di Lidia Ravera su l’Unità – 20 maggio 2010
Ci pensate mai a che cosa sarebbe la vostra vita senza acqua? Provate ad aprire il rubinetto al mattino e immaginare che quello scroscio leggero con cui l’acqua incomincia a scorrere, non segua puntuale al vostro gesto. Non una goccia. Un incubo: come incomincio la giornata? Bene: soltanto 16 persone su 100, nel mondo, godono del miracolo del rubinetto. Niente acqua corrente, niente acqua potabile. Ogni giorno 6000
bambini muoiono per aver bevuto acqua inquinata. Gli Africani vivono con 12 litri d’acqua al giorno, noi europei ne consumiamo 250, i nordamericani ne sprecano 700. Eppure più della metà dei 500 maggiori fiumi della terra sono in secca. L’acqua scorrerà sempre meno. Già oggi non ce n’è per tutti. Quando l’acqua finirà anche il nostro sarà un pianeta disabitato. Una palla di terra secca alla deriva nel cosmo. C’è un bel film, che sarà presentato questa sera al cinema Aquila, a Roma, e distribuito, anche se faticosamente, in giro per l’Italia. Si intitola «Strade d’acqua», di Augusto Contento prodotto dalla Cineparallax. È un film silenzioso, lento, gonfio di luce e sonorizzato dal grido degli uccelli.
Protagonista è il fiume che attraversa l’Amazzonia , fra due sponde verdi di una vegetazione trionfante. Abordo del barcone che percorre la strada d’acqua, si alternano davanti all’obbiettivo donne e uomini, neri e bianchi, giovani archeologhe e vecchi contandini, geografi e impiegati e assistenti sociali. Pacati, poetici, lucidi, determinati, tutti parlano del fiume e della natura. Con rispetto, con attenzione. Lo fanno mentre, attorno alla pace solenne della navigazione, brulica la vita degli indigeni poveri che quel patrimonio idrico rende possibile. Alla fine del film andrete tutti a firmare il referendum contro la privatizzazione di questo bene primario. Necessario come l’aria. Come la luce.

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