Il maggioritario e quella trappola nascosta a Nord

urna elezioni

di CESARE SALVI su l’Unità – 26 maggio 2010

Alcune osservazioni dall’esterno a proposito della riforma elettorale di cui sta discutendo il Pd. Leggo che si parla di ritorno al sistema con i collegi uninominali maggioritari.
Prima osservazione. Con (ogni) sistema maggioritario Berlusconi e Bossi sono in grado di trasformare la maggioranza relativa di cui oggi dispongono in maggioranza assoluta (che nel Paese non hanno). Basta fare quattro conti. Sulla base delle regionali, con il sistema tedesco, Berlusconi e Bossi avrebbero circa il 45% dei seggi. In Parlamento entrerebbero i cinque partiti di oggi, che diventerebbero sei se le due liste di sinistra si unissero. Obiezione: ma così i governi non li scelgono i cittadini. Risposta: la storia della Germania dimostra il contrario, masoprattutto: nessun sistema maggioritario, tranne il porcellum, garantisce al partito o alla coalizione che arriva primo la maggioranza assoluta in Parlamento. Per la conferma, si vedano i recenti risultati inglesi.
Seconda osservazione. Restiamo in Gran Bretagna e dintorni. Può accadere, con il maggioritario uninominale, che chi prende più voti abbia meno seggi del secondo partito, a causa della distribuzione diseguale dei consensi nei collegi. In quel Paese è successo due volte nel dopoguerra. Clamorose furono le elezioni del 1950: il governo laburista uscente vinse nei voti, ma i conservatori ebbero più seggi e tornò al governo Churchill. I compassati britannici non si turbarono. Non so se lo stesso atteggiamento compassato ci sarebbe in Italia, e, comunque, non è un sistema giusto.
Terza osservazione. Attenti, amici del Pd, con i dati del 2008 e delle elezioni successive il vostro partito, da solo ma anche in alleanza, non avrebbe quasi nessun parlamentare eletto al Nord, se si votasse con il maggioritario uninominale. La necessità di consentire ai cittadini di scegliere i propri rappresentanti è fondamentale, e a questo fine il collegio uninominale è una buona soluzione, meglio delle preferenze. Ma, quarta osservazione, collegio uninominalenonvuol dire affatto necessariamente sistema all’inglese. La vecchia legge del Senato era uninominale proporzionale. L’attuale legge per le provincie è uninominale proporzionale corretta con il premio di maggioranza. In Germania metà dei parlamentari sono eletti con l’uninominale maggioritario, l’altra metà su liste bloccate molto corte.
Spero in ogni caso che su un tema così rilevante ci sia la disponibilità del Pd a ragionare con tutte le forze dell’opposizione, interne ed esterne al Parlamento.

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2 commenti to “Il maggioritario e quella trappola nascosta a Nord”

  1. enzo bardo scrive:

    Premessa. Posto a commento dell’articolo di Salvi una riflessione elaborata qualche anno fa. La riporto integralmente perchè credo mantenga integra la sua attualità. Una breve chiosa all’intervento di Salvi. Una legge elettorale che stravolge la volontà dell’elettore più che non “giusta”- riferibile all’etica- è “antidemocratica”, concetto che afferisce alla politica.

    MAGGIORITARIO O PROPORZIONALE:
    UNA QUESTIONE DI DEMOCRAZIA E LIBERTA’

    E’ tornato di attualità il dibattito sul sistema elettorale e le forze politiche si dividono tra fautori del sistema proporzionale e sostenitori di quello maggioritario. Non si tratta solo di una scelta tecnica, ma soprattutto di un’opzione politica e culturale.
    E’ bene ricordare che fino alla caduta del muro di Berlino nel 1989 tutti i partiti politici italiani erano per il sistema proporzionale: il dibattito allora riguardava il problema di porre uno sbarramento- alcuni proponevano il 5%, altri il 3%, altri ancora uno sbarramento inferiore- per ridurre il numero dei partiti: nessuno si sognava di parlare di premio di maggioranza, il meccanismo che consente al partito o alla coalizione che ottiene la maggioranza assoluta o relativa di avere un numero di deputati superiore ai voti riportati, al fine di garantire la governabilità. Oggettivamente questo meccanismo è una truffa perché si hanno rappresentanti senza avere i voti. E nel 1953 “legge truffa” fu definito dal PCI il tentativo della DC e dei suoi alleati di avvalersi di tale premio di maggioranza per potere governare indisturbati. L’allora Partito Comunista mobilitò le masse popolari e organizzò una serie impressionante di manifestazioni di protesta contro il tentativo di truffa in nome della democrazia; come conseguenza quella specie di golpe elettorale abortì.
    Questo breve richiamo storico serve anche per fare sapere e capire a quanti oggi credono di rifarsi alla storia e alla tradizione del PCI come essi siano sistematicamente ingannati dai presunti eredi del PCI che si riempiono la bocca di Gramsci, Togliatti, Berlinguer , tutta gente che mai si è sognata di appoggiare il sistema maggioritario e che ha sostenuto battaglie strenue per la difesa della rappresentanza democratica attraverso il sistema elettorale proporzionale.
    Il maggioritario è la negazione della democrazia reale e allo stesso tempo un meccanismo perverso che stravolge la volontà popolare, fino a fare configurare uno Stato che rinnega la sua stessa definizione liberale di “organizzazione sovrana di un popolo su un territorio”, per configurarsi invece come organizzazione sovrana di una maggioranza su un territorio. Questo rischio è oggi paventato, a ragione, da autorevoli esponenti politici, come Romano Prodi, che parlano di “dittatura della maggioranza”. Ma tale logica non è stata introiettata anche dalla stessa Unione e perfino dalla maggioranza bertinottiana di Rifondazione Comunista, che con il 60% di consensi ha preso il 100% del potere esecutivo? Evidentemente c’è del marcio in Danimarca.
    Vediamo in dettaglio in cosa consiste la truffa. Poniamo per ipotesi che si devono eleggere 100 deputati e che esistono perciò 100 collegi elettorali. Poniamo ancora che in ogni collegio ci siano 1000 elettori e che si presentino quattro partiti, che definiamo A, B, C, D. Ipotizziamo che nel collegio numero 1 essi ottengano i seguenti voti: Partito A 260 voti, partito B 240 voti, Partito C 250 voti, Partito D 250 voti; poiché in ogni collegio viene eletto il candidato del Partito che ottiene il maggior numero di voti sarà eletto il candidato del partito A, il che può apparire normale e perfino giusto. Ma se la stessa situazione si ripete in tutti gli altri 99 collegi si verificherà che il Partito A otterrà tutti i 100 deputati, cioè esso avrà il 100% di rappresentanza popolare, anche se avrà avuto il 26% di consenso democratico; tutti gli altri partiti, con il 74% di rappresentanza popolare, non otterranno neanche un rappresentante! Si può immaginare una truffa più grande di questa?
    Si obietta da parte dei sostenitori del maggioritario: ma questa è solo teoria, in pratica non succede. Costoro sono ignoranti o in mala fede. Nelle elezioni politiche del 2001 in Sicilia la Casa delle Libertà con poco più del 50% circa dei voti ha preso tutti i 61 seggi della quota maggioritaria, cioè il 100% dei deputati e senatori; non a caso si parla di 61 a zero! E’ quindi dimostrato che il maggioritario è un sistema a-democratico, se non addirittura anti-democratico.
    C’è poi l’altro aspetto legato al sistema elettorale, quello della libertà.
    Poiché col sistema maggioritario vincono solo i partiti più grossi, questi costringono i più piccoli ad allearsi con essi. La conseguenza è che se due partiti più grossi decidono di fare più o meno la stessa politica perché si ispirano agli stessi principi, ad esempio il liberismo, agli elettori che non si riconoscono in essi resta una doppia scelta: o rinunciare alle proprie idee, ai propri valori e ai propri interessi materiali e votare per idee e interessi altrui o non votare affatto. Questa seconda è la realtà tipica degli Stati Uniti, dove circa la metà dei cittadini non vota; come tutti sanno la gran parte di essi appartiene ai ceti più deboli ed emarginati che, evidentemente, non si sentono rappresentati né dai democratici né dai repubblicani. Come si capisce facilmente la scelta è solo apparentemente libera, perché in realtà l’obiettivo del sistema è di espellere dalle stanze del potere e dal parlamento i portatori di interessi antagonisti a quelli delle categorie sociali più forti e quindi dominanti. In questo modo e con tale sistema il parlamento non è un luogo di mediazione e di sintesi di interessi contrastanti, il luogo del compromesso sociale, ma il luogo in cui le forze vincenti consolidano i propri interessi di gruppo sociale e persino personali, come dimostra tutta la legislazione del parlamento berlusconizzato. Non solo. L’arroganza del potere che non conosce il compromesso induce ad atteggiamenti autoritari, pericolosi per la stessa tenuta del sistema democratico. La violenza delle leggi può scatenare ribellione e violenza sociale.
    Ci sono, dunque, molte e buone ragioni per abbandonare il sistema maggioritario voluto dalla borghesia, fatto proprio frettolosamente ed opportunisticamente anche dalle forze politiche popolari, che tanti guasti ha provocato nel senso civico dei politici e dei cittadini, sotto forma di trasformismi, opportunismi, corruzione della politica e affermazione di un ceto politico che concepisce la sua presenza nelle istituzioni come una occasione di affari e interessi personali.
    Il sistema proporzionale appare più equo e democratico. L’esempio su riportato darebbe il seguente numero di deputati: Partito A n. 26; Partito B n. 24; Partito C n.25; Partito D n.25.
    Si obietta da parte dei sostenitori del maggioritario che tale esito non garantisce la “stabilità” e “governabilità”. Governabilità e stabilità non possono essere concepiti come valori assoluti e intoccabili, come miti. Se così fosse bisognerebbe rassegnarsi all’idea che un qualsiasi governo dovrebbe necessariamente arrivare a fine legislatura, anche se dovesse perseguire la peggiore delle politiche; detto in soldoni Berlusconi potrebbe e dovrebbe dormire sonni tranquilli perché tanto i due miti lo terrebbero al riparo da qualsiasi possibilità di giudizio da parte dell’elettorato. Così non può e non deve essere, per varie ragioni. Anzitutto una concezione del genere nega la possibilità per un popolo di incidere sulla sua stessa storia attraverso l’azione extra-istituzionale, il così detto movimento, e la società civile sarebbe privata di ogni capacità di incidenza sulla dinamica sociale e politica; si avrebbe, cioè, un rinsecchimento e impoverimento della democrazia. In secondo luogo un esito elettorale del tipo sopra ipotizzato impedisce che un solo partito faccia una politica caratterizzata dalla difesa corporativa dei propri interessi di classe o gruppo sociale e lo costringe, invece, a venire a patti con altri partiti, portatori di interessi e valori differenti. Tale patto o, se si vuole, compromesso, fa sì che in parlamento si vada ad una mediazione fra interessi contrastanti e si impedisce la sopraffazione di una forza sull’altra. Questa mediazione politica e sociale favorisce la coesistenza fra diversi e contribuisce a far sentire lo Stato come bene comune, ed in definitiva favorisce il mantenimento del sistema poiché le leggi sono viste e vissute come appartenenti a tutti. Con l’attuale sistema il primo problema che si dovranno porre le forze di opposizione è cancellare buona parte delle leggi pro Berlusconi, cioè smantellare parte dello stato autoritario e corporativo costruito dal centro destra grazie al maggioritario, che ha consentito ad esso di avere una maggioranza bulgara. Ma non è auspicabile che ad ogni elezione si distrugga per ricominciare da zero. Crediamo che non convenga a nessuno. Neanche agli stessi fautori del maggioritario, come DS, AN, FI, che per meri interessi di bottega tendono a blindare il sistema elettorale schiacciandolo sulla semplice alternanza fra
    simili
    Raffadali, ottobre 2003.
    .vincenzo lombardo

  2. Massimo scrive:

    Premetto che non sono di sinistra ma tesserato dell’Udc presto Partito della Nazione con Rutelli ecc. (vengo dalla margherita). Il maggioritario all’inglese proprio non mi piace. Di sistemi elettorali interessanti per l’italia ne vedo 2. Il maggioritario all’Australiana con le preferenze multiple e il sistema tedesco. Il doppio turno non mi piace perchè favorisce l’astensionismo e c’è l’inutile raddoppio delle spese per eleggere i nosti rappresentanti. Con il sistema Australiano se i candidati non arrivano al 50+1 dei voti si vano a vedere i secondi e terzi voti fino ad arrivare alla maggioranza.
    Eccovi il link così chi è interessato può documentarsi:
    http://it.wikipedia.org/wiki/Sistema_elettorale_australiano

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