Un colpo d’ala

Intervento al Comitato Politico Nazionale di Rifondazione comunista10 e 11 aprile 2010

Eleonora Forenza nel suo intervento ha sostenuto che avrei sbagliato la collocazione sia al congresso di Venezia che a quello di Chianciano. Vorrei risponderle che a Venezia furono i sostenitori della mozione Bertinotti, tra i quali anche Forenza, a comettere grave errore. Infatti la scelta di quel congresso – che  io contrastai – fu quella di entrare nell’Unione e nel futuro governo Prodi a partire da un’analisi della fase che si è dimostrata completamente errata. Così come non credo di aver sbagliato a Chianciano perché se non avessi spinto per fare una unica mozione contro Vendola  oggi non ci sarebbe più Rifondazione Comunista.

Le elezioni regionali sono andate male, ha vinto la destra peggiore in una condizione che doveva essere invece favorevole per le forze d’opposizione. Ciò significa che le forze di destra hanno scavato nel profondo della società, sono diventate cultura diffusa e hanno sfondato anche in modo preoccupante nelle “cittadelle di sinistra”. Da questo punto di vista il successo della Lega Nord in Emilia Romagna, in Toscana e nel resto del centro Italia è molto significativo.

Sei mesi fa Berlusconi era in forte difficoltà. Oggi la situazione si è rovesciata e può aspirare a diventare Presidente della Repubblica e, ancor peggio, a diventarlo attraverso l’elezione diretta. Se questo è vero, allora vuol dire che la questione democratica diventa emergenza democratica con tutto quello che ne consegue e questa va di pari passo con l’emergenza sociale. In questo contesto baluardi fondamentali, fino a qualche anno fa considerati intoccabili, saranno più facilmente attaccati e messi in discussione, come il contratto nazionale di lavoro.

Allora noi dovremmo tutti  valorizzare la proposta politica, che abbiamo avuto l’intelligenza  di mettere in campo nei mesi scorsi: quella della costruzione di una grande coalizione democratica per battere Berlusconi. La nostra proposta di unità è per conseguire un obiettivo: la destra e Berlusconi non devono governare. La base  di questa intesa, per quanto ci riguarda, si sostanzia nella Difesa della Costituzione,  in una legge sul conflitto d’interessi e nell’impegno a modificare l’attuale legge elettorale in senso proporzionale. Questa nostra proposta va rilanciata con forza poiché non dobbiamo lasciare a Di Pietro l’esclusiva dell’antiberlusconismo.

Sul nostro risultato alle elezioni regionali: 620.172 voti, in questo contesto così difficile e di oscuramento totale, sono un fatto importante, come ritengo sia importante avere eletto 17 consiglieri e 5 assessori. Tuttavia dobbiamo riconoscere l’arretramento. Continua una erosione preoccupante del nostro consenso. Quindi qualcosa dobbiamo fare per invertire la tendenza.  In primo luogo dobbiamo leggere correttamente il risultato elettorale. È difficilmente contestabile il fatto che, in generale, siamo andati meglio dove ci siamo presentati in coalizione e siamo andati peggio dove siamo andati soli e quando siamo andati da soli andiamo meglio quando facciamo coalizioni di sinistra (vedi le Marche). Lo dico non perché dobbiamo fare ovunque alleanze ma perché nel nostro dibattito interno, nei mesi scorsi, siamo stati sollecitati a non fare alleanze praticamente da nessuna parte perché – si diceva – saremmo andati meglio da soli. Obiettivamente non mi pare che sia così. Non oso immaginare che  riflessione saremmo costretti a fare oggi se fossimo andati da soli anche in Toscana, in Liguria, nella stessa Calabria, dove l’Italia dei Valori, che doveva essere premiata per la sua scelta di autonomia, ha dimezzato i voti e ha conseguito il suo peggior risultato nazionale.

Sulla Campania dico una cosa sola: per come sono andate le cose non potevamo fare una scelta diversa e ringrazio il Segretario per l’impegno che ha profuso in una condizione difficilissima. Però non banalizziamo la posizione dei compagni che, sul territorio, non l’hanno condivisa. Nessuno ha proposto di sostenere De Luca.  I compagni della Campania proponevano, come per la Bonino, un accordo elettorale. Certamente questa scelta  avrebbe avuto un riverbero negativo sul piano nazionale, ma altrettanto lo ha avuto appoggiare Emma Bonino nel Lazio, visto le sue posizioni sulla guerra, il lavoro e la Palestina. A questo aggiungo che dobbiamo riconoscere qualche errore di gestione anche nella fase preparatoria della campagna elettorale. Avevamo proposto come candidato presidente della Federazione, prima di Ferrero, Villone, autorevole esponente di Socialismo 2000, che il giorno dopo dichiarava ai giornali che avrebbe sostenuto De Luca; avevamo valutato che avremmo raccolto il malessere forte che esisteva tra i bassolininani e nella stessa Italia dei Valori che era spaccata a metà. Di questo malessere purtroppo nel voto non c’è stata traccia, e ciò vuol dire che avevamo una rappresentazione non perfettamente centrata di quella regione.

Che fare, dunque, per invertire la tendenza e risalire la china?

In primo luogo una campagna politica di primavera che ci riporti nella società a partire dai referendum su acqua, nucleare e precarietà. Se questi referendum non fossero in campo noi dobbiamo comunque lanciare una campagna sociale che mobiliti il partito e la Federazione con una nostra proposta contro la crisi e che dia una risposta ai bisogni che emergono dai soggetti sociali colpiti dalla crisi stessa.

In secondo luogo la ricostruzione del partito. A partire da una campagna di ascolto nei territori sulle cause della sconfitta. Questo Cpn non deve essere la conclusione della riflessione, ma il suo avvio e il documento qui proposto dovrà essere arricchito dai contributi che verranno nel corso del dibattito e che deve puntare a coinvolgere tutti i nostri iscritti. Oltre  a ciò va continuato il lavoro di re-insediamento  del partito dove la scissione lo ha colpito curando particolarmente il  tesseramento (siamo 47.000) e  la costruzione di nuovi circoli. Occorre salvare Liberazione con un incremento della diffusione visto che è vicinissima al pareggio economico, strumento di cui non possiamo fare a meno. Infine la mancanza di finanziamento pubblico deve indurci a costruire un lavoro sull’autofinanziamento.

In terzo luogo: costruire la Federazione della Sinistra. È a tratti stucchevole la discussione che stiamo facendo: è credibile tornare indietro? Dopo che ci siamo presentati assieme alle europee e alle regionali? È credibile rimandare il tutto, come viene chiesto anche in questo dibattito, riportando il Prc, il Pdci e gli altri soggetti che hanno aderito a questa impresa, a discutere a casa propria e a fare ognuno le proprie iniziative? A mio parere sarebbe devastante e il rischio di uno sbriciolamento in tanti pezzetti insignificanti diventerebbe immediata realtà! Allora concretizziamo gli impegni che ci siamo presi, costruiamo subito la Federazione nei territori aprendola anche ad altri soggetti e dopo l’estate facciamo il congresso costitutivo che chiuda questa fase di transizione e che dia un messaggio di unità, seppure ancora insufficiente, alla nostra gente.

Infine un’offensiva unitaria nei confronti di ciò che sta alla sinistra del Pd. Guardate: io non sono mai stato vendoliano a differenza di molti che oggi mi accusano di esserlo, e non ho nessuna intenzione di diventarlo!  Ho sempre riconosciuto a Vendola grandi capacità, ma non penso che con le sue suggestioni si possa uscire dalle difficoltà della sinistra. Tuttavia, compagni e compagne, non dovrebbe sfuggirci che nella realtà Sinistra Ecologia e Libertà ha i nostri stessi voti, è votata da una parte significativa di popolo della sinistra, cioè persone che votando SeL ritengono di votare a sinistra del Pd e che quindi, come i nostri elettori, non apprezzano il Partito Democratico, ma nemmeno l’IDV e altre opzioni politiche. È vero, hanno una proposta diversa dalla nostra ma hanno anche loro le loro contraddizioni! Allora vi chiedo: dobbiamo semplicemente prendere atto che sono altro da noi e lasciarli andare per la loro strada oppure dobbiamo incidere sulle loro contraddizioni, aprire un’offensiva unitaria e provare a fare massa critica? Altro che vendolismo, altro che accettazione del bipolarismo! Almeno tra di noi prendiamoci seriamente. Non propongo né un nuovo Arcobaleno né fusioni, ma la possibilità concreta di un’unità possibile, altrimenti la dispersione diventerà irreversibile.

Federazione della Sinistra, unità della sinistra a sinistra del Pd e grande coalizione democratica contro Berlusconi. Se lavoriamo bene attorno a questo progetto assieme ad una forte iniziativa sociale, forse possiamo ricostruire quella credibilità che questi anni di scelte sbagliate e di continue divisioni ci hanno fatto perdere.

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121 commenti to “Un colpo d’ala”

  1. Benito scrive:

    Ma, non state tralasciando uno fra i problemi più importanti, e cioè la religione?
    Lo strumento di controllo delle masse per eccellenza, molto più delle televisioni, giornali, ecc..,
    al quale controllo non sfuggono certamente coloro che si “vorrebbe” rappresentare (i lavoratori)?

  2. Adriano1 scrive:

    Purtroppo il massimo che il partito riesce a concepire come “colpo d’ala” è un generico fronte unito , che nessuno però vuole.
    Ormai siamo in un periodo di post-politica , i discorsi sono virtuali , e chissà che non stiano diventando virtuali anche la fame e il dolore.
    Si è spezzato il nesso tra quello che succede alle persone e quello che succede nel mondo, domina l’irrealtà , tutto è opinabile.
    I fatti accadono solo se si vedono in televisione.
    Dato che la realtà non è più vista come modificabile tutto si dibatte dentro le persone, come diceva renato zero : “siamo noi il campo di battaglia”.
    Se stiamo male è colpa nostra , perché solo nostra può essere la colpa , dato che il mondo è così , e solo così può essere.

    E allora il “colpo d’ala” non può essere che il ribaltamento di questo punto di vista , ribadire la natura dialettica della realtà , la natura di classe della società, ristabilire il nesso tra individuo e mondo esterno , svelare i meccanismi occulti del potere.

    Quindi oggi un partito può essere solo un anti-partito che lotta contro tutti i poteri e che vigila al suo interno contro la nascita di qualunque oligarchia , che si fa tramite “liquido” tra istituzioni e società.
    Un partito di incarichi transitori , di persone prestate alla politica per breve tempo , con un ricambio continuo.
    Per fare questo , lo so , c’è bisogno di tanta gente , ma il problema dov’è ? sono tanti i proletari…..basta coinvolgerli…
    Elettoralmente la situazione è assurda , proletari che si danno mazzate sulle palle votando partiti di destra o astenendosi.
    La domanda principale allora è ancora :
    Come mai l’enorme massa dei proletari ci snobba ?
    Perché un partito dei proletari è ignorato dai proletari ?

    Pregherei il partito di concentrarsi su queste domande più che sui tatticismi delle alleanze .
    Il problema non è come mai non stiamo all’8% , ma , visto che i proletari sono la maggioranza , come mai non stiamo al 60% ?

    • Anonimo scrive:

      Ancora con ‘sta storia del superamento della forma partito e della lotta contro “tutti i poteri”?
      L’influenza nefasta del bertinottismo si fa sentire ancora con forza.

      • Anonimo scrive:

        Per ANONIMO
        Veramente, quanto dice Adriano 1 è antibertinottismo per eccellenza non il contrario , hai le idee confuse, e sottoscrivo punto per punto quello che dice Adriano 1

      • carlo cincolo Bianchini Genova scrive:

        VERAMENTE, quello che dice Adriano 1 è l’antibertinottismo per eccellenza, hai le idee confuse, e sottoscrivo tutto quanto detto da Adriano 1

        • Andrea scrive:

          Faccio attività politica in un circolo con varie decine di militanti, in gran parte giovani e giovanissimi. Tutti questi giovani, e tutti i proletari che conosco, iscritti al partito e non, sanno bene che per formare un quadro politico servonop anni di studio e impegno, e che imporre il principio della turnazione e dello spontaneismo negli incarichi sarebbe totalmente velleitario e controproducente – specie in un partito ridotto ai minimi termini (come militanza, preparazione e proposta politica) che avrà bisogno di un lungo periodo per ricostruirsi e tornare ai fasti di un tempo.

          • Andrea scrive:

            Ah, ho dimenticato di scrivere che il bertinottismo si basava proprio sullo spontaneismo e la mancanza di preparazione della base e dei quadri intermedi. In questo modo tutta la proposta politica era nelle mani del leader carismatico, che non poteva essere contestato.

            Buona parte delle nostre attuali difficoltà (politiche e organizzative) sono legate al fatto che gli incarichi dirigenziali sono finiti sulle spalle di compagni che negli anni passati non hanno ricevuto una adeguata preparazione, perché Bertinotti e i suoi sodali pensavano a tutto e tenevano ai margini le voci critiche. Le aree organizzate hanno resistito un po’ meglio a questa decostruzione del partito, formando i propri quadri (e non è un caso che, per esempio, Essere Comunisti abbia il più alto numero di compagni giovani in CPN).

            Uno dei compiti fondamentali per un dirigente è quello formare nuovi quadri che lo possano sostituire. Mettere in discussione questo principio basilare per l’esistenza di un partito è bertinottismo.

          • carlo circolo Bianchini Genova scrive:

            PER ANDREA
            caro andrea, non ho capito bene, dove vuoi andare a parare, al fatto che io condivido molte opinioni nell’analisi di Adriano 1, tu ribatti che il partito con turnazioni di incarichi,non un partito di capi,è impossibile perchè cosi i maestri non potrebbero preparare i successori , e ti spingi a dire che Bertinotti non era l’accentratore che nel congresso di Venezia, ha smesso di vestire i panni del segretario di sintesi, che tradizionalmente vigeva, per diventare una parte mettendo alla porta più del 40% del partito, e non ricordi che proprio Essere Comunsta fu invitata a prendere la porta, per te Bertinotti, era il principe dello spantaneismo, conosciamo un Bertinotti diverso, e poi lamenti che in un momento cosi drammatico per il partito,c’è bisogno di un partito che prepara i giovani, io ti potrei ricordare che il partito con segretari eletti a vita come i papi ha portato alla distruzione dei partiti comunsti, mentre l’esperienza dei Bolscevichi che fino al 1922, non conoscevano la figura dei duci, o guide luminose, ha realizzato la più grande rivoluzione che la storia conosce.
            non occore , insegnare(nelle accademie) ai figli(giovani)a fare politica,bisogna dare l’esempio, non andare nelle giunte, per appogiare. amministrazione che trasformano le municipalizzate in SPA facendo aumentare le tariffe, ma entrando nelle istituzioni e fare i cane da guardia, non per i padroni(come stiamo facendo) ma per la povera gente. pensaci un pò

          • Andrea scrive:

            Caro Carlo, mi sembra di essere stato chiaro.

            I ragionamenti di Adriano1 sull’”anti-partito” sono gli stessi usati da Bertinotti per destrutturare la base e tenere saldamente il potere. Perché nel partito non si è formata una leva di quadri in grado di sostituirlo.

            Questi slogan ribellisti e spontaneisti sono stati recepiti da una buona parte della base, soprattutto dai giovani, senza rendersi conto delle loro conseguenze. In realtà è poi ovvio che dietro gli slogan libertari, Bertinotti e i suoi regnavano in modo autoritario e antidemocratico.

            Non ci serve un “anti-partito”, ma un VERO partito, che sia democratico e che lavori sistematicamente per rendere DAVVERO possibile la turnazione degli incarichi grazie alla solida preparazione dei suoi militanti.

            La proposta di Adriano1 va invece in tutt’altra direzione: un “anti-partito” che si fa “liquido”, con un alto numero di persone prestate “per breve tempo alla politica” con “incarichi transitori”. Dov’è la struttura? Dov’è l’organizzazione? Dov’è la formazione?

    • Mario Galati scrive:

      E inoltre, E inoltre, “carlo cincolo Bianchini Genova” (ma è persona diversa da “carlo circolo bianchini genova”?) dimentica che nella società capitalistica per la borghesia il partito non è lo strumento essenziale di conservazione del potere, essendo la società capitalistica disseminata di “casematte” nella cosiddetta “società civile”, ovvero nell’economia, nella cultura, nell’informazione, nella religione, ossia, nello “stato allargato”. Per il proletariato, al contrario, lo strumento del partito è essenziale per la lotta di classe, per la lotta per il potere. Su questo punto, molti hanno rivolto ai comunisti l’infondata accusa di volontarismo e di contraddizione interna alla teoria politica marxista (e leninista), perché non hanno capito granchè della concezione marxista della sfera economica e del rapporto tra struttura e sovrastruttura.
      E’ chiaro che teorizzare l’evanescenza del partito equivale a rinunciare alla lotta per il potere. Ma su questo Adriano1 è bertinottianamente coerente. Anche lui fa propria la teoria metafisica e rinunciataria della “critica del potere”, così in voga nel novero delle “innovazioni epocali” di quei novelli Lenin del XXI secolo che rispondono ai nomi di Bertinotti, Vendola, teoriche post femministe della differenza di genere, ecc.
      In un congresso di federazione mi è capitato di ascoltare discorsi tutti incentrati sulla necessità delle redistribuzione del reddito, quasi che fosse l’essenza del socialismo. Al che risposi che l’essenza del socialismo consiste non nella redistribuzione del reddito, ma nella redistribuzione del potere.
      Andrea, tu fai discorsi sensati e solidi, ma il tuo dire si mescola al vociare confuso che copre tutto nella babele che è stata creata nel partito (ormai irrecuperabile).
      Lo ripeto, per questo io ne sono uscito.
      Mario Galati

      • carlo circolo Bianchini Genova scrive:

        PER MARIO GALATI
        Caro Mario , è senpre lo stesso Carlo del circolo Bianchini che parla,
        sentendoti parlare(leggendoti) capisco perchè perdiamo,perdiamo perchè non parliamo la lingua italiana, il politichese infatti è una lingua per iniziati che il polpolo con conosce, hai parlato di “casematte” e di un sacco di paroloni per dire che come ci insegnava Althusser, nel famosissimo libretto “L’IDEOLOGIA” ogni socetà si organizza per riprodurre le condizione di rapporti esistenti, e le chiama apparati ideologici di stato, chiesa, scuola, famiglia etc.ma crea anche l’apparato repressivo, dove non ottiene risultati con l’apparato ideologico,poi però strizzi l’occhio ad Adriano 1 (dopo che vi siete presi per il collo in altri post) e gli suggerisci che lui è bravo ma deve stare attento a non “insegnare la matematica al volgo” che è meglio che rimane “l’alchimia” in mano a pochi maestri navigati.
        Tutto questo è leggittimo ma non vedo cosa centri, col fatto che io condivido il post di Adriano1, e come lui penso che in un momento. in cui non rifondazione è in crisi ma i comunisti in genere sono in crisi,sicuramente per il fatto che le macerie provocate dalla caduta del muro hanno avuto il loro effetto, ma anche per la ottusa miopia di questa classe dirigente che pensava e pensa di vivere in eterno sotto l’onda lunga del vento del est.
        quello che ho gia scritto per Andrea vale anche per te,interrogarsi perchè i bolscevichi fecero una grande rivoluzione, senza conoscere il “DUCE”(segretario) che conobbero solo dopo il 1922, ma che per dare i suoi frutti avvelenati ci ha impiegato ancora 10 anni se è vero che le purghe in grande scala sono cominciate solo dopo gli anni trenta, interrogarsi perchè un partito che aspira a costruire un mondo di uomini uguali, per farlo ha bisogno, non di un partito che pratica da subito quello che predica, ma ha bisogno di una “guida luminosa” che lo conduca,non una sola riflessione sul fatto, che questi tiranni hanno contribuito moltissimo alla caduta del socialismo dove era gia stato realizzato, ma anche mortificato la cultura in senso lato del comunismo,non una parola sul fatto che questi “Papi” a vita si sono circondati da YESMAN, e morti loro con loro sono morte anche le speranze di chi credeva in un mondo migliore,non ti interroghi perchè morto Stalin è incominciata l’agonia del URRS. morto MAO, morto, TITO, MILOSEVIC Enver HOXHA CEAUSESCO e tutta questa banda di tiranni( per non parlare di quando morirà se morirà FIDEL), è morto anche il sistema che avevano creato. la riflessione di Adriano1 (se penzo ai battelli carichi di moltitudini che venivano dall’albania) mi sembrano doverose, non lo sono invece per quelli che non vogliono rinunciare ai privilegi, per quelli che non vogliono mettersi in gioco, ma sono abituati a vivere e percepire grosse prebende, ma credo che per questi signori è finita, non c’è più trippa per gatti, non vogliamo gente che fa il filosofo di professione per il partito, abbiamo bisogno di gente uguali a noi che sta in mezzo a noi.
        detto questo , per non essere frainteso non sono contro Stalin, che anzi ammiro. perchè chiamo stalinismo(e a questo sono contrario) quella guerra per bande che è iniziata per prendere il posto di Lenin(che non è mai stato segretario) dopo la sua morte 1924, e questa guerra non è stata iniziata da Stalin ma è stato un dei tanti se addirittura non l’ha subita, ha vinto quella guerra sciagurata solo perchè, aveva non il partito in mano ma la burocrazioa, che lui stesso avveva formato,(a proposito di formazione di cui parla Andrea)dello stato sovietico, tutti i partiti dopo quella esperienza , progressisti o conservatori, da allora hanno una struttura come il partito bolscevico degenerato in capi e capetti, interrogarsi su questo è leggittimo o bisogna sempre parlare di lana caprina, per essere rivoluzionari? la parora RIFONDAZIONE implica anche questi raggionamenti o bisogna lasciare le cose come stanno. per acontentare. chi cerca poltrone?.
        affettuosi saluti

        • Mario Galati scrive:

          -”Casematte” è un termine gramsciano e non un termine alchemico e ricercato.
          Se vuoi saperlo, io sono un ammiratore di Togliatti e del suo linguaggio semplice, chiaro, ma rigoroso e colto. Dovrei chiedere scusa se non ho un minimo della sua levatura e non riesco ad essere altrettanto chiaro.
          Non ho strizzato l’occhio ad Adriano1 suggerendogli di “non insegnare la matematica al volgo”, mi sono rivolto ad Andrea dicendogli sostanzialmente che è perdita di tempo sperare nel recupero di un partito che è diventato una babele disordinata. Leggi bene, vedrai che è così.
          -Sei proprio sicuro che Stalin, Tito, Castro, siano dei tiranni e che le loro esperienze si possono spiegare solo con con il loro modo di essere e con la tanto abusata categoria della “burocrazia”?
          -I bolscevichi fecero la rivoluzione con un grande partito, fatto di operai decisi e con la testa sul collo, grandi dirigenti e grandi intellettuali (queste qualità di operaio, dirigente e intellettuale coincidevano molte volte nella stessa persona).
          -Ti comunico che io non sono un “filosofo di professione” saccente che aspira alle prebende, se alludi a me.
          Sono figlio di un bracciante calabrese dei tempi delle lotte per le terre e non dimentico la mia origine e la mia collocazione di classe. Stai tranquillo.
          Però, come ogni comunista, sono contrario all’esaltazione della base virtuosa in contrapposizione ai dirigenti incapaci e corrotti.
          Il discorso vale anche per il PRC: se i dirigenti sono quelli che sono è anche perchè la base è quella che è.

          • carlo circolo Bianchini Genova scrive:

            per Mario galati

          • carlo circolo Bianchini Genova scrive:

            PER MARIO GALATI
            Caro mario. premesso che per definizione in un blog,non si fa mai la guerra ad una persona. che spesso non conosciamo personalmente, ma solo parzialmente e relativamente a certe affermazioni,che in quel momento non ci vedono d’accordo.
            non alludevo a te per le prebende,(non cocoscendoti) e sono contento che sei figlio di un bracciante calabrese in quando condividiamo la stessa origine anche io sono calabrese, e figlio di braccianti,quindi ho tutta la simpatia, personale e umana, ma quello che cerco di capire,è perchè un idea di mondo che dovrebbe fare stare bene tutti, è avversata, o non compresa alla maggioranza delle persone, e non riesco a capire come mai non riusciamo a comunicare alcuni messaggi. che dovrebbero essere molto chiari. è chiaro che gli apparati di stato servono a questo, a dividere, ed individualizzare la società per controllarci meglio. tuttavia . alcune cose sono incontestabili. è vero o non è vero che la rivoluzione d’ottobre è stata iniziata e portata a termine, da un partito che non conosceva la figura del segretario? è vero o non è vero che questa figura nasce (a rivoluzione fatta) nel 1922 con funzioni di manovalanza(diciamo amministrativa/organizzativa) se è vero, perchè se si dice che la figura del segretario è superflua e deviante,(forse è il segno della corruzione visto quello che hanno fatto quasi tutti i segretari) questo significa automaticamente, che si è spontaneisti si è contro il partito è via dicendo?
            io ho detto e scritto che la degenerazione è stata il frutto di una situazione particolare,genarata dal bisogno di governare per la prima volta un partito ed una stato. senza la sufficente esperienza, ho anche detto che la colpa di quella guerra per bande per prendere il posto di Lenin, non l’ha iniziata Stalin, ma è stato uno dei tanti e forse anche il meno peggio,detto questo la fantasia rivoluzianara oggi non ci permette di avere un partito che non ha bisogno, (come i partiti borghesi che ci hanno copiato)di un duce? vedi io sono filo staliniano, solo se colloco quella esperienza in quel contesto storico, non adesso, in un mondo governato da mezzi di comunicazione di massa potentissimi, non possiamo permettere che un segretario, si svegli la mattina chiama un cronista e detta la linea politica, in questo senso sono tiranni,noi abbiamo bisogno di tornare al “centralismo democratico” che è l’antitesi del segretario,ed in contrapposizione(o segretario o centralismo democratico) in sostanza (questa parola che sembra orribile per certe persone)è il sale della democrazia e cosi fonzionano tutti i parlamenti del mondo democratico, sostenere che non un uomo,ma un parlamentino rappresentativo di tutte le realtà si riunisca e decide a maggioranza la linea politica, obbligando la minoranza , (una volta che ho potuto esporre il proprio pensiero perdendo) di obbedire alla maggioranza è la più alta forma di democrazia conosciuta fono ad adesso.
            quindi chiedere di mantenere il patto costitutivo di un partito che nasce per rifondare il proprio pensiero e le proprie forme organizzative, perchè spaventa e fa gridare allo scandalo? questo io(forse sbagliando) ho colto nel post di Adriano1.
            saluti affetuosi

          • Mario Galati scrive:

            -Non scoraggiarti molto per l’avversione all’idea socialista. Nel mondo ci sono esperienze e situazioni che ci dicono il contrario, dall’America Latina, all’Asia e altrove. Anche in Europa, pur di fronte all’offensiva capitalistica, ci sono esperienze positive di resistenza (per il momento. Ma è la premessa necessaria per la controffessiva). La situazione dell’Italia è diversa: l’offensiva reazionaria è più potente e non ha trovato una risposta adeguata.
            -La fine dell’Unione Sovietica non si spiega soltanto con gli “errori” soggettivi del partito e dei dirigenti, con la “burocratizzazione”, ecc.
            Il discorso sarebbe lunghissimo ed è essenziale discutere e indagare per capire.
            Accenno, però, qualche spunto:
            i rapporti di forza internazionali;
            la corsa agli armamenti voluta dal blocco capitalista (nel sistema capitalistico guerra e industria degli armamenti sono fattori di “crescita economica”, anche perchè il sistema saccheggia le risorse dei popoli del terzo mondo, mentre nel sistema socialista la corsa agli armamenti ha obbligato l’URSS, che non rubava le risorse agli altri popoli (altro che imperialismo!), ha dovuto distogliere risorse ed energie dalla produzione di altri beni (a volte anche per responsabilità loro, però);
            il problema dei bisogni indotti (in un contesto internazionale disomogeneo, il capitalismo ha allettato le popolazioni dell’est europeo, illudendoli con l’abbondanza di merci e con l’idea di abbondanza e di ricchezza facile, alla portata di tutti).
            I processi, interni ed esterni, che hanno portato alla dissoluzione dell’URSS sono complessi e il PRC (a differenza del KKE greco) avrebbe fatto meglio a non liquidare tutto senza un vero approfondimento, assumendo le corbellerie bertinottiane dell’uscita (della fuga?) dal ‘900, buttando a mare storia, identità ed eredità dei lavoratori.
            -Tu ti chiedi perché l’idea socialista che è così giusta e razionale non viene accolta dalla maggioranza delle persone che ne hanno interesse?
            Perché un’idea non si viene accolta soltanto perché razionalmente giusta in sé stessa. I processi sociali sono fatti di interessi diversi e contrapposti, di rapporti di forza ed egemonici.
            In questo momento in occidente l’egemonia borghese è forte.
            Non solo la caduta dell’URSS e del muro di Berlino hanno favorito la rivincita borghese, ma soprattutto la riorganizzazione produttiva degli anni ’70 (decentramento produttivo), con tutte le conseguenze sul piano della coscienza e dell’organizzazione di classe, e la ripresa produttiva con la forte ristrutturazione tecnologica.
            Tuttora, nonostante la forte crisi economica, il sistema è solido e ricco e, sostanzialmente, nonostante le sue forti contraddizioni, soddisfa le esigenze vitali di gran parte della popolazione.
            La classe operaia (che ha usufruito dei superprofitti derivanti dallo sfruttamento del terzo mondo, giacchè questo è stata la socialdemocrazia keinesiana) pensa di poter mantenere la condizione precedente o, comunque, di salvare il salvabile (non si capisce che tutto ciò è finito. Il compromesso socialdemocratico keinesiano non trova più spazio. C’è la Cina, ci sono gli altri popoli che non ci permetteranno più di monopolizzare le risorse e di vivere al di sopra dei nostri mezzi reali).
            Non pensa, come dice Samir Amin, di “uscire dal capitalismo in crisi”, pensa soltanto di uscire dalla crisi nell’ambito del sistema capitalistico.
            Questo fanno gli operai nelle loro lotte, purtroppo isolate e frammentarie, quando salgono sulle gru . Tutto ciò avviene anche per la mancanza di un supporto politico di classe, di un’organizzazione di classe che sia loro vicina, interna, e che, oltre al giusto supporto per la difesa del lavoro e del reddito, indichi una prospettiva indipendente ed autonoma.
            Evidentemente, il capitalismo non ha ancora esaurito la sua funzione storica.
            Ma noi sappiamo che l’esaurirà, non sappiamo quando, e dobbiamo lavorare per assecondare questa tendenza storica reale (altro che utopia!).
            Mario Galati

      • Adriano1 scrive:

        Carissimo Galati ,
        forse bisogna discutere un po’ della natura del potere e del rapporto tra spontaneità e direzione politica.
        Ritengo che lo “spontaneismo” e la critica del potere di Bertinotti fossero molto di maniera, l’unico spontaneismo accettato era quello dell’adorazione del capo…e la critica del potere sembrava nascere già asfittica, sembrava già rinunciare in partenza a poter cambiare le cose.
        Si diceva “un altro mondo è possibile” e si diventava ministri di Padoa Schioppa…
        Quindi è essenzialmente una commedia quella a cui abbiamo assistito , una commedia tragica per i ceti popolari , ma essenzialmente una farsa.

        Non ho mai parlato di spontaneismo come vuole intenderlo anche Andrea , se non per il fatto, ovvio, che una rivoluzione non può certo verificarsi senza la “spontanea adesione” ad un progetto , ma so benissimo anch’io che causare questa “spontanea adesione” è duro lavoro e che un partito ci vuole.
        Quello che vorrei si sradicasse dalla mente dei compagni è l’idea che possa esistere una classe dirigente depositaria della “verità” una volta per sempre, una “verità” da diffondere , diligentemente.
        Sì , trovo la figura del segretario una cosa antiquata , potrebbe essere benissimo essere sostituita da un direttivo nazionale in cui a turno i componenti assumessero il ruolo di portavoce.
        Detesto i leader e in questo stimo Ferrero che è certamente il leader meno leader sullo scenario politico…

        Secondo me alla base di un cambiamento deve esserci da parte di tutti una profonda umiltà e un continuo scambio tra l’interno e l’esterno del partito , ci vuole un partito in cui il dubbio sia sempre ben accetto , ma non il dubbio che paralizza , che rende tutto sfuocato , ma il dubbio della ricerca che però considera sempre come certi gli obiettivi di fondo , quelli sì indiscutibili.

        No , non credo ad un partito “evanescente” , credo ad un partito forte ma è la natura di questa forza che io contesto, la forza di un partito non si misura sulla disciplina militare che vi si trova , nell’adesione da “politburo” alla linea vincente, ma nella capacità di far convergere i milioni di sofferenze degli individui isolati in un progetto condiviso e farlo senza dover strozzare dibattiti e differenze culturali.

        alla prox.
        e un caro saluto anche al circolo bianchini….
        ;-)

        • Mario Galati scrive:

          -Ma io ho forse parlato di un partito in cui si aderisce meccanicamente alla “linea vincente del politburo”, in cui c’è una classe dirigente “depositaria della verità” e nel quale si strozzano “dibattiti e differenze culturali”?
          Se appena si parla di parla di partito scatta il riflesso condizionato che porta ad immaginarlo così non è colpa mia e vorrà dire qualche cosa (forse c’è un pregiudizio dietro. Ma questo modello pregiudiziale non coincide con tutta l’esperienza storica vissuta).
          -Che la “critica del potere” di bertinotti fosse di maniera e insincera, visto il suo attaccamento al potere e la sua autoritaria gestione del partito, importa poco. Ciò che conta, per me, è l’infondatezza teorica e la valenza ideologica di quella “critica”. Unita al feticcio della non-violenza è stata accolta e diffusa nel partito. E continua a provocare i suoi danni.
          Mario Galati

    • tiziano bordoni scrive:

      la domanda è sicuramente interessante e stimolante.
      Forse la prima ricognizione da fare sarebbe proprio sulla composizione sociale del ns. partito.

  3. Militonto scrive:

    Riflessioni del militonto sulla Federazione della Sinistra

    Come iscritto a Rifondazione Comunista non mi tessererò alla nascente (a tavolino) Federazione della Sinistra. Se la Politica fosse così semplice da essere risolta con queste amenità, tutti saremmo capaci di praticarla ai più alti livelli: basterebbe avere un nome in tasca, un po’ di quattrini per depositarlo dal notaio insieme con l’inventario dei beni da tutelare (una volta si diceva: “compagni sempre, fessi mai”) ed il pranzo sarebbe servito. Il fatto che a livello centrale l’unica soluzione periodicamente prospettata al militonto sia l’adesione ad un nuovo Vangelo messianico-marxista (le tante scissioni e controscissioni: PCL, PdAC, SC, SP) o all’ennesima scatola cinese (prima l’Unione, poi l’Arcobaleno, poi la Lista Unitaria, ora la Federazione) rende bene la misura della pochezza strategica di coloro ai quali è demandato il compito della direzione nazionale di questo o quel Partito. Che poi nodi cruciali vengano sciolti – ormai per prassi consolidata – da un piccolo pugno suicida di “dirigenti di se stessi” e se ne chieda, solo successivamente e sfacciatamente, la ratifica agli organi parlamentari interni, dovrebbe far riflettere le/i tante/i compagne/i che approvano quel metodo e quelle scelte ma che, quotidianamente, si divertono a sparare fucilate sulla presunta “illegalità” del ricorso ai decreti-legge del Presidente-Sultanoperaio. Tante perplessità, dunque. Come quella del compagno Gianluigi Pegolo il quale, non molto tempo fa in Direzione Nazionale, si interrogava sul perché si sia passati dalla dicitura “Federazione della sinistra d’alternativa” a “Federazione della sinistra”: “far passare questa scelta come una casualità o presentarla come dettata da esigenza di sinteticità mi pare davvero poco credibile. La scelta ha un senso preciso, annacqua l’identità per consentire altri ingressi”.
    Questione sollevata legittimamente, giustamente e, certamente, non marginale, in quanto sotto le parole (scritte o non scritte) si cela un semantica che le sussume e che si chiama, molto semplicemente, “orizzonte politico”: in altri termini, “dove vogliamo andare e come ci vogliamo arrivare?” Rifondazione, tanto per fare un esempio, è sempre stata “Comunista” ma tutte/i quelle/i che ora non la votano più se la ricordano come fedele alleata di governi borghesi.

    Vorrei concludere con un ritorno alle domande che mi ponevo qualche mese fa. Nello scorso Luglio, pur tra mille timori e tra mille obiezioni dei compagni a me più vicini, avevo personalmente dato fiducia alla scelta di “pensare” (anche) in termini di Federazione: “NESSUN Partito sedicente comunista e NESSUN collettivo anticapitalista dispone della massa critica sufficiente ad opporsi all’egemonia economico-polico-culturale della borghesia. Come se ne esce?
    E’ scontato che, almeno in questa fase, è compito dei comunisti partecipare, alla pari di tutti gli altri movimenti anticapitalisti, alla costruzione di un fronte unico che si basi sul coordinamento delle lotte e del conflitto. Ciò può accadere soltanto se non ci si isola nell’autoreferenzialità idiota e se comunisti, ambientalisti, femministi, e compagnia bella, collaborano fra loro”.
    Parlavo dunque della Federazione come fronte che sta dentro un coordinamento delle lotte e del conflitto, non certo di tessere, di Statuti e Regolamenti. Allo stesso modo palesavo un pericolo: “alcuni osservatori credono davvero che la Federazione della Sinistra d’Alternativa sia da considerarsi semplicemente alla stregua dell’ennesimo pastrocchio di vertice, ad uso e consumo di quei ceti comunisti che oggi intendono allentare la morsa in attesa che la “nottata” passi e si riabbraccino i liberal-democratici”, che ritenevo evitabile qualora “tutte le forze comuniste organizzate più sane – nel senso di non colluse con il collaborazionismo interclassista – oltre che a ricompattarsi fra loro per mezzo del primo dei due piani di cui sopra [l'Unità dei Comunisti dentro un processo, ndr] – si buttino nella mischia della Federazione della Sinistra d’Alternativa. E questo al fine di provare a causare quella positiva torsione a sinistra che vieterebbe di guardare a Bersani o Franceschini come “naturale approdo” ed imporrebbe a tutte/i (comuniste/i ed anticapitaliste/i) di orientarsi verso un conflitto politico permanente: l’unica opzione che riconosciamo come valida”.

  4. Dona scrive:

    prendo atto delle mini autocritiche del post-Chianciano fatte da Grassi e non solo da Lui, ora lo invito ad affrettarsi nel cercare da subito l’unità con tutta la gente di sinistra, tralasciando vecchi slogan e antichi pregiudizi, tutti insieme democraticamente per ricostruire una sinistra unica del terzo millennio, diversamente, non faremo più l’interesse di nessuno, non c’è più tempo da perdere, uniamoci con Vendola e con chi ci sta, senza più bandierine di riferimento, solo così saremo tutt’uno e sapremo se ci siamo ancora.

  5. Laura scrive:

    Processo unitario, cura dell’organizzazione e lotta sociale: la linea politica delle/i Giovani Comuniste/i

    Relazione introduttiva al coordinamento nazionale Giovani Comunisti – 18 aprile 2010

    Mi concederete il tempo di una relazione introduttiva articolata, data la mole di lavoro che abbiamo davanti a noi, il novero di temi che dobbiamo dibattere e dato il fatto che questo è il primo coordinamento nazionale che svolgiamo a distanza di due mesi dalla conclusione della nostra quarta conferenza nazionale. Prima di arrivare a noi, ai Giovani comunisti, alla proposta politica e alle proposte operative, lasciatemi dare una valutazione sul voto amministrativo.

    La destra ha dilagato. E in particolare ha vinto l’asse costituito da Berlusconi e Bossi, e cioè il coacervo di forze più pericoloso sul piano democratico e più insofferente nei confronti dell’impianto costituzionale e dei suoi valori guida. Ha vinto con una netta affermazione sul piano elettorale quando in molti – noi tra questi – ipotizzavano scenari del tutto differenti, pronti a scommettere persino sulla rottura della maggioranza e sulla fine anticipata della legislatura. Nello specifico, la destra e la Lega Nord sfondano anche nelle regioni dell’Italia centro-settentrionale, tradizionalmente impermeabili: è questo il segno della corrosione lenta e inesorabile di un’intera fase storica, fondata sull’egemonia dei valori con i quali era stata combattuta e vinta la guerra di Liberazione dal nazifascismo, ormai sempre più alle nostre spalle.
    Oggi siamo in piena «emergenza democratica». E la cifra di questa emergenza è quello che sta accadendo a Emergency, la più grande organizzazione non governativa italiana, che viene additata a mezza voce dallo stesso governo italiano di avere rapporti con le milizie del (cosiddetto) terrorismo internazionale, mentre tre suoi operatori sono ostaggio delle carceri del governo afgano di Karzai.

    Ma questa caduta di senso dell’alfabeto democratico va di pari passo con una emergenza sociale di dimensioni inedite. Lo dimostra l’attacco scriteriato e concentrico (governo e padroni) ad alcuni dei maggiori baluardi del compromesso sociale della seconda metà del Novecento italiano, come il contratto collettivo nazionale di lavoro, che fino a pochi anni fa erano considerati semplicemente intoccabili. Tutto questo nel pieno di una crisi economica drammatica che è entrata nella seconda fase: i cassintegrati diventano disoccupati, gli ammortizzatori sociali non sono più sufficienti per attutire i colpi delle crisi aziendali e si pone, in maniera sempre più immediata, il tema di una ridiscussione complessiva degli assetti, della proprietà e delle prospettive strategiche dell’apparato produttivo italiano. Il governo, ovviamente, non fa nulla, rimuove il dramma, non ascolta le decine di migliaia di lavoratori che ogni mese, in una liturgia laica della disperazione, ingrossano le file degli sportelli di lavoro interinale.

    L’opposizione parlamentare, in particolare quella del Pd, è alle corde: perde il governo di regioni del calibro del Piemonte, del Lazio, della Campania e della Calabria mentre prosegue – in alcune realtà con proporzioni ragguardevoli – la crescita di consensi di movimenti di protesta dai forti tratti antipolitici e populistici come le liste Grillo. Si conferma poi il dato di Sinistra Ecologia Libertà, in larga parte determinato dal successo di Nichi Vendola in Puglia, e la Federazione della Sinistra si attesta sul 2,7% complessivo.
    È un risultato negativo che non ammette, purtroppo, letture auto-consolatorie. Tuttavia è un risultato disomogeneo, perché andiamo male in alcune regioni, come Lombardia e Campania, e meglio nelle Marche, dove siamo in coalizione con SEL, e in regioni come Liguria, Toscana, Umbria o Calabria, dove ci presentiamo in coalizione con il centrosinistra.
    Questo dato a mio avviso non ci dice automaticamente che allora bisogna fare gli accordi ovunque (sarebbe una semplificazione e una banalizzazione che non ci possiamo permettere, anche perché sposterebbe a destra la linea politica del partito), ma ci dice che il nostro elettorato ci premia ancora dove percepisce una nostra utilità e dove percepisce che noi lavoriamo per costruire una massa critica e per uscire dall’isolamento.

    Questo è il senso dell’offensiva unitaria a 360° che il partito ha messo in campo – a mio avviso con grande intelligenza – con l’ultimo comitato politico nazionale.
    Offensiva nei confronti delle forze di centro-sinistra, per valorizzare il percorso avviato nei mesi scorsi, con l’obiettivo di costruire una grande coalizione democratica capace di tornare a battere le destre alle prossime elezioni politiche. Nessun accordo programmatico, nessun nuovo centrosinistra ma un’intesa per difendere la Costituzione, approvare una legge sul conflitto d’interessi e modificare la legge elettorale in senso proporzionale per rompere la gabbia del bipolarismo che, sul piano istituzionale, è una delle fonti della nostra sconfitta.
    Ma l’offensiva unitaria è rivolta anche a tutte le forze a sinistra del Partito democratico, e in primo luogo a Sinistra Ecologia Libertà, perché si dia vita con coraggio e tempestività ad un polo autonomo dal Pd in grado di tornare a contare e a pesare per i lavoratori e le classi subalterne. A partire dal riconoscimento della diversità dei progetti politici a cui noi e SeL lavoriamo (persino delle identità e delle culture politiche di appartenenza), ma consapevoli della comune necessità di non disperdere ulteriormente i consensi e di dare al conflitto sociale una sponda politica credibile.
    Per essere in grado di fare questo serve un partito forte, che ascolti i propri iscritti (sarebbe un bene che tornasse a farlo anche tra un congresso e un altro) e ancor di più sappia ascoltare la società, dalla quale spesso veniamo percepiti come corpo estraneo, incapaci di intercettarne i bisogni e interpretarne i linguaggi.
    Ma abbiamo bisogno anche di proseguire nel progetto della Federazione della Sinistra. Il mio parere è questo: noi non possiamo rimanere in mezzo al guado, ricacciando i soggetti che hanno dato vita al processo federativo nella solitudine dei propri recinti, sempre più marginali e sempre più autoreferenziali. Dobbiamo scegliere e assumerci collettivamente le nostre responsabilità. Anche noi, come Giovani Comunisti, dobbiamo lavorare pancia a terra per superare i motivi di divisione che ancora oggi in diverse realtà impediscono alla Federazione di decollare. Allora io dico questo: lavoriamo per costruire immediatamente, ovunque, le assemblee e i coordinamenti provinciali e regionali della Federazione della Sinistra e convochiamo subito dopo l’estate un congresso costitutivo che chiuda questa lunga fase di transizione e che dia finalmente al nostro popolo un messaggio di unità.
    Però attenzione: tutto questo ragionamento, se si ferma a questo livello (discussione sulle alleanze, sulla collocazione istituzionale, sugli assetti, sui contenitori, sulle formule, le alchimie), è totalmente inefficace e totalmente inutile. Serve che questa sia solo la superficie di un ragionamento profondo che prenda di petto e affronti quelle che a mio parare sono le cause fondamentali della nostra sconfitta: l’assenza di un’analisi di classe articolata della società italiana; l’assenza di un programma semplice e percepibile immediatamente da tutti, in particolar modo dai lavoratori; l’assenza di un ancoraggio ideale, di un immaginario, l’idea di un orizzonte al quale guardare per uscire dalle secche delle nostre difficoltà.
    Per questo è urgente discutere seriamente, qui ed ora, del carattere regressivo e rivoluzionario (non contingente) dello sfondamento delle destre nelle classi popolari (l’idea che suggerisco è che il meccanismo dell’alternanza sia saltato proprio nella modificazione profonda e difficilmente reversibile del senso comune delle classi subalterne); è preliminare discutere sui modi con cui reinsediare il partito nella società (costruiamo centri sociali, case dei diritti sociali, facciamo in modo che i circoli non siano più quello che spesso sono oggi: luoghi di discussione e di commento, spesso polemico, sulla linea politica nazionale) e nelle organizzazioni di massa (la Cgil, l’Anpi, l’Arci, la rete dell’associazionismo diffuso e democratico).
    In secondo luogo discutiamo del programma: definiamo chiaramente cosa vogliamo, per che cosa ci battiamo, quale programma abbiamo, che cosa ci distingue dagli altri partiti sul terreno concreto della proposta politica (salario sociale di 1000 euro al mese, stop ai licenziamenti, abrogazione della legge 30, acqua pubblica, no alla riforma Gelmini), anche attraverso i referendum.
    E poi serve un immaginario, e in questo dobbiamo recuperare i chilometri perduti in questi anni (nel partito dal congresso di Venezia in poi e nel Paese reale dal governo Prodi, eventi dai quali – io li lego, Venezia e il governo Prodi – abbiamo iniziato a perdere “capacità di raccontare” il nostro orizzonte di alternativa e le nostre prospettive).

    Arrivo finalmente ai Giovani Comunisti. Io la dico così: non dobbiamo nasconderci i problemi interni. La Conferenza nazionale è stata il luogo di una discussione profonda e articolata che ha finalmente risvegliato, ridato passione al corpo dell’organizzazione, ma al contempo ha messo in evidenza i limiti assolutamente intollerabili dell’irrigidimento correntizio (badate: non dico intollerabili perché voglia burocraticamente mettere la mordacchia alla discussione ma perché in una fase di profonda difficoltà come questa non possiamo più permetterci divisioni fratricide). Devo anche ammettere, per totale onestà, che questo irrigidimento correntizio si è prodotto (e questo è un dato paradossale a ben guardare) più per i demeriti del primo documento che per quelli del secondo. Arrivo a dire, con molta amarezza ma penso anche con oggettività, che abbiamo dato prova di una scarsa autonomia dal partito, sebbene noi la si sia sbandierata ai quattro venti come segno della nostra diversità. Questi due limiti (il correntismo esasperato e la scarsa autonomia dal partito) sono limiti ed errori che dobbiamo impegnarci tutti insieme a superare al più presto.
    Qual è la strada che va percorsa? Io, a costo di essere ripetitivo (ma guardate che le parole d’ordine sono importanti perché, come diceva Engels, sono “bandiere piantate nella testa della gente”, e in primo luogo dei nostri compagni) dico tre cose: unità, radicamento, conflitto.
    Unità, innanzitutto interna: serve il massimo della solidarietà al nostro interno, facciamo al centro nei gruppi dirigenti quello che avviene già tra i compagni nei territori, dimostriamoci all’altezza dei nostri compagni. Parlo di un’unità che non nasconda le differenze ma che ci consenta di presentarsi all’esterno compatti, con un’unica voce, un unico gruppo dirigente.
    Unità anche all’esterno: da questo punto di vista (il processo unitario: tema che interessa molto i nostri compagni e appassiona molto anche il dibattito che ruota intorno alla nostra organizzazione) io voglio essere lapidario: abbiamo un preciso mandato congressuale che abbiamo il dovere di rispettare. Nelle prossime settimane proseguiremo gli incontri con le realtà che riteniamo si possano coinvolgere nel progetto e io penso che al prossimo coordinamento nazionale saremo in grado di presentare una proposta precisa con tempi, modi e contenuti precisi.
    Radicamento: dobbiamo curare al meglio la nostra organizzazione. Avanzo alcune proposte molto concrete sulle quali però vi chiedo di esprimervi puntualmente:
    1) dobbiamo costruire una mappatura precisa di tutti i coordinamenti provinciali eletti, mettendo in piedi una mailing list dei coordinatori provinciali, così da avviare di volta in volta la discussione e il dibattito tra noi anche tra un coordinamento nazionale e l’altro, coinvolgendo il gruppo dirigente diffuso dell’organizzazione. È finita l’epoca in cui esisteva un gruppo ristretto di illuminati che decideva sempre per conto e per nome di migliaia di compagni;
    2) dobbiamo avviare una seria campagna per il tesseramento, con manifesti, video, diffusione via internet (facebook, sito): su questo è mia intenzione sollecitare il lavoro del gruppo di compagni grafici dei quali abbiamo raccolto la disponibilità nelle settimane scorse. Inutile dire che il nostro obiettivo deve essere quello di superare alla grande il 100% degli iscritti 2009;
    3) dobbiamo fare funzionare al meglio i mezzi di comunicazione che abbiamo. Il giudizio che do del nuovo sito internet è un giudizio molto positivo. Dobbiamo poi fare partire al più presto un palinsesto nazionale della radio nazionale (Red Generation Radio) dei Giovani Comunisti;
    4) dobbiamo lavorare da subito per il campeggio, decidendo insieme dove farlo, con chi e con quali risorse economiche. Dal mio punto di vista l’esperienza dell’anno scorso di Alternativa Rebelde va senza dubbio replicata;
    5) dobbiamo poi lavorare per mettere in campo una Festa nazionale dei Giovani Comunisti, da fare alla fine dell’estate in una città del Nord, come strumento di aggregazione ma anche di autofinanziamento;
    6) dobbiamo prendere di petto il tema della gravissima mancanza di liquidi del nostro partito. Lo avete visto già con questo coordinamento, la condizione economica del partito non è più quella di un tempo: quindi bisogna pensare seriamente e celermente a forme di finanziamento e di autofinanziamento alternativo (come, per esempio, la produzione da parte del nazionale di materiali di propaganda e gadgets da vendere all’esterno);
    7) e ancora: la gestione collegiale delle responsabilità, coinvolgendo i compagni del coordinamento nazionale nel lavoro esecutivo dei Gc (traduco questo obiettivo in deleghe assegnate al di fuori dell’esecutivo e nella costituzione di gruppi di lavoro ad hoc).
    Infine vi è il nodo del conflitto. Su questo vi sollecito nei vostri interventi ad enucleare al meglio i campi di intervento. Io ritengo che le priorità siano quattro: il lavoro, la formazione, l’antirazzismo-antifascismo e il tema dei diritti civili. Propongo su ciascuna di queste priorità di lanciare una campagna nazionale che ci caratterizzi.
    In particolare, una campagna sul salario sociale, la precarietà, l’abrogazione della legge 30, il blocco dei licenziamenti; una sul diritto allo studio e la critica radicale della riforma Gelmini (e in particolare mobilitando le nostre strutture contro il ddl 1905 sulla organizzazione dell’Università, che aumenta il ruolo dei Rettori ed esautora completamente gli studenti da qualunque potere di contrattazione e controllo); una terza sull’antifascismo militante e sulla solidarietà con i migranti, contro la xenofobia e il razzismo dilaganti; una quarta sui Pride e i diritti civili. Propongo che su questi temi venga dato mandato ai due portavoce di individuare una proposta da condividere e quindi rendere operativa coinvolgendo il coordinamento nazionale.
    In particolare, propongo che prima dell’estate si faccia a Roma un attivo degli studenti medi per elaborare con largo anticipo la nostra piattaforma di rivendicazioni e un attivo degli studenti universitari allo stesso scopo.
    Infine, e in maniera disorganica, segnalo alcuni temi e alcuni appuntamenti.
    L’antifascismo. Nella primavera del 2011 si terrà il congresso dell’Anpi e noi non possiamo più disinteressarcene. Come già in altre occasione, invito quindi i compagni e le compagne a tesserarsi e a sentire l’Anpi sempre più come la nostra casa e la casa di tutti gli antifascisti italiani. Il 7 maggio è stata convocata, da parte dei fascisti del Blocco Studentesco, una manifestazione che sin da subito abbiamo detto di voler contrastare. Ora stiamo lavorando per capire se ci sono le forze per impedirne lo svolgimento oppure se saremo costretti ad una contromanifestazione. In questa seconda ipotesi maggiore è il numero delle forze e dei soggetti che aderiscono, maggiore è la possibilità che si dia al Blocco una lezione che scongiuri da parte loro l’idea di poter replicare iniziative del genere a Roma e in tutta Italia.
    La politica universitaria. In questi ultimi giorni molto si è dibattuto sul CNSU. Vorrei essere molto chiaro su questo punto, per evitare equivoci e fraintendimenti. Nelle settimane scorse abbiamo, personalmente e di comune accordo con Anna Belligero, convocato una riunione dei nostri compagni più attivi nelle Università (una riunione non del coordinamento nazionale, che sarebbe stato impossibile convocare in piena campagna elettorale e ancor più riconvocare una seconda volta, come sarebbe poi stato d’obbligo, dopo le elezioni) che ha tracciato una linea. Ho quindi facilitato e avallato la collocazione all’interno delle liste Udu-liste democratiche-liste di sinistra di alcuni compagni iscritti al Prc o vicini alla Federazione della Sinistra che erano espressione di realtà locali convintamente interessate al progetto della lista. Non si tratta di alcuna internità organica dei Gc all’Udu. Come abbiamo deciso a Pomezia, la nostra linea non è quella di scegliere di collocare i Giovani Comunisti dentro una struttura sindacale (qualunque essa sia) ma di valorizzare le autonomie territoriali nell’ambito di un unico programma politico e di un’unica piattaforma universitaria. Il CNSU è un organismo che così com’è non è per nulla funzionante né funzionale alle lotte degli studenti. Noi quindi non investiamo strategicamente nelle elezioni, non presentiamo una nostra lista comunista. Tuttavia, valutata la presenza di liste di destra anche fascista (lo stesso capo del Blocco Studentesco è candidato al Centro in una lista di centrodestra) noi auspichiamo che prevalga l’unica lista di sinistra presente, che ha tra l’altro un buon programma, e all’interno della lista dei compagni vicini a noi. Questo organizzativamente si traduce nella costituzione di comitati elettorali locali, gestiti dai compagni candidati, ai quali penso che la nostra organizzazione a livello territoriale, in tutta autonomia, possa decidere se dare o meno un contributo. Senza alcun “ordine di scuderia”, come abbiamo deciso anche a Pomezia.
    Concludo sui rapporti internazionali. Ho lavorato personalmente in questi due mesi per favorire il recupero di una rete di relazioni con le giovanili più significative e radicate della sinistra comunista e d’alternativa europea, recandomi in Germania al congresso dei giovani della Linke, seguendo i lavori del Synaspismos, dei giovani del Pc francese e dei comunisti spagnoli, e a maggio andrò in Grecia dal Kne. L’interesse internazionale nei nostri confronti è altissimo. Il nostro obiettivo, io credo, è quello di dare vita ad una vera e propria rete di relazioni internazionali che producano una serie di iniziative politiche unitarie (campagna per il ritiro dei militari dall’Afghanistan e salario europeo). Dopo anni di isolamento e di disinteresse, il nostro ruolo internazionale non è indifferente e può contribuire a definire ancora meglio il profilo anche nazionale dei Giovani Comunisti che stiamo ricostruendo.

    Simone Oggionni

  6. Marco scrive:

    Lavorare per la sinistra oltre la siepe!!
    di Katia Bellillo

    Perugia 16 aprile 2010
    Ai Compagni Nichi Vendola
    Fabio Mussi

    Cari compagni

    Ho rinviato questo momento per la preoccupazione di creare disturbo in una fase già tanto travagliata e difficile per la sinistra. Ma ora è tempo di chiarezza e dunque, nel ringraziarvi per la fiducia che mi avete accordato, rassegno le dimissioni da Sinistra Ecologia e Libertà e dal suo Comitato Scientifico.
    Spero di continuare a lavorare con tutti voi, ma non me la sento di militare in modo organico dentro Sel perché la giudico troppo limitata rispetto ai miei obiettivi di partenza.
    La mia vicenda politica è tutta dentro ai travagli, alle speranze, ma anche agli errori e alle cocenti sconfitte della sinistra italiana e in particolare dei comunisti che si erano formati all’interno del PCI.
    Contraria alla “contaminazione” sul piano culturale e al “ compromesso storico” sul piano politico, ho scelto Rifondazione Comunista prima e il PdCI successivamente. Dopo quelli che ho giudicato errori strategici di questi partiti, nel 2008 compresi che eravamo stati sconfitti ideologicamente e politicamente e che era giunto il momento di ritrovare le ragioni per ridare a questo paese una nuova sinistra sul piano delle idee e della prassi politica.
    Per il momento però la speranza di una casa comune è fallita. Dopo tanti anni di lotte fratricide sono stanca di divisioni e lacerazioni che hanno comportato anche la fine di amicizie profonde con compagni e compagne con i quali ho condiviso tanta parte della mia vita e che oggi, in questa condizione nomade, sto ritrovando e non voglio riperdere. Perciò, in questa fase, voglio rimanere una nomade per vivere la politica, nell’ambito della sinistra, senza appartenenze di partito.
    Il mio desiderio è che si ritrovassero le ragioni dello stare insieme, la passione e l’entusiasmo di condividere un agire comune per un obiettivo che effettivamente possa cambiare la vita di molte persone, ritrovare il coraggio e la generosità per andare oltre la siepe che circonda i nostri striminziti orticelli e dunque voglio le condizioni per parlare con tutti i compagni e le compagne con la mia stessa sensibilità che si trovano in tutte le formazioni della sinistra e anche nel PD.
    Questa condizione di nomade, che mi scelgo, mi consentirà di lavorare più liberamente ed efficacemente per superare la diaspora tra le due formazioni della sinistra che, anche alla luce dei risultati elettorali e dei rischi per la democrazia, giudico, a questo punto, insensata.
    Quello che conta per me è come ridare a questo Paese una forza politica capace di riaccendere la speranza al nostro popolo! Una forza politica dove i comunisti come me ritrovino lo strumento per agire e migliorare la vita del maggior numero di persone possibili. In questo momento il conflitto che si è consumato tra Sinistra ecologia e libertà e la Federazione della sinistra mi pare uno dei principali ostacoli a questa speranza e a questa prospettiva.
    Che devo dirvi!? Credo che ci sia ancora tanta strada da fare e spero che lo scenario internazionale, che sta cambiando, sappia sostenerci nel trovare ciò che è effettivamente nobile e necessario, distinguendolo da ciò che è “altro”! Quello che è urgente comprendere è che la crisi che stiamo vivendo è la crisi mondiale di un sistema che aveva fatto credere che lo sviluppo potesse essere illimitato e che il mercato liberato dallo Stato, dal fisco, dal costo del lavoro e dai diritti sindacali e sociali, avrebbe fatto vivere un nuovo miracolo. Oggi dopo 30 anni di dominio liberista la bella promessa si è trasformata in tragedia, impieghi speculativi invece che produttivi, saccheggio dei beni pubblici e impoverimento del capitale umano e sociale, precarizzazione del lavoro.
    Serve con urgenza un’azione politica forte per rimettere in campo l’idea di una società dove le persone non siano più sole e sottomesse alla legge del danaro; un’azione politica che sappia rivendicare le regole per difendere i più deboli i quali, in assenza di regole, sono sopraffatti.
    E invece noi, piuttosto che mettere al centro dei nostri interessi le persone e la loro emancipazione, erigiamo reciproci steccati, rimaniamo fermi a polemiche del passato, qualche volta a discussioni sul sesso degli angeli, a divisioni fondate sulla identificazione, erronea, tra i valori della sinistra e le loro applicazioni pratiche.
    Non mi interessa il nome o la formula che darà passione ed anima a quest’azione politica, ma so che essa dovrà essere sostenuta da un’idea forte di società alternativa a quella liberista e dovrà partire dai luoghi del lavoro e del non lavoro. Alla privatizzazione occorre contrapporre senza ambiguità la presenza del “pubblico” nell’economia e un’ azione politica che sappia farsi comprendere e dica a Roma le stesse cose che dice in ogni altra parte del Paese e che pretenda coerenza dai suoi rappresentanti nelle istituzioni.
    Se il liberismo fonda la sua cultura sulla flessibilità, il nostro programma deve proporre un mercato che permetta alle persone di essere libere e con salari dignitosi, accettabili non solo per le famiglie ma anche per i singoli. Salario minimo garantito, pensioni adeguate ai bisogni degli anziani, maggiori sostegni ai disoccupati, lavoro stabile dovranno essere punti chiari e, per sostenerli, dovremo anche essere pronti a rompere le alleanze con chi, dichiarandosi di sinistra, attua politiche che non lo sono.
    In questo modo potremo rialzare la testa anche sul piano elettorale, riconquistando la fiducia del nostro popolo.
    Queste sono le mie idee. Con esse e, come ho detto, come “nomade della sinistra” intendo continuare a lavorare per abbattere vecchi e nuovi steccati e costruire una casa comune nella quale tutti quanti, dal maggiore dei leader all’ultimo degli iscritti, si sentano padroni e protagonisti.
    Vi saluto con affetto e cordialità e vi auguro buon lavoro

    Katia Bellillo

    • Anonimo scrive:

      Buon viaggio alla nomade Belillo e a tutti i vagabondi alla ricerca di un mercato con regole a difesa dei “deboli”.
      Speriamo che il nostro cammino non si incroci mai.

      • Anonimo scrive:

        Saltando steccati,bighellonando nelle ampie praterie tra sinistre e PD, dialogando con tutti i compagni sensibili al richiamo dei mercati “regolati” per i più “deboli”, forse la Belillo spera di incappare, suo malgrado, in un’altra poltrona.

        • carlo cincolo Bianchini Genova scrive:

          Per Anonimo
          Caro anonimo,con tutti i cessi e muri dove puoi sfogare i tuoi versi, proprio, in questo blog dovevi finire?,la lirica dei tuoi versi e pensieri merita, teatri e palcoscenici più adeguati.perchè chi si nasconde sotto il passamontagna dell0anonimato,vuole dire la sua ma non asuumenrsi la respobsabiltà,ma non si può lottare per la gloria senza metterci la faccia,.
          continua pure ma non dimenticarti di deliziare coi tuoi versi, qualcun altro

          • Mario Galati scrive:

            Se è così importante conoscere il nome dell’autore dei due commenti anonimi sopra, ti comunico che sono io l’autore.
            Mario Galati

  7. da Liberazione scrive:

    Elezioni regionali in Campania

    Le lezioni di una sconfitta di lungo corso

    Jacopo Renda*
    Le elezioni in Campania ci consegnano un’ampia vittoria del centrodestra che stacca il centrosinistra di oltre il 10% dei consensi. E’ la fine di un ciclo politico, quello del bassolinismo.
    In questo contesto non possiamo non prendere atto del risultato deludente del candidato presidente Ferrero e della stessa Federazione della Sinistra.
    La candidatura del segretario a presidente della regione è stata criticata da più parti, personalmente ritengo questa scelta un atto di coraggio politico ed un segnale importante, malgrado il modesto risultato ottenuto. Vi sono stati anche dei tentativi di descrivere l’insuccesso elettorale come frutto della nostra candidatura alternativa al centrosinistra. Forse i compagni che ci hanno proposto questa tesi dimenticano che non bastano le 3 settimane di campagna elettorale alternativa al centrosinistra per cancellare 17 anni di governo e partecipazione del Prc alle giunte della Regione, della Provincia e del Comune.
    Questi anni di corso del centrosinistra infatti ci consegnano un crollo del livello di vita della popolazione campana del quale il nostro partito viene ritenuto responsabile quanto il Pd.
    Dal 2005 ad oggi si sono persi 174mila posti di lavoro, il tasso di occupazione è calato del 5% e l’occupazione femminile è ai tassi più bassi a livello nazionale. La crisi industriale morde più che altrove e la Regione non solo non è intervenuta ma ha addirittura sostenuto un modello di sviluppo industriale che chiudeva le aziende del territorio per fare posto a centri commerciali legati ad interessi particolari presenti nella stessa giunta, spesso strumento di riciclaggio del denaro dei clan. Fino all’ultimo abbiamo sostenuto il sistema di potere di Bassolino non riuscendo nemmeno a votare contro un piano casa che peggiora lo stesso piano casa di Berlusconi, permettendo l’edificazione delle ex aree industriali dopo solo 5 anni, provvedimento che la stessa Fiom e le organizzazioni ambientaliste hanno definito “un regalo a speculatori ed affaristi”. Malgrado – secondo il rapporto ecomafie di Legambiente – la Campania guidi la classifica dell’illegalità ambientale abbiamo ceduto rispetto alla politica di incenerimento ed ancora oggi i 6 consiglieri comunali della Federazione della Sinistra sono decisivi per tenere in piedi il sindaco Iervolino. Non è un caso che in un simile contesto secondo il Sole 24 Ore Napoli sia la penultima città per livello di vita preceduta solo da Agrigento, che il Governatore campano fosse quello con il peggiore indice di gradimento mentre la Iervolino risulta penultima preceduta solo dal sindaco di Caserta Pettoruti, giunta alla quale pure partecipiamo .
    Queste sono le ragioni della rovinosa sconfitta del centrosinistra in Campania, un terremoto sotto le cui macerie è rimasto anche il Prc mentre del bassolinismo l’unico elemento rimasto in piedi sono le clientele, avendo la sua corrente eletto quasi tutti i suoi uomini in Consiglio regionale.
    Tra questi c’è anche il nostro ex assessore Corrado Gabriele che per anni ha costruito un sistema clientele basate sull’enorme peso che si può avere in una regione come la Campania la gestione delle migliaia di miliardi che ruotano attorno al business della formazione professionale.
    Corrado Gabriele fino agli ultimi giorni prima del suo passaggio come indipendente nelle liste del Pd non solo non è stato ostacolato ma ha goduto del sostegno del partito regionale e della stessa segreteria nazionale del Prc.
    Gabriele ha costruito un partito nel partito basato sull’intreccio tra politica ed affari portando con sé nel Pd oltre 17mila preferenze mentre il totale dei voti di lista della Federazione ha superato di poco i 23mila voti.
    Anche Sinistra e Libertà è parte integrante di questo sistema di potere come dimostra non solo il suo sostegno alla candidatura di De Luca ma anche il fatto che per la seconda volta consecutiva elegge due socialisti e consegna la sua testa di lista ad un imprenditore del settore dei servizi sociali, perfettamente inserito nella politica degli appalti al ribasso cresciuti all’ombra dello smantellamento dei servizi pubblici, tutto sulla pelle dei cittadini e dei lavoratori, che più volte si sono trovati ad animare vertenze perché non gli viene corrisposto per mesi il loro già misero salario.
    Alla prova dei fatti la Federazione della Sinistra è emersa in tutta la sua debolezza. Mentre la presenza dei compagni del Pdci si è segnalata quasi esclusivamente per la battaglie sulle preferenze e la fragilità organizzativa di Socialismo2000 lo ha reso quasi impercettibile nella federazione, la componente di Lavoro e Solidarietà non ha messo a disposizione della lista nemmeno un candidato. Non credo che quest’ultima scelta sia casuale ma è frutto della politica contraddittoria di questa componente nella Cgil, che per non compromettere il rapporto con il segretario regionale della Cgil Michele Gravano, impegnato in prima fila nel sostegno alla candidatura di De Luca, ha preferito non candidare nessuno dei suoi esponenti.
    Se è vero che la sconfitta elettorale brucia possiamo considerare questa campagna elettorale un investimento per il futuro. Avremmo preferito mantenere una rappresentanza in Consiglio regionale ma certamente possiamo dire che ora si apre una pagina nuova del Prc in Campania. La strada è in salita ma ora più che mai il futuro del nostro progetto politico dipende solo da noi.
    *Comitato politico nazionale

  8. Andrea scrive:

    Leggete questo articolo del Manifesto di sabato 17 aprile: dopo averla usata, Nichi Vendola dichiara “inadeguata” SEL (di cui peraltro è ancora portavoce nazionale), e lancia le “Fabbriche di Nichi” come modello per il futuro.

    http://www.ilmanifesto.it/il-manifesto/argomenti/numero/20100417/pagina/05/pezzo/276325/

    L’offensiva unitaria a sinistra serve anche a catturare il consenso dei compagni e dei cittadini che hanno creduto in SEL, e vorrebbero qualcosa di nuovo e unitario a sinistra, ma non sposerebbero una ulteriore deriva plebiscitaria del movimento.

  9. Elio scrive:

    Caro compagno Grassi,
    ecco un altro dei tuoi discorsi interpretabili… vuoi consegnarci di nuovo in mano ai Vendola,Bertinotti,Migliore,Frantoianni ? se è questo il tuo obbiettivo dillo chiaro e tondo. Ci siamo stufati di certe alchimie politiche, di trasformazioni , del continuare a parlare a vuoto. questo è il sito di ESSERE COMUNISTI , ecco perchè non poniamo al centro la questione Comunista, rilanciando l’idea di un Partito Comunista ? Le tattiche elettorali lasciamole al dopo ,alleanze con PD con chi si è mangiato il partito negli ultimi anni (Bertinotti e soci.. )non sono cose importanti in questo momento. Cerchiamo davvero di essere comunisti e di costruire un unico PARTITO COMUNISTA partiamo da questo e poi vedremo.
    Saluti Comunisti

  10. Evaristo scrive:

    Troppa confusione quando si parla di unità dei comunisti e di federazione.

    Voi dirigenti e ceto politico del PRC, che bramate solo di rientrare nel palazzo, non vi rendete conto che perderete da una parte tutto quello che pensate di recuperare dall’altra.

    Il risultato elettorale della federazione è stato assolutamente insoddisfacente e su questo non abbozzate un minimo di analisi e non cercate di capire minimamente le cause e il disagio dei militanti comunisti. Molta astensione è proprio di sinistra.

    Poi cos’è questa federazione che vuole combinare, che risposte politiche da, quali sono i suoi contenuti, persegue o no l’autonomia e l’alternatività dal PD?

    Poca politica e troppo politicismo caro Grassi. Il frontismo ormai non pga più.
    Davvero così sperate di prendere i consensi comunisti e di essere riferimento alternativo?

    • carlo circolo Bianchini Gernova scrive:

      PER EVARISTO.
      Evaristo”scusa se insisto” perdona la battuta, ma chi sei? cosa ti proponi di ottenere, vuoi delle risposte? a quali domande? perchè non avanzi delle domande e delle proposte, abbiamo bisogno di tutti, anche di critiche,ma articolate, non accuse generiche, ad esmpio sei scontento perchè ci siamo alleati con qualcuno, e sei scontento, per il contrario?
      sei scontento che ci chiamiamo ancora comunisti, o sei scontento per siamo poco comunisti? fatti capire, perchè ogni contributo è necessiaro
      ciao

      • Evaristo scrive:

        Mi pare evidente che sono uno profondamente deluso del profilo politico mediocre e politicista della federazione, dalla vacuità dei suoi contenuti e dalle contraddizioni che albergano tra le suoi componenti.
        Infatti, non sono troppo stupito del risultato elettorale scadente conseguito da questa Federazione.
        Leggo poi di appelli all’unitarismo col PDCI, senza fare un minimo di analisi sui contenuti politici di questa soggettività, istituzionalista fino al midollo e su come viene identificata nei territori dal corpo militante.
        Sono un comunista che aveva visto in Chianciano una speranza di costruzione di un laboratorio per far risorgere una Rifondazione comunista vera, autonoma e alternativa al PD e che contrastasse gli arcobaleni e le pulsioni moderate.
        Adesso mi debbo ricredere e penso che il ceto politico del PRC voglia già ritornare su quel sentiero fallimentare.

        • Umberto scrive:

          Ciao Evaristo. A differenza di Carlo io avevo trovato chiaro anche il tuo precedente messaggio. Io penso che se praticassimo ciò che suggerisci, alla prossima tornata elettorale registreremmo un ulteriore arretramento in termini di voti. Ciò che tu ci consigli per il futuro l’abbiamo praticato qualche settimana fa in Campania, in presenza di condizioni “eclatanti”, vale a dire due candidati di destra contro un unico, vero candidato di sinistra. Il risultato, purtroppo, l’abbiamo visto tutti. Ora ti ringrazio per il contributo che fornisci alle riflessioni del Prc ma non credo che tu ci stia consigliando la migliore strada praticabile, anzi, altri la stanno già praticando con risultati esigui… oserei dire non pervenuti.

          • Evaristo scrive:

            Forse non sono stato chiaro. E’ il profilo di questa salvifica Federazione che è labile, mediocre e senza contenuti.
            Costruire le condizione del rilancio della rifondazione comunista potrebbe certamente agevolare e rilanciare un processo federativo forte a sinistra.

            Il problema delle alleanze elettorali o delle collocazioni istituzionaliste è un falso problema e c’entra poco con il mio ragionamento. Se traguardiamo tutto al rientro nel palazzo abbiamo perso in partenza e ci aspetta l’assorbimento a sinistra del PD.
            Per intenderci, si possono praticare alleanze senza essere omologati e andare da soli senza costruire le proprie condizioni di autonomia (…o magari perché rifiutati!).

            Il problema resta sempre e inequivocabilmente il Partito.

          • Umberto scrive:

            Di nuovo ciao. Intanto penso che non sia campata in aria l’idea di riunire l’intera sinistra nella Federazione, visto il panorama vergognosamente disgregato dei comunisti e della sinistra italiana. Il processo federativo è stato avviato su un manifesto piuttosto chiaro, il problema è che sono in pochi a conoscerne i contenuti.
            Penso inoltre che vada sfatato un luogo comune che produce parecchi danni al nostro interno. L’autonomia dal Pd viene citata come risolutrice di tutti i mali, poi si scopre che la federazione della sinsitra riesce ad eleggere consiglieri comunali quasi esclusivamente laddove è in accordo con il Pd. Insomma, a me pare che l’elettorato di sinistra voti volentieri il simbolo comunista quando questo stringe alleanze con il Pd, anzichè il contrario. E se si analizza la storia del Prc si scopre che è effettivamente così. Il miglior risultato fu raggiunto nel 1996, con un accordo di desistenza. Il peggiore è stato registrato nel 2001, quando il Prc ruppe con il centro sinistra.

  11. M scrive:

    Bella biografia! Però?
    Non mi sembra di aver letto di tutti i compagni che hanno creduto in te e che alla fine hai abbandonato!
    A parole sei diventato bravissimo.
    Buona fortuna!

  12. tiziano bordoni scrive:

    L’esordio elettorale in campo amministrativo della Federazione della Sinistra è tutto fuor che positivo e chi parla di “tenuta” nasconde la realtà (perchè il dato è spesso inferiore rispetto a quello delle recenti Europee). Non credo che la riflessione si possa chiudere con il dibattito nel Comitato Politico e una accelerazione dei processi organizzativi.
    Preferirei che si valutasse, caso per caso, le realtà dove i risultati sono stati incoraggianti e quelle dove si è verificata la scomparsa della nostra rappresentanza(relazionandola anche ai tipi di proposta politica fatta (alleanza sino all’UDC, con le altre forze di sinistra, in solitudine).
    Un ulteriore passo di aggregazione delle forze che hanno dato vita alla Federazione non può non comportare per tutti una verifica del proprio lavoro e del proprio percorso, una messa in discussione e una verifica che porti a ripartire dalla base e dal concreto operare la selezione dei ruoli dirigenti nei partiti, nelle amministrazioni, nei movimenti e nel sindacato.

    Tiziano Bordoni – consigliere comunale Rifondazione Comunista (Conselice) RAVENNA

  13. Alessandro scrive:

    Deliberazione CPF di Perugia del 12 aprile 2010

    Il voto del 28 e 29 marzo

    Pur con esiti diversi da territorio a territorio, che vanno analizzati, e in un difficilissimo contesto caratterizzato dalla censura mediatica a sinistra, la federazione della Sinistra ottiene alle regionali un risultato nel complesso deludente, che vede un arretramento percentuale dei consensi ottenuti con la lista unitaria alle europee dello scorso anno.
    Il dato della Federazione si situa all’interno di un quadro che vede un consistente aumento del numero degli astenuti, il consolidamento dello schieramento del centrodestra e il rafforzamento del suo progetto politico sociale, l’inadeguatezza dell’opposizione politica e sociale.
    La prosecuzione del progetto politico della Federazione della sinistra – cioè la costruzione di un polo della sinistra alternativa, autonomo dal centrosinistra, vivo nella società e capace di rendere efficaci l’opposizione alle destre e al neoliberismo e la difesa dei valori democratici del nostro impianto costituzionale – non viene messo in discussione dall’esito elettorale, ma certo necessita di un forte e profondo salto di qualità.
    La destra al governo esce vittoriosa dalle urne: non sono bastati gli attacchi alla democrazia e al lavoro, gli scandali continui e le divisioni interne, la disoccupazione e il disagio sociale crescente, il pressapochismo nella presentazione delle liste e l’altrettanto dilettantesco rimedio per la riammissione dei candidati presidenti nel Lazio e in Lombardia, a scoraggiare l’elettorato del centrodestra. Non si è determinata una sconfitta di Berlusconi e il vento francese non è soffiato nel nostro Paese. Siamo ancora pienamente dentro la fase politica segnata dalle elezioni del 2008, e dalla delusione dell’esperienza di governo dell’Unione.
    L’erosione di consensi che pure la destra registra nonostante la crescita in valore percentuale della Lega, non impedisce la conquista di nuove regioni. Il centrodestra, infatti, un po’ come successe nel 2006 con l’Unione, nonostante il pasticciaccio delle liste romane, le intercettazioni di Trani, gli effetti della crisi, ha saputo riacchiappare la situazione, portandosi a casa un risultato di tutto rispetto, conquistando sei regioni (Piemonte, Lombardia, Veneto, Lazio, Campania, Calabria) che si vanno ad aggiungere alle già riconquistate Friuli, Sardegna, Abruzzo e Molise, assieme alla Sicilia.
    Si rafforza l’asse tra Berlusconi e la Lega Nord, il governo esce rafforzato dall’esito del voto, e soprattutto si determina una stabilizzazione della compagine governativa sulla coppia Berlusconi-Bossi. Gli scenari che si aprono sono molto bui. L’offensiva delle destre ora sarà a tutto campo. A livello istituzionale, con il tentativo di scardinamento dell’impianto costituzionale con un orientamento che intreccia presidenzialismo, federalismo egoista e rottura del bilanciamento dei poteri. A livello sociale, dove il governo cercherà di scaricare i costi della crisi e del debito nel pesante attacco alle pensioni e al welfare. Proseguirà l’aggressione contro il lavoro e il sindacalismo di classe, con il disegno di usare la crisi per modificare in senso regressivo l’insieme dei rapporti di forza sociali e smantellare il contratto nazionale con un salto di qualità della precarizzazione e della polverizzazione dei rapporti di lavoro.
    Il campo del centrosinistra e delle opposizioni esce dalle urne in forte difficoltà. Continua l’erosione di voti del PD, l’Italia dei valori per la prima volta non avanza (a parte l’Umbria), SEL vince in Puglia, ma nel resto del Paese è in grande difficoltà, la Federazione della Sinistra perde ulteriormente terreno, l’UDC subisce una battuta di arresto, mentre si afferma il populismo di Grillo, unica forza politica in questo voto che riesce a rompere il bipolarismo.
    All’interno di questo quadro non certo esaltante del centro sinistra si collocano i risultati delle due formazioni di sinistra: la Federazione della Sinistra e SEL che nazionalmente raccolgono rispettivamente il 2,8% ed il 3,0% riconfermando il dato delle europee dell’anno scorso. Per altro questo risultato viene conseguito con modelli di schieramento diversi.
    Si va dal modello Marche, dove sia la Federazione che SEL corrono da soli esclusi da un centro sinistra che preferisce l’UDC, dove assieme raggiungono il 6,5%, a quello lombardo e campano che vede una corsa solitaria della Federazione (2,1% e 1,6%) con SEL nello schieramento di centro sinistra (1,4% e 3,5%) alle altre regioni dove tutte e due le formazioni corrono all’interno del centro sinistra, con un massimo del 13,0% in Puglia.
    In linea generale la Federazione ottiene i risultati migliori in Umbria (6,9%) ed in Toscana (5,3%), mentre SEL oltre la Puglia ottiene il suo miglior risultato in Basilicata (4,0%). La Federazione va bene anche in Liguria (3,9%) ma, sopratutto nelle regioni del Nord, sia la Federazione che SEL devono fare i conti con le liste di Grillo che sicuramente strappano consensi a sinistra.
    In questo quadro la proposta è di lavorare da subito all’unità delle forze della sinistra. Le elezioni evidenziano come il peso delle forze a sinistra del Pd non sia per nulla irrilevante anche se oggi è assai frammentato e privo di rappresentanza parlamentare. L’esperienza elettorale delle Marche di unità tra Federazione della Sinistra e SeL ci parla in modo embrionale di una forte potenzialità per una sinistra autonoma dal Partito democratico. È in questa direzione che occorre lavorare.

    Il voto umbro
    In Umbria un dato che balza agli occhi è la bassa affluenza alle urne. I voti validi espressi sono stati 412.580, 100mila in meno delle europee dell’anno scorso e 150mila in meno nei confronti delle politiche 2008. Ciò significa che in Umbria un partito, di una consistenza elettorale pari all’attuale PD, ha deciso, nel giro di soli due anni, di non partecipare al voto e disertare le urne. L’astensionismo ha colpito tutte le forze politiche, ma in generale ha favorito più la Marini che la Modena. Il centrosinistra ha ceduto all’astensione 14mila voti, mentre il centrodestra 37mila. Rispetto alle politiche del 2008 il Popolo della Libertà nel giro di due anni perde 61.185 voti (50.000 rispetto alle europee dello scorso anno) ovvero circa il 40% dell’incremento del non voto, mentre la Lega Nord conosce un incremento di circa 8.500 voti (anche se arretra di meno di 1.000 voti rispetto alle europee dell’anno scorso), il che fa sì che il centro destra nel suo complesso tra politiche e regionali presenti un saldo negativo di 52.000 voti (50.000 rispetto alle europee 2009).
    In passivo anche il bilancio dell’UDC che nella sua corsa solitaria alle regionali vede il proprio elettorato scendere rispetto al 2008 di 7.510 unità, ovvero il 5% del totale di coloro che hanno deciso di astenersi.
    In casa del centrosinistra la perdita complessiva di voti 2008/2010 è più limitata e si aggira attorno alle 54.000 unità, però con comportamenti assai diversificati tra le diverse formazioni politiche che lo compongono. Il PD perde nei confronti delle politiche 101.471 voti (25.000 rispetto alle europee), pari ai due terzi del decremento totale di votanti, scendendo in percentuale dal 44,4% al 36,17%. In altre parole la bellezza di 100.000 elettori umbri nel giro di due anni hanno voltato le spalle al PD, decidendo di starsene a casa o votare un’altra formazione politica. A bilanciare questo saldo pesantemente negativo realizzato dal Partito Democratico sono le altre forze di centro sinistra che passano dai 46.837 voti raccolti nel 2008 a 93.871 nel 2010 (+47.034). In particolare: l’Italia dei Valori registra un incremento di quasi 17.500 voti, i socialisti di 7.184 voti, mentre le due formazioni di sinistra (SEL e Federazione) rispetto all’Arcobaleno del 2008 riconquistano 22.408 voti.
    Per quanto riguarda il confronto tra le due forze maggiori dei due schieramenti, nel 2008 la distanza tra Partito Democratico e Popolo della libertà era di 55.974 voti, ora è scesa a 15.688, confermando una tendenza che alle europee 2009 aveva visto il sorpasso del PDL sul PD.

    Il risultato della FdS in Umbria e nella provincia di Perugia
    La Federazione della Sinistra ottiene in Umbria il suo miglior risultato percentuale a livello nazionale, il 6,9% (28.331 voti), ed elegge un consigliere regionale nella circoscrizione di Perugia e uno in quella di Terni, oltre al rappresentante sulla lista regionale della Marini.
    Nella provincia di Perugia otteniamo quasi 19mila voti (18.895), pari al 6,15%, un risultato positivo, più che doppio rispetto alla media nazionale del partito (2,74%), Rispetto alle europee dello scorso perdiamo 4 mila voti (10mila se consideriamo quanto conseguito da Prc e Pdci separatamente alle provinciali), anche se miglioriamo il risultato in percentuale, passando dal 6 al 6,15%. Rispetto al dato conseguito dalla federazione della Sinistra in provincia di Terni è del tutto evidente come in molti nostri territori sia venuto a mancare l’impegno e la spinta propulsiva che il Partito dei comunisti italiani ha invece espresso nel ternano. Nel risultato di Perugia pesa la scelta di aver candidato il segretario regionale del Pdci nel listino. Con un impegno maggiore di una componente della Federazione il nostro risultato sarebbe stato certamente vicino a quello delle provinciali dello scorso anno (quasi 10mila voti in più).
    Tra i risultati conseguiti dalla Federazione spicca il dato di Gubbio, che in una città a doppio turno supera il 20%, ottenendo in valori assoluti il più consistente risultato della provincia. I 4.038 voti di Gubbio (pari al 24,28%) sono uno straordinario riconoscimento del lavoro svolto dal circolo e dal nostro capolista.
    Nelle altre città sopra i 15mila abitanti scontiamo alcuni elementi di difficoltà (sotto il 5% a Corciano, Assisi, Foligno, Spoleto, Città di Castello, Bastia Umbra), mentre abbiamo una buona tenuta a Perugia, Marsciano, Umbertide, Gualdo Tadino e Todi.
    Nella dorsale appenninica, poi, oltre a Gubbio ci sono gli altri punti di eccellenza per la Federazione della sinistra: Pietralunga con il 29,06, Sigillo con il 26,81, Costacciaro con il 20,45, Scheggia e Pascelupo con il 10,6, Fossato di Vico con il 9,13.
    Nei comuni minori siamo sopra la media provinciale a Bettona con il 13,37, a Montone con il 10,05, Bevagna con l’8,07, Passignano con il 7,37, San Giustino, 7,03, e attorno al dato provinciale a Torgiano, Castiglione del Lago, Panicale, Valfabbrica, Citerna, Collazzone, Spello.
    Ci sono poi zone di netta sofferenza, nel folignate e nello spoletino, mentre in Valnerina siamo praticamente scomparsi.
    Nel complesso il voto è dunque estremamente positivo, risultato dell’impegno collettivo di tutti i compagni e le compagne che hanno profuso energia, impegno, entusiasmo e straordinarie risorse nella campagna elettorale per il partito, per la lista della Federazione della Sinistra e per i nostri candidati. Il risultato è anche il frutto della scelta dei candidati nella lista, visto che sui quasi 19mila voti ben 10.500 riportano l’indicazione della preferenza. Ciò significa che la lista provinciale di Perugia era una lista forte e competitiva, e al suo interno il capolista Orfeo Goracci e la testa di lista Stefano Vinti hanno ottenuto rilevanti affermazioni, rispettivamente circa 3600 il capolista e la metà la testa di lista.

    L’individuazione della nostra rappresentanza al governo dell’Umbria
    Alla luce del giudizio positivo ottenuto dalla Federazione della Sinistra nella circoscrizione provinciale di Perugia riteniamo che, all’interno dell’accordo nazionale tra i soggetti componenti la federazione della Sinistra che assegnava al Prc dell’Umbria l’indicazione del compagno o della compagna alla carica di assessore regionale, la designazione della rappresentanza in Giunta regionale spetti alla federazione provinciale di Perugia.
    Visto che il risultato è il frutto del lavoro collettivo di tutti i territori della provincia e di tutti i compagni e le compagne della nostra federazione, il criterio principale per l’individuazione della rappresentanza in giunta deve fare riferimento alla lista della Federazione della Sinistra nella circoscrizione di Perugia e ai candidati espressione del Prc legittimati dal consenso popolare ottenuto.
    Per questo avanziamo la proposta che la rappresentanza in Giunta del Prc sia il candidato capolista che è stato il più votato nella nostra lista. Proponiamo, poi, di adottare il principio dell’incompatibilità del doppio incarico nell’assemblea legislativa e nell’organo esecutivo, per cui nell’eventualità che il capolista opti per la presenza in Consiglio regionale, l’indicazione del rappresentante in Giunta può anche essere quella del candidato che ha ottenuto il miglior risultato dopo il capolista.
    Inoltre il Comitato Politico Federale di Perugia s’impegna in uno sforzo unitario per supportare la segreteria regionale in una trattativa che deve ascrivere al nostro partito quantitativamente la maggior rappresentanza istituzionale possibile e qualitativamente deleghe che ci permettano di dar forza alle nostre proposte. Il Comitato Politico Federale di Perugia auspica comunque che le scelte siano condivise dal Comitato Politico Regionale e operate dalla segreteria regionale in modo unitario per far si che anche dalla futura definizione degli assetti politici ed amministrativi si possa pensare ad una fase di ulteriore rilancio e non solo di tenuta del nostro partito.

    Approvato all’unanimità

  14. Alessandro scrive:

    secondo me bisogna fare poche cose chiare e nette:

    1- Partito della Sinistra. Il passo della federazione mi sembra forse troppo timido ed inadatto: io punterei a riunire Prc, PdCI e quella parte di Idv “movimentista”. Concordiamo congressi contemporanei tra i soggetti coinvolti…e partiamo…secondo me riusciremmo a recuperare anche un sacco di compagni di SEL che non sono proprio contenti di finire in braccio a socialisti e piddì
    2- Semplificare. Un partito si costruisce attraverso il confronto..in questo caso anche coercitivo: via le aree organizzate le molteplici pubblicazioni che tutti i soggetti coinvolti nella Federazione hanno.. Liberazione come quotidiano e Rinascita diventi un mensile di approfondimento dove scrivono tutte le anime del partito. 2 pubblicazioni. PUNTO.
    3- Liberiamoci dai nostri complessi. Mi è capitato di criticare la gestione logistica della campagna elettorale della mia federazione (manifesti pronti il 18 marzo, ZERO comizi, -3.500 euro di bilancio) e per poco non venivo preso per “pericoloso frazionista”. Abbiamo poche risorse, quindi il dovere di ottimizzare e far rendere al massimo ogni centesimo.

    Saluti.

  15. Fedele (Foggia) scrive:

    Scusate l’incursione. Sono un compagno di Sel che ha vissuto tutti gli ultimi travagli del Prc sino a Chianciano.

    Ho sempre apprezzato Claudio Grassi, pur non condividendo quasi mai le sue analisi e le sue proposte.

    Mi sembra, però, che il suo intervento al Cpn (tranne l’incipit sull’esperienza Prodi, una esperienza che andava fatta, nonostante l’esito, perchè in quel momento non potevamo sottrarci a quella responsabilità verso il Paese) sia un grande intervento. E’ l’analisi di chi è in grado di avere un reale legame con la realtà ed è in grado di giudicarla a partire da essa, non dalla rappresentazione che se ne vuole dare.

    Grazie, Claudio.

  16. Marcello scrive:

    Caro Claudio,
    aggiungo al tuo intervento alcuni dati che potrebbero ulteriormente stimolare il dibattito.

    I risultati delle elezioni regionali sono stati esaminati pressoché in ogni dettaglio. Ma cosa è avvenuto nelle elezioni amministrative? Nelle 4 province in cui si è votato vince il centro destra: ad Imperia con il 59%, a Viterbo con il 54%, a L’Aquila con il 53% ed a Caserta con il 64%. La Federazione della sinistra si è presentata in coalizione con le forze di centro sinistra sia ad Imperia che a L’Aquila, ottenendo nel primo caso il 2,61% e nel secondo il 2,75%. A Viterbo la Federazione della sinistra raggiunge il 3,26%, in coalizione con l’Idv e Sel. A Caserta invece la Federazione della sinistra si presenta autonomamente, a sostegno di un proprio candidato presidente, ottenendo l’1,85%. L’elemento più negativo è che la Federazione non riesce ad eleggere alcun consigliere provinciale. Sinistra ecologia e libertà ne elegge 1 ad Imperia ed 1 a Caserta. Tendenzialmente anche i risultati provinciali, per quanto parziali, fanno capire che la destra è egemone, che il risultato per la Federazione della sinistra è migliore laddove riesce a comporre coalizioni.
    Per quanto riguarda le elezioni nei comuni superiori a 15.000 abitanti va subito evidenziato che la Federazione della sinistra è riuscita a presentare una propria lista in 40 di essi su un totale di 73, ossia nel 54% dei casi, mentre elegge una propria rappresentanza istituzionale solo in 18, pari al 24% dei comuni al voto.
    Altro dato interessante è il seguente: nell’88% dei casi la Federazione della sinistra elegge consiglieri comunali laddove è in coalizione con il Pd (a parte il caso singolare di San Giovanni in Fiore in cui la Federazione è alleata con un alto numero di liste, fra cui l’Udc, l’Idv, ma non il Pd) e solo in 2 comuni su 18 riesce ad eleggere pur presentandosi non in coalizione (Seregno e Cava de’ Tirreni).
    Nel complesso la Federazione della sinistra riesce ad eleggere 21 consiglieri comunali, di cui 4 a Macerata, dove la lista prende il 7,3%. Ottimi risultati si segnalano nei comuni di Ceglie Messapica (BR) 7,4%, Somma Lombardo (VA) 7,2%, Pietrasanta (LU) 6,8%, Eboli (SA) 6,3%. E poi ancora a Comacchio (FE) 5,3% ed a Bollate (MI) 5,6%.
    La media percentuale ottenuta nei comuni in cui è stata presentata la lista della Federazione della sinistra è pari al 3,2%, superiore a quella regionale. Ma il fatto stesso che in questi 40 comuni sia stato possibile presentare la lista è di per sé un segnale di radicamento. L’elemento negativo, invece, è l’assenza della lista nel restante 46% dei comuni al voto.
    L’entità dell’indebolimento della sinistra si evince anche dal numero dei consiglieri eletti nelle comunali di 5 anni fa. Come detto, oggi la Federazione riesce ad eleggerne 21, mentre nel 2005 solo il Prc riuscì ad eleggerne 62, il Pdci altri 14. Il che corrisponde ad una drastica riduzione della rappresentanza istituzionale, -73%.
    Un’ultima considerazione. I risultati elettorali evidenziano che, di fatto, la Federazione della sinistra riesce ad emergere solo nel 24,65% dei territori. Da questo punto di vista la situazione è destinata a peggiorare dal prossimo anno con la riduzione del 20% del numero dei consiglieri comunali e provinciali. La legge recentemente approvata sugli Enti locali, infatti, alza il quorum necessario ad eleggere rappresentanti istituzionali. Se le forze di sinistra intendono continuare ad avere voce anche in queste sedi istituzionali, l’unità delle forze è l’unica possibilità che renderà raggiungibile l’obiettivo nella stragrande maggioranza dei comuni e delle province italiane.

  17. paolo scrive:

    Caro Claudio
    Scrivi
    “ a Venezia furono i sostenitori della mozione Bertinotti, tra i quali anche Forenza, a commettere un grave errore” oltre la Forenza evidentemente sbagliammo in tanti , Acerbo, Amato, Boccadutri, Boghetta , Bondadonna, Caprili, Conti, Donini, De Ambrogio, Fantozzi, Ferrero, Fraleone, Mantovani, Nocera, Nesci, Nicotra, Peduzzi, Russo Spena, Tecce, Sodano, Rinaldi, Rocchi, Vinti, Zuccherini, etc, etc …… io penso che con il senno di poi quel congresso fu sbagliato sulle modalità ovvero sarebbe stato meglio favorire un congresso a tesi emendabili piuttosto che a tesi contrapposte , ma sul risultato di quel congresso penso tutt’ora che le decisioni assunte fossero corrette.
    La scelta dell’ Unione e dell’alleanza di governo furono una logica conseguenza al percorso fatto dal 2001 al 2006,dove il Partito è stato motore dell’ opposizione al governo Berlusconi per prepararne l’alternativa.
    L’anti g8 a Genova, le mobilitazioni contro la guerra in Irak, le straordinarie marce Perugia Assisi, la difesa dell ‘art 18, Gay Pride, l’avversità alla privatizzazione dell’ acqua, il sostegno alla causa palestinese, curda, zapatista, il ruolo dei social forum; il partito era interno al più forte movimento contro il neo liberismo e la guerra degli ultimi anni su scala globale . I nostri militanti erano i più richiesti in tutte le mobilitazioni mondiali contro il WTO,FMI, Banca Mondiale etc etc.
    Dall’ opposizione riducemmo le distanze con la sinistra moderata su molti punti e su posizioni non certo di destra !!! con la radicalità, l’internità ai movimenti e l’ offensiva unitaria verso le altre forze politiche e sociali rendemmo più forti i movimenti , più forte il partito, più forte l’opposizione e più debole il Governo Berlusconi!! in questo clima provammo ad allargare il partito con il primo Congresso della Sinistra Europea e su questa strada alle elezioni europee del 2004 prendemmo un risultato straordinario con il 6,1%!!! Con un risultato eccezionale dei candidati interni ai movimenti, Agnoletto, Morgantini, D’Erme!! In questo contesto ancora con l’ internità ai movimenti e l’ offensiva unitaria il partito fu decisivo a segnare una sconfitta durissima al Governo Berlusconi alle regionali del 2005 con uno straordinario 11 a 2, strappando al centro destra regioni importanti come il Lazio, il Piemonte, la Liguria fino alla Puglia con a guida un esponente del PRC come Vendola.
    Dal 2005 al 2006 penso erano mature quindi le condizioni per provare a sconfiggere Berlusconi come ci chiedeva il nostro elettorato !! il programma dell’ Unione cui molti di noi avevano contribuito a scrivere era molto avanzato e considerata anche la legge elettorale che garantiva con un premio di maggioranza forte chi prendeva un solo voto più e stare fuori dall’ unione e rifavorire la vittoria di Berlsuconi sarebbe stato un suicidio!!!
    Gli errori che ancora stiamo pagando non furono le scelte del Congresso di Venezia, ma il fallimento dell’ esperienza di Governo…..fallimento cui tutti ma proprio tutti siamo responsabili nessuno escluso!!!

    “Così come non credo di aver sbagliato a Chianciano perché se non avessi spinto per fare una unica mozione contro Vendola oggi non ci sarebbe più Rifondazione Comunista”
    “L’unica mozione contro Vendola “ non è bastata, ma ci sono volute anche altre tre mozioni mettendo insieme tutto e il contrario di tutto, e per la prima volta nella storia dei movimenti comunisti un documento che aveva avuto la maggioranza del CPN diventa minoritario tra la base! Non è polemica e lo dico con il cuore in mano , sicuro che con quelle modalità abbiamo salvato il Partito a Chianciano??? Penso di avere tante colpe anche io, ero tra quelli che non ha avuto la forza di rilanciare il tuo appello “ Niki, Paolo, parlatevi” , in tanti non abbiamo avuto la forza di staccarci da ordini di correnti militarizzate in una guerra senza esclusione di colpi. In diversi siamo stati fragili e timorosi a non alzare la voce con ipotesi di mediazioni possibili, altri invece lucidamente hanno spinto fino in fondo tifando per la scissione!
    Conseguenze?? risultati elettorali sempre mortificanti, relazioni tra compagni compromesse, difficoltà economiche, fuori dal parlamento nazionale ed europeo, ridotti all’ osso alle amministrative, assenti in regioni importanti come lombardia, campania, sicilia, puglia, e fortunatamente non è prevalsa la linea suicida di andare da soli in calabria, toscana e lazio!!

    “ In secondo luogo la ricostruzione del partito” pienamente concorde con te per troppi lunghi anni non abbiamo curato il partito, con la logica del partito leggero, la selezione dei quadri sulla fedeltà alla corte del capo e delegare tutto a Bertinotti in televisione, errore madornale, va rimesso mano al partito, vanno ricostruiti quadri, valorizzati i bravi amministratori, i quadri sindacali, leader di movimento etc senza chiedere a quale mozione appartengano o a quale presunto leader siano legati!!

    “Federazione della Sinistra, unità della sinistra a sinistra del Pd e grande coalizione democratica contro Berlusconi. Se lavoriamo bene attorno a questo progetto assieme ad una forte iniziativa sociale, forse possiamo ricostruire quella credibilità che questi anni di scelte sbagliate e di continue divisioni ci hanno fatto perdere”

    Totalmente d’accordo e pronto a dare il mio contributo sperando che questa sia la definitiva linea politica del partito.

    buon lavoro

  18. enzo bardo scrive:

    Ho letto quasi tutti gli interventi, di compagni e avversari. Da questi interventi si può capire, più che da analisi “politiche”, perchè la sinistra è sempre più rarefatta in Italia. Nel migliore dei casi ciò che prevale è il pessimismo per il futuro; spesso affiorano disperazione e fuga nellirrealtà. Un soggetto politico che presenta queste caratteristiche può sperare di trasmettere speranza negli altri?
    Francamente mi pare difficile. E i risultati elettorali sono là a dirci che non siamo percepiti come interessanti, tanto meno utili.
    Dipende solo da noi, intendo il gruppo dirigente, o anche noi, tutti, siamo stati corrosi dalla cultura dominante della borghesia, per cui non riusciamo a pensare ed agire in modo altro? In altri termini: siamo proprio sicuri che ci sentiamo e siamo anticapitalistici? E se lo siamo, quali sono le soluzioni alternative, credibili e appetibili, che dovrebbero portare le “masse” verso di noi? Non è nelle mie possibilità indicare le soluzioni alternative che possono fare configurare un altro mondo possibile. Ma credo che neanche di fronte alla più elementare delle questioni, l’acqua, si abbia, o si abbia avuto, una posizione netta, intransigente: l’acqua può e deve essere solo pubblica. Siamo certi che abbiamo tutte le carte in regola per potere vantare una chiara posizione anticapitalistica almeno in questo settore?
    Leggendo interventi a post precedenti mi è sembrato di capire che qua e la nelle varie regioni Rifondazione non ha disdegnato di affidare ai privati la gestione di questo essenziale bene comune. Il “governo” può spingerci a commettere bestialità simili?
    In questo momento sono in campo, per iniziativa del Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua, tre quesiti referendari per abrogare la legislazione che ha privatizzato l’acqua. Se non fosse stato per il fatto di seguire qualche sito web altro da quello di Rifondazione, non avrei saputo della drammaticità sociale provocata dalla privatizzazione ad Aprilia. E sono grato a padre Alex Zanotelli di avermi aperto gli occhi. Siamo sicuri che tutto il partito, a cominciare dai vertici nazionali, è schierato senza se e senza ma sul versante della ripubblicizzazione dell’acqua? Se così fosse, e se è vero che la regione Toscana ha legiferato in senso contrario in passato, è evidente che non dovremmo entrare in un governo che non si ponga questo traguardo. Perchè altrimenti non siamo credibili quando ci mettiamo assieme agli altri a raccogliere le firme. Come faccio io, portavoce del mio forum provinciale per l’acqua e i beni comuni, a reclamare l’acqua pubblica, se poi i “miei” compagni l’affidano ai privati dove governano? Pensate che sia credibile? E qua non c’entra niente la problematica del grande o piccolo partito comunista o l’alleanza o meno con Vemdola. Bastiamo noi da soli per autodistruggerci.
    Ciò detto, voglio entrare nel tema posto da Grassi.
    Solo a chi vive fuori dalla realtà può sfuggire il fatto che i gruppi oligarchici dominanti vogliono utilizzare l’attuale crisi per rinsaldare il loro potere a tutto danno del demos. Cosa sono le fusioni, le concentrazioni del capitale col conseguente sconquasso sociale se non un modello da proporre anche a livello statuale e istituzionale? I presidenzialismi, il premier forte, le leggi elettorali maggioritarie o finto proporzionali, l’eliminazione delle preferenze non sono tutti tentativi scientifici per estromettere dal controllo e dalla gestione dello stato chiunque non si pieghi alle leggi e alle logiche del potere borghese dominante? E se questa crisi dovesse durare a lungo non si accenturebbe la tendenza all’eversione delle classi dominanti? Personalemnte ne sono convinto.Non dimentichiamo che l’esito di quell’altra grande crisi, del ’29, ha prodotto i regimi autoritari che conosciamo e una guerra mondiale. Se questo è o può essere lo scenario futuro che resta da fare a noi oggi? Qual’è il nostro compito e, soprattutto, il nostro interesse? Credo che la priorità sia il mantenimento degli spazi di agibilità democratica. Immagino che conveniamo sul fatto che non c’è progresso, nel senso pieno del termine, senza democrazia. Possiamo pensare di caricarci di una responsabilità storica di questa portata da soli o in compagnia di qualche duro e puro, disposto ad immolarsi per la causa? Siamo seri, compagni. Penso che l’opzione di un’intesa democratica proposta da Grassi e Ferrero sia da leggere come l’ultima risorsa a cui aggrapparsi per impedire una deriva autoritaria e fascistoide verso cui è avviato il paese. Ripeto: prospettiva ancor più probabile se la crisi dovesse durare ancora a lungo. Che c’entra, allora,la subalternità al PD o SEL o altre forze democratiche? Il problema nostro, piuttosto, è di fare in modo che queste altre forze acquistino consapevolezza dei rischi che corre la democrazia e facciano una scelta di campo che non ammette equivoci sul terreno della democrazia. Non sarà facile perchè, soprattutto il PD, probabilmente pensa di cavalcare la crisi e uscirne bene insieme alla borghesia “buona”, senza rendersi conto che il buonismo del capitale può trovare una qualche giustificazione in periodo di vacche grasse, mai quando l’opzione è: mors tua vita mea.
    E’ possibile in questa condizione di difficoltà oggetiva attaccare l’avversario, come sull’acqua? Credo di sì. La guerra di trincea diventa vocazione al suicidio se non si accompagna a sortite offensive che possono conseguire vittorie, seppure parziali e non definitive.

  19. Ulianov Ilic Džugašvili scrive:

    Visto che si parla di Latouche

    George Orwell: «In questo tempo di inganno universale, dire la verità è un atto rivoluzionario»

    Locusta, la mutazione genetica del capitalismo

    di Andrea Montella
    2 luglio 2007

    Quando formuliamo un’ipotesi di “nuova economia” dobbiamo sapere che essa avrà successo solo se sarà in grado di rispondere ad un miglioramento della qualità della vita.
    Partendo dalla storia antica notiamo che i vari cicli evolutivi della specie umana sono strettamente connessi con lo sviluppo della capacità produttiva e della capacità distributiva.
    Il periodo della caccia e della raccolta fu soppiantato da quello più conveniente dell’agricoltura, che portava in sé la nascita della proprietà privata a cui infine ha fatto seguito quello della rivoluzione industriale.
    In questo inizialmente lento, ma poi sempre più impetuoso sviluppo dell’economia basata sulla proprietà privata, l’elemento caratteristico che ha permesso questa accelerazione è stato quello di aver sfruttato altri esseri umani, utilizzati nelle varie epoche come schiavi, servi della gleba, lavoratori salariati-stipendiati o a partita IVA.
    In sostanza questa è stata l’evoluzione del genere umano a cui si è accompagnata l’evoluzione di quella che oggi definiamo civiltà e che è inseparabile dai suoi concetti giuridici. L’unico serio tentativo di ribaltare la situazione sia a livello economico che a livello giuridico è avvenuto nel 1917 con la Rivoluzione d’Ottobre. E il suo arretramento, causato dal cordone sanitario economico e politico che il capitale gli ha costruito attorno per impedirne l’espansione nei Paesi a capitalismo avanzato, in particolare in Germania, sono una delle concause del degrado economico, politico ed etico morale delle moderne classi dirigenti.
    Le leggi sin qui sorte poggiano tutte su una base materiale ben precisa che è quella determinata dalla proprietà privata, con la specificità della proprietà borghese dei mezzi di produzione, che nella nostra epoca è assurto a dogma universale.
    Questo dogma sta generando, in coloro che proprietà non hanno, la consapevolezza del suo limite e della sua contraddittorietà.
    Di fronte a problemi ambientali, che i capitalisti tentano disperatamente di separare dal loro modello produttivo e dal loro modus vivendi, in evidente contraddizione con gli aspetti della vita della maggioranza della popolazione. E’ evidente che se lo spreco di risorse e l’inquinamento determinato da individui come il principe Carlo d’Inghilterra, noto ambientalista, che produce da solo 1500 tonnellate annue di anidride carbonica, dati forniti da un inchiesta di Chris Goodall fatta per il Sunday Times e autore del libro How to live a low carbon life, moltiplicate questo dato per il 5 per cento della popolazione mondiale, percentuale equivalente all’estensione della classe borghese sul pianeta, 300 milioni e vedrete chi sono i veri responsabili del degrado sul nostro pianeta. Ma molti delle attuali formazioni di sinistra, pensano che sia sufficiente mettere qualche pezza al sistema per renderlo accettabile, cioè che basti qualche convegno con le classi dirigenti e qualche riformetta per ripristinare condizioni di vivibilità degne del ventunesimo secolo.
    Costoro, questi socialisti dell’ultima ora, sono convinti che l’attuale classe dirigente sia in grado di modificare questo trend e che voglia uscire dal suo modello consumistico di massa. In sostanza chiedono utopisticamente alla locusta di smettere di esserlo.
    Ma che ciò non sia possibile è sotto gli occhi di tutti, sono i dati relativi al loro agire che portano a dire che, nel concreto delle cose, nelle loro decisioni c’è una volontà perversa che tende a peggiorare le condizioni di miliardi di persone e di contro costruisce la basi del loro guadagno sia in termini economici che in termini di potere.
    Mentre in Occidente si esalta in modo trionfalistico il ruolo dell’economia è sempre più evidente che l’impoverimento relativo dei lavoratori di questa parte del mondo sta facendo aumentare in modo esponenziale l’indebitamento delle famiglie e nel contempo guadagnare banche, società finanziarie e immobiliari come non mai. In modo cosciente si diffonde una povertà universale che è schiava del consumismo a cui è legata in modo indissolubile dal vincolo generato dal debito. Ma la locusta sta già lavorando per spacciare l’idea che la povertà ormai è un dato strutturale del sistema non discutibile. Anzi si inizia un lavoro ideologico per farci accettare il concetto della decrescita, prodotta dal capitalismo come il risultato perverso del ruolo dei proletari nella doppia veste di produttori e consumatori. Si scarica sulla vittima del sistema la responsabilità delle sorti del pianeta. Bella porcata.
    Questo mondo, grazie ai capitalisti, va inesorabilmente e volutamente verso una polarizzazione tra strati di super-ricchi e di super-poveri. Il New York Times Magazine in un recente articolo spiegava in che condizioni si trova il Paese guida del sistema capitalistico, gli Usa, facendo notare che il reddito dell’1% della popolazione più ricca è aumentato di 7 punti percentuali, mentre il reddito dell’80 per cento della popolazione più povera è calato di 7 punti percentuali. La situazione è paradossale: è come se l’80% della popolazione mandasse un assegno di 7mila dollari ogni anno, alla classe dei super-ricchi.
    Inoltre sappiamo che la ricchezza finanziaria a livello mondiale ammonta a 60mila miliardi di dollari e che ben 53 mila miliardi è nelle mani di fondi pensione, fondi comuni e assicurazioni, il resto è nelle casseforti delle banche centrali, nei private equity, negli hedge fund e nei fondi sovrani. Sono le bocche fameliche delle locuste che stanno prosciugando tutta la ricchezza prodotta e che condizionano tutte le scelte politiche in tutti gli Stati del pianeta.
    Le locuste sanno che un sistema basato su classi fortemente indebitate genera una richiesta di sicurezza sociale elevatissima e quindi la società è sempre meno propensa a mettersi in discussione o ad avere forme di democrazia partecipata e con politiche egualitarie, ma cresce il bisogno di autoritarismo che viene spacciato per una forma di democrazia più moderna come i sistemi presidenziali e di premierato. Il capitale sa che solo un sistema autoritario può obbligare tutti a produrre rapidamente reddito per tentare di azzerare il debito stipulato. Si ottiene in questo modo una contrazione della democrazia e nel contempo una dilatazione dell’ideologia della proprietà e dell’egoismo che in essa si cela, con la conseguenza di estendere la menzogna e la sopraffazione che assurgono a regole universali. Berlusconi è il modello che questo sistema produce e contemporaneamente la soluzione che propone. E grazie a questo stato di cose perdono forza le proposte laburiste e keynesiane. Occorre ben altro, che il riformismo borghese in salsa impero britannico, è qui che trova spazio il Comunismo, non come utopia ma come bisogno reale, come evento di vero avanzamento sociale e di civiltà.
    Questa politica del debito incide come un bisturi sulle carni e sulle coscienze dei proletari, spacca le famiglie, atomizza gli individui, li disgrega e li ricolloca in seno alla società nella condizione dei lavoratori dell’800, precarizzandoli e in questo modo toglie potere a quegli Stati che grazie alla lotta di classe hanno introdotto leggi favorevoli ai lavoratori. E l’Europa si trova in una situazione contraddittoria, da un lato i proletari vogliono partecipare alla costruzione della Costituzione immettendovi le loro istanze politiche e sociali, mentre i capitalisti lavorano esattamente al contrario: propongono una Carta di 500 pagine di carattere fortemente classista e pensano a un guerrafondaio come Blair alla presidenza della Commissione Europea per i prossimi anni. Ovviamente modificando, in modo autoritario, il mandato che oggi è semestrale e portandolo a 2 o a 5 anni, il che lo farebbe diventare di fatto il presidente d’Europa. Alla faccia della democrazia e della libertà di voto.
    Questa incresciosa situazione si viene a determinare a causa del basso profilo politico delle formazioni di sinistra in Europa e in particolare del nostro Paese, situazione generatasi dopo la morte di Berlinguer e l’arrivo degli attuali gruppi dirigenti, chi più chi meno anticomunisti di sinistra o di destra, incapaci di costruire una lotta in campo europeo per far passare contenuti e creare aggregazioni in linea con i nostri principi costituzionali.
    Chi analizza il sistema capitalistico scopre che questa politica consente al sistema di gettare la maschera che si era dovuto costruire fin quando ha avuto formazioni politiche e organismi statali che lo mettevano in discussione, e mostrare così il proprio volto autoritario e razzista.
    Per impedire questa deriva autoritaria occorre che i proletari rompano questo processo che si basa su una grande menzogna, che è legata alla condizione di lavoratori salariati o stipendiati: noi non percepiamo una retribuzione pari alla quota di lavoro prodotto. I lavoratori producono molto di più di quello per cui vengono pagati. Ed è per questa ragione che i salari e gli stipendi di tutti i lavoratori del mondo non sono in grado di acquistare la produzione realizzata a livello mondiale, ed è una delle cause delle crisi di sovrapproduzione.
    Nel sistema capitalistico si concretizza un assurdo: il valore della merce prodotta vale di più dei proletari che l’hanno realizzata; è insita quindi nel sistema capitalistico una svalutazione degli esseri umani, che non sono più messi in condizione paritetica tra di loro, ma esiste un gruppo sociale che – grazie all’appropriazione del surplus prodotto – diventa una classe sociale superiore. Questa ingiustizia si trasferisce nei sistemi costituzionali di impronta liberale. Il modello a cui noi italiani dovremmo fare riferimento, abbandonando la nostra che è una Costituzione sociale dove al centro c’è il lavoro e non la proprietà.
    Nel concreto, i ladri di plusvalore, richiedono costituzioni e leggi per tutelare i beni che hanno rubato. E in questa epoca dove la differenza tra salari e profitti è cresciuta in maniera esponenziale a favore dei profitti, la richiesta di controlli autoritari da parte di questi gangster in abito firmato si fa sempre più pressante.
    Con la perdita dei diritti da parte dei lavoratori la borghesia parte all’attacco del diritti universali, contrapponendovi una sua visione economicista e classista. In Italia in particolare l’urgenza è contro il nostro sistema legislativo, che ha come base una Costituzione democratica, anticapitalista ed egualitaria. E quindi si attaccano i magistrati, in quanto espressione di una collettività con pari diritti; i giornalisti quando si muovono nell’interesse della maggioranza della popolazione.
    L’elemento di protezione della privacy è usato con lo scopo di difendere gli interessi dei più forti: il caso dello spionaggio Telecom è la dimostrazione che l’intrusione nella vita della maggioranza dei proletari è la regola praticata dai più forti, mentre il ruolo istituzionale e pubblico dei magistrati è visto come una violazione del diritto a delinquere da parte del potente e quindi da attaccare con leggi anticostituzionali contro le intercettazioni.
    Tutto questo succede perché il sistema economico non vuole e non può smettere di produrre beni in modo collettivo e avere un’appropriazione degli stessi di tipo privato. Nel suo ciclo lavorativo si producono merci grazie ad esseri umani che vi lavorano e che sono acquistati al mercato, come qualsiasi altra merce, e il loro valore oscilla, sotto la spinta della domanda e dell’offerta, come quello delle banane, dei pomodori o dei bulloni. Quindi se c’è un’eccedenza, un surplus di merce forza lavoro, il capitale quali misure può mettere in movimento per riuscire ad eliminare questa eccedenza di esseri umani? Certamente non può sterminare milioni di persone in modo palese, ma agendo su alcuni meccanismi economici e sociali può ottenere una caduta dello stile di vita generalizzato, che lentamente ma inesorabilmente produce una diminuzione della speranza di vita. In Russia nel periodo in cui fu introdotto il capitalismo selvaggio, grazie alle politiche di Eltsin, ci fu un drastico abbattimento delle aspettative di vita che superò abbondantemente la media dei 10 anni. «Tra il 1992 e il 1994 l’aumento della mortalità in Russia fu così drammatico, che i demografi occidentali non credettero alle statistiche. Le morti per omicidio, suicidio, attacchi cardiaci e incidenti diedero alla Russia una mortalità da Paese in guerra. I demografi occidentali e russi sono concordi: tra il 1992 e il 2000, il numero di decessi ‘in sovrappiù’ è stato fra i cinque e i sei milioni». Questi dati sono usciti sul Wall Street Journal, in un articolo commemorativo di Boris Eltsin e del suo periodo di governo.
    Ma i capitalisti, e la storia lo ha abbondantemente dimostrato, sono coloro che hanno costruito e foraggiato le finalità e gli obiettivi criminali delle peggiori dittature, raggiungendo con il nazismo il punto più alto di quella morale perversa che fa dell’interesse egoistico il motore della storia.
    E in perfetta sintonia con l’interesse egoistico ecco che la “scienza” arriva in soccorso: a porte chiuse, dopo aver allontanato giornalisti e cameramen, il professor Eric R. Pianka, biologo dell’Università di Austin durante il meeting del marzo 2006 che si è tenuto alla Texas Academy of Science, ha affermato che il problema più grande, la madre di tutti i problemi, è il mix di sovrappopolazione e carburanti fossili che stanno finendo. Quindi l’unica soluzione che si prospetta, per Pianka, è ridurre la popolazione mondiale di almeno un terzo e quanto prima perché l’uomo non deve più avere un posto privilegiato nel mondo. “Non siamo meglio dei batteri” ha affermato in modo categorico ed ha proseguito dicendo che ormai né la fame né la guerra sono efficienti allo scopo dunque, “dobbiamo sterilizzare ognuno sul pianeta, se no, gli incoscienti erediteranno la Terra”. Si è poi augurato lo scoppio di qualche pandemia che realizzasse il suo obiettivo.
    Il pensiero di Pianka non è un ragionamento isolato fatto dal solito scienziato pazzo: è quello che il sistema distribuisce ogni giorno, è il prodotto del rapporto perverso che c’è tra gli uomini, determinato dai rapporti di proprietà e che si riflette nel pensiero scientifico. La scienza non è più al servizio di tutti gli uomini ma si dimostra strumento parziale e funzionale solo agli interessi dei più forti. E in questo senso vanno le riforme proposte nei settori universitari e scientifici.
    Per perpetuare questo stato di cose le classi dirigenti hanno bisogno di mantenere celata l’ingiustizia della mercificazione dei proletari. Ed è lo scopo a cui si dedicano i media nelle loro variegate espressioni: dai giornali, alla radio, alle televisioni, incaricati di diffondere una cultura che combaci perfettamente con il modello produttivo, capace di spronare – con tecniche mutuate dagli apparati militari che si occupano del condizionamento della personalità umana – all’acquisto compulsivo di ogni genere di prodotto. Queste tecniche sono applicate su scala planetaria dalle compagnie che si occupano di pubblicità e ci hanno portato all’attuale società consumistica.
    Per conseguenza i lavoratori divengono consumatori delle merci che producono, ma di cui non possono determinare la qualità e la compatibilità con l’ambiente. In tale situazione il mondo degli oggetti prodotti tende a costituirsi come mondo di merci, che non ha più la sua ragion d’essere nel soddisfare i bisogni dei produttori, ma si sviluppa secondo leggi proprie estranee a questi bisogni: il valore di scambio si sostituisce al valore d’uso.
    Si viene a determinare quel fenomeno chiamato alienazione, ben conosciuto da un grande esperto come Karl Marx.
    Si capisce quindi per quale ragione nella società capitalistica non si possono produrre beni di alta qualità per tutti: i beni di alta qualità hanno la caratteristica di creare le condizioni materiali per liberarci dal lavoro imbecille e ripetitivo e di diminuire il saccheggio delle risorse ambientali.
    Si aprirebbe uno spazio enorme ad una vita più sobria dove aumenterebbe la quota di tempo disponibile alle relazioni sociali e alle pratiche creative e di ricerca, in altre parole si darebbe a tutti la possibilità di praticare la democrazia e quindi di progettare il nostro presente ed il nostro futuro. Cosa oggi concessa solo a coloro che possono consumare il plusvalore da noi prodotto. In altre parole potremmo fare politica. Quindi avere il tempo per capire e decidere.
    Per realizzare una società più egualitaria occorre mettere in discussione la proprietà privata dei mezzi di produzione, come dice la nostra Costituzione negli articoli 3 e 41 che “…E’ compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”:
    “L’iniziativa economica privata è libera. Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana. La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l’attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali”.
    La nostra Costituzione e solo la nostra, vincola l’economia e l’azione politica dei partiti a questi scopi. Ma oggi si sa che per la classe dirigente rispettare la legge è agire da stolti, meglio fare leggi personalizzate.
    Infatti per i detentori del capitale si lavora in senso opposto, si aumentano gli ostacoli e si sta programmando una decrescita complessiva dei cicli di produzione, stabilita sull’abbassamento generalizzato della qualità, dove la svalorizzazione del lavoro umano è la base su cui poggia la produzione di queste merci, utili però per riempire i mercati di tutto il mondo e per “soddisfare” le nuove richieste di generi di consumo che arrivano dai paesi emergenti (India, Cina, ecc.).
    E’ il caso del progetto per le auto low cost, elaborato dalla Toyota, dalla Tata, dalla Fiat e da tutte le maggiori case automobilistiche. Auto che costeranno 2000 dollari, ma non verranno sottoposte ai crash test prima di uscire dalle fabbriche e non risponderanno ai requisiti antinquinamento: l’emergenza climatica è sotto gli occhi di tutti e la risposta che viene data è “miliardi di macchine, molto inquinanti”. La follia pura.
    I modelli Wal-Mart e Ikea sono le linea guida di tutto il capitalismo che tende a far decrescere la qualità della produzione parallelamente alla decrescita della qualità della merce forza lavoro.
    Sfruttarci di più per farci consumare di più, indebitandoci di più.
    Il modello è il capitalismo in versione asiatica a livello produttivo e anglosassone nei consumi e nell’indebitamento.
    Sono queste le ragioni per cui paesi come la Cina e gli Stati Uniti hanno così tanti punti di contatto sulle tematiche fondamentali: dalla questione ambientale a quella dei diritti dei lavoratori, alla pena di morte.
    Ma le loro politiche sono devastanti per le persone e per l’ambiente.
    Questo modello anglo-asiatico si sta imponendo anche da noi grazie all’introduzione di quelle controriforme che sono alla base della decrescita qualitativa nei settori della Sanità, della Scuola, del sistema pensionistico, nell’alimentazione, tutti settori che perdono progressivamente la loro funzione universalistica venendo legati a mere logiche di profitto.
    Cosa fare? Dobbiamo sovvertire l’ordine dei problemi: non si deve produrre un bene solo perché è fonte di profitto individuale, ma deve servire, sia alla singola persona che alla collettività e per sapere della sua utilità sociale si deve estendere la democrazia e la partecipazione nelle decisioni anche nel campo dell’economia. Se si deve produrre è meglio che sia di alta qualità; in esso devono esserci il meglio delle conoscenze specifiche e interdisciplinari per avere la maggior compatibilità possibile con la società e l’ambiente.
    La produzione di beni di alta qualità per tutti determina un miglioramento delle condizioni ambientali in quanto accompagnato da un minor spreco di risorse, ed è ovvio a tutti che un prodotto di alta qualità dura molto di più, qualsiasi prodotto sia e contrasterebbe le logiche insite nel consumismo. Si produrrebbe di meno ma meglio.
    Inoltre diffondere la cultura della qualità diffusa riposiziona l’essere umano rispetto al prodotto, l’Essere acquista forza rispetto all’avere, con un netto vantaggio anche per le relazioni umane: si combatte la logica della concorrenza anteponendovi quella della collaborazione.
    Lottare per estendere a tutti gli esseri umani la qualità dei prodotti avrebbe un effetto positivo anche a livello legislativo: si introdurrebbero più diritti e più libertà per coloro che da secoli ne sono privati. In quanto produttori dovremmo avere delle leggi che ci consentano di intervenire sui processi reali e decisionali nel lavoro; si darebbe impulso alla scienza svincolandola dalla subordinazione del capitale.
    Va da sé che lottare per la qualità della produzione non è separabile dalla lotta contro la mercificazione dell’uomo e contro la politica monetaria praticata dai banchieri, che con le loro tecniche determinano i meccanismi inflazionistici e il conseguente indebitamento sia dei settori produttivi che della totalità della popolazione, che perdono progressivamente, grazie a queste politiche, diritti e libertà, creando di fatto una nuova forma di schiavitù. Vedi i risultati ottenuti dalle varie banche centrali, dalla Banca Mondiale e dal FMI.
    Siamo nell’epoca in cui il capitalismo non riesce ad essere positivo rispetto ai principi della sua stessa ideologia che avevano al centro il motto “benessere e libertà per tutti”.
    Nella realtà 793 persone nel 2005 possedevano da soli 2.600 miliardi di dollari, l’equivalente del debito di tutti i Paesi del mondo (Hervè Kempf “Comment les riches détruisent la planète”, Ed Seuil, 2007).
    Quindi la soluzione al problema non sta negli attuali degenerati gruppi dirigenti, e nella loro catena di comando, ma è in quella classe subalterna che oggi si è notevolmente estesa sul pianeta: il proletariato. E’ l’unica classe sociale, il 95 per cento della popolazione, che ha l’interesse oggettivo al cambiamento; è l’unica classe che inglobando grazie ai processi di proletarizzazione, la piccola e media borghesia, ha acquisito quelle conoscenze che potrebbero servire alla costruzione di un mondo più giusto sia a livello sociale che ambientale.
    Ma per creare i grandi mutamenti occorrono classi sociali conscie del proprio ruolo e che si diano una forma organizzata, il Partito, capace di essere lo strumento per la realizzazione del programma.

  20. carlo circolo bianchini genova scrive:

    Caro compagno Claudio, il titolo è suggestivo”UN COLPO D’ALA”sembrerebbe suggerire,una virata, un cambiamento di rotta, ed invece tutto come prima, le solite cose, le cose non vanno bene vediamo di rimediare , non cambiando medicina ma con la stessa medicina, ora se un malato prova una cura, per la sua malattia. E quella cura non funziona, una persona ragionevole, va dal medico, e gli dice che vuole cambiare cura, non continua a prendere una medicina che non funziona, la medicina delle ammucchiate, se non sono omogenee non funziona, ed allora verrebbe da pensare, che un sincero comunista . si domanda, perché non vedere se è possibile trovare nuove strade, ed allora dal momento che nel partito (sebbene io l’attendo da tempo,) non si muove niente, salvo cercare alchimie politiche, e nuovi contenitori, mi permetto umilmente di suggerire, una idea , una delle tante, perché non portare avanti il compito che si era assunto, ed il nome stesso ( movimento per la rifondazione comunista)suggeriva? Perché non cercare di capire se il comunismo come antitesi, nella società si è esaurita col secolo scorso o se invece come io credo, è ancora attuale ed utile?
    Qualche mese fa Luciano Gallino, in un editoriale sosteneva, che i partiti comunisti europei, dopo 89 hanno seppellito il comunismo troppo in fretta, un libro ancora fresco di stampa di SLAVOJ ZIZEK “dal titolo”Dalla Tragedia alla Farsa” sostiene, in assonanza con un altro studioso Alain Badiou, che l’Ipotesi Comunista è ancora attuale, perché non si può confondere, il Socialismo Reale con il comunismo, ora perché non indaghiamo che cosa è successo realmente, nella nostra storia e partiamo da quegli errori? Io non ho nessuna ricetta pronta, sono qua con molta umiltà a chiedermi, perché una idea affascinate,che ha realizzato e permesso importanti conquiste, ed anche contaminato mezzo pianeta, offrendo la speranza a milioni di esseri umani di poter vivere una vita più dignitosa, poi sia cosi miseramente implosa.
    Come ho detto , non ho una ricetta ma una idea me la sono fatta, non credo, che da sola possa non spiegare una cosa così complessa, ma potrebbe essere un contributo.
    Premesso (lo dico per onestà) che non sono antistaliniano, anzi ho una certa ammirazione , che mi è venuta di recente da quando si cerca di farlo diventare il capro espiatore di tutti i mali, ciò premesso credo che il periodo da indagare sia quello che va dal 1922, (anno di nascita della figura del segretario) ed il 1932, dopo la morte di LENIN, 1924 abbiamo assistito , alla guerra per bande di tutti i dirigenti di primo piano che cercavano di prendere il posto LENIN, dico queste cose, perché quella guerra, continua ancora nel nostro ceto politico, che ha già prodotto tante scissioni solo per accaparrarsi la poltrona di segretario, ed allora perché non tornare alle origine del partito bolscevico. Che no conosceva i segretari?
    Perché non condurre il partito collegialmente, senza capi, come è nella tradizione bolscevica, che ha fatto una rivoluzione, non conoscendo la figura del segretario, che nacque solo nel 1922, con una funzione prettamente (come suggerisce il nome) organizzativa, chi comandava veramente era il comitato centrale , ufficio politico, parlamentino allargato a tutte le correnti. Chiamatelo come volete ma cosi è stato, tutte le più importanti rivoluzioni, e sommovimenti della storia sono state condotte, non con un condottiero ma con partiti politici, che di volta in volta si chiamavano, Guelfi e Ghibellini ; Giacobini e Girondini; Proletari e Borghesi, e tutti avevano costituito un comitato,non erano diretti da un solo uomo, (salvo le tirannie) certo nella dialettica naturale dalle battaglie esce, e si distingue qualcuno che è più capace degli altri,lo stesso Dante Alighieri, faceva parte dei Confalonieri, come Robespierre nella rivoluzione francese ,Lenin Trotskij, Bucarin e lo stesso Stalin, ma questo non era e non è un male perché i soggetti non erano il prodotto di accordi o di cooptazione, ma erano, ciò che naturalmente emergeva dalle lotte. Lo stesso Stalin solo dopo il 1932, ha potuto iniziare le purghe in scala, anche se sono cominciate prima, perche forte era il potere del Comitato Centrale, non dimentichiamo che la l’affermarsi del potere del segretario, si è potuto affermare anche perché c’èra la necessità di governare uno stato,e noi non abbiamo nessun stato da governare, spesso c’era coincidenza tra regole statali e organizzative di partito, molte figure e azioni erano necessitate più da esigenze statuali che di partito, il glorioso stato sovietico che non a caso e stato chiamato, lo stato socialista dei consigli/comitati , perché se non sbaglio Soviet vuol dire comitato/consiglio, si può dire che la struttura dei nuovi partiti, progressisti o conservatori, cosi come oggi li conosciamo hanno origine nella degenerazione personale del partito bolscevico, ed è stata una tragedia, perché essendo(l’idea del comunismo ancora valida ed attuale) è chiaro che è stata sbagliata l’applicazione, il paradosso, è che l’unione sovietica nasce senza che il partito che l’ha realizzata, avesse un segretario, ed è morta per mano di un segretario, Gorbaciov, anche il partito del comunismo italiano è morto non perché il partito tutto, lo voleva ma perché Ochetto (segretario) lo voleva, anche Bartinotti (segretario) ha sfasciato rifondazione,e la lotta tra Vendola(delfino di Bertinotti) e Ferrero, non verteva sulla linea politica, ma sul segretario, Vendola diceva che non avrebbe voluto la scissione, ed aveva ragione voleva fare il segretario di rifondazione perché solo così poteva distruggere rifondazione , e prendersi il patrimonio perché quelli come lui, la politica la sanno fare solo con i soldi, avendo perso ormai ogni contatto con il mondo del lavoro in particolare, e con il popolo in generale.
    Mi scuso se ho toccato la suscettibilità di qualcuno nominando Stalin, ma non era il solo che ha sbagliato se di sbaglio si può parlare.
    Saluti affettuosi

  21. Adriano1 scrive:

    x Carlo Galati
    a proposito di decrescita ….

    Caro Galati , mi fa piacere che ci sia qualcuno che difende l’ortodossia marxista , lo dico senza ironia , ma la situazione del livello del dibattito teorico all’interno del PRC è tale che mi sembra veramente ridicolo e fuorviante parlare in questi termini.
    Da quando stò nel PRC non ho mai visto indire un attivo di sezione o un gruppo di studio sui temi del marxismo , in questa situazione di completa ignoranza teorica , trovo veramente assurdo parlare di marxismo , ormai siamo qualificati solo nelle analisi degli esiti elettorali…
    Sicuramente sai meglio di me che la materia è complessa e implica conoscenze filosofiche non superficiali , almeno del pensiero hegeliano.
    Vedi nel partito un fiorire di studi sul marxismo ?
    O sui rapporti tra materialismo e idealismo ?

    Come sai , la pretesa “scientificità” del marxismo è una puro mito , non una delle previsioni di Marx si è avverata , dalla rivoluzione mondiale da lui prevista , alla nascita di quel soggetto sociale , il “general intellect” , che avrebbe preso la guida del superamento del capitalismo .
    Non solo , in URSS sappiamo com’è andata , i ceti medi hanno voluto abbattere il muro e approdare alla società dei consumi…
    Dire questo è antimarxismo ? Per me no , nulla toglie valore alla grande scoperta di Marx delle stutture di classe della società.

    Rimane un banale interrogativo : come mai se abbiamo tanto ragione abbiamo perso su tutti i fronti ?
    Non pensi che il nostro pensiero abbia bisogno di qualche “ritocchino” ?
    Non pensi che si debbano integrare anche “pensieri” più recenti ?
    Oppure pensi che il marxismo sia un qualcosa di fissato per sempre come le tavole della legge ?

    Non conosco le intenzioni profonde di Latouche , e sinceramente non me ne frega un c.. di conoscerle , ma mi sembra puro buon senso dire che in un mondo finito non possa esserci una crescita infinita , non ci vedo nessun malthusianesimo e non mi sembra che sia andato dai paesi del terzo mondo a predicare la moderazione .

    ciao

    • Mario Galati scrive:

      Per Adriano1

      L’abitudine di chi non vuole discutere del merito delle questioni è quella di sviare il discorso sull’etichettatura banalizzante delle posizioni espresse. In ogni caso, mi riterrei orgoglioso di appartenere all’ortodossia marxista (troppa grazia, in ogni caso, il tuo lapsus che mi attribuisce il nome “Carlo”, come il filosofo di Treviri, visto che mi chiamo Mario).
      -Constato che tu, prendendo atto del basso livello teorico del partito, proponi semplicemente e candidamente di mantenerlo tale. Il pragmatismo e il pressappochismo teorico sono espressione di conservatorismo. La funzione essenzialmente democratica del partito consiste nell’innalzamento del livello culturale e ideologico. Questo è uno dei tratti principali che differenziano il partito dalla chiesa. Se non si è capito questo, non solo Marx, ma anche Lenin, Gramsci, Togliatti, hanno vissuto invano.
      -La scientificità del Marxismo non è soltanto “pretesa”, ma reale, almeno allo stato attuale delle conoscenze filosofiche, economiche, sociali.
      Soltanto, bisogna intendersi su cosa sia la scientificità nel campo delle scienze sociali, rispetto alle scienze cosiddette “naturali”. In effetti, questo problema è molto complesso, ma non privo accettabili soluzioni.
      -Marx non ha affatto “scoperto” la struttura di classe della società. Di ciò erano perfettamente consci, per es. anche i comunissimi artigiani delle corporazioni medievali. Il materialismo storico dà conto di come si struttura la totalità sociale. Il che è un tantino più complesso del constatare che nella società esistono le classi sociali.
      -Il General Intellect, nel linguaggio di Marx, non è un soggetto sociale, ma il sapere sociale generale incorporato nei prodotti e nelle merci.
      -Marx non ha previsto e profetizzato alcunché (“Il marxismo non è dottrina di profezie” P. Togliatti). Ha analizzato la società capitalistica e ne ha indicato le tendenze storiche profonde. La storia del novecento (monopoli, I guerra mondiale, ecc.) e la stessa crisi attuale ne confermano la piena validità. D’altronde, chi vuol capire il capitalismo, anche tra i conservatori, ricorre sempre più spesso a Marx.
      -La teoria di Marx ha sempre subito dei “ritocchini”, molti dei quali validi, opportuni e arricchenti (per citarne soltanto uno, Lenin e la sua teoria della rivoluzione nell’anello debole del capitalismo e non nel suo cuore (Inghilterra) ), altri, invece, errati e fuorvianti come i vari revisionismi alla Bernstein. Al contrario di ciò che si vuole far credere, il marxismo non è dottrinarismo ingessato e dogmatico, ma neppure una teoria debole che può prestarsi ad un sincretismo svagato, modaiolo e senza rigore (oggi va tanto di moda la parolina “contaminazione”).
      Gramsci, considerato molto poco ortodosso, ha sostenuto che il materialismo storico è una teoria “autosufficiente” (Proprio così: autosufficiente. Se molti cosiddetti antiortodossi che agitano il santino di Gramsci lo leggessero veramente, penso che ne rimarrebbero scandalizzati. Basta leggere, per es., cosa dice Gramsci dell’auspicata concezione “totalitaria” del fenomeno sociale, che non ha nulla a che fare con le banalità sul totalitarismo partite da Anna Harendt e oggi molto alla moda).
      -La fine dell’URSS non confuta affatto il marxismo. Ma questo argomento richiederebbe una discussione a parte.
      -Perdere o vincere in una lotta non dipende dall’avere ragione o torto, dall’inverarsi di un’idea che si sviluppa fatalmente, ma dipende dai rapporti di forza. Una lotta va giudicata nel lungo periodo. “La società si pone sempre soltanto i problemi dei quali si intravede già nella sua struttura la soluzione” (cito a memoria non letterale). Il che non vuol dire che nel momento in cui i problemi vengono posti essi trovano immediata soluzione. I processi storici possono essere molto lunghi, contraddittori, complessi. Comunque, nell’affermazione che una società si pone i problemi che essa può risolvere, Gramsci intravede il fondamento “scientifico” marxista della morale.
      Io non penso che la soluzione socialista alle contraddizioni del capitalismo si imporrà in modo meccanico e in tempi certi e pronosticabili, in un processo lineare che non conosce avanzate, ritirate, contraccolpi, vittorie, sconfitte, forme variegate e ambigue.
      Il problema, però, per un partito è: si intende favorire la tendenza storica verso il socialismo (ovvero, si ha una “morale” socialista) o no?
      A meno che non ci si accontenti di dire soltanto “ciò che non siamo, ciò che non vogliamo”, in modo confuso e sostanzialmente nichilista.

      Mario Galati

      • Adriano1 scrive:

        Ti sbagli , non voglio che il livello rimanga basso , dico solo che peggio dell’ignoranza c’è solo l’ipocrisia di chi usa certi nomi .
        Ribadisco , il PRC non è un partito marxista , per il semplice fatto che al suo interno non si parla mai di Marx , né si usano i sui metodi d’analisi , né si hanno i suoi obiettivi di superamento del capitalismo.
        Quanti articoli di teoria marxista hai visto su Liberazione ?
        Che poi dei singoli come te lo facciano individualmente va solo a loro merito , ma non muta il quadro generale che vede il PRC come un partito sicuramente di sinistra , sicuramente dalla parte dei ceti popolari , ma che altrettanto sicuramente , non si pone convintamente in un’ottica di superamento del capitalismo.
        Siamo un buon partito socialdemocratico, non c’è niente di male .
        Quello che secondo me è male è illudere i militanti del fatto di far parte di un partito comunista, e usarne la buona fede.

        Forse ho letto male ma mi sembra proprio che Marx avesse profetizzato la rivoluzione mondiale come imminente ed è indubbio che credesse al fatto che il capitalismo avesse creato , con il proletariato, chi l’avrebbe sotterrato.
        Tutto questo non è avvenuto , il capitalismo ha dimostrato una notevolissima forza nell’assorbire le sue stesse contraddizioni , ed è riuscito a mutare profondamente le coscienze del proletariato stesso , come avevano lucidamente visto Marcuse , Pasolini , etc..

        Il PRC oggi non è né carne né pesce , deve scegliere , da una parte il centro-sinistra e dall’altra un anticapitalismo intransigente e innovativo.
        Tra le innovazioni per me dev’esserci uno studio attento del tema della decrescita come critica all’economia del capitale.
        E sicuramente riprendere seriamente in mano i testi di Marx.

        ciao

        • Militante PRC scrive:

          Applausi!! Condivido parola per parola….

        • Mario Galati scrive:

          Per Adriano1

          Prendo atto che tu constati solamente il basso livello teorico del PRC, ma non te ne compiaci.
          Che il PRC non sia un partito comunista e marxista lo credo anch’io. Ciò che non credo è che esso sia un partito socialdemocratico. Il PRC è andato via via assumendo un’identità movimentista radicaleggiante, subalterna nei fatti alla cultura borghese. E’ diventato un contenitore eterogeneo di tendenze, culture, inculture, atteggiamenti modaioli e insensati e, soprattutto, uno strumento utile a piazzare in un qualche posto istituzionale qualche personaggio opportunista.
          E’ per questo che ho deciso di non farne più parte, pur avendo contribuito insieme a tanti altri alla sua formazione ed alla sua vita.

          Mario Galati

          • Adriano1 scrive:

            Certo dare oggi una definizione esatta di cosa sia il PRC è cosa ardua…
            Possiamo dire che probabilmente è un partito residuo di una grande storia composto da persone molto ostinate….
            Spero , e sono sicuro che lo speri anche tu , che queste persone continuino ad essere ostinate ancora per un bel po’ , e che qualcuno sappia dargli una speranza , ma non credo che questo possa avvenire in questa attuale forma partito , con questi vecchi meccanismi.
            Abbiamo idee attualissime avvolte in una forma che puzza di soffitte polverose, sarebbe il caso di darsi veramente “un colpo d’ala” , ma dovrebbe essere qualcosa d’inusuale , che colpisca la mente e il cuore delle persone.
            Ripartire dall’indignazione, risvegliare le coscienze.
            Ma non chiamarlo movimentismo , chiamalo comunismo.

            ciao

  22. nico scrive:

    continuate aparlare senza usare le parole anticapitalita e comunista, così nonsi va da nessuna parte

  23. Francesca Paoli scrive:

    Venderò cara la pelle. Perché tutto intorno a me è uno schifo. Perché si va disegnando un Paese fatto di ingiustizia, impastato di razzismo, coeso solo nell’egoismo, dove i bambini di famiglie indigenti negli asili si mettono a pane e acqua, dove esiste lo schiavismo di Rosarno, dove diritti conquistati vengono calpestati e poi distrutti, dove tutti tacciono e stanno a guardare attoniti, incapaci ormai di reagire, dove i lavoratori sono atomizzati, precarizzati, cassaintegrati, licenziati, soprattutto sempre sfruttati. Ma venderò cara la pelle. Perché tutto questo mi fa schifo e ora ho paura, davvero paura, perché sento in me, in noi introiettata la paura e la sconfitta. Venderò cara la pelle. Perché devo farvi capire che divisi si perde, che le differenze, tutte le differenze, possono avvicinare e non dobbiamo invece farcene spaventare e per questo fuggire ognuno in piccole convinzioni che non conoscono dialettica, che non vogliono confronto. Venderò cara la pelle, perché il tempo è poco e non possiamo buttarlo a leccarci le ferite e a rimbalzarci accuse. Domani sarà tardi. Oggi è tardi. Venderò cara la pelle. Ora e sempre venderò cara la pelle. Perché sono comunista.
    E ora accanitevi pure. Non vi risponderò. Oppure provate a pensare. Solo questo.

  24. Walter scrive:

    Nel leggere le tue osservazioni sul dato elettorale mi balzano subito agli occhi due cose: 1^) Dibattito al CPN e 2^) Dato del tesseramento. Credo che parlare del dato elettorale al CPN dimenticando che non si è voluto discutere prima nelle istanze provinciali e poi regionali per arrivare ad una analisi abbia ridotto il dato ad un conteggio più elettoralistico/numerico che ad una valutazione politica seria e condivisa da tutti.
    Si è trasformata così, come tutti i partiti borghesi, in una elencazione verticistica “degli errori” dimenticando che i partiti comunisti esercitano la democrazia dal basso e non viceversa; distinzione non da poco vista la nostra storia.
    In subordine a ciò nasce il secondo punto quello degli iscritti che calano perchè non si rendono più disponibili a giochetti dell’uno o dell’altro “dirigente” trasformando molti in consapevoli assenteisti elettorali, oltrechè di partecipazione al partito.
    Se è vero che vogliamo un cambiamento sostanziale nel nostro paese perchè non incominciamo a porci la domanda più importante che è questa:
    “Ma molti dirigenti delle formazioni politiche a sinistra (PRC, PdCI, SeL ecc.) vogliono veramente un paese comunista?”
    Perchè se ciò fosse vero non capisco perchè non ci si vuole riprendere la storia del PCI sino alla dirigenza di Enrico Berlinguer, partendo dallo stesso nome che farebbe inevitabilmente irretire i contrari alla mia domanda, bestemmiare i capitalisti e risollevare “i buoni spiriti” dei comunisti. Ma dato che nessuno dei dirigenti, attualmente, vuole questo si lascia che il capitalismo faccia il suo corso di ristrutturazione del mondo-paese con un unico obiettivo: spazzare via ogni ipotesi di organizzazione comunista. Forse è il caso che ci si dia da fare con altri soggetti ripristinando le regole ante-bolognina altrimenti è la fine di progetti di società civile e di vera opposisione ad un sistema… perchè il sistema capitalista è capace di inoculare “agenti” che hanno un unico scopo dividere la classe proletaria ed illuderla con miraggi pseudo-democratici; guardate i fabiani (invenzione borghese) quanti danni hanno fatto ai lavoratori inglesi sino ad arrivare a noi con Bertinotti!
    Ricordate quanta fatica fece K.Marx a cacciare dall’Internazionale Comunista i provocatori come Bakunin, G.Mazzini in quanto massoni e pertanto antitetici ad una società comunista?
    Oggi molti compagni ammirano i loro pronipoti come (Aldo Bonomi, Toni Negri o peggio ancora guardano con compiacenza i nazisti come Latouche che propugnano la decrescita) annoverandoli tra le nostre file ma senza sapere che sono “i famosi agenti” sostenuti dalla borghesia.

    • Adriano1 scrive:

      Walter , siamo nel 2010 , l’ideologia dello sviluppo a tutti i costi che tu adotti è veramente antiquata , non tiene conto della distruzione dell’ecosistema , e accusare Latouche di nazismo è da paranoici, oltre che da masochisti.
      Secondo me il comunismo potrà avere un senso solo se sapremo coniugarlo con l’ecologia , sia della natura che della mente.
      Se non saremo in grado di indicare un tipo diverso di sviluppo non saremo in grado , a maggior ragione , di indicare un diverso tipo di società.
      Pensi che possano coesistere il comunismo con l’attuale consumismo isterico ?
      La decrescita è obbligata , ma questo non vuol dire più bassi livelli di vita , anzi, potrebbe essere un nuovo rinascimento….

      • Andrea scrive:

        Credo che per i comunisti “ecologia” sia un sinonimo di “economia pianificata”, con tutti gli opportuni aggiustamenti legati alla situazione attuale e all’esperienza storica dei paesi socialisti (che andrebbero studiati e analizzati criticamente).

        Le baggianate antimarxiste di Latouche vanno lasciate agli antimarxisti. E dico “antimarxiste” con cognizione di causa, visto che è lo stesso Latouche a dire apertamente che il suo pensiero non è compatibile con quello di Marx (ricevendo i plausi del Sole 24 Ore): http://3.bp.blogspot.com/_Kxzxro1QTEM/S2QN02NFh_I/AAAAAAAAA0s/DgvvkyE0xXI/s1600-h/latouSole.JPG

        • Adriano1 scrive:

          Ho letto l’articolo e anche il libro e per me non c’è traccia di “antimarxismo”.
          L’ idea che chiunque abbia su qualche aspetto delle idee diverse da Marx sia per questo un “antimarxista” o un “anticomunista” , la trovo cretina.
          A questo punto sarebbe antimarxista anche Lenin , vista la sua idea del partito che non era stata prevista da Marx , oppure sarebbero antimarxisti per diversi motivi Bordiga , Gramsci , Stalin , Trocky , lukacs etc. etc…
          Ma chi è oggi che merita il “bollino” di marxista ?
          Lo stesso Marx si definiva ironicamente “non marxista” !
          Ma finiamola….Marx ha avuto ben poco a che fare con il successivo movimento comunista.
          Ma poi da quale pulpito ! Ti risulta che il PRC sia un partito marxista ?
          E su quali basi lo dici ?
          In base all’appoggio alle guerre della Nato e alle politiche di Padoa Schioppa ?
          Ma non siamo ridicoli…
          Il comunismo va reinventato , va rifondato , e ogni idea intelligente va seriamente valutata , a prescindere che la dica un “teologo” marxista o un pensatore “laico” come Latouche.
          Altrimenti il marxismo muore.

          • Andrea scrive:

            Dico che Latouche è antimarxista perché rigetta completamente i presupposti dell’analisi marxiana. Marx rileva che il capitalismo è, al tempo stesso, una grande forza di sviluppo economico e sociale, ma che è anche afflitto da contraddizioni interne che lo portano a diventare esso stesso il freno, se non la negazione, di quello stesso sviluppo. Da qui la necessità di un sistema economico e sociale superiore, che non sia afflitto da queste contraddizioni: il socialismo.

            La messa in luce di questa contraddizione del capitalismo (motore di sviluppo e di crisi) è il cuore del materialismo dialettico (cioè del marxismo) applicato all’analisi concreta del capitalismo.

            Latouche invece bolla questa contraddizione come “ambiguità”, come se quel sempliciotto di Marx non si fosse accorto della mancanza di logica del suo sistema. E la sua “soluzione” è un modernissimo ritorno al socialismo utopico e premarxista, alla declamazione di mondo in cui tutti staremmo meglio se consumassimo un po’ meno e ci volessimo un po’ più bene.

            Se il socialismo ha fatto passi avanti è stato proprio grazie al superamento dell’utopismo e all’impianto dell’ideologia marxista, con le sue evoluzioni (in particolare Lenin e Gramsci). Latouche butta a mare Marx, e torna al pre-marxismo. Tu dici che questo è il modo corretto di “rifondare” il comunismo? Io ho forti dubbi.

          • Mario Galati scrive:

            Teorizzare la decrescita senza porre in discussione i rapporti di produzione capitalistici è oggettivamente reazionario, oltre che utopistico.
            Ma il discorso di Latouche è reazionario anche perchè contiene implicitamente un messaggio ai popoli in via di sviluppo (Cina, India, ecc.) che non ci stanno più a lasciare tutta la torta delle risorse ai paesi ricchi occidentali. E’ un discorso neocoloniale.
            Il messaggio è: non azzardatevi a modificare il vostro tenore di vita perchè noi non abbiamo alcuna intenzione di spartire la torta con voi.
            Sotto questo aspetto Latouche è un neomalthusiano.
            Malthus, dimostrando che un aumento del reddito dei poveri era fonte di gravi problemi che lo rendevano inopportuno e impossibile, lanciava ai poveri il messaggio che la loro condizione era oggettivamente e naturalisticamente ineluttabile, occultando i rapporti sociali che determinavano la condizione di povertà di grandi masse.
            Certo, nella teoria malthusiana era contenuto anche il senso della non illimitatezza del processo di sviluppo quantitativo e di sfruttamento delle risorse naturali. In ciò può rinvenirsi l’elemento valido della sua riflessione teorica, soprattutto alla luce dei problemi ambientali che abbiamo davanti.
            Anche sotto questo aspetto l’analogia tra Malthus e Latouche è evidente.
            Il nodo, però, non sta nella decrescita, ma nella crescita che si fondi sulla produzione di valori d’uso al posto di semplici valori di scambio. Sul superamento dell’economia mercantile, dell’”immane ammasso di merci” che è il capitalismo, di questo sistema economico-sociale che assume come cardine la produzione per la produzione e che, dopo aver svolto un indubbio ruolo progressivo, oggi è fonte di problemi e contraddizioni irrisolvibili all’interno dei suoi stessi meccanismi.
            E qui si arriva al problema del socialismo, della direzione collettiva dei processi produttivi, ecc., al cui interno soltanto è possibile risolvere i gravi problemi ambientali cui andiamo incontro.
            I meccanismi dell’accumulazione capitalistica non possono contraddire loro stessi limitando “responsabilmente” la produzione.
            In un contesto capitalistico l’ambientalismo rappresenta soltanto un altro settore merceologico e un’altra occasione di valorizzazione del capitale.
            Piuttosto che riferirsi al pensiero “laico” di intellettuali come Latouche, io suggerirei una pia conversione alla “teologia” marxista, molto più profonda e convincente.

            P.S. Ma Eleonora Forenza non è quella dirigente che ha scritto un articolo su Liberazione (“Che cos’è Gramsci per noi trentenni”), nel quale, sul filo di una lettura totalmente soggettivistica di Gramsci, ne stravolgeva il pensiero fino a farlo diventare un teorico del movimento No Global e della “contaminazione”, un idealista eclettico (comunque lontano dal filone idealistico classico al quale Gramsci, con ben altra altezza di pensiero (Benedetto Croce, Costanzo Preve, ecc.), è stato da taluni associato)?
            Latouche, Forenza, … In questa babele qualcuno spera di rifondare un partito comunista?

            Mario Galati
            Guardavalle (CZ)

          • Mario Galati scrive:

            Dimenticavo.
            Quando Marx parla dei “fiumi della ricchezza” che scorreranno nel comunismo, ha ovviamente in mente il superamento della produzione mercantile (valori d’uso al posto delle merci) e si riferisce alla ricchezza dei rapporti sociali, che possono dispiegarsi pienamente per ogni individuo soltanto col superamento dei limiti sociali posti dal capitalismo.
            Troppo frettolosamente qualcuno usa categorie astratte come “produttivismo ottocentesco”, “sviluppismo”, “industrialismo”, per circoscrivervi all’interno il pensiero di Marx.
            Il quale pensiero è sicuramente influenzato dall’impetuoso sviluppo capitalistico dell’epoca, ma riesce ad elevarsi al di sopra di esso, cogliendone gli aspetti contraddittori e in movimento.

            Mario Galati

  25. Matteo scrive:

    Caro compagno,

    Penso che se ci mettiamo ad analizzare correttamente solo il risultato elettorale esclusivamente da un punto di vista numerico e di rapporti di coalizione, penso che in questa fase avremmo ri-perso in partenza.

    Come possiamo vedere dalla scissione ad oggi, stiamo provando tutte le pratiche politiche possibili per poter riuscire a conquistare quella credibilità che abbiamo perso rispetto a questi ultimi anni, da rimettere in piedi nuove allenze con altri soggetti politici oppure nel rilanciare quelle pratiche politiche di conflitto che ci hanno contraddistinto senza riuscire a portare a casa risultati altisonanti.

    Noi secondo me rispetto a quest’ultimo riscontro elettorale bisogna anche essere in grado di discernere il risultato elettorale riscontrato nelle europee(ricordando che li si votava anche per le amministrative cosa molto importante) e quello regionale.

    Questo ragionamento che voglio fare aprendo una parentesi, consiste nel far vedere come le persone ragionano in particolar modo nel voler attribuire a noi la loro rappresentanza.

    Partendo dall’ambito nazionale gran parte delle persone che si ritengono di sinistra come ragionamento principale stanno nel battere la persona di B come uomo politico e non come sistema e questo purtroppo consiste nel votare il maggiore partito di opposizione il quale lo possa far cadere giù dalla “torre”, in quanto a noi non ci vedono come una forza politica tale per poter essere contendeti.

    In questa cosa semplice che ho scritto, è per dire che il nostro progetto politico vero secondo me non stà nel fatto di costruire un soggetto unico alternativo fondato su piattaforme comuni, ma sta nella capacità di proporre una linea politica alternativa “CHIARA” che sia indipendente da tutte le altre forze centriste con PD compreso, perchè in questo momento non possiamo sperare che altri soggetti politici ci diano aperture strategiche nel voler riportare un sistema elettorale proporzionale e non abbiamo neanche le forze oggettive nel battere B.

    In questa linea politica penso che nell’alternativa la parola “socialismo” debba essere un nostro cavallo di battaglia sia nel rivalutarla con le vecchie generazioni che nel divulgarla alle nuove generazioni come base di partenza per uguaglianza, libertà e giustizia sociale.

    Dobbiamo cercare con tutte le nostre possibilità di poter entrare nei rapporti di produzione e dunque nel mondo del lavoro dove è li poi che si determinano i rapporti sociali ed è qui secondo me dobbiamo intraprendere due tipi di strategie politiche:
    - Forme di entrismo all’interno di sindacati come CGL e riuscire ad avere posti di rappresentanza all’interno di alcune maggiori fabbriche del nord dove è lì che cè il cuore pulsante economico del paese;
    - Ri-valorizzarre le cooperative come processi alternativi di gestione della produzione e di “umanizzazione” del lavoro, dove qui puoi essere un’alternativa vera alla produzione capitalistica.

    Penso che a grandi linee (avrei tante cose da citare)queste dovrebbero essere le tematiche che la futura federazione dovrebbe discutere, su strategie ed analisi politiche che possano determinare delle linee di azioni politiche concrete e che non siano dei progetti politici vuoti e altalenanti.

  26. Nunzio scrive:

    Io ho sempre votato Prc,perchè sono contro il capitalismo, quindi contro l’egoismo, l’individualismo, ecc.. ma vorrei capire meglio contro chi sono, per cui ripropongo qui la domanda; ” chi è il capitalista? quanto deve guadagnare una persona per poterla definire capitalista?
    Ma specifico meglio, non voglio sapere come funziona il capitalismo o il capitale.
    Io comincerei un’analisi da questa semplice domanda, sperando che in un blog di comunisti riesca a ricevere una risposta, che ho provato a cercare sul web senza successo.
    Saluti Nunzio

    • Andrea scrive:

      Compagno Nunzio, per poter “definire capitalista” qualcuno il problema non è quanto guadagna, ma il suo ruolo nel processo produttivo e di accumulazione del capitale.

      Può succedere che in una società capitalista avanzata si sia “un po’ tutti capitalisti”, perché le condizioni di vita migliorano e magari consentono a molti lavoratori dipendenti di costruirsi una piccola rendita (terreno, seconda casa, investimenti, magari una piccola attività in proprio…). E questo in effetti è successo anche in Italia, grazie alle lotte dei lavoratori e del PCI, e al miglioramento dei salari (che fino ai primi anni ’90 erano tra i più alti in Europa). Ma tutto questo è stato distrutto con la fine del PCI e l’arretramento sindacale: allora il capitale, quello industriale e finanziario, ha lanciato una grande offensiva contro il lavoro, e spostato enormi quantità di PIL dal monte salari alla rendita e alla speculazione finanziaria.

      In questo scenario i comunisti sono stati colti impreparati, e la rabbia dell’ex ceto medio che si ritrova oggi proletarizzato (o magari disoccupato) viene incanalata da soggetti come la Lega Nord.

      • Alberto scrive:

        Ma perché, rendita e profitto sono la stessa cosa?

        • Andrea scrive:

          Rendita e profitto (da sottrazione di plusvalore) sono gli assi fondanti del processo di valorizzazione e accumulazione del capitale. Per questo qualunque rendita e profitto è intrinsecamente capitalista.

  27. mauro scrive:

    Segnalo come contributo al dibattito e alla riflessione

    Il documento politico presentato al CPN dall’area dell’ERNESTO

    http://www.lernesto.it/index.aspx?m=77&f=2&IDArticolo=19327

    L’odg presentato da Andrea Catone e Sergio Dalmasso

    http://www.lernesto.it/index.aspx?m=77&f=2&IDArticolo=19328

    Un commento di l’Ernesto online

    http://www.lernesto.it/index.aspx?m=77&f=2&IDArticolo=19329

    Mauro Gemma
    Direttore di l’Ernesto online

  28. Luca scrive:

    Ancora una volta leggo parole di buon senso su questo blog. Penso che Grassi con il suo intervento voglia rivolgersi a quei tanti compagni, comunisti o semplicemente di sinistra, disgustati dalla situazione attuale. Le sue parole non sono rivolte a quelle microrealtà super ideologizzate che pure respirano dentro e fuori il Prc. Fa un ragionamento di buon senso, perchè solo chi ha gli occhi foderati di prosciutto non riesce a vedere che il centro destra avanza come un carroarmato non solo nei consigli e nelle giunte regionali ma nella società, con argomenti che dovrebbero far rabbrividire i comunisti. No, secondo alcuni il diavolo in Italia è Sinistra e libertà, il Pd… manco a nominarlo! Così il centro destra non domina solo al nord. Calabria, Campania, Lazio diventano un tutt’uno. La Lega prende il 6,5 in Toscana… Berlusconi vuole stravolgere la Costituzione… la cosa più importante, secondo alcuni, è tenere a distanza Sel… massacrare ancor più la sinistra… macchè federazione!!! Io penso che se la sinistra voglia avere ancora un ruolo nel panorama politico italiano, allora non vi siano alternative alle proposte di Grassi.

    • Angelo scrive:

      E’ vero, alcuni interventi fanno pensare che l’Italia sia un Paese privo di psicologi. Fortunatamente nel Prc qualcuno mantiene una buona dose di lucidità. Sono d’accordo con Luca, e quindi con Grassi.

  29. Adriano1 scrive:

    Non per difendere i “vertici” , ma penso che sia ora di finirla con analisi frettolose della situazione, non c’è un complotto , non ci sono nemici del popolo , c’è semplicemente la crisi profonda di una ideologia e del relativo progetto politico.

    Se parlo con dei colleghi del caso del comune leghista dove hanno rifiutato il pasto ai bambini che non pagavano la retta , buona parte mi risponde “e certo , se non pagavano la retta !”.
    Questo è il problema cari compagni , quella che Pasolini chiamava “mutazione antropologica” , intevenuta nella società italiana , è inutile stupirsi del nostro calo.
    Ma non solo il “popolino” , anche i ceti intellettualmente più preparati stanno cedendo alla deriva berlusconiana e a questa notte delle coscienze.
    Francamente oltre al calo elettorale del prc , mi preoccupa ancora di più essere circondato da potenziali nazisti.

    Caro Grassi trovo anche preoccupante che al nostro interno l’unico metro per giudicare una politica sia solo quello elettorale , per quanto detto sopra o creiamo una nostra “narrazione” ( odio questa parola vendoliana ) , o chiudiamo bottega , non in quanto prc , sarebbe il meno , ma in quanto essere umani .

    allego una poesia dell’immenso PPP :

    L’intelligenza non avrà mai peso, mai
    nel giudizio di questa pubblica opinione.
    Neppure sul sangue dei lager, tu otterrai

    da uno dei milioni d’anime della nostra nazione,
    un giudizio netto, interamente indignato:
    irreale è ogni idea, irreale ogni passione,

    di questo popolo ormai dissociato
    da secoli, la cui soave saggezza
    gli serve a vivere, non l’ha mai liberato.

    Mostrare la mia faccia, la mia magrezza -
    alzare la mia sola puerile voce -
    non ha più senso: la viltà avvezza

    a vedere morire nel modo più atroce
    gli altri, nella più strana indifferenza.
    Io muoio, ed anche questo mi nuoce.

    http://www.rifondazionecomunistarieti.org/2010/04/11/pasolini-e-gli-italiani/

  30. carlo circolo bianchini genova scrive:

    Caro Claudio. Intervengo , su quest’ultimo, post, perché non mi convince molto, fai una serie di affermazioni, che sono solo dichiarazioni di principio, Che non ti curi di dimostrare, ad esempio dici che dove siamo andati da soli siamo andati peggio, e viceversa, ora non ci hai spiegato dove siamo andati da soli spero, non ti riferisci alla Lombardia e alla Campania, che come tutti sanno non siamo andati da soli ma ,ci hanno mandati da soli,dopo aver pregato Penati inutilmente fino alla vigilia del voto,in Campania dopo la responsabilità di avere appoggiato Bassolino il risultato era scontato, però non una parola sul fatto che anche dove siamo andati in compagnia abbiamo perso lo stesso, neanche una parola sul fatto che in puglia(dove abbiamo appoggiato Vendola, abbiamo preso una sonora batosta come nel Lazio, non dici nulla del Piemonte dove ci siamo alleati anche con l’UDC, oltre al fatto che pur essendo parte integrante del movimento NO TAV, ci siamo alleati con la signora SI TAV, il voto del Piemonte, non può essere liquidato con superficialità perché una intera vallata , la valle Susa, ha dato ai veri non TAV, (non a quelli a giorni alterni) punte del 30%, che se avessimo noi portato coerentemente, quella bandiera quei voti sarebbero stati nostri, se non tutti, buona parte si.
    Poi affermi che SEL ha i nostri stessi voti ma ti dimentichi di chiarire che Vendola come si è visto al congresso è un partito regionale come la lega, e non dici che ha vinto solo perché la destra era divisa:
    Quello che è più triste, ed incomprensibile e che continuate a cantare la litania, che dal momento che siamo in pochi. E dato il sistema elettorale ci dobbiamo alleare per forza, con cani e porci, perché ci dobbiamo alleare? per avere come a Genova in questi giorni(spero che hai seguito la vicenda) dove nel comune, la Federazione ha un consigliere Antonio Bruno, in quota PRC- SE, e l’assessore SENESE mi pare del PCDI tutte due della federazione uno fa le barricate contro il gassificatore a Scarpino, l’altro lo vuole fare il gassificatore, tu stesso, hai citato un alto esponente di socialismo 2000, che ha appoggiato, De Luca, mettici che Diliberto in puglia ha fatto dichiarazioni di voto per Boccia e noi per Vendola, metti che anche Salvi si è dichiarato per la Bonino, prima che la federazione prendesse una decisione, e vedi che l’unità sebbene auspicabile, se non c’è omogeneità non serve a nulla, ma è il presupposto per nuove scissioni, certo che bisogna unire, ma unire l’elettorato, non è la stessa cosa che unire il ceto politico, un sacco di generali senza esercito, che vogliono comandare le stesse truppe creando solo scompiglio e confusione , ma come potevamo vincere se abbiamo detto tutto e fatto il contrario di tutto? eravamo NO TAV, e ci siamo alleati con SI TAV, diciamo di essere comunisti, e ci alleiamo con la Bonimo, che è tutto meno che Comunista, diciamo mai con l’UDC, e poi ci alleiamo, lanciamo lo slogan “SU LA TESTA” ma poi ci prostriamo ai piedi di Penati, che non ci vuole, parliamo di questione morale ma appoggiamo LOIERO e Bassolino, con questi comportamenti ondivaghi e da armata Brancaleone, è già un miracolo se esistiamo, anche se non so per quanto tempo ancora, perché se i Grillini mantengono quello che hanno promesso,( e c’è ragione di credere che lo facciano) ossia se davvero i consiglieri si tengono solo 1400,00 € andando tra la gente in bicicletta, e se filmano, riprendono, tutte le sedute importanti o poi mettono tutto in rete, noi spariremo perché la nostra gente ha bisogno di gente pulita, non professionisti della politica, questo lo dovremmo fare noi non andare nelle giunte a rimorchio dei potenti, e trasformare con i nostri voti determinanti, le municipalità, in SPA, con l’effetto che tutte le Tariffe aumentano. E poi parliamo di acqua libera questi giochi non si possono più fare, senza fare vincere la lega anche a Reggio Emilia.
    La scusa del sistema elettorale che ci costringe ad andare uniti non regge ed è pericolosa, perché dice ai nostri militanti da oggi in poi non possiamo andare da soli, finchè non sarà cambiata la legge elettorale,ed i militanti sanno che i due partiti principali non hanno nessun interesse a cambiarla, salvo peggiorarla , e poi il militante si domanda, è possibile che un partito che intende cambiare la società non ha all’orizzonte, la prospettive di superare il 4% ? un partito che vuole cambiare la società può avere paura di non superare il quorum? E se questa paura è fondata, con quali strumenti si vuole cambiare la società? Alleandosi con l’UDC e con quelli che questa società la vogliono conservare? Se i militanti diciamo questo, la risposta che si danno è semplice,se un partito che intende cambiare la società ha paura di non superare il 4/5 % e meglio che chiude bottega,.
    Affettuosi saluti e buon lavoro

    • Militante PRC scrive:

      Complimenti Carlo! bellissimo intervento condivido parola per parola,
      le cose che scrivi e dici, purtroppo a me sembrano talmente ovvie che non riesco a capire come tutti gli altri compagni del nostro partito non riescono a vedere.

      • carlo circolo bianchini genova scrive:

        PER MILITANTEPRC
        grazie Milintante PRC, leggo anche i tuoi e non scherzi neanche tu, il momento è quello che è

    • stefano pieralli scrive:

      Caro Grassi,
      Come sottolineava il compagno Carlo vi sono state molte scelte politico/elettorali della Federazione per lo meno ” Barocche”.
      carlo definisce la dirigenza della Federazione ” generali senza esercito” ottima definizione direi.
      Eppure leggendo alcuni interventi della direzione e altri organi di rc e pdci, pare che questi generali senza esercito non comprendano la situazione
      La conclusione dell’intervento di Carlo è illuminante .
      Tu parli in astratto di 17 consiglieri eletti i quali sarebbero un punto di partaenza importante, dimenticandoti di sottolineare quello che faranno questi 17 consigliei durante il loro mandato. lo chiedo a te che faranno questi consigliei? qualcuno lo sa?

  31. rocco...co...pro scrive:

    Macchè avanguardie! Mi pare di rivedere le retroguardie giapponesi di un esercito e di un’ambizione imperiale sconfitta e bombardata. Mi pare naturale che Grassi non sottolinei le responsabilità del gruppo dirigente di RC. Sarebbe come ammettere di aver sbagliato tutto. E sarebbe chiedere troppo anche a una persona intelligente come Grassi. Il tema della sconfitta della sinistra d’alternativa alle regionali non si risolve in quello delle alleanze nè si può più scaricare tutto sulle scissioni. Insomma, avete “spinto fuori” Vendola ed ora è colpa sua se RC non esiste più. E il partito sociale? E la totale autonomia dal PD? Il problema è l’inconsistenza totale del progetto politico. Altro che proletariato! PRC e Federazione non sono rappresentativi di nulla. Sono del tutto simili a un ceto politico, autoreferenziale e fuori dal tempo.
    Ed invece il ceto politico sarebbe Vendola? Qualcuno venga in Puglia per capire cosa è successo qui. Altro che leaderismo (poi detto da certi cultori della personalità di Stalin ci vien proprio da ridere!). Trattasi di movimento di popolo e di opinione. Trattasi di capacità di governo ed autonomia dal PD. Trattasi di innovazione e nuovi modi di comunicare. Trattasi di apertura mentale, culturale, politica, sociale. E il riconoscimento arriva – guarda caso – dai pugliesi. Cioè dal popolo a cui si parla. Ci pare poco?
    E la risposta di RC quale sarebbe? L’unità con Ferrando, Ricci, Turigliatto? Vendola è un “traditore”? Un “socialfascista”? Complimentoni per l’analisi.

    • MarioGC scrive:

      “Vendola… movimento di popolo e di opinione… capacità di governo ed autonomia dal PD… innovazione e nuovi modi di comunicare… apertura mentale, culturale, politica, sociale.”

      ahahahahahahahahahahahahahahahah

      Ma ci credi veramente a panzane del genere, o sei un altro dei “piccoli fans di nichi”?

      Movimento di popolo e di opinione? Meno del 50% dei votanti (quindi ancora meno in termini reali) e vittoria solo per l’imbecillità della destra che si è divisa, sennò tornava a casa lui e quel patetico partitino personale che si è fatto.
      Autonomia dal Pd? Questa è la migliore. Con chi la fa la giunta? Chi gli ha dato in voti? A chi fa l’occhiolino? Chi ha appoggiato in Lombardia e in Campania? Cosa sta cercando di scalare?
      Innovazione? Il leaderismo-personalismo-fanatismo-messianismo c’è dai tempi dei faraoni egizi se non prima, in Italia in materia hanno già inventato tutto Mussolini e Berlusconi! Persino le “fabbriche” non è idea sua, ma di Prodi “La fabbrica del programma”!
      Nuovo modo di comunicare? Giocando con le parole “poetiche” per prendere per i fondelli la gente?
      Apertura mentale? Quale? Quella di passare per uno “altro” della politica ed aver vissuto della politica durante tutta la sua vita?

      Vien proprio da ridere… e da piangere.

      • rocco...co...pro scrive:

        Si si si, mi hai scoperto (che vergogna) sono proprio un piccolo fan di Nichi.. E bravo l’ispettor MarioGC. Tuttavia propongo di fare il pelo anche ai voti del segretario in Campania. Giusto per la par condicio… se così si può dire

  32. garo grassi o letto il tuo intevento manca di coerenza politica ma non quella personale su vendola gia al congresso di chianciano lai fatto ed ora la riproponi questa é quella personale
    per correnza si intende un analisi seria a 180 gradi non a 90 che ti sei dimenticato del piamonte in modo speciale la val di susa sul perché abbiamo perso voti?
    e che mi rispondi sul,lunita dei cmunisti

  33. Massimo scrive:

    «Forse possiamo ricostruire quella credibilità che questi anni di scelte sbagliate e di continue divisioni ci hanno fatto perdere». Ecco appunto, forse! Perché non credo che la credibilità si ricostruisce con questi ragionamenti di marketing politico.

    1) La Federazione della Sinistra doveva essere una “moltiplicazione” e invece è più piccola della già piccola Lista Anticapitalista, segno che al momento non è l’unità che sta a cuore delle masse. Ed è sintomatico che la FdS non entusiasmi né dentro né fuori dal partito e non spinge neppure altri a domandarsi se sia il caso di aderirvi. Insomma, una bicicletta Prc-Pdci tanto utile elettoralmente, quanto inutile politicamente.

    2) La “grande coalizione democratica contro Berlusconi” altrettanto non attira consensi. Perché grande=confusione, democratica=Pd e antiberlusconismo=mancanza a sinistra di idee in positivo. Poi resta da capire perché col Pd al potere la democrazia sarebbe salva se il Pd stesso (e non da oggi) sarebbe pronto a fare coriandoli della nostra Costituzione (vedesi la bozza Violante, per dirne una).

    Non siamo inconsistenti perché piccoli, ma siamo piccoli perché inconsistenti nella proposta politica: troppo radicali per attirare l’elettorato di Sel, Idv e Pd, e troppo moderati per attirare l’elettorato comunista ormai in riflusso perché sconfortato da scelte sbagliate su cui non vogliamo fare marcia indietro. E soprattutto, troppo poveri di idee.

  34. toto scrive:

    uno fa quello che sa fare…difatti invece di prendere atto della scomparsa di PRC e PDCI (e varrebbe anche se avesser preso il 5% perchè un partito comunista o è di massa, rappresentativo o non può pretendere di esistere), tutti si dilettano in analisi più o meno legitime ma tutte inutili. esattamente come al congresso di chianciano divvennero imporovvisamente personaggi di caratura nazionale (oltre che elettorale) tali bellotti, Masella, pegolo ecc.. che decisero (in nome di una pseudo volontà di Nichi di sciogliere il PRC – e che male avrebbe fatto se fosse stato vero?) di affrontare l’uleriore scissione (ultima vista i numeri) pur di non consegnare il partito a Nichi. FATE PENA!!! Come fanno pena sia i post intrisi di vuote parole d’ordine (unità dei comunisti, partito sociale e rituali hasta la victoria) sia il dileggio (anzi l’incomprensione) della prospetiva di SeL che non può essere misurata con lo stesso metro (percentuale) dei voti raccolti dalla federazione…MIOPIA PURA E SETTARISMO, SUPPONENZA ED IMMOBILISMO (tutto il contrario dello sprone di Gramsci e Berlinguer)….analisi analisi x due giorni chiusi in una tana a partorire desideri (ritorno alla lotta, ripresa del conflitto, rafforzamanto del partito, fantomatica azionen unitaria delle sinistre?).
    Il tutto x non riconoscere a Nichi la capacità di aver aperto uno spiraglio, una prospettiva (anche parziale e locale – poi mi direte quanto la fed ha fatto di più) che sarà oggi anche del 3% ma che con tutti i suoi limiti (anche dal 3%) incalza il PD e pone interrogativi che l’azione della FED mai sarebbe capace di determinare: la ricostruzione della sinistra a partire dalla presa d’atto e dalla contestazione dell’esistenza dei soggetti attuali PD in testa. Vi pare poco…e voi lì a vedere se quello è stato eletto, se in quel posto si è al 2 o al 3% se ci vuole più o meno organizzazione…se si deve guardare all’autonomia o al contenitore e baggianate varie). Tristi ed inutili e con rammarico di chi ha militato dall’inizio (salvo scegliere SeL) perchè la nascita del PRC all’inizio fondava su altre basi (Nichi, salvato, serri, garavini, libertini, magri, castellina, cossutta, manisco….non certo ferrero, bellotti, masella, pegolo, oggionni, rocchi, tecce, e vari INUTILI)

  35. gino scrive:

    Referendum su acqua e art 18 ok.
    Ma il referendum sul nucleare ci porterà danni, scollamento rispetto alla classe operaia, schierata col produttivismo. Non si poteva assumere qualcosa di più “popolare”? Ad esempio:
    -chi supera certi redditi deve pagare le medicine per intero!
    - Chi ha più di tre case sfitte a disposizione (si tratta di superfluo oppure di affitti in nero) le deve affittare entro 12 mesi altrimenti una gli viene requisita
    - requisizione del 50% dei titoli di stato a chi ne possiede in quantità incompatibile con i redditi dichiarati negli anni passati
    Massimalismo? No, solo sete di giustizia sociale!
    Sarebbe realismo chiedere (come faceva Bertinotti, suscitando scandalo) l’ aumento della tassazione dei BOT dal 12,5 al 25%, senza per altro ottenere nemmeno quello.
    Facciamoci sentire con slogan dirompenti! Altro esempio:
    - obbligare le banche a rendere note le liste di chi ha fatto rientrare i capitali dall’ estero e requisiamone il 50%!
    gino

  36. MarioGc scrive:

    “Un colpo d’ala”. Sì, sì… i colpi d’ala, di quelle con piombo, ce li stiamo beccando in testa, ma sembra che ancora ne vogliamo degli altri!

    Ho letto il resoconto del CPN di questo fine settimana.
    Innanzitutto un’osservazione: i membri del Comitato Politico Nazionale sono 219. Secondo questo resoconto avrebbero votato in 103. Meno della metà. Dov’erano gli altri????

    Poi. Come mai a un documento del genere non c’è stato alcun voto contrario? Sarà che le compagne e i compagni che non condividono tale linea non sono neanche andati alla riunione?

    Sui contenuti: un misto di approssimazione , pressappochismo e volontarismo. Alcune belle parole che i fatti smentiscono. Le solite illusioni assurde come quella di sperare che il Pd, dopo aver fatto di tutto per distruggerci, adesso “si penta” e ci regali di nuovo una legge elettorale proporzionale. La dimostrazione che non si è imparato ancora nulla dai disastri della “grande coalizione democratica” che prima vince contro Berlusconi (1996, 2006) e poi gli spiana la strada per tornare più forte di prima.
    Tutta l’attenzione verso la “destra” – i vari revisionisti/ceto politico tipo Sel, Verdi e vari – e niente verso la “sinistra” – i comunisti organizzati o meno di Sc, Pcl, Ac, etc.
    E nessun accenno alla “questione comunista”, alla necessità e all’urgenza di (ri)costruire finalmente un unico e più forte Partito Comunista degno di questo nome in tutto e per tutto.
    Insomma, questa roba è di nuovo un qualcosa profondamente deludente ed irritante.
    Roba che, continuando così, si arriverà davvero allo zero assoluto.
    Ma forse bisognerà veramente arrivarci, allo zero assoluto, senza più nient’altro di appetibile, per liberarci definitivamente di certi personaggi che, nella loro pochezza e cecità, ci stanno affossando completamente.

    • Adriano scrive:

      Trovo imbarazzante la frustrazione,specialmente dei compagni, quando essa non riesce più a produrre pensiero e cultura.E’ diventato un mantra:i dirigenti sono incapaci, la linea non viene rispettata, si strizza l’occhio ai revisionisti,costruiamo un grande partito comunista,e via così.Come se bastasse cambiare dirigenti(lo abbiamo fatto a Chianciano),e la linea stabilita a Chianciano non parlava della “costituente comunista” col pdci(altrimenti ha ragione Vendola), e non si può pregare,come noi non preghiamo il pd,sc pcl, di venire con noi,non vogliono punto.Il PCI per diventare quel grande partito ha subito il fascismo, gli assassini,la prigione, il sacrificio, ha partecipato alla resistenza.Se non ve ne foste accorti la democrazia ,quella della costituzione nata dalla resistenza, è in pericolo.Ora è questa la priorità, smantellare questo strisciante fascismo, riconquistare l’agibilità democratica,e ricostruire.Solo in questo solco sarà possibile la ricostruzione di un Partito Comunista.Una preghiera,uscite dal 21 secolo e uscitene in fretta,siamo in un altro luogo in un altra storia con un nuovo protagonismo fascista, per noi, inedito.

      • MarioGC scrive:

        Certo Adriano, non non preghiamo sc pcl, invece è giusto e necessario pregare i vendoliani con letterine a “Nichi, Franco e Gennaro” e sorprattutto pregare il pd perché ci dia dei posticini nelle liste e nelle giunte, o pregarlo che ci faccia rientrare in Parlamento tornando al proporzionale.
        Questo sì che è pensiero e cultura!!! Evvai!

  37. franco iachini scrive:

    Sono d’accordo con Claudio e con Pallone. C’è un’emergenza democratica: il piano Gelli di “Rinascita Democratica” sta per concludersi con l’elezione diretta del Presidente della Repubblica, cioè il fascismo possibile in Italia nel XXI secolo. I comunisti devono su questo terreno saper giocare un proprio ruolo. La Costituzione e i suoi istituti democratici ci servono come l’aria e dobbiamo difenderli con chiunque. Del resto così fecero i nostri maestri durante la Resistenza.
    I miei colleghi di lavoro, nel quartiere, tutte le persone di sinistra, quelle che prima ci votavano ci chiedono una sola cosa: unità. Se sottovalutiamo i pericoli che stanno correndo le nostre istituzioni democratiche faremmo un errore epocale e ce ne pentiremo amaramente quando sarà troppo tardi. Fra tre anni (non un secolo) potremmo trovarci anche nelle condizioni di non trovare più i nostri simboli sulle schede elettorali.

  38. Enrico Scola scrive:

    NB I due consiglieri presi in Campania da SEL sono due socialisti eletti per la loro forza clientelare non certo per il fascino di Vendola o di qualche personaggio indecente come G.Migliore e G.De Cristofaro

  39. Enrico Scola scrive:

    Forse non ci si è posti il problema di cosa era la situazione della Campania,roccaforte dei vendoliani,dove si sommano tre elementi di delusione : il fallimento di Prodi,di Bassolino e lo spettacolo indecente dei dirigenti del partito.In Campania come per Prodi si è rimasti fino all’ultimo a fare i reggicoda di Bassolino,al momento delle scelte l’assessore del PRC si candida nel PD,cosa che tutti prevedavamo ,ma che pare essere stata una sorpresa,il consigliere provinciale di Salerno M.Cariello dichiara di fare la campagna per De Luca ed un suo sodale C.Pagano corre a candidarsi in SEL.Tutto previsto e prevedibile ,ma tutto è stato lasciato nelle loro mani,in passato Salerno fu commissariata per molto meno oggi si lascia indisturbati gli autori dello sfascio!Ma forse è questo il disegno che mi pare riaffiorare:i contenuti alle ortiche e via con nuove alleanze,federazioni,accordicchi,etc.
    In Campania siamo all’1,57%,continuamo così perche l’obiettivo di sparire non è stato ancora raggiunto !

  40. pippo carrubba scrive:

    perché avete mandato via Ferrando??? perché avete mandato via Turigliato???
    vaffanculo vendola!!!! rifondazione comunista era nato per rifondare il comunismo del 2000 con ciò un partito comunista non può mai essere al fianco al padrone e assieme gestire il proletariato, in una nazione come l’Italia, il partito della rifondazione comunista deve stare sempre nell’opposizione per fare gli interessi dei più deboli

  41. Marco scrive:

    Dovreste spiegarmi una cosa: in cosa si differenzia RC da SEL a questo punto? Sono 15 anni che ci dite di fare l’unità contro Berlusconi e questo è il risultato: l’annacquarsi in una coalizione indistinta in cui appartenere a questa o quella formazione partitica è poco importante. Basta, unità dei comunisti e non fusione a freddo RC+PDCI.
    saluti

  42. pasquale scrive:

    allora se diciamo alla gente che berlusconi e il suo governo non devono governare, siamo proprio sicuri che il prc o la federazione della sinistra arriveranno al quel risultato elettorale che tu auspichi?
    poi vorrei poter quantificare il risultato rispetto alle cose ottenute e/o proposte e sopratutto quale siano stati i risultati in termini di benessere che siamo riusciti ad ottenere.
    caro claudio c’e un errore di fondo in tutto questo discorso, che tu, il prc, la fds, la sel avete accettato il capitalismo come unico sistema economico e se io e chi mi segue dovessimo scegliere di vivere nel capitalismo non voteremmo certo ne te ne gli altri citati ed e’ per questo che in questa tornata non abbiamo votato o abbiamo annullato le schede. qualche tempo fa’ un regista rimprovero’ a d’alema di parlare di sinistra ed io chiedo a te di parlarci comunismo perché ai comunisti non ci interessa se abbiamo un consigliere o 100.000 ma devono essere comunisti e non appoggiare i governi capitalisti, come ha fatto il prc nel governo prodi (e se non sbaglio e’ da li che e’ iniziato il declino)noi comunisti siamo agli antipodi la loro e da te ricordalo

  43. TOTO scrive:

    uno fa quello che sa fare…difatti invece di prendere atto della scomparsa di PRC e PDCI (e varrebbe anche se avesser preso il 5% perchè un partito comunista o è di massa, rappresentativo o non può pretendere di esistere), tutti si dilettano in analisi più o meno legitime ma tutte inutili. esattamente come al congresso di chianciano divvennero imporovvisamente personaggi di caratura nazionale (oltre che elettorale) tali bellotti, Masella, pegolo ecc.. che decisero (in nome di una pseudo volontà di Nichi di sciogliere il PRC – e che male avrebbe fatto se fosse stato vero?) di affrontare l’uleriore scissione (ultima vista i numeri) pur di non consegnare il partito a Nichi. FATE PENA!!! Come fanno pena sia i post intrisi di vuote parole d’ordine (unità dei comunisti, partito sociale e rituali hasta la victoria) sia il dileggio (anzi l’incomprensione) della prospetiva di SeL che non può essere misurata con lo stesso metro (percentuale) dei voti raccolti dalla federazione…MIOPIA PURA E SETTARISMO, SUPPONENZA ED IMMOBILISMO (tutto il contrario dello sprone di Gramsci e Berlinguer)….analisi analisi x due giorni chiusi in una tana a partorire desideri (ritorno alla lotta, ripresa del conflitto, rafforzamanto del partito, fantomatica azionen unitaria delle sinistre?).
    Il tutto x non riconoscere a Nichi la capacità di aver aperto uno spiraglio, una prospettiva (anche parziale e locale – poi mi direte quanto la fed ha fatto di più) che sarà oggi anche del 3% ma che con tutti i suoi limiti (anche dal 3%) incalza il PD e pone interrogativi che l’azione della FED mai sarebbe capace di determinare: la ricostruzione della sinistra a partire dalla presa d’atto e dalla contestazione dell’esistenza dei soggetti attuali PD in testa. Vi pare poco…e voi lì a vedere se quello è stato eletto, se in quel posto si è al 2 o al 3% se ci vuole più o meno organizzazione…se si deve guardare all’autonomia o al contenitore e baggianate varie). Tristi ed inutili e con rammarico di chi ha militato dall’inizio (salvo scegliere SeL) perchè la nascita del PRC all’inizio fondava su altre basi (Nichi, salvato, serri, garavini, libertini, magri, castellina, cossutta, manisco….non certo ferrero, bellotti, masella, pegolo, oggionni, rocchi, tecce, e vari INUTILI)

    • Dani scrive:

      Vendola prende il 3% nazionale solo perchè prende il 9% in Puglia,da altre parti non esiste,proprio non esiste.
      SI PARLA DI NUOVA SINISTRA,DEL SUCCESSO DI VENDOLA,MA LUI E IL SUO PARTITO AL DI LA DELLA PUGLIA,DOVE HANNO OTTENUTO RISULTATI IN TERMINE DI VOTI E CONQUISTE?BASTA CON IL LEADERISMO SFRENATO ALLA VENDOLA,SERVE UNA SINISTRA RADICATA NELLA SOCIETA’ COME IL PRIMO PRC E NON RADICATA NEI LEADERS,PER QUESTO PENSO CHE LA MIGL…IORE SOLUZIONE,PER ADESSO, E’ LA FEDERAZ. DELLA SINISTRA CON IL SIMBOLO UNICO DELLA FALCE E MARTELLO

      Me ne frego dei nomi a me interessano i programmi

      • Dani scrive:

        Nichi, salvato, serri, garavini, libertini, magri, castellina, cossutta, manisco
        Belli personaggi,proprio belli:tutti scissionisti e alcuni andati a finire nei Ds adesso Pd

    • MarioGc scrive:

      A TOTO…. ma falla finita co’ sto “nichi”… I piccoli fans sono quelli di Sandra Milo, il tuo “nichi” con i suoi personalismi e fan-atismi è quanto di più lontano da una prospettiva seria di alternativa di sinistra. È solo un ambiziosetto che sta scalando il Pd, ma al tempo: farà la fine di Rutelli e Veltroni, altri “grandi messia vincenti” nei loro feudi locali, e mazziati e spernacchiati a livello nazionale.

  44. ivano scrive:

    Bisogna intanto differenziare le politiche in base alle varie esigenze territoriali,al sud bisogna prendere in mano il settore agricolo e coltivarlo politicamente,perché l’agricoltura rappresenta il territorio l’ambiente e il turismo,l’ultimo a parlare di agricoltura è stato Giuseppe Di Vittorio,e poi non se n’è parlato per più di mezzo secolo lasciando l’agricoltura in balia del centro destra,ricordo che l’agricoltura non è solo grandi imprese agricole,ma piccoli agricoltori e imprese a conduzione familiare.
    Queste posizioni le ho espresse in via del Policlinico a Maria Campese,ma sembra che il partito in merito sia sordo.
    Per quanto riguarda l’analisi politica del voto,credo che abbiamo fatto un solo sbaglio:allearci con i verdi è stato uno sbaglio madonnale,non ci hanno portato un solo voto.
    Vendolismo a parte; noi dobbiamo giocare di anticipo,non possiamo pensare che si possa andare da soli alle prossime tornate elettorali,quindi dobbiamo oltrepassare la federazione e pensare ad un congresso allargato,e s’incominci a parlare di partito unico di tutte le falci e martello sparse sul territorio,non posso pensare di chiudermi in una riserva indiana e litigare a chi più comunista è.
    Penso che bisogna incominciare a lavorare per costruire un seria alternativa a Berlusconi per le prossime politiche e avanzare qualche nome che metta in difficoltà sia Vendola che il PD,io penso sul serio sul nome di Rosy Bindi.

  45. tato scrive:

    Il partito della rifondazione comunista è in crisi una crisi creata da chi cerca come alleato:Il PD.In ogni luogo un apparato di questo partito applica la continua disinformazione sulla lotta dei comunisti in questo paese al fine di emarginarli e non essere toccato da politiche di sinistra.I militanti del PD, veri peones, usano trasferire alle giovani generazioni un pessimismo radicato e fanno uso incompleto della memoria perché coloro tra questi che erano comunisti se ne sono andati nel 1989.Il partito unico ed il partito di massa.Le persone che in buona fede, veri superstiti, che restano nel PD comunque avrebbero da dire qualcosa, qualcosa che si dice tra comunisti tra compagni.Lo scoraggiamento non può assalirci solo davanti ad un risultato elettorale, la lotta continua avviene ogni momento e dobbiamo segnare a nostro dolo, un arresto delle idee della cultura del paese, vero fattore di disorientamento ed incapacità nell’azione politica ridotta alla gestione dell’immediato, che è sempre più oscuro se si rinuncia, non ad un vocabolario, una scolastica da apologeti, ma a dei lumi, che vengono solo da un analisi del capitale astraendo e tornando al contingente delle condizioni date. I profitti non tollerano innalzamenti salariali e si chiede ad una generazione ormai cotta a puntino di non riprendere le forme della lotta, chi ha lottato nel 1977 è espulso per primo ha ancora qualche memoria di come si lotta, non devono esserci parole in comune e tantomeno esperienze, ciò vuol dire che come comunisti facciamo ancora paura.Ci vogliono disintegrare e dobbiamo imboccare la strada di una futura alleanza di un futuro accordo programmatico, ma siamo lavorati ai fianchi dalla stampa di regime dal mondo della cultura, così si diffonde il pessimismo.Sappiamo che il compito dei comunisti è inane ma con buona lena riprenderemo le lotte concrete ritrovando i nessi veri la democrazia dei salariati e dei disoccupati non ha status quo da mantenere, né odiosi privilegi e decime.Il PD ha non ostante la crisi che investe un modello economico-quello neo liberista-fa sue le tesi dell’avversario e si prepara a correre contro la cosa possiamo mettere in piedi.

  46. Importante. Firma e diffondi l’appello a sostegno di Emergency di Gino Strada e dei tre medici italiani rapiti dal governo afgano di Karzai.
    Mimmo Guarino

  47. Sandra D scrive:

    Caro Claudio Grassi,
    ricevo volentieri le mail “blog” sugli sviluppi e gli eventi di Rifondazione Comunista. Li leggo sempre con molto interesse.
    Voglio esprimere il mio rammarico per i frazionamenti continui di questo partito, che mi sembrano dovuti alla scarsa volontà di riunirsi dentro una unità vera e reale. La cosa più grave è che non c’è mai un’attenzione attiva per i problemi reali e gravi che questo paese sta attraversando. Le nostre vite sono entrate in un gioco perverso. Non possiamo lavorare, né curarci ecc.. ecc… E’ veramente allucinante la realtà italiana che si prospetta per i prossimi anni, tanto che io desidero al più presto di andarmene. Voi continuate a farvi guerra fra voi. Intanto sapete che vi dico: mi rifiuto di continuare a stare in questo paese, e se possibile vi rendo pure la mia identità di italiana, compresa la mia cittadinanza se volete. Rifiuto tutto. Spero ci sia un posto migliore da qualche altra parte in cui stare, e dove poter vivere in santa pace. I vostri comportamenti mi sembrano un vero attentato alla mia libertà (e a quella di tanti altri) di vivere. E non è giusto, perché non ho scelto io di nascere e crescere in una Italia come questa.
    Mi chiede una proposta seria per il partito di Rifondazione? Rispondo l’unità del partito. Abolite il frazionamento e i conflitti interni al partito per le ideologie. E basta. Non so se vi rendete conto che sono in gioco le nostre vite. Credo ancora nel comunismo, anche se molti italiani si ostinano a proclamarlo morto.

    Fraterni saluti
    da una compagna.
    Sandra

  48. Fausto Cargnoni scrive:

    siamo in 47’000 iscritti a rifondazione nel 2009? ricordo un intervento di Grassi nell’autunno scorso, dove diceva che eravamo in 37’000 e chiedeva uno sforzo per arrivare a 40’000 entro l’anno… aver quasi raggiunto i 50’000 nel 2009 sarebbe quindi un punto di partenza quasi insperato… e gli altri della federazione dove si collocano (circa)?

  49. lucio miotto scrive:

    Credo che il tempo delle parole d’ordine sia finito da un pezzo. A mio parere questo è il momento di ritirasi e curare le ferite. Quello che manca è la modestia che,in questo caso, significa abbandono dei proclami.
    L’invito che viene fatto nell’articolo, non può essere condiviso, perchè significa non vedere la realtà.Noi comunisti siamo tali perchè siamo l’avanguardia delle masse, ma se queste non ci vogliono che avanguardia siamo?
    Umiltà, compagni.

  50. Andrea scrive:

    Anche io condivido l’intervento del compagno Claudio Grassi. E voglio segnalare anche l’intervento di Simone Oggionni, che completa il quadro focalizzandosi sulla mancanza di programma e proposta politica del PRC e della Federazione della Sinistra: http://www.esserecomunisti.it/index.aspx?m=77&f=2&IDArticolo=31707

  51. P. Gall. scrive:

    Ritengo ragionevole e condivisibile la proposta del compagno Grassi, che nel suo intervento rende anche conto di alcune contraddizioni della Fds emerse nella campagna elettorale e nelle scelte compiute regione per regione.
    La linea di condotta di perseguire l’unità delle forze democratiche per anelli che si concatenano – Fds, Fds e Sel, centro-sinistra – per lanciare una stagione di lotte per la democrazia e la libertà va presa molto sul serio, occorre trovare gli strumenti di lotta politica attraverso i quali metterla in pratica.
    Le forze che stanno dando vita alla Fds devono riuscire tutte insieme ad agire come un partito di massa, cioè da partito che sa fare gli interessi e sa guadagnarsi l’appoggio di ampi settori della società. Questo risultato lo si può ottenere sia sul terreno della comunicazione politica che su quello delle proposte pratiche sulla base delle quali si ottiene il voto dei cittadini, che su quello di azioni coordinate degli eletti con iniziative analoghe regione per regione sulla base delle quali stimolare il corpo militante alla partecipazione.
    La Fds potrà sopravvivere a questa sfida se riuscirà da qui al 2013 a rigenerare almeno una parte di tutte quelle ramificazioni sociali, organizzate e non, che dalla nascita di Rifondazione e fino alle elezioni del 2006 le hanno consentito di godere un consenso vasto e che in diverse forme in tempi recenti se ne sono allontanate.
    Per dare una base a tutto questo occorre riuscire a mettere al centro della nostra analisi politica le condizioni dei lavoratori salariati in Italia oggi e saperne cogliere quegli elementi generali – non di generico radicalismo democratico – da utilizzare per sviluppare proposte concrete da avanzare anche a gruppi sociali come vasti settori del ceto medio.
    Alcuni esempi, a partire dai capisaldi, tra i quali la difesa del sistema propozionale, di cui parla Grassi nel suo intervento: trovare una posizione sulle riforme istituzionali e sulla legge elettorale all’altezza del dibattito in corso per interloquire con le altre forze di sinistra e del centro democratico, dire con chiarezza ma sulla base di analisi approfondite e precise che posizione abbiamo e cosa siamo disposti a mettere in pratica su caro-vita, federalismo, tasse, casa, uso del territorio.
    Dire questo adesso che viaggiamo sul 3% non sembra serio, ma è un programma che si può sviluppare da qui al 2013, il tempo per lavorare c’è a patto che siano tutti d’accordo sulla strada da imboccare e non prevalgano culture politiche minoritarie.

  52. giustino scotto d'aniello scrive:

    Tutto bene – 1: e se iniziassimo da noi comunisti a ri-costruire un unico “meno debole” partito comunista e poi ovviamente l’Unità dell sx con la FED, il blocco democratico x la Costituzione ecc..insomma credo proprio che non ci sia più trippa per gatti, è finita l’era degli orgogliosi recinti.
    Saluti Comunisti
    Giustino Scotto d’Aniello

  53. Enzo Mambretti scrive:

    Sono d’accordo con te Claudio , credo che quella che tu indichi sia l’unica strada percorribile lo chiedono i Compagni delusi , i disoccupati , i cassaintegrati , i pensionati al minimo , gli immigrati ,insomma gli ultimi in questa società fondata sul profitto di pochi e sulla miseria di tutti gli altri.
    Dobbiamo crescere e rendere credibile la possibità di fermare la deriva FASCISTOIDE per incoraggiare tutte/i a tornare protagonisti delle loro sorti , che non sono disgiunte da quelle di tutti.
    Ciao Enzo Mambretti

  54. Franco Pallone scrive:

    Caro Claudio, penso che tu abbia ragione nell’analisi che fai, soprattutto per un vitale principio di realtà!
    Si può e di deve non solo esprimere, ma anche dare battaglia quando si è convinti della propria posizione politica, a patto però di avere anche il coraggio e l’onestà intellettuale di riflettere e fare un ‘analisi critica del risultato raggiunto dalla posizione sostenuta.
    Oggi l’emergenza democratica è oggettivamente la priorità e quindi difesa della Costituzione e difesa dei diritti dei lavoratori sono le faccie della stessa medaglia e prima ce ne rendiamo conto tutti e meglio è per tutti. Penso che l’esito delle elezioni regionali dicano chiaramente una cosa: Rifondazione Comunista o la Federazione della Sinistra o i Comunisti che dir si voglia, sono in un pantano e rischiano di annegarci…l’unica cosa da fare è cercare di uscirne al più presto!
    La proposta di un’offensiva unitaria a 360° sul merito delle questioni e non sommatorie politiciste o atteggiamenti autolesionistici sia la scelta più giusta da fare. Soprattutto evitando di continuare a pensare che meno si è e meglio si sta!
    Bisogna davvero riflettere sul perchè la sinistra di classe e i comunisti non godono più della simpatia e del consenso di tantissimi cittadini cercando di capire come ricominciare ad invertire un sentire comune di destra, qualunquista e reazionario ormai diffusissimo in tutti gli strati sociali e cosa ancor più grave tra tantissimi giovani.
    Se vogliamo mantenere in vita una speranza di emancipazione, la possibilità di costruire una società diversa è davvero l’ora di fare i conti con la realtà a partire da noi stessi, cambiando le nostre modalità di comportamento all’interno (partito) e all’esterno (società). Dobbiamo cambiare gli attegiamenti di supponenza nei confronti di chi non ci capisce cercando di farci capire, smettere di predicare unità e continuare a dividerci su tutto, tornare dove è la gente che soffre, tornare dove sono le ingiustizie, tornare nei quartieri, tornare tra i lavoratori e reimpare a conquistare il consenso giorno dopo giorno anche e soprattutto con il nostro esempio personale e con la nostra dirittura morale che non dovrebbe essere seconda a nessuno.

    Fraterni saluti, Franco Pallone.

  55. Kiwan scrive:

    Faremo prima se pensiamo ad un Partito Comunista e all’unità dei Comunisti e poi ci guarderemo come andare ulteriormente avanti.
    Ci sarà un modo per consultare gli iscritti del destino di Rifondazione !

  56. Sottoscrivo l’intervento. Mi sarei aspettato un’accelerazione sul congresso della Federazione ma evidentemente i rapporti di forza nel CPN non lo hanno permesso.

  57. Come mi succede da tempo – ben da prima dell’ultimo congresso, in cui ho schizofrenicamente appoggiato la mozione Vendola – mi trovo in sostanziale consonanza con le posizioni di Claudio Grassi. Il che, per uno che viene dalla Quarta Internazionale (nel secolo scorso) e da un appoggio più o meno organico a Sinistra Critica fino alla sua avveniristica uscita dal Partito, è proprio parecchio… Trovo insomma che il modo di porre le questioni da parte di Claudio sia del tutto condivisibile. Meno le sue scelte musical-canore, ma nessuno è perfetto.

  58. Mauel scrive:

    SUBITO UN UNICO PARTITO COMUNISTA!

    • Laura scrive:

      ANCH’IO SONO DI QUESTA IDEA, QUI NON C’E’ BISOGNO DI UNA GENERICA SINISTRA MA DI UN PARTITO COMUNISTA E ANTI-CAPITALISTA

      • Dario scrive:

        Perfettamente d’accordo. Un solo partito comunista che superi divisioni interni e recuperi tutti i compagni avviliti!

        • luigi scrive:

          non replico a Dario, non ho nulla da replicare. Condivido completamente la richiesta, la necessità espressa da Dario, Manuel, Laura e altri e ancora da chissà quanti altri compagni comunisti inascoltati da questa dirigenza inappropriata che esprime da tempo il P.R.C. Non a caso siamo ridotti al 2,7%. e la responsabilità non è certo dei compagni di base che metono a disposizione del aprtito il loro tempo, sottraendolo ad altre attività. Infine, fintanto che i commenti saranno quelli proposti dai vari Angelo, Toto ecc., discutere non m’appasiona. La presunzione, l’arroganza vanno di pari passo con la poca capacità di comprensione delle necessità politiche e fanno il paio con l’integralismo e non fanno altro che sostenere scelte inappropriate e strumentali. E’ necessario e tempo di ripartire da un Partito Comunista. Saluti Luigi.

          • Angelo scrive:

            Senti Luigi, ma non ti pare che di partiti comunisti in italia ve ne siano per tutti i gusti? E che anche a sommare gli iscritti di tutti i partiti comunisti o anche delle associazioni comuniste il risultato finale sarebbe pur sempre poco esaltante? Magari fosse come dici tu! Il problema secondo me è un altro. Il problema è che la cultura dominante del Paese punta verso destra, per questo non credo che potremmo cavarcela con la costruzione di un nuovo partito comunista. Non è il mezzo che manca (qualche macchina mal ridotta c’è ancora). Secondo me è piuttosto il fine che non stimola l’interesse nei nostri confronti. Andrebbe focalizzato meglio l’obiettivo che i comunisti si propongono di raggiungere.

          • luigi scrive:

            Caro Angelo, il problema non sono i tanti partiti o associazioni comunisti in Italia per tutti i gusti. Anzi mi correggo è il problema. In quanto questi “tanti microorganismi comunisti” che contano pressochè nulla, sono peraltro, formazioni che nascono in contrapposizione a P.R.C. e P.d.C.I. in quanto considerati troppo moderati. Inoltre qust’ultimi, o meglio l’attuale dirigenza tentenna di P.R.C. è sempre di fronte ad un guado. O abbandonare il riferimento comunista (Bertinotti e Vendola ci hanno provato in P.R.C. peraltro in modo subdolo! Poi Vendola in nome dell’unità ha fatto quello che si vede.)o fare un partito genericamente di sinistra. Uno dei problemi è che una parte dell’attuale dirigenza cosiddetta comunista non vuole decidere. E questo è deleterio per tutti i compagni che hanno ancora un pò di ideali. I dibattiti ai C.P.N. di P.R.C. sono da tempo e di questo il compagno Grassi e non solo lui porta responsabilità, la sommatoria di interventi e controinterventi non oso affermare di interventi fra sordi, ma poco ci manca. Dove la parola comunismo o società socialista è sparita dal vocabolario di gran parte della dirigenza. Perchè? Io credo che non abbiano idee, tantomeno un programma minimo di cosa dovrebbe essere oggi un partito comunista. E siccome di svolte a destra, per intenderci formazione di partiti di generica sinistra, si è visto che fine hanno fatto (ma molti compagni che adulano l’ultimo svoltarolo a destra della sinistra hanno la memoria corta o vogliono far finta di non ricordare, il che è ancora peggio) si blatera di Linke e/o non decidono. E a proposito di Linke mi permetto di ricordare due semplici cosette: 1) la Linke è un partito costituitosi nella Germania (e noi non siamo in Germania e politicamente purtroppo siamo italiani) 2)collocato all’opposizione a livello nazionale e anche all’opposizione di governi nazionali con la partecipazione della SPD. Vorrei vedere da noi. Anzi abbiamo già visto che cosa ci hanno prodotto alleanze fino all’Udeur. Del resto di questa testardaggine di andare e stare al governo a tutti i costi la stiamo pagando e la pagheremo ancora per un bel pezzo. Salvo che non ci sia uno scatto ideale, programmatico serio e ragionato in avanti degli attuali dirigenti comunisti di P.R.C., ma penso di essere un illuso. L’unità dei comunisti, non generica e indefinita, può essere un collante e non la sommatoria. Perchè la sommatoria diviene lo stare insieme quasi per forza e produce divisioni alla prima diatriba politica. MI fermo qui. Sono stato piuttosto lungo e me ne scuso. Del resto tu, Angelo con le tue 13 righe, dai toni ragionati, hai posto più di un tema e per discuterne ci sarebbe bisogno di più tempo, spazio, altro ancora e forse senza un computer di mezzo. Saluti comunisti Luigi

          • Angelo scrive:

            Ciao Luigi, rispondo qui al tuo intervento di oggi, 14 aprile.
            Io penso, caro compagno che, al pari di me, si definisce comunista, che l’unità comunista sia stata praticamente raggiunta con la nascita della federazione della sinistra, luogo in cui il Prc e il Pdci sono tornati a dialogare e ad agire di nuovo insieme. Se in Italia esiste un potenziale comunista, allora avremmo dovuto verificarlo alle scorse europee. Invece quel simbolo non ha scaldato le masse. E a distanza di un anno quel simbolo risulta ancor più indebolito. Ritengo che l’Italia sia malata gravemente, ma per trovare un rimedio ai mali del nostro Paese i comunisti devono unirsi con tutti coloro che su alcuni obiettivi comuni e raggiungibili la pensano come noi. Quali obiettivi? La difesa dei lavoratori, che vuol dire più diritti non precariato. La difesa dell’ambiente, che vuol dire no agli inceneritori, treni per i pendolari e mezzi pubblici di trasporto. No alle privatizzazioni dei servizi pubblici, iniziando a ripubblicizzare qualche importante settore, tipo il servizio idrico. E poi difesa dei più deboli, più risorse per i servizi sociali, case a chi non ce l’ha. Questo dovrebbero fare i comunisti oggi, ma da soli stentiamo a realizzarle ed è per questo che io sono disponibile ad allearmi con altri che su questi argomenti la pensano come me. Ciao compagno, arrivederci a presto.

    • Angelo scrive:

      Sììììì, subito un unico, vero partito comunista!!!
      Sono sicuro che alle prossime elezioni i seggi elettorali saranno invasi da milioni di comunisti che non aspettano altro che la nascita di un nuovo partito comunista. E’ certamente l’ideologia dominante nell’odierna società italiana. Personalmente incontro gente ad ogni angolo di strada che lamenta l’assenza di un nuovo, o altro partito comunista. Intanto però si fa una gran fatica a mantenere in piedi Rifondazione, chissà perchè? Qualcuno spera forse nella morte del Prc… pensando che dopo, solo dopo possa rinascere un nuovo partito comunista… La mia impressione è che se il Prc non dovesse farcela, addio ai comunisti in italia.

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