Su la testa!

Editoriale del n. 3 di “Su la testa” – mensile di Rifondazione Comunista

Siamo ad un passaggio estremamente importante per la vita politica del nostro Paese e, di riflesso, per la sinistra italiana. Le elezioni regionali e il risultato che esse ci consegnano aumentano le nostre responsabilità e ci impongono una riflessione attenta e non reticente. La destra dilaga: non tanto perché avanzi numericamente (in cifra assoluta, persino la Lega perde qualcosa), ma perché l’astensione penalizza anche la sinistra e, percentualmente, consente al centro-destra nel suo complesso di reggere più che bene. La destra dilaga dunque sul piano del significato politico di questo voto. In particolare ha vinto l’asse costituito da Berlusconi e Bossi; e cioè il coagulo di forze più pericoloso sul piano democratico e più insofferente nei confronti dell’impianto costituzionale e dei suoi valori guida (il lavoro, la solidarietà nazionale, l’eguaglianza giuridica e tendenzialmente quella sociale). Ha vinto in un contesto in cui in diversi – noi tra questi – ipotizzavamo scenari del tutto differenti, pronti a scommettere sul manifestarsi di crepe interne alla maggioranza che avrebbero potuto portare addirittura ad una fine anticipata della legislatura. Quel che è peggio, i dati elettorali indicano uno sfondamento della destra – della Lega Nord in particolare – anche in quelle regioni dell’Italia centro-settentrionale tradizionalmente progressiste. È il segno della corrosione, lenta ma inesorabile, di un’intera fase storica, quella iniziata nel secondo dopoguerra, segnata dall’egemonia dei valori con i quali era stata combattuta e vinta la guerra di Liberazione dal nazifascismo.

Oggi – è questa la cifra della nostra contemporaneità -  siamo in piena «emergenza democratica». Giorno dopo giorno, cedono argini democratici fino a ieri ritenuti solidissimi, vengono capovolte le verità più elementari al punto che la più grande organizzazione non governativa italiana, Emergency, è additata a mezza voce dallo stesso governo italiano di avere rapporti con le milizie del (cosiddetto) terrorismo internazionale, mentre tre suoi operatori sono ostaggio nelle carceri del governo afghano di Karzai.

Ma l’emergenza democratica, che come si diceva si evidenzia anche nello smottamento del senso comune democratico e civile, è al contempo «emergenza sociale»: lo dimostra il micidiale attacco  ad alcuni dei principali baluardi del compromesso sociale della seconda metà del Novecento italiano (come il contratto collettivo nazionale di lavoro), che fino a pochi anni fa erano considerati semplicemente intoccabili. Tutto questo nel pieno di una crisi economica inedita che – è bene ricordarlo – è prima di tutto crisi della solidarietà sociale, della frammentazione della classe e della sua strutturale precarizzazione. Di fronte a questo dramma di proporzioni macroscopiche il governo rimuove, non ascolta le decine di migliaia di lavoratori ai quali è finita o sta finendo la cassa integrazione e le decine di migliaia di giovani precari che ogni mese, in una liturgia laica della disperazione, ingrossano le file degli sportelli di lavoro interinale.

Cosa succede a sinistra? Il Partito democratico non riesce a invertire la tendenza non positiva, perde il governo di regioni del calibro del Piemonte, del Lazio, della Campania e della Calabria. Nel contempo, prosegue – in alcune realtà con proporzioni ragguardevoli – la crescita di consensi di movimenti di protesta dai forti tratti antipolitici (come le liste Grillo), che vanno a sommarsi a percentuali di astensionismo ben oltre il livello di guardia. E si conferma il dato di Sinistra Ecologia e Libertà, in larga parte determinato dal successo di Nichi Vendola in Puglia.

Il risultato della Federazione della Sinistra è un risultato che non inverte il trend di erosione del nostro consenso avviatosi con l’esperienza traumatica della Sinistra l’Arcobaleno. Esso, tuttavia, va analizzato in maniera articolata. Andiamo male dove andiamo da soli, particolarmente, in Campania. Andiamo meglio, invece, dove ci presentiamo in coalizione con il centrosinistra, come in Liguria, in Toscana e in Umbria, oppure in coalizione con Sinistra Ecologia Libertà (è il caso delle Marche). Questa constatazione obiettiva non va però caricata automaticamente di un significato politico. Non deve cioè portare alla semplificazione per la quale l’elettorato premia necessariamente una scelta “alleantista” e boccia necessariamente una scelta di collocazione alternativa. Tuttavia, questo risultato deve farci riflettere, in particolare sulle conseguenze che avrebbe avuto il prevalere di una posizione che avesse contemplato una corsa in solitaria anche in regioni dove invece l’accordo con il centro-sinistra è stato siglato. E mi pare segnali, in definitiva, il prevalere di una richiesta di unità e di costruzione di una massa critica – anche indipendentemente dalla collocazione istituzionale – che non dobbiamo commettere l’errore di sottovalutare.

La nostra risposta a questa richiesta è una parte importante della proposta politica che dobbiamo mettere in campo e che noi chiamiamo «offensiva unitaria».Essa è rivolta in primo luogo alle forze di centro-sinistra, per valorizzare ogni risorsa che sia tesa alla costruzione di un grande movimento di opposizione democratica e all’obiettivo di battere le destre alle prossime elezioni politiche. La base di un’intesa possibile e che vogliamo perseguire è lineare: difendere la Costituzione, approvare una legge sul conflitto d’interessi, modificare la legge elettorale in senso proporzionale.

Ma l’offensiva unitaria deve volgersi in primo luogo a tutte le forze a sinistra del Partito democratico, a cominciare da Sinistra Ecologia e Libertà, perché si dia vita ad un polo autonomo dal Pd, in grado di tornare a contare e a pesare per i lavoratori e le classi subalterne. Dobbiamo impegnarci a fondo in questa direzione, a partire dal riconoscimento della diversità dei progetti politici a cui, per il momento, noi e SEeL lavoriamo, ma consapevoli della comune necessità di non disperdere ulteriormente i consensi e di dare al conflitto sociale una sponda politica significativa e autorevole.
Una unità che va sperimentata da subito, nel vivo di una campagna politica di primavera che ci re-immerga nella società e nelle sue contraddizioni, a partire dalla raccolta delle firme per i referendum sull’acqua pubblica, contro il nucleare e contro la precarietà del lavoro.

Per operare al meglio abbiamo bisogno di un partito che sappia ascoltare i propri iscritti (è questo il senso della decisione assunta dall’ultimo Comitato politico nazionale del partito di avviare una campagna di ascolto e di riflessione sull’esito elettorale nei territori) e ancora di più la società dalla quale spesso veniamo percepiti come corpo estraneo, incapace di intercettarne i bisogni e interpretarne i linguaggi.

Ma abbiamo bisogno anche di proseguire nel progetto della Federazione della Sinistra. Qualsiasi passo indietro o qualsiasi ulteriore dilazione nei tempi di convocazione del congresso costitutivo sarebbe esiziale. Non possiamo rimanere in mezzo al guado, ricacciando i soggetti che hanno dato vita al processo federativo nella solitudine dei propri recinti, sempre più marginali e sempre più autoreferenziali. Questo è il tempo delle scelte e dell’assunzione collettiva delle nostre responsabilità. Il che si deve tradurre nella costruzione immediata in tutte le realtà del nostro Paese dei coordinamenti provinciali e regionali della Federazione della Sinistra e nella convocazione subito dopo l’estate di un congresso costitutivo che chiuda questa lunga fase di transizione e che dia finalmente al nostro popolo un messaggio di unità.

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68 commenti to “Su la testa!”

  1. gherri davide scrive:

    Cari compagni anch’io vedo molta nebbia attorno la costruzione della federazione della sinistra. Dopo bertinotti che pure avevo appoggiato, non mi sorprendo più di nulla. Detto questo non voglio avviare nessun processo alle intenzioni. Il compagno Vendola ha scelto autonomamente di collocarsi nel campo delle forze socialiste e social-democratiche europee che se non vado errando sono alternative al blocco della sinistra europea.
    Mi colpisce il dibattito interno circa la necessita da parte della F.E.D. e del P.R.C. di alleanze. In modo astratto, senza contenuti.
    Credo che prima di parlare di alleanze si debba parlare di contenuti,un congresso sarebbe il posto più idoneo per parlare di contenuti e di uomini.
    Penso che i contenuti tanto conclamati da tutti debbano essere: la lotta al precariato; la lotta contro la privatizzazione dei servizi; il salario minimo garantito di cittadinanza;la difesa dell’ambiente; la lotta contro il nucleare; più fondi per la scuola, la ricerca e per l’università;lo sviluppo di energie alternative; la lotta contro gli incerneritori; la raccolta dei rifiuti differenziata; un nuovo sistema di sviluppo che promuova la solidarietà, difenda le pensioni ed i pensionati di ieri di oggi e di domani. Sono questi, a grandi linee, i contenuti che mi vengono in mente.
    Penso che sia dai contenuti che si debba partire per scegliere i dirigenti e gli alleati.
    Per costruire un partito credibile occorre unire proclami politici, obiettivi e comportamenti nelle istituzioni.
    Come si comportano i compagni che ai vari livelli ci rappresentano nelle istituzioni? Lottano per far dichiarare il comune “zona denuclearizzata”? Lottano per fare approvare in consiglio comunale l’acqua un bene comune? Si oppongono con ogni mezzo per impedire la costruzione di nuovi inceneritori? Legando obiettivi politici a comportamenti coerenti potremo avvicinare la gente alla politica e riusciremo a risalire la china, il resto è solo demagogia spicciola.
    Ammutolisco, quando sento parlare in astratto di unità con soggetti e forze politiche che, se non sono ai nostri antipodi, pensano di annientarci per occupare il nostro spazio politico e continuare un modello di sviluppo condannato dalla storia. La collocazione del P.R.C. è nella sinistra europea, assieme a tutti i partiti comunisti europei ed ai movimenti che lottano per superare questo sistema. Un fraterno cordiale saluto: davide gherri

  2. luciano scrive:

    Un impero quasi insolvente

    di Vladimiro Giacchè

    su il Fatto Quotidiano del 27/04/2010

    Il 5 maggio l’amministrazione comunale di un’importante città dell’Occidente resterà senza più soldi in cassa. Non si tratta di Atene, ma di Los Angeles. A Colorado Springs, già da qualche tempo donazioni private sono indispensabili per tenere aperti i parchi. Nel Maryland molti lavoratori pubblici saranno a breve messi in congedo per il secondo anno consecutivo. Sono tre esempi di un unico problema: l’insostenibilità del debito pubblico Usa.

    Il debito del governo degli Stati Uniti è attualmente di circa 13.000 miliardi di dollari. Ancora più grave il fatto che il deficit di bilancio annuale del 2009 è stato di 1.400 miliardi di dollari (pari all’11,2% del prodotto interno lordo), superiore anche a quello che si ebbe nel 1942, in piena seconda guerra mondiale. È in rosso sia il bilancio federale, che quello degli Stati dell’Unione (180 miliardi il loro deficit di bilancio 2010) e di moltissime municipalità. Vanno poi aggiunti i debiti delle agenzie pubbliche di mutui immobiliari Fannie Mae e Freddie Mac (5.000 miliardi) e soprattutto la necessità di finanziare nei prossimi anni prestazioni pensionistiche e sanitarie per qualcosa come 41.000 miliardi di dollari.

    In ambito pensionistico, la crisi ha creato una vera e propria voragine. Basti pensare che i soli 3 fondi pensione dei dipendenti pubblici della California (che riguardano 2 milioni e mezzo di persone in tutto) hanno riportato tra il giugno 2008 e il giugno 2009 perdite per poco meno di 110 miliardi di dollari. Secondo una ricerca appena pubblicata dalla Stanford University lo squilibrio tra il patrimonio di questi 3 fondi e le prestazioni da erogare ammonta a 500 miliardi di dollari.

    I buoni del Tesoro emessi dagli Usa (i T-Bond) sono passati da 3.410 miliardi di dollari del 2000 a 7.545 miliardi nel 2009. Quest’anno sono previsti almeno altri 2.000 miliardi di nuove emissioni. A queste cifre vanno aggiunte le emissioni statali e municipali. Le sole obbligazioni municipali in essere lo scorso anno ammontavano a 2.800 miliardi di dollari. E va notato che queste obbligazioni rappresentano un ulteriore aggravio per il bilancio federale, che finanzia un terzo degli interessi pagati dalle municipalità agli obbligazionisti. A questi ritmi, entro dieci anni il governo federale degli Stati Uniti dovrà emettere 750 miliardi di obbligazioni all’anno soltanto per ripagare gli interessi sui titoli di Stato già in circolazione.

    Con questa montagna di debito pubblico, è dubbio che gli Stati Uniti possano beneficiare ancora a lungo del rating elevato attuale (tripla A). Lo ha dichiarato la stessa agenzia di rating Moody’s, ipotizzando che in un prossimo futuro gli Usa (al pari della Gran Bretagna) potrebbero subire un abbassamento del loro merito di credito.

    Qualche sinistro scricchiolio sul fronte degli acquirenti del debito Usa (per la metà collocato all’estero) si comincia già ad avvertire: a gennaio, per il terzo mese consecutivo, i cinesi hanno ridotto le loro posizioni in titoli di Stato Usa, e a marzo i gestori di Pimco, il più grande fondo obbligazionario del mondo, hanno escluso i T-Bonds dai loro nuovi acquisti. Gli analisti di Morgan Stanley non escludono che quest’anno la domanda di titoli di Stato americani possa risultare inferiore all’offerta per 600 miliardi di dollari, con un conseguente forte rialzo dei rendimenti dei titoli di Stato americani (ossia degli interessi che gli Usa devono pagare a chi acquista questi titoli).

    Sulla sostenibilità del debito pubblico incidono anche le prospettive dell’economia: che allo stato sono tutt’altro che brillanti, a dispetto di quanto si sente ripetere. La moderata crescita del pil degli ultimi trimestri è attribuibile per due terzi a programmi di stimolo governativi (in particolare agli incentivi per la rottamazione delle auto e ai sussidi per l’acquisto della prima casa): cioè è stata pagata con l’aumento del debito pubblico. Lo stesso vale per la crescita dell’occupazione a marzo, che ha beneficiato di 48.000 posti di lavoro pubblici part-time creati per il censimento.

    In un contesto del genere la stessa crisi greca, che sinora ha indubbiamente avvantaggiato gli Stati Uniti (rafforzando il dollaro a scapito dell’euro), potrebbe rivelarsi micidiale in quanto potrebbe innescare una crisi più generale del debito sovrano. Un effetto-domino che colpisse il debito pubblico degli stati avrebbe conseguenze drammatiche ed imprevedibili, perché colpirebbe i prestatori di ultima istanza che hanno salvato il sistema finanziario internazionale dal collasso. Ma è uno scenario che non si può escludere: in fondo, come ha affermato recentemente l’analista Dylan Grice di Societé Générale, “i governi degli Stati più sviluppati sono insolventi secondo ogni ragionevole definizione”.

    I numeri visti sopra ci dicono che in questo scenario gli Stati Uniti sarebbero un bersaglio più che plausibile. Per dirla con lo storico Niall Ferguson, oggi “il debito Usa è un riparo sicuro allo stesso modo in cui era considerato un porto sicuro Pearl Harbour nel 1941” .

  3. Adriano1 scrive:

    UNITA’ DELLA SINISTRA : E’ SOLO UN PROBLEMA DI APPARATI.

    Dopo attenta riflessione e non riuscendo ad avere notizie da chi dovrebbe averle , sono giunto alla seguente conclusione :
    L’unico motivo che riesco a trovare per questa misteriosa difficoltà a unirsi dev’essere qualcosa relativo alla “resistenza interna” degli apparati , la paura di perdere piccole rendite di posizione , piccole indennità , piccoli incarichi…
    Se non fosse così dovremmo avere degli articoli su Liberazione del tipo :
    “Ieri pomeriggio la direzione del PRC ha incontrato PCL e SC proponendo la creazione di iniziative comuni , il PRC ha proposto X , SC ha affermato che non essere d’accordo su X per il motivo Y , PCL ha dichiarato che sulla proposta X potrebbe essere d’accordo a patto che si prendesse seriamente in considerazione la proposta Y …..” , e così via.

    In realtà sui motivi della divisione regna il mistero , sono quelli Tacito chiamava gli “arcana imperi” , le cose da tenere segrete al popolo…
    Spero di essere smentito , basterebbe una bella assemblea pubblica della sinistra radicale per mettere le carte in tavola.

    Nell’attesa mi tengo la mia convinzione : i piccoli funzionari vogliono tenersi strette le loro piccole poltroncine….

    • Assunta scrive:

      Io non credo che l’unità col Pcl o Sc sia solo un problema di apparati. Penso invece che sia un problema politico. Fin quando il Pcl o Sc continueranno a chiedere che per avviare un’interlocuzione con la Fds questa dovrà allontanarsi anni luce dal Pd, allora non sarà possibile cercare l’unità. Tutti nella Fds sanno che il settarismo a priori non porta alcun beneficio ai lavoratori. In Campania ad esempio abbiamo rischiato di andare sotto zero seguendo l’impostazione settaria del Pcl o Sc. Ne vogliamo prendere atto o no?

      • Adriano1 scrive:

        Ti ricordo che il PD è quel partito che con il maggioritario e il “voto utile” non cerca altro che la nostra eliminazione, e ci stà riuscendo.
        Io non sono masochista , e tu ?

        • Assunta scrive:

          con tutto il rispetto, io penso che il masochista sei tu, se hai in mente di unirti a forze politiche(?) che rasentano lo zero e che da diversi anni ormai praticano una pregiudiziale linea politica di rottura con il centro sinistra il cui risultato è certamente quello di garantire a Berlusconi di continuare a governare il Paese come meglio crede. In una fase in cui i capisaldi della costituzione italiana sono messi in discussione serve l’unità dei comunisti, della sinistra e pure del centro sinistra per opporsi alla deriva culturale del Paese e non è neppure detto che ce la si possa fare. Di fronte a questo disastro tu pensi che il rimedio sia quello di cercare un’intesa con il Pcl? Ma per favore!!!

          • Zukov scrive:

            io continuo a pensare che in Campania, con De Luca candidato, si è fatto bene ad andare da soli. E avremmo fatto bene anche se il risultato fosse stato uno 0,01%. Se il PD la prossima volta candida un mafioso che fai, un accordo tecnico? Sono basito.

          • Assunta scrive:

            Anch’io penso che in Campania non si potesse fare diversamente, ma non si può tacere il fatto che in presenza di due candidati di destra il nostro Ferrero ottiene un risultato irrisorio! Dunque chi pensa che la “salvezza” della classe operaia passi attraverso la rottura tra le forze comuniste ed il centro sinistra prende un grosso abbaglio, perchè la storia ci insegna l’esatto contrario.

  4. massimiliano scrive:

    Usa, migranti in corteo contro legge razzista

    Barack Obama non ha solo la marea nera con cui fare i conti. Oltre all’emergenza del Golfo del Messico, un’altra marea ha invaso il primo maggio le strade delle principali città americane, quella composta da centinaia di migliaia di immigrati, per lo più ispanici, che da Los Angeles a New York, da Chicago a Washington, hanno manifestato contro la legge sull’immigrazione varata dall’Arizona. Al grido di «Somos Todos Arizona» (ma anche scandendo «Yes We Can – Sì Se Puede») i manifestanti hanno protestato contro la governatrice Jan Brewer, repubblicana, chiedendo al governo federale di respingere una legge che considerano razzista.

    In virtù della nuova norma, un poliziotto dell’Arizona può oggi fermare un immigrato sulla base di un semplice sospetto di clandestinità. E – se risulta non in regola – rispedirlo nel suo Paese di origine. Ma – dicono gli immigrati – sono a milioni in America i clandestini che da anni studiano o lavorano nel Paese, che hanno casa e famiglia, che si sentono a tutti gli effetti americani e per questo chiedono una riforma che tenga della realtà. «Oggi ci possono anche mettere le manette, ma verrà un giorno in cui saremo liberi» ha detto alla manifestazione di Washington il deputato democratico dell’Illinois Luis Gutierrez, che si è fatto simbolicamente arrestare per un sit in di protesta davanti alla Casa Bianca. Con lui la polizia ha fermato altre 35 persone. Non ci sono stati incidenti, così come a Dallas, Phoenix, Milwaukee, Tucson, Los Angeles, dove si è svolta la manifestazione più imponente. Qui era presente anche la Chiesa cattolica.

    «Chiunque agli occhi di Dio è legale» ha detto l’arcivescovo della città, il cardinale Roger M. Mahony, davanti a oltre 50mila persone. L’emergenza immigrazione non è destinata a calare, anzi. È destinata ad aumentare e ad avere effetti significativi sulle prossime elezioni di Midterm. Le diverse associazioni che in America difendono gli immigrati sono tradizionalmente divise sul piano politico tra Democratici e Repubblicani. Ma mai come in questo caso sono unite contro la legge dell’Arizona. Il senatore uscente John McCain, dicendo di riconoscere le ragioni della governatrice, di fatto si sta giocando la rielezione in Senato. I Democratici a sorpresa hanno presentato un testo contenente le linee guida per una legge che tenga conto in primo luogo di un rafforzamento delle frontiere. Ma i Repubblicani hanno già detto che la proposta va ridiscussa. Il presidente, Barack Obama, ha invece definito il testo dei democratici «un passo avanti molto importante» e ha invitato il Congresso ad un dibattito serio in tempi rapidi. La strada da seguire – ha detto – non può essere quella «fuorviante» della legge dell’ Arizona, ma quella che tenga conto della realtà. «Oggi sono 11 milioni i clandestini che vivono in America», non si possono espellere 11 milioni di persone.

  5. ilaria scrive:

    Direzione nazionale PRC 29 Aprile 2010 – Intervento di Leonardo Masella

    A me non ha appassionato la disputa dei giorni scorsi fra chi sosteneva che le elezioni regionali sono state una nostra sconfitta e chi no. E’ certo però che, sconfitta o no, tutti possiamo concordare sul fatto che, noi e tutta la Federazione della sinistra, siamo ridotti in una situazione molto grave, ai limiti della sopravvivenza, con un ulteriore calo della passione e della militanza. Con questo non sto dicendo che il resto della sinistra stia meglio, ma una situazione di emergenza, com’è la nostra, necessita misure straordinarie e soprattutto che ci diciamo fra di noi la verità, non nascondendo la testa sotto la sabbia, senza infingimenti, sia pure con uno spirito unitario, solidale e costruttivo.

    Io concordo con buona parte della relazione del segretario, cosi’ come mi è piaciuta l’intervista che Ferrero ha rilasciato a Liberazione il 25 aprile, ma non concordo con ciò che oggi non ha detto, cioè con le rimozioni di alcuni problemi. In particolare concordo: con l’analisi della crisi del capitalismo e con la sua centralità, con la proposta di promuovere iniziative di solidarietà con i lavoratori e i compagni greci, con un rilancio di internazionalismo, con la proposta di un odg in solidarietà con Cuba, con il rilancio dell’anticapitalismo e con una riflessione sulla fuoriuscita dal capitalismo. Vedo qui, però, uno strano tabù. Mentre, a proposito della crisi che investe la Grecia, ma anche la Spagna, l’Italia, si pensa ad una fuoriuscita dal capitalismo, non si prende nemmeno in considerazione la possibilità di fuoriuscita dall’Euro (e di conseguenza dalla Nato), non per entrare in altre aree economico-militari, ma per guardarsi intorno intrecciando relazioni, senza tabù, in un mondo che sta cambiando, con altre aree e paesi extra-Ue che non vivono la crisi profonda che sta vivendo il capitalismo neoliberista e monetarista europeo.

    Detto questo, e dichiarato il mio accordo di fondo con l’analisi di Ferrero e la necessità della più forte unità del nostro partito, vedo però – e ve lo dico con grande sincerità e preoccupazione – una enorme distanza fra l’analisi di alto profilo, fra le tante condivisibili proposte di mobilitazione sociale e lo stato del partito e della Federazione della sinistra, cioè fra le cose da fare e gli strumenti concreti a nostra disposizione. E vedo il rischio di una discussione tutta interna a fronte di una inesistenza ed una sparizione di fatto all’esterno.

    In particolare ci sono due rimozioni nella relazione del segretario: lo stato del partito, che è molto negativo, e la Federazione della sinistra. E’ assurda, in particolare, la rimozione della Federazione, che oggi non è stata nemmeno nominata. Per non affrontare il problema, e le difficoltà che vi sono nella Federazione, si rimuove il problema. E’ la cosa peggiore che si possa fare. Io credo che il problema non è e non possa essere: accelerare o frenare, perché sarebbe demenziale frenare il processo di costruzione della Federazione e tornare indietro. Il problema vero da discutere è: come costruire la Federazione. Perché, compagno Ferrero, non se ne discute assieme, collegialmente ? Perché tutto è in mani ristrettissime, senza nessuna trasparenza e partecipazione democratica ? A questa domanda (come costruire la Federazione ?) io rispondo: l’unico modo per costruire qualcosa che possa esistere realmente non per noi stessi, ma per i nostri attuali e potenziali referenti sociali, è di costruire la Federazione con una progettualità ed un profilo politico chiaro. La Federazione della sinistra potrà esistere solo come perno di una ampia sinistra sociale e di lotta, diffusa, aperta, partecipata, un polo di sinistra politica e sociale autonomo dal centro-sinistra, di fatto anticapitalistico e quindi chiaramente diverso dal Pd. Non c’è spazio per qualcosa di interno al centro-sinistra, questo spazio è già occupato da Di Pietro o da Vendola.

    La costruzione di una sinistra autonoma e diversa dal centro-sinistra, di lotta e anticapitalistica, questa è la direzione di marcia della Federazione a cui imprimere una forte accelerazione, su cui investire con coraggio, su cui c’è già un ottimo Manifesto fondativo dal profilo e dai contenuti molto chiari, senza alcuna possibilità di equivoci. Del resto, o la Federazione della sinistra esprime questa connotazione sociale e questo ruolo politico, non solo nelle elaborazioni cartacee ma anche nella pratica sociale, nel concreto dei drammi sociali di tutti i giorni (licenziamenti, paura di perdere il lavoro, di non poter pagare l’affitto o il mutuo, di non poter mantenere la famiglia e i figli, povertà, precarietà, disoccupazione, sfratti, eccetera), nel fuoco del più duro scontro di classe da rigenerare nel nostro Paese con urgenza, oppure, se la Federazione sarà l’ennesimo contenitore, l’ennesima scatola organizzativa, senza un preciso ruolo e profilo politico e sociale, si spegnerà da sola come l’ennesimo ente inutile e non nascerà neppure.

    Rifondazione Comunista nacque e soprattutto decollò dal 1991 al 1996 non solo perché difese un nome e un simbolo, ma perché, pur scalcagnata, senza soldi, senza sedi, senza consiglieri e assessori regionali, seppe diventare il cuore dell’opposizione, innanzitutto sul piano sociale, perché ebbe il ruolo di contrastare, una per una, senza tregua, tutte le aberrazioni prodotte dall’allora Pds dopo la madre di tutte le aberrazioni che fu lo scioglimento del Pci (aberrazioni di cui stiamo oggi ancora pagando le conseguenze): il sistema maggioritario che sostituì il sistema proporzionale; la controriforma sanitaria Amato-De Lorenzo; la cancellazione della scala mobile e l’introduzione del lavoro in affitto con gli accordi concertativi del luglio ’92 e ‘93; le controriforme delle pensioni di Dini sostenute da Prodi e dal Pds. La nostra linea e il nostro ruolo allora erano chiarissimi e riempimmo uno spazio reale che c’era a sinistra dell’allora Pds. La storia non si ripete mai nelle stesse forme, oltre al fato che non ho nessuna nostalgia per la prima Rifondazione, tuttavia oggi c’è un grande spazio a sinistra del Pd, nel crescente malessere sociale e intellettuale, ma senza un soggetto politico forte questo si disperde nella crescita vertiginosa dell’astensione e nelle liste di protesta. Qui, a sinistra del Pd ed anche in contrasto col Pd quando necessita, c’è lo spazio e il ruolo della Federazione, l’unico spazio e ruolo possibile.

    Per questo, bando alle resistenze e ai freni a mano. Andiamo avanti e acceleriamo innanzitutto sul piano politico e sociale la costruzione della Federazione. Investiamo la Federazione di protagonismo sociale, di contenuti alternativi, di anticapitalismo, di internazionalismo, di antirazzismo, di partecipazione dal basso, senza paure, senza freni burocratici. E chi avrà più filo tesserà. Ma perché dobbiamo aspettare il congresso della Federazione di fine anno ? Oggi, subito, contro la crisi, a sostegno dei soggetti sociali colpiti dalla crisi ci sarebbe bisogno di produrre nelle più grandi città iniziative pubbliche, grandi assemblee, manifestazioni, presidi, tende, banchetti, comizi volanti promossi dalla Federazione della sinistra. Cosa aspettiamo ?

    Peraltro, non c’è contraddizione fra la costruzione della Federazione e l’iniziativa unitaria (sempre su contenuti e soprattutto sociali) con altre soggettività di sinistra (come Sel, Sinistra Critica, la Rete dei Comunisti, organizzazioni sindacali di classe, dentro e fuori la Cgil). Così come non vedo affatto contraddizione fra la costruzione della Federazione e la rimessa a tema della questione comunista. La Federazione della sinistra non è e non può essere l’unità dei comunisti, né può essere la sola unità fra Prc e Pdci. Ma la Federazione può essere il terreno più favorevole, di massa e unitario a sinistra, per riaprire con serietà la questione della ricostruzione di una teoria ed una prassi comuniste, di una forza comunista nel nostro Paese, sapendo che la rifondazione da sola, senza un processo unitario con altre forze comuniste disponibili, rischia l’isolamento elitario, ma sapendo anche che la unificazione comunista senza la rifondazione dei cardini principali di una teoria e di una prassi di liberazione umana e rivoluzionaria adeguate ai tempi e alla nostra società (dopo la crisi e le sconfitte catastrofiche del movimento comunista della fine del secolo scorso e di tutti i tentativi di fuoriuscita da quella crisi), rischia di essere solo una riesumazione nostalgica, altra forma di liquidazione. Però, anche qui bisognerebbe superare la fase delle dichiarazioni di intenti e passare alla discussione e all’elaborazione di innovazioni concrete, nella teoria e nella prassi, partendo da ciò che non ha funzionato ed ha fallito.

    • andrea valsusa scrive:

      mi trovo perfettamente daccordo con l’intervanto di masella…compito della federazione della sinistra è quello di costruire un forte e unitario polo di tutta la sinistra comunista, anticapitalista e ambientalista…formare un polo fortemente alternativo al PD..o si riparte dai conflitti sociali dalle lotte per costruire un polo alternativo alle politiche borghesi o tutto andrà perso…compagni è questa la giusta direzione

    • Leonardo Masella scrive:

      Non so chi sia Ilaria, ma la ringrazio per aver postato il mio intervento all’ultima Direzione del Prc.

  6. gianni scrive:

    Report della Direzione nazionale del Prc del 29 Aprile 2010

    di Davide Pappalardo

    Un piano di lavoro per i prossimi mesi in cui ha centralità il referendum sull’acqua, in cui deve vivere la generalizzazione delle nostre pratiche di conflitto e solidarietà (si propone di individuare tre vertenze per regione in cui investire prioritariamente e ad ogni federazione ci costituire entro sei mesi almeno un circolo di lavoro), e che trovi punti di attacco con specifiche campagne su proposte di legge di iniziativa popolare che servano a caratterizzarci su un profilo ben preciso (precarietà, delocalizzazioni, salario sociale, 100 euro in più al mese in busta paga facendo leva sul fisco). E’ questa la proposta avanzata da Roberta Fantozzi e discussa dalla Direzione del Prc giovedì 29 aprile. Una campagna quelle delle proposte di legge che si propone di aprire il 20 maggio, data di approvazione dello Statuto dei lavoratori e che si concluda il 20 ottobre con gli stati generali contro la precarietà.
    Prima la relazione del segretario Paolo Ferrero aveva toccato alcuni punti politici. In primo luogo la questione della Grecia che conferma come la crisi non sia di breve durata ma sia una crisi costituente, dalla quale si tenta di riemergere con una ristrutturazione che comprime il livello dei diritti conquistati in alcune aree dell’Europa. Su questo punto Ferrero propone un primo maggio in cui si dica che la lotta dei Greci è la nostra lotta e di accentuare l’elemento dell’anticapitalismo per mettere in discussione il sistema perché la soluzione non è quella proposta per la Grecia con i tagli prospettati che ne aggravano le cause. Secondo il segretario occorre inoltre far sì che il partito della sinistra europea funzioni come un partito europeo, sia cioè qualcosa in più rispetto all’azione dei singoli partiti, e serva a dare una prospettiva di lotta in chiave europea.
    Un altro punto analizzato è quello del dopo voto. Per Ferrero è necessario un aggiornamento rispetto alla valutazione fatta a caldo. Perché il rafforzamento dell’asse Berlusconi-Bossi ha determinato un contraccolpo, con parte delle classi dominanti non interessate a scommettere su quest’asse, come dimostrano le fibrillazioni di Fini. E’ una novità questa che può anche portare a sbocchi inaspettati. Una rottura che determina quantomeno una situazione aperta con la possibilità anche del formarsi di un terzo polo centrista (Fini-Casini-Montezemolo). In questo quadro noi – sostiene Ferrero – dobbiamo puntare sulla costruzione dell’opposizione sociale al berlusconismo e a costruire un fronte di tutte le attuali opposizioni contro Berlusconi e per la democrazia, che non abbia però come sbocco un accordo di governo.
    Questione a parte quella del referendum acqua. Intanto perché in tutti gli interventi se ne è sottolineata l’importanza e poi perché si presenta come lotta di società, col vastissimo fronte che si è creato, capace di raccogliere 100mila firme nei primi due giorni (come sottolineato anche da Maria Campese, responsabile in segreteria nazionale del Dipartimento Ambiente e neoassessore regionale in Puglia). Tanto che sono state riconosciute come giuste le ragioni dei comitati dell’acqua che invitavano a concentrare le forze solo su questo referendum e che hanno portato il Prc a sospendere l’avvio dei referendum sul lavoro.
    Tutto bene dunque? No, perché – come rilevato ad esempio nell’intervento di Leonardo Masella – quali sono gli strumenti per mettere in atto tutte queste proposte? O come detto da Bruno Steri: “Come riusciamo ad irrobustire quanto contenuto nella relazione, in quali sedi?”
    E’ lo stesso Masella ad affrontare un altro nodo: quello della rimozione della questione della Federazione della Sinistra nella relazione del segretario. Ferrero ha comunque annunciato direzione a breve su questo punto per andare avanti e decidere come articolarla.
    Approvato infine un ordine del giorno proposto da Fabio Amato in cui si esprime solidarietà a Cuba dopo gli attacchi mediatici subiti e per la rimozione del blocco economico che da anni attanaglia l’isola. Da rilevare l’astensione (unica) di Imma Barbarossa.

  7. luigi scrive:

    Bruno Steri *

    Intervento alla Direzione nazionale PRC 29 Aprile 2010

    Il segretario ci ha proposto una relazione dedicata nella sua interezza alla drammatica fase politica che il nostro Paese e l’Europa stanno attraversando. Ho anche ascoltato con interesse l’approfondimento di Roberta Fantozzi sulle tematiche del lavoro e le relative proposte del Prc. E tuttavia lasciate che vi confessi un forte senso di spaesamento: avverto infatti una discrepanza surreale, poichè all’improvviso siamo proiettati, dalla terra alquanto arida delle fibrillazioni quotidiane su postazioni e assessorati, al cielo rarefatto di questa discussione. Viene da chiedersi quale delle due condizioni è quella reale. Lo dico non semplicemente per avanzare un astratto auspicio etico, ma per evidenziare quelle che a me paiono palesi insufficienze nel funzionamento del nostro partito (e della costituenda Federazione della Sinistra).

    Vengo al punto. Comprensibilmente il segretario sottolinea la necessità di far valere, in una situazione come quella presente, la nostra specifica opzione anticapitalista: dobbiamo trovare la via giusta, i giusti agganci con le concrete esigenze dei nostri interlocutori sociali, per far capire che non si esce dalle gravi difficoltà in cui siamo precipitati senza mettere in questione le responsabilità delle classi dirigenti del nostro Paese e dell’Europa e, in generale, i meccanismi del sistema economico vigente. Bene. Non mi pare un compito semplice; si tratta di andare controcorrente ed elaborare in modo articolato una linea politica e delle proposte programmatiche efficaci. Tralascio qui il fatto che ciò andrebbe comunque tematizzato in connessione con lo stato attuale del nostro partito, con quello della Federazione e, in generale, con la forza della sinistra d’alternativa.

    Ma il punto che intendo porre ora è che non vorrei sentir parlare di tutto ciò semplicemente e unicamente in una relazione introduttiva. Mi interessano le idee del segretario, ma vorrei vedere su questo un partito (e una Federazione) al lavoro: mi sarebbe piaciuto cioè che su queste tematiche vi fosse stato un lavoro di preparazione che avesse preventivamente istruito la nostra discussione. Altrimenti, molto appare affidato alle intuizioni del momento. Beninteso, non intendo glissare sulle nostre attuali difficoltà, né tacere dei passi in avanti fatti: ad esempio, l’ultimo numero della rivista “Su la testa” è utilissimo, un valido strumento di approfondimento analitico. Ma – insisto – l’insieme di contributi individuali, ancorché di qualità, offerti da una rivista non fanno la linea politica e programmatica di un partito: perché questa prenda corpo occorre che il gruppo dirigente (nonché l’insieme delle competenze che ruotano attorno a noi) sia chiamato ad un comune lavoro di costruzione programmatica e riflessione strategica, che le singole commissioni e i singoli dipartimenti concorrano all’articolazione e all’affinamento dell’analisi e delle proposte. E occorre che di tale lavoro sia reso partecipe l’intero corpo del partito. In questo senso, dico che si dovrebbe riportare questa nostra discussione dal cielo alla terra.

    Quanto all’oggetto di essa, non credo sfugga a nessuno la situazione di drammatica emergenza che sta vivendo l’Unione europea e di conseguenza il nostro Paese. La crisi greca, allargatasi progressivamente ad altri Paesi del Sud Europa (Portogallo e Spagna in particolare, curiosamente tutti governati dal centro-sinistra…) è in realtà l’epicentro di un sommovimento che evidenzia il fallimento dell’Europa liberista: la crisi capitalistica ha fatto irruzione nell’area dell’euro e il debito delle banche ha finito per tramutarsi in una crisi dei debiti sovrani (degli Stati). L’attacco speculativo, promosso dai centri del potere finanziario occidentale (in primis, da quelle stesse grandi banche già salvate coi soldi dei contribuenti) ha posto in primo piano le pecche strutturali di questa Europa e l’insussistenza di una sua politica comune. E’ oggi in bilico la stessa impresa europea e, con essa, la sua moneta. In questa sede, non mi addentro ulteriormente su questo. Dico solo che, in un momento così drammatico, condivido la tesi che è importante lanciare la parola d’ordine della solidarietà di classe: la lotta dei lavoratori greci è la nostra lotta. Aggiungo che mai come in questo momento si renderebbero necessarie iniziative di mobilitazione lanciate dalla Sinistra europea e dai partiti comunisti; e, nella fattispecie, una grande manifestazione europea ad Atene. Non so se abbiamo la forza di farlo: so che certamente andrebbe fatto, per dare uno spessore di lotta alle proposte per un’Europa popolare e solidale, concertate assieme alle altre forze della sinistra anticapitalista continentale.

    Ma, guardando in faccia la realtà, va anche detto che, di questi tempi, non è affatto semplice parlare il linguaggio della solidarietà di classe e internazionalista. Il vento tira dalla parte opposta e una gran parte dei nostri interlocutori sociali, anch’essi alle prese con le dure fatiche dell’odierna quotidianità, è sconfortata e ripiegata su se stessa. Per questo, ritengo essenziale l’approfondimento sui temi del lavoro. E penso che, accanto a questo, andrebbe ricostruita una prospettiva di resistenza democratica e nazionale nel nostro Paese. Dico “nazionale” non a caso: perché oggi, sulla spinta degli “spiriti animali” liberati dal “libero gioco” del capitale e – in particolare nel nostro Paese – delle forze più pesantemente reazionarie e fascistoidi, è a rischio la compagine di principi e valori che sono alla base della stessa integrità nazionale. A cos’altro allude, se non a questo, il drammatico riproporsi di una “questione meridionale” (altra faccia dell’incalzare della “questione settentrionale”), sull’onda di un federalismo segnato dalla competizione territoriale e di classe? E cos’è se non questo l’attacco alla Costituzione nata dalla lotta al nazifascismo? Qui non c’entra la retorica dello “spirito patriottico”, né si tratta di introiettare il ripiegamento della politica nei limiti angusti di uno stato-nazione. Più prosaicamente e concretamente, è piuttosto in questione la tenuta di capisaldi civili e sociali conquistati in Italia dalla classe operaia e dalle forze progressiste: sarebbe un grave errore se i comunisti cedessero alla tentazione del “tanto peggio tanto meglio”, lasciando ad altri (a Fini, ad esempio) il compito di costruire su questo un argine materiale e simbolico. Prospettiva europea e prospettiva nazionale vanno dunque tenute insieme, per situare in una dimensione possibile e concreta la nostra proposta.

    Ovviamente, tutto questo ha un senso a patto che vi sia una forza politica che di ciò si faccia carico: se cioè esiste (oggi, non domani) una Federazione della Sinistra finalmente strutturata, aperta al campo di forze operanti alla sinistra del Pd, entro cui i comunisti siano parte attiva ed essenziale.

    * Coordinatore nazionale Essere comunisti

    Altri interventi e materiali su http://www.esserecomunisti.it

  8. Pietro Lunetto scrive:

    siamo andati peggio in campania e lombardia perche’ :dopo 15 anni di bassolinismo in campania, con il nostro assessore che ha utilizzato metodi da PD distribuendo prebende nel campo della formazione (non a caso si e’ candidato con loro) e dopo che fino a 1 ora prima della chiusura delle liste siamo stati a pregare in ginocchio penati, come si fa a pretendere un voto diverso? non siamo credibili. Nelle Marche non si e’ andati bene per l’alleanza con sel ma perche ‘ il buon candidato presidente sono anni che lavora sul territorio , e infatti il risultato si vede.
    Capisco che abbiamo l’esigenza di pagare quei 4 dirigenti che ci sono rimasti , ma credo che il partito si possa finanziare al di la’ della rappresentanza istituzionale.

  9. carlo circolo bianchiniGenova scrive:

    Per Adriano e Luca, non Adraino1
    Caro adriano, io non ho nessun problema per il fatto che Vendola sia Gay, non mi interessano i gusti sessuali delle persone,e l’ho scritto. leggi bene perchè se non ho sbagliato ho detto che per me non è un problema(non farmi passare per Omofobo, che considero questa si una malattia gravissima)ho solo detto che difficilmente sarà accettato dal mondo cattolico ed io ne so qualcosa perchè ho avuto la ventura/sventura di avere una madre cattolicissima ed un padre che è stato liberato russi in polonia, mia madre mi ha portato in chiesa ed ho fatto il chierichetto fino a quasi tredici anni prima di diventare agnostico, quindi conosco bene, il mondo cattolico, anche perchè sono affascinato dalle religioni, e conosco, il corano e le bibbia discretamente.
    caro luca nella tua risposta ad Adriano 1, citi come fatto positivo il fatto che il politico, più applaudito è stato Vendola, e dici che ad applaudirlo erano gente del PD. ed allora ne fai discendere che se “”scende in campo” non c’è ne per nessuno, ora vedi io credo che uno è libero di vedere il sole dove c’è un cerino, come diceva ana canzone di Caterina Caselli, ma vedi è questo che fà diverso un uomo da un altro, perchè mi pare che tu,ormai hai assorbito la cultura Berlusconiana dell’affabulatore del infiammatore di anime , e se questo per te è vero capisco, che stai cercando, un Berlusconi, che sia contro Berlusconi, ossia un Berlusconi di sisistra,e lo hai trovato in Vendola, si capisce da come parli che sei affascinato dalla favella di Vendola, io la penso diversamente tanto da avere scritto, in un post precedente che se il prezzo per avere il comunismo è quello di sopportare un “DUCE” sono pronto a rinunciare al comunismo, ed anche a gridare abbasso il comunismo, perchè le forme , dittatoriali non mi interressano ed il comunismo o è quello che promette di essere, o è meglio che non esista, l’idea di, cacciare il vecchio padrone, perche sulla sua sedia poggi il culo un nuovo padrone,che (in nome di chi vuole)dopo aver poggiato il culo fa le stesse cose e dice le stesse cose del vecchio padrone, spero che hai riconosciuto la “fattoria degli animali)e spero anche che sei d’accordo con me che il pacchetto Treu che lo faccia la sinistra, o la destra, per il lavoratore è la stessa cosa, non è che se prendiamo schiaffi da sinistra, sono belli e da destra solo per il fatto di essere di destra sono brutti, ricorderai che il paccheto Treu e passato con i nostri voti, cosi come appena entrati nel governo Prodi abbiamo accettato i finanziamenti per le missioni all’estero, Salvo Turigliatto. che ha pagato di persona, ti ricorderai anche che nel governo ultimo di prodi, questo non ci ha dato niente, non lo Scalone, sulle pensioni, non la legge Trenta non i dico e neanche le servitu militari autorizzando Vicenza, mentre la lega oggi più coerente chiede a Berlusconi di rispettare il programma e Fare il federalismo mentre noi avremmo ingoiato tutto meno male che ci ha pensato Mastella a mandare a casa prodi, e di questo che dobbiamo ragionare non cercare nuovi tiranni, e guide luminose.
    affettuosi e rossi saluti

  10. Massimo Asti scrive:

    Luca ha scitto:

    Vendola è risultato il più applaudito, non dai comunisti, ma da quelli che portavano le bandiere del Pd. Già oggi nel partito democratico diversi esponenti non vedono male l’ipotesi Vendola. E’ una partita aperta, che potrebbe portare delle sorprese… sorprese sorprendenti… come il 70% dei consensi con i quali Nichi si è aggiudicato le primarie in Puglia, contro il presunto, schiacciante potere del Pd. Se Vendola dovesse chiamare a raccolta il popolo di sinistra, io ho la sensazione che questo risponderà in massa.
    Io penso che Vendola sia l’unico esponente dell’intero centro sinistra che possa competere con Berlusconi e Bossi. Vi sembra esagerato, impossibile? L’alternativa potrebbe essere Montezomolo, oppure Casini, o lo stesso Bersani. Francamente preferisco Vendola, anzi, voglio dare il mio personale contributo affinchè sia proprio Vendola.
    Ah! L’altro giorno il presidente pugliese ha partecipato ad una processione a Terlizzi. Non mi stupisce che un sacco di cattolici l’abbiano già votato.

    Eh si!! Perchè per un comunista è importante votare un leader e non corcordare un programma, almeno di minima, su cui svolgere un’eventuale azione di governo. E si! scegliamo il leader e poi facciamo la fine del 2006!!! Magari facciamo una bella coalizione che arrivi, che ne so, fino all’UDC, anzi no, imbarchiamo anche Fini!! No mio caro Luca questa della scelta del leader, quella di seguire l’esempio del centrodestra, è stata la strada che ci ha portato alla deriva e allo squassamento attuale!! A un’ultima cosa… se basta andare ad una processione per conquistare i voti dei cattolici giuro che da ora in avanti andrò a messa tutte le domeniche!! Certo che i cattolici del dissenso degli anni 60/70 si stanno rigirando nella tomba in questo momento!!
    Massimo Di Antonio

    • Luca scrive:

      Ciao Massimo. Ho rispetto per le tue convinzioni, che sono in parte anche le mie. Ricordo però che nel 2006 scrivemmo assieme a Prodi un programma di oltre 200 pagine. Tutto pareva concordato alla lettera, poi abbiamo visto i risultati. Con questo non voglio dire che i programmi non siano importanti (per quanto mi riguarda è la sola cosa che dovrebbe interessarci). Io ho semplicemente detto che Vendola, il Vendola che, in questi giorni, a proposito di federalismo fiscale parla di truffa ai danni del Mezzogiorno, è forse l’unico politico di sinistra che può spuntarla in una competizione interna al centro sinistra. Ma se tu preferisci che sia Bersani o Montezemolo a competere contro Berlusconi o addirittura Calderoli alle prossime politiche allora trovo giusto che te la prenda con Vendola. Ma se non ricordo male in Puglia Ferrero ci ha impiegato mezzo secondo ad inviare la federazione della sinistra a sostenere Vendola nelle primarie contro un altro esponente del Pd. Non credo che vi fosse un particolare programma a supportare la sicurezza di Ferrero, ma semplicemente il fatto che Vendola ha militato per decenni prima nel pci e poi in Rifondazione. Avrà anche assunto un profilo politico diverso in questi ultimi anni, ma io continuo a preferire lui a un qualsiasi altro esponente del Pd.

  11. Massimo Asti scrive:

    Innanzi tutto, senza voler fare il contabile, vorrei sviscerare qualche dato elettorale, così, tanto per sgombrare il campo da distorsioni. La Campania malissimo (oltre 58000 voti persi in un anno, il 57,5% del nostro elettorato, ma non dimentichiamo i tentennamenti e i corteggiamenti infiniti a De Luca e la fuga del gentilissimo nostro ex assessore Gabriele che, alla faccia della politica personalistica e leaderistica si è candidato con il PD portandosi dietro 17581 preferenze!!! Ma che bel comunista che avevamo messo in un ruolo importante!!!!); male anche la Lombardia (più di 59000 voti lasciati per strada pari al 40,6% dell’elettorato rifondarolo…pardon della federazione….ma anche qui quanto tempo si è perso nell’inutile inseguimento al “democratico” Penati, che con la collaborazione di SEL, non ci ma mai preso in considerazione come possibili alleati); ma non meglio nella regione piemontese dove si è perseguito a tutti i costi l’accordo con la tavvista Bresso fino ad arrivare al ben poco chiaro e comprensibile accordo tecnico elettorale (oltre 29000 voti persi e il 36,7% dell’elettorato lasciato per strada, compreso l’enorme sputtanamento in val di susa); e che dire del Lazio? L’accordo al seguito della neoliberista Bonino non ci ha portato grossi benefici…anzi!! (oltre 36000 voti persi sulla via di Damasco e l’abandono secco del 35,1% dell’elettorato delle ultime europee); allora consoliamoci con i risultati delle regioni guida!! La magnifica Toscana dove ho letto affermazioni di guadagno rispetto all’ultima tornata elettorale…la matematica non è un’opinione, purtroppo, e malgrado la bicicletta con i verdi lasciamo sul terreno quasi 27000 voti e ilo 25,1% del’elettorato!! E per ultimo il risultato che magiormente viene portato come esempio, quello delle Marche; l’accordo con SEL, per carità, meglio gli amici di SEL dele Marche che hanno scelto di andare con noi che queli lombardi che ci hanno fatto fuori dalla coalizione, non ha portato quei risultatoni che si vanno sventolando; anche lì perdita secca del 24,3% dell’elettorato pari a praticamente 9000 voti netti.
    Sgombrato il campo dall’utilizzo strumentale dei dati elettorali, fatto forse per avvolorare le proprie tesi politiche?!, mi piacerebbe disquisire sul persenaggio Vendola che tanto sembra affascinare anche i nostri compagni. A prescindere dal fatto che gli accordi andrebbero fatti sui programmi, giusto?, e che purtroppo ci vedo troppo spesso brancolare nel buio più assoluto rincorrendo una scadenza elettorale dietro l’altra, vedo innanzitutto, tra noi e Nichi una visione differente, troppo differente nelle scelte strategiche, noi siamo per il superamento di questa società capitalistica -restiamo comunisti nevvero?- lui mi sembra molto più interno a questo sistema, noi, almeno questo mi sembra sia stato deciso a Chianciano, vogliamo essere fortemente alternativi a questo PD, quindi siamo disinteressati alle primarie -o no?- mentre lui si candida per la futura leadership elettorale e quindi è interno alla logica dela ex Unione, giusto? Per ultimo permettetemi, sia pur nella lunghezza dell’intervento, un’ulteriore considerazione: siamo comunisti, abiamo battagliato per restarlo, quindi dovremmo aborrire ogni forma di leaderismo, non siamo per il lavoro collettivo?, ed alloro perchè, dopo aver subito la negativa onda lunga del bertinottismo vogliamo tornare a cavalcare un nuovo leader tutto interno alla logica di quel centrosinistra che ci ha portato allo sfacelo dela partecipazione al governo Prodi e al disastro elettorale dela Sinistra l’arcobaleno?
    scusate ancora per la prolissità Massimo Di Antonio CPF Asti

    • Massimo Asti scrive:

      E scusate anche per le troppe doppie saltate…è colpa della tastiera!!

    • carlo circolo bianchiniGenova scrive:

      bellissima analisi totalmente condivisibile,bisognerebbe fare tesoro, e in caso di necessità , coordinarsi, per fare massa critica, contro derive leaderistiche, che si affacciano pericolosamente all’orizzonte.
      affettuosi saluti Carlo

  12. andrea valsusa scrive:

    condivido ed appoggio l’idea di adriano1…è indispensabile organizzare immediatamente una assemblea di tutta la sinistra comunista e movimentista..bisogna unirsi in una unica assemblea aperta a tutta la sinistra presente in italia..alle varie organizzazioni…invitare più movimenti e partiti politici possibili…confrontarsi…unire le nostre forze e approvare un documento il più possibile condiviso e dal documento ripartire…a questa assemblea devono partecipare tutti i delegati di ogni singolo circolo della federazione della sinistra..per portare proposte dai vari territori..e, cosa ancora più importante, devono partecipare tutte le forze della sinistra comunista e tutti quei movimenti che vogliono veramente creare una forte alternativa al governo berlusconi e alle politiche borghesi del PD….
    ASSEMBLEA/CONGRESSO DI TUTTA LA SINISTRA COMUNISTA E MOVIMENTISTA SUBITO!!!!!!!!COMPAGNO GRASSI NON C’è PIU’ TEMPO

  13. Adriano1 scrive:

    ASSEMBLEA NAZIONALE SUBITO !

    Caro Grassi , io penso invece che ci sia bisogno di un grande momento assembleare della sinistra , un’occasione di dibattito sul da farsi , una specie di stati generali della sinistra da tenersi in tutto il territorio nazionale.
    Capisco che qualcuno pervicacemente aggrappato ai vecchi nomi lo chiamerebbe “congresso” , e questo gli farebbe paura … . ma chiamatelo come vi pare , c’è bisogno di un’assemblea nazionale della sinistra d’ispirazione comunista.
    Dobbiamo farci vedere , dobbiamo alla fine riempire un palasport ( forse ancora ce la facciamo …) , dobbiamo far sapere a tutta la società intera che questo mondo fa schifo e che i comunisti ci sono e stanno cercando di tornare all’attacco.
    Tutti , partiti , partitini e movimenti , dovranno essere invitati.
    Ognuno dovrà poter dire la propria opinione , poi l’assemblea nazionale dovrà stilare un documento politico finale.
    Facciamo vedere che cos’è la democrazia e che cosa sono i comunisti.
    Datevi una mossa e smettetela con il vecchio burocratismo, ci vogliono anche gesti nuovi.

    • carlo circolo bianchiniGenova scrive:

      PER ADRIANO 1.
      Carissimo Adriano d’accordissimo sugli stati generali,un momento assembleare, che si interroghi, sul proprio futuro, e decida una volta per tutte cosa vorrà fare da grande rifondazione,è auspicabile che si voglia fare qualcosa che abbia in nuce l’idea di superare l’esistente, ma se non si riesce, che si decida qualcosa e poi avanti con coerenza, lo stato attuale è insostenibile, sempre alla ricerca di nuovi contenitori, che poi si rivelano gusci vuoti, perchè il punto è solo questo esiste solo Rifondazione nella FDS, perchè di Salvi e di Patta non ho mai incontrato un militante,(qualcuno ne ha incontrato?) anche le urne ci dicono questo, di Diliberto, non si hanno parametri nuovi, ma vedo che dove non ha un assessore, politicamente non esiste, e quel poco e conteso da Rizzo, la FDS è stata uno escamotage, per non chiamarsi comunisti perchè con quel nome non siamo graditi, Penati docet.
      Il nome però è importante io non parlerei adesso di un congresso, perchè la situazione e molto liquida , si potrebbe prestare il fianco a chi in questi momenti vuole dare un assalto al partito, per nouvi equilibri, la chiamerei piu tosto, conferenza/convegno,programmatico organizzattivo, dove si potrebbe verificare, se i dirigenti sono stati fedeli al congresso di Chianciano o se questo è da considerasi, un aborto.
      io in questo momento vedo chiaro e mi risuona nella testa quello che Nanni Moretti, disse circa otto anni fa “con questi dirigenti non vinceremo mai”io credo che adesso possiamo fare nostro questo slogan, ed obligare quei pochi che ancora non si sono rirtirati a vita privata, a mobilitarsi per impedire al gattopardismo italico sempre vivo e vegeto di riproporci vecchie situazione vestiti di nuovo.
      un caloroso abbraccio, Carlo

  14. Gino scrive:

    Intanto anche PdCI-TV chiude dopo LaRinascita adesso chiude un altro strumento di comunicazione che pure noi del PRC abbiamo apprezzato e di cui abbiamo usufruito, mi spiace che tu Grassi non veda non ti accorga che lentamente e direi inesorabilmente si chiuduno gli spazi per noi, ridotti oramai al lumicino nelle varie tornate elettorali, con organizzazioni talmente deboli da non essere in grado di organizzare una nuova spinta ne comunista ne di sinistra, faceva orrore ieri a Milano il corteo dei fascisti in ricordo dei “CAMERATI” morti. Oramai dilaga il fascismo e il razzismo e noi proponiamo come risposta alle nostre difficoltà la Federazione, come somma di storie… ci vuole ben altro e mi spiace perchè vedo oramai solo il buio. Nonostante che avremo in futuro un restringimento degli spazi di democrazia di welfare e salari che la U.E. si accinge a varare, il capitalismo europeo stringerà ancora di più sul patto di stabilità chiederà ancor di più tagli al sociale. Forse solo allora quando le nostre condizioni materiali assomiglierano a quelle di tanti paesi concorrenti che una volta avremmo definito del terzo mondo, forse solo allora avremo una reazione degna…oppure si riapriranno i campi di concentramente! io vedo forse più questo di scenario e non ha caso qualcuno scriveva del ripetersi della storia ma io penso solo come tragedia si ripeta.

  15. Mirco Mosè Tincani scrive:

    Il documento uscito dal comitato politico nazionale è abbastanza deludente, e come si può rilanciare il partito e dare nuova linfa alla federazione se il massimo organo politico e dirigente nazionale partorisce un’analisi così amorfa con un velato pessimismo misto a rassegnazione.
    Penso che dobbiamo porre con forza una banale considerazione : di fronte al fallimento del capitalismo, che attraverso l’ideologia neoliberista e la dittatura del libero mercato come strumento operativo, hanno mercificato il lavoro creando una sorta di neoschiavismo oggi acclamato con forza da Marchionne (dobbiamo far sapere alla Fiat che le sue Panda se le può tenere in Polonia che i lavoratori non accetteranno di diventare gli schiavi in cambio di un lavoro e se non sapremo cosa mangiare andremo a prendere i soldi dove sono, da chi finora ha rubato a piene mani), hanno derubato i risparmi con le operazioni bancarie “tossiche” ; vogliono rubare tutto il TFR ai lavoratori; le pensioni ed il welfare saranno un miraggio per le nuove generazioni; la scuola e la cultura smantellata progressivamente, perchè i proletari non devono essere istruiti se devono fare gli sciavi; hanno distrutto l’ambiente , avvelenato l’ari, le acque i territori con uno sviluppo tutto proteso al profitto e non al bene comune; un sistema che nell’arco di 20 / 30 anni è destinato ad evolvere verso sistemi violenti, reazionari. I Comunisti sono l’unica possibilità per il futuro, se pensiamo ad un futuro migliore, Noi siamo il futuro per le giovani generazioni ed è su questo che dobbiamo lavorare, non concentrarci sempre sul nostro ombelico, scannarci per alleanze o per soluzioni mutuate da altre esperienze, dobbiamo mettere in campo le idee per un altro mondo possibile. I proletari, la classe operaia sono i soggetti che devono entrare nella scena politica mondiale costruiranno, sta nelle cose storicamente e noi abbiamo una grande responsabilità per avviare questo percorso.

  16. andrea valsusa scrive:

    compagno luca io posso anche condividere(solo in minima parte) quello che affermi…alla gente non gliene frega niente di questi tatticismi politici…ai molti comunisti che sono confluiti (in parte giustamente) nel partito grandissimo dell’astensionismo interessano due cose pricipalmente..la prima è l’unità di tutti i partiti e movimenti comunisti…la seconda, ancora più importante, è il ritorno in mezzo alla gente e alla società in modo da capirne le vere esigenze e le vere problematiche ed aiutarli quando possibile…sono queste le cose che interessano ai comunisti che sono ancora presenti in italia e non i soliti tatticismi politici…UNITA’ DI TUTTI I PARTITI COMUNISTI E RITORNO IN MEZZO AI PROBLEMI REALI DELLA SOCIETA’

  17. Luca scrive:

    Caro Claudio,
    stamattina ho letto sulla Stampa che Santoro, De Magistris e Marino pensano di tirare la volata a Vendola in occasione delle primarie del centro sinistra per le future elezioni politiche. Vendola ha già dimostrato di saper scompaginare i piani “dalemiani” in Puglia, dunque di sconfiggere potenti lobby del Pd. Chissà che non riesca anche a inserirsi in una partita nazionale, portando una ventata d’aria fresca in una politica opprimente ed asfittica. Per una volta ci vorrebbe un tipo come lui a capo del governo, tanto per vivacizzare un Paese che pare avere da troppo tempo un cappio intorno al collo. Penso che nel caso in cui Vendola dovesse decidere di tentare un’impresa del genere, i comunisti, tutto il popolo di sinistra, dovranno mobilitarsi come nelle più grandi occasioni.

    • carlo circolo bianchiniGenova scrive:

      PER LUCA.
      Caro Luca non credo che ci sia una sola persona ragionevole che possa pensare , che Vendola, possa fare a livello nazionale il gioco che gli è riuscito in Puglia, in puglia una serie di circostanze hanno agevolato l’ascesa di Vendola, ma queste circostanze è impopssibile, che possono ripetersi, in puglia è casa sua,la destra era divisa, gli anti Dalemiani e i Dalemiani si sono fatti la guerra, noi , amorfi (dopo che il signor Vendola ha condotto un congresso all’insegna dell’unità, ma mirando invece alla distruzione di rifondazione) gli abbiamo dato una mano,come vedi è impossibile che simili cose possono ripetersi,in più Vendola essendo omosessuale dichiarato (non è questo che mi preoccupa), è impossibile che la parte cattolica del PD lo voti,è inviso al UDC, e sta sulle palle anche a tanti comunisti me compreso, perchè è molto narciso, ed autoritario io credo che un cominista non a bisogno di un leader forte, uomini della provvidenza, guide luminose, il comunismo , o è uguaglianza, o non è, e se il prezzo per avere il comunismo è sopportare un duce allora abbasso il comunismo, e poi vendola è anche uno che ha mentito spudoratamente perchè ha fatto il congresso dicendo di non volere sfasciare Rifondazione, ma poi ha fatto la scissione, si dice di sinistra, ma odia l’identita comunista, di dice di sinistra, ma apre il governo della puglia alla Polibortone che essendo(la Poliortone) più coerente ha rifiutato, dicasi che gli scandali sulla sanità ci hanno tolto anche l’illusione sulla diversità della cosidetta sinistra, perchè sperare in Vendola?

      • Giovanni scrive:

        Mi pare il tuo ragionamento animato solo dal rancore e non dal far politica volenti o nolenti Vendola nal campo della sinistra è l’unico che ha vinto in controtendenza poi certo sai quanti sono alla nostra sinistra i “PURI” una sacco, fai la conta di quante organizzazioni si dichiarano comuniste in disaccordo con noi perchè siamo dei finti comunisti interessati alle poltrone troverai sempre qualcuno più comunista di te e pronto a farti la morale sai! dobbiamo in qualche modo stare nel gorgo per segnare dei punti per un idea di sinistra tra comunisti e non altrimenti ci condanniamo sicuramente alla inutilità.

        • carlo circolo bianchiniGenova scrive:

          Per Giavanni,
          caro Giovanni, non so quanti anni hai, su quale base parli ma non è vero che Vendola”nolenti o volenti è lunico che ha vinto in controtentenza” credo che ti ricorderai che al congresso nonostante è “sceso in campo” alla Berlusconi. candidandosi personalmente a guidare Rifondazione a perscindere dal programma rompendo anche anni di tradizione comunista per la quale, a vincere è un documento politico e poi si scegli che lo realizza, nonostante questo, ed i brogli, che vedevano in meridione circoli con 500 iscritti che venivano solo a votare, dove erano più gli iscritti che i votanti, nonostamnte tutto ha perso, ed ha perso anche (eccetto la puglia che vedremo dopo)alle ultime elezioni, caratterizzandosi come il partito del sud, non raccogliendo voti al nord, capisco che dopo anni di sconfitte ci attacchiamo a tutto, ma non si possono scambiare lucciole per lanterne,e se la politica non è solo numeri bisogna considerare che in puglia vendola che è un arrivista, ha saputo incunearsi nelle contraddizione del PD. come la Bonimo nel Lazio Vendola ha approfittato in puglia, del vuoto del PD ed anche di una resa dei conti tra Dalemiani ed anti, aggiungasi che la polibortone è andata da sola penalizzando la destra, si è reso possibile il miracolo, ma solo gli allocchi lo vedono tale, un osservatore attento, le cose le vede chiare,il problema oggi è che ci sono molte persone(il partito degli assessori)abituati a vivere di politica e pagati con lauti compensi, e come ci diceva Aristotile, “sotto il giogo di Ananke(necessità) non si può fare politica.
          quando il tuo stipendio dipende da quello che dici non sei libero di dire quello che vuoi.
          un abbraccio Carlo

      • Luca scrive:

        Ciao Carlo. Le recenti esperienze che hanno segnato il cammino di Rifondazione sono state davvero brutte. I segni ce li portiamo ancora dentro. Io penso che la politica sia terribilmente complessa, eppure certe sensazioni nascono al di fuori di ogni calcolo matematico. Premetto che ho strenuamente cambattuto la mozione 2 all’ultimo congresso del Prc. Ma a distanza di due anni è arrivato il momento di tornare a ragionare lucidamente. Vendola è un politico che ha militato per decenni prima nel Pci e poi in Rifondazione. A suo modo ancora oggi è un comunista, quanto meno è fortemente segnato da un’impostazione culturale di sinistra.
        Ebbene, uno così non l’ho mai visto a capo del governo italiano. Per questo sarei ben contento di dargli una mano a mandare all’aria i piani di quei soliti filoconfindustriali del centro sinistra che una volta propongono Prodi, una volta Dini, una volta Rutelli, una volta D’Alema etc. etc.
        Vendola è decisamente un’altra cosa, una cosa piuttosto vicina alle idee di un militante di Rifondazione.

        • Adriano1 scrive:

          Veramente non capisco come vi possa passare per la mente che uno come Vendola possa essere accettato come capo del PD !
          Ma se hanno avuto problemi pure con una iper-liberista come la Bonino !
          Dato che , con tutte le critiche che gli faccio , non credo che sia un ipocrita opportunista ,Vendola non potrà avere un ruolo più che d’immagine , in quel partito.

          • Adriano scrive:

            Sfugge a tutti il nocciolo vero del ragionamento:tralasciando i sogni del secolo scorso di Carlo(Carlo senza offesa ma dovremmo vivere altre 50 vite per veder realizzato il comunismo)la partita si colloca tutta dentro la rigenerazione di gruppi dirigenti(per tutta la sinistra)e ancora il maggioritario.Che Vendola sia gay non importa a nessuno(tranne sempre a Carlo), che egli non aspira assolutamente al PD è ancora più chiaro, che si stà costruendo un ampia area di opinione intorno a Vendola(per le primarie Carlo per le primarie)e che lui dichiari pubblicamente(da Fazio)di essere ancora comunista è interessante.Proprio in Campania,a Napoli, è partito il tentativo(dal pd ai grillini con noi e sel)di dar vita,sin da ora,ad un tavolo permamente di alternativa.Domani pomeriggio incontreremo i compagni di Sel,per costruire i comitati di quartiere(anche con sinistra critica)per i referendum.Mi sembra il caso delle doppie velocità,noi abbiamo capito l’errore e cerchiamo di porvi rimedio,gli altri si arrangino in mancanza di autorevolezza diffusa.

          • Luca scrive:

            Carissimo Adriano 1, per qualche tempo è stato come dici anche in Puglia. A qualcuno sembrò che Vendola fosse stato segato da D’Alema. In partenza Vendola non dovrebbe avere chance sul piano nazionale, ma io ero in piazza del Popolo a Roma quando i leaders del centro sinistra si presentarono uno alla volta sul palco contro le nefandezze del governo Berlusconi. Vendola è risultato il più applaudito, non dai comunisti, ma da quelli che portavano le bandiere del Pd. Già oggi nel partito democratico diversi esponenti non vedono male l’ipotesi Vendola. E’ una partita aperta, che potrebbe portare delle sorprese… sorprese sorprendenti… come il 70% dei consensi con i quali Nichi si è aggiudicato le primarie in Puglia, contro il presunto, schiacciante potere del Pd. Se Vendola dovesse chiamare a raccolta il popolo di sinistra, io ho la sensazione che questo risponderà in massa.
            Io penso che Vendola sia l’unico esponente dell’intero centro sinistra che possa competere con Berlusconi e Bossi. Vi sembra esagerato, impossibile? L’alternativa potrebbe essere Montezomolo, oppure Casini, o lo stesso Bersani. Francamente preferisco Vendola, anzi, voglio dare il mio personale contributo affinchè sia proprio Vendola.
            Ah! L’altro giorno il presidente pugliese ha partecipato ad una processione a Terlizzi. Non mi stupisce che un sacco di cattolici l’abbiano già votato.

  18. andrea valsusa scrive:

    compagni è fondamentale partecipare con grande presenza in tutte le città alle varie manifestazioni del 1 maggio…la federazione della sinistra dovrà essere più che mai presente.. io sono un ragazzo della provincia di torino e riporto quì di seguito il testo per la manifestazione del 1 dove sarà presente a torino anche il compagno ferrero…dobbiamo essere in tantissimi dietro agli striscioni della federazione…

    Corteo del Primo Maggio a Torino

    Car* compagn*,
    quest’anno il corteo del Primo Maggio parte da Corso Cairoli. È stato concordato con il PdCI il concentramento della FdS, con striscione nuovo, all’altezza del monumento di Garibaldi (forse dopo ma non molto), lo striscione sarà aperto alle 08.45, affinché tutte/i le/i compagne/i possano avere un punto di riferimento. Ci sarà anche un camioncino con il server per la musica che monterà un pannello di tre metri di altezza con uno slogan per parte (PRIMO IL LAVORO e L’ACQUA NON SI VENDE).
    La Federazione provinciale del PRC e quella del PdCI porteranno in piazza le bandiere della FdS.
    I circoli di territorio porteranno striscioni o bandiere dei due partiti o della FdS, senza differenza.
    Posizioneremo sicuramente un banchetto per le firme dei referendum dell’acqua in piazza Vittorio all’inizio del corteo. Il banchetto è della FdS, e sarà gestito dal circolo Lenin di Vanchiglia.

    Il corteo termina in Piazza Castello e non in piazza S.Carlo.
    In piazza Castello provvederemo a fare un secondo banchetto, ma questa eventualità non è ancora sicura.

    Invitiamo tutti le/i compagne/i a firmare i tre referendum sull’acqua pubblica ai banchetti della FdS e a partecipare al corteo insieme, cioè dietro lo striscione della FdS.

    Sarà presente il portavoce nazionale della FdS e Segretario nazionale del PRC, PAOLO FERRERO.

    Renato Patrito

    E’ fondamentale una forte presenza dei compagni della federazione…invito tutti i compagni torinesi e piemontesi a scendere in piazza a torino dietro gli striscioni della federazione…dobbiamo avere grande visibilità in queste occasioni…quindi portare numerose bandiere rosse

  19. tato scrive:

    Dovremmo lanciare un offensiva politica al PD ed a SEl, non dobbiamo unire i cocci ma buttarli.Di fatto appoggiano la guerra imperialista.Il loro buonismo di facciata serve al revisionismo teorico e politico.Non dovremmo fare solo il conto dei voti-voti per fede alla federazione-due milioni sono gli astenuti per ragione cosa più importante e vera della fede.

  20. Antonio Stefanini scrive:

    Vorrei capire come si fà a parlare di unità della sinistra quando la Fed. ripercorre alle regionali lo stesso errore dell’alleanza con Prodi.
    L’ultimo governo Prodi è stato devastante o non per la sinistra? Se si allora perchè la Fed. non ha fatto tesoro della lezione (e della batosta subita) per riacquistare la propria autonomia politica e sociale? Il problema vero è che la ricerca delle scoriciatoie per ritornare nelle assemblee elettive porta da nessuna parte: magari si rientra nel “grande” gioco della politica (le istituzioni) ma senz’anima o peggio ancora si fallisce il “rientro” pur avendo moderato il proprio profilo! Della serie “becchi e bastonati!”.
    Una sinistra coerentemente anticapitalista si ricostruisce a partire dal sociale le scorciatoie politiciste nascoste sotto la foglia di fico della Falce e Martello non portano lontano!!!

  21. Luciano scrive:

    “…..abbiamo un bacino ampio di voti stimabile a circa il 6%…”
    Ma perchè un elettore dovrebbe votare una forza politica, la cui massima aspirazione è quella di superare i vari sbarramenti elettorali, CIOE’ SOPRAVVIVERE? E’ da qui che nasce la percezione della nostra inutilità! Oltre al fatto che questo ragionamento tradisce una idea “statica della politica”! Dobbiamo essere in grado di disegnare un percorso che ci faccia uscire dalla minorità, e questo dovrà essere un percorso di natura culturale innanzitutto; e la politica rappresenta lo strumento per modificare gli attuali rapporti di forza che oggi ci vedono soccombere. Io credo che il bacino di voti potenziale per una forza di sinistra e comunista sia ben oltre quel 6% al quale fanno riferimento diversi compagni, compreso Claudio. Certo sarà un percorso di risalita lunghissimo, che necessiterà anche di scelte tattiche e qualche compromesso, ma bisogna disegnarlo al più presto e darne la giusta percezione alla nostra gente se si vuole per davvero passare dalle parole ai fatti. Abbiamo un deficit progettuale certo, ma soprattutto un incapacità comunicativa che non è legata solo agli strumenti, ma anche alle modalità e a quella sindrome che qualcuno prima di me ha definito “sconfittismo”.
    Se vogliamo invertire la tendenza che ci sta conducendo ad un passo dall’estinzione, SU LA TESTA compagni!!!
    Per quanto riguarda l’intervento del compagno Claudio Grassi, concordo soprattutto sui tempi del percorso della FDS; ma mi permetto di insistere: il successo di tale percorso si misurerà in larga parte dalla capacità di riavvicinare quel popolo astensionista che rischia di diventare un fenomeno strutturale se non affrontato nel modo dovuto; quindi misuriamoci e confrontiamoci nel concreto dell’iniziativa politica e lanciamo contestualmente il tesseramento individuale alla FDS, colpevolmente impedito in questi mesi. Non interessa nessuno una FDS che sia semplicemente FERRERO+DILIBERTO+SALVI .

    Ciao. Luciano Barracco

  22. Davide Di Lorenzo scrive:

    Compagno Grassi, condivido in pieno l’analisi generale all’inizio di questo articolo, pur non condividendo l’opinione sulle elezioni, in quanto non è vero che andiamo male dove andiamo da soli (in Lombardia siamo esattamente in linea con la media nazionale), ma andiamo male dove andiamo da soli e dove la nostra candidatura è assolutamente estemporanea come in Campania, e di certo quando si propone di andare da soli, pensiamo tutti a un lavoro come quello della Lombardia (anche se molto migliorabile) rispetto a quello campano.
    A parte questo particolare, che tanto ora lascia il tempo che trova visto che di alleanze per qualche anno non ne parleremo più, io condivido anche il tuo messaggio per l’unità.
    Penso però che ci siano due modi di fare l’unità, dal mio punto di vista, etrambi con dei pro e dei contro.
    Di certo possiamo continuare sulla strada della Federazione della Sinistra, che sempre più però, possiamo dircelo, assume i connotati di unità tra Prc e Pdci con il supporto di altre componenti, come Socialismo 2000 e Lavoro e Solidarietà che rappresentano però ben poche persone. In quest’ottica dobbiamo scontrarci con il fatto che ne alla nostra “sinistra” (e lo dico solo per chiarezza, non certo perchè credo che Ferrando o Sinistra Critica siano più di sinistra del Prc, anzi) sia alla nostra destra (e in questo caso è giusto definire così SeL) troveremo sponde per poter pensare ad un processo unitario. Naturalmente noi sappiamo di avere la forza per portare avanti questo progetto, mentre da qui a 3 anni nessuno può sapere che cosa resterà di queste altre formazioni (Vendola gia’ prepara la candidatura nel Pd e SeL sembrerebbe destinata a biodegradarsi, per far contenta la parte di Sinistra ECOLOGIA e Libertà) e magari se noi riuscissimo a rafforzarci, riusciremmo comunque a recuperare la fuoriscita di tutti quelli che non vorranno morire democratici.
    C’è però una seconda possibilità, che non mi sembra sia stata presa mai in considerazione: partendo dal presupposto che dentro il nostro partito non c’è nessuno in grado di coinvolgere la “sinistra” in un unico progetto, vuoi per mancanza di autorevolezza, per mancanza di “sponsor” (cosa che ad esempio non manca a Vendola, bastava guardare il sito del manifesto durante gli ultimi giorni di campagna elettorale) o anche per ostilità nel recente passato (Vendola e Ferrero nello stesso partito la vedo proprio dura), sarebbe il caso che il destino della Federazione vedesse una netta inversione, magari cercando una personalità di spicco della sinistra (e detto da uno che odia il leaderismo come me, vuol dire fare un grosso sforzo), in grado di coinvolgere tutti, a partire dal Manifesto e Liberazione (che per far partire veramente dal basso questo processo sono fondamentali) e che guidi questa federazione in un processo costituente veramente dal basso e che coinvolga tutti, facendosi poi da parte per evitare il ripetersi del Bertinottismo, questa volta però in farsa
    Certo questa seconda proposta sa molto di fantapolitica, anche perchè magari non esiste chi potrebbe essere disponibile a questo sforzo, nonostante questo è necessario per noi trovare il modo di fare uno scarto in avanti, continuare solamente su questo progetto non so quante possibilità abbia di farci tornare ad essere referenti credibili di quel blocco sociale che dovremmo rappresentare.

  23. enzo bardo scrive:

    ANCORA ANALISI, ANCORA CHIACCHIERE!

    Non condivido il tipo di impostazione che si da a queste riflessioni post voto e alla prospettiva offerta. Siamo nel fumoso e nella vaghezza assoluta.
    Prima di parlare di alleanze devo sapere cosa voglio fare io e cosa vogliono fare gli altri. La smettiamo di inseguire SEL senza sapere su che basi? Non penso, diversamente da come fanno tanti compagni, che si debba privilegiare il versante destro(Vendola) o quello sinistro(sinistra critica etc.).
    Non condivido la definizione del movimento di Grillo come “antipolitico”. E’ antipolitico rifiutare il nucleare e privilegiare le energie alternative? O dire no agli inceneritori e privilegiare la prevenzione dei rifiuti e il loro trattamento intelligente? O reclamare la gestione pubblica dell’acqua? Se questa non è politica, vorrei spiegato da Grassi cos’è: per me è politica allo stato puro. Altra cosa è dire che il movimento grillesco è antipartitico. Qua sono d’accordo. Ma siamo sicuri che i partiti, specie quelli di sinistra, hanno tutte le carte in regola per reclamare la leggittimazione di un consenso? Non abbiamo detto fino alla nausea che la politica del governo Prodi è stata devastante? E perchè in Piemonte i No-Tav avrebbero dovuto votare la FDS se questa si allea con la tavista Bresso? Se continuiamo con questi atteggiamenti e comportamenti continuiamo a seminare vento.
    Sto sperimentando un’unità possibile con le sensibilità politiche e culturali più diverse all’interno di un forum provinciale per l’acqua pubblica e relativi referendum. L’unità non è data dalla confluenza di sigle, ma dalla forza unificante dell’obiettivo,cioè il contenuto, il programma. Certo, alla base c’è una comune sensibilità che si richiama ad un’idea di sinistra indistinta, ma in alcune realtà convive all’interno del forum perfino il PMLI. Voglio dire, e torno all’inizio del discorso, che se non siamo in grado di proporre una piattaforma programmatica su cui intessere alleanze, la ricerca dell’unità è un non senso. A meno che il PRC e/o la FDS ha un programma segreto sulla base del quale si ricercano intese e unità, mentre il corpo degli iscritti brancola nel buio.
    Se non esiste un’ipotesi di programma alternativo alle destre od anche al PD si cerchi un luogo di confronto con tutti- ma proprio tutti- coloro che sono alla sinistra del PD e si cerchi una sintesi programmatica possibile. In questo senso, ritengo che la proposta di Ferrando, del quale non condivido quasi niente, di dare vita ad un “parlamento extraparlamentare” all’interno del quale tutte le forze di sinistra si ritrovano, confrontano ed elaborano sia una proposta sensata e preaticabile. SEL non ci sta? Fatti suoi, vuol dire che ha scelto di fare la stampella del PD e la parola “sinistra” contenuta nel suo logo è un semplice paravento per pescare consensi al di fuori del PD.
    Sul fronte dell’opposizione alle destre dobbiamo uscire dalle ambiguità. Siamo o no per il federalismo? Io sono fermamente contrario e sono per la valorizzazione della storia risogimenatle che ci ha consegnato un’unità nazionale inseguita per secoli e costata sangue e vite, soprattutto di gente del nord. Vogliamo dire che il razzifascismo della Lega e il suo localismo esasperato gettano fango anche sui loro morti del risorgimento? In questo caso bisogna pensare ad una Sinistra per l’Unità Nazionale. O dobbiamo accettare la sfida lanciata dalla Lega e seguirla sul terreno delle scissioni? Intendiamoci, al Sud cominciano a serpeggiare, anche presso fasce popolari, sentimenti separatisti e antinord. Se la politica è una scienza e un’arte, e non un’officina di riparazione dell’usato, bisogna captare questi segnali e fornire preventivamente risposte adeguate.

  24. amir gorguinpour scrive:

    Ancora siamo li e siamo anc0ra all’inizio, io e i miei compagni che non votiamo e siamo in tanti, vogliamo sapere se la gente come Vendola, Bertinotti, cesare Salvi fanno parte di questa sinistra? Se si, allora buon viaggio, non ci saremo, e facciamo politica in attesa di un partito formato dai comunisti che sia dei comunisti.
    Saluti, Amir Gorguinpour

  25. Carlo circolo bianchini Genova scrive:

    Caro Claudio, il titolo è ammiccante, ma ambiguo dato lo svolgimento del tema, “Su la Testa” richiama a essere orgogliosi, ma non si capisce di che cosa, ed esempio. Di essere comunisti? Di esserlo nonostante, i più lo danno per morto? O è solo una petizione di principio, elargito come lo zucchero che addolcisce la medicina, perche’ dato lo svolgimento sembra proprio un dolcificante.
    Inizi con lo spauracchio del pericolo democratico (non che non ci sia)”in particolare ha vinto l’asse costituito dalla lega di Bossi e Berlusconi”,e per renderlo più pesante ci metti anche la questione di Emergency,ora le due cose non hanno la stessa origine e neanche la stessa valenza politica, Emergency va inquadrata in una tradizione che è iniziata con la guerra del golfo, ponendo fine ai reporter di guerra che raccontavano, i crimini le crudeltà e i misfatti dei paesi belligeranti in modo marcato i reporter americani, con le foto di quella bambina vietnamita che correva nuda bruciata dal napalm, ha costretto l’America, ad abbandonare il Vietnam al suo destino, perché è chiaro che l’america Con il Vietnam ha perso la faccia e l’onore, quindi ha perso sulla propaganda non sul piano militare, quindi in Irak e dopo l’Irak l’America non vuole più testimoni, i segnali c’erano da tempo, tutto qua, la questione di Bossi,è tutta un’altra storia,non credo che centri la secessione, o la democrazia (anche se il vertice della lega la sbandiera), perché non si è mai presentata alle elezioni dicendo di volere la secessione e meno libertà, e quando lo diceva prendeva il 3,5% la lega va forte adesso. Perché parla alla pancia e alle paure della gente,strumentalizza il disaggio sociale strasformandolo in guerra tra poveri, aggiungasi che 20 anni di inesistenza della sinistra ha fatto il resto.
    Fatta questa premessa però, tu ritorni sempre allo stesso punto ossessivamente, da 5/6 post prima e dopo le elezioni ci dici che dobbiamo per forza unirci, dopo le elezioni, continui a ripetere, senza curarti di chiarire gli interrogativi che ti hanno posto i frequentatori del tuo blog, circa il fatto che non è vero che siamo andati meno male solo dove siamo andati da soli, prendendo per esempio, la Lombardia, e la Campania, dove come tutti sanno,c’èra una peculiarità non da prendere alla leggera, in Campania dopo 20 anni di complicità con Bassolino era scontato, la Lombardia invece ha delle implicazioni più pericolose, perché se non consideri che non abbiamo scelto di andare da soli ma non ci ha voluto Penati dopo averlo pregato fino alla vigilia, ma quello che rende pericoloso la Lombardia se fosse vera la tua ipotesi è la seguente: dal momento, che in Lombardia,c’èra il discrimine del nome(non ci ha voluto perché ci ostiniamo a chiamarci comunisti) la domanda è obbligatoria, quindi se vogliamo allearci dobbiamo cambiare nome, è questo che non trovi il coraggio di dire? Se non è questo non si capisce dove vuoi parare, tu sai benissimo che la lotta al congresso verteva su questa questione, ci avete ripensato? In Italia non serve più un partito comunista? ditelo chiaramente, non cercate gattopardismi per cambiare tutto dicendo che non cambiate nulla perché così si crea solo confusione.
    Io credo che “L’IPOTESI COMUNISTA” come la chiamano. due eminenti studiosi ALAIN Badiou, e SLAVOJ ZIZEK sia ancora possibile,e le crisi di queste ore lo dimostrano , quindi “SU LA TESTA” implicava, la riaffermazione della validità del modello comunista, per superare questo mondo e costruirne uno migliore, chiudo con una leggenda Raccontata da SLAVOJ ZIZEK nel ultimo libro, “DALLA TRAGEDIA ALLA FARSA” appena uscito in libreria, e che è attribuita (questa legenda) ai dissidenti Sovietici nei confronti della nomenclatura comunista, ma che secondo me sembra cucita addosso a quei democratici riformisti odierni, che credono in infliggere un duro colpo al capitalismo, solleticandogli i coglioni

    <<Nel quindicesimo secolo, quando la Russia era occupata dai Mongoli,un contadino e sua moglie stavano camminando per una polverosa strada di campagna;un guerriero Mongolo su un cavallo si fermò accanto a loro e disse al contadino di avere intenzione di violentare sua moglie,aggiungendo poi <> Dopo che il Mongolo ebbe compiuto il misfatto e cavalcato via,il contadino comincio a ridere e saltare di gioia. Sua moglie, sorpresa chiese:<> il contadino rispose<>Questa triste barzelletta, ci dice come a volte crediamo di aver inferto un grosso dolore ai nostri nemici, mentre tutto quello che riusciamo a fare, è sporcare leggermente i testicoli dei nostri nemici.>>
    Saluti e buon lavoro

    • Carlo circolo bianchini Genova scrive:

      Mi scuso ma la leggenda completa è quì sopra non so perchè non è stata stampata
      Nel quindicesimo secolo, quando la Russia era occupata dai Mongoli,un contadino e sua moglie stavano camminando per una polverosa strada di campagna;un guerriero Mongolo su un cavallo si fermò accanto a loro e disse al contadino di avere intenzione di violentare sua moglie,aggiungendo poi <> Dopo che il Mongolo ebbe compiuto il misfatto e cavalcato via,il contadino comincio a ridere e saltare di gioia.Sua mogle, sorpresa chiese:<> il contadino rispose<>Questa triste barzelletta, ci dice come a volte crediamo di aver inferto un grosso dolore ai nostri nemici, mentre tutto quello che riusciamo a fare, è sporcare leggermente i testicoli dei nostri nemici, buona lettura.
      33 minuti fa •

      • Carlo circolo bianchini Genova scrive:

        non si capisce, perchè non rimane scritta la leggenda, forse il blog è tarato contro certe cose,
        Nel quindicesimo secolo, quando la Russia era occupata dai Mongoli,un contadino e sua moglie stavano camminando per una polverosa strada di campagna;un guerriero Mongolo su un cavallo si fermò accanto a loro e disse al contadino di avere intenzione di violentare sua moglie,aggiungendo poi Ma dal momento che c’è un sacco di polvere sul terreno,devi reggere i miei testicoli mentre violento tua moglie,in modo che non si sporchino, Dopo che il Mongolo ebbe compiuto il misfatto e cavalcato via,il contadino comincio a ridere e saltare di gioia.Sua mogle, sorpresa chiese:Come puoi saltare dalla gioia quando sono stata appena stuprata davanti ai tuoi occhi? il contadino rispose ,Ma l’ho fregato! Le sue palle sono coperte di polvere!Questa triste barzelletta, ci dice come a volte crediamo di aver inferto un grosso dolore ai nostri nemici, mentre tutto quello che riusciamo a fare, è sporcare leggermente i testicoli dei nostri nemici, buona lettura.
        riprovo se non prende non è colpo mia

  26. Giannini Alberto scrive:

    Compagni/e, ho letto attentamente tutti gli interventi e francamente mi ritrovo pienamente solo in quello del compagno Bacciardi.
    La Federazione perde ancora voti essenzialmente perchè è un guscio vuoto e non luogo di dibattito politico. Ditemi voi come si fa a stare insieme quando in provincia di Parma il PdCI appoggia la giunta che vuole inceneritore e bretella autostradale Cisa – Brennero e noi del PRC siamo contrari? Chi dice che i comunisti devono tornare assieme dimostra di non conoscere il dibattito e le divergenze strategiche che dividono i vari gruppi. Credo comunque che nel nostro Paese non debba essere abbandonata assolutamente l’idea di ricostruire un PARTITO COMUNISTA e che sarebbe diabolico perseverare nella costruzione di un nuovo arcobaleno con Vendola, che esiste in funzione del PD e quindi si pone obbiettivi completamente diversi.
    Ritengo pertanto che si debba perseguire l’unità di intenti e di azione conflittuale con PdCI, PCL, sinistra critica e rete dei comunisti, l’unificazione verrà se dalle vertenze sui territori acquisteremo la credibiltà persa, anzi buttata in passato dal nostro ceto poltico.

    Alberto Giannini PRC Parma
    os

  27. andrea valsusa scrive:

    sono daccordissimo con il compagno carlo di genova…a sinistra ci sono molte persone, molti comunisti, che non si sentono rappresentati da nessuno oppure si sentono rappresentati da sinistra critica e dal partito comunista dei lavoratori..secondo la mia opinione è indispensabile come prima cosa puntare all’unità di tutti i comunisti mettendo da parte le diverse opinioni…senza l’unità di tutti i comunisti non si va da nessuna parte..bisogna unire tutte le forze comuniste presenti sul territorio italiano e poi aprire alle formazioni che vogliono unirsi e formare un polo veramente alternativo, anche nei fatti, al PD…compagni grassi io ti stimo molto ma secondo me invece che impegnarsi tanto verso SeL che non risponde mai ai nostri appelli di unità bisogna guardare a sinistra critica e al PCL e rafforzare in primis l’unità dei comunisti

  28. andrea valsusa scrive:

    compagni io sto provando a dialogare con SeL sul loro sito..ho provato a lanciare un appello all’unità di tutta la sinistra a sinistra del PD….be solo uno o due mi hanno dato ragione….gli altri ci vedono solo come comunisti nostalgici che non guardano al futuro…be io non mi sento così…sono un ragazzo e quindi guardo molto al futuro…io spero che la dirigenza di SeL preferisca costituire un polo di sinistra alternativa e plurale con noi…ma non la vedo semplice..SeL sta guardando più al PD che alla FDS….quindi compito principale è rafforzare il processo e l’allargamento della federazione..è indispensabile, compagno grassi, tornare nuovamente in mezzo alla gente…allargare la federazione a tutti i soggetti partiti e movimenti che vogliono entrare per costruire un polo alternativo al PD..guardare non solo a sinistra e libertà ma anche a sinistra critica al PCL, alla rete dei comunisti, ai verdi, e a tutti i movimenti e singoli cittadini che vogliono prendere parte a questo progetto…
    secondo me è anche importante migliorare la propria visibilità sul web…dirigenza bisogna muoversi

    • Zukov scrive:

      Caro Andrea ho letto anche i tuoi commenti sul sito di SEL. E le risposte dei sellini. Posso solo dirti che non ci saranno risposte da nessun dirigente sellino. Non sono interessati ad una federazione. Riassumo i perché:
      1) in SEL vige la teoria del “big bang” della sinistra. Cioè tutto deve svanire, dal PD alla FDS, per ricreare qualcosa di nuovo. SEL ha questo scopo: distruggere, non costruire. Evitare la formazione di una forza politica di sinistra di un certo peso.
      2) una SEL “strutturata” non è funzionale alle mire della sua dirigenza. Un partito del 3% non interessa a chi vuole candidarsi a leader di tutto il centrosinistra. Se ci saranno le primarie del centrosinistra, il leader di SEL, con una SEL strutturata alle spalle come partito, non sarà altro che il candidato di un partito del 3%, destinato alla sconfitta contro il candidato del partito del 33%. L’Italia non è la Puglia, le ultime elezioni lo dimostrano. Per questo nascono le “fabbriche”, per questo Vendola e i dirigenti SEL ogni volta che possono rimandano il consolidamento di SEL.
      3) SEL in quasi tutta italia è nelle mani degli ex-SD, più filo piddini che non filo federativi. Le risposte che ottieni sul sito SEL lo dimostrano. Le alleanze alle regionali pure. SEL ha sostituito il PDCI: è un “partito” che può sopravvivere solo in virtù di alleanze con il PD. Purtroppo questa teoria sta prendendo piede anche dalle nostre parti, vuoi per i risultati elettorali vuoi per per includere il PDCI.
      4) spero che i nostri dirigenti abbiano chiaro quanto sopra, e che gli appelli a SEL siano più appelli alla loro base… ma sono appelli che trovano il tempo che trovano. Alla risposta “no grazie” cosa faremo, attaccheremo la SEL? Apriamo una faida (l’ennesima) a sinistra?
      Un saluto Andrea.

      • andrea valsusa scrive:

        compagno Zukov…io personalmente non voglio aprire nessuna faida con sinistra e libertà anzi io vorrei come già detto l’unità…ma penso proprio che questo non sia possibile (almeno con sinistra e libertà)..è un peccato..perchè so di molti militanti di sinistra e libertà che vorrebbero l’unità..sicuramente non si deve aprire nessuna faida…semplicemente mi sembra ridicolo lanciare da parte della dirigenza continui appelli ala dirigenza dei SeL che puntualmente cadono nel vuoto..ben vengano i compagni di sinistra e libertà che voglino confluire nel progetto della federazione…ma non si può perdere tempo in questo modo…piuttosto bisogna cercare l’unità con quei movimenti e partiti che sono disposti ad aderire alla federazione..parlo di sinistra critica il PCL e la rete dei comunisti…in poche parole unificare tutti i comunisti..questo sarebbe già un grande passo in avanti…e vedo questa l’unica via possibile oltre ovviamente ad un maggiore radicamento all’interno della società..
        Ps vorrei ricordare una cosa a tutti i compagni del forum…a roma il 7 maggio è prevista una manifestazione fascista promossa dal blocco studentesco e da casa pound..be compagni la nostra presenza, la presenza della federazione deve essere grande e determinata perchè il fascismo non deve passare…compagni la RESISTENZA CONTINUA IL 7 MAGGIO MANIFESTAZIONE ANTIFASCISTA A ROMA…

  29. Bacciardi scrive:

    Dice Grassi:
    “Andiamo meglio, invece, dove ci presentiamo in coalizione con il centrosinistra, come in Liguria, in Toscana e in Umbria, oppure in coalizione con Sinistra Ecologia Libertà (è il caso delle Marche). Questa constatazione obiettiva…..

    Obbiettiva per niente. Come siamo andati in Piemonte e in Lazio e soprattutto in calabria dove abbiamo ridotto la nostra percentuale più di ogni altra regione?

    L’analisi disorta del voto non c’è dubbio che serve per giustificare la parte successiva del ragionamento.

    A parte la ricerca ossessiva dell’incontro con SEL (ultimo congresso di RC è completamente rimosso)vediamo la proposta per le prossime elezioni politche (nuova ossessione: le elezioni).
    Si sostiene la indispensabilità di una allenza di centro sinistra ( anche qui si rimuove l’esperienza governo Prodi). Bene Il centro sinistra non può avere i numeri per vincere, dunque il PD ha una sola possibilità e cioè allargare al centro. Allargare al centro significa allargare a Casini, Rutelli, forse a Montezzemolo e forse ancora a Fini.
    Questa è la linea di tendenza e non altra. Dunque noi dobbiamo dire di fronte a questo scenario possibile cosa facciamo. Dirlo ora .Non possiamo trastullarci in ipotesi che non stanno nel cielo ne in terra.

    • Martina scrive:

      A Firenze invece Bacciardi il “nostro campione” Spini (candidato sindaco per la FDS ) in alternativa a centrosinistra adesso vuole entrare in maggioranza con sindaco Renzi bella scelta a suo tempo vero? candidare un socialista che appena può si accomoda con il PD

      • Bacciardi scrive:

        Cara Martina non te la prendere con me. Spini fu imposto dal segretario nazionale di RC. Non fu certo una proposta dei Comunisti Italiani.

    • claudio scrive:

      Caro Giovanni,
      per quanto riguarda il risultato elettorale mi riferisco a una tendenza: è un fatto che dove andiamo in coalizione, mediamente, andiamo meglio o perdiamo di meno. Lo avevamo già visto nella tornata amministrativa del giugno 2009 e si conferma anche in questa. Oltre ai dati delle 13 regioni ti invito a guardare attentamente nei comuni e nelle province dove si è votato.
      Per quanto riguarda SeL, non vedo lo scandalo nel proporre loro una unità d’azione attorno a degli obiettivi condivisi. Non è positivo che si raccolgano assieme le firme per mantenere l’acqua pubblica? Non sarebbe utile che, oltre a questo, si costruissero altre iniziative comuni capaci, quindi, di incidere un pò di più di quanto non avviene se le facciamo da soli?
      Infine sulle prossime elezioni. Possiamo anche non parlarne, ma sta di fatto che il problema esiste, infatti è oggetto di dibattito politico proprio in questi giorni.
      Conosco bene quanto te le difficoltà che abbiamo avuto sia col primo che con il secondo governo Prodi.
      Il punto credo si possa riassumere in questo modo: quando governa Berlusconi il nostro elettorato ci chiede di concorrere a mandarlo via e se lo facciamo siamo premiati, infatti i migliori risultati elettorali li otteniamo nel 1996 e nel 2006. Contemporaneamente, il seguente appoggio al governo di centrosinistra, ci apre contraddizioni e problemi enormi, come si è visto con le elezioni e le scissioni del 1998 e del 2008.
      Si tratta, quindi, a mio parere, di trovare una soluzione che risponda al bisogno di unità, ma che non ci impegni nel sostegno all’azione di governo. Come realizzare quresto binomio dobbiamo discuterne, ma che vada fatto lo ritengo vitale.
      Ciao

      • Massimo scrive:

        Beata ingenuità: non sarà facendo un’alleanza senza accordo di governo che torneranno i “fasti” del 1996 o del 2006. E poi siamo così sicuro che la Fds sarà accettata dal centrosinistra? E se alla fine prevalesse l’idea di tenerci fuori? Tanto non sarà il nostro 1% a fare la differenza elettorale, mentre l’assenza della falce e martello può essere decisiva per allargare il centrosinistra a destra.

  30. Francesco scrive:

    mi sono immpegnato nella campagna elettorale,da militante ansioso di vedere un sinistra unita,all’altezza di affrontare i problemi dell’esclusione,della precarieta, per una societa più giusta.invece ho vista la campagna elettorale dei sincoli candidati,uquali a tutti gli altri.io ancora ci credo ad una sinistra unita sui problemi incominciando dall’aqua

  31. kaben scrive:

    Il futuro della sinistra è la sinistra in tutta la sua totalità,senza differenze.Solo con l’unità della sinistra si potrà prendere il meglio della sinistra del passato ovvero la lotta di classe ,l’antifascismo ,il sostegno ai lavoratori ,il femminismo e fonderlo con la sinistra del futuro ovvero ecologismo ,ambientalismo ,pacifismo.Se ciò si compie avremmo costruito un polo forte e autonomo dal pd e soprattutto un polo che abbia una base sociale molto ampia.Se ciò non si compie credo resteremmo sempre nella situazione pessima di questo periodo con tante sinistre che si fanno la guerra tra loro senza pensare a quelli che sono i veri bisogni dei cittadini.Bisogna costruire assieme il socialismo del terzo millennio!

  32. chiara la rocca scrive:

    Io che non sono mai stata “grassiana” mi ritrovo da un po’ di tempo a questa parte quasi sempre d’accordo con te. Lo sono anche su questa tua ultima riflessione anche se ho alcune riserve sulla federazione della sinistra. Mi domando :” Entrerà qualcuno a farne parte, oltre a noi e al PdCI?” Temo di no e questo mi preoccupa non poco.
    Sono d’accordo sull’offensiva unitaria da lanciare a tutti e in maniera principale a SEL ma devo porti una domanda. Tu e altri dirigenti del nostro partito ne parlate da un po’ di tempo, ma SEL risponde? Non ho mai letto niente al riguardo.

  33. Roby scrive:

    e per raggiungere gli obiettivi descritti nei vostri commenti, l’unità della sinistra va ricercata abolendo gli aggettivi di riferimento, condizione essenziale per raccogliere i consensi delle forze di riferimento, non importa che i soliti e purtroppo non più recuperabili compagni fermi al secolo passato non rientrino in questi programmi, sicuramente si guadagneranno molti più consensi senza di loro, al compagno Grassi e ai compagni che di riflesso si idendificano con lui, dico che sarebbe ora di fare un minimo di autocritica, la FDS non è altro che PRC e PDCI assieme, il che significa che bisogna incontrare Vendola e unirsi in questa sinistra senza aggettivi del terzo millennio, diversamente significa la fine.

    • Carlo circolo bianchini Genova scrive:

      PER ROBY.
      che bella pensata,mi domando se ti è venuta di getto, o l’hai partorita dopo lungo travaglio, c’è bisogno dici tu di toglierci di dosso le scorie del diciannovesimo secolo, e se questi non si rassegnano da soli, li lasceremo indietro noi, solo cosi sfonderemo nella direzione che vogliamo sfondare , solo che non ci dici chi è il ceto sociale di riferimento, ho usato “ceto sociale” anzichè “blocco sociale” per non scandalizzarti ed essere più modernista come te, non ci dici neanche che Vendola nonostante abbia abiurato di essere comunista, cambiando nome, non è sfondato al nord, ma rimane un partito del sud, come si era visto al congresso non ci dici neanche, che il PDCI numericamente non esiste, perchè si sono divisi i stracci con Rizzo ,ora in tutti i paesi del mondo dove sono èsistiti partiti comunisti, si è registrata una se pur leggera, ripresa Francia, germania, Grecia, Portogallo senza parlare dell’america latina, ma tu vorresti che in Italia, (dove è esistito il più grande partito comunista occidentale)non ci fosse più un partito comunista, il fatto che, eminenti studiosi, come, Luciano Canfora, Luciano Gallino, Alain Badiou, Svavoj zizek e molti altri studiosi, sostengono, che i partiti comunisti, in occcidente, dopo la caduta del muro hanno avuto fretta di seppellire il comunismo, a sentire loro ancora vivo e vegeto, anzi nel ultimo libro, di SLAVOJ ZIZEK , uscito solo due mesi fa,e molto venduto, si parla apertamente di”IPOTESI COMUNISTA” ancora possibile, e sopratutto in questi mesi e giorni che vediamo, annaspare il capitalismo, noi ci convertiamo in massa al neoliberismo, solo cosi saremo accettati come milano insegna, Penati infatti, non ci ha voluto, non perchè siamo cattivi ma perchè ci ostiniamo a chiamerci comunisti.
      non esiste nessuno spazio alla nostra destra, perchè se ci fosse sarebbe stato riempito da Sinistra democratica prima,SEL dopo, esiste dello spazio alla nostra sinistra, solo che noi non lo sappiamo cogliere.
      Ciao Carlo

  34. Ferdinando scrive:

    Traduzione: Grassi vuol fare il congresso della Federazione, prenderne la maggioranza mangiandosi Ferrero e il PdCI, portarla in dote a Vendola contrattando con questi una serie di garanzie, stringere l’alleanza con Bersani per le elezioni politiche, portare una propria pattuglia in Parlamento nella quota riservata che Vendola riuscirà a conquistare con le primarie del Centrosinistra.

    • Andrea scrive:

      AH AH AH AH!

    • Davide Di Lorenzo scrive:

      … e poi conquistare il mondo, non ti dimenticare la parte più importante

      • Assunta scrive:

        Secondo me Grassi è in possesso di un’arma segreta con la quale si propone di conquistare l’universo, a meno che Obi Wan Kenobi…

    • Francesco Valerio della Croce scrive:

      Compagni ma perchè bisogna guardare ad ogni proposta seguendo sempre i canoni della teoria del sospetto? Grassi propone una linea di buon senso: i nostri orientamenti sono vani se non resi in essere da un supporto elettorale consistente e da una presenza mediatica che può tornare solo se si riuscirà ad accedere al Parlamento e in quella sede costruire una qualche utilità di proposta per i lavoratori e per i disoccupati. Pensare di costituire un micro partito in una micro federazione in ambito extraparlamentare è semplicemtne folle! L’unica cosa che rimprovero a Grassi e di non spendere parole più positive circa la questione della riunificazione di Prc e Pdci, il che significherebbe strutture uniche, condivisione di quel poco di economico, di finanze e passione di cui ancora si dispone e semplificazione della diaspora eterna dei comunisti orfani del Pci. per il resto la linea è più che condivisibile.

  35. Gino scrive:

    Io voglio sottolinare però che spesso si critica Vendola, ma in Puglia mette in Giunta Maria Campese della FDS che non ha superato lo sbarramento al contrario di quanto avviene in altre regioni nei confronti di SEL allora la polemica sulla Lombardia che SEL non ha mosso dito contro Penati oggi vale per noi? e Maria Campese se non sbaglio è della corrente di essere comunisti.

  36. andrea valsusa scrive:

    compagnio grassi e compagni della dirigenza…il popolo di sinistra cioè il popolo che non si sente rappresentato dal PD, vuole una sola cosa molto semplice per noi: L’UNITA’..l’unità di tutte le forze a sinistra del PD…la costruzione di un polo alternativo al PD..bisogna dialogare con formazioni politiche come: sinistra critica, PCL, sinistra ecologia e libertà, la rete dei comunisti e tutti quei movimenti, associazioni di singoli cittadini che si battono per un mondo migliore…è questa la via per rissollevare la sinistra che in italia a causa di gravi errori sta oramai sconparendo..bisogna mettere da parte le differenze che ci sono e fare diventare una ricchezza programmatica gli elementi comuni di accordo presenti in tutte le formazioni suddette…abbiamo un bacino ampio di voti stimabile a circa il 6%…perchè non sfruttarlo…e sfruttare questo bacino, attenzione, non significa solo l’unità di tutta la sinistra a sinistra del PD(anche se è importante), ma significa tornare nuovamente in mezzo alla gente, sentire i suoi problemi e capire come affrontarli..tornare all’inerno di movimenti come quelli per l’acqua pubblica, contro il nucleare, contro la tav..tornare attivamente in mezzo alle manifestazioni, davanti alle fabbriche e nelle campagne…è questo l’unico modo per fare rinascere la sinistra in italia

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