Comunismo e Sinistra

Il compagno Gilberto Volta, commentando il post precedente, mi ha posto riflessioni e domande a cui voglio rispondere. Lo faccio molto volentieri perché le questioni che vengono sollevate sono importanti e vale la pena di approfondirle. E lo faccio anche – voglio essere sincero – perché, a differenza di alcuni altri commenti, vengono argomentate senza supponenza e con la volontà di discutere tra compagni impegnati, pur con idee che possono essere diverse, in una impresa comune.
Chi non avesse letto il commento di Gilberto può leggerlo cliccando su questo link.
In questa interlocuzione voglio soffermarmi su quattro punti.

Invertire la tendenza alla divisione dei comunisti e della sinistra di alternativa
Su questo punto non credo ci sia un dissenso. Anzi. Vorrei però ribadire la centralità di questo obiettivo, in questa fase, nel nostro Paese. Lo faccio perché – mi pare – non ve ne sia la sufficiente consapevolezza non solo tra i frequentatori di questo blog, ma anche nel variegato mondo che si autodefinisce comunista e, più in generale, della sinistra di classe. In alcuni post precedenti avevo fatto l’esempio, considerandolo positivo, della Linke tedesca, capace di tenere assieme uno spettro di posizioni molto diverse. Paragonai quella situazione a quella originaria di Rifondazione Comunista checi consentì, come consente oggi alla Linke, di avere un consenso elettorale rilevante e di essere punto di riferimento reale per milioni di lavoratrici e lavoratori. Ho visto che anziché parlare del problema posto, si è preferito divagare. Ma il problema resta.E non è quello che: “siccome tu vuoi fare la Linke sei un socialdemocratico e io voglio fare il KKE quindi sono comunista”. Questo è un ragionamento privo di ogni logica. Ci sono e ci sono stati gruppi nel nostro Paese che hanno concepito il loro modo di far politica rappresentandosi come i fedeli interpreti di un Paese o di un partito estero. Sappiamo che la cosa non ha mai funzionato. E che quegli stessi Paesi e partiti non li hanno mai presi in seria considerazione. Noi dobbiamo trovare la nostra strada per uscire dalle attuali difficoltà e questa non è né la Linke né  il KKE. Quali siano le proposte oggi percorribili e le modalità attraverso le quali realizzarle ho cercato di spiegarle ripetutamente. Proverò a chiarirle meglio. Da una cosa, però, occorre partire: o noi assumiamo il fatto che la nostra credibilità è stata distrutta dalle continue divisioni, e quindi l’obiettivo primario è la ricomposizione, oppure non si va da nessuna parte. Per fare questo occorre essere meno presuntuosi, smetterla di pensare che ognuno abbia la verità in tasca, predisporsi ad ascoltare le opinioni diverse e accettare di farle convivere in una impresa comune.
Questo il mio profondo convincimento. Anzi la considero una precondizione per “risalire la china”.

Unità dei comunisti
Gilberto dice che condivide questo ragionamento, ma che “per rafforzare la sinistra occorre rafforzare i comunisti”. Sono d’accordo anche io. Vediamo, però, come si può fare concretamente.
Dopo il congresso di Chianciano di Rifondazione Comunista si è avviato un processo di riavvicinamento tra Prc e Pdci. Abbiamo partecipato assieme alle elezioni. Prima con la lista comunista e anticapitalista (Europee, 3,1%) e poi come Federazione della Sinistra (Regionali, 2,7%).
Questo processo va proseguito e rafforzato con la Federazione della Sinistra. Solo attraverso l’unità concreta che si può realizzare nell’iniziativa sui territori si possono gettare le basi più avanzate dell’unità. Tutto il resto è velleitarismo che, se praticato, non farebbe altro che produrre ulteriori spaccature. Altro che unità dei comunisti!
Non dimentichiamoci che il congresso di Chianciano di Rifondazione Comunista si è concluso con l’obiettivo di rilanciare il Partito nell’ambito di un “processo unitario con le altre forze comuniste, di sinistra di alternativa e di movimento”, mentre il congresso di Salsomaggiore del Pdci si è concluso con la proposta dell’unità dei comunisti. Di questa realtà bisogna tenere conto, altrimenti si parla per slogan, ma non si modifica di un millimetro la realtà.
Quindi occorre andare avanti con la costruzione della Federazione della Sinistra, impegnandoci a costruirla in tutti i territori e lavorando affinché il congresso diventi non solo un momento di discussione interna, ma anche un grande appuntamento che rivolgendosi alla diaspora comunista e della sinistra di alternativa mandi un messaggio di unità e di ricomposizione.
Oltre a questo dobbiamo cambiare il nostro modo di fare politica. Che di questo ci sia bisogno ce lo dice lo scarso consenso elettorale che abbiamo conseguito e la scarsa capacità attrattiva che constatiamo sia come Rifondazione sia come Federazione. Cosa fare? Come fare? Io penso che dobbiamo scegliere. Dobbiamo essere identificati per alcune questioni che assumiamo come centrali e sulle quali costruiamo anche la nostra “immagine”. Sono rimasto colpito da una considerazione che veniva fatta l’altra sera in una riunione di un circolo di Rifondazione. Le compagne e i compagni presenti mi dicevano: “noi qui riusciamo ancora ad andare avanti perché abbiamo la forza di caratterizzarci su questioni locali, per esempio lottiamo contro la chiusura di un ospedale. Ma abbiamo bisogno di qualcosa di importante e di caratterizzante a livello nazionale su cui impegnarci, adesso c’è il referendum per l’acqua, e va bene, ma abbiamo bisogno di altro”. Hanno ragione. Così come la Lega ha il federalismo, anche noi dobbiamo avere la nostra proposta forte e mobilitante. Questa proposta penso che debba essere legata al lavoro e a quale risposta dare ad una crisi economica che colpisce i più deboli. La recente manovra del Governo ne è una dimostrazione. Il paradosso è che chi ha sorretto l’economia, lavorando e pagando le tasse, viene nuovamente colpito. Chi si è arricchito, ha evaso il fisco, ha portato i capitali all’estero non viene toccato. Una grande campagna, quindi, per dimostrare dove è finita la ricchezza (con pochi dati precisi, compresi nomi e cognomi) e dove e come si potrebbero reperire risorse (anche qui con numeri precisi).
Per concludere su questo punto, penso che i comunisti si rafforzino e possano trovare le forme della ricomposizione, lavorando fianco a fianco nella Federazione e possano riconquistare un consenso ricostruendo una presenza sui territori, parlando con un linguaggio semplice e di classe, sviluppando campagne nazionali che mettano in luce le terribili ingiustizie di questo sistema.

Unità della sinistra
Si, Gilberto, oltre a questo “c’è bisogno di altro”. Lo diceva il Pci quando aveva il 34%, figurati se non dobbiamo dirlo noi con il 2,7%. C’ è bisogno di quanto è scritto in quell’appello, recentemente pubblicato – primo firmatario il compagno Alberto Burgio – sull’unità della sinistra. Anche qui, sia in questo blog sia fuori, sono emersi consensi, ma anche critiche. Alle quali vorrei replicare perché considero, invece, che in esso vi siano contenute le proposte giuste e fattibili. Andando al sodo: cosa c’è scritto in quell’appello e che messaggio vuole lanciare? C’è scritto che pur essendovi nella sinistra di alternativa progetti e percorsi politici diversi e che come tali è legittimo che siano perseguiti, è necessario, vista la debolezza di queste proposte, trovare le forme dell’unità possibile.
Il successo del referendum sull’acqua ci dimostra quanto sia importante e utile! Perché non farlo subito anche per mettere in campo una mobilitazione contro la manovra del governo, per esempio?
Non si propone  in quell’appello, come già in un articolo che scrivemmo il compagno Steri ed io sul manifesto alcuni mesi fa, né la costruzione di un nuovo Partito, né di rinunciare alle proprie identità e ai propri progetti politici. Si prende atto di una situazione. A sinistra del PD e dell’IDV, nonostante gli errori compiuti e la drammatica frammentazione, vi è una forza sociale ed elettorale ancora consistente. Vale più dell’UDC e tanto quanto l’IDV! Perché non renderla promotrice di iniziative con le modalità oggi possibili? D’altra parte, caro Gilberto, se non ricordo male, proprio nel tuo Paese lo scorso anno venne fatta una Festa comune di queste forze di sinistra. Qualcuno disse che volevi rifare l’Arcobaleno, ovviamente non era vero. La stessa cosa vale per l’appello. Quindi, così come dobbiamo sconfiggere tutti i tentativi di omologazione,  dobbiamo, con la stessa determinazione, sconfiggere questo devastante settarismo che può portarci all’autodistruzione.

E’ necessario rifondare il pensiero comunista?
Penso di sì, e non penso che sia in contraddizione con quello che tu dici, e cioè di non rinnegare la nostra storia. E’ una battaglia che in questi anni abbiamo fatto assieme, ben prima del congresso di Chianciano, quando anche molti degli attuali dirigenti di Rifondazione non ebbero nulla da ridire, non rendendosi conto che già in quei passaggi si gettavano le basi per superare Rifondazione Comunista.
Detto questo ritengo sia necessario un lavoro serio per proporre una identità comunista che possa calarsi nel mondo in cui viviamo, che sappia parlare alle giovani generazioni, che tenga conto dei profondi mutamenti che sono intervenuti e che quelli che ci hanno preceduto non potevano nemmeno lontanamente immaginare! Così come non possiamo non riconoscere, pur nel contesto difficilissimo che conosciamo, i gravissimi errori che sono stati compiuti dove si è cercato di costruire il socialismo. Questa per me è la Rifondazione Comunista. Ricostruire una identità senza rinnegare quello che si è stati: come diceva un grande poeta comunista “è la semplicità che è difficile a farsi”.

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68 Commenti a “Comunismo e Sinistra”

  1. davide gherri scrive:

    Cari compagni, non voglio entrare nelle diatribe elettorali circa le percentuali ottenute dal P.R.C. o dalla FED, non per mancare di rispetto a tutti quei compagni che come me lavorano per il successo di una sinistra comunista e alternativa, ma perche i risultati elettorali non colgono variazioni sensibili dell’indirizzo dell’elettorato se non una diffusa apatia al voto.
    La gente comune, anche di sinistra, pensa che i partiti siano tutti uguali, amministrati da gruppi di potere che cercano innanzi tutto di perpetrarsi, di sopravvivere alle macerie dei rispettivi gruppi.
    Penso che quando si parla di autonomia politica bisogna innanzi tutto praticarla, partendo dai programmi, che devono essere dibattuti ed attuati senza eccezioni, i NOSTRI rappresentanti nelle istituzioni devono essere eletti coi nostri voti, con le forze che condividano programmi ed obiettivi che vincolino gli eletti a precisi comportamenti etici.
    E qui penso che intervengano argomenti ed obiettivi dibattuti ma non ancora varati: la lotta al precariato ed alla “legge30″, la lotta contro la costruzione di centrali nucleari,nuove ricette economiche che redistribuiscano il reddito a favore dei meno abbienti,un nuovo modello di sviluppo eco-compatibile.
    I padri costituenti hanno assegnato al popolo un importante strumento legislativo : il referendum popolare.
    Io penso sia dai movimenti che potrà venir fuori una nuova dirigenza politica che sappia coniugare pratica politica e una visione generale della società e dei problemi che l’attanagliano.
    Penso che le lunghe diatribe politiciste, per ottenere nell’immediato, qualche posto istituzionale lascino il tempo che trovano, affossano momentaneamente i referendum e continuano a portare acqua al capitale sia esso espressione P.D. o P.D.L..
    Cosa diremo ai giovani quando dovranno mantenere uno stuolo di pensionati?
    Quando la base produttiva del paese si sarà ulteriormente ridotta?
    Che noi l’avevamo detto?
    Penso che il compito principale dei quadri di partito sia quello di mobilitare gli iscritti, i militanti, verso obiettivi raggiungibili,che affrontino i temi stringenti della crisi, del lavoro , dei servizi pubblici della redistribuzione del reddito.Trent’anni di sacrifici, normativi e salariali hanno prodotto questo.
    Se lavoreremo con tenacia riusciremo a risalire la china.
    davide gherri

  2. Zukov scrive:

    vogliamo parlare delle elezioni sarde? Sul sito SEL stanno millantando un risultato superiore a quello della FDS, con critiche a noi rivolte. Ovviamente hanno usato la media delle percentuali per i loro calcoli, nessuno si è preoccupato di conteggiare i singoli voti, che danno la FDS davanti a SEL (anche conteggiando a SEL i voti dei verdi e rossomori con i quali si sono apparentati in 2 provincie, ed escludendo ad entrambe le formazioni politiche i voti della provincia nella quale correvamo insieme). Capisco che siamo dei signori al confronto, ma il risultato sardo offre tanti spunti di riflessione. Da noi neanche una riga sui vari siti. Non abbandoniamo i compagni sardi, che seppur tra mille difficoltà hanno ottenuto un buon risultato. Non intendo aprire una guerra a sinistra, ma sinceramente l’articolo di SEL è vergognoso in quanto FALSO.

  3. Antonio Capaldi - Cassino scrive:

    Caro Grassi,
    potrai avere tutte le ragioni tattiche, politiche, ecc. del mondo ma l’esigenza, in particolare oggi e in questo contesto, di avere un partito comunista non dico unico ma almeno rappresentativo di PRC e PdCI risponde prima di tutto alle ragioni del cuore.
    Ci saranno pure delle resistenze ma nulla in confronto al rinnovato spirito di passione e partecipazione che la fusione dei due principali partiti comunisti apporterebbe.
    Se si continua così, peraltro nella diffusa inerzia di iniziative, l’emorragia di militanti e di elettori continuerà. E hai voglia a spiegare….
    E poi perchè non si può fare questa unione tra simili? Certamente essa non pioverà dal cielo e non sta a me spiegare le strade per raggiungere l’obbiettivo. Ma sono fermamente convinto che bisogna provarci.
    La settimana scorsa ho visto e un pò letto, su Liberazione, una kilometrica intervista a Bertinotti, il principale artefice dell’ultima rovinosa scissione che continua a sostenere il superamento dei partiti (una teoria sfascista). NOn ho mai letto, dopo la scissione dei Comunisti Italiani, un’intervista a Cossutta o Diliberto: due pesi, due misure? Voglio dire che in Rifondazione sopravvive una pregiudiziale (forse giusta) contro il “cossuttismo” mentre sembra resistere una simpatia verso il “bertinottismo”: mi sbaglio? Ma se è così gli errori anzichè superarli si ripetono.
    Un caro saluto

  4. mauro scrive:

    http://www.lernesto.it

    Contro le politiche liberiste dell’Unione Europea la lotta del KKE e del popolo greco

    a cura di Francesco Maringiò

    l’Ernesto Online del 03/06/2010

    Intervista esclusiva a l’Ernesto di Aleka Papariga, segretaria del Partito Comunista di Grecia (KKE)

    http://www.lernesto.it/index.aspx?m=77&f=2&IDArticolo=19479

  5. Renato Sellitto scrive:

    Se facessimo uno sforzo per riprendere il ragionamento sulla base dell’analisi come un tempo sapevano fare i comunisti , allora diventerebbe almeno probabile dare una risposta al fatidico CHE FARE. Per troppo tempo abbiamo posto in soffitta questo modo di ragionare,per due difetti endemici che ci siamo portati sino ad oggi dalla nascita del PRC. 1)A dispetto del suo nome il partito si è limitato ad essere un contenitore elettorale rispetto al dissenso dello scioglimento del Pci.2)il successivo avvento di Bertinotti caratterizzando dalla sua direzione nient’affatto collegiale ha contribuito a far diventare questo difetto in una ragion d’essere, producendo a tutti i livelli questo processo degenerativo che per l’appunto impedisce di affrontare le questioni al di là del meschino provincialismo, che finisce per preoccuparsi della sopravvivenza fine a se stessa. facendo diventare principale ciò che principale non è come ad es.:LA QUESTIONE DELLE ALLEANZE. Questo processo ha inoltre contribuito a modificare il dna dei due partiti,rendendoli a-comunisti,solo cosi si spiega anche il livello infimo di cultura politica che emerge dai vari blog,dediti a queste problematiche. Proviamo per un momento a volgere l’occhio sul mondo per esaminare ciò che oggi lo attraversa,ed in base ad una lettura verificare il livello di condivisione:E’ vero che ci troviamo di fronte ad una crisi del capitalismo che per dimensioni e qualità non ha precedenti ?Essa investe le economie dell’intero pianeta ,in una fase del tutto inedita per la comparsa di fattori (Energia-Ambiente) in precedenza trascurati ,ma che assumono una valenza determinante sugli stessi esiti.(v. l’odierno disastro golfo del Messico)Possiamo pensare che il ricorso alla guerra come classica valvola di sfogo ,che il capitalismo ha storicamente perseguito, per affrontare le proprie crisi dopo le odierne avventure fallimentari (Irak, Afganistan)sarà più difficile proporre. Anche in virtù di quella grande potenza dell’opinione pubblica nata con la stessa globalizzazione che esercita un peso contro la guerra . Dentro questo scenario si affacciano importanti novità che vengono dall’America latina,dalla Cina;esse ripropongono nuove vie sperimentali, per la costruzione di società che si vogliono affrancare da antiche miserie e schiavitù;non mi dilungo oltre, penso che oggi con maggiore chiarezza rispetto al passato si fa avanti la necessità del Socialismo quale risposta scientifica ai problemi dell’intero Pianeta. Il controllo pubblico dell’economia e delle risorse energetiche sarà una scelta inevitabile a fronte degli insopportabili disastri che si producono. Dobbiamo dunque misurarci, con questo scenario globale entro il quale riproporre l’idea forza del Socialismo oggi,come soluzione imprescindibile per fronteggiare le attuali sfide;con la consapevolezza che la quest’ idea forza alla luce dell’esperienza del novecento non potrà pensare di abolire la proprietà privata consolidatasi in migliaia di anni, con il colpo di spugna.(gli errori del socialismo reale)né sarà possibile imbrigliare il valore della libertà individuale,che è valore di civiltà,non della borghesia; e qui proviamo a sciogliamo positivamente il rapporto teorico irrisolto tra democrazia e socialismo,consapevoli della valenza che questo rappresenta in occidente. Se è vero allora che la situazione globale richiama la presenza dei comunisti per una lotta permanente contro il capitalismo e l’imperialismo che ovunque seminano devastazione barbarie e morte, appare del tutto fuori luogo questo appello continuo all’unità della sinistra,senza idee né programmi; a stento riscopre nell’acqua la trincea contro il capitalismo; Un progetto quello della Fed. la cui natura moderata e subalterna al PD viene esplicitato da Patta, coerente collaborazionista delle politiche concertative perseguite dalla Cgil;con tutti i danni di macelleria politica e sociale pagati dai lavoratori,in tutti questi anni, di cui anche i comunisti hanno pagato un tributo altissimo per non averli difesi ; ciò è causa non secondaria delle nostre attuali difficoltà. Sono altresì mistificatorie le analisi che da più parti sono venute sulla sconfitta subita alle elezioni regionali,che spaccano il capello nel valutare i risultati negativi ,in realtà si vuole nascondere la verità sulle fallimentari esperienze nei governi locali col C.S. (ancora più devastanti del governo Prodi) per continuare in maniera subalterna ad appoggiarli com’è avvenuto recentemente a Napoli col voto sul bilancio alla giunta Iervolino. Dentro questo contesto è difficile presumere che Prc e Pdci proprio per i limiti originari possano da soli cimentarsi in un vero progetto rifondativo; altrettanto velleitario sarebbe pensare che tale impresa possa da essi prescindere . Sarebbe necessario che i due partiti lancino un appello a tutti i comunisti coinvolti attualmente nella diaspora,a tutti quelli che sfiduciati hanno lasciato l’impegno politico,convocare una grande assise nazionale e proporre alla luce della crisi globale il rilancio dell’azione dei comunisti per il superamento del capitalismo; contribuire a ricostruire un tessuto internazionalista ,promuovendo contatti permanenti per un azione comune in particolare in occidente. In questo ambito costruire una piattaforma politica rivendicativa che in tutti campi della vita sociale e civile del paese per impedire che la crisi si riversi sulle condizioni materiali dei lavoratori, delle fasce più deboli, difendere strenuamente i diritti minacciati,dal lavoro alla scuola, alla cultura, una lotta senza quartiere contro la corruzione fagocitata dal governo Berlusconi per un azione contro i grandi speculatori ed evasori , contro l’introduzione di leggi liberticide tese ad assolverli. In una parola rendere credibile la costruzione di un Partito Comunista che proprio sulla base del rilancio dell’idea forza, del Socialismo, della piattaforma politica programmatica conseguente e largamente condivisa può davvero auspicarsi il superamento delle correnti .In questo ambito è necessaria una profonda riflessione autocritica rispetto all’esperienze degli attuali rispettivi partiti; con una propensione da parte dei gruppi dirigenti a fare un passo indietro per favorire l’avvio di un mutamento generazionale capace di parlare in primo luogo ai giovani,per renderli protagonisti entusiasti di un rinnovato processo rivoluzionario di questo inizio di millennio. Dentro questo ambito si pone,come sempre, il problema delle alleanze più o meno organiche che storicamente proprio ai comunisti non è mai sfuggito per realizzare percorsi ed obiettivi. Caro Grassi è vero, come ci ricorda il nostro grande B. B. che la semplicità è difficile a farsi ,noi dobbiamo costruirla dalla parte che oggettivamente ci appare utile all’obiettivo. Noi che sappiamo essere comuni e razionali mortali,utilizziamo la nostra breve vita per dare ad essa un senso, come abbiamo sempre fatto anche quando non lo sapevamo di essere comunisti. Ovunque nel corso della vicenda umana siamo stati presenti per consentire agli uomini di uscire dalla preistoria. Dalla Grecia di Pericle, con Spartaco alle pendici del Vesuvio, nelle botteghe artigiane del Rinascimento o nei salotti dell’illuminismo,alla Bastiglia, coi carbonari del 48, con i Mille di Garibaldi ,alla Comune del 71,a S.Pietroburgo nel 17,nella Spagna del 36, a Stalingrado, con Mao nella Lunga Marcia, sulle montagne con la Resistenza ,all’Avana con Fidel e Guevara,nel delta del Mekong, Ecco perché veniamo da lontano ed andiamo lontano ,perche siamo il sale della Storia. Saluti comunisti
    Renato SELLITTO- Napoli

  6. in italia non si tratta di copiare partiti di altri paesi del,europa si tratta come diceva longo e anche berlinguer la via italiana al socialismo, trovare la strada che vada piu o neno per tutti o almeno per chi vuole sedersi intorno a un tavolo e trovare il modo di costruire un documento unitario e da questo partire.
    torno a dire che a sinista un documento unitario esiste gia è quello della fds si tratta di trovare il modo di aplicarlo.
    il modo non è certo quello che si sta applicando per arrivare al primo congresso della federazione di sinista tutto preparato dai vertici dei soci della federazione modificare tutto per non cambiare niente al vertice.
    io credo che se si vuole riavere credibilita di chi ci votava ci vuole il coraggio di ripartire da zero prina fra chi fa parte della federazionepoi con chi accettera di starci,partire da zero vuol dire azzerare tutto e iniziare dai congressi di base e manmano rifare tutti i vertici e accettare chiuque siano solo cosi a mio parere si tornera ad avere la fiducia della gente e forse tornera a votarci.

  7. Marco scrive:

    Riporto il sondaggio di demos pubblicato oggi su Repubblica
    (http://www.demos.it/a00462.php?ref=HREC1-8)

    Pdl 33,2

    Lega 12,1

    Altre (Mpa, La Destra) 1,4

    TOT CENTRO DESTRA: 46,7

    PD 27,0

    IDV 8,1

    SeL 3,3

    FDS 1,7

    Altre (Pannella-Bonino, Verdi, socialisti) 2,9

    TOT CENTRO SINISTRA: 43,0

    UDC 7,4

    ALTRI 2,9

    • andrea valsusa scrive:

      caro marco se continuiamo a credere ai sondaggi è finita…ma tu pensi veramente che i sondaggi siano attendibili???si è visto mille volte che non è così…in sardegnia per le provinciali ci davano al 2%….invece non è andata così…poco prima delle regionali in piemonte del 2010 bono(movimento 5 stelle) era dato all’ 1% e ha preso il 4 % dei voti….ci sono altri mille casi…per favore è ridicolo basarsi sui sondaggi….ci si basa sui dati reali…e stop…la federazione della sinistra, se ben fatta, sarà un buon processo….quindi diamoci da fare tutti quanti avanti con la federazione della sinistra…udc al 7,3 %??????ma stiamo scherzando???? bo cmq….

      • Francesco scrive:

        Hai ragione Andrea….tanto più che marco ha omesso di indicare il margine di errore relativo al sondaggio ed indicato in coda al sondaggio da lui citato…..Il margine di errore è +-3.1%.
        Un margine già bello grosso pure per forze che normamlmente si attestano sul 7-8% figuriamoci per quelle attorno al 2.5%…

    • enzo bardo scrive:

      Belli, i sondaggi! Nel 2008 l’ARCOBALENO era dato al 10%.
      Anche noi vittime del sondaggismo?
      Perchè piuttosto non ci creiamo delle parole d’ordine forti(es, ora paghino i ricchi o imposta progressiva a scaglioni- non è la rivoluzione, è la COSTITUZIONE, o lavoro vero per tutti)e andiamo fra la gente che sarà chiamata invece a pagare per questa manovra infame? Forse se smettessimo queste disquisizioni accademiche da blog, utili solo a noi, e ci tuffassimo fra le persone in carne ed ossa potremo smontare molte resistenze e riconquistare fiducia.
      Con chi? Con chi ci sta, senza patti d’acciaoio con nessuno, ma disponibili a collaborare con chiunque, come sta avvenendo per la raccolta firme contro la privatizzazione dell’acqua.
      Lascerei l’elaborazionem teorica a chi ha competenze vere e affiderei la ricerca alle riviste specializzate (Su La Testa, Marxismo Oggi e simili). Sembra il caso di dire, parafrasando: esci dal blog e scendi nelle strade.

  8. Adriano1 scrive:

    Rimango dell’idea che invece di parlare di alchimie organizzative , federazione , unità , linke , non-linke etc. etc ci dovremmo concentrare
    sul fatto che , comunque la mettiamo , LA NOSTRA PROPOSTA POLITICA NON ATTIRA CONSENSI !

    Di questo dovremmo parlare , qual’è la grande idea che proponiamo ?
    Il comunismo ?
    Ma vi rendete conto o no che oggi parlare di comunismo è velleitario ?
    Chiunque sa , anche noi stessi che ne parliamo , che il comunismo non è un obiettivo del domani e neanche del dopodomani .
    Dicendo “comunismo” in modo identitario e non argomentato , facciamo solo la figura di inutili sognatori.

    Perché non proviamo a stilare un programma di pochi funti forti CHE POSSA SEMBRARE PERSEGUIBILE OGGI ?
    Non dico con questo di rinunciare a idealità , ma di concretizzarle in qualcosa di credibile , per esempio le 35 ore , la creazione di banche statali, la difesa dalla finanza internazionale , la lotta alle rendite …
    Insomma qualcosa anche di molto radicale , ma di CONCRETAMENTE RADICALE , non solo esclamato retoricamente , ma qualcosa cioè che ci sentiamo di portare nelle piazze con volantini , manifestazioni, e di cui dialogare con i lavoratori.
    Oggi quanto sopra non lo stiamo facendo , oggi ci rintaniamo nei blog a disquisire di tattiche e percentuali del cazzo , ma non siamo in grado di dire una parola su Marx, Keynes , sul welfare , sull’orario di lavoro…
    AI PROLETARI NON SAPPIAMO CHE DIRGLI !

    Rifondare il comunismo …magari , ma se continuiamo a parlarci addoso di comunismo senza proposte credibili, diventiamo proprio i peggiori nemici del comunismo .

  9. Enrico Scola scrive:

    Ho l’impressione che ci si fa scudo dell’ultimo congresso del PRC per evitare il percorso della riunificazione dei comunisti;dopo l’esperienza fallimentare dell’Arcobaleno è ovvio che il fare un percorso contorto ed illogico quale è quello prima il congresso della federazione e poi quello dei partiti rafforza il sospetto che la Federazione sia un’altra trovata per liquidare i comunisti come forza autonoma ,organizzata e riconoscibile:che senso avrebbero i congressi dopo?Patta ha chiarito chiaramente cosa vuole e nessuno gli ha risposto che non si congela nessun tesseramento e che se vuole “garanzie “vada altrove!Si ripristini la logica:prima i congressi dei partiti ove si mette in discussione l’avvio della ricostituzione di una forza comunista ,poi,nel rispetto dell’esito dei congressi si deciderà che fare della Federazione

  10. andrea valsusa scrive:

    caro marcello il paragone con le provinciali del 2005 non si può proprio fare….ti rendi conto che è un paragone insensato???ne sono successe di cose in questi 5 anni….io non ho mai detto che SeL è andata male….io ho solamente detto che rispetto alle europee (dati elettorali più recenti) la federazione della sinistra ha comunque tenuto perdendo un po di voti ma ha tenuto….e non c’è stato il sorpasso di sinistra ecologia e libertà….questo lo puoi negare? i dati parlano caro massimo questo sorpasso non c’è stato…infatti se si sommano i due risultati più o meno si ottiene il risultato del 2005 ma come detto il paragone non ha nessun senso…
    come abbiamo visto la federazione della sinistra può ancora contare qualcosa in questo paese quindi non roviniamo il nostro lavoro…avanti tutta con la federazione della sinistra…costruire una sinistra alternativa non è solo possibile ma è doveroso…se sinistra e libertà o parte di essa vorrà entrare in questo processo saranno i benvenuti…non si critica SeL che cmq è una formazione presente in italia…ma per favore basta elogiare sinistra ecologia e libertà….non è tutto sto grande partito anzi….qnd costruiamo la federazione della sinistra….c’è la possiamo fare compagni

  11. Carlo circolo Bianchini Genova scrive:

    Caro Claudio, l’argomento è troppo ghiotto per non approfittare e per mettere in chiaro, quello che ognuno intende per sinistra e per comunismo, come metodo utilizzerò quello del post, trattando i quattro punti uno alla volta nell’ordine da te scelto.
    1) INVERTIRE LA TENDENZA ALLA DIVISIONE DEI COMUNISTI E DELLA SINISTRA DI ALTERNATIVA.
    È chiaro ch’è auspicabile che di fronte ad una situazione di crisi, una ampia coalizione si riunisca per farvi fronte, ma a patto che queste manovre non nascondono (arcobaleno) e forse la FDS l’intenzione di cambiare tutto dicendo di non voler cambiare niente, è chiaro che un partito che ha una forte e nitida identità può fare alleanza tattiche e strategiche con chi ritiene più giusto fare , ma con un partito in crisi d’identità è chiaro che il pericolo, della contaminazione e della scomparsa è forte e per questo che al progetto di una LINKE italiana, si contrappone il KKE , e per questa ragione che tanti compagni giustamente. (dato i precedenti) non vedono bene neanche la FDS perché viene vista, come un tentativo di cambiare nome per essere meglio accettati dagli altri partiti di governo, prima si chiarisce in maniera definitiva se il comunismo è ancore una ipotesi percorribile e meglio è.
    2) UNITA’ DEI COMUNISTI.
    Anche qui , mi pare di assistere a quei sondaggi con risposte scontate, chi non vorrebbe che tutti i comunisti stessero nelle stesso partito? Ma non si tratta di volere una cosa ed averla, si tratta di vedere se ci sono i presupposti e tra i presupposti c’e anche il comunismo è una ipotesi credibile?, oppure non credere più che il comunismo sia attuale ma(come Diliberto e Rizzo ebbero a dire) credere che il logo in quanto tale può contare ancora qualcosa sul mercato elettorale , ho sentito io dire a Diliberto che il Logo comunista vale ancora molto, ed allora ti spieghi perché alcuni parlano da comunisti ma si comportano come i borghesi, io credo che con questa ottica ci sono molti avvoltoi che sperano che tutti abbandonano il nome comunista, per usarlo in proprio e da soli.
    3) UNITà DELLA SINISTRA.
    Vale quanto detto nel primo punto, tuttavia voglio spendere due parole, per ribadire quanto da tempo vado dicendo, ossia che il termine sinistra, in Italia ha genitori sventurati, perché come si sa anche Mussolini era di sinistra e socialista, come lo sono tanti esponenti del governo attuale, come Sacconi , Tremonti, Brunetta Cicchitto, , Frattini , e mezzo (se non di più) partito di Berluscone, l’idea di prendere questo nome abusato e consumato, in alternativa a quello di comunista, è una operazione culturalmente perdente, non posso non pensare che se vado all’estero, o parlo con qualcuno che non fa politica, e mi domanda di che orientamento politico sono, se rispondessi sono di sinistra, questo potrebbe pensare e giustamente capire che sono un Craxiano/berlusconiano Uno del PD o forse del IDV, o forse Repubblicano, o verde, non capirebbe certo che sono comunista, perché avrei detto comunista, a patto che io non provo vergogna, ed è questo l’altro nodo da sciogliere. L’appello, anche li la domanda è scontata cosi come l’hai messo è chiaro che l’appello in quanto tale era condivisibile, ma hai dimenticato di parlare della credibilità di tanti firmatari, non l’appello in se, è possibile che un attore(e sarebbe credibile) un giorno venga in televisione a parlarci della bontà del vino ed il giorno dopo ci parla del contrario?. Tra i firmatari c’èra una patetica pletora, ci cerca posto, che quando stava in rifondazione parlava del comunismo come tendenza culturale . hanno dilapidato un patrimonio inestimabile di credibilità e ora che sona alla diaspora vogliono non tornare dalla mamma, ma vogliono che la mamma si metta a disposizione come abbiamo fatto in Puglia, io credo (e vorrei sapere la tua idea) che non si può essere uomini per tutte le stagioni .in questa commedia umana ognuno ha una parte da recitare, non si può fare il comunista e contemporaneamente l’anticomunista, come tanti esempi penosi ci mostrano, chi è stato qualcosa è non lo è più si faccia da parte.
    4) È NECESSARIO RIFONDARE IL PENSIERO COMUNISTA.
    Certo che è necessario rifondare il comunismo. Ma dobbiamo intenderci. Cosa vuol dire rifondare il comunismo? Non è un vestito che non è più di moda, il comunismo non è neanche come qualcuno va dicendo un programma, ma è invece, una lanterna per un approdo sicuro ,non una barca che naviga a vista, ma una barca che naviga seguendo un faro, un fine , e questo fine è la trasformazione della società, che produce per se stessa e per i propri bisogni non per il profitto, questo è sempre stato e non potrà che essere cosi o non sarà.
    Altra cosa è l’applicazione, la forma partito, lì dobbiamo indagare, i segretari a vita come i papi, i burocrati che si sono fatti casta autoreferenziale, quello che corre a diventare segretario perché automaticamente poi sarà candidato,il partito degli assessori, la questione morale tra chi passa e passava le ferie che su barchette da trenta metri frequentando tutti i salotti del bel mondo e volere o dire di rappresentare chi non arriva a fine mese, se ha una occupazione ma che non sa dove sbattere la testa se come spesso accade è disoccupato.
    Affettuosi saluti e buon lavoro,

    • Edoardo Pascarella scrive:

      La Federazione della Sinistra, in un contesto che ne vede il sistematico oscuramento sui mezzi di comunicazione di massa e di eccessiva articolazione di posizioni interne, ottiene, incredibilmente, risultati elettorali apprezzabili ma non sufficienti a garantirle una adeguata rappresentanza istituzionale, per via di leggi elettorali spiccatamente maggioritarie e della aggressiva concorrenza di diverse formazioni politiche, tra le quali Sinistra Ecologia Libertà, apertamente sostenute, in funzione anti-FdS, da significativi settori del centrosinistra.
      E’ vero però, d’altra parte, che i consensi della FdS se pure insufficienti ad ottenere i risultati sopra richiamati sono però determinanti nel mettere in evidenza il fallimento di SEL come alternativa “moderata e spendibile” sul mercato elettorale nazionale in funzione anticomunista.
      La proposta di Burgio e di Grassi di avvicinamento e di ricomposizione unitaria con quella formazione politica deve quindi essere meglio specificata e spiegata perchè essa appare al momento, dispiace dirlo, una sorta di capitolazione agli interessi del centrosinistra nazionale, che per realizzarsi abbisogna di un definitivo abbandono della “questione comunista” o quantomeno di una sua forte diluizione.
      Sembrerebbe una specie di proposta di armistizio con la quale l’attuale gruppo dirigente del PRC, ma soprattutto la componente che fa capo a Burgio ed a Grassi, si propone di gestire, con il gruppo dirigente bertinottiano di SEL, un processo di riavvicinamento al PD di Bersani in vista delle prossime elezioni politiche, non si capisce bene però su quali basi programmatiche (l’acqua pubblica va bene, meno bene sembra andare l’abolizione della legge 30…, forse la legge elettorale proporzionale, però corretta… che salvaguardi il bipolarismo… mah…!)
      Sembrerebbe, ma certamente c’è un errore di percezione, la riproposizione su basi unitarie e meno velleitarie e presuntuose, ma sostanzialmente uguali, del progetto dell’Arcobaleno dove, forse, si salverebbe solo la Falce e Martello nel simbolo.
      Tutta la retorica nuovista messa in campo da Burgio e da Grassi circa l’abbandono delle esperienze novecentesche e la necessità di approdare anche a nuove esperienze organizzative diverse dalla classica forma Partito sembrano andare esattamente in questa direzione.
      Rimane il problema “dell’unità dei comunisti” che oggettivamente ostacola questi intendimenti soprattutto perchè appare sempre più un progetto carico di potenzialità ed attrattiva e perchè ha acquistato maggiore credibilità da quando il PDCI si è dichiarato disponibile a superare se stesso in sua funzione.
      Nelle recenti elezioni provinciali a Sassari si è voluto realizzare un piccolissimo esperimento in questo senso (PRC +SEL con i Socialisti e i Verdi al posto dei Comunisti Italiani) che però ha dato incredibilmente ragione al Partito di Diliberto.
      Fantapolitica, dietrologia da giornalista del Corriere della sera e chissà che cos’altro. A me piacerebbe molto semplicemente capire ed essere, altrettanto semplicemente, smentito.
      Dai fatti però.

      • andrea valsusa scrive:

        hai ragione caro edoardo….i comunisti italiani infatti a sassari hanno avuto un ottimo risultato…molto meglio di quello ottenuto dalla “sinistra unita”…tanto non illudiamoci a livello nazionale questo tipo di alleanze non averrà mai….io personalmente preferisco avere diliberto nella federazione…i comunisti prima..poi il pdci fa già parte della federazione quindi…compasgni avanti sempre più con la federazione

      • Carlo circolo Bianchini Genova scrive:

        PER EDOARDDO PASCARELLA.
        BELLISSIMA E LUCIDISSIMA analisi condivisibili persino i punti e le virgole, mi compiaccio del fatto che non sono l’unico visionario paranoico, quindi anche altri vedono quello che vedo e pavento io,ossia il tentativo gattopardesco di abbondonare quella che fù la speranza di centinaia di milioni di esseri umani di costruire un mondo migliore, partendo proprio dagli errori compiuti , considerando che tutte le dottrine forti hanno commesso errori ed hanno impiegato molto a realizzarsi, il cristianesimo così come lo conosciamo ha impiegato duemila anni passando attraverso, scismi eresie,e scomuniche reciproche.
        il fatto che la parte del mondo che sta più bene sia economicamente che per quanto riguarda il lato dei diritti sia stata attraversata e permeata dalla cultura che si richiama al comunismo vorrà pure dire qualcosa, e se non basta dovrebbe farci riflettere anche il suo contrario,ossia l’arretramento di quei dati e valori,proprio a partire dalla scomparsa di quei paesi che si richiamavano a quei valori, compreso gli errori, ed anche dalla debelezza che tale scomparsa ha prodotto nei partiti progressisti anche nei paesi che a quella esperienza guardavano con ammirazione.

    • Gian Luca Lombardi scrive:

      Carlo, in modo chiaro, ha delineato dei timori fondati per quanto riguarda il Partito. Spesso diamo suggerimenti su come si possa e si debba affrontare la fase politica che ci è davanti, senza analizzare abbastanza le fasi passate.
      Sono sicuro che qualsiasi militante di base debba fare queste considerazioni; sarei dell’idea che anche i quadri nazionali si sforzassero di fare un ragionamento a ritroso rispetto ciò che è accaduto nel nostro Partto dalla sua rifondazione.
      Le divisioni e le scissioni sono state l’anima, il fulcro di troppi anni passati a scornarsi dentro frazionamenti inutili. Alcuni Compagni hanno fatto in modo che il Partito non si sciogliesse e hanno determinato una rinascita importante della politica fatta sul territorio. Unire oggi significa non soltanto cercare di fare una analisi concreta del nostro tempo, ma soprattutto cercare di non doventare inutili agli occhi dei lavoratori e di tutta quella gente alla quale non ci rivolgiamo.
      Unità della Sinistra secondo me significa unità di tutte quelle realtà alla sinistra del PD e non solo che hanno come fine ultimo l’approdo al Comunismo. Cosa c’é di più rvoluzionario che cercare oggi di unirsi per sconfiggere questa destra vergognosa e convergere sull’unica meta percorribile? Niente è più rivoluzionario dell’idea di una Federazione che sappia coniugare la politica con le persone e sappia incernierare i bisogni dei lavoratori con le lotte dei precari? Credo che soltanto la pratica possa determinare se un progetto è valido oppure no.
      La teoria va bene quando c’é studio e riflessione. Oggi abbiamo bisogno di azione e fatti concreto che riescano a sconfiggere l’antipolitica che regna anche dentro di noi.
      Ho avuto modo all’ultimo CPF a Genova di dire che le trminologie Casta, padroni, e altro non mi piacciono assolutamente e che anzi le toglierei dal nostro vocabolario perché credo che la parola Casta rispetto all’attuale realtà del Nostro Partito sia risibile a anche un po’ stantita.
      Quando i Compagni inneggiano alla rivoluzione, bisogna che in qualche modo la si faccia anche……. altrimenti si rischia di essere, come ormai succede troppo spesso, di essere considerati quelli che dicono e poi non fanno (vedi Governo Prodi).
      Oggi soprattutto abbiamo bisogno di credibilità e coerenza.

  12. tato scrive:

    Il paese dei Travaglio e dei Di Pietro-tace in modo colpevole-stigamatizza i pacifisti e pensa di rivolgersi ad un paese reale che avrebbe diritto ad ignorare-morte e sofferenza dei palestinesi-Ieri a Roma dei giovani dell’IDV hanno provato a dire la loro erano con noi internazionalisti comunisti e pacifisti.Durante la giornata non è arrivata la e mail dell’IDV a cui sono abbonato-ne arrivano fino a 4 al dì.L’assassinio di quei dieci o diciannove pacifisti ed internazionalisti uccis dal blitx Israeliano-vero atto di pirateria-era cosa taciuta-da chi si candida ad essere alternativo ad un sistema certo corrotto e mafioso-Si ha paura ad essere militanti politici si ha paura a fare discorsi che non siano solo di stomaco o diretti alle tasche.Un populismo di destra quello dei Travaglio e Di Pietro.Quando si vota-e non è tutto votare-dobbiamo chiederci una diversa politica estera.Ed andiamo al punto che sembra io voglia aver sempre evitato.Israele.Questo stato nato da un disegno delle grandi potenze manovrate da lobby finanziarie-ebraiche-dal 1948 occupa inleggittimamente terra dei palestinesi.Dicono che questi non sono nemmeno un popolo.L’imperialismo ebraico in quei territori ha usato comprare terre ed espellere quegli antichi abitanti hanno creato bande razziato ucciso.Hanno fatto del terrorismo internazionale.Questo stato inleggittimo andrebbe cancellato-la storia non li assolvera-essi stanno creando con il genocidio dei palestinesi il più grande crimine oggi presente sulla scena politica.Non rispettano le risoluzioni dell’ONU.Non mi appellerei all’ONU manovrata da grandi potenze imperialistiche.Ma le risoluzioni della stessa organizzazione delle nazioni unite non sono mai state rispettate dallo stato canaglia Israele.Trucidando il popolo palestinese che oppone delle pietre e dei miliziani di quindici anni a missili elicotteri e mezzi pesanti:blindo carriarmati-il mondo assiste muto alla tragedia del popolo palestinese-Il più grande complice del massacro perpetuato da Israele sui palestinesi sono gli USA.Li in una finta democrazia governa al posto del popolo la grande finanza, l’industria militare, da ciò deriva la politica bellicista americana.Un giorno una persona moderata ed in cattiva fede disse-il soldato americano non ha mai smesso di marciare dopo la seconda guerra mondiale perché non va in Palestina e si frappone all’esercito Israeliano che uccide donne e bambini?-Illusa questa politica di guerra permanente è questo militarismo e la vera faccia dell’imperialismo economico e culturale.Un asse del male -Israele stati uniti d’America-In questi anni-gli ultimi tre anni-l’assedio a Gaza ha raggiunto livelli di tragicità impensati da tutti -un embargo economico che prima di beni di prima necessità-cibo, medicinali, acqua, questo embargo si è aggravato con l’operazioni terroristica Piombo Fuso durante la quale Israele ha trucidato 1500 palestinesi lasciando oltre 5000 mutilati in seguito all’uso di proiettili al fosforo bianco.Persone bruciavano vive, perdevano l’uso di arti, diventavano cieche.Tutto il mondo dell’informazione manipolato ha taciuto e ridotto l’impatto che questo crimine contro l’umanità poteva avere sull’opinione pubblica mondiale-sono i nuovi nazisti uccidono la popolazione civile-Anche l’embargo uccide, ed è una scelta mirata-l’embargo-continuazione di una politica di genocidio.Gaza che è il più grande campo di concentramento che la storia umana abbia visto.Siamo a fianco dei pacifisti ed internazionalisti vittime del blitz Israeliano-i superstiti devono tornare a casa, liberi ed incolumi, le navi ancora in mare devono continuare a portare quei primi beni di soccorso:medicinali, cibo-Ci vuole una nuova politica delle nazioni contro Israele che calpesta le leggi ed il diritto internazionale, non comprate prodotti Israeliani boicottate questo stato di assassini.Ci vuole un provvedimento dell’alta corte-Reati contro l’Umanità-la questione palestinese non è più risolvibile con la fatua dichiarazione due popoli due stati.Lo stato D’Israele è inlegale e fuorilegge.Ha due giorni fa ucciso sparando tra seicento persone a colpi di mitra compiendo una strage-ha ucciso cittadini di altre nazioni-Nulla deve restare impunito.Deve partire una nuova intifada.Israele ha diviso i palestinesi non accettando Hamas a contribuito a delegittimare i rappresentanti politici eletti di questo popolo dopo normali elezioni.L’unica legge per Israele è la violenza, politica, militare di fatto Israele è uno stato terrorista con la complicità garantitagli da lobby anche culturali.Non c’è mai stata da parte ebraica una serica autocritica e non si fa che tacere dei fatti, si parla delle morti da una sola parte-quella del più forte. Israele-Chi denuncia soprusi violenze, torture, omicidi viene bollato come antisemita.Impostura della cultura dominante cultura delle classi al potere, che detengono monopolisticamente i mezzi d’informazione.Plasmano le coscienze-mentendo spudoratamente – L’antisemitismo non è l’attacco allo stato d’Israele sostenuto dall’ideologia del sangue della terra della razza-Il sionismo-un ideologia molto simile a quella omidica del nazi-fascismo-Entrambe le ripudiamo ideologie di morte, prevaricazione e menzogna.I palestinesi sono in una condizione peggiore dei neri in Sud Africa, sono in una condizione simile proprio a quella degli ebrei vittime nel novecento di una congiura del silenzio che portò al rastrella mento ed all’omicidio pianificato di un popolo.Oggi il neo liberismo economico che produce sfruttamento, delle classi subalterne, obnubilamento delle menti, guerre, e crisi economiche che distruggono paesi deve ammettere(questa semplice e falsa ideologia:il neo liberismo)che produce indifferenza davanti allo sterminio scientifico del popolo palestinese.Intifada, intifada fino alla vittoria.

  13. Leo Di Paolo scrive:

    Il nocciolo del discorso di Claudio Grassi è questo: siamo deboli perchè siamo divisi. Io credo invece che il discorso andrebbe rovesciato: la frammentazione della sinistra non è la causa, ma la conseguenza della sua debolezza, della sua incapacità di fare i conti con errori politici enormi, della sua autoreferenzialità.
    A livello nazionale abbiamo partecipato a governi che hanno fatto gli interessi della borghesia. Abbiamo votato per il rifinanziamento della guerra, la legge Treu, abbiamo appoggiato manovre che davano miliardi alle imprese e niente ai lavoratori.
    E’ per questi motivi che il nostro popolo ci ha abbandonati.
    Oggi ci ritroviamo con una Federazione della Sinistra che fa fatica ad organizzarsi e radicarsi nei territori. La mia impressione è che queste difficoltà nascano dal fatto che la FdS è una formula che sembra imposta dall’alto, una scorciatoia che nasconde la nostra incapacità di fare politica dal basso.
    E allora mi chiedo: a cosa serve parlare di unità quando due dei quattro leader della FdS (Patta e, in modo più soft, Salvi), dicono che l’unica prospettiva possibile è l’alleanza col PD alle prossime elezioni?
    Se la FdS è nata per riproporre la formula dell’Arcobaleno, è meglio dirlo subito, almeno sappiamo come regolarci.
    Non c’è unità se non c’è chiarezza sui princìpi, se non c’è autonomia dal PD e dalle politiche liberaldemocratiche sia a livello nazionale sia a livello locale, se non riusciamo a essere protagonisti di un movimento antiliberista, se non riusciamo a sconfiggere le derive elettoralistiche che troppo spesso ci hanno fatto perdere credibilità.

    • franco iachini scrive:

      Se siamo daccordo che in Italia c’è una questione democratica, cioè di rischio per le istituzioni democratiche, allora vuol dire che al più presto bisogna liberarsi di questo governo. Per battere Berlusconi, alle prossime elezioni dovremo dunque fare alleanze e, realisticamente, non possiamo prescindere dal PD. A meno che non vogliamo assumerci la responsabilità di favorire la vittoria di nuovo della destra. Ma questo non significa che dovremo rifare un’alleanza col PD per andare insieme al Governo. In politica allearsi con qualcuno per un obiettivo non vuol dire fondersi con chi ci allea: non mi pare di dire un’eresia. Questo non vuol dire che non contrasteremo le posizioni liberiste sul piano economico-sociale presenti nello schieramento antiberlusconi.
      franco iachini

      • Carlo circolo Bianchini Genova scrive:

        Per Franco Iachini
        Caro Franco, l’anomalia Berlusconi la vediamo tutti, e che ci sia bisogno di diciamo cosi di “un governo per le regole” lo sappiamo tutti, chi non vorrebe un governo che faccia la legge elettorale, il conflitto di interessi,una legge per l’inforamzione, l’ielegibilità di una persona che detiene direttamente o indirettamente sei televisori, e buona carta stampata?
        tutti noi lo vorremmo a patto, però che i patti siano chiari, non si può con la scusa dell’emergenza democratica, far nascere un governo che si incarica di portare a termine le riforme che Berluscone non vuole e non può portare a termine, perchè anche io come il post più sopra sono convinto che i comunisti in italia pagano un duro prezzo per essere stati troppo accondiscendente, a governi Prodi che hanno permesso dalla concertazione in poi di allargare la forbice tra ricchezza e povertà.
        quindi i comunisti sono divisi perche deboli politicamente,e non il contrario come la maggior parte dice.
        quindi se si ritiene di dovere dare il proprio contributo per fare in italia le regole lo si dica chiaramente che siamo d’accordo solo ad un governo tecnico, che faccia le regole e poi ognuno per la sua strada, ma saranno d’accordo Salvi e Patta? non credo è questa l’ambiguità.

  14. Salvatore Locci scrive:

    Ancora una volta, condivido parola per parola, virgola per virgola, tutto ciò che Claudio Grassi ha scritto.
    Insisto, però, sull’opinione che l’UNITA’ DELLA SINISTRA in Italia è conditio sine qua non (e, al suo interno, l’UNITA’ DEI COMUNISTI: i “centri concentrici” di Oliviero Diliberto)per “risalire la china”. Ma questo non basta ancora, senza un coordinamento dei lavoratori e dei partiti comunisti europei (un primo passo verso questa direzione potrebbe essere considerata la partecipazione di Paolo Ferrero al congresso della Linke). Faccio mio quanto scrive Domenico Moro(*) su “L’Ernesto”:
    “Marx riteneva che l’accumulazione capitalistica avrebbe determinato due condizioni: in primo luogo, che il mondo sarebbe stato sempre più interdipendente e, in secondo luogo, che ogni soluzione ai problemi non potesse che essere globale. Questi dovevano essere i presupposti dell’azione dei comunisti. Il mondo, oggi, è divenuto interdipendente e le soluzioni non possono che essere globali. Lo stesso capitale lo dimostra con la sua tendenza a costruire Stati sempre più grandi. Ma le soluzioni del capitale non sono quelle giuste, come abbiamo visto. Il problema, infatti, come avvertiva sempre Marx, è che il governo capitalistico dell’accumulazione accresce, allo stesso tempo, le differenze e i divari e non è in grado di dare soluzioni globali. Oggi, quindi, è venuto il momento che al coordinamento dei capitali europei si contrapponga il COORDINAMENTO DEI LAVORATORI E DEI PARTITI COMUNISTI EUROPEI. È la realtà stessa, con la sua durezza, che ci impone di affiancare alla dimensione nazionale anche quella europea, alla quale, prima ancora che dall’ideologia, siamo sollecitati dalle condizioni materiali dello scontro di classe. Le lotte a livello nazionale sono necessarie e sono il punto imprescindibile da cui partire, come hanno dimostrato i comunisti greci. Ma stare solo su quel terreno, quando l’avversario sta facendo un salto di qualità su scala continentale nella sua azione, vuol dire mettersi, già sul medio periodo, in una condizione di inferiorità. Per queste ragioni sarebbe NECESSARIO LANCIARE, GIA’ DA ORA, LA PROPOSTA DI UN INCONTRO DEI PARTITI COMUNISTI EUROPEI per svolgere una analisi della situazione e soprattutto per individuare i punti di una campagna politica che prepari iniziative contro l’Europa del capitale e per l’Europa dei lavoratori”.

    *Domenico Moro, membro del comitato centrale PdCI, responsabile formazione del PdCI di Roma e dell’Associazione MarxXXI

  15. Alessandro Monti scrive:

    Ho letto al volo, davvero in questi giorni purtroppo ho problemi da risolvere e non riesco ad approfondire, l’intervento del compagno Gilberto.
    Non posso che condividerle in pieno perchè le sento totalmente mie: pur non avendo un eloquio così fluente e gentile ho cercato di fissarle in post precedenti ed ho veramente piacere che Gilberto abbia così bene fotografato il senso (il grande senso) di disagio e smarrimento che ci pervade.
    Soprattutto la continuazione del dirsi e dell’esistere in quanto comunisti, unico fronte possibile erigibile ad argine contro un capitalismo imperialista e globale ormai fuori controllo.
    Sembra di assistere all’avverarsi del dominio delle “macchine” (gli speculatori crudeli e aemozionali creati dal capitalismo stesso), senza avere ad oggi una Sarah Connors madre del futuro figlio della rivolta contro le macchine stesse.
    Intanto i terminators stanno facendo strage di ideali e portafogli, di lavoro e diritti…
    Parafrasando tremonti primum CREDERCI deinde RIBELLARSI contro questo strapotere.
    Volevo solo dare a voi il mio iniziale contributo positivo alla lettera di Gilberto Volta e appena ho 20 30 minuti di tranquillità leggere le risposte di Claudio e quindi tutti gli altri post in commento.
    Direi che questo è il miglior modo di iniziare a risalire la china!
    Salute compagne/i!

  16. Caro Compagno Claudio, non c’ero sabato pomeriggio purtroppo.
    Non importa ci saranno altre occasioni!
    A proposito dei programmi da attuare subito e delle idee, io partirei con una:
    “raccogliere da subito le firme per il referendum per l’abrogazione della legge 30.”
    Se ne era già parlato, mi pare, è centrale il problema del Lavoro per un partito Comunista e quindi anche per Federazione della Sinistra, quindi per noi, perchè non lo facciamo subito?
    Posso avere una risposta anche breve da te o da qualche altra/o compagna/o?
    Grazie, credo che questo porterebbe sicuramente unità, come ai banchetti per la raccolta firme per l’acqua pubblica, anzi credo molto di più!

    Alberto Viscardo Galante PRC Sesto S.Giovanni

  17. Roberto R. scrive:

    Condivisibile la necessità di una unione delle forze di sinistra alternative, unione su una base precisa… Però da queste analisi si trascura quello che a mio parere è comunque il fattore determinante della sconfitta e che è di lungo corso, e riguarda tanto il pensiero (pratico) che l’organizzazione. E se vogliamo è anche una vecchia questione del comunismo, cioè la forma stessa del partito. Una soluzione politica-partitica come quella di unire le forze politiche alternative potrà certo aumentare la visibilità e la rappresentanza, ma credo che sarà una somma di percentuali e poco più. Il problema tremendo e bello resta quello di come fare il comunismo, fare lotta politica in un tempo e in un mondo che ha visto affermare un sistema pressoché globale di fascismo populista e far west economico. Quanto esteso e trasversale può essere il campo di azione di rifondazione comunista, ancora così tanto appiattita su un vecchio modello partitico?

  18. giuseppe de angelis scrive:

    ecco il risultato elettorale della sardegna, con il raffronto con sel, in voti reali, più veritieri delle percentuali (mancano ancora due seggi a cagliari, e potrebbe esserci qualche imprecisione).
    Federazione della Sinistra : 19.500 voti
    Sinistra ecologia e libertà : 18.995 voti
    A Sassari ci si è presentati insieme, 7996 voti in tutto.
    Raffronto con le Europee di un anno fa:
    escludendo Sassari ( 2804 voti sel, 5017 prc-pdci), il totale era:
    Sel (con verdi e socialisti): 13.496
    Federazione della Sinistra: 21.412

    Il dato dimostra che la federazione tiene, perdendo qualcosa (da 21.412 a 19.500) e sel, pur perdendo socialisti e verdi, avanza decisamente (da 13.496 a 18.995).
    Ma la domanda è: questi voti, che non sono certamente pochi, se queste due forze si presentassero insieme alle elezioni, magari con un accordo tecnico-elettorale, sono sommabili?
    Io mi convinco sempre più di no…

    • Edoardo Pascarella scrive:

      Per esattezza a Oristano SEL si è presentata assieme ai Verdi e ad Olbia assieme a Rosso mori.
      Escludiamo Sassari dove i Comunisti Italiani da soli superano il 3 per cento dei voti è evidente che la Federazione della Sinistra si dimostra, fuori dalla Puglia, di gran lunga più attrattiva e convincente di SEL.
      Anch’io credo che i voti delle due realtà politiche non siano sommabili.

      • simone scrive:

        Edoardo, ma prima di scrivere guarda i dati e poi fai il confronto!!
        Rispetto alle europee di meno di un anno fa la Federazione perde 2000 voti e Sel ne guadagna, purtroppo, 5000!
        Dico purtroppo perché anche io sono di Rifondazione e credo nella Federazione. A Cagliari e Nuoro Sel supera la Federazione. L’esperimento di Sassari di includere i socialisti e far fuori il Pdci è stato disastroso. Infine grande successo con l’8% e due consiglieri eletti nella provincia del Medio Campitano, federazione a maggioranza di Essere comunisti.

        • Edoardo Pascarella scrive:

          I dati dicono esattamente quello che ho scritto.
          Eviterei i toni polemici tipici dei compagni di Sinistra e Libertà e mi concentrerei di più sulle prospettive.
          I risultati di SEL sono assai deludenti (solo il risultato di Cagliari si può definire sufficiente).
          C’era chi prevedeva il doppio dei voti della FdS (che si consolida) ed ora deve fare i conti con la realtà.
          La scissione messa in atto dai compagni di SEL è palesemente fallita e prima se ne prenderà atto meglio sarà per tutti.
          Se anche tu credi nella Federazione converrai con me che è meglio stare ai fatti piuttosto che cedere alle facili suggestioni mediatiche.

          • simone scrive:

            un po’ singolare il tuo ragionamento: chi perde voti va bene, chi li aumenta va male.
            Sono sicuro che se partecipi vinci il guinness dei primati!!!

            • Pino scrive:

              Bisogna confrontare il tipo di elezioni, il contesto e la prospettiva.

              Le elezioni provinciali sono molto legate al candidato del singolo territorio. A differenza delle elezioni europee, e a differenza di SEL, la FdS non poteva contare nè su grandi mezzi pubblicitari (neppure uno spot in TV o radio, manifesti riciclati…), nè sul voto d’opinione, nè su consiglieri regionali. E’ però riuscita a creare buone liste con buoni candidati, che hanno lavorato innanzi tutto per portare voti alla lista, e con pochi mezzi hanno complessivamente resistito, anche nei territori in cui le macerie lasciate dalla vecchia dirigenza sono ancora fumanti.

              Contesto: i candidati presidente del centrosinistra hanno creato malumori tra i compagni (specie nella provincia di Cagliari), e non sono pochi gli elettori “storici” che hanno disertato le urne, indebolendo quindi la FdS. Questo stesso malcontento interno al PD ha invece facilitato il lavoro dei sostenitori di Renato Soru (e Dario Franceschini), che hanno sostenuto più o meno apertamente SEL pur di colpire la maggioranza (bersaniana) del partito regionale.

              Prospettiva: la FdS mostra, pur con tutti i suoi limiti, qual’è il suo voto di radicamento. Era possibile (e molti si aspettavano) un calo notevole rispetto alle elezioni europee, anche alla luce di alcune recenti defezioni di un certo peso. E invece c’è stato globalmente un ulteriore segno di riconoscimento e fiducia, mentre SEL, nonostante il voto gonfiato, ha risultati molto variabili nei territori, e solo a Cagliari (coi voti di Soru) raggiunge un risultato che alza notevolmente la sua media. Ovviamente questi voti gonfiati potrebbero sparire nel giro di una notte, in base all’aria che tira nel PD o nell’area soriana, e non risolvono il problema del radicamento. La FdS ha invece la concreta possibilità di costruire nuovi circoli territoriali nei prossimi mesi…

              • simone scrive:

                Guarda che a forza di calare si arriva a zero! Ripeto: va bene valorizzare i grandi sforzi che stiamo facendo, ma continuare a dar la colpa agli altri e ad edulcorare la situazione non è una buon metodo per crescere:

                • Pino scrive:

                  Calma, non volevo certo sostenere che va tutto bene. Mi sembra pacifico che un partito che vivacchia al 3% può estinguersi, vanificando tutti gli sforzi fatti per tenerlo in vita. E l’analisi dei risultati dei singoli collegi ci mostra come i nostri ritardi e le nostre lacune abbiano spostato parte dei nostri voti ad altre liste (in particolare liste locali).

                  E comunque un partito comunista al 3% è ben lontano dall’essere un partito di massa. Questo da solo dovrebbe essere uno stimolo sufficiente a fare di più.

                  Il risultato elettorale dice, a mio parere, che la strada intrapresa dopo la scissione vendoliana, e dopo le elezioni europee 2009, è complessivamente buona, e ci ha generalmente consentito di trasformare un voto d’opinione (elezioni europee) in un ben più solido voto di radicamento (elezioni provinciali.

                  Ora bisogna andare avanti con più forza: migliorare l’organizzazione e rimuovere tutti gli ostacoli all’attività politica, aprire circoli, rafforzare la Federazione della Sinistra, fare iniziative nei territori per aumentare l’autofinanziamento e l’attività politica (a partire dal referendum sull’acqua e dall’opposizione alla finanziaria), portare avanti l’offensiva unitaria a sinistra sostenuta dal compagno Claudio Grassi.

            • Edoardo Pascarella scrive:

              Simone sembri un po’ nervoso… calmati.
              Le cose miglioreranno, abbi fiducia!
              Può darsi che la prossima volta SEL prenda più voti della Federazione anche fuori dalla Puglia.
              Per il momento non è successo.
              Non mi sembra un dramma…

              • andrea valsusa scrive:

                compagni siamo sinceri…a parte i voti persi e i voti guadagniati….a parte che non ho capito sti voti reali perchè io ho guardato sul sito del ministero e i voti sono più alti cmq…compagni non prendiamoci più in giro e non insultiamo la gente che si da da fare per la federazione….ha ottenuto un buon risultato al di sopra del 3 % in tutte le province tranne oristano e olbia…SeL avrà pure guadagniato un po’ di voti…ma è cmq sotto alla federazione della sinistra….quindi…non rappresenta la vera alternativa…e poi in almeno due provincie(senza contare sassari) sinistra ecologia e libertà si è presentata in coalizione con altre liste…mentre la federazione solo a sassari si è presentata in coalizione con SeL…quindi compagni….avanti tutta con la federazione della sinistra senza più nessuna scusa

                • Marcello scrive:

                  ….. a cagliari alle provinciali di 5 anni fa’ Prc-Pdci prendevano il 9,5% oggi un misero 2,6% ,Sel 5 anni fa’ non esisteva e oggi prende il 6,62% …. a Nuoro Sel prende il 4% …. io non riesco francamente a capire i commenti di qualcuno che dice che Sel e’ andata male!Guardate che piu’ facciamo finta di non vedere e cercare di capire perche’ i “nuovi” elettori guardano piu’ a Sel che alla Federazione.Purtroppo noi siamo in fase calante,Sel ad ogni elezione guadagnano voti.e soprattutto queste elezioni segnano un duro colpo alla Fed,basta guardare quello che e’ successo a Sassari … Prc-Sel-Psi-Verdi hanno fatto una alleanza che non ha sfondato prendeno il 5%(eleggendo 2 consiglieri,nessuno del Prc) e il Pdci che e’ andato da solo ma sempre in coalizione e’ passato dal 1,6% al 3%,avendo nelle sue liste(ed e’ stato eletto)il consigliere uscente del Prc.Spero che dopo questa tornata elettorale si decida di anticipare add ottobre il congresso della Fed

                • Pino scrive:

                  Marcello, rispetto alle scorse elezioni provinciali del 2005 è completamente cambiato il quadro politico e dirigenziale. L’unico confronto sensato è quello con le elezioni europee (per valutare la tenuta della FDS).

                  Mi sembra che gli interventi precedenti vogliano sottolineare la differenza tra i voti di SEL e della FDS alle elezioni provinciali in Sardegna: i nostri sono voti di radicamento, mentre gli altri sono gonfiati dall’appoggio dell’area PD di Renato Soru (che ha preferito appoggiare SEL e Rossomori, e addirittura presentare un suo candidato presidente contrapposto a quello del PD nella provincia di Nuoro, pur di danneggiare la maggioranza Bersaniana).

                  Noi possiamo usare il dato del voto per continuare a costruire e radicarci, e i compagni nei territori lavorano per aprire nuovi circoli. SEL è in una situazione molto diversa e molto più precaria.

                  Al TG3 regionale di ieri venivano citati i dati complessivi a livello regionale, tenendo conto anche di biciclette varie: FDS 3,68%, SEL 2,99%. Per capire quanto era difficile la situazione, pensa che alcuni sondaggi ci davano tra l’1% e il 2%…

                  Per il resto siamo d’accordissimo sulla necessità di accelerare nella costruzione della FDS.

    • Pino scrive:

      SEL in Sardegna ha fatto un accordo di qualche tipo con la minoranza riottosa del PD che fa capo a Renato Soru (e Dario Franceschini), e coronato alle assemblee di alcuni giorni fa, in cui si sono visti assieme Nichi Vendola e Renato Soru, tra applausi scroscianti.

      In queste provinciali SEL aveva, è vero, alcuni (pochi) candidati decenti, ma sono totalmente inesistenti sul territorio. E nonostante questo hanno preso un numero di voti spropositato (specie in provincia di Cagliari), con record locali inspiegabili. E dove si verificano questi record, il PD prende risultati deludenti. Quando non c’è questo travaso di voti dal PD, SEL sparisce (anche quando si presenta in bicicletta con altre liste locali).

      Il risultato della FdS è molto più costante. C’è una tenuta complessiva, nonostante una campagna elettorale fatta praticamente a costo zero (abbiamo usato i manifesti inviati dai compagni di altre regioni, residuo delle elezioni regionali di marzo…).

    • Marcello scrive:

      Le provinciali in Sardegna erano un test non indifferente per capire un po’ quello che accade. La Fds tranne nel medio-campidano ove aumenta in percentuale di quasi mezzo punto,perde consensi ovunque,letteralmente crolla a cagliari citta’,mentre Sel vola al 6,62%! A nuoro sel passa da 1462voti(con psi e verdi)a 3303% nonostante Psi e verdi sia siano presentati con i loro simboli e potrei continuare con altri esempi. Insomma il buon risultato della Fs alle scorse europee e’ stato bruciato anzi regalato ….. questo perche’? perche’ il vostro orologio e’ fermo al 1998 ancora parlate di riunire Pdci e Prc e(se mai la farete)il congresso della Federazione lo fate tra un eta’ giurassica di 7mesi!Vendola a fare Sel ha impiegato molto molto meno parlando di cose concrete(e i fatti “elettorali” si vedono)e non dite che Sel non e’ un partito vero … voi avete 46500 iscritti,Sel viaggia ben oltre le 30000 iscrizioni senza contare le fabbriche i Nichi.E non dite che Sel non e’ di sinistra radicale,l’acqua gratis a 40000 famiglie indigenti a Napoli e’ un iniziativa dell’assessore alle politiche sociali i Sel e potrei continuare …. piu’passa il tempo piu’ perde voti la “non FdS” questa specie di ibrido dove nessuno la pensa allo stesso modo

      • Pino scrive:

        I compagni del medio campidano hanno fatto un ottimo lavoro, ma certo da soli non potrebbero compensare “l’arretramento generale” che citi. In realtà in molti territori aumentiamo i voti assoluti rispetto alle europee (anche se spesso non abbastanza per aumentare significativamente le percentuali), e in certi paesi diventiamo la lista più votata. Il saldo finale della FdS vede un arretramento di 2000 voti in tutta la Sardegna. Questo non è certo positivo, ma se si tolgono le biciclette e alleanze varie siamo ancora davanti a SEL, pur non potendo contare sul supporto dei media e di Renato Soru.

    • Senza voler insinuare che i compagni simpatizzino per SeL, vi voglio però mostrare questo volantino di una iniziativa che faranno qui a Bruxelles SeL e PD.
      Questo volantino aiuta più di mille articoli a capire come stanno le cose.
      E vi dico anche che alcuni (non tutti) compagni di SeL a BXL sono anche bravi e ci si lavora insieme senza troppi problemi.
      Ecco il volantino eloquoente.
      http://yfrog.com/1avendoladomenicij

  19. Alain scrive:

    Claudio ha perfettamente ragione abbiamo piu che mai bisogno di unità ( non di un partito unico con s.e.l.) e di un progetto forte che ci caratterizza.
    Oggi purtroppo mancano entrambe le cose manca quel passaggio fondamentale che ci consente di essere credibili di fronte agli occhi dei lavoratori.
    Vi ricordate ad esempio le 35 ore?
    Ecco in quel periodo noi eravamo riconosciuti per quelli che facevano quella battaglia, una lotta che non si limitava a descrivere la situazione ma che dava una risposta.
    Poi sappiamo tutti come è andata a finire ma credo che quella battaglia ci ha portato consenso ci ha reso riconoscibili, ecco penso che ci vorrebe anche oggi un idea forte che venga condivisa dalle classi che intendiamo rappresentare.

    • Ecco una buona idea: le 35 ore!

      Compagne/i i progetti e le idee ci sono: Le 35 ore – La lotta all’evasione fiscale (anche dal basso)e L’abolizione della legge 30.
      Questi son solo esempi che mi vengono in mente, il problema è praticarli e attuarli nei territori e nelle sezioni, e magari smetterla di parlare parlare, parlare……
      Credo che spesso ci manchi proprio la politica dell’agire.

      Alberto Viscardo Galante PRC Sesto S.Giovanni

  20. mauro scrive:

    “E lo faccio anche – voglio essere sincero – perché, a differenza di alcuni altri commenti, vengono argomentate senza supponenza”.

    Caro Claudio, quando fai riferimento a critiche evidentemente supponenti, cerca di entrare nel merito e di rispondere alle questioni che vengono sollevate con il rispetto dovuto alle opinioni di tutti. Senza, soprattutto, darne una versione caricaturale (e offensiva) come quella che emerge dal tuo ultimo post, che mette in evidenza tutto l’imbarazzo nel quale ti stai barcamenando.

    Mauro Gemma

    • gianni pancaldi scrive:

      excusatio non petita, accusatio manifesta

    • Luca scrive:

      Caro Mauro,
      dici che Grassi si barcamena.
      Se non te ne fossi accorto, la sinistra italiana, inclusi i comunisti, stanno colando a picco. Quello che propone Grassi è di gran lunga il ragionamento più lucido che si possa fare in una fase come quella attuale. Dovresti fartene una ragione. Ciao.

  21. mgm scrive:

    Sono fra i firmatari dell’appello per l’unità e sono iscritta a Rifondazione alla quale sono stata a lungo vicina militando in organismi di base per la difesa e l’estensione del diritto del lavoro (e dopo una lunga storia politica, privilegio poco invidiabile dell’età). Oggi il ‘68 dista da noi quasi come l’epopea garibaldina dalla grande guerra, fa paura a pensarci.
    Il Blog di Claudio Grassi è ben frequentato, ospita poche tirate d’insulti e poco populismo: merito anche del suo coordinatore. Ma mi sembra che qualche volta – e non solo per fare il mio mestiere – che molti compagni abbiano un’idea mitica e poco storica dell’esperienza comunista. Sperando di chiarire il mio punto di vista vi allego un articolo che mi chiese Liberazione per l’anniversario de 1921 e anche di spiegare perché l’esigenza di unità non contrasta con l’prgoglio per quella straordinaria esperienza sociale.

    Il 21 gennaio è la data – la celebrazione per tante e tanti organizzati e non (più) organizzati della stirpe profetica dalle pupille ardenti intuita più di un secolo fa da un poeta ineguagliabile – della fondazione del PcdI, il partito della rivoluzione mondiale. Che cosa significa per noi oggi richiamarsi ad essa, e con quale tracotanza osiamo farlo? Per chiarirlo a noi stessi dovremmo cominciare col riflettere su chi erano gli uomini e le donne allora impegnati in quell’impresa. Non voglio qui assolutamente scrivere un breve corso della storia del gruppo dirigente del Pcd’I o del Komintern (la cosiddetta III Internazionale) dal ’21 al ’26 ma solo provare a suggerire quali domande e bisogni sociali si espressero nei mondi operai in Europa nel primo ventennio del XX secolo. La direzione riformista del Psi, profondamente radicata nel movimento operaio, viene criticata intorno al 1911-1913 non tanto e non solo dalle correnti organizzate delle diverse sinistre del partito ma da giovani operai, militanti di Camere del lavoro, che vedono nell’impresa di Libia il tardivo ma esplicito esordio di una trasformazione imperialistica del capitalismo italiano non più addomesticabile dal pure avanzato compromesso sociale dell’età giolittiana. La Grande guerra segna la disarticolazione dell’Internazionale operaia ma fra il ’16 e il ’17 finisce la tregua sociale della mobilitazione industriale e in tutti i paesi belligeranti partono scioperi, dalla siderurgia al tessile, e movimenti popolari contro il carovita con cui le direzione confederali impegnate nella mobilitazione industriale devono fare i conti. E’ dalla necessità in cui tutti i suoi protagonisti si trovano di conoscere i problemi della forza lavoro che sorgono i nuovi organismi di delegati, fiduciari, shop stewards che il gruppo torinese dell’Ordine nuovo promuove a protagonisti del nuovo governo della società. Fra la fine della guerra e il 1920 – fra il ’19 fra l’anno venti gran cambiamenti gloriosi si dan, si cantava soprattutto nel ferrarese in quegli anni – militanti, organizzatori, lavoratori, uomini e donne sperano insieme nella pace, nella riforma agraria, nella lotta al carovita, in una unificazione degli obbiettivi con scioperi generali europei, sperano che gli organismi nati dalla pace, come il Bureau International du Travail, possano coordinare le politiche sociali, che si possano proseguire e radicalizzare le forme di lotta sperimentate sul piano delle tradizioni nazionali e anche difendere dall’aggressione esterna l’esperimento russo. Stretti dalla morsa della riconversione postbellica e dall’impazienza delle borghesie nazionali di tornare al liberalismo dopo la necessaria cessione di autorità dell’impresa rispetto allo sforzo bellico, i lavoratori europei in forme diverse scoprono insieme alla massificazione dell’iscrizione ai sindacati anche la possiblità di trasferire i loro organismi all’interno dei luoghi di lavoro. Sono organismi tanto cari ai lavoratori che dopo essere stati abrogati dal fascismo sono risorti spontaneamente insieme ai CLN aziendali alla Liberazione. Il “diciannovismo” in questo senso è stato il lievito di un movimento ricco e generoso che per alcuni mesi si è anche imposto al consenso generale, quando i commercianti, come accadeva a Bologna, proponevano di consegnare le loro chiavi alla Camera del lavoro. Più che ai 21 punti, alle specifiche forme assunte dal partito russo, è al brulichio di queste esperienze che bisogna guardare se vogliamo capire il valore di quella scissione e la lunga durata delle forme di organizzazione che ne sono nate.
    In forme diverse nei diversi paesi europei, i partiti comunisti sono nati per cercare di dare continuità e di armare per la difesa e l’attacco quelle nuove esperienze di conflitto. Le difficoltà subito incontrate nel difendere le nuove conquiste in un susseguirsi di crisi e mobilitazioni nazionalistiche e infine nel cuore della crisi del ’29 in una situazione in cui sembrava comune convinzione condivisa anche dalle vecchie direzioni confederali (basta per tutti il nome di Rinaldo Rigola) che lo stato liberale era travolto irrimediabilmente confermano il giovane partito nel suo spirito di scissione. Ciò non significa che in seguito il movimento socialista, le diverse correnti sindacali, le faticose ricerche di nuove sintesi del socialismo liberale siano leggibili solo come residui o inaccettabili compromessi con gli interessi avversari: relazioni complesse di concorrenza, conflitto, alleanza si intreccieranno fra le diverse sinistre soprattutto nelle loro esperienze sociali quotidiane.
    I partiti comunisti e la loro organizzazione internazionale avranno, rispetto all’Internazionale socialista una risorsa ed un problema, che non è lecito eludere: le esigenze probabilmente ineludibili della costruzione dello stato sovietico – che costituirà un’immagine dell’ avvenire spendibile come risorsa simbolica potente – spesso non consentono ai gruppi dirigenti comunisti un’analisi specifica delle esigenze delle classi che rappresentano e spetterà all’iniziativa dei militanti supplire a queste carenze. Basta accennare, in proposito, ai problemi laceranti del Pcf dopo il patto Molotov-Ribbentroff e al ruolo straordinario giocato in quei frangenti dall’organizzazione di massa dei lavoratori immigrati. Ma con limiti ed errori l’orizzonte internazionalistico ha consentito ai comunisti dei paesi colonizzatori un ruolo importante nell’organizzare i lavoratori stranieri, nel fornire loro un orizzonte non limitato alle solidarietà comunitarie e più tardi nel contribuire alle lotte di liberazione anticoloniali.
    Dare continuità e forza ai conflitti del quotidiano come lievito di trasformazioni radicali e irreversibili nel modo di lavorare e di vivere; offrire ai lavoratori migranti delle solidarietà non solo comunitarie in un nuovo orizzonte internazionalista: per quanto modeste siano le nostre forze sono ancora oggi i compiti a cui siamo chiamati e il 21 gennaio in questo senso è una data che parla anche di noi.

  22. riby scrive:

    Ma da quando Brancaccio è diventato: “nostro”!
    A me risulta che Brancaccio è tendezialmente è di sinistra, ma senza aggettivi allegati.

  23. pasquale scrive:

    caro claudio
    esiste una differenza tra il sostenere la battaglia politica all’interno del prc, nei congressi, nella battaglia quotidiana all’interno del partito poi, ed e’ quello che non vuoi o non puoi capire, esiste il comunismo come idea che sta fuori da rifondazione o dalla federazione della sinistra
    quel comunismo, caro claudio, che sta nel progresso, nella speranza di un vivere migliore, di una equita economica e sociale che porti la classe operaia e produttiva a votare comunista, che non e’ votare PRC o FDS che sono visti come strutture affiancate alla borghesia (le esperienze di malgoverno con la presenza di rappresentanti dei partiti citati sono la causa maggiore di questo pensiero) poi caro Claudio vorrei che ti sforzassi a dirci , oltre alla tua ossessione per l’unita a tutti i costi che e’ divenuta come il sentire una campana stonata dove la gente non ci vota piu, in che modo, con che programma, con quali parole d’ordine, con quale progetto economico possibilmente differente dal capitalismo, altrimenti perche chiamarvi comunisti, vogliate attuare una volta andati al potere, sempre che sia questa l’obiettivo finale.
    ne vogliamo discutere seriamente

  24. roberto passini scrive:

    Caro Claudio,

    non è la prima volta che mi capita di apprezzare la serietà, il rigore e il realismo con cui affronti il tema PRIMARIO dell’insufficienza di tutte le soggettività, processi politici, lineamenti culturali delle “forze” politiche in campo a sinistra del PD e dell’IDV. A cominciare dalla Federazione della sinistra e dai suoi scheletrici soggetti. E questo lo apprezzo tanto ancor di più perchè viene da te, COMUNISTA serio da sempre che nell’era del Bertinotti pensiero, sempre moltio spumeggiante e “a la page”, ha dovuto imboccare bocconi avvelenati, sia all’interno delo partito che all’esterno. Infatti i compagni dell’Ernesto, prima, e di Sssere Comunisti, dopo, sono stati a lungo dipinti come SETTARI e IDENTITARI.
    Il nuovo corso di Chianciano e la salvezza di PRC sono stati un atto politico giusto e doveroso ( e lo dico io che ho aderito al PRC per portare, nel mio piccolissimo assieme ad altri compagni il sostegno.

    Ma adesso, decorsi 2 anni e passate altre 2 tornate elettorali con tutta la sinistra fuori dalle istituzioni (e guarda caso con il progressivo aumento del DEGRAEDO DEMOCRATICO e SOCIALE, a prescindere dall’esere o meno al governo, bensì semplicemtne perchè così non esistiamo più, politicamente, in questa “società della comunicazione” politica….), non si può far finta di niente! Cioè sarebbe assurdo non porsi il problema della RICOMPOSIZIONE DELLA SINISTRA, per la salvaguardia della cornice democratico-sociale costituzionale che, schematicamente può essere sintetizzata in 2 gambe:
    1) la democrazia politica: rilancio di ogni azione democratica tendente a rompere questo innaturale MAGGIORITARIO BIPOLAre tendenzialemente BIPARTITICO, per rilanciare la LIBERTA’ di scelta POLITITICA (così l’hanno chiamata in Inghilterra molti elettori dei liberaldemocratici)e quindi battersi per una LEGGE ELETTORALE PROPORZIONALE;
    2) Rilanciare, come dici tut Claudio, una piattaforma serie e credibile di POLITICA ECONOMICA che, partendo dal netto rifiuto di questa impostazione liberista-monetarista chieda una secca discontinuità, affinchè a pagare non siano le solite classi lavoratrici bensì i grandi proprietari (patrimoniale), la rendita e il profitto e gli evasori.

    Infine Claudio, e mi rivolgo anche al compagno Gilberto e spero a molti altri compagni interessati tutti sinceramente al rilancio di una sinistra popolare di alternativa, comunista e socialista. Non è più il tempo di rifugiarsi dietro la denominazione COMUNISTA! E’ diventata condizione forse necessaria, ma certamente non sufficiente. Condivido l’auspicio di Gilberto come di Claudio del fine del superamento del KAPITALISMO. Ci mancherebbe altro. M
    Ma penso che in questa fase storica dobbiamo compiere uno sforzo di intelligente e necessaria presbiopia, adoperandoci con tanti compagni che pur non avendo una formazione culturale propriamente e storicamente MARXIANA, hanno comunque in cuor loro la volontà di cambiare questa società per renderla più giusta e libera, volendo affermare i principi democratico-sociali della nostra Costituzione. Insomma dobbiamo accettare una sfida per l’egemonia non soltanto con il nemico di classe e con l’imperialismo, bensì anche all’interno di uno schieramento democratico-progressista, al fine di creare le condizioni per liberarci prima possibile di questa DESTRA REAZIONARIA e MAFIOSA (pur senza scorciatorie GOVERNISTE);
    in secondo luogo per costiuire una piattaforma culturale, plolitica e programmatica per il rilancio dei un’alternativa di “governo” all’interno di un processo di alternativa di società.
    In quest’ultima condizione, semmai vi arriveremo (se sapremo creare le pre-condizioni di una ric-composizione “NON INDISTINTA” ma chiara e onesta nell’unificazione tra DIVERSI, come dicevi tu Claudio, )potremmo poi discettare e anche scontrarci su quali azioni provare ad intraprendere per il cambiamento della società. Io penso che le battaglie comuni e unitarie sull’ACQUA siano molto più importanti (teoricamente, come prassi, costume ecc……) di tante “viete” discussioni, non di cultura politica (è sempre utile pensare a come ci si debba porre oggi come comunisti, socialisti, o come io prferisco socialcomunisti..) ma di sapore IDENTITARIO.
    A molti amici e compagni mi capita spesso di domandare, senza avere risposta: “Cosa si può realizzare oggi la socializzazione di mezzi di produzione”? Quindi, avanti Claudio, con pazienza, lucidità e determinazione nella riunificazione della sinistra che, partendo dalla Federazione, la nostra gamba, possa aprirsi al confronto e all’incontro con tanti altri compagni diversamente o per nulla più collocati, non soltanto per fare massa critica, che pur conta, ma soprattutto per condividere un tragitto del tutto nuovo, inedito, che è il nostro, non quello dei nostri MAGGIORI DI IERI.
    Ti saluto con l’aut-aut sempre più attuale della compagna Rosa Luxemburg.
    Socialismo o barbarie

  25. massimo scrive:

    «Così come la Lega ha il federalismo, anche noi dobbiamo avere la nostra proposta forte e mobilitante».

    Bene, la Lega ha il federalismo e noi il socialismo. Il resto è fuffa.

    • Adriano1 scrive:

      Oggi dire socialismo è come non dire niente.
      E’ una parola svuotata , per riusarla bisogna ricominciare a produrre idee di trasformazione.
      Bisogna dimostrare di avere un’idea convincente per una società nuova , altrimenti siamo solo pezzi da museo.
      Se vuoi sono le considerazioni che fa SEL , ma io le ribalto in termini di volontà : bisogna rinnovare il socialismo e non abbandonarlo perché è vecchio.

      ciao

    • Davide Di Lorenzo scrive:

      Sono daccordo, ma la domanda è: come lo declini il socialismo oggi in Italia? Perchè se vai in giro a parlare di socialismo non ottieni consensi, ma qual è la proposta concreta che possa avviare verso il socialismo? Diciamo che questa è la domanda sulla quale si può basare qualunque altro ragionamento.

      • Per me la questione rasenta la banalità: è socialismo qualunque atto teso a democratizzare e razionalizzare l’economia mondiale. Il che porta inevitabilmente all’abrogazione dell’imprenditore/padrone e alle sue logiche che distruggono il pianeta. Il socialismo non va più propagandato come atto di giustizia sociale, ma come espediente conveniente a tutti (padroni compresi) per evitare l’estinzione del genere umano.

  26. anto scrive:

    inviato a Ramon Mantovani sul suo blog

    POI NON TI DISTURBO E OFFENDO PIU’ – Caro Ramon 1) Ironizzi sul comunismo poetico di vendola (è quindi, ed è ciò che è peggio, ironizzi sulla poesia) dimenticando che in occasione del congresso di rimini girasti mezza puglia difendendo (anche davanti a critiche furiose contro Nichi) Nichi e apprezzandolo senza mai farti prevaricare dal caso del voto al governo Dini. Ti costringeva qualcuno a stare zitto? Penso che allora giustamente la “solidarietà” tra compagni e la stima reciproca superasse anche la convinzione di un errore (su quella vicenda la penso come te) commesso da un compagno. Ora all’improvviso non trovi alcun merito in Nichi; ti è rimasto solo quell’episodio (che, peraltro, in un meraviglioso editoriale su Liberazione di alcuni mesi dopo Nichi molto onestamente riconobbe il suo errore). Se allora è questo il terreno scelto x smontare gli “ormai avversari” e sostenere le proprie tesi ti ricordo alcune cose:
    a) al congresso di Rimini (io ero delegato) tu e russo spena vi siete spellati le mani dopo l’intervento di Nichi e Fausto che già contenevano la nuova fase (o non ti ricordi + che chiamasti babbeo il Fulvio Grimaldi filo grassiano che alle tre ripetizioni del termine Rifondazione affisse al tavolo della presidenza ci aggiunse tre volte comunista?)
    b) in puglia all’epoca della scissione cossuttiana chiamasti “Cessi” (un po come fai oggi con Vendola) quelli del PDCI con cui ti appresti a fare la FED
    c) in una tra le più riuscite manifestazioni a Roma di P. del popolo nei pressi del palco l’allora diessino Salvi lo apostrofasti c….salvo averlo oggi tuo portavoce (attacchi Nichi e non hai nulla da dire sul Salvi ministro del lavoro?)
    c) sei stato da marcos ed in tanti altri posto con De Palma a cui hai raccontato bene di Nichi e Fausto. Sai potevi continuare a farlo anche quando non li hai condivisi più. E’ normale non essere più in accordo. è normale dividersi…non è normale essere ipocriti e (personalemnte) risentiti e carichi di livore (Russo Spena mi diceva che in DP era così – oggi ti osannavano, oggi stesso eri oggetto della malelingue)
    2) oggi che la sinistra (tutta) perde, la propria gente vince? Anch’io sono d’accordo che la sinistra quando vince deve far vincere anche la propria gente, ma che vuol dire allora che in attesa che al posto di Prodi, Bertinotti (e ci devi mettere pure quel patetico di Ferrero) ci vada Pegolo, bellotti e magari fosco giannini noi ce ne stiamo sui blog ognuno a cercare di dimostrare all’altro di aver avuto ragione (?) o di avere la verità in tasca e peccato che seno sempre gli altri (specie se elettori) a non averci capito? (e poi se proprio sicuro che tu non abbia mai votato qualcosa che ha “fatto perdere la nostra gente” sicuro sicuro?)
    3) Il comunismo non è una ragione di vita, della propia vita, della propria coscienza. Il comunismo è il cambiamento delle stato di cose esistenti. Il comunismo è x i popoli è x le masse non è un capriccio filosofico che fa stare bene te o qualche individuo. Quando il “tuo” comunismo è respinto dalle masse sei “tu” che ti devi porre il problema, se “tu” che devi mettere in discussione il “tuo” comunismo, le tue certezze (ivi compresa quella che ti rende sicuro di aver capito te x primo cos’è il comunismo), mica gli altri che non vogliono un comunismo…ma risposte e soluzioni che cambino la società in direzione della libertà, della giustizia, dell’uguaglianza.
    4) Dichiarandoti comunista non puoi ridicolizzare il consenso. Proprio perchè comunista non puoi prescindere da esso. Così come non può essere ridicolizzato oggi da 4 sprovveduti che x il semplice fatto di chiamarsi comunisti ed avere il simbolo della falce e martello pensano di essere “interpreti” e detentori del comunismo. Io mi sento comunista e sono solo nella mia interpretazione – che faccio? – faccio un partito? un blog? una corrente?…x favore un po più di ripetto di qualcosa di molto più glorioso come lo è stato il comunismo italiano. 5) Rileggiamo Gramsci. Mai che un comunista si approcci al comunismo come ad una religione…il comunismo è ricerca, non è dogma. Il comunismo è stare un passo più avanti nella storia non 10 indietro, Il comunismo è anche una risposta storica contingentata…dopo può chiamrsi anche cavolfiore se interpreta e indica i cambiamenti della fase che si vive. 6 e ultimo) aveva ragione Libertini: un partito che si definisce comunista non può stare sotto il 10%. Ed inoltre quando in un paese ci sono tante sigle e persone che si rifanno a tanti “comunismi” significa che stanno sbagliando tutti (il comunismo fonda sull’unità – non delle sigle alla fed – sull’unità ideale e sulla solidarietà tra compagni che tu hai smarrito o forse non hai mai avuto …FACENDOMI SBAGLIARE GIUDIZIO SU DI TE QUANDO TI CONOBBI NEL 1994)
    P.S.: POSSBILE MAI NESSUNA INDIGNAZIONE IX QUELLO CHE SUCCEDE NEL PRC? IL COMUNISMO DI PEGOLO CHE STAVA CON QUELLO DI GRASSI ANNI FA ORA SE NE VA CON QUELLO DELLA BARBAROSSA CHE RITROVA QUELLO DI DE CESARIS CHE ABBANDONA QUELLO DI F. RUSSO E SI AVVICINA A QUELLO DI PATTA. OPPURE QUELLO DEGLI ERNESTI CHE SI DIVIDONO MA ACQUISTANO QUELLO DI MASELLA CACCIATO VIA DA QUELLO DI GIANNINI CHE IN UN SOL COLPO SI AFFILIA A QUELLO DI DILIBERTO LASCIATOSI DA QUELLO DI RIZZO CHE INTANTO CORTEGGIA QUELLO DI CACCIARI E FA L’OCCHIOLINO A QUELLO DI FERRANDO A CUI NON PIACE QUELLO DI CANNAVO’ PERCHE INTERPRETA MALE IL TROSCHISMO E PREFERISCE DIALOGARE CON TURIGLIATTO ANZICHè CON MANISCO CHE INTANTO HA SALUTATO IL PCL E GUARDA CON INTERESSE A QUELLO DI BURGIO CHE HA PRESO LA CAMPESE (ASSESSORA DI VENDOLA) PER VALORIZZARE UN DOCUMENTO FIRMATO ANCHE DA VINCI CHE CERCA DI DIRE A QUELLO DI FERRERO CHE ESSENDOCI TANTI COMUNISMI E TANTI CEVELLI DA METTRE D’ACORDO è MEGLIO DIRE CHE SI DEVE STARE UNITI SENZA DOVER STARE AL GOVERNO OPPURE DIVIDERSI SU ALCUNE COSE E STARE INSIEME SU ALTRE——–RIPETO, QUANTO MI SONO SBAGLIATO X NON FARE TORTO A QUEL SIMBOLO NON USCENDOMENE DA SUBITO DA RC.

    • Adriano1 scrive:

      Scusa , non riesco a seguirti ma il tuo Post Scriptum è veramente degno dell’Ulisse di Joice..
      ;-)

    • Low scrive:

      Fatto sta che in Sardegna la Federazione supera ampiamente il 4% mentre SeL prende si e no la metà dei voti.
      Senza la Puglia SeL sarebbe un partito che a stento supera l’1%

      • Rita scrive:

        Vai a vedere meglio i risultati e non mi pare che sia quello il risultato anzi!!

        • Pino scrive:

          SEL in Sardegna ha fatto un accordo di qualche tipo con la minoranza riottosa del PD che fa capo a Renato Soru (e Dario Franceschini). Aveva alcuni (pochi) candidati decenti, sono inesistenti sul territorio, eppure hanno preso un numero di voti spropositato, con record locali inspiegabili. E dove si verificano questi record, il PD prende risultati deludenti. Dove non si verifica questo fenomeno, SEL sparisce.

          • Low scrive:

            Li ho visti bene,anzi benissimo i dati in Sardegna.Noi siamo molto ma molto più costanti di SeL che nella relatà non esiste.
            Il dato più significativo è quello del Medio-Campidano dove la Federazione della Sinistra prende l’8% e ben 2 consiglieri provinciali

    • paolo scrive:

      mitico il ps di anto… spero serva a riflettere su di noi e a renderci meno cretini.. e più umani tra di noi..

      paolo

      • Low scrive:

        Ma Anto non scrive che SeL nasceva da un accordo tra vendoliani,ex pdci,verdi,craxiani,ex ds e che poi i verdi sono andati via,tranne alcuni scissionisti,i craxiani sono andati via,tranne alcuni scissionisti,fava e mussi stanno storcendo il naso per la troppa autoreferenzialità di vendola,che la belillo,ex pdci,è scappata e che nelle regionali di Marzo e nelle provinciali della Sardegna è evidente come SeL al di là della Puglia non esiste proprio e che i nostri dati sono molto ma molto più omogenei.

  27. Adriano1 scrive:

    Siamo stati bombardati ideologicamente per vent’anni.
    Ci hanno fatto credere che le nostre idee fossero cretine.
    E alla fine abbiamo piano piano cominciato a dargli ragione.

    Il problema è che quelli che hanno “resistito” lo hanno fatto spesso in modo sbagliato , per un verso troppo rigidi , per un altro troppo flessibili, “rigidi” nell’ identità e “flessibili” nella pratica di tutti i giorni.
    Da un lato grandi ideali ormai sempre più lontani , e dall’altra le urgenze della politica che hanno portato al compromesso continuo pur di tenere in vita il partito , quando non qualche destino individuale.

    Ha ragione chi dice “c’è bisogno di altro” , io direi anche “bisogno dell’Altro” , e dobbiamo sforzarci di trovarlo, io provo a dire la mia.
    Il nucleo di un nostro pensiero è già qua , non c’è da inventare granché :

    1) critica dell’idologia del mercato
    2) critica dell’idologia produttivista / sviluppista
    3) critica dell’individualismo

    Quello che ci manca è una declinazione “in positivo” di tutto questo , una proposta coerente che sembri credibile .

    Sul punto 1) dobbiamo cominciare a dire le cose come stanno , dobbiamo combattere la globalizzazione e lo possiamo fare solo adottando come prospettiva un sano protezionismo della nostra economia .
    Non sono idee mie , Lo dice anche il “nostro” economista Emanuele Brancaccio

    http://www.emilianobrancaccio.it/wp-content/uploads/2009/09/intervista-_aggiornata_-su-essere-comunisti-settembre-2009.pdf

    Il neo-protezionismo , limitare le importazioni con tariffe , limitare i movimenti dei capitali con accorgimenti come la tobin-tax , sarebbe facile da spiegare alle persone , gli si direbbe : “lotta contro le importazioni dai paesi dove i salari sono bassi, mettiamo dei dazi protettivi contro le merci straniere , in questo modo il tuo salario potrà crescere e la tua paura di essere licenziato potrà essere ridotta”.
    Questo tipo di “protezione” non deve essere un Tabù , è l’unica ricetta per far riprendere fiato alla nostra classe lavoratrice.
    Certo , bisognerà farlo senza dar luogo a spinte xenofobe, ma d’altronde è meglio un ragionamento del genere che quello , di successo , della lega che dice “il problema non è il mercato , quello va bene , il problema sono i lavoratori stranieri”.

    Sul punto 2) non mi dilungo , dico solo che bisogna integrare porposte del pensiero della decrescita , che a mio avviso non è affatto in contrasto ad un’ottica di sinistra.
    Non può esserci produzione infinita in un mondo finito.

    Sul punto 3) lotta all’individualismo , si può farlo solo contrapponendogli un nuovo tipo di “comunitarismo” , non il comunitarismo delle “piccole patrie” , ma il comunitarismo dell’umanità intera.

    Per fare tutte queste cose , secondo me , ripeto fino alla nausea , c’è bisogno di ricominciare a fare politica guardandosi in faccia con i compagni, scendendo dalle pedane rialzate.

    scusate la lunghezza e la ripetitività …


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