere di compierlo, un grande coraggio? A questo siamo ridotti? A quando una autentica e diffusa rivolta morale per provare ad essere un Paese normale?
    Dopo Bolzaneto, la Diaz. Due sentenze d’appello che ricostruiscono pezzi importanti di verità su Genova. L’appello per i 25 manifestanti accusati di devastazione e saccheggio aveva incomprensibilmente aggravato le pene per nove persone (fino a quindici anni per danni alle cose!), quasi che fossero gli unici responsabili di tutto quello che era successo. Ma aveva ribadito che altri avevano reagito a cariche “violente, indiscriminate e ingiustificate” dei reparti dei carabinieri, peraltro mai chiamati a risponderne.
    E l’omicidio di Carlo? Appunto, quello lo hanno fatto i carabinieri.

    Giuliano Giuliani

  24. Marco Costa scrive:

    Mi pare normale che la fase congressuale e (ri)organizzativa della Linke induca tutti i compagni a cercare parallelismi, strategie ed indicazioni per la sinistra nostrana.
    Credo però, e tale premessa dovrebbe contraddistinguere ogni appproccio minimamente rigoroso e sociologico della questione, che non si possa strumentalmente (per alcuni) sventolare i successi di alcune forze della sinistra di “alternativa” e (per altri) ricordare i successi delle formazioni instancabilmente ed oorgogliosamente comuniste.
    Che alcuni ricordino ad altri i successi del kke o del pcp, mentre altri controbattano con i progressi della linke o del front de gauche – o, per converso, l’inconsistenza del dkp o il fallimento dell’izquierda unida – non mi pare un appproccio costruttivo nè accrescitivo della causa.
    Si tratta, ancora una volta – e finalmente riabilitiamo questo termine – di un problema identitario, che afferisce prima ancora che a questioni programmatiche (che certo sono essenziali ma che, bene o male e senza essere eccessivamente semplificazionisti, sono sempre quelle delle libertà individuali e dell’eguaglianza sociale) alla natura valoriale ed ideoologica di riferimento.
    E qui, molto pragmaticamente, mi verrebbe da dire che per confezionare un piatto appetibile politicamente non bisogna necessariamente partire dai suoi ingredienti, perchè quel risultato prescinde, olisticamente, dalle formule che lo hanno determinato. Ovvero: ci sono partiti comunisti che funzionano e ci sono partiti della sinistra radicale che funzionano. Credo che uno dei nostri limiti (come FdS e parzialmente anche Sel), forse il maggiore, è che siamo in mezzo al guado perchè non siamo ancora un partito della sinistra (senza aggettivi) ma non siamo più nemmeno un partito (post)comunista che si pone nel solco dell’esperienza del comunismo novecentesco.
    Tra le due formule – entrambe legittime – ed al di là di quelle che possono essere le mie convinzioni in merito, credo che il pericolo più stringente non sia una delle due opzioni in campo. Ma sia quello di non scegliere, e rimanere per altri anni (è più o meno dal 2008 che siamo in questa fase) a boccheggiare, sostituendo alla lotta politica la lotta per la sopravvivenza.
    Come diceva il grande Mao, ‘Se devi levare un dente, è una gentilezza sbagliata toglierlo lentamente’. Invito finalmente i nostri diirigenti nazionali a compiere tale passo, una volta per tutte. Potremo liberarci del fardello ormai insopportabile del problema dei contenitori per tornare a dedicarci ai contenuti.
    Buon lavoro.

    • fausto sorini scrive:

      Caro Costa,

      sono d’accordo con te.
      Bisogna chiarire e uscire dall’ambiguità e dalla doppiezza.

      I comunisti con i comunisti, per costruire un polo unitario comunista autonomo (per la ricostruzione di un partito comunista) di cui c’è lo spazio politico in Italia.
      I socialisti di sinistra o di sinistra radicale coi loro simili, per costruire un polo Linke, che possibimente comprenda anche i vendoliani e Sinistra e Libertà.

      Come disse una volta Ingrao: “i passeri con i passeri, i fringuelli con i frinquelli”.

      Poi tra questi due poli è necessario e possibile che si stabiliscano accordi politici, elettorali, patti programmatici di unità d’azione ecc.. sugli obbiettivi comuni o convergenti. E per superare insieme gli sbarramenti elettorali (tanto per non girarci intorno…).
      Ma per far questo senza pasticci e confusioni – che oggi dominano sovrane – bisogna che ognuno dica con chiarezza se è passero o fringuello, senza ambiguità e doppiezze.

      Ti ricordi Lenin: “separatevi da Turati e poi alleatevi con lui”.

      Cari saluti

      Fausto Sorini

      • Marco Costa scrive:

        Concordo totalmente; è prorio per questo che prima andavano uniti i comunisti, poi, eventualmente con chi ci stava e con chi si definiva (e definirebbe) di sinistra alternativa e non socialdemocratica o a-oideologica, creato un polo federativo più ampio. I due processi, e non voglio attribuire colpe o responsabilità che sarebbero comunque collettive, si sono invece intrecciati.
        Come uscrirne?

  25. Alessandro Iosa scrive:

    Come sempre, e non lo dico per piaggeria, Claudio Grassi fa una disamina assolutamente condivisibile sullo stato della Sinistra in Italia in poche, ma esaurienti righe, e ponendo l’attenzione sul fatto che la Linke non può essere un modello da “copiare” tout court proprio perchè la Germania, come ogni paese del mondo, è diverso dall’Italia per storia, per cultura, per le vicende politiche e chi ne ha più ne metta e proprio per questo mi permetto di dire che le semplificazioni possono funzionare fino ad un certo punto però è certo che la riflessione sulla Linke va fatta e per certi versi è doverosa visto lo stato asfittico e confuso della Sinistra in Italia ma non va dimenticato che noi qui abbiamo Berlusconi e il Berlusconismo con la sua ormai conclamata egemonia culturale, abbiamo un PD che non possiamo certo accostare alla SPD tedesca che rimane, pur con tutti i suoi difetti, un partito di Sinistra riformista e non un contenitore indistinto e senz’anima di tutti i riformismi come il PD, una legge elettorale che ha portato ad un bipolarismo che ha svuotato di contenuti la politica ma io sono convinto che purtroppo per incidere nella realtà bisogna in qualche modo essere dentro il Palazzo e il tempo scorre inesorabile e forse non ci sarà più spazio politico e l’emarginazione sarà totale per questo dico che tatticismi, capriole e controcapriole, parole su parole quest’ultime ora sono stimolanti e giuste ma presto diventeranno vuote e senza senso, per questo io credo, e so di attirami gli strali di tutti i lettori del blog e di Claudio Grassi stesso, che una soluzione era, ed è, un qualcosa di simile, certamente con più di qualche aggiustamento, a ciò che è stata la tanto vituperata Sinistra Arcobaleno un percorso che andava tenuto insieme e portato avanti nonostante il fallimento alle elezioni, nonostante le divergenze, le tante difficoltà e l’eterogeneità delle forze che la costituivano; allora il tempo c’era per poter seminare oggi forse non c’è più, domani quasi sicuramente non ci sarà più.
    Saluti e scusate il mio pessimismo cosmico!

  26. marco scrive:

    La fenomenologia della Die Linke ha una genesi assolutamente unica. Va ricordato, guai fare parallellismi con la situazione della sinistra degli altri paesi europei,(tantomeno con il disastro italiano)perchè sarebbe fuori luogo e privo di senso… La Linke nasce dall’unificazione di due partiti (PDS e sinistra SPD ) divisi innanzitutto da ragioni geografiche e da percorsi storici sviluppati dai due lati dei blocchi dal dopoguerra in poi… al di là del rispetto che nutro per la linke trovo grottesco utilizzarla come grimaldello per dare ragione a strategie o tattiche della sinistra nostrana… bene fa Claudio a porre l’esperienza della Linke come quesito e come tema d’approfondimento, che come ci ricorda nel’articolo è un processo tutt’ora in corso e in via di definizione come palesato anche dalla sua struttura e organigramma uscente dal congresso..
    Invito tutti a riflettere però su come questo soggetto (ripeto lungi dal fare paragoni insensati col nostro paese)abbia guadagnato una forte credibilità nel giro di pochissimo tempo fra i lavoratori avanzati e le avanguardie di lotta. la capacità di egemonia della Linke al di là del dato elettorale sullo scheletro del corpo della sinistra militante è il tema che dovremmo porci… perchè i partiti possono vivere anche con pochi voti, ci sono fasi storiche per cui è endemico che sia così, ma non con i quattro militanti in croce coi quali si ritrova oggi la federazione della sinistra nel nostro paese…. (a partire dalla mia federazione dove il PCI aveva 87.000 iscritti e oggi i componenti della FdS arrivano si e no a 500).

  27. Mirco Mosè Tincani scrive:

    Caro Claudio, leggo sempre con interesse il tuo blog, al riguardo sono d’accordo con te sul fatto che dobiamo guardare con interesse all’ esperienza tedesca pur valutando le differenti storie, rilevo come anche in germana ci siano i comunisti da poltrona e quelli più “rivoluzionari”, ma avere un discrimine come la guerra per partecipare ad un governo sia già un bel passo aventi.
    Noi riusciremo a creare la vera unità della sinistra e dei comunisti se invece dei contenitori, ormai obsoleti, mettiamo in agenda un vero dibattito sulla crisi del capitalismo, sul sistema economico prodotto, sulla devastazione ambientale e sociale, sulla mancanza di futuro per le future generazioni che ha prodotto, sulle barbarie che si prospettano, la crisi Greca è il primo pallido avviso.
    I comunisti e quanti si dicono di sinistra non devono pensare più a come stare meglio ma dobbiamo con forza pensare a come stare bene, e per raggiungere questo obiettivo dobbiamo rivoltare come un calzino i modi di fare politica e di rapportarci ad essa. La moralità, la coerenza e il bene comune deve essere leit motiv del nostro agire politico. Di fronte ad una crisi così profonda del capitalismo i comunisti non sono mai stati così inadeguati e deboli, quando dico deboli non dico in termini numerici ma in senso ideale e politico. Il partito ha navigato a vista per tutti questi anni e non ha mai iniziato un processo di rifondazione, motivo per il quale tante compagne e compagni hanno dato l’anima in questi anni ed oggi sono profondamente delusi e apatici e non imperterriti militanti facciamo fatica a trovare le ragioni per motivare anche i vecchi militanti ormai stanchi, pensate per i nuovi !! I comunisti esistono indipendentemente se sono in parlamento o no, nelle istituzioni o fuori, non a caso nel momento di massima rappresentanza istituzionale abbiamo consumato la più pensante sconfitta, anche questo deve essere un tema che va dibattuto, deve essere chiarito e condivisa l’analisi, se in quel frangente non siamo riusciti che a partorire un ceto politico in erba, come ben evidenziato a Carrara e a Chianciano, una ragione ci sarà, qualche erore sarà stato commesso, e, se non vogliamo ripeterlo abbiamo l’obbligo di indagarlo a fondo.
    I comunisti e la sinistra hanno senso se sono alternativi al capitalismo, altrimenti possiamo andare a giocare a briscola che ci fa meglio alla salute e alla mente. Il fallimento delle socialdemocrazie sta tutto nell’evoluzione del capitalismo, sono finiti i margini di riformismi positivo, ed anche questo deve essere un tema da approfondire e condividerne l’analisi.
    Dobbiamo chiarirci se questo partito democratico può rappresentare comunque un veicolo verso il cambiamento oppure no, fino ad ora è stato un arma efficace nell’annientamento della sinistra e dei comunisti- Per i lavoratori dobbiamo capire come produrre, cosa produrre e per chi- che mondo pensiamo di proporre-perchè se dobbiamo rilanciare i consumi nella logica che se aumenta il PIL stiamo meglio tutti non c’è bisogno dei comunisti, è inutile darsi da fare per il capitale, ci pensa già bene da solo, dai sacrifici di Lama è stata una inarrestabile debacle per le lavoratrici e i lavoratori-
    Pensiamo che fra trent’anni circoleranno tutte le macchine che vediamo oggi ??- se Marchionne in cambio di investimenti per portare la Panda dalle Polonia a Pomigliano d’Arco chiede che i lavoratori diventino i loro schiavi, bisogna far sapere al ragazzo che la sua Panda se la può tenere, compreremo la Tata, e per campare andremo a prendere quanto ci serve dove c’è nè e non siamo disponibili a farci schiavizzare dagli stessi che hanno lucrato grazie alla crisi. Noi dobbiamo pensare ad un mondo migliore, libero, armonico salubre e di pace.

  28. vedraivedrai scrive:

    Concordo Claudio,
    Con tutte le vergini che ci sono in giro quasi non ci si crede che sis tava tutti nello stesso partito ai tempi del pacchetto treu!

  29. Amir Gorguinpour scrive:

    Avete chiesto anche la mia opinione, caro Claudio, non so cosa scrivere, nella Link ci sono tutte le forze di sinistra, dici, ma in germania deve passare tanto tempo per un partito comunista, perche gli effetti di quel mascalzone di Gorbaciov ancora si sente, ma in Italia gli stessi effetti non ci sono stati e il prc era arrivato al 10 per cento, e quelli che lo hanno distrutto ci sono ancora e sono cosidetti capi, io sono stato un militante attivo del partito, per 12 anni ho comprato sei copie di leiberazione e ho pagato ogni volta che hanno chiesto, ma alla fine il giornale è stato consegnato a Sansonetti, anticomunista come Bertinotti, e dei giornalisti anticomunisti che non fanno altro che buttare fango su Cuba e gli altri movimenti dell’america latina, questi dirigenti non hanno più credibilità,come si fa fare una federazione con Cesare Salvi, niente di personale,ma questo signore si sempre dicharato anticomunista, adesso che Dalema non lo vuole viene a per impedire la riorganizzazione dei comunisti-
    Saluti comunisti ai compagni, niente agli ex.come si può pensare a una alleanza con gente come Bassolino con il suo libretto di Dalailama? L’infermiera di Napoli ci deve insegnare tante cose,
    Amir Gorguinpour

  30. stefano pieralli scrive:

    Trovo interessanti le riflessioni di Grassi
    Negli ultimi 4 anni, per motivi personali, ho passato più tempo a Berlino che a Bologna e ho avuto il modo di apprezzare la serietà delle organizzazioni della sinistra in quella realtà, ad esempio ho potuto frequentare corsi di integrazione a prezzi bassissimi promossi da una scuola privata della de linke denominata ” Babilonia” e ho potuto apprezzare la mobilitazione della de linke assieme ai verdi per bloccare, attraverso un referendun popolare, una vasta speculazione edilizia promossa dal sindaco dell’spd nelle aree vicine all’ex muro di berlino ( aree vuote) nel municipio di keuzberg-friedrichshain, battaglia vinta con vasto consenso popolare, ho potuto appezzare la vicinanza della sinistra alla gente alla cultura ,la competenza dei dirigenti dei quadri intermedi la loro conoscienza dei temi di interesse sociale popolare la loro capacità di proporre soluzioni ai problemi vissuti dalla popolazione.Tutto cioò non è solo una alchimia politica di alleanze la De linke nasce dalla necessità di dare struttura e rappresentanza politica a progetti idee alternativi a quelli espressi dalle forze ” di governo”.
    Che la differenza tra noi e loro sia questa?
    A volte seguendo i dibattiti sulla FDS faccio fatica a trovare la sostanza escludendo i temi di ” ceto politico”

    • Alessandro Genova scrive:

      Stefano non ti sfugga il piccolo differenziale rappresentato dal fatto che tutte queste cose la Linke le può fare perchè dispone di fondi. Fondi ritengo rimpinguati da “decime” frutto di rappresentanza parlamentare e versamenti volontari di deputati consiglieri. Non conosco il sistema tedesco di ripartizione delle prebende elettorali (finanziamento ai partiti qui da noi).
      Certamente è un meraviglioso veicolo di entrare in contatto con la popolazione che ricambia la serietà e l’onestà intelletuale con partecipazione dal basso verso e a favore di chi dimostra seriamente e veramente di “essere parte”.
      In Italia possiamo criticamente affermare che la gente ancora si fida e si sente parte dell’essere e del dirsi comunisti?
      Culturalmente non siamo messi benissimo, un grande intellettuale come Sanguineti se n’è andato giusto l’altro ieri qui a Genova.
      Troppi scandali e troppa demagogia allontana il popolo dal “politico”, ritenuto cosa sporca e demoniaca.
      La Sinistra ormai extra parlamentare ha l’enorme vantaggio di poterpartire da zero nell’accorciare le distanze tra la res politica ed il popolo: ha solo un vincolo ed un contratto da onorare, quello dell’onestà intellettuale e nella purezza ideale.
      Ideale ed identitarietà come prime pietre per la ricostruzione, altro che arcobaleni in aria.

  31. Roby scrive:

    La Linke tedesca significa SINISTRA e non come in Italia dove si cerca di voler far credere che Federazione della Sinistra possa significare SINISTRA UNITA, non è così, basta ricordarci di Chianciano dove il partito doveva essere solo Comunista e basta.

    La LInke è un vero partito della Sinistra come ad esempio, lo cerca di esserlo Sinistra Ecologia Libertà in Italia, mi spiace per Grassi ma finchè in Italia ci saranno divisioni senza una SINISTRA contenitore di un solo è unico aggettivo, nessun obiettivo sarà raggiunto e pertanto non faremo gli interessi dei più deboli.

    Roby

  32. Alessandro Genova scrive:

    Caro Claudio, tu scrivi “…Non mi sfuggono e non voglio affatto banalizzare le differenze profonde che sono emerse in questi anni, in particolare in rapporto al tema del governo, che è stata storicamente la causa prevalente delle nostri scissioni..”
    Hai centrato il problema, il vulnus, storico- politico- etico.
    Piegarsi ad un moderatismo e diplomaticamente accettare il “compromesso” che la democrazia parlamentare impone per le forze rappresentate e a maggior ragione a quelle di governo.
    Oppure restare splendidamente e liberi da ogni vincolo se non quello delle proprie convinzioni (o ideali, termine ahimé alquanto caduto in disuso in questi anni) nelle retrovie calme e comode dell’opposizione?
    Nel ‘96 ho ammirato ed ero orgoglioso di vedere finalmente la mia bandiera rossa al governo, altrettanto incazzato di aver salutato quel periodo meraviglioso ma intriso di troppi veti incrociati, di frontalismi insanabili.
    Quando nel 2006 si ritornò al governo, a parte la scarsissima differenza di voti che imponeva una navigazione a vista “daybyday” anzi “di ora in ora”, seppi che non sarebbe potuta durare.
    Ma almeno dovemmo ringraziare il campione Mastella per aver riconsegnato il paese alle destre.
    Dubito che l’esperimento tedesco produrrà benefici a medio termine, a meno che le due anime (est/ovest) decidano di metter da parte le differenze di base.
    Qui è difficile mettere d’accordo due inquilini che stanno sullo stesso pianerottolo, figurati rimettere insieme 6 (diconsi 6) anime, rancorose e livorose.
    Ma porca miseria! Possibile che non vi rendiate conto che i militanti di base vogliono rivedersi rappresentati in parlamento? Di governo è prematuro parlarne, a meno che per miracolo o per mano di alieni non si cambi la legge elettorale ed il sistema delle candidature.
    Non vogli il governo, ritengo invece opportuno già ritornare ad essere parte di una forza che valga almeno un 8% almeno, vorrei che ci fosse un CN univoco e che riunisca sotto di se militanti e gruppo dirigente.
    Troppi galli nel pollaio, troppi personalismi possono fare il Real Galacticos ma poi non vinci nemmeno la Coppa del Re (figurati la Liga o la Champion’s…)
    Da vecchio genoano, mi basta che finiscano ogni partita con la consapevolezza di aver dato via l’ultima goccia di sudore e di aver provato sino all’ultimo a buttarla dentro…
    Germania e Grecia o Francia sono paesi e storie diverse.
    L’unica cosa che invidio ai compagni greci e francesi è di avere almeno un forte partito identitario.
    E non è poco….

  33. Leonardo Masella scrive:

    DOVE RISIEDONO I MOTIVI POLITICI DELLA DIFFICOLTA’ NELLA COSTRUZIONE DELLA FEDERAZIONE DELLA SINISTRA ?

    Poichè ho verificato che non si riesce ad accedere al link che ho inviato precedentemente, ne invio un altro dal mio blog:

    http://www.leonardomasella.it/index.php?option=com_content&view=article&id=10:dove-risiedono-i-motivi-politici-della-difficolta-nella-costruzione-della-federazione-della-sinistra–

  34. Marco Sferini scrive:

    Caro Claudio,
    mi sembra che la tua analisi sia scevra da qualunque tentazione manicheista di vedere nell’una e nell’altra parte della Linke una mera composizione di due metà, ma semmai – come giustamente fai notare – una mole che può essere costruita per un progetto di sinistra anticapitalista che può avere futuro, visto il suo presente nelle ultime elezioni tedesche.
    C’è del fascino nel progetto della Linke, come Leonardo, anche io penso che l’autodefinizione di “comunista” non sia di per sé una garanzia di alternativa e anticapitalismo. Per questo non mi ha mai spaventato il nome “Federazione della Sinistra”, ma anzi mi ha entusiasmato vedere questo nome associato al nostro simbolo, alla falce martello e stella, rivisitati graficamente per l’occasione.
    Condivido la tua analisi, e condivido l’espressione finale di slancio unitario che deve vedere il nostro Partito aggrapparsi con tenacia alla voglia di rilanciarsi e, in questo, essere il motore della FdS.
    Indubbiamente le condizioni di crescita di una forza di sinistra antiliberista e anticapitalista in Germania sono differenti, molto differenti da quelle che viviamo nel nostro Paese.
    Da noi la frammentazione proviene sempre da scissioni di piccole entità e da piccoli soggetti, mentre in Germania la Wasg decise di scindersi da un soggetto molto più ampio di bacino elettorale e militante.
    Differente anche la storia della PDS. Non c’è dubbio.
    Per questo noi dobbiamo proseguire nella Federazione della Sinistra per farne il luogo di crescita di tutte quelle soggettività che vorranno farne parte e “federarle” su chiari punti programmatici, mantenendo – fino a quando sà necessario e contingente – le singole specificità.
    Se ha problemi la Linke a divenire un soggetto unificato (essendo il suo progetto diverso da quello della FdS), figuriamoci noi nel nostro (micro)cosmo politico quanto tempo ancora dovremo attendere per costruire un “fronte” delle sinistre. E tuttavia io non credo che la rassegnazione che sento evocare da molte parti nel nostro Partito sia il sentimento morale e politico migliore per lavorare in un cammino unitario e distinto al tempo stesso.
    Rilanciamo la parola d’ordine (brutta espressione… ma mi è venuta questa…) del manifesto del tesseramento: “Più forte Rifondazione Comunista, più forte la Federazione della Sinistra”, sottolineando senza stanchezza alcuna che la nostra bussola resta quell’aggettivo, “comunista”, riempito dei suoi valori e che, pertanto, farà e dovrà fare sempre a pugni con qualunque tentazione governista, con qualunque tentazione isolazionista. Insomma, contro qualunque preconcettualità nel campo del dialogo con chi ci sta intorno, con la pericolosa fase antidemocratica che stiamo vivendo.
    Un caro saluto!

  35. Karl Marx II scrive:

    Ho letto Grassi, come sempre lucido e con i piedi per terra.
    Poi ho letto Fausto e Mauro, entrambi bravi e ostinati o tenaci comunisti. Io penso che Grassi conosca il partito della Rifondazione comunista meglio di chiunque altro. Ha ovviamente contatti con il Pdci. Se Grassi, proprio il Grassi che ha coordinato per oltre un decennio aree politico culturali schiettamente comuniste nel partito della Rifondazione comunista, se questo Grassi prende a guardare con interesse alla Die Linke tedesca un qualche motivo ci deve proprio essere.
    Fausto e Mauro si divertono a stuzzicarlo, se potessero utilizzare una lampada accecante gliela punterebbero in faccia e urlerebbero “CONFESSA!!! TU NON CREDI PIU’ CHE SI POSSA FARE UNA RIVOLUZIONE COMUNISTA IN ITALIA!!! CONFESSA!!! DILLO CHE TI PIACE DI PIU’ LA LINKE DEL KKE, CONFESSA!!!”
    Grassi, che è più comunista di Fausto e Mauro, neppure sotto tortura confesserebbe che il comunismo vive in Italia la più grave crisi di credibilità mai conosciuta dal 1921 ad oggi. Una crisi che fa riflettere amaramente ogni comunista italiano, e che induce a escogitare soluzioni che possano salvaguardare gli interessi della classe operaia, una classe operaia che ha smesso di guardare con fiducia al sol dell’avvenir…
    Bisogna ricostruirla questa fiducia… Grassi si interroga… Fausto e Mauro hanno ancora delle certezze che in molti hanno perso o stanno smarrendo.

    • mauro scrive:

      Ho l’impressione che le certezze le abbia tu.

      • Karl Marx II scrive:

        Caro Mauro,
        ti assicuro dal profondo del cuore che non ho alcuna certezza, solo sensazioni, che potrebbero anche essere fuorvianti, ma che allo stato attuale mi paiono fondate. Condivido ciò che ha scritto Grassi perchè è nei momenti di difficoltà che bisogna avere la forza di interrogarsi ed il coraggio di ipotizzare soluzioni. Ciò che lui suggerisce, nel contesto attuale, mi pare politicamente valido.

    • fausto sorini scrive:

      Chi sei, Karl Marx II?
      Non si era detto, nessun pezzo anonimo?

      • Karl Marx II scrive:

        Scusami Fausto, ma preferisco svelarti la vera identità di Karl Marx II non appena avremo l’opportunità di incontrarci, magari in qualche convegno sul futuro dei comunisti.
        A presto.

  36. giuseppe de siati scrive:

    Bisogna considerare la storia totalmente diversa del partito Die Linke con quella del PCI e di conseguenza con le varie sfumature avvenute dopo il finale voluto del più grande partito “comunista” revisionista dell’occidente.Il PDS/Die Linke aveva e poteva sin dopo il crollo del muro sfruttare non solo come base di persone ed una clientela elettorale, ma anche come base di strutture (almeno parzialmente) ecc. und partito governativo. Valutare il partito SED sempre piú degenerato in un partito revisionista piccolo borghese é da chiarire in un’altra discussione.
    Ferrero sopravaluta la forza di quelli, che nel partito Di Linke propongono l’uscita della Germania dalla NATO e la spinta della NATO fuori dalla Germania. In piú basta leggere con attenzione le bozze del programma del partito Die Linke per arrivare senza dubbio all’ opinione che il partito Di Linke é un classico partito reformista socialdemocratico. Alcuni elementi trotzkisti hanno trovato tramite La WASG und modo di entrismo del Partito Die Linke. Sono loro che usano una già conosciuta fraseologia “radicale”. Die Linke é un partito che non ha niente a che fare con le grandi tradizioni rivoluzionarie di una Rosa Luxemburg o Karl Liebknecht, non parlo nemmeno della grande Clara Zetkin o del grande Thälmann.

    • franco iachini scrive:

      Quale forza politica avrebbe a che fare con “le grandi tradizioni rivoluzionarie” in Germania ? Intanto la Linke è stata in grado di dare voce e una rappresentanza istituzionale alle istanze dei lavoratori tedeschi. Non vedo all’orizzonte in Germania altri che lo stiano facendo meglio.
      franco

  37. Leonardo Masella scrive:

    Condivido l’analisi (e il giudizio complessivamente positivo) di Claudio sulla Linke. Aggiungo che si possono assumere posizioni socialdemocratiche e perfino filo-imperialiste autodefinendosi “comunista” e viceversa si possono assumere posizioni anticapitalistiche ed antimperialiste senza definirsi comunisti. Potrei fare molti esempi anche a noi molto vicini. Da marxisti dovremmo stare alla sostanza non alla forma e soprattutto non alle autodefinizioni di sé o alle intenzioni ma ai fatti In tal senso, pur nelle grandi differenze che ci sono fra le due situazioni, è condivisibile anche la similitudine fra il dibattito – strategico, non tattico – rispetto alle alleanze con la socialdemocrazia che c’è nella Linke (non dovrebbe indurre ad una riflessione più di fondo il fatto che le posizioni più moderate vengono dalla Pds invece che dai socialisti di sinistra di Lafontaine ?) e quello che c’è nella Federazione della sinistra italiana. A questo proposito invio il link ad una riflessione sui motivi politici della difficoltà nella costruzione della Federazione della sinistra (e nell’unità fra le forze che si definiscono comuniste) in un dialogo che ho avuto su Facebook con il compagno Raffaele Piccoli, ringraziando Claudio per l’ospitalità.

    http://www.facebook.com/#!/notes/leonardo-masella/dove-risiedono-i-motivi-politici-della-difficolta-nella-costruzione-della-federa/399942798815

  38. Antonio Larosa scrive:

    Confermo il giudizio espresso anche in precedenti post: non ho mai votato documenti congressuali di area “grassiana” (se mi consetite l’espressione) ma trovo le ultime analisi di Claudio Grassi fra le più pertinenti e lucide di tutto lo spettro interno al PRC e alla FdS.
    Da tempo, penso alla Linke come ad una sorta di modello da studiare e da indagare, anche per il caso italiano (fatte salve, ovviamente, le docute differenziazioni storico-territoriali).
    L’aspetto essenziale è la costruzione di un contenitore in grado di inglobare e di miscelare efficacemente le molteplici culture e prassi della cd. “”sinistra radicale, un contenitore in grado di esprimere contenuti forti e programmatici facilmente agibili e di praticare un’autonomia politico-organizzativa reale. In sintesi, occore costruire una soggetto di sinistra forte dal punto di vista dell’identità e della personalità, autorevole ed efficace nella definizione delle proprie idee-forza, consistente sul piano numerico, abile nella proposizione di un personale politico-amministrativa di qualità, capace di impattare sullo scenario sociale e culturale italiano ed europeo: appare evidente che il solo PRC o la sola FdS non sono in grado, ad oggi, di assolvere ad un così importante e gravoso impegno. E lasciamo perdere le questioni nominalistiche, il tasso di comunismo piuttosto che di socialismo, la storia della SED piuttosto che del PCI: dobbiamo guardare al futuro (di sinistra) della nostra società, alle cose (di sinistra) da fare, al personale (di sinistra) da valorizzare, ecc.

  39. Nasser scrive:

    Caro Claudio,
    seguo il tuo Blog da quando l’hai istituito, leggo e apprezzo moltissimo i tuoi interventi che, trovo estremamente equilibrati e razionali. In estrema sintesi, i tuoi richiami e esortazioni all’unità di tutti i comunisti non trovano nella realtà di fatti un riscontro concreto anche se in fondo è quello che vuole la base e non solo. Basta parlare con i compagni o fare un giro nei vari siti web di tutte le realtà comuniste in Italia per capire che tutti hanno capito che uniti si vince (vedi la Linke in Germania), tutti invitano all’unita (addirittura, qualche formazione ha la parola UNITA’ come parte del proprio nome), ma ahimè tanti preferiscono essere i primi tra cinque e non i secondi tra cento.!!! si credono tutti gli unici depositari della verità comunista e nessun altro lo è…la strada è lunga ne sono consapevole ma se vogliamo rappresentare l’alternativa per la gente, dobbiamo esserlo prima per noi stessi. Tanto per cominciare, perché non invitiamo ufficialmente tutti i compagni da SeL a Ferrando ad entrare e fare parte della FdS, senza discriminazioni pregiudiziali e senza rancori, dimenticando il passato svoltando pagina e aprendo una nuova era?
    Nasser PRC Pavia

  40. Ferdinando scrive:

    Sollecitare in maniera suggestiva e maligna questo genere di analogie tra la situazione italiana e quella tedesca significa dimostrare di conoscere solo approssimativamente la storia della Germania del secondo dopoguerra.

    Nel contesto tedesco (divisione in blocchi, Berufverbot, crollo del Muro, riunificazione in una situazione di restaurazione diffusa ecc. ecc.) la Linke è probabilmente in Germania l’unica formula politica possibile per mettere in piedi una forza di sinistra radicale estesa, anche se in maniera non omogenea, su tutto il territorio nazionale. Si tratta dunque della forma più avanzata possibile, in questo momento e in quel contesto, perché in Germania la questione comunista semplicemente non si pone (non si pone, ovviamente, su basi che aspirano ad essere di massa mentre esistono organizzazioni di quadri).

    In Italia questo progetto avrebbe invece un segno politico diametralmente opposto e cioè di tipo regressivo. Lasciando perdere la lunga tradizione dei comunisti italiani, infatti, in Italia, solo pochi anni fa, pur tra mille difficoltà dovute alla situazione oggettiva ecc. ecc., esisteva la concreta possibilità di costruire una forza comunista di massa e questa opportunità è stata sprecata anche per le gravi carenze soggettive del gruppo dirigente. Proporre in Italia una riedizione della Linke – perché è questo che Grassi fa, a parte gli espedienti retorici sul “riflettere” – significa dichiarare definitivamente chiusa la questione comunista.

    Questo post di Grassi mi pare perciò nascondere una realtà diversa: la constatazione che in questo paese tutto per i comunisti sia ormai finito e sia necessario pensare a formule nuove.

    E’ possibile che sia così, e che Grassi abbia ragione: che per i comunisti in Italia non ci sia cioè più niente da fare. Appare però strano che a sostenerlo sia proprio una corrente che si chiama Essere Comunisti.

  41. Francesco Galofaro scrive:

    Se un giorno di primavera un comunista d’Italia si trasferisse in Grecia, non avrei dubbi su quel che voterebbe. E lo stesso per chi emigrasse in Germania. Se si trattasse di me, è nel KKE o nella Linke che lavorerei politicamente.

    Ma l’Italia non è (per ora) la Grecia né la Germania. Diverse le condizioni economiche, i sistemi elettorali, la storia politica di quei paesi. Nonostante il parlare che si fa di Ostalgie, credo che in Germania una prospettiva comunista abbia un problema di credibilità da recuperare rispetto al fallimento economico, politico e culturale di quel modello; d’altro canto, alle scorse europee in Grecia il KKE ha preso oltre l’otto percento, e la sinistra alternativa il cinque: si confrontino questi dati con i risultati della Federazione e di SEL, e ci si chieda quali sono le differenze nel contesto economico, sociale, culturale tra Italia e Grecia. Questo è il punto: una nuova proposta comunista in Italia, piuttosto che copiare, dovrebbe dire in cosa vorrebbe differenziarsi dalla Linke, in cosa dal KKE.

  42. fausto sorini scrive:

    Caro Andrea,

    trovo alcune delle tue puntualizzazioni utili e pertinenti, ma esse eludono la questione di fondo: il progetto Linke si propone la costruzione di un nuovo partito socialista in Germania, ed il termine “socialista” non viene certamente usata nella accezione in cui veniva utilizzato nella SED della DDR (non scherziamo: una consigliere regionale della Linke che si è permessa di parlar bene della DDR è stata recentemente espulsa in pochi giorni…); esso viene usato nel senso della cultura socialista della socialdemocrazia occidentale ed europea. Se così non fosse SPD e Verdi tedeschi (impregnati di anticomunismo) si rifiuterebbero di avere alcun tipo di rapporto con essa.

    Quanto all’uso del termine “imperialismo”, esso non è certo di per sè segno della identità comunista di un partito: tutti i partiti del Forum di San Paolo lo usano, e tra essi anche tutti i partiti socialdemocratici. Per favore non giochiamo sulle parole.

    Proporre in Italia un progetto Linke, assimilandolo alla Federazione della Sinistra, significa proporre la rinuncia ad ogni progetto di rifondazione di un partito comunista nel nostro paese. Altra cosa è ad esempio il progetto del Front de Gauche francese dove, almeno sulla carta, si configura una alleanza politico elettorale a sinistra, dove il PCF mantiene appieno la sua sovranità. In Francia il probblema semmai è all’interno del PCF, dove una larga parte del gruppo dirigente prospetta una Bolognina alla francese, guarda caso richiamandosi al progetto Linke.

    Mi verrebbe voglia di dire: dimmi quanto ti identifichi col progetto Linke e ti dirò chi sei…

    Caro Andrea, visto che in questo blog si è giustamente invitati ad evitare l’anonimato, dimmi chi sei e come posso scriverti per email, in modo che si possa corrispondere anche personalmente…

    Fausto Sorini
    fausto.sorini@fastwebnet.it

  43. nicola atalmi scrive:

    Bravo Claudio come sempre lucido e serio.
    sarebbe bello che nella FDS se ne cominciasse a parlare, magari da domani nel Consiglio nazionale

  44. fausto sorini scrive:

    Ho incontrato personalmente per la prima volta Gregor Gisy agli inizi degli anni ‘90 a Milano, proprio quando Rifondazione comunista stava nascendo, ed ebbi con lui un lungo colloquio (presente anche Rino Serri).
    Gisy ci disse – senza tanti giri di parole – che la differenza fondamentale tra la PDS tedesca (oggi divenuta Linke con l’apporto di una corrente socialdemocratica della Germania occidentale) e il PRC era che Rifondazione si proponeva di ricostruire un partito comunista in Italia mentre la PDS voleva ricostruire un nuovo partito socialista in Germania, al cui interno poteva convivere anche una piccola “tendenza culturale” comunista.

    Basterebbe questo per dire che il paragone semplicistico che il compagno Grassi fa tra la Linke e il progetto del PRC delle origini è privo di ogni fondamento.
    Se si vuole approfondire veramente l’argomento, io sono disponibile.

    Fausto Sorini

    • mauro scrive:

      Concordo pienamente con Fausto Sorini e prendo atto che il compagno Grassi, nello stesso momento in cui dalla Grecia l’esempio del KKE ci mostra come un partito comunista radicato e di massa possa esercitare un ruolo di egemonia all’interno del movimento operaio (con sondaggi che lo danno in vertiginosa crescita), ci proponga, in sostanza, la strada dell’esempio tedesco della Linke. Con gli occhi evidentemente puntati alla riproposizone di esperienze sul modello “l’Arcobaleno”. E sapendo benissimo che la Linke all’italiana sarebbe spostata ancora di più su posizioni “socialdemocratiche”.
      E non esita, il compagno Grassi (leader di una componente che si chiama ancora “Eassere comunisti”! Perchè non cambiarne il nome, compagno Grassi?)facendo affidamento sulla scarsa conoscenza delle vicende del movimento operaio europeo che caratterizza gran parte dei militanti di una Rifondazione Comunista poco avvezza a pratiche di studio rigoroso della complessa realtà internazionale, a descrivere una Linke rispettosa anche dell’identità comunista. Dimenticando (Grassi queste cose le sa fin troppo bene) che proprio nella vicenda della Linke si contano episodi come quelli dell’espulsione dei comunisti (quelli della DKP che comunque non hanno scelto di entrare nella Linke, per non ridursi, appunto, a “tendenza culturale”) dai suoi gruppi parlamentari, sull’onda delle campagne mediatiche anticomuniste che ciclicamente caratterizzano la scena politica della Repubblica Federale Tedesca.
      E’ questo il modello che ci propone Grassi? In attesa di ricomporre lo strappo di Chianciano, in un pateracchio che inevitabilmente cancellerebbe definitivamente la presenza comunista nel nostro paese?

      Mauro Gemma
      segreteria federazione PRC di Torino

      • mauro scrive:

        “Rifondazione Comunista, che vi ha partecipato con la presenza del segretario Ferrero, è stata l’unico partito, assieme al Front de Gauche francese, ad essere invitato, a dimostrazione dei buoni rapporti che esistono tra le due formazioni politiche.”

        Bell’esempio di pratica unitaria con tutte le componenti della sinistra anticapitalista europea, non c’è che dire!

      • franco iachini scrive:

        Io credo che in Italia non vada bene né la Linke, ma tantomenno il DKP che alla classe operaia tedesca non dice nulla: la maggior parte dei lavoratori tedeschi nemmeno sa che esiste. La Linke va bene per la Germania che ha una storia diversa dalla nostra, basta dire che il paese è stato diviso per quasi mezzo secolo; così come il KKE va bene per la Grecia. Tuttavia abbiamo sempre qualcosa da imparare dagli altri, sia dalla Linke, sia dal KKE; ma questo non ci esime dall’ elaborare noi una proposta politica originale valida per il nostro paese: l’esperienza di copiare i modelli dall’esterno non ha portato e non porta lontano. Credo che l’unica proposta in campo, da precisare meglio, oggi in Italia sia la Federazione della sinistra. Il suo punto di forza che può attrarre i lavoratori orientati a sinistra è che per la prima volta a sinistra dopo anni di divisioni continue, si propone qualcosa che unisce. Se perdiamo pure questo treno davvero qualunque proposta saprebbe solo di testimonianza.
        I lavoratori sono molto sensibiloi in questa fase all’unità. Non deludiamoli ancora.
        ciao
        Franco

        • mauro scrive:

          Intervengo solo sul DKP.

          Concordo con te sulla limitata forza elettorale di questo partito, che peraltro ha scelto negli anni scorsi , dimostrando un’attitudine certo non settaria, di inserire suoi candidati nelle liste della Linke, e ottenendo anche qualche parlamentare regionale.
          Ora, a giustificare la limitata forza del DKP c’è anche la pluridecennale campagna di “demonizzazione” e di emarginazione culminata nelle leggi che ancora oggi discriminano pesantemente i militanti comunisti. C’è poi una forsennata campagna mediatica tendente addirittura a criminalizzare i comunisti. Questa campagna mediatica ha investito anche la parlamentare regionale DKP Christel Wegner, eletta in Bassa Sassonia nelle liste della Linke, accusata del crimine ignominioso di avere ragionevolmente rivendicato i meriti storici della DDR e le caratteristiche di annessione di uno Stato indipendente che ha assunto il processo iniziato con la caduta del muro (almeno su questo, penso che in questo blog, la pensiamo tutti come la compagna Wegner). Ebbene, i dirigenti della Linke non solo si sono allineati alla campagna, ma ne hanno tratto come conseguenza la decisione di espellere dal gruppo parlamentare la compagna comunista, con le stesse motivazioni infamanti che avevano caratterizzato la persecuzione scatenata dai media e dai partiti anticomunisti.
          Questi sono i fatti, sui quali a nessuno di noi è concesso passare sopra, caro compagno Iachini.
          Nessuno, con questo, te lo assicuro, propone il modello DKP per l’Italia. Sulle ragioni che hanno determinato il radicamento del KKE, come partito comunista di quadri e di massa, invece un ragionamento potremmo farlo anche noi, riflettendo un po’ di più sul perchè le esperienze “eurocomuniste”, come quella italiana, abbiano tutte avuto esiti rovinosi.

          Un fraterno saluto

          Mauro Gemma

    • Andrea scrive:

      Compagno Sorini, a me sembra ovvio che la Linke e il PRC siano due cose diverse. Lo scrive anche Claudio. Dati due fenomeni, è sempre possibile trovare fra loro abbastanza differenze da oscurare qualsiasi similitudine. Le similitudini possono essere trovate solo una volta che si astrae dalla contingenza e dal “rumore di fondo”, e si individuano tendenze e spunti comuni.

      Nei primi anni ‘90, la PDS aveva bisogno di costruire un radicamento dopo l’annessione della Germania Est da parte della Germania Ovest, con la completa distruzione dello scenario politico di quest’ultima (in cui comunque i comunisti non avevano un loro partito, ma stavano all’interno del “Partito di unità socialista”, la SED). Il tutto in un generale e pervasivo clima anticomunista.

      Il PRC invece cercava di ricostruire dalle ceneri fumanti di un grande Partito comunista che, nonostante il consenso ancora enorme, era stato liquidato per andare verso lidi sconosciuti (e infausti).

      Se si astrae dalla contingenza storica, si vede che, nei propri contesti, la PDS e il PRC cercavano di riempire lo spazio di una sinistra di massa più avanzata possibile. In un caso l’ipotesi di una sinistra di massa, in cui anche i comunisti potessero sopravvivere con le loro poche forze, passava attraverso la costruzione di un grande partito socialista (che, lo ripeto, non significava “socialista” nel senso del PSE, ma nel senso di SED). Nell’altro caso i comunisti erano ancora abbastanza forti da organizzare la propria soggettività in partito, e proporsi come punto di riferimento nel caos e sbandamento della sinistra post-PCI.

      Oggi il progetto della PDS si sta realizzando, in modo certo difficoltoso e contraddittorio, con la Linke. E la Linke incarna tutti i problemi (ma anche le potenzialità) legate alla convergenza e unità di culture politiche vicine ma diverse, com’è accaduto nel PRC e come sta di nuovo accadendo (purtroppo più in piccolo) con la Federazione della Sinistra.

      Vorrei inoltre sottolineare come le questioni nominalistiche possano talvolta trarre in inganno: la Linke ha un programma provvisorio e un manifesto più avanzati di quelli del PRC visto negli ultimi anni, tanto che vi si parla per esempio di imperialismo e uscita dalla NATO. Chi fra i due è più “comunista”?

    • buran scrive:

      Forse sarebbe bene tenere presente anche il quadro pre-unificazione. Se all’ovest c’era la SPD e il DKP era un partito emarginato e ridotto ai minimi termini, all’est non è che ci fosse un Partito comunista. La SED si rifaceva al marxismo, ma già dal nome (Partito Socialista Unificato) e dalla simbologia (il simbolo del partito non era la falce e martello, ma le due mani che si stringevano)si differenziava dai partiti comunisti. Forse per Gysi parlare di ricostruzione di un partito socialista aveva una valenza diversa, per motivi storici, rispetto alla nostra esperienza, che aveva visto un grande PCI e una nuova sinistra post sessantottina che si dichiarava anch’essa comunista. Con questo sono comunque in disaccordo con chi si riferisce alla Linke come modello da prendere, senza tener conto che si parla di un paese come la Germania che, a parte il DKP, non ha mai visto una presenza comunista significativa dai tempi della Luxemburg e di Liebnekt.


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